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Annali dell'Islam - The Search For Mecca

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Univ.of<br />

Toronto<br />

Library<br />

*l^['^.:':i|iiiilliH^<br />

iili


14. a. H. §§ 209, 210.<br />

Si ricordi che durante questo assedio gli Arabi non solo non sottomisero Hims, ma subirono ancbe 14. a. H.<br />

una disfatta e dovettero ritirarsi precipitosamente a Damasco. Questo fatto rivela come nella presente [SIRIA. - Le tradi-<br />

tradizione abbiamo la fusione di due spedizioni in una spedizione sola. zioni sulla presa<br />

Si noti iniìne che al-Simt b. al-Aswad non entra nella città, ma rimane fuori delle mura con i di Hims.]<br />

suoi, e qui riceve doni e viveri dagli abitanti. Sono precisamente le circostanze della prima spedizione<br />

di Hims. Cfr. le osservazioni del Nòldeke al frammento sirio (1. e).<br />

§ 210. — (abù Hafs al-Dimasqi, da Sa'id b. 'Abd al-'aziz). Quando<br />

Eraclio riunì le sue genti per andare contro i Musulmani, prima del<br />

Yarmùk, questi ultimi, informati dei piani dell'imperatore, restituirono<br />

agii abitanti di Hims l'importo della tassa kharàg(^), che avevano riscossa<br />

dai medesimi, dicendo che siccome non erano in grado di soccorrerli e<br />

difenderli, rendevano loro la completa libertà,


§§ 211,<br />

-210. 14. a. H.<br />

^^- ^- " § 211. — (Dopo la battaglia di Fihl e la presa di Damasco fnel Raaab<br />

[SIRIA. - Le tradì- ,,,_<br />

'<br />

' ^<br />

zioni sulla presa C't'l 14. H.J) Klialid b. al-Walìd, quale comandante dell'avanguardia di<br />

di Hims.<br />

abù 'Uba3'dah, espugnò Balabakk e l'Ard al-Biqà' : quindi<br />

insieme con<br />

abù Ubaj'dah si avanzò su Hims. La città fti assediata e gli Emesani dopo<br />

una valida difesa vennero a patti con i Musulmani : gli abitanti e tutto<br />

il paese da loro dipendente si sottometteva agli Arabi dietro pagamento<br />

d'una imposta fondiaria (kharàg; più propriamente in questo caso = tri-<br />

buto) di 170.000 dinar [all'anno?]. I Musulmani entrarono quindi nella<br />

città, ed abù 'Ubaydali mandò suoi luogotenenti in tutte le parti della<br />

provincia di Hims. Poi gli venne notizia che l' imperatore dei Greci stava<br />

riunendo nuove e grandi forze da tutti i paesi. Allora abù 'Ubaydali si<br />

ritn-ò a Damasco e scrisse ad 'Umar informandolo di quanto succedeva :<br />

'Umar rispose disapprovando la ritirata da Hims a Damasco, abù TJbaydah<br />

riunì tutte le forze musulmane sul Yarmùk (Ya'qùbi, II, 160, lin. 3<br />

e segg.).<br />

Lo stesso autore nella sua Geografia afferma che Hims fii presa da abù<br />

'Ubaydah nel 16. H. con un trattato di pace, e che poi, essendosi ribellati<br />

gli abitanti, la città fu ripresa una seconda volta (Ya'qùbi Buld., 324.<br />

lin. 7-8) (').<br />

Nota 1. — al-Ta'qùbi palesemente confonde tre spedizioni in una sola: un'allusione alla prima<br />

è forse l'indennità di 170,000 dinar in cifra tonda; allusione alla seconda e terza è la valida difesa della<br />

città, e il ritiro da Hims dinanzi alle forze greche che dovevano rimanere distrutte al Yarmiìk. Memoria<br />

infine della quarta sono il nome di abu 'Ubaydali come comandante generale, e tutta la notizia estratta<br />

dalla Geografia.<br />

§ 212. — ('Abbàs b. Hisàm al-Kalbi, da suo padre [Hisàm ibn al-Kalbi],<br />

da abù Mikhnaf). Dopo la presa di Damasco, nell'avanzarsi su Hims, abù<br />

Ubaydah b. al-Ciarràh prepose all'avanguardia Khàlid h. al-Walid e Milhàn<br />

b. Zaj^'àr al-Tà'i, ed egli seguì con il grosso dell'esercito. Gli abitanti di<br />

Hims fecero in principio mostra di volersi difendere, venendo alle mani<br />

con gii Arabi nelle vicinanze della città, ma poi si ritirarono entro le<br />

mura e misero innanzi proposte di pace, chiedendo Fa man. abù 'Ubaydah<br />

accettò le proposte e stipulò con gli Emesani un trattato, secondo il quale<br />

essi dovevan pagare 170,000 dinar (per una volta sola?) (^) (Balà-<br />

dzuri, 130).<br />

Cfr. anche Yàqùt. II, 335, lin. 7-10.<br />

Nota 1. — La menzione di una somma precisa, non condizionata dal numero della popolazione<br />

o dal reddito del territorio di Hims, fa pensare alla prima spedizione di Hims, nel gennaio del 635<br />

E. V., quando gli Emesani ottennero immunità da devastazioni con il pagamento di un'indennità di<br />

guerra. Il i-esto della tradizione sembra però certamente riferirsi all'ultima resa di Hims, nell' inverno<br />

del 636-637 E. V., pei'chè vi troviamo il nome dì abu 'Ubaydah b. al-Garràh. Potrebbe però anche essere<br />

una fusione della terza con la quarta spedizione, giacché in ambedue Hims si arrese agl'invasori.<br />

434.


14. a. H. §§ 213, 214.<br />

[SIRIA. - Letradi-<br />

S 213. — (Hisàm b. 'Ammar, da al-Walìcl b. Musliin). Quando ebbe ^^- ^- "•<br />

'^<br />

^<br />

_ .-..-..,. finito con la città di Damasco, abu 'Ubaydali spingendosi in direzione di zjoni sulla presa<br />

Hims, passò per Ba'labakk: gli abitanti di questa città chiesero Fa man e '*' "ìms.]<br />

stipularono con abù 'Ubaydah un trattato di resa, con il quale era garan-<br />

tita la sicurtà delle loro vite, beni e chiese. Il trattato fa del seguente<br />

tenore : « Nel nome di Dio clemente e misericordioso. Questo è lo scritto<br />

« di sicurtà (kit ab al-amàn) concesso al tal di tali (li-fulàn b. fulàn)<br />

« ed "agli abitanti di Ba'labakk, tanto romani quanto persiani ed arabi (rù-<br />

« mihà wa fursihà wa 'arabihà) per le loro vite, i loro beni, le loro<br />

« chiese e le loro case si dentro che fuori della città, oltre che per i loro<br />

« molini. Ai Greci è permesso di pascolare con i loro ai'menti nel territorio<br />

« compreso tra i confini greci ed il limite di quindici miglia (da Ba'labakk),<br />

« ma non devono prendere stanza in alcun villaggio abitato. Quando verrà<br />

« il mese di Rabi' (II?) e di Grumàda I, allora potranno andare dove vo-<br />

« gliono ('). Quegli abitanti che si faranno Musulmani, avranno gii stessi<br />

« diritti che abbiamo noi e gli stessi doveri. I loro mercanti possono viag-<br />

« giare dove vogliono nel paese, con il quale noi abbiamo fatto (il presente<br />

« simile) trattato di pace, ma quelli che rimarranno (in questo paese)<br />

« dovranno pagare la gizyah ed il kharàg (^). Dio è testimonio, e la<br />

«sua testimonianza è .sufficiente» (Balàdzuri, 129-130).<br />

Nota 1. — Il Miednikoff (I, 48(5-4871 afferma che questa fu una coucessione fatta agli abitanti<br />

di rimanere nel paese per il resto dell'inverno, a condizione che, sopi-awenuta la primavera, si deci-<br />

dessero sia ad accettare il nuovo dominio, sia ad allontanarsi, abù 'Ubaydah non voleva, per un sentimento<br />

di filantropia, cacciare gli abitanti dalle loro dimore durante i rigori dell'inverno.<br />

Ritengo che questa tradizione debba riferirsi nWultima spedizione contro Hims, a quella cioè che<br />

si svolse dopo la battaglia del Yarmuk e la seconda resa di Damasco. Quest'ultima, come si vide, deve<br />

essere avvenuta nel Dzù-l-Qa'dah del 15. H. = dicembre G36 dell' E. V. e la resa di Ba'labakk può essere<br />

accaduta immediatamente dopo. Il Rabi' II e Gumàda I del 16. H. corrispondono al maggio-giugno del<br />

(i37 E. V., il tempo più propizio per un'emigrazione di genti con i loro bestiami.<br />

Ritengo inoltre che la piccola città di Ba'labakk fu regolarmente sottomessa dagli Arabi soltanto<br />

dopo il Yarmuk e non prima.<br />

Il Dr. Becker, a proposito di questo passo oscuro mi scrive che forse il senso potrebbe essere il<br />

seguente: «I Greci possono pascolare fino a quindici miglia intorno a Ba'labakk; ma quando soprag-<br />

. A tale versione il<br />

Becker è indotto dal rabi' wa laban che, come vedremo essere il caso in Egitto, sospingeva anche<br />

gli Arabi ad estendersi in primavera oltre il loro proprio territorio. Tutto dipende dal significato di al-<br />

Rùm, a secondo che con essa noi intendiamo la guarnigione Bizantina, o gli abitanti del paese con-<br />

quistato in genere.<br />

NoT.\ 2. — Una parte di questo trattato è molto probabilmente autentica, ma vi sono avvertibili<br />

alcune interpolazioni tendenziose. La menzione di gizyah e kharàg, come due cose distinte, ci porta<br />

alla metà del ll secolo H. ; ai tempi delle conquiste kharàg era un termine ignorato dagli Arabi, come<br />

dimostreremo a suo tempo. Interpolazione è perciò anche l'affermata eguaglianza tra arabi e non aralji,<br />

purché convertiti.<br />

§ 214. — Dopo la presa di Damasco, Eutichio narra i seguenti fatti:<br />

il Califfo 'Umar b. al-Khattab scrisse ad 'Amr b. al-'As, ordinandogli di<br />

condurre il suo esercito nella Palestina. Scrisse pure a Yazìd b. abi Sufyàn<br />

435.


14. a. H.<br />

zioni sulla presa<br />

§§ •21-1-217. 14. a. H.<br />

f[[ assumere il governo di Damasco; mandò Surahbil b. Hasanah nell'Ur-<br />

duim, ed abù 'Ubaydah b. al-Garràh a Hims (E u t y eh i u s, II, 28B). — Questi<br />

di Hims.] fatti si riferiscono però all'anno 16. H. o per lo meno agli ultimi giorni<br />

del 15. H.<br />

Continua Eutichio: obbedendo ad ordini del Califfo 'limar, abù 'Ubaydah<br />

b. al-CTarràh (dopo la presa di Damasco) marciò su Ba'labakk, gli abitanti<br />

della quale gii vennero incontro, chiedendo di concludere un trattato di<br />

pace alle stesse condizioni di Damasco: le loro domande fui'ono accolte ed<br />

il trattato fu messo in iscritto. Di poi abù 'Uba3'dali venne a Hims, i cui<br />

abitanti chiesero parimenti di stipulare un trattato simile a quello di Da-<br />

masco: il trattato fu messo in iscritto ed abù 'Ubaydah fece il suo ingresso<br />

nella città (Eutychius, II, 283) {').<br />

N(.>TA 1. — Queste notizie ritraggono indubbiamente lo stato di cose ed il corso degli eventi dopo<br />

la grande vittoria del Tarmùk (seconda metà del 15. e principio del 16. H.), quando la distruzione del-<br />

l' ultimo esercito bizantino lasciò tutta la Siria alla mercè degli Arabi, comandati da abii 'Ubaydah.<br />

Questo è anche confermato dal resto della narrazione eutichiana, data altrove, nella quale si descrive<br />

la sottomissione di Halab leti-. 16. a. H.) e si passa poi al grande avvenimento del 17. H., la venuta del<br />

Califfo 'Umar in Siria.<br />

§ 215. — ibii al-Ciawzi pone la presa di Hims nell'anno 15. H., dopo<br />

la narrazione del fatto d' arme di Marg al-Rùm, riassumendo i particolari<br />

dati da Sayf b. 'Umar (gran fi-eddo dell'inverno e resa della città per effetto<br />

del terremoto che aveva abbattuto le mura; cfi'. §§ 219-220), e aggiungendo<br />

che questa fu la prima spedizione di Hims (waq'ah Hims al-ùla); ma<br />

poi non spiega quale fosse la seconda, visto che nella sua ricostruzione sto-<br />

rica questa presa di Hims avviene dopo la distruzione finale dell'esercito<br />

bizantino e dm-ante la conquista definitiva della Siria per opera di abù<br />

'Ubaj'dah. Si vede che ibn al-G-awzi confonde la spedizione di Hims prima<br />

del Yarmùk (ossia la terza, quella del Dzù-1-Qa'dah 14. H.) con l'altra (la<br />

quarta) dopo la seconda resa di Damasco (Grawzi, I, fol. 23, v.).<br />

§ 216. — al-Nuwayri narra i fatti nello stesso modo di ibn al-Grawzi<br />

attingendo principalmente a Sayf b. 'Umar, vale a dire pone tutto nel<br />

15. H., cominciando con la battàglia di Marg al-Eùm e narrando poi la resa<br />

di Ba'labakk, l'assedio di Hims, il grande fi-eddo, il terremoto e la resa. Ag-<br />

giunge però che in questa circostanza si stabilirono in Hims le seguenti<br />

tribù: al-Simt b. al-Aswad al-Kindi con i banù Mu'àwiyah, ed al-As'ath b.<br />

Minàs con i Sakùn nella città stessa, al-Miqdàd con altri Arabi nei din-<br />

torni. Il trattato di Hims fii identico a quello di Damasco (Nu way ri Leid.,<br />

I, fol. 38,v.-39,r.).<br />

§ 217. — Abulfeda dà la presa di Hims nell'anno 16. H., e dice che<br />

si arrendesse dopo un lungo assedio alle stesse condizioni di Damasco<br />

(Abulfeda, I, 224).<br />

436.


14. a. H. §§ 218, 219.<br />

SIRIA. — Assedio e<br />

«>.o /<br />

§ 218. — (i^ayt b.<br />

presa di Hims (versione di Sayf b.<br />

-~ Lt T - ^ A 11 , .<br />

Umar, da abu Utjiman). AlJorche<br />

Umar).<br />

1,-<br />

1 imperatore<br />

i4. a. h.<br />

[SIRIA. -Assedio e<br />

presa di Hims:<br />

Eraclio ebbe notizia dell'eccidio dei suoi<br />

al governatore di Hims (che era con lui<br />

in Marg [al-Kùml, diede ordine<br />

» • \ • T -T<br />

m Antiochia!) di raggiungere il<br />

Versione di Sayf<br />

^- Umar.|<br />

suo posto e difendere la città con tutte le sue forze, assalendo il nemico<br />

nelle giornate più fi-edde, j^erchè (cosi diceva Eraclio) gii Arabi, che vi-<br />

vevan soltanto di carne e di latte di camela, non avrebbero resistito ai<br />

rigori di un inverno in Siria, e sarebbero costretti a ritii-arsi.<br />

al-Euhà.<br />

L'imperatore, lasciato il campo ove si trovava, si trasferì intanto in<br />

Il governatore di Hims mise in atto gli ordini dell'imperatore, ma fu<br />

ben sorpreso quando vide arrivare l'esercito di abu 'Ubaydah e quando<br />

scoprì che gii Arabi, benché fosse incominciato un rigidissimo inverno, pro-<br />

seguivan l'assedio come se il freddo non facesse loro alcuna impressione.<br />

La guarnigione di Hims si difese con grande accanimento e l'assedio tirò<br />

molto in lungo, perchè i Greci erano sempre sorretti dalla speranza che<br />

gii Arabi sarebbero morti di freddo (T a bari, I, 2390-2391).<br />

Athir, II, 381.<br />

Nota 1. — Questa tradizione riferiscesi per la massima parte alla terza spedizione di Hims<br />

(Dzù-1-Qa'dah del 14. H.): ciò è dimostrato dal freddo invernale (Dzu-l-Qa'dali 14. H. = dicembre 635-<br />

gennaio 636 dall' E V.) e dal ritiro di Eraclio in al-Eulià (= Edessa), confermato dal passo di Teofane,<br />

il quale attesta il soggiorno di Eraclio in Edessa durante il primo assedio di Damasco.<br />

§ 219. — (Sayf b. 'Umar. da abùi-Zahrà al-Qusayri). Siccome quasi<br />

tutti gii Arabi che assediavano Hims camminavano scalzi, i difensori della<br />

città, eran sicuri che con il sopraggiungere dei grandi freddi dell'inverno<br />

i nemici, — dati anche i cibi e le bevande di cui facevano uso, — avreb-<br />

bero tutti avuto i piedi gelati e sarebbero rimasti tutti storpi. Venne in-<br />

fatti l'inverno e fu freddissimo, ma mentre gii abitanti di Hims ebbero i<br />

piedi gelati pur usando le scarpe (khifàf), gii Arabi, che erano calzati<br />

soltanto di sandali, non soffrirono alcun inconveniente e nessuno tra essi<br />

ebbe un solo dito dei piedi gelato. Perciò, quando s'avvicinò la fine dell'in-<br />

verno, alcune delle persone più anziane e prudenti incominciarono ad in-<br />

sistere sull'inutilità di continuar la difesa; ma la grande maggioranza non<br />

volle dare ascolto a siffatti discorsi e dichiarò che contava sulla pleurisia<br />

(al-birsàm) per decimare gii Arabi e costringerli a levare l'assedio: quel<br />

male, dicevano gli abitanti, si conti'aeva durante l'inverno e veniva fuori<br />

quando la temperatura diveniva più dolce nel corso della primavera (T a-<br />

bari, I, 2391).<br />

Athir, II, 381.<br />

437.


14. a. H.<br />

§ 221». 14. a. H.<br />

§ 220. — (Sayf b. 'Umar da alcuni asyàkh, o capi dei Ghassàn e<br />

presa di Hims: ^^^ Balqayii, o banù-1-Qayn). Narrano che Dio volesse ricompensare 1 Mu-<br />

Versione di Sayf sulmani per la loro costanza durante l'assedio di Hims, facendo venire due<br />

fortissime scosse di terremoto, nella prima delle quali le mura di difesa<br />

della città subirono gravi fenditui'e, e nella seconda rovinarono molte case<br />

ed una parte delle stesse mura di cinta (^). Si vuole anzi che il terremoto<br />

avvenisse in ambedue i casi per effetto di un poderoso t a k b i r gridato<br />

insieme a pieni polmoni da tutto l'esercito musulmano. I difensori, turbati<br />

da queste portentose coincidenze, si afl&'ettarono ad iniziare negoziati per<br />

la pace. Il trattato fu concluso alla fine con il patto che gli Emesani<br />

dovevan cedere ai vincitori il possesso di metà delle case in Hims per sta-<br />

bilirvi un quartiere musulmano, ed in compenso di ciò i Musulmani garan-<br />

tivano la proprietà e la sicurezza degli abitanti (cristiani ed ebi'ei). Tutti<br />

però fm-ono obbligati al pagamento di un tributo: alcuni accettarono le<br />

condizioni del trattato di resa di Damasco, vale a dire si obbligavano al<br />

pagamento anniio di un dìnàr a capo e di una misura di frumento (ta'àm)<br />

per ogni g a r ì b di superficie di terreno coltivato, qualunque ne fosse il<br />

raccolto, o buono o cattivo. Altri invece preferirono di combinare una per-<br />

centuale fissa sul l'accolto, sicché il tributo variava a seconda della mag-<br />

giore o minore bontà del raccolto medesimo. Queste stesse condizioni ven-<br />

nero pure concesse tanto in Damasco, quanto nell' Urdunn. I beni demaniali<br />

del governo imperiale greco, tutti confiscati dagli Arabi, fui-ono invece dati<br />

in affitto (wullù mu àmalah) agli abitanti delle vicinanze (^).<br />

Ottenuta la resa di Hims, il generale abù Ubaydah mandò una guar-<br />

nigione a prendere possesso della cittadella (qasabah). Entrarono nella<br />

città: (Ij al-Simt b. al-Aswad con i banù Mu'àwiyah; (2) al-As'ath b.<br />

Mi'nàs e ibn '<br />

Abis con i Sakùn ; (3) al-Miqdàd con i Bali ; (4) Bilàl ;<br />

(5) Khàlid b. al-Walìd con le sue genti; (6) al-Sabbàh b. Sutayr; (7) Dzuhayl<br />

b. 'Atijyah; (8) Dzù Simistàn.<br />

abù 'Ubaj-dah rimase invece fuori della città nell'accampamento :<br />

egli<br />

mandò al Califfo il rapporto della vittoria e la quinta parte del bottino<br />

per mezzo di 'Abdallàh b. Mas'ùd. 'Umar rispose a abù 'Ubaydah ordi-<br />

nandogli di riunu'e sotto di sé tutti gli Arabi immigrati in Siria prima<br />

della conquista (Arab al -Sani), e intanto gli prometteva ch'egli non<br />

tralascerebbe di mandargli anche altri rinforzi dall'Arabia.<br />

'Abdallàh b. Mas'ùd, l'ambasciatore di abù 'Ubaydah, venne poi man-<br />

dato dal Califfo in missione presso Sa'd b. abì Waqqàs nell' 'Iraq (Ta-<br />

bari, I, 2391-2393).<br />

Athir, II, 382.<br />

438. .


14. a. H. 220-223.<br />

Nota 1. — Sono disposto ad accettare la notizia del ten'emoto quale fatto storico e come argo- 14. a. H.<br />

mento di molto rilievo per spiegare la ragione onde gli Emesani si siano arresi agli Arabi, sebbene [SIRIA.- Assedio e<br />

sapessero che Eraclio stava allestendo un poderoso esercito per cacciare gli Arabi dalla Siria; giacché presa di Hims.|<br />

ritengo, ben inteso, trattarsi qui sempre della terza spedizione (fine 14. H.), e che il nome di abu<br />

'Ubaydah sia intei-polato. Si osservi che abu 'Ubaydah non entrò nella città: ciò può essere una memoria<br />

del fatto che egli non era presente!<br />

Nota 2. — Il Dr. Becker vorrebbe vedere in questa tradizione una notizia molto antica e del<br />

tutto autentica: i paesi pagano una tassa fissa, le teiTe demaniali ed i loro coltivatori pagavano invece<br />

secondo il raccolto. Tale sistema, beninteso, non fu introdotto dagli Arabi, ma fu nonna già esistente<br />

e adottata dai conquistatori. Cfr. l'articolo del Becker, Die Enstehung von TJsr- und Kharàg.<br />

land in Aegypten, nella Z.- A., XVIII, pag. 301 e segg. — Sotto l'anno 23. H. discuteremo tutto<br />

questo problema e cercheremo di stabilire i termini veri in cui esso va posto e sperabilmente risoluto.<br />

Per ora ci contentiamo di rilev.ire che la notizia ci viene purtroppo da Sayf b. limar.<br />

SIRIA. — Assedio e presa di Hims {fonti persiane).<br />

§ 221. — Mhkhawànd non ci porge verun lume: dopo l'assedio di Damasco<br />

egli narra assai prolissamente la battaglia di Fihl (nel testo erroneamente<br />

Magi; cfi-. Mirkh., Il, 254, lin. quintult., così anche scritta<br />

dal Rehatsek!), e quindi, « sottomesse le città » (madà-in, sic), gli Arabi<br />

mossero, egli dice, all'assedio di Hims, che fu circondata da tutte le parti<br />

e dopo una sortita dei difensori, respinta con grande strage, dovette arren-<br />

dersi, abu Ubaydah entrò allora nella città e vi rimase in attesa di vedere<br />

le mosse di Eraclio fMirkh.. II, 257, lin. 2 e segg.j.<br />

§ 222. — Khawàndamir narra la presa di Hims per opera di abu Uba}'dah<br />

e di Khàlid b. al-Walid dopo la vittoria di Marg al-Rùm e la resa di<br />

Damasco, riassumendo le tradizioni di Sayf b. 'Umar, La città si arrese<br />

alle stes.se condizioni di Damasco (Khond., II, parte IV, pag. 15, lin. 3-7).<br />

SIRIA. — La presa di Hims secondo il Futùli al-Sàm.<br />

§ 223. — Questa fonte, narrata la presa di Damasco e la battaglia<br />

di Fihl, passa a descrivere la spedizione e presa di Hims.<br />

Dopo la battaglia di Fihl eransi radunate in ìliyà (Gerusalemme) ed<br />

in Qaysàriyah considerevoli forze greche, ma abu 'Ubaydah persuase i suoi<br />

a non tener conto di questi nuclei nemici ed a proseguire contro Hims: ri-<br />

tornato a Damasco, dove gli abitanti gli vennero incontro e gli fecero cor-<br />

diale accoglienza, e dove s'intrattenne due o tre giorni, abu 'Ubaydah<br />

mandò innanzi Khàlid b. al-Walid con la cavalleria ed egli seguì con il<br />

resto delle forze, incamminandosi verso Hims. Khàlid entrò nel di.stretto di<br />

Ba'labakk, detto Arci al-Biqà', e, sconfitto un distaccamento degli abitanti<br />

di Ba'labakk, indusse alfine questa città ad arrendersi, abii 'Ubaydah diede<br />

agli abitanti uno scritto.<br />

Da Ba'labakk le schiere riunite avanzarono su Hims i cui abitanti,<br />

sconfitti dinanzi alle mura dalla cavalleria di Khàlid b. al-Walid, si riti-<br />

439.


223, 224. 14. a. H.<br />

14. a. H. rarono entro la città, ed ebbe principio l'assedio: abvx TTbaydali fissò il<br />

RIA. - La presa<br />

^.^^^ dinanzi alla porta di Bàb al-Eastan, ed il resto dell' esercito mu-<br />

il Mims s6conQO ^ -*-<br />

iFutuhai-sàm.i sulmano accerchiò tutta la città. Gli Emesani fecero in principio un poco<br />

di resistenza, ma quando si persuasero che gii Arabi erano decisi ad espu-<br />

gnare la città, e li videro razziare tutte le circostanti campagne, misero<br />

innanzi proposte di pace, che fm-ono accettate: essi ottennero sicurtà per<br />

le loro vite, i loro beni e le loro chiese, ma si obbligarono ad ospitare i<br />

Musulmani di passaggio per un giorno ed una notte ed a non costruire<br />

nuove chiese: il trattato abbracciò tutto il territorio di Hims e fissò il tri-<br />

buto complessivo in 170,000 dinar. Questi patti furono messi in iscritto,<br />

e, poiché furono reciprocamente sanzionati, i Musulmani entrarono pacifi-<br />

camente in città (Futuh Lees, 125-128).<br />

SIRIA. — Presa di Hims secondo lo Pseudo-Waqidi.<br />

§ 224. — Dopo narrata la presa di Damasco, lo Pseudo-Wàqidi si dilunga<br />

a descrivere la morte di abù Bakr, l'elezione di Umar e gl'incidenti<br />

che accompagnarono la destituzione di Khàlid b. al-Walid e la nomina<br />

di abù 'Ubaydah (Wàqidi, I, 83-88); poi racconta di una spedizione av-<br />

venturosa per soccorrere un distaccamento musulmano comandato da 'Ab-<br />

dallah b. G-a'far b. abi Tàlib, assediato in un sito detto Dayr abi-1-Quds,<br />

e infine passa a narrare la spedizione di Hims.<br />

abù 'Ubaj^dah, ora comandante generale, ordinò a Khàlid b. al-Walid di<br />

spingersi direttamente su Hims, mentre egli prese il cammino di Grùsiyah (^)<br />

e di Ba'labakk: gli abitanti di queste città stipularono un trattato di un<br />

anno solo con gli Arabi, con il patto condizionale che sarebbero diventiti<br />

effettivamente sudditi dell'impero musulmano, qualora abù 'Ubaydah avesse<br />

fatto la conquista di Hims e di Halab e del resto della Siria. Avanzatosi<br />

quindi su Hims, abù 'Ubaydah trovò che Khàlid b. al-Walid era già sotto le<br />

mura della città con un terzo delle schiere musulmane da un venerdì del mese<br />

di Sawwàl dell'anno 14. H. {s^c, vedi però più avanti, donde si dovrebbe ar-<br />

guire che intenda il 13. H.). Gli Emesani non opposero molta resistenza, e,<br />

seguendo il consiglio del loro governatore Làqità, scesero a patti con abù<br />

'Ubaydah: ottennero la sicurtà nella vita e negli averi, pagando un'in-<br />

dennità di 10,000 dinar e duecento manti di broccato; ma il patto doveva<br />

essere valevole per un anno solo, vale a dire dal Dzù-1-Qa'dah (del 13. H.)<br />

al Sawwàl del 14. H. {s'c), perchè essi sarebbero divenuti sudditi effettivi<br />

solo nel caso in cui abù 'Ubaydah avesse potuto conquistare Halab, Qin-<br />

nasrin, gii al-'Awàsim (le difese, o territorio antiocheno: cfr. Yàqùt, HI,<br />

741-742) ed Antiochia. Concluso il trattato, la gente di Hims uscì dalla città<br />

440.


14. a. H. §§ 224, 225.<br />

e stabili un mercato fuori delle mura ad uso degli Arabi invasori (Wàq i di, i*- ^- "<br />

[SIRIA. - Presa di<br />

1, Jy-lUl). Hìms secondo lo<br />

Wàqidi Lees, II, 29-32. Pseudo-Wàqidi.]<br />

(Dal testo quindi apparirebbe che gli Arabi non ottenessero di entrare<br />

in città: questa è una memoria distinta della prima spedizione di Hims nel<br />

gennaio del 635 H. che corrisponde esattamente al Dzù-1-Qa'dah del 13. H.,<br />

appunto come vuole il presente passo dello Pseudo-Wàqidi).<br />

Nota 1. — Villaggio del distretto emesano, con terreno irriguo per molte sorgenti, a sei pai-asanghe<br />

da Emesa, dalla parte di Damasco, tra i monti Lubnàn e Sanir lYàqrit, II, 154).<br />

ARABIA. — Incidenti amministrativi nel Bahrayn.<br />

§ 225. — Le qui annesse tradizioni ci riportano ora a quella provincia<br />

arabica, che fu invasa dai Musulmani nel corso dell'anno 12. H. sotto il<br />

comando di al-'Alà b. al-Hadrami, e della quale abbiamo discorso, racco-<br />

gliendo le notizie che ne riguardano la conquista. Vedemmo allora (cfr.<br />

12. a. H., §§ 38-39) che sicuri indizi stanno a dimostrare come il Bahrayn<br />

tardasse molto a riconoscere il dominio dell' Isiàm, e come, nonostante il<br />

silenzio di tante fonti, l'opera di debellamento degli Arabi pagani e cri-<br />

stiani, nonché dei Persiani dimoranti nel paese e dipendenti dei re di Persia,<br />

perdurasse per tutto il califfato di abù Bakr e per paiecchi anni ancora<br />

del califfato di limar. Sebbene le notizie che abbiamo siano purtroppo scar-<br />

sissime, tuttavia possiamo ritenere che la resistenza delle città occupate dai<br />

Persiani e munite di mura fortificate dovette essere molto lunga e tenace.<br />

Ricordiamo quanto già si disse più volte, perchè gli Arabi musulmani non<br />

fossero capaci di condurre regolari assedi e molto meno ancora prender d'as-<br />

salto opere di fortificazione : la scienza poliorcetica era ancora un libro<br />

chiuso per i guerrieri dell' Isiàm e specialmente per quelli che erano rimasti<br />

in Arabia. È nondimeno da presumersi che la sottomissione definitiva del<br />

paese si compiesse soltanto allorché le forze dei Sassanidi rimasero annien-<br />

tate alla battaglia di al-Qàdisiyyah, che tra breve avremo a narrare, e<br />

quando gli Arabi, im.padronitisi della capitale, Ctesifonte (al-Madà'in), ri-<br />

cacciarono alla battaglia di (xalùlà i resti dell'esercito persiano entro i<br />

monti dell'Iran. Allora le disjecta membra dell'impero, come il Bahrajai,<br />

rimasero tagliate fuori e dovettero di necessità soccombere alla marea isla-<br />

mica non ricevendo più sussidi e rinforzi dal governo centrale, che aveva<br />

quasi cessato di esistere. Siffatto stato di cose ci riporta però all'anno 16.<br />

e forse più con-ettamente al 16. H. Non occorre perciò dilungarsi di più<br />

in queste riflessioni, considerando anche come le due seguenti tradizioni<br />

non contengano veruna notizia militare, ma ci rivelino soltanto piccoli<br />

441.<br />

"<br />

56


§§ 225-2-27. 14. a. H.<br />

^^ ^- ^- 'incidenti e scandali amministrativi dei primi luoootenenti dell'Isiàm con-<br />

[ARABIA.-lnciden- ^ ...,., ^^••ii,<br />

ti amministrativi qnistatore. Questi incidenti hanno tuttavia il loro valore per lo studio del-<br />

nei Bahrayn.) Tevoluzioiie musulmana, poiché ci fanno toccare con mano, come e quanti<br />

abusi di grave natiu'a macchiassero le prime memorie del nuovo dominio<br />

in Asia Anteriore, lasciando intravedere che anche i più profondi rivol-<br />

gimenti religiosi e politici poco o nulla mutassero certi aspetti fondamen-<br />

tali della natura umana e della vita quotidiana. Sono sempre i pesci grossi<br />

che divorano i piccoli, qualunque sia la veste che indossino, pagana, cri-<br />

stiana, o islamica.<br />

§ 226. — (abù Mikhnaf). Il Califfo 'Umar scrisse ad al-'Alà b. al-<br />

Hadrami, .suo luogotenente nel Bahrayn, ordinandogli di venh'e a Madinah:<br />

'Utjimàn b. abì-l-'As al-Thaqafi fu nominato governatore dell' Umàn e del<br />

Bahrayn. Quando al-'Alà giunse a Madinah, il Califfo lo nominò governa-<br />

tore di al-Basrah in luogo di Utbah b. Ghazwàn, ma al-'Alà cessò di vivere<br />

prima di giungere alla sua destinazione, o nell'anno 14. H., o ai primi del<br />

15. H. In appresso 'Umar nominò Qudàmah b. Maz'ùn al-Cxumahi, esattorecapo<br />

delle imposte del Baliiaj'n, mentre abii Hurayrah ebbe il comando<br />

degli al-ahdàth (= la polizia. Cfr. Balàdzuri Glossarmm, 24-25 e Doz}-<br />

Suppl. aux Dict., I, 258j e la dii-ezione delle preghiere. Più tardi il<br />

Califfo 'Umar depose Qudàmah, infliggendogli anche una punizione, perchè<br />

colpevole di bere il vino (e ubriacarsi): più tardi ancora depose anche abù<br />

Hurayrah e gli confiscò una parte dei suoi beni (^), conferendo il governo<br />

del Bahraj-n e dell' 'Umàn a 'Ut_hmàn b. abi-l-'As (Balàdzuri, 81-82).<br />

Nota 1. — Su questo incidente della vita di abii Hurayrah esistono varie tradizioni, le quali,<br />

provano come il poi celebre tradizionista (e mistificatore!") amministrò nella sua gioventù gli affari<br />

pubblici con ben poca onestà : è noto che anche Khàlid b. al-Walid ebbe dal Califfo la confisca di metà<br />

dei suoi beni, perchè si era soverchiamente arricchito.<br />

Questo argomento sarà esaminato con attenzione quando studieremo nel suo complesso il califfato<br />

di 'Umar sotto l'annata 2.3. H.<br />

§ 227. — ([abù 'Umar Hafs b. Umar al-Dawri] al-'Umari, da al-Haytham<br />

b. 'Adi). Qudàmah b. Maz'ùn tenne per un tempo la riscossione delle tasse<br />

e il comando degli al-alidàtJ! (polizia), mentre abù Hui-ayrah ebbe la di-<br />

rezione della preghiera e degli affari giudiziari (al-qadà) (nel Bahra3'n).<br />

abù Hui'ajrah denunziò Qudàmah b. Maz'ùn al Califfo (rivelando che era<br />

dedito al vino), onde Qudàmah tu destituito, e abù Hura3'rah rimase solo<br />

a governare il Bahrayn. Di poi però Umar depose abù Hura^^-ah e gii<br />

confiscò metà dei suoi beni, ordinandogli di tornare a Madinah, ma abù<br />

Hurayrah non volle muoversi. 'Uthmàn b. al-'As fu nominato governatore<br />

del Bahrayn, e vi era ancora, quando fxi assassinato Umar nel 23. a. H.<br />

Allora però Uthmàn dimorava nel Fàris, mentre nell' 'Umàn e nel Bah-<br />

44-2.


14. a. H. §§ 227-229.<br />

ravn aveva lasciato come suo vicario il fratello Mughirah b. abi-1- As o ^*- *• ^<br />

•'<br />

"<br />

•<br />

,.x -r. ,- [ARABIA.- Inciden-<br />

Hafs b. abi-1- As (Baladziiri, 82). ti amministrativi<br />

§ 228. — (Saybàn b. Farrùkh, da abù Hilàl al-Bàsibi, da Muhammad b. "«' Bahrayn.]<br />

Slrin, da abù Hurayrah). abù Hurayrah ammise in appresso che durante il<br />

suo governo nel Bahrayn avesse ammassato una somma di 12,000 (dirham),<br />

e che nel presentarsi poi al Califfo 'Umar, questi lo apostrofò: « Nemico di<br />

Dio! Nemico dei Musulmani I<br />

Tu<br />

hai rubato i beni di Dio! ». abù Hurayrah<br />

tentò scusarsi adducendo di aver guadagnato questa somma con l'alleva-<br />

mento di cavalli, ma il Califfo non volle sentir nulla e gli prese i 12,000<br />

(dirham) (^). Ad altri, si dice, 'Umar o confiscò o fece dono di somme<br />

anche maggiori (Baljàdzuri, 82).<br />

Altrove (Balàdzuri, 83, lin. 5 e segg.) è detto che abù Hurayrah<br />

si arricchisse altresì con i doni offertigli dai sudditi e con le quote dei<br />

bottini presi in guerra.<br />

Nota 1. — abS Htjrayrali pretende che più tardi il Caliifo gli oifrisse nuovamente una carica<br />

di governatore, ma che egli si rifiutasse perchè «non voleva esser calunniato.. ., e subire nuovamente<br />

una confisca!» (Balàdzuri, 82).<br />

E probabile però che abu Hurayrah non venisse più a Madinah regnante 'Umar, ed inventasse<br />

molte storielle per cancellare gli scandali della sua gioventù.<br />

ARABIA. — Ordinamenti religiosi.<br />

§ 229. — {a) (al-Wàqidi, senza isnàd). In questo anno il Califfo<br />

'Umar b. al-Khattàb stabilì che la gente dovesse compiere il così detto alqiyàm<br />

fi-1-masàgid [ossia recitare di notte la preghiera in comune] (^),<br />

dui'ante il mese di Ramadàn, in Madinah, e diramò il medesimo ordine a<br />

tutti i suoi rappresentanti nelle provinole (T a bari, I, 2377).<br />

A th i r, II, 380, aggiunge : « e fece riunire i fedeli nel venerdì sotto<br />

la direzione di Ubayy b. Ka'b ».<br />

(6) (Cfr. 13. a. H., § 229). al-Ya'qùbi conferma quanto narra al-Wà-<br />

qidi ed aggiunge che 'Umar ordinò ad Ubayy b. Ka'b ed a Tamim al-Dàri<br />

di dirigere le preghiere dei fedeli fin Madinah ?) : alcuni gli fecero osser-<br />

vare che il Profeta non aveva mai fatto questo, e che nemmeno abù Baia-<br />

lo aveva permesso. A queste osservazioni il Califfo rispose : « Se è una innovazione<br />

(bid' ah) (^), non v'è innovazione più bella di essa!» (Ya'qùbi,<br />

II, 159)<br />

Nota 1. — [C. A. Nallino]. Qiyàm sahr Ramadàn è il termine tecnico per designare la reci-<br />

tazione della preghiera rituale detta salàh al-taràvvih «la preghiera delle soste o pause». Questa<br />

preghiera meritoria, ma non obbligatoria, si fa nelle notti del mese di Ramadàn, e precisamente in<br />

quella parte della notte che è compresa fra il termine del tempo assegnato alla quinta preghiera rituale<br />

ordinaria della notte (detta '<br />

i s a) ed il sorgere dell'aurora. Fuori di questo tempo, che corrisponde alla<br />

ultima parte della notte, la preghiera dei taràwih non sarebbe valida.<br />

Il numero di rak'ah di cui questa preghiera consta, è comunemente ritenuto essere di venti.<br />

Ogni quattro rak'ah si fa una pausa (tarwiliah) per riposare qualche istante, di qui il nome di<br />

salàh al-taràvvih.<br />

443.


§§ 229-230. 14. a. H.<br />

14. a. H. Se sia preferibile fare questa preghiera isolatamente in casa propria ovvero in comune nella<br />

[ARABIA. - Ordina- moschea, è questione sempre discussa dagli scrittori di diritto. Chi propende alla prima opinione si<br />

menti religiosi.] fonda sul fatto che Maometto fsecondo una tradizione di 'A-isah spessissimo riferita), avendo compiuta<br />

due o tre volte tale preghiera nella moschea seguito da pubblico ogni volta più numeroso, temette che<br />

i Musulmani si credessero obbligati a pratica superiore alle loro forze, e perciò si astenne subito dopo<br />

dal compierla in pubblico. I sostenitori invece della preferenza della salàh al-taràwih fatta in<br />

comune nella moschea sotto la direzione d'un imam, si fondano appunto sull'esempio di 'Umar: essi<br />

sono i più numerosi.<br />

Nota 2. — Non è chiaro nel testo se l' innovazione, che scandalizzò i Compagni più conservatori,<br />

si riferisca al rito del Ramadàn o alla direzione delle preghiei-e affidata a due uomini nuovi. Nel secondo<br />

caso la ragione delle critiche dev' essere stata che, finche visse Maometto, mentre era in Madinah,<br />

diresse lui sempre in persona le preghiere dei fedeli : lo stesso fece anche abù Bakr. Secondo al-Ya'qùbi,<br />

il Califfo 'Umar fu il primo ad introdurre l'innovazione di delegare un'altra persona di poca importanza<br />

a far le sue veci nella presidenza e direzione delle pi-eghiere, quando egli stesso era presente nella città,<br />

ma non alla funzione religiosa. Se tale interpretazione è corretta, v'è ragione di dubitare che la notizia<br />

abbia forse qualche carattere tendenzioso, e sia stata escogitata per scusare P indolenza dei Califfi ab-<br />

basidi, i quali, per non avere la noia di presiedere ogni venerdì alle preghiere dei fedeli e di arringarli<br />

con un sermone di contenuto religioso, delegavano a ciò un luogotenente.<br />

§ 230. — ibn al-Grawzi ha le stesse notizie con qualche ulteriore schiarimento<br />

: nell'anno 14. H. il Califfo "Umar ordinò il qiyàm fi-1-masgid<br />

ossia compiere la jireghiera dei taràwìh in comune nella moschea du-<br />

rante il mese di Ramadàn, e scrisse alle varie provincie (amsàr) ordinando<br />

ai Musulmani di tare la stessa cosa.<br />

Secondo una tradizione di 'Abd al-rahmàn b. 'Abd al-Qàri, il Califfo<br />

'Umar, accompagnato appunto da 'Abd al-rahmàn b. 'Abd al-Qàri, usci a<br />

fare un giro durante una notte del mese di Ramadàn ed osservò che la<br />

gente pregava dispersa ed isolata nella moschea. Questo suggerì al Califfo<br />

l'idea: «Se noi li riunissimo sotto un imam (qàri propr. recitatore) solo,<br />

ciò sarebbe più conveniente (amthal) ». Egli allora li riunì tutti sotto<br />

Ubayy b. Ka'b. L'ordine fu diramato alle provincie (^) (Grawzi, I, fol. 14,v.).<br />

Tutta questa tradizione di Abd al-rahmàn b. Abd al-Qàri trovasi<br />

nel Sahih d' al-Bukhàr i, libro XXXI (Kitàb Salàh Taràwìh), ed. non<br />

vocalizzata di Brilàq, 1289, I, 260 fresa con grossi spropositi nella versione<br />

Houdas, I, 638-639). Il testo dell'ultima parte in al-Bukhàrì è: «Uscii<br />

« poi con lui [= con 'Umar] un'altra notte, ed [ecco che] la gente pregava<br />

« seguendo la preghiera del suo recitatore [— imam]. 'Umar allora esclamò:<br />

« Che bella innovazione !<br />

Questa<br />

[parte della notte] e quella che passano<br />

«dormendo senza di essa [salàh al-taràwih] sono più eccellenti di<br />

« quella [parte della notte] che trascorrevano vegliando ». Alludeva air[ec-<br />

« cellenza dell'Jultima parte della notte: mentre [in passato] la gente soleva<br />

«vegliare la prima parte». Cfi-. anche Màlik b. Anas. al-Muwatta-,<br />

(ed. Cairo, 1280 I, 47).<br />

Nota 1. — Da questo passo di ibn al-Gawzi apparirebbe che la novità introdotta dal Califfo 'Umar<br />

fosse di raccom^andare ai fedeli le predette preghiei-e nel Ramadan, sotto la direzione di un imam scelto<br />

dal Califfo e senza che questi fosse presente: prima di quel tempo pare che ognuno pregasse a sé ed a<br />

444.


14. a. H. §§ •2S0-2B2.<br />

modo suo. La notizia ha per noi il suo grande pregio, perchè ci rivela come la mente del Califfo lo 14. a. H.<br />

sospingesse ad ordinare, disciplinare ed organizzare ogni cosa: per soddisfare a siffatto bisogno istintivo [ARABIA. - Ordìna-<br />

del suo spirito non esitava a raccomandare innovazioni, di cui non esisteva traccia negli ordinamenti menti religiosi.<br />

lasciati dal Profeta. E lo stesso spirito che, come vedremo più avanti, assume la direzione e l'ordinamento<br />

delle campagne di conquista, che regola le pensioni ai guerrieri musulmani, stabilisce le pene<br />

per il vino, disciplina i rapporti con i popoli vinti e via discorrendo.<br />

Se però si considerasse tutta la tradizione come un prodotto delle scuole giuridiche di tempi posteriori,<br />

quando arse viva la disputa sulle preghiere taràwìh ise cioè fosse meglio farle in comune<br />

nella moschea, o da soli in casal, allora le precedenti riflessioni non si adatterebbero al caso presente :<br />

r ingerenza di 'Umar nella faccenda sarebbe allora inventata. Siccome molto più tardi la questione dei<br />

taràwih non era ancora risolta, parrebbe più corretto respingere la tradizione come apocrifa. Se veramente<br />

TTmar avesse raccomandato ufficialmente un uso religioso, è presumibile che sarebbe divenuto<br />

legge islamica già nel i secolo della Higrah. — Il problema più difficile nello studio di 'Umar è di<br />

liberare la sua figura da tutte le aggiunte delle scuole posteriori che si vollero valere del suo nome<br />

venerato per imporre le loro teorie, o leggi speciali.<br />

ARABIA. — Disposizioni per il pellegrinaggio in Makkah.<br />

§ 231. — (ibn Griirayg). In questo anno perla prima volta si dispose<br />

che coloro i quali volevano fare i soliti giri intorno al santuario della Ka'bah<br />

(t a w a f ) in Makkah, non potessero più compiere il rito a tempo e a modo<br />

loro, ma bensì insieme con altri e sotto la direzione di un imam o capo<br />

religioso scelto appositamente per tale ufficio. Parimenti in questo anno,<br />

secondo abù Umar nell'al-Tamhìd, nel mese di Ramadàn, il Califfo<br />

'Umar dispose che la gente dovesse sempre ed ovunque pregare sotto la<br />

direzione di un imam, e nominò a questo ufficio (in Makkah) un certo<br />

Zayd b. Quntudz b. Zayd al-Taymi, il quale fu probabilmente un tempo<br />

Compagno del Profeta (Hagar, II, 61, n. 2912). — La notizia si collega stret-<br />

tamente con quelle dei paragrafi precedenti, sebbene non corrisponda in<br />

tutto esattamente con esse.<br />

ARABIA-SIRIA. — Punizioni per uso di vino.<br />

§ 232. — (a) In questo anno, cioè nel 14. H., il Califfo Umar fece bat-<br />

tere (con verghe) il proprio figlio 'Ubaydallah e vari suoi compagni ed amici,<br />

sette volte, perchè bevevano vino. La stessa pena fu inflitta, per i mede-<br />

simi motivi, anche ad abù Mihgan, il poeta, ed a ibn Umayyah b. Khalaf<br />

(T a bari, I, 2388 e nota 6).<br />

Athir, II, 380, lin. 7.<br />

[b) Si narra che Diràr b. al-Azwar al-A.sadi (cfi-. 13. a. H., § 66, n. 17),<br />

ed abù Gundab (più sotto: abù Gandal) contrassero in Shia il vizio di bere<br />

vino, abù Ubaydah b. al-Garràh ne scrisse al Califfo 'Umar, il quale ri-<br />

spose : « Chiamali e domanda a loro (spiegazione per quello che hanno<br />

fatto): se ti rispondono che bere vino è cosa lecita, mettili a morte; se<br />

invece credono che sia proibito, allora battili con verghe! » abù Ubaydah<br />

chiamò i colpevoli e li interrogò : essi risposero d'ammettere d'aver com-<br />

445.<br />

|


232-234. 14. a. H.<br />

14. a. H. piuto una cosa proibita, ed abu 'Ubaj'dah li fece battere con verghe Q)<br />

-ìt-ion<br />

[ARABIA-SIRIA. - ^^ , tt<br />

Punizioni per (? a g a r, IL o42-o43).<br />

uso di vino.J<br />

Nota 1. La notizia come giustamente mi osserva il Dr. Becker, è singolarmente degna di<br />

rilievo perchè rivela a chiare note la tendenza giuridica di cui sono imbevute le presenti tradizioni.<br />

Secondo il punto di vista islamico è possibile trasgredire tutti i divieti della legge; per tali trasgres-<br />

sioni o in questa vita, o nell'altra si otterrà o pena o perdono; ma chi nega l'obbligo teoretico della<br />

legge è un miscredente e perciò passibile della massima pena. Tali concetti sono stati almanaccati dai<br />

tradizionisti di tempi posteriori, ed in niun modo debbonsi considerare come propri dei primi tempi<br />

islamici.<br />

§ 233. — l^ayt b. Umar, da al-Eabi' e da altri). Parecchi Musulmani<br />

emigrati in Siria, fra i quali Diràr b. al-Azwar e abù Grandal (più sopra:<br />

abù Grundab), violarono gravemente la legge musvilmana sul divieto di bere<br />

bevande inebbrianti e fecero uso frequente di vino (al-saràb). Rimpro-<br />

verati dal governatore abù 'Uba^^dah b. al-Grarràh, tentarono in principio<br />

di sostenere che ciò fosse loro lecito; ma tale resistenza cessò ben presto<br />

quando il Califfo 'Umar, in risposta ad una domanda di abù 'Ubaydah,<br />

fece sapere che quel Musulmano che pretendesse lecito di bere il vino<br />

fosse senz'altro indugio messo a morte: colui però che ammettesse la colpa<br />

e riconoscesse di aver commesso un atto proibito, dovesse subire ottanta<br />

colpi di verga. Tutti i colpevoli si affi-ettarono a dichiararsi pentiti della<br />

colpa commessa e si sottomisero alla pena di ottanta colpi di verga (T a-<br />

bari, I, 2571). Questa tradizione è messa da Tabari sotto l'anno 18. H.<br />

§ 234. — (ibn al-Grawzi). In questo anno (14) il Califfo 'Umar fece<br />

battere il poeta abù Mihgan al-Thaqafi ben sette volte per aver bevuto<br />

vino : con lui fece battere anche Rabiah b. Uma3'yah b. Khalaf ed il pro-<br />

prio figlio 'Abd al-rahmàn b. 'Umar b. al-Khattàb. Complice di quest'ul-<br />

timo era stato abù Surùah 'Uqbah b. al-Hàrith. Secondo però una tradi-<br />

zione di 'Abdallah b. 'Umar, quest'ultimo fatto avvenne in Egitto, mentre<br />

regnava ancora 'Umar (vale a dire tra il 20. ed il 23.). I due colpevoli,<br />

riavutisi dagli effetti del vino, si recarono dal governatore d'Egitto, 'Amr<br />

b. al-'Às, e, pentiti della colpa commessa, chiesero di essere purificati : la<br />

pena inflitta per pmificarli fu prima di rader loro tutti i capelli in testa :<br />

lo stesso 'Abdallah b. 'Umar rase il capo al fratello; poi frirono battuti<br />

con verghe per ordine di 'Amr b. al-'As. Il Califfo 'Umar, avuta notizia<br />

dell'incidente, ordinò ad 'Amr b. al-'As di mandargli il figlio 'Abd alrahmàn<br />

b. 'Umar montato sopra un semplice basto (e non sopra la sella<br />

consueta di viaggio). Così fu fatto, e quando arrivò in Madinah, fu condan-<br />

nato di nuovo dal padre a subhe la pena della fustigazione. Rilasciato poi<br />

in libertà, 'Abd al-rahmàn b. 'Umar visse ancora un mese in buona salute<br />

e poi morì: così narra suo fi-atello 'Abdallah. Il popolo ritenne però che<br />

446.


14. a. H. §§ 234-236.<br />

Abd al-rahmaii soccombesse per oh effetti della battitura alla quale il 14. a. H.<br />

• Al ,. . . .<br />

, 1 AITI [ARABIA-SIRIA. -<br />

padre lo aveva condannato. Altri tradizionisti sostengono che Abd al- punizioni per<br />

rahmàn non avesse bevuto vino (khamr), ma il nabidz, nell'opinione che "so di vino.]<br />

questa bevanda non fosse inebbriante : lo stesso fece anche abù Surù'ah. Av-<br />

venne però che ambedue si inebbriassero, ed essi stessi spontaneamente chie-<br />

sero di essere purificati con una punizione :<br />

furono puniti, ma 'Umar volle<br />

che la pena si ripetesse, per dare un pubblico esempio (Gawzi, I, fbl. 22,r.).<br />

§ 235. — ibii al-Furàt riassume le precedenti notizie ed aggiunge che<br />

'Abd al-rahmàn b. Umar aveva voluto assumere il cognome di abù 'Isa<br />

(= padre di Gesù), ma il Califfo 'Umar gli fece osservare che tale kunyah<br />

era impropria, dacché Gesù non aveva avuto un padre, e la vera kunyah<br />

degli Arabi era del genere come abù 'Urfutah od abù Hurrah (Furàt,<br />

fol. 105,v.).<br />

Su quest'ultima notizia cfi-. anche Hagar, II, 992, lin. 6 e segg.,<br />

dove è detto che il Profeta stesso desse la k u n y a h abù 'Isa, ma il Ca-<br />

lififo 'Umar volle più tardi che il figlio la mutasse. Secondo ibn Hagar,<br />

'Umar aveva tre figli chiamati 'Abd al-rahmàn, e il bevitore di vino ebbe<br />

(per la sua pinguedine ?) la k u n y a h (o meglio forse : 1 a q a b) : abù<br />

(cfr. Mas 'ù di, IV, 228).<br />

Salimah<br />

Questa narrazione del mutamento della kunyah di abù 'Isa si ritrova<br />

testualmente nell'Aghàni, XVI, 142, lin. 21-25; soltanto che il personaggio<br />

a cui 'Umar mutala kunyah è al-Mughirah b. Su'bah al-Thaqafi. Detto<br />

mutamento, sempre riferito ad al-Mughirah, viene menzionato anche nel<br />

brano dell'Agli ani, mancante nell'ediz. di Bùlàq, edito dal Wellhausen,<br />

nella ZDMG., L, 1896, 148, lin. 16-18. In proposito sono da leggersi le<br />

considerazioni del Goldziher, GesetzUche Bestivimungen iiber Kunja-<br />

Namen ivi Islam, nella ZDMG., LI, 1897, 266, 259-260.<br />

Per molti altri particolari importanti su bevitori di vino in genere<br />

cfr. 'Iqd, III, 400.<br />

§ 236. — Narra lo Pseudo-Wàqidi :<br />

(dopo<br />

la conquista di Damasco<br />

e di Hims) abù Ubaydah scrisse al Califfo 'Umar annunziandogli le sue<br />

vittorie e la sua decisione di muovere ora contro Eraclio e Gerusalemme :<br />

allo stesso tempo lo informò che i Musulmani si erano messi a bere vino.<br />

Gli Arabi infatti, dopo i grandi trionfi ottenuti, eransi dati al vino senza<br />

alcun ritegno, trovandolo oltremodo piacevole, abù 'Ubaydah, scandalizzato,<br />

ne riferì al Califfo. Sorse allora uno degli Arabi, si crede Suràqah b. 'Amir,<br />

ed arringò i Compagni: « gente dei Musulmani! Lasciate andare il vino,<br />

« perchè esso fa perdere l' intelligenza, trascina ai delitti e fu vietato dal<br />

« Profeta, il quale maledisse il bevitore di vino e chi ne fa commercio ».<br />

447.


§§ 236, 237. 14. a. H.<br />

14. a. H. Il messo con la lettera di abù 'Ubajdah giungendo a Madìnah trovò<br />

Punizioni per<br />

^^ Califfo seduto nella moschea con 'Uthmàn b. 'Affàn, 'Ali b. abl Tàlib,<br />

uso di vino.i Talliah e 'Abd al-rahmàn b. 'Awf. 'Umar lesse la lettera ed esclamò, dopo<br />

un momento di riflessione :<br />

essere battuto con verghe !<br />

« Il Profeta dispose che chi beveva vino dovesse<br />

» Egli interpellò 'Ali e questi confermò la pena,<br />

specificando anzi che dovesse consistere in ottanta colpi di verga, ed escla-<br />

mando :<br />

« codesta gente si conduce bene soltanto quando vive negli stenti<br />

e nella povertà! » Confermato dalle parole di 'Ali, 'Umar rispose ad abù<br />

'Uba^'dah ordinandogli di infliggere la detta punizione a tutti i colpevoli,<br />

abù 'Ubaydah pubblicò all'esercito le volontà del Califfo e propose (così<br />

travisa i fatti il romanziere!) che tutti i colpevoli, per dar prova del loro<br />

sincero pentimento, s'infliggessero da loro stessi la pena: e così fecero (Wà-<br />

qidi, I, 98-99).<br />

'Wàqidi Lees, II, 27-28.<br />

Il vino presso gli Arabi antichi e nei primi tempi dell'Isiàm.<br />

§ 237. — Le notizie dei precedenti paragrafi (^) sollevano alcuni pro-<br />

blemi dall'esame dei quali non ci possiamo esimere, se intendiamo de-<br />

scrivere tutti gii aspetti del movimento islamico. Perciò siamo ora costretti<br />

ad esporre con qualche ampiezza quanto è noto sull'uso del vino presso gii<br />

Arabi antichi, quale fòsse l'atteggiamento dell' Islam verso questa bevanda<br />

e le ragioni più probabili del divieto, perchè esse gettano indirettamente<br />

molto lume sulle condizioni morali degli Arabi durante le conquiste. Per<br />

intendere tutta la questione sarà opportuno ritornare addietro fino alle origini.<br />

In quel mirabile lavoro del nostro grande orientalista, il Gruidi, Della<br />

sede primitiva dei popoli semitici, sul quale si ebbe già occasione di parlare<br />

a lungo per altre ragioni, abbiamo (pag. 40-47) uno studio di sommo<br />

pregio sull'antichità, l'origine e la propagazione in Arabia di bevande ineb-<br />

brianti, studio che meriterebbe di esser riprodotto qui per intiero, ma che<br />

per ragioni di spazio ci limiteremo a riassumere, contentandoci di quelle<br />

osservazioni e notizie che hanno più diretta attinenza con la nostra spe-<br />

ciale ricerca.<br />

Dalla radice comune a tutti i Semiti, sakara, che significa una be-<br />

vanda inebbriante, e che nella sua forma verbale definisce gii effetti della<br />

medesima, il Guidi conclude che tutti i Semiti usassero bevande alcooliche<br />

e conoscessero le dolcezze fallaci e traditrici dell'ebrietà. Passando però<br />

all'esame delle bevande, che presso i Semiti primitivi producevano lo stato<br />

di ebbrezza, egli diruostra con forti ragioni che i Semiti primitivi cono-<br />

scessero bensì la vite, ma ignorassero la fabbricazione del vino. Così oggidì<br />

448.


14. a. H. § 237.<br />

ancora gli Abissini conoscono la vite, ma non preparano il vino, e lo stesso 14. a. h.<br />

può dirsi con sicurezza degl'Italici antichi. La prima bevanda inebbriante y^^gj,, ''antichi^<br />

dei Semiti fu probabilmente, come presso gli Egiziani e molti altri popoli nei primi tempi<br />

antichi, una specie di birra preparata con l'orzo: solamente più tardi,<br />

quando i Semiti eransi dispersi in Asia Anteriore, appresero e praticarono<br />

la fabbricazione del vino.<br />

Il Guidi dimostra poi con validi argomenti tìlologici che il vino fu co-<br />

nosciuto prima dai Semiti del settentrione, in Siria ed in Mesopotamia, e<br />

poi da essi introdotto in Arabia. Molte parole riferentisi al "vino ed alla<br />

sua fabbricazione sono diverse in ebi-aico, in arabo ed in etiopico; il che<br />

\uol dire che tale industria si diffuse in Arabia d ipo la dispersione dei<br />

Semiti ed in età relativamente recente. Si aggiunga che moltissimi nomi<br />

relativi al vino ed al suo uso, nella lingua araba, sono di origine non<br />

araba e per lo più aramaica; il che dimostra come gli Arabi abbiano co-<br />

nosciuto il vino dai cugini Semiti dopo la immigrazione di questi ultimi<br />

in Siria e in Mesopotamia (cfi-. Fraenkel Aram., 160, e segg.).<br />

Tali deduzioni del Guidi sono pienamente confermate da molti altri<br />

indizi indiretti: il termine tàgir, che significa mercante, ed è di origine<br />

non araba, ossia nord-semitica (Fraenkel, Aram., 181-182), nell'antica<br />

poesia araba designa spesso in modo particolare il venditore ambulante di<br />

vino (Fraenkel, Aram., 158-159; Jacob, Arab. Dicht., Ili, 99). A<br />

ciò si aggiunga che questi vinai ambulanti erano quasi sempre dristiaiii o<br />

ebrei (Jacob, 1. e; Goldziher, in ZDMG., voi. XLVI, 185; Lammens,<br />

41-42; Suyùti Kanz., Ili, 74, n. 1408), e sovente cristiani dei banù 'Ibad<br />

di al-Hìrah (Jacob, 1. e. ; Aghàni, Vili, 79) (-). Se dunque il commercio<br />

del vino in Arabia era per lo più in mano agii stranieri, o ad Arabi cri-<br />

stiani ed ebrei del confine, di necessità il vino doveva essere per la maggior<br />

parte una merce importata dall'estero (^).<br />

Difatti, se passiamo ad esaminare i paesi pia famosi presso gli Arabi<br />

per la bontà del vino da essi prodotto, troviamo che sono tutti in Siria ed<br />

in Mesopotamia. In Siria erano celebri per il vino, oltre la Palestina in<br />

genere (cfr. Geyer, 56-57) e Damasco, anche Busra, Sarkhad, Hàfir, Maqad<br />

o Maqadd, tutto il distretto di Hims, Andarìn (= Andrena dei Greci e<br />

Romani), Adzri'àt al-Sàm, Wàdi Gadar, Baysàn e via discorrendo. In Me-<br />

sopotamia e nel Sawàd erano rinomati 'Anali, Banàt Musayya', Bàbil, al-<br />

Hirah e al-Khuss presso al-Qàdisiyyah (G nidi. Sede, 46; Freytag, 273;<br />

Lammens, 44; Jacob, Arab. Dicht., Ili, 98; Geyer, 59-60: ometto<br />

per brevità le citazioni dei testi arabi). Dunque il vino era essenzialmente<br />

un prodotto estero, importato da stranieri in Arabia e per lo più da specu-<br />

latori di fede cristiana od ebraica.<br />

449.<br />

57<br />

e


14. a. H.<br />

[Il vino presso gli<br />

Arabi antichi e<br />

nei primi tempi<br />

dell' Islam.]<br />

237, 238. 14. a. H.<br />

Queste conclusioni hanno molta impoi'tanza per varie ragioni che noi<br />

dobbiamo ora prendere in esame.<br />

Nota 1. — GÌ' incidenti narrati nei paragrafi precedenti appartengono realmente ad un periodo<br />

posteriore, vale a dire a dopo la battaglia del Yarmiik, quando al conflitto tremendo per il dominio<br />

dell'Asia Anteriore successe la requie relativa degli anni di riorganizzazione delle provincie conquistate,<br />

e quando i poveri guerrieri del deserto, divenuti in brevissimo tempo padroni di ricchezze di gran<br />

lunga superiori ai loro bisogni, si abbandonarono al lusso ed agli stravizi. La data però di questi eventi<br />

ha poca importanza, grandissima ne ha invece il fenomeno che ora ci appare per la prima volta e che<br />

sarà argomento in appresso d'un attento esame, voglio alludere all'opera riformatrice ed organizzatrice<br />

di 'Umar.<br />

La guerra come l'avevano fatta gli Arabi portava all'anarchia, al caos più completo: significava<br />

la cessazione di ogni legge, di ogni morale, lo sfacelo di tutto. A questo 'Umar intese provvedere. Con<br />

la nomina di abù 'Ubaydah (cfr. l'annata seguente) egli mirò a dar norma stabile alle vicende militari<br />

e ad assicurare i frutti delle vittorie. Con l'istituzione delle pensioni (cfr. 20. a. H.), egli volle regolare<br />

in modo sistematico e senza sciupio la distribuzione dei grandi bottini di guerra: con la sistemazione<br />

fiscale delle provincie conquistate mirò a conservare per i contemporanei e per i posteri le ingentissime<br />

rendite del novello impero (cfr. 23. a. H.l. Cosi infine con le sue misure contro il vino (e forse anche<br />

contro l'adulterio, cfr. 9. a. H., § 94 e nota) egli cercò di frenare la licenza dei costumi e mantenere la<br />

legge quranica. Questo cenno basti per indicare in qual modo si debbano interpretare siffatti brandelli<br />

di notizie, che, sebbene conservate dalle fonti come incidenti in apparenza personali, domestici ed insi-<br />

gnificanti, sono in realtà documenti preziosi dell'opei-a di ricostruzione sociale tentata dal Caliifo TJmar.<br />

Nota 2. — Sul vino presso gli Arabi anticlii leggansi Gruidi, Sede, 40 e segg. ; Jacob, Arab.<br />

Dict., Ili, 96-109; 248-251; Freytag, 272-273; Fraenkel Aram., 154-173; Rehatsek, Wi7ie among<br />

the ancient Arabs, nel JRAS of B., voi. XIV, 1()4-172; Lammens, 36-44; cfr. anche l'articolo sul vino<br />

in 'I q d, m, 400-417, dove trovansi molte notizie di rilievo, e il ricco commento del Nòldeke alle<br />

F iinf Mo 'allaqàt. Intorno al vino nella vita e nella poesia araba pre-islamitica hanno dottamente<br />

discorso il Goldziher, Muh. Stud., I, 21 e segg., e di recente il Geyer nel suo pregiatissimo studio<br />

Zwei Gedichte von al-A'sa iSitzungsb. der ìì'ien. Akad. der Wiss. Phil.-Hiat. CI.. Bdd. 149-150,<br />

1904-905), I. Màbukà-u, specialmente pag. 55-92, e gli eruditissimi Excursus, pag. 200-221.<br />

Nota 3. — Non è certo se in Arabia si producesse vino: il Lammens (Lammens, Tà'if, 4)<br />

ritiene, per esempio, che in al-Tà'if si fabbricasse il vino, ma i due testi arabi da lui citati (Khamis, II,<br />

137, lin. 2 e Balàdzuri, 56) a conferma di questa opinione non mi sembrano del tutto convincenti. Il<br />

poeta Imru-alqays lAhl wardt, 1.57, lin. 13) allude anche all'ebbrezza prodotta ànÀ grappoli di Sibàm<br />

(kurùm Sibàm) un monte presso San'à nel Yaman (Guidi, Sede, 46, nota 1; Yàqùt, III, 248;<br />

Freytag, 273|. Il poeta dice:<br />


14. a. H. § 238.<br />

benché assai sovente menzionato e lodato dai poeti antichi (pre-islamici '4. a. h.<br />

• T<br />

-»«- \ -1 • f • 1 i * 1 • 1 (" ^'"° presso gli<br />

e contemporanei di Maometto), il vino tosse considerato m Arabia quale y^^abi antichi e<br />

cosa preziosa e articolo di lusso importato dall'estero, che i poeti si van- nei primi tempi<br />

tano di avere bevuto quale segno della loro prodigalità. Rimandiamo il<br />

lettore alla sua dotta esposizione, contentandoci di aggiungere che alla<br />

medesima conclusione arrivano anche il Jacob (Jacob, Arab. Dicht.,<br />

111,99), il Fraenkel (Fraenkel, Aram., 1. e.) e il Greyer (Geyer, 64,<br />

nota 2); con i quali noi concordiamo, non potendo accettare l'opinione<br />

contraria del Lammens (Lammens, 41 e segg.). Le ragioni che questi<br />

adduce per sostenere che il vino era di uso fi-equente presso gli Arabi an-<br />

tichi non ^'algono, io credo, a scuotere le conclusioni del Guidi :<br />

se il vino<br />

è sì sovente ricordato dai poeti ciò non vuol già dire che tutti lo beves-<br />

sero. In quella classe ristretta ed eletta di persone di maggiore coltura,<br />

dalla quale vennero i grandi poeti pre-islamici, classe seppure talvolta<br />

avida di danaro, ma sempre desiderosa di colpke l'immaginazione del volgo<br />

con lo sfarzo, la prodigalità e spesso con sentimenti' di esagerata nobiltà,<br />

è ben naturale che si sfoggiasse in descrizioni ed in vanti d'usare una be-<br />

vanda assai apprezzata, di grande costo e proveniente dall'estero. In realtà<br />

come i poeti si vantano di tante cose forse non corrispondenti al vero, così<br />

pure possono aver sfoggiato nei versi un consumo di vino maggiore di<br />

quello realmente da essi bevuto. Soli i ricchi ed i potenti della terra po-<br />

tevano goderne ed offrirne ai loro ospiti. Per quanto sia grande il pregio<br />

dell'antica poesia araba come documento illustrativo della vita degli Arabi<br />

pre-islamici, nessun buon conoscitore della medesima potrà negare che essa<br />

è un ]3i'odotto artistico assai raffinato, è forma letteraria con tendenze<br />

idealizzatrici : ha<br />

quindi necessariamente, in molti suoi aspetti, un carat-<br />

tere artificiale (cfr. Noldeke, FùnfMoallaqàt, I, 2) che ci vieta di<br />

studiarla o prenderla alla lettera quale documento illustrativo della vita<br />

della grande maggioranza degli Arabi nomadi, ossia di quei miseri pastori<br />

e predoni, che trascinavan l'esistenza sperduti nell' immensità dei deserti,<br />

.soffrendo ognora la fame. Perciò il vino, seppure tanto apprezzato e desi-<br />

derato, era bevuto in quantità assai minori che non vorrebbero darci a<br />

intendere i poeti con i loro vanti magniloquenti. Il vino infatti si può<br />

dire venisse consumato soltanto dagli Arabi sedentari e quasi affatto dai<br />

nomadi.<br />

Tal modo di vedere è confermato da vari indizi sicuri: abbiamo, per<br />

esempio, tradizioni che ci assicurano essere stato il vino pressoché scono-<br />

sciuto nel Higàz ('). Quando i soldati romani di Pescennius Niger furono<br />

sconfitti dagli Arabi, i militi rimproverati dal loro capitano si scusarono<br />

451.


§§238, 289. 14. a. H.<br />

14- a. H. della disfatta dicendo che in Arabia non avevano avuto la solita razione<br />

il vino presso gli .. . •<br />

• , •<br />

-i-,<br />

» . -<br />

^^^ Vino : a CUI Fescennius prontamente rispose : « Arrossite ! Quelli che vi<br />

Arabi antichi e<br />

nei primi tempi hanno sconfìtto bevono soltanto acqua!» (Aelius Spartanus, negli<br />

<strong>dell'Islam</strong>.! , . , rr- , i ^ r- n\ •. > i t> -. ^<br />

tScriptore.s Historiae August., i , o)\ e ciò e anche confermato da Ammianus<br />

Marcellinus ('XIV, 4, 6), il quale racconta come gli Arabi da lui visti fos-<br />

sero per la massima parte vini penltus ignorantes (cfr. anche Jacob, A ra Ij.<br />

Dicht., III. 159; Lammens, 40). È poi accertato che i soli vigneti di<br />

una certa estensione, esistenti in Arabia, erano quelli di al-Tà-if (cfr. Qaz-<br />

Avini, II, 64; Jacob. A r ab. Die ht., Ili, 97, e i nostri ^7i«aZ/, Introd.,<br />

§ 328; 8. a. H., § 146) e qualche piccola regione del Yaman, qualche altura<br />

deirUmau e del Bahrayn (Jacob, 1. e). Anche se questi piccoli centri<br />

avessero prodotto vino (il che non è provato), sarebbero stati incapaci a<br />

produrre tutto il vino consumato in Arabia. Di gran lunga la maggior copia<br />

di esso, o quasi tutto il vino, doveva venire dall'estero con lunghi viaggi<br />

e grande dispendio: veniva per mare sulle coste o per via di caravane;<br />

trasportavasi in otri, e valutavasi variamente: talvolta scambiavasi un otre<br />

di vino con un camelo di tre anni, talvolta pagavasi con destrieri, giu-<br />

mente o schiavi, od anche con monete coniate (Geyer, al-A'sà, 64.<br />

nota 2 1. Perciò soli i ricchi ed i grandi della terra, in particolar modo gii<br />

abitanti sedentari dei maggiori centri d'Arabia, avevano il privilegio di<br />

berne e di offrirne ai loro ospiti ed amici.<br />

Nota 1. — ial-Hasau b. Sabàh [f 249. a. H.], da Muhammad b. Sàbiq [f 213. a. H.], da Màlik<br />

ibn Mighwal [f 159. a. H.], da Nàfi' mawla di 'Umar, da 'Abdallah b. 'Umarl. Quando fu vietato di<br />

bere il vino (khamri, non ne esisteva allatto in Madinah (Bukhàri (Cairo), TTT, 293, lin. 27-29 1. Nel<br />

commento a questa tradizione si dice die la mancanza del vino d'uva lal-kbamr ma-khùdzali min<br />

al-'inab) proveniva dalla scarsità di viti in Madinah (Bukhàri Qastalàni, Vili, 313-314Ì.<br />

Tàg al-'Arus, m, 187, lin. 145.<br />

La mancanza di vino in Madinah risulta parimenti da varie tradizioni di Muslim, tra le altre<br />

una idi abu-1-Rabi' Sula^-màn b. Dàwùd al-'Ataki [f 253. a. H.], da Hammàd b. Zayd, da Tliàbit, da<br />

Anas b. Màlik) nella quale si afferma che quando fu vietato l'uso del vino in Madinah, la sola bevanda<br />

inebriante allora usata in quella città era il fadikh luna bevanda alcoolioa preparata con datteri im-<br />

maturi, sui quali si versava acqua bollenteì. La notizia è confermata da varie altre tradizioni con di-<br />

ferenti isnad, ed in una si specifica che la bevanda preparavasi mescolando ai datteri immaturi anche<br />

altri maturi. Queste erano le bevande alcooliche (khumur plur. di khamri, dice una tradizione, usate<br />

da tutti in Madinah (Muslim, IL 123, ult. lin. e segg.i.<br />

§ 239. — Il vino dunque penetrò in Arabia come un oggetto di lusso<br />

di alto prezzo, goduto perciò principalmente dai ricchi e dai loro protetti,<br />

e quale oggetto d'importazione straìiieTa: quest'ultima caratteristica è di<br />

speciale importanza per noi, perchè ci gioverà a intendere alcuna tra le<br />

intime ragioni del contegno assunto dall' Islam verso la dolce bevanda<br />

tanto decantata dai poeti pagani. Per comprendere tale osservazione noi<br />

dobbiamo renderci più esatto conto come entrasse il vino in Arabia e quali<br />

effetti avesse.<br />

452.


14. a. H. § 239.<br />

il Jacob e il Lammeiis hanno .svolto la geniale osservazione che il 14. a. h.<br />

, . .<br />

T ...... ,. ,. . . [Il vino presso gli<br />

Vino eci 1 mercanti e produttori cristiani di esso iiirono gli agenti veri e f^,^^^, antichi e<br />

più efficaci della propaganda cristiana in seno all'Arabia antica (Lam- "®' p""'"^' *e"ipi<br />

me US, 6, 22; Jacob, Arab. Dict., Ili, 99), e così pure i mercanti ebrei<br />

di vino furono gli agenti principali della diffusione in Arabia di dottrine<br />

e leggende giudaiche (G o 1 d z i li e r, D ì w a n d e s . . . a<br />

1 - H u t e j • a, ZDM(t.,<br />

XLVI, 1892, 186, nota ad. I, 3); e da tutti questi propagandisti vinai, il<br />

Jacob tòrse correttamente suppone aver Maometto attinto molte informa-<br />

zioni di cose giudaiche e cristiane. E bene lummentare come nel lungo<br />

periodo di decadenza dell'impero romano in oriente, vale a dire per circa<br />

cinque secoli, una numerosissima popolazione monastica si rith'ò dal mondo<br />

cercando pace ed oblio nei deserti di confine della penisola arabica; e non<br />

di rado accadde che givippi più o meno numerosi di questi solitari si anda-<br />

arono a stabilire nelle fortezze abbandonate del Limes rom'ano (L a m m e n s,<br />

37-38), dove, dovendo vivere in gran parte con il proprio lavoro, sottoposero<br />

(o conservarono) a coltura estesi tratti di paese intorno al loro cenobio.<br />

Questi conventi a centinaia erano sparsi lungo tutto il confine arabo, dal<br />

Sinai in su fino alla Siria, e poi lungo la instabile fi'ontiera tra l'Arabia e<br />

l'impero sassanida, dalla Mesopotamia fino alla capitale dei principi lakhmiti,<br />

al-Hrrah. La quale città era anzi uno dei centri monastici più importanti<br />

di tutta la zona che divideva le regioni coltivate dal deserto. I religiosi si<br />

erano specialmente dedicati alla coltivazione della vite ed alla fabbricazione<br />

del vino, sicché ogni cenobio diventò centro vinicolo, essendo il reddito<br />

di questa industria uno dei principali proventi per siffatte congregazioni di<br />

religiosi.<br />

Tali conventi, che erano una caratteristica di tutta la frontiera araba,<br />

esercitavano un fascino speciale sui nomadi poveri ed ignoranti del de-<br />

serto: nelle chiese dei monasteri splendevano le .ricche immagini del culto<br />

bizantino (celebrate spesso nei versi dei poeti arabi, cfi-. F va e n k e 1, Ara m.,<br />

271) colpendo vivamente l'immaginazione di quegli animi semplici: i con-<br />

venti stessi sorgevano quasi sempre in posizioni eminenti che dominavano<br />

i dintorni, o all'incrocio delle vie commerciali seguite dalle caravane, in<br />

mezzo a giardini e vigneti creati dall'attività industriosa dei frati, presso<br />

cisterne e vasti bacini tenuti con grande cura. Quale maraviglia se questi<br />

luoghi affascinassero in modo tutto speciale gli stanchi e trafelati nomadi<br />

del deserto, quando arrivavano colà dalle riarse solitudini del loro paese na-<br />

tivo? Si aggiunga che i religiosi erano ben conosciuti per il modo cortese<br />

con cui accoglievano forestieri e viaggiatori, prodigando sempre una larga<br />

ospitalità e mostrandosi generosi distributori degli ottimi vini conservati<br />

453.


§§ 239, 240. 14. a. H.<br />

14. a. H. nelle loro cantine. I religiosi anzi cercavano di attirar.si le simpatie dei jjas-<br />

[II vino presso gli . . -, -n j. j •<br />

•<br />

•<br />

i^<br />

i i t<br />

Arabi antichi e santi, erigendo sempre, presso alle porte dei monasteri, bettole di vino o<br />

nei primi tempi hawànit (cfr. Lammens, 37-39, dove trovansi tutte le opere citate a<br />

conforto di siffatta descrizione). L'attrattiva esercitata da questi conventi<br />

è dimostrata anche dal fenomeno singolare che le conquiste musulmane<br />

non produssero alcun reale mutamento nelle predette condizioni durante<br />

i primi due secoli della Higrah; ed è una cosa ben nota, confermata da<br />

moltissime notizie (conti-onta L a m m e n s, 39-40: Greyer, al-A'sa, 215e<br />

jxissim) che i magnati Musulmani e perfino i Califfi, tanto Umayj^adi che<br />

Abbasidi, solevan visitare questi gai cenobi nella ricorrenza delle feste<br />

annuali dei santi patroni, non già per scopi religiosi, ma bensì per valersi<br />

alla chetichella dell'ospitalità monastica e godersi del buon vino, vietato<br />

dalla severa legge musulmana. La frequenza di queste visite formò quindi<br />

argomento di numerose poesie e sorse così tutta una letteratura poetica<br />

sui conventi cristiani : in appresso studiosi musulmani non esitarono a com-<br />

porre antologie di versi riferentisi ai monasteri. Nei due dizionari geografici<br />

di Yàqùt (II, 639-710) e di al-Bakri (pag. 339-381), sotto la voce Dayr o<br />

convento, ne abbiamo un copioso spicilegio, e potremmo anche ricordare<br />

la famosa opera di al-Sàbusti [f 388. a. H.], intitolata Kit ab al-DÌ3'àràt,<br />

una storia dei numerosi conventi e centri di pellegrinaggio in Egitto e<br />

sulle rive del Tigri e dell' Eufi'ate con antologia dei versi sui medesimi (cfr.<br />

Lammens, 37. nota 10; Le Stran gè, Palestine, 427-435; e Heer, 23,<br />

dove abbiamo un utile elenco di questo genere di scritti, consultati da<br />

Yàqiit).<br />

§ 240. — Una delle conseguenze più immediate di siifatto stato di<br />

cose, come già si disse, fu la facile diffusione in Arabia del Cristianesimo<br />

e del giudaismo prima <strong>dell'Islam</strong>: grande infatti dovette essere l'influenza<br />

diretta ed indii-etta degli importatori e spacciatori del vino, non solo dei<br />

mercanti di professione, ma anche in particolar molo dei frati nei con-<br />

venti. I nomadi attratti da tutto 1" insieme giocondo dei trattamenti e dei<br />

modi, si lasciarono indurre ad abbracciare la fede dei religiosi cristiani,<br />

appunto perchè essa promoveva ed incoraggiava l'uso ed il consumo della<br />

dolce bevanda. È bene aggiungere come anche nei tempi della sua maggior<br />

decadenza la chiesa orientale conservasse le proprie tradizioni di proseli-<br />

tismo: gii accorti frati, unendo abilmente l'utile al dolce, peroravano viva-<br />

cemente i pregi e vantaggi della loro fede a quegli animi semplici già<br />

sedotti dal gustoso ed ardente succo dell'uva, tanto più dolce e gradito<br />

al nomade, quanto più intense erano state le sue privazioni nella patria<br />

povera e squallida.<br />

454.


14. a. H. §§ 240, 241.<br />

Sarà bene ricordare a questo proposito il passo di Agliàni (Vili, 79; ^^- ^- h.<br />

, . . . j^ ,. . [" vino presso gli<br />

cfr. anche Jacob, Arab. Dicht., Ili, 99), in cui si afferma esplicitamente ^rabi antichi e<br />

che le opinioni religiose del grande poeta pagano al-A'sa furono formate "s' p''''"' *empi<br />

1 TT 1 !• <strong>dell'Islam</strong>.]<br />

dalla sua intimità con i bettolieri cristiani di al-Hirah: egli soleva costantemente<br />

recarsi da loro per comperare vino, e nelle conversazioni avute s'im-<br />

bevve di molti concetti religiosi cristiani: ogni bettoliere, cristiano o ebreo<br />

che fosse, era in realtà, spesso inconsapevolmente, un missionario o divul-<br />

gatore della propria fede.<br />

Avvenne cosi che lo smercio e l'uso del vino in Arabia si fusero talmente<br />

assieme con le dottrine ed i principi del Cristianesimo (rammentiamo<br />

anche il vino bevuto dal prete o^ciante durante la messa), che nella rozza .<br />

mente degli Arabi vino e Cristianesimo divennero due cose inseparabili: il<br />

che indusse più tardi il Califfo 'Ali a dh-e sarcasticamente dei banii Taghlib<br />

cristiani: « Essi hanno preso al Cristianesimo soltanto il costume di bere il<br />

« vino » (Lammens, 40; Z ani akh sari, al-Kassàf, ed. Calcutta, voi. I,<br />

pag. 345; T a bari Tafsir, VI, 57, commento al versetto V, 7; J. A.,<br />

anno 1894, Sèrie IX, tom. IV, pag. 126). Dunque per l'arabo bere il vino<br />

era una caratteristica essenzialmente cristiana. Se noi ora colleghiamo as-<br />

sieme tutte queste varie circostanze, dobbiamo persuaderci che un tempo<br />

in Arabia, e, precisamente nel periodo in cui sorse la riforma islamica<br />

(che fii in certi suoi aspetti essenzialmente nazionalista), diversi concetti<br />

in apparenza privi d'ogni legame tra loro, ossia Cristianesimo, vino, gli<br />

eccessi prodotti dal medesimo e la propaganda antipagana, si fusero in un<br />

sentimento solo e vennero ad esser considerati come una riprovevole impor-<br />

tazione straniera: contro di essa insorse perciò una frazione non trascu-<br />

rabile dell'opinione araba antica. Certi spiriti più elevati, certe anime più<br />

schiettamente arabiche ed avverse agli stranieri, insorsero a protestare<br />

contro la perniciosa bevanda forestiera, la quale, in climi ardenti come<br />

l'Arabia, aveva conseguenze anche più nocive che altrove e corrompeva<br />

maggiormente la fibra dell'uomo, oltre all' indurlo ad accettare dottrine<br />

pur esse straniere e ostili alla fede ed alle tradizioni degli avi.<br />

§ 241. — Una eco lontana di questo sentimento antico di avversione<br />

al vino trovasi nelle numerose tradizioni delle raccolte tradizionistiche mu-<br />

sulmane. Sebbene per la massima parte siano o rimpasti o prodotti di età<br />

posteriori, non possiamo dubitare che in esse si asconda sotto forma più moderna<br />

uno stato d'animo proprio dei tempi di Maometto, e trasmesso, come<br />

eredità morale alle generazioni successive, da quello stesso sentimento che<br />

ispirò la legge quranica contro il vino. Sotto la veste moderna ed artefatta<br />

scorgesi ancora il sentimento antico, che mette perciò il conto di rilevare.<br />

456.


14. a. H.<br />

<strong>dell'Islam</strong>.<br />

§ 241. 14. a. H.<br />

Senza affliggere il lettore con soverchie citazioni, ci contenteremo di alcune<br />

Arabi a'nt^ichi^e «pigolate nella grande raccolta tradizionistica del Suyuti, di cui possediamo<br />

nei primi tempi ^n copioso riassunto nel Kanz al-'Ummàl (Suyùti Kanz, III, pag. 72<br />

e segg. a partire dal n. 1346). In queste tradizioni troviamo vari concetti<br />

per noi preziosi, che hanno forse origine antica, sebbene la forma sia mo-<br />

derna: « il bevitore di vino è pari ad un adoratore di idoli, ad un ado-<br />

ratore di al-Làt ed al-' Uzza » (n. 1363). « Chi muore ebro, sarà trattato<br />

come un idolatro » (ibid.. 75, n. 1428-1430). « Chi fa commercio di vino,<br />

è colpevole quanto chi lo beve » (ibid., 76, n. 1446). « Chi ripone le uve<br />

durante la vendemmia e le vende ad un cristiano o ad un ebreo, affinchè<br />

se ne faccia poi del vino, finirà nel fuoco oinfernale » (ibid., 74, n. 1408).<br />

« Clii muore dopo bevuto vino, fa la moi'te di un pagano » (ibid., 73, n. 1370).<br />

« Chi dà la figlia in moglie ad uno che beve vino, agisce come se la gui-<br />

dasse al fuoco infernale » (ibid., 74, n. 1406). « Il vino è la madre di tutte<br />

le vergogne, chi ne beve commette incesto sulla propria madre e sulle pro-<br />

prie zie » (ibid., 73, n. 1368), e via discorrendo (^).<br />

Premesso questo e avendo presente tutto l'insieme dei predetti fattori,<br />

noi vediamo un raggio di luce proiettarsi sopra una notizia riferita altrove<br />

(cfr. 4. a. H., § 11. nota 1) di un numero considerevole di persone, che,<br />

anche prima del divieto emesso dal Profeta nel Qur-àn, avevano sponta-<br />

neamente rinunziato a bere il vino ("); e ci convinciamo che la notizia<br />

data non è icome vorrebbe il Fraenkel. Aram., 160) un'invenzione di età<br />

posteriore, ma un fatto reale il quale scaturì da un sentimento molto dif-<br />

fuso in certe classi più elette, in quelle cioè che vedevano con dispiacere<br />

l'infiltrazione in Arabia di nuove e pericolose idee innovatrici con l'istru-<br />

mento insidioso d'una bevanda cori-uttrice. Molto probabilmente non tutti i<br />

nomi sono corretti: parecchi devono essere interpolati nell'intento di glorifi-<br />

care alcuni Compagni del Profeta; ma altri ve ne sono (specialmente i nomi<br />

di distinti pagani che mai abbracciarono l'Jslàm), i quali non possono essere<br />

inventati. In questi uomini, noi dobbiamo scorgere una classe di persone<br />

eminenti, le quali, per un sentimento di fierezza nazionale, di avversione a<br />

idee e culti stranieri e forse anche per una tendenza confusa verso una rige-<br />

nerazione morale del popolo arabo, si dichiararono avversi all'uso del vino,<br />

dando loro stessi il buon esempio per trascinare gli altri alla riforma.<br />

I tradizionisti musulmani non hanno avvertito che, conservando me-<br />

moria di questi uomini, predecessori di Maometto nell'astinenza dal vino,<br />

hanno tolto al divieto quranico gran parte del suo valore come espressione<br />

della volontà divina. Essi ci fanno intendere come in realtà il Profeta non<br />

fosse in ciò innovatore, ma seguace di una ristretta classe d'innovatori na-<br />

456.


14. a. H. .<br />

§§ 241, 242.<br />

zionalisti. Egli si associò a quanti movevano guerra a importazioni fore- ^*- ^- '^•<br />

stiere, perchè corruttrici e degradanti, perchè istrumenti perniciosi atti a ^^3^1 antichi e<br />

scuotere la fede nella religione degli avi ed a convertire il popolo ad una "^i P'"''"' tempi<br />

fede straniera, ostilissima ai santuari secolari d'Arabia.<br />

Nota 1. — Il Dr. Becker considera tutte queste tradizioni quali inventate in età posteriori : la<br />

maggior parte delle tradizioni pone in rilievo soltanto la questione giuridica della natura del peccato<br />

e dell'ammontare della pena: sono perciò invenzioni per provare, con l'unica autorità allora riconosciuta,<br />

le deduzioni giuridiche tratte dalle allusioni e dalle prescrizioni quraniche. Ancora in tempi posteriori<br />

ad 'Umar non era sicuro che cosa fosse realmente vietato e come si dovessero punire le trasgi-essioni.<br />

Ciò spiega il divario tra la scuoia sati'ita che vieta tutte le bevande, e la scuola hanat'ita che<br />

vieta solo il vino, e per le altre bevande vieta soltanto l'ebrietà, abu Hanifah si conforma perciò<br />

meglio allo stato delle cose vivente il Profeta. Sulle ragioni del divieto, prosegue il Dr. Becker, si può<br />

dire che la tradizione ammette soltanto il pericolo dell'ebrietà e delle sue conseguenze, e non allude<br />

direttamente a verun'altra causa. E importante, a questo riguardo, stabilire il momento preciso del<br />

divieto. Se Maometto volle emanciparsi da influenze cristiane, il divieto dovrebbe essere anticipato<br />

ai primi tempi madinesi ma ; questo, dice il Becker icfr. § seg. 242), è difficile a provare, perchè non<br />

combinerebbe con la tradizione. Più tardi si mette il divieto, più probabile è che Maometto fosse ispirato<br />

dal solo timore dell'ebrietà: importante in questo senso è il fatto che il divieto del vino sia associato<br />

nel Qur-àn con quello dei giuochi d'azzardo. —Alle acute obbiezioni del nostro illustre collega, posso<br />

aggiungere alcune brevi osservazioni ; tra il suo modo di vedere e il mio v'è soltanto una differenza<br />

di grado. E certo, come ammette lo stesso Dr. Becker, che vivente 'Umar vi furono violazioni del divieto<br />

del vino e che 'Umar le punisse; o.per lo meno tali violazioni sollevarono molto scandalo presso la minoranza<br />

religiosa, e indussero 'Umar a prendere qualche misura di rigore. Quanto alle ragioni del divieto<br />

potremo dire che in principio nell'animo di Maometto prevalessero concetti xenofobi ed anti-cristiani, e<br />

che più tardi (cresciuto il numero dei seguaci, viventi in più assiduo contatto tra loro) a questi si<br />

associasse anche il timore dell'ebrietà, e perciò il divieto non fosse effetto d'una causa sola, ma di varie<br />

unite assieme.<br />

Nota 2. — Lo Sprenger dà un elenco anche più completo di nomi di Arabi che prima del divieto<br />

quranico si astennero dal bere vino (Sprenger, I, 316, nota 1),: (1) Waraqah b. Nawfal, (2) Harb b.<br />

Umayyah, - (3) 'Abdallah b. Gud'àn, (4) Hisàm b. al-Mughirah, (5) Aktam b. Sayfì, (6) abù Uhayhah<br />

Sa'id b. al-'Às, (7) al-Zibriqàn b. Badr, (8) Anas b. Ràfl', (9) Miqyas b. Subàbah, (10) 'Abd al-rahmàn<br />

b. 'Awf, (11) Saybah b. Rabi'ah, (12) 'Uthmàn b. MazTin, (13) al-Walid h. al-Mughirah, (14) Umayyah<br />

b. Klialaf, |15) al-'Abbàs b. Mirdàs, (16) 'Amir b. al-Zàrib al-'Adwàni, (17l .Safwàn b. Umayyah, (18) 'Afìt<br />

b. Ma'dikarib, (19i Qays b. 'Asini. Devoti Musulmani aggiungono a questa nota anche i nomi di (20) 'Abd<br />

al-Muttalib, di suo figlio (21) abu Talib, di (22) abu Bakr, (23) 'Umar, (24) e 'Utjimàn b. 'Afiin.<br />

Anche il Guidi (Sede, 44) allude a questo fatto e lo ammette come vero. Nella px-esente nota<br />

hanno speciale rilievo i nomi di celebri pagani come i numeri 2, 3, 4, 5, 6, 13, 14, 17, ecc.<br />

A questi è anche bene aggiungere il nome di un noto avversario del Profeta, il celebre poeta<br />

Umayyah b. abi-1-Salt (Aghàni, 111,187: .Jacob, Arab. Dicht., IH, 107 e i nostri <strong>Annali</strong>, 9. a. H.,<br />

§ 95). Si legga al proposito la controversia Huart-Schultens nella Nòldeke Festschrift, I, pag. 71-89.<br />

Il Dr. Becker considera apocrife anche queste note di astemi: in ciò non convengo con lui. Più<br />

avanti al § 243, nota 2, diamo alcune prove indiscutibili dell'esistenza in Arabia d'una classe di persone<br />

avverse al vino : Maometto in ciò non fu un vero innovatore, ma un imitatore. Le note di astemi si<br />

fondano perciò sopra una memoria storica, anche se i nomi, o tutti o in parte, sono il prodotto di con-<br />

cetti tendenziosi di età posteriori.<br />

§ 242. — Da quanto precede mi pare si possa assumere con relativa<br />

certezza che Maometto non fu già un innovatore nella questione del vino,<br />

ma che, facendo suo un sentimento assai elevato di alcuni contemporanei e<br />

predecessori, lo ritenne degno di sanzione quale complemento indispensa-<br />

bile di tutto il nuovo sistema religioso. Anch'egii credette necessario che,<br />

per ottenere un completo distacco dalla grande religione dominante oltre<br />

i confini d'Arabia, il Cristianesimo orientale, bisognasse vietare anche quel-<br />

457. 58<br />

dell'Isiàm.]


14. a. H.<br />

[Il vino presso gli<br />

Arabi antichi e<br />

nei primi tempi<br />

dell' Isiàm.!<br />

§ 242. 14. a. H.<br />

l'usanza, che agli occhi degli Arabi era una delle caratteristiche della fede<br />

cristiana, l'uso del vino. Non v'è dubbio inoltre che egli mirasse in questo<br />

modo a por fine altresì alla segreta propaganda cristiana o giudaica dei<br />

bettolieri cristiani ed ebrei. Da loro stessi, o dai loro frequentatori, egli<br />

aveva appreso, probabilmente, la maggior parte delle leggende cristiane,<br />

bibliche e rabbiniche rammentate nel Qm"àn, e quando ebbe saputo quel<br />

tanto che gli era sembrato coilveniente per la nuova dottrina, stimò op-<br />

portuno allontanare i suoi seguaci da pericolosi contatti. Ma anche sotto<br />

questo a.spetto Maometto fu in alto grado evoluzionista; sicché passarono<br />

molti anni prima che egli si opponesse all'uso del vino: il divieto di esso<br />

non fu né improvviso né reciso, ma graduale e progressivo, né furono sempre<br />

gli stessi motivi che ispirarono la sua avversione al vino. È di grande inte-<br />

resse seguii-e il Profeta in siffatta sua evoluzione, perchè ci chiarirà anche<br />

molti altri problemi connessi con la presente questione.<br />

E fatto incontestabile che in principio della sua missione il Profeta<br />

non mostrò avversione alcuna per il vino, e non esitò ad affermare che i<br />

fedeli in paradiso, oltre alle vaghe donzelle, ai deliziosi giardini ed ai tanti<br />

piaceri con i quali sarebbero stati ricompensati, avrebbero trovato coppe<br />

senza manichi, colme di vino, da cui potevano bere a sazietà (LVI, 18;<br />

LVIII, 34; LXXVII, 5; LXXVIII, 35, tutte rivelazioni makkane): perfino<br />

in una delle più antiche s ù r e madinesi descrive un fiume di vino in para-<br />

diso (XLVII, 16) (^). Tali innegabili allusioni a quel vino (khamr), che fu<br />

poi sconsigliato e vietato, hanno dato molto da fare ai commentatori e tra-<br />

dizionisti, i quali per ciò si sono adoperati a dimostrare come il dolce liquore,<br />

proibito soltanto ai fedeli in terra, fosse invece un premio dei credenti in<br />

paradiso (cfì.\ Suyùti, Kanz, III, 75, n. 1392): spiegazione che non regge,<br />

perchè la condanna posteriore del vino è incondizionata, e più tardi il Pro-<br />

feta, conscio forse della contradizione, evitò di confermare il godimento del<br />

vino in paradiso, contentandosi di accennare al solo uso di acqua sgorgante<br />

da sorgenti divine. Celebre è poi il versetto makkano (XVI, 69), in cui è<br />

detto esplicitamente: « Dai fi'utti delle palme e dalle uve voi ottenete una<br />

« bevanda inebbriante ed anche buon nutrimento. Certo v'è in questo un<br />

« segno (od argomento della divina generosità ed onnipotenza) per la gente<br />

« che intende! ». Non è qui il luogo di esaminare come i commentatori del<br />

Qm"àn, ignari del processo evolutivo nel pensiero e nelle dottrine di Mao-<br />

metto, abbiano tentato di appianare siffatte stridenti contradizioni.<br />

Nota 1. — Il Jacob osserva assai giustamente che le descrizioni quraniclie del Paradiso (come<br />

per es., quella a LVI, 16 e segg.) rammentano sotto alcuni aspetti, in modo singolare, la bettola (li an ut)<br />

degli antichi poeti (Jacob, Arab. Dicht., Ili, 107): era forse questa che Maometto aveva inconsciamente<br />

dinanzi agli occhi descrivendo le gioie del Paradiso. Questi sono tutti indizi utili per stabilire<br />

458.


14. a. H. 242, 243.<br />

che il divieto quranico non ebbe origine da un'avversione personale per il vino, ma da motivi d'ordine<br />

assai superiore.<br />

§ 243. — Soltanto in Madìnali, quando il predicatore religioso si tramutò<br />

in legislatore ed in fondatore di un nuovo sistema sociale e politico<br />

affacciossi alla mente del Profeta l'opportunità di restringej'e l'uso del vino<br />

principalmente per troncare ogni rapporto con il Giudaismo e il Cristia<br />

nesimo e por fine alla segreta propaganda cristiana e antimusulmana dei<br />

bettolieri stranieri, e secondariamente per frenare qualche eccesso dei suoi<br />

seguaci.<br />

L' idea della proibizione del vino è quindi un'altra manifestazione del<br />

pensiero del Profeta quando in Madinah decise di rompere con gli Ebrei<br />

ed i Cristiani e formare un Islam schiettamente arabico (cfì*. 5. a. H., § 66):<br />

al concetto d'una fede che fosse comune ad Arabi musulmani, ad Ebrei e<br />

Cristiani, si sostituì quello d'un Islam puramente arabo. Perciò bisognava<br />

infi-enare il consumo del vino, che era, dn mano a nemici, potentissimo<br />

istrumento di propaganda e proselitismo di credenza straniera.<br />

La decisione però di Maometto non fu né immediata né recisa ed<br />

imperativa; egli era uomo prudente per eccellenza: non voleva mai chie-<br />

dere ai suoi seguaci più di quanto essi erano disposti a concedergli: prima<br />

di dare un ordine preferiva tastare il terreno e appurare fino a qual punto<br />

la gente lo avrebbe seguito. Non é improbabile che Compagni di ardente<br />

fede religiosa e con tendenze ascetiche (per esempio, 'Uthmàn b. Maz'ùn,<br />

efi'. 2. a. H., § 108, astemio di vino) lo sospingessero per questa via. Ha<br />

parimenti ragione il Fraenkel nel dire (Fraenkel Aram., 160) che, se<br />

Maometto osò fare opposizione all'uso del vino e poi infine addirittura con-<br />

dannarlo, ciò provenne dal fatto che in Madinah il consumo di vino fosse<br />

pressoché nullo: vietandolo, non impose ai suoi verun grande sacrifizio. Se<br />

l'uso ne fosse stato comune ed universale, tutta l'autorità di Maometto non<br />

sarebbe valsa a vietarlo. Una prova ne abbiamo nel grande consumo di<br />

vino tatto dai Musulmani nel i secolo dello Higrah, quando divennero pa-<br />

droni dei grandi centri vitiferi e vinicoli, come vedremo meglio nelle annate<br />

seguenti e come traluce dalle tradizioni date poc'anzi.<br />

Sulla data precisa del divieto del vino (kh a m r) esiste divario tra le<br />

fonti: alcune lo danno nell'anno 4. H. durante la spedizione dei banii-l-<br />

Nadìr (cfr. 4. a. H., § 11, nota 1), alcune perfino lo anticipano al 3. a. H.,<br />

ed altre lo posticipano al 6. a. H., durante la spedizione di al-Hudaybiyyah ;<br />

ve n'é infine che pongono il divieto nell'S. a. H., alla vigilia della spedizione<br />

di Makkah (cfr. Khamis, II, 29, lin. 5 e segg., dove si riassumono tutte<br />

queste notizie). Il Guidi (Sede, 43) vorrebbe porre il divieto nell'anno 7. H.<br />

459.<br />

14. a. H.<br />

[Il vino presso gli<br />

Arabi antichi e<br />

nei primi tempi<br />

dell' Isiàm.]


§ -24:3. l^* ^" '^'<br />

14. a. H. e lo connetterebbe con la presa di Khaybar (cfi\ 7. a. H., § 26), perchè allora<br />

^' Mabi ant^ichi^e Maometto vietò ai fedeli di entrare nella moschea dopo aver mangiato aglio,<br />

nei primi tempi ed è noto che gli Ebrei di Khaybar si preservavano dall'aria cattiva del<br />

sam.j<br />

luogo mangiando aglio e bevendo vino (Iqd, III, B87, lin. 23). Credo sia<br />

vano voler fissare la data precisa del divieto, perchè, come vedi-emo tra<br />

breve, questo divieto non tii mai veramente esplicito e categorico, ma si<br />

forino con il tempo: sulla dolce bevanda il Profeta si espresse ben tre volte<br />

in Madinah con rivelazioni quraniche, in tempi diversi e rincarando ogni<br />

volta la dose. Le diverse date precedentemente elencate potrebbero riferirsi<br />

alle varie rivelazioni quraniche, le quali vanno messe cronologicamente ap-<br />

punto nel periodo tra il 4. e l'S. a. H.<br />

Il primo e piìi antico cenno all'opportunità di non bere vino è quello<br />

che dice: « Se (i Musulmani) ti inteiTOgheranno sul vino (khamr) e sui<br />

« giuochi d'azzardo, risponderai: in ambedue v'è peccato grande, ma anche<br />

« qualche profitto per gli uomini: il loro peccato è però maggioi'e del loro<br />

« vantaggio » (II, 216). Queste parole sono un consiglio, un parere, non un<br />

ordine; degno di nota è che Maometto non palesa le ragioni della sua<br />

raccomandazione, nella quale perciò dovevano prevalere quelle tendenze<br />

anti-cristiane e anti-ebraiche di cui si è fatto parola.<br />

D'altra parte però il rinnovamento posteriore della raccomandazione<br />

è prova che il primo consiglio divino non producesse grande effetto sui<br />

fedeli. Nacquero infatti inconvenienti: alcuni Compagni si presentarono<br />

alla preghiera in istato di ebbrezza, vi fu uno scandalo (sui particolari<br />

tradizionistici dell'incidente v'è però da fare poco assegnamento), e Maometto<br />

dovette pubblicare una nuova rivelazione, rincarando la dose: «O<br />

«voi veri credenti: non venite alla preghiera ubbriachi: (aspettate al-<br />

« meno) finché sappiate quello che dite!» (IV, 46). La seconda rivela-<br />

zione è più esplicita nei suoi motivi e 'si fonda sugli effetti nocivi del-<br />

l'ebrietà. Ma anche questa volta nelle parole del Qur-àn non abbiamo alcun<br />

vero divieto: esse ammettono anzi che si possa bere ed ubbriacarsi, ma<br />

non già presentarsi alle preghiere in siffatta condizione sconveniente. Si<br />

noti però intanto che in questo verso non è menzionato il vino, ma sol-<br />

tanto l'ebrietà in generale: il che sembrerebbe dimostrare intanto come<br />

l'ebrietà in genere sembrasse al Profeta meno riprovevole che non il con-<br />

sumo del vino (^).<br />

L'ultima allusione al vino nel Qur-àn, allusione che si potrebbe, io credo,<br />

riconnettere con la notizia del divieto definitivo alla vigilia della presa di<br />

Makkah (vedi più sopra), è più recisa di tutte: « O voi. veri credenti: sicu-<br />

« ramente il vino (khamr), i giuochi d'azzardo, le immagini (deg' idoli), e<br />

460.


14. a. H. § 243.<br />

«tirare a sorte con le frecce sono cose abbominevoli (rigs), create da 14. a. H.<br />

« Satana: perciò fatene a meno, se volete prosperare. Satana cerca di se- /^rabj antichi e<br />

« minare tra voi dissensi ed odii col mezzo del vino (khamr) e dei giuochi "®' p^'"^' tempi<br />

« d'azzardo, e mira a distrarvi dal ricordare Dio e dalla preghiera: non<br />

« vorrete perciò astenervene? » (V, 92-93).<br />

Osservammo già che, secondo alcune fonti, in Madinah non erano bettole<br />

di vino, mentre in Makkah, quale centro commerciale molto più importante,<br />

dovremmo ritenere con molta probabilità che ne esistesse un numero conside-<br />

revole. Non sarebbe perciò inverosimile che questa rivelazione abbia visto<br />

la luce alla vigilia della presa di Makkah, nell'anno 8. a. H. Maometto,<br />

dopo la sua visita da pellegrino al santuario nell'anno antecedente, forse<br />

ebbe ad osservai'e la molteplicità delle bettole makkane, e mirò preventivamente<br />

a premunire i suoi seguaci dalle tentazioni materiali e morali di<br />

quei luoghi di corruzione ('^). Si osservi inoltre che in questi versetti è men-<br />

zionato due volte vino, ma non l'ebrietà. Ciò fa sospettare che nell'altro<br />

versetto dato precedentemente non si alluda già al vino (khamr), ma agli<br />

effetti delle altre bevande alcooliche preparate specialmente con la distilla-<br />

zione rozza dei datteri, la birra o l'acquavite primitiva degli Arabi. Il vino<br />

è considerato in questo brano come cosa impura (perchè proveniente da stra-<br />

nieri. Cristiani od Ebrei), come creatore di odii e dissensi (pei'chè fa per-<br />

dette la ragione a chi ne beve) e infine come cosa che distoglie i fedeli<br />

dalla preghiera (perchè trascina gii uomini alle bettole e li induce ad ab-<br />

bracciare la fede e le opinioni dei bettolieri cristiani ed ebrei). In altri<br />

termini i due versetti riassumono tutte le ragioni che indussero Maometto<br />

a vietare il vino.<br />

Nota 1. — Gli stessi commentatori ammettono che in questo verso il divieto si estendesse sol-<br />

tanto alle ore della preghiei-a, lasciando lecito il bere tra una preghiera e l'altra, purché i fedeli fossero<br />

sobri quando bisognava recarsi all'adunanza nella moschea icfr. Khamis, II, 30, lin. 3 e segg.).<br />

Il versetto è però di data più recente di quello che abbiamo citato prima, dove si condanna il<br />

vino ikhamr): ammettendo oi'a che esso alluda a itino (khamr), non solo verrebbe in contradizione con<br />

il versetto precedente, perchè tollererebbe una cosa divinamente sconsigliata, ma anche in contradizione<br />

con l'altra tradizione che a Madinah non esistesse vino. Noi concludiamo perciò che il solo modo di<br />

risolvere la difficoltà sarebbe di ammettere che in questo versetto, appunto perchè non si menziona il<br />

vino, e non si vieta l'ebrietà, si tratti di fedeli ebbri non di vino, ma di uno di quei tanti rozzi estratti<br />

alcoolici fatti con datteri o orzo, assai comuni in Arabia e in Madinah. Vedremo meglio nel corso del<br />

nostro ragionamento che Maometto combattè in principio il vino non tanto per por fine all'ebrietà, ma<br />

per ragioni d'indole politica; tollerò l'uso di tutte le altre bevande alcooliche indigene, che egli stesso<br />

adoperò sempre: proscrisse in particolar modo il prodotto straniero, l'oggetto di lusso importato, e solo<br />

più tardi, negli ultimi anni della sua missione, mirò forse anche a combattere il vino perchè causa di<br />

ebrietà, stravizi e violenze.<br />

Nota 2. — (a\ Anche il Jacob esamina il problema del divieto quranico del vino (Jacob, Arab.<br />

Dicht., Ili, 105-107). Egli pone la rivelazione V, 92, ossia l'ultima definitiva sul vino nel Rabi' I<br />

del 4. a. H. come un fatto sicuro ed accertato. Non sono di questo parere: difatti il Hirschfeld (pag. 134<br />

e 14.5) colloca il versetto nell'ultimo periodo madinese e precisamente nell'anno della presa di Makkah.<br />

Il dotto esegeta del Qur-àn arriva a siffatta conclusione per ragioni totalmente diverse dalle nostre, e<br />

461.


§ 243. 14. a. H.<br />

14. a. H. perciò tanto più valida riesce la sua conferoia. Il Jacob nondimeno correttamente intuisce che il divieto<br />

[Il vino presso gli del vino è strettamente collegato con il timore avuto da Maometto che i Musulmani frequentassero le<br />

Arabi antichi e bettole tenute da Ebrei, e volesse tenere i suoi immuni da contagio giudaico. Egli rileva inoltre l'esi-<br />

ne! primi tempi stenza di molti precedenti storici per il divieto del vino, i quali ebbero forse molta influenza sulla<br />

dell' Islam.] decisione di Maometto. Divieti di vino trovansi presso i Nazirei (Amos, II, 12i, i Rechabiti (Jer., 3.5, 8),<br />

i Nabatei (Diodoro Sicul., Libr. XIX, cap. 94, 3), i Bramini ed altri: ma secondo il Jacob il solo<br />

precedente che può aver influito veramente sul Profeta fu il divieto severissimo contro il vino che era<br />

in vigore presso i Manichei icfr. Fluegel, Matìi, seine Lehre und Schriften, 95, 280; e Sant'Agostino,<br />

De moribus Manich., cap. 16). Il Marraccio (Prodromiis ad Bef'utationem Alcorani, IV, 241-25UI aveva<br />

già scorto nella proibizione moslemica del vino un'imitazione di alcune sette eretiche contemporanee<br />

a Maometto, e diffuse nell'Asia occidentale, quali gli Aquarii, i Catharisti, li Eucratiti, e i Severiani<br />

«a Severo quodam dicti ^cosl Giovanni Damasceno, in De Haeresibus, ed. Basilea, 1559, pag. 460)<br />

. qui rursum Apellem secutus est. Hic vinum respuit, vitemque ex draconis, qui a Satana originem<br />

nhabet, atque terrae concubitu prodiisse fingit». Diodoro Siculo, nella sua narrazione della campagna di<br />

Athenaeus, generale di Antigonus, contro i Nabatei, nel 312 avanti Cristo, ci dà una lunga descrizione<br />

delle consuetudini e del paese di questo popolo nomade, che viveva allora sui confini desertici meridio-<br />

nali della Palestina (ossia il Higàz settentrionale): tra le altre cose afferma che una legge vigente tra<br />

loro condannava a morte chiunque « bevesse vino, fabbricasse case, coltivasse vigneti o seguisse veruna<br />

«industria agricola» (cfr. Diodorus, XIX, 44-48): essi dovevano vivere sotto le tende e nutrirsi di<br />

carne, latte, miele e degli altri prodotti naturali del paese: la sola industria era l'allevamento del be-<br />

stiame. Il Dussaud (Dussaud Arab., 153) ed il Clermont Ganneau [Rechei-ches d'Arch. Orient., IV, 896j<br />

sono d'accordo nel ritenere che non bisogna intendere il testo di Diodoro in un senso letterale, e che la<br />

condanna a morte è forse un' esagerazione per meglio descrivere un popolo tenacemente attaccato al<br />

nomadismo.<br />

Il Jacob fa anche rilevare come, secondo un passo di ibn Quta3'bah, citato nella Chrestomatia del<br />

Brunnow, pag. 84, si afferma che tra i Qurays erano alcuni Zanàdiqah (= Manichei), e vorrebbe perciò<br />

far balenare il sospetto che tra gli astemi di vino ai tempi pagani in Makkah esistessero possibilmente<br />

alcuni manichei. Questi raifronti sono molto utili, ma credo che convenga talvolta andar guardinghi nel-<br />

l'affermare che un'usanza, un mito, una legge sia importazione della tale o tal dottrina, del tale o tal<br />

popolo. Molti fenomeni umani, simili tra loro sotto vari aspetti, esistenti tra razze e religioni diverso,<br />

spesso remotissime le une dalle altre, non si possono sempre spiegare come imitazioni o importazioni:<br />

in alcuni casi possono benissimo essere manifestazioni spontanee e locali, che si ripetono eguali in vari<br />

luoghi, tempi e popoli, appunto perchè l'uomo, sotto molti aspetti, ovunque e in ogni tempo, è sempre la<br />

stessa creatura mossa da eguali passioni, desideri ed avversioni. Così nel caso presente Maometto non<br />

aveva a cercar lontano per un precedente sull'astensione dal vino. Esso gli era offerto da non pochi insigni<br />

personaggi del tempo suo nella sua patria stessa : non vedrei poi un vero e stretto legame tra il divieto<br />

manicheo e quello quranico, perchè il primo è d'un rigore inesorabile, mentre i versetti quranici sono<br />

palesemente miti, e lasciano in realtà molta larghezza al fedele. Riterrei piuttosto che più tardi, quando<br />

l'Islam emigrò d'Arabia e venne in diretto ed immediato contatto con le dottrine di Mani, quando<br />

molti Manichei si resero musulmani e pure non pochi Musulmani tacitamente abbracciarono dottrine<br />

manichee; allora l'Islam adottò il rigore stringente della legge manichea rispetto al vino e insiste più<br />

vivamente sul concetto di impurità.<br />

(6) Di non poco interesse sul presente ai-gomento è quella iscrizione palmirena (Littmann,<br />

Semitic Inscriptirms, pag. 70-75), tradotta poi dal Dussaud {Les Arabes en Syrie avant l'Islam Paris,<br />

1907, pag. 153), nella quale un certo. 'Ubaydii, figlio di Ghànimii, un nabateo, dedica un altare alla<br />

divinità di Saj'' al-Qawm (Chai' al-qaum, secondo la trascrizione francese del Dussaud), < il dio buono e<br />

rimuneratore che non beve vinoi,. Il Clermont Ganneau {Recherc. d'archéoì. orient., IV, 382-402; V, 45<br />

e 179. Cfr. anche Wellhausen, Gótting. yelehrt. Anzeigen, 1902, pag. 269) ha dimostrato che questa<br />

divinità pare sia stata venerata da un gruppo arabo-nabateo, il quale non ammetteva libazioni di vino<br />

nel culto, e faceva opposizione al culto della divinità Dusares (di Petra, nella Nabatea) di carattere spiccatamente<br />

bacchico (cfr. Mordtmann, Dusares bei Epiphanius, in ZDMG., XXIX, 1876, pag. 99-106).<br />

Ora, il confronto fra questi due documenti ci porge qualche conclusione di singolare interesse.<br />

I Nabatei dunque allo stato nomade erano avversi al vino: più tardi, divenuti sedentari e coltivatori,<br />

ebbero per divinità principale Dusares, con caratteri bacchici cosi spiccati, che i Greci ed i Nabatei<br />

stessi neir ellenizzarsi, gli diedero il nome di Dionysos. La divinità menzionata prima, Say' al-qawm,<br />

è invece importata dalle tribù nomadi dei cosi detti Safaiti, che provenienti dall'Arabia, penetrarono<br />

in Siria nei primi tempi dell'Era Cristiana (di essi discorre a lungo e con geniale dottrinali Dussaud<br />

nel precitato lavoro i. In questa avversione al vino, commista alla fede di popoli nomadi, che ritroviamo<br />

462.


14. a. H. |§ 243, 244.<br />

di nuovo in Arabia ai tempi di Maometto, rivelasi quindi come un fenomeno costante dello stato no- 14. a. H.<br />

made in Ai-abia, che ha le sue prime origini in un remotissimo passato. Noi consideriamo ciò come [Il vino presso gli<br />

una conferma della nostra tesi : vediamo cioè nell'avversione al vino un'opposizione sociale e religiosa Arabi antichi e<br />

di nomadi barbari ad influenze corruttrici dall'estero civilizzato e agricolo, un'espressione di quell'estremo nei primi tempi<br />

sentimento conservatore, che è caratteristica spiccata e fondamentale dei nomadi di tutti i tempi ed in <strong>dell'Islam</strong>.]<br />

tutti i luoghi : lo insegnano perfino le nostre popolazioni nomadi dell' Italia centrale, i pecorari, che in<br />

Maremma, durante l' inverno, si costruiscono ancora capanne simili a quelle del primo millennio avanti<br />

Cristo, che il Boni ha trovate nel sottosuolo del <strong>For</strong>o Romano.<br />

§ 244. — Quali conclusioni possiamo trarre dai citati vei'setti del Qur-àn,<br />

i soli che alludono a bevande inebbrianti? Notiamo innanzitutto che nel<br />

periodo più antico della missione islamica, Maometto considerava ancora<br />

il vino come un oggetto di sommo pregio e di grande diletto (^), perchè<br />

è il solo prodotto dell'industria umana che egli colloca in paradiso. Grli<br />

altri piaceri dei fedeli sono dati tutti da cose naturali, acqua, verdura,<br />

frutta e donzelle. Se tra tanti pi'odotti umani egli scelse il solo vino a deli-<br />

ziare gli eletti nell'Eden, ciò conferma quanto asserisce il Guidi sulla rarità<br />

e svill'alto valore del vino in Arabia ;<br />

ciò dimostra altresì il suo pregio di<br />

gran lunga superiore a tutte quelle rozze bevande alcooliche fabbricate con<br />

sistemi primitivi dagli Arabi stessi : su questo punto importante avremo a<br />

ritornare più tardi: Tale contegno di Maometto si può anche spiegare con<br />

il fatto che tra gli astemi del vino in Makkah erano anche pagani avver-<br />

sari del Profeta : l'avversione al vino era un'espressione di sentimenti con-<br />

servatori e nazionalisti, era un'opposizione all'importazione di merci e idee<br />

straniere. Ora appunto nel principio l'Isiàm mostrava spiccate sembianze<br />

straniere, e Maometto stesso non aveva un concetto ben chiaro e sicuro,<br />

se e quanto la sua fede differisse da quella dei Cristiani e degli Ebrei :<br />

basti ricoi'dare, per esempio, l'emigrazione dei Musulmani nella cristiana<br />

Abissinia, come in paese amico e sicuro da persecuzioni religiose. Dunque<br />

in origine nella mente di Maometto Islam e Cristianesimo in una certa<br />

misura si confondevano assieme :<br />

da<br />

ciò la sua esplicita accettazione del<br />

vino e la menzione di esso tra i massimi piaceri del paradiso.<br />

Nondimeno Maometto, con tutto il suo ingegno e con tutte le sue<br />

rare qualità, era un grande inconsciente, guidato quasi ognora dalle cir-<br />

costanze e da principi opportunistici. Solo con il tempo (in Madinah) egli<br />

avvertì essere l' Islam una cosa ben diversa dal Cristianesimo e dal Giu-<br />

daismo :<br />

soltanto più tardi si rese conto che la riforma da kii iniziata<br />

aveva valore e speranza di riuscita solo in quanto diventava essenzial-<br />

mente arabica e indipendente dallo straniero, in quanto assecondava e<br />

fortificava le qualità arabiche, correggeva i difetti ed univa le forze della<br />

sua nazione, in conformità della natura e delle antiche consuetudini del<br />

suo paese. Così il moto puramente morale e i-eligioso del periodo makkano,<br />

463.


dell'Isiàm.]<br />

§244. 14. a. H.<br />

14. a. H. rivelatosi in soverchio contrasto con le vere esigenze dello spirito arabo<br />

'"ArL'bi 'amichile (intendo sempre qviello dei nomadi del Higàz e dell'Arabia Centrale), si<br />

nel primi tempi tramutò in sociale, politico e sovrattutto militare. In altre parole l'Islam<br />

sorto da un ibrido connubio sabeo-cristiano-giudaico, migrando a Madinah,<br />

si arabizzò.<br />

I versetti del Qur-àn contrari al vino vennero allora alla luce e pre-<br />

cisamente nel periodo quando Maometto, rotto ogni rapporto con il Cri-<br />

stianesimo ed il Giudaismo, prese un indirizzo puramente e schiettamente<br />

arabico. Nel trasformare in siffatta guisa la sua fede, egli con molta abi-<br />

lità mirò a schierarla appunto con quel partito conservatore dei pagani<br />

di Makkah, fino allora a lui ostilissimo. L'Islam divenne una riforma essen-<br />

zialmente arabica, adottò i riti ed i eulti pagani di Makkah, respingendo<br />

la preeminenza di Gerusalemme : l' Islam venne cosi ad associarsi a quella<br />

propaganda arabica ed anti-straniera, una manifestazione della quale era<br />

appunto l'astinenza dal vino, come elemento importato dall'estero e cor-<br />

ruttore dello spirito arabo.<br />

È probabile però che nella rivelazione ultima, alla vigilia della presa<br />

di Makkah, anche altre ragioni suggerissero il divieto del vino. Makkah era<br />

un .<br />

grande<br />

centro commerciale e perciò moralmente corrotto : forse vi ab-<br />

bondavano bettole di vino e luoghi dove fiorivano i vizi umani nelle varie<br />

loro forme. Maometto, per quanto fosse divenuto uomo politico, non di-<br />

menticò mai i suoi principi riformatori e in quel modo diplomatico, sì abile<br />

e pieno di tatto, che era proprio della sua natura, tentò inculcare anche<br />

alcuni aspetti morali del nuovo ordine politico. Egli vietò varie cose, tra<br />

cui il vino, ma non reagì con forza, se di poi le sue prescrizioni non erano<br />

scrupolosamente osservate: lasciò correre fingendo di non vedere, nella<br />

speranza che il tempo lo avTebbe assistito nell'opera sua epuratrice, senza<br />

ledere immediatamente molti, antichi interessi materiali, saldamente stretti<br />

al commercio ed allo spaccio della dolce bevanda straniera. Né il divieto<br />

del vino potè offendere i Qurays, perchè dinanzi all'arabizzazione <strong>dell'Islam</strong><br />

ed alle tendenze arrendevoli del Profeta l'aristocrazia makkana, nel vedere<br />

rispettato ed anzi novellamente consacrato il suo avito santuario, la fonte<br />

maggiore della sua ricchezza, non ebbe -più veruna valida ragione per re-<br />

sistere.<br />

Nota 1. — Maometto nella presente questione, come ilei resto in tutte le questioni che riguardavano<br />

i suoi seguaci, agiva sempre con uno spirito di larga tolleranza, ignota ai suoi successori ed estranea<br />

del tutto al rigorismo casuistico delle scuole giuridiche posteriori. Possiamo ricordare che nella poesia<br />

composta da Hassàn b. Thàbit, il poeta ufficiale del Profeta, in occasione della presa di Makkah, vale<br />

a dire dopo tutti i divieti quranici, si accenna al bacio della donna amata più dolce del buon vino di<br />

Bayt Ra-s (Siria), e si aggiunge: «di tutte le bevande la migliore è sempre il vino! Noi beviamo vino<br />

«e ci sentiamo principi e leoni!» (Hisàm, 820, lin. 4-7i. Or questi versi erano, probabilmente, recitati<br />

464.


14. a. H. •244, 245.<br />

innanzi a Maometto ed avevano la sua approvazione! Dello stesso Hassàn sono altri graziosi versi in 14. a. H.<br />

lode del vino nella Hamàsah, pag. 646 del testo. [Il vino presso gli<br />

Veggansi anche i versi di Ka'b b. Zuliayr, recitati al Profeta dopo la sua conversione e in cui Arabi antichi e<br />

la fragranza dell'alito della donna amata «era tale, che pareva abbeverata una o due volte di vino!» nel primi tempi<br />

iHisàm, 889, lin. quartult. Cfr. Gabrieli, al-Burdatàn, pag. l->; ,/. R. A. S. of B., voi. XFV, 168). dell'Isiàm.]<br />

Era questa la bevanda impura?<br />

§ 245. — Se ora, guidati da siffatti concetti generali, scendiamo al-<br />

resauie più minuto dei versetti, noi scopriamo di avere un ottimo mezzo<br />

per stabilire che cosa propriamente Maometto vietasse. L'argomento ha la<br />

sua importanza, perchè lo studio delle tradizioni rivela nei commentatori<br />

del Qur-àn l'esistenza d'un grave divario di opinioni sulla natura vera e sui<br />

limiti del divieto quranico.<br />

I commentatori hanno avuto a risolvere varie difficoltà: di una prima<br />

abbiamo già discorso, vale a dire del vino (khamr) ammesso come premio<br />

dei fedeli in paradiso e poi vietato ai medesimi in terra.<br />

Una seconda difficoltà di minor momento è stata quella di accordare<br />

il diverso rigore delle espressioni quraniche. Anche questa ha per noi una<br />

chiara e logica soluzione nel processo evolutivo delle dottrine islamiche,<br />

a cui si è già fatta allusione, e non occorre insistervi.<br />

La terza difficoltà, quella che ha dato piti filo da torcere ai commen-<br />

tatori, è stata di determinare la natura della bevanda vietata dal Profeta.<br />

Essi, per ragioni che chiariremo meglio da qui a poco, hanno creduto dover<br />

sostenere che nella parola khamr, la sola bevanda alcoolica precisamente<br />

menzionata nel Qur-àn, Maometto intendesse tutte le bevande inebbrianti,<br />

ed hanno fondato tale concetto principalmente sul versetto, in cui si vieta<br />

ai fedeli di venire ebri alla preghiera. La genesi di questo errore filolo-<br />

gico si può spiegare nel seguente modo: i tradizionisti ragionando per<br />

analogia (qiyàsj sostennero, che siccome le bevande alcooliche per gli<br />

effetti loro erano eguali al vino (khamr), e dacché questo era vietato,<br />

anche le altre erano vietate, e così estendendo il concetto giuridico del<br />

termine kh a m r, vennero ad includere in esso tutte le bevande alcooliche<br />

in generale fcfi-. anche più avanti § 250, nota 1).<br />

Un'analisi filologica della questione non lascia infatti dubbio alcuno<br />

sul vero significato antico della parola quranica khamr. Il Guidi (Guidi,<br />

Sede, 42-43) ed il Fraenkel (Fraenkel, Aram., 160-162), da un esame<br />

acuto della parola, arrivano ambedue alla certa conclusione che la radice<br />

kh a m a r a non è araba, ma araraaica, avente significato originario di co-<br />

prire, nascondere, annebbiare, e fu perciò applicata dagli Aramei al vino<br />

appunto perchè annebbia, offusca l'intelligenza con gli effetti fisiologici<br />

dell'alcool. La parola entrò quindi in Arabia come nome specifico del vino<br />

465.<br />

59


g§ -245, 240. . 14. a. H.<br />

14. a. H. fabbricato dagli Aramei in Siria ed in Mesopotamia, ossia come il succo<br />

[Il vino<br />

Arabi<br />

presso g<br />

antichi e delle uve preparato e fermentato con processi speciali (cfi-. anche Lisàn<br />

nei primi tempi al-Aral). Y. 338-339: Qàmus. II. 35: Tàg al-Arùs, III, 186-187;<br />

^ ^"^<br />

Iqd. III. 400 1. In questo senso esclusivo fu adoprato dai poeti arabi preislamici<br />

(Ge^er. al- A sa. passim), da Imru-alqays, LIX, 10 (Diwàn<br />

Ahlwardt. pag. 157. lin. 13). da al-Nàbighali. XXVII, 9 (Diwàn Ahlwardt.<br />

pag. 28. lin. 7), da Tarafah. V, 42 (Diwàn Ahlwardt, pag. 62,<br />

lin. 9j e perfino da Maometto, come rivelasi chiaramente dal versetto XII,<br />

36. del Qur"àn, in cui si parla di spremere con un torchio il succo delle uve.<br />

Il poeta semipagano abvi Mihgan, di cui avremo lungamente a discoiTere<br />

sotto l'anno 23. H., nel menzionare ripetutamente al-khamr allude solo al<br />

vino, e mai ad altre bevande inebbrianti: anzi ignora interamente le altre.<br />

Dunque khamr è nome non arabo e significa soltanto vino: e merce e<br />

nome sono importazioni straniere in Arabia.<br />

Notevole è altresì il fatto segnalato nei precitati dizionari arabi, come<br />

in un dialetto del Yaman la parola kh a m r adopravasi anche per signifi-<br />

care i grappoli d'uva :<br />

ossia tanto il fi-utto donde si ricavava il vino, quanto<br />

il vino stesse) avevano il medesimo nome, rivelando così l'intrinseco stret-<br />

tissimo legame della parola kh a m r con la bevanda estratta soltanto dalle<br />

uve. Nel citato versetto del Qur-àn abbiamo lo stesso fenomeno, benché<br />

forse Maometto in quel passo si sia espresso incirca nello stesso traslato C(m<br />

cui noi diremmo oggi « spremere il vino » per dire « spremere le uve per<br />

trarne il vino ».<br />

§ 246. — Se dunque il termine khamr ai tempi di Maometto e da<br />

Maometto stesso potè esser soltanto impiegato nel senso preciso di vino e so-<br />

vrattutto di vino portato dall'estero in Arabia, quali furono le ragioni sto-<br />

riche perchè tanti commentatori e tradizionisti hanno voluto sostenere che<br />

la detta parola comprendesse nel suo significato tutte le bevande alcooliche<br />

usate in Arabia, tanto quelle d' importazione straniera quanto le altre di<br />

fabbrica indigena?<br />

La difiicoltà si risolve nello stesso modo delle altre due, vale a dire<br />

ristabilendo nella storia di questo argomento quel processo evolutivo del-<br />

l' Islam ignorato sempre dai tradizionisti. i quali erano sotto 1" illusione<br />

(non è qtai il luogo di stabilire se premeditata o sincera) che l' Islam del<br />

tempo loro in nulla differisse da quello predicato da Maometto. Ci consta<br />

invece (come già si vide in parecchie altre circostanze, e come sarà anche<br />

più chiaro in appresso) che l'Islam non solo vivente il Pi'ofèta, ma in parti-<br />

colar modo nei due primi secoli della sua storia subì un lungo, complesso<br />

e profondo mutamento, una vera trasfoi'mazione, che arrivò sino alle<br />

466.


14. a. H. §g 24(5, 247<br />

sue parti più essenziali. Lo stesso dicasi iierciò anche della questione i"*. a. H.<br />

del vino; vedremo infatti come il contegno dei teologi islamici e le affei--<br />

^rabi a^ntichi^e<br />

mazioni dei teologi e tradizionisti del ii secolo della Higrali (le nostre nei primi tempi<br />

fonti più antiche) non sono già esposizione dei fatti quali erano vivente<br />

il Profeta, ma bensì la interpretazione da loro data ai passi quranici sotto<br />

l'influenza dei sentimenti e desideri propri dei compilatori tradizionistici<br />

nel periodo in cui si formò definitivamente il grande codice dogmatico-<br />

giuridico <strong>dell'Islam</strong>. Per questi compilatori e creatori della giui-isprudenza<br />

islamica tutte le bevande alcooliche erano proibite, qualunque ne fosse la<br />

natura e la composizione. Come vennero essi a siffatta conclusione?<br />

§ 247. — Cominciamo con ricordare un fatto d'essenziale importanza:<br />

gli Arabi ai tempi di Maometto non fabbricavan il vino, perchè ignari di<br />

questa industria difficile che richiede molta attenzione ed una lunga espe-<br />

rienza: conoscevano invece e preparavano una quantità di altre bevande<br />

alcooliche con sistemi rozzi e primitivi, generi di facile fabbricazione, ma<br />

altresì di qualità assai inferiore al vino. Datteri tanto maturi che immaturi,<br />

lo zibibo, grano, orzo, miele ed anche dzurah (una specie di sorgo assai<br />

comune in Arabia ed Egitto) erano le sostanze predilette con cui gli Arabi<br />

fabbricavano varie specie di acquavite, sia immergendole semplicemente<br />

in acqua fi'edda e lasciandovele a macerare per un certo tempo, sia accele-<br />

rando il proces.so di fermentazione con ebollizione dell'acqua in cui queste<br />

frutta erano immerse (cfr., per esempio, Suyùti Kanz, III, 76, n. 1380;<br />

Freytag, 271; Jacob, Arab. Dicht., Ili, 97). Ancor oggi in oriente,<br />

con sistemi ben poco perfezionati, si continua a preparare questo genere<br />

di acquavite, come ricorderà bene chiunque, al pari dell'autore, ha viag-<br />

giato nelle parti meno note dell'Asia Anteriore ed ha vissuto nell' intimità<br />

degli abitanti. Quanti hanno studiato in persona l'oriente, sconosciuto al<br />

volgo dei touristes, converranno con noi che queste bevande alcooliche,<br />

bevibili appena quando manca ogni altra risorsa, non reggono in alcun<br />

modo al confronto con le qualità anche mediocri del vino fabbricato in<br />

Siria, in Mesopotamia ed in Persia. Dalle predette rozze distillazioni viene<br />

fuori un liquido aspro che brucia sgradevolmente il palato e lo stomaco,<br />

che si può bere a piccole dosi come un ristorativo, ma che non dà verun<br />

diletto al palato.<br />

Nessuno vorrà negare, io spero, che qualora si tengano presenti queste<br />

circostanze di fatto, la passione esagerata dei poeti e dell'Arabia antica<br />

verso il vino della Siria e della Mesopotamia trova una spiegazione assai<br />

semplice, che chiarisce inattesamente tutto il problema. La pessima qualità<br />

della bevanda indigena fa comprendere di primo acchito le ragioni dell'al-<br />

dell'Isiàm.<br />

i


§ 247. 14. E. H.<br />

i"*- a- ^- tissimo pregio in cui il vino estero era tenuto e gli sperticati elogi, gli<br />

Arabi antichi e slanci lirici dei poeti arabi quando discorrono della dolce bevanda stra-<br />

nei primi tempi niera, uu vero elisire a confronto degli aspri e rozzi decotti del deserto.<br />

Si comprende altresì come le primitive acquaviti indigene trovassero un<br />

consumo assai più ristretto che non il vino estero. Si osservi inoltre che<br />

mentre i barbari decotti di datteri, orzo, grano o zibibo erano conosciuti e<br />

bevuti dai Semiti da tempo immemorabile, senza mai acquistare quella<br />

voga che rendesse pericoloso il consumo per gli abitanti della penisola, il<br />

vino invece era prodotto di origine relativamente recente, diffuso in Arabia<br />

sovrattutto per l' industria dei mercanti ebrei e dei religiosi cristiani ed<br />

aveva ottenuto un successo del tutto eccezionale in tempi recenti e poco<br />

posteriori all' Era Cristiana. Questo ci spiega come i poeti non alludano<br />

che al vino nei loro poemi e mai agli antichi prodotti nazionali : il primo<br />

era il costoso ineffabile diletto dei ricchi e dei potenti, per lo più sedentari,<br />

gli altri il raro, imperfetto, aspro conforto dei vili e dei poveri, per lo più<br />

agricoltori o nomadi. Basti rammentare che per dissetare le turbe dei pel-<br />

legrini e rompere il cattivo sapore dell'acqua in Makkah, gl'intendenti dei<br />

Qurays solevano gettare nell'acqua dei pellegrini una certa quantità di uva<br />

secca : questa decomponendosi nella macerazione dava alla bevanda un sa-<br />

pore aspro, adatto al palato della povera gente, ma disdegnato dai ricchi.<br />

Così anche ai nostri giorni, nelle campagne italiane, si dà agli operai l'acqua<br />

delle vinaccie, o la miscela di acqua e aceto.<br />

Da siffatte considerazioni più che mai traluce adunque la giustezza<br />

del concetto del Guidi che il vino fosse un oggetto di lusso, un privilegio<br />

dei ricchi, la delizia vietata ai poveri della terra, la bevanda, secondo al-<br />

cuni, del vizio e della corruzione. Fu solo quindi il vino che Maometto<br />

prese di mira, perchè prodotto estero e di lusso, e degli altri prodotti indi-<br />

geni non si diede, il menomo pensiero. Ora alfine ci spieghiamo chiaramente<br />

il versetto del Qur-.àn (IV, 46, cfr. poc'anzi § 243) in cui si vieta ai Musul-<br />

mani di venire ebri alla preghiera in Madìnah, dove, come si vide, non<br />

era vino. Gli ebri di Madìnah non erano ebri di vino, ma di qualche<br />

forte decotto indigeno, contro il quale il Pi-ofèta non emise mai un divieto<br />

assoluto. La dicitura del detto versetto sembra esplicitamente ammettere<br />

l'ebrietà purché non sia durante le preghiere : ammette<br />

perciò che i fedeli<br />

possano bere quanto vogliono, purché siano sobri alle preghiere. Ecco dunque<br />

soppressa, in via naturale, un'altra evidente contradizione del testo qura-<br />

nico, onde vediamo chiarirsi tutta la questione che ora c'interessa.<br />

Dunque Maometto vietò soltanto il vino e non le bevande nazionali,<br />

e il divieto ebbe principalmente origine dal fatto che il vino era un og-<br />

468.


14. a. H. §§ 2 il, 248.<br />

getto di lusso, un istrumento di propaganda cristiana ed ebraica e un pri- ^^- ^- ^<br />

• .<br />

1<br />

. . , .<br />

T<br />

,. . . -, . , . . -. IH vino presso gli<br />

vilegio dei ricchi e licenziosi, l^a natura essenzialmente democratica di y^rabi antichi e<br />

Maometto aveva un'istintiva avversione per il lusso e la prodigalità (^). "^' P""'"^' tempi<br />

Alla vigilia però di prendere Makkah, come già si disse, Maometto<br />

comprese l'opportunità di inculcare il divieto del vino per porre un argine<br />

al consumo crescente di esso tra i suoi seguaci, consumo dovuto all'au-<br />

mentata ricchezza dei Musulmani. Egli ebbe anche timore che le bettole<br />

numerose di Makkah avrebbero accelerato ed aggravato la diffusione del<br />

vizio di bere, e volle provvedere a tempo. Da ciò ebbe origine la rivela-<br />

zione V, 92-93 (cfr. § 243j, la quale chiaramente motiva il divieto, perchè<br />

vino e giuochi d'azzardo sono fomiti di liti e distolgono dal servire la<br />

causa di Dio. Siccome però il Qur-àn non contiene altri versetti posteriori<br />

sul vino, è palese che vivente Maometto, grazie forse al gran rispetto per<br />

la sua autorità, e per il divieto ai suoi Compagni di dimorare in Makkah,<br />

le conseguenze pericolose del vino non si fecero sentire in modo molto<br />

sensibile. Ben diverso fu il caso quando il grande riformatore fii sceso<br />

nella tomba.<br />

Nota 1. — Dalla concordanza unanime di tutte le tradizioni loltre che dalle conclusioni del pre-<br />

sente ragionamento) par sicuro ritenere che Maometto, animo essenzialmente democratico, fu sempi-e<br />

avverso al lusso. Nonostante il numero si grande delle tradizioni apocrife e la posteriore tendenza tra-<br />

dizionistica di condannare il grande lusso della corte abbasida, pure tale è il numero di dati diretti e<br />

indiretti in conferma di questo principio del Profeta, che siamo costretti ad accettarlo come autentico,<br />

e vale perciò nel nostro caso come una conferma che il divieto del vino fosse anche motivato dall'essere<br />

il vino un oggetto di lusso e costoso.<br />

Maometto si vuole abbia condannato l'uso di bere in coppe d'oro e d'argento iTirmidzi. II. 10.<br />

lin. 10 e segg.), vestire abiti di seta pura e di broccato i,Tirmidzi, I, 205, lin. 18).<br />

Jacob, Arab. Dicht, III, 105.<br />

§ 248. — La morte del Profeta e gli eventi che la seguirono mutaron<br />

profondamente le condizioni degli Arabi seguaci delle nuove dottrine. Ven-<br />

nero cioè le conquiste: agli stenti ed alla miseria successero l'abbondanza<br />

sconfinata e mai sognate ricchezze. I laceri guerrieri del deserto irrup-<br />

pero in pae.si dove, a paragone della patria, regnava l'abbondanza di tutte<br />

le cose necessarie alla vita: i vincitori divennero i padroni del paese del<br />

vino per eccellenza, e la bevanda dolcissima, un tempo invidiato privilegio<br />

dei ricchi, venne alla portata di tutti a vile prezzo, facile a procurarsi in<br />

ogni più remota borgata. L'ebrezza delle vittorie trascinò i nuovi padroni<br />

dell'Asia ad altri eccessi, alla sodisfazione scapestrata di tutti i piaceri<br />

che il paese sì largamente loro offriva. Non bastò più la gloria sui campi di<br />

battaglia: ognuno volle godere sconfinatamente di tutti i diletti, di cui<br />

erano stati sì lungamente privi: bottino, donne e vino. In quel selvaggio<br />

.scatenamento di passioni intense, chi si curò più di osservare rigidamente<br />

i precetti del defunto Profeta?<br />

469.<br />

"


14. a. H.<br />

§ 248. 14. a. H.<br />

i vincitori erano per lo più nomadi dell'Arabia eentrale e settentrio-<br />

ni vino presso gli . , -. ,. , , , . •<br />

i n<br />

Arabi antichi e naie, sottomessi al nuovo ordine di cose solo da pochi mesi: della nuova<br />

nei primi tempi legge poco o iiulla sapevano, né si curavan di sapere. I capi stessi, gli<br />

stessi Compagni del Profeta davano il jjeggiore esempio. Si narra di<br />

Khàlid b. al-Walid, il maggiore eroe delle conquiste, che apertamente<br />

confessasse, negli ultimi anni della sua vita: « Io ho avuto sempre troppo<br />

« da fare con la guerra contro gl'infedeli, per conoscere gran che del<br />

«Qur-ànI» (Hagar, I, 852, lin. 15). Un altro celebre guerriero, Amr h.<br />

Ma'dikarib, interrogato se conoscesse il libro sacro, rispose: « Affatto! Io<br />

« abbracciai l'Islam nel Yaman, ed ebbi troppe guerre per potermi occu-<br />

« pare del Qur-àn! » E Basir b. Rabi'ah a un'identica domanda rispose:<br />

« Del Qur'àn conosco una cosa sola: In nome di Dio clemente e miseri-<br />

« cordioso! » (Doz}^ Essai, 171, il quale aggiunge che un secolo dopo la<br />

conquista gii Arabi stabilitisi nell'Afi'ica ignoravano ancora che Maometto<br />

avesse vietato l'uso del vino). Quando il Califfo 'limar scrisse a Sa'd b.<br />

abi Waqqàs in Persia di distribuire ai militi gii 'atà o stipendi di guerra<br />

in proporzione di quanto Qur'àu ogni guerriero sapeva a mente, Amr b.<br />

Ma'dikarib, interrogato su questo argomento rispose: « Io non ne conosco<br />

«una sola parolai» ( Iqd, I, 144, lin. 12-14).<br />

Se tali dunque erano i<br />

capi, quali saranno stati i sentimenti e la<br />

condotta dei loro numerosi dipendenti, ignoti, ignoranti avventurieri del<br />

deserto ?<br />

Da queste notizie possiamo trarre la certezza che la conquista della<br />

Siria fu il segnale generale per uno scatenamento di passioni; tra le quali<br />

quella di abbandonarsi agli eccessi del vino fu certo una delle più in<br />

voga(^), come attestano le tradizioni già date ed altre che daremo in ap-<br />

presso. Il contagio si propagò dalle j^rovincie conquistate all'Arabia, alla<br />

capitale stessa ed alla sacra Makkah, due città che sotto gii Umayyadi,<br />

come vedremo più avanti, divennero i centri della dottrina, ma anche del<br />

vizio e della lussuria musulmana. Le ricchezze sì rapidamente e facil-<br />

mente accumulate da gente che aveva sofferto sempre la fame, la sete<br />

ed ogni sorta di privazioni, sospinsero fatalmente a pazze prodigalità e ad<br />

eccessi, di cui perfino i Compagni del Profeta si resero pubblicamente<br />

colpevoli: venne il lusso e la sete della sodisfazione immediata sfrenata<br />

di tutti i desideri.<br />

Nota 1. — lu una tradizione riportata da Muslim (II, 38, lin. 21) sull'autorità di Mu'àdz b. Hisàm<br />

(da suo padre Hisàm, da Qatàdah, da Anas b. Màliki è detto: «Quando venne al potere 'Umar e la<br />

«gente si avvicinò al rif (= terre coltivate) ed ai villaggi, (essendo invalso l'uso del vino) il Califfo<br />

«'Umar, seguendo il consiglio di 'Abd al-rahmàu b. 'Awf, stabilì come minimo della pena (per cbi ne<br />

«bevesse! ottanta colpi di verga». In questa tradizione abbiamo cbiaramente allusione all'effetto prodotto<br />

470.


14. a. H. §§ 248, 249.<br />

sili giieiTieri dell' Isiàm dalle coiiquiste e dalla tacile copia della bevanda vietata, quando per l'occuiui- 14. a. H.<br />

zione militare di paesi in cui abliondavano vigneti e vini la tenta^^ione all'abuso dovette riuscire irre- |ll vino presso gli<br />

sistibile. Arabi antichi e<br />

nei primi tempi<br />

§ 249. — In questo momento critico fii .somma ventura per l'Islam<br />

che alla direzione della cosa pubblica stesse un uomo di grande autorità,<br />

di carattere energico, dotato di vere qualità d'un uomo di stato: spirito<br />

ti irte ed avveduto, che aveva appreso da un grande maestro l'arte di gui-<br />

dare e domare gli uomini più indisciplinati ed irrequieti dell'Asia. Quando<br />

i rapporti dei suoi luogotenenti in Siria e gli scandali nella stessa Ma-<br />

dinah, dove perfino un suo figlio era stato uno dei primi a dare il cattivo<br />

esempio, gli rivelarono il periglioso pendio per cui scendeva la morale del<br />

suo popolo, egli con straordinaria fermezza si oppose alla corrente ed ordinò<br />

severe punizioni, insistè sul rispetto alla legge quranica, la quale volle oi-a<br />

intesa in un senso assai più imperativo e rigido che non fosse in realtà,<br />

appunto perchè il pericolo che egli aveva a combattere, era di gran lunga<br />

più grave che non fosse stato ai tempi del Profeta nella patriarcale Ma-<br />

dinah. Condannò lo stesst) suo figlio alla pena dolorosa di esser battuto<br />

con verghe (').<br />

La condotta del Califfo in questa speciale materia ha stretti l'apporti<br />

con tutto un indirizzo del suo governo, sul quale avremo a discorrere nel-<br />

l'annata 23. H., quando tratteremo la sintesi del califfato di 'Umar. Questi<br />

cioè venne al potere quando era iniziato un movimento di espansione vio-<br />

lenta, direi quasi spasmodica, avvenuta indipendentemente dalla volontà<br />

del Califfo e sulla quale l' influenza personale del sovrano era in principio<br />

quasi nulla: egli dapprima giudiziosamente si contentò di lasciare le briglie<br />

sciolte sul collo del focoso destriero. Ma appena, per sazietà di ricchezze<br />

e di eccessi, gli animi incominciarono a calmarsi e seguì un breve periodo<br />

di l'equie relativa (tra il Ki. ed il 21. H.: anche la morìa ed il panico<br />

spaventoso della peste del 18. H. ebbero effetto di calmiere), egli, con<br />

felice intuito, comprese esser giunto il momento miglioi-e per intervenii-e<br />

in persona, e strette in mano fermamente le redini del governo, insistè<br />

sul i-isj)etto dovuto alla legge islamica ed agì, dove era possibile, con im-<br />

placabile severità. Ninno apertamente si oppose, ed egli fu obbedito: niuna<br />

prova maggiore si può avere dell'abilità e della saggezza politica dell'uomo,<br />

che aveva chiaramente compreso quale intimo rivolgimento morale era<br />

avvenuto negli animi dei suoi sudditi in sì breve corso d'anni, effetto<br />

immediato e profondo della grande rivoluzione semitica. I Musulmani a<br />

lui volentieri e prontamente obbedirono, perchè ognuno si persuase che il<br />

monarca di Madlnah nf>n agiva per alcun interesse personale, ma unica-<br />

471.<br />

'*®" '^'^'"•l


"^.'..f^,'!^'<br />

<strong>dell'Islam</strong>.<br />

i<br />

§§ 249, 250. 14. a. H.<br />

14. a. H. mente per il bene della comunità intera, in nome della legge di Maometto,<br />

[Il vino presso gli . ,. -^.<br />

Arabi antichi e (Iella religione e di Dio.<br />

'^'<br />

Nota 1. — Con ciò non intendo entrare per ora in merito alla questione, quanta parte di queste<br />

tradizioni sia apocrifa. Nelle notizie sulle misure disciplinari prese da 'Umar è certamente entrata<br />

molta materia tendenziosa, ma v'è un fondo storico sicuro, sul quale non vi può esser dubbio. Quanto<br />

materiale apocrifo si sia accumulato su tale fondo è questione di apprezzamento di natura in parte<br />

subbiettiva, e sulla quale si può discutere del piìi e del meno. E certo che 'Umar intervenne energicamente<br />

nella controversia e inflisse pene. Molto incerto invece è se le pene specificate siano quelle<br />

i-ealmente ordinate dal Califfo oppure quelle escogitate dai tradizionisti e giureconsulti. In favore della<br />

tradizione si può dire che le notizie delle pene concordano talmente tra loro da meritare forse più<br />

fiducia che non si creda. Se l'ammontai-e della pena fosse stata interamente inventata in tempi poste-<br />

riori, è molto probabile che avremmo una discrepanza assai maggiore di notizie. E bene essere molto<br />

scettici nell'accogliere le tradizioni islamiche, ma in tale scetticismo v'è pure un giusto limite, oltre-<br />

passando il quale s' incorre nel rischio di negare arbitrariamente anche verità storiche. Ritorneremo su<br />

questo argomento delicato sotto l'anno 23. H., quando tenteremo una sintesi critica dell'opera di 'Umar.<br />

§ 250. — Se però 'Umar interpretò le raccomandazioni di Maometto<br />

sul halàl wa haràm (il lecito e il proibito) con un rigore, che il Profeta<br />

non aveva mai creduto di applicare, il Califfo era rimasto fedele alla let-<br />

tera del verso quranico, e le sue misvu'e repressive si limitarono ai Musulmani<br />

colpevoli di ber vino. Delle altre bevande egli non si diede pensiero:<br />

ne faceva anzi uso egli stesso, come ripetutamente attesta la tradizione<br />

fcfr. Saad. III. 1. pag. 244, Un. 23). Scompar.so però 'Umar. l'Islam na-<br />

scente perdette uno dei suoi più validi ritegni, ed il moto evolutivo<br />

spontaneo riprese il suo fatale indirizzo: successe il debole 'Uthmàn, al<br />

quale nessuno prestò più ascolto, poi scoppiarono le guerre civili, ed all'or-<br />

dine segui l'anarchia amministrativa, politica e morale. Arrestato il disor-<br />

dine politico ed amministrativo con la venuta al potere di Mu'àwÌ3'ah,<br />

uno dei più accorti sovrani dell' Islam antico, si delineò netto il carattere<br />

puramente mondano del nuovo ordine, e questo indirizzo si accentuò ancora<br />

più sotto i suoi successori e dvu'ante il secondo lunghissimo periodo di<br />

guerre civili. Gli Umay\^adi rivolsero ogni loro attenzione al governo della<br />

cosa pubblica, e solo s'immischiarono di faccende religiose e teologiche in<br />

quanto era necessario per consolidare i propri interessi politici; ma niun<br />

vero interessamento mostrarono all'evoluzione sana della fede in conformità<br />

dello spirito del loro fondatore. L'Lslàm come fede e come sistema giuridico<br />

fu lasciato molto in balìa a sé stesso, e si svolse con quasi piena libertà<br />

nel senso che meglio si confaceva ai gusti della maggioranza dei fedeli. Se<br />

possiam credere alle nostre fonti, per quanto imbevute di pregiudizi anti-<br />

umayyadi, i califfi della dinastia umayyade non ebbero verun ritegno nella<br />

loro condotta privata e pubblica, e furono senza velo e vergogna forti con-<br />

sumatori della vietata bevanda, sicché intorno a loro sorse una pleiade<br />

di poeti che cantavano con ispirazioni schiettamente pagane le bellezze<br />

47-2.


14. a. H. g 250.<br />

e le dolcezze del vino, le gioie sensuali di baccanali arabici alla corte di i*- a- H.<br />

Damasco e perfino nelle città sante d'Ai'abia. ^J^^^ a'ntlchi^e<br />

Sul cadere però della dinastia Umayyade la conversione rapida dei "®' P'"''^' ^^mp\<br />

popoli soggetti alla nuova tede aveva avuto per singolare risultato che,<br />

tra i Musulmani, gli Arabi eran divenuti ormai la minoranza: questi neo-<br />

Musulmani intendevano però la nuova fede con uno spirito totalmente di-<br />

verso da quello dei loro padroni. Essi riportarono nell'Islam una corrente<br />

di nuovo e vero sentimento religioso, che mancava ai nomadi conquista-<br />

tori dei tempi di limar; onde la rivoluzione che abbattè gli Umayyadi e<br />

portò al potere gii Abbasidi fu essenzialmente nazionalista, anti-ara.bica<br />

e religiosa: ai guerrieri gaudenti della stirpe di Umayyah, successero i<br />

fanatici tiranni della progenie di 'Abbàs, molti dei quali velavano le loro<br />

basse cupidigie con manifestazioni ipocrite di fede e con persecuzioni reli-<br />

giose e discussioni teologiche. Sotto il loro dominio prevalsero concetti<br />

teologici rigidamente ortodossi e si svolse quel grande processo reazionario<br />

dello spirito pubblico, trascinati dal quale i giuristi arrivarono alle loro<br />

conclusioni sì rigidamente restrittive.<br />

Sotto gii ultimi Umayyadi erasi già delineata chiaramente una ten-<br />

denza al rigorismo dottrinale, ma essa era sovrattutto manifesta nelle<br />

scuole giuridiche del tempo, ed assai naeno nel potere esecutivo, sebbene<br />

in questo, nonostante la separazione netta tra autorità spirituale e quella<br />

politica, cominciasse ad apparire quello spirito intollerante in materia re-<br />

ligiosa, che divenne carattere distintivo della dinastia Abbasida. Su questa<br />

ebbero grande influenza i teologi e giuristi, e così nacquero quel rigido<br />

rigorismo dottrinale, quell'ossarvanza puntigliosa di formalità rituali e l'in-<br />

quisizione di stato personalmente diretta dai Califfi. Lo spirito intollerante<br />

dello scomparso governo sassanida rinacque ora sotto vesti musulmane,<br />

dacché la maggioranza dei Musulmani non erano più Arabi, ma Persiani ed<br />

Aramei, i quali intendevano la religione in tutt'altro modo che non il nomade<br />

del deserto. Ogni versetto, ogni parola del testo sacro fu sottoposta al<br />

più minuzioso esame, ogni sua disposizione fu inculcata con gretta asprezza,<br />

perchè tale era il sentimento della maggioranza, spontanea reazione non<br />

araba contro l'arabica licenza Umayyade, e fors' anche per indiretta in-<br />

fluenza dei Manichei, allora assai numerosi: da ciò ne venne che non solo il<br />

vino ma tutte le bevande inebbrianti furono rigidamente proscritte nelle<br />

scuole giuridiche, ed ogni violazione del divieto severamente condannata (^).<br />

Alla scuola rigorista non mancò una tenace opposizione da parte di una<br />

minoranza sempre decrescente, che sostenne esser vietato solo il vino e non<br />

le altre bevande purché usate in misura ragionevole; essa protestò contro<br />

US.<br />

60


§S -2011 251. 14. a. H.<br />

^'*-<br />

[Il vino<br />

Arabi<br />

^- ^-<br />

presso gli<br />

antichi e<br />

il concetto che bere queste fosse un atto impuro, ammettendo un crimine<br />

i t<br />

'^•'lu nell'ebrietà. La guerra iù combattuta con tradizioni apocrife che i due<br />

nei primi tempi<br />

deirislàm.j<br />

partiti coniavano in casa<br />

...<br />

e reciprocamente si<br />

,<br />

scagliavano<br />

.<br />

in faccia. Pui-<br />

troppo la tradizionistica musulmana ha preterito conservare le tradizioni<br />

che valsero come armi ed argomenti nella grande polemica allo stretto rigo-<br />

ri.smo ortodosso, e trascurò di conservare le altre del partito più liberale.<br />

Cosi abbiamo tradizioni che mettono in bocca al Profeta l'esplicita dichia-<br />

razione che con khamr s'intende ogni bevanda alcoolica, di qualunque<br />

specie essa sia (Muslim. II, 125 e segg. : Suyùti Kanz, III, 72, n. 1358;<br />

73, n. 1380: 77, n. 1470 e segg.)^ Così pure si è conservata l'altra tradi-<br />

zione che ci riporta nel vivo di quelle contese antiche: Maometto avrebbe<br />

detto nientemeno: « Non passeranno molti giorni e molte notti, che una<br />

« parte del popolo mio berrà vino e lo chiamerà con un nome diverso » (Suyùti<br />

Kanz. Ili, 73. n. 1385, 1388; pag. 76, n. 1449-1464, ecc.; Bukhàri<br />

(Cairo), III, 294-295). Tutte queste tradizioni provano che in origine khamr<br />

significasse soltanto vino, e che per combattere la scuola più liberale i rigo-<br />

risti dovettero almanaccare ed inventare gli argomenti e le testimonianze ('-).<br />

Nota 1. — Questo fu anche, come mi ossen-a il prof. Nallino, un naturale portato degli studi<br />

dei giuristi, sopra tutto di quelli che fecero uso del ta'lil, cioè della ricerca delle cause delle disposi-<br />

zioni proibitive e positive divine. Mettendo in rapporto i vari passi quranici, è naturale che credessero<br />

la proibizione del vino dovuta all'ubbriachezza che ne può conseguire : dovevano<br />

quindi inferirne la<br />

proibizione di tutte le bevande inebbrianti.<br />

NoT.^ '2. — Il gi-ande giureconsulto, abu Hanifah. ammette, per esenri^io, che si possa bere il<br />

natii' al-zabil) wa-1-tamr (acqua in cui si siano messe a macerai-e uve secche o datteri i, purché tale<br />

miscela siamessa a cuocere e ridotta a non meno di un terzo, e se ne beva solo quel tanto ohe non inebbri<br />

iKliamis. n, .SO, lin. 13i.. In colali dichiarazióni artefatte dei giuristi musulmani troviamo la traccia<br />

evidènte dell'antico concetto vigente ai tempi di Maometto e di 'Umar, vale a dire che solo il vjììo era<br />

vietato e non le altre bevande iTirmidzi, li, e segg.i.<br />

Veggansi pure in Suyiìti Kanz (ITI, 77, n. 1470 e segg.i, dove abbiamo una lunga serie di tradi-<br />

zioni sul nabidz inome generico dato. a tutte' le diverse specie di bevande alcooliche fatte con zibibo,<br />

datteri, orzo, ecc. i, nella maggior parte delle quali predomina il concetto che tutte le bevande, tranne<br />

il vino, possono essere usate, purché o diluite con acqua o in misura tale da non produrre ebrietà;<br />

queste sono una memoria travisata del vero concetto quranico. Difatti, secondo una tradizione in al-<br />

Tirmidzi (U, 9, lin. 26|, il Profeta stesso beveva ogni giorno un po' di nabidz, vale a dire beveva acqua<br />

in cui erano messi a macerare datteri per non più di dodici ore.<br />

Cfr. anche Muslim, IT, 181 e Bukhàri (Cairo), III, '295. lin. 24. per altri particolari sul nabiijz<br />

bevuto dal Profeta: e il passo già citato di ibn Sa'd, sull'uso che ne faceva 'Umar.<br />

§ 251. — Rimane ora soltanto a studiar brevemente un quesito: clu<br />

istituì la pena di battere con verghe i colpevoli di ebrezza?<br />

Il Qur"àn non fa menzione di pene: tale silenzio significativo è un argo-<br />

mento molto forte per sostenere che Maometto, sempre opportunista ed alieno<br />

dal gravare la mano sui propri seguaci, non lasciasse alcuna disposizione<br />

l'iguardo alle pene per abuso e tanto meno per uso di vino. 11 Profeta è<br />

ai>sai parco di pene nel testo .sacro: lo studio del Qur'àn e delle tradizioni<br />

474.


14. a. H. g 251.<br />

sotto questo rispetto lascia l' impressione che Maometto, nel trattare con 14. a. H.<br />

Il vino presso gli<br />

i suoi, preferisse costantemente la politica del perdono e degli accomo Arabi antichi e<br />

damenti f). E anche probabile che tanta fosse la sua autorità, si grande nei primi tempi<br />

il suo prestigio, sì vera e sincera la devozione dei seguaci in Madinah, ^ ^ ^"^<br />

tanto tino il suo tatto politico, che egli non avesse mai occasione o neces-<br />

sità di agire verso di loro con severità. Quanto alle mancanze dei Musul-<br />

mani vaganti nel deserto, Maometto sapeva come fosse più proficuo ed<br />

opportuno di chiudere un occhio e fingere d' ignorare. Non era possibile esi-<br />

gere dai Beduini un'obbedienza completa, e conveniva trattarli con molta<br />

moderazione e larghezza di vedute. Esaminando criticamente le tradizioni<br />

sulle pene inflitte dal' Profeta, quali noi le troviamo nelle gi'andi raccolte<br />

canoniche, e mettendo in dis]ìarte quelle chiaramente apocrife, viene irre-<br />

sistibile la convinzione che il Profèta assai raramente punisse per motivi<br />

di rituale religioso i suoi seguaci: si potrebbe quasi affermare che non ne<br />

punisse mai alcuno e che preferisse ad una pena corpoi-ale immediata, pu'o-<br />

blicare minacele di pene eterne nell'altra vita con rivelazioni quraniche.<br />

È questa una fisionomia caratteristica del breve dominio di Maometto in<br />

Madinah, che nessun biografo del Profeta ha mai esaminata, ma che, se<br />

fosse studiata con la cura che merita, getterebbe una luce singolarmente<br />

favorevole sul grande riformatore: darebbe una misura precisa e grafica<br />

della straordinaria autoi-ità morale goduta da (juelF uomo singolare, che<br />

senza rini]iiego di verun mezzo violento sapeva tenere a bada uomini<br />

ribelli come gli Ai-abi. Non è qui il luogo di entrare in siffatto argomento:<br />

ci contenteremo di rilevare che quasi tutte le pene inflitte dal codice mu-<br />

sulmano a quelli che violano la legge furono stabilite dai Califfi e dai luo-<br />

gotenenti dei medesimi nelle varie provincie, nel corso del primo e secondo<br />

secolo della Higi'ah. In nessun caso si può sicuramente sostenere che le di-<br />

sposizioni penali pi-ovengano dal Profeta. Le tradizioni che diamo qui ap-<br />

presso sulle pene inflitte per uso di vino sono fondate su autorità notoria-<br />

mente sospette, e non meritano che scarsissima fiducia.<br />

Nota 1. — Basta citare un fatto solo a confei-ma di tale asserto: nel Quràn iIV, M-9ÓI si stabili-<br />

scono le pene, tutte pecuniarie, alle quali deve sottostare un credente, se uccide per isbaglio un altro<br />

credente (vale a dire liberazione di uno schiavo, pagamento del prezzo di sangue, o l'equivalente in<br />

elemosine o anche in digiuni i: > se però », Maometto prosegue, un<br />

i- i credente i uccide premeditatamente<br />

' un (altro) credente, la sua pena sarà l'inferno: ivi egli rimai-rà'in eterno, e Dio sarà irritato con lui e<br />

"lo maledirà e preparerà per lui una grande punizione». Dunque, per un omicidio tra Musulmani il<br />

Profeta commina soltanto una pena neWaltra vita, e, pur avendo abolito la vendetta, nulla dice sulle<br />

pene da infliggersi in i/iii'xta: il Profeta non osò introdurre nel testo sacro una pena di morte contro<br />

un Musulmano e preterì non vincolarsi con una rivelazione sopra un argomento tanto grave, conservandosi<br />

completa libertà d'azione per ogni singolo caso che si fosse jìresentato. La scarsità di pene<br />

corporali da infliggersi a Musulmani, di cui si faccia menzione nel Qur-àn (battitura con verghe del-<br />

l'adultero, XXIV, 1-5; il taglio della mano per furto, V, 42-43; gli orrori ordinati per pagani uccisori<br />

di Musulmani in V. 37 [poi abrogati]), è una fisionomia del testo sacro che non è stata mai ancora stu-<br />

475.


§§ 251, 262. 14. a. H.<br />

14. a. H. diala, e pur darebbe molto lume .sul carattere e, sulla politica conciliativa del Profeta, che conosceva<br />

I vino presso gli i suoi Arabi e sapeva l'inutilità di esigere l'osservanza di certe leggi, perchè era impossibile ottenerne<br />

Arabi antichi e l'esecuzione: egli era istintivamente avverso all'uso di mezzi violenti verso i propri seguaci (cfr. Juyn-<br />

nei primi tempi boli, HOl e seggi.<br />

<strong>dell'Islam</strong>.<br />

§ 252. — abù Yùsuf, dopo aver detto che chiunque è scoperto in atto<br />

di bere vino (molto o poco che sia non fa differenza) dev'essere punito,<br />

cita una tradizione (da al-Haggàg, da Husayn, da al-Sa'bi, da al-Hàrith,<br />

da 'Ali b. abi Tàlib) secondo la quale la pena del bere vino è di ottanta<br />

colpi di verga (Yùsuf, 99, lin. 16). — In altra tradizione (da ibn abi 'Urùbah,<br />

da 'Abdallah b. Firùz al-Dànàg, da Husayn, da 'Ali b. abi Tàlib) specifica<br />

meglio la pena, affermando che il Profeta punisse gli ebri con quaranta<br />

colpi di verga, che lo stesso facesse abù Bakr, ma che 'Umar b. al-Khattàb<br />

completasse la pena elevandola ad ottanta colpi, qualunque fosse la bevanda<br />

inebbriante, o vino d'uva (khamr), o nabidz (decotto di datteri o orzo):<br />

dovevasi però fare la differenza che, mentre era punibile chi bevesse vino<br />

(khamr) anche in quantità minime, per le altre bevande 'Umar puniva<br />

soltanto se i colpevoli ne tracannavano tanto da inebbriarsi e da perdere<br />

i sentimenti (^) (Yùsuf, 99, lin. 20 e segg.).<br />

In Muslim (II, 38, lin. 15 e segg.) (sull'autorità di Su'bah, da Qatàdah,<br />

da Anas b. Màlik) è narrato che ad un uomo ebro il Profeta facesse in-<br />

fliggere circa quaranta colpi con due garidah (ramo di palma verde o<br />

secco, senza foglie) : abù<br />

Bakr si conformò a questo precedente, ma 'Umar,<br />

consultatosi con la gente (= i Compagni) e seguendo un consiglio di 'Abd<br />

al-rahmàn b. 'Avvf, elevò il minimo della pena ad ottanta colpi. Cfi-. Bulgari<br />

(Cairo), IV, 156 (pure da Anas b. Màlik).<br />

Un'altra tradizione più recente ammette nel Musulmano colpevole di<br />

ebrietà quattro ricadute, ma aggiunge che alla quinta recidiva debba<br />

essere mandato a morte (Suyùti Kanz, III, 74, n. 1398 e segg.; Hagar,<br />

III, 372).<br />

Riguardo alle tradizioni date da abù Yùsuf basterà ricordare la notizia<br />

riferita altrove (cfr. 10. a. H., § 146), che tutte le tradizioni attribuite ad<br />

'Ali sono menzogne, secondo l'esplicita ammissione di un'autorità musul-<br />

mana. Su Anas h. Màlik, l'autorità principale delle altre riportate da<br />

Muslim, ricorderemo quanto si disse nell' introduzione sulla" certa origine<br />

apocrifa delle tradizioni attribuitegli. Anas b. Màlik era ancora un bambino<br />

quando mori Maometto, ed egli al pari di abù Hurayrah supplì con una<br />

fervida fantasia, non fedele sempre al vero, alle curiosità della seconda<br />

generazione di Musulmani, avida di notizie sul grande fondatore della<br />

nuova religione. A lui quindi furono attribuite molte tradizioni che mai<br />

trasmise.<br />

476.


14. a. H. § 252.<br />

Noi crediamo perciò che le pene per il vino furono introdotte ed in<br />

[Il vino presso gli<br />

flitte dal Califfo 'Umar dopo sentito il parere dei Compagni, in particolare ' Arabi "antichfe<br />

di 'Abd al-rahmàn b. 'Awf; ma sulla misura esatta delle medesime nulla "^'<br />

possiamo dire: il numero delle battiture fu fissato soltanto nel ii secolo<br />

della Higrah; prima di ciò esistè certamente molta larghezza di vedute,<br />

e nella pratica deve esser stata molta varietà di pene, abu Mihgan, per<br />

esempio, il poeta beone, fu punito con il solo esilio (cfr. 23. a. H.)<br />

Tali misure repressive ebbero il voluto effetto? — Esistono molte ra-<br />

gioni per ritenere che 'Lmar non ottenesse gran cosa, ma che tutto al<br />

più infì-enasse a Madinah uu abuso del vino: non certo vi pose fine. La<br />

storia che segue fino all'avvento degli 'Abbàsidi ci narra molti fatti, dai<br />

quali dobbiamo desumere che, regnanti gli Umayyadi ed anche alcuni 'Ab-<br />

bàsidi, il vino fosse largamente ed a volte anche pubblicamente bevuto<br />

in tutte le classi tranne quelle più puritane. Man mano che capiteranno<br />

le notizie nelle annate seguenti non mancheremo di dar loro il voluto<br />

rilievo, e non occorre pej" ora insistere su questo punto. Ci limitiamo sof-<br />

tanto a un'osservazione che sarà più evidente ancora in appresso: alludo '<br />

cioè a quella importantissima che, se nel Qur-àn troviamo alcuni divieti<br />

anche severi e precisi, non dobbiamo illuderci sull'osservanza scrupolosa<br />

dei medesimi: essa era ristretta a un numero molto esiguo di persone: la<br />

maggioranza, imbevuta ancora di paganesimo e di usanze e preconcetti ara-<br />

bici, si disse musulmana, ma in realtà continuò la vita spensierata e liber-<br />

tina di prima (cfr. Snouck Hurgronje, Mekka, II, pag. 219-220). Le<br />

scoperte meravigliose fatte dal Musil nell'Arabia Petrea a Qusayr 'Amrah<br />

(cfr. l'articolo del Becker nella Z. A., 1907, 355-379 e dello Snouck Hur-<br />

gronje, ZDMG., voi. LXI, anno 1907, pag. 18G-1 91), dove in un castello,<br />

eretto forse da un principe della dinastia Umayyade, abbiamo un grande<br />

sfoggio di arte pittorica, hanno stretta attinenza con il nostro soggetto.<br />

Oggidì infatti nel mondo musulmano sono vietate le immagini e le pitture<br />

di soggetti animati altrettanto severamente quanto il vino. Vediamo così<br />

come molti divieti considerati oggi quali manifestazioni essenziali tipiche<br />

della fede islamica, fossero ignorati nel i secolo della Higrah. Cominciamo<br />

cioè ora a capire che nell'Islam molte leggi tardarono assai a prevalere e<br />

ad essere rispettate, perfino quelle che nel testo sacro furono rivelate. Un<br />

nucleo non grande di veri e devoti credenti arabici propugnò e tenne vivi<br />

i principi fondamentali dell' Isiàm, ma fece sovrattutto proseliti tra i non<br />

Arabi, che avevano assai maggiore inclinazione a vita religiosa e maggiori<br />

tendenze al misticismo, all'ascesi ed alla mortificazione dei sensi. Questi<br />

proseliti non Arabi (pur sempre semiti) fecero l'Islam medioevale, da cui<br />

477.<br />

14. a. H.<br />

p'"^' *®'^p'<br />

dell' Islam. I


14- a- H.<br />

§ 252. 14. a. H.<br />

si è svolto r Isiàm odierno. Gli Arabi diedero invece la prima spinta, se-<br />

lli vino presso gli . , • •<br />

i i i. n j. j. i i<br />

Arabi antichi e minarono la grande idea, ma non seppero mantenersi alia testa del movi-<br />

nei primi tempi mento: al principio del ii sec. H. i non Arabi hanno già acquistato il pi-f-<br />

niato. e gii Arabi veri scompaiono. I non Arabi divennero rigidi osservatori<br />

dei precetti quranici: mentre gii Arabi puri in Siria, in .Makkah e in<br />

Madinah, sotto Umayyadi ed i primi Abbàsidi, si permisero l'uso abbon-<br />

dante di vino, e nel volere coperte d'immagini le mura di Qusayr Amrali.<br />

rivelarono chiaramente di essere stati poco o nulla preoccupati dai rigidi<br />

concètti di formalismo religioso delle generazioni successive.<br />

Insistiamo su questo punto perchè crediamo che finora, illusi dal tenore<br />

delle tradizioni, gii storici occidentali abbiano dato alla genesi <strong>dell'Islam</strong><br />

mondiale un carattere soverchiamente religioso: noi riteniamo invece che<br />

il primo moto fu essenzialmente economico-politico-militare, e divenne reli-<br />

gioso con il tempo e con il concorrere di circostanze di cui avremo più<br />

ampiamente a trattare in avvenire (cfr. Becker, C h r i s t e n t u m u n d<br />

Isiàm, pag. 18 e segg.). Quel che si è esposto .ora è in stretta relazione<br />

con quanto si disse sommàriamente sul preteso fervore religioso degli Arabi<br />

di Maometto e dei suoi immediati successori (cfr. 10. a. H., §§ 89 e segg;<br />

12. a. H.. §§ 286 e segg.): non tarderemo a ritornare con altre prove su<br />

questo stesso argomento.<br />

XoTA 1. — abu Yfisuf infatti adduce anche la seguente tradizione singolare ida al-Sa'bàn, da<br />

Hasan b. al-Mukbàriq) : un tale mentre era digiuno, accompagnò una volta in viaggio il CaliiFo 'Umar,<br />

e quando ruppe il digiuno si prese un otre pieno di uabìdz di proprietà del Califfo stesso e ne bevette<br />

finché s'inebbriò. Il Califfo 'Umar lo fece battere con verghe. L'uomo protestò, dicendo : « Ma io ho<br />


14. a. H. §§ 253-256.<br />

ARABIA. — Il pellegrinaggio annuale. m. a. h.<br />

lARABIA. - Il Pel-<br />

§ 253. — (ibn Ishàq, senza isnàd). In questo anno il Califfo Umar legrinaggio an-<br />

coresse il pellegrinaggio annuale (T a bari, I, 2347, lin. 2-3; 2388, lin. 17).<br />

Mas ùdi. IX, 65; Gawzi. I. fol. 21,v.; Athir, IL 380.<br />

Luogotenenti di Umar.<br />

§ 254. — Durante l'anno 14. H. erano luogotenenti del Califfo i se-<br />

guenti: (l) Attab b. A.sid, in Makkah, secondo alcuni; (2)Ya'la b. Munyah,<br />

nel Yainan; (3) Sa'd b. abì Waqqà.s, in al-Kùfah; (4) abù 'Ubaydah b. al-<br />

Grarràh, in Siria: (5) 'LTtJìmàn b. abi-l-As, nel Bahrayn, oppure, secondo<br />

altri, al-' Ala b. al-Hadrami; ^6) Hudzaytah b. Mihsan, nell'Umàn (Ta-<br />

bari, I, 2388-2389).<br />

Athir, IL 380: Ùawzi, L fol. 21,v.<br />

NECROLOGIO dell'anno 14. H. ^ Afra bint Ubayd.<br />

§ 255. — Alia bint Ubayd b. Tha'labah b. Ubajd 1). T]ialabah b.<br />

Ghanm al-Ansàriyyah, si convertì all'Islam e giurò fedeltà al Profeta, e<br />

Dio volle che avesse perciò sette figli tutti presenti a Badr. Essa hi moglie<br />

di al-Hàrith b. Rita'ah, acni generò due figli: Mu àdz ( Awdz, in Aghàni,<br />

IV. 25, lin. 23) e Mu awwidz: ripudiata dal marito, venne a Makkah e si<br />

uni in matrimonio con Bukayr b. Abd Yalìl al-Laythi, al quale partorì<br />

quattro figli: Khàlid, lyàs, AqiJ. e Amir. Di ritorno poi a Madìnah hi<br />

ripresa in moglie una seconda volta da al-Hàrith b. Rifa' ah, al quale par-<br />

torì Awf. Tutti questi figli presero parte come Musulmani alla battaglia<br />

di Badr: tre di loro vi trovarono anzi la mt)rte (ossia Mu'àdz, Mu'awwidz<br />

e Aqil: eh. 2. a. H., ij 85), un altro (Khàlid) fo ucciso ad al-Ragi' (eh-.<br />

4. a. H.. § 7, n. 2), Amir perì a Bi-r Ma'unah (ctì-. 4. a. H., §§ 5-6), ed<br />

lyàs ad al-Yamàmah (clr. 12. a. H., § 23, n. 69). Ati'à morì nel 14. a. H.<br />

(Grawz i, I, ibi. 22, V.).<br />

Sua madre fu al-Ra ah bint Adi b. Sawàd b. Màlik b. Ghanm (Saad,<br />

Vili. 325). Essa fu la sola donna (nell'età di Maometto) che avesse questo<br />

nome, e tutti i suoi tìgli ebbero da lei il cognome ibn 'Afi-à (Hagar. 1\ .<br />

700-701, n. 723; cfr. Durayd, 267, lin. 2).<br />

Athir Usd. V, 506-407: Dzahabi Tagrid, II, 303, n. 3463.<br />

al- Ala b. al-Hadiami.<br />

§ 256. — al-' Ala b. al-Hadrami, era nominato più completamente: al-<br />

'Alà b. Abdallah b. Abbàd [o AmmàrJ b. Akbar b. Rabi'ah b. Màlik b.<br />

Akbar b. IJwayf al-Hadrami.<br />

479.<br />

nuale.j


§§ 256-258. 14. a. H.<br />

'*• ^- ^- Suo padre 'Abdallah, nativo del Hadramawt, erasi stabilito in Makkah,<br />

[NECROLOGIO. - '<br />

.<br />

i n r- i<br />

xt<br />

ai-Aià b. ai-Ha- unendosi come halìf. o confederato, a Harb b. Umayyah, padre di abu<br />

drami.]<br />

Sufyàn. al-' Ala ebbe molti fratelli, uno dei quali 'Amr b. al-Hadrami fu<br />

il primo pagano ucciso dai Musulmani, ed i suoi beni furono i j^i'imi beni<br />

predati sui quali i Musulmani fecero la divisione in cinque parti (cti-. 2. a. H..<br />

§ 21 ì. Dopo la sua conversione il Profeta lo mandò suo rappresentante nel<br />

Bahrayn. e fu confermato in questa carica dal Califfo abù Bakr e poi da<br />

'Umar. Alcuni dicono che morisse nel 14. H., altri invece nel 21. H. Tras-<br />

mise qualche tradizione dal Profeta, e da lui le udirono al-Sà-ib b. Yazid ed<br />

abii Hurayrah: si dice che le sue preghiere fossero sempre ascoltate ed esau-<br />

dite da Dio (Hagar, IL 1184-1185, n. 10008). al-Dzahabi lo dice morto<br />

nel 14. a. H. (Dzahabi Paris. I. fol. 126,r.), o nel 21. H. (Dzahabi<br />

Tagrid, I, 419, n. 4103).<br />

Cfi-. Aghàni, XIV, 46-48; al-Isti'àb, 518-519, n. 2127. Nawawi,<br />

432, lo dice morto nel 14. o nel 21. a. H. al-Sà"ib b. Yazid e abù Hurayrah<br />

ti'asmisero sue tradizioni: una sola gliene riconoscono al-Bukhàri e Muslim.<br />

Sua madre era al-Sa'bah bint al-Hadrami, sposata poi da abù Sufyàn,<br />

" che più tardi la ripudiò. Passata a terze nozze con 'Uba3'dallah b. 'Uthmàn<br />

al-Taymi, gli partorì un figlio. Talhah. Un altro fi-atello di al-'Alà, May-<br />

niùn b. al-Hadrami, era proprietario del pozzo nella parte superiore di<br />

Makkah, detto Bi-r Maymùn, e scavato ai tempi pagani (Athir Usd, IV,<br />

7-8). Qutaybah, 144-145 lo dice morto sotto il califfato di Umar, in<br />

Tiyàs nel territorio dei Tamìm.<br />

Ghanim b. Qays.<br />

§ 257. — abù Abdallah (rhàuim (? Ghunaj^m) b. Qays al-Màzini, Compagno<br />

del Profeta, secondo alcuni morto in questo anno (14.), mentre altri<br />

dicono cessasse di vivere, o nel 10. o nel 17. H., in un sito ft'a il Higàz<br />

e al-Basi'ah. in età di 57 anni (Dzahabi Paris, I, fol. 126, r.). Nelle altre<br />

opere biografiche di Compagni del Profeta abbiamo un Ghuna^'m b. Qays<br />

al-Màzini, ma presso nessuna un Grhànim. Lo stesso al-Dzahabi nel suo<br />

Tagrid (Dzahabi Tagrid, IL 4, n. 24) ha Ghunaym, non Ghanim.<br />

al-Harith b. Qays b. Khalid.<br />

§ 258. — abù Khalid al-Hàrith b. Qays b. Khalid [o Khaladah] b.<br />

Mukhallad b. 'Amir al-Ansàri al-Khazragi al-Zuraqi, un Compagno del<br />

Profeta, presente con i settanta madinesi al grande convegno di al-'Aqabah :<br />

si battè a Badr ed in tutte le spedizioni successive. Durante la Riddali<br />

seguì Khalid b. al-Walid nella sua campagna in Arabia centrale, e rimase<br />

480.


14. a. H. §§ 258-260.<br />

ferito alla grande battaglia di al-Yamamali : le sue ferite si cicatrizzarono, ^"^^ ^- ^<br />

., ^ -. . . ,. , , ., ,. , ,. .^, -. [NECROLOGIO. -<br />

ma più tardi si aprirono di nuovo, durante li cannato di Limar, e gli ca- ai-Harithb. Qays<br />

gionarono la morte nel 14. a. H. (Gawzi, I, fol. 22,r.; al-Istì'àb, 116, b. Khaiid.]<br />

n. 452; Dzahabi Tagrid, I, 114, n. 1008).<br />

Sua madre era Kabsah bint al-Fàkih b. Zayd b. Khaldah. — Egli ebbe<br />

tre figli, Mukhallad, Khàlid e Khaldah dalla moglie Anìsah bint Nasr (sic)<br />

b. al-Fàkih b. Za^-d b. Khaldah. Ai tempi di ibii Sa'd, non esistevano più<br />

suoi discendenti (Sa ad, III, parte II, 126).<br />

abu Hasim Salamah b. Hisam b. al-Mughirah.<br />

§ 259. — abù Hà.sim Salamah b. Hisàm b. al-Mughirah b. Abdallah<br />

b. Umar al-Makhzùmi, Compagno del Profeta, fi-atello del famigerato abu<br />

(lahl, fu uno dei più antichi convertiti musulmani (min al-sàbiqin),<br />

ma non potè fuggire con il Profeta a Madìnah perchè trattenuto e mal-<br />

trattato dai suoi consanguinei (eufemismo significante che rinnegò l'Isiàm<br />

per non aver a seguire Maometto nell'esilio). Più tardi però fuggì a Ma-<br />

dìnah e prese parte alla spedizione infelice di Mu'tah iiell'S. a. H., donde<br />

ritornato a Madinah, molti lo accusarono di essere fuggito : non<br />

poteva<br />

u.scire di casa senza che qualcuno gli gridasse appresso: y à farr : r!, ossia:<br />

Oh fuggiasco ! Perciò Maometto dovè intervenire, e dire che egli non era<br />

un farràr, ma bensì un karràr, ossia colui che nel combattimento finge<br />

la fuga e poi ritorna alla pugna (cfr. 8. a. H., § 16). Alla morte del Pro-<br />

feta accompagnò le schiere che invadevano la Siria e morì ucciso nel mese<br />

di al-Muharram del 14. a. H. alla battaglia di Marg al-Sufifar (cfi-. 14. a. H.,<br />

§ 110, 11. 5), oppure, secondo Musa b. 'Uqbah e 'Urvvah, alla battaglia di<br />

Agnàdayn (cfr. 13. a. H., § 66) (Hagar, II, 238, n. 6092).<br />

Wust. Reg. Gè 11. Tab., pag. 407; Nawawi, 297.<br />

Ebbe a madre Dubà'ah bint 'Amir b. Qurz b. Salimah b. Qusayr: era<br />

zio paterno di Khàlid b. al-Walid e fu uno dei migliori e più intelligenti<br />

Compagni del Profeta. Si vuole che emigrasse in Abissinia: essendo poi<br />

rinchiuso in Makkah, non potè emigrare con Maometto a Madinah e non<br />

fu presente alla battaglia di Badr. Per questo il Profeta soleva menzio-<br />

narne il nome nelle sue preghiere del mattino. Egli emigrò alfing a Ma-<br />

dinah dopo l'assedio, al-Khandaq (Athir Usd, II, 341). Cfr. 13. a. H.,<br />

§ 66, n. 27.<br />

Hind bint Utbah.<br />

§ 260. — Hind bint 'Utbah b. Rabi'ah b. Abd Sams b. 'Abd Manàf<br />

al-Qurasiyyah al-'Absamiyyah, moglie di abù Sufyàn b. Harb e madre di<br />

481.<br />

61


g mr 14. a. H.<br />

^^- a- ^- Mu'awiyah b. ahi Snfyàn, morì al principio dell'anno 14. H. fDzahabi<br />

[NECROLOGIO.,-'•'''<br />

Hind bint Ut- Paris, I, fol. 125,r.).<br />

bah., Fu presente a Uliud, dove, come è noto, mutilò il cadavere di Hamzah,<br />

icfr. 3. a. H., § 16. n. 1, 49); e si convertì alla presa di Makkah nell'S. a. H.<br />

(cfi-. 8. a. H., § 92; Tabari, I, 1643). Svio marito, abù Sufyàn, era molto<br />

avaro e soleva non darle nemmeno il necessario per vivere : essa allora<br />

ricorse all'espediente di rubare segretamente al marito, senza che egli se<br />

ne avvedesse, quanto le abbisognava. Quando si convertì, ruppe in pezzi un<br />

idolo che teneva in casa. Secondo abù 'Umar, morì sotto il califfato di 'Umar<br />

poco tempo dopo la morte di abù Bakr, e precisamente nel medesimo giorno<br />

in cui spirò abù Quhàfah. Altre tradizioni ritardano la sua morto fino al<br />

califfato di 'Uthmàn [23-35. a. H.] (Hagar. IV, 820-822, n. 1095).<br />

Nawawi, 856, la dice presente al Yarmùk (Yarmùtli), e morta nello<br />

stesso giorno che abù Quhàfah. Trasmisero tradizioni da Hind il figlio<br />

Mu'awiyah e A-isah.<br />

Alcuni affermano che fosse presente alla battaglia del Yarmùk ed ani-<br />

masse i Musulmani a continuare la mischia. Prima di sposare abù Sufyàn<br />

era stata moglie di al-Fàkih b. al-Mugliu'ah al-Makhzùmi. ibn al-Athir con-<br />

ferma però che cessasse di vivere nello stesso giorno di abù Quhàfah (Athir<br />

Usd, V. 662-563).<br />

Neil' A gh a ni (cfi-. Index s. v.) sono raccolti parecchi aneddoti relativi<br />

a Hind ed alla passione da lei ispirata nel poeta Musàfir b. abi Amr,<br />

che la richiese in moglie dopo il divorzio con al-Fàkih, ma fu respinto e<br />

ne morì di dolore. Curiosa l'avventura dell'accusa d'infedeltà imputatale<br />

da al-Fàlik, e del giudizio dato da un kàhin del Yaman, a cui da una<br />

parte e dall'altra se ne appellarono, e che dichiai'ò Hind innocente fA gh àn i,<br />

Vm, 51: cfr. Gauss in de Perceval, I. 336-338).<br />

al -Isti ab, .785-786, n. 3472; Dzahabi Paris, I, fol. 126,r. ; Athir,<br />

II, 380; Dzahabi Tagrid, II, 326, n. 3770; Qutaybah, 36, lin. 9;<br />

175, lin. 8-9.<br />

È probabile che questa donna, tanto denigrata dalla tradizione orto-<br />

dossa, sia stata in vita meno malvagia di quanto vorrebbero i tradizionisti<br />

abbasìdi, tutti sì pieni di livore contro Mu'awiyah (« il figlio della man-<br />

giatrice di fegati»: cfr. Masùdi. IV, 439, lin. ult.) e gii Umayyadi. Si<br />

ritrae anzi l'impressione che fòsse donna molto attiva, energica ed intel-<br />

ligente, madi'e non indegna del suo celebre figliuolo. Il contegno benevolo<br />

verso di lei assunto dal Profeta alla presa di Makkah fa dubitare che essa<br />

mutilasse il cadavere di Hamzah: è questa forse un'accusa malvagia e non<br />

482.


14. a. H. §§ 260, 261.<br />

ijjiustificata del partito anti-umavyade nel ii sec. H. Tale livore provenne ^'*- ^- ^•<br />

., [NECROLOGIO. -<br />

probabilmente dalla grande energia con la quale questa donna combattè Hind bint ut-<br />

la causa musulmana, finché le sembrò opportuno di farlo: vedi il caratte- ''^^l<br />

ristico incidente all' 8. a. H., § 48. Altrettanto però fu pronta e completa<br />

la sua adesione quando ne vide i vantaggi.<br />

al-Muthanna b. Hàrithah.<br />

§ 261. — al-Muthaiina b. Hàritliali b. Salamali b. Damdamah b. Sa'd<br />

b. Murrali b. Dzuhl b. Sufyàn al-Raba'i al-Saybàni, era, secondo ibn Hibbàii,<br />

un Compagno del Profeta (Hagar, III, 730, n. 1832), ma le notizie date<br />

altrove (cfi-. 12. a. H., § 155, nota 2) stanno a dimostrare che egli non avesse<br />

abbracciato l' Islam prima della morte del Profeta e della comparsa di<br />

Khàlid b. al-Walid neirArabia orientale. Egli fu colui che diede principio<br />

alla conquista dell' 'Ii'àq : quando o lui u suo fi-atello Mas'ùd venne a Ma-<br />

dinali per chiedere rinforzi al Califfo, abù Bakr ordinò a Khàlid b. al-Walid<br />

di razziare il confine persiano. Era uomo di grande coraggio, prode guer-<br />

riero, abile comandante di schiere, e si distinse assai dui-ante le prime cam-<br />

pagne neir Iraq (Hagar. Ili, 731, lin. 8). Secondo al-Sarràg, egli cessò<br />

di vivere nell'anno 14. H., prima della battaglia di al-Qàdisiyyah : la sua<br />

vedova, Salma bint (iafar, andò poi moglie di Sa'd b. abì Waqqà.s. al-Mar-<br />

zubàiii dice che al-Muthanna era anche poeta, annoverato tra i Su'arà<br />

mukhadram, ossia tra coloro che furono poeti tanto come pagani, quanto<br />

come Musulmani (Hagar, III, 731).<br />

Qutaybah, 49, lin. 13; Dzahabi Tagrid, IL 54, n. 563; aliati<br />

ab, 300-301, n. 1285; Dzahabi Paris, I, fol. 12tì,r. ; AthirUsd,<br />

IV, 299-300.<br />

Su questo prode condottiero abbiamo già dato il nostro giudizio in<br />

più passi degli <strong>Annali</strong>, discorrendo della parte molto importante che egli<br />

ebbe nella prima campagna contro i Persiani. Iniziatore della invasione in<br />

Persia, egli la continuò per conto suo anche quando lo Stato di Madinah<br />

non v'interveniva direttamente, ed al disastro del Ponte contribuì in larga<br />

misura a salvare i superstiti. Fu un grande e ardito capo di predoni, e se<br />

fosse vissuto più a lungo, forse avrebbe avuto occasione di mostrarsi va-<br />

lente generale. Egli però molto probabilmente non fu Compagno del Pro-<br />

feta, e non vide mai Maometto: i Califfi in Madinah, gelosi dei meriti dei<br />

neo-Musulmani, preferirono sempre conferire i comandi importanti a per-<br />

sone che conoscevano bene da molto tempo e di cui pienamente si fida-<br />

vano: perciò al-Muthanna tenne sempre una parte secondaria, quando si<br />

batteva insieme con un rappresentante di Madinah.<br />

483.


§§ 262, 263 14. a. H.<br />

14. a. H. Nafì- b. Ghaylan.<br />

Nàfib.Ghayiàn.i § 262. — Nafi' b. Ghaylàn b. Salimah al-Thaqafi morì nel 14. H.<br />

(Dzahabi Paris, I, fol. 126,r.).<br />

abù 'Umar lo annovera tra i Compagni del Profeta, ma ibn 'Asàkir<br />

afferma che la notizia non è sicm^-a, aggiungendo c-he perì ucciso a Dùniali<br />

al-Crandal (nel IB. H., aggiunge ibn Hagar!) nella spedizione di Khàlid<br />

b. al-Walìd, premorendo al padre che vivamente lo rimpianse e compose<br />

versi in suo elogio, alcuni dei quali sono citati da ibn Hagar (Hagar,<br />

m, 1124-1125, n. 8173).<br />

ibn al-AtJiìr conferma la sua morte a Dùmah al-óandal (Athir<br />

Usd., V. 11: cfi-. Aghàni, XII. 49. lin. 5 e segg., dove pure si dice che<br />

morisse in Dumah al-Grandal).<br />

Dzahabi Tagrid, IL 111. n. 1166: al-Isti ab, 304, n. 1307.<br />

Nasibah bint Kab.<br />

§ 263. — (a) umm Umàrah Nasibah bint Ka'b b. Amr b. Awf al-Ansà-<br />

riy3^ah, dei banù Màzin b. al-Naggàr, si convertì all'Islam e assistè al grande<br />

convegno di al-'Aqabah, giurò fedeltà al Profeta e fii presente a Uhud, ad<br />

al-Hudaybiyyah, a Khaybar, a Hunayn, alla 'Umi-ah al-Qadà ed anche alla<br />

battaglia di al-Yamàmah. Si vuole che 'Umar raccontasse d'averla vista<br />

battersi a Uhud con grande valore, ed al-Wàqidi afferma che in questa<br />

circostanza ricevesse dodici ferite, che durarono più di un anno a guarire.<br />

Mostrò pari valore virile alla battaglia di al-Yamàmah, dove riportò altre<br />

dieci ferite di lancia e spada. Morì nel 14. a. H. (Grawzi, I, fbl. 23,r.).<br />

(6) Secondo ibn Sa'd, sua madre era al-Ribàb bint 'Abdallah b. Habib<br />

b. Zayd b. Tha'labah, e suoi fi-atelli 'Abdallah b. Ka'b. un combattente<br />

di Badr, e abvi Layla 'Abd al-rahmàn b. Ka'b, uno degli al-Bakkà-ùn o<br />

Piagnoni di Tabùk. umm 'Umàrah fu moglie di Za5-d b. 'Asim b. 'Amr<br />

b. Awf b. Mabdzùl al-Naggàri, al quale partorì due figli, Abdallah e<br />

Habìb (Khubayb?). ambedue Compagni del Profeta. ]\Iorto il primo marito,<br />

umm 'Umàrah passò a seconde nozze con Ghaziyyah b. 'Amr b. 'Atiyyah<br />

b. Khansà al-Naggàri, a cui generò pur- due figli, Tamim b. Ghaziyyah e<br />

Khawlah bint Ghaziyyah (Sa ad, VIII, 301).<br />

(e) Secondo al-Wàqidi. umm Umàrah fu presente a Uhud con il marito<br />

Ghaziyyah e due suoi figli, e venne al campo di battaglia con una piccola<br />

otre piena d'acqua nell'intento di dissetare i feriti. Nella mischia si battè<br />

anch' ella con grande coraggio: si vuole che durante la catastrofe difen-<br />

desse la persona del Profèta usando spada ed arco. Tra le dodici ferite<br />

ricevute in questa circostanza, ne ebbe una molto grave sul collo, la ci-<br />

484.


14. a. H. 263, 264.<br />

catrice della quale rimase poi sempre visibile: essa sostenne che la ferita ^'*- ^- ^•<br />

le venisse inflitta da ibn Qumayah (Saad, Vili, 301-302). Nasibah bint<br />

(d) Narra Damrah b. Sa'ìd al-Màzini, che durante la mischia umm "^^^l<br />

'Umàrah si l>attesse con le vesti tirate su fino alla cintola (>Saad, Vili,<br />

302, lin. 1-5).<br />

(e) (al-Wàqidi, da Ya'qùb b. Muhammad, da Musa b. Damrah b. Sa'id,<br />

da suo padre [Damrah b. Sa'ìd]). Al Califfo 'Uniar b. al-Khattàb furono<br />

portati parecchi mantelli (di lana o di seta grezza: murùt), tra i quali<br />

era uno particolarmente largo e bello e di molto valore. Uno dei presenti<br />

propose di mandarlo in dono a Safìyyah bint abì 'Ubayd, la moglie di<br />

'Abdallah b. 'Umar (e perciò nuora del Califfo): ma 'Umar rispose che lo<br />

avrebbe mandato ad una più degna di lei, ad umm 'Umàrah Nasìbah, che<br />

il Profeta raccontava di aver vista battersi coraggiosamente a Uhud (Saad,<br />

Vili, 303, lin. 15 e seguenti). '<br />

(/) (al-Wàqidi, da al-]\Iundzir b. Sa'id mawla dei banù-1-Zubayr, da<br />

Muhammad b. Yahya b. Hibbàn). umm Umàrah fu presente anche alla<br />

battaglia di al-Yamàmah. dove ebbe una mano tagliata e riportò altre<br />

undici ferite: ritornata a Madinah in questo stato, fu visto il Califfo abù<br />

Bakr recarsi a visitarla ed a chiedere notizie della sua salute. Ella ebbe tre<br />

mariti ed a -tutti generò figli : da<br />

Ghaziyyah b. 'Amr al-Màzini ebbe un<br />

figlio, Tamim b. GhazÌ3^yah: da Zayd b. 'Asim 1). Ka'b al-Màzini ebbe<br />

Khubayb (? Habib) b. Zayd. colui che fu tagliato a pezzi dal falso Pro<br />

feta Musaylimah, ed Abdallah b. Zayd che fu ucciso alla battaglia di<br />

al-Harrah (nel 63. a. H.). Nel testo non è detto chi fosse il suo terzo ma-<br />

rito (Saad, VIII, 304, lin. 3 e segg.).<br />

Si vuole che trasmettesse varie tradizioni del Profeta (^Saad. Vili, 301).<br />

Hagar, IV, 928; Atliir Usd., V, 605-606; Dzahabi Tagrid, II,<br />

324, n. 3731; al-Isti ab, 784, n. 3465.<br />

Nawfal b. àl-Harith.<br />

§ 264. — abù-1-Hàritii Nawfal b. al-Hàritli b. 'Abd al-Muttalib b. Hàsim<br />

b. 'Abd Manàf, (cugino e) Compagno del Profeta, fu il più anziano dei banù<br />

Hàsim che abbracciasse l'Isiàm, perchè era più vecchio perfino dei due zii<br />

di Maometto, Hamzah ed al-'Abbàs : era anche più vecchio dei suoi fi-atelli<br />

Rabi'ah, abù Sufyàn e 'Abd Sam«. Egli si battè contro Maometto a Badr e<br />

fu fatto prigioniero. In questa circostanza si rese musulmano, e Maometto<br />

allora gli concesse la libertà, e più tardi lo unì in fì-atellanza con al-'Abbàs<br />

b. 'Abd al-Muttalib, già suo compagno e socio d'industria nel tempo pagano.<br />

Segui il Profeta alla spedizione di Makkah, a Hunayn e ad al-Tàif Con-<br />

485.


§§ 2i34-2m. 14. a. H.<br />

14. a. H. tribuì cou tre mila laucie ad equipaggiare Tesercito musulmano prima di<br />

jNECROLOGIO.<br />

Naw^al b. al-Hà Huua3'u. Morì mi anno e tre mesi dopo l'elezione di 'Umar (vale a dire<br />

rith.i uel 14. H. ); ed il Califfo, poich'ebbe recitate su di lui le preghiere dei morti,<br />

accompagnò la bara fino al cimitero. di al-Baqi' e vi rimase finché il ca-<br />

davere fu sotterrato (T abari, III, 2308). In Balàdzuri Ansàb è detto<br />

(fol. 340, V.) che morisse dopo due anni del califfato di Umar.<br />

D<br />

Hagar,<br />

Q u t a y b a h. 61, lin. quartult. e seg. ; N a w a w i, 602 ;<br />

Athir Usd., V, 46, che lo dice morto nel 15. a. H. ;<br />

u r a y d, 42 ;<br />

III, 1189-<br />

1190, n. 8336, pone, la sua morte due anni dopo l'elezione di Umar, vale<br />

a dire nel 15. H. ;<br />

Dzahabi<br />

Paris, I, fol. 126,r. ; (J-awzi, I, foli. 22, v.-<br />

23,r.; Dzahabi Tagrid. II, 123. n. 1305; al-Isti'àb, 303, n. 1300;<br />

Aghani, IV, 33. lin. 18.<br />

abu Quhàfah.<br />

§ 265. — abù Quhàfah 'Utjimàn b. 'Amir b. 'Amr b. Ka'b b. 8a'd<br />

h. Tajm h. Murrah al-Qurasi al-Taymi, padre del Califfo abù Bakr, ebbe<br />

per madre Aminah bint 'Abd al-'Uzza al-Qurasiyyah al-'Adawij^yah: alcuni<br />

affermano questa si chiamasse Qaylah. Egli non approvò affatto la conver-<br />

sione e la fuga del figlio con Maometto, e si convertì all'Isiàm soltanto alla<br />

presa di Makkah. È noto l'incidente del vecchio abù Quhàfah che, accompa-<br />

gnato dalla più piccola delle figlie, volle salire sulla cima del monte abù Qubays<br />

al momento in cui Maometto faceva il suo ingresso trionfale in Makkah<br />

nell'anno 8. H. Egli era già cieco in quella circostanza e tutto bianco, e<br />

il Profeta gli ordinò di tingersi : si vuole perciò che egli fosse il primo<br />

Musulmano a tingersi in nero la barba, ed il primo che ereditò da un<br />

Califfo neir Isiàm, perchè suo figlio abù Bakr gli premorì, abù Quhàfah<br />

mori nel 14. H. in età di 97 anni (Hagar, II, 1099-1101, n. 9809).<br />

La sua parte nell'eredità del figlio fu di un sesto, ma la restituì ai<br />

nipoti, i figli del defunto (Nawawi, 408-409).<br />

Dzahabi Paris. I, fol. 126,r.; Dzahabi Tagrid, II, 206, n. 2250;<br />

al-Isti'àb, 705, n. 3101.<br />

Si dice che la sua morte avvenisse precisamente nell'al-Muharram del<br />

14 a. H., sei mesi e vari giorni dopo la morte del figlio abù Bakr (Grawzi,<br />

I, fol. 22,v.<br />

Qutaybah, 81. lin. penult. e ult.; 82, lin. 1-3: Athir, II, 380.<br />

Sa d b. Ubadah.<br />

§ 266. — Sa'd b. 'Ubàdah b. Dulaym b. abi Khazamah al-Ansàri al-<br />

Khazragi, secondo alcuni morì in questo anno; ma altre tonti mettono la<br />

sua morte nel 16. H. (Dzahabi Paris, I, fol. 125, v.).<br />

486.


14. a. H. §§ 266-270.<br />

Durard, 269, lin. terzult. : cfr. Aghàni, Index s. v.. e 16. a. H. 14. a. h.<br />

. . , INECROLOGIO. -<br />

ibn al-Athir pone la sua morte dubitativamente nel!' 11.. o nel 14., o Sad b.Ubadah.i<br />

nel 15. H. (Athir, II, 380). Qutaybah, 132-133, nel terzo anno di Umar;<br />

Mas ùdi, IV, 183, nel 16. a. H.; Nawawi, 274-276, negli anni 11., o<br />

14., o 16., o 16. H. (cfi-. 15. a. H., § 131).<br />

Sa'Id b. Khalid b. Saìd.<br />

§ 267. — Ha'id b. Khalid b. Sa id b. al-'As b. Umayyah al-Umawi,<br />

nacque in Abissinia, ove suo padre si era ricoverato con la fiamiglia, al-<br />

l'epoca dell'emigrazione in Abissinia. e venne in Arabia con Gra'far b.<br />

abì Tàlib [f 8. a. H.J al tempo della spedizione di Khaybar nell' anno<br />

7. H. (cfi". 7. a. H., § 67 n. 3). Andò poi in Siria a combattere contro i<br />

Greci e perì alla battaglia di Marg al-Sufia (sic, leggi Suffar). Egli era<br />

fi-atello uterino di Khalid ; madre di ambedue fii Gruhaynah, o Umaynah<br />

bint Khalaf b. As'ad al-Khuzà'iyyah (Ha ga r. II, 188, n. 5044: Dzahabi<br />

Tagrid, I. 238, n. 2214: al-Istì ab, 556, n. 2314).<br />

Atjiìr Usd, II, 306, non fa menzione della sua morte. La sua morte<br />

a Marg al-Sufiar è molto probabilmente un errore della scuola iraqense, la<br />

quale, come si è visto (cfi-. 12. a. H., § 381), pone la battaglia nel 12. a. H.,<br />

prima dell' invasione in Siria. Siccome i tradizionisti iraqensi sapevano che<br />

il padre Khalid b. Sa'ìd viveva ancora durante V invasione, perchè sposò la<br />

vedova di Ikrimah, ucciso ad Agnàdayn, così hanno accomodato la loro<br />

errata versione facendo morire il figlio nella battaglia del 12. a. H.: invece<br />

la versione corretta è la morte dei padre alla battaglia del 14. H. Cfr. T a-<br />

bari. I. 2108, 2111, lin. 3.<br />

Salamah b. Muslim.<br />

§ 268. — Salamah b. Muslim al-Gruhani, contemporaneo del Profeta,<br />

prese parte alla conquista della Siria e fii ucciso alla battaglia del Marg<br />

al-Suffar nel 13. II. (leggi 14. H.) (Hagar, II, 338, n. 8184).<br />

Manca in Athir Usd. e in Dzahabi Tagrid.<br />

' &<br />

Sallt b. Amr b. Àmir.<br />

§ 269. — In questo anno, dice ibn al-Athir, fii ucciso Salit b. Amr<br />

[b. Màlik b. HislJ b. 'Amii- b. Lu-aj'y (Atiaìr, II, 380; Dzahabi Tagrid<br />

I, 263, n. 2367). Durayd, 69, lin. quintult. e segg., lo dice morto ad al-<br />

Yamàmah, e fi-atello di Suhayl, uno degli emigrati in Abissinia.<br />

umm Salit bint Ubayd.<br />

§ 270. — umm Salit bint 'Ubayd b. Ziyad al-Ansàriyyah si convertì<br />

all'Islam, giurò fedeltà al Profeta e fii presente a Uhud, a Khaybar, a<br />

487.


•270, 271. 14. a. H.<br />

14. a. H. Huiiavii: morì nel 14. a. H. Secondo Tha'lab b. abi Malik. il Califfo Umar,<br />

[NECROLOGIO. - '<br />

'<br />

umm Saiit bint distribuendo lina volta dei inurut (cfr. Dozy Vétements, 404) tra gli<br />

^^ayà-l abitanti di Madinah, poiché n'era avanzato uno specialmente bello, ci fu<br />

. _ ^<br />

chi suggerì di farne dono alla figlia del Profeta, umm Kultjiùm, che era<br />

presso il Califfo (cioè, sua moglie); ma 'Umar rispose: « umm Salit è più<br />

« degna di questo dono, perchè essa ha giurato fedeltà al Profeta, e durante<br />

« la battaglia di Uhud ci portò da bere nelle otri » (^) (G-aAvzi, fol. 23,r.-23,v.<br />

[Si noti però che umm Kulthùm morì nel 9. a. H. !<br />

e nostri <strong>Annali</strong>, 9. a. H., § 63 e nota 1]).<br />

Cfi-. Saad, Vili, 25,<br />

Essa aveva anche nome umm Qaj^s bint 'Ubayd b. Ziyàcl b. Tha'labah<br />

b. Khansa al-Naggàriy^-ah: sua madre era umm 'Abdallah bint Sibl b. al-<br />

Hàritji b. 'Awf della tribù degli al-Sakàsik. Essa sposò abù Salit b. abi<br />

Hàrithah 'Amr b. Qays l). Màlik b. Adi al-Naggàri, al quale partorì Salit<br />

b. abi Salit e Fàtimah bint abi Salit- ibn Sa'd dice che fu presente a Khaybar<br />

ed a Hunayn (Saad, Vili, 306).<br />

Ha'gar, IV, 890, n. 1307. la fa presente a Uhud (confondendola con<br />

umm 'Umàrah!) e, alla morte di abù Salit, sposa di Màlik b. Sinàn, il padre<br />

di abù Sa'id al-Khudri : quest'ultimo nacque appunto da umm Salit, e fu<br />

perciò fi-atello di Salit b. abi Salit. Cfì". Dzahabi Tagrid, II, 339, n. 3936;<br />

al-Istì'àb, 804, n. 3676.<br />

Anche in Athir, V, 590-591, è evidente la confusione con umm 'Umàrah,<br />

perchè di lei si narra che portasse acqua ai combattenti di Uhud.<br />

Nota 1. — Il testo è qui poco corretto: l' incidente del mantello è raccontato da ibn Sa'd, sulla<br />

autorità di al-Wàqidi a proposito di umm 'Umàrah Nasibah (cfi-. § 263) : siccome le due biografie di<br />

umm 'Umàrah e di umm Salit si susseguono nel testo di ibn al-Gawzi, è probabile che la confusione<br />

sia dovuta al copista: ma siccome tanto in ibn Hagar, quanto in ibn al-Athir è evidente la confusione<br />

di umm Salit con umm 'Umàrah, è anche possibile che l'errore fosse nelle fonti stesse di ibn al-Gawzi.<br />

In ibn Sa'd non esiste questa confusione, che è perciò di età posteriore.<br />

Waqid b. Abdallah.<br />

§ 271. — Wàqid b. Abdallah b. 'Abd Manàf b. 'Arin (s/c) b. 'rha'labah<br />

b. Yarbù' b. Hanzalah b. Malik b. Zayd Manàt b. Tamim al-Tamimi al-Hanzali<br />

al-Yarbù'i, morì nel 14. H. (Dzahabi Paris, I, fol. 126, r.). Halìf<br />

dei banù 'Adi b. Ka'b, chiamavasi, secondo Musa b. 'Uqbah, anche "Waqdàn,<br />

e fu presente a Badr. Alla spedizione di Nakhlah egli uccise 'Amr b. al-<br />

Hadrami (Tabari, I, 1276-1277: cfi-. 2. a. H., § 21), ed in appresso i<br />

Tamim potevano vantarsi che Wàqid fosse stato il primo Musulmano a<br />

uccidere un nemico dell'Isiàm. Secondo ibn abi Hàtim, mori nei primi<br />

tempi del califfato di 'Umar (Hagar, III. 1293-1294, n. 8607).<br />

Si vuole che si convertisse all' Isiàm prima che il Profeta entrasse<br />

488.


14. a. H. 271. 272.<br />

nella Dar al-Arqam (cfr. Intr., § 263). Unito da Maometto in fratellanza ^^- ^- ^^<br />

(cfr. 1. a. H., § 50) con al-Barà b. Ma'rùr, fu presente a Badr, a Uhud ed a waqid b. 'Àb-<br />

tntte le spedizioni successive: morì dm^ante il califfato di 'Umar (Atjiir daiiah.]<br />

Usd, V, 79-80).<br />

Dzahabi Tagrid, II, 135, n. 1441; al-Isti'àb, 623, n. 2700.<br />

Ziyad b. Labld.<br />

§ 272. — abù 'Abdallali Ziyad b. Labìd b. Tha'labali b. Sinàn b. 'Amir<br />

b. 'Adi al-Ansàri venne a Makkah per il primo convegno di al-'Aqabali<br />

e, tornato poi a Madinah, infi-anse gi' idoli dei banù Bayàdah e ritornò a<br />

stare con Maometto in Makkah, dove fu presente al grande convegno di<br />

'Aqabah: con lui fece quindi la friga e fu perciò uno dei Muhàgirun degli<br />

Ansar (muli àgi ri, Ansàri); fu presente a Badr ed a tutte le spedizioni<br />

successive. Quando morì il Profeta, era suo luogotenente nel Hadramawt<br />

(cfr. Duray d, 272, Un. 1-2) e fu in comando della campagna contro gli Apostati<br />

durante la Riddali nel Hadramawt e nel Yaman: fu egli che mandò<br />

incatenato a Madinah al-As'ath b. Qays. Morì nel 14. a. H. (Grawzi, I,<br />

foli. 21,r.-21,v.). Alcuni lo dicono morto regnante Mu'àwiyah [f 41-60]<br />

(Dzahabi Tagrid, I, 209, n. 1932; al-Isti'àb, 199, n. 817; Tabari,<br />

III, 2404-2405, Ziyàd b. Labìd, uno dei banu Bayàdah b. 'Amir b. Zu-<br />

rayq, trasmise tradizioni dal Profeta).<br />

489.<br />

62


15. a. H.<br />

14 febbraio Q3Q - 1° febbraio Q37


10<br />

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à.àSflggià^SdaodSJ:§òtìSòg^|àacóg4§BaSoS4§óafflóS^SBaoógj=Ìóaoóg^<br />

cdOp-^i/H.SfflaOQr-tì—xo;Oi-


15. a. H.<br />

PERSIA- IRAQ. — Fondazione di al-Kufah.<br />

§ 1. — (ibn Garii- [= al-Tabari], senza specificato isnàcl). Nell'anno<br />

15. H. il generale Sa'cl b. abì Waqqàs fondò (ma ss ara) la città di al-Kùfah<br />

in un sito indicato e consigliato da ibn Buqaylah, perchè era sul limitare<br />

del deserto (falàt), ma ancora in una posizione abbastanza elevata da non<br />

esser soggetta a inondazioni (T abari, I, 2389, lin. 4 e segg.).<br />

Più avanti, sotto l'anno 17. a. H., daremo le tradizioni particolari sulla<br />

fondazione di al-Kùfah e cercheremo di fissare la data corretta di essa: la<br />

presente, 15. a. H., è certamente errata. Sa'd non può aver fondato al-Kùfah<br />

prima di avere vinto la battaglia di al-Qtldisiyyah, che avvenne soltanto<br />

nel 16. H.<br />

§ 2. — (al-Mas'ùdi). Sa'd b. abi Waqqàs fondò al-Kùfah nell'anno 15. H.,<br />

seguendo le indicazioni fornitegli da ibn Nufaylah [sic, forse da correggere:<br />

Buqaylah, cfr. 12. a. H., §§ 164/"; 165, nota 6; 208 e nota 1) al-Ghassàni, il<br />

quale aveva promesso d' indicargli un paese distaccato dal deserto e sol-<br />

levato dal piano (paludoso) : e lo guidò dove poi sorse al-Kùfah (M a s 'ù d i,<br />

IV, 225-226, il quale palesemente copia al-Tabari).<br />

§ 3. — Altro non vi è da aggiungere su i fatti di quest'anno in Persia.<br />

Quando verremo a studiare con attenzione la cronologia della battaglia<br />

di al-Qàdisiyyah, nel 16. a. H., potremo chiarire con maggiore evidenza<br />

come realmente in quest'annata 15. H., prima della battaglia del Yarmùk,<br />

nulla d'importante avvenisse in Persia. Lo scopo unico degli Arabi era<br />

la Sii'ia: su di essa fin dal 12. a. H. convergevano le loro più irrequiete<br />

brame e i loro sforzi, come rilevammo con buone ragioni discorrendo anche<br />

della scorribanda famosa di Khàlid b. al-Walid da al-Hirah a Damasco.<br />

493.


§§34. !"• ^' "•<br />

15. a. H^ È naturale quindi che in Persia nulla si facesse nel lo. H., quando Arabi<br />

Fondazione dì ® Grreci SÌ preparavano al grande estremo cimento del Yarmùk e da ambo<br />

ai-Kufah.] Iq parti riunivansi per esso tutte le forze disponibili. Tutti i mezzi che il<br />

Califfo 'Umar poteva mettere assieme furono mandati in Siria: alla Persia<br />

si potè pensare solo quando la vittoria del Yarmùk e la seconda presa di<br />

Damasco ebbero definitivamente assicurato il trionfo degli eserciti del-<br />

l' Islam, e la cacciata dei Greci dalla Siria.<br />

SIRIA. — Fatti d'arme in Siria dalla presa di Hims alla vigilia del<br />

Yarmùk [DzTi-l-Qadah 14. H. - Rabi IL 15. H.).<br />

§ 4. — Dopo quanto si è detto ripetutamente nei precedenti paragrafi<br />

sulla confusione delle nostre fonti rispetto ai due assedi di Damasco' ed alle<br />

quattro spedizioni di Hims (cfr. 14. a. H. §§ 111 e segg. 199 e segg.), nessuno<br />

potrà negare che convien essere assai guardinghi nello stabilire quali eventi<br />

minori della conquista siria siano da porsi precipuamente nel periodo non<br />

molto lungo, che corse tra la presa di Hims nel Dzù-1-Qa'dah del 14. H. ed il<br />

Rabi' II. del 15., quando gli Arabi si ritirarono da Damasco verso il Yarmùk.<br />

In questo breve spazio di tempo, di circa quattro mesi, non è probabile che i<br />

Musulmani, informati com'erano certamente dei grandi preparativi di Era-<br />

clio, estendessero le loro conquiste molto più al nord di Hims, o verso il<br />

littorale del Mediterraneo. Se gli Arabi lasciarono Damasco nel Rabi' II. del<br />

15. H., è giocoforza ammettere che già prima di allora si fossero ritirati dalla<br />

regione di Hims, e quindi il tempo utile per razzie o conquiste dev'essere<br />

stato anche minore di quattro mesi, forse tre mesi appena. Per tali ra-<br />

gioni noi abbiamo escluso dai seguenti paragrafi tutte quelle notizie di<br />

conquiste fatte dagli Arabi a noi'd e ad ovest di Hims, tra Cesarea e<br />

Làdziqiyyah, e le abbiamo raccolte nell'annata seguente dopo il Yarmùk,<br />

alla fine del 16. H. Le nostre fonti per lo più non specificano quando<br />

avvenissero siffatte conquiste della Sù-ia settentrionale, ma si contentano<br />

di porle dopo la (seconda) presa di Damasco e dopo la (quarta) spedizione<br />

di Hims.<br />

Ben diverso però è il caso per le regioni immediatamente a mezzodì di<br />

Damasco, per l'Urdunn; il quale termine geografico presso gli Arabi ab-<br />

bracciava anche una parte considerevole della Palestina settentrionale, ossia<br />

Baj^sàn, Tiberiade, la pianura di Esdrelon e gli altri luoghi specificati nella<br />

seguente tradizione di al-Balàdzui-i, e che secondo la denominazione moderna<br />

farebbero propriamente parte della Galilea. Una prova della giustezza di<br />

questo modo di vedere, mi pare scaturisca dalla tradizione di al-Balàdzuri<br />

alla nota del § 7, dove si menziona una seconda presa di Tiberiade: tale<br />

494.


15. a. H. 4-6.<br />

seconda presa può soltanto esser avvenuta dopo un ritiro degli Arabi dal ^^- ^- "•<br />

paese, e la sola ritirata a noi conosciuta avvenne alla vigilia del Yarmuk, ^^ in Sìrìa'daMa<br />

quando gli Arabi si riconcentrarono tutti sulle rive del detto fiume. La Pi'esa di Hims<br />

seconda occupazione di Tiberiade deve perciò necessariamente mettersi YarmDk.']<br />

dopo il Yarmuk, quando gli Arabi ripresero immediato possesso dei paesi<br />

poc'anzi abbandonati.<br />

Dobbiamo quindi figurarci che, mentre la parte più cospicua delle<br />

forze musulmane faceva la (terza) spedizione di Hims, un distaccamento<br />

sotto Surahbìl b. Hasanali si gettasse nell'Urdunn, sottomettesse Tiberiade<br />

e le altre piccole città della provincia, mentre 'Amr b. al-As spingevasi<br />

più a mezzogiorno nella Palestina propriamente detta ed otteneva colà<br />

la sottomissione di molti paesi minori. Tali operazioni militari sono per-<br />

fettamente logiche nel presente periodo, dacché i distaccamenti musulmani<br />

ebbero un anno intero per compierle e la Palestina era del tutto<br />

sfornita di guarnigioni militari. Gli Arabi anche in pochi potevano ren-<br />

dersi molto temibili: gli abitanti delle città erano troppo imbelli per ci-<br />

mentarsi all'aperto con i guerrieri musulmani, i quali devastando le cam-<br />

pagne poterono, anche senza assedi, costringere gli abitanti a venire a patti<br />

per non perdere tutto quanto possedevano, e veder distrutti i loro unici mezzi<br />

di sostentamento. In questo periodo, come ritiene anche il De Goeje, va<br />

messa la sottomissione di tutta la regione Trans-Giordanica, 1' 'Agiùn (Gilead),<br />

il Gawlàn (Gaulonite), forse anche il distretto del monte Hawràn<br />

e certamente il Balqà. Quest'ultima regione, insieme con 1' 'Aglùn, rimase<br />

ora definitivamente in potere degli Arabi, perchè essi non si ritrassero più<br />

a mezzodì del Yarmuk, e tutta la Trans-Giordanica, al sud di questo fiume»<br />

rimase ora per sempre sotto dominio musulmano.<br />

SIRIA. — Conquista dell'Urdunn, e occupazione di Tabariyyah.<br />

§ 5. — (al-Dzahabi). Nei primi giorni dell'anno 15. H. Surahbìl b.<br />

Hasanah sottomise con le armi ('anwat*") tutto l'Urdunn, tranne Taba-<br />

riyyah che si arrese a patti: e questo avvenne per ordine di abù 'Ubaydah<br />

(Dzahabi Paris, I, fol. 126,v.).<br />

§ 6. — (Hafs b. 'Umar al-'Umari, da al-Haytham b. 'Adi). Surahbìl<br />

b. Hasanah sottomise con la forza ('anwat*°) tutto l'Urdunn eccetto<br />

Tabariyyah ('), la quale si arrese a patti, ossia alla condizione « della metà<br />

delle loro case e delle loro chiese» ('ala ansàfmanàzilihim wa<br />

kanà-i sihim) (") (Balàdzuri, 115-116).<br />

Nota 1. — Tabariyyah sorge sulla riva occidentale del mar di Galilea, ai piedi del monte ai-Tur,<br />

e sotto il dominio arabo formò parte del distretto amministrativo dell'Urdunn. Da Tabariyyah a Damasco<br />

corrono cinque giornate di viaggio, ed altrettante fino a Gerusalemme : per arrivare a 'Akkà bastano<br />

495.<br />

'^


§§ 6-8. 15. a. H.<br />

15. a. H. invece due giorni. La città era di forma rettangolare con il lato lungo verso il mare o lago: a una<br />

[SIRIA. - Conqui- estremità di essa sorge una piccola altura. Celebri sono le sorgenti di acqua sulfurea a mezz'ora a mez-<br />

sta deirUrdunn, zogiorno dalla città, sulle rive del mar di Galilea, ove ai tempi di Yàqiit sorgevano grandiose rovine,<br />

e occupazione di attribuite dagli Arabi a Salomone. Tàqut afferma che le sorgenti erano dodici ed ognuna poteva gua-<br />

Tabariyyah.] rire, «con il permesso di Dio», da una malattia diversa chi in esse si bagnava (Yàqut, III, 509-510).<br />

Queste sorgenti esistono ancora: cfr. Baedeker, Paliistina, 219-220.<br />

Presso Tabariyyah i Musulmani pongono le tombe di molti Compagni del Profeta, che perirono<br />

durante la grande peste dell'anno 18. H. lYàqiit. Ili, 512-513).<br />

Nota 2. — Yàqut (I, 201, lin. 19 e segg. ; EU, 509, lin. 12 e segg.) copia questo passo di al-Balàdzuri<br />

ed il seguente dato al § 7. Cfr. anche 13. a. H., § 208.<br />

Il patto singolare di cedere metà delle case e delle chiese è probabilmente un errore della nostra<br />

fonte, o aggiunta tendenziosa di tempi posteriori. Vedemmo che questa condizione, affermata da una<br />

fonte per la città di Damasco, non regge ad un'analisi critica, e forse il caso presente è della stessa<br />

natura. Una prova sicura di quanto affermiamo si trova palesemente nel tenore della seguente tradi-<br />

zione, in cui questo tratto non è menzionato, e si assicura invece che i Cristiani rimasero in possesso<br />

di tutte le loro chiese e case, tranne quelle abbandonate dagli abitanti. E' certo che in Tabariyyah<br />

avvenne quello che è nari'ato per la città di Damasco: dopo l'occupazione araba una parte della popo-<br />

lazione abbandonò il paese e si ritirò in ten-itorio bizantino: nelle dimore abbandonate si stabilirono i<br />

Musulmani e più tardi, quando la memoria del vero corso degli eventi si affievolì e si travisò per ragioni<br />

tendenziose e per ostilità verso i Cristiani, si affermò e si credette che le case occupate da Musulmani<br />

fossero cedute dagli abitanti dietro un patto specifico della resa. Tale convinzione si affermò ancora<br />

quando, per la conversione di molti abitanti alla fede dei vincitori, rimasero abbandonate alcune chiese,<br />

che si trasformarono in moschee.<br />

§ 7. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Surahbìl b. Hasanah occupò Ta-<br />

bariyyah dopo alcuni giorni d'assedio, costringendo gli abitanti a capitolare<br />

alla condizione che essi avessero salva la vita e rimanessero in possesso<br />

tranquillo dei loro figli, dei beni, delle chiese e delle case, eccetto quelle<br />

che avevano abbandonate. Fu fatta anche eccezione per un luogo ove i<br />

Musulmani si costruirono una moschea (Balàdzuri, 116) (^) .<br />

Cfr. anche Yàqut, I, 201, lin. 21 e segg.; Ili, 509, lin. 14 e segg.<br />

Nota 1. — Più tardi, aggiunge al-Balàdzuri, durante il Califfato di 'Umar (probabilmente alla vigilia<br />

della battaglia del Yarmùk nel 15. a. H., quando i Musulmani ritiraronsi fin quasi ai confini della Siria),<br />

gli abitanti di Tabariyyah si ribellarono, unendosi a molti Greci ed altri venuti in loro soccorso. Allora<br />

(dopo il Yarmùk?) abu 'Ubaydah b. al-Garràh mandò 'Amr b. al-'Às con 4000 uomini a punire i ribelli,<br />

e Tabariyyah si arrese una seconda volta alle medesime condizioni della prima. Alcuni affermano che<br />

Surahbil comandasse i musulmani anche in questo secondo assedio di Tabariyyah (Balàdzuri, 116).<br />

'<br />

Cfr. anche Yàqiit, I, 202; IH, 509, lin. 15 e segg.<br />

Le parole « ed altri venuti in loro soccorso » fanno supporre che alla vigilia della battaglia del<br />

Yarmùk una parte delle milizie greche venisse sbarcata ad 'Akkà ed a Sur e da li marciasse verso il<br />

Yarmuk, passando perciò sicuramente attraverso Tabariyyah. Cfr. sulla marcia dei Greci quanto è detto<br />

più avanti ai §§ 64 e nota 2, 108 e nota 1.<br />

§ 8. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Alle medesime condizioni di Taba-<br />

riyyah tutte le altre città e fortezze dell' Urdunn si arresero a Surahbil b.<br />

Hasanah, senza opporre alcuna resistenza armata. In questo modo i Musulmani<br />

s'impadronirono di Baysàn (^), di Sùsiyah (^), di Afìq (^), di (ruras (^),<br />

di Bayt Ra-s (°), di Qadas {^), di al-Grawlàn (Graulonite, oggi 'Aglùn), del<br />

Sawàd al-Urdunn (la vallata ferace del Giordano), e di tutto il resto del<br />

paese (Balàdzuri, 116).<br />

496.


15. a. H. §8.<br />

^5 a. H.<br />

Cfr. Yàqut, I, 202, Im. 2 e segg., ove e detto Quds invece di Qadas ;<br />

r\ T //^ 1 T 1 1 /^ T • 11 rSIRIA. -<br />

• Conquì-<br />

1 X<br />

ma C^uds (brerusaierame si dice solo ai-C^uds, ossia sempre con 1 articolo) sta deii'Urdunn,<br />

è senza dubbio un errore, difatti altrove questi medesimi eventi sono men- ^ occupazione di<br />

zionati sotto l'articolo Qadas.<br />

Nota 1. — È degna di nota la menzione di Baysàn in questo luogo: veniamo cioè a sospettare<br />

che nella battaglia di Baysàn (cfr. 13. a. H., §§ 207 e segg., e 224 e segg.), che ijrecedè immediatamente<br />

quella di Fihl, contrariamente a quanto aifermano alcune fonti, la città stessa di Baysàn non venisse<br />

espugnata dagli Arabi, ma che questi, incalzando i Greci, vinti al di là del fiume Giordano, non si<br />

dessero pensiero di sottomettere la città. Tale conclusione si adatta perfettamente al tenore generale<br />

delle conquiste arabe anteriormente alla presa di Damasco e ci fa comprendere meglio la tattica degli<br />

Arabi: essi mirarono in primo luogo a liberare il paese dagli eserciti bizantini: cacciati questi, tutte<br />

le città, prive com'erano di guarnigioni, dovevano, o prima o dopo, cadere fatalmente in loro potere.<br />

Nel caso presente si può anche osservare che gli Arabi, se volevan trarre tutti i vantaggi dalla<br />

disfatta dei Greci innanzi a Baysàn, non dovevano perder tempo ad assediare una città, ma incalzare<br />

invece il nemico e non dargli agio di riaversi dalla prima disfatta. Se gli Ai-abi vinsero a Fihl si breve tempo<br />

dopo la vittoria di Baysàn da essersi i due fatti d'arme confusi nella memoria tradizionistica in un solo<br />

combattimento, ciò provenne anche perchè si susseguirono immediatamente, forse a pochissimi giorni<br />

di distanza: quindi non vi fu allora assedio di Baysàn. La città si arrese invece nel presente periodo,<br />

quando gli Arabi, decisa alfine la definitiva conquista del paese, si accinsero a sottomettere sistemar<br />

ticamente tutte le città nelle regioni liberate ora da eserciti bizantini, ed in cui gli Arabi erano padroni<br />

assoluti delle campagne. E' probabile che nel maggior numero dei casi sia bastata la comparsa di un<br />

distaccamento musulmano dinanzi alle mura, perchè gli abitanti si affrettassero ad offrire condizioni di<br />

pacifica resa e sottomissione. Le vittorie degli Arabi e sovrattutto la caduta di Damasco debbono aver<br />

prodotta un' impressione profonda nell'animo degli abitanti della Palestina : anche l'esempio dato dai<br />

cittadini di Damasco, i quali si erano mostrati più amici degli Ai-abi che degli antichi padroni bizan-<br />

tini, fu certamente assai contagioso.<br />

Nota 2. — Siisiyah è un villaggio dell' TJrdunn (Yàqùt, III, 193, lin. 1-2), l'antica Hippus<br />

Susitha della Dekapolis : sorgeva a breve distanza dalla riva orientale del mare di Galilea, tra i primi<br />

contrafforti dell'altipiano trans-giordanico (cfr. Baedeker, 220, con le due carte della Palestina a pagg. 194<br />

e 214 della medesima guida, e la pianta annessa al presente volume).<br />

Non si deve confondere questa Siisiyah con l'altra detta oggi SCisieh, menzionata in Robinson<br />

Researches, I, 494, II, 2(J5, e che giace assai più a mezzogiorno, nella Palestina meridionale al sud<br />

di Hebron.<br />

Nota 3. — Secondo Yàqut (I, 332, lin. 22 e segg.), Afìq era un villaggio del Hawràn, sul Tariq<br />

al-Ghawr o Via del Ghavyr, posto entro la prima valle ('aqabah), lunga due miglia arabe, che sbocca<br />

nel Ghavvr o vallata del Giordano. Essa è l'antica Apheca o Aphèq, oggi Fiq, a breve distanza da Sùsiyah,<br />

sui primi contrafforti dell'altipiano trans-giordanico, ad oriente del mare di Galilea, nella valle detta<br />

oggi Wàdi Fiq. Cfr. Robinson Researches, II, 386, e Burckhardt, Travels in Syria, 279-281,<br />

dóve è descritto minutamente il sito, chiamato ivi Feik. Il villaggio giace in fondo alla valle (quella<br />

menzionata da Yàqut), e domina con una magnifica veduta il mare di Galilea. — Ho visitato anch' io Fiq<br />

nel febbraio del 1908, e l' ho trovato un villaggio composto di poche casupole in pietra con tetti di fango,<br />

e circondato da rade piante d'olivo. La via del Ghawr a cui allude Yàqiit è la grande via romana che<br />

partiva da Hawràn, e passando per éilliq (^óillin) traversava la pianura ferace della Nuqrah al nord<br />

del Yarmùk e dei profondi burroni dei suoi affluenti, menando poi al ponte che varcava il Giordano<br />

a breve distanza dalla sua uscita dal mar di Galilea. È questa la via strategica che i Greci presero<br />

quando dalla 'Hianiyyah Gilliq andarono a battersi con gli Arabi in Agnàdayn.<br />

Nota 4. — Cosi nel testo, ma si corregga éaras, perchè Guras è la città a noi già nota nel Yaman.<br />

éaras invece giace, secondo Yàqut (H, 61, lin. 3 e segg.), in al-Balqà e ne abbiamo già discorso altrove.<br />

E' l'antica Garasa, un sito assai ben noto ad oriente del fiume Giordano, a circa metà strada tra il<br />

Mar Morto ed il mar di Galilea, e quindi ad una certa distanza al sud del fiume al-Yarmuk (cfr. Baedeker,<br />

125, dove trovasi anche una pianta delle vaste rovine dell'età romana). Anche tra queste rovine<br />

si può osservare la orientazione di due templi pagani trasformati poi in basiliche cristiane, disposti con<br />

l'abside e l'altare ad oriente, argomento su cui abbiamo discusso già altrove (cfr. 14. a. H., § 173).<br />

6aras, dice Yàqut, si trovava a oriente del Gabal al-Sawàd nel territorio del Balqà e del Hawràn,<br />

nella provincia di Damasco. La città era traversata da un fiume che moveva numerose mole; una volta<br />

497.<br />

63


g§ 8-10. 15. a. H.<br />

15. a. H. era un paese tanto importante che il monte vicino (Gabal 'Aglun) veniva chiamato éabal éaras, ma poi<br />

[SIRIA. - Conqul- cadde in abbandono ed ai tempi di Tàqot era ridotto in rovina (Tàqut, II, 61, lin. 4 e segg.).<br />

sta deirUrdunn, La città, che sorge presso alle rive di uno degli affluenti orientali del Giordano, in una valle nota<br />

e occupazione di nei tempi antichi con il nome di Chrj-sorrhoas, ebbe la sua maggiore prosperità nel iv secolo dell'Era<br />

Tabarlyyah.] Volgare; aveva nome allora Gerasa, e per essa passava una grande via militare romana. Essa fu un<br />

tempo una delle principali città della provincia romana di Arabia, e la sua decadenza sopravvenne<br />

durante il dominio arabo. Ora è sorta a novella vita per la presenza costi d'una colonia di Circassi<br />

emigrati dal Caucaso, i quali però demoliscono molte belle rovine per costruirsi le dimore.<br />

La regione nella quale giaceva la città aveva presso gli Ebrei il nome Gilead, ed ora gli Arabi<br />

la chiamano 'Aglun, al nord del Balqà, dal quale è separata, a mezzodì, dal corso del Wàdi Zarqà.<br />

Nota 5. — Questo sito, da non confondersi con l'altro omonimo presso Halab, giaceva, secondo<br />

Yàqiit li, 776, lin. 17 e segg.), nell'Urdunn. E l'antica Capitolias, a non grande distanza al sud del fiume<br />

al-Yarmuk, tra Abila (Abilj ed Arbela ilrbili (vedi pianta annessa al presente volume). Le considerevoli<br />

Northern 'Ajhtnwithin the Dekapolis, Palestine Explo-<br />

rovine del sito sono descritte dallo Schuiaa,cber [<br />

ration Fund, London 1890, pagg. 154-166). Si noti qui pure nella pianta delle rovine, inclusa nel detto<br />

testo, la disposizione dell'antica chiesa cristiana con l'abside e l'altare rivolti verso oriente.<br />

Nota 6. — In Tàqiit Qadas è descritta {TV, 39, lin. 11-12) come un sito presso il lago di Hims,<br />

e come una delle conquiste di Surahbil b. Hasanah: il geografo arabo cade in un grave eri-ore, perchè<br />

confonde la Qadas notissima ai geografi arabi e che nel Medio-Evo dava il nome al lago (Buhajrah<br />

Qadas) nei pressi di Hims, con la Qadas di cui qui si tratta. Il sito di quest'ultima, quella conquistata<br />

da Surahbil b. Hasanah, trovavasi o nel éawlàn o nel Sawàd al-Urdunn. Dovi-ebbe essere però la moderna<br />

Qades (antica Qedesh Naphtali o di Galilea) a occidente del coi-so superiore del Giordano e a W.N.W.<br />

del lago di al-Hulah (cfr. Robinson Researches, n, 439): vedi pianta annessa al presente volume.<br />

§ 9. — (Sayf b. 'Umar). Mentre si combatteva la battaglia di Filli<br />

e dm-ante l'assedio di Baysàn, abù-1-A'war (cfr. 13. a. H., § 214) aveva<br />

continuato ad aggredire la guarnigione di Tabariyyah, senza però riuscire<br />

ancora ad espugnarla; ma la notizia di tanti disastri alle armi greche pro-<br />

dusse alfine il voluto effetto e gli abitanti della città si arresero anche<br />

essi alle medesime condizioni di Damasco. Dovevano cedere cioè una parte<br />

delle abitazioni in tutte le città, afiinchè i Musulmani potessero stabilirvisi,<br />

e si obbligavano al pagamento di un dinar a capo, e di un g ari b di grano<br />

o orzo (burr aw sa 'ir) per ogni garìb di superficie seminata (^). In se-<br />

guito a questo trattato le schiere musulmane presero i loro quartieri nelle<br />

città e nei villaggi dell'Urdunn. E apporto delle vittorie fri spedito al Califfo<br />

"limar (T a bari, I, 2159).<br />

Cfr. anche Athir, II, 332; Khaldùn, II, App. 87.<br />

Nota 1. — Tutte queste condizioni sono eiTate: appurammo già quali furono i veri patti della resa<br />

di Damasco. Al § 6 vedemmo pure le vere condizioni della resa di Tabsiriyyah. Dunque Sa3'f b. 'Umar<br />

ci porge notizie assolutamente false : è importante stabilire questo punto, che cioè le condizioni di resa<br />

delle varie città, nelle tradizioni della scuola iraqense, sono pressoché tutte errate, anzi apocrife:<br />

questa riflessione ci permetterà di comprendere meglio quanto diremo più avanti sul famoso trattato<br />

di Gerusalemme.<br />

§ 10. — (ibn al-Furàt, senza isnàd). Dopo la presa di Damasco, Yazid<br />

b. abi Sufyàn mandò Dihyah b. Khalifah al-Kalbi verso Tadmur, ed abù-1-<br />

Zuhr al-Qusayri contro al-Bathaniyyah ed il Hawràn. Queste città e con-<br />

trade fecero la pace alle stesse condizioni di Damasco. I due luogotenenti<br />

di Yazid rimasero nelle città sottomesse come governatori in obbedienza<br />

agli ordini di Yazid (Furàt, fol. 82, v.).<br />

498.


15. a. H. §§ 10, 11.<br />

Dunque durante il primo assedio di Damasco tutta la regione a mez- 15. a. H.<br />

zodì della città (al-Bat]ianiyyah e il Hawràn) non riconosceva l'autorità gta deirurdunn,<br />

degli Arabi: la completa inazione militare degli abitanti è indizio della e occupazione di<br />

natura imbelle e dello stato di debolezza in cui languivano quelle terre.<br />

SIRIA. — I precedenti della battaglia del Yarmuk.<br />

§ 11. — Dopo la caduta di Damasco e la resa di Hims, nella seconda<br />

metà dell'anno 14. H., gli Arabi potevano dirsi signori di tutta la Palestina<br />

e della metà meridionale della Siria: padi-oni però in questo senso, che tutti<br />

i detti paesi, tranne forse qualche città del littorale, erano stati abbandonati<br />

dalle milizie regolari bizantine, e che i guerrieri <strong>dell'Islam</strong>, se volevano, po-<br />

tevano affermarvi la loro autorità e imporre tributi agli abitanti. Il dominio<br />

però effettivo, diretto e riconosciuto degli Arabi era ancora molto ristretto: si<br />

riduceva realmente alle poche città che avevano fatto atto formale di sot-<br />

tomissione, come Damasco, Hims e qualche città minore o borgata della<br />

Palestina e della provincia damascena, quelle cioè che si erano sottomesse<br />

al pagamento d'una indennità di guerra. Nondimeno non si poteva dire<br />

ancoi'a se tale accordo avesse già carattere permanente di sottomissione de-<br />

finitiva, assoluta, oppure fosse semplice accettazione temporanea d'un tri-<br />

buto accidentale di guerra.<br />

Nella maggior parte del paese, anche là dove riscotevano un' inden-<br />

nità per non molestare le campagne, gli Arabi non avevano ancora assunto<br />

l'amministrazione, né esigevano per proprio conto le imposte, che finora<br />

erano state versate nelle casse dell'impero bizantino. Nominalmente an-<br />

cora gli abitanti si consideravano sudditi bizantini e si trovavano perciò<br />

nella dolorosa necessità di pagare, oltre alle gravose tasse al fisco imperiale,<br />

anche il tributo di guerra agl'invasori.<br />

Poc'anzi si rilevò come con la battaglia di Ba3'sàn-Fihl gli Arabi aves-<br />

sero iniziato la regolare conquista, ma, è bene aggiungere, le operazioni di<br />

guerra, da quel giorno fino alla caduta di Damasco e di Hims, erano state<br />

tanto urgenti e difficili, che i comandanti militari e gii agenti del Califfo<br />

non avevano avuto agio di dare alle provincie invase verun assetto ammi-<br />

nistrativo. Ogni altra considerazione aveva ceduto il posto dinanzi alla<br />

necessità di espellere i Greci dal paese. Né era possibile d'altra parte iniziare<br />

l'opera di organamento, visto che la maggior parte delle città ancora non<br />

dipendeva dagli Arabi. Sulla Palestina e sulla Trans-Giordanica gli eserciti<br />

arabi erano passati come una bufera, lasciando da per tutto rovine sulla<br />

loro via, e senza in verun modo esigere dagli abitanti un patto di regolare<br />

e perpetua sottomissione. Tutto era vago, provvisorio, incerto, tutto era<br />

499.


11, 12. 15. a. H.<br />

15. a. H. in sospeso, perchè ogui cosa dipendeva dall'esito finale del grande con-<br />

denti delia batta- flitto, che pendeva tutt'ora incerto nella bilancia. Si sapeva che Eraclio<br />

glia del YarmQk.] armava febbrilmente nel settentrione ed il cimento supremo era forse già<br />

vicino; ma ignoravasi quando e come si sarebbe svolto.<br />

Il carattere superficiale ancora dell'invasione araba rivelasi chiara-<br />

mente nelle due notizie date poc'anzi: la sottomissione dell'Ard al-Saràt<br />

per opera di Yazìd b. abi Sufyàn, e quella dell'Urdunn per opera di Su-<br />

rahbil b. Hasanah (cfi-. §§<br />

5-10).- Ora l'Ard al-Saràt era appunto il paese<br />

traversato dai primi eserciti arabi che invasero la Palestina, e perciò già<br />

da quasi due anni e mezzo trovavasi realmente alla mercè degli Arabi. La<br />

seconda regione era quella, in cui erasi combattuta la doppia battaglia di<br />

Baysàn-Fihl. Se dunque gii Arabi tardarono tanto a sottomettere le dette<br />

due provincia, pur da loro traversate vittoriosamente, ciò vuol dire che,<br />

nonostante le felici operazioni militari delle tre campagne precedenti,<br />

tutta la zona invasa dagli Arabi, tranne qualche borgata qua e là, e<br />

forse perfino quelle che avevano pagato un'indennità di guerra, si con-<br />

sideravano ancora come parte integrante dell'impero bizantino, sebbene<br />

occupate temporaneamente dal nemico. Quelle stesse provincie erano state<br />

sovente invase da nemici negli ultimi sei secoli, ma l'autorità di Roma e<br />

di Bisanzio era sempre tornata ad affermarvisi : difficilmente potevasi quindi<br />

immaginare allora che la comparsa di qualche migliaio di predoni del de-<br />

serto significasse l'avvento di un'era nuova, di una vera rivoluzione, della<br />

massima rivoluzione politica e religiosa che l'Asia avesse mai vista. Come<br />

ultimamente in modo insperato erano stati cacciati i Persiani dopo un<br />

dominio di quasi quindici anni, così poteva accadere anche per gli Arabi.<br />

Solo alla fine dell'anno 14. H. provvidero i comandanti arabi ad im-<br />

porre agli abitanti agricoli della zona invasa un vero e proprio atto di sot-<br />

tomissione, che li rendeva non più sudditi di Bisanzio, ma di Madinah:<br />

forse allora soltanto i Siri cominciarono a persuadersi che gli Arabi erano<br />

venuti per non ritirarsi più.<br />

§ 12. — È d'uopo perciò concludere che dopo la presa di Damasco nel<br />

Eagab del 14. H., decisa oramai la conquista delle provincie orientali del-<br />

l'impero bizantino, allontanato momentaneamente il pericolo d'un'energica<br />

ed immediata aggressione dei Greci, le schiere arabe tornassero a disper-<br />

dersi come avevano fatto dopo Agnàdayn (cfr. 13. a. H., § 202), non più<br />

con il solo intento di rapir bottino, qual era stato il caso dopo quella bat-<br />

taglia, ma in particolar modo per procedere alla sottomissione effettiva e<br />

reale del paese e delle città minori. Così mentre una parte della gente<br />

rimase a Damasco, una fi-azione si spinse fino a Hims nel settentrione<br />

500.


15. a. H. § 12.<br />

(cfi-. 14. a. H., §§ 201 e segg.), e pattuì una seconda volta con gii abitanti di 15- ^- ^<br />

quella città: altre schiere procedettero alla sottomissione dell'Urdunn, ossia denti delia battadella<br />

parte settentrionale della Palestina e della Trans Giordanica. Altri giiadei Yarmùk.<br />

distaccamenti si spinsero ancora più a mezzogiorno e ridussero definitiva-<br />

mente all'obbedienza la regione di confine tra la Palestina meridionale ed<br />

il Higàz settentrionale, ossia l'Ard al-Saràt. È probabile quindi che altre<br />

schiere, forse sotto 'Amr b. al-'As, contemporaneamente spiegassero una<br />

simile attività nel mezzogiorno della Palestina (cfr. 13. a. H., § 206 e nota 2).<br />

Siffatta opera di . sottomissione non fu però compiuta in modo siste-<br />

matico é regolare, come l'intenderemmo noi, ma si limitò ancora alle cam-<br />

pagne e a quelle borgate e piccole città che non avevano o voglia o mezzi<br />

di difendersi, e desideravano d'altronde vivere in pace con gl'invasori ed<br />

accudire non molestati alla coltura dei campi. Da ciò sorse una serie di<br />

accordi provvisori con gl'invasori, in attesa dell'esito finale del conflitto<br />

che avrebbe deciso le sorti dell'Asia Anteriore. D'altra parte però molte<br />

città, le maggiori, come Gerusalemme, Cesarea e per lo più tutte quelle<br />

sul littorale mediterraneo, non accettarono verun accomodamento e conti-<br />

nuarono, alcune in modo attivo, altre in modo passivo, a rifiutare ogni<br />

rapporto, di qualsiasi specie, con il nemico.<br />

Da parte loro gli Arabi non avevano i mezzi materiali per impegnarsi<br />

in difficili opere d'assedio, e consapevoli che Eraclio continuava ad armarsi,<br />

non osarono intraprendere lunghi e perigliosi assedi di città fortificate; si<br />

contentarono perciò di molestare con razzie le campagne delle città ancora<br />

ritrose ad accomodarsi con loro, e così lentamente impoverirle e fiaccarle<br />

fino a reddizione completa per esaurimento di forze.<br />

Data siffatta natura precaria e temporanea dei rapporti degli Arabi<br />

con gii agricoltori palestinesi, si può ritenere per cosa certa che in Pale-<br />

stina subentrasse un periodo di anarchia amministrativa, il quale ebbe fine<br />

soltanto dopo la vittoria del Yarmùk. Allora, essendo i Greci ricacciati per<br />

sempre al di là del Taurus, gli Arabi presero in mano effettivamente l'am-<br />

ministrazione, sequestrarono gii uffìzi ed i registri del fisco imperiale, e posero<br />

le prime basi del vero e definitivo dominio del paese, riscotendo tutte le<br />

tasse che prima spettavano all'imperatore.<br />

Intanto, è bene ripeterlo, tutto era ancora nel vago: nulla esisteva di<br />

certo: i destini dell'Asia Anteriore pendevano ancora incerti nella bilancia.<br />

Eraclio si preparava ad uno sforzo supremo, ed uxia vittoria dell'ultimo e<br />

massimo esercito greco avrebbe potuto significare per gli Arabi la perdita<br />

di tutte le conquiste e la loro ricacciata, se puranche temporanea, entro<br />

i deserti, dai quali sì improvvisamente erano usciti.<br />

• 501.


§ 13. 15. a. H.<br />

15- a- ^- § 13. — Secondo al-Balàdzui-i, abù 'Ubaydah, dopo la presa di Hims,<br />

denti della batta- espugnò anche Hamàt ed inoltre varie altre città fino a Laodicea (BagiiadelYarmuk.]<br />

làdzuri, 131-132). Questa notizia è dubbia, e si deve riferire ad eventi<br />

posteriori al Yarmùk.<br />

Giudicando dalle notizie date da ibn Ishàq (cfi\ 14. a. H., § 209), la<br />

(terza) spedizione di Hims (dopo la presa di Damasco) fu di breve dm-ata :<br />

durante l'assedio di Hims (secondo Sayf b. 'Umar: cfr. 14. a. H., § 222)<br />

sopravvenne l'inverno, ed abù 'Ubaydah (così nelle tradizioni, forse da cor-<br />

reggersi : Khàlid b. al-Walid), presa la città, ritornò a Damasco. Il Mied-<br />

nikoff (I, 492) è d'opinione che alcune città menzionate da al-Balàdzuri<br />

(pag. 131-132) siano state pl'ese nella seguente primavera, come dice al-<br />

Ya'qùbi (cfr. 14. a. H., § 214), il quale, dopo la presa di Hims, fa ritor-<br />

nare addietro abù 'Ubaydah [? Khàlid b. al-Walid] dinanzi all'avvicinarsi<br />

del grande esercito greco. Or è certo che quest'esercito può essersi messo<br />

in moto soltanto nella primavera e non durante l'inverno. Se il coman-<br />

dante arabo si ritù-ò da Hims dinanzi ai Greci, allora è necessario arguii-e<br />

che egli si trovasse ancora presso questa città al principio della primavera :<br />

per conseguenza, mentre una parte delle forze arabe svernò in Damasco<br />

(cfr. 14. a. H., § 148), il capitano del detto distaccamento deve aver in-<br />

trapreso la spedizione di Hims alla fine del precedente autunno, ivi aver<br />

passato l'inverno nell'assedio, e in primavera, presa la città, aver fatto<br />

ritorno a Damasco.<br />

Giusta quanto afferma abù Hafs al-Dimasqi (Balàdzuri, 237), quando<br />

gli Arabi si ritirarono dinanzi all'esercito greco, nel lasciare Hims resti-<br />

tuirono agli abitanti i danari presi da loro per effetto del trattato di resa,<br />

perchè non avevano più i mezzi per difendere gli Emesani :<br />

i quali d'altra<br />

parte promisero di rimanere fedeli agli Arabi e battersi fino all'ultimo per<br />

resistere ad Eraclio. Quanta fede dobbiamo riporre in siffatta notizia non<br />

si può dire; ma siccome è confermata anche da altre fonti, deve certa-<br />

mente contenere un fondo di vero, sebbene sia venuta a noi in forma tra-<br />

visata. Si può cioè riferire all'indennità di guerra, che gli Arabi riscote-<br />

vano da alcune città quale prezzo per l'immunità del territorio da devasta-<br />

zioni : quando<br />

si avanzarono i Greci prima del Yarmùk, può esser che gii<br />

Arabi rinunziassero all' indennità pattuita, visto che non potevano più man-<br />

tenersi nel paese. Perciò piuttosto che una vera e propria restituzione di<br />

danaro pagato, fu uno scioglimento dei contraenti da ogni obbligo assunto,<br />

una semplice rinunzia, che i tradizionisti trasformarono in una spontanea<br />

restituzione per maggior gloria dei primi guerrieri dell'Isiàm. Del resto,<br />

siccome gli Arabi avevano oramai in mente la conquista definitiva della<br />

502.


15. a. H. §§ 13, 14.<br />

Siria, è probabile che, per cattivarsi le simpatie degli abitanti in un fi-an- 15- a- h.<br />

gente così critico, si mostrassero, in previsione dell'avvenire, politicamente denti delia battagenerosi.<br />

La notizia che gli Emesani promettessero di difendersi contro glia dei Yarmuk.]<br />

Eraclio e di non riconoscerne l'autorità, è pure verosimile, perchè in perfetto<br />

accordo con il contegno dei medesimi abitanti anche prima dell'invasione<br />

araba, come già notammo nelle tradizioni di Eutichio sull'assedio di Da-<br />

masco (cfr. 14. a. H. § 153 a). È cosa certa che in Hims l'autorità di Eraclio era<br />

più odiata che altrove: è quindi lecito ammettere che gli Emesani abbiano di<br />

molto preferito il dominio arabo a quello bizantino, e che si siano compor-<br />

tati poco benevolmente verso l' imperatore ed i suoi luogotenenti, quando<br />

passò l'esercito greco diretto verso la Palestina ed il Yarmuk.<br />

§ 14. — Le nostre informazioni sull'attività di Eraclio in questo pe-<br />

riodo sì calamitoso per Bisanzio sono d'una tale scarsezza, che in realtà<br />

nulla sappiamo sul conto suo. Le stesse fonti greche e siriache niun lume<br />

ci danno maggiore di quelle arabe :<br />

le strepitose vittorie arabe sembrano<br />

aver cancellato in Bisanzio ogni memoria di quanto facessero i Greci sotto<br />

Eraclio, e quando veniamo al triste periodo dell'invasione musulmana le<br />

stesse fónti bizantine contengono per la massima parte notizie sugli Arabi<br />

e pressoché nulla sul conto del, pur già sì energico e battagli^i'o, impera-<br />

tore. Il Lebeau, giunto a questi anni, riassume semplicemente la vecchia<br />

storia dei Saraceni scritta dall'Ockley, la quale, a sua volta, è una versione<br />

condensata del romanzo pseudo-waqideo.<br />

I pochi dati certi sono i seguenti : Eraclio fin dal principio della campagna<br />

araba non prese mai in persona il comando dei suoi eserciti, ma<br />

ne affidò la direzione prima al suo fi-atello Teodoro; sconfitto questo ad<br />

Agnàdayn, all'armeno Vàhàn (= Bàhàn), ed infine ad un altro Teodoro,<br />

detto Trithurius, che perì con Vàhàn nella strage del Yarmuk. Al principio<br />

dell' invasione Eraclio sembra essersi trovato in Damasco o in Emesa, ma<br />

perduta la battaglia di Agnàdayn si ritirò nella Siria settentrionale, di-<br />

morando certo un tempo ad Emesa e poi in Antiochia, in apparenza<br />

intento solo a radunare uomini ed armi. I preparativi per la riscossa ebbero<br />

principio fin dal giorno di Agnàdayn (30 luglio 634 È. V.), in cui rimasero<br />

distrutte pressoché tutte le forze immediatamente disponibili dell'impera-<br />

tore : il grande esercito che doveva perire al Yarmiik impiegò quindi più<br />

di due anni ad esser allestito, e le varie battaglie combattute tra Agnà-<br />

dayn ed il Yarmuk furono realmente soli conflitti con fi-azioni del grande<br />

esercito in preparazione. Questo fii specialmente il caso nella campagna<br />

di Damasco, durante la quale l'avanzarsi impetuoso degli Arabi forzò la<br />

mano dell'imperatore, e lo costrinse a tentare la liberazione della città<br />

503.


Il 14 15. 15. a. H.<br />

15. a. H. prima che le sue forze fossero tutte pronte :<br />

non<br />

è nemmeno improba-<br />

denti della bautta- ^il^' come dii'emo meglio appresso, che in tutti i disastri greci prima<br />

giiadei Yarmuk.] del Yai'mùk gli Arabi fossero più numerosi dei loro avversari (cfr. 12.<br />

a. H., §§ 289-290): ciò spiegherebbe il numero e la facilità delle loro<br />

vittorie. La campagna di Damasco riuscì però d'effetto negativo, ed Eraclio<br />

deve aver compreso l'errore strategico di consumare le sue forze e d'infiac-<br />

chirne lo spirito marziale, facendole battere in fi-azioni da un nemico ar-<br />

dito e numeroso. È evidente che, dopo la lezione di Damasco, Eraclio<br />

ritirò tutte le sue schiere nell'estremo settentrione della Siria, dove gii Ai^abi<br />

avrebbero tardato assai a raggiungerlo, e non tentò la riscossa se non<br />

quando ebbe terminato tutti i preparativi e radunate tutte le forze, di cui<br />

poteva dispoiTC e in numero tale da garanth'gii, a suo modo di vedere,<br />

la vittoria. L'immobilità di Eraclio nella Sma settentrionale durò più di<br />

un anno, e fa periodo di requie, di cui gli Arabi si valsero per trattare<br />

di nuovo con Hims e per sottomettere meglio la Palestina e la Trans-<br />

Giordanica.<br />

Alfine però il grande esercito greco ebbe terminato tutti i suoi pre-<br />

parativi: oltre ai soliti mercenari bizantini, uomini di ogni razza e prove-<br />

nienza, copae già si ebbe a rilevare (cfr. 12. a. H., § 239), s'era potuto<br />

formare un corpo di ausiliari armeni ed una schiera pur numerosa di ca-<br />

valleria fornita dalle tribù arabe cristiane della Sii-ia e dell'Arabia set-<br />

tentrionale ;<br />

queste erano tornate a parteggiare attivamente per Bisanzio, per<br />

effetto forse di qualche larga distribuzione di quei sussidi pecuniari, la<br />

sospensione dei quali aveva avuto tre anni prima conseguenze tanto fu-<br />

neste (cfì-. 12. a. H., § 308). Il comando generale del grande esercito,<br />

che racchiudeva in sé le sole ed ultime speranze dell' imperatore e della<br />

fede cristiana in Asia, fii affidato, come si disse, a Teodoro Trithurius, sotto<br />

al quale fu messo quel Vàhàn (= Bàhàn) che aveva comandato la spedi-<br />

zione poco felice di Damasco.<br />

§ 15. — Tutte le fonti orientali concordano nell'affermare che lo sven-<br />

turato esercito fosse ingente: ma tale concordia ispii'a poca fiducia, perchè<br />

nessuna fonte concorda con l'altra nel fissarne il numero preciso: alcune<br />

danno 600,000, altre 200,000, altre 100,000 ed altre 80,000: più moderne<br />

sono le fonti, più elevato è il numero. A nostro modo di vedere la cifi'a<br />

più bassa data dalla fonte più antica è quella più vicina al vero, ma pure<br />

essa è certamente esagerata. Tale opinione si fonda in primo luogo sul<br />

nostro studio piuttosto minuto delle campagne persiane di Eraclio (cfi-.<br />

12. a. H., §§ 253-257): in secondo luogo siamo certi che l'importanza<br />

immensa della battaglia del Yarmuk, la quale decise per sempre dei destini<br />

504.


15. a. H. §§ 15, 16.<br />

dell'Asia Anteriore, ha acceso in particolar modo la fantasia, già per sé<br />

15. a. H.<br />

sì fervida, degli autori orientali, ai quali dobbiamo tutte le notizie del- denti delia battal'ultima<br />

campagna. Fu istintiva in essi la tendenza ad elevare il numero glia dei Yarmuk.]<br />

dei combattenti in proporzione dell'importanza del conflitto e delle sue<br />

conseguenze: tale tendenza travisatrice si rivela dall'aumento delle cifre<br />

nelle fonti più recenti. Si osservi infine che, secondo le nostre fonti mi-<br />

gliori, al momento supremo, quando erano tutti riuniti ed erano giunti gli<br />

ultimi rinforzi da Madlnah, gli Arabi schierati in battaglia al Yarmuk<br />

contavano circa 24,000 uomini, assai probabilmente meno che più. Se dice<br />

il vero il cronista ai-meno, Sebeos, un contemporaneo, che cioè i Greci<br />

uccisi al Yarmuk fossero soli due mila uomini (cfr. § 97 a), la forza nume-<br />

rica delle due parti combattenti deve essere stata assai meno grande che<br />

non risulti dalle nostre fonti.<br />

Sono queste ragioni, io credo, sufficienti per ammettere che nei nu-<br />

meri riferiti dalle tradizioni ci siano molte e forti esagerazioni: ci consta<br />

dalle fonti che nell'esercito greco non regnasse concordia di pareri e di<br />

comando e che tradimenti, defezioni e dissidi personali fiaccassero fatalmente<br />

l'unità e l'efiicacia delle forze bizantine. Date siffatte circostanze,<br />

è possibile che i Greci siano stati questa volta più numerosi degli Arabi,<br />

ma mai quanto vorrebbero le fonti arabe. Secondo queste la sproporzione<br />

numerica tra Greci e Musulmani è eccessiva ed inverosimile: per quanto<br />

la railizia bizantina fosse decaduta come istrumento belligero, non possiamo<br />

ammettere che si lasciasse battere sì ignominiosamente pur trovandosi in<br />

proporzioni di quattro a uno, o perfino di otto a uno. Tale nostro concetto ha<br />

una conferma nell'altra notizia che l'esercito greco rimanesse distrutto, dopo<br />

esser stato assediato dagli Arabi nel suo accampamento. Se queste notizie<br />

son vere, dobbiamo di necessità arguire che tra i due eserciti esistesse un<br />

certo equilibrio numerico. Riteniamo quindi improbabile che i Greci su-<br />

perassero del doppio gli Arabi, e che quindi dinanzi ai 25,000 Arabi si<br />

trovarono forse anche meno di 60,000 Greci: Teofane infatti dice fossero<br />

40,000 (cfr. § 91). Se fri corretta la nostra deduzione, che forse ad Agnà-<br />

dayn e certamente nelle altre battaglie fino al Yarmuk gii Arabi furono<br />

più numerosi dei Greci, il contegno degl'invasori, quando Teodoro Tri-<br />

thurius scese verso il mezzogiorno, si spiega benissimo con il fatto che ora<br />

per la prima volta gli Arabi sapessero d'aver innanzi a loro forze supe-<br />

riori, ed intimoriti abbandonassero perciò tutte le loro conquiste sirie.<br />

§ 16. — Si noti infatti che, quando veniamo alla campagna del Yarmuk,<br />

la condotta degli Arabi muta improvvisamente e radicalmente nei suoi<br />

aspetti più essenziali. Mentre dal primo combattimento nella Palestina mei'i-<br />

505.<br />

64


§ 16. 15. a. H.<br />

15. a. H. dionale (al-'Arabah-DàtJiinah) fino alla seconda capitolazione di Hims, gii<br />

[SIRIA. - I precedenti<br />

della batta-<br />

. , . . .-<br />

Arabi erano stati<br />

•<br />

sempre<br />

v<br />

gii aggressori e si<br />

j.- • ' ' j-<br />

erano spinti innanzi con ardire<br />

glia del Yarmuk.] elle pareva temerario, come se nulla valesse ad arrestare la loro avan-<br />

zata vittoriosa: ora invece al primo annunzio che la graìide armata mo-<br />

vevasi dal settentrione per espellerli dalla Siria, essi mutarono improv-<br />

visamente di tattica; abbandonarono del tutto l'olìfensiva, e si misero in-<br />

teramente sulla difensiva, ritirandosi con significante celerità. Hims fu<br />

abbandonata, e nel Rabi' II. del 16. H. le schiere ritornate dal settentrione,<br />

unitesi a quelle rimaste forse alla custodia di Damasco, si ritrassero ancora<br />

più a mezzodì, abbandonando così senza colpo ferire due preziose conquiste,<br />

che per più di un anno erano state lo scopo principale della campagna<br />

araba, ed avevano costato l'impiego di grandi e forti energie e la vita di<br />

molti uomini. Non è concepibile che gii Arabi avessero espugnato le due<br />

predette città con l'idea di abbandonarle pochi mesi dopo senza opporre<br />

la menoma resistenza. La ritirata degl'invasori in queste condizioni si<br />

Tspiega soltanto con un loro profondo turbamento morale, prodotto dall'im-<br />

provvisa ed inattesa notizia che il nemico avanzava contro di loro con<br />

forze assai più temibili e numerose che nel passato.<br />

Ciò dimostra come ora per la prima volta i Greci dovessero essere<br />

certamente più numerosi degli Arabi, e come questi menassero ancora la<br />

campagna senza un piano regolare e vera unità di direzione. È evidente<br />

cioè che, terminato l'assedio di Damasco, le schiere arabe, a stento tenute<br />

assieme dall'autorità di Khàlid b. al-Walid e dalle circostanze tutte speciali<br />

della campagna nel 14. H. (da Baysàn-Fihl fino alla caduta di Damasco), su-<br />

perate ormai le più gravi difiìcoltà del momento, tornassero irresistibilmente<br />

ai sistemi primitivi di guerra predatoria, poco dissimili da quelli del primo<br />

periodo dell'invasione. E anche lecito supporre che quando Bàhàn (= Vàhàn<br />

= Baànes = Màhàn) si ritirò da Damasco, e per ordini avuti dall'imperatore<br />

abbandonò interamente la Siria meridionale al suo destino, permettendo per-<br />

fino la seconda capitolazione di Hims, presso la maggior parte degli Arabi si<br />

facesse strada la convinzione che i Greci avessero rinunziato per un lungo<br />

tempo ad ogni idea di riscossa e che le conquiste già fatte fossero ormai<br />

definitivamente assicurate. Questa convinzione erronea e fallace ci spiega<br />

la nuova dispersione delle forze arabe al principio del 15. H., dai dintorni<br />

di Hims fin quasi alle rive del Golfo Elanitico del mar Rosso, e ciò spiega<br />

il loro turbamento e la precipitosa ritirata quando alfine i Greci presero<br />

r offensiva.<br />

La ritirata di Eraclio in Edessa ed Antiochia e la sua apparente ino-<br />

perosità per più di un anno, deve aver ingannato la maggior parte degli<br />

506.


15. a. H. §§ 16, 17.<br />

Arabi, confermandoli in un senso di falsa sicurezza, sebbene alcuni capi i^. a. H.<br />

accorti come Khàlid b. al-Walìd, che j)robabilmente era nei pressi di Hims, denti delia battarimanessero<br />

sempre vigili e pronti al primo annunzio di un pericolo. Quando glia dei Yarmuk.i<br />

si mosse l'esercito greco e si spinse, forse rapidamente, su Hims nell'intento<br />

probabile di sorprendere gli Arabi, questi si trovavano, dispersi un po' da<br />

per tutto, nell'impossibilità di far fronte uniti ai nemici: dovettero perciò<br />

di necessità, e molto a malincuore, ritirarsi in luogo dove tutti i distac-<br />

camenti sparpagliati potevan facilmente convenire senza imbattersi nel<br />

grande esercito di Eraclio. I Greci sembrano dunque esser riusciti nel loro<br />

primo intento di sorprendere gli Arabi impreparati: non v'è altro modo<br />

di spiegare il rapido ripiegamento e concentramento di questi ultimi sul<br />

Yarmùk con l'abbandono di tutte le conquiste, ed il ritorno in quella re-<br />

gione dove era incominciata la campagna due anni e mezzo prima, vale a<br />

dii-e sui confini del deserto arabico.<br />

§ 17. — Abbiamo tradizioni (cfr. § 69) dalle quali si jjuò arguire che in<br />

questo momento critico gii Arabi dubitassero perfino dell'esito di tutta la<br />

campagna e ridassero a tutti gli abitanti delle città, che avevano pattuito con<br />

loro, libertà completa d'azione: le tradizioni, come già si disse, parlano<br />

perfino di restitvizione dell'indennità di guerra: ma forse trattasi, come già<br />

osservammo, d'una semplice rescissione reciproca dei patti convenuti, rescis-<br />

sione proposta dagli Arabi, perchè consci di dover abbandonare il paese e<br />

desiderosi di risparmiare ai loro amici in Palestina ed in Siria le possibili<br />

rappresaglie dei Greci, se questi fossero tornati a dominare. Certo è che tutte<br />

le schiere arabe sparse nel paese furono richiamate d'urgenza, e come luogo<br />

di concentrazione fu scelto un sito centrale della Trans-Giordanica, egual-<br />

mente distante da tutti i punti finora occupati dagli Arabi, e donde par-<br />

tiva, attraverso il deserto, un cammino diretto per Madinah. Il sito scelto<br />

fu la riva sinistra, o meridionale del Yarmùk, nella pianura ondulata che<br />

si stende tra il monte Hawràn ed i gioghi scoscesi dell' 'Aglùn, a oriente del<br />

Giordano. Così gii Arabi avevano alle spalle gii spazi liberi sconfinati del de-<br />

serto ed un cammino diretto fino al cuore del loro paese, quindi un asilo sicuro<br />

in caso di rovescio; mentre dalla parte verso il nemico, che si avanzava, il<br />

piano era solcato profondamente da vari fiumi che scendono dalla pianura<br />

a occidente del Hawràn e riuniti poi dal Yarmùk si gettano nel Giordano.<br />

Ma sorge ora spontaneamente la domanda : per quale i-agione scelsero<br />

gli Arabi questa speciale posizione? Fu voluta da essi, o fu loro imposta<br />

dai Greci? Siccome nessuno storico occidentale si è mai proposto tali<br />

quesiti, né alcuno ha mai tentato di chiarire tutte le oscurità in appa-<br />

renza incomprensibili delle tradizioni, ho creduto mio dovere di studiare<br />

507.


17, 18. 15. a. H.<br />

15. a. H. a fondo la battaglia del Yarmùk unendovi anche un esame accurato dei<br />

denti della bautta- luoghi. I particolari di-ammatici della celebre giornata danno un'attrattiva<br />

glia del Yarmuk.] speciale a siffatto studio, perchè ninna altra battaglia nella storia dell'oriente<br />

musulmano presentasi con fasi sì caratteristiche ed in apparenza inverosi-<br />

mili. È forse possibile che il disastro dei Greci terminasse nel modo voluto<br />

dalle fonti, ossia con l' inabissarsi di quasi tutte le forze di Eraclio entro i<br />

buiToni profondi d'un fiume, che apriva le sue voragini traditrici alle spalle<br />

dei vinti? Come si spiega che i Greci commettessero errore strategico sì<br />

grave? Quali furono le ragioni militari e strategiche che portarono alla<br />

scelta del Yarmùk quale luogo di battaglia? Siffatte domande s'impongono<br />

alla nostra attenzione, perchè risulta chiaro dalle tradizioni come gii Arabi<br />

ponderatamente scegliessero il sito e come i Greci non solo l'accettassero,<br />

ma, durante una lunga sosta sul luogo, niun mezzo tentassero per modi-<br />

ficare la loro posizione, sebbene, appunto per il loro prolungato indugiarsi<br />

colà, dovessero aver tuttavia scoperto i pericoli ai quali andavano incontro<br />

in caso di rovescio.<br />

Yarrnuk.<br />

SIRIA. — Studio topografico e strategico del campo di battaglia del<br />

§ 18. — Lo studio accurato delle tradizioni musulmane sulla giornata<br />

fatale del Yarmùk mi aveva da lungo tempo persuaso che solo una visita<br />

dei luoghi poteva chiarire tutti i lati del problema. La Trans-Giordanica<br />

è regione ben poco conosciuta ed assai imperfettamente descritta : non<br />

è stata mai visitata con criteri storici in rapporto ai problemi della con-<br />

quista araba; sicché mi sentii indotto a chiedere, nell'inverno del 1905-<br />

1906, al prof. Josef Horovitz, mio valente collaboratore, di recarsi sul Yarmùk,<br />

studiare i luoghi e procurarmi fotografie dei punti più importanti. Ottenni<br />

così vari indizi di molto pregio, principalissimo tra tutti il primo cenno<br />

che la moderna Gillìn possa essere lo stesso sito che nei nostri codici<br />

appare nella forma Gilliq e su cui abbiamo già avuto occasione di intrat-<br />

tenerci (ciì-. 12. a. H, § 319 e nota 2). Purtroppo le fotografie del Horovitz<br />

fallirono quasi tutte, e dalla relazione accurata del dotto arabista non mi<br />

fii possibile rendermi conto esatto dello svolgimento della battaglia, né<br />

dei rapporti tra questa e la configurazione dei luoghi. Compresi perciò la<br />

necessità di visitare in persona il campo di battaglia e di studiarlo tutto, a<br />

palmo a palmo, con l'assistenza del materiale tradizionistico a noi conosciuto.<br />

Nel febbraio del 1908 mi riuscì, dm'ante un viaggio in Siria, di visitare<br />

attentamente i luoghi dove Arabi e Greci in mortale conflitto decisero le<br />

sorti dell'Asia Anteriore :<br />

i risultati della visita sono tanto importanti per<br />

508.


15. a. H. §§ 18, 19.<br />

il nostro argomento da meritare un'esposizione un po' particolareggiata.<br />

Per render più chiara la mia esposizione ho aggiunto, oltre alle fotografie<br />

da me tratte sul luogo, una carta geografica ed uno schema dello svolgimento<br />

della battaglia quale mi risulta dallo studio delle fonti e dei luoghi da me<br />

visitati con moltissima attenzione e senza alcun preconcetto. La soluzione<br />

infatti di tutti i problemi mi si è offerta soltanto sui luoghi e dopo matura<br />

riflessione; per farne la piena spiegazione occorrerà entrare in merito alla<br />

battaglia stessa e farne già ora la narrazione schematica :<br />

ciò varrà a faci-<br />

litare anche allo studioso la corretta interpretazione delle seguenti tradi-<br />

zioni. La soluzione, appena compresa la configurazione dei luoghi, è di una<br />

grande semplicità e chiarezza ed ha il merito di confermare, più- sopprimendo<br />

le ben naturali esagerazioni, la versione tradizionistica e di colmare<br />

in modo logico e persuasivo le non piccole lacune delle nostre fonti. Non<br />

crediamo che sia possibile trovare un altro accordo più soddisfacente tra<br />

le conclusioni tratte dallo studio letterario delle fonti e quelle che natu-<br />

ralmente scaturiscono da una visita accurata dei luoghi.<br />

§ 19. — La Trans-Giordanica, separata dalla Palestina propriamente<br />

detta dal taglio diritto e profondo della valle del Giordano, abbraccia per la<br />

parte che ci riguarda — ossia il tratto tra il Mar Morto e la città di Da-<br />

masco — due regioni ben distinte, la settentrionale e la meridionale, separate<br />

nettamente tra loro dal corso del Yarmùk. La parte settentrionale, tra il<br />

Yarmùk e Damasco, tranne alcune insignificanti colline che in nulla modificano<br />

il carattere generale del paese, è perfettamente piana e si compone<br />

principalmente del Gawlàn e del Hawràn occidentale. A mezzodì del Yarmùk<br />

la Trans-Giordanica muta totalmente d'aspetto, diviene ù'ta e montuosa,<br />

in modo da somigliare in alcuni punti a certe parti selvaggie dei nostri<br />

Appennini abruzzesi. Al nord del Yarmùk, sulla sterminata pianura dove<br />

potrebbe liberamente manovrare il più numeroso esercito con perfetta li-<br />

bertà, non si scorge un solo albero. A mezzodì invece del Yarmùk, nel così<br />

detto al-'Aglùn, la configurazione del paese è talmente selvaggia e frasta-<br />

gliata, che nessun esercito potrebbe manovrarvi ; per di più esso è coperto<br />

di boschi di querele (lecci ed altri alberi simili) che conservano le foglie<br />

durante tutto l'anno. Se però fissiamo la nostra attenzione sul corso dei<br />

Yarmùk nel punto dove si riuniscono i suoi pi-imi affluenti, ossia nelle<br />

vicinanze di Adzri'àt, noi scopriamo subito che il paese a mezzodì perde<br />

il carattere montuoso poc'anzi descritto e conserva la configurazione pia-<br />

neggiante che ha nella regione al nord. Osservasi perciò subito un primo<br />

fatto di molto momento, vale a dire che Adzri'àt sorge sul ciglio di u.na<br />

regione pianeggiante, che ha da un lato (a occidente) i monti impervii<br />

509.<br />

15. a. H.<br />

[SIRIA.-Studio to-<br />

pografico e strategico<br />

del campo<br />

di battaglia del<br />

Yarmuk.j


§ 19. 15. a. H.<br />

15. a. H. deir'Auiùn, e dall'altro (a oriente) la grande massa montuosa del Grabal<br />

po'^rafico'e'stra"- Hawràn. Questo piano larghissimo è quello che mette in comunicazione la<br />

tegico del campo Trans-Giordanica del nord con quella del sud: all' infuori di esso le comu-<br />

Yarmukf '^<br />

^ nicazioni sono tanto difficili da potersi del tutto escludere per un grande<br />

esercito come il bizantino. Infatti attraverso questo piano passava l'antica<br />

strada romana che conduceva da Damasco al Mar Rosso, qui passano anche<br />

oggi la via dei pellegrini, diretti a Makkah, e la ferrovia del Higàz, che dovrà<br />

un giorno ormai vicino giungere al massimo santuario dell' Islam :<br />

perciò<br />

in un certo modo la regione tra Adzri'àt e il monte Hawràn potrebbesi<br />

considerare come la vera porta d' ingresso dell'Arabia per chi viene da<br />

Damasco.<br />

Dunque cominciamo già a comprendere come un esercito accampato<br />

in Adzri'àt (la moderna Der'àt) dominerebbe le comunicazioni fra la con-<br />

trada di Damasco e il resto d'Arabia, perchè tutta la regione che chiude ad<br />

oriente la valle giordanica sino a mezzodì del Mar Morto è sì montuosa da<br />

costituire una grande barriera natiu-ale : sarebbe<br />

assai difficile, forse impossi-<br />

bile, per un esercito' di traversarla con lo scopo di girare le spalle di un<br />

altro esei'cito accampato attorno ad Adzri'àt. Tutti i fiumi che scaricano<br />

le loro acque nel Giordano hanno inciso profondamente questo lembo<br />

estremo dell'altipiano arabico, e la traversata di detto paese, anche per una<br />

semplice caravana di viaggiatori, offre molte difficoltà. Varie cime della<br />

regione arrivano ai mille metri sopra il livello del mare ;<br />

aggiungi<br />

che la<br />

valle giordanica discende fino quasi a quattrocento metri sotto il detto<br />

livello; sicché constatiamo che la Trans-Giordanica costituisce una validissima<br />

barriera natm-ale, la quale si estende dall'estremità meridionale del Mar<br />

Morto fino al luogo dove il Yarmùk si getta nel Giordano, a poca distanza<br />

dal Mar di Galilea.<br />

Concludiamo adunque che un esercito stanziato presso Adzri'àt è in<br />

grado di vietare agevolmente il passo ad un altro che, scendendo dal nord,<br />

volesse penetrare nella Trans-Giordanica meridionale, ossia nella pianura<br />

dietro o meglio a oriente della barriera montuosa di cui abbiamo parlato :<br />

dietro la detta barriera apronsi infatti gli spazi sconfinati pianeggianti<br />

d'Ai-abia. Così cominciamo a comprendere come la posizione presa dagli<br />

Ai'abi presso il Yarmùk, con le spalle su Adzri'àt e la fronte verso Damasco<br />

(così dice la tradizione), fosse suggerita da alti motivi strategici e riveli<br />

nei comandanti arabi un'accortezza singolare ed una conoscenza esatta dei<br />

luoghi. Gli Arabi infatti, accampati colà, potevano essere sicuri che i Greci,<br />

nel venir giù dalla Siria, avrebbero dovuto passare innanzi ad Adzri'àt, e<br />

che qualunque movimento aggii'ante dei Bizantini, o dalla Palestina meri-<br />

510.


15. a. H. §§ 19, 20.<br />

dionale o girando a oriente del monte Hawràn, era assolutamente escluso<br />

dalla natura stessa del paese.<br />

Ma ciò non basta : la regione del Yarmùk ofù-e un'altra caratteristica<br />

singolare, che aumenta smisuratamente il valore strategico e militare del<br />

piano attorno ad Adzri'àt. Per comprendere quanto vogliamo dimostrare<br />

dobbiamo soffermarci a studiare attentamente la pianura che dicemmo si<br />

apre al nord del Yarmìik.<br />

§ 20. — Notammo cioè che il Yarmùk nello scorrere dall'est verso<br />

ovest, dai pressi di Adzri àt verso il Giordano, costituisce il confine meri-<br />

dionale d'una grande pianura, la quale ha principio a breve distanza da<br />

Damasco, là dove una piccola cresta montuosa la separa dalla Ghùtah. La<br />

pianura è chiusa a oriente da al-Ligàh (Trachonite) e dal monte Hawràn,<br />

al sud-est dai torrenti che scendono dal .Hawràn e corrono a formare il<br />

Yarmùk, al sud dal Yarmùk stesso e ad occidente dal Gawlàn (Gaulo-<br />

nite), che la separa dal grande crepo nella crosta terrestre, nel quale giace<br />

il Mar di Galilea e nel quale scorre la parte superiore del fiume Giordano.<br />

La detta pianura ha una configurazione rozzamente pentagonale, con un<br />

vertice verso Damasco e con la sua parte più larga poggiata sul Yarmùk<br />

che ne forma, per così dire, la base. Tutte le acque che cadono sul detto<br />

piano defluiscono verso il Yarmùk, tanto dal nord, quanto dall'est. La<br />

maggior parte degli affluenti che scendono dal monte Hawràn si riunisce<br />

tra Adzri'àt e la moderna al-Muzérib, ma gii affluenti principali che solcano<br />

la grande pianura vengono a gettarsi nel suo letto, più a occidente, uno<br />

appresso all'altro, ad angolo retto sul corso del fiume, formando così una<br />

serie di strisele parallele di terreno intersecate da corsi di acque.<br />

Questa regione pianeggiante contiene due distretti principali: l'antica<br />

Gaulonite (oggi Gawlàn) e la Trachonite (oggi al-Nuqrah, o Hawràn occi-<br />

dentale) : essa, come si disse, ha una leggera inclinazione . verso mezzodì,<br />

inclinazione appena avvertibile nella sua metà superiore, ma chiaramente<br />

visibile dalle vicinanze di Nawà e dalla vetta o di Tali al-Gàbiyah, o di<br />

Tali al-Gumù'ah. Da un punto alquanto a mezzodì di questi due tumuli sin-<br />

golari, che si ergono solitari in mezzo al piano, il viaggiatore proveniente<br />

dal nord ha una magnifica veduta sulla metà inferiore della detta pianura<br />

e scorge chiaramente come essa si abbassi, quasi dolcemente si tufli, nel<br />

Yarmùk, mentre al di là della valle formata da questo fiume vede le cime<br />

dei monti dell' 'Aglùn, che formano come nebbiosa muraglia sull'orizzonte.<br />

La bella teri'a rossa di questo paese, detto oggi comunemente al-Nuqrah<br />

o conca, terra formata in massima parte di detriti Aulcanici, è stata sempre<br />

celebre per la sua grande feracità: nei tempi antichi, come oggidì pure,<br />

5U.<br />

15. a. H.<br />

[SIRIA. -Studio to-<br />

pografico e strategico<br />

del campo<br />

di battaglia del<br />

Yarmiak.l


15. a. H.<br />

[SIRIA.-Studio to-<br />

pografico e strategico<br />

del campo<br />

di battaglia del<br />

YarmQk.l<br />

§ 20. 15. a. H.<br />

è Stata riconosciuta come il centro produttore di cereali di maggiore im-<br />

l^ortanza dell'altipiano ai-abo-sirio : in Palestina non v'è regione che possa<br />

competere con essa. Il suolo è cosjjarso, in specie nella sua parte setten-<br />

trionale, d'una immensa quantità di pietre di varie dimensioni, quasi tutte<br />

pur esse di origine vulcanica: nei pressi del Yarmùk, e al nord fin quasi<br />

a Nawà, siffatta abbondanza di pietre più non esiste, ed il suolo resta<br />

perfettamente piano e libero, terreno ideale per evoluzioni di cavalleria.<br />

Qua e là la sterminata pianura è interrotta da basse creste rocciose, che<br />

sporgono ben poco sopra al livello normale del piano, come mostruose<br />

spine dorsali di immensi giganti sepolti: del gruppo di piccoli vulcanelli<br />

che elevansi sull'orlo occidentale del piano, non mette il conto di parlare.<br />

Più importanti assai sono invece due collinette, vicine l'una all'altra, e forse<br />

di origine vulcanica anch'esse, ossia il Tali al-Gràbiyah, sul quale avremo a<br />

discorrere fra breve, ed il Tali al-Grumù'ah. Le due collinette ergonsi nel<br />

centro cù-ca del vasto piano e sono ambedue visibili a grande distanza.<br />

Non lontano e quasi a mezza strada tra l'una e l'altra, trovasi Nawà, il<br />

paese più importante della regione anzidetta. Molto più al nord, nei pressi<br />

di al-Sanamayn, abbiamo il Tali Gharàrah, tra il quale e il Tali Saqhabà<br />

si combattè, come si disse (cfr. 14. a. H. §§ 100 e segg.), la battaglia di<br />

Marg al-Suffar; ma per le loro assai piccole dimensioni i due Tali meritano<br />

appena di essere qui ricordati.<br />

Ai tempi di cui discorriamo, vale a dire durante la conquista araba,<br />

l'anzidetta ferace regione era coperta di belli e ricchi villaggi e città, le<br />

rovine delle quali restano ancor oggi a dimostrare la prosperità delle popo-<br />

lazioni, lo sfarzo con cui gli abitanti amavano vivere ed i grandi mezzi di<br />

cui disponevano per sodisfare tale passione. I villaggi moderni della regione<br />

stanno annidati tra le rovine di queste città, rovine a volte molto considerevoli<br />

e tutte costruite con pietre vulcaniche nere, tagliate e squadrate con grande<br />

perfezione, nonostante la ben nota durezza della pietra di natura basaltica.<br />

Abbondano ad ogni pie' sospinto resti di colonne, di ornati in pietra, torri<br />

elevate, iscrizioni greche e via discorrendo : in alcuni luoghi le case, tutte<br />

costruite con pietre di grandi dimensioni, sono rimaste in sì buono stato<br />

di conservazione, che i miseri agricoltori arabi del tempo nostro hanno<br />

potuto, con poco dispendio, adattarle a loro dimora. Grli abitanti presenti<br />

stanno per lo più annidati tra i ruderi, in condizioni miserissime, che fanno<br />

spiccato contrasto con lo sfarzo ancor ben visibile dei tempi antichi. Allora<br />

non solo le<br />

gii abitanti erano assai più ricchi, più colti e più numerosi :<br />

loro città erano molto più estese dei villaggi presenti, ma qua e là nel<br />

piano abbondano resti di altri ricchi centri già abitati (cumuli di pietre squa-<br />

512.


15. a. H. §§ 20, 21.<br />

di'ate e ben lavorate), oggidì comjDletainente abbandonati. I villaggi tut-<br />

tora esistenti trovansi soltanto sul posto dei paesi più importanti dell'an-<br />

tichità, ed in alcuni siti, coinè Gràsim e Nawà, è chiaro che la città dei<br />

tempi romani e bizantini sorgeva già sopra un tumulo artificiale formato<br />

da resti di costruzioni ancora più antiche. È palese che quei luoghi deb-<br />

bono essere stati sede fissa di agricoltori sin da età remotissima.<br />

Una prova ne abbiamo in un punto del piano, tra il Wàdi 'Allàn<br />

ed il Wàdi al-Ruqqàd, sui due lati della strada romana (evidentemente<br />

tracciata sulle vestigia di una strada di tempi molto anteriori), dove<br />

sono visibili numerosi dolmen o costruzioni primitive fatte con immensi<br />

blocchi di pietra. In alcuni punti i blocchi sono sì disposti da formare una<br />

specie di altare, oppure sono allineati in posizione eretta in modo da for-<br />

mare recinti circolari. Qualunque fosse lo scopo di queste misteriose costru-<br />

zioni, erette da popolazioni preistoriche con enorme dispendio di tempo e<br />

di forza bruta, esse stanno a dimostrare come in quella regione fin dalla<br />

più remota antichità, anzi dalla preistoria, la feracità della regione vi<br />

abbia chiamata una numerosa, intelligente ed operosa popolazione di agri-<br />

coltori e di costruttori di nobili e durevoli edifizi in pietra. Quando irrup-<br />

pero gli Arabi, le città della regione, nonostante la decadenza generale<br />

dell' impero bizantino, erano tuttora in condizioni relativamente fiorenti,<br />

come è attestato da vari indizi architettonici, che segnano il sopravvento<br />

arabo, e dalla grande copia di monete bizantine preislamiche e di monete<br />

antiche arabe di età Umavyade, che si rinvengono tuttora dagli abitanti<br />

nelle rovine dei villaggi.<br />

§ 21. — La precedente digressione storico-topografica ci è stata imposta<br />

da considerazioni che risulteranno più manifeste alla fine della nostra tratta-<br />

zione: fin d'ora però possiamo stabilire con sicurezza che da quanto si è detto,<br />

•tutta la regione, ancor oggi considerata come il granaio della Trans-Grior-<br />

danica e della Siria meridionale, fosse una di quelle che doveva premere<br />

grandemente ai Grreci di proteggere da incursioni arabe. Si comprende<br />

perciò come i Greci, quando fu disciolto l'antico principato arabo dei Crhas-<br />

sànidi — di cui l'anzidetta pianiu'a della Nuqrah formava il distretto più<br />

ricco e più bello — dovettero provvedere con mezzi propri alla difesa della<br />

Trans-Griordanica, e come premesse loro di difendere la Nuqrah ben più che<br />

non il resto della Trans-Griordanica, assai meno fertile e meno popolosa. La<br />

configurazione speciale dei luoghi, di cui abbiamo fatto parola in un paragrafo<br />

precedente, si prestava a siffatta necessità, jDerchè, come si rilevò già, un<br />

esercito stanziato nelle vicinanze di Adzri'àt poteva tagliare le comunica-<br />

zioni tra la Trans-Giordanica settentrionale e quella meridionale e centrale.<br />

613.<br />

65<br />

15. a. H.<br />

[SIRIA.-Studio to-<br />

pografico e strategico<br />

del campo<br />

di battaglia del<br />

Yarmuk.]


di battaglia del<br />

Yarmuk.]<br />

§21. 15. a. H.<br />

15. a. H. Abbiamo così dimostrato, io credo, la necessità per i Greci di proteg-<br />

pogra"ficl"e'stra- gei"© questa regione, e la facilità di proteggerla, data la configui-azione<br />

tegìco del campo speciale dei luoghi.<br />

Nella nostra descrizione molto sommaria abbiamo però a disegno ta-<br />

ciuto la particolarità più caratteristica della regione, particolarità che<br />

rincalza ed accentua quanto si è detto, e dimostra in maniera indiscutibile<br />

come il Yarmuk fosse allora la migliore, anzi l'unica linea di difesa, o per<br />

gii Arabi contro i Greci venienti dal nord, o per i Greci contro gli Arabi<br />

procedenti dal sud. Siffatta particolarità rende il corso del Yarmuk una linea<br />

strategica di primaria importanza, la conoscenza della quale illumina tutta<br />

la storia della conquista araba.<br />

Dicemmo già come i corsi d'acqua, che solcano l'anzidetta pianura<br />

della Nuqrah, discendano verticalmente dal nord al sud, con tracciati tra<br />

loro approssimativamente j^aralleli, e si gettino l'uno appresso all'altro, a<br />

distanze quasi eguali, nel letto del Yarmuk, quando questo ha già riunito<br />

in sé tutte le acque venutegli dal monte Hawràn. Tralasciando di parlare<br />

dei minori, tre sono gii affluenti che debbono attirare principalmente la<br />

nostra attenzione : essi prosciugano quasi tutta la Nuqrah e portano al<br />

Yarmuk un contributo di acque di gran lunga superiore a quello che gii<br />

viene dal monte Hawràn, formando perciò la parte essenziale del sistema<br />

fluviale del Yarmuk. Il più orientale ha nome Wàdi 'Arràm che, passando<br />

presso al-Sanamayn e poi ingrossato da vari affluenti minori, diviene il<br />

Wàdi al-Harir (o Elireyr, secondo la pronuncia volgare del luogo), gettandosi<br />

nel Yarmuk a breve distanza da Adzri'àt. Quello centrale chiamasi il Wàdi<br />

al-'AUàn, ed infine il più occidentale, l'affluente più copioso, è il Wàdi al-<br />

Euqqàd, ripetutamente menzionato nelle nostre fonti come la scena finale<br />

del disastro militare dei Greci.<br />

Orbene questi tre corsi d'acqua, nell' avvicinarsi alla foce, invece di<br />

proseguire il cammino attraverso il piano con la dolce pendenza della mag-<br />

gior parte della loro lunghezza, correndo entro letti ben poco incassati,<br />

d'un tratto, senza per così dire preavviso, precipitano con salto unico e gran-<br />

dioso entro un abisso, formando magnifiche cascate: l'acqua, infranta, pol-<br />

verizzata dall'immane caduta, spumeggia bianca come neve nel suo lungo<br />

aereo volo e poi si solleva in grandi nubi di polvere acquea, che riempiono<br />

come di nebbia gii abissi entro cui si riversa il fiume. Il salto perpendico-<br />

lare del Wàdi al-Harìi- è di cii-ca ottanta metri, mentre nel Wàdi al-Ruqqàd<br />

arriva quasi al do ppio : del Wàdi al-'AUàn la discesa è più ft-astagiiata e<br />

non così netta e grandiosa come negli altri due corsi d'acqua. Dopo il salto<br />

le acque dei tre affluenti corrono in fondo all'abisso tra pareti quasi ver-<br />

514.


15. a. H. §§ 21,<br />

ticali di roccia. Nulla nelle vicinanze dei tre fiumi rivela la presenza di<br />

queste immani voragini, perchè la superficie visibile del piano rimane<br />

qual'è prima, tanto che a pochi metri di distanza da questi crepi gigan-<br />

teschi della massa rocciosa si può aver l'illusione che la pianura si stenda<br />

senza interruzione dinanzi agii occhi. Le fotografie da noi tratte sul luogo<br />

e che pubblichiamo con il presente volume, illustrano la contrada senza esigere<br />

maggiori spiegazioni. Il crepo apresi avanti al viaggiatore in modo<br />

si improvviso ed inaspettato da parer quasi insidioso, e la repentina scoperta<br />

dell'abisso istintivamente induce a retrocedere, quasiché possa esservi pericolo<br />

che il ciglio acuto dell'abisso ceda sotto al piede. Lì sul posto si comprende<br />

benissimo come persone poco pratiche del luogo, correndo di notte ed anche<br />

di giorno, sia a piedi, sia a cavallo, in momenti di terrore e di confusione,<br />

possano precipitare nell'abisso e divenire informe poltiglia di carne ed ossa<br />

sulle roccie sottostanti, dove le acque impetuose rumoreggiano tra le orabre<br />

sinistre del baratro.<br />

Lo spettacolo è maestoso ed affascinante, in particolar modo nel Wàdi al-<br />

Ruqqàd, dove il fenomeno assume le sue proporzioni più gigantesche, perchè<br />

la parete quasi verticale di roccia raggiunge in un punto i trecento metri.<br />

Nel grande vuoto veggonsi passare continuamente ad ali tese aquile reali,<br />

e mentre le roccie verticali hanno preso un colore nero, l'orlo tagliente<br />

dell'abisso, nei mesi primaverili, è fregiato da erbette di verde smagliante<br />

e di fiori rossi, bianchi e celesti: mirabile contrasto di natura morta e viva.<br />

Solo un uomo sicuro del tutto da vertigine può avventurarsi fin sull'orlo e<br />

di là figgere lo sguardo nella immane voragine, purché rammenti che il<br />

detto orlo in certi punti è poco consistente e può essere fatale per un visi-<br />

tatore malcauto.<br />

§ 22. — Questo singolare fenomeno, le ragioni geologiche del quale<br />

non è mio compito dimostrare, è proprio di tutto il sistema fluviale del<br />

Yarmùk, sebbene in alcuni punti sia meno spiccato che altrove. Già negli<br />

affluenti del Yarmùk prov-enienti dal monte Hawràn, è avvertibile la ten-<br />

denza a scoiTcre entro valli con pareti quasi verticali, ma passata Adzri'àt<br />

il corso di codesti affluenti si inabissa rapidamente verso il Yarmùk, e la<br />

ferrovia turca che da Damasco porta a Baj^sàn e Hayfa, nel seguire il<br />

corso del Yarmùk, deve compiere lunghi serpeggiamenti per poter discen-<br />

dere entro il letto incassato del fiume. I tre grandi affluenti che scendono<br />

dal nord, da noi poc'anzi descritti, presentano il medesimo fenomeno in<br />

misura assai più spiccata, anzi tanto spiccata da costituire la caratteristica<br />

principale della regione. Il Yarmùk stesso, formato dal riunirsi di questi<br />

corsi d'acqua, conserva in tutta la sua lunghezza le caratteristiche dei suoi<br />

515.<br />

15. a. H.<br />

[SIRIA.-Studio to-<br />

pografico e strategico<br />

del campo<br />

di battaglia del<br />

Yarmùk.]


15. a. H.<br />

SIRIA.-Studio to-<br />

pografico e strategico<br />

del campo<br />

di battaglia del<br />

YarmQk.]<br />

§ -2; 15. a. H.<br />

affluenti, sebbene in forma leggermente attenuata. Ciò è conseguenza ben<br />

naturale dell'età geologica immensamente maggiore del corso principale. In<br />

tempi incalcolabilmente remoti il corso principale del Yarmùk aveva una<br />

Ibrma identica a quella dei suoi odierni affluenti, ma nel volger di innu-<br />

merevoli anni le intemperie hanno corroso in parte le pareti rocciose e<br />

diminuito i caratteri più accentuati. Ciò nondimeno la valle del Yarmùk<br />

rimane, a partire da un punto presso Adzri'àt, intraversabile per qualsiasi<br />

esercito: tale caratteristica strategica è ancora accresciuta, come già si disse,<br />

dalla natura montuosa dell' 'A gìun, giacente a mezzodì del fiume precipitoso.<br />

Se teniamq ben fisso in mente questo carattere generale del sistema<br />

fluviale anzidetto, comprendiamo subito, con un solo sguardo alla carta,<br />

quale grandissima importanza strategica abbia il punto dove convergono<br />

i primi affluenti del Yarmùk, e come un esercito, accampato colà, domini<br />

in un certo modo tutta la Trans-Giordanica. Se studiamo anche le tracce<br />

lasciate da quegli strateghi ed ingegneri meravigliosi che furono i Ro-<br />

mani, e seguiamo il tracciato delle loro strade, vediamo come tutte sem-<br />

brano convergei'e verso quel punto, perchè altrove ogni transito era im-<br />

possibile. Di queste strade una principalmente e' interessa, ossia quella che<br />

lascia in questo punto la strada corrente da Damasco al Mar Eosso, ed<br />

evitando i precipizi del Wàdi al-Harìr e del Wàdi al-Euqqàd, s'insinua quasi<br />

subdolamente nel breve spazio lasciato tra quest'ultimo affluente ed il Mar<br />

di Galilea, e scende poi nella valle del Giordano. Un esercito posto dunque<br />

nel detto punto strategico dominava le comunicazioni tra Damasco e la<br />

Trans-Giordanica meridionale, ed era padrone di recarsi per una strada facile<br />

e comoda nel cuore stesso della Palestina. Uno dei suoi fianchi è inoppu-<br />

gnabile per effetto delle caratteristiche fisiografiche poc'anzi illustrate.<br />

Tali considerazioni illuminano singolarmente tutto il problema di Gilliq;<br />

ci rèndiamo subito conto come le più forti e convincenti ragioni stiano a<br />

favore della tesi che Gilliq sia la stessa cosa che la moderna Gillin, iden-<br />

tità suggerita anche dalla somiglianza dei due nomi scritti in caratteri<br />

arabi. Gillin giace infatti là dove il Wàdi al-Harir si trasforma da fiume di<br />

pianura, in torrente inabissato tra due pareti rocciose, vale a dire nel punto<br />

più orientale del sistema yarmukiano con i grandi precipizi. Chiunque voglia<br />

passare dalla regione a mezzodì del Yarmùk a quella al nord, deve neces-<br />

sariamente prendere un cammino non lontano da Gillin, appollaiata sul<br />

ciglio del grande burrone.<br />

L'espressione perciò di Thaniyyah Gilliq non si deve più tradurre con<br />

collina di Gilliq, ma invece con gola o bm-rone, perchè è noto che il termine<br />

tjianiyj'ah ha in arabo ambedue questi significati.<br />

516.


15. a. H. §§ 22, 23.<br />

Prima di recarmi sul luogo io non era disposto ad accettare l'identi-<br />

ficazione Grilliq-Gillin, suggerita dal Lammens e dal Horovitz, ma la visita<br />

fatta del paese e lo studio dei dintorni mi ha assolutamente convinto della<br />

giustezza della supposizione. Mi sono quindi persuaso come un esercito bi-<br />

zantino proveniente dal settentrione, informato di razzie arabe tanto nella<br />

Trans-Giordanica meridionale, quanto nella Palestina a mezzodì di Gerusa-<br />

lemme, non avrebbe potuto, nell'anno 12. H., scegliersi sito più adatto e felice<br />

a sorvegliare le mosse degli Arabi e muoversi liberamente in tutte le dire-<br />

zioni per accorrere nei punti più minacciati. Così riesce anche egualmente<br />

chiaro come e perchè alla lor volta gli Arabi, nel 15. H., nel ritirarsi di-<br />

nanzi all'esercito di Eraclio, scegliessero quella medesima posizione che ave-<br />

vano preso i Greci, quando questi attesero l'avanzata degli Arabi' prima di<br />

Agnàdayn. Lo svolgimento poi della battaglia del Yarmùk, che noi ora<br />

studieremo, ci spiega come e perchè la giornata venisse chiamata di Yar-<br />

mùk-Yàqùsah invece che di Gilliq.<br />

§ 23. — Le tradizioni sulla battaglia, da noi raccolte nei seguenti pa-<br />

ragrafi, dimostrano come gli Arabi retrocedessero precipitosamente dinanzi<br />

al grande esercito di Eraclio e si disponessero con le spalle su Adzri'àt<br />

e la fronte verso Damasco, frapponendo tra loro ed i Greci che scende-<br />

vano dal nord la parte superiore della valle già descritta di Wàdi al-Harir<br />

o di qualcuno degli affluenti che scendono dal monte Hawràn. È palese<br />

ormai quanto dovesse esser forte e felice la posizione araba. La valle del<br />

Yarmùk ed i monti dell' 'Aglùn impedivano a chicchessia di girare a occidente<br />

le loro spalle : il corso stesso degli affluenti superiori del Yarmùk<br />

faceva da trincea inespugnabile verso il settentrione; e qualora i Greci<br />

avessero tentato avanzare nel piano tra Adzri'àt ed il monte Hawràn, gli<br />

Arabi potevano o contestare il varco del piano, o colpire il nemico sul<br />

fianco, o infine, nel caso di forze molto superiori, appoggiarsi alle mon-<br />

tagne gileadiche e respingere sicuramente qualunque assalto anche di<br />

schiere molto più numerose. Se i Greci non si movevano, agli Arabi erano<br />

aperte tutte le vie più dirette e sicure che conducevano a Madìnah ed al<br />

cuore d'Arabia, sicché avevano assicurato l'arrivo di tutti i rinforzi. L'ec-<br />

cellenza del sito occupato dagli Arabi è dimostrata dal fatto, ammesso da<br />

tutte le fonti, che i Greci non tentarono sloggiare i nemici dalle loro posi-<br />

zioni, ma attesero pazientemente finché i Musulmani si decisero di muo-<br />

vere per i primi all'assalto.<br />

Dove si accamparono i Greci? Le tradizioni, lo studio della carta e<br />

l'esame minuto dei luoghi stanno tutti assieme concordemente ad indicare<br />

che i Greci dovessero trovarsi, almeno nei primi tempi, in un sito assai<br />

517.<br />

15. a. H.<br />

[SIRIA. -studio to-<br />

pografico e strategico<br />

del campo<br />

dì battaglia del<br />

Yarmùk.]


15. a. H.<br />

[SIRIA. -Studio to-<br />

pografico e strategico<br />

del campo<br />

di battaglia del<br />

Yarmuk.l<br />

§ 23. 15. a. H.<br />

vicino a Grillin (ossia Grilliq), e precisamente non lontano dal punto dove<br />

convei'O'ono le due vie romane che vanno l'una a Damasco e l'altra a Fiq<br />

e alla valle Giordanica. I profondi burroni del Wàdi al-Harìr facevano da<br />

trincea anche ai Greci e, come dicono le fonti, il grande taglio nella<br />

roccia dell'altipiano separava le due schiere nemiche.<br />

In queste posizioni rimasero i due contendenti per tutto il periodo<br />

preparatorio della battaglia il quale durò, come vedremo, parecchi mesi : poi<br />

gli Arabi fecero una mossa aggressiva e, a quanto pare, tagliarono ai Greci<br />

le comunicazioni con Damasco : questo sembra essere il senso vero delle pa-<br />

role di Sayf b. 'Umar (§ 72). Se guardiamo la carta, comprendiamo facil-<br />

mente che cosa avvenne : gli Arabi girarono il fianco sinistro dei Greci ed<br />

occuparono la via conducente a Damasco. Errore grande dei Greci fu di<br />

non aver presidiato con forze sufficienti le posizioni strategiche che avreb-<br />

bero potuto prevenire tale mossa; vedremo però meglio fra breve che pro-<br />

babilmente le forze greche si trovarono improvvisamente indebolite da dis-<br />

sensi interni e da diserzioni : non<br />

è perciò esclusa la possibilità che i Greci,<br />

divenuti meno numerosi degli Arabi, non avessero forze sufficienti per im-<br />

pedire la mossa aggirante dei nemici, e che questi si movessero solo quando<br />

furono consapevoli di essere più numerosi dei Bizantini.<br />

Quando gii Arabi ebbero compiuta la detta mossa aggirante, ai Greci,<br />

tagliati fuori da Damasco, non rimase altra via di scampo tranne quella<br />

che passando per i due ponti, oggi chiamati Gisr 'Allàn e Gisr al-Ruqqàd,<br />

tocca Fiq e poi scende nella valle Giordanica, strada già da noi più volte<br />

menzionata. Il generale greco dovette avere allora un concetto dominante,<br />

quello cioè di conservarsi il libero transito per il ponte Gisr al-Ruqqàd,<br />

perchè, perduto quello, egli ed i suoi si sarebbero trovati come cinti d'as-<br />

sedio nell'angolo formato dal Wàdi al-Yarmùk e dal Wàdi al-Ruqqàd, ossia<br />

su due lati da abissi vertiginosi e sul terzo dalle schiere arabe. Dopo quanto<br />

abbiamo detto poc'anzi sull'aspetto e sulla natura dei luoghi, come risulta<br />

anche dalle annesse fotografie, non abbisogna produrre una speciale dimo-<br />

strazione per provare che, perduto possesso del ponte Gisr al-Ruqqàd, l'unica<br />

via di scampo possibile ed immaginabile era di aprh'si un varco con le<br />

armi attraverso le schiere arabe.<br />

Premesso ciò, è chiaro quanto seguì: i Greci, trovando girato il loro<br />

fianco sinistro presso (jrillin (Grilliq), dovettero retrocedere verso occidente<br />

convergendo la marcia dei vari distaccamenti sul ponte Gisr al-Ruqqàd.<br />

Agli Arabi non sfuggì l' imjoortanza strategica del Gisr al-Ruqqàd, ed ap-<br />

pena ebbero appurato quale fosse il piano dei Greci, si gettai'ono in avanti<br />

per occupare il ponte, tagliare la ritirata ai Greci e risospingerli nel piano<br />

518.


15. a. H. §§ 23, 24.<br />

incluso tra il Yarniùk ed il Wàdi al-Ruqqàd. Una tradizione della scuola<br />

siria (§ 66) ha conservato chiara memoria d'un combattimento sanguino-<br />

sissimo attorno ad un ponte durante la notte. Tale combattimento dispe-<br />

rato si svolse attorno al Gisr al-Ruqqàd. I Greci fecero quanto era possibile<br />

per conservare il possesso di quest'unica via di salveaza a loro rimasta, pro-<br />

varono forse anche a rompere la cerchia crudele di armati che li andava<br />

stringendo con moto fatale ; ma<br />

tutto fu inutile. Il ponte cadde in potere<br />

degli Arabi e le schiere greche, nel tentativo di spezzare l'anello che li<br />

avvinghiava in una stretta mortale, furono risospinte addietro con strage e<br />

volte in fuga.<br />

Da ciò, o in quella notte stessa, il che è più probabile, o in una delle<br />

successive giornate, vennesi al combattimento finale e decisivo, in cui i<br />

.Greci, rotto alfine ogni ordinamento, si diedero a pazza fuga innanzi al-<br />

l' implacabile nemico. Ma dove fuggire, se da ogni parte il cammino era<br />

tagliato da immani abissi? Che cosa accadde in quel momento supremo?<br />

§ 24. — Le tradizioni non sono bene esplicite sulle fasi del tragico<br />

conflitto, ma abbiamo un prezioso indizio nei nomi che essa ci ha conser-<br />

vati. Le risultanze di questo indizio trovano una singolarissima conferma<br />

nella struttura fisica del campo di battaglia, sicché possiamo determinare<br />

con, direi quasi, certezza la fase risolutiva del grande dramma.<br />

La battaglia, come sappiamo, è chiamata più comunemente del Yarmùk<br />

: abbiamo però anche l'aggiunta preziosa di Yàqùsah, con la menzione<br />

esplicita, in una fonte, del Wàdi al-Ramàd, in un' altra di Wàdi<br />

al-Ruqqàd, come il luogo del disastro finale. Alcuni orientalisti, come il<br />

Miednikoff, hanno creduto che i due nomi, Wàdi al-Ramàd e Wàdi al-<br />

Ruqqàd, alludessero ad uno stesso sito e che perciò uno dei nomi fosse<br />

errato. Sulle carte abbiamo soltanto Wàdi al-Ruqqàd. Orbene durante la<br />

mia visita dei luoghi, interrogando gli abitanti di Yàqùsah, mi è stato<br />

possibile di assodare che tuttora esistono e il Wàdi al-Ramàd e il Wàdi al-<br />

Ruqqàd. Secondo la gente del luogo, ha nome Wàdi al-Ramàd un tratto della<br />

valle del Yarmùk sottostante al villaggio di Yàqùsah, e precisamente la<br />

prima parte di quel tratto formato dall'unione del Wàdi al-Ruqqàd con il<br />

Yarmùk. Recandomi poi io stesso a studiare il punto di confluenza del<br />

Yarmùk e del Ruqqàd, trovai che l'altipiano incluso tra i due fiumi con-<br />

fluenti non conserva più il suo alto livello, ma, quasi consumato dalle<br />

intemperie, finisce in una specie di punta o lingua. Questo è il solo punto<br />

dove i Greci potevano avere una qualche via di salvamento, sebbene molto<br />

difficile e pericolosa. La fotografia che noi riportiamo della confluenza dei due<br />

fiumi dà forse un'idea abbastanza chiara dei luoghi: si osservi bene come<br />

519.<br />

15. a. H.<br />

[SIRIA.- Studio to-<br />

pografico e strategico<br />

del campo<br />

di battaglia del<br />

Yarmuk.ì


15. a. H.<br />

SIRIA.-Studio to-<br />

pografico e strategico<br />

del campo<br />

di battaglia del<br />

Yarmuk.ì<br />

§ 24.<br />

15. a. H.<br />

nel punto più basso della detta lingua siano ancora avvertibili le traccie<br />

dell'antica parete verticale di roccia rimasta dopo la scomparsa di tutta<br />

la parte superiore, asportata dalle acque e dalle intemperie. Queste traccie<br />

consistono in una parete verticale di roccia alta più di venti metri, inter-<br />

rotta solo in alcuni punti da scarpamenti o fi-ane.<br />

Stando sulla punta dove si uniscono i due corsi d'acqua, si ha a mano<br />

sinistra il Yarmùk, a di'itta il Wàdi al-Euqqàd, dinanzi il Wàdi al-Eamad<br />

e su in alto, al di là del fiume, nascosto dal ripido pendio, il villaggio di<br />

al-Yàqùsah. Quattro nomi intimamente connessi con le memorie della bat-<br />

taglia, concordemente convergono in un solo punto... : è evidente che quello<br />

è il punto del disastro finale. Lì sul luogo è chiaro come i Greci, messi<br />

in fuga dagli Arabi nei pressi del Grisr al-Ruqqàd, venissero giù fuggendo<br />

lungo l'orlo dell'immane abisso del Ruqqàd, cercando con ansia febbrile<br />

- un punto dove fosse possibile varcare l'impervia voragine. Non è escluso<br />

che molti G-reci nella pazza fuga cadessero nei paurosi abissi. La mèta però<br />

dei Greci doveva essere il punto di confluenza del Ruqqàd con il Yarmùk,<br />

perchè li solo v'era da sperare in un passaggio relativamente facile : lì le<br />

pareti del Ruqqàd sono più basse, e dall'altra parte apresi una vasta conca<br />

o anfiteatro nel monte, salendo entro la quale si giunge senza troppa dif-<br />

ficoltà sul ciglio dell'altipiano e poi a Yàqùsah.<br />

Qui dunque passarono i Greci fuggenti, presi dal panico: molti do-<br />

vettero ruzzolare giù per le ripidissime chine del monte, alcuni furono<br />

abbastanza fortunati da imboccare i punti franati della parete rocciosa,<br />

giungere al letto del Ruqqàd (d'agosto vi corre pochissima acqua) e risa-<br />

lii-e il monte dminpetto. Moltissimi però, stante la natm-a assai diffìcile<br />

del ten-eno, stante la confusione e perchè sospinti dai compagni fuggenti<br />

alle spalle, non poterono salvarsi per i punti franati e caddero o furono<br />

sospinti. giù dalle pareti di roccia, poc'anzi descritte, sulle pietre nel fondo<br />

del letto fluviale.<br />

Se infine al nome della battaglia del Yarmùk la tradizione ha aggiunto<br />

quello di al-Yàqùsah, villaggio che non giace sul campo di battaglia stesso,<br />

ma sull'altra sponda del Ruqqàd, ciò deve pure avere un significato di<br />

molto rilievo, dacché degli altri numerosi villaggi assai più importanti, che<br />

coronano la sponda occidentale del Ruqqàd, la tradizione non fa menzione.<br />

È chiaro dunque che in Yàqùsah ebbe fine la battaglia. Ivi probabilmente<br />

i pochi superstiti dalla strage e dagli abissi del Ruqqàd farono sorpresi<br />

e sopraffatti dai cavalieri arabi, che, padroni del ponte Gisr al-Ruqqàd,<br />

erano accorsi, attraverso il Gawlàn, a tagliare l'ultima finale via di scampo<br />

e distruo-o-ere gli estremi miseri resti dell'oste bizantina.<br />

520.


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-^-^/-<br />

TRA I<br />

MONTI<br />

DELL''aGLUN<br />

ifcjjggjgWlVi^^j^^g^^^<br />

LA VETTA DEL MONTE 'AGLUN<br />

'^^r"'<br />

Danesi - A'cna


15. a. H. §§ 25, 26.<br />

§ 25. — Non so se la mia esposizione, anche corredata dalle fotografie,<br />

sarà sufficiente a generare nell'animo del lettore quella stessa convinzione<br />

sicura, formatasi nell'animo mio alla visita •coscienziosa dei luoghi: tut-<br />

tavia per avvalorare ancora le mie conclusioni ho aggiunto una serie di<br />

tre piccole carte schematiche, le quali rueglio di qualsiasi discorso porranno<br />

in chiaro il modo come la battaglia, secondo la mia ricostiaizione, si do-<br />

vette svolgere. Chiunque studierà con la stessa attenzione tutto il problema<br />

del Yarmùk e si sobbarcherà al grande fastidio e dispendio di visitare il<br />

luogo, potrà, io credo, difficilmente venire ad una conclusione diversa dalla<br />

mia, se già non voglia respingere come apocrife molte notizie delle nostre<br />

fonti. Auguro però che chiunque si rechi sul memorando campo di bat-<br />

taglia, abbia la ventura di percorrerlo in un giorno magnifico di primavera,<br />

come fu quello in cui sostai sulle zolle storiche del Wàdi al-Ruqqàd. Là<br />

sulle ripide pendici, dove tante migliaia di Greci avevan trovato la morte,<br />

dove si eran decisi i destini dell'Asia Anteriore, mirai disteso un manto di<br />

erba fi'eschissima smagliante, tutta cosparsa di magnifici anemoni rossi,<br />

che visti da lontano formavano grandi macchie di rosso fiammante: sem-<br />

bravano chiazze di sangue fresco; e tale spettacolo rievocò irresistibilmente<br />

le scene orrende che ivi si svolsero in quella giornata ardente d'agosto<br />

del 647. <strong>For</strong>se, per una crudele ironia della sorte, quelle stesse pendici<br />

erbose, ove nel febbraio del 1908 fiorivano rigogliosamente tanti fiori ma-<br />

gnifici di rosso incarnato, nell'agosto del 647 erano coperte di cadaveri e<br />

tutte tinte di sanguigno.<br />

§ 26. — Terminata così la descrizione topografica del luogo, è tempo<br />

di tornare agli eventi che precedettero immediatamente la battaglia. Non<br />

possiamo dire chi scegliesse la posizione strategica del Yarmùk, sebbene il<br />

nome di Khàlid b. al-Walid ci venga quasi irresistibilmente sotto la penna e<br />

sia confermato dalle tradizioni pseudo-waqidee. Dobbiamo avvertii'e però<br />

che i Greci nel prendere la posizione di Gilliq prima di Agnàdayn avevano<br />

rivelato agli Arabi l' importanza di quel luogo : per gli Arabi combattenti<br />

in Siria era forse anche più importante che per i Greci, dacché in Adzri'àt<br />

convergevano tutte le vie provenienti dall'Arabia centrale e occidentale.<br />

Era naturale quindi che ivi, o per invadere o per fuggire, si radunassero<br />

le tribù venute d'Arabia. Perciò quando l'avanzata di Teodoi'O Trithurius<br />

mise in forse il dominio arabo in Siria, quasi di necessità devesi cer-<br />

care in Adzri'àt il convegno delle schiere musulmane ;<br />

le quali, turbate<br />

dall' approssimarsi di un esercito nemico, il più numeroso e potente che<br />

avessero mai conosciuto, vedevansi astrette ad una ritirata repentina, se<br />

pur temporanea, nel deserto, per non subire danni maggiori.<br />

521. 66<br />

15. a. H.<br />

[SI RIA. -studio to-<br />

pografico e strategico<br />

del campo<br />

di battaglia del<br />

Yarmuk.l


15. a. H.<br />

[SIRIA. -Studio to-<br />

pografico e strategico<br />

del campo<br />

dì battaglia del<br />

YarmQk.]<br />

§ 26. 15. a. H.<br />

Un'altra prova del turbamento degli Arabi, oltre al loro radunarsi<br />

presso il Yarmuk, fu la domanda urgente di soccorsi inviata a Madinah.<br />

L'esercito greco nello scendere verso mezzogiorno era stato, senza dubbio,<br />

preceduto da molte voci esagerate sulla sua forza numerica, esagerazioni<br />

che più tardi furono accettate come verità indiscutibili, quando la fortuna<br />

arrise alle armi arabe, ed al timore segui di nuovo la sconfinata baldanza.<br />

Tutto porta nondimeno a credere che il ritiro precipitoso degli Arabi fosse<br />

effetto della certezza che ora i Greci erano di loro assai più numerosi.<br />

È vero che alcune fonti nel narrare gl'incidenti della battaglia non men-<br />

zionano esplicitamente la dimanda di rinforzi, ma si deve ricordare che i<br />

nostri tradizionisti hanno confuso assieme le notizie sulla partenza dei<br />

primi distaccamenti in Siria con i precedenti delle battaglie successive:<br />

sicché là dove noi troviamo chiara ed esplicita menzione di domande di<br />

soccorsi, queste debbono certamente riferirsi non solo ad Agnàdayn ma anche<br />

e specialmente al Yarmuk, con cui quasi sempre quella battaglia vien con-<br />

fusa. Al Yarmuk i rinforzi erano assai più necessari che ad Agnàdayn: in<br />

questa prima battaglia gli Arabi furono gli aggressori : al Yarmuk invece<br />

gii Arabi erano gii aggrediti dopo una precipitosa ritirata fino al limitare<br />

del deserto. È evidente quindi che se di poi, dopo un lungo indugio di circa<br />

tre mesi, gii Arabi accettarono battaglia e vinsero, ciò avvenne dopo l'ar-<br />

rivo di tutti i rinforzi mandati dal Califfo di Madinah e di volontari delle<br />

tribù, desiderose di arricchirsi in terra nemica, e sovrattutto quando dis-<br />

sensi, tradimenti e diserzioni ebbero fiaccato l'animo e diminuita la forza<br />

numerica dell'oste bizantina.<br />

Assai degno di nota è il lungo indugio nel battersi che distingue i pre-<br />

cedenti del Yarmuk. Sulle mosse tanto degli Arabi quanto dei Greci poco<br />

o nulla sappiamo: solo ci consta che gii Arabi lasciarono Damasco nel<br />

Eabì' II del 15. H., il che vuol dire che i Greci dovevano esser allora<br />

molto vicini alla città. Poi sappiamo che la battaglia fu vinta nel Ragab<br />

dello stesso anno: donde risulta che gii Arabi rimanessero dai due ai tre<br />

mesi immobili, apparentemente, presso il Yarmuk, e varie tradizioni con-<br />

fermano che dal canto loro pure i Greci, giunti sul fiume fatale, vi si fermassero<br />

senza spingere più oltre la offensiva. È palese quindi che in ambedue<br />

i campi regnasse un tempo molta incertezza sul da farsi, e che i due av-<br />

versari, rispettivamente difesi dalle gole profonde e precipitose del Yarmuk,<br />

non osassero prendere l'offensiva. Tale indugio si spiega dalla parte dei Greci<br />

con i dissapori tra i capi, e dalla parte degli Arabi per l'attesa di rinforzi.<br />

Pressoquesti ultimi però si svolgevano intantoalcuni fatti di grande importanza<br />

per il nostro soggetto, ai quali convien dedicare un esame tutto particolare.<br />

522.


15. a. H. 26, 27.<br />

Prima d'iniziare questo esame ci restano da chiarire alcuni problemi di<br />

ordine secondario, già brevemente analizzati dal nostro illustre maestro e<br />

guida, il De Goeje.<br />

§ 27. — Questi nella sua critica dei precedenti della battaglia del<br />

Yai'mùk ammette (Mém., 102) che tutte le conquiste fatte dai Musulmani<br />

prima della grande giornata, — se ve ne furono, soggiunge egli molto a<br />

proposito, — dovettero essere di natura temporanea, perchè, come traluce<br />

da due passi di al-Balàdauri (123, 137), la comparsa del soverchiante eser-<br />

cito di Eraclio, sebbene non giungesse in tempo per salvare Damasco, pur<br />

costrinse gli Arabi per il fatto solo del suo avanzare ad una ritirata pre.<br />

cipitosa. Il De Groeje giustamente mette in rilievo le buone disposizioni<br />

delle città sirie che avevano concluso accordi con gii Arabi, e si ferma<br />

a riassumere le tradizioni sulla pretesa restituzione dei tributi fatta dagli<br />

Arabi agli abitanti delle città, abbandonate alla vigilia del Yarmùk. Egli<br />

soggiunge che gli animi in Siria erano molto favorevolmente disposti verso<br />

gli Arabi, e che questi se l'erano meritato per la relativa mitezza con la<br />

quale avevano trattato i vinti, mitezza che faceva vivo contrasto alla ti-<br />

rannia meschina dei padroni precedenti. Secondo il cronista siriaco Barhe-<br />

braeus (Chron. E cele s., I, 724), l'imperatore Eraclio aveva infatti ordi-<br />

nato di tagliare il naso e le orecchie e di radere al suolo le case a quei<br />

Cristiani monofisiti che non avevan voluto sottomettersi ai decreti del<br />

Sinodo di Calcedonia. Anche gli Ebrei, accusati di aver favorito l'inva-<br />

sione dei Persiani, erano stati oggetto di crudeli persecuzioni da parte del<br />

medesimo Eraclio, sebbene questi avesse promesso loro un'amnistia (E u t ychius,<br />

II, 242, 246).<br />

Gli Arabi invece, prosegue il De Groeje, guidati dai principi loro in-<br />

culcati dal Califfo abu Bakr (cfi-. 11. a. H., § 109, nota 3), cercavano di<br />

cattivarsi gl'indigeni, serbando in primo luogo fede alla parola data (cfr. Ba-<br />

làdzuri, 169, lin. 1-5). D'altra parte però la conquista, è invitile quasi il<br />

dirlo, produsse disastri e non si compiè senza gravi danni agii abitanti:<br />

perciò « solo in modo relativo io parlo (dic'egli testualmente) della con-<br />

« dotta umana con la quale i Musulmani trattarono il paese conquistato ».<br />

Nondimeno, secondo il De Groeje, bisogna ben guai'darsi dall'accettare let-<br />

teralmente, o dal confondere l'opinione emessa dal patriarca Sofronio con<br />

quella del popolo: l'orazione di Sofi'onio appartiene inoltre ai primi tempi<br />

delle conquiste.<br />

La distinzione fatta dal De Goeje tra i sentimenti del popolo e quelli<br />

dell'eminente prelato è molto fine, e noi l'accettiamo volentieri. Sebbene<br />

r imperatore Eraclio fosse un eretico per il patriarca, perchè fondatore della<br />

523.<br />

15. a. H.<br />

[SIRIA.- studio to-<br />

pografico e strategico<br />

del campo<br />

di battaglia del<br />

Yarmuk.]


15. a. H.<br />

[SIRIA.- Studio to-<br />

pografico e strategico<br />

del campo<br />

di battaglia del<br />

Yarmuk.]<br />

§ -27. 15. a, H.<br />

nuova eresia, il Monoteletismo, pur nondimeno Sofronio quale uomo colto,<br />

devoto e conservatore, avi-à forse (almeno in quei primi tempi) preferito il<br />

dominio dell'imperatore a quello dei barbari del deserto. Eraclio con buoni<br />

consigli sarebbe potuto ritornare in grembo alla chiesa ortodossa, donde<br />

era uscito solo da poco per una infelice misura di opportunismo politico:<br />

dopo tutto, egli era sempre un principe cristiano. Non così ragionava il<br />

popolino, su cui gravavano dolorosamente tutte le imposte, e che più viva-<br />

mente reagiva contro le persecuzioni religiose. Il popolo, che niun diretto<br />

legame aveva con il sovrano di Costantinopoli, e che solo bramava di vi-<br />

vere in pace non troppo aggravato di tasse e non tormentato nelle sue<br />

credenze religiose, non tardò a considerare l'invasione araba sotto una luce<br />

ben diversa ossia quasi come un'emancipazione.<br />

Più tardi, dopo assicurato il dominio degli Arabi, si avverò (per breve<br />

tempo, tuttavia) un mutamento anche nell'opinione dell'alto clero: circa<br />

quindici anni dopo i fatti di cui discorriamo, vm vescovo nestoriano scri-<br />

veva sull'argomento nei seguenti termini: «Questi Tayyiti (= Arabi), ai<br />

« quali Dio ha concesso ai giorni nostri la dominazione, sono diventati<br />

« anche i nostri padroni; ma essi non combattono la religione cristiana,<br />

« anzi piuttosto proteggono la nostra fede, rispettano i nostri preti ed i<br />

« nostri uomini santi, e fanno doni ai nostri conventi ed alle nostre chiese »<br />

(Assemani Bibl. Orien., Ili, 2, pag. xcvi; De Groeje Mém., 106) (^).<br />

Il De Goeje omette però di fare a questo proposito una distinzione<br />

molto importante. Solronio era ortodosso e quindi imperialista, patriarca<br />

di Gerusalemme, città essenzialmente ortodossa: il popolo in Siria era<br />

invece monofisita e perciò assai ostilmente disposto verso l'ortodossia im-<br />

periale. Passato il breve furore monoteletico di Eraclio, in Bisanzio tornò<br />

a dominare anche ufficialmente l'ortodossia di Sofi'onio, e gli Arabi, che<br />

non tardarono a rendersi conto delle condizioni morali del paese, imitai'ono<br />

la politica dei Sassanidi e coltivarono le disposizioni anti-imperiali dei loro<br />

sudditi monofisiti, per garantirsi meglio la fedeltà dei Cristiani della Siria.<br />

Tali considerazioni spiegano come Sofi-onio, quale arcivescovo ortodosso<br />

di città ortodossa, ùon avrebbe mai potuto accettare spontaneamente il do-<br />

minio arabo, mentre un vescovo nestoriano o monofisita giudicava tale<br />

possibilità in una luce molto diversa: così anche si spiega la lunga resistenza<br />

di città ortodosse, come Gerusalemme e Cesarea, e la prontezza con cui<br />

invece si arresero tutte le altre città della Siria abitate quasi interamente<br />

da monofisiti.<br />

A questi gli Arabi garantivano completa autonomia ecclesiastica e<br />

protezione da oppressioni ortodosse. Un vescovo ortodosso, di necessità ligio<br />

5-24.


15. a. H. §§ 27, 28.<br />

all' imperatore, era perciò una spia e vin nemico, e come tale era trattato<br />

dagli Arabi.<br />

Nota 1. — Il De Goeje chiude queste osservazioni (Mém., 206) sui rapporti tra Arabi e Cristiani,<br />

ricordando che nei primi tempi i Musulmani ignoravano l'intolleranza religiosa: sul qual punto siamo<br />

con lui perfettamente d'accordo, ma non possiamo accettare quanto egli dice appresso, che cioè nel grande<br />

tempio di Damasco Cristiani e Musulmani entravano per la stessa porta, gli uni per udire il Vangelo<br />

nella parte occidentale, gli altri per udire il Quran nella parte orientale del medesimo tempio. Per tale<br />

asserzione egli si fonda sul passo ben noto di Kremer (Kremer Topographie, I, 31) e sulle tradi-<br />

zioni da noi ampiamente confutate nell'a. 14. H. (cfr. §§ 125 e segg.).<br />

§ 28. — Passando poi a narrare la battaglia stessa, il De Goeje rileva<br />

che l'esercito greco era composto di Greci, Armeni, Siri ed Arabi cristiani,<br />

ed era comandato da Teodoro il Sacellario, da Bàhàn (Baànes), da Garaga<br />

(il capo degli Armeni) e da Gabalah b. al-Ayham il principe ghassanida :<br />

certamente i Greci erano molto jjiù numerosi degli Arabi. Accennato al<br />

ritiro degli Arabi dinanzi ai Greci fino alle rive del Yarmùk, dove erano<br />

più sicuri in caso di disfatta e più vicini ai rinforzi che dovevano venire<br />

da Madinah, torna a discutere le ragioni per le quali egli ha creduto di<br />

porre la battaglia del Yarmùk nel 15. H. Confutati gii errori cronologici<br />

del Weil (1, 47, nota), rileva come Teofane ponga il principio della bat-<br />

taglia del Yarmùk nel martedì 23 luglio 636 (= 13 Gumàda II, 15. a. H.),<br />

e come invece il frammento sirio ponga la battaglia decisiva il 20 Ab 947<br />

(= 20 agosto 636 È. V. = 12 Ragab 15. a. H.), notando infine come questa<br />

ultima data combini perfettamente con le notizie delle nostre migliori fonti<br />

musulmane (De Goeje Mém., 106-110), e perciò debba essere necessariamente<br />

la data vera e corretta dell'evento.<br />

Tradotte e riassunte le principali tradizioni sulla battaglia del Yarmùk<br />

(De Goeje Mém., 110-118), il dotto orientalista olandese si ferma a descri-<br />

vere il luogo dove avvenne il grande disastro dei Greci :<br />

il sito fa scoperto<br />

dal Seetzen (Reisen, I, 369: cfi-. Haneberg, 37) il 12 febbraio 1806, du-<br />

rante una escursione da Phìk (Apheca, oggi Fiq), nel corso della quale, es-<br />

sendo andato ad esaminare il punto in cui si uniscono il fiume Wàdi al-Ruqqàd<br />

ed il Yarmùk, il viaggiatore tedesco attraversò un piccolo villaggio deserto,<br />

chiamato al-Yàqùsah, posto sopra una vallata secca in estate ed avente<br />

nome Wàdi al-Yàqùsah. Il villaggio distava da Fiq soltanto una mezza<br />

lega (cfr. l'annessa carta geografica). Questa notizia ci dimostra allo stesso<br />

tempo che al-Yàqùsah è la vera ortografia del nome, mentre che il termine<br />

al-Wàqùsah può essere considerato certamente come una corruzione<br />

posteriore, dovuta all'etimologia popolare dal verbo w a q a s a, che significa<br />

precijntare.<br />

Quale fu la posizione dei due eserciti? si domanda il De Goeje. Egli<br />

ricorda l'espressione di Eutichio: « la valle della polvere » [correggi piuttosto:<br />

525.<br />

15. a. H.<br />

[SIRIA. -Studio to-<br />

pografico e strategico<br />

del campo<br />

di battaglia del<br />

Yarmijk.]


15. a. H.<br />

[SIRIA. -Studio to-<br />

pografico e strategico<br />

del campo<br />

dì battaglia del<br />

Yarmùk.]<br />

28, 29. 15. a. H.<br />

cenere !] Wàdi al-Ramàd (^), espressione che riporta tanto alla narrazione<br />

di Teofane, quanto a quella di Sebeos l'armeno, ed opina che possa allu-<br />

dere al Wàdi al-Yàqùsah, perchè i vari racconti della battaglia sembrano<br />

descriverci il Wàdi al-Yàqusah come un buiTone profondo che in inverno<br />

formava un torrente, giustamente chiamato da Eutichio un grande fiume.<br />

Più di questo il De Goeje non sa dii'e, perchè ignaro delle condizioni del<br />

luogo dove si svolse la pugna. Egli inoltre sembra annettere qualche im-<br />

portanza al significato letterale del nome Wàdi al-Ramàd, « valle della<br />

cenere, o della polvere ». A me invece in al-Yàqùsah nessuno potè spie-<br />

gare la ragione di questo nome, né ciò deve sorprendere se si consideri<br />

l'antichità della denominazione. È da osservarsi però che « r amàd » significa<br />

« cenere » e non « polvere », e quindi mi pare poco sicuro ricollegare il<br />

nome della valle con gli incidenti della battaglia, riferendolo in origine<br />

alla polvere sollevata dai fuggenti nel fondo della valle, che al punto di<br />

confluenza, negli aridi mesi estivi, deve tramutarsi in un letto di sabbia,<br />

rena e polvere. Il De Goeje però non osserva che la topografia di Eutichio<br />

è tutta errata. I Greci da Damasco in due giorni arrivarono al Wàdi al-<br />

Ramàd, ossia ad al-Yàqùsah nel G-awlàn (II, 14, Un. 9 e segg.). Gli Arabi,<br />

secondo lo stesso autore, nel venire da Tabariyyah entrarono di necessità<br />

pur essi nel Gawlàn: ma allora i due eserciti si sarebbero incontrati tra<br />

Fìq ed al-Yàqùsah, dove non esistono burroni, e non sul Yarmùk. Nel suo<br />

racconto Eutichio rivela di non avere alcuna conoscenza nemmeno appros-<br />

simativa dei luoghi, e di essere assai inesatto, seppur conserva, senza av-<br />

vertirlo, brandelli di notizie molto importanti.<br />

Nota 1. — Il Dussaud (Missiou, ecc., 47, nota 1) vorrebbe che nel testo di Eutichio si correg-<br />

gesse l'espressione Wàdi al-Ramàd in Wàdi al-Rnqqàd, uno degli affluenti del TarmCik: egli osserva che<br />

l'identificazione del De Goeje, che cioè il Wàdi al-Ramàd di Eutichio siali Wàdi al-Tàqusah, non può<br />

esser giusta, visto che quest'ultima valle è troppo piccola ed insignificante per potersi adattare alle cir-<br />

costanze tragiche della grande rotta dei Greci. Il De Goeje ha risentito tale obbiezione e perciò ha<br />

aggiunto che in inverno la valle potrebbe giustamente considerarsi un fiume. Ora la battaglia del Tarmiik<br />

fu combattuta neWestate e la valle, in questa stagione, secondo le affermazioni del Seetzen, è completamente<br />

asciutta. Tuttavia le osservazioni del Dussaud non hanno in questa circostanza molto peso. Egli<br />

— dal suo libro non risulta che abbia visitato i luoghi — confonde la grande valle in cui ebbe termine la<br />

battaglia, con l'altra piccola, detta Wàdi al-Yàqusah, o più propriamente Wàdi Mas'ud, che comincia<br />

presso al-Tàqusah e finisce nej Yarmiik, valle che niun possibile rapporto può avere con la battaglia,<br />

ed è totalmente distinta dal Wàdi al-Ramàd. Dell'esistenza di questa né il Dussaud né il De Goeje<br />

hanno conoscenza: essi ignorano che il Wàdi al-Ramàd è costituito dalla unione del Yarmiik e del Wàdi<br />

al-Ruqqàd. Cfr. § 24.<br />

§ 29. — Il De Goeje (Mém., 119-120) si ferma anche brevemente a<br />

studiare il problema offerto dal nome dato alla battaglia da varie fonti<br />

(Teofane, il fi-ammento sirio, e noi aggiungiamo anche Michele il Sirio e<br />

Dionigi di Tel Mahré) ; le quali non menzionano il Yarmùk, ma invece<br />

Gàbithà, la al-Gàbiyah degli Arabi. Dove precisamente giacesse al-Gàbiyah<br />

526.


15. a. H. § 29.<br />

il De Goeje non dice, ma, fondandosi sulle parole del Noldeke [ZDMG.,<br />

XXIX, pag. 79), ammette che il sito fosse piuttosto distante dal Yarmùk,<br />

e quindi sia difficile spiegare come nei cronisti cristiani il nome al-Gàbiyah<br />

abbia prevalso su quello di Yarmùk. Il Noldeke voirebbe spiegare la dif-<br />

ficoltà supponendo esser avvenuto in al-Gràbiyah uno dei combattimenti<br />

che costituirono la grande _ estrema lotta durata più settimane, o notando<br />

che non mancano esempi di battaglie le quali presero il nome dal sito più<br />

importante nelle vicinanze del campo dove si combattè. Il Mùller invece<br />

(Islam, I, 254) propende a credere che in al-tìàbiyah fosse un tempo<br />

accampato l' esercito greco prima di assalire i Musulmani, oppure che<br />

colà avvenisse il primo scontro tra Greci e Musulmani. Tra i due pareri<br />

il De Goeje non osa decidersi, perchè evidentemente egli, al momento in<br />

cui scriveva, non si rendeva esattamente conto dove giacesse al-Gàbiyah.<br />

Questo sito era molto famoso nei primi tempi dell' Islam come una<br />

delle principali residenze dei principi Ghassànidi: la sua importanza rilvice<br />

indirettamente anche dal fatto che il Califfo 'Umar, nel 17. H., disdegnò<br />

di recarsi a Damasco, e tenne il grande parlamento sirio, su cvii avremo<br />

a discorrere, appunto in al-Gàbiyah :<br />

ivi si ritirò l'esercito musulmano du-<br />

rante la grande peste del 18. H. Quando al-Gàbiyah scomparve, rimase la<br />

memoria di essa nel!' immaginazione dei poeti e perfino nel H a d i th, se-<br />

condo il quale (da una tradizione di ibn 'Abbàs) le anime dei fedeli si<br />

riunivano in al-Gàbiyah, mentre quelle degl' infedeli in Barahùt del Hadramawt<br />

(prima di andare all'altro mondo) (Yàqùt, I, 598; II, 4). Anche<br />

questa memoria dimostra come al-Gàbiyah dovesse esser un centro molto<br />

importante in quel primo periodo dell' Isiàm, quando la Trans-Giordanica<br />

era una regione assai più popolosa e ridente che non sia oggi.<br />

La decadenza di tutta questa regione e la scomparsa di al-Gàbiyah<br />

indebolì la memoria del luogo preciso dove essa si trovava :<br />

la vaghezza<br />

di espressioni usate dai geografi aiabi denota che -essi danno informazioni<br />

di fonte letteraria e non il fi-utto di conoscenze precise geografiche e<br />

topografiche. Per nostra fortuna nel caso di al-Gàbiyah, Yàqùt fa eccezione<br />

alla regola e ci porge indicazioni chiare e precise, con le quali è stato pos-<br />

sibile al Brùnnow e al Dussaud di ritrovarne ultimamente il sito preciso.<br />

Dopo di aver spiegato con un verso di al-A'sa che la parola gàbiyah<br />

significa un abbeveratoio per i cameli, Yàqùt (II, 3) afferma che tale espres-<br />

sione è stata usata come nome di luogo e precisamente per un villaggio<br />

(qaryah) nel distretto di Damasco, e poi in quello di al-Gaydùr dalle parti<br />

di al-Gawlàn (^) nei pressi di Marg al-Suffar al nord del Hawràn: se un<br />

uomo si trova in al-Sanamayn e si volge verso il nord, al-Gàbiyah è alle<br />

527.<br />

15. a. H.<br />

[SIRIA. -Studio to-<br />

pografico e strategico<br />

del campo<br />

di battaglia del<br />

Yarmùk.]


15. a. H.<br />

[SIRIA.- Studio to-<br />

pografico e strategico<br />

del campo<br />

di battaglia del<br />

Yarmuk.]<br />

§ 29. 15. a. H.<br />

sue spalle, nella stessa direzione di Nawà. Nelle vicinanze sorge una col-<br />

linetta, detta Tali al-Gràbiyati, dove abbondano serpi piccole, lunghe circa<br />

un palmo (sibr), ed assai velenose, dette umm al-Suwayt, perchè nel<br />

mordere gli uomini eméttono un piccolo grido (sawwata) e muoiono<br />

subito (^).<br />

Il Kremer (Kremer Mittelsyrien, 27), nonostante queste indica-<br />

zioni precise, aveva creduto di poter cercare al-Gràbiyah più vicino a Geru-<br />

salemme che a Damasco, perchè il Califfo 'Umar, quando venne ad al-Gràbiyah<br />

proseguì fino a Grerusalemme senza visitare Damasco. Il Wetzstein volle esser<br />

più preciso e pose al-Gràbiyah nella sua carta tra Nawà e Tasìl, nelle vi-<br />

cinanze di Tali al-Grumù'ah, adottando così l'opinione del Burckhardt, il quale<br />

nella sua carta ha certamente confuso al-Gràbiyah con la Khirbah al-Gra-<br />

baliyyah ai piedi del Tali al-Grumù'ah (B u r e k h a r d t T r a v e 1 s in S y r i a,<br />

carta alla pag. 61; Wetzstein Reisebericht, 119). Il vero sito di<br />

al-óràbiyah è stato scoperto quasi contemporaneamente dal Brùnnow {Mitth.<br />

und Nachr. d. deutschen Palaestlna-Vereins, 1895, pag. 17-20) e dal Dussaud<br />

{Mission dans les lie'gions désertiques de la Syrle Moyenne, pag. 46): essi<br />

hanno rintracciato le rovine di al-Gràbiyah presso Tali al-Gàbiyah: dai<br />

piedi del tali scaturisce la sorgente 'Ayn al-Gràbiyah, che fornisce l'acqua<br />

alla grossa borgata di Nawà: sono ancora visibili dell'antica città le tracce<br />

delle mura fatte con pietre ben tagliate. Come tutte le residenze ghassà-<br />

nide, osserva il Dussaud, al-Gràbiyah non era una grande città, ma un'agglo-<br />

merazione di abitati intorno alle costruzioni principesche dei Ghassanidi.<br />

Nel febbraio del 1908 ho visitato anch'io i luoghi e nel presente vo-<br />

liTme riproduco alcune fotografie delle rovine, della collina e della sorgente.<br />

Dalla cima della collina si gode una magnifica veduta su tutto l'immenso<br />

piano della Nuqrah, e riesce manifesto come quel sito eminente, posto in<br />

mezzo al piano e visibile da tanti punti del medesimo, sia divenuto, grazie<br />

pure alla buona e copiosa sorgente, anche politicamente il centro della<br />

regione. Lì vicino è il villaggio di Nawà, che fu un tempo terra molto<br />

importante e conserva oggi ancora, nel punto suo più elevato, le rovine<br />

di una torre alta ben 15 metri, visibile a grande distanza.<br />

Nota 1. — Il testo di Yàqut porta la lezione: al-Hawlàn; ma il Dussaud, in una acuta analisi (ctr.<br />

Mission, ecc., pagg. 42-44), dimostra che tutte le menzioni di al-Hawlàn nel testo di Yàqut sono il<br />

risultato di errori di copisti, i quali, errando nei punti diacritici, hanno confuso assieme Kliawlàn ed<br />

al-óawlàn, e talvolta, sopprimendo addirittura ogni punto diacritico, hanno letto al-Hawlàn, una regione<br />

che non esiste. Cfr. anche Le Strange Palestine, 460-461, il quale legge invece al-Khawlàn : il Dus-<br />

saud (1. e.) ha dimostrato però che Khawlàn era sempre menzionato senza articolo, sicché la presenza<br />

del medesimo è indizio si debba correggere in al-Gawlàn, che invece è sempre menzionato con l'ar-<br />

ticolo. al-Gawlàn è la striscia di paese chiuso da un lato dagli abissi del Wàdi al-Ruqqàd, e dall'altro<br />

dall'abisso che scende quasi verticalmente sul lago di Galilea — al-Gàbiyah è nel Gadùr, e per al-Gàbiyah<br />

si può passare andando da Damasco al Gawlàn.<br />

528.


7 'f •':^r#^,^- ^a:*^.:^;-^«ì>.^^<br />

IL poì^jTE Sul wadi al-ruqqad<br />

IL WADI AL-RUQQAD<br />

^r^


15. a. H. §§ 29, 30.<br />

Nota 2. — Cfr. Le Strange Palestine, pag. 4G0. Questa leggenda, secondo il Dussaud (1. e,<br />

pag. 45, nota 3), ha forse «jualclie relazione con il Nabì abu-l-Hayyah presso Nawà. Vedi Schumacher.<br />

Across the Jordan, pag. 180.<br />

§ 30. — Il fatto dunque che i cronisti cristiani abbiano una preferenza<br />

per la denominazione al-Gràbiyah. invece di al-Yarmùk sembra sollevare<br />

una difficoltà abbastanza grave, per chi esamini il problema nel proprio studio<br />

con la sola assistenza della carta geografica. La distanza sembra invero un<br />

po' grande. Sul luogo però l'impressione è diversa. Da al-Gràbiyah a Grillin<br />

(= Grilliq), dove erano accampati i Greci, il cammino è di sole quattro ore.<br />

La collina di al-Gràbiyah domina, come si disse, il piano e può benissimo<br />

essere stata un tempo il quartier generale delle forze bizantine. Il modo<br />

poi come noi ci spieghiamo il conflitto porta di necessità che gii Arabi<br />

nel loro primo grande movimento aggirante debbano essere passati nelle<br />

vicinanze di al-Gràbiyah: tutto il piano tra al-Uàbiyah e Grillin fu il campo<br />

di battaglia delle prime operazioni aggressive degli Arabi. Niun motivo<br />

esiste quindi per considerare il nome di al-Grabiyah come una difficoltà, anzi,<br />

a mio modo di vedere, tale nome serve come utile indizio per confermare che<br />

i Grreci occupassero in principio una posizione tra al-Gràbiyah e Grillin, e per<br />

stabilire i confini 'del vastissimo campo di battaglia. Il combattimento non<br />

fu uno solo, ma una serie prolungata di scontri e tatti d'arme che dui'ò per<br />

circa un mese (cfr. poc'anzi § 20 e più avanti § 92), e che perciò si andò<br />

svolgendo sopra tutta una regione, e non in un sito solo, per effetto di un<br />

complesso di movimenti strategici, già da noi sommariamente descritti.<br />

Ciò spiega come la battaglia di al-Gràbiyah sia la stessa del Yarmùk, e<br />

come Teofane dica esplicitamente che la battaglia avvenisse presso al-Gràbiyah<br />

ed il Yarmùk (cfr. anche §§ 93 e 96), perchè appunto, secondo il cronografo<br />

bizantino, questi erano due termini equivalenti. Il problema si complica però<br />

con il fatto che Sebeos, l'armeno, nella sua narrazione della battaglia afferma<br />

essere i Greci venuti al Yarmùk varcando il fiume Giordano, mentre tutto<br />

quello che noi sappiamo dalle fonti arabe parrebbe dimostrare che venis-<br />

sero dall'altra direzione, ossia da Damasco, e giungessero al Yarmùk passando<br />

per al-Gàbiyah o per le vicinanze di questo luogo. Di più i romanzi storici<br />

della conquista siria hanno un'osciira allusione ad un concentramento mu-<br />

sulmano in al-Gàbiyah, abbandonata poi dietro consiglio di Khàlid b. al-<br />

Wàlid per stabilirsi presso il Yarmùk. Dalle parole usate nel testo dello<br />

Pseudo-Wàqidi parrebbe che gli Arabi avanzassero da al-Gàbiyah verso<br />

il Yarmùk incontro ai Greci. Tali espressioni non avrebbero senso comune<br />

se i Greci vi fossero accorsi dalla parte di Damasco, perchè allora gli<br />

Arabi, invece di avanzarsi, avi-ebbero dovuto ritirarsi da al-Gàbij^ah verso<br />

529. 67<br />

15. a. H.<br />

[SIRIA.- Studio to-<br />

pografico e strategico<br />

del campo<br />

di battaglia del<br />

Yarmùk.]


§§ 30, 31. 15. a. H.<br />

15. a. H. Yarmuk : confermerebbero invece il racconto di Sebeos, se i Greci, per<br />

[SIRIA. -studiolopografico<br />

e stra-<br />

, , .<br />

qualche ragione a noi<br />

.<br />

ignota,<br />

j? -j. • 1. IX •. 1<br />

avessero preferito 1 altra via più lunga attra-<br />

tegico del campo verso la Palestina e varcando il Giordano. Se fosse vera tale versione, i<br />

Yarmuk 1 Greci<br />

non avrebbero rioccupato Damasco, e questa sarebbe rimasta senza<br />

molestie durante lo svolgimento della battaglia sul Yarmuk. Sebeos, quindi,<br />

invece di darci più lume, aumenta le difficoltà. Queste però non sono molto<br />

gravi, e nel riepilogo daremo una spiegazione che ci lusinghiamo appianerà<br />

in modo soddisfacente anche siffatte apparenti divergenze.<br />

Il Dussaud (1. e, pag. 46-47) esamina anche egli il problema di al-<br />

GàbÌ5^ah e ne tenta una soluzione. Secondo lui la vittoria del Yarmuk di-<br />

venne decisiva per i Musulmani allorché ebbero distrutta la fanteria greca<br />

sulle rive del fiume e fugata la cavalleria: questa però era realmente ancora<br />

intatta e può aver tentato un nuovo cimento nella pianura intorno ad<br />

al-Gàbiyah, meglio adatta alle sue evoluzioni: egli sostiene che, secondo il<br />

fi-ammento sirio, in al-Gàbiyah vi fii un concentramento dell'esercito greco :<br />

la cavalleria conosceva quindi i luoghi e nel fuggire dal Yarmuk può avervi<br />

trovato alcuni corpi di riserva e tentato di nuovo la sorte delle armi. Per<br />

i Bizantini (dice il Dussaud) ed i loro partigiani, il fatto di non aver saputo<br />

resistere agi' invasori musulmani nella pianura di al-Gàbiyah potè essere<br />

considerato come l'evento che decise finalmente le sorti del grande conflitto.<br />

La supposizione è ingegnosa, ma non crediamo di poterla accettare,<br />

perchè contraria a tutte le più logiche deduzioni che noi tragghiamo dalle<br />

tradizioni e dallo studio dei luoghi. Mentre per il Dussaud in al-Gàbiyah<br />

si svolse la fine del conflitto, noi siamo invece persuasi che ivi si svolgesse<br />

il principio della serie di combattimenti, e precisamente quei primi latti<br />

d'arme che determinarono fatalmente tutti gii altri successivi e quindi la<br />

disfatta greca. Così si comprende come per i Musulmani l'evento decisivo<br />

si svolse presso il Yarmuk e per i Greci invece presso al-Gàbiyah, e come<br />

sia potuta nascere e perpetuarsi la diversa denominazione.<br />

SIRIA. — La nomina di abfi Ubaydah a comandante generale in<br />

Siria, e la cosiddetta deposizione di Khàlid b. al-Walid.<br />

§ 31. — Dobbiamo ora esaminare un problema che, come sarà riuscito già<br />

palese da molti cenni precedenti, è forse uno dei più importanti nella storia<br />

delle prime conquiste, tanto per i suoi rapporti stretti con tutta la crono-<br />

logia, quanto per il significato morale dell'evento attorno al quale si aggira<br />

il problema. È questo la nomina di abù 'Ubaydah a comandante generale<br />

in Siria e la cosiddetta deposizione di Khàlid b. al-Walìd. Ad essa abbiamo<br />

già più volte alluso nel corso delle nostre varie sintesi storiche e critiche,<br />

530.


15. a. H. § 31.<br />

manifestando chiaramente il nostro modo di vedere e additandone anche<br />

le ragioni. Ora però è nostro dovere di riassumere gii argomenti, di chia-<br />

rirli meglio e confortarli con le ultime prove.<br />

Già nell'esaminare la partenza dei primi distaccamenti musulmani per<br />

la Siria facemmo rilevare come varie e forti ragioni ci sospingessero a rite-<br />

nere che abù 'Ubaydah fosse l'ultimo a lasciare Madìnah, ed alludemmo<br />

già al fatto probabile che la venuta di abù 'Ubaydah sul teatro della guerra<br />

accadesse quasi certamente durante il califfato di 'Umar (cfr. 12. a. H.,<br />

§§ 370-371): rimangono ora a chiarire meglio le ragioni che ci inducono a<br />

rimettere il suo arrivo in Siria alla vigilia del Yarmùk, contemporanea-<br />

mente alla sua nomina. In altri passi esponemmo già quale sia il nostro con-<br />

cetto sul comando genei'ale delle forze arabe in Siria (cfr. 13. a. H., §§ 31<br />

e segg.) fino al momento di cui ora discorriamo. Sostenemmo cioè, con molti<br />

argomenti, che questo comando generale, come noi l'intendiamo, accentrato<br />

cioè in una persona a ciò precipuamente delegata, non esistesse, ma<br />

che finora tutte le operazioni militari si fossero compiute molto a casaccio,<br />

con disparità di pareri direttivi : solo alla vigilia di Agnàdayn e nella cam-<br />

pagna iniziata con la battaglia di Fihl e terminata con la presa di Damasco,<br />

i capi, per comune accordo, cedendo alla natura imperiosa delle circostanze,<br />

convennero di riunire le loro forze ed agire di concerto sotto una specie di<br />

presidenza temporanea di Khàlid b. al-Walìd, perchè questi, per intel-<br />

ligenza, ardire ed esperienza militare, superava di tanto i colleghi da esser<br />

quasi indiscutibilmente riconosciuto come il capo morale, se non ufficiale,<br />

di tutte le operazioni. Concludemmo cioè che la fiisione delle forze musulmane<br />

fosse un atto spontaneo delle schiere guerreggianti, indipendentemente<br />

da istruzioni di Madinah, perchè tutta intera la prima campagna<br />

araba in Sii'ia, fin quasi al Yarmùk, fu opera personale dei comandanti<br />

arabi, fu frutto dell'iniziativa dei vari capi, ed in niun modo l'esecuzione<br />

di ordini venuti dal Califfo.<br />

Se il lettore avrà accettato siffatto concetto generale dell'andamento<br />

della campagna, il problema della cosiddetta deposizione di Khàlid b. al-<br />

Walid e della nomina di abù 'Ubaydah gli si presenterà ora sotto un aspetto<br />

del tutto novello: non vi fu cioè affatto deposizione, come è stata intesa<br />

fino ad oggi. L' incidente che la tradizione ci porge sotto tale aspetto rac-<br />

chiude in sé un altro significato più profondo e complesso, è una nuova fase<br />

del processo evolutivo, con il quale si svolse la conquista siria. Esso segna<br />

il momento critico, in cui il governo di Madinah, rappresentato da 'Umar,<br />

intervenne finalmente in modo diretto ed immediato nelle faccende della<br />

guerra, e si accinse a regolarne lo svolgimento, a porre un po' d'ordine<br />

531.<br />

15. a. H.<br />

[SIRIA. - La nomina<br />

di abu Ubayd<br />

ah a comandante<br />

generale in<br />

Siria, e la cosid-<br />

dettadeposizio- ne di Khàlid b.<br />

al-Walid.l


31, 32. 15. a. H.<br />

15. a. H. nella esecuzione della campagna, affidata finora per lo più al caso od al<br />

r.a di abu Ubay- capriccio dei vari comandanti, per ottenere in siifatto modo una qualche<br />

dah a coman- maggiore garanzia di felice successo, nell'istante in cui più grave si rivedantegenerale<br />

in ,.1-1 -, • • •<br />

n -i^i t t<br />

Siria e la cosid- lava il pericolo e più imperiosa la necessita di energici e sagg] provvedi-<br />

detta deposizio- menti a salvare i frutti di due anni e mezzo di guerra. Finché la for-<br />

ai-WaiTd^l tuna aveva arriso alle armi arabe, il Califfo aveva potuto lasciare ai suoi<br />

luogotenenti una sconfinata libertà d'azione, ed ogni loro atto, buono o<br />

cattivo che fosse, trovava la sua più ampia e completa giustificazione nel-<br />

l'esito felice delle iniziative prese. Al principio però dell'anno 15. H. lo<br />

stato di cose aveva cambiato aspetto di molto: già nel 14. H. un distac-<br />

camento innanzi a Hims aveva subito una sanguinosa disfatta (cfr. 14. a. H.,<br />

§§ 136, 180-181, 196-196, ecc.); ora poi, per il solo fatto che si avanzava<br />

l'esercito massimo di Bisanzio, sembrava che la causa musulmana avesse<br />

sofferto un grande tracollo: i guerrieri in Siria invece di cercare il ne-<br />

mico, ovunque fosse, e fugarlo, si affrettavano a battere una ritirata che<br />

poteva sembrare una fuga ed un completo abbandono di tutte le con-<br />

quiste fatte.<br />

Considerata in questo modo, la nomina di abù 'Ubaydah si presenta<br />

come una misura di alto significato politico e morale, un atto di governo<br />

che aveva di mira i soli interessi supremi della causa musulmana. La ver-<br />

sione tradizionale appare invece in una luce totalmente diversa.<br />

§ 32. — La tradizione musulmana, j^rodotto per la massima parte di<br />

memorie storiche travisate dalla fantasia popolare, ci porge infatti una<br />

versione degli eventi che presenta tutti i caratteri d'una leggenda popo-<br />

lare, quasi infantile; abbassa cioè il fatto storico assai complesso, a un<br />

piccolo incidente personale. Il Califfo 'limar ha un'antipatia personale<br />

per Khàlid b. al-Walid, e per questa e niun'altra ragione gi' infligge una<br />

grande e pubblica umiliazione: gii toglie il comando dell'esercito, per affi-<br />

darlo ad uno che finora era stato suo dipendente. Tale versione è tutta<br />

un tessuto di errori voluti e di travisamenti involontari: errori di fatto,<br />

errori di cronologia ed errori di apprezzamento.<br />

Già osservammo (cfr. 14. a. H., §§ IIB e segg.) l'intrinseca assurdità della<br />

versione tradizionistica: se Khàlid comandava in Siria, se abù 'Ubaydah<br />

era già in Siria come suo dipendente, e se il Califfo 'Umar scelse la vigilia<br />

del Yarmùk per deporre Khàlid b. al-Walid e nominare abù 'Ubaydah, il<br />

Califfo non poteva scegliere un'occasione più inopportuna, anzi addirittura<br />

pericolosa per manifestare la sua antipatia personale. Date le circostanze<br />

oltremodo critiche in cui gii Arabi erano o credevano di trovarsi in Siria,<br />

il Califfo non avrebbe potuto eleggere modo peggiore e più infelice per<br />

532.


15. a. H. i32.<br />

dare sfogo ad un basso e meschino rancore personale: era il modo, e il 15. a. H.<br />

momento più indicato per compromettere la compagine delle sue forze di- nadi abu Ubaynanzi<br />

ad un nemico potente ed aggressivo e mettere a grave repentaglio ^ah a coman-<br />

ij -j^ r> 1 1 1 n- 1 • T<br />

1 1 T • dantegenerale in<br />

1 esito rinaie del connitto, da cui dipendeva tutta la campagna ed m un giria e la cosid-<br />

certo modo l'intero prestigio dell'Isiàm. È possibile che il più accorto e detta deposizio-<br />

più saggio Califfo dell'Isiàm primordiale agisse in siffatto modoV ai-Waiid7l<br />

La versione tradizionistica offi'e palesamente un quadro molto infelice,<br />

che la logica più elementare ci vieta di accettare senza discussione, perchè<br />

implica una contradizione intrinseca: esaminandola più d'appresso vediamo<br />

poi che in essa si annidano errori di fatto e di cronologia, sicché ne trag-<br />

ghiamo la convinzione che l'evento debba necessariamente ricostruirsi in<br />

altro modo. Esaminiamo prima le inverosimiglianze della versione tradi-<br />

zionale.<br />

Di una prima inverosimiglianza abbiamo già discorso: vale a dire l'atto<br />

di 'Umar, se vero, costituiva un grave errore di governo che, accadendo<br />

alla vigilia del Yarmùk, ossia nel momento di massimo pericolo, e quando<br />

l'energia e l' ingegno di Khàlid erano la massima e più sicura garanzia della<br />

vittoria, avrebbe destato in tutti i guerrieri un profondo risentimento, e<br />

compromesso l'esito della battaglia.<br />

In secondo luogo è da osservarsi che, se 'Umar odiava tanto Khàlid<br />

b. al-Walid, egli avrebbe avuto occasione di esj)riinere questo rancore ed<br />

umiliare Khàlid non già ora, ma fin dal principio del Califfato di abù Bakr :<br />

il governo di costui, come già si disse, fu in realtà governo di 'Umar, perchè<br />

i due uomini agirono assieme in perfetto accordo dal giorno della morte di<br />

-Maometto, come se fossero una persona sola (cfr. 13. a. H. §§ 131 e segg.).<br />

In terzo luogo, il Califfo 'Umar non era un autocrate come i Califfi<br />

'Abbàsidi, sotto il dominio dei quali furono composte le tradizioni, né po-<br />

teva perciò infliggere arbitrariamente, senza palesi e buone ragioni, una<br />

umiliazione a Khàlid b. al-Walid, ad uno degli Arabi più fieri, temuti ed<br />

ammirati del tempo suo, paganamente superbo ed autoritario, arabicamente<br />

suscettibile della più leggiera offesa al suo sconfinato orgoglio. Ora un pre-<br />

testo, una ragione per tale misura non esiste, non é nemmeno menzionato<br />

dalla maggior parte delle tradizioni; al contrario, tutto quello che Khàlid<br />

aveva fatto dal principio dell'anno 11. a. H. in poi costituiva forse il mas-<br />

simo contributo alla causa dell'Isiàm che alcun Arabo, dopo il Profeta,<br />

avesse compiuto, perchè egli era il trionfatore dell'Arabia insorta, del prin-<br />

cipato arabo di al-Hirah, l'eroe della famosa marcia da al-Hirah a Da-<br />

masco, e l'artefice maggiore dei prodigiosi successi in Siria. Tanto più gravi<br />

quindi sarebbero stati la colpa e l'errore di 'Umar.<br />

533.


§§ 32, 33. 15. a. H.<br />

15. a. H. Un'altra osservazione da farsi ha pure molto peso. Se 'Umar voleva<br />

na di abu Ubay- COSÌ pubblicamente manifestare il suo odio personale verso Khàlid b. aldah<br />

a coman- Walid, anche senza veruna plausibile ragione o pretesto, la sola scusa<br />

Sirla e la cosid- possibile, la sola giusti ficazione che avrebbe potuto addurre era 1' interesse<br />

detta deposizio- pubblico e della causa islamica. Se deponeva Khàlid, doveva scegliere un<br />

ne di Khàlid b. .. t,- i<br />

ai-Waiid 1<br />

i, t ii<br />

altro migliore di lui, uno che avesse dato prove anche più insigni. del suo<br />

merito militare. Ma non esiste nemmeno questa giustificazione : la tradi-<br />

zione, anche la più partigiana e favorevole ad abù 'Ubaydah (quella dello<br />

Pseudo-Wàqidij, non nasconde che come guerriero abù 'Ubaydah non era<br />

neppure lontanamente paragonabile a Khàlid b. al-Walìd (cfr. 12. a. H.,<br />

§ 363 in fine). Mentre abù 'Ubaydah in integrità di carattere, in devo-<br />

zione, in modestia e mitezza d'animo era assai superiore al grande e fiero col-<br />

lega; d'altra parte come guerriero i suoi meriti erano ben poca cosa. Pur<br />

dando il comando generale ad abù 'Ubaydah, la tradizione, come risulta<br />

palese dal contenuto dei seguenti paragrafi, sebbene a questo più favore-<br />

vole, ammette direttamente ed indii-ettamente esser stato sempre il valore<br />

di Khàlid e mai quello di abù 'Ubaydah che assicurò la vittoria, abù<br />

'Ubaydah aveva tutte le virtù di amministratore in tempo di pace, ma<br />

come capitano in tempo di guerra non poteva competere con i] collega:<br />

senza dubbio abù 'Ubaydah, quale capitano, valeva meno anche di altri<br />

colleghi, quale per esempio 'Amr b. al-'As, il più accorto politico del tempo<br />

suo, e conquistatore poi dell'Egitto: impresa che fu, come vedremo, anche<br />

essa molto difficile e complessa. Quindi il Califfo 'Umar non solo avrebbe<br />

aspettato il momento meno opportuno per fare il mutamento del comando, ma<br />

anche la sua scelta sarebbe stata molto infelice. Tale condotta sarebbe stata<br />

diametralmente contraria a tutto quanto sappiamo sul conto di 'Umar,<br />

come vedremo meglio in altro luogo: perciò la logica più elementare c'im-<br />

pone di rimettere le cose al loro posto, in armonia cioè con tutto' il contesto<br />

storico del Califfato di 'Umar.<br />

§ 33. — La tradizione musulmana ha intuito che i fatti, così come<br />

sono narrati, si prestano a molti e forti dubbi, ad obbiezioni difficili, se<br />

non impossibili, ad eliminare, e ne tentò a modo suo la spiegazione.<br />

Osservando attentamente le notizie che abbiamo, non è difficile rile-<br />

vare come, nel tentativo di appianare le difficoltà, si manifestassero nella<br />

tradizione storica due correnti tendenziose, ognuna delle quali cercava la<br />

spiegazione secondo i principi vigenti in ciascuna delle due scuole, da cui<br />

esse scaturirono.<br />

Esaminiamo prima la più moderna ed artefatta, la quale, intuendo<br />

forse la forza delle obbiezioni che si possono muovere a tutto l' incidente<br />

534.


15. a. H. § 33.<br />

della deposizione, si rese conto che la spiegazione data, invece di elimi-<br />

nare, aumentava le difficoltà, e per di più aveva il torto di gettare una<br />

luce poco favorevole sui maggiori Compagni del Profeta e sugli eroi delle<br />

conquiste,. Questa tradizione più recente, che sorse in Siria, dove era assai<br />

meno rilevata la rivalità tra arabi e non-arabi, cancellò i lati pagani di<br />

Khàlid b. al-Walid e lo elevò allo stesso grado di perfezione islamica di<br />

abù 'Ubaydah e di 'Umar: presentò tutti e ti-e questi uomini come ani-<br />

mati dei medesimi sentimenti del più alto disinteresse, tutti concordemente<br />

uniti, presso i quali ogni sentimento personale taceva dinanzi agl'interessi<br />

della causa comune, il ti'ionfo della fede. In altre parole si va nell'eccesso<br />

conti'ario a quello dell'altra scuola tradizionistica e s'ignora il conflitto,<br />

accomodando ogni cosa nel modo più decoroso ed istruttivo per le gene-<br />

razioni posteriori. Tale è la versione, la cui espressione j^iù completa noi<br />

troviamo nel romanzo Pseudo-waqideo.<br />

'La seconda scuola, la più antica, ha tentato una spiegazione contraria<br />

alla precedente, caricando le tinte dell'elemento personale, ossia del conflitto<br />

tra 'Umar e Khàlid b. al-Walid (cfr.. anche 12. a. H., § 99). In questa scuola,<br />

la quale in un certo modo deve dipendere direttamente da quella madinese,<br />

Khàlid b. al-Walid fu raffigurato come un grande guerriero, ma con alcune<br />

caratteristiche che non erano conformi alla stretta ortodossia musulmana.<br />

Propugnando la tesi che l'Isiàm, come fede mondiale, doveva unire tutti i<br />

Musulmani, a qualunque nazione essi appartenessero, in una grande ed unica<br />

fì'atellauza morale, la detta scuola mirò a pori-e innanzi il fiero makhzù-<br />

mita come il tipo caratteristico dell'antico guerriero arabo, l'uomo violento,<br />

crudele, ardente di passioni, intense, che esigevano immediata, spvidorata<br />

sodisfazione. In altre parole volle porre in speciale rilievo quelle caratte-<br />

ristiche eminentemente pagane ed ai-abiche, che l' Isiàm internazionale si<br />

adoperò poi con tanta cura a biasimare ed estirpare. Siccome poi in realtà<br />

Khàlid era rimasto, nonostante la sua conversione, essenzialmente arabo e<br />

pagano della vecchia tempra, uomo senza timori, ma anche senza scrupoli<br />

e senza pudori, insofferente di qvialunque opposizione alla sua volontà im-<br />

petuosa, fu facile alla tradizione ottenere il suo intento, anche senza sover-<br />

chie esagerazioni. GÌ' incidenti della E i d d a h insegnano !<br />

Scopo<br />

di siffatto<br />

travisamento era di esporre al devoto mondo dei Musulmani non-arabi del<br />

II secolo della Higrah tutti i lati riprovevoli della natura araba antica,<br />

dell'età della Gàhiliyyah o barbarie pagana.<br />

Le tradizioni che ci presentano Khàlid sotto questi aspetti poco favo-<br />

revoli, si fissarono nelle memorie scritte ed orali della storia islamica nel<br />

momento appunto in cui ferveva più intenso il grande conflitto tra i Mu-<br />

535.<br />

15. a. H.<br />

[SIRIA. - La nomina<br />

di abù Ubaydah<br />

a comandante<br />

generale in<br />

Siria, e la cosid-<br />

dettadeposizio- ne di Khàlid b.<br />

al-Waird.]


15. a. H.<br />

[SIRIA.- La nomina<br />

di abu 'Ubaydah<br />

a comandante<br />

generale In<br />

Siria, e la cosid-<br />

dettadeposizione di Khàlid b.<br />

al-Walld.]<br />

33. 15. a. H.<br />

sulma-ui arabi e quelli non-arabi, conflitto sì maestrevolmente descritto dal<br />

Goldzilier (Miih. Stud., I, 101-216). Nelle tradizioni velatamente ostili<br />

a Khàlid noi dobbiamo perciò indubbiamente rintracciare l' influenza della<br />

scuola tradizionistica anti-araba, la quale, con arte talvolta meravigliosa-<br />

mente subdola, mirò a screditare gli Arabi e far prevalere il concetto della<br />

superiorità di quei Musulmani (non-arabi!) che non avevano alcunché in<br />

comune con gli Arabi antichi. Per questa scuola, patrocinatrice delle ten-<br />

denze ultra-religiose di rassegnazione a Dio, la figura invece di abù 'Ubaydah,<br />

con la mitezza del suo carattere, la sua completa rassegnazione alla volontà<br />

di Dio, la sua profonda ed ostentata religiosità, il suo disprezzo per tutti<br />

i piaceri ed i lussi di questa vita (caratteristiche esagerate dalla tradizione<br />

anche con altro fine tendenzioso), era appunto uno dei modelli da porre<br />

costantemente innanzi ai fedeli come esempio. Il Califfo 'Umar era del pari,<br />

sebbene per ragioni un poco diverse, un modello per le generazioni succes-<br />

sive: qual è raffigurato dalla tradizione, egli era profondamente, sincera-<br />

mente religioso, disprezzatore dei piaceri e delle ricchezze di questa vita<br />

e se velassimo esecutore della legge islamica: dopo il Profeta, egli, secondo<br />

la tradizione musulmana, è il massimo legislatore <strong>dell'Islam</strong>.<br />

Posto adunque abilmente questo contrasto, da un lato il gaudente e<br />

feroce guerriero dell'Arabia pagana, che anteponeva l'arbitrio suo alla legge<br />

islamica, e dall'altro il sovrano perfetto, il Musulmano superiore ad ogni<br />

considerazione di razza o di partito, il severo irremovibile sostegno della<br />

legge islamica e conculcatore spietato di ogni male, di ogni vizio, di ogni<br />

violazione della legge perfino nei propri figli (cfr. 14. a. H., § 234), —<br />

è facile comprendere come questa scuola tradizionistica cercasse di valersi<br />

del contrasto per spiegare e giustificare la condotta di 'Umar. Essa sostenne<br />

che Khàlid'' violasse le leggi islamiche e che 'Umar ne esigesse la rigida<br />

osservanza, e da ciò quindi il profondo conflitto tra il Califfo e il capitano (^).<br />

Così si svolse tutto quel ciclo di tradizioni sui rapporti tra 'Umar e Khàlid<br />

b. al-Walìd, che si fece nascere dall'eccidio di Màlik b. Nuwayrah al-Tamìmi<br />

nel campo di al-Butàh e dal matrimonio di Khàlid b. al-Walid con<br />

la vedova dell'ucciso (cfr. 11. a. H., §§ 180 e segg. ; 12. a. H., §§ 99-100).<br />

'Umar volle che si punisse l'efferato delitto, ma abu Baki- si oppose a to-<br />

gliere all' Isiàm l'uso di quella spada invincibile, che Maometto stesso aveva<br />

sguainata. Si disse allora che 'Umar non cessasse mai dal far guerra a<br />

Khàlid presso abù Bakr(-), ma che non riuscisse, fin che visse il collega, nel<br />

suo intento: affermato però tale contegno, la tradizione dovette necessariamente<br />

sostenereche, quando alfine venne al potere, come primo suo atto 'Umar<br />

ordinasse la deposizione di Khàlid e la nomina di abù 'Ubaydah (cfr. 13.<br />

636.


5'Sfc<br />

a<br />

"(3<br />

a<br />

<<br />

o<br />

co<br />

<<br />

o<br />

Q<br />

l<<br />

a 3<br />

UJ<br />

Q<br />

<<br />

<<br />

O<br />

<<br />

o


15. a. H. § 33.<br />

a. H. §§ 140 e segg.). D'altra parte stava però un fatto sicuro, che la deposi-<br />

zione accadde alla vigilia del Yarmùk, sicché i tradizionisti, per accomodare<br />

i fatti alla loro tesi, ebbero vin novello motivo a cadere nel grave errore<br />

cronologico di porre la battaglia del Yarmùk immediatamente dopo l'acces-<br />

sione di 'Umar, mentre in realtà, come si è visto, quella avvenne più di<br />

due anni dopo! Ma se la deposizione di Khàlid seguì più di due anni<br />

dopo che 'Umar era al potere, allora non è vero che 'Umar bramasse la<br />

deposizione di Khàlid e ne fosse impedito da abù Bakr :<br />

regnante<br />

egli stesso,<br />

nivm provvedimento prese contro il grande capitano per più di due anni.<br />

Or se dunque manca il motivo della destituzione, ossia l'odio di 'Umar, se la<br />

vigilia del Yarmùk era il momento più inopportuno per un mutamento<br />

nel comando, e se infine la deposizione di Khàlid nel senso voluto dalla tra-<br />

dizione non è potuta avvenire, perchè Khàlid non era comandante gene-<br />

rale: non dobbiamo forse noi necessariamente concludere che tutta la spie-<br />

gazione data dalla tradizione debba essere errata? e che sia nostro dovere<br />

cercarne un'altra più conforme alla logica e alla verità?<br />

Nota 1. — ('Alfàn b. Muslim, da Zayd, da Ayyub, da iluhamuiad b. Sirini. Disse 'Umar b. al-<br />

Khattàb: «Io certamente deporrò Khilid b. al-Walid ed al-Mut_hanna (b. Hàrithah) al-Saybàni, affinchè<br />

«ambedue imparino che Dio dà la vittoria ai suoi servi e che non son essi che vincono» (Sa ad, III,<br />

1, pag. 204, lin. 11-14). Cfr. anche più avanti § 41.<br />

Nota 2. — L'errore ha trovato poi una fallace conferma nelle misure di rigore che 'Umar (come<br />

narreremo più avanti) prese contro molti, se non tutti, i governatori nell' intento di frenare la disonestà<br />

amministrativa dei suoi luogotenenti nelle provincie. Tali misure furono però prese indistintamente<br />

contro molti ed in un'età posteriore alle prime conquiste. Tra i puniti con la confisca di una parte dei<br />

beni fu anche Khàlid b. al-Walid; ma errano di grosso le tradizioni, che anticipano l'evento al momento<br />

della nomina di abu 'Ubaydah e lo fanno comparire come un'altra espressione dell'odio personale di<br />

'Umar verso Khàlid : questo è assurdo, e se "Umar l'avesse fatto, alla vigilia del Yarmùk, sarebbe scop-<br />

piata una specie di rivoluzione tra i guerrieri in Siria.<br />

Non intendiamo tuttavia affermare che niun attrito esistesse tra il Califfo ed il grande capi-<br />

tano: anzi le tradizioni tendenziose sui rapporti tra i due uomini hanno avuto una valida, seppure<br />

fallace, conferma nel latente antagonismo tra i due grandi partiti che si andavano ora disegnando nella<br />

società musulmana, e sui quali avremo molto a discorrere quando il conflitto venne più palesamento<br />

alla luce. Narrammo già come avvenisse l'elezione di abù Bakr, grazie all'abile preparazione ed alla<br />

profonda previggenza di 'Umar, associato ad abù Bakr e ad abù 'Ubaydah: vedemmo come questo triumvirato,<br />

secondo l'espressione scelta dal Lammens, carpì il potere, facendo svanire in primo luogo le am-<br />

bizioni degli altri maggiori Compagni del Profeta, ed in secondo luogo quelle del potentissimo partito<br />

dei Qurays, i massimi rappresentanti del quale erano abù Sufyàn b. Harb della stirpe Umayyah e<br />

Khàlid b. al-Walid della stirpe Makhzùm. La venuta al potere di abù Bakr e di 'Umar fu precipuamente<br />

l'espressione della grande maggioranza dei neo-musulmani, madinesi e nomadi dei dintorni di<br />

Madinah, i quali anche troppo bene comprendevano le basse ambizioni personali degli altri antichi Com-<br />

pagni e del grande partito aristocratico di Makkah. Il carattere popolare dell'elezione fu appunto la forza<br />

maggiore dell'autorità di abù Bakr e di 'Umar, e fece tacere ogni manifestazione pubblica di risentimento<br />

od opposizione per parte dei legittimisti musulmani l'Ali, al-Zubayr b. al-'Awwàm, ecc.), o dei nobili<br />

makkani (abù Sufyàn b. Harb, al-Hakam b. al-'As, Khàlid b. al-Walid ed altri). Sebbene il latente con-<br />

flitto fosse già avvertibile vagamente negli ultimi anni del Profeta, ed in particolar modo nell'opposizione<br />

all'elezione di abù Baki-, esso rimase sempre molto circoscritto. Anzi è noto come i legittimisti, nei quali<br />

le speranze erano più vive e più manifesta la pretesa di diritto al potere, manifestarono molto palesa-<br />

raente, ma eziandio inutilmente il loro malcontento l'cfr. 11. a. H., § 37, nota 3; §§ 4346); mentre invece il<br />

partito qurasita, dotato d'un tatto politico assai maggiore, seppe tenersi tranquillo, conscio che il suo<br />

momento non era ancora giunto, ed in niun modo si compromise. Ma la rivalità esisteva, profonda, insa-<br />

537.<br />

68<br />

15. a. H.<br />

[SIRIA. - La nomina<br />

di abu 'Ubaydah<br />

a coma ndante<br />

generale in<br />

Siria, e la cosid-<br />

dettadeposizione di Khàlid b.<br />

al-Walid.]


§§ 33, 34. 15. a. H.<br />

15. a. H. nabile e venne fuori più tardi in modo indiscutibile: non è nemmeno esclusa le probabilità che negli<br />

[SIRIA. - La nomi- ultimi anni del califfato di 'Umar, questi temesse di vedere in Kliàlid un possibile successore al sommo<br />

na di abù Ubay- potere (Lammens Mu'àwiyab, I, 7-8). Ma il conflitto, vivente 'Umar, era ancora allo stato dormiente<br />

dahacoman- d' incubazione, era una tendenza di partiti e non un conflitto di persone : Khàlid b. al-Walid era più<br />

dantegenerale in ^uen-iero che uomo di Stato e la sua instancabile energia trovò un ampio sfogo sui campi di battaglia<br />

Siria e la cosid- della Siria. Solo più tardi, verso il 20. a. H., costretto all'inazione dalla prudente gelosia di 'Umar, che<br />

detta deposizio- diffidava della imnrensa popolarità di lui in Siria, può aver forse accarezzato l' idea di diventare Califfo<br />

ne di Khàlid b. ^^^^ morte di 'Umar. Ma tale sogno non potè mai effettuarsi: Khàlid mori più di due anni prima di<br />

al-Walid.l 'Umar: questi inoltre godeva di prestigio troppo gi-ande, e poggiava la sua autorità sopra una maggioranza<br />

troppo vasta, perchè potesse temere, vivente lui, rivali, in particolar modo nel periodo delle con-<br />

quiste. In conclusione, a noi sembra che tirare in ballo la rivalità latente tra il partito qurasita e<br />

quello che portò al potere il triumvirato di ab.l Bakr, 'Umar ed abu 'Ubaydah, sia quasi un anacronismo<br />

nell' incidente della nomina di abù 'Ubaydah. Più probabile è invece che la detta nomina in Siria<br />

facesse parte d'un piano di 'Umar per mettere innanzi la candidatura di abù 'Ubaydah, sua creatura,<br />

come successore al Califfato. Ma anche questo piano di 'Umar fallì, perchè la peste del 18. H. contò appunto<br />

abù 'Ubaydah tra le sue prime vittime.<br />

Dunque anche se 'Umar, già nel 16. H., temeva la popolarità di Khàlid, e le prove non mancano,<br />

sarebbe stato sommamente impolitico dare espressione a siffatto sentimento precisamente alla vigilia<br />

del Tarniuk, perchè sarebbe stato premeditatamente accendere in seno alla comunità musulmana le faci<br />

della discordia, quando più era necessaria, contro il minaccioso esercito bizantino, l'unione di tutte le<br />

forze e la concordia degli animi.<br />

§ 34. — Il lettore avrà già avvertito come noi, pur accogliendo lo schema<br />

cronologico elaborato dai nostri illustri predecessori, il De Goeje, il Wellhausen<br />

ed il Miednikotf, interpretiamo i fatti stessi delia conquista in un<br />

modo molto diverso da quello da loro adottato: fummo perciò costretti nel<br />

passato a Ivinghe e difficili analisi. I nostri predecessori hanno generalmente<br />

accettato l'assioma tradizionistico, che tra i primi distaccamenti musulmani<br />

i quali varcarono la frontiera arabo-sira nel 12. H., e gii eserciti che compierono<br />

le conquiste non esistesse veruna differenza essenziale. Essi ammettono<br />

che i capitani agissero ossequiosi sempre a ordini di Madìnah, rigidamente di-<br />

sciplinati, quasiché le prime schiere arabe nel 12. H. fossero per ordinamento,<br />

disciplina e natura identiche a quelle dei tempi in cui fxu-ono composte le<br />

tradizioni, o per lo meno come quelle con le quali gli Umayyadi estesero il<br />

dominio dell' Islam sino all'Atlantico, ai Pii-enei ed all' Indo.<br />

Noi invece sosteniamo che i tradizionisti hanno anticipato ai primordi<br />

<strong>dell'Islam</strong> le condizioni militari di tempi molto posteriori e diversi, e che lo<br />

svolgimento delle prime conquiste non avvenne in quella forma cristallizzata,<br />

unica, quale noi leggiamo nei testi: come nella fede, nella coscienza, nella<br />

dottrina e nelle passioni dei primi Musulmani, così anche nella parte mili-<br />

tare della loro attività, vi fu un processo evolutivo continuo. Gl'intenti e i<br />

modi di combattere degl' invasori si modificarono, si trasformarono con il mu-<br />

tare delle condizioni e delle circostanze. Le prime schiere, bande di predoni,<br />

staccate tra loro, senza programma, senza unità di direzione, quasi indipen-<br />

denti da Madìnah, si fusero assieme e si trasformarono, per la necessità stessa<br />

delle circostanze, tutte impreviste, in eserciti invadenti: le prime unioni fu-<br />

538.


15. a. H. §§ 34, 35.<br />

rono spontanee, e i primi eserciti così formati furono diretti non da un uomo<br />

solo, ma da un Consiglio dei capi, secondo le antiche consuetudini arabiche.<br />

Tale iniziativa ebbe per premio insigni successi, e ad Agnàdayn i barbari<br />

del deserto per la prima volta sconfìssero in battaglia campale l'esercito rego-<br />

lare di Bisanzio.<br />

Ma siffatte fusioni spontanee, volontarie, erano temporanee; più tardi<br />

con l'incalzarsi degli eventi e per le esigenze della campagna contro il ne-<br />

mico, le unioni dei distaccamenti divennero semi-permanenti nel periodo<br />

tra la battaglia di Baysàu-Fihl e la prima resa di Damasco. Cessata però<br />

l'm'gente necessità di siffatte unioni, le forze centrifughe, sì potenti in ogni<br />

comunità arabica, tornarono a prevalere; e gli Arabi, invece d'incalzare il<br />

nemico ed assalirlo in Antiochia prima che fosse pronto ad agire, si spar-<br />

pagliarono di nuovo in tutto il paese, dai dintorni di Him.s fino alle rive<br />

del oolfo Elanitico.<br />

Crii effetti di tale imprevidenza e di tanta mancanza di coesione e di<br />

un piano di guerra non tardarono a prodursi in guisa tanto repentina e peri-<br />

gliosa da sconvolgere completamente gii Arabi: un grande esercito, pazien-<br />

temente raccolto dall' imperatore Eraclio nella Siria settentrionale, apparve<br />

un giorno improvvisamente in marcia verso il sud: le forze ritmite erano le<br />

più ingenti che i Bizantini avessero mai impiegate contro gli Arabi ; i quali<br />

colti alla sprovvista, mentre erano dispersi in piccole bande per tutto il paese,<br />

dovettero precipitosamente ritirarsi in luogo di relativa sicurezza ed abban-<br />

donare tutte le conquiste fatte. Niun evento poteva porre meglio in rilievo i<br />

difetti del sistema impiegato finora nella conquista della Siria: non bastava<br />

battersi con irruente energia; bisognava avere una condotta unica e siste-<br />

matica, un piano direttivo, altrimenti si rischiava di perdere in pochi giorni<br />

tutto il fi-utto di lunghe e difficili campagne.<br />

§ 35. — Queste erano dunque le condizioni in cui versavano gli Arabi<br />

in Sù-ia alla vigilia del Yarmùk, condizioni piene di pericolo per gl'inva-<br />

sori, se una mente energica e direttrice non foSse intervenuta nel prosegui-<br />

mento della campagna e non avesse imposto un mutamento radicale del<br />

sistema finora seguito.<br />

Siffatto intervento non era però cosa facile: il Califfo, come meglio<br />

chiariremo in appresso studiando sinteticamente il' regno di 'limar, non<br />

aveva ancora sulle tui'be dei Musulmani vecchi e nuovi tutta quella auto-<br />

rità, di cui fu poi investito il capo politico e spirituale <strong>dell'Islam</strong>: lo stato<br />

musulmano era ancora di formazione troppo recente, perchè le sue già vaste<br />

membra si fossero ben collegate assieme in un organismo, forte ed omogeneo;<br />

l'autorità vera del Califfo era ancora quasi nominale oltre i confini del<br />

539.<br />

15. a. H.<br />

[SIRIA. - La nomina<br />

di abu Ubaydah<br />

a comandantegeneraleln<br />

Sirla, e la cosid-<br />

dettadeposizione di Khàlid b.<br />

al-Walid.l


15. a. H.<br />

[SIRIA. - La nomina<br />

di abu Ubaydah<br />

a comandante<br />

generale in<br />

Siria, e la cosid-<br />

dettadeposizione di Khàlid b.<br />

al-Walid.l<br />

§ 35. 15. a. H.<br />

Higàz. Aggiungi, per ciò che rigviarda gii eserciti in Siria, l'immensità<br />

delle distanze, e le difficoltà delle comunicazioni, e comprenderai di leg-<br />

gieri come in Madinah si dovesse essere difficilmente in giorno di quanto<br />

avveniva oltre i confini della penisola, ed ancor meno si potesse pi-esumere<br />

di diligere e regolare da quella città i movimenti delle scliiere. 11 saggio<br />

'Umar stimò quindi opportuno di lasciare in principio tutto al caso ed alla<br />

Provvidenza. Ed in princij)io tutto andò bene: gii uomini erano grandi e<br />

valorosi, il neraico era impreparato, e favorevole la fortuna: nonostante<br />

l'imprevidenza e la mancanza di esperienza degli aggressori, l'estrema de-<br />

bolezza degli aggrediti permise agli invasori di ottenere tali e tanto felici<br />

successi, che al governo di Madinah mancò ogni valido pretesto per inter-<br />

venii»e. Ma così non potè sempre durare, e sopraggiunsero i giorni grigi.<br />

In Persia un grande disastro militare spezzò crudelmente le illusioni<br />

del primo delirio (cfì-. 13. a. H., §§ 144 e segg.); in Siria fu quasi lo<br />

stesso: un esercito arabo era sconfitto sotto le mura di Hims (cfi-. 14. a. H.,<br />

§§ 136, 180-181, 195-196, ecc.), e poco più di un anno dopo, nonostante la<br />

presa di Damasco e di Emesa, tutti i prosperi successi già conseguiti rive-<br />

laronsi ben inutili e fallaci, se d'un tratto i vincitori, senza nemmeno far uso<br />

delle armi, avevan dovuto abbandonare tutti i vantaggi ottenuti e ritrarsi<br />

fino al limitare del deserto, ritornando quasi all'identico punto in cui erano<br />

due anni e mezzo prima.<br />

Pi'emesso questo, difficilmente si potrà negare che l'invio di Sa'd b.<br />

abì Waqqàs nell' 'Iraq dopo il disastro del Ponte (cfr. 14. a. H., §§ 3 e<br />

segg.) e la nomina di abii 'Ubaj'dah a comandante generale in Shia alla<br />

vigilia del Yarmùk, quando le schiere musulmane sembravano correre il più<br />

grande pericolo, siano due fatti intimamente collegati tra loro. Sono cioè<br />

due manifestazioni della mente dh-ettrice del grande Califfo, il quale vo-<br />

leva mettere un po' d'ordine nell' erompere irruente dei suoi dipendenti,<br />

impedire il rinnovarsi di altri disastri militari, ed assicurarsi il possesso di<br />

quelle regioni, già sottomesse a costo di tanti uomini e tante fatiche. L'al-<br />

larme degli Arabi in Siria si era propagato fino a Madinah: il Califfo, lontano<br />

dal campo delle operazioni militari, male informato sulle forze reali del-<br />

l'impero che moveva alla riscossa, turbato dalle domande incalzanti di<br />

soccorso, comprese come tutti i clamorosi trionfi finora ottenuti fossero di<br />

scarso valore e corressero il rischio di perdersi nel nulla, se per qualche<br />

imprudenza o errore, o per mancanza di unione ti'a i comandanti in Suia,<br />

la serie delle vittorie veniva bruscamente interrotta da un nuovo disastro.<br />

Questo avrebbe sviperato tutti i precedenti per la gravità delle conseguenze,<br />

non solo rispetto ai nemici, ma forse, sovrattutto, per l'avvenire del nuovo<br />

540.


15. a. H. §§ 35, 36.<br />

ordine di cose in Arabia stessa. Bisognava ristabilire il prestigio <strong>dell'Islam</strong>,<br />

come emanazione della volontà di Dio, e come istrumento di conquiste e<br />

di ricchezze; perchè è noto quali effetti deplorevoli producano le avversità<br />

e le disfatte, specialmente in uno Stato ancora giovane e mal connesso<br />

assieme, quale era quello di Madinah, forse incapace di rischiare impunemente<br />

le dure prove d'una nuova campagna infelice. È bene rammen-<br />

tare che forse solo in questo anno 15. H, cessarono in Arabia meridio-<br />

nale le guerre civili, e nel mezzogiorno erano ancora numerosi quelli che<br />

consideravano gii agenti del Califfo di Madinah come istrumenti d'un<br />

temuto, ma odiato dominio straniero (cfi-. 12. a. H., §§ 38 e segg. e 102).<br />

§ 36. — 'Umar quindi intuì esser giunto alfine il momento in cui egli<br />

quale capo dello Stato aveva il dovere d'intervenire personalmente e di-<br />

rettamente nella campagna oltre i confini. Egli però non solo si affrettò<br />

ad allestire tutti i rinforzi disponibili ed a mandarli in Siria (^), ma prese<br />

anche il saggio provvedimento di riunire le schiere guerreggianti, prive<br />

di vera coesione, sotto il comando di una sola persona. La quale, senza de-<br />

stare le gelosie dei capi finora tanto benemeriti della causa islamica, avrebbe<br />

dovuto stringer meglio tra loro le schiere ed i capitani, e dare omogeneità di<br />

indirizzo, ed unità organica alle forze combattenti. Doveva esser uomo non<br />

dotato d'ambizione personale, non disposto a comandare autoritariamente,<br />

ma di carattere accessibile ai consigli, di natura conciliatrice e pacifica:<br />

la sua presenza doveva smorzare gii attriti personali, pur lasciando a tutti<br />

la massima libertà di azione compatibile con l'interesse supremo dello Stato.<br />

La scelta di Umar cadde su abù 'Ubaydah; e convien dh'e che non<br />

avrebbe potuto esser migliore, abù 'Ubaydah era conosciuto e venerato<br />

come uno dei più anziani Compagni del Profeta; nessuno ignorava la stima<br />

che aveva di lui Maometto, al punto da conferirgli, si dice, il nome onorifico<br />

di A min al-Ummah, o il fidato della nazione. Il solo altro Compagno,<br />

cui il Profeta (a quanto pare) concesse un simile onore, fu Khàlid b. al-<br />

Walid, al quale, per le sue esimie qualità militari, diede il cognome di Sayf<br />

Allah, o Spada di Dio. Sui meriti speciali di abù 'Ubaydah si è già discorso<br />

ed avremo a discorrere anche in appresso con maggiore ampiezza: non è<br />

perciò qui il luogo di dilungarci sui medesimi. Senza dubbio la sua missione<br />

ei'a molto difficile e delicata, perchè richiedeva prudenza e tatto. È assai<br />

probabile che egli ricevesse dal Califfo istruzioni speciali; ciò traluce dalle<br />

molte tradizioni, che narrano i modi della cosi detta deposizione di Khàlid<br />

b. al-Walid. Siamo cioè informati che abù 'Ubaydah tenesse celata la<br />

sua nomina fino a battaglia finita per non turbare l'animo di Khàlid b.<br />

al-Walid e dei soldati: sappiamo che nelle deliberazioni prese rispetto alla<br />

541.<br />

15. a. H.<br />

[SIRIA. - La nomina<br />

di abìj 'Ubaydah<br />

a comandante<br />

generalein<br />

Siria, e la cosid-<br />

dettadeposizio- ne di Khàlid b.<br />

al-Walid.l


15. a. H.<br />

[SIRIA.- La nomina<br />

di abu Ubaydali<br />

a coman-<br />

dante generale in<br />

Siria, e la cosid-<br />

dettadeposizio- ne di Khàlid b.<br />

al-Walìd.]<br />

36, 37. 15. a. H.<br />

battaglia ed a tutta la campagna successiva abu 'Ubaydah interpellasse<br />

sempi'e Khàlid b. al-Walid, rimettendosi ogni volta al suo parere, da lui rico-<br />

nosciuto in ogni circostanza come il migliore. Nello Pseudo-Waqidi ripetu-<br />

tamente si narra come nel corso della campagna i capitani facessero pro-<br />

poste ad abu 'Ubaydah; ma in ogni caso tali incidenti sono ricordati nel<br />

solo intento di aggiungere infine che Khàlid b. al-Walid ne mise innanzi<br />

un'altra diversa, la quale fu da abu 'Ubaydah sempre accettata senza nemmeno<br />

discuterla. E da notarsi altresì come in tutte le predette tradizioni<br />

non figuri mai abu 'Ubaydah come colui che mette innanzi una proposta:<br />

egli ascolta, presiede e consulta i capitani, non dà che raramente il suo<br />

pa,rere: la sua funzione si riduce a rendere esecutiva quella proposta dei<br />

capitani, che ha riscosso la sua approvazione; egli dà sempre la preferenza<br />

al parere di Khàlid.<br />

Sebbene la tradizione abbia forse esagerato le caratteristiche di abu<br />

'Ubaydah, non si può a meno di scorgere in siffatte notizie una memoria<br />

sicura dei difiìcili maneggi diplomatici, con i quali abii 'Ubaydah, eseguendo<br />

gli ordini del Caliifo, si adoperò a farsi riconoscere quale comandante ge-<br />

nerale in Siria, senza offendere la suscettibilità dei colleghi e mirando, per<br />

quanto era possibile, a far loro credere che la sua venuta nulla avesse mu-<br />

tato nello stato di cose che esisteva prima.<br />

Nota 1. — A questo momeuto debbonsi certamente riferire le parole di 'Uniar a Sa'd b. 'Ubayd,<br />

quando gli suggerì di andare in Siria a purificarsi dalla vergogna d'esser fuggito al disastro del Ponte.<br />

'Umar disse in quella circostanza: « In»Siria i Musulmani sono stati dissanguati e indeboliti (nuzifùl,<br />

«mentre il nemico ba preso le armi (dza-irùj contro di loro! > (Sa ad, III, parte I, pag. 30, lin. 13-14).<br />

§ 37. — Riassumendo tutti i precedenti ragionamenti, noi possiamo<br />

fissare alcuni punti principali che mettono in chiaro gli elementi fonda-<br />

mentali della questione ed i vantaggi ottenuti dalla nostra soluzione della<br />

medesima alla chiarezza e al nesso logico dei fatti storici.<br />

1" La maggioranza dei tradizionisti pone la partenza di abu 'Ubay-<br />

dah per la Siria mentre regnava ancora il Califfo abu Bakr, ma pur molte<br />

sono le tradizioni in cui egli non è annoverato tra i capitani coinbattenti<br />

in Siria (cfi\ 12. a. H., §§ 321, 322, 323, 326): una sola fonte pare accennare<br />

alla sua venuta durante il Califfato di 'Umar (cfr. 12. a. H., § 323). Per<br />

lo più le fonti, o con il silenzio, o con altre spiegazioni, escludono che abu<br />

'Ubaydah avesse il comando generale in Siria prima della deposizione di<br />

Khàlid b. al-Walid. Una anzi afferma esplicitamente che abu Bakr offrisse<br />

il comando ad abii 'Ubaydah e che questi lo rifiutasse (cfi-. 12. a. H., § 323);<br />

dalla quale notizia dovremmo perciò arguire che egli non lasciasse Madinah<br />

vivente il primo Califfo. Se noi ora rimettiamo la venuta di abu 'Ubaydah<br />

542.


15. a. H. § 37.<br />

in Sii-ia fino alla vie-ilia ^ del Yarmùk, facciamo una correzione non già<br />

'<br />

^<br />

. . .<br />

arbitraria, ma bensì indicata e suggerita direttamente e mdu-ettamente<br />

^^- ^- ^<br />

[SIRIA.- La nomi-<br />

na di abu Ubayda<br />

varie tradizioni. La versione delle altre è semplicemente la conseguenza, ^^^ ^ coman-<br />

. . dantegenerale in<br />

l'inevitabile aggiustamento posteriore dei fatti per effetto di un pruno er- Siria, e la cosid-<br />

rore cronologico e di quelle altre ragioni tendenziose di cui s'è più volte ^^^^ deposizio-<br />

^ ^ * ^ ne di Khàlid b.<br />

fatto parola (cfi-. 12. a. H., §§ 370-371). Né tali errori e interpolazioni ci ai-Waird.]<br />

possono sorprendere: ne abbiamo trovati tanti altri più gravi La nostra<br />

tesj non solo corregge gli errori, ma ne dimostra anche la genesi ed il<br />

processo.<br />

2° Facendo venire abù 'Uba}dah alla vigilia del Yarmùk, o poco prima,<br />

o insieme con gli ultimi rinforzi, e conferendogli il comando generale delle<br />

schiere combattenti per le ragioni e nei modi esposti nei precedenti para-<br />

grafi, noi eliminiamo interamente tutto il cumulo di errori e di confusioni<br />

che intralciano la ricostruzione storica della conquista siria in generale e la<br />

cosi detta deposizione di Khàlid b. al-Walìd in particolare. Con la scoperta<br />

di tale errore noi abbiamo rintracciato e spiegato una delle ragioni, per cui<br />

alcuni tradizionisti hanno posto una grande battaglia (il Yarmùk, confon-<br />

dendolo con Agnàdayn) immediatamente dopo la venuta al potere di 'Umar,<br />

e nel Ragab del 13. H. invece del 15. H. (cfr. 13. a. H., §§ 7 e segg.). Scom-<br />

paiono così gii elementi illogici e mal connessi dei rapporti tra il Califfo<br />

'Umar e Khàlid b. al-Walid, e constatiamo che se vi fu tensione tra i due<br />

uomini, il periodo acuto e pubblico dei medesimi va rimesso a dopo le<br />

prime conquiste, tra il 10. ed il 21. a. H., quando Khàlid cessò di vivere<br />

dopo un periodo non breve di forzosa inazione. L'errore della tradizione<br />

è stato di anticipare questo stato di cose al principio delle conquiste.<br />

3" Eitardando la venuta di abù 'Ubaydah al 15. a. H., noi otte-<br />

niamo un istrumento efficacissimo per diradare le difficoltà e le confusioni<br />

che avvolgono la storia dei due assedi di Damasco :<br />

abbiamo<br />

anzi una nuova<br />

prova indiretta di molto rilievo per dimostrare che vi furono in realtà due<br />

assedi e non uno. Prendemmo già nota della cernita sicura delle tradi-<br />

zioni che diviene possibile in questo argomento, qualora si parta dal con-<br />

cetto che al primo assedio comandasse Khàlid b. al-Walid, mentre abù<br />

'Ubaydah non era ancora in Siria, e che al secondo assedio il comandante<br />

generale fosse abù 'Ubaydah, con Khàlid quale suo irrequieto e poco docile<br />

luogotenente. La storia dei due assedi guadagna immensamente in chia-<br />

rezza, e molte questioni in apparenza insolubili si risolvono nel modo più<br />

naturale.<br />

4° Noi scorgiamo cosi un nuovo raggio di luce su tutto l'indirizzo della<br />

campagna, sulla sua graduale evoluzione da razzia incomposta in conquista<br />

543.


al-Walid.<br />

37. 15. a. H.<br />

15. a. H. organizzata, ed infine sul modo e sulla misura, con cui il Califfo dopo una<br />

na di abQ Ubay- prudente attesa di un paio d'anni colse il momento più opportuno per<br />

dah a comaridantegeneralein<br />

Siria e la cosidintervenire<br />

direttamente nell'attività belligera dei<br />

•<br />

• •<br />

t r? i i i<br />

apparenze di un ndo capo ed amico cne viene in<br />

suoi seguaci: con le<br />

i ^<br />

soccorso nel momento<br />

detta deposizio- del pericolo, egli afferra ora con mano ferma e sicura la direzione del mo-<br />

vimento ed imbriglia un poco l'irruenza dei suoi indomabili seguaci.<br />

5° La nuova luce sulla politica interna del grande Califfo ha per noi<br />

un grande rilievo e richiama alla mente la tesi messa innanzi dal Lammens<br />

che tra abù Baio-, 'Umar ed abù 'Uba}'dah sia esistita una specie<br />

di preventivo accordo segreto, in attesa della morte di Maometto. Noi cre-<br />

diamo cioè trovare nei fatti, come appaiono ora nella loro nuova veste,<br />

una conferma della detta tesi, perchè la nomina di abù 'Ubaydah alla carica<br />

più elevata dopo quella del Califfo, sembra svelare, come già si disse, anche<br />

un nuovo fine recondito di 'Umar. Il buon abù 'Ubaydah per nascita, per<br />

sentimenti e per condotta nel passato erasi rivelato come persona non avente<br />

verun rapporto con i due partiti di opposizione in Madinah, i legittimisti<br />

('Ali, al-Zubayr b. al-'Awwàm, Talhah, e gii 'Abbàsidi o i banù Hàsim), ed i<br />

Qurays (abù Sufyàn b. Harb, i Makhzùm, ed in particolar modo gii Umayyah<br />

in generale). A questa posizione indipendente abù 'Ubaydah doveva la<br />

sua intima connessione con 'Umar, perchè questi non avrebbe mai scelto<br />

quale collega ed amico uno appartenente ai due predetti partiti. Delle<br />

virtù e della posizione sociale di abù 'Ubaydah in Madinah abbiamo già<br />

discorso: oltre alla sua dignità come Compagno anziano e prediletto del<br />

Profeta, egli era uomo sicuro, privo di ambizione, il quale rappresentava<br />

la miglior garanzia per la continuazione di quella politica conservatrice<br />

per la quale la maggioranza dei Musulmani in Madinah aveva dato il voto<br />

ad abù Bakr e ad 'Umar. Quindi quest'ultimo deve aver messo innanzi<br />

il collega abù 'Ubaydah e conferitagli la carica eccelsa di generalissimo e<br />

poi governatore in Siria, nell'intento d'indicare ai Musulmani il desiderato<br />

successore nel Califfato con il consenso appunto della maggioranza: a questo<br />

intento alludono chiaramente alcune tradizioni sulla morte di Umar che noi<br />

diamo sotto l'anno 23. H. Scompare così nella nomina di abù 'Ubaydah quel<br />

carattere odioso e la voluta, pubblica, umiliazione di Khàlid b. al-Walìd, che<br />

nel nostro esame è risultata sì inopportuna ed illogica. Finché viveva abù<br />

'Ubaj'dah, Khàlid non poteva in verun modo mettersi innanzi come un can-<br />

didato al- sommo potere. D'altra parte abù 'Ubaydah, come uomo integer-<br />

rimo, al di sopra di tutte le gelosie e le questioni di partito, venne ad assu-<br />

mere una carica speciale non mai tenuta da alcuno prima di lui: il suo<br />

arrivo in Siria significava non già un rimprovero o un'umiliazione ad alcuno,<br />

544.


»c*'V':>iaEt-Tca<br />

«r^*^<br />

WhSÌS<br />

Q<br />

l<<br />

a<br />

or<br />

a<br />

r<<br />

5<br />

o<br />

UJ<br />

o<br />

CD


15. a. H. §§ 37-39.<br />

ma una innovazione miglioratrice, un nuovo ordinamento delle forze musul-<br />

° . . . , . no<br />

mane, che nondimeno lasciava intatte quasi tutte le prerogative, senza oiien-<br />

15. a. H.<br />

[SIRIA.- La nomi-<br />

n^ ^j aba ubaydere<br />

le suscettibilità dei capitani combattenti in Siria.<br />

oo Al- •! T-v /-1<br />

§ 38. — Anche m questo argomento il De Groeje e stato<br />

M<br />

il<br />

•<br />

primo ad<br />

'^^^ ^ coman-<br />

dantegenerale in<br />

siria, e la cosid-<br />

.... .<br />

intuire la verità, ed a rilevare gli aspetti inverosimili ed illogici della '^^^^^ deposizio-<br />

versione tradizionistica (De Goeje, Mém., 66j: fondandosi su vari passi ai-Waiid.l<br />

, 1 • . . ne di Khalid b.<br />

delle tradizioni (come Tabari, I, 2121, lin. 3, e 2120, lin. 16 e segg. ;<br />

Eutychius, II, 273; Hagar, I, 853, lin. 15-16), egli ha fatto osservare<br />

come 'Umar lungi dall'avversare Khalid b. al-Walid in questo primo pe-<br />

riodo bellicoso, nutrisse per lui stima e simpatia e desiderasse che avesse una<br />

parte direttiva nella campagna contro i Persiani prima e contro i Grreci<br />

poi. In altro passo il De Groeje (Mém., 124-131), rijDrendendo in esame la<br />

questione, insiste che si debbano scartare nelle decisioni di 'Umar motivi<br />

personali di rancoi*e. Egli però dissente da noi in due punti importanti,<br />

o, per essere più precisi, ha omesso di prenderli in esame: in primo luogo<br />

ammette, sebbene in forma dubbiosa, che abù 'Ubaydah possa essere venuto<br />

in Siria regnante ancora abù Bakr ;<br />

ed<br />

in secondo luogo ritarda la sua<br />

nomina fino al secondo assedio di Damasco.<br />

Quanto si è detto prima mi pare più che sufficiente a provare che la<br />

posticipazione della venuta di abù 'Ubaydah fino alla vigilia del Yarmùk<br />

abbia in proprio favore ragioni molto forti, ed abbiam visto, nello studio<br />

degli assedi di Damasco, in quali difficoltà insuperabili si dibatta il De<br />

Goeje per aver fatto la su detta concessione alla versione tradizionistica.<br />

Il secondo punto merita invece un esame più particolare: il De Groeje<br />

sostiene infatti esser accertato che Khalid abbia comandato i Musulmani al<br />

Yarmùk, e che quindi la sua deposizione debba esser avvenuta durante il<br />

secondo assedio di Damasco. Allora infatti, egli prosegue, dopo la distru-<br />

zione del dominio bizantino in Siria, l'opera del guerriero era terminata, e<br />

doveva succedere quella del pacificatore e dell'amministratore integro e<br />

mite per ristabilire l'ordine in tutti i rami dell'amministrazione e poggiare<br />

le basi del nuovo dominio su un accordo tra le istituzioni romano-bizantine<br />

e le leggi sociali della nuova religione. Bisognava riattivare l'agricoltura,<br />

regolare e ratificare i trattati tra vinti e vincitori e rianimare tutti alla<br />

ripresa dei lavori commerciali, industriali ed agricoli, interrotti dallo spaven-<br />

toso conflitto del triennio (12.-15. H.): il governo della Spada di Dio era<br />

terminato, e quello del fedele Guardiano del popolo doveva succedergli.<br />

§ 39. — Noi ammettiamo la maggior parte dei ragionamenti del De<br />

Goeje, anzi in un certo modo conveniamo interamente con lui in quanto<br />

ha riguardo alla missione di abù 'Ubaydah in Siria: la nostra tesi sviluppa<br />

546. 69


§ 39. 15. a. H.<br />

15. a. H. solo j)iù largamente il suo concetto e gli dà una portata più estesa e Coru-<br />

na di aba^UbTyplessa.<br />

Il nostro divario sull' argomento specifico (se cioè la nomina avvedah<br />

a coman- nisse alla vigilia del Yarmùk, o al secondo assedio di Damasco) è più apdantegeneralein<br />

"<br />

,<br />

, ,<br />

parente che reale.<br />

Sìria, e la cosid-<br />

detta deposizio- Secondo il nostro modo di vedere Khàlid b. al-Walìd non fri mai uffi-<br />

ai-Waiid1<br />

' cialmente investito del comando generale in Siria, ma presiedè ed ispirò<br />

la spontanea coalizione dei capi. Quando giunse abù 'Ubaydah (Gumàda I,<br />

ó^umàda II 15. a. H.) le cose in principio non subii'ono alcuna modificazione:<br />

egli era il comandante ufiìciale inviato dal Califfo, ma, come lo ripete la<br />

stessa tradizione, egli si conformò in tutto al parere di Khalid e gli lasciò<br />

la parte più importante, l'esecuzione del piano di battaglia. Khàlid b. al-<br />

Walid rimase, se non di nome, di fatto il dii-ettore delle operazioni militari,<br />

perchè tale era la posizione che gii conferiva la stima ed il consenso unanime<br />

dei guerrieri sul Yarmùk. abù 'Ubaydah, che era uomo mite, non ambizioso e<br />

pieno di tatto, come il suo grande Maestro, si contentò in princijjio di una<br />

parte puramente decorativa nel grande dramma e solo a poco per volta, con<br />

graduale ed oculata progressione, prese in mano le redini del governo ed<br />

impose la sua autorità: in questo modo non è possibile dire con sicurezza<br />

il momento preciso in cui abù 'Ubaydah si affermò capo e padrone, e<br />

quando all'ordine antico successe il nuovo. La lenta trasformazione ebbe<br />

principio alla vigilia del Yarmùk e forse si compiè solo dopo la seconda<br />

presa di Damasco, quando i Greci erano, per così dire, scomparsi, ed un<br />

dissidio tra i capi non aveva più importanza per lo svolgimento successivo<br />

della campagna. Il giorno in cui non vi erano più battaglie campali da<br />

vincere, Khàlid b. al-Walìd era per il governo un ingombro, un incomodo,<br />

un temibile agitatore. Dopo la seconda presa di Damasco le sue funzioni<br />

militari si riducono a ben poca cosa, e già prima della peste del 18. H.<br />

lo vediamo scomparire quasi del tutto dalla scena politica e ritrarsi a<br />

vita privata. Ciò fu certamente effetto della ritrosia del governo a valersi<br />

di lui (nelle spedizioni in ^.lesopotamia, in Asia Minore ed in Egitto egli<br />

è sempre messo in disparte), ed in una certa misura effetto anche del suo<br />

risentimento a vedersi ignorato ed escluso: egli fu quindi perfettamente<br />

giustificato nell'accusare il governo d'ingratitudine e nel dare espressione<br />

vivace e pubblica ai propri sentimenti offesi.<br />

Accettando una siffatta spiegazione degli eventi in Siria, vale se dire<br />

sostituendo ad una destituzione fulminea, drammatica ed umiliante, una<br />

trasformazione graduale progressiva, in principio quasi inavvertita, — noi ve-<br />

diamo che il famoso incidente, in cui Khàlid pronunziò quelle amare parole<br />

di sdegno "(cfi'. più avanti ai §§ 41 e 42), non deve necessariamente porsi al<br />

546.


15. a. H. §§ 39, 40.<br />

. . ...... . T~,, . T<br />

Walid scoprì alfine quali fossero i moventi intimi e reconditi della politica na di abu 'Ubay-<br />

momento primo della nomina di abd 'Ubaydah, ma quando Khàlid b. al- ^^- ^- ^<br />

^<br />

[SIRIA.- La nomi-<br />

interna di 'Umar, vale a dire, quando, fuggiti i Greci, a lui si preferivano '^^^ » comandante<br />

generale in<br />

altri comandanti per assicurare ed estendere i confini dell'impero. Siria, e la cosid-<br />

I dati stessi delle tradizioni, tra loro in contradizione, sembrano provare «ietta deposizio-<br />

. -11, j^ 1 -tr • -1 "^ "^i Khà'id b.<br />

una grande incertezza sul momento preciso del mutamento: ai-Yaqubi ai-Waiid.l<br />

(cfr. § 40) e Sayf b. 'limar (cfi-. 14. a. H., 184) nel narrare che abù 'Ubavdah<br />

espugnò Damasco con trattato di pace, e ratificò i patti conclusi prima<br />

(al primo assedio) da Khàlid b. al-Walid, attestano che il mutamento si<br />

svolgesse tra la vigilia del Yarmùk e la caduta (definitiva) di Damasco, un<br />

periodo che può esser durato, giusta quanto abbiam visto altrove, dai quattro<br />

ai cinque mesi. Anche al-Balàdzuri nell'attribuire la (seconda) presa di Da-<br />

masco ad abù 'Ubaydah, ed Eutichio nel porre la deposizione di Khàlid<br />

prima del (secondo) assedio di Damasco, portano alla medesima conclusione.<br />

Se ibn Ishàq è il solo a sostenere che la deposizione avvenisse durante il<br />

(secondo) assedio di Damasco, è evidente che la contradizione è più apparente<br />

che i-eale. Tutti in fondo convengono che la seconda resa di Damasco<br />

è sincrona con l'affermazione e con il riconoscimento generale, da parte delle<br />

genti armate, dell'autorità di alxi 'Ubaydah. Bisogna rammentare che gli<br />

Arabi erano ancora i guerrieri antichi del deserto, i quali non accettavano<br />

imposizioni altrui e si tenevano saldi nel principio elettivo dei loro capi: abù<br />

'Ubaydah dovette quindi, prima di affermarsi il capo, carpire ai suoi dipen-<br />

denti, con una condotta piena di tatto e di avvedutezza politica, i suffragi,<br />

forse già un po' formali, di quelli ai quali doveva comandare. Siffatti ma-<br />

neggi politici, questa preparazione degli animi fu appunto il lavoro fatto<br />

da abù 'Ubaydah nei mesi che corsero tra la sua venuta al campo sul Yarmùk<br />

e la resa di Damasco, e non è improbabile che lo scatto sdegnoso di<br />

Khàlid avvenisse poco dopo quest'ultimo evento.<br />

§ 40. — Sarà bene chiudere questo esame dell'argomento con l'aggiunta<br />

delle ultime tradizioni sulla deposizione di Khàlid b. al-Walid, allo scopo di<br />

completare la rassegna dei documenti originali su questo evento.<br />

al-Ya'qùbi, parlando dei primi atti di 'Umar appena fu eletto Califfo,<br />

racconta che mandò ad abù 'Ubaydah, per mezzo di Saddàd b. Aws una<br />

lettera, nella quale lo investiva del comando supremo in Sii'ia, toglien-<br />

dolo a Khàlid b. al-Walìd. Quindi al-Ya'qùbi specifica che in quei giorni<br />

i Musulmani avevano vinto la battaglia di Marg al-Suffar e si erano accinti<br />

all'assedio di Damasco (quattro giorni prima della morte di abù Baki-! sic)<br />

(Ya'qùbi, II, 158). abù 'Ubaydah tenne nascosto il contenuto della lettera,<br />

finche ne giunse una seconda del Califfo, nella quale gii ordinava di avan-<br />

547.


§§ 4043. 15. a. H.<br />

15. a. H. zare su Hims e gii altri distretti della Siria (uawàhi al-Sàm). Allora<br />

nadi abi^UbTy- Soltanto abu 'Ubajdah riferì a Khàlid gii ordini del Califfo. Khalid rispose:<br />

dah a comari- « Dio sia misericordioso con abù Bakr! se questi fosse vivo, non sarei<br />

Sìria e la cosid-<br />

* stato destituito! ». Poi venne un'altra lettera del Califfo, ordinando ad abii<br />

detta deposizio- 'Ubavdali di degradare Khalid, strappandogli di testa il turbante e confi-<br />

al-Waiidl<br />

scandogli la metà dei beni. Khàlid, consultatosi con la sorella (Fàtimah),<br />

obbedì: fu degradato e gii venne tolta metà dei beni: dovette dare persino<br />

uno dei sandali, che calzava in quel giorno. Poi è narrata la presa di Da-<br />

masco (metà per assalto, e metà per capitolazione) dopo un anno intero<br />

d'assedio, nel Bagab del 14. H. (Ya'qùbi, II, 158-159).<br />

§ 41. — (abù Yusuf, senza isnàd). Il Califfo 'Umar depose Khàlid b.<br />

al-Walid dal governo della Siria e nominò in luogo suo abù 'Ubaydah b.<br />

al-Gfarràh. Khàlid, menzionando la cosa in una sua arringa pubblica, disse: « Il<br />

« Principe dei Credenti mi diede il governo della Siria fino a che divenne crema<br />

« e miele; allora poi mi ha deposto ed ha preferito a me un altro! ». Allora sorse<br />

un uomo e disse: « Abbi pazienza, o a m ir! Perchè ciò è sedizione (fitnah)! ».<br />

Khàlid rispose: « Ma ibn al-Khattàb vive ancora! perciò non è possibile! ».<br />

Quando il Califfo seppe queste parole, esclamò: « Noi abbiamo deposto Khàlid,<br />

«-afiSnchè si sappia che si deve a Dio il trionfo della sua religione, e non<br />

«a Khàlid » (Yùsuf, 87, lin. 18 e segg.). Cfr. anche § 33, nota 1.<br />

Cfi". anche Wtìst. Eegister, pag. 123, dove la tradizione è data svil-<br />

l'autorità di ibn Sa'd e come avvenuta in Hims, dunque dopo la caduta<br />

di Damasco.<br />

§ 42. — Il De Groeje ci porge una tradizione un po' diversa, attingendo<br />

alla celebre opera Gh a r ì b a 1 - h a d ì th di abù 'Ubayd al-Qàsim b. Sallàm<br />

(t 224. a. H.), citata nel Fà-iq di al-Zamakhsari (I, 108). «Varie persone<br />

« mi hanno raccontato dal al-A'mas, da abù Wà'il, da 'Azrah b. Qays, il<br />

« quale narra : Khàlid<br />

b. al-Walid fece la kh u t b a h e ci disse queste parole :<br />

« 'Umar mi nominò capo della Siria, quando questa gii dava molto pensiero,<br />

« ma ora che la Siria si è adagiata in pace (come un camelo in riposo) ed<br />

« è divenuta frumento e miele, egli mi destituisce e nomina un altro gover-<br />

« natore ». Allora un uomo gridò: «Per Dio! ecco la ribellione!» Khàlid<br />

rispose: «No! per la vita di ibn al-Khattàb (= 'Umar) :<br />

(sarà ribellione) il<br />

« giorno in cui gii uomini si schiereranno gii uni da questa parte, gii altri<br />

« da quella » (De G o e j e Me m., 68-69). L'accenno alla fi t n a h, o ribellione,<br />

è una. palese allusione alle guerre civili che scoppiarono molti anni dopo<br />

la morte di Khàlid, e tradisce ritocchi di tempi posteriori.<br />

§ 43. — È utile forse ricordare la tradizione di Sayf b. 'Umar sulle<br />

parole pronunziate da 'Umar, quando depose Khàlid b. al-Walid: « Io non<br />

548.


15. a. H. §§ 4346.<br />

«l'ho destituito perchè lo sospettassi (d'insubordinazione): ma la gente lo<br />

« aveva tanto magnificato, da farmi temere che si mettesse tutta la fiducia<br />

« in lui (e non in Dio solo)» (Tabari, I, 2393, lin. 15). Rammentiamo<br />

anche il verso che Sayf b. 'Umar attribuisce al Califfo, quando rivide Khàlid<br />

dopo le conquiste: « Tu hai compiuto prodezze quali nessun altro ha com-<br />

« piute; ma di tutto ciò che fa l'uomo, Dio è il (solo vero) autore» (Ta-<br />

bari, I, 2528, lin. 3 e segg.).<br />

§ 44. — (ibn al-Tiqtaqa, senza isnàd). Quando cessò di vivere abù<br />

Bakr e fii proclamato Califfo 'Umar b. al-Khattàb, questi depose Khàlid<br />

b. al-Walid dal comando dell'esercito di cui era stato investito : il comando<br />

generale delle genti fu dato ora ad abù 'Ubaydah b. al-Grarràh. Il messo<br />

di 'Umar, con la lettera che ordinava la deposizione di Khàlid b. al-Walid<br />

e la nomina di abù 'Ubaydah, giunse all'esercito in Siria mentre gli Arabi<br />

erano occupati a battersi (contro i Greci). La gente si mise ad interrogare<br />

il messo sulle ragioni della sua venuta :<br />

egli dichiarò di essere latore di<br />

buone notizie e che appresso a lui venivano soccorsi. Tenne però nascosta<br />

ai guerrieri la morte di abù Bakr, e giunto presso abù 'Ubaydah gli par-<br />

tecipò in segreto la morte del Califfo, e gli consegnò la lettera di 'Umar<br />

che nominava lui comandante generale e deponeva Khàlid b. al-Walid.<br />

abù 'Ubaydah restò confuso per Khàlid e gli ripugnò di partecipargli la<br />

deposizione al momento in cui egli si accingeva a battersi (contro gl'in-<br />

fedeli) : tenne<br />

perciò anch'egli nascosta la notizia ed aspettò finche fu con-<br />

seguita completa la vittoria e fii firmato lo scritto (dei patti della resa di<br />

Damasco) a nome di Khàlid. Allora divulgò il contenuto della lettera, la<br />

morte di abù Bakr e la deposizione di Khàlid :<br />

il quale fece subito consegna<br />

del comando al suo successore. E la presa di Damasco avvenne nell'anno<br />

14. H. durante il califfato di 'Umar (Fakhri, 105-106).<br />

§ 45. — (al-Wàqidi). Quando Khàlid b. al-Walid venne a sapere della<br />

morte di abù Bakr, esclamò: «Lodi siano rese a Dio che ha decretatola<br />

« morte di abù Bakr. Avrei però preferito morire io, anzi che sapere l'ele-<br />

« zione di 'Umar. Egli è ora investito del potere, e vorrà costringermi ad<br />

«amarlo!» (Furàt, fol. 65, r.).<br />

Per altre versioni cfi-. 13. a. H., §§ 140-142.<br />

SIRIA. — Le tradizioni sulla battaglia del Yarmuk [versione della<br />

scuola madinese) (12 Ragab 15. a. H. = 20 agosto 636 È. V.).<br />

§ 46. — Sulla cronologia della battaglia del Yarmùk non è necessario<br />

aggiungere altro dopo quanto si è scritto con sufficiente ampiezza in<br />

un passo precedente (cfr. 13. a. H., §§ 7 e segg.), dove, discorrendo di<br />

549.<br />

15. a. H.<br />

[SIRIA. - La nomina<br />

di abu 'Ubaydah<br />

a comandante<br />

generale in<br />

Siria, e la cosid-<br />

dettadeposizio- ne di Khàlid b.<br />

al-Walid.l


46-54. 15. a. H.<br />

15. a. H. tutto lo schema cronologico delle conquiste arabe in Siria, dimostrammo come<br />

zionì sulla batta- 1^, battaglia vinta nel 13. a. H. fu quella di Agnàdayn, e quella del 15. H. fu<br />

glia del Yarmuk.] jg, giornata del Yarmùk. Cadono perciò in errore le fonti che anticipano il<br />

Yarmùk al 13. a. H., confondendolo con Agnàdayn. Le tradizioni che seguono<br />

(§§ 47, 48, 50, 51, 62, 54, 60 e 62) sono concordi nel porre la battaglia nel<br />

Ragab del 15. H., e ogni dubbio che potesse ancora rimanere è cancellato<br />

dalla testimonianza contemporanea del frammento sirio al § 90, che ci porge<br />

anche il giorno preciso del trionfo finale delle armi arabe in Siria.<br />

§ 47. — (al-Wàqidi). La battaglia del Yarmùk fu combattuta nel 15. H.,<br />

e fu l'ultima battaglia in Siria. Dopo la disfatta Eraclio lasciò Antàkiyah<br />

e ritornò a Qustantiniyyah (Khaldùn, II, 87, lin. 3-4).<br />

§ 48. — (Musa b. Zakariyyà, da Khalifah b. Khayyat). Disse ibn al-<br />

Kalbi : la battaglia del Yarmùk avvenne il lunedi 5 Ragab (che fu invece<br />

un martedì) dell'anno 15. H. ('Asàkir, fol. 55, v.).<br />

Dzahabi Paris, I, fol. 126, v.<br />

§ 49. — (abù Zur'ah, da Mahmùd b. Khàlid, da Muhammad b. 'A'idz,<br />

da al-Walid b. Muslim, da 'Uthmàn b. Husayn b. 'Allàn). Disse Yazìd b.<br />

Ubaydah: la battaglia del Yarmùk fu combattuta nel 15. H. Lo stesso<br />

afferma abù Zur'ah, secondo una tradizione di ibn Lahi'ah, da 'Amir<br />

('Asàkir, fol. 55,r.)<br />

§ 50. — (al-Balàdzuri, senza i s n a d). La battaglia del Yarmùk accadde<br />

nel Ragab del 15. H. (Balàdzuri, 137, lin. 4-5).<br />

§ 51. — (al-Wàqidi). La battaglia del Yarmùk fu combattuta nel-<br />

l'anno 15. H. Di poi Khàlid b. al-Walid ed al-Hàrith b. Hisàm andarono<br />

a trovare l' imperatore Eraclio ed intavolarono con lui trattative, ma non<br />

poterono mettersi d'accordo per fare la pace (Furàt, fol. 65, r.).<br />

§ 52. — La battaglia del Yarmùk fa combattuta nel Ragab del 13. H.<br />

(correggi: 15. H.!), e comandava abù 'Ubaydah (Atjiìr, II, 320, il quale<br />

segue Sayf b. 'limar).<br />

§ 53. — (abù-1-Qàsim 'Abd al-rahmàn b. al-Hasan b. abì-l-'Aqib, da<br />

al-Qàsim b. abi-l-'Aqib, da 'Abd al-malik, da ibn 'A-idz, da al-Walid). I<br />

Greci, secondo alcuni, contavano 80,000 uomini, ma il numero corretto è<br />

100,000 (il cod. Damasceno ha 200,000) ('Asàkir, fol. 57, v.).<br />

§ 54. — (ibn Ishàq, senza isnàd). Dopo aver espugnato Damasco, abù<br />

'Ubaydah b. al-Grarràh vi passò tranquillamente l'inverno. Quando inco-<br />

minciò l'estate (asàfat), l'imperatore Eraclio si recò con un esercito in<br />

Antàkiyah (Antiochia): con lui v'erano molti Arabi Musta'ribah delle tribù<br />

(cristiane) di Lakhm, Grudzàm, Balqayn, Bali ed 'Amilah, tutte dei Qudà'ah<br />

e dei Ghassàn: dall'Armenia gli erano venuti pure copiosi rinforzi. Egli<br />

550.


15. a. H. §§ 54, 55.<br />

riunì in Antiochia tutte queste schiere, costituendo con esse un esercito 15. a. h.<br />

di 100,000 uomini e diede loro per comandante supremo al-Saqalàr Khasi, zioni sulla battaun<br />

eunuco. Le truppe armene avevano per comandante Garagah e conta- glia dei Yarmuk.]<br />

vano in tutto 12,000 uomini: altrettanti erano gli Arabi (cristiani) sotto<br />

Grabalah b. al-Ayham al-Ghassàni. Comandante generale era però sempre<br />

al-Saqalàr Khasi Hiraql, l'eunuco dell'imperatore.<br />

Contro di loro marciò abù 'Ubaydah b. al-Grarràh alla testa di 24,000 Mu-<br />

sulmani, e la battaglia si svolse sul Yarmuk nel Ragab dell'anno 15. H.<br />

(Tabari, I, 2347, lin. 13). Il combattimento fu accanito e sanguinoso: a<br />

un certo momento i Greci penetrarono fin entro il campo musulmano, ove<br />

le donne afferrarono le spade e si batterono con gii uomini: fra queste si<br />

distinse specialmente umm Hakim bint al-Hàrith b. Hisàm. Le donne si<br />

batterono con coraggio anche maggiore degli uomini. Ai Musulmani si eran<br />

riuniti prima della battaglia un certo numero di Lakhm e di Gudzàm, ma<br />

quando videro la violenza del combattimento, fuggirono, e, tradendo la<br />

causa dei Musulmani, andarono a ricoverarsi nei loro villaggi (^), che si<br />

trovavano non molto discosti dal campo di battaglia (Tabar i, I, 2347-2348).<br />

Cfi-. anche Athir, II, 332, lin. 15-16; Dzahabi Paris, I, fol. 126,v.,<br />

che cita ibn Ishàq.<br />

Nota 1. — Secondo ibn IsLaq, la defezione di queste tribù fu commemorata da un arabo pre-<br />

sente alla battaglia con i seguenti versi :<br />

« Le genti di Lakhm e di Gudzàm fuggirono,<br />

«Mentre noi ci battevamo con i Greci in un piano erboso (bi-marg'");<br />

« Se dopo ritorneranno a noi, non li vorremo più per compagni »<br />

(Tabari, I, 2348, lin. 3-7; cfr. anche De Goeje, pag. 114).<br />

Rimane però il sospetto che la citazióne di ibn Ishàq possa non liferirsi al Yarmuk: si noti tuttavia<br />

come il tradizionista alluda al piano erboso, marjj;, quale luogo di combattimento: probabile allusione<br />

al piano al nord del Yarmuk da noi descritto ai §§ 19-24.<br />

§ 55. — (ibn Ishàq, da Wahb b. Kaysàn, da 'Abdallah b. al-Zubayr).<br />

L'anno della battaglia del Yarmuk, il piccolo 'Abdallah b. al-Zubaj^r si<br />

trovava con suo padre nell'esercito musulmano. Quando gli Arabi si pre-<br />

pararono a combattere, anche al-Zubayr vesti la corazza e montò sul ca-<br />

vallo per prender parte alla battaglia, lasciando il piccolo 'Abdallah nella<br />

tenda aflfldato alla custodia di due liberti. Mentre ferveva la mischia tra<br />

Arabi e Greci, 'Abdallah trovò il modo di eludere la sorveglianza dei<br />

liberti, montò sopra un cavallo lasciato dal pa'dre, e si avviò verso una<br />

collina, sulla vetta della quale stavano riuniti alcuni uomini ad osservare<br />

la mischia senza prendervi parte. Intrigato da siffatto contegno, 'Abdallah<br />

si avvicinò al gruppo e scoprì che era formato da abù Sufyàn, da altri<br />

capi dei Qurays e dai vari Muhàgirah al-Fath, o Makkani convertiti<br />

dopo la presa della loro città. Questi uomini non fecero caso della vici-<br />

551.


§§ 55-59. 15. a. H.<br />

15. a. H. nanza del giovanetto e continuarono a parlare e ad esprimere le loro osserva-<br />

.<br />

i -a^j n i . •- -ti<br />

zioni sulla batta- zioni senz alcun riguardo. Abdailau scopri per ciò, con sua meraviglia, che<br />

[SIRIA.- Le tradì- . . °^<br />

glia del Yarmuk.] questi uomini invece di parteggiare per i Musulmani, facevano voti per la vit-<br />

toria dei Greci, e quando, nella varia fortuna della lunga mischia, vedevano<br />

cedere i Musulmani, lanciavano grida incorando i Greci, e viceversa esprimevano<br />

apertamente il loro rammarico, quando i Greci cedevano agli assalti<br />

dei Musulmani. Alla fine della battaglia, allorché i Greci furono completa-<br />

mente fugati. 'Abdallah raccontò al padi'e quello che aveva visto ed udito;<br />

ma al-Zuba3r invece di adirarsi, sorrise, esclamando: « Che Dio li mandi<br />

« in malora! essi si rifiutano (a tutto) eccetto che all'odio. Eppure che cosa<br />

« avi-ebbero guadagnato, se i Rum avessero vinto? Certo noi siamo verso<br />

« di loro più buoni di quel che sarebbero i Rum! » (T a bari, I, 2348-2349).<br />

Il carattere tendenzioso di questa tradizione, ispirata ad odio degli Umayyadi,<br />

non merita una speciale disamina: si tradisce da sé.<br />

§ 56. — (ibn Ishàq, senza isnàd). La battaglia ebbe fine con la vit-<br />

toria completa dei Musulmani e con la rotta delle orde riunite dall'impe-<br />

ratore Eraclio: nella strage dei vinti perirono 70,000 Greci, Armeni e Mu-<br />

sta'ribah (Arabi cristiani), insieme con i due generali al-Saqalàr e Bàhàn,<br />

il quale ultimo, appena arrivato alla corte dell' imperatore, era stato man-<br />

dato da Eraclio a raggiungere al-Saqalàr (T ab a ri, I, 2349).<br />

§ 57. — (al-Dawlàbi). Nella giornata del Yarmuk perirono 3000 Musulmani.<br />

Prima della battaglia abu 'Uba^^dah, vedendo il grande numero<br />

dei nemici, scrisse al Califfo dicendo che la morte lo circondava da tutte<br />

le parti, e lo pregò d' inviare rinforzi. 'Umar gli rispose in questi termini :<br />

« Io ti consiglio di rivolgerti a Colui, che é il potente a concedere vittoria<br />

« e che dispone degli eserciti più numerosi :<br />

io intendo Allah. A lui tu<br />

« devi la vittoria. Sappi che il Profeta trionfò avendo con sé milizie molto<br />

«meno numerose delle tue» (Furàt, fol. 64, v.).<br />

§ 58. — (al-Dawlàbi). (Durante la battaglia del Yarmuk), al-Hakam<br />

b. 'Amr al-Ghifari scrisse a Mu'àwiyah b. abi Suf3'àn informandolo che i<br />

-nemici venivano da tutte le parti in modo da dar pensiero. Mu'àwiyah<br />

rispose : « Poni la tribù dei Bakr b. Wà"il dalla parte donde più temi il<br />

« nemico, perché il Profeta ha detto che mai gì' infedeli potranno vincere<br />

« i Bakr b. Wà'il ». Secondo al-Qutbi ('? 'Utbi), Khàlid b. Sa'id perì ucciso<br />

nella giornata del Yarmuk (Furàt, fol. 64, v.).<br />

§ 59. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). L'imperatore Eraclio raccolse un<br />

grande numero di Greci e altre milizie dalla Siria, dalla Mesopotamia e<br />

dall'Armenia; e quando ebbe radunato cii-ca 200,000 uomini, pose alla loro<br />

testa uno dei suoi intimi, conferendo il comando dell'avanguardia a Gabalah<br />

552.


L. Caetanl<br />

La battaglia del Yarmuk<br />

ìtv<br />

Gumàda II - Ragab 15. H = Luglio-Agosto 636 E. V.<br />

"Annili dell' Islam,, Voi.<br />

iArahi ScaJadi 1:500 000<br />

VSZnBizantiid<br />

ISTITUTO GEOaRAPIOO DE AGOSTINI - NOVARA


15. a. H. §§ 59-62.<br />

b. al-Ayham al-Ghassàni, il quale aveva sotto di sé gli Arabi musta '<br />

ri bah '•S- a- H.<br />

della Siria delle tribù dei Lakhm, dei Grudzàni ed altre. Era intenzione di zioni sulla batta-<br />

Eraclio muovere contro i Musulmani (perchè sperava di vincerli alfine con glia dei Yarmuk.]<br />

forze tanto numerose) :<br />

se però la fortuna gli tosse avversa, aveva deciso di<br />

abbandonare la Siria, ritrarsi nell'Asia Minore (Bilàd al-Rùm)e fissarsi<br />

in Costantinopoli. Anche i Musulmani riunirono allora le loro forze, e poi<br />

ritornarono contro i Greci (raga'ù ilayhim) (^). Si venne cosi ad una<br />

rude terribile battaglia presso il fiume al-Yarmuk. I Musulmani erano in quel<br />

giorno 24,000 uomini, ed i Greci ed i loro seguaci si unirono assieme con<br />

catene affinchè nessuno di essi potesse nutrir speranza di fuga. I Greci fu-<br />

rono battuti lasciando sul campo di battaglia 70,000 morti, e disperdendosi<br />

in Palestina, in Antiochia, a Halab, in Mesopotamia ed in Armenia. Nella<br />

giornata del Yarmuk si batterono anche le donne musulmane con grande<br />

valore : Hind bint 'Utbah, la madre di Mu'àwiyah b. abì Sufj-àn, gridò<br />

ai guerrieri arabi: « Percotete i non-circoncisi con le vostre spade! ». abù<br />

Sufyàn, marito di lei, era venuto spontaneamente in Siria per vedere suo<br />

figlio e si era menato appresso la moglie . . . abù Sufyàn era rimasto privo<br />

di un occhio ad al-Tà'if. Nella battaglia del Yarmuk perdettero un occhio<br />

al-As'ath b. Qays, Hàsim b. 'Utbah b. abì Waqqàs al-Zuhi'i detto al-Mirqàl,<br />

ed infine anche Qays b. Maksùh (Balàdzuri, 135-136).<br />

Nota 1. — Dalle espressioni del testo si rileva chiaro che i Musulmani si- ritrassero (intendi da<br />

Hims e Damasco) dinanzi all'avanzata dei Greci, e che poi (avuti i rinforzi, di cui, 3Ì noti bene, nel<br />

testo non v'è cenno alcuno) ritornarono indietro per affrontare i Greci.<br />

§ 60. — (ibn al-Kalbi). I Greci contavano al Yarmuk 300,000 uomini<br />

ed erano comandati da Màhàn, un uomo dei Persiani, che si era reso cri-<br />

stiano ed era passato dalla parte dei Greci. Contro di lui abù 'Ubaydah<br />

riunì tutte le sue forze, ed il Califfo 'Umar gli mandò soccorsi (da Ma-<br />

dìnah) sotto il comando di Sa'id b. 'Amir b. Hidzyam. Dio fugò i Greci<br />

dopo un terribile combattimento, ai 5 di Ragab dell'anno 16. H. (Dzahabi<br />

Paris, I, fol. 126, V.).<br />

§ 61. — Narra Sa'id b. 'Abd al-'aziz: alla battaglia del Yarmuk i Musulmani<br />

contavano 24,000 uomini ed erano comandati da abù 'Ubaydah,<br />

mentre i Greci erano 120,000, comandati da Màhàn e da Saqallàb (= Sa-<br />

qalàr) (Dzahabi Paris T, foL 126,v.). (i)<br />

Nota 1. — Secondo ibn Khaldun, al Yarmuk si batterono 400,000 Greci: egli pretende avere questa<br />

notizia da al-Wàqidi I Khaldun Prol., I, 325), e se questa citazione è corretta, dobbiamo arguire che egli<br />

intenda lo scritto da noi chiamato dello Pseudo-Wàqidi.<br />

§ 62. — (al-Ya'qùbi, senza isnàd). (Dinanzi alle forze stragrandi dei<br />

Greci, abù 'Ubaydah si ritirò da Him.s a Damasco, e da questa città al<br />

553. 70<br />

*


§§ 62-64. 15. a. H.<br />

15. a. H. Yarmùk). I Greci lo seguii-ono e l'avanguardia loro era comandata da Gra-<br />

zioni sulla batta- baiali b. al-Avham al-Ghassàni, il quale aveva con sé un esercito di Arabi<br />

glia del Yarmuk.] cristiani della sua stirpe. Khàlid b. al-Walid fu messo da abù 'Ubaydah al<br />

comando dell' avanguardia. Poi venne il grosso dell'esercito greco sotto<br />

Màhàn Sàhib al-Kùm, e seguì una grande e sanguinosa battaglia, dove<br />

perì un ingente numero di Greci. I Musulmani riuscirono completamente<br />

vittoriosi. Questo accadeva nel 16. H.<br />

abii 'Ubaydah mandò un' ambasciata, nella quale era Hudzayfah b.<br />

al-Yamàn, ad annunziare al Califfo la grande vittoria. Il Califfo era stato<br />

molto agitato, passando molte notti senza poter dormire, sicché appena ebbe<br />

il lieto annunzio, si prosternò in terra ringraziando Dio d'aver concessa la<br />

vittoria ad abù 'Ubaydah. « Se egli non avesse vinto », aggiunse, « si sa-<br />

rebbe detto: magari avesse comandato Khàlid b. al-Walìd! » (Ya'qiibi,<br />

II, 160).<br />

SIRIA. — Tradizioni sulla battaglia del Yarmùk {versione della<br />

scuola sirla).<br />

§ 63. — (ibn 'A-idz, da 'Abd al-a'la b. Sahr, da Sa'id b. Abd al-'azizj.<br />

I Musulmani al Yarmùk contavano 24,000 uomini sotto abù Ubaydah, ed<br />

i Greci 120,000 sotto Màhàn. La odierna Saqlàn (?) é il Yarmùk ('Asàkir<br />

[cod. Beri., fol. 66,r. ; cod. Dam., fol. 129,v.]). [H.]. — Quest'ultimo manoscritto<br />

ha pure la oscui-a lezione S Q L A N (Saqlàn ?), un sito di cui non trovo notizia<br />

in alcun dizionario geografico. Non è poi chiaro che cosa il passo intenda<br />

dire, tranne che sia una corruzione del testo per Gawlàn, ma ciò non è<br />

verosimile, dacché ambedue i codici ripetono lo strano nome.<br />

§ 64. — (abù-l-'Abbàs ibn al-Raqqi, da Muhammad b. Muhammad b.<br />

Mus'ab, da Muhammad b. al-Mubàrak, da al-Walid, da Safwàn b. 'Abd alrahmàn<br />

b. Gubayrj. I Musulmani conclusero in quel tempo un trattato con<br />

gii abitanti di Damasco (^), di Hims e di Qaysàr[iyyah?], mentre le genti (di<br />

Eraclio) erano in Antiochia. Eraclio voleva ritirarsi con loro nel suo paese,<br />

ma si presentarono a lui i suoi patrizi greci e la gente di Qinnasrin e di<br />

al-Gazìrah (Mesopotamia) e gli chiesero licenza di muovere contro gii Arabi<br />

e combatterli: « Dà ad uno il comando », essi aggiunsero, « affinchè pos-<br />

« siamo marciare sotto i suoi ordini ». L'imperatore nominò allora co-<br />

mandante su di loro il greco armeno [sic) Màhàn: con lui si unirono i<br />

Greci greci {sic! Rum al-Rùm) in numero di 100,000 (il codice di Da-<br />

masco ha 200,000), e molti altri Greci di Qinnasrin e di al-Gazìrah, e molte<br />

altre persone. Di ciò furono informati i Musulmani che erano in Hims:<br />

essi decisero di andarsi ad unire con i loro fratelli che erano in Damasco<br />

554.


15. a. H. § 64.<br />

e far causa comune con loro. Nondimeno «li abitanti di Hims dis.sero: ^^- ^- *^-<br />

« Dobbiamo rimanere noi fedeli ai patti, anche se<br />

.<br />

voi<br />

.<br />

siete<br />

".<br />

battuti? e non<br />

[SIRIA. - Tradizioni<br />

sulla battaglia<br />

*^®' Yarmuk.]<br />

« prestare aiuto contro di voi? » (testo oscuro). Gli Arabi risposero di si.<br />

Poi gli Arabi andarono a Damasco, ed i Greci avanzarono prima su Hims<br />

e poi su Ba'labakk, quindi per la via di al-Biqà' vennero al (? Buhayrah al-)<br />

Hùlah di Damasco (-). I Musulmani ebbero allora timore che i Greci potes-<br />

sero intromettersi tra loro ed i colleghi nella regione dell'Urdunn: perciò<br />

(lasciarono Damasco) ed andarono innanzi (verso sud) sino ad al-Gàbiyah,<br />

dove essi si riunirono con tutti i loro ft-atelli.<br />

I capi delle schiere arabe si adunarono in al-Gàbiyah e vennero a sapere<br />

dalle loro spie della stirpe Qudà'ah, che i Greci erano assai numerosi e si<br />

erano accampati tra il Nahr al-Ruwwàd (correggi: Nahr al-Ruqqàd) ed il<br />

Marg al-Hawlàn {sic, correggi: al-Gawlàn) (^). (Nel consiglio dei capi)<br />

abù Sutyàn si maravigliò che i colleghi per molto tempo non gli chiedes-<br />

sero il suo parere : quando<br />

fu interrogato, fece rilevare ai presenti che la<br />

posizione (in al-Gàbiyah) non era ben scelta, perchè i Greci avrebbero po-<br />

tuto troncar loro le comunicazioni con Madinah, donde dovevan venire<br />

i rinforzi. Perciò insistè che si andasse più a mezzogiorno in modo da avere<br />

alle spalle Adzri'àt e cosi poter ricevere sicuramente rinforzi e notizie.<br />

Il consiglio fu accettato dai presenti : abù<br />

Sufyàn aggiunse allora che, se<br />

accoglievano tali suoi consigli, dovevano accettarne anche un altro, vale<br />

a dire affidare a Khàlid b. al-Walìd il comando della cavalleria con le<br />

istruzioni di tenersi nel piano tra le due schiere nemiche (e così proteg-<br />

gere i Musulmani durante la marcia). Se al momento di levare il carapò<br />

i Greci avessero avuto l'idea di assalire gli Arabi, la cavalleria poteva<br />

impedire una sorpresa (passo oscuro). Anche questo consiglio fti ac-<br />

cettato, e la mattina seguente gli Arabi levarono il campo e parth'ono.<br />

I Greci s'illusero che gli Arabi volessero fuggire e si mossero immediata-<br />

mente per inseguirli, ma trovarono la cavalleria araba, son-etta dagli arcieri,<br />

che li tennero a bada e permisero agli Arabi di levare il campo senza<br />

molestia e proseguire fin al di là del Yarmùk, dove fissarono un campo con<br />

Adzri'àt dietro alle loro spalle. I Greci avanzarono pur essi e si disposero<br />

tra il Dayr Ayyùb(*) ed il Yarmùk, in modo che questo fiume si trovasse tra<br />

loro e gli Arabi. Qui rimasero alcuni giorni. Allora Màhàn mandò un messo<br />

a Khàlid b. al-Walìd e gli offrì una quantità di doni, per lui ed i suoi, se si<br />

fosse ritirato nel deserto: cercò anche di mettergli timore con il numero<br />

delle proprie schiere. Khàlid gli rispose: « Non è la fame e la miseria che<br />

« ci ha cacciati fuori dal nostro paese: noi Arabi beviamo sangue, ed ab-<br />

« biamo saputo che non esiste sangue più dolce di quello dei Greci. Perciò<br />

555.


§§ 64, 65. ,<br />

15. a. H.<br />

15. a. H. « siamo venuti per versare il vostro sangue e berne! ». Quando i Greci eb-<br />

ni sulla battaglia<br />

^^^'^ questa risposta, si guardarono gli uni gli altri ed esclamarono: «Questo<br />

del Yarmuk.] « è dunque quello che ci hanno narrato sull'uso arabo di ber sangue (umano)! »<br />

('Asàkir, [cod. Beri., foli. 56, v. e segg.; cod. Dam., fol. 130, v.]). [H.].<br />

Nota 1. — Non potremmo desiderare una memoria più esplicita di una presa di Damasco prima<br />

del Tarimìk: la tradizione viene così pienamente a confermare quanto noi abbiamo sostenuto con copiosi<br />

argomenti sotto l'anno 14. H. (cfr. 14. a. H., §§ 111 e segg.). La menzione di Qaysàr inella quale noi<br />

crediamo trovare una qualche allusione a Qaysariyyah) è oscura; non si tratta qui di conquista reale,<br />

ma di trattati e accordi temporanei: non è quindi esclusa la probabilità che Cesarea — caduta in mano<br />

degli Arabi non prima del 19. H. — possa aver concluso già fin dal 16. H. qualche accordo precario con<br />

i Musulmani per non aver molestie dai predoni.<br />

Nota 2. — Questa tradizione è per noi molto importante. Nella prima parte i punti più salienti di<br />

cui mette il conto di prender nota sono i seguenti :<br />

1° E certamente una tradizione della scuola siria: ne sono prova l'isnàd di tutti nomi di<br />

tradizionisti siri, e l'importanza data ad abu Sufyàn (il capo stipite degli TJmayyadi) nella direzione<br />

della campagna.<br />

2° I Musulmani erano in possesso di Hims quando si avanzò l'esercito greco, e si ritirarono<br />

prima di tutto su Damasco.<br />

3° Abbiamo un'indicazione precisa della via presa dai Gr-eci nel venire verso il mezzogiorno: essi<br />

evitarono Damasco, dove erano radunati gli Arabi, e scesero lungo la larga valle di al-Biqà' (=Coele-<br />

Syria), varcarono il fiume Giordano presso lo stagno detto Buhayrah al-Hulah e penetrarono nella Gau-<br />

, lenite, minacciando cosi di tagliare agli Arabi le comunicazioni con Madinah. — La notizia ha il suo<br />

pregio altresì, perchè conferma un sospetto già notato altrove che una parte dei Greci possa esser venuta<br />

per mare, sbarcando nei porti della Palestina (cfr. §§ 7 e nota 1, 107 e nota 1, 108). — Ciò spiega il<br />

singolare itinerario di una parte delle milizie che scese dal settentrione e volle congiungersi con<br />

quella venuta per mare prima di venire a cimento con gli Arabi.<br />

4° Il convegno degli Arabi tutti fu in al-Gàbiyah con l'abbandono di Damasco; ma poi, vista<br />

perigliosa anche questa posizione, perchè i Greci potevano ancora tagliar loro le comunicazioni, gli Arabi<br />

si ritirarono più a mezzodì occupando una posizione intermedia tra il Yarmuk ed 'Adzri'àt. In questo<br />

punto faceva capo una delle strade da Madinah, e qui dovevano giungere i rinforzi chiesti al Califfo.<br />

Comprendiamo ora come le fonti greche menzionino al-Gàbiyah invece del Tarmùk: cfr. § 30.<br />

5° Notevole sempi-e è la parte importante affidata a Kliàlid b. al-Walid, e notevolissima l'assenza<br />

di ogni menzione di un comandante generale e l'omissione completa del nome di abiì 'Ubaydah. Tutte<br />

le decisioni si prendono in cousigli generali dei capi a maggioranza di voti: non potremmo desiderare<br />

una conferma più esplicita della nostra ricostruzione degli eventi.<br />

Nota 3. —• Questa tradizione mirabilmente completa tante altre notizie e ci chiarisce un cenno<br />

oscuro di Eutichio, che sembrava in contradizione con la nostra ricostruzione. — Il primo concentramento<br />

dei Greci avvenne nel Gawlàn, presso il lago di Galilea, dove gli abissi del Wàdi al-Ruqqàd<br />

porgevano un sicuro baluardo. Gli Arabi invece si concentrarono in al-Gàbiyah. Ma i Greci dalla naturai<br />

fortezza del Gawlàn potevano tagliare agli Arabi le comunicazioni con Adzri'àt e l'Arabia. Allora gli<br />

Arabi — forse inferiori in numero — si ritirarono fino ad Adzri'àt, ed i Greci imbaldanziti avanzarono<br />

fino ai pressi di Dayr Ayyub e di Gillin i=: Gilliq). Il resto è poi noto. È manifesto come tutte queste<br />

notizie entrino a far parte organicamente e naturalmente del vasto quadro, e come a poco a poco veniamo<br />

scoprendo tutta la grande trama strategica della battaglia.<br />

Nota 4. — Dayr Ayyiìb è oggi il piccolo villaggio chiamato Nebi Ayj'ub, sopra una collina che<br />

domina il piano digradante verso Gillin. Non potremmo desiderare indicazioni più precise sulla posi-<br />

zione presa dai Greci.<br />

§ 65. — Una lunga tradizione in ibn 'Asàkir (isnàd: abù-1-Farag al-<br />

'Abbàs b. Muli. b. Hayyàn, da abù-l-'Abbàs ibn al-Eaqqi, da Muli. b. Muli.<br />

b. Mus'ab, da Muhammad b. al-Mubàrak, da al-Walid b. Muslim, da uno<br />

saykh dei banù abi-l-Ga'd, da suo padre abù-l-Gra'd, presente al Yarmuk)<br />

contiene una narrazione molto oscura, prolissa e confusa sopra la fase finale<br />

556.


,<br />

15. a. H. §§ 65, 66.<br />

della grande battaglia. Da quel tanto che se ne può capire, sembra che ^^- ^- "•<br />

• T A 1 Ti, gli Arabi varcassero di notte, sopra un ponte,<br />

-1<br />

il<br />

-ct -1 1 T<br />

Yarinuk ed assalissero<br />

T<br />

di<br />

[SIRIA. - Tradizio-<br />

ni sulla battaglia<br />

sorpresa il campo greco, e poi si ritirassero, creando nei Greci l'illusione dei Yarmùk.]<br />

di essersi dati alla fuga. I Greci incalzarono allora gii Arabi, ma questi<br />

tornati addietro, impegnarono una nuova e sanguinosa battaglia con i<br />

Greci, che sebbene contassero 80,000 uomini, e fossero legati assieme con<br />

catene, soccombettero alfine all'impeto dei Musulmani e si diedero alla fuga.<br />

La cavalleria araba inseguì i fuggiaschi, ed il generale greco Màhàn rimase<br />

ucciso da questi cavalieri, quando era già arrivato fuggendo nel distretto<br />

di al-Gawlàn ('Asàkir [cod. Beri., fol. 67,v.; cod. Dam., fol. 130,v.]). [H.].<br />

Dal testo non si può cavare gran costrutto: la menzione del ponte<br />

come uno dei punti dove più arse la mischia, fa pensare al ponte Gisr al-<br />

Ruqqàd, su cui abbiamo discorso al § 23: che si alluda a questo ponte e<br />

non a quello di Gillin (= Gilliq) si può ricavare dall'accenno al Gawlàn<br />

come luogo dove perì Màhàn durante la fuga. Il ponte di al-Buqqàd unisce<br />

appunto la pianura al nord del Yarmùk con al-Gawlàn.<br />

§ 66. — Qui appresso riportiamo per disteso un gruppo di lunghissime<br />

tradizioni conservate da ibn 'Asàkir sull'ultima fase nella battaglia del<br />

Yarmùk; ne diamo intera versione allo scopo di porgere un saggio della<br />

letteratura semi-stoi"ica e semi-romantica, dalla quale usci poi il romanzo sto-<br />

rico pseudo-wàqideo. La narrazione che segue ha il suo interesse non solo<br />

storico, ma altresì come saggio letterario della scuola tradizionistica della<br />

Siria nella sua forma non più molto antica, ma già travisata nella sua<br />

trasmissione di generazione in generazione di tradizionisti fino ai tempi<br />

di ibn 'Asàkir: il quale sembra aver raccolto queste e le altre tradizioni da<br />

noi date qui per disteso, non da opere scritte ma da relazioni orali.<br />

(a) (abù 'Ali ibn Sawvvàf, da al-Hasan b. Ali al-Qattàn, da Ismà'il b.' Isa<br />

al-'Attàr, da abù Hudzayfah Ishàq b. Bisr, da Sa'id b. 'Abd al-'azìz, dagli<br />

antichi (qudamà) di Damasco e da altri). E allora Bàhàn mosse contro<br />

i Musulmani. Questi erano comandati da abù Ubaydah, il quale aveva<br />

messo Mu'àdz b. Gabal a capo dell'ala dritta, Qutàmah (? sic: ambedue<br />

i codici di Berlino e di Damasco hanno detta lezione; ma più avanti ricorre<br />

l'altra lezione pur singolare: Qubàthah) b. Usàniah sull'ala sinistra: la fan-<br />

teria era comandata da Hàsim b. Utbah, e la cavalleria da Khàlid b. al-<br />

Walid: poi 'Amr b. al-'As comandava a un quarto (delle schiere), Sm-ahbil<br />

b. Hasanah il secondo quarto, Yazid b. abì Sufyàn il terzo quarto, e l'ultimo<br />

abù 'Ubaydah stesso. La gente si battè secondo le loro bandiere (ràyàt,<br />

vale a dire divise per tribù): tra i guerrieri trovavansi i più nobili d'Arabia:<br />

gli Azd soli formavano un terzo delle schiere e sotto di loro erano i Himj-ar,<br />

557.


15. a. H.<br />

i66. 15. a. H.<br />

j Hamdan, i Madzhig, i Khawlan, i Khath'am, i Kinanah, i Quda'ali, i<br />

[SIRIA. - Tradizìoni<br />

sulla battaglia<br />

.^. , _<br />

Kiiidali,<br />

.<br />

e 1<br />

,/,,',•<br />

Haaraniawt (tutti<br />

• • a i<br />

t i t\<br />

Arabi occidentali); mancavano pero mteradei<br />

Yarmuk.] mente gli Asad, i Tamim, ed i Rabi'ah (ossia gii Arabi orientali). Non<br />

esistevano altri daràhim tranne gli iraqensi (? senso pscui'o: ambedue i<br />

codici hanno la stessa lezione): essi si battevano contro i Persiani nell' 'Iraq,<br />

abù 'Ubaydah e Mu'àdz b. Grabal tennero discorsi di esortazione alle loro<br />

genti: lo stesso fece anche 'Amr b. al-'As. Era j)resente anche abu Sutyàn<br />

b. Harb: egli aveva chiesto al Califfo 'Umar di venire in soccorso dei Mu-<br />

sulmani (sul Yarmiik?) come semplice volontario (mutataw wi') : tenne<br />

pure lui un discorso alle genti, e poi si recò presso le donne che in grande<br />

numero avevano seguito nella campagna i loro figli e mariti, e le dispose<br />

tutte dietro le file dei guerrieri, munendole di pietre, con le istruzioni di<br />

scagliarne contro qualunque Musulmano avessero visto fuggire.<br />

I Grreci procederouo ora con le loro croci, sotto i loro vescovi, preti,<br />

frati e patrizi: 30,000 uomini vennero innanzi legati con catene a dieci<br />

a dieci per essere impediti di fuggire. Quando Khàlid b. al-Walìd li vide<br />

venire avanti, traversò le file dei Musulmani, finché giunse alle donne<br />

raccolte sopra .una collina che dominava le schiere musulmane: le donne<br />

credettex'O che fosse già un fuggiasco e conformemente alle istruzioni di abù<br />

Sufj^àn si accingevano a colpirlo con le pietre (ma quando lo ebbero rico-.<br />

nosciuto, lo lasciarono passare). Khàlid si recò presso abù 'Ubaydah, escla-<br />

mando: « Queste donne sono tanto eccitate, che nessuno le può trattenere! ».<br />

Quindi spiegò ad abù 'Ubaydah che la sua cavalleria disposta in tre schiere<br />

dinanzi alle file musulmane, non era abbastanza numerosa da poter tener testa<br />

alla cavalleria nemica: perciò propose ad abù 'Ubaydah di trasferirla dietro<br />

alle file musulmane sulle due ali: se il nemico riusciva a fiaccare la resistenza<br />

dei pedoni arabi, allora la cavalleria ancora fresca potrebbe piombare sui Greci<br />

già stanchi. Egli avrebbe comandato una parte della cavalleria, e l'altra<br />

sarebbe stata sotto Qays b. Hubayrah, mentre una riserva sotto Sa'id b.<br />

Marthad si sarebbe disposta presso abù 'Ubaydah con due o trecento uomini,'<br />

che potesse accorrere dovunque un aiuto fosse necessario, abù 'Ubaydah<br />

accettò il suo consiglio (il testo è qui corrotto ed oscuro). Khàlid j^rese allora<br />

le nuove disposizioni ed allineò anche i cameli da sella dietro alle genti,<br />

(ò) Racconta Ishàq, da Sa'id b. 'Abd al-'azìz, da alcuni dei loro antichi<br />

(qudamà'ihim): quando abù 'Ubaydah arringò le genti, si fece innanzi<br />

uno e chiese al comandante se aveva alcuna commissione per il Profeta<br />

di Dio. «Sì», rispose abù 'Ubaydah, «.salutalo da parte mia, e digli che<br />

« noi abbiamo trovato vero quanto egli ci aveva promesso! ». Quest'uomo<br />

fu il primo che perì come martii'e nella battaglia.<br />

558.


15. a. H. 66.<br />

Allora i Greci avanzarono con impeto contro i Musulmani, finché il loro<br />

fianco (? taraf; forse punta?) giunse vicino all'ala dritta dei Musulmani.<br />

Mu àdz b. Grabal esortò di nuovo le sue genti, e per animarli vieppiù a bat-<br />

tersi, scese da cavallo e consegnò il destriero al figlio 'Abd al-rahmàn b.<br />

Mu'àdz (senso oscuro e testo corrotto), che pi'oprio in quei giorni era giunto<br />

all'età della pubertà. Il figlio esclamò: « Quando un padi-e scende da cavallo,<br />

« il figlio dev'esser animato a battersi con ardire anche maggiore, perchè<br />

« tra i pedoni sono i soldati più forti dei Musulmani » (? testo oscuro e<br />

corrotto). Animati dai loro vescovi, i Greci avanzavano sempre e Bàhàn<br />

li esortava tutto il tempo, invitandoli a battersi per i loro figli, i loro beni<br />

ed il loro impero. Di poi ordinò ad al-Daringan (? Durungàr = Drimgarlus ?),<br />

comandante dell'ala sinistra greca, di gettarsi sui Musulmani. I patrizi si<br />

precipitarono allora sull'ala dritta musulmana, dove erano gii Azd, i Madz-<br />

hig-, i Hadramawt, i Himyar ed i Khawlàn. Questi rimasero però di pie<br />

fermo e si batterono con ardore, sebbene i Greci fossero tanti da sembrare<br />

monti che si rovesciassero loro addosso : alfine però dovettero cedere al numero<br />

e ripiegarsi verso il centro (qalb) dell'esercito: una frazione si diede<br />

perfino alla fuga correndo verso l'accampamento (? 'askar), ma il resto<br />

continuò a mostrare una fi-onte compatta e forte al nemico.<br />

Allora fuggirono i banù Zubayd, che si trovavano sull'ala dritta, e tra<br />

essi era al-Haggàg b. Yaghùth; ma una schiera composta in tutto di cin-<br />

quecento uomini fece ora impeto sui Greci che stavano di fi-onte e li ri-<br />

cacciò addietro, rendendo così impossibile a loro d'inseguire gli Arabi<br />

fuggenti. Allora, incoraggiati da questo esempio, anche i Himyar, i Hadramawt<br />

ed i Khawlàn fecero novamente impeto sui Greci costringendoli<br />

a ritornare addietro fin dov'erano prima. Anche le donne arabe si batte-<br />

rono, non contro i Greci, ma contro i Musulmani fuggenti, percotendoli<br />

con pali da tende e scagliando loro addosso pietre. al-'Abbàs b. Sahl b.<br />

Sa'd al-Sà'idi, la cui moglie Khawlah si trovava tra queste donne, ha tra-<br />

smesso alcuni versi, composti allora da 'Amr b. Bahr rispetto ai Musulmani<br />

fuggiaschi, dicendo che erano fuggiti anche dalle loro donne. In questa circo-<br />

stanza perirono più Arabi della stirpe Azd, che di qualsiasi altra tribù. Cadde<br />

allora 'Amr b. Tufayl al-Dawsi, il quale in un sogno aveva già saputo che<br />

egli sarebbe morto e che suo figlio sarebbe stato ferito. Poi Gundub b.<br />

'Amr si battè alla testa degli Azd, finché cadde anch'egli. Poi venne in-<br />

nanzi abù Hm-ayrah, uno dei capi degli Azd, e rammentò ai guerrieri le<br />

vergini paradisiache che li aspettavano nell'altro mondo. Allora gli Azd si<br />

riunirono di nuovo assieme e si gettarono con tanto impeto sui Greci da<br />

costringerli a ripiegarsi, cadendo in ranghi confusi e girando su loro come<br />

559.<br />

15. a. H.<br />

[SIRIA. - Tradizio-<br />

ni sulla battaglia<br />

del Yarmuk.]


15. a. H. .-<br />

66. 15. a. H.<br />

gjj.g^ ^^j^a mola (testo oscui-o: forse vuol dire, uccidendone molti [cfr. 11. a. H.,<br />

ni sulla battaglia § 1^^ ^ Lane Lex. Arai). 1057c-1058rt]j. In questo momento Khàlid b. al-<br />

dei Yarmuk.] ' Wal'd.<br />

che era con la sua cavalleria sull'ala dritta araba, piombò sui Grreci,<br />

che erano giunti fino aH'aecampainento farabo?), mentre tutta l'ala dritta<br />

araba si era ripiegata sul centro in grande confusione (? il testo è eviden-<br />

temente in contradizione con quanto è detto più sopra!), ed in modo che<br />

ala dritta e centro non formavano più che una massa sola. Si dice che la<br />

cavalleria di Khàlid ammontasse (in principio?) a 6000 uomini: gli altri,<br />

tutti feriti, eransi ritirati nelle tende dei Musulmani all'accampamento,<br />

Khàlid b.' al-Walid assalì ora con i suoi cavalieri l'ala sinistra dei Greci,<br />

che ammontava a 100,000 uomini, mentre egli ne aveva con sé soli 1000<br />

(? testo corrotto). Tale fu però l'impeto di questi cavalieri, che i Greci do-<br />

vettero cedere e abbandonarsi alla fuga: i Musulmani diedero loro la caccia.<br />

Durante questo assalto Khàlid b. al-Walid giunse fino ad al-Daringan<br />

[— Drungariusf), che aveva detto ai suoi compagni: «Avvolgetemi in alcuni<br />

« vestiti : volesse il Cielo che non avessi mai vista questa gente e che essa<br />

« non avesse mai visto me! ». Egli non combattè e si lasciò uccidere. Allora<br />

disse Qunàtir {— Buccinator, cfi*. De Goeje Mém., 106, nota 4, cfr. <strong>The</strong>o-<br />

phanes I, 628), che comandava l'ala diitta dei Greci, a Gargir il governa-<br />

tore (sàhib) dell'Armenia: « Gettati sul nemico! ». A questo Gargir rispose<br />

esser egli un comandante par suo (e quindi non tollerare ordini da lui).<br />

Alfine però Qunàtir assalì i Kinànah, i Qays, i Khatji'am, i Gudzàm, gli<br />

'Amilah ed i Ghassàu, che erano schierati tra l'ala sinistra dei Musulmani<br />

ed il centro. L'ala sinistra musulmana cedette dinanzi all'impeto dei ne-<br />

mici: soli i portastendardi ed i più valorosi rimasero sul posto a combattere.<br />

I Greci inseguirono i fuggenti fino all'accampamento. Ivi erano le donne<br />

arabe, le quali con pali di tende e con pietre si gettarono sugli Arabi fug-<br />

genti, gridando: « Dove è la potenza <strong>dell'Islam</strong>, delle vostre madi'i e delle<br />

vostre mogli? ». I fuggenti ripresero allora animo e ritornarono a battersi<br />

nelle file con gli altri, esortandosi a vicenda ad esser valorosi e tenaci. Qu-<br />

bàthah (cfr. più sopra: Qutàmah) b. Usàmah si gettò tra i Greci, recitando<br />

sempre versi fra gaz). Egli ruppe sui nemici tre lancie e due spade. Anche<br />

abù-1-A'war al-Sulami esortò la gente con arringhe.<br />

Nel centro era Sa'ìd b. 'Amr b. Nufayl, dove lo aveva messo abù<br />

'Ubaydah: egli si distinse per. atti di grande e singolare coraggio. Similmente<br />

si battè anche Yazìd b. abì Sufyàn nel centro con grande ardore<br />

dopo che suo padre abù Sufyàn b. Harb lo aveva caldamente esortato ad<br />

esser prode. Una parte dei Greci assali 'Amr b. al-'As, il quale insieme<br />

con i suoi fu costretto a ripiegare verso l'accampamento, senza però vera-<br />

560.


IL BURRONE DI.GILLIN C= GILLIQ5<br />

IL BURRONE DI GILLIN GUARDANDO VERSO IL N.<br />

^' Ow<br />

Danesi - Roma


15. a. H. § 66.<br />

mente fu^sire. Ma le donne batterono in faccia arli uomini, e la figlia di 'Amr ^^- ^- ^<br />

. . 1- o<br />

• [SIRIA. -Tradizio-<br />

gli gridò: « Dio copra di vergogna colui che fugge dalla sua moglie! » Sti- zioni sulla battamolati<br />

dalle grida delle donne, 'Amr ed i suoi si volsero di nuovo contro glia dei Yarmok].<br />

i Greci e ripresero la posizione di prima,<br />

Vicino a Sa'id b. Zayd si battè Surahbìl b. Hasanah, il quale però fu<br />

abbandonato dai suoi, sicché era rimasto solo: gli fu tuttavia possibile, con<br />

la citazione di versetti quranici, indurre la sua gente a -ritornare addietro.<br />

Allorché Qays b. Hubayrah ebbe visto la cavalleria araba dietro alla linea<br />

di battaglia sull'ala sinistra, ed osservato come l'ala sinistra si fosse ripie-<br />

gata verso l'accampamento, incalzata sempre dai Greci, egli mosse allora<br />

contro i Greci con la sua cavalleria ed attese la cavalleria di Khalid b.<br />

al-Walìd, con la quale si unì (testo oscuro). (Gli altri) Musulmani seguirono<br />

l'esempio dato da Qays b. Hubayrah e si gettarono di nuovo sui Greci che<br />

aggredivano l'ala dritta musulmana, costringendoli a ritornare addietro nei<br />

ranghi. Khalid b. al-Walìd assalì allora i Greci che stavano nelle sue vici-<br />

nanze. In quel momento abu 'Ubaydah mandò un ordine a Sa'id b. Zayd di<br />

muovere all'assalto, sicché avvenne che i Musulmani facessero tutti assieme<br />

impeto, lanciando il grido di guerra (takbìr), e usando lancie e spade. Al-<br />

fine, grazie all'aiuto di Dio e dei suoi angeli, i Greci furono messi in fuga.<br />

Sa'id b. al-Musayyab racconta da suo padre, che un grido potentissimo<br />

echeggiò in questo momento, che fu udito da tutto l'esercito: « L'aiuto<br />

di Dio sia con noi ! (?) State fermi, state fermi (?) o voi Musulmani !<br />

che gridava era abù Sufyàn.<br />

» Colui<br />

Khalid b. al-Walid si gettò con furore sui Greci: lo stesso fecero anche<br />

tutti i Musulmani, uccidendo quanti incontravano. I Greci fuggendo l'uno<br />

appresso all'altro andarono a finire in un luogo elevato sovrastante ad un<br />

precipizio (uhwiyyah), entro al quale cominciarono a cadere uno appresso<br />

l'altro, perchè non lo vedevano: era infatti giorno di nebbia (dabàb),<br />

oppure secondo altri era notte oscura, e quelli che venivano appresso non<br />

sapevano che cosa succedeva a quelli che correvano avanti a loro: così<br />

avvenne che nel precipizio cadessero 80,000 uomini. Questo precipizio prese<br />

allora il nome di al-Yàqusah appunto per il fatto che tanta gente vi era<br />

precipitata dentro (wàqasù). Quando spuntò l'alba, gli Arabi non vedendo<br />

più i Greci, credettero che si fossero nascosti per fare un'imboscata.<br />

(Quest'ultimo capoverso si ritrova quasi verbalmente in Yàqut, IV, 893,<br />

Un. 18 e segg., dove si cita precisamente il libro di [abù] Hudzayfah [Ishàq<br />

b. Bisr]).<br />

abù 'Ubaydah mandò un giorno dopo Saddàd b. Aws a raccogliere<br />

notizie, e questi scoprì che 80,000 uomini erano periti nel precipizio. Khalid<br />

561. 71


15. a. H.<br />

§§ 66-69. 15. a. H.<br />

15 al-Walìd msegm allora i resti dell esercito ereco, circa 40,000 uomini<br />

[SIRIA. -Tràdizio- ,. . t n, • • n ^<br />

ni sulla battaglia ^ Il uccise, aiTivando nell inseguimento fino a Damasco: nella qual circo-<br />

dei Yarmuk.] stanza rinnovò con gii abitanti il trattato primitivo. Egli poi continuò<br />

ad inseguire i Greci nella Ghùtah di Damasco, ed in un nuovo combattimento<br />

sotto la Thanij-yali al-'Uqàb si distinse assai al-Astar ('A sa k ir<br />

[cod. Beri., foli. 57,v.-62,r. ; cod. Dam., foli. 130,v.-133,r.]). [H.].<br />

diverse.<br />

SIRIA. — Tradizioni sulla battaglia del Yarmuk: da fonti arabe<br />

§ 87. — Non occorre ripetere in questo luogo l'intera versione di Euticliio,<br />

che abbiamo già data per disteso (cfì-. 14. a. H., §§ 163 e segg.), ma<br />

ci contenteremo di riassumerne le linee generali. Gli Arabi si avanzarono<br />

da Tiberiade verso Damasco, ed entrarono nel Gawlàn. I Greci mossero<br />

loro incontro sotto Màhàn, finché tra le due schiere stette il Wàdi al-Ruqqàd<br />

(o Wàdi al-Ramàd). Una malvagia astuzia di Mansùr, governatore di Da-<br />

masco, e traditore della causa dei Greci, fece credere a questi che gli<br />

Arabi avessero girato a loro le spalle durante la notte, onde atterriti si<br />

diedero alla fuga, andando tutti a precipitare nell'abisso del Wàdi al-Ramàd<br />

(Eutj'chius, ed. Cheikho, II, pag. 14).<br />

§ 68. — (al-Balàdzuri, senza isnad). (Dopo la vittoria) abù 'Ubaydah<br />

• lanciò Habìb b. Maslamah al-Fihri appresso ai fuggiaschi con la cavalleria,<br />

la quale prese ad uccidere tutti quelli che raggiungeva. (Durante la bat-<br />

taglia?) Gabalah b. al-Ayham al-Ghassàni si unì agli al-Ansar e disse loro:<br />

« Voi siete miei fi-atelli e figli del nostro padre! ». e si convertì all'Isiàm<br />

(cfr. 7. a. H., § 81). (Baia dz uri, 136).<br />

§ 69. — (abù Yùsuf, da un dotto, da Makhùl al-Sàmi). abù Ubaydah<br />

b. al-Garràh, quando entrò in Siria, conchiuse trattati con i Cristiani,<br />

obbligandosi a lasciare intatte le loro chiese (kanà-is) e cappelle (biya'),<br />

purché i Cristiani non ne costruissero delle nuove: questi dovevano gui-<br />

dare i Musulmani, con spirito di rettitudine, dovevano costruire a pro-<br />

prie spese i ponti sui fiumi, ed ospitare per tre giorni i Musulmani che<br />

traversavano il paese: non dovevano insultare, né battere alcun Musul-<br />

mano; non mostrare pubblicamente le croci in riunioni di gente dell'Isiàm<br />

(fi nàda ahi al- Isiàm); non cacciare maiali dalle loro case entro le<br />

corti (afniyah) dei Musulmani; dovevano accendere i fuochi per i (Musul-<br />

mani) combattenti per la causa di Allah: non rivelare (al nemico) i pre-<br />

sìdi deboli ('awrah) dei Musulmani, non dovevano battere le loro raga-<br />

• nelle (n a w à q i s) né prima, né durante i momenti in cui il m u a dz dz i n<br />

gridava l'adzàn o appello alla preghiera: non tirar fuori gli stendardi<br />

562.


15. a. H. § 69.<br />

(al-ràyàtj nei giorni delle loro feste, né indossare le armi nel giorno<br />

della loro festa (maggiore?, Pasqua), né dovevano riunire (armi) nelle loro<br />

case. Se violavano alcuno di questi (ultimi) patti, i Cristiani dovevano<br />

essere puniti, e (le armi) sarebbero state confiscate. La pace fu fatta con<br />

queste condizioni. I Cristiani dissero allora ad abu 'Ubaydah: «Permet-<br />

tici un giorno dell'anno di tirar fuori le croci, anche senza gli stendardi:<br />

esso è il giorno della nostra festa maggiore (Pasqua) ». Questo fu concesso:<br />

e tutte le città furono sottomesse a tali condizioni.<br />

Quando gli ahi a 1 - dz i m m a h videro che i Musulmani adempievano<br />

fedelmente i patti del trattato, e appurarono la bontà del loro governo,<br />

divennero loro ardentissimi fautori contro i nemici, e porsero aiuto ai<br />

Musulmani contro ai loro nemici. Allo stesso tempo gii abitanti di tutte<br />

le città che avevano patteggiato con i Musulmani, mandarono uomini<br />

a scoprù-e quanto facevano i Greci ed il loro imperatore, e quello che inten-<br />

devano fare. Queste spie ritornarono portando la notizia che i Greci rac-<br />

coglievan genti, come non se n'erano mai viste prima: di ciò vennero subito<br />

informati i luogotenenti musulmani, che abù 'Ubaj'dah aveva lasciati in<br />

ogni città.<br />

Quando abù 'Ubaydah ricevette queste notizie dai suoi luogotenenti,<br />

rimase molto turbato e diramò subito l'ordine di restitube agii abitanti<br />

l'importo delle tasse, che erano state riscosse, tanto gizyah che kharàg,<br />

perchè nei patti era convenuto che i Musulmani dovevan difendere i loro<br />

sudditi; ora però il numero dei nemici che venivano ad assalirli era tale,<br />

che non potèvan mantenere l'impegno e dovevano ritirarsi: perciò era ne-<br />

cessario restituire le tasse. Con questo atto politico abù 'Ubaydah mirò ad<br />

indurre anche le città che non si erano ancora arrese, ad imitare l'esempio<br />

delle altre. [I Musulmani si ritrassero dunque da tutte queste città], e die-<br />

dero alfine battaglia ai Greci: il combattimento [al-Yarmùk] fu lungo e san-<br />

guinoso, ma vinsero infine i Musulmani, facendo strage immane dei Greci.<br />

Dopo la vittoria anche le città che ancoi'a non si erano sottomesse, affret-<br />

taronsi ad offrire ad abù 'Ubaydah la loro sottomissione ai medesimi patti<br />

ottenuti dalle altre: chiesero però che i Greci ricoverati entro alle loro<br />

mura potessero liberamente dipartirsene con tutta la loro roba : questo fa<br />

concesso. Le città alle quali erano state rimborsate le tasse prima della<br />

battaglia, riconsegnarono ora l' intiero importo, e furono riconfermati i patti<br />

antichi senza modificazione alcuna (Yùsuf, 80, lin 14 e segg.) (^).<br />

Nota 1. — La tradizione presente è imbevuta di affermazioni tendenziose e ci porge perciò un<br />

nucleo ben scarso di vero. Ne abbiamo già avuta un'altra su questo medesimo argomento della pretesa<br />

restituzione della tassa (cfr. 14. a. H., § 210). e quanto dicemmo allora ci esime dall'aggiungere altro in<br />

questo luogo. Cfr. anche § 99, in fine 104.<br />

563.<br />

15. a. H.<br />

[SIRIA. -Tradizio-<br />

ni sulla battaglia<br />

del Yarrnùk: da<br />

fonti arabe di-<br />

verse.]


15. a. H.<br />

§§ 7a72. 15. a. H.<br />

I 70. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Quando ebbe notizia della terribile<br />

ni sulla battaglia disfatta del Yarmùk e della strage dei suoi, F imperatore Eraclio fuggì da<br />

del Yarmùk: da Antiochia verso Costantinopoli, e nel valicare i passi del Taurus (al-D arb),<br />

verse.<br />

si volse indietro a salutare la Sii'ia^ed esclamò: « Addio o Suriyj^ali! Oh<br />

quale ameno paese sarà questo per il nostro nemico! ». Difatti la Siria era<br />

famosa per la ricchezza dei suoi pascoli (Balàdzuri, 137).<br />

SIRIA. — Tradizioni sulla battaglia del Yarmùk {versione di Sayf<br />

b. 'Umar).<br />

§ 71. — (Sayf b. 'Umar, senza isnàd). La battaglia del Yarmùk fu<br />

combattuta nell'anno 13. H., e mentre ferveva ancora la mischia giunse la<br />

notizia della morte di abù Bakr; nella sera di quello stesso giorno erano<br />

fugati i Greci. Doj)o il Yarmùk *Umar ordina l'assedio di Damasco; e Sayf<br />

credeva (za 'a ma) che la battaglia di Fihl fosse combattuta dopo la presa<br />

di Damasco, e che dopo detto evento vi fossero ancora altri combattimenti<br />

fra Greci e Musulmani prima della partenza di Eraclio per Costantinopoli<br />

(Tabari, I, 2156).<br />

§ 72. — Abbiamo già detto altrove (13. a. H., §§ 7 e segg.) come la cro-<br />

nologia di questa versione sia completamente errata: molti particolari della<br />

medesima sono pure o errori involontari, o esagerazioni, o imraaginose inven-<br />

zioni popolari: non per tanto un riassunto breve delle varie tradizioni di Sayf,<br />

anche nell'ordine confuso primitivo, può riescire utile, come più volte si è<br />

ripetuto, perchè non è improbabile che contengano qualche elemento di ve-<br />

rità, e che perciò completino in un certo modo quanto è narrato in altre fonti.<br />

(Sayf b. 'Umar, da vari). I generali musulmani (al-quwwàd cfr.<br />

Wellhausen Skizzen, VI, pag. 63) (^) si avviarono dunque tutti verso<br />

la Siria ("), mentre 'Ikrimah b. abi Gahl seguivali con un corpo di ri-<br />

serva: i Greci ne informarono subito l'imperatore Eraclio, il quale in<br />

quei giorni, priraa della disfatta di Khàlid b. Sa'id a Marg al-Suffar (cfr.<br />

12. a. H., §§ 376 e segg.), erasi recato in pellegrinaggio a Gerusalemme<br />

(cfr. Tabari, I, 2102, lin. 11), edora, ricevute le gravi notizie dell'imminente<br />

invasione, ritornò prontamente a Hinis per allestirvi subito un<br />

forte esercito, sufficiente ad arrestare gl'invasori. Avendo molti e valenti<br />

soldati a sua disposizione, Eraclio ideò il piano di assalire contemporanea-<br />

mente tutti e quattro i generali musulmani, mentre erano ancora divisi,<br />

e schiacciarli separatamente, prima che avessero tempo di riunirsi. Spedì<br />

il proprio fi-atello, Tadzàriq, con 90,000 uomini contro 'Amr b. al-'As,<br />

mentre ordinò ad ima forte retroguardia di rimanere nella parte setten-<br />

trionale della Palestina (bi-a'la Filistin), tenendo occupata la gola<br />

5tì4.


15. a. H. §§ 72, 73.<br />

Thaniyyah Óilliq (cfr. 12. a. H., §§ 319 e nota 2, 335, 386): mandò Garagali 15. a. h.<br />

b. Tùdzrà (o Tudzarà?) contro Yazid b. abi Sufyàn, al-Duràqis contro [SIRIA. - Tradizio-<br />

Surahbil b. Hasanah, ed infine mandò al-Fìqàr ((ìadf.toc) b. Nastùs con ^jg, Yarmuk.]<br />

60,000 uomini contro abù 'Ubaydah. Le intere forze musulmane ammon-<br />

tavano invece soltanto a 21,000 uomini oltre ai 6000 sotto 'Ikrimah b.<br />

abi Gahl.<br />

Gli Arabi, turbati dal comparire simultaneo di tante schiere, si con-<br />

sultarono fra loro e chiesero il parere di 'Amr b. al-'As: questi propose la<br />

immediata riunione di tutti gli eserciti musulmani: nello stesso senso giun-<br />

sero anche istruzioni dal Califfo abii Bakr, che era stato avvertito di ogni<br />

cosa. Per consiglio di 'Amr tutti gli eserciti musulmani si diedero convegno<br />

presso il Yarmuk. L'imperatore Eraclio, informato della nuova disposizione<br />

delle forze nemiche, ordinò senza indugio ai ^uoi patrizi o generali di<br />

riunire parimenti tutte le loro schiere sulle rive del Yarmuk, in un sito<br />

detto al-Wàqù.sah (cfr. poc'anzi § 28), ove il burrone del torrente faceva<br />

da trincea naturale, e donde non vi era che una sola uscita angusta e dif-<br />

ficile. Questo era anche il solo punto, dal quale il campo greco poteva es-<br />

sere assalito. Gli Arabi allora si avanzarono, ed occupando la sola via di<br />

uscita dei Greci, ridussero questi alla condizione di assediati (cfr. § 23).<br />

Ciò accadeva nel mese di Safar dell'anno 13. H., ed i due eserciti rimasero<br />

l'uno di fronte all'altro senza mai venire alle mani fino a tutto il raese di<br />

Eabi' IL II Califfo abù Bakr, informato a sua volta della situazione mi-<br />

litare in Siria, scriveva intanto a Khàlid b. al-Walìd nell' 'Iraq, e gii ordi-<br />

nava di recarsi immediatamente in Siria, lasciando al-Muthanna come suo<br />

luogotenente nell' 'Iraq. Khàlid raggiunse gli eserciti sul Yarmuk nel corso<br />

del mese di Eabi' (II?) (T a bari, I, 2086-2089).<br />

Cfr. Khaldùn, II, App. 84, che copia e riassume Sayf.<br />

Nota 1. — Il termiiie qà-id è forse improprio in questo luogo, perchè è un appellativo dato più di<br />

un secolo più tardi agli ufficiali khurfsàni dagli 'Abbasidi (cfr. Wellhausen Skizzen, VI, pag. 63ì.<br />

Questi lo usarono nel loro ordinamento militare nel senso molto ristretto di comandante di cento uomini<br />

(= centurione dei Bomani ÈxaToiTàfyr? dei Bizantini). Ma come termine vago di comandante di qualsiasi<br />

grado, piccolo o massimo, — come mi fa ossei-vare il Nallino — il vocabolo era certo in uso assai prima<br />

degli 'Abbasidi. Con questo significato vago, applicato anche a forze di mare, s'incentra di frequente<br />

negli annali della conquista dell'Africa del Nord.<br />

Nota 2. — Alludesi all'invio di generali per l'invasione della Siria: Sayf narra infatti la bat-<br />

taglia del Yarmuk come il primo fatto d'arme degli eserciti invadenti la Siria (cfr. 12. a. H., §§ 376<br />

e seguenti).<br />

§ 73. — (Sayf b. 'Umar, da vari). Mentre Khàlid b. al-Walid accorreva<br />

in aiuto dall' 'Iraq, anche i Greci riunivano nuove schiere, e chierici, preti<br />

e frati facevano tutto il possibile per animare i Greci a battersi con valore<br />

contrc. il nemico. Gli ultimi rinforzi sotto Bàhàn arrivarono sul Yarmuk allo<br />

stesso tempo che Khàlid b. al-Walid giungeva al campo musulmano (dal-<br />

565.


15. a. H.<br />

[SIRIA. - Tradizio-<br />

ni sulla battaglia<br />

del Yarmuk.]<br />

73, 74. 15. a. H.<br />

r'Iràq). I Greci ammontavano in tutto a 240,000 uomini, dei quali 80,000<br />

erano legati assieme con catene ed avevano giurato di vincere o morire: vi<br />

erano inoltre 80,000 pedoni ed 80,000 cavalieri. I Musulmani contavano<br />

invece 27,000 uomini, ai quali si unirono i 9000 arrivati con Khàlid b. al-<br />

Walìd: così divennei'o 36,000 nel giorno della battaglia. Il Califfo abù Bakr<br />

si ammalò nel Grumàda I, e morì il 15 Grumàda II, dieci giorni prima della<br />

grande vittoria del Yarmuk (la quale perciò, secondo Sayf b. 'Umar^ deve<br />

esser stata riportata il 25 Grumàda II del 13. H.) (T a bari, I, 2089).<br />

§ 74. — (Sayf b. 'limar, da vari). Prima che venisse sconfitto Khàlid<br />

b. Sa'id (a Marg al-Suffar : perciò, secondo la cronologia di Sayf, prima della<br />

fine dell'anno 12. a. H.), l'imperatore Eraclio si era recato in pellegi-inaggio<br />

a Grerusalemme : ivi si era fermato a dimorare finché (dopo la vittoria greca<br />

di Marg al-Suffar?) gli giunse notizia delle numerose forze arabe, che si<br />

avanzavano per invadere la Siria. Eraclio prevedendo i disastri, che avreb-<br />

bero colpito l'impero ed i Cristiani, se si fosse tentato di resistere ai Musul-<br />

mani, propose ai suoi di trattare con gli Ai-abi e di cedere ai medesimi<br />

la metà dei redditi della Shia a patto che si astenessero dall' invaderla.<br />

Contro tale proposta pusillanime protestarono vigorosamente i parenti, il<br />

fi'atello ed i consiglieri dell'imperatore, sicché egli, rinunziando all'idea per<br />

timore d'una rivolta dei suoi dipendenti, si accinse a provvedere con solle-<br />

citudine alla difesa della provincia, di eserciti greci si unirono quindi presso<br />

il Yarmuk, ove si eran dato convegno anche gli Arabi musulmani, ma<br />

poco tempo dopo l' imperatore venne a sapere che Khàlid b. al-Walìd aveva<br />

sorpreso e saccheggiato Suwa, aveva espugnato Busra, e devastato 'Adzrà<br />

(villaggio del piano damasceno pi'esso la Thaniyyah al-'Uqàb). Eraclio<br />

allora, che s'era trasferito in Hims, ritornò sulla sua idea primitiva, ricor-<br />

dando ai consiglieri la opportunità di trattare e la giustezza delle sue pre-<br />

visioni; ma le parole dell' iraperatore rimasero senza effetto.<br />

I Musulmani riuniti di fronte ai Grreci chiesero ora essi di trattare, e<br />

vollero un abboccamento con il loro comandante in capo. Fu combinato<br />

un convegno, al quale si presentarono, dalla parte dei Musulmani, i gene-<br />

rali abù 'Ubaydah, Yazid b. abi Sufyàn, al-Hàrith b. Hisàm, Diràr b. al-<br />

Azwar e abù Grandal b. Suhayl (b. 'Amr?): con il fratello dell'imperatore<br />

Eraclio, che comandava l'esercito greco, erano state portate trenta tende<br />

(riwàq) e trenta padiglioni (suràdiq), tutti di seta: entro questi i Musulmani<br />

non vollero entrare, adducendo che il loro Profeta avesse vietato<br />

l'uso della seta (cft-. 10. a. H., § 59, nota 4); ed il fratello dell'imperatore,<br />

per trattare con gli Arabi, dovette uscire dalle sue tende, e adagiarsi<br />

sopra i tappeti stesi all' aperto. Quando Eraclio ebbe notizia di ciò.<br />

666.


15. a. H. §§ 74, 75.<br />

esclamò: « Non vi avevo forse detto che questo sarebbe stato il principio ^^- a. H.<br />

«dell'umiliazione? Quanto alla Siria (S a -m), possa questa non essere ap- ni sulla battaglia<br />

« portatrice di sciagura (sà-m)! Guai ai Eùm da una prole nata con malo *^*' Yarmok.]<br />

« augurio (m a s • ù<br />

m) ! »<br />

.<br />

Le trattative non approdarono ad alcun risultato, e gli ambasciatori<br />

ritornarono al campo per prendere le armi ed incominciare la battaglia<br />

(T abari, I, 2102-2103).<br />

§ 75. — («) (Sayf b. 'Umar, da abù 'Uthmàn Yazid b. Asid b. al-Ghassàni,<br />

da Khàlid e da 'Llbàdah). I quattro eserciti musulmani ammontavano<br />

a 27,000 uomini: a qviesti bisogna aggiungere 3000 fuggiaschi dalle schiere<br />

messe in fuga a Marg al-Suffar sotto Khàlid b. Sa'id (cfi-. 12. a. H., § 380),<br />

ed altri 10,000 uomini venuti con Khàlid b. al-Walìd dall' 'Iraq: infine altri<br />

6000 di riserva con 'Ikrimah b. abi G-ahl. In tutto dunque 46,000 guerrieri.<br />

La grande battaglia fu combattuta nel mese di Gumàda II (^), ed i<br />

Musulmani si trovarono agli ordini di Khàlid b. al-Walid. Egli divise le<br />

schiere in quaranta karàdis o squadi'oni. Un gruppo di questi squadroni<br />

formava il centro (al-qalb) sotto gli ordini di abù 'Ubaydah b. al-<br />

Grarràh. L'ala di-itta era comandata da 'Amr b. al-'As, assistito da Surahbil<br />

b. Hasanah, e l'ala sinistra era agli ordini di Yazid b. abi Sufyàn. Ogni<br />

k urdiis, o squadrone, era comandato da un capitano, e Sayf b. 'Umar riferisce<br />

la seguente lista dei comandanti di kurdùs:<br />

(1) al-Qa'qà' b. 'Amr;<br />

(2) Madz'ur b. Adi;<br />

(3) lyàd b. Ghanm ;<br />

(4) Hàsim b. 'Utbah;<br />

(5) Ziyàd b. Hanzalah;<br />

(6) Khàlid (b. al-Walid), in tutto sei squadroni composti con le schiere<br />

venute dall' Iraq.<br />

Lo squadrone formato dai fuggiaschi di Marg al-Suflfar era comandato da<br />

(7) Dihyah b. Ivhalìfah (al-Kalbi).<br />

V'erano inoltre:<br />

(8) Imi'U'alqays;<br />

(9) Yazid b. Yuhannas;<br />

(10) abù 'Ubaj'dah b. al-GraiTàh;<br />

(11) 'Ikrimah b. abi Gahl;<br />

(12) Suhayl (b. 'Amr);<br />

(13) 'Abd al-rahmàn b. Khàlid (figlio del comandante in capo), che<br />

aveva allora soli 18 anni;<br />

(14) Habìb b. Maslamah;<br />

567.


15. a. H.<br />

§ 75. ^"' ^* H.<br />

(15) Safwàn b. Umaj^ah;<br />

^^n?luiia'battagii'a (16) Sa'ìd b. Khàlid (! già ucciso a Marg al-Suffar!);<br />

del Yarmuk.]<br />

(17^ abù-1-A'war b. Sufyàn;<br />

(18) ibn Dzi-1-Khimar.<br />

Questi 18 squadroni formavano il centro dell'esercito musulmano.<br />

Nell'ala dritta gli squadroni erano comandati da:<br />

(19) 'Umàrah b. Mukhassi b. Khuwaylid;<br />

(20) Sm'ahbil (b. Hasanah), insieme con Khàlid b. Sa'id (il generale<br />

che aveva perduto la battaglia di Marg al-Suffar);<br />

(21) 'Abdallah b. Qays;<br />

(22) 'Amr b. Abasah;<br />

(23) al-Simt b. al-Aswad;<br />

(24) Dzù-l-Kalà' (al-Himyari) ;<br />

(25) Mu'àwiyah b. Hudaj^g;<br />

(26) Grundub b. 'Amr b. Humamah;<br />

(27) 'Ami- b. Fulàn:<br />

(28) Laqit b. 'Abd al-Qays b. Bagarah, lialif dei banù Zafar, appar-<br />

tenente ai banù Fazàrah.<br />

Nell'ala sinistra alcuni squadroni erano comandati da:<br />

(29) Yazìd b. al)i Sufyàn;<br />

(30) al-Zubayr (b. al-'Awwàm?);<br />

(31) Hawsab Dzù Zulaym;<br />

(32) Qays b. 'Amr b. Zayd b. 'Awf b. Mabdzùl b. Màzin b. Sa'sa'ah<br />

b. Hawàzin. halìf dei banù-l-Naóra-àr<br />

(33 j 'Ismah b. 'Abdallah, halif dei banù-1-Naggàr, appartenente ai<br />

banù Asad;<br />

(34j Diràr b. al-Azwar;<br />

(36) Masrùq b. Fixlàn;<br />

(36) 'Utbah b. Babi'ah b. Bahz, halif dei banù 'Ismah;<br />

(37) G-àriyah b. 'Abdallah al-Asga'i, halif dei banù Salamah;<br />

:<br />

(38) Qabàth (b. As^'am), il quale comandava il servizio degli avam-<br />

posti (al-talà-i').<br />

Il qàdi dell'esercito era (39) abù-1-Dardà: il qàss, o concionatore, era (40)<br />

abù Sufyàn b. Harb, ed (41) 'Abdallah b. Mas'ùd era quello che sopraintendeva<br />

alla custodia e divisione delle al-aqbàd (le prede) (T ab ari, I, 2090-2095).<br />

(6) (Sayf b. 'Umar, da vari). al-Miqdàd era il qàri-, o lettore del<br />

Qur-àn per tutto l'esercito (T ab ari, I, 2095).<br />

Nota 1. — Com'è stato già tante volte detto, Sayf b. 'Umar confonde le due battaglie di Agnàdayn<br />

e del Yarmuk e dà a questa ultima la data della prima, ossia Gumàda II del 13., mentre il Yarmiik<br />

fu vinto nel Ragab del 15. H. (Athir, U, 315, Un. •2-6, segue letteralmente Sajifj.<br />

568.


PUNTO DI CONFLUENZA DEL RUQQAD E DEL YARMUK<br />

IL WADI AL-RAMAD<br />

d>^<br />

Danesi - fiorita


15. a. H. §§ 76-78.<br />

§ 76. — (Sayf b. 'Umar, da abù 'Uthmàn Yazìd b. Asìd al-GLassàni,<br />

da 'Ubàdah). Alla battaglia del Yarmuk erano presenti mille Compagni del<br />

Profeta, dei quali circa cento reduci da Badr. Durante la battaglia arrivò<br />

il messo da Madinali, Mahmiyali b. Zunaym, che portava la notizia della<br />

morte del Califfo abù Bakr, della elezione di 'Umar, e della nomina di<br />

abù 'Ubaydah b. al-Garràh a comandante in capo delle genti (e quindi la<br />

deposizione di Khalid b. al-Walìd). Il messo consegnò lo scritto nelle mani<br />

di Khalid b. al-Walid, il quale lo nascose nel proprio turcasso, continuando<br />

a dirigere la battaglia, senza comunicare ad alcuno le notizie per non tur-<br />

bare gii animi dei combattenti.<br />

Proseguendo la battaglia il generale greco, Graragah, venne fuori dai<br />

ranghi chiedendo di parlare con Khalid b. al-Walid: l'abboccamento fu tenuto<br />

al cospetto dei due eserciti, e il greco interrogò il generale musulmano sulla<br />

nuova fede, rimanendo talmente colpito - dalle risposte di Khalid, che si<br />

converti subito dinanzi ai suoi, disertando il campo greco e passando dalla<br />

jparte musulmana. Garagah entrò nell'accampamento musulmano, imparò<br />

come pregare, eseguì una preghiera di due prostrazioni, e poi ritornato sul<br />

campo di battaglia, vi combattè valorosamente ai fianchi di Khalid, finché,<br />

verso il tramonto del sole, soccombette alle numerose ferite e cessò di vivere.<br />

Alla fine della sanguinosa giornata la cavalleria greca disfatta diede<br />

il segnale della fuga: fuggirono allora anche i fanti, e seguì una strage spa-<br />

ventosa dei vinti: 120,000 perirono, cadendo uno sopra l'altro nei precipizi<br />

del grande burrone di al-Wàqùsah. Innumerevoli furono poi quelli, che peri-<br />

rono sul campo stesso di battaglia durante la mischia prima della rotta.<br />

Immenso fu il bottino dei vincitori: ogni cavaliere musulmano ebbe per<br />

sua quota 1600 (dirham).<br />

Il generale greco al-Fìqàr e molti altri nobili bizantini (a s r a f min<br />

asràf al -Rum), non volendo fuggire, si avvolsero nei loro mantelli, e se-<br />

dutisi in terra, attesero dignitosamente la morte: furono massacrati dai<br />

vincitori irrompenti nel campo (T abari, I, 2095-2100).<br />

Cfr. Khaldùn, II, App., 84-85, il quale annovera anche Tadariq (sic)<br />

fra gli uccisi.<br />

§ 77. — (Sayf b. 'Umar, da abù 'Uthmàn, da Khalid e da Ubàdah).<br />

Khalid b. al-Walìd passò la notte dopo la vittoria nella tenda di Tadzàriq,<br />

mentre intorno a lui stavano accampati tutti i suoi cavalieri: il combattimento<br />

e l'eccidio dei vinti durarono tutta la notte fino all'alba (T a bari,<br />

I, 2100).<br />

§ 78. — (Sayf b. 'Umar, da abù 'Uthmàn, da suo padre). Nel più forte<br />

della mischia 'Ikrimah b. abi Grahl chiamò intorno a sé quelli che voles-<br />

569. 72<br />

15. a. H.<br />

[SIRIA. - Tradizio-<br />

ni sulla battaglia<br />

del YarmQk.]


§§ 7&S2. lo. a. li.<br />

15. a. H. gero votarsi alla morte, cioè vincere o morire: al-Hàrith b. Hisàm, Diràr b.<br />

"'"^ii" V^tt '^1° al-Az\var e 400 tra i più eminenti Musulmani risj)osero all'appello. Essi si<br />

del Yarmuk.] batterono da eroi dinanzi al fustàt, o padiglione, di Klialid b. al-Walid,<br />

finché quasi tutti rimasero uccisi. I superstiti rimasero tutti più o meno<br />

feriti gravemente, fra i quali Diràr b. al-Azwar. Khàlid stesso sorresse fra<br />

le braccia il moribondo 'Ikrimah b. abi (xShl, e suo figlio 'Amr b. 'Ikrimah,<br />

e versò acqua da bere ai due morenti poco prima che rendessero l'ultimo<br />

respiro (T ab ari, I, 2100).<br />

Questo episodio è uno di quelli j^ropri della battaglia di Agnàdayn,<br />

dove appunto perì 'Jkrimah (cfr. 13. a. H. § 6G, n. 30).<br />

§ 79. — (Sayf b. 'Umar, da abù 'Umays, da al-Qàsim b. 'Abd alrahmàn,<br />

da abù Umàmah). Anche le donne musulmane si distinsero nella<br />

battaglia, combattendo con gii uomini: una di queste fii Guwayriyah bint<br />

abi Sufyàn, che si battè a fianco del marito, abù Sufyàn (b. Harb) ebbe<br />

una freccia in un occhio, ed il dardo gli venne estratto da abù Hathmah<br />

(T a bari, I, 2100-2101 j.<br />

§ 80. — (Sayf b. 'limar, da al-Mustanfr b. Yazid, da Artàh b. Gruhays).<br />

Anche al-Astar prese parte alla battaglia del Yarmùk, e si battè in duello<br />

con uno dei greci (T a bari, I, 2101).<br />

I 81. ^ (Sayf b. 'Umar, da abù Sa'id al-Maqburi). Alla battaglia prese<br />

parte Qabàth b. Asyam (cfr-. § 74. n. 38) uomo vecchissimo il quale si ricor-<br />

dava di aver visto lo sterco di quell'elefante, che venne con gii Abissini<br />

al tempo della celebre Spedizione dell'Elefante (cfr. Introd., §§ 117 e<br />

segg.) (T a bari, I, 2106-2107).<br />

§ 82. — (Sayf b. 'Umar, da Mutarrah, da al-Qàsim, da abù Umàmah<br />

[al-Bàhili?], e da altri). Nel giorno in cui Khàlid b. al-Walìd prese il comando<br />

dell'esercito musulmano, i Greci frirono sconfitti con spaventosa<br />

strage, nella quale perfrono molti fra i comandanti e generali nemici;<br />

tra gii uccisi vi fu anche un fratello dell'imperatore Eraclio; Tadzàriq fri<br />

fatto prigioniero. I fuggiaschi corsero senza fermarsi fino a Hims, ove rise-<br />

deva l'imperatore, il quale spaventato abbandonò subito la Sfria, lasciando<br />

due luogotenenti, uno in Damasco e l'altro in Hims. I Musulmani incal-<br />

zarono senza pietà i vinti. Frattanto abù 'Ubaydah b. al-Grarràh assunse<br />

ora il comando delle schiere e avanzò con esse verso Damasco, andando<br />

a piantare le tende in Marg al-Suffar.<br />

Si vuole che in questa cfrcostanza abù Umàmah con altri dvie cava-<br />

lieri musulmani si spingesse arditamente fin entro al-Ghùtah tra le case<br />

ed i giardini presso Damasco, uccidesse il custode di una delle porte, e<br />

ritornasse sano e salvo al campo musulmano, abù 'Ubaydah b. al-óarràh<br />

570.


15. a. H. §§ 82-84.<br />

rimase attendato (in Marg al-Suffar) Anch'ebbe ricevuto le nuove istruzioni 15. a. H.<br />

dal Califfo 'Uniar: quindi lasciò presso al Yarmùk il luogotenente Basir b. ni sulla battaglia<br />

Ka'b b. Ubayy al-Himyari con un distaccamento di cavalleria e si avanzò


[SIRIA.<br />

15. a. H.<br />

- Tradizio-<br />

ni sulla battaglia<br />

del Yarmuk.]<br />

§§ 85^. 15. a. H.<br />

§ 85. — ibn al-Grawzi segue pure Sayf b. 'Umar, ponendo il Yarmuk<br />

sotto il Califfato di abù Baki- nell'anno 13. H.: i Greci si accamparono in<br />

al-Wàqùsali, che si trova sulla sponda del Yarmuk. Questo accadeva nel<br />

Safar del 13. H.: poi v'è il discorso di Khàlid b. al-Walìd sulla questione<br />

del comando, ecc.; l'elenco delle schiere arabe; l'arrivo dei rinforzi, ecc.<br />

Vinta la battaglia del Yarmrik, Khàlid b. al-Walid e abù 'Ubaydah sotto-<br />

mettono Busra (Grawzi, I, foli. l,r.-4,r.).<br />

§ 86. — al-Nuwayri segue quasi interamente Sayf b. 'Umar, perchè<br />

pone il Yarmuk nel 13. H., confondendolo con Agnàdayn, alla fine del<br />

Califfato di abù Baki-; riassume il discorso di Khàlid b. al-Walid sulla que-<br />

stione del comando delle schiere arabe, l'arrivo del messo con la notizia della<br />

morte di abù Baki-, e via discorrendo (Nuwayri Leid., I, foli. 28,r.-29,v.).<br />

SIRIA. — Tradizioni sulla battaglia del Yarmuk {fonti arabe seriori).<br />

§ 87. — (al-Dzahabij. La giornata del Y^armùk è celebre: i Greci si<br />

accamparono sul Y'armùk nel Eagab del 15. H. =— alcuni dicono nel 13. H.,<br />

ma questo è un errore evidente — e contavano più di 100,000 uomini: gii<br />

Arabi ammontavano a 30,000 comandati da abù Ubaydah, con il quale erano<br />

tutti gli altri comandanti delle schiere arabe. I Greci, per non fuggire, si<br />

eran legati con catene a gruppi di cinque o sei, ma poi quando furono<br />

volti in fuga tale sistema fa la loro rovina, perchè non poterono più salvarsi<br />

e nel fuggire precipitarono tutti nella valle del Y'armùk, che rimase ostruita<br />

dai corpi dei Greci caduti in essa e colmata interamente in raodo da esser pa-<br />

reggiata (al piano soprastante). Dei Greci perirono un numero incalcolabile,<br />

ma rimasero uccisi anche molti Musulmani (Dzahabi Paris, I, fol. 126,v.).<br />

§ 88. — al-Dzahabi riferisce poi alcune tradizioni (forse di origine<br />

siria), che descrivono il grande valore con il quale si battè abù Sufyàn b.<br />

Harb, sotto gli ordini del proprio figlio Yazìd b. abi Sufyàn. Riporta<br />

anche un'altra tradizione, secondo la quale alcuni Arabi, reduci dal Y^ar-<br />

mùk, comparvero in Madinah vestiti con abiti di seta, predati sul campo<br />

di battaglia: quando 'Umar li vide presentarsi in questa foggia, invece di<br />

rispondere al loro saluto, adiratissimo li coprì di rimproveri e lanciò pietre<br />

contro di loro. La sua ira cessò subito appena Suwayd b. Ghafalah ed i<br />

suoi compagni si ripresentaronodinanzi al Califfo nei loro soliti vestiti arabi,<br />

ed il Califfo li salutò allora affabilmente, dicendo: « In verità voi siete<br />

« venuti la prima volta a guisa di miscredenti: ora siete invece in abiti<br />

« da veri credenti » (Dzahabi Paris, I, foli. 126,v.-127,r.).<br />

Questo incidente ritornerà in molte altre versioni anche sotto l'anno<br />

17. H., essendo tema "molto frequente e gradito ai tradizionisti.<br />

572.


15. a. H. §§ 89-91.<br />

SIRIA. — Notizie di fonte siriaca, greca ed armena sulla battaglia ^s. a. h.<br />

°<br />

[SIRIA. -Notizie di<br />

_<br />

del YarmUk. tontesiriaca.gre-<br />

§ 89. — Tra i frammenti della cronaca arabo-siriaca di Elia da Ni- «=^ ^^ armena<br />

. . sulla battaglia<br />

sibe, pubblicati dal Baethgen, leggiamo: (Muh. b. Musa al-Kuuwàrizmi) . ^^1 YarmDk.]<br />

Nell'anno 16. (della Higrah) gii Arabi si batterono con i Greci in un sito<br />

detto Yarmùk. I Greci, che ammontavano a 200,000 uomini, furono sconfitti<br />

ed Eraclio, il loro re, fuggì da Antiochia a Costantinopoli (Baethgen, 110).<br />

§ 90. — Un pregio tutto speciale ha per noi l'ultimo brano del fi-ammento<br />

siriaco contemporaneo, in continuazione di quello che abbiamo già<br />

dato nell'annata precedente a proposito dell'assedio di Damasco (cfi-. 14.<br />

a. H., § 180). Nelle ultime linee del frammento, che ripoi'tiamo qui ap-<br />

presso, leggesi una data precisa, che viene a confortare le nostre fonti arabe<br />

più antiche e ci porge una gradita conferma della bontà e sicurezza delle<br />

medesime. Il Sirio conferma esattamente la data di al-Wàqidi, il quale<br />

perciò rivelasi, come sempre da noi è stato ripetuto, il migliore e più cor-<br />

retto cronologo della conquista.<br />

Il testo nella sua versione latina letterale è del seguente tenore:<br />

(lin. 19) ... et revertente<br />

(20) aiiììo venerunt Roviani: die 20 Ab nongentesimi quadragesimi<br />

septimi, congregati sunt in Gahìta .<br />

..;<br />

(21) ... Romani, et popidus midtus occisus est e<br />

(22) Romanis, circiter quinquaginta millia . .<br />

L'ultima linea (23) del fi-ammento, in cui pare si aHuda ad un fatto suc-<br />

cessivo (sono conservate soltanto le parole: anno nongentesimo quadragesimo<br />

et...) non ci dice purtroppo altra cosa (Chronica Minora, Scriptores Syri,<br />

series III, tomus IV, pars II, pag. 60).<br />

Il 20 Ab del 947 (Èra dei Seleucidi), come già avemmo occasione di<br />

notare, corrisponde al 20 agosto 636 dell'Era Volgare, e al 12 Eagab del<br />

16. H., un martedì (cfr. Noldeke nella ZDMG., voL XXIX, pag. 79): ecco<br />

la data precisa e sicura della grande disfatta greca.<br />

§ 91. — Nella Chronographia di Teofane abbiamo la seguente narzione<br />

della battaglia del Yarmùk:<br />

Nell'anno del Mondo 6126, il primo [sic! confusione con Agnàdayn!) del<br />

regno di 'limar, i Saraceni irruppero in Arabia dalle parti di Damasco con<br />

forze innumerevoli. Baànes, saputo questo, mandò un messo al Sacellario<br />

imperiale, pregandolo di venire celeremente con l'esercito in suo soccorso,<br />

perchè gli Arabi erano tanto numerosi. Il Sacellario accorse presso Baànes:<br />

entrambi movendosi assieme da Emesa (nel testo erroneamente Edessa), mar-<br />

ciarono contro gli Arabi: i due eserciti nemici vennero alle mani nel primo<br />

573.<br />

.


15. a. H.<br />

[SIRIA. -Notizie di<br />

fonte siriaca, greca<br />

ed armena<br />

sulla battaglia<br />

del Yarmuk.]<br />

§§ 91, 92. 15. a. H.<br />

giorno, che era il terzo della settimana (martedì), il 23 di luglio ('), e le<br />

schiere del Sacellario furono completamente sconfitte. Allora i militi di<br />

Baànes dichiarato deposto Eraclio, proclamarono Baànes imperatore, mentre<br />

i militi che erano con il Sacellario si ritirarono, ed i Saraceni imbaldan-<br />

ziti ripresero la mischia. Durante la battaglia si alzò un forte vento del<br />

mezzogiorno, che soffiando in faccia ai Greci impedi loro di vedere i ne-<br />

mici con i nugoli di polvere, e perciò furono messi in fuga. I Grreci stessi<br />

(durante la fuga) si gettarono nei precipizi del Yarmuk, ed ivi trovarono<br />

quasi tutti la morte. L'esercito di ambedue (i capitani greci) ammontava<br />

a 40,000 uomini (cfr. § 16). Allora i Saraceni, ottenuta una splendida vit-<br />

toria, avanzarono su Damasco e la espugnai'ono: poi conquistarono la pro-<br />

vincia della Fenicia e vi presero stanza (<strong>The</strong>ophanes, I, 617-518, ed.<br />

Boor, 337-338).<br />

Nota 1. — L'anno del Mondo 6126 corrisponde al 13. H., ossia al primo anno del Califfato di<br />

'Umar: ecco una confusione fatta da Teofane tra la battaglia di Agnàdayn e quella del Yarmiik: ecco<br />

forse un indizio che Teofane abbia attinto qui a fonti arabe. Il 23 luglio dell'anno del Mondo 6126<br />

{= 634 a. E. V. ; un sabato e non un martedì), equivale al 21 Gumàda I. 13. a. H. : la vittoria di Agnàdayn<br />

cade appunto il 28 Gumàda I. del 13. a. H. : parrebbe quindi che Teofane avesse dinanzi a sé<br />

qualche fonte che faceva capo a tradizioni arabe. Il cronografo bizantino non avverte che la battaglia<br />

di Agnàdayn era già stata riferita da lui stesso in un passo precedente (cfr. 13. a. H., § 52). Il 23 luglio<br />

del 636 a. E. V. è un martedì come vuole il testo; e corrisponde al 13 Gumàda II. del 1.5. a. H. : correggendo<br />

perciò l'anno (in 6123), avremmo probabilmente la data del giorno in cui ebbe principio la<br />

grande battaglia del Tarmùk, durata circa un mese. L'esattezza del giorno della settimana è un forte<br />

argomento in favore della nostra correzione.<br />

Importante è la conferma che nel campo bizantino ardessero profondi dissidi tra i capi, i quali fiac-<br />

carono la forza dell'oste greca. Questa, scissa in due, con un jiretendente alla porpora imperiale, dovette<br />

soccombere agli Arabi, i quali, partito il Sacellario, tornarono certamente ad essere più numerosi dei<br />

Greci e quindi poterono circuirli e sopraffarli, con l'assistenza di un vento che soffiava da sud-est in<br />

faccia ai Bizantini.<br />

§ 92. — Il cronista bizantino Cedrenus narra pur esso la giornata<br />

del Yarmuk.<br />

Dopo aver quasi copiato il passo di Teofane riguardo ad Agnàdayn<br />

(cfr. 13. a. H., § 52), prosegue dicendo: nell'anno 25 di Eraclio, i Sara-<br />

ceni con una moltitudine di Arabi mossero guerra ed incontratisi con i<br />

Greci, volsero questi in fuga. I militi Greci che si trovavano sotto le armi<br />

agli ordini di Baànes, dichiararono deposto Eraclio e proclamarono Baànes<br />

imperatore. Intanto èssendosi ritirati dal paese i (40,000) Greci che erano<br />

con (Teodoro) il Sacellario, i Saraceni crebbero di ardu-e. Assalirono Baànes e<br />

lo misero in fuga: durante la battaglia si levò un fortissimo vento del mezzo-<br />

giorno, che soffiando in faccia ai Greci, impedì a questi per la quantità della<br />

polvere di vedere i nemici: perciò furono battuti con grande strage e da loro<br />

stessi si gettai'ono nella gola angusta del fiume lermochta (Hieromax-Yarmùk)<br />

e così perirono 40,000 uomini. Gli Arabi occuparono quindi Damasco e la<br />

provincia della Fenicia, dove presero anche stanza (Cedrenus, I, 745-746).<br />

574.


15. a. H. ss 93, 94.<br />

S 93. — Dal confi-onto delle notizie riferite dai più autorevoli cronisti<br />

'^<br />

. ^ . . . [SIRIA.- Notiziedi<br />

siriaci (cfr. § 95) e greci, risulta dunque come gii Arabi convenissero m fontesiriaca.gre-<br />

15. a. H.<br />

principio in al-Gràbivab, luogo, come si disse, centrale della pianura al- ca ed armena<br />

^ ^ J & ' '<br />

sulla battaglia<br />

-, „ TVT 1<br />

Nuqrah. I Greci, varcando il Giordano e penetrando nella JNuqrali attra- ^jg, Yarmuk.]<br />

verso il Gawlàn, minacciarono agii Arabi in al-Gàbiyab le retrovie verso<br />

l'Arabia. Si venne & un combattimento che riuscì favorevole agli Arabi, il<br />

martedì 23 luglio 636 a. È. V. (13 Gumàda II 15. a. H.), ma non fa de-<br />

cisivo. I Musulmani si ritirarono su Adzri'àt, ed i Greci schieraronsi tra<br />

Daj-r Ayyùb e Gillin (= (iilliq). Poi vennero gii altri combattimenti, du-<br />

rante i quali scoppiarono dissidi nel campo greco, seguirono diserzioni in<br />

massa, l'ammutinamento dei militi, la proclamazione di Baànes imperatore,<br />

l'avanzata minacciosa degli Arabi, ora j)iù numerosi, e infine il grande<br />

disastro nel martedì 20 agosto 636^=12 Ragab del 15. H.<br />

Con questa ricostruzione degli eventi il nome Gabita per il luogo della<br />

battaglia non deve" darci ombra. Gàbità, forma siriaca della Gàbiyah degli<br />

Arabi, non è distante dal corso del Yarmuk: anche dalle notizie dello Pseudo-<br />

Wàqidi parrebbe che gli Arabi al primo comparire del grande e.-ercito<br />

greco, si radunassero in al-Gàbiyah e che poi per esortazioni di Khàlid b.<br />

al-Walìd si decidessero a ritrarsi ancor più a mezzogiorno e prendere una<br />

posizione naturalmente forte sul ciglio dei fianchi scoscesi del fiume trans-<br />

giordanico. al-Gàbiyah, come osserva giustamente il Noeldeke, era la città<br />

più importante nelle vicinanze del Yarmuk: può essere quindi che il Sirio<br />

abbia chiamato la battaglia dal luogo più conosciuto prima della batta-<br />

glia stessa piuttosto che da un piccolo fiume, che divenne famoso soltanto<br />

dopo la grande giornata. Cfr. per altro § 30 e le prime parole del § 95.<br />

§ 94. — La cronaca anonima siriaca della seconda metà dell' viii secolo<br />

dell'Era Volgare, e perciò quasi contemporanea agli eventi narrati, sco-<br />

perta ed edita dal Guidi, ha un cenno fugace della battaglia del Yarmuk.<br />

La sua cronologia è vaga e certo anche scorretta, perchè posticipa la vit-<br />

toria del Yarmuk alla conquista araba del Khùzistàn: il che è impossibile,<br />

come vedremo tra breve. Il testo siriaco dice:<br />

Dopo questi fatti (alludesi alla presa di Susa [in arabo: al-Sùs] per<br />

opera dei Musulmani), un tale degli Arabi, per nome Khàlid, si spinse verso<br />

occidente occupando regioni e città fino ad 'Arabhf?). Eraclio, imperatore<br />

dei Romani, saputo dette cose mandò contro di lui un grande esercito,<br />

il comandante del quale aveva nome Sacellario: ma i (Romani) furono<br />

vinti completamente dagli Arabi, i quali uccisero più di cento mila dei<br />

Romani oltre il loro capo Gli Arabi s'impadronirono di tutta la regione<br />

della Siria e della Palestina (Chronica Minora, pars I, pag. 37 del testo<br />

575.


§§ 9i, 95. 1^* ^' H'<br />

15. a. H. siriaco, e pag. 31 della versione del Gruidi). — In questo brano è palese che<br />

[SIRIA. -Notizie di<br />

.^ monaco nestoriano, vissuto circa cinquanta anni dopo l'evento, ha confuso<br />

tonte SI ricLC3, ^recaed<br />

armena la celebre marcia di Khàlid b. al-Walid con la battaglia del Yarmùk.<br />

del'Ya'^rmQk.f'<br />

^<br />

§ 95. — (Michele il Sirio). Nell'anno quinto di 'Umar (cfr. poc'anzi<br />

14. H., § 182) i Greci dell'Arabia vennero alle mani con il popolo degli<br />

Arabi nella regione della città di Busra, che essi chiamano Gràbità (= al-<br />

Gàbiyah), presso il fiume detto Yarmùkà (= Yarmùk). I Greci furono cru-<br />

delmente disfatti ed abbandonarono quella regione. La battaglia avvenne<br />

in questo modo: il generale Baànes (= Bàhàn) ed il figlio di Sahrbaràz il<br />

persiano ri un irono le loro schiere e vennero di fronte a Damasco per di-<br />

fendere questo sito. 11 re dei Tayj^àyé venne loro incontro e ne uccise un<br />

buon numero (= Marg al-Suffar). Essendo arrivati a Damasco, (i Greci) si<br />

accamparono sul fiume Farfar, che gii Arabi chiamano Bardan (= Barada).<br />

L'anno seguente i Tayyàyé ritornarono sui confini di Damasco ed il patrizio<br />

(Baànes = Bàhàn), avendone avuto sentore, tremò e mandò ad avvertire il<br />

Sacellario dell'imperatore (ossia Teodoro Trithurius), il quale era allora in<br />

Edessa (= al-Ruhà). Il Sacellario radunò un esercito di dieci mila uomini<br />

e venne a raggiungere in Emesa (= Hims) il patrizio (Baànes), che ne<br />

aveva con sé sessanta mila. Quando i Romani (= Greci) s' incontrarono<br />

con i Tayyàyé, i primi fui-ono vinti: quaranta mila uomini dell'esercito dei<br />

Greci perirono in quella giornata, insieme con Baànes ed il Sacellario. Una<br />

grande moltitudine di Greci si annegò nel fiume Yarmùk. Il figlio di<br />

Sahrbaràz, essendo sopravvissuto alla battaglia, si unì ai Tayyàyé e venne<br />

ad abitare poi in Emesa. Egli scrisse una lettera ad 'Umar, il re dei Tay-<br />

yàyé, dicendogli: « Dammi il comando ed un esercito, ed io scenderò in<br />

«Persia e ti sottometterò il paese». Quando il re 'Umar lesse la lettera,<br />

approvò tutto quello che conteneva. Le figlie del Khusraw {- re di Persia),<br />

che erano state condotte (a Madinah) prigioniere dei Tayyàyé, presero la<br />

parola e dissero al re: « Non ti lasciar sedurre dalle sue parole men-<br />

« zoguere! » e gii fecero sapere tutto quello che Sahrbaràz e suo figlio<br />

avevano fatto al Khusraw ed ai suoi figli. « Costui », esse dissero, « non<br />

« ha mantenuto la sua promessa, né i suoi giuramenti verso il re suo e<br />

« verso i figli del suo re, ma li ha uccisi tutti con tradimento: non man-<br />

« teiTà nemmeno le promesse rispetto a te: egli mira soltanto a ribellarsi<br />

« ed a regnare ». 'Umar prestò fede alle loro parole: mandò ad Emesa e<br />

fece mettere in croce il figlio di Salii'baràz.<br />

I Tayyàyé, dopo aver vinto i Greci, vennero a Damasco, e trattarono<br />

con i Damasceni. Anche altre città si sottomisero egualmente ad essi (M ichel<br />

Syrien, II, 420-421).<br />

676.


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Teofane.<br />

15. a. H. §§ 95-97.<br />

È manifesto che il cronista ha attinto in parte alla stessa fonte di<br />

§ 96. — L'altro cronista siriaco, Dionigi di Tali Mahré, nell'anno 944<br />

.giRi^A- Notizie di<br />

fonte siriaca, gre-<br />

l^^^l\^^^ll'il<br />

dell'Era Seleucida (=632-633 a. È. V.) narra che l'imperatore Eraclio si dei Yarmok.]<br />

ritirò a Edessa e poi a Gàbità (= al-Gàbiyah) : [gii Arabi, omessi nel testo!]<br />

sconfissero i Persiani (sic! correggi: i Greci), i quali si ritirarono in Me-<br />

sopotamia(!) (Denys, 6).<br />

Gli errori di questo passo sono tanti e così evidenti, da non meri-<br />

tare una speciale disamina: notevole è solo la menzione del ritiro di<br />

Eraclio a Edessa, che conferma un passo di Teofane citato prima.<br />

§ 97. — Il cronista armeno Sebeos ci porge un racconto incompleto<br />

ed imperfetto degli eventi, perchè confonde la battaglia di al-'Arabah-<br />

Dàthinah con quella di Agnàdayn, ed ignora tutti gl'incidenti dell'inva-<br />

sione araba fino alla battaglia del Yarmuk: la sua narrazione però di questo<br />

fatto d'arme ci porge alcuni particolari, che sono di tale interesse, da co-<br />

stringerci a riportarne qui il testo per intero :<br />

[a) Narrata la vittoria di Rabath Moab (confusione predetta di Agnà-<br />

dayn e al-'Arabah-Dàthinah), Sebeos (il quale, si rammenti, attribuisce la<br />

invasione araba ad inviti ed intrighi degli Ebrei, cfi-. 12. a. H. § 351):<br />

prosegue dicendo: Tutto quello che rimaneva dei popoli figli d'Israele vennero<br />

ora ad unirsi con gli Arabi e formarono un grande esercito. Poi man-<br />

darono un'ambasciata all'imperatore dei Greci, dicendo: «Dio ha donato<br />

« in eredità questo paese al nostro padre Abramo ed ai suoi discendenti:<br />

« noi siamo i figli d'Abramo. Tu hai posseduto a sufficienza il nostro paese:<br />

« cedilo a noi pacificamente, ed allora noi non invaderemo il tuo territorio;<br />

« altrimenti noi ti ripigiieremo con usura quello di cui ti sei impadronito ».<br />

L'imperatore respinse la domanda, e senza dare una risposta soddisfacente,<br />

disse: « Questo paese è il mio: e la tua eredità è il deserto: vattene in<br />

« pace nel tuo paese ». Egli si mise allora a raccogliere soldati, incirca<br />

70,000 uomini, che pose sotto il comando di un suo eunuco fedele e diede<br />

loro ordine di recarsi in Arabia. Aggiunse però istruzioni di non accettare<br />

battaglia con gli Arabi, ma di tenersi sulla difensiva, finché egli avesse<br />

radunato altre schiere in loro soccorso.<br />

Arrivati al Giordano, i Greci lo varcarono e penetrarono in Arabia:<br />

lasciando il loro accampamento presso alle rive del fiume, mossero a<br />

piedi contro l'esercito nemico. Gli Ai-abi disposero una porzione delle loro<br />

schiere in un'imboscata, da ambedue le parti dell'esercito che si avanzava,<br />

e drizzarono tutte le loro tende in giro intorno al campo. Poi collocarono<br />

le mandre di cameli attorno al campo ed alle tende, e legarono i loro piedi<br />

577.<br />

73


§§ 97, 98. 15. a. H.<br />

5. a. H. con corde. Questo formo la trincea del loro accampamento. Quanto ai Greci,<br />

[SIRIA. - Notizie di<br />

fontesiriaca.gre-<br />

, . , , ,,<br />

stanchi com erano dalla<br />

.<br />

marcia,<br />

, ,<br />

poterono solo con<br />

,<br />

grande<br />

,.^<br />

duficoltà fare<br />

ca ed armena impeto SU questa trincea. Mentre però cercavano d'irrompere sugli Arabi<br />

del Yarmuk.] ^^^ campo, gli altri imboscati uscirono dal nascondiglio improvvisamente<br />

e piombarono di sorpresa sui Greci. Un grande spavento ispirato da Dio<br />

invase l'esercito greco: voltarono le spalle e si diedero alla fuga. Ma non<br />

era possibile fuggire, perchè la sabbia era molto profonda ed in essa affon-<br />

davano fino al ginocchio, mentre il nemico l'incalzava con le spade: per<br />

di più i Greci erano grandemente tormentati dal caldo eccessivo del sole.<br />

Tutti gii ufficiali perirono nella strage: il numero dei morti superò i 2000 (^)<br />

uomini. Pochi soltanto riuscirono a salvarsi con la fuga ed a trovare un<br />

rifugio.<br />

Gli Arabi, dopo aver varcato il Giordano (? forse il Yarmuk, oppure<br />

alludesi al Giordano presso al Hùlah — cfr. § 118), si attendarono dinanzi<br />

a Gerico (! reminiscenza biblica: intendesi forse Damasco, ed alludesi al<br />

secondo assedio, oppure si trasportano nei pressi di Gerusalemme gli av-<br />

venimenti di Damasco). Il terrore che essi incutevano sopraffece anche gli<br />

abitanti del paese, i quali fecero atto di sottomissione. In quella stessa notte<br />

gli abitanti di Gerusalemme misero in salvo la Croce del Signore e tutti<br />

gii arredi sacri delle chiese di Dio; imbarcarono ogni cosa e portarono<br />

tutto sulle navi al palazzo di Costantinopoli: poi chiesero agli Arabi la ga-<br />

ranzia di un giuramento e fecero atto di sottomissione (Sebeos, 96-98).<br />

Dulaurier, 212-213; Hubschmann, 13-14.<br />

(b) L'altro cronista armeno, Giovanni VI, Patriarca d'Armenia, detto<br />

Giovanni Catholicos, pone erroneamente l'irrompere degli Arabi in Siria<br />

sotto Costantino, il successore di Eraclio, dopo aver narrato in due parole<br />

la disfatta degli eserciti di Eraclio per opera dello stesso Maometto (J e a n<br />

Catholicos, 70-71).<br />

(e) Il cronista armeno Acogh'ig ci dà notizie confuse e piene di gravi<br />

errori cronologici da non meritare quasi una menzione :<br />

egli<br />

non ci porge<br />

verun lume e narra la battaglia del Yarmuk riassumendo Sebeos (Aco-<br />

gh'ig, 150-151).<br />

Nota 1. — Questo numero, secondo il Hubschmann, è errato (Hubschmann, 13, nota 3). Cfr.<br />

però quanto si dice poc'anzi al § 1.5.<br />

SIRIA. — La battaglia del Yarmuk secondo il Futùh al-Sàm.<br />

§ 98. — Nel romanzo storico del Futùh al-Sàm, attribuito ad abù<br />

Ismà'il al-Azdi, la battaglia del Yarmuk con tutti i suoi precedenti è<br />

naiTata con grande copia di particolari, dei quali gioverà dare un sunto<br />

per il lume indiretto che gettano sulle lacune dei nostri testi più antichi.<br />

578.


15. a. H. §§ 98, 99.<br />

Se facciamo le debite tare e le opportune riserve, abbiamo un vago indizio<br />

di varie cose, che mancano nelle fonti antiche per lo stato incompleto e<br />

confuso in cui queste si trovano.<br />

Terminata la resa di Hiras, abù 'Ubaydah scrisse al Califfo 'Umar<br />

dandogli l'annunzio della nuova conquista e della sottomissione degli abi-<br />

tanti al pagamento regolare della gizyah: allo stesso tempo gli annunziò<br />

r invio di un corpo di cavalleria in territorio nemico. Il Califfo rispose or-<br />

dinandogli di richiamare questa schiera e di attendere un anno (^) senza far<br />

più atti di aggressione rispetto ai Grreci. abù 'Ubaydah obbedì senza indugio:<br />

richiamò Maysarah b. Masrùq dalle regioni di Halab, dove l'aveva mandato,<br />

e fissò il suo campo nelle vicinanze di Hims. A Khàlid b. al-Walid ordinò<br />

di recarsi in Damasco con mille uomini per custodire la città : ordini ana-<br />

loghi diede agli altri capitani, ed ognuno si recò nella regione a lui asse-<br />

gnata. Khàlid b. al-Walìd andò a Damasco ed unì costà le sue forze con<br />

quelle di Suvi^ayd b. Kulthùm b. Qays b. Khàlid al-Qurasi, che vi era ri-<br />

masto di guarnigione con cinquecento uomini (Futùh Lees, 128-130).<br />

Nota 1. — Questa sosta di un anno, che si vuole ordinata dal Califfo, è una memoria contusa<br />

del periodo di disorganizzazione e sparpagliamento delle forze musulmane dopo la prima resa di Damasco.<br />

Da questa fino al Yarmiik corre appunto un anno di tempo, in cui gli Ai-abi, per il fatto di essersi divisi<br />

ed emancipati dalla direzione energica di KhàUd b. al-Walid, perdettero ogni efficacia guerresca e die-<br />

dero agio ad Eraclio di radunare le sue ultime forze.<br />

Nello Pseudo-Wàqidi (cfr. più avanti al § 106) v'è parimenti menzione di questo anno inoperoso<br />

e se ne tenta una spiegazione diversa ; questa è en-onea, ma per noi basta la conferma anche indiretta<br />

di quel momento di sosta, che disgregò le forze musulmane e portò all' estremo pericolo ed alla crisi<br />

suprema del Yarmiik.<br />

§ 99. — Intanto i Greci profughi di Fihl giungevano alla corte del-<br />

l'imperatore Eraclio in Antiochia; allo stesso tempo grande numero di cava-<br />

lieri, magnati, uomini ricchi ed influenti, che avevano fissato la loro dimora<br />

in Siria, fuggendo innanzi agli Arabi, si ricoveravano in Qaysàriy3'ah : altri<br />

di simile condizione, che erano in Palestina, rifiigiavansi invece in Iliyà<br />

(= Grerusalemme). Questi idrofughi spedirono ora un messo all'imperatore<br />

per implorare che venisse in loro soccorso. Eraclio, aderendo a tale invito,<br />

dh'amò ordini a tutto l' impero per allestire un nuovo esercito che dovesse<br />

espellere gli Arabi dal paese : il comando ne fu afiidato dall' imperatore a<br />

Bàhàn, uno dei magnati bizantini. L'esercito si compose alfine di 300,000<br />

uomini, tra i quali 30,000 Armeni sotto Grurgir signor dell'Armenia (Sàhib<br />

Armìniyah). Le spie, che gli Arabi avevano nel paese, non tardarono ad av-<br />

vertir abù 'Ubaydah di questi preparativi bellicosi, sicché il capo dell'eser-<br />

cito invasore arabo si afù'ettò a convocare a consiglio i capitani per parte-<br />

cipar loro le notizie e decidere sul da farsi. Yazid b. abì Sufyàn propose di<br />

radunare tutte le forze dinanzi a Hims, facendo entrare per sicurezza le<br />

679.<br />

15. a. H.<br />

[SIRIA. - La battaglia<br />

del Yarmùk<br />

secondo II Futuh<br />

al-Sàm.]


§§ 99, 100. !"• ^" "•<br />

15. a. H. donne ed i bambini nella città: allo stesso tempo proponeva di mandare<br />

[SIRIA^- La batta-<br />

^^^ ^^yHo a Khàlid b. al-Walid in Damasco e ad 'Amr b. al-'As nell' Ur-<br />

secondo il Futuh dunn (^) perchè venissero immediatamente con loro avanti a Hims, dove<br />

a-sam.j<br />

avrebbero accettato battaglia con i Greci. Questo parere non piacque a<br />

Suralìbil b. Hasanab, il quale fece rilevare la possibilità d'un tradimento<br />

degli Emesani ed il grave pericolo in cui sarebbero caduti allora gli Arabi.<br />

La modificazione proposta da abù 'Ubaydali, di espellere tutti gli abitanti<br />

dalla città, non trovò nemmeno favorevole accoglienza, perchè si fece os-<br />

servare che gii Arabi, vincolati com'erano dal trattato, non avevan diritto di<br />

cacciar via gli Emesani dalla loro città. La maggioranza dei presenti sembrò<br />

favorevole invece all' idea di non muoversi da dove stavano e di mandare<br />

intanto avviso al Califfo in Madinah e chiedergli urgentemente soccorsi.<br />

Allora si alzò Maysarah b. Masrùq e fece rilevare che gli Arabi, gente<br />

del deserto e dello squallore, avrebbero combattuto a disagio in paese ci-<br />

vile, coltivato e pieno di città e di fortezze : egli insistè quindi che si ritor-<br />

nasse indietro per attendere i Greci in una regione, la quale fosse simile<br />

a quella in cui gii Arabi erano abituati a combattere: allo stesso tempo<br />

bisognava scrivere al Califfo per nuovi rinforzi, abù 'Ubaydah non trovò<br />

buono siffatto piano, perchè avrebbe preferito rimanere là dove era; ma<br />

siccome la maggioranza approvò le parole di Masrùq, egli non volle fare<br />

opposizione ed accettò di ordinare la ritirata.<br />

Prima di partire diede però ordine a Habib b. Maslamah, che sopra-<br />

intendeva alla esazione della tassa al-kharag, di restituh-e (cfr. § 69 e<br />

nota) tutto il danaro riscosso agii abitanti, dacché ora gii Arabi non pote-<br />

vano più adempiere ad uno dei patti dell'accordo, vale a dire la difesa dei<br />

popoli con cui avevano concluso un trattato (Futùh Lees, 130-138).<br />

Nota 1. — Anche queste notizie confermano la dispersione araba tra la resa di Damasco ed il<br />

Yarmijk : è evidente altresì che l'avanzata di Eraclio fu una sorpresa, la quale colse impreparati gli Arabi :<br />

par quasi di leggere tra le righe che, occupate Damasco e Hims, gli Arabi si credessero padroni tranquilli<br />

del paese.<br />

§ 100. — Il giorno dopo il consiglio di guerra, restituiti i danari agli<br />

abitanti di Hims, abù 'Ubaydah si mise in marcia con tutti i suoi su<br />

Damasco, ed intanto mandò Sufyàn b. 'AM'f b. Ma'qil con una lettera al<br />

Califfo per partecipargli ogni cosa e chiedere altri soccorsi. 'Umar rimandò<br />

il messo con promesse di aiuto ed intanto ordinò a Sa'id b. 'Amir b.<br />

Hidzj^am di riunire genti e affrettarsi in Shia in soccorso di abù 'Ubaydah.<br />

Il Califfo non aveva approvato la decisione presa dagli Arabi di ritirarsi<br />

dinanzi al nemico, ma quando seppe che tale era stato il parere dei mi-<br />

gliori capitani dell'esercito invasore, il suo rincrescimento fu meno vivo;<br />

580.


15. a. H. §§ 100, 101.<br />

non mancò nondimeno di comunicare i suoi sentimenti ad abù 'Ubaydah. 15. a. H.<br />

I] quale intanto giungeva a Damasco e univa le sue forze a quelle che vi ^<br />

^.^ ^"^^ YarmiTk<br />

erano sotto Khàlid b. al-Walid (pure egli contrario alla ritirata): siccome secondo n Futuh<br />

era stato deciso di abbandonare anche Damasco, due giorni dopo il suo<br />

arrivo, abù 'Ubaydah ordinò a Suwayd b. Kulthum al-Qurasi di restituire<br />

parimenti ai Damasceni l'importo delle tasse riscosse, abù 'Ubaydah tenne<br />

ora un nuovo consiglio dei capi : Yazìd<br />

b. abì Sufyàn propose di concen-<br />

trare tutte le forze in al-Gàbiyah, Surahbil b. Hasanah .suggerì di ritirarsi<br />

ancor più a mezzodì fin entro i confini propri d'Arabia. Intanto però giun-<br />

gevano cattive notizie da 'Amr b. al-'As in Palestina, dove la popolazione,<br />

informata dell' imminente arrivo del grande esercito greco, aveva assunto<br />

b. al-'As si vide costretto ad abban-<br />

un contegnoTibelle ed offensivo : 'Amr<br />

donare il paese ed a ripiegare sul Yarmùk ('), dove si univa con l'avan-<br />

guardia musulmana comandata da Khàlid b. al-Walìd (Fu tùli Lees, 138-149).<br />

Nota 1. — E palese come l'annunziata comparsa del grande esercito bizantino gettasse un po' di<br />

sgomento negli Arabi e rinfrancasse i fautori del dominio bizantino, specialmente nella Palestina attorno<br />

a Gerusalemme dove abbondavano gli Ortodossi ed i Greci. Non v'è dubbio cbe molti contemporanei, i<br />

quali avevano assistito alla tragedia dell'invasione persiana nel 614 dell' E. V., fossero convinti ancora<br />

che P impero avrebbe di nuovo completamente trionfato sui suoi nemici. Il turbamento degli Arabi<br />

traluce altresì dai ripetuti consigli di guerra in cui — e questo è importante — abu 'Ubaydali non ha<br />

mai una parte prevalente e direttiva.<br />

§ 101. — Dopo aver accennato al fatto che nelle schiere greche non<br />

regnava perfetta concordia, e che tra gli ausiliari delle medesime v'erano non<br />

pochi, i quali non desideravano l'umiliazione completa degli Arabi, per non<br />

rimanere poi fermamente aggiogati al dominio di Bisanzio, e dopo aver<br />

detto incidentalmente che anche abù 'Ubaydah era giunto con il grosso<br />

dell'esercito arabo sulle rive del Yarmùk, l'autore prosegue il racconto,<br />

narrando di un nuovo consiglio dei capi sul piano di guerra, nel quale si<br />

mettono innanzi pareri diversi, alcuni perfino di ritirarsi in Arabia stessa,<br />

a Garh o ad al-Higr, in attesa dei rinforzi, prima di cimentarsi con il ne-<br />

mico. Siccome ora abù 'Ubaydah sembrava pendere in favore di questi con-<br />

sigli di eccessiva prudenza, intervenne alfine nella vivace discussione anche<br />

Khàlid b. al-Walid, che finora non aveva aperto bocca, e, protestando con<br />

vigore contro pareri tanto pusillanimi, chiese ad abù 'Ubaydah di cedergli<br />

il comando di quei più valorosi che preferivano rimanere sul Yarmùk, ed<br />

egli avrebbe pensato a battere i nemici, abù 'Ubaydah fu scosso da siffatta<br />

apostrofe e cedette il comando a Khàlid, accettando alfine di rimanere sul<br />

posto ed attendervi il nemico (^) (Fu tùli Lees, 149-163).<br />

Nota 1. — Ecco un'altra memoria precisa che la vittoria del Yarmùk si dovesse al genio di<br />

Khàlid b. al-Walid, il quale seppe di nuovo riunire in un fascio le parti mal connesse dell'esercito invasore<br />

e guidarlo alla vittoria. La figura che fa abu 'Ubaydah in tutto questo svolgimento, ò una prova del '<br />

nostro modo di vedere esposto nei §§<br />

• 8 e segg.<br />

581.<br />

a'-sam.]


15. a. H.<br />

§§ 102, 103. 15. a. H.<br />

I 102. — Gli Arabi si prepararono ora al conflitto, e per prima cosa<br />

glia del Yarmu^k riunirono le donne e i bambini sopra un colle dietro alle spalle dell'esersecondo<br />

il Futuh cito. Intanto i Grreci avanzavano seguendo le orme degli Arabi, che si<br />

^"^^<br />

ritii-avano, e giunti presso alle rive del Yarmùk, fissarono il campo in un<br />

sito detto Dayr al-Grabal (forse lo stesso sito di Dayr Ayyùb, menzionato<br />

nel § 64, nota 4), a breve distanza dal campo musulmano. Seguono ora nel<br />

testo una quantità di particolari sulle operazioni militari e su altri inci-<br />

denti, che ]Drecedettero la grande battaglia: un'arringa di Bàhàn ai suoi<br />

seguaci, che ammontavano, si dice, a 400,000 uomini. Nel campo greco si<br />

avverano disordini per l'indisciplinatezza dei soldati, che commettevano<br />

ogni specie di rapine a danno degli abitanti dei dintorni: Bàhàn è co-<br />

stretto ad arringarli di nuovo e ad ammonirli contro la ripetizione di<br />

siffatti eccessi. Si descrive poi un primo scontro tra Grreci e Arabi, in cui<br />

questi ultimi, comandati da Khàlid b. al-Walid, e benché in tutto soli<br />

2000 uomini, sconfiggono il nemico. Abbiamo quindi una descrizione degli<br />

effetti prodotti sull'animo dei Compagni in Madinah da nuove lettere di<br />

abù 'Ubaydah, che spiegano meglio il numero e le forze del nemico, e del-<br />

l'entusiasmo con cui si allestiscono le schiere di rinforzo, che partono sotto<br />

Sa'ìd b. 'Amir b. Hidzyam. Poi ha principio la prima grande battaglia,<br />

in cui Khàlid b. al-Walìd prende il comando: dopo un lungo e sanguinoso<br />

conflitto i Greci non riescono a far valido impeto sulle schiere arabe e si<br />

ritirano nell'accampamento (Futùh Lees, 163-173).<br />

§ 103. — Segue ora una prolissa narrazione di trattative iniziate da<br />

Bàhàn con gii Arabi per venire ad un accomodamento senza altro spargimento<br />

di sangue, ma i negoziati non approdano a nulla, perchè da ambo le<br />

parti le pretese erano troppo disparate: si riprendono allora le oj)erazioni<br />

militari e dopo qualche esitazione da ambedue le parti, ha finalmente prin-<br />

cipio la grande battaglia. Omettiamo i numerosi e prolissi particolari sul<br />

valore mostrato dagli Arabi nel battersi contro schiere assai più numerose;<br />

come a un certo momento le due ali arabe cedessero diivanzi alla massa<br />

schiacciante del nemico, e come nel momento di massimo pericolo Khàlid<br />

b. al-Walìd, alla testa della cavalleria, validamente aiutato da Qays b. Hu-<br />

bayrah e da Sa'id b. Zajd b. Hidzyam, riuscisse alfine a mutare le sorti<br />

della mischia e a mettere i Greci in fuga con spaventosa strage. Cento mila<br />

Greci precipitarono nelle gole del Yarmùk. trovando la morte in fondo al<br />

precipizio, mentre altri 50,000 rimasero uccisi sul campo di battaglia. Khàlid<br />

b. al-Walid, inseguendo senza tregua i fuggiaschi, arriva- fin sotto le mura<br />

di Damasco, i cui abitanti gli vengono incontro e chiedono il rinnovamento<br />

del precedente trattato: questo è accettato. Poco dopo, quando Khàlid, semjjre<br />

582.


15. a. H. §§ 103-105.<br />

incalzando i fuggiaschi, giunge fino a Hims, gli abitanti di questa<br />

_ ^<br />

rinnovano anch'essi il trattato precedente (Futuh Lees, 173-208).<br />

città ''^- *• "•<br />

[SIRIA. - La batta-<br />

gija dei Yarmok<br />

secondo il Futuh<br />

SIRIA. — La battaglia del Yarmuk secondo lo Pseudo-Waqidi.<br />

§ 104. — I precedenti e la battaglia del Yarmuk sono narrati nello<br />

Pseudo-AVàqidi con una coj^ia sì prolissa di particolari, che un largo sunto<br />

dei medesimi non sarebbe possibile senza un'esposizione assai lunga e te-<br />

diosa: nell'edizione del Nassau Lees il racconto si estende per ben duecento<br />

dieci pagine, e contiene un'infinità di narrazioni fantastiche, scevre di ogni<br />

valore storico. Daremo perciò i soli punti principali e quelli che possono avere<br />

un qualche interesse veramente storico, sopprimendo il più che sia possi-<br />

bile gli elementi romanzeschi.<br />

Concluso il trattato di Hims, abù 'Ubaydah mandò Khàlid b. al-<br />

Walìd con quattro mila cavalieri delle tribù di Lakhm, Gudzàm, Kindah,<br />

Kahlàn, Sanbas, Nabhàn, Tayy e Khawlàn verso il settentrione, dove il<br />

Makhzùmita razziò tutta la regione siria che si estende tra Hims e Halab:<br />

furono razziate Sayzar, Kafartàb, al-Ma'arràt, Dayr Sam'àn, e quindi il di-<br />

staccamento fece ritorno a Hims presso abù 'Ubaydah carico di bottino e<br />

con molti prigionieri, abù 'Ubaydah, mirando a cattivarsi le simpatie degli<br />

abitanti, ordinò la liberazione dei prigionieri (in tutto 400 persone) e la<br />

restituzione ai medesimi dei loro averi predati, dopo però aver preso nota<br />

esatta dei loro nomi e dei tondi da loro posseduti. La sola condizione<br />

chiesta fu il pagamento della gizyah e del kharàg. Gli effetti di questa<br />

misura di generosa clemenza furono immediati, perchè gli altri abitanti del<br />

paese, essendo venuti a sapere che, se pagavano ai Musulmani la gizyah<br />

e il kharàg, non verrebbero più molestati, accorsero al campo di abù<br />

'Ubaydah e versarono l' importo delle tasse, abù 'Ubaydah fece prender<br />

nota in iscritto di tutti i loro nomi e delle terre e dei beni che essi di-<br />

chiaravano di possedere (^) (W a q i d i Futuh Lees, II, 32-35).<br />

Nota 1. — Tutte queste notizie hanno palese carattere tendenzioso e ne abbiamo già trattato in<br />

un passo precedente (ct'r. 14. a. H., §§21'i, 211), dove anche in buone tradizioni traluce il concetto che,<br />

la riscossione della tassa per parte degli Arabi costituisse un impegno di non molestare più i contri-<br />

buenti. Da ciò anche la notizia della restituzione dei tributi, di cui abbiamo trovato altre notizie in<br />

v.-iri paragrafi precedenti Icfr. §§ 69, 0!)).<br />

§ 105. — (a) Gli abitanti di Qinnasrin e dei villaggi circostanti alla città,<br />

detti assieme al-Hàdir, tùrono indotti da questo esempio a stipulare pur essi<br />

un trattato con gli Arabi: il patrizio del paese era molto avverso a siffatto<br />

disegno, ma non potendo trattenere i suoi sudditi dalle loro intenzioni,<br />

propose ad essi di trattare con gii Arabi per un anno solo, in attesa della<br />

venuta dell'esercito che l'imperatore Eraclio stava preparando per cacciare<br />

583.


§§ 105, 106. 15. a. H.<br />

15. a. H. gli Arabi dalla Siiia. La proposta del patrizio fu accettata e gii abitanti<br />

glia del Yarmùk di Qinuasriii mandarono un rappresentante al campo di abu 'Uba3^dah in<br />

secondo lo Pseu- Hims per trattare la tregua di un anno. Nel campo musulmano, specialmente<br />

per suggerimento di Kliàlid b. al-Walid, si ebbero sospetti che gli abitanti<br />

di Qinnasrin non fossero in buona fede e tendessero un inganno per sal-<br />

varsi da molestie; ma abù 'Ubaydah non volle respingere l'offerta e fu<br />

concluso un trattato di un anno solo, avente principio con il primo giorno<br />

del mese di Dzu-1-Higgab del 14. H. In seguito a questo trattato gli Arabi<br />

nel razziare il paese fin nelle vicinanze di Halab, di al-'Amq e di Antiochia,<br />

rispettarono il territorio di Qinnasrin (Wàqidi Futùh Lees, II, 35-39).<br />

{b) Grii abitanti di Qinnasrin e di al-Hàdir, in forza di tale accordo,<br />

pagarono quattro mila dinar malaki (= imperiali), cento oncie (ìiqiyyah)<br />

d'argento, mille vestiti di Halab e mille wasq di provvigioni (Wàqidi<br />

Futùh Lees, II, 40).<br />

(e) Conclusi tutti questi trattati con gli abitanti del paese (al nord<br />

di Hims), abù 'Ubaydah si tenne tranquillo in Emesa senza più ordinare<br />

razzie ed aspettando che terminasse l'anno di tregua convenuto nei vari<br />

patti. Intanto però il Califfo 'limar, non ricevendo più notizie da abù<br />

'Ubaj'dah ed avuto informazione della sosta d'armi in Siria, si meravigliò<br />

di quanto accadeva e gli venne il sospetto che abù 'Ubaydah si fosse<br />

infìngai'dito (^). Grii scrisse perciò una lettera con vivaci rimproveri, per<br />

i quali abù 'Ubaydah si pentì d'aver concluso la tregua di un anno e<br />

decise di allestii-e una spedizione contro gli altri paesi più a settentrione,<br />

verso Halab, che non avevano stipulato tregua di sorta con lui': si avanzò<br />

quindi verso settentrione, mandando innanzi Khàlid b. al-Walid al comando<br />

dell'avanguardia. All'avvicinarsi degli Arabi gii abitanti di al-<br />

Rastan, di Hamàt e di Sayzar, invece di opporre resistenza, vennero in-<br />

nanzi con proposte di pace e furono accolti favorevolmente (W a q i d i<br />

Futùh Lees, II, 42-43).<br />

Nota 1 — Il ripetersi di questa memoria vaga, l'infingardaggine cioè di abù 'Ubaydah icfr. 12. a. H.,<br />

§ 363, alla fine), ha per noi il suo pregio. Si fonda sopra alcune memorie di certa origine storica, e<br />

serve all'autore o autori dei romanzi pseudo-wàqidei per spiegare vari punti oscuri della loro narrazione.<br />

In questo punto è manifesto come non fosse comprensibile l'apparente inazione di un anno, tra la presa<br />

di Damasco e la battaglia del Yarmuk.<br />

§ 106. — (a) Turbato dall'avanzata degli Arabi, il patrizio di Qinnasrin,<br />

che era in segreto accordo con l'imperatore, scrisse ad Eraclio, insistendo<br />

per l'invio sollecito di forze capaci di arrestare i progressi degli Arabi. L'im-<br />

perato're spedì allora Grabalah b. al-Aj^ham con diecimila cavalieri arabi<br />

delle tribù cristiane, al-Mutanassirah, principalmente della stirpe di Ghas-<br />

sàn. abù 'Ubaydah fu informato delle mene segi'ete del patrizio, ma non<br />

584.


Aì^:^<br />

(,-^H<br />

INGRESSO OCCIDENTALE DELLA GRANDE MOSCHEA DI DAMASCO<br />

DAMASCO: CORTILE DELLA GRANDE MOSCHEA


15. a. H. , ss 106, 107.<br />

ostante il<br />

aspettare,<br />

palese<br />

^<br />

finché<br />

tradimento, non volle muovere contro di lui, ijreferendo<br />

• 11, 1<br />

fosse terminato l'anno di tregua pattuito nell accordo.<br />

^^- * ^•<br />

[SIRIA.- La batta-<br />

gna dei Yarmuk<br />

Prima però che fosse spirato detto termine, abiì 'Ubaydah aggredito da secondo io Pseu-<br />

•<br />

. _ . . . do-Wàqldi.]<br />

Grabalah dovette muoversi contro Qinnasrin e nello Pseudo-Waqidi abbiamo<br />

;<br />

una lunga e prolissa narrazione della battaglia, impegnata per primo da<br />

Khalid b. al-Walid, nella quale i Musulmani vincono alfine l' esercito di<br />

Grabalah b. al-Ayham al-Ghassàni, uccidono il patrizio di 'Ammùriyah e di<br />

Qinnasrin, ed infine presentatisi dinanzi alla città costringono questa ad<br />

arrendersi con trattato di vera sottomissione, e con pagamento regolare della<br />

gizyah (Wàqidi Futùh Lees, II, 43-61).<br />

(b) abù 'Ubaydah, consultatosi ora con i suoi colleghi, decise di rinun-<br />

ziare ad altre conquiste verso il nord e di ritornare invece addietro per<br />

sottomettere la città di Ba'labakk, che era ancora indipendente. Abbiamo<br />

quindi nello Pseudo-Waqidi un'altra lunga nari-azione di questo assedio e<br />

di una grande battaglia combattuta nelle vicinanze della città, che ter-<br />

mina con la vittoria degli Arabi e la resa di Ba'labakk mediante un trat-<br />

tato alle solite condizioni (Wàqidi Fu tuli Lees, II, 63-94).<br />

(e) Intanto però era scaduto l'anno di tregua concluso con gli abitanti<br />

di Hims, ed abù 'Ubaydah decise di ritornare dinanzi alle mura di questa<br />

città e ricominciarne l'assedio. Questa volta i Musulmani incontrarono vi-<br />

vissima resistenza, ed in un combattimento subirono persino una disfatta<br />

e dovettero levare l' assedio ('): in uno degli scontri trovò la morte 'Ikrimah<br />

b. abi Gralil. Alla fine però vinsero i Musulmani, e la città fu costretta<br />

ad arrendersi ed a venire, a patti con gli Arabi. Una sorte simile toccò<br />

pure ad al-Rastan ed a Sayzar, la tregua con le quali era parimenti sca-<br />

duta (Wàqidi Futuh Lees, II, 94-110).<br />

Nota 1. — E degno di nota come nello Pseudo-Waqidi si sia conservata memoria del rovescio<br />

arabo sotto le mura di Hims, rovescio che, come vedemmo (cfr. 14. a. H., §§ 180, 183), è ricordato soltanto<br />

dalle fonti bizantine e siriache. E notevole che lo Pseudo-Waqidi abbia conservato anche memoria<br />

della uccisione di un capitano arabo, come aifenna Teofane. Abbiamo cosi una prova che i compilatori<br />

di questi romanzi fantastici fondarono la loro narrazione sopra una trama storica corretta: onde ci sen-<br />

tiamo giustificati nel dare sunto sì ampio del romanzo.<br />

§ 107. — Quando l'imperatore Eraclio ebbe notizia della presa di Hims,<br />

di al-Rastan e di Sayzar, afErettò i preparativi militari per la formazione<br />

del grande esercito, che si andava ragunando nei dintorni di Antiochia. Allo<br />

stesso tempo spediva rinforzi alle guarnigioni di Qaysàriyyah, di Sur, di<br />

'Akkà, di Taràljulus, di Bayrut, di Tabariyyah e di Gi-erusalemme. Per effetto<br />

delle sue premure giunsero gli Armeni sotto Bàhàn al-Armani e gli altri rin-<br />

forzi chiesti alle varie parti dell'impero; con le milizie accorse l'imperatore<br />

formò cinque grandi corpi sotto cinque capitani. Il primo corpo era coman-<br />

585. 74


§§ 107, 108. lo. a. H.<br />

15. a. H. dato da Qanatir, governatore (malik) di Riimiyah, al quale diede cento<br />

^^'liLVei'"Ya^mTk<br />

^^^^^ cavalieri al-Eùsiyah (= Eussi?) ed al-Saqàlibah (= Slavi): il secondo<br />

secondo lo Pseu- corpo fa messo agli ordini di Gargir, governatore (malik) di 'Amniùrij^ah<br />

do-Waqidi.]<br />

^ Malùriyali wa Angùriyah: il terzo assegnò ad al-Dàrihàn, al quale diede<br />

cento mila cavalieri al-Magblit ed al-Aii-ang (! memorie delle Crociate):<br />

il quarto era comandato da Qùrir, che aveva sotto i suoi ordini cento mila<br />

al-Dùqas ed al-Maghlit. Il quinto corpo infine era comandanto da Bàhàn,<br />

per il quale l'imperatore Eraclio aveva una speciale simpatia. Dell'avanguardia<br />

composta di 60,000 cavalieri, tutti Arabi cristiani, aveva comando<br />

il principe Gabalah b. al-Ayham al-Ghassani. Qanatir prese la via di Darb<br />

Tarsùs, Gabalah andò per al-Làdziqiyyah: Gargir si avviò per al-Gàdah o<br />

al-Ma'arràt e Sarmin: Qiirìr passò invece per Halab e Hamàt: al-Dàrihàn<br />

attraversò gli al-'Awàsim, ossia la terra di Qinnasrin. Appresso a tutti<br />

venne Bàhàn con le forze rimanenti, mentre che innanzi a tutti marciava<br />

Gabalah b. al-Ayham al-Ghassàni con l'avanguardia di Arabi Ghassàn (W àqidi<br />

Futùh Lees, II, 111-llG).<br />

§ 108. — abù 'Ubaydah aveva nel paese una quantità di spie, tra gii<br />

a 1 - ni u 'à h i d ù n, ossia quelli che avevano concluso trattati con i Musul-<br />

mani, le quali lo informavano di tutte le mosse dei Greci: quando l'esercito<br />

di Eraclio giunse a Sayzar, queste spie si afEi'ettarono a recarsi presso abù<br />

'Ubaydah, dirigendosi prima a Hims, dove credevano fosse il campo musulmano<br />

; ma trovarono che gii Arabi avevano già abbandonata la città e si<br />

erano ritirati in al-Gàbiyah. abù 'Ubaydah infatti, dopo la sottomissione di<br />

Hims, aveva lasciato nella città quelli che dove,vano curare la riscossione<br />

del kh a r a g e della g<br />

i z 3^ a h e si era ritirato ad al-Gàbiyah, dove ora le<br />

spie vennero a raggiungerlo e ad informarlo delle forze e delle mosse dei<br />

Greci, abù 'Ubaydah rimase molto turbato dalle informazioni ricevute, e il<br />

suo timore si propagò anche a tutto l'esercito: i Musulmani si misero a guar-<br />

darsi Tun r altro senza dire una parola, abù 'Ubaydah convocò allora la<br />

gente (gii altri capitani?) e chiese il loro parere sul da farsi. Alcuni pro-<br />

posero di ritirarsi innanzi ai Greci fino a Wàdi al-Qura per esser più vicini a<br />

Madìnah e più prossimi ai soccorsi che avrebbe mandati il Califfo ; ma abù<br />

'Ubaydah rispose che questo non era possibile, perchè il Califfo gli avrebbe<br />

mosso aspro rimprovero d'aver abbandonato le città espugnate. Sorse allora<br />

Qays b. Hubayrah al-Muràdi e protestò anch' egli contro l'idea di abban-<br />

donare la Siria, paese di delizie e d'abbondanza, per ritornare agii squallori<br />

ad alla fame del Higàz; egli invitò tutti i presenti a rimanere dove erano<br />

per battersi contro i Greci, rammentando che a quelli che fossero uccisi<br />

era assicurato il Paradiso. Tutti approvarono le parole di Qays b. Hu-<br />

586.


15. a. H. §§ 108-110.<br />

bayrah, tranne Khàlid b. al-Walid, il quale aveva taciuto durante la discus-<br />

sione. Invitato ora a parlare, egli consigliò di modificare la proposta di Qays;<br />

ed abù 'Ubaydah, incoraggiandolo a parlare, gli disse che quanto egli<br />

avrebbe proposto sarebbe stato accettato da tutti i presenti. Khàlid b. al-<br />

Walid sostenne -ora che la posizione in al-Gràbiyah non era buona —-perchè<br />

troppo vicina a Qaysàriyyah! (sic.'), — e che era meglio nel combattere<br />

contro il nemico avere Adzri'àt alle spalle ed il Yarmùk tra loro ed i<br />

Greci: in questo luogo i rinforzi del Califfo avrebbero potuto raggiungerli<br />

senza difficoltà, mentre il paese libero e spazioso permetteva di manovrare<br />

con la cavalleria. I presenti approvarono il piano di Khàlid, e sorse abù<br />

Sufyàn b. Harb ad esprimere pubblicamente la sua approvazione ed a<br />

proporre inoltre che intanto Khàlid si avanzasse fino ad al-Ruqqàd, affinchè<br />

si trovasse tra l'esercito arabo e quello greco, penetrato ora fin nell'Urdunn,<br />

per così prevenh'e ogni assalto di sorpresa o insidia. Anche questa proposta<br />

fu accettata e Khàlid b. al-Walid, avanzatosi senza indugio verso l' Urdunn,<br />

respinse con molta strage un corpo nemico che già era nel paese. Molti fug-<br />

giaschi peru-ono nelle acque del Giordano ('). Intanto abù 'Ubaydah mo-<br />

veva il campo e veniva a stabilirsi presso il Yarmùk, lasciando Adzri'àt<br />

alle spalle. Quivi era una collina elevata, sulla quale fece radunare tutte<br />

le donne ed i bambini degli Arabi, ed ordinò loro di stare sempre desti ed<br />

attenti (Wàqidi Futùh Lees, II, 116-120).<br />

Nota 1. — Anche questo romanzo sembra oscuramente intendere la venuta dei Greci dalla parte<br />

del Giordano: a tale sospetto si è indotti dalla menzione di al-Ruqqàd e al-Urdunn. Di ciò si fece già<br />

parola in un paragrafo precedente (cfr. §§ 7, nota 1; 64 e nota 2; 109) ed amiamo insistervi perchè questo<br />

particolare, se confermato, presenta una fisionomia novella nei precedenti del Yarmùk. La concentra-<br />

zione greca nell'Urdunn presuppone l'invio di molti rinforzi in Palestina per via di mare, da Costan-<br />

tinopoli e forse anche dall'Africa e dall'Egitto.<br />

§ 109. — I Greci intanto scendevano verso mezzogiorno e risottomettevano<br />

tutto il paese che era stato occupato dagli Arabi, trattando con<br />

grande durezza quanti avevano pattuito con il nemico, e coprendoli di aspri<br />

rimproveri per il loro tradimento della causa cristiana. Avanzando in questo<br />

modo i Greci arrivarono quindi al Yarmùk, al Dayr al-Gabal (= Dayr<br />

Ayyùb), vicino alla terra di al-Euqqàd (Ard al-Ruqqàd) ed al-Gawlàn<br />

(cfi-. §§ 7 e nota 1; 64 e nota 2; 108, nota 1), e si accamparono di fronte<br />

agli Arabi a tre farsakh di distanza. Tra i due eserciti si dispose Ga-<br />

balah b. al-Ayham con i suoi 60,000 cavalieri arabi cristiani (W a q i d i<br />

Futùh Lees, II, 120-122).<br />

§ 110. — Segue ora nel testo pseudo-waqideo una narrazione intermi-<br />

nabile dei precedenti e dello svolgimento della battaglia, che non mette il<br />

conto di esporre partitamente. Nella parte finora riassunta esistono probabil-<br />

587.<br />

15. a. H.<br />

[SIRIA.- La battaglia<br />

del Yarmùk<br />

secondo lo Pseu-<br />

do-Wàqidi.]


§§ HO, 111. 15. a. H.<br />

15. a. H. mente molti elementi storici, ma ora che siamo giunti alla battaglia stessa il<br />

glia del Yarmuk nostro romanziere si abbandona alla sua fantasia e si dilunga nell'esposizione<br />

secondo lo Pseu- ({[ ^^m' infinità di conflitti, i quali, se pur scevri sempre di elementi meravi-<br />

do-Wàqidì.]<br />

gliosi, soprannaturali od inverosimili, non per questo sono da considerarsi<br />

come aventi alcuna sicura base storica. Sono tutti ricami appassionati sul<br />

tema della preeminenza militare e religiosa degli Arabi e dei Musulmani<br />

sui Grreci e Cristiani. La narrazione della battaglia è preceduta da quella<br />

di pretesi incontri pacifici tra Greci e Arabi, nei quali i primi tentano<br />

invano d'indurre i secondi a ritirarsi, e gii Arabi alla lor volta tentano<br />

invano di persuadere i Greci a convertirsi. È sempre lo stesso tema, che<br />

troviamo ripetersi egualmente nelle tradizioni di varie battaglie, e perfino<br />

in quelle della giornata di al-Qàdisiyyah, come vedremo tra breve. Anche<br />

di questi episodi palesamente apocrifi non mette conto di occuparsi. Poi<br />

vengono i preparativi, tra i quali è narrata la scelta fatta da Khàlid b.<br />

al-Walìd dei guerrieri che volle avere con sé per iniziare la battaglia<br />

(al-Gubayr b. al-'A\vwàm; al-Fadl b. al-'Abbàs; Hàsini b. Sa'd al-Tà"i: al-<br />

Qa'qà' b. 'Amr al-Tamnni; Surahbìl b. Hasanah; 'limar b. 'Abdallah;<br />

Safwàn b. al-Fadl [al-Mu'attal] al-Sulami; Safwàn b. Umayyah; Salii b.<br />

'Umar; Rabi'ah b. 'Amir; Diràr b. al-Azwar; Ràfi' b. 'Umayrah; 'Adi b.<br />

Hàtim al-Tà"i, ecc., ecc.): si ha da ultimo l'invito fatto da Khàlid b. al-Walìd<br />

a tutti gii Ansar di unirsi a lui. Questi sospettano che il Makhzumita mirasse<br />

ad esporli al massimo pericolo per salvare invece gii al-Muhagirùn, fiac-<br />

care le loro forze e mandarli a perdizione C); ma Khàlid b. al-Walid li as-<br />

sicurò sulla purezza delle sue intenzioni e sostenne che la sua scelta era<br />

motivata soltanto dalla conoscenza del loro grande valore e della loro te-<br />

nacia nel battersi. Segue poi la narrazione della prima grande battaglia<br />

impegnata da Khàlid con queste genti contro gii Arabi cristiani sotto Ga-<br />

balah b. al-Ayham al-Ghassàni, e la sconfitta completa di questi ultimi (W à-<br />

qidi Futuh Lees, II, 121-141).<br />

Nota 1. — Dovremo ritornare su questo tema tradizionistico dell'estinzione e scomparsa degli<br />

al-Ansàr: allora daremo le tradizioni che alludono a tale argomento e ne stiidieremo le ragioni.<br />

§ 111. — Dopo questa prima battaglia lo Pseudo-Wàqidi fa seguire una<br />

sosta delle armi, durante la quale abu 'Ubaydah scrive al Califfo 'Umar<br />

pregandolo di mandare altri rinforzi. 'Umar allestì allora un nuovo distac-<br />

camento composto per Io più di Yamaniti accorsi in quei giorni a Madìnah,<br />

e nel quale erano Arabi delle tribù di Sa'dà, Zabid, Bagilah, degli 'Utbah,<br />

Dzù Gabalah, al-Hanàgir (tribù dell'Arabia meridionale — cfr. Hamdàni,<br />

83, 115, 168, 245, 246), Nagwa e Hadramawt: in tutto 6000 uomini che<br />

partirono sotto il comando di Sa'ìd b. 'Amir. Da Tal)ùk i rinforzi presero<br />

588.


15. a. H. §§ 111-113.<br />

la via diretta attraverso il deserto fino ad 'Amman (cfi-. 12. a. H., § 317,<br />

\ . ,<br />

nota 6), città che era ancora in potere dei Greci (*), e che raggiunsero dopo<br />

^5- *• ^<br />

[SIRIA.- La batta-<br />

gija dei Yarmuk<br />

dieci giorni di marcia da Tabùk. Seguì una battaglia con gli abitanti, nella secondo io Pseu-<br />

^ _ do-Wàqidl.]<br />

quale si distinsero al-Zubayr b. al 'Awwàm ed al-Fadl b. al-'Abbas, e che<br />

ebbe termine con la disfatta dei Greci. I vincitori arrivarono infine al Yarmuk<br />

(Wàqidi Futùh Lees, II, 141-154).<br />

Nota 1. — Si esservi come si ammetta che gli Arabi sul Tarmuk potessero avere alle spalle<br />

città indipendenti, non ancora sottomesse alle armi musulmane : è una memoria corretta del modo di-<br />

sordinato con il quale i guerrieri <strong>dell'Islam</strong> conquistarono il paese.<br />

§ 112. — Segue poi nel testo la narrazione di un incontro di Khàlid<br />

b. al-Walìd con il generale in capo dei Greci Bàhàn, con molti particolari av-<br />

venturosi, che omettiamo (Wàqidi Futùh Lees, II, 155-166), e finalmente<br />

si viene ai preparativi immediati della grande battaglia, alla disposizione<br />

delle forze fatta da Khàlid b. al-Walid seguendo le istruzioni avute da abù<br />

'Ubaydah. Descrivonsi quindi i primi scontri delle due schiere nemiche, il<br />

duello di vari insigni guerrieri delle due parti, sempre con esito favorevole ai<br />

Musulmani, le prodezze delle donne musulmane ed i loro nomi. Al cadere<br />

della notte le due schiere si separano. Dopo questa prima battaglia i Greci<br />

rimangono per sette giorni senza venire più alle mani con gli Arabi: mentre<br />

però nel campo musulmano regna la concordia e ordine perfetto, nel campo<br />

greco incominciano gli screzi: la gente del paese viene a lagnarsi di depre-<br />

dazioni compiute a loro danno dai patrizi bizantini, e scoppiano diverbi<br />

vivaci. Nell'ottavo giorno riprendesi la mischia con più furore che mai, ed i<br />

Musulmani si gettano sul nemico incoraggiati dai discorsi dei capi e dalle<br />

esortazioni delle donne. Dopo fiera mischia vincono di nuovo i Musulmani:<br />

nel corso della disfatta greca ripetesi l'episodio famoso del comandante greco<br />

(al-Dàrihàn), il quale piuttosto che fuggire con gii altri si avvolge il capo<br />

nel mantello per non vedere il disastro toccato ai suoi e si fa uccidere sul<br />

campo. Anche le donne prendono parte alla mischia ed armate di pali di<br />

tende battono i musi dei cavalli arabi, costringendoli a retrocedere, quando<br />

in un momento di panico i loro mariti e fi-atelli ritraevansi innanzi all'im-<br />

peto dei Greci. In questa giornata, come nella precedente e in altre succes-<br />

sive, sempre la carica della cavalleria comandata da Khàlid b. al-Walid de-<br />

cide della battaglia. Il felice successo dei Musulmani non riesce tuttavia<br />

decisivo, ed al cadere della notte i Greci ed i Musulmani si ritirano nei<br />

loro accampamenti e passano la notte sotto le armi (Wàqidi Futùh<br />

Lees, II, 166-209J.<br />

§ 113. — (a) Nel giorno seguente si riprende di nuovo la mischia, ed i<br />

Greci respingono gii Arabi fino a giungere entro il loro accampamento:<br />

589.


§§ 113, 114. 15. a. H.<br />

15. a. H. dopo strenui sforzi però gli Arabi riescono alfine a ricacciarli addietro fino<br />

glia del Yarmuk ^1 campo bizantino, grazie sovrattutto al valore delle donne arabe che si<br />

secondo lo Pseu- uniscono agli uomini, li incoraggiano con l'esempio e si battono con più<br />

ardire dei guerrieri stessi. In questa giornata detta Yawm al-Ta'wir i<br />

Greci perdono 40,000 uomini (Wàqidi Futùh Lees, II, 209-228).<br />

(6) Nell'ultima giornata alfine (dal testo non risulta chiaro se sia il quarto<br />

o il quinto giorno di battaglia) gli Arabi vincono ormai completamente il<br />

nemico e lo sospingono nella grande valle di al-Yàqùsah, dove periscono<br />

105,000 (sic) Greci, mentre 40,000 cadono prigioni nelle mani dei vincitori.<br />

Dei Musulmani periscono 4000 uomini (Wàqidi Futùh Lees, II, 228-238).<br />

(e) Della vittoria il maggiore artefice risulta Khàlid b. al-Walid, il<br />

quale subito dopo la strage dei vinti, insegue i fuggiaschi superstiti e li<br />

incalza fin sotto Damasco: dinanzi alle mura della città Khàlid b. al-Walid<br />

vince una nuova battaglia, in cui jDerisce Bàhàn, ucciso non si sa se da<br />

un certo al-Nu'màn b. al-Azdi o da 'Àsim b. Khawl (? Hawàl) al-Yarbùi.<br />

Khàlid non dà riposo ai vinti e da Damasco continua ad incalzarli, prose-<br />

guendo fin su Hims, dove lo viene a raggiungere abù 'Ubaydah con il re-<br />

stante delle forze musulmane. Quindi fanno ritorno tutti a Damasco, e si<br />

procede alla divisione delle spoglie e del bottino raccolto al Yarmùk<br />

(Wàqidi Futùh Lees, II, 238-243).<br />

SIRIA. — La battaglia del Yarmùk secondo gli storici persiani.<br />

§ 114. — Khuwàndamir confonde Agnàdayn con Yarmùk benché narri<br />

di ambedue queste battaglie: infatti, secondo lui, nel 13. H. avvennero: la<br />

battaglia di Agnàdayn, l'assedio (e non la presa) di Daraasco, la vittoria<br />

di Marg al-Suffar (ottenuta da Khàlid b. al-Walid dui'ante l'assedio e scon-<br />

figgendo i soccorsi di Eraclio), ritirata dei Musulmani dalle mura di Damasco<br />

inespugnata sul Yarmùk e grande vittoria su questo fiume al momento<br />

in cui Khàlid b. al-Walid riceveva l'annunzio della morte di abù Bakr, del-<br />

l'elezione di 'Umar e della nomina di abù 'Ubaj^dah a comandante gene-<br />

rale. Nella narrazione della battaglia del Yarmùk nulla troviamo degno<br />

di nota, tranne che gii Ai-abi vinsero in seguito alla notizia che arriva-<br />

vano rinforzi da Madinah (Khond., I, parte IV, pag. 11).<br />

È evidente che la cronologia predetta proviene dalla necessità di accomodare<br />

due notizie, che per KhuwàndamLr erano indiscutibili : primo che<br />

le grandi vittorie della Siria erano opera di Khàlid b. al-Walìd; secondo<br />

che egli fu destituito appena 'Umar sali al potere. Da queste due premesse<br />

venne di necessità la cumulazione di tutte le vittorie maggiori entro l'anno<br />

13. H. regnante abù Bakr.<br />

590.


15. a. H. §§ 114, 115.<br />

Noi califfato poi di 'Umar, e precisamente nel 16. H., Khuwànclamìr, ^^- ^- "•<br />

. • -, n 1 1- [SIRIA. -La battadopo<br />

la presa di Tabariyyah, di Maysan e di Ba labakk, pone la battaglia gijg dei Yarmuk<br />

di Marg al-Rùm che egli palesemente confonde con quella del Yarmùk: secondo gii sto-<br />

. . „. . . -^ . . rici persiani).<br />

Tudzar e Sanas, comandanti dei Greci, sono sconfitti e uccisi. Poi viene<br />

la spedizione di Hims (Khond., I, parte IV, pag. 14-16).<br />

Più avanti però (ibid., pag. 16, lin. 16 e segg.) narra di nuovo sotto<br />

l'anno 16. H. la grande battaglia del Yarmuk, in cui, egli dice, perirono<br />

'Ikrimah b. abì Gahl, 'Abd al-rahmàn b. al-'Awwàm e 'Amir b. abi Waqqàs.<br />

§ 115. — (a) Dalla storia di Mirkhawànd si possono trarre alcuni dati di<br />

un certo valore, perchè lo storiografo persiano attinge, per la narrazione della<br />

battaglia del Yarmuk, ad un'opera perduta, l' a 1 - T a • r i kh al-A'zam di<br />

al-Kùfi, che egli cita ben tre volte. Narrata in primo luogo la destituzione<br />

di Khàlid b. al-Walid, l'as-sedio di Damasco, la battaglia di Fihl, quindi la<br />

presa di Ba'labakk ed infine di Hims (Mirkh., Il, 265-267), passa a de-<br />

scrivere i precedenti e la battaglia del Yarmuk.<br />

(6) Appena ricevuta notizia della caduta di Hims in potere dei Musulmani,<br />

l'imperatore Eraclio dopo breve scoraggiamento, radunato un<br />

consiglio in Antiochia, decise di allestire un nuovo esercito, alla testa del<br />

quale pose Bàhan (nel testo anche la lezione Màhàn), « uomo distinto dagli<br />

« ornamenti del sapere e del coraggio, nei quali superava i suoi colleghi e<br />

«contemporanei». Datagli una somma di 300,000 dinar per corrompere<br />

gl'invasori, gli affidò anche il comando di ben 600,000 uomini: sotto di<br />

lui erano tre generali, ognuno dei quali aveva ai suoi ordini 100,000 ca-<br />

valieri; con queste schiere Bàhan mosse su Hims. abu 'Ubaydah fu tur-<br />

bato dalla notizia di siffatti armamenti, e chiamò i capitani arabi a con-<br />

siglio. Yazid b. abi Sufyàn propose di ragunare a Hims tutte le schiere<br />

musulmane sparse in Damasco, in Palestina e nell'Urdunn, e dar battaglia<br />

dinanzi a Hims. Surahbil b. Hasanah fece a questa proposta varie osser-<br />

vazioni, ponendo in rilievo come fosse imprudente lasciare le famiglie dei<br />

guerrieri entro la città durante la battaglia, perchè i Cristiani di Emesa<br />

avrebbero potuto tendere qualche grave insidia, abii 'Ubaydah propose di<br />

espellere gli abitanti dalla città, ed attendere istruzioni dal Califfo, trin-<br />

cerati nella medesima. Maysarah b. Masrùq ricordò allora che questo non<br />

era lecito, perchè sarebbe stata una violazione del trattato concluso con<br />

gli abitanti, ai quali era stato concesso di rimanere nella città: egli pro-<br />

pose quindi di ritirarsi a Damasco, perchè gii Arabi erano i guerrieri dei<br />

deserti e delle lande desolate, e sarebbero stati a disagio in una fortezza:<br />

durante la ritirata si poteva mandare un messo al Califfo per istruzioni<br />

e rinfòrzi. I capitani convennero esser questo il miglior consiglio: gli Arabi<br />

.591.


15. a. H.<br />

[SIRIA. - La battaglia<br />

del Yarmùk<br />

secondo gli sto-<br />

rici persiani.]<br />

§§ 115, 116. 15. a. H.<br />

adunque si ritirarono verso il mezzogiorno, e Sufyàn b. Ma'qil fu spedito<br />

con una lettera al Califfo 'Umar, il quale non approvò la condotta dei<br />

comandanti, e rimproverò ad abù 'Ubaydah la ritirata su Damasco come<br />

un atto di pusillanimità e di poca fiducia nell'assistenza divina: nondimeno<br />

appena ebbe la lettera mandò (secondo 1' a 1 - T a • r i kb a 1 - A 'z a m<br />

di al-Kùfi) 3000 uomini sotto 'Amir b. Hidzyam in soccorso di abù<br />

'Ubaydah.<br />

Intanto Bàhàn con i primi 100,000 uomini arrivava in Hims dove rim-<br />

proverava e puniva gli abitanti per aver trattato con i Musulmani: gli<br />

Emesani chiesero perdono come meglio fu loro possibile e si sottomisero<br />

umilmente al generale greco. Bàhàn proseguì da Hims il suo cammino e<br />

giunse alfine al fiume Yarmùk, dove fu poi raggiunto dai tre predetti<br />

generali con le altre schiere e dove erano accampati gli Arabi, abù 'Ubaydah<br />

spedì un secondo messo con la notizia che Bàhàn si era accampato dinanzi<br />

alle tende arabe, ed il Califfo gli rispose ordinandogli di accettare battaglia<br />

sul Yarmùk: gli mandò anche altri 3000 uomini di rinforzo sotto Suwayd<br />

b. Sàmit al-Ansàri. Secondo (la cronaca intitolata) al-Maqsad al-Aqsa,<br />

partirono in seguito altri 1000 uomini sotto Sa'd b. 'Amir ed abù Sufj^àn<br />

b. Harb; ed al-Ta"rikh al-A'zam di al-Kùfi racconta che i rinforzi sotto<br />

Suwayd b. Sàmit giunsero al campo arabo prima della risposta del Califfo,<br />

sì che gli Ai-abi ne furono assai rinfi-ancati (Mirkh., II, 257-259).<br />

§ 116. ^ Bàhàn, prima d'incominciare le ostilità, scrisse ad abù 'Ubay-<br />

dah, dicendo d'aver saputo del mutamento di comando nell'esercito degli<br />

Arabi, e desiderare un abboccamento con Khàlid b. al-Walid: abù 'Ubay-<br />

dah accettò di mandare Khàlid, ed il cronista narra con molti partico-<br />

lari r abboccamento avvenuto. Khàlid si presentò menandosi appresso una<br />

tenda rossa, che piantò nelle vicinanze di quella di Bihàn: questi ac-<br />

colse Khàlid con la massima cortesia, nell'intento di sedurlo, ed offerse<br />

ingenti somme di danaro per il Califfo, i comandanti arabi e tutti i guer-<br />

rieri, se si fossero ritirati, concludendo la pace. Khàlid respinse le proposte,<br />

dichiarando di accettare la pace, soltanto se i Gì-reci o mutavano la loro<br />

religione, o si sottomettevano pagando la gizyah. Avendo Bàhàn rifiutato<br />

di accogliere siffatte proposte, Khàlid b. al-Waììd .ritornò al campo arabo:<br />

tanto Bàhàn, quanto uno dei patrizi suoi dipendenti ebbero intanto sogni di<br />

malaugurio, mentre d'altra^ parte abù 'Ubaydah aveva sogni che gli pre-<br />

conizzavano la vittoria. La narrazione minuta di questi sogni proviene,<br />

dice Mii-khawànd, dall' a 1 - T a r ì kh al-A'zam di al-Kùfi. Bàhàn, dopo con-<br />

sulto con i capi del suo esercito, decidevasi intanto ad assalire con tutte<br />

le forze riunite gli Ai-abi in un giorno fausto per i suoi.<br />

592.


15. a. H. §§ Ufi, 117.<br />

Nel eriorno voluto da B.ihàn ebbe principio la battaglia: il comando ^^- ^- ^•<br />

*'. .<br />

' , , [SIRIA. - La batta-<br />

. .<br />

dell'ala dritta fu dato a Qanàtirah e Grurgìu (= (jurgis), e la sinistra ad gna dei Yarmuk<br />

'Alqamah b. al-Mundzir. abu 'Ubaydah a sua volta preparò i suoi alla bat-<br />

secondo gii sto-<br />

^ __ rici persiani.]<br />

taglia, affidando il comando dell'ala dritta ad 'Amr b. al-'As ed a Yazid<br />

b. abi Sufyàn, e della sinistra a Mu'àdz b. Grabal ed a Suwayd b. Sàmit<br />

al-Ansàri: pose Surahbil b. Hasanah in comando all'estremità dell'ala dritta<br />

e Sa'd b. 'Amir all'estremità dell'ala sinistra. In un agguato collocò Sa'id<br />

b. Zayd b. 'Umar al-Thaqafì con 4000 cavalieri. Il grosso della cavalleria fa<br />

messo sotto gli ordini di Khàlid b. al-Walid, e il grosso della fanteria<br />

sotto Hàsim b. Utbah b. abì Waqqàs. Mirkhawànd dà quindi una nar-<br />

razione della battaglia assai più ordinata di quella che troviamo nelle<br />

fonti arabe: narra gli atti di valore di Qays b. Hubayrali al-Muràdi, e<br />

di 'Iki'imah b. abi Gralil, il quale ultimo perisce sul campo: anche Màlik<br />

b. al-Hàritli si distingue nella mischia, ma una freccia gli taglia la pal-<br />

pebra, e da quel giorno si prese il cognome di al-Astar (l'uomo « dalle<br />

pupille arrovesciate »j. Grande è pure il valore mostrato da Yazid b. abì<br />

Sufyàn e da 'Amr b. al-'As. Dinanzi all'impeto irresistibile della cavalleria<br />

di Khàlid i Greci rimasero soccombenti, e trascinati dal panico si gettarono<br />

nel fiume Yarmuk, dove la maggior parte trovò la morte per annegamento :<br />

« sicché fu l'acqua chr^ li portò al fuoco infernale », aggiunge Mirkhawànd.<br />

Quando la battaglia si volse sfavorevole ai Greci, Bàhàn ordinò ad uno dei<br />

suoi patrizi di tentar con violento assalto di aprirsi un varco attraverso le<br />

file musulmane, e permettei'e così ai superstiti Greci di salvarsi dal luogo<br />

dove erano rinchiusi, e uscire all'aperto: tre volte tentò il patrizio, e tre<br />

volte Khàlid lo ricacciò indietro. Alfine i Musulmani trionfarono completa-<br />

mente, massacrando 70,000 Greci: fu trovato il cadavere di Bàhàn, ma per<br />

quanto si cercasse, non fu possibile rinvenire sul corpo il segno della più<br />

piccola ferita. I Musulmani s'impadronirono d'un immenso bottino. Il quinto<br />

della preda fu mandato da abù Ubaydah a Madinah con la notizia della<br />

vittoria (Mirkh., II, 259-261).<br />

Segue il racconto drammatico dell'annunzio della disfatta all'impera-<br />

tore Eraclio, il quale furente taglia la testa a Khuzaymah b. 'Amr al-Sùkhi,<br />

che glielo aveva portato. Eraclio sale sopra un monte presso Antiochia e,<br />

salutata la Siria con accenti commossi, fugge a Costantinopoli (Mirkh.,<br />

II, 261-262).<br />

SIRIA. — Elenco dei Musulmani uccisi al Yarmuk.<br />

§ 117. — Uniamo qui appresso, come si fece per le altre battaglie, un<br />

elenco dei Musulmani, per lo più Compagni del Profeta, che perirono alla<br />

593. 75


117. 15. a. H<br />

15. a. H. battaglia del Yarmùk; per comodo degli studiosi e per avere l'elenco com-<br />

Musuimani'^°uc-<br />

pl^to lio aggiunto anclic i nomi di quelli tra i morti di Agnàdayn che,<br />

cisi al Yarmuk.] secondo alcune fonti, sarebbero invece periti al Yarmùk. In quasi tutti i<br />

casi in cui le fonti danno le due versioni (morto o ad Agnàdayn o al Yar-<br />

mùk), non è possibile dire quale delle due notizie sia la più corretta o<br />

probabile. Nel rijDetere i medesimi nomi in ambedue gli elenchi (di Agnà-<br />

dayn e del Yarmùk), ci clamo prefissi di porgere allo studioso tutte le<br />

notizie sul Yarmùk riunite assieme, oltre che addurre in tal modo un'altra<br />

prova del come e quanto gi' incidenti di quelle due battaglie si siano confusi<br />

assieme nelle memorie conservate dai tradizionisti.<br />

il) Abàn b. Sa'Td b. As b. Umayyah b. Abd Sams al-Qurasi, ucciso ad Agnàdayn o al Yarmuk<br />

isecon.lo ibn Isha.j). CtV. 13. a. H. § 66, n. 1. iTabari, I. 2349; id. I, 2101 (da Sayf b. Tmar]).<br />

,2) 'Abd al-rahmàn b. al-'Awwàm b. Khuwaylid b. Asad b. 'Abd al-'Uzza b. Qusayy al-Qurasi al-Asadi,<br />

fratello maggiore di al-Zubayr b. al-'Aw\vàin, ebbe per madre umm al-Kliayr bint Màlik b. 'Umaylah<br />

al-'Abdarij-yah, e si battè a Badr con i Qurays contro Maometto. Durante la fuga dei pagani egli<br />

e suo fratello 'Abdallah vennero in soccorso di Hakim b. Hizàm, che era zoppo e non poteva cor-<br />

rere : i due fratelli gli cedettero il loro camelo, ma in questo modo avvenne che 'Abdallah fu<br />

raggiunto dai Musulmani ed ucciso. 'Abd al-rahmiin aveva prima nome 'Abd al-Ka'bah, ed il Profeta<br />

glielo mvitò in 'Abd al-raliman, quando si convertì alla presa di Makkah. Secondo al-Zubayr b.<br />

Bakkàr, 'Abd al-ralimàn peri alla battaglia del Yarmuk, mentre al-Balàdzuri afferma semplicemente<br />

che morisse durante il Califl'ato di 'limar. Siccome la battaglia del Yarmfik fu combattuta regnando<br />

TJmar, la contradizione è più appai-ente che reale. Suo figlio 'Abdallah fu ucciso con il Califfo<br />

'Uthmàn nella giornata detta Yawm al-Dàr nel 35. H. (Hagar, II, 996-997, n. 9546).<br />

Dzahabi Paris, I, fol. 127,r. e 128,v.; Dzahabi Tagrid, I, 380, n. 8657. abù 'Abdallah al-<br />

'Adawi nel suo Kitàb al-Nasab racconta che, per causa di questo 'Abd al-rahmàn, il poeta<br />

Hassàn b. Thàbit dileggiò in alcuni versi satirici la famiglia di al-Zubayr b. al-'Awwàm (al-<br />

Isti'àb, 404, n. 1681).<br />

Athir Usd, m, 318; "Wiist. F. Z., 27.<br />

(3) abu Abd al-rahmàn [oabu 'Abdallah] 'Ayyàsb. ab! Rabl'ah 'Amr.Cfi-. 'Ayyàs b. abiRabi'ah, ecc., al n. 20).<br />

(4) 'Abdallah b. abi Gahm al-Qurasi al-Adawl, ucciso al Yarmuk (At_hir, II, 321i o ad Agnàdayn (cfr.<br />

13. a. H., § 66, n. 4i: si dice che suo padre vivesse fino ai tempi delle guerre civili tra 'Abdallah<br />

b. al-Zubayr [f<br />

I, 325, n. 3108).<br />

73. a. H.] ed i Califfi L'mayyadi ifitnah ibn al-Zubayr) (Dzahabi Tagrid,<br />

(5) 'Abdallah b. Khàlld b. al-WalTd b. al-Mughlrah al-Makhzumi, figlio del celebre generale, trovò,<br />

secondo al-Zubayr b. Bakkiir, la morte alla battaglia del Yarrnùk (Hagar, II, 738, n. 9014).<br />

Manca in Dzahabi Tagrid, nelTIsti'àb e in Athir Usd: è perciò notizia di dubbia pro-<br />

venienza.<br />

(6) 'Abdallah b. Sufyàn b. Abd al-Asad b. Hllàl b. Abdallah b. 'Umar b. Makhzum al-MakhzQmi,<br />

un nipote di abu Salamah, eljbe per madre bint 'Abd b. abi Qays b. 'Abd Wudd b. Kadr b. Màlik<br />

dei baniì 'Àmir b. Lu-ayy. Mfisa b. 'Uqlah lo annovera tra gli emigrati in Abissinia, e dice che<br />

fu ucciso alla battaglia del Yarmuk. Lo stesso afierma anche ibn Ishàq, mentre però al-Zubayr<br />

b. Bakkàr riferisce che in quella circostanza perisse invece il suo fratello 'Ubaydallah b. Sufyàn.<br />

Secondo ibn Sa'd, 'Abdallah fu uno dei più antichi Musulmani, e prese parte alla seconda emi-<br />

grazione in Abissinia (Hagar, II, 777-778, n. 9089; Tabari, I, 2349; Dzahabi Paris, I,<br />

foli. 127,r., 128, V.).<br />

Era fi-atelio di Habbàr b. Sufyàn lal-Isti'àb, 897, n. 1645; Dzahabi Tagrid, I, 3-38, n. 3285<br />

Athir Usd, III, 276.<br />

Sa ad, IV, parte I, pag. 100, ai tempi di ibn Sa'd la sua famiglia era estinta.<br />

(7) 'Abdallah b. al-Tufayl al-Dawsi, soprannominato Dziì-l-Nùr, antico compagno del Profeta, uno dei<br />

migliori Compagni, ed uno degli emigrati in Abissinia: fu ucciso al Yarmùk (Athir, I, 321).<br />

Intendesi certamente 'Abdallah b. 'Amr b. al-Tufayl, già annoverato tra i morti di Agnàdayn<br />

(cfr. 13. a. H., § 66, n. 2|. Difatti 'Abdallah b. al-Tufayl manca in tutte le raccolte biogi-aflche dei.<br />

Compagni del Profeta.<br />

594.<br />

;


15. a. H. § 117.<br />

(8) 'Abdallah b. 'Uthmàn, secondo ibn 'Asàkir (col seguente isnàd: abu-l-Qasim ibn al-Samarqandi, da 15. a. H.<br />

abu-l-Husayn ibn al-Niiqud [?], da abu Tàbir al-Mukhlis, da abì Bakr b. Sayf, da ai-Sari b. Yaliya, [SIRIA. -Elenco dei<br />

da Su'ayb b. Ibràbim, da Sayf b. 'Umar, da abu 'Uthmàn e da Khàlid), fu uno dei tremila Mu- Musulmani ucsulmani<br />

che perirono alla battaglia del Yarmuk ('Asàkir, Vili, fol. 516). clsl al Yarmuk.]<br />

(9) 'Abdallah b. al-Zubayr b. 'Abd al-Muttalib aveva circa trent'anni quando mori il Profeta: peri al<br />

Yarmuk dopo aver ucciso molti Greci (Athir, U, 321).<br />

Cfr. anche 13. a. H., § 66, n. 6, tra i morti di A^nàdayn. ibn al-Athir è certamente in errore:<br />

tutte le fonti concordano nel dirlo morto ad Agnàdayn senza menzionare il Yarmiik.<br />

(10) aba 'Abdallah Amr b. al-Mughirah b. Ayyàs al-MakhzumI (cfr. 'Amr b. al Mughirah, ecc., al n. 15).<br />

(11) 'Ali b. abi-l-'As b. al-Rabi' b. 'Abd al-'Uzza b. Abd Sams b. Umayyah al-Qurasi al-Absami,<br />

ebbe per madre Zaynab, figlia del Profeta, e fu allattato tra i banu Ghàdirah : il Profeta lo svezzò<br />

e lo fece venire a sé a Madinah, mentre il padre era ancora pagano in Makkah. Alcuni riferiscono<br />

che egli morisse ancor fanciullo, mentre viveva il Profeta: cosi afferma ibn Mandah, ma ibn 'Asàkir<br />

sostiene che «secondo un dotto» egli fu ucciso alla battaglia del Yarmuk (Hagar, II, l'214-l'21B,<br />

n. 10056).<br />

E pex-ò molto improbabile che a Maometto sopravvivessero altri nipoti maschi oltre quelli natigli<br />

dalla figlia Fàtimah. La maggior parte delle fonti ignora la morte di costui al Yarmiik (cfr. Dzahabi<br />

Tagrid, I, 424, n. 4155: al-Isti'àb, 487, n. 2016; Athir Usd, IV, 41, dice morisse<br />

fanciullo vivente il Profeta).<br />

(12) 'Alqamah b. Talhah b. abl Talhah al-'Abdarl, Compagno del Profeta, ucciso alla battaglia del<br />

Yarmuk (Hagar, II, 1196, n. 1(X)40).<br />

Dzahabi Tagrid, I, 422, n. 4138; Athir Usd, IV, 13.<br />

(13) 'Amir b. abl Waqqàs Màllk b. Uhayb al-Zuhri, fu colui che venne in Siria con la lettera del<br />

Califfo 'Umar b. al-Khattàb che conferiva ad abù 'Ubaydah il comando generale delle schiere:<br />

alcuni pongono la sua morte alla battaglia del Yarmuk, altri invece durante la peste (di 'Amwàs<br />

nel 18. H.), ed altri ad Agnàdayn, ma quest'ultima notizia è molto malsicura (Balàdzuri, 136).<br />

Dzahabi Paris, I, foli. 127,r.-128,v. ; Dzahabi Tagrid, I, 311, n. 2967, dice che sua madre<br />

fosse Hannah bint Sufyàn b. Umayyah : era fratello del celebre Sa'd b. nbi Waqqàs.<br />

ibn 'Abd al-barr ignora la sua morte al Yarmuk : dice che fu uno degli emigrati in Abissinia,<br />

ed il decimo a convertirsi all'Islam (al-Isti'àb, 461, n. 1965). Athir Usd, III, 97, ignora la sua<br />

morte al Yarmuk.<br />

Anche ibn Sa'd ignora l'anno e il modo della sua morte (Saad, IV, parte I, pag. 91).<br />

(14) 'Amr b. 'Ikrimah b. abl Gahl, secondo Sayf b. 'Umar, peri al Yarmuk (Tabari, I, 2101; Athir,<br />

II, 318).<br />

Questo Compagno del Profeta è ignorato tanto da al-Dzahabi, quanto da ibn 'Abd al-barr<br />

(cfr. Dzahabi Tagrid e al-Isti'àb).<br />

(15) 'Amr b. al-Mughirah b. 'Ayyàs al-Makhzumi abu 'Abdallah, Compagno del Profeta : varie sue tradizioni<br />

sono tramandate dal figlio 'Abdallah e da altri: era fratello uterino di abù Galli. Fu<br />

ucciso al Yarmuk (Dzahabi Paris, I, fol. 128,v.).<br />

(16) 'Amr b. Sa'Td b. al-'Às, dei banii Umayyah b. 'Abd Sams, fu ucciso, secondo ibn Ishàq, alla battaglia<br />

del Yarmuk (Tabari, I, 2349 [Sayf b. 'Umar]; id., I, 2101; Athir, H, 320) ; altri lo danno<br />

perito ad Agnàdayn (cfr. 13. a. H., § 66, n. 7).<br />

ibn Sa'd lo ilice morto ad Agnàdayn e ignora la sua morte al Yarmuk (Saad, IV, parte I,<br />

pag. 72-73).<br />

(17) 'Amr b. al-Tufayl b. Amr b. Tarif b. al-'As b. Thalabah b. Sulaym b. Fahm b. Ghanm b. Daws<br />

b. 'Udtjiàn b. Abdallah b. Zahràn b. Kab b. al-HàrItJi, combattè col padre ad al-Yamàmah,<br />

dove riportò una grave ferita alla mano, di cui però guari (perdendone tuttavia alcune dita?).<br />

Una volta si trovò presso 'Umar b. al-Khattàb, quando fu portata una pietanza, ed egli fece per<br />

allontanarsi. «Perchè vuoi allontanarti'?» domandò 'Umar, «forse per la tua mano (mutilata)"?»<br />

— «Si». — «Per Iddio, io non gusterò di codesto (cibo), finché tu non l'abbia rimestato con la<br />

tua mano. Nessuno altro che te ha un suo membro in Paradiso ! » — Egli partecipò al Yarmuk,<br />

sotto il Califfato di 'Umar b. al-Khattàb, e vi mori martire (Saad, TV, 1, pag. 177. lin. 15-19).<br />

Secondo al-Wàqidi, egli rimase ferito ad al-Yamàmah e trovò la morte al Yarmijk (Dzahabi<br />

Paris, I, fol. 128,v.).<br />

(18) 'Amr b. Yazld b. Awf al-AnsàrI al-MàzInI, Compagno del Profeta, presente alP'Aqabah e aBadr:<br />

si vuole che raccogliesse il Qur-àn, vivente il Profeta. Alla battaglia del Yarmuk aveva il comando<br />

di un distaccamento (e vi trovò la morte?) (Dzahabi Paris, I, fol. 128,v.).<br />

(19) abu-l-'Às Hlsàm b. al-'Às b. Wà-il b. Hàsim b. Sa'ìd al-QurasI al-Sahml, ucciso o ad Agnàdayn<br />

o al Yarmuk (cfr. 13. a. H., § 66, n. 9).<br />

595.


§ 117 15. a,. H.<br />

15. a. H. ('20i 'Ayyàs b. abl RabT'ah Amr Dzi-I-Rumhayn b. al-Mu£hìrah b. Abdallah al-Qurasi al-Makhzumi<br />

[SIRIA.-Elencodei (abu Abd al-rahmàn, o abu 'Abdallah), Compagno del Profeta, cugino di Kliàlid b. al-Walid, fu<br />

Musulmani uc- uno dei più antichi Musulmani e fece le due emigrazioni (Abissinia e Madinah). Più tardi però<br />

clsi al Yarmuk.] fu tratto in inganno da suo fratello uterino abu Gahl, ed indotto a ritornare a Makkah, ove i<br />

nemici del Profeta lo incarcerarono (cfr. 1. a. H., § 15, nota 1). Errano perciò quelli che lo annoverano<br />

fra i combattenti di Badr. Alcuni lo dicono ucciso alla battaglia di al-Yamamah (cfr.<br />

'<br />

12. a. H., § 23, n. 34i; mentre altri affermano che perisse in Siria nell'anno 15. H., e precisamente<br />

alla giornata del Tarmilk. Trasmise tradizioni ai suoi due figli 'Abdallah e al-Hàrith, ad Anas<br />

b. Màlik e ad 'Abd al-i-ahmàn b. Sàbit. Sue tradizioni fui-ono pure tramandate da 'Umar b. 'Abd<br />

al-'aziz [t 101. a. H.] e da Nìifi' mawla di ibn 'Umar, ma non direttamente da lui Ihaditji mursal)<br />

(Hagar, IH, 92, n. 241 1.<br />

Nawawi, 491-192; A tj. i r, II, 318; Dzahabi Paris, I, foli. r27,r., e 128,v.; Dzahabi Tagrid,<br />

I, 460, n. 4570.<br />

Sua madre aveva nome umm al-Gulàs Asma bint Makhramah b. Gandal b. Athir b. Nahsal<br />

b. Dàrim: egli si convertì, prima che Maometto entrasse nella I)àr-1-Arqam. Andò in Abissinia con<br />

la moglie Asma bint Salamah b. Maldiramah [o Makhrabah], la quale ivi gli partorì il figlio 'Abdallah.<br />

ibn Sa'd lo annovera tra i morti del Yarmuk: al-fabari invece lo dice moi-to in Makkah<br />

(al-Isti'àb, 508-509, n. 2066).<br />

Era fratello di 'Abdallah b. abi Rabi'ah, fratello uterino e cugino di abu Gahl (Nawawi, 1. e;<br />

Atjiir Usd, IV, 1611.<br />

(21) DIràr b. al-Khattàb b. Mirdàs b. Kat_hTr b. Amr al-Qurasi al- Fihrl: (a) secondo ibn al-Athir, fu<br />

ucciso al Ynrmiik (Athir, II, 320), ma le altre fonti ignorano siffatto evento.<br />

(6) Era uno dei nobili (al-asràf) e dei poeti tra i Qurays, ed era annoverato ti-a gli eroi<br />

(al-abtàll più rinomati: si convertì alla presa di Makkah. Si vuole che egli (dopo la sua con-<br />

versione) dicesse ad abu Bakr: «Noi siamo stati migliori di voi per i Qurays! Noi (pagani) infatti<br />

« abbiamo mandato la vostra gente in paradiso, mentre voi avete procurato ai nostri l' inferno ! »<br />

Più tardi agli Ansar in Madinah egli si vantò delle sue prodezze come pagano contro i Musul-<br />

mani, dicendo: «Io ho unito in matrimonio undici dei vostri con le fanciulle del Paradiso<br />

«(al-hùr al-'ayn)! », alludendo al suo vanto di aver ucciso undici Madinesi, mentre combatteva<br />

contro Maometto nelle file dei Qurays. al-Zubayr b. Bakkàr riferisce che egli fosse il ra'is dei<br />

band Fihr: si dice che si battesse in Siria (DzTahabi Tagrid, I, 291, n. 2767).<br />

(e) Nella guerra di Figàr (cfr. Intr., g§ 140, 145, 158 1 egli aveva comandato i banù Muhàrib b.<br />

Fihr, ed era considerato uno dei cavalieri e poeti dei Qurays (fàris Qurays wa sà'iruhum);<br />

egli ed ibn al-Ziba'ra erano reputati, secondo al-Zubayr b. Bakkàr, i due migliori poeti dei Qurays:<br />

anzi alcuni lo preferivano ad ibn al-Ziba'ra. Prima della sua conversione fu un nemico<br />

accanito del Profeta, e si distinse specialmente all'assedio di Madinah.<br />

(al -Isti 'ab, 337, n. 1428, ibn 'Abd al-barr riferisce anche con maiggiore ampiezza le sue pre-<br />

citate sentenze e ignora l'anno e il modo della sua morte; Qutaybali, 33, lin. 5; Durayd, 64,<br />

lin. 9: Atlnr Usd, HI, 40).<br />

(22) al-Fadl b. al-'Abbàs, ucciso o ad al-Yamàmah, o a Marg al-Suflar, o al Yarmuk, o nella peste di<br />

'Amwàs (Athir, II, 320; cfr. 12. a. H., § 23, n. 44; 14. a. H. § 110, n. 1, e Necrologio dell'anno 18. H.)<br />

ibn Sa'd ignora le tradizioni che pongono la morte di al-Fadl b. al-'Abbàs ad Agnàdayn o al<br />

Yarmfik (cfr. Saad, IV, parte I, pag. 37-38).<br />

(23) Firàs b. al-Nadr b. al-Hàrith b. 'Alqamah b. Kaladah b. Abd Manàf al-'Abdari al-Qurasì.<br />

(cfr. abù-1-HàriUi Firàs b. al-Nadr, ecc., al n. 28).<br />

(24) Gundab (Gundub) b. Amr b. Humàmah al-Dawsl, secondo Sayf b. 'Umar, peri al Yarmuk (Tabari,<br />

I, 2101; Atjjir,. II, 318); secondo altri, ad Agnàdayn (Dzahabi Tagrid, I, 97, n. 856;<br />

cfr. 13. a. H., § 66, n. 19).<br />

(25) Habbàr b. Sufyàn, secondo Sayf b. 'Umar, perì al Yarmuk (T ab a ri, I, 2101; Klialdùn, II,<br />

App., 85); secondo altri, ad Agnàdayn (cfr. 13. a. H., § 66, n. 21).<br />

ibn Sa'd dice che mori ad Ajinàdayn (Saad, IV, parte I, pag. ICHJi.<br />

(26) al-Haigàg b. al-HàritJi b. Qays b. 'Adi b. Sahm al-Qurasi al-Sahmì, Compagno del Profeta,<br />

fratello di al-Sà'ib, di 'Abdallah e di abù Qays, era figlio d'uno zio paterno di 'Abdallah b. Hu-<br />

dzàfah: fu uno di quelli che emigrarono in Abissinia; ma alcuni sostengono che ciò non sia vero,<br />

e che si convertisse all'Islam dopo l'emigrazione, e cioè quando fu fatto prigioniero dai Musulmani<br />

alla battaglia di Badr nel 2. a. H. Tutti sono però concordi nel dire che morisse in Siria<br />

combattendo contro i Greci, sia alla battaglia di Agnàdayn, sia a quella del Yarmiik nel 15. a. H.<br />

(Hagar, I, G38, n. 16C)8; cfr. 13. a. H., § 66, n. 22). ibn Sa'd afferma esplicitamente che morì<br />

al Yarmuk nel Eagab del 15. H.<br />

596.<br />

.


15. a. H. § 117.<br />

Sua madre aveva nome umm al-Haggàg dei banu Saniiq b. Murrah b. 'Abd Manàt b. Kinànah. 15. a. H.<br />

(Saad, IV, parte I, pag. 144, lin. 3-6). [SI RIA.- Elenco dei<br />

(27| al-Hàrith b. Hlsàm b. al-Mughlrah b. 'Abdallah b. 'Umar al-MakhzQmì, ucciso o ad Agnàdayn Musulmani uco<br />

al Yarmnk (ofr. 13. a. H., § lìG, n. 25). cisi al Yarmuk.]<br />

(28i abù-l-Hàrith Firàs b. al-Nadr b. al-Hàrith b. Alqamah b. Kaladah b. Abd Manàf b. Abd al-Dàr<br />

b. Qusayy al-'Abdari al-Qurasi, Compagno del Profeta, emigrò in Abissinia, e secondo ibn Ishàq<br />

fu uno di quelli uccisi alla battaglia del Tarmiik (Hagar, HI, 399, n. 1084).<br />

Nacque da Zaynab bint al-Nabbàs b. Zuràrab, dei banu Asad b. 'Amr b. Tamim. Antico Musulmano<br />

in Makkab, partecipò alla seconda emigrazione in Abissinia, come riferiscono concordemente<br />

i tradizionisti. Musa b. 'Uqbah e abu Ma'sar lo confondono col (padre) al-Nadr b. al-Hàrith<br />

b. 'Alqamah, il quale fu ucciso da miscredente ostinato nella giornata di Badr. Quello invece che<br />

abbracciò l'Isiàm ed emigi-ò in Abissinia fu, secondo ibn Ishàq e al-Wàqidi, suo figlio Firàs b.<br />

al-Nadr; il quale peri martire al Yarmuk, né ebbe discendenza durevole (Saad, TV, 1, pag. 90,<br />

lin. 11-19).<br />

Dzahabi Tagrid, II, 6, n. 4(i; Dzahabi Paris, I, fol. 128,v.; a 1 - 1 s t ì a b, 535-536, n. 2226;<br />

Atliir Usd, IV, 177.<br />

Egli è uno dei pochi sul conto dei quali non v'è dubbio che morisse al Yarmfik: nessuno lo<br />

annovera tra i caduti di Agnàdayn.<br />

(29) abu-l-Hàrith al-Nudayr b. al-HàritJi b. Alqamah b. Kaladah al-'Abdari, secondo Musa b. TJqbah<br />

[t 141. a. H.], fu uno degli emigrati in Abissinia, ma ibn Ishàq pone invece la sua conversione<br />

dopo la presa di Makkah e lo annovera fra quelli ai quali il Profeta fece tanti doni dopo Hunayn,<br />

da convertirli con la sua generosità (mu-allafah qulubuhum). Era fratello di quel Nadr<br />

b. al-Hàrith, che Maometto fece mettere a morte dopo Badr. Dopo la sua conversione, al-NudajT,<br />

che era noto per la mitezza del suo carattere, si recò a Madinah e vi prese dimora: poi emigrò<br />

in Siria: e Miisa b. 'Uqbah, al-Zubayi' b. Bakkàr ed ibn al-Kalbi lo elencano fra i morti del<br />

Yarmuk (Hagar, III, 1148-1149, n. 8230; At_hir, H, 318).<br />

Dzahabi Paris, I, fol. 127,r., erroneamente lo scrive: al-Nadr b. al-Hàrith: altrove lid.,<br />

fol. 129,r.' al-Nudayr.<br />

Dzahabi Tagrid, H, 115, n. 1212.<br />

(b) Aveva cognome al-Rahin. Ebbe vari figli: 'Ali, Nàfi' e al-Murtafi', l'ultimo dei quali si<br />

afi'erma trasmettesse una sua tradizione. Egli, come suo fratello al-Nadr, era annoverato tra i<br />

sapienti dei Quray? (hukamà Qurays) (al -Isti ab, 315, n. 1362).<br />

Atjiir Usd, V, 2021; era uno dei sapienti dei Qurays ai tempi pagani ^Dzahabi Paris,<br />

I, fui. 12i),r.).<br />

(30) Hisàm b. al-'As, secondo Sayf b. 'Umar, peri al Yarmuk CTabari, 1,2101; Khaldù n, II, App., 85;<br />

AtJiir, II, 318, 320; Dzahabi Paris, I, fol. 129,r.).<br />

Secondo altri, morì ad Agnàdayn (cfr. 13. a. H., § 66, n. 11, e poc'anzi al n. 26).<br />

(Sii 'Ikrimah b. ab! Gahl, secondo Sayf b. 'Umar, peri al Yarmuk (Tabari, I, 2101; AtJiir, II, 618;<br />

Dzahabi Paris, I, fol. 127,r. e fol. 128.V.).<br />

Cfr. 13. a. H., § 66, n. 30.<br />

(32) Nu'aym b. 'Abdallah al-Nahhàm al-'Adawi, degli 'Adi Qurays, convertito prima di 'Umar, peri al<br />

Yarmuk (A Ui i r, II, 318).<br />

Dzahabi Paris, I, tol. 127,r., il quale aggiunge che teneva il comando di una delle ali delle<br />

schiere di abu 'Ubaydah.<br />

E anche annoverato tra i morti di Agnàdayn (cfr. 13. a. H., § 66, n. 33).<br />

Secondo al-AVàqidi, egli mori al Yarmuk nel Eagab del 15. H. (Saad, IV, parte I, pag. 102).<br />

(33) al-Nudayr b. al-Hàrith b. 'Alqamah b. Kaladah al-'Abdari (cfr. abii-l-Hàrit_h al-Nudayr, ecc..<br />

» al n. 29).<br />

(34) Mansur b. 'Umayr b. Hàsim b. 'Abd Manàf b. Abd al-Dàr al-'Abdari (cfr. abu-1-Bum Mansfir, ecc.,<br />

al n. 37).<br />

(35) Qays b. 'Adi b. Sa'd b. Sahm, un emigrato in Abissinia, ucciso al Yarmuk (Dzahabi Paris,<br />

I, fol. 128,v.i.<br />

(36) Qays b. abl Sa'sa'ah 'Amr b. Zayd [nel ms. Yazid] b. 'Awf al-Ansàrì al-Màzini, morto al Yarmiik(?)<br />

iDzaliabi Paris, I, fol. 128,v.|.<br />

(37) abu-l-Rum Mansur b. 'Umayr b. Hàsim b. Abd Manàf b. Abd al-Dàr al-'Abdari, fratello di<br />

Mus'ab b. 'Umayr, è menzionato da ibn Ishàq e da Musa b. 'Uqbah fra gli emigrati in Abissinia,<br />

e fra i presenti a Uliud. al-Zubayr b. Bakkàr lo dice ucciso alla battaglia del Yarmfik (Hagar,<br />

ni, 948, n. .5045).<br />

Athir, II, 318, riferisce che secondo alcuni fu ucciso ad Agnàdayn.<br />

597.


§§ 117, 118. 15. a. H.<br />

15. a. H. Dzahabi Tagrid, n, 103, n. 1089; 177, n. 1943.<br />

[SI RIA." Elenco dei Sua madre era una greca (al-Isti'àb, 667-668, n. 2916; Athir Usd, V, 94-95).<br />

Musulmani uc- ;38) Sa'Id b. al-Hàrith b. Qays b. 'Adi b. Sa'd b. Sahm al-Sahmi, secondo ibn Ishàq, fu ucciso alla<br />

cisi al Yarmuk.] battaglia del YariuTik (Tabari, I, 2349).<br />

Dzahabi Paris, I, fol. 128, i\, lo chiama Sa'd b. al-Hàritli.<br />

Athir, II, 318, ha: Sa'id b. al-Harb b. Qays b. 'Adi al-Sahmi, uno degli emigrati in Abissinia.<br />

E anche annovei-ato tra i morti di Agnàdayn (cfr. 13. a. H., § 66, n. 39).<br />

Secondo ibn Sa'd, sua madre era figlia di 'Urwah b. Sa'd b. Hidzyam b. Salàmàn b. Sa'd<br />

b. Gumali, oppure di 'Abd 'Amr b. 'Urwah b. Sa'd. Egli fu uno di quelli che fecero la seconda<br />

emigrazione in Abissinia, e fu ucciso al Yarmiik nel Ragab del 15. H. (Sa ad, IV, parte I, pag. 144,<br />

lin. 11-15; Dzahabi Paris, I, fol. 128,r.).<br />

(39) Sakhr b. Nasr [o Nadr] b. Ghànim b. 'Amir b. Abdallah b. 'Ubayd b. 'Uwayi al-Qurasi al-'Adawi,<br />

ucciso o ad .\guàdayu o al Tarmdk (cfr. 13. a. H., § 66, n. 41).<br />

(40) Salamah b. Hisàm b. al-Mughlrah, secondo Sayf b. 'Umar, perì al Yarmiik (Tabari, I, 2101;<br />

Athir, II, 320i; secondo altri, o ad Agnàdayn o a Marg a!-.Suffar (ch. 13. a. H., § 66, n. 27).<br />

(41) Suhayl b. 'Amr b. 'Abd Sams b. Abd Wudd al-'Àmirì, secondo alcuni ucciso al Yarmuk, ma al-<br />

Wàqidi afferma che perisse durante la peste di 'Amwàs (Dzahabi Paris, I, fol. 128,v.; cfr. suo<br />

cenno biografico nel 18. a. H.).<br />

(42) Talhah b. 'Utbah [al-Awsl, del banu Gahgabà]. Secondo ibn Hagar, egli non deve confondersi con<br />

il suo omonimo ucciso ad al-Yamàmah, perchè ibn 'Asàkir, fondandosi sopra una tradizione di Mvisa<br />

b. 'Uqbah [f 141. a. H.], lo annovera fra i Compagni uccisi al Yarmuk (Hagar, II, 589, n. 8758).<br />

al-Dzahabi non fa questa distinzione e lo dice ucciso ad al-Yamàmah (Dzahabi Tàgrid, I,<br />

298, n. 2838).<br />

Lo stesso fa ibn 'Abd al-barr (al-Isti'àb, 215, n. 864).<br />

(43) al-Tufayl b. 'Amr b. TarTf b. al-'Às b. Tjia'labah b. Sulaym al-Dawsi, Dzu-I-Nun, secondo Sayf<br />

b. 'Umar, peri al Yarmuk CT abari, I, 2101; Khaldun, II, App., 85; Athir, II, 318).<br />

E anche annoverato tra i morti di Agnàdayn (cfr. 13. a. H., § 66, n. 44), e tra quelli di al-<br />

Yamàmah (cfr. 12. a. H., § 23, n. 124).<br />

Secondo al-Wàqidi, al-Tufayl peri ad al-Yamàmah (cfr. 12. a. H., § 23, n. 124) e suo figlio 'Amr<br />

b. al-Tufayl fu ucciso al Yarmuk (Sa ad, IV, parte I, pag. 177, lin. 14-15 e 18-19).<br />

(44) al-Tulayb b. 'Umayr b. Wahb al-Qurasi, dei banù 'Abd b.Qusayy, secondo Sayf b. 'Umar, peri<br />

al Yarmiik (Tabari, I, 2101; At_hir, II, 318, 321).<br />

ibn Sa'd lo annovera tra i morti di Agnàdayn, senza menzionare il Yai-muk (Sa ad, UI, parte I,<br />

pag. 86-87; cfr. 13. a. H., § 66, u. 45).<br />

(45) 'Ubaydallah b. 'Abd al-Asad, ucciso ad Agnàdayn o al Yarmiik (cfr. 13. a. H., § 66, n. 49).<br />

(46) 'Ubaydallah b. Sufyàn b. Abd al-Asad b. Hilàl b. Abdallah b. 'Umar b. Makhzum al-Makhzumi,<br />

fratello di Habbàr, fu compagno del Profeta. Sua madre aveva nome Raytah bint 'Abd b. abi<br />

Qays: abu Musa lo annovera tra quelli uccisi alla battaglia del Yarmuk nel 15. H. Suo fratello<br />

Habbàr, uno degli emigrati in Abissinia, fu ucciso ad Agnàdayn (Hagar, II, 1045, n. 9666; cfr.<br />

13. a. H., § 66, n. 21).<br />

Dzahabi Tagrid, I, 390, n. 3774; al-Isti'àb, 418, n. 1766; At_hir Usd., ni, 339.<br />

SIRIA. — Riepilogo delle tradizioni sulla battaglia del Yarmuk.<br />

§ 118. — E giunto ora il momento di tentare una sintesi delle tra-<br />

dizioni sulla grande fatale giornata, riunendo in ordine critico e consecu-<br />

tivo i brandelli di notizie contradittorie gettate insieme alla rinfusa nei<br />

precedenti paragrafi. Nel nostro ultimo riassunto (§§ 11-17) noi avevamo<br />

lasciato gii Arabi nella prima metà dell'anno 16. H., turbati e disorganiz-<br />

zati dinanzi all'improvvisa avanzata del potente esercito greco, e ritrattisi<br />

nella Trans-Giordanica, sul limitare quasi del deserto, dopo l'abbandono di<br />

tutte le conquiste. Vedemmo che il turbamento erasi diffuso fino a Madinah,<br />

dove il Califfo 'Umar, nel timore d'un qualche nuovo disastro, aveva ur-<br />

gentemente provveduto all' invio di rinforzi, unendo tale misura alla no-<br />

698.


15. a. H. § 118.<br />

mina di abù 'Ubaydah a comandante generale in Siria, nella speranza di<br />

meglio unificare, in un momento di grave pericolo, le schiere staccate del- '<br />

15. a. H.<br />

SIRIA. - Riepilogo<br />

^eiie trad'izio'ni<br />

l'esercito arabo (cfr. §§ 11 e segg.). sulla battaglia<br />

È possibile, dicemmo, che abù 'Ubaydah venisse in Siria qualche<br />

tempo prima della battaglia, con le prime schiere dei rinforzi, ma non<br />

ancora pubblicamente ed ufiicialmente quale comandante generale. Porse<br />

aveva ricevuto segrete istruzioni dal Califfo di scoprire lo stato degli animi<br />

e delle cose, e riferke sull'opportunità di unificare il comando. Narrammo<br />

anche come il Califfo mandasse un messo con nuove istruzioni, che confe-<br />

rivano ad abù 'Ubaydah il comando genei-ale, e come abù 'Ubaydah con-<br />

siderasse opportuno agh'e con tatto e con saggia lentezza prima di render<br />

nota a tutti la volontà del Califfo ed esigerne l'esecuzione. Era un momento<br />

di grande trepidazione e pericolo, e bisognava esser guardinghi non<br />

solo verso il nemico, ma in special modo anche verso le stesse milizie<br />

musulmane, dal buon volere e dall'energia delle quali dipendeva ora inte-<br />

ramente l'esito definitivo della campagna.<br />

Tutto rimase dunque nel campo musulmano in quella vaga indetermi-<br />

natezza di attribuzioni e di comando che era esistita fino a quel giorno,<br />

indeterminatezza dominata soltanto dalla grandiosa figura di Khàlid b. al-<br />

Walid, il solo che potesse contare sulla spontanea adesione dei militi, forse<br />

anche a dispetto delle gelosie dei capi. V'era però abù 'Ubaydah con le<br />

segrete istruzioni superiori: qualora fossero scoppiati attriti o difficoltà in-<br />

terne, egli poteva rivelare la sua vera missione, intervenire nel conflitto e<br />

dirimerlo a nome del Califfo, prendendo a sé la direzione di ogni cosa.<br />

Nello Pseudo-Wàqidi e nel Futuh al-Sàm abbiamo cenno di ripetuti<br />

consigli dei capi, e di vivaci discussioni sulla condotta militare della cam-<br />

pagna. Pur non tenendo conto dei singoli particolari e delle proposte attri-<br />

buite alle varie persone che si vuole prendessero parte alle discussioni, possiamo<br />

nondimeno accettare il concetto generale che informa siffatte memorie travi-<br />

sate, ed ammettere che numerosi consigli realmente si tennero, e che il piano<br />

di campagna fu concertato solo dopo vivaci discussioni e dopo molte sedute<br />

bui'rascose ed inconcludenti. Grande era il divario dei pareri: alcuni avreb-<br />

bero voluto un programma ardito ed offensivo senza l'abbandono umiliante<br />

delle fatte conquiste; altri sostenevano la necessità di ripiegarsi pruden-<br />

temente dinanzi al nemico, di stancarlo con una. ritirata fino ai lembi del<br />

deserto, nell'intento di irritarlo con indugi e riprendere l'offensiva soltanto<br />

dopo l'arrivo di tutti i rinforzi. Pare molto probabile che tale programma<br />

fosse quello proposto da Khàlid b. al-Walid: in ogni caso fu quello che pre-<br />

valse su tutti. Il punto estremo della ritirata doveva essere la regione al<br />

599.


§§ 118, 119. 15. a. H.<br />

15. a. H. nord di Adzri'àt, quella cioè in cui, come si disse (cfi\ §§ 19 e segg.),<br />

delle tradizioni sboccava la via cliB doveva menare tutti i rinforzi di Arabia. Ma pivi forse<br />

sulla battaglia che i consigli di Kliàlid farono le circostanze di fatto a imporre il pro-<br />

gramma: gli Arabi dispersi in tutto il paese dovevano concentrarsi prima<br />

di una battaglia, ed il sito centrale, più prontamente accessibile da tutte<br />

le parti, erano appunto le pianure che lambiscono le falde occidentali del<br />

monte Hawràn. Si può anche accettare l'affermazione del Futùh al-Sàm,<br />

che tale ritirata sembrò a molti una cocente umiliazione e dispiacque al<br />

Califfo 'Umar. Era evidente che da qualcuno, o da tutti, era stato com-<br />

messo un errore, e bisognava prontamente ripai-arlo con abilità e prudenza.<br />

Alla offensiva dei Greci gli Arabi dunque contrapposero una tattica difensiva,<br />

ritrrandosi dinanzi al nemico man mano che questo avanzava. Un<br />

grave pensiero per gli Arabi era il grande numero di donne e di bambini,<br />

che, secondo l'antica consuetudine beduina, seguivano i guerrieri, e pare che<br />

venisse scelto un sito sicuro sopra una collina a mezzodì del Yarmùk, forse<br />

nell'Agiùn, dove le famiglie rimasero custodite da un distaccamento ap-<br />

posito.<br />

Dai ragguagli della scuola tradizionistica siria, ' conservati da ibn<br />

'Asàkir, pare che in principio gii Arabi si concentrassero nella regione<br />

tra il Yarmùk e Damasco, e precisamente in al-Gràbiyah, credendo forse<br />

che r esercito di Eraclio avrebbe preso la via della metropoli siria, ma i<br />

Bizantini preferirono un altro cammino, con il quale minacciarono di di-<br />

videre in due le forze arabe, e le costrinsero a rij)iegarsi più a mezzogiorno.<br />

§ 119. — Il grande esercito greco partito o da Edessa o da Antiochia<br />

(forse parzialmente dall'una e dall'altra città) scendeva intanto verso il<br />

mezzogiorno, seguendo le orme degli Arabi, e mu-ando a ricacciarli nel<br />

deserto. E probabile che la nuova tattica degli Arabi, quella di ritirarsi<br />

senza opporre resistenza, accendesse in principio qualche viva speranza di<br />

vittoria finale nell'animo degli strateghi bizantini, specialmente quando<br />

poterono rioccupare Hims senza colpo ferire, e seppero che gli Arabi eransi<br />

ritirati a Damasco. Essi decisero quindi d'incalzarli, occorrendo, fino al<br />

deserto; ma quando le schiere giunsero nella grande vallata della Coele-<br />

Syria, in cui giace Ba'labakk e che nella sua parte più a mezzogiorno separa<br />

il nevoso Hermon dalla catena centrale del Libano, Teodoro il Sacellario<br />

ed i suoi luogotenenti, invece di prendere la via solita che costeggia il<br />

deserto e sbocca nella Ghutah a due ore a nord-est di Damasco, la medesima<br />

cioè che aveva percorsa l'esercito di Bàhàn quando invano tentò di levare<br />

l'assedio da quella città nel 14. H., seguirono un altro cammino: preferirono<br />

scendere la vallata della Coele-Syria fino alla sua estremità a sud-ovest, girare<br />

600.


15. a, H. § 119.<br />

le falde meridionali del monte Hermon, penetrare nella pianura paludosa ^^- ^- ^^<br />

a mezzodì di Bàniyàs (Caesarea Philippi) ed attorno al laghetto di al-Hùlah, delie tradizioni<br />

donde infine gettarsi nella Trans-Griordanica mirando a giungere nel Grawlàn<br />

t' o<br />

-, • , • ^ -,<br />

sulle sponde orientali del mar di Galilea.<br />

sulla battaglia<br />

jgl Yarmuk.]<br />

A questo cammino dei Greci allude foiose Sebeos, quando dice che i Greci<br />

varcarono il Giordano prima della battaglia: le tradizioni di ibii 'Asàkir<br />

chiaramente lo confermano. Indirettamente tale cammino è comprovato<br />

dal silenzio concorde di tutte le fonti nei riguardi di Damasco: è certo<br />

che i Bizantini non vennero al Yarmuk passando per Damasco. Sulle ra-<br />

gioni dell'itinerario indicato dalle predette fonti si possono fare parecchie<br />

congetture molto plausibili. È probabile che i Greci prendessero questa<br />

via nella speranza di tagliare in due le forze arabe nella Trans-Gior-<br />

danica, e troncare le comunicazioni con Madinah ai Musulmani in Da-<br />

masco. <strong>For</strong>se i Greci ebbero l'idea che gli Arabi volessero difendere il pos-<br />

sesso di questa città, all'espugnazione della quale avevano dedicato, un anno<br />

prima, circa sei mesi di tempo, e che un modo sicuro e rapido per costringerli<br />

a uscirne fosse la minaccia di tagliare le comunicazioni tra Damasco<br />

e l'Arabia, e cosi dividere le forze musulmane. È possibile altresì che la<br />

discesa dei Bizantini su al-Hùlah dalla Coele-Syria abbia avuto come scopo<br />

l'unione con molte forze e provviste sbarcate in Sur (Tiro), il porto naturale<br />

di Damasco e della Palestina settentrionale, e donde una strada —<br />

notata nella Tabula Peutingerlana — portava a Damasco passando appunto<br />

tra il laghetto di al-Hùlah e il monte Hermon (cfr. §§ 7 e nota 1 ; 64<br />

e<br />

nota 2; 107 e nota 1).<br />

La mossa era abile, e gli Arabi non tardarono ad avvertirne il signi-<br />

ficato: compresero la necessità di abbandonare Damasco al suo destino e<br />

ritirarsi più a mezzodì. Pare che un tempo sostassero in al-GàbÌ3^ah, ma<br />

siccome anche in questo punto erano esposti al medesimo pericolo di ve-<br />

dere aggirato il loro fianco sinistro e tagliate le comunicazioni con Madìnah,<br />

lasciarono anche questo posto e si ritrassero a mezzodì del Yarmuk.<br />

È possibile, come già si disse, che in questa prima fase della campagna<br />

avvenisse un primo combattimento tra i due eserciti; se interpretiamo bene<br />

i testi greci e siriaci, che danno alla battaglia il nome di Gàbità, in questo<br />

luogo furono decise le sorti del conflitto, e quanto seguì fu effetto naturale<br />

del primo scontro. Le fonti arabe invece non attribuiscono importanza a<br />

questo primo conflitto, e riconoscono che gli Arabi si ritrassero a mezzodì<br />

del Yarmuk: dunque nemmeno per gli Arabi l'esito fu soddisfacente. Po-<br />

tremmo perciò concludere che da ambedue le parti le perdite riuscissero<br />

maggiori dei vantaggi, ossia che il risultato finale fosse molto dubbio e ge-<br />

601. 76


§ 119. 15. a. H.<br />

^5- ^- ^- nerasse uno scoramento in entrambi srli eserciti. Nel campo arabo indusse<br />

[SIRIA. -Riepilogo . ••.••• jj-. . -i^- -1 Al -'-^ l v.delle<br />

tradizioni ^ capi a ritrarsi più addietro, tra il larmuk e Adzri at; nel campo bizan-<br />

suiia battaglia tino lasciò strascico di dissapori e dissidi, che non furono composti nem-<br />

del Yarmuk.l . ,,..<br />

itai-i\t».<br />

meno quando si seppe del ritiro degli Arabi (^). Infatti, sebbene i Greci<br />

seguissero gii Arabi fino al Yarmùk, pur non poterono avanzare oltre questo<br />

punto, né osarono iniziare alcun vivo movimento aggressivo contro le nuove<br />

posizioni dei Musulmani.<br />

Quando però gli Arabi misero tra loro ed i Greci il corso del Yarmùk<br />

che formava, con i suoi profondi burroni, una potentissima trincea naturale,<br />

impossiljile a varcare o espugnare direttamente, fu la volta dei Greci di<br />

trovarsi in una posizione assai difficile. L'ultima mossa degli Arabi certa-<br />

mente turbò i piani degli strateghi greci, di Teodoro e del suo collega e<br />

rivale Bàhàn. Non era possibile di continuare l'avanzata, senza arrischiarsi<br />

in regioni perigliose per le milizie regolari bizantine, e dove la vittoria<br />

araba sarebbe stata certa e sollecita: a questo genere di campagne le mi-<br />

lizie bizantine non erano avvezze, perchè mai da loro tanto si chiedeva. Al<br />

di là de] Giordano, dal terzo secolo in poi dell'È. V., il governo di Bisanzio<br />

aveva lasciato la tutela delle frontiere alle tribù arabe cristiane stipendiate<br />

del confine : da<br />

siffatta costante consuetudine era nato il famoso principato, o<br />

filarcato arabo dei Ghassàn. Aggiungi che la posizione araba, già da noi<br />

descritta nei precedenti §§ 18-22, era naturalmente fortissima: i fianchi<br />

erano assicurati dalle voragini rocciose del Yarmùk superiore, e le spalle<br />

dai monti delF'Agiùn e dal deserto.<br />

È evidente clie il comando bizantino si trovò dinanzi ad un dilemma:<br />

o avanzarsi, rischiare un conflitto contro posizioni quasi inespugnabili, e<br />

nel caso di una ulteriore ritirata araba, inseguire il nemico anche nel de-<br />

serto; o rimanere inoperosi dov'erano e aspettare gii eventi. Nel primo<br />

caso non solo i rischi erano troppo grandi, ma è certo che le milizie bi-<br />

zantine si sarebbero rifiutate di seguire: nel secondo caso i rappresentanti<br />

di Eraclio avrebbero dato una prova d'impotenza assai nocevole alla disci-<br />

plina imperfetta dell' esercito ed al prestigio dell' impero, tanto presso i<br />

sudditi quanto rispetto agl'invasori. Non escludo nemmeno la probabilità<br />

che il disaccordo regnante nel campo greco (come traluce chiaramente<br />

dai racconti di Teofane e di Eutichio) fosse in parte anche effetto d'aver<br />

menato le genti a battersi in paese arabo (il Gawlàn ed il Yarmùk tace-<br />

vano un tempo parte del princijoato ghassànida).<br />

Vedemmo già alla vigilia di Agnàdayn come i Greci, pure avendo<br />

scelto in principio una posizione in Gilliq (= Gillin) nella Trans-Giorda-<br />

nica, quando presero alfine l'offensiva, rivarcarono il Giordano e preferi-<br />

602.


15. a. H. §§ 119, 120.<br />

rono battersi nella Palestina. Vedemmo altresì come, giunti nella regione ^5. a- H.<br />

a mezzodì di Gerusalemme, i Greci non osassero spingersi più verso sud ^gne tradizioni<br />

nella Giudea meridionale, dove le condizioni geografiche si somigliano sulla battaglia<br />

del Yarmuk.]<br />

assai a quelle del deserto. Son questi tutti indizi sicuri a conferma di<br />

quanto abbiam detto poc'anzi, che i Greci evitassero regioni desertiche.<br />

Aggiungasi che l'esercito bizantino era già molto deficiente di coesione<br />

organica: era formato di coscritti nuovi: dopo quanto si disse in altro luogo<br />

sulle campagne persiane di Eraclio, non v'è motivo di credere che vi fosse<br />

verun nucleo importante di veterani della grande campagna sessennale in<br />

Persia. Gli elementi accozzati insieme, in fretta e senza discernimento, niun<br />

vero legame morale avevano tra loro (gli Armeni, per esempio, erano monofisiti<br />

e perciò ostilissimi all'imperatore): i tradimenti e gli ammutinamenti<br />

durante la campagna del Yarmuk rivelano lo stato di malcontento che ser-<br />

peggiava nelle file dei combattenti. In queste condizioni ogni nuovo, per<br />

quanto piccolo, motivo di dissapori poteva assumere grave importanza.<br />

Nota. 1. — Anche un'altra spiegazione è possibile. Siccome abbiamo in Eutichio un chiaro cenno<br />

che Bàhàn venisse proclamato imperatore dalle schiere combattenti dopo il primo rovescio, si potrebbe<br />

arguire con una certa misura di probabilità che nello scontro di al-(4àbiyah rimanesse soccombente la<br />

parte dell'esercito bizantino che dipendeva direttamente dal Sacellario, il vero rappresentante dell' im-<br />

peratore Eraclio. Le schiere di Bàhàn, per qualche ragione non diSicile a immaginare, possono essersi<br />

tenute in disparte, o possono anche aver riportato qualche limitato parziale successo, e siccome, sconfitto<br />

il Sacellario, proclamarono Bàhàn imperatore, il mondo ufficiale in Costantinopoli considerò Bàhàn come<br />

un ribelle, e la sorte succe.ssiva di lui e dei suoi non fu più ritenuta come quella di un esercito<br />

ufficiale bizantino, ma di un avventuriero ribelle che aveva tradito il suo imperatore nel momento di<br />

massimo pericolo. Gli Arabi non fecero questa distinzione: per loro l'importante era la vittoria finale<br />

sul Tarmuk: la prima presso al-Gàbiyah rimase senza risultato, perchè restavano ancora intatte le<br />

schiere di Bàhàn, e dinanzi a queste, essi dovettero ritirarsi.<br />

§ 120. — Fin qui è stato possibile ricostruire in un certo modo lo<br />

svolgimento della campagna, ma a partire da questo punto aumentano<br />

purtroppo le incertezze: chi avrà letto i paragrafi contenenti le tradizioni,<br />

avrà visto come un fitto velo oscuri tutto il resto della campagna fino al<br />

disastro finale. I soli punti accertati sembrano essere i seguenti, che noi<br />

abbiamo creduto di fissare dopo uno studio accurato dei luoghi con tutti i<br />

lumi che ci possono porger le tradizioni obbiettivamente paragonate tra loro.<br />

I Greci, dopo il sanguinoso scontro di al-Gàbiyah, accettarono la riti-<br />

rata degli Arabi come una mossa che poteva significare un qualche van-<br />

taggio per la parte cristiana: perciò scendendo verso mezzodì presero, a<br />

poche ore di cammino, una novella posizione nel grande piano inclinato<br />

che scende da Dayr Ayyùb (la moderna Nebi Aj^oib) verso Gillin (=(jrilliq),<br />

magnifica pianura, libera di pietre e mirabilmente adatta a movimenti di<br />

grandi eserciti. Qui abbondavano le sorgenti di eccellente acqua potabile; e<br />

da qui due ottime strade romane permettevano facili e sicure comunica-<br />

603.


s ]^20. lo. 3,. il.<br />

15. a. H. zioni con la Palestina (via Grisr al-Ruqqàd e Fiq) e con Damasco (via<br />

delle trad^zi'cmi Marg al-Suffar). Qui dunque i Greci, nelle vicinanze del Yarmùk, pare<br />

sulla battaglia prendessero nell'ultima fase della campagna una posizione fortificata sul<br />

ciglio del burrone profondo che apresi dinanzi a Grillìn (Grilliq): la tradi-<br />

zione di ibn 'Asàkir (cfr. § 64) non lascia alcun dubbio su questo punto,<br />

ampiamente confermato dalle forti ragioni strategiche che noi esponemmo<br />

nel far la descrizione dei luoghi. Dobbiamo però intendere che le posizioni<br />

greche si estendessero da sud a nord sino al poggio di Dayr Ayyùb, perchè<br />

quel punto domina il piano e permette di veder da lontano ogni mossa<br />

nemica.<br />

Un secondo punto accertato dalle fonti è che le due parti, stando nella<br />

predetta posizione, indugiarono assai a venii-e alle mani per il conflitto<br />

decisivo: tra i primi combattimenti ed il disastro finale vi fu un periodo di<br />

sosta piuttosto lungo, durante il quale, se possiamo credere alle nostre fonti,<br />

si aprirono anche negoziati per un accordo pacifico, ma senza risultato.<br />

In terzo luogo sembra accertato che i punti salienti della campagna<br />

si riducono a due battaglie combattute tra Arabi e Greci nella contrada<br />

del Yarmùk; a proposito delle medesime oflÉresi però un arduo problema,<br />

quello cioè di stabilire l'ordine, il sito precipuo e le caratteristiche principali<br />

delle due battaglie, dacché ci consta che tra loro corresse un considere-<br />

vole periodo di tempo, ossia quella sosta di cui abbiamo fatto già parola,<br />

e che pare abbia durato uno o due mesi. Alcune fonti fondono tutta la<br />

campagna in una battaglia sola, ma le testimonianze di altre stanno a<br />

dimostrare che nel succedersi di ripetute scaramuccie, dvie di queste, in<br />

seguito a circostanze a noi ignote, degenerano in grandi battaglie cam-<br />

pali, in cui le due parti s'impegnarono a fondo con quasi tutte le loro forze.<br />

Non è chiaro però se e quanta confusione vi sia tra i particolari di queste<br />

due battaglie e quelli del probabile scontro precedente in al-Gàbiyah. Noi<br />

crederemmo perciò di rintracciare in tutto, nelle memorie della campagna,<br />

tre principali fatti d' arme. Il primo presso al-Gàbiyah: l'ultimo, come si<br />

vide, dovette svolgersi nell'angolo formato dalla confluenza del Yarmùk con<br />

il Ruqqàd. Di necessità quindi dobbiamo inferire, che il secondo, — primo<br />

sul Yarmùk propriamente detto, — si svolgesse mentre i Greci erano nella<br />

posizione tra Dayr Ayyùb e Gillin (= Gilliq).<br />

Se interpretiamo correttamente i testi, pare che il conflitto di al-Gà-<br />

biyah, per ragioni purtroppo ignote a noi, gettasse un profondo scompiglio<br />

nelle file dei Bizantini, facesse scoj)piare dissensi e perfino ammutinamenti:<br />

da una fonte bizantina abbiamo perfino la grave informazione che l'eser-<br />

cito si dividesse in due, una parte si ritirasse dalla campagna, e l'altra,<br />

604.


15. a. H. § 120.<br />

ribellandosi, proclamasse decaduto Eraclio e nominasse Bàhàn imperatore. ^^- ^- "•<br />

.<br />

....... [SIRIA. -Riepilogo<br />

Lo scompiglio fu aumentato ancora dal tradimento di molti Arabi cristiani delie tradizioni<br />

e di altre milizie. Non è chiaro il contegno di Teodoro il Sacellario, se ^""* battaglia<br />

*'<br />

. . . del Yarmuk.]<br />

cioè dopo la prima disfatta si ritii'asse con i suoi, o se unisse la sua causa<br />

a quella di Bàhàn; le fonti arabe lo dicono perito nella strage finale in-<br />

sieme con Bàhàn; altre non fanno parola di lui; da altre infine parrebbe<br />

che si salvasse dalla strage. In principio della campagna egli ebbe certamente<br />

il comando supremo 'dell' esercito ; ma se poi fu abbandonato<br />

dalle sue milizie e se i rimasti proclamarono imperatore Bàhàn, allora è<br />

palese che il comando generale passasse a Bàhàn ed il Sacellario divenisse<br />

semplice luogotenente. Questo ci spiegherebbe come in alcune fonti figuri<br />

il solo Bàhàn al comando dei Greci.<br />

Tutti questi eventi, di natura gravissima per la compagine già per sé<br />

poco coerente delle eterogenee forze bizantine, si svolsero mentre i Greci<br />

movevano da al-Gràbiyah al nuovo campo, una distanza di poche ore di<br />

cammino, e poi specialmente nel lungo periodo di sosta presso i dh'upi di<br />

Gillin (Gilliq). Fino al momento in cui incominciarono le diserzioni par<br />

certo che i Greci fossero più numerosi che gii Arabi, e che questi per<br />

detto motivo appunto si fossero ritii'ati da al-Gàbiyah e si tenessero lun-<br />

gamente tranquilli nei pressi di Adzri'àt. Ebbero anch'essi un periodo di<br />

tentennamenti e d'indugi prudenti, che dà motivo a fare molte supposi-<br />

zioni. Dacché sappiamo da molte fonti aver essi chiesto soccorsi, l'indugio<br />

potrebbe spiegarsi con 1' attesa impaziente dei medesimi dalla lontana Ma-<br />

dinah. È nostro fermo convincimento, da tutti questi indizi indiretti e da<br />

altre considerazioni esposte in un volume precedente (cfr. 12. a. H., §§ 89<br />

e segg.), che in tutte le grandi vittorie in Siria gli Arabi fossero più nume-<br />

rosi dei loro avversari. Dobbiamo perciò arguire che gli Arabi, siciu'amente<br />

consapevoli per mezzo di spie dei gravi disordini nel campo bizantino,<br />

attendessero il momento in cui, grazie ai rinforzi da Madinah, ed alla di-<br />

sgregazione quasi spontanea delle forze di Eraclio, essi tornassero ad essere<br />

i più numerosi e quindi sicuri della vittoria.<br />

A ulteriore spiegazione dell'indugio aggiungasi inoltre, dopo quanto<br />

si disse in altro luogo, esser assai probabile che gli Arabi fossero trava-<br />

gliati dalla crisi interna riguardo al piano della campagna ed al comando<br />

generale, crisi a cui il Califfo 'Umar volle appunto rimediare con la nomina<br />

di abù 'Ubaydah. Alfine però, avuti tutti i rinforzi, regolate le fac-<br />

cende interne in modo soddisfacente alla maggioranza (per es.: il comando<br />

fu afiidato a Khàlid b. al-Walid, che ignorava le disposizioni prese dal Ca-<br />

liffo), e informati delle grandi diserzioni tra i Bizantini, gii Arabi ripre-<br />

605.


§ 12U. 15. a. H.<br />

15. a. H. ggj.Q ^ xj^ji certo momento il loro antico ardire e osarono di nuovo cimen-<br />

fSIRIA. - Riepilogo . . i , ,, i- i -i o, , - • •<br />

delle tradizioni tarsi in grande battaglia campale con il nemico, be una tradizione conser-<br />

suiia battaglia vata da ibn 'Asàkir non è molto corrotta (il senso ne è poco chiaro), par-<br />

rebbe che gli Arabi all'ultimo momento assalissero di notte il campo greco:<br />

si ritirassero fingendo una fuga, e, avendo trascinati così i Greci in una<br />

imboscata, ritornassero improvvisamente all'offensiva durante una bufera<br />

estiva di sabbia che, venendo dal sud, batteva in faccia il nemico; il quale<br />

subì una tremenda disfatta. Il celebre episodio finale del precipitar della<br />

fanteria greca nel burrone, non è certo se avvenisse durante l' imperver-<br />

sare della tempesta di sabbia, oppure (più probabilmente) al cadere della<br />

notte, dopo la disfatta. In questo racconto non v'è dubbio, per chi conosce<br />

la contrada, esservi una certa confusione tra due eventi militari ben distinti,<br />

che ci è stato possibile di porre in evidenza per effetto dei risultati irre-<br />

fragabili della nostra visita sui luoghi, e che appaiono manifesti se si<br />

esaminano le fasi della battaglia quali sono designate sulle carte schema-<br />

tiche unite al testo. La prima mossa degli Arabi fu di girare il fianco<br />

sinistro dei Greci e tagliar loro le comunicazioni con Damasco, movimento<br />

divenuto relativamente facile agli Arabi dopo che i Grreci, diminuiti in<br />

numero, non potevano più reggere tutta la posizione strategica tra Daj-r<br />

Ayyùb e G-illin (Grilliq).<br />

Nel corso di tale movimento aggirante vi fu il celebre episodio della<br />

fuga di una parte considerevole delle forze arabe entro il proprio accam-<br />

pamento, e delle donne arabe, armate di pali di tenda e pietre, che si<br />

gettarono sui mariti e fratelli e figli costringendoli a « rifuggire indietro »<br />

contro il nemico. Secondo la tradizione della scuola siria, parrebbe che<br />

l'incidente avvenisse alla seconda battaglia, ma l'ordine dei fatti sembra<br />

travisato dalla tradizione, e la logica c'imporrebbe di anticipar l'incidente<br />

alla prima: ciò si comprenderà meglio quando avremo terminato l'esame<br />

della battaglia.<br />

La seconda fase fu la ritirata dei Grreci verso il Ruqqàd per non essere<br />

interamente avvolti dal nemico e per conservare le vie di comunicazione<br />

con la Palestina. Grli Arabi incalzarono e, allungando il movimento aggi-<br />

rante, gittaronsi verso il ponte sul Ruqqàd per tagliare la ritirata: così gli<br />

Arabi si trovarono con le spalle verso Damasco e la fronte verso mezzo-<br />

giorno. I Greci spesero le ultime forze per salvare il ponte, loro ultima<br />

via di salvezza, ma rimasero di nuovo soccombenti e, disfatti totalmente,<br />

si diedero a pazza fuga verso la confluenza del Ruqqàd, e del Yarmùk:<br />

ogni altra via era chiusa da quegli abissi da noi già descritti in un passo<br />

precedente.<br />

606.


15. a. H. § 121.<br />

§ 121. — Se io non m'illudo,, con una siffatta disaraina dei fatti 15. a. H.<br />

confusi delle tradizioni, la tela generale della campagna sul Yarmùk ac- jjgne' tradizioni<br />

quista molto in chiarezza, ed avrebbe, riassunta per sommi capi, il seguente sulla battaglia<br />

, , del Yarmuk.l<br />

schema generale.<br />

Gli Arabi nel ritirarsi dinanzi all'esercito greco comandato da Teodoro<br />

il Sacellario, si concentrarono nella regione tra Damasco ed il Yarmuk<br />

(Rabi' II del 15. a. H.; cfr. 14. a. H. § 158, nota 1). I Greci, invece di muo-<br />

vere direttamente su Damasco, da Hims presero la larga via della Coele-Syria,<br />

scesero fino al laghetto di Merom (Buhayrah al-Hùlah) e varcarono il Gior-<br />

dano superiore o presso Caesarea Philippi, o a mezzodì dello stagno per il<br />

celebre ponte detto ora delle figlie di Giacobbe (Banàt Ya'qùb). Pene-<br />

trando quindi direttamente nella Gaulonite (Gawlàn), i Greci minacciarono<br />

seriamente le retrovie degli Arabi in Damasco e li costrinsero a ripiegarsi<br />

verso mezzodì fino ad al-Gàbiyah, punto in cui i Greci rairavano a concen-<br />

trarsi. La parte più mobile delle forze arabe sotto Khàlid b. al-Walìd tentò<br />

d'impedire la mossa strategica greca e ricacciarci Greci verso il Giordano:<br />

egli venne perciò alle mani con le schiere di Teodoro il Sacellario, for-se pro-<br />

ditoriamente non appoggiato dal restante delle forze sotto Bàhàn: dopo un<br />

sanguinosissimo combattimento (probabilmente il 13 Gumàda II del 15. a.<br />

H. = 28 luglio 636, cfr. § 91, nota 1) in cui gli Arabi subirono gravissime<br />

perdite, i Greci di Teodoro rimasero completamente disfatti e dispersi.<br />

Le forze di Bàhàn erano però sempre intatte e gli Arabi, dopo il ci-<br />

mento, compresero essere imprudente rimanere sul luogo e tentare la sorte<br />

prima d'aver ricevuto tutti i chiesti rinforzi da Madìnah :<br />

abbandonata<br />

perciò<br />

Damasco al suo destino, e lasciata anche al-Gàbiyah, si ritirarono al di là<br />

del Yarmùk, in un sito dove i Greci non potevano assalirli. Nel campo greco<br />

avvenivano intanto gravissimi fatti: lo scompiglio profondo generato dalla<br />

disfatta di Teodoro il Sacellario infiammò i mille malumori serpeggianti<br />

nel campo, e che forse convergevano sulla persona dell' imperatore Eraclio, con-<br />

seguenza della sua infelice politica interna e della sua manifesta rilassatezza<br />

nel difendere l' impero dalla catastrofe araba. I soldati gettarono forse la colpa<br />

tutta su Eraclio e, portando i loro suffragi sul generale, da cui speravano la<br />

vittoria sul nemico, lo proclamarono imperatore. Bàhàn accettò e, mirando<br />

ad assicurarsi la porpora con la distruzione delle forze invadenti, si mosse<br />

con quanti Greci erano rimasti con lui, verso mezzodì in cerca del nemico.<br />

Trovatolo sicuramente trincerato dietro il Yarmùk, non osò valicare<br />

questo fiume e si scelse la posizione che noi abbiamo descritta. Il contegno<br />

dubbioso e tentennante degli Arabi fece nascere forse nell'animo di Bàhàn<br />

la speranza d'indurre quei predoni del deserto a ritornare in patria senza<br />

G(»7.<br />

*


15. a. H.<br />

§ 121. 15. a. H.<br />

correre l'alea gravissima d una nuova battaglia con un nemico tanto temi-<br />

[SIRIA.- Riepilogo ^. ^. ,<br />

, , t, t.<br />

delle tradizioni bile. AUo stesso tempo gli premeva di conservarsi intatto 1 ultimo esercito<br />

sulla battaglia<br />

del Yarmuk.]<br />

^j^ Bisanzio per prendere più sicuramente l'offensiva contro Eraclio e strap-<br />

\^ . ., . ,. . . . ,. t ^ •<br />

pargli il trono. Furono aperti joerciò negoziati, per iniziativa dei (ireci,<br />

ma gii Arabi, in attesa degli ultimi rinforzi e non ben decisi sulla propria<br />

condotta, tennero a bada gli avversari per parecchio tempo. Poi, accomo-<br />

date le loro faccende, avuti gli ultimi rinforzi, ripresero l'offensiva, quando<br />

essi ebbero anche il vantaggio del numero sugli avversari infiacchiti da<br />

continue defezioni. Venne il periodo delle scaramuccie diurne e notturne,<br />

una delle quali servì a trarre i Grreci dal loro campo con una finta fuga :<br />

allo spuntar del giorno i Greci si trovarono impegnati con grandi forze<br />

arabe imboscate in modo assai sfavorevole ai Cristiani. In quel momento<br />

critico si alzò una di quelle tempeste di sabbia, si comuni nelle vicinanze<br />

del deserto durante la stagione estiva, e volle il caso o il destino che la<br />

bufera accecante soffiasse in faccia ai Greci. Di questo vantaggio si valse<br />

immediatamente 1' ardito e pronto nemico, il quale ora s' impegnò a fondo<br />

con tutte le sue forze, girò il fianco sinistro degli avversari e li ricacciò<br />

verso il Gawlàn in occidente. I Greci, sopraffatti dalla ostilità riunita degli<br />

uomini e della natura, cedettero alla contraria fortuna, e dopo un ultimo<br />

disperato tentativo di salvare il ponte su al-Euqqàd, persero ogni speranza<br />

e si dettero alla fuga. Incalzati senza tregua e senza pietà dalla caval-<br />

leria araba, presi com'erano da panico inconsulto e cieco, smarrito il<br />

cammino in parte per il buio della notte o della tempesta, in parte per<br />

effetto del proprio terrore, andarono i più a perire nelle precipitose gole del<br />

Wàdi al-Ruqqàd, o cadendo gii uni sopra gii altri trovaron la fine nel punto<br />

di confluenza del Ruqqàd con il Yarmuk sulle roccie in fondo all'abisso.<br />

Questo accadeva il 12 Ragab 15. a. H., cioè il 20 agosto 636 (cfi-. § 91, nota 1).<br />

L'esercito greco rimase letteralmente distrutto: ben poca gente potè<br />

salvarsi in direzione di Damasco durante la prima parte della battaglia;<br />

nella strage perirono anche i capi. Non abbiamo memoria di prigionieri<br />

fatti al Yarmuk: dobbiamo perciò arguii-e che gii Arabi, accesi com'erano<br />

dall' immensità del trionfo dopo una sì lunga e penosa attesa, non ebbero<br />

pietà dei vinti e quanti trovarono in fuga, tanti ne uccisero: in quel giorno<br />

ebbero sfogo tutte le passioni feroci sì duramente ed angosciosamente com-<br />

presse nella lunga campagna. Quando il sole tramontò sull'orrida scena, i<br />

vincitori forse non sospettarono che quella giornata avesse deciso per sempre<br />

le sorti dell'Asia Anteriore e di una parte cospicua del mondo. La mag-<br />

gior barriera all' espansione illimitata dell' Islam era caduta per mai jjiù<br />

risorgere: la parte dell'Asia storicamente più antica doveva ora conoscere<br />

608.


15. a. H. §§ 121, 122.<br />

un nuovo padrone e sottostare forse per sempre ad una nuova religione, 15. a. H.<br />

l'ultima delle grandi i-elisioui dell'umanità.<br />

§ 122. — La notizia del disastro giunse fino ad Eraclio in Antiochia: forse<br />

delle<br />

sulla<br />

tradizioni<br />

battaglia<br />

egli, già fin da quando fu informato della ribellione delle milizie sotto Bàhàn,<br />

del Yarmuk.l<br />

le ultime che aveva potuto raccogliere per tentar di salvare l' impero, aveva<br />

intuito esser tutto irrimediabilmente perduto e che bisognava rinunziare,<br />

forse per serdpre, al possesso della Siria. Quando seppe che anche l'esercito<br />

di Bàhàn era ridotto a null'altro che a sanguinosa poltiglia in fondo ai<br />

burroni del deserto, egli decise di abbandonare ogni nuovo tentativo di<br />

riscossa. Non aveva più mezzi, non aveva più uomini: la sua fibra era<br />

scossa, ed infiacchita: non si sentiva più giovane e forte e pieno di speranze,<br />

d' illusioni e di ardire, come al principio della memoranda campagna<br />

persiana. Decise quindi di lasciare Antiochia,- dove era rimasto per sorve-<br />

gliare le operazioni contro gi' invasori, e si accinse a ritornare prontamente<br />

a Costantinopoli.<br />

La tradizione vuole che Eraclio, al momento di varcare la catena del<br />

Taurus e di entrare in Asia Minore, desse un ultimo sguardo, un ultimo addio<br />

alla Siria, al ricupero della quale aveva dedicato tutto il suo regno e tutti<br />

i suoi mezzi. L' incidente drammatico, anche se inventato o per lo meno<br />

travisato nella forma dai cronisti musulmani, deve esser vero nella sostanza.<br />

L'eroe di più che venti anni di guerre, di disastri e di trionfi non potè<br />

certamente abbandonare il frutto di tutta una vita di sofferenze e d' immani<br />

sacrifizi senza uno schianto doloroso, indicibile dell'animo. Noi ac-<br />

cettiamo di conseguenza l'episodio come verità storica. Tale riflessione ci<br />

induce, al punto in cui siamo arrivati, a chiudere la nostra .^intesi con<br />

un'ultima parola sul conto di Eraclio. Già in altro luogo la sua attraente<br />

figura ci diede opportunità di riunire alcune riflessioni su di lui (cft-. 12. a. H.,<br />

§ 266), non già con intento d'apologia, ma di giustizia, ed ora c'incombe<br />

di completarle con un'ultima parola sulla condotta di Eraclio durante la<br />

campagna araba.<br />

Noi dimostrammo anteriormente (cfr. 12. a. H., §§ 248 e segg.) l'inanità<br />

evidente dell'accusa, che nel primo periodo del suo regno Eraclio rimanesse<br />

indolente e supino dinanzi ai disastii dell'invasione persiana. Chiarimmo<br />

con l'aiuto di documenti come la « inazione vergognosa » di Eraclio sia<br />

una ingiusta leggenda nata in tempi moderni, stante la deficienza di fonti,<br />

e ponemmo in rilievo le vere ragioni perchè Eraclio agisse con tanta len-<br />

tezza nel primo decennio del suo regno. Insistemmo specialmente sulla<br />

scarsità dei mezzi militari e finanziari, di cui egli disponeva, e brevemente<br />

descrivemmo le immense difficoltà che ebbe a superare, egli, imperatore<br />

609. 77


§§ 122 123. !"• ^* "•<br />

15. a. H. senza impero e senza esercito, annidato per anni tra i monti dell'Armenia,<br />

[SIRIA. -Riepilogo \ .<br />

delle tradizioni "^ P^ese straniero.<br />

sulla battaglia i\ g^o ingegno, la sua tenacia, il svio immenso ardire trionfarono alfine<br />

dei nemici: riscattò l'impero dai Persiani e gli restituì i suoi antichi confini.<br />

Seguirono allora i brevi anni di sosta immediatamente anteriori all' inva-<br />

sione araba, anni che avrebbero dovuto essere di pace e di felicità, e fu-<br />

rono invece irti di amarezze e d'irreparabili sciagure. Il grande e valoroso<br />

generale si rivelò poco abile pastore di popoli in tempo di pace: al pari dei<br />

suoi predecessori si lasciò trascinare nel campo spinoso dei conflitti di fede,<br />

e si alienò le simpatie della maggioranza dei suoi sudditi orientali: gli<br />

abitanti di alcune città si rifiutarono perfino di aprii-gli le porte, mentre<br />

si recava in- trionfo a visitare il Santo Sepolcro in Gerusalemme ed a ri-<br />

porvi i resti preziosi della Croce di Nostro Signore.<br />

In questo momento critico e doloroso scoppiò improvvisamente, senza<br />

preavviso, la bufera islamica, che in tre brevi anni gli strappò il possesso<br />

dell'oriente, dai piedi del Taurus ai confini dell'Egitto. Quale fu il con-<br />

tegno delP imperatore in tale nuova acutissima crisi? Sono giuste le ac-<br />

cusp d'infingardaggine lanciate contro di lui dal Gibbon e da molti altri<br />

storici moderni?<br />

§ 123. — Sarebbe vano negare che la condotta di Eraclio nel triennio<br />

chiuso dal disastro del Yarmùk fosse diversa da quella che tanto lo distinse<br />

durante la campagna finale contro la Persia. In questa, per ben cinque anni,<br />

rinunziò a tutte le gioie ed a tutte le soddisfazioni della porpora: dai monti<br />

rigidi ed inospiti dell'Armenia, senza mai posare un momento, organizzò<br />

in persona quella celebre guerra di rivincita contro il Khusraw di Ctesi-<br />

fonte, che rimarrà sempre negli annali militari dell'Asia e del mondo come<br />

una manifestazione prodigiosa di carattere, d'ingegno e di abnegazione per<br />

un nobile elevatissimo scopo. Quel breve periodo emerge splendido e glo-<br />

rioso nella tetra storia di Bisanzio decadente. •<br />

Assai diverso fii il suo contegno durante la breve campagna araba :<br />

nonostante la grandezza del pericolo, Eraclio mai si mostrò alla testa delle<br />

sue schiere, come aveva fatto in cento circostanze durante la guerra pre-<br />

cedente, quando si trascinò appresso, di vittoria in vittoria, le poche schiere<br />

che lo seguivano.<br />

Al principio della campagna araba pare egli si trovasse tra Damasco<br />

e Hims e allestisse l'esercito che, comandato da suo fratello Teodoro,<br />

rimase inghiottito nel disastro di Agnàdayn. Perduta questa battaglia,<br />

r imperatore manifestò il suo dolore con un contegno ingrato ed in-<br />

giusto verso il proprio fratello, e si ritirò per alcun tempo ad Edessa e<br />

610.


15. a.<br />

.....<br />

H. § 123.<br />

poi (caduta Damasco) ad Antiochia. Ivi con grande cura allestì il nuovo ^^- ^- ^•<br />

[SIRIA. -Riepilogo<br />

. .<br />

esercito, che subì la triste fine da noi poc'anzi descritta nei burroni della delie tradizioni<br />

Gaulonite. Avuta contezza di quest'ultimo disastro, Eraclio lasciò il paese ®""^ battaglia<br />

. . . del Yarmuk.]<br />

e ritornò a Costantinopoli: la Siria fu abbandonata al suo destino.<br />

Quali ragioni possono aver indotto il grande imperatore a seguire sif-<br />

fatta condotta, tanto diversa da quella gloriosa di prima? Le nostre fonti<br />

tacciono: alcune perfino ci dicono che, se gli abitanti della Siria setten-<br />

trionale non avessero insistito a chiedere il suo aiuto, Eraclio, dopo la<br />

caduta di Damasco, non avrebbe più pensato a ricacciare gli Arabi.<br />

Né le fonti arabe, né le cristiane ci porgono nemmeno il più lontano ap-<br />

piglio per una qualsiasi spiegazione. Qual maraviglia quindi se un grande<br />

storico, magniloquente sì, ma pur esimio artista, come il Gibbon, siasi<br />

permesso di scrivere {Decime and Fall, capo XLVj nei seguenti termini:<br />

« Di tutte le figure più cospicue della storia quella di Eraclio é una delle<br />

« più straordinarie ed incoerenti. Nei primi anni e negli ultimi del suo<br />

« lungo regno l' imperatore appare lo schiavo dell' infingardaggine, dei<br />

« piaceri o della superstizione, lo spettatore indifferente ed impotente delle<br />

« pubbliche calamità. Ma le nebbie languide dell'alba e del crepuscolo sono<br />

« separate dallo splendore del sole meridiano. L'Eraclio della reggia si levò<br />

« il Cesare del campo militare, e l'onore di Roma e di Eraclio furono glo-<br />

« riosamente riscattati dalle prodezze di sei campagne d'avventure ». Il<br />

Gibbon non è sempre imparziale, ma se il suo giudizio severo sui primi<br />

anni di Eraclio é errato, la critica degli ultimi anni di lui è pur troppo<br />

in parte giusta; egli infatti chiude il suo studio del Cesare bizantino con<br />

le seguenti parole: « Nella vita di Eraclio le glorie della guerra persiana<br />

« sono annebbiate dalla vergogna e dalle debolezze dei suoi primi e dei<br />

« suoi ultimi anni. Quando i successori di Maometto sguainarono la spada<br />

« della guerra e della religione, egli rimase attonito e sopraffatto dalla pro-<br />

« spettiva infinita di fatiche e di pericoli : la sua natura era indolente, né<br />

« poteva l'età oramai inferma e frigida dell'imperatore riaccendere le fiamme<br />

« d'un secondo periodo eroico. Un senso di vergogna, i fastidi datigli dai<br />

« Siri, gli vietarono una sollecita partenza dal luogo di combattimento: ma<br />

« l'eroe non esisteva più, e la perdita di Damasco e le giornate sanguinose<br />

« di Agnàdayn e del Yarmuk possono essere addebitate in considerevole mi-<br />

« sura all'assenza o alla condotta infelice del sovrano » (capo LI).<br />

Anche il Pernice (pag. 289-291) esamina la questione, e, valendosi di<br />

alcuni dati indiretti delle fonti bizantine, conclude giustamente che nel si-<br />

stema nervoso dell'imperatore fosse avvenuto un profondo mutamento, una<br />

grande incurabile debolezza. Noi storici che studiamo gli eventi, seduti tran-<br />

611.


123, 124. 15. a. H.<br />

15. a. H. quillamente al nostro tavolo, m mezzo ai libri e ai documenti, assorti nei<br />

[SIRIA. - Riepilogo . -,,,<br />

•<br />

i i , t<br />

,• i •<br />

delle tradizioni nostri pensieri, nel tentare una evocazione del passato, dimentichiamo tal-<br />

suiia battaglia volta di renderci ben conto dei veri aspetti materiali della grande vita che<br />

del Yarmuk.]<br />

freme intorno a noi. Tale obblìo, se pur momentaneo, delle realtà della vita<br />

c'induce non di rado ad apprezzamenti errati, a giudizi forse soverchiamente<br />

severi, simili a quelli poc'anzi citati del Gibbon.<br />

Questo è il caso con Eraclio. Siamo benevoli per la sua memoria! Ram-<br />

mentiamoci che l'opera compiuta da lui nella terribile campagna per-<br />

siana, quando sembrava pazzia sperare in un trionfo, deve avergli costato<br />

un dispendio fatale di energia nervosa, un consumo irreparabile di forza<br />

vitale, a cui l'uomo ben raramente può sottostare più d'una volta sola<br />

nella sua breve esistenza. La sua infelice politica interna e religiosa dopo<br />

il ricupero dell'impero dai Persiani, la sua permanenza in Siria fino al-<br />

l'avvento degli Arabi, sono, a mio modo di vedere, indizi vaghi, ma pui'<br />

apprezzabili che il sovrano dell' impero pacificato non era più l' uomo di<br />

prima. Il suo contegno iroso ed ingiusto verso gli Ebrei ed i monofisiti<br />

sono poi segni manifesti indiscutibili d'uno squilibrio morale, d'un esaurimento<br />

nervoso, d'una spossatezza morale complicata da scrujjoli e passioni<br />

religiose.<br />

L'uomo rivelavasi stanco oramai di avversità, 'di sforzi e di dolori. La<br />

sua mania religiosa, i suoi insani timori dei misteri d'oltre tomba ci confermano<br />

che nell'animo di lui fosse avvenuto un forte turbamento morale, e ci<br />

convincono non aver Eraclio posseduto quella fibra adamantina di pochi<br />

privilegiati, i quali sopravvivono a tutti i disastri ed a tutte le sciagure.<br />

§ 124. — Con la salute scossa, con i nervi stremati, infiacchito dall'età<br />

avanzata, Eraclio si sentì incapace a riprendere la vita di campo, e sot-<br />

tostare di nuovo allo strazio morale d'una grande campagna contro un<br />

nemico ogni giorno più temibile. È inoltre assai facile che egli in principio<br />

si sia illuso nel calcolare l'entità del pericolo arabo. Si contentò quindi di<br />

raccogliere armi, uomini e danari, e lasciò ad altri le angoscie spossanti, le<br />

trepidazioni e perplessità del comando e le fiere emozioni del campo di bat-<br />

taglia. Ma più tardi, quando il disastro di Agnàdayn gli apri gli occhi<br />

sulla vera natura della nuova invasione, alle condizioni infelici della pro-<br />

pria salute vennero ad unirsi lo spettacolo doloroso ed uniiliante della pro-<br />

pria debolezza militare e politica, i feroci conflitti interni, la viltà ed i ripe-<br />

tuti tradimenti dei dipendenti. Sentì allora, fors'anche prima del Yarmiik,<br />

di aver a combattere una causa perduta. È molto probabile che la sua grande<br />

esperienza in cose militari, la sua conoscenza profonda delle condizioni reali<br />

dell'impero, gli facessero balenare la inutilità della lotta; e se pure non<br />

612.


15. a. H. §§ 124, 125.<br />

manifestò ai suoi l'intimo pensiero, agì come un uomo senza speranza di 15. a. H.<br />

riuscita, e preferi non unire direttamente il suo nome e forse la propria delie tràd'izio^'i<br />

morte all'onta di una disfatta. sulla battaglia<br />

Tutta la sua vita era stata una lotta contro i maggiori pericoli, contro<br />

i più spietati nemici, contro la fiacchezza imbelle, contro la impotenza se-<br />

nile dei suoi sudditi, contro l'esaurimento insanabile dell'erario, contro le<br />

intemperie, la fame e la morte. Aveva lottato per un quarto di secolo, e<br />

quando contava alfine di ottenere un ben meritato riposo, gii mancò la<br />

energia di ricominciare la lotta. Era stanco di lottare e di soffrire: allorché<br />

vide il fi-utto di tutti i suoi lavori consumarsi in un repentino incendio, si<br />

abbandonò alla disperazione e partì.<br />

Chi dh-à lo strazio di quello spirito sì grande e magnanimo, di quella<br />

mente, in cui forse splendeva ancora tutta l'intelligenza antica? Nel lasciare<br />

per sempre la Siria, perla dell'impero, culla di Cristo e della sua fede, non<br />

solo vedeva Eraclio distrutta l'opera di tvitta la sua vita, ma con la rovina<br />

del suo dominio ruinavano anche lo splendore di Bisanzio, la grandezza e la<br />

gloria di Roma in oriente, i luoghi santi e le verità sacre del Cristiane-<br />

simo. Nella rovina perivano la civiltà millenaria latino-ellenica che aveva<br />

conquistato il mondo, ed il Cristianesimo che lo aveva trasformato: e su<br />

tante glorie antiche e care, su tante tradizioni sacre e profane veniva ora<br />

a riversarsi impetuoso un popolo di barbari, predoni ancora, quasi ignoti<br />

sino alla vigilia, apportatori oltreché d'un nuovo dominio politico e militare»<br />

anche d'una nuova fede e d'vma nuova civiltà, la quale mossa da forze<br />

incoscienti, irresistibile, pretendeva ad un rinnovamento dell'umanità usque<br />

ab imis fundamentis. Volle il destino, con crudele ironia, che Eraclio, forse<br />

la figura più nobile e bella di Bisanzio decadente, fosse appunto il disgra-<br />

ziato nocchiero quando naufragò tutto il mondo antico in Asia Anteriore.<br />

SIRIA. — Conseguenze immediate della vittoria araba sul YarmQk:<br />

la seconda presa di Damasco, e la conquista definitiva della Siria.<br />

§ 125. — Quanto si disse in altro luogo, esaminando minuf amente le<br />

tradizioni sui due assedi di Damasco (cfr. 14. a. H., §§ 111 e segg.), ci<br />

esime ora dal ritornare sull'argomento della seconda resa della città: ba-<br />

sterà riepilogare brevemente la narrazione degli eventi che appartengono<br />

alla seconda metà dell'anno 16. H., nel solo scopo di collegare i j^aragrafi<br />

sul Yarmùk alle tradizioni sulla definitiva conquista sii'ia, che daremo tutte<br />

assieme sotto l'annata 16. H. Per comodo degli studiosi e per chiarire meglio<br />

il problema dei due assedi, noi abbiamo creduto di riunire sotto l'anno 14. H.<br />

tutte le tradizioni riguardanti il detto argomento: é perciò inutile ripetere<br />

G13.


§ 125. 1^' ^' H.<br />

15. a. H. qi^ii per disteso quelle che si riferiscono alla seconda resa, e basterà darne<br />

(SIRIA. - Conse- 5<br />

guenze imme- un breve sunto.<br />

diate della vitto- Fondandoci sulle tradizioni della scuola siria (ibn 'Asàkir), noi potemmo<br />

Yarmùk: la se- stabilire con relativa certezza il fatto finora ignorato, che cioè l'esercito di<br />

conda presa di Eraclio, nel recarsi da Hims alla Graulonite, evitò di passare per Damasco,<br />

conquista'defini- ^ che gli Arabi abbandonarono la città non già perchè rinunziassero di prò-<br />

ti va della Siria.] posito a difenderla, ma perchè l'abile strategia dei Bizantini, minacciando<br />

di tagliare ai Musulmani le comunicazioni con Madinah e di dividere in<br />

due le loro forze, li costrinse a i-etrocedere sino ai confini dell' ' Aglun nell'Ur-<br />

dunn. In questo modo l'esercito greco era venuto ad interporsi tra gii Arabi<br />

e Damasco, la quale città, sebbene non traversata dai Greci, tornò, almeno di<br />

nome, a far jDarte dell'impero bizantino per tutto il tempo in cui le schiere<br />

di Bàhàn rimasero di fronte agli Arabi sul Yarmùk.<br />

È probabile che in Damasco si rifugiassero molti superstiti della prima<br />

battaglia in al-Gràbiyah: è verosimile altresì che da questa battaglia in poi,<br />

fino al giorno in cui Bàhàn ed i suoi soccombettero alle spade dei guerrieri<br />

islamici, gli abitanti di Damasco dovessero tollerare entro le loro mura non<br />

pochi distaccamenti greci, tanto venuti dal settentrione, quanto disertori e<br />

fuggiaschi dalla campagna che si protraeva nella Gaulonite. La tradizione siria<br />

afferma esplicitamente che, appena vinto Bàhàn, la cavalleria araba sotto<br />

Khàlid b. al-Walid si spingesse sollecitamente fino a Damasco e concludesse<br />

un nuovo trattato con gli abitanti, riconfermante l'antico di un anno prima.<br />

I fatti però non si svolsero con tanta sollecitudine: esistono invero altre tra-<br />

dizioni, che conservano chiara memoria di aspri e sanguinosi combattimenti<br />

avvenuti sotto le mura di Damasco, dopo il Yarmùk. Trattasi certamente<br />

di tutte le schiere greche scampate, sia per diserzione prima della battaglia,<br />

sia con la fuga durante e dopo la medesima: è da presumersi che queste,<br />

dinanzi al pericolo di completa distruzione, tentassero un'ultima disperata<br />

difesa della propria esistenza in un combattimento nei sobborghi meridio-<br />

nali della città, e che sconfìtti, si ritraessero entro le mura per resistere a<br />

un secondo assedio: di quest'ultimo ci restano anche chiari ed innegabili<br />

indizi, che avemmo già occasione di porre in rilievo.<br />

Dobbiamo perciò ritenere che la cavalleria araba può essersi spinta,<br />

durante l' inseguimento e nel conflitto con i superstiti, fin sotto le mura<br />

di Damasco, pochi giorni dopo la vittoria, ma che la città non si sottomise<br />

subito. Non lo potè fare, stante la presenza entro le mura di tante migliaia<br />

di Greci fuggiaschi, ai quali gii Arabi non davano quartiere. 'Dopo aver fatto<br />

tremare i nuovi difensori di Damasco, i cavalieri arabi ritornarono probabilmente<br />

addietro per riunh-si ai compagni sul Yarmùk: i vincitori avevano<br />

614.<br />

'


15. a. H. 125, 126.<br />

cento diverse faccende da sbrigare: la sepoltura delle mieliaia di morti, la ^^- ^- ^<br />

, . . „ . . , ... , , . . . ... [SIRIA.- Conse-<br />

.<br />

cura dei propri feriti, la divisione del bottino, un poco di riposo ai vincitori, guenze imme-<br />

i-TiTi- •<br />

spossati dalla lunga campagna e dalla tremenda accanita battaglia, e via diate delia vitto-<br />

T T /-^ • •!! riaarabasul<br />

• • •<br />

discorrendo. Compiuti però gii obblighi più urgenti, 1 esercito riunito non Yarmuk: la se-<br />

tardò a riprendere il cammino del settentrione. Una tradizione (cfr. 14. a. conda presa di<br />

Damasco, e la<br />

H., § 186) dà ragion di credere che gii Arabi erano una seconda volta sotto conquista c'efini-<br />

le mura di Damasco poco più di un mese- dopo la battaglia del Yarmuk. *'v^ «^^"^ Siria.]<br />

§ 126. — Questa volta l'offensiva araba fu più energica della prima.<br />

I vincitori del Yarmuk, invece di tenersi sul lembo meridionale esterno<br />

della pianura coltivata (la Ghùtah di Damasco), pratici oramai dei luoghi,<br />

si spinsero fin quasi sotto le mura, e si disposero in schiere divise dinanzi<br />

alle singole porte lungo tutto il versante meridionale. Non possiamo dire<br />

se la città fosse interarnente accerchiata, ma riteniamo ciò poco probabile. Il<br />

lato settentrionale, quello lambito dal fiume Barada, fu lasciato forse, anche<br />

questa volta, sguernito dagli assedianti: tutto al più è lecito credere che tale<br />

misura fosse pressoché inutile stante la presenza continua di schiere volanti<br />

di cavalieri arabi, che scorazzando in tutti i sensi il paese al nord della<br />

città rendevano assai difficili e precarie le comunicazioni con Hims ed An-<br />

tiochia. La vigilanza alle singole porte del versante settentrionale era resa<br />

altresì inutile da un altro fatto: sappiamo da una tradizione della scuola<br />

siria che durante il secondo assedio, come durante il primo, gii Arabi oc-<br />

cuparono dopo un vivace combattimento l'altura famosa detta Thaniyyah<br />

al-'Uqàb, dominante la via che da Damasco conduce a Hims. L' occupa-<br />

zione di questo punto strategico, oltremodo importante, esimeva il coman-<br />

dante arabo (abù 'Ubaydah, assistito e consigliato da Khàlid b. al-Walìd)<br />

dalla necessità di custodire le porte della città che guardano verso il set-<br />

tentrione.<br />

Sulle vicende dell'assedio non abbiamo purtroppo gran cosa da raccon-<br />

tare. Esso fu più breve del primo, e chi ci ha seguito nella nostra esposizione<br />

della campagna sul Yarmuk, non mancherà di considerar questo come<br />

del tutto naturale. Gli abitanti, dopo l'esperienza del primo assèdio e la<br />

buona condotta degli Arabi dopo la resa nel Ragab del 14. H., bramavano<br />

tutti una sola cosa, ritornare sotto il dominio tollerante arabo e liberarsi<br />

dal giogo dell' impero bizantino, nemico di tutti i monofisiti della Siria.<br />

Nondimeno in città erano i militi bizantini scampati ai due disastri di<br />

al-Gràbiyah e del Yarmuk: questi certamente non la pensavano come gii<br />

abitanti, in disaccordo con essi tanto per sentimenti quanto per ragioni<br />

di fede. Ignoriamo il numero dei profughi, ma è probabile che contas-<br />

sero parecchie migliaia, più di quanto si sarebbe disposti a credere dopo<br />

615.<br />

'


§ 126. ^ • ^*<br />

15. a. H. le descrizioni del grande disastro bizantino. D'altra parte però queste mi-<br />

•<br />

°me- libile mancavano di ogni coesione organica, erano brandelli sparsi di corpi<br />

diate della vitto- distrutti nelle due battaglie precedenti, uomini senza capi, senza provviste,<br />

ri a ara a^ s^u<br />

certamente con poche armi e con pochissima disciplina. La morte di tutti<br />

conda presa di i comandanti principali nella Graulonite, l'insubordinazione cronica delle<br />

Damasco, e la<br />

-j^^g ^^ ribellione di Bàliàn, la fuga di Eraclio da Antiochia in Asia<br />

conquista definì- --^ > ' o<br />

tiva deiia Siria.] Minore ed a Costantinopoli, l'azione disgx-egante d'una rotta spaventosa,<br />

dovettero togliere ai militi bizantini, anche se numerosi, ogni vera forza<br />

di resistenza. Anzi se il secondo assedio durò, come si crede, qualche cosa più<br />

di due mesi (Ramadàn-Dzù-1-Qa'dah? Cfr. 14. a. H., § 143), ciò non fu merito<br />

dei difensori, ma solo effetto della ripugnanza degli Arabi ad esporsi ai<br />

pericoli, a loro ancora ignoti, d'un assalto a mano armata di città fortificate.<br />

Era questa un'arte che gli Arabi avevano, ancora da imparare.<br />

Dicemmo però che già tutto porta a credere aver gli Arabi spiegato<br />

nel secondo assedio una iniziativa più ardita, e sollecitata forse la resa con<br />

aggressioni più intense e dirette che non la prima volta : v'è quasi il sospetto<br />

di un tentato assalto di sorpresa alla porta di al-Gràbiyah, dinanzi alla quale<br />

pare si stabilisse abù 'Ubaydah. Quando i militi greci che difendevano la<br />

città s'avvidero che gli Arabi non intendevano indugiare, stante le vive e<br />

manifeste simpatie degli abitanti per il nemico, edotti dalle vicende del<br />

primo assedio, e temendo forse qualche tradimento ed un eccidio generale,<br />

discesero alfine a più umili consigli. Essi non presero l'iniziativa delle trat-<br />

tative, ma delegarono gii abitanti a fare i primi passi. Questi chiarirono<br />

agii Arabi il vero stato delle cose, come cioè gli abitanti inermi di Damasco,<br />

abbandonati dalle schiere musulmane prima del Yarmùk, non avevan po-<br />

tuto mantenersi liberi ed indipendenti dai Greci: chiesero perciò il puro e<br />

semplice rinnovamento dei patti della prima resa, con la concessione sup-<br />

pletiva che quanti Greci non volessero sottostare al dominio arabo, erano<br />

liberi di recarsi al di là del confine. Gli Arabi non fecero difficoltà ed accet-<br />

tarono che il trattato già concluso da Khàlid b. al-Walid nel 14. H., fosse<br />

valevole anche ora. L'apj)rovazione definitiva fu data da abu 'Ubaydah,<br />

l'uomo dai miti consigli, amante della pace.<br />

Nondimeno avemmo già occasione di dedurre da vari indizi che nel se-<br />

condo trattato si avverasse l'aggravamento di qualche condizione secondaria:<br />

pare cioè assodato che nel corso del secondo assedio, forse appunto per il<br />

fatto che gli Arabi si erano avanzati proprio fin sotto le mura della città,<br />

tutte le chiese e gii edifizi pubblici, situati fuori della cinta murata di<br />

Damasco, nella Ghùtah, fossero considerati come preda di guerra dei Mu-<br />

sulmani. Tale almeno fu il concetto che pare se ne avesse circa ottanta<br />

616.


Lih (y<br />

DAMASCO - VEDUTA SULLA CITTADELLA E SULLO SBOCCO DEL WADI BARADA<br />

CORTILE DELLA GRANDE MOSCHEA DI DAMASCO


15. a. H. 126, 127.<br />

anni dopo, ma non potremmo dire se ciò corrisponda esattamente con gli<br />

eventi del 15. H.<br />

§ 127. — In questo modo, verso la fine (e precisamente nel Dzù-1-<br />

Qa'dah: cfr. 14. a. H., § 143) dell'anno 15. H., Damasco cadeva definiti-<br />

vamente sotto il dominio musulmano: un dominio che è rimasto non in-<br />

terrotto fino ad oggi. Non è un vanto del tutto ozioso degli odierni Da-<br />

masceni che la loro città sia la sola della Siria, in cui nessun dominatore<br />

cristiano abbia mai più rimesso piede. Tale circostanza dà alla città un<br />

sacro splendore, un odor di santità che è caro ad ogni buon Musulmano,<br />

ed in particolar modo ai fanatici abitanti dell'evo nostro.<br />

Dal contegno successivo degli Umayyadi, che ne fecero la capitale del-<br />

l' impero, dobbiamo necessariamente arguire che sin dai primi tempi Da-<br />

masco divenisse uno dei centri pivi importanti della Siria musulmana, la<br />

capitale morale, politica e finanziaria della nuova provincia. L'unica seria<br />

rivale di Damasco islamica fu la città di Hims, nella provincia della quale,<br />

stante forse le condizioni geografiche, non dissimili da quelle d'Arabia, s'andò<br />

a stabilire la maggior parte delle tribù semi-nomadi emigrate prima, du-<br />

rante e doj)o le conquiste. Le steppe che si estendono per centinaia di<br />

chilometri ad est e al nord di Hims, vi avevano già attirato prima della<br />

invasione musulmana molte tribù arabe, come vedremo meglio quando<br />

narreremo la conquista della Siria sotto l'anno 16. H. :<br />

esse esercitarono<br />

il medesimo fascino sulle tribù che si mossero con l'Isiàm, ed in partico-<br />

lare modo sulle tribù Yamanite, che seguirono le orme dei primi conquista-<br />

tori e preferirono le lande salubri della Siria, alle bassure infocate e malsane<br />

della Babilonide. Hims non tardò a divenire il paese più schiettamente<br />

arabo della Siria ed il centro yamanita più importante fuori dell'Arabia.<br />

Nondimeno, per ragioni che non è questo il luogo di esaminare, ma<br />

che tratteremo meglio durante la storia degli Umayyadi, Damasco fino dal<br />

principio acquistò una preeminenza come centro morale, amministrativo<br />

e politico: in Hims invece andarono a stabilirsi di preferenza gente tran-<br />

quilla e studiosa, e con tendenze fanatiche e religiose: in Hims si creò con<br />

il tempo la scuola tradizionistica più importante della Siria.<br />

Damasco dunque, ritornata sotto il dominio arabo, fu stabilita imme-<br />

diatamente dai conquistatori quale centro amministrativo della Gaulonite<br />

e del distretto propriamente damasceno: ebbe pel momento un luogotenente<br />

(Yazid b. abi Sufyàn) con una piccola guarnigione, ma, come vedremo<br />

meglio più avanti, par che il centro principale dell'esercito musulmano<br />

fosse l'accampamento militare attorno ad al-Gràbiyah. Questa divenne centro<br />

militare donde s' irradiò l'azione conquistatrice araba verso mezzodì (contro<br />

617. 78<br />

15. a. H.<br />

[SIRIA. - Conseguenzeimme-<br />

diate della vittoria<br />

araba sul<br />

Yarmuk: la seconda<br />

presa di<br />

Damasco, e la<br />

conquista defini-<br />

tiva della Siria.]


§§ 127, 128. 15. a. H.<br />

...<br />

15. a. H. Gerusalemme e Cesarea), verso occidente (contro le città del littorale sirio-<br />

[SIRIA. - Conse- '<br />

guenze ìmme- mediterraneo), e verso settentrione (contro Hims, Hamah e tutta la Siria<br />

diate della vittoriaarabasul<br />

Yarmuk: la se-<br />

^gj nord).<br />

Nell'annata ,,<br />

seguente narreremo per sommi capi le fasi della conquista<br />

conda presa di verso occidente e verso settentrione, e più avanti l'occupazione di Geru-<br />

Damasco, e la<br />

conquista definì-<br />

salemme e di Cesarea, che appianò la via alla conquista dell'Egitto. Perora<br />

tiva della Sirla.] ^ sufficiente rammentare come con la caduta di Damasco si chiuda alfine il<br />

periodo grandioso, eroico, delle conquiste: in Siria non si combattono più<br />

grandi battaglie, non abbiamo più momenti d'angoscia penosa e di trepi-<br />

dazione; l'esercito greco non esiste più: Eraclio era fuggito a Costantino-<br />

poli, e tutte le città che formavano parte dell'impero a mezzodì del Taurus<br />

fino all'Egitto, tranne forse alcune del littorale mediterraneo, rimasero<br />

abbandonate a loro stesse. Prive di guarnigioni di milizie regolari bizan-<br />

tine, e munite soltanto d'una milizia locale, territoriale, formata dagli abi-<br />

tanti stessi e quindi in pieno accordo di sentimenti con questi, le città<br />

fecero, si può dh-e, a gara a sottomettersi ai nuovi padi-oni. Abbiamo ripe-<br />

tute menzioni di commissioni di abitanti, guidate dai loro capi spirituali<br />

(il vescovo è l'unica autorità rimasta nel disgregato impero!), le quali al<br />

suono di tamburine e di altri istrumenti musicali, vengono incontro festo-<br />

samente agii invasori e sembrano accettare con giubilo il nuovo dominio.<br />

Se qualche città oppone ancora una certa resistenza, nell'interno ben inteso,<br />

è bene guardarsi dal prendere tale resistenza in un senso troppo assoluto:<br />

non fu già un desiderio di contrastare al nuovo dominio, ma una precauzione<br />

presa allo scopo di assicurarsi le medesime condizioni delle altre città.<br />

Tutto ciò sta a dimostrare come dopo il Yarmuk, stabilito oramai defi-<br />

nitivamente il principio che si dovesse conquistare e tenere il paese, gii<br />

Arabi si astenessero quasi completamente dalle maniere selvaggie, preda-<br />

torie di guerreggiare, con cui si erano distinti specialxnente nel primo pe-<br />

riodo, fino cioè alla campagna di Baysàn, Fihl, Marg al-Sufiar, che portò<br />

alla prima resa di Damasco.<br />

Non possiamo esimerci dal credere sifiàtta mutata condotta, ampiamente<br />

dimostrata dalle tradizioni che daremo sotto l'annata 16. H., fosse<br />

effetto d'istruzioni precise venute da Madinah e messe in atto da abù<br />

'Ubaydah.<br />

ARABIA. — Il pellegrinaggio a Makkah dell'anno 15. H.<br />

§ 128. — Il grande pellegrinaggio annuale fu diretto dallo stesso Ca-<br />

liffo 'limar b. al-Khattàb (Tabari, I, 2350, lin. 5-6 [autorità: ibn Ishàq];<br />

2425; Athir, II, 396; Mas'ùdi IX, p. 55).<br />

618.


—<br />

15. a. H. §§ 129-131.<br />

Luogotenenti del Califfo Umar nell'anno 15. H. ^^- ^- "•<br />

§ 129. — (1) In Makkah era governatore 'Attab b. Asid; Califfo Umar.]<br />

(2) in al-Ta-if, Ya'la b. Munyah;<br />

(3) in al-Yamàmah e nel Balirayn, 'Uthmàn b. abì-l-'As;<br />

(4) neir'Uman, Hudzayfah b. Mihsan ;<br />

_ _ [Luogotenenti del<br />

(6) nel Kuwar al-Sàm (o contrade di Siria), abù 'Ubaydah b. al-Grarràh ;<br />

(6) in al-Kùfah, Sa'd b. abi Waqqàs (^ ) ;<br />

(7) capo dei qudàh in al-Kùfah era abù Farwah; i<br />

(8) in al-Basrah e nel suo territorio era governatore al-Mughirah b.<br />

Su'bah (T abari, I, 2425-2426).<br />

Athir, II, 396. i<br />

Nota 1.<br />

narreremo la fondazione di al-Kiifati nel 17. o 18. H. Quanto al governatore di al-Basrali la cronologia<br />

è assai incerta, ma invece di al-Mughirah dovremmo forse piuttosto porre il nome di 'Dtbah b. Ghazwàn.<br />

Cfr. 14. a. H., §§ 67 e segg.<br />

I tre ultimi numeri dell'elenco sono anticipazione di eventi. Questo sarà chiaro quando I<br />

NECROLOGIO. — Abdallah b. al-Ziba ra.<br />

§ 130. — 'Abdallah b. al-Ziba'ra b. Qay.s b. 'Adi b. Sa'd b. Sahm j<br />

al-Qurasi al-Sahmi al-Sà'idi fu valente poeta, un tempo vivo oppositore ;<br />

del Profeta, e satireggiatore dei Compagni di Maometto. Sua madre era '<br />

'Atikah bint 'Abdallah b. 'Arar b. Wahb b. Hudzafah b. Grumah. Effli era \<br />

considerato il più valente poeta tra i Qurays, e in principio fu accanitis-<br />

simo ne] combattere i Musulmani e nell'eccitare i pagani a resistere. Con 1<br />

lui ebbero conflitti poetici (il poeta ufficiale del Profeta) Hassàn b-. Thàbit<br />

ed altri versificatori musulmani: egli accompagnò i Qurays ogni qualvolta<br />

andarono a battersi contro i seguaci del Profeta. Quando però Maometto i<br />

entrò in Makkah, nell'anno della presa di questa città, ibn al-Ziba'ra fuggì -<br />

fino a Nagràn, ed entrato nel castello del luogo disse agli abitanti che i<br />

j<br />

Qurays erano stati uccisi (tutti quanti) durante l'ingresso di Maometto in i<br />

Makkah; egli annunziò che il Profeta sarebbe venuto oi-a ad assalire i loro I<br />

castelli, e li esortò a fortificarli meglio ed a raccogliere provviste. Più tardi<br />

ibn al-Ziba'ra si uni al Profeta e compose poesie per scusare la sua precedente j<br />

condotta (Grawzi, fol. 27, v., 752, n. 9047, che lo annovera tra i morti i<br />

del 15. H.; Hagar II, 752, n. 9047; Aghàni, I, 30-33; IV, 4, 5; XIV, 11-12).<br />

Cfr. anche <strong>Annali</strong>, 3. a. H., §§ 16, Ò4 B, n. 29; 8. a. H., § 74; "<br />

9. a. H., § 9. ;<br />

Nawfal b. al-Harìth.<br />

§ 131. —Nawfal b. al-Hàrith b. 'Abd al-Muttalib b. Hàsim b. 'Abd<br />

Manàf al-Qurasi al-Hàsimi, nipote di Maometto, il più vecchio di tutti i !<br />

619.<br />

i<br />

'<br />

I<br />

'<br />

|<br />

j<br />

j<br />

'<br />

]<br />

:


§§ 131, 132. 15. a. H.<br />

15. a. H. banu Hasim che avesse abbracciato l'Islam. Secondo alcuni mori due anni<br />

Nawfai b. ai-Hà- dopo l'elezione di 'Umar, e perciò nel 15. H., nella città di Madinah<br />

rit_h.] (Athir, II, 396).<br />

Hagar, III, 1189-1190, n. 8336; Dzahab'i Paris, I, fol. 129,r.<br />

(cft-. l'anno 14. a. H., § 264, e l'anno 20. a. H.).<br />

Sa d b. Ubadah.<br />

§ 132. — abù Thàbit, o abu Qaj-s, Sa'd b. 'Ubàdah b. Dulaym b. Hà-<br />

ritbali b. Hizàm b. [abij Hazìmah [o Halimah, o Khuzaymah] b. Tha'labah<br />

b. Tarìf b. al-Khazrag b. Sà'idah b. Ka'b b. al-Kliazrag al-Ansàri.<br />

(a) Il capo più influente dei Khazrag (Saj-yid al-Khazrag) fu uno<br />

dei dodici nuqabà o rappresentanti dei Madinesi, eletti al Convegno di<br />

al-'Aqabah, ed uno dei più famosi e valenti Compagni del Profeta. Sua<br />

madi-e 'Amrah [al-Thàlit_hah] bint Mas ùd b. Qays b. 'Amr b. Zayd Manàt,<br />

Compagna del Profeta e morta nel 5. a. H., fu pure persona cospicua: era<br />

zia materna di Sa'd b. Zayd al-Ashali, guerriero di Badr. Tutta la fami-<br />

glia di Sa'd era nota per la sua grande generosità, che era anzi in essa una<br />

vii'tù tradizionale, tramandata di padi-e in figlio da varie generazioni. In<br />

Madinah v'era una torre detta appunto Atam Dulaym b. Hàrithah<br />

o Torre di Dulaym, l'avo di Sa'd, dalla quale ogni giorno s'invitava pub-<br />

blicamente, chiunque volesse, ad assistere alla mensa, con il grido: « Chi<br />

« ama il grasso e la carne, venga alla Torre di Dulaym b. Hàritiiah! ». Sa'd<br />

fu presente aUa battaglia di Badi-, secondo quello che afferma al-Bukhàri,<br />

mentre altri lo contestano. Sa'd fu però sempre uno dei Compagni più<br />

fedeli e più amati del Profeta, il quale a lui costantemente affidava la cu-<br />

stodia della bandiera, ràyah, degli Ansar, e più volte e in vari modi diede<br />

prove pubbliche della stima e simpatia che aveva per lui. Gli ammiratori<br />

di Sa'd b. 'Ubàdah erano anche tutti quei poveri e mendicanti detti Ahi<br />

al-Suffah che vivevano sul banco della Moschea di Madinah, a ottanta<br />

dei quali egli soleva quasi ogni sera offi-ire il vitto e la cena. Questi, rico-<br />

noscenti, attribuirono a lui sempre un merito assai più elevato che a tanti<br />

altri, e quando stimavano qualcuno e dicevano che il tale o il tal altro<br />

valeva quanto uno o due, o più uomini, davano sempre a Sa'd il valore<br />

di ottanta uomini, per indicare quanto egli valesse più di tutti gli altri.<br />

Sa'd aveva anche molte altre qualità, fra cui quelle di essere valente nel<br />

nuotare e nel lanciare le treccie, e, stando a ibn Sa'd, sapeva anche scri-<br />

vere in arabo (kàna yaktub bi-l-'arabiyyah): perciò fu anche chiamato<br />

al-Kàmil o il perfètto (^). Quando venne il periodo delle conquiste,<br />

andò anch'egli in Siria e morì nel Hawràn nel 16. o nel 16. a. H. Si afferma<br />

620.


15. a. H. § 132.<br />

anzi che egli cessasse di vivere m Busra, la prima città espuanata dai ^^- ^- ^<br />

. Tir 1<br />

^. , . , , .<br />

-, -, n^r [NECROLOGIO.<br />

Musuimaiii m bina, e che la sua tomba si trovasse m al-Minagah, un sa'db.'Ubadah.<br />

villaggio di Damasco nella Ghùtah.<br />

Trasmise tradizioni ai figli Qays, Sa'ìd [f 76. a. H.], Ishàq e al nipote<br />

Surahbil b. Sa'ìd, nonché a vari Compaga^ del Profeta, come ibn 'Abbàs<br />

[t 68. a. H.] ed altri (Hagar, II, 1B6-157, n. 4066).<br />

Nota 1. — Erano chìaiaa,tì perfetti quelli che sapevano scrivere, lanciar freccie e nuotare (confronta<br />

11. a. H., § 224 e éawzi, tbl. 26,r.).<br />

(6) Suoi figli furono Sa'ìd, Muhammad ed 'Abd al-rahmàn, natigli<br />

dalla moglie Ghaziyyah bint Sa'd b. Khalìfali b. al-Asraf: inoltre Qays,<br />

Umàmah e Sadùs, che ebbe dall'altra moglie Fukayhah bint 'Uba5'd b. Du-<br />

laym. Nell'età della barbarie Sa'd conosceva la rara arte dello scrivere: era<br />

valente nuotatore e tiratore d'arco, perciò aveva il soprannome di perfetto<br />

(al-kàmilj. Egli, come parecchi dei suoi padri, avanti l'Islam, solevano<br />

invitare ai loro fortini (u t u m) gli amici con la seguente formula : « Grasso<br />

« e carne ! Vieni<br />

pag. 142) [G.].<br />

al castello di Dulaym b. Hàrithah » (S a a d, III, parte II,<br />

(e) (abù Usàmah Hammàd b. Usàmah, da Hisàm b. 'Urwah, da suo<br />

padre ['Urwah]). Io ho conosciuto Sa'd b. Ubàdah che invitava gli amici<br />

alla sua casa murata: « Grasso e carne! Vieni da Sa'd b. 'Ubàdah ». E<br />

così faceva suo figlio, che pur ho conosciuto. Una volta, ero giovane, cam-<br />

minavo per una via di Madìnah, quando mi passò vicino 'Abdallah b. 'Umar,<br />

che se ne andava alla sua terra in 'Aliyah, e mi disse: « Vieii qui, gio-<br />

« vanotto, guarda se mai sul fortino di Sa'd b. Ubàdah vi sia qualcuno<br />

« che faccia invito ». — « Non v'è nessuno ». — « Va bene » (Sa ad. III,<br />

2, pag. 142, lin. 21-143 lin. 1) [G.].<br />

(d) Sa'd b. 'Ubàdah, al-Mundzir b. 'Amr ed abìi Dugànah, secondo<br />

quanto afferma al-Wàqidi, ruppero gli idoli della loro tribù (i banìi Sà'idah),<br />

quando abbracciarono l' Isiàm. Sa'd fu presente, con i 70 Ansar, e quale<br />

uno dei 12 nuqabà, al convegno di 'Aqabah. Egli fu capo generoso. Non<br />

fu presente a Badr, quantunque fosse preparato ad uscire in campagna e<br />

fosse venuto alle dimore degli Ansar per eccitarli alla spedizione. Ma fu<br />

morso (da uno scorpione?) avanti di partire, e dovè restare. Perciò l'Inviato<br />

di Dio disse: « Se Sa'd non vi ha preso parte, ben ne ha avuto il desiderio ».<br />

Alcuni tradizionisti riferiscono che Maometto battesse su di lui con la sua<br />

freccia (gli assegnasse una porzione del bottino) e lo ricompensasse; ma<br />

nessuno dei tradizionisti delle spedizioni fa il suo nome tra i guerrieri di<br />

Badr. Egli fu presente a Uhud, all'assedio di Madìnah ed a tutti gli (altri)<br />

fatti d'arme con l'Inviato di Dio (Sa ad, III, parte II, pag. 143, lin. 4-19) [G.].<br />

G21.


§ 13-2. 15. a. H.<br />

15. a. H. fg'\ Era sua consuetudine mandare oo"ni ffiorno al Profeta una scodella<br />

'^ - a\ -P ^^ 1++<br />

[NECROLOGIO.- .<br />

Sa'db.Ubàdah.l piena di zuppa (tharidj ratta o con carne, o con latte, o con aceto, o con<br />

olio, o con burro, ma il più delle volte con carne: questa scodella faceva<br />

il giro di tutta la casa del Profeta, e ne prendevano tutte le mogli del<br />

medesimo (tanta ne era l'abbondanza) (Sa ad. III, 2, pag. 143) [Gr.].<br />

(/) Sua madi'e 'Amrah, donna bellissima, come già si disse, morì in<br />

Madinah, mentre il Profeta era assente per la spedizione di Dùmah al-<br />

Grandal, nel mese di Rabì' I dell'anno 5. H. ed aveva con sé Sa'd b. 'Ubà-<br />

dah: al suo ritorno dalla spedizione il Profeta visitò la tomba della defunta<br />

e vi pregò sopra ("Sa ad, III, 2, pag. 143) [G.].<br />

(g) (Rawh b. 'Ubàdah, da ibn Grurayg, da Ya'la, da 'Ikrimah mawla<br />

di ibn 'Abbàs, da ibn 'Abbàsj. La madre di Sa'd b. 'Ubàdah morì mentre<br />

il figlio era assente; questi si recò allora dal Profeta e gli disse: « Inviato<br />

« di Dio, è morta mia madre ed io ero assente: le sarà forse di qualche<br />

« giovamento (nell'altra vita), se io faccio un'elemosina volontaria a nome<br />

« suo? (tasaddaqtu a n ha) ». Il Profeta rispose di sì; allora il madinese<br />

soggiunse: « Io ti prendo come testimonio, che la mia proprietà cinta di<br />

« mura detta al-Mikhràf è divenuta elemosina (.s a d a q a h) a nome di mia<br />

«madre» C) (Sa ad, III, 2, pag. 143-144).<br />

Nota 1. — In questa tradizions tsudenziosa si asojude l' iatento di far accettare nell'Islam il con-<br />

cetto che prevaleva nel mondo cristiano, poter cioè l'anima di un defunto ottenere vantaggi nell'altra<br />

vita da atti di carità compiuti da superstiti in questa vita.<br />

(h) Secondo altre tradizioni, Sa'd avrebbe domandato al Profeta : « Qual<br />

«è la sadaqah più gradita a te, o più meritoria? » — «Che tu dia a<br />

« bere acqua (agli assetati) ». E Sa'd fece nella moschea degli abbeveratoi<br />

pubblici, che si chiamarono di uram Sa'd (Sa ad. III, 2, pag. 144, lin. 2-11).<br />

(i) (al-Wàqidi, da Ma'mar e da Muhammad b. 'Abdallah, da al-Zuhri,<br />

da 'Ubaydallah b. 'Abdallah b. 'Utbah, da ibn 'Abbàs, da 'Umar b. al-<br />

Khattàb, che narra una parte in prima persona). Quando morì il Profeta,<br />

gli Ansar si radunarono nella Saqifah dei banù Sà'idah: con loro era Sa'd<br />

b. 'Ubàdah; essi allora si consigliarono sull'opportunità di giurargli fedeltà<br />

(e riconoscerlo come capo). La notizia di ciò giunse ad abù Bakr e ad<br />

'Umar, i quali accorsero subito con alcuni Emigrati makkani: tra questi<br />

e gii Ansar si accese una discussione (k a 1 à m) ed un colloquio (m u h àwarah)<br />

sulla questione di riconoscere Sa'd b. Ubàdah come capo. Sorse<br />

allora un Khatìb al -Ansar (un oi-atore dei Madinesi), e propose che gli<br />

Ansar eleggessero un amìr ed altrettanto facessero i Qurays. La discus-<br />

sione si fece più viva che mai e si alzarono le voci; allora 'Umar si volse<br />

ad abù Bakr e gli disse: « Stendi la mano! ». Egli la stese, ed 'Umar (af-<br />

622.


15. a. H. § 132.<br />

ferratala) eli giurò fedeltà (come capo) : il suo esempio fii seguito dagli ^^- ^- ^•<br />

[NECROLOGIO.<br />

. , , . . . , •<br />

A ,<br />

Emigrati makkani e poi dagli al-Ansar, « e noi nella ressa saltammo su sadb.Ubadah.<br />

« Sa'd b. 'Ubàdali che stava avvolto nel mantello (muzammil) dietro di<br />

« noi; ed io ('Umar) chiesi: che cosa ha? Mi risposero: « è sofferente ». Uno<br />

« esclamò: «avete ucciso Sa'd! » « Non è vero!, gridai, è Dio che ha ucciso<br />

« Sa'd! » «Nelle circostanze del momento », prosegue 'Umar, « l'elezione di<br />

« abù Baki' fu la soluzione migliore e più sicura: se noi avessimo lasciata<br />

« quella gente senza indurla a giurare fedeltà (ad abù Bakr), avrebbero<br />

« portato i sufiÉi-agi (sopra un'altra persona) dopo la nostra partenza :<br />

d'al-<br />

« fronde se noi avessimo giurato fedeltà a chi non ci conveniva, o se noi<br />

« li avessimo costretti a giurar fedeltà in modo contrario ai loro desideri,<br />

«sarebbero nati guai» (Sa ad, III, 2, pag. 144) [G.].<br />

(j)<br />

(al-Wàqidi, da Muhammad b. Sàlih, da al-Zubayr b. al-Mundzir<br />

b. abi Usayd al-Sà'idi). (Dopo la sua elezione) abù Bakr mandò da Sa'd<br />

b. 'Ubàdah per invitarlo a giurargli fedeltà, dacché tutto il popolo e perfino<br />

la gente di Sa'd l'aveva fatto. Sa'd rispose: « No, per Dio! io non ti rico-<br />

« noscerò finché non avrò scagliato contro di voi tutti i dardi del mio<br />

« turcasso, e non vi avi'ò combattuto con quanti mi seguiranno della mia<br />

« stirpe e della mia famiglia ». Quando questa risposta fii portata al Califfo,<br />

il Compagno Basir b. Sa'd esclamò: « Khalifah Rasai Allah, egli ha<br />

« risposto con un diniego, e perdura ostinatamente nel suo concetto: egli<br />

« non vi riconoscerà se non dopo che sia ucciso, né egli può essere ucciso<br />

« senza che siano uccisi allo stesso tempo e suo figlio e la sua famiglia, né<br />

« questi potranno essere uccisi senza che siano uccisi i Khazrag, né si po-<br />

« tranno uccidere questi senza uccidere anche gii Aws : perciò non lo<br />

« molestate più. Il potere vi é assicurato (anche se Sa'd non lo rico-<br />

« nosce), né egli può farvi del male, perchè sarà sempre solo fintantoché<br />

« sai'à lasciato in pace ». Il Califfo seguì questo consiglio e lasciò in pace<br />

Sa'd b. 'Ubàdah. Poi divenne Califfo 'Umar, il quale un giorno incontrò<br />

Sa'd in una delle vie di Madinah e lo salutò. Ma Sa'd fu molto scortese<br />

nel rispondere, e aggiunse: « Questa faccenda (ossia il potere) é giunta fino<br />

« a te, ma per Dio il tuo compagno (= Maometto) ci era più caro di te: sento<br />

« ripugnanza d'esser tuo vicino! ». Umar gli rispose: « Chi non ama il suo<br />

« vicino, si allontana da lui! ». E Sa'd: « Non ignoro questo consiglio, e mi<br />

« accingo appunto ad andarmene in cerca d'un vicino migliore di te ! ». Difatti<br />

poco tempo dopo Sa'd emigrò da Madinah in Siria nei primi tempi del Ca-<br />

liffato di Umar, e mori nel Hawràn (Sa ad, III, 2, pag. 144-145).<br />

(k) (alWàqidi, da Yahya b. 'Abd al-'azìz b. Sa'id b. Sa'd b. 'Ubàdah,<br />

da suo padre Abd al-'aziz b. Sa'id b. Sa'd b. Ubàdahj. Sa'd b. Ubàdah mori<br />

623.


e 132. iòt 3,» II»<br />

15. a. H. nel Hawràn, in Siria, due anni e mezzo dopo che 'Umar fu divenuto Califfo,<br />

(NECROLOGIO. - . ' ,. i ^rr- ti» 1 r tt t j. r ^ • ^ir<br />

Sad b'Ubàdah.l ossia, dice al-Waqidi, 1 anno 15. H. La sua morte non fu risaputa m Ma-<br />

dinali se non quando due garzoni, mentre si riposavano durante i grandi<br />

calori del mezzodì presso un pozzo di Madìnah (Bìt M...? o Bìt Sakan),<br />

udirono una voce che usciva dal pozzo e diceva i seguenti versi: « Abbiamo<br />

« ucciso il capo dei Khazrag, Sa'd b. Ubàdah, lo abbiamo colpito con due<br />

« freccie: non abbiamo errato il colpo diretto al suo cuore ». I due garzoni<br />

furono spaventati, e si rammentarono esattamente del giorno: di poi appu-<br />

rarono che precisamente in quel giorno era morto Sa'd. In verità egli si era<br />

accucciato in terra per urinare entro un buco del terreno fnafaq) e fu<br />

immediatamente ucciso (dai ginn): quando ritrovarono il cadavere, le<br />

membra erano diventate di color verde (Sa ad. III, 2, pag. 144-146).<br />

(/) (Yazid b. Hàrun, da Sa'id b. ahi 'Urubah, da Muhammad b. Sirin).<br />

Sa'd b. 'Ubàdah urinò stando in piedi, e quando ritornò a casa disse ai com-<br />

pagni: « Ho trovato una bestia che si trascinava per terra (dabìb) ». Poi<br />

morì (subito), e furono intesi i demoni (ginn) che ripetevano i due versi dati<br />

sopra (Sa ad, III, 2, pag. 145).<br />

(m) Da queste tradizioni risulta dunque con manifesta chiarezza che Sa'd<br />

b. 'Ubàdah era uno dei principali Ansar, e che alla morte del Profeta aspirò<br />

al sommo potere: deluso nella sua speranza dall'iniziativa di 'Umar, non<br />

perdonò mai ai suoi più fortunati rivali la propria sconfitta: si rifiutò di rico-<br />

noscere abù Bakr e quando venne al potere 'Umar, si affi-ettò ad allontanarsi<br />

da Madìnah e a ritirarsi in Siria, dove poco tempo dopo cessò di vivere in<br />

modo violento e misterioso (assassinato da alcuno?); e siccome- la faccenda<br />

non fu mai ben chiarita, si disse che era stato ucciso dai ginn. Queste<br />

circostanze sono sospette, e se sembra eccessivo ed ingiustificato affermare<br />

che la sua morte fosse ordinata e voluta dal Califfo 'Umar, non v'è dubbio<br />

che sotto questa faccenda si asconda qualche losco mistero.<br />

Cfr. anche Athir Usd., II, 283-285.<br />

Athir, II, 396, che pone la morte nel 15. H.; Dzahabi Paris, I,<br />

fol. 127, V., nel 15. H., e più avanti, nel fol. 130,r., nel 16. H.<br />

T ab ari. Ili, 2539, 2541; Athir, II, 396; Hisàm Index; al-Isti'àb,<br />

562-565, n. 2336; Dzahabi Tagrìd, I, 231, n. 2148; Nawawi, 274-275;<br />

Qutaybah, 132; Balàdzuri Index; Mahàsin, I, 107; Khaldùn, II,<br />

App. 64; Yàqùt, I, 512; II, 45; III, 105; IV, 673; Aghàni, IV, 13-14,<br />

19; XVI, 17; (lawzi, fol. 26,v.-26,v.<br />

Nel corso dei nostri <strong>Annali</strong> abbiamo avuto sovente occasione di<br />

ricordare il nome di Sa'd — si vegga l'Indice a pag. 1462 del II volume,<br />

dove si ha quasi uno schema della sua biografia. — Egli fu certamente<br />

624..


- 15.<br />

a. H. §§ 132, 133.<br />

una delle grandi fieure di Madinah, e il suo contegno con Maometto ^^- ^- "•<br />

[NECROLOGIO.<br />

.<br />

quando si trattò con i Ghatafan durante l'assedio (cfr. 5. a. H., § 36), rivela sadb.'Ubadah."<br />

la forza e l'indipendenza del suo carattere e il rispetto che aveva di lui<br />

lo stesso Profeta.<br />

IMPERO BIZANTINO. — Incidenti della storia ecclesiastica in Egitto :<br />

patriarclii malchìti e dissidenti.<br />

§ 133. — Per cliiarire alcuni punti oscuri e non privi d'importanza<br />

nella storia della conquista araba dell' Egitto, di cui presto ci occuperemo,<br />

è necessario dare in questo luogo alcuni particolari spigolati dalla cronaca<br />

di Eutychius, che, se riflettono pur principalmente episodi delle vicende<br />

i-eligiose dell'oriente ortodosso e scismatico, si ricollegheranno di poi con<br />

certi problemi assai ardui della conquista dell' Egitto.<br />

("Eutychius) (a) Nei primi tempi del Califfato di 'Umar (nel 13. H. ?)<br />

fu nominato Georgius patriarca d'Alessandria : egli rimase in carica quat-<br />

tr'anni.<br />

(6) Quando egli seppe che i musulmani avevano vinto i Greci e con-<br />

quistata la Palestina, e che si avviavano verso l'Egitto, montò sopra una<br />

nave e fuggì da Alessandria :<br />

senza patriarca malchita per novantasette anni.<br />

il seggio di Alessandria rimase dopo di lui<br />

(e) E quando fuggì Giorgio, fu nominato patriarca di Alessandria al<br />

posto suo Kùrus (ossia Cù'o, Cyrus).<br />

(d) In quei tempi era in Alessandria un frate detto Sophronius, il<br />

quale (essendo ortodosso) non approvava le sentenze di Ciro il patriarca,<br />

(he era Màrùni (monoteletista, cfr. 12. a. H., § 266, nota 3), e seguiva la<br />

religione di Eraclio. Questa religione sosteneva che in Gesù erano due<br />

nature, con una volontà, un'energia ed una persona: questa era la dottrina<br />

di Màrùn. Sophronius andò a discutere su questo argomento con Ciro, il<br />

quale gli rispose che <strong>The</strong>odorus patriarca di Rùmiyyah (intendesi proba-<br />

bilmente IJonorius papa), e Sergius patriarca di Costantinopoli erano d'ac-<br />

cordo con lui nella sua dottrina. Allora Sophronius andò a Costantinopoli<br />

ed in principio riuscì a persuadere il patriarca Sergio dei suoi errori, ma<br />

più tardi giunsero ricchi doni di Ciro, e Sergio ritornò alle sue dottrine<br />

di prima facendo opposizione a quelle di Sophronius. Lo scisma per queste<br />

dottrine durò nella chiesa per circa quarantasei anni, senza che si potesse<br />

mai venire ad un accordo.<br />

(e) Di poi Sophronius lasciò Costantinopoli e si recò a Gerusalemme<br />

dove gli vennero incontro i frati ed il popolo della città; e siccome non vi<br />

era nella città un patriarca e Sophronius era conosciuto per l' eccellenza<br />

625. 79


§§ 133, 134. 15. a. H.<br />

15. a. H. della sua fede (ortodossa), lo proclamarono patriarca. Appena eletto pa-<br />

TINO.- Incidenti triarcà, Soplironìus spedi una lettera sulla fede (cristiana) a tutti i paesi,<br />

della storia ec- Questo accadeva nel secondo anno del Califfato di 'limar (ossia nel 15. H.)<br />

clesiastica in E-<br />

gitto: patriarchi<br />

. i<br />

(Eutychius, ed.<br />

/-^i -i i<br />

Glieiklio,<br />

tt<br />

II,<br />

-. '^ < r»\<br />

12-13).<br />

maichiti e dissi- g 134, — La cronologia di questo brano non è sicura. Secondo Euti-<br />

chio, Giorgio fu patriarca in Alessandria per quattro anni, che ebbero prin-<br />

cipio nei primi anni del Califfato di Umar: alla fine di questi quattro anni<br />

succedegli Ciro e quindi Sophi'onius vieu fatto patriarca. Ora questo è<br />

errato, perchè Sophronius, già si è visto, era patriarca di Gerusalemme<br />

alla fine del Califfato di abù Baki-, come è attestato in modo certissimo<br />

da quella sua orazione, dalla quale cavammo tanto lume per le condizioni<br />

interne della Palestina al principio dell'invasione araba. Il Butler (pag. 170,<br />

nota 2) giustamente rileva che la narrazione di Eutychius è cronologicamente<br />

un errore, e che deve confondere la fuga di Giovanni l'elemosiniere<br />

con la surrogazione di Giorgio il patriarca malchita di Alessandria, con<br />

l'altro patriarca Ciro durante l' invasione persiana. Se è corretto Giovanni<br />

di Niqyùs (pag. 571), Giorgio rimase in Alessandria dui'ante il patriarcato<br />

di Ciro. Ritorneremo su questo argomento. Il Butler pone la rioccupazione<br />

dell' Egitto, ritolto ai Persiani, con milizie greche di Eraclio nell' inverno<br />

del 628-629 dell'È. V. Nell'autunno del 631 dell' È. V. Eraclio mandò in<br />

Egitto il patriarca Ciro (Butler, 174, 176): ciò corrisponde alla metà del<br />

10. H., pochi mesi prima della morte di Maometto.<br />

626.


16. a. H.<br />

2 febbraio 637 — 22 grennaio 638


S-9 § 5 S i e c^ £ e So q s^ I !<br />

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nologico,<br />

16. a. H.<br />

IRAQ-PERSIA. — La battaglia di al-Qadisiyyah: il problema cro-<br />

§ 1. — Altrove (cfr. 14. a. H., §§<br />

1 e segg.) facemmo alcune osservazioni<br />

sul significato dell'invio di Sa'd b. abi Waqqàs da Madinali nell' 'Iraq dopo<br />

il disastro del Ponte, e riportammo le tradizioni che si riferiscono ai pre-<br />

cedenti della battaglia. In quel luogo non entrammo addentro nel problema<br />

cronologico che presenta anche quest'ultimo periodo della campagna contro<br />

i Persiani nel Sawàd. Bisognerà perciò esaminare ora con qualche atten-<br />

zione la questione di tutta la cronologia della lotta arabo-persiana dalla<br />

Battaglia del Ponte a quella di al-Qàdisiyyah, e ricollegare possibilmente<br />

i due eventi sopra una sicura base cronologica.<br />

Per il detto periodo abbiamo due cronologie ben distinte: l'una quella<br />

della scuola iiaqense, rappresentata da Sayf b. 'Umar, e l'altra della*scuola<br />

madinese, che possiamo radunare frammentariamente dalle varie notizie<br />

dei diversi tradizionisti della detta scuola. Della prima, che interamente<br />

scartiamo, discorreremo più avanti, dove diamo le tradizioni di Sayf b.<br />

'Umar: ivi spiegheremo ampiamente i motivi di tale deciso ripudio. Per<br />

ora contentiamoci dei ragguagli della scuola madinese, dai quali ci studie-<br />

remo di trarre l'ossatura cronologica che noi cerchiamo.<br />

Vedemmo già (cfr. 1;3. a. H., § 163) che la Battaglia del Ponte fii<br />

sicuramente combattuta e perduta dagli Arabi nella seconda metà dell'anno<br />

13. a. H., e precisamente ai 29 di Ramadàn, corrispondente a sabato 26 no-<br />

vembre 634 a. È. V. Questa è la data della scuola madinese: Sayf b. 'Umar<br />

anticipa la battaglia di un mese, ponendola nello Sa'bàn di detto anno<br />

(cfr. 13. a. H., § 188 b). Il divario tra le due date è sì piccolo, che non<br />

629.


16. a. H.<br />

IRAQ-PERSIA. -<br />

La battaglia di<br />

al-Qàdlsiyyah: il<br />

problema crono-<br />

logico.]<br />

1, 2. 16. a. H.<br />

mette conto di perder tempo a discuterlo: noi accettiamo quella della<br />

scuola madinese, perchè sotto tutti i rapporti è più sicura e degna di fede.<br />

Notisi intanto che anche questa campagna, come le altre per debel-<br />

lare gii apostati neiril. a. H., si svolse durante l'inverno, avendo avuto<br />

principio nell'autunno (cfr. 11. a. H., § 73, n. 7, e possiamo ora aggiun-<br />

gere il passo di Suyùti, 29, lin. 26, che pone la partenza di Khàlid b.<br />

al-Walid contro Tulayhah dopo lo Sawwàl dell' 11. H., ossia addirittura nel<br />

gennaio del 633 a. È. V.): anche la celebre marcia di Khàlid attraverso<br />

il deserto fino in Siria si svolse durante l'inverno tra il Ragab 12. e il<br />

Safar 13. H., ossia tra il settembre 633 e l'aprile 634 E. V. (cfr. 12. a. H.,<br />

§ 418). La battaglia del Ponte, perdvita alla fine di novembre del 634 a. È. V.,<br />

ci rivela pure l'inizio di una campagna al principio dell'autunno, e ci per-<br />

mette dunque di concludere che siamo al cospetto di un fenomeno costante<br />

delle prime conquiste arabe: possiamo cioè stabilire che gli Arabi in quel<br />

periodo preferivano per le campagne estei-ne e per le incursioni in terra<br />

nemica di attendere la fine dei grandi calori estivi ed iniziare le operazioni<br />

non appena l'aria cominciava a rinfrescare.<br />

Premesso questo, riuscirà più degna di fede la notizia di abù Mikhnaf<br />

(cfr. 13. a. H., § 167), secondo la quale dopo il disastro del Ponte gli<br />

Arabi posarono un anno prima di riprendere le operazioni contro i Per-<br />

siani. Difatti il grave disastro al principio dell'autunno turbò tanto i Mu-<br />

sulmani, che passò la stagione propizia prima che si riavessero dallo scacco<br />

subito : il rinnovamento delle operazioni militari, quelle cioè sotto Grarir b.<br />

'Abdallah al-Bagali, le quali portarono alla vittoria di al-Buwayb ed alla ucci-<br />

sione di Mihràn, va probabilmente messa nel susseguente autunno 635 a. È. V.,<br />

ossia forse non prima del Ramadàn 14. a. H. (cfr. 14. a. H., §§ 11 e segg.).<br />

§ 2. — Passiamo ora alla cronologia della battaglia di al-Qàdisiyj^ah,<br />

per la quale abbiamo tre 'date divei'se, tutte della scuola madinese: ossia<br />

alcuni tradizionisti la pongono nel 14. H., altri nel 16., ed altri infine nel<br />

16. H. Le autorità per l'anno 14. H. sono le più fiacche (al-Tabari non le<br />

menziona nemmeno): questa data può esser sicuramente messa in disparte<br />

per ragioni che risulteranno più chiare in seguito, oltre al sovrapporsi e<br />

confondersi con la data precedente di al-Buwayb. Il problema si riduce<br />

dunque a scegliere tra l'anno 15. H. voluto da ibn Ishàq, e l'anno 16. H.<br />

indicato da al-Wàqidi.<br />

al-Balàdzuri (cfr. § 6),''sopra calcoli di provenienza forse wàqidea, dice<br />

che tra la sconfitta di Mihràn e al-Qàdisiyj^ah corsero diciotto mesi. Se<br />

quanto precede è corretto riguardo alla data probabile della giornata di<br />

Mihràn (= al-Buwayb), la battaglia di al-Qàdisiyyah dovrebbe cadere di-<br />

eso.


16. a. H.<br />

ciotto mesi dopo il Ramadàn del 14. H., ossia nel Rabi' II. o Gumàda I.<br />

del 16. H. Con questo combinerebbe perfettamente la notizia di al-Khu-<br />

wàrizmi (cfr. § 4), secondo la quale la battaglia di al-Qàdisiyyah si svolse<br />

precisamente nel Grumàda I. del 16. H.<br />

ibn Ishàq (cfr. §§ Sd, e 8)<br />

preferisce invece l'anno 15. H., come afferma<br />

esplicitamente in due passi (T a bari, I, 2377, e 2349): egli però allo stesso<br />

tempo ammette in due luoghi diversi (T a bari, I, 2202, e 2349) che Sa'd<br />

b. abi Waqqàs passasse la maggior parte dell'inverno in Saràf, presso al con-<br />

fine persiano, e movesse contro al-Qàdisiyyah solo al principio della prima-<br />

vera, o meglio alla fine dell'inverno (cfr. 14. a. H., § 11; e 16. a. H., § 8j.<br />

La battaglia seguì parecchio tempo dopo il suo arrivo in al-Qàdisij'yah.<br />

Orbene, se la data di ibn Ishàq fosse corretta (ossia al-Qàdisiyj'ah nel<br />

15. H.), allora l'inverno a cui egli allude dovrebbe essere quello del 635-<br />

636 a. È. V., ossia quello che comprende gli ultimi quattro mesi del 14. H.<br />

Vale a dire Sa'd b. abi Waqqàs avrebbe sostato in Saràf, raccogliendo rin-<br />

forzi e radunando intorno a sé Garir b. Abdallah ed i seguaci di al-Mu-<br />

thanna b. Hàrit_hah, quasi contemporaneamente alla battaglia di al-Buwayb,<br />

in cui rimase ucciso Mihi'àn, vittoria che fu merito speciale di Grarir b. Ab-<br />

dallah. È evidente che ciò non combina bene e nelle tradizioni di ibn Ishàq<br />

esiste palesemente una con tradizione : se i Musulmani si concentravano in<br />

Saràf, sull'estremo limite della fi-ontiera arabo-persiana, non potevano allo<br />

stesso tempo vincere una battaglia nel Sawàd. L' inverno perciò a cui allude<br />

ibn Ishàq dev'essere quello seguente, ossia 636-637 a. E. V., che comprende<br />

appunto gli ultimi mesi dell'anno lunare arabo 15. H., nel qual anno<br />

anche al-Balàdzuri (cfr. 14. a. H., § 10; e 16. a. H., § 6 e) dice che Sa'd<br />

b. abi Waqqàs arrivasse al confine persiano, al-'Udzayb. Per conseguenza<br />

la battaglia di al-Qàdisiyj^ah cadrebbe nel 16. H. anche secondo gl'indizi<br />

indiretti di ibn Ishàq. Risulta perciò che la maggior parte degl'indizi con-<br />

vergono a porre la battaglia di al-Qàdisiyyah nel 16. H., e precisamente<br />

nella prima parte di quell'anno e non alla fine di esso, come vorrebbe al-<br />

Balàdzuri (pag. 256; cfr. § 5), notizia la quale (come ebbe già correttamente<br />

ad osservare il Wellhausen Sk. u. Vorarb., VI, 73, nota 2)<br />

confonde al-Qàdisiyyah con la battaglia di (ialùlà-.<br />

Grià il Wellhausen (loc. cit., pag. 73-74) si mostrò favorevole alla pre-<br />

sente soluzione, la quale è certamente fondata assai meglio di tutte le<br />

altre e più prossima al vero: la notizia stessa che i soccorsi, mandati dalla<br />

Siria, e partiti per 1' 'Iraq dopo la (seconda) presa di Damasco, arrivassero<br />

appunto mentre la battaglia stava per terminare o era già terminata, con-<br />

ferma la cronologia wàqidea. L'allusione può riferirsi soltanto al secondo<br />

631.<br />

16. a. H.<br />

IRAQ-PERSIA. -<br />

La battaglia di<br />

al-Qàdisiyyah: il<br />

problema crono-<br />

logico.]


§2. 16. a. H.<br />

16. a. H. assedio di Damasco, vale a dire a quello che ebbe termine nella seconda<br />

La battaglia di i^^tà dell'anno 15. H., ossia probabilmente nel Dzù-1-Qa'dah (cfì-. 14. a. H..<br />

ai-Qàdisiyyah: il ì;ìì 138 e, 158, nota 1); onde i rinforzi poterono giungere ad al-Qàdisiyyali<br />

logico! soltanto al principio dell'anno 16. H., quando appunto fu combattuta la<br />

grande battaglia. Se si trattasse invece del primo assedio, si dovrebbe an-<br />

ticipare la battaglia di al-QàdisÌ3f3'ah al 14. H., cosa che vedemmo già<br />

non essere possibile, perchè contraria alle conclusioni tratte dalle nostre<br />

fonti migliori.<br />

Tale cronologia lascia però un punto oscuro: quali ragioni possono<br />

aver indotto il governo di Madìnah a ritardare di tanto la rivincita dopo<br />

il disastro del Ponte? Tra la battaglia del Ponte ed al-Qàdisiyyah corre-<br />

i-ebbero, secondo questa versione quasi due anni e mezzo.<br />

Il Wellhausen (loc. cit.) — dopo aver notato che, pónendo la battaglia<br />

nel 16. H., gli eventi narrati dai tradizionisti concordemente nell'anno 16.<br />

(ossia la presa di al-Madà'in e la battaglia di Galùlà-) si ricollegano assai<br />

meglio al resto della cronologia — sjjiega come i diciotto mesi cosi ri-<br />

sultanti tra al-Buwayb ed al-Qàdisij^^ah non solo lascian più tempo allf<br />

razzie di al-Muthanna nella direzione di Baghdad e di Talait, e alla conquista<br />

della provincia di al-Basrah per opera di 'Utbahb. Ghazwàn, ma<br />

soprattutto danno agio maggiore per le grandi preparazioni militari dei<br />

Persiani.<br />

Gli argomenti del Wellhausen sono però in quest'ultima parte più spe-<br />

ciosi che veri. Le spedizioni musulmane su Baghdad e Takrit apparten-<br />

gono probabilmente al periodo dopo al-Qàdisi^'yah : la conquista di al-Basrah<br />

per opera di 'Utbah b. Ghazwàn è evento di data così vaga, che non può<br />

essere usata come elemento fisso e sicuro di raffronto. Io ritengo invece<br />

che lina spiegazione assai più plausibile debba cercarsi negli eventi che<br />

si svolgevano in altri punti del crescente impero arabo.<br />

La battaglia di al-Qadisiyyah collocata nel 15. H. verrebbe a cadere<br />

nel medesimo anno in cui fu combattuto il Yarmùk. Nel nostro studio su<br />

questa memoranda giornata della campagna siria noi rilevammo come la<br />

vittoria venisse strappata solo con grandi stenti ed indugi e con l' impiego<br />

di tutte le schiere arabe febbrilmente rinforzate da Madìnah con tutte le<br />

milizie disponibili. ^ forse logico presumere che, mentre pendevano incerte<br />

nella bilancia le sorti di tutta la campagna araba in Siria, il Califfo, sempre<br />

cosi prudente, si fosse contemporaneamente sobbarcato in un'altra avventura<br />

gravissima, dividendo così e indebolendo le sue forze? La logica più elemen-<br />

tare induce invece a ritenere che soltanto dopo vinto il grande conflitto<br />

sul Yarmùk. il Califfo organizzasse la spedizione di Sa'd b. abì Waqqàs<br />

632.


16. a. H. §§ 2, 3.<br />

neir 'Iraq per ragioni consimili e con sistemi analoghi a quelli già da noi J^-<br />

studiati a proposito della deposizione di Khàlid b. al-Walid e della nomina La battaglia di<br />

di abù 'Ubaydah b. al-Garràh (cfi-. 16. a. H., §§ 34 e segg.). ai-Qàdisiyyah; ìi<br />

^ _ problema cronoli<br />

Yarmuk fu vinto nell'agosto del 636 E, V. : appena<br />

avutane notizia logico.]<br />

il Califfo può aver inviato Sa'd b. abì Waqqàs a Saràf, dove nel susse-<br />

guente inverno 636-637 il capitano qurasita raccolse le forze musulmane,<br />

che poi alla fine della primavera vincevano i Persiani in al-Qàdisiyyah,<br />

ossia appunto nella prima metà del 16. H. Insomma questa cronologia di-<br />

spone assai più logicamente il sincronismo degli eventi sulla fi-ontiera siria<br />

e su quella persiana. Essa, come vedremo, ci permetterà meglio di fissare<br />

la data precisa della fondazione di al-Kùfah, la quale non può assolutamente<br />

essere avvenuta prima del 17. a. H.<br />

Ci esimiamo per ora dal riassumere i precedenti della battaglia : ciò che<br />

si farà alla fine della presente sezione, quando tenteremo la sintesi di tutta<br />

la campagna persiana dal disastro del Ponte alla vittoria di al-Qàdisiyyah;<br />

ma per maggiore chiarezza aggiungiamo uno schema della cronologia cor-<br />

retta di questa campagna, come risulta dalle precedenti considerazioni:<br />

634 a. È. V.;<br />

636 a. È. V.;<br />

1° Battaglia del Ponte — 29 Ramadàn 13. H. = sabato 26 novembre<br />

2" Un anno di requie;<br />

3° Battaglia di al-Buwayb — Ramadàn 14. H. = ottobre-novembre<br />

[4° In Siria: campagna del Yarmuk — Rabi' I.-Ragab 15. H. = aprile-<br />

agosto 636 a. È. V.];<br />

6° Partenza di Sa'd b. abì Waqqàs da Madinah per V 'Iraq, dopo il<br />

Ragab del 15. H. = agosto 636 a. È. V.;<br />

6" Sosta di Sa'd durante l'inverno in Saràf ed in al-Tha'labiyyah —<br />

inverno 636-637 a. È. V.;<br />

7" Battaglia di al-Qàdisiyyah nella primavera avanzata del 637 a. E. V.,<br />

circa tra il Muharram ed il (xumàda I. del 16. H. — Il diciottesimo mese<br />

dopo al-Buwayb (cfr. § 6 6) cade appunto tra il Rabi' II. e il Grumàda I.<br />

16. H. = maggio-giugno 637 È. V.<br />

'IRAQ-PERSIA. — Battaglia di al-Qadisiyyah {versione della scuola<br />

madinese).<br />

§ 3. — [a) Secondo al-Wàqidi la battaglia di al-Qàdisiyyah avvenne<br />

nel corso dell'anno 16. H., mentre alcuni (dotti) di al-Kùfah sostenevano<br />

che si combattesse nel 15. H. Ad al-Tabari invece constava di sicuro che<br />

la battaglia fosse stata combattuta nel 14. H.<br />

633. 80<br />

^- ^^


16. a. H.<br />

3-7<br />

16. a. H.<br />

ibn Ishàq sosteneva per contro che la data della battaglia fosse l'anno<br />

[IRAQ-PERSIA. - , . • TT /m 1 T oorrrr T A 0\<br />

Battaglia lo- H. (Tabari, I, 237/, Im. 4-8).<br />

di al-<br />

Qàdisiyyah.] Cfr anche M a s ' u<br />

d i, IV, 224.<br />

(6) Anche ibn Sa'd pone la battaglia di al-Qàdisiyyah nel 16. a. H.<br />

(Sa ad, III. parte I. pag. 30, lin. 7-8).<br />

(e) ibn al-Furat raccoglie invece la notizia errata, che tra la comparsa<br />

di Khàlid b. al-Walid in al-Hirah e l'occupazione di al-Qàdisiy,yah, per opera<br />

degli Arabi, corressero due anni e qualche giorno (Furàt, fol. 92,r.).<br />

{(i) Lo stesso cronista però in un altro passo aggiunge che ibn al-Grawzi<br />

pone la battaglia nel 14., ibn Ishàq nel 15. e al-Wàqidi nel 16. H. (Furàt,<br />

fol. 104. V.).<br />

§ 4. — Secondo al-Khuwàrizmi, Sa'd b. abì Waqqàs sconfisse e uccise<br />

il persiano Rustam in al-Qàdisiyyah nel Gruraàda I. del 16. H., e nel seguente<br />

Grumàda II. espugnò al-Madà*in (Seleucia e Ctesifonte) (Baethgen<br />

Fragm.. 100).<br />

Barhebraeus. III. 125-126.<br />

§5. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). La battaglia di al-Qàdisiyyah fu<br />

combattuta alla fine dell'anno 16. H. (Balàdzuri, 266, lin. 11-12).<br />

Secondo una tradizione di Ismà'ìl b. abì Khàlid, la battaglia del Ponte<br />

fii combattuta da abù 'Ubayd b. Mas'ùd e perduta al principio del primo<br />

anno del Califfato di 'Umar (= nel 13. H.), e la battaglia di al-Qàdisiy3'ah<br />

fu. vinta alla fine del primo anno del Califfato di 'Umar (= nel 14. H.)<br />

(Yùsuf, 16, lin. 13-14).<br />

§ 6. — (a) (Ismà'ìl ed abù 'Amr al-Saybàni). La battaglia di Mihràn<br />

(Yawm M i h r a n = al-Buwayb) avvenne al principio dell'anno (15. H. ?),<br />

e la TDattaglia di al-Qàdisiyyah alla fine del medesimo (Balàdzuri, 252,<br />

ult. lin.).<br />

Tale notizia, errata nei particolari, riesce però in certo modo una<br />

conferma di quell'altra di abù Mikhnaf (cfr. 13. a. H., § 167), che pone<br />

un anno tra la giornata di Mihràn e il principio della nuova campagna<br />

di al-Qàdisiyyah.<br />

(6)<br />

(al-Balàdzuri forse da al-Wàqidi). Tra (la battaglia di) Mihràn (ossia<br />

di al-Buwayb) e al-Qàdisiyyah passarono 18 mesi (Balàdzuri, 266, lin. 1-2).<br />

(e) (al-Balàdzuri, senza isnàd). Sa'd b. abì Waqqàs, lasciata Madìnah<br />

per recarsi nell' 'Iraq, si fermò circa tre mesi in al-Tha'labiyyah, dove attese<br />

le genti che lo raggiungessero: poi si avanzò sino ad al-'Udzaj'b, dove<br />

arrivò nel 15. H. (? correggi forse 16. H.) (Balàdzuri, 266, lin. 12).<br />

§ 7. — (a) (ibn Ishàq). Alla battaglia di al-Qàdisiyyah i Musulmani<br />

ammontavano in tutto a 6000 o 7000 uomini (T ab ari, I, 2366, lin. 12-13).<br />

634.


16. a. H. §§ 7-9.<br />

(b) ibn Khaldùii riferisce invece che gli Arabi erano più di 30,000 guer- _i®- ^- "•<br />

r-<br />

o<br />

'<br />

[IRAQ-PERSIA. -<br />

rieri, ed i Persiani 120,000 (Khald. ProL, I, 325). Battaglia di ai-<br />

(c) (Ismàil b. abi Khàlid, da Qays b. abi Hàzim). Alla battaglia di Qàdisiyyah.j<br />

al-Qàdisiyyah i Musulmani, sotto Sa'd b. abi Waqqàs, erano dai 7 agli 8000<br />

uomini, mentre i Persiani erano cii'ca 60,000, con vari elefanti (Y u s u f,<br />

16, lin. 19-21).<br />

(d) Secondo Ismà'il b. abi Khàlid, la battaglia fu vinta in un giorno<br />

solo e senza grandi difficoltà (cfr. Yùsuf, 16, lin. 32).<br />

§ 8. — (ibn Ishàq, senza isnàd). Alla fine dell'anno lo. H. fu ucciso<br />

Eustani nelF 'Iraq (alla battaglia di al-Qàdisiyyah), e (una parte de) i guer-<br />

rieri, che si batterono al Yarmùk in Siria, fu presente alla battagKa di al-<br />

Qàdisij'yah insieme con Sa'd b. abi Waqqàs.<br />

Il quale, alla fine dell' inverno, aveva infatti lasciato il campo di Saràf,<br />

dirigendosi su al-Qàdisiyyah (*). Rustam, avutane notizia, mosse incontro<br />

a lui : ciò indusse Sa'd ad arrestare la marcia in avanti ed a scrivere al<br />

Califfo 'Umar perchè gli mandasse nuovi rinforzi. 'Umar spedi subito al-<br />

Mughirah b. Su'bah con 400 uomini da Madinah ed ordinò a Qays b. Maksùh<br />

al-Muràdi di partire per l' Iraq con 700 uomini reduci dal Yarmiik. Umar<br />

scrisse anche ad abù 'Ubaydah b. al-Grarràh di mandare mille de' suoi in<br />

aiuto di Sa'd; ed abii 'Ubaydah obbedì ponendo a capo dei partenti (dopo<br />

la battaglia del Yarmuk) 'lyàd b. Ghanm al-Fihri (T a bari, I, 2349-2350).<br />

Nota 1. — NaiTa ibn Ishàq che durante l'avanzata degli Aiabi in un castello del confine per-<br />

siano, nel Qasr bani Muqàtil, si trovasse una guarnigione persiana comandata da un arabo (cristiano ?ì<br />

per nome al-Nu'màn b. Qftbisah b. Hayyah al-Tài, cugino di Qabisah b. lyàs b. Hayyah al-Tài, signore<br />

di al-Hirab. Con lui si trovava 'Abdallah b. Sinàn b. Garir al-Asadi al-Saydàwi, ed al-Nu'màu gli fece<br />

alcune domande sul conto di Sa'd b. abi Waqqàs : saputo però da 'Abdallah che Sa'd apparteneva alla<br />

stirpe dei Qurays, al-Nu'màn esclamò : «Ohe!<br />

se egli è un Qurasita, allora non conta! Per Dio, voglio<br />

« andarlo a combattere ! i Qurays sono dei vili servi di chi vince e non osano uscire dal loro paese<br />

« senza avere chi li protegga ! » 'Abdallah si risenti di queste accuse di viltà lanciate contro i Qurays e<br />

durante la notte seguente, penetrando di soppiatto nel sito ove dormiva al-Nu'màn, lo trafisse mortalmente<br />

con una lancia tra le scapole, e poi andò a raggiungere Sa'd b. abi Waqqàs dichiarandosi musulmano<br />

e vantando in versi il compiuto assassinio (''Tabari, I, 2350).<br />

§ 9. — (ibn Ishàq). Appena fu raggiunto da al-Mughìrah, e da Qays<br />

b. Maksùh, Sa'd b. abi Waqqàs riprese la marcia verso T'Iràq, avanzando<br />

fino a Qàdis, un villaggio dalla parte di al-'Udzayb, ed ivi fissò il campo.<br />

Sa'd stesso prese dimora nel castello, Qasr al-'Udzayb. Arrivò allora Ru-<br />

stam con 60,000 armati (Tabari, I, 2361, lin. 8), e con un seguito nu-<br />

meroso di servi di campo e di schiavi, che non erano segnati nel ruolo<br />

(fi diwàn): i Persiani misero il campo in al-Qàdisiyyah, e fra i due eser-<br />

citi si trovò (il canale) al-'Atiq, ossia il ponte (xisr al-Qàdisiyyah. Il ge-<br />

nerale musulmano soffriva però di ulceri (qarh) tanto dolorose, che dovette<br />

ritirarsi nel castello, nel quale aveva fatto rinchiudere il poeta abù Mihgan<br />

635.


§9. 16. a. H.<br />

16. a. H. 1), Habib al-Thaqafi. colpevole di ber vino contrariamente alle leggi mu-<br />

'BalgiifdTai: .sulmane (cfi-. 14. a. H., §§ 232 e segg.).<br />

Qàdìsiyyah.] Quando i due eserciti comparvero l'uno di fi-onte all'altro, Eustam<br />

mandò a dii-e nel campo musulmano, ch'egli desiderava parlare con un<br />

rappresentante degli Arabi, che fosse di grande animo (galid). Fu man-<br />

dato al-Mughii-ah b. Su'bah ('), il quale per presentarsi dinanzi al generale<br />

persiano indossò un suo burd e si pettinò con cura, dividendo i capelli<br />

in quattro trecce, in modo che due gii pendessero sulle orecchie e due sulla<br />

nuca. al-Mughìrah varcò al-Grisr al-'Atìq {sic nel testo: probabilmente una<br />

variante della espressione precedente), presentandosi dalla parte che guar-<br />

dava r Iraq, perchè quella occupata dagli Arabi guardava dalla parte del<br />

Higàz, ed era compresa fi'a al-Qàdisi>\yah e al-'Udzayb. Rustam tenne un<br />

lungo discorso ad al-Mughii'ah; gli rammentò che gli Arabi venivano da<br />

tempo immemorabile a visitare l'impero persiano, sia come mercanti, sia<br />

per cercarvi protezione: rammentò che essi vi avevan vissuto, avevano man-<br />

giato il pane dei Persiani, bevuto i loro vini, e nelle loro case goduto della<br />

ospitalità ad essi offerta. In cambio di questi benefizi concessi dai Persiani,<br />

gli Arabi ora avevano chiamato i compagni per venire a depredare il<br />

paese. Rustam paragonò gli Arabi a quella volpe che penetra nel vigneto<br />

murato di un uomo e, lasciata tranquilla per generosità del proprietario,<br />

contraccambia tale favore andando a chiamare le altre volpi ed invadendo<br />

con esse il vigneto. Allora il proprietario chiude la bocca della tana attra-<br />

verso la quale le volpi erano entrate e le uccide tutte. La medesima sorte<br />

sarebbe toccata agli Arabi, e Rustam dà il consiglio ad al-Mughii-ah di ri-<br />

tirarsi nel deserto e di contentarsi delle copiose provviste di fi'umento, di<br />

datteri e di stoffe con le quali egli prometteva di caricare tutte le loro<br />

bestie. al-Mughii-ah rispose a lungo al generale, ammettendo che nel pas-<br />

sato gli Arabi erau vissuti nella miseria e nella più bestiale barlìarie, ucci-<br />

dendosi e derubandosi reciprocamente e mangiando bestie morte di ma-<br />

lattie, sangue ed ossa; ma ora avevano avuto un inviato da Dio il quale<br />

aveva rivelato a loro la vera religione, ordinando di combattere tutti quelli<br />

che non la volessero accettare, promettendo le gioie del paradiso a qvielli<br />

che perissero nei combattimenti, e le ricchezze e la preda del mondo ai<br />

superstiti. al-Mughirah concluse il discorso, invitando Rustam sia a farsi<br />

Musulmano, sia a pagare il tributo al-gizyah: « Se tu rifiuti, ti combat-<br />

« teremo, finché Dio giudichi fi-a te e noi ». Rustam furente per tanta<br />

spudoratezza, che egli non avrebbe mai creduto di udire da un Arabo,<br />

giurò che il giorno seguente, prima di sera, li avrebbe uccisi tutti. Du-<br />

rante la notte, con paglia, terra e canne, i Persiani costruirono un lai-go<br />

636.


16. a. H. 9-11.<br />

aiffine attraverso il canale e la mattina seeuente, terminato il lavoro, _^®- ^- •^•<br />

fi RAO- PERSIA.<br />

mossero all'assalto. Sa'd, trattenuto dal suo male, non potè assumere il co- Battaglia di ai<br />

mando supremo dell'esercito, che cede a Khàlid b. 'Urfutah, un halif dei Qadisiyyah.]<br />

banù Umayyah b. Abd Sams. L'ala dritta era comandata da Garir b.<br />

Abdallali al-Bagali, e la sinistra da Qays b. Maksuh al-Muràdi (T abari,<br />

I, 2351-2353).<br />

Nota 1. — Sulla missione di al-Mughirali b. Su'bah al campo persiano (versione di Ismii'il b. ahi<br />

KKàlidj^ cfr. anche Yùsuf, 16, lin. 23 e segg.<br />

§ 10. — (ibn Ishàq, da 'Abdallah b. abi Bakr). Grli Arabi erano tanto<br />

male armati, che, temendo i mezzi offensivi di cui i Persiani potevan di-<br />

sporre, e non avendo altro modo per supplire alle proprie deficienze, si<br />

fecero scudi con i basti dei cameli (baràdzi), rinforzati e coperti con<br />

foglie di palma (g a r i d) : in mancanza poi di elmi si cinsero le teste con<br />

le cinghie di cuoio (ansa), di cui servivansi per legare i basti sul dorso<br />

delle bestie. I Persiani erano invece armati di corazze di ferro e di corazze<br />

di maglia (y alàmiq) (^). S'impegnò allora un sanguinosissimo combatti-<br />

mento osservato con grande attenzione dall'alto del castello da Sa'd, che<br />

non poteva muoversi (-). Con Sa'd si trovava la moglie Salma bint Kha-<br />

safah, vedova di al-Mutlianna b. Hàrithah, la quale vedendo le evoluzioni<br />

della cavalleria nel piano, ed interpretandole come segni di debolezza dei<br />

Musulmani, si spaventò, e si mise a gridare: «Oh Muthanna! Oggi non<br />

« v'è Muthanna per salvarmi! ». Sa'd, irritatissimo per questa esclamazione<br />

offensiva, la battè in faccia con la mano, ed essa fremendo rispose : « Ge-<br />

«losia! Viltà!» (Tabari, I, 2353-2364).<br />

Nota 1. — Lo stesso è narrato con qualche amplificazione da Sayf b. 'Umar (da 'Amr b. al-Rayyàn,<br />

da Ismà'il b. Muhammad). Cfr. Tabari, I, 2322, lin. 2 e segg.<br />

Nota 2. — L' infermità di Sa'd b. abi Waqqàs è rimasta celebre negli annali dell' 'Isiàm, e fu<br />

allora soggetto di molti versi satirici, nei quali Sa'd b. abi Waqqàs fu accusato di essersi vilmente<br />

rifugiato nel castello : altri si vantarono in seguito di avere preso parte alla battaglia, ricordando ironicamente<br />

che intanto Sa'd stava al sicuro entro le mura (cfr. Tabari, I, 2357, lin. 10 e segg.i. Narra<br />

anche ibn Ishàq, che, dopo la battaglia, Sa'd b. abi Waqqàs, avendo avuto sentore delle accuse di viltà<br />

lanciate contro di lui, desiderasse giustificarsi e mostrasse a testimoni le ulceri, che aveva sulle coscio<br />

e sulle natiche falyatayhi), e che tutti riconoscessero false le accuse dì viltà (Tabari, I, 2357-2358;<br />

23ei; 2288-2290: Sayf b. 'Umari.<br />

§ 11. — fibn Ishàq, da Abdallah b. abi Bakr). Anche il poeta abù<br />

Mihgan osservava con grande attenzione il combattimento, morendo dalla<br />

voglia di prendervi parte : egli pensò allora di rivolgersi a Zabrà', una con-<br />

cubina di Sa'd b. abi Waqqà.s, pregandola di scioglierlo dai ceppi perchè<br />

potesse correre a battersi con i compagni, e promettendo che, nel caso<br />

fosse sopravvissuto, sarebbe ritornato a rimettersi le catene. Zabrà' accon-<br />

sentì a togliergli le catene e gli prestò anche Balqà-, la giumenta di Sa'd<br />

b. abi Waqqàs. abù Mihgan si slanciò nella mischia compiendovi atti di<br />

637.


|§ 11-14, lo. 3.. xi.<br />

16. a. H. o;iande valore, e Sa'd dall'alto della torre riconobbe il proprio cavallo. Quando<br />

•IRÀQ-PERSIA. - ,^ • • TI -a r ^- v.- nr-i - 4.- fi<br />

Battaglia di al- alfine 1 Persiani furono mgati, abu Mihgan lece ritorno al castello e con<br />

Qàdisiyyah.] l'assisteiiza di Zabrà- si rimise le catene. Sa'd però, discendendo dalla torre,<br />

trovò la propria giumenta coperta di sudore e di polvere e riconobbe che<br />

era stata montata tutto il giorno : volle sapere ad ogni costo la verità, e<br />

Zabrà" gli confessò quanto aveva fatto con abù Mihgan. Sa'd, colpito dalla<br />

prode e leale condotta di abù Mihgan, lo rimise subito in libertà (Ta-<br />

bari, I, 2354-2355).<br />

§ 12. — (ibn Ishàq, da Ismà'il b. abi Khàlid mawla dei Bagilah, da<br />

Qays b. abi Hàzim al-Bagali). I Persiani avevano in tutto diciotto elefanti,<br />

sedici dei quali essi riunù'ono sopra l'ala diitta musulmana, dove si trova-<br />

vano i Bagilah, nella speranza di romperne la linea. Soli due elefanti ven-<br />

nero dnetti contro il resto della linea musulmana. I Persiani lanciarono<br />

altresì fra le gambe dei cavalli arabi congegni acuminati di ferro (h a s a k)<br />

e fecero piovere sugli Arabi tale una qviantità di dardi da somigliare ad<br />

una vera pioggia. I cavalli persiani erano legati assieme per impedire che<br />

fuggissero (T ab a ri, I, 2356).<br />

§ 13. — (ibn Ishàq, da Ismà'il b. abi Khàlid, da Qaj's b. abi Hàzim<br />

al-Bagali). Hilàl b. 'Ullafah al-Taymi, benché ferito da una freccia sca-<br />

gliata dal generale Eustam, si gettò su di lui, lo uccise con un colpo di<br />

spada, e troncatagli la testa, se l'assicurò al pomo della sella. La morte<br />

di Rustam fu il segnale della rotta dei Persiani, ma i fuggiaschi, arrivati<br />

in al-Kharràrah, rinfrancatisi con un poco di vino e di cibi, tentarono una ri-<br />

scossa sotto il comando di Gàlinùs; quando però sopraggiunsero gli Arabi,<br />

che inseguivano i fuggiaschi, e s'impegnò un nuovo combattimento, i Mu-<br />

sulmani vinsero facilmente, perchè il loro comandante, Zuhrah b. Ha-<br />

wiyyah al-Tamìmi uccise Gàlinùs, ed i Persiani scoraggiti si diedero di<br />

nuovo alla friga senza più tentare resistenza alcuna. I fuggiaschi giunsero<br />

così fino a Daja* Qurrah, dove in breve comparve Sa'd con il grosso delle<br />

schiere. L'esercito musulmano era rinforzato da lyàd b. Ghanm con i soc-<br />

corsi dalla Siria, in tutto mille uomini, che Sa'd volle partecipassero al<br />

bottino di al-Qàdisiyyah (benché non fossero potuti arrivare in tempo per<br />

prendere parte alla mischia) (T abari, I, 2366-2357).<br />

§ 14. — ([<strong>For</strong>se da ibn Ishàq] (cfr. 14. a. H., § 22), da Ismà'il b. abi<br />

Khàlid, da Qays). abù Ubaj^d al-Thaqafi varcò il fiume Eufrate movendo<br />

contro Mihi'àn: ma i Persiani tagliarono il ponte alle sue spalle ed uccisero<br />

lui ed i suoi seguaci: egli lasciò un testamento in favore di 'Umar b. al-<br />

Khattàb. Di poi il comando generale della gente dopo abù 'Ubayd fu preso<br />

da Grarfr b. ' Abdallah al-Bagali, il quale s' imbattè in Mihràn, lo mise in<br />

638.


16. a. H. 14-16.<br />

fuga e lo uccise: la testa di Mihràn fu conficcata sulla punta di una lancia.<br />

Allora 'Umar b. al-Khattàb mandò alla fine dell'anno (14. H.?) Sa'd b. [abi<br />

16. a. H.<br />

Battaglia di ai-<br />

Waqqàs] Màlik contro Rustam (') e si venne alla battaglia di al-Qàdisiyyah Qadisiyyah.]<br />

(Yùsuf, 16, lin. 14 e segg.).<br />

Nota. — Alcune fonti scrivono Rustum. ma Rustam è la vocalizzazione corretta [ZDM., 1895,<br />

XLIX, 643) [Nallino].<br />

§ 15. — (Husayn, da abu Wà-il). Venne Sa'd b. abi Waqqàs con la<br />

gente e fissò il campo in al-Qàdisiyyah: non è certo se gli Arabi fossero<br />

più di sette o otto mila uomini, mentre i Persiani ammontavano a 60,000<br />

guerrieri con parecchi elefanti. I Persiani trattarono gii Arabi con disprezzo :<br />

li derisero per il fatto d'essere j)oco numerosi e deboli e senza armi, e li<br />

invitarono ad andarsene: gii Arabi rifiutarono di seguire il consiglio. Allora<br />

i Persiani si misero a ridere delle fi'eccie degli Arabi, gridando: « Gli ai-<br />

« mieri le rassomigliano ai fusi delle donne! ». Visto però che gii Arabi<br />

non volevano retrocedere, chiesero di parlare con uno dei loro più intel-<br />

ligenti, e fu mandato al-Mughirah b. Su'bah, che varcò (il canale?) ed ebbe<br />

un abboccamento con Rustam. al-Mugh irah con il solito discorso invitò i<br />

Persiani a sottomettersi pagando la gizyah: proposta che i Persiani respin-<br />

sero con alte grida. Poi discussero quale delle due schiere avesse a passare<br />

il fiume per cimentarsi alla battaglia: al-Mughirah respinse l'idea di far var-<br />

care il fiume agii Arabi, sicché i Persiani si ofÉiirono di farlo essi, ma chie-<br />

sero ed ottennero che durante il varco non fossero disturbati dagli Arabi.<br />

I Musulmani permisero ai Persiani di passare, e quando furono sull'altra<br />

riva fecero impeto su di loro, e li fugarono e li uccisero. Dice Husayn che<br />

il capo di questi Persiani era Rustam, venuto dall'Adzarbaygàn (Yùsuf,<br />

16, lin. 19-33).<br />

§ 16. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Intanto si avanzava Rustam (con<br />

il grande esercito persiano): il generale secondo gli uni era nativo di al-Rayy,<br />

secondo gii altri di Hamadzàn. Prima si fermò in Burs, poi (varcato l'Eu-<br />

frate) si accampò tra al-Hirah e al-Sajiahin, dove rimase immobile per<br />

quattro mesi, senza molestare i Musulmani, che erano tra al-'Udzayb ed<br />

al-Qàdisiyyah. Fra l'accampamento dei Persiani e quello degli Arabi era<br />

attendata (l'avanguardia dei Sassanidi) sotto Dzù-1-Hàgib in Tizanàbàdz.<br />

I Persiani erano circa 120,000 con trenta elefanti ed avevano con loro la<br />

grande bandiera nazionale chiamata Dirafsikàbiyàn (in persiano : d<br />

i r a f s -<br />

i-Kàwiyàn, cfi-. il dizionario persiano del Vullers): i Musulmani erano<br />

in tutto dai 9 ai 10,000 uomini. Quando avevano bisogno di viveri e di<br />

foraggi, i Musulmani mandavano schiere di cavalleria a depredare le<br />

campagne lungo il cor.so inferiore dell' Eulrate (asfai al -Fu rat), ma<br />

639.


§§ 16-19. 16. a. H.<br />

16. a. H. anche 'limar mandava a loro pecore e bestie da macello (Balàdzuri,<br />

•IRAQ-PERSIA. - ^^. _,„-<br />

Battaglia di al-<br />

^5o-2ob).<br />

Qàdisiyyah.] § 17. — (al-'Abbas b. al-Walid al-Narsi, da 'Abd al-wàhid b. Ziyad,<br />

da Mugàlid, da al-Sa'bi). Il Califfo 'Umar scrisse ad abù 'Ubaydah (in Siria)<br />

di mandare Qaj^s b. Maksùli al-Muiàdi con le sue schiere in soccorso di<br />

Sa'd b. abi Waqqàs ad al-Qàdisijyah ; ma<br />

sebbene queste viaggiassero con<br />

la massima sollecitudine, arrivarono dopo la vittoria. Contavano in tutto<br />

700 uomini, e giunti nell' Iraq, pretesero ad una parte del bottino. La que-<br />

stione fii sottoposta alla decisione di 'Umar, il quale rispose che, se le<br />

schiere della Siria erano arrivate prima del seppellimento degli uccisi, do-<br />

vevano avere anch'essi una parte del bottino (Balàdzuri, 256).<br />

§ 18. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). (Il generale persiano) Eustam<br />

mandò a dire a Sa'd b. abi Waqqàs che gì' inviasse uno dei suoi compagni<br />

(per interrogarlo su ciò che volevano gli Arabi). Sa'd mandò al-Mughirah<br />

b. Su'bah, il quale, giunto' dinanzi al Magnate persiano, fece atto di volersi<br />

sedere vicino a Rustam, sul trono (s a i- ì r) medesimo sul quale questi era<br />

adagiato, ma ne fu impedito dai cavalieri persiani (asàwirah). Rustam gli<br />

fece molti discorsi, e fra le altre cose gli disse : « Ho saputo che la vera<br />

« ragione che vi sospinge contro di noi è la scarsezza di viveri e l' inten-<br />

« sita delle vostre sofferenze. Orbene noi vi regaleremo quanto basterà a<br />

« saziarvi e vi rimanderemo con cose che amerete di possedere ». al-Mu-<br />

ghìrah gli rispose : « Dio ci ha mandato il suo Profeta e noi siamo stati<br />

« sì fortunati da prestargli ascolto e da seguirlo :<br />

egli<br />

ci ha ordinato di<br />

« fare la guerra santa contro tutti quanti fanno opposizione alla npstra<br />

«fede, fino a che .si sottometteranno a pagare la gizyah nell' impossibi-<br />

« lità di continuar la resistenza. Noi ti invitiamo ad adorare Dio unico e<br />

« a credere nel suo Profeta : se tu acconsenti è bene, altrimenti tra noi e<br />

« voi è la spada! » Rustam fii grandemente adirato da siffatto discorso ed<br />

esclamò : « Il sole e la luna non spunteranno domani, se prima non vi avremo<br />

« uccisi tutti quanti! » al-Mughìi-ah soggiunse: « Non v'è forza e non v'è po-<br />

« tenza se non in Dio! », e si allontanò. Egli montava un cavallo magro,<br />

la sua spada era retta da una cinghia di cuoio e lacero il suo vestito<br />

(Balàdzuri, 266-257).<br />

§ 19. — (al-Balàdzuri, senza isnàd, ma probabilmente da Sa3'f b.<br />

'Umar; cfi\ §§ 58 e segg.). Il Califfo 'Umar scrisse a Sa'd b. abi Waqqàs<br />

di mandare all' 'Azìm al-Furs, o Magnate dei Persiani, una commissione<br />

che lo invitasse ad abbracciare l'Isiàm. Sa'd mandò 'Amr b. Ma'dikarib<br />

al-Zubaydi, al-As'ath b. Qays al-Kindi e vari altri, i quali si presentarono<br />

a Rustam e furono da lui interrogati che cosa volessero. Manifestarono il<br />

640.


6w«><br />

Pi<br />

><br />

o<br />

o


16. 8.. H. § 19,<br />

desiderio di vedere il (re) suo padi-one, e ne seguì una lunga conversazione, _16. a. h.<br />

nel corso della quale gli Arabi dichiararono che il Profeta aveva loro prò- Battaglia di ai-<br />

messo la conquista della terra persiana. Eustam fece allora venire una Qadisiyyah.]<br />

cesta (z i b b ì 1) piena di polvere e disse a loro : « Ecco quanto avrete della<br />

« nostra terra ! » Allora si alzò 'Amr b. Ma'dikarib ed avvicinatosi alla cesta<br />

colmò un lembo del suo mantello con quella polvere e se ne andò. Qualcuno gii<br />

domandò: « Che cosa ti sospinse ad agire in codesto modo? » — « Ho avuto<br />

« il presentimento esser ciò il presagio che avremmo posseduto la loro terra ».<br />

Si presentarono poi al re di Persia e lo invitarono ad abbracciare l' Islam,<br />

ma egli si adirò e li rimandò addietro dicendo : « Se non foste ambascia-<br />

« tori, vi avrei uccisi ! » Scrisse poi a Eustam sollecitandolo con dure parole<br />

a muovere contro gii Arabi.<br />

Dopo questi eventi una spedizione foraggiera ('allàfah) dei Musul-<br />

mani, comandata sia da Zuhrah b. Hawi^'yah b. 'Abdallah b. Qatàdah al-<br />

Tamimi al-Sa'di, sia da Qatàdah b. Hawiyj^ah (cfr. Hagar, II, 23) s'im-<br />

battè in un corpo di cavalleria persiana, e questa fu l'occasione del conflitto<br />

finale, perchè tanto i Persiani quanto gii Arabi si mossero in soccorso dei<br />

loro compagni e la scaramuccia si trasformò in grande battaglia.<br />

Ciò avveniva dopo mezzodì : 'Amr b. Ma'dikarib al-Zubaydi afferrò per<br />

il collo uno dei grandi persiani e sollevatolo da terra lo cacciò davanti a<br />

lui sulla sella, gridando: « Io sono abù Thawr! Fate a modo mio! » Dipoi<br />

ferì a morte uno degli elefanti persiani e gridò ai suoi : « Colpite con le<br />

« vostre spade le proboscidi degli elefanti, perchè questo li uccide ».<br />

Sa'd b. abi Waqqàs non aveva potuto assumere il comando della bat-<br />

taglia perchè ammalato, ed aveva ceduto la dii-ezione a Khàlid b. Urfiitah<br />

al-'Udzri: egli era rimasto nella toiTe (qasr) di al-'Udzayb. Con Sa'd era<br />

sua moglie Salma bint Hafsah dei Taymallah b. Tha'labah, vedova di al-<br />

Muthanna b. Hàritbah ; la quale si mise ora a gridare : « Muthanna ! Non<br />

« v'è più Muthanna per aiutare la cavalleria!» Sa'd irritato la battè in<br />

faccia, ed essa esclamò: «O Sa'd! gelosia e viltà! »<br />

Il poeta abù Mihgan al-Thaqafi {^) era stato esiliato dal Califfo 'limar<br />

in Badi' per punirlo d'aver bevuto vino :<br />

rimesso poi in libertà, aveva rag-<br />

giunto Sa'd neir 'Iraq. Secondo al-Wàqidi non fu tra quelli che partirono<br />

con Sa'd (ma di quelli che lo raggiunsero in appresso). Arrivato nel campo<br />

arabo, si era novamente messo a bere vino, e Sa'd, dopo averlo battuto con<br />

verghe, lo aveva carcerato nella torre di al-'Udzayb. Egli allora scongim-ò<br />

Zabrà-, ima delle concubine (umm walad) di Sa'd, di liberarlo dalla pri-<br />

gione, affinchè potesse battersi lui pure, e le pi-omise solennemente che<br />

sarebbe ritornato alle sue catene a battaglia finita. La donna cedette alle<br />

641. 81


19, 20. 16. a. H.<br />

16. a. H. preo-liiere, ed abu Mihgan, uscito dalla prigione, inforcò il cavallo di Sa'd<br />

D »?" '<br />

1- j- i" e si slanciò sui Persiani : ruppe<br />

le schiere nemiche e ferì a morte con la<br />

Qàdisiyyah.! spada l'elefante bianco. Da lontano Sa'd b. abi Waqqàs scorse questi atti<br />

di valore e disse maravigliato :<br />

« combattere è proprio di abù Mihgan !<br />

« Quello è il cavallo mio, e quel modo di<br />

» Alla fine della battaglia il poeta<br />

ritornò alla prigione e si lasciò rimettere le catene. Secondo alcuni fu Salma<br />

bint Hafsah che liberò abù Mihgan, ma la precedente notizia è più vera e<br />

più sicura. Quando Sa'd fu informato di tutto, disse ad abù Mihgan: «Per<br />

Non ti tarò mai più battere per vino bevuto, dopo quello che ho visto<br />

« Dio !<br />

« di tei » — « Ed io », gli ri.spose abù Mihgan, « non berrò più vino! » (-)<br />

(Balàdzuri, 257-258).<br />

ìsOTA 1. — L'incidente di aba Mihgan è narrato quasi con le identiche parole da abù Yusut' in<br />

una tradizione di Ibràhim b. Mubammad b. Sa'd, da suo padre Muhammad b. Sa'd (Y a s u f, 17-18) oltre<br />

che, con maggiori particolari, da Mas'iidi, IV, '213-219.<br />

Cfr. anche 'Iqd, lU, 407, in basso.<br />

Nota 2. — Sulle vere ragioni della prigionia di abiì Mihgan nella torre di al-TJdzayb o al-Qadi-<br />

sivvah abbiamo in altre fonti notizie più precise. Le tradizioni su questo argomento le daremo per<br />

disteso narrando la biografia del poeta abù Mihgan sotto l'anno 23. H. : basti per ora dire che prima<br />

della spedizione di Sa'd b. ahi Waqqàs, il poeta thaqafita pare si trovasse in Madinah e, non contento<br />

di abusare pubblicamente del vino a dispetto del divieto musulmano e delle punizioni inflittegli dal<br />

Califfo 'Umar. si mise anche a corteggiare le mogli degli altri ed a penetrare di nascosto nelle loro<br />

dimore per poter mirare non visto le donne e poi criticarle in versi o menzionarle con spregio. Il Califlb<br />

ma il poeta fuggì sopra un naviglio, e, non osando<br />

allora lo esiliò in un' isola del mare detta Hadawda :<br />

ripresentarsi in Madinah, andò a raggiungere i guerrieri in Persia: qui Sa'd b. abi Waqqàs lo mise in<br />

prigione quale profugo dal luogo di pena impostogli dal Califfo (Aghàni, XXI, 210-212, dove abbiamo<br />

anche citato per disteso, dal testo di Tabari, varie tradizioni di Sayf b. 'Umar sulla battaglia di al-Qà-<br />

disiyyah; Aghàni, XXI, 212, lin. 20 e segg.i.<br />

§ 20. — flsmàìl b. abi Khàlid, da Qays b. abi Hàzim). Alla battaglia<br />

di al-Qàdisi}yah i Bagìlah formavano la quarta parte delle forze musulmane<br />

: dalla parte dei Bagilah i Persiani ebbero maggior timori e contro<br />

di loro mandarono sedici elefanti, mentre contro le altre schiere si con-<br />

tentarono di mandarne due soli Vinta alfine la battaglia, i Bagilah<br />

ebbero in dono la quarta parte del Sawàd e mangiaron di questa per tre<br />

anni. Poi Garir b. 'Abdallah venne a Madinah presso 'Umar b. al-Khattàb<br />

con un'ambasceria: il Califfo gli disse: « Grarìr! Io sono il divisore re-<br />

« sponsabile (q a s i m m a s • ù 1, della roba dei Musulmani) : se non fosse<br />

« così avi-ei lasciato a voi quello che fu dato a voi in divisione: ma è<br />

« mio parere che tu lo restituisca ai Musulmani! ». E Garir lo restituì.<br />

Il Califfo 'Umar lo ricompensò con un dono di ottanta dinar (Yùsuf, 18,<br />

lin. 3-11).<br />

Su questo argomento demmo già qualche notizia in un passo prece-<br />

dente: cfr. 14. a. H., §§ 5, e nota 3; 7, torneremo a elucidarlo sotto<br />

l'anno 23. H.<br />

642.


16. a. H. §§ 21-24.<br />

8 21.— (al-Balàdzuri, senza isnàd). In questa battaglia anche Tulayhah ^^- ^- ^^<br />

^ — ~ . . . ^ " ' IIRAQ-PERSIA. -<br />

b. Khuwaylid al-Asadi fece atti di grande valore e colpì al-Gàlinus con Battaglia di ai-<br />

tanta forza da infrangergli l'elmo, senza però ferirlo nella testa. Qays b.<br />

Maksùh gridò ai suoi: « gente! la ricompensa (manàyà) dei generosi è<br />

« la morte sul campo di battaglia! Che questi incirconcisi non siano più forti<br />

«e di voi nel resistere, più generosi di voi nella morte! ». E poi si mise a com-<br />

battere con il più grande accanimento. Alfine fu ucciso Eustam, e il suo<br />

cadavere fu trovato poi coperto di ferite di spada e di lancia, ma non si<br />

seppe chi fòsse il suo uccisore, perchè contro di lui si slanciarono in molti,<br />

ossia 'Amr b. Ma'dikarib, Tulayhah b. Khuwaylid al-Asadi, Qurt b. Grani-<br />

raàh al-'Abdi, e Diràr b. al-Azwar al-Asadi — il qual ultimo però è da<br />

al-Wàqidi annoverato tra gii uccisi di al-Yamàmah (cfr-. 12. a. H., § 23,<br />

n. 42). — Alcuni affermano che Rustani cadesse per le mani di Zubayr<br />

b. 'Abd Sams al Bagali, altri di Awwàm b. Abd Sams, altri di Hilàl b.<br />

Ullafah al-Ta3'mi.<br />

La battaglia di al-Qàdisiyyah ebbe principio un giovedì, durò tutto<br />

il venerdì e dui^ante la notte successiva fino al sabato, notte chiamata poi<br />

Lajdah al-Harir (o dell'uggiolamento): questo nome però è dato anche alla<br />

notte di Siffìn. Si dice da altri che Qays b. Maksùh non fosse presente alla<br />

battaglia, ma arrivasse quando era già terminata (Balàdzuri, 258-259).<br />

§ 22. — (<br />

Ahmad<br />

b. Salmàn al-Bàhili, da al-Sahmi, dai suoi dotti).<br />

Salmàn b. Rabi'ah guerreggiò in Siria con abù Umàmah al-Sudayy b.<br />

'Aglàn al-Bàhili, fu presente alle battaglie vinte in quella campagna, poi<br />

andò neir 'Iraq con i soccorsi inviati in grande urgenza ad al-Qàdisiyyah,<br />

e fri presente a quest'ultima battaglia. Poi si stabilì in al-Kùfah e fri ucciso<br />

a Bulungur {sic, correggi: Balangar) (Balàdzuri, 259).<br />

§ 23. — (al-Wàqidi). Un gruppo di Persiani piantò fermamente in terra<br />

la bandiera e disse: « Noi non ci moveremo da questo luogo, finché saremo<br />

« uccisi! ». Allora su di essi piombò Salmàn b. Rabi'ah al-Bàhili, li uccise<br />

e prese la bandiera (Balàdzuri, 259).<br />

§ 24. — (abù Ragà" al-Fàrisi, da suo padre, da suo nonno, presente alla<br />

battaglia). Quando gli Arabi cominciarono a scagliare dardi, i Persiani si<br />

misero a gridare: « Dùk, dùk », con il quale grido volevano intenderei<br />

fusi (maghàzil), ma questi dardi non cessarono dal piovere sui Persiani,<br />

finché non li ebbero sopraffatti. I dardi dei Persiani, benché lanciati con<br />

archi al-Nàwakiyyah, non foravano nemmeno i vestiti degli Arabi, mentre<br />

le freccie di questi penetravano anche attraverso le cotte di maglia (dir')<br />

più forti, e gli a 1 - g aw san (corazze) doppi, che indossavano i Persiani<br />

(Balàdzuri, 259-260j.<br />

643.<br />

Qadisiyyah.]


§§ 25-28. 16. a. H.<br />

_ -<br />

16. a. H. § 25. — (Hisàm b. al-Kalbi). Il primo arabo che uccidesse un persiano<br />

Battaglia di al-<br />

'"^^^'^ battaglia di al-QàdisÌ3'yah fu Rabi'ah b. 'Uthniàn b. Rabi'ah, uno dei<br />

Qàdisiyyah.] banù Nasr b. Muàwiyah b. Bakr b. Hawàzin b. Mansùr (Bai a dz uri, 260).<br />

§ 26. — fal-Balàdzuri, senza isnàd). Ad al-Qàdisiyyah fii ucciso Sa'd<br />

b. TJbayd al-Ansàri, e il Califfo 'Umar ne fu grandemente addolorato:<br />

«È bastata la sua ruorte per turbare tutta la gioia della vittoria! » (Ba-<br />

ladzuri. 262).<br />

§ 27. — Alla fine del suo racconto della giornata di al-Qàdisiyyah<br />

al-Balàdzuri riporta molti versi che si riferiscono a quella battaglia e che<br />

si attribuiscono a persone colà presenti, ossia:<br />

1" Tulayhah b. Khuwaylid, pag. 260 (verso 1); 261 (versi 4);<br />

2° abu Mihgan al-Thaqafi, pag. 260 (versi 2);<br />

3° Zuhayr b. Abd Sams b. 'Awf al-Bagali, pag. 260 (versi 2);<br />

4° al-As'ath b. 'Abd al-Hagar b. Suràqah al-Kilàbi, che fu presente<br />

alla resa di al-Hirah e ad al-Qàdisiyj^ah, pag. 260 (versi 2);<br />

6° un anonimo, pag. 260-261 (versi 2);<br />

6° Qays b. al-Maksuh, o altri, pag. 261 (versi 7), dove (a lin. 6-6)<br />

si fa cenno dei Yamaniti che, partiti da San'à", passarono per Wàdi<br />

al-Qura, il DÌ3'àr Kalb, si batterono al Yarmùk, e nel paese sirio, e poi ven-<br />

nero dopo un certo tempo (ba'd salir'") ad al-Qàdisiyyah (cfì-. 12. a. H.,<br />

§ 415 nota, pag. 1417);<br />

7° 'Isàm b. al-Muqas'ir (o al-Muqsa'irr?), pag. 261 (versi 2);<br />

8' Bisr b. Rabiah b. Amr al-Khuth'ami [sic, correggi Khath'ami),<br />

pag. 261-262 (versi 2).<br />

§ 28. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Sa'd b. abi Waqqàs lanciò Khàlid<br />

b. 'Urfutah con un corpo di cavalleria ad inseguire i fuggiaschi, e gii Arabi<br />

massacrarono quanti ne poterono raggiungere finché arrivarono a Burs.<br />

Costì Khàlid scese presso un tale per norae Bistàm che lo trattò con onore<br />

e generosità. Da lui prese nome il canale Nahr Bistàm che scorre in quel<br />

luogo. Khàlid si spinse anche oltre fino al (canale) al-Saràh, dove rag-<br />

giunse Gràlinùs. Contro questo si" slanciò Khàlid b. Sihàb al-Hàrithi e lo<br />

trafisse; alcuni dicono lo uccidesse, ma ibn al-Kalbi sostiene che il vero<br />

uccisore fosse Zuhrah b. Hawiyyah al-Sa'di, e questo è più sicuro.<br />

I Persiani fuggirono fino ad al-Madà-in, dove raggiunsero (il loro re)<br />

Yazdagird. Intanto Sa'd b. abi Waqqàs scrisse al Califfo 'Umar annun-<br />

ziandogli la vittoria e dando l'elenco degli uccisi (Balàdzuri, 259).<br />

64i.


,. , „ .<br />

16. a. H. § -iSi.<br />

IRAQ-PERSIA. — Battaglia di al-Qadisiyyah (versione di abu 'Awanah, _i6- a. h.<br />

.<br />

,.,,,.<br />

di al-iaqubi ed altri cronisti). Battaglia di ai-<br />

,.v [IRAQ-PERSIA. -<br />

§ 29. — (abu 'Awanah, da Husayn b. 'Abd al-ralimàn, da abù Wà-il). Qadisiyyah.]<br />

Sa'd b. abi Waqqàs arrivò in al-Qàdisiyyali alla testa di un esercito di<br />

circa 7000 uomini: di fronte a lui si schierarono circa 30,000 Persiani.<br />

Questi ultimi, prima di venire alle mani, derisero gli Arabi, dicendo che<br />

essi erano senza forza, senza armi e che sarebbe meglio che ritornassero<br />

indietro : i Persiani trovavano specialmente ridicole le fi-eccie usate dagli<br />

Arabi e li canzonavano, gridando: Dùk! Dùk!, somigliandole cioè ai fusi<br />

delle opere muliebri. Poi vollero però sapere che cosa mai li sospingesse<br />

ad invadere la Persia, e Sa'd b. abi Waqqàs inviò nel campo nemico al-<br />

Mughirah b. Su'bah a predicare la dottrina islamica. Le parole di al-Mu-<br />

ghìrah non ebbero effetto alcuno: il generale persiano Rustam, seduto sopra<br />

un trono, nonché i capitani che lo circondavano, dopo aver ascoltato il<br />

discorso dell'ambasciatore arabo, respinsero sdegnosamente i patti soliti<br />

offerti, ossia o conversione o pagamento di tiibuto. Rustam convenne però<br />

con al-Mughirah che egli avrebbe traversato per il primo il canale (Atìq),<br />

e al-Mughirah prese impegno che gii Arabi non lo avrebbero molestato<br />

mentre lo varcava. Appena però i Persiani hirono passati sulla riva tenuta<br />

dagli Arabi, questi si gettarono con tanto impeto su di loro che li misero<br />

completamente in fuga.<br />

Nel bottino che cadde in mano degli Arabi vi fu anche un sacco<br />

grande pieno di canfora (kàfur), che gl'ignoranti Beduini presero per sale<br />

e lo usarono a cuocere le loro pietanze. Accortisi però che non dava<br />

affatto il voluto sapore, disgustati cedettero tutta la quantità ad un Arabo<br />

'Ibàdita, che passava, in compenso di un misero mantello (qami.s) del<br />

valore di due d i r h a m.<br />

In questa battaglia 'Ubayd b. Grahs al-Sulami uccise un uomo che<br />

portava due braccialetti d'oro (il generale Rustam?), e la morte del mede-<br />

simo fu il segnale per la fuga di tutto l'esercito.<br />

I fuggiaschi si ritirarono ad al-Saràh, ma, inseguiti e sconfitti di nuovo<br />

dai Musulmani, ripiegarono su al-Madàin. I Musulmani dal campo in Kùtha<br />

avanzarono contro un accampamento persiano in Dayr al-Maslàkh, fugando<br />

e costringendo il nemico a ritirarsi verso le rive del Tigri, ove una parte<br />

passò il fiume presso Kalwàdza ed un'altra lo traversò sotto al-Madà-in.<br />

Poi venne l'assedio di al-Madà-in ed i difensori, ridotti alfine dalla fame<br />

a mangiare cani e gatti, abbandonarono la città e si ritirarono a Gralulà-.<br />

Qui furono aggrediti dall'avanguardia di Sa'd b. abi Waqqàs, comandata<br />

da Hàsim 1). Utbah, e la battaglia si svolse in quelle vicinanze.<br />

645.


29, 30. 16. a. H.<br />

16. a. H. In seguito a questi fatti il Califfo Umar nominò Hudzavfah b. al-Yaman<br />

[IRAQ-PERSIA.- ° _ TT'-fi HIT . v. , ,r .- T<br />

' —<br />

•<br />

Battaglia di al- governatore di al-Kuiah, e Mugàsi b. Mas ud governatore di al-Basrah (Ta-<br />

Qàdisiyyah.] bari, I, 2236-2238).<br />

§ 30. — (al-Ya'qùbi, senza isnàd, ma attingendo per lo più alla<br />

scuola iraqense). Quando i Persiani (dopo la vittoria di (xarir b. 'Abdallali:<br />

cfi-. 14. a. H., § 20), si avvidero quanta era la propria debolezza, si misero<br />

d'accordo per uccidere (i due reggenti) Eustam e al-Fayruzàn, sui quali<br />

gettavano la colpa dei disastri sofferti. Intanto si misero in cerca d'un prin-<br />

cipe di sangue reale (i b n K i s r a) da porre sul trono, ed alfine trovarono<br />

Yazdagird, che aveva allora vent'anni, e lo proclamarono loro sovrano. Il<br />

nuovo re assunse il governo, rimise un po' d'ordine nelle faccende dello Stato,<br />

che resse con saggezza, restituendo all'impero la sua potenza. Gli Arabi si<br />

ritirarono allora dagli al-Murùg (= le pianure del Sawàd), e quando gli abi-<br />

tanti del Sawàd rinnegarono l'Islam e violarono i patti stipulati, i Musulmani<br />

retrocedettero ancora sino negli al-Atràf (= le regioni confinanti con il<br />

deserto). Nel ricevere queste notizie il Califfo 'Umar voleva mettersi alla<br />

testa delle genti e recarsi nell' Iraq, ma poi prese consiglio dai Compagni,<br />

e fu indotto a mandare invece Sa'd b. abi Waqqàs, il quale partì con 8000<br />

uomini ed andò ad accamparsi in al-Qàdisij^yah, mentre 'Utbah b. Ghazwàn<br />

(per ordine del Califfo) si recava nel Kùi- Diglah, a al-Ubullah, ad Abar-<br />

qubàdz ed a Maysàn: questi paesi furono conquistati, e 'Utbah fondò la città<br />

di al-Basrah, costruendovi anche una moschea con canne palustri (q a s a b)<br />

(cfr. 14. a. H., §§ 69 e segg.). Si dice che facesse questo per ordine del<br />

Califfo, che lo aveva mandato con tale scopo. Intanto i Musulmani sotto<br />

Sa'd b. abi Waqqàs stavano accampati in al-Qàdisiyyah, donde scorrendo<br />

il vicino paese, catturarono una dama persiana, bint Azàdzmard, che an-<br />

dava sposa ad uno dei principi (mulùk) del paese: fii catturato tutto il<br />

corteo nuziale con tutti gii averi, i doni, e i danari della sposa: la preda<br />

fu divisa fi-a i Musulmani (cfr. 14. a. H., § 63). Il fortunato evento rialzò<br />

gli animi loro e li rese più arditi. Sa'd b. abi Waqqàs mandò al-Nu'màn<br />

b. Muqarrin al re persiano tion un seguito di Arabi per invitarlo ad ab-<br />

bracciare l'Isiàm: gii ambasciatori si presentarono al Kisra con bei vestiti,<br />

avvolti nei mantelli (burud) e calzando sandali. Quando il re ebbe inteso<br />

il loro messaggio, abbracciare l'Isiàm o pagare la gizj-ah, si adirò mol-<br />

tissimo e mandò per un piccolo canestro fatto di foglie (t i 1 1 ì s) e pieno di<br />

teiTa, che ordinò di rovesciar sulla testa del capo dell'ambasciata: « Se<br />

« non tosse consuetudine di non uccidere gli ambasciatori», egli esclamò,<br />

«li avrei messi tutti a morte». 'Asim b. 'Amr al-Tamimi gridò: «Sono<br />

•« io il capo della gente! » Su lui quindi versarono il contenuto del canestro<br />

646.


,,,,,,<br />

16. a. H. § 30.<br />

ed Amr uscì correndo e aridando: « Abbiamo vinto! Siamo in possesso _^^- ^- ^<br />

""<br />

• ^ [IRAQ-PERSIA. -<br />

della loro terra! ».<br />

Battaglia di ai-<br />

Quando la notizia di tal fatto giunse a Rustam, questi adirato derise Qadisiyyah.]<br />

il re per l'azione commessa, chiamandolo i b n a 1 - h a g g a m a h (ossia figlio<br />

dell' applicatrice di ventose), perchè la madre di Yazdagird aveva fatto<br />

questo mestiere terapeutico. Rustam raandò alcuni a rincorrere gli Arabi,<br />

ma questi li elusero, ed il re persiano cominciò ad aver timore. Yazdagird<br />

ordinò allora a Rustam di avanzare contro gii Arabi, e siccome Rustam non<br />

osava farlo, il re dovette insistere con forza finché il generale cedette, ed<br />

andò ad accamparsi in al-Nagaf. Prima però d'iniziare le ostilità spedì un<br />

messo a Sa'd b. abi Waqqàs, pregandolo di mandargli alcuni della sua<br />

gente, a conferire con lui. Sa'd scelse al-Mughìrah Ij. Su'bah, Bisr b. abì<br />

Ruhm, Arfagah b. Harthamah, Hudzayfah b. Milisan, Rib'i b. 'Amir, Qirfah<br />

b. Zàhii', Madz ùr b. 'Adi, Mudàrib b. Yazid e Su'bah b. Murrah, i quali<br />

uomini, ritenuti i più astuti tra gli Arabi, si recarono presso Rustam uno<br />

dopo l'altro ed ognuno rivolse al generale persiano le medesime parole,<br />

vale a dire lo invitarono ad abbracciare l'Islam o a pagare la gizyah.<br />

Essi compresero che Rustam aveva desiderio di rendersi musulmano, ma<br />

che temeva i compagni, e perciò nulla fu concluso.<br />

Dopo Queste conferenze Rustam si preparò alla battaglia, ma con<br />

animo abbattuto, perchè, come astrologo, aveva letto nelle stelle la pro-<br />

pria morte imminente. Dall'altra parte Sa'd b. abi Waqqàs al momento di<br />

iniziare la jDugna arringò i suoi, esortandoli eloquentemente a battersi per<br />

la fede. La battaglia ebbe principio dopo la preghiera di mezzodì (sala h<br />

al-zuhr), ed i Musulmani compierono atti di grande valore. Sa'd b. abi<br />

Waqqàs, malato e sofferente, non potè prender parte in persona alla mi-<br />

schia, e rimase a sorvegliare da lontano la battaglia dalla torre elevata<br />

sul castello di al- Udzayb: Rustam tentò di sorprendervelo con una schiera<br />

di cavalleria; ma i Musulmani, accorsi in aiuto del loro generale, fugarono<br />

i cavalieri nemici. Il mattino seguente la battaglia fii ripresa, ma<br />

giunsero intanto 6000 uomini di rinforzo dall'esercito della Siria, mandati<br />

da abù Ubaydah b. al-Orarràh: questi eran gli stessi partiti già con Khàlid<br />

h. al-Walld (due anni prima): 6000 erano uomini di Mudar e di Rabi'ah,<br />

più 1000, schiere raccogliticcie di Musulmani di varia provenienza: alla<br />

loro testa trovavasi Hàsim b. Utbah b. abì Waqqàs. La vittoria nella Siria<br />

(al-Yarmùk) era avvenuta un mese prima di al-Qàdisiyj^ah. Il terzo giorno<br />

fu ripresa la battaglia, e Rustam fece avanzare gli elefanti: poco mancò<br />


§§ 30, 31. ^"* ^* "•<br />

16. a. H. zaiono contro quegli animali, li accecarono fcon le fi-eccie) e tagliarono le<br />

^' Battagli a" di al- ^^ro proboscidi. Nel quarto giorno alfine della battaglia la vittoria arrise<br />

Qàdisiyyah.] ai Musulmani e Rustam fu ucciso. Ciò fu merito specialmente di Hilàl 1).<br />

, la<br />

'Ullafah, il quale montato sul trono (sarìr) dove stava seduto Rustam<br />

oridò ad alta voce: « Signore della Ka'bah! Ho ucciso Rustam! A me!<br />

« A me! ». Altri affermano che l'uccisore fosse Zuhayr 1). 'Abd Sams, ni-<br />

pote di Grarir b. 'Abdallali. Grande fu la strage dei Persiani durante la<br />

rotta, ed immenso il bottino dei vincitori. Quando in appresso fu fatta la<br />

divisione delle spoglie, ogni cavaliere ebbe per sua quota 14,000 (dirliam),<br />

ed ogni pedone 7100. Con la parte della preda che rimase indivisa (min<br />

s u 1 b a 1 - fa 3^ •) fu data qualche cosa anche alle famiglie dei Musulmani<br />

uccisi ed alle donne. Dopo la vittoria Sa'd b. abì Waqqas mandò un'am-<br />

basciata al Califfo 'Umar (per annunziargli il trionfo), ed il Califfo regalò<br />

ad ognuno ottanta dìnàr. Dei Compagni del Profeta furono presenti ad<br />

al-Qàdisiyyah 70 veterani di Badr, 120 di quelli che giurarono fedeltà al<br />

Profeta ad al-Hudaybiyyah e presero parte alla conquista di Makkah, oltre<br />

100 altri Compagni (più recenti?) del Profeta. I Persiani si rifugiarono in<br />

al-Madà-in correndo a precipizio: nella capitale si trovava il re Yazdagird.<br />

Sa'd b. abì Waqqas inseguì i fuggiaschi fino ad al-Madà-in, ed assediò la<br />

città per un mese e 15 giorni. In seguito i Persiani fuggirono ed i Mu-<br />

sulmani s'impadronirono di al-Madà-in. Si dice che questo (= la vittoria<br />

di al-Qàdisiyyah e la presa di al-Madà-in) avvenisse nell'anno 16. H. (Ya-<br />

qùbi, II, 162-165).<br />

§ 31. — (abu Hanìfah al-Dinawari, senza isnàd). (a) Secondo questo<br />

cronista l'elezione di Yazdagird avvenne dopo il disastro del Ponte, quando<br />

gli Arabi, ripreso l'ardimento di prima, erano tornati a razziare il Sawàd<br />

(cfr. 11. a. H., § 237; 13. a. H., §§ 4 e segg., e §§ 144 e segg.). Allora<br />

regnava la principessa Azarmìdukht, sicché il partito a lei avverso sparse<br />

la voce che le calamità, da cui era afflitto l' impero sassanida, fòssei'o con-<br />

seguenza del governo di donne. Si formò un partito in favore di Yazdagird<br />

b. Sahriyàr b. Kisra. Abarwìz, e lo proclamò re, sebbene avesse allora soli<br />

sedici anni. Alcuni rimasero fedeli ad Azarmìdukht, sicché scoppiò di nuovo<br />

guerra civile : vinsero i partigiani di Yazdagird, la principessa fu desti-<br />

tuita e Yazdagird riunì tutto l' impero sotto il suo dominio. Ottenuto tale<br />

primo e felice successo, il re si accinse immediatamente a radunare un eser-<br />

cito da tutte le parti dell' impero per combattere ora gì' invasori arabi, con-<br />

ferendone il comando a Rustam b. Hurmuz, uomo di grande dottrina ed<br />

esperienza, messo sovente alla prova dalle vicende della vita. Appena furono<br />

radunate tutte le schiere, egli si avviò con esse verso al-Qàdisiyj-ah.<br />

648.


16. a. H. § 81.<br />

(b) Grarir b. 'Abdallah al-Bagali ed al-Muthanna b. Hàrithah al-Say- ^^- ^- ^<br />

. . T , ^\.^~.TT [IRAQ-PERSIA.<br />

bani, avuta contezza di siffatti preparativi, scrissero al Califfo limar per Battaglia di ai<br />

informarlo di tutto: 'Umar chiamò subito la gente sotto le armi, radunò Qadisiyyah.i<br />

intorno a sé circa 20,000 uomini e ne affidò il comando a Sa'd b. abi<br />

Waqqàs. Il quale si recò allora con l'esercito fino ad al-Qàdisiyyah, dove si<br />

congiunse con le altre schiere che vi erano già radunate e, passato il ter-<br />

mine di vedovanza prescritto dalla legge musulmana (' i d d a h), sposò la ve-<br />

dova del guerriero al-Muthanna b. Hàrithah, [morto in quei giorni. Intanto<br />

Eustam avanzava con le sue schiere e fissava il campo in Dayr al-A'war.<br />

(c) Sa'd b. abi Waqqàs mandò allora Tulayhah b. Khuwaylid al-Asadi,<br />

uno dei più valenti guerrieri arabi, alla testa d'una schiera per esplorare le<br />

mosse del nemico e raccogliere informazioni. Quando ebbero visto il numero<br />

ingente dei Persiani, gli Arabi con Tulayhah volevano ritornare addietro,<br />

ma Tulayhah dichiarò che non avrebbe fatto ritorno al campo arabo se<br />

prima non fosse entrato in quello persiano ed avesse scoperto lo stato degli<br />

animi e le intenzioni del nemico. Gli altri Arabi ebbero allora il sospetto<br />

che "Tulayhah meditasse un tradimento e mirasse a passare dalla parte del<br />

nemico : i compagni gli manifestarono apertamente il loro pensiero, e gii<br />

rammentarono con rimprovero l'uccisione di Ukkàsah b. Mihsan e di Thàbit<br />

b. Aqram (cfi-. 11. a. H., § 132). Tulayhah fieramente rispose protestando<br />

contro i bassi sospetti : « I vostri cuori sono pieni di spavento ! » . Tulayhah<br />

non si lasciò perturbare da siffatte insinuazioni, lasciò i compagni e da solo<br />

penetrò nel campo persiano durante le tenebre della notte : né<br />

cessò mai dal-<br />

l'esplorare l'accampamento nemico in tutti i sensi fino allo spuntare del-<br />

l'alba. Allora trovò un cavaliere persiano addormentato presso un cavallo<br />

di grandissimo valore :<br />

Tulayhah,<br />

smontato dal proprio destriero, sciolse<br />

quello del persiano addormentato e si affrettò ad uscire con la ricca preda<br />

dal campo nemico. Volle il caso però che il padi-one, destatosi improvvi-<br />

samente, scoprisse il furto e desse l' allarme. La gente si precipitò alla<br />

caccia di Tulayhah e lo raggiunse al momento in cui era tornata in pieno<br />

la luce del giorno. Tulayhah fece fronte ai suoi inseguitori, uccise con la<br />

lancia il padi-one del destriero rubato ed un suo compagno, poi disarmò<br />

e fece prigioniero un terzo. Con tutto il bottino ritornò allora al campo<br />

musulmano, dove gli Arabi lo accolsero festosamente.<br />

(d) Rustam rimase accampato in Dayr al-A'war per quattro mesi allo<br />

scopo di stancare e disorganizzare gli Arabi con la lunga attesa. I suoi<br />

calcoli risultarono però errati, perché gii Arabi non si lasciarono turbare<br />

dall' indugio, e se mancavano di viveri, vettovaglie e foraggi, organizzavano<br />

prontamente spedizioni nei dintorni, e ritornavano sempre con ricco bot-<br />

649. 82


e 31. 16. 3,. H.<br />

_16. a. H. ^[-^^^^^ delle necessarie provviste. Intanto però il CalifiPo 'Umar scriveva ad<br />

Battaglia di al -^bu Mùsa al-As'ari (che era in al-Basrah),. ordinandogli di mandare soccorsi<br />

Qàdisìyyah.] (\{ cavalleria a Sa'd b. abi Waqqàs: abù Mùsa spedì mille cavalieri sotto<br />

al-Mvighii-ah b. Su'bah. 'Umar scrisse anche ad abù Ubaydah b. al-Grarràh<br />

in Siria, dove guerreggiava contro i Greci, ordinandogli di mandare anche<br />

egli cavalleria in soccorso di Sa'd b. abi Waqqàs: abù Ubaydah spedì altri<br />

mille cavalieri sotto Qays b. Hubayrah al-Muràdi: tra quest'ultimi era anche<br />

Hàsim b. 'Utbah b. abi Waqqàs, che aveva perduto un occhio alla battaglia<br />

del Yarmùk. V'erano pure al-As'ath b. Qaj's (al-Kindi) ed al-Astar al-Na-<br />

kha'i. Queste schiere raggiunsero Sa'd b. abi Waqqàs in al-Qàdisij'yah.<br />

(e) Il re Yazdagird scrisse ora al suo generale, Rustam, di prendeie l'ot-<br />

fensiva contro gli Arabi, e Rustam, lasciato il Dayr al-A'war, avanzò fino<br />

ad un miglio di distanza dal campo nemico in al-Qàdisiyyah, ma invece<br />

di venire alle mani con gii Arabi, aprì negoziati con Sa'd b. abi Waqqàs,<br />

che durarono un certo tempo (sahr''°, letteralmente un mese). Dietro ri-<br />

chiesta di Rustam, Sa'd b. abi Waqqàs mandò nel campo persiano al-Mu-<br />

ghLrah b. Su'bah, considerato il più intelligente ed eloquente dei seguaci<br />

di Sa'd, a trattare personalmente con il generale persiano. Rustam descrisse<br />

ad al-Mughii-ah la potenza irresistibile della Persia e la miseria e la debo-<br />

lezza degli Ai'abi rispetto ai Sassanidi : chiese che cosa volessero, ed affermò<br />

che se invadevano la Persia, perchè spinti dalla carestia in patria, avrebbe<br />

dato agii Arabi tutto il necessario per vivere purché ritornassero nel loro<br />

paese. al-Mugh ii-ah rispose che egli conosceva già bene la potenza della<br />

Persia e del pari lo sapevano tutti i suoi compagni. « Dio ci ha messi »,<br />

proseguì al-Mughirah, « in un paese arido, con poca acqua, dove la vita è<br />

« miserabile : i nostri forti mangiavano i nostri deboli : uccidevamo i nostri<br />

« genitori ed uccidevamo i nostri figli per paura della miseria, ed adoravamo<br />

« un tempo gì' idoli. Ma ecco mentre si era in queste condizioni, arriva<br />

« uno della nostra stirpe più illustre che rivela a noi la verità, l'unico Dio<br />

« ed il suo Libro... Dio ci ha ordinato ora per tramite suo: chi risponde<br />

« al nostro appello, diventa eguale a noi, con gli stessi nostri diritti e<br />

« doveri : se si rifiuta, gli dobbiamo chiedere la g i z y a h '<br />

a n y a d » (cfi-.<br />

T a b a r i G 1 o s s a r i u m, pag. dlxxi), « e se rifiuta questo, lo dobbiamo<br />

« sottomettere con la spada. Queste medesime condizioni io t' invito ad<br />

«accettare: se tu ricusi (rimane) la spada», e dicendo questo battè con<br />

forza sul pomo della propria spada. Le trattative fallirono perchè Rustam<br />

si adirò vivamente alla risposta di al-Mughii-ah ed esclamò : « Domani,<br />

« prima che il sole sia alto, vi avrò uccisi tutti quanti !<br />

(/") al-Mughirah b. Su'bah fece ritorno al campo arabo, e le notizie che<br />

650.<br />

»


16. a. H. § 31.<br />

egli riferì del colloquio e dei suoi risultati indussero Sa'd b. abi Waqqàs, J^- ^- ^•<br />

, . „ . . ..,,.: [IRAQ-PERSIA. -<br />

anche per consiglio di al-Mugnirah, a sollecitare i preparativi per 1 imiui- Battaglia di al-<br />

nente conflitto. Gli Arabi presero l'ordinamento di battaglia durante la Qadisiyyah.j<br />

notte, dividendosi secondo le tribù, ognuna sotto le proprie bandiere:<br />

anche i Persiani passarono la notte in preparativi bellicosi. Il generale in<br />

capo dei Musulmani, Sa'd b. abi Waqqàs, soffriva però di pustule (nel<br />

testo: khurràg, ma, secondo il Lane ed i dizionari arabi, più corretta-<br />

mente: khuràg) alle natiche, che gi' impedivano di montare a cavallo.<br />

Per questa ragione cede il comando generale a Khàlid b. 'Urfiitah, affidando<br />

il centro a Qays b. Hubayrah, la sinistra a Hàsim b. 'Utbah b. abi Waqqàs,<br />

e la dritta a Surahbil b. al-Simt, mentre la fanteria era agii ordini di<br />

Qays b. Khuraym. Sa'd b. abi Waqqàs rimase invece nella fortezza (qasr)<br />

di al-Qàdisiyyah insieme con le donne ed i bambini dei guerrieri, e con<br />

abù Mihgan al-Thaqafi, il poeta di al-Tà'if, carcerato perchè colpevole di<br />

ber vino (^). Prima della battaglia Sa'd b. abi Waqqàs chiamò a sé 'Amr<br />

b. Ma'dikarib, Qays b. Hubayrah, Surahbil b. al-Simt, e apostrofandoli « i<br />

« poeti, gli oratori ed i cavalieri per eccellenza » (s u '<br />

a r à" w a kh u t a b à-<br />

\va fursàn) degli Arabi nomadi, li invitò a girare il campo arabo ed<br />

esortare singolarmente le varie tribù a battersi con il massimo ardii-e. Poi<br />

venne la battaglia : i Persiani erano ordinati in tredici schiere, una dietro<br />

l'altra; gli Arabi ne formavano tre sole. I Persiani incominciarono la mischia<br />

lanciando nugoli di freccie, che produssero molte perdite e ferite tra gii<br />

Arabi ; sicché, dietro proposta di Qays b. Hubayrah, il generale in capo<br />

Khàlid b. 'Urfutah ordinò una carica, comandata da Zayd b. Abdallah al-<br />

Nakha'i. Questi cadde ucciso per primo, e lo stendardo fu raccolto dal fratello<br />

Artà'ah b. 'Abdallah al-Nakha'i : ucciso anch' egli, vennero alla riscossa i<br />

Bagilah, sotto Cfarir b. 'Abdallah, i quali diedero il contingente della se-<br />

conda carica contro le file persiane. Seguirono gli Azd: la mischia si accese<br />

sempre più, ed alla fine i Persiani si diedero alla fuga ritornando presso<br />

Rustam. Questi appiedò con tutti i cavalieri (asàwirah), i governatoji<br />

delle Provincie (maràzibah) ed i magnati ('uzamà-) del regno persiano,<br />

e fermati i fuggiaschi, li risospinse sulle schiere arabe :<br />

la mischia si riaccese<br />

allora più forte che mai, e la cavalleria araba fri costretta a manovrare<br />

(gài . . . gawlah,<br />

forse per evitare di essere sopraffatta). In quel momento<br />

il poeta abù Mihgan diceva alla concubina di Sa'd b. abi Waqqàs: « Libe-<br />

« rami dai ceppi: ti prometto che, se non resto ucciso, ritornerò alla mia<br />

« prigione ed a queste mie catene !<br />

» La donna gli prestò fede e lo lasciò<br />

partire, abù Mihgan s' impadi-onì del cavallo di Sa'd b. abi AVaqqàs, chiamate»<br />

Ablaq, e con esso si slanciò nella mischia là dove si battevano i Bagilah<br />

651.


is- 3- "•<br />

.<br />

§§ 3h 32. 16. a. H.<br />

e ali Azd sull ala dritta araba, ossia appunto dove era più fiero lassalto ne-<br />

IRÀQ-PERSIA. - ^ ., •<br />

-, n T^ ,. < 1 . -<br />

Battaglia dì al- imco e pili numerosi incalzavano i i'ersiani : basto pero la presenza di abu<br />

Qàdisìyyah.] Mihgan a mutare, ovunque egli appariva, la sorte della mischia: dinanzi<br />

a lui i Persiani retrocedevano sempre. Il generale Sa'd b. abi Waqqàs ri-<br />

conobbe da lontano il proprio cavallo, ma non poteva capii-e chi fosse il<br />

prode guerriero, le gesta del quale lo empivano di meraviglia. Allora Sa'd<br />

b. abì Waqqàs diede ordine a Grarii- b. Abdallah, che comandava ai Ba-<br />

gìlah, ad al-As'ath b. Qays, che comandava ai Kindah, nonché agli altri<br />

capi di tribù di fare tutti assieme un attacco sul nemico dall' ala dritta<br />

e dal centro. L'esecuzione dell'ordine ruppe alfine l'ordinamento dei Per-<br />

siani e, ucciso Rustam, i suoi seguaci si diedero alla fuga. Appena -vinta<br />

la battaglia, abù Mihgan ritornò immediatamente alla prigione. Gli Arabi<br />

cercarono il cadavere di Rustam e lo trovarono alfine tra gii uccisi sul<br />

campo di battaglia, coperto di cento ferite di punta e di taglio; non si<br />

potè dire chi iu particolare fosse il suo uccisore. Secondo alcune infor-<br />

mazioni egli cadde invece nel canale Nahr al-Qàdisiyyah, e vi per'i anne-<br />

gato durante la fuga (Hanifah, 125-129).<br />

Nota 1. — Famosi sono i versi per i quali, secondo alcune tradizioni, abù Mihgan fu messo iu<br />

cai'cere nella giornata di al-Qàdisiyyah: essi dicevano:<br />

« Quando io morrò, seppellitemi presso alle radici di una vite, affinchè le mie ossa possano bere<br />

« il succo delle sue radici.<br />

« Non mi seppellite nello squallido deserto, perchè temerei, morendo, di non gustare più quella<br />

(bevanda) »<br />

(Tabari, I, 2316, lin. 1-2; Mas'ùdi, IV, 218; Mihgan, pag. 14, lin. 8-9: Atjiir, II, 369, in basso).<br />

§ 32. — (abù Hanifah al-Dinawari). (a) I Persiani fuggenti arrivarono<br />

fino al Dayr Ka'b ed ivi sostarono, perchè venne loro incontro al-Nukhà-<br />

rigàn mandato da Yazdagird con una quantità di i-infòrzi: al-Nukhàrigàn<br />

fece fermare tutti i faggenti e li costrinse a riformarsi in scliiere di com-<br />

battimento. Intanto sopraggiunsero gii Arabi e le schiere persiane radu-<br />

nate in Davr Ka'b vennero con loro alle mani. al-Nukhàrigàn, che era un<br />

uomo grosso e fortissimo, sfidò a singoiar tenzone uno degli Arabi: usci<br />

dai ranghi Zuhayr b. Sula3'm al-Azdi, fratello di Mikhnaf b. Sulaym al-<br />

Azdi. I due guerrieri si acciuffarono, ma il persiano, grazie alla sua statura,<br />

potè gettare in terra l'arabo: sedutosi sul petto del caduto, al-Nukhàrigàn<br />

si accingeva ad estrarre il pugnale per sgozzare Zuhayr, quando questi<br />

riuscì ad afferrare con i denti il pollice del persiano ed a morderlo con<br />

tanta forza da far venire meno il persiano dal dolore: di ciò si valse l'agile<br />

arabo, che rovesciato al-Nukhàrigàn. gli mise le mani sotto i vestiti e con<br />

un colpo del pugnale io sventrò tutto. Zuhayr b. Sulaym divenne così<br />

padrone delle spoglie opime dell'ucciso, tra cui erano due ricchi braccia-<br />

652.


16. a. H. §§ 32-34.<br />

letti fsiwàr): earli se Fintilo sul braccio e fu perciò il primo arabo a por- J^-<br />

^- ^<br />

['IRAQ- PERSIA. -<br />

tare i due braccialetti (al-siwàrayn): più tardi Sa'd b. abi Waqqàs per- Battaglia di ài-<br />

mise a Zuhayr b. Sulaym d'indossare tutte le armi e gli ornamenti del Qadisiyyah.]<br />

suo nemico ucciso.<br />

Nello stesso combattimento Qays b. Hubayrah venne alle mani con<br />

Graylùs, il capo degli al-Mustamitah (ossia di quelli che si votano alla<br />

morte) e lo uccise. Tutti i Musulmani accorsero a far impeto ora sui Per-<br />

siani, che di nuovo si diedero alla fuga. Grarir b. 'Abdallah al-Bagali si<br />

slanciò verso il ponte al-Qantarah (per tagliare la ritirata al nemico?), ma<br />

i Persiani, approfittando della sua eccessiva imprudenza, gli furono addosso<br />

con le lancie e lo gettarono in terra: accorsero però in tempo i compagni<br />

per salvarlo e fugare il nemico, senza che Garir avesse subito alcun danno.<br />

Nel trambusto (iarir aveva perduto però il proprio cavallo: afferrò allora un<br />

mulo del nemico, che vagava libero, e nell' inforcarlo scoprì che aveva al collo<br />

una collana di smeraldi. I Persiani fugati si ritrassero ora sino ad al-Madà'in.<br />

(6) Sa'd b. abi Waqqàs scrisse al Califfo 'limar raccontandogli quanto<br />

era accaduto. Il Califfo aveva intanto presa la consuetudine di uscire a<br />

piedi ogni giorno solo, lontano da tutti, sulla via che menava alF'Iràq e<br />

fare un percorso di due o tre miglia: non permetteva che passasse un solo<br />

uomo proveniente dalT'Iràq senza chiedergli notizie. Un giorno alfine giunse<br />

il inessaggero latore della lieta novella: 'limar lo vide venire da lontano,<br />

e prima che gii fòsse vicino gli gridò: « Che notizie? » — « Dio ha concesso<br />

« la vittoria ai Musulmani! ». limar si mise allora a camminare presso il<br />

messo, che ignorava chi fosse e proseguiva perciò la marcia senza sostare, e<br />

lo tempestò di domande. Giunti alfine assieme in città, il messo scoprì chi<br />

era il suo interlocutore dal saluto che tutti gli rivolgevano, e si af&'ettò<br />

a chiedergli perdono di non averlo riconosciuto, limar gii rispose: « Tu<br />

« non hai veruna colpa! », e presa la lettera di Sa'd b. abi Waqqàs la lesse<br />

al popolo (Hanifah, 129-131).<br />

§ 33. — Sulla battaglia di al-QàdisÌ3yah abù Hanifah al-Dinawari cita<br />

tre brani di poesie: uno di Bi.sr b. abi Rabi'ah, che è identico a quello<br />

riportato in Yàqiit, IV, 7, e Balàdzuri, 261;<br />

poi alcuni versi di 'llrwah b. al-Ward, dal tenore dei quali parrebbe<br />

che durante la battaglia di al-Qàdisiyyah una parte delle schiere musulmane<br />

si dessero alla fuga;<br />

infine i versi ben noti di Qays b. Hubayrah (identici a quelli citati<br />

in Balàdzuri, 261) (Hanifah, 131-133).<br />

§ 34. — La versione di al-Mas'ùdi non ci porge altri particolari degni<br />

di nota speciale: secondo lui i Musulmani erano 38,000 ed i Persiani sotto<br />

653.


Il 34^ 35 16. a. H.<br />

16. a. H. Rustam 60,000: la battaglia incominciò con duelli tra guerrieri delle due<br />

Battaglia di al- parti: Ghàlib b. 'Abdallah al-Asadi fece prigioniero Hurmuz, uno dei re di<br />

Qàdisiyyah.] al-Bàb wa-1-Abwàb. Altre prodezze furono compiute da 'Asim b. Amr, il<br />

quale, inseguendo un suo avversario entro le file nemiche, non solo ne<br />

riusci incolume, ma ricondusse anche un mulo carico di cassette contenenti<br />

vivande delicate e dolciumi finissimi della mensa reale persiana.<br />

Secondo un'altra versione, prosegue al-Mas'ùdi, la battaglia fu coml^at-<br />

tuta nel mese di al-Muharram del 14. H. :<br />

i Persiani avevano con loro di-<br />

ciassette elefanti bardati di ferro, portante ognuno venti soldati. Nel primo<br />

giorno della battaglia (y a w m A gh w a th) si distinsero specialmente gli<br />

Asad con Tulayhah b. Khuwaylid. Nella giornata seguente arrivarono sotto<br />

Hàsim b. TJtbah b. abi Waqqàs i 5000 cavalieri Rabi'ah e Mudar, nonché<br />

i 1000 Yamaniti provenienti dalla Siria in soccorso dei guerrieri di al-<br />

Qàdisiyj^ah. Un mese prima era stata espugnata Damasco. Queste schiere<br />

erano quelle venute dall' 'Iraq in Siria dopo la resa di al-Hirah con Khàlid<br />

b. al-Walid, e che il Califfo 'Umar aveva scritto ad abù 'Ubaydah in Siria<br />

di rimandare nell' 'Iraq, ma senza far menzione di Khàlid b. al-Walid. Di<br />

tale omissione approfittò abù 'Ubaydah per rimandare le schiere nell' 'Iraq<br />

senza quel prode capitano e così isolarlo (e renderlo impotente?) in Siria.<br />

Il Califfo 'Umar serbava rancore a Khàlid b. al-Walìd per quei noti eventi<br />

durante il Califfato di abù Bakr, la faccenda di Màlik b. Nuwayrah ed<br />

altre cose ancora. Tale rancore esisteva, sebbene Khàlid b. al-Walid fosse<br />

figlio di una zia materna di 'Umar. Con i rinforzi arrivò al-Qa'qà' b. 'Amr,<br />

il quale, incontratosi con Bahman Gàdzawayh Dzù-1-Hàgib, il generale<br />

vincitore della battaglia del Ponte, lo uccise, e così vendicò la morte di<br />

tutti i martiri arabi caduti in quel disastro. Narrata poi la malattia di<br />

Sa'd b. abi Waqqàs, l'incidente del poeta abù Mihgan, ed il litigio tra Sa'd<br />

b. abi Waqqàs e la sua moglie novella Salma bint Hafsah, ai-Mas ùdi con-<br />

tinua e termina la narrazione della battaglia seguendo per la massima<br />

parte le tradizioni di Sayf b. Umar con qualche modificazione qua e là:<br />

ammette la divisione della battaglia nelle tre giornate di Sayf, seguite<br />

dalla notte di al-Harir (Mas ùdi, IV, 207-224).<br />

§ 35. — (Eutichio). Quando Yazdagird re dei Persiani ebbe notizia<br />

dell'aiTivo di Sa'd b. abi Waqqàs, diede ordine di trasportare la sua fa^<br />

miglia, i suoi tesori nella Cina (al- Sin), ed egli rimase addietro con poca<br />

gente e pochi denari. Afiìdò il governo di al-Madà'in a Khiràd al-Uzadi,<br />

un fi-atello di Rustam, e spedì Rustam a combattere Sa'd b. abi Waqqàs<br />

in al-Qàdisiyyah, dove il generale rimase finché vi fu ucciso nella battaglia.<br />

Quando Yazdagird ebbe notizia del disastro e vide le condizioni infelicissime<br />

654.


16. a. H. §§ 35, 36.<br />

in cui versavano i sudditi e l'esercito, e constatò la morte dei migliori suoi J^- *• "•<br />

... ,„..,. [IRAQ- PERSIA. -<br />

militi, comprese che aveva perduto l'impero e si ritirò nel Fàris. Di lì poi Battaglia di ai-<br />

fiiggi a Marw, lungo il Tariq Sigistàn, finché fu ucciso costì. Durante il<br />

suo regno di venti ^nni non cessarono mai le guerre e le sventure (E u t ychius<br />

ed. Cheikho, II, pag. 20).<br />

IRAQ-PERSIA. — La battaglia di al-Qadisiyyah secondo Sayf b.<br />

Umar, e critica della cronologia della scuola iraqense.<br />

§ 36. — Avendo esposto poc'anzi (cfr. §§ 1 e segg. ) le ragioni per le<br />

quali abbiam creduto di porre la battaglia di al-Qàdisiyyah nell'anno 16. H.,<br />

fondando i nostri calcoli sui dati fornitici dalle tradizioni della scuola<br />

madinese, rimane ,ora a dare un quadro sintetico della cronologia della<br />

campagna persiana di Sa'd b. abi Waqqàs secondo la scuola iraqense, e<br />

dimosti-arne gli errori.<br />

Vedemmo già che Sayf b. Umar pone il disastro del Ponte nello<br />

Sa'bàn del 13. H. (Tabari, I, 2176; cfr. 13. a. H., § 188 6) e narra la<br />

disfatta dei Persiani per opera di al-Muthanna, al guado dell'Eufrate presso<br />

al-Buwayb, nel Ramadàn del 13. H., vale a dire itn mese solo dopo il rove-<br />

scio del Ponte (Tabari, I, 2185; cfr. 14. a. H., § 33), mentre la scuola<br />

madinese posticipa la vittoria su Mihràn ad ìin anno dopo il disastro<br />

predetto.<br />

Nel Dzù-1-Qa'dah del 13. H. il Califfo Umar ordina agli Arabi nel Sawàd<br />

di ritirarsi sul confine del deserto, ed un mese dopo, nel Dzù-1-Higgah, fa<br />

leva generale delle genti in Arabia (Tabari, I, 2211; cfr. 14. a. H., § 45).<br />

Già il primo di al-Muharram del 14. a. H. le schiere radunate hanno con-<br />

vegno in Siràr presso Madìnah (Tabari I, 2212; cfr. 14. a. H., § 46). Sa'd<br />

b. abl Waqqàs che assume il comando delle schiere, sosta in Zarùd al<br />

principio dell'inverno (Tabari, I, 2221, Un. 7; cfr-. 14. a. H., § 53), poi<br />

in Saràf, ed infine in al-Qàdisiyyah, dove rimane ìin mese di fi-onte ai<br />

Persiani, senza venire alle mani. Alla fine però, in un lunedì (sempre dello<br />

stesso) mese di al-Muharram del 14. H. (Tabari, I, 2289; cfr. 16. a. H.,<br />

§ 67) ebbe principio la glande battaglia che durò vari giorni: terminò il<br />

seguente giovedì al mattino con una vittoria completa degli Arabi. La<br />

vittoria era conseguita un mese dopo la resa di Damasco (Tabari, I,<br />

2306, 2321), neir al-Muharram del 14. H. (Tabari, I, 2289).<br />

Sa'd rimane due mesi in al-Qàdisiyyah e nello Sawwàl del 15. H.<br />

(sic!) (Tabari, I, 2419; cfi-. § 174), muove contro Bahurasfr sul Tigri, che<br />

viene espugnata dopo due mesi d'assedio nel Dzù-l-Higgah del 16. H.<br />

(Tabari, I, 2424; cfi-. § 184); quindi nel Safar del 16. passa il Tigri (Ta-<br />

655.<br />

Qadisiyyah.]


§§ 36-38. 16. a. H.<br />

16. a. H. bari, I, 2432) e nello stesso mese vince la battaglia di Gralula- (T a bari,<br />

•IRAQ. PERSIA. - ^ „..„ oiPm<br />

La battaglia di I- 2458, 2460).<br />

ai-Qàdisiyyahse- | 37. — H Wellhausen ebbe già ad osservare (Sk. und V or a ri).,<br />

Umar e critica ^I' ^3) ^^^ siffatta trama cronologica non regge assieme. Abbiamo in<br />

della cronologia jjiimo luogo la vittoria SU Mihràn ad al-Buwayb ottenuta solo xm mese dopo<br />

qensei<br />

' ^^ disastro del Ponte, dove la scuola madinese assai più verosimilmente<br />

frappone tra i due eventi un anno intiero. Segue la battaglia di al-Qàdi-<br />

sivyah solo tre mesi dopo la vittoria di al-Buwayb, e la campagna di Sa'd<br />

b. abi Waqqàs da Madinah fino ad al-Qàdisiyyah è ridotta a meno di un<br />

mese, affermazione addirittura impossibile ed in aperta contradizione con<br />

lo stesso Sayf, il quale ammette due lunghe soste in Zarud e Saràf ed una<br />

sosta di più di un mese in al-Qàdisiyyah avanti la battaglia. Poi si afferma<br />

che, vinta la battaglia di al-Qàdisiyyah fneiral-Muharram del 14. H.), Sa'd<br />

b. abì Waqqàs sostasse due mesi sul luogo e si movesse poi nel Sawwàl<br />

dell5. H. ...: altra contradizione di termini, perchè si viene a dichiarare<br />

. . La cronologia di Sayf<br />

che due mesi sono l'equivalente di ventun mesi .<br />

non è quindi soltanto errata, è addirittura impossibile, illogica. Non ne<br />

possiamo ricavare verun costrutto ed è d'uopo respingerla per intiero!<br />

L'errore di Sayf dipende probabilmente dalla sua errata cronologia<br />

della conquista siria. Egli, com'è noto, pone la battaglia del Yarmùk nel<br />

13. H. e nel 13. parimenti la resa di Damasco: siccome dopo questi due<br />

eventi una parte delle schiere sirie fii mandata con grande sollecitudine<br />

in soccorso delle genti di al-Qàdisij'yah ed arrivò mentre si combatteva<br />

(o dopo terminato il conflitto!), allora Sayf b. 'Umar e le sue fonti si vi-<br />

dero costretti ad anticipare al-Qàdisiyyah fino ai primi del 14. H. Damasco<br />

cadde verso la fine dell'anno ed un mese dopo si combatteva ad al-Qàdisiyyah:<br />

quindi necessariamente al-Qàdisiyyah doveva cadere nel Muharram<br />

dell'anno successivo.<br />

Ma Sayf b. 'Umar fa un errore di due anni nella sua cronologia del<br />

Yarmùk, di Damasco e di al-Qàdisiyyah, ed egli se ne accorge quando<br />

passa a narrare gli eventi che seguirono immediatamente la vittoria di<br />

al-Qàdisiy3^ah : egli afferma perciò che Sa'd sostò due mesi in al-QàdisÌ3'yah,<br />

ma nel fissare infine la data della partenza fa un salto di quasi due anni!!<br />

Egli non poteva tradirsi in modo più evidente.<br />

§ 38. — Delle altre inverosimiglianze del suo racconto non raette quasi<br />

conto il discorrere: il Wellhausen (loc. cit., pag. 69-83) ha già maestrevolmente<br />

esposti tutti gli errori, le contradizioni, gii elementi mitici e leg-<br />

gendari e le singolarità d'origine locale che pervadono tutta la narrazione<br />

sayfiana. Sayf b. 'Umar è il solo che prolunghi la battaglia fino a tre giorni<br />

656.


16. a. H. § 38.<br />

con una notte di continuo combattimento prima dell'ultimo (il quarto) giorno, J^- ^- "<br />

^<br />

[IRAQ- PERSIA. -<br />

.,<br />

in cui alfine la vittoria sorride agii Arabi. Ogni giornata ha il suo nome, La battaglia di<br />

tutti nomi singolari, oscuri: uno di essi si ritrova nelle tradizioni travisate ai-Qadìsiyyahse-<br />

„ . condo Sayf b.<br />

della battaglia di Siffin (cfr. T abari, II, 2327, Im. 12). Le altre fonti, umar, e critica<br />

come al-Balàdzuri, al-Ya'qùbi ed al-Mas'ùdi menzionano tre giorni di bat- delia cronologia<br />

taglia, ma è palese che, come già m altre circostanze, essi hanno subito qense.]<br />

l'influenza della scuola iraqense, pur sovente mescolando assieme notizie<br />

della scuola madinese con tradizioni di provenienza iraqense.<br />

Sorvoliamo pure su altre discrepanze minori tra la versione iraqense e<br />

quella madinese, e veniamo alle più importanti.<br />

Secondo la prima scuola la battaglia durò più di tre giorni e fu oltre<br />

ogni dire sanguinosa e difficile a vincere : secondo<br />

la madinese fa vinta in<br />

un giorno solo e con relativa facilità. Stando a Sayf, gii Arabi erano più di<br />

30,000 uomini contro 120,000, mentre i dati della scuola madinese fanno<br />

sospettare che gli Arabi forse superassero appena i 6000 ed avessero a<br />

combattere con 60,000 uomini.<br />

Specialmente a noi importa il confutare la ripetuta affermazione di<br />

Sayf, che gli apostati dell' 11. a. H. fossero un tempo esclusi dal privi-<br />

legio di battersi contro i nemici dell' Islam. Egli cerca di stabilire un di-<br />

vario netto tra i Compagni del Profeta raccolti in Madinah ed i Beduini,<br />

specialmente gli apostati. Egli è severo a proposito della loro apostasia,<br />

ma poi rivela la sua simpatia per i Beduini (gli antenati dei cittadini di<br />

al-Basrah e di al-Kùfah, dove sorse la scuola tradizionistica iraqense) e li re-<br />

dime dalla colpa con innumerevoli panegirici del loro valore militare. Così,<br />

per esempio, il disastro del Ponte è inflitto a schiere di Madinah, che non<br />

avevano mai apostatato: quando alfine il Califfo 'Umar cede all'insistenza<br />

dei suoi consiglieri e toglie il veto ai Beduini ex-apostati, allora la fortuna<br />

cambia e le vittorie si susseguono senza interruzione, onde il Califfo ha<br />

parole severe all'indirizzo dei Compagni del Profeta infiacchiti.<br />

Tutto ciò è pura invenzione tendenziosa :<br />

di combattere per i Beduini :<br />

non<br />

esistè mai questo divieto<br />

gli eserciti che invasero la Persia e la Siria<br />

furono appunto composti di schiere di questi cosiddetti apostati: lo stesso<br />

Sayf annovera, fi-a gì' immigrati nelF 'Iraq il celebre pseudo-profeta Tu-<br />

layhah e Qays b. Maksùh, uno dei maggiori apostati del Yaman, tra i ca-<br />

pitani che presero parte alla spedizione in Siria. Non è vero poi che 'Umar<br />

preferisse i Beduini ai Compagni rimasti in Madinah ed ai Musulmani se-<br />

dentari: la verità è precisamente il contrario.<br />

Il comando delle spedizioni fu sempre dato a uomini delle tribù seden-<br />

tarie, e mai a quelli delle tribù nomadi :<br />

anzi in una circostanza (cfr. 14. a. H.,<br />

657. 83<br />

della scuola ira


§ 38. 16. a. H.<br />

16. a. H. S 91) è noto che il Califfo rimproverasse ad 'Utbah b. Ghazwàn di aver no-<br />

IRAQ-PERSIA. - . ^<br />

^ , ^ j_ ,Tì imi i<br />

i-,<br />

La battaglia di mmato un Beduino suo luogotenente m al-Basran. lale era la gelosia tra<br />

ai-Qàdisiyyahse-<br />

[ Beduini, che non avrebbero mai obbedito ad un loro simile, ma solo ad un<br />

Umar, e critica Arabo sedentario, che i nomadi consideravano come di razza diversa dalla<br />

della cronologia loro. Così, nonostante i loro eminenti servizi, al-MutJiauna b. Haritbah e<br />

qense.i Grarìr b. 'Abdallah, due nomadi, dovettero cedere il passo ad abu 'Ubayded<br />

a Sa'd b. abì Waqqàs, due arabi delle tribù sedentarie di al-Tà-if e di<br />

Makkah. È noto come al-Muthanna e (iarìr bisticciassero tra loro e niuno<br />

si rassegnarono a<br />

volesse ammettere la preminenza dell'altro : ambedue<br />

obbedire a Sa'd, ma i Beduini non si astennero dal criticare molto ci'udel-<br />

mente la condotta di Sa'd durante la battaglia, trasformando malignamente<br />

il suo malore in viltà ed in soverchio abbandono ai piaceri venerei con le<br />

sue mogli.<br />

È bene ripetere in questo luogo che se i Beduini a buon diritto po-<br />

tevano deridere gli abitanti di Makkah ed in particolare i Qurays per il<br />

loro poco ardore bellico, tale sarcasmo era del tutto errato ed ingiusto se<br />

rivolto agli Ansar di Madinah: questi erano veri e prodi guerrieri: essi<br />

formarono la maggior forza militare del Profeta e con il loro valore spez-<br />

zarono la resistenza delle tribù durante la Riddali: la sanguinosa battaglia<br />

di al-Yamàmah fii vinta soltanto grazie alla tenacia ed alla fermezza degli<br />

Ansar. Essi erano agricoltori sedentari, e lo erano del pari i Hanifah: perciò<br />

la pugna fu tanto sanguinosa, mentre che a Buzàkhah i nomadi Beduini non<br />

opposero grande resistenza a Khàlid b. al-Walid. Da questa scuola militare<br />

madinese abù Bakr prima, e poi 'Umar, trassero quel nucleo di guerrieri<br />

scelti che, tanto in Persia, quanto in Siiia costituì, per così dire, la spina<br />

dorsale degli eserciti d'invasione, e servì a formare nuovi guerrieri con<br />

gli elementi che ogni giorno accorrevano sotto gii stendardi dell' Islam.<br />

Fu una perdita assai sensibile per l'Isiàm, quando questo nucleo ansai-ita<br />

di buoni Musulmani e valorosi uomini d'arme scomparve sommerso nella<br />

marea montante dei neo-Musuluiani, tepidi credenti e predoni più che veri<br />

guerrieri.<br />

Come ultima osservazione gioverà forse di aggiungere che lo studioso<br />

farà bene a rilevare la copia strabocchevole di particolari minuti, con la<br />

quale Sayf b. 'limar farcisce la sua narrazione, prolungandola in modo e<br />

misui-a direi quasi inverosimili. La nostra versione, tranne i punti che ci<br />

sembrano di un qualche rilievo, è molto riassuntiva. — È palese, senza<br />

bisogno, credo, di speciali dimostrazioni, che tanta copia di particolari<br />

genera molti sospetti sull'autenticità delle notizie: siamo quasi nel romanzo<br />

storico. Mi par evidente che la scuola tradizionistica iraqense ha<br />

658.


16. a. H. §§ 38-41.<br />

mirato, istintivamente quasi, a magnificare l'evento principale della cam-<br />

pagna persiana, ed a porlo perciò in degno paragone con il drammatico<br />

conflitto del Yarmùk in Siria. Il tentativo è palesemente fallito, e tutti<br />

gli artifizi di Sayf e dei suoi informatori hanno soltanto tradito più ma-<br />

nifestamente che mai l'impossibilità d'un paragone. Gli effetti della vit-<br />

toria di al-Qàdisiyyah furono per la Persia altrettanto fatali, quanto quelli<br />

del Yarmùk per Bisanzio; ma in quest'ultimo conflitto le forze impegnate<br />

da ambo le parti furono assai maggiori, le difficoltà più grandi e numerose,<br />

e lo svolgimento incomparabilmente più drammatico. al-Qàdisiyyah fu la<br />

battaglia fortunata di un giorno solo: il Yarmùk fu la sintesi, la crisi suprema<br />

di una lunga e faticosa campagna durata circa tre anni, con varie<br />

e tempestose vicende.<br />

'Umar).<br />

IRAQ-PERSIA. — Battaglia di al-Qàdisiyyah (versione di Sayf b.<br />

§ 39. — Diamo qui appresso con una certa ampiezza un riassunto delle<br />

tradizioni della scuola iraqense, che riempiono circa cento pagine del testo di<br />

al-Tabari. Taluni forse riterranno soverchia la quantità di tradizioni da noi<br />

riassunte, perchè per la massima parte sono puro romanzo. Riteniamo però<br />

di far cosa grata ai veri studiosi dei problemi storici dell' Islam primitivo,<br />

perchè è comodo avere riuniti tutti i materiali principali, e lo sviluppo<br />

dato alla battaglia di al-Qàdisiyyah è caratteristico della maniera iraqense.<br />

Le seguenti tradizioni illuminano retrospettivamente le altre precedenti<br />

della stessa scuola e confermano la severità del giudizio passato^su di esse.<br />

(Sayf b.<br />

'<br />

'Umar, da Amr, da al-Sa'bi). Fra l'aiTivo di Khàlid b. al-Walìd<br />

neir 'Iraq (al principio dell'anno 12. H.) e l'arrivo di Sa'd b. abì Waqqàs<br />

al campo di al-Qàdisiyyah passarono due anni e più. Sa'd b. abì Waqqàs<br />

rimase accampato in al-Qàdisiyyah per due mesi intieri, alla fine dei quali<br />

egli vinse la grande battaglia (T abari, I, 2245, lin. 7, e segg.).<br />

Cfi-. Athir, II, 351.<br />

§ 40. — (a) (Sayf b. 'Umar, da Ismà'il b. abi Khàlid). La battaglia di<br />

al-Qàdisiyyah avvenne nel Muharram dell'anno 14. H. e precisamente nei<br />

primi giorni del mese (T a bari, I, 2298, lin. 6).<br />

(6) (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Il primo giorno della<br />

battaglia di al-Qàdisiyyah, il Y a w m A r m à th, cadde nel (primo ?) lunedi<br />

del Muharram 14. a. H. (T abari, I, 2289, lin. 1-2).<br />

§ 41. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Gli abitanti del<br />

Sawàd, tormentati dalle incursioni degli Arabi, scrissero al re Yazdagird<br />

b. Sahriyàr e lo scongiurarono di mandare un esercito per liberarli dal ne-<br />

659.<br />

16. a. H.<br />

IRAQ-PERSIA. -<br />

La battaglia di<br />

al-Qàdisiyyah secondo<br />

Sayf b.<br />

Umar, e critica<br />

della cronologia<br />

della scuola ira-<br />

qense.]


§§ 4143. 16. a. H.<br />

16. a. H. mico, perchè altrimenti, per non subire danni niaosiori, sarebbero stati<br />

[IRAQ- PERSIA. - ^_- j j • • T A 1 XT 11 i.<br />

Battaglia di Costretti ad arrendersi agli Arabi. JNello stesso senso scrissero i grandi<br />

al-<br />

Qàdisiyyah.] feudatari (al-mulùk) di quella regione, i beni dei quali, situati nell'al-<br />

Taff, erano esposti alle scorrerie arabe. Il re chiamò il suo generale, Eustam<br />

b. Farrukhzad, e gii ordinò di marciare con tutto l'esercito contro gii Arabi.<br />

Rustam fece il possibile per dissuadere il re da questo disegno, consigliando<br />

la prudenza e proponendo di mandare una parte sola delle schiere persiane<br />

e di prendere una tattica difensiva contro gii Arabi, i quali, trattenuti dal<br />

timore delle armi persiane, non avrebbero mai osato invadere il paese e<br />

stanchi alfine si sarebbero ritirati. Se invece, per un qualche caso, essi<br />

avessero vinto una battaglia su tutt' intiero l' esercito persiano, l' impero<br />

sarebbe caduto alla loro mercè e nulla più li avrebbe fermati. Yazdagird<br />

non accettò siffatti consigli ed insistè che Rustam avanzasse con tutto<br />

r esercito contro gli Arabi. Rustam andò con le schiere ad accamparsi in<br />

Sàbàt (T a bari, I, 2247-2249).<br />

Cti-. Athir, II, 3B1-352.<br />

§ 42. — (Sayf b. 'Umar, da al-Nadr b. ai-Sari al-Dabbi, da ibn al-Ru-<br />

fayl, da al-Rufayl). Rustam riunì tutte le sue genti in Sàbàt (cfi*. 14. a. H.,<br />

§ 63): a Gràlinùs diede il comando dell'avanguardia composta di 40,000<br />

uomini : l'ala dritta mise sotto gli ordini di al-Hurmuzàn, la sinistra sotto<br />

Mihràn b. Bahràm al-Ràzi, e la retroguardia sotto al-Bayruzàn [il patro-<br />

nimico persiano Pérózàn].<br />

In quei giorni si presentava al re di Persia l'ambasciata degli Arabi<br />

(cfi-. 14. a. H., §§ 65 e segg.), e gli uomini fecero tanta impressione su Ru-<br />

stam, turbato già da infauste previsioni e da sogni minacciosi, che egli<br />

tornò ad insistere presso il re nel suo piano primitivo, proponendo di<br />

mandare innanzi G-àlinùs e stancare gli Arabi con una parte soltanto delle<br />

schiere senza rischiare tutto in una battaglia campale. Il re insistè però<br />

, nel proprio piano, e Rustam fu costretto ad avanzarsi. L'avanguardia jsi<br />

componeva di 40,000 uomini; il grosso dell'esercito, comandato in persona<br />

da Rustam, ammontava a 60,000 e la retroguardia si componeva di 20,000<br />

(T a bari, I, 2249-2250).<br />

Cfr. Athir, II, 354.<br />

§ 43. — («) (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). L'esercito coman-<br />

dato da Rustam si componeva in tutto di 120,000 guerrieri, mentre più di<br />

200,000 persone seguivano l'esercito (T a bari, I, 2250, lin. 13 e segg.).<br />

(6)<br />

(Saj'f b. 'Umar, da Hi.sàm b. 'Urwah, da 'Urwah, da 'A'isah).<br />

L'esercito persiano sotto Rustam alla battaglia di al-Qàdisiyyah si compo-<br />

neva di 60,000 uomini (T abari, I, 2251, lin. 1 e segg.).<br />

660.


16. a. H. §§ 44-47.<br />

§ 44. — (Sayf b. limar, da Mugàlid, da al-Sa'bi), L'esercito persiano J^-<br />

contava 120,000 uomini con 30 elefanti. Ogni elefante era seguito da Battaglia di ai-<br />

4000 uomini (T ab a ri, I, 2294, lin. 8).<br />

§ 45. — (Sayf b. Umar, da abù Anir, da abù 'Uttmàn al-Nahdi).<br />

Sa'd b. abi Waqqàs si presentò in al-Qàdisiyyah alla testa di 12,000 uo-<br />

mini degli ahi al-ayyàmo veterani Musulmani, e molti altri non Ai-abi<br />

o « rossi » (^) (unàs min a l-hamrà"), che avevano risposto all'appello dei<br />

Musulmani, schierandosi con loro contro i Persiani: alcuni di questi alhamrà"<br />

si resero Musulmani prima della battaglia, ma altri [rimasero cri-<br />

stianie?) e] si convertirono soltanto dopo la vittoria: perciò furono pareggiati<br />

ai Musulmani nella divisione del bottino e più tardi, quando il Califfo<br />

'Umar stabili le pensioni dei veterani, concesse a loro come agii altri<br />

guerrieri di al-Qadisiyyah la medesima pensione di duemila (dirham). Essi<br />

furono classificati fia i membri della tribù dei Tamìm (T a bari, I, 2261,<br />

lin. 4-8).<br />

Nota 1. — lu un altro passo di Sayf b. 'Umai- (cfr. T abari, I, 2340, liu. 14 e segg.) è confermata<br />

la notizia che nelle file dei Musulmani si battessero ad al-Qàdisiyyah anche non Musulmani e<br />

non Arabi, ossia i capi di alcune guarnigioni persiane (ru'asà- ahi al-masàlih), i quali presero le parti<br />

degli Arabi senza aver abbracciato l'Islam ('ala g^hayr al-Islàm) e si convertirono dopo la battaglia,<br />

quando il disastro toccato a Rustani li persuase che nessun esercito persiano avrebbe mai potuto rista-<br />

bilire la fortuna delle armi persiane.<br />

Sulla denominazione «rossi (ossia non Arabi) e neri (ossia Arabi)» cfr. Intr., § 343, nota 2;<br />

Jt. a. H. § 26, nota 1. Inoltre vedi J. A., Sèrie II, voi. XVI, 389; Sèrie HI, voi. I, 94. K. Wellers,<br />

Ueber Rassenfarben in der arabischen Litferatur (Centenario di Amari). Palermo, 1909, I, 84-85. Per i<br />

non Musulmani che si batterono con gli Arabi contro i Persiani cfr. poc'anzi 14. a. H., § 32, nota 1.<br />

§ 46. — (Sayf b. 'Umar, da 'Ubaydah, da Saqiq, testimonio presente<br />

alla battaglia!). L'esercito di Sa'd b. abi Waqqàs riunito in al-Qàdisiyyah<br />

ammontava in tutto a 12,000 uomini, mentre quello dei Persiani sotto<br />

Rustam ne contava 60,000 (T abari, I, 2279).<br />

§ 47. — (Sayf b. ' Umar, da al-Nadr b. ai-Sari, da ibn al-Rufayl, da<br />

al-Rufayl). I tetri presagi dai quali l'animo di Rustam era tormentato,<br />

furono confermati dagli astrologi. Un servo di Gràbàn, l'astrologo di corte,<br />

m u n a g g i m K i s r a, nativo di Furàt Bàdaqla, era stato uno di quelli, che<br />

avevano maggiormente insistito presso Yazdagird, perchè mandasse Rustam<br />

contro gli Arabi. Per ottenere tale intento il servo aveva celato la ve-<br />

rità al suo sovrano ed aveva inventato menzogne, per fargli credere che<br />

l'oroscopo era favorevole ai Persiani. Rustam sapeva invece che l'astro-<br />

logo mentiva e tanto più se ne addolorava, perchè il re non voleva per-<br />

suadersi che era ingannato. Il servo temendo che i suoi inganni e le sue<br />

menzogne venissero scoperte, chiamò allora in suo soccorso un altro astro-<br />

logo, Zurnà ai-Hindi, il quale cercò di difendere il servo. Accorse anche<br />

Gàbàn e fece il possibile per dimostrare al re che era ingannato dal servo<br />

661.<br />

* "<br />

Qàdìsiyyah.]


§§ 47-51. 16. a. H.<br />

_16. a. H. e da Zurnà, ma non vi riuscì, nonostante che in due circostanze dimo-<br />

Battagiia di al- strasse gli errori di Zi;rna (T a bari, I. 2261-2253).<br />

Qàdisìyyah.] § 4g, — (Sayf b. Umar, da Muhammad e da altri). L'avanguardia di<br />

Rustam sotto al-(jràlinùs si avanzò fino a al-Hirah e poi andò a piantare le<br />

tende in al-Nagaf. Rustam segui con .il grosso dell'esercito e giunse a<br />

Kùtha (T a bari, I, 2253).<br />

Cfr. Athir, II, 356.<br />

§ 49. — (Sayf b. Umar, da al-Nadr b. ai-Sari, da ibn al-Rufayl, da al-<br />

Rufayl). L'avanguardia persiana, sotto al-Gràlinùs e al-Azàdzmard, nell'av-<br />

vicinarsi ad al-Qàdisiyyah, fece prigioniero un musulmano, che fu menato<br />

innanzi a Rustam ed interrogato sulla religione musulmana e sopra le ra-<br />

gioni dell' invasione. L'Arabo espose coraggiosamente la sua fede e fu<br />

perciò decapitato. Rustam si avanzò quindi da Kùtha fino a Burs, ma le<br />

sue genti indisciplinate commisero ogni sorta di violenze e di rapine a<br />

danno degli abitanti pacifici della regione, portando via la roba, stuprando<br />

e .violentando le donne e inebbriandosi di vino. I contadini spaventati cor-<br />

sero a presentare i loro reclami al generale, facendo gli elogi del dominio<br />

giusto e benefico degli Arabi, che non li avevano mai molestati. Rustam,<br />

punto sul vivo, ordinò l'arresto dei colpevoli e facendoli decapitare trat-<br />

tenne i soldati dal commettere altri atti vandalici. Avanzò quindi fino alle<br />

vicinanze del Dayr al-A'war e poi, passando per al-Miltàt, fissò il campo<br />

in prossimità dell'Eufrate nel territorio degli abitanti di al-Nagaf, non lon-<br />

tano da al-Khawarnaq, dalla parte di al-Ghariyyayn (T abari, I, 2254-2265).<br />

Cfi-. Athir, II, 366.<br />

§ 50. — (Sayf b. 'Umar, da Amr, da al-Sa'm). Rustam mandò a chiamare<br />

i capi degli abitanti di al-Hìrah e inveì contro di loro, chiamandoli<br />

nemici di Dio ed accusandoli di tradimento per aver trattato con gii Arabi,<br />

dopo che al-Hh-ah era stata debitrice di tanti benefizi verso l' impei'O persiano,<br />

ibn Buqaylah prese allora coraggiosamente le difese della propria città e,<br />

dopo aver fatto l'elogio del governo arabo, dichiarò che l' impossibilità di<br />

resistere con i propri mezzi e la neghittosità del governo persiano, che non<br />

li aveva potuti salvare dal dominio straniero, erano stati i motivi della<br />

resa ai Musulmani. Concluse il discorso dicendo che gli abitanti di al-Hirah<br />

erano felici di ritornare sotto il governo persiano (T abari, I, 2265-2256).<br />

§ 51. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Rustam ordinò a<br />

al-Gràlinùs di continuare la marcia con l'avanguardia da al-Nagaf verso al-<br />

Saylahin. Rustam si avanzò così con molta lentezza, nella speranza sempre<br />

di stancare gli Arabi e di indurli a ritirarsi senza venire ad una battaglia.<br />

Dalla sua partenza da al-Madà-in fino alla battaglia di al-Qàdisiyyah pas-<br />

662.


16. a. H. §§ 51-54.<br />

sarono quattro mesi intieri. Quando egli fissò il campo di al-Nagaf ebbe ^®- ^- "•<br />

un sogno, nel quale gli parve di vedere un angelo prendere nel campo per- Battaglia di ai-<br />

siano alcune armi e rivestii-ne il Califfo 'limar. Il sogno aumentò le preoc- Qadisiyyah.]<br />

cupazioni di Rustam, il quale, essendo astrologo, comprendeva il senso<br />

recondito di simili rivelazioni.<br />

Il Califfo Umar, saputa la tattica temporeggiatrice dei Persiani, mandò<br />

nuovi ordini al campo musulmano di non lasciarsi trascinare ad impru-<br />

denze e di dare battaglia soltanto se il nemico veniva ad assalire gii Arabi<br />

in al-Qàdisiyyah. Egli mandò anche copiose provviste da Madinah (T a-<br />

bari, L 22B6-2257j.<br />

§ 52. — (Sayf b. Umar, da Muhammad). Mentre Rustam sta accam-<br />

pato in al-Nagaf, al-Cfàlinùs con l'avanguardia prese posizione ft-a al-Nagaf<br />

e al-Saylahin: fra Rustam e al-(xàlinùs si dispose Dzù-1-Hàgib, mentre le<br />

due ali rimasero sotto gii ordini di al-Hurmuzàn e di Mihràn, e la retro-<br />

guardia sotto al-Bayruzàn. La fanteria era agli ordini di Zàdz b. Buhays,<br />

signore di Furàt Siiyà, e la mugarradah agli ordini di Kinàra. L'eser-<br />

cito ammontava in tutto a 120,000 combattenti (T ab ari, I, 2258).<br />

§ 53. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad b. Qays, da Musa b. Tarif).<br />

Oli Arabi cominciarono a stancarsi di rimanere stretti entro i limiti an-<br />

gusti del campo, e chiesero a Sa'd di menarli contro il nemico. Sa'd fileno<br />

gli spiriti ardenti, cercando distrarli con l'invio di alcune piccole spedizioni<br />

a molestare il nemico ed a scoprire le sue mosse. Egli spedi perciò varie<br />

piccole schiere sotto Tulayhah, sotto 'Amr b. Madikarib, ed appresso altre<br />

sotto 'Asim b. Amr, (xarir al-Asadi, Sawàd e Humaydah. Essi razziarono il<br />

paese in direzione di al-Nahrayn, e ritornarono con molto bestiame, dopo<br />

aver fugato una schiera di cavalieri persiani. Più di tutti però si distinse<br />

Tulayhah, il quale penetrò solo nel campo di Rustam, uccise due Persiani<br />

e riportò un terzo prigioniero (T a bari, I, 2258-2260).<br />

Lo stesso episodio di Tulayhah è ripetuto con prolissità anche mag-<br />

giore di particolari in un'altra tradizione (Sayf b. Umar, da abù 'Amr,<br />

da abvi 'Uthmàn al-Nahdi), ove è detto che il prigioniero persiano si rese<br />

poi musulmano e ricevè da Sa'd b. abì Waqqàs il nome di Muslim (T a-<br />

bari, I, 2261-2264).<br />

Cfr. anche Athir, II, 355-366.<br />

§ 54. — (Sayf b. Umar, da Muhammad b. Qays, da Musa b. Tarif). Rustam<br />

venne lentamente innanzi ed allontanandosi da al-Nagaf, fissò il campo<br />

là ove prima si trovava Dzù-1-Hàgib, questi andò ad occupare il campo di<br />

al-Gràlinus fra al-Nagaf e al-Saylahin, mentre al-Uàlinùs con l'avanguardia<br />

piantava le tende in Tizanàbàdz (o Tayzanàbàdz) (T a bari, I, 2264-2265).<br />

Athir, II, 356-357.<br />

663.


§§ 55^8. 16. a. H.<br />

16. a. H. § 55. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). L'esercito persiano<br />

IRAQ-PERSIA. -<br />

^. ^ A n-^- 'r<br />

a- ^ i<br />

Battaglia di al- continuò sempre ad avanzare: U-aimus con 1 avanguardia occupo le posi-<br />

Qàdisiyyah.i zioni di là da al-Qantaiali, arrivando in contatto con l'avanguardia mu-<br />

sulmana sotto Zuhrali, Dzù-1-Hàgib con le altre schiere sassanidi occupò<br />

il campo di Tizanàbàdz, e Eustam venne avanti a sua volta sino al campo<br />

lasciato da Dzii-1-Hàgib in al-Kharràrali. I due eserciti, l'arabo e il per-<br />

siano, giunsero così alla fine uno di fionte all'altro in immediato contatto<br />

delle avanguardie. Quella musulmana era agli ordini di Zuhrah ibn al-<br />

Hawiyj'ah, le due ali erano sotto Abdallali b. al-Mu*tamm, e Surahbil b.<br />

al-Simt al-Kindi: la mugarradali era comandata da Asim b. Amr e<br />

gli avamposti da Sawàd b. Màlik (T abari, I, 2266-2266).<br />

§ 56. — (a) (Sayf b. 'Umar, da Ismà'il b. abi Khàlid, da Qays b. abì<br />

Hàzim). Nella battaglia di al-Qàdisiyyah, Eustam aveva con sé 18 e al-Grà-<br />

lìnùs 15 elefanti.<br />

(6)<br />

(Sayf b. Umar, da al-Mugàlid, da al-Sa'bi). Nella battaglia di al-<br />

QàdisÌ3^3'ah, Eustam aveva con sé 30. elefanti.<br />

(e) (Sayf b. 'Umar, da Sa'id b. al-Marzubàn). Eustam aveva con sé ad<br />

al-Qàdisiyyah 33 elefanti, ti'a i quali anche il celebre elefante bianco di<br />

Sàbùr, Fìl Sàbùr al-Abyad.<br />

(d) (Sayf b. 'Umar, da al-Nadr, da ibn al-Eufayl, da al-Eufayl). Nel-<br />

l'esercito persiano ad al-Qàdisiyyah v'erano 30 elefanti, dei quali 18 forma-<br />

vano il centro, e 12 erano disposti lungo le ali ((T ab a ri, I, 2266-2Ó67).<br />

Cfr. Athir, II, 357.<br />

§ 57. — (Saj'f b. 'Umar, da al-Nadr, da ibn al-Eufayl, da al-Eufayl).<br />

La dimane, dopo aver passato la notte presso (al canale) al-'Atìq, Eustam<br />

si avanzò sin presso al-Qantarah (il ponte sul canale al-'Atiq) e chiese di<br />

parlare con il comandante musulmano dell'avanguardia, Zuln-ah ibn al-<br />

Hawiyyah. Eustam sempre fisso nel concetto, sia d'ingannare gli Arabi,<br />

sia di stancarli, sia di venire con essi ad una soluzione pacifica con la<br />

conclusione di un trattato., tentò ora con abili discorsi di persuadere il<br />

comandante musulmano, descrivendogli lo stato felice degli Arabi antichi<br />

nel principato di al-Hirah sotto il dominio persiano. Zuhrah rispose al ge-<br />

nerale persiano dimostrandogli, che il movente degli Arabi era talmente<br />

mutato, dacché avevano abbracciato la nuova religione, che era inutile ogni<br />

proposta di trattato, se Eustam non accettava i soliti patti, conversione o<br />

pagamento di tributo (T ab ari, I, 2267-2269).<br />

Cfi-. Athir, II, 357.<br />

§ 58. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Sa'd b. abì Waqqàs<br />

riuniva frattanto a consiglio i più intelligenti e i più furbi dei suoi coman-<br />

664.


16. a. H. §§ 58-61.<br />

danti, ossia: (1) al-Mughirah b. Su'bah, (2) Busi- b. abì Ruhm, (3) 'Arfa^ah 16. a. h.<br />

^~ ' ' \ / _ o<br />

\ / [IRAQ-PERSIA.<br />

b. Haithamah, (4) Hudzayfah b. Mihsan, (5) Rib'i b. Amir, (6) Qirfah b. Battaglia di ai<br />

Zàhir al-Taymi al-Wàthili, (7) Madz'ur b. 'Adi al-'Igli, (8) e Ma'bad b.<br />

Murrah al-'Igii, ai' quali propose di mandarli tutti insieme nel campo ne-<br />

mico a tentare, sia la convei-sione di Rustam, sia d' indurlo al pagamento<br />

del tributo. Rib'i b. Amir dimostrò l'inutilità di mandare insieme tante<br />

persone, e propose di recarsi egli solo prima a scoprire terreno. La proposta<br />

fu accettata, e Rib'i, recatosi nel campo persiano, ebbe con Rustam una<br />

lunga discussione, che non approdò ad alcun risultato. Rib'i ritornò allora<br />

al campo musulmano, e Hudzayfah b. Mihsan a sua volta tentò di scuotere<br />

Rustam, ma con il medesimo effetto. Rustam chiese allora di vedere an-<br />

cora un'altra persona, e Sa'd decise di mandargli al-Mughirah b. Su'bali<br />

(T a bari, I, 2269-2274).<br />

Cfi-. Athìr, II, 358-369.<br />

§ 59. — (Sayf b. Umar, da abù 'Uthmàn al-Nahdi). al-Mughrrah b.<br />

Su'bah, presentatosi nel campo persiano e menato in grande pompa dinanzi<br />

a Rustam, tenne, per mezzo dell'interprete, Abùd, un arabo nativo di al-<br />

Hìrah, una lunga discussione con il generale persiano, senza però vantaggio<br />

alcuno: al-Mughh-ah non si lasciò sedurre dalla descrizione delle ricchezze<br />

dell' impero persiano e dai decantati benefìzi del dominio sassanida, mentre<br />

dall'altra parte Rustam non cede dinanzi alle fiere affermazioni di sicuro<br />

trionfo con le quali al-Mughirah tentò indurre il generale ad accettare<br />

r Islam (T a bari, I, 2274-2277; cfi-. anche id., 2277-2279, per altri par-<br />

ticolari).<br />

Cfr. Athir, II,' 359-361.<br />

§ 60. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Sa'd b. abi Waqqàs<br />

mandò allora insieme tutti gli uomini più intelligenti del campo (eli-. § 57)<br />

in commissione presso Rustam per fare un supremo tentativo di conver-<br />

tirlo all' Islam. Sayf dà il testo di lunghi discorsi' tenuti dagli ambascia-<br />

tori su questo argomento, ma non indica con precisione quale degli amba-<br />

sciatori fosse colui che avesse la parola : parrebbe<br />

che parlassero tutti, e<br />

che il testo del lungo discorso sia un transunto generale di tutti gli argo-<br />

menti usati da tutti gli ambasciatori (') (T a bari, I, 2279-2285).<br />

Cfi-. Athir, II, 361-362.<br />

Nota 1. — Questa tradizione è una ripetizione o variazione del tema già ampiamente trattato<br />

«lai tradizionisti sull'ambasciata musulmana al re Yazdagird (cfr. 14. a. H., §§ 65 e segg.ì.<br />

§ 61. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Terminate le inu-<br />

tili* discussioni, gli ambasciatori si accinsero a ritirarsi, ma prima di con-<br />

gedarli Rustam volle accordarsi con loro sul passaggio del canale ('Atìq),<br />

665. 84<br />

Qadisiyyah.i


16. a. H.<br />

§§ 61-65. ^"' ^' "•<br />

qYl^ separava i due eserciti: Rustam decise di varcare egli il canale ed<br />

Battaglia di al- i Musulmani si impegnarono a non molestarlo durante il transito (T^-<br />

Qàdisiyyah.] bari, I, 2285, lin. 10 e segg.).<br />

Cfi-. Atiiir. II, 362.<br />

§ 62. — Il primo giorno della battaglia: Yawm Armàtji.<br />

(Sayf b. Umar. da Muhammad, da 'Uba3'dallah, da Nàfi'). Quando Eustam<br />

ebbe deciso di varcare il canale e di assalire gli Arabi, dacché non esi-<br />

steva un ponte in muratura (qantarah), diede ordine di costruire un<br />

ponte provvisorio (di zattare o barcbe, gisr) attraverso il corso del canale<br />

al-'Atìq, nei pressi di Qàdis, dalla parte di sopra, nella direzione del paese<br />

che ai tempii di Sayf aveva nome 'Ayn al-Sams. La costruzione del ponte<br />

fu cominciata e terminata in una notte sola, con teri^a, canne e basti di<br />

animali da soma (baràdzi': perchè in quella parte del paese non esi-<br />

stono né pietre né legnami) (T a bari, I, 2285-2286).<br />

Cfr. Athìr, II. 362-363.<br />

§ 63. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Rustam durante<br />

la notte ebbe un sogno, in cui gli parve vedere scendere dall'alto un an-<br />

gelo, prendere gli archi dei soldati suoi, e riportarli in cielo. Rustam si<br />

turbò, considerandolo un presagio funesto. La dimane, dopo la costruzione<br />

del ponte, i Persiani passarono con tutti i bagagli e piantarono le tende<br />

svdle rive del canale al-'Atiq (T a bari, I, 2286).<br />

Cfr. Athir, IL 363.<br />

§ 64. — (Saj'f b. 'Umar, da al-A'mas). Nel giorno, in cui fu terminato<br />

il ponte attraverso il corso dell'ai-' Atiq, Rustam indossò due corazze, mise<br />

in testa l'elmo, si rivestì con tutte le sue armi e fatto venire insellato il<br />

suo destriero, gli saltò in groppa senza toccare il cavallo e senza fare uso<br />

delle staffe. Poi disse: « Domani stritoleremo il nemico! ». Uno che gli<br />

stava vicino, devotamente aggiunse: «Se Dio vuole», ma Rustam lo inter-<br />

ruppe esclamando: «Anche se non vuole!» (Tabari, I, 2286).<br />

Cfi'. Athir, II, 363.<br />

§ 65. — (Sayf b. Umar, da Muhammad e da altri). I Persiani si di-<br />

sposero in ordine di battaglia sotto la direzione di Rustam, seduto sopra<br />

un trono. Nel centro vennero schierati 18 elefanti, sul dorso dei quali si<br />

ergevano torri di legno piene di armati: sulle due ali si stesero, da una<br />

parte 8, dall'altra 7 elefanti; armati pure nello stesso modo. Gràlìnùs prese<br />

posizione fi-a il centro e l'ala diitta, mentre al-Bayruzàn si piantò fi-a il<br />

centro e l'ala sinistra. al-Qantarah rimase così fra le schiere della caval-<br />

leria persiana e quelle della cavalleria araba.<br />

Anche gli Arabi si schierarono per la battaglia di fronte ai Persiani,<br />

G66.<br />

'<br />


16. a. H. §§ 65, 66.<br />

ma il loro generale in capo, Sa'd b. abi Waqqàs, non potè mettersi alla<br />

..p^Qp^ppciA<br />

testa della gente, perchè soffriva grandemente di piccoli tvimori (hubùnj, Battaglia di al-<br />

che gì' impedivano, sia di sedersi, sia di montare a cavallo (\). Egli aveva Qadisiyyah.]<br />

perciò ammucchiato alcuni cuscini sulla cima del castello al-qasr (di Qu-<br />

days? cfr. più avanti, § 75), e si era adagiato su di essi con la faccia in giù,<br />

sul petto, in una posizione donde poteva dominare tutta la pianura e man-<br />

dare continuamente ordini scritti al suo luogotenente Khàlid b. 'Urfutah,<br />

che si trovava a breve distanza ai piedi della torre, per modo che Sa'd<br />

poteva gettargli dalla cima i pezzi di carta contenenti gli ordini.<br />

Il re Yazdagird era informato di tutto quanto accadeva grazie ad un<br />

ingegnoso sistema d'informazioni: dal momento della partenza di Rustam<br />

dal palazzo di al-Madà-in, Rustam era stato continuamente in corrispon-<br />

denza con il re mediante una catena non interrotta di uomini disposti a<br />

breve distanza l' uno dall' altro, in modo da potersi lacilmente passare la<br />

voce e comunicarsi verbalmente i messaggi trasmessi nell' un senso e nel-<br />

l'altro, senza aver bisogno di muoversi. Questa lunga catena aveva prin-<br />

cipio alla porta del palazzo reale di al-Madà-in e finiva presso alla persona<br />

di Rustam nel campo persiano (T a bari, I, 2286-2288).<br />

Cfi-. Athìr, II, 363.<br />

Nota Ì. — (Sul conto ili questa malattia ctr. anche §§ 9, 19, ecc.). In un altro luogo Sayf b.<br />

'Umar (T ab ari, I, 2361) ha consei-vato una tradizione composta per scusare Sa'd b. abi Waqqàs.<br />

Un Arabo deride ed accusa di viltà il generale: il quale, risaputolo, lo maledice e durante la bat-<br />

taglia una freccia si conficca nella lingua del maldicente e la paralizza, rendendo l'uomo muto per il<br />

resto dei suoi giorni. In un'altra tradizione (Tabari, I, 2362, lin. 7i lo stesso Sayf dà un'altra no-<br />

tizia dello stesso genere, nella quale si afferma che la torre donde Sa'd b. abi Waqqàs dirigeva la<br />

battaglia fosse situata in una posizione di estremo pericolo, e per poco che le linee musulmane aves-<br />

sero dovuto cedere, Sa'd b. abi Waqqàs sarebbe caduto nelle mani del nemico. Sa'd, conclude la tradi-<br />

zione, negli orrori di quei giorni non mostrò ne timori, né turbamento alcuno.<br />

Cfr. anche Atjiir, II, 363-364.<br />

§ 66. — (Sayf b. 'Umar, da al-Qàsim b. al-AValìd al-Hamdàni, da suo<br />

padre al-Walid, da abù Nimràn). Le condizioni di salute di Sa'd e la nomina<br />

di Khàlid b. Urfutah, quale luogotenente, al comando di tutto l'esercito<br />

musulmano, destarono critiche e malumori fia gii Arabi, tanto che alcuni<br />

alzarono la voce cercando di porre Sa'd b. abi Waqqàs in cattiva luce.<br />

Uno dei principali fia questi malcontenti fu abù Mihgan al-Thaqafi. Sa'd<br />

non tollerò tale contegno insubordinato e prontamente vi pose rimedio, ar-<br />

restando tutti i sobillatori e chiudendoli nel castello, sulla cima del quale<br />

egli stava adagiato sui cuscini sorvegliando i movimenti delle schiere. Grarìr<br />

esclamò a questo proposito : i. Io ho riconosciuto l'autorità del Profeta di<br />

« Dio con il patto di prestare ascolto ed obbedienza a chiunque al quale<br />

« Dio confidi il governo, anche se fosse uno schiavo abissino ! » Ed il ge-<br />

nerale in capo, Sa'd, aggiunse: « Per Dio! Auguriamoci che in seguito nes-<br />

667.


§§ 66-69. 16' ^' H.<br />

16. a. H. 0 uomini (Dahlàn Futuh, I, 56).<br />

Lo stesso storico makkano riporta anche la tradizione (tendenziosa!), secondo la quale Qabìsah li.<br />

lyàs al-Tà"i, principe arabo, luogotenente del re di Persia in al-Hirah, saputa la venuta di Sa'd b. abi<br />

Waqqàs, interrogasse 'Abdallali b. Sinàn al-Asadi sul conto di Sa'd. « E' uno dei Qurays ! » gli rispose<br />

l'asadita. «Allora», soggiunse Qabisah, «per Dio! la battaglia non sarà gran cosa, dacché i Qurays<br />

«sono gli schiavi di chi vince, e per Dio! non escono mai dal loro paese se non bene accompagnati I ><br />

'Abdallah b. Sinàn rimase assai offeso da questa sprezzante allusione ai Quraj's : attese che Qabisah<br />

fosse rientrato nella sua dimora (qubbah, propr. camera a voltai e lo uccise: poi fuggi al campo di<br />

Sa'd e si rese musulmano (Dahlàn Futuh, I, 56).<br />

Queste parole di spregio per i Qurays icfr. anche il volume precedente di questi <strong>Annali</strong>, «Correzioni<br />

e Aggiunte >, alla pag. 540, ult. lin.: richiamano un passo di al-Gàhiz, in cui sono citati e commentati<br />

668.


16. a. H. §§ 69-74.<br />

versi di spregio per Makkali e per i Qurays. Di Makkah si dice clie nessuno la desidera, perchè d'inverno 16. a. H.<br />

è troppo fredda, d'estate è troppo calda, non ha giardini ameni, non ha acque sorgive, ecc. I Qurays [IRAQ- PERSIA. -<br />

poi sono tutti mercanti ed il commercio (al-tigàrah) è cosa da disprezzarsi, perchè propria degli Battaglia di aiuomini<br />

più deboli, e indegna di principi: dinanzi a un pericolo i Qurays cercano rifugio nel loro tempio, Qàdisiyyah.]<br />

e quando lo lasciano, portano un distintivo affinchè nessuno li uccida! IGàhiz Rasà'il, 63-63).<br />

§ 70. — (Sayf b. Umar, da Hallàm, da Mas'ùd b. Khiiàs). I Persiani<br />

si schierano lungo le rive del canale al-'Atiq, mentre i Musulmani si di-<br />

spongono lungo il muro (hà-it) di Qudays con la trincea alle spalle: in<br />

questo modo le due schiere pronte a battersi stavano riunite ti-a la trincea<br />

di Qudays e il canale di al-'Atìq (T a bari, I, 2294).<br />

§ 71. — (Sayf b. TJmar, da Muhammad e da altri). Sa'd b. abi Waqqàs<br />

fece prima eseguire la preghiera del mezzogiorno (salali al-zuhr), poi<br />

ordinò ad un giovane e valente lettore del Qur'àn (min al-qurrà-), che<br />

gli aveva dato il Califfo 'Umar, di recitare ad alta voce la sùrah detta<br />

a 1 - Gr i h à d (non esiste una sùrah con questo nome, ma sarà la Vili o « del<br />

Bottino », come è specificato in ibn al-Athir e in al-Nuwayri), lettura che<br />

ispirò ai soldati un insolito fervore (T a bari, I, 2295).<br />

§ 72. — (Sayf b. Umar, da Muhammad e da altri). Sa'd b. abi Waqqàs<br />

diramò l'ordine, che nessuna delle schiere musulmane dovesse muoversi<br />

dal posto che occupava, se non dopo aver udito per la quarta volta rie-<br />

cheggiare il takbìr gridato dal comandante in capo. Fra il terzo ed il<br />

quarto takbìr era però permesso di accettare duelli con individui della<br />

parte nemica, ma solo al quarto segnale dovevano tutti insieme precipi-<br />

tarsi contro il nemico e fare impeto su di esso con tutte le loro forze (T a-<br />

bari, I, 2294-2295).<br />

§ 73. — (Sayf b. Umar, da Muhammad). Fra il terzo ed il quarto<br />

t a k b i r, molti si valsero del permesso di battersi in duello con avversari, e<br />

Ghàlib b. ' Abdallah al-Asadi, e 'Asim b. 'Amr al-Tamimi si fecero innanzi :<br />

Ghàlib vinse e fece prigioniero Hurmuz, uno dei Mulùk al-Bàb, e Asini<br />

mise in fuga il suo avversario. Amr b. Ma'dikarib uccise invece un persiano<br />

(labari, I, 2295-2298).<br />

Cfi'. Athir, II, 3G4-365.<br />

§ 74. — {a) (Sayf b. 'Umar, da Ismà'il b. abi Khàlid, da Qays b. abi<br />

Jlàzim). Prima che riecheggiasse il quarto takbir, i Persiani lanciarono<br />

una schiera di 13 elefanti sul punto della linea musulmana, nel quale si<br />

trovavano i Bagilah (T a bari, I, 2298).<br />

ih) (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Lo spavento e l'orrore<br />

incusso nei cavalli degli Arabi dalla vista dei grossi pachidermi gettarono<br />

la confusione nelle file dei Bagilah, i quali non riescirono a trattenere le<br />

loro bestie anelanti a fuggire. Sa'd b. abi Waqqàs, avvertito di ciò, mandò<br />

669.


§§ 74-76. !"• 3- H.<br />

16. a. H. subito UH ordine agli Asad di accorrere in aiuto dei Bagìlali: i capi asa-<br />

Battagiia di al-<br />


16. a. H. §§ 76, 77.<br />

Le due schiere nemiche passaron la notte sul campo di battas-lia nel- J^-<br />

,, •<br />

T T ,<br />

1 . , • [IRAQ, PERSIA. -<br />

. .<br />

1 ordine stesso di combattimento: durante la notte molti uomini vennero Battaglia di ai-<br />

adibiti da Sa'd al servizio di raccogliere i morti ed i feriti musulmani, Qadisiyyah.]<br />

per portarli dietro alla linea e seppellit-e gli uni, e dare in cura gli altri<br />

alle donne.<br />

I cadaveri furono sepolti sui due lati della valle di Musarriq, che si<br />

stendeva fi-a al-Udzayb e 'Ayn al-Sams (T a bari, I, 2303-2305).<br />

Cfr. Athir, II, 367.<br />

§ 77. — (Sayf b. 'limar, da Muliammad e da altri). La presa di Damasco<br />

era avvenuta un mese prima della battaglia di al-Qàdisiyyah : il<br />

Califfo scrisse perciò una lettera ad abù 'Ubaydah in Siria, ordinandogli<br />

di rimandare nelF'Iràq le schiere che ne erano venute, insieme con Khalid<br />

b. al-Walid, ma nel corso della lettera non fece menzione di Khàlid b. al-<br />

Walìd, sicché abu 'Ubaydah, desideroso di conservarsi i servizi preziosi di<br />

quel valente generale, lo tenne presso di sé e rimandò tutti gli altri nel-<br />

1' Iiàq sotto il comando di Hàsim b. 'LTtbah b. abì Waqqàs. Le schiere<br />

ammontavano in tutto a 6000 uomini f^), dei quali 6000 appartenevano<br />

alle stirpi di Rabì'ah e di Mudar, e 1000 a varie tribù yamanite che abi-<br />

tavano il Higàz. L'avanguardia era comandata da al-Qa'qà' b. 'Amr, il quale<br />

accelerò grandemente la marcia per giungere in tempo a soccorrere i col-<br />

leghi in al-Qàdisiyyah. Le due ali erano sotto gli ordini di Qays b. Hu-<br />

bayrah b. 'Abd YaghùtJ} al-Muràdi e di Hazhaz b. 'Amr al-'Igli: la re-<br />

troguardia era comandata da Anas b. 'Abbàs (^).<br />

Tanta fu la celerità di marcia di al-Qa'qà', che egli giunse ad al-Qà-<br />

disiyyah durante il secondo giorno di combattimento, rianimando i Musul-<br />

mani con l'annunzio dell'arrivo dei rinforzi. I combattenti gioirono del<br />

suo arrivo ed esclamarono :<br />

« Un esercito, nel quale si trova un uomo come<br />

« costui, non può essere messo in fuga ! » al-Qa'qà' si slanciò subito con i<br />

suoi nelle prime file dei combattenti e s'incontrò con Dzù-1-Hàgib Bahman<br />

(làdzawayh, il generale persiano vincitore di abù 'Ubayd alla battaglia del<br />

Ponte. Gridando vendetta per la morte di abù 'Ubayd e di Salit, egli si<br />

slanciò sul Persiano e lo uccise. al-Qa'qà' ripetè la sfida, ed escirono due Pei*-<br />

.siani dalle file : al-Bayruzàn<br />

e al-Bindawàn. In soccorso di al-Qa'qà' venne<br />

fuori al-Hàrith b. Zabyàn b. al-Hàrith dei banù Taym al-Làt : al-Qa'qà'<br />

uccise al-Bayruzàn, ed il suo collega abbattè l'altro Persiano. La battaglia<br />

infierì più accanita che mai, senza che la sorte si decidesse né per l'una<br />

né per l'altra parte : i Persiani combatterono senza i vantaggi del giorno<br />

precedente, perchè non avevano l'aiuto degli elefanti ; dopo gì' incidenti<br />

della mischia nella prima giornata era stato necessario riparare tutti i fini-<br />

671.<br />

^- ^


§§ 77-82. !"• ^' "•<br />

16. a. H. menti degli elefanti ed impedire che si rinnovassero gl'inconvenienti del<br />

Battaglia di al- taglio dei cinghioni onde erano rette le torri (T a bari, I, 2305-2306)..<br />

Qàdisiyyah.] Cfr. Athìr, II, 367.<br />

Nota 1. — In un'altra tradizione Sayf b. 'Umar ida Muhammad e da altri i dice<br />

che le milizie<br />

iraqensi, le quali avevano partecipato alla battaglia del Yarmiìk ed all'assedio di Damasco, giunsero in<br />

soccorso dei combattenti di al-Qàdisiyyah, successivamente in varie schiere : le prime nel giorno di AgJi-<br />

màt_h e le ultime nella mattina dopo la vittoria finale (Tabari, I, 2367 1.<br />

§ 78. — (Sayf b. Umar, da Muhammad e da altri). In questa gior-<br />

nata al-Qa'qà' compiè azioni di grande valore assistito da tre Arabi della<br />

stirpe Yarbù' (Tamim?), ossia (1) Nu'aym b. 'Amr b. 'Attàb, (2) 'Attàb<br />

b. Nu'aym b. Attàb b. al-Hàrith b. 'Amr b. Hammàm, ed (3) Amr b. Sabìb<br />

b. Zinbà' b. al-Hàrith b. Rabi'ah dei banù Zayd. In quel giorno stesso erano<br />

arrivate, con un messo speciale dal Califfo 'Umar, quattro spade e quattro<br />

giumente, con l'ordine per Sa'd di concederle in premio a quei guerrieri<br />

che si fossero maggiormente distinti nella mischia. Sa'd decise che le quattro<br />

spade fossero date a Hammàl b. Màlik al-Wàlibi, ad al-Ribbil b. 'x\mr b.<br />

Rabi'ah al-Wàlibi, a Tulayhah b. Khuwaylid al-Faq'asi (tutti e tre Asaditi)<br />

e ad 'Asim b. Amr al-Tamimi. Ad al-Qa'qà' ed ai tre Yarbu'iti assegnò<br />

invece le quattro giumente (Tabari, I, 2307-2308).<br />

§ 79. — (Sayf b. 'Umar, da al-Qàsim b. Svilaym b. Abd al-rahmàn<br />

al-Sa'di). al-Qa'qà' rese anche altri servizi ai suoi colleghi musulmani :<br />

indovinando che i cavalli dell'esercito persiano non erano avvezzi al con-<br />

tatto di cameli, formò un corpo di tutti uomini montati su cameli e con<br />

essi fece impeto sulla cavalleria persiana. I cavalli persiani difatti si per-<br />

turbarono grandemente alla vista ed all'odore dei cameli e retrocedettero<br />

violentemente, producendo nelle file del nemico, nonostante tutti gii sforzi<br />

dei loro cavalieri, un turbamento anche più grave che non fosse stato quello<br />

prodotto il giorno prima dagli elefanti persiani nella cavalleria araba (T a-<br />

bari, I, 2309).<br />

Cfi-. Athir, II, 368.<br />

§ 80. — (Sayf b. 'Umar, da al-Ghusn, da al-' Ala- b. Ziyàd e da altri).<br />

Prodezze di 'Uba- b. Grahs al-'Igii, e di al-A'raf b. al-A'lam al-'Uqayli in<br />

duelli con Persiani (Tabari, I, 2310).<br />

Cfr. Athìr, II, 368.<br />

§ 81. — (Sayf b. Umar, da al-Ghusn, da al-'Alà- e da altri). al-Qa'qà'<br />

comandò trenta cariche di cavalleria contro i Persiani in questa sola<br />

giornata, uccidendo ogni volta un nemico (Tabari, I, 2311).<br />

Cfr. Athìr, II, 368.<br />

§ 82. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). al-Qa'qà' b. 'Amr<br />

nell'ultima carica contro i Persiani uccise Buzurgmihr al-Hamadzàni. In<br />

672.


16. a. H. §§ 82^5.<br />

un'altra al-A'war b. Qutbah uccise il persiano Sahrbaràz Sigistàn (Ta- If' ^ "j..<br />

^ o \ [IRAQ-PERSIA<br />

bari, I, 2311). Battaglia di<br />

Cfr. Athir, II, 368.<br />

§ 83. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). .11 poeta abù<br />

Mihgan era stato rinchiuso per ordine di Sa'd nel castello (di al-'Udzayb?),<br />

avendo criticato e deriso il generale in capo: durante la grande mischia<br />

sanguinosa del secondo giorno di al-Qàdisiyyah, egli, fremendo dal desi-<br />

derio di partecipare alla pugna, pregò caldamante Sa'd di rimetterlo in<br />

libertà. Ma poiché Sa'd rispondeva con un rifiuto reciso, abù Mihgan si<br />

rivolse alla moglie del generale, a Salma bint Khasafah, e nel pregarla di<br />

sciogliergli le catene e di prestargli un cavallo, promise di ritornare nella<br />

prigione a battaglia finita e di rimettersi le catene come prima. La donna,<br />

cedendo alle istanze dell'eloquente poeta, acconsenti a liberarlo ed a for-<br />

nirgli vin cavallo, abù Mihgan si precipitò verso il campo di battaglia, vi<br />

compiè atti di grandi prodezze, mostrandosi in tutti i punti della mischia,<br />

e, fedele alla promessa data, ritornò poi alla prigione, riconsegnò il cavallo<br />

e si fece rimettere i ceppi. Quando la notizia di questo giunse a Sa'd, il<br />

generale si commosse e lo rimise in libertà (T abari, I, 2311-2316).<br />

Cfr. Athir, II, 368-370; Aghàni, XXI, 212. Una versione completa<br />

di questa tradizione è data sotto l'anno 23. H. nella biografia di abù<br />

Mihgan.<br />

§ 84. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Nella notte che<br />

seguì il giorno di Aghwàth fu provveduto al trasporto dei morti e dei<br />

feriti come nella notte precedente. Nella mischia erano periti 2000 Mu-<br />

sulmani e 10,000 Persiani. Tanti erano i morti fra i Musulmani, che Sa'd<br />

dovette dispensare i suoi dal lavare i cadaveri, e costringere le donne<br />

ed i bambini a scavare le fosse per i morti nella valle di Musarriq, dove<br />

per effetto delle due giornate di battaglia giacevano ora sepolti 2500 Mu-<br />

sulmani. Celebre rimase dopo questi fatti una palma, che sorgeva fra al-<br />

Qàdisiyyah e al-'Udzayb, sotto alla quale molti feriti furono adagiati al<br />

riparo dei raggi cocenti del sole (T a bari, I, 2316-2318).<br />

Cfr". Athir, II, 370.<br />

§85. — (Terza giornata della battaglia: Yawm 'Imàs).<br />

(Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Quando con lo spuntare del<br />

terzo giorno si riprese la battaglia, al-Qa'qà' b. Amr ricorse ad uno stratagemma<br />

per rincorare i Musulmani, facendo comparire i suoi dalla parte<br />

di Khaffàn a piccoli gruppi di 100 uomini, per modo che tra le file dei<br />

Musulmani si sparse la voce dell'arrivo di altri rinforzi dalla Siria, e tutti<br />

si gettarono con maggior animo nella mischia. Asim b. 'Amr ricorrendo<br />

673. 85<br />

Qàdlslyyah.]<br />

al'


85-87. 16. a. H.<br />

16. a. H. alla medesima astuzia confermò l'impressione, e difatti volle il caso, che<br />

Battaglia di al- neutre gli ultimi Tamimiti entravano nel campo musulmano, vi giun-<br />

Qàdisiyyah.] gesse pure Hàsim con un gruppo di 700 uomini dei rinforzi della Siria.<br />

Egli pure divise le sue schiere in piccoli gruppi di 70, facendoli arrivare<br />

poco per volta e creando così l' impressione che un flusso continuo di rin-<br />

forzi venisse a ringagliardire l'esercito di Sa'd. Fra i Musulmani v'era il<br />

più lu-gente bisogno di tali soccorsi, perchè i Persiani avevano- finito di ri-<br />

parare ai finimenti degli elefanti, e tutta la poderosa schiera dei grossi<br />

pachidermi si avanzava contro le file degli Arabi, così ben protetta ai<br />

fianchi, che non era più possibile di ripetere l'astuzia dell'altra volta, il<br />

taglio cioè dei cinghioni che reggevano le torri. Grosse schiere di fanti<br />

e di cavalieri im^iedivano a chicchessia di avvicinarsi ai fianchi degli<br />

elefanti.<br />

La battaglia diventò perciò più feroce e più sanguinosa di tutte le<br />

jirecedenti. e l'esito continuò a rimanere incerto per molto tempo. Non v'è<br />

dubbio, dice Saji, che se al-Qa'qà' non avesse usato le astuzie dei giorni<br />

precedenti, e se non fossero giunti i rinforzi di Hàsim, i Musulmani avreb-<br />

bero ceduto e sarebbero stati sconfitti (T a bari, I, 2318-2320; cfr. anche<br />

2320-2321).<br />

Cfr. Athir, II, 370-371.<br />

§ 86. — (Sayf b. Umar, da Muhammad e da altri). Allarmato dall'at-<br />

tacco degli elefanti, contro il quale gli Arabi nulla potevano opporre, Sa'd<br />

b. abì Waqqàs mandò a chiamare alcuni Persiani convertiti, come Dakhm,<br />

Muslim, Ràfi' e Asannaq, ed interrogandoli venne a sapere che i punti<br />

deboli di quei pachidermi erano gli occhi e la proboscide. Sa'd chiamò al-<br />

lora al-Qa'qà' b. Amr, Asim b. Amr, Hammàl e al-Ribbìl, ed informan-<br />

doli di ciò, li pregò di provvedere. I guerrieri si slanciarono immantinente<br />

nelle file dei combattenti, ed assalirono, a gruppi di due, gli elefanti; i<br />

conduttori dei quali, temendo sempre un attacco dai fianchi, non fecero<br />

caso dei guerrieri che avanzavan di fronte: in questo modo, mentre uno<br />

degli Arabi conficcava la punta della lancia negli occhi degli elefanti,<br />

l'altro colpiva con la spada la proboscide e gliela mozzava. Gli elefanti<br />

urlando di dolore si rovesciarono in terra, gli uomini armati nelle torri get-<br />

tati violentemente in basso perirono per mano degli Arabi, onde<br />

1' avanzata<br />

degli elefanti fu fermata del tutto con il loro acciecamento e con la mu-<br />

tilazione delle proboscidi (Tabari, I, 2324-2325; cfr. anche 2326-2326).<br />

Cfr. Athir, II, 371.<br />

§ 87. — (Sayf b. 'Umar, da 'Amr, da al-Sa'bi). Secondo un'altra ver-<br />

sione, dopo aver avuto le istruzioni di Sa'd b. abi Waqqàs, i due Tamimiti,<br />

674.


16. a. H. §§ 87 89.<br />

al-Qa'qà' e 'Asina, si gettarono sopra un elefante, mentre Hammàl e Ribbìl, J®-<br />

i due Asaditi, ne assalivano un altro. Ad ambedue le povere bestie furono Battaglia di ai-<br />

cavati gii occhi e troncate le proboscidi, sicché, mandando vnii acuti, come Qadisiyyah.]<br />

quelli di maiali feriti, si volsero precipitosamente indietro e si gettarono<br />

nelle acque del canale al-'Atiq. Al grido straziante dei due elefanti feriti<br />

fecero pi-onta eco tutti gii altri dell'esercito persiano, i quali si precipi-<br />

tarono insieme, appresso ai compagni mutilati, calpestando quanti Persiani<br />

trovarono sul loro cammino, e traversato il canale, non si fermarono fino<br />

ad al-Madà'in. Gli uomini sulle torri perirono tutti (T a bari, I, 2326).<br />

§ 88. — (Sayfb. 'Umar, da Muhammad e da altri). La battaglia" con-<br />

tinuò accanita fino a sera, perchè ambedue gii eserciti mantennero le loro<br />

jwsizioni, e benché sopravvenisse la notte, la mischia proseguì non inter-<br />

rotta fino all'alba seguente. Questa notte terribile e famosa, fa chiamata<br />

Laylah al-Harìr ('), ossia la notte delle grida di dolore (T a bari,<br />

I, 2327).<br />

Nota 1. — Citiamo, per curiosità, la spiegazic^ue un po' fantastica, che di questo nome ha dato<br />

il "Wellhausen. La parola harir significa, secondo lui, realmente il ringhiare e l'urlare rabbioso e sommesso<br />

di animali in conflitto fra loro. Si vorrebbe pei'ciò far credere che le due parti si combattessero<br />

con tanto accanimento da non poter nemmeno pronunziare una parola, e che l' insieme delle grida e<br />

degli urli somigliasse a quelli delle belve feroci fcfr. Wellhausen, VI, 75). Anche alla battaglia del<br />

Yarmiik si dice fosse una notte chiamata Laylah al-Harir.<br />

§ 89. — (Sayf b. 'Umar, da Amr, da Muhammad b. Qays, da 'Abd<br />

al-rahmàn b. (xays). Durante la notte Sa'd b. abì Waqqàs mandò Tulayhah<br />

b. Khuwaylid al-Asadi e 'Amr (b. Ma'dikarib?) al guado attraverso il ca-<br />

nale dalla parte inferiore del campo (a sfai min al-'askar), perché vi<br />

sostassero in vedetta, con le istruzioni di rimanere colà in attesa di suoi<br />

ordini; il Califfo 'Umar aveva infatti ordinato di non concedere ad alcun<br />

Arabo, che avesse preso parte alla Eiddah dell'anno 11. H., un comando<br />

su più di 100 uomini. Arrivati sul luogo, Tulayhah non resistè alla tentazione,<br />

e varca il canale per aggredire i Persiani alle spalle, ma Amr<br />

(b. Ma'dikarib), più ossequente agli ordini del generale, restò con i com-<br />

pagni sulla riva araba del canale. Intanto però Sa'd b. abi Waqqàs, im-<br />

pensierito che qualche cosa potesse essere accaduto a Tulayhah e ad 'Amr, .<br />

mandò altri 70 uomini sotto Qays b. Maksùh, il quale doveva assumere<br />

il comando dell' intero distaccamento. Contro siffatto ordine protestò vigo-<br />

rosamente Amr (b. Ma'dikarib), dicendo: « Io non voglio esser comandato<br />

« da un uomo, contro il quale ho combattuto nel tempo dell'ignoranza<br />

«pagana!» (al-Gàhiliy y ah : cfr. 10. a. H., § 31), e ritornò al campo.<br />

Intanto Tulayhah solo faceva il giro voluto, e dalle spalle dei Persiani<br />

lanciava tre fortissimi t a k b ì r, che furono uditi con sgomento dai Pei-<br />

675.<br />

^- ^


§§ 89-91. 16. a. H.<br />

16. a. H. siani, e con gioia dagli Arabi. I Persiani gli diedero la caccia, ma egli<br />

Battaglia di al- prontamente si mise in salvo e ripassò il canale (T a bari, I, 2327-2328).<br />

Qàdisiyyah.ì Cfì-. A tb i r, II, 372.<br />

Nota 1. — Dal contesto della tradizione parrebbe clie, secondo Sayf, durante la grande confusione<br />

nella notte di al-Harir vi fosse un breve momento di sosta, o stanchezza tra gli Arabi, che sarebbe riu-<br />

scito di sommo pericolo per i Musulmani, se nelle file persiane non fosse nato il turbamento creato<br />

dall'ardito colpo di mano di Tulayhah. Nel seguente paragrafo abbiamo l'esplicita dichiarazione che du-<br />

rante il conflitto che seguì la ripresa delle ostilità, nelle tenebre della notte, Sa'd non avesse più il comando<br />

effettivo delle sue genti, le quali si batterono all'impazzata, ognuna a modo suo come meglio<br />

credeva.<br />

§ 90. — (Sayf b. 'Umar, da al-Walìd b. 'Abdallah b, abi Taybah (?), da<br />

suo padre [abù Taybah]). La mischia proseguì sempre più feroce durante<br />

la notte, e le schiere delle varie tribù si slanciarono ripetutamente sul<br />

nemico senza più attendere gli ordini di Sa'd, e dandosi il turno per stan-<br />

care i Persiani. Sa'd, informato di ciò, perdonò agli Arabi questi atti di<br />

indisciplinatezza e li animò a battersi, gridando ad alta voce i. nomi delle<br />

tribù, quando si gettavano di nuovo sul nemico (^) (T a b a r i, I, 2332 ;<br />

cu', anche pag. 2331 e 2329).<br />

Cfr. Athir, II, 372.<br />

t<br />

Nota 1. — Tale fu, secondo Sayf, da 'Amr b. al-Rayyàn, da Mus'ab b. Sa'd, la confusione di quella<br />

notte, che il generale in capo dei Musulmani, Sa'd, non rendendosi più conto di quanto accadeva intorno<br />

a lui e rimasto quasi solo sulla torre, mandò il giovinetto Bigàd a esplorare il campo di battaglia. Il<br />

ragazzo, che non aveva mai visto altro che finte battaglie fra bambini, ritornò presso Sa'd e gli disse :<br />

«Stanno a giuocare!» iTabari, I, 2394, lin. 2 e segg.ì.<br />

§ 91. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). La parte della<br />

notte anteriore all'alba del quarto giorno di battaglia, ossia la seconda<br />

metà della notte Laylah al-Harir, fu chiamata Laylah al-Qàdi-<br />

sÌ3"yah. In quest'ultima fase della lunga e sanguinosa mischia la sorte<br />

si decise alfine in favore degli Arabi grazie ad un novello assalto guidato<br />

dai Tamìmiti e dagli Asaditi sul centro persiano, che cominciò a cedere (').<br />

Un grande colpo di vento abbattè allo stesso terupo il padiglione sotto al<br />

quale Rustam stava seduto sopra un trono, ed incominciò la rotta dei Per-<br />

siani. Gli Arabi incalzarono e il generale Rustam, nel tentare di salvarsi,<br />

fu raggiunto ed ucciso da Hilàl b. 'Ullafah. La notizia della morte di<br />

Rustam portò lo scompiglio completo nell'esercito persiano, che si abban-<br />

donò ora a precipitosa fuga, preso da panico inconsulto. La schiera di<br />

30,000 Persiani, che era incatenata insieme e non poteva fuggire, preci-<br />

pitò tutta nel canale e vi annegò. Diràr b. al-Khattàb riesci a catturare<br />

la grande bandiera reale persiana, il Dirafs Kàbyàn, — che fu poi ven-<br />

duto per soli 30,000 dirham, ma che ne valeva 1,200,000. Dei Persiani<br />

perirono nella rotta ben 10,000, oltre a tutti quelli che erano stati uccisi<br />

nelle giornate precedenti (T a bari, I, 2335-2337; cfr. 2340).<br />

Cfr. Athir, II, 372-374.<br />

676.


16. a. H. §§ 91-95.<br />

Nota 1. — Si vuole (Sayf b. 'Umai-, da 'Ami- b. Mubammad, da al-A'war b. Bayàn al-Minqari) che 16. a. H.<br />

il generale Sa'd fosse iuformato della piega favorevole della battaglia non già da un regolare rapporto, ['IRAQ- PERSIA. -<br />

ma soltanto per aver udito da lontano il prode Taniiniita al-Qa'i]à' b. 'Amr che si vantava, in versi im- Battaglia di al-<br />

provvisati, del trionfo sui Persiani (Tabari, I, 2333, lin. 7 e segg.). Qàdisiyyah.]<br />

§ 92. — (Sayf b. Umar, da abù Mikhràq, da abù Ka'b al-Tà-i, da<br />

suo padre). Prima della Laj'lah al-Harìr erano periti 2500 Musulmani,<br />

ma nella detta notte, e nel quarto giorno di battaglia, ne perirono altri<br />

6000, che furono sepolti in a 1 - Kh a n d a q, nelle parti di Musai-riq (T a -<br />

bari, I, 2337-2338).<br />

Il numero esagerato dei morti musulmani ha per iscopo di magnificare<br />

il merito della vittoria si aspramente combattuta: Sayf si contradice poi<br />

nel paragrafo seguente.<br />

§ 93. — (Sayf b. 'limar, da Muliammad e da altri). Quando i Persiani si<br />

abbandonarono alfine alla fuga, non ne rimase j^iù uno solo fi'a al-Khandaq<br />

e al-'Atiq :<br />

tutto<br />

il piano fra Qudays e il canale al-'Atìq, sul quale si era<br />

combattuto in questi giorni, era completamente coperto di cadaveri per-<br />

siani. Sa'd b. abì Waqqàs ordinò a Zuhrah ed ai suoi seguaci di continuare<br />

r inseguimento dei fuggenti. al-Qa'qà' si slanciò da una parte e Surahbil<br />

inseguì i fuggiaschi da un'altra. Khàlid b. 'Urfutah ricevè l'ordine di spo-<br />

gliare i morti nemici e di seppellire i Musulmani uccisi negli ultimi conflitti.<br />

I morti della Laj'lah al-Harir e della quarta giornata, Yawm<br />

al-Qàdisiyyah, ossia 2500 (! cfr. § 91), furono sepolti intorno a Qudays,<br />

dietro ad al-'Atìq, nei pressi di Musarriq.<br />

Durante l' inseguimento Zuhrah s' incontrò con il generale persiano<br />

al-Gràlinùs, che tentava coprire la fuga dei suoi, e lo uccise togliendo poi al<br />

cadavere le armi che aveva indosso. L' inseguimento continuò per tutto il<br />

tratto di paese fra al-Kharràrah fino ad al-Saylahìn e fino ad al-Nagaf Grli<br />

Arabi ritornarono quindi in al-Qàdisiyyah, ove passarono la notte seguente<br />

all'ultima giornata della pugna (Tabari, I, 2338-2339; cfr. 2341).<br />

Cfr. Athir, II, 374.<br />

§ 94. — (Sayf b. 'Umar. da Muhammad e da altri). Dopo la batta-<br />

glia i giovinetti del campo musulmano si recarono sul luogo di combat-<br />

timento per dare acqua da bere ai Musulmani morenti, o assistere con<br />

medicamenti i feriti arabi, ed intanto sgozzavano tutti i Persiani che tro-<br />

Aavano ancora viventi (Tabari, I, 2341).<br />

La notizia è forse una memoria di fatti veri e rispecchia la natura an-<br />

cora barbarica dei militi musulmani: il che vale per il paragrafo seguente.<br />

§ 95. — (Sayf b. 'Umar, da Sulaymàn b. Basir, da umm Kathii-, mo-<br />

glie di Humàm b. al-Hàrith al-Nakha'i, presente alla battaglia). Alla fine<br />

della battaglia le donne musulmane si succinsero le vesti, presero una prov-<br />

677.


§§ 95-99. 16. a. H.<br />

16. a. H. vista d'acqua e grossi bastoni (al-haràwa) e fecero il giro del campo di<br />

Battaglia di al- battaglia, dando da bere ai feriti ed ai morenti musulmani, ed accoppando<br />

Qàdisiyyah.]<br />

^ colpi di bastone i Persiani che respiravano ancora. Appresso alle donne<br />

vennero i bambini, e dii'etti dalle madri, presero parte all'eccidio dei feriti<br />

nemici (T a bari, I, 2362-2363).<br />

§ 96. — (Saj'f b. 'limar, da al-Muhallab e da altri). Non tutti i Persiani<br />

si diedero però alla fiiga: una schiera di essi, preferendo morire gloriosa-<br />

mente, rimase sul campo, e, meno alcuni, che alla fine pentiti fuggirono<br />

essi pure, soccombettero tutti con le armi alla mano. Dei Persiani fuggirono :<br />

(1) al-Hurmuzàn, che si batteva contro Utàrid;<br />

(2) Ahwad, fiigato da Hanzalah b. al-Rabi', già segretario del Profeta;<br />

(3) Zàdz b. Buhays, fugato da 'Asim b. 'Amr;<br />

(4) Qàrin, fugato da al-Qa'qà' b. Amr.<br />

Preferh-ono invece morire da prodi i seguenti Persiani:<br />

(5) Sahriyàr b. Kanàrà, che combatteva contro Salmàn [b. Rabì'ah];<br />

(6) ibu al-Hirbidz, contro 'Abd al-rahmàn [b. Eabi'ah Dzù-1-Nùr] ;<br />

(7) al-Farrukhàn al-Ahwàzi, contro Busr b. al-Euhm al-Gruhani ;<br />

(8) Khusrawsnùm (sic) al-Hamadzàni, contro ibn al-Hudza3^1 al-Kàhili<br />

(T abari, I, 2345-2346).<br />

Cfì-. Athir, II, 375.<br />

§ 97. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Tutta l'Arabia,<br />

da al-'Udzaj'b fino ad 'Adan Abj^an (cfi'. 12. a. H., § 65, nota 2), e da<br />

al-Ubvillah fino ad Aylah (cfr. 9. a. H., §§ 38, 40), stava in ansiosa attesa<br />

dell'esito della battaglia, e tale era l'angoscia palpitante per il risultato<br />

finale, che molti rinunziavano a concludere qualunque affare, prima che<br />

la battaglia fosse stata combattuta. Quando alfine la battaglia fii vinta^<br />

la notizia ne fu divulgata attraverso tutta l'Arabia con miracolosa rapi-<br />

dità per mezzo di ginn, o demoni, che informavano la gente della vit-<br />

toria, molto prima che alcuno avesse potuto apportarne notizia. A San'à-,<br />

nella Yamàmah ed in tutti i luoghi principali della penisola, voci miste-<br />

riose furono udite di notte tempo annunziare, dalla cima dei monti, in<br />

versi, la grande vittoria musulmana (T abari, I, 2364-2366).<br />

§ 98. — (Sa3"f b. 'Umar, da Muhammad e da altri). La notizia della<br />

vittoria, con il rapporto del numero degli uccisi persiani, e delle perdite<br />

musulmane, fu mandata da Sa'd b. abi Waqqàs al Califfo 'Umar per mezzo<br />

di Sa'd b. Umaylah al-Fazàri. Fra i Musulmani periti era menzionato<br />

anche il nome di Sa'd b. 'Ubayd al-Qàri- (T abari, I, 2366).<br />

§ 99. — (Sayf b. 'Umar, da Mugàlid b. Sa'id). Anche il Califfo 'Umar,<br />

dacché i Persiani erano accampati al-Qàdisiyyah, stava in angosciosa at-<br />

678.


16. a. H. 99-10-2.<br />

-, tesa di notizie, e passava sempre la metà della a-iornata fuori della città. a. H.<br />

J^.<br />

, , . , . . ^ [IRAQ-PERSIA. 1 1 -<br />

volenao interrogare i messi non appena arrivavano dal campo musulmano Battaglia di ai-<br />

di al-Qàdisiyyah. Quando alfine giunse il primo cavaliere con V annunzio Qàdisiyyah.|<br />

della vittoria, 'Umar non volle credere alla lieta notizia, e si adirò con<br />

il cavaliere supponendo che egli scherzasse. Intanto continuò a fargli una<br />

domanda appresso all'altra, seguendolo sempre verso la città: il messo, non<br />

conoscendo il Califfo e non sapendo chi fosse il suo interlocutore, non<br />

scese nemmeno dal suo camelo, e proseguì sino a Madinah; ma quando,<br />

entrando con lui in città, udì tutta la gente che rispettosamente salutava<br />

'Umar con il titolo di Principe dei Credenti, allora il cavaliere si volse<br />

e gli disse: « Perchè non mi dicesti che sei tu il Principe dei Credenti? ».<br />

Ed 'Umar tranquillamente gii rispose: « Tu non hai colpa, tì-atello mio! »<br />

(T abari, I, 2367).<br />

Cfi-. Athir. II, 376.<br />

IRAQ-PERSIA. — Battaglia di al-Qadisiyyah (fonfi arabe più recenti).<br />

§ 100. — ibn Maskawayh si conforma in tutto alla narrazione di<br />

Sayf b. 'Umar, vale a dire mette l'elezione di Yazdagird dopo la batta-<br />

glia del Ponte e la presenta come il segnale per un rinnovamento di at-<br />

tività militare dei Persiani: attività che allarma al-MutJianna e lo induce<br />

a scrivere al Califfo Umar (fol. 176, r. e segg.). Riunione delle milizie mu-<br />

sulmane in Saràf presso Madinah nel Dzù-1-Qa'dah del 13. H. (fol. 175, v.-<br />

176,r.). Nomina di Sa'd b. abi Waqqàs (fol. 176,r.-177,v.). Partenza di Ru-<br />

stam con il grande esercito, elefanti, ecc. (fol. 177,v.-178,r.). Sa'd b. abì<br />

AVaqqàs malato di pustole sulla torre di al-Qàdisiy^-ah : sue esortazioni ai<br />

capitani: l'ordine dei tre takbir (fol. 178,r.-178,v.). Segue poi la descri-<br />

zione della battaglia con l'enumerazione delle prodezze dei singoli eroi<br />

musulmani e con la divisione della mischia nelle tre giornate, descritte<br />

con i nomi e le circostanze di Sayf b. 'Umar, compreso il famoso incidente<br />

di abù Mihgan (foglio 178,v.-190,v.). Dopo quanto si è detto nei precedenti<br />

paragrafi non occorre ripetersi.<br />

§ 101. — abu-1-Fidà pone la battaglia di al-Qàdisiyj'ah nell'anno 16. H.<br />

e la divide nelle tre giornate : nell' ultima un vento fortissimo soffiò in<br />

faccia al nemico e facilitò la vittoria araba (l'episodio del Yarmùk !). L'uc-<br />

cisione di Rustam è attribuita a Hilàl b. 'Alqamah (o 'Ullafah) (A bui fé da,<br />

I, 232-234).<br />

§ 102. — ibn al-Grawzi [f 697. a. H.] riassume semplicemente le tra-<br />

dizioni di Sayf b. 'Umar in al-Tabari (GJ-awzi, I, foli. 14,v.-20,v.); a fol. 18, v.<br />

v'ò l'episodio di una donna dei Nakha' che mena i quattro figli ad al-Qà-<br />

679.


§§ 102-104. !"• 3.. H.<br />

16. a. H. disiyyah, dove tutti periscono. Un'altra versione (ibid., fol. 18, v., ult. lin.)<br />

IRAQ- PERSIA.<br />

Battaglia di al dà alla donna il nome di al-Khansà' bint 'Amr al-Nakha'iyyah [o piuttosto<br />

Qàdisiyyah.] al-Sulamij'yali, la celebre poetessa: cfr. Isti ab, 745, n. 3291; Athir Usd,<br />

V, 441; Khizànah, I, 210 e segg.; Alif Bà, che riporta i versi recitati<br />

dai quattro giovani avanti di gettarsi nella zuffa].<br />

§ 103. — Nell'opera storica di ibn al-Tiqtaqa [f dopo 701. a. H.] abbiamo<br />

una lunga narrazione dei precedenti della battaglia di al-Qàdi-<br />

siyyah, narrazione la quale ha principio con i portenti, che si pretendono<br />

avvenuti nel giorno della nascita del Profeta. La narrazione non con-<br />

tiene nuovi elementi di fatto che possano servire a chiarire meglio lo svol-<br />

gimento della campagna, ma è notevole perchè riduce l'esercito persiano<br />

sotto Kustam a soli 30,000 uomini e gii Arabi a 7 o 8000 uomini. Par-<br />

ticolare interesse ha però un aneddoto introdotto dallo storico in mezzo alla<br />

narrazione: ibn al-Tiqtaqa, avendo accennato al fatto che i Persiani si ri-<br />

devano degli Arabi, perchè male armati, riporta un incidente della guerra<br />

contro i Tatari narratagli da Falak ai-din Muhammad b. Aydamir, il quale<br />

si trovava nello esercito di al-Dawidàr al-Saghii-, quando nel 656. a. H.<br />

fii combattuta una battaglia contro i Mongoli presso Nahr Basii' nel di-<br />

stretto di Dugayl. Anche in questa circostanza un guerriero musulmano<br />

comparve armato da capo a piedi sopra un magnifico destriero arabo, ed<br />

insieme, uomo e cavallo, sembravano una montagna; contro di lui si avanzò<br />

un mongolo montato sopra un cavalluccio che sembrava un asinelio ed<br />

armato di una lancia tanto piccola da sembrare una conocchia (m i gh z a 1) :<br />

oltre a ciò un mantello era la sua sola armatura, e tutti i presenti si mi-<br />

sero a ridere: eppure alla fine della giornata questi uomini così armati<br />

avevano inflitto ai Musulmani una terribile disfatta. Il cronista si dilunga<br />

a descrivere poi i precedenti ed i negoziati che precedettero la battaglia<br />

di al-Qàdisiyyah, ma narra poi questa in poche parole, come avvenuta in<br />

un giorno solo, ed aggiunge che la vittoria fii facilitata agii Arabi da<br />

un vento fortissimo che soffiò in faccia ai Persiani. Alla fine abbiamo<br />

vari piccoli aneddoti di dubbia autenticità sulla ignoranza degli Arabi ri-<br />

spetto al valore del bottino catturato: prendono canfora per sale, non cono-<br />

scono l'oro e lo cedono in cambio dell'argento, e via discorrendo (Fakhri,<br />

106-114).<br />

§ 104. — (al-Dzahabi). (a) La battaglia di al-Qàdisiyyah fu combattuta<br />

nell'Iraq alla fine dell'anno 16. H., per quanto consta a noi. Gli Arabi<br />

erano comandati da Sa'd b. abì Waqqàs, ed i Persiani da Eustam, assistito<br />

da al-Gràlìnùs e da Dzù-1-Hàgib.<br />

(6) Secondo abii Wàil, i Musulmani erano tra i 7 e gli 8000 uomini:<br />

680.


16. a. H. §§ 104-110.<br />

con Rustam erano invece 60,000 uomini, che altri però riducono a soli '^^- ^- '^•<br />

[IRAQ-PERSIA. -<br />

40,000. Con essi inoltre erano 70 elefanti. Battaglia di ai-<br />

(c) Narra al-Madà-ini che la battaglia fu sanguinosissima e durò tre Qadisiyyah.]<br />

giorni: ciò avvenne alla fine di Sawwàl, oppure nel Ramadàn (del 16. H.).<br />

Rustam fa ucciso ed i Persiani messi in fuga: si dice che Rustam morisse<br />

di sete. I Musulmani inseguirono i fuggiaschi uccidendo al-Gràlìnùs e Dzù-1-<br />

Hàgib. L'uccisione dei fuggenti fa continuata per tutto il tratto a partire<br />

da al-Haràr {sic, nel ms.: forse da leggersi Khazàz, o Khazzàz) fino ad<br />

al-Salahìn (sic) e ad al-Nagaf : i superstiti si rifugiarono in al-Madà-in (Dz ahabi<br />

Paris, I, fol. 127,r.).<br />

§ 105. — (al-Dzahabi). Affermano alcuni che la battaglia di al-Qàdi-<br />

siyyah venisse combattuta nei primi giorni dell'anno 16. H., e che in essa<br />

perissero, chi dice 200, chi 120 Musulmani (Dzahabi Paris, I, fol. 129,r.).<br />

§ 106. — Il cronista ibn al-Furàt narra a lungo la battaglia di al-Qà-<br />

disiyyah (Fu rat, fol. 94,r.-104,v.), ma un esame attento dei ragguagli da<br />

lui forniti rivela che ha semplicemente riassunto o copiato le tradizioni<br />

di Sayf b. Umar (in Tabari), sopprimendo gii isnàd.<br />

§ 107. — al-Nuwayri [f 732. a. H.] si limita parimenti ad un riassunto<br />

delle tradizioni di Sayf senza porgerci altri materiali (Nuwayri Leid.,<br />

I, foli. 46,v.-63,r.); al foglio 52, v. abbiamo l'episodio della poetessa al-<br />

Khansà- bint 'Amr b. al-Sarid al-Sulamiyyah che mena i suoi quattro<br />

figli ad al-Qàdisiyyah e li perde tutti e quattro. Il Califfo 'Umar le con-<br />

ferisce le pensioni (arzàq) di 200 dirham di tutti e quattro i suoi figli,<br />

finché vive. Sulla data della battaglia al-Nuwayri riporta (fol. 53, r., in<br />

basso) le versioni 14. 16. e 16. a. H., senza sceglierne alcuna.<br />

§ 1 08. — ibn Khaldùn si contenta di riassumere brevemente le tradi-<br />

zioni di Sayf b. Umar (Khaldùn, II, App., 92-100).<br />

§ 109. — Il cronista makkano Ahmad b. Zayni Dahlàn riassume ampiamente<br />

Sayf limitandosi perciò a porgere i materiali desunti dalla cro-<br />

naca di al-Tabari senza aggiungere da altre fonti materiali degni di nota<br />

(Dahlàn Futùh, I, 54-69).<br />

IRAQ-PERSIA. — Battaglia di al-Qàdisiyyah {fonti persiane).<br />

§ 110. — La versione di Mirkhuwànd sui precedenti e lo svolgimento<br />

della battaglia di al-Qàdisij'yah è assai prolissa: i particolari già a noi noti<br />

delle altre fonti sono dati per disteso con novelli ric'ami a tutto detrimento<br />

del valore storico della narrazione. Quando egli dice che i preparativi mi-<br />

litari di Yazdagird mutarono i sentimenti dei dihqàne marzubàn del<br />

Sawàd e dell' 'Iraq verso gli Arabi, e che essi, sospendendo le trattative ,<br />

681. 86


§§ 110-112. !"• ^' "•<br />

16. a. H. iniziato di pace e di accordi, si misero a dar la caccia agl'invasori e ad<br />

IRAQ-PERSIA. -<br />

Battaglia di al-<br />

.IT, ,-4.<br />

ucciderli dovunque li trovassero,<br />

-cp J.4.- smatti t.- 1<br />

particolari,<br />

• • •<br />

preziosi, se veri, gmn-<br />

Qàdisiyyah.] gendoci sommersi in una congerie di ricami oziosi di natura puramente<br />

letteraria e retorica, ci lasciano dubbiosi e diffidenti. La narrazione di Mìrkhuwànd<br />

si prolunga per ben sei facciate e mezzo in foglio della grande<br />

edizione litografica di Bomba}': un sunto -di essa sarebbe pura e semplice<br />

ripetizione di quanto si è forse già ripetuto troppo spesso nei precedenti<br />

paragrafi, e perciò lo omettiamo (Mirkh., II, 270-277).<br />

§ 111. — Kliuwàndamìr ha una versione forse un po' meno artefatta<br />

e più conforme alle fonti migliori: il califfo 'limar mandò Sa'd b. abì<br />

Waqqàs negli ultimi giorni del 14. H., o nei primi del 15. H. con una<br />

schiera, valutata a 4, a 6 o 7000 uomini: in al-Qàdisiyyah avvenne la<br />

concentrazione di tutte le forze musulmane. Nondimeno anche Khuwàn-<br />

damir divide la battaglia nelle tre giornate, seguendo in ciò la versione<br />

della scuola iraqense, e si dilunga a narrare le prodezze dei singoli ca-<br />

valieri. Nulla specialmente degno di nota abbiamo trovato nella sua<br />

narrazione, che ripete quanto è già detto altrove (Khond., I, parte IV,<br />

pag. 20-23).<br />

§ 112. — Il rifacimento persiano di al-Tabari narrando i precedenti di<br />

al-Qàdisiyyah afferma che Rustam, nell'accingersi a marciare contro gli<br />

Arabi, scrisse ai capi del Sawàd ordinando loro di uccidere tutti gli Arabi<br />

che incontravano. Gli abitanti del Sawàd, che erano devoti agi' interessi<br />

della Persia (sic), eseguirono l'ordine ed ognuno di essi uccise il musulmano<br />

che aveva in casa e gettò il cadavere in un pozzo.<br />

Affermasi che al-MutJianna b. Hàritliah morì tre giorni dopo l'arrivo<br />

di Sa'd b. abi Waqqàs con le schiere di Madinah (in al-'Udzayb?). Se ciò<br />

fosse corretto, importerebbe che la battaglia di al-Qàdisiy\'ah venisse combattuta<br />

per lo meno quattro mesi e mezzo dopo l'arrivo di Sa'd b. abì Waqqàs<br />

neir 'Iraq. La legge musulmana impone alla donna uno spazio di tempo<br />

e<br />

i d d a h) di quattro mesi e dieci giorni tra la morte del marito, o il di-<br />

vorzio, e le nozze seguenti. La vedova di al-MutJianna era già moglie<br />

di Sa'd b. abi Waqqàs alla battaglia di al-Qàdisiyyah come risulta dal-<br />

l'aneddoto su abu Mihgan: or, se Sa'd osservò la legge quranica — cosa<br />

del resto non molto certa! — ne risulta che gli Arabi, come sul Yarmìik,<br />

tennero lungamente contro i Persiani una tattica difensiva e temporeg-<br />

giatrice.<br />

Non mette il conto riassumere la narrazione della battaglia secondo<br />

questa fonte, che segue le grandi linee della scuola iraqense con leggiere<br />

modificazioni (T a b a i- i Z o t e n b e r g. III, 385-398)<br />

682.<br />

.


16. a. H. §§ 118-115.<br />

IRAQ-PERSIA. — Battaglia di al-Qadisiyyah (fonti siriache ed armene). le. a. h.<br />

..o • • . 11 j A [IRAQ-PERSIA.<br />

§ 113. — Nella cronaca anonima su'iaca, composta nella seconda meta Battaglia di ai<br />

del VII secolo dell'Era Volgare, scoperta, edita e tradotta dal nostro grande Qadisiyyah.]<br />

orientalista il prof. Ignazio Gnidi, la campagna persiana terminata con la<br />

vittoria di al-Qàdisiyyali è narrata brevemente nei seguenti termini.<br />

Descritte abbastanza ampiamente le rivoluzioni dinastiche che termi-<br />

narono alfine con l'elezione di Yazdagird, si aggiunge :<br />

(I Persiani) crearono<br />

re Yazdagird, principe di sangue reale, nella città di Istakhr : sotto di lui<br />

ebbe fine il regno dei Persiani. Messosi in viaggio Yazdagird venne allora<br />

in Màhòzé (Ctesifonte) e nominò per sé un tale Rustam comandante ge-<br />

nerale dell'esercito. Allora Dio produsse l'incursione contro i Persiani dei<br />

figli di Ismaele in numero così grande da sembrare l'arena sulle rive del<br />

mare. Di costoro fu conduttore Muhammad, ed a loro nò mura fortificate,<br />

né porte poterono resistere, né armi, né scudi ; ed essi s' impadronirono di<br />

tutta la terra dei Persiani. Yazdagird mandò contro di loro 'innumerevoli<br />

schiere, ma gli Arabi le misero in fuga ed uccisero lo stesso Rustam<br />

{Chron. Minora, parte I, pag. 30 del testo siriaco; pag. 26 della versione<br />

latina). ,<br />

§ 114. — Nell'altra cronaca siriaca, non correttamente chiamata Liber<br />

Calipharuni dal suo primo traduttore, il Land, cronaca dalla quale abbiamo<br />

già tratto (cfr. 12. a. H., § 347) un'importantissima notizia, abbiamo per<br />

l'anno 947 dell'Era Seleucida le seguenti informazioni purtroppo vaghe:<br />

« Et anno 947", ind. IX (ossia 14.-16. H. circa) invaserunt Arabes<br />

« universam Syriam et descenderunt in regionem Persarum eamque sube-<br />

« gerunt :<br />

et adscenderunt in montem Mardé (?) et trucidarunt Arabes mo-<br />

« nachos multos in Qedar(?) et in Bnata(?)» [Chronica Minora, parte II,<br />

pag. 114 della versione latina; pag. 148 del testo siriaco).<br />

§ 115. — Maggiori sono i particolari che ritroviamo nella grande cronaca<br />

siriaca di Michele, il patriarca giacobita d'Antiochia:<br />

Allo stesso tempo (in cui gli Arabi vincevano in Siria), Sa'd uscì da<br />

Yatrib (= Madìnah) e fissò la sua tenda ed il suo campo presso Kùphah<br />

(=al-Kùfah), che é 'Aqùlà. Yazdagird, re dei Persiani, radunò il suo esercito<br />

e lo mandò contro i Tayyàyé (Arabi). I Persiani fissarono il loro campo<br />

suir Buffate, nelle vicinanze di 'Aqùlà. Essi mandarono un uomo di Hirtà<br />

(= al-Hìrah), che conosceva la lingua dei Tayyàyé, ad esplorare il loro campo.<br />

Quando si avvicinò, la spia si fece il seguente ragionamento : « Secondo<br />

« la risposta del primo che io incontrerò, io verrò a sapere di chi sarà la<br />

« vittoria ». Essendosi avanzato, egli vide un Ma'addita (nomade dell'Arabia<br />

Centrale) che, accucciato in terra, orinava, mangiava pane e puliva la ca-<br />

683.


115, IIG. 16. a. H.<br />

16. a. H. micia (uccidendo gl'insetti che v'erano annidati). Il Hirense disse al Ma'ad-<br />

Battagiia di al- dita, in lingua saracena: «Che cosa fai?» Il Ma' addita rispose: «Come<br />

Qàdìsiyyah.] « tu vedi io faccio entrare il nuovo, espello il vecchio ed uccido i nemici ».<br />

Udendo queste parole il Hirense rimase afflitto e disse a sé stesso : « Un<br />

« popolo nuovo entrerà e ne uscirà il vecchio, ed i Persiani saranno uccisi ».<br />

Ritornato ai Persiani disse : « Ho visto un popolo scalzo, denvidato e debole,<br />

« ma molto coraggioso ». Ed egli raccontò al generale quello che aveva<br />

visto e quello che aveva pensato. Quando impegnarono il combattimento,<br />

i Persiani furono sconfitti. (Gli Arabi) li inseguirono fino a Ctesifonte, che<br />

giace sul Tigri.<br />

Uno degli eroi (forse intendesi uno dei militi scelti dell'esercito per-<br />

siano, forse uno àe^' immortali) fuggiva rivestito della corazza e cinto di<br />

una considerevole armatura :<br />

un<br />

Ma'addita l' inseguiva, nulla portando di<br />

questa roba indosso, ma correndo nudo e tenendo soltanto una lancia in<br />

mano. Quando il Persiano giunse durante la fuga ad uno dei villaggi, egli<br />

vide un uomo nei campi e lo pregò d' indicargli un luogo dove si sarebbe<br />

potuto nascondere dal nemico che l'inseguiva. L'uomo lo nascose, convinto<br />

che gì' inseguitori dovessero essere molto numerosi. Attese qualche tempo<br />

ed ecco arrivare uno privo di vestimenta di guerra, che si teneva male<br />

a cavallo, ed avvicinarglisi : siccome non aveva il solito apparato dei soldati,<br />

il contadino rimase stupefatto ed attonito e disse a sé stesso: « Ma<br />

« come ? colui che era vestito d'una corazza e munito di armi diverse, grande<br />

« di corpo e terribile di aspetto, fugge ora tremando davanti ad un uomo<br />

«d'aspetto mingherlino!» E per questo motivo l'uomo fu sdegnato e si<br />

mise a deridere il Persiano perchè si era dato alla fuga e si era nascosto<br />

dinanzi ad un Ma'addita. Il Persiano gii rispose : « Non mi biasimare :<br />

« aspetta, ascoltami e guarda con gli occhi tuoi per credere ». Egli prese<br />

una fi-eccia e l'arco, e tirando contro una pala di ferro la forò, poi disse :<br />

« Io ho colpito più volte con simili colpi il Ma'addita, che tu vedi, ed egli<br />

« con la mano deviava tutte le freccie come se fossero mosche. Per questo<br />

« motivo ho compreso che la vittoria era loro concessa dal Signore, e per<br />

«questo ho voltato le spalle e mi son dato alla fuga » (Michel Syrien,<br />

II. 421-422).<br />

§ 116. — L'armeno Sebéos, sebbene vissuto pochi anni dopo gli eventi,<br />

ci porge una narrazione errata dei medesimi: forse i copisti gli hanno<br />

corrotto il testo.<br />

(«) Dopo la disfatta del Yarmùk, l' imperatore dei Grreci, non avendo<br />

più mezzi per opporre genti armate agli Arabi in rasa campagna, questi<br />

divisero allora le loro forze in tre corpi: uno si diresse contro l'Egitto e<br />

684.


16. a. H. § 116.<br />

s'impadronì del paese fino ad Alessandria; il secondo avanzò verso il Nord J^-<br />

^ ^ . . [IRAQ-PERSIA. -<br />

contro l'impero greco e s impadronì m un attimo del paese (che si estende) Battaglia di ai-<br />

dalle rive del mare Mediterraneo fino a quelle del fiume Eufrate, ed al<br />

di là del fiume (essi espugnarono anche) Edessa e tutte le città della Me-<br />

sopotamia. Il terzo marciò verso oriente contro l' impero persiano.<br />

Allora scomparve il regno dei Persiani, come pure il suo esercito tri-<br />

partito (?). Gli Arabi che si erano radunati in oriente vennero ad assediare<br />

Tizbón (= Ctesifonte), dove risiedeva il re dei Persiani. Le schiere dei<br />

Medi, portate alla cifi'a di 80,000 uomini armati dal generale Rstom<br />

-(= Rustam), mossero contro (gii Arabi). (I Persiani) abbandonarono allora<br />

la città e passarono sull'altra riva del Tigri. Alla lor volta (gli Arabi)<br />

varcarono il fiume, inseguirono i Persiani, i quali non si fermarono prima<br />

d'esser giunti al loro paese, in un villaggio detto Hert'ican. (Grli Arabi)<br />

li inseguirono e si accamparono nella pianura. Ivi trovavasi MowseX Ma-<br />

mikonean, figlio di David, comandante di 3000 Persiani armati da capo a<br />

piedi, ed il principe Gregorio (Crrigor), signore di Siwniq (in Armenia) con<br />

1000 uomini.<br />

Si venne alle mani e l'esercito dei Persiani prese la fuga davanti<br />

agli Arabi, i quali l' inseguirono e passarono i fuggenti a fil di spada. Ivi<br />

perirono i nakharar più eininenti, come pure il generale Rstom, Mowse).<br />

con i suoi due nipoti e Gregorio signore di Siwniq con uno dei suoi figli.<br />

Gli altri fuggirono e si salvarono nel loro paese (Sebéos, 98-99).<br />

^- ^<br />

QaOisiyyah.i<br />

(6) Dulaurier Chronol. Armen., 213, scrive i vari nomi in di- h<br />

verso modo, ossia R'ésdom [— Rustam), Herthidjan, Mouscegh', e Krikor<br />

signore di Siounik: egli trascrive secondo la pronuncia dell'armeno mo-<br />

derno. Anche il testo tradotto dal Dulaurier è più conciso di quello tra-<br />

dotto dal Macler. Nella prima parte ecco come traduce il Dulaurier: l'eser-<br />

cito di Media, radunato dal generale Rustam (R'ésdom), e composto di<br />

80,000 uomini di cavalleria, mosse contro gli Arabi. Abbandonata la loro<br />

città, i Persiani varcarono il Tigri, mentre i nemici, varcato pur essi il<br />

fiume, li seguirono e non si fermarono finché non ebbero raggiunto i confini<br />

della Persia, al villaggio di Hert'ican. I Persiani ritornando addietro contro<br />

gii Arabi, andarono ad accamparsi nella pianura, . . . ecc. Il resto non ha<br />

divario importante.<br />

È evidente che Sebéos ha confuso in una battaglia sola le battaglie<br />

di al-Qàdisiyyah e di Galùlà-, tra le quali vi fu, come vedremo, l'assedio<br />

e la presa di Ctesifonte. Erra perciò il Dulaurier (1. e, pag. 354-355,<br />

nota 4) quando cerca correggere il testo armeno, affermando che invece<br />

del Tigri dovrebbesi leggere il canale al-'Atiq, sulle rive del quale, se-<br />

685.


§§ 116, 117. 16. a. H.<br />

16. a. H. condo Sayf b. Umar, fii combattuta la battaglia di al-Qàdisiyyah. e che<br />

Battaglia di al-<br />

Qàdisiyyah.] dÌsÌ3-yah.<br />

^^'^ ^^^*^ degli antichi rami dell'Eufrate a oriente del villaggio di al-Qà-<br />

§ 117. — Mette il conto di aggiungere anche alcuni particolari estratti<br />

dalla cronaca armena di Mosè KaXankatowaci, cronaca che ha per sog-<br />

getto principale la storia dei principi armeni degli AXowan, discendenti,<br />

è vero, da Ardasir, il fondatore della dinastia sassanida, ma divenuti Cri^<br />

stiani dacché il capostipite di questo ramo armenico si fii ritirato con<br />

30,000 famiglie (ai tempi del re Khusraw IIj in Armenia, e precisamente<br />

tra gli AÀovvan, nella provincia di Owti, non lontano dalla città di Partav,<br />

fissandosi nella parte montuosa del distretto di Grardman, dove fondò la<br />

città di Mihi-avan e la dinastia dei principi di Mihrakan.<br />

Quattro anni dopo la morte di Khusraw (Khusraw II) il Grande, re<br />

di Persia, quando il suo figlio (sic) Yazkert {— Yazdagird III) salì sul<br />

trono, la razza di Agar (= gli Arabi), riunita in dodici tribù, prese il so-<br />

pravvento ed in un turbine impetuoso .simile ad una tempesta, tra-<br />

versò il deserto e piombò sull'Assiria: poi mosse rapidamente contro la<br />

Persia. Allora tutti i vassalli di questo impero riunirono le loro genti<br />

per respingere il nemico venuto da oltre i confini. Tra costoro era anche<br />

Varaz-Grigor (Gregorio) principe degli A^owan, quale discendente della<br />

illustre famiglia di Ardasir. Vedendo suo figlio cadetto, Gevanser (il per-<br />

siano Guwànsér) nella forza e nello splendore della giovinezza educato<br />

come un aquilotto , il padre ebbe l'idea di far di lui il salvatore del<br />

paese . . gli affidò il comando delle schiere e lo mandò alla Porta Reale.<br />

. ,<br />

Gevanser partì con le genti del padre e trovò modo di arrivare al luogo<br />

di convegno di tutti i feudatari dell'impero persiano prima del principe<br />

di Siwniq e del generalissimo d'Armenia. Il generale Estoni (= Rustam)<br />

appena lo vide fu preso da simpatia per lui e lo trattò come un fratello<br />

o un figlio.<br />

Rustam, raccolta intorno a sé una schiera considerevole di cavalleria,<br />

si recò a Ctesifònte (Dizpon), dove egli presentò il principe armeno al re<br />

Yazkert (Yazdagird) :<br />

questi lo nominò comandante generale degli<br />

AXowan. Dschevanscher, varcato il Tigri, arrivò nel distretto di Vehkavat<br />

(il Bihqubàdz degli Arabi; cfr. Le Strange Lands, pag. 81) e fissò<br />

il campo sulla riva occidentale dell'Acqua Morta (il canale al-'Atiq, oppure<br />

il grande lago paludoso di al-Nagaf), di fi'onte agli Arabi: ogni volta che<br />

questi tentavano scaramuccie, egli andava loro incontro e si distingueva con<br />

prodigi di valore. In un primo combattimento egli ne uccise un certo numero,<br />

e tale felice successo lo incoraggiò sempre più, persuaso che Dio era con lui.<br />

686.


16. a. H. §§ 117, 118.<br />

Qualche giorno dopo, nel mese di Mehekan, il giorno della Natività 16. a. h.<br />

del Cristo ('), 30,000 cavalieri e 10,000 fantaccini mossero contro i figli di<br />

Battaglia di ai-<br />

Agar (= Arabi): questi da parte loro avevano una numerosa cavalleria e Qàdisiyyah.]<br />

20,000 uomini a piedi, ed uscendo da Gradchan (? Kagan ? al-Qàdisiy.yah?)<br />

in ranghi serrati e coperti dai loro scudi, incominciarono l'assalto.<br />

Il comandante generale degli AXowan, con una schiera di prodi, get-<br />

tatosi nel più forte della mischia, uccise due nemici, e continuò in questo<br />

modo a farsi strada tra i nemici, sebbene egli ricevesse tre ferite gravi,<br />

e il suo cavallo fosse colpito in quattro luoghi. Gli Arabi inseguirono vivamente<br />

i Persiani fino alle rive del fiume. Grevanser, senza mai arrestarsi<br />

nel dare i colpi, varcò il fiume, con il corpo e le armi che stillavano sangue<br />

(Dulaurier ChronoL, 215-217).<br />

Patkanian J. A., 1866, serie VI, voL VII, 229.<br />

Nota 1. — La data della battaglia, secondo questa fonte, è oscura, ed il Dulaurier (Dulaurier<br />

Ohronol., 356) dichiara che l'indicazione cronologica è troppo vaga per poter fissare con essa esattamente<br />

la data del combattimento, che, egli dice, dev'essere anteriore di poco al 636. a. E. V. Se però<br />

gli Armeni festeggiano la natività del Cristo o nel dicembre o nel gennaio, questa indicazione cronologica<br />

del cronista armeno ci porterebbe o alla fine dell'anno 15. o alla fine dell'anno 16. H. Siccome<br />

la prima, per ragioni addotte altrove, è meno verosimile e probabile, la data di questa fonte armena ri-<br />

tarderebbe la vittoria di al-Qàdisiyyah al Natale del 637. a. E. V. (Dzu-1-Qa'dah o DzCi-l-Higgah del<br />

16. H.l. Tali conclusioni non combinano con quelle del Dulaurier, né con veruaa fonte araba: non so<br />

quindi che valore reale la data armena possa avere.<br />

IRAQ-PERSIA. — Elenco dei Musulmani uccisi alla battaglia di al-<br />

Qadisiyyah.<br />

§ 118. — Nell'elenco dato qui appresso si può osservare che i Musulmani<br />

uccisi sono poco numerosi e quasi tutte persone ignote e di poco momento<br />

: per alcuni nomi non si comprende il motivo onde si è conservata<br />

memoria della loi'o fine nella battaglia. È questo un indizio a ritenere come<br />

alle conquiste in Persia partecipasse una classe di persone diversa da quella<br />

che si battè in Siria. Qui abbondavano uomini a noi già noti dalla bio-<br />

grafia del Profeta : verso la Persia invece si riversarono uomini e tribù<br />

del centro e dell'oriente d'Arabia, che per la maggior parte nulla avevano<br />

avuto da fare con il Profeta, pressoché tutti homines novissimi. Se però<br />

alcuni Arabi occidentali seguirono la corrente verso la Persia, erano anch'essi<br />

persone di oscura origine ('). Gli Arabi occidentali preferivano la Siria. È<br />

degno altresì di nota che Sayf b. 'Umar, nelle sue copiose tradizioni su<br />

al-Qàdisiyyah, non ci porge il nome di un solo musulmano ucciso nella<br />

battaglia, mentre ne ha dati non pochi (per lo più erroneamente!) per la<br />

battaglia in Siria. L' elenco seguente è formato con soli elementi della<br />

scuola madinese. Ciò fa nascere un sospetto, che cioè le tradizioni della<br />

scuola iraqense sulla campagna siria (Agnàdayn e al-Yarmùk) siano para-<br />

687.


§ 118. 16. a. H.<br />

16. a. H. frasi ii-aqensi delle tradizioni della .scuola madinese, e che que.sta sia la<br />

IRAO> PERSIA -<br />

Elenco dei Mu- l'agione per cui contengano elenchi di nomi di uccisi. Nelle tradizioni sulla<br />

suimani uccisi campagna di al-Qàdisivyah la scuola h'aqense si è sviluppata invece .senza<br />

alla battaglia di -,<br />

i -t i n n<br />

-,- ^<br />

ai-Qàdisiyyah.] dover ricorrere al sussidio della scuola madmese, ha perciò un carattere<br />

locale più genuino ed ha omesso di compilare aridi elenchi di nomi, una spe-<br />

cialità caratteristica della scuola madinese, ordinatrice sistematica di notizie.<br />

Se poi sopprimessimo le indicazioni date da ibn Hagar al-'Asqalàni,<br />

l'elenco dei morti si ridurrebbe a proporzioni minime: esso è quindi di<br />

natura ben poco sicura. I veri morti di al-Qàdisiyyali lurono uomini del-<br />

l'Arabia orientale, i quali, non avendo avuto veruna relazione con il Pro-<br />

feta, furono presto dimenticati.<br />

Nonostante le esagerazioni sayfiane, la battaglia di al-Qàdisiyyah non<br />

fu molto sanguinosa per i Musulmani :<br />

quelle di un tempo.<br />

le milizie sassanidi non erano più<br />

Nota 1. — Si ponga attenzione, quanti pochi nomi di questo elenco si rinvengano nel dizionario<br />

biografico di ibn 'Abd al-baiT (al-Isti'àb): tale fatto getta molto scredito sugli altri nomi. E palese<br />

quanto sia il divario tra le due scuole (la madinese e la iraqense) nel conservare simili mem.orie.<br />

(1) 'Abd al-rahmàn b. 'ÀMdz b. Mu'àdz b. Anas al-Ansàri, Compagno del Profeta, presente, insieme<br />

con il padre, alla battaglia di Uhud, rimase ucciso ad al-Qàdisiyyab (Hagar, II, 972, n. 9514).<br />

At_liir Usd, ni, 303; Dzaha'bi Tagrid, I, 376, n. 3625.<br />

(2i 'Abd al-rahmàn b. Wà-ii b. 'Àmir b. Màllk b. Lawdzàn, Compagno del Profeta, fu, secondo ibn al-<br />

Qaddàh e al-'Adawi, presente a Uhud ed ai fatti d'arme successivi, e peri alla battaglia di al-Qà-<br />

disiyyah (Hagar, H, 1016, n. 9581).<br />

Atliir Usd, in, 327; DzahabiTagrid, I, 384, n. 3702.<br />

(3ì 'Abdallah b. Sahl b. Nusayr b. 'Anbas: suo nonno Nusayr fu ucciso alla battaglia del Ponte, ed egli<br />

peri a quella di al-Qàdisiyyah iHagar, III, 1140. n. 8609).<br />

Manca in Athir Usd.<br />

(4) 'Amr ibn umm al-Maktum al-Darlr, mu-adzdzin cieco del Profeta, ebbe ripetutamente le funzioni di<br />

luogotenente del Profeta in Madinah durante le spedizioni di Maometto. Nel giorno di al-Qàdi-<br />

siyyah egli tenne lo stendardo, e dopo questo fatto non si hanno più di lui notizie. Egli trasmise<br />

tradizioni ad 'Abd al-rahmàn b. ahi Layla e ad abu Razin al-Asadi (Dzahabi Paris, I, fol. 128,v.).<br />

Cfr. indice del voi. Il, sub voce ibn umm Maktum.<br />

f5i 'Amr b. Utjimàn b. [Amr b.] Kab b. Sa'd b. Taym b. Murrah al-Taymi, uno dei più antichi Compagni<br />

del Profeta, menzionato da ibn Ishàq fra gli Emigrati in Abissinia: sua madre era Hind<br />

bint al-Sà' al-Laythiyyah. Secondo al-Balàdzuri ed altri, fu ucciso ad al-Qàdisiyyah : non<br />

lasciò di-<br />

scendenti iHagar, III, 11, n. 25).<br />

Saad, IV, parte I, pag. 95; al-Isti'àb, 443, n. 1893; Athir Usd, IV, 121, dà alla madre il<br />

nome Hind bint al-Bavj'à' b. 'Abd Yàlil b. 'Anazah al-Lay t^iiyyah ; Dzahabi Tagrid, I, 444,<br />

n. 4384.<br />

(6t al-Arqam al-Nakha'i soprannome di Aws b. Guhays b. Yazid al-Nakha'i, venne a Madinah con una<br />

ambasciata e peri alla battaglia di al-Qàdisiyj-ah battendosi intorno allo stendardo del Profeta<br />

(Atliir Usd, I, 61).<br />

Regna però qualche confusione nei nomi dei Nakha' uccisi ad al-Qàdisiyyah. Questo manca<br />

in Hagar.<br />

Dzahabi Tagrid, I, 12, n. 79; 36, n. 308, ignora la sua morte ad al-Qàdisiyyah.<br />

(7) al-Arqam b. YazId b. Màlik al-Nakha'i (cfr. al-Arqam al-Nakha'i, n. 6).<br />

(8 Artà-ah b. Ka'b b. Saràhll b. Ka'b b. Salàmàn b. 'Àmir al-Nakha'i, Compagno del Profeta, venne<br />

da Maometto con una delle ambascerie ed ebbe in dono da lui uno stendardo, reggendo il quale<br />

, fu ucciso ad al-Qàdisiyyah: lo stendardo fu raccolto dal fratello Zayd b. Ka'b, e, ucciso anche<br />

questo, dall'altro fratello Qays b. Ka'b (Athir Usd, I, 59, 61).<br />

688.


16. a. H. § 118.<br />

Hagar, I, 4748, n. 72; Dzahabi Tagrid, T, 11, n. 74, si contenta di dire che era presente 16. a. H.<br />

alla battaglia. [IRAQ- PERSIA. -<br />

(9j al-Aswad b. Aqls [? Uqays] al-Nakha'i, padre di abù-l-'Uryàn al-Haytham b. al-Aswad [f dopo Elenco dei Mu-<br />

80. a. H.], prese parte alle grandi imprese militari al tempo del Califfo 'Umar e mori ucciso alla sulmani uccisi<br />

battaglia di al-Qàdisiyyali. Non è certo che fosse un Compagno del Profeta (Hagar, I, 210, n. 448). alla battaglia di<br />

Manca in Athir Usd. Nel Lisàn al-'Arab è detto che Uqays era una tribù lliayy) di al-Qàdisiyyah.l<br />

demoni iginni.<br />

(10) Aws b. Guhays al-Nakha'i (efr. al-Arqam al-Nakha'i, n. 6).<br />

(Ili Bugayr b. Bagrah al-fà-i, Compagno del Profeta, che prese parte alla repressione della Riddali<br />

e si trovò nell'esercito mandato l'anno 12. a. H., sotto Ivliàlid b. al-Walìd a sottomettere Ukaydar,<br />

il re di Dùmah al-Gandal. Mori ucciso alla battaglia di al-Qàdisiyyah (Hagar, 1,279-280, n. 585).<br />

Athir Usd, I, 163-lGi, il quale ignora però la sua morte ad al-Qadisiyyah.<br />

Dzahabi Tagrid, 1, 4.5, n. 389; Isti'àb, 68, n. 212.<br />

(12i Durayd b. Ka'b b. SuràhTI b. Ka'b b. Salmàn al-Nakha'i, fratello di Artà-ah [cfr. n. 8], secondo<br />

Sayf b. 'Umar [f e. 180. a. H.] fu colui che prese in mano lo stendardo dei Nakha' dalle mani del<br />

fratello morente alla battaglia di al-Qàdisiyyah, ma è forse un en-ore di nomi con il fratello Zayd<br />

[cfr. n. 23] che peri in quella battaglia (Hagar, I, 974, n. 2.383).<br />

Manca in Atjiir Usd.<br />

(13) al-HàrìtJi b. Mudarrìs b. 'Ubayd b. Razàg (? Rizàh] al-Ansàri, Compagno del Profeta, fu uno di<br />

quelli presenti al giuramento sotto l'albero (bay'ah al-sagarah) di al-Hudaybijryah, e moiù<br />

ucciso alla battaglia di al-Qàdisiyyah nell' 'Ii'àq (Hagar, I, 594, n. 1480l.<br />

At_hir Usd, I, 348; Dzahabi Tagrid, I, 117, n. 1027.<br />

(14) al-Hubàb b. [al-]Gubayr, Compagno del Profeta, hai if o confederato dei banu Umayyah e padre di<br />

Urfutah, secondo alcuni mori durante l'assedio di aMà-if nell'8. a. H., secondo altri invece alla<br />

battaglia di al-Qàdisiyyah. Alcuni affermano che il nome di suo padre non fosse Gubayr, ma<br />

Habib (Hagar, I, 617-618, n. 1639).<br />

Athir Usd, I, 363, ignora la sua morte ad al-Qàdisiyyah.<br />

Dzahabi Tagrid, I, 122, n. 1081; Isti'àb, 136, n. 532.<br />

(15) Khàlld b. Isàf al-Guhanl, Compagno del Profeta, che fu presente a Uhud, nel 3. a. H., alla presa di Mak-<br />

kah, neir8. a. H., e si crede che morisse ucciso, o nella disfatta celebre del Ponte nell' 'Iraq, il 13. a. H.,<br />

o più tardi alla grande battaglia di al-Qàdisiyyah, nel 14. (sic) a. H .(Hagar, I, 823, n. 2132).<br />

Athir Usd, n, 84; Dzahabi Tagrid, I, 158, n. 1429.<br />

(16) Mihsan b. Wahwah b. al-AsIat b. Gusam b. Wà-il b. Zayd al-AnsàrI al-Awsi, Compagno del<br />

Profeta, secondo ibn al-Kalbi peri insieme con suo fratello Husayn nel pantano (gh ad ir) durante<br />

la battaglia di al-Qàdisiyyah : alcuni però mettono in dubbio che i due fratelli fossero Compagni<br />

del Profeta (Hagar, lU, 747, n. 1863).<br />

AtJiir Usd, rv, 309; Dzahabi Tagrid, I, 158, n. 594.<br />

(171 Nusayr b. al-'Anbas b. Zayd b. 'Amir b. Sawàd al-AnsàrI al-Zafari, Compagno del Profeta, presente<br />

a tutte le spedizioni militari di Maometto, fu ucciso alla battaglia del Ponte. Si dice fosse figlio<br />

di Paris al-Hawà' : un suo nipote fu ucciso ad al-Qàdisij-yah (Hagar, ITI, 1140, n. 8209).<br />

AtJiir Usd, V, 15; Dzahabi Tagrid, II, 113, n. 1189.<br />

(18) Qays b. Ka'b b. SaràhiI b. Ka'b b. Salàmàn b. Amir al-Nakha'i, fratello di Artà-ah (n. 8j e Compagno<br />

del Profeta, fu ucciso alla battaglia di al-Qàdisiyyah, reggendo lo .stendardo dato da Maometto<br />

(Hagar, III, 516, n. 1342).<br />

• Atliir Usd, I, .59; IV, 224; Dzahabi 'Tagrid, II, 20, n. 260.<br />

(19) Sa'd b. KhalTfah b. al-Asraf b. abl Khuzaymah b. "Tha'labah b. Tarìf b. al-Khazrag b. Sàldah<br />

al-Sà'ìdI al-AnsàrI, Compagno del Profeta, fu presente^ alla battaglia di Uhud e, secondo al-'Adawi,<br />

fu ucciso alla battaglia di al-Qàdisiyyah (Hagar, II, 145, n. 4039j.<br />

AtJiir Usd, n, 273; Dzahabi Tagrid, I, 228, n. 2116.<br />

(20) Sa'd b. 'Ubayd b. al-Nu'màn b. Qays b. 'Amr b. Zayd al-Ansàri, detto Sa'd al-Qàri, cfr. abu Zayd<br />

(21 i<br />

Suràqah<br />

Sa'd b. 'Ubayd, ecc., al n. 25.<br />

b. Amr b. Zayd b. Abdah b. Amir b. Adi b. Kab b. al-Khazrag b. al-Hàrith b. al-<br />

Khazrag al-Ansàri, secondo al-'Adawi fu un Compagno del Profeta che partecipò alla battaglia di<br />

Uhud ed alle spedizioni successive di Maometto, e peri combattendo ad al-Qàdisiyyah nell' 'Iraq<br />

(Hagar, U, 133, n. 4007).<br />

Manca in Athir Usd.<br />

(22j 'Uqbah b. ab! Qays Sayfl b. al-AsIat, Compagno del Profeta, ucciso alla battaglia di al-Qàdisiyyah<br />

(Hagar, II, 1169, n. 9975).<br />

Manca in A th i r Usd.<br />

689. 87


§ iiy. 16. 3.. H.<br />

16. a. H. i'23ì Zayd b. Ka'b b. Saràhll Ka'b b. Salàmàn b. 'Àmir al-Nakha'i, ucciso insieme con suo fratello<br />

IRAQ-PERSIA.<br />

- Anfial. (Athir Usd, I. 59, fil: II, 2.39i.<br />

Elenco dei Mu- Dzababi Tagi-id, I, '215, n. 1993.<br />

sulmani uccisi 24 Zayd b. Suràqah b. Ka'b b. 'Amr b. Abd ai-Uzza b. Khuzaymah [o Ghaziyyahj b. 'Amr b. Awf<br />

alla battaglia di b. Abd Awf b. Ghanm b. Màlik b. al-Naggàr al-Khazragi al-Naggàri, un Compagno del Pro-<br />

al-Qàdlsiyyah.] feta, il quale, secondo ibn Hagar, peri ucciso nella battaglia «del Ponte di abù 'Dbayd in al-<br />

« Qàdisiyj-ah > , espressione che confonde due avvenimenti distinti, ossia la funesta battaglia del<br />

Ponte nell'anno 13. a. H., e la grande vittoria di al-Qàdisi\-yah nel 16. a. H. ibn Hagar allude certamente<br />

a questo secondo avvenimento, perchè aggiunge che avvenne nel 15. a. H. (Hagar,<br />

n, 51, n. 2888).<br />

La stessa contusione fa anche ibn al-Athir, il quale dice che « fu ucciso nel giorno del Ponte<br />

« di al-Madà'in con Sa'd b. abi Waqqàs, quando comandava abù 'Ubayd b. Mas'ùd al-Thaqafi » [Sicf}<br />

(Athir Usd, II, 230-231 .<br />

E degno di nota che un grande cronista come ibn al-Athir abbia potuto mettere assieme tanti<br />

errori madornali in si poche parole. La confusione proviene però da ibu 'Abd al-barr icfr. Isti 'ab,<br />

194, n. 736).<br />

Dzahabi Tagrid, I, 213, n. 1967, dice che perì alla battaglia del Ponte fcfr. 13. a. H.,<br />

§ 19u. n. 36).<br />

(25j abu Zayd Sad b. Ubayd b. al-Nu'màn b. Qays b. Amr b. Zayd b. Umayyah b. Zayd al-.Ansàri<br />

al-Awsi detto anche Sad al-Qàri [ossia della tribii dei banù Qàrah, e non lettore], {a) dioesi "fosse<br />

un Compagno del Profeta, e Musa b. 'Uqbah [f 141. a. H.] lo pone nel novero di quelli che si<br />

batterono a Badr. Secondo ibn Numayr, egli fu ucciso alla battaglia di al-Qàdisiyyah, nell'anno<br />

16. a. H. Si narra anzi che egli si battesse anche alla celebre battaglia del Ponte, nella quale i Musulmani<br />

furono disfatti, e si vuole che fosse uno di quelli che si diedero alla fuga. Vergognoso<br />

di questo, alla battaglia di al-Qàdisiyyah diede prova di grande valore, e rivolgendosi ai compagni<br />

gridò ad essi : « Noi dobbiamo morire martiri in questa giornata, e non avremo altri panni mor-<br />

«tuari al di fuori dei vestiti, nei quali ci troviamo!». La sua predizione si avverò ed egli mori<br />

nella mischia (Hagar, H, 157-158, n. 4069: 199, n. 5063i.<br />

ib] Secondo la scuola tradizionistica di al-Kiìfah, egli fu uno di quelli che raccolsero il Quran<br />

(gama'a al-Qur-àni mentre viveva ancora il Profeta. Fu presente a tutte le spedizioni di<br />

Maometto. Suo figlio 'Umayr b. Sa'd fu luogotenente del Califfo 'Umar in una regione della Siria.<br />

Quando egli morì ad al-Qàdisiyyah nel 16. H., aveva 64 anni: ai tempi di ibn Sa'd la sua famiglia<br />

era estinta (Sa ad, ITE, parte ET, pag. 30, lin. 1-8; cfr. Gawzi, fol. 33,r.i.<br />

(e) Secondo una tradizione (Haggàg b. Muhammad, da Su'bah, da Qays b. Muslim, da 'Abd alrahmàn<br />

b. abi Laylal Sa'd b. 'Ubaj-d era uno dei Musulmani che fuggirono alla battaglia del<br />

Ponte, quando rimase ucciso abù 'Ubayd al-'rhaqafi : ritornato<br />

a Madinah, il Califfo 'Umar gli<br />

propose di recarsi in Siria, perchè ivi i Musulmani erano molto indeboliti ed il nemico aveva<br />

ripreso le armi contro di loro. «Li forse tu potresti lavare da te l'atto vergognoso (?al-hu-<br />

«nayhah o circostanza avversa, secondo il Glossarium Tabarianense) ». Egli però si lifiutò di<br />

andare in Siria: «No!», egli disse, «andrò solo nel paese dal quale fuggii, e contro il nemico<br />

« che mi fece quello che mi fece! », e andò ad al-Qadisiyyah e vi trovò la morte fSaad, HI, parte II,<br />

pag. 30, lin. 8-151.<br />

(d) (Muhammad b. 'Abdallah al-Asadi, da Sufyàn, da Qays b. Muslim, da 'Abd al-rahmàn b. abi<br />

Layla). Alla vigilia di al-Qàdisiyyah Sa'd b. Tfbayd disse ai suoi: «Domani ci battiamo con il<br />

«nemico, ed io sarò tra gli uccisi: non mi lavate il sangue e seppellitemi avvolto nei soli vestiti<br />

«che porto» iSaad, III, II, pag. .30, lin. 16-19 1.<br />

At_hir Usd, II, 3là; Isti 'ab, 565, n. 2337; Dzahabi Tagrid, 1, 232, n. 2154.<br />

Fu padre di 'Umayr b. Sa'd al-Zàhid, il governatore di Hims a nome di 'Umar (Dzahabi<br />

Paris, I, fol. 128,r.i.<br />

(26) Zuhayr b. al-Mufaddal b. Awf b. Umayr b. Kalb b. DzuhI b. Sayyàr b. Wàliyyah b. al-Dùl<br />

b. Sad Manàt b. Amir, nacque ai tempi del Profeta, ma non fu suo Compagno, e peri alla bat-<br />

taglia di al-Qàdisiyvah nell' 'Iraq Hagar, II. 81, n. 2981 1.<br />

Manca in Athir Usd. Sul nome al-Dùl cfr. Must ab ih, 206. lin. 7, e Li san al-'Arab<br />

s. V. dvvl.<br />

(27) Noteremo in fine i nomi dei quattro figli di al-Khansà-, 'Amr, Hazn, Mu'àwiyah e Yazld banù<br />

Mirdàs b. abi 'Àmir (di cui al § 1021 periti alla battaglia di al-Qàdisiyyah. Cfr. Diwàn al-<br />

Khansà-, Targawah, pag. 21; Isti 'ab, pag. 742.<br />

690.


16. a. H. § 119.<br />

ARABIA-PERSIA. — La terza campagna persiana : riepilogo critico<br />

delle tradizioni sugli avvenimenti in Persia dal disastro del Ponte alla<br />

vittoria di al-Qàdisiyyah.<br />

§ 119. — È giunto oramai il momento di riprendere l'esame sintetico<br />

dell'espansione araba verso oriente, e descrivere il processo per cui alfine<br />

eli Arabi riuscirono ad infi-ansrere la barriera sassanida ed inondare vit-<br />

toriosamente le più ricche provincie dell'impero persiano.<br />

Nella nostra ultima sintesi (cfi-. 13. a. H., §§ 191-194) noi lasciammo<br />

gli Arabi superstiti alla strage del Ponte, turbati e decimati sulla riva<br />

occidentale dell'Eufrate, sotto gii ordini del prode al-Mut_hanna b. Hàritbah,<br />

il solo capitano di valore che fosse sopravvissuto al disastro e colui il quale,<br />

per la sua condotta in quel terribile frangente, più di ogni altro erasi rivelato<br />

uomo coraggioso ed abile condottiero; egli era stato il solo che avesse saputo<br />

distrigare sé ed i suoi da una posizione pressoché disperata. Noi conve-<br />

niamo pienamente con il Muir e con il Mùller nel ritenere che la tradi-<br />

zione musulmana, mirando a glorificare i veri e genuini Compagni del<br />

Profeta, ha parzialmente trascurato questa bella figura d'arabo, uomo forse<br />

di vero valore, non semplice capo di predoni, ma guerriero e capitano, il<br />

quale, se fosse più a lungo vissuto, avrebbe forse rivelato qualità esimie<br />

di comandante di eserciti. Nella prima campagna persiana egli quasi scom-<br />

pare dinanzi a Khàlid b. al-Walìd, il beniamino della tradizione. Nella<br />

seconda campagna l'attenzione dei tradizionisti è tutta attratta dallo scia-<br />

gurato abù 'Ubayd al-Thaqafi, capitano mandato da Madìnah, quale vit-<br />

tima maggiore del disastro. Quando veniamo alla terza campagna, o me-<br />

glio ai primordi della medesima, presentasi a lato di al-Muthanna un altro<br />

beniamino della tradizione, Ó-arìr b. Abdallah al-Bagali, che offusca il<br />

figlio di Hàrithah :<br />

e quando, infine, compare Sa'd b. abì Waqqàs alla vi-<br />

gilia di al-Qàdisiyyah, al-Muthanna non é più.<br />

Da siffatte circostanze fortuite è risultato che la figura del prode capo<br />

Bakrita non emerge come meriterebbe dal contesto della tradizione, tal-<br />

volta molto tendenziosa, dei nostri cronisti. Devesi però convenire che fin<br />

dal tempo di Maometto al-Muthanna fu senza dubbio l'anima di tutto il<br />

movimento d'espansione araba verso la Persia. Senza il suo intervento,<br />

senza la sua attiva iiTequieta cooperazione, non v'é dubbio che lo stato di<br />

Madinah avrebbe rivolto i suoi pensieri e le sue armi alla sola Siria, e,<br />

dopo terminata tale impresa, allora soltanto si sarebbe gettato sulla Persia.<br />

Invece la presenza di al-Muthanna sul confine del Sawàd allargò il moto<br />

espansivo <strong>dell'Islam</strong> militare in modo perfino intempestivo: è opera esclu-<br />

siva di al-Muthanna se lo stato di Madinah fo trascinato in un conflitto<br />

691.<br />

16. a. H.<br />

[ARABIA-PERSIA.<br />

- La terza campagna<br />

persiana:<br />

riepìlogo critico<br />

delle tradizioni<br />

sugli avvenimen-<br />

ti in Persia dal<br />

disastro del Pon-<br />

te alla vittoria di<br />

?I-Qàdisiyyah.]


16. a. H<br />

[ARABIA-PERSIA.<br />

- La terza campagna<br />

persiana:<br />

riepilogo critico<br />

delle tradizioni<br />

sugli avvenimen-<br />

ti in Persia dal<br />

disastro del Pon-<br />

te alla vittoria di<br />

al-Qàdisiyyah.ì<br />

119, 120. 16. a. H.<br />

mortale con la Persia quasi allo stesso tempo in cui si cimentava in una<br />

lotta d'egual genere con V impero di Bisanzio. Nel nostro studio sulla cro-<br />

nologia di al-Qàdisiyyah (cfr. § 2) ponemmo in rilievo le difficoltà, gravis-<br />

sime generate da siffatto stato di cose, e il modo come il Califfo 'Umar<br />

tentò di accomodare lo svolgimento delle due campagne — quella contro<br />

Bisanzio e quella contro la Persia — di guisa che le esigenze dell'una non<br />

inceppassero il compimento dell'altra.<br />

§ 120. — Grià vivente Maometto, al-Muthanna, alla testa dei suoi Bakr<br />

b. Wà'il, aveva iniziato ardite incursioni entro il confine persiano : quando<br />

sorse improvvisamente la potenza militare di Madinah con il trionfo sui<br />

Hanifah ad al-Yamàmah, al-Muthauna, pagano, stese la mano a Klialid b.<br />

al-Walìd e propose al grande condottiero qurasita l'invasione del Sawàd di<br />

al-Hìi-ali. La prima campagna persiana nel 12. H. fii ispirata e consigliata<br />

da al-Muthanna : egli guidò Khàlid nella sua incursione e lo accompagnò<br />

poi fino al limite estremo del paese battuto dalle schiere Bakrite. Quando<br />

Khàlid si spinse in regioni ancor piri lontane e intraprese la grande av-<br />

ventura del viaggio in Siria (cfr. 12. a. H., §§ 392-427) alla vigilia di<br />

Agnàdaj-n, al-Muthanna rimase solo nel Sawàd di al-Hìrah, solo ed indi-<br />

pendente da Madinah, a cui la sua soggezione—se ammessa— era pura-<br />

mente nominale. Egli però comandava ad una parte sola dei Bakr b. Wà-il:<br />

le sue forze militari erano limitate e poco numerose :<br />

abbandonato<br />

da<br />

Khàlid b. al-Walid. egli potè soltanto riprendere la posizione anteriore di<br />

capo predone e far razzie in territorio persiano, senza realmente occupare<br />

e tenere soggetto verun territorio sassanida. Quando contro di lui si armarono<br />

ora le milizie regolari persiane, al-Muthanna tornò, forse per ra-<br />

gioni d'opportunismo, a riconoscere l'autorità d'uno stato che, partito<br />

Khàlid b. al-Walìd, aveva cessato di tenere in considerazione. Le ragioni<br />

di tale condotta erano evidenti: nessuna tribù dell'oriente arabo erasi<br />

unita ad al-Muthanna, perchè non direttamente appoggiato dallo stato di<br />

Madinah. al-Muthanna non era un generale musulmano inviato da Ma-<br />

dinah, ma un capo tribù come tanti altri sul confine, e nessuno di questi<br />

poteva, nella sua arabica fierezza, accondiscendere a porsi agli ordini di<br />

un collega e rivale.<br />

Egli dunque si rivolse a Madinah per la seconda volta, atteggiandosi<br />

a campione <strong>dell'Islam</strong>, di cui forse appena conosceva il nome, e spiegò<br />

che con i soli Bakr b. Wà-il nulla poteva contro i Persiani, mentre la<br />

debolezza intrinseca di questi prometteva i più lusinghieri successi, se gli<br />

aggressori avessero adoprato forze più considerevoli. Come le sue prime<br />

premme nel 12. H. ebbero per immediato eftetto la venuta in al-Hirah di<br />

692.


16. a. H. § 120.<br />

Khàlid b. al-Walid, così di poi nel 13. H. le nuove proposte portarono al-<br />

l' infelice spedizione di abù 'Ubayd al-Thaqafi ed alla catastrofe del Ponte,<br />

poc'anzi da noi narrata (cfi-. 13. a. H., §§ 144 e segg.).<br />

Vedemmo già come il valore del capo Bakrita e la sua conoscenza<br />

dei luoghi fossero di valido aiuto agii Arabi nel momento del massimo<br />

pericolo : fu merito di al-Mutlianna se i resti dell'esercito sconfitto rivar-<br />

carono il fiume e si misero in salvo svJla riva occidentale, nei pressi di<br />

Ullays. Divenuto di nuovo capo degli Arabi sul confine per la morte del<br />

comandante musulmano, al-MutJianna si trovò in una posizione assai difficile<br />

e penosa, perchè abbandonato da tutti gli Arabi non Bakriti; ma<br />

egli si rivelò anche pari al suo compito: nella dolorosa confusione del di-<br />

sastro si affermò capitano valente ed attivo: pare indubitato ch'egli ricon-<br />

dusse i resti pur meschini delle schiere sconfitte sulla riva araba, dove,<br />

grazie alla sua energia, potè assumere tale un contegno minaccioso che i<br />

Persiani, sebbene vittoriosi, non osarono varcare subito 1' Eufrate ed incal-<br />

zare i vinti.<br />

La scuola madinese tace sulle ragioni per cui i Persiani non trassero<br />

vantaggi maggiori dalla vittoria: tale onesto silenzio ci rivela che gii<br />

Arabi del tempo ignorassero realmente i motivi della condotta pusillanime<br />

dei Sassanidi. Non così la scuola tradizionistica iraqense, che spiega<br />

l'inazione persiana con lo scoppio di nuovi torbidi per la successione al<br />

trono di Ctesifonte. Quanto sia di vero in questa notizia non possiamo dire:<br />

i particolari degli eventi di Ctesifonte forniti da Sayf sono tutti cronolo-<br />

gicamente errati ed appartengono — se parzialmente veri — ad un periodo<br />

di parecchi anni anteriore, cioè al caos politico tra la morte di Sii'wayh e la<br />

accessione al trono di Yazdagird. Siccome però l'inazione persiana rispetto<br />

agli Arabi dopo la battaglia del Ponte dui'ò circa un anno, non è da esclu-<br />

dersi che nelle tradizioni di Sayf si asconda forse qualche elemento di<br />

vero, vale a dire che, pur regnando Yazdagird, fossero di nuovo scoppiati<br />

torbidi interni, i quali trattenessero il re, o meglio il suo grande luogote-<br />

nente Rustam, dallo spiegare tutta la voluta energia nel punire gì' inva-<br />

sori arabi.<br />

Il fatto sta, accertato e sicuro, che i Persiani, sebbene vinta la bat-<br />

taglia, trattenuti in parte dal contegno fiero di al-MutJianna, non osarono<br />

varcare il fiume dinanzi alle posizioni degli Arabi, e che prima di ripren-<br />

dere la offensiva durarono circa un anno, in apparenza inoperosi ed immo-<br />

bili: non sappiamo che cosa facessero, né i motivi della loro inazione. Perciò<br />

gli Arabi, rimasti con al-Muthanna nel già principato di al-Hirah, seppure<br />

poco numerosi, poterono, appena riavutisi dalle conseguenze immediate<br />

693.<br />

16. a. H.<br />

[ARABIA-PERSIA.<br />

- La terza campagna<br />

persiana:<br />

riepilogo critico<br />

delle tradizioni<br />

sugli avvenimen-<br />

ti In Persia dal<br />

disastro del Pon-<br />

te alla vittoria di<br />

a'-Qàdisiyyah.]


16. a. H.<br />

[ARABIA-PERSIA.<br />

- La terza cam-<br />

pagna persiana:<br />

riepilogo critico<br />

delle tradizioni<br />

sugli avvenimen-<br />

ti in Persia dal<br />

disastro del Pon-<br />

te alla vittoria di<br />

al-Qàdisiyyah.]<br />

120, 121. 16. a. H.<br />

morali e materiali del disastro, riprendere la vita brigantesca di prima e<br />

rinnovare le spedizioni predatorie a danno dei contadini del Sawàd, pren-<br />

dendo specialmente di mira quelli che non avevano ancora pagato inden-<br />

nità di guerra. In altre parole si ritornò incirca alle condizioni esistenti<br />

avanti la comparsa di Khàlid b. al-Walid nella prima metà del 12. H.,<br />

con la notevole differenza però che il confine arabo oramai comprendeva<br />

di fatto anche i dintorni di al-Hìrah. È bene tuttavia intendersi: non si<br />

può dire che la città né il territorio facesse parte del dominio musulmano:<br />

al-Hìrah con il pagamento di un'indennità di guerra aveva ottenuto da<br />

Khàlid la sicurezza nella vita e nei beni dei suoi abitanti: forse il patto<br />

concluso nel 12. H. con il -rappresentante di Madinah fu rinnovato o con<br />

abù 'Ubayd al-Thaqafi, o con il capo Bakrita. La città però continuava<br />

sempre a considerarsi suddita dell'impero sassanida: l'indennità garantiva<br />

una sicurezza, ma non implicava alcun concetto di dedizione politica, o<br />

mutamento di governo.<br />

§ 121. — Non risulta chiaro e sicuro dalle tradizioni quante fossero<br />

le razzie di al-Muthanna e fin dove si spingessero, perchè le notizie sono<br />

confuse e troviamo gettate insieme memorie di annate molto diverse e<br />

distanti l'una dall'altra. Siamo indotti a credere che le razzie non fossero<br />

in realtà tanto estese e meravigliose quanto ce le raffigurano le tradizioni.<br />

Gli Arabi, è bene rammentarlo ancora, erano ben poco numerosi: le aggressioni<br />

contro la Persia furono in quel momento opera esclusiva dei Bakr<br />

b. Wà-il, ai quali le altre tribù, di propria iniziativa, per insita gelosia,<br />

non avevano verun desiderio di unirsi: la prova più evidente ne è il fatto<br />

che al-Muthanna, appena i Sassanidi venivano alla riscossa, si trovava<br />

impari alla lotta e doveva volgersi a Madinah per soccorsi. Se le tribù cir-<br />

costanti gli avessero corrisposto con qualche slancio, è certo che al-Mu-<br />

thanna non si sarebbe rivolto a Madinah, ma avrebbe assunto un contegno<br />

più indipendente. Di più al-Muthanna non era il capo di tutti i Bakr b.<br />

Wà-il, ma sì bene solo d'una fi-azione, forse ben piccola. Sappiamo che<br />

altri Bakr b. Wà-il, sotto altri capi, indipendentemente da lui, razziavano<br />

nei pressi di al-Basrah (cfi-. 12. a. H., § 155; 14. a. H., § 70), mentre altre<br />

tribù della medesima stirpe si battevano forse ancora con i Musulmani<br />

nel Bahrayn contro l'Islam (cfr. 12. a. H., §§ 45, 61, 175). Dunque, am-<br />

messe le perdite subite durante le campagne passate e le inevitabili diser-<br />

zioni, non credo sicuro ammettere che fossero radunati con al-Muthanna<br />

molto più di 1000 o 2000 uomini (cfr. 12. a. H., §§ 164, 235). Con questo<br />

esigue forze, dopo la terribile lezione del Ponte non è verosimile che<br />

l'accorto al-MutJianna osasse avventurarsi in rischiose avventure nella pia-<br />

694.


16. a. H. §§ 121, 12-2.<br />

mira trans-eufi-atica, ed a me pare che tutto porta a ritenere non avere al-<br />

Mutlianna più varcato l'Eufrate dopo il grande rovescio del 13. H.<br />

In Madinah intanto la lugubre notizia venuta dall' 'Iraq aveva susci-<br />

tato una forte reazione, un senso, se pur temporaneo, non meno vivo di<br />

disgusto per avventure verso oriente, mentre le notizie che venivano dalla<br />

Siria, notizie liete di sempre nuove vittorie e conquiste, vi attiravano<br />

potentemente gli animi. Abbiam visto come sul finire del 13. H. gli Arabi<br />

vincessero a Baysàn-Fihl, a Marg al-Suffar, e come ai primi del 14. H. avesse<br />

principio la grande lotta per il possesso di Damasco (cfr. 13. a. H., §§ 202<br />

e segg.; 14. a. H., §§ 96 e segg.). Non v'è ragione perciò di maravigliarsi<br />

se i governanti in Madinah abbandonassero la Persia, e perciò anche al-Mu-<br />

thanna con i suoi Bakriti, interamente a loro stessi. Per un anno, dice<br />

esplicitamente la tradizione, il Califfo 'Umar non volle più saperne della<br />

Persia (cfr. 13. a. H., § 167): ciò significa che dm-ante tutta l'estate che<br />

segui la disfatta del Ponte, ossia dal Ramadàn del 13. H. alla metà circa<br />

del 14. H. nulla più si fece contro i Persiani dal governo di Madinah.<br />

Nel Ragab del 14. H., ossia alla fine dell'estate del 635 È. V., cadeva<br />

alfine Damasco nelle mani degli Arabi, e la Siria sembrava alla mercè<br />

completa degl'invasori. Si offerse allora l'opportunità e l'agio di riprendere<br />

le ostilità contrc il confine persiano, e sul finire dell'estate del 635 È. V.<br />

(circa Sa'bàn del 14. H.), abbiamo notizia dell'invio d'una turba di Arabi<br />

yamaniti sotto Grarìr b. 'Abdallah al-Bagali contro il confine persiano e<br />

d'una ripresa di ostilità contro i Sassanidi per effetto, a quanto sembra,<br />

di rinnovate richieste e suggerimenti di al-Muthanna.<br />

§ 122. — Se interpretiamo correttamente le tradizioni, parrebbe che<br />

nel periodo che seguì la battaglia del Ponte, ed in particolar modo du-<br />

rante l'estate del 635 a. È. V., l'attività di al-MutJianna diminuisse di molto;<br />

dobbiamo cioè arguire che egli abbandonasse molti vantaggi ottenuti e<br />

che si ritraesse dal già principato di al-Hii-ah. La spiegazione naturale di<br />

siffatto contegno va cercata nel senso di scoramento che invase forse<br />

l'animo del prode al-Muthanna, il quale, già in malferma salute per ferite<br />

ricevvxte e non mai guarite, si vedeva anche privo di mezzi per aggredire<br />

il nemico secolare della sua razza, abbandonato tanto da Madinah<br />

quanto dagli Arabi del confine.<br />

Tutto questo periodo è sommamente oscuro: non si comprende che<br />

cosa facesse al-Muthanna, che politica seguissero i Persiani, quale contegno<br />

assumesse il governo di Madinah verso le aspirazioni conquistatrici o de-<br />

]>redatrici di al-Muthanna, ed infine quale significato reale abbia la tanto<br />

descritta e decantata comparsa nel Sawàd di Graru- b. Abdallah al-Bagali<br />

695.<br />

16. a. H.<br />

[ARABIA- PERSfA.<br />

- La terza campagna<br />

persiana:<br />

riepilogo critico<br />

delle tradizioni<br />

sugli avvenimen-<br />

ti in 'Persia dal<br />

disastro del Pon-<br />

te alla vittoria di<br />

al-Qàdisiyyah.]


16. a. H.<br />

ARABIA-PERSIA.<br />

- La terza cam-<br />

pagna persiana:<br />

riepìlogo critico<br />

delle tradizioni<br />

sugli avvenimen-<br />

ti in Persia dal<br />

disastro del Pon-<br />

te alla vittoria di<br />

al-Qàdisiyyah.]<br />

g§ 122, 123. 16. a. H.<br />

e dei Yamaniti, e la pretesa cessione preventiva o promessa di una parte<br />

tutta speciale del bottino a favore dei medesimi, affinchè, vincendo la loro<br />

ripugnanza, si recassero nell' 'Iraq j)iuttosto che in Siria (cfì\ 14. a. H., §§ 4<br />

e segg.). L'andata nel Sawàd dei Bagìlah sotto (iarir è un fatto storico,<br />

ma non è chiaro se i Bagìlah vi si recassero per ordine di Madinah, op-<br />

pure per moto spontaneo. La tradizione è esplicita: i Bagìlah volevano<br />

andare in Siria; il Califfo li pregò di andare nell' 'Iraq per aiutare al-Mu-<br />

thanna; i primi acconsentirono solo quando 'Umar cede a loro, in via<br />

straordinaria, una parte molto considerevole del bottino che si sarebbe<br />

conquistato.<br />

Tale trattamento di favore è già in sé affermazione sospetta, perchè sa-<br />

rebbe stata una violazione delle consuetudini del Profeta: la concessione, se<br />

storicamente vera, era di grandissimo valore, eppure i Bagìlah dopo qualche<br />

anno del godimento di essa vi rinunziarono, come vedremo, per la misera<br />

.somma di ottanta dìnàr — poco più di un migliaio di lire italiane. — La<br />

sproporzione enorme tra la cosa ceduta ed il compenso desta i più leciti<br />

sospetti, aggravati dal fatto che la tradizione non li rileva e non li spiega.<br />

Infine il conflitto che scoppiò tra Grarir ed al-Muthanna per la precedenza nel<br />

comando (cfr. 14. a. H., § 11) rivela, nelle attribuzioni di Grarir, una grande<br />

vaghezza incompatibile con le funzioni di generale mandato dal Califfo a<br />

invadere territorio nemico con altri comandanti d'armati. Parrebbe quindi<br />

più sicuro il concludere aver l'andata di Grarir b. 'Abdallah un significato<br />

più modesto e ristretto di quello attribuitole dalla tradizione: essere egli<br />

cioè un avventuriere j^amanita, solo nominalmente dipendente da Madinah,<br />

e che si recò in al-Hìrah senza un vero mandato ufficiale conferitogli dal<br />

successore del Profeta. Nel compenso degli ottanta dìnàr annidasi di certo<br />

qualche equivoco della tradizione, sul quale panni inutile insistere di so-<br />

verchio in questo punto, dacché sarà argomento di novello esame in altro<br />

luogo, quando cioè studieremo tutta la politica di 'Umar. Vedremo allora<br />

come molte buone ragioni avvalorino i nostri sospetti, e come la pretesa<br />

cessione d'una parte straordinaria del bottino fosse in realtà un'appropria-<br />

zione indebita dei Bagìlah, transatta poi ed accomodata in via amichevole<br />

dal Califfo tre anni dopo al-Qàdisiyyah, ossia verso il 19. o 20. H. Garìr<br />

dunque probabilmente venne nel Sawàd senza attribuzioni ben definite, e<br />

qual semplice avventuriere.<br />

§ 123. — Le tradizioni vaghe ed incomplete sulla battaglia di al-Bu-<br />

Avayb, che fu combattuta un anno dopo quella del Ponte, ci rivelano im-<br />

provvisamente due fatti, sui precedenti dei quali i ragguagli stessi del com-<br />

battimento non porgono verun lume. Un esercito persiano aveva varcato<br />

696.


16. a. H. § l'23.<br />

l'Eufrate e ripreso possesso del già principato di al-Hirah senza colpo ferire,<br />

costringendo al-Muthanna a ritirarsi fino al limitare del deserto. Dobbiamo<br />

perciò di necessità arguire che per un certo tempo dopo la vittoria otte-<br />

nuta sugli Arabi al Ponte, i Persiani non stimassero conveniente seguire i<br />

vinti sull'altra riva: pare che lasciassero passare tutto l'inverno del 13.-<br />

14. a. H. = 634-635 a. È. V., senza dare segni di vita ed infine nel corso<br />

dell'estate del 14. H. = 635 a. È. V., quando le acque son basse e le vie<br />

melmose della Babilonide s' induriscono sotto i raggi ardenti del sole, faci-<br />

litando i trasporti ed i movimenti di eserciti, avanzassero verso occidente<br />

e rioccupassero il territorio di al-Hirah. Nessuno si oppose alla loro avan-<br />

zata. al-Muthanna non aveva mezzi per contrastare alle schiere aumentate<br />

dei Sassanidi, né tentò quindi veruna resistenza : ignorasi però se egli si<br />

ritirasse davanti al nemico, oppure abbandonasse al-Hirah anche prima<br />

dell'arrivo dei Persiani; ignorasi altresì se la venuta di Gfarir b. 'Abdallah<br />

e dei Bagilah avvenisse al momento preciso in cui i Persiani entravano in<br />

al-Hirah. oppure se gli Arabi tornassero a cimentarsi con i Sassanidi pa-<br />

recchio tempo dopo che questi avevan rioccupato l'antico regno dei prin-<br />

cipi Lakhmiti.<br />

Sono questi problemi di minore importanza, cui possiamo anche sor-<br />

volare insoluti, e veniamo ai fatti principali. A un dato momento, i Ba-<br />

gilah sotto Grarii" ed i Bakr b. Wà*il sotto al-Muthanna si trovarono, o<br />

fortuitamente o per volontà di 'limar, accozzati insieme dinanzi ai Per-<br />

siani, e l'esito della campagna fii messo un momento in forse dal sorgere<br />

improvviso d'un conflitto per questioni di comando tra i due capi arabi,<br />

ambedue egualmente insofferenti dell'autorità l'uno dell'altro. Ma non era<br />

né il luogo, né l' occasione più conveniente per simili conflitti : di fronte<br />

agli Arabi stava in armi il nemico, minaccioso e pronto a battersi : il<br />

compito degli Arabi era chiaro ed evidente, ossia espellere le schiere del<br />

generale Mihràn da al-Hìrah e dai dintorni e ristabilire di nuovo come<br />

confine il corso, veloce dell' Evifi-ate. I due capi misero momentaneamente<br />

a tacere i piccoli conflitti personali: insieme uscirono dal deserto ed àvan- ,<br />

zarono su al-Hirah : Mihi'àn mosse loro incontro, ed Arabi e Persiani ven-<br />

nero tra loro alle mani in al-Buwayb, un sito al sud di al-Hirah, nelle<br />

vicinanze immediate della città nel Ramadàn 14. H. = ottobre-novembre<br />

a. 635 È. V.<br />

Nelle fonti la mischia tra Arabi e Persiani è descritta come una vera<br />

e grande battaglia, con considerevole esagerazione: é bene ripetere che i<br />

Bakr b. Wà'il non erano molto numerosi, forse appena 1000 o 2000 uo-<br />

mini: i Bagilah, venuti da lontano, potevano difficilmente eguagliare in<br />

mi. 88<br />

16. a. H.<br />

ARABIA-PERSIA.<br />

- La terza campagna<br />

persiana:<br />

riepilogo critico<br />

delle tradizioni<br />

sugli avvenimen-<br />

ti in Persia dal<br />

disastro del Pon-<br />

te alla vittoria di<br />

al-Qàdisìyyah.]


16. a. H.<br />

[ARABIA-PERSIA.<br />

- La terza campagna<br />

persiana;<br />

riepilogo critico<br />

delle tradizioni<br />

sugli avvenimen-<br />

ti in Persia dal<br />

disastro del Pon-<br />

te alla vittoria di<br />

al-Qàdisiyyah.;<br />

§§ 123, 124. 16. a. H.<br />

numero i Bakr. — secondo una fonte erano soli 700 uomini; ctr. 14. a. H.,<br />

vj () 6 — per modo che se calcoliamo gli Arabi a circa due o tremila uomini,<br />

non crediamo d'essere lontani dal vero. La tradizione stessa ammette che<br />

i Persiani contassero soltanto 12,000 uomini fcfr. 14. a. H., § 13) — nu-<br />

mero forse già molto esagerato — sicché debbono essere stati molto di<br />

meno. La cosiddetta battaglia di al-Buwayb fu in realtà un evento d'ordine<br />

secondario, sebbene accanitamente combattuta, in cui forse, stante la spro-<br />

porzione numerica, gli Arabi incontrarono molte difficoltà e ad un istante<br />

rischiarono di essere battuti: alfine però vinsero e inflissero tale una lezione<br />

ai Sassanidi, che questi abbandonarono per la seconda volta il distretto<br />

di al-Hìrah, lasciando sul campo anche il loro comandante generale. La<br />

sua testa, staccata dal busto, fu barbaricamente conficcata sulla punta di<br />

una lancia e menata in trionfo dai vincitori. Questi erano ancora i guer-<br />

rieri paganamente feroci dell'evo antico (cfr. 16. a. H., §§ 93-94).<br />

§ 124. — Nonostante le solite esagerazioni, le memorie della giornata<br />

di al-Buwayb sembrano indicare abbastanza chiaramente aver gli Arabi<br />

pagato caro il felice successo, una conseguenza forse del loro scarso nu-<br />

mero. Infatti, sebbene i Persiani sconfitti sgombrassero di nuovo la regione<br />

di al-Hìrah, gli Arabi fiaccati dalle perdite subite e scissi tra loro per il<br />

dissidio dei capi, al-Muthanna e Grarir, nulla più poterono fare; e dal si-<br />

lenzio delle fonti par si possa dedurre che non si curarono nemmeno di<br />

rioccupare il già principato di al-Hirah. Risulta da tutti gl'indizi che si<br />

contentassero di rimanere nella vicinanza sicura del deserto. Da ciò quindi<br />

una novella sosta, durante la quale gli Arabi possono aver compiuto qual-<br />

cuna delle solite razzie depredatrici nella regione lungo la sponda occidentale<br />

dell''Eufì-ate ; ma gl'incidenti guerreschi, se avvennero, furono fatti<br />

di poca o niuna importanza, tentativi isolati privi tra loro di qualsiasi<br />

nesso organico, e nei quali molto probabilmente la regione al di là del-<br />

l'Eufrate, tra questo fiume e il Tigri, non fu esposta a veruna diretta<br />

minaccia.<br />

Passò così un anno intero, dal Ramadàn 14. H. (data approssimativa<br />

della battaglia di al-Buwayb) all'autunno 15. H. l'equivalente airautunno<br />

del 636 È. V.), anno scevro di eventi di alcuna importanza nell'Iraq. E<br />

possibile che o Grarir, o al-Muthanna mandassero lettere e messaggi a Ma-<br />

dinah, chiedendo l'invio di altri rinforzi e perorando una iniziativa più<br />

energica con mezzi potenti; ma in quel fi^attempo, proprio sul finire del-<br />

l'anno 14. H. ed ai primi del 15. H. (dicembre 635-marzo 636 dell'È. V.)<br />

era già in moto il grande esercito greco che doveva espellere gli Arabi<br />

dalla Siria, e le schiere di Khàlid b. al-Walid e dei suoi colleghi, sparse<br />

C98.


16. a. IT. §§ 124, 125.<br />

nel paese, erano costrette a l'ipiegarsi con sollecitudine più prudente che<br />

decorosa dai centri abitati verso il deserto. Se quindi vennero dall' Iraq<br />

domande di rinforzi, il Califfo 'Umar in Madìnah non ne potè tener verun<br />

conto. Come già si disse, tutti i suoi pensieri, tutti i suoi mezzi dovevano<br />

convergere in Siria per venire in aiuto ai capitani nella Trans-Giordanica,<br />

dove sembrò un momento che un novello disastro fosse per minacciare le<br />

armi musulmane. Alfine però nell'agosto del 636, ossia nel Ragab 16. H.,<br />

gli Arabi sotto Khàlid b. al-Walid ed abù 'Ubaydah b. al-Grarràh vince-<br />

vano la grande battaglia del Yarmùk e distruggevano l'ultimo esercito<br />

di Eraclio. Da questa parte dunque era scomparso ogni pericolo, ed 'Umar,<br />

libero di nuovo nei suoi movimenti, poteva rivolgere i suoi pensieri al<br />

confine orientale.<br />

al-Muthanna, mentre le sorti, delle armi in Siria non erano ancora<br />

decise, aveva forse già scritto al Califfo, informandolo delle novità di<br />

Ctesifonte. Il capo bakrita doveva essere senza dubbio a giorno dei di-<br />

segni della corte sassanida, dove alfine era prevalso il concetto di agire<br />

con grande energia 'contro gli Arabi. al-Muthanna potè annunziare che<br />

il re di Persia ed i suoi consiglieri avevan deciso di riunire forze tanto<br />

considerevoli da espellere definitivamente e con sicurezza di buon esito<br />

i molesti invasori del già principato Lakhmita. L'esercito sassanida, com-<br />

posto di milizie mandate dai vassalli di tutte le parti dell' impero, era<br />

affidato alla direzione del generale Rustam, l'uomo forse più potente dopo<br />

il sovrano, anzi il tutore vero del giovane ed inesperto principe, come<br />

colui al quale Yazdagird doveva principalmente la sua elezione.<br />

§ 125. — La riunione di tante schiere contro gii Arabi fa supporre che<br />

soltanto ora fossero definitivamente terminati in Persia tutti i dissidi interni<br />

e che ora, per la prima volta, dal 628 in poi, l'impero sassanida si trovasse<br />

di nuovo riunito e concorde sotto un solo scettro. Vinti tutti i pretendenti,<br />

represse tutte le insurrezioni, al re non rimaneva più che un solo compito,<br />

cacciare cioè quei nemici esterni che avevano osato occupare ben due volte<br />

uno stato vassallo dell' impero, di sommo rilievo per il tranquillo possesso<br />

della valle Tigro-Eufratica: al-Hirah poteva considerarsi come la porta del<br />

deserto per la quale era possibile penetrare nel cuore dei più ricchi posse-<br />

dimenti sassanidi: nessun altro punto della frontiera occidentale aveva per<br />

i Persiani l' importanza strategica di al-Hìrah.<br />

La pertinacia con la quale gli Arabi del confine, con e senza il sussidio<br />

di Madinah, erano tornati ad invadere il principato lakhmita, e le notizie<br />

che certamente arrivavano fino a Ctesifonte dei felici successi arabi in Siria,<br />

indussero i Persiani ad allestire le forze più ingenti che fosse loro possibile e<br />

699.<br />

16. a. H.<br />

[ARABIA-PERSIA.<br />

- La terza campagna<br />

persiana:<br />

riepilogo critico<br />

delle tradizioni<br />

sugli avvenimen-<br />

ti in Persia dal<br />

disastro del Pon-<br />

te alla vittoria di<br />

al-Qàdisiyyah.]


16. a. H.<br />

[ARABIA-PERSIA.<br />

- La terza cam-<br />

pagna persiana:<br />

riepilogo critico<br />

delle tradizioni<br />

sugli avvenimen-<br />

ti in Persia dal<br />

disastro del Pon-<br />

te alla vittoria di<br />

al-Qàdisiyyah.]<br />

125, 12G. 16. a. H.<br />

ad inviarle sollecitamente alla riconquista di al-Hirah. Abbiamo ogni buona<br />

ragione per credere che la fama della grande vittoria araba sul Yarmùk,<br />

preceduta da quelle delle altre del 13. e del 14. H., non mancasse di tur-<br />

bare i sonni dei governanti in Ctesifonte. I Sassanidi si convinsero che<br />

gli eventi di al-Hirah erano collegati con quelli della Siria, e che tutto<br />

il moto arabico aveva preso uno sviluppo, un significato tutto particolare :<br />

non era un incidente di confine, ma la minaccia di una terribile rivolu-<br />

zione politica: ninno in Persia poteva dubitai'e che, distrutte ora le forze<br />

bizantine, la bufera' si sarebbe rovesciata con ogni sua forza sul vicino<br />

impero. I consiglieri del re si persuasero dunque della necessità di rimedi<br />

straordinari, di mezzi eccezionali, se non si voleva incorrere nei medesimi<br />

disastri che avevano colpito i Greci in Siria. Non esitiamo di sostenere<br />

perciò che gli eventi della Siria furono la causa, il precedente immediato,<br />

della campagna di al-Qàdisiyyah: le prodezze — vere o immaginarie che<br />

siano — degli Arabi intorno ad al-Hii-ah ebbero minore influenza sulle de-<br />

cisioni del re, che non le notizie terribili provenienti dalla Siria, le quali<br />

annunziavano la distruzione delle forze e la rovina politica e morale del<br />

grande e temuto Eraclio.<br />

Tutti i Cristiani Semiti della Babilonide avevano più o meno simpatia<br />

per gli Arabi stante l'odio atavico inveterato verso il governo sassanida,<br />

loro persecutore secolare: non mancarono quindi le spie per informare al-<br />

Mut_hanna ed i suoi colleghi di quanto si macchinava contro di loro; ed al-<br />

Muthanna riferì tutto sollecitamente al Califfo. La salute però del prode<br />

guerriero Bakrita era ormai ben poco valida, perchè si vuole che sofè-isse<br />

le conseguenze di alcune ferite mal rimarginate; egli, sentendo la vita ve-<br />

nirgli meno, comprese senza dubbio come la sua morte avrebbe significato<br />

il disgregamento delle forze arabe sul confine e la cessazione di ogni atti-<br />

vità militare, qualora non fosse intervenuto di nuovo, direttamente, lo<br />

stato di Madìnah. Egli tornò quindi ad insistere perchè s'inviassero rin-<br />

forzi, ed il Califfo 'Umar, rassicurato ormai dalla vittoria sul Yarmùk e<br />

dai felici successi attorno a Damasco, iniziò le pratiche per l'allestimento<br />

di altre forze che dovevano riprendere la campagna persiana, rimasta in<br />

sospeso dalla battaglia di al-Buwaj-b in poi.<br />

§ 126. — Le faccende però sul confine persiano richiedevano un riordinamento<br />

organico con la stessa urgenza delle faccende in Siria: qui lo<br />

invio di abù 'Ubaydah aveva prodotto i suoi buoni effetti, aveva unito in<br />

un fascio solo e compatto le forze arabe contro i Greci: occorreva fare al-<br />

trettanto anche sul confine orientale, contro i Persiani. Da questa parte era<br />

sempre regnata la confiisione dal giorno in cui gli Arabi avevan varcato<br />

700.


16. a. H. § 126.<br />

il confine. Khàlid b. al-Walìd vi aveva fatto soltanto una breve comparsa:<br />

partito lui, i pochi Bakriti sotto al-Mutlianna avevano continuato le loro<br />

aggressioni verso al-Hirah, allo stesso tempo di altri, sotto Qutbah b. Qatà-<br />

dali, dalla parte di al-Ubullah, ma roj)era di quei nomadi era stata molto<br />

irregolare, incostante e per lo più indipendente da Madinah. Il disastro<br />

del Ponte rivelò in modo doloroso e persuasivo l'assenza di ordine e di<br />

criteri organici nella direzione della campagna: infine il conflitto per ra-<br />

gioni di supremazia tra al-Mutlianna e Grarir aveva paralizzato l'attività<br />

aggressiva degli Arabi, mentre, come è noto (cfi-. 14. a. H., § 70), una<br />

spedizione musulmana dalla parte di al-Ubullah era parimenti terminata<br />

con un disastro fatale alle armi arabe. Bisognava dunque por termine alfine<br />

a tanta confusione, bisognava riunire anche qui in un fascio solo gli Arabi,<br />

aggrupparli attorno a pei-sona che riscotesse da tutti eguale rispetto ed<br />

obbedienza, e fosse appoggiata da forza tale da poter imporre, volendo, la<br />

sua autorità.<br />

Come già si disse (cfr. 14. a. H., §§ 2 e segg.), la scelta di 'limar<br />

cadde su Sa'd b. abi Waqqàs, Compagno del Profeta, antico musulmano<br />

quanto abù Ubaydah, circondato quasi da pari autorità, e dotato di na-<br />

tura poco ambiziosa e pugnace, che lo rendeva accetto al Califfo, sempre<br />

in guardia contro possibili motivi di dissensi interni, e forse anche contro<br />

possibili rivali al potere.<br />

I preparativi ebbero principio sul finire dell'estate del 636 È. V. (circa<br />

Sa'bàn 15. a. H.), ed un primo convegno di schiere si andò formando<br />

in Siràr, non lontano da Madinah: quivi probabilmente convennero le<br />

schiere formate da contingenti dei dintorni della città, e del Higàz set-<br />

tentrionale, e le altre che possono esser venute o dal Yaman o d'al-<br />

trove, sebbene queste ultime, probabilmente, in quantità molto minori.<br />

Pare che 'limar, seguendo l'esempio del Profeta, indugiasse a lungo nella<br />

scelta del comandante (cfi'. 14. a. H., § 5), che doveva muovere contro<br />

i Persiani, e la tradizione accenna persino al fatto che a un certo mo-<br />

mento 'limar pensasse di assumere in persona il comando delle schiere.<br />

Lasciamo insoluta la questione se ciò sia vero o no, ma possiamo dh-e con<br />

sicurezza che tutte le tradizioni sulla nomina di Sa'd b. abi Waqqàs stanno<br />

a provare quanto 'limar riflettesse ed indugiasse in questa circostanza<br />

prima di pi-endere una decisione e di scegliere l'uomo che meglio gli con-<br />

veniva. Se, tenendo presente siffatto contegno, noi rammentiamo come non<br />

esista memoria alcuna di simili dubbi e timori nella nomina di abù 'llba}-<br />

dah in Siria, risulta evidente tra limar ed abù Ubajdah dovesse esi-<br />

stere un accordo assai più antico, intimo e sicuro che non tra il Califfo<br />

701.<br />

16. a. H.<br />

(ARABIA-PERSIA.<br />

- La terza cam-<br />

pagna persiana;<br />

riepilogo critico<br />

delle tradizioni<br />

sugli avvenimen-<br />

ti in Persia dal<br />

disastro del Pon-<br />

te alla vittoria di<br />

al-Oàdisiyyah.J


16. a. H.<br />

ARABIA-PERSIA.<br />

- La terza campagna<br />

persiana;<br />

riepilogo critico<br />

delle tradizioni<br />

sugli avvenimen-<br />

ti in Persia dal<br />

disastro del Pon-<br />

te alla vittoria di<br />

al-Qàdisiyyah.|<br />

126, 127. 16. a. H.<br />

e Sa'd b. ahi Waqqàs :<br />

i particolari dati dalle tradizioni nascondono forse<br />

tutto nn periodo considerevolmente lungo in cui 'Umar trattò con Sa'd<br />

la sua nomina, ed insistette nell'avere alcune garanzie e formali assicura-<br />

zioni e dilucidazioni.<br />

La scelta del comandante non era facile per 'Umar. Il Califfo non go-<br />

deva delle simpatie dei maggiori Compagni, presso i quali la gelosia del<br />

potere, e l'invidia per i grandi successi ottenuti avevano generato un sen-<br />

timento di sorda e profonda ostilità. D'altra parte la carica di coman-<br />

dante generale in Siria o in Persia era la più elevata dopo quella del<br />

Califfo e doveva perciò spettare quasi di diritto ad uno dei maggiori Com-<br />

pagni: siccome però la nomina di un Compagno piuttosto che un altro<br />

a carica tanto eminente poteva avere conseguenze molto importanti per<br />

la successione, al Califfo importava in sommo grado avere nei due luo-<br />

gotenenti generali della Siria e della Persia uomini in cui si potesse<br />

fidare e che gli avrebbero costantemente ed interamente obbedito. Di<br />

Compagni come Ali, al-Zubayr, Talhah e forse anche Abd al-rahmàn b.<br />

'Awf non era sicuro : essi e vari altri avevano tutti di mira una cosa sola,<br />

il sommo potere, e, come vedremo, davano ai piaceri ed ai beni di questo<br />

mondo un valore eccessivo, accumulando vistose fortune e concedendosi<br />

ogni possibile sodisfazione materiale. Umar era troppo accorto per non<br />

vedere in essi altrettanti rivali segreti, nemici occulti, aspiranti alla sua<br />

successione e perciò eventuali capi di partiti scontenti e cause probabili<br />

di dissidi interni.<br />

Dopo molte esitazioni la scelta di 'Umar si fissò, come già dicemmo, su<br />

Sa'd b. abì Waqqàs, il quale, assunto al principio dell' inverno del 636 È. V. il<br />

comando delle poche schiere radunate in Siràr, andò ad accamparsi in Saràf<br />

sul versante orientale della penisola arabica, nello scopo di chiamarvi a rac-<br />

colta quante schiere era mai possibile da tutte le tribù dell'altipiano centrale.<br />

§ 127. — È degno di particolare rilievo come i preparativi di Sa'd b.<br />

abì Waqqàs durassero tutto un inverno (cfi-. 14. a. H., § 11; 16. a. H..<br />

§ 8): il Califfo 'Umar gli conferì un comando, ma è palese, dal contesto<br />

della tradizione, che non gli consegnò un esercito il quale, fosse pari al<br />

grado conferitogli ed al compito aflfidatogli. Sa'd ricevette dal Califfo un<br />

comando, una nomina ed un pugno di uomini: alla formazione dell'esercito<br />

doveva provvedere egli stesso come meglio sapeva e poteva con una chiamata<br />

sotto le armi fra le tribù d'Arabia orientale. Si riaffaccia quindi<br />

sempre quella profonda divisione tra Arabi occidentali ed Arabi orientali,<br />

i primi dei quali erano sempre intenti alla Siria, e della Persia non vo-<br />

levan sentire (cfi-. 12. a. H., §§ 290, n. 11; 313, nota 2). Da ciò quindi<br />

702.


16. a. H. §127.<br />

la lentezza dei preparativi di Sa'd in Siràr e Saràf, durati un'intera<br />

stagione, sebbene detta diversità di mire fra le tribù arabe non sia suffi-<br />

ciente a giustificare la lunghezza eccessiva di tali preparativi. Se doves-<br />

simo prestar fede alla versione generalmente ammessa che gli Arabi nomadi,<br />

pieni d'ardore religioso, si precipitassero alla conquista del mondo<br />

fino dai primi giorni delle conquiste, i grandi indugi di Sa'd b. abì Waqqà.s,<br />

che consumò tutto un inverno immobile in Saràf, e si cimentò alla grande<br />

battaglia solamente quando fu trascorsa la maggior parte di un anno, riu-<br />

scirebbero incomprensibili.<br />

Là verità invece è ben lontana dalla versione tradizionale delle con-<br />

quiste: ci consta cioè che il Califfo 'Umar ed i suoi rappresentanti, nonché<br />

dover frenare i bollenti ardori dei neo-Musulmani, incontrassero difficoltà<br />

neir indurre i Beduini a muoversi, a unirsi alle schiere di Madinah come<br />

semplici gregari, e a sottostare agli ordin.i d'un comandante non membro<br />

della loro tribù. Già ponemmo più volte in rilievo come le campagne<br />

contro i Persiani si fossero svolte finora a sole spese di Madinah e dei<br />

Bakr b. Wà'il (cfi-. 12. a. H., § 235): notammo già come il moto di<br />

espansione arabico-islamica fosse ancora limitato alle sole tribù del ver-<br />

sante occidentale del Nagd e diretto principalmente verso la Siria, la<br />

terra promessa degli Arabi occidentali; per ora eziandio il movimento era<br />

limitato soltanto ai membri più turbolenti e malcontenti delle tribù me-<br />

desime. Le altre tribù del centro e dell'oriente arabico, dopo le durissime<br />

lezioni della Riddali, eransi liberate degli elementi più facinorosi, lascian-<br />

doli partire verso la Persia, con al-Muthanna e con abù Ubayd al-Tha-<br />

qafi; ma la maggioranza delle tribù rimaste in patria, specialmente dopo<br />

il disastro del Ponte, perseveravano ancora in un contegno di muta e<br />

passiva ritrosia — per non dire ostilità — ad associarsi al moto islamico.<br />

Il vero oblìo dei torti subiti durante la Riddah fu lento a venire, e lenta<br />

e tarda quindi la vera emigrazione araba, la quale si svolse, come ve-<br />

dremo, dopo le prime conquiste, quando le barriere bizantine e sassanidi<br />

furono completamente abbattute, e le tribù potevano liberamente emigrare<br />

dalla penisola e stabilirsi dove volevano, senza doversi unire a schiere di<br />

Madinah, o sottostare agli ordini di chicchessia.<br />

Finora né i Tamìm, né i Hanifah, né gli 'Abd al-Qays, né le altre<br />

grandi tribù dell'oriente arabico avevano prestato alcun vero e valido soc-<br />

corso ai tentativi d'invasione dell' 'Iraq. Tra i Bakr b. Wà-il e i Tamìm non<br />

regnava buon sangue per la memoria delle grandi guerre combattute tra<br />

loro nei tempi pagani: vivissimo era anche l'odio tra Tamìm e Hanifah<br />

anche prima della comparsa del falso profeta Musaylimah, mentre i Ha-<br />

703.<br />

16. a. H.<br />

[ARABIA-PERSIA.<br />

- La terza campagna<br />

persiana:<br />

riepilogo critico<br />

delle tradizioni<br />

sugli avvenimen-<br />

ti in Persia dal<br />

disastro del Pìn-<br />

te a'Ia vittoria di<br />

al-Qàdisiyyah.j


§ 127. 16. a.. H.<br />

16. a. H. uìl'ah erano in ottimi rapporti con i Persiani ed un tempo erano stati al-<br />

La terza cam- leati dei Sassanidi (cfi-. 6. a. H., § 55, verso la fine). La celebre battaglia<br />

pagna persiana:<br />

f|j Dzii-Qàr era stata vinta sui Persiani dai Bakr b. Wà'il (cfr. Intr., 230<br />

ien'eTadizS e nota 1; 2. a. H., § 104; 3. a. H.. § 64; 12. a. H., § 135Ì, e questi soli<br />

sugli avvenimen- quindi erano in armi contro il govei'no di Ctesifbnte. Le altre tribù erano<br />

disastro del Pon- invece pili favorevoli Jalla Persia. Le disposizioni di animo delle maggiori<br />

te alla vittoria di tribù sul versante orientale non favorivano quindi un moto aggressivo<br />

al-Qàdisiyyah.] . i>- -i • j j<br />

molto energico contro 1 impero sassanida, e non ci deve sorprendere se<br />

nella presente circostanza gli sforzi di Sa'd b. abi Waqqàs non avessero<br />

un grande successo. È probabile che il disastro del Ponte fosse di memoria<br />

ancor troppo recente: molti Arabi del centro in fatti vi erano periti.<br />

Se al cimento supremo di al-Qàdisiyyah gli Arabi contavano — come<br />

è provato dalle fonti — poco più di 5 o 6000 uomini, il responso delle grandi<br />

tribù fu tutt' altro che pronto ed irruente. Ciò è confermato anche da altri<br />

fatti. Se il Califfo 'Umar ordinò ad abù 'Ubajdah di mandare da Damasco<br />

alcune schiere di Yamaniti in soccorso di Sa'd b. abi Waqqàs, è lecito ar-<br />

guire che le pratiche di Sa'd avessero avuto esito pressoché negativo e che<br />

il Califfo ne fosse turbato. La notizia è molto sintomatica, né potremmo desi-<br />

derare una conferma più esplicita della poca o ninna partecipazione delle<br />

grandi tribù d'Arabia centrale ed orientale alla prima guerra contro i Sas-<br />

sanidi. se teniamo presente quanto fa numerosa l'emigrazione delle tribù<br />

orientali dopo la vittoria di al-Qàdisiyyah. Le memorie sugli atti di valore<br />

compiuti durante la mischia di al-Qàdisiyyah danno un posto del tutto secon-<br />

dario alle predette tribù, mentre appare manifesto che il nucleo maggiore<br />

dei vincitori di al-Qàdisiyyah fosse composto di guerrieri dell'Arabia centrale<br />

e occidentale, rinforzati da non poche schiere di Yamaniti, in special modo<br />

dai Bagìlah :<br />

tra gli ausiliari il contingente maggiore fu probabilmente quello<br />

fornito dai Bakr b. Wà"il, con qualche schiera di Asad e di Tamim, ma<br />

questi ultimi non possono esser stati molto numerosi. Sotto questo rapporto<br />

le tradizioni della scuola iraqense inneggianti all'eroismo dei Tamim, non<br />

meritano fede.<br />

A tal proposito mette conto di rilevare come nelle file dei combat-<br />

tenti di al-Qàdisiy3ah si trovassero in abbondanza ex-apostati, o ribelli, o<br />

briganti, come 'Amr b. Ma'dìkarib, pagani traditori come al-As'ath b. Qays,<br />

ex-falsi profeti come Tulayhah b. Khuwaylid, e non poche schiere di Arabi<br />

cristiani. L'ammissione di siffatti elementi eterogenei, e — si noti bene! —<br />

non islamici nelle schiere dei guerrieri (che al dire dei tradizionisti poste-<br />

riori combattevano per il trionfo della nuova fede su tutte le antiche), ci<br />

fa toccare con mano la vera natura del priixio movimento d'espansione araba.<br />

704.


16. a. H. §§ r^T, 1-28.<br />

Esso non è religioso, ma puramente e solamente militare, predatorio e op-<br />

portunista, e senza la partecipazione di quelle tribù, che poi dovevano for-<br />

mare appunto il contingente maggiore dell'emigrazione araba. Con questo<br />

noi confermiamo quanto già si rilevò più volte in altro luogo (cfr. 12. a. H.,<br />

§§ 286-288) sul preteso fervore religioso dei conquistatori arabi, ricollegan-<br />

dolo strettamente a quanto si disse sulla irreligiosità dei Beduini (cfi-. 10.<br />

a. H., §§ 86, 89 e note).<br />

Il quadro dunque offertoci da siffatte considerazioni assume una figura<br />

ben diversa da quella, puramente immaginaria, presentataci dalla tradi-<br />

zione ortodossa e accettata anche dalla maggioranza degli scrittori orien-<br />

tali. Gl'invasori della Persia, sotto Sa'd b. abi Waqqàs, souo un pugno di<br />

uomini — circa 6000 — che appena appena merita il nome pomposo d'eser-<br />

cito: per di più sono elementi molto eterogenei (pagani più o meno islamiz-<br />

zati, cristiani e musulmani), accozzati assieme dalle più diverse parti della<br />

penisola, e fra cui scarseggiavano appunto quegli elementi che avremmo<br />

dovuto ritenere più numerosi: le tribù cioè del versante orientale.<br />

§ 1 28. — Gli Arabi che si batterono sulla fi'ontiera dell' impero sas-<br />

sanida ad al-Buwayb ed altrove avevano di nuovo abbandonato il princi-<br />

pato di al-Hirah, quando i Persiani, terminati i lunghi preparativi, si accin-<br />

sero a rioccuparlo. Le poche schiere arabe rimaste avevan cercato asilo<br />

sicuro nel deserto, disperdendosi tra le sorgenti che si trovano lungo il<br />

confine e sulla via delle caravane che mena nel cuore della penisola. Ivi<br />

nessun esercito poteva venirli ad assalire, mentrechè, ad un dato momento,<br />

ad un segnale prestabilito, da tutte queste sorgenti gli Arabi potevano con-<br />

venire in un punto determinato della frontiera e riprendere l'offensiva.<br />

In questo frattempo — la data non è certa — probabilmente alla fine<br />

del 15. H., dev'esser morto al-Muthanna b. Hàrithah, quasi nei giorni stessi<br />

— cosi almeno afferma la tradizione — in cui Sa'd b. abi Waqqàs si accingeva<br />

a stabilirsi in Saràf dove poneva il suo quartiere generale e il<br />

centro di leva per i volontari. La morte di al-Muthanna era una grande<br />

perdita; quel prode guerriero godeva di alto prestigio tra i Bakr b. Wàùl,<br />

e la sua adesione implicava quella di molti membri della sua tribù. Il<br />

matrimonio di Sa'd b. abi Waqqàs con la vedova di lui fu quindi in-<br />

dubbiamente atto di astuzia politica, più che di passione affettiva, da<br />

parte del comandante mu.sulmano; esso fu stipulato nell'intento di lusin-<br />

gare l'amor proprio dei Bakr b. Wà-il e di conservarli fedeli alla causa<br />

islamica (*). È bene però aggiungere che, se da un lato Sa'd b. abi Waqqàs<br />

perdeva un prode guerriero ed un valente conoscitoie del paese e delle<br />

forze nemiche, pur la scomparsa di al-Muthanna semplificò molte cose:<br />

705. 89<br />

16. a. H.<br />

[ARABIA-PERSIA.<br />

- La terza cam-<br />

pagna persiana:<br />

riepilogo critico<br />

delle tradizioni<br />

sugli avvenimen-<br />

ti in Persia dal<br />

disastro del Pon-<br />

te alla vittoria di<br />

al-Qàdisiyyah.]


16 a. H.<br />

[ARABIA-PERSIA.<br />

- La terza campagna<br />

persiana:<br />

riepilogo critico<br />

delle tradizioni<br />

sugli avvenimen-<br />

ti in Persia dal<br />

disastro del Pon-<br />

te alla vittoria di<br />

al-Qàdisiyyah.]<br />

§ 128. 16. a. H.<br />

tolse di mezzo un uomo di troppo ingegno, di troppa energia ed iniziativa,<br />

da poter sottostare docile ed obbediente agli ordini di un comandante madi-<br />

nese ;<br />

scomparivano possibilità di attriti e conflitti con altri capi come Garìr<br />

b. 'Abdallah e via discorrendo, e veniva a mancare alla campagna contro<br />

i Persiani quel carattere quasi personale impressole da al-Muthanna, carat-<br />

tere che fi-enava, per ragioni di gelosia, la compartecipazione delle altre<br />

tribù del versante orientale.<br />

Il matrimonio di Sa'd, così interpretato, può anche essere argomento<br />

e conferma quanto le schiere a disposizione del capitano madinese fossero<br />

poco numerose, se egli doveva ricorrere ad espedienti perfino matrimoniali<br />

per aumentare o- forse anche conservare le proprie forze. Si aggiunga poi<br />

che, ammessa la veracità della tradizione sopra un episodio della battaglia<br />

di al-Qàdisiyyah, l'armonia tra i due nuovi coniugi non fu serapre buona,<br />

ed alla vedova non mancarono occasioni per deplorare il suo primo valoroso<br />

marito dopo confronti poco lusinghieri con il secondo (cfr. § 10). Le<br />

critiche aspre mosse a Sa'd per gl'incidenti della battaglia stanno anche<br />

a dimosti'are come egli non avesse comando assoluto e sicuro delle sue<br />

non numerose schiere di Beduini poco disciplinati.<br />

Dopo una lunga sosta in Saràf, dove secondo ibn Ishàq egli passò<br />

tutto l'inverno dal 15. al 16. H., compiuti alfine i lunghi e faticosi pre-<br />

parativi, il generale musulmano si mosse con quelle schiere che aveva<br />

potuto raccogliere, e scese dall'altipiano desertico d'Arabia verso le bassure<br />

paludose del già principato di al-Hirah, dove era venuto a stabilirsi il<br />

grande esercito persiano sotto Rustam.<br />

Nota 1. — Non è del tutto improbabile che il matrimonio di Khàlid b. al-Walid con la vedova<br />

di Màlik b. Nuwayrah al-Tamimi (ctr. 11. a. H., § 188), e piìi tardi con la figlia di Muggà'ali (cfr. 12. a. H.,<br />

§ 33), incidenti che la tradizione ortodossa lia travisato in veri e propri delitti commessi dal grande<br />

stratega, siano invece connubi politici : nel primo caso per calmare possibilmente l' irritazione prodotta<br />

dall'eccidio del capo tamimita e mostrare i buoni sentimenti del generale madinese: nel secondo per<br />

smorzare le passioni anti-musulmane dei Hanifah sconfitti e dare prestigio ed autorità al traditore<br />

Muggà'ah, per cosi più facilmente assicurarsi la docile sottomissione della potente tribù, arbitra della<br />

Yamàmab. Per le ragioni a cui abbiamo già fatto cenno, ed altre che risulteranno in appresso, la tradizione<br />

svisò i fatti in modo irriconoscibile, e fece di Khàlid una specie di belva sensuale. Come mai<br />

questa ferocia sensuale scompare dopo la Riddah e non se ne parla più fino alla morte del grande guer-<br />

riero ? Eppure le guerre in Siria debbono avergli offerte, non una, ma mille occasioni di sfogare la sua<br />

libidine sulle infelici prigioniere: se nondimeno non se ne fa più parola, ciò significa ohe nei riguardi di<br />

Khàlid la tradizione è colpevole di molta esagerazione; ne avremmo altrimenti avuta certa menzione,<br />

perchè tali particolari avrebbero meglio giustificata la destituzione di Khàlid b. al-Walid, e gli atti<br />

attribuiti ad 'Umar. Non è verosimile che Khàlid b. al-Walid si sia condotto in Arabia come un sel-<br />

vaggio, e fuori d'Arabia come uomo padrone di sé in questione di donne. Quindi i celebri episodi della<br />

Riddah, sono, a mio modo di vedere, semplici fatti tendenziosamente travisati dalla tradizione per spiegare<br />

tutto l'imbroglio della così detta deposizione di Khàlid. Anzi arriverei anche a dire che Khàlid<br />

non fosse quell'uomo libidinoso che parrebbe dall'incidente della Riddah, ed in realtà lo fosse assai<br />

meno del Profeta, di abù Bakr e di 'Umar: è un fatto che egli ebbe assai meno mogli dei tre predetti,<br />

mentre il matrimonio era la forma più comune di commercio tra i sessi nell' Isiàm primordiale : il ma-<br />

70(5.


16. a. H. 128, 12».<br />

trimonio era allora poco più d'una libera unione dei sessi stante l'estrema facilità e frequenza dei<br />

divorzi, e il numero delle prigioniere di guerra.<br />

§ 129. — Dalle nostre fonti non risulta chiaro in quali relazioni fos-<br />

sero le mosse di Sa'd b. abi Waqqàs con quelle dei Persiani; se cioè Sa'd<br />

rientrasse nel distretto di al-Hii-ah prima dell'arrivo di Rustam, e lo atten-<br />

desse in al-Qàdisiy\'ah, ovvero se il massimo esercito sassanida si trovasse<br />

già sul luogo, quando Sa'd prese l'offensiva. Sembra certo solo che all'ultimo<br />

momento i Persiani pigliassero l'offensiva e movessero all'assalto del campo<br />

arabo. Ciò farebbe supporre che Sa'd rimanesse in Arabia finché i suoi<br />

preparativi furono terminati, e non si movesse prima che i Persiani sotto<br />

Rustam avessero rioccupato il principato di al-Hìrah. Se Sa'd fosse sceso<br />

dall'altipiano arabico prima della comparsa di Rustam in al-Hirah, avremmo<br />

avuto notizia d'una ritirata di Sa'd dinanzi al nemico. Egli invece non<br />

avanzò oltre al-Qàdisiyyah, vale a dire non ol,tre il primo lembo del terreno<br />

ferace e coltivato del Sawàd: ciò è prova abbastanza sicura che al-Hirah<br />

fosse già occupata da considerevoli forze persiane. Sa'd dunque uscì dal<br />

deserto in vero atto di sfida all'oste sassanida e prese quella posizione che<br />

meglio conveniva alle evoluzioni tattiche delle schiere mobilissime sotto i<br />

suoi ordini. Tra queste schiere pare già abbondasse la cavalleria, formata<br />

per lo più da qualche contingente dell'Arabia orientale e settentrionale, ma<br />

tòrse ancora in maggioranza i guerrieri erano semplici predoni, che usavano,<br />

è vero, cameli pei' il viaggio e per il trasporto degli effetti, ma preferivano<br />

battersi a piedi, quando giungeva il momento di menare le mani.<br />

Lo scarso numero delle sue schiere indusse però Sa'd b. abì Waqqàs<br />

ad usare la massima prudenza: in un sito distante dal campo di battaglia,<br />

in Khaffàn, già nel deserto, egli ordinò ai suoi di lasciare tutte le donne<br />

ed i bambini, perchè fossero al sicuro in caso di sconfitta.<br />

A quanti ammontassero gli avversari non è certo: forse gli Arabi stessi<br />

non lo seppero mai, nemmeno in modo approssimativo, e le cifi-e che ab-<br />

biamo sono probabilmente computi arbitrari, tentativi d'indovinare la ve-<br />

rità, cifi-e che rispecchiano non tanto le forze reali dei Sassanidi quanto<br />

lo stato morale dei tradizionisti che l'hanno tramandate. Tutte le cifi'e,<br />

per ragioni ben comprensibili, sono molto e molto esagerate: 30,000 è il<br />

numero più basso offertoci dalle fonti, sicché non crediamo errare di so-<br />

verchio nel senso opposto, se affermiamo che i Persiani probabilmente non<br />

contavano più di 15,000 o 20,000 uomini al massimo, e, forse, anche assai<br />

di meno. I Sassanidi, per quanto decaduti, non eran divenuti timide don-<br />

nicciuole, e cadremmo nell'assurdo, se ammettessimo una soverchia spropor-<br />

zione numerica tra Arabi e Persiani: nondimeno rimane semi^re probabile<br />

707.<br />

16. a. H.<br />

[ARABIA-PERSIA<br />

- La terza campagna<br />

persiana:<br />

riepilogo critico<br />

delle tradizioni<br />

sugli avvenimen-<br />

ti in Persia dal<br />

disastro del Pon-<br />

te alla vittoria di<br />

al-Qàdisiyyah.]


16. a. H<br />

[ARABIA-PERSIA.<br />

- La terza cam-<br />

pagna persiana:<br />

riepilogo critico<br />

delle tradizioni<br />

sugli avvenimen-<br />

ti in Persia dal<br />

disastro del Pon-<br />

te alla vittoria di<br />

al-Qàdisiyyah.]<br />

129, ISO. 16. a. H,<br />

che i Persiani fossero i:)iù numerosi degli Arabi, perchè su questo sono con-<br />

cordi tutte le fonti, nò abbiamo perciò veruna prova di fatto per sostenere<br />

il contrario.<br />

§ 130. — Sa'd b. abi Waqqàs adunque si avanzò in direzione di al-Hirah<br />

con iialese atto di minaccia alle forze persiane ivi raccolte, ma sQnza me-<br />

ditare un assalto alle posizioni nemiche: il suo scopo era evidentemente<br />

di attirare i Persiani fuori delle loro posizioni e indurli a cimentarsi con<br />

lui nelle condizioni meglio adatte alle qualità ed ai modi di combattere<br />

dei nomadi. I Persiani, avuta forse notizia della considerevole sproporzione<br />

delle forze, si lasciarono ingannare dalle apparenze, accettando l'invito di<br />

Sa'd, e, dopo un certo indugio, presero energicamente l'offensiva.<br />

Gli eventi degli anni precedenti imponevano al generale persiano<br />

siffatta condotta: a lui incombeva l'obbligo d'infliggere ai predoni del<br />

deserto una cocente punizione, e persuaderli della inopportunità di molestare<br />

pivi oltre l'impero. Un felice fatto d'arme avrebbe ridonato immenso<br />

prestigio al novello regno. Rustam quindi, appena seppe che Sa'd erasi<br />

spinto fino ai casolari di al-Qàdisiyyah ed aveva stabilito il suo quartiere<br />

generale nella vicina torre di Qudays, ordinò a tutte le forze di muovere<br />

contro gli Arabi: giunse in tal modo sino alle }'ive del canale al-'Atiq,<br />

dov'egli fece sosta, al cospetto del nemico. Non ci consta che gli Arabi<br />

cercassero d' impedire ai Persiani il transito del canale :<br />

l' idea di Sa'd era<br />

certaniente quella di attirare i Persiani il più che fòsse j)ossibile verso<br />

il deserto, in regioni Ijen note ai suoi, e dove i guerrieri d'Arabia erano<br />

interamente nel loro elemento, su terreno duro, pi-ivo di ostacoli, mirabil-<br />

mente adatto all'evoluzione della cavalleria, ed alla dispersione istantanea<br />

delle schiere, in tutte le direzioni, in caso di sinistro: nessun generale<br />

persiano avrebbe mai osato inseguire i fuggiaschi negli spazi sconfinati e<br />

sconosciuti del deserto.<br />

L'avanzata dei Persiani non era fatta con molto slancio, e dalle cou-<br />

fuse notizie che abbiamo sembra che, giunto presso il canale, il comandante<br />

persiano cambiasse idea e ordinasse una sosta, durante la quale ambedue le<br />

parti non osarono più muoversi, né svelare i propri disegni all'avversario<br />

con mosse strategiche: seguì cioè un periodo d'incertezze, durato, secondo<br />

alcune fonti (cfr. § 16), circa quattro mesi, analogo a quello che per lungo<br />

tempo paralizzò Arabi e Greci svil Yarmùk. I Persiani non osavano avan-<br />

zare, perchè temevano un qualche agguato in paese poco conosciuto. Gli<br />

Arabi dall'altra parte esitavano a cimentarsi, perchè riconoscevano di essere<br />

poco numerosi, e male in arnese: le schiere di volontari accorsi a Saràf<br />

non reggevano a un confronto con le schiere ben armate di Madinah, perchè<br />

708.


16. a. H. .<br />

§§ 130, 131.<br />

quelli eran nomadi mezzo selvaaai, armati alla maniera antica e primitiva. ^®- ^- ^<br />

'<br />

. ,. . . ,, : [ARABIA-PERSIA.<br />

Lo .spettacolo dei bassanidi ben disciplinati, coj)erti d armi perfette, scm- . La terza cam-<br />

tillanti nell'attendamento nemico, e la coscienza che nelle schiere musul- pagna persiana:<br />

. , ,...,, riepilogo critico<br />

mane non regnava perfetta concordia — si rammentino le tradizioni sulle delie tradizioni<br />

aspre critiche mosse a Sa'd e la carcerazione di abu Mihgan — dovettero sugli awenimen-<br />

...„.,,,,. '<br />

calmare molto gli spinti bollenti dell esercito arabo. disastro dei Pon-<br />

ti in Persia dal<br />

§ 131. — Se tali considerazioni sono corrispondenti al vero, esistereb- te alia vittoria di<br />

bero buone ragioiii per credere che nella memoria dei colloqui tra Arabi<br />

e Sassanidi (cfr. 14. a. H., §§ 65-66; 16. a. H., §§ 9, 15, 18, ecc.), sfron-<br />

data di molti particolari, si annidi un qualche fondamento di vero : tòrse,<br />

prima di venire alle mani, tra le parti si tentò o di pattuire francamente<br />

un accordo, o di guadagnare tempo in attesa di altri rinforzi, o, infine,<br />

semplicemente di spiarsi a vicenda e scoprire possibilmente i mezzi ed i<br />

sentimenti dell'avversario prima di affrontare i rischi paurosi d'una grande<br />

battaglia campale. Tutto porta a credere che Rustam fosse consapevole<br />

dell'intrinseca, insanabile debolezza dell'impero sassanida, e che se gii<br />

Arabi si fossero ritirati con le buone, intimoriti dal suo sfoggio di forze<br />

militari, egli avrebbe ottenuto una stupenda vittoria morale e riportato a<br />

Ctesifonte un esercito intatto. Dall'altra parte Sa'd b. abì Waqqàs era no-<br />

vello al mestiere di comandare un grande esercito: non stava bene in sa-<br />

lute: gli elementi a cui toccavagli imporre la sua volontà non erano<br />

perfettamente concordi, ed abbiamo già descritto il genere di persone sulle<br />

quali Sa'd doveva contare : era bene quindi andar cauti.<br />

Con siffatte trattative, certamente poco sincere da ambedue le parti,<br />

fu consumato parecchio tempo senza venire ad alcun risultato, e le cose<br />

sarebbero rimaste forse a lungo a questo punto se, a quanto sembra, cir-<br />

costanze impreviste non fossero venute a precipitare gli eventi. I Musulmani<br />

scarseggiavano di viveri : per questa ragione, quando le provviste<br />

cominciarono a mancare, furono organizzate spedizioni predatorie che piom-<br />

bavano su villaggi remoti del confine persiano e ritornavano al camjDO, ora<br />

carichi di bestiami, ora di cereali, ora di pesci — forse affumicati (cft-. 14. a. H.,<br />

4; 66) — né pare che i Persiani riuscissero mai ad impedire queste razzie,<br />

stante l'estrema mobilità dei loro avversari, che, avendo il dominio completo<br />

degli spazi liberi del deserto, potevan piombare inattesi su qualunque punto<br />

del confine, e precisamente là dove gii abitanti meno se l'aspettavano.<br />

L' impunità goduta dai razzianti pare aumentasse la baldanza degli<br />

Arabi, i quali, non più contenti di depredare luoghi lontani, furono sospinti<br />

ad avventurarsi perfino nelle immediate vicinanze del campo persiano. Non<br />

è chiaro che cosa accadesse, ma è lecito arguire da vari indizi vaghi, che<br />

709.


16. a. H.<br />

[ARABIA-PERSIA.<br />

- La terza campagna<br />

persiana:<br />

riepilogo critico<br />

delle tradizioni<br />

sugli avvenimen-<br />

ti in Persia dal<br />

disastro del Pon-<br />

te alla vittoria di<br />

al-Qàdisiyyah.]<br />

5 131. 16. a. H.<br />

durante una razzia presso il campo persiano si accendesse un conflitto tra<br />

Arabi e Persiani, conflitto che degenerò in grossa scaramuccia ed infine<br />

in vera e propria battaglia per l'accorrere continuo di rinforzi dall'una e<br />

dall'altra parte. <strong>For</strong>se fu un incidente non molto dissimile da quello che<br />

determinò la vittoria finale araba sul Yarmùk.<br />

Sulle fasi della battaglia di al-Qàdisiyyah non ci fermiamo, né tente-<br />

remo di farne sommaria descrizione, stante la natura deficientissima delle<br />

nostre informazioni. In ogni caso è bene aggiungere che si debbono inte-<br />

ramente escludere le esagerazioni della scuola iraqense: la durata di tre<br />

giorni, la notte di orrore, la spaventosa strage e via discorrendo, ossia<br />

tutta la parte più vivamente colorita delle tradizioni iraqensi, le quali<br />

mirano ad elevare la battaglia di al-Qàdisiyyah molto al disopra del Yar-<br />

mùk. L'impressione invece ritratta dalle fonti migliori porta a conclusioni<br />

contrarie: la battaglia di al-Qàdisiyyah fu in realtà assai meno grande e<br />

meno sanguinosa del Yarmùk. In un testo abbiamo persino notizia che i<br />

Musulmani perdessero dai 120 ai 200 uomini (cfi\ § 105): sappiamo che<br />

le forze arabe si aggiravano intorno ai 6000 uomini, mentre al Yarmùk<br />

erano forse da 20 a 24 mila! Le fonti più antiche alludono alla battaglia<br />

senza specificarne la durata, e perciò implicitamente stanno a confermare<br />

che il conflitto si svolse entro una sola giornata. Il predetto numero dei<br />

morti dà anche buone ragioni a supporre che la mischia non fosse nemmeno<br />

lunga ed accanita e, per circostanze a noi ignote — forse il numero<br />

poco elevato delle forze persiane — ebbe fine con una grande, ma facile,<br />

vittoria per gli Arabi. Sebbene il comand^^te generale arabo fosse ma-<br />

lato e non potesse dirigere in persona la pugna, gli Arabi riusckono senza<br />

soverchie difficoltà ad affermare la loro superiorità militare e sopraffare<br />

gli avversari.<br />

Le condizioni di salute di Sa'd confermano il sospetto che la battaglia<br />

venisse impegnata contro il desiderio del comandante (^): la posizione degli<br />

Arabi permetteva loro di scegliere, volendo, il giorno della pugna, perchè<br />

nessuno poteva seguirli se ricusavano di battersi : non fu quindi iniziativa<br />

di Sa'd b. abì Waqqàs, perchè è da presumersi che egli avrebbe atteso<br />

fino al giorno opportuno per dirigere in persona i movimenti delle proprie<br />

schiere. Questo conferma la genesi fortuita della battaglia e l'indisciplina-<br />

tanto<br />

tezza degli Arabi.<br />

Nondimeno la vittoria fu completa :<br />

completa invero che l'eser-<br />

cito persiano rimase pressoché distrutto. Alcune parti di esso tentarono<br />

ancora di resistere, durante la ritirata, in qualche punto della via che me-<br />

nava da al-Hii-ah a Ctesifonte; ma tale resistenza fu inefficace e facilmente<br />

710.


16. a. H. §§ 131, 132.<br />

e prontamente spezzata dalla cavalleria araba, che ora incalzò senza posa<br />

i vinti, varcando senza difficoltà il fiume Evifrate (sul ponte lasciato dai<br />

Persiani), e penetrando vittoriosa nelle ricche campagne che si stendevano<br />

senza interruzione fin sotto le mura della capitale sassanida. Difatti fin<br />

sotto queste giunsero ora i guerrieri dell' Isiàm, che più nessuno valeva<br />

ad arrestare nel loro progresso trionfale.<br />

Nota 1. — Anche la notizia preziosa di ibn Ishàq, non essere i rinforzi della Siria giunti in tempo<br />

per partecipare alla battaglia, è una prova che i Musulmani furono trascinati fortuitamente in un<br />

conflitto, perchè il ritardo nel battersi da parte degli Arabi fu evidentemente causato dall'attesa di questi<br />

rinforzi.<br />

§ 132. — Incalcolabili furono le conseguenze morali e gli effetti ma-<br />

teriali di questa vittoria: essa veniva a pochi mesi di distanza dalla vit-<br />

toria sul Yarmùk e dalla seconda presa di Damasco, ed era contemporanea,<br />

come vedremo, alla campagna di abù 'Ubaydah per la conquista regolare e<br />

sistematica della Siria. Essa riconfermava innanzi al mondo la superiorità<br />

militare e morale degli Arabi sui due più antichi e potenti imperi del-<br />

l'Asia: era il trionfo di una novella società piena d'immense energie sopra<br />

tutto un mondo antico in decomposizione, infiacchito per senilità ed estremo<br />

deperimento. Quelle barriere chiuse per secoli lungo i confini settentrio-<br />

nali e orientali della penisola, in pochi mesi erano state del tutto demolite,<br />

così completamente abbattute, che niuno più poteva sognare di restavirarle.<br />

In Arabia si ebbe ora la coscienza di esser divenuti padroni a un tempo<br />

e dell'impero greco e di quello sassanida. Sui vincitori l'effetto fu prodi-<br />

gioso, perchè, grazie al doppio battesimo di sangue, lo stato militare di<br />

Madinah emergeva con un'aureola di gloria che assicuravagii un assoluto<br />

predominio morale sui nomadi turbolenti, sebbene molti ancora fossero<br />

pieni di livore e di sospetti verso colui che essi consideravano come il<br />

tiranno di Madinah.<br />

Il tiranno che li aveva si duramente e fieramente castigati nelF 1 1<br />

e nel 12. H., porgeva ora ai suoi seguaci immensi vantaggi, apriva a loro<br />

tutte le porte d'ingresso nel regno della ricchezza e dei godimenti; con-<br />

feriva a quanti partecipavano alle carapagne militari abbondanti bottini,<br />

quali non si erano mai visti in Arabia. Il capo in Madinah non era quindi<br />

più quella persona temuta e odiata dell' 11. e del 12. H., il conculcatore<br />

di tutte le sacrosante libertà anarchiche dell'arabo nomade, ma il grande<br />

uomo di Stato per eccellenza, il benefattore immediato dei suoi seguaci<br />

del 14., del 15. e del 16. H., ed il benefattore indiretto di tutti gli Arabi<br />

disposti ad emigrare. Le vittorie quindi del Yarmùk e di al-Qàdisiyj^ah<br />

ebbero il merito grandissimo di sopire per sempre, di cancellare senza<br />

ritorno tutti i rancori, tutti i conflitti generati dalla conquista militare<br />

711.<br />

.<br />

16. a. H.<br />

[ARABIA-PERSIA.<br />

- La terza campagna<br />

persiana;<br />

riepilogo critico<br />

delle tradizioni<br />

sugli avvenimen-<br />

ti in Persia dal<br />

disastro del Pon-<br />

te alla vittoria di<br />

al-Qàdisiyyah.]


16. a. H.<br />

[ARABIA-PERSIA.<br />

- La terza campagna<br />

persiana:<br />

riepìlogo critico<br />

delle tradizioni<br />

sugli avvenimen-<br />

ti in Persia dal<br />

disastro del Pon-<br />

te alla vittoria di<br />

al-Qàdisìyyah.]<br />

132, 133. 16. a. H.<br />

dell'Arabia centrale, orientale e meridionale durante il triennio dall' 1 1 . al<br />

13. H.: esse cooperarono efficacemente a fondere, per un breve periodo,<br />

tutti gli Arabi in una sola nazione, apparentemente sotto un solo capo,<br />

e con un solo intento.<br />

Il suddetto momento di equilibrio interno non fu purtroppo di lunga<br />

durata, perchè non tardarono a rinascere altri conflitti dal cozzo di nuovi<br />

intei'essi nella novella società araba oltre i confini della penisola: allora<br />

gli odi nuovi rinfocolarono le aspre rivalità della Gàhiliyyah, e scoppiarono<br />

le guerre civili. Ciò nonostante quel periodo di concordia, per breve che<br />

fosse, ebbe grandi e profondi effetti: accenneremo ad uno dei più importanti,<br />

tralasciando gli altri per ulteriore esame, a loro tempo e luogo. Le<br />

vittorie del Yarmùk e di al-Qàdisiyyah scossero alfine la penisola fin nelle<br />

sue parti più remote, e nei brevi anni che seguirono, anzi direi quasi nei<br />

mesi che seguirono ai riportati trionfi, incominciò quel vero moto di espan-<br />

sione, che fiT a un tempo emigrazione e conquista, che portò alla fondazione<br />

delle grandi città di al-Kùfah e di al-Basrah, e mercè il quale, con l'andar<br />

del tempo, tutta l'Asia Anteriore fino al Paropamisus, tutta l'Afiica setten-<br />

trionale fino all'Atlantico e, in certa misura anche la Spagna fino ai Pi-<br />

renei, furono permeate, o in alcuni punti innondate d'emigranti arabi, i<br />

quali, imponendo ai vinti lingua, fede e costumi, trasformarono la faccia<br />

del mondo.<br />

§ 133. — Ma non divaghiamo. Basta notare per ora che siamo al primo<br />

un pugno di valorosi avventurieri aveva<br />

principio di questo grandioso moto :<br />

abbattuto tutte le barriere, aveva aperto tutte le porte. Tui'be di uomini,<br />

che fino a quel giorno si erano dibattute da una parte con i disagi esa-<br />

speranti della vita nel deserto e dall'altra con l'antipatia verso il nuovo<br />

ordine di cose stabilito ed imposto da Madìnah, cominciarono ora a muo-<br />

versi — ancora assai lentamente, — sulle orme dei primi vincitori, traspor-^<br />

tandosi con le famiglie e gli averi mobili verso quelle regioni fuori d'Arabia,<br />

che esercitavano nelle circostanze speciali del momento le maggiori attrat-<br />

tive. Diremo fra breve (cfi-. §§ 238 e segg.; e 17. a. H., §§ 1 e segg.).<br />

come da questo primo moto nascessero i campi militari in Siria ed in Ba-<br />

bilonide, seguiti più tardi da quello vastissimo in Egitto, di al-Fustàt (Misr)-<br />

Parimenti importante fu l'effetto morale prodotto dalla vittoria di al-<br />

Qàdisij-yah come da quella del Yarmùk sui vinti, o più precisamente sulle<br />

popolazioni imbelli ed inermi, che sottostavano in Siria ai Greci ed in<br />

Babilonide ai Persiani.<br />

Di queste popolazioni avemmo già occasione di discorrere: le descrivemmo<br />

come razze semitiche sottoposte a duro servaggio da padroni di<br />

712.


16. a. H. §§ 133, 134.<br />

razza ariana, con i quali nulla avevano in comune. Anzi tra dominati e<br />

dominatori regnava, nell'uno e nell'altro impero, un profondo antagonismo,<br />

che a volte divampava in odio feroce, e di fede, e di razza, in aspre brame<br />

di vendetta per torti lungamente subiti. La grande famiglia semitica (^),<br />

che da secoli gemeva e soffriva, perennemente torturata da stranieri e<br />

nemici, senti ora un prodigioso appello alla riscossa :<br />

era<br />

un cugino, un<br />

consanguineo, che improvvisamente uscendo dal deserto spezzava le catene<br />

del servaggio greco e persiano offrendo agli oppressi un novello governo<br />

e la possibilità non remota di piena libertà e di uguaglianza di diritti<br />

con il vincitore, purché si fossero uniti a lui anche nella fede, e in ogni<br />

caso garantendo loro completa toUei'anza religiosa, se volevan conservare<br />

le credenze avite. I Semiti, trasalendo dal secolare servaggio, intuirono<br />

confusamente la natura della grande rivoluzione che si stava compiendo,<br />

e per islancio spontaneo e cieco, per irresistibile moto popolare, si getta-<br />

rono in braccio al vittorioso invasore : lo aiutarono in molti modi, coope-<br />

rando validamente ad accelerare la conquista ed a porre fine allo strazio<br />

della guerra. Non mette il conto dilungarci ancora sull'argomento, dacché<br />

avremo a ritornarvi sopra : passiamo<br />

ora a nariare le ultime fasi della con-<br />

quista della Babilonide, l'espugnazione di Ctesifonte e la ricacciata dei<br />

Persiani entro l'arido altipiano nativo.<br />

Nota 1. — Non mancavano gli elementi non semiti, perchè nel bacino Tigro-Eufratico erano anche<br />

molti Zoroastriani convertiti al cristianesimo (cfr. Sachau, Vov den rechtlichen Verhnltnissen der Christen<br />

ivi Hassanidenreich — Westaxiatische Sfudien — Mitth. des Or. ISeminars, 1907, pag. 77 e segg.), ma<br />

erano la minoranza e numericamente assai inferiori ai Semiti.<br />

IRAQ-PERSIA. — La campagna araba in Persia dopo al-Qadisiyyali.<br />

§ 134. — Il periodo che segui la grande battaglia poc'anzi descritta<br />

non offre intricati problemi cronologici, né porge, scevrato dei suoi elementi<br />

leggendari, incidenti drammatici di grande lilievo. Dopo la crisi suprema<br />

di al-Qàdisi^yah l'interesse dei tradizionisti per quanto segue va gradata-<br />

mente scemando — e ne vedremo poi le ragioni — e con la diminuzione<br />

di tale interesse scemano altresì i particolari nelle nostre fonti. Gli avve-<br />

nimenti che seguirono immediatamente la battaglia di al-Qàdisiyyah, si stac-<br />

cano ancora con relativa precisione dal grande quadro, onde potremo fis-<br />

sare con una certa sicurezza alcuni particolari importanti sulla caduta della<br />

capitale sassanida (al-Madà"in-Seleucia-Ctesifonte) e sulla vittoria di Gra-<br />

lulà". Ma questi fatti d'arme chiudono per vari anni la serie degli eventi<br />

grandiosi e drammatici narrati nelle annate precedenti: ed incomincia un<br />

nuovo periodo : man mano che il teatro delle gesta si slarga, la scena<br />

sembra spopolarsi di uomini e di fatti : tutto scende a proporzioni assai<br />

713. 90<br />

16. a. H.<br />

[ARABIA-PERSIA.<br />

- La terza cam-<br />

pagna persiana:<br />

riepilogo critico<br />

delle tradizioni<br />

sugli avvenimen-<br />

ti in Persia dal<br />

disastro del Pon-<br />

te alla vittoria di<br />

al-Q^disiyyah.]


§§ 134, 135. 16. a. H.<br />

16. a. H.<br />

La campagna<br />

pi{; modeste, talché nel continuare le nostre ricerche rimaniamo avvolti<br />

^ ,1-i-- •ij-i.i.-i.i.<br />

t^ntro una nebbia storica, m cui solo di tanto m tanto scorgesi un raggio<br />

araba In<br />

opoa-<br />

Persia<br />

a isiy-<br />

eli luce. La conquista dell'Iran, incominciata sotto 'Umar e<br />

jg^j-j^jj^ente .sotto il suo successore Utjimàn, svolge.si, per cosi<br />

proseguita<br />

dire, quasi<br />

['IRAQ-PERSIA.-<br />

all'insaputa dei tradizionisti: i quali, privi di sicure informazioni, hanno<br />

per loro comodo radunato ogni cosa in uno o due anni, violando il buon<br />

senso e la cronologia. Ci sarà facile dimostrare questo errore.<br />

ir divario sensibilissimo della materia storica di questi due periodi<br />

proviene da varie cause. Siamo infatti in procinto di passare dal periodo<br />

eroico al periodo più umano delle conquiste : gli eventi che seguono sono<br />

molto uniformi, monotoni ed ognuno in sé di scarso rilievo, sebbene grandi<br />

siano le conseguenze ultime e generali di tutti gli eventi studiati nel<br />

loro insieme. Non più gi-andi eserciti, non più grandi generali, non più<br />

— tranne una eccezione — strepitose vittorie ; ma invece piccole schiere,<br />

capitani poco noti, e successi militari non sempre felici e quasi sempre di<br />

poco momento.<br />

Grli eventi che più immediatamente richiamano ora la nostra attenzione<br />

possono dividersi in due categorie ben distinte : l'ima comprende le opera-<br />

zioni militari contro le provincie iraniclie del Khùzistàn, dove la popola-<br />

zione persiana, per lo più iranica e non semitica, oppose una resistenza<br />

relativamente tenace ed obbligò gli Arabi a lunghi assedi. L'altra cate-<br />

goria comprende la campagna militare di soggiogamento di tutto l'immenso<br />

piano Tigro-Eufi-atico, non appena la vittoria di (jralùlà- ebbe cacciato le<br />

milizie sassanidi dalla pianura babilonica.<br />

Nello studiare più particolarmente queste due serie di fatti, avremo oc-<br />

casione di rilevare come le vicende della seconda categoria ed in gran parte<br />

anche quelle della jDr-ima non furono già episodi di una grande conquista<br />

armata, non ebbero quegli aspetti, che potremmo chiamare quasi teatrali,<br />

delle gesta precedenti, ma furono invece incidenti modesti ed oscuri di<br />

un processo di penetrazione a volte addirittura pacifica. I combattimenti<br />

avvenuti furono in realtà scaramuccie, sebbene la tradizione le abbia tra-<br />

mutate in battaglie, e analizzando bene le notizie, appuriamo che realmente<br />

ninna città, specialmente tra quelle della pianura mesopotamica, si<br />

curò di resistere sino all' ultimo, nessun gruppo considerevole di abitanti<br />

aspirò alla gloria di martire per un regime odiato e finito.<br />

§ 135. — Tranne dunque l'occupazione della capitale sassanida, come<br />

vedi'emo tra poco, tutto quanto segue la vittoria di al-Qàdisijyah si svolse,<br />

contrariamente alle assicurazioni dei tradizionisti, in modo ben diverso<br />

di prima: sulle modalità precise di siffatta trasformazione parleremo par-<br />

714.


16. a. H. §§ 135, 136.<br />

titamente, quando l'iassumeremo la campagna di al-Madàin e di Ualiilà*. J^-<br />

Per ora non ci rimane che dare qualche lume sulla cronologia e sulle l^ campagna<br />

norme da seguirsi nell'esame delle tradizioni relative a detto argomento. araba in Persia<br />

Finora, tanto per la campagna in Siria, quanto per quella nell' 'Ii'àq,<br />

la nostra maggiore difficoltà è consistita nello sceverare da copiosi mate-<br />

riali semi-leggendari, o errati, quelle notizie che erano corrette e quelle<br />

che erano probabilmente storiche. Ora invece avanziamo verso un periodo,<br />

sugli eventi del quale non si è creata nemmeno la leggenda, sicché ci fJa<br />

addirittura difetto la materia prima su cui esercitare le nostre analisi. È<br />

merito appunto della leggenda di conservare molto materiale storico per<br />

chi lo sa interpretare. Se manca invece lo stimolo alla creazione di una<br />

leggenda l'uomo in generale nella sua infanzia intellettuale non si cura di<br />

conservare memoria dell'arido e monotono succedersi dei fatti. La leg-<br />

genda è la storia dei popoli nella sua infanzia: se manca la leggenda,<br />

ninna acutezza critica può sostituire ciò che non esiste.<br />

Alla vittoria di al-Qàdisiyyah segui un primo breve periodo sufficien-<br />

temente chiaro e fornito di particolari. Dopo un riposo non lungo sul<br />

campo di battaglia, gli Arabi, seguendo le orme della loro cavalleria, in-<br />

seguirono i resti dell'esercito persiano attraverso la Babilonide, ed occuparono<br />

la capitale dell'impero sassanida quasi priva di difensori. Dopo un<br />

certo tempo una parte delle forze arabe mosse in direzione dell'altipiano<br />

iranico e sconfisse a Gralùlà* un nuovo gruppo poco considerevole di milizie<br />

sassanidi, messe assieme dal re Yazdagird per proteggere forse un suo<br />

tentativo di rimanere nella vicina Hulwàn. Dinanzi al nuovo disastro il<br />

re di Persia scoraggito abbandonò per sempre la pianura Tigro-Eufratica<br />

e si ritrasse sui monti. Gli Arabi non si curarono per ora di seguirlo e<br />

volsero la loro attenzione a i-icongiungere le conquiste nel Sawàd con<br />

quelle nella Siria settentrionale. In tal modo le schiere musulmane sotto<br />

Sa'd b. abi Waqqàs più non molestarono i Persiani — la campagna nel<br />

Khùzistàn fu opera delle genti di al-Basrah, — e si volsero invece contro<br />

la Babilonide settentrionale e la Mesopotamia. L'onda semitica, battendo e<br />

rifluendo contro i lembi montuosi dell'altipiano iranico, si stese verso il<br />

nord ed in brevissimo tempo sommerse tutto il paese pianeggiante a mez-<br />

zodì del Taurus e dell'altipiano armenico, senza incontrare in verun luogo<br />

resistenza di sorta, ma trovando a volte perfino pronta accoglienza.<br />

§ 136. — Da tali accertamenti risulta evidente che la cronologia non<br />

può qui presentare difficili ed intricati problemi; soffre invece d'una certa<br />

vaghezza elastica, che non ha in sé grande importanza. Quando i fatti non<br />

sono più necessariamente connessi con altri eventi conosciuti in altre re-<br />

715.<br />

y^^ i<br />

a- "•


§§ 136, 137. 16. a. H.<br />

16. a. H. gioni o iu tempi successivi, la predetta vaghezza non ha effetti perturbariRÀQ-<br />

PERSIA. - . , , ,1 1 . T<br />

La campagna ^"^11 ^"^ lesto della cronologia, in una scena quasi vuota un errore di eroaraba<br />

in Persia nologia non conta gran cosa. Altro era il caso per i grandi eventi del pedopoal-Qadisiyyah.]<br />

riodo precedente, quello che dicemmo eroico, e in Siria e nel Sawàd: era<br />

di .sommo rilievo aggiustare ogni cosa appuntino, affinchè un errore nella<br />

prima fase non gettasse lo scompiglio nelle fasi successive.<br />

La battaglia di al-Qàdisiyj-ah fu vinta nella primavera avanzata del<br />

16. H., e precisamente nel Grumàda I. f= giugno 637 a. È. V.). Nel corso<br />

di quello stesso anno, un mese dopo la vittoria (cfi-. § 142), nel (iumàda II.<br />

16. H. (= luglio 637 a. È. V.) cadde anche la capitale sassanida e forse già<br />

gli Ai-abi erano fermamente stabiliti sulla riva orientale del Tigri. Non è<br />

certo in qual mese preciso si comliattesse a (jralùlà", ma potremmo forse<br />

accettare con relativa sicurezza l'indicazione di Sayf b. Umar (cfr. § 144),<br />

secondo la quale la vittoria cadde nel r)zù4-Qa'dah del 16. H.: ciò pare<br />

confermato anche da al-Balàdziu'i (cfi'. § 161j; dopo un disastro come quello<br />

di al-Qàdisiyyah, e la perdita della capitale, è presumibile che i Persiani<br />

non abbiano potuto ragunare subito novelle forze. Passò non poco tempo<br />

avanti che ai superstiti della battaglia, ed alle misere guarnigioni rimaste<br />

potessero unirsi nuove schiere dall'ormài esausto impero: sono perciò cor-<br />

retti forse gli otto mesi che secondo Sayf b. limar trascorsero prima che<br />

gli Arabi appurassero l'esistenza nelle vicinanze di al-Madà'in di forze te-<br />

mibili del nemico e le mettessero in fuga.<br />

§ 137. — Anche per questa campagna abbiamo due distinte versioni:<br />

quella della scuola madinese e quella della scuola iraqense. Quest'ultima,<br />

preoccupata, come al solito, di farch-e la sua narrazione con episodi e par-<br />

ticolari, che potessero stare a confi'onto ed anche offuscare quelli si glo-<br />

riosi della campagna siria, ci narra di grandi difficoltà superate dai vin-<br />

citori tanto nella presa di al-Madà-in, quanto a Gralùlà'. Secondo essa,<br />

Ctesifonte si difese eroicamente e con grande ostinazione per molti mesi —<br />

come Damasco! — e gli abitanti furono ridotti a nutrirsi di cani e di gatti,<br />

affermazione che non ha ombra di verosimiglianza: il fiume, come ammette<br />

la stessa fonte, era tutto in potere dei Persiani e quindi gli assediati<br />

all'ebbero potuto procurarsi, in caso di assedio, tutti i viveri che volevano.<br />

La narrazione iraqense presuppone poi l'assedio del solo sobborgo di Cte-<br />

sifonte posto sulla riva occidentale del Tigri, e riconosce perciò completa<br />

e continua libertà di comunicazioni con la sponda orientale e quindi la<br />

più libera affluenza di vettovaglie. Proprie della Aersione iraqense sono<br />

molte cil'costanze miracolose nella traversata a guado del Tigri, e sovrat-<br />

tutto la descrizione immaginosa dell'ingente bottino preso in al-Madà*in.<br />

71G.


16. a. H. §§ 137, 138.<br />

Quest'ultima è così giafica e fantastica, contiene tanti particolari attraenti,<br />

e piacevolmente narrati, che è penetrata in tutte le storie <strong>dell'Islam</strong> come<br />

narrazione sicura di fatti storici. In essa abbiamo .però pur troppo pura leg-<br />

genda popolare iraqense, leggenda imbevuta di tendenze iraniche fanta-<br />

siose, che ricordano le storie di origine iranica nelle Mille e una notte. Il<br />

merito appunto della scuola iraqense — che fiorì potentemente fecondata<br />

da influenze iraniche — è la copia di particolari grafici, di episodi pieni di<br />

vivacità: grazie all'assenza di elementi sovrannaturali le tradizioni hanno<br />

un certo sembiante veritiero e sincero, che ha tratto completamente in<br />

inganno tutti gli storici jjosteriori. Dalle tradizioni di Sayf la narrazione<br />

acquista tanto colorito, tanta vivacità che la tentazione di accettarle come<br />

elemento storico sicuro è stata irresistibile.<br />

A paragone con la versione iraqense quella della scuola madinese<br />

appare magra e disadorna, ma in compenso assai più verosimile. La madinese<br />

ignora il lungo assedio e ci descrive la presa della capitale come<br />

im fatto, si pu.ò dire, incruento. La sola vera difficoltà incontrata dagli<br />

Arabi, o meglio quella che maggiormente colpì lo loro immaginazione, fu<br />

il varco a guado del fiume Tigri. Il corso veloce del fiume poderoso sembrò<br />

un grande ardimento ai guerrieri dell' Islam, avvezzi solo alle aride stermmate<br />

lande del deserto: il guado di un fiume era un'esperienza del tutto<br />

novella e tale da sembrare assai perigliosa. Per la scuola madinese non vi<br />

fu dunque né vero assedio, né vistoso bottino: bastò che gli Arabi, edotti<br />

da un abitante del luogo, si slanciassero impetuosamente nel fiume, dove<br />

questo era guadabile, e i Persiani spaventati, dopo brevissima mischia ab-<br />

bandonarono la difesa di Ctesifonte e fuggirono.<br />

Se rammentiamo come anche la scuola madinese ama esagerare i me-<br />

riti dei primi conquistatori, e che perciò anche nelle sue tradizioni dob-<br />

biamo costantemente guardarci da tendenziose esagerazioni, risulta indi-<br />

scutibile che anche la versione madinese, disadorna e rnagra com'è, non<br />

può esser accusata di voler diminuire il merito dei vincitori di al-Madà'in,<br />

e perciò debba esser più vicina al vero di quella iraqense. Alla madinese<br />

quindi ci atteniamo e scartiamo l'altra, pur rimpiangendo la perdita di<br />

tanti fi-egi attraenti di cui spogliamo la nostra narrazione.<br />

§ 138. — Il divario tra le versioni delle due scuole in ciò che riguarda<br />

la battaglia di (J-alùlà- è di eguale natura. Sayf b. Umar ne fa una bat-<br />

taglia importantissima e sanguinosa, in cvii periscono 100,000 persiani, e<br />

riferisce molti particolari sui ripieghi usati dai Sassanidi per stancare gii<br />

Arabi e sul modo ingegnoso con cui qvielli — come la stessa fonte ripete<br />

per la battaglia di Fihl — sono alfine presi e rovinati dalle stesse insidie<br />

717.<br />

16. a. H.<br />

IRAQ- PERSIA. -<br />

La campagna<br />

araba in Persia<br />

dopo al-Qàdisiy-<br />

yah.)


138. 16. a. H.<br />

16. a. H. che avevano escogitate a danno degli Arabi. La scuola madinese ignora<br />

La campagna siffatti adornamenti e con il suo laconismo riduce il conflitto a ben più<br />

araba in Persia modeste proporzioni. Non è credibile, dopo quanto dicemmo altrove sulle<br />

1 energie militari dell' impero sassanida, e dopo un disastro fatale j, come<br />

quello di al-Qàdisiyyah, che l'impero cadente, rovinato, esausto di uomini<br />

e di danari, potesse radunare un altro grande esercito in sì breve tempo.<br />

Ben altra cosa fu la battaglia di Nihàwand, nel 21. H., quando i Persiani<br />

si presentarono al cimento dopo parecchi anni d'intensa preparazione e si<br />

batterono nel cuore del loro paese nativo per la loro patria, la loro fede<br />

ed il loro re. A (ialùlà* fu un'accozzaglia improvvisata di tutti i resti scam-<br />

pati alla strage di al-Qàdisiyyah, cui s'unirono quelle poche milizie regio-<br />

nali rimaste a guernire le città e qualche piccola schiera suppletiva di-<br />

scesa dall' altipiano in soccorso del re ricoverato in Hulwàn. Di questa<br />

gente gli Arabi si affermarono facilmente superiori, pur combattendo con<br />

una sola ii-azione delle loro schiere e sotto un capitano oscuro ed inesperto.<br />

Ridotti a queste proporzioni, i fatti narrati nelle tradizioni dei seguenti<br />

paragrafi perdono quasi tutto quell'apparato smagliante di cui anche gli sto-<br />

rici occidentali si erano finora compiaciuti di rivestirlo, attingendo a piene<br />

mani nelle tradizioni fantastiche della scuola iraqense, senza menomamente<br />

curarsi della loro autenticità storica. Tanto il Muller (I, 240-242)<br />

che il Muir (Annals, 187-189), dacché scrivevano per un pubblico al<br />

quale soprattutto desideravano porger diletto, non solo accettano, ma persino<br />

parafrasano il contenuto delle tradizioni sayfiane, senza lasciare in verun<br />

modo trapelare un sospetto sulla veridicità delle informazioni. Qua e là<br />

però il Muir, a cui non fa difetto il senso critico delle fonti, avverte la<br />

natura leggendaria delle tradizioni iraqensi e ne rileva le inverosimiglianze<br />

(cfr. pag. 181, nota 1 e 3; pag. 183, nota 3, ecc.), ma egli si contenta di sop-<br />

primere il miracoloso ed accetta tutto il resto come storia, senza avvertu'e<br />

ch'esso è leggenda quanto quello che ha soppresso. Il Muir pare non abbia<br />

avvertito un inganno molto sottile che pervade tutta la tradizionistica arabo-<br />

musulmana, vale a ,<br />

dire che non sono soltanto apocrife le tradizioni di con-<br />

tenuto miracoloso ed inverosimile, ma anche quelle di carattere in appa-<br />

renza il più innocente e conforme alla realtà dei fatti. Dobbiamo però<br />

riconoscere che tanto nella storia del Muir, quanto in quella del Muller,<br />

grazie al contributo sayfiano e grazie anche allo stile vivace ed immagi-<br />

noso dei due scrittori, la narrazione scorre facile ed evidente, e di lettura<br />

amenissima; purtroppo non è tutto oro quello che luce, ed in quei due<br />

passi non abbiamo storia : è la rappresentazione teatrale di un fatto, non<br />

è il fatto vero.<br />

718.


16. a. H. §§ 138-141.<br />

La severa critica storica sembra purtroppo produrre opera di distru- J^.<br />

, , , 1 -i o j- 1 j j- [IRAQ- PERSIA. -<br />

zione e portare la morte ove prima era la vita. Scevra di leggenda e di La campagna<br />

ricami, la verità può sembrare a prima vista nuda, triste e disadorna, ma ai^aba in Persia<br />

dopo al-Qadisiyil<br />

nostro compito e unicamente la ricerca di questa verità e null'altro, y^f,.]<br />

brutta o bella che sia: nessuna considerazione ci deve rimuovere da siffatto<br />

inflessibile intento. Dobbiamo però anche aggiungere come dopo più lungo<br />

esame anche questa povera e disadorna verità, vista più davvicino, offi"a<br />

i suoi aspetti attraenti, abbia le sue bellezze, ben più durevoli delle altre<br />

che essa ha distrutte.<br />

IRAQ-PERSIA. — Tradizioni della scuola madinese sulla campagna<br />

dopo al-Qadisiyyah : la conquista del Sawàd, di al-Madàùn e la batta-<br />

glia di Calala- {Gumada II.-Dzu-l-Qadah 16. H.).<br />

§ 139. — (al-Wàqidi). Sa'd b. abi V/aqqàs terminò la faccenda di al-<br />

Madà-in e di óalulà- (') entro l'anno 16. H. (Balàdzuri, 264).<br />

Nota 1. — Galùlà-, secondo Yàqut, è uno dei tassùg del Sawàd sul Tariq Khuràsàn o via postale<br />

che da Baghdad couduceva nel Khuràsàn. (Giaceva nel piano) a sette farsakh da Khàniqin (dove comin-<br />

ciano i monti della Persia), e constava di un grande canale che si prolungava fino a Ba'qubà e scon-eva<br />

tra le dimore degli abitanti di questo paese: (l'acqua era tanta) che era navigabile con piccole imbarca-<br />

zioni (al-sufuni fino a Bàgisrà lYàqiìt, II, 107, lin. 13-15). Nei nostri testi il nome è scritto ora Ga-<br />

llila', ora Galulà': ambedue le forme sono egualmente corrette: è nome di origine aramaica.<br />

§ 140. — (al-Wàqidi ed abù Ma'sar). La vittoria di Galùlà' fu vinta<br />

da Sa'd b. abi Waqqàs nel corso dell'anno 19. H. (') ("Tabari, I, 2578,<br />

lin. 14-16).<br />

Nota 1. — La data 19. H. è senza dubbio un errore: un codice di Tabari porta per questa tradi-<br />

zione appunto l'anno IT. H., data che potrebbe essere quella riferita anticamente da al-Wàqidi. Noi crediamo<br />

che nella scrittura antica, semjìre non punteggiata, l'anno fosse scritto in tutte lettere, ed ogni<br />

arabista sa come togliendo i punti diacritici alle due parole arabe sab'ah (=7) e tis'ah (=9) non vi<br />

sia spesso modo di distinguerle l'una dall'altra. Se tale supposizione è corretta, l'errore è di data molto<br />

antica, anteriore ad al-Tabari, perchè questi pone appunto la presente tradizione sotto l'anno 19. H.<br />

Siccome lo stesso al-Wàqidi — vedremo più avanti — pone la fondazione di al-Kiifah negli ultimi<br />

giorni del 17. H. (Tabari, I, 24B6, lin. 7-8), e poiché è noto che Gallila- fu combattuta prima che Sa'd<br />

b. abi Waqqàs trasferisse il suo quartiere generale da al-Madà-in ad al-Kufah, ne viene di necessità che<br />

Galrdà' debba esser stata combattuta prima della fine del 17. H.<br />

§ 141. — (a) Secondo al Wàqidi, la presa di al-Madàin e la vittoria<br />

di Galùlà' debbono porsi nell'anno 19. H. (Tabari, I, 2579, lin. 13-14;<br />

cft". paragrafò precedente).<br />

"(6) Yàqùt pone la presa di al-Madà-in nel 15. o 16. H. (Yàqùt, I,<br />

769, lin. 3-4), e la battaglia di Galùlà' nel 16. H. (Yàqùt, II, 107, li-<br />

nee 15-16).<br />

(e) al-Dzahabi ricorda che, secondo alcune fonti, Galùlà' fu vinta nel<br />

17. H. (Dzahabi Paris, I, fol. 130,r.).<br />

719.<br />

a. H.


16. a. H.<br />

IRAQ- PERSIA. -<br />

Tradizioni della<br />

scuola madinese<br />

sulla campagna<br />

dopo al-Qàdisiy-<br />

yah: la conquista<br />

del Savyfàd, di al-<br />

Madà'in e la bat-<br />

taglia di Galulà-.]<br />

§§ 143-145. 16. a. H.<br />

§ 142. — al-Khuwàrizmi pone la presa di al-Madàin uel Grumàda IT.<br />

del 16. H. (uB mese dopo la presa di al-Qàdisiyyah) (Baethgen Fragm.,<br />

16 del testo ar.. 110 vers. ted.).<br />

§ 143. — (ibn Isliàq, senza isnàd). La battaglia di Gralùla- fu com-<br />

battuta nell'anno 16. H. (T a bari, I, 2466. lin. 5-6).<br />

Dello stesso parere è anche Sayf b. 'Umar (cfi-. ibid., lin. 6-7).<br />

§ 144. — (a) (Sayf b. 'Umai% senza isnàd). La battaglia di Galulà-<br />

fu vinta dai Musulmani nei primi giorni del mese di Dzù-1-Qa'dah del<br />

16. H., nove mesi dopo la presa di al-Madà-in (') (T a bari, I, 2470; Athir,<br />

II, 406, lin 5).<br />

(b) al-Dzahabi cita invece Sayf b. 'LTmar come autorità che pone la<br />

vittoria di Galulà- nel 17. H. (Dzahabi Paris, I, fol. 129, v.).<br />

Nota 1. — La data qui accolta da Sayf b. 'Umar sembrami probabilmente corretta, ed avremmo<br />

così lo schema cronologico seguente:<br />

1» Battaglia di al-Qàdisij'j'ab — Gumàda I. 16. H. (ctì-. § 4.1 ^giugno 637 a. È. V.<br />

'2° Presa di al-Madà-in (cfr. § 142 — 1 Gumàda II. 16. H. = luglio 637 a. È. V.;<br />

3" Battaglia di Galulà' — Dzù-l-Qa'dab 16. H. = novembre-dicembre 637 a. E. V.<br />

§ 145. — (ibn Ishàq, senza isnàd) (^). I fuggiaschi dalla rotta di al-Qà-<br />

disij^j-ah, ricoveratisi in Dayr Qurrah, quando videro avanzarsi Sa'd b. abi<br />

Waqqàs con tutto l'esercito musulmano, continuarono la fuga fino ad al-<br />

Madà'in nell'intenzione di proseguire fino a Nihàwand, e si portaron via<br />

tutti gli ori, gli argenti, i broccati (dìbàg), i mantelli preziosi di seta<br />

(firind), la seta semplice (harìr), le armi, i vestiti del re Kisra, e le<br />

sue figlie (le principesse reali). Tutto il resto abbandonarono in preda ai<br />

vincitori. Per ordine di Sa'd l'inseguimento dei fuggiaschi fu continuato<br />

allora da Khàlid b. Urfutah, e da lyàd b. Ghanm con le schiere sirie:<br />

l'avanguardia dell'esercito era comandata da Hàsim b. Utbah b. abi Waqqàs,<br />

e le due ali, la diritta da Garir b. 'Abdallah al-Bagali, e la sinistra da<br />

Zuhrah b. Hawiyyah al-Tamimi. La marcia del resto dell'esercito fu però<br />

ritardata dal male di cui soffriva Sa'd, il quale si avanzò soltanto quando<br />

fu guarito, e raggiunse le altre genti già arrivate .sulle rive del Tigri,<br />

mentre stavano ad assediare Bahurasii- (-).<br />

Si trattò allora di trovare un guado per traversare il fiume Tigri, ma,<br />

per quanto cercassero, tutti i tentativi riuscirono vani, finché uno del<br />

paese, un non arabo (ilg) di al-Madà'in, indicò un punto, ove sarebbe<br />

stato possibile di varcare il fiume, in quel guado detto di Qatrabbul. In<br />

principio però nessuno aveva il coraggio di arrischiarsi nella corrente<br />

veloce del Tigri, sino a che Hàsim b. 'Utbah, dando il buon esempio, si<br />

gettò a piedi nelle acque del fiume e giunse felicemente sull'altra riva,<br />

seguito poco dopo dalla sua cavalleria. Passarono allora anche Khàlid b.<br />

720.<br />

;


16. a. H. §§ 145.<br />

'Uifutah, poi lyàd b. Ghanm con tutti i cavalieri del loro seguito. Si dice<br />

che dopo quel giorno nessuno passasse più per quel guado. Gli Arabi<br />

avanzarono quindi fino a Muzlim Sàbàt (*), ove tutti gli Arabi temevano si<br />

fosse preparata un'insidia, e nessuno aveva il coraggio di entrare nella<br />

città (in apparenza deserta). Allora Hàsim b. 'Utbah diede di nuovo<br />

l'esempio, slanciandosi con i suoi nella città, e. facendo brillare da lungi<br />

la lama lucente della spada nei raggi del sole, annunziò agli altri che<br />

non vi era più nulla da temere. Appresso a lui avanzò Khàlid b. 'Urfiitah,<br />

e poi Sa'd con il» grosso dell'esercito (^).<br />

Così alfine arrivarono a Gralùlà*, ove si erano radunati moltissimi Per-<br />

siani, ed ivi si venne ad un'altra sanguinosa battaglia, che ebbe termine<br />

con la disfatta dei Persiani. Grande fu il bottino che cadde nelle mani<br />

dei Musulmani, e la quota per ogni soldato fu anche maggiore di quella<br />

avuta dopo la battaglia di al-Qàdisiyyah. Ivi fu pure catturata la princi-<br />

pessa reale persiana per nome Mangànah (Mingànah?), una figlia o nipote<br />

di Kisra (T a bari, I, 2358-2359).<br />

Cfr. anche Dzahabi' Paris, I, fol. 129, r., dove. cita al-Tabari, ma evi-<br />

dentemente riassume ibn Ishàq e qualche altra tradizione del testo ta-<br />

bariano. La prima riunione, egli dice, del venerdì nell' 'Iraq avvenne dopo<br />

la presa di al-Madà-in nel Safar del 16. H. — La qual data è sicuramente<br />

errata.<br />

Nota 1. — Questi fatti sono narrati da ibn Ishàq subito dopo la battaglia di al-Qàdisiyyah. senza<br />

indicazione alcuna dell'anno in cui avvennero: essi appartengono chiaramente ed indubbiamente al-<br />

l'anno 16. Tabari li ha sotto l'anno 14., ma il suo ordine non è strettamente cronologico.<br />

Nota 2. — Bahurasir, secondo Yàqut, giaceva all'estremità iwarà-| dei distretti formanti il Sawàd<br />

Baghdad, nei pressi di al-Madà'in, ed era anche detta Bahurasir al-Rumaqàn. Secondo Hamzah era una<br />

delle sette città che portavano complessivamente il nome di al-Madà-in (^ le città), forma araba del<br />

nome persiano (ufficiale) Dih Ardasir (Dihardasiri o Bih Ardasir iBihardasir), delle quali la seconda<br />

denominazione significa la migliore delle città di Ardasir [infatti in Pahlavi è Veh-Artakhsir «la città<br />

«di Ardasir, ossia Seleucia riedificata da Ardasir I» (226-241 a. È. V.)]. La città sorgeva sulla riva<br />

occidentale del Tigri: ai tempi di Yàqùt essa era totalmente rovinata e scomparsa (Yàqut, I, 768,<br />

lin. 14-18).<br />

Nota .3. —<br />

Muzlim o Muzlim Sàbàt prende il suo nome, dice Yàqut, da Sàbàt, presso al-Madà-in,<br />

ed era un luogo da quelle parti, ma il geografo citato ammette d'ignorare l'origine e la ragione del<br />

nome (Yàqùt, IV, 569, lin. 3-4i. Questo passo, da cui non caviamo verun lume, appartiene sicuramente<br />

a quella classe di notizie geografiche che Yàqut estrasse dalle cronache, senza poterle riscontrare con<br />

veruna altra fonte schiettamente geografica. Ai tempi di Yàqut il silo non esisteva più. Dal contesto della<br />

narrazione parrebbe che fosse una delle sette città che componevano il gruppo di al-Madà-in — cfr. § 150<br />

e nota 1. — Giaceva in fatti un poco a W di Seleucia (Bih Ardasir).<br />

Nota 4. — ibn Ishàq pone esplicitamente la presa di Muzlim Sàbàt dopo il passaggio a guado<br />

del Tigri : e quindi pone il sito sulla riva orientale del Tigri. Sayf b. TTraar in una tradizione (da 'Ubay-<br />

dallah b. Muhaffiz, da suo padre) dà invece un altro ordine cronologico degli eventi, ossia pone prima la<br />

conquista di Sàbàt e di Muzlim Sàbàt, poi il passaggio del Tigri e quindi la presa di al-Madà-in (Tabari,<br />

I, 2460, lin. 6-7), ritenendo perciò Sàbàt sulla riva occidentale (cfr. § 148j. Strano a dirsi: ibn Ishàq<br />

omette qualsiasi menzione della presa di al-Madà-in, e passa direttamente alla battaglia di Gallila-.<br />

La mancanza di un cenno alla presa di al-Madà-in nel racconto di ibn Ishàq ci permette di consi-<br />

derare la versione di Sayf b. TJmar con molto sospetto, e di credere che la maggior parte dei partico-<br />

lari narrati poi da Sayf debba essere ricamo leggendario popolare e non storia.<br />

721. 91<br />

16. a. H.<br />

IRAQ- PERSIA. -<br />

Tradizioni della<br />

scuola madinese<br />

sulla campagna<br />

dopo al Qàdisiyyah:<br />

la conquista<br />

del Sawàd, di al-<br />

Madà-in e la bat-<br />

taglia di Galùlà-.]


16. a. H.<br />

IRAQ- PERSIA. -<br />

Tradizioni della<br />

scuola madìnese<br />

sulla campagna<br />

dopo al-Qàdisiy-<br />

yah: la conquista<br />

del Sawàd, di al-<br />

Madà-in e la bat-<br />

taglia di Galulà-.]<br />

1^148. 16. a. H.<br />

La caduta di Bahurasir rese probabilmente impossibile la difesa di al-Madà-in, situata sulla riva<br />

opposta, onde, allorché non fu più possibile tenere la riva occidentale, gli abitanti di quella orientale<br />

non tentarono più alcuna difesa.<br />

§ 146. — (Khalìfah b. Khavyàt). Yazdagird fuggì da al-Madàin a Hulwàn,<br />

donde scrisse nell'al-Uibàl, e fece venire molte genti armate, che<br />

radunò in Gralùlà- sotto gli ordini di Farrukhzàd b. Grarmihi- (?). Sa'd b.<br />

abi Waqqàs ne scrisse al Califfo 'Umar, e ricevette l'ordine di disperdere<br />

le forze nemiche. Il nipote di Sa'd, Hàsim b. 'Utbah b. abi Waqqàs, comandò<br />

le schiere musulmane e fugò i Persiani a Gralùlà*. La preda ammontò<br />

a 110,000,000 (di dirham), oppure, secondo al-Sa'bi, a 30,000,000<br />

(Dzahabi Paris, I, fol. 129,v.-130,r.).<br />

§ 147. — (Ismà'il b. abi Khàlid, da Abdallah b. Cxahs). Dopo la di-<br />

sfatta di al-Qàdisiyyah, i Persiani tentarono di far fronte agli Arabi in Sùrà,<br />

ma furono di nuovo sconfitti. Lo stesso avvenne anche in al-Saràt. Grli Arabi<br />

arrivarono così dinanzi ad al-Madà-in e fissarono il campo in Kiitha (^), ove<br />

in Dayr al-Masàlih (-) era una guarnigione persiana. Grli Arabi fugarono<br />

anche questa, costringendola a ricoverarsi in al-Madà'in.<br />

Allora gli Arabi piantarono le tende presso alle mura della città, sulle<br />

rive stesse del Tigri. Due drappelli musulmani varcarono il Tigri, uno<br />

sopra, l'altro sotto la città, e così cinsero questa da tutti i lati. In al-Ma-<br />

dà-in cominciarono pei'ciò a mancare i viveri, e gli abitanti furono ridotti<br />

a nutrirsi con carne di cani e di gatti. Allora la guarnigione abbandonò<br />

la città e si rith-ò a Gralùlà- (Yùsuf, 17, lin. 6-11).<br />

Nota If — Kùtha è il nome, dice Yàqùt, di tre luoghi, dei quali uno nel Sawàd al-'Iràq e precisamente<br />

nell'Ard Bàbil o distretto di Bàbil, (presso il quale?) passava il Nahr Kùtha icon l'alif<br />

niamdùdah), il primo canale che si stacca nell' 'Iraq dal fiume Eufrate. La Kùtha al-'Iràq constava<br />

i<br />

di due Kùtha, ossia Kiìtha al-Tariq e Kùtha Rabba, dove era un mashad di Abramo, perchè luogo<br />

della sua nascita. Ambedue erano nell'Ard Bàbil Yàqùt, IV, 317, lin. 8 e segg.l. Appresso a queste<br />

notizie, non molto chiare, Yàqùt aggiunge alcune tradizioni, alle quali in questo luogo basta un solo<br />

cenno. Il partito cioè non-arabo, che nei primi secoli <strong>dell'Islam</strong> sostenng la tesi dell'uguaglianza asso-<br />

luta tra Arabi e non Arabi, si è valso del fatto che Abramo era nato a Kùtha per mettere in bocca<br />

ad 'Ali un detto (apocrifo), secondo il quale egli avrebbe descritto i Qurays come Nabt (ossia conta-<br />

dini) min Kùtha, ossia Nabatei di Kùtha. Ad ibn 'Abbàs ha poi messo in bocca l'altro detto (pure apo-<br />

crifo) che i Qurays erano hayy min al-Nabt min ahi Kùtha, ossia una famiglia che discendeva<br />

dai contadini di Kùtha (Yàqùt, IV, 318, lin. 2-13). Alcuni geografi hanno voluto che 'Ali ed ibn 'Abbàs<br />

alludessero alla {terza contrada omonima), la Kùtha di Makkah, ma tale spiegazione non regge, stante<br />

la presenza del nome nabt, per cui intendesi sempre un agricoltore non arabo. La verità è che i non<br />

Arabi, valendosi della pretesa dei Quraj-s di discendere da Abramo e della leggenda che Abramo na-<br />

scesse a Kùtha dove tutta la popolazione era aramaica, hanno ingegnosamente messo assieme i due<br />

fatti per umiliare i loro padroni Arabi e chiamarli, non senza una fine ironia, non arabi anch'essi !<br />

Nota 2. — Non trovo notizie su questo Dayr al-Masàlih, probabilmente un convento cristiano,<br />

scomparso dopo la conquista con la conversione degli abitanti.<br />

§ 148. — Narra abù Ubaydah Ma'mar b. al-Muthanna [f 207, o 208] che,<br />

quando Sa'd b. abi Waqqàs ebbe terminata la battaglia di Rustam (W aq '<br />

ah<br />

Rustam) in al-Qàdisiyyah, ed ebbe assegnato ai capi dei villaggi i doveri<br />

722.


16. a. H. §§ 148-150.<br />

che loro incombevano, mandò gente a contarli, ma non diede ad essi<br />

altre istruzioni, in attesa che il Califfo Umar manifestasse a loro riguardo<br />

il suo parere. I dahàqìn diedero allora buoni consigli ai Musulmani, e<br />

rivelarono ai medesimi i punti deboli dei Persiani, fecero doni ai Musul-<br />

mani, e misero a loro disposizione i mercati (per facilitare la provvista dei<br />

viveri) (^). Allora poi Sa'd b. abi Waqqàs si volse verso al-Madàin, contro<br />

Yazdaigird. Innanzi andò Khàlid b. 'Urfutah, halif dei banii Zuhrah b.<br />

Kilàb; nulla' potè Sa'd fare (contro Yazdagird), finché Khàlid (b. Urfutah)<br />

non ebbe conquistata Sàbàt al-Madà-in (= Muzlim Sàbàt). Poi si avviò su<br />

al-Madà-in, ma non trovò mezzi per varcare il fiume (cfr. § 146, nota 3):<br />

alcuni gli rivelarono allora un guado presso il villaggio di al-Sayyàdìn,<br />

sotto al-Madà'in: per questo guado passò la cavalleria araba. Allora Yaz-<br />

dagird fuggì ad Istakhr (Yàqùt, IV, 323, lin. 2-9).<br />

Segue poi la fondazione di al-Kùfah, narrata sotto l'anno 17. H.<br />

Nota 1. — E importante per noi porre in rilievo come questa autorità antica e sicura ammetta<br />

ohe fin dalla battaglia di al-Qàdisiyyah i piccoli proprietari del Sawàd, i dahàqìn, mostrassero sim-<br />

patia per gli Arabi e cercassero di agire di concerto con gì' invasori ed ottenere così il mutamento di<br />

governo con il minor danno possibile per la popolazione agricola e per i lavori dei campi, dai quali<br />

essi ricavavano tutta la loro ricchezza. Si noti altresì come non si parli di stipulazione di accoi'di e di<br />

patti speciali: i dahàqìn passarono sotto al dominio arabo senza esigere veruna garanzia per l'avve-<br />

nire: è evidente che questi piccoli proprietari agissero in siifatto modo nella completa sicurezza che i<br />

nuovi padroni nulla avrebbero mutato nelle condizioni della proprietà territoriale rispetto a quanti<br />

mostravansi pronti ad accettare il novello dominio. Più avanti risulterà meglio il vero significato di<br />

questa osservazione, quando cioè tratteremo la sistemazione delle provincie conquistate.<br />

§ 149. — ('Affàn b. Muslim, da Husa^-m [b. Basir], da Husayn [b. 'Abd<br />

al-rahmàn al-Sulami], da abù Wà'ilj. Dopo la disfatta di al-Qàdisiyyah i<br />

Persiani si riuniiono in Kùtha, ma sempre inseguiti dai Musulmani furono<br />

ricacciati fino al Tigri. Quivi i Musulmani si dissero: « Perchè ci fermiamo<br />

« a guardare questo piccolo corso d'acqua? ». E lo passarono a guado, e bat-<br />

terono di nuovo il nemico (Balàdzuri, 263).<br />

§ 150. — ('Abbàs b. Hisàm, da suo padre [Hisàm ibn al-Kalbi], da<br />

'Awànah b. al-Hakam, e abù 'Ubaydah Ma'mar b. al-Muthanna, da abù<br />

Amr b. al-'Ala). Sa'd b. abi Waqqàs mandò innanzi con l'avanguardia<br />

Khàlid b. 'Urfutah, il quale espugnò Sàbàt (^) e poi si avanzò fino ad al-Rùmiyyah<br />

(^), con gii abitanti della quale stipulò un trattato: quanti volevano<br />

emigrare erano liberi d'andarsene, ma quelli che rimanevano dovevan<br />

sottomettersi, dare buoni consigli (ai Musulmani), pagare la gizyah, far<br />

da guide agli Arabi, né ordire insidie a loro danno. (Sa'd però giunto al<br />

Tigri) trovò che non esistevano mezzi per varcare il fiume: gli fii indicato<br />

allora un guado presso il villaggio di al-Sayyàdìn, e in quel punto tutta<br />

la cavalleria passò sulla riva orientale, mentre i Persiani scagliavano nu-<br />

23.<br />

le, a. H.<br />

IRAQ-PERSIA. -<br />

Tradizioni della<br />

scuola madinese<br />

sulla campagna<br />

dopo al-Qàdisiyyah:<br />

la conquista<br />

del Sawàd, di al-<br />

Madà-in e la bat-<br />

tagliadlGalulà-.]


16. a. H.<br />

IRAQ- PERSIA. -<br />

Tradizioni della<br />

scuola madinese<br />

sulla campagna<br />

dopo al-Qàdisiy-<br />

yah: la conquista<br />

del Sawàd, di al-<br />

Madà-in e la bat-<br />

taglia di Galùlà-.j<br />

150, 151. 16. a. H.<br />

geli di dardi contro di loro. Tutti i Musulmani rimasero incolumi, tranne<br />

un arabo dei Tayy, Salii b. Yazid b. Màlik al-Sinbisi (che fii ucciso da una<br />

freccia): nessun altro fu colpito in quel giorno (Balàdzuri, 2(53-264).<br />

in persiano i<br />

!N0TA 1. — Sàbàt, o Sàbàt Kisra, era un luogo ben conosciuto in al-Madà'in, dice Yàqùt, ed aveva<br />

ufficialmente)<br />

il nome Balàsàbàdz. Famosi erano i salassatovi di Sàbàt, uno dei quali era<br />

tanto appassionato per il suo mestiere che, quando non trovava clienti, salassava la propria madre :<br />

questa finalmente ne mori. Da ciò nacque un proverbio tra gli Arabi. Si vuole che in Sàbàt venisse<br />

carcerato il principe lakhmita, al-Nu'màn b. al-Muudzir, per ordine del re sassanida Abarwiz lYàqfit<br />

I. 3, Un. 10-17). È certamente lo stesso sito che Muzlim Sàbàt, cfr. § 145 e nota S.<br />

Nota 2. — al-Riìmij-j-ah_ era un luogo (un sobborgo?! in al-Madà-in (Tàqut, II, 867, lin. 21, ma ci<br />

mancano maggiori particolari.<br />

§ 151. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Dopo al-Qàdisiyyah i Musulmani<br />

si avanzarono entro il ten-itorio nemico fin oltre Dayr Ka'b ('), presso<br />

il quale al-Nakhìrkhàli (ossia al-Nakhiragàn?) (-) tentò arrestare la loro<br />

marcia con uu forte esercito di gente di al-Madà-in. Zuhayr b. Sulaym<br />

al-Azdi sostenne una lotta corpo a corpo con al-Nakhìrkhàn ed ambedue<br />

rotolarono in terra. Allora Zuhayr estrasse un pugnale dalla cinta del<br />

suo avversario, e gli squarciò il ventre, uccidendolo.<br />

Sad b. abì Waqqàs con tutto l'esercito musulmano si accampò quindi<br />

in Sàbàt e si raccolse poi intorno a Bahurasir, ossia la città che si trova<br />

nel siqq di al-Kùfah (.sulla riva cioè occidentale del Tigri, di fi-onte ad<br />

al-Madà-in-Ctesifonte). Dinanzi a questa città rimasero i Musulmani o nove<br />

o otto mesi, e mangiarono due volte i datteri fi-eschi (al-rutab, o.ssia<br />

videro due volte un raccolto di datteri del luogo) perchè gli abitanti si<br />

difesero con grande tenacia. Quando alfine non poterono più resistere ai<br />

Musulmani, si diedero alla ftiga. e il re Yazdagird b. Sahriyàr si fece ca-<br />

lare in una cesta dalle mura dell'Abyad di al-Madà-in, per cui i Nabatei<br />

lo chiamarono Barzabila (cioè « il figlio della cesta »). Egli si ritirò a Hulwàn<br />

(^) con i principali dignitari del regno, e menandosi appresso il tesoro<br />

reale, ma abbandonando in gran parte (? khaffa) le sue masserizie, il suo<br />

tesoro particolare, le sue donne ed i suoi figli. Ed era un anno di carestia,<br />

e la peste infieriva in tutta la Persia. Di poi i Musulmani varcarono il<br />

Tigri in un punto dove era un guado, ed espugnarono anche la città sulla<br />

riva orientale del fiume (Balàdzuri, 262-263).<br />

Nota 1. — Nemmeno su Daj-r Ka'b trovo notizie nei dizionari geografici arabi, sicché per esso varrà<br />

quanto si notò già per il Dayr al-Masàlih icfr. § 147, nota 2).<br />

Nota 2. — La vera forma è al-Nakhirgàn^ icfr. Noeldeke Perser, pag. 1.52-1.53, nota 2i, ed è<br />

il nome della Nuova Antiochia t'ondata<br />

un poco a valle di Seleucia (Bih Ardasir,<br />

da Khusraw I (.531-578 a. È V.i per i prigionieri bizantini,<br />

e quindi un sobborgo di al-Madà-in i. — Cfr. Le Strange<br />

Lands., pag. 34, 35; Noeldeke Perser, pag. 16, nota 4; pag. 165, nota 4 [Nailino].<br />

Nota 3. — Hulwàn, dice Yàqut, sorgeva sul confine del Sawàd, dalla parte dell'al-Gibàl, ed era<br />

un tempo una delle città più grandi del Sawàd (Tàqut, II, 312, lin. o, 9-11). Essa era annidata tra i<br />

primi contrafforti montuosi del Zagros, ed oggidì, nel fare il percorso da Baghdad a Hamadzàn, si lascia<br />

a mano manca il sito, ora deserto, dove sorgeva la fiorente Hulwàn, di cui da lungi si distinguono<br />

724.


16. a. H. 151-155.<br />

ancora le mura merlate cadenti in rovina. L'autore visitò il luogo nel 1894, ma le fotografie tratte<br />

allora per la presente opera caddero in un canale, e furono rovinate dall'acqua, nel susseguente viaggio<br />

in Pernia.<br />

§ 152. — (Muh. b. Sa'd, da al-Wàqidi, da ibn abi Sabrah, da ibn Aglàn,<br />

da Abàn b. Salili). Quando furono disfatti ad al-Qàdisiyyah, i Persiani<br />

fuggiaschi ripiegarono su al-Madà'in, ed i Musulmani arrivarono fino al<br />

Tigri, che era allora in grande piena, quale non si era mai vista: i Per-<br />

siani avevano ritirate tutte le barche ed i traghetti sulla riva orientale,<br />

ed avevano anche bruciato il j)onte. Sa'd ed i Musulmani rimasero molto<br />

addolorati di trovarsi nell'impossibilità di varcare il fiume. Allora usci<br />

fuori un uomo tra i Musulmani, lanciò il suo cavallo nell'acqua del fiume<br />

e giunse salvo sull'altra riva. Animati da tale esempio, altri Musulmani<br />

si gettarono anch'essi nel fiume, arrivarono sull'altra sponda, piombarono<br />

su quelli che tenevano le imbarcazioni e così tutto il resto dell'esercito ed<br />

i bagagli poterono sicuramente passare sull'altra sponda. I Persiani furono<br />

spaventati da tanto valore: « Per Dio! noi combattiamo demoni! »; e si<br />

diedero alla fuga (Balàdzuri, 263).<br />

§ 153. — ('Abdallali b. Sàlih, da persona fededegna, da al-Mugàlid b.<br />

Sa'id, da al-Sa'bi). Nella giornata di al-Madà-in i Musulmani catturarono<br />

varie concubine del re persiano, trovate nelle campagne, tutte accomodate<br />

e vestite con lusso, pronte per essergli presentate. La madre di al-Sa'bi<br />

era una di esse(?). In quel giorno i Musulmani presero la canfora (kàfùr),<br />

e la gettarono nelle loro pentole credendo che fosse sale (Balàdzuri, 264).<br />

§ 154. — ("Ali b. al-Mughìrah al-At-hram, da abù Ubaydah Marnar<br />

b. al-Mut_hanna, dai suoi maestri: anche Hisàm b. al-Kalbi, da suo padre<br />

[Muli. al-Kalbi], e i dotti di al-Kùfah). Dopo la vittoria di al-Qàdisiyyah,<br />

Sa'd b. abi VVaqqàs mosse contro al-Madà-in, fece un trattato di pace con<br />

la gente di al-Rumiyj'ah e di Bahurasir, espugnò al-Madàin, e prese di<br />

assalto Asbànbur (^) e Kurdabandàz (^). In questo sito fissò il suo campo e la<br />

sua gente ne prese possesso (Balàdzuri, 276).<br />

Nota 1. — Asbànbur, secondo Yàqdt, era la più splendida delle dieci città che formavano al-Ma-<br />

Nota 2. — Di<br />

Yàq ut,<br />

Kurdabandàz non trovo notizia nei dizionari geografici.<br />

I, 237, lin. 7-9).<br />

dà-in, ed anche la più grande: in essa sorgeva il famoso monumento Aywàn Kisra i<br />

§ 155. — fabù Hanifàh al-Dinawari). Quando i Persiani fuggirono da<br />

al-Qàdisiyyah e rimasero uccisi i loro capi, corsero i superstiti senza fer-<br />

marsi, diritti innanzi a loro, fino ad al-Madà-in. Appresso vennero i Mu-<br />

sulmani, finché giunsero alle rive del Tigri e fissarono il campo di fronte<br />

ad al-Madà-in: ivi rimasero attendati per ventotto mesi, per modo che<br />

mangiarono ben due volte i datteri freschi (rutab), e celebrarono due<br />

volte la festa del sacrifizio (dahhau udhiyyatayn, ossia il 10 Dzii-l-<br />

725.<br />

16. a. H.<br />

IRAQ- PERSIA. -<br />

Tradizioni della<br />

scuola madinese<br />

sulla campagna<br />

dopo al-Qàdisiyyah:<br />

la conquista<br />

del Sawàd, di al-<br />

Madà-in e la bat-<br />

taglia di Galùlà-.]


16. a. H.<br />

IRAQ- PERSIA. -<br />

Tradizioni della<br />

scuola madinese<br />

sulla campagna<br />

dopo al-Qàdisiy-<br />

yah: la conquista<br />

del Sawàd, di al-<br />

Madà-in e la bat-<br />

taglia di Galulà-.]<br />

§ 155. 16. a. H.<br />

Higgah). Alla fine la faccenda venne a tedio della gente del Sawàd, e<br />

tutti i dahàqin di quella regione fecero un trattato con Sa'd b. abi<br />

Waqqàs. Quando (il re) Yazdagird ebbe contezza di questo, radunò a sé<br />

i suoi maràzibah, divise tra loro i suoi tesori privati e pubblici (bu} ut<br />

a mw al ibi wa khazà* inihi), costringendo tutti a fii-mare le ricevute<br />

per quanto avevano avuto in consegna, ed alla condizione che, se l'impero<br />

andava in perdizione, essi dovevano entrare in possesso dei tesori, ma se<br />

trionfava di nuovo lo stato sassanida allora dovevano restituire ogni cosa<br />

al re. Di poi mandò via le sue donne, i suoi servi, ed i suoi intimi e li<br />

radiinò intorno a sé in Hulwàn, lasciando Khurrazàd b. Hvirmuz, li-atello<br />

di Eustam ucciso ad al-QàdisÌ3-yah, in comando della guarnigione di al-<br />

Madà'in.<br />

Saputo questo Sa'd b. abì Waqqàs ordinò ai suoi di tenersi pronti,<br />

ingiunse loro di precipitarsi nelle acque del Tigri per arrivare all'altra<br />

riva. Egli stesso, gettandosi a cavallo nel fiume ed invocando il nome di<br />

Allah, fu il primo a dare il buon esempio: tutti gli altri lo seguirono e<br />

l'intero esercito raggiunse sano e salvo l'altra sponda. Uno solo rimase<br />

annegato: egli montava un cavallo alezano (saqrà-), il quale (appena en-<br />

trato nell'acqua) si mise a scuotere la sua criniera (?), ed il cavaliere si<br />

annegò: egli apparteneva alla tribù dei Tayy ed aveva nome Sulayk b.<br />

'Abdallah. In quella giornata Salmàn (al-Fàrisi) presente al varco del fiume,<br />

gridò: « O gente dei Musulmani! Dio vi ha facilitato il fiume, come vi ha<br />

« facilitato anche la terra ferma ». Allorché i Persiani videro gli Arabi<br />

precipitarsi con i loro destrieri entro il fiume, si misero a gridare: « Diwàn<br />

àmadand! Dìwàn àm ad and! » (ossia, « son venuti i diavoli», in<br />

persiano: eli-. §§ 162 e 187, nota 1). Khurrazàd b. Hurmuz trasse fuori dalla<br />

città con la sua cavalleria impostandosi sulla via del guado (al- sari' ah),<br />

e gridando ai Musulmani: « gente degli Arabi! il fiume appartiene a<br />

« noi, e non vi è lecito precipitarvi in esso per venire fino a noi! ». Mentre<br />

gli Ai'abi guadavano il fiume, i Persiani scagliarono contro di essi nugoli<br />

di freccie : ma gli Arabi si gettarono lo stesso sui Persiani e s' impegnò<br />

una lunga mischia, terminata alfine con la fuga dei Persiani, che si riti-<br />

rarono in al-Madà-in e vi si fortificarono. Gli Arabi si piantarono allora<br />

dalla parte che tocca il fiume Tigri ('? assalu-ono la parte lambita dal Tigri?),<br />

e Khurrazàd, visto questo, usci dalla porta orientale, Bàb al-Sarqi, di<br />

notte, con le sue schiere, dirigendosi su Galulà- e lasciando vuota al-Ma-<br />

dà-in. Quivi entrarono ora i Musulmani e vi fecero grande bottino: vi tro-<br />

varono molta canfora, e credendola sale, la misero nel pane, che riuscì perciò<br />

amarissimo.<br />

726.


16. a. H. 155-157.<br />

Racconta Mikhnaf b. Sulaym: io ho inteso dire che in quel giorno<br />

un uomo andò in giro chiedendo di scambiare un desco rosso (sahfah<br />

hamrà*, ossia d'oro) per un desco bianco (ossia d'argento), perchè quel be-<br />

duino ignorava che cosa fosse l'oro. E Sa'd scrisse al Califfo TJmar, an-<br />

nunziandogli la vittoria (Hanìfah, 133-134).<br />

§ 156. — Nell'anno 16. 'H., narra ibn al-Cfawzi, fu espugnata la città<br />

di Bahurasir (nel ms. erroneamente Nahr Sir), un quartiere di al-Ma-<br />

dàùn, la quale giaceva sulle due rive del Tigri, l'occidentale e la orien-<br />

tale. La città sulla riva orientale si chiamava anche al-'Atìqah, ed in essa<br />

sorgeva l'al-Qasr al-Abyad, antichissimo edifizio, di cui nessuno sapeva<br />

chi fosse stato il fondatore. Il castello era attiguo alla città in cui dimo-<br />

ravano i re, ed in essa era l'al-Aywàn, detto anche Asbanir (leggi Asbàn-<br />

bur). La città sulla riva occidentale era Bahurasir (nel ms. Nahr Sir), che<br />

si vuole fondata da Alessandro Magno, al-Iskandar, dopo la fondazione di<br />

Alessandria, di Samarqand, di Marw e di Haràt. Egli trovò il sito ameno,<br />

e vi costruì una grandissima città, cinta da alte mura, che esistevano an-<br />

cora ai tempi di ibn al-Grawzi. La città era perciò detta anche al-Rù-<br />

miyyah, ossia la greca. al-Madà-in fu scelta come residenza da tutti i re<br />

successivi, e fu chiamata al-Madà-in, appunto perchè grande era la quan-<br />

tità di costruzioni erettevi dai re e dagli al-Akàsirah (Sassanidi). L'al-<br />

Aywàn fu costruito da Sàbùr b. Hurmuz detto Dzù-1-Aktàf, il quale regnò<br />

72 anni (G-awzi, fol. 28, v.).<br />

Nel testo poi di ibn al-Grawzi segue la narrazione della presa di al-Ma-<br />

dàùn calcata su le tradizioni di Sayf b. 'Umar (Grawzi, fol. 28,v.-31,v.).<br />

Della battaglia, narrata con le stesse fonti, abbiamo un breve rag-<br />

guaglio nel passo successivo- (Grawzi, fol. 31,v.-32,r.), dove si aggiunge<br />

che essa avvenne nel Dzù-1-Qa'dah del 16. H., nove mesi dopo 1^ presa<br />

di al-Madàiu. In questo anno ibn al-Grawzi narra poi la presa di Hulwàn<br />

e di Takrit fUawzi, fol. 32,r.-32,v.).<br />

§ 157. — (al-Balàdzuri, senza ìsnàd). Mentre i Musulmani indugiavano<br />

in al-Madà-in, giunse ad essi la notizia che Yazdagird aveva radunato<br />

in Gralùlà- un grande esercito, che doveva muovere contro di loro. Allora<br />

Sa'd b. abi Waqqàs mandò innanzi 12.000 uomini sotto Hàsim b. TJtbah<br />

b. abi Waqqà.s, il quale .scoprì che i Persiani si erano fortificati in Gralùlà-<br />

ed. avevano scavato una grande trincea (intorno al campo), lasciando le<br />

famiglie ed i bagagli in Khàniqin('). I Per.siani avevano giurato di non fug-<br />

gire, e nuovi rinforzi affluivano costantemente da Hulwàn e dal Gribàl<br />

(Media). I Musulmani decisero di assalire il nemico prima che ricevesse<br />

nuovi rinforzi, e s'impegnò cosi la battaglia. Hugr b. Adi al-Kitidi co-<br />

7-27.<br />

le, a. H.<br />

[IRAQ- PERSIA. -<br />

Tradizioni della<br />

scuola madinese<br />

sulla campagna<br />

dopo al-Qàdisiyyah:<br />

la conquista<br />

del Sawàd, di al-<br />

Madà-in e la bat-<br />

tagliadiGalulà-.|


16. a. H.<br />

IRAQ- PERSIA. -<br />

Tradizioni della<br />

scuola madlnese<br />

sulla campagna<br />

dopo al-Qàdisiyyah:<br />

la conquista<br />

del Sawàd, di al-<br />

Madà-in e la bat-<br />

taglia di Galùlà-.]<br />

§§ 157-162. 16. a. H.<br />

mandava l'ala dritta ai-aba, Amr b. Ma'dìkarib la cavalleria, e Tulayhah<br />

b. Khuwaylid la fanteria. I Persiani erano agli ordini di Khurrazàd, fia-<br />

tello di Rustam. La battaglia fu molto accanita, né furono mai lanciati<br />

tanti dardi, né dati tanti colpi di lancia: rotte queste armi vennero alle<br />

spade, battendosi con esse finché i ferri si torsero nelle loro mani. Allora<br />

i Musulmani fecero impeto tutti assieme, ricacciarono addietro i Persiani<br />

ed alfine li volsero in fuga. La cavalleria musulmana incalzò senza pietà i<br />

fuggenti, tacendone orrendo scempio fino al cadere della notte, che separò<br />

i combattenti. I vincitori ritornarono allora al campo.<br />

Hàsim b. Utbah lasciò Grarir b. 'Abdallah con una piccola schiera di<br />

cavalleria in Gralùlà-, affinché proteggesse i Musulmani da altre aggressioni<br />

persiane: intanto Yazdagird si ritirava a Hulwàn (Bai à dz uri, 264-266).<br />

Nota 1. — Khàniqin, dice Yàqut, è un piccolo paese del Sawàd, posto sulla via Tariq Hamadzàn,<br />

che da Baghdad conduce a Hamadzàn, discosto sei farsakh da Qasr Sirin per chi sale dal piano verso<br />

l'al-Gibàl: altre sei farsakh oltre Qasr Sirin menano fino a Hulwàn (Yàqùt, II, 393, lin. 12 e segg.).<br />

§ 158. — (Ismà'il b. abì Khàlid, da 'Abdallah b. Grahs). Quando i<br />

Persiani fuggh'ono da al-Madà"in, ritii-andosi a Gralùlà", Sa'd b. abi Waqqàs<br />

si slanciò appresso a loro affidando l'avanguardia a Hàsim b. Utbah. I Per-<br />

siani furono di nuovo completamente sconfitti in (ralùlà", e dovettero fiig-<br />

gire a Nihàwand. Allora Sa'd b. abì Waqqàs ritornò addietro, preceduto<br />

da Ammàr b. Yàsir (Yùsuf, 17, lin. 11-14).<br />

§ 159. — (Hisàm ibn al-Kalbi). Alla battaglia di Gralùlà" i Musulmani<br />

erano comandati da 'Amr b. 'Utbah b. Nawfal b. Uhayb b. 'Abd Manàf<br />

b. Zuhrah, luogotenente di Sa'd b. abi Waqqàs, e nipote di lui per via<br />

della propria madre 'Atikah bint abì Waqqàs, (Balàdzuri, 265).<br />

§ 160. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Grarir b. 'Abdallah al-Bagali si<br />

spinse fino a Khàniqin, dove erano raccolti molti superstiti della strage di<br />

al-Gralùlà", e li uccise.<br />

Per effetto di queste spedizioni non rimase più una sola parte del<br />

Sawàd Diglah che non cadesse in potere dei Musulmani, e tutta quella<br />

regione riconobbe il dominio arabo (Balàdzuri, 266).<br />

§ 161. — (al-Balàdzm-i, senza isnàd). Dopo la vittoria di Gralùlà", Sa'd<br />

b. abi Waqqàs ritornò ad al-Madà"in; quivi stabili una guarnigione e poi<br />

andò a stabilhsi di nuovo nei pressi di al-Hirah.<br />

La battaglia di (ralùlà" fu vinta alla fine dell'anno 16. H. (Balà-<br />

dzuri, 266).<br />

§ 162. — (abù Hanìfah al-Dinawari). Si presentò a Sa'd b. abi Waqqàs<br />

un non-arabo ( ilgj degli abitanti di al-Madà"in e gli disse: « Io vi mostrerò<br />

-« una strada, mercè la quale raggiungerete la gente (nemica) prima che vi<br />

i28.


16. a. H. 162, 163<br />

« possano impedire di andare ». Allora Sa'd lo mandò innanzi e lo fece<br />

seguire dalla cavalleria, con la quale varcò guadi e deserti. Intanto Khur-<br />

razàd, arrivato in Galùla-, vi si fermava e scriveva a Yazdagird, in Hulwàn,<br />

chiedendogli altri rinforzi : ricevutili, si fece un campo trincerato, riman-<br />

dando le donne, i bambini ed i bagagli a Khàniqìn. Contro questi Persiani<br />

Sa'd mandò ora un corpo di cavalleria sotto gli ordini di 'Amr b. Màlik<br />

b. Nagabah b. Nawfal b. Wahb b. Abd Manàf b. Zuhrah: i Musulmani<br />

si attendarono nelle vicinanze del campo trincerato di Gralùlà-. Essi però<br />

non tardarono a scoprire che i loro avversari ricevevano continuamente<br />

rinforzi dall'al-Gabal (la Media) e da Isbahàn e ne avvertirono Sa'd, chie-<br />

dendogli licenza di battersi con il nemico prima che il suo numero cre-<br />

scesse di soverchio. Sa'd diede il chiesto permesso mandando anche un<br />

rinforzo di 1000 uomini, di cui 400 a cavallo e 600 a piedi, sotto Qays<br />

b. Hubayrah. Si venne così alla battaglia : Hugr b. Adi comandava l'ala<br />

dritta, Zuhayr b. Guwayyah (sic) l'ala sinistra, Amr b. Ma'dìkarib la ca-<br />

valleria, e Tulayhah b. Khuwaylid la fanteria. La mischia tu accanitissima<br />

e durò fino al tramonto, quando alfine la fortuna arrise ai Musulmani : i<br />

Persiani furono disfatti con strage, ed il loro campo, con tutto quanto con-<br />

teneva, cadde in potere dei vincitori. In una tenda Mihqan b. Tha'labah<br />

trovò una schiava d'incomparabile bellezza (il suo volto era come il cerchio<br />

della luna piena, dar ah al -q amar) seduta sopra un trono: con il per-<br />

messo del comandante Amr b. Màlik, il rapitore Mihqan tenne la donna<br />

per sé e ne ebbe figli. In un'altra tenda Khàrigah b. al-Salt trovò un ca-<br />

melo d'oro tempestato di pietre preziose e di perle, sul dorso del quale<br />

era l'immagine di un uomo, pure d'oro: l'oggetto era della grandezza di<br />

una gazzella.<br />

I Persiani sconfitti fuggirono dritti, senza fermarsi, fino a Hulwàn, dove<br />

era il re Yazdagird : questi, perturbato dal nuovo disastro, fuggì con le<br />

donne e tutti i suoi famigliari e beni e tesori a Qumm ed a Qàsàn, dove<br />

sostò.<br />

I Musulmani carpirono nel giorno di Gralùlà* un bottino quale non ave-<br />

vano mai avuto prima, compresi molti pi-igionieri e molte fanciulle di fami-<br />

glia nobile persiana (banàt ahràr). — Si dice che il Califfo 'Umar avesse<br />

consuetudine d'esclamare : « O Dio !<br />

Guardati<br />

dai figli delle prigioniere di<br />

« Galùlà- ! » Difatti i figli di quelle donne videro la pugna di Siffin (H a-<br />

nìfah, 133-136).<br />

§ 163. — (abù Hanìfah al-Dìnawari). Amr b. Màlik lasciò in Galùlà*<br />

il capo Garii- b. 'Abdallah al-Bagali con 4000 cavalieri, come guarnigione<br />

di confine (masi ah ah), nello scopo di trattenere i Persiani dal rientrare<br />

729. 92<br />

16. a. H.<br />

IRAQ-PERSIA. -<br />

Tradizioni della<br />

scuola madinese<br />

sulla campagna<br />

dopo al-Qàdisiy-<br />

yah: la conquista<br />

del Sawàd, di al-<br />

Madà-in e la bat-<br />

taglia di (l'ìalu là-.]


16. a. H.<br />

IRAQ- PERSIA. -<br />

Tradizioni della<br />

scuola madinese<br />

sulla campagna<br />

dopo al-Qàdisiyyah:<br />

la conquista<br />

del Sawàd, di al-<br />

Madà-in e la bat-<br />

taglia di Galulà-.]<br />

§§ 163, 164. 16. a. H.<br />

neir Iraq. Con il restante delle schiere fece ritorno ad al-Madàin presso<br />

Sa'd b. abì Waqqàs : da li tutte le schiere riunite si ritrassero ad al-Kùfah,<br />

donde Sa'd mandò al Califfo 'limar l'annunzio della vittoria. Sa'd b. abi<br />

Waqqàs rimase per tre anni e mezzo governatore di al-Kùfah e di tutto il<br />

Sawàd (Hanìfah, 136).<br />

Nota 1. — Il testo prosegue dicendo : allora il Califfo TFmar lo depose, preponendo in sua vece<br />

'Ammàr b. Yàsir quale comandante militare ('al a-l-harb), 'Abdallah b. Mas'iid alla giustizia t'ala-1qadà")<br />

ed 'Amr b. Hunaj'f alla riscossione delle imposte ('ala-1-kharàg) (Hanifah, 1. e). Su questi<br />

eventi avremo a ritornai-e a lungo in appresso sotto Fanno "21. a. H.<br />

§ 164. — La parte del testo di al-Ya'qùbi che riguarda la battaglia<br />

di Gralùlà- è certamente in disordine, perchè vi si confonde palesemente la<br />

giornata di Graliilà" con quella di Nihàwand. al-Ya'qùbi infatti incomincia<br />

con dire come dopo tre anni che Sa'd b. abì Waqqàs era in al-Madà-in, fu<br />

avvertito Umar della presenza di schiere arabe in Galùlà", un villaggio<br />

del Sawàd nelle vicinanze di Hulwàn, ed 'limar rispose ordinandogli di<br />

muovere contro il nemico con le genti che aveva seco, ('limar) mandò poi<br />

'Abdallah b. Mas'ùd a prendere il posto di Sa'd b. abi Waqqàs. Altri dicono<br />

che (limar) mandasse Salmàn (al-Fàrisi) ad al-Madà-in, e che ibn Mas'ùd<br />

rimanesse ad istruire e ad insegnare alla gente (in al-Kùfah). E la battaglia<br />

di Graltilà- avvenne nel 19. H. I Persiani furono vinti con grande strage, e<br />

Yazdagird fuggì con i superstiti ad Isbahàn, e da lì poi ad al-Eayy. Il<br />

signore del Tabaristàn informò Yazdagh-d della grande fortezza naturale del<br />

suo paese, ma il re si rifiutò di accettare l'invito e proseguì fino a Marw.<br />

Con lui erano 1000 cavalieri degli Asàwh-ah, più 1000 dei Gabbar (? sic)<br />

e 1000 dei Sannàgah (? sic) ('). Egli scrisse a Nizak Turkhàn (ed andò a<br />

stare con lui?), ma (il turco) lo battè con un randello e Yazdagird partì<br />

fuggendo, finché giunse alla casa di un mugnaio: ivi (gl'inseguitori) lo<br />

raasiiunsero e lo uccisero. Allora i suoi Asàwirah si ritirarono a Balkh, i<br />

suoi Sannàgah a Haràt, ed i suoi Grabbàrùn a Marw. Così si dispersero le<br />

forze dei Persiani, e fu distrutto da Dio il loro impero (Ya'qùbi, II, 173).<br />

Questa narrazione confusa, in cui sono gettati assieme eventi molto<br />

posteriori, del Califiato di limar ed anche di 'Uthmàn, termina poi con<br />

la notizia che dopo la vittoria Sa'd b. abi Waqqàs ritornò (sic) ad al-<br />

Kùfah e vi fondò la moschea ed U Qasr-al-Imài'ah, o palazzo del governa-<br />

tore. Poco prima, alla pag. 171, lin. 11-13, è detto che al-Kùfah venisse<br />

fondata o nel 17. H., o nei primi del 18. H. L'autore ha qui certamente<br />

confuso assieme i suoi materiali; né mette conto d'indicare partitamente<br />

tutti gli errori da lui commessi.<br />

Nota 1. — Il termine gabbar è torse l'aramaico isiriaco) gabbar a, ossia «eroe, uomo valoroso»,<br />

che a sua volta — cosi mi scrive il Nallino — sembra traduzione esatta del persiano palawàn, ossia<br />

730.


16. a. H. §§ 164-167.<br />

« eroe, guerriero di gran valore » , epiteto dato nello Sàh-nàmah a tutti i grandi guerrieri. Sarebbero dunque<br />

stati una milizia scelta, una specie di guardia del corpo. — Il termine sannàgah, significa probabilmente<br />

i • frombolieri, lanciatori di ciottoli mediante la fionda ». In arabo (cfr. Dozy, I, 691j sangah o sangab,<br />

significa «proiettile, palla di metallo o pietra», dal persiano sang, «pietra, ciottolo». In persiano del<br />

resto sang signifi


del Sawàd, di al-<br />

Madà-in e la bat-<br />

taglia di Galulà-.]<br />

§§ 167-170. 16. a. H.<br />

16. a. H. (kurah) di Bàgarmà (*), spingendosi verso Sinn Bàrimmà (^) e Bawàzig ai-<br />

Tradizioni della Miilk sino ai confini di Sahrazùr (Balàdzuri, 265).<br />

— — io<br />

scuola madinese ^^ , ^r- -, , , ^ i,- , - -, , . r. , - , ,• ,- , ,<br />

,, JNoTA 1. — laqut non lia la torma Ka izanat, ma bensì Kaazau, che eeh dice constava di due<br />

sulla campagna _ p__ . , rt- .. . distretti, Radzàn al-Asral e Radzan al-A'la, ariacenti nel Sawàd Baghdad, ed erano costituiti da numerosi<br />

dopo al-Qadisiy- .,, .',_—., ^^ „„ ,• ^-,o »-<br />

,<br />

.<br />

l" : villaggi (Yaqut, II, 729, Im. 22-23j.<br />

i<br />

vari! la conouista ^ ^<br />

> :<br />

Nota 2. — Daqaqà- è una città ti-a Irbil e Baghdad, dove più tardi avvenne una battaglia contro<br />

gli al-Khawàrig (Yàqut, II, 581, lin. 4-6). E l'odierna TàwiJa.<br />

Nota 3. — Khànigàr è un piccolo paese tra Baghdad e Irbil, presso Daqùqa- (Yàqùt, II, 394,<br />

lin. 20-22; ma siccome egli cita il presente passo di al-Balàdzuri, è palese che la sua indicazione è<br />

attinta soltanto da questo storico, e non è ragguaglio di<br />

Nota 4. — Bàgarmà era un villaggio nel distretto<br />

fonte indipendente).<br />

amministrativo di al-Balikh, nei pressi di al-<br />

Raqqah nell'al-Gazirah o Mesopotamia. Così dice Tàqiit 1 1, 454, lin. 1-2), ma l' indicazione non combina<br />

con il tenore del testo della tradizione, dove si tratta soltanto della regione a oriente del Tigri, regione<br />

che niun rapporto ha con quella di al-Raqqah sull' Eufrate. <strong>For</strong>se il testo balàdzuriano è corrotto :<br />

poc'anzi abbiamo visto come la notizia yaqutiana su Khànigàr provenisse da al-Balàdzuri e precisa-<br />

mente da questa tradizione : ma<br />

nel testo che aveva Yàqut il nome di Bàgarmà o non esisteva o aveva<br />

qualche altra forma, altrimenti ne avremmo avuto notizia nell'articolo su Bàgarmà. Difatti in Yàqiit<br />

(I, 454, lin. 3) abbiamo un Bàgarmaq, distretto presso Daqùqà- (sic!).<br />

Mi scrive il Nallino: la Bàgarmà di cui qui si tratta è il distretto ricordato più volte in testi siriaci<br />

con il nome di Bet^ (Be' Garmay, a S del Piccolo Zàb e W di Daquqa- : aveva il vescovado di Làcùm.<br />

Nota o. — Sinn Bàrimmà, o anche semplicemente al-Sinn, era una città sul Tigri sopra Takrit,<br />

cinta di mura e con molte chiese e cappelle di Cristiani. Presso la città sbocca nel Tigri il fiume al-Zàb<br />

al-AsfaJ (Yàqùt, m, 169, lin. 1-3).<br />

§ 168. — (a) al-Dzahabi narra i fatti di al-Qàdisiyyah sotto l'anno<br />

15. H., e poi continua: i superstiti di al-Qàdisiyyah fuggirono ad al-Ma-<br />

dà-in, dove (gli Arabi) li assediarono finché (gli assediati per fame) si man-<br />

giarono i cani. Di poi (i Persiani) si rith-arono e, proteggendo le loro fami-<br />

glie, andarono a fissarsi in Graliilà- (Dzahabi Paris, I, fol. 127,r.).<br />

(6) (abù Wà'il). I fuggiaschi di al-Qàdisij'^yah furono (novamente) bat-<br />

tuti presso r'Eufrate, poi di nuovo presso (il canale) al-Saràh, dopo che si<br />

ritrassero in al-Madà-in (Dzahabi Paris, I, fol. 127^r.).<br />

(e) Altrove però riferisce che, secondo alcuni, Gralùlà' fu vinta nel 17. H.<br />

(Dzahabi Paris, I, fol. ISO.r.).<br />

§ 169. — abù-1-Fidà pone la battaglia di al-Qàdisiyjah ed il principio<br />

dell'assedio di Bahurasii- (nel testo: Nahr Sir) nell'anno 15. H., e nell'anno<br />

seguente, 16. H., la presa di al-Madà"in, la vittoria di Gralùlà* e -la presa di<br />

Takrit, di al-Mawsil, di Màsabadzàn e di Qarqisiyà- (Abulfeda, I, 230-234).<br />

IRAQ-PERSIA. — La conquista del Sawàd, la presa di aI-Madà*in e<br />

la vittoria di Galulà* {fonti persiane, siriache ed armene).<br />

§ 170. — Il cronista persiano Mirkhawànd naiTa i fatti un po' diver-<br />

samente, vale a dire sopprime addirittura l'assedio di Bahurasìr e fa venire<br />

gli Ai'abi direttamente da al-Qàdisiy3'ah fino alle rive del Tigri, e varcare,<br />

questo fiume senza difficoltà alcuna: i Persiani, impostati sull'altra sponda<br />

per trattenere gli Arabi, vengon fugati senza difficoltà. Khàrzàd, fratello<br />

732.


16. a. H. §§ 170-172.<br />

di Rustum FaiTukhzàd, che era stato lasciato da Yazdagird quale gover- _^6. a. h.<br />

natore di al-Madà-in, tentò la difesa della città, ma, vista inutile ogni La conquista dei<br />

resistenza, abbandonò al-Madà-in di notte tempo, uscendo dalla porta orien- Sawàd, la presa<br />

tale, ed andò a raggiungere Yazdagird in Hulwàn. al-Madà'in cadde senza i^ vittoria di óa-<br />

altro combattimento in potere degli Arabi. Narrasi poi la battaglia di \u\à-.]<br />

Gralùlà', in cui Mihiàn b. Bahràm al-Ràzi comandava i Persiani e Hàsim<br />

b. Utbah, fi'atello di Sa'd b. abi Waqqàs, comandava gli Arabi. Il testo<br />

non contiene alcuna notizia di particolare interesse, né ciò deve sorpren-<br />

derci, se in due passi cita tra le sue fonti i Fu tùli di Sayf b. limar, che<br />

il cronista persiano aveva trovati nell'opera storica T a r g a m a li - i - M u-<br />

staqsa: allo stesso tempo citansi pure la storia detta al-Ghunyah e<br />

l'altra di abù Hanifah ai-Dina wari (Mirkhondi, II, 277-278).<br />

§ 171. — Khuwàndamir pone la spedizione di al-Madà-in nel 15. H.<br />

(Khond., I, 4, pag. 23, lin. 9). Sa'd b. abi Waqqàs si mosse verso al-Ma-<br />

dà-in nello Sawwàl (del 15. H. : ibid., lin. 20), e Yazdagird fìiggi appena<br />

i Musulmani ebbero varcato miracolosamente il Tigri. Nel resto del rac-<br />

conto Khuwàndamir non si discosta molto dal testo di Mii-kliawànd : segue<br />

cioè per lo più le tradizioni di Sayf b. Umar, ma cita tra le sue fonti le<br />

Rawdah al-Ahbàb. Contemporaneamente alla spedizione di Galùlà-, Sa'd<br />

b. abi Waqqàs allestisce anche quella di Takrìt (Khond., I, 4, pag. 23-24).<br />

§ 172. — (Michele Sirio). I Persiani ed il loro re si radunarono una<br />

seconda volta sul Tigri: il fiume scorreva tra loro e gli Arabi. I Persiani di-<br />

strussero il ponte gettato sul fiume tra le due città (Ctesifonte e Seleucia).<br />

Essi se ne stavano accampati tranquillamente, senza preoccupazione, quando<br />

ad un tratto i Tay^-àyé (gli Arabi) montarono sui loro cavalli e si dissero<br />

gli uni agli altri: « Orsù, varchiamo il fiume contro i Persiani! Abbiamo<br />

« fiducia in Dio che ci ha aiutati sulla terra ferma: egli ci aiuterà anche<br />

«nelle acque». Entrarono quindi nel fiume senza che alcuno vi perisse:<br />

piombarono all'imprevista sui Persiani, accampati, e li uccisero. Smantel-<br />

larono Ctesifonte, asportarono i tesori e la popolazione.<br />

Allora Yazdagird radunò un terzo esercito a Gralùlà-, ma li pure i<br />

Persiani furono dispersi e massacrati: egli ne allestì ancora un quarto nelle<br />

montagne della Media, ma di nuovo i Persiani furono vinti ed uccisi dai<br />

Tayyàyé. Tutti e quattro i combattimenti avvennero nello stesso anno (M ichel<br />

Syrien, II, 423-424).<br />

Il cronista siriaco allude nelle ultime linee alla battaglia di Nihàwand<br />

combattuta nel 21. H., vale a dire cinque anni dopo Gralùlà-, com'è anche<br />

dimostrato dalle parole che aggiunge: Yazdagird fuggì nel Sigistàn, e<br />

cinque anni dopo vi rimase ucciso, nel 956 (Era dei Seleucidi).<br />

733.


16. a. H.<br />

IRAQ-PERSIA. -<br />

La conquista del<br />

Sawàd, la presa<br />

di al-Madà'in e<br />

la vittoria di óa-<br />

IDIà-.]<br />

173, 174. 16. a. H.<br />

§ 173. — La versione che dà Sebéos di quanto avvenne intorno ad al-<br />

Madà-in, apporta varie indicazioni purtroppo molto vaghe, dalle quali ve-<br />

niamo tuttavia a scoprire come nel campo persiano sorgessero grandi e<br />

gravi complicazioni dopo il disastro di al-Qàdisiyyah. Siccome le fonti arabe<br />

le ignorano del tutto, l'autorità di Sebéos, che le ebbe da contemporanei<br />

dei fatti e forse perfino da testimoni dei medesimi, riesce d' importanza tutta<br />

particolare. Essa getta però una luce poco favorevole sui particolari che le<br />

fonti arabe pretendono fornirci intorno alle vicende interne dei Sassanidi alla<br />

vigilia di al-Qàdisiyyah. Veniamo dunque a scoprire che, mentre gli Arabi<br />

avanzavano su al-Madà'in, il governo sassanida cadeva di nuovo in preda<br />

a quell'insanabile anarchia che aveva preceduto l'elezione di Yazdagird.<br />

Questa ristabilì solo temporaneamente la pace interna: il novello disastro<br />

di al-Qàdisiyyah rovinò in un giorno solo tutti i vantaggi precari ottenuti<br />

dalla detta elezione.<br />

Quando i resti dell'esercito persiano, così narra Sebéos, furono arrivati<br />

nell'Atrpatakan fAdzarbaygàn), essi si riunirono in un luogo ed elessero<br />

per capo Khorokhazat (secondo HtibschmannArmen. Gramm., tom. I,<br />

pag. 44, intendesi Khurrahzàd, il fiatello di Rustam, citato da Hamzah<br />

nel JA., VI serie, voi. VII, pag. 282, nota, e da Noeldeke Aufsaetze,<br />

133). Questi si affrettò a correre su Tizbon (Ctesifonte), s'impadronì di<br />

tutti i tesori del reame e degli abitanti delle città, nonché del loro re, e<br />

si affrettò a dirigersi verso l'Atrpatakan. Si erano appena messi in cam-<br />

mino ed allontanati (da Ctesifonte), quando l'esercito degl'Ismaeliti (Arabi)<br />

precipitò su di essi all'improvviso. Spaventati (i Persiani) abbandonarono i<br />

tesori e gli abitanti della città (al-Madà-in), e fuggirono. Gl'Ismaeliti s' impa-<br />

dronirono invece di tutti i tesori, ritornarono a Tizbon, fecero prigionieri gli<br />

abitanti e devastarono tutto il paese (Sebéos, 99; Dulaurier, 213-214).<br />

'IRAQ-PERSIA. — Conquista della Babilonide, presa di al-Madaùn e<br />

vittoria di Galùlà* (versione di Sayf b.<br />

' Umar).<br />

§ 174. — (La marcia da al-Qàdisiyyah a Bahurasir). (Sayf<br />

b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Dopo la battaglia di al-Qàdisiyyah<br />

il Califfo Umar ordinò a Sa'd b. abì Waqqàs di marciare contro la città<br />

di al-Madà-in, lasciando le donne e le famiglie dei combattenti sulle rive<br />

del canale al-'Atiq, protetti da buona scorta. Sa'd ebbe però istruzioni che<br />

questa scorta avesse anche a partecipare alla preda carpita dalle altre<br />

schiere durante l' invasione del territorio persiano.<br />

Sa'd b. abi Waqqàs, dopo la vittoria di al-Qàdisiyyah, rimase due mesi<br />

intieri sul luogo della battaglia per sbrigare tutte le faccende ordinategli<br />

734.


16. a. H. §§ 174-176.<br />

dal Califfo. La sua prima mossa fu di mandare l'avanguardia sotto Zuhrah _'6- »• h.<br />

(b. al-Hawiyyah) ad occupare al-Lisàn, una lingua di terreno arida del Conquista delia<br />

deserto che penetrava nel suolo ricco e paludoso del rif, ossia precisa- Babiionide, premente<br />

quella striscia dove più tardi sorse la città di al-Kùfah e dove allora g vittoria di Ga-<br />

sorgeva al-Hii-ah: lì vicino era accampato un esercito persiano sotto il gè- '"'a'-l<br />

nerale al-Nakhiragàn : questi però, appena saputo dell'avanzare dei Musul-<br />

mani, si ritirò precipitosamente ed i suoi soldati si dispersero (T a bari,<br />

I, 2419).<br />

Cfi-. Atbìr, II, 393; Khaldùn, II, App., 100.<br />

§ 175. — (Sayf b. 'limar, da Muhammad e da altri). Zuhrah b. al-<br />

Hawiyyah, alla testa dell'avanguardia, fu il primo che lasciasse il campo<br />

musulmano di al-Qàdisiyyah in direzione di al-Lisàn : appresso a lui partirono<br />

prima 'Abdallah b. al-Mu'tamm, poi Surahbil b. al-Simt, poi Hàsim<br />

b. 'Utbah, che flingeva ora da luogotenente generale di Sa'd, ed infine la<br />

retroguardia comandata da Khàlid b. 'Urfutah.<br />

La partenza di Zuhrah avvenne negli ultimi gioi'ni di Sawwàl del<br />

16. a. H. (>).<br />

Arrivando nella pianura ove poi sorse al-Kùfah, i Musulmani cattura-<br />

rono una quantità considerevole di bottino, lasciato dai Persiani che eran<br />

fuggiti dinanzi a loro sotto al-Nakhiragàn, ed animati da questo primo facUe<br />

successo, avanzarono subito verso oriente nell'ordine medesimo, dirigendosi<br />

su al-Madà'in. Presso Burs l'avanguardia musulmana incontrò un esercito<br />

persiano, sotto Busbuhrà, e lo mise in fuga, costringendolo a ripiegarsi su<br />

Bàbil, ove erano raccolti tutti i fuggiaschi della disfatta di al-Qàdisiyyah,<br />

sotto ai generali al-Nakhiragàn, Mihràn al-Ràzi, al-Hurmuzàn ed altri, i<br />

quali avevan proclamato al-Fayruzàn capo supremo delle forze ivi riunite.<br />

Busbuhrà arrivò al campo di Bàbil ferito da un colpo di lancia e morì<br />

poco tempo dopo (T abari, I, 2420).<br />

Cfr. Athir, II, 394; Khaldùn, II, App., 100.<br />

Nota 1. — Questa data è sicuramente erronea: lo stesso al-Tabari, nell'intestazione alle notizie<br />

date da Sayf (cfr. Tabari, I, 2419, lin. l-3i dice chiaramente che la cronologia di questi eventi non<br />

è affatto sicura, perchè altri la contestano.<br />

§ 176. — (Sayf b. Umar, da al-Nadr b. ai-Sari, da ibn al-Rufayl, da<br />

suo padre [al-Rufaj'l]). Busbuhrà fu ferito con una lancia dallo stesso Zuhrah<br />

b. Hawiyyah nella giornata di Burs : si dice che Busbuhrà cadesse nel ca-<br />

nale, ma riuscisse a salvarsi fino a Bàbil, ove cessò di vivere. Bistàm, il<br />

d i h q à n di Burs, assistè validamente i Musulmani costruendo i ponti per<br />

il passaggio delle genti (attraverso l' Eufi-ate) (Tabari, I 2420-2421).<br />

Cfr. Athir, II, 394.<br />

735.


•iRÀ(f p^ERSiA §<br />

§§ 177-179. 16. a. H.<br />

^'^'* — (S^y^ ^- Umar, senza isnàd). Quando Zuhrah fu intbrmato<br />

Conquista della del nuovo esercito persiano riunito in Bàbil, ne scrisse subito a Sa'd b.<br />

Babiionide, pre-<br />

^^^j Waqqàs, chs si avanzava con il orosso delle schiere musulmane e si tro-<br />

"<br />

sa di al-Madà-in .<br />

_^. ,<br />

e\ittoria di éa- vava insieme con Hasim b. Utbah accampato nella pianvira ove sorse poi<br />

'"'^•1<br />

al-Kùfah. Sa'd accelerò immediatamente la marcia dei vari distaccamenti<br />

nei quali aveva diviso il suo esercito, ma quando alfine le schiere musulmane<br />

riunite si avanzarono ad assalire i Persiani in Bàbil, il nemico op-<br />

pose poca resistenza, dandosi ben presto alla fuga: al-Hiu'muzàn si ritirò<br />

ad al-Ahwàz, prendendo possesso di questa città e di Mihragàn-qadzaq ;<br />

al-Fayruzàn prosegui invece per Nihàwand, ove s'impadronì dei tesori del<br />

re di Persia e della città di al-Mahayn. Intanto al-Nakhìragàn e Mihràn<br />

al-Ràzi si diressero verso al-Madàùn, passando per Bahurasìr, e varcato il<br />

Tigi'i, tagliarono il ponte alle loro spalle.<br />

Sa'd b. abi Waqqà» rimase con le schiere vittoriose per qualche giorno<br />

in Bàbil, ma informato che al-Nakhìi-agàn aveva lasciato Sahi'iyàr, uno dei<br />

dihqàn al-Bàb, in Kùtha, spedì in quella direzione l'avanguardia sotto<br />

Zuhi-ah b. Hawiyyah, mandandogli appresso in sostegno le altre milizie<br />

(T ab a ri, I, 2421-2422).<br />

Cfi-. Athir, II, 394; Khaldùn, II, App., 100.<br />

§ 178. — (Sayf b. 'Umar, da al-Nadr b. ai-Sari, da ibn al-Rufayl, da<br />

suo padi'e [al-Rufayl]). -Bukayr b. 'Abdallah al-Laythi e Kathir b. Sihàb al-<br />

Sa'di, due cavalieri dell'avanguardia, nella marcia verso Kiitha, varcando<br />

il canale al-Saràh, raggiunsero in Sùrà due capitani persiani, Faj^iimàn e<br />

al-Farrukhàn, e li uccisero ambedue. Faj^ùmàn, ucciso da Kathir, era nativo<br />

di Maysàn e Farrukhàn, ucciso da Bukayr, era nativo di al-Ahwàz. L'eser-<br />

cito musulmano arrestò la sua marcia nel territorio che si estendeva fra ai-<br />

Dayr e Kùtha, ed attese che tutti i vari distaccamenti si fossero riuniti<br />

prima di assalire le posizioni persiane e le schiere raccolte sotto Sahriyàr,<br />

il dihqàn al-Bàb. Nella battaglia che venne poi impegnata fra i due<br />

eserciti, abù Nubàtah Nà-il b. Gu'sum al-A'ragi al-Tamìmi uccise in sin-<br />

goiar tenzone il generale nemico Sahriyàr, e l'esercito persiano, perduto il<br />

suo generale, si diede alla fuga, abù Xubàtah Nàùl s'impadronì delle spoglie<br />

dell'ucciso e ne indossò le armi, cingendosi le braccia con i braccialetti<br />

del generale: abù Nubàtah fu perciò, si dice, il primo musulmano nell'Iraq<br />

che facesse uso di braccialetti (T a bari, I, 2422-2424).<br />

Cfr. Athir, II, 394-395; Khaldùn, II, App., 100.<br />

§ 179. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Nel passare per<br />

Kùtha, dopo la battaglia, Sa'd b. abi "Waqqàs volle visitare la casa nella<br />

quale si vuole abitasse il Profeta Abramo quando dimorò nella Babilonide,<br />

786.


16. a. H. §§ 179-181.<br />

nonché il sito dove è fama che Abramo venisse incarcerato. Sa'd vi compì<br />

le sue devozioni (T a bari, l, 2224).<br />

Cfi-. Athìr, II, 396.<br />

§ 180. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Da Kùtjia, con<br />

lo stesso ordinamento di prima, gli eserciti musulmani si avanzarono verso<br />

Bahurasir, con Zuhrah b. Hawiyyah al comando dell'avanguardia. Durante<br />

la marcia si presentò Sirazàd, proveniente da Sàbàt e fece a Sa'd b. abì<br />

Waqqàs la sua sottomissione, offrendo spontaneamente di pagare la gizyah.<br />

Nei pressi di Muzlim Sàbàt i Musulmani s'incontrarono con alcune<br />

schiere di cavalleria persiana, dette Katà-ib Kisra Bùràn, le quali<br />

avevan giurato di morir combattendo, prima di permettere che gii Arabi<br />

si avanzassero nel territorio persiano. Con queste schiere vi era un leone<br />

reale ammaestrato, per nome al-Muqarrat, che apparteneva al re di Persia,<br />

e che si battè con i cavalieri persiani contro gli Arabi. La belva fu uc-<br />

cisa da Hàsim b. 'Utbah, e la cavalleria messa in fuga da Zuhrah b. Ha-<br />

wiyyah. L'esercito musulmano arrivò alfine a Bahurasir e rimase accam-<br />

pato dinanzi alle mura per due mesi: nel terzo gli Arabi varcarono il<br />

fiume (T a bari, I, 2424-2425).<br />

Cfr. Athir, II, 395-396, il quale dice che gli Arabi si attendarono di-<br />

nanzi a Bahurasir nel Dzù-1-Higgah (del 15. H.). ibn al-AtJiir dà a Bahurasir<br />

anche il nome di al-Madà-in al-Gharbiyyah, ossia al-Madà*in occidentale.<br />

Khaldùn, II, App., 110, dice che gli Arabi arrivarono a Bahurasir<br />

da al-Madà-in nel Dzu-1-Higgah del 15. H., e la espugnarono tre mesi dopo.<br />

Nel testo Bahurasir è scritto talvolta Nahr Sir.<br />

§ 181. — (Assedio di Bahurasir). (Sayf b. 'Umar, da Muhammad<br />

e da altri). Quando ebbe fissato il campo sotto le mura di Bahurasir,<br />

Sa'd b. abi Waqqàs lanciò schiere di cavalieri in tutte le direzioni nel<br />

paese non ancora sottomesso alle armi musulmane, e che si trovava ft'a il<br />

Tigri e le rive orientali dell'Eufrate. Il convertito Sirazàd fece rilevare al<br />

generale musulmano che gli abitanti di questa regione non erano Persiani,<br />

ma gente di un'altra razza ('uliig), e che perciò era possibile di farne<br />

ottimi sudditi, se venivan trattati con riguardi. Fu consultato in proposito<br />

anche il Califfo 'Umar, il quale rispose, che tutti quelli i quali si fossero<br />

arresi e non avessero preso parte alle ostilità contro i Musulmani, dovevano<br />

essere trattati con benevolenza e riconosciuti quali sudditi, aventi diritto<br />

a protezione e difesa, se pagavano la tassa, gizyah. In seguito a queste<br />

istruzioni Sa'd b. abi Waqqàs, durante l'assedio di Bahurasir, diramò un<br />

invito fra tutti gli abitanti dei villaggi del Sawàd, o a convertirsi, o a<br />

pagare la tassa, gizyah: tutti i dihqàn della regione risposero all'ap-<br />

7;i7. 93<br />

16. a. H.<br />

IRAQ- PERSIA. -<br />

Conquista della<br />

Babilonide, presa<br />

di al-Madà-in<br />

e vittoria di Ga-<br />

la là-.1


§§ 181-183. 16. a. H.<br />

16. a. H. pello e scelsero di pagare la tassa gizyah e conservare la loro religione,<br />

IRAQ- PERSIA. -<br />

, 1 11 , • .1- 1 • »«- 1 , -,<br />

Conquista della usufruendo COSI della protezione militare dei Musulmani (al-dzimmah<br />

Babiionide, pre- \v a - 1 - ' m a n a<br />

h). Furono confiscati tutti i beni appartenenti alla famiglia<br />

sa di al-Mada'ln , . . n- i<br />

e vittoria di Ga- leale persiana, ed a quelli che avevano abbandonato il paese per battersi<br />

'"'à-.] contro gli Arabi. In questo modo tutti i Sawàditi abitanti della regione<br />

a occidente del fiume Tigri riconobbero ora il dominio musulmano, e lieti<br />

di passare sotto il nuovo governo, pagarono volentieri la tassa a 1 - kh a r à g<br />

(che si confonde in questo passo con la giz^-ah) C).<br />

I Musulmani continuavano intanto l'assedio di Bahurasir, che avevano<br />

cinto di forti trincee, e contro le mura della quale avevano drizzato mac-<br />

chine d'assedio, al-dabàbàt, ed adoperavano tutti i mezzi per costrin-<br />

gere i difensori alla resa (T abari, I, 2426-2427).<br />

Cfr. Athir, II, 396; Khaldùn, II, App., 100.<br />

Nota 1. — La tradizione è molto tendenziosa, in quanto clie mira a dimostrare che gli abitanti<br />

della regione venissero a patti con gli Ai-abi invasori : vedremo, sotto l'anno "23. H., le ragioni e le<br />

modalità di queste interpolazioni tendenziose.<br />

§ 182. — (Sa3^f b. Umar, da al-Miqdàm b. Surayh al-HàritJii, da suo<br />

padre [al-Rufayl]). I Musulmani misero in opera ogni specie di macchine<br />

d'assedio, manganìq (catapulte grandi) e 'arràdàt (macchine fatte con<br />

corde, più piccole dei manganìq, ma più grandi delle fionde, e che ser-<br />

vivano parimenti a lanciare pietre).<br />

La costruzione e l'uso di queste macchine era diretto dal persiano<br />

Sirazàd: venti manganìq furono piantati contro le mura di Bahurasir<br />

(T abari, I, 2427).<br />

Cfr. Athir, II, 396; Khaldùn, II, App., 100.<br />

§ 183. — (Saj^f b. 'Umar, da al-Nadr b. ai-Sari, da ibn al-Rufayl, da<br />

suo padre [al-Rufayl]). I Persiani in Bahurasir si difesero con molto valore,<br />

facendo soventi sortite lungo gli argini elevati (al-musannayàt almusrifah)<br />

che fiancheggiavano il corso del Tigri. Una schiera giurò<br />

perfino di non ritornare indietro se non aveva prima sbaragliato i Musulmani.<br />

Grli Arabi vinsero però sempre e respinsero i Persiani entro alle mura<br />

della città. In uno di questi combattimenti peri il prode Zuhrah b. al-<br />

Hawiyyah: egli aveva una corazza rotta, ed il giorno prima della battaglia<br />

aveva rifiutato di farla accomodare: nella mischia una freccia penetrò nella<br />

fessura e lo ferì mortalmente. I compagni volevano curarlo e cavargli la<br />

freccia dalla ferita, ma egli lo vietò : « Se mi togliete la freccia, io muoio ;<br />

« lasciatemi ancora infliggere qualche perdita al nemico ! » E ferito come<br />

era si slanciò sui Persiani e uccise Sahrbaràz, un nativo di Istakhr, ma<br />

cadde alfine circondato dai nemici e spirò (T abari, I, 2428).<br />

738.


— '<br />

16. a. H. §§ 183-186.<br />

Cfr. Athir, II, 396-397, dove però raccoeliesi la notizia che Zuhrah, 16. a. H.<br />

' ' . r<br />

& [IRAQ- PERSIA. -<br />

secondo alcuni, sia vissuto sino ai tempi di al-Haggàg e perisse per mano conquista delia<br />

di Sabìb al-Khàrigi ; Khaldùn, II, App., 100.<br />

^ ' '<br />

r-r '<br />

'<br />

§ 184. — (Sayf b. 'Umar, da Simàk al-Hugaymi, da suo padre e da<br />

Babiionide, presa<br />

di ai-Madà-in<br />

g vittoria di Ga-<br />

altri). Durante l'assedio, che durò due lunghi mesi (T abari, I, 2427, lin. 9),<br />

comparve un ambasciatore degli assediati per trattare la pace, of&'endo di<br />

cedere ai Musulmani tutto il paese che si estendeva a occidente del Tigri,"<br />

se avessero lasciato al re di Persia il paese a oriente del Tigri. Prima però<br />

che parlasse con il generale in capo, l'ambasciatore incontrò abù Mufazzir<br />

al-Aswad b. Qutbah, il quale, benché non sapesse una sola parola di per-<br />

siano, ispirato miracolosamente da Dio, rivolse il discorso in quella lingua<br />

all'ambasciatore e gli disse cose tali, che l'ambasciatore senz'altro ritornò<br />

indietro spaventato. Quando i compagni chiesero ad abii Mufazzir che cosa<br />

egli avesse detto, non lo potè ridire perchè non lo sapeva lui stesso. L'ef-<br />

fetto però fu completo: i Persiani, colti da panico, si diedero immediata-<br />

mente alla fuga, non pensando più ad opporre alcuna resistenza, e passarono<br />

dall'altra riva del fiume con tutto quello che potevan portare via. La città<br />

rimase completamente abbandonata senza che i Musulmani se ne fossero<br />

accorti, e vennero a sapere la verità soltanto quando uno, rimasto in<br />

Bahurasìr, uscì dalle mura, e chiesto ed ottenuto il salvacondotto, annunziò<br />

agli Arabi che la città era vuota di difensori e di tutti gli abitanti (T a-<br />

bari, I, 2429-2431).<br />

Cfi-. Athir, II, 39G, 397, che dice essere i Musulmani entrati in Bahu-<br />

rasii- nel Safar del 16. H., dopo due mesi d'assedio; Khaldùn, II, App. 100.<br />

§ 185. — (Sayf b. 'Umar, da al-A'mas, da Habib b. abi Màlik Suhbàn).<br />

La città di al-Madà-in era posta sulle due rive del Tigri: il quartiere che<br />

sorgeva sulla riva occidentale del fiume chiamavasi Bahurasir. o al-Madìnah<br />

al-Dunyà (ossia la città Cis-tigrina), mentre l'altra parte, al-Madà-in pro-<br />

priamente detta, che sorgeva sulla riva orientale, aveva anche nome al-Ma-<br />

dinah al-Quswa (ossia la città Trans-tigrina). La città di Bahurasir fa as-<br />

sediata dagli Arabi, e difesa dallo stesso re di Persia, finché gli abitanti<br />

furono costretti a nutrh'si di cani e gatti. I difensori abbandonarono allora<br />

improvvisamente la difesa, ed i Musulmani entrarono nella città di notte,<br />

senza trovarvi più nessuno (T abari, I, 2431).<br />

Cfr. Athir, II, 397; Khaldùn, II, App.. 100; Fu rat, fol. 119,v.<br />

§ 186. — (Sayf b. 'Umar. da Muhammad e da altri). Quando i Musulmani<br />

presero possesso di Bahurasir, si accinsero subito a passare sul-<br />

l'altra riva del Tigri per assalire la città propria di al-Madàùn, ma trovarono<br />

che i Persiani, prima di abbandonare Bahurasir, avevan confiscato tutte<br />

789.<br />

'"'»••]


16. a. H.<br />

IRAQ- PERSIA. -<br />

Conquista della<br />

Babilonide, pre-<br />

sa dì al-Madà'in<br />

e vittoria di Ga-<br />

lulà-.|<br />

186, 187. 16. a. H.<br />

le imbarcazioni fluviali esistenti sul Tigri da Takrit fin giù agli al-Ba-<br />

tà-ih, o pantani del corso inferiore dell'Eufrate.<br />

Si narra che gli Arabi entrassero in Bahurasir nelle ore più oscure<br />

della notte, ma che ciò nonostante vedessero brillare da lontano nelle<br />

tenebre, al di là del fiume, una cosa bianca: Diràr b. al-Khattàb intuì<br />

subito che cosa fosse, e gridò: Abj^ad Kisra!, ossia il famoso castello<br />

bianco dei re di Persia, la reggia dei Sassanidi. Al suo grido risposero<br />

tutti i Musulmani con un poderoso takbir, che fii ripetuto finché spuntò<br />

il giorno (T ab ari, I, 2431).<br />

Cfr. Athir, II, 397-398.<br />

§ 187. — (Il passaggio del fiume Tigri e presa di al-Ma-<br />

dà-in). (Sayf b. 'limar, senza isnàd). La presa di al-Madà'in avvenne<br />

nel Safar dell'anno 16. H. (T abari, I, 2431, Un. 18).<br />

La scomparsa di tutte le imbarcazioni fluviali creò una grave difiì-<br />

coltà per l'avanzata degli Arabi, che non avevano mezzi a varcare il<br />

fiume : rimasero perciò alcuni giorni di Safar senza poter riprendere l'of-<br />

fensiva contro i Persiani. Venne allora un non-arabo (ala g, plur. di '<br />

i 1 g, un<br />

abitante della Babilonide, non persiano) ed ofiEi'ì di mostrare al generale mu-<br />

sulmano un guado, per il quale tutto l'esercito sarebbe potuto passare.<br />

Sa'd b. abi Waqqàs ritenne la cosa troppo pericolosa e la respinse. Durante<br />

la notte ebbe però un sogno, nel quale gli pareva di vedere i cavalli musulmani<br />

varcare felicemente a guado il fiume, e considerando questo un<br />

presagio di buon augurio, decise di tentare l' impresa. Invitò quindi gli<br />

Arabi a tentare il guado e chiese chi si sarebbe volontariamente offerto d'im-<br />

mergersi per primo nelle acque del fiume. Immediatamente si presenta-<br />

rono seicento volontari, comandati da Asim b. Amr al-Tamimi. Da questi<br />

seicento Sa'd b. abì Waqqàs scelse un corpo di sessanta cavalieri, montati<br />

trenta su cavalli e trenta su cavalle, perchè si riteneva che in questo modo<br />

avrebbero nuotato meglio. Fra i cavalieri scelti erano: (1) Asamm al-Ta^m,<br />

(2) al-Kalag, (3) abù Mufazzir, (4) Surahbil, (5) Gahl al-'Igli, (6) Màlik b.<br />

Ka'b al-Hamdàni, (7) un gh u 1 à m dei banù-1-Hàrith b. Ka'b ed altri. Questa<br />

schiera si precipitò arditamente nelle acque veloci e scure del grande fiume,<br />

e felicemente arrivò sull'altra sponda. Gli altri 540 si gettarono immedia-<br />

tamente appresso, perchè era apparsa intanto una schiera di cavalieri per-<br />

siani ad impedire il transito attraverso il guado. Gli Arabi giunsero tutti<br />

nuotando felicemente sulla riva opposta e con tanto impeto assalirono i<br />

Persiani che li uccisero quasi tutti, e quei pochi che poterono mettersi in<br />

salvo fuggirono o guerci o ciechi, perchè Asim b. 'Amr, nell'ordinare la<br />

carica, aveva suggerito ai suoi di mirare con le lancie agli occhi degli<br />

avversari (^).<br />

740.


16. a. H. §§ 187-191.<br />

Persuaso oramai che il guado era possibile e sicuro, Sa'd b. abì Waqqàs<br />

diede l'ordine che tutti varcassero il fiume: i Musulmani si iettarono nelle<br />

16. a. H.<br />

[IRAQ- PERSIA. -<br />

Conquista della<br />

acque del Tigri e giunsero tutti miracolosamente sull'altra riva, traver- Babiionide, pra-<br />

sando a nuoto il fiume con la stessa facilità che se avessero camminato g vittoria di 6a-<br />

su terra ferma (T a bari, I, 2431-2434). """à-l<br />

Cfi-. Athìr, II, 398-399; Khaldun, II, App., 100-101.<br />

Nota 1. — Esiste una tradizione di Saj'f b. 'Umar (cfr. Tabari, I, 2439, lin. 9 e segg.; cfr. anche<br />

pag. 2442, lin. 2-5), che narra invece come i Persiani opponessero una forte resistenza sull'altra riva,<br />

tinche giunse un tale che gridò ad alta voce : « Perchè mai vi battete ? Per Dio ! in al-Madà'in non v'è<br />

«più nessuno!» Allora soltanto i cavalieri si diedero alla fuga.<br />

Cfr. Tabari, I, 2440-2441 (Sayf b. 'Umari, ove gli Arabi sono chiamati diavoli (ginn) dai Per-<br />

siani per l'ardire con il quale si gettavano nel fiume (cfr. § 155).<br />

§ 188. — (Sayf b. Umar, da Badr b. 'Uthinàn, da abu Bakr b. Hafs<br />

b. 'Umar). Tale fu la ressa dei Musulmani nel passare il fiume, che questo<br />

sembrò empirsi di gente e dalla riva non si vedevano più le acque della<br />

corrente. Ciò nonostante nemmeno un solo oggetto fu perduto, né un solo<br />

musulmano perì annegato (Tabari, I, 2437, lin. 2-5).<br />

§ 189. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Il giorno, nel<br />

quale i Musulmani varcarono così miracolosamente il Tigri, fu poi chiamato<br />

Yawm al-G-aràtliim, ossia il giorno delle radici, perchè si dice<br />

che, appena uno dei Musulmani sentiva venirgli meno le forze, trovava<br />

subito una radice che lo sorreggeva e lo sollevava sopra alla corrente, per-<br />

mettendogli di riposare prima di rimettersi a nuoto (Tabari, I, 2438-2439).<br />

Cfr. Athir, II, 400.<br />

§ 190. — (Sayf b. Umar, da al-A'mas, da Habib b. abi Màlik Suhbàn).<br />

Quando Sa'd b. abi Waqc[à.s entrò nell'al-Madinah al-Dunyà (ossia Bahu-<br />

rasir), i Persiani tagliarono il ponte (di barche) e ritirarono sulla sponda<br />

orientale tutte le imbarcazioni fluviali. I Musulmani allorché videro il fiume,<br />

gridarono: « Che cosa aspettate da questa poca acqua? », ed un uomo ar-<br />

ditamente si gettò nella coiTente: gli altri lo seguirono tutti, e nessuno fu<br />

annegato e nessun oggetto fu perduto. Si dice che un uomo soltanto per-<br />

desse la .sua coppa, perché gli si era sciolta la correggia di cuoio, che la<br />

teneva fissa alla sella (Tabari, I, 2439).<br />

§ 191. — (Sayf b. 'Umar, da Ismà'ìl b. abi Khàlid, da Qays b. abi<br />

Hàzim). Quando i Musulmani passarono a guado il Tigri, il fiume era in<br />

grande piena, eppure l'acqua non arrivò mai più su della cinghia dei ca-<br />

valli (Tabari, I, 2439).<br />

§ 192. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Allorché i Mu-<br />

sulmani s'impadronirono di Bahurasir, e si accinsero a varcare il fiume, i<br />

Persiani spaventati lasciarono un distaccamento per impedire agli Arabi<br />

741.


§§ 192-194. 16. a. H.<br />

16. a. H. di guadare il fiume, e si diedero alla fuga. Già prima di questo il re Yaz-<br />

Conquista della dagiid aveva abbandonato la capitale, trasportando tutta la sua famiglia a<br />

Babiionide, pre- Hulvvàn: in al-Nahrawàn lasciò Mihi'àn al-Eàzi e al-Nakhiragàn il tesoriere,<br />

e vittoria di Ga- I fuggiaschi portarono via tutto quello che era possibile toglier con sé nella<br />

'"'à"-] grande tretta, ma dovettero lasciare parimenti non solo un'infinità di roba<br />

•<br />

preziosa, ma anche provviste accumulate in attesa di un lungo assedio (^).<br />

Quando entrarono in al-Madà'in le prime schiere dei Musulmani, trovarono<br />

le vie deserte, e soltanto nella reggia, al-Qasr al-Abyad, incontrarono al-<br />

cune schiere di Persiani, apparentemente intesi a difendersi. Quando però<br />

il generale musulmano fece loro comprendere, che se non si arrendevano,<br />

accettando di pagare la gizyah, o si facevano musulmani, sarebbero stati<br />

tutti massacrati, prontamente si arresero, con la promessa di pagare la<br />

gizyah (^). Tutto quello che apparteneva ai re sassanidi, ed ai loro seguaci<br />

fuggiti, fu però confiscato. Sa'd b. abi Waqqàs fissò la sua dimora nella<br />

reggia stessa, al-Qasr al-Abyad, e lanciò immediatamente Zuhrah b. al-<br />

Hawiyyah (? ucciso! cfr. § 183) con l'avanguardia ad inseguire i fuggiaschi<br />

in direzione di Hulwàn e di al-Nahrawàn (T a bari, I, 2439-2440, 2441-2442:<br />

altre due tradizioni di Sayf).<br />

Cfr. Athir, II, 399-400; Khaldùn, II, App., 101.<br />

Nota 1. — (Sayf b. 'Umar, senza isnàdi. Il passaggio degli Arabi fu cosi repentino ed inaspet-<br />

tato, che i Persiani furono colti all'imprevista: essi non avevano mai supposto che gli Arabi avrebbero<br />

potuto passare il fiume a nuoto. I Persiani in al-Madà-in non ebbero quindi il tempo di mettere al sicuro<br />

i tesori accumulati nella capitale, e dovettero darsi alla fuga, lasciandone indietro la maggior parte,<br />

d'un valore complessivo di tre miliardi (3,000,rKX»,000 di dirhami. al-Madà'in cadde in potere degli Arabi<br />

nel Safar dell'anno 16. H. (Tabari, I, 2434, lin. 9-13); altrove (2486, lin. 2) è ripetuto che nei buyùt<br />

amv^àl Kisra, ossia nel tesoro dei Sassanidi, furono trovati tre miliardi.<br />

Cfr. Athir, H, 400;<br />

Nota 2. — (Sayf b.<br />

Khaldfin, n, App. 101; Fu rat, fol. 121,r.<br />

'Umar, da un tale, da abù 'Uthmàn al-Nahdi). Dicesi che fosse il celebre<br />

Tabari, I, 2435, 2441).<br />

Salmàn al-Fàrisi rappresentante dei Musulmani in queste trattative i<br />

§ 193. — (Sayf b. Umar, da 'Atiyyah e da altrij. Sa'd b. abi Waqqàs<br />

tramutò in luogo di preghiera (musai la) la grande sala, al-Aywàn,<br />

nella reggia, senza curarsi che tutto intorno vi fossero figure (tamàthil)<br />

modellate in pietra bianca (giss, stucco?): queste figure furono lasciate<br />

al loro posto e non molestate (^) (Tabari, I, 2441).<br />

Cfr. Athir, II, 400; Khaldùn, II, App., 101.<br />

Nota 1. — In un'altra tradizione (pure di Sayf b. 'Umar, senza isnàdi è detto che le figure<br />

fossero di uomini e di cavalli : Sa'd tenne neirA3'wàn una solenne funzione religiosa, nel corso della<br />

quale fece la preghiera della vittoria (Salàt al-Fathl con otto prostrazioni successive senza interru-<br />

zioni pause. In quella stessa sala fu celebrata per la prima volta la funzione religiosa solenne del<br />

venerdì, il quale fu perciò il primo venerdì festeggiato da Musulmani nell' 'Iraq. Ciò avveniva nel<br />

Safar 16. a. H. (Tabari, I, 2443-2444).<br />

§ 194. — (Il bottino di al-Madà-in). (Sayf b. 'Umar, da Muhammad<br />

e da altri). Il primo pensiero di Sa'd b. abi Waqqàs, appena ebbe<br />

742.


16. a. H. 194-198.<br />

preso possesso deirAywàn Kisra in al-Madà'in, fu di raccogliere il bottino,<br />

tanto quello trovato nella reggia, quanto quello raccolto nelle case abban-<br />

donate di al-Madà'in, e nel corso del vivace inseguimento dei Persiani<br />

fuggenti verso Nahrawàn e Hulwàn (T a bari, I, 2444).<br />

§ 195. — (Sayf b. 'Umar, da al-A'mas, da Habìb b. Subhàn). In al-Ma-<br />

dà'in furono trovate alcune qibàb turkiy3'ali piene di canestre si-<br />

gillate con piombi, ed i Musulmani ritenendole piene di provviste, le<br />

portarono al luogo dove si accumulava il bottino, senza curarsi nemmeno<br />

di aprirle. Quando però furono tolti i piombi, si scoprì che contenevano<br />

tutti vasi d'oro e d'argento. Fu trovata altresì una grande quan-<br />

tità di canfora, e gli Arabi, prendendola per sale, la mescolarono con<br />

la farina da impastare: si accorsero dell'errore commesso soltanto quando<br />

assaggiarono il pane e lo trovarono amaro e immangiabile (T a b a r i, I,<br />

2444-2445).<br />

§ 196. — (Sayf b. 'Umar, da ai-Sari, da ibn al-Rufayl, da suo padre<br />

[al-Rufayl]). Zuhrah b. al-Ha\viyyah con l'avanguardia raggiunse la turba<br />

di Persiani fuggenti al ponte di al-Nahrawàn e vi fece alcune preziose cat-<br />

ture. In sua mano cadde un mulo, carico di roba, che poi si scoprì essere<br />

vestiti, pietre preziose, collane di perle ed altra suppellettile del re di Persia<br />

(T ab ari, I, 2446).<br />

§ 197. — (Sayf b. 'limar, da Hubayrah b. al-As'ath, dal suo avo al-<br />

Kalag). Durante quello stesso inseguimento al-Kalag catturò due muli,<br />

che portavano un'altra parte dei tesori del re di Persia, ossia la sua co-<br />

rona (tàg Kisra), molti vestiti di seta e un broccato d'oro, tutto intes-<br />

suto con pietre preziose (T abari, I, 2446).<br />

§ 198. — (Saj^f b. 'Umar, da Muhammad e da altri). al-Qa'qà' b. 'Amr<br />

al-Tamimi raggiunse e uccise un Persiano, che menava con sé una g a n i b a h<br />

giumenta, carica di due grandi sacchi di cuoio, e di due grossi astucci,<br />

che contenevano armi storiche di grande valore: in primo luogo la corazza,<br />

l'elmo e le maglie in ferro per proteggere le braccia e le gambe del re di<br />

Persia, inoltre v'erano la corazza dell'imperatore Eraclio, quella del Khà-<br />

qàn, quella di Dàhir, quella di Bahràm Sùbin, quella di Siyàwakhs e quella<br />

di al-Nu'màn principe di al-Hirah, tutta roba presa in guerra ai nemici<br />

dell'impero sassanida. Le spade erano quelle di Kisra, di Hurmuz, di Qu-<br />

bàdz, di Fayrùz, di Eraclio, del Khàqàn, di Dàhir, di Bahràm (Sùbin),<br />

di Siyàwakhs e di al-Nu'màn. al-Qa'qà' riportò ogni cosa fedelmente al<br />

generale in capo, ma Sa'd gli permise gli scegliersi una spada; al-Qa'qà'<br />

si prese quella che era appartenuta all'imperatore Eraclio: Sa'd in più gli<br />

fece dono della corazza di Bahràm. Le due spade di Kisra e di al-Nu'màn<br />

743.<br />

16. a. H.<br />

IRAQ-PERSIA. -<br />

Conquista della<br />

Babilonide, pre-<br />

sa di al-Madà-ln<br />

e vittoria di óa-<br />

lulà-.|


§§ 198-201. 16. a. H.<br />

16. a. H. furono mandate invece al Califfo 'Umar con la quinta X parte ir del bottino<br />

Conquista della (T abari, I, 2446-2448).<br />

'IRAQ- PERSIA -<br />

Babilonide, pre- Cfr. Khaldùn, II, App., 101.<br />

sa di ai-Madà*in -.-^<br />

e vittoria di Ga- § 199. — (Sayf b. Umar, da Ubaydah b. Mu'attib, da uno dei banu-1-<br />

'"'à--] Hàrith b. Tarìt', da 'Ismah b. al-Hàrith al-Dabbij. 'Ismah b. al-Hàritlj al-<br />

Dabbi, neir inseguire i Persiani faggenti da al-Madà-in, raggiunse presso al<br />

ponte rotto di Gradwal due asini carichi di roba, che consegnata al Sàhib<br />

al-aqbàd in al-Madà-in, si scoprì essere, fi-a le altre cose, un cavallo tutto<br />

d'oro, con una sella d'argento sulla groppa e con il pettorale (lab ab)<br />

formato di zaffiri (yàqùt) e di smeraldi (zumurrud) montati in argento:<br />

le redini erano fatte nello stesso modo. V'era altresì un cavallo tutto d'ar-<br />

gento e tutto coperto di pietre preziose: e infine un camelo d'argento mas-<br />

siccio con basto (salii) d'oro, e con cinghie, redini e corregge tutte dello<br />

stesso metallo, e tempestato di gemme di grande valore. Sul dorso del<br />

camelo v'era l'immagine di un uomo, tutto in oro massiccio, coperto pari-<br />

menti di pietre preziose. Questi oggetti erano gli ornamenti usati general-<br />

mente dai re di Persia per fregiare le due colonne del trono (u s t u w ànatay<br />

al-Tàg) (Tabari, I, 2448).<br />

§ 200. — (La divisione del bottino di al-Madà-in). (Sayf b.<br />

'Umar, da Muhammad, e da altri). L'inseguimento dei fuggiaschi fii spinto<br />

fino ad al-Nakrawàn, donde i Musulmani ritornarono indietro ad al-Madàin,<br />

mentre i Persiani proseguivano la fuga fino a Hulwàn. Quando tutti eb-<br />

bero fatto ritorno in città, Sa'd si accinse alla spartizione dell'immenso<br />

bottino, dividendolo prima in cinque parti, e distribuendone poi quattro<br />

fra i guerrieii. Tanta fri la ricchezza della preda, che ogni cavaliere arabo<br />

ricevette per sua quota 12,000 (dir ham). Tutto l'esercito musulmano era<br />

formato di cavalieri, e non vi erano in esso pedoni. I cavalli di razza nobile<br />

(ganà-ib) erano molto numerosi in al-Madà-in (Tabari, I, 2460-2461).<br />

Cfr. Athir, II, 401, lin. 16 e segg.; Khaldùn, II, App., 101.<br />

§ 201. — (Sayf b. 'Umar, da al-Mugàlid, da al-Sa'bi). Sa'd b. abi<br />

Waqqàs, appena ebbe preso possesso di al-Madà-in, divise le case (abban-<br />

donate dai Persiani?) fra le sue genti. La spartizione del bottino fri affi-<br />

data ad Amr b. 'Amr b. Muqarrin al-Muzani, e Salmàn b. Rabi'ah curò la<br />

distribuzione dei soldati e delle loro famiglie nelle case di al-Madà-in.<br />

La presa di al-Madà-in avvenne nel Safàr del 16. a. H.<br />

L'Aywan Kisra fu tramutato da Sa'd b. abi Waqqàs in luogo di preghiera<br />

per i giorni festivi (masgid li-l-a'3-àd): egli vi fece costruire un<br />

min bar, senza preoccuparsi menomamente delle figure modellate che ornavano<br />

la grande sala e che non furono rimosse. Quando più tardi si venne<br />

744.


16. a. H. §§ 201-203.<br />

alla grande festa del fitr o cessazione del digiuno (fine Ramadàn), alcuni<br />

fecero l'osservazione che l'uso consacrato (sunnah) in quella festa fosse<br />

di celebrarla all'aperto e non in edifizio chiuso, come era l'Aywàn Kisra,<br />

ma Sa'd b. abì Waqqàs respinse decisamente l'obbiezione, affermando che<br />

essa non aveva valore (T ab ari, I, 2461).<br />

Cfr. Athir, II, 401; Khaldùn, II, App., 101.<br />

§ 202. — (Sayf b. 'Umar, da Amr, da al-Sa'bi). Per ordine del gene-<br />

rale in capo, i guerrieri fecero venire da al-'Atìq le loro famiglie ad al-Ma-<br />

dà-in e le allocarono nelle case della città dove trovavansi [le comodità<br />

(al-maràfiq, ossia cucine, latrine). La popolazione così improvvisata rimase<br />

in al-Madà"in fin dopo la battaglia di Galùlà- e la presa di Takrìt e<br />

di al-Mawsil : allora poi tutte le famiglie si trasferirono in al-Kùfah (T a-<br />

bari, I, 2451).<br />

Cfi-. Athir, II, 403, lin. 11 e segg. ; Khaldùn,<br />

II, App., 101.<br />

§ 203. — (Sayf b. Umar, da Muhammad e da 'Abd al-malik b. 'Umayr:<br />

due ti'adizionij. Nel bottino di al-Madà"in gli Arabi trovarono un immenso<br />

tappeto, o arazzo (bisàt), largo e lungo sessanta cubiti (dzirà'), famoso<br />

presso i Persiani con il nome di Bahàr Kisra, e presso gli Arabi con<br />

il nome di al-Qitf Su di esso era effigiato un parco reale, di cui la terra<br />

era in tessuto d'oro, e l'erba, le piante, le foglie ed i frutti in seta a co-<br />

lori tutta screziata di gemme e di pietre preziose. La scena effigiata con<br />

materiali tanto preziosi rappresentava un giardino in primavera, ed i re<br />

di Persia se ne servivano nei mesi pivi gelidi dell'inverno per banchettare su<br />

di esso e bere il vino, avendo così l'illusione d'un ridente giardino prima-<br />

verile. Nessuno poteva dare un'idea dell'immenso valore di quest'opera<br />

unica, il massimo pregio della quale consisteva, oltreché nel materiale,<br />

anche nel lavoro. Sa'd b. abi Waqqàs propose perciò ai soldati di non fare<br />

la spartizione del tappeto e di mandarlo intatto a Madìnah per riempire di<br />

maraviglia gli Arabi. Le genti d'arme, che avevano già le mani piene di<br />

roba, rinunziarono alla loro quota ed il tappeto fu mandato intatto a Madì-<br />

nah (^). Il Califfo convocò i consiglieri per stabilire che cosa si dovesse fare<br />

di questo tappeto, ed accettando un parei'e di Ali, ordinò la spartizione<br />

del medesimo: il pezzo che fu dato ad Ali, e che non era certo il più prege-<br />

vole, fu poi venduto per 20,000 (dirham) (T abari, I, 2451-2454).<br />

Cfr. Athir, II, 403-404; Khaldùn, II, App., 101-102).<br />

Nota 1. — Questa storiella è, probabilmente, sia un'invenzione fantastica popolare, sia una orien-<br />

tale esagerazione di qualche piccolo e prezioso tappeto. Nessun camelo avrebbe potuto trasportale un tap-<br />

peto di quelle stupende dimensioni : il peso del tappeto e di tutto il materiale prezioso intrecciato ed<br />

intessuto nel medesimo sarebbe stato tale (se fossero veri i ragguagli fantastici di Sayf), che si sarebbe<br />

dovuto costruire un carro speciale per il trasporto, ed addestrare specialmente cameli al traino. In Arabia<br />

745. 94<br />

16. a. H.<br />

IRAQ- PERSIA. -<br />

Conquista della<br />

Babllonide, pre-<br />

sa di al-Madà-ln<br />

e vittoria di Ga-<br />

mia-.]


§§ 203-208. !"• ^' "•<br />

16. a. H. i carri sono sconosciuti, e nulla che superi il carico di un camelo può mai essere portato attraverso<br />

IRAQ- PERSIA.'- il deserto.<br />

Conquista della<br />

Babiionide, pre- § 204. — (Sayf b. 'Umar, senza isnàd). Si dice che il numero di<br />

e%ìttori'a di óa-<br />

q^^elli che parteciparono alla divisione del bottino di al-Madà-in, fosse di<br />

lùià-ì 60,000 uomini (T a bari, I, 2450, lin. 11).<br />

Cfr. Athir, II, 403, lin. 9.<br />

§ 205. — (Sajf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Basir b. al-Kha-<br />

sàsiyyah portò a Madinah il quinto della preda; Hula3's al-Asadi portò la<br />

notizia della vittoria; 'Amr ebbe la custodia del bottino; e Salmàn curò<br />

la divisione del medesimo.<br />

Poi che fu diviso in Madinah il celebre tappeto dei re persiani, crebbe<br />

di gran lunga la fama e la venerazione per i vincitori di al-Qàdisiyyah,<br />

ed il Califfo Umar fu inteso dire, che i vincitori di al-Qàdisiyyah fossero<br />

i migliori fì-a gli Arabi (T abari, I, 2464).<br />

Cfi-.'Athì'r. II, 404.<br />

La seconda parte di questo h a d i th tradisce la natm-a tendenziosa di<br />

tutto il materiale tradizionistico h-aqense, il quale mira ad equiparare i me-<br />

riti della campagna persiana a quelli assai maggiori della campagna siria.<br />

§ 206. — (Battaglia di Gralùlà-). (Sayf b. 'Umar, da Ismà'il b. abi<br />

Khàlid. da Qaj^s b. abì Hàzim). Dopo qualche tempo che Sa'd b. abi<br />

Waqqàs si fu stabilito in al-Madà-in ed ebbe diviso il bottino e mandato<br />

il quinto a Madinah, gli giunse notizia che un nuovo esercito persiano si<br />

andava radunando in Graliilà-, e che gli abitanti delle parti di ai-Ma wsil si<br />

raccoglievano in Takrìt (T ab a ri, I, 2456).<br />

§ 207. — (Sayf b. 'Umar, da al-Walid b. 'Abdallah b. abi Taybah al-<br />

Bagali, da suo padre [Abdallah b. abì Taybah]). Sa'd b. abì Waqqàs ne<br />

scrisse subito al Califfo 'Umar e chiese nuove istruzioni. Umar rispose,<br />

ordinandogli di mandare Hàsim b. 'Utbah con 12,000 uomini a Graliilà-<br />

^t5^<br />

contro i Persiani sotto Mihràn, aggiungendo che le due ali fossero messe<br />

sotto gli ordini di Si'r b. Màlik e di 'Amr b. Màlik b. 'Utbah, l'avan-<br />

guardia sotto al-Qa'qà' b. Amr e la retroguardia sotto Amr b. Murrali<br />

al-G-uhani (T abari, I, 2456-2457)<br />

Cfr. Furàt, fol. 122,r.<br />

§ 208. — (Sayf b. Umar, senza isnàd). Dopo la fuga da al-Madàin<br />

i Persiani si riunirono in Gralùlà-, che era un punto centrale donde si di-<br />

ramavano le varie strade che menavano nell'Adzarbaygàn, nell'al-Bàb, nel<br />

al-G-ibàl, e nel Fàris. Se avessero continuato la fuga, i Persiani si sarebbero<br />

dispersi in tutte le direzioni, ognuno ritornando nella propria pati'ia: i capi<br />

compresei'o che se la gente si separava, sarebbe stato molto difficile di<br />

746.


16. a. H. §§ 208, 209.<br />

riunirla ancora insieme, e poterono perciò persuadere i loro militi a ces- J^-<br />

^- ^-<br />

[ ' I D A ^^ D C DC I A<br />

sare dalla fuga ed a ritentare la sorte delle armi contro gli Arabi. Miliràn conquista delia<br />

al-Eàzi assunse il comando dell' esercito, ed il re Yazdagird da Hulwàn Bablionide, pre-<br />

. • • • T T-i T ±-' • sa di al-Madà-ln<br />

mandò soccorsi, danari e provviste. 1 Persiani scavarono grandi tossati e g vittoria di Ga-<br />

formarono un vasto campo trincerato, rinforzato da barriere di legno e con '"'à"-l<br />

punte acuminate di ferro per arrestare le cariche della cavalleria.<br />

Hàsim b. 'Utbah partì da al-Madàùn nel Safar dell'anno 16. H. (^) con<br />

V2,000 uomini, fra i quali si trovavano Emigrati, Ansar, Arabi, che eransi<br />

ribellati nell'anno 11. H., ed altri che erano rimasti fedeli durante l'insur-<br />

rezione. In quattro giorni di marcia da al-Madà'in, i Musulmani arrivarono<br />

a Gralùlà" : ma i Persiani, sicuri dietit) alle loro opere di difesa, non ven-<br />

nero fuori se non quando a loro conveniva, ed i Musulmani dovettero<br />

porre l'assedio al campo fortificato ed accettare battaglia soltanto quando<br />

i Persiani facevano una sortita. In questo modo seguirono ben ottanta combattimenti,<br />

in ognuno dei quali i Musulmani riuscirono vittoriosi, ma non<br />

poterono ritrarre alcun profitto dalle vittorie, perchè i Persiani, appena bat-<br />

tuti, prontamente si ritiravano entro alle fortificazioni, protetti specialmente<br />

dagl'intrecci di legname e di ferro (hasak al-hadid) (T a bari, I,<br />

2457-2468).<br />

Cfr. Athir, II, 404-405; Khaldùn, II, App., 102; Furàt, fol. 122,r.<br />

Nota 1. — Sayf raguna troppi fatti in un mese solo. Come nella campagna dell'anno 12. H.<br />

icfr. 12. a. H., § 196, nota 2) riunisce tutte le grandi battaglie nel mese di Safar, cosi pure in quest'anno,<br />

con la solita predilezione per il Safar, restringe tutto entro quel mese: la fine dell'assedio di Bahurasìr,<br />

il passaggio del Tigri, la presa di al-Madà'in, l'inseguimento dei fuggiaschi, la raccolta e la divisione<br />

della preda, l'invio del quinto a 'Umar, quindi l'invio del messaggio a TJmar sui Persiani riuniti a<br />

Gallila-, la risposta da Madinah (andata e ritorno richiedeva già per sé circa un mese), la campagna<br />

di Galulà-, il lungo assedio del campo persiano, ecc. Tutto ciò è impossibile che sia avvenuto in meno<br />

d'un mese.<br />

In un'altra tradizione è detto che i Musulmani dovettero rimettersi in marcia contro il nemico<br />

dopo una fermata molto breve in al-Madà-in (cfr. Tabari, 1. 2460, lin. 9, Sayf b. 'Umar).<br />

E bene anche ricordare il ritornello rimato in vecchio metro, ragaz, che le donne musulmane,<br />

rimaste sulle rive del canale al-'Atìq, dopo la battaglia di al-Qàdisiyyah, solevano cantare ai bambini,<br />

deplorando l'ordine dato ai mariti, nel periodo fi"a i due Gumàda e il Ragab (dell'anno 16. H.!), di mar-<br />

ciare verso al-Madà'in. In questa tradizione (di Sayf b. 'Umar, senza isnàd) il testo di al-Tabari invece<br />

di al-Madà'in ha al-Qàdisiyyah; ma il Wellhausen (Skizzen, VI, pag. 74, nota 1, e 154 nota; 'Tabari,<br />

I, 2419, lin. 15) corregge in al-Madà'in, afiermando che lo stesso Sayf non ha compreso il vero signi-<br />

ficato del ritornello: «Maraviglia! Grande maraviglia! Fra i due Gumàda e Ragab venne un ordine che<br />

«fu obbligo di compiere! Colui che affligge portò la notizia! Da sotto alle nuvole lampeggia il tuono!»<br />

(Tabari, I, 2459-2460). In altre parole le donne si addolorano di essere rimaste sole ed inoperose nel<br />

campo, mentre i mariti andavano a combattere dopo al-Qàdisiyyah, avvenuta appunto nel Gumàda I.<br />

Il De Goeje invece (Tabari, Add. et Em., pag. dcxix) osserva: « Sed versiculi olim dicti quum<br />

• ab aquis deserti ad expeditionem Kàdisìjae convocabantur, nunc in exercitu repetebantur •<br />

§ 209. — (Sayf b. 'Umar, da 'Uqbah b. Mukram, da Bitàn b. Bisr).<br />

I Persiani avevano lasciato alcune aperture nella linea fortificata, per le<br />

quali potevano uscire ed aggredire i Musulmani, infliggendo così molta<br />

molestia agli assedianti. Hàsim b. Utbah ricevette allora da Sa'd b. abì<br />

747.<br />

.


16. a. H.<br />

[IRAQ- PERSIA. -<br />

Conquista della<br />

Babllonide, pre-<br />

sa di al-Madà-in<br />

e vittoria di óa-<br />

lulà-.l<br />

209-211. 16. a. H.<br />

Waqqas altri rinforzi, sicché quando i Persiani uscirono una volta con tutte<br />

le schiere, il generale musulmano potè assalire il nemico con grande vi-<br />

gore ed impegnare una battaglia molto sanguinosa. Si alzò allora un vento<br />

fortissimo, che soffiando contro i Persiani, mentre si ritiravano verso la<br />

trincea, fece loro perdere la strada: invece di giungere allo sl)occo del<br />

campo, per il quale erano usciti, precipitarono addosso alla trincea ed agli<br />

intrecci di ferri acuminati, che essi avevano eretto per difesa contro i<br />

Musulmani. Questi appena si accorsero dell'errore fatale, nel quale erano<br />

caduti i Persiani, ritornarono alla carica con maggior impeto che mai, e<br />

colsero in trappola i Persiani che non potevano più fuggire. al-Qa'qà' li.<br />

'Amr si gettò allora prontamente in avanti, occupò l'entrata del campo<br />

persiano e chiamò ad alta voce i suoi. I compagni accorsero pronti e nume-<br />

rosi, e tagliando così la ritirata dei Persiani, li colsero in quegli stessi<br />

congegni, che i Persiani avevano ideati contro gli Arabi. In questo modo<br />

la strage dei Persiani divenne spaventosa, e si dice che circa 100,000 uo-<br />

mini vi perissero (T abari. I, 2468-2460).<br />

Cfì-. Athir, II, 405-406; Furàt, fol. 122,r.; Khaldun, II, App., 102.<br />

§ 210. — Un'altra tradizione di Sayf b. 'limar (da Ubaydallah b.<br />

Muhaffiz, da suo padre [Muhaffiz]) ha le seguenti varianti: l'esercito man-<br />

dato ad assalire i Persiani in Gralùlà* era comandato da Amr b. Màlik b.<br />

'Utbah b. Uhayb b. 'Abd Manàf b. Zuhrah ('). Prima di giungere a Gralùlà-<br />

i Musulmani passarono per Bàbil Mahrùdz, ove il d i h q à n del paese venne<br />

innanzi a chiedere la pace, ofiÉrendo di pagare un tributo di tanti dirhaiu<br />

d'argento da poter coprire tutto un garib di terreno. Le proposte furono<br />

accettate. Quando i Musulmani arrivarono dinanzi a Gralùlà-, trovarono<br />

che il campo jiersiano era tanto bene fortificato, che bisognava farne<br />

l'assedio. Siccome i Persiani ricevevano costantemente nuovi rinforzi da<br />

Hulwàn, così pure i Musulmani chiesero rinforzi, e Sa'd mandò altri<br />

600 cavalieri, l'arrivo dei quali sospinse i Persiani a dare battaglia. La<br />

mischia sanguinosissima terminò alfine con la vittoria dei Musulmani,<br />

grazie sovrattutto al grande valore di al-Qa'qà' b. Amr al-Tamimi (T a-<br />

bari, I, 2460-2463).<br />

Nota 1. — II nome di questo generale dev'essere certamente sbagliato, come dimostra luminosamente<br />

il Prym nella sua nota al testo di Tabari ipag. 2460, nota h). Il vero nome è 'Amr b. 'Utbah b.<br />

Nawfal b. Uliayb b. 'Abd Manàf, come afferma ibn al-Kalbi nel testo di al-Balàdzuri ipag. 265). Sayf<br />

b. 'Umar e Durayd (pag. 59) hanno confuso questo nome con quello di 'Umar b. Màlik b. 'Utbah b.<br />

Wahb b. 'Abd Manàf, il vincitore di Qarqisiyà', e menzionato da noi in altro luogo icfr. § 226).<br />

§ 211. — (Sayf b. Umar, da Muhammad e da altri). Quando si spartì<br />

il bottino di Gralùlà-, risultò che ogni combattente riceveva per sua quota<br />

9000 (dirham) e nove cavalcature (dawàbb). Hàsim ritornò quindi ad<br />

748.


16. a. H. §§ 211-215.<br />

al-Madà-in con la quinta parte del bottino da inviarsi al Califfo (T a bari, J^-<br />

T1, 9464Ì .4-iD-ij.<br />

^<br />

*• ^-<br />

[IRÀQ-PERSlA. -<br />

Conquista: detla<br />

§ 212. — (Sayf b. 'limar, da 'Amr, da al-Sabi). I Musulmani s'impa- Babiionide. pre-<br />

dronirono di tutto quello che si trovava nel campo persiano di Cfalùlà-, ^ vittoria di óa-<br />

comprese le cavalcature, delle quali soltanto pochissime sfuggirono ai vin- '"'à-l<br />

citori. La divisione del bottino fu affidata al custode del medesimo, ossia<br />

a Salmàn b. Rabi'ah, detto Salmàn al-Khayl. La quota di ogni cavaliere<br />

nel bottino di Gralùla* fu eguale a quella avuta dal bottino di al-Madà-in<br />

(T a bari, I, 2464-2465).<br />

§ 213. — (a) (Sayf b. 'limar, da al-Mugàlid, da Amr, da al-Sa'bi).<br />

I vincitori di Gralùlà' si divisero fi"a loro 30,000,000 di d i r h a m, ed il quinto<br />

inviato a Madinah ammontò a 6,000,000 (in danaro contante) (T ab a ri,<br />

I, 2465).<br />

(6) Cfi'. Athir, II, 406, lin. 17, il quale aggiunge che ogni cavaliere<br />

ricevesse come quota di bottino 9000 dirham e nove cavalcature (con-<br />

fi-onta § 211).<br />

(e) ibn al-Furàt narra che, dopo la vittoria di Gralùlà', Hàsim b. 'lltbah<br />

fece la pace con Bàbil, esigendo dagli abitanti tanti dinar da coprire<br />

(messi uno vicino all'altro) un garib di terra (cfi-. § 210). In óalùlà- e in<br />

Bàbil al-Qa'qà' sposò varie donne, tra cui umm al-Sa'bi. Le spedizioni dopo<br />

al-Madà-in riportarono come bottino in tutto 1,300,000 (dìnàr?) (Furàt,<br />

tòl. 122,v.).<br />

Cfi-. Khaldùn, II, App., 102.<br />

§ 214. — (Sayf b. limar, senza isnàd). Durante l'inseguimento dei<br />

fuggiaschi di Gallila-, presso Khàniqin, fu raggiunto il generale persiano<br />

Mihràn al-Ràzi e ucciso. al-Qa'qà' catturò eziandio una quantità di donne<br />

persiane, che furono mandate al generale Hàsim b. 'lltbah e poi distri-<br />

buite fi'a i vincitori-, queste donne, appunto perchè erano state catturate<br />

alla battaglia di Gralùla-, furono chiamate Saby Gralùlà-.<br />

Fra le donne prese si trovava la madre del poi celebre ('Amir) al-<br />

Sa'bi, la quale toccò in sorte ad un Arabo dei banù Abs, e gli partorì un<br />

figlio. Morto il marito Absita, la donna passò in potere di Suràhìl, al<br />

quale essa partorì 'Amir (al-Sa'bi); il fanciullo però crebbe fra i banù Abs<br />

(T a bari, I, 2464).<br />

Cfr. Dzahabi Paris, I, fol. 130,r.<br />

§ 215. — (Sayf b. limar, da Muhammad e da altri). Dal quinto del<br />

bottino di G-alùlà-, il generale Sa'd 1). abi Waqqàs tolse una parte per ri-<br />

compensare alcuni che si erano maggiormente distinti durante la battaglia,<br />

e per risarcire altri d'esser dovuti rimanere in al-Madà-in. Il resto degli'.<br />

749.


§§ 215-218. !"• 3-' H.<br />

16. a. H. oggetti d'oro, del danaro contante, dei vasi di valore, e delle stoffe, che<br />

Conquista della tormavano il quinto, fti affidato a Qudà'i b. Amr al-Du-ali: i prigionieri<br />

Babiionide, pre- invece furono messi sotto la custodia di abii Mufazzir al-Aswad. Ambedue<br />

rvittoria di Ga- ^ delegati s'incamminarono assieme verso Madìnah (T abari, I, 2465).<br />

lùià.-] § 216. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad b. Amr). Insieme con Qudà'i<br />

e con abù Mufazzir si recò a Madìnah anche il giovane ZÌ3'àd b. abi Sufyàn<br />

(il poi celebre Ziyàd b. Abìhi), il quale doveva esporre al Califfo tutta la<br />

parte contabile della preda, come colui che teneva i conti, faceva da segretario<br />

e custodiva i ruoli ed i registri (yudawwin).<br />

ZÌ3'àd si presentò al Califfo, e lucidamente gli narrò tutto qvianto era<br />

accaduto [e gii fece]^ un' esposizione precisa di tutto il conteggio. Il Ca-<br />

liffo, maravigliato dell' intelligenza del giovane, gli domandò se avrebbe<br />

avuto il coraggio di esporre di nuovo ogni cosa in pubblico ai Madinesi.<br />

Ziyàd gli rispose : « Per Dio ! Non<br />

« e rispetti più di te ! Come<br />

v'è una persona al mondo che io tema<br />

vuoi che io non abbia la forza di arringare<br />

« altri ? » Per ordine del Califfo egli tenne perciò un lungo discorso ai Ma-<br />

dinesi, informandoli minutamente di ogni cosa, ed 'Umar alla fine esclamò<br />

che Ziyàd era veramente un oratore eloquente (T a bari, I, 2465-2466).<br />

Cfr. Athir, II, 406.<br />

§ 217. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad, da abù Salamah). L'arrivo<br />

del prodigioso bottino di Gralùlà- a Madìnah arrecò al Califfo più tristezza<br />

che gioia : per cominciare, tanta era la quantità della roba che non fu pos-<br />

sibile di accumularla in una casa, perchè nessuna era grande abbastanza,<br />

e si dovette deporre ogni cosa nel cortile della moschea ;<br />

'Abd<br />

al-rahmàn<br />

b. 'Awf insieme con 'Abdallah b. Arqam dovettero passare la notte a fare<br />

la guardia. Quando, nel mattino seguente, il Califfo volle esaminare più<br />

attentamente la preda, e vide l'infinità di gemme e di roba preziosa, si<br />

abbandonò al pianto, pensando a tutti gii odi e le cupidigie che quella<br />

roba avrebbe sempre destato negli animi degli uomini. Il bottino di Gralùlà'<br />

fu distribuito dal Califfo nello stesso modo della roba presa dopo la bat-<br />

taglia di al-Qàdisiyyah (T a bari, I, 2466-2467).<br />

Cfi-. Athir, II, 407; Khaldùn, II, App., 102-103.<br />

§ 218. — (Ultimi eventi della campagna nelT'Iràq). (Saj^f<br />

b. 'Umar, da Muhammad e dà altri). Per ordine di Hàsim b. Utbah,<br />

al-Qa'qà' b. 'Amr insegui i fuggiaschi di G-alùlà- verso le montagne della<br />

Persia, finché giunse a Khàniqin. Allorché il re Yazdagird ebbe notizia del<br />

nuovo disastro, fuggì da Hulwàn nell'al-èibàl (la Media), e permise perciò<br />

ad al-Qa'qà' b. 'Amr di avanzarsi ancora senza difficoltà fino sotto le mura<br />

di Hulwàn, ove egli rimase accampato con un esercito misto di Arabi e<br />

750.


16. a. H. §§ 218, 219.<br />

non Arabi (min al-afnà- \va min al-hamrà) (M. In questa posizione 16. a. h.<br />

" f'IRAQ- PERSIA.<br />

difensiva restò al-Qa'qà' b. 'Amr per volontà del Califfo limar, allo scopo conquista delia<br />

d'impedire qualsiasi nuova incursione persiana nel territorio recentemente Babiionide, presa<br />

di al-Madà*in<br />

sottomesso dagli Arabi. al-Qa'qà' rimase in quel luogo finché gli Arabi sta- ^ vittoria di óa-<br />

bilirono le loro dimore in al-Kùfah; e allorché Sa'd b. abì Waqqàs abban- '"'»-.]<br />

donò al-Madà-in e si ritirò in al-Kùfah, anche al-Qa'qà' lo segui. Sa'd b.<br />

abì Waqqàs nominò allora luogotenente dei posti di confine fa 1 - tji u gh r)<br />

certo Qubàdz, nativo del Khuràsàn, che era uno degli al-Hamrà- (i quali<br />

avevano guerreggiato con al-Qa'qà' dinanzi a Hulwàn; cfi'. paragrafo se-<br />

guente (T a bari, I, 2463).<br />

Cfi-. Athir, II, 406, lin. 5 e segg.; Dzahabi Paris, I, fol. 130,r.<br />

Nota 1. — Se il ragguaglio è esatto, e non contiene qualche elemento tendenzioso, è bene prenderne<br />

nota, come la prima notizia di una diretta cooperazioue militare di guerrieri non arabi (forse ancora<br />

non musulmani! alle campagne degli Arabi. Uiò richiama alla mente quanto si disse a proposito degli<br />

alleati arabo-cristiani dei Musulmani icfr. 13. a. H., § 1.55, nota 1; 14. a. H., § 32 e nota 4; 16. a. H.,<br />

§ 44 e nota).<br />

§ 219. — (Sayf b. "Umar, da Muhammad e da altri). Per ordine del<br />

Califfo 'Umar, dopo la vittoria di Gralùlà", al-Qa'qà' b. 'Amr (') si avanzò .sulle<br />

traccie dei fuggiaschi, mentre Hàsim b, 'Utbah rimaneva in Gralùlà-. L'eser-<br />

cito di al-Qa'qà' era formato di Arabi di diverse tribù, e da non Arabi<br />

(min a fn à' a 1 - n à s \v a min a 1 - h a m r à- : cfr. paragrafo precedente) . al-<br />

Qa'qà' fece molti prigionieri durante l' inseguimento, ed uccise tutti quei<br />

soldati che potè raggiungere : così perì il generale persiano Mihi-àn, ma<br />

al-Fayruzàn riuscì a sfuggire. Intanto il re Yazdagird, avuta notizia del<br />

nuovo disastro delle sue armi in Gralùlà-, e della morte di Mihràn, abban-<br />

donava Hulwàn e fuggiva verso al-Ray}', lasciando in Hulwàn una guar-<br />

nigione di cavalleria sotto il comando di Khusraw.sunùm. al-Qa'qà' avanzò<br />

arditamente fino a Qasr-Su-in, che si trova alla distanza di (cinque) farsakh<br />

(cfr. T ab ari, I, 2473, nota h) da Hulwàn. Khusrawsunùm, mandando<br />

innanzi una forte avanguardia sotto al-Zaynabi, dihqàn di Hulwàn,<br />

mosse ora contro ad al-Qa'qà' ; ma quando i Musulmani ebbero aggredito<br />

e fugato l'avanguardia, uccidendo al-Zaynal)i nella rotta, Khusraw.sunùm<br />

si perdette di animo e fuggì verso i monti. al-Qa'qà' potè allora facilmente<br />

impadronirsi di Hulwàn, e vi stabilì una guarnigione di a 1 - h a m r à' (milizie<br />

non arabe) sotto il comando di un nativo del Khuràsàn, per nome<br />

Qubàdz. al-Qa'qà' si trattenne qualche tempo in Hulwàn per difendere i<br />

confini da aggressioni nemiche, invitando gli abitanti dei dintorni a divenire<br />

ahi al-dzimmah, e accettare la protezione musulmana. Quando<br />

Sa'd b. abi Waqqàs lasciò al-Madà*in, e andò a stabilirsi con l'esercito in<br />

751.<br />

?


§§ 2W-222. ' 16. a. H.<br />

16. a. H. al-Kùfali, allora anche al-Qa'qà' si ritrasse da Hiilwàn, nominandovi suo<br />

Conquista della luogotenente il predetto Qubàdz al-Khuràsàni f) (T ab a ri, I, 2473-2474).<br />

Babilonide, pre- Cfi". A th i r, IL 406.<br />

sa di al-Madà-in<br />

e vittoria di óa- Nota 1. — Il senso letterale del testo vorrebbe che al-Qa'qà' non si movesse da Galulà-, se non<br />

luta-.] dopo che il Oalififo aveva avuto notizia della vittoria ed aveva mandato una risposta con i nuovi ordini.<br />

Ciò avrebbe richiesto almeno un mese di tempo, e se al-Qa'qà' non si fosse mosso se non dopo aver<br />

ricevuto gli ordini dal Califfo, non avrebbe potuto inseguire i fuggiaschi, perchè da lungo tempo scom-<br />

parsi. Se vi fu inseguimento, e ciò è probabile, avvenne subito dopo la battaglia.<br />

Nota 2. — L' insistenza di Sayf b. TJmar su questo particolare parrebbe confermarne l'autenticità:<br />

se fosse vero, avremmo una prov» della rapidità con la quale l'Islam agiva sui popoli conquistati e li<br />

trascinava nell'orbita sua: è probabile però che questi primi Persiani alleati degli Arabi fossero avven-<br />

turieri della peggiore specie.<br />

§ 220. — (Saj'f b. Umar, senza isnàd). I Musulmani vincitori di<br />

Galùlà' desideravano vivamente di continuare l'invasione della Persia e<br />

trarre tutti i vantaggi possibili dalle precedenti vittorie; ma il Califfo<br />

'Umar severamente vietò che alcuno si avanzasse oltre alle posizioni prese<br />

da al-Qa'qà' b. 'Arm- presso Hulwàn, e dichiarò che egli non voleva esten-<br />

dere le conquiste nei monti dell'altipiano persiano, ma bensì avrebbe amato<br />

che esistesse un argine o barriera (sudd) fra i monti persiani ed il piano<br />

conquistato dagli Arabi, il quale impedisse tanto ai Persiani di penetrale<br />

nella valle, quanto agli Arabi di internarsi fra i monti (T ab a ri, I,<br />

2463-2464).<br />

Cfr. Athìr, II, 406.<br />

'IRÀQ-MESOPOTAMIA. — Presa di Takrit, di al-Hisnayn, di Qarql-<br />

siya- e di Hit.<br />

§ 221. — Noi diamo qui appresso alcuni particolari sul progresso delle<br />

armi musulmane lungo il corso superiore del Tigri: riportiamo le tradi-<br />

zioni come sono nelle fonti e con la cronologia delle medesime. È proba-<br />

bile però che l'anno riferito da Sayf b. 'Umar, il 16. H., sia errato, e che<br />

debba forse correggersi in 17. o meglio ancora in 18. H. :<br />

probabilmente<br />

le genti di al-Kùfah fecero qualche razzia nella Mesopotamia orientale,<br />

mentre 'lyàd b. Ghanm conquistava nel 18. H. la Mesopotamia occidentale.<br />

In ogni caso par certo che al-Mawsil cadde in potere degli Arabi pa-<br />

recchi anni dopo, ai tempi di 'Utbah b. Farqad, come narreremo nelle<br />

annate seguenti.<br />

§ 222. — (Espugnazione di Takrit, Ninawa e al-Mawsil).<br />

(Sayf b. 'Umar, da Muhammad). Mentre in Gralùlà' si riuniva un esercito<br />

persiano sotto Mihràn al-Bàzi, insieme con gli abitanti di al-Mawsil si rac-<br />

coglievano anche milizie greche, con x^rabi delle tribù di lyàd, di Taghlib<br />

e di al-Namir e con altri, i quali tutti, sotto il comando di al-Antàq, che<br />

762!


16. a. H. § 223.<br />

aveva a collega al-Sahàiigah, occupavano una posizione fortificata presso<br />

Takrit sul corso superiore del Tigri. Quando 'Umar ne fu informato da<br />

Sa'd b. abi Waqqàs, mandò subito le più particolareggiate istruzioni sul-<br />

r invio di una spedizione per disperdere il nuovo nucleo di nemici. Ab-<br />

dallah b. al-Mu'tamm doveva partire alla testa di 5000 uomini : la sua<br />

avanguardia doveva essere comandata da Rib'i b. al-Afl^al al-'Anazi, e le<br />

due ali, la dritta da al-Hàrith b. Hassan al-Dzuhli, e la sinistra da Furàt<br />

b. Hayyàn al-Tgli, mentile la retroguardia doveva seguire sotto Hàni- b.<br />

Qays: la cavalleria era messa agli ordini di 'Arfagah b. Hartjiamah. Le<br />

istruzioni di 'Umar furono puntualmente eseguite, e 'Abdallah b. al-Mu'tamm,<br />

partendo da al-Madà-in con i suoi 5000 uomini, arrivò in quattro<br />

giorni dinanzi al campo fortificato di Takrit.<br />

Siccome la posizione del nemico era munita di forti trincee, i Musul-<br />

mani, non potendola attaccare di fronte, vi posero l'assedio per 40 giorni,<br />

durante i quali ebbero ben 24 combattimenti: il nemico era però meno<br />

ardimentoso ed attivo dei Persiani di Galùlà-, ed in ogni scontro i Musulmani<br />

ebbei'o qualche vantaggio. Durante tali scaramuccie il generale Ab-<br />

dallah b. al-Mu'tamm apri segreti negoziati con le tribù arabe che com-<br />

battevano contro di lui, per indurle ad abbandonare i Greci e ad unirsi<br />

con lui; ma gli Ai'abi (cristiani), ritenendosi al siciiro dagli assalti dei<br />

Mvisulmani, non vollero mai corrispondere alle proposte di 'Abdallah b. al-<br />

Mu'tamm. D'altra parte però i Greci, quando videro come in ogni scontro<br />

i Musulmani avevan la meglio, si avvilirono ed imbarcarono sulle navi<br />

tutte le loro robe nell' intenzione di abbandonare l' impresa. Le spie mu-<br />

sulmane che si trovavano fra i Taghlib, gli lyàd e gli al-Namir, portarono<br />

allora ad 'Abdallah b. al-Mu'tamm la notizia che gli Ai-abi cristiani erano<br />

pi'onti ad accettare le sue offerte. 'Abdallah b. al-Mu'tamm rispose che,<br />

se gli Arabi volevano dimostrare la sincerità delle loro intenzioni, dove-<br />

vano ripetere la formola solenne di conversione all'Islam. A questo gli<br />

Arabi acconsentirono, dichiarandosi musulmani : allora 'Abdallah b. al-<br />

Mu'tamm annunziò che egli aveva intenzione di assalire il campo di<br />

Takrit e che nell'avvicinarsi alle porte del raedesimo, dalla parte che guar-<br />

dava verso il Tigri, avrebbe alzato un takbìr; e questo doveva essere il<br />

segnale per gli Arabi convertiti di precipitarsi sulle porte ove i Musulmani<br />

intendevano di venire all'assalto, ed aprirle, massacrando le guardie. Le<br />

cose si svolsero in modo favorevole ai Musulmani, perchè quando le guardie<br />

alle porte del campo intesero, in risposta al takbir dei Musulmani fuori<br />

del campo, riecheggiare anche il takbir degli Arabi alleati nel campo,<br />

supposero che i Musulmani avessero fatto impeto sulle difese alle loro spalle,<br />

753. 95<br />

16. a. H.<br />

[IRAQ- M ESOPO-<br />

TAMIA. - Presa<br />

di Takrit, di al-<br />

Hisnayn, di Qar-<br />

qlsiyà- e di Hit.]


16. a. H.<br />

IRAQ- M ESOPO-<br />

TAMIA. - Presa<br />

di Takrit, di al-<br />

Hlsnayn, dì Qar-<br />

qFsiyà- e dì Hit.]<br />

§222. 16. a. H.<br />

e spaventati spalancarono le porte per fuggire verso il fiume. In tal modo<br />

caddero facili vittime dei loro assalitori, perchè, mentre i Musulmani fuori<br />

del campo li massacravano da una parte, dall'altra gli Arabi, convertiti<br />

in quella notte stessa, piombavano alle loro spaile e ne facevano scempio.<br />

Tutte le genti nel campo di Taki'it, tranne gli Arabi convertiti, furono<br />

massacrati e non se ne salvò alcuno.<br />

Per ordine del Califfo Umar, il quale aveva previsto ogni cosa, appena<br />

fu sterminato il campo nemico di Takrit, il generale 'Abdallali b. al-Mu'tamm<br />

spedì ibn al-Afkal al-'Anazi ad assalire al-Hisnayn, con istruzioni di mar-<br />

ciare con la massima sollecitudine e sorprendere il nemico prima che avesse<br />

contezza del disastro di Takrit. Con questa schiera partirono pure molti<br />

Arabi convertiti dei Taghlib, lyàd e al-Namii- sotto i propri capi, ossia<br />

con.'Utbah b. al-Wa'l dei banù Sa'd b. Grusam, con Dzù-1-Qurt, con abù<br />

Wadà'ah b. abì Karib, con ibn Dzi-l-Sunaynah Qatìl di al-Kulàb, con ibn<br />

al-Hugaj-r al-Iyàdi e con Bisr b. abi Hawt. I Musulmani marciarono con<br />

tanta celerità, che giunsero dinanzi ad al-Hisnayn prima che alcuno in<br />

quel luogo avesse avuto sentore del disastro di Takrit: Utbah b. al-<br />

Wa'l, fingendo di essere ancora un alleato, si avanzò vicino al castello,<br />

ed annunziò la sconfitta completa dei Mvisulmani, e le sue parole furono<br />

confermate dagli altri capi che arrivarono dopo di lui, sicché gli Arabi<br />

poterono liberamente entrare nelle porte della fortezza ed occuparle fino a<br />

che la cavalleria musulmana, sotto Rib'i b. al-Afkal, piombò su di esse,<br />

ne prese possesso e rese impossibile qualsiasi tentativo di resistenza. Al-<br />

cuni degli abitanti accettarono le offerte dei Musulmani (tributo e prote-<br />

zione), ma molti, nel primo spavento, si diedero alla fuga. Quando però,<br />

poco tempo dopo, sopraggiunse 'Abdallah b. al-Mu'tamm con il resto delle<br />

schiere e ripetè l'invito a sottomettersi con il pagamento della gizyah,<br />

i fuggiaschi ritornarono ad al-Hisnayn e tutti accettarono i patti soliti :<br />

a 1 - dz i m m a h w a - 1 - m a n '<br />

a h.<br />

Il bottino di Takrit fi-uttò una quota di 3000 dirham ad ogni ca-<br />

valiere e 1000 ad ogni fante. Il quinto del bottino fu mandato a Madi-<br />

nali con Furàt b. Ha3yàn, ed il rapporto della vittoria con al-Hàrith<br />

b. Hassàn.<br />

Rib'i b. al-Afkal rimase nel paese qual comandante militare di al-<br />

Mawsil, ed 'Arfagah b. Hartjiamah come esattore del kharàg (T a bari,<br />

I, 2474-2477).<br />

Cfr. Athir, n, 407-408.<br />

ibn al-Athìr spiega (Athir, II, 408, lin. Ile segg.) che al-Hisnajm, o<br />

i due castelli, sono Ninawa (al-Hisn al-Sarqi) e al-Mawsil (al-Hisn al-Gharbi).<br />

754.


16. a. H. §§ 223-326.<br />

§ 223. — Secondo Sayf b. 'Umar (senza isnad), la presa di Takrìt<br />

avveruie in uno dei due mesi di Gumàda dell'anno 16. H. (T a bari, I,<br />

2474, lin. 4-5).<br />

Cfi-. Athir, II, 407, lin. 16; ibn al-Athìr altrove però (Athir, II,<br />

408, lin. 19 e segg.) riporta anche la notizia che secondo alcuni al-Mawsil<br />

fu espugnata da Utbah b. Farqad nel 20. H. (Dzahabi Paris, I, fol. 130,r.).<br />

§ 224. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Con l'ambasciata<br />

inviata da 'Abdallah b. al-Mu'tamm a Madinah, presso il Califfo Umar,<br />

andarono parimenti 'Utbah b. al-Wa'l, Dzù-1-Qurt, ibn Dzi-1-Suna5'nah, ibn<br />

al-Hugayr e Bisr, rappresentanti degli Arabi nomadi della Mesopotamia,<br />

i qviali conclusero un patto speciale con il Califfo per i banù Taghlib. Le<br />

condizioni erano che gli Arabi mesopotamici che avessero abbracciato<br />

r Islam, dovevano godere dei medesimi privilegi degli altri Musulmani, e<br />

sottostare ai medesimi obblighi. Quelli che non volessero convertirsi do-<br />

vevano pagare la gizyah. Il Califfo volle però prendere speciali precau-<br />

zioni per impedire che i figli di parenti musulmani abbracciassero il Cri-<br />

stianesimo, e per questa ragione molti Arabi dei Taghlib, degli lyàd, e<br />

dei Namir emigrarono tutti insieme ad al-Madà"in, e quando Sa'd b. abì<br />

Waqqàs trasferì la sua sede in al-Kùfah, anch'essi presero dimora in questa<br />

città. Ciò nondimeno molti convertiti rimasero in Mesopotamia vivendo<br />

insieme con i colleghi cristiani (dzimmi) (Tabari, I, 2482, lin. 5-16).<br />

§ 225. — (Presa d i Q a r q ì s i y a- e di Hit). (al-Tabari, senza i s n à d).<br />

La città di Qarqisiyà* fu espugnata nel mese di Ragab dell'anno 16. H.<br />

(Tabari, I, 2478).<br />

§ 226. — (Sayf b. Umar, da Muhammad e da altri). Quando Hàsim<br />

b. 'Utbah ebbe latto ritorno da Gralùlà- ad al-Madà-in, Sa'd b. abì Waqqàs<br />

venne a sapere che gli abitanti d'al-óazìrah (Mesopotamia) avevano man-<br />

dato soccorsi all'imperatore Eraclio contro la gente di Hims, e che avevano<br />

a,nche spedito alcune schiere in aiuto della gente di Hit sull'Eufrate.<br />

Sa'd ne sciisse al Califfo 'Umar, e ricevette una risposta, con ordine di<br />

mandare un esercito sotto 'Umar b. Màlik b. 'Utbah b. Nawfal b. 'Abd<br />

Manàf contro questi nuovi nemici, e di porre al comando dell'avanguardia<br />

al-Hàrith b. Yazìd al-' Amiri, e delle due 'ali, Eib'i b. 'Amir e Màlik b.<br />

Habìb. L'esercito marciò su Hit e vi trovò il nemico cosi fortemente trin-<br />

cerato da non poterlo aggredire, talché il generale arabo, 'Umar b. Màlik,<br />

dovette rimanere lungo tempo inoperoso dinanzi alle trincee nemiche.<br />

Vedendo che in questo modo non otteneva vantaggio alcuno, 'Umar b.<br />

Màlik lasciò tutte le tende del campo tali quali erano, ed avendo messo<br />

al-Hàrith b. Yazìd in comando di metà delle genti con le istruzioni di<br />

755.<br />

16. a. H.<br />

IRAQ- MESOPO-<br />

TAMIA. - Presa<br />

di Takrìt, dì al-<br />

Hisnayn, di Qar-<br />

qisiyà- e di HTt]


§§ •226-229. !"• ^' "•<br />

16. a. H. continuare l'assedio, con l'altra metà fecei una marcia forzata verso il set-<br />

TAMiA Presa tentrione e piombò inaspettato su Qarqisij^à*, che fu da lui presa d'assalto,<br />

di Takrit, di al- Grii abitanti furono costretti a sottomettersi ed a pagai'e la gizyah. Da<br />

qis'iyà-^e di' Hn\ Qarqìsij'à- limar b. Màlik scrisse al suo luogotenente dinanzi a Hit, ed<br />

annunziandogli i suoi felici successi, gli ordinò d' intimare ai difensori di<br />

Hit, che potevano ritirarsi con armi e bagagli, ma che altrimenti egli sa-<br />

rebbe venuto a cingerli strettamente d' assedio, con una linea di trincee,<br />

tagliando tutte le comunicazioni con l'estei-no. Turbati dalla sorte toccata<br />

a Qarqìsiyà-, le milizie nemiche trincerate in Hit si perdettero di animo e<br />

si allontanarono con armi e bagagli, ritornando nei loro paesi. Le schiere<br />

musulmane andarono ad unirsi a quelle di 'limar b. Màlik in Qarqìsiyà*<br />

(T a bari, I, 2479).<br />

Cfi-. Athir, IL 409-410.<br />

§ 227. — Per la campagna persiana dopo al-Qàdisiyyah, ibn Khaldun<br />

segue quasi interamente Saj'f b. 'limar fKhaldùn, II, App., 100-103).<br />

§ 228. — (Amministrazione dell' Iraq). (Sayf b. limar, senza<br />

isnàd). Il Califfo 'limar conferì a Sa'd b. abi Waqqàs tutta l'autorità<br />

civile e militare (salàh wa harb) nella nuova provincia: nominò poi<br />

esattori della tassa al -kharàg (^), i due fratelli al-Nu'màn e Suwayd, am-<br />

bedue figli di Amr b. Muqarrin: Suwa3'd ebbe la regione irrigata dal fiume<br />

Eufi-ate, e al-Nu'màn quella migata dal Tigri. Essi ricostruirono i ponti.<br />

A questi due, in seguito, successero prima Hudza3'fah b. Asìd e Gràbir b.<br />

'Amr al-Muzani, e più tardi ancora, Hudzayfah b. al-Yamàn e 'Uthmàn<br />

b. Hunayf (Tabari. L 2465-2466).<br />

Cfr. Athir, II, 404; Khaldun, II, App., 102.<br />

Nota 1. — E notevole in questa tradizione clie si faccia soltanto menzione della tassa fondiaria<br />

(kharàgì e non della tassa tributaria a capo fgizj'ahh ciò è una prova che nei documenti di Sayf vi<br />

fosse soltanto menzione di tributo in senso generale, designato con il termine locale, babilonico, di<br />

kharàg. Altrove però ^cfr. § 222j lo stesso Sayf menziona la gizyah e non il kharàg: ne viene che<br />

per la sua scuola sono spesso termini e(juipollenti.<br />

'IRAQ-PERSIA. — Riepilogo della campagna militare di al-Mada-in<br />

e di Galula*: espulsione definitiva dei Sassanidi dalla Babilonide.<br />

§ 229, — Dopo la grande vittoria di al-Qàdisiyyah numerose schiere<br />

arabe, per lo più cavalieri dell'Arabia Centi'ale, si slanciarono all' inse-<br />

guimento dei vinti, traversarono il già-principato di al-Hirah e, varcato<br />

anche l'Eufi-ate, si spinsero, con l'ardire e lo slancio proprio di quei tempi<br />

eroici, attraverso la pianura babilonica, direttamente sulla capitale del già<br />

si temuto impero. Poco dopo venne appresso anche Sa'd b. abì Waqqàs<br />

con il resto delle sue vittoriose schiere, rapidamente riavutesi dagli ef-<br />

756.


16. a. H. §229.<br />

fetti dell'ultima battasrlia. Sostiamo un istante a considei-are il destino<br />

di al-Hirah.<br />

È notevole come nella razzia iiaqense di Khàlid b. al-Walid, nel 12. H..<br />

i rapporti tra gli abitanti di al-Hirah .e gl'invasori arabi occupino si larga<br />

parte delle tradizioni sulla prima campagna p'ersiana, ma allo stesso tempo,<br />

come nelle memorie degli eventi successivi ed in particolar modo nel momento<br />

presente, di al-Hirah non si faccia più, nemmeno fugacemente, la<br />

menoma menzione. Eppme l'argomento doveva avere un singolare interesse,<br />

data l'importanza politica della città, la sua vicinanza con la poi sì ce-<br />

lebre al-Kùfah, ed il fatto che la città ed il principato di al-Hirah, occupati<br />

almeno altre due volte dalle schiere aralie, passavano ora per la terza ed<br />

ultima volta, definitivamente, sotto il dominio musulmano. Nel discorrere<br />

sotto l'anno 23. H. delle condizioni fiscali stabilite sotto il Califfato di<br />

'Umar, vedremo che i giuristi e teorici musulmani pongono in partico-<br />

lare rilievo la posizione tutta speciale di al-Hirah nei suoi rapporti fiscali<br />

con il governo musulmano, e sostengono l'esistenza a suo favore di alcuni<br />

privilegi per effetto del trattato concluso da Khàlid b. al-Walìd. Siccome<br />

però al-Hirah con il suo territorio, dopo la comparsa di Khàlid, passò altre<br />

due volte sotto il dominio persiano, dovremmo presumere che gli abitanti<br />

rinnovassero con gli Arabi, almeno alti-e due volte, il trattato di Khàlid.<br />

Ma di questo non v'è parola alcuna nelle fonti : le quali, sempre e tutte,<br />

si riferiscono al primo trattato e non fanno mai cenno di un rinnova-<br />

mento posteriore. L'esame del problema, offerto da siffatte considerazioni,<br />

ci costringerebbe ad una digressione molto lunga :<br />

studieremo<br />

altrove il<br />

quesito nei suoi aspetti, potremmo dire, legali, e cercheremo di provare<br />

come la distinzione voluta dai giuristi non sia esistita ai tempi di cui<br />

discorriamo, e perciò sia puramente teoria di età posteriore, in niun rap-<br />

porto reale, effettivo, con gli eventi storici della conquista.<br />

Il pi'imo trattato tra Khàlid b. al-Walid e gli Hirensi non fn realmente<br />

un trattato, ma, come si disse già altrove, un semplice accordo provvisorio<br />

per il pagamento di un'indennità, la quale doveva temporaneamente garantire<br />

gli abitanti da molestie dei predoni venuti dal deserto.. Quando<br />

segui la vera conquista nel 16. H., vale a dire nel momento di cui ora<br />

discorriamo, al-Hirah e tutto il suo territorio passarono sotto il dominio mu-<br />

sulmano nello stesso modo di tutto il resto della regione, vale a dire senza<br />

trattato di sorta. Su al-Hirah, come su tutto il Sawàd, gli Arabi passarono<br />

come una tormenta, ed in niun luogo sostarono a concludere trattati. Gli<br />

abitanti accolsero gli Arabi con simpatia, se pure non scevra di spavento,<br />

nondimeno reale e sincera, perchè generata dall'odio per la tirannia reli-<br />

757.<br />

16. a. H.<br />

IRAQ-PERSIA. -<br />

Riepilogo della<br />

campagna militare<br />

di al-Madàin<br />

e di Galulà-:<br />

espulsione defi-<br />

nitiva dei Sassanidi<br />

dalla Babi-<br />

lonlde.)


16. a. H.<br />

•fRAQ- PERSIA. -<br />

Riepìlogo della<br />

campagna militare<br />

di al-Madà-<br />

-in e di GalDIà-:<br />

espulsione defi-<br />

nitiva dei Sassa-<br />

nidi dalla Babi-<br />

lonlde.]<br />

§ 2p9: 16. a. H.<br />

giosa e fiscale dei Sassanidi : niuno<br />

abitante semita dell' Iraq fece quindi<br />

opposizione agl'invasori. Nella sua campagna persiana del 12. H. Khàlid b.<br />

al-Walid ebbe soltanto a combattere schiere di nomadi cristiani, vassalli in<br />

grande parte della Persia. Nelle campagne successive, alla battaglia del<br />

Ponte, ad al-Buwayb e ad al-Qàdisiyj^ah, gli avversari dei Musulmani non<br />

tiu-ono mai gli abitanti del paese, ma le milizie regolari persiane con forse<br />

qualche schiera ausiliare delle tribù cristiane. Ma anche queste ultime an-<br />

darono sempre più scemando. È da osservarsi infatti nelle tradizioni sulle<br />

campagne successive alla grande razzia di Khàlid b. al-Walid come manchi<br />

ogni menzione sicura, autentica, di partecipazione diretta degli Arabi cri-<br />

stiani del confine alla guerra contro i loro consanguinei musulmani, mentre<br />

non fanno difetto indizi degni di fede, che per lo meno fi-azioni di tribù cri-<br />

stiane si unissero alle schiere musulmane durante la seconda e specialmente<br />

nella terza campagna persiana, ossia quella di al-Qàdisijyah (cfi-. §§ 45, nota 1,<br />

218, nota 1). Così i nemici del 12. H. erano diventati nel 15. e nel 16. H.<br />

amici ed ausiliari. In altre parole ebbe allora principio quel maraviglioso pro-<br />

cesso di metamorfosi, mercè il quale le provincie conquistate e soggette al-<br />

l' Islam divennero esse stesse parte integrante del Dar al-Islàm, ossia da de-<br />

bellate e soggette divennero partecipi del potere. Le tribù arabe sul confine<br />

furono le prime a subire la potenza attrattiva e trasformatrice del nuovo<br />

ordine di cose : ma il processo non tardò poi ad estendersi a tutto il paese<br />

conqviistato, agevolato ed affiettato dalla fondazione dei grandi campi mi-<br />

litari, come al-Basrah ed al-Kùfah — quest'ultima nel cuore del già prin-<br />

cipato di al-HLrah — e dalla prodigiosa emigrazione arabica, che seguì i<br />

trionfi dei primi conquistatori.<br />

Quando sorse la vicina e popolosa al-Kùfah, la capitale poi dell' Iraq,<br />

e per alcuni anni pei-fìno di tutto l' impero arabo, tutti gii elementi più<br />

mobili e doviziosi della popolazione iraqense furono attratti verso il nuovo<br />

centro, ed al-Hii-ah decadde presto al grado di semplice e modesto villaggio:<br />

anche questo non tardò di poi a scomparire, e rimasero soltanto per lungo<br />

tempo i grandiosi monumenti lakhmiti della reggia, al-Khawarnaq, la ce-<br />

lebre e magnifica residenza e luogo di villeggiatura della scomparsa dinastia<br />

hirense, unici resti delle glorie scomparse. Il nuovo ordine di cose inghiottì<br />

dunque la popolazione e la fede preesistenti all'invasione arabica, e can-<br />

cellò ogni cosa : rimasero ancora un tempo molti monasteri cristiani disse-<br />

minati nelle ubertose campagne hii'ensi, i quali, insieme con la reggia di<br />

al-Khawarnaq. fiirono sovente oggetto di visita negli anni successivi per<br />

parte dei Califfi e magnati dell' Isiàm nelle loro non rare gite di piacere.<br />

Poi scomparvero anch'essi, ed oggidì il già principato di al-Hirah, tranne<br />

758.


16. a. H. 229, 230.<br />

la tenue striscia bagnata dall' Eufrate, è un arido deserto di colore bian-<br />

castro.<br />

§ 230, — Abbiamo memoria di alcuni fatti d'arme nella marcia di<br />

Sa'd b. abi Waqqàs, o più propriamente dei suoi luogotenenti che lo prece-<br />

dettero, tra al-Qàdisiyyah ed i subm'bl occidentali di Ctesifonte: non furono<br />

certamente battaglie, come vorrebbero alcune fonti, ma semplici scara-<br />

muccie contro quei resti dell'esercito distrutto, ancora organicamente uniti,<br />

che forse non avevano preso parte diretta alla precedente battaglia, ma erano<br />

rimasti sulla via di comunicazione per l'approvvigionamento delle schiere.<br />

Nulla però poteva arrestare l'ondata impetuosa dei conquistatori: ogni re-<br />

sistenza fu rudemente spezzata, ed ai fuggenti si unirono nella ritirata px'e-<br />

cipitosa le guarnigioni sassanidi delle città babiloniche abbandonate al<br />

jiemico. Tutto il paese semita scoteva ora, con un sospiro di profondo sol-<br />

lievo, il giogo iranico, e con passività piena di simpatia accoglieva i cugini<br />

del deserto, nella speranza di un governo più mite e più giusto, di minori<br />

tasse e di minori persecuzioni religiose.<br />

Bastò la comparsa dell'avanguardia musulmana per compiere questa<br />

prima trasformazione, sicché quando Sa'd b. abi Waqqàs si accinse a se-<br />

guire i suoi luogotenenti ed a varcare anch'egli l'Eufi-ate, dii'etto su al-<br />

Madà-in, egli trovò già il cammino aperto e senza ostacoli: trovò altresì<br />

gli abitanti che ossequiosamente gli venivano a fare atto di omaggio. Per<br />

Sa'd b. abi Waqqàs che, come dobbiamo rammentare, era ancora sofferente<br />

ed in malferma salute, la marcia fino ad al-Madà-in, attraverso un paese<br />

già spazzato dall'avanguardia, fu comoda, breve ed incruenta.<br />

Quando finalmente il grosso delle schiere arabe potè giungere in<br />

vista della capitale sassanida e piantare fieramente le sue tende dinanzi<br />

al sobborgo occidentale della metropoli, l'animo degl'invasori sicuramente,<br />

ed a buona ragione, balzò con sussulto di gioia e di sconfinato oi'goglio:<br />

alla mercè delle loro spade giaceva ora la reggia fastosa della grande e<br />

temuta dinastia, entro la quale i loro antenati eiano entrati con appren-<br />

sione e con la ti'onte bassa, o quali umili vassalli, o quali stranieri scono-<br />

sciuti, privi di ogni protezione dinanzi al cospetto dei più potenti della<br />

terra. Ora tutto era cambiato: i vilipesi predoni del deserto erano diventati<br />

i padroni, ed il grande Re dei Re, il successere del potentissimo Sàbiìr,<br />

e del sapientissimo Anùsirwàn, il Salomone iranico, non aveva più altro<br />

scampo che nella fuga. Dinanzi agli Arabi, al di là del rapido Tigri, che<br />

separava ancora le schiere musulmane dalla loro mèta desiata, sorgevano,<br />

in mezzo ad un intricato labirinto di casolari più bassi, gli edifizi gigan-<br />

teschi della celebre reggia sassanida, il famoso Castello Bianco, cosi chia-<br />

759.<br />

16. a. H.<br />

[IRAQ-PERSIA. -<br />

Riepilogo della<br />

campagna militare<br />

di al-Madàin<br />

e di Galulà-:<br />

espulsione defi-<br />

nitiva dei Sassa-<br />

nidi dalla Babi-<br />

lonide.l


§§ 280, 231. 16. a. H.<br />

16. a. H. mato dal candore dei suoi marmi e dal lusso dei materiali con cui era stato<br />

Riepilogo della costruito ed ornato. Ma quel magnifico edifizio, i cui resti grandiosi ancor<br />

campagna miiì- oggi sono visibili a grande distanza nella pianura babilonica, e per lunghe<br />

•in e di daiùià-: o^'© accompagnano il viaggiatore che risale penosamente il Tigri nei suoi<br />

espulsione defi- interminabili meandri, non era più che una pi'eziosa ma vuota conchiglia:<br />

nidi dalla Babi- ^ ^'^ gloriosi che l'avevano costruita più non dovevano, né loro, né i loro<br />

lonide.] discendenti, mettervi il piede, e la superba sala a vòlta delle iidienze pub-<br />

bliche, sala più grande di una basilica, teatro delle cerimonie sfarzose di<br />

splendidi monarchi, stava per scendere alle umili funzioni di quartier ge-<br />

nerale d'un popolo nuovo e barbaro ancora nelle arti e nelle scienze della<br />

pace: al suono mellifluo e musicale della lingua iranica dovevano' ora per<br />

sempre sostituirsi i maschi ma aspri suoni gutturali del più puro idioma<br />

semita; alla civiltà insenilita dell'Iran succedeva la prepotenza giovanile e<br />

la baldanza barbarica del deserto.<br />

§ 231. — al-Madà'in-Seleucia-Ctesifonte, la capitale già tante volte<br />

menzionata dell'impero sassanida, sorgeva sulle due rive del Tigri, in un<br />

punto dove il fiume fa bizzariamente una doppia e profonda voluta a forma<br />

di S: siffatta struttura capricciosa del corso fluviale, assai giovevole allo<br />

sviluppo del commercio d'una città posta sulle sue rive, ebbe però per con-<br />

seguenza di toglierle unità materiale organica nelle sue varie parti e di<br />

trasformarla in un gruppo di città distinte, disposte l'una vicina all'altra<br />

sulle due rive del fiume ; i sobborghi, invece di fondersi e scomparire nella<br />

metropoli, avevano tendenza a rimanere staccati come centri indipendenti,<br />

ognuno con nome proprio: da ciò la denominazione araba al-Madà-in, o «le<br />

città», forse espressione arabizzata di un qualche appellativo locale equiva-<br />

lente. Seleucia, la sede antica primitiva dei sovrani successori di Alessandro,<br />

sorse in origine sulla riva occidentale: di fi-onte ad essa, sulla sponda orien-<br />

tale o persiana, si fondò più tardi la residenza invernale dei sovrani sassanidi<br />

(Ctesifonte), e con l'andar del tempo il sobborgo primitivo si tramutò nella<br />

città principale, mentre il centro urbano primitivo decadde al grado di sob-<br />

borgo. Sul fenomeno singolare, che tanto gli Arsacidi, quanto poi i Sassanidi,<br />

sebbene non oriundi, né gli uni né gli altri, della Babilonide, pur conser-<br />

vassero l'antica capitale, sita in territorio nemico, ed abbandonassero le<br />

antiche sedi tradizionali della dinastia achemenide (Susa e Persepoli), ab-<br />

biamo brevemente discorso in un passo precedente, e non occorre perciò<br />

soffermarvisi a lungo in questo momento. Il fatto rimane come una prova<br />

della tenacia con cui in oriente tutto si conserva attraverso gli apparenti<br />

mutamenti di governi e le continue rivoluzioni violente. Anche ragioni<br />

economiche e commerciali contribuirono alla conservazione della capitale:<br />

760.


16. a. H. 231, 282.<br />

la posizione felicissima di Seleucia l'aveva resa l'emporio più ricco, vasto<br />

e popoloso della pianura Tigro-Eufiatica, e la dignità di ogni nuovo go-<br />

verno richiedeva che la capitale restasse nel maggior centro del regno. Gli<br />

Arabi, o meglio Umar ed i suoi consiglieri, con quella brutalità sicura ed<br />

energica della gente nuova al potere ed investita di mezzi quasi illimitati,<br />

vollero spezzare le tradizioni, e per loro volontà, come narreremo, sorse<br />

al-Kfifah sul limitare d'Arabia deserta. Ma tale condotta era contraria alla<br />

segreta irresistibile legge di natura che determina la genesi e la durata<br />

dei centri abitati : quando cadde la dinastia Umayyade, nel rimescolio ge-<br />

nerale di tutto il mondo islamico, la società nell' Iraq fu libera di ritrovare<br />

il suo centro naturale di gravità e si spostò da sé verso oriente, tornando<br />

a riprendere sede sulle rive del Tigri in Baghdad, a brevissima distanza da<br />

al-Madà-in. Gli Abbasidi, nel prendere l'iniziativa di siffatto provvedimento,<br />

inconsapevolmente seguirono l'esempio dei Sassanidi, i quali furono del pari<br />

i modelli dei Califfi di Baghdad in quasi tutte le loro manifestazioni poli-<br />

tiche e sociali (cerimoniale, maniera di vita, architettura, usanze, vizi e<br />

via discorrendo). La reggia di Ctesifonte, uno dei monumenti più singo-<br />

lari dell'Asia Anteriore, fu altresì in più guise il modello su cui i sovrani<br />

di Baghdad foggiarono le loro reggie: queste però sono scomparse, mentre<br />

quella rimane ancora oggi quale maraviglia dei rari viaggiatori che ne<br />

visitano i resti.<br />

§ 232. — La città di Ctesifonte, ò meglio i sobborghi della riva occi-<br />

dentale arabica del fiume erano collegati a quelli della riva orientale o<br />

persiana da uno o più ponti di barche. Le fonti affermano che al compa-<br />

rire di Sa'd b. abi Waqqàs i ponti erano stati tagliati per impedire agli<br />

Arabi di varcare il fivime. Ciò dimostra che le tradizioni della scuola ma-<br />

dinese sono corrette nel tacere d'un assedio prolungato dei sobborghi occi-<br />

dentali, e ci dà buona ragione per ritenere che i Persiani abbandonassero<br />

al vittorioso nemico, senza opporre resistenza, tutto quanto si trovava sulla<br />

sponda sinistra. Ciò è perfettamente d'accordo con le altre notizie sicure<br />

che abbiamo, e corrisponde con le conseguenze logiche d'un immane di-<br />

sastro come fu quello di al-Qàdisiyyah, in cui perirono tutte le milizie<br />

disponibili, anzi le ultime disponibili, nello Stato sassanida. Il quale con-<br />

servava ancora, o poteva raccogliere, soltanto alcune estreme forze adatte<br />

ad una difesa più o meno tenace nell'altipiano, nel paese nativo dei Per-<br />

siani; ma il Sawàd era irrimediabilmente perduto.<br />

Se dunque, come affermano tutte le nostre fonti, ad al-Qàdisiyyah<br />

rimasero distrutte le forze militari della Persia, e se, come parimenti con-<br />

cordano nel dire tutte le fonti, immediatamente dopo il disastro, la caval-<br />

v;i. 96<br />

le, a. H.<br />

[IRAQ-PERSIA. -<br />

Riepilogo della<br />

campagna militare<br />

di al-Madà-<br />

In e di óalulà*:<br />

espulsione defi-<br />

nitiva dei Sassanidi<br />

dalla Babi-<br />

lonide.l


16. a. H.<br />

IRAQ-PERSIA. -<br />

Riepilogo della<br />

campagna militare<br />

di al-Madà-<br />

-in e di Galùlà-:<br />

espulsione defi-<br />

nitiva dei Sassa-<br />

nidi dalla Babi-<br />

lonìde.l<br />

§ 232. 16. a. H.<br />

leria araba innondò il piano tra al-Hirah e Ctesifonte e sbaragliò le piccole<br />

guarnigioni rimaste a custodia delle retrovie, a Bàbil ed a Muzlim Sàbàt<br />

(propriamente un sobborgo più lontano di Ctesifonte), — è indiscutibile che<br />

tra i Sassanidi dovesse regnare uno stato di panico indescrivibile, e che<br />

la prima, più urgente misura di difesa fosse l'abbandono di tutto quanto<br />

si trovava ad occidente del Tigri, ed il taglio dei ponti sul fium.e. Molti,<br />

tra i quali lo- stesso giovane ed inesperto sovrano, furono già sospinti a<br />

cercare rifugio in città fortificate più presso alle pendici dei monti iranici.<br />

È possibile che in Ctesifonte, alla vigilia di al-Qàdisiyyah, gli animi<br />

non fossei'o tranquilli sull'esito del conflitto, perchè nella capitale sassanida<br />

erano sicuramente noti a tutti i disastri toccati alle armi greche in Siria:<br />

nessuno però poteva sospettare che una disfatta, qualora fosse avvenuta,<br />

avrebbe assunto sì spaventose proporzioni, tali anzi da sguernire in una<br />

sola giornata l'impero di quasi tutti i suoi mezzi militari. In siffatte con-<br />

dizioni lo sgomento universale e la fuga della corte riescono ben scusabili;<br />

non furono prova di viltà, perchè la lunga e prode difesa del Fàris, ten-<br />

tata dai Persiani negli anni successivi per conservare la loro indipendenza,<br />

è un episodio che ridonda a grande onore delle razze iraniche: la fuga da<br />

Ctesifonte non fu dunque atto di codardia, ma necessità imperiosa per<br />

non aumentare le esiziali conseguenze del disastro.<br />

Non dobbiamo meravigliarci se la corte fosse la prima a dar-e l'esempio<br />

doloroso di perdere ogni speranza e di fuggire: il re era molto giovane ed<br />

inesperto, e, se ben interpretiamo la tradizione, non possedeva alcuna grande<br />

qualità politica o militare, che desse affidamento per la salvezza dell'im-<br />

pero. Infatti la sua figura si delinea in mèzzo al ruinar degli eventi sì<br />

vagamente, sì nebulosamente sulla spena storica da essere per noi quasi<br />

nulla più che un nome, un'ombra umana, sebbene la drammatica fine del-<br />

l'ultimo rampollo di una grande ma sciagurata dinastia, risvegli un inte-<br />

resse ed una commiserazione tutta singolare. Se da lui ha avuto principio<br />

nella cronistoria d'oriente un'era speciale, ciò non dipese dal valore per-<br />

sonale del sovrano, quanto dal fatto che i Persiani, fedeli alle loro tradi-<br />

zioni, vollero quasi sintetizzare in ciò l'attaccamento al passato e le spe-<br />

ranze nel futuro. Ma giacché la tradizione araba sui Sassanidi, pur essendo<br />

imbevuta di materiali genuini di fonte persiana — come ha felicemente<br />

dimostrato il Noeldeke — non ha saputo o voluto descriverci l'uomo che<br />

portava l'antico nome avito di Yazdagird, nasce lecito il sospetto che non<br />

egli, ma Rustam, il prode generale perito sul campo di al-Qàdisiyyah, e<br />

fautore principale dell'elezione di Yazdagird III, fosse l'anima direttrice<br />

della lotta durante l'agonia sassanida. Perito lui, mancò ogni mente diret-<br />

762.


16. a. H. §§ 232, 233.<br />

tiva e venne lo sfacelo: nella mina si lasciò travolgere il re, giovane di<br />

debole fibra e senza esperienza. La difesa della capitale, anche con i ponti<br />

tagliati, sembrò opera difficile e di esito dubbio. Il gineceo imperiale, la<br />

corte con i suoi innumerevoli attendenti, oltre che i tesori in pietre, me-<br />

talli e stoffe preziose, di cui un sovrano orientale par debba sempre cir-<br />

condarsi se vuol dominare e incutere rispetto, esigevano necessariamente<br />

grande dispendio di tempore di energie per essere rimossi e trasferiti in<br />

luogo di sicurezza. L'esodo da al-Madà'in della corte e delle famiglie di<br />

tutti i magnati del regno, apparve una necessità, e .si svolse in modo tu-<br />

multuario, perchè in tutto regnava la massima confusione. Ne abbiamo la<br />

prova nelle tradizioni sul bottino di al-Madà-in, quali le leggiamo presso<br />

Sayf b. 'Umar. Pur ammettendo che alcuni particolari siano voli vertigi-<br />

nosi dell'immaginazione orientale, la genesi delle dette tradizioni deve<br />

nondimeno far capo a un nucleo di fatti veri. Il bottino di al-Madà'in, che<br />

fu certamente molto e copioso, superiore a quanto gli Arabi avessero finora<br />

mai conquistato, si spiega soltanto con la precipitazione tumultuaria del-<br />

l'esodo sassanida dalla capitale. Nella confusione generata dalla fuga di quasi<br />

tutti i più doviziosi ed agiati cittadini, molta roba preziosa fu o dimenticata<br />

o lasciata per mancanza di tempo utile e di mezzi di trasporto. L'abbon-<br />

danza del bottino che cadde in mano degli Arabi è prova che gli abitanti di<br />

al-Madà-in non avessero nemmeno il tempo per salvare la loro roba più neces-<br />

saria: ha dunque ragione la scuola madinese, secondo la quale gli Arabi<br />

s'impadronirono in brevissimo tempo della capitale sulla riva orientale.<br />

§ 233. — Gli eventi dopo al-Qàdisiyyah presero una piega precipitosa:<br />

le prime schiere arabe nel giungere dinanzi a Muzlim Sàbàt, uno dei sob-<br />

borghi occidentali di Ctesifonte, incontrarono, come si disse, qualche re-<br />

sistenza, che fu però facilmente superata. Le buone fonti non ricordano<br />

altre resistenze opposte dai Persiani negli adiacenti sobborghi, principale<br />

tra tutti Bahurasir: gli Arabi dunque in breve corso di giorni si trova-<br />

rono assoluti padroni del Sawàd Babilonico fino alle rive del Tigri. Oltre<br />

questo ogni avanzata era resa impossibile dal corso veloce del Tigri, con<br />

i suoi gorghi protendi e minacciosi e con la gigantesca larghezza del suo<br />

letto. L'avanguardia musulmana rimase sul luogo ad ammirare da lontano<br />

i monumenti di Ctesifonte, ed attese la venuta di Sa'd b. abi Waqqàs.<br />

Anche costui, nel figgere un cupido sguardo sui magnifici edifizì dell'altra<br />

riva, si persuase senza indugio _che i paurosi gorghi del fiume gli sbar-<br />

ravano il cammino, ed una ricerca febbrile di imbarcazioni lungo tutta la<br />

riva mostrò che i Persiani avevano tagliato i ponti e trasportato sulla<br />

sponda opposta tutti i mezzi di trasporto sul fiume.<br />

7C3<br />

16. a. H.<br />

IRAQ-PERSIA. -<br />

Riepilogo della<br />

campagna mili-<br />

tare di al-Madàin<br />

e di GalOlà*:<br />

espulsione definitiva<br />

dei Sassa-<br />

nidi dalla Babi-<br />

lonide.l


16. a. H.<br />

IRAQ-PERSIA. -<br />

Riepilogo della<br />

campagna militare<br />

di al-Madàin<br />

e di Galulà-:<br />

espulsione defi-<br />

nitiva dei Sassa-<br />

nidi dalla Babi-<br />

lonide.l<br />

§§ 233, 284. 16. a. H.<br />

Il nuovo ostacolo non arrestò il progresso delle armi arabe : nella ri-<br />

cerca affannosa d'imbarcazioni trovarono invece un abitante del paese, il<br />

quale, in odio forse ai Sassanidi, rivelò il segreto di un guado, verosimil-<br />

mente a non grande distanza da Ctesifonte. Per questo guado uomini e<br />

cavalli potevano sicuramente giungere sull'altra riva senza bisogno .di<br />

barche o di ponti. Tutte le fonti sono concordi nell' affermare che di-<br />

nanzi a questa nuova esperienza, a questo cimento inusitato per i cava-<br />

lieri del deserto, agli Arabi mancasse l'animo di tuffarsi entro le acque<br />

cupe del fiume. Vi fu un breve momento di esitazione, sinché uno dei<br />

guerrieri, più ardito di tutti (un Compagno del Profeta, naturalmente,<br />

secondo la ti-adizione), potè, con uno scatto podei'oso, sospingere il suo<br />

destriero entro le acque del fiume e ad arrivare con esso sano e salvo sul-<br />

l'opposta sponda. Il generoso esempio trovò largo seguito negli altri ca-<br />

valieri, e lo spirito di emulazione trascinò appresso il resto della cavalleria.<br />

Alcune schiere persiane, forse già avvertite dell'imminente pericolo, erano<br />

accorse per difendere il guado, ma l' impeto con cui gii Ai-abi si gettarono<br />

nelle acque e mossero all'assalto dell'altra riva distolse i Persiani da ogni di-<br />

segno di tenace resistenza : i superstiti dello scontro si ripiegarono con la<br />

massima sollecitudine su al-Madà-in per portarvi la terribile novella che tutto<br />

era perduto: gli Arabi avevano con rapidità quasi diabolica traversato il<br />

fiume, ed erano in marcia sulla capitale. Questo accadeva solo un mese dopo<br />

la rotta di al-Qàdisiyyah (nel Gumàda II. 16. H.; cfi-. §§ 142, 144 e nota 1).<br />

§ 234. — Nel campo persiano regnava tuttora la massima confusione,<br />

e la tetra e forse già temuta notizia vi aumentò più che mai la coster-<br />

nazione :<br />

dacché<br />

nemmeno gli ostacoli più grandi della natura e tutti gii<br />

eserciti del gran re non valevano a fi-enare i conquistatori, a che scopo<br />

accrescere gli orrori e le miserie ? Gli Ai^abi, giunti al cadere della notte<br />

sotto le alte mura della città, attesero il ritorno del sole prima di tentare<br />

l'assalto: ma durante le tenebre notturne il comandante della piazza uscì<br />

con i suoi militi dalla porta orientale non vigilata dai nemici, e a marcie<br />

forzate andò a raggiungere il più prossimo posto di guardia dei commili-<br />

toni sassanidi sulla via che mena all' Iran. al-Madà-in aprì allora le porte<br />

ai vincitori apparentemente senza opporre resistenza di sorta.<br />

In modo così vertiginoso e quasi incruento cadde la capitale di un<br />

impero cinque volte secolare, dinanzi al quale aveva tremato perfino la<br />

mondiale potenza di Roma. I rozzi comandanti delle schiere conquistatrici<br />

fissarono il loro domicilio nella reggia stessa : nella grande sala delle<br />

udienze, celebre in tutto l' Oriente per le immense proporzioni, allora<br />

uniche in Asia, tutta , adornata da emblemi ed immagini del caduto go-<br />

7G4.


16. a. H. § 234.<br />

verno, fu tenuta la prima solenne rmnione settimanale del venerdì, che J^-<br />

. .<br />

mai SI<br />

n<br />

tosse<br />

-,<br />

indetta<br />

^^,'T<br />

nel! Iraq.<br />

t ••<br />

La cerimonia tu<br />

•<br />

l<br />

singolare<br />

l<br />

nel suo genere.<br />

[1 RAQ - PE RSI A. -<br />

Riepilogo delia<br />

prova sfolgorante del principio di una nuova èra storica in Asia. Non più<br />

..... ., , .,<br />

corte sfarzosa, non più sovrani dispotici, non più nobiltà arrogante e turcampagnamiiitare<br />

di al-Madà-<br />

.,„ e di Gaiaià-:<br />

bolenta, non più gigantesca gerarchia ecclesiastica immensamente ricca, espulsione defi-<br />

*• ^<br />

nitiva dei Sassa-<br />

investita di sconfinato potere: nulla più di tutto questo. Un soffio poderoso pj^i dalia Babi-<br />

di democrazia semi-barbarica veniva d'Arabia a infondere nuova vitalità lonide.)<br />

in un organismo viziato, isterilito da un dispotismo rigido e senile, soffo-<br />

catore di ogni libertà personale, di ogni emancipazione morale o religiosa.<br />

Niun contrasto poteva essere maggiore tra le turbe dei cortigiani coperti<br />

di sete ed ori, tempestati di gemme, che pochi giorni prima ingombravano<br />

quella sala per fare servile omaggio al re dei re, e la turba di fieri guer-<br />

rieri, avvolti in laceri manti scuri, sporchi di polvere e di sangue, tutti<br />

uomini liberi e fieri, gelosissimi della loro illimitata libertà personale, che ora<br />

ad un cenno del loro capo eseguivano il rito severo della nuova fede nazionale.<br />

Non è qui il luogo di rammentare come questo profondo divario non fosse<br />

per essere di lunga durata, dacché la civiltà più progredita dell'Iran e della<br />

Babilonide compenetrò l'organismo politico e sociale dell'Isiàm, onde con<br />

il tempo la corte degli Abbasidi appari quasi come una risurrezione della<br />

scomparsa corte sassanida. Sarà forse nostra ventura di trattare un giorno<br />

anche questo argomento: ritorniamo ora alla presa di al-Madà-in.<br />

È facile leggere tra le righe della tradizione che alla presa di al-Ma-<br />

dà-in segui un periodo di orgia, di crapula e di godimenti sfì-enati da parte<br />

dei vincitori : le notizie sul favoloso bottino, se hanno, come è probabile,<br />

un fondamento di vero, trattano certamente della preda rapita dai vinci-<br />

tori nella reggia e nei numerosi palagi abitati dai nobili ed ecclesiastici<br />

del regno, fuggiti con la corte, e perciò trattati senza pietà come nemici<br />

dell' Islam. È probabile che quanti rimasero in al-Madà*in e sottostettero<br />

senza opposizione al nuovo governo, non fossero molestati. È da arguirsi<br />

che con la corte e la nobiltà fuggissero gli ufficiali più eminenti dell'am-<br />

ministrazione sassanida, ed in genere tutta la popolazione avventizia ira-<br />

nica: rimasero soltanto le classi più umili della popolazione, in maggior<br />

parte Semiti e Cristiani nestoriani. Il molle Sa'd b. abi Waqqàs, con la<br />

scusa del suo male, non si mosse più da al-Madà-in, finché il Califfo gli<br />

ordinò di ritii'arsi: egli avrebbe forse voluto fissare nella capitale persiana<br />

la sede del nuovo governo e stabilirsi nella reggia stessa, abitazione infini-<br />

tamente più comoda e amena che non i luridi tuguri di fango, a cui egli<br />

ed i suoi consanguinei erano abituati da tempo immemorabile :<br />

volle così il rigido Califfo, avverso a novità straniere.<br />

765.<br />

ma<br />

non


«S 236, 236. 16- ^' H.<br />

16. a. H. § 235. — Si amena era la vita in al-Madà-in che una parte conside-<br />

Riepilogo della levole degli Arabi vi rimase inoperosa per lungo periodo di tempo; tanto<br />

campagna miii- tempo anzi che i Persiani tornarono a riprendere animo, sperando forse<br />

*^^® ^^ delizie della capitale avrebbero infiacchito e distratto il grande e<br />

in e di Gaiùià"<br />

espulsione defi- temuto nemico. Durante i sei mesi circa, nei quali gli Arabi restarono<br />

nitìva dei Sassa- • ^^ -^ i • i • -r» • • • • • ^•<br />

nidi dalla Babi- moperosi nella capitale sassanida, i Persiani incominciarono a raccogliere<br />

lonide.i nuove schiere in un punto prossimo ai monti dell'altipiano iranico, a due<br />

o tre giornate di marcia da al-Madà-in.<br />

Se i Persiani poterono riunire costi, in Gralùlà-, pressoché in vista di<br />

al-Madà-in, un nucleo considerevole di gente armata, ciò sta a provare<br />

quanto negligenti, o per lo meno sprezzanti, fossero i vincitori di al-Qà-<br />

disiyyah. <strong>For</strong>se essi ebbero l'illusione che dopo il disastro sofferto, il nemico<br />

non avesse più mezzi per resistere, e fosse perciò indegno di veruna atten-<br />

zione. Quando però fii accertata la presenza del nuovo nucleo di forze ne-<br />

miche a sì breve distanza, nacque il timore che tali milizie potessero<br />

tentare un improvviso assalto su al-Madà-in: i capi arabi con la consueta<br />

energia provvidero ora ad eliminare il pericolo.<br />

Per ragioni non specificate, Sa'd stesso non si mosse da al-Madà-in,<br />

ma si contentò di distaccare una parte delle sue schiere, e di afiìdare il<br />

comando della spedizione ad un suo nipote, Hàsim b. Utbah, al quale diede<br />

l'incarico di disperdere il nemico radunato in Graliilà-. L'ammontare delle<br />

schiere musulmane ed il loro comandante dimostrano che il gruppo di forze<br />

nemiche fosse ben poco temibile: per di più il carattere difensivo delle<br />

operazioni militari persiane e qviello invece aggressivo degli Arabi, por-<br />

tano alla sicura conclusione che questi movessero all'assalto prima che i<br />

Persiani fossero pronti ad agh'e. La così detta giornata di óalùlà-, più<br />

che una battaglia vera, fu probabilmente una grande scaramuccia : mancò<br />

il tempo necessario ai Persiani per radunare forze che fossero realmente<br />

temibili e considerevoli.<br />

La pugna si svolse attorno al campo sassanida, e pare che l'episodio'<br />

principale fosse l'espugnazione del campo. L'esito fii interamente favore-<br />

vole agli Arabi, e non pare nemmeno che la mischia fosse molto sangui-<br />

nosa. Lo sbai-aglio delle genti sassanide costrinse il re Yazdagird ad uscire<br />

dalla vicina Hulwàn ed a rigirarsi definitivamente nell'altipiano ùanico,<br />

nell'irto al-Gribàl, l'antica Media, abbandonando ormai per sempre la Ba-<br />

bilonide.<br />

§ 236. — La nuova vittoria liberò ora tutto il piano Tigro-Eufi-atico-<br />

dalla presenza di milizie sassanidi, delle -quali nessuna più osò mostrarsi in<br />

quelle contrade: tutti i superstiti si ritrassero nelle erte giogaie del Zagros,<br />

766.


16. a. H. § 236.<br />

entro le quali gli Arabi, abituati alle sconfinate pianure dei loro deserti,<br />

non osarono internarsi. Ai piedi dei monti che si ergono improvvisamente<br />

dal piano babilonico come le Alpi nostre dalla pianura lombarda, si fermò<br />

la prima ondata semitica, ed indugiò parecchi anni prima di riprendere<br />

energicamente F impeto conquistatore. Quando più tardi, cedendo alla pres-<br />

sione che esercitava sui primi usciti l'onda continua d'emigrazione dalla<br />

penisola arabica, gli eserciti <strong>dell'Islam</strong> ripresero l'offensiva, e tentarono<br />

aprire nuovi campi alle orde fi'ementi d'uscire dalla patria e di vivere<br />

nell'abbondanza a spese di popoli vinti, le difl&coltà incontrate furono di<br />

natura diversa dalle precedenti.<br />

Le nuove difficoltà erano dovute sovrattutto alla popolazione dei paesi<br />

invasi ed alla configurazione geografica dei medesimi: l'avanzata fu quindi<br />

molto lenta e penosa, attraverso mille ostacoli. Nel Sawàd gli Arabi ave-<br />

vano trovato una pianura ferace e ben popolata da razze semitiche, favo-<br />

revolmente disposte verso gl'invasori: semiti erano anche gl'invasori, ed<br />

i due rami cugini della stessa razza, parlanti due idiomi molto affini, si<br />

fusero presto e facilmente insieme. Ai piedi però dei monti h'anici cor-<br />

reva un confine etnico: ivi incominciavano le popolazioni schiettamente<br />

ariane, jed altre non semitiche (ossia le razze ibride d'incerta origine, che<br />

vivono nelle regioni più elevate e remote del Zagros, dal Kurdistàn^armeno<br />

fin giù al Golfo Pei'sico), le quali tutte opposero resistenza all'avan-<br />

zata araba, ed alcune, ripetutamente domate, ripetutamente ripresero le<br />

armi, e cacciarono gl'invasori dal paese. In alcune parti, specialmente nei<br />

monti scoscesi del Fàris, nella culla della razza persiana, gli eserciti del-<br />

l' Islam si videro contestato il cammino a palmo a palmo, e furono costretti<br />

ad aprirsi vm varco con le spade, superando anche innumerevoli difiicoltà<br />

naturali. In siffatte ingrate campagne gli Arabi subirono non pochi rovesci,<br />

e le stesse vittorie, tranne una eccezione, furono per lo più eventi inglo-<br />

riosi ed oscuri: passarono molti anni prima che l'Islam potesse considerarsi<br />

padrone dell'altipiano iranico.<br />

La natura sì poco soddisfacente di queste campagne, le cui magre<br />

notizie avremo a raggranellare nelle annate seguenti, indusse i tradi-<br />

zionisti a trascurarne le memorie ed a lasciarle cadere in oblio: da ciò<br />

l'oscurità grande delle medesime, e l'ignoranza dei tradizionisti posteriori<br />

sul vero stato di cose, e sulla vera natura dell'avanzata araba entro l'Iran.<br />

Non sapendo infatti spiegarsi perchè gli Arabi, nella loro marcia vitto-<br />

riosa, ed in apparenza irresistibile, si siano fermati a Gralùlà-, ed abbiano<br />

rinunziato per vari annia proseguire le conquiste verso oriente, hanno esco-<br />

gitata una spiegazione sul generis, conforme allo spirito tendenzioso che<br />

7G7.<br />

16. a. H.<br />

IRAQ-PERSIA. -<br />

Riepilogo della<br />

campagna militare<br />

di al-Madàin<br />

e di GalQlà-:<br />

espulsione definitiva<br />

dei Sassa-<br />

nidi dalla Babi-<br />

lonide.'


§§ 236, 237. 16. a. H.<br />

16. a. H. jjeivade tutto il materiale precedente. Come cioè 'Umar, a loro modo di<br />

Riepilogo della vedere, aveva diretto da Madìnah tutte le singole fasi della conquista, cosi<br />

campagna miii-<br />

Qj-a^ per ragioni sue speciali, egli vietò agli Arabi di continviare le cam-<br />

•in e di Gamia-: pagne conquistatrici (cfr. § 219): e solo più tardi concesse il permesso di<br />

espulsione defi- riprendere la marcia trionfale. •<br />

nitiva dei Sassa- nnn r\ i- i i < -i , i , -i • n<br />

-, •<br />

nidi dalla Babi- § ^^'' — Quanti avranno letto il nostro breve studio sulle condizioni<br />

lonide.] dei popoli semiti sotto i Sassanidi (cfi.-. 12. a. H., §§ 137 e segg.), non avranno<br />

bisogno di molti altri, schiarimenti per comprendere i veri termini nei<br />

quali si poneva tutta la questione, e quali fossero i veri motivi che costrin-<br />

sero a sospendere temporaneamente le ostilità verso oriente. Può essere<br />

che 'Umar sconsigliasse per un tempo l'invasione dell'altipiano iranico,<br />

ma tale atteggiamento del Califfo, se egli mai lo prese, non fu voluto da<br />

lui, si impostogli dalle circostanze del tutto nuove, nelle quali si presen-<br />

tava ora ogni tentativo di espansione : forse fu precisamente voluto non<br />

dal Califfo, ma dai suoi militi stessi. Il preteso divieto di 'Umar contro<br />

qualunque nuova conquista, male infatti si accorda con le notizie che ab-<br />

biamo d' incm'sioni in Asia Minore, e della penetrazione militare nella<br />

Babilqnide settentrionale ed in tutta la Mesopotamia, vale a dire due re-<br />

gioni assai più vaste di quelle conquistate tra al-'Qàdisiyyah e Galùlà'.<br />

La verità è, come noi abbiamo più volte rilevato, che la prima ondata<br />

arabica allagò nel suo primo impeto tutto quel paese, la cui popolazione era<br />

semita, ed aveva quindi grande affinità di razza, di gusti e di lingua con<br />

gl'invasori. L'ondata però seguì, come suol dirsi in linguaggio scientifico,<br />

la linea di minore resistenza. Dove la prima inondazione arabica s'imbattè<br />

in popolazioni non semitiche ed ostili, là il moto d'espansione ebbe una<br />

immediata sosta, come l'onda del mare contro una costa rocciosa, e deviò<br />

ripiegando in altre direzioni :<br />

lasciò<br />

i monti dell' Iran e rifluì a settentrione<br />

verso le altre regioni semitiche dell'Asia Anteriore. Finché rimasero terre<br />

semitiche da occupare, la barriera iranica fu lasciata a sé, e solo quando<br />

quelle furono tutte invase, l'emigrazione costante dalla penisola arabica<br />

. chiese nuovi sbocchi per le turbe avide di bottino e di sangue: allora si<br />

dovè riprendere la campagna contro i Persiani, ed assalirli nella culla stessa<br />

dèlia loro razza. Nel periodo che corse tra le due fasi i conquistatori sosta-<br />

rono dunque un momento, concentraronsi quasi sull'opera già compiuta, e<br />

nel prepararsi al nuovo cimento, usarono il breve riposo per consolidare il<br />

possesso del piano semitico a loro soggetto.<br />

Quando poi ebbe principio la novella fase delle conquiste arabe, quelle<br />

cioè in territorio non-semitico, il moto aggressivo già aveva assunto carat-<br />

teri spiccatamente diversi. Fino a quel momento l'espansione arabica era<br />

768.


16. a. H. §§237, 238.<br />

stata di carattere spontaneo, irruento, schiettamente etnico, ossia di un 16. a. h.<br />

, . -, T X j • [IRAQ-PERSIA. -<br />

popolo che anela ad uscire da una patria ingrata ed angusta, e ad acqui- Riepilogo della<br />

stare maggior libertà di movimenti, ribellandosi a vivere sempre negli campagna mìii-<br />

stenti e nella fame. Le schiere che vinsero ad Agnàdayn, al Yarmùk e ad .j^ ^ ^jj éaipià..<br />

al-Qàdisiyyah, come quelle che occuparono il Sawàd, la Siria e la Meso- espulsione defi-<br />

• 1 1 • • T 1 /s<br />

i- T m -1 nitlva dei Sassapotamia<br />

furono essenzialmente schiere di volontari emigrati dalla penisola ^j^j-, j^n^ ggj,).<br />

per propria iniziativa, non per ordini avuti da Madinah: erano spiriti turbo- lonide.)<br />

lenti attratti dall'idea di vivere con più larghezza -tra razze consanguinee<br />

già emigi'ate prima di loro. Le altre conquiste si svolsero invece per ini-<br />

ziativa e ordini da Madinah, con schiere regolari costituite già dalle prime<br />

genti regolarmente stipendiate <strong>dell'Islam</strong>, come spiegheremo meglio a suo<br />

tempo e luogo: in altri termini veiTcmo allora precisamente a quello stato<br />

di cose che i nostri tradizionisti hanno erroneamente anticipato fino ai<br />

primi giorni delle conquiste.<br />

IRAQ. — La fondazione di al-Basrah, ed i mutamenti nel corso del<br />

Tigri nel periodo anteriore alla conquista araba.<br />

§ 238. — Sotto l'annata 14. H. (cfr. 14. a. H., §§ 69 o segg.) non solo<br />

radunammo parecchie tradizioni sulla fondazione di al-Basrah in quell'anno,<br />

ma premettemmo anche (c£i\ 14. a. H., §§ 67-68) alcune considerazioni sui<br />

problemi storici e cronologici sollevati dalle memorie intorno alla fonda-<br />

zione di questa celebre città, tuttora esistente nella Babilonide meridio-<br />

nale dopo una vita continuata di quasi tredici secoli. In codesti paragrafi<br />

venimmo alla conclusione che i fatti del 14. H. fossero di assai minore<br />

importanza di quelli successivi: essi terminarono con un rovescio arabo, si-<br />

mile, in causa ed in natura, se non in proporzioni, a quello del Ponte presso<br />

al-HLrah nel 13. H., ed all'altro presso Hims in Shia nel 14. H. Credemmo al-<br />

tresì di poter affermare con una certa sicurezza i seguenti fatti fondamentali:<br />

1° che al-Basrah fu fondata nel 17. H., indipendentemente da quanto<br />

avveniva nella Babilonide centrale dopo al-Qàdisiyyah. Ora però, dopo<br />

quanto si è chiarito sulla cronologia di al-Qàdisiyyah, al-Madà'in e Galùlà-,<br />

par evidente che un'azione energica araba dalla parte di al-Basrah non è<br />

verosimile prima della vittoria di al-Qàdisiyyah, in particolar modo se la<br />

occupazione di al-Basrah avvenne direttamente da Madinah. Quindi la fon-<br />

dazione di al-Basrah anche per queste ragioni fu di necessità posteriore<br />

alla metà dell'anno 16. H., ed anche questi nuovi indizi favoriscono la<br />

tradizione che pone la fondazione nel 17. H.;<br />

2° che il fondatore di al-Basrah fu 'Utbah b. Ghazwàn, per ordini<br />

avuti direttamente da Madinah e non in qualità di dipendente da Sa'd<br />

b. abì Waqqàs;<br />

769. 97<br />

*


16. a. H.<br />

IRAQ.- La fondazione<br />

di al-Basrah,<br />

ed 1 mutamenti<br />

nel corso<br />

del Tigri nel periodo<br />

anteriore<br />

alla conquista<br />

araba.]<br />

§§ 238, 239. 16. a. H.<br />

e 3°, infine, che i divari avvertibili tra le notizie delle varie fonti sul-<br />

l'argomento, potevano trovare una spiegazione plausibilissima nella grande<br />

rivalità che esistè in appresso per vari secoli tra le due più popolose città<br />

dell' Iraq, al-Kùfah ed al-Basrah.<br />

Su questi tre punti non abbiamo perciò bisogno di ritornare: meritano<br />

invece un breve esame le probabili ragioni che possono aver indotto gii<br />

Arabi a fondare al-Basrah. L'argomento ha considerevole importanza, perchè<br />

racchiude in sé alcuni fenomeni di molto rilievo nello svolgimento delle<br />

conquiste.<br />

La spiegazione ci è offerta dalla carta geografica annessa al presente<br />

volume: se noi l'esaminiamo attentamente, dobbiamo osservare, come già<br />

si rilevò in altro luogo, che tra al-Hirah ed al-Basrah stendesi un' immensa<br />

regione di tutte paludi, una delle maggiori regioni paludose dell'Asia :<br />

questo singolare aspetto fisico del vastissimo paese era il prodotto d'un<br />

immane e recente disasti'O. Nei tempi di cui parliamo la Babilonide me-<br />

ridionale era stata colpita da una grande sventura nazionale, che aveva<br />

devastato una ricca e popolosa regione. Non sarà inopportuno darne qui<br />

i particolari, perchè getteranno molta luce su eventi posteriori; premette-<br />

remo soltanto che il merito d'aver messo in chiaro i fatti e di averne fissati<br />

gli aspetti sulla carta geografica, spetta al valente orientalista e geografo<br />

inglese, il signor Guy Le Strange, come risulterà dalle qui annesse citazioni.<br />

§ 239. — È noto a tutti che gli antichi Babilonesi lasciarono in ere-<br />

dità alle generazioni successive un sistema assai complesso e perfezionato<br />

di canali d'iirigazione, sistema che abbracciava nelle sue innumerevoli ra^<br />

mificazioni non solo la regione compresa tra i due fiumi, il Tigri e l'Euirate,<br />

ma eziandio in larga misura la regione più bassa ad oriente del Tigri da<br />

vma parte e ad occidente dell' Euiì-ate dall'altra. Questo sistema di canali<br />

aveva un'importanza immensa per la prosperità della fertilissima regione,<br />

ed era così immaginato e disposto, da essere adatto in modo perfetto alle<br />

condizioni tutte speciali del clima ed alle periodiche variazioni dei corsi<br />

fluviali. Nella Babilonide,, nei periodi storici più vicini a noi, la pioggia<br />

cade con relativa rarezza, e gli abitanti, per lo sviluppo dell'agricoltura,<br />

non potendo fare verun assegnamento sull' acqua piovana, debbono esclu-<br />

sivamente valersi d'irrigazione artificiale, incanalando in mille derivazioni<br />

le acque dei due fiumi famosi, il Tigri e l'Eufrate. Questi due corsi hanno<br />

nel loro regime idrologico alcune particolarità, le quali porsero nel passato<br />

gravissimi problemi alle generazioni che idearono e costruirono i canali<br />

della Babilonide. Vale a dire i fiumi non hanno un flusso costante e con-<br />

tinuo con il medesimo volume di acqua in tutte le stagioni: durante la<br />

770.


16. a. H. § 239.<br />

estate la copia delle acque tende costantemente a diminuire e torna a<br />

crescere in una certa misura soltanto durante le pioggie che cadono in<br />

autunno nell'altipiano armenico, dove nascono appunto i due fiumi. Nel<br />

cuore dell'inverno, quando pressoché tutta l'umidità precipitatasi sui monti<br />

armeni cade in forma di neve e non si fonde, i due fiumi hanno una ten-<br />

denza a scemare considerevolmente in volume: poi viene la primavera, il<br />

momento critico per eccellenza, la stagione che ha avuto sempre per i Ba-<br />

bilonesi i massimi pericoli.<br />

Se i primi tepori primaverili sopraggiungono con un lento e regolare<br />

aumento di temperatura, allora cominciano a fondersi le nevi più basse,<br />

e nei mesi di marzo e di aprile tutti gì' immensi nevai invernali dell'Armenia<br />

possono essere smaltiti al mare per le due grandi arterie fluviali,<br />

senza ingrossare di soverchio i due predetti fiumi, che ne raccolgono quasi<br />

tutte le acque. Il Tigri e l' Eufi-ate scendono allora turgidi e neri per la<br />

quantità di melme fertilizzanti che trascinano nel loro corso ; ma<br />

quando<br />

la Babilonide era tutta una rete fittissima di canali, bene arginati e sapien-<br />

temente disposti, qu


§§ 239, 240. 16. a. H.<br />

16. a. H. paese era una maraviglia d' ingegneria idraulica, quale forse il mondo non<br />

IRAQ.- La fonda<br />

zione di al-Bas ha mai più vista. Quando però agli antichi e saggi governi locali succes-<br />

rah, ed i muta- sero i domini stranieri, avidi solo d' imposte, incominciò la decadenza<br />

diel"T'igri^nei°De°- l^nta 6 fatale, aggravata dallo spostamento della sede centrale del governo<br />

riodo anteriore<br />

alla conquista<br />

araba<br />

da Babilonia a Seleucia e dall'incuria dei padroni stranieri per i veri interessi<br />

del paese. Questi non comprendevano più quanto fossero bene spesi<br />

i danari impiegati nella conservazione dei canali : le sterili lotte politiche<br />

contro Roma e contro Bisanzio assorbirono una parte sempre maggiore<br />

dei redditi dello Stato, a danno dei canali e dell'agricoltura.<br />

Sotto il governo nefasto dei Sassanidi il male crebbe d' intensità e<br />

gravità : i canali furono abbandonati, perchè ricolmi di melme, molti argini<br />

cominciarono a cedere ed a deteriorare, sinché alfine un giorno, sotto il<br />

regno di Qubàdz b. Fayruz (490-631 a. È. V., cfr. 12. a. H., § 126), regno<br />

sjìecialmente infelice per grandi guerre civili e rivoluzioni interne, il Tigri,<br />

il più temibile dei due fiumi, ebbe una delle sue terribili piene improvvise,<br />

ed in innumerevoli punti, dove gli argini erano in cattivo stato, li suj)erò,<br />

li asportò interamente e mutò il paese ricco e popoloso in un deserto di<br />

acqua (Balàdzuri, 292, lin.<br />

Lands, 27).<br />

6 e segg. ; Yàqùt, I, 228-229; Le Stran gè<br />

§ 240. — Fino a quel tempo il Tigri aveva seguito nel suo corso prin-<br />

cipale inch'ca quella linea che segue ai giorni nostri: tale almeno è l'opi-<br />

nione delle persone più competenti (cfi-. Le Stran gè Lands, 27 e 29,<br />

nota 1, in fine), lì disastro poc'anzi descritto mutò invece totalmente il corso<br />

del Tigri : le acque di questo fiume infransero gli argini occidentali in un<br />

punto a circa 100 chilometri a mezzodì di al-Madà-in, e scendendo verso<br />

sud-ovest, solcarono diagonalmente la Babilonide, tagliandola per metà, e<br />

tramutando un canale secondario (il presente Satt al-Hayy) nel corso prin-<br />

cipale del fiume. In questo modo le acque del Tigri vennero ad unirsi<br />

assai prima alle acque dell' Eufrate, in un punto ch'ca a metà strada tra<br />

al-Hirah e le bocche riunite dei due fiumi, e vi crearono un'immensa palude<br />

larga circa ottanta e lunga circa trecento chilometri. L'immensità del di-<br />

sastro fu incalcolabile: non solo una regione di circa 2500 chilometri qua-<br />

drati, un tempo popolata e coltivata intensivamente, fu tramutata in una<br />

squallida landa acquitrinosa, ma anche la regione a oriente, quella prima<br />

bagnata dal Tigri, rimase ora priva di acqua per irrigazione, e divenne<br />

essa pui'e un deserto. Non è una esagerazione il dire che la predetta ca-<br />

lamità distrusse quasi la metà della Babilonide propriamente detta.<br />

Il re Qubàdz, impegnato in tante guerre civili, privo di danari e della<br />

tranquillità necessaria per rimediare a simili immani disastri, nulla fece<br />

772.


16. a. H. 240.<br />

durante il suo regno. A lui successe il figlio Anùsii'wàn, il grande e celebre J^-<br />

sovrano, il quale sembra abbia ristabilito un po' d'ordine nel sistema di ^jong di ai-Bascanali,<br />

e riattivato parzialmente l'agricoltura nella regione devastata (B a- '^^^ ®


240, 241. 16. a. H.<br />

J6- a. H. al-Balàdzuri riferisce (1. e, lin. 13-16) come data del secondo disastro<br />

zionè di ai-Bas- l'anno 6. o 7. H., ossia quello in cui 'Abdallah b. Hudzàfah al-Salimi fu, si<br />

rah, ed i muta- dice, ambasciatore del Profeta alla corte del re sassanida: tale cronologia è<br />

del Tigri nel peartificiale<br />

e tendenziosa, e non dobbiamo prestarvi fede. A lin. 6 lo stesso<br />

riodo anteriore autore rivela che egli ed i suoi informatori ricollegavano il disastro con<br />

a^ba 1 la comparsa dell' Islam, come manifestazione della volontà divina preconizzante<br />

la grande rivoluzione. Noi non possiamo ammettere a priori questo<br />

nesso sovrannaturale degli eventi, e perciò siamo indotti a dubitare che la<br />

data possa essere corretta.<br />

In primo luogo siamo convinti, per ragioni già esposte (cfi-. 6. a. H.,<br />

§§ 45 e segg.), che l'ambasciata al re di Persia non vi fu mai, ed allora<br />

cade il nesso voluto dai tradizionisti. Di poi, se studiamo la storia sassa-<br />

nida, vediamo che gli anni 6. e 7. H. corrispondono con l'ultimo anno del<br />

re Abarwiz e con il regno di Sìrawayh, vale a dire gli anni 627-628 del-<br />

l' E. V., quelli della crisi suprema, in cui Eraclio scendeva su Ctesifonte<br />

dopo la vittoria di Ninive (12 dicembre 627 a. È. V., cfr. 12. a. H., § 256),<br />

scoppiava la rivoluzione interna e succedevano l'avvento di Sii'awayh e la<br />

uccisione di Abarwiz. È impossibile allox'a che Abarwiz abbia potuto re-<br />

carsi in quegli anni a combattere i due fiumi sugli argini rotti, spendendo<br />

danari a profusione, come dice al-Balàdzuri. I particolari dunque riferiti<br />

da questo cronista andrebbero bene invece in un'età anteriore, quando, per<br />

esempio, gli eserciti persiani penetravano fin in Egitto e presso Costanti-<br />

nopoli, ed Abarwiz poteva illudersi d'esser diventato padrone del mondo,<br />

ossia tra il 616 ed il 622 dell'Era Volgare.<br />

§ 241. — Se ora, premessi questi particolari, torniamo a studiare la<br />

carta, avvertiremo facilmente che negli anni immediatamente anteriori<br />

all'invasione araba avveniva una trasformazione profondissima nelle con-<br />

dizioni fisiche del confine arabo-persiano. Nel periodo precedente al disa-<br />

stro, se, come dobbiamo supporre per varie ragioni, il corso tanto dell' Eu-<br />

fi-ate, quanto del Tigri era tutto regolato ed imbrigliato da argini ben<br />

tenuti, la maggior parte della regione tra al-Hìrah e le foci dei due fiumi<br />

doveva esser facilmente accessibile dall'Arabia. Se il re sassanida Sàbiir<br />

stimò opportuno di proteggere dagli Arabi tutta quella regione con un<br />

argine (cfi-. 12. a. H., § 133, nota 2), dietro al medesimo doveva stendersi<br />

una regione popolosa e coltivata. Dopo il predetto disastro nulla piti vi<br />

era da proteggere a mezzodì di al-Hìrah e per una lunghezza di trecento<br />

chilometri invece d'un paese ricco e felice v'era soltanto un deserto d'acqua,<br />

che in breve si empì di vegetazione palustre e divenne un immenso pan-<br />

tano, canneto, giuncane e paduli senza fine. Siffatto stato di cose ebbe la<br />

774.


. spontanea,<br />

16. a. H. § 241.<br />

sua importanza auclie per gli Arabi del confine, dacché ad essi oramai<br />

non era più possibile accedere al Sawàd, se non risalendo al nord fino ad<br />

al-Hirah. Giacché quella lingua di terra ferma, rimasta sopra alle acque<br />

innondanti nelle immediate vicinanze della foce riunita dei due fiumi,<br />

vale a dire quella striscia di terra asciutta su cui sorgeva al-Ubullah e<br />

poi fu fondata al-Basrah, sebbene tagliata dal corso riunito dei due fiumi<br />

anzidetti, costituiva un'altra via per la quale dall'Arabia centrale e meridionale<br />

si poteva accedere direttamente entro le provincie persiane; ma<br />

tale ingresso era tenuto e fortificato dai Persiani, e perciò interamente<br />

chiuso ai nomadi. Questi, per entrare nel Sawàd, dovevano risalire, come<br />

dicemmo, altri trecento chilometri più al nord, fino ad al-Hiiah. Quando<br />

dunque incominciarono le aggressioni arabe contro la Persia, prima per<br />

opera dei Baki" b. Wà-il (pagani e cristiani), e poi degli Arabi musulmani<br />

uniti alle tribù del confine, é evidente che le loro operazioni aggressive<br />

potevano svolgersi soltanto in due direzioni: o nei pressi di al-HLrah ed al<br />

nord di questa città, -oppure su quella striscia di terra, alle foci riunite dei<br />

due fiumi, presso la città sassanida di al-Ubullah e l'altra alla quale di poi,<br />

quando fu caduta in rovina, gli Arabi diedero il nome di al-Khui-aybah,<br />

nelle vicinanze immediate di al-Basrah. I trecento chilometri di paludi im-<br />

penetrabili tra al-Hirah ed al-Khuraybah vietavano ogni altro accesso. Gli<br />

Arabi cioè battevano alle due porte dell'impero, e poiché ebbero infranta<br />

l'una, quella di al-Hirah, si volsero anche all'altra, presso al-Ubullah (= al-<br />

Basrah j.<br />

Quando l'Isiàm riuscì trionfante nel conflitto con l'impero sassanida,<br />

è ben naturale che là appunto dove erano avvenuti i primi scontri tra<br />

Arabi e Persiani, ossia alle due predette porte, maggiore fosse la ressa delle<br />

tribù emigranti per uscire dalla squallida patria. Fu perciò fenomeno na-<br />

turalissimo, che là dove cessava il deserto ed incominciava la Terra Nera,<br />

il paese dell'abbondanza, si formasse un centro abitato, un luogo di sosta<br />

per quelli che arrivavano dall'Arabia e intendevano occupare le provincie<br />

conquistate.<br />

Tali considerazioni, confermate dal tenore delle tradizioni su al-Basrah,<br />

stanno a provare che questa città, diversamente da al-Kùfah, ebbe origine<br />

naturale, direi anzi necessaria, perchè imposta dalle circostanze,<br />

e non affatto ordinata da Madinah. al-Basrah sorse perciò anche prima di<br />

al-Kùfah: la sua genesi naturalo ed evolutiva, — prima semplice accampa-<br />

mento di predoni, poi campo militare regolare, poi guarnigione fissa e<br />

centro amministrativo, e infine città e metropoli, — ci spiega l' incertezza<br />

relativamente maggiore sull' anno della sua fondazione che, nel caso di<br />

al-Kùfah.<br />

775.<br />

16. a. H.<br />

IRAQ.- La fondazione<br />

di al-Basrah,<br />

ed ì mutamenti<br />

nel corso<br />

dei Tigri nel periodo<br />

anteriore<br />

alla conq uista<br />

araba.l


§§ 241, 242. 16. à. H.<br />

J6. a. H. La venuta di 'Utbah b. Ghazwàn con un pugno d'uomini nei pressi<br />

zioné dì ai-Bas- ^^ al-Khuiavbah, e la formazione di quel campo provvisorio da cui nacque<br />

rah, ed i muta- |^n giorno al-Basrah, va messa perciò presumibilmente poco dopo la vit-<br />

menti nel corso .-.,„,.. ,<br />

...<br />

del Tigri nel pe- tona di al-Qadisiyyah, quando la notizia che la Persia aveva perduto lulrjpdo<br />

anteriore<br />

alla conquista<br />

araba.]<br />

timo SUO esercito ed era aperta<br />

.<br />

1.4. -,,,. emigrare ed a gettarsi su 1 altro<br />

all'invasore, sospinse nuove schiere ad<br />

j. v j<br />

ingresso entro 1 impero e invadere nuove<br />

regioni. Non crediamo di esser lontani dal vero nel dire che, al più tardi,<br />

la seconda metà dell'anno 16. H. (Ragab, o Sa'bàn del 16. H., cfr. § 242, e)<br />

è forse la data probabile e verosimile della primitiva fondazione di al-Basrah.<br />

Allora il ritorno di 'Utbah b. Ghazwàn a Madìnah e la sua morte devono<br />

essere avvenuti nella prima metà dell'anno 17. H., se il suo governo durò<br />

sei mesi, come affermano le fonti.<br />

Se però ha ragione ibn al-At_hir nel dare ad al-Mughìi-ah b. Su'bah,<br />

il successore di 'Utbah b. Ghazwàn, un governo di due anni e mezzo, sic-<br />

come al-Mughirah fii deposto, come vedremo, nel 17. H., per un adulterio<br />

commesso, allora, come vorrebbero anche alcune fonti, la venuta di 'Utbah<br />

b. Ghazwàn andi-ebbe anticipata fino al 16. H., e forse anche al 14. Tut-<br />

tavia ci mancano ancora gli elementi per stabilire con maggiore preci-<br />

sione la cronologia dei primi tempi di al-Basrah.<br />

§ 242. — (La fondazione di al-Basrah, secondo il Wellhausen).<br />

È indispensabile aggiungere in questo luogo le osservazioni del<br />

Wellhausen sulla fondazione di al-Basrah, sebbene non conveniamo con lui<br />

in tutti i punti: lo studioso avrà così a sua disposizione tutto il materiale<br />

necessario per arrivare ad un giudizio proprio ed indipendente sul pro-<br />

blema dei primordi di questa città.<br />

al-Basrah fu fondata, dice il Wellhausen (Sk. u. Vorarb., VI, pag. 106),<br />

molto prima di al-Kùfah, ma non ebbe veruna fondazione ufficiale, perchè<br />

sito d'importanza assai minore, specialmente nei riguardi politici. Secondo<br />

al-Balàdzuri (256) e al-Tabari (al-Madà- ini, I, 2378) la fondazione av-<br />

venne dopo la battaglia di al-Buwayb, ossia al-Buwayb fu combattuto nel<br />

Safar del 14. H., la fondazione di al-Basrah per opera di 'Utbah b. Ghazwàn<br />

seguì nel Rabi' del 14. H., e quindi l'espugnazione di al-Ubullah nel Ragab<br />

o Sa'bàn dello stesso anno 14. H. La cronologia di al-Balàdzuri pone invece<br />

al-Buwa3^b alla fine del 14. H., il che poiTebbe la venuta di 'Utbah non<br />

prima del principio del 15. H., mentre è noto che altre notizie di al-Ma-<br />

dà-ini ritardano la venuta di 'Utbah al 16. H. ed anche al 16. H. (T abari,<br />

I, 2388). La stessa fonte dà ad 'Utbah b. Ghazwàn soli sei mesi di vita dopo<br />

la fondazione di al-Basrah. Poi sarebbe diventato governatore al-Mughirah<br />

b. Su'bah, venuto ad al-Basrah a far fortuna con gli altri Thaqafiti, ma<br />

776.


16. a. H. 242, 243.<br />

quando avvenne l'avanzata generale dei Persiani sotto Eustam, alla vigilia<br />

di al-Qàdisiyyah, al-Mugh Lrah sembra essersi ritirato. È falso quindi, secondo<br />

il Wellhausen, che al-Mughirah sia venuto da Madinah ad al-Qàdisiyyah<br />

(come vorrebbe ibn Ishàq, in T a bari, I, 2360), e del pari sarebbe in er-<br />

rore al-Balàdzuri (266) nel mandare abù Musa al-As'ari da al-Basrah. al-Mu-<br />

ghirah avrebbe governato due anni quando fii deposto (T a bari, I, 2388)<br />

nel Rabì' I. del 17. H. (secondo al-Wàqidi, Tabari, I, 2629). A lui suc-<br />

cesse al governo di aJ-Basrah abù Musa al-As'ari, la venuta del quale ad<br />

al-Basrah nel 17. H. sembra accertata dalla doppia testimonianza di al-Ma-<br />

dà'ini e di al-Wàqidi, contro le incertezze di al-Balàdzuri (345). Secondo<br />

il Wellhausen, Utbah b. Ghazwàn, il fondatore di al-Basrah, era già morto<br />

da parecchio tempo, quando Sa'd divenne governatore di al-Kùfah. Dunque<br />

anche le conquiste fatte da al-Basrah debbono mettersi in un'età pivi antica<br />

di quelle fatte da al-Kùfah.<br />

Fin qui il Wellhausen. Noi osserviamo che la sola data sicura è la<br />

deposizione di al-Mughirah nel 17. H.: la durata di due anni del suo go-<br />

verno in al-Basrah è riferita da al-Tabari (pag. 2388, lin. 12-14) senza indi-<br />

cazione di fonte: d'altra parte al-Wàqidi (cfi-. § 249) pone l'andata di<br />

Utbah b. (xhazwàn ad al-Basrah dopo la battaglia di al-Qàdisiyyah e lo<br />

dice morto nel 17. H.; ciò conferma la notizia di ibn Ishàq (cfi-. §§ 8 e 9) che<br />

al-Mughirah b. Su'bah venisse da Madinah ad al-Qàdisiyyah con Sa'd b. abì<br />

Waqqàs nel 16.-16. H. — al-Wàqidi, come abbiamo visto in molte altre<br />

circostanze riguardanti la conquista della Siria, è il cronologo più sicuro<br />

delle conquiste. Mi credo perciò obbligato a dargli la preferenza, ed a re-<br />

spingere la notizia che al-Mughirah governasse in al-Basrah due anni, du-<br />

rante il periodo della battaglia di al-Qàdisiyyah.<br />

IRAQ. — Le tradizioni sulla fondazione di al-Basrah {cfr. 14. a. H.^<br />

§§ 69 e segg.).<br />

§ 243. — (a) (Sayf b. 'Umar, senza isnàd). La città di al-Basrah<br />

fu fondata nel mese di Rabì' I. dell'anno 16. H. 'Utbah b. Ghazwàn si<br />

recò ad al-Basrah dopo che Sa'd b. abi Waqqàs ebbe terminata la conquista<br />

di al-Madà-in, dopo la vittoria di Gralùlà* e dopo la presa di Takrit e di<br />

al-Hisnayn. 'Utbah partì da al-Madà-in, mandato ad al-Basrah da Sa'd b.<br />

abi Waqqàs, per ordine del Califfo 'Umar (Tabari,^ I, 2377, lin. 15 e segg.).<br />

(6) Cfi-. Istakhri, 80; Hawqal, 169; Muqaddasi, 117; — Khamis,<br />

II, 270, lin. 9-10, pone la fondazione nel 17. H. Atliìr, II, 377.<br />

(e) Come già si disse, ibn al-Athìr anticipa l'andata di 'Utbah b. Ghazwàn<br />

ad al-Basrah nel Rabì' I. o II. del 14. H. (A thìr, II, 378, lin. penult.),<br />

?77. 98<br />

16. a. H.<br />

[IRAQ.- La fondazione<br />

di al-Basrah,<br />

ed i mutamenti<br />

nel corso<br />

del Tigri nel periodo<br />

anteriore<br />

alla conquista<br />

araba.


§§ 243-245. 16. a. H.<br />

16. a. H. raa ammette anche (379, lin. 1 e segg.) che altri la pongano nel Ifi. dopo<br />

'IRAQ. - Le tradì- •. ._- , t m i -, • ^ t -r. • i c^ -i -<br />


16. a. H. §§ 246, 247.<br />

§ 246. — (al-Yaqubi, senza isnàdj. (Nell'anno 16. H.j ('j 'Utbah b. 16. a. H.<br />

Ghazwàn si mise, in viaggio pei' ritornare da 'Umar b. al-Khattàb, lasciando ^ionì sulla fon-<br />

Mugàsi' b. Mas'ùd al-Sulami quale suo luogotenente in al-Basrah, ed al- dazione di ai-<br />

Mughirah b. Su'bah al comando delle genti armate. Appena partito Utbah,<br />

i Persiani che erano in Maysàn e nei Kuwar Diglah, o paesi nel distretto<br />

del Tigri, presero le armi sotto (un certo) al-Fìlakàn: contro di questi si<br />

armò al-Mughii-ah con quanti uomini aveva seco, ed, aggrediti i nemici in<br />

Maysàn, li mise completamente in fuga e fece molti prigionieri. Ne scrisse<br />

al Califfo 'Umar, il quale voltosi ad Utbah, gli mosse limprovero di aver<br />

messo un uomo dell'Ahi al-Wabar (nomadi, ossia il Sulamita Mugàsi'j sopra<br />

uno dell'Ahi al-Madar (sedentari, ossia al-Mughirah): scrisse quindi ad al-<br />

Mughuah: « Tu (non Mugàsi') sei il vero luogotenente di 'Utbah b. Ghaz-<br />

« wà^i, fino al ritorno di quest'ultimo ». Utbah lasciò allora 'Umar e si mise<br />

in viaggio per ritornare ad al-Basrah, ma giunto a metà viaggio, cessò<br />

di vivere. Allora il Calitfo Umar scrisse ad al-Mughìrah di assumere il<br />

governo di al-Basrah.<br />

Quando si venne alla battaglia di al-Qàdisiyyah, al-Mughii-ah andò a<br />

raggiungere Sa'd b. ahi Waqqàs, fece con lui la campagna e poi ritornò<br />

in al-Basrah (Ya'qùbi, II, 166).<br />

Nota 1. — Tutti gli eventi narrati in questo paragrafo avvennero nel 16. H., secondo al-Ya'qubi:<br />

ciò è dimostrato dal tenore del testo che precede immediatamente quello tradotto nel presente paragrafo<br />

(ffr. Ya'qiìbi, 166, lin. penult. e seggi.<br />

§ 247. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). La città di al-Basrah fu fondata<br />

(m u s s i r a t) nel periodo che corre tra la battaglia di al-Nukhaylah e quella<br />

di al-Qàdisiyyah, per opera di 'Utbah b. Ghazwàn. Questi chiese quindi<br />

il permesso di fare il pellegrinaggio e lasciò (in al-Basrah) al-Mughiiah b.<br />

Su'bah. Al quale il Califfo 'Umar concesse poi il governo di al-Basrah, ma<br />

non tardarono a nascere dei sospetti sul conto suo, sicché 'Umar diede il<br />

governo ad abù Musa al-As'ari. al-Mughiiah venne a Madinah (per discol-<br />

parsi), ma poi 'Umar lo rimandò ad al-Basrah con i testimoni che avevano<br />

deposto contro di lui. Quando era imminente la battaglia di al-Qàdisiyyah,<br />

Umar scrisse ad abù Musa (in al-Basrah), ordinandogli di mandare soc-<br />

corsi a Sa'd b. abì Waqqàs, ed abù Musa mandò al-Mughii-ah con 400 o<br />

800 uomini. Così al-Mughirah fu presente alla battaglia: poi tornò a<br />

Madinah, ecc. (cfr. § 17).<br />

Altri dicono (^) che al-Mughu-ah b. Su'bah fu mandato in soccorso di<br />

Sa'd b. abi Waqqàs, non già dal Califfo 'Umai- ma da Utbah b. Ghazwàn,<br />

e che al-Mughiiah fu governatore di al-Basrah dopo la battaglia di al-Qà-<br />

disiyyah, e che quando avvennero gli scandali sul conto di al-Mughìi'ah,<br />

779.


§§ •247-250. 16. a. H.<br />

16, a. H. il Califfo rimandasse costui da al-Madinah non già ad al-Basrah ma ad al-<br />

zioni suita "^f^n- Kiifali, quale governatore di essa (Balàdzuri, 266).<br />

dazione di<br />

Basrah.l<br />

al-<br />

Nota 1. — È palese quanto al-Balàdzuri<br />

al-Basrab. Tanto egli che al-Ya'qùbi sono tratti<br />

sentisse malsicura la cronologia della fondazione di<br />

in errore dall'aver confuso insieme gli eventi che pre-<br />

cedettero con quelli che seguirono la battaglia di al-Qàdisiyyah (cfr. 14. a. H., § 67).<br />

§ 248. — (Mugàlid b. Sa'id, da 'Amii- al-Sa'bi). Il Califfo 'Umar mandò<br />

Utbah b. Crhazwàn ad al-Basrah, che allora si chiamava Ard al-Hind, e<br />

'Utbah vi entrò e vi si stabilì prima che Sa'd b. a):)i Waqqàs si fissasse<br />

in al-Kùfah (Yusuf, 34, lin. 6-8).<br />

§ 249. — (ibn Sa'd, da al-Wàqidi). 'Utbah b. Grhazwàn era con Sa'd<br />

b. abì Waqqàìs (e quindi nel 16, o 16. H,), quando il Califfo 'Umar scrisse<br />

a Sa'd ordinandogli di fissare la sua stanza in al-Kùfah e di mandare 'Utbah<br />

ad al-Basrali. Questi partì allora con 800 uomini e andò a piantare le tende<br />

là dove il Califfo gli aveva ordinato : quivi ricevette rinforzi di uomini<br />

mandatigli da 'Umar, e quando crebbero le schiere che aveva sotto di sé<br />

fui'ono fondate sette grosse borgate (dasàkir) con mattoni cotti al sole,<br />

due in al-Khuraybah, una in al-Zàbiiqah, due per i banù Tamim e due<br />

per gli Azd, Poi 'Utbah mosse contro al-Furàt di al-Basrah e conquistatala,<br />

ritornò ad al-Basrah.<br />

'Utbah mal tollerava però di dover ricevere gli ordini da Sa'd b. abi<br />

Waqqàs, perciò chiese al Califfo di venire a Madinah, e (quando ebbe ot-<br />

tenuto licenza) venne a raggiungere 'Umar, lasciando, come luogotenente<br />

in al-Basrah, al-Mughlrah b. Su'bah, In Madinah Utbah si lagnò di dovere<br />

ubbidire agli ordini di Sa'd b. abì Waqqàs, e benché Umar si maravigliasse<br />

che Utbah non volesse sottostare ai comandi di un glorioso Compagno del<br />

Profeta, della stirpe dei Qura3's (^), insistette nelle sue obbiezioni e si rifiutò<br />

di ritornare. Cedendo però alfine alle insistenze di 'Umar, 'Utbah (riprese<br />

allora la via del ritorno), ma durante il viaggio cadde dal suo camelo e<br />

morì. Questo avvenne nel 16. H.<br />

I termini della moschea di al-Basrah furono fissati da Mihgar b. al-<br />

Adra', ma egli non, la costruì: per un certo tempo in essa pregarono i<br />

Musulmani prima che vi fosse eretto alcun fabbricato stabile: poi Utbah<br />

la edificò con semplici canne :<br />

(più tardi) abù Musa al-As'ari la ricostruì<br />

(in mattoni) e così fecero altri (governatori dopo di lui) (Balàdzuri, 350).<br />

Cfi-. Yàqùt, I, 641, Un. 10 e segg.<br />

Nota 1. — Questa tradizione conferma in parte le nostre osservazioni sulla rivalità tra al-Ba.srah<br />

ed al-Kùfah (cfr. 14. a. H., § 68), e la ritrosia della prima città a sottostare ai dettami della seconda.<br />

§ 250. — (al-Wàqidi), Si afferma da taluni che 'Utbah b. Ghazwàn<br />

venisse mandato ad al-Basrah da Sa'd b, abi Waqqàs, in seguito ad un<br />

7ai.


16. a. H. §§250-252.<br />

ordine scritto spedito dal Califfo Umar (M. Il suo governo in al-Basrah J®-<br />

. . .<br />

jr ^ -TT -1 1 1 •<br />

1. ['IRAQ. - Le tradidurò<br />

soli sei mesi, poi si recò a Madinah presso Umar, il quale io rimando ^ioni sulla fon-<br />

come goyernatore ad al-Basrah, dove morì nel 17. H. in età di 57 anni, dazione di ai-<br />

'<br />

1) • i i.' • / i_ 1 Basrah.]<br />

mentre regnava Umar. Egli contrasse un male agi intestini (a s a b a n u<br />

batan), e morì in Ma'diii banì Sulaym: il suo servo, Suwayd, si presentò<br />

allora (in Madinah) con gli oggetti personali del defunto, e li consegnò al<br />

Califfo (Sa ad, III, parte I, 69, lin. 19 e segg.j. ^<br />

Qutaybah, 140, lin. 11 e segg.<br />

Nota 1. — al-AVàqidi, in questa tradizione, raccoglie una voce che difficilmente si adatta a quanto<br />

è narrato nelle altre tradizioni. Se queste notizie sono vere, l'andata di 'Utbah b. Ghazwàu ad al-Basrah<br />

presenterebbesi in un'altra luce ed in età diversa. Invece di essere partito dire'ttamente da Madinah,<br />

egli sarebbe stato distaccato dalle schiere che o dovevano battersi o si erano battute ad al-Qàdisiyyah,<br />

e- la sua occupazione e fondazione di al-Basrah andrebbe rimessa all'anno 16. H., perchè in un passo<br />

precedente di al-Wàqidi è detto che il governo di 'Utbah in al-Basrah durasse soli sei mesi, e qui ora<br />

si afferma che morisse nel 17. H.<br />

D'altra pai'te molte fonti (cfr. paragrafo seguente) pongono questi fatti o nel 15. o nel 14. H. ;<br />

al-Wàqidi stesso riporta la notizia come una voce e non la dà per certa. Per siffatte ragioni noi ci<br />

siamo attenuti al 14. H. quale data della prima occupazione di al-Basrah, interpretando tutte le contradizioni,<br />

come effetto di una confusione fatta dai tradizionisti fra due serie distinte di eventi. In ogni modo,<br />

siccome in rapporto a tutto il resto della storia islamica di questo periodo la data di 'Utbah b. Ghazwàn<br />

non ha grande importanza, non crediamo metta il conto di discutere maggiormente la questione.<br />

§ 251. — Il governo di Utbah b. Ghazwàn in al-Basrah secondo alcuni<br />

va messo nell'anno IG. H., ma le autorità migliori sono in favore dell'anno<br />

15. H. e dicono che durasse soltanto sei mesi. Dopo 'Utbah il Califfo no-<br />

minò al-Mughii-ah b. Su' bah suo luogotenente, ^d al-Mughirah amministrò<br />

al-Basrah per due anni. Quando fu deposto per le accuse mosse contro di<br />

lui, fu nominato luogotenente abù Musa al-As'ari.<br />

Alcuni affermano però che dopo 'Utbah governasse abù Musa al-As'ari,<br />

e dopo di lui al-Mughirah b. Su'bah (T a bari, I, 2388, lin. 10 e segg.;<br />

senza menzione di autorità).<br />

Cfi-. Athir, II, 380.<br />

§ 252. — ('Abbàs b. Hisàm [al-Kalbi], da suo padre {Hisàm b. Mula, ibn<br />

al-KalbiJ, da Awànah). Quando 'Utbah b. Ghazwàn lasciò al-Basrah diretto<br />

a Madinah, scrisse a Mugàsi' b. Mas'ùd informandolo d'averlo nominato<br />

suo luogotenente, ma delegò intanto al-Mughirah b. Su'bah a dirigere le<br />

preghiere pubbliche fino all'arrivo di Mugàsi'.<br />

Di poi il dihqàn di Maysàn rinnegò l'Islam e prese le armi: al-Mu-<br />

ghirah lo assali e lo uccise, scrivendo poi ad 'Umar per annunziargli la<br />

vittoria. Umar chiamò allora Utbah e gli domandò: « Non mi hai tu forse<br />

« detto che avevi lasciato Mugàsi' come tuo luogotenente? ». 'Utbah rispose<br />

di sì, e poi spiegò al Califfo come al-Mughirah si trovasse temporaneamente<br />

in comando. Allora 'Umar mormorò: « Per la mia vita! Gli ahi al-madar<br />

781.<br />

"<br />

'<br />

» ^


'<br />

§§ 262-264.<br />

~<br />

16. a. H.<br />

16. a. H. «sono più degni di comandare che non gli ahi al-wabar!». E scrisse<br />

zioni "sulla fon-<br />

'^^ al-MughLrah nominandolo governatore di al-Basrah. Quivi egli rimase,<br />

dazione di al- finché (come narreremo) bramò la donna (di un altro e commise iornica-<br />

Basrah.]<br />

^.^^^^ (Balàdzuri, 343) (').<br />

Nota 1. — Secondo altre notizie date da al-Baladzuri, senza isnàd, la partenza di 'Utbah b.<br />

CTiazwàn da al-Basrah avvenne tra la fine dell'anno 15. H. ed il principio dell'anno 16. H. (Balàdzuri,<br />

37tì; cfr. g 254 1. Tale notizia confermerebbe la versione clie 'Utbah b. (ìbazwàn si recasse ad al-Basrah<br />

prima della battaglia di al-Qàdisiyyah,<br />

§ 253. — A proposito della fondazione di al-Basrah abbiamo la seguente<br />

tradizione in cui abbiamo le lagnanze dei Tamim sul sito scelto per le loro<br />

dimore in al-Basrah.<br />

(al-Madà-ini, da abù Bakr al-Hudzali; ed al-'Abbàs b. Hisàm [al-Kalbij,<br />

da suo padre [Hisàm ibn al-.Kalbi], da Awànah). al-Ahiiaf b. Qays al-Tamimi<br />

venne a Madmah a vedere il Califfo 'Umar insieme con una mis-<br />

sione di al-Basrah: il Califfo prese ad interrogare i venuti uno per uno;<br />

al-Ahnaf vestito in un abito assai malandato si tenne appositamente in<br />

disparte senza aprir bocca, sicché 'Umar ne fu colpito e gli chiese che cosa<br />

desiderasse. al-Ahnaf prese allora la parola e disse: « Le chiavi del bene<br />

« sono nelle mani di Dio. I nostri ti'atelli nelle altre guarnigioni militari<br />

« fuori d'Arabia hanno preso stanza in siti ameni, in mezzo ad acque<br />

« dolci e folti giardini. Noi invece ci siamo stabiliti in uno stagno pieno<br />

« di piante palustri, le acque del quale non se ne vanno mai, e il suolo<br />

« non produce erba da pascolo: ad oriente abbiamo un mare salmastro<br />

« (b a h r a 1 - u gag) e ad occidente il deserto. Non abbiamo campi da semi-<br />

« nare, non camele che ci diano latte e guadagni: le provviste perciò ci<br />

« giungono con difficoltà come attraverso l' esofago stretto dello struzzo<br />

«[cfr. Glossarium, pag. 99] (ossia regna molta scarsità). L'acqua po-<br />

« tabile è a due farsakh di distanza, (troppo lontana) per gli uomini<br />

« deboli, e se vanno le donne, devono legare i figli con un laccio al collo,<br />

« come si fa con le capre (per impedh- loro di smarrh'si) : di più hanno da<br />

« temere gli assalti dei nemici e dei leoni: toglici la nostra miseria, sol-<br />

« levaci dalla nostra povertà: noi siamo come una gente che se ne muore! ».<br />

Per effetto di questo discorso il Califfo ordinò che anche le famiglie della<br />

gente di al-Basrah fossero incluse nel novero dei pensionati, e scrisse ad<br />

abù Musa al-As'ari di scavar loro un canale (Balàdzuri, 366).<br />

§ 254. — (al-Balàdzm-i, senza isnàd). al-Mughirah b. Su'bah fece una<br />

spedizione contro Sùq al-Ahwàz, dru'ante il suo governo di al-Basrah, quando<br />

'Utbah b. Ghazwàn lasciò al-Basrah per recarsi a Madinah, ossia alla fine<br />

dell'anno 15. H., oppure al principio del 16. Alla sua avanzata si oppose<br />

782.


16. a. H. §§ 254^256.<br />

al-Bìrwàz. dihqàn di Sùq al-Ahwàz, ma poi venne a patti con lui, ob- 16. a. H.<br />

bligandosi a pagare una somma di danaro. Il Persiano non tardò nondi- jj^nj ^^,^^g^ f„„.<br />

meno a violare l'accordo, sicché più tardi abù Musa al-As'ari, quando il dazione di ai-<br />

Calififo 'Umar lo nominò governatore di al-Basrah, dopo al-Mughirah. do-<br />

vette muovere nu.ovamente contro Suq al-Ahwaz. e questa volta la prese<br />

d'assalto: allo stesso tempo abù Musa conquistò parimenti d'assalto Nahr<br />

Tira :<br />

ambedue<br />

questi fatti d'arme, diretti personalmente da abù Musa,<br />

avvennero nell'anno 17. H. (Bai àdz viri, 376).<br />

§ 255. — (al-Mas'ùdi). al-Basrah fu la prima città fondata dai Musulmani:<br />

la fondò Utbah b. Ghazwàn uno dei banù Màzin b. Mansùr, tribù<br />

congiunta con l'altra dei banù Sulaym b. Mansùr b. 'Ikrimah b. Khasafah<br />

b. Qays b. Aylàn b. Mudar. Questo avvenne nel Muharram del 17. a. H.<br />

ed egli fondò e costruì anche la moschea. Certa gente però ritiene che<br />

al-Basrah fosse fondata in uno dei due mesi Rabi' (Rabi' I. o Rabi' II.)<br />

del 16. a. H., ed aggiungono che 'Utbah b. Ghazwàn vi si recasse da al-<br />

Madà-in dopo che Sa'd b. abi Waqqàs ebbe finito la campagna contro i<br />

Persiani, vinta cioè la battaglia di Galùlà-. Quando 'Utbah b. Ghazwàn si<br />

recò nel distretto di al-Basrah, esso aveva nome Ard al-Hind ed era co-<br />

sparso di pietre bianche. Utbah fissò il campo in al-Khuraybah. Altre<br />

autorità invece, come abù Mikhnaf Lùt b. Yahva al-Ghàmidi, abù-1-Hasan<br />

'Ali b. Muhammad al-Madàini, al-Haytham b. Adi ed altri, danno la no-<br />

tizia che 'Utbah b. Ghazwàn fissasse il suo campo nel luogo di al-Basrah<br />

nel corso dell'anno 14. H., e che il Califfo lo mandasse (direttamente da<br />

Madinah) in quel sito per tagliare le comunicazioni dei Persiani in al-Ma-<br />

dà'in e nei dintorni (perchè le bocche dei due fiumi babilonici erano il<br />

porto dove approdavano tutte le navi del commercio asiatico). Aggiunge<br />

al-Mas'ùdi : da<br />

queste notizie è nato poi l'errore di coloro che dicono essere<br />

stata al-Basrah fondata in quell'anno (ossia il 14. a. H.) f') (Tanbìh,<br />

357-358).<br />

Qutaybah, 140, lin. II e segg., pone la morte di 'Utbah nel 17. H. ;<br />

Dzahabi Paris, T, fol. 126,r., nel 14. H.<br />

Nota 1. — al-Mas'udi evidentemente non nega la verità della notizia che 'Utbah b. Grhazwàn<br />

possa essersi i-eoato nella regione di al-Basrah nel corso dell'anno 14. H., ma afferma che la fondazione<br />

della città avvenne realmente soltanto nel 16. o nel 17. H. Egli quindi parrebbe ammettere due spe-<br />

dizioni di 'Utbali, una nel 14. H. ed una nel 16. o 17.<br />

§ 256. — (al-Mas'ùdi). Nell'altra sua opera, Marùg al-Dzahab, al-<br />

Mas'ùdi ricorda che, secondo al-Madà'ini, 'Utbah b. Ghazwàn andò ad<br />

al-Basrah nel 14. H., ma altri ritardano la fondazione della città fino al-<br />

l'anno 16. H. : queste autorità, dice l'autore, affermano che 'Utbah non<br />

7as.


|§ 266-259. 16. a. H.<br />

16. .a. H. lasciò al-Madà'iii, e entrò nel territorio di al-Basrah soltanto dopo che Sa'd<br />

zioni sulla fon- ^- ^^ti Waqqàs ebbe terminata la spedizione di Galùlà" e di Takrit. II paese<br />

dazior)e di al- dj al-Basrah, " ai tempi di 'Utbah, era chiamato Ard~ al-Hind ed era coperto<br />

Basrah.]<br />

... _<br />

di pietre bianche: egli si fissò in al-Khuraybah (Mas'udi, IV, 225).<br />

§ 257. — (Su'bah, da 'Uqayl b. Talhah, da Qabìsah). Mentre i Musulmani<br />

erano in al-Khuraybah (ossia nell'anno 14. H.), Utbah b. Ghazwàn<br />

ordinò a Mihgan b. Qaht ('? ctr. § 249 dove abbiamo: Mihgar) di erigere<br />

la moschea grande (al-masgid al-a'zam) di al-Basrah, che fu costruita<br />

con canne. Di poi Utbah b. Ghazwàn partì da al-Basrah per lare il pelle-<br />

grinaggio, e vi lasciò come luogotenente Mugàsi' b. Mas ùd, ordinandogli di<br />

muovere guerra ai Persiani. Ad al-Mughuah b. Su'bah lasciò il compito<br />

di dirigere le preghiere dei fedeli, fino a tanto che Mugàsi' (allora as-<br />

sente) fosse arrivato in al-Basrah. Quando raorì Utbah b. Ghazwàn nel<br />

viaggio, il Califfo 'Umar diede il governo di al-Basrah ad al-Mughirah<br />

(Dzahabi Paris, I, fol. 125, v., il quale narra però questi eventi sotto<br />

l'anno 14. H.).<br />

§ 258. — ('Abdallah b. Salili, da 'Abdah b. Sulaymàn, da Muli. b.<br />

Ishàq). al-Mughiiah b. Su'bah mosse contro Maysàn e la espugnò d'assalto<br />

dopo un sanguinoso combattimento, e sottomise tutto il suo territorio.<br />

Siccome poi gli abitanti di Abarqubàdz agù'ono proditoriamente, al-Mu-<br />

ghii-ah assalì e conquistò anche quel paese (Balàdzuri, 343-344).<br />

Nota 1. — Secondo al-Balàdzuri, tra i prigionieri fatti a Maysàn v'era il padre di al-Hasan al-<br />

Basri [t 110. a. H.], e suo fratello Sa'id b. Yasàr, il padre dei quali, che aveva propriamente nome Fayruz,<br />

fini nelle mani di una donna degli Ansar detta al-Rubaj'ya' bint al-Nasr, zia paterna di Anas b. Màlik.<br />

Altri dicono invece che egli divenisse proprietà di una donna dei banu Salimah, per nome Gamìlah,<br />

moglie di Anas b. Màlik. — Tanto il padre quanto la madre di al-Hasan al-Basri furono regalati, secondo<br />

altra versione, da uno degli al-Naggàr. come dono nuziale, alla sua sposa, una donna dei banu Salimah,<br />

e questa rilasciò ambedue in libertà: essi divennero allora suoi clienti.<br />

al-Hasan al-Basri nacque in Madinah due anni prima della morte di 'Umar, ossia nel 21. H., lasciò<br />

questa città un anno dopo Siffin (cfr. 36. a. H.) e mori in al-Basrah nel 110. H. in età di 89 anni<br />

iBalàdzuri, 344).<br />

'IRAQ-PERSIA. — Presa di Màsabadzàn.<br />

§ 259. — (a) (àl-Tabari, senza i s n à d, ma probabilmente da Sayf b.<br />

'Umar). In questo anno (16.) avvenne la presa di Màsabadzàn (T a bari,<br />

I, 2477).<br />

(6) Khond., I, 4, pag. 24, lin. 16, pone il fatto nel 15. H., nello stesso<br />

anno, egli dice, di Galùlà-.<br />

(e) Yàqùt nell' articolo su Màsabadzàn si contenta di riassumere la<br />

tradizione seguente di Sayf b. Umar, ma poi cita un passo di Mis'ar b.<br />

Muhalhil, dal quale risulta che Màsabadzàn giacesse non lontana da Mih-<br />

rigànqadzaq (e perciò a oriente del Tigri) (Yàqùt, IV, 393, lin, 2 e segg.).<br />

784.


16. a. H. §§259-261.<br />

La carta del Le btranee Lands, paff. 185, dimostra che Màsabadzaii 16. a. H.<br />

TI ,. , ,. ,. ,„ ,_, ['IRAQ- PERSIA. -<br />

giaceva non lontana dal campo di battaglia di (jalulà". Presa di Masa-<br />

§ 260. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Quando Hàsim badzàn.ì<br />

b. 'Utbah ebbe fatto ritorno ad al-Madà'in dalla battaglia di Gralùlà-, giunse<br />

notizia a Sa'd b. abi Waqqàs, che Adzin b. al-Hurmuzàn aveva riunito<br />

una quantità di gente, con la quale era uscito verso la pianura al-Sahl.<br />

Sa'd ne scrisse immediatamente al Califfo Umar e ricevette istruzioni di<br />

mandare un esercito sotto Diràr b. al-Khattàb a disperdere il nemico: doveva<br />

preporre ibn al-Hudzayl al-Asadi all'avanguardia, 'Abdallah b. Wahb<br />

al-Ràsibi h a 1 ì f dei Bagilah e al-Mudàrib al-'Igli al comando delle due ali.<br />

L'esercito si mosse in direzione della pianura di Màsabadzàn, incontrando<br />

le forze nemiche in un luogo detto Handaf, ove s'impegnò un combatti-<br />

mento molto accanito. La vittoria arrise ai Musulmani soltanto allorché<br />

Diràr b. al-Khattàb, facendo impeto sulle schiere persiane, ebbe preso pri-<br />

gioniero il generale Adzin. Allora i nemici si diedero alla fiiga, inseguiti<br />

dai Musulmani fino ad al-Sìrawàn. Màsabadzàn fii presa d'assalto, e gii<br />

abitanti fuggirono nei monti, ma quando furono invitati a ritornare ed^<br />

sottomettersi, accettarono i soliti patti offerti dal governo musulmano, e<br />

rioccuparono le proprie dimore.<br />

Diràr b. al-Khattàb rimase nel distretto conquistato, finché Sa'd b. abì<br />

Waqqàs dimorò in al-Madàin, e quando questi si trasferì ad al-Kùfah,<br />

anche Diràr b. al-Khattàb fii richiamato, lasciando ibn al-Hudzayl al-Asadi<br />

come luogotenente in Màsabadzàn, che divenne allora uno dei Fu rug-<br />

ai -Kùfah, os.sia distretti fortificati del confine orientale della provincia<br />

kufana.<br />

Il generale prigioniero Adzin b. al-Hurmuzàn fii decapitato per ordine<br />

.di Diràr b. al-Khattàb subito dopo la battaglia di Handaf (T a bari, I,<br />

2478).<br />

Cfi-. Atliìr, n, 409.<br />

ARABIA-KHUZISTÀN. — Le prime operazioni militari arabe al di là<br />

del Tigri nel Khùzistan.<br />

§ 261. — La breve campagna di 'Utbah b. Ghazwàn con la tbndazione<br />

di al-Basrah, se possiamo già dare questo nome al gruppo di misere ca-<br />

panne, di cui allora consisteva la futura città, ebbe una conseguenza im-<br />

portante assai per gii Arabi e per i loro avversari Persiani. Finché questi<br />

ultimi erano in possesso della lingua di terra su cui sorgevano allora al-<br />

Khuraybah ed al-Ubullah, potevano garantire la sicurezza e la tranquillità<br />

delle Provincie persiane al di là del così detto Tigri cieco, Di gì ah al-<br />

785.<br />

99


16. a. H.<br />

_<br />

§§ 261, 262. 16. a. H.<br />

'<br />

j^ w r à-, detto anche semplicemente a 1 - ' A<br />

\v r a-, o D i g 1 a h a 1 - B a s r a h<br />

STÀN.-Leprìme (Yaqùt, III, 745, lin. 1), il corso cioè riunito del Tigri e dell'Eufrate<br />

operazioni miii- prima di sboccare nel Golfo Persico. Quando però al-Khuraybah ed al-<br />

ia del Tigri nel Ubullah caddero definitivamente in potere delle armi musulmane, e ciò av-<br />

Khuzistàn.] venne quasi contemporaneamente con la così detta fondazione di al-Basrah,<br />

gii Arabi rimasero padroni dell'unica via d'accesso dall'Arabia in Persia, a<br />

mezzodì di al-Hìi-ah; e dinanzi a loro giacevano ora aperte le due provincia<br />

del Sawàd meridionale e del Khiizistàn. Siccome il Sawàd era già pres-<br />

soché conquistato dalle schiere di Sa'd b. abi Waqqàs e la popolazione<br />

semitica accoglieva senza opposizione i nuovi padroni, gli Arabi in al-<br />

Basrah preferirono volgere le loro armi contro il Khùzistàn, provincia<br />

ferace, piena di ricche città e popolata da abitanti in maggioi'anza non<br />

semiti, o ariani, o di razza ibrida d'incerta origine, resti etnici delle innu-<br />

merevoli rivoluzioni politiche, immigrazioni e sconvolgimenti di popoli, di<br />

cui l'Elam (l'odierno Khùzistàn) era stato appunto il teatro dai secoli più<br />

remoti della preistoria. L'Elam, come è stato dimostrato recentemente dagli<br />

scavi del De Morgan a Susa, è una delle regioni storicamente più antiche<br />

al mondo.<br />

La cronologia di questa novella fase, durante la quale gli Arabi<br />

penetravano per la prima volta in terra genuinamente persiana, è incerta,<br />

ma siccome pare assodato che Utbah b. Ghazwàn pressoché nulla facesse<br />

in questa direzione, il merito delle campagne spetta in piccola misura ad<br />

al-Mughii-ah b. Su'bah, e del resto, ossia della maggior parte, fu autore il<br />

successore di lui, ossia abù Musa al-As'ari. Da questo si deve dedurre che<br />

i fatti principali della campagna nel Khùzistàn vanno messi nel 17. H. e<br />

dopo. Quelli del 16. H. furono necessariamente di poca importanza, e non<br />

si poterono svolgere a grande distanza dal corso del Diglah al-'Awrà-. La<br />

città di al-Ahwàz che non giace a grande distanza da al-Basrah, probabil-<br />

mente già nel 16. H. ebbe molestie dagli Arabi; i quali forse si spinsero<br />

fin nelle sue vicinanze ed ottennero qualche primo vantaggio, strappando<br />

agli abitanti il pagamento di qualche forte indennità. Ma la notizia è<br />

• incerta.<br />

ARABIA-KHUZISTÀN. — Primo trattato di al-Ahwàz.<br />

§ 262. — Alcune fonti affermano che nell'anno 16. H. venisse espugnata<br />

al-Ahwàz (cfr. § 254) : tuttavia noi raccoglieremo, per comodità degli<br />

studiosi, tutte le tradizioni sull'argomento sotto l'anno 17. H. Da alcune<br />

buone tradizioni che daremo sotto quell'annata risulterebbe con una certa<br />

sicurezza che già nel corso dell'anno 16. H. al-Mughirah b. Su'bah facesse<br />

786.


16. a. H. §§ 263-267.<br />

una spedizione contro al-Ahwàz e costringesse gli abitanti a pagargli una<br />

forte indennità di guerra. Sulla cronologia però di queste prime incursioni<br />

arabe nel Khùzistan siamo molto nel vago.<br />

§ 263. — (KhalLfah b. Khayyàt). Nell'anno 16. H. fa espugnata al-<br />

Ahwàz, ma poi gli abitanti tornarono a ribellarsi (Dzahabi Paris, I,<br />

fol. 129).<br />

§ 264. — (al-Walid b. Hisàm, da suo padre Hisàm [ibn al-Kalbi], da<br />

suo nonno [al-Kalbi]j. al-Mughìi-ah b. Su'bah mosse contro al-Ahwàz (nel<br />

16. H.) e concluse una pace con al-Bìrawàn, in virtù della quale gli abitanti<br />

della città dovevano pagare 2,800,000 dirham. Più tardi tornò ad assalirli<br />

anche abù Musa al-As'ari (Dzahabi Paris, I, fol. 129).<br />

ARABIA- IRAQ. — Immigrazione araba nell' Iraq.<br />

§ 265. — (Sayf b. 'Umar, da 'Atiyyah e da vari altri: due tradizioni).<br />

Molte donne accompagnarono i combattenti di al-Qàdisiyyah : dei soli Ba-<br />

gilah vennero 1000 donne nubili (fàrighah) e dei Nakha' ben 700: anche<br />

le altre tribù ne menarono molte, e prima e dopo la battaglia si conclusero<br />

molti matrimoni fi'a queste donne e gii Arabi di tutte le tribù che ave-<br />

vano partecipato alla mischia (T ab ari, I, 2363-2364).<br />

ARABIA- IRAQ. — Matrimoni fra Arabi e Persiani.<br />

§ 266. — (Sayf b. 'Umar, da Haggàg al-Sawwàf, da Muslim mawla<br />

di Hudzayfah). I Musulmani vincitori di al-Qàdisiyyah, e perfino i Muhà-<br />

girùn e gli Ansar, si unirono liberamente in matrimonio con donne del<br />

Sawàd, purché appartenessero ad uno degli Ahi al-Kitàbayn (Ebrei<br />

o Cristiani) (T a bari, I, 2374).<br />

§ 267. — (Sayf b. Umar, da Abd al-malik b. abi Sulaymàn, da Sa'id<br />

b. Gfubayr). Il Califfo Umar scrisse a Hudzayfah, dopo che lo ebbe nomi-<br />

nato governatore di al-Madà-in : « Sono venuto a sapere che tu ti sei unito<br />

«in matrimonio con una donna di al-Madà'ia, appai-tenente all' Ahi al-<br />

« Kit ab (Ebrea o Cristiana): fa divorzio da lei! » Hudzayfah rispose: « Non<br />

« lo farò finché non mi informi se quello che io ho fatto sia lecito o vietato,<br />

« e che cosa tu voglia con siffatto ordine ». Il Califfo gii scrisse allora: «No!<br />

« Quello che hai fatto é perfettamente lecito, ma nelle donne dei Persiani<br />

« v'é tanta arte d'inganni (kh il ab ah), che se voi le accettate, prendono<br />

« possesso degli animi vostri e vi indispongono contro le vostre donne<br />

« musulmane ». Hudzayfah liconobbe allora la giustezza dei timori del<br />

Califfo e si separò dalla Persiana Q) che aveva presa in moglie (T a b a r i, I.<br />

2374-2375).<br />

787.<br />

16. a. H.<br />

[ARABIA- KHÙZI-<br />

STAN. - Primo<br />

trattato di al-Ah-<br />

wàz.l


16. a. H.<br />

[ARABIA -IRAQ.<br />

Matri monT fra<br />

Arabi e Persia-<br />

ni.)<br />

267-270. 16. a. H.<br />

Nota 1. — Questa tradizione fa sospettare cLe nel principio delle conquiste molti Arabi non musulmani<br />

si unirono con donne straniere senza esigere la conversione delle medesime. E questo un fatto<br />

importantissimo per l'evoluzione posteriore dell' Islam, percliè è chiaro come i figli nati da siffatti<br />

matrimoni, pur essendo musulmani, subirono profonde influenze materne nei loro concetti religiosi<br />

icfr. anche Lammens Mu'àwiyah, ILI. 293 e segg. i.<br />

§ 268, — Gli Arabi delle prime conquiste, così narra ibn Khaldùn,<br />

dopo aver disfatto i Persiani ed i Greci, portarono via come prigionieri<br />

i figli e le figlie dei vinti, ma non avevano in alcun modo conoscenza<br />

delle abitudini dei popoli sedentari. Così, raccontano, gli Arabi presero i<br />

cuscini per balle di stoffa, e quando trovarono nei magazzini di Khusraw<br />

una quantità di canfora la credettero sale e la mescolarono nella pasta con<br />

cui facevano il pane. Quando ebbero sottomesso gli abitanti di quelle con-<br />

trade, essi ne presero molti al loro servizio, scegliendo i più abili perchè<br />

servissero come maggiordomi. Da questi impararono tutti i particolari del-<br />

l'amministrazione domestica. Trovandosi ora in condizioni di fortuna assai<br />

doviziose si abbandonarono ai piaceri con un ardore intenso eccessivo, ed<br />

entrati nelle consuetudini del lusso e della vita sedentaria, essi ricercarono<br />

tutto quello che vi era di meglio in fatto di commestibili, di bevande, di<br />

vestiti, di mobilia e di utensili di cucina. Il loro amore del lusso superò tutti<br />

i limiti e si rivelò sovrattutto in occasioni di nozze, di feste e di banchetti<br />

(Khaldùn Proleg., I, 351)0.<br />

Nota 1. — Lo stesso autore più avanti, descrivendo una scena ai tempi di al-Haggàg b. Yùsuf,<br />

vale a dire nella seconda metà del i secolo della Higrah, ammette che allora i costumi erano ancor<br />

molto semplici: è probabile però che al-Haggàg, il quale, come vedremo, disprezzava danaro, ricchezze<br />

e lussi, assumesse un atteggiamento ed un modo di vita esageratamente semplicista e primitivo per<br />

opporre argine al lusso crescente dei suoi tempi. E possibile altresì che ibn Khaldùn nell'ultima parte<br />

del suo discorso alluda a un periodo molto posteriore, e allora non vi sarebbe più contradizione.<br />

SIRIA. — Le tradizioni sulla conquista della Siria settentrionale<br />

dopo il Yarmuk, e la seconda resa di Damasco.<br />

§ 269. — La fase risolutiva e finale della conquista siria, incominciata<br />

dopo la fine del secondo assedio di Damasco (forse nel Dzù-1-Qa'dah del<br />

15. a. H. = dicembre 636 a. È. V.), e che abbracciò tutta la prima metà<br />

almeno dell'anno 16., non. ofiEi-e problemi cronologici, o storici: le tradi-<br />

zioni che seguono, nonostante l'ordine confuso della nairazione, e qualche<br />

equivoco con eventi anteriori, specialmente nel caso di Hims, sono chiare<br />

abbastanza e non richiedono particolari delucidazioni.<br />

§ 270. — (ibn Ishàq, senza isnàd). Dopo la sconfitta dei Greci al<br />

Yarmuk, abù 'Ubaydah b. al-Garràh mandò lyàd b. Ghanm ad inseguire<br />

i fuggiaschi: lyàd traversò quindi al-A'màq(') finché arrivò a Mala-<br />

tyah (^), con gli abitanti della quale concluse un trattato per il pagamento<br />

del tributo, al-gizyah: poi ritornò indietro. L'imperatore Eraclio, quando<br />

788.


16. a. H. §§ 270-273.<br />

ebbe conoscenza di questo fatto, mandò subito un esercito contro la città 16- a. h.<br />

venendo appresso con altre schiere, e Malatyah fli presa, incendiata e di- ^ioni suMa wn-<br />

strutta (T a bari, I, 2349). quista delia Siria<br />

settentrionale<br />

Nota 1. — al-A'màq, secondo Yàqùt, è ini paese (kurahj nelle vicinanze di Dàbiq, tra Halab e dopo il Yarmuk,<br />

Antàkiyali (YàqCit, I, 316, lin. 18-20;: ora è la pianura al-'Amq, ossia la depressione, entro la quale e la seconda resa<br />

giace il lago di Antiochia. di Damasco.]<br />

Nota 2. — Malatj'ah, una città sui confini tra la Siria e l'Asia Minore : la sua moschea congre-<br />

gazionale, si dice, fu fondata da Compagni del Profeta (Yàqiìt, IV, 633-634).<br />

§ 271. — (ibn Ishàq, senza isuàd). In quello stesso anno (in cui fu<br />

fondata al-Kùfah) abù Ubaydah b. al-Grarràh mandò Hanzalah b. al-Tufayl<br />

al-Sulami contro la città di Hims, che fu da lui espugnata (T a bari, I,<br />

2360, lin. 16-17).<br />

§ 272. — (Musa b. Zakariyyà-, da Khalifah b. Khayyàt al-'Usful'i, da<br />

'Abdallah b. al-Mughii-ah, da suo padre al-Mughirah). Surahbil b. Hasanah<br />

conquistò tutto l' Urdunu con le armi (anvvat*") fino a Tiberiade, gli<br />

abitanti della quale conclusero un trattato con lui. Questo accadeva sotto<br />

il comando di abù 'Ubaydah b. al-Grarràh. Lo stesso afferma anche ibn al-<br />

Kalbi. abù Ubaydah spedì Khàlid b. al-Walìd, e questi sottomise gli abitanti<br />

dell'al-Biqà'. Gli abitanti di Ba'labakk iniziarono trattative e pattuirono<br />

con lui un trattato. — Abdallah b. al-Mughirah (da suo padre) aggiunge :<br />

Khàlid concluse un trattato con le condizioni di (cedere) metà delle case<br />

e delle chiese (') e pagare kh a r à g, il cui ammontare fu tra loro convenuto,<br />

ibn Ishàq ed altri dicono che nel 14. H. furono prese Hims e Ba'labakk<br />

da abù Ubaydah con un trattato concluso nel mese di Dzù-1-Qa'dah (del<br />

14. H.). Invece Khalifah b. Khayyàt pone questi fatti nel 15. II. (Asàkir,<br />

fol. 55,r.) [H.].<br />

Nota 1. — Questa condizione è apocrifa, interpretazione di età posteriore.<br />

§ 273. — (abù Hafs al-Dima.sqi, da Sa'id b. Abd al-'aziz). Dopo la<br />

presa di Damasco, abù 'Ubajdah vi lasciò Yazid b. ahi Sufyàu coinè luo-<br />

gotenente, mandò 'Amr b. al-'As in Palestina e Surahbil b. Hasanah nel-<br />

r Urdunn. Egli si recò invece a Hims e stipulò con gli abitanti un trat-<br />

tato simile a quello concluso con gii abitanti di Ba'lal)akk. Lasciato in<br />

Hims Ubàdah b. al-Sàmit al-Ansàri, si avanzò verso Hamàh, gli abitanti<br />

della quale pur essi conclusero un trattato obbligandosi a pagare la tassa a<br />

capo, gizyah, e la tassa kharàg sulle loro terre. Prosegui poi su Sayzar,<br />

i cui abitanti vennero incontro ad abù 'Ubaydah prosternandosi innanzi a<br />

lui in atto di omaggio, accompagnati da sonatori di tamburine (al-muqallisùn):<br />

essi accettarono da abù Ubaydah i medesimi patti di Hamàh.<br />

La cavalleria di abù 'Ubaydah si spinse anche fino ad al-Zara'ah e ad<br />

789.


§§ 273-275. !"• S" H.<br />

16. a. H. al-Qastal. abù 'Ubaydah proseguì allora verso Ma'arrah Hims, che poi prese<br />

zioni sulla Ton-<br />

nome (di Ma'arrah al-Nu'màn) da al-Nu'màn b. Basii- al-Ma'arri (il quale<br />

quistadeiiaSiria xi si stabilì dopo averci perduto un figlio: cfi*. Yàqiit Mustarik, 401).<br />

dopo iiYarrnuk Anche costì gli abitanti gli vennero incontro sonando le tamburine: lo<br />

e la seconda resa stesso seguì anche al suo arrivo in Fàniiyah : tutti si obbligarono alla giamas<br />

.j z^'ah ed al kharàg. Allo stesso tempo in cui vennero sistemate le fac-<br />

cende di Hims. furono regolate anche quelle di Qinnasrin (Balàdzuri,<br />

131)0-<br />

Cfr. anche Yàqut, II, 331, lin. 19 e segg., dove è riassunta la pre-<br />

sente tradizione di al-Balàdzuri, aggiungendo che la presa di Hamàh av-<br />

venne nel 17. H.<br />

Nota 1. — lal-'Abbàs b. Hisàm al-Kalbi, da suo padre [Hisàm ibii al-Kalbi], da suo avo [Muhammad<br />

al-Kalbi] i. al-Simt b. al-Aswad al-Kindi compiè molti atti di valore in Siria, ma specialmente in Hims<br />

ed alla battaglia del Yarmuk: fu lui che divise le dimore imanàzili di Hims tra gli abitanti. Suo figlio<br />

Surahbìl b. al-Simt era in al-Ku£ah, ove rivaleggiava con al-As'atJi b. Qays al-Kindi per avere la prima<br />

posizione nella tribù dei Kindah imuqàvvMm fi-1-riyàsahl. Allora al-Simt venne con un'ambasciata<br />

al Califfo 'Umar (in Madinab?) e gli disse: «O principe dei Credenti! Tu non permetti che fra i pri-<br />

« gionieri di guerra si separino i figli dai genitori, ed invece hai allontanato da me mio figlio. man-<br />

« damelo in Siria, o trasferiscimi ad al-Knfah!>> Il Califfo diede allora ordine che Suralibil b. al-Simt<br />

venisse mandato a Hims in Siria presso il padre iBaladzuri, 137-138).<br />

§ 274. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Dopo che ebbe terminata la<br />

faccenda del Yarmuk, abù 'Ubaydah si recò a Hims e rinnovò con gli<br />

abitanti il primitivo trattato (istaqràhà). Quindi si avanzò su Qinnasrin,<br />

avendo Khàlid b. al-Walid al comando della sua avanguardia. Gli abitanti<br />

di Qinnasrin opposero in principio resistenza armata, ma poi ricoveratisi<br />

nella loro fortezza, misero innanzi proposte di pace, ed abù 'Ubaydah con-<br />

cluse con loro un trattato simile a quello stipulato con Hims. I Musulmani<br />

s'impadronirono (ghalaba) delle terre di Qinnasrin e dei villaggi del suo<br />

circondario: le campagne di Qinnasrin (hàdir Qinnasrin) appartenevano<br />

alla tribù dei Tanùkh, fin dal primo tempo che essi si stabilirono (tana-<br />

khù) in Siria e vi presero stabile dimora. Essi arrivarono quando vivevano<br />

ancora sotto tende di pelo (khaym al-sa'r), ma poi si costruirono case nel<br />

paese, abù 'Ubaydah li invitò ad abbracciare l'Islam: alcuni accettarono,<br />

ma rimasero fedeli al cristianesimo i banù Sàlih b. Hulwàn b. 'Imràn b.<br />

al-Hàf b. Qudà'ah (Balàdzuri, 144-145) (i).<br />

Cfi-. Yàqùt, IV, 184, lin. 18 e segg.<br />

Nota 1. — Secondo un discendente di Yazid b. Hunayn al-Tà-i al-Antàki, una parte degli abi-<br />

tanti sedentari di Qinnasrin (dzalik al -ha diri abbracciò l'Islam (circa un secolo e mezzo dopo) ai<br />

tempi del Califfo al-Mahdi (Balàdzuri, 145j.<br />

Cfr. anche Ya'qiibi, H, 284.<br />

§ 275. — (a) La presa di Qinnasrin avvenne nell'anno 16. H. (Balà-<br />

dzuri, 138, lin. 16)<br />

790.


16. a. H. §§ 275-280.<br />

(6) (Hisàm b. Ammàr, da al-Walid, da al-Awzà'i). abù 'Ubaydah sot-<br />

tomise Qinnasrìn ed il suo circondario nell'anno 16. H., e poi ritornò in<br />

Palestina per porre l'assedio a Gerusalemme (Balàdzuri, 139).<br />

§ 276. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Dopo la presa di Qinnasrìn abù<br />

'Ubaydah si avviò verso Halab, ma lungo il cammino venne a sapere che<br />

gli abitanti di Qinnasrìn avevano violato i patti e riprese le armi: allora<br />

spedì contro di loro al-Simt b. al-Aswad al-Kindi, il quale assediò la città<br />

e la riprese (B a 1 a dz u r i, 145)<br />

.<br />

§ 277. — (Hisàm b. Ammàr al-Dimasqi, da Yahya b. Hamzah, da abù<br />

Abd al-'aziz, da Ubàdah b. Nusayy, da 'Abd al-rahmàn b. Ghanm). Al<br />

secondo attacco (r à b a t n à) e presa di Qinnasrìn per opera di al-Simt —<br />

oppure di Surahbìl b. al-Simt — i Musulmani catturarono una quantità<br />

di bestiame vaccino ed ovino, una parte della quale fn distribuita fra i<br />

guerrieri, ed il resto lasciato nella preda comune (a 1 - m a gh n a m) (B a-<br />

làdzuri. 145).<br />

§ 278. — (al-Balàdzuri. senza isnàd). Gli abitanti sedentari [o i vil-<br />

lici] di Qinnasrìn, appartenenti alla tribù dei Tayy (hàdir Tayy), erano<br />

domiciliati nel paese da lungo tempo, vale a dii-e dalla disastrosa guerra,<br />

detta Harb al-Fasàd, che scoppiò tra i Tayy, quando andarono a stabilirsi<br />

presso alle due montagne (al-Gabalayn ossia Aga- e Salma). In quella<br />

circostanza una quantità dei Tayy si disperse per il paese e molti vennero<br />

a dimorare (presso Qinnasrìn). Quando vi giunse abù 'Ubaydah, alcuni di<br />

questi Tayy abbracciarono l'Isiàm, gli altri vennero a patti e conservarono<br />

la loro religione, pagando la gizyah: più tardisi convertirono tutti, tranne<br />

quelli che si erano dispersi e separati dal nucleo principale (Balàdzuri, 145).<br />

§ 279. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Nelle vicinanze di Halab stan-<br />

ziava una popolazione sedentaria che era chiamata Hàdir Halab, composta<br />

di frazioni diverse di tribù arabe, dei Tanùkh e di altri: con questi abù<br />

'Ubaydah venne a patti, permettendo loi-o di conservare la religione (cri-<br />

stiana) che professavano, ma imponendo il pagamento della gizyah. In<br />

appresso però si convertirono all'Isiàm, ed i loro discendenti si trovavano<br />

ancora in quelle regioni poco di poi la morte del Califfo al-Rasid (B a 1 à-<br />

dzuri, 145).<br />

Della parte presa da questi Arabi alle guerre civili del tempo avremo<br />

a discorrere narrando il califfato di al-Rasìd.<br />

§ 280. — (al-Ya'qùbi). (Dopo la vittoria del Yarmùk) abù 'Ubaydah<br />

ritornò a Hims, lanciando Khàlid b. al-Walìd sulle tracce dei Greci fug-<br />

genti. Khàlid occupò Qinnasrìn e poi si spinse fino Halab, gli abitanti<br />

della quale si rinchiusero entro le mura e si prepararono a difendersi:<br />

791.<br />

16. a. H.<br />

[SIRIA. - Le tradi-<br />

zioni sulla con-<br />

quista della Siria<br />

settentrionale<br />

dopo il YarmOk,<br />

e la seconda resa<br />

di Damasco.]


16. a. H.<br />

[SIRIA. - Le tradi-<br />

zioni sulla con-<br />

quistadella Siria<br />

settentrio naie<br />

dopo il Yarmuk,<br />

e la seconda resa<br />

dì Damasco.]<br />

§§ 280-2&^. 16. a. H.<br />

sopraggiunse abù Ubaydah e pose l'assedio alla città; gli Aleppini dopo<br />

qualche tempo chiesero di far la pace e di avere l'amàn. abù Ubaydah<br />

acconsentì e diede a loro un trattato scritto. Poi mandò ^fàlik b. al-Ha-<br />

rith al-Astar contro un esercito greco, che molestava le vie attraverso il<br />

Taurus, al-Darb: i nemici furono vinti con grande strage. Màlik b. al-<br />

Hàrith al-Astar fece quindi ritorno sano e salvo, ed abii 'Ubaydah si avviò<br />

ora verso il mezzogiorno, i-itornando nell'Urdunn e poi mettendo l'assedio<br />

ad Iliya-, assia Bayt al-Maqdis (=; Gerusalemme) (Ya'qùbi, II, 161).<br />

§ 281. — (al-Ya'qùbi). Durante l'assedio di Gerusalemme, che durò<br />

molto a lungo, aggiunge al-Ya'qùbi, abù 'Ubaydah mandò 'Amr b. al-'As<br />

contro Qinnasrìn. Gli abitanti di Qinnasrin, di Halab e di Manbig stipularono<br />

un trattato con i Musulmani obbligandosi al pagamento del kharàg,<br />

incii'ca alle medesime condizioni del trattato fi-a abù 'Ubaydah e gli Eme-<br />

sani. Tutte le prede del Yarmùk furono raccolte in al-Gàbiyah, ove rimasero<br />

tutte riunite per ordine di Umar, affinchè venissero divise soltanto dopo<br />

l'espugnazione di Damasco. Gabalah b. al-Aj^ham al-Ghassàni, dopo la di-<br />

sfatta dei Greci al Yarmùk, erasi ritirato in un luogo con una schiera dei<br />

suoi consanguinei. A lui mandò Yazìd b. abì Suf} àn un'ambasciata invi-<br />

tandolo a pagare il kharàg e la gizj-ah. Gabalah rispose fieramente :<br />

« Il pagamento della gizyah spetta ai non-arabi (al-'ulùg): io sono un<br />

«nobile arabo (ragul min al-'Arab) (e non sono obbligato a pagare la<br />

«gizyah)» (Ya'qùbi, II, 161).<br />

§ 282. — (Eutichio). (Dopo la seconda presa di Damasco) 'xVmr b. al-'As<br />

andò in Palestina, Surahbìl b. Hasanah nell'Urdunn ed abù "Ubaj-dah b. al-<br />

Garràh a Ba'labakk. I cui abitanti oli dissero che accettavano le medesime<br />

condizioni concesse a Damasco, e si arresero senza fare opposizione di sorta:<br />

a loro fu dato l'amàn. Poi abù 'Ubaydah andò a Hims, gli abitanti della<br />

quale parimenti proposero la resa alle condizioni di Damasco, e a loro fu<br />

dato egualmente l'amàn: lo stesso avvenne con la città di Halab: tutte<br />

le città (della Siria) chiesero di trattare la pace (Eutychius, ed. Cheikho,<br />

II, pag. 12, lin. 18 e segg.).<br />

§ 283. — (Sayf b. 'Umar, da abù Ut^imàn). Dopo la presa di Hims,<br />

abù 'Uba3"dah mandò Khàlid b. al-Walìd ad assalire la città di Qinnasrin.<br />

Arrivando in al-Hàdir (cfr. § 278), i Greci, comandati da un certo Minàs,<br />

ra-s al-Rùm. il maggiore dei funzionari greci dopo l'imperatore Eraclio,<br />

tentarono di arrestare la marcia di Khàlid b. al-Walìd, ma furono sconfitti<br />

con grande strage, nella quale perì anche il generale Minàs. Gli abitanti<br />

di al-Hàdir, che erano Arabi, si affrettarono a concludere un trattato con<br />

Khàlid. dimostrando che essi non avevano presa alcuna parte alla battaglia.<br />

792.


L. Gaatanl ija Sina "<strong>Annali</strong> dell' Islam .. Voi. Ili<br />

ISTITUTO GEOGRAFICO DE AGOSTINI - NOVARA


16. a. H. 283, 284.<br />

Quando il Califfo 'Umar ebbe notizia di questa vittoria novella di Khàlid,<br />

esclamò: « Khàlid si è fatto capitano da sé! Che Dio abbia misericordia verso<br />

« abii Bakr, il quale conosceva gli uomini meglio di me! » Quando 'Umar<br />

era diventato Califfo, egli aveva deposto Khàlid b. al-Walid in Siria e al-Mu-<br />

thanna b. Hàritjiah nell' 'Iraq. Per scusare questo atto, Umar aveva detto :<br />

« Io li ho deposti tutti e due non già per antipatia, ma perchè la gente<br />

« faceva grande caso di loro (li glorificava), ed io ho temuto che si fidasse<br />

«troppo in loro due!» (e commettesse perciò qualche cosa non corretta).<br />

Quando però Khàlid ebbe fatto quello che fece ed ebbe espugnata Qinnasrin,<br />

allora 'Umar mutò parere sul conto di lui. Difatti Khàlid si presentò di-<br />

nanzi alle mura di Qinnasrin e trovò che gli abitanti si preparavano ad<br />

una tenace difesa. Khàlid non se ne diede pensiero ed esclamò: « Se voi<br />

« foste nelle nuvole. Dio ci innalzerebbe fino a voi, o vi abbasserebbe fino<br />

« a noi ! » Poco tempo dopo gli abitanti, riflettendo meglio ai casi loro e<br />

prendendo in considerazione il caso di Hims, mutarono proposito e fecero<br />

pace con Khàlid alle medesime condizioni della città di Hims: gii abi-<br />

tanti furono però costretti a radere al suolo le case (T a bari, I, 2393-2394).<br />

§ 284. — (abii-1-Fidà). Nell'anno 15. H. dopo la presa di Damasco fu<br />

espugnata anche Hims, dopo un lungo assedio, alla fine del quale i Greci<br />

chiesero di fare la pace, abù 'Ubaydah acconsenti di stipulare il trattato alle<br />

stesse condizioni di Damasco. Poi gii Arabi marciarono su Hamàh. Narra<br />

il qàdi Gamàl ai-din b. Wàsil nella sua cronaca, che ai tempi di David<br />

e di Salomone Hamàh era una città molto grande, della quale v'è men-<br />

zione nelle memorie dei tempi di quei due sovrani, nel Kitàb A sfar<br />

al-Muluk (cfr. Amos, VI, 2), che si trova nelle mani degli Ebrei. Pari-<br />

menti fu città grande sotto i Greci (al-Yùnàn). Al tempo però della conquista<br />

araba, ed anche prima, essa era decaduta e diventata piccola. Anche<br />

Sayzar era rimpiccolita, essendo Hims allora la sede del governo (kursi<br />

mamlakah) di questa regione. Sayzar e Hamàh sono menzionate in versi<br />

dal poeta preislamico Imru-alqays. Quando abii Ubaydah si presentò dinanzi<br />

a Hamàli, i Greci che erano nella città vennero incontro al comandante,<br />

e chiesero di concludere la pace: egli accettò di pattuire un trattato alla<br />

condizione che pagassero la g i z y a h sulle loro teste, ed il kh a r à g sulle<br />

loro terre. La loro chiesa maggiore fu tramutata in moschea, e divenne la<br />

Gami' al-Siiq al-A'la dei tempi posteriori: l'edifizio fu restaurato ai tempi<br />

del* Califfo 'Abbàsida al-Mahdi, ed un'iscrizione di quel Califfo ricorda che<br />

i restauri furono compiuti con il provento del kharàg di Hims (').<br />

abii Ubaydah mosse quindi su Sayzar, gli abitanti del qual sito,<br />

nonché quelli di al-Ma'arrah, conclusero la pace alle stesse condizioni di<br />

793. 100<br />

16. a. H.<br />

[SIRIA. - Le tradi-<br />

zioni sulla con-<br />

quista della Siria<br />

settentrionale<br />

dopo il Yarmuk,<br />

e la seconda resa<br />

di Damasco.]


§§ 284, 285. 16. a. H.<br />

16. a. H. Hamàli. al-Ma'arrah si chiamava allora Ma'arrah Hiins e poi le fu dato<br />

qulstadeiiaSìrla<br />

settentrionale<br />

dopo il Yarmuk,<br />

'àwij'ah, essa fu aggiunta al governo di Hims, di cui appunto al-Nu'màn<br />

'<br />

. ... ~<br />

. ^ .<br />

^^'^ governatore. — JJi poi abu-1-Ìidà narra la presa delle seguenti città: ale<br />

la seconda resa<br />

di Damasco.]<br />

Làdzaqiyyah,<br />

, ,.<br />

Grabalah, Antartùs e<br />

iii^i--<br />

Qinnasrin, l'ultima delle quali fu anche<br />

-.n . • ^<br />

zioni sulla con- il nome di Ma'arrah al-Nu'màn b. Basir al-Ansàri perchè, regnante Mu-<br />

teatro di una grande battaglia, m cui i (jrreci vinti dovettero acconsentire<br />

al patto di distruggere la città. Poi seguì la presa di Halab, Antàkiyah,<br />

Manbig, Dalùk, Sarmin, Tizin, Azàz. Di poi Khàlid b. al-Walìd si spinse<br />

più al nord contro Mar'as, che fu presa e distrutta, e contro Hisn al-Hadath,<br />

che fu pure espugnata.<br />

Queste conquiste, che secondo alcuni avvennero nel 16. H., sospinsero<br />

r imperatore Eraclio a fuggire a Costantinopoli, e abbandonar la Siria al suo<br />

destino. Nel salutar la SLria al momento di partire, Eraclio dichiarò che<br />

egli mai più l'avrebbe riveduta: « né alcun greco ritornerà mai a te se<br />

« non pieno di timore. Ecco, nasce il 'fanciullo malaugurato (Dio volesse<br />

« che non fosse nato); quanto saranno gloriose le sue opere! Quanto amara<br />

«la sua ostilità (fitnah) contro i Rum » (~).<br />

Seguì poi la presa di Qaysàriyyah, di Sabastiyah, dov'era la tomba<br />

di Yah3'a b. Zakarij-yà-, di Nàbulus, di Ludd e di Yàfà (Abulfeda, I-,<br />

224-228).<br />

Nota 1. — La ragione percliè il cronista si dilunga a dare questi particolari sul conto di Hamàh<br />

è che egli fu un tempo principe regnante in quella città.<br />

Nota 2. — Le parole di Eraclio sono messe in forma di una profezia, la quale palesemente allude<br />

a qualche sovrano vittorioso del tempo delle Crociate, forse Salàh ai-din. L'editore del testo arabo, il<br />

Reiske, vorrebbe vedere in queste parole una vera e propria profezia della caduta di Costantinopoli<br />

(cfr. ibid., pag. 227, nota). E invece una semplice parafrasi di quelle parole già riferite alla fine del<br />

paragrafo 15. a. H., § 74. — Cfr. anche più avanti il § 318.<br />

§ 285. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Quando abù 'Ubaydah si mosse<br />

contro Halab, il comando dell'avanguardia era afl&dato a 'fyàd b. Ghanm<br />

al-Fihri. Il padre di costui aveva realmente nome 'Abd Ghanm, ma lyàd,<br />

poiché ebbe abbracciato l'Isiàm, trovando odioso questo nome (perché avente<br />

reminiscenze pagane) volle abbreviarlo e si fece chiamare lyàd b. Ghanm<br />

invece di lyàd b. 'Abd Ghanm. Gli abitanti di Halab si fortificarono entro<br />

la città e si prepararono a resistere, ma dopo breve indugio vennero an-<br />

ch'essi a patti, ed ottennero sicurtà (a m à n) per la loro vita, i beni, le<br />

mura della città, le chiese, le case e la cittadella (al-Hisn) (^). Dovettero<br />

però cedere un'area ove i Musulmani si costruirono una moschea. Il trat-<br />

tato fu stipulato e concluso da 'lyàd b. Ghanm, ed abù 'Ubaydah vi diede<br />

la sua sanzione (Balàdzuri, 146-147).<br />

Cfr. Yàqùt, II, 310, lin. 2 e segg.<br />

794.


16. a. H. 285-287.<br />

Nota 1. — Alcuni tradizionisti, continua al-Balàdzuri (147, lin. 3-7), affermano però che nel trattato<br />

di Halab gli abitanti ottenessero la sicurtà per la loro vita, ma fossero obbligati a cedere la metà<br />

delle loro case e chiese. Altri dicono pure non aver abfi TJbaydah trovato alcuno in Halab, perchè gli<br />

abitanti, prima della sua venuta, si erano ritirati tutti ad Antàkiyah. Donde i Halabini aprirono trat-<br />

tative con abu 'Ubaydah, mandandogli ambasciatori, e quando ebbero concluso il trattato, ritornarono<br />

nella loro città.<br />

§ 286. — (al-Balàdzuri, senza specificato isnàd). Da Halab abù Ubaydah<br />

mosse contro Autàjviyali (Antiochia), entro la quale si erano ricoverati<br />

e fortificati molti soldati dell'antica guarnigione greca di Qinnasrìn: presso<br />

Mahi'ùbah, un villaggio a circa due farsakh dalla città, i Musulmani s'im-<br />

batterono in vin esercito greco, che fu completamente disfatto; e i super-<br />

stiti si rifugiarono entro la città, alla quale ora i Musulmani posero rego-<br />

lare assedio, chiudendo tutte le vie d'accesso. La maggior parte dell'esercito<br />

arabo si attendò dinanzi alle due porte, Bàb Fàris e Bàb al-Bahi". Gli<br />

abitanti non resistettero a lungo, ma vennero a patti, con le solite con-<br />

dizioni, che chi rimaneva nel paese avrebbe pagato la g i z y a h, e chi non<br />

voleva sottostarvi poteva emigrare e ritirarsi nel!' impero greco. Alcuni<br />

se ne andarono, altri rimasei'O in Antiochia ed ebbero da abù 'Ubajdah<br />

r a m a n, o sicurtà nella vita e nei beni. Ogni adulto (maschio) fii obbli-<br />

gato a pagare un dinar ed un garìb all'anno. In appresso gli abitanti<br />

violarono i patti e si ribellarono. Contro di loro abù 'Ubaydah spedi lyàd<br />

b. Ghanm e Habib b. Maslamah, i quali prontamente risottomisero la città<br />

alle stesse condizioni di prima (^) (Balàdzuri, 147).<br />

Cfr. Yàqùt, I, 386, lin. 4 e segg.<br />

Nota 1. — Alcuni affermano però che la rivolta di Antiochia avvenisse dopo il ritorno di abu<br />

'Ubaydah in Palestina, e che abù TJbaydah spedisse 'Amr b. al-'As per domarla, da sotto le mura di<br />

Iliyà- 1"= Gerusalemme). 'Amr risottomise Antiochia, e ritornato poi sotto Gerusalemme, arrivò di nuovo<br />

dinanzi a questa città poco tempo prima che gli abitanti di essa offrissero la pace (Balàdzuri, 147).<br />

Cfr. Yàqut, I, 386, lin. 12 e segg.<br />

§ 287. — (Muhammad b. Sahm al-Antàki, da abù Sàlih al-Farrà-, da<br />

Makhlad [Mukhallad] b. al-Husayn, dai masàyikh dell'al-Thaghr o della<br />

fi'ontiera). Grande importanza e considerazione i due Califfi 'Umar ed 'Uthmàn<br />

attribuirono al possesso d'Antiochia. Quando seppe della presa d'An-<br />

tiochia, Umar scrisse ad abù Ubaydah di stabilirvi una guarnigione di<br />

milizie musulmane scelte, con lauti stipendi. Il Califfo confermò in appresso<br />

queste istruzioni, quando nominò Mu'àwiyah governatore della Siria, al<br />

quale di poi il Califfo Uthmàn ordinò di essegnare alle milizie di guar-<br />

nigione in Antiochia dei feudi speciali (qatà'i') per loro esclusivo usu-<br />

frutto (i) (Balàdzuri, 147-148).<br />

Nota 1. — (Per questa ragione?) nell'anno 42. H. Mu'àwiyah trasferi un certo numero di al-Furs<br />

(Persiani?), di abitanti di Ba'labakk, di Hims e degli al-Misrayn (= al-Kufah e al-Basrah) in Antiochia:<br />

fra questi vi era Muslim b. 'Abdallah, l'avo di 'Abdallah b. Habib b. al-Nu'man b. Musallim al-Antàki.<br />

795.<br />

16. a. H.<br />

[SIRIA. - Le tradi-<br />

zioni sulla con-<br />

quista della Siria<br />

settentrionale<br />

dopo il Yarmuk,<br />

e la seconda resa<br />

di Damasco.!


16. a. H.<br />

[SIRIA. - Le tradi-<br />

zioni sulla con-<br />

quistadella Siria<br />

settentrio naie<br />

dopo il Yarmùk,<br />

e la seconda resa<br />

di Damasco.]<br />

§§ 287-289. 16. a. H.<br />

Questo Muslim fu ucciso da una pietra lanciata da un greco l'ilg), mentre egli difendeva una delle<br />

porte di Antiochia, chiamata poi da lui Bàb Muslim, durante un'incursione di Greci venuta dalla costa<br />

Siria con l'intento di aggredire la città iBalàdzuri, 148 1.<br />

§ 288. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). abù 'Ubaydah venne a sapere<br />

che si era t'ormato un gruppo di milizie greche tra Ma'arrah Misrin f^) e<br />

Halab: egli immediatamente andò ad assalirle, uccise alcuni patrizi e di-<br />

sperse tutto l'esercito, facendo molti prigionieri e grande bottino. In seguito<br />

a questa nuova vittoria abù 'Ubaydah sottomise Ma'arrah Misrin alle stesse<br />

condizioni di Halab, e lanciò la sua cavalleria fino a Bìiqà. Così furono<br />

sottomessi i villaggi di al-Gvimah, Sarmìn (^), Martahwàn (^). Tizin(*); e<br />

fecero trattati gli abitanti di Dayr Tabàyà (? mancano i punti diacritici)<br />

e di Dayr al-Fasìlah ('), alla condizione che avrebbero ospitato quanti Musulmani<br />

passassero dalle loro parti. Ad abii 'Ubaydah si presentarono anche i<br />

Cristiani Khunàsirah (") e stipularono un trattato. In questo modo abù<br />

'Ubaydah sottomise tutta la terra (regione) di Qinnasr e indi Antiochia<br />

(Balàdzuri, 149).<br />

Nota 1. — Ma'arrah Misrin era un piccolo paese nel distretto di Halab a circa cinque farsakh<br />

di distanza (Yàqiit, IV, 574, lin. 13). La distanza data da Yàqut (km. 29 e mezzo) è erronea. Secondo la<br />

carta Syrien und Mesopofamien, diR. Kiepert (unita a von Oppenheim, vom Mittelmeer...) la distanza<br />

in linea retta è di km. 48-49 (fra W e WSW) da Halab [Nallino].<br />

Nota 2. — Sarmin, dice Yàqiìt, è un celebre paese nel distretto di Halab : ai tempi di Yàqùt era<br />

abitata da Ismà'iliti lYàqùt, III, 83, lin. 6-8). Giace a 14 km. SE di Ma'arrah Misrin.<br />

Nota 8. — Su Martahwàn, Yàqfit non sa darci alcun lume: si contenta di dire che era nei dintomi<br />

di Halab (Yàqiit, TV, 487. lin. 1). Oggi fa parte della nàhiyah di Ma'arrah Misrin (cfr. Lani-<br />

ni ens Géogr. Sy rienne, nel MFG., I, pag. 242).<br />

Nota 4. — Tizin ei-a un grande villaggio nei pressi di Halab, ma era annoverato da alcuni nel<br />

distretto di Qinnasrin (YàqCit, I, 907, lin. 6-7).<br />

Nota 5. — Ne Dayr 'fabàyà, ne Daj-r al-Fasilah sono menzionati in Yàqut.<br />

Nota 6. — I Khunàsirah (secondo al-'Abbàs b. Hisàni, da suo padre Hisàm al-Kalbi) prendevano<br />

il loro nome da Khunàsir b. 'Amr b. al-Hàrith al-Kalbi al-Kinàni, che era stato loro capo. Butnàn Habib<br />

prese questo nome da Habib b. Maslamah al-Fihri, perchè o abu 'Ubaydah, o 'lyàd b. Ghanm mandò<br />

Habib da Halab per compiere una spedizione, nella quale egli espugnò un castello, che prese poi da lui<br />

il suo nome i<br />

Balàdzuri,<br />

149). Non si capisce la ragione della precipua menzione di Butnàn Habib in<br />

questo luogo. Sembra che tra i villaggi enunciati nel precedente paragrafo dovesse esserci anche questo<br />

Butnàn. se pure non possa leggersi Bayr Butnàn, invece di Dayr Tabàyà.<br />

§ 289. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). abù 'Uba3'dah si volse ora verso<br />

Qùrus ('), mandando innanzi l'avanguardia sotto lyàd b. Ghanm: questi si<br />

incontrò con un fi-ate (r a h ib) del paese, il quale chiese di trattare la pace<br />

a nome degli abitanti di Qùrus. lyàd b. Ghanm lo mandò presso abù<br />

'Ubaydah, che si trovava allora tra Gabrìn (^) e Tali Azàz (^), ed abù 'Ubay-<br />

dah concluse con lui le condizioni del trattato. Quindi i Musulmani si reca-<br />

rono a Qùrus, ove abù 'Ubaydah stipulò con gli abitanti il regolare trattato<br />

('ah d), con le stesse condizioni accordate agli Antiocheni. Al frate diede<br />

anche un documento scritto, con il quale gli assicurava il possesso di un<br />

villaggio per nome Sarqìnà(*). La cavalleria musulmana fu lanciata in tutte<br />

796.


16. a. H. g§ 289-291.<br />

le direzioni, e sottomise tutto il territorio di Qurus sino ai confini estremi ^^- ^- ^•<br />

di Niqàbulus (B a 1 a dz u r i, 1 49)<br />

.<br />

i" '^i" s^ìta*Tori'<br />

Nota 1. — Qùius era il nome di una antica città e di un distretto nella provincia di Halab, caduta .<br />

in rovina e abbandonata ai tempi di Yàqiìt, ma con traccia di molte e grandi rovine (Yaqiit, FV, 199,<br />

lin. 5 e segg.). Le citazioni in al-Battàni, II, 40, n. 139; Ivhurdàdzbih, 75-97; Ya'qubi Buldàn,<br />

363; Rustab; 107, ecc.<br />

Qurus fu considerata come guarnigione di confine (maslahahl per la difesa di Antiochia, ed ogni<br />

anno vi si mandò un drappello come avamposto (tali 'ah = schiera di 15fX)-2(J(X» uomini che si mandava<br />

ogni anno al principio di primavera a custodire un castello e poi si ritirava in autunno (cfr. Balàdzuri<br />

Glossarium, pag. 65) formato dalla guarnigione di Antiochia. In appresso vi si mandò di stanza uno dei<br />

quarti (rub' min arbà') di Antiochia: allora si cessò di mandarvi i distaccamenti temporanei (Balàdzuri,<br />

149).<br />

Si dice che Salmàn b. Rabi'ah al-Bàhili si trovasse nell'esercito di abù 'Ubaydah insieme con<br />

abQ Umàmah al-Sudayy b. 'Aglàn, Compagno del Profeta: egli si stabili in un castello di Qurus, che<br />

fu poi chiamato da lui Hisn Salmàn. Più tardi Salmàn, avuti soccorsi da Sa'd b. ahi Waqqàs che comandava<br />

neir 'Iraq, tornò ad accamparsi presso questo medesimo castello. Alcuni aiFermano però che<br />

ciò avvenisse quando Salmàn fece un'incursione nel territorio bizantino prima della conquista dell'Iraq<br />

e prima della sua andata in Armenia dalla parte di Mar'as... (lacuna nel testo?)... Salmàn e Ziyàd<br />

(= colui dal quale trasse il nome il Hisn Ziyàdl erano dei Saqàlibah messi da Muliammad b. Marwàn<br />

a difesa delle frontiere (al-Thughur) (Balàdzuri, lt9-150|.<br />

Nota 2. — (jabrin, o (iibrin, o Óibrin Qurastàyà, era uno dei villaggi di Halab, nel distretto di<br />

'Azàz; era anche chiamato (iibrin al-Samàli lYàqùt, II, 19, lin. ult. e segg.ì. Ora è Gibrin, a 38 km. in<br />

linea retta N di Halab.<br />

Nota 3. — Tali A'zàz, o Tali 'Azàz non è menzionato in Yàqùt, il quale ha un articolo soltanto<br />

su 'Azàz e lo descrive come un piccolo paese con un castello al nord di Halab, a una giornata di cammino<br />

(Yàqiìt, III, (567, lin. l'i). Ora è A'zàz a km. 7 e mezzo a NNW di Halab.<br />

Nota 4. — La lettura del uome è incerta, ma forse intendesi Surqaniyah, o Surqaniyà. Cfr. l'ar-<br />

ticolo del Lammens sui Yazidi della Siria nel MGO., II, pag. 382.<br />

§ 290. — (al-Balàdzuri, senza isn ad), abù Ubaydah si recò quindi a<br />

Halab al-Sàgùr (^), e mandò innanzi 'lyàd b. Ghanm a Manbig (-), ove lo<br />

raggiunse. Gli abitanti conclusero un trattato simile a quello di Antiochia.<br />

Allora abù 'Ubaydah mandò lyàd b. Ghanm contro Dulùk e Ra'bàn, gli<br />

abitanti delle quali città conclusero un trattato di resa simile a quello di<br />

Manbig, ma con la condizione di dare anche informazioni sui piani e sulle<br />

mosse dei Greci ai Musulmani. In tutti i paesi sottomessi abù 'Ubaydah<br />

pose un luogotenente ('àmilj con una schiera di milizie musulmane come<br />

protezione, ed allo stesso tem.po munì di guarnigioni i punti che gii sem-<br />

bravano più minacciati (Balàdzuri, 160).<br />

Nota 1. — Su Halab al-Sàgùr non troviamo notizie precise in Yàqiit: egli lo descrive come gia-<br />

cente nei distretti di Halab e menziona che il nome del luogo figura nella storia delle conquiste (Yàqiit,<br />

II, 315, lin. 20-21; cfr. Mustarik, 14'2|. Il geografo, è chiaro, aveva dinanzi a sé come sola fonte il<br />

testo di al-Balàdzuri : difatti lo cita testualmente. Il Sàgiir è un affluente dell' Eufrate che nasce a una<br />

quindicina di chilometri a monte di 'Ayntàb: al distretto di 'Ayntàb ci riportano Duluk e Ra'bàn (vedi<br />

citazioni in al-Battàni, II, 40, n. 140 e 141) [Nallino].<br />

Nota 2. — Manbig era una grande, bella e popolosa città circondata da alte mura in pietra, vicina<br />

a una pianura ben coltivata: giaceva a tre larsakh dall'Eufrate e a dieci farsakh da Halab (Yàqùt,<br />

IV, 654, lin. ult. e segg.).<br />

§ 291. — (al-Balàdzuri, senza isn ad). Dopo questi fatti abù Ubaydah<br />

sì recò ad Aràgin (') mandando innanzi l'avanguardia fino a Bàlis, e in-<br />

797,<br />

settentrionale<br />

'*''''° '' ^^''""'


16. a. H.<br />

[SIRIA. - Le tradi-<br />

zioni sulla con-<br />

quista della Siria<br />

settentrio n ale<br />

dopo il Yarmuk,<br />

e la seconda resa<br />

di Damasco.]<br />

291, 292. 16. a. H.<br />

viando un esercito (gays) sotto Habìb b. Maslamah al-Fihri contro Qàsirm(-).<br />

Bàlis(^) e Qàsirin appartenevano a due fratelli della nobiltà (min<br />

a s r a f) greca, ai quali erano stati concessi in feudo i villaggi nelle vici-<br />

nanze di quei due luoghi, con l'obbligo di provvedere alla difesa delle<br />

città greche della Siria, che si trovavano nei dintorni. Grli abitanti, allo<br />

approssimarsi dei Musulmani, vennero a patti, obbligandosi al pagamento<br />

della gizyah e riservandosi la facoltà di poter emigrare. La maggior<br />

parte degli abitanti piuttosto che pagare la tassa, preferi emigrare, e si<br />

trasferì nell'impero bizantino (Bilàd al-Rùm), in al-Grazirah (= Mesopotamia)<br />

e nel villaggio di Grisr Manbig. Allora questo ponte non esisteva, ma<br />

fii ricostruito durante il Califfato di 'Uthmàn per facilitare il transito delle<br />

milizie durante le incursioni estive (al-Sawà"if) dei Musulmani: si dice<br />

che la nuova costruzione sorgesse su fondazioni antiche (Balàdzuri, 150).<br />

Nota 1. — Su 'Aràgin (anche scritto 'Arsin). Yàqut non sa dirci nulla: egli si contenta di citare<br />

al-Balàdzuri per il fatto che ahii 'Ubaydah durante le conquiste si mosse da Ra'bàn e Duluk verso 'Aràgin<br />

(Yàqut, III, 627, lin. Itì-IT). Cfr. Lammens, in MFG., I, pag. 240, n. 3. ,<br />

Nota 2. — Su Qàsirin, Tàqiit si vale per le sue informazioni della stessa fonte al-Balàdzuri, e dice<br />

Nota 3.<br />

Yàqut, TV, 16, lin. 3).<br />

— Bàlis, nota Yàqiìt, era un paese (baldah) della Siria tra Halab e al-Raq^ah (Yàqut,<br />

che era vicina a Bàlis l<br />

I, 477, lin. ult.), e lo stesso autore poche righe più avanti (478, lin. 4 e segg.) cita per disteso le pre-<br />

senti tradizioni di al-Balàdzuri sulla conquista della Siria settentrionale. Cfr. al-Battàni, II, 41, n. 149.<br />

§ 292. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). In Bàlis abù 'Ubaydah stabilì<br />

una guarnigione regolare di soldati, alla quale poi venne ad unirsi una<br />

quantità di Arabi, già dimoranti in Siria, e che si erano convertiti du-<br />

rante la conquista musulmana: a questi si unii'ono altresì altri Arabi, che<br />

non appartenevano agli eserciti mandati dal Califfo (bu'ùth), ma erano<br />

venuti per proprio conto dai deserti (al-bawàdì), ove abitavano i Qays.<br />

Questi emigrati si stabilirono un tempo in Qàsfrìn, e più tardi, o essi, o<br />

i loro discendenti abbandonarono il paese, abù 'Ubaydah arrivò quindi<br />

sino all'Eufrate, e poi ritornò in Palestina. Bàlis e tutti i villaggi annessi,<br />

divisi in tre territori, il superiore, il medio e l'inferiore, trovavansi in mezzo<br />

a terreni frrigati naturalmente dalle pioggie, e paganti le decime (a ' dz<br />

'usriyy ah) (^)<br />

(Balàdzuri, 150-151).<br />

a*<br />

Nota 1. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Più tardi, quando Maslamah b. 'Abd al-malik si recò con<br />

l'esercito a razziare il territorio greco, passando per gli al-Thughùr al-Gazariyyali (o posti fortificati<br />

del confine mesopotamico), fissò il campo presso Bàlis. Allora gli abitanti di Buwaylis (^piccola Bàlis),<br />

Qàsirin, 'Àbidin e Siffin, tutti villaggi dipendenti da Bàlis, si unirono agli abitanti di quest'ultima città<br />

ed a quelli del territorio superiore al-Hadd al-a'la, e pregarono tutti il capitano arabo che scavasse per<br />

loro un canale derivato dall'Eufrate, per imgare le terre, con il patto che gli avrebbero dato come compenso<br />

il terzo del reddito lordo dei campi cosi coltivati, dopo pagata la decima al governo (sultàn). Maslamah<br />

accettò l'oiferta, fece scavare il canale, che poi fu chiamato Nahr Maslamah, e gli abitanti soddisfecero<br />

completamente alle condizioni promesse : furono anche restaurate le mura della città. Alcuni affermano che<br />

l'idea di scavare il canale venisse dallo stesso Maslamah, e che egli proponesse l'affare agli abitanti. Dopo<br />

la morte di Maslamah, Bàlis ed i villaggi annessi passarono ai suoi eredi e rimasero in loro potere sino


16. a. H. §§ 292-295.<br />

all'avvento della dinastia abbasida, quando 'Abdallah b. 'Ali confiscò tutti i beni degli Umayyadi in<br />

Siria. Il Califfo abu-l-'Abbàs cede le terre di Bàlis in feudo a Sulaymàn b. 'Ali b. 'Abdallah b. al-'Abbàs:<br />

questi le lasciò al figlio Muliammad b. Sulaymàn: morto il quale senza altri eredi, il feudo fu concesso<br />

al suo fratello Ga'far b. Sulaymàn, che da lungo tempo ambiva quel possesso. I suoi beni poi si appro-<br />

priò il Califfo al-Rasid, il quale li cede in feudo al proprio figlio al-Ma-mun, dai cui discendenti furono<br />

poi ereditati (Balàdzuri, 151).<br />

§ 293. — al-Khuwàrizmi pone nell'anno 16. H. la presa di Gerusalemme,<br />

di Sarug e di al-Ruhà: nello stesso anno gli Arabi penetrarono<br />

per la prima volta nel Balad al-Rùm (Asia Minore) sotto gli ordini di<br />

Maysarah (Baethgen Fragm., 16, testo ar.; 110, vers. ted.).<br />

§ 294. — (Eutichio). Quando il Califfo 'limar ebbe fatto ritorno da<br />

Gerusalemme a Madinah (cfr. 17. a. H.), abù 'Ubaydah b. al-Garràh venne<br />

a Hims, e da lì avanzò su Qinnasrin. Il patrizio di questa città gli scrisse<br />

chiedendo di pattuire una tregua che desse alla gente un anno di tempo<br />

per raggiungere Eraclio. Quanti invece preferivano rimanere nel paese, diventavano<br />

dz i m m a h e si sottomettevano con regolare trattato di pace. A<br />

tali condizioni abù Ubaydah diede il suo consenso. Il patrizio chiese allora<br />

ad abù Ubaydah di porre una colonna (sul confine tra il territorio) dei Greci<br />

e quello dei Musulmani, e che nessuna delle due parti avesse il diritto di<br />

varcare la linea. Sulla colonna i Greci riprodussero l'immagine dell'impe-<br />

ratore Eraclio seduto sul trono come sovrano. A questo acconsenti abù<br />

'Ubaydah. Accadde ora, che mentre alcuni Musulmani si addestravano nel-<br />

l'arte del cavalcare, sopraggiunse abù Gandal b. Sahl b. 'Umar sopra un<br />

suo cavallo e correndo con vivissimo impeto, con la lancia in resta, colpi<br />

la colonna dove era l'immagine di Eraclio, e scheggiò via un occhio del bas-<br />

sorilievo. Per questo il patrizio di Qinnasrin volle un compenso mettendo<br />

innanzi grandissime pretese, vale a dire esigendo il diritto di cavar un<br />

occhio allo stesso Califfo. Tutto fu accomodato quando abù 'Ubaydah fece<br />

fare un'immagine del Califfo, ed egli stesso al cospetto del patrizio cavò un<br />

occhio alla detta immagine. Siffatta soluzione soddisfece completamente il<br />

patrizio di Qinnasrin, ed alla fine dell'anno la regione si sottomise regolarmente<br />

con trattato, accettando la dz i m m a h o protezione musulmana<br />

(Eutychius, ed. Cheikho, II, pag. 19-20).<br />

§ 295. — ibn Khaldùn segue una cronologia delle più confuse: vale<br />

a dire, narrata la presa di Damasco, fa seguire la battaglia di Fihl e poi<br />

quella di Marg al-Rùm. Di poi narra la presa di Hims per opera di abù<br />

Ubaydah, mentre Sa'd 1). abì Waqqàs mandava schiere ad assediare Hit<br />

e Qarqisiyà", ed impediva così agli abitanti della Mesopotamia di venire in<br />

aiuto dei difensori di Hims. Lasciatevi schiere di Kindah, di al-Sakùn e<br />

di Bali, abù Ubaydah ed i suoi luogotenenti sottomisero Hamàh, Sayzar,<br />

al-Ma'arrah (ossia Ma'arrah al-Nu'màn), al-Làdziqiyyah, Salamiyyah; ed<br />

799.<br />

16. a. H.<br />

[SIRIA. • Le tradi-<br />

zioni sulla con-<br />

quista dellaSlria<br />

settentrionale<br />

dopo il Yarmuk,<br />

e la seconda resa<br />

di Damasco.]


295-298. 16. a. H.<br />

16. a. H. infine Khàlid b. al-Walìd, per ordine di abù 'Ubaydah sottomise Qinnasrin.<br />

zioni sulla con- Pi'esa Qinnasriu, abù 'Ubaj'dah sottomise Halab, poi Antàkiyah, poi Ma-<br />

quistadeiiaSiria 'anali Misrin, e del pari caddero in potere degli Arabi Sarmin, Tira, Qùrus,<br />

dopo il Yarmuk, "^i"^^^ Nizàr, Manbig, Dulùk, e 'Ayn Tàb. Un esercito sotto Khàlid b. al-<br />

e la seconda resa "Walìd espugnò Mar'as: poi altri sottomisero Hisn al-Hàrit_h. Infine l'autore<br />

di Damasco.] _ -i-/-. -• i ,.• ,'•<br />

f ,, ' • t,i,<br />

narra la presa di Qaysariyyan, e tutti questi tatti pone prima della bat-<br />

taglia di Agnàdayn: egli fonde assieme notizie della scuola iraqense con<br />

quelle di altra provenienza (Khaldùn, II, App., 104.106).<br />

§ 296. — al-Dzaliabi pone nell'anno 16. H. la presa di Qinnasrin (per<br />

opera di 'Amr b. al-'As), di Halab, Manbig, Antàkiyah, Sarùg, al-Ruhà (per<br />

opera di lyàd b. Ghanm). Cita però ibn al-Kalbi come autorità per affermare<br />

che nell'assedio di Iliyà' l'avanguardia di abii 'Ubaydah fosse comandata da<br />

Khàlid b. al-Walìd: narra infine (sempre sotto l'anno 16. H.j la resa di Geru-<br />

salemme, nelle mani di 'Umar, come condizione esplicita della resa stessa.<br />

(Dzahabi Paris, I, fol. 130,r.).<br />

§ 297. — (Michele Sirio). Quando il re dei Persiani fu ucciso ed il<br />

loro impero ebbe cessato di esistere (la cronologia è errata), i Tayyày è...<br />

divennero molto potenti, perchè videro che trionfavano da per tutto ed<br />

erano vittoriosi in tutti i combattimenti, perchè il Signore li aiutava. Essi<br />

vennero perciò in Aleppo e ad Antiochia, dove uccisero molta gente.<br />

Eraclio, imperatore dei Romani, vedendo che la devastazione si esten-<br />

deva, partì con grande tristezza da Antiochia e andò a Costantinopoli.<br />

Griusta quanto si narra egli aveva detto addio, partendo, con la seguente<br />

esclamazione: XmCoo ilupia, ossia «sii in pace, Siria! » Egli aveva dato ordini<br />

alle sue schiere e le aveva mandate a saccheggiare e devastare i villaggi<br />

e le città, come se la contrada ajipartenesse ai nemici. I Greci rubarono<br />

e saccheggiarono ogni cosa: devastarono il paese essi stessi peggio degli<br />

Arabi. Poi si ritirarono e li abbandonarono nelle raani degli Arabi, che<br />

novamente tornarono a regnarvi.<br />

Eraclio scrisse in Mesopotamia, in Egitto, ed in Armenia a tutti i<br />

Greci che vi erano, dicendo: « Nessuno impegni alcun combattimento con<br />

« gli Arabi, ma colui che può conservare il suo posto, vi rimanga » (M i -<br />

chel Syrien, II, 424-426).<br />

SIRIA. — Sottomissione del littorale mediterraneo.<br />

§ 298. — (abu Hafs al-Dimasqi, da abù Muhammad Sa'ìd b. Abd al-<br />

'azìz, da al-Wadìn b. 'Atà-). Surahbìl b. Hasanah sottomise anche 'Akkà,<br />

Sur (città .sulla costa mediterranea) e Saffùriyah (nell'interno tra 'Akkà<br />

e Nazareth) (Balàdzuri, 116 j. Cfr. Yàqùt, I, 202, lin. 3 e segg.<br />

800.


16. a. H. §§ 298-302.<br />

Gli autori non precisano la data: l'ipotesi più probabile è che questi<br />

fatti seguissero la battaglia del Yarmùk.<br />

§ 299. — (abù Bisr al-Muadzdzin). (Più tardi, probabilmente fra il 15.<br />

ed il 18. H.) abù Ubaydah b. al-Oarràh mandò 'Amr b. al-'As nella re-<br />

gione marittima dell'Urdunn, Sawàhil al-Urdunn, ove si erano radunati<br />

molti Greci, imbaldanziti da copiosi rinforzi che l'imperatore Eraclio aveva<br />

inviato da Costantinopoli. Le forze nemiche si accrebbero però tanto, che<br />

'Amr b. al-'As scrisse ad abù Ubaydah chiedendo rinforzi. Gli fu mandato<br />

in soccorso Yazid b. abì Suf3fàn, l'avanguardia del quale era comandata<br />

dal fratello Mu'àwiyah. I due generali riuniti conquistarono ora tutto il<br />

littorale, e nelle operazioni militari Mu'àwiyah si distinse molto, compiendo<br />

atti di grande valore, abù 'Ubaydah mandò rapporto al Califtb Umar<br />

(Balàdzuri, 116-117).<br />

Cfr. Yàqùt, I, 202. lin. 4 e segg.<br />

§ 300. — (Sa'id b. 'Abd al-'azìz, da al-Wadin). Dopo la [seconda] presa di<br />

Damasco, Yazid b. abi Sufyàn espugnò Sayda, Irqah {sic, correggi: Arqaq),<br />

Gubayl, Bayrùt, ossia le città sulla riva del Mediterraneo. Il comando della<br />

sua avanguardia era affidato al fratello Mu'àwiyah b. abi Sufyàn: la con-<br />

quista della regione avvenne con grande facilità, ma molti abitanti emi-<br />

grarono (nell'impero bizantino?). La città di 'Irqah fu presa da Mu'àwiyah<br />

stesso, mentre era agli ordini di Yazid (^) (Balàdzuri, 126),<br />

Nota 1. — (abù Hafs al-Sàmi, da Sa'id, da al-Wadin). (Qualche tempo dopo questi fatti), quaudo<br />

Yazid b. abi Sufyàn era governatore in Damasco, mandò Mu'àwiyah suo fratello a sottomettere i Sar<br />

wàhil Dimasq, facendo però eccezione per Atràbulus, che in questo primo periodo non fu mai assalita<br />

dagli Arabi : anzi pare che gli Arabi in principio non avessero nemmeno idea di occupare definitivamente<br />

i Sawàhil Dimasq, o costa siria, ma che gli abitanti opponessero si poca resistenza, da sotto-<br />

mettersi agli Arabi dopo poche e brevi scaramuccie. Talvolta bastò che gli Arabi si presentassero sotto<br />

alle mura e lanciassero qualche freccia, perchè gli abitanti si arrendessero (Balàdzuri, 128).<br />

§ 301. — Benché succeda immediatamente ad una tradizione che in<br />

parte narra eventi anteriori alla battaglia di Agnàdayn, la seguente no-<br />

tizia deve probabilmente porsi dopo la presa di Damasco. — al-Balàdzuri<br />

(senza isnàd) dice: Yazid b. abi Sufyàn, quando abù 'Ubaydah era co-<br />

mandante supremo (in Siria), espugnò 'A randal (correggi: Gharandal), che<br />

si arrese a patti (su Ih""), e sottomise tutto l'Ard al-Saràh ed i suoi<br />

monti (Balàdzuri, 126, lin. 16-17).<br />

Yàqùt, III, 657, lin. 2-3, infatti precisa che. questo avvenne dopo la<br />

battaglia del Yarmùk.<br />

§ 302. — (abù Hafs al-Sàmi, da Sa'id, da al-Wadìn). In tutte le città<br />

sottomesse, tanto quelle nell'interno (site in posizioni strategiche impor-<br />

tanti), quanto sulla riva del mare, gli Arabi disposero un certo numero di<br />

8


§§ 302-304. 16. a. H.<br />

16. a. H. soldati musulmani, quanti bastavano alle esigenze del momento: se però<br />

sione "deMittora- sorgeva qualche novità da parte del nemico e v'era timore di aggres-<br />

le mediterraneo.] sioni, allora si mandavano nelle città i necessari i-inforzi. Solo in appresso,<br />

ai tempi del Califfo 'Uthmàn, Mu àwiyah, allora governatore della Siria,<br />

ricevette l'ordine di fortificare bene le città della costa mediterranea e di<br />

munirle di forti guarnigioni fisse (silinah), che traevano i loro mezzi di<br />

sussistenza da feudi speciali (qat a- i'), adibiti a loro uso esclusivo (Balà-<br />

dzuri, 128).<br />

§ 303. — (abù Hafs al-Dimasqi, da Sa'id b. Abd al-'aziz, da Musa b.<br />

Ibràhim al-Tanùkhi, da suo padi-e [Ibràhìm al-Tanùkhi], dai dotti di Hims).<br />

'Ubàdah b. al-Sàmit al-Ansàri, quando fu lasciato da abù Ubaydah quale<br />

luogotenente in Hims, fece una spedizione contro al-Làdziqiyyah (') : gli<br />

abitanti di questa opposero viva resistenza, avendo una porta colossale,<br />

per aprire la quale occorreva una moltitudine. Allora Ubàdah, vista la<br />

difficoltà dell'impresa, si ritirò ad una certa distanza dalla città ed ivi mise<br />

tutti i suoi soldati a scavare profonde trincee, simili quasi a sotterranei,<br />

e nelle quali era possibile nascondere, volendo, tutto il suo esercito. Ter-<br />

minato questo lavoro di scavo, fece mostra di voler far ritorno a Hims e<br />

si allontanò dai dintorni. Durante la notte però ritornò rapidamente ad-<br />

dietro, e, senza esser visto, prima che sorgesse il sole, egli con tutti i suoi<br />

si erano nascosti entro le dette trincee, o cunicoli. Grli abitanti di Lao-<br />

dicea, non vedendo più nessuno, si illusero che gli Arabi fossero partiti,<br />

e, spalancate le porte della città, si accinsero a riprendere la vita abituale,<br />

rimenando gii armenti al pascolo. All'improvviso però ecco sbucare gii<br />

Arabi ed irrompere impetuosamente verso la porta della città. Prima che<br />

fosse possibile opporre veruna resistenza, gli Arabi erano padroni della porta,<br />

ed 'Ubàdah entrava a viva forza entro la città : salito sulle mura, egli<br />

gridò ad alta voce il takbìr, che gettò lo spavento nell'animo degli abi-<br />

tanti di Laodicea: molti fuggirono ricoverandosi in al-Yusayyad. Quindi<br />

vennero a chiedere 1' a m a n, promettendo di pagare il kh a r a g con una<br />

somma fissa tanto nelle annate buone, quanto in quelle cattive, purché potes-<br />

sero rioccupare le terre lasciate : questo fu accettato, ed a loro fui'ono lasciate<br />

anche le chiese. In al-Làdziqiyyah i Musulmani, per ordine di 'Ubàdah,<br />

si costruirono una moschea congregazionale (masgid gami'), che in ap-<br />

presso fu considerevolmente ingrandita (Balàdzuri, 132-133).<br />

Nota 1. — al-Làdziqiyyah era una città sulle rive del Mare Mediterraneo, facente parte della<br />

provincia di Hims, a sei farsakh a occidente di Gabalah fYàqiit, IV, 388, lin. 20-21).<br />

§ 304. — (abù Hafs al-Dimasqi, dai suoi maestri). La presa di al-Là-<br />

dziqiyyah, di Grabalah e di Antartùs (^) fii opera di 'Ubàdah b. al-Sàmit al-<br />

802.


16. a. H. §§ 304-307.<br />

Ansàri, il quale però lasciò in esse soltanto piccoli posti di guardia (hafazah)<br />

finché il mare restava chiuso ai naviganti durante l'inverno. Più<br />

tardi quando Mu àwiyah fortificò e munì di guarnigioni fisse tutto il lit-<br />

torale, al-Sa\vàhil, mise anche le tre predette città nelle stesse condizioni<br />

di difesa del rimanente littorale (Balàdzuri, 134).<br />

Nota 1. — Antartìis è un paese del littorale sirio, ed era anzi l'ultima città sul mare che appar-<br />

tenesse alla provincia di Damasco. Yàqut, dati questi ragguagli (Yàqfit, I, 388, lin. 16), poche righe<br />

più avanti cita testualmente la presente tradizione di al-Balàdzuri.<br />

§ 305. — (abù Hafs al-Dimasqi, da Sa'id b. 'Abd al-'azìz, e da Sa'id<br />

b. Sulaymàn al-Himsi). I Musulmani sotto 'Ubàdah b. al-Sàmit al-Ansàri<br />

(governatore di Hims) invasero al-Sawàhil (il littorale sirio), ed espugna-<br />

rono la città di Baldah, discosta due farsakh da Grabalah. La città fa<br />

presa d'assalto (' anwat "'''') ed in appresso cadde in rovina, perchè i suoi<br />

abitanti ne emigrarono (^). Or (parecchi anni dopo), Mu'àwiyah b. ab! Sufyàn<br />

l'ivolse la sua attenzione a Cfabalah, che era stata un'antica fortezza dei<br />

Greci, abbandonata dagli abitanti al momento della conquista musulmana<br />

di Hims, la restaurò e la munì di fortificazioni e di guarnigione fissa (^)<br />

(Balàdzuri, 133).<br />

Nota 1. — E degno di nota quante città sul littorale sirio fossero abbandonate dagli abitanti<br />

all'epoca della conquista musulmana. Dacché però non abbiamo simili notizie riguardo alle città del-<br />

l' interno, è palese che questi emigranti erano tutti veri Greci orientali ellenizzati che non volevano<br />

sottostare al dominio arabo, probabilmente tutti seguaci della dottrina ufficiale malkita ; i veri Siri monofìsiti<br />

invece non si mossero : essi si arresero volentieri agli Arabi, trovando sotto i nuovi padroni una<br />

tolleranza religiosa che sembrava una redenzione dopo le persecuzioni del governo bizantino. L'emi-<br />

grazione degli elementi greci malkiti avvenne, come appare da questa tradizione e da varie altre, nel<br />

periodo che susseguì immediatamente la presa di Hims e l' invasione araba del littorale sirio. In questo<br />

luogo l'emigrazione fu più generale che altrove, perchè ivi abbondava la popolazione greca mercantile,<br />

mentre nell'interno predominava di gran lunga la popolazione sirio-semitica.<br />

Nota 2. — Secondo Sufyàn b. Muhammad al-Bahràni, la fortezza costruita da Mu'àwiyah b. abi<br />

Sufyàn in Gabalah sorse ad una certa distanza dall'antica rocca greca: in questa si erano stabiliti alcuni<br />

monaci (ruhbànani e gente dedita esclusivamente all'osservanza della loro religione (cristiana) (Balàdzuri,<br />

133).<br />

§ 306. — (Sufyàn b. Muhammad al-Bahràni, da suo padre [Muh. al-<br />

Bahràni] e dai suoi maestri). I Musulmani sotto 'Ubàdah b. al-Sàmit al-<br />

Ansàri espugnarono anche Antartùs, riedificandola tutta (massarahà) dopo<br />

l'emigrazione degli abitanti, e concedendo in essa vari feudi (aqta'abihà<br />

al-qatà-i). Lo stesso fece anche in Maraqiyyah ed in Bulnayàs (Ba-<br />

làdzuri, 133).<br />

Cfi-. Abulfeda Geogr., 29; Maràsid, IV, 375.<br />

SIRIA. — Sistemazione dei campi militari, g u n d, in Siria e dei confini<br />

verso l'Asia Minore.<br />

§ 307. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Esiste divario fica le fonti sul<br />

nome dato agli agnàd (pi. di gund, o campi militari stabiliti dagli<br />

808.<br />

16. a. H.<br />

[SIRIA. -Sottomis-<br />

sione del littora-<br />

le mediterraneo.]


§§ 307, 308. 16. a. H.<br />

16. a. H. Arabi in Siria dopo la conquista: da ogni gund dipendeva amministra-<br />

fSIRIA. - Sistema- •<br />

, • i i<br />

\ •<br />

i i<br />

i i<br />

zione dei campi tivamente una regione del paese o provincia) : alcuni cniamano anche la<br />

militari, gund, Palestina un gund, perchè in essa erano riuniti vari distretti (kuwar).<br />

li„; 'l'^r„« l'-Aoil (Jli altri agnàd erano Damasco, l' Urdunn, e Hims con Qinnasrin. Altri<br />

MSI3 " "<br />

Tini VorSO I<br />

Minore.] atferniano invece che fosse chiamata gund ogni regione (nahiyah) di<br />

cui i Musulmani si erano impadroniti, ed in cui avevano stabilito un campo<br />

militare (gund), che era mantenuto dal paese stesso; e menzionano che<br />

la Mesopotamia fòsse (dapprima) unita a Qinnasrin, ma che Abd al-malik<br />

costituisse di ciascuna un gund separato, la cui guarnigione militare ve-<br />

nisse mantenuta con le reudite (kh ara g) della regione. Ciò avvenne per<br />

desiderio di Marwàn b. al-Hakam, che pregò il tìglio 'Abd al-malik di farlo<br />

(prima di morne?). Qinnasrin, poi, con i suoi distretti (kuwar), rimase<br />

unito al gund di Hims (dai tempi di 'Umar) fino a quelli di Yazìd b.<br />

Mu àwiyah, il quale riunì assieme Qinnasrin, Antiochia, Manbig ed i ter-<br />

ritori loro in un gruppo separato e ne fece un gund a sé. Più tardi il<br />

Calitfo Hàrùn al-Rasid [f 193. a. H.j separò Qinnasrin ed i suoi distretti<br />

dagli altri, e ne fece un gund a sé, formandone poi un altro separato con<br />

Manbig, Dulùk, Ra'bàn, Qùrus, Antàkiyah e Tizìn, cui fu dato il nome<br />

generale di al-'Awàsim, perchè in esse i Musulmani cercavano protezione<br />

(ya'tasimiina) contro i nemici (i Greci), quando ritornavano dalle loro<br />

razzie in Asia Minore, ritraendosi di qua dall'a 1 - Th a gh r o frontiera. In<br />

Manbig, per esempio, prese stanza Abd al-malik b. Salili b. 'Ali nel 173. a. H.<br />

e vi eresse vari edifizì (Balàdzuri, 131-132).<br />

§ 308. — (al-Balàdzuri, da alcuni dotti di Antiochia e da altri). Le fron-<br />

tiere (thughùr) dei Musulmani in Siria ai tempi di Umar, di 'Utjimàn ed<br />

anche più tardi eran costituite da Antiochia e dalle altre città, alle quali<br />

poi il Califfo al-Rasid diede nome al-'Awàsim. Al di là di questo confine<br />

i Musulmani intrapresero allora costanti razzie, allo stesso modo che più<br />

tardi, ai tempi di al-Balàdzuri [250-300. a. H.], razziarono al di là di Tarasùs.<br />

Nei tempi più antichi nella regione tra al-Iskandarùnah e Tarasùs esiste-<br />

vano castelli e guarnigioni dei Greci, allo stesso modo che ai tempi di<br />

al-Balàdzuri vi erano invece i castelli e le guarnigioni dei Musulmani. Se<br />

in qualche punto della frontiera gli abitanti, atterriti dalle incursioni mu-<br />

sulmane, erano fuggiti nel territorio greco, i Bizantini vi avevano pronta-<br />

mente sostituito una guarnigione militare (per mantenere così intatta la<br />

linea di difesa). Si vuole però da taluni che l'imperatore Eraclio quando<br />

abbandonò Antiochia menasse appresso con sé tutti gli abitanti dei confini,<br />

affinchè i Musulmani trovassero la regione tra Antiochia e il Bilad al-Rùra<br />

tutta deserta e disabitata (Balàdzuri, 163).<br />

804.


16. a. H. §§ 309-312.<br />

§ 309. — (ibn Taybun [? senza punti diacritici] al-Baghrasi, da vari ^^- ^- ^^<br />

., „ ,<br />

•<br />

,<br />

, 1 1, •<br />

[SIRIA. -<br />

, T-i 1- Sistema-<br />

,<br />

dotti). Consta come cosa ben conosciuta che 1 imperatore iiiraclio meno ^lone dei campi<br />

via con sé gli abitanti dei castelli (lungo la frontiera delle conquiste mu- militari, g u n d,<br />

sulmane in Siiia), e li disperse (nel suo territorio) : quando<br />

perciò i Musul- jj^j ^^^^^ \'as\sì<br />

mani intrapresero le loro razzie, trovarono la regione di confine compie- Minore.]<br />

tamente spopolata. Siccome però talvolta i Grreci tendevano qualche ag-<br />

guato in questa contrada deserta e sopratfacevano piccole schiere rimaste<br />

addietro degli eserciti musulmani, allora i comandanti delle razzie, tanto<br />

estive che invernali, presero la consuetudine di lasciare nella regione al-<br />

cuni piccoli distaccamenti per difendere le retrovie ogni qualvolta inva-<br />

devano il territorio bizantino (Balàdzuri, 163-164).<br />

§ 310. — (a) (al-Balàdzuri, senza isnàd). Non sono d'accordo le au-<br />

torità su chi abbia varcato per il primo il Darb (=<br />

i valichi dell'Amanus<br />

e del Taurusj, ossia il Darb Baghràs (forse l'odierno passo di Baylàn). Al-<br />

cuni danno questo onore a Maysarah b. Masrùq al-'Absi, il quale fu spe-<br />

dito da abù Ubaydah b. al-Grarràh, e sconfisse con grande strage una schiera<br />

di Arabi Musta'ribah delle tribù di Ghassàn, Tanukh e lyàd mentre essi<br />

si accingevano a riunirsi con Eraclio (in Asia Minore). Più tardi a May-<br />

sarah si uni anche Màlik al-Astar al-Nakha'i con rinforzi mandati da abù<br />

'Ubaydah, che si trovava allora in Antiochia (Balàdzuri, 164).<br />

(b) Alcuni dicono invece che il primo a varcare il Darb fosse Umayr<br />

b. Sa'd al-Ansàri, quando fece la spedizione per la faccenda di Uabalah<br />

b. al-Ayham (Balàdzuri, 164).<br />

(e) Il passo di Baylàn, nella parte meridionale del monte Amanus, è<br />

percorso dalla via che passando per Baghràs (Pagrae), metteva allora An-<br />

tiochia e la valle dell'Oronte in comunicazione con Alessandretta: questo<br />

è forse il Darb Baghràs [Nallino].<br />

§ 311. — (a) (abù-1-Khattàb al-Azdi). abù 'Uba3'dah b. al-Garràh comandò<br />

in persona un'incursione estiva e giunse fino ad al-Massisah ed a<br />

Tarasùs: egli trovò che gli abitanti di queste città e delle fortezze circo-<br />

stanti avevano abbandonato il paese. Allora varcò il Darb, e giunse fino<br />

a Zandah (Balàdzuri, 164).<br />

(b) Altri affermano che questa spedizione fosse comandata da Ma}--<br />

sarah b. Masrùq, il quale penetrò fino a Zandah (Balàdzuri, 164).<br />

§ 312. — La versione del cronista persiano Mìrkhuwànd non ci porge<br />

alcuna notizia nuova e sicura:, dopo la vittoria del Yarmùk, abù 'Ubaydah<br />

mosse verso Halab, che si arrese pagando la tassa gizyah: intanto Màlik<br />

al-Astar varcava il confine bizantino in una gola dei monti (Darband), ed<br />

aiutato da Maj^sarah b. Masrùq, impegnava una grande battaglia con un<br />

805.


312-316. 16. a. H.<br />

16. a. H. numeroso esercito greco. Malik al-Astar compiè grandi prodezze, e sebbene<br />

- is ema-<br />

^g^.j^^ ^1 capo, uccise due capitani bizantini in singoiar tenzone. La vit-<br />

[ .<br />

zione dei campi ^ r ^ a o<br />

militari, g u n d, toria rimase agli Arabi, abù TJbaydah richiamò Malik al-Astar, e lasciato<br />

finf verso^'-Asia<br />

Habìb b. Maslamah al governo di Halab, e Qaysar b. Burr al governo dei<br />

Minore.] dintorni, si mise in viaggio di ritorno verso Damasco. Per istrada lo raggiunse<br />

una lettera del Califfo 'Umar, ordinandogli di fermarsi in Damasco<br />

fino a nuovo ordine (Mìrkh., Il, 242-243).<br />

Cfr. anche Khond., I, 4, pag. 15, lin. 6 e segg.<br />

MESOPOTAMIA-ASIA MINORE. — Incursioni arabe.<br />

§ 313. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). abù 'Ubaydah b. al-Grarràh,<br />

mentre era in Manbig, mandò Khàlid b. al-Walìd alla volta di Mar'as:<br />

Khàlid espugnò la fortezza (hisn) di Mar'as, obbligò i difensori ad abban-<br />

donarla, e poi la rase al suolo (Balàdzuri, 188).<br />

§ 314. — (Sayf b. 'Umar, da abù 'Uthmàn). Mentre Khàlid b. al-Walid<br />

sottometteva Qinnasrìn, gli eserciti musulmani irruppero nel territorio<br />

greco anche da altre bande. 'Umar b. Malik penetrava con un esercito<br />

dalla parte di al-Kùfah, passando per Qarqisiyà-. 'Abdallah b. al-Mu'tamm si<br />

avanzava dalla parte di al-Mawsil, e al-Walid b. 'Uqbah dal paese dei banù<br />

Taghlib con una schiera di Taghlib e di Arabi nomadi della al-Grazìi'ah<br />

(Mesopotamia). Questi generali invasero ora la Mesopotamia stringendo<br />

l'imperatore Eraclio da tutte le parti, perchè dal lato della Siria era mi-<br />

nacciato dall'avanzarsi di Khàlid b. al-Walid e di 'lyàd b. Ghanm. Tutti<br />

questi generali penetrarono in territorio greco (adrabù), la qual cosa av-<br />

veniva ora per la prima volta (awwal mudribah) nell'Islam, e precisamente<br />

nell'anno 16. H. (T ab a ri, I, 2394).<br />

Tutte queste notizie sono errate e potremo chiarire meglio questo<br />

punto quando daremo, sotto l'anno 18. H., le tradizioni sulla conquista<br />

della Mesopotamia.<br />

SIRIA. — Fuga di Eraclio.<br />

§ 315. — L'incidente è stato già da noi narrato nell'anno precedente:<br />

lo ripetiamo qui secondo la versione della scuola h'aqense, che è probabil-<br />

mente meno corretta dell'altra anche in fatto di cronologia. Eraclio si ritirò<br />

a Costantinopoli poco dopo il Yarmùk, e non è verosimile che egli indugiasse<br />

in Siria un altro anno senza un esercito per difendersi.<br />

§ 316. — In seguito alla presa di Qinnasrin, l'imperatore Eraclio abbandonò<br />

la Siria e si rith-ò a Costantinopoli. L'epoca di questo fatto non<br />

è però sicura, perchè alcuni pongono la partenza di lui nel 15. H. ed altri<br />

806.


16. a. H. §§ 316-318.<br />

nel 16. H. ibn Ishàq afferma che fosse il 15., e Sayf b. 'limar dà invece ^®- *• ^<br />

il 16. (Tabari, I, 2394). ^%11ciió.r"^*<br />

Cfr. Khaldùn, II, App., 104.<br />

§ 317. — (Sayf b. 'Umar, da abù-l-Zahrà- al-Qusayri, da un qusayrita).<br />

Quando l'imperatore Eraclio si accinse a lasciare al-Ruhà* (Edessa), invitò<br />

la popolazione a seguirlo per non cadere sotto il dominio arabo, ma gli<br />

abitanti risposero: « Noi stiamo qui assai meglio che in tua compagnia! »,<br />

e non vollero muoversi. Il primo Musulmano che entrasse in al-Ruhà'<br />

(letter. : il primo che facesse abbaiare i cani e scappar le galline di al-<br />

Ruhà*, pag. 2395, lin. 5), fu ZÌ3-àd b. Hanzalah, un Compagno del Profeta,<br />

che accompagnava Umar b. Màlik, un halìf dei banù 'Abd b. Qusayy.<br />

L' imperatore Eraclio da al-Ruhà- fuggì prima fino a Simsàt, poi quando<br />

fu occupata al-Ruhà- (dagli Arabi?), varcò il confine del paese greco (adraba)<br />

e ritornò a Costantinopoli. Lungo il cammino, raccontano che s'imbattesse<br />

in un Greco che era stato prigioniero dei Musulmani ed era riuscito a fug-<br />

gire: l'imperatore gli chiese informazioni sul conto degli Arabi. Il fuggiasco<br />

rispose: « Te li voglio descrivere in modo che ti sembrerà di vederli. Sono<br />

« prodi cavalieri di giorno e devoti monaci di notte : non<br />

mangiano dai<br />

« loro protetti, se non pagando il prezzo di quello che prendono: non en-<br />

« frano in una casa senza augurare la pace, e cercano i loro nemici finché<br />

« li hanno trovati e vinti ». A queste parole l'imperatore rispose mesta-<br />

mente: « Se è vero quel che mi hai detto, essi erediteranno ciò eh' è sotto<br />

«i miei piedi (= questa terra)» (Tabari, I, 2396).<br />

§ 318. — (Sayf b. 'Umar, da 'Ubàdah). Ogni qualvolta l'imperatore<br />

Eraclio faceva il pellegrinaggio al Santo Sepolcro di Gerusalemme, durante<br />

il viaggio di ritorno, al momento di varcare le catene dei monti sul con-<br />

fine, si volgeva sempre verso le sottostanti pianure della Siria (Sùriyyah)<br />

«d esclamava: « Su di te sia la salute! Oh Sùriyyah! Questo è il saluto di<br />

« addio dell'amante che si congeda senza aver ottenuto quello che bramava! ».<br />

Quando i Musulmani marciarono contro Hims, l'imperatore Eraclio aveva<br />

varcato l'Eufi-ate, andandosi a stabilii'e in al-Ruhà- (Edessa): quivi però non<br />

potè rimanere a lungo, perchè da una parte lo minacciava l'esercito prove-<br />

niente da al-Kùfah, e dall'altra Khàlid che aveva espugnato Qinnasrìn e<br />

ucciso Minàs. Eraclio fu perciò costretto a ritirarsi a Simsàt, donde poi<br />

prese il cammino verso Costantinopoli. Nel varcare però la parte più ele-<br />

vata dei monti (della catena del Taurus) si volse ancora una volta indietro<br />

verso il piano sottostante della Siria, ed esclamò: « Su di te sia la salute,<br />

« o Sùriyyah! Questo è un saluto dopo il quale non v'è più incontro! Nessun<br />

« Greco ritornerà mai a te senza timore! Ecco, è nato il fanciullo malaugu-<br />

807.<br />

**'


§§ 318, 319. 16. a. H.<br />

16. a. H.


16. a. H. §§ 319, 320.<br />

rimasero nella città, ma non così i grandi proprietari latifondisti, né,<br />

come dice esplicitamente al-Wàqidi, molti proprietari di fondi urbani.<br />

Molte case rimasero abbandonate dai loro abitanti, per lo più Greci, im-<br />

piegati governativi, o persone direttamente interessate all'amministrazione<br />

bizantina, le quali, con l'avvento degli Arabi, perdevano ogni mezzo di<br />

sussistenza. La resa dunque di Damasco fa conclusa dagli Arabi in modo<br />

da non permettere agli esuli la formazione di una nuova schiei'a nemica.<br />

Libere ora da tale preoccupazione, le forze arabe poterono disperdersi in<br />

tutte le direzioni per completare la conquista del paese. Siffatta disper-<br />

sione è l'argomento più valido per arguire gii Arabi non si aspettassero<br />

più veruna resistenza nelle regioni che intendevan sottomettere.<br />

§ 320. — Più che una vera conquista, implicante violenza ed attive<br />

operazioni militari, i fatti che seguirono debbono, per la massima parte,<br />

considerarsi come una vera presa di possesso, pressoché incruenta, per parte<br />

dei nuovi signori dell'Asia Anteriore, ai quali più nessuno aveva intenzione,<br />

o desiderio, o mezzi di resistere. Una parte non trascurabile della popola-<br />

zione ambiva anzi il sollecito passaggio sotto il nuovo dominio, ed il rista-<br />

bilimento d'uno stato normale, legale e tranquillo, in cui fosse possibile a<br />

tutte le classi della popolazione di riprendere le occupazioni agricole, com-<br />

merciali ed industriali, dalle quali procacciavansi il sostentamento.<br />

I capi arabi, riuniti in Damasco sotto la presidenza di abù 'Ubaydah<br />

b. al-Grarràh, ora definitivamente riconosciuto qual rappresentante perso-<br />

nale del Califfo Umar in Siria, si divisero il paese per procedere ognuno<br />

allo stabilimento in ogni singola parte d'una regolare amministrazione mu-<br />

sulmana. Sebbene le fonti non lo dicano, dobbiamo necessariamente sup-<br />

porre — per induzione da quanto è narrato poi, e per l'uniformità dei patti<br />

concessi — che abù Ubaj^dah comunicasse ai suoi colleghi alcune istruzioni<br />

generali .trasmesse dal Califfo sul contegno da tenersi verso i popoli vinti.<br />

È facile anche dire con relativa sicurezza quali fossero codeste istruzioni,<br />

sebbene ancora di natura molto provvisoria e generale. I luogotenenti do-<br />

vevano imporre agli abitanti il riconoscimento ufficiale del dominio arabomusulmano<br />

ed il pagamento ai rappresentanti del medesimo delle imposte<br />

che dianzi versavano nel tesoro imperiale : la riscossione di queste somme,<br />

o tributi in genere, doveva essere affidata alle stesse persone di prima, e<br />

tutti gli ordini infimi dell'amministrazione fiscale bizantina dovevano rima-<br />

nere nelle loro funzioni precedenti. In compenso di siffatte concessioni, gii<br />

Arabi garantivano ai vinti il godimento dei loro beni, la loro libertà per-<br />

sonale ed il libero esercizio del culto, qualunque esso fosse. Tra le altre<br />

condizioni minori era il permesso riconosciuto esplicitamente agli abitanti.<br />

809. 102<br />

16. a. H.<br />

[SIRIA. - Riepìlogo<br />

critico delle tra-<br />

dizionisullacon- quista definitiva<br />

della Siria e del-<br />

la Palestina.]


§§ 320, 321. 16. a. H.<br />

16. a. H. iion nativi del paese e non legati alla terra, di andarsene dove volessero,<br />

^^cmito dlne'trT- entro un determinato periodo di tempo,<br />

dizioni suiiacon- Stabilite queste norme generali, i capitani arabi si divisero il paese<br />

deiia^Sirfa'e'dei*<br />

^^^ ^^"® zone principali ed una secondaria. La prima e meno importante<br />

la Palestina.] era la Trans-Griordanica, o l' Urdunn, dove le possibilità di seria resi-<br />

' presa<br />

stenza erane minime; perciò fu assegnata al meno ragguardevole dei capi- -<br />

tani, a Surahbil b. Hasanah, forse in riconoscenza dei servigi resi all' Islam<br />

nei tre anni precedenti. Egli compiè la sua missione senza incidenti di sorta<br />

e con somma facilità. È probabile che alcuni incidenti narrati in paragrafi<br />

anteriori, sotto l'annata 15. H., debbano collocarsi in questo momento,<br />

ma non possiamo affermarlo con sicurezza :<br />

alludo<br />

principalmente alla<br />

di Tabariyyah, che sembra sia stata espugnata due volte, una prima<br />

avanti il Yarmùk ed una seconda dopo quella battaglia. Par certo, da<br />

vari indizi, che dui-ante il memorando conflitto Tabariyyah ritornasse per<br />

più mesi sotto l'amministrazione bizantina : quindi<br />

ora fu d'uopo ridurre<br />

di nuovo gli abitanti all'obbedienza, e nel 16. H. va messa la stipulazione<br />

definitiva della resa di quella città. Da Tabariyyah poi Surahbil, non è<br />

certo in quale anno, se cioè già nel 16. H., oppm-e anche in parte nel<br />

17., sottomise le più importanti città dell' Urdunn, che giacevano sulla<br />

riva del mare, ossia 'Akkà, Sur e Saffùriyyah: è noto infatti che antica-<br />

mente il nome al-Urduun abbracciava non solo la Trans-Griordanica set-<br />

tentrionale, ma anche la valle superiore del Giordano ed una striscia<br />

della Palestina settentrionale fino alle rive del Mare Mediterraneo. Le<br />

fonti non menzionano specialmente altre terre, ma i luoghi non menzio-<br />

nati, tanto nel caso dell' Urdunn quanto delle altre regioni, debbonsi in-<br />

tendere come passati contemporaneamente sotto il dominio arabo senza<br />

difficoltà di sorta. Surahbil b. Hasanah rimase, terminata la conquista,<br />

nella sua provincia quale luogotenente del Califfo fino al 18. H., quando<br />

fu rapito dalla peste. Da ciò appunto l'infondata anticipazione tradizio-<br />

nistica, di cui abbiamo già discorso, che egli fosse nominato governatore<br />

di quella regione fin dalla partenza delle prime scliiere, nel 12. H., per<br />

ordine di abù Baki-.<br />

§ 321. — Le forze date a Surahbil b. Hasanah sembra siano state poco<br />

numerose, perchè risulta da alcune notizie che a un certo momento, di-<br />

nanzi ad una minaccia grave di gente greca armata, venuta dal mare e<br />

sbarcata in una città dell' Urdunn — le fonti non specificano quale — egli<br />

dovette chiedere rinforzi ad 'Amr b. al-'Às, luogotenente in Palestina, e<br />

di poi, non bastando i soccorsi di Amr, anche a Yazid b. ahi Sufyàn,<br />

luogotenente in Damasco. Siccome però le fonti non dicono che cosa acca-<br />

810.


16. a. H. § 321.<br />

desse, né dove si combattesse, ma si contentano di alludere ad atti di valore ^^- ^- ^<br />

. . • • 1 -rx<br />

[SIRIA.- Riepilogo<br />

compiuti da Mu'àwiyah b. abi Sufyan con i soccorsi venuti da Damasco, critico delie trapossiamo<br />

sicuramente inferirne, o che l'allarme degli Arabi fosse ingiù- dizioni suiiacon-<br />

,.„.. 11-Ai- •••IT quista definitiva<br />

stificato, o che i Greci, vista la prontezza degli Arabi a riunu-si e la loro ^eiia Siria e dei-<br />

manifesta intenzione di battersi, abbandonassero ogni idea di tenace resi- '^ Palestina.]<br />

stenza, e si dileguassero per mare come eran venuti. Con questi fatti va<br />

però certamente collegata la sottomissione per opera di Yazid b. abi Sufyan<br />

di un'altra striscia considerevole del littorale mediterraneo, ossia quella in<br />

cui trovansi le città marittime di Saydà-, 'Arqah, Griibayl e Bayrùt, poste<br />

tra il mare ed i contrafforti del -Libano. Siccome in soccorso di Surahbil<br />

fu mandato Mu'àwiyah, è probabile che l'incidente poc'anzi descritto sia<br />

stato contemporaneo alla sottomissione del littorale sirio per opera di<br />

Yazid b. abi Sufyan e della guarnigione araba di Damasco. La striscia<br />

conquistata da Yazid fu poi considerata come parte del distretto ammi-<br />

nistrativo di Damasco.<br />

Le operazioni militari di Surahbil b. Hasanah nell'Urdunn, e di Yazid<br />

b. abi Sufyan nella provincia di Damasco, erano però considerate da abii<br />

'Ubaydah e dai suoi consiglieri come quelle di minor momento: le forze<br />

maggiori dell'Isiàm tendevano invece alla sottomissione definitiva di due<br />

altre regioni più vaste e più difiicili a ridurre, ossia la Palestina e la Siria<br />

settentrionale. Siccome quest'ultima, come terreno ancora vergine per gli<br />

Arabi, e centro donde Eraclio aveva organizzato e spedito tutti i suoi<br />

eserciti, sembrava l'impresa più difficile, abù 'Ubaydah volle serbarla per<br />

sé, e menarsi appresso il migliore dei capitani in Siria, Khàlid b. al-Walid.<br />

Con sé menò di sicuro il contingente più numeroso di militi. Di minore<br />

importanza reputò egli la Palestina, sebbene sapesse che Gerusalemme e<br />

Cesarea erano due centri molto importanti e tenacemente difesi dagli abi-<br />

tanti: quivi mandò 'Amr b. al-'As, il miglior capitano dopo Khàlid, con<br />

il restante delle schiere.<br />

Le previsioni di abù 'Ubaydah, o dei suoi consiglieri, riuscii'ono er-<br />

ronee, in quanto che nella Siria gli Arabi incontrarono assai minore resi-<br />

stenza che in Palestina, e sottomisero il settentrione in un periodo tanto<br />

breve, che poterono ritornare addietro per dar mano ad 'Amr b. al-'As nell'as-<br />

sedio prima di Gerusalemme e poi di Cesarea. In Gerusalemme la grande<br />

maggioranza degli abitanti era di fede ortodossa, e quindi ligia a Bisanzio,<br />

mentre in Siria, come s'è già ripetutamente detto, predominava la fede<br />

monofisita, sì ostile all'impero e favorevole agii Arabi. Cesarea, quale centro<br />

amministrativo e militare della Palestina bizantina, e perciò abitata pres-<br />

soché esclusivamente da Greci ed impiegati bizantini, militari e civili, era<br />

811.


16. a. H.<br />

[SIRIA.- Riepilogo<br />

critico delle tra-<br />

dizionisullacon-<br />

quista definitiva<br />

della Siria e del-<br />

la Palestina.!<br />

321, 322. 16. a. H.<br />

anche più restia che qualunque altra città a riconoscere il dominio arabo,<br />

abù 'Uba\'dah si scelse la Siria settentrionale come prima sua mèta, perchè<br />

premevagli di assicurarsi il tranquillo possesso del paese dalla parte donde<br />

Eraclio era fuggito, e voleva sbarrare la sola via di terra per la quale po-<br />

teva venire un esercito bizantino a contrastare di nuovo agli Arabi le<br />

Provincie conquistate.<br />

§ 322. — Se bene interpretiamo le fonti, par si possa dire con relativa<br />

sicurezza che lyàd b. Grhanm fu mandato innanzi da abu Obaydah ad in-<br />

seguire quei resti delle schiere sconfitte del Yarmùk, le quali vagavano<br />

ancora sperdute nel paese, commettendo^ atti deplorevoli di brigantaggio<br />

a danno della regione che sapevano di abbandonare per sempre. Intanto<br />

Khàlid b. al-Walìd moveva contro Ba'labakk, e sottometteva tutta la Biqà',<br />

ossia parte della Coele Sj^ria. Hanzalah b. al-Tufayl al-Sulami si spin-<br />

geva nel frattempo con altre schiere su Hims, e ne otteneva la pronta<br />

sottomissione, sicché quando abù 'Ubaydah venne appresso ai suoi luogote-<br />

nenti con il restante delle schiere, Khàlid potè presentargli il trattato con-<br />

cluso con gli abitanti della Coele Syria, e Hanzalah quello di Hims: tutta<br />

la metà meridionale della Sma, quella che già più volte era stata scorsa<br />

da distaccamenti arabi negli anni precedenti, tornava ora definitivamente,<br />

ed in modo quasi incruento, sotto il dominio arabo.<br />

Lasciato ora in Hims come luogotenente 'Ubàdah b. al-Sàmit, un<br />

madinese che doveva poi distinguersi nella conquista dell'Egitto, abù<br />

'Ubaydah mosse verso il nord con tutte le sue schiere riunite; egli pene-<br />

trava adesso in terreno ancora sconosciuto agli Arabi, e voleva avanzare<br />

con pi'udenza.<br />

Tali precauzioni risultarono del tutto superflue, perchè gli abitanti di<br />

Hamàh si affrettarono a porgere la loro sottomissione, chiedendo i mede-<br />

simi patti già concessi a Hims. La discesa lungo la valle dell'Oronte,<br />

dagli Arabi detto al-'Asi, fu realmente una marcia trionfale, perchè gli<br />

abitanti di molti grandi paesi, come Sayzar e Ma'arrah al-Nu'màn, ven-<br />

nero incontro agl'invasori in processione solenne e pacifica, a suon di<br />

musica, manifestando la massima premura per esser accolti come Vinoni e<br />

fedeli sudditi dello Stato arabo-musulmano.<br />

Oltre quelle già esposte ripetutamente nei paragrafi precedenti sul-<br />

l'odio dei Siri monofisiti verso il governo bizantino, altre due ragioni d'or-<br />

dine generale influirono in modo precipuo sul contegno degli abitanti della<br />

Siria settentrionale. In primo luogo, la diversa condotta degli Arabi verso<br />

i popoli vinti, da quando, per istruzioni da Madinah, era stata decisa la<br />

conquista ed occupazione definitiva del paese: in secondo luogo, la presenza<br />

812.


16. a. H. 322, 323.<br />

già nel paese, dalle steppe a mezzodì di Hinis fino a quelle al nord di<br />

Halab, di molte tribù arabe: queste erano venute da lunghi anni, e, nel<br />

caso di alcune, da uno o più secoli, e tutte eransi convertite, è vero, al<br />

Cristianesimo, ma, memori ancora della loro origini, e delle loro parentele<br />

con le tribù rimaste in patria, formavano per il loro numero e le loro in-<br />

fluenze un elemento assai importante della popolazione.<br />

Esaminiamo in pai'ticolai-e queste due ragioni storicamente molto im-<br />

portanti.<br />

§ 323. — In alcuni passi precedenti, fondandoci specialuaente sopra documenti<br />

contemporanei, siri e greci, ossia il frammento sirio (oltre al passo<br />

del così detto Libro dei Califfi, cfi-. 12. a. H., § 347) ed il celebre tratto<br />

dell'orazione di Sofronio (cfì-. 13. a. H., §§ 200 e segg.), stabilimmo che la<br />

prima invasione araba fu feroce e devastatrice, e che per lo meno fino al<br />

primo assedio di Damascò i nuovi venuti gettassero nell'animo dei Siri il<br />

più grande sgomento: nessuno era sicuro della propria vita e dei propri beni,<br />

qualunque fosse la sua i-eligione, nazionalità, o simpatia politica. Quando<br />

però nel corso degli eventi che precedettero, accompagnarono ed immediata-<br />

mente seguirono il primo assedio di Damasco (14. a. H.), la razzia si tramutò<br />

in invasione conquistatrice, e incominciò a farsi sentire l'influenza<br />

moderatrice e direttrice del Califfo limar, allora la guerra mutò radical-<br />

mente di aspetto. Gli Arabi si fi-enarono, lasciarono in pace i non com-<br />

battenti, e non tardarono a scoprire che gl'inermi abitanti, nonché nemici,<br />

erano ausiliari preziosi ed amici, dai quali, con la concessione di un equo<br />

trattamento, era possibile assicurarsi con il pagamento dei tributi una<br />

fonte continua, sicura, e, per gli Arabi, assai abbondante di ricchezza tanto<br />

in generi quanto in danaro contante. Quindi furono abbandonati definitivamente<br />

i sistemi barbarici di prima, e gli Arabi mirarono, per quanto era<br />

possibile:, ad estendere ed assicurare il loro dominio. Quanto più numerose<br />

erano le popolazioni soggette, tanto più aumentavano le rendite islamiche,<br />

che tutte, in un modo o in un altro, dovevano versarsi a vantaggio esclu-<br />

sivo dei seguaci della novella fede. La conquista prese per i conquistatori<br />

l'aspetto attraentissimo d'un affare finanziario oltre ogni dire vantaggioso,<br />

e la natura az-aba è stata sempre molto sensibile a questo genere di con-<br />

siderazioni. Appena tale atteggiamento degli Arabi divenne più universal-<br />

mente conosciuto in Siria, la fama di esso precede la loro comparsa armata.<br />

Date le condizioni esistenti nel paese,, di profonda avversione verso Bi-<br />

sanzio, e l'indifferenza in materia religiosa dei primi conquistatori, nel-<br />

l'animo dei Siri successe un rivolgimento in favore degli Arabi altrettanto<br />

profondo, quanto era radicale la trasformazione dei sentimenti arabi verso<br />

818.<br />

16. a. H.<br />

[SIRIA.- Riepilogo<br />

critico delle tra-<br />

dizionisullacon-<br />

quista definitiva<br />

della Siria e del-<br />

la Palestina.]


i 323, 324. 16. a. H.<br />

16. a. H. le popolazioni sirie. Dalle due parti si formò la convinzione che un acco-<br />

[SIRIA. - Riepilogo<br />

critico delle tra<br />

modamento rapido e pacifico era di gran lunga più vantaggioso per am-<br />

dizioni suiiacon- bedue le parti: sicché l'accordo fu dovunque concluso con ben naturale<br />

quista definitiva „ ., ,.<br />

della Sirla e del-<br />

sollecitudine.<br />

la Palestina.] Le precedenti considerazioni costituiscono la ragione principale della<br />

rapida sottomissione della Siria'; ma un altro fattore non indifferente fu la<br />

la presenza in Siria di numerose tribù arabiche, immigrate durante il do-<br />

minio bizantino, perchè espulse, come vedemmo, dall'Arabia dalla crescente<br />

aridità e povertà della penisola (cfr. 12. a. H., § 113 e nota 1). Altre<br />

menzioni di queste tribù le troviamo nei paragrafi stessi in cui è narrata<br />

la conquista: i particolari ivi riferiti stanno a provare T influenza che eb-<br />

bero tali centri arabici in Siria nel processo di islaniizzazione. È ben<br />

vero che la maggior parte rimase ancora fedele alla dottrina cristiana, ma<br />

le parentele, le comunità di gusti, di lingua e di tradizioni, gì' incalcolabili<br />

vantaggi materiali della conversione non tardarono a mutare i sentimenti<br />

di persone già favorevolmente disposte verso il nuovo regime. La scomparsa<br />

rapida e completa delle tribù immigrate prima <strong>dell'Islam</strong>, in grembo<br />

della nuova fede in Siria, spiegasi soltanto qualora si premetta che durante<br />

la conquista dette tribù fossero in grande maggioranza in simpatia con<br />

gl'invasori.<br />

§ 324. — Premesso ciò, non occorre soffermarsi di più ad enumerare<br />

partitamente le tribù incontrate da abù 'Ubaydah nella regione al sud del<br />

distretto aleppino, mentre egli si dirigeva su Qiunasrin e Halab.<br />

Il solo luogo che oppose una certa resistenza alle armi arabe fii la<br />

ben nota città di Chalkis, chiamata dagli Arabi Qinnasiin, a breve distanza<br />

a mezzodì di Halab, città fondata da Seleucus Nicator, e grande centro<br />

commerciale, ma di natura e popolazione più cosmopolita che non le altre<br />

città fino allora sottomesse dagli Arabi. In Qinnasrin la prevalenza di elementi<br />

greci e stranieri su quelli siri locali creava uno stato d'animo meno<br />

favorevole al passaggio sotto il dominio arabo. Grl' interessi del trafiìco<br />

erano quelli che dominavano in Qinnasrin :<br />

attraverso la città passava una.<br />

delle maggiori vie commerciali dell'Asia Anteriore, essendo quello luogo di<br />

transito nello scambio delle merci tra la Babilonide e specialmente la Me-<br />

sopotamia da un lato, e la Siria ed il littorale mediterraneo dall'altro. Nes-<br />

suno poteva dire se l'avvento degli Arabi al potere in Asia avrebbe signi-<br />

ficato anche un profondo turbamento economico e commerciale ed uno<br />

spostamento delle grandi vie commerciali. In quei giorni però Sa'd b. abi<br />

Waqqàs vinceva la Persia ad al-Qàdisiyyah ed occupava la stessa capitale<br />

al-Madà'in, sicché anche i più restii in Qinnasrin dovettero convincersi della<br />

814.


16. a. H. §§ 3-24, 325.<br />

inutilità di resistere. E probabile eziandio che gli autori arabi abbiano esa- ^^- ^- ^'<br />

.<br />

, „ ^ .... ,, [SIRIA.- Riepilogo<br />

gerato la resistenza della città. <strong>For</strong>se gii abitanti non si gettarono nelle critico delie tra-<br />

braccia degli invasori, ma preferirono manifestare un prudente ritegno allo<br />

dizioni suiiacon-<br />

quista definitiva<br />

scopo di assicurarsi l'ingresso pacifico degli Arabi e la sicurezza delle ricche tjena siria e dei-<br />

merci accumulate nella città. La presenza in Qinnasrìu di una numerosa '* Palestina.]<br />

popolazione araba sedentaria di varia origine, i Tanùkh, agì qual fattore<br />

influente nella conclusione dell'accordo. Non mancano però cenni vaghi e<br />

confusi d'una violazione di patti per parte degli abitanti di Qinnasrin, e<br />

della necessità quindi in cui si trovarono gii Arabi di riprendere la città<br />

con una nuova manifestazione di forza armata. Quando ciò accadesse e per<br />

qual motivo, non è chiaro. Parrebbe dal testo che avvenisse quasi imme-<br />

diatamente dopo la prima resa, ma sarei disposto ad accogliere ciò con<br />

diffidenza : è piìi verosimile che la seconda presa di Qinnasrin sia da ri-<br />

mettersi ad un periodo posteriore. Sospetti assai sono i particolari di Sayf<br />

b. 'Umar sull'evento : alludo specialmente alla pretesa distruzione della<br />

città. Siffatto particolare è taciuto dalle altre fonti migliori, e se Khàlid<br />

b. al-Walid vi fissò un tempo la sua dimora, e se gii Arabi costituirono<br />

nella città uno dei loro maggiori e più importanti centri militari, la pre-<br />

tesa distruzione dev'essere una favola. Per ora dobbiamo contentarci di<br />

affermare che Qinnasrin fu teatro di alcuni violenti disordini dopo l'occu-<br />

pazione musulmana :<br />

siccome<br />

però ogni cosa fu ristabilita come era prima,<br />

avremmo in ciò una prova che anche la seconda volta le colpe dei ribelli<br />

non furono gravi: nel caso contrario la punizione sarebbe stata piìi severa.<br />

La menzione di preda può alludere a bottino raccolto nelle campagne,<br />

non già ad una presa d'assalto della città.<br />

§ 325. — La città di Halab, che giace un poco più a settentrione,<br />

^ra in quei tempi un centro meno importante di Qinnasrin, la capitale<br />

della regione : lo splendore di Halab appartiene a tempi posteriori, quando<br />

il commercio deviò da Qinnasrin ai mercati aleppini, e Qinnasrin fu ab-<br />

bandonata interamente dai suoi abitanti. Halab però, nonostante la sua<br />

importanza politica minore nei tempi di cui discorriamo, era di origine<br />

immensamente più antica; essa è forse una delle città più antiche della<br />

Siria settentrionale, ed il poggio famoso, su cui si eleva la celebre citta-<br />

della di Halab, è stato un ricovero fortificato sin da tempo immemorabile.<br />


§g 325, 336. 16- a. H.<br />

16. a. H. ma quasi una marcia trionfale, non sodisfacenti notizie riceveva dalla Pa-<br />

critico delle tra- lestina : ivi le due grandi metropoli, Gerusalemme e Cesarea, resistevano<br />

dizioni suiiacon- qqj^ tenacia ad ogni assalto degli Arabi e respingevano fieramente ogni<br />

defia Siria e del- pi'oposta di accordi, abù 'Ubaydah si affrettò quindi a ritornare nel mez-<br />

la Palestina.] zogiorno, e unirsi agli assediatori di Gerusalemme con quante forze poteva<br />

distaccare dalla spedizione siria. Non possiamo dire con sicurezza e pre-<br />

cisione come si svolgesse la campagna in tutti i suoi particolari, perchè<br />

altre tradizioni danno il nome di abù 'Ubaydah come comandante delle<br />

forze musulmane alla presa di Antàkiyah e più tardi anche a Manbig,<br />

mentre alcune fonti vogliono che egli ritornasse in Palestina dopo la resa<br />

di Halab per sostenere Amr b. al-'As dinanzi a Gerusalemme: è possibile<br />

che abù 'Ubaydah durante la sottomissione di Qinnasrin e di Halab, già<br />

in procinto di ritornare in Palestina, prima di partire stabilisse l'occupa-<br />

zione di Antiochia, la più famosa di tutte le città della Sh'ia settentrionale,<br />

sebbene grandemente decaduta dallo splendore di cui aveva goduto sotto<br />

l'impero romano. Per Manbig la notizia offre minore garanzia di autenticità.<br />

Alle altre operazioni militari nella Siria settentrionale abù Ubaydah<br />

non prese parte in persona: la sottomissione delle altre contrade fino alle<br />

rive dell'Eufrate, ed una punta ardita verso l'Asia Minore contro alcune<br />

forze greche lasciate da Eraclio sul confine, furono eseguite da luogote-<br />

nenti. Abbiamo, è vero, notizia della presa di alcuni piccoli villaggi nei<br />

dintorni di Halab, come al-Gùmah, Sarmìn, Martahwàn, Tizin e via discor-<br />

rendo, ma piuttosto che spedizioni speciali, queste notizie debbonsi inten-<br />

dere come episodi secondari della spedizione principale. Di maggior rilievo<br />

fu la spedizione contro Manbig, la città più notevole che vi fosse tra Halab<br />

e l'Eufi-ate: la spedizione fii compiuta, a quanto pare, dopo la caduta di<br />

Antiochia, e quindi dovremmo attribuire la sottomissione di Manbig al-<br />

l'opera del solo lyàd b. Ghanm, considerando qui il nome di abù 'Ubaydah<br />

b. al-Garràh come un'interpolazione.<br />

Tale supposizione trova una conferma nel fatto che la Mesopotamia<br />

fu sottomessa da 'lyàd b. Ghanm, partito dalla Siria, per ordini avuti da<br />

abù 'Ubaydah, e Manbig si trova appunto sulla via che 'lyàd b. Ghanm<br />

seguì per recarsi a HaiTàn ed al-Ruhà- (Edessa), in al-Gazìrah (Mesopo-<br />

tamia), come leggeremo sotto l'anno 18. H.<br />

§ 326. — Con questo breve cenno abbiamo terminato di riassumere i<br />

fatti principali della conquista araba della Siria, conquista che si compiè<br />

dunque con la massima pacatezza e con il minimo dispendio di vite. E<br />

probabile altresì che si sia svolta con lentezza assai maggiore che non<br />

appaia da quanto è detto sulla ninna resistenza degli abitanti. L'inva-<br />

816.


16. a. H. ì326.<br />

sione e conquista infatti della Mesopotamia si svolsero nel corso del-<br />

l'anno 18. H., sicché la sottomissione della Siria deve aver richiesto oltre<br />

l'anno 16. H. tutto l'anno 17. H. prima che gii Arabi sotto lyàd b. Ghanm<br />

potessero varcare l'Eufrate e marciare su Harràn. Non abbiamo nessuna<br />

ragione per supporre una sosta incomprensibile tra le operazioni in Siria<br />

e quelle in Mesopotamia: piuttosto potremmo credere che abù 'Ubaydah<br />

nel recarsi in Palestina lasciasse ben poche milizie nel settentrione, e che<br />

quiridi i suoi luogotenenti avessero bisogno di più tempo per visitare il<br />

paese ed impiantare ovunque un'amministrazione musulmana con la nomina<br />

di un agente, 'àmil, e con l'assegnazione dei vari corpi militari di osser-<br />

vazione nei punti strategici. Caduta Gerusalemme nel 17. H,. molte mi-<br />

lizie poterono essere rimandate nel settentrione a riprendere più attiva-<br />

mente la conquista.<br />

Si noti però anche qui, come nella Siria settentrionale avvenga lo<br />

stesso fenomeno già osservato nell' 'Iraq. Appena le schiere arabe furono<br />

arrivate alle pendici dei monti, là dove terminava la popolazione in maggioranza<br />

semitica, cessarono pur esse dall' avanzare, e ripiegaronsi da una<br />

parte, lambendo l'altipiano e proseguendo la sottomissione delle contrade<br />

pianeggianti senza curarsi dei monti. Al di là di questo limite, per pa-<br />

recchi anni tentarono soltanto razzie depredatrici, ma non più spedizioni<br />

di conquiste.<br />

Rimarrebbe ancora un altro argomento di non poco rilievo da esami-<br />

nare in questo luogo, vale a dire la disgrazia e le punizioni inflitte dal<br />

Califfo 'Umar al grande generale Khàlid b. al-Walid. Sarà però più op-<br />

portuno trattare il soggetto nel suo insieme, per ciò che riguarda preci-<br />

samente il grande stratega, nella sua biografia, sotto l'anno 21. H., e per<br />

la parte generale in rapporto a tutta la condotta di 'Umar verso i suoi<br />

luogotenenti, nello studio del califfato di 'Umar, sotto l'anno 23. H. Al-<br />

lora comprenderemo meglio i vari complessi aspetti della questione, che<br />

ha tanto appassionato tutti i cronisti <strong>dell'Islam</strong>: intanto ci basti di rilevare<br />

come dopo il Yarmùk la figura di Khàlid scompaia quasi dalla scena. Men-<br />

zionato appena alcune volte quale comandaiite dell'avanguardia di abù<br />

'Ubaydah, questa notizia rimane poi contradetta da altre, in cui all'avan-<br />

guardia sono nominati altri capitani. Notevolissima è poi la menzione di<br />

una rivolta di Antiochia e l'invio di 'Amr b. al-'As dalla Palestina per<br />

domar gli Antiocheni, senza che si faccia il minimo cenno di Khàlid b.<br />

al-Walìd, il quale, stabilito in Qinnasrin, a breve distanza da Antiochia,<br />

sarebbe stato l'uomo meglio indicato per reprimere il moto. Si osservi però<br />

che siffatta spedizione di 'Amr sembrami ben poco credibile, visto che altre<br />

817. 103<br />

16. a. H.<br />

[SIRIA.- Riepilogo<br />

critico delle tra-<br />

dizionisullacon- quista definitiva<br />

della Siria e del-<br />

la Palestina.!


§§ 326, 327. 16* 3" H.<br />

16. a. H. fonti lo dicono occupato in Palestina, e dai primi del 18. H. in poi occupato<br />

rSIRIA.- Riepilogo _, • ^:^ ,, •<br />

• -kt -I ^ • i<br />

critico delle tra- attorno a Cesarea e poi m Higitto. JNon si comprende quindi come ed in<br />

dizioni suiiacon- q\iq tempo 'Amr possa esser venuto in Siria settentrionale per riprendere<br />

della Siria e del- Antiochia. Rimane tuttavia singolare come nella tradizione non compa-<br />

ia Palestina.! risca più il nome di Khàlid, e che la stessa assenza si noti in tutte le spe-<br />

dizioni in Asia Minore ed in Mesopotamia, fino alla sua morte nel 21. H.<br />

Tenteremo nella sua biografia di darne una breve spiegazione.<br />

§ 327. — Un altro grave argomento sarebbe ancora da trattare, ossia<br />

la camjoagna araba in Palestina che menò alla presa di Gerusalemme, e la<br />

fondazione dei grandi campi militari, o a g n à d. Questi argomenti saranno<br />

però discussi meglio sotto l'anno 17. H., quando narreremo la caduta di<br />

Gerusalemme, la venuta di 'Umar ed il grande convegno in al-Gàbiyah,<br />

ove il Califfo non solo organizzò i così detti campi militari, ma anche<br />

regolò con un trattato generale i rapporti tra lo Stato ed i suoi ormai<br />

numerosi sudditi cristiani : quel trattato impropriamente detto di Geru-<br />

salemme, ma che fu realmente il riordinamento e l'unificazione di tutti i<br />

trattati conclusi durante la conquista.<br />

Già nella presente sintesi è avvertibile il graduale mutamento nella<br />

nostra materia di studio: non si tratta più di correggere errori di crono-<br />

logia, non è più questione di ricostrurre la storia di una campagna o le<br />

vicende di una battaglia, ma invece di rintracciare l'ordinamento fiscale<br />

ed amministrativo delle provincie conquistate, con tutti i moti morali ed<br />

etnici ad esso connessi. L'argomento è più elevato, ma anche più diflì-<br />

cile la ricerca del vero ; in compenso l' interesse che tale studio desta in<br />

noi è sempre maggiore, perchè stiamo per assistere allo svolgimento d'un<br />

periodo storico della più grande importanza, unico nel suo genere nella<br />

storia dell'Asia. Non è la storia di una dinastia autocrate e delle sue guerre<br />

devastatrici, né di conflitti tra un'antica aristocrazia ed un clero potente-<br />

mente organizzato : abbiamo<br />

invece a rintracciare la storia di un popolo,<br />

l'arabo, intelligente, fiero dei suoi privilegi, trasportato improvvisamente<br />

in condizioni totalmente nuove ed inattese, al contatto di fedi e civiltà<br />

più antiche, più perfette ed agguerrite delle sue. Da siffatto cozzo di cir-<br />

costanze insolite scaturirono moti etnici, religiosi, economici e politici, in<br />

cui vennero nudamente e crudamente alla luce del sole tutte le virtù e<br />

tutti i difetti di questa meravigliosa gente, la più geniale dell'Asia An-<br />

teriore. Il fissar le grandi linee di questo vastissimo panorama fino alla<br />

sanguinosa tragedia Umayyade nel 132. H., è uno dei compiti più sugge-<br />

stivi, ma anche più complessi e difficili dello storico <strong>dell'Islam</strong>; sicché noi<br />

non c'illudiamo sull'esito dei nostri lavori: potremo tutto al più definire i<br />

818.


16. a. H. 327, 328.<br />

grandi problemi, rintracciarne qualcuno sfuggito ai nostri predecessori e<br />

addurre molto materiale utile alla soluzione finale dei problemi, ma la-<br />

sciando modestamente ad altri più valenti di noi, e meno impacciati dalla<br />

penosa ricerca dei materiali, l'opera riassuntiva. Noi ci contentiamo della<br />

parte più modesta di pioniere esploratore che apre il cammino a quelli<br />

i quali costruiranno le stvade e fonderanno le città.<br />

ARABIA-AL-SIND. — Prime spedizioni arabe in India.<br />

§ 328. — Non è possibile dare il corretto valore alla notizia staccata<br />

che riferiamio qui appresso, e che rimane poi per lungo tempo isolata nel<br />

suo genere. Non è da revocarsi in dubbio che esisteva allora da tempo<br />

immemorabile, tra le coste d'Arabia e in particolar modo tra quelle prossime<br />

al Golfo Persico e l' India, uno scambio continuo di merci per via di mare.<br />

Nei tempi di cui discorriamo i marinari di quelle leggere imbarcazioni<br />

che si cimentavano al lungo tragitto di cabotaggio — bordeggiando lungo<br />

la costa della Persia e del moderno Balùcistàn — erano probabilmente<br />

arabi. I marinari semiti (? arabi) del Golfo Persico erano si famosi e va-<br />

lenti che, come è noto, i Fenici, ai tempi di Erodoto, vantavansi ancora<br />

di discendere dai marinari del Bahrayn, e di essere emigrati più tardi da<br />

quella regione nell'altra sul Mediterraneo, che da loro prese il nome. Il<br />

Golfo Persico ai tempi delle conquiste arabe era ancora la principale ar-<br />

teria commerciale tra l'Asia Anteriore e l' India, e le navi che traspor-<br />

tavano le merci erano, a quanto pare, sì leggere da poter poi risalire, re-<br />

gnanti i Sassanidi, il corso dell'Eufrate sino ad al-Hìrah (cfr. 12. a. H.,<br />

§ 133, nota lo. e Heyd, I, 7). Tra le ragioni per le quali tanto prosperò<br />

al-Basrah, appena fondata, debbonsi aggiungere appunto le condizioni de-<br />

plorevolissime dei corsi fluviali babilonici e la necessità quindi che senti-<br />

rono i mercanti delle navi provenienti dall'India di sbarcare le merci in<br />

al-Basrah, alle foci dei fiumi babilonici, e non più nei mercati sul corso<br />

dell' Eufrate nel centro della Babilonide. Per questo motivo al-Ba.srah, suc-<br />

cedendo ad al-UbuUah (Apologos, il primo punto d'approdo sotto i Sassanidi),<br />

divenne ben presto un centro commerciale assai più importante, il vero em-<br />

porio centrale delle merci provenienti dall'India e dalla Cina: da ciò anche<br />

il nome di marca di confine per l'India (Farg al-Hind: cfi-. 12. a. H.,<br />

g§ 186, 188, 192).<br />

Il Heyd nel trattare l'argomento del commercio tra la Babilonide e<br />

r India, discute altresì il problema della nazionalità dei marinari e delle<br />

navi che facevano il trasporto delle merci. Il Reinaud [Mémoire siir le<br />

Hoyaume de la Mésène, etc, nei Mémoires de l'Academie des Inscriptions,<br />

819.<br />

16. a. H.<br />

[SIRIA. - Riepilogo<br />

critico delle tra-<br />

dizionisullacon- quista definitiva<br />

della Siria e del-<br />

la Palestina.!


16. a. H.<br />

[ARABIA-AL-SiNO<br />

- Primespedizio-<br />

nì arabe in In-<br />

dia.]<br />

§ 828. 16. a. H.<br />

XXIV, II, pag. 199, 212, 213, ed anche Relations des Voyages faits par<br />

les Arabes, I, Intr., pag. xxxvi e segg.) è del parere che, regnando i Sas-<br />

sanidi, i Persiani avessero una marina importante, e che gl'Indiani appa-<br />

rissero nel Goltò per lo più nella sola qualità di pi-edoni: quindi le navi<br />

dovevano essere di nazionalità persiana. D'altra parte i Persiani non sono<br />

mai stati un popolo di marinari, ed il Quatremère {Journal des Savants,<br />

1846, pag. 681 e segg.), partendo da tal principio, vorrebbe escludere i Per-<br />

siani e sostituire gì' Indiani nella flotta mercantile che trafficava sull'Oceano<br />

Indiano. Il Heyd (1. e, pag. 8) adduce inoltre parecchi buoni argomenti per<br />

sostenere che i marinari potessero essere indiani, e conclude che portavano<br />

in Persia i prodotti del loro paese su propri battelli; ma aUo stesso tempo<br />

ammette che i Persiani, comprendendo in questo nome anche gli Arabi<br />

di al-Hìrah, soggetti dei Sassanidi, da parte loro spedivano navi in India con<br />

merci occidentali, specialmente dirette a Ceylan, dove trovavano e cari-<br />

cavano tutte quelle spezie, tanto apprezzate in Asia Anteriore.<br />

La dotta esposizione del Heyd pecca, a mio modo di vedere, in un<br />

punto solo, vale a dire adduce notizie che si riferiscono soltanto ai mer-<br />

canti, come prove per la nazionalità dei marinari. Lo stesso Heyd cita<br />

(I, 8, nota 4) un passo di <strong>The</strong>ophylactus Simocatta (ed. Bonn, pag. 218),<br />

secondo il quale nel periodo sassanida gii Ebrei di Persia acquistax'ono<br />

grandi ricchezze mandando navi mercantili nel mar Eosso.<br />

Dunque la nazionalità dei mercanti non implica necessariamente la<br />

medesima nazionalità per i marinari assoldati da detti mercanti al tras-<br />

porto delle loro merci. Allora come oggidì, in oriente i marinari apparten-<br />

gono aUe più svariate nazionalità: ai tempi nostri i marinari nel Groltb<br />

Persico sono tutti musulmani della costa araba e dell'India: tutto porta<br />

a credere che tale stato di cose esistesse ai tempi di cui discorriamo, e che<br />

i Musulmani, trascinati dai loro consanguinei, nella sconfinata baldanza<br />

di quei primi tempi, tentassero qualche crociera da corsari. Il luogo di par-<br />

tenza della spedizione, e l'aver essi saccheggiata una parte dell'India occi-<br />

dentale, potrebbero forse addursi come argomenti in favore della nazionalità<br />

araba dei marinari.<br />

Il detto del verme sul pezzo di legno (cfr. § 329) è formola sintetica che<br />

ritornerà più avanti come attribuita ad Amr b. al-'As: non è quindi da accogliersi<br />

in questo luogo come notizia precisa e sicura. L'avversione di Umar<br />

ad ogni spedizione marittima degli Arabi nondimeno appartiene probabilmente<br />

all'ordine di fatti storici autentici e sicuri: egli come uomo prudente<br />

non voleva disperdere le sue forze in mille imprese diverse non bene alle-<br />

stite. Bisognava non aver più grattacapi in Siria e Palestina; bisognava,<br />

820.


16. a. H. §§32b-3ao.<br />

[ARABIA-AL-SINO<br />

prima d avventurarsi sul periglioso oceano, islamizzare i marinai delle coste ^6. a. H.<br />

^ ^ j.^ 1 , • , -, tanto mediterranee che arabicne; organizzare una manna da guei'ra non . Primespedizio-<br />

è cosa tanto semplice, come lo provano le vicende di Roma e di Bisanzio. "' ^^^^ i" i"-<br />

Occorrevano quindi tempo, pensiero e lunga preparazione. Fu quindi un<br />

merito di 'Umar se volle che i Musulmani indugiassero a divenir marinari<br />

ed a tare una flotta. Non tutti i .suoi ordini però furono rispettati, e molti<br />

capitani agirono di propria iniziativa senza chiedere il suo consenso.<br />

Sarei dunque in conclusione disposto ad accettare quanto segue come<br />

notizia autentica, come già fece il Reinaud (cfr. Fragments arabes et per-<br />

Mins relatifs à l'Inde, Preface, xix; e A bui fé da G-eogr. Re in., CCCXL),<br />

sebbene l'anno preciso in cui dalla tradizione è collocata desti qualche<br />

.sospetto di anticipazione.<br />

§ 329. — (Ali b. Muh. b. Abdallah b. abi Sayf [abu-1-Hasan al-Ma-<br />

dàùnijj. Il Califfo Umar nominò 'Uthmàn b. abì-l-'As al-Thaqafi governa-<br />

tore del Bahrayn e deir'Umàn (cfr. 14. a. H., § 264; 16. a. H., § 129);<br />

ael 16. H. Utlimàn mandò il fratello al-Hakam b. abi-l-'As (a governare<br />

come suo luogotenente) il Bahrayn, ed egli si recò invece iielF 'Umàn. (Da<br />

iquij egli mandò mi esercito contro Tànah (presso Bombay, in India) {), e,<br />

quando la spedizione ebbe fatto ritorno, scrisse al Califfo Umar informan-<br />

dolo della cosa. Questi (rimase spaventato quando seppe quale lunga spedi-<br />

zione di mare era stata compiuta dai Musulmani e) rispose : « O fratello<br />

« Thaqafìta !<br />

Tu hai avventurato un verme sopra un pezzo di legno! In verità<br />

« io giuro, per Dio, che se qualcuno è perito in questa spedizione, altret-<br />

« tanti ne prenderò (e metterò a morte) della tua gente (tra i Thaqìf) !<br />

(Nonostante queste obbiezioni del Califfo) Uthmàn b. abì-l-'As fece<br />

anche un'altra spedizione (nel Sind), mandandovi suo fratello al-Hakam<br />

b. abi-l-'As, che assalì Barwas, mentre un altro fratello, al-Mugbìrah b.<br />

abi-l-'As, era mandato verso la baia di al-Daybul :<br />

*ì sconfìtto ('Balàdzuri, 431-432).<br />

»<br />

il nemico fu incontrato<br />

Nota 1. — Yàqùt ignora questo sito nel suo dizionario geografico; ibn Batfitah lo menziona t,II-<br />

177i nei suoi viaggi come uno dei porti indiani donde venivano grandi navi con marinari indiani a<br />

scaricare le merci in 'Adan (Arabia). Cfr. Biruni, 100, lin. 16; 102, lin. 12. Reinaud Inde, 182, la<br />

identifica con la città di Tana nei pressi dell'attuale Bombay jcfr. Birùui, I, 209).<br />

Degli altri due paesi in India, ricordati da al-Balàdzuri, non ho trovato notizie nei dizionari da<br />

me consultati. Il Reinaud (1. e.) suppone che Barnas o Bariis sia « la ville de Burous, ou, comme on<br />

« écrit ordinairement, Baroudj [? Bahriig = Barugaza : cfr. Biruni, 100, lin. 16; 102, lin. 12; 130, lin. 18].<br />

" dans le golfe de Camboie, au nord de la ville de Surate » ; è l'odierna Barup (Broach sulla costa del<br />


^®- ^- "•<br />

§§ 330332. 16. a. H.<br />

Il re (ossia 'Umar b. al-Khattab) diede l'ordine di radunare navi e<br />

[ARABIA-AL-SIND . 7 "" .<br />

-Primespedizio- di armarle con molti marinari, nell'intenzione di dirigersi al di là del<br />

ni arabe<br />

dia.]<br />

in In- mare verso il sud e verso l'est, in Pars (Persia, Paris), Sagastan (Sigistan),<br />

Sent. Srman, nel paese di Tnran e Makuran (Muki'àn) sino alle frontiere<br />

dell' India. Quando le schiere furono pronte, con grande celerità compie-<br />

rono l'ordine ricevuto, misero il fuoco a tutta la terra, sacclieggiai'ono. de-<br />

vastarono e ritornarono nel loro paese traversando il mare (Sebéos, 101).<br />

ARABIA. — Pellegrinaggio annuale.<br />

§ 331. — In questo anno il pellegrinaggio a Makkali fu diretto dal<br />

Califfo 'Umar, il quale lasciò in Madinah, come suppone al-Wàqidi, quale<br />

luogotenente il Compagno Zajd b. Thàbit (T abari, I, 2480-2481).<br />

Cfr. Mas'ùdi, IX: Athir. II, 410. lin. 6-7.<br />

ARABIA. — Istituzione dell'Era Musulmana.<br />

§ 332. — Su questo argomento abbiamo già raccolto parecchie notizie-<br />

e tradizioni al principio della parte annalistica della presente opera (cfr.<br />

1. a. H., §§ 1-13), dove demmo tutte le notizie più importanti, e studiammo<br />

anche il problema se i primi nove anni dell'Era Musulmana si debbano<br />

considerare lunari o solari, dacché il Profeta solo nell'anno 9. H. condannò<br />

l'intercalazione dei mesi ed istituì il puro anno lunare come la misura uflB-<br />

ciale del tempo per l'Isiàm. Non occorrerà certamente ritornare una se-<br />

conda volta su detti particolari, ma forse gli studiosi ci saranno grati se<br />

alle notizie riferite in quei paragTafi ne aggiungiamo qui appresso alcune<br />

altre, che ci è stato possibile di raccogliere dopo la pubblicazione del primo<br />

volume degli <strong>Annali</strong>. Nessuna delle seguenti tradizioni porge grande lume,<br />

né modifica essenzialmente quanto si disse allora: tuttavia una maggior<br />

copia di materiali sarà sempre utile a chi non ha molta pratica dei testi<br />

arabi, o a chi non possa agevolmente consultare tutte le fonti a nostra<br />

disposizione.<br />

L'anno preciso dell'istituzione dell'Era Musulmana, o la Higrah, non<br />

é ancora bene accertato: Tabari, I, 1253, accenna agli ailni 17. o 18. H.;<br />

or ora leggeremo altre tradizioni che l'anticipano al 16. H. Non possiamo<br />

decidere dunque quale sia la data più corretta, né ciò é quel che più im-<br />

porta: è probabile eziandio che non si possa propriamente parlare d'un<br />

anno preciso in cui fu iniziato il computo degli anni dalla Higrah. <strong>For</strong>se<br />

passò più di un anno avanti che il Califfo ed i suoi consiglieri decidessero<br />

sul nuovo provvedimento, e certamente la nuova Èra non fu subito in uso<br />

ovunque, ma penetrò con la caratteristica lentezza delle vicende umane,<br />

822.<br />

.


16. a. H. §§ 332-334.<br />

in particola!- modo in oriente, dove le novità stentano più che altrove ad 16. a. H.<br />

imporsi. Noi quindi annettiamo ben poca importanza al sapere se l'Èra ^-^^^^ dei r È "a<br />

venne in uso per la prima volta nel 16., nel 17. o nel 18. H.: grandissimo Musulmana.)<br />

invece è per noi il valore morale dell'evento, perchè ci porge un documento<br />

prezioso per scoprire gl'intendimenti ed i sistemi di governo del Califfo<br />

Umar e dei suoi consiglieri. Essa fa parte di tutto quel sistema di riorganamento<br />

politico e sociale, immaginato e messo in esecuzione dal Califfo<br />

Umar, e di cui altre manifestazioni analoghe furono la sistemazione fiscale<br />

delle Provincie conquistate, la fondazione dei grandi campi militari in<br />

al-Basrah, al-Kùfah, in Siria ed in al-Fustàt, l' instituzione di pensioni ai<br />

fedeli Musulmani, il trattato generale concesso ai Cristiani (così detto di<br />

Gerusalemme), le pene inflitte agli adulteri, agii ebri, e via discorrendo.<br />

Studieremo tutti questi problemi nel loro insieme sotto l'anno 23. H.<br />

Da tali riflessioni dobbiamo arguire che la scelta dell'Era Musulmana<br />

debba essersi avuta appena chiuso il primo periodo eroico delle conquiste,<br />

vale a dire dopo al-Qàdisiyyah. Delle tre date suddette il 16. H. sarebbe<br />

quindi la meno probabile: dacché però abbiamo in favore di essa l'auto-<br />

rità del miglior cronologo arabo, al-Wàqidi, in ossequio a lui registriamo<br />

sotto l'anno 16. l'istituzione della nuova Èra.<br />

Qui appresso diamo la versione di alcuni materiali attinti da una fonte,<br />

di cui non facemmo uso nella compilazione del primo volume degli <strong>Annali</strong>: al-<br />

cune tradizioni sono pressoché ripetizioni di quelle riferite sotto l'annata 1. H.,<br />

ma tale ripetizione é da noi voluta, allo scopo di rinfi-escare la memoria dei<br />

fatti ivi esposti, senza obbligare il lettore a consultar di nuovo il citato volume.<br />

§ 333. — (al-Wàqidi, senza isnàd). Nel mese di Rabi' I. dell'anno<br />

16. H. fu istituita l'Èra Musulmana (T a bari, I, 2480, Un. 4).<br />

§ 334. — (a) (al-Wàqidi, da ibn abi Sabrah, da Utjimàn b. 'Ubaydallah<br />

b. abi Ràfi', da ibn al-Musayyab). Il primo a stabilire l'Èra Musulmana fu<br />

il Califfo 'Umar, due anni e mezzo dopo che aveva incominciato a regnare,<br />

e precisamente nell'anno 16. H., per consiglio di 'Ali b. abi Tàlib (Tabari,<br />

I, 2480, lin. 4 e segg.).<br />

(b) Cfr. Athir, II, 410, lin. 5-6; Mirkh., II, 279, lin. l-2;Dzahabi<br />

Paris, I, fol. 130,r.<br />

(e) Khond., I, 4, pag. 24, lin. 22 e segg., cita il Ta-rikh di Hamzah<br />

al-Isbahàni e si dilunga assai sull'argomento, esponendo anche le ère esi-<br />

stenti presso altri popoli e in altri tempi e menzionando infine la riforma<br />

del calendario fatta dal sultano Gralàl ai-din Maliksàh al-Salgùqi.<br />

[d) Moltissime notizie sulle ère in uso presso gli Arabi antichi tro-<br />

vansi nel Tanbih di ai-Mas ùdi (Tanbih, 202, lin. 5 e segg.).<br />

823.


16. a. H.<br />

[ARABIA. - Istituzione<br />

dell'Era<br />

Musulitiand.l<br />

§§ 335^7. 16. a. H.<br />

§ 335. — (al-Wàqidi, da Abd al-rahmàii b. 'Abdallali b. 'Abd al-hakam,<br />

da Nu'aym b. Hammàd, da al-Daràwardi, da 'Uthmàn b. Ubaydallah b.<br />

abì Rafi', da Sa'id b. al-Musayyab). Il Califfo Umar riunì i suoi consiglieri<br />

e li interrogò sul giorno, dal quale tenere il cotnputo del tempo. Ali propose<br />

che si computasse il tempo dal giorno in cui il Profeta fuggì da Makkah,<br />

abbandonando il paese dell'idolatria. E così fece 'Umar (T a bari, 1. 2480,<br />

. lin. 8 e .segg.) (\).<br />

Nota 1. — (a) Non v'è dubbio che una delle ragioni per le quali il Califl'o decise di incominciare<br />

l'èra musulmana con la Higrah e non con la nascita di Maometto, o con il principio della missione, fu<br />

l'ignoranza sull'anno in cui era nato Maometto: egualmente ignoravasi quando esattamente avesse<br />

principio la missione. Questa, nelle sue prime fasi, .si svolse assai lentamente, con tanta incertezza ed<br />

in una cerchia tanto ristretta di persone, che dopo circa trenta anni nessuno poteva pii'i dire esattamente<br />

quando il Profeta avesse iniziato la sua riforma. I testimoni principali dei primissimi principi,<br />

~<br />

la moglie Kliadigah, suo cugino Waraqah b. Nawfal ed abu Bakr, erano morti: 'Ali, al principio della<br />

missione, era troppo giovane per avere un concetto esatto e preciso del tempo e dell'importanza della<br />

iniziativa religiosa di Maometto. Se egli stesso propose di mettere l'èra nell'anno della Higrah, ciò prova<br />

che la sua memoria più non lo assistesse su questo punto, onde consigliò al Califfo un anno, sul quale<br />

non poteva esser dubbio di sorta, e che forse moralmente aveva un'importanza assai maggiore che non i<br />

primi timidi passi del Profeta nell'ingrato cammino della riforma religiosa d'Arabia.<br />

(6) Un'altra tradizione dello stesso al-Wàqidi (cfr. Tabari, I, '2480, lin. 18 1 più<br />

correttamente ag-<br />

giunge che l'èra avesse principio con l'anno in cui fuggì il Profeta, vale a dire nello stesso anno nel<br />

quale nacque 'Abdallah b. al-Zubayr [t 73. a. H.].<br />

§ 336. — (al-Ya'qùbi, senza isnàd, ma probabilmente da al-Wàqidi).<br />

Nell'anno 16. H. il Califfo 'Umar fissò l'Èra Musulmana: egli avrebbe vo-<br />

luto farla iniziare dalla nascita del Profeta, e discusse anche di farla inco-<br />

minciare dal principio della missione di Maometto, ma conformandosi al<br />

consiglio datogli da 'Ali b. abi Tàlib, ne posticipò l'inizio all'anno della<br />

Higrah (Ya'qubi, II, 166-166).<br />

§ 337. — (ibn abi Khaythamah nel suo Ta-rìkh, da 'Ali b. Muhammad<br />

al-Madà-ini, da 'Ali b. Mugàhid, da Muhammad b. Ishàq, da al-Zuhri, ed<br />

anche da Muhammad b. Sàlih, da al-Sa'bi). La prima èra fu quella dalla<br />

cacciata di Adamo dal Paradiso Terrestre: poi si calcolò il tempo dalla<br />

missione profetica di Nùh (Noè). Poi venne il diluvio universale, e la di-<br />

visione della terra per opera di Noè tra i suoi tre figli, Sàm, Hàm e<br />

Yàfath. Allora s'istituì l'èra del diluvio, la quale durò fino al Nàr Ibràhim,<br />

che per un tempo fu anche il principio di un'era. Le ère successive furono<br />

le seguenti: la missione profetica di Yiisuf (Giuseppe Ebreti), di Musa<br />

(Mosè), di Sulaymàn (Salomone), e di 'Isa b. Maryam (Gresù). I banù Ismà'il,<br />

o discendenti d'Ismaele, in adtre parole gli Arabi, ebbero come prima èra<br />

particolare quella dalla fondazione del terùpio di Makkah: quando poi venne<br />

la dispersione delle tribù arabe, il tempo si computò sempre dalla partenza<br />

della tale o tal altra tribù dalla Tihamah (dove prima trovavansi tutte<br />

insieme). Le tribù partenti calcolavano il tempo dall'anno in cui avevano<br />

834.


16. a. H. 337-340.<br />

lasciato la Tihàmah, mentre i banù Ismà'il rimasti calcolavano gli anni dalla<br />

partenza delle tribù come, per esempio, dei banù Sa'd, dei banù Nahd, dei<br />

banù Gruliaynah e via discorrendo. Così continuarono a fare finché morì<br />

Ka'b b. Lu-ayy: questo fu il principio di una nuova èra, che durò fino<br />

all'anno dell'Elefante. Dopo questa venne l'èra istituita da 'Umar b. al-<br />

Khattàb nell'anno 17. o 18. H., e che fu fatta incominciare con l'anno<br />

della emigrazione da Makkah a Madinah, la Higrah (T a bari, I, 200-201;<br />

Suyùti Samar, 2-3 j.<br />

§ 338. — Gli Arabi pagani datavano gli anni dagli eventi principali<br />

della loro esistenza, così i Qurays dall'anno dell' Elefante, altre tribù dalle<br />

loro giornate più celebri, come per esempio il Yawm Grabalah, al-Kulàb<br />

al-Awwal ed al-Kulàb al-Thàni. I Cristiani calcolavano il tempo da Iskandar<br />

Dzù-1-Qarnayn (Alessandro Magno), i Persiani dall'accessione al trono di<br />

ogni singolo re, e quando cessò la loro dinastia, hanno calcolato sempre il<br />

tempo da Yazdagird b. Sahriyàr, perchè egli fu l'ultimo dei loro re che<br />

dominasse su Bàbil wa-l-Masriq (T abari, I, 201) (^).<br />

Suyùti Samar, 3.<br />

Nota 1. — Nel J. A. dell'anno 1843 {sèrie IV, tomo I, pag. 342-379) abbiamo un lungo studio de<br />

Caussin de Perceval sul calendario arabo prima <strong>dell'Islam</strong>: contiene molte notizie ed osservazioni di<br />

rilievo, ma la tesi da lui propugnata non trova più oggi alcuno che la difenda: non mette perciò nemmeno<br />

il conto di riassumerlo. Nel J. A. dell'anno 1858 (sèrie V, tomo XI, pag. 109-192i comparve un'altra<br />

lunga memoria di Mahmoud Effendi, astronoìne eyyptien, sul calendario arabo preislamico e sulla nascita<br />

e l'età del Profeta Maometto: per questo studio vale del pari quanto si disse per la memoria prece-<br />

dente. Questo ultimo scrittore, Mahmiid Basa al-Talaki, morto a 76 anni il 29 novembre 1885, fu uno degli<br />

uomini più benemeriti dell' Egitto moderno. La triangolazione e le carte del Basso Egitto sono opera sua.<br />

Cfr. anche Mubarrad, 313, lin. 13-17; Hamzah, 150; Bukhari (Cairo), II, 309. lin. 18: Win-<br />

ckler, nel MVAG., V, pag. 81 e segg.<br />

§ 339. — (ibn 'Asàkir nel suo Ta*rìkh, da abù-1-Karam al-Sahrazùri<br />

e da altri, tutti da ibn Talhah, da al-Hurr b. al-Hasan, da Ismà'ìl al-Saffàr,<br />

da Muhammad b. Ishàq, da abù 'Asim, da ibn Gurayg, da ibn abi Salamah,<br />

da ibn Sihàb). Il Profeta ordinò che si cominciasse a calcolare il tempo<br />

dal giorno in cui entrò in Madinah, nel Rabi' I. (dell'anno 1. H.). Aggiunge<br />

però ibn Asàkir essere più coi'retta la notizia che accredita ad 'Umar l'isti-<br />

tuzione dell' èra (Suyùti S a m a r, 4)<br />

§ 340. — (ibn 'Asàkir trovò in un libro di appunti scritti da ibn al-<br />

Qammàh: disse ibn al-Salàh, dal Kitàb al-Surùt di abù Tàhir Muhammad<br />

b. Mihma.s al-Ziyàdi). Il Profeta calcolò gli anni dalla Higrah,<br />

quando scrisse il documento per i Cristiani del Nagràn: in quella circo-<br />

stanza ordinò ad Ali di apporre al documento la data di anno 5, dalla<br />

Higrah. Questo dimostrerebbe che l'èra fii ideata dal Profeta e che 'Umar<br />

lo seguì soltanto (Suyùti Samar, 4, lin. 13-19).<br />

825.<br />

.<br />

104<br />

16. a. H.<br />

[ARABIA. - Istituzione<br />

dell'Era<br />

Musulmana.]


16. a. H.<br />

§§ 341-343. 16. a. H.<br />

I 341. — (^a) (ibn 'Asàkir, da abù-1-Zinàd). Il Califfo 'limar chiese<br />

zione del r Èra il parere (dei suoi colleghi) riguardo al modo di computare gli anni, e<br />

Musulmana.] tutti reputarono si dovesse cominciare con la Higrah (Suyùti Samar, 6,<br />

lin. 2-3).<br />

(6)<br />

(ibn Asàkir, da ibn al-Musayyab). Il primo a fare uso dell' Èra<br />

Musulmana fu 'Umar b. al-Khattàb dopo due anni e mezzo che regnava :<br />

la stabili nel Muharram dell'anno 16. H. dietro consiglio di 'Ali b. abi<br />

Tàlib (Suyuti Samar, 6, lin. 3-5).<br />

§ 342. — (ibn abi Khaythamah, da Ali b. Muhammad al-Madàùni,<br />

da Qm-rah b. Khàlid, da ibn Sirin). Arrivò a Madìnah un mvisulmano pro-<br />

veniente dal Yaman e disse ad Umar: « Io ho visto nel Yaman una cosa<br />

« che chiamano a 1 - 1 a • r i kh (ossia computo del tempo) e scrivono : dal-<br />

« l'anno tale, mese tale ». — « Benissimo », rispose Umar, « fate il com-<br />

« puto del tempo !<br />

» Quando si riunirono pei* stabilire di comune accordo<br />

il primo anno della nuova èra, alcuni sostennero di cominciare dalla nascita<br />

del Profeta, altri dalla sua missione, altri da quando lasciò Makkah per<br />

emigrare a Madinah, altri dalla sua morte. 'Umar decise si dovesse prin-<br />

cipiare con l'emigrazione da Makkah a Madinah :<br />

rimase<br />

a decidere il mese<br />

da cui cominciare il computo e con cui iniziare l'anno. Alcuni proposero<br />

il mese di Eagab perchè ai tempi pagani la gente soleva tenerlo in grande<br />

venerazione: altri volevano invece il Ramadàn, altri il Dzu-1-Higgah, altri<br />

il mese in cui Maometto emigrò '<br />

in Madinah.<br />

da<br />

Makkah, altri il mese in cui arrivò<br />

Allora disse 'Uthmàn b. 'Affàn : « Fate il computo dal mese di al-<br />

« Muharram, perchè esso è il primo dell'anno, il mese sacro, il primo dei<br />

«mesi nel novero (fi'uddah), ed è quello in cui la gente ritorna dal<br />

« pellegrinaggio: fatene il primo dell'anno ». E così fu fatto: ciò accadeva<br />

o nel 17. H. o nel 16. H. alla metà del mese di Rabi' I. (Suyùti Samar,<br />

6, lin. 5-19).<br />

Furàt, fol. 127,r.<br />

L'aver scelto il mese di al-Muharram fu chiaramente suggestione dei<br />

Qurays, per i quali, come retaggio morale del paganesimo antico, l'anno<br />

aveva termine con il mese del pellegrinaggio, anticamente quello del sol-<br />

stizio invernale.<br />

Per altre tradizioni cfr. al-Birùni Chron., vers. 34-35.<br />

§ 343. — (ibn 'Asàkir, da abù-1-Hasan Muhammad b. Ahmad al-Warràq<br />

ibn al-Qawwàs). Il primo di al-Muharram dell'anno della Higrah fu un gio-<br />

vedì, e precisamente l'S di Ay3-àr dell'anno 933 dell'era di Alessandro<br />

(Su vii ti Samar, 7. lin. 10-13).<br />

826.


16. a. H. §§ 344-348.<br />

ARABIA. — Eventi minori. le. a. h.<br />

§ 344. — Il Califfo 'limar in questo anno (16. H.) dichiarò il (distretto minori.l<br />

di) al-Eabadzah (a tre miglia da Madìnah) pascolo riservato (hi ma) per i<br />

cavalli dei Musulmani (Athir, II, 410, lin. 3-4).<br />

§ 345. — (Morte di Màriy ah). (al-Wàqidi, senza isnàd). In questo<br />

anno cessò di vivere Màriyah, la concubina (umm walad) del Profeta,<br />

la quale gli aveva partorito il figlio Ibràhim. Il Califfo Umar recitò su di<br />

lei le preghiere dei morti, e la fece seppellire nel cimitero di al-Baqi'. Mori<br />

nel mese di al-Muharram (T a bari, I, 2480).<br />

Cfr. Athir, II, 410, lin. 4-5; 'Abd al-hakam, 78, dice che morì<br />

nell'al-Muharram del 15. H.; Dzahabi Paris, I, fol. 130,r. Cfr. § 351.<br />

§ 346. — (Matrimonio di ibn 'Umar). (al-Wàqidi, senza isnàd).<br />

In questo anno (16. H.) ('Abdallah) b. 'Umar si unì in matrimonio con<br />

Safiyyah bint abi 'Ubayd, una sorella di al-Mukhtàr (T abari, I, 2480).<br />

Cfr. Athir, II, 410, lin. 2-3.<br />

Luogotenenti del Califfo Umar per l'anno 16. H.<br />

§ 347. — In questo anno il Califfo Umar ebbe i seguenti luogotenenti:<br />

(1) 'Attàb b. Asid, in Makkah; (2) 'Uthmàn b. abi-l-'As, in al-Tà'if; (3) Ya'la<br />

b. Umayyah, nel Yaman ; (4)<br />

Bahrayn ; (5) Hudzayfah b. Mihsan, nell' Umàn ;<br />

al-' Ala- b. al-Hadrami, nella Yamàmah e nel<br />

(6) abù 'Ubaydah b. al-<br />

Grarràh, in tutta la Siria; (7) Sa'd b. abi Waqqà.s, in al-Kùfah, con abù<br />

Qurrah quale capo dei qàdi della città; (8) al-Mughirah b. Su'bah, in<br />

al-Basrah e nel suo territorio ; (9) Rib'i b. al-Afkal, comandante militare<br />

in al-Mawsil, con 'Arfagah b. Harthamah quale esattore del kharàg.<br />

Alcuni però affermano che 'Utbah b. Farqad fosse comandante mili-<br />

tare ed allo stesso tempo anche esattore del kharàg di al-Mawsil. Altri<br />

infine danno questa duplice carica ad 'Abdallah b. al-Mu'tamm.<br />

(lOj lyàd b. (xhanm al-Fihri (e non al-As'ari come ha il testo: con-<br />

fronta anche Wellhausen Skizzen, VI, pag. 136), in Mesopotamia<br />

(T a bari, I, 2481).<br />

Cfr. Athir,* II, 410.<br />

§ 348. — (Esilio del poeta abù Mihgan). (al-Wàqidi, senza<br />

isnàd). In questo anno il Califfo Umar esiliò (gharraba) abù Mihgan<br />

al-Thaqafi a Badi' (') (T abari, I, 2479-2480).<br />

Cfr. Athir, II, 410, lin. 2, ha Nasi' invece di Badi'; Balàdzuri,<br />

258, lin. 9; Yàqùt, I, 471; Hamdàni, pag. 41, lin. 7; 133, lin. 22.<br />

Nota 1. — Badi', cosi spiega Yàqùt, è un'isola nel mare del Yaman, sulla quale abitavano popo-<br />

lazioni selvaggie: le donne avevano la consuetudine di lacerarsi il lobo delle orecchie fino al punto che<br />

827.


348-353. 16. a. H.<br />

16. a. H. alcune l'avevano ridotto in venti brandelli. Parlavano in lingua abissina, e facevano un grande com-<br />

[Luogotenenti del mercio in zanne di elefanti lYàqùt, I, 471, lin. 9 e segg./. In un altro passo (Yàqùt, IV, 729, lin. 18-19)<br />

Califfo'Umarper si dice che Nasi' era un paese dell' Abissinia. Ciò è una falsa lezione per Badi', e YàqSt ha considerato<br />

l'anno 16. H.j come due paesi diversi, due nomi che erano semplicemente varianti di uno stesso.<br />

La vera lezione è senza dubbio Basi'; si tratta di,iMassaua (Masawwa'i che ancor oggi è chiamata<br />

Base' in tigre ed in tigrigna laccante alla forma tigrigna Mèsèvs'wà'). La città è data come punto<br />

di partenza delle truppe abissine contro l'Arabia meridionale prima di Maometto : cfr. al-Mas'ùdi, Prairies<br />

iNape), ecc. [Nallino].<br />

§ 349. — Secondo alcuni in questo anno (16.) morirono Sa'ìd (correggi:<br />

Sa'd) b. Ubàdah (cfr. 15. a. H., § 132), e abu b. Zayd Abd al-Qàri (Dzahabi<br />

Paris, I, fol. 130, i").<br />

NECROLOGIO. — Aws b. Sa d al-Ansàri.<br />

§ 350. — abù Zsijd Aws b. Sa'd al-Ansàri, uno dei banù Umaj^yah b.<br />

Za3'd, ricevette dal Califfo Umar il governo di alcuni distretti della Siria.<br />

Morì in età di 64 anni, nell'anno 16. H. (Hagar, I, 167, n. 333).<br />

Cfr. Athir Usd, I, 145; Dzahabi Tagrid, I, 37, n. 319, dice che<br />

trasmise tradizioni a Yahya b. Bukayr.<br />

Màriyah,<br />

§ 351. — Màriyah al-Qubt iyj'ah, liberta copta e concubina di Maometto,<br />

generò al Profeta il figlio Ibràhim morto nell'infanzia. Màriyah morì iiel-<br />

l'al-Muharram dell'anno 16. H. :<br />

il Califfo 'Umar pronunciò su di lei le pre-<br />

ghiere dei morti e la fece seppellire nel cimitero di Madìnah detto al-Baqi'<br />

(Athir, II, 410).<br />

Yàqùt, II, 295, IV, 546; Hisàm, 121; Nawawi, 853; Suyùti<br />

Husn, I, 113; Hagar, IV, 779; Dzahabi Paris, I, fol. 130,r.; Grawzi,<br />

fol. 33.r.; A'thii- Usd, V, 543-544; Dzahabi Tagrid, II, 319, n. 3669.<br />

ibn Abd al-barr la chiama Màriyah bint Sam'ùn (a I-I s ti 'ab, 782-<br />

783. n. 3469). Cfr. § 345 e indice del voi. II degli <strong>Annali</strong>.<br />

Sallk b. Zayd al-Ta-i.<br />

§ 352. — Salik (Sulayk?) b. Zayd b. Màlik b. al-Mu'alla al-Tà-i al-<br />

Sinbasi, contemporaneo del Profeta, prese parte alla conquista dell' Iraq<br />

e, secondo ibn al-Kalbi, fri il solo musulmano che perisse annegato nel<br />

guado del Tigri, quando fu espugnata al-Madà-in (Hagar, II, 338, n. 8187).<br />

Manca in Athir Usd.<br />

umm Sulaym bint Milhàn.<br />

§ 353. — umm Sulaym bint Milhàn b. Khàlid b. Zayd b. Haràm [o<br />

Hizàm] b. Grundub b. 'Amir b. Ghanm b. Adi b. al-Naggàr al-Ansàriyyah<br />

828.


16. a. H. § 353.<br />

al-Khazraóiyvah al-Naóó;àriyyah, sorella di Haràm h. Milhàn, fu la madre ^®- *• ^-<br />

-:i^5 .<br />

jj '<br />

[NECROLOGIO. -<br />

del celebre Compagno del Profeta e tradizionista Anas b. Màlik, il servo umm Suiaym<br />

(khàdim.) di Maometto. Sul nome proprio di umm Suiaym regna divario **'"* Mìihan.]<br />

di parei'i, perchè si dice che fosse, o Sahlah, o Rumaylah, o Ramasah, o<br />

Mulaykah, o al-Ghumaysà-, o al-Rumaydà- [o Rumaysà-]. Ai tempi del Pa-<br />

ganesimo ella sposò Màlik b. al-Nadr, dal quale ebbe il figlio Anas, che<br />

nacque prima della venuta di Maometto a Madinah, ossia ancora ai tempi<br />

pagani: Anas entrò infatti al servizio del Profeta sin dal primo tempo in<br />

Madinah, e continuò fino alla sua morte, cosi afferma egli stesso, umm Su-<br />

iaym fu una delle prime ad abbracciare l'Islam in Madinah, e suo marito,<br />

irato con lei, abbandonò Madinah, si ritirò in Siria e vi morì, umm Suiaym,<br />

rimasta in Madinah, fu chiesta allora in moglie da abù Talhah, e su questo<br />

evento il figlio Anas narra molte tradizioni: sua madre impose ad abù<br />

Talhah come prima condizione del matrimonio la sua conversione all' Islam,<br />

contentandosi di ciò come dono nuziale (mahr). Si vuole che umm Suiaym<br />

seguisse il Profeta nella spedizione di Hunaj-n, armata di un lungo pugnale,<br />

che essa affermò di voler immergere nel ventre di chiunque si fosse av-<br />

vicinato al Profeta. Essa trasmise molte ti'adizioni al proprio figlio Anas,<br />

ad ibn 'Abbàs, a Zayd b. Thàbit, ad abù Salamah b. Abd al-rahmàn e<br />

ad altri, ibn al-Gawzi l'annovera tra le persone morte nell'anno 16. H., ma<br />

ibn Hagar non dice quando cessasse di vivere.<br />

ibn al-Gfawzi ai nomi presunti di umm Suiaym aggiunge :<br />

Suhaylah,<br />

Rumaytah (lett. Rumaythah ?) ed Unayfah. Secondo ibn al-Grawzi il primo<br />

n>arito di lei fu ucciso in guerra. Celebre è l'episodio seguente :<br />

durante<br />

un'assenza di abù Talhah, uno dei figli avuti da lei si ammalò gravemente<br />

e morì :<br />

al suo ritorno abù Talhah chiese notizie della salute del figlio, ed<br />

umm Suiaym gli diede ad intendere che stava bene, abù Talhah capì le<br />

parole della moglie come se volessero dire essersi il figlio rimesso in sa-<br />

lute. Egli si ritirò con lei per la notte e giacque con essa. La mattina<br />

seguente scopri il suo errore: ne parlò al Profeta, e questi, per consolarlo,<br />

benedisse la sua unione con la moglie che, rimasta incinta, partorì poi<br />

'Abdallah, il quale divenne poi un ottimo recitatore del Qm-àn (Hagar,<br />

IV, 891-893, n. 1313).<br />

Cfi\ G-awzi, fol. 32,v.-32,r.<br />

Ad abù 'Talhah essa partorì anche abù 'Umayr morto fanciullo : con-<br />

fronta Athir Usd, V, 681, dove pure non si menziona l'anno della sua<br />

morte.<br />

al-Isti'àb, 803, n. 3566.<br />

8-29.


17. a. H.<br />

23 grennaio 638 — 11 grennaio 639


s<br />

Bbesco 9.5ÌÌ2Ì?qS4ÌS*5.c g-41: xS,<br />

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17. a. H.<br />

IRAQ. — Le ragioni ed il significato politico e storico della fonda-<br />

zione di al-Kufah.<br />

§ 1, — Ad alcuni aspetti della fondazione di al-Kùfah in particolare,<br />

e dei campi militari arabi in generale, abbiamo già fatto cenno in un passo<br />

anteriore, discorrendo della presa di al-Madà-in. Esistono infatti, nel fenomeno<br />

politico e sociale che portò alla fondazione della celebre città ira-<br />

qense, alcuni elementi d'interesse generale tanto grande, che non possiamo<br />

sottrarci dall'esaminarli. Non si può fondare una città come si pianta un<br />

albero o si erige una casa: alla creazione d'un nuovo centro abitato de-<br />

vono contribuire molte e potentissime cause, tanto più numerose e tanto<br />

più valide, quanto più popolosa, prospera e longeva diviene la città fon-<br />

data. Le forze che cooperano alla lunga vita ed all'importanza politica,<br />

commerciale e sociale d'una città, sono in gran parte quelle stesse che<br />

necessariamente ne impongono la fondazione. Le città esistenti non sono<br />

l'opera di capricci regali, ma il prodotto necessario di alcune determinate<br />

condizioni geografiche e sociali, includendosi nel termine sociale tutti gli<br />

aspetti integranti del medesimo (ossia quelli politici, religiosi, industriali,<br />

commerciali, agricoli, e via discorrendo). Quando queste condizioni deter-<br />

minanti cessano di esistere, e ne sopravvengono altre che neutralizzano<br />

l'azione delle forze conservati'ici del centro abitato, le città si spopolano,<br />

muoiono d'inedia, scompaiono (^).<br />

Quali furono dunque le forze sociali e le condizioni geografiche che<br />

portarono alla nascita repentina di al-Kùfah, al suo intenso e rapido svi-<br />

luppo? L'esame di queste ragioni ci darà la chiave anche delle altre che<br />

produssero poi la sua rapida decadenza e la sua scomparsa.<br />

833. 105


17. a. H.<br />

IRAQ. -Le ragioni<br />

ed il significato<br />

politico e storico<br />

della fondazione<br />

di al-Kufah.l<br />

§§ 1, 2. 17. a. H.<br />

Nota 1. — Sulla fondazione di città per opera di dinastie o imperi, al momento della nascita di<br />

quésti, si leggano le riflessioni di ibn Khaldfin (Khaldiin Proleg., Il, 238 e segg.), dove non m.ancano<br />

osservazioni geniali e degne di esame.<br />

§ 2. — Le condizioni determinanti della genesi di al-Kùfah sono di<br />

due specie, come già si disse, geografiche e sociali: vi furono altresì alcune<br />

speciali esigenze politiche, di natm-a temporanea, le quali mancano, per<br />

esempio, nella genesi di al-Basrah, e complicano il problema che dobbiamo<br />

ora esaminare. al-Basrah nacque da sé, per necessità propria, e senza essere<br />

l'espressione della volontà d'un singolo individuo: dacché la sua posizione<br />

sodisfaceva a certi criteri direttivi della politica generale di 'Umar, questi<br />

accettò il sito e vi stabilì un campo militare.<br />

al-Kùfah ebbe invece origine schiettamente arbitraria e artificiale: fu<br />

effetto diretto della volontà del Califfo 'Umar, manifestatasi attraverso il<br />

tramite del suo luogotenente Sa'd b. abì Waqqàs. La genesi artificiale di al-<br />

Kùfàh non richiede dimostrazione : ne<br />

avi-emmo la prova di fatto anche se la<br />

tradizione stessa esplicitamente non lo affermasse. In questo caso la tradi-<br />

zione é del tutto conforme al vero: al-Kùfah fu fondata perché così volle il<br />

Califfo 'Umar. Nacque la nuova città, sebbene nelle immediate vicinanze<br />

sorgesse l'antica città araba di al-Hii'ah, e mentre altre e forti ragioni avreb-<br />

vero dovuto indurre i conquistatori a seguire l'esempio dei loro predeces-<br />

sori, i Seleucidi, i Parti ed i Sassanidi, adottando come centro militare<br />

ed amministrativo e quale capitale dello stato la città di al-Madà-iu, o<br />

Ctesifonte. Ma perché, si domanderà il lettore, avrebbero dovuto gli Arabi<br />

seguire tale esempio? Tentiamo di dare a tale quesito la risposta più breve<br />

possibile.<br />

Nello studio sulle vicende storiche della Babilonide nei tempi più<br />

remoti, vale a dire durante il conflitto tra Sumeri e Semiti nel corso del<br />

quinto e quarto millennio avanti Cristo, noi osserviamo che per ragioni pro-<br />

babilmente commerciali, i maggiori centri di vita umana (Nippur, Ur, Sir-<br />

purla, Eridu, ecc.) erano tutti vicini al corso dell'Eufrate e non a quello<br />

del Tigri. In quei tempi l'Eufrate era ben regolato nel suo corso, e, poiché<br />

la prosperità della Babilonide dipendeva in grande parte dall'esistenza -della<br />

via commerciale, che lungo quel fiume teneva in comunicazione il Medi-<br />

terraneo con il Grolfo Persico, avvenne che appimto, o lungo l'Eufrate, o<br />

nelle immediate vicinanze del medesimo, si formassero preferibilmente i<br />

centri abitati più importanti. Questo ci spiega come con l'avvento, cfrca<br />

il 2000 avanti Cristo, della j^rima dinastia Babilonica, quella che vanta tra<br />

i suoi re il famoso Hammurabi, sorgesse la grande metropoli di Babilonia<br />

e divenisse sotto tutti i rapporti la città più grande e più famosa dell'Evo<br />

Antico in Asia. Babilonia dovette la sua immensa prosperità all'esser dive-<br />

834.


17. a. H. §§ 2, ii.<br />

a- ^^•<br />

nuta il nodo dove s'incontravano le vie principali del commercio asiatico, J'^-<br />

• A 1 j- (IRAQ. -Le ragioni<br />

• A if- j IT 1^- • T 1<br />

ossia dove accorrevano le merci di Arabia e dell altipiano Iranico, dove<br />

..<br />

g^j j| significato<br />

passava altresì la grande via commerciale poc'anzi accennata tra il Golfo politico e storico<br />

,.-.,.-. della fondazione<br />

Persico ed il Mediterraneo. Si può dire che per molti secoli la città di ^1 ai-Kofah.]<br />

Babilonia fii il maggior emporio commerciale di tutta l'Asia Anteriore, e<br />

tale fortunata circostanza le conferì eziandio, con l' andar del tempo, la<br />

posizione veneranda del massimo centro religioso del bacino Tigro-Eufra-<br />

tico. Il fiume Eufi'ate, ben regolato nel suo corso da un sistema sapien-<br />

tissimo di argini e canali, di corso meno veloce del Tigri e meno impetuoso ]<br />

nelle sue piene, costituiva allora il cammino più breve e più comodo per le ,<br />

merci, le quali su apposite imbarcazioni scendevano e salivano l'antichissima<br />

via fluviale dalla Siria alla Babilonide e viceversa (cfi". Michelet,<br />

La Bible de Vhumanité ; capit. su Babilonia).<br />

§ 3. — Ma questo stato prospero e felice non durò sempre, perchè le<br />

condizioni geografiche della Babilonide meridionale sensibilmente peggio-<br />

rarono nell'ultimo periodo dell'egemonia babilonese : sotto il primo impero<br />

persiano, degli Achemenidi, il problema idraulico di regolare i] corso infe-<br />

riore dell'Eufrate divenne sempre più difficile, inceppando gravemente la<br />

navigazione: il commercio -^ che come sempre segue la linea di minor<br />

resistenza, o dispendio che si voglia dire — non trovò più il suo torna-<br />

conto a battere la via dell' Eufrate e preferì risalire e scendere il corso<br />

del Tigri, su cui la navigazione era divenuta ora più facile, riprendendo,<br />

mercè i canali, il corso dell' Eufrate, soltanto nella sua parte superiore,<br />

sempre libera come per il passato. Benché non ne abbiamo prove chiare<br />

e precise, pure il fenomeno costante che durante il periodo partico, rima- ì<br />

sero abbandonate tutte le maggiori città sul versante occidentale della ;<br />

Babilonide antica e sulle sponde dell' Eufrate, ci fa ritenere che già sotto<br />

gli Achemenidi il corso inferiore di questo fiume avesse la tendenza a inon-<br />

dare le sue sponde arabe ed a tramutarsi da fiume navigabile in palude<br />

senza tramiti regolari e coperta di vegetazione. Quando comparve il vit-<br />

torioso Alessandro, Babilonia restava ancora una immensa città, ma non<br />

più viva e rigogliosa; era già in piena decadenza, già quasi una città<br />

morta, non viva più che di memorie. Essa aveva oramai perduto quasi tutto<br />

il commercio dell'Asia Anteriore, talché, quando vennero al potere i suc-<br />

cessori di Alessandro, s'impose la necessità di scegliere un'altra città come<br />

centro amministrativo e politico. Sulle varie ragioni che contribuirono al-<br />

l'abbandono definitivo di Babilonia ed alla fondazione di Seleucia (Ctesi-<br />

fonte) non è qui il luogo di parlare (cfir. Bevan, <strong>The</strong> House of Seleucus,<br />

I, 238 e segg.) ; a noi importa solo rilevare come Seleucus Nikator, poco<br />

835.<br />

.1<br />

'<br />

j<br />

'<br />

'<br />

j<br />

'


§§ 3, 4. 17. a. H.<br />

17. a. H. dopo il 312 avanti Cristo, nel fondare la città di Seleucia sulle rive del<br />

ed il significato Tigri, fosse guidato nella scelta del luogo da ragioni sovrattutto conimer-<br />

poiitico e storico ciali ed economiche. Queste prevalsero su tutte, quando la città cominciò<br />

di al-Kufah ì ^ vivere, e la scelta si mostrò sì buona, che, a quanto afferma Plinio<br />

(PI ini US, VI, § 122), poco dopo la sua fondazione la città contava già<br />

600,000 abitanti. Seleucia assunse in breve un aspetto del tutto cosmopo-<br />

lita, con prevalenza di coltura ellenica, mentre l'antico centro semitico di<br />

Babilonia andò ognor diminuendo in importanza fino a scomparire quasi<br />

affatto: al tempo dell'invasione araba Babilonia era diventata un oscuro<br />

villaggio detto Bàbil. La fondazione di Seleucia segnò quindi negli annali<br />

dell'Asia un momento storico significantissimo, ossia la caduta definitiva<br />

dell'egemonia semitica in Asia Anteriore ed il trionfo dell'egemonia ariano-<br />

ellenica.<br />

La natura imperiosa, dh'ei quasi inesorabile, delle ragioni che porta-<br />

rono alla fondazione di Seleucia è rivelata dalle sue vicende posteriori,<br />

oltreché dal suo prodigioso sviluppo: infatti due dinastie straniere, i Parti<br />

ed i Sassanidi, che dominarono quella regione per quasi otto secoli, si<br />

videro costretti a considerare sempre Seleucia-Ctesifonte come la capitale<br />

dell'impero. Quando comparvero gli Arabi quelle stesse ragioni, sebbene<br />

diminuite di forza, vigevano ancora: vale a dire il commercio che pren-<br />

deva la via di terra tra il Golfo Persico ed il Mediterraneo, trovava in<br />

Seleucia il suo migliore emporio, come il punto dove incrociavansi ancora<br />

le vie commerciali discendenti dall' Iran, con quelle che conducevano in<br />

Arabia. È vero che tale commercio per la concoiTenza della via marittima<br />

su per il Mar Rosso e per le condizioni politiche dell'Asia Anteriore, era<br />

molto diminuito: piu'e quanto rimaneva del trafiico antico pigliava preferi-<br />

bilmente la via attraverso Seleucia : una parte soltanto saliva penosamente<br />

l'Eufrate sino ad al-Hìrah.<br />

§ 4. — Perchè dunque gli Arabi, i nuovi signori dell'Asia Anteriore,<br />

non vollero tener conto di queste ragioni, e perchè scelsero un centro ammi-<br />

nistrativo militare proprio, sebbene privo dei vantaggi che per secoli, anzi<br />

per circa un millennio, avevano conferito tanta prosperità alla opulenta<br />

Seleucia ?<br />

Abbiamo già avuto occasione di osservare come, dopo la presa di al-<br />

Madà-in, il luogotenente del Califfo, Sa'd b. abi Waqqàs, si fissasse in quella<br />

magnifica capitale, e, pigliando stanza nella reggia sontuosa dei re sassa-<br />

nidi, più non si movesse da quel sito. Se la cronologia delle fonti è cor-<br />

retta, si può dire che Sa'd vi rimase senza muoversi per più di un anno,<br />

vale a dire fino al momento in cui si accinse alla fondazione della città<br />

836.


17. a. H. §§ "4, 5.<br />

che fu poi al-Kùfah, ossia fino agii ultimi giorni dell'anno 17. H. Osser- _^7- ^- ^•<br />

vammo allo stesso tempo come le spedizioni fatte dopo la presa di al-Madà-in gd ii significato<br />

fossero tvitte spedizioni di minore importanza, compiute da distaccamenti del<br />

politico e storico<br />

grande esercito, e non più da tutto questo riunito, come nel periodo ante- j| ai-Kofah.!<br />

riore. Da ciò la necessaria induzione che durante questi lunghi mesi una<br />

parte considerevole delle forze arabe rimanesse a poltrire e godere a sazietà<br />

gii ozi e l'abbondanza della sfarzosa capitale.<br />

Nessuna fonte ci dice che cosa vi accadesse: abu 'Awànah (cfr. § 22) si<br />

contenta di riferire che gli Arabi si lagnarono delle mosche o zanzare che<br />

infestavano il luogo, e che quindi non fecero alcuna difficoltà quando ricevet-<br />

tero l'ordine di ritirarsi da al-Madà-in. ibn Ishàq (cfi-. § 13) ignora questi<br />

particolari e non dice se la città piacesse o no agii Arabi: ciò mi sembra più<br />

conforme alla verità. La natura poco sodisfacente delle spiegazioni di abù<br />

'Awànah risulta chiara quando si avverta che nel luogo, dove poi sorse al-<br />

Kùfah, e dove io ho passato due notti nella primavera del 1894, abbondino<br />

assai più che a Baghdad (vicinissima a Ctesifonte) le mosche, le zanzare e le<br />

febbri. Anzi oggidì il sito di al-Kùfah è considerato come affatto insalubre.<br />

Non sono valide dunque le ragioni di abù 'Awànah, e per intendere perchè<br />

gii Arabi, dopo aver usato per più di un anno la città di Ctesifonte come<br />

centro militare ed amministrativo, si trasportassero ad al-Kùfah, dobbiamo<br />

ricercare ragioni di maggior rilievo.<br />

§ 5. — Cominciamo con le ragioni minori. Era imprudenza avere un<br />

centro politico, militare ed amministrativo pressoché sul confine della pro-<br />

vincia novellamente conquistata, e dove un nemico sconfitto, ma non domato,<br />

poteva repentinamente sopraggiungere ed infliggere gravi danni. Non<br />

si pensava ancora alla conquista dell'altipiano dell'Iran, sicché la prudenza,<br />

o meglio il buon senso più elementare, consigliava il trasferimento della<br />

sede in un punto di maggior sicurezza. Questa causa influì però sulla scelta<br />

del sito di al-Kùfah in via solo temporanea, perché pochi anni dopo non<br />

ebbe più ragion d'essere.<br />

I motivi veri, fondamentali della fondazione di al-Kùfah, sul limitare<br />

del deserto arabico, sono d'un genere più complesso e difficile a spiegare :<br />

essi fanno parte dei concetti politici direttivi con cui il Califfo 'Umar si<br />

mise all' opera di organizzare il nuovo impero islamico, ispirandosi al-<br />

l'esempio dato dal Profeta. Notammo in un passo precedente, a proposito<br />

della presa di Makkah (cfr. 10. a. H., § 117), come il Profeta non mostrasse<br />

veruna disposizione ad elevare Makkah a capitale del suo regno. Il fatto,<br />

esaminato superficialmente, poteva sembrare un atto di singolare incoe-<br />

renza: se Makkah era religiosamente il centro dell'Isiàm, perché non era<br />

837.


§5. 17. a. H.<br />

17. a. H. degna di diventarne anche il centro politico? Perchè mai Maometto preferì<br />

ed iisignTffcato Madìnah, sebbene la conquista ed islamizzazione del tempio makkano e la<br />

politico e storico conversione dei suoi abitanti fossero stati lo scopo supremo di tvitta la sua<br />

dfa^-KQfahl vita? Non v'era contradizione intrinseca nell'opera del Profeta?<br />

Noi dimostrammo che tale contradizione apparente in realtà non esiste,<br />

e che Maometto preferì rimanere con tutti i suoi fedeli in Madìnah per<br />

elevate e complesse ragioni. Egli volle sovi-attutto, nella marea ogni dì<br />

crescente dei Musulmani di cattiva lega, mantenere saldo ed incorrotto il<br />

nucleo primitivo dei suoi migliori Compagni, quelli veramente devoti alla<br />

sua persona, quelli veramente convinti della sua missione divina, quelli<br />

onestamente e sinceramente ispirati da sentimento religioso: questi erano<br />

i soli, veri depositari dell'Isiàm, genuino e schietto quale egli lo intendeva.<br />

La conservazione di siffatti elementi era solamente possibile in Madìnah,<br />

oramai quasi interamente convertita, e già fiera delle sue tradizioni isla-<br />

miche. Makkah era invece un centro ancora pagano: le forme della sua<br />

resa e gl'incidenti relativi alla conversione dei suoi principali cittadini<br />

(cfi". 10. a. H., § 106 e segg.), comperata a peso d'oro, ne costituiscono la<br />

prova più sicura e convincente. L'Isiàm, accettando pienamente il san-<br />

tuario makkano con tutte le sue vetuste istituzioni cultuali, prendeva sotto<br />

la sua protezione tutti gì' interessi degli abitanti, i quali perciò poterono<br />

mutar fede rimanendo essenzialmente quelli che erano prima. Non man-<br />

cheranno prove in avvenire per dimostrare che molti fossero ancora i pa-<br />

gani in Makkah, regnante 'Umar. D'altra parte poi, lungi dall'influenza<br />

diretta personale di Maometto, la società in Makkah conservava pressoché<br />

tutte le sue caratteristiche antiche: era perciò evidente che il Profeta te-<br />

messe per i suoi seguaci il contagio pagano di Makkah.<br />

Da ciò devesi concludere aver Maometto agito sapientemente nell'ante-<br />

poiTC Madìnah a Makkah: se avesse preferito Makkah come capitale, avrebbe<br />

corso il rischio di veder diluirsi, dileguarsi quasi quei pochi elementi buoni,<br />

i soli su cui potesse contare. Fu dunque cardine fondamentale della sua po-<br />

litica interna usare la massima larghezza verso gli Arabi in genere pronti a<br />

sottomettersi, ignorare diplomaticamente le loro deficienze religiose e con-<br />

tentarsi, come espressione della loro fede, di soli attestati tributari o fiscali:<br />

ma allo stesso tempo tenacemente si prefisse di tenere strette e serrate at-<br />

torno alla propria persona le file dei Compagni antichi, nell'animo dei quali<br />

egli aveva versato tutto quanto sapeva e tutto quanto sperava dal mondo e<br />

da Dio. Finché fosse rimasto siffatto- nucleo, i nuovi semi da lui preparati<br />

avrebbero potuto un gioi"no fecondare religiosamente anche l'animo arido di<br />

fede dell'arabo nomade, e mansuefare la sua estrema rozzezza. Disperdere (^)<br />

838.


. principi<br />

17. a. H. §§ 5, 6.<br />

i Compagni avrebbe invece significato la sommersione completa <strong>dell'Islam</strong><br />

, , , , • 1 •<br />

nel vasto oceano del mondo non islamico.<br />

^- ^<br />

J"^-<br />

[IRAQ.- Le ragioni<br />

ed il significato<br />

Nota 1. — Dico disperdere perchè, se Maometto si fosse stabilito in Makkah, avrebbe dovuto se- ... A . .<br />

pararsi dagli Ansar, i quali costituivano la maggioranza assoluta nel nucleo dei veri Musulmani aggruppolitico<br />

e storico<br />

j... , .<br />

d6lla fondaziond<br />

..<br />

i i^-f t, i<br />

pati intorno al Profeta.<br />

§ 6. — Eguale norma tenne anche il Caliifo limar, perchè ai tempi<br />

suoi il numero dei veri e buoni musulmani non era cresciuto in tal modo da<br />

permettere l'abbandono della politica guardinga ed oculata del Profeta. Che<br />

egli seguisse tale principio direttivo non ci può sorprendere, se ricordiamo<br />

come parecchie manifestazioni politiche e sociali del Profeta furono noto-<br />

riamente ispirate da Umar: ve ne furono certamente anche altre da lui<br />

ispirate, ma di cui non abbiamo notizia, e tra queste potremmo forse inclu-<br />

dere almeno parzialmente l'indirizzo accentratore dei buoni elementi mu-<br />

sulmani da noi poc'anzi descritto. Tale sospetto ci viene spontaneo dalla<br />

riflessione che in questo riguardo Umar serbò linea di condotta identica<br />

a quella del Profeta, ampliandola però con grandi ed ardite innovazioni.<br />

In questo principio direttivo v'era senza dubbio concordanza perfetta di<br />

sentimenti tra Maometto ed Umar, perchè questi come Califfo, anche più<br />

del Maestro, fece di tutto per infrenare la mondanità invadente del novello<br />

stato, e cercò ridare, con ogni mezzo a lui conosciuto, il primato ai principi<br />

religiosi nella nuova costituzione politica dell'impero arabo.<br />

Noi vedemmo, nel descrivere gli aspetti principali della carriera profe-<br />

tica di Maometto, come dalla così detta Fuga, o emigrazione a Madinah,<br />

il movimento islamico acquistasse ogni giorno maggiormente un indirizzo<br />

politico e militare, e come, per la connivenza dello stesso Profeta, tale in-<br />

dirizzo arrivasse all'estremo limite compatibile con la conservazione di quei<br />

religiosi che erano stati i creatori primi del moto islamico. La rive-<br />

lazione della Sùrali Barà-ah, sotto certi aspetti anche le guerre della R i d d a h<br />

ed infine tutta la politica interna di 'Umar, stanno invece a dimostrare<br />

come a un certo momento il Profeta ed i suoi Compagni sentissero la ne-<br />

cessità di riprendere più fermamente in mano le redini, abbandonate forse<br />

anche troppo dal Profeta sul collo del destriero arabo. Acquistato il potere<br />

politico e militare, bisognava valersi di questo per riporre in prima linea<br />

le considerazioni religiose.<br />

Se tale modificazione d'indirizzo sembrò già opportuna negli ultimi<br />

anni del Profeta, divenne addirittura necessaria sotto i suoi successori, ed<br />

in particolar modo sotto 'Umar, nel momento critico della più repentina e<br />

gigantesca espansione politica e militare dell' Islam. Questa fede, seppure ac-<br />

cettata solo nominalmente dai nomadi, era in realtà l'unico vincolo morale.


17. a. H. yi^xi quale il Califfo di Madinali potesse contare in appresso quando fosse ces-<br />

IRAQ. -Le ragion<br />

ed il significato sata l'attrattiva comune del bottino e delle conquiste. La politica previ-<br />

poiitico e storico dente di 'Umar doveva tenersi pronta ad affrontare i problemi dell'avvenire,<br />

• della fondazione . ^, t ij. • • ^ t j- i i<br />

di ai-KQfah ® Siccome runica speranza di altri telici sviccessi e di salda e perenne unione<br />

ì<br />

d'animi si poteva fondare soltanto sopra un trionfo morale, reale, ed intimo,<br />

dell' Islam nell'animo degli Arabi stessi, così uno degli scopi fondamentali<br />

dell'amministrazione di 'Umar dovette necessariamente esser l'inculcazione<br />

della nuova fede, in quelli che nominalmente l'avevano abbracciata: biso-<br />

gnava trasformare l'accettazione nominale in un'adesione reale e sincera,<br />

ed infine conservare, per quanto era possibile, quelle condizioni che faci-<br />

litavano lo scopo supremo.<br />

§ 7. — Le schiere, che sotto Sa'd b. abi Waqqàs andarono a battere i Per-<br />

siani ad al-Qàdisiyyah e poi espugnarono al-Madà'in, non erano certamente<br />

costituite da cami3Ìoni <strong>dell'Islam</strong>: di questa fede forse sapevano appena il<br />

nome; ma è certo che si ritenevano musulmani, e stante i grandi trionfi otte-<br />

nuti in nome <strong>dell'Islam</strong>, erano fieri di tale denominazione: esser musulmani<br />

era un vanto, una gloria. Tale sentimento veniva ora a fondersi con quello<br />

antico nazionalista arabo, che implicava disprezzo di tutte le altre nazioni.<br />

Con il ripetersi di tante splendide vittorie il nuovo ordine di cose bandito<br />

da Madinah, sebbene imposto con le armi agli stessi Arabi, acquistava pur<br />

giornalmente prestigio ed attrattive in quegli animi rozzi, in quegli spiriti<br />

già si alieni a cose di religione. Senza tentare un'analisi più profonda di<br />

quanto avvenne nell'animo di quei Beduini del vii secolo, basti dire che<br />

incominciò a farsi strada un sentimento finora sconosciuto di solidarietà<br />

nazionale tra gli Arabi nei rapporti con i popoli vinti, ed una coscienza<br />

nuova del valore della nuova fede : questo ci spiega come negli anni che<br />

seguirono il 15. ed il 16. H. tutte le tribù cristiane del settentrione si<br />

schierassero con l'Isiàm e si battessero perfino per questo senza nemmeno<br />

mutare di fede. Crii Arabi, forse per la prima volta nella loro storia, si<br />

sentirono un popolo solo, tutto unito dinanzi al mondo.<br />

Siffatto sentimento, se acquistò molti aderenti nella penisola stessa,<br />

sali a un'intensità tutta speciale nelle schiere che avevano direttamente<br />

contribuito alle strepitose vittorie tra il 12. e il 16. H. ed avevano rice-<br />

vuto le quote degl'immensi bottini: tra questi guerrieri, un tempo unità<br />

disperse nella desolazione infinita d'Arabia, era sorto adesso vivace e pro-<br />

fondo quel sentimento del tutto nuovo per essi, dai Francesi chiamato<br />

esprit de corps. Ad un osservatore superficiale poteva sembrare un prin-<br />

cipio di fervore religioso, ma in realtà era quell'assieme confuso di senti-<br />

menti che.sgorga dall'animo umano, quando la fortuna arride agli uomini<br />

840.


17. a. H.<br />

combattenti tutti assieme in nome d'una grande idea. In questi casi non<br />

importa se la maggioranza non comprende il valore e l'intimo significato<br />

della nuova idea: essa diviene una formola, un simbolo, un emblema che<br />

ricorda i trionfi ottenuti e sembra essere garanzia di altri nuovi e mag-<br />

giori; dalla fede cieca ed ignorante in questa idea vengono così a scaturire<br />

a volte immensi vantaggi morali, ma più spesso violentissime convulsioni<br />

politiche e sociali. Così un tempo la chimera repubblicana in Francia, così<br />

ai tempi nostri, in certe classi, quella del socialismo e dell'anarchia.<br />

§ 8. — L'esistenza di tale sentimento tra gli Arabi, che personalmente<br />

parteciparono alle campagne di conquista, è fatto sicviro, su cui non v'è<br />

nemmeno da discvitere : ne abbiamo la prova nel contegno reciproco delle<br />

tribù durante le prime conquiste, e nei rapporti costantemente pacifici tra<br />

gente abituata sinora a battersi in continue guerre iratricide. Quando tale<br />

fervore si calmò e ripresero sopravvento le dormienti passioni pagane di<br />

Arabia antica (cfr. Lammens, in J. A., sèrie IX, toni. IV, anno 1894,<br />

pag. 144), allora rivennero alla luce tutti i contrasti e gli odi secolari tra<br />

le tribù : allora scoppiarono le guerre civili e quei conflitti tremendi tra<br />

gli Arabi del Nord e quelli del Sud, tra Isma iliti e Yamaniti, che insan-<br />

guinano le pagine della storia musulmana del primo secolo della Higrah.<br />

Qualunque fosse la disparità psichica originaria tra i guerrieri del-<br />

l'Islam, per quanto fosse nominale la loro pretesa islamizzazione, pure in<br />

essi tutti regnava uno stato d'animo sj^eciale, che costituiva la forza mag-<br />

giore della nuova società, l' istrumento più efficace per nuovi trionfi, il<br />

cemento più valido per l'unificazione del popolo arabo, la garanzia più si-<br />

cura per l'avvenire. Se il Califfo 'Umar avesse acconsentito a questi uomini<br />

di prendere dimora stabile nella capitale dell'impero sassanida, nel centro<br />

maggiore dei vizi e dei difetti di quella civiltà oramai decrepita e finita,<br />

egli si sarebbe esposto al rischio di vedere i germi cattivi d'una società<br />

moralmente decomposta insinuarsi nell'organismo tuttora sano e vigoroso<br />

del popolo arabo e fiaccarne le forze più vive e migliori.<br />

Nell'animo rude del Beduino, pregno ancora d'idee religiose molto pri-<br />

mitive, solo da pochi anni, anzi si può dire da mesi, eransi infiltrati a stento<br />

alcuni principi religiosi nuovi, che non potevano ancora aver messo salda<br />

radice. Il contatto con altre civiltà ed altre fedi poteva perturbare questo<br />

animo semplice, facendovi concorrenza alla novella fede ed al carattere na-<br />

zionale. Bisognava impedire un contagio periglioso, specialmente in Persia,<br />

dove dominava la religione mazdeista, di cui, come è noto. Maometto non<br />

tenne conto veruno nel Qur-àn, e che quindi era pareggiata al paganesimo<br />

idolatra. Quando la tradizione ci dice avere 'Umar affermato che l'Arabo fio-<br />

841. 106<br />

17. a. H.<br />

[IRAQ. -Le ragioni<br />

ed il significato<br />

politico e storico<br />

della fondazione<br />

di al-Kufah.1


17. a. H.<br />

[IRAQ. -Le ragioni<br />

ed il significato<br />

politico e storico<br />

della fondazione<br />

di al-Kufah.]<br />

§§8, 9. 17. a. H.<br />

risce soltanto là dove prosperano il camelo e la pecora, noi dobbiamo inten-<br />

dere questa fi-ase, forse autentica e vera, nel suo senso morale: per conser-<br />

vare cioè l'Islam e le virtù arabiche, in cui risiedeva la fòrza trionfatrice<br />

<strong>dell'Islam</strong>, e per salvare anche la fede da insidiosi concorrenti, bisognava<br />

sopprimere i pericoli di contagi esterni e conservare gli Arabi possibilmente<br />

neUe condizioni in cui avevano vissuto prima della conquista e che ave-<br />

vano facilitato il diffondersi <strong>dell'Islam</strong>: bisognava isolarli là dove l'Islam<br />

senza rivali poteva continuare la sua lenta opera civilizzatrice, e mettere<br />

cosi le basi sicure dello stato futui'o.<br />

§ 9.'— Questo stesso concetto direttivo, che vedemmo manifesto nella<br />

politica di Maometto verso Makkah, e che studiammo minutamente nel di-<br />

vieto qm-anico del vino (cfì-. 14. a. H., §§ 244 e segg.), riappare adunque<br />

anche nell' intento politico di 'Umar che portò alla fondazione di al-Kùfah.<br />

'Umar volle che i suoi Arabi si i-itù-assero dai lussi, dagli splendori cor-<br />

rompenti, dall'ambiente immorale e degradante della vita urbana d'una<br />

società decrepita e viziosa, e insistè che si riunissero tutti assieme per co-<br />

stituire un nuovo centro schiettamente arabico, lontano dal contagio sas-<br />

sanida, e pregno del nuovo spù-ito islamico. Così, forse per celare la verità,<br />

alle genti d'arme si disse già in quel tempo che 'Umar non voleva tra sé<br />

fu concetto in realtà infantile, ma<br />

ed i suoi guerrieri il corso di un fiume ;<br />

forse, ammesso che la notizia sia esatta, anche una trovata geniale che<br />

assai bene celò il recondito intento del Califfo ed ingannò i guerrieri di<br />

allora e gli storici posteriori che l'accettarono per buona moneta.<br />

Con siffatte considerazioni entriamo in un nuovo argomento strettamente<br />

connesso al precedente: è indispensabile dedicarvi una breve pa-<br />

rola. È palese che 'Umar non vedesse di buon occhio una fusione tra vin-<br />

citori e vinti: egli, al pari del suo grande Maestro, intese l'Islam come una<br />

fede per eccellenza araba, ossia del popolo scelto da Dio. e non la fede della<br />

umanità intera; d'altra parte però le conquiste avvenute per il fatto della<br />

nuova religione, facevano intravvedere la possibilità imminente che questo<br />

popolo conseguisse anche il dominio del mondo allora conosciuto. La fon-<br />

dazione di al-Kùfah è quindi un documento sicuro, nel quale si scorge la<br />

tendenza di 'Umar a tener isolati gli Arabi suoi ed impedh-e a loro la miscela<br />

con i vinti come mezzo per conservare i frutti della vittoria. Umar<br />

mai si adoperò per la propaganda <strong>dell'Islam</strong> fuori d'Arabia, ed in nessun<br />

modo ci consta che desiderasse la conversione dei vinti. Anzi vedremo, nello<br />

studiare la sua attività organizzatrice che tutto il sistema di governo da<br />

lui ideato implicava il concetto che i vinti mai avessero a converth-si, ma<br />

dovessero sempre rimanere i servi e tributari, pagani, cristiani od ebrei, degli<br />

842.


17. a. H. §§ y-u.<br />

Arabi musulmani. Lo sfacelo del sistema fiscale e tributario organizzato da<br />

17. a. H.<br />

. . [IRAQ.- Le ragioni<br />

'Umar, nella sua parte strettamente islamica, provenne appunto dall errore ed li significato<br />

da lui commesso di non prevedere la possibilità che i vinti abbracciassero politico e storico<br />

della fondazione<br />

tutti la fede dei loro vincitori. di ai-Kufah.]<br />

§ 10. — Senza entrare maggiormente in questo soggetto, che sarà trat-<br />

tato meglio altrove, rimane ancora una cosa da osservare riguardo la fon-<br />

dazione di al-Kùfàh. Perchè mai Sa'd b. abi Waqqàs preferì creare un<br />

centro totalmente nuovo: perchè non scelse al-Hii-ah, che sorgeva nelle im-<br />

mediate vicinanze? Perchè evitò esplicitamente di stabilirsi in questa città,<br />

e per quali motivi l'idea non venne mai presa in considerazione?<br />

La ragione, a nostro modo di vedere, può essere una sola. Nell'immensa<br />

capitale sassanida gli Arabi avevano trovato facilmente da alloggiarsi, al-<br />

Hìrah invece era una città piccola, e forse in posizione ristretta, chiusa tra<br />

le sue mura ed i suoi giardini. Grli Arabi avevano ora bisogno di molto<br />

spazio: erano assai numerosi: dopo la vittoria di al-Qàdisiyyah ebbe prin-<br />

cipio la grande emigrazione in massa degli Arabi, dal deserto nativo, con<br />

tutti i loro beni mobili e bestiami, grandi branchi di cavalli, di cameli e<br />

di pecore. Queste turbe di nomadi trovavansi a disagio in una città po-<br />

polosa ed avevano bisogno d'un centro che serbasse ancora molte carat-<br />

teristiche dell'accampamento desertico, a cui erano abituati da generazioni<br />

senza numero. Nello scegliere un sito dove stabilirsi con siffatte turbe, è<br />

naturale che Sa'd lo preferisse dove la gente poteva fissare la dimora con<br />

tutta la necessaria larghezza di posto e di libertà di movimenti. al-Kùfah<br />

dei primi tempi fu in realtà null'altro che un grande campo (') di Arabi<br />

nomadi con tutte le abitazioni fatte di canne palustri, o tende; il solo edifizio<br />

costruito con materiale solido era la dimora del governatore. Quando<br />

le tribù partivano per una spedizione, demolivano le capanne, ed il sito<br />

da loro occupato rimaneva vuoto fino al ritorno. Date queste condizioni,<br />

si comprende come Sa'd preferisse gli spazi liberi, dove le usanze proprie<br />

di un popolo nomade e dedito alla pastorizia potevano più facilmente con-<br />

servarsi. Ciò corrispondeva anche meglio ai desideri del Profeta e del suo<br />

grande successore, 'Umar: ambedue desideravano impedire che gli Arabi<br />

del deserto diventassero degeneri come i Siri, gli Aramei e i Persiani.<br />

Nota 1. — Il Miiller (I, 244) giustamente definisce il campo militare di al-Kiìfali, che poi si tramutò<br />

in città, come un grande esercito di riserva (Reserveheer), con il quale Sa'd b. abi Waqqàs poteva,<br />

occorrendo, fornire rinforzi ai suoi luogotenenti sparsi nella provincia, quando avessero operazioni mi-<br />

litari sui confini. Secondo il Miiller, al-Basrah fu considerata indipendente da al-Kufah.<br />

§ 11. — Le precedenti considerazioni mi pare diano il lume neces-<br />

sario per spiegare le ragioni della fondazione di al-Kùfah, e come Sa'd si<br />

scegliesse un sito che corrispondeva alle esigenze morali della politica di<br />

843.


§§ 11, !-'• 17. a. H.<br />

17. a. H. 'Umar, ma non agli altri bisogni delle popolazioni da poco soggiogate,<br />

ed il significato Queste stesse considerazioni ci spiegano anche molti altri argomenti, che ocpoiltico<br />

e storico cuperanno tutta la nostra attenzione nelle annate seguenti. Comprendiamo<br />

di ai-Kufah.l ^ioè come, per effetto della prevalenza assoluta di elementi arabici etero-<br />

genei, provenienti da tribù irrequiete e poco disposte a riconoscere l'ege-<br />

monia di al-Madìnah, al-Kùfah divenisse tra breve il centro più turbolento del-<br />

l' impero arabo. Intendiamo altresì come al-Kùfah conservasse il suo primato<br />

neir Iraq finché gli elementi arabici poterono conservare la loro egemonia<br />

nell'impero; e quindi si spiega come negli ultimi tempi degli Umaj'yadi<br />

sia già avvertibile un principio di decadenza in al-Kùfah. Ma quando con il<br />

trionfo degli 'Abbàsidi vennero al potere le popolazioni non arabe, special-<br />

mente persiane, è chiaro che la novella dinastia dovesse, qual primo suo<br />

atto amministrativo, scegliersi un'altra capitale non avente caratteri così<br />

spiccatamente arabici. Allora tornarono a farsi valere le ragioni geografiche,<br />

commerciali, politiche e sociali che avevano portato alla fondazione di Se-<br />

leucia undici secoli prima (cfi-. §§ 2 e segg.); ed il centro del novello impero,<br />

dietro l'impulso di forze naturali iri-esistibili, tornò a gravitare verso il Tigri<br />

dove sorse alfine Baghdad a brevissima distanza da al-Madà-in. Tale misura<br />

degli Abbàsidi segnò la fine della capitale arabica in Babilonide, ed al-<br />

Kùfah rapidamente morì di inedia: oggi non è più che una pianura ondu-<br />

lata, piena di cocci rotti, in mezzo a cui sorge quanto si afferma siano i<br />

resti della moschea dove perì assassinato il Califfo 'Ali.<br />

Altro non abbiamo da aggiungere: i particolari stessi della fondazione<br />

non meritano di essere riassunti sinteticamente, dacché sono chiari abba-<br />

, stanza dalle tradizioni qui raccolte, se le leggiamo tenendo presente quanto<br />

abbiam detto nei presenti paragrafi.<br />

§ 12. — Bisognerà aggiungere soltanto due parole sulla cronologia<br />

della fondazione. Le seguenti tradizioni stabiliscono in modo sicuro che<br />

al-Kùfah fa fondata dopo la vittoria di Galùlà- e, una fonte aggiunge<br />

(cfi'. § 18«), prima della presa di al-Mawsil che avvenne circa il 20. H.<br />

Le altre fonti non sono sicure della data: lo stesso al-Wàqidi (cfr. §§15<br />

e 16) è incerto se fosse ai primi o agii ultimi del 17. H. La tradizione<br />

di ibn Ishàq (§ 13) rivela che gli Arabi persero vario tempo a cercare un<br />

» sito, sicché é forse fatica sprecata voler stabilire con precisione quando<br />

Sa'd vi prese definitivamente stanza. Fu un'occupazione progressiva, alla<br />

quale é difiicile porre un termine a quo. Perciò, stabilito che la battaglia<br />

di Gralùlà" fu combattuta nella seconda metà del 16. H. (cfr. 16. a. H.,<br />

§ 136), abbiamo ogni ragione per porre nel 17. H. il principio dell'occupa-<br />

zione di al-Kùfah : i divari, poco sensibili o importanti, potranno riferirsi<br />

844.


17. a. H. §§ 12-15.<br />

o alla prima occupazione materiale del luogo, o alla inaugurazione ufficiale J"'-<br />

del campo armato, o alla fondazione della moschea e della casa del go- ed il significato<br />

vernatore.<br />

IRAQ. — Tradizioni sulla fondazione di al-Kùfah.<br />

§ 13. — (ibn Ishàq, senza i.snàd). Quando Sa'd b. abi Waqqàs ebbe<br />

scritto al Califfo 'limar, auuvmziandogii la vittoria di al-Qàdisiyyaii, il Ca-<br />

liffo gli rispose ordinandogli di non avanzarsi oltre, ma contentarsi di<br />

quanto già aveva conquistato. Sa'd insistè nella domanda di avanzare,<br />

descrivendo la conquista come facile e sicura; ma 'Umar tornò a ripetere<br />

il suo ordine di non muoversi, aggiungendo ora, che Sa'd dovesse scegliersi<br />

un Dar Higrah, un luogo di rifugio, ed un Manzil Gihàd, o campo<br />

militare fortificato, nel quale stabilire una guarnigione fissa, ma situata<br />

in modo che fi-a il campo ed il deserto non vi tosse alcun corso d'acqua,<br />

che potesse inceppare una ritirata. In principio Sa'd si scelse la città di<br />

al-Anbàr, sulle rive dell' Evifrate, ma le milizie mostrarono avversione per<br />

il luogo, stante le forti febbri, dalle quali fui'ono colpite in quel sito. Sa'd<br />

sci-isse al Califfo partecipandogli' ogni cosa, ed 'limar gli rispose con nuove<br />

istruzioni di rinunziare ai luoghi abitati ed alle città. « Grli Arabi stanno.<br />

« bene soltanto là, dove stanno bene i cameli e le pecore, ossia dove ab-<br />

« bondano i pascoli verdeggianti: cerca perciò un luogo disabitato (falàt)<br />

« vicino al fiume, e fissavi il campo dei Musulmani ». Sa'd si diresse allora<br />

verso Kuwayfah 'Umar b. Sa'd (^), ed ivi tentò di stabilire il campo militare,<br />

ma tante erano le mosche e le febbri, che i soldati non potevano resistere, e<br />

Sa'd infine fu costretto a mandare un Ansar, al-Hàritìi b. Salamah, oppure,<br />

secondo altri, 'Uthmàn b. Hunayf dei banù 'Amr b. 'Awf, a cercare un sito<br />

adatto. Costui alfine scelse quel piano, dove poi sorse al-Kùfah e dove defini-<br />

tivamente venne fissato il campo. Sa'd vi si trasferì con tutti i suoi, e vi<br />

fondò la moschea; i soldati si costruirono intanto le loro dimore.<br />

Sa'd b. abi Waqqàs conferì a Surahbil b. al-Simt al-Kindi la luogo-<br />

tenenza di al-Madàin (T a bari, I, 2360-2361). Cfi-. anche Fakhri, 114.<br />

Nota 1. — Tanto Balàdzuri, 277, quanto Ya'qubi, II, 188, e Yàqùt, chiamano questo luogo<br />

Kuwayfah ibn Umar, cosi detta secondo Yàqùt da 'Abdallah, secondo Ya'qubi da 'TJbaydallah b. 'Umar.<br />

§ 14. — (al-Wàqidi, da al-Qàsim b. Ma'n). I Musulmani si stabilirono<br />

in al-Kùfah negli ultimi giorni dell'anno 17. H. (T abari, I, 2486, lin. 7-8).<br />

Cfi-. Athir, II, 410.<br />

§ 15. — (al-Wàqidi, da ibn abi-1-Ruqàd, da suo padre [abù-1-Ruqàd]).<br />

I Musulmani si stabilirono in al-Kùfah nei primi giorni dell'anno 17. a. H.<br />

(T a bari, I, 2486, lin. 8-9).<br />

845.<br />

*• ^<br />

politico e storico<br />

delia fondazione<br />

dì al-Kufah.]


17. a. H.<br />

§§ 16-19.<br />

1 '• ^' "•<br />

I 16. — al-Ya'qùbi uon sa di sicuro quando fu fondata al-Kùfah: egli<br />

"'^P'"7'!i*''^'°"' dice che i Musulmani si fissarono in al-Kùfah o nel 17. H. o nei primi del<br />

dì ai-Kufah.] 18. H., e che ottanta Compagni del Profeta vi presero stanza (Ya'qùbi,<br />

II, 171).<br />

I 17, — al-Istakhri (pag. 82, lin. 9 e segg.), alludendo alla fondazione<br />

di al-Kùfah, dice che era di grandezza quasi eguale ad al-Basrah, ma con<br />

aria migliore ed acque più dolci; le costruzioni erano dello stesso genere.<br />

Ivi fiu'ono khitat (o terreni occupati) delle tribù, come in al-Basrah, con<br />

la differenza però che i fondi (diy a') di al-Kùfah erano soggetti alla tassa<br />

kharag (kharàgiyy ah), perchè un temjDO erano stati in mano di pa-<br />

gani, mentre in al-Basrah tutti i terreni erano terreni morti (ossia incolti)<br />

rimessi sotto coltura dagli Arabi musulmani (cfr. Hawqal, 162-163).<br />

Muqaddasi, 116, lin 12 e segg.<br />

§ 18. — (a) ibn al-Faqih afferma esplicitamente che al-Kùfah fu fon-<br />

data dopo la battaglia di Gralùlà- e di Hulwàn e prima della presa di al-<br />

Mawsil (Faqih, 165, lin. 11-12).<br />

(6) Lo stesso geografo, più avanti, calcola che la popolazione di al-Kùtàh<br />

(ai tempi della fondazione?) contasse 80,000 abitanti, e fornisse 40,000 com-<br />

battenti (Faqih, 165, lin". 17-18).<br />

§ 19. — Dopo aver brevemente narrata la campagna di al-Madà-in<br />

(cfr. 16. H., § 148), abù 'Ubaydah Ma'mar b. al-Muthanna prosegue a de-<br />

scrivere la fondazione di al-Kiifah nei seguenti termini:<br />

Or Khàlid b. 'Urfiitah prese la città di Karbalà d'assalto e ridusse<br />

schiavi gli abitanti: i prigionieri furono divisi da Sa'd b. abi Waqqàs tra i<br />

suoi seguaci. Ogni tribù si stabilì là dove gli era toccato in sorte, estraendo<br />

le porzioni, e risuscitarono (rimisero sotto coltivazione) il distretto. Di ciò<br />

scrisse Sa'd ad 'Umar, il quale gii rispose ordinandogli di trasferirsi a Sùq<br />

Hakamah, oppure secondo altri a Kuwayfah ibn 'Umar, e al di là presso<br />

al-Kùfah. Ivi però gli Arabi si trovarono assai male, e ne fu di nuovo av-<br />

vertito il Califfo. 'Umar scrisse in risposta che gii Arabi fioriscono soltanto<br />

in quei siti dove prospera la pecora ed il camelo: « Non frapporre tra me e<br />

«loro un corso d'acqua: volgiti perciò verso l'al-Eìf». A Sa'd si presentò<br />

allora ibn Buqaylah, il quale gli promise di indicargli una terra, distaccata<br />

. dal deserto, sollevata in modo da esser libera dalle zanzare (baqqah).<br />

Sa'd accettò l'offerta, ed ibn Buqaylah lo condusse al sito dove poi sorse<br />

al-Kùfah, e che allora aveva nome Sùristàn. Sa'd avanzò finché giunse al<br />

luogo preciso dove poi sorse la moschea: da questo punto elevato, lanciando<br />

due freccie, l'una in direzione del sud ed un'altra nella direzione opposta,<br />

fissò i termini della moschea: fissò egualmente la Dar a I-I mar ah, o casa<br />

846.<br />

'


17. a. H. §§ 19-23.<br />

del ^oveniatore. Poi tirò a sorte tra i Nizar e le tribù del Yaman: la stirpe ^- ^^<br />

J^-<br />

• •<br />

A-<br />

-1 A A ^ , ^<br />

['IRAQ.-Tradizioni<br />

1<br />

di CUI usciva primo il nome, doveva prendersi la parte verso oriente, la sulla fondazione<br />

migliore delle due. Venne fuori per primo il nome della gente del Yaman, •*' ai-Kufah.]<br />

le abitazioni della quale si estesero perciò verso oriente, mentre i quar-<br />

tieri dei Nizàr compresero tutta la parte verso occidente. In ambedue i<br />

casi le abitazioni ebbero principio dopo aver lasciato lo spazio libero segnato<br />

dalle freccie di Sa'd per la moschea, ai-mas gid, e per la Dar<br />

a I-I mar ah. Nessuno potè aver stanza in questo terreno riservato (Yàqùt,<br />

IV, 323, Un. 9-22).<br />

§ 20. — La fondazione di al-Kùfah avvenne ai tempi di limar h. al-<br />

Khattàb, nello stesso anno in cui fii fondata al-Basrah, ossia nel 17. H. :<br />

altri dicono due anni dopo la fondazione di al-Basrah, vale a dire nel 19. H.,<br />

oppure nel 18. H. (Yàqùt, IV, 322, ult. lin. e segg.).<br />

La confusione tra 17 e 19 non ha importanza, perchè proviene dalla<br />

scrittura araba non punteggiata, nella quale, le indicazioni numeriche<br />

s a b ' a h (sette) e t i s ' a h (nove) sono identiche di forma e quindi d' in-<br />

certa lettura (cfi\ 16. a. H., § 140, nota).<br />

§ 21. — (a) Secondo abù 'Ubaydah (Ma'mar b. al-Muthanna), la fon-<br />

dazione di al-Kùfah avvenne nel 18. a. H. (Balàdzuri, 277).<br />

I, 238).<br />

(6) abù-1-Fidà pone la fondazione di al-Kùfah nel 17. H. (Abulfeda,<br />

§ 22. — (abù 'Awànah, da Husayn b. 'Abd al-rahmàn). Quando, dopo<br />

la battaglia di (ialùlà-, 'Ammàr venne a raggiungere Sa'd b. abi Waqqàs<br />

in al-Madà-in, le sue milizie sentirono viva avversione per il sito, nel quale<br />

i loro cameli deperivano, e l'aria era piena di zanzare (ba'ùd). 'Ammàr<br />

citò allora una sentenza del Califfo 'limar, secondo la quale gli Arabi si<br />

trovavano bene soltanto in quei luoghi dove stavano bene i loro bestiami,<br />

e si trasferì con le sue genti ad al-Kùfah (T a bari, I, 2484).<br />

§ 23. — (Muh. b. Sa'd, da Muli. b. limar al-Wàqidi, da 'Abd al-hamid<br />

b. Gra'far e da altri). Il Califfo 'limar b. al-Khattàb scrisse a Sa'd b. abi<br />

Waqqàs, ordinandogli di scegliere per i Musulmani una Dar Higrah (luogo<br />

di dimora per gli emigrati) ed un qayrawàn (luogo di sosta per le ca-<br />

ravane, poi anche accampamento, « luogo dove radunasi la gente della<br />

« regione »: cfi'. Glossarium ad Baladz., 92-93), purché però non scor-<br />

resse un fiume (b a h r) tra Madinah e la nuova sede. Sa'd si recò ad al-Anbàr,<br />

e voleva prender questa città come dimora, ma gli Arabi furono tormentati<br />

da tante mosche (al-dzubàb, forse anche zanzare), che dovettero trasferirsi<br />

altrove. Anche questo nuovo sito non convenne però agli Arabi, sicché alfine<br />

si fissarono in al-Kùfah e vi fondarono la città. Sa'd distribuì la gente nelle<br />

847.


17. a. H.<br />

'IRAQ. -Tradizioni<br />

sulla fondazione<br />

di al-Kufah.]<br />

§§ 23-26. 17. a. H.<br />

loro dimore, e diede ad ognuna delle tribù la sua stanza. Egli costruì poi<br />

la moschea. Questo avvenne nel 17. H. (Balàdzuri, 276).<br />

§ 24. — (Isma'il b. abi Khàlid Husayn). Dopo la vittoria di Galùlà-,<br />

Sa'd b. abi Waqqàs avrebbe voluto stabilirsi con tutta la gente in al-Ma-<br />

dà-in, ma le milizie risentirono una profonda avversione per quella città.<br />

Di che, informato il Califfo 'Umar, domandò se in al-Madà-in vivevano<br />

bene i cameli (ibil), e gli risposero che non vi potevan stare a cagione<br />

delle zanzare (ba'ùd). Allora il Califfo dichiarò che gii Arabi non pote-<br />

vano vivere se non dove si trovavano bene anche i cameli. Sa'd b. abi<br />

Waqqàs ritornò quindi addietro. Allora si presentò un arabo 'Ibàdita (na-<br />

tivo di al-Hii-ah), e promise a Sa'd di mostrargli un sito che si elevava sopra<br />

le zanzare (al-baqqah), si teneva discosto dai pantani salati (sa bkh ah),<br />

giaceva dove si allargava il terreno coltivato (al-rif), e dove questo pene-<br />

trava come una punta entro il deserto arabico (al-barriy y ah). Il sito<br />

giaceva fra al-Hirah e l' Eufrate : ivi si fissarono le genti ed ivi sorse la città<br />

di al-Kùfah (Yusuf, 17, lin. 14-18).<br />

§ 25. — ('Ali b. al-Mughirah al-AtJiram, da abii 'Ubaydah Ma'mar b.<br />

al-Muthanna, dai suoi maestri, ed anche Hisàm ibn al-Kalbi, da suo padre<br />

[Muh. al-Kalbi], e i maestri dei Krifani). Dopo la conquista di al-Madà-in<br />

e la presa d'assalto di Asbànbur (il nome di Ctesifonte più usato dai Per-<br />

siani, Yàqùt, I, 237) e di Kurdabandàz (forse un quartiere della stessa<br />

città), Sa'd b. abi Waqqàs fissò stanza con le sue genti in questo luogo<br />

ed i suoi ne presero possesso. Allora il Califfo 'Umar scrisse a Sa'd di tra-<br />

sferirsi altrove, ed egli si portò quindi a Sùq Hakamah: alcuni affermano<br />

invece che si trasferisse con i suoi a Kuwayfah, di qua da (duna) al-<br />

Kùfah. Disse al-Athram: affermano che (la parola) a 1 - 1 a k a ww u f (da cui<br />

viene kùfah) significhi il riunirsi di gente (al-igtimà'); si dice pure<br />

che i luoghi circondati di sabbia chiamansi kùfàn: altri infine sostengono<br />

avere la terra composta di breccia, mista a fango e sabbia, il nome kùfah<br />

(Balàdzuri, 275).<br />

§ 26. — abù Hanifah al-Dinawari pone la fondazione di al-Kùfah su-<br />

bito dopo la giornata di al-Qàdisiyyah (^), perchè la narra immediatamente<br />

dopo la descrizione della battaglia, e dice esplicitamente: Sa'd b. abi Waqqàs<br />

rimase nel suo accampamento in al-Qàdisiyyah finché gli giunse una let-<br />

tera del Califfo 'Umar, con la quale gli era ordinato di stabilire il luogo di<br />

immigrazione, una Dar Higrah, per quegli Arabi nomadi che erano con<br />

lui, avendo però l'avvertenza di scegliere un sito dove nessun corso di<br />

acqua tagliasse il cammino verso Madìnah. Sa'd andò ad al-Anbàr (") per<br />

ridurre questa città a Dar Higrah, ma poi il sito non gii piacque per la<br />

84«.


17. a. H. 26, -27.<br />

grande quantità di mosche (dzubàb, forse intendonsi zanzare, perchè le J^-<br />

^- "•<br />

1 111 1 -»«- • 1 • T-. 1 -1 • 1 -!->• ['IRAQ.-Tradìzioni<br />

•<br />

mosche abbondano da per tvitto ni Mesopotamia ed m Babilonide). Di lì si sulla fondazione<br />

recò a Kuwayfah ibn Umar, ma nemmeno questo sito incontrò la sua ap- ^' ai-Kufah.)<br />

provazione. Proseguì allora fino al luogo dove è oggi al-Kufah: assegnò<br />

i terreni (khattahà khitat*") tra coloro che erano con lui e costruì per<br />

sé (l'edifizio pubblico detto poi il Castello, ossia) al-Qasr, e la moschea<br />

(al-masgid) (Hanifah, 131).<br />

Nota 1. — Ciò nondimeno, più avanti, ripigliando la naiTazione della campagna dopo al-Qàdisiyyah<br />

(cfr. 16. a. H., § 155), abii Hanifah allude alla marcia su al-Madà*in in termini che palesano chiaramente<br />

aver gli Arabi, appena vinta la battaglia, iniziato l'inseguimento fin sotto le mura di al-Madà'in.<br />

La fondazione di al-Kiifah non è quindi nel testo nel posto voluto dall'oi-dine cronologico degli eventi.<br />

Nota 2. — L'accenno di questa e di altre fonti alla possibilità che Sa'd b. ahi Waqqàs scegliesse<br />

al-Anbàr per sede d'immigrazione degli Arabi, merita qualche considerazione. Il testo dice esplicitamente<br />

che TJmar esigesse la fondazione di un centro arabo in un sito non separato da Madinah da un<br />

corso d'acqua. Ora in altro luogo avemmo occasione di porre in rilievo come geografi distinti pongano<br />

al-Anbàr sulla riva orientale dell' Eufrate, sicché tra essa e l'Arabia era tutto il corso potente del grande<br />

fiume mesopotamico. Abbiamo qui una contradizione assoluta di termini ed una delle due affermazioni<br />

dev'essere falsa. Io ritengo che l'ordine di 'Umar di non frammettere un corso fluviale tra la novella<br />

sede e Madinah sia una finzione tradizionistica, una deduzione ab eventu. I principali centri fondati<br />

dagli Arabi, al-Kùfah, al-Basrah e al-Fustàt (Misr), hanno comunicazioni dirette con Madinah, non tagliate<br />

da verun corso d'acqua (tranne forse, nel caso di al-Fustàt, il canale di Traiano): questa caratteristica<br />

colpi l'immaginazione degli orientali, amanti di simili raffronti, e cosi può essere nata l'opinione, divenuta<br />

poi affermazione recisa, che tale singolarità fosse effetto di ordini espliciti del Califfo. La notizia<br />

che un tempo al-Anbàr potesse essere scelta come Dar Higi-ah, è indicazione indiretta essere quella città<br />

caduta in mano degli Arabi tra la battaglia di al-Qàdisiyyah e la fondazione di al-Kiifah.<br />

§ 27. — (al-Balàdzuri, senza i s n a d). I Musulmani (in al-Madà'in) furono<br />

molto tormentati dalle zanzare (al-ba'ùd), e Sa'd b. ahi Waqqàs<br />

scrisse al Califfo 'Umar per informamelo e dirgli che la sua gente era<br />

grandemente molestata da quegi! insetti. Il Califfo gii rispose : «Gli Arabi<br />

« non stanno bene in un campo, se anche i loro cameli non vi si trovano<br />

«bene: perciò ritirati in un luogo abitabile (mawdi' 'adn), tra il quale<br />

« e noi non scoiTa fiume (bahr) ». La determinazione del luogo -da abitarsi<br />

(al-ikhtitàt) dalla gente fu afiidata ad abù-l-Haj^yàg 'Amr b. Màlik b.<br />

(junàdah al-Asadi. Allora 'Abd al-Masih b. Buqaylah si presentò a Sa'd b.<br />

abi Waqqàs ed offrì di mostrargli un sito fuori^dal deserto senza acqua<br />

e sollevato sopra i pantani pieni di zanzare, e gi' indicò il luogo dove poi<br />

sorse al-Kùfàh, e che si chiamava Sùristàn. (Sa'd accettò il consiglio) e<br />

recatosi nel luogo dove poi sorse la moschea di al-Kùfah, fece venh-e un<br />

uomo a lanciare una freccia nella direzione della qiblah (mahabb al-<br />

q<br />

i b 1 a h) : fissato il punto dove era giunta la freccia, fece scagliare un altro<br />

dardo in direzione del nord (mahabb al -s amai): fissato anche questo<br />

punto, fece scagliare un dardo verso mezzogiorno (mahabb al-ganùb)<br />

e un altro verso oriente (mahabb al-Sabà) (^). Fis.sati anche questi due<br />

punti dove erano cadute le freccio, pose allora (i limiti della) moschea,<br />

^ 849. 107<br />

''


27-29. 17. a. H.<br />

17. a. H. ed eresse la dimora del governatore (dar iniàratihà) là dove era stato<br />

sulla fondazione ^ piedi colui che aveva scagliato le treccie, includendo tutto lo spazio<br />

di ai-Kufah.] attorno al medesimo. Poi tirò a sorte con le freccie tra le tribù di Nizàr<br />

e quelle del Yaman, e stabilì che il nome il quale fosse uscito per primo<br />

avrebbe avuto la parte sinistra, che era la migliore delle due. Uscì prima<br />

la freccia delle tribù yamanite e cosi le loro dimore vennero tutte sul<br />

fianco orientale della moschea, mentre le dimore delle tribù Nizàrite ven-<br />

nero sul fianco occidentale, al di là dei termini fissati per la moschea.<br />

Tutto quello che era incluso tra quei termini fu riservato per la moschea<br />

e la Dar al-Imàrah (Balàdzuri, 275-276).<br />

Nota 1. — Tanto qiblali che ganùb significano mezzogiorno, sicché al-Balàdzuri nella sua nar-<br />

razione ripete due volte una direzione e omette menzione dell'occidente. Se si traduce mahabb alqiblah<br />

come direzione della qiblah e si sottintende l'occidente, al-Balàdzuri commette un altro<br />

errore perchè Makkah giace a mezzodì (propriamente a S. O.) di al-Kùfah. — Questo errore del cronista,<br />

o' meglio delle sue fonti, si collega forse con il problema se le prime moschee avessero la nicchia (m i hr a b)<br />

indicante la qiblah. Più che luogo di preghiera il masgid era il sito dove i maggiorenti si riunivano<br />

per discutere le pubbliche faccende.<br />

Nota 2. — al-Mughìrah b. Su'bah, continua al-Balàdzuri, allargò (la moschea), le diede la sua forma<br />

definitiva (ahkamahu) e costruì la Dar al-Imàrah. Più tardi Zijàd ib. Abihi) spese 18,000 (dirham?)<br />

per ogni colonna della moschea di al-Kùfah, ed 'Amr b. Huraj-th al-Makhzùmi suo luogotenente, mentre<br />

Ziyàd era in al-Basrah, vi eresse anche altre costruzioni. Cosi fecero del pari altri luogotenenti in al-Kufah,<br />

sicché i cortili della moschea irihàbuhài divennero più angusti. La strada Zuqàq 'Amr prese il suo<br />

nome dai baniì 'Amr b. Hurayth b. 'Amr b. 'Uthmàn b. 'Abdallah b. 'Amr b. MakhzCim b. Yaqazah<br />

(Balàdzuri, 276).<br />

Cfr. anche id. 277, lin. 2-3.<br />

§ 28. — (Wahb b. Baqijyah al-Wàsiti, da Yazìd b. Hàrùn, da Dàvvùd<br />

b. abi Hind, da al-Sa'bi). Le tribù Yamanite contavano 12,000 uomini e le<br />

tribù Nizàrite ammontavano ad 8000, sicché le prime formarono la mag-<br />

gioranza della popolazione di al-Kùfah. Nel tii-are a sorte le dimore, i<br />

Yamaniti ebbero il lato orientale della moschea e per questa ragione<br />

sorse ad oriente il loro quartiere (Balàdzuri, 276-277).<br />

§ 29. — (Hafs b. 'Umar al-'Umari, da al-Haytham b. 'Adi al-Tà'i).<br />

I Musulmani si fermarono in al-Madà'in e vi presero stanza, costruendo<br />

anche in essa luoghi di preghiera, ma poi trovarono che il sito non era sa-<br />

lubre e che v'infierivan le epidemie. Allora Sa'd b. abi Waqqàs ne scrisse<br />

ad 'Umar, e questi gli rispose di scegliere un'abitazione per gli Arabi più<br />

ad occidente. Sa'd fissò la sua attenzione su Kuwayfah ibn Umar, ma gli<br />

Arabi scoprii'ono che era circondata da terreni paludosi : si recarono quindi<br />

nel luogo dove sorse poi al-Kùfah e saliti sul poggio (al-zahr), che allora<br />

aveva nome Khadd al-'Adzra (guancia della vergine), trovarono che vi<br />

crescevano varie piante: al-khuzàma (lavanda, spigo, oppure sorta di<br />

Cheiranthus), al-uqhuwàn (camomilla), al-sih (varie specie di Arte-<br />

misia), al-qaj^-sùm {Artemisia Abrodanum) e al-saqàiq (anemoni).<br />

850.<br />

4


17. a. H. §§ 29-31.<br />

(Attratti da queste prove di salubrità del sito) ivi stabilirono la loro sede<br />

(Balàdzuri, 277) {').<br />

Nota 1. — (Uno dei dotti di al-Kùfah). Il tratto di paese che si stende tra al-Kìifah e al-Hirah<br />

aveva nome al-Miltàt (Balàdzuri, 277-278).<br />

La stessa autorità afferma che la Dar 'Abd al-malik b. 'Umayr (in al-Kufahi fu adibita per uso<br />

degli ospiti (difàn), ed il Califfo 'Umar ordinò che essa venisse usata come dimora da quelli che giungevano<br />

(ad al-KSfahl dalle pi-ovincie (àfàq) (Balàdzuri, 278).<br />

§ 30. — Narra ibn 'Abbàs :<br />

le dimore della gente di al-Kùfah, prima<br />

che si erigessero le case, erano esclusivamente di canne palustri, e (i primi<br />

abitatori) quando partivano per una spedizione abbattevano- le capanne e<br />

davano in elemosina le canne (a persone indigenti?): al ritorno dalla spe-<br />

dizione militare si ricostruivano a nuovo le capanne, pex'chè era consue-<br />

tudine allora che le donne accompagnassero sempre in guerra i loro ma-<br />

riti. Si cominciò a costruire le case, con mattoni di fango seccati al sole, ai<br />

tempi di al-Maghii-ah b. Su'bah, ma erano poco elevate, e le varie proprietà<br />

non avevano termini fissi e precisi. Ai tempi del governo di Ziyàd (b. Abihi)<br />

incominciarono a costruire con mattoni cotti al forno, e le più numerose<br />

abitazioni in questa specie di mattoni (a b w a b à g u r r) erano tra i Muràd<br />

e gli al-Khazrag.<br />

Attingendo ad altra fonte, Yàqùt afferma che Sa'd b. abi Waqqàs ricevesse<br />

ordine di costruire una moschea congregazionale (masgid gàmi'j<br />

che fosse in proporzione della gente venuta ad abitare la nuova città. Sa'd<br />

b. abi Waqqàs fissò i termini facendo i calcoli per una popolazione di<br />

40,000 anime: più tardi Ziyàd (b. Abihi) modificò il masgid perchè fosse<br />

in rapporto ad una popolazione aumentata di 20,000 anime (^). Ai tempi<br />

di Ziyàd i mattoni e le colonne venivano da al-Ahwàz (Yàqùt, IV,<br />

323-324).<br />

Nota 1. — Più tardi la città di al-Kiìfah crebbe assai in estensione ed in popolazione: Bisr b.<br />

'Abd al-wahhàb al-Qurasi, un mawla dei banu Umayyah, afferma che al-Kufah si estendeva (per<br />

una circonferenza?) di sedici miglia e due terzi di miglio, e nell'anno 264. H. vi erano in al-Kùfah 50,000<br />

case (dàri abitate da Arabi di Rabi'ah e di Mudar, più 14,000 case di Arabi di altre tribù e 6000 case<br />

di Arabi Yamaniti (Yàqùt, IV, .324, lin. 6-11 1. Secondo un computo fatto da al-Sa'bi, in al-Kufah, ai<br />

tempi suoi, erano 12,000 Yamaniti ed 80CKJ Arabi della stirpe Nizàr (Yàqùt, IV, 324, lin. 11-12).<br />

§ 31. — ibn Khaldùn afferma che gii Arabi dei primi tempi <strong>dell'Islam</strong>,<br />

ancora tenacemente attaccati alle consuetudini della vita nomade, tar-<br />

darono ad accettare le abitudini della vita sedentaria, e quindi essi in<br />

principio si contentarono degli edifizi costruiti dai popoli che li avevano<br />

preceduti. Inoltre, aggiunge ibn Khaldùn, nei primi tempi gii Arabi, per<br />

scrupolo religioso (s/cf), evitarono di dare alle loro case una grande eleva-<br />

zione e di oltrepassare i limiti della moderazione spendendovi troppo da-<br />

naro. Ciò ebbe per causa la raccomandazione del Califfo 'Umar agii Arabi<br />

851.<br />

17. a. H.<br />

[IRAQ.-Tradizioni<br />

sulla fondazione<br />

di al-Kufah.ì


§§ 31-34. 17. a. H.<br />

17. a. H. quando gli domandarono l'autorizzazione di ricostruire in pietra la città<br />

sulla fondaz^i'one ^^ al-Kùfah, le case della quale, già tutte incannucciate, erano state di-<br />

di ai-Kufah.] strutte da un incendio. Il Califfo rispose: «Fate pure: ma nessuna casa<br />

« deve avere più di tre camere, né essere troppo elevata. Seguite fedel-<br />

« mente i precedenti messi dal Profeta, e voi consei'verete sempre l'impero<br />

« del mondo » fKhaldùn Proleg., Il, 273).<br />

§ 32. — Sa'd b. abi Waqqàs nominò al-Sà-ib b. al-Aqia' ed abù-1-<br />

IIaY3'àg al-Asadi a direttori della sistemazione dei vari quartieri in al-<br />

Kùfah. Allora ibn al-Aqra' si volse a Cfamil b. Busbuhra, dihqàn di al-<br />

Fallùgali: « Sceglimi un sito del villaggio ». Gramìl gli suggerì di prendersi<br />

un sito tra lo stagno (il pantano di Nagaf) e la Dar al-Imàrah: al-Sà"ib<br />

accettò il consiglio, e perciò in quella parte si stabilirono i Thaqìf (Y a q ù t,<br />

IV, 324. lin. 12-16).<br />

§ 33. — ('Abd al-hamid b. Wàsi' al-Khuttali al-Hàsib, da Yahya b.<br />

Adam, da al-Hasan b. Sàlih). La prima moschea cougregazionale (masgid<br />

gami') costruita nel Sawàd fu quella di al-Madà-in, eretta da Sa'd b. abi<br />

Waqqàs e dai suoi compagni. Più tardi fu ingrandita e consolidata per<br />

opera di Hudzajfah b. al-Yamàn, il quale vi morì nel 36. H. La seconda<br />

moschea congregazionale fu quella di al-Kùfah, e poi venne quella di al-<br />

Anbàr (Balàdzuri, 289-290).<br />

§ 34. — (abù Mas'ùd [b. al-Qattàt] al-Kùfi, da Yah3^a b. Salamah b.<br />

Kuhayl al-Hadrami, dai dotti di al-Kùfah). Quando espugnarono al-Madà-in<br />

gli Arabi catturarono un elefante : fino a quel giorno quanti ne avevano<br />

incontrati, tanti ne avevano anche uccisi (cfr. 12. a. H., § 194, nota 1). Ora<br />

scrissero invece al Califfo Umar per chiedere che cosa ne dovessero fare,<br />

'limar rispose di venderlo se si trovava un compratore. Un uomo di al-<br />

Hìi-ah lo acquistò, e messagli una bardatura lo menò in giro per i villaggi<br />

per farlo vedere alla gente. Così durò un pezzo, ed alfine avvenne che<br />

umm Ayyùb bint 'ITmàrah b. Uqbah b. abi Mu'ayt, moglie di al-Mughirah<br />

b. Su'bah, quella che poi fu sposata da ZÌ3'àd b. abi Sufyàn (= Ziyàd b.<br />

Abihi), manifestò il desiderio di vederlo: essa viveva allora nella casa di<br />

suo padre (in al-Kùfah). Il pachiderma fu menato innanzi alla porta della<br />

moschea (di al-Kùfah), che ebbe poi nome Bàb al-Fil, ed ivi la donna lo<br />

guardò e fatto un regalo a colui che lo menava in giro, lo congedò. L'ele-<br />

fante si allontanò, ma fatti appena pochi passi cadde morto in terra: da<br />

questo fatto la porta prese il nome di Bàb al-Fil. Alcuni affermano che la<br />

donna, alla quale l'elefante fu mostrato in questa circostanza, fosse la nao-<br />

glie di al-Walid b. 'Uqbah b. abi Mu'ayt. Altri narrano che (la porta della<br />

moschea prese qupl nome) perchè un mago (sàhir) fece credere alla gente<br />

852.


1 7. a. H. §1 34.40.<br />

che un elefante uscisse da quella porta montato sopra un asino, ma questa J7-<br />

è una favola. Secondo altri invece la grande tazza in pietra (iggànah) suiia'fondaz^onè<br />

della moschea (nella quale si lavavano i fedeli), vi fu portata sul dorso di «^i ai-Kufah.]<br />

un elefante, passando per quella porta, e da ciò il nome. Altri ancora narrano<br />

che un elefante di uno dei luogotenenti irruppe in quella porta. Ma<br />

di tutte queste versioni la prima è la più sicura (Balàdzuri, 288).<br />

§ 35. — (Un dotto di al-Hii-ah, che lo trovò nelle carte, al-qaràtìs).<br />

I castelli di al-Hirah, che erano appartenuti alla famiglia Al al-Mundzir,<br />

fui-ono demoliti, e con materiali tolti ai medesimi fu eretta la grande mo-<br />

schea congregazionale (al-masgid al-gàmi') di al-Kùfah. Il valor*' di<br />

questi materiali fu diffalcato dalla g i z y a h che doveva pagare la gente di<br />

al-Hii-ah (Balàdzuri, 286).<br />

§ 36. — (al-Ya'qùbi). Or (dopo la vittoi-ia di Gralùlà-) Sa'd b. abì Waqqàs<br />

ritornò ad al-Kùfah, e fondò la moschea ed il qasr al-imàrah. al-As'ath<br />

delimitò (ikhtatta) la (rabbànah Kindah (in al-Kùfah) ed intorno ad<br />

essa vennero a stabilirsi i Kindah. Lo stesso fece Yazid b. 'Abdallah dalla<br />

parte del deserto (al-barriy y ah) ed attorno a lui vennero i Bagilah<br />

(Ya'qùbi, II, 173).<br />

§ 37. — ibn al-Grawzi pone anch'egli la fondazione di al-Kùfah nel<br />

17. H., e riconnette questo fatto con la biografia di Abramo, adducendo<br />

una tradizione che vorrebbe dimostrare aver Abramo comperato il sito<br />

dagli abitanti quando lasciò Kùtha per la Siria seguito dal nipote Lùt.<br />

Egli afferma poi che in al-Kùfah erano 5000 case dei Rabi'ah e Mudar:<br />

14,000 degli altri Arabi e 36,000 dei Yamaniti (Gawzi, 33,r.-34,v.).<br />

§ 38. — Della fondazione di al-Kùfah discorrono tanto Mirkhuwànd<br />

(Mirkh., II, 278) quanto Khuwàndamìr (Khond., I, 4, pag. 24, lin. 19 e<br />

segg.), ma ninno dei due porge alcun materiale nuovo: per lo più riassumono<br />

Sayf b. 'Umar. Khuwàndamìr cita pure il Ta-r ikh-i- (ra'fari.<br />

b. 'Umor).<br />

IRAQ. — Tradizioni sulla fondazione di al-Kufah {versione di Sayf<br />

§ 39. — (Sayf b. limar, senza isnàd). In questo anno (17. H.) Sa'd<br />

b. abi Waqqàs si trasferi con tutta.la gente sua da al-Madà-in a(lla contrada<br />

di) al-Kùfah, e fu fondata la città di al-Kùfah (T a bari, I, 2481, lin. 12-13).<br />

Cfr. Athir, II, 410; Khaldùn, II, App. 111.<br />

§ 40. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Allorché, dopo la<br />

vittoria di Gralùlà-, la presa di Hulwàn e le vittorie di Takrit e di al-His-<br />

nayn, comparvero in Madinah le ambasciate che portavan l'annunzio delle<br />

vittorie ed il quinto del bottino, il Califfo Umar osservò eon maraviglia<br />

853.<br />

a. H.


4042. 17. a. H.<br />

17. a. H. che l'aspetto ed il colorito dei guerrieri musulmani erano molto mutati,<br />

Tubili fondazione e quando domandò quale ne fosse la ragione, gli ambasciatori risposero:<br />

diai-Kufah.] r insalubrità dei luoghi (T abari, I, 2481-2482)0.<br />

'<br />

• Cfr. Athìr, II, 410; Khaldun, II, App. 110.<br />

Nota 1. — ibn al-Attir aggiunge che allo stesso tempo dell'ambasciata da al-Madà-in si presen-<br />

tarono in Madinah alcuni membri della tribù di Tagblib (immigrati nella Mesopotamia meridionale) per<br />

trattare con il CaliiFo: questi fece loro la proposta o di convertirsi ed essere equiparati in tutto agli<br />

altri musulmani, oppure pagare la gizyab: ciò gli ambasciatori non vollero accettare, sicché 'Umar<br />

acconsenti ad impor loro il tributo fgizyalii come se fosse la sadaqab di un musulmano, purché<br />

non battezzassero i figli che nascevano. Gli ambasciatori accettarono queste condizioni e ritornati nei<br />

loro paesi radunarono tra gli al-Namir e gli lyàd quanti erano del loro modo di pensare e vennero a<br />

stabilirsi con loro prima in al-Madà-in e poi si trasferirono con Sa'd b. abi Waqqàs in al-Kiifah (Athir,<br />

II, 410, lin. 17 e segg.). Cfr. 16. a. H., § 224.<br />

§ 41. — (Sayf b. 'Umar, da ibn Subrumah, da al-Sa'bi). Hudzayfah<br />

scrisse dall' Iraq al Califfo 'Umar annunziandogli che il clima del Sawàd<br />

rammolliva le pancie, smagriva ed infiacchiva le braccia e cambiava il co-<br />

lorito degli Arabi (T a bari, I, 2482-2483).<br />

Cfi-. Athir, II, 410.<br />

§ 42. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Il Califfo 'Umar<br />

scrisse quindi a Sa'd b. abi Waqqàs chiedendogli le ragioni perchè il colo-<br />

rito e le carni degli Arabi si corrompevano. Il generale rispose che lo<br />

smagrimento e la perdita di colore degli Arabi proveniva dall' insalubrità<br />

del paese intorno ad al-Madà'in e lungo il corso del Tigri. Il Califfo ri-<br />

scrisse allora dicendo che gli Arabi potevano trovarsi bene soltanto là<br />

dove si trovavan bene i loro armenti, e che perciò inviasse Salmàn e<br />

Hudzayfah, i due uomhii che avevan l'obbligo di scegliere l'accampamento<br />

delle genti (ràùday al- gay s), a cercare un altro sito salubre per fis-<br />

sarvi il campo. Essi però dovevano scegliere un sito in diretta comunica-<br />

zione con il fiume e con il deserto, ma che non fosse separato dal conti-<br />

nente arabico né da canali né da ponti. Salmàn e Hudzayfah si accinsero<br />

immediatamente a cercare un sito conveniente, e mentre Salmàn risaliva<br />

la riva occidentale dell'Eufrate, fino ad al-Anbàr, Hudzayfah percorreva<br />

tutta la sponda orientale ; ma ambedue non poterono trovare alcun sito che<br />

a loro piacesse maggiormente di al-Kùtàh. al-Kùlàh si trovava sopra un<br />

suolo di hasbà, o breccia, mista a sabbia rossa (rami ah hamrà), che<br />

si chiamava dagli Arabi sihlah, ed il nome di al-Kùfah provenne ap-<br />

punto dal fatto che gli Ai-abi solevano chiamare kùfah il terreno nel<br />

quale erano mescolate insieme in quel modo la breccia e la sabbia rossa (^).<br />

La bontà del sito era dimostrata anche dal fatto che ivi sorgevano tre<br />

monasteri cristiani, ossia il Dajr Hurqah, il Dayr umm 'Amr ed il Dayr<br />

Silsilah. Quando ebbero scoperto questo sito, i due uomini scesero (dalle<br />

854.


17. a. H. 42-44.<br />

cavalcature) e pregarono invocando la benedizione di Dio sulla nuova città J^-<br />

(T a b a r i, I, 2483-2484). ^Ta-firazion":<br />

Cfr. Athir, II, 410-411; Khaldùn, II, App. 110-111. di ai-Kufah.]<br />

Nota 1. — al-Kùfali si trovava sopra una lingua di terra arida ilisàn) che si stendeva nella regione<br />

fra al-Nahrayn e 'Ayn bani-1-Hidzà, internandosi nella terra grassa ed umida (rif) del Sawàd; là ove<br />

toccava l' Eufrate ohiamavasi al-Miltàt, e dove giungeva ai pantani melmosi fai -t in) chiamavasi al-<br />

Nigàf (Tatari, I, 2485-2486. Sayf b. 'Umar, da Mukhallad b. Qays, da suo padre, da al-Yusr (?) b.<br />

Thawr, ove è detto altresi che in al-Madà-in gli Arabi fossero specialmente molestati dalla polvere e<br />

dalle mosche).<br />

§ 43. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Salmàn e Hudzayfah,<br />

avendo adempiuto al loro compito, si recarono presso il generale Sa'd b.<br />

abi Waqqàs in al-Madà-in e gli annunziarono la scoperta del sito 'deside-<br />

rato :<br />

per<br />

ordine allora del Califfo 'Umar, Sa'd b. abi Waqqàs mandò istru-<br />

zioni ad al-Qa'qà' b. 'Amr in Hulwàn di lasciarvi, sotto gli ordini di Qu-<br />

bàdz al-Khuràsàni, una guarnigione formata di alleati persiani (al 'h amr a)<br />

(cfr. Intr., § 243, nota 2) e di venire a raggiungere il grosso delle schiere<br />

in al-Madà"in. Un ordine simile venne spedito ad Abdallah b. al-Mu'tamm<br />

in al-Mawsil, prescrivendogli di lasciare in comando della guarnigione un<br />

persiano, Muslim b. Abdallah, che era stato fatto prigioniero alla battaglia<br />

di al-Qàdisiyyah, e di munire al-Mawsil con una guarnigione di quei guer-<br />

rieri non arabi (al-asàwirah), che si erano associati alla causa musulmana<br />

(\). Quando questi ordini furono eseguiti e gli avamposti arabi erano<br />

tutti riuniti di nuovo in al-Madà'in, Sa'd b. abi Waqqàs si mosse con tutte<br />

le genti e si recò in al-Kiitàh, ove egli alfine piantò le tende nell'al-Mu-<br />

harram dell'anno 17. H. Fra l'elezione di Umar e la fondazione di al-<br />

Kùfah corsero tre anni ed otto mesi.<br />

La distribuzione annuale delle pensioni (al-'atàyà) fu fatta però nel<br />

mese di al-Muharram in al-Madàin, prima di passare alla nuova sede di<br />

al-Kùfah. L'anno avanti, nel Muharram dell'anno 16. H., la distribuzione<br />

era stata fatta in Bahurasir.<br />

Nello stesso giorno, in cui Sa'd b. abi Waqqàs prendeva ufficialmente<br />

possesso di al-Kiifàh, avveniva (nel sito di) al-Basrah una scena simile, ed<br />

era fondata la città di al-Basrah (T a bari, I, 2485-2486).<br />

Cfr. Atliir, II, 411.<br />

Nota 1. — Questi particolari sono tutti cronologicamente errati, perchè, come vedremo nel prossimo<br />

volume degli <strong>Annali</strong>, la presa di al-Mawsil avvenne circa tre anni dopo la fondazione di al-Kufah.<br />

Anche la distribuzione delle 'atàyà — nel senso voluto da Sayf— è un'anticipazione di eventi, pei-chè<br />

le distribuzioni regolari di pensioni furono inaugurate soltanto nel 20. H.<br />

§ 44. — (Sayf b. Umar, senza isnàd). Il Califfo 'Umar scrisse a Sa'd<br />

b. abi Waqqàs in al-Kvifah e ad 'Utbah b. Ghazwàn in al-Basrah, di fissare<br />

i quartieri della gente (y a t a r a b b a '<br />

a b i - 1 - n à s) nella parte migliore<br />

855.<br />

^- ^-


§§ 44-46. 17. a. H.<br />

17. a. H. della terra, dove esisteva maggior verdura. Ordinò parimenti ad entrambi<br />

sulla fondazione ^^^^ fornissero<br />

• j.-\<br />

(agu immigrati)<br />

i<br />

le<br />

• •<br />

pensioni<br />

, • - • • •<br />

i, n (ma a w n<br />

i n i h i m) nella prima-<br />

'IRAQ.-Tradìzioni t 'n / t •<br />

di ai-Kufah.] vera (fì-1-rabi') di ogni anno, che distribuissero le ricompense annue<br />

(al-'atàyà) neH'al-Muharram, ed infine che dividessero il reddito delle<br />

terre conquistate (amara... bi-fayihim) al sorgere (eliaco) di Sirio<br />

(al- Si 'r a) di ogni anno, ossia appena terminato il raccolto. Prima della<br />

fondazione di al-Kùfah vi furono due distribuzioni di al-'atàyà (o gra-<br />

tificazioni di guerra oltre il soldo regolare) (T a bari, I, 2486).<br />

Per maggiori particolari cfr. rannata 23. H., dove sarà esposta e di-<br />

scussa la politica fiscale di 'Umar.<br />

§ 45. — (Sayf b. 'Umar, da Mukhallad b. Qays, da al-Ma'rùr al-Asadi).<br />

Quando ebbe fissato il campo militare in al-Kiifah, il generale Sa'd b. abì<br />

Waqqàs scrisse al Califfo 'Umar annunziandogli di aver dato stanza alle<br />

schiere, in un sito che toccava da una parte il deserto e dall'altra il fiume<br />

^Eufi-ate, fi-a questo e la città di al-Hirah, e che abbondava di ottima ver-<br />

dura. Informò anche il Califfo che egli aveva condotto con sé da al-Madà-in<br />

soltanto quelli che avevan voluto venire spontaneamente con lui, lascian-<br />

dovi perciò quanti avevan preferito di rimanere. I guerrieri rimasti erano<br />

membri di diverse tribù (min al-afnà), ma il maggior numero apparte-<br />

neva alla tribìi dei banu Abs. Gli Arabi lasciati in al-Madà-in erano però<br />

organizzati in modo da fungere da guarnigione di confine (ka-1-maslahah)<br />

(T abari. I, 2486-2487).<br />

§ 46. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Quando fu stabi-<br />

lito il campo militare in al-Kùfah, e quando anche in al-Basrah fu orga-<br />

nizzato altrettanto e la gente ebbe presa stabile dimora, molti che si erano<br />

smarriti, affluendo nei due centri militari, poterono ritrovare le proprie<br />

tribù e i consanguinei dai quali erano stati separati.<br />

Gli abitanti di al-Kùfah e di al-Basrah chiesero ora il permesso di co-<br />

struirsi dei ricoveri contro le intemperie con le canne (a 1 - q a s a b) della<br />

vicina palude. Il Califfo Umar in principio era avverso a permettere<br />

questo lusso ai suoi soldati (che avevano dormito finora all'aria aperta), e<br />

sostenne che facendo a meno delle chieste capanne sarebbero rimasti più<br />

pronti a battersi e più pieni di vigore; ma non volendo contrariarli diede<br />

alfine il suo assenso. In al-Kùfah e in al-Basrah sorse quindi un numero<br />

infinito di capanne di canna palustre, le quali però di natura infiammabi-<br />

lissima furono causa immediata di frequenti e terribili incendi; tra questi<br />

il più grave, nel mese di SawAvàl di quello stesso anno, distrusse intiera-<br />

mente 80 ' u r u s (plur. di 'ari s, specie di baracca di legno) in al-Kùfah e<br />

produsse tanti danni, che gli abitanti mandarono una commissione a Ma-<br />

856.


17. a. H. §§ 46, 47.<br />

dinah per chiedere al Califfo il permesso di costruii'si le capanne con mat- J"^- ^- "<br />

. ,. „ . ^ • • . ,. . [IRAQ.-Tradizioni<br />

toni di fango indurito (labn). Il Califfo, udito il rapporto sui disastrosi sulla fondazione<br />

incendi, accondiscese alfine, mettendo però come condizione che nessun ^' ai-Kufah.]<br />

fabbricato avesse più di tre vani e che i Musulmani non si dilungassero<br />

nella costruzione delle case, mantenendosi fedeli agli usi stabiliti dalla<br />

sunnah, senza abbandonarsi a dissipazioni e senza deviare dal retto cammino.<br />

Quando la commissione fa di ritorno in al-Kiifah, Sa'd b. abi Waqqàs<br />

mandò ad 'Utbah b. Ghazwàn in al-Basrah la notizia del permesso ottenuto.<br />

Direttore in capo della parte edilizia nella costruzione delle case con<br />

mattoni di fango fu abii-1-Hayyàg b. Màlik per la città di al-Kùfah, ed<br />

abu-1-Garbà 'Àsim b. al-Dulaf per al-Basrah (T a bari, I, 2487-2488).<br />

Cfr. Athir, II, 411-412.<br />

§ 47. — (Costruzione della moschea e dei quartieri di al-<br />

Kùfah). — (Sayf b. 'limar, da Muhammad, da al-Muhallab, da 'Amr e da<br />

Sa'ìd). Quando fu convenuto di fondare la città di al-Kùfah, Sa'd b. abi<br />

Waqqàs mandò a chiamare abù-l-Hayyàg (cfr. il precedente paragrafo) e gli<br />

notificò quali erano le volontà del Califfo sulla misura delle strade. « Le<br />

«grandi vie (a I-man ahi g) dovevano avere la larghezza di 40 dzirà' o<br />

« braccia, le diramazioni di esse dovevano essere di 30 dzirà', le dirama-<br />

« zioni minori di 20 dzirà', ed infine i vicoli (al-aziqqah) non dovevan<br />

«mai essere più stretti di 7 dzirà'. Grli isolati (al-qatà-i') dovevano<br />

« essere di 60 dzirà', fatta eccezione per quello dei banù Dabbah». I mag-<br />

giorenti (ahi a 1 - r a • y<br />

) convennero altresì di conferire ad abù-l-Hayyàg i<br />

pieni poteri per la divisione regolare del terreno.<br />

Innanzi tutto furono fissati i termini della moschea, alla costruzione<br />

della quale si provvide più tardi. Il sito scelto per la medesima fu il luogo<br />

(occupato poi) dai venditori di sapone (mawdi' ashàb al-sàbùn) e<br />

quello dei venditori di datteri (al-tammàrùn), ossia una parte del mer-<br />

cato. Le misure furono stabilite da un uomo, valentissimo lanciatore di<br />

dardi, il quale piantatosi in mezzo alla piazza lanciò una freccia in una<br />

direzione, e un'altra nella direzione opposta: lo spazio intermedio fra i<br />

due punti dove erano cadute le freccio, fri riservato alla moschea; oltre<br />

quei due punti tutti potevano costruire le loro dimore. Con la distanza così<br />

segnata fri tracciato un quadrato che aveva per base il tiro di una freccia<br />

(gh a 1 w a h e non '<br />

a<br />

1 w a h come è nel testo : la correzione è del W e 1 1 -<br />

hausen Skizzen, VI, pag. 165). Dalla imrte anteriore sorgeva un co-<br />

lonnato coperto (zullah), aperto ai lati e dalla parte posteriore, affinchè<br />

la gente potesse riunirsi nel quadrato della moschea senza affollarsi e strin-<br />

gersi troppo. Così vennero costruite le (prime ?) moschee, eccettuata la al-<br />

857. 108


8 47.<br />

l l m 3.» il.<br />

17. a. H. Masgid al-Haràm (in Makkah), che nessuno imitava per rispetto della sua<br />

[IRAQ.-Tradizioni<br />

sulla fondazione santità.<br />

di ai-Kufah.] n colonnato coperto (zullah) era lungo 200 dzirà' (un tiro di freccia,<br />

ossia la lunghezza di un lato della moschea?), ed era formato con colonne<br />

di marmo già appartenute ad edifizi dei re persiani: il tetto (sa ma), che<br />

poggiava sulle colonne, era costruito come i tetti delle chiese greche.<br />

La corte (s a h n) della moschea non era recinta da mura ma soltanto<br />

da un fosso (kh a n d a q) che serviva da indicazione del limite del tempio<br />

e impediva che le abitazioni private invadessero il terreno riservato al culto.<br />

Presso alla moschea, separata da una via ristretta lunga 200 dzirà', fu<br />

costruita una casa per il generale in capo, Sa'd b. abì Waqqàs, uniti alla<br />

quale erano i vari uffici e fabbricati destinati al tesoro pubblico (buyùt<br />

al- mal). Il gruppo di case della dimora di Sa'd fu il nucleo dal quale sorse<br />

poi il castello di al-Kùfah (Qasr al-Kiifah).<br />

La dimora di Sa'd fu costruita da Ruzbih con mattoni cotti al fuoco,<br />

tolti ad alcune case appartenenti ai re persiani in al-Hirah.<br />

Intorno alla moschea fu tracciata la città di al-Kùfah :<br />

posteriore della moschea (f i - 1 - w a d '<br />

sulla parte<br />

a h min a 1 - s a h n ? che guardava<br />

verso settentrione) tracciarono cinque strade principali (m a n a h i g) : dalla<br />

parte anteriore, quella della qiblah (che guardava verso mezzogiorno),<br />

tracciarono quattro man ahi g: sul lato orientale tre, e altrettante sul lato<br />

occidentale, ponendo ovunque termini per distinguerle dal terreno fabbri-<br />

cabile. (Intorno alla moschea, in separati quartieri, si disposero le genti<br />

musulmane divise secondo le tribù, alle quali appartenevano).<br />

Nella parte wad'ah al-sahn (ossia in quella posteriore ove erano<br />

state tracciate cinque vie) si stabilirono i Sulaym ed i Thaqif su due vie,<br />

dalla parte più prossima alla moschea i Hamdàn sopra una via, i Bagìlah<br />

sopra un'altra ed i Taj-m al-Làt ed i Taghlib sopra l'ultima delle cinque.<br />

Dalla parte qiblah al-sahn (anteriore, che guardava il mezzodì) si di-<br />

sposero i banù Asad sopra una via; una seconda li separava poi dai banù-1-<br />

Nakha': questi erano separati per una terza via dai Kindah, ed una quarta<br />

via separava i Kindah dagli al-Azd. Dal lato orientale della moschea si<br />

disposero gii al-Ansàr o abitanti di Madinah, insieme con i Muzaynah sopra<br />

una via, i Tamim ed i Muhàrib sopra un'altra, gii Asad e gli 'Amir sopra<br />

una terza.<br />

Dal lato occidentale i Bagàlah ed i Bagiah sopra una via, i Gadìlah<br />

ed akhlàt (gente di ogni sorta) sopra una seconda, ed i Gruhajaiah ed<br />

a kh 1 à t sopra una terza. Questi erano gli abitanti che si trovavano più<br />

vicini alla corte della moschea. L'altra gente era fra questa e quelli che<br />

858.


17. a. H. § 4?.<br />

si trovavano al di fuori nel perimetro esterno: tra costoro il terreno fii ,.„JJ-^- "; . .<br />

^ IRAQ.-Tradizioni<br />

. , . [<br />

diviso tirando a sorte con le frecce. Le vie (man ahi g) menzionate erano sulla fondazione<br />

le maggiori, ma gli abitanti ne costruirono anche altre che si trovavano «*' a'-Kufah.]<br />

di fronte (tuhàdzi) a queste e poi imboccavano (tulàqihà) in esse, ed<br />

altre le seguivano, che avevano altre misure e costituivano altri quartieri<br />

(al -mah ali) più remoti. (L'architetto abù-1-Hayyag) dispose queste strade<br />

(turuqàt) a partire dalla corte della moschea (min warà al-sahn), e<br />

vi stabilì gli al-a'sàr min ahi al-ayyàm wa-1-qawàdis, ossia i<br />

reparti dei veterani delle battaglie precedenti. Venne anche riservato uno<br />

spazio per quei Musulmani che erano rimasti a munire i posti fortificati sul<br />

confine orientale, detti al-thughur, ed il distretto di ai-Mawsil, affinchè<br />

trovassero una dimora per quando fossero venuti ad al-Kùfah.<br />

Quando più tardi vennero ad unfrsi (gli altri Arabi emigrati dalla<br />

penisola dopo la vittoria di al-Qàdisiyyah, detti gli) al-rawàdif (cfr-. T abari<br />

Grlossarium, alla radice radafa), e precisamente quelli della<br />

prima e della seconda emigrazione (al-rawàdif al-bad- wa-1-thinà),<br />

gli abitanti di al-Kùfah crebbero tanto in numero che mancò loro lo spazio<br />

negli al-mahàll. Per questa ragione quelli, ai quali avevano affluito molti<br />

rawàdif, si andarono a unire con questi (in parte più remota dal centro),<br />

abbandonando i mahàll primitivi: quelli invece, ai quali si erano uniti<br />

pochi rawàdif, occuparono i quartieri di quanti erano andati a raggiun-<br />

gere i loro rawàdif più numer-osi, se il quartiere era attiguo: ed altri<br />

fecero posto per i loro rawàdif restringendosi maggiormente nei propri<br />

quartiei'i.<br />

La corte della moschea rimase in questa condizione durante tutto il<br />

Califfato di Umar, e formò insieme con il qasr o sede del governatore<br />

.e con i mercati tutto un gruppo senza altre costruzioni: i mercati erano<br />

soltanto una piazza aperta senza edifizi o indicazioni di sorta: in essi va-<br />

levano, secondo il Califfo 'Umar, le regole della moschea, ossia il posto<br />

apparteneva al primo occupante, il quale aveva il diritto di conservarlo,<br />

finché aveva terminato le sue vendite, o ritornava a casa sua.<br />

Fu anche preparata (nei mercati) una stazione ove si fermavano i<br />

cameli (m u n a kh) per ogni ràdi f ; quanti venivano vi erano messi senza<br />

distinzione, in attesa di presentarsi ad abù-1-Hayyàg, perchè provvedesse<br />

loro ed assegnasse il luogo che preferivano. Questo munàkh più tardi<br />

divenne il caseggiato dei banù-1-Bakkà.<br />

Sa'd b. abi Waqqàs, nel tratto di terreno lasciato in disparte per il<br />

qasr, ossia di rimpetto alla parte della moschea che contenne poi il mi-<br />

fa r a b, si costruì un qasr che racchiudeva anche il tesoro pubblico (b a y t<br />

859.


17. a. H.<br />

['IRAQ.- Tradizioni<br />

sulla fondazione<br />

di al-Kufah.]<br />

§ 47.<br />

17. a. H.<br />

al -mal) e fissò lì vicino la sua abitazione: avendo però alcuni ladri sca-<br />

vato un foro attraverso il muro, ed asportata una parte dei danari, Sa'd<br />

scrisse al Califfo per informarlo dell'avvenuto, descrivendogli minutamente<br />

la topografia dei luoghi. 'Umar rispose allora a Sa'd, ordinandogli di sop-<br />

primere la via che separava la moschea dalla dimora del governatore e<br />

dal tesoro, formando così con le mura del qasr e del bayt al-màl il<br />

muro meridionale della moschea. Il Califfo suppose che la presenza con-<br />

tinua di fedeli, tanto di giorno che di notte, nella corte della moschea<br />

avrebbe servito a custodire il tesoro pubblico. In questo modo crebbe la<br />

estensione della moschea.<br />

Un d i h q a n di Hamadzàn, per nome Eùzbih b. Buzurgmihr (^) offerse<br />

i suoi servigi a Sa'd b. abi Waqqàs per la costruzione del qasr promet-<br />

tendogli di erigere un edifizio, che avesse incluso la dimora del governa-<br />

tore ed il tesoro e chiudesse la parte meridionale della moschea. L'offerta<br />

fu accettata e furono poste le fondazioni del poi celebre Qasr al-Kùfah<br />

o palazzo fortificato del governatore di al-Kùfah: le mura furono costruite<br />

con mattoni cotti a fuoco (a g u r r) appartenenti a un castello (qasr) dei<br />

re persiani, che sorgeva nel distretto di al-Hirah, alla distanza di un giorno<br />

di marcia dalla città. La moschea venne così a ridosso dei b u y ù t a 1 - m a 1<br />

estendendosi, a man diritta del lato meridionale, per tutta la lunghezza del<br />

qasr, e poi prolungandosi ancora a di'itta fino al distacco (munqata')<br />

della Ralla bah 'Ali b. abi Tàlib. In questo modo la parte anteriore<br />

(qiblah) della moschea si estendeva fino alla Rahabah ed alla dritta<br />

del castello (senso oscuro).<br />

Il colonnato della moschea, aperto ai lati, era fatto con colonne di<br />

m.armo appartenenti ai re di Persia, e rimase in questa forma fino ai tempi<br />

di Mu'àwiyah b. abi Sufj'àn quando fu restaurata per opera di Ziyàd (b.<br />

Abihi). Per la costruzione della moschea Ziyàd si valse di operai persiani<br />

mazdeisti (bannà'i al-gàhilij^y ah), dai quali pure si fece fare tutto<br />

il progetto, perchè si dichiarò incapace di esprimere agli artefici quello<br />

che gli occorreva. Uno degli architetti gli fece un disegno sul modello<br />

degli edifizi eretti dai re sassanidi, ossia un vasto colonnato con tetto, e<br />

chiuso ai lati (-).<br />

Tale era però il rumore delle voci nel mercato, che Sa'd b. abi Waqqàs<br />

nella sua dimora, prossima ai mercati, non poteva più sentire quello che<br />

gli dicevano, e perciò si fece costruire una porta che tenne chiusa. Di ciò fu<br />

informato il Califfo 'Umar al quale narrarono altresì che la dimora di Sa'd<br />

venisse chiamata Qasr Sa'd. Disapprovando severamente tali novità, il<br />

Califfo chiamò Muhammad b. Maslamah e gi' ingiunse di recarsi in al-Kùfah<br />

8


17. a. H. §§ 47-49.<br />

e di abbattere ed ardere la porta della casa di Sa'd. Muhammad andò<br />

direttamente in al-Kùfah ed appena arrivato, senza nemmeno presentarsi<br />

al .generale, si comperò della legna, la fece depositare dinanzi alla porta<br />

di Sa'd, tolse questa dai cardini e la gettò sul fuoco. Quando Sa'd fu in-<br />

formato di questo atto singolare ne fece le meraviglie .e mandò a domandare<br />

chi fosse l'autore dello sfi'egio: saputo che era Muhammad b. Maslamah<br />

e immaginandosi subito che venisse da parte del Califfo, lo invitò ad entrare<br />

nella casa; ma Muhammad si rifiutò di muoversi e costrinse Sa'd a venir<br />

fuori per sentire il messaggio del Califfo che gli vietava di avere una porta<br />

alla sua dimora ;<br />

ognuno doveva poter liberamente entrare ed avere accesso<br />

al comandante. Sa'd b. abì Waqqàs non fece obbiezione agii ordini del<br />

Califfo ed offri all'ambasciatore doni ed ospitalità, ma Muhammad, termi-<br />

nata la sua missione, non volle accettare cosa alcuna da Sa'd e ripartì<br />

in quel momento stesso per Madinah. Per istrada gii vennero meno i viveri,<br />

tanto che dovendo nutrirsi di scorze d'albero, arrivò a Madinah malato<br />

(T abari, I, 2488-2494).<br />

Cfr. Athir, II, 412.<br />

Nota 1. — (Sayf b. 'Umar, da 'Umar b. 'Ayyàs, da abu Kathir). Ruzbih b. Buzurgmilir b. Sàsàn<br />

era un nativo di Hamadzàn, cbe un tempo era stato luogotenente persiano in una delle provincie di<br />

confine sulla frontiera occidentale ifarg min furvig al-Biim), ma accusato di rapporti segreti con i<br />

Greci, ai quali aveva fornito armi, fuggi, disertando il suo posto, e rimase con i Greci finché gli Arabi<br />

ebbero conquistato il Sawàd. Presentatosi a Sa'd b. abi Waqqàs in al-Kufah, gli costruì il qasr e la<br />

moschea, e poi si recò con una lettera di Sa'd presso al Califfo in Madinah. Essendosi ivi convertito,<br />

il Califfo 'Umar lo iscrisse nei ruoli delle pensioni (far ad a lahu), gli fece i soliti doni e lo rimandò ad<br />

al-Kùfah presso Sa'd. Durante il viaggio di ritomo, giunto al sito detto Qabr al-'Ibàdi, Ruzbih si ammalò<br />

e mori: i suoi akriyà, o 'ih ad, lo seppellirono sul luogo, ma avendo timore che qualcuno potesse<br />

accusarli di un delitto, vollero che al funei'ale fossero presenti alcuni Arabi nomadi delle vicinanze<br />

quali testimoni della morte naturale di Ruzbih CTabari, I, 2494-2495).<br />

Nota 2. — In due tradizioni di Sayf b. 'Umar (una da 'Atà, padre di Muhammad, mavyla di Ishàq<br />

b. 'Talhali; e l'altra da ibn Subrumah, da al-Sa'bi) è confermato che prima dei tempi di Ziyàd (b. Abihi)<br />

la moschea di Kùfah fosse aperta da tutti i lati, e che pregando nella medesima fosse possibile di vedere<br />

il convento DajT Hind e la porta della città detta Bàb al-Gisr (fa bari, I, 2494).<br />

Questa notizia dimostra che Dayr Hind e Bàb al-Gisr erano al termine di vie diritte partenti<br />

dalla moschea.<br />

§ 48. — Secondo Sayf b. 'Cimar (da Khulayd b. Dzafarah al-Namari,<br />

da suo padre [Dzafarah al-Namari]) la pianta della città di al-Kùfah fu<br />

tracciata per contenere 100,000 combattenti (T a bari, I, 2679, lin. 7).<br />

Ammettendo almeno tre o quattro persone (donne, bambini e servi)<br />

per ogni uomo adulto atto a portare le armi, la popolazione prevista per<br />

al-Kiifah avrebbe dovuto essere circa 400,000 anime. Tale calcolo, assurdo<br />

certamente per l'epoca della fondazione, è probabilmente molto prossimo<br />

al vero per il periodo della sua massima prosperità sotto i Califfi Umayyadi.<br />

§ 49. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). La divisione della<br />

popolazione di al-Kùfah in a '<br />

s a r (decurie) creava però molti inconvenienti,<br />

861.<br />

17. a. H.<br />

['IRAQ.-Tradizioni<br />

sulla fondazione<br />

di al-Kufah.]


§§ 49. 50. 1 '• 3.. H.<br />

17. a. H. perchè la divisione- era molto ineguale (ragaha... ragahan*" kathir'<br />

'IRAQ.- Tradizioni<br />

sulla fondazione onde Sa'd b. abi Waqqàs ne sciisse al Califfo pregandolo di fare una giusta<br />

di al-Kufah.] ripartizione e di pareggiare le differenze. Il Califfo 'Umar mandò allora al-<br />

cuni valentissimi genealoghi e uomini colti, fi'a i quali Sa'id b. Nimràn e<br />

Mas'alah b. Nu'aym : questi commissari uguagliarono tutte le differenze,<br />

dividendo la popolazione in asbà' (settimi) (^).<br />

In un sub' vennero inclusi: i Kinànah con i loro confederati degli al-<br />

Ahàbi.s e di altre tribù, e i Gradilah, ossia i banii 'Amr b. Qays b. 'Aylàn.<br />

In un secondo: i Qudà'ah, fra i quali, v'erano allora i Ghassàn b. Sibàm,<br />

e poi i Bagilah, i Khatb'am, i Kindah, i Hadramawt e gli Azd.<br />

Nel terzo : i Madzhig, i Himyar, i Hamdàn ed i loro confederati.<br />

Nel quarto :<br />

Nel quinto :<br />

ed i Taghlib.<br />

i Tamìm, il rimanente degli al-Eibàb ed i Hawàzin.<br />

gli Asad, i Ghatafàn, i Muhàrib, gli al-Namir, i Dubay'ah<br />

Nel sesto: gli lyàd, gli 'Akk, gli 'Abd al-qays, la gente di Hagar<br />

e gli al-hamra (cfi-. 16. a. H., § 45 e nota).<br />

Gli abitanti rimasero così divisi durante i califfati di Umar, di 'Uthmàn<br />

e di 'Ali e durante parte del califfato di Mu'àwiyah, sinché Zij-àd<br />

(b. Abìhij li divise in arbà' (quarti) (T ab ari, I, 2495).<br />

Nota 1. — L'espressione asbà' o settimi non deve essere presa nel senso letterale: le espres-<br />

sioni a'sàr, asbà', ecc., erano termini convenzionali usati in principio (come giustamente osserva il<br />

Wellbausen Skizzen, VI, 138, nota 4) per indicare divisioni di milizie, allo stesso modo che noi<br />

usiamo i termini militari: battaglioni, reggimenti, divisioni, ecc. Piii tardi servirono certamente per la<br />

divisione del bottino e per la distribuzione delle pensioni (cfr. paragrafo seguente), perchè vi erano gli<br />

umar a al -asbà' che distribuivano l'ammontare delle pensioni: in seguito la denominazione militare<br />

passò a denominazione locale, quando le milizie, con l'andar del tempo, divennero abitanti di città.<br />

Anche noi usiamo la parola quartiere per indicare non già la quarta parte di una città, ma una divisione<br />

o sezione della medesima.<br />

È probabile che la soppressione degli a'sàr e la loro surrogazione con gli asbà' avvenisse principalmente<br />

per questioni di paga e di divisione di bottino. In principio gli a'sàr erano di eguali dimensioni,<br />

ed ogni a'sàr prendeva incirca la decima parte del bottino che spettava all'esercito: quando con<br />

le peripezie della guerra, il valore numerico delle varie divisioni fu considerevolmente mutato, la divi-<br />

sione del bottino in una quantità eguale per ogni a'sàr non risultò più giusta, perchè alcune sezioni<br />

erano aumentate, altre erano diminuite: allora nacquero le proteste ed i reclami. Fu quindi necessario<br />

rifare la divisione e si vede che praticamente risultò più comodo e più facile di formare divisioni del<br />

tutto nuove, che, per motivi a noi ignoti, vennero chiamati settimi e non più decimi, ossia asbà'<br />

invece di a'sàr. La riforma di Ziyàd fu probabilmente una soppressione parziale del sistema antico di<br />

dare le pensioni.<br />

§ 50. — (Estensione del territorio di al-Kùfah). — (Sayf b.<br />

'Umar, da Muhammad e da altri). Le città del Sawàd, Hulwàn, Màsaba-<br />

dzàn e Qarqisiyà formavano parte del territorio di al-Kùfah, essendo esse<br />

th u gh ù r al-Kùfah, o distretti di confine della provincia Kùfana. In<br />

Hulwàn fa luogotenente al-Qa'qà' b. 'Amr, e quando egli venne in al-Kùfah<br />

lasciò al suo posto Qubàdz b. 'Abdallah. In Màsabadzàn fu un tempo luo-<br />

gotenente Diràr b. al-Khattàb, il quale partendo lasciò l'amministrazione<br />

862.


17. a. H. §§ 50-53.<br />

17. a. H.<br />

in mano di Ràfi' b. 'Abdallah. In al-Mawsil governò un tempo 'Abdallah<br />

" _° . ^ [IRAQ.-Tradizioni<br />

b. al-Mu tamm, il quale ritirandosi ad al-Kufan lasciò come luogotenente sulla fondazione<br />

Muslim b. 'Abdallah. Qarqisiyà fu retta da 'Umar [o 'Amr] b. Màlik b.<br />

'Utbah b. Nawfal b. 'Abd Manàf, il quale partendo lasciò l'amministra-<br />

zione in mano ad 'Asannaq b. 'Abdallah.<br />

Quando la gente ebbe il permesso di costruirsi le case in al-Kùfah,<br />

si portò via le porte dalle abitazioni avute in al-Madà-in e le mise in opera<br />

nelle nuove dimore in al-Kùfah (T abari, I, 2497).<br />

Cfr. Athir, II, 412-413.<br />

'IRAQ. — Tradizioni e sentenze sui meriti e sui difetti dei Kufani.<br />

§ 51. — (al-Husaj^n b. al-Aswad, da Waki' [b. al-Grarràh], da Isrà-il<br />

[b. Yùnus b. abi Ishàq al-Hamdàni], da Gàbir [b. Yazid al-Gru'fi], da 'Amir<br />

al-Sa'bi). Il Califfo 'Umar nello scrivere alla gente di al-Kùfah li chiamò<br />

ra*s al-'Arab o capo degli Arabi (Balàclzuri, 289) (^).<br />

Nota 1. — al-Balàdznri adduce anche altre tradizioni con isnàd completi per dimostrare clie il<br />

Califfo 'Umar teneva in grandissimo conto gli abitanti di al-Kufah, come se fossero i rappresentanti più<br />

illustri della nazione araba e della gente musulmana. Secondo una (da Sufyàn b. 'Uyaynah), egli disse<br />

che in al-Kufah erano i wugùh al-nàs, o capi piii distinti della gente; secondo un'altra (da Yùnus b.<br />

abi Ishàq), nelle sue lettere egli diede agli abitanti della città il titolo di ra's ai-lslàm, o capo del-<br />

l'Isiàm. In una terza (da Qays b. al-Rabi', da Samir b. 'Atiyyah) egli descrive al-Kufah come la lancia<br />

di Dio, il tesoro della fede e il capo degli Arabi, igli abitanti della quale città) difendevano i loro confini<br />

e porgevano assistenza alle genti dei loro paesi. Infine adduoesi una tradizione di abù Nasr al-Tammàr<br />

(da Sax-ik al-'Àmiri, da Gundab), secondo la quale Salmàn al-Fàrisi avi-ebbe detto: «al-Kufah è il tempio<br />

«dell'Isiàm: verrà un tempo, quando non vi sarà piii un vero credente che non sia in essa, oppure non<br />

«sospiri con il cuore verso di lei» (Balàdzuri, 289).<br />

§ 52. — (al-'Abbàs al-Narsi). al-Mukhtàr b. abi 'Ubayd od un altro<br />

disse: « L'amore della gente di al-Kùfah (porta allo) sperpero (saraf), e il<br />

«loro odio (alla) perdizione (talaf) » (Balàdzuri, 278).<br />

Le ragioni di questa tradizione risulteranno più manifeste nelle annate<br />

successive, quando scopriremo come al-Kùfah sia stata il centro più tur-<br />

bolento dell' Islam.<br />

'IRAQ. — Primi lavori idraulici degli Arabi nella Babilonide.<br />

§ 53. — (abù Masùd [ibn al-Qattàt al-Kùfi] ed altri). I dahàqìn di al-<br />

Anbàr chiesero a Sa'd b. abi Waqqàs di scavare per loro un canale, che avevano<br />

già chiesto (invano [cfr. Mas'ùdi, I, 225]) al re di Persia ('azim al-<br />

Furs). Allora Sa'd ordinò per iscritto a Sa'd b. Amr b. Haràm di fare lo<br />

scavo, ed i lavori furono incominciati; ma durante i medesimi arrivarono ad<br />

un monte che non fu possibile di tagliare e perciò il lavoro fu abbandonato.<br />

Più tardi però al-Haggàg b. Yùsuf, quando tenne il governo dell' 'Iraq, riunì<br />

operai da tutte le parti ed ordinò di ritentare lo scavo. Ai soprainten-<br />

863.<br />

di ai-Kufah.]


§§ ò3, 54. 17. a. H.<br />

17. a. H. denti dei lavori tuttavia diede istruzioni di osservare se ciò che mangia-<br />

'vorMdrau'iici de- vauo gli Operai addetti allo scavo fosse giornalmente equivalente in peso<br />

gli Arabi nella<br />

a I<br />

oni e.]<br />

(q corrispondesse in valore?) alla quantità di terra che scavavano. Nel caso<br />

contrario dovevano sospendere i lavori. (Le esigenze di al-Haggàg furono<br />

sodisfatte) ed il canale fu interamente scavato : il monte tagliato fu da ciò<br />

chiamato Grabal al-Haggàg, ma il canale ritenne il nome Nahi- Sa'd, da<br />

Sa'd b. 'Ann- b. Haràm che ne aveva iniziato i lavori (Balàdzuri, 274;<br />

cfr. Maràsid IH, 248) (i).<br />

Nota 1. — Per suggerimento delle precedenti notizie, al-Baladzuri aggiunge queste altre su vari<br />

canali (del Sawad): la principessa Khaj'zuràn, madre di Califfi (umm al-kh u 1 a fa), ordinò di scavare<br />

il canale detto poi Mahdùd (Natr al-Mahdiid) e gli diede nome al-Rayyàn (Nahr al-Rayj'àn: cfr. Maràsid,<br />

m, 48i : l'intraprendente del lavoro divise lo scavo in sezioni (aqsàm) e ad ogni sezione diede limiti<br />

fissi (hadda), ponendo ispettori sopra ognuna: da ciò il nome Mahdfid. Quanto al canale Sayla iNahr<br />

Savia), i figli di Sayla b. Farrukhzàdàn al-Mai-wazi affermano che il re persiano Sàbùr lo fece scavare<br />

per il loro antenato Savia, quando lo mandò a guardare i confini dello stato in NigLyà nel tassùg di<br />

al-Anbàr. Altri però sostengono che il nome del canale proviene da un certo Sayla che assunse l'appalto<br />

per lo scavo del canale ai tempi del Califfo al-Mansur: il canale era assai antico ma si era colmato, ed<br />

al-Mansur diede ordine di spurgarlo. Il lavoro fu incominciato sotto il Califfato di al-Mansur, ma terminato<br />

regnante al-Mahdi. Si dice che al-Mansur ordinasse di scavare un nuovo sbocco (fuwwahah) del canale,<br />

più in su della bocca antica (e non lo scavo di tutto il canale), ma che il lavoro ebbe tel-mine soltanto<br />

sotto al-Mahdi (Balàdzuri, 274-275).<br />

b. Su'bah.<br />

IRAQ. — Gli scandali di al-Basrah e la deposizione di al-Mughlrah<br />

§ 54. — Le tradizioni che seguono non hanno bisogno di molte spie-<br />

gazioni: ci danno, con arabica crudezza, la narrazione di un incidente purtroppo<br />

molto frequente presso tutti i popoli in tutti i tempi. Nondimeno<br />

il fatto presenta alcuni aspetti suoi particolari che è bene rilevare. al-Mu-<br />

ghii-ah b. Su'bah era uno degli antichi Compagni del Profeta, essendosi<br />

convertito prima della presa di Makkah e prima anche della spedizione di<br />

al-Hudaj-bij'vah, ossia avanti la fine del 6. a. H. Ciononostante noi ve-<br />

diamo che egli non esitò a continuare sotto l'Isiàm il genere di vita pagana<br />

più specialmente condannato dal Qur-àn. Incontinenza nei rapporti<br />

con le donne era fenomeno molto comune in quel tempo, e noi già avemmo<br />

occasione di narrare come lo stesso Califfo 'Umar, il modello dei rigidi Mu-<br />

sulmani, violentasse carnalmente 'Atikah, la vedova di 'Abdallah b. abi<br />

Baki- (cfr. 12. a. H., 428, nota 1 e). Se i rappresentanti maggiori del nuovo<br />

ordine di cose si mostravano sì poco riguardosi delle leggi quraniche e<br />

delle convenienze sociali, è lecito credere che nelle altre classi interiori gli<br />

abusi fossero molto più gravi ancora. Simili conclusioni scaturiranno chiare<br />

lampanti anche dallo studio su altri Compagni del Profeta nel corso delle<br />

seguenti annate, e vanno tutte concordemente a dimostrare la nostra tesi<br />

fondamentale, che l'Isiàm non aveva ancora mutato nulla di essenziale<br />

864.


17. a. H. §54.<br />

nello spinto e nelle consuetudini degli Arabi convertiti, e che persino i<br />

1 • T<br />

modeili più vantati dell Islam primordiale erano imbevuti di paganesimo<br />

antico. Ma per ora non è necessario insistere su tale argomento.<br />

^- ^•<br />

J^-<br />

['IRAQ. -Gli scan-<br />

^j^ij ^jj ai-Basrah<br />

® '^ deposizione<br />

Non mettiamo in dubbio che il fondo della tradizione corrisponda al<br />

su'bah.l<br />

T IT •. • ^ n>T 1- -TI •<br />

vero, e cioè che al-Mughirah venisse destituito, perchè 'Umar ebbe forti<br />

ragioni per ritenerlo colpevole di una vita troppo palesemente pagana e<br />

licenziosa: è bene però andar guardinghi nell' accettare gli altri minuti parti-<br />

colari, di cui noi diamo la versione letterale in tutta la trivialità primitiva<br />

dell'originale. Nella tradizione soffia un forte spirito di avversione verso la<br />

stirpe thaqafita: si noti che a questa tribù appartenevano il colpevole prin-<br />

cipale, al-Mughirah, la donna ed i quattro testimoni di accusa. Lo stesso<br />

spirito sarà avvertibile quando verremo più tardi a studiare le notizie sulla<br />

persona di Ziyàd b. Abihi, il figlio naturale di abù Sufyàn da una donna<br />

di al-Tà"if: allora pure verranno affermati osceni particolari, narrati nel<br />

solo intento di gettare la luce più sfavorevole sui Thaqìf. Le ragioni di<br />

tanto odio verso una tribù che forni all'Isiàm uomini d'intelligenza ecce-<br />

zionale, saranno più chiare in appresso, quando verremo alla storia delle<br />

guerre civili. Nel caso presente abbiamo un'anticipazione, un riverbero di<br />

sentimenti propri di età posteriori, e ci conviene esser molto cauti nel-<br />

l'accogliere i particolari più scabrosi di tendenziosi ragguagli.<br />

Si osservi intanto che al-Mughìrah, ora preso di mira dalla tradizione,<br />

era riconosciuto come uno degli uomini più intelligenti del tempo suo: vedemmo<br />

già il suo nome tra gli oratori scelti dagli Arabi al cospetto del re di<br />

Persia prima di al-Qàdisiyyah (cff. 16. a. H., §§ 9, 16, 18, 31, 59). L'intel-<br />

ligenza dei Thaqif è una caratteristica che nemmeno i loro calunniatori<br />

potevano ignorare o negare. Devesi appunto a tale intelligenza, messa al<br />

servizio della causa umayyade con implacabile energia da Ziyàd b. Abìhi,<br />

da suo figlio 'Ubaydallah, da al-Haggàg b. Yùsuf e da Yùsuf b. 'Umar,<br />

tutti thaqafiti, l'odio delle classi più ortodosse e degli si'iti, nella seconda<br />

metà del i sec. H. Tale intelligenza, che sembra fosse comune a tutti i<br />

membri della tribù, procurò ai Thaqif quell'influenza predominante in al-<br />

Basrah, che generò pur essa forse non poca gelosia e malvolere nelle altre<br />

classi della popolazione. Ma i Thaqif erano di animo più pagano ed anti-<br />

islamico che non gli stessi Qurays, forse appunto per effetto della loro acuta<br />

intelligenza: perciò costituivano un elemento pericoloso in grembo all'Isiàm;<br />

ed il Califfo nelle punizioni inflitte ad al-Mughirah ed al poeta abù Mihgan,<br />

pur lui thaqafita (cfi-. Necrologia del 23. H.), tentò infrenare e compri-<br />

mere tale indirizzo pagano, che per sua natura era anti-islamico e con-<br />

tagioso. — Altre considerazioni che diamo più avanti sul matrimonio in<br />

865. 109


dial-Mughirahb.<br />

Su'bah.]<br />

§§ 54-57. l'^' 3" H.<br />

17. a. H. Arabia e sulla vera natura delle feste ai santuari di Makkali e di al-Tà-if,<br />

daiiciiai-Basra"h lasciano anche sospettare che al-Mughirah trasportasse in al-Basrah molti<br />

e la deposizione ^gi licenziosi che facevano parte dei riti antichi di promiscuità sessuale,<br />

dedicati alla divinità femminile al-Làt in al-Tà'if (cfi\ più avanti §§81-<br />

82 e segg.).<br />

al-Mughirah b. Su'bah non sembra restasse lungo tempo al governo<br />

di al-Basrah, sicché la data della sua deposizione, il 17. H., sembra ofiEi-ire<br />

plausibili ragioni, come già osservammo (cfr. 14. a. H., §§ 67 e segg.),<br />

per porre la morte di Utbah b. Ghazwàn tra la fine del 16. ed il principio<br />

del 17. H.<br />

IRAQ. — al-Basrah: tradizioni sulla deposizione di al-Mughlrah.<br />

§ 55. — (a) (al-Wàqidi, da Ma'mar, da al-Zuhri, da ibn al-Musayyab).<br />

In questo anno, nel mese di Rabì' I., il Califfo 'Umar mandò abù Musa al-<br />

As'ari ad assumere il governo di al-Basrah con istruzioni di rimandare a Ma-<br />

dìnah il governatore precedente, al-Mughii-ah b. Su'bah, per giustificarsi<br />

delle accuse lanciate contro di lui da abù Bakrah, da Sibl b. Ma'bad al-Ba-<br />

gali, da Nàfi' b. Kaladah e da Ziyàd (b. Abihi) (T a bari, I, 2529, Un. 3<br />

e segg.).<br />

(6) Anche abù-1-Fidà pone la destituzione di al-Mughirah nel 17. H.<br />

(Abulfeda, I, 238-240).<br />

Cfi-. Dzahabi Paris, I, fol. 130,v.<br />

§ 56. — (Sayf b. 'Umar, senza isnàd). Il governatore di al-Basrah,<br />

'Utbah b. Ghazwàn, cessò di vivere (non è detto in che anno) mentre Sa'd<br />

b. abi Waqqàs era governatore di al-Kùfah. In luogo del defunto il Califfo<br />

'Umar nominò governatore abù Sabrah, ma poi, deposto pure lui, elesse<br />

al-MughLrah b. Su'bah, al quale successe infine abù Musa al-As'ari (T a-<br />

bari, I, 2498).<br />

§ 57. — (al-Wàqidi, da Muhammad b. Ya'qùb b. 'Utbah, da suo padre<br />

[Ya'qùb b. 'Utbah]). al-Mughii-ah b. Su'bali, durante il svio governo di al-<br />

Basrah, faceva molto la corte ad una donna per nome umm Gamil al-Hi-<br />

làliyyah, vedova di al-Haggàg b. 'Ubayd al-Thaqafi, e soleva spesso an-<br />

darla a visitare. Tali attenzioni crearono molto scandalo fra gli abitanti di<br />

al-Basrah, i quali perciò misero spie per osservare le mosse del governatore<br />

e possibilmente appurare se egli era colpevole di adulterio. Avvenne così<br />

un giorno, in cui al-Mughii-ah, come di consueto, erasi recato a visitare<br />

umm Gramil, che le spie poterono vedere il governatore nell'atto proprio<br />

di giacere con la detta donna, abù Bakrah ne scrisse allora al Califfo, informandolo<br />

di tutto, ed il Califfo mandò subito un ordine ad abù Musa<br />

866.


17. a. H. §§ 57-59.<br />

a-<br />

al-As'ari di recarsi ad al-Basrah, per assumervi il governo, dando istruzione "•<br />

J^-<br />

°. • 1 Ar [IRAQ.-al-Basrah:<br />

1 1<br />

ad al-Mughirah di ritornare subito a Madìnah per giustificarsi. al-Mughiiah tradizioni sulla<br />

obbedì, ma prima di lasciare al-Basrah, cede in dono ad abù Musa una deposizione di<br />

^ " al-Mughlrah-ì<br />

schiava per nome Aqìlah (T ab ari, I, 2529-2530).<br />

§ 58. — (al-Wàqidi, da 'Abd al-rahmàn b. Muhammad b. abi Baki-<br />

b. Muhammad b. 'Amr b. Hazm, da suo padre [Muli. b. abì Bakr], da<br />

Màlik b. AWS b. al-Hadathàn). Il Califfo rimproverò ad al-Mugh irah la sua<br />

incontinenza e gli disse: «Tu sei di cuore vuoto (fàrigh al-qalb?) e<br />

« di libidine lunga! ». al-Mughirah confessò che la donna si chiamava al-<br />

Raqtà al-Hilàliyyah, moglie di un thaqafita (T abari, I, 2530).<br />

§ 59. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). al Mughirah b. Su'bah si mise<br />

a frequentare in assenza del marito (yakhtalif) una donna dei banù<br />

Hilàl per nome umm Gramil bint Mihgan b. al-Afqam b. Su'aythah b. al-<br />

Huzam, moglie di un thaqafita, al-Haggàg b. 'Atik al-Thaqafi. Notizia di<br />

questa pratica giunse alle orecchie di alcuni concittadini del marito, ossia<br />

ad abu Bakrah b. Masiùh, mawla del Profeta, un muwallad (meticcio)<br />

dei Thaqif, a Sibl b. Ma'bad b. 'Ubayd al-Bagali, a Nàfi' b. al-Hàrith b.<br />

Kaladah al-Thaqafi, ed a Ziyàd b. 'Ubayd [= b. Abihi]: questi uomini si<br />

posero in agguato e attesero che al-Mughìi-ah fosse entrato presso la sua<br />

druda. Allora precipitarono dentro anch'essi, e lo trovarono insieme con<br />

l'amante, ambedue nudi, ed al-Mughirah aveva sotto il ventre la donna.<br />

Appurato cosi l'adulterio, i quattro uomini uscirono ed andarono a denun-<br />

ziare al-Mughtrah presso il Califfo 'Umar. Questi indignato si volse ad abù<br />

Musa al-As'ari, dicendo: « Ti voglio mandare in un paese, dove Satana ha<br />

« fatto il suo nido! » — « Ci vado », rispose abii Musa, « ma dammi aiuto<br />

« con un certo numero di Ansar! ». 'Umar mandò allora con lui al-Bara<br />

b. Màlik, 'Imràn b. al-Husayn, padre di Nugayd al-Khuza'i, 'Awf b. Wahb<br />

al-Khuzà'i, e nominò abu Miisa governatore di al-Basrah.<br />

Obbedendo agli ordini del Califfo, abù Musa, arrivato in al-Basrah, dopo<br />

tre giorni mandò al-Mughii-ah a Madinah, dove 'Umar chiamò a giudizio<br />

l'accusato ed i suoi accusatori. Nàfi' b. al-Hàrith depose in termini triviali<br />

d'aver visto al-Mughirah sul ventre della donna, compiendo l'atto gene-<br />

come quarto<br />

siaco. Lo stesso deposero anche Sibl b. Ma'bad ed abù Bakrah :<br />

venne Ziyàd (b. Abihi). Il Califfo vedendolo gli disse: « In verità non<br />

« veggo io forse la faccia di un uomo, che io spero non farà lapidare un<br />

« Compagno del Profeta al suo cospetto, e non si degraderà con la sua<br />

« deposizione? ». Ziyàd rispose: « Ho visto una cosa immonda, ed ho udito<br />

« un respiro affannoso, ma non so se coitasse o no con la donna ». Altri<br />

dicono che egli non deponesse veruna testimonianza. Allora il Califfo<br />

867.


§§ 59-61. 17. a. H.<br />

17. a. H. 'Umar ordinò che i tre primi testimoni fossero battuti con verghe. Sil)l<br />

tradizioni sulla protestò: « Tu ordini tòrse di battere i testimoni della verità, e rendi vana<br />

deposizione di « la legge delle pene? ». abù Bakrah, quando dovette subire la battitura,<br />

ripetè: «Io sono testimonio che al-Mughirah è colpevole di adulterio!»,<br />

ma gim-ò allo stesso tempo che non avrebbe mai j)iù parlato a Ziyàd, che<br />

era suo fi-atello uterino: ambedue ebbero pei* madre Sumayyah. Di poi il<br />

Califfo rimandò tutti ai loro paesi.<br />

Alcuni affermano che, quando avvennero questi fatti, abù Musa si tro-<br />

vasse già in al-Basrah, e che il Califfo gli scrivesse, nominandolo governa-<br />

tore e ordinandogli di rimandare al-Mughirah: ma la versione precedente,<br />

aggiunge al-Balàdzuri, è la più sicura (Balàdzuri, 344-345).<br />

Cfi-. Y à q ù t, I, 642, lin. 3 e segg.<br />

§ 60. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). abù Musa assunse il governo di<br />

al-Basrah secondo gli uni nel 16. H., secondo gli altri nel 17. H. Egli ispe-<br />

zionò i distretti del Tigri, Kuwar Diglah, trovò gli abitanti tranquilli e<br />

sottomessi, ordinò la misurazione (misàhah) delle terre, e impose il kharàg<br />

in proporzione di quello che potevano sopportare. È certo però che ahù<br />

Musa al-As'ari andò ad al-Basrah nel 16. H. (Balàdzuri, 345).<br />

Cfr. Yàqùt, I, 642, lin. 6.<br />

§ 61. — (al-Ya'qùbi, senza isnàd). (Mentre era governatore di al-<br />

Basrah) al-Mughii'ah b. Su'bah si mise a corteggiare una donna dei banù<br />

Hilàl, detta umm Gamil, la moglie di al-Haggàg b. 'Atìk al-Thaqafì. Vari Mu-<br />

sulmani cominciarono ad avere dei sospetti sui rapporti tra al-Mughii-ah e<br />

questa donna, sicché abù Bakrah, Nàfi' b. al-Hàrit^, Sibl b. Ma'bad, e Ziyàd<br />

b. 'Ubayd (ossia Ziyàd b. Abihi) s'appostarono in vedetta per spiare le sue<br />

mosse, finché egli fu entrato presso la donna. Allora il vento sollevò la<br />

tenda (alla finestra), e poterono scorgere che egli ei'a sopra la donna. Di poi<br />

(abùJ^Baki'ah) si recò con un'ambasciata presso il Califfo 'Umar, il quale<br />

(stando in casa) dietro alla tenda (che chiudeva la porta), udita la voce<br />

di abù Bakrah, gridò: « Sei abù Bakrah? » — « Sì! » — « Mi porti forse una<br />

« buona notizia? » — « La buona notizia te la porta al-Mughirah », rispose abù<br />

Bala-ah, il quale narrò ogni cosa al Califfo. 'Umar mandò allora abù Musa<br />

al-As'ari quale luogotenente in al-Basrah al posto di al-Mughii-ah, ordi-<br />

nando a quest'ultimo di venire a Madinah (a giustificarsi), al Mughirah si<br />

presentò dinanzi al Califfo alla presenza dei testimoni, dei quali tre deposero<br />

a suo carico; ma quando si fece avanti Ziyàd (b. Abihi), il Califfo esclamò:<br />

« Io veggo la faccia di un uomo, al quale Dio non permetterà di fare un<br />

« affronto ad uno dei Compagni di Muhammad! ». Quando Ziyàd si fu avvi-<br />

cinato, 'Umar gli disse: « Che cosa hai (da dire), o salh al-'uqàb» (escre-<br />

868.


17. a. H. 61, 62.<br />

mento d'aquila; sporcaccione: cfr. Lane, pag. 1402, col. II). Ziyàd ri- 14. a. H.<br />

spose: « Ho visto una cosa sconcissima, ho udito un soffio affannoso, ed ho tradizioni sulla<br />

« visto i^iedi assieme in senso inverso, ma non mi fu possibile distinguere deposizione di<br />

, . „ ,<br />

1 1 11- TT . al-Mughlrah.l<br />

« chi tacesse da punterò io nel vasetto del collirio ». ( v enute cosi meno le<br />

quattro testimonianze necessarie, secondo il Qur'àn, a provare un adulterio),<br />

il Califfo 'Umar fece battere con verghe abii Bakrah, Nàfi' e Sibl b. Ma'bad.<br />

Subita la pena, abu Bakrah si alzò e disse: « Io torno a deporre che al-<br />

« Mughirah è un adultero! ». Il Califfo irritato voleva infliggergli una se-<br />

conda battitura, ma intervenne Ali (b. abi Tàlib) e consigliò moderazione,<br />

per timore di ucciderlo: nel qual caso « tuoi compagni saranno le pietre »<br />

(sàhibuka hig arali, ossia sarai lapidato da Dio). Difatti il Califfo 'Umar,<br />

quando incontrava al-Mughirah, gii diceva: « al-Mughìrah, non ti posso<br />

« vedere senza che mi venga il timore che Dio mi punisca con la lapida-<br />

« zione! ». In al-Basrah si andarono a stabilire ben sessantotto Compagni<br />

del Profeta (Ya'qùbi, II, 166-167). Cfi-. anche Aghàni, XIV, 146-147,<br />

dove il fatto è narrato con altri particolari.<br />

§ 62. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Durante il suo<br />

governo di al-Basrah, al-Mughirah b. Su'bah aveva sempre usato molta cor-<br />

tesia verso abù Bakrah, ma questi sempre invidioso gli moveva una sorda<br />

guerra. Essi abitavano in al-Basrah due case vicine fra loro, separate soltanto<br />

da una strada, sulla quale ambedue le dimore avevano un balcone coperto<br />

(mas r a bah). I due balconi si trovavano uno di fronte all'altro ed ave-<br />

vano ognuno una piccola finestra (kuwwah), che rispettivamente si guar-<br />

davano. Avvenne ora un giorno che abù Bakrah si trovasse con alcuni<br />

amici nella sua mas r ab ah a conversare, quando un colpo di vento apri<br />

il battente della finestra, abù Bakrah essendosi alzato per richiuderla, scoprì<br />

.che lo stesso colpo di vento aveva anche aperta la finestra di al-Mughirah:<br />

frugando con lo sguardo nell'interno della stanza di al-Mughii-ah, abù Ba-<br />

krah riconobbe il governatore in atto di giacere con una donna. Egli im-<br />

mediatamente chiamò i compagni, e indicando a loro la scena, che si svol-<br />

geva nell'altra casa, aggiunse: « Siatemi poi testimoni! ». I compagni gli<br />

domandarono allora: « Chi è quella donna? »; ed abù Bakrah rispose: « È<br />

« umm Gamil bint al-Afqam ». umm Cfamil apparteneva alla tribù dei banù<br />

Amir b. Sa'sa'ah, ed era una donna che si dava ad al-Mughìrah, e conce-<br />

deva i suoi favori agli u m a r à ed agli a s r a f o persone di distinzione : in<br />

quel tempo parecchie donne facevano cose simili. I compagni di abù Ba-<br />

krah osservarono però al loro ospite che potevano distinguere gii arti infe-<br />

riori della donna, ma non la sua faccia. Tutti tacquero, quando la donna<br />

fece atto di alzarsi. Quando poco dopo al-Mughìrah usci dalla sua casa<br />

869.


§ 62. '^ ' * ^* ^'<br />

17. a. H. per recarsi a dirigere la preghiera pubblica, abù Bakrah, valendosi della<br />

AQ.-ai-Basrah:<br />

g^jopgj.^^ fatta, fece opposizione con il pretesto che il governatore fosse col-<br />

deposizione di pevole di fornicazione e gl'impedì di pregare. Di ciò fu mandato rapporto al<br />

ai-Mughirah.]<br />

Calififo, il quale immediatamente ordinò ad abu Musa al-A.s'ari di recarsi<br />

ad al-Basrah, e, deposto al-Mughìrah, assumervi il governo, abù Miisa non<br />

osò mettere in esecuzione il mandato, se prima non ebbe ottenuto dal Ca-<br />

liffo di condurre seco ad al-Basrah alcuni Compagni del Profeta, che lo<br />

sostenessero se il governatore al-Mughirah avesse opposto qualche diffi-<br />

coltà. Con abù Musa andarono perciò altre ventinove persone, fra le quali<br />

Anas b. Màlik, Imràn b. Husayn e Hisàm b. 'Amii\ al-Mughìrah non<br />

solo non fece difficoltà alcuna ad abù Musa al-As'ari, rassegnando senza<br />

indugio l'amministrazione nelle mani del successore, ma gii fece perfino<br />

dono d'una muwalladah (donna di padre arabo e di madre straniera)<br />

di al-Tà-if. per nome 'Aqilah, raccomandandogliela come donna piacevole e<br />

vivace. Quindi in conformità degli ordini del Califfo parth-ono insieme per<br />

Madinah l'accusato al-Mughirah ed i suoi accusatori, abù Bakrah, Nàfi' b.<br />

Kaladah, Sibl b. Ma'bad al-Bagali e Zij-àd (b. Abìhi). Il Califfo tenne<br />

udienza per senth-e quello che gli accusatori di al-Mugh ii-ah avessero da de-<br />

porre contro di lui. al-Mughii-ah negò che i suoi accusatori avessero visto la<br />

donna, perchè egli non aveva giaciuto con altre che con sua moglie: egli<br />

insistè quindi che gli accusatori venissero interrogati, se avessero visto la<br />

faccia della donna. Il primo interrogato fu abù Bakrah: questi sostenne<br />

d'aver visto al-Mughirah fi-a le due gambe di umm Uamil, muovendosi in<br />

su e in giù come fa l'ago del collirio, quando viene mosso nel bossoletto<br />

(ka-l-mil fi-1-mukhulah). abù Bakrah dovette però ammettere che<br />

aveva soltanto visto le spalle dei due e non la faccia della donna: affermò<br />

tuttavia d'aver riconosciuto che fosse umm Gamil, alzandosi sulla punta dei<br />

piedi (tahàmaltu). Sibl b. Ma'bad depose nello stesso senso, con la diffe-<br />

renza che i due accusati, secondo lui, non gli volgevano le spalle ma la<br />

faccia. Lo stesso disse anche Nàfi'. Quando però venne la volta dell'ultimo<br />

testimonio, Ziyàd (b. Abihi), questi dichiarò, è vero, d'aver visto al-Mughirah<br />

seduto fra le gambe di una donna e d'aver osservato due piedi tinti in rosso<br />

(m a kh d ù b a h) e due dei-etani scoperti, e d'aver udito un affannoso respiro,<br />

ma affermò che non avrebbe potuto dire chi fosse la donna. Interrogato dal<br />

Califfo, aggiunse di non aver riconosciuto nelle mosse del colpevole un movi-<br />

mento simile a quello dell'ago del coUmo nel recipiente, come aveva osser-<br />

vato abù Baki-ah. Dacché la testimonianza di Ziyàd non combinava con quella<br />

degli altri tre, il Califfo, fondandosi sul versetto del Qur-àn (XXIV, 13), an-<br />

nullò l'accusa, e fece battere con verghe i primi tre testimoni come mentitori.<br />

870.


17. a. H. 62-64.<br />

Quando però al-Mughlrah si espresse in seguito in modo abbastanza bal-<br />

17. a. H.<br />

danzoso sull'argomento, il Califfo lo fece prontamente tacere: « Taci! Taci! tradizioni suTia<br />

«Se, per Dio, fosse stata completa la testimonianza, ti avrei lapidato a deposizione dì<br />

«morte!» (labari, I, 2530-2533).<br />

Cfi-. anche Atbìr, II, 421-423; Abulfeda, I, 238-240.<br />

§ 63. — Dell'adulterio di al-Mughlrali b. Su'bah danno ragguaglio anche<br />

Aghàni, XIV, 145-147; Abulfeda, I, 238-240 e Gawzi, I, fol. 37,v. il<br />

quale porge gli stessi particolari osceni (istayn maksùfataj^n), messi<br />

in bocca a Ziyàd b. Abihi. Egli cerca anche scusare al-Mughiiah dicendo<br />

che forse aveva sposata la donna all' insaputa di tutti, e che essa si somi-<br />

gliava alla sua moglie legittima. Perchè la mut'ali (mati-imonio tempo-<br />

raneo) era un vincolo durevole nella legge divina (al-sar"), mentre il matrimonio<br />

regolare (nikàh) era un segreto presso la gente scostumata (qawm<br />

zinà) (senso oscuro, ma che può aver attinenza con quanto sottoponiamo<br />

ad esame nella sezione seguente sul matrimonio). Né è lecito attribuire<br />

cose sconvenienti ai Compagni del Profeta (Grawzi, I, fol. 37, v.).<br />

ARABIA. — Matrimonio, fornicazione e adulterio nei primi tempi<br />

<strong>dell'Islam</strong>.<br />

§ 64. — Ci asteniamo per ora da un trattamento completo di siffatti<br />

argomenti, sui quali avremmo a discorrere a lungo, se volessimo esaurire la<br />

materia, ma crediamo non inopportuno radunare in questo luogo alcune<br />

osservazioni di un certo rilievo, a schiarimento dell'episodio di al-Mughirah<br />

e delle magre notizie di connubi che di tanto in tanto ci appaiono dinanzi<br />

nel corso della nostra rassegna storico-cronologica. Sul matrimonio presso<br />

gli Arabi antichi ha scritto un articolo di altissimo pregio il Wellhausen<br />

{Die Ehe bei den Arabern, nelle Nachrichten von der K. Gesell. d. Wissen.<br />

zu Gottingen, anno 1893, pag. 431-481): e rimandiamo perciò a questo la-<br />

voro quanti vogliano esplorare il vasto argomento dei rapporti tra i due<br />

sessi presso gli Arabi antichi. Molto lume altresì, per il nostro studio, pos-<br />

sono porgere la pubblicazione del Wilken [Das Matriarchat [das Mutter-<br />

recht] bei den alien Arabern, Leipzig, 1884) e l'opera classica del Robertson<br />

Smith {Kinship and Marriage in Early Arabia, 2" ediz., London, 1903).<br />

Infine del matrimonio, quale è stabilito e regolato nel Qur-àn, tratta con<br />

chiarezza e dottrina l'opuscolo di R. Robei'ts [Das Familien-, Sklaven- und<br />

Erbrecht im Qor-dn: — Leipziger Semitistische Studien, II, 1908, 5, pag. 6-41).<br />

Lo studio di questi quattro lavori porge riunito quasi tutto quanto si co-<br />

nosce sull'argomento, sicché, facilitandoci il compito di riassumere alcuni<br />

punti importanti della questione, esso ci esime dal dare tutti i materiali<br />

871.<br />

ai-MugbJrah.]


64, 65. 17. a. H.<br />

17. a. H. e ci permette di insistere su alcune questioni che i predetti scrittori non<br />

[ARABIA. - Matri- , , , i , ^^ •<br />

i<br />

monio, fornica- banno creduto o voluto sottoporre a speciale esame.<br />

zione e adulterio È noto come la poligamia e la condizione infelice della donna nel-<br />

deìl'Uiàm.l<br />

^'<br />

l'Islam siano due aspetti della dottrina musulmana, sui quali gli avversari<br />

di essa non mancano di insistere con acre pertinacia. Per la tendenza in-<br />

sita neir uomo di ridurre ogni fenomeno al fattore personale, di vedere<br />

cioè in ogni istituzione, in ogni grande evento, l'opera di un uomo solo<br />

in un determinato momento storico, si è detto e ripetuto che Maometto<br />

sia principalmente responsabile delle' infelici condizioni della donna nel-<br />

l'Isiàm: a conforto di ciò si pone in rilievo, con ispirito non certo bene-<br />

volo, la grande sensualità del Profeta, quasiché egli sia stato una specie<br />

di satiro, il quale abbia voluto lasciare alla fede da lui fondata, come legge,<br />

quello che a lui la libidine suggeriva.<br />

Lo spirito ostilissimo all' Islam che pervade siffatte affermazioni, non<br />

ci permette di accoglierle prima di aver sottoposta la questione ad un'ac-<br />

curata disamina. Lo scopo della presente digressione è appunto di porre<br />

il problema nei suoi giusti termini e di stabilire, con quanta precisione è<br />

possibile, la responsabilità diretta, personale di Maometto in questa grave<br />

faccenda.<br />

Due sono i punti che dobbiamo chiarire : primo, quali erano le caratteristiche<br />

del matrimonio e dei rapporti tra i due sessi prima dell' Islam ? —<br />

secondo, quali modifiche v' introdusse il Profeta nel predicar la nuova fede ?<br />

Dalle risposte agevole sarà stabilire quanto aggiunse o modificò l'Islam dei<br />

secoli successivi nella primitiva istituzione matrimoniale; e potremo da ciò<br />

finalmente mettere in cliiaro quanta e quale sia la responsabilità di Mao-<br />

metto nella legge matrimoniale islamica dei tempi nostri.<br />

§ 65. — Il principio fondamentale che informa tutta la presente di-<br />

gressione è quello da noi già più volte applicato alla soluzione di vari<br />

problemi storici, vale a dire che l' Islam dei tempi di Maometto non è<br />

identico a quello che noi conosciamo oggidì in Oriente, e non è nemmeno<br />

quello che i tradizionisti e giuristi vorrebbero fosse stato. L' Islam di<br />

Maometto non fu né un distacco netto dal passato pagano, né una formola<br />

rigida che sia rimasta invariata dai tempi del Profeta sino a noi. L' Islam<br />

di Maometto fu una fase accelerata di un grande moto d'evoluzione, fu<br />

l'anello che legò l'oriente antico con l'oriente moderno. Maometto nel<br />

campo sociale ben poco mutò di quanto esisteva in Arabia, ma si contentò<br />

di aprii'e o meglio indicare alcune vie di progresso: per queste, poi, si avviò<br />

il mondo musulmano, onde più tardi le scuole di diritto, confondendo ogni<br />

cosa, diedero ad intendere che fosse opera di Maometto quanto fu real-<br />

872.


17. a. H. § 65.<br />

niente il prodotto delle generazioni successive e principalmente delle eene-<br />

17. a. H.<br />

[ARABIA.<br />

^ ° r r o<br />

-<br />

. .<br />

Matrirazioni<br />

di Musulmani non-arabi. monio, fomica-<br />

Nella nostra digressione apportiamo pochi materiali nuovi, né propu- zìone e adulterio<br />

„ . . . , . . . nei primi tempi<br />

gniamo tesi novelle, ma svolgiamo piuttosto con leggiere correzioni e dell'islam.]<br />

modifiche alcune idee dei nostri predecessori, coordinandole in ossequio al<br />

principio evolutivo poc'anzi enunciato.<br />

Il Robertson Smith ed il Wilken hanno ritratto dallo studio del ma-<br />

trimonio in Arabia antica l' impressione che tale istituzione non avesse<br />

una t'orma fissa ed immutata, ma che nel momento in cui comparve Mao-<br />

metto si trovasse in un periodo di grande trasformazione. E questo il con-<br />

cetto dominante del Sobertson Smith e del Wilken, i quali (ed in specie<br />

il secondo) nelle precitate due opere hanno voluto dimostrare che in Arabia<br />

avesse un tempo regnato il matriarcato, ossia la discendenza per donne,<br />

e che nel secolo di Maometto l'altro principio più moderno e civile del<br />

patriarcato, o discendenza maschile, avesse ottenuto alfine il sopravvento,<br />

sebbene la precedente forma arcaica continuasse ancora a dar segni di vita<br />

in molti e vari modi. Non tutte le conclusioni dei detti due scrittori hanno<br />

trovato unanime accoglienza, e il Noeldeke in due importantissime recen-<br />

sioni delle predette due opere (del Wilken nel Oesterreichische Monat-<br />

schrift fiir den Orienta 1884, 301 e segg., e del Robertson Smith nella<br />

ZDMG., XL, 1886, 146 e segg.) ha combattuto la tesi che, ai tempi di<br />

Maometto, vigesse il matriarcato, sebbene ammetta che in tempi antichis-<br />

simi tale usanza fiorisse anche in Arabia. Per parte mia ritengo, come<br />

apparirà dalla seguente digressione, che matriarcato nel vero senso della<br />

parola fosse oramai relativamente raro in Arabia, quando sorse l' Isiàm,<br />

ma i matrimoni in genere ritenessero in molti luoghi e circostanze vestigia<br />

evidenti dell'antica usanza. Maometto con la sua riforma segnerebbe perciò<br />

la fase definitiva con cui la società araba si emancipò dagli ultimi resti<br />

d'un costume barbaro e degradante, e tentò — infelicemente, è vero —<br />

!<br />

una forma socialmente più morale e più sana dell'unione dei sessi.<br />

Per intendere bene i termini generali del problema dobbiamo chiarire<br />

che cosa sia realmente il matriarcato: con quest'espressione s'indica quella<br />

primitiva condizione sociale di molti popoli barbari, presso i quali i figli<br />

ereditano nome, beni, diritti e consanguineità soltanto dalla madre, anche<br />

nel caso in cui sia noto il padre. La definizione data non è forse perfetta-<br />

mente corretta, perchè le condizioni speciali del matriarcato variano da<br />

popolo a popolo, e nello stesso popolo hanno subito vari mutamenti nel corso<br />

della loro evoluzione verso forme superiori di vita sociale. Il matriarcato<br />

nelle sue varie forme è in verità quell'unione tra i sessi che vige negli<br />

873. 110


§§ 65, 66. . 17.<br />

a. H.<br />

17. a. H. assembramenti umani dove è ancora ignota l'istituzione del matrimonio.<br />

' ' ,„,„:^, Sianifica — entro certi limiti, che non è qui nostro intento di esaminare —<br />

III o n I o, Tomicci" o *<br />

zione e adulterio la libera unione dei sessi come avviene tra gli animali.<br />

matriarcato arabo ai tempi di Maometto non era tale nel significato<br />

deiiMsiàm 1 H<br />

esatto del termine, nla dobbiamo considerarlo come una forma tanto dege-<br />

nerata di questa istituzione primitiva, da avere perduto le caratteristiche<br />

speciali che lo distinguono dall' amore libero. Alcuni casi, che noteremo<br />

fra breve, sfuggono ad una definizione precisa, altri fanno sospettare qualche<br />

resto di poliandria, ed altri, infine, somigliano a una forma di prostituzione<br />

legale. Il matrimonio, ossia il possesso esclusivo di una donna, fu un passo<br />

innanzi nel progresso sociale, come il possesso privato della terra, dopo il<br />

periodo primitivo della proprietà collettiva. Per questo motivo, in una stessa<br />

società in via di sollevarsi dalla barbarie, trovansi talvolta insieme varie<br />

forme di unione dei sessi alle quali non è possibile dare un nome unico.<br />

In principio il godimento esclusivo di una donna è un privilegio di cui usu-<br />

iruiscono soltanto le classi piìi ricche. È noto, per esempio, come nei primi<br />

tempi di Roma repubblicana solo i patrizi conoscessero il matrimonio —<br />

istituzione propria del patriarcato, — mentre la plebe continuò per lungo<br />

tempo a moltiplicarsi mercè l'unione libera dei sessi (matriarcato), per ef-<br />

fetto della quale ben pochi potevano dh*e chi fosse il proprio padre. Con-<br />

fronta Boissonade, Anecdota Graeca, V, 80; Robertson, 206, dove<br />

si riconosce che in Nagràn (centro cristiano arabo) esisteva la fornicazione<br />

tra i Cristiani, ed il vescovo Grrigentius ne combatte l'uso, confutando il<br />

pretesto che alcuni volevano addui-re : « io son povero e non posso prender<br />

« moglie ». .<br />

§ 66. — Sull'esistenza del matriarcato in Arabia in età remota nessuno<br />

ha più dubbi: ciò è ammesso persino dal Noeldeke {ZDMG., voi. XL,<br />

149-150); ma il divario di opinioni sorge quando si è voluto fissare quanto<br />

ne fosse ancora rimasto alla comparsa dell' Isiàm, quale la vera natura dei<br />

rapporti dei sessi, e, infine, quale sia il vero nome da darsi a siffatto stato<br />

di cose. I materiali radunati dagli scrittori poc'anzi citati porgono l'eviden-<br />

tissima prova delle condizioni quasi barbariche allora vigenti. Le difficoltà<br />

maggiori risiedono nei punti secondari, nell' interpretazione delle varie no-<br />

tizie e nello stabilii'e la misiu-a e i modi in cui esisteva ancora in Arabia<br />

la libera unione dei sessi, quando Maometto iniziò la sua riforma. E questo<br />

il punto più delicato e difficile a fissare, e se noi approfondiamo lo studio di<br />

tutto ciò che ha rapporto all'unione dei sessi, vivente Maometto, e se limi-<br />

tiamo il nostro esame alle sole notizie i-elativamente accertate, se ne trae<br />

r impressione che tutto fosse ancora assai vago e senza norme fisse e sicure.<br />

874.


17. a. H. § 66.<br />

In verità prima di Maometto era sorta già in Arabia una forte tendenza<br />

verso la famiglia retta dal principio del patriarcato o discendenza maschile<br />

con possesso esclusivo della donna, anzi il matrimonio patriarcale era<br />

ormai quasi la regola generale nelle città, ma nulladimeno tutti i rapporti<br />

fi-a i sessi erano ancora pregni della libertà di unione della barbarie pri-<br />

mitiva.<br />

Il Wellhausen, nella sua prelodata memoria sul matrimonio, ha tentato<br />

di raccogliere tutto il mateiùale sotto alcuni aspetti caratteristici o forme<br />

tipiche, mirando a fissare le leggi più generali che i-egolavano il matri-<br />

monio : la lettura però della sua dottissima ed acuta analisi persuade che<br />

è vano tentare l'unificazione delle usanze raatrimoniali entro alcune forme<br />

precise: egli stesso è costretto ad ammetterlo, dh-ei quasi suo malgrado,<br />

perchè, dopo aver descritto il matrimonio tra gli Arabi nelle forme fon-<br />

damentali, aggiunge una sezione speciale, in cui tratta delle Abweichungen<br />

vom herrschenden Typus cler Ehe (pag. 460 e segg.), ossia delle variazioni<br />

dal tipo predominante del matrimonio. Nella penisola dunque regnava una<br />

grande varietà di usi matrimoniali, dovuta, presso i nomadi, alla diversità<br />

di luoghi, per la popolazione cittadina, alle classi diverse, e forse, in alcuni<br />

casi, ad antiche tradizioni di famiglia o tribù. Perciò in Arabia non esi-<br />

steva il matrimonio nel senso inteso da noi : il vero matrimonio può esi-<br />

stere in una società solo quando esso è imposto dall'opinione pubblica in<br />

una forma unica, che è da tutti rispettata e seguita con le medesime norme<br />

come legge pubblica : se le sue forme variano, è evidente che ha ancora<br />

i caratteri di una faccenda esclusivamente privata e quindi piena di ar-<br />

bitri personali, e che l'unica forma legale non è riuscita ancora a trionfare<br />

sulle sue rivali.<br />

È perciò più corretto il dire che in Arabia, quando nacque Maometto,<br />

r unione dei -sessi aveva solo parzialmente norme precise e costanti, con<br />

una tendenza generale molto spiccata a voler uscire dalla umiliante licenza<br />

sessuale antica per elevarsi a quell'unione in cui la donna appartiene ad<br />

un uomo solo e qiTindi sa esattamente chi è il padre della sua progenie. In<br />

Arabia, vivente Maometto, il matrimonio patriarcale, seppure fosse il più<br />

comune, non aveva ancora potuto affermarsi in modi si precisi e sicuri da<br />

cancellare ogni vestigio del passato. L'unione dei sessi, considerata in via<br />

generale, rappresentava allora una fase di transizione. Gli Arabi non si<br />

erano ancora emancipati dall'usanza barbarica che la donna potesse appar-<br />

tenere a chiunque la desiderava, ma cominciavano intanto a far prevalere<br />

il costume che la donna, dopo alcune sommarie formalità aventi tutti i<br />

caratteri di una faccenda privata e libera da leggi comuni, riconoscesse<br />

875.<br />

17. a. H.<br />

[ARABIA. - Matrimonio,fornicazione<br />

e adulterio<br />

nei primi tempi<br />

<strong>dell'Islam</strong>.]


17. a. H.<br />

[ARABIA. - Matrimonio,fornicazione<br />

e adulterio<br />

nei primi tempi<br />

dell' Isiàm.)<br />

§§ 66, 67. 17. a. H.<br />

l'obbligo di non giacere con altri uomini, sino a che lei ed il suo com-<br />

pagno non si fossero spontaneamente separati. Con questo si accorda quanto<br />

osserva il Noeldeke (cfr. ZDMG., 1. e, 165) sulla libertà di rapporti fra<br />

prostitute e gli Arabi antichi ed i semiti in genere, e con quanto esporremo<br />

più avanti sulle feste makkane. Ninna vergogna era annessa al commercio<br />

con prostitute, e il poeta al-A'sa, contemporaneo di Maometto, si vanta<br />

apertamente dei suoi amori tanto regolari, quanto con etère di mestiere<br />

(Mubarrad, 305, lin. penult.).<br />

§ 67. — Lo studio delle tradizioni dell'Arabia antica rivela infatti<br />

come in un primo periodo nello svolgimento dell'istituzione matrimoniale<br />

in Arabia, la donna avesse altrettanto diritto quanto l'uomo ad ottenere im-<br />

mediatamente il divorzio (c6'. Wellhausen E he, pag. 466; Hisàm, 88;<br />

Aghàni, Xm, 124; inoltre Aghàni, XIII, 65, lin. 30; 66, lin. 24; XV, 96,<br />

lin. 18 e segg.; XVI, 105 e segg., ecc.). Siffatta libertà d'azione ammessa<br />

anche nelle donne, scevra interamente del carattere disonorevole che ha<br />

oggi nella società moderna, è traccia palese dei tempi quando l'unione<br />

era completamente libera e dominava il matriarcato o la poliandria; il<br />

retaggio morale di questa istituzione perdurava ancora con tanta tenacia<br />

nell'animo nazionale, che il ripudio non lasciava strascichi dolorosi, onde<br />

l'Arabia primitiva pare ignorasse le torture della gelosia ed i truci drammi<br />

dell'adulterio. Né poteva essere altrimenti dove regnava tanta primitiva<br />

mancanza di ogni legge nell'unione dei sessi. Se non vi era il concetto<br />

di una violazione di legge o di dmtto, non vi poteva esser danno, risen-<br />

timento e pena.<br />

Par quasi un conti-osenso, ma in verità la posizione della donna in<br />

una società retta dal matriarcato è, sotto l'aspetto della libertà individuale,<br />

assai migliore che non quella che le risulta dall'assoluto predominio del<br />

sistema patriarcale in cui comanda il marito. Per la morale e il progresso,<br />

e per costituh'e la famiglia, che è la base ultima fondamentale di ogni<br />

società umana, è assolutamente necessario sopprimere la libera unione dei<br />

sessi e creare la famiglia sul concetto che la donna deve appartenere ad<br />

un uomo solo. Ciò è tanto evidente, che non si discute nemmeno. Ma per<br />

passare dalla libera unione dei sessi nel matriarcato a quella più ristretta<br />

vigente nel patriarcato, è palese che l'uomo abbia sentito la necessità di<br />

dominare la donna, vietarle l'antica licenza e costringerla, volente o no-<br />

lente, a non giacere con altri che con lui. Così il progresso della società<br />

impose, come fase transitoria è vero, l'asservimento della donna, che per<br />

necessità ineluttabile di fatti divenne sempre più duro e tirannico, quanto<br />

più gli uomini vollero mantenere quell'ultimo resto di barbarie, la poli-<br />

876.


17. a. H. §§ 67, 68.<br />

garaia. L'emancipazione finale della donna può venire soltanto dalla mo-<br />

nogamia governata da leggi severe e rispettate.<br />

Se dunque alcuni scrittori, propensi a porre in rilievo i gravi difetti<br />

sociali dell' Islam, menzionano con rammarico la posizione libera ed emanci-<br />

pata della donna in Arabia nell'età preislamica, in realtà fraintendono il<br />

vero significato delle memorie di quel tempo. Non è già che prima di Mao-<br />

metto la donna fosse tenuta in maggior conto, ma sibbene prima dell' Islam<br />

non si annetteva importanza morale all'unione dei sessi, e la donna era<br />

libera perchè non premeva a nessuno quale fosse la sua condotta nei rap-<br />

porti sessuali con gli uomini. Triste com'è la posizione della donna nel-<br />

l'Isiàm odierno, segna piu-e un progresso morale e sociale sulla licenza<br />

dell'Arabia antica.<br />

Siffatte considerazioni generali, che potrebbero sembrare una digres-<br />

sione nella digressione, hanno però per noi considerevole importanza, perchè<br />

ci serviranno come guida negli altri fatti che dobbiamo ora studiare, ])er<br />

givmgere alla nostra mèta : le riforme introdotte nell' istituzione matrimo-<br />

niale dal Profeta Maometto. Sarà ora necessario esaminare brevemente le<br />

fasi principali del passaggio dal matriarcato al patriarcato ed alcuni con-<br />

cetti che ispiravano gli Arabi nell'unirsi alla donna; allora soltanto sco-<br />

pi-iremo in qual modo l'Arabo antico considerasse il matrimonio: e allora<br />

capiremo meglio il matrimonio islamico e le ragioni intime dei suoi difetti.<br />

§ 68. — Nel discutere del matriarcato ci siamo occupati di un caso<br />

solo del fenomeno, vale a dii-e della società in cui tra i memhri di una<br />

stessa tribù esistesse la libera unione dei sessi : gii uomini e le donne si<br />

uniscono liberamente, e sebbene si ignori in questo caso chi sia il padre<br />

della progenie, ciò ha poca importanza, perchè è sicuro che il padre può<br />

soltanto essere un membro della tribù. Se le singole tribù avessero conti-<br />

nuato a vivere sempre in gruppi distinti, senza contatti con altri, il ma-<br />

triarcato e la poliandria avrebbero continuato ad esistere in Arabia inde-<br />

finitamente, come esiste ancora in alcune parti del Tibet e tra i Veddas<br />

neir isola di Ceylan, appunto perchè isolati interamente dal mondo.<br />

Ma due fattori principalissimi cooperarono a modificare la primitiva<br />

istituzione del matriarcato. Il primo è il contatto delle tribù tra di loro,<br />

contatto dal quale nascevano vincoli di simpatia tra gli uomini di una<br />

tribù e le donne di un'altra, o anche libere unioni di breve durata. In<br />

questi casi però la donna, quale capo della famiglia, quale proprietaria di<br />

beni e madre di altri figli avuti o da membri della propria tribù (endo-<br />

gamia) o da quelli di altre tribù fexogamia), non poteva abbandonare la<br />

pi'opria gente per seguire l'uomo che l'aveva posseduta e migrare altrove<br />

&77.<br />

17. a. H.<br />

[ARABIA. - Matrimonio,fornicazione<br />

e adulterio<br />

nei primi tempi<br />

dell' Islam.]


17. a. H.<br />

[ARABIA. - Matrimonio,fornicazione<br />

e adulterio<br />

nei primi tempi<br />

dell' Islam.]<br />

§ 68. 17. a. H.<br />

con kii. I consanguinei della donna si sarebbero strenuamente opposti come<br />

alla spoliazione di un loro legittimo avere, sicché sappiamo che qviando un<br />

uomo di una tril.ni retta con il sistema del matriarcato vuole convivere<br />

con una donna di un'altra tribù, egli deve abbandonare i propri consan-<br />

ouinei e trasferirsi nelle tende della tribù della sua donna (Robertson,<br />

77, 86-87). È chiaro che in quei tempi agitati, quando non esisteva legge di<br />

sorta e quando tutto poggiava sulla forza, una tribù vedesse malvolentieri i<br />

propri giovani correre appresso le donne di altre tribù ed abbandonare le<br />

tende che li avevano visti nascere (Wellhausen, 433, 437-438). Da ciò<br />

quindi un' istintiva tendenza a modificare tale sistema, sebbene tra le tribù<br />

dovessero avvenire continue compensazioni per il passaggio di uomini dal-<br />

l'una all'altra.<br />

Il fattore però di gran lunga più importante nell'evoluzione del matri-<br />

monio fu .il ratto, tanto individuale pacifico, quanto qviello collettivo per<br />

spedizioni guerresche. Il ratto è, si può dire, la forma più antica e comune<br />

dell'unione dei sessi, in cui esiste la prima traccia di un vincolo speciale<br />

tra l'uomo e la donna. La donna rapita, in particolar modo quella fatta<br />

preda di guerra è un oggetto di proprietà esclusiva del rapitore. La donna<br />

non è più libera di ripudiare l'uomo e diventa sua proprietà individuale (*).<br />

Non sappiamo però con esattezza come si comportassero, nelle tribù rette<br />

da raatriarcato, gli uomini verso le donne prese collettivamente al nemico,<br />

in una spedizione vittoriosa, se cioè permettessero ai consanguinei di gia-<br />

cere con loro come con le proprie donne, oppure se le considerassero ri-<br />

servate, almeno temporaneamente, ai soli rapitori. Il rapimento delle donne<br />

in Arabia antica era fenomeno assai comune (Wellhausen E he, 43B-<br />

436) e dava alimento a un traffico speciale : sappiamo<br />

infatti che esiste-<br />

vano alcuni centri come Makkah dove ferveva un grande commercio di<br />

schiavi per lo più arabi di ambedue i sessi (Robertson, 89).<br />

Se noi ora esaminiamo, seguendo la guida del Robertson, la natura<br />

essenziale del matrimonio (patriai'cale), noi scopriamo che esso ha tutti i<br />

caratteri del vero possesso da parte dell'uomo, come se la donna fosse stata<br />

da lui rapita (Robertson, 92, 94-96): più tardi gli Arabi considerarono la<br />

posizione della donna nella casa del marito identica a quella della schiava,<br />

o donna rapita (Robertson, 95). Il Robertson vorrebbe quindi sostenere<br />

che il matrimonio per compera dei tempi posteriori, derivò dal matrimonio<br />

per rapimento, in cui la donna diventava proprietà del rapitore (Robert-<br />

son, 99). Il ratto sarebbe quindi la fase di passaggio dal matriarcato alla<br />

poligamia patriarcale. Tale affermazione non è forse del tutto corretta,<br />

perchè il passaggio dal matriarcato al patriarcato non si svolse cosi sem-<br />

878.


17. a. H. §§ 68,69.<br />

plicemente, ma molte cause complesse contribuirono alla trasformazione.<br />

Rileviamone alcune.<br />

879. \<br />

17. a. H.<br />

[ARABIA. - Matri-<br />

•<br />

'<br />

monio, fornica-<br />

Nota 1. — La forma comunissima di matrimonio, che si compieva con il ratto della donna, fatta<br />

preda di guerra, molto spesso era accompagnata dall'uccisione del marito se maritata, o dei fratelli e<br />

congiunti se ragazza. Il possesso della donna dell'ucciso era una delle manifestazioni più ambite del<br />

zione e adulterio ... '<br />

nel primi<br />

dell' Isiàm.<br />

completo trionfo (cfr. Wellhausen Eh e, pag. 435 e nota 5). Ne abbiamo avuto un caso tipico e famoso<br />

nel matrimonio di Khàlid b. al-Walid con la vedova di Màlik b. NuwajTah (cfr. 11. a. H., § 180). Altre<br />

volte la vittoria è festeggiata con il matrimonio del capitano vincitore con la figlia del vinto: così fece<br />

'Abd al-rahmàn b. 'Awf con la figlia del principe di Dumah al-Gandal (cfr. 6. a. H., § 16) e del pari<br />

Khàlid b. al-Walid con la figlia di Muggà'ah dopo la vittoria di al-Yamàmah (cfr. 12. a. H., § 33).<br />

§ 69. — Come vedremo meglio più avanti, discutendo dell'al-mut '<br />

e dell' al-z ina', agli Arabi antichi non mancarono certo mai le occasioni<br />

per sodisfare la passione genesiaca, se non avevano ripugnanza a giacere<br />

con una donna goduta già da altri. Una delle caratteristiche più spiccate<br />

nell'evoluzione della società è l'acuirsi dell'istinto del possesso individuale<br />

distinto da quello comune, e man mano che si eleva, la società tende<br />

sempre più ad individualizzare la proprietà e ad allontanarsi dal comu-<br />

nismo :<br />

ah<br />

è un processo di differenziazione proprio di ogni moto evolutivo<br />

verso il progresso. Le classi quindi più ricche e più progredite sono sempre<br />

quelle in cui per primo appare la tendenza anti-comunistica nella proprietà<br />

e nelle donne. I ricchi, perchè più potenti, poterono per i primi sodisfare<br />

il bisogno più civile di essere unici possessori di una donna e certi della<br />

progenie. Questi ricchi serbarono per loro stessi in principio le donne rapite,<br />

e con la tendenza irresistibile dell'uomo alla poligamia (cfr. Hartmann,<br />

Plìilosophie des Unbeivussten, 3" ed., Berlin, 1871, pag. 201), quando<br />

le donne rapite più non bastavano, supplirono con le donne comperate,<br />

riservate perciò anche al godimento esclusivo del compratore (Robert-<br />

son, 99).<br />

Ma cattura e compera non erano le sole forme di unione riservata dei<br />

sessi nelle classi ricche e civili. Che cosa n'era delle donne appartenenti alla<br />

classe medesima, le figlie e le sorelle dei detti privilegiati? Queste donne<br />

potevano per un tempo essere state sottoposte alla libera unione come le<br />

donne dei ceti più poveri, ma è chiaro che l'affinarsi dei sentimenti ebbe<br />

un' influenza anche sulla sorte delle donne delle classi più agiate, e si sentì<br />

il bisogno di porre un limite alla licenza e stabilire che dette donne do-<br />

vessero appartenere ad un uomo solo.<br />

Si venne così lentamente alle prime incerte forme nuziali proprie del<br />

patriarcato per fasi lente e continue, che noi abbiamo riassunte in poche<br />

parole, ma che durarono secoli. Avvenne cioè che quando un uomo desi-<br />

derava avere tutta per sé una fanciulla, allora tra il giovane e la famiglia<br />

della fanciulla si addiveniva ad un accomodamento, il patto essenziale del<br />

\<br />

\


69. 17. a. H.<br />

17. a. H.<br />

'*m*^nio fornica"zione<br />

e adulterio<br />

quale era il pagamento, da parte dell'aspirante, di un dono nuziale, di una<br />

offerta in danaro o generi, che in Arabia era detta mahr (Robertson,<br />

93^ QQ^ 105 Wellhausen E 11 e, 433). Il termine significava anticamente<br />

;<br />

nei primi tempi<br />

dell' Isiàm. non compera, ma soltanto il compenso che dava lo sposo per la laesio vir-<br />

ginUatis, e implicava il significato propriamente di « ferita che taglia le<br />

membra e lacerala carne» (Wellhausen E he, pag. 436; Mubarrad,<br />

275 j. Il termine è anche ebraico e siriaco; il che prova l'immensa anti-<br />

chità, anteriore alla dispersione semitica, alla quale bisogna risalire per le<br />

origini di tale concetto. Ha quindi ragione il Wilken (1. e, pag. 71-72)<br />

nel sostenere che anticamente il dono nuziale non fosse già un atto signi-<br />

ficante la compera della sposa, ma sibbene il risarciraento o indennità per<br />

la sua deflorazione. Ora io credo che a questo concetto informatore mahr<br />

si debba aggiungerne un altro assai importante che è implicato nel s a d a q,<br />

dono nuziale che l'aspù-ante o fidanzato doveva dare direttamente alla<br />

donna. Nel termine sadàq, nessuno potrà negarlo, è inchiuso il senso di<br />

purità, veracità, fedeltà ai patti : ora è, io credo, sicuro che la donna rice-<br />

vesse in principio il sadàq come compenso della promessa fatta allo sposo<br />

di non giacere con altri uomini e di rimanere pura e fedele ai patti.<br />

Nessuno dei miei predecessori, per quanto mi consta, ha mai tentata<br />

questa spiegazione del sadàq (^), e perciò non mancheranno quelli, i quali<br />

solleveranno qualche difficoltà prima di accettare la miova ipotesi; ma mi<br />

sembra che la spiegazione corrisponda e si confaccia tanto bene a tutto<br />

il contesto dei fatti a noi conosciuti, da convincermi che essa abbia molte<br />

probabilità di cogliere nel vero. Essa si adatta perfettamente al senso an-<br />

tico di mahr e lo completa. Più tardi, come osservò già il Wellhausen<br />

(E he, pag. 433), per mahr s'intese il prezzo di compera della donna, o<br />

fanciulla, dal suo padi-e o tutore (cft\ Robertson, pag. 95-96), e già ai<br />

tempi di Maometto (come è attestato dal Qur-àn, IV, 3) si confondevano<br />

mahr e sadàq. Tale confusione è conseguenza dell'oblio delle ragioni<br />

primitive che mossero al mahr ed al sadàq: si confusero anche assieme<br />

il concetto della laesio virginitatis e la somma che serviva a comperare<br />

la donna sul mercato, confusione tanto più facile data la condizione umi-<br />

liante della donna anche nella forma più elevata di matrimonio in Arabia,<br />

ed il poco divario di condizioni tra lei e la donna comperata, nel gineceo<br />

del marito.<br />

D'altra parte abbiamo — novella prova dell'anarchia morale nei con-<br />

cetti sul matrimonio — notizie nella biografia di Maometto, dalle quali parrebbe<br />

che allora mahr e sadàq fossero ceduti alla sposa (cfr. Athir<br />

Usd, V, 591, lin. 8): le donne musulmane nell' emigrare a Madinah, se<br />

880.


17. a. H. §§ 69, 70.<br />

lasciavano in Makkah i mariti pagani, furono costrette da Maometto a i^- ^- ^<br />

restituire ai mariti i doni nuziali ricevuti (mahr) (cfr.<br />

IT<br />

Wàqidi Wellhausen,<br />

263, ma invece Qur*àn, LX, 10). Dunque le donne ricevevano<br />

. TTT<br />

e ritenevano tutto ciò cne 1 uomo sborsava per prender moglie (Wellmonìo,fornica-<br />

zione e adulterio<br />

"^' primi tempi<br />

dell'islam.]<br />

hausen Eh e, pag. 435).<br />

Veniamo così ad osservare come da una parte vi sia stata, in età<br />

remota, la tendenza a considerare il mahr quale una somma che com-<br />

pera la donna dai suoi genitori, dall'altra si affermi invece la riputazione<br />

che tutto il danaro pagato dal marito all'atto del matrimonio sia come<br />

un compenso dato alla donna perchè sottostia alla deflorazione e si obblighi<br />

a concedere al solo marito i propri favori.<br />

Nota 1. — Secondo il Wellliausen (Elie, 4S4), la radice sadaqa significa sempre e soltanto : esser<br />

veritiero, autentico, degno di tede, retto, vero. Quindi sadàq significa prima amiciziaC?) e poi dono,<br />

ma dono libero, non pagamento contrattuale.<br />

Il mahr era dato al padre o tutore al momento in cui avveniva il fidanzamento: il sadàq invece<br />

alla sposa al momento del matrimonio (Robertson, 93). Il Robertson è del parere che in origine mahr<br />

t'osse il compenso pagato al padx'e o tutore (wali) nel matrimonio in cui il marito diventava il possessore<br />

della moglie (matrimonio ba'l), e che sadàq invece fosse proprio dell'altra specie di matrimonio<br />

in cui la donna spontaneamente disponeva dei suoi favori, e non differisse dal compenso dato alla moglie<br />

nel matrimonio al-mut'ah.<br />

§ 70. — Ci siamo di proposito astenuti nei paragrafi precedenti dal-<br />

l'accumulare le prove documentate delle condizioni di fatto esistenti in<br />

Arabia alla comparsa dell' Islam, perchè siffatta documentazione ci avrebbe<br />

menato assai per le lunghe, ed avremmo dovuto riportare qui con poche<br />

ed insignificanti aggiunte tutto il materiale contenuto nei quattro lavori<br />

indicati al principio della presente digressione. Noi continuiamo perciò ora<br />

il nostro esame con il presupposto che le opere da noi citate siano acces-<br />

sibili al lettore, né quindi c'incombe obbligo di ripetere qui per disteso<br />

quanto da quegli scrittori è già stato ampiamente dilucidato.<br />

Riassumendo le conclusioni da trarsi dallo studio dei nostri predeces-<br />

sori, dobbiamo dire che nell'Arabia di Maometto il matrimonio avesse<br />

oramai assunto le prime fondamentali caratteristiche del patriarcato con<br />

il dominio dell'uomo sulla donna riservata al suo solo godimento, ma che<br />

nel contempo esistessero tuttavia molti e manifesti sopravanzi dell'antico<br />

sistema del matriarcato e della libera unione dei sessi, residui ancora si<br />

cospicui da tingere in senso comunista tutto ciò che si riferiva al con-<br />

nubio. In altre parole in Arabia il matrimonio non era tale nel senso da<br />

noi dato a siffatto istituto, che noi consideriamo base imprescindibile della<br />

famiglia e della vita sociale.<br />

Il matrimonio, nelle sue forme più consuete e piìi civili dell'Arabia<br />

contemporanea di Maometto, era in verità soltanto una forma molto pri-<br />

881. 111


§ T(p. 17. a. H.<br />

17. a. H. mitiva di semplice possesso della donna con esclusione di altri. Il vincolo<br />

monio, fornica- nuziale contro la promiscuità era valevole solo per la donna e mai per<br />

zione e adulterio l'uomo, il quale poteva gettarsi liberamente nelle braccia di qualunque<br />

<strong>dell'Islam</strong>.] altra donna lo accettasse, senza restrizioni di sorta, come lo attesta l'assenza<br />

di ogni idea infamante nel commercio con prostitute. Il vincolo che<br />

teneva la donna era però soltanto temjjoraneo, e cessava non appena essa<br />

o il marito stabilivano di rescinderlo.<br />

• Date queste condizioni, si comprende come il matrimonio fosse nella<br />

vita dell'uomo e della donna un evento d' importanza infinitamente meno<br />

grande che non sia per noi: si comprende come si potesse e concludere e<br />

dissolvere con una semplice parola senza cerimonie solenni, con semplicità<br />

quasi brutale. Traccie di siffatta licenza e brutalità di costumi sono avverti-<br />

bili anche nelle memorie dei primi tempi islamici. Citeremo ixn caso solo,<br />

sul quale avremo poi a ritornare con maggiore ampiezza. Quando limar<br />

volle sposai'e la figlia di 'Ali, la minorenne umm Kulthùm, il padre, in<br />

principio, fece qualche opposizione perchè la bambina non era ancora ma-<br />

tura per il connubio. Per convincere il vecchio Califfo, Ali mandò la<br />

figlietta sola in casa di limar, affinchè egli si rendesse conto della cosa.<br />

Pare che il vecchio Califfo non trattasse la fanciulla con molti riguardi,<br />

ed umm Kulthùm, ritornata presso il padre disgustata di 'limar, riferi ogni<br />

cosa. Ali non rilevò nulla di sconveniente nell'accaduto, e quando di poi<br />

'L^mar fece formale domanda per la fanciulla al cospetto dei Compagni del<br />

' Profeta, tornato a casa diede ordine alla figlia di recarsi presso limar,<br />

umm Kulthùm gliene chiese la ragione, ed Ali rispose bruscamente : « È<br />

tuo marito! » E la fanciulla ancora minorenne obbedì senza indugio agli<br />

ordini del padre (cfr. §§ 195 e 196).<br />

In una società però in cui il matrimonio era cosi facile e spedito, è<br />

ben naturale che egualmente facile e spedito fosse anche il divorzio. Ba-<br />

stava che il marito dicesse alla consorte : « Sei ripudiata !» ed il divorzio<br />

era compiuto :<br />

la donna partiva senz'altro, conservando però il possesso del<br />

dono nuziale, che rimaneva sua proprietà : ciò era logico, data l'origine<br />

prima del compenso per la laesio virginitatis. Celebre e singolare era la<br />

formola di ii-revocabile divorzio detta zihàr, e nella quale l'uomo diceva<br />

alla. moglie: « Tu sei per me come la schiena (zahr) di mia madre » (Qu-<br />

r àn, XXXIII, 4; LVIII, 2; cfr. 6. a. H., § 60).<br />

Né risulta dai documenti che abbiamo aver mai il marito sentita la<br />

necessità di frenarsi nel ripudiare le sue donne per timore di vendetta<br />

della famiglia della divorziata. Se la donna conservava il possesso del dono<br />

nuziale, nessuno trovava checchessia a ridire : la donna ritornava in fami-<br />

882.


17. a. H. §§ 70-72.<br />

glia, e dai particolari conservati sui numerosissimi matrimoni dei Compagni<br />

del Profeta dobbiamo arguire che le divorziate trovavano assai facilmente<br />

a rimaritarsi. Il capitale di cui erano in possesso, per l'accumularsi talvolta<br />

di tanti doni nuziali quanti erano stati i mariti, non era forse estraneo al<br />

numero talvolta considerevole di nozze consecutive di una stessa donna.<br />

Quasi tutte le più celebri donne dell' Islam primitivo avevano avuto più<br />

mariti, e da tutti talvolta uno o più figli.<br />

§ 71. .— Per maggior chiarezza dell'argomento e per presentare allo<br />

studioso alcuni dei principali materiali riferentisi al matrimonio nell'Arabia<br />

antica, aggiungeremo in questo luogo alcune tradizioni d'un certo rilievo.<br />

In una abbiamo memoria ben precisa di usi quasi promiscui di donne in<br />

Madìnah vivente il Profeta e tra i suoi Compagni medesimi.<br />

(Muhammad b. Kathìr, da Sufyan, da Humayd al-Tawil, da Anas b.<br />

Màlik). Quando 'Abd al-rahmàn b. 'Awf venne a Madinah, il Profeta lo<br />

unì in fratellanza con Sa'd b. al-Rabi' al-Ansàri, il quale aveva due mogli.<br />

Il madinese propose ad 'Abd al-rahmàn di dividere con lui i beni e le<br />

donne. 'Abd al-rahmàn non volle accettar subito, ma solo dopo aver gua-<br />

dagnato qualche cosa nel commercio in Madìnah, perchè allora potè fare<br />

il suo dono alla sposa secondo la consuetudine generale del paese (Bu-<br />

khàri, III, pag. 413, lin. 3 e segg.). — La tradizione, se fededegna nei par-<br />

ticolari, ci fa intendere altresì alcuni degli aspetti intimi di quella « fra-<br />

« tellanza » istituita da Maometto in Madinah al momento del suo arrivo, su<br />

cui sappiamo assai poco, e di cui in prosieguo non si parla mai più. Cominciamo<br />

a sospettare che non fosse un qualche ripiego provvisorio di Maometto<br />

per unire insieme emigrati e Ansar, nei primi tempi di Madìnah, ma che<br />

fosse istituzione di carattere locale e strettamente connessa con alcuni usi<br />

comunistici nei beni e nei rapporti sessuali, che Maometto cercò ben presto<br />

di cancellare e dimenticare. È sempre un prezioso indizio delle condizioni<br />

primitive della società araba in Madìnah.<br />

Pregio speciale ha pel nostro studio la tradizione seguente, dalla quale<br />

vediamo anche più chiaramente lo stato caotico dell' istituzione matrimo-<br />

niale in Arabia.<br />

§ 72. — (Yahya b. Sulaymàn, da ibn Wahb, da Yùnus: anche Ahmad<br />

b. Sàlih, da 'Anbasah, da Yiinus, da ibn Sihàb, da 'Urwah b. al-Zubayr,<br />

da 'A-isah). Ai tempi della al-Gàhiliyyah v'erano quattro specie di matri-<br />

moni. Il primo si faceva come quello consueto ai tempi del Profeta: l'uomo<br />

faceva la domanda al tutore della donna o al padre di lei, le assegnava<br />

un dono nuziale, e poi consumava il matrimonio. — La seconda specie di<br />

matrimonio avveniva nel modo seguente: l'uomo diceva alla donna sua:<br />

883.<br />

17. a. H.<br />

[ARABIA. - Matrimonio,fornicazione<br />

e adulterio<br />

nei primi tempi<br />

dell'lslàm.1


17. a. H.<br />

[ARABIA. - Matrimonio,fornicazione<br />

e adulterio<br />

nei primi tempi<br />

dell'Isiàm.]<br />

7-', Tò. 17. a. H.<br />

« Quando ti sarai purificata dai tuoi mestrui, manda a dire al tal dei tali<br />

« che chiedi di giacere con lui ». Allora il marito non aveva più contatti con<br />

la moglie, sinché questa non manifestava gì' indizi d'una gravidanza per<br />

effetto di coabitazione con l'uomo predetto. Appena era certa la gravidanza<br />

il marito l'iprendeva, volendo, i rapporti coniugali con la moglie. Questa<br />

specie di matrimonio si usava soltanto nello scopo di avere un figlio (quando<br />

il primo connubio fosse sterile) e veniva chiamato il nikàh al-istibdà',<br />

come chi dicesse connubio di traffico (?). — La terza specie di matrimonio<br />

si praticava nel seguente modo: un gruppo di uomini, dieci al massimo,<br />

avevano tutti rapporti coniugali con una stessa donna (allo stesso tempo).<br />

Quando la donna rimaneva incinta, e partoriva, dopo un certo numero di<br />

giorni mandava a chiamare i vari uomini con cui aveva giaciuto, e nes-<br />

suno poteva esimersi dal rispondere alla chiamata. Allora, appena erano<br />

tutti riuniti presso di lei, la donna teneva a loro il seguente discorso :<br />

« Voi sapete quale è stata la conseguenza dei vostri rapporti con me: ho<br />

« partorito un figlio. Questo bambino è tuo figlio, tal de' tali : dagli il nome<br />

« che preferisci ». La paternità del neonato era allora fissata, e l'uomo indi-<br />

cato non poteva sottrarsi alla obbligazione impostagli. — La quarta specie<br />

di matrimonio era praticata nel seguente modo. Moltissimi uomini avevano<br />

rapporti con una stessa donna,, la quale non negava i suoi favori a chic-<br />

chessia di quelli che si presentavano. Tali prostitute (a 1 - b a g h a yà) pian-<br />

tavano dinanzi alle loro porte una banderuola che serviva loro d' insegna.<br />

Cliiunque desiderava poteva entrare. Quando una di queste donne rima-<br />

neva incinta e partoriva, tutti i suoi clienti si riunivano presso di lei, ed<br />

interrogavano persone competenti, le quali dovevano attribuire la paternità<br />

del neonato a colui che da certi segni essi ritenevano fosse il genitore. Da<br />

quel momento il bambino era considerato suo figlio, e l'uomo designato come<br />

genitore non poteva respingere l'attribuitagli paternità. Quando venne Mao-<br />

metto, latore della verità, abolì i matrimoni della al-Gàhiliyyah, e conservò<br />

soltanto il matrimonio attuale (Bukhàri, III, 427, Un. 3 e segg.; con-<br />

fi-onta anche Wilken Matriarchat, 26-27).<br />

§ 73. — Omettiamo di discorrere della prima specie di matrimonio,<br />

come quella più comune e conservatasi poi nell'Islam. Delle altre tre diremo<br />

solo che la distinzione in tre categorie diverse è più formale che<br />

reale: sono variazioni secondarie incidentali di consuetudini poliandriche.<br />

Sembra poco logico che una donna fosse prostituta se ammetteva più di<br />

dieci uomini ai suoi amplessi, e non nel caso che avesse un numero di ma-<br />

riti non superiore a dieci. Dove regna la poliandria (matriarcato) non esiste<br />

il concetto di prostitiizione, e quindi nt)i escludiamo un vero divario so-<br />

884.


17. a. H. §§ 73, 74.<br />

stanziale tra il matrimonio della terza e quello della quarta specie. Il ^^- * ^^<br />

[ARABIA. -<br />

, . , Matri-<br />

Wilken vorrebbe chiamare la terza poliandria, e la quarta eterismo (hetae- monio, fomicarisnius),<br />

ma è distinzione di parole, tanto più che, come il Wilken stesso zione e adulterio<br />

. ... . -. . ,. nei primi tempi<br />

ammette (pag. 29), m ambedue i casi non si tratta di rapporti sessuali con dell'islam.!<br />

tutti indistintamente — ossia anche con stranieri — ma solo con tutti<br />

gii uomini entro un certo gruppo etnico. Ciò è implicato dalla cerimonia<br />

dell'attribuzione della paternità: questa poteva avvenire soltanto nel caso<br />

in cui gii uomini rimanevano costantemente insieme, ossia quando face-<br />

vau parte d' una tribù sola, sempre unita. Un passo dello S a li r a s t à n i<br />

(II, 442, lin. 1 e segg.), in cui si allude con grande concisione alle usanze<br />

matrimoniali della al-Gràhiliyyah, par che ci porga la corretta esposizione e<br />

spiegazione della cosa. Vale a dire la donna teneva nota di tutti gli uo-<br />

mini che giacevano con lei tra un mestruo e l'altro, e quando perciò rimaneva<br />

incinta sapeva con precisione tra quali uomini cercare il padre<br />

del suo futuro bambino.<br />

Non pretendiamo che queste notizie tradizionistiche siano tutte esatte:<br />

conviene essere scettici rispetto a questi hadith, nei quali il nome della<br />

famigerata Aùsah non è garanzia di verità, ma forse finzione posteriore<br />

(cfr. Intr., § 11 e nota 1, e Sprenger, I, 339-340). Si tratta in molti<br />

casi di ricostruzioni più o meno infelici dì teologi, i quali avevano uno spe-<br />

ciale interesse a screditare gli Arabi dell' al-Gràhiliyyah. È però certo<br />

che essi non inventarono di sana pianta le notizie riferite, ma composero<br />

a modo loro il testo su memorie ed eventi del passato. Viste sotto questo<br />

aspetto le dette tradizioni, ricollegate con quanto diciamo più avanti,<br />

hanno un valore storico che non può e non deve essere disprezzato.<br />

È superfluo insistere più a lungo sull'argomento, dacché noi miriamo<br />

solo a dimostrare in via generale le condizioni assai ijrimitive esistenti<br />

in Arabia nei rapporti tra sessi: vogliamo solo esaminare ancora a questo<br />

riguardo alcuni eventi della biografia del Profeta, sui quali è forse possi-<br />

bile gettare qualche luce novella, mercè le notizie raccolte nei precedenti<br />

paragrafi.<br />

§ 74. — In rappoi'to con lo stato di confusione morale in cui versava<br />

l'istituzione del matrimonio in Arabia, avemmo già due casi abbastanza<br />

palesi nelle tradizioni sugli antenati e sul primo periodo della vita di<br />

Maometto: due casi che stabiliscono chiaramente come il matrimonio non<br />

fosse ancora interamente uscito dallo stadio del matriarcato. Quello più<br />

tipico, a cui noi alludiamo, è il connubio di Hàsim, il preteso bisavolo<br />

del Profeta, con la donna di Madinah, Salma bint Amr (cfr. Intr., §§ 92<br />

e segg.), la quale pose a condizione delle nozze di rimanere padrona di<br />

885.


e 74 17. &. H.<br />

17. a. H. gè Stessa, di non muoversi da Madìnah e, come risulta dalla narrazione,<br />

monio, fornica- sebbene non detto esplicitamente, di tenere presso di sé i figli che sarebzione<br />

e adulterio bero nati. La tradizione ha tentato di smorzare in vari modi i particolari<br />

dell' Isiàm 1<br />

'<br />

^^^ matrimonio (tutte prove del carattere storico della persona di Hàsim)<br />

e nasconderne i lati poco decorosi: ma è palese che questo matrimonio<br />

appartiene alla classe di quelli del sistema primitivo o matriarcato, in cui<br />

la donna rimane nella propria tribù padrona dei suoi beni e detentrice<br />

della progenie. Il marito può andarsene, e di lui nessuno si dà più pen-<br />

siero. La tradizione attenua i caratteri barbarici con vari espedienti, ed<br />

infine fa morire Hàsim in Siria senza conoscere mai il figlio, risparmian-<br />

dogli quindi l' umiliazione di ritornare a Makkah senza moglie e senza<br />

prole. La tradizione poi si tradisce nei particolari successivi, nei quali la<br />

famiglia di Hàsim rapisce il figlio ('Abd al-Muttalib), ed in particolar<br />

modo quando afferma che Abd al-Muttalib, per difendersi dalla tribù del<br />

proprio padre, chiamò in aiuto i consanguinei di sua madre (T a bari, I,<br />

1086; Robertson, 85-86; cfi-. Intr., § 97). Di altri casi consimili non<br />

parliamo : di essi si occupano il Robertson ed il Wellhausen ; ma non possiamo<br />

esimerci dal ritornare per un istante sul matrimonio di Maometto<br />

con Khadìgah.<br />

In questo caso la tradizione", premm'osissima nel cancellare le traccie<br />

umilianti del matriarcato antico, ha travisato i fatti in modo ancora più<br />

radicale, sicché é più difficile rintracciare il nucleo di vero. Questa donna<br />

però, proprietaria ricca ed indipendente, che ordina traffici per proprio<br />

conto, che fa sapere al giovane Maometto, a lei piacente, di volersi giacere<br />

con hii: il fatto infine che vivente Khadìgah Maometto non prendesse altre<br />

mogli, mentre abbiamo notizia almeno di un altro marito vivente, al-Nabbàs<br />

b. Zuràrah (cfr. Athir Usd, V, 12, lin. 25 e segg.), sono indizi assai si-<br />

gnificativi, contro cui poco valgono gli argomenti addotti dalla tradizione.<br />

La presenza del tutore nella persona del padre di Khadìgah, il quale si<br />

oppone al matrimonio e viene inebbriato per indurlo a cedere, lia tutta<br />

l'aria d'interpolazione posteriore: alcune fonti lo negano esplicitamente<br />

(cfi-. Intr., § 158). È probabile invece che Khadìgah seguisse in principio<br />

nel suo matrimonio alcune norme proprie di una specie forse locale di<br />

matriarcato, ma che nel corso dei suoi rapporti intimi con Maometto si<br />

modificasse la natura della loro unione per una qualche tacita e privata<br />

convenzione con il Profeta. È degno di nota che la morte di Khadìgah<br />

produsse, a quanto pare (Noeldeke, ZDMG., XL, 154), un dissesto finan-<br />

ziario nelle condizioni del Profeta, quasiché con la scomparsa della moglie<br />

egli perdesse il godimento dei beni della defunta. Passarono forse questi,<br />

886.


17. E. H. § 74<br />

secondo le antiche norme matriarcali, alle figlie, come Zaynab, maritata 17. a. h.-<br />

ad un makkano? Rimane intanto il fatto, che morta Khadigah, Maometto, monio, fornica-<br />

forse sensibile alle caratteristiche umilianti di questo matrimonio primi- zione e adulterio<br />

. ,,, . 11, 1, 1 ,- •, 1 11 • nei primi tempi<br />

tivo, SI gettò invece ali altro relativamente più moderno del patriarcato dell'isiàm.!<br />

con poligamia, di cui sappiamo tanti particolari.<br />

Non crediamo quindi affermare cosa improbabile o falsa quando infe-<br />

riamo dal predetto che, vivente ancora Maometto, e in Madìnah ed in<br />

Makkah esistessero a lato al matrimonio patriarcale, resti non insignifi-<br />

canti della poliandria e del matriarcato antico. In una tradizione [Bu-<br />

khàri, IV, 164] par quasi che in Arabia i genitori avessero la consuetu-<br />

dine di prostituh-e le figlie, forse per ragioni di lucro; mentre i resti della<br />

efferata usanza del w a • d<br />

a 1 - b a n a t (soppressione delle figlie appena nate<br />

con il seppellirle vive o abbandonarle nel deserto) possono forse riconnet-<br />

tersi con il sistema matriarcale, quando necessariamente il numero delle<br />

donne — almeno di quelle privilegiate a formar le nuove unioni polian-<br />

driche — doveva essere e restar minore rispetto a quello degli uomini.<br />

Non sarebbe forse anche possibile scorgere alcune traccie di matriar-<br />

cato nel matrimonio di Ali con Fàtimah? Per il fatto che Fàtimah fLi<br />

l'unica discendente diretta del Profeta e che questi non avesse figli maschi,<br />

è probabile che per una debolezza affettiva verso la figlia volesse per lei<br />

una posizione simile a quella che ebbe la madre Khadigah. È certo però<br />

in ogni caso che Ali, come il genero dell'unica figlia grande del Profeta<br />

(al-Ruqayyah mori nell'anno 2. H.), in Madinah non ebbe una vita matrimoniale<br />

molto lieta. È notevole altresì il fatto che l'altra figlia Zaynab<br />

lasciò il marito e raggiunse in Madinah il padre, e che quando il marito<br />

venne a Madinah e si convertì, pur nondimeno la lasciò e ritornò a Mak-<br />

kah. Tale condotta ha un non so che di oscuro, che può avere attinenza<br />

con la natura vera del matrimonio di Zaynab, e rende anche intelligibile<br />

perchè la tradizione si affi-etti a far scomparire il marito dalla scena^dan-<br />

dogli una sollecita morte.<br />

Il Lammens ha notato (Mu'àwiyah, III, 159, nota 4) che il Profeta<br />

non ha mai avuto in moglie una madinese, perchè, così spiega il dotto<br />

padre gesuita, Maometto non voleva ingerenze di suoceri madinesi nelle<br />

sue faccende domestiche. Pare che le donne in Madinah avessero una posizione<br />

assai più dominante che non in Makkah (cfr. Lammens Mu'àwiyah,<br />

III, pag. 178-179; Bukhàri ed. Cairo, IV, 27, Un. 12). Singolare<br />

è anche la tradizione in cui Maometto dissuade i Madinesi suoi Compagni<br />

dal far visite improvvise alla moglie, per non avere sgradevoli sorprese.<br />

Il senso oscuro di questa allusione è chiarito altrove con la necessità che<br />

887.


17. a. H.<br />

(ARABIA. - Matrimonio,fornica-<br />

zione e adulterio<br />

nei primi tempi<br />

dell' Isiàm.]<br />

§§ 74, 75. 17. a. H.<br />

la donna avesse il tempo utile per pettinarsi i capelli e radersi il pube<br />

(Bukhàri, III, 452, lin. 10; e Un. penult.): ma è anche probabile che<br />

tornando improvvisamente a casa il madinese, date le usanze dissolute<br />

del tempo, trovasse la moglie nelle braccia di un altro. Altrove, in Mak-<br />

kah, per esempio, si vuole che esistessero condizioni diverse, vale a dire<br />

l'uomo avesse un predominio assai più largo e riconosciuto sulle proprie<br />

donne (Lammens, 1. e. e citazioni; Tirmidzi Sahih, II, 33; Aghàni,<br />

Vili, 50; Bukhàri, II, 104, lin. 10; III, 448, 449; Saad, Vili, 132, lin 23;<br />

Doughty, II, 296; Farazdaq, ed. Hell, 110).<br />

Io non crederei che ciò si debba soltanto, come vorrebbe il Lammens,<br />

al fatto che i Madinesi si lasciassero dominare dalle loro donne, e che<br />

queste fossero più affettive che le altre arabe della penisola. Riporterei<br />

invece tutto l'in.sieme della cosa all'esistenza in Madinah— come lo attesta<br />

il precitato matrimonio di Hàsim—di molte usanze che serbavano carat-<br />

teri spiccati del matriarcato. È noto che vari Compagni nel venire a Ma-<br />

dinah vi presero moglie ed andarono a vivere nella tribù della consorte.<br />

Tra gli Ansar abbondavano perciò i monogami (cfr. Lammens, 1. e,<br />

pag. 180, nota 2; Saad, III, 2, pag. 102, lin. 15, ecc.), forse appunto<br />

perchè le donne erano poliandre. È probabile dunque che in Madinah pre-<br />

valesse ancora la consuetudine propria del matriarcato, per cui la donna<br />

nell'andare a nozze rimaneva nella propria famiglia costringendo il marito<br />

a stare con lei in casa sua. Da ciò i pochi matrimoni tra Makkani e Ma-<br />

dinesi (Saad, III, 1, 59, lin. 13, 131, in basso; V. 35, lin. 15; Vili, 36,<br />

lin. 1; Hagar, II, 49; Gàhiz Mahàsin, 236, lin. 2: Lammeaas, 1. e,<br />

pag. 180, nota 6).<br />

§ 75. — A questo stato di vera anarchia nelF istituzione del matrimonio<br />

Maometto cercò di apportare un rimedio: non già che egli se lo<br />

prefiggesse come uno dei canoni della sua riforma religiosa e sociale, ma,<br />

date le circostanze della sua vita di sovrano teocrate, dovette in alcuni casi<br />

intervenire in faccende di matrimoni e legiferare. È bene però premettere<br />

subito che il contributo di Maometto aUa riforma dell" istituzione matri-<br />

moniale in Arabia e quindi nell'Islam è assai meschino, ed è improntato<br />

a queUa elasticità di concetti e di espedienti che caratterizza tutta la<br />

sua attività riformatrice. La rigidità di certi costumi è di età posteriore.<br />

Noi vedremo che nelle disposizioni del Profeta sul matrimonio regna una<br />

certa bonomia, se così possiamo definirla, che rispecchia assai chiaramente<br />

le condizioni anarchiche precedenti, da cui Maometto non potè totalmente<br />

emanciparsi, per vizio di mente contratto nell'educazione bai-barica, ed<br />

anche perchè la tenacia conservatrice del nomade e del semita in gene-<br />

888.


17. a. H. §§ 75, 76.<br />

rale rendeva impossibile una tnodificazione radicale di quanto esisteva<br />

prima. Egli in realtà condannò recisamente una cosa allora molto comune '<br />

17. a. H.<br />

[ARABIA. - Matri-<br />

mon io, fornica<br />

in Arabia, ma già screditata, ossia la promiscuità con parenti vicini, vale zione e adulterio<br />

, . . T , .,. ., . - „ . . nel primi tempi<br />

a dn-e connubi incestuosi, e cercò di stabilire il matrimonio dennitiva- dell'islam.]<br />

mente sulle basi del patriarcato. Siccome però alcune forme speciali dei<br />

connubi antichi erano ancora profondamente radicate negli usi dei suoi<br />

coetanei, ed era impossibile ottenerne la totale estirpazione, egli finse di<br />

ignorarne alcune, da altre dissuase senza comminar pene, o ad alcune diede<br />

una veste patriarcale, lasciando però quasi intatta l'essenza del connubio<br />

antico e modificandolo solamente in senso favorevole all'uomo.<br />

« Abbiate timore di non esser givisti verso gli orfani, ma prendete, a<br />

« vostro piacimento, due, tre o quattro mogli. Qualora però abbiate timore<br />

« di non essere con ciò giusti, prendetene soltanto una, o quello che la vostra<br />

«destra possiede (ossia le schiave)» (Sarah, IV, 3).<br />

Le espressioni quraniche sul numero delle mogli non sono precise né<br />

chiare, e siffatta incertezza è aggravata dalla considerazione che in niun<br />

altro passo qm-anico si ritorna mai su questo numero. I giuristi posteriori<br />

hanno sostenuto che le parole quraniche implicano un divieto di prendere<br />

più di quattro mogli, ma ciò non mi pare provato, né é in logica concor-<br />

danza con altri fatti conosciuti.<br />

In primo luogo osserveremo che l'Islam non ha messo limiti al numero<br />

di schiave e concubine che un uomo può avere, sicché, premesso questo, e<br />

premesso che le schiave e concubine quando partorivano un maschio erano<br />

pareggiate di fatto in tutto alle mogli legittime in ciò che riguarda la<br />

figliolanza (^), non si comprende quale ragione morale e nemmeno pratica vi<br />

potesse essere allora per limitare a quattro sole le mogli. Praticamente un<br />

musulmano ha quante mogli vuole, perchè la differenza tra le quattro le-<br />

gittime e le concubine e schiave — da cui ha avuto progenie — é que-<br />

stione soltanto di precedenza di ordine sociale nei ginecei a favore delle<br />

donne di nascita più nobile.<br />

In secondo luogo dobbiamo ossei'vare che il Profeta ebbe nove, abii<br />

Bakr dieci, 'Umar nove, e molti altri Compagni ebbero tutti più di quattro<br />

mogli, come risulta dagli elenchi completi che noi abbiamo aggiunti o<br />

aggiungeremo alle singole necrologie.<br />

Nota 1. — Abbiamo però una tradizione in Hanbal, III, 321 (in basso), in cui è detto: 'Noi<br />

«vendevamo le concubine madri dei nostri figli, ed il Profeta non disapprovava». La fonte è Gabir<br />

b. 'Abdallah per il tramite di abiì-l-Zubayr e ibn Gurayg. — I casi, se ve ne furono, debbono essere<br />

considerati come eccezionali.<br />

§ 76. — Noi riteniamo perciò che Maometto nel precitato versetto<br />

quranico non abbia inteso in verun modo limitare a quattro sole le mogli,<br />

889 112


17. a. H.<br />

[ARABIA. • Matrimonio,fornicazione<br />

e adulterio<br />

nei primi tempi<br />

dell' Islam.]<br />

§ 76. 17. a. H.<br />

ma abbia messo quei numeri come per dire : « toglietene quante ne vo-<br />

« lete, purché le trattiate bene, purché non ne prendiate più di quante<br />

« ne potete mantenere; oppure contentatevi soltanto delle vostre schiave».<br />

L'ultima parte del versetto é caratteristica; di fatto ammette che un uomo<br />

possa contentarsi di mogli schiave, e che questo connubio "in nulla sia di<br />

valore minore o stabilisca un grado di inferiorità rispetto all' altro con-<br />

nubio. Dunque nella mente di Maometto, schiava, concubina e moglie erano<br />

categorie tra cui le differenze essenziali erano trascurabili nei rapporti so-<br />

ciali, malie in rapporto ai figli. In teoria la schiava é una merce vendibile,<br />

e quelle che non danno progenie possono esser vendute: in pratica la ven-<br />

dita è un caso raro, e non avviene mai se ha partorito figli al suo pa-<br />

drone. Data questa pressoché eguaglianza pratica effettiva — se non di<br />

nome — rimane incomprensibile perché Maometto avrebbe voluto limitare<br />

a quattro sole le mogli legittime'.<br />

Il limite di quattro mogli è una conclusione tratta arbitrariamente<br />

dal testo quranico, quando i giuristi musulmani si sentirono rimproverare<br />

dai Cristiani e dagli Ebrei la sconfinata licenza sessuale dell' Islam primi-<br />

tivo imbevuto ancora di paganesimo. Allora vollero arguire che Maometto<br />

non permettesse un numero illimitato di connubi, ma li limitasse a quattro.<br />

L'arbitrarietà di tale interpretazione risulta anche dall'esame degli, altri<br />

passi quranici.<br />

Infatti il passo più antico del Qur"àn sulla questione matrimoniale é<br />

il LXX, 29-31, rivelato forse già prima della così detta emigrazione in Abis-<br />

sinia (cfr. Intr., §§ 266 e segg, e Muir, <strong>The</strong> Corani, its composition, ecc.,<br />

pag. 43) né mai abrogato; in esso palesemente si permette al Musulmano<br />

di prendere mogli e concubine insieme : « E quelli che custodiscono le<br />

« loro parti sessuali, (30)<br />

(rispetto ad altre che non siano le loro mogli<br />

« ovvero le loro schiave, giacché [in questo caso] essi non sono da biasi-<br />

« mare, (31) mentre coloro che bramano più di questo sono trasgressori):<br />

« (32) coloro che... (35) saranno onorati in Paradiso ». I giuristi, dinanzi<br />

a questo passo ed a vari altri (confronta XXIII, 5; IV, 28, ecc.), hanno<br />

dovuto ammettere che Maometto non ponesse limite al numero delle con-<br />

cubine (schiave comperate o prese in guerra), e perciò hanno insistito arti-<br />

ficiosamente sulla distinzione tra concubine e mogli, distinzione che non<br />

aveva importanza morale alcuna ai tempi del Profeta, come é manifesto<br />

nei fatti della biogTafia di Maometto (cfi-. 5. a. H., § 51) o in quella dei<br />

suoi immediati successori. Si vuole, per esempio, che la cristiana copta<br />

Màr3'ah fosse concubina e non moglie: d'altra parte è certo che un tempo,<br />

nonostante la gelosia e malignità delle altre donne, essa godesse di una<br />

890.


17. a. H. 76, 77.<br />

posizione privilegiata ed avesse persino una casa a sé, separata dal resto<br />

del gineceo. Q) La differenza vera era solo finanziaria: la moglie costava<br />

assai più cara della schiava.<br />

Tutte le tradizioni che vorrebbero comprovare il divieto di tenere più<br />

di quattro mogli legittime sono quindi prodotti di tendenze posteriori delle<br />

scuole giuridiche : né<br />

hanno veruna parvenza di fondamento storico quelle<br />

che narrano aver Maometto insistito perché certi suoi Compagni ripudias-<br />

sero quelle mogli che avevano in più oltre le quattro (cfr. Durrah alghawwàs,<br />

edit. Thorbecke, pag. 3; Nawawi, 500; Roberts, op. cit.,<br />

pag. 6, nota 2).<br />

Nota 1. — Anche l'ebrea Rayhànah fu messa dal Profeta, sebbene schiava, in una dimora (hà-it)<br />

separata in Madinah, dove lo incolse infatti il suo ultimo attacco di apoplessia (Tabari Tafsir, V, 5).<br />

§ 77. — Maometto dunque non limitò in alcun modo il numero delle<br />

donne che ogni uomo poteva tenere per sé ('), ma reagì contro molti con-<br />

nubi perchè incestuosi, e combattè la libera unione dei sessi (matriarcato)<br />

in quella forma esistente ancora in Arabia, non già con opposizione dù-etta,<br />

ma con dare al matrimonio islamico il carattere di esclusivo possesso della<br />

donna per parte del marito. Nel passo ben noto del Qur-àn (IV, 26 e segg.),<br />

Maometto determina precisamente le donne che niun Musulmano può sposare<br />

(matrigne, madri, figlie, sorelle, zie, nipoti, balie, sorelle di latte, suocere,<br />

figliastre, nuore e due sorelle allo stesso tempo), ammettendo però che i<br />

Musulmani stessi, prima della rivelazione, erano stati colpevoli di alcuni<br />

dei menzionati incesti (^). Aggiunge poi le seguenti parole oscure, che niun<br />

commentatore ha saputo sufficientemente chiarire : « (28) E (vi sono proi-<br />

« bite) anche le donne al-muhsanàt, eccettuate quelle cui le vostre<br />

« mani dritte posseggono. Così Allah vi prescrive. Tutto il resto vi é con-<br />

« cesso ».<br />

L'espressione al-muhsanàt voleva dire in origine, secondo il Fischer<br />

(cfr. Roberts, pag. 11, nota 1), «le donne difese per mèzzo del matri-<br />

« monio da illegali rapporti sessuali » (^). I commentatori musulmani inten-<br />

dono la donna in età da marito, che sia stata (anche se ora è tornata libera),<br />

legalmente unita ad un uomo e in questo matrimonio legale abbia com-<br />

piuto l'atto sessuale (1. e). Questo è il senso di muhsanah presso i giu-<br />

risti, che lo applicano anche agli uomini. Quanto ai commentatori antichi<br />

v'è grande incertezza per questo passo e le varie interpretazioni possono<br />

essere consultate in Tabari Tafsir, V, 2-5. <strong>For</strong>se il Profeta allude alle<br />

donne riconosciute mogli di altri, e perciò vieta il matrimonio con donne<br />

che ancora non si siano sciolte dal matrimonio precedente (per divoi'zio,<br />

o ripudio, o vedovanza); ma ammette che, quando questa stessa donna<br />

891.<br />

17. a. H.<br />

[ARABIA. - Matrimonio,fornicazione<br />

e adulterio<br />

nel primi tempi<br />

<strong>dell'Islam</strong>.]


77, 78. 17. a. H.<br />

17. a. H. sia fatta prigioniera, il divieto non esiste più. Si noti intanto come contro<br />

1^, monio, fornica- violazione di queste leggi il Profeta, secondo il suo uso quasi costante,<br />

zione e adulterio j^on commina veruna pena, ma si contenta di una raccomandazione mo-<br />

del!' islàrn 1<br />

l'^l^ 6 della vaga minaccia dell' ira divina, minaccia che per gli Arabi<br />

del tempo non appariva per nulla temibile.<br />

Grave è la necessaria conseguenza del precitato versetto quranico, die<br />

cioè una donna onesta, regolarmente maritata, per il solo fatto di restar<br />

prigioniera, jjuò legalmente sottostare all'onta di essere sposata (conside-<br />

randosi con ciò sciolto il precedente matrimonio) dal suo nuovo padrone,<br />

anche se vive suo marito, e che ciò non è considerato in verun modo ri-<br />

provevole. È chiaro però da vari incidenti (Maometto con l'ebrea di Khaybar,<br />

cfr. 7. a. H., § 36, e Khàlid b. al-Walid con la vedova di Màlik b. Nu-<br />

wayrah, cfi\ 11. a. H., § 180) che il padrone della prigioniera preferiva<br />

sopprimere il marito precedente, se questi era tra i prigionieri.<br />

Tutti i gravi inconvenienti di siffatta legislazione furono ignorati dal<br />

Profeta, e solo i giuristi delle generazioni j)Osteriori tentarono di accomo-<br />

darli come meglio seppero e poterono, ispirandosi alla legislazione già esi-<br />

stente presso i Romani e gli Ebrei. Tali aggiunte mirarono soprattutto ad<br />

assicurare all'uomo la paternità della prole avuta dalle schiave o donne<br />

altrui (divorziate, rapite, ecc.).<br />

Nota 1. — Il passo in cui egli (XXXIII, 49-52; sente il bisogno dì giustiflcai-si dei molti matrimoni<br />

contratti, e di prendere impegno di non sposare più altre donne, ne di ripudiare le già sposate,<br />

non implica la difesa contro una violazione di precetto quranico. Significa solo che la sua poligamia<br />

eccessiva, anche per Madinah, destava scandalo.<br />

Nota 2. — Il Wellhausen (E he, 440-441) discute pure i connubi ammessi come incestuosi dagli<br />

Arabi pagani, e vorrebbe sostenere che Maometto insistè soltanto su quei divieti che già erano comuni<br />

in Arabia prima dell' Islam. Noi crediamo piuttosto che l'opinione della miglior parte degli Arabi, con-<br />

traria a molti connubi immorali, fosse molto diffusa. E bene rammentare che Maometto non si è dato<br />

mai la pena di proibire quello che i suoi coetanei non facevano, ma soltanto quanto essi commettevano<br />

e quanto egli, e la parte ben pensante della sua comunità, ritenevano necessario di vietare. Le citazioni<br />

di Wellhausen servono quindi a stabilire l'opinione degli Arabi su questa materia, ma appunto perchè<br />

tali opinioni sono manifestate, è palese che ne avvenisse la violazione.<br />

Nota 3. — Ciò si collega sti-ettamente alte, fraseologia coranica (cfr. Lane, 586, col. 2*; altrove<br />

il Qur'àn adopera il verbo hafaza) e fu già riconosciuto dai filologi arabi (per es., Tabari Tafsir,<br />

V, 5, ove si dice che le muhsanàt sono le donne, le cui parti sessuali sono difese mediante un ma-<br />

rito [Nallino].<br />

§ 78. — Rimangono però alcune proibizioni sessuali rivelate nel Qiir'àn<br />

che richiedono un breve esame :<br />

«(XXIV, 3) Il fornicatore (al-zàni) non deve sposare altra donna<br />

« tranne una fornicatrice od una pagana; ed una fornicatrice non deve<br />

«sposare altri che un fornicatoi'e od un pagano. Ciò è vietato ai fedeli ».<br />

Questa rivelazione vieta a persone musulmane dell' uno e dell' altro<br />

sesso il connubio legale con persone indegne o per condotta morale o per<br />

paganesimo: siccome il Profeta non poteva sognarsi di vietare checchessia<br />

892.


17. a. H. § 78.<br />

ai pagani, perchè da lui non dipendevano, ne dobbiamo necessariamente<br />

arguire che tra i fedeli musulmani, almeno per un certo tempo, sicura-<br />

mente sino alla rivelazione del versetto, erano esistiti fornicatori e for-<br />

nicatrici.<br />

Che cosa s' intende con il termine fornicare f<br />

La risposta, dopo quanto abbiamo già detto, si offre da sé : aìludesi<br />

alla promiscuità sessuale dell'antico matriarcato nelle varie sue forme. Agli<br />

stessi fornicatori alludono le parole del versetto quranico (XXIV, 26)<br />

: « Le<br />

« donne impudiche (kh a b i th a t) agli uomini corrotti, gli uomini corrotti<br />

«alle donne corrotte: le virtuose donne (al-tayybàt) agii uomini buoni<br />

« e gii uomini buoni alle donne buone ». Queste parole furono rivelate a<br />

proposito dello scandalo di 'A-isah accusata di adulterio o fornicazione<br />

(cfi-. 5. a. H., § 14).<br />

Noi veniamo, cosi a stabilire o meglio a constatare che, nella mente<br />

del Profeta, adulterio e fornicazione fossero realmente una stessa cosa, come<br />

risulta anche dal nome unico di z i n à dato indistintamente ad adulterio ed<br />

a fornicazione (cff. Snouck Hurgronje, ZDMG., voi. LUI, 1899, pagina<br />

162; Roberts, 1. e, pag. 27, nota 1). Nella mente di Maometto<br />

l'adulterio non era già la violazione di un patto sacro, ma un ritorno alla<br />

condizione primitiva di libera unione dei sessi. La colpa quindi era, vista<br />

in questo modo, relativamente lieve, tanto lieve che Maometto non osò<br />

fissare per essa una pena speciale.<br />

Quando avvenne Y incidente spiacevole di 'Aisah accusata di adulterio<br />

(fornicazione, al-fàhisah, propr. « l'azione infame »), il Profeta dopo aver<br />

stabilito che per dimostrare una simile colpa fossero necessari quattro testi-<br />

moni, aggiunge (IV, 19) : « E qualora (i quattro testimoni) abbiano de-<br />

« posto contro le donne, allora tenetele nelle [vostre] case finché la morte<br />

« le prenda a sé, o Allah disponga qualche (altra) via per esse. (20) Se<br />

« due di voi si rendono colpevoli (di fornicazione), allora punite ambedue:<br />

« ma se si pentono e si correggono, allora lasciateli in pace, perché Allah<br />

« é incline a perdono e a misericordia ».<br />

I versetti non sono chiari, perchè non si comprende quale differenza<br />

possa esistere tra il caso previsto nel vers. 19 e l'altro del vers. 20. Del<br />

complice nel primo caso non si fa parola, ma bensì nel secondo. La pena<br />

nel primo caso è poi diversa da quella del secondo :<br />

in ambedue però sin-<br />

golarmente lieve : nel primo la reclusione nella casa del marito sembra<br />

una pena leggerissima, sebbene la seconda parte del versetto implicitamente<br />

abbandoni la moglie colpevole al capriccio del marito, sottinteso<br />

velatamente nell'espressione della volontà di Allah.<br />

893.<br />

17. a. H.<br />

[ARABIA. - Matrimonio,fornicazione<br />

e adulterio<br />

nei primi tempi<br />

dell' Islam.]


17. a. H.<br />

[ARABIA. - Matrimonio,fornicazione<br />

e adulterio<br />

nei primi tempi<br />

dell' lslàm.1<br />

§§ 78, 79. 17. a. H.<br />

Il vei's. 20 si può spiegare soltanto, rammentando che, nella mente di<br />

Maometto, fornicazione ed adulterio si confondevano assieme. Mentre quindi<br />

nel vers. 19 si allude a colpa di donna maritata, nel secondo caso trattasi<br />

forse di libera unione tra due non vincolati da matrimonio del sistema<br />

patriarcale.<br />

Rimane però sempre il versetto (XXIV, 2) : « La fornicatrice (a 1 - z à-<br />

«nij^ah) ed il fornicatore, infliggete ad ognuno cento colpi di verga, uè<br />

« vi lasciate impietosii'e verso di essi, per amore della religione di Dio ! . .<br />

« ed un numero di fedeli deve assistere come testimone alla loro punizione ».<br />

Alcuni commentatori ci'edono che nel versetto (IV, 20) si tratti di<br />

sodomia (Roberts, 1. e, pag. 29), e nei dizionari troviamo perciò (confronta<br />

D o z y, II, 243) il termine f a h i s a h, tradotto con pederastia;<br />

ma tale spiegazione non è sicura": il significato può essere interpretazione<br />

posteriore di commentatori. Riterrei piuttosto che si possa riferire al caso<br />

previsto nel versetto IV, 20, ina dettato in un momento quando la me-<br />

moria di Maometto lo tradiva su ciò che aveva già rivelato. <strong>For</strong>se qualche<br />

incidente speciale indusse il Profeta a prescrivere questa severità tutta par-<br />

ticolare: l'incidente del vers. XXIV, 2, si riferì certamente a casi estranei<br />

alla famiglia del Profeta. Nel vers. IV, 19 e 20, si tratta della moglie pre-<br />

diletta del Profeta, ed il caso previsto nel versetto seguente IV, 20, ri-<br />

sentesi di ciò. Maometto non aveva sempre la stessa misura per sé e per<br />

gli altri.<br />

§ 79. — È chiaro dunque che Maometto, seppure con poca energia e<br />

senza comminare temibili pene, reagì tuttavia contro la libera unione dei<br />

sessi, che egli chiamò z i n a, o sconcezza f a h i s a h. Allo stesso tempo però<br />

risulta dal consenso di tutte le tradizioni, fondate sopra un versetto abba-<br />

stanza oscuro del Qur'àn (IV, 28), che egli non per tanto ammettesse una<br />

specie di unione libera tra i sessi, che di poi i Musulmani definirono con<br />

il nome di al-mut'ah. Esaminiamo un po' meglio questa faccenda, perchè<br />

le grandi incertezze dalle quali è velata ci giustificano e inducono a ten-<br />

tare una novella spiegazione.<br />

Il predetto passo quranico dice : « (IV, 28) Inoltre vi è permesso, con<br />

« i vostri mezzi, di procurarvi donne . . . Date ad esse, per quello che ne<br />

« avete goduto (i s t a m t a '<br />

t u m m i n h i n n a), il loro compenso (u g ù r) ».<br />

L'espressione usata è abbastanza chiara per capire che Maometto prevede<br />

un caso in cui un uomo compensa una donna per il godimento da lei<br />

avuto. I commentatori di età più tarda, e di scuola ortodossa, vogliono<br />

intendere che il Profeta, con siffatte parole, alluda al matrimonio legale<br />

musulmano: spiegazione che, dato il concetto primordiale della donazione<br />

894.<br />

.


17. a. H. §§ 79, 80.<br />

nuziale (mahr), quale compenso per la laesio virginitatis, ha un sem-<br />

biante di verità.<br />

In favore di siffatta interpretazione abbiamo anche altri passi qura-<br />

ranici (V, 7; XXXIII, 49; LX, 10; LXV, 6), nei quali ugur è usato a<br />

proposito di mogli legittime. Del resto non è impossibile che con agr<br />

Maometto intenda il mantenimento (mercede) della moglie; infatti nel<br />

versetto LXV, 6, questi ugùr devono venir dati alla moglie ripudiata, la<br />

. quale continui ad allattare i figli del ripudiante. Il senso vero però rimane,<br />

nel maggior numero dei casi, quale compenso dato alla donna per il go-<br />

dimento concesso. L'incertezza del significato rivelasi anche in ciò, che gli<br />

Sì'iti hanno potuto interpretarlo a modo loro e sostenere che la precitata<br />

rivelazione implichi il permesso di contrarre quel matrimonio temporaneo<br />

conosciuto con il termine al-mut'ah (cfr. Aghàni, VII, 18, lin. 21 e<br />

segg.). Non credo nemmeno che gli Si'iti abbiano ragione nelle loro argo-<br />

mentazioni ; il testo quranico è troppo vago perchè se ne possano a buon<br />

dritto trarre simili deduzioni. La scuola si'ita ha sentito infatti la necessità<br />

di convalidare la propria esegesi proponendo una falsificazione del testo<br />

quranico :<br />

essa ha affermato che, secondo ibn 'Abbàs, nel prelodato versetto<br />

fossero incluse altre parole e che il versetto avesse a leggersi : « E vi è<br />

«permesso, per il vostro danaro, di prendervi donne... Date ad esse, per<br />

« quello che ne avete goduto, per uno spazio di tempo prestabilito, il loro<br />

« compenso » (cfr. Z a m a kh s a r i, commento quranico, IV, 28 ; W i 1 k e n<br />

Matriarchat, 10, nota). In Tabari Tafsir, V, 9, risulta che tale<br />

inserzione tendenziosa fosse ammessa anche da Ubayy b. Ka'b, ossia un<br />

contemporaneo del Profeta.<br />

La verità è invece molto diversa da quella che le due scuole vorreb-<br />

bero darci ad intendere, ognuna per sue ragioni speciali e tendenziose.<br />

Vediamo se è possibile rintracciare il vero, sepolto sotto tanti veli tessuti<br />

da esegeti schiavi di preoccupazioni estranee e interessati.<br />

§ 80. — Cominciamo col dire che il termine descrittivo al-mut'ah<br />

non è quranico, ma dedotto filologicamente dal verbo quranico (istamta'tum,<br />

IV, 28), allo stesso modo che i teorici dell'Isiàm dedussero l'altro<br />

termine generico fay dal verbo quranico afa -a (LIX, 6 e 7), come diremo<br />

meglio, parlando in altro luogo (cfr. 23. a. H.) della sistemazione fiscale<br />

delle Provincie. È quindi possibile che ai tempi di Maometto il termine<br />

tecnico preciso, coniato di poi, nikàh al-mut'ah fo.sse sconosciuto. Mao-<br />

ometto ha semplicemente alluso al godimento nell'atto genesiaco e in par-<br />

ticolar modo a quello che l'uomo era libei'o di cercare anche presso altre<br />

donne che non fossero uè sue mogli, uè sue schiave. Il versetto potrebbe<br />

895.<br />

17. a. H.<br />

[ARABIA. - Matrimonio,fornicazione<br />

e adulterio<br />

nei primi tempi<br />

dell'Isiàm.]


§§ 80, 81. 17« a« H.<br />

17. a. H. quindi ^e.ssere inteso nel suo significato più semplice, che cioè l'uomo non<br />

monio, fornica-<br />

^^'^ vincolato da verun obbligo di fedeltà verso le sue mogli, ma libero<br />

zione e adulterio<br />

{[[ cercare godimento anche presso altre donne, purché per questo desse loro<br />

nei primi tempi<br />

<strong>dell'Islam</strong>.] ^"1 Compenso.<br />

Ma è possibile che Dio nel Qur-àn abbia ammesso e favorito la pro-<br />

stituzione, come implicherebbe la spiegazione da noi data al versetto? Se<br />

dobbiamo dare a siffatto quesito una risposta negativa, osservando come,<br />

in conformità alle ingiunzioni del Qm-àn (cfr. XXV, 67), l' Islam sia una<br />

dottrina in particolar modo ostile alla prostituzione (a 1 - z i n a) : quale è<br />

l'ascoso significato delle parole del Profeta? Dobbiamo, io credo, cercare<br />

la spiegazione nelle tradizioni conservate sulla faccenda del così detto ma-<br />

trimonio al-mu t'ali. Il Wilken (Matriarchat, 11-15), nel riassumere<br />

parecchie tradizioni tra loro in apparente conti-adizione, cerca stabilire<br />

con le notizie così raccolte se e quando Maometto abbia proibito il matri-<br />

monio al-mut'ah, ed egli pure ricorda, come fa il Wellhausen (Elie, 465,<br />

nota 1), il preteso episodio dei guerrieri musulmani durante una spedizione,<br />

i quali, tormentati da bisogni geuesiaci ed incapaci di resistere, chiesero<br />

al Profeta di castrarsi. Allora Maometto, commosso, a\Tebbe permesso ai<br />

suoi di unirsi con una donna, donando a quella che concedeva i propri<br />

favori il mantello che portavano (Wilken, 13-14; Muslim, ediz. col com-<br />

mento di Nawawi, III, 309-311; Bukhàri, III, 413, lin. 14, ecc.). L'in-<br />

verosimiglianza di questo episodio è così grande, da renderne evidente<br />

il carattere apocrifo e tendenzioso: omettiamo persino di discuterlo. È ben<br />

altro quello che attira la nostra attenzione.<br />

m u t ' a<br />

§ 81. — Per chiarire bene le verità ascose nelle tradizioni sulla<br />

h sarà opportuno passare brevemente in esame il contenuto delle<br />

principali tradizioni sull'argomento, rilevando soltanto i punti importanti<br />

per il presente studio. Il Wilken ne cita già alcune (pag. 11-15): la prima<br />

da Mu.sliin (ediz. con il commento di al-Nawawi, voi. Ili, pag. 312-314)<br />

narra di un madinese (?) che accompagnò Maometto a Makkah nella spe-<br />

dizione dell'anno 8. H. Con l'offerta di un mantello egli si godè per tre<br />

giorni in Makkah una donna dei banù 'Amir. Alla fine dei tre giorni il<br />

Profeta proibì la mut'ah, ed il Compagno si separò dalla donna. Una<br />

seconda tradizione (Muslim, III, 314) afferma semplicemente che Maometto<br />

il giorno della presa di Makkah proibì la mut'ah a 1 - n i s a. Una<br />

terza tradizione ammette che Maometto un tempo permettesse la mut'ah<br />

e poi l'abolisse per un ordine avuto da Dio, ma tale ordine divino non è<br />

confermato da verun versetto quranico (Muslim, III, 313). Tradizioni con<br />

altro isnàd affermano che il Profeta permettesse la mut'ah durante la spe-<br />

696.


17. a. H. § 81.<br />

dizione di al-Awtàs, ossia dopo la presa di Makkah, ma tre giorni dopo<br />

la proibisse (Muslim, III, 312). Altre (Bukhàri, III, 412-413; Muslim,<br />

III, 309-311) riconoscono che Maometto permettesse la mut'ah, ma per<br />

iscusarlo ci danno quella storia inverosimile, da noi già accennata, che<br />

Maometto cedesse dinanzi allo spasimo genetico dei suoi seguaci, disposti<br />

a castrarsi per non subire ulteriormente lo sti'azio della libidine non sodi-<br />

sfatta. La storiella rivela l'artifizio tradizionistico inventato per iscusare<br />

il Profeta, e non merita di essere discussa (cfi\ anche Bukhàri, III, 423-<br />

424). Queste stesse tradizioni ammettono infine che la mut'ah venisse<br />

abolita da limar, il quale contro tale uso reagì energicamente e si vuole<br />

che condannasse ad essere lapidato chivmque se ne rendesse colpevole. Tale<br />

versione è esagerata, perchè è palese che codeste notizie confondono z i n a<br />

o fornicazione vera con a 1 - m u t ' a<br />

ora tenteremo di chiarire e provare.<br />

h, che è una cosa un poco diversa, come<br />

Per comprendere la vera natura della mut'ah è bene premettere che<br />

i tradizionisti, ai quali noi dobbiamo le informazioni, non ne erano più<br />

nemmeno essi ben consapevoli ; da ciò la vaghezza delle indicazioni e le<br />

contradizioni in cui sono caduti: essi, o involontariamente o con artifizio,<br />

ci nascondono un fatto singolare e per noi di alto rilievo, il quale getta<br />

una luce vivissima sulla vera natura delle feste annuali del pellegrinaggio<br />

a Makkah. Esaminando infatti le predette tradizioni raccolte dal Wilken,<br />

risultano manifeste alcune caratteristiche, che non possono essere tenden-<br />

ziose, e che dal modo come sono presentate dalla tradizione rivelansi come<br />

non più comprese da quelli che le tramandarono. Tutti i h a d i th, che<br />

trattano della mut'ah, per affermare sia che il Profeta la vietasse, sia<br />

che la permettesse, hanno in comune una caratteristica, cioè si ricollegano<br />

tutti con un'andata a Makkah del Profèta, o come conquistatore, o come<br />

semplice pellegrino. Né ciò basta : in alcune tradizioni di ibn Hanbal, in<br />

cui si discute di questa questione (Hanbal, I, 49, lin. 4-6; 50, lin. 2-6;<br />

57, lin. 19-23; 60, lin. 5-9, ecc.), vedesi che la discussione è sempre nata<br />

in occasione di un'andata a Makkah per ragioni del pellegrinaggio, sino<br />

ai tempi di Umar e di 'Utbmàn. Nasce cosi il sospetto che il versetto<br />

quranico possa alludere a qualche aspetto a noi finora sconosciuto delle<br />

cerimonie annuali del pellegrinaggio. Il sospetto si approfondisce e si con-<br />

ferma per il fatto che in tutte le tradizioni in cui si parla del preteso<br />

matrimonio temporaneo al-mut'ah, se vi è cenno alla durata del con-<br />

nubio, questa, quasi invariabilmente, è detta di tre giorni. Sorge allora<br />

spontanea una congettura, che porge un primo prezioso indizio, rammen-<br />

tando che tre giorni appunto (dall' 8 al 10 Dzù-1-Higgah) duravano le grandi<br />

897.<br />

113<br />

17. a. H.<br />

[ARABIA. - Matrimonio,fornicazione<br />

e adulterio<br />

nel primi tempi<br />

dell'Isiàm.]


81, 82. 17. a. H.<br />

17. a. H. cerimonie del pellegrinaggio: non è forse possibile che la mu t ' ah<br />

facesse<br />

monió, fornica- parte dei riti e delle feste makkane?<br />

zione e adulterio ^ conferma di ciò abbiamo varie tradizioni, il contenuto oscuro delle<br />

dell'Isiàm.] quali si chiarisce molto quando si consideri la mut'ah come un fatto col-<br />

legato intimamente con il pellegrinaggio. In una khutbah il Califfo 'Umar<br />

disse : « Ai tempi del Profeta vi erano due mut'ah, una delle quali era<br />

«la mut'ah al-hagg, l'altra la mut'ah al-nisà» (Hanbal, I, 52,<br />

lin. 10-11), e dal contesto della tradizione risulta che la prima fosse pra-<br />

ticata anche dal Profeta e la seconda non approvata da Umar. Ciò implica<br />

che la prima fac.esse quasi parte delle cerimonie makkane e l'altra, unione<br />

cioè libera dei sessi in altre circostanze, non fosse più tollerata perchè analoga<br />

alla fornicazione. Abbiamo poi varie tradizioni in cui è detto : « La<br />

«mut'ah è s u n n a h (usanza approvata e praticata) dall' Inviato di Dio,<br />

« ma io temo », soggiunge il Califfo 'Umar, « che i fedeli si giacciano con<br />

« le donne sotto gli alberi di spino a 1 - a r a k, e poi vadano con esse al pel-<br />

« legrinaggio » (Hanbal, I, 49, lin. 4-6). Ossia devesi intendere che la<br />

mut'ah, fuori dei tempi debiti del pellegrinaggio, nella campagna, sotto<br />

gli alberi di spino nel deserto, era riprovevole, ma in Makkah, durante<br />

le feste, era usanza osservata e sanzionata dal Profeta. La tradizione è<br />

ripetuta più volte (cfr. anche Hanbal, I, 50, lin. 2-3, ecc.).<br />

§ 82. — Queste osservazioni e induzioni mi pare diano la vera dire-<br />

zione nella quale si debbano fare le ricerche per scoprire il mistero del<br />

matrimonio a 1 - m u t '<br />

a h : dobbiamo<br />

cioè anzi tutto mutare sostanzialmente<br />

i nostri concetti sulle feste annuali del pellegrinaggio in Makkah ai tempi<br />

pagani.<br />

Finora si è sempre dato a tali feste un carattere strettamente religioso<br />

e severo, perchè tale è la fisonomia attribuita ad esse dalle nostre fonti mu-<br />

sulmane. Queste però riferiscono l'aspetto assunto dalle feste quando l'Isiàm<br />

si h-religiosi e quando, perdendo gli aspetti primitivi e spogliandosi delle<br />

consuetudini barbariche del deserto, irreligiosi inoltre tutto quanto aveva<br />

che fare con il suo culto e con le feste annuali di Makkah. Noi abbiamo<br />

però più volte insistito sulla irreligiosità degli Arabi, noi sappiamo che<br />

tutte le feste e fiere, che precedevano quella di Makkah ('Ukaz, Dzù Ma-<br />

gannah, ecc., cfr. Intr., §§ 110, 130, nota 1, 163), non avevan carattere<br />

religioso, ma o mercantile, o di festività materiale gaudente. Le più forti<br />

ragioni ci sospingono quindi a ritenere che le feste annuali intorno a<br />

Makkah, culminanti nelle tre grandi giornate dell' 8, 9 e 10 Dzù-1-Higgah,<br />

sebbene accompagnate da antichissime pratiche superstiziose (cfr. Wellhausen<br />

Reste, 79-94), fossero realmente una selvaggia orgia pagana,<br />

898.


17. a. H. § 82.<br />

con cui era annualmente festeggiata una divinità, o meglio le divinità<br />

locali. Si rammenti che gli Arabi irreligiosi della Gàhiliyyah intendevano<br />

le feste religiose a modo loro, non come cerimonie di raccoglimento, di<br />

mortificazione della carne e di sottomissione alla volontà divina, ma nella<br />

vera maniera pagana come un periodo di sfienata licenza in segno di gaudio<br />

e di tripudio in onore della divinità locale.<br />

Vaghi cenni in questo senso li abbiamo da varie parti per quanto ri-<br />

guarda le feste in Makkah: la leggenda di Nà-ilah e del suo amante, tra-<br />

mutati in pietre per aver usato il recinto della Ka'bah come alcova dei<br />

loro amori, è indubbiamente una reminiscenza del carattere orgiastico<br />

delle feste makkane e forse asconde la memoria delle divinità locali più<br />

antiche : infatti i riti con essa legati, la corsa tra al-Marwah e Saia, furono<br />

conservati dall' Islam : ciò che prova la gi-ande importanza attribuita alle<br />

due divinità pagane quali manifestazioni di licenza sessuale, e lo strettis-<br />

simo vincolo che le univa alle feste. Si comprende perciò come la tradi-<br />

zione islamica abbia — con esito felice — oscurata l' importanza delle due<br />

divinità, le quali raffigurando i due sessi e simboleggiando l'unione dei<br />

medesimi nella corte stessa del Santuario, erano difàtti l'espressione sin-<br />

tetica più schietta del vero carattere delle feste makkane.<br />

Abbiamo anche a conferma della nostra tesi le memorie del Hums<br />

(cfr. Intr., §§ 121-122), che abolì le corse di pellegrini nudi intorno al<br />

Santuario (cfi-. Azraqi, 119-120); e le altre secondo le quali le donne<br />

dei banù 'Amir (makkane) e dei banù 'Akk correvano pur esse ignude<br />

insieme con gli uomini intorno alla Ka'bah (Snouck Hurgronje,<br />

Het Mekkaansche feest, pag. Ili e segg. ; Wilken, 21, nota 1; Azraqi,<br />

124, lin. 17); esse tendono tutte nella medesima direzione. Quest'ultima<br />

fonte (Azraqi, 124, lin. quartult.) aggiunge che le donne, nel compiere<br />

questo rito, coprivano con una mano le loro parti naturali e con l'altra<br />

le parti deretane, gridando un verso : « Oggi si scopre o una parte o<br />

« tutto (delle nostre vergogne), ma quanto se ne scopre non per questo vi<br />

« è concesso! ».<br />

Avendo presenti questi fatti, riesce più chiaro quanto già rilevammo<br />

(cfr. 10. a. H., § 109), come cioè Maometto non abbia voluto assistere alle<br />

grandi feste del pellegrinaggio, sinché l'accesso fu libero anche ai pagani.<br />

Pare che molti di questi continuassero a correre nudi intorno alla Ka'bah<br />

sino all'anno 9. H., quando con la promulgazione della s ù r a h a 1 - B a r à • a h<br />

fu vietato l'accesso ai non-musulmani. È palese che egli non volesse con<br />

la sua presenza aver l'aria di approvare e sanzionare le oscenità e l'orgia<br />

sensuale delle feste attorno alla Ka'bah.<br />

899.<br />

17. a. H.<br />

[ARABIA. - Matrimonio,fornicazione<br />

e adulterio<br />

nei primi temp<br />

dell' Islam.]


17. a. H.<br />

[ARABIA. - Matrimonio,fornica-<br />

zione e adulterio<br />

nei primi tempi<br />

dell' Islam.)<br />

§ 8o. 17. a. H.<br />

§ 83. — A taluni potrà forse sembrare un poco inverosimile siffatto<br />

carattere licenzioso ed orgiastico delle feste makkane, e forse si doman-<br />

deranno quale ragione potesse esistere perchè a Makkah le feste religiose<br />

assumessero tale caratteristica oscena. La spiegazione manifesta di quanto<br />

abbiamo asserito trovasi nelle memorie rimaste sui più antichi culti se-<br />

mitici della Siria. E noto come in Siria esistessero, sino ai primi secoli<br />

del Cristianesimo, presso certi santuari antichissimi alcune usanze di- carat-<br />

tere religioso, che rispecchiano le condizioni primordiali di una società bar-<br />

barica retta da consuetudini matriarcali : vale a dire in certe ricorrenze<br />

annuali attorno ai detti santuari le donne pubblicamente si prostituivano<br />

e cedevano le mercedi così ottenute quali offerte alla divinità, nella con-<br />

vinzione che tale atto fosse un sacrifizio validissimo per ottenere dalla divi-<br />

nità abbondanza di prole, molte nascite nei bestiami domestici e raccolti<br />

abbondanti (Cumont, Les religions orientales, pag. 143, 286-288). Intima-<br />

mente connesso con questi riti barbarici era anche quello, secondo il quale le<br />

fanciulle in età di andare a marito si facevano pubblicamente deflorare nel<br />

tempio : in alcuni templi i sacerdoti stessi del santuario, o uomini adibiti spe-<br />

cialmente a questo scopo, defloravano le vergini (Strabene, XI, 14, § 16;<br />

XVII, 2, § 46; Erodoto, I. 93, 199; Athenaeus, XII, 2, pag. 516-a;<br />

J u s t i n u s, XVin, 6, 4, e confermato dalle iscrizioni, confronta Bulle t. de<br />

Corr. Hellen., VII, 1885, pag. 276; molte notizie anche in Frazer, A do-<br />

ni s, Attis, Osiris, 3" ediz., pag. 14-15, 32-33, 36-36, ecc.; Socra tes,<br />

Historia Ecclesiast., I, 18, 7-9, ecc., ecc.). È probabile che tale uso<br />

esistesse tra gl'idolatri aramei e penetrasse persino un tempo nel tempio di<br />

Gerusalemme, dove il predetto servizio era reso dai così detti Q e d e s ì m, o<br />

ieróduli (cfr. Pentateuco, libr. IV, cap. XXV, 1-15; Gesenius-Mulau,<br />

s. V.; Frazer, 1. e, pag. 14-15, 33, nota 2): altri però dicono fossero cinedi, che<br />

all'uso fienicio. tentavano un tempo introdursi anche nel tempio di Gerusa-<br />

lemme. In ogni caso è sempre il concetto semitico dell'offerta delle primizie<br />

alla divinità locale, per ottenerne il favore e strapparne la concessione di buoni<br />

raccolti -e copioso allevamento di bestiami. Tali feste svolgevansi nella stagione<br />

morta, o alla fine dei raccolti nel solstizio estivo, o piii comunemente alla vigilia<br />

della primavera al solstizio invernale, quando la vegetazione sembrava morta<br />

ed i fedeli, accorsi a festeggiare il principio della novella stagione intorno al-<br />

l'antico santuario, si abbandonavano al gaudio orgiastico di un breve periodo<br />

di generale prostituzione delle donne: questa aveva carattere di sacrifizio<br />

per ottenere la desiderata fecondità della terra, degli animali e delle donne<br />

stesse per la novella stagione (cfr. V e 1 1 a y C h., Le eulte et les fétes d'Adónis-<br />

Thammouz dans VOrient antique, in Annales du Musèe Guimet, XVI, 1904,<br />

pag. 169-176).<br />

900.


17. a. H. §§ 83, 84.<br />

Se riferiamo queste analogie al caso di Makkali, noi vediamo che le<br />

feste makkane, tenute nell'ultimo mese dell'anno, chiaramente indicano<br />

come esse fossero in origine della stessa natura delle altre semitiche alle<br />

quali abbiamo fatto allusione. Cosi noi comprendiamo la origine dell'isti-<br />

tuzione Nasi- (cfr. Intr., §§ 75, 79, nota 1: 1. a. H., §§ 9, nota 2, 10-13),<br />

che doveva intercalare i mesi nell'anno lunare, perchè le feste makkane<br />

precisamente cadessero circa il solstizio invernale. Così del pari noi in-<br />

tendiamo r intima e vera ragione che mosse Maometto all' abolizione del-<br />

l'anno solare (cfr. 10. a. H., § 77) e l'introduzione dell'anno lunare nella<br />

religione islamica. È chiaro cioè che Maometto, non potendo sopprimere<br />

la festa makkana, mirasse a togliergli il suo spiccato carattere pagano di<br />

tripudio della novella stagione, e nel separarla dal solstizio invernale, sperò<br />

elevarla un poco ; con il calendario lunare il pellegrinaggio si sarebbe<br />

svolto in tutti i mesi ed in tutte le stagioni dell'anno, e non si sarebbe<br />

potuto pivi riconnettere con la ricorrenza pagana della stessa stagione.<br />

Ma non tutto potè egli sopprimere nei festeggiamenti annuali : non<br />

potè cioè sopprimere quell'uso che costituiva, per così dh-e, la caratteri-<br />

stica dominante di essi, ossia la prostituzione temporanea delle donne nel<br />

triduo dall' 8 al 10 Dzù-1-Higgah. Egli stesso, come dice la tradizione, lo<br />

ha praticato (ctr. tutti i passi citati dal Musnad di ibn Hanbal), ed il<br />

versetto, da cui noi abbiamo preso le mosse, allude quindi — a nostro modo<br />

di vedere — all'unione dei sessi durante le feste del pellegrinaggio. Sic-<br />

come però i Musulmani, o gii Arabi in genere, avevano forse la consue-<br />

tudine di giacere talvolta con le donne durante le feste, senza compensarle<br />

per il godimento ottenuto, compenso che aveva carattere sacro, è possibile<br />

che egli rammentasse ai suoi l'osservanza di questo uso antichissimo come<br />

un riguardo verso le donne che si offrivano, ed anche forse per infi'enare<br />

in qualche modo l'orgiastica licenza.<br />

§ 84. — Una conferma indiretta di siffatte antichissime usanze pagane<br />

in Makkah durante le feste del pellegrinaggio, troviamo in certi usi della<br />

popolazione makkana odierna, quale fu studiata dallo Snouck Hurgronje<br />

nella sua lunga dimora, travestito, nella Città Santa. È un fatto che i pel-<br />

legrini musulmani nel visitare Makkah non solo sono esposti alle depreda-<br />

zioni di ogni specie di sfruttatori di sesso maschile, ma anche in larga<br />

misura a quelle di sesso femminile. Vi è tutta una classe di persone in<br />

Makkah, la quale, appena vede un pellegrino di una certa agiatezza, gli<br />

viene a proporre un matrimonio con una makkana, e questi mediatori hanno<br />

a loro disposizione donne di tutte le condizioni e tali da sodisfai'e le esi-<br />

genze anche delle borse meno bene forjiiite. Ai più ricchi si offrono giovani<br />

901.<br />

17. a. H.<br />

[ARABIA. - Matrimonio,fornicazione<br />

e adulterio<br />

nel primi tempi<br />

<strong>dell'Islam</strong>.]


84. 17. a. H.<br />

17. a. H. vergini, ai meno facoltosi donne vedove, o divorziate, non più fi'eschissime<br />

monio "fornica- ^^ disposte a contrarre nn matrimonio in corrispettivo di un dono nuzione<br />

e adulterio ziale più modesto. L'accordo prende sempre l'aspetto esterno di un vero<br />

1*'^'"<br />

dell'isiàm<br />

^ proprio matrimonio legale musulmano, ma tutta la contrattazione e lo<br />

svolgimento successivo di questi connubi, sotto il velo ipocrita di unioni<br />

legali e corrette, hanno i caratteri di vera prostituzione e precisamente<br />

di quella pagana antica anteriore all' Islam. Il pellegrino, terminata la<br />

visita al santuario, quando vuole tornare in patria, per il menomo pretesto<br />

può ottenere immediato divorzio, e la donna prontamente lascia il suo<br />

marito temporaneo ben lieta di ricuperare la libertà: oltre il dono nuziale<br />

che essa ritiene, ha diritto ad una somma corrispondente agli alimenti per<br />

tre mesi, sicché, libera del pellegrino di un anno, può attendere con animo<br />

fiducioso una nuova avventura nella novella stagione, quando un altro pellegrino,<br />

egualmente facoltoso, le cadrà nella rete (Snouck Hurgronje<br />

Mekkah, II, pag. 109-110). È evidente che siffatta condizione di cose<br />

nella Makkah odierna altro non sia che una semplice contraffazione isla-<br />

mica della m u t ' a<br />

h antica praticata colà durante le feste del h a g g.<br />

L' Isiàm, trionfando in Asia, dovette di necessità imporre questa pu-<br />

rificazione — per lo meno formale, se non essenziale — del primitivo h a g g<br />

makkano. L'Asia Anteriore, purificata dal Cristianesimo, ostilissimo — come<br />

è noto — a tutti gli eccessi pagani del senso genesiaco, non potè tollerare,<br />

nel rendersi musulmana, questi resti di barbarie, che degradavano l' Islam,<br />

e fu perciò naturalmente spinta a muovere aspra guerra alla licenza sen-<br />

suale delle feste makkane. Queste, strappate da Maometto al loro antico<br />

vincolo con le stagioni, subirono profondamente l'influenza piuificatrice dei<br />

Semiti cristiani resisi musulmani. L'Islam si propagò in Asia Anteriore<br />

combattendo fieramente la libera unione dei sessi : la caratteristica speciale<br />

dell' Islam, sì contraria alla prostituzione in tutte le sue forme, proviene<br />

non già da un elevato concetto morale della religione musulmana, quale<br />

fa ideata da Maometto, ma da una reazione contro gii abusi di Makkah.<br />

Più tardi, quando la prostituzione religiosa in Makkah non fu più ammessa<br />

e si ritii'ò a forma privata nelle case, fu dimenticato il carattere antico e<br />

fu condannata la prostituzione in genere, ignorando l'origine vera del di-<br />

vieto, l'abolizione cioè di un'usanza pagana e non una reazione in nome di<br />

un alto principio di morale.<br />

Tali osservazioni gettano anche una luce indiretta, da non trascurarsi,<br />

su tutto il problema oscuro dell' introduzione della pena della lapidazione<br />

per gli adulteri. Le tradizioni più antiche su detta pena si riferiscono<br />

tutte non già a donne che mancarono di fede ai mariti, ma a donne li-<br />

902.


17. a. H. §§ 84, 85.<br />

bere che si unirono a uomini nel modo libero antico: dette tradizioni 17. a. H.<br />

.^ , . ,. ,_ [ARABIA. - Matrihanno<br />

però caratteri apocrifi, che ci dimostrano come Maometto ignorasse monio, fornica-<br />

la lapidazione. Il principio della riprovevolezza dell'adulterio, il concetto zione e adulterio<br />

. . 11) T 1- 1 1 "^' P''i'T>i tempi<br />

che fosse grave peccato da punirsi con la morte, entrò nell Islam solo dopo dell'islam.]<br />

che questo ebbe varcato i confini della penisola. In Ai'abia antica l'adul-<br />

terio, nel significato da noi dato al termine, pare fosse atto che non destava<br />

serie rappresaglie. Secondo una tradizione (Bukhàri, IH, 290, lin. 10) un<br />

marito madinese scoprì la moglie in flagrante adulterio, e con grande calma<br />

si recò dal Profeta per chiedergli che cosa dovesse fare. Maometto rispose<br />

in termini vaghi, e il marito ripudiò la moglie senza far altro contro di<br />

lei. Non abbiamo veruna notizia di donne punite più severamente per aver<br />

mancato a quello che noi consideriamo il primo dovere coniugale della<br />

donna. Il caso di al-Mughìrah b. Su'bah non fu quindi adulterio come l'in-<br />

tendiamo noi, ma un caso di libera unione secondo l'antico rito pagano<br />

e come vigeva specialmente in al-Tà'if, forse anche più intensamente che<br />

in Makkah. Tutto V incidente narrato con tanta copia di particolari tri-<br />

viali deve vedersi in altra luce. Se l'accusa mossa ad al-Mughii-ah non potè<br />

essere sostenuta dinanzi al tribunale di limar, non fu già perchè mancò il<br />

quarto testimonio per l'equivoca deposizione di Ziyàd b. Abihi, ma perchè<br />

probabilmente al-Mughirah potè dimostrare l'inesistenza di una legge che<br />

autorizzasse una punizione specifica della sua colpa. Vi fu però un grande<br />

scandalo, ed al-Mughirah dovette momentaneamente ritirarsi a vita privata.<br />

La tradizione, in odio ai Thaqif, ha travisato tutta la tela della narrazione<br />

ed ha cercato velare le deficienze dell'Isiàm primitivo e la sentenza asso-<br />

lutoria di 'limar, rovesciando la colpa di tutto sui Thaqif, ai quali, secondo<br />

la tradizione, appartenevano accusatori, testimoni ed accusato. Questa in-<br />

terpretazione e dichiarazione dei fatti offre anche il vantaggio di togliere<br />

alla sentenza di 'limar l'impronta di parzialità spudorata e di palese in-<br />

giustizia, che risulterebbe dalle tradizioni letteralmente intese, e che in-<br />

vano si cercherebbe di legittimare col preteso mancato accordo delle quattro<br />

testimonianze richieste dalla legge quranica.<br />

Ritorniamo ora allo studio della parte che ebbe Maometto nella sua<br />

riforma sociale relativa al matrimonio, e perciò indirettamente alla posi-<br />

zione della donna nell' Isiàm.<br />

§ 85. — Se vogliamo dunque trarre le nostre conclusioni sull'iniziativa<br />

di Maometto rispetto al matrimonio e stabilire la natura ed i limiti del suo<br />

contributo a questa importantissima istituzione sociale, dobbiamo conve-<br />

nire, da quanto precede, essere stata l'opera sua ben limitata. Egli volle<br />

vietare severamente gl'incesti e diede al matrimonio un carattere più spic-<br />

903.


85, 86. 17. a. H.<br />

17. a. H. catamente patriarcale, volle cioè aumentato il potere dell'uomo sulle sue<br />

monio, fornica- donne e disapprovò la libera unione dei sessi. Ma non volle, né potè inzione<br />

e adulterio terdire tutte le antiche usanze barbariche dell'Arabia pagana,<br />

dell' isiàm.i Fondandoci quindi sul solo testo del Qur*àn, perchè del hadìtja non<br />

ci possiamo fidare, il contributo di Maometto all' istituzione matrimoniale<br />

riducesi a ben poca cosa: si può dire che egli soltanto accentuasse un poco<br />

r indirizzo già esistente in Arabia, l'abbandono cioè gradviale delle unioni<br />

libere e l'affermazione del patriarcato nelle sue forme più rigide rispetto<br />

alla donna. Maometto quindi in faccende matrimoniali non fu un innova-<br />

tore, perchè quasi nulla mutò a quanto esisteva in Arabia, e se l' Isiàm<br />

fosse rimasto cii'coscritto alla sola penisola nativa, la promulgazione della<br />

nuova fede pressoché niun effetto sensibile avrebbe prodotto sui rapporti<br />

tradizionali tra i sessi. Tutta la questione però immediatamente si com-<br />

plica in modo eccezionale — come già si disse — per il fatto che gli<br />

Arabi allagarono le provincie conquistate, adottarono molti usi e concetti<br />

dei vinti e quindi, insieme con i non-arabi convertiti, pregni anch'essi di<br />

concetti non arabici, importarono in Ai'abia e nell' Islam molte usanze e<br />

molti principi matrimoniali di altri paesi. Stante perciò l'estrema libertà<br />

lasciata da Maometto, o meglio la quasi assenza di legislazione in materia<br />

matrimoniale, si comprende come il matrimonio musulmano d'oggi non sia<br />

realmente islamico, ma un libero ed ibrido impasto di tutte le usanze ma-<br />

trimoniali degli antichi popoli dell'Asia Anteriore. Il rimprovero quindi<br />

che si deve fare a Maometto non è già d'aver legiferato, ma precisamente<br />

il contrario, ossia di non aver voluto o potuto infrenare l'antica licenza<br />

arabica e di aver lasciato le cose essenzialmente corae erano prima.<br />

§ 86. — Umar non potè accettare siffatto modo di vedere del Pro-<br />

feta: pur conservando la confusione tra fornicazione ed adulterio, ma mi-<br />

rando certamente a colpire in particolar modo l'adulterio, egli fii respon-<br />

sabile della celebre interpolazione nel Qur-àn del così detto versetto della<br />

lapidazione, di cui noi abbiamo il testo, ma che non si trova nella vul-<br />

gata e, a dir così, autentica edizione del Qur-àn (cfi-. 4. a. H., § 12; 8. a. H.,<br />

§ 67, nota 3 ; 9. a. H., § 94 e nota). Su l'argomento abbiamo anche un<br />

cospicuo numero di tradizioni, da tutte le quali si vuol provare che Mao-<br />

metto praticasse la lapidazione dei fornicatori. Non entriamo in questo<br />

spinoso argomento :<br />

basti dii'e che il famoso versetto della lapidazione è<br />

in aperta contradizione con i versetti autentici poc'anzi citati e palese-<br />

mente apocrifo: apocrifo per il modo assai sospetto con il quale è giunto<br />

sino a noi e per lo spirito che lo anima, sì diverso da quello che dimostra<br />

il Profeta in tutto il Qur-àn. È una misura barbara, forse imitata da quella<br />

904.


17. a. H. §§ 86, 87.<br />

in uso presso gli Ebrei, che (Deuteronomio, XXII, 22; Levitico, ..^JJ;/- "•. .<br />

r ^ 'V 1 1 T [ARABIA. - Matri<br />

XX, 10; Giovanni, III, 6) mandavano a mortegli adulteri lapidandoli monio, fornicapubblicamente<br />

(Eoberts, 1. e, pag. 30, nota 4).<br />

È presumibile però che il versetto pseudo-quranico della lapidazione<br />

zione e adulterio<br />

nei primi tempi<br />

deiiNsiam<br />

abbia cominciato ad aver voga solo da quando gli Arabi ebbero contatto<br />

con i popoli più civilizzati dell'Asia Anteriore, e in ispecie quando inco-<br />

minciarono a distinguere che vi era moralmente ed anche materialmente<br />

una differenza tra adulterio, nel senso voluto da noi, e la semplice forni-<br />

cazidne, che noi potremmo denominare a dirittura prostituzione, od anche<br />

licenziosità di costumi, quando non sia commessa per mercede. -<br />

Se è vero che l' interpolazione devesi ad 'Umar, e tutti gì' indizi sono<br />

in favore di tale supposizione, essa è un'altra prova di quella tendenza<br />

generale del secondo Califfo, a cui abbiamo già più volte accennato, di<br />

voler legiferare e colmare -le lacune lasciate da Maometto nell'ordinamento<br />

sociale da lui creato.<br />

IRAQ. — Eventi minori in al-Basrah.<br />

§ 87. — al-Balàdzuri adduce varie tradizioni (al-Husayn b. Ali b. al-<br />

Aswad al-'Igli, da Yahya b. Adam, da abù Mu'àwiyah, da al-Saybàni, da<br />

Muh. b. 'Abdallah al-Thaqafi) nell'intento di dimostrare che abù 'Abdallah<br />

Nàfi' b. al-Hàrith b. Kaladah, figlio del celebre tabib al-'Arab, o me-<br />

dico degli Arabi (cfr. 13. a. H., § 239), fu il primo che facesse allevamento<br />

di cavalli in al-Basrah (cfr. 14 a. H., § 94). Per questa ragione<br />

egli ottenne dal Califfo una speciale concessione di terra sulle rive del<br />

Tigri, dove potè seminare e tenere pascoli adatti all'allevamento equino.<br />

Il Califfo volle però che la teiTa non fosse una di quelle paganti la gi-<br />

zyah, né irrigata da acque provenienti da terre sottoposte a questa tassa.<br />

Avuta la ten-a in queste condizioni, Nàfi' chiese ed ottenne che per essa<br />

non avesse a pagare la tassa al-kharàg.<br />

al-Balàdzuri adduce anche — sull'autorità di Walid b. Hisàm b. Qahdzam;<br />

ed anche di Sa'id b. Sulaymàn, da 'Abbàd b. al-'Awwàm, da 'Awf<br />

al-A'ràbi: in due redazioni, una più succinta, e l'altra più ampia — due<br />

copie di un documento, che si pretende sia stato scritto nel Safar del-<br />

l'anno 17. H. da Mu'ayqib b. abi Fàtimah per il Califfo 'Umar, e nel<br />

quale si fa la predetta concessione a Nàfi'. — Più tardi ibn Subrumah<br />

soleva dire che, se egli avesse mai assunto il governo di al-Basrah, avrebbe<br />

confiscato i beni di tutti gli abitanti, perchè il Califfo 'Umar aveva fatto<br />

una concessione regolare di terreno (yuqti'a) in al-Basrah soltanto ad<br />

abù Bakrah ed a Nàfi' b. al-Hàrith, ed il Califfo 'Uthmàn soltanto a 'Imràn<br />

905.<br />

114<br />

.


87-89. 17. a. H.<br />

17. a. H. }j_ Husayn, ad ('Abdallah) b. 'Amir ed al suo cliente, mawla, Humran.<br />

non in<br />

ai-Bas- Secondo ibn al-Kalbi, la casa di Nàfi' b. al-Hàrith fu la prima eretta in<br />

rah.] al-Basrah, e dopo questa, sorse quella di Ma'qil b. Yasàr al-Muzani (Ba-<br />

làdzuri, 350-351).<br />

§ 88. — Quando abù Musa al-As'ari assunse il governo di al-Basrah,<br />

la moschea, al-Gràmi', era nelle condizioni nelle quali l'aveva lasciata Utbah<br />

b. Ghazwàn, le sue pareti erano fatte interamente con tessuti di canna<br />

palustre, abù Musa edificò invece le mura in mattoni cotti al sole: nello<br />

stesso modo fu costniita anche la Dar al-Imàrah. In mezzo (tra la casa<br />

del governo e la moschea?) sorgeva il mi ubar, sicché quando l'imam<br />

si presentava per dirigere la preghiera, doveva calpestare la gente nella<br />

moschea prima di giungere alla qiblah. Così rimase fino ai tempi di<br />

Ziyàd b. Abihi (Yàqùt, I, 642, lin. 6-9).<br />

IRAQ-PERSIA. — Le conquiste arabe nelle Provincie persiane con-<br />

finanti con il distretto di al-Basrah, nel Khuzistàn.<br />

§ 89. — Nelle notizie che seguono, il lettore non mancherà di os servare<br />

una grande incertezza cronologica e un divario pur sempre sensibile tra i<br />

particolari della narrazione della scuola madinese e quelli della scuola ira-<br />

qense. Tali divergenze sono di poco momento e possono essere trascurate,<br />

perchè agevole riesce la ricostruzione storica degli eventi. La cronologia<br />

è invece soggetto un po' più delicato, su cui non è facile arrivare a con-<br />

clusioni sicui'e. In via però generale è bene tener presenti alcuni aspetti<br />

essenziali, caratteristici dell'attività militare araba nella Babilonide me-<br />

ridionale e nelle limitrofe provincie del Khuzistàn, che si interpone tra<br />

la Babilonide ed il Fàris.<br />

Grii Arabi possono aver occupato il sito di al-Basrah nel 14. H., e mo-<br />

lestato le guarnigioni persiane di al-Ubullah e al-Furàt; ma non v'è dubbio<br />

che impressione durevole sul nemico fu fatta soltanto nei mesi che imme-<br />

diatamente seguirono la grande vittoria di al-Qàdisiyvah, ossia a comin-<br />

ciare dalla seconda metà del 16. H. in poi; prima d'allora era impossibile<br />

agli Arabi penetrare molto addentro in territorio nemico. Quando avvenne<br />

invece la grande vittoria di al-Qàdisiyyah, con la distruzione in una gior-<br />

nata sola di tutte le forze militari allora disponibili dello stato sassanida,<br />

la provincia del Khuzistàn rimase priva di ogni legittima speranza di soc-<br />

corso e fu ridotta a dover contare sui soli mezzi locali per la sua difesa.<br />

Inoltre non v'è dubbio che le schiere ed i luogotenenti inviati da<br />

Madinah ad occupare definitivamente la regione di al-Basrah sullo scorcio<br />

del 16. H., non rimasero insensibili alla fama delle grandi gesta com-<br />

906.


17. a. H. §§ 89, 90.<br />

piute dai loro commilitoni nella Babilonide centrale: sorse cioè naturalmente<br />

il desiderio di emulare le glorie di al-Qàdisiyyah, di al-Madà-in e<br />

di Gralùlà-. Così ebbe inizio l'invasione della regione assai popolosa del<br />

Khùzistàn, piena di ricche città, di lande feraci, ben coltivate ed irrigate<br />

da molti fiumi e canali. Questa regione antichissima, che corrisponde al-<br />

l' Elam dei tempi babilonesi, costituì sempre una contrada ben distinta<br />

dalla Babilonide, perchè grazie ai copiosi corsi d'acqua che scendono dai<br />

sovrastanti monti dell'altipiano iranico, ha goduto d'un sistema di canali<br />

d' irrigazione suoi propri ed indipendenti dal sistema babilonico. Tra il<br />

Khùzistàn e la Babilonide s' insinua inoltre, a mo' di cuneo, una landa<br />

desertica che tiene netta e marcata la linea di separazione tra le due<br />

Provincie; ma il punto di immediato contatto con la bassura Tigro-Eufi-a-<br />

tica ha luogo precisamente nelle vicinanze di al-Basrah, dove appunto<br />

confluendo i corsi d'acqua del Khùzistàn riuniti assieme si gettano nel<br />

Golfo Persico, a breve distanza dalle foci riunite dell' Evilrate e del Tigri.<br />

Da tale configurazione geografica si comprende perchè la conquista del<br />

Khùzistàn sia stata iniziata e condotta a fine dalla parte di al-Basrah e<br />

non da al-Madà"in.<br />

§ 90. — Le prime aggressioni avvennero probabilmente dopo la presa<br />

di al-Madà-in, vale a dire difficilmente prima dell'inizio dell'anno 17. H.,<br />

ma la cronologia degli eventi successivi è piuttosto vaga e difficile a pre-<br />

cisare: il solo punto sicuro è la presa di Tustar, che segnò la fine della<br />

campagna. Or, siccome questo avvenne quando 'Ammàr b. Yàsir era gover-<br />

natore di al-Kùfah, siamo sicuri che Tustar cadde nel 21. H. Dunque gli<br />

Arabi consumarono quattro anni almeno per la conquista di Khùzistàn. Il<br />

progresso delle armi musulmane fa colà lento, né accompagnato da eventi<br />

gloriosi. Le città erano numerose e ben fortificate, e poiché gli Arabi<br />

erano ancora assai inesperti nell'arte poliorcetica incontrarono molte dif-<br />

ficoltà onde fu ritardata la conquista definitiva. Gli abitanti, per lo più<br />

di nazionalità persiana, o piuttosto iranica ed ibrida, non erano disposti<br />

a sottostare al dominio arabo con la stessa buona volontà mostrata dai<br />

Semiti della Babilonide propi'iamente detta, e la loro resistenza fu diretta<br />

con abilità ed energia dal celebre marzubàn al-Hurmuzàn. Non vi fu-<br />

rono battaglie in aperta campagna, ma gli Arabi dovettero presentarsi suc-<br />

cessivamente dinanzi alle mura di tutte le Città e con assedi ora lunghi,<br />

ora brevi, o con minacele di rappresaglie nelle campagne s'affaticarono a<br />

indurre gli abitanti a trattare ed a sottomettersi. L' avanzata fu quindi<br />

lenta e difficile: si può dire che gli Arabi ebbero ad occu{)are quasi a palmo<br />

a palmo il terreno: non mancarono i traditori ad agevolare la conquista<br />

907.<br />

17. a. H.<br />

IRAQ- PERSIA. -<br />

Le conquiste<br />

arabe nelle Provincie<br />

persiane<br />

confinanti con il<br />

distretto di al-<br />

Basrah, nel Khù-<br />

zistàn.<br />

1


17. a. H.<br />

IRAQ- PERSIA. -<br />

Le conquiste<br />

arabe nelle Provincie<br />

persiane<br />

confinanti con il<br />

distretto di al-<br />

Basrah, nel Khù-<br />

zistàn.l<br />

90, 91. 17. a. H.<br />

là dove gli abitanti, per la presenza di un qualche maggiorente persiano,<br />

erano decisi a tentare più tenace opposizione; ma non mancarono nemmeno<br />

ribellioni, per le quali alcune città dovettero essere espugnate più<br />

di una volta. È probabile che la lentezza della conquista araba del Khù-<br />

zistàn sia stata anche la conseguenza delle scarse forze impiegate nella<br />

campagna: tale sospetto si afferma per la notizia che nel 21. H. abù Musa<br />

al-As'ari, per terminare la conquista, avesse bisogno del soccorso delle mi-<br />

lizie di al-Kùfah sotto "^Ammàr b. Yàsii-.<br />

Il Khùzistàn era regione ricca non solo per V abbondanza dei suoi<br />

pi-odotti agricoli, ma anche per le sue numerose e grandi industrie (con-<br />

fronta Kremer Culturg, I, 294-296). Su questi due rami importanti<br />

dell'attività sociale viveva una classe riiolto numerosa di persone, la quale<br />

certamente sospirava per un'era di pace, la sola in cui le loro occupazioni<br />

potevan fiorire. È probabile quindi che dopo un certo tempo di guerra<br />

con le schiere di al-Basrah un vivo desiderio di pace si facesse strada negli<br />

animi degli abitanti, e che tra questi e invasori si venisse sovente a<br />

quei temporanei accordi che furono misure di precauzione prese dalla gente<br />

del paese per premunirsi da danni maggiori, e non veri atti di sottomis-<br />

sione : soltanto più tardi divennero veri atti di resa.<br />

Se studiamo sulla carta la regione che abù Musa al-As'ari sottomise<br />

al governo arabo, dobbiamo rilevare che l'estensione del paese è assai limi-<br />

tata in paragone a quella che Sa'd b. abi Waqqàs aveva conquistata dopo<br />

la vittoria di al-Qàdisi} yah. abù Musa, per le grandi difficoltà incontrate<br />

e gii scarsi mezzi adibiti, dovette contentarsi di estendere nei quatti'o<br />

anni la sua autorità (forse in parte soltanto nominale) fino alle prime pen-<br />

dici dell'altipiano h-anico. Uniformandosi quindi ai precedenti messi da<br />

abù Ubaydah in Siria, e da Sa'd b. abi Waqqàs nell' 'Iraq, si astenne per<br />

un tempo dal tentare la scalata dei monti e di penetrare nelF altipiano.<br />

Gli Arabi erano ancora poco numerosi e prima di tentare la conquista del<br />

Fàris, con qualche speranza di felice successo, dovevan radunare forze<br />

molto più considerevoli. L'impresa si presentava anche come estremamente<br />

difficile per la natura alpestre dell'altipiano e per l'indole bellicosa dei<br />

montanari uniti da un fòrte, seppur inconscio, patriottismo. Non mancano<br />

poi indizi che varie regioni del Khùzistàn si ribellassero agii Arabi, i quali<br />

dovettero riconquistare le città insorte. Da ciò jnolte confusioni cronologiche<br />

tra il 17. H. e il 21. H.<br />

§ 91. — Il Mùller (I, 243) attribuisce ad al-Hurmuzàn, rappresen-<br />

tante principale del governo sassanida nel Khùzistàn, il merito della te-<br />

nace resistenza e delle continue riprese d'armi contro gii Arabi. Questo<br />

908.


17. a. H. §§ 91, 92.<br />

concetto è probabilmente corretto in gran parte, sebbene le tradizioni che<br />

abbiamo sulle operazioni militari nel Khùzistàn sembrino piuttosto denotare<br />

da parte dei Persiani la mancanza di ogni unità di direzione nella difesa.<br />

Gli Arabi hanno dato ad al-Hurmuzàn nella loro tradizione un posto emi-<br />

nente per effetto di circostanze fortuite: egli fu il primo persiano di nobile<br />

lignaggio e di alto stato politico, che in qualche modo, non è chiaro quale,<br />

si accordasse con i nuovi padroni dell'Asia Anteriore. Pare che ricevesse<br />

una pensione dal Califfo e divenisse suo principale consigliere politico per<br />

gli affari della Persia. Dobbiamo però porre in dubbio che si convertisse<br />

all'Isiàm: tale sospetto è avvalorato dagli incidenti avvenuti dopo l'assas-<br />

sinio di 'Umar: siccome questi soccombette al pugnale di un persiano, pro-<br />

babilmente mazdeista (cfr. Dami ri, I, 44, lin. 21), e siccome i figli del<br />

Califfo ucciso si vendicarono immediatamente anche su al-Hurmuzàn come<br />

complice segreto del delitto, è chiaro che al-Hurmuzàn attirò su di sé i<br />

sospetti per il fatto d'esser rimasto mazdeista. Se fosse diventato buon mu-<br />

sulmano, la sua uccisione sarebbe stata meno probabile e meno verosimile<br />

(cfi-. Necrologio dell'a. 23. H.). Per tutti questi fatti i tradizionisti arabi<br />

hanno dato ad al-Hurmuzàn nella difesa del Khùzistàn una parte forse più<br />

importante di quella che non gli spetti in verità.<br />

§ 92.— Il Wellhausen osserva (Sk. u. Vorarb, VI, 107) che le aggressioni<br />

arabe contro i Persiani incominciarono da al-Basrah, appena questa fu fondata,<br />

e perciò prima che in al-Kùfah si oi'ganizzassero le spedizioni contro l'Iran<br />

propriamente detto. Già Utbah b. Ghazwàn si spinse aggressivamente su<br />

al-Ahwàz: il suo successore al-Mughirah varcò il Dugayl e minacciò anche<br />

più davvicino Sùq al-Ahwàz, ma i vantaggi da lui ottenuti furono poco dure-<br />

voli. Il Wellhausen infatti ritiene che queste operazioni militari siano da<br />

porsi prima della battaglia di al-Qàdisiyyah, quando al-Mughìrah si sarebbe<br />

ritirato dinanzi al nemico. Le vere conquiste nel Khùzistàn, dopo al-Qàdisiyyah,<br />

furono opera di abù Musa al-As'ari mentre Sa'd b. abi Waqqàs<br />

era governatore in al-Kùfah. Secondo Sayf b. 'Umar, vi furono tre ribel-<br />

lioni di al-Hurmuzàn contro gli Ai'abi: in verità, stando alle fonti migliori,<br />

la campagna contro il temuto marzubàn fu una sola, e richiese dai Mu-<br />

sulmani l'impiego di forze considerevoli, con la riunione di schiere tanto<br />

di al-Kùfah che di al-Basrah. L'atto finale della campagna fu la presa di<br />

Tustai-, avvenuta nel 21. H., mentre 'Ammàr b. Yàsir era governatore di<br />

al-Kùfah (Balàdzuri, 301, 380; al-Madà-ini presso Tabari, I, 2561).<br />

L'anno 19. H. menzionato da al-Balàdzuri a pag. 301, è, secondo il Well-<br />

hausen un errore ed in contradizione con altre notizie. Il Wellhausen ri-<br />

tiene che la campagna contro al-Hurmuzàn nel Khùzistàn e la presa di<br />

909.<br />

17. a. H.<br />

[IRAQ-PERSIA. -<br />

Le conquiste<br />

arabe nelle Provincie<br />

persiane<br />

confinanti con il<br />

distretto di al-<br />

Basrah, nel Khù-<br />

zistàn.]


17. a. H.<br />

IRAQ- PERSIA. -<br />

Le conquiste<br />

arabe nelle Provincie<br />

persiane<br />

confinanti con il<br />

distretto di al-<br />

Basrah, nel KhQ-<br />

zistàn.ì<br />

§§ 92-96. 17. a. H.<br />

Tustar nel 21. H. siano collegate con la campagna di Nihàwand pure del<br />

21. H. Il progresso delle armi arabe nell'altipiano iranico fu, ripetiamo,<br />

lento e graduale: nel 19. H. fu presa Hulwàn, nel 20. H. al-Mawsil, mentre<br />

Qarqisiyyà (in Mesopotamia) e Màhsabadzàn sembra venissero sottomesse<br />

definitivamente solo nel 21. H.<br />

al-Ahwaz.<br />

IRÀQ-KHUZISTÀN. — Presa dì Manàdzir, di Nahr Tira e di Sùq<br />

§ 93. — («) (al-Tabari, senza isnàd). Secondo alcuni la presa di Ma-<br />

nàdzii-, di Nahr Tira e di Sùq al-Ahwàz avvenne nell'anno 16. H., mentre<br />

altri la pongono nell'anno 17. H. (T abari, I. 2533-2534).<br />

(b) al-Dzahabi narra pure la presa di al-Aliwàz(^) in questo anno (17. H.),<br />

per opera di abù Musa al-As'ari, conforme agli ordini di 'Umar. 'Imràn<br />

b. Husayn rimase in al-Basi%h come luogotenente durante la spedizione<br />

(Dzahabi Paris, I, fol. 130,v.).<br />

Nota 1. — Yàqùt riporta alcuni argomenti filologici per dimostrare che al-Ahwàz è un nome di<br />

origine araba, ma corrotto dai Persiani : se questo fosse vero, detto nome sarebbe di età posteriore alla<br />

conquista. Al tempo persiano, egli aggiunge, il paese si chiamava Khùzistàn, e nella regione circo-<br />

stante vi erano molti luoghi aventi il nome di Khiiz, come Khiiz bani Asad e via discoiTendo. al-<br />

Ahwàz è esclusivamente nome del distretto (kurahl, mentre il paese (baladi, che prese per sé questo<br />

nome, presso il popolo in tempi posteriori fu Sùq al-Ahwàz. Da altre fonti (al-Tawwazi) risultava a<br />

Yàqut che il nome persiano antico era Khùz Musir : oppure al-Akhawàz, che gli Arabi smorzarono in<br />

al-Ahwàz, ecc. (Yàqut, I, 410, lin. 5 e segg.t.<br />

al-Ahwàz era un distretto (kijrah) tra al-Basrah e il Fàris, e Sùq al-Ahwàz era una delle sue<br />

città: il clima era pessimo: tutti quanti si stabiliscono in essa degenerano rapidamente (Yàqùt, I,<br />

411, lin. 10-14i.<br />

§ 94. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). In questo anno (17.), come già<br />

si disse, abù Musa al-As'ari prese d'assalto Sùq al-Ahwàz e Nalxr Tii-a<br />

(Balàdzuri, 376).<br />

Cfr. anche Abulfeda, I, 240.<br />

§ 95. — Secondo le tradizioni tramandate da abù Mikhnaf ed al-Wà-<br />

qidi, abù Musa al-As'ari, nel venii-e ad assumere il governo di al-Basrah,<br />

si prese come segretario Ziyàd (b. Abihi): allo stesso tempo il Califfo 'Umar<br />

gli mandò dietro in al-Basrah 'Imràn b. al-Husayn al-Khuzà'i, il quale<br />

fu incaricato d'insegnare agli abitanti la giure ed il Qur-àn, e doveva<br />

reggere al-Basrah durante l'assenza del governatore nelle spedizioni mili-<br />

tari, abù Musa iniziato il moto aggressivo in dii'ezione di al-Ahwàz, e con-<br />

quistando un paese (rustàq) dopo l'altro, ed un canale dopo l'altro, re-<br />

spinse in fuga i Persiani, e sottomise tutta la regione di al-Ahwàz, tranne<br />

al-Sùs, Tustar, Manàdzir, e Ràmhurmuz (Balàdzuri, 376-377).<br />

§ 96. — (al-Walid b. Sàlih, da Marhùm al-'Attàr, da suo padre, da<br />

Suways al-'Adawi, presente ai fatti). Nella spedizione di al-Ahwàz gli Arabi<br />

910.


17. a. H. §§ 96-98.<br />

ebbero a combattere accanitamente contro eli al-Zutt e gli al-Asàwirah, P-<br />

^- ^-^<br />

•'<br />

T A , ^ [IRAQ-KHUZI-<br />

1<br />

che difendevano la regione: vinsero alfine gli Arabi e lecere un grande stan. - Presa<br />

^'' numero di prigionieri, che furono divisi tra i vincitori. Giunse però una Manadzir, di<br />

•<br />

A<br />

, T 1-1 Nahr Tira e di<br />

lettera del Califfo 'limar, ordinando agli Arabi di non coltivare la teiTa sQq ai-Ahwàz.]<br />

conquistata ('), e perciò dovessero rilasciare i prigionieri, rimetterli sulle<br />

terre che tenevano, e contentarsi di esigere da loro il kharàg. Questi ordini<br />

furono eseguiti, e tutti i prigionieri rilasciati in libertà (Balàdzuri, 377).<br />

Nota 1. — Sul divieto agli Arabi di coltivare la terra conquistata, una pretesa legge di 'Umar,<br />

avremo a ritoraare sotto l'anno 23. H.<br />

§ 97. — (al-Balàdzuri, senza specificato isnàd). abù Musa al-As'ari<br />

mosse ora contro Manadzir (') e vi pose assedio: gii abitanti si difesero con<br />

grande accanimento, rendendo vani molti tentativi degli Arabi di espu-<br />

gnare la città. Istigato da tale resistenza, al-Muhàgir b. Ziyàd al-Hàrithi,<br />

fratello di al-Eabì' b. Zi^'àd [b. Anas] b. al-Dayyàn, stabilì di votarsi alla<br />

morte, dopo aver digiunato. Il fì'atello al-Rabì*, allarmato dai propositi di<br />

al-Muhàgii-, andò a riferirne ad abù Musa, il quale approvò la decisione di<br />

al-Muhàgir, ma dichiarò che non poteva permettergli di muovere contro il<br />

nemico prima che avesse rotto il digiuno. al-Muhàgir obbedì, bevendo un<br />

sorso d'acqua, e dichiarando che beveva non perchè avesse sete: si slanciò<br />

quindi nella mischia e rimase ucciso. Il suo atto eroico non menò alla<br />

conquista di Manadzir, perchè l'assalto fu respinto e gli assediati impadronitisi<br />

del suo cadavere e tagliatagli la testa, conficcarono questa sopra un<br />

palo piantato tra due merli delle mura.<br />

abù Musa lasciò allora un esercito a continuare l'assedio di Manadzir,<br />

dandone il comando ad al-Rabì' b. Ziyàd, fratello dell'ucciso Muhàgir, ed<br />

egli andò con le restanti milizie ad assediare al-Sùs. Durante l'assenza di<br />

abù Musa, al-Rabì' riuscì alfine a prendere d'assalto Manadzir, e (deside-<br />

roso di vendicare la morte del fratello) fece scempio spaventoso dei difen-<br />

sori: gli uomini ftirono uccisi, e le donne ed i bambini ridotti in schia-<br />

vitù. D'allora in poi Manadzir rimase in potere dei Musulmani, divisa in<br />

due, ossia Manadzir al-Kubra, e Manadzir al-Sughra, il governo delle quali<br />

abù Musa cedette ad 'Asim b. Qays b. al-Salt al-Sulami: il governo di<br />

al-Ahwàz diede a Samurah b. Griindab al-Fazàri, h al if degli Ansar (Ba-<br />

làdzuri, 377-378).<br />

Nota 1. — Verano, dice Yàqiit, due Manadzir, ambedue nel Khùzistàn, ossia Manadzir al-Kubra<br />

e Manadzir al-Sughra, nel circondario di Ahwàz. al-Yaqùt pone la conquista di Manadzir nel 18. H.<br />

per opera di Salma b. al-Qayn e di Harmalah b. Murayt, inviati da 'Utbali b. Ghazwàn (Yàqut, IV,<br />

44, lin. 8 e segg.l<br />

§ 98. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Secondo altre fonti fri il Califfo<br />

"Umar che ordinò ad abù Musa, mentre assediava Manadzir, di lasciare<br />

911.


^<br />

Suq al-Ahwaz.J<br />

§§ 98-101.<br />

1 '• ^* "•<br />

17. a. H. lina parte delle sue forze a continuar l'assedio della città, e di assalire<br />

'sTÀ^N '^Presa intanto al-Sùs: per effetto di questi ordini abu Musa lasciò al-Rabì' a con-<br />

dì Manàdzir, di tinuare l'assedio (Balàdzuri, 378).<br />

^ "^ "^^ ^ ' Se<br />

tale versione è corretta, abbiamo ragioni di credere che l'assedio<br />

durasse parecchi mesi: non v'è però dubbio che la presa di al-Manàdzir<br />

avvenisse nel 17. H.<br />

§ 99. — (Sa'dawayh. da Sarik, da abù Isliàq, da al-Muhallab b. abi<br />

Suft-ah. presente ai fatti). Quando fu espugnata Manàdzir, un grande nu-<br />

giunse allora una let-<br />

mero di prigionieri cadde in mano degli Arabi : ma<br />

tera del Califfo 'limar, prescrivendo di trattar Manàdzir come fosse un<br />

villaggio del Sawàd: perciò tutti i prigionieri furono rilasciati in libertà<br />

(Balàdzuri, 378).<br />

La m.edesima tradizione è citata pure da al-Baki'i, ma la prima parte<br />

dell'i sn ad è diversa, vale a dire: abù 'Ubayd, nel suo libro Kitàb al-<br />

Amwàl, da Sa'id b. Sulaymàn, da Sarik, da ibn Ishàq, ecc. (Bakri, pa-<br />

gine 543-544 s. V. Manàdzir).<br />

§ 100. — al-Dzahabi dice che nell'anno 17. H. il Califfo 'Umar nominò<br />

abù Musa al-As'ari governatore di al-Basrah e gli ordinò di marciare contro<br />

Kuwar al-Ahwàz. Così egli fece, lasciando 'Imràn b. Husayn quale luogote-<br />

nente in al-Basrah. al-Ahwàz fu presa per trattato e per assalto (sic/), ed<br />

abù Musa le impose (un tributo) di 10,400,000 dirham. Secondo Khalifah<br />

(b. Khayyàt) abù Musa pose Ziyàd (b. Abihi) quale governatore nella città,<br />

affinchè facesse la distinzione e delimitazione (yukhallis) tra quanto<br />

era stato preso 'anAvaf" e quanto era sulh"", ma egli non vi riuscì<br />

(Dzahabi Paris, II, fol. 130,v.).<br />

b. 'Umar).<br />

IRÀQ-KHUZISTÀN. — La campagna del Khùzistan {versione di Sayf<br />

§ IDI. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Dopo la battaglia<br />

di al-Qàdisiyyah, al-Hurmuzàn, che apparteneva ad una delle sette grandi<br />

famiglie della Persia (ah ad al-buyùtàt al-sab'ah), e che aveva i<br />

suoi possedimenti in Mihrigànqadzaq e nei Kuwar al-Ahwàz, fece ritorno<br />

presso la sua gente e si rese indipendente, assumendo subito un'attitudine<br />

aggressiva verso i Musulmani in al-Basrah, che tenevano Maysàn e Dast-i-<br />

Ma3-sàn, e minacciandoli da due parti, da Manàdzir e da Nahr Tira.<br />

'Utbah b. Ghazwàn, governatore di al-Basrah, chiese rinforzi a Sa'd<br />

b. abi Waqqàs, e questi ordinò a Nu'aym b. Muqarrin ed a Nu'aym b,<br />

Mas'ùd di spingersi con un distaccamento dalla parte superiore di Maysàn<br />

e di Dast-i-Maysàn. affinchè potessero occupare una posizione difensiva<br />

912.


17. a. H. §§ 101, 102.<br />

fra quei due luoghi e Nahr Tira. Allo stesso tempo Sulma b. al-Qayn e j'^- ^- *^-_<br />

Harmalah b. Muraytah, due Compagni del Profeta della tribù dei banù-1- stàn. -Ta cam-<br />

Adawiyyah, ramo dei banù Hanzalah (Tamim), andarono per ordine di pagna dei Khu-<br />

'Utbah b. Ghazwàn a prendere un'altra posizione per proteggere Maysàn<br />

e Dast-i-Maysàn dalla parte di Manàdzir. Questi due capi arabi, essendo<br />

imparentati con la tribù dei banù-1-' Ami (^), invitarono i due capi di<br />

questa tribù, Ghalib al-Wà'ili, e Kulayb b. Wà-il al-Kulaybi, ad unirsi<br />

con loro contro i Persiani. L'invito fu accettato e fra i vari capi musul-<br />

mani, compresi anche Sulma e Harmalah, mandati da Sa'd b. abi Waqqàs,<br />

fii combinata un'azione comune per sorprendere e schiacciare i Persiani<br />

sotto al-Hurmuzàn. I due comandanti delle schiere di al-Kùfah (sic), dopo<br />

essersi uniti con i due comandanti delle milizie di al-Basrah, piombarono<br />

improvvisamente sul campo di al-Hurmuzan ft-a Nahr Tira e Duluth: mentre<br />

ferveva la mischia sopraggiunsero in aiuto gli Arabi, banù-1-'Ami, i quali<br />

facendo impeto sui Persiani già stanchi, decisero la sorte della battaglia<br />

in favore dei Musulmani. I Persiani ftigati con grande strage si precipi-<br />

tarono verso il Dugayl, e ben pochi furono in grado di porsi in salvo sul-<br />

l'altra parte del canale (fiume?). I Musulmani s'impadronirono di tutto<br />

quello che arrivava fino alle rive del canale, venendo ad accamparsi nei<br />

pressi di Sùq al-Ahwaz. al-Hurmuzàn, avendo varcato il canale sul ponte<br />

di Sùq al-Ahwàz, vi riunì di nuovo i seguaci, sicché l'esercito musulmano<br />

si ti'ovò separato da quello nemico dal solo corso del canale (T ab a ri, I,<br />

2534-2537).<br />

Cfr. Athir, n. 423-424; Khaldùn, U, App. 111.<br />

Nota 1. — I banfi-l-'Ami appartenevano ai Murrali b. Màlik b. Hanzalah b. Màlik b. Zaycl Manàt<br />

b. Tamim, ed avevano preso il nome di figli del cieco (banii-l-'ami), perchè il loro antenato, Murrab,<br />

era stato crudelmente accecato in una guerra contro la tribù Ma'addita degli al-'Usayyah b. Imru-alqays<br />

I banii-l-'Ami abitavano il paese sulle frontiere dell'impero persiano (Tabari, I, 2535, lin. 6 e segg.).<br />

§ 102. — (Sayf b. 'limar, senza isnàd). Quando al-Hurmuzàn vide di-<br />

strutte le sue forze ed il nemico che lo incalzava senza pietà, rendendosi<br />

conto che non poteva resistere, chiese di venfre a patti e fare la pace.<br />

Sentito prima il consenso di 'Utbah b. Ghazwàn, fu alfine convenuto che<br />

al-Hurmuzàn rimanesse in possesso di Mihrigànqadzaq e di tutto il territorio<br />

di al-Ahwàz, meno Nahr Tira e Manàdzir, e quella parte di Sùq al-Ahwàz<br />

che i Musulmani avevano già conquistata. Nei due paesi conquistati stan-<br />

ziarono guarnigioni musulmane, quella di Manàdzir sotto Sulma b. al-Qayn,<br />

e quella di Nahr Tira sotto Harmalah.<br />

Stabilita così la pace, un numero considerevole di Arabi dei banù-1-<br />

Ami venne a prender stanza in al-Basrah, e 'Utbah b. Ghazwàn insistè che<br />

mandassero un'ambasciata al Califfo in Madìnah. In questa ambasciata, oltre<br />

913. 115<br />

zìstàn.


102, 103. 17. a. H.<br />

17. a. H._ a Ghàlib e Kulayb, dei banu-l-'Ami, andarono altresì gli altri due tamimiti,<br />

STÀN -Ta cam- Sulma 8 Harnialah oltre ad al-Ahnaf b. Qays, poi tanto celebre negli annali<br />

pagna del Khu- ^[ al-Basrah. Nell'udienza concessa dal Califfo agli ambasciatori, al-Ahnaf<br />

b. Qays, prendendo per ultimo la parola, fece rilevare che gli abitanti di<br />

al-Kùfah erano stati molto più fortunati per l'amenità e l'ampiezza del<br />

luogo scelto a fondarvi la nuova città. Egli si dilungò quindi a enumerare<br />

al Califfo tutti gì' inconvenienti del sito di al-Basrah, che descrisse stretta<br />

fra il deserto e le paludi d'acqua salmastra e di fango molle, ed affermò<br />

che lo spazio per le abitazioni fosse molto angusto e scarseggiassero i<br />

mezzi di sussistenza. Le querele di al-Ahnaf b. Qays ebbero il voluto effetto,<br />

perchè il Califfo concesse in feudo ai Tamìm alcune terre già appartenute<br />

al re di Persia, e che giacevano fi:a al-Hagar e il fiume Tigri: i Tamim<br />

se le divisero tra loro.<br />

Tutte le altre terre in al-Basrah, già appartenute alla famiglia reale sas-<br />

sanida (Al Kisra), furono messe nelle stesse condizioni di quelle che erano<br />

nel territorio di al-Kùfah, vale a dire gii Arabi vi -fecero stanziare (yunzilùnahu)<br />

chi vollero, e se le divisero tra loro fin dal principio, e senza più<br />

ripetere l'operazione, dopo che ebbero consegnato al comandante (a 1 - w a 1 i)<br />

il quinto che gli spettava. I feudi (qatà-i) della gente di al-Basrah erano<br />

di due parti: una metà fa divisa (tra gli Arabi immigrati): l'altra metà<br />

rimase tutta unita (per sopperire con le sue rendite alle spese) del campo<br />

e della riunione (dei soldati). (Gli occupatori del suolo in al-Basrah) erano<br />

tutti della classe dei pensionati (^) che riscotevano 2000 dirham all'anno,<br />

ossia dei veterani di al-Qàdisi^-yah. Di questi, 5000 vennero ad al-Basrah<br />

con 'Utbah b. Ghazwàn — in al-Kùfah ve n'erano 30,000 — ed il Califfo<br />

'Umar pareggiò ai veterani di al-Qàdisiyj-ah le altre schiere di al-Basrah<br />

(che non si erano battute ad al-Qàdisiyyah), conferendo a loro pure la<br />

pensione annua di 2000 dirham, sicché furono eguagliati nello stipendio<br />

i veterani di al-Qàdisiyyah con quelli di al-Ahwàz. Il Califfo 'Umar nominò<br />

al-Ahnaf b. Qays, sayyid, o capo della gente di al-Basrah, e ne scrisse ad<br />

'Utbah, ordinandogli di conferire con al-Ahnaf e di accogliere i suoi con-<br />

sigli: rimandò poi Sulma, Harmalah, Ghàlib e Kulayb a Manàdzir, e a<br />

Nalu- Tira, per difendere i confini e riscuotere il kharàg (T ab ari, I,<br />

2538-2540).<br />

Cff-. Athir, II, 424-425; Khaldùn, II, App. U 1-1 12.<br />

Nota 1. — I particolari sulle pensioni saranno più chiari, quando avremo riferito, sotto l'anno<br />

20. H., quanto fece 'Umar per il cosi detto diwàn o ruolo delle pensioni.<br />

§ 103. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). La pace fra al-<br />

Hurmuzàn ed i Musulmani di al-Basrah ebbe breve durata, perchè scop-<br />

914.


17. a. H. §§ 103, 104.<br />

piarono ben presto conflitti fra ffli Arabi banù-l-'Ami ed al-Hurmuzàn, il •• 1 • 1 j. 1 1 XXI- quale assunse un contegno minaccioso, violando i patti del trattato, dnaa-<br />

H. P-<br />

[IRAQ-KHUZI-<br />

stàn. - La cammando<br />

in aiuto i Kurdi e riunendo in breve un corpo molto considere- pagna dei Khu-<br />

vole di armati. Sulma e Harmalah mandarono di ciò rapporto a 'Utbah<br />

b. Ghazwàn, il quale a "sua volta ne riferi al Califfo 'Umar. Hurqùs b.<br />

Zuhayr al-Sa'di, un Compagno del Profeta, ricevette dal Califfo l' ordine<br />

di recarsi immediatamente con schiere di rinforzo ad al-Basrah e di assu-<br />

mere il comando della spedizione. I Musulmani, riunite tutte le loro forze,<br />

varcarono il fiume (? canale) al di sopra del ponte Grisr Sùq al-Ahwàz,<br />

sconfissero al-Hurmuzàn presso Siiq al-Ahwàz e s'impadronirono del paese.<br />

al-Hurmuzàn, passando per Qantarah Arbuk, presso il villaggio di al-Sa-<br />

ghar, si rifugiò in Ràmhurmuz. Hurqùs estese ora il dominio musulmano<br />

oltre a Siiq al-Ahwàz fino alle vicinanze di Tustar, imponendo agli abi-<br />

tanti della regione il pagamento della tassa gizyah. Una commissione fu<br />

spedita a Madinah con l'annunzio della vittoria e con il quinto del bottino<br />

(T a bari, I, 2640-2541). Cfr. Athir, H, 425-426.<br />

§ 104. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Dopo la vittoria<br />

di Sùq al-Ahwàz, Hurqùs b. Zuhayr, in conformità degli ordini avuti prima<br />

dal Califfo, lanciò Gaz- b. Mu'àwiyah appresso al vinto al-Hurmuzàn. Graz*<br />

insegui i fuggiaschi, massacrando quanti ne raggiungeva: egli occupò il<br />

villaggio di al-Saghar, e la città di Surraq in Dawraq, che gli abitanti non<br />

furono in grado di difendere. I Musulmani presero fermo possesso del paese<br />

ed imposero i soliti patti (al-gizyah wa-1-man'ah) agli abitanti, che<br />

vollero conservare la loro religione. al-Hurmuzàn, trovandosi ridotto in con-<br />

dizioni molto infelici con i Musulmani alle porte di al-Ahwàz, chiese la<br />

pace: il Califfo consultato su questo punto, mise come condizione che al-<br />

Hurmuzàn dovesse cedere il possesso di Ràmhurmuz, di Tustar, di al-Sùs,<br />

di Grunday-Sàbùr, al-Bunyàn e. di Mihrigànqadzaq, e pagare per queste<br />

un tributo. al-Hurmuzàn non potendo opporre alcuna resistenza, dovette<br />

accettare questi patti, benché quelle città non fossero state ancora occu-<br />

pate dalle armi musulmane.<br />

Hurqùs b. Zuhayr prese allora stanza sulla vetta del monte Gabal<br />

al-Ahwàz, l'accesso al quale era difficile e faticoso; ma quando il Califfo<br />

'Umar venne a sapere quali fatiche toccassero a chiunque volesse vedere<br />

o parlare con il comandante, scrisse a Hurqùs ordinandogli di mutar di-<br />

mora, perchè non poteva permettere che il suo rappresentante avesse sede<br />

in un sito di difficile accesso per i fedeli che desideravano parlargli.<br />

Questo Hurqùs fu poi molto famoso come uno dei capi secessionisti,<br />

che si ribellarono ad 'Ali sul campo di battaglia di Siffin, nell'anno 37. H.,<br />

915.<br />

zistàn 1


§§ 104-107. 17. a. H.<br />

17. a. H. e poi si batterono ad al-Nahrawan con i Haruriyjah contro il medesimo<br />

^''sAN.'-'racam: Califfo (Tabari, I, 2542-2545).<br />

pagna del Khu- Cfi'. A th i r, II, 426; Khaldun, II, App. 112.<br />

zistan.]<br />

. v'era<br />

IRAQ. — Disertori persiani e loro unione con gli Arabi.<br />

§ 105. — I fatti narrati nei seguenti paragrafi appartengono a tutto<br />

il periodo 17.-21. H., né si può fissare per ognuno l'esatta cronologia.<br />

Kon è chiaro quale sia il motivo perchè la cronaca islamica abbia data<br />

tanta importanza a questo episodio, che si presenta a noi come un bran-<br />

dello staccato di minuta storia locale, di poca o ninna importanza negli<br />

eventi che seguii'ono. <strong>For</strong>se furono le uniche conversioni di Pei'siani mi-<br />

litanti nel primo periodo conquistatore, e ciò può aver colpito profonda-<br />

mente r immaginazione e lusingate le vanità dei contemporanei. Non di<br />

meno i fatti narrati rimangono sempre oscuri e senza buona spiegazione.<br />

§ 106. — (abù Mas ùd al-Kùfi, da un kufano, da Mis'ar b. Kidàm). Nella<br />

giornata di al-Qàdisi^yah v'erano con Rustam (nell'esercito persiano) 4000<br />

uomini, detti Grund Sàhinsàh, o l'esercito del re dei re: (dopo la di-<br />

sfatta) questi uomini pattuirono (con i Musulmani) d'esser liberi di fissar<br />

la loro stanza dove volevano, di unirsi in confederazione (yuhàlifii) con<br />

chi volevano, e di ricevere un soldo. Queste domande furono accolte<br />

da Sa'd: (i Persiani) si unirono con giuramento (hàlafù) a Zuhrah -b.<br />

Hawiyyah al-Sa'di, dei baiiù Tamim, e Sa'd (b. abi Waqqàs) concesse a loro<br />

una paga (farad a lahum) di un milione (di dirham). A capo di essi<br />

un luogotenente (n a q ì b) per nome Daylam (in persiano Dilam), e da<br />

lui presero il nome di Hamrà Daylam. Più tardi Ziyàd (b. Abihi) ne mandò<br />

una parte in Siria per ordine del Califfo Mu'àwiyah, ed ivi furono conosciuti<br />

con il nome di al-Furs, o i Persiani. Altri fiirono mandati ad al-Basrah, dove<br />

si unh'ono agii a 1 - A s a av i r a h (o cavalieri persiani) che erano in quella<br />

città. — Disse abù Mas'ùd: gii Arabi chiamavano i non Arabi (Agam) al-<br />

Hamrà (= i rossi), e perciò discorrevano dei Hamrà Da3"lam, come avrebbero<br />

detto dei Gruhaynah o simili, abù Mas'ùd disse ancora: ho inteso alcuno af-<br />

fermare che questi A s a w i r a h (o cavalieri persiani) erano di guarnigione<br />

di fronte al (la provincia del) Daylam, e che quando i Musulmani li sorpre-<br />

sero e sopraffecero in Qazwin, si convertirono allo stesso modo degli Asàwirah<br />

di al-Basrah, e andarono ad al-Kùfah e vi si stabilirono (Balà-<br />

dzuri, 280).<br />

§ 107. — (al-Madà-ini). (Durante il suo regno) Abarwiz [590-628 È. V.]<br />

(cfr. 12. a. H., §§ 128 e segg.) fece una spedizione contro il Dajiam con<br />

4000 uomini, composti di servi e uomini di scorta. Dopo la spedizione questo<br />

916.


17. a. H. §§ 107, 108.<br />

corpo di armati rimase sul luogo (fino all'invasione araba), quando prese J''-<br />

parte alla battaglia di al-Qàdisiyyah sotto gli ordini di Rustam. Alla ucci- persiani e loro<br />

sione di costui i Mazdeisti (al-Magùs) fiirono volti in fuga, e i predetti mi- unione con gii<br />

liti disertarono (i'tazalu), dicendo (tra loro): « Noi non siamo come quelli<br />

« (che sono stati battuti), né abbiamo un sito dove ricoverarci: presso i<br />

« vinti non godiamo d'alcuna bella posizione. Noi proponiamo di metterci<br />

« d'accordo con gii Arabi, abbracciando la loro religione: con essi crescerà<br />

« la nostra potenza ». Perciò disertarono (e si presentarono nel campo mu-<br />

sulmano). Sa'd b. abi Waqqàs mandò al-Mughii-ah b. Su'bah a interrogarli<br />

sulle loro faccende e vedere che cosa desideravano. I Persiani lo informa-<br />

rono « di volere entrare nella loro religione ». Sa'd accettò la proposta, e<br />

concesse l'amàn: i Persiani si convertirono, battendosi poi insieme con<br />

gli Arabi alla presa di al-Madà'in ed alla battaglia di G-alùlà-. Quando i<br />

Musulmani si trasferirono ad al-Kùfah, questi Persiani li segviirono e pre-<br />

sero stanza anch'essi in quella città (Balàdzuri, 280).<br />

Trattasi molto probabilmente di milizie mercenarie sassanidi, distinte,<br />

forse per razza, dalle altre che componevano l'esercito persiano di Rustam<br />

ad al-Qàdisijyah.<br />

§ 108. — (al-Balàdzuri, da vari dotti). Siyàh, uno degli Asàwirah era<br />

al comando dell'avanguardia del re Yazdagird, il quale lo mandò (con le<br />

sue genti a difendere) al-Ahwàz (dalle incursioni degli Arabi di al-Basrah).<br />

Siyàh fissò il campo in al-Kalbàniyyah, mentre in quei giorni abù Musa<br />

al-As'ari stringeva d'assedio al-Sùs. Egli però era stato molto colpito dalle<br />

continue vittorie degli Arabi, e dall'ardore loro aggressivo, sicché quando<br />

vide anche al-Sùs cadere nelle loro mani, e sempre nuovi rinforzi affluire<br />

(dall'Arabia), mandò un messo ad abu Musa e propose di rendersi musulmano<br />

con tutti i suoi, ponendo però delle condizioni. Egli era pronto a<br />

battersi con gli Ai'abi contro i loro nemici non Arabi (al-' Agami), mar<br />

non voleva essere impegnato a battersi contro altri Ai-abi, se fi'a loro scop-<br />

piavano guerre civili, pur avendo diritto ad essere difeso ed aiutato contro<br />

qualsiasi delle genti arabe movesse loro ostilità: egli ed i suoi volevano<br />

poi avere il diritto di stabilirsi in qualunque paese a loro piacesse, e unirsi<br />

con chi volevano: infine esigevano l'assegno del massimo stipendio che si<br />

concedeva ai soldati per servizi resi (saraf al-' atà), e il Califfo doveva<br />

assumere impegno per l'osservazione di questi patti. Nella risposta abu<br />

Musa dichiarò che egli poteva concedere ad essi i diritti ed i doveri di<br />

tutti gli altri Musulmani, ma, poiché non s'appagavano, ne scrisse al Ca-<br />

liffo informandolo di tutto, 'limar diede ordine di accordare tutto ciò che<br />

domandavano. I Persiani, con Siyàh loro capo, si unirono perciò agli Arabi<br />

917.<br />

Arabi.]<br />

*• di


§§ 108, 109. 17. a. H.<br />

17. a. H. e fecero con essi il resto della campagna, prendendo anche parte all'assedio<br />

persiani e loro ^^i Tustar. abù Mùsa ebbe però occasione di osservare che questi Persiani<br />

unione con gli j^on mostravano tutto quell'ardore per la causa musulmana, che egli aveva<br />

ritenuto di dover pretendere da loro, e lo disse a Siyàh. Questi ii-anca-<br />

mente gii rispose,: « Ti dii-ò che il nostro modo di vedere non è come il<br />

«vostro: non abbiamo donne nel campo per le quali possiamo temere e<br />

« combattere. Poi siamo entrati nella vostra religione, in principio, come<br />

«misura di precauzione (t a ' a w wudz*°), e nella speranza che Dio ci da-<br />

« rebbe un ampio compenso materiale! » Allora abù Musa assegnò loro il<br />

massimo dello stipendio concesso ai soldati.<br />

Al ritorno dell'esercito in al-Basrah essi chiesero quali tribù ivi stabi-<br />

lite fossero più vicine in parentela al Profeta, e quando sejjpero che erano<br />

i banù Tamim, abbandonarono gli Azd, con i quali prima volevano unirsi<br />

in confederazione (yuhàlifù) e si confederarono invece con i Tamim. Poi,<br />

delimitatosi in al-Basrah il loro quartiere, si scavarono un canale, che fu<br />

chiamato il Nahr al-Asàwirah. Alcuni affermano però che il canale fu<br />

scavato da 'Abdallah b. 'Amir (Balàdzuri, 372-373).<br />

§ 109. — Le precedenti notizie sono completate dalle seguenti, che pro-<br />

vengono da al-Madà-ini (senza i s n a d) :<br />

Quando il re Yazdagird si recò ad Isbahàn (dopo la battaglia di G-a-<br />

lùlà-), chiamò Siyàh (al-Uswàri) e lo spedi ad Istakhr con 300 uomini, 70<br />

dei quali eran magnati Persiani, con le istruzioni di levar"quante milizie<br />

volesse tra la gente ed i guerrieri del paese. Quando Siyàh ebbe riunito<br />

queste forze, Yazdagird lo raggiunse in Istakhr e di lì lo spedì in soc-<br />

corso di al-Sùs, che era allora assediata da abù Mùsa al-As'ari: allo stesso<br />

tempo mandò anche al-Hurmuzàn a Tustar. Siyàh si avanzò fino ad al-<br />

Kalbàniyyah (ed ivi si fermò). Intanto i difensori di al-Sùs, avuto notizia<br />

della sorte di Yazdagird e della sua fuga, offrirono di trattare la pace<br />

con abù Mùsa e si arresero con regolare trattato.<br />

Intanto Sij'àh era rimasto immobile in al-Kalbàniyyah, e quando abù<br />

Mùsa mosse all'assedio di Tustar, si contentò di trasportarsi con i suoi in<br />

un punto tra Tustar e Ràmhurmuz. Così rimase (inoperoso) finché soprag-<br />

giunse Ammàr (con nuovi rinforzi arabi) : allora Siyàh convocò i capi delle<br />

genti che erano venuti con lui da Isbahàn ed espose come questi Arabi<br />

avrebbero certamente conquistato il regno, ed i loro cavalli avrebbero stab-<br />

biato le regie sale di Istakhr (Aywàn Istakhr): propose quindi di prov-<br />

vedere a se stessi accordandosi con i vittoriosi invasori ed abbracciandone<br />

la religione. La proposta fu accettata e Siyàh mandò Sìrawayh con altri<br />

nove colleghi a trattare con abù Mùsa :<br />

918.<br />

l'accordo fu concluso alle condizioni


17. a. H. 109-111.<br />

già enumerate ed i Persiani si fecero musulmani (Balàdzuri, a. 374-875). H.<br />

J7.<br />

r^n T'i 1 1 - TT A 110 [IRAQ.- Disertori<br />

Cfr. Kh alci un, II, App. 113.<br />

pg^^i^^j ^ ,„,„<br />

§ 110. — Altre autorità, dice al-Balàdzuri, facenti capo ad 'Awàuali, unione con gii<br />

narrano che gii al-Asàwirah si confederarono con gli Azd, ma poi, saputo<br />

che i Tamìm avevano una parentela più stretta con il Profeta ed i Ca-<br />

liffi, si unh-ono ai Tamìm, il capo dei quali era allora al-Ahnaf b. Qays<br />

(Balàdzuri, 375).<br />

§ 111. — (abù-1-Hasan al-Madà"ini). Sirawayh al-Uswàri voleva che i<br />

Persiani si stabilissero tra i Bakr b. Wà-il con Khàlid b. al-Mu'ammar e<br />

tra i baiiù Sadùs, ma a ciò si oppose Siyàli, e perciò si fissarono tra i Tamim.<br />

In quei tempi non v'erano ancora in al-Basrah Arabi né della stirpe di<br />

Azd, né degli 'Abd Sams.<br />

Agii al-Asàwirali si unirono allora gli al-Sayàbigah, che prima del-<br />

l' Islam vivevano sulle rive del GroLfo Persico, e lo stesso fecero anche gli<br />

al-Zutt che vivevano negli al-Tufùf (le steppe tra il deserto e le regioni<br />

marittime o il Sawàd), seguendo i pascoli verdi (al -k al a').<br />

Quando si fiirono uniti gii al-Asàwirah, gii al-Zutt e gli al-Sayàbigah<br />

(cfr. 12. a. H., § 56) (^), sorsero alcune questioni con i banù Tamim (sul<br />

modo come distribuirsi fra le varie tribù tamimite), perchè ognuno li vo-<br />

leva per sé. (La faccenda si accomodò, stabilendo che) gii al-Asàwirah si<br />

fondessero con i banù Sa'd, e gli al-Zutt e gli al-Sayàbigah con i banù<br />

Hanzalah. Così fii fatto, e questi Persiani combatterono con i Tamìm contro<br />

i politeisti, e andarono anche con ibn 'Amir nel Khuràsàn, ma non si bat-<br />

terono né alla battaglia del Camelo, né a Siffìn, né nelle altre guerre civili<br />

che seguirono fino alla giornata Yawm Masùd. Dopo qu.eirevento si bat-<br />

terono ad al-Rabadzah (-), e durante l'insurrezione di ibn al-As'ath presero<br />

parte per lui (contro al-Haggàg b. Yùsuf). Per questo furono severamente<br />

puniti da al-Haggàg, il quale demoli le loro case in al-Basrah, diminuì<br />

(batta, soppresse?) i loro stipendi e ne espulse alcuni. «Tra le vostre<br />

« condizioni », egli disse, « v'era che non dovevate aiutare uno di noi contro<br />

«l'altro!» (Balàdzuri, 373-374).<br />

Nota 1. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Gli al-Sayàbigah, gli al-Zutt e gli al-Andaghàr erano<br />

milizie persiane (fi gund al-Turs) formate da prigionieri del Sind, coscritti poi con regolare stipendio<br />

nell'esercito persiano e uniti con quelli stessi che li avevano fatti prigionieri : con essi erano anche altri<br />

prigionieri di spedizioni precedenti. Quando udirono che cosa era accaduto agli al-Asàwirah, si convertirono<br />

pur essi e si presentarono ad abu Musa, il quale diede loro stanza in al-Basrah nello stesso modo<br />

degli al-Asàwirah. Secondo Rawh b. 'Abd al-mu-miu (da Ya'qiib b. al-Hadrami, da Sallàni) ai tempi di<br />

al-Haggàg b. Yusuf [f 96. a. H.] fu presentato al detto governatore un gruppo degli Zutt al-Sind, uniti<br />

ad altri appartenenti a diverse popolazioni di quelle parti, seguiti dalle loro famiglie e menandosi ap-<br />

presso anche i loro bufali (gawàmis). al-Haggàg diede loro dimora nelle parti più basse (asàfii) di<br />

Kaskar. In appresso questi forestieri si impadronirono dell'al-Batihah e vi si moltiplicarono assai. Più<br />

tardi ancora, con l'andar del tempo, ad essi si unirono molti schiavi negri fuggiaschi iubbàq al-'abid)<br />

e mawàli o clienti di Muhammad b. Sulaymàn b. 'Ali, appartenenti alle tribù di Bàhilah e di Khawlah,<br />

919.


§§ 111-113. 17. a. H.<br />

17. a. H. oltre a molti altri malviventi d'ogni specie , e per istigazione di questi incominciarono a fare i bri-<br />

'IRÀQ. - Disertori ganti ed a ribellarsi all'autorità del sultano. Fino a quel tempo essi si erano contentati di chiedere<br />

persiani e loro piccole somme di danaro dalla gente che faceva uso di navi (ahi al-safinahi [trasportando merci e<br />

unione con gli passeggeri nei fiumi e canali della Babilonide meridionale]: siccome erano stati più volte da questi<br />

Arabi.! ingannati (interpretazione incerta), avevano tentato anche carpire qualche cosa con modi fraudolenti<br />

[ma nulla più] (Balàdzuri, 375).<br />

Di questa gente avremo a parlare sovente in appresso a partire dai tempi de! Califfo al-Ma-mfin,<br />

e in particolar modo più tardi, quando le paludi dell'al-Batibah costituirono un ricovero quasi inespu-<br />

gnabile per tutti i malviventi dell' 'Iraq.<br />

Gli al-Andaghàr erano nativi della regione del Kirmàn che confina con il Sigistàn (Balàdzuri,<br />

376, lin. 14-15). Il De Goeje dimostra chiaramente che gli al-Zutt e gli al-Sayàbigah erano popolazioni<br />

originarie dell' India e della Malesia, stabilite sulle rive del Golfo Persico per ragioni del traiBco ma-<br />

rittimo continuo tra l'Asia Orientale e l'Asia Anteriore. Cfr. De Goeje, Mémoires sur lex migr'aiioìis<br />

des TsiffOìies, etc, pag. 1-32 (al-Zutt), pag. 86-91 i<br />

al-Sayàbigah) [Nallino].<br />

Nota 2. — lal-Balàdzuri, senza isnàdi. Un certo numero di questi Persiani si batté alla battaglia<br />

di al-Rabadzah, ai tempi di ibn al-Zubayr: essi uccisero molti loro avversari con le freccie, ma<br />

nemmeno uno di essi rimase ferito nella mischia iBalàdzuri, 374).<br />

§ 112. — al-Balàdzuri aggiunge anche altri particolari sulla conversione<br />

degli al-Asàwiiah, ma senza specificare le fonti alle quali ha attinto.<br />

Quando gli al-Asawirah vennero ad al-Kalbànij^yah, abù Musa al-As'ari<br />

mandò contro di loro al-Babì' b. Zij-àd al-Hàrithi e si venne ad una bat-<br />

taglia, per effetto della quale i Persiani chiesero l'amàn, of&'endo di ren-<br />

dersi musulmani e di combattere i nemici degli Arabi; ma vollero libertà<br />

di confederarsi e fissare la loro stanza con chi e dove meglio a loro pia-<br />

cesse (e così fu combinato). Con questi Persiani convertiti erano uniti molti<br />

guerrieri dell'esercito sassanida che nulla possedevano e che si erano asso-<br />

ciati con loro quando era scoppiata la guerra in quei paraggi: anch'essi<br />

abbracciarono l'Islam (Balàdzuri, 374).<br />

ARABIA-PALESTINA-SIRIA. — Viaggio del Califfo Umar ad al-Gà-<br />

biyah in Siria, e resa di Gerusalemme.<br />

§ 113. — La risposta a tutti i quesiti che presenta l'ultima fase della<br />

conquista in Siria ed in Palestina o&re varie difficoltà. I principali pro-<br />

blemi della presente sezione sono:<br />

1° che rapporto ha il viaggio di 'Umar in Siria con la resa di Geru-<br />

salemme e quali ragioni indussero il Califfo a compiere il viaggio;<br />

2" quale fu la ragione della sua lunga sosta in al-Gràbiyah; infine,<br />

perchè mai 'Umar si recò ben due volte in Siria e non fece eguale visita<br />

neir 'Iraq?<br />

Rimane ancora il quesito cronologico generale, che deve stabilire in<br />

che anno 'Umar compiesse il viaggio, problema intimamente connesso con<br />

il numero dei viaggi di Umar in Siria. Alcune fonti, com'è noto, parlano<br />

di quattro viaggi, altre di due soli: tutte però sono d'accordo che uno di<br />

questi due (o quattro) non potè compiersi perchè il Califfo, giunto a Sargh,<br />

nel Higàz settentrionale, fu informato che la peste infieriva in Siria e<br />

920.


17. a. H. §§ 113, 114.<br />

lARABIA-PALE-<br />

prudentemente ritornò indietro, buscandosi cosi perfino un'accusa di viltà '"' a- h.<br />

^ . ... e di poca fiducia m Dio. STI na- si ria. -<br />

Per l'esame delle varie questioni seguiremo il nostro solito sistema, viaggio dei Ca-<br />

.,..„ ,. ., . .,. llffo'Umar ad al-<br />

ossia daremo le considerazioni fatte dai nostri predecessori, e poi le rias- éàbiyah in Sìria,<br />

•<br />

sumeremo con l'aggiunta delle nostre osservazioni. e resadi Gerusa-^<br />

• •<br />

-I-,<br />

-11- lemme.]<br />

. 1 • • •<br />

Premettiamo intanto che il solo primo quesito e stato dai miei pre-<br />

decessori accuratamente esaminato : il secondo ha attirato assai minore<br />

attenzione, e l'ultimo infine è stato ignorato o trascurato da tutti.<br />

§ 114. — Il De Goeje (De Goeje Mém., pag. 136) accetta quello<br />

che egli descrive come l'accordo quasi generale delle fonti arabe, ossia<br />

che abù 'Ubaydah b. al-Grarràh, giunto fino al limite settentrionale della<br />

Siria, ritornò addietro pei" aiutare 'Amr b. al-'As il quale assediava Gerusa-<br />

lemme: e ciò già prima che avesse fine l'anno 16. H. Siffatta cronologia<br />

ci conviene : vedemmo che la vittoria del Yarmùk avvenne nell'agosto<br />

del 636 a. È. V. (ossia Ragab 15. H.), e che il restante dell'anno 15. H.<br />

(o 636-637 dell' E. V.) fu impiegato nella seconda presa di Damasco e nelle<br />

prime mosse degli Arabi verso il settentrione. Per la campagna di con-<br />

quista in Siria, descritta da noi nell'annata precedente (cfi-. 16. a. H., §§ 319<br />

e segg.), trascorse la maggior parte dell'anno J.6. H. : onde è perfettamente<br />

naturale e conforme al contesto generale della narrazione che abù 'Ubaydah<br />

sia ritornato a mezzodì sotto le mura di Gerusalemme verso la fine del 16. H.<br />

Il De Goeje respinge la versione che 'Umar sia venuto in Siria per istanza<br />

degli abitanti di Gerusalemme, che volevano arrendersi personalmente a lui.<br />

Egli vorrebbe anzi preferire la versione di Eutichio, secondo il quale abù<br />

'Ubaydah ritornò indietro in Palestina non già per aiutare 'Amr b. al-'As,<br />

sibbene perchè ebbe notizia della venuta di 'Umar in al-Gàbiyah.<br />

Le ragioni addotte dal De Goeje per respingere la prima versione sono<br />

buone : se 'Umar venne in Siria per sodisfare alle domande degli abitanti<br />

di Gerusalemme — circostanza già in sé poco verosimile — perchè andò<br />

egli prima ad al-Gàbiyah e vi rimase parecchio tempo avanti di proseguire<br />

fino a Gerusalemme ? Venendo da Madinah la sua via sarebbe ^tata logi-<br />

camente diretta a Gerusalemme, risparmiandoglisi cosi un grande ed inu-<br />

tile prolungamento di viaggio. Un'occhiata alla carta basterà a dimostrare<br />

la giustezza dell'osservazione. Il De Goeje fa anche rilevare la tradizione<br />

(Balàdzuri, 139 = § 134), secondo la quale 'Umar mandò un esercito da al-<br />

Gàbiyah a Gerusalemme per aiutare gli assedianti. La versione di Eutichio<br />

avrebbe la sua conferma anche in quell'altra tradizione (Balàdzuri, 139<br />

= § 125), secondo la quale abù 'Ubaydah andò incontro al Califfo anche<br />

prima del suo arrivo in al-Gàbiyah, perchè egli è menzionato nel seguito<br />

921. 116<br />

^


1<br />

114, 115. 17. a. H.<br />

17. a. H. fii 'Umar, quando il Califfo fece il suo ingresso in Adzri'àt, prima di giun-<br />

''^STiNA-siRiA. - g^i'e in al-Gràbiyah: Adzri'àt giace appunto a mezzodì di al-Gràbiyah.<br />

Viaggio del Ca- ji De Groeje sostiene quindi che 'limar aveva ben altre cose da fare<br />

À-Z- T^'^t-^ in Siria, e che il trattato di Greru.salemme fii una delle tante faccende, ma<br />

'<br />

GaDiyan m oina,<br />

e resadiGerusa- non quella che lo indusse al viaggio. Il vero scopo, secondo il De Groeje,<br />

lemme.<br />

era di prendere possesso solennemente del paese, di stabilire, d'accordo<br />

con abù 'Ubaydah e con il suo consigliere Mu'àdz b. Gabal (Balàdzuri,<br />

151), la condizione definitiva delle regioni conquistate, di rivedere i trat-<br />

tati e di fissare le obbligazioni rispettive di vincitori e vinti. Questi rego-<br />

lamenti di 'Umar sono diventati, osserva il De Goeje, la base del diritto<br />

fondiario e fiscale dello stato musulmano.<br />

§ 115. — Stante l'importanza dell'argomento, il De Goeje prosegue<br />

dando per sommi capi un cenno dell'ordinamento amministrativo e fiscale<br />

delle Provincie conquistate: il problema sarà da noi esaminato con molta<br />

attenzione sotto l'anno 23. H., dove, parlando dell'opera organatrice di<br />

'Umar, avremo occasi'one di dimostrare che la ricostruzione del De Goeje<br />

non ci dà quanto realmente fu stabilito sotto 'Umar, ma quanto molto<br />

più tardi teoricamente fu attribuito ad Umar dai coordinatori sistematici<br />

del diritto islamico. Questa parte dello studio del De Goeje (De Goeje<br />

Mém., 138-142) sarà perciò da noi analizzata meglio a suo tempo e luogo.<br />

Perciò omettiamo del pari qui lo studio dei così detto trattato di Geru-<br />

salemme, secondo l'analisi fattane dal De Goeje (De Goeje Mém., 142-<br />

165), perchè tratteremo tutto ciò pivi avanti nell'esamiuare ed esporre il<br />

trattamento concesso ai vinti.<br />

Il De Goeje (De Goeje Mém., 155-157) respinge tanto la data 15.<br />

quanto quella del 16. H. per il trattato di Gerusalemme: secondo al-Ba-<br />

làdzuri (Balàdzuri, 140, lin. 6) 'Amr b. al-'As incominciò l'assedio di<br />

Gerusalemme dopo la vittoria "del Yarmùk (ossia alla fine del 15. H.), e<br />

pili tardi abù 'Ubaydah venne ad aiutarlo nel 16. H. (Balàdzuri, 138,<br />

lin. quartult.) : la città si arrese nel 17. H. (Balàdzuri, 139). Ciò è con-<br />

fermato da Teofane, che racconta esser l'assedio durato due anni (pag. 519).<br />

Poi sappiamo che Sofronio morì di dolore poco tempo dopo la resa di Ge-<br />

rusalemme: ora il Papenbroch (Acta Sanctorum, II Mart. ad diem 11,<br />

pag. 71) pone la sua morte nel marzo del 638 dell' E. V., che corrisponde<br />

al Rabì' II. del 17. H. Questo è confermato da Eutichio, che sostiene es-<br />

sere Sofronio stato arcivescovo per quattro anni :<br />

fii nominato nel 634 deh<br />

l'È. V., mori quindi nel 638 (Eutychius, II, 290).<br />

Siffatte osservazioni inducono il De Goeje a porre l'arrivo di Umar<br />

in al-Gàbiyah al principio dell'anno 17. H. Passando poi allo studio dei<br />

922.


17. a. H. §§ 115, 116.<br />

viaerei di 'Umar, egli concorda con il Wellhausen (Sk. u. Vorarb., VI, 17. a. H.<br />

T^ [ARABIA-PALE-<br />

• • • , 1 -, ^<br />

pag. 67, nota 5) nel ridurre i quattro pretesi viaggi del secondo Calmo, stina-siria. -<br />

narrati da Savf, a due soli, ossia uno fino ad al-Gràbiyah ed un altro sol-<br />

Viaggio dei Ca-<br />

'<br />

„ ;;<br />

liffo<br />

, Umar ad ai-<br />

,<br />

tanto fino a Sargh (De Goeje Mém., 166-157). óabiyah in Siria<br />

§ 116. — L'esame del Miednikoff è assai più minuto: eccone un breve ® resa di Gerusa-<br />

sunto. Non regna, egli dice, accordo tra le fonti né sull'anno preciso in<br />

cui fu presa Gerusalemme, né sulle circostanze della resa. Tutte le notizie<br />

però concordano nell'affermare che la città cadesse in potere dei Musulmani<br />

tra la battaglia del Yarmùk e la peste di 'A'mwàs, ossia tra il 15.<br />

ed il 18. H.<br />

Sayf b. 'Umar ha due date diverse, l'anno 15. H. (T a bari, I, 2405,<br />

lin. 12) e il Rabì' IL dell'anno 16. H. (T abari, I, 2408, lin. 5).<br />

L'anno 16. H. é confermato da abù Hudzayfah Ishàq b. Bisr (Mied-<br />

nikoff, II, 1212), da al-Bukhàri (id., ibid.) e da al-Ya'qùbi.<br />

La presa di Gerusalemme nell'anno 17. H. é affermata dalle seguenti<br />

autorità: Sa'ìd b. Abd al-'azìz (Balàdzuri, 139), al-Awzà'i (id., ibid.),<br />

ed abù 'Ubaydah Ma'mar b. al-Muthanna (Miednikoff, II, 1212): al-Ba-<br />

làdzuri nel citare le due prime dimostra di prestarvi maggior fede.<br />

Il Miednikoff è del parere che la data coi-retta della resa di Gerusalemme<br />

debba essere il 17. H., ed arguisce ciò non solo dalla bontà delle<br />

tre ultime fonti, ma anche dalle seguenti considerazioni (I, 505-506) sulla<br />

peste di 'Amwàs. Sayf b. 'Umar, come é noto, pone la peste nell'anno 17. H.,<br />

per ragioni che saranno più chiare in appresso, quindi necessariamente è<br />

costretto a collocare la presa di Gerusalemme nell'anno precedente 16. H.,<br />

perché la peste scoppiò dopo terminato l'assedio di Gerusalemme e dopo<br />

il ritorno di 'Umar a Madinah. Il Califfo 'Umar, afferma Sayf (T a bari,<br />

I, 2515), venne in Siria nel 16., e poi nel 17. H. si mosse per venirci, ma<br />

ritornò indietro, senza arrivare in Siria, appunto a causa della peste. Sic-<br />

come però la peste scoppiò veramente, secondo tutte le migliori auto-<br />

rità, nel 18. H., la testimonianza di Sayf è in favore dell'anno 17. H.,<br />

dacché egli pure ammette la presa della città nell'anno prima del terribile<br />

contagio. (Cfr. anche i §§ 175, nota 1, 194, nota 1).<br />

Anche ibn Ishàq conferma indirettamente la presa di Gerusalemme<br />

nel 17. H., perchè, narrata la battaglia di Galùlà* (T a bari, I, 2359) e la<br />

fondazione di al-Kùfah (T a bari, I, 2360), aggiunge: «e in quell'anno<br />

* 'Umar b. al-Khattàb andò in Siria e si fermò in al-Gàbiyah :<br />

a<br />

lui si<br />

« arrese Iliyà (Gerusalemme) ». Ora ibn Ishàq pone la battaglia di Galùlà-<br />

alla fine del 16. H. (T a bari, I, 2456; Balàdzuri, 265) e la fondazione<br />

di al-Kùtàh nel 17. H. (secondo Sayf, T abari, I, 2481, e al-Wàqidi in<br />

923.


§§ 116, 117.<br />

^<br />

17. a. H.<br />

17. a. H. Baladzuri, 275): perciò, a giudizio di ibn Ishàq, Gerusalemme fu presa<br />

'<br />

[ARABIA-PALE- , ^_ ^^ ,, •<br />

-, -i ,-r. t -r^n<br />

- liei 1/. H. (Mieduikoff, I, o06j.<br />

STiNA-siRiA.<br />

Viaggio del Ca- ]v^on vi è dubbio dunque che Gerusalemme cadde in potere degli Arabi<br />

liffo Limar ad al-<br />

i i- xj<br />

Gàbiyah in Siria, ^^^^ 1 i .<br />

ti.<br />

e resadiGerusa- § 117. — Regna parimenti discordia ti'a le fonti arabe sulle circostanze<br />

lemme.]<br />

della resa, ed il Miednikoff nell'esaminarle classifica le notizie date dalle<br />

fonti in tre categorie (Miednikoff, I, 507 e segg.).<br />

La prima è quella che sostiene aver gii abitanti di Gerusalemme<br />

messo come condizione assoluta della resa la presenza di 'Umar alla sti-<br />

pulazione della medesima, e dà la resa come fatta appunto nelle sue mani.<br />

Queste fonti ritengono che il Califfo 'Umar venisse in Siria particolarmente<br />

per prendere possesso di Gerusalemme.<br />

Le autorità per queste affermazioni sono: Sa'ìd b. 'Abd al-'aziz [f 167.]<br />

(Baladzuri, 239); Hisàm b. 'Ammàr [f 245.] sulla fede di al-Walid b.<br />

Muslim [t 194.], da al-Awzà'i [f 157.] (Baladzuri, 139) ; al-Ya'qùbi [f 292.]<br />

(Ya'qùbi, 161); al-Tabari [f 310.] (Tabari, I, 2404); Gamal ai-din al-<br />

Maqdisi [f 765.], che si riferisce a 'Atà al-Khuràsàni [f 135.] (Miedni-<br />

koff, II, 1198-99).<br />

La seconda categoria comprende quanti affermano essere 'Umar stato<br />

chiamato in Siria ad espugnare Gerusalemme non già per domanda degli<br />

abitanti della città, ma per compiere la predizione che esisteva tra i Cri-<br />

stiani e che era venuta a conoscenza dei comandanti musulmani. Sostengono<br />

tale versione: Sayf b. Umar (Tabari, I, 2401), e l'autore del Kit ab al-<br />

Uns, Amin ai-din (che scrisse nel 603. H.) sull'autorità di abù Ubaydah<br />

b. Adam e di Suaj'b (Miednikoff, II, 1211).<br />

Nella terza categoria sono da porsi quei cronisti, secondo i quali<br />

il Califfo Umar non venne in Siria specialmente per la resa di Gerusa-<br />

lemme, ma per altri motivi. La città si arrese dopo la sua venuta, du-<br />

rante la sua dimora in al-Gàbij^ah e dopo un assedio, nelle mani stesse<br />

del Califfo. Sulle ragioni della sua venuta alcuni autori non dicono nulla,<br />

altri sostengono la necessità che vi era di introdurre un poco d'ordine nel<br />

paese conquistato.<br />

Le autorità per questa versione sono: Sayf b. Umar, da Sàlim b.<br />

'Abdallah [f 106.] (Tabari, 1, 2402); al-Qàsim b. Sallàm [f 224.] (Baladzuri,<br />

139); Eutychius [t 328.] (Eutychius, 284-285); Hisàm b. Ammàr<br />

[t 245.] citato presso Gamàl ai-din al-Maqdisi [f 765.] nel J.R.A.H., voi. XIX,<br />

pag. 298; al-Bakri [f 487.] sull'autorità di abù Ubaj'dah al-Qàsim b. Sallàm<br />

[t 224.] (Bakri, 599); ed al-Walid b. Muslim [t 194.] presso il medesimo<br />

Gamàl ai-din al-Maqdisi (Miednikoff, II, 1197).<br />

924.


17. a. H. § 118.<br />

^ § 118. — Il Mieduikoff (I, 508 e segg.) nell' esaminare queste diverse 17. a. H. ;<br />

,11. [ÀRABIA-PALE-<br />

1<br />

versioni giustamente scarta come lalsa quella che nconnette la presa con stina-siria. -<br />

una predizione, e sostiene che se forse è improbabile che il Califfo sia ve- Viaggio dei Ca- i<br />

liuto in Siria soltanto per assistere alla resa di Gerusalemme, pure non è óàbiyah in Siria,<br />

escluso che la visita a Gerusalemme e la sua resa possano essere state tra e resadi Gerusa-<br />

le ragioni della sua venuta. Il fatto che 'limar nel venire in Siria si recasse<br />

ad al-Gàbiyah prima di ogni altro sito, significa tuttavia chiaramente che il<br />

Califfo avesse altri motivi per la sua venuta. Il Mieduikoff a buon dritto j<br />

rileva come il viaggio di 'Umar in Siria debba essere stato deciso per ra-<br />

gioni di grande importanza. Ora è noto che più tardi, ai tempi del Califfo<br />

'Abd al-malik, quando Makkah era in potere di ibn al-Zubayr, gli Umayyadi<br />

cercarono in tutti i modi di accrescere il prestigio di Gerusalemme<br />

per compensare la perdita di Makkah e diminuire l'importanza dell'anti-<br />

califfo che ne era in possesso. Questa tendenza ad elevare il decoro e la<br />

dignità di Gerusalemme a spese di Makkah fu poi mantenuta e coltivata . j<br />

per ragioni d' interesse locale, come ne fanno prova le non poche opere ;<br />

scritte sulla città (basti ricordare quelle di Sams ai-din al-Suyùti, e di :<br />

Mugir ai-din), sicché le tradizioni in cui si vuol far credere che la venuta<br />

di 'Umar fosse mossa dal desiderio di vedere Gerusalemme e di prenderne<br />

possesso, sono in buona parte il prodotto tendenzioso e tardo di questa aspi-<br />

razione locale della popolazione siria, sempre gelosa dei privilegi delle due ;<br />

città sante d'Arabia (cfi-. anche Goldziher Muh. Stud., II, 36). (<br />

Proseguendo poi nella accurata analisi, il Mieduikoff (I, 514-529) si i<br />

dilunga ad esaminane con minuzia anche soverchia i particolari tradizio- 1<br />

nali della visita di Umar a Gerusalemme, allo scopo di appurare che cosa i<br />

egli vi facesse durante la sua dimora nella città santa. Lo studio scende a<br />

incidenti tanto minuti e di secondaria importanza che non crediamo, per i<br />

r intelligenza di quanto segue, doverne dare un sunto :<br />

si riferiscono a questioni topografiche connesse con gli edifizi che si vuole<br />

venissero eretti da 'Umar. Notando le discrepanze delle varie notizie, il<br />

molte<br />

osservazioni ;<br />

Mieduikoff propende per quelle versioni che limitano l'attività di 'Umar ;<br />

alla fondazione del Masgid al-Aqsa, e sostiene con buone ragioni che non i<br />

sia vero aver egli scoperta la pietra sacra al-Sakhrah. Fu questo opera pò- \<br />

steriore, quando si volle far concorrenza alla Pietra Nera di Makkah. Nel i<br />

Qur-àn non esistè menzione della al-Sakhrah ed è evidente, dice il Mied- l<br />

nikoff, che gli Arabi vennero a conoscenza della roccia sacra gerosolimitana<br />

soltanto dojjo la presa della città. Le considerazioni del dotto orientalista<br />

russo sono geniali e convincenti. Le ultime pagine della sua trattazione<br />

sulla presa di Gerusalemme (I, 529-637) si riferiscono ai patti della resa '<br />

925.<br />

'<br />

'<br />

'<br />

j<br />

i<br />

j<br />

|<br />

I<br />

i


lemme.]<br />

§§ 118, 119. !?• a. H.<br />

17. a. H. o condizioni fatte ai Cristiani; nel fche le varie fonti concordano sostan-<br />

- zialmente tra loro, per quel che riguarda i fatti principali. Segue poi un<br />

STiNA-siRiA.<br />

Viaggio del Ca- huigo e minuziosissimo esame del testo e del contenuto del così detto trat-<br />

Gàbiyah in Siria, ^^^^ ^^^ Cristiani siri con il Califfo Umar [cfi-. anche Kremer Cui tur g.,<br />

e resa dì Gerusa- J^ 102-104], esame che si dilunga per circa ottanta pagine con molte ta-<br />

vole (I, 538-6 13), e di cui perciò non possiamo tentare nemmeno un breve<br />

sunto. Più avanti, nel dare il nostro esame dell'argomento (sotto l'anno<br />

23. H.), ci vaiTemo incidentalmente di alcune sue conclusioni, premettendo<br />

intanto che il testo su cui il Miednikoff fondò il suo studio, nonché potersi<br />

considerare come un documento autentico, apre anzi l'adito a molti e gra-<br />

vissimi dubbi.<br />

§ 119. — Da quanto precede è chiaro come sui punti più importanti<br />

vi sia concordanza quasi completa fra i critici più autorevoli, dei quali<br />

noi accettiamo pressoché tutte le conclusioni.<br />

Sulla data della resa di Gerusalemme non v'é questione o dubbio :<br />

l'assedio fii probabilmente iniziato da 'Amr b. al-'As dopo la seconda resa<br />

di Damasco alla fine del 15. H., o forse meglio al principio del 16., e<br />

terminò nel corso dell'anno 17. In questo stesso anno, per ragioni che<br />

esamineremo, venne in Sii-ia anche il Califfo 'Umar, e durante la sua permanenza<br />

in al-Gràbiyah la città di Gerusalemme si arrese ; allora il Califfo<br />

volle visitare la città, che' per l'Isiàm era la più sacra dopo Makkah. Noi<br />

accogliamo quindi le conclusioni del De Goeje e del Miednikoff, che la<br />

venuta di 'Umar in Siria non abbia alcun legame intimo con la resa di<br />

Gerusalemme, ma che la contemporaneità dei due eventi sia stata fortuita.<br />

Una prova indiretta ne abbiamo nel secondo viaggio tentato da 'Umar nel-<br />

l'anno 18. H. e non compiuto a causa della peste: è chiaro che questa<br />

seconda visita della Siria non si possa collegare con la presa di Gerusa-<br />

lemme, e avesse invece ben altri motivi.<br />

Quali furono le ragioni della venuta di Umar in Siria? Strano a dirsi:<br />

tutte le fonti migliori non ne fanno parola e si contentano di ricordare<br />

il viaggio senza specificarne i motivi, quasiché, a loro modo di vedere, la<br />

visita di Umar a Gerusalemme sia spiegazione sufficiente. La nostra fonte<br />

meno attendibile, Sayf b. Umar, è la sola che tenti spiegazioni, ma siccome<br />

nel darle commette un errore di cronologia, tradisce l'origine arti-<br />

ficiosa delle spiegazioni, interpolate dai tramandatori delle tradizioni. Sayf,<br />

vale a dire, afferma che Umar venisse in Siria per regolare le faccende<br />

di tanti Musulmani uccisi dalla moria e sistemare le successioni: egli però<br />

dimentica che Umar venne in Siria prima della peste e quindi non può<br />

aver regolato la successione di persone che moiirono l'anno dipoi, ibn al-<br />

926.


17. a. H. 119, 120.<br />

Athir ha sentito che le parole di Sayf generavano questa obbiezione, e ^7. a. H.<br />

'^ J o<br />

T.<br />

— _<br />

^<br />

^ (ARABIA-PALEperciò<br />

ha arbitrariamente accomodata la narrazione dei fatti introducendo, stina-siria. -<br />

dopo la gi'ande moria, un terzo viaggio in Siria per regolare la faccenda Viaggio dei Ca-<br />

liffo Umar ad ai-<br />

delle eredità delle vittime della peste. Altrettanto fa Abultéda. Gabiyah in Siria,<br />

Se scartiamo dunque le spiegazioni di Sayf come prive di ogni valore, «<br />

si viene alla conclusione che i viaggi di Umar in Siria non hanno alcuna<br />

esplicita spiegazione nelle fonti, e che, se vogliamo cercarla, dobbiamo ten-<br />

tarne la scopei'ta per via indiretta.<br />

Una parte di queste ragioni sono quelle già elencate dal De Groeje,<br />

vale a dire il bisogno o il desiderio del Califfo di prendere possesso solenne<br />

del paese e di stabilire e uniformare le condizioni definitive delle regioni<br />

conquistate ed i rapporti tra vincitori e vinti, con la revisione dei trattati.<br />

Siffatte spiegazioni tuttavia, presentate in questo modo, non ci mettono<br />

r evento nella sua vera luce, perchè il fatto è più complesso che non si<br />

creda. La vera natura dei fatti che si svolsero in al-Gàbiyah mi è stata<br />

suggerita da alcune riflessioni comunicatemi a voce dal mio dotto collega<br />

il Padre H. Lammens.<br />

§ 120. — Nel manoscritto di ibn Asàkir, conservato in Damasco<br />

(voi. I, fol. 172,r.), il Lammens ha trovato indicazione precisa e sicura che<br />

''«sa di Gerusa-<br />

in al-Gràbijah, regnanti Umar ed Uthmàn, fosse stabilito il campo per- ><br />

manente del gund o esercito d'occupazione della Siria, ed il centro<br />

dove venivano distribuite le ' a<br />

t à o donazioni-pensioni ai soldati, su cui<br />

avremo tra breve a discorrere. Nel medesimo luogo del predetto mano-<br />

scritto si aggiunge che più tardi Mu àwij^ah, quando divenne Califfo, trasferì<br />

il campo a Dàniq {sic, forse Dàbiq) nelle vicinanze di Halab (Yàqùt,<br />

II, 513). Or è chiaro immediatamente che in al-Gràbiyah si debba esser costituito,<br />

nel primo periodo delle conquiste, un centro militare come vedemmo<br />

costituirsi in al-Kùfàh ed in al-Basrah. Mentre queste due, per loro ragioni<br />

speciali, si mantennero, e da campi militari divennero poi città, al-Grà-<br />

biyah, per volontà del grande governatore e Califfo Mu àwiyah, fu abban-<br />

donata e il campo trasferito altrove. La posizione di al-Gràbiyah corrisponde<br />

perfettamente, per le sue condizioni topografiche, a quello che le nostre<br />

fonti affermano Umar richiedesse ai suoi nel fondare al-Kùfah ed al-Basrah.<br />

al-GràbÌ3^ah fu da me visitata nel febbraio del 1908 con lo scopo appunto<br />

di trarre dalla configurazione dei luoghi un qualche argomento che potesse<br />

porgere ausilio sia alla ricostiar^ione della campagna yarmùkiana, sia al<br />

presente nostro soggetto. Essa giace quasi nel centro della vasta e fei'ace<br />

pianura allora densamente cosparsa di villaggi, di cui abbiamo già am-<br />

piamente discorso a proposito della battaglia del Yarmùk: né v'è bisogno<br />

927.


17. a. H.<br />

[ARABIA-PALE-<br />

STINA-SIRIA. -<br />

Viaggio del Ca-<br />

liffo U mar ad aléàbiyah<br />

in Siria,<br />

e resa di Gerusalemme.!<br />

120, 121. 17. a. H.<br />

di ripeterci. Diremo solo che le rovine di al-Gàbiyali indicano la natura<br />

del luogo. Non era un popoloso villaggio, come tanti altri dei dintorni, ma<br />

un piccolo centro, la cui ragion d'essere devesi ricercare in una fonte co-<br />

piosa d'acqua ottima sgorgante quasi ai piedi della collina isolata detta<br />

Tali al-Gàbiyah; dalla vetta di questa si domina tutta la pianura della<br />

Nuqrah. In al-Cxàbiyah non era un paese, ma un sito di villeggiatura : le<br />

rovine sono poco estese, ma dalla dimensione e dal taglio delle pietre è<br />

chiaro che gli edifizi rovinati fossero di lusso, per persone facoltose che<br />

amavano lo sfarzo e vi soggiornavano per diletto. A un'ora di distanza sor-<br />

geva la città di Neve (oggi Nawa), dove con conduttura speciale era av-<br />

viata l'acqua della ricca sorgente : altra prova che al-Gàbiyah non fosse<br />

centro popoloso. Le notizie che noi abbiamo ci inducono a considerare<br />

al-Gàbijab come uno dei ritrovi di piacere dei principi ghassanidi. Date<br />

queste circostanze, data la natura pianeggiante e ricca m pascoli del ter-<br />

ritorio e la sua posizione centrale, donde a volontà del comandante le<br />

schiere si potevano lanciare o nella Palestina, o nella Trans-Giordanica,<br />

o su Damasco ; data anche l'esperienza avuta durante la lunga campagna<br />

del Yarmùk, che rivelò l' immensa importanza strategica della regione :<br />

risultano chiare le ragioni principali per cui il comandante musulmano in<br />

Siria scelse quel sito quale centro strategico delle sue forze e qviale campo<br />

principale dell'esercito d'occupazione. Il comandante aveva a sua disposi-<br />

,zione la villa ghassanida, forse circondata da giardini, ai piedi della col-<br />

lina; sulla vetta di questa aveva una guardia, perchè esistono ancora le<br />

rovine ben delineate di un'antica fortezza; ed infine le schiere musulmane<br />

dell'esercito d'occupazione, accompagnate com'erano dai loro bestiami e<br />

dalle loro famiglie, potevano attendarsi all'aperto attorno alla dimora del<br />

generale, conservando ancora molte occupazioni proprie della vita primitiva<br />

nel deserto. Anche oggidì nei mesi estivi la pianura è ritrovo delle tribù<br />

nomadi provenienti dall'Arabia settenti'ionale.<br />

È chiaro che in Siria, come in Persia ed in Egitto, gii Arabi prescel-<br />

sero quali primi luoghi di residenza quelli dove potevano più liberamente<br />

accudire alla custodia dei bestiami e proseguire la vita pastorale che pre-<br />

diligevano in tempi di pace :<br />

non<br />

era possibile che i guerrieri nomadi di<br />

professione diventassero senza indugio o periodo di transizione tranqvìilli<br />

abitanti sedentari e pacifici cittadini di centri abitati. Il nomade è tena-<br />

cemente conservatore nelle sue abitudini, e occorse del tempo prima che<br />

subisse l'influenza trasformatrice della civiltà progredita dei popoli vinti.<br />

§ 121. — Ma se al-Gàbiyah dev'essere considerata come il primo centro<br />

militare degli Arabi in Siria, apparisce chiara la ragione perchè il Califtb<br />

928.


17. a. H. § 121.<br />

'Umar si recasse colà piuttosto che a Damasco, e perchè la tradizione ^^- ^- '^•<br />

'<br />

. .<br />

. . ... - (ARABIA-PALEricordi<br />

in al-Gràbiyah il convegno di tutti i comandanti militari in Siria, ST ina -si ria. -<br />

ad aucUendum verhum. Non fu ordine di 'Umar, ma fu conseguenza natu- viaggio dei Ca-<br />

rale delle condizioni preesistenti : il Califfo dovette andare dove erano acquar- óàbiyah in Siria,<br />

tierate le sue schiere, dove era il centro militare ed amministrativo dèi suo e resa di Gerusalemme.]<br />

governo.<br />

Veniamo così gradualmente alla conclusione che in al-Gàbiyah, per<br />

effetto della venuta di Umar, debba essersi tenuta una grande ed impor-<br />

tantissima riunione di tutti i capi musulmani in Siria, un vero parlamento,<br />

come vuole il dotto padre Lammens: lan parlamento, in cui, come la tra-<br />

dizione ben rammemora, il Califfo, da un minbar, pur esso specialmente<br />

ricordato ('Asàkir Damasco, I, fol. 136, r., citaz. favoritami dal Lam-<br />

mens), tenne un grande discorso, famoso come la khutbah al- (jràbiy ah.<br />

Non minore importanza per la tradizione ebbe tOtta la riunione di al-Grà-<br />

biyah, ben nota, e considerata come di altissimo rilievo, sotto il nome di<br />

Yawm al-Gràbiyah, da tutta la tradizione (cfr. Athir Usd, I, 63;<br />

Muslim, II, 152, in basso; Tirmidzi Sahìh, II, 25; Qutaybah<br />

'Uyun, 74, lin. 16) ('). Cfr. anche i §§ 139 e 140.<br />

Questa stessa tradizione è però, come di consueto, infantile nelle sue<br />

preferenze: mentre cioè fu attratta dal clamore glorioso della presa di Gfe-<br />

rusalemme, trascurò e condannò all'oblio i particolari tecnici ed ammini-<br />

strativi, che furono discussi per venti giorni durante il convegno. In questo<br />

nulla avvenne che colpisse l' immaginazione del popolo :<br />

forse le discussioni<br />

su aridi argomenti tecnici furono tenute segrete per un riguardo politico<br />

verso i popoli vinti: per il grande pubblico non rimase, come memoria dram-<br />

matica, altro che la occupazione di Gerusalemme, la quale, sebbene indi- .<br />

pendente dalla riunione di al-Gràbiyah, ha preso a sé tutta l'attenzione dei<br />

posteri. Cosi ci troviamo pressoché privi di ogni notizia sui particolari del<br />

convegno. Sappiamo, per esempio, incidentalmente che in al-Gràbij'ah fu<br />

discussa la compartecipazione o no dei Grudzàm e dei Lakhm al bottino<br />

(fay), perchè questi si trovavano in al-Gràbiyah nel loro proprio paese.<br />

Dopo una discussione tempestosa 'Umar dovette accogliere la loro domanda<br />

('Asàkir Damasco, voi. I, fol. 123,r., citaz. favoritami dal Lammens).<br />

Queste notizie specifiche e precise sono purtroppo rare, ma quelle poche<br />

rimaste rivelano abbastanza chiaramente la natura pratica tecnica ed eco-<br />

nomica delle disposizioni prese, il carattere e la ragione del convegno.<br />

Tutto porta a credere che nel convegno fu pure discussa e stabilita<br />

la condotta da tenersi verso i vinti in via nondimeno molto generale, e<br />

partendo dal concetto di nulla modificare o turbare nell'amministrazione<br />

929.<br />

'<br />

117


17. a. H.<br />

121. 122. 17. a. H.<br />

vigente sotto il caduto governo, purché i sudditi pagassero regolarmente<br />

STI NA- SI RIA.<br />

Viaggio del Ca- irregolarità di trattamento, effetto delle vicende contrastate della conquista,<br />

- ^ Madinah quanto prima versavano nelle casse di Bisanzio. <strong>For</strong>se qualche<br />

Gàbiyah in Siria, f^ dovuta appianare ed armonizzare con il trattamento imposto a tutti<br />

e resadiGerusa- gli altri (").<br />

lemme.]<br />

Per ora tali particolari non ci trattengono, perchè dovremo trattare<br />

l'argomento partitamente sotto l'anno 23. H., discorrendo dell'opera politica<br />

di Umar.<br />

Nota 1. — ibn al-Furàt (Ms. Paris, fol. 110) dice che 'Umar vi convocò tutti gli amir della<br />

Siria. Secondo ibn Hanbal (III, 475-476), 'Umar vi istituì il diwàn ed ivi l'applicò per la prima volta:<br />

nel suo discorso difese la propria politica, giustificò la sua condotta verso Khàlid b. al-Walid, accusandolo<br />

di aver distribuito il danaro del mal Allah ai ricchi Muhàgir, privandone cosi i poveri. Uno<br />

dei presenti esclamò : « Tu hai rimesso nel fodero la spada di Dio I Tu hai agito per invidia! » [Lammens].<br />

Nota 2. — Secondo il Miiller, il Califfo 'Umar, non appena ebbero termine le conquiste, si recò<br />

in al-Gàbiyah, dove avevano avuto principio le battaglie preparatrici della lotta finale sul Yarmiìk, e<br />

dove un vecchio palazzo dei principi ghassanidi porgeva un sito ameno e piacevole per dimorarvi. Qui<br />

'Umar dettò legge ai Siri sottomessi all'Islam e stipulò trattati con le tribù arabo-cristiane del confine,<br />

le quali in parte si resero musulmane, in parte si adattarono, pur serbando la loro fede, a entrar nel<br />

novello stato : infine "Umar volle vedere il santuario di Gerusalemme, reso si venerabile agli occhi di<br />

ogni buon musulmano dalle rivelazioni quraniche a suo riguardo (Miiller, I, 258).<br />

§ 122. — L'ultimo quesito che ci* è ofiferto dalla visita di Umar in<br />

al-Gràbiyah, sebbene forse sia il meno importante, giudicando dai fatti che<br />

conosciamo, pur rimane di tutti il più oscuro. Perchè mai Umar venne<br />

in Siria e non fece egual visita nell' Iraq ?<br />

Anche la tradizione musulmana si è domandata la ragione di questo.<br />

Il Muir (Annals, pag. 236, nota 1) adduce una tradizione, secondo la<br />

quale un rabbino, un ebreo dei Himyar, Ka'b al-Ahbàr, convertito in quei<br />

tempi, dissuase 'Umar dal recarsi in al-'Iràq. « Del male », egli disse,<br />

« l'oriente ha nove parti e del bene una sola, mentre le dimore di Satana<br />

« e di ogni sorta di pestilenza sono costì. Invece l'occidente ha nove parti<br />

« del bene ed una sola del male ». Per effetto di queste parole, afferma<br />

la tradizione, Umar abbandonò l'idea di andare nell' Iraq.<br />

La spiegazione tradizionistica non ci sodisfa affatto: la ragione ad-<br />

dotta fa parte di certe sentenze di età posteriore sul valore relativo delle<br />

varie parti dell'impero, sentenze che rispecchiano polemiche provinciali<br />

del tutto ignorate nei primordi <strong>dell'Islam</strong> (cfi-. 12. a. H., § 313, nota 2;<br />

Yàqùt, III, 140). Le vere ragioni della singolare pi-eferenza di Umar<br />

per la Sma non possono dipendere dalla maggior copia degli affari da<br />

sbrigare costi, perchè, come vedremo, le questioni amministrative e fiscali<br />

da risolvere furono più numerose nell' Iraq che in Siria. Così almeno tra-<br />

sparisce dalle nostre fonti, nelle quali tuttavia, e specialmente in al-Ta-<br />

bari, noi abbiamo un predominio assoluto di materiali storici della scuola<br />

93(J.


17. a.. H. § 122.<br />

iraqense, e quasi omissione completa di quelli della scuola siria; donde ^^- ^- ^<br />

n, • • ni, • 11, .TU [ARABIA-PALE-<br />

1 • 1<br />

1 apparente maggiore importanza delle notizie sull Iraq. Nella relativa ab- stina-siria. -<br />

bondanza della materia sull' 'Iraq può ascondersi un'illusione: o le tradi- Viaggio dei Ca-<br />

T<br />

liffo u mar ad ai-<br />

zioni sulle faccende della Siria, corrispondenti a quelle che abbiamo sul óabiyah in Siria,<br />

Sawàd, possono essere andate smarrite: il silenzio, poc'anzi notato, sul con- ^ resadi Gerusa-<br />

vegno di al-Gràbiyah ne sarebbe una conferma.<br />

Con tutte le concessioni possibili, rimane però sempre il fatto che<br />

'Umar non andò nell' Iraq, mentre si recò in Siria effettivamente una<br />

volta e volle ritornarci l'anno immediatamente successivo. Le ragioni della<br />

preferenza debbono essere state molte, ma purtroppo sarà ben difficile po-<br />

terle rintracciare. Quali che esse siano, credo debbano connettersi stretta-<br />

mente con un fatto generale già da noi ripetutamente rilevato. La mèta<br />

principale dell'espansione arabo-islamica fu sempre la Siria, il paradiso ter-<br />

restre dell'Arabia occidentale. L' Islam fu un fenomeno proprio schietta-<br />

mente dell'Arabia occidentale e quindi naturalmente fu indotto a conver-<br />

gere forze e pensieri sulla Siria. La Persia interessò sempre mediocremente<br />

Madinah; e la nostra storia delle prime conquii?te ha dimostrato, io credo,<br />

come la guerra contro la Persia sia stata episodio secondario, complemen-<br />

tare e, sotto certi riguardi, fortuito della campagna conquistatrice in Siria.<br />

Quindi delle faccende della Siria volle Umar occuparsi personalmente: per<br />

la Persia bastava un luogotenente. In Siria abbondavano le tribù arabe<br />

immigrate; ivi più tardi si staÌ3Ìlì la sede centrale del dominio arabo sotto<br />

gli Umayyadi, ed i Siri (includendo sotto questo nome gli Arabi immigrati<br />

in Siria) costituirono la base principale della potenza militare e dell' in-<br />

fluenza morale del novello regime in Asia. È palese dunque che la Siria<br />

venisse considerata, dopo l'Arabia, come la regione più importante dell'im-<br />

pero nei primordi. L' influenza preponderante dell' 'Iraq fu più lenta a<br />

manifestarsi, e prevalse solo quando gli elementi arabi si disgregarono e<br />

la cosa pubblica cadde in potere delle razze non-arabe. E quindi assai pro-<br />

babile che Umar regolasse le faccende dell' 'Iraq in conformità delle deci-<br />

sioni prese in al-Gràbiyah. In questo luogo vi fu dunque la convocazione di<br />

un vero e proprio parlamento, o consiglio generale dei maggiorenti del-<br />

l'Isiàm emigrati fuori d'Arabia. Ivi furono stabilite praticamente le linee<br />

generali della politica interna dello stato islamico, dalle quali linee poi<br />

vennero a formarsi e concretarsi le istituzioni proprie del regno di 'Umar,<br />

principalissima tra le quali la pensione ai guerrieri.<br />

Passiamo ora alle tradizioni conservateci sull'argomento del viaggio<br />

in Siria e sulla resa di Gerusalemme.<br />

931.


17. a. H.<br />

[ARABIA-PALE-<br />

STINA-SIRIA. -<br />

Tradizioni sulla<br />

resa di Gerusalemme,<br />

la venuta<br />

del Califfo Umar<br />

in Siria ed il convegno<br />

di al-Gàbi-<br />

yah.]<br />

§§ 123-126. 17. a. H.<br />

ARABIA-PALESTINA-SIRIA. — Tradizioni sulla resa di Gerusalemme,<br />

la venuta del Caliìfo Umar in Siria ed il convegno di al-Gàbiyah.<br />

§ 123. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Conquistata Qimiasrin e il suo<br />

circondario nell'anno 16. (efi-. 16. a. H., §§ 269 e segg.), abù 'Ubaydah venne<br />

in Palestina presso 'Anir b. al-'As, che stava assediando ìliyà, ossia Bayt al-<br />

Maqdis o Baj^t al-Muqaddas (= Gerusalemme). Si dice però da taluni ohe<br />

abù 'Ubaydah mandasse 'Amr b. al-'As (dopo la presa di Qinhasrin?) contro<br />

Antiochia da ìliyà (che egli stava assediando), perchè gli abitanti (di Antiochia)<br />

avevano violato i patti (ghadara) : *Amr b. al-'As espugnò la città<br />

di Antiochia, poi ritornò (a Grerusalemme). Solo due o tre giorni dopo il<br />

suo ritorno gli abitanti di questa città chiesero ad abù 'Ubaydah l'amàn<br />

e of&'irono di far la pace alle medesime condizioni delle altre città della<br />

Sù-ia riguardo al pagamento della gizyah e del kharàg. Essi vollero<br />

tuttavia, come patto espresso, che lo stipulatore dell'atto di resa fosse lo<br />

stesso Califfo 'Umar. Perciò abù 'Ubaydah scrisse a 'Umar su questa fac-<br />

cenda, ed il Califfo venne ad al-fTàbiyah di Damasco, recandosi poi a Ge-<br />

rusalemme. Allora fu concluso il trattato con gli abitanti e messo in<br />

iscritto. La resa di Gerusalemme avvenne nell'anno 17. H. (Balàdzuri,<br />

138-139).<br />

Cfr. Yàqùt, IV, 598. lin. 19 e segg.<br />

§ 124. — (ibn Ishàq, senza isnàd). (Nell'anno in cui fu fondata al-<br />

Kùfah, ossia il 17. H.) il Califfo 'Umar b. al-Khattàb si recò in Siria, rimase<br />

un tempo in al-Gàbiyah ed accettò la resa (fu t i h a t a 1 a y h i) di ìliyà,<br />

ossia Bayt al-Maqdis (Gerusalemme) (T a bari, I, 2360, lin. 14 e segg.).<br />

§ 125. — (Hisàm b. 'Ammàr, da al-Walid b. Muslim, da Tamìm b.<br />

'Atiyyah, da 'Abdallah b. Qaj^s, testimonio oculare). Quando il Califfo 'Umar<br />

venne in Siria e s' incontrò con abù 'Ubaydah, (la gente del paese) gli venne<br />

incontro con i suonatori di tamburrine (al-muqallisùn) di Adzri'àt, con<br />

spade e piante odorose di basilico (raj^hàn). 'Umar voleva allontanarli<br />

ed impedii-e loro d'avvicinarsi, ma abù Ubaydah gli fece osservare che era<br />

usanza del paese, e che se egli ordinava di allontanarli, avrebbero creduto<br />

avesse in animo di venir meno ai patti. Allora 'Umar disse: « Lasciateli<br />

«avvicinare!» (Balàdzviri, 139).<br />

§ 126. — (al-Husayn b. Ali b. al-Aswad al-'Igli, da Yahya b. Adam,<br />

da alcuni dotti della Mesopotamia, da Sulaymàn b. Atà, da Salamah al-<br />

Guhani, da suo zio paterno). Il Signore di Busra rammentò al Califfo<br />

'Umar (quando era in Busra), che egli aveva fatto un trattato con i Mu-<br />

sulmani obbligandosi a fornire loro (soltanto) viveri, olio e aceto (kh a 1 1) :<br />

egli chiese perciò che il Califfo gli confermasse siffatte condizioni con uno<br />

932.


17. a. H. §§ 126-130.<br />

scritto. Avendo abù 'Ubaydah negata la verità di queste affermazioni, Umar<br />

decise che gli abitanti dovessero essere divisi in classi (tabaqàt) per il<br />

pagamento della tassa a capo (gizyah), e piagassero la tassa fondiaria<br />

(kharàg) sulle loro terre (Balàdzuri, 152).<br />

§ 127. — (Hisàm b. 'Ammàr, da vari dotti). Quando il Califfo 'Umar<br />

arrivò in al-Gràbiyah di Damasco, s' incontrò con un gruppo di Cristiani<br />

mutilati (mugadzdzamin), ed ordinò che fosse dato a loro qualche cosa<br />

dal reddito delle tasse (s a d a q a t) e somministi'ati i cibi necessari per<br />

vivere (^) (Balàdzuri, 129, Un. 15-17).<br />

Nota 1. — Secondo il diritto musulmano, solo i seguaci della fede islamica possono usufruire dei<br />

redditi dello Stato islamico, e solo i poveri e gli storpi musulmani possono vivere con le elemosine<br />

dello Stato; i Cristiani e gli Ebrei ne sono esclusi. Questa tradizione ha perciò lo scopo di dimostrare<br />

che 'Umar non rispettasse sempre la detta regola : ignoriamo la ragione per la quale la notizia è stata<br />

conservata : probabilmente per giustificare l' azione di qualche Califfo di età posteriori. Si potrebbe<br />

anche supporre che la tradizione sia stata messa in circolazione dai Cristiani stessi, nella speranza di<br />

ottenere un trattamento miglioi-e dai loro padroni : vedremo in appresso molte altre tradizioni di certa<br />

origine cristiana.<br />

§ 128. — Nell'anno 17. H. Umar b. al-Khattàb lasciò Madìnah e venne<br />

a Gerusalemme, nella quale fece il suo ingresso quale sovrano e se ne<br />

impadronì. Egli costruì una moschea nel luogo dove sorgeva una volta il<br />

tempio di Salomone, e rimase dieci giorni in Gerusalemme. Lasciatovi come<br />

luogotenente Mu'àwiyah b. abì Sufyàn, fece ritorno a Madìnah (Baethgen<br />

Fragm., 16 testo ar., Ili vers. ted.).<br />

§ 129. — (ibn Sa'd, senza isnàd). Nel mese di vSafàr dell'anno 16. H.<br />

il Califfo 'Umar lasciò Madìnah e si recò ad al-Gàbiyah e vi rimase per<br />

venti giorni abbreviando le preghiere : fu (poi) presente alla presa di Ge-<br />

rusalemme e divise il bottino (ghanà'im) in al-Gàbiyah.<br />

Dopo questo nel Gumàda I. dell'anno 17. H. lasciò (di nuovo) Madìnah<br />

diretto verso la Siria, ma giunto in Sargh (^) seppe che la peste era scoppiata<br />

in Siria e ritornò da Sargh a Madìnah. Allora abù Ubaydah b. al-Garràh<br />

gii disse: « Fuggi tu forse dal destino di Dio (Qadr Allah)'? » — « No: gli<br />

«corro incontro!», rispose il Califfo (Sa ad, III, 1, pag. 203, Un. 17-22).<br />

La cronologia di questo passo di ibn Sa'd è certamente errata, ma si<br />

osservi come dando le sue notizie senza isnàd, non sia probabile che at-<br />

tinga ad al-Wàqidi. Non sappiamo in quale anno questi ponga la resa di<br />

Gerusalemme.<br />

Nota 1. — Sargh, dice al-Yéqùt, giace sulla via dei pellegrini, tra Damasco e Madinah, ed è la<br />

prima stazione del Higàz e l'ultima della Siria, tra al-Mughithah e Tabuk, distante tredici tappe da<br />

Madinah (Yàqùt, HI, 77, lin. 4-5).<br />

§ 130. — (abù 'Abdallah Muli. b. Ismà'ìl al-Bukhàn, da Abdallah b.<br />

Sàlih). 'Umar andò nel 18. H. ad al-Gàbiyah: ciò dirhostra che egli visi<br />

recasse ben due volte ('Asàkir, fol. 66, r.) [H.].<br />

933.<br />

17. a. H.<br />

[ARABIA-PALE-<br />

STINA-SIRIA. -<br />

Tradizioni sulla<br />

resa di Gerusalemme,<br />

la venuta<br />

del Califfo Umar<br />

in Siria ed il convegno<br />

di al-Gàbi-<br />

yah.]


17. a. H.<br />

[ARABIA-PALE-<br />

STINA-SIRIA. -<br />

Tradizioni sulla<br />

resa di Gerusalemme,<br />

la venuta<br />

del Califfo Umar<br />

in Sìria ed il con-<br />

vegno di al-óàbi-<br />

yah.]<br />

131-135. 17. a. H.<br />

§ 131. — (Sayf b. Umar, senza isnàd). Nell'aBiio 17. H. il Califeo<br />

'Umar si recò in Siria per l'ultima volta : dopo questo anno non vi fece<br />

più ritorno (T a bari, I, 2521, lin. 15-16).<br />

§ 132. — (abù Zur'ah, da Mahmùd b. Khàlid, da Muhammad b. 'A-idz,<br />

da al-Walid b. Muslim, da 'Uthmàn b. Husajni b. 'Allan, da Yazid b.<br />

'Ubaydah). Gerusalemme fu presa nell'anno 16. H. (sic!), e nello stesso<br />

anno andò 'Umar ad al-Gàbivali. — abù Zur'ah racconta inoltre, da 'Abd<br />

al-ralimàn b. Ibràliìm, da al-Walid b. Muslim : 'Umar tornò nell'anno se-<br />

guente, ossia nel 18. H. (sicf), di nuovo ad al-Gràbij^ah, vale a dire dopo<br />

che egli era stato a Sar' (o Sargh ) nell'anno 17. H. ed era ritornato in-<br />

dietro. E convennero presso di lui i Musulmani, e i comandanti delle schiere<br />

gli consegnarono i beni mobili che si erano andati radunando presso di<br />

loro, ed egli organizzò le guarnigioni militari e stabilì i distretti militari<br />

di confine (al-amsàr), poi fissò le retribuzioni straordinarie (al-a'tiyah)<br />

e le forniture regolari di vettovaglie (al-arzàq): quindi fece ritorno a<br />

Madinah ('Asàkir, fol. 65,v.) [H.].<br />

Cfr. anche Kremer Culturg!, I, pag. 87.<br />

§ 133. — Una tradizione di Hisam b. Ammàr (da al-Walid, da al-<br />

Awzà'i) conferma le seguenti notizie: dopo la presa di Qinnasrìn nel 16. H.<br />

abù Ubaydah si recò in Palestina, e pose assedio a Gerusalemme. Gli abi-<br />

tanti chiesero allora di far la pace, e la pace fu conclusa nel 17. H. alla<br />

condizione che il Califfo 'Umar (venisse a stipularla in persona) ed a san-<br />

zionarla, firmando egli stesso il trattato (Baia dz uri, 139).<br />

§ 134. — Esiste anche un'altra versione della presa di Gerusalemme,<br />

giusta il ragguaglio di al-Qàsim b. Sallàm, da 'Abdallah b. Sàlih, da al-<br />

Laj'th b. Sa'd, da Yazid b. abi Habìb. — Il Califfo 'Umar, mentre era in<br />

al-Gàbiyah, mandò Khàlid b. Thàbit al-Fahmi con un esercito contro Ge-<br />

rusalemme: dopo aver combattuto un tempo, gli abitanti vennero a patti<br />

con Khàlid e stipularono che avrebbero conservato, mercè pagamento di<br />

una somma, ciò che si trovava entro il recinto fortificato della città, ed<br />

avrebbero ceduto quello che giaceva fuori delle mura. Allora 'Umar venne<br />

a Gerusalemme, diede la sua sanzione al trattato e poi ritornò a Madinah<br />

(Balàdzuri, 139).<br />

Cfii'. anche il Muthìr al-Gharàm (Ms. di Leida, n. 931, fol. 37, v.) ;<br />

Hagar, I, 825; De Goeje Mém., 137, nota 1.<br />

§ 135. — (Hisàm b. 'Ammàr, da Yahya b. Hamzah, da Tamim b.<br />

'Atiyj^ah, da 'Abdallah b. Qays al-Hamdàni). Quando venne in al-Gàbiyah. il<br />

Califfo Umar aveva intenzione di dividere le terre tra i Musulmani, perchè<br />

erano state prese con la forza ('anwat*"), ma contro tale proposito si<br />

934.


17. a. H. 135, 136.<br />

pronunziò Mu àdz b. tfabal: « Se tu le dividi », gli disse, « avverranno cose<br />

« che dovremo aborrire: un grande capitale passerebbe in possesso della<br />

« gente: molti di questi periranno e si formerà un latifondo, ed in seguito<br />

« potrebbero accadere conseguenze nocive all'Isiàm, perchè verrà una gene-<br />

« razione che difenderà valorosamente l'Isiàm e non vi sarà più nulla da<br />

« dar loro. Studia un provvedimento che possa giovare tanto ai primi che<br />

« agli ultimi ». Prevalse il parere di Mu'àdz, ed limar rinunziò alla sua<br />

idea (Balàdzuri, 151-152).<br />

§ 136. — al-Ya'qùbi, che narra la presa di Gerusalemme sotto l'anno<br />

16. H., dà la seguente versione dei fatti: abu Ubaj'dah scrisse al Califfo<br />

'Umar esponendogli che gli abitanti di ìliyà (Gerusalemme) continuavano<br />

a resistere, e che l'assedio si protraeva assai a lungo. Alcuni storici affermano<br />

che la gente di Ìliyà chiese ad abù 'Ubaydah che il Califfo Umar<br />

stesso venisse a stipulare le condizioni della loro resa: allora abù Ubaydah<br />

volle esigere dagli abitanti le più sicure garanzie che avrebbero osservato<br />

questo patto, e scrisse al Califfo per informarlo della cosa. 'Umar venne<br />

in Siria, lasciando Uthmàn b. 'Affàn quale suo luogotenente in Madinah.<br />

(Giunto in Siria) volle che Khàlid (b. al-Walid) gli si avvicinasse, e gli<br />

conferì persino un comando militare: Khàlid assunse il comando dell'avan-<br />

guardia ed accompagnò il Califfo (verso Gerusalemme) (^). Questo accadeva<br />

nel Ragab del 16. a. H. Il Califfo sostò in al-Gàbiyah, nel territorio di<br />

Damasco, e poi proseguì verso Bayt al-Maqdis (Gerusalemme), la quale si<br />

sottomise ad Umar mercè un trattato del tenore seguente :<br />

« Nel nome di Dio clemente e misericordioso: questo è lo scritto che<br />

« ha scritto Umar b. al-Khattàb agli abitanti di Bayt al-Maqdis. In verità<br />

« voi avete la sicurtà completa nella vostra vita, nei vostri beni, e nelle<br />

« vostre chiese: queste non saranno usate come dimore (dai Musulmani), né<br />

« saranno distrutte, tranne che voi compiate qualche riprovevole novità,<br />

« tutti insieme ». Alla stipulazione dell'accordo furono presenti i testimoni.<br />

Si presentò allora 'Amr b. al-'As con un giovane capretto (a 1 - 1 a 1 à) e gli<br />

domandò come potesse agire con esso: 'Umar rispose di cuocerlo finché era ri-<br />

dotto ad un terzo, ed allora non vedeva alcuna cosa da temere (nel mangiarlo).<br />

(Non è chiaro che cosa stia a significar qui questo particolare aneddotico).<br />

La gente non è d'accordo sul trattato di pace di Bayt al-Maqdis: al-<br />

cuni vogliono che il patto fosse concluso con gli Ebrei, altri lo dicono in-<br />

vece stipulato con i Cristiani: la maggioranza però è d'accordo che il trat-<br />

tato fosse con i Cristiani.<br />

Si presentò allora Bilàl e disse ad Umar: «0 principe dei Credenti,<br />

« i comandanti delle guarnigioni militari in Siria (umarà* agnàd al-<br />

935.<br />

17. a. H.<br />

[ARABIA-PALE-<br />

STINA-SIRIA. -<br />

Tradizioni sulla<br />

resa di Gerusalemme,<br />

la venuta<br />

del Califfo Umar<br />

In Siria ed il convegno<br />

di al-jlàbi-<br />

yrh.]


17. a. H.<br />

[ARABIA-PALE-<br />

STINA-SIRIA. -<br />

Tradizioni salta<br />

resa di Gerusalemme,<br />

la venuta<br />

del Califfo Umar<br />

in Siria ed il convegno<br />

di al-Gàbi-<br />

yah.]<br />

136, 137. 17. a. H.<br />

« Sàm) mangiano soltanto carni di uccelli e pane bianco, mentre il po-<br />

« polo (cioè i gregari musulmani) non assaggia mai di queste cose ». Al-<br />

lora il Califfo 'Umar impose ai comandanti in Siria che fornissero ad ogni<br />

musulmano, come viveri, due pani al giorno con la quantità conveniente<br />

di aceto e olio.<br />

Il Califfo 'Umar ordinò che si dividessero egualmente tra tutti le prede<br />

presBi in battaglia (al -ghan a • im), ma volle che si facesse ' eccezione per i<br />

Lakhm e i Grudzàm, privandoli di siffatto diritto, perchè avevano disertato<br />

ed erano passati al nemico (alla battaglia del Yarmùk)... (lacuna?). Sorse<br />

allora un uomo (di quelle due tribù) e disse : « Se Dio avesse stabilita la<br />

higrah (luogo di immigrazione) presso di noi, avremmo abbandonato le<br />

nostre case per recarci presso il nostro nemico, per tutelare la nostra quota »<br />

(? senso oscuro).<br />

Nel ritornare a Madinah il Califfo Umar s'incontrò con alcuni i quali<br />

erano stati ingiustamente trattati in riguardo al tributo (kharàg) che do-<br />

vevano pagare. Umar ordinò che venisse fatta loro giustizia ed aggiunse:<br />

« Io ho udito il Profeta che diceva: quelli che maltratteranno la gente in<br />

« questo mondo, saranno maltrattati da Dio nell'altro mondo fino al giorno<br />

« del giudizio ». Allora 'Umar mandò loro un messaggio e li lasciò andare<br />

in libertà.<br />

Al Califfo si presentò anche Gabalah b. al-Ayham per dirgli: « Prendi<br />

« da me la s a d a q a h, come fai con gli altri Arabi » . Il Califfo rispose :<br />

« Da te non accetto se non la gizyah, e se ciò non ti conviene, vattene<br />

« tra quelli che seguono la tua fede ». Allora Grabalah partì con 30,000 per-<br />

sone della sua tribù e passò in Asia Minore (Ard al-Eùm): ma 'Umar si<br />

penti di quello che aveva fatto a Grabalah ("-).<br />

In questa medesima circostanza 'Amr b. al-'As trattò con il Califfo<br />

dell'invasione dell'Egitto (Ya'qùbi, II, 167-168).<br />

Nota 1. — Il trattamento concesso da 'Umar a KhàliJ b. al-Walid in questa circostanza ci riesce<br />

una valida conferma di quanto abbiamo affermato e dimostrato altrove (cfr. 15. a. H., §§ 31 e segg.) sui<br />

veri rapporti esistiti tra il Califfo e il grande stratega d'Arabia. La nostra fonte è buona, perchè pro-<br />

babilmente al-Ya'qCibi attinge ad al-Wàqidi. E chiaro che nel 17. H. 'Umar e Khàlid erano ancora amici<br />

e in relazioni apparentemente cordiali : il conflitto s'accese solo negli anni successivi.<br />

Nota 2. — Su éabalah b. al-Ayham vedi quanto si narrò già in altro luogo (cfr. 7. a. H., §§ 80,<br />

81, nota 1; 12. a. H., § 113, nota 1 e): regna sul conto suo grande divario di notizie, ma questi semplici<br />

ragguagli forniti da al-Ta'qfibi sono quelli che presentano più palese impronta di autenticità: la rela-<br />

zione dei rapporti tra 'Umar e Gabalah, conservata nelP'Iqd (I, 140-143), è senza dubbio un rifacimento<br />

leggendario di tempi posteriori, contenente molti particolari assolutamente inverosimili e degni<br />

di poca o niuna fede.<br />

Cfr. anche Ab ul feda, I, 234-238, dove al Califfo 'Umar si attribuiscono queste parole : «L'Islam<br />

«ha unito gli uomini, ed ha reso il principe eguale al plebeo dinanzi alla legge!».<br />

§ 137. — (al-Balàdzuri, senza isnàd) (cfr. 7. a. H., § 81). Quando<br />

'Umar b. al-Khattàb venne in Siria nell'anno 17. H., Grabalah b. al-Ayham<br />

936.


17. a. H. §§ 137, 138.<br />

al-Ghassani (che si era convertito all'Islam alla battaglia del Yarmùkj venne i^- ^- ^<br />

a litigio con un arabo dei Muzaynah e nello schiaffeggiarlo gli offese un stina-siria. -<br />

occhio. Il Califfo 'Umar ordinò che al principe gh assànida fosse applicata Tradizioni sulla<br />

^ resa di Gerusala<br />

pena del taglione (al-iqtisàs). Protestò il ghassànida: «E forse l'oc- lemme, la venuta<br />

« chio mio come r occhio «uo? Per Dio! Non voglio rimanere in un paese, dei Califfo Umar<br />

.._ ... in Siria ed il con-<br />

« nel quale devo sottostare ad un autorità superiore (sultan) »; e si ritirò vegno di ai-éàbi-<br />

neir impero bizantino (Bilàd al -Bum), rinnegando l'Islam. Grabalah b. v***]<br />

al-Ayham era stato principe dei Ghassàn dopo al-Hàrith b. abi Samir.<br />

Altri raccontano invece che Grabalah b. al-Ayham si presentasse al<br />

Califfo 'Umar, -essendo ancora cristiano, e che il Califfo gli proponesse di<br />

rendersi musulmano e di pagare la sadaqah, ma Grabalah ricusò di con-<br />

vertirsi: «Pagherò la sadaqah, ma rimarrò nella mia religione! » — Se<br />

« vuoi rimanere cristiano, devi pagare la gizyah ». — Questa proposta non<br />

piacque a Grabalah, ma il Califfo gli disse chiaramente non esservi che una<br />

delle tre cose da fare, o l'Islam, o il pagamento della gizyah, o andarsene<br />

dove volesse. Allora Grabalah se ne andò nel Bilàd al-Rùm (Asia Minore)<br />

con 30,000 dei suoi. Quando ebbe notizia di ciò, il Califfo si pentì, e 'Ubàdah<br />

b. al-Sàmit gli mosse rimprovero, dicendogli: « Se tu avessi accettato da<br />

« lui la sadaqah, l'avresti indotto con questo favore (t a •<br />

«rendersi musulmano» (Balàdzuri, 136).<br />

a<br />

1 1 a f t a li u) a<br />

§ 138. — (Eutychius). Quando giunse ai Musulmani la notizia che<br />

'Umar b. al-Khattàb era venuto (in Sma), abù 'Ubaydah b. al-Grarràh lasciò<br />

'lyàd b. Ghanm quale luogotenente sulla sua gente: Yazìd b. abì Sufyàn<br />

lasciò il proprio fi-atello Mu'àw^iyah, ed 'Amr b. al-'As il proprio figlio Ab-<br />

dallah: i comandanti Arabi vennero tutti ad unirsi ad 'Umar b. Khattàb<br />

ed insieme marciarono su Gerusalemme, alla quale posero assedio. Allora<br />

uscì Sophronius patriarca di Gerusalemme incontro ad Umar, il quale<br />

gli diede l'amàn, e scrisse per loro (i Cristiani) il seguente trattato.<br />

« In nome di Dio clemente e misericordioso: da 'Umar b. al-Khattàb<br />

« alla gente della città di ìliyà: gli abitanti hanno sicurtà per la loro vita,<br />

« i loro figli; i loro beni, le loro chiese, che non saranno né demolite, né<br />

« usate come dimora (dai Musulmani) ». Poi venivano le firme dei testimoni.<br />

Allora fu aperta la porta della città ad 'Umar ed ai suoi compagni,<br />

ed 'Umar tenne riunione (gal a sa) nella corte della Risurrezione (Sahn<br />

al-Qiyàmah). Quando venne l'ora della preghiera, il Califfo si volse a<br />

Sophronius e disse: « Voglio pregare ». E di rimando Sophronius: « prin-<br />

cipe dei Credenti: prega dove stai! » — « Non voglio pregare in questo<br />

luogo! ». Allora il patriarca lo menò alla chiesa di Costantino, e stese per<br />

lui una stoffa (liasìr) nel mezzo della chiesa (afiìnchè vi pregasse sopra).<br />

937. 118


§ 138. 17. a. H.<br />

17. a. H. Disse 'limar: « Noi Nemmeno qui voglio pregare! ». Allora 'Umar usci<br />

STiNA-siRiA.<br />

- verso i gradini che erano sulla porta della chiesa di San Costantino, in<br />

Tradizioni sulla direzione d'oriente, e pregò solo sui gradini. Poi sedette e disse al pa-<br />

lemme, la venuta triarca: «Sai tu, o patriarca, perchè non ho pregato dentro la chiesa?»,<br />

del Califfo Umar Siccome Sophronius dichiarò d'ignorarne il motivo, il Califfo soggiunse:<br />

vegnodiai-Gàbi- « Se io avessi pregato entro la chiesa, tu l'avresti perduta: ti sarebbe sfug-<br />

yah.] « gita di mano, perchè i Musulmani te l'avrebbero strappata dopo la mia<br />

« morte con il pretesto che io vi aveva pregato. Invece portami una carta<br />

« (qirtàs), perchè ti voglio scrivere un istrumento». Ed 'Umar scrisse un<br />

istrumento nel quale era detto che nessun musulmano doveva pregare sui<br />

gradini (della chiesa) se non uno alla volta,- né dovevano riunirsi sui gi-a-<br />

dini per fare insieme la preghiera pubblica, né dovevano esser convocati<br />

a pregare con adzàn su quei gradini. Per questo Umar stese un istrumento<br />

che consegnò al patriarca, con le parole: « Da me hai ricevuto di-<br />

« ritti e protezioni: ora dammi un luogo sul quale io possa costruirmi una<br />

« moschea ». Ed il patriarca gli suggeiù la al-Sakhi'ah, sulla quale nessun<br />

imperatore romano aveva potuto costruire un tempio, e che Griacobbe aveva<br />

chiamato la porta del cielo Bàb al-Samà, e gii Israeliti avevano chiamato<br />

Quds al-Quds (ossia Sancta Sanctorum): essa era il centro della terra. Ivi<br />

era stato un tempo il grande tempio degli Israeliti, da questi tenuto in<br />

altissima venerazione: dovunque si trovassero, gli Ebrei pregavano rivolti<br />

con la faccia verso quel tempio. Il patriarca era pronto a cedere il sito<br />

al Califfo se gli stendeva un istrumento con il quale non sarebbe stalo<br />

lecito di costruire altra moschea in Gerusalemme.<br />

Ed 'Umar scrisse questo istrumento e lo consegnò al patriarca.<br />

Quando i Greci si resero cristiani ed Elena, la madre di Costantino,<br />

costruì le chiese in Gerusalemme, il luogo della al-Sakhrah e tutto attorno<br />

fu lasciato in rovina, e su di essa divenne uso gettare le immondezze :<br />

perciò sopra la pietra erasi accumulato un immenso letamaio. Questo abban-<br />

dono voluto dai Greci, sì diverso dal culto degli Israeliti, e il non aver essi<br />

costruito lassi! veruna chiesa, era atto di omaggio alla predizione di Gesù<br />

nei Vangeli che dice: Ecce relinquetur vobis domus veslra deserta (Mat-<br />

teo, XXIII, 28), ed inoltre iVbw relinquetur hic lapis super lapidem qui<br />

non diruatur ac vastetur (Matteo, XXIV, 2). Per questa ragione i Cri-<br />

stiani avevano abbandonato in rovina il sito del tempio e non vi ave-<br />

vano costruito veruna chiesa. Allora Sophronius, il patriarca, prese per<br />

mano il Califfo Umar b. al-Khattab e lo menò fin sopra il letamaio. Il<br />

Califfo prese un lembo del suo vestito, lo empì di terra e lo gettò nel<br />

Wàdi Gahannum. Quando i Musulmani videro il Califfo portare la terra<br />

938.


17. a. H. 138-140.<br />

nel mantello, non indugiarono più nemmeno essi, e tutti si misero a por-<br />

tare terra nei loro mantelli, e vestiti, e scudi, e canestri, e vasi, finché<br />

ebbero nettato il luogo e pulito, e scoperta la pietra al-Sakhi'ah. Allora<br />

disse alcuno: « Costruiamo una moschea, e poniamo la pietra nella al-<br />

«qiblah». A ciò si oppose 'Umar, il quale insistette che la moschea fosse<br />

costruita in modo da avere la al-Sakhrah alla sua estremità (opposta?)<br />

(fi àkhir al-masgid). Allora 'Umar edificò la moschea e la al-Sakhrah<br />

fu messa nella estremità della moschea. Da Gerusalemme 'Umar andò a<br />

visitare Bayt Lahm (Betlemme), ed essendo sopraggiunta l'ora della pre-<br />

ghiera pregò entro la chiesa presso l'arco meridionale (a 1 - h a n i y y a h a 1qibliyyah):<br />

e l'arco era tutto lavorato con mosaici (fusayfisà). Al patriarca<br />

fu dato però da 'Umar un istrumento con il quale ai Musulmani<br />

era vietato di pi-egare in quel medesimo sito in più d'una persona, ed uno<br />

appresso all'altro, né era lecito ad essi riunirvisi per la preghiera pubblica,<br />

né farvi appello alla preghiera, né mutarvi checchessia (Eutychius,<br />

ed. Cheikho. II, pag. lG-18) {').<br />

Da Gerusalemme il Califfo 'Umar ritornò a Madinah (Id., II, 19,<br />

lin. 5-8).<br />

Nota 1. — Il carattere tendenzioso di alcune notizie date da Eutichio riesce manifesto da altre<br />

notizie posteriori, che il cronista cristiano aggiunge alla precedente narrazione. Ai tempi nostri, egli<br />

dice, i Musulmani hanno agito contrariamente all' istrumento del Califfo limar: hanno tolto i mosaici<br />

dall'arco (della chiesa di Betlemme), vi hanno scritto quello che volevano, vi si riuniscono per la preghiera<br />

pubblica e vi fanno l'appello alla preghiera. La medesima cosa hanno fatto sui gradini che si trovavano<br />

dinanzi alla chiesa di Costantino (in Gerusalemme), dove TJmar aveva pregato: hanno anche preso metà<br />

del vestibolo (dahliz) della chiesa e vi hanno eretto una moschea, chiamandola Masgid 'Umar.<br />

Dopo essere stato patriarca quattro anni in Gerusalemme, Sophronius cessò di vivere ; e per ven-<br />

tisei anni non vi fu più nominato un patriarca. (Eutychius, ed. Cheikho, II, 18-19). L'ultima notizia<br />

graficamente sintetizza lo sbaraglio morale del mondo cristiano in Palestina dopo la catastrofe spaven-<br />

tosa dell'invasione araba.<br />

§ 139. — ibn al-Gawzi segue in tutto la cronologia di Sayf b. 'Umar<br />

e perciò narra, sotto l'anno 15. H., il viaggio in Siria di 'Umar, la sosta<br />

in al-Gàbiyah, e la resa di Gerusalemme (Gawzi, I, fol. 26, v.).<br />

Ripete poi la gita in al-Gàbiyah e dà il testo della grande conclone<br />

di 'Umar in quel luogo sotto l'anno 17. a. H. (Gawzi, I fol. 34,v.-36,v.).<br />

§ 140. — al-Dzahabi allude sotto l'anno 16. H. alla venuta di 'Umar<br />

ad al-Gàbiyah, la Qasbah Hawràn, dove egli tenne una khutbah famosa,<br />

e fa cenno della presa di Gerusalemme: descrive poi, sull'autorità di Zu-<br />

hayr b. Muh. al-Marwazi (da 'Abdallah b. Muslim b. Hurmuz) le apparenze<br />

del Califfo montato sopra un camelo in abiti poverissimi. Più basso, nella<br />

stessa pagina, il medesimo cronista narra, tra i fatti dell'anno seguente,<br />

17. H., la partenza di 'Umar da Madinah, la peste in Siria, ed il ritorno<br />

perciò di 'Umar prima di giungere colà (Dzahabi Paris, I, fol. 130,r.).<br />

939.<br />

17. a. H.<br />

[ARABIA-PALE-<br />

STINA-SIRIA. -<br />

Tradizioni sulla<br />

resa di Gerusalemme,<br />

la venuta<br />

del Califfo'Umar<br />

in Siria ed il convegno<br />

di al-óàbl-<br />

yah.]


§§ 141,142. 17. a. H.<br />

17. a. H. § 141. — ibn Khaldùii confonde la battaglia di Aguàdayn con quella<br />

'*STINA- SIRIA.<br />

Tradizioni sulla 106) ; racconta<br />

- del Yarmùk, e perciò narra due volte la prima (Khaldùn, App. 85 e 105-<br />

dopo la seconda battaglia di Agnàdayn (ossia il Yarmùk)<br />

lemme' la v^enufa 1^ presa di Ghazzali per opera di 'Amr b. al-'As, e poi la sottomissione di<br />

del Califfo Umar Sabastiyyah, di Nàbulus, di Ludd, di Amwàs, di Bayt Gribrìn, di Yàfà,<br />

in ina e 'con-<br />

Rafali e delle altre città dell' Urdunn: immediatamente dopo pone la<br />

V6gno di ai-uaDi- ^ ^<br />

yah.] resa di Grerusalemme proposta da Artabùn (? Aratyun) (Khaldùn, II.<br />

App. 106, il quale per lo più segue Sa3'f b. 'Umar, rimpinzando questo con<br />

notizie di fonte madinese).<br />

ARABIA-PALESTINA-SIRIA. — Resa di Gerusalemme (notizie di fonte<br />

siriaca, greca, armena e persiana).<br />

§ 142. — (Michele Sirio). Alla fine dell'anno 948 (Èra dei Seleucidi),<br />

il ventesimo sesto di Eraclio, il quindicesimo' dei Tayj^àyé, il re 'Umar<br />

giunse in Palestina. Sophi'onius, vescovo di Gerusalemme, venne fuori ad<br />

incontrarlo. Egli ottenne da lui un trattato per tutto il paese, ed 'Umar<br />

gli scrisse persino un diploma (aiYtXÀov). secondo il quale non era permesso<br />

ad alcun ebreo di vivere in Gerusalemme. Quando 'Umar entrò in Geru-<br />

salemme, egli ordinò di costruire, dove era stato il tempio di Salomone,<br />

una moschea per la preghiera (degli Arabi).<br />

Sophronius, vedendo 'Umar vestito di abiti sudici, lo pregò di accet-<br />

tare una veste ed una sindone (a'.v3(óv) : le fece portare innanzi a lui e lo<br />

pregò con calore di prenderle, ma 'Umar non le volle, perchè egli non<br />

aveva mai accettato qualcosa da alcuno. Egli soleva dire: « Non conviene<br />

« ad un uomo di ricevere da un altro quanto Dio non gli ha concesso,<br />

« perchè Dio dona ad ognuno quello che sa essergli opportuno, e colui che<br />

« desidera ricevere qualche cosa da un altro è contro Dio ». Per tali co-<br />

stumi Umar b. al-Khattàb era molto lodato. I Tayyàj'é raccontano di lui<br />

molte cose. Di vero v'è questo: egli era giusto e niente affatto avaro: a<br />

tal punto anzi che di tutto l'impero, ossia di tutte le ricchezze e di tutti<br />

i tesori dei Persiani e dei Greci, di cui i Tayyàyé si erano impadroniti,<br />

egli non prese nulla per sé. Egli non mutò la semplicità dei suoi vestiti,<br />

né la copertura di pelle che era posta sotto di lui, quando montava sul<br />

camelo, e che gli serviva anche per sedersi in terra e dormire. Per questa<br />

ragione, quando il vescovo (Sophronius) insisteva tanto, egli rispose :<br />

« Dacché tu me lo domandi, e dacché io altamente ti onoro, prestami i<br />

« tuoi vestiti che io potrò indossare mentre tu fai lavare i miei :<br />

di poi,<br />

« riportami i miei vestiti e ripigliati i tuoi». E così fu fatto C) (Michel<br />

Syrien, II, 425-426).<br />

940.


17. a. H. 14-2-144.<br />

Nota 1. — La testimonianza del cronista cristiano sulla semplicità dei costumi di 'Umar ha molta<br />

importanza, perchè dimostra come la cosa fosse diffusa e avesse credito anche tra i Cristiani. Non v'è<br />

17. a. H.<br />

[AR AB I A-PALEdubbio<br />

quindi che, sebbene nella tradizione musulmana vi sia molta esagerazione, pur conviene ammet- STINA-SIRIA. -<br />

tere in essa un fondamento di vero, che è impossibile negare del tutto. Resa di<br />

lemme.)<br />

Gerusa-<br />

§ 143, — Teofane pone la presa di Grerusalemme nel ventesimosesto<br />

anno di Eraclio, nell'anno del mondo 6127, che corrisponde al 14. H. ; ma<br />

aggiunge che l'assedio durò due anni.<br />

Nel ventesimosesto anno di Eraclio, 'Umar rivolse le sue schiere contro<br />

la Palestina, ed assediata la santa città (di Gerusalemme) la prese con<br />

trattato dopo due anni di assedio. Infatti Sophronius, sommo jDatriarca<br />

gerosolimitano, prese la promessa (del Califfo) per la sicurtà di tutta la"<br />

Palestina. Entrato nella città santa, Umar, avvolto in mantelli sordidi di<br />

pelo di camelo, con satanica finzione fece domanda del tempio dei Giudei,<br />

costruito da Salomone, mirando a farne l'oratorio per le sue bestemmie.<br />

Consapevole di ciò Sophronius gli disse: «In verità questa è l' abomina-<br />

« zione della desolazione, pronunciata dal profeta Daniele mentre stava<br />

« nel luogo santo ». E Sophronius si mise a piangere dirottamente. Di poi<br />

il patriarca offrì al Califfo un nuovo mantello, ma 'Umar volle soltanto<br />

farne uso temporaneamente sinché il suo fosse lavato: poi lo restituì e ri-<br />

prese il proprio. Nel corso di questi eventi Sophronius cessò di vivere.<br />

In questo stesso anno 'Umar mandò lyàd in Siria e la sottomise tutta<br />

ai Saraceni (<strong>The</strong>ophanes, 519-520; id. ed. de Boor, I, 339).<br />

§ 144. — Il cronista armeno Sebèos, come già si vide nella sua rela-<br />

zione sulla battaglia del Yarmùk, accenna solo di volo alla resa di Geru-<br />

salemme e dice in poche parole che gli abitanti offrirono la loro sottomis-<br />

sione : di resistenza non fa parola. Nel XXXI capitolo però della sua cronaca<br />

narra, con particolari di carattere sospetto, alcuni incidenti sulla costru-<br />

zione del tempio musulmano, che mette il conto di conservare in questo<br />

luogo tra le varie memorie della prima occupazione islamica di Gerusa-<br />

lemme.<br />

Gli Ebrei, così narra Sebèos, avendo ottenuto per un certo tempo l'aiuto<br />

o protezione degli Arabi, ebbero in mente di riedificare il tempio di Salo-<br />

mone: scoperto il luogo che si chiama il Sancfa Sanctorum, vi costruirono<br />

con le fondazioni e con l'edifizio (ancora esistente?) un oratorio per loro<br />

stessi. Gli Arabi, gelosi degli Ebrei, li espulsero di li e diedero al luogo<br />

il nome di luogo di preghiera (intendi: moschea, masgid). Gli Ebrei co-<br />

struirono altrove, presso il tempio, un altro luogo di preghiera per loro<br />

stessi: prefiggendosi poi malvagi disegni, vollero empire Gerusalemme da<br />

un punto all'altro di sangue e distruggervi tutti i Cristiani. Mentre uno<br />

dei capi arabi più influenti andava a pregare nel sito riservato ai Musul-<br />

941.<br />


lemme.<br />

144, 145. 17. a. H.<br />

17. a. H. mani, tre Ebrei gli vennero incontro. Essi avevano ucciso due maiali, ave-<br />

STiNA-siRiA.<br />

- "^ano portato (le carcasse) entro l'oratorio, insozzando di sangue il muro<br />

Resa di Gerusa- ed il pavimento. L'arabo vide questi uomini (senza sospettare ancora quello<br />

che avevan fatto), li fermò e si trattenne con loro. Essi gli risposero,<br />

passarono oltre e scomparvero. L'arabo invece, entrato nel luogo di pre-<br />

ghiera, vide il mislàtto commesso e ritornò immediatamente addietro per<br />

arrestare quegli Ebrei (che egli sospettava colpevoli del sacrilegio). Siccome<br />

non li potè trovare, tacque e ritornò a casa. Di poi altri Musulmani en-<br />

trarono nella moschea,* videro il misfatto e sparsero la cattiva novella nella<br />

città. Gli Ebrei allora informarono il principe (governatore arabo) che il<br />

luogo di preghiera dei Musulmani era stato desecrato dai Cristiani. Il prin-<br />

cipe si accingeva a mandare a morte tutti i Cristiani, quando intervenne<br />

l'arabo che aveva incontrato i veri colpevoli, e dichiarò che i veri autori<br />

del sacrilegio erano quei tre Ebrei e li denunziò: furono subito arrestati e<br />

messi sotto tormenti finché ebbero rivelato la congiura. Il governatore mu-<br />

sulmano fece allora mandare a morte sei dei capi tra gli Ebrei, e rimise in<br />

libertà gli altri (Sebéos, 102-103).<br />

Particolari molto simili in Teofane, pag. 524; cfr. 18. a. H. per altri<br />

simili dati dai cronisti.<br />

L'importanza di questo brano, forse pieno d'inesattezze, sta nella pro-<br />

babilità che esso ci conservi memoria della vera genesi del tempio musulmano<br />

sull'al-Sakhrah di Gerusalemme. E probabile, cioè, e verosimile che,<br />

espugnata Gerusalemme dagli Arabi, gii Ebrei, valendosi dell'ignoranza<br />

dei vincitori imprevidenti, strappassero a questi la concessione di riedificarsi<br />

qualche luogo di culto sul sito dell'antico tempio. Gli Arabi però si avvidero<br />

ben tosto dell'errore commesso, e decisero, in omaggio al testo quranico, di<br />

stabilire il loro luogo di culto sul monte sacro di Gerusalemme e quindi riti-<br />

rarono agli Ebrei la concessione. <strong>For</strong>se allora qualche ebreo sdegnato della<br />

profanazione desecrò il nascente tempio musulmano. <strong>For</strong>se l'introduzione dei<br />

particolari anti-cristiani addebitati agli Ebrei è elemento tendenzioso.<br />

§ 145. — (Michele Sirio). In quel tempo (ossia circa il 951 dei Greci,<br />

o Seleucidi = 18. H.), mentre i Tayyàyé ricostruivano il tempio di Salomone<br />

a Gerusalemme, la novella costruzione ruinò tutta. Gli Ebrei dissero :<br />

« Se voi non fate abbattere la croce che è posta in faccia al tempio, sul<br />

« Monte degli Olivi, il (vostro) tempio non potrà essere costruito ». E quando<br />

(gli Ayabi) ebbero abbattuta quella croce, l'edifizio potè sorgere. Per questo<br />

stesso motivo (gli Arabi) abbatterono numerose croci: ne risultò, nell'im-<br />

pero dei 'Tayyàyé, che (gli Arabi) divennero i nemici della croce ed i per-<br />

secutori dei Cristiani, perché questi veneravano la croce.<br />

942.


17. a. H. § 145.<br />

^"^^<br />

In quel tempo^ 'Amr b. Sa'd (M, l'amir dei Tayyàyé, proibì che le * ^<br />

^ .",..,,.., [ARABIA-PALEcroci<br />

apparissero fuori delle chiese, e ne fece togliere 1 immagine (dipinta?) stina-siria. -<br />

sui muri. "«^^ '^ Gerusa-<br />

/-^ • • /-\ • 'A lemme.]<br />

Amr scrisse al patriarca Giovanni. Quando questi si presentò, Amr<br />

cominciò a dire alcune parole insolite e contrarie alla Sacra Scrittura, e<br />

si mise a porgergli questioni difficili. Il patriarca rispose a tutte con esempi<br />

tirati dall'Antico e Nuovo Testamento, e con argomenti naturali. Vedendo<br />

il suo coraggio e la vastità della sua dottrina, Amr rimase maravigliato<br />

e gli diede ordine di tradurre i Vangeli nella lingua saracena, ossia dei<br />

Tayj'àyé, ma senza parlare né della divinità di Cristo, né del battesimo,<br />

né della croce. Il patriarca fieramente respinse l'idea di mutare anche una<br />

sola vu'gola al testo sacro, sicché 'Amr rispose, vedendo di non poterlo<br />

convincere: « Vattene: scrivi come vuoi ».<br />

Il patriarca radunò i vescovi, e fece venire i Tanùkàyé e gii Aqùlàyé,<br />

ed i Tù'àyé, che conoscevano le lingue araba e siriaca, e comandò loro<br />

di tradurre il Vangelo in arabo. Egli ordinò che ogni sentenza tradotta<br />

passasse sotto gli occhi di tutti gl'interpreti. In questo modo il Vangelo<br />

fti tradotto e presentato al re.<br />

In quel tempo 'Amr, amir dei Tayyàyé, proibì che le croci apparis-<br />

sero anche alle feste ed alle rogazioni. Di ciò si compiacquero gli Ebrei, i<br />

quali, felici, si misero a togliere le croci dalle chiese. Allora un cristiano,<br />

ben conosciuto dall' amir, vedendo un ebreo che coiTcva sopra la chiesa<br />

di (San) Giovanni Battista (in Damasco? o in Hims?) per strapparne la<br />

croce, infiammato di zelo corse a trovare Amr e gli disse: « O amir giusto!<br />

« Non è giusto che tu permetta agli Ebrei di mettere in derisione i nostri<br />

« misteri ». Allora, avendogli Dio mutato l'animo, l'amir disse: «Io non<br />

« ho ordinato di abbattere le croci, tranne quelle dipinte nelle vie e sui<br />

« muri ». Egli ordinò ad uno dei presenti d'andare incontro all'ebreo, che<br />

scendeva portando via la croce: levò la croce all'ebreo e lo colpì con essa<br />

in testa: schizzò fuori il cervello e l'ebreo morì. Ciò fu una consolazione<br />

per i Cristiani, perchè gli Ebrei rimasero coperti di confusione e l'ordine<br />

(di 'Amr) rimase inosservato (o abrogato?): i Cristiani ricominciarono a<br />

portare la croce alle feste, alle rogazioni ed ai funerali. Nondimeno a Hims<br />

ed a Damasco essi non hanno mai avuto questa facoltà dopo che l'editto<br />

fu fatto dall' amir 'Amr (Michel Syrien, II, 431-432).<br />

Nota 1. — Non si sa chi possa essere questo 'Amr io limar?) b. Sa'd, perchè tutti quelli menzionati<br />

nelle fonti arabe con questo nome, non corrispondono alla persona, che deve essere stato amir o di Hims<br />

o di Damasco, forse in qualche ufficio secondario, in diretto contatto con il popolo, e di cui la cronaca<br />

musulmana non ha avuto occasione di occuparsi. È chiaro che il suo divieto di mostrare in pubblico le<br />

croci fu di natura locale e transitoria, come il testo stesso ammette. Tali piccole vessazioni ed angherie<br />

8on proprie di tutti i governi, specialmente dei nuovi domini. L' incidente narrato della croce sulla basi-<br />

943.


§§ 145-148. 17. a. H.<br />

17. a. H. Hca di San Giovanni Battista sta poi a dimostrare come e quanto i governatori musulmani volessero<br />

[ARAB I A- PALE- rispettati gli emblemi del culto cristiano per non ofi'endere quelle popolazioni che tanto lietamente ave-<br />

- vano accolto, ed efficacemente aiutato l'opera conquistatrice degli Arabi.<br />

STINA-SIRIA.<br />

Resa di Gerusalemme.]<br />

§ 146. — Niun particolare degno di nota ricaviamo da Mii^khawànd :<br />

l'assedio di Iliyà (Gerusalemme) ih incominciato da 'Amr b. al-'As ; e per<br />

ordine del Califfo 'Umar, abù 'Ubaydah b. al-Grarràh dovette recarsi a di-<br />

rigerlo. Gli abitanti furono sconfitti in una battaglia dinanzi alle mura, e<br />

chiesero di trattare la pace. Siccome però non si fidavano dei due comandanti<br />

arabi, misero come condizione che la resa fòsse fatta nelle mani<br />

stesse del Califfo 'Umar. abù 'Ubaydah^ mandò avviso di tale richiesta al<br />

Califfo, il quale, lasciato 'Ali quale suo luogotenente in Madinah, venne in<br />

Siria, e incontratosi con i suoi capitani abù 'Ubaydah, Yazid b. abi Sufyàn<br />

ed altri, volle presentarsi nei suoi semplici vestiti di lana, e respinse tutte<br />

le offerte di cavalli e abiti di lusso, fattegli dai suoi luogotenenti. Reca-<br />

tosi poi a Geiiisalemme, stipulò il trattato di resa con l' intermediario dei<br />

gerosolimitani, un certo abù-1-Ga'd. Quando tutto fu concluso, 'Umar entrò<br />

in Gerusalemme ed ordinò a Bilàl di intonar la chiamata alla preghiera,<br />

come era solito fare ai tempi del Profeta. 'Umar ritornò quindi a Madinah.<br />

Tre anni dopo la caduta di Gerusaleiiime perirono di peste abù 'Ubaydah,<br />

Mu'àdz b. Gabal e molti altri valenti conipagni (Mirkh., II, 243-246).<br />

§ 147. — Dell'assedio di Gerusalemme narra brevemente Khuwàndamir<br />

(Khond., I, 4, pag. 15-16), senza alcun particolare che meriti cenno.<br />

Così del pari possiamo omettere la versione del breve cenno del bizan-<br />

tino Cedrenus (pag. 746), che nulla aggiunge di nuovo, ed apparentemente<br />

raccoglie notizie di fonte araba o siriaca. Pone la morte del patriarca<br />

Sophronius nell'anno della presa di Gerusalemme.<br />

ARABIA-PALESTINA-SIRIA. — Caduta di Gerusalemme e viaggio di<br />

'Umar in Siria {versione di Sayf b. ' Umar).<br />

§ 148. — («) (Sayf b. 'Umar, senza isnàd). (Dopo la battaglia di<br />

Agnàdayn) (') Artabùn [? Aratyùn] che si era ricoverato in Iliyà (Geru-<br />

salemme) scrisse ad 'Amr intimandogli di non jjroseguire la campagna,<br />

perchè, se avesse continuato, sarebbe stato sconfitto immancabilmente:<br />

'Amr gli rispose che era in grande errore, perchè egli avrebbe conquistata<br />

tutta la Palestina. Quando Artabùn lesse questa lettera al cospetto dei<br />

propri consiglieri e dell'ambasciatore arabo, che parlava e comprendeva<br />

il greco, si mise a ridere e disse: « Non sarà egli che conquisterà il paese:<br />

« il conquistatore ha un nome con tre lettere sole, e si chiama: 'Umar<br />

« ('MR) ». L'ambasciatore riportò queste parole ad 'Amr, il quale scrisse<br />

immediatamente ad 'Umar, pregandolo di venire in suo soccorso, e notifi-<br />

944.


17. a. H. §§148-151.<br />

candoffli le parole udite dall'ambasciatore. 'Umar, colpito da questo, pron- ^^- ^- '^•<br />

'. . lARABIA-PALEtamente<br />

si. mise in viaggio e venne fino ad al-Gràbiyah (T abari, I, 2400, stina-siria. -<br />

lin. 13, 2401).<br />

Caduta di Geru-<br />

Cfr. Khaldùn, II, App. 106; Athir, II, 388 e 389, che pone la gjo di u mar in<br />

caduta di Grerusalemme nel Rabi' I del 16. H. Cfl-. § 160. Siria.]<br />

(6) ibn al-Atjiir (1. e.) all'assedio di Gerusalemme premette immedia-<br />

tamente, per opera di Amr b. al-'As, la presa di Crhazzah (espugnata, secondo<br />

altri, regnante abù Bakr), di Sabastiyah dove era la tomba di Yahya<br />

b. Zakariyyà, di Nàbulus, di Ludd, di Yabna, di 'Amwàs, di Bayt (ribrln,<br />

di Yàfa e di Marg 'Uyùn. Cfr. § 141.<br />

(e) Più avanti (Athir, II, 390, lin. quintult.) ammette che altri pon-<br />

gano la presa di Grerusalemme nel 17. H.<br />

Nota 1. — Dopo quanto si è detto in tante circostanze precedenti, non occoiTe soffermarsi ancora<br />

su gli eiTori cronologici di Sayf b. 'Umar (cfr. 13. a. H., §§ 7 e segg.ì.<br />

§ 149. — (Sayf b. Umar, senza isnàd). Si dice che Gerusalemme<br />

venisse assediata da abù 'Ubaydah, e che i difensori della città, chiedendo<br />

alla fine di trattare la pace, ponessero come condizione che il negoziatore<br />

della medesima (al -muta wa Ili) fosse il Califtb. abù 'Ubaydah ne scrisse<br />

ad 'Umar, e ciò fu la causa della sua venuta in Siria. Le altre condizioni<br />

del trattato dovevano essere identiche a quelle concesse alle città della<br />

Siria (T a bari, I, 2404, lin. 3-6).<br />

Cfr. Khaldùn, II, App. 106; Athir, II, 389.<br />

§ 150. — (Sayf b. 'Umar, senza isnàd). Dopo che ebbe terminato di<br />

espugnare Damasco, abù 'Ubaydah scrisse agli abitanti di Iliyà (Gerusa-<br />

lemme) invitandoli o a rendersi musulmani, o a pagare la gizyah, o<br />

infine a con-ere i rischi della guerra. Avendo ricevuto una sdegnosa ripulsa<br />

a tutte le sue (pacifiche) proposte, abù 'Ubaydah, lasciato Sa'id b. Zayd<br />

quale suo luogotenente in Damasco, andò a porre assedio a Iliyà (T abari,<br />

I, 2404 e nota a).<br />

§ 151. — (Sayf b. 'Umar, senza isnàd). Il Califfo 'Umar fece in tutto<br />

quattro viaggi in Siria. La prima volta vi andò a cavallo, la seconda sopra<br />

un mulo, la terza volta fu fermato (per via) dalla peste, e la quarta vi andò<br />

sopra un asino ('). Quando partì la prima volta, scrisse ai vari comandanti<br />

musulmani in Siria, ordinando loro di convenire in un determinato giorno<br />

in al-Gàbiyah, lasciando luogotenenti nei distretti che abbandonavano.<br />

Tutti si recarono puntualmente al convegno: il primo ad aiTÌvare fa<br />

Yazid b. abì Sufyàn, il secondo abù 'Ubaydah, ed il terzo Khàlid b. al-<br />

WaJid, il quale si presentò dinanzi al Califfo con una schiera di cava-<br />

lieri coperti di manti di broccato (dibàg) e di seta (harir). Alla vista<br />

945.<br />

119


151-153. 17. a. H.<br />

17. a. H. di tanto lu.sso proibito, il Califfo furente saltò in terra, prese una pietra<br />

STiNA-siRiA.<br />

- t' la gettò contro gli uomini vestiti in quel modo sfarzoso ed effeminato:<br />

Caduta di Geru- }' i^-a del Califfo fu diffìcilmente calmata, benché gii dimostrassero che le<br />

gio di Umar in vesti di seta erano soltanto l'apparenza esterna di corazze in maglia di<br />

Siria.] ferro (-) (T a bari, I, 2401-2402).<br />

Cfr. Athir. II, 389; Furàt, fol. 110,v.<br />

Nota 1. — In un'altra tradizione dello stesso Sayf b. 'Umar (senza isnàd: cfr. Tabari, I, 2401,<br />

nota e) è detto che il Califfo nel primo viaggio si recò a Gerusalemme, e nel terzo non si avanzasse<br />

oltre a Sargjh perchè era scoppiata la peste in Siria.<br />

Altrove (cfr. Tabari, I. 2401, nota f) è detto che il Califfo lasciasse 'Ali b. abi Tàlib quale suo<br />

luogotenente in Madinah durante il viaggio in Siria.<br />

Nota 2. — La tradizione finisce con le parole: « Amr e Surabbil, che erano ad Agnàdayn, non<br />

si mossero dalle loro posizioni » . Questa chiusa è sempre espressione dello stesso errore che pone la bat-<br />

taglia di Agnàdayn nell'anno 15. e poco prima dell'assedio di Gerusalemme (cfr. poc'anzi § 147, nota 1).<br />

In un'altra tradizione dello stesso Sayf b. 'Umar (Tabari, I, 2405, lin. 34) è detto esplicitamente<br />

che più tardi 'Amr b. al-As e Surabbil andassero a raggiungere 'Umar in al-óàbiyah e fossero presenti<br />

alla conclusione del trattato di Gerusalemme.<br />

Cfr. anche "labari, I, 2407, lin. 10 e segg.<br />

§ 152. — (Sayf b. 'Umar, da abù Utjimàn e da altri). Nell'intento<br />

di sistemare le eredità di tanta gente morta (per la peste?!) il Califfo<br />

'Umar andò quattro' volte in Siria, due volte nell'anno 16. H. e due nel-<br />

l'anno 17. H. Nel primo però dei due ultimi viaggi egli non entrò affatto<br />

in Siria (a causa della peste) (Tabari, I, 2515).<br />

§ 153, — (,Sa3f b. Umar, da abù Uthmàn e da altri). Quando il Ca-<br />

liffo 'Umar lasciò Madinah, nominò 'Ali suo luogotenente, e seguito da<br />

inolti Compagni si mise a viaggiare con grande sollecitudine, dirigen-<br />

dosi su Aylah (e non Iliyà!). Quando si avvicinò al paese egli fece sosta<br />

con il suo domestico (gh u 1 à m), dismontò, orinò e poi scambiò animale<br />

con il domestico, montando la cavalcatura del medesimo, che aveva per<br />

sella soltanto una coperta rovesciata: il domestico sali su quella del Ca-<br />

liffo (^). In questo modo 'Umar incontrò i capi del paese, i quali, non<br />

riconoscendolo sotto quella foggia modesta, gli domandarono :<br />

« Dove è il<br />

Principe dei Credenti?» Umar rispose: «Avanti a voi!», volendo dire<br />

sé stesso, ma la gente non lo capì e andò oltre, credendo che il Califfo<br />

fosse più avanti. Umar proseguì perciò da solo il cammino ed entrò nel<br />

paese prima che la gente avesse scoperto l'errore (Tabari, I, 2622).<br />

Cfr. Athir, II, 390.<br />

Nota 1. — Su questa eterna questione del modo di vestire si semplice del primo Califfo e delle<br />

misure che egli prese per imporre la stessa semplicità ai seguaci, abbiamo anche altre tradizioni. Per<br />

esempio una {da Su'ayd b. Abd al-'aziz, da al-Sa'bii narra come Sa'id b. Ghatiah si presentasse ad 'Umar<br />

in al-Gabiyah coperto di manti di seta presi nel bottino del Yarmùk. Il Califfo invece di rispondere al<br />

suo saluto, lo insultò e gli lanciò contro alcune pietre icfr. poc'anzi § 151). Sa'id ed i compagni suoi,<br />

che erano nelle sue stesse condizioni, si ritirarono prontamente dalle vicinanze del Califfo e, sospettando<br />

che la sua ira provenisse dai ricchi manti di seta, andarono a mutarsi gì' indumenti. Quando ricompar-<br />

946.


17. a. H. •<br />

§§ 153-157.<br />

vero innanzi ad 'Umar nella foggia solita di vestire, questi li accolse benevolmente e disse: «Voi vi 17. a. H.<br />

«eravate presentati vestiti come miscredenti, ma ora vi presentate con l'apparenza di veri credenti» [AR AB I A- PALE-<br />

(Dzahabi Paris, I, fol. 127,r.|. STINA-SIRIA. -<br />

Cfr. At_hir, II, 389; Khaìdun, II, App. 106. Caduta dì Geru-<br />

§ 154. — (Sayf b. 'Umar, da Hisàm b. 'Urwah, da suo padre). Quando gU5^di'"umàr^fn<br />

il Califfo 'Umar si avvicinò ad Aylali (e non Tliyà) accompagnato dai Com- Siria.]<br />

pagni, Emigrati ed Ansar, si tolse il mantello (qamis) di cotone che era<br />

tutto lacerato dalla parte posteriore, sulla quale era seduto, perchè consumato<br />

dal lungo e rapido cavalcare, e lo porse al vescovo (cristiano) pre-<br />

gandolo di lavarlo e di farlo l'ammendare. Il vescovo corse immediatamente<br />

a sodisfare il desiderio del Califfo, e quando ebbe terminato ritornò presso<br />

'Umar portandogli il vecchio manto ed uno nuovo, nella speranza di in-<br />

durre il Califfo a rivestire il nuovo e deporre il vecchio. 'Umar esaminò<br />

ambedue, rua preferì indossare il vecchio, scusandosi col dire: « Dei due,<br />

questo assorbe meglio il sudore» (T a bari, I, 2522-2523).<br />

§ 155. — (Sayf b. Umar, da Khàlid). Quando arrivò il Califfo 'Umar<br />

in ahGràbiyah, Artabùn (? Aratyùn) e Tadzàriq fuggirono in Egitto (^) ; il<br />

trattato di pace di Gerusalemme e di al-Ramlah fu concluso dal popolo<br />

(a 1 - ' a<br />

w a m m min ahi) delle due città (e non dai rappresentanti del<br />

caduto governo bizantino) (T a bari, I, 2403-2404).<br />

Cfr. Furàt, fol. 110,v.<br />

Nota 1. — In un'altra tradizione, pure di Sayf b. 'Umar ida abfi 'Uthmàn), è detto che ArtabCn (?<br />

Aratyùn) rimanesse in Egitto, finché anche questa provincia cadde in potere dei Musulmani; allora<br />

andò ad unirsi agli altri Greci, e diresse alcune spedizioni estive dei medesimi (in Asia Minore) (Tabàrì,<br />

I, 24101.<br />

§ 156. — (Sayf b. 'Umar, senza isnàd) Dopo un lungo assedio il ge-<br />

nerale abù 'Ubaydah potè alfine costringere gli abitanti di Gerusalemme<br />

a venire ai patti : i difensori misero però innanzi come prima e principale<br />

condizione che venisse il Califfo stesso a prendere in consegna la città,<br />

abù 'Ubaydah scrisse perciò a 'Umar pregandolo di venire : 'Umar convocò<br />

a consiglio i suoi colleghi principali e chiese il loro parere. 'Uthmàn b.<br />

'Affali sostenne che il Califfo non dovesse recarsi a Gerusalemme, ma co-<br />

stringesse gli abitanti ad arrendersi senza di lui, nello scopo di umiliarli<br />

maggiormente. Ali b. abi Tàlib ebbe invece l'opinione contraria e consigliò<br />

ad Umar di essere airendevole ed agevolare così la conciliazione fra vinti<br />

e vincitori. Accettò 'Umar il consiglio di 'Ali e, lasciato 'Ali come luogo-<br />

tenente in Madinah, si recò in Siria, accompagnato da altre schiere (T a-<br />

bari, I, 2404, nota a).<br />

Cfr. Athir, II, 389.<br />

§ 157. — (Sayf b. 'Umar, da Sàlim). Quando giunse il Califfo in al-<br />

Gàbiyah, gli venne incontro un Ebreo di Damasco e gli disse : « Su di te<br />

947.


157-lGl. 17. a. H.<br />

17. a. H. « sia la pace! Oh Fàruq ('), tu sei il signore di Iliyà! Per Dio! Non ritor-<br />

[ARABIA-PALE<br />

STINA-SIRIA. « nare finché Dio non ti abbia fatto espugnare ìlij'à ». Difatti i Musulmani<br />

-<br />

Caduta di Geru- da lungo tempo avevano inutilmente adoperato tutte le loro forze per espu-<br />

sa emme e viag-<br />

.g ^anto Gerusalemme, che al-Ramlah. Mentre il Califfo si trovava anglO<br />

Ql Umar In o '<br />

Siria.] cora nell'accampamento di al-Gràbiyah, un giorno, improvvisamente, fu dato<br />

l'allarme per l'avvicinarsi di una schiera di cavalieri nemici, che facevano<br />

brillare al sole le lame delle spade. Tutti corsero a prendere le armi, ma<br />

Umar diede ordine di rimanere tranquilli e di dare ai cavalieri il permesso<br />

di entrare nel campo senza molestia. Difatti i cavalieri venivano<br />

direttamente da Gerusalemme ed a nome della città offii'ivano di arren-<br />

dersi. Il trattato fu prontajnente concluso: i vinti presero impegno di pa-<br />

gare la gizyah, e Umar divise allora la Palestina in due parti, una delle<br />

quali dipendeva da Gerusalemme, l'altra da al-Ramlah (T ab a ri, I, 2403,<br />

lin. 8-17).<br />

Cfr. Athìr, II, 390.<br />

Nota 1. — Su questo nome dato al Califfo 'Umar discorreremo sotto l'anno 23. H., negli appunti<br />

personali sul Califfo.<br />

§ 158. — (Sayf b. 'Umar, da abù Maryam mawla di Salàmah). Il<br />

Califfo Umar da al-Gàbiyah fino a Gerusalemme cavalcò tutto il tempo,<br />

ma arrivato presso alla città proseguì a piedi, ed a piedi penetrò sino alla<br />

moschea, avanzandosi fino al Mihràb Dàwùd, ove recitò la sùrah del Qur-àn,<br />

Sagadah Dàwùd (la XXXVIII), prosternandosi in terra con tutti i se-<br />

guaci (T a bari, I, 2408).<br />

§ 159. — (Sa3'f b. 'Umar, da 'Ubàdah). Dopo che il trattato di Gerusalemme<br />

fu definitivamente concluso, il Califfo Umar si accinse a vi-<br />

sitare la città santa. Egli era venuto fino ad al-Gàbiyah sopi'a un cavallo<br />

e voleva ora continuare con il medesimo da al-Gàbiyah fino a Gerusa-<br />

lemme, ma il cavallo aveva i piedi logori ed il Califfo decise di proseguire<br />

sopra un mulo. Appena però ebbe montato il mulo, questo animale, al<br />

primo colpo di fi-usta per farlo camminare, si coricò in terra. 'Umar irri-<br />

tato lo battè in testa con il bastone e maledisse colui che gii aveva inse-<br />

gnato quel vizio. Preferi perciò aspettare in al-Gàbiyah finché il suo cavallo<br />

si fa rimesso e poi fare il viaggio di Gerusalemme con la vecchia caval-<br />

catura (T a bari, I, 2407).<br />

§ 160. — (Sayf b. 'Umar, da abù 'Uthmàn). La città ed il territorio<br />

di Iliyà vennero sottomesse, e si arresero nelle mani di 'Umar il Califfo<br />

nel mese di Rabi' II. dell'anno 16. H. (T a bari, I, 2408, lin. 3 e segg.).<br />

§ 161. — (Sayf b. Umar, da Khàlid e da altri). Dopo la conclusione<br />

della pace il Califfo Umar divise la Palestina in due parti: una metà fu<br />

948.


17. a. H. 161-165.<br />

data a ree:a:ere ad 'Alqamah b. Mu^azziz, con sede in ìliyà, e l'altra metà ^^- ^- *^-<br />

°°<br />

[ARABIA-PALE-<br />

•<br />

•<br />

T<br />

, Ti 1 1<br />

ad 'Alqamah b. Hakim, con sede m al-Ramlah: ognuno dei due luogote- stina-siria. -<br />

nenti si stabilì nel suo posto con una buona guarnigione di soldati (Ta- Caduta di Gerusalemme<br />

e viagbari,<br />

I, 2407). Cfr. Athir, II, 390. gio di Umar in<br />

§ 162. — (Sayf b. Umar, da abù Uthmàn e da altri). Il Califfo 'Umar Siria.]<br />

nel sistemare le faccende della Siria divise le vettovaglie per l'esercito (alarzàq)<br />

in due categorie, quelle per le spedizioni invernali (al-sawàti)<br />

e quelle per le spedizioni estive (a 1 - s a w à • i f ) : riorganizzò l'amministra-<br />

zione dei distretti di confine della Sii'ia (fu r ù g a 1<br />

- S a m) e le guarnigioni<br />

dei medesimi (ma sài ih). Affidò ad 'Abdallah b. Qays il comando del di-<br />

stretto marittimo (al-Sawàhil) di tutta la Siria, depose Surahbìl e no-<br />

minò Mu'àwiyah, ponendo tanto Khàlid (b. al-Walìd) quanto abù 'Ubay-<br />

dah (!) sotto i suoi ordini. Surahbìl ebbe timore che il Califfo lo avesse<br />

deposto per rancore personale, ma 'Umar lo rassicurò su questo punto.<br />

Prepose 'Amr b. 'Abasah agli al-Ahrà (granai), e poi prese congedo dalla<br />

Siria (T ab ari, I, 2623).<br />

§ 163. — ibn Khaldìin, che segue per lo più Sayf b. 'Umar, riassume<br />

le precedenti tradizioni ed aggiunge che, entrato in Grerusalemme, il Califfo<br />

'Umar fece scoprire l'al-Sakhrah e ordinò la costruzione di una moschea:<br />

questo accadeva, dice, o nel 15. o nel 16. H. (Khaldùn, II, App. 106).<br />

§ 164. — (Sayf b. 'Umar, da abù Uthmàn e da altri). Al momento<br />

di lasciare al-Gràbiyah per ritornare a Madinah, nel 17. H., il Califfo Umar<br />

aveva sistemato nel seguente modo i vari governi della Siria : in Hims vi<br />

era abù Ubaydah, ed in Qinnasrin Khàlid b. al-Walid, sotto gli ordini di<br />

abù 'Ubaydah; in Damasco, Yazìd b. abì Sufyàn; nell'Urdunn, Mu'àwiyah<br />

b. abi Sufyàn; nella Palestina, Alqamah b. Mugazziz; sugli al-Ahrà,<br />

Amr b. Abasah ; sul littorale marittimo, Abdallah b. Qays.<br />

Partendo da al-Gàbiyah, dove erano stati a salutare il Califfo, Khàlid<br />

b. al-Walid ed lyàd b. Ghanm fecero, nell'anno 17. H., un'incursione nel<br />

territorio nemico (a d r a b à, ossia passarono il dar b, varcarono l'Amanus)<br />

e raccolsero un immenso bottino (T a bari, I, 2525-2526). — La notizia<br />

è molto improbabile in questa annata. *<br />

§ 165. — (Sayf b. 'Umar, da abù Damrah, da al-Mustawrid, da 'Ali<br />

b. Suhayl). Quando ebbe terminato le faccende relative ai confini ed ai<br />

governi delle rispettive provincie, il Califfo Umar sistemò tutte le ver-<br />

tenze riguardanti le eredità, dividendo queste fra i legittimi eredi ancora<br />

viventi (T a bari, I, 2423).<br />

Che in questo passo si alluda alla confusione per la mortalità cagio-<br />

nata dalla peste è dimostrato dal fatto che, immediatamente dopo la pre-<br />

949.


§§ 166-167. 17. a. H.<br />

17. a. H. cedente tradizione, al-Tabari ne aggiunse un'altra, del medesimo Savf "^<br />

[ARABIA-PALE- ." -, .<br />

STiNA-siRiA.<br />

- b. 'Umar (da Mugàlid, da al-Sa'bi), nella quale si narra come al-Hàrith<br />

Caduta di Geru- b. Hisàm emigrasse in Siria con 70 persone della sua famiglia e che di<br />

gfo^dl'"umaTfn<br />

«Ireste soltanto quattro sopravvives!


17. a. H. §§ 167, 168.<br />

ingannare il Califlfo guidandolo alla chiesa di Sihyawn (o chiesa di Sion),<br />

ma anche allora il Califfo scopri l' inganno e costrinse il Patriarca a con-<br />

durlo finalmente al tempio di Gerusalemme. Il Califfo entrò per la porta<br />

Bàb Muhammad; ma tante erano le immondezze accumulate intorno al san-<br />

tuario da arrivare fino all'architrave della porta e da ingombrare la via<br />

di accesso. Per penetrare nella corte il Patriarca, il Califfo e tutto il loro<br />

seguito dovettero, inginocchiarsi in terra ed avanzare così carponi sulle<br />

mani e sulle ginocchia, finché passata la porta ed entrati nella corte po-<br />

terono drizzarsi di nuovo in piedi, 'limar stette un tempo silenzioso ad<br />

osservare il sito e riconobbe che era appunto quello che cercava.<br />

(e) Secondo altre autorità — ossia Hisàm b. Animar, da al-Haytham b.<br />

Umar ibn al-'Abbàsi, da suo nonno Abdallah b. abi 'Abdallah — quando<br />

TJmar divenne Califfo volle visitare la gente della Siria e si fermò nel vil-<br />

laggio di al-Gràbiyah, donde spedì un uomo per nome Gradilah a Gerusalemme<br />

: ma poco tempo dopo ne divenne padrone per trattato di capito-<br />

lazione, limar si recò allora nella città santa insieme con Ka'b al-Ahbàr,<br />

perchè questi gi' indicasse dove era la roccia sacra (al-Sakhrah). L'ebreo<br />

convertito diede al Califfo le necessarie istruzioni e la roccia fu scoperta<br />

sotto un monte d' immondezze, che il Califfo fece immediatamente aspor-<br />

tare. Per volontà di limar la moschea fìi eretta di fronte alla al-Sakhrah<br />

{J.R.A.S., voi. XIX, pag. 275-277, dalla versione inglese del Le<br />

S tran gè).<br />

§ 168. — Sa'id b. Abd al-'aziz afferma che le immondezze trovate da.<br />

limar sulla al-Sakhrah erano state gettate sopra al luogo sacro dai<br />

Greci per fare insulto agli Ebrei, e che il Califfo limar diede il buon<br />

esempio ai seguaci aprendo il suo mantello e raccogliendovi le immon-<br />

dezze per buttarle via : così fecero tutti i Musulmani e la roccia fu scoperta<br />

{J.R.A.S., voi. XIX, pag. 278).<br />

Nella pagina seguente della versione inglese abbiamo altri particolari<br />

del modo come limar ed i suoi operarono il disotterramento della sacra<br />

roccia; ma questi particolari non meritano speciale menzione, perchè sono<br />

palesi amplificazioni di tempi posteriori. Anche le notizie già date prima<br />

contengono molti e gravi elementi che fanno dubitare della loro auten-<br />

ticità, ma in via generale possiamo dire conservino la memoria di un fatto<br />

storico: ossia che limar trovò il piazzale, già occupato dal tempio di Sa-<br />

lomone, in istato di completo abbandono, e che rimossi i rottami accumulati<br />

nel corso di secoli facesse porre le fondamenta di un qualche edifizio reli-<br />

gioso per i suoi guerrieri.<br />

951.<br />

17. a. H.<br />

[ARABIA-PALE-<br />

STINA-SIRIA. -<br />

Notizie di fonti<br />

più recenti sulla<br />

erezione della<br />

prima moschea<br />

in Gerusalem-<br />

me.)


§ 169. 17. a. H.<br />

17. a. H. SIRIA. — Il così detto trattato di Gerusalemme.<br />

detto trattato di § ^^9. — Allo studio del testo del celebre trattato detto di Gerusa-<br />

Gerusaiemme.ì lemme, il De Groeje premette una esposizione di quanto a suo modo di<br />

vedere furono le norme o statuti irèglements) di 'Umar, che divennero poi<br />

la base del diritto fondiario e fiscale dell' Islam. Il De Goeje tenta siffatta<br />

ricostruzione su materiali attinti per una piccola parte al trattato di abù<br />

Yiisuf sul kharàg, ma principalmente sull'opera classica di al-Màwardi<br />

con aggiunte prese da al-Balàdzuri. Secondo tale esposizione, già vivente<br />

'Umar, tutte le terre nell'impero musulmano furono divise in due categorie,<br />

ossia quelle paganti le decime, al-' usriyy ah (proprietà dei Musulmani),<br />

e quelle paganti invece la tassa fondiaria, al-kharàgiyyah (proprietà dei<br />

non-musulmani), Precisati i vari aspetti di siffatta sistemazione, il De Goeje<br />

passa a descrivere le modalità della tassa per testa imposta ai non-musul-<br />

mani: infine riassume i rapporti dei non-musulmani, o dzimmi, ossia tutti<br />

gli stranieri messi sotto la protezione dei Musulmani, verso i loro padroni,<br />

fondandosi principalmente sull'opera precitata di al-Màwardi (De Goeje<br />

Mém., 138-142).<br />

Nello studio particolareggiato che noi dedicheremo a questo vasto ed<br />

intricatissimo argomento, sotto l'anno 23. H., fondandoci specialmente sui<br />

recentissimi lavori del Wellhausen, del Becker ed in parte anche del Lam-<br />

mens, noi dimostreremo che il quadro, come ci è descritto dal De Goeje, e<br />

prima di lui dal von Berchem, ci rappresenta lo stato di cose teorico quale,<br />

secondo i giuristi musulmani, doveva essersi costituito nei rapporti tra i<br />

Musulmani ed i non-musulmani ad evoluzione finita, ma non già lo stato<br />

reale delle cose nei primi anni delle conquiste. Il quadro presuppone che<br />

'Umar tutto prevedesse e regolasse, e che i secoli successivi nulla d'essen-<br />

ziale mutassero a quanto egli decretò. Ciò è improbabile, inverosimile, e<br />

proveremo che è errato; vedremo che la costituzione dello Stato musulmano<br />

non uscì tutta completa e perfetta dal cervello di 'Umar, come Minerva<br />

dalla testa di Giove, ma bensì fu il prodotto di una lunga e complessa evo-<br />

luzione di principi molto primitivi verso uno stato definitivo di cose, in cui<br />

ben poco è più rintracciabile che sia genuinamente di 'Umar. Noi, vedremo<br />

che delle istituzioni fiscali poco o nulla rimase nella costituzione islamica<br />

che fosse creazione di 'Umar, perchè le istituzioni propriamente sue furono<br />

tutte di natura transitoria, effetto di circostanze eccezionali che in breve<br />

spazio di tempo più non poterono sussistere.<br />

Premesso ciò, che documenteremo a suo tempo e luogo, non riesce più<br />

necessario né utile istituire un paragone tra il sistema teorico descritto nella<br />

precitata opera di al-Màwardi e le risultanze del trattato detto di Gerusa-<br />

952.


17. a. H. gg 169, 170.<br />

lemme. Ben più importante invece è lo studio se esso sia o no un docu- 17. a. h.<br />

mento autentico. Sarà necessario fermarci un poco su detto problema di '^detto trattato" di<br />

molta importanza. Gerusalemme.]<br />

§ 170. — A chi dobbiamo questo documento, che, se autentico, sarebbe<br />

d' inestimabile valore ? Lo dobbiamo esclusivamente a Sayf b. 'Umar, il rap-<br />

presentante principale di quella scuola tradizionistica che abbiamo trovata<br />

mancante sotto tutti gii aspetti, di quella cioè responsabile dei più gravi<br />

errori, tanto cronologici che di fatto, nel nostro precedente esame delle<br />

conquiste arabe. A prima vista quindi il documento si presenta sotto una<br />

luce oltremodo sfavorevole, tanto sfavorevole anzi da suggerire quasi istin-<br />

tivamente la condanna di esso: ma saremmo poi giustificati nell'adottare<br />

siffatta estrema misura ? Data l' importanza del documento, non siamo noi<br />

invece moralmente obbligati ad esaminarlo con la massima scrupolosità per<br />

salvare possibilmente quanto vi è di autentico o almeno degno di fede da<br />

sì severa condanna?<br />

Nelle nostre critiche precedenti non abbiamo esitato a demolù-e gli<br />

errori ed a porre in evidenza tutte le contradizioni e le assurdità della<br />

scuola tradizionistica rappresentata da Sayf b. Umar; ma allo stesso tempo<br />

il lettore avrà oaaervato che ci siamo sobbarcati alla non lieve fatica di tra-<br />

durre pressoché tutte le principali tradizioni di questa scuola: se ci siamo<br />

creduti in obbligo di ingrossare perciò in misura non trascurabile la mole del<br />

presente lavoro, è stato per il buon motivo che il critico anche più severo<br />

di Sayf non potrebbe scrivere la storia delle conquiste senza un attento<br />

esame dei materiali raccolti da quel tradizionista. Nello studio delle sue<br />

tradizioni incontriamo ad ogni pie' sospinto qualche notizia diretta o indi-<br />

retta, che rimessa al suo posto corretto in ordine di tempo, o sfrondata<br />

di aggiunte tendenziose, ci porge lume su molte questioni e rimpolpa o<br />

completa quanto ci è riferito dalle fonti migliori ma più magre. Sayf b.<br />

'Umar non ha inventato tutto quanto ci narra, ma ha conservato, ampliando,<br />

ritoccando e adornando qua e là, quanto egli trovò in circolazione nella<br />

società in cui visse nella seconda metà del ii secolo della Higrah. Tutto<br />

l'insieme anzi del materiale tradizionistico che passa sotto il suo nome,<br />

porge allo storico un elemento di sommo pregio per conoscere le -correnti<br />

popolari in seno all' Isiàm durante l'età d'oro della grande rism-rezione semi-<br />

tica in Asia Anteriore.<br />

Sayf b. 'Umar è quindi una fonte storica da usarsi con la massima<br />

circospezione, ma rimane pur sempre una fonte che non è possibile igno-<br />

rare, come quella in cui chi cerca e chi sa frugare trova a volte elementi<br />

di vero pregio. La caratteristica formale per noi più spiccata di Sayf è il<br />

953.<br />

120


im 171. 17. a. H.<br />

17. a. H. grande disordine della narrazione. Tale disordine è stato sovrattutto visi-<br />

^'^"^ nella Cronologia, che si può dire non esista per lui, ma non è meno avdetto<br />

trattato" di<br />

Gerusaiemme.) vertibile anche nella trama stessa della narrazione storica, come per esempio<br />

nella sua versione della battaglia di Marg al-Suffar (cfr. 12. a. H., §§ 385<br />

e segg.) e nel grande groviglio del Yarmùk, di cui Sayf è principalmente<br />

responsabile.<br />

§ 171, — Orbene è- palese in molti modi che Sayf b. 'Umar, o forse<br />

meglio i suoi informatori, hanno avuto la coscienza di cotale disordine ed<br />

il sospetto che la loro versione dei fatti potesse sollevare molti dubbi nel-<br />

l'animo dei lettori o uditori. Abbiamo da ciò la caratteristica del materiale<br />

sayfiano, di porgei-e sovente quanto ha la pretesa di essere la copia di un<br />

documento autentico. Già nelle prime sue tradizioni, in quelle che nan-ano<br />

la venuta al potere di abù Bakr, egli adduce due lunghi documenti (T a b a r i,<br />

I, 1881, lin. 12 e segg.; 1884, lin. 6 e segg.; cfr. 11. a. H., § 124, nota 4) che<br />

pretendono essere l'uno una lettera del Califfo alle tribù insorte, e l'altro le<br />

istruzioni date in iscritto ai vari suoi generali. Dopo la sconfitta dei Hanifah<br />

ad al-Yamàmah, Sayf ci porge il testo del trattato di resa dei castelli hanafiti<br />

a Khàlid b. al-Walid (T a bari, I, 1964, lin. 11): poi la lettera di abù Bakr<br />

agli abitanti del Nagràn (T abari, I, 1987, lin. 9 e segg.). Non mette il<br />

conto di continuare il lungo elenco e basterà rammentare,iOltre al presente<br />

trattato di Gerusalemme, anche quello di Misr, che daremo più avanti, e<br />

quegli altri numerosi con cui egli avvalora la sua versione della conquista<br />

dell'Iran (T a bari, I, 2657, lin. 6 e segg.; 2658, lin. 6 e segg.; 2669, lin. 8<br />

e segg.; 2662, lin. 4 e segg., ecc.). Alla stessa classe di documenti illu-<br />

strativi o di giustificazione diplomatica appartengono anche i versi con cui<br />

Sayf rimpinza a volte assai copiosamente la sua narraSiione. Se anzi confron-<br />

tiamo le tradizioni di Sayf, quali sono conservate in al-Tabari, con quelle<br />

della medesima fonte conservata da ibn Hubay-s nella sua storia inedita<br />

delle conquiste, noi troviamo che al-Tabari ha soppresso una parte non<br />

esigua di questo materiale poetico, che sembrò soverchio persino ad un<br />

raccoglitore cosi abbondante come il famoso annalista.<br />

Nel corso del nostro lavoro noi abbiamo a disegno ignorato pressoché<br />

tutti i versi citati da Sayf, ed abbiamo tenuto conto di quei soli documenti<br />

in prosa, in cui ci sembrava scorgere un nucleo storico ed autentico, se pure<br />

oscurato da molti errori od omissioni e contradizioni. Degli altri troppo<br />

palesemente apocrifi abbiamo omessa la versione. Cosi è stato con le due<br />

epistole di abù Bakr alle tribù apostate ed ai generali in partenza, e così<br />

sarà con i pretesi trattati della conquista persiana. Non hanno fatto altret-<br />

tanto tutti gli storici occidentali. Prima anzi dei lavori del Wellhausen sul<br />

954.


17. a. H. 171, 172.<br />

materiale tradizionistico di Sayf, questi è stato il beniamino degli scrittori 17. a. H.<br />

europei di cose islamiche: il De Goeje, che pure chiarì molti problemi ero- ^^«0 trattàto**di<br />

nologici e storici nella prima edizione della sua dotta memoria, tuttavia Gerusalemme.]<br />

non ha creduto dover distinguere il relativo valore delle due scuole tradizio-<br />

nistiche (la madinese e la iraqense). Valenti storici, come il Miiller, nel<br />

narrare le conquiste arabe sono caduti in tutti gli antichi errori del Weil<br />

e del Muir. Il più volte citato lavoro del Wellhausen ha trasformato di sana<br />

pianta tutto il materiale, e l'effetto delle sue geniali ricerche è assai più pro-<br />

fondo e radicale che il De Goeje stesso non sia disposto ad ammettere. Anzi<br />

è notevole come il dotto orientalista olandese, nella seconda edizione della<br />

sua memoria, uscita dopo la pubblicazione del Wellhavisen, non abbia tri-<br />

butato a questo tutto l'onore che gli spattava. Il De Goeje costantemente<br />

trascura nella sua memoria la distinzione fatta dal Wellhausen tra le due<br />

scuole, sicché a volte la sua critica delle fonti riesce meno chiara e per-<br />

suasiva che non quella del grande critico tedesco.<br />

§ 172. — In particolar modo è da osservarsi tale silenzio del De Goeje<br />

nello studio sul trattato di Gerusalemme, perchè i risultati delle critiche<br />

del Wellhausen erano tali da gettare uno scredito grandissimo su tutto il<br />

materiale sayfiano ed in particolar modo sui pretesi documenti fornitici da<br />

Sayf. Il posto d'onore che il De Goeje concede al predetto documento nella<br />

sua memoria avrebbe richiesto un cenno di schiarimento, o almeno la ma-<br />

nifestazione del suo pensiero in proposito. La sola traccia dell'influenza<br />

del Wellhausen sulle conclusioni del De Goeje riguardo al trattato, è che<br />

mentre nella sua prima edizione (pag. 117) allude al documento come uno<br />

« dont l'authenticité ne saurait étre revoquée en doute », nella seconda<br />

edizione (pag. 144 in basso) ammette di avere dei dubbi sull'autenticità<br />

di esso, e altrove (Mém., pag. 164) deplora che per il trattato noi abbiamo<br />

la sola autorità di Sa^'f b. ' Umar.<br />

Il De Goeje ha evidentemente sentito una certa ritrosia a mutar di<br />

parere in modo tanto radicale, come ci costringerà a fare la critica spie-<br />

tata del Wellhausen; ma tutto porta a credere che il documento sayfiano<br />

sia veramente apocrifo. Le fonti anteriori ad al-Tabari lo ignorano, prin-<br />

cipalissime tra tutte abù Yùsuf, nel suo trattato del kharàg, ed ibn Sa d.<br />

Ninno potrà negare che, fondato su basi sì mal sicure, il documento non<br />

può più essere da noi giudicato come autentico, ma, nella migliore ipotesi,<br />

come una composizione posteriore fondata su qualche dato forse autentico.<br />

Se accettassimo il trattato detto di Gerusalemme sulla sola autorità di Sayf<br />

b. Umar dovremmo, per essere logici, accogliere anche tutti i documenti<br />

precedentemente elencati, che noi invece abbiamo sempre considerati, nella<br />

956.


172, 173. 17. a. H.<br />

17. a. H. migliore ipotesi, quali rifacimenti postez'iori di qualche memoria storica, ed<br />

detto trattato di ^ V^^^ delle volte come documenti addirittm-a apocrifi.<br />

Gerusalemme.] Ponendo la questione in questi termini, è ora nostro dovere di consi-<br />

derare le autorità su cui si fonda il trattato, come elementi sfavorevoli<br />

alla sua autenticità, e di limitarci all'analisi del testo stesso, senza precon-<br />

cetti, cercando in esso gli elementi principali del nostro giudizio. Eccone<br />

intanto il testo completo.<br />

§ 173. — (Trattato di Gerusalemme). — (Sayf b. 'Umar, da<br />

Khàlid e da altri). Il Califfo 'Umar stipulò la pace di Grerusalemme mentre<br />

si trovava in al-Gfàbiyah : per la città e per ogni paese (k ù r a li) stese uno<br />

scritto speciale. Lo scritto che conteneva il trattato concluso con gli abi-<br />

tanti di Grerusalemme era del seguente tenore :<br />

« Nel nome di Dio clemente e misericordioso.<br />

« Questa è la sicurtà concessa dal servo di Dio, Umar, Principe dei<br />

« Credenti, agli abitanti di ìli^'à. A tutti, senza distinzioni, o malati, o<br />

« sani (ossia o bene o male disposti che siano), egli garantisce la sicurtà<br />

« (a m à n) per loro stessi, per i loro beni, per le loro chiese, per i loro cro-<br />

« cifissi e per tutto ciò che riguarda il loro culto. Le loro chiese non sa-<br />

« ranno trasformate in dimore (per i Musulmani), né verranno demolite,<br />

« né cosa alcuna verrà tolta né alle chiese stesse, né ai temtori a loro<br />

« appartenenti, né alle croci loro, né ai beni loro. Non saranno maltrat-<br />

« tati per causa della loro fede, né alcuno fra essi sarà danneggiato. Gli<br />

« Ebrei non avi-anno diritto di convivere con i -Cristiani in ìlij'à. Gli abi-<br />

« tanti di Iliyà saranno obbligati a pagare la gizyah, allo stesso modo<br />

« degli abitanti delle altre città (al-Madà-in?). I Greci ed i briganti do-<br />

« vranno abbandonare la città, ma gii uscenti avranno diritto ad un sal-<br />

« vacondotto per le loro persone e per i loro beni, finché arrivino in<br />

« luogo di sicurezza. Nondimeno quelli che vorranno rimanere, potranno<br />

«farlo e godranno della sicurtà, alla condizione di pagare la gizyah<br />

« come gli altri abitanti di ìliyà. Quegli abitanti di Ili^'à che preferiranno<br />

« partire insieme con i Greci, asportando i loro beni e lasciando le loro<br />

« cappelle e le loro croci, avranno un salvacondotto per le loro persone,<br />

«finché arrivino in luogo di sicurezza. I terrazzani (ahi al-ard) che si<br />

« trovano in Iliyà, potranno rimanervi purché sottostiano alle medesime<br />

« condizioni degli abitanti di ÌlÌ3'à : quelli però che vorranno partire con<br />

« i Greci e quelli che vorranno ritornare nelle loro famiglie (potranno libe-<br />

« ramente farlo). Nulla sarà preso agli abitanti prima della mietitura del<br />

« raccolto. Per garanzia di quello che contiene questo trattato egli (Umar)<br />

« prende a testimonio Dio, e promette a loro la protezione (dz i m m a h) del<br />

956.


17. a. H.<br />

gg j^73_ 174<br />

« suo Profeta e la protezione dei successori suoi e dei fedeli, fino a *7. a. H.<br />

«tanto che pagheranno la gizyah. Furono testimoni di questo trattato: '<br />

detto trattato** d!<br />

« Khàlid b. al-Walid, 'Amr b. al-'5.s, 'Abd al-rahmàn b. Awf, Mu'awiyah Gerusalemme.]<br />

« b. abì Sufyàn, il quale fece anche da segretario. Anno 13. » (T abari, I,<br />

2405-2406) {').<br />

Cfr. De Groeje Mém., pag. 152-154, ove sono notate alcune difficoltà<br />

ed interpolazioni del testo, che noi per brevità abbiamo omesse.<br />

La critica più particolareggiata del documento ci sarà più facile quando<br />

avremo ad esaminare l'altro documento simile, il trattato di Misr, dato<br />

pure sull'autorità di Sayf b. limar. Sarà quindi più pratico e utile di<br />

rimetterne l'analisi sino al momento in cui studieremo il documento della<br />

conquista egiziana: molte osservazioni che valgono per l'uno sono valevoli<br />

anche per l'altro.<br />

Nota 1. — Nella medesima tradizione di Sayf abbiamo il preteso testo della pace concessa agli<br />

abitanti di Ludd (Tabari, I, 2406, lin. 13; 2407, lin. 7), ma il testo non è altro che un riassunto del<br />

trattato di Gerusalemme, con molte omissioni e con varianti di nessuna importanza.<br />

SIRIA. — Il così detto trattato con i Cristiani della Siria, o ordinanza<br />

di Umar.<br />

§ 1 74. — Qui appresso diamo la versione completa di un altro docu-<br />

mento, che si pretende sia il trattato generale concesso da 'Umar ai Cri-<br />

stiani presumibilmente dopo la caduta di G-erusalemme, trattato che ha la<br />

forma di una dichiarazione fatta dai Cristiani dei loro obblighi verso i Mu-<br />

sulmani e dei diritti acquisiti. È quindi un documento di carattere unilate-<br />

rale, perchè in esso non compariscono affatto i Musulmani a dichiarar di avere<br />

accettato i patti e promesso di osservarli. Improprio è quindi il termine<br />

che lo definisce un trattato : sarebbe meglio descriverlo come una formola<br />

di sottomissione imposta ai Cristiani. Il più antico autore che ne faccia<br />

menzione è ibn Hazm, ossia abù Muhammad 'Ali b. Ahmad b. Sa'id ibn<br />

Hazm al-Zàhiri [f 466. a. H.,] nel suo Maràtib al-Igmà' (cfr. J. A.,<br />

1851, serie IV, tomo XVIII, pag. 500 e segg.) in una forma piuttosto suc-<br />

cinta: nella sua forma completa comparisce per la prima volta presso al-<br />

Turtùsi [t 520. a. H.] e poi in ibn Asàkir [f 571. a. H.], spesse volte ripe-<br />

tuto più tardi da ibn al-Naqqàs [f 763. a. H.j (cfi-. J. A., 1851, serie I,<br />

tomo XVIII, pag. 495 e segg.j e da altri, che non mette il conto di men-<br />

zionare.<br />

Tale preteso documento non ha dunque nessuna garanzia di antichità,<br />

ed ha tutti i caratteri per essere classificato tra i documenti di composizione<br />

molto recente e quindi sicuramente apocrifi. Allo scopo di porgere allo stu-<br />

dioso tutti i materiali necessari, riportiamo qui una versione di esso: ciò<br />

967.


§§ 174, 175. 17. a. H.<br />

17. a. H. faciliterà, per chi ne abbia desiderio, un confronto con il documento assai<br />

detto trattalo con pi^^ antico che precede, conservato nelle tradizioni di Sayf b. limar,<br />

ì Cristiani della Rammentiamo che allo studio del documento il Miednikoff ha dedi-<br />

Sirla, o ordinan- .^ -r,/-,/i^r.\ i i, . • • t •;• .... ,<br />

za di 'Umar.l cato (I, ooo-blo) ben settantacinque pagine di critica minuziosissima, la<br />

maggior parte della quale egli si sarebbe potuto risparmiare, se si fosse<br />

convinto del carattere apocrifo del documento.<br />

§ 175. — « In nome di Dio clemente e misericordioso. Questo è lo scritto<br />

« indirizzato al Servo di Dio, Principe dei Credenti, dai Cristiani della Siria<br />

« quando fri conclusa la pace.<br />

« Noi ti abbiamo chiesto la sicurtà per noi stessi, per le nostre fami-<br />

« glie, per i nostri beni e per quelli della nostra religione, obbligandoci al<br />

« pagamento della g i z y a h per ogni capo (' a n 3^ a d) - e noi ci umiliamo -<br />

« ed a non vietare ad alcuno dei Musulmani di scendere in una delle nostre<br />

« chiese, e di giorno e di notte: noi li ospiteremo in esse per tre giorni,<br />

« daremo loro vivande, apriremo loro le porte, non batteremo in esse i<br />

« nostri nawàqìs se non in modo molto leggiero: in esse non alzeremo la<br />

« nostra voce nella lettura: non daremo asilo in esse, né in alcuna delle<br />

« nostre dimore, a spie (gàsiis) dei vostri nemici: non edificheremo nuove<br />

« chiese, o nuovi conventi, o romitaggi: non restaureremo quelle che sono<br />

« andate in rovina, né cercheremo di riunirci in esse, se sono diventati ter-<br />

« reni delimitati dai Musulmani (ossia caduti in loro possesso, khitat), e<br />

« non lo faremo alle loro spalle (ossia di nascosto). Non ostenteremo poli-<br />

« teismo [= dogma della Trinità], (forse : ad<br />

esso non inviteremo la gente) e<br />

« non mostreremo la croce né sopra le chiese nostre né in alcun punto delle<br />

« strade dei Musulmani e dei loro mercati. Non impareremo il Qm-àn e<br />

« non lo insegneremo ai nostri figli: non impediremo ad alcuno dei nostri<br />

« congiunti di entrare nell'Islam se lo desidera. Ci raderemo la parte an-<br />

« teriore del capo e ci stringeremo la vita con gli al-zanànir, e rimar-<br />

« remo fedeli alla nostra religione. Non cercheremo di somigliare ai Mu-<br />

« sulmani nel modo di vestire e nella loro apparenza esteriore, né nelle<br />

« loro selle, né nelle incisioni dei loro anelli: non incideremo i sigilli con<br />

« diciture arabe, non adopreremo le ku nyali dei Musulmani. Li onore-<br />

« remo e rispetteremo: li accoglieremo nelle nostre riunioni e li guideremo<br />

« per le loro vie e le loro strade: non saliremo nelle loro dimore: non rac-<br />

« coglieremo armi e spade e non le porteremo né stando nel nostro paese,<br />

« né in viaggio. Non venderemo vino e non faremo luminarie per i nostri<br />

« morti nelle vie dei Mu.sulmani : non alzeremo la voce, durante i funerali<br />

« musulmani e non porteremo (i morti) vicino ai Musulmani. Non batte-<br />

« remo alcun musulmano :<br />

non<br />

prenderemo lo schiavo che fa parte della<br />

958.


17. a. H. 175-177.<br />

« preda di un musulmano. Queste condizioni noi le abbiamo convenute per<br />

« noi stessi ed i nostri correligionari, e se le violeremo, allora perdiamo la<br />

«protezione (dzimmah), e rimane rescisso il patto: voi avete diritto di<br />

« esigere da noi tutto quello ciie è lecito esigere da quelli che hanno vio-<br />

« lato i patti» ('Asàkir, fol. 68, r. ; cod. Damasc, fol. 137, r.).<br />

Abbiamo in ibn 'Asàkir anche l'altra versione (') o redazione di questo<br />

documento, identica a quella di cui esiste già una versione nel passo precitato<br />

del Journal Asiatique: siccome le differenze sono solo di forma, non crediamo<br />

necessario di dare qui anche la versione di questa variante. — Cfr. anche<br />

Amari Storia, I, 477 e segg.; Kremer Culturg., I, 102-104.<br />

Nota 1. — ibn 'Asàkir ('Asakir, fol. 68,r.; cod. Damasc, fol. 137,r.) dà varie versioni di questo<br />

trattato: una con l'isnàd: ...da abù Bisr b. al-Walid. da 'Abd al-hamid b. Bahràm, da Sabm b. Hawsab,<br />

da 'Abd al-rabmàn b. Ghanra; l'altra con l'isnàd: ...Sufyàn al-Thawri, al-Walid b. Nùh, e ai-Sari b.<br />

Mutarrif [o Musarrif), tutti e tre da Xalbah b. Musarrif, da Masruq b. al-Agda', da 'Abd al-rahmàn b.<br />

'Utlimàn [o Gbanm] al-As'ari.<br />

SIRIA. — Sottomissione dei Samaritani.<br />

§ 176. — (Hisàm b. Ammàr, da al-Walid b. Muslim, da Safwàn b.<br />

'Amr). abu Ubaydah concluse un trattato con gli al-Sàmirah (^) nell'Urdunn<br />

e nella Palestina: essi erano stati le spie e le guide dei Musulmani<br />

(durante le conquiste): i Sàmirah avevano l'obbligo di pagare la tassa a<br />

capo (gizyah ru-ùsihim), ed ebbero il godimento delle loro terre senza<br />

dover pagare per esse alcuna imposta (at'amahum ardahum). Il kha-<br />

ràg, o tassa fondiaria, sulle loro terre fii imposta soltanto sotto il regno<br />

di Yazìd b. Mu awiyah (^) (Balàdzuri, 158).<br />

Cfr. più avanti sotto l'anno 64. a. H.<br />

Nota 1. — Gli al-Sàmirah, spiega al-Bàlàdzuri in una glossa (pag. 1.58, lin. 10-11), erano Ebrei (= Samaritani)<br />

e di due specie: una aveva nome gli al-Dustàn, gli altri gli al-Kùsà. Cfr. anche De Sacy<br />

Chrestom, I, 305,341-344. — E noto che questa popolazione abitava nella regione al nord di Gerusalemme<br />

intorno alla città di Sichem in Samaria.<br />

Nota 2. — Vale a dire dopo il 60. H. : ciò dimostra, come vedremo sotto l'anno 23. H., discorrendo<br />

delle riforme fiscali di 'Umar, quanto tardassero ad essere applicate tutte quelle norme fiscali ed amministrative<br />

che la tradizione attribuisce interamente ad "Umar.<br />

SIRIA. — Trattato con i Mardaiti, o al-Guragimah.<br />

§ 177. — Le tribù di cui si parla nel seguente paragrafo, abitavano<br />

propriamente quella corona di montagne, detta Amanus, che scendendo<br />

da N. E. verso S. O., costituisce la parte orientale del Golfo di Alessan-<br />

dretta in Siria settentrionale. Questa barriera montuosa che scende a picco<br />

dal versante orientale verso il piano di Antiochia è traversata al nord di<br />

questa città dal celebre Darb degli Arabi, o la Porta della Siria, oggidì<br />

detto il Passo di Baylàn.<br />

959.<br />

17. a. H.<br />

[SIRIA. - Il così<br />

detto trattato con<br />

i Cristiani della<br />

Siria e ordinanza<br />

di 'Umar.1


§§ 177, 178. 17* a. H.<br />

17. a. H. Nelle valli più alte di questa regione alpestre, solcata di burroni e<br />

con i Mardaitro coperta di foreste, si sono sempre annidate forti razze montanare che hanno<br />

ai-Guràgimah.] contiiiiiamente dato filo da torcere a tutti i signori dell'Asia Anteriore, dai<br />

tempi dei Romani in poi. Non furono mai interamente domate da nessuno.<br />

Ciò spiega anche il contegno remissivo degli Arabi, i quali conformemente<br />

a quanto si è più volte ripetuto, in questo periodo non osarono ancora esporsi<br />

ai grandi rischi di una campagna sui monti al nord della Siria e della Meso-<br />

potamia. — Su queste popolazioni montanare e sulla loro identificazione<br />

come Mardaiti cfr. quanto ha dottamente scritto il Padre H. Lammens nei<br />

suoi bellissimi studi sul Califfo Mu'àwiyah (pag. 14 e segg.).<br />

§ 178. — (al-Balàdzuri, dai masàyikh o dotti di Antàkiyah). Gli<br />

al-Gruràgimah erano gli abitanti di una città sul monte Grabal al-Lukàm<br />

(Amanus), presso Ma'din al-Zàg, nel tratto tra Bayyàs e Bùqà, città chiamata<br />

al-Grurgùmah. Essi vi erano fin dal tempo in cui i Greci conquista-<br />

rono la Siria e Antiochia, e dipesero dal governatore, o patrizio di questa<br />

ultima città. Quando abù Ubaydah entrò nel paese e sottomise Antiochia,<br />

i Guràgimah si tennero tranquilli nella loro città meditando il disegno di<br />

emigrare tutti in territorio bizantino, perchè temevano per le loro persone.<br />

I Musulmani però non si curarono di loro, né li molestarono in modo<br />

alcuno che desse motivo di allarme. Più tardi però gli abitanti di An-<br />

tiochia violarono i patti conclusi con i Musulmani, e abù 'Ubaydah dovè<br />

allestire una seconda spedizione per debellare gli Antiochiani. Domati i<br />

ribelli Habib b. Maslamah al-Fihri fu messo come governatore nella città.<br />

Egli fece ora una spedizione contro (la città di) al-Gm-gùmah, ma nessun<br />

abitante oppose resistenza di sorta, perciò vennero incontro ai Musulmani,<br />

chiedendo l'amàn e offi'endo di trattare la pace. Questa fu conclusa con<br />

il patto che gli al-Guràgimah dovessero servire come spie ed informatori<br />

dei Musulmani e quali guardiani, o presidi della fi-ontiera (ma sài ih) sul<br />

monte al-Lukàm. Essi però rimanevano esenti dal pagamento della gizyah,<br />

e conservavano il diritto alle spoglie dei nemici dei Musulmani, da<br />

loro uccisi, ogni qualvolta avessero combattuto nelle file musulmane du-<br />

rante le scorrerie.<br />

Nei patti di questo trattato di pace entrarono anche tutti i mercanti<br />

e gii operai a mercede (agir), ed i servi (tabi') degli al-Anbàt (contadini)<br />

che trovavansi nella città, oltre agli abitanti dei villaggi (del circondario).<br />

Tutti questi furono chiamati al-Ra w àdìf (^), sia perchè erano congiunti<br />

ai loro padroni nel trattato con i Musulmani, sia perchè i padroni nel<br />

recarsi al campo dei Musulmani, menavano cdn loro i dipendenti, seduti<br />

in sella dietro di loro (ardàf).<br />

960.


17. a. H. §1 178-180.<br />

La condotta degli al-Guràgimah non fu però sempre corretta, perchè 17. a. H.<br />

a volte rispettarono il trattato, a volte agirono con colpevole duplicità, con i Mardaitr©<br />

scrivendo ai Greci e intrigando con loro (Balàdzuri, 159-160). ai-óuragimah.]<br />

NuTA 1. — In altro luogo (pag. 162, lin. 5-6) il termine rawàdif è spiegato come quei militi<br />

delle genti tributarie che dovevano proteggere le spalle dei Musulmani, ma al-Balàdzuri ritiene più<br />

corretta l'altra spiegazione. Cfr. anche Balàdzuri, Glossarium, pag. 43).<br />

ARABIA-MAKKAH. — Restauri al tempio di Makkah.<br />

§ 179. — (al-AXàqidi, senza isnàd). Nel mese di Hagab di questo anno<br />

il Califfo 'Umar si recò a Makkah (') compiendovi il piccolo pellegrinaggio f):<br />

durante la sua dimora colà, per venti giorni, ordinò alcuni restauri al<br />

tempio e fece allargare il piazzale intorno al santuario della Ka'bah. Siccome<br />

i proprietari di alcune case, che dovettero essere demolite per allar-<br />

gare la corte, non volevano vendere i loro stabili, il Califfo ne ordinò per<br />

forza la demolizione, deponendo nel tesoro dello Stato una somma di da-<br />

naro equivalente al valore delle case, in attesa che i proprietari venissero<br />

poi a ritirare quello a cui avevano diritto.<br />

In questa medesima occasione il Califfo ordinò di ristabilire (tagdid)<br />

i termini del territorio sacro (ansàb al-haram), affidando la sistema-<br />

zione e l'apposizione dei termini (cfr. 8. a. H., § 40) ad una commissione di<br />

quattro persone, ossia (1) Makhramah b. Nawfal, (2) al-Azhar b. 'Abd 'Awf,<br />

(3) Huwaj^tib b. 'Abd al-'Uzza e (4) Sa'id b. Yarbù' (T a bari, I, 2528).<br />

Cfi". Balàdzuri, 46, lin. 3, dove (senza isnàd) si conferma quanto<br />

è detto sopra e si pi-emette, che vivente il Profeta e regnante poi abù<br />

Bakr, il Haram di Makkah non era circondato da verun muro. Il restauro<br />

e l'ampliamento del santuario makkano, dice al-Balàdzuri, fu reso neces-<br />

sario dal grande aumento dei fedeli. 'Umar costruì un muro (di cinta at-<br />

torno al santuario) di altezza inferiore alla statvira di un uomo. Sul muro<br />

venivano posate le lampade (per l' illuminazione del piazzale).<br />

Cfr. anche Khaldiin, II, 109; Grawzi, I, fol. 37,r.-37,v.<br />

Nota 1. — Durante l'assenza del Califfo da Madinah, Zayd b. Thàbit rimase quale luogotenente<br />

in quella città.<br />

Nota 2. — Questa tradizione, sull'autorità della quale non abbiamo ragione alcuna di dubitare,<br />

ci rivela la falsità delle notizie date da Sayf che nel Gumàda I. di questo anno il Califfo 'Omar si recasse<br />

in Siria (T ab ari, I, 2514, lin. 6) e ritornasse poi in Arabia nel mese di Dzu-l-Higgah (Tabari, I, 2524,<br />

lin. 9 e segg.j, perchè si vede che nel Ragab egli si trovava in Makkah. Quindi 'Umar andò in Siria<br />

o nella prima o nella seconda metà dell'anno 17. H.<br />

§ 180. — (al-Ya'qùbi). Nel mese di Eagab il Califfo 'Umar si recò a<br />

Makkah per compiere il /piccolo pellegrinaggio, ed in questa circostanza<br />

allargò l'al-Maqàm, allontanandolo dal Bayt (la Ka'bah); allargò pari-<br />

menti l'al-Higr, e costruì l'al-Masgid al-Haràm, aumentandone le dimensioni.<br />

Comperò a questo scopo le case dai proprietari : ad alcuni che si opposero<br />

/<br />

961.<br />

121


^ 180-183. 17. a. H.<br />

17. a. H. demolì le case, depositando il valore degli stabili nel tesoro pubblico, Bayt<br />

KAH. - Restauri al-Màl. Tra le case distrutte fu quella di al-'Abbàs b. Abd al-Muttalib, il<br />

al tempio di quale protestò contro le misure prese dal Califfo nell'espropriare le dimore<br />

dei renitenti, citando una pretesa tradizione udita dal Profeta sulla co-<br />

struzione del tempio di Grerusalemme dal re David (Cfr. §§ 187, 188, 190).<br />

Dopo venti giorni il Califfo fece ritorno a Madinah (Ya'qùbi, II, 170).<br />

§ 181. — (abù-1-Walid Muli. b. 'Abdallah b. Ahmad al-Azraqi, da suo<br />

nonno Ahmad b. Muhammad b. al-Walìd al-Azraqi, da Muslim b. Khàlid,<br />

da ibn Griu'ayg). L'al-Masgid al-Haràm non aveva (anticamente) alcun muro<br />

di cinta, perchè le case di (Makkah) lo stringevano da tutte le parti, tranne<br />

nei punti dove (era uno spazio) tra le case, e lì erano porte attraverso le<br />

quali la gente entrava nel santuario liberamente da ogni parte. Piìi tardi<br />

lo spazio divenne ristretto, ed Umar b. al-Khattàb comperò le case (che<br />

stavano attorno al santuario) e le demolì dalla parte vicina alla moschea.<br />

Alcuni non vollero accettare il valore (stabilito dal Califfo come compenso<br />

dell'espropriazione) e si rifiutarono di vendere le case: perciò il prezzo fu<br />

versato nel tesoro della Ka'bah, finché (i proprietari delle case demolite)<br />

vennero più tardi a ritirarne l'importo. Poi il Califfo costruì tutto at-<br />

torno al santuario un muro basso: e disse a loro 'Umar: « Voi siete discesi<br />

« entro la corte della Ka'bah, non la Ka'bah è discesa su voi !» (A z -<br />

raqi, 306-307)<br />

§ 182. — Il cronista di Makkah, Qutb ai-din al-Nahrawàli, conferma<br />

le notizie date da al-Azraqi e spiega meglio le parola attribuite al Califfo<br />

'Umar come dirette ai proprietari di case che non avevano voluto accet-<br />

tare il prezzo delle espropriazioni : « In verità voi avete invaso la corte<br />

« della Ka'bah e vi avete costruito le vostre case : non<br />

avete diritto a pos-<br />

« sedere la corte della Ka'bah, e questa non ha invaso le vostre corti pri-<br />

« vate ! » Nel muro basso di cinta che Umar costruì attorno al tempio<br />

furono lasciate le porte che corrispondevano a quelle esistenti anteriormente<br />

tra le case che cingevano il santuario (Qutb ai-din, 74). Questi<br />

restauri avvenivano nell'anno 17. H. (Qutb al- din, 75, lin. 7-10, citando<br />

al-Tabari ed ibn al-Athìr).<br />

§ 183. — Secondo Qutb ai-din al-Nahrawàli la cagione vera dei restauri<br />

fatti da 'Umar al tempio makkano fu la grande inondazione dell'anno 17. H.,<br />

quando una piena improvvisa asportò i segni del tempio, Ma'àlim al-Haràm :<br />

questa inondazione disastrosa fu poi chiamata Sayl umm Nahsal.<br />

Nella sua opera storica sulla città di Makkah, Ithàf al- W ara, Umar<br />

b. Muhammad b. Fahd al-Hàsimi narra come nell'anno 17. H. sopravvenisse<br />

una piena improvvisa del torrente makkano, chiamata poi Sayl umm<br />

962.


17. a. H. § 133.<br />

Nalisal: una ingente quantità di acqua piovana discese impetuosamente ^^- ^- "•<br />

dalla parte superiore di Makkah, dal Tariq al-Eadm, irruppe nell'al-Masgid kah. - Restauri<br />

al-Haràm, abbattè il Maqàm Ibrahim e lo asportò dal sito dove stava, tra- ^' tempio di<br />

Makkah 1<br />

scinandolo fino ai quartieri inferiori di Makkah, Asfai Makkah, e cancellò<br />

completamente ogni traccia del luogo dove fino allora era sorto il Maqàm.<br />

Quando (i makkani) lo andarono a riprendere e lo riportarono alla Ka'bah,<br />

lo rieressero addossato alla Ka'bah nel lato anteriore di questa (? fi wa-<br />

ghihà). Il nome dato a questa piena terribile provenne dal fatto che in<br />

essa trovò la morte una donna, umm Nahsal bint 'Ubaydah b. Sa'id b.<br />

al-'As b. Umayyah b. 'Abd Sams b. 'Abd Manàf b. Qusayy : il suo cada-<br />

vere fa trascinato dalle acque fino alle parti basse di Makkah, Asfai Makkah.<br />

La piena portò con sé una grande quantità di sabbia e melma. Grli abi-<br />

tanti, dopo il disastro, scrissero al Califfo 'Umar, allora in Madìnah, il<br />

quale, turbato vivamente dalla grave notizia, si affrettò a venire in Makkah,<br />

compiendo un piccolo pellegrinaggio, nel mese di Ramadàn (settembre-<br />

ottobre 638 a. È. V.). Arrivato nella corte della moschea, si avvicinò al-Maqàm<br />

Ibràhim (Hagar al-Maqàm), che era appoggiato al santuario, e si mostrò<br />

preoccupato di lasciare quell'oggetto sacro in siffatta posizione. Rivolgen-<br />

dosi ai presenti, invocò ad alta voce qualcuno che potesse con sicurezza<br />

indicargli il preciso luogo dove sorgeva prima la sacra pietra. al-Muttalib<br />

ibn abi Wadà'ah al-Sahmi si presentò allora al Califfo e dichiarò di averne<br />

r indicazione precisa perchè, prevedendo già da vario tempo una siffatta<br />

sventura, aveva preso esatta misura della distanza che separava il Maqàm<br />

dal Bàb al-Hagar e dal pozzo di Zamzam, ed aveva conservato la cordi-<br />

cella (miqàt) con cui aveva fatto la misura. Il Califfo gii ordinò di<br />

rimanere presso di lui e di mandare uno a prendere la cordicella: quando<br />

questa fu portata al Califfo, ripeterono le misure e così il Maqàm potè<br />

essere rimesso nel suo pooto, dove è rimasto poi sempre fino ai nostri giorni<br />

(x sec. H.).<br />

In questa circostanza, dopo aver eseguito le demolizioni e costruzioni<br />

per il tempio, alle quali abbiamo già fatto allusione, il Califfo 'Umar eresse<br />

anche, nella parte superiore di Makkah, A'ià Makkah, quell'argine (radm)<br />

che doveva servire per proteggere il tempio, e che fu costruito con pietre<br />

sovrapposte, senza cemento (d a fà •<br />

i r) e con grandi macigni, colmando i<br />

vuoti con terra e sabbia. L'opera rimase intatta fino al 202. a. H., quando<br />

un'altra piena terribile vi arrecò alcuni danni e scopri alcune pietre gran-<br />

dissime della costruzione. A questo argine fu dato il nome di Radm bani<br />

Grumah dagli scrittori più antichi, e si trovava nel sito detto, ai tempi di<br />

Qutb ai-din, al-Mudda'a, vale a dire il luogo donde per la prima volta i<br />

963.


17. a. H.<br />

[ARABIA-MAK-<br />

KAH. - Restauri<br />

al tempio di<br />

Makl


17. a. H. 187-190.<br />

•<br />

palma coperte di melma e colonne<br />

/T^i T Dni\<br />

rozza semplicità (Khamis, 1, òdi).<br />

in or legno di palma, il tutto della più i-<br />

17. a. H.<br />

[ARABIA-MADT-<br />

nah.- Riediftca-<br />

(6) Per ingrandire il tempio 'Umar dovè demolire la casa appartenente ^'^ne dei tempio<br />

ad al-'Abbàs b. 'Abd al-Muttalib, lo zio del Profeta; quando però propose a<br />

al-'Abbàs di comperargli lo stabile, al-'Abbàs insistè nel cederlo gratuita-<br />

mente ai Musulmani. Tutta l'area della casa fu inclusa nel recinto del<br />

tempio (l3alàdzuri, 6).<br />

§ 188. — (ibn Sa'd, senza isnàd). Il Califfo 'limar demoli il Masgid<br />

Rasùl Allah (in Madinah) e lo ampliò, facendo entrare in esso la casa<br />

Dar al-'Abbàs b. 'Abd al-Muttalib, e con siffatto innovamento ne aumentò<br />

la vastità : la ricostruzione del Masgid fu fatta quando (per le numerose<br />

immigrazioni) crebbe la popolazione di Madinah (Sa ad, III, I, pag. 203,<br />

Un. 14-16).<br />

§ 189. — (Affàn b. Muslim, da Hammàd b. Salamah, da Ali b. Zayd,<br />

da Abdallah b. Ibràhim). Il primo che desse al Masgid Rasili Allah im<br />

pavimento di pietra fu il Califfo Umar: egli aveva osservato che quando<br />

i fedeli, durante le prostrazioni della preghiera, sollevavano la testa, sbat-<br />

tevano le mani (per pulirle dalla polvere) (^) : perciò diede ordine di selciare<br />

il suolo con pietre: queste furono portate dalla (valle di) al-'Aqiq e con esse<br />

fu fatto il pavimento (Sa ad. III, I, pag. 204, lin. 7-11).<br />

Nota 1. — Il pavimento pietroso dato dal Califfo al Masgid del Profeta in Madinah non fu già fatto<br />

con lastre di pietra, ma invece, come è chiaro dal termine usato al-hasà-, e dal sito dove il materiale fu<br />

raccolto, cioè il torrente disseccato di al-'Aqìq, con ciottoli arrotondati dalle acque: uno strato di pietre<br />

piccole gettate e sbattute sul pavimento terroso del Masgid, un semplice acciottolato e nulla più. E<br />

importante notare che, se la corte della moschea era polverosa, l' inconveniente che i fedeli s' impolve-<br />

rassero durante le prostrazioni della preghiera dovrebbe essersi verificato anche vivente il Profeta, se<br />

i fedeli avevan costantemente pregato nella corte della casa di Maometto : se invece l' inconveniente<br />

si fece visibilmente sentire sotto il Califfato di 'Umar, ciò significa molto probabilmente che solo regnante<br />

'Umar quella corte divenne moschea nel senso più moderno della parola. Con questo si accorda<br />

perfettamente la notizia che limar sentisse il bisogno di ingrandire la corte stante la ressa dei fedeli.<br />

Eppure, vivente Maometto, il numero delle persone che accorrevano alle funzioni dovrebbe essere stato<br />

anche maggiore per la speciale venerazione o attrattiva esei'citata dal Profeta.<br />

Con queste considerazioni noi ci richiamiamo a quanto si trattò, con qualche ampiezza, narrando la<br />

costruzione della cosi detta moschea del Profeta in Madinah (cfr. 2. a. H., §§ 6 e segg.ì: allora ci parve<br />

di poter concludere, fondandoci sui documenti raccolti, ohe il Profeta in Madinah pensasse solo a co-<br />

struirsi una casa con la solita corte centrale di tutte le case in Arabia : poi sostenemmo che con l'andar<br />

del tempo questa corte, destinata in principio a soli usi domestici, si trasformò in luogo di riunione<br />

delle persone che venivano a vedere il Profeta e quindi in luogo di arringhe e di preghiera, al principio<br />

in via eccezionale e poi man mano con sempre maggior frequenza. Ritenne però sempre carattere domestico<br />

fino alla morte del Profeta, ed allora soltanto, in particolar modo durante il Califfato di 'Umar m<br />

omaggio alla memoria del defunto Maestro, divenne un centro abituale di riunione per faccende tanto<br />

politiche che religiose: allora 'Umar senti la necessità di ampliare la. corte e di coprirne il pavimento<br />

con uno strato di breccia presa al torrente essiccato della valle di al-'Aqiq, dove probabilmente questa<br />

breccia era stata ben arrotondata dalle acque che vi eran corse costantemente durante la lontana epoca<br />

pluvio-glaciale l'cfr. 12. a. H., §§ 107, 108Ì.<br />

§ 190. (al-Samhùdi). Nel Sahih (di al-Bukhàri?) e nel Sunan di<br />

abù Dàwud è detto che, regnante abù Bakr, non fu fatto alcun amplia-<br />

965.


§ 190. 17. a. H.<br />

17. a. H. mento della moschea di Madìnah perchè il Califib era troppo occupato con<br />

NAH.- Riedifica- 1^ grandi conquiste. Egli si contentò di rinnovare le colonne tarlate e di<br />

zione del tempio sostituirle con nuovi tronchi di palma giovane. Gli ampliamenti della mo-<br />

schea furono opera del Califfo 'Umar, il quale, secondo gli uni, sostituì ai<br />

tronchi di palma tronchi di legno da costruzione (khasab), e secondo altri,<br />

sostituì invece ai tronchi d'albero colonnine di mattoni di fango cotti al<br />

sole, ed estese il colonnato del tempio. Il muro costruito da 'Umar comin-<br />

ciava dalla prima colonna della q i b 1 a h attigua alla m a q s ù r a h (e fa-<br />

cendo il gu'o della moschea giungeva?) alla qiblah (?). Altri dicono che<br />

estendesse il colonnato (soltanto) fino alla maqsiirah. Varie tradizioni<br />

affermano che il Profeta stesso avesse espresso il desiderio di vedere allar-<br />

gata la moschea, ed indicasse anche la direzione in cui avrebbe amato<br />

. . vederla estesa, ossia in direzione della qiblah.<br />

Quando per mancanza di spazio il Califfo comperò le case vicine e<br />

decise di ampliare la moschea, stabilì di non toccare le dimore delle ve-<br />

dove del Profeta, ma gli mancava, per completare il suo progetto, di com-<br />

perare e demolire la casa appartenente ad al-'Abbàs b. 'Abd al-Muttalib.<br />

Il Califfo propose ad al-'Abbàs la scelta di tre cose : o pagargliela a qua-<br />

lunque prezzo con danari del tesoro pubblico; o scambiargli lo stabile<br />

con un altro fondo e casa ovunque egli avesse voluto in Madinah, oppure<br />

al-'Abbàs poteva cederla gratuitamente come s a d a q a h alla comunità. al-<br />

'Abbàs respinse tutte queste proposte e dichiarò che come il suo fondo era<br />

una concessione (q a ti' ah) fattagli dal Profeta, non voleva separarsene:<br />

per dirimere la questione fu chiamato un arbitro, Ubayy b. Ka'b. Questi<br />

diede ragione ad al-'Abbàs, citando una tradizione riferentesi alla costruzione<br />

del tempio di Gerusalemme ai tempi di David, tradizione che Ubayy<br />

pretese aver udito dal Profeta : in questa tradizione Dio sconsigliava David<br />

dall'usare violenza contro quei propri'etari che non volessero cedere le loro<br />

case per l'ampliamento del tempio. Ad 'Umar non piacque la sentenza di<br />

Uba3-y, e siccome non aveva mai udita la tradizione dal Profeta stesso,<br />

ebbe dei sospetti sulla sua autenticità ed insistette che UJDayy venisse con<br />

lui alla moschea e ripetesse a vari Compagni la predetta tradizione, abu<br />

Dzarr confermò Ubayy, dicendo di aver udita la tradizione da Maometto,<br />

e lo stesso fece un altro Compagno : perciò 'Umar alfine si convinse e di-<br />

chiarò ad al-'Abbàs che non lo avrebbe più molestato per la sua casa.<br />

Ubayy ebbe per il Califfo parole amare : « Tu mi hai indubbiamente so-<br />

« spettato di aver inventata la storiella ! » Umar si contentò di dire che<br />

non aveva messo in sospetto la sua veridicità, ma voleva accertarsi se la<br />

tradizione fosse conosciuta. al-'Abbàs, avuta la dichiarazione di 'Umar che<br />

9tì6.


17. a. H.<br />

gg 190.193.<br />

nou sarebbe stato più molestato per il possesso della casa, spontaneamente ^7. a. h.<br />

la cedette alla comunità per l'ampliamento della moschea (cfr. § 180). nah - Riedifica-<br />

Ai tempi di 'limar la moschea, misurata dalla qiblah verso la Siria, zione dei tempio<br />

aveva 140 dzirà' di lunghezza, mentre la sua larghezza era di 120, ossia<br />

madinese.l<br />

nel senso est ovest. L' ingrandimento fatto da 'limar fu di due file di co-<br />

lonne in direzione d'occidente, perchè dalla parte orientale della moschea<br />

erano le dimore delle vedove del Profeta e queste non furono toccate. Dalla<br />

parte della qiblah l'ampliamento fu di 10 dzirà', ed in direzione della<br />

Siria di 30 dzirà'. Il muro di cinta fino all'altezza d'uomo fu fatto con<br />

pietre regolari, ed in esso lasciò sei porte, ossia (1)<br />

poi Bàb al-Salàm ;<br />

il Bàb Marwàn, detto<br />

(2) Bàb 'Atikah, detto poi Bàb al-Rahmah, ambedue a<br />

mano dritta della qiblah, mentre a mano sinistra vi era (3) la porta per<br />

la quale entrava nella moschea il Profeta ; il (4) Bàb al-Nisà, e (5, 6) due<br />

porte dalla parte della Siria (Samhùdi, 124-125). Wiist. Samhùdi, 68-69.<br />

ARABIA-HIGÀZ. — Costruzione di rifugi per i pellegrini.<br />

§ 191. — (al-Wàqidi, da Kathir b. Abdallah al-Muzani, da suo padre, da<br />

suo avo che accompagnò il Califfo Umar). Durante il viaggio da Madinah a<br />

Makkah, la gente, alla quale appartenevano i pozzi lungo la strada, venne in-<br />

contro al Califfo e chiese il permesso di costruire rifugi e stazioni (m a n à z i 1)<br />

nei luoghi dove si fermavano le caravane, fra Madinah e Makkah, perchè fino<br />

a quel tempo non esistevano fabbricati lungo la via. Il Califfo diede il per-<br />

messo richiesto, con la condizione che i viandanti forestieri girovaghi (ibn<br />

a 1 - s a b il) avessero diritto gratuito all'ombra ed all'acqua (T a b a r i, I, 2529).<br />

Cfr. Khaldùn, II, App. 109, dove, allo stesso modo di al-Tabari, la<br />

gente che costruì i rifugi è chiamata ahi al-miyàh.<br />

§ 192. — (al-Wàqidi, da Kathir b. Abdallah al-Muzani, da suo padre<br />

['Abdallah], da suo nonno). La gente della strada (per ahi al-tariq, inten-<br />

donsi quelle persone che abitando lungo la via delle carovane dovevano<br />

sorvegliare l'andamento del traffico dei pellegrini, e mantenere in buono<br />

stato i pozzi lungo la strada) domandarono licenza ad 'limar b. al-Khattàb<br />

di costruire (ricoveri) sulla via tra Makkah e Madinah, ed 'limar lo permise,<br />

dicendo : « Il viaggiatore (ibn a 1 - s a 1) i 1) ha diritto gratuito all'acqua ed<br />

«all'ombra» (Sa ad. III, I, pag. 220, lin. 23-26).<br />

ARABIA. — Pellegrinaggio annuale.<br />

§ 193. — Nell'anno 17. H. il pellegrinaggio annuale fu diretto dal Ca-<br />

liffo 'limar (T ab a ri, I, 2569, ult. lin.].<br />

Cfr. Mas'udi, IX, 56; Athir, II, 43'3.<br />

967.


§§ 194,195. 17. a. H.<br />

17. a. H. ARABIA-MADlNAH. — Matrimonio del Califfo Umar con umm Kul-<br />

[ARABIA-MADI-<br />

NAH.- Matrimo- IflUm. •<br />

nio del Califfo § 194. — («) (al-Wàqidi, seiiza isnàd). In questo anno il Califfo TJmar<br />

Kulthùm.<br />

si unì in matrimonio con umm Kulthùm bint Ali b. abi Tàlib, una figlia<br />

di Fàtimali, e perciò nipote del Profeta; il matrimonio fu consumato nel<br />

mese di Dzù-1-Qa'dah (') (T a bari, I, 2529, lin. 5 e segg.).<br />

(6) Cff. A bui feda, I, 238. Il dono nuziale (sadaqah), dice al-<br />

Dzahabi, fu di 40,000 dirham. Questa notizia proviene da ibn Sa'd,<br />

Vili, 340, lin. 6-7; (Dzahabi Pariw, I, fol. 130,v.).<br />

Grawzi, I, fol. 39, V.<br />

Nota 1. — Anche questa tradizione conferma quello che abbiamo osservato nella nota ad una<br />

tradizione precedente, (§ 175, nota 1), che cioè il Califfo TJmar non fosse assente in Siria fra il Gumàda I.<br />

ed il Dzu-l-Higgah, come vorrebbe Sayf b. 'Umar. j]<br />

§ 195. — al-Ya'qùbi narra che, quando Umar chiese ad Ali la mano<br />

di umm Kulthùm, il padre osservò che sua figlia era ancora molto gio-<br />

vane per andare a marito. A questo 'Umar rispose: « Io non voglio quello<br />

«; che tu pensi (ossia giacere con la fanciulla), ma poiché il Profeta ha<br />

« detto: « Nel giorno del giudizio cesseranno tutte le genealogie e tutti i<br />

« legami di parentela, tranne la mia parentela, la mia genealogia e la mia<br />

« cognazione (s i h r i) » — ; così io ho voluto avere con il Profeta i vincoli di<br />

« parentela e quelli di cognazione ». 'Ali allora la cedette al Califfo, il quale<br />

nello sposarla le assegnò una dote di 10,000 dìnàr (Ya'qùbi, II, 171).<br />

Questa tradizione suggerisce due osservazioni. La prima è la natura<br />

poco verosimile delle ragioni addotte da 'Umar per voler il matrimonio :<br />

le ragioni sono aggiunta delle scuole posteriori di tradizionistica, le quali<br />

hanno voluto prevenire l'accusa di erotismo senile nel Califfo, che, già largamente<br />

provveduto di mogli, a sessant'anni convolava a nozze con fan-<br />

ciulle ancora quasi immature. Ciò ricorda l'incidente della violenza fatta<br />

da 'Umar ad 'Atikah, la vedova di 'Abdallah b. abi Bakr. Si noti la con-<br />

discendenza di Ali a questo matrimonio, sì poco dignitoso tanto per lo<br />

sposo, quanto per il .<br />

padre<br />

della sposa. 'Ali temeva il Califfo : nel cedere<br />

alla passione senile di 'Umar egli sperava forse indurlo a considerare con<br />

qualche simpatia la sua successione, o meglio candidatura al Califfato.<br />

La seconda osservazione suggerita dalle precedenti notizie di al-Ya'qùbi<br />

è sulla donazione dotale fatta dal Califfo alla propria sposa. Dieci mila<br />

dìnàr era allora una somma molto ingente: donde una luce sfavorevole<br />

sulle tradizioni che daremo più avanti, sotto l'anno 23. H., le quali vorrebbero<br />

provare la povertà e semplicità di costumi di 'Umar. Vediamo invece che<br />

non mancano buone ragioni per ritenere aver il Califfo — in via forse per-<br />

968.


17. a. H. §§ 195-198.<br />

lettamente onesta, pubblica e da tutti approvata — accumulato una for-<br />

tuna assai considerevole. 10,000 dinar (ossia monete d'oro) sarebbero, al<br />

saggio aureo moderno equivalenti a 130,000 franchi; ma siccome in quei<br />

tempi il danaro valeva circa cinque volte tanto, la dote corrisponderebbe<br />

a più di mezzo milione di moneta moderna. Il dono nuziale di 40 mila<br />

dirham riferito da ibn Sa'd, corrisponde circa alla metà di questa somma,<br />

ma è sempre una fortuna ingente per quei tempi. Se, come è probabile,<br />

il Califfo dotò anche altre mogli in egual misura, così veniamo subito ad<br />

appurare che 'Umar dovette essere molto ricco. Sulle immense ricchezze<br />

accumulate dai Compagni del Profeta, veggasi quanto narra ibn Khaldùn<br />

(Khaldùn Proleg., I, 416-417): tutti morirono in possesso di vistose<br />

fortune, ed altrettanto fu di 'Umar. Non si può dire lo stesso di abù Bakr,<br />

perchè il primo Califfo dell' Isiàm morì prima che cominciassero le conquiste<br />

lucrose, e prima che i redditi delle provincie più ricche dell'Asia Anteriore<br />

versassero i loro tributi nella cassa centrale di Madinah.<br />

§ 196. — In quel tempo il Califfo 'Umar chiese la mano di umm Kulthùm,<br />

la figlia di 'Ali b. abì Tàlib. Ali gli disse: « Mia figlia è ancora<br />

« troppo giovane per andare a marito ». Umar non volle crederlo, ed allora<br />

'Ali mandò la figlia con un mantello presso 'Umar. Questi le tolse il velo e<br />

volle tirarsela a sé, raa la fanciulla gii sfuggì, e ritornata presso il padre gli<br />

raccontò corae 'Umar si fosse contenuto in modo sconveniente con lei. 'Ali<br />

disse perciò ad 'Umar; « Se tu non fossi Califfo, io ti romperei il naso, e ti<br />

« strapperei gli occhi con le unghie ». Nulladimeno 'Umar chiese di nuovo<br />

la mano della fanciulla al cospetto degli Emigrati makkani e degli al-Ansar,<br />

dando come motivo della sua dimanda che Maometto avesse detto una volta:<br />

« Ogni parentela di sangue per matrimonio cessa nel giorno del giudizio<br />

« universale, tranne quelle con me » (umm Kulthùm era una nipote del<br />

Profeta). 'Ali andò allora a casa e disse alla figlia: « Va da 'Umar un'altra<br />

«volta! ». Ed essa disse: «Vuoi tu mandarmi di nuovo da quel vecchio<br />

«libidinoso?». 'Ali rispose: «Egli è tuo marito!» (Khamis) (cfr. anche<br />

Weil, I, pag. 144, nota 1; Saad, Vili, 340, lin. 5 e segg.).<br />

§ 197. — Secondo ibn al-Grawzi, in questo anno 17. H., in Makkah,<br />

'Umar si fidanzò con una figlia di Hafs b. al-Mughirah; ma saputo poi che<br />

era sterile, la ripudiò prima ancora d'aver giaciuto con lei: la donna ri-<br />

tornò allora presso il suo precedente marito (Grawzi, l, fbl. 37,r.-37,v.).<br />

ARABIA. — Carestia.<br />

§ 198. — al-Dzahabi pone la grande siccità' e carestia in Arabia nell'anno<br />

17. H. e dice che questo si chiamasse: 'Am al-Ramàdah, o Anno<br />

969. 122<br />

17. a. H.<br />

[ARABIA-MADI-<br />

NAH.- Matrimo-<br />

nio del Califfo<br />

'Umar con umm<br />

KulkhQm.1


'<br />

gjjg,<br />

198-202. 17. a. H.<br />

17. a. H. delle Ceneri, 'limar insieme con al-'Abbàs b. 'Abd al-Muttalib fece la ceri-<br />

''<br />

monia dell' istisqà, ossia di chiedere a Dio di concedere la pioggia, o<br />

rogazione (Dzaliabi Paris, I, fol. 130,v.).<br />

Luogotenenti del Califfo Umar.<br />

§ 199. — (al-Tabari, senza isnàd). In questo anno furono luogotenenti<br />

del Califfo:<br />

(1) in Makkah, 'Attàb b. Asid;<br />

(2) nel Yaman, Ya'la b. Uniayj'ah;<br />

(3) nella Yamàmah e<br />

(4) nel Bahraj'n, 'Utlimàn b. abi-l-'As;<br />

(5) neirUmàu, Hudzayfah b. Mihsan;<br />

(6) nella Siria, quelli già menzionati;<br />

(7) in al-Kùfah e nel territorio di al-Kùfah, Sa'd b. abi Waqqàs, con<br />

abù Qurrah come capo dei qàdi;<br />

(8) in al-Basrah e nel territorio di al-Basrah, abu Musa alAs'ari, con<br />

abù Maryam al-Hanafi come capo dei qàdi;<br />

(9) nella al-Grazii-ah e in ai-Ma wsil, quelli già menzionati (T a bari,<br />

I, 2570). Cfr. Athìr, II, 433.<br />

ARABIA. — Eventi minori.<br />

§ 200. — Sotto l'anno 17. H. ibn al-GraAvzi narra l'istituzione della<br />

H i m a a 1 - R a b a dz a h (la riserva dei pascoli militari) , del Dar al-Daqìq<br />

(magazzino generale dei tributi in natm-a) in Madinali e dell'era musulmana<br />

(Grawzi, I, fòl. 35,v.-36,v.).<br />

NECROLOGIO.<br />

§ 201. — al-Dzahabi osserva che molte persone figui-ano come morte<br />

in questo anno 17. H., ma allo stesso tempo aggiunge che la maggior<br />

parte di questi nomi apparisce anche nei necrològi degli anni precedenti<br />

e susseguenti (Dzahabi Paris, I, fol. 130,v.).<br />

Difatti alcuni pongono erroneamente in quest'anno la grande peste di<br />

'Amwàs: da ciò gli errori di cronologia.<br />

§ 202. — In questo anno al-Dzahabi dice morissero :<br />

(1) Bisr b. Ghazwàn, secondo Sa'id b. 'Ufa^i- ed al-Wàqidi;<br />

(2) al-Hàrith b. Hisàm, secondo Sa'id b. 'Ufajr;<br />

(3) Ismà'il b. 'Arar, secondo ibn 'Ufayr;<br />

(4) Surahbil b. Hasanah, e<br />

(5) Yazid b. abi Sufyàn b. Harb, ambedue secondo la medesima autorità;<br />

970.


17. a. H. §§ 202-206.<br />

(6) abù 'Ubaydah b. al-Garràh, secondo ibn al-Kalbi ed ibn 'Ufayr ;<br />

(7) Mu'àdz b. Grabal (Dzahabi Paris, I, fol. 130,v.).<br />

§ 203. — Sotto l'anno 17. H. ibn al-Gfawzi dà la biografia di al-'Alà<br />

b. al-Hadrami, come morto in quest'anno (Gawzi, I, fol. 40,v.); ma con-<br />

fronta quanto si disse sotto l'anno 14. a. H., § 256.<br />

Amr b. Anbasah.<br />

§ 204. — abu Nagìh 'Amr b. 'Anbasah b. Khàlid b. Hudzayfah al-<br />

Sulami, già prima di abbracciare l'Islam erasi convinto dell'inanità del<br />

culto idolatra, e venuto a sapere della predicazione di Maometto in Makkah,<br />

lo andò a vedere in questa città: abbracciò l'Islam e pretese poi di esser<br />

stato il quarto a convertirsi. Egli però ritornò presso la sua gente, e vi<br />

rimase fin dopo la battaglia di Hunayn, continuando la svia vita di prima<br />

tra i Sulaym; ed allora soltanto raggiunse il Profeta, ibn al-Grawzi lo an-<br />

novera tra i morti nell'anno 17. H. (Grawzi, I, fol. 41,r.-41,v.).<br />

umm 'Atiyyah al-Ansariyyah.<br />

§ 205. — Tra le pei'sone morte nell'anno 17. H. ibn al-Gawzi novera<br />

anche umm 'Atiyyah al-Ansàriyyah, ossia Nusaybah {sic) bint Ka'b, che,<br />

egli dice, seguì il Profeta in sette spedizioni, preparando il pasto per i<br />

guerrieri e curando i feriti (Grawzi, I, fol. 41,v.).<br />

ibn Hagar ha su di lei un lungo articolo e dice che non è certo se<br />

si chiamasse Nasibah o Nusaybah: se suo padre fosse Ka'b o al-Hàrith, e<br />

se non avesse cognome umm 'Umàrah invece di umm 'Atiyyah. Trasmise<br />

tradizioni dal Profeta ad Anas, a Muhammad b. Sii-ìn, a Hafsah bint<br />

Sirin, ad Ismà'il b. 'Abd al-rahmàn b. 'Atiyyah, e ad 'Abd al-malik b.<br />

'Umayr. Si vuole che emigrasse poi ad al-Basrah e prendesse stanza nel<br />

Qasr banì Khalaf (Hagar, IV, 923, n. 1407).<br />

Cfr. sotto l'anno 14. a. H., § 263, umm 'Umàrah Nasibah, ecc.: trat-<br />

tasi della stessa persona e v'è qualche confasione di nomi.<br />

ibn al-Athìr dice che essa è annoverata fra le tradizioniste della scuola<br />

di al-Basrah: soleva lavare i morti e seguire il Profeta nelle spedizioni<br />

(Athìr Usd, V, 603).<br />

Dzahabi Tagrid, II, 346, n. 4020.<br />

Malik b. Qays.<br />

§ 206. — abu Khaythamah Màlik b. Qays b. Tha'labah b. al-'Aglàn<br />

b. Zayd b. Ghanm b. Sàlim b. 'Awf b. al-Khazrag al-Ansàri, Compagno<br />

del Profeta, fri presente a Uhud ed ai -fatti d'arme successivi, ma alla spedi-<br />

971.<br />

17. a. H.<br />

[NECROLOGIO.]


206, 2(j7. 17. a. H.<br />

17. a. H. zione di Tabiik rimase addietro per dieci giorni. In una giornata però di<br />

NECROLOGIO.<br />

Màlik b. Qays. grande caldo trovò le due sue mogli che gli avevano preparato una tet-<br />

toia di ft-asche ('aris) riparata dal sole, rinfrescata con continui getti di<br />

acqua, e circondata da ogni lusso e vivanda che poteva desiderare. Ve-<br />

dendo tante belle cose, pensò al Profeta in marcia, oppresso dal caldo<br />

dalla fatica e privo di ogni cosa amena: si pentì d'averlo abbandonato e<br />

lo andò a raggiungere.<br />

ibn al-Grawzi lo annovera tra i morti dell'anno 17. H. (Grawzi, I,<br />

fol. 43,r.).<br />

Hagar, IH, 713, n. 1792; IV, 99, n, 357. Alcuni lo chiamano Màlik<br />

b. Qays b. Khaythamah (Athir Usd, IV, 291-292; Dzahabi Tagrid,<br />

II, 51, n. 534).<br />

Utbah b. Ghazwan.<br />

§ 207. — (a) abù Abdallah, o abù Ghazwàn, 'Utbah b. Ghazwan b.<br />

Gràbir b. Wahb [o Wuhayb] b. Nusayb b. Zayd b. Màlik b. al-Hàrith b.<br />

'Awf b. Màzin b. Mansùr b. 'Ikrimah b. Khasafah b. Qays b. 'Aylàn b.<br />

Mudar, halif dei banù Nawfal b. Abd Manàf b. Qusayy. Era uomo lungo,<br />

di bell'aspetto, e vino dei primi convertiti all'Isiàm. Partì per l'Abissinia<br />

nella seconda emigrazione; ed era tra i Compagni dell'Inviato di Dio uno<br />

dei più noti per l'abilità nel tirar d'arco (Sa ad, III, 1, pag. 69, Un. 3-9).<br />

(&) (al-Wàqidi, da Grubayr b. 'Abdallah, e Ibràhìm b. Abdallah, dal<br />

figlio di 'Utbah b. Ghazwàn). Quando emigrò a Madinah nella Higrah,<br />

'Utbah contava 40 anni (Sa ad, III, pag. 69, lin. 10-12);<br />

(e) (al-Wàqidi, da Huka3-m b. Muh., da suo padi-e [Muli.]) ed albergò<br />

insieme col suo mawla Khabbàb in casa di 'Abdallah b. Salimah al-<br />

'Aglàni (Sa ad. III, 1, 69, lin. 12-14).<br />

{d) (al-Wàqidi, da Miisa b. Muh. b. Ibràhim, da suo padre [Muli. b.<br />

Ibràhìm]). L'Inviato di Dio lo unì in fratellanza con abù Dugànah (Saad,<br />

ni, 1, pag. 69, lin. 12-14).<br />

(e) (al-Wàqidi, da Gubayr b. 'Abdallah e da Ibràhìm b. Abdallah).<br />

'Umar b. al-Khattàb lo prepose al governo di al-Basrah,* e fu appunto<br />

'Utbah che fabbricò al-Basrah e ne tracciò per il primo il contorno (akh-<br />

tatta); giacché prima ivi era la città di al-Ubullah: egli costruì la mo-<br />

schea con canne palustri (Saad, III, 1, pag. 69, lin. 16-19).<br />

(/) (al-Wàqidi). 'Utbah era con Sa'd b. abi Waqqàs, il quale, in ossequio<br />

a un ordine di Umar, lo mandò in al-Basrah. Dopo sei mesi di comando<br />

quivi, egli tornò a Madinah, ma 'Umar lo rimandò ad al-Basrah come<br />

governatore. Morì in al-Basrah nel 17. H., in età di 57 anni, sotto il Ca-<br />

972.


17. a. H. § 207.<br />

liffato di 'Umai-, colto da morbo viscerale (batn), in Ma'din bani Sulaym. '^- ^- ^<br />

. [NECROLOGIO. -<br />

Suwayd, suo servo, portò ad Umar b. al-Khattàb le cose e l'eredità di lui utbah h. Ghaz-<br />

(Saad, III, 1, pag. 69, lin. 19-28). wàn.| "^<br />

Si dice fosse il settimo a rendersi musulmano': emigrò in Abissinia (sic,<br />

ma correggi Madinah) in età di 40 anni. Secondo ibn al-Athii', morì nel<br />

17. H. ritornando ad al-Basrah dopo il pellegrinaggio, in età di 67 anni<br />

(Athir Usd, III, 363-365).<br />

Qutaybah, 140, lin Ile segg. pone la sua morte nel 17. H. Hasan<br />

al-Basri, Qabisah ed altri trasmisero le sue tradizioni (Dzahabi Paris, I,<br />

fol. 125,v.-126,r.).<br />

éawzi, I, fol. 41,v.; Dzahabi Tagrid, I, 399, n. 3883.<br />

Per altre notizie su 'Utbah b. Ghazwàn cfr. le tradizioni raccolte sulla<br />

fondazione di al-Basrah nel 14. a H. § 69 e segg., e 16. a. H., §§ 243<br />

e seguenti.<br />

973.


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Incominciato a stampare nel Febbraio 1907.<br />

Terminato di stampare il 31 Luglio 1909.


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