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Annali dell'Islam - The Search For Mecca

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ANNALI DELL'ISLAM


Olà pubblicati:<br />

<strong>Annali</strong> <strong>dell'Islam</strong><br />

Volume I. - Introduzione. - Anni 1.-6. H. (Milano, 1905, xvi-740).<br />

Volume II, - r(jino I. - 7.-11. a. H. (Milano, 1907, Lxxviii-719, con sette illustra-<br />

zioni e quattro carte topografiche).<br />

Tomo IL 12. a. H. e Indice alfabetico dei volumi I e II (Milano, 1907,<br />

pao. 72 II 567, con tre carte geografiche, due piante e parecchie<br />

illustrazioni).<br />

Volume HI. - 13.-17. a. H. (Milano, 19 io, LXXXiii-973, con nove carte geografiche<br />

e molte illustrazioni).<br />

Volume IV. - 18.-22. a. H. (Milano, 191 1, xxxv-701, con due carte geografiche,<br />

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due piante e molte illustrazioni).<br />

Volume V. - 23. a. H. - Volume di circa 500 pagine, con carte geografiche e molte<br />

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Volume VI. - 24.-32. a. H.<br />

illustrazioni, e Indice alfabetico dei volumi III, IV e V.<br />

Volume VII. - 33.-35. a. H. e Indice dei volumi VI e VII.<br />

Volume Vni. - 36.-40. a. H. e Indice.<br />

Gli altri volumi, il cui numero non si può da ora stabilire,<br />

usciranno in seguito con la massima sollecitudine possibile.


v^<br />


Roma, 1911 — Tipografia dell'Unione Editrice.


Edizione di 300 Esemplari numerati.<br />

91 260<br />

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ALL'INSIGNE STORICO<br />

ED ARABISTA<br />

HENRI LAMMENS<br />

OMAGGIO<br />

DI AMMIRAZIONE E RICONOSCENZA<br />

VZl


INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI E CARTE<br />

Tiberiade Tra le pagg. 16-17<br />

Carta della Siria e della Mesopotamia 32-33<br />

Tomba, di San Giovanni Battista . 66-57<br />

Carta del Basso Egitto<br />

104-106<br />

Rovine di Cesarea 152-163<br />

Rovine di 'Asqalàn 160-161<br />

Due vedute delle colline a oriente della fortezza di Babilonia .<br />

168-169<br />

Panorama di tutta la fortezza di Babilonia 184-186<br />

Porta e torrioni meridionali della fortezza di Babilonia. . . . 224-226<br />

Mura di Babilonia presso la Mu'allaqah 240-241<br />

Mura occidentaK della fortezza di Babilonia 256-267<br />

<strong>For</strong>tezza romana di Babilonia (Bàb al-Yùn) — (Qasr al-Sam') . 272-273<br />

Gerusalemme :<br />

la moschea al-Masgid al-Aqsa 504-506<br />

La moschea sulle rovine del tempio di Gerusalemme .... 612-513<br />

La moschea di 'Amr in al-Fustàt 560-561<br />

al-Fustàt ai tempi della sua fondazione nel 21. H 568-669<br />

Interno della moschea di Damasco 576-577<br />

IX.


INDICE ANALITICO<br />

DELLA MATERIA CONTENUTA<br />

NEL QUARTO VOLUME<br />

18. a. H.<br />

(12 gennaio 639—1° gennaio 640!.<br />

Tabella cronologica comparativa musulmano-gregoriana dell'annata, p. 2.<br />

IRAQ-PERSIA. - Conquista del Khuzistàn — §§ 1-2, seguita, secondo al-Dzahabi, in quest'anno, per<br />

opera di abii Musa al-As'ari e di Sa'd b. abi Waqqàs e loro luogotenenti, p. 3.<br />

IRAQ. - Trasformazione edilizia di al-Kufah — § 3. che fu ricostruita con mattoni cotti al sole, p. 3-4.<br />

ARABIA-SIRIA. - La carestia e la peste dell'anno 18. H. — § 4. Convien distinguere due fatti: la<br />

carestia prodjotta da una prolungata siccità in Arabia ed in Siria; e la peste, che scoppiò tra i<br />

Cristiani di Palestina ('Amawàs), e da questi si comunicò agl'invasori, p. 4-5. — § 5. Anacronismo<br />

delle tradizioni sulle vettovaglie mandate da 'Amr b. al-'As al Califfo in Madinah. H morbo,<br />

peste bubbonica, distrusse una gran parte degl' invasori, p! 5-6.<br />

ARABIA. - La carestia in Arabia.— §§6-7. (Tabari: Sayf). L' «Anno delle ceneri», p. 6. — §8. (ibn Sa'd:<br />

Wàqidii. Id., p. 7. — § 9. Significato più probabile dell'espressione 'Am al-ramàdah, p. 7. —<br />

§ 10. Tradizioni wàqidee della siccità e carestia in Arabia, riportate in gran parte da ibn Sa'd : di che<br />

si pascevano gli affamati, p. 7. — § 11. limar chiede ed ottiene soccorsi di vettovaglie da 'Amr<br />

b. al-'Às. Spirito partigiano nella tradizione, avverso ad al-ZubajT b. al-'Awwàm, p. 7-8. — §§ 12-<br />

14. Soccorsi ricevuti dall' Egitto (?), dall'Iraq e dalla Siria, e distribuiti dagli agenti del Califfo tra i<br />

più bisognosi, p. 8-9. — § 15. Preghiere e innovazioni rituali di TJmar, p. 9. — §§ 16-19. Frugalità di<br />

'limar e sue privazioni, p. 10-11. — § 20. Vettovaglie e indumenti mandati da 'Amr b. al-'As e da<br />

Mu'àwiyah, p. 11. — §§ 21-22. Numerosi immigrati in Madinah, tra cui il Califfo distribuisce gli<br />

alimenti, p. 11-12. — §§ 23-30. Penitenze, preghiere e rogazioni praticate da limar finché tornano<br />

le pioggie, p. 12-15. — §§ 31-32. Dilazione di un anno accordata da TFmar per il pagamento della<br />

sadaqah, p. 15. — §§ 33-34. Umiltà e privazioni di limar, p. 15-16. — § 35. Ti-adizioni di al-Ta'qubi,<br />

p. 16. — §§ 36-89. Ti-adizioni di Sayf b. 'Umar presso al-Tabari sui disastrosi effetti della carestia,<br />

e i soccorsi inviati da abu 'Ubaydah, e da 'Amr b. al-'Às mediante lo spurgo del canale tra il Nilo<br />

e il Mar Eosso. Solenni rogazioni indette dal Califfo per ottenere la pioggia, p. 16-17. — § 40. Riassunto<br />

finale delle varie tradizioni sulla carestia in Arabia, i suoi effetti, il modo con cui si cercò<br />

di lottare contro la grande sventura nazionale, p. 17-18.<br />

ARABIA-SIRIA. - Tradizioni sul viaggio del Califfo 'Umar in Siria — § 41. (Tabari) erroneamente<br />

messo da ibn Ishàq e da al-Wàqidi nell'anno 17. H., p. 18. — § 42. (id). Accompagnato da Muhàgiriin.<br />

Ansar e Qurayi, "Umar si arresta in Sargh, per l' infierire della peste, e toma a Ma-


18. a. H. §§ 42-99. INDICE ANALITICO<br />

dinah, «fuggendo dal destino di Dio, al destino di Dio», p. 18-19. — § 43. (id.). Ritorno dei comandanti<br />

delle guarnigioni ai loro posti in Siria, p. 19. — § 44. \Dzababi). Zayd b. Thàbit luogotenente<br />

di 'Umar in Madìnah, p. 19. — § 46. (Ya'qubi). Dissenso tra abu 'Ubaydah e il Califfo,<br />

p. 19-20. — § 46. Ricostruzione arbitraria che fa ibn al-Athir di un viaggio di 'Umar in Siria<br />

dopo la peste, con pretesa deposizione di Suralibìl b. Hasanah, p. 29.<br />

SIRIA. - Le tradizioni sulla grande pestilenza dell'anno 18. H. — § 47. (Tabari ed altri). Notizie di<br />

ibn Isluiq, Khuwandaniir, ibn al-Gawzi, ecc., sulla mortalità in Siria, p. 20-21. — § 48. (id). Id. di<br />

al-Wàqidi, p. 21. — § 49. (id.). Àm al-ramàdah, p. 21. — § 60. (ibn Sa'di. Carestia e fame per<br />

9 mesi, p. 21. — §§ 51-5S. Notizie di abiì Ma'sar e Saji" b. 'Umar sulla data precisa della pestilenza,<br />

p. 21. — §§ 54-55. (ibn 'Asiikir). Peste e moria di 'Amawàs, p. 21: — § 56. fDzahabi) non infierì af-<br />

fatto in Arabia, p. 22. — § 57. (Baliiijzuii). Principali vittime del morbo, p. 22. — § 58. (ibn 'Asàkir).<br />

Varia interpretazione religiosa data alla calamità dai superstiti, p. 22. — § 69. (Tabari). Invano<br />

'Umar invita abù 'Ubaydah a lasciare la Siria. Le milizie musulmane riduconsi in al-Gàbiyah,<br />

p. 23. — § 60. (id.). Succede ad abu 'Ubaydah, nel governo della Siria, prima Mu'àdz b. Gabal,<br />

poi 'Amr b. al-'Às, p. 23. — § 61. (id.). Effetti e durata della pestilenza, p. 23. — § 62. lYa'qubi).<br />

Successori di abu 'Ubaydah sino a Mu'àwiyah b. abi Sufyàn. Numero delle vittime, 'e caro delle<br />

granaglie, p. 23-24. — § 63. Tradizione profetica, conservata da ibn 'Asàkir, per spiegare la cru-<br />

deltà del destino, p. 24. — § 64. (Tabari: Sayf). 'Umar disegna di visitare le regioni colpite dalla<br />

peste. Consiglio di Ka'b al-Alibàr, p. 24-25. — § 65. (Eutichio). 'Amr b. al-'As scava il canale<br />

Khalig ed invia dall'Egitto copiose vettovaglie in Arabia, p. 25. — §§ 66-67. Altre notizie di<br />

Dzahabi, Abulfeda, Michele Sirio sulla peste in Mesopotamia, p. 26. — § 68. Appunti del Nallino<br />

sopra alcune tradizioni o detti attribuiti a Maometto nelle raccolte canoniche relativamente alla<br />

peste ed alle misure di precauzione da prendersi contro le infezioni, p. 25-27. — § 69. Riassunto<br />

dell'<strong>Annali</strong>sta sullo svolgimento della pestilenza, le sue cause, la sua durata, i paesi devastati,<br />

e la spaventevole moria, p. 27-28.<br />

Nomina di nuovi governatori. — § 70. (Tabari: Ishàq). Mu'àwiyah b. abi Sufyàn sul Gund Dimasq,<br />

e Surahbil b. Hasanah sul Gund al-Urdunn, p. 29. — § 71. (Balàdzuri). Governo di Yazid<br />

b. abi Sufyàn, p. 29. — § 72. (Khallikàn). Id., p. 29. — § 73. (Tabari: Sayf). Id., p. 29-30. — § 74.<br />

(Cedreno). Governo di Mu'àvriyah, p. 30. — § 75. Importanza di questa nomina, p. 30-31.<br />

PALESTINA. - Assedio di Qaysàrìyyah — §§ 76-77. (Balàdzuri). per opera di 'Amr b. al-'Às, e poi di<br />

Mu'àvfiyah, p. 31-32. — § 78. (Ya'qiibi). Notizia della presa comunicata al Califfo, p. 32. — § 79. Data<br />

corretta della presa: 19. a. H., p. 32.<br />

MESOPOTAMIA. - La conquista araba della Mesopotamia. — § 80. Ragioni politiche, strategiche,<br />

geografiche e commerciali di questa conquista, p. 32-33. — § 81. Le conquiste della Siria e della<br />

Babilonide portarono a quella della Mesopotamia, popolata da Aramei nestoriani e da numerose<br />

tribù arabe immigrate. La conquista fu fatta per la metà occidentale dalle schiere della Siria, per<br />

la metà orientale dalle schiere che avevano invaso l'impero persiano, p. 33-.34. — § 82. Acuta e<br />

persuasiva critica del Wellhausen sulla versione sayfiana della conquista mesopotamica : comin-<br />

ciata nella seconda metà dell'a. 18. H. per iniziativa delle genti musulmane in Siria sotto 'lyàd<br />

b. Ghaum, compiuta al principio dell'a 20. H. con la sottomissione della metà sassanida per parte<br />

delle milizie kufane, p. 34-35. — § 83. (abu Yusuf). Come la Mesopotamia era divisa tra Greci e<br />

Persiani, p. 35, — § 84. e come la parte sassanida, sfornita di guarnigioni, si arrendesse accettando<br />

l'Isiàm, p. 35-36.<br />

Le tradizioni sulla conquista araba della Mesopotamia occidentale. — § 85. (Tabari: Wàqidi). Caduta<br />

delle principali città mesopotamiche, nell'a. 18. H., p. 36 — § 86. (Id. : Ishàq). o nell'anno<br />

19. H., p. 36. — § 87. (Id., ib.). Tyàd b. Ghanm sarebbe partito da al-Kùfah per la conquista<br />

della Mesopotamia, per ordine di 'Umar a Sa'd b. abi Waqqàs. Errore evidente di ibn Ishàq,<br />

p. 36-38. -• § 88. (Khuwàrizmi). Espugnazione di varie città nell'a. 18. H., p. 38. — § 89-90.<br />

(Tabari: Sayf). La Mesopotamia conquistata, secondo Sayf b. 'Umar, nell'a. 17 H., p. 38. —<br />

§ 91. Racconto di al-Ya'qùbi, p. 38 — § 92. e di Eutichio, p. 38. — §§ 93-95. (Balàdzuri). 'lyàd b.<br />

Ghanm, nominato da 'Umar governatore della Gazirah, parte dalla Siria nell'a. 18. H., p. 38-39,<br />

— § 96. (Id.). assedia e prende al-Raqqah, concludendo un patto con gli abit&nti dietro pagamento<br />

della gizyah, p. 39-40: — § 97. l'Id.l. quattro dinar a testa per l'ahl al-dzahab,<br />

p. 40-41. — § 98. (Id.). 'lyàd conquista Harràn e al -Ruba: trattato con gli Edesseni, p. 41. — § 99. (abii<br />

XII.


INDICE ANALITICO §§ 99-144. 18. a. H.<br />

Yùauf). Assedio di al-Ruhà: consigli di Mu'àdz b Gabal sul modo della resa, p. 41-42. — § 100. (Ba-<br />

làdzuri). Altre condizioni della resa, p. 42-43. — § 101. (Id.). Testo del trattato : uno simile se ne<br />

i<br />

pattuisce con gli abitanti di Harràn e quelli di Sumaysàt, p. 43. — § 102. (abii Yùauf). Resa di<br />

Harràn e degli altri villaggi, e presa della Mesopotamia. Condizioni degli abitanti della campagna<br />

rispetto a quelli della città, p. 43-44. — § 103. Balàdzuri). Eguaglianza di trattamento a Harràn<br />

ed a al-Ruhà, p. 44. — § 104. (Id.). 'lyàd conquista città e castelli, p. 44. — § 105. labù Yùsuf).<br />

Tributi imposti indistintamente agli abitanti della Mesopotamia, p. 45. — §§ 106-109. (Balàdzuri).<br />

Resa generale delle città e delle campagne, con trattati di pace o per forza, p. 45. — § 110. (Dza-<br />

habil. Confusione ed errori di al-Dzababi sulla partecipazione di abù Musa al-'As'ari alla conquista<br />

della Mesopotamia, p. 45-46. — § 111. (Teofane). Giovanni Kataias tratta con 'lyàd b. Ghanm per<br />

indurlo a non varcare l'Eufrate, p. 46. — § 112. (Id.j. Mu'àwiyab governatore della Siria, p. 46.<br />

— § 113. (Id.). Conquista di Constantia-Antoninupolis, p. 46. — § 114. Cronologia del racconto di<br />

Teofane esaminata dal "Wellhansen. Importanza della questione sulla provenienza dei vari conquistatori<br />

delle Provincie dell'impero arabo, p. 4647. — § 115. Racconto di Cedreno, p. 47, —<br />

§ 116. e di Dionigi di Teli Mahré, p. 4748; — § 117. il quale fa confusione di tempi e di luoghi.<br />

p. 48. — §§ 118-119. Racconto del cronista siriaco Michele: trattative tra Giovanni, prefetto del-<br />

l'Osrhoene e 'lyàd b. Ghanm, non approvate da Eraclio. Le guarnigioni greche abbandonano le<br />

città della Mesopotamia agl'invasori, p. 4849.<br />

ARMENIA. - Prime incursioni arabe in Armenia. — § 120. La conquista della Mesopotamia apre la<br />

via alla invasione dell'Armenia. Natura alpestre e selvaggia del paese: carattere della sua storia,<br />

p. 49-50. — § 121. Cronologia data dal Miiller alle due prime invasioni arabe in Armenia; cronologia<br />

anticipata delle fonti armene e fatta contemporanea alla conquista mesopotamica, p. 50. —<br />

§ 122. Racconto che fa una fonte armena della prima invasione in Armenia, p. 51 — § 123. nel<br />

18. a. H. (?). Versione del cronista ('amie sulla parte sostenuta nella lotta contro gli Arabi da<br />

Teodoro R'stowni, p. 51-.52. — §§ 124-125. Racconto e cronologia del cronista AsoXik, p. 52-53.<br />

SIRIA-MESOPOTAMIA. - Tentativo dei Greci di riprendere Hims: invasione della Mesopotamia<br />

(versione di Sayf b. 'Umar in Tabari). — § 126. Ricostruzione arbitraria del Miiller fatta sulla<br />

versione sayfiana, evidentemente errata, p. 53-.54. — § 127. Gli abitanti della Mesopotamia trat-<br />

tano con Eraclio per la riconquista di Hims; ma i provvedimenti di 'Umar, il valore di Khàlid<br />

b. al-Walid, e aiuti venuti agli Arabi da al-Kùfah, fruttano la vittoria alle armi musulmane.<br />

Contraddizioni e inverosimiglianze nel l'acconto di Sayf, p. 54-56. — § 128. 'Umar in al-Gàbiyah,<br />

nel 17. a. H., p. 57. — § 129. 'lyàd, partendo da al-Kufah a capo di tre distaccamenti, invade e<br />

conquista la Mesopotamia. Emigrazione e dispersione dei Taghlibiti lyàd b. Nizàr, p. 57-58. —<br />

§ 130. Per richiesta di abù 'Ubaydah, 'lyàd b. Ghanm è trasferito dal governo di al-Kùfab a quello<br />

di Siria, p. 58. — § 131. al-Walid b. 'Uqbah sulle tribù arabo-cristiane della Gazirah: i Taghlib<br />

ricusano di pagare la gizyah come tassa disonorante per un arabo, p. 58-.59. — § 132. Khuwàndamir<br />

e Tabari-Zotenberg riassumono la versione di Sayf, p. 59.<br />

SIRIA-ASIA MINORE. - Conquiste arabe sul confine greco. — §133. (Balàdzuri). Habib b. Maslamah<br />

espugna le fortezze greche Hisn al Hadath, p. 60, — § 134. lid). e Zibatrah. Vicende posteriori<br />

di questa fortezza, p. 60.<br />

SIRIA-ARABIA. - Destituzione e punizione di Khàlid b. al-Walid. — § 135. Questo è il momento in cui<br />

Khàlid è escluso da ogni partecipazione diretta alle operazioni militari, p. 60. — §§ 136-138. (Ta-<br />

bari: Sayf). Khàlid al governo di Qinnasrin: bottino da lui fatto in Siria, che insieme con il lusso<br />

e la mollezza gli attirano la riprovazione del Califfo, p. 61. — § 139. (Tabari: ibn Ishàq). 'Umar con-<br />

fisca i beni a Khàlid, e « fa il mercante a favore dei Musulmani » , p. 61. — §§ 140-141. CTabari :<br />

Sa3rf). Ricchezza, sfarzo e prodigalità di Khàlid, che vien citato in Hims per ordine di 'Umar a<br />

render conto delle sue azioni. Viaggio di Khàlid a Madinah, e parziale confisca dei suoi beni.<br />

Natura tendenziosa di queste tradizioni. Come 'Umar giustifica la punizione inflitta a Khàlid,<br />

p. 62-63. — § 142. Mirkhawànd, Khuwàndamìr e Tabari-Zotenberg riassumono Sayf b. 'Umar, p. 63-64.<br />

EGITTO. - Le condizioni dell'Egitto alla vigilia della conquista araba. — § 143. A mettere in luce per<br />

quali speciali condizioni politiche, geografiche e religiose l'Egitto difi'erisce dalle altre provincie<br />

dell'impero greco, basterà riepilogare le ultime fasi storiche del periodo bizantino. La ricchezza<br />

naturale della Valle Niliaca ha sempre legato l'Egitto a quelle nazioni od imperi che domina-<br />

rono il Mediterraneo, e specialmente in Siria e in Palestina, p. 64-66. — § 144. Natura poco bel-


18. a. H. S§ 144-172. INDICE ANALITICO<br />

licosa e precipuamente agricola degli Egiziani. Il cristianesimo copto, con spiccata tendenza<br />

iiscetico-mouasticn, assume carattere nazionale di monofisismo, in opposizione al cristianesimo cat-<br />

tolico cioò mondiale od ortodossia di Costantinopoli, p. G5-()7. — § 146. La tendenza separatista e<br />

quasi nazionali.sta dell'Egitto, rivestendo carattere specialmente religioso, fu sotto questo aspetto<br />

avversata dal governo bizantino; il quale volle sempre colà l'esistenza d'un patriarcato ortodosso<br />

per combattere l'autonomia ecclesiastica, gerarchica e dogmatica dei Copti, p. G7-08. — § 146. La<br />

passione religiosa dominante tra le popolazioni sottomesse ai Bizantini, colori ogni moto separa-<br />

tista in Orienta, ed irreligiosi nei secoli successivi l'Islam stesso, p. fi8-G!(. — § 147. La tolleranza<br />

religiosa, ignota ai Bizantini come ai Copti: le persecuzioni religiose furono per l'ortodossia im-<br />

periale una necessità politica, acuita dalla importanza economica dell'Egitto, p. (59-70. — § 148. Sotto<br />

apparenze di tranquilla imbelle acquiescenza covava nei Copti oppressi un intenso inestinguibile<br />

odio e ntro la feroce e pazzamente crudele oppressione bizantina: l'odio di religione diventò odio<br />

di razz.i, p. 70-71, — § 149. e fu la causa fondamentale del distacco da Bisanzio. Violenze ed<br />

eccessi, perfino fratricidi, in Egitto, p. 71-72. — §15(1. Incidenti della storia provinciale egiziana<br />

dall'avvento di Eraclio al potere. Nicetas, luogotenente di Eraclio, conquista e governa 1' Egitto<br />

fino all'invasione persiana, p. 72-73. — § 161. Nell'autunno del 61C E. V. i Sassanidi invadono<br />

r Egitto, p. 73-74 — ; §. 152. per connivenza dei Copti, minacciando i monasteri attorno ad Ales-<br />

sandria, entrano in questa città dopo inattesa resistenza delle milizie greche: partenza precipitosa<br />

di Nicetas e Giovanni l'Elemosiniere, p.' 74-76. — § 163. Ingiustizie e violenze dei Persiani nel<br />

primo momento della conquista : poi favoriscono i Monofisiti copti contro gli ortodossi. Andronico<br />

e Beniamino patriarchi copti. Giorgio patriai-ca ortodosso d'Egitto, p. 7(}-77. — § 154. Ritiro dei<br />

Persiani dall' Egitto per la guerra sessennale di Eraclio contro la Persia. La guarnigione greca<br />

rioccupa la valle niliaca, p. 77-78. — § 165. Ciro, nominato patriarca ortodosso di Alessandria,<br />

viene in Egitto, investito di autorità religiosa, civile e militare, e tenta invano con il concilio<br />

di Alessandi-ia di piegare i Copti alla dottrina del monoteletismo, p. 78-80. — § 156. La resistenza<br />

ostinata dei Copti spera Ciro di domare con una grande persecuzione, p. 80-81 ; —<br />

§ 157. la quale,<br />

se pur non tanto violenta e crudele, come ci vien descritta, non fece tuttavia che portare alla<br />

più acerba esasperazione l'odio degli Egiziani contro i Bizantini, p. 81-82. — § 168. Mentre cosi<br />

la persecuzione da religiosa degenerava in cieca repressione politica, le vittorie degli Arabi in<br />

Siria preparavano negli animi dei Copti la possibilità e forse la speranza di un mutamento di<br />

governo anche in Egitto, p. 82-83. — § 159. Svolgimento e durata della persecuzione ortodossa:<br />

psicologia dei Copti verso Bisanzio e verso gli Arabi. La simpatia dei Copti facilita la conquista<br />

araba dell'Egitto, pag. 83-85. — § 160. Debolezza delle guarnigioni bizantine in Egitto; la cui<br />

conoscenza, ed informazioni segrete sulle disposizioni degli animi verso Bisanzio, spiegano la pre-<br />

cipitazione di 'Amr nell'accingersi all'impresa di conquistare l'Egitto, p. 85-86.<br />

EGITTO. - Il problema della identificazione della persona chiamata al-Muqawqis, e sull'origine di<br />

questo nome. — § 161. È uno dei principali quesiti dell' invasione arabo-egizia, per la parte<br />

importante e direttiva sostenuta dal naisterioso personaggio nei negoziati che portarono alla sottomissione<br />

dell'Egitto. La risoluzione del problema è stata tentata da parecchi sino al Butler,<br />

p. 86-87. — § 162. Il De Goeje lo identifica con il governatore del Basso Egitto, Giorgio figlio di<br />

Menas. L'Amélineau con Kaukhios iMpkaukiosi delle fonti copte contemporanee, patriarca mal-<br />

chita di Alessandria, rivestito di autorità religiosa e politica, e persecutore dei monofisiti, p. 88-89.<br />

— § 163. Errore dell'Amélineau nel non vedere la parziale identità tra al-Muqawqis e Ciro. Errore<br />

della tradizione araba, che ha confuso iir al-Muqawqis parecchie persone : il patriarca Ciro, Mina,<br />

vescovo copto di Babilonia, e Menas, generale bizantino e prefetto, passato poi al servizio dei Musulmani,<br />

p. 89-90. — § 164. Il Lane-Poole accetta la spiegazione del Karabacek : Muqawqis = ,u.e-ja'-»x'"?i<br />

e lo identifica con il prefetto Giorgio, p. 90. — § 165. L'esame critico del Butler è manchevole<br />

per scarsa conoscenza dell'arabo. Non reggono le sue identificazioni di al-A'rag o al-U'ajrrig con<br />

éurayg (Giorgio), di abii o ibn Maryam con Binyàmin (Beniamino;, p. 91-92. — § 166. Giusta invece<br />

e quasi esauriente è la dimostrazione, fondata specialmente su fonti copte, che al-Muqawqis sia<br />

Ciro patriarca e governatore di Alessandria. Si aggiunge però che sotto questa strana parola di<br />

conio greco-copto-arabo, gli Arabi abbiano identificato anche uno o più rappresentanti degli Egi-<br />

ziani (Giorgio? Menas ?j, p. 92-94. — § 167. Come il Butler tenti risolvere l'enigma del nome al-<br />

Muqawqis, p. 94-96.<br />

La cronologia della conquista araba dell' Egitto. — § 168. Esame delle varie ricostruzioni storiche della<br />

conquista, p. 96-97, — § 169. proposte dal "Weil, p. 97, — § 170. dal Muir, p. 97-98, — § 171. poi, sulla<br />

cronaca di Giovanni di Niqyiis, p. 98, — § 172. dal Muller, specialmente in rapporto agli eventi bizan-<br />

XIV.


INDICE ANALITICO §§<br />

l'I 2 214. 18. a. H.<br />

tini dopo la morte di Eraclio, p. 98-100. — § 173. Riassunto cronologico del Wellhausen, p. 100-101.<br />

§ 174. Versione data dal Lane-Poole al racconto di Giovanni di Niqyiis emendato e fuso con le fonti<br />

arabe, p. 101-102. — § 175. Schema cronologico della conquista fissato dal Butler, p. 102-103.<br />

EGITTO. - Data e ragioni della partenza di 'Amr b. ai-'Às. — § 176. Ingresso di 'Amr in Egitto:<br />

10 Dzii-!-Higgah, 18. H. Connessione dell'impresa con il convegno di 'Umar in al-Gàbiyah : pru-<br />

dente e accorto atteggiamento del Calitìb di fronte all' insubordinazione di 'Amr, p. 104-105.<br />

Tradizioni sulla partenza di Amr per la conquista dell'Egitto. — § 177. (Tabari). Ragguagli diversi<br />

sulla data della conquista, tra il 16. e il 25. H., p. 105-106. — § 178. (ibid. : Ishàq). Invasione del-<br />

l' Egitto, espugnazione di Babilonia, presa di Alessandria: 19.-25. a. H., p. 106. — § 179. (Eutichio).<br />

Ordini di 'Umar ad 'Amr b. al-'Às, p. 106. — § 180. (abu Mahàsin). Espugnazione di Bàb<br />

al-Luq(?); trattato con Ahi al-khandaq, p. 106. — § 181. (ibn Abd al-hakam). Come 'Amr<br />

conoscesse Alessandria, e fosse predestinato alla conquista dell' Egitto, p. 106-107. — § 182. (id.).<br />

'Amr in al-Gàbiyah insiste presso il Calififo per l'impresa egiziana: forze a lui affidate, p. 107-108.<br />

— § 183. (id.j. Istruzioni e lettere di 'Umar ad 'Amr: sollecita marcia di questo per entrare nel<br />

territorio egiziano, p. 108. — § 184. (id.^. Ritratto di 'Amr, p. 108. — § 185. (id.). Lettera del Ca-<br />

liffo, p. 108-109, — § 186. (id.). e sua iniziativa (?) per l'invasione dell'Egitto, p. 109. — § 187. (Balàdzuri).<br />

'Amr lascia l'assedio di Qaysàriyyah per invadere l'Egitto, p. 109. — § 188. (id.). Ordine<br />

di 'Umar ad 'Ajnr d'invadere l'Egitto: gioia e liberalità di 'Amr, p. 109. — § 189. (id.). Prime<br />

mosse di 'Amr in Egitto: al-Fustàt, p. 109-110. — § 190. ('Abd al-hakam). al-Muqawqis raccoglie<br />

milizie contro gl'invasori, p. 110. — § 191. Versione di al-Kindi sull'origine della spedizione in<br />

Egitto, nel 19. a. H., p. 110, — § 192. e la partenza di 'Amr senza il permesso del Califfo, p. 110.<br />

— § 193. (Hubayi). Versioni diverse sulla partenza di 'Amr, p. 110. — § 194. Versione di Eutichio,<br />

p. 110-111. — § 195. Opinioni varie, riferite da ibn al-Athir, sulla cronologia della conquista egi-<br />

ziana, p. 111-112.<br />

Conquista dell'Egitto (versione di Severus da al-Uimiìnayn, e di Michele Sirio). — § 196. Benyàmin<br />

patriarca copto nell'll. a. II., 622 E. V. Qirus patriarca malchita e governatore d'Egitto, p. 113.<br />

— § 197. Fuga di Beniamino e degli altri vescovi copti. Persecuzione e supplizi cui ricorre Ciro<br />

per far abbracciare dai Copti la fede calcedoniana, p. 113-114. — § 198. Sogno di Eraclio: al-baqt<br />

ceduta agli Arabi, p. 114. — § 199. Versione di Michele Sirio. I fayyàyè, tenuti fuori d'Egitto da<br />

Ciro, mediante il pagamento di un tributo, irrompono sotto il successore di lui, Manuel, ed occupano<br />

il paese, p. 114-115. — § 200. Come il patriarca Benyàmin, per odio di Ciro e dei Calcedoniani,<br />

consegnò l'Egitto ai Tayyàyè, p. 115-116.<br />

ARABIA-MAKKAH. - Trasferimento dell'al-Maqàm, — § 201. secondo al-Wàqidi, p. 116.<br />

'IRAQ. - Nomine di Qàdl, — § 202. (Tabari), in al-Kufah e al-Basrah, p. 116.<br />

ARABIA. - Pellegrinaggio annuale, — § 203. (Tabari), diretto da 'Umar, p. 116.<br />

Luogotenenti del Califfo: — § 204. CTabari), i medesimi dell'anno precedente, p. 116. — § 205. (ibn<br />

al-Gawzi). Pene per con.sumo di vino, p. 116.<br />

Il censimento dei non musulmani. — § 206. (Michele Sirio), p. 116-117.<br />

Eclissi solare, — § 207. (Michele Sirio), del 1° Tisrin, p. 117.<br />

Coniazione di monete, — § 208. con conii bizantini e sassanidi, e qualche piccola aggiunta musulmana,<br />

p. 117.<br />

NECROLOGIO:<br />

'Abd al-rahmàn b. Mu'àdz, § 209, p. 117-118.<br />

'Amir b. Ghaylàn b. Salamah, § 210, p. 118.<br />

al-Fadl b. al-'Abbàs, § 211, p. 118-119.<br />

abù Óandal b. Suhayl, § 212, p. 119-120.<br />

Hamtat b. Sariq, § 213, p. 120.<br />

al-Hàrith b. Hlsàm, § 214, p. 120-121.<br />

XV.<br />


18. a. H. §§ 216-247. INDICE ANALITICO §§ 1-20. 19. a. H.<br />

Hind b. Hind b. abl Hàlah, § 216, p. 121.<br />

Inabah b. Suhayl, § -iKi, p. 121.<br />

abù Màlik al-As'ari, § 217, p. 122.<br />

Muhallam b. Óuthàmah, § 218, p. 122,<br />

Muàdz b ÓabaI, §§ 219-228, p. 123-128.<br />

Nasr b. Ghanim, § 229, p. 128.<br />

Salamah b. Nasr, § 230, p. 128.<br />

Suhayl b. Amr, §§ 231-232, p. 128-129.<br />

Surahbil b. Hasanah, §§ 233-234, p. 129-181.<br />

abu Ubaydah b. al-Óarràh, §§ 236-240. p. 131-136. _<br />

Umayr b Isa |o Adi], § 241, p. 13G.<br />

Utbah b. Suhayl, § 242, p. 136-137.<br />

Uways b. Amir, § 243, p 137.<br />

Uwaym b. Sàldah, §§ 244-246, p. 137-139.<br />

Yazid b. abi Sufyàn, §§ 246-247, p. 139-140.<br />

19. a. H.<br />

(2 gennaio—20 dicembre 640).<br />

Tabella cronologica comparativa musulmano-gregoriana dell'annata, p. 142.<br />

PERSIA. - Eventi dell'a. 19. H. lungo il confine persiano. — § 1. Domate finalmente - almeno in<br />

apparenza - le tribù del Babrayn, 'TJmàn e Malirah, s'inizia una nuoTa fase della invasione<br />

araba nell'altipiano iranico, p. 143-144.<br />

Conquista di Hulwàn, — § 2. (Balàdzurii, per opera di Garir b. 'Abdallah, p. 144-445.<br />

Presa di Isbahàn, — § 3. erroneamente messa da al-Dzahabi in questo anno, p. 145.<br />

'IRAQ-PERSIA. - Notizie varie, — § 4. riferite da al-Dzababi con errata cronologia, p. 145. — § 5. (Teo-<br />

fanei. Fuga di Horsmidas. Censimento ordinato da TJmar nel paese conquistato, p. 145-146.<br />

PERSIA-ARABIA. - Incursioni arabe nell'altipiano iranico. — §6. L'episodio dell'incursione di 'TJthmàn<br />

b. abi-l-'As nel Fàris è un'altra prova della insubordinazione e indipendenza dei capitani musulmani<br />

di fronte al Califfo, p. 146-147. — § 7. (Balàdzuri). al-Hakam b. abl-l-'As conquista l'isola<br />

di Abarkawàn, ed espugna Tavpvyag, p. 147-148. — § 8. (id. : abu Mikhnaf). La spedizione è condotta<br />

dallo stesso 'Uthmàn b. abi-l-'Às, p. 148. — § 9-10. (id.). Espugnazione di Tavywag e di Ràsahr<br />

dopo accanita battaglia: morte del marzubàn Sabrak, p. 148-149. — § 11. Altre notizie balàdzu-<br />

riane sulle gesta dei Musulmani nel Fàris, p. 149-150. — § 12. (Tabari : Sayf). Inizio della con-<br />

quista del Fàris nell'a. 17. H., p. 150. — § 13. Racconto di al-Dzahabi, p. 150, — § 14. e di al-<br />

Dinawari, p. 150-151. — § 15. (Tabari). Narrazione arruffata e tendenziosa di Sayf su tutta la<br />

campagna del Fàris, p. 151-153.<br />

SIRIA. - Nomina di Muàwiyah b. abi Sufyàn a governatore della Siria e della Palestina. — § 16. La<br />

politica diffidente di 'Umar verso gli antichi Compagni, spiega in parte la nomina di un uomo<br />

nuovo all' importante governo della Siria, p. 153-1.54. — § 17. Doti intellettuali di Mu'àwiyah, ed<br />

influenza politica della sua famiglia. Attribuzioni della nuova carica, da principio limitate a Dar<br />

masco, poi, dopo la partenza di 'Amr b. al-'Às, estese a tutta la Palestina, p. 154-155. — § 18. Primo<br />

compito di Mu'àwiyah fu la conquista del littorale palestinese : diffìcile, lunga e ingrata impresa,<br />

compiuta nell'a. 19. H., cui segui per la Siria un lungo periodo di pace e di prosperità, p. 155-156.<br />

Tradizioni sulla nomina di Mu'àwiyah a governatore della Siria. — §§ 19-20. (Balàdzuri). Alla morte<br />

di Yazid b. abi Sufyàn, 'Umar conferisce al fratello di lui, Mu'àvs'iyah, il governo civile e mili-<br />

tare del paese, associandogli due Compagni con l'autorità giuridica e religiosa, p. 156.


INDICE ANALITICO §§ 21-66. 19. a. H.<br />

SIRIA. - Presa di Qaysàriyyah e dì Asqalàn. — § 21. Importanza e difficoltà della espugnazione di<br />

Cesarea, il cui assedio fu sin dall'a. 13. H, più volte tentato dagli Arabi, p. 156-158. — §§ 22-26. (Tar<br />

bari, ibn Furàt, Balàdzuri). Varietà di date sulla presa della città, dal 12. al 19. H., p. 158. —<br />

§ 26. (Balàdzurit. Particolari della espugnazione: tradimento di un ebreo, p. 168-159. — § 27. (Bar<br />

làdzuri). Durata dell'assedio, propriamente dal 17. al 19. H., p. 159-160. — § 28. (id.ì. Espugnazione<br />

per opera di Mu awiyah b. abi Sufyàn, p. 160. — § 29.- (Dzahabi: ibn al-Kalbi). Id. ibid., p. 160. —<br />

§ 30. (Óawzi). Id. ibid., p. 160. — § 31. (Balàdzuri). Muawij'ab prende 'Asqalàn, p. 160-161. —<br />

§§ 32-33. (Khuwàrizmi, Yàqùt). Altre notizie su Qaysàriyyah e la sua presa, p. 161.<br />

La presa di Qaysàriyyah secondo ì cronisti siriaci e greci. — § 34. (Michele Sirio). Come i Tayyàyè<br />

presero e devastarono Cesarea, p. 161-162. — § 35. Notizie di Dionigi di Tell-Mahrè e di Teo-<br />

fane, p. 162.<br />

Presa di Qaysàriyyah (versione di Sayf b. TTmarj. — § 36. prima di Agnàdayn e dopo Fihl(!\ p. 162.<br />

— § 37. (Tabari). Muawiyah espugna Cesarea, p. 162-163.<br />

Assedio di Ghazzah. — § 38. (Tabari: Sayfj. 'Alqamah b. Mugazziz assedia e prende Gjiazzah, p. 163-164.<br />

SIRIA-ASIA MINORE. - Incursioni musulmane in territorio greco. — § 39. (Michele Sirio). Muawiyah<br />

passa in Cilicia, e fa strage degli abitanti di Euchaita, p. 164.<br />

SIRIA. - Ordinamenti amministrativi. — § 40. (Balàdzuri). 'Alqamah b. 'Ulàtjiah preposto al governo<br />

del Hawràn, p. 164.<br />

Ordinamento militare della costa mediterranea. — § 41. (Balàdzuri). Restaurate le fortezze, le torri di os-<br />

servazione, i fari, p. 164-165.<br />

MESOPOTAMIA. - Nuove conquiste musulmane. — § 42. Sottomissione di varie città mesopotamiche<br />

per opera di 'lyàd e suoi luogoteneuti, p. 165. — § 43. (Khuwàrizmi). Id., p. 166.<br />

ARMENIA. - Invasione musulmana. — § 44. (Dzahabi). 'Uthmàn b. al-'As mandato da 'Umar nella<br />

(|uarta Armenia, p. 165.<br />

EGITTO. - La campagna di 'Amr b. al-Às sino all'assedio di Babilonia d'Egitto. — § 45. Tela storica<br />

della campagna egiziana nell'a. 19. H., p. 166-168. — § 46. Cronologia di detta campagna,<br />

p. 168-169. — §§ 47-48. Ricostruzione dei fatti dell'a. 19. H. secondo il Butler, p. 169-172 : —<br />

§ 49. Per quali ragioni sia in parte da rigettare, p. 172-173, — § 50. e cosi la conclusione del<br />

Brooks e del Lane-Poole, p. 173.<br />

Tradizioni sulla invasione del Delta, la battaglia di Helìopolis e l'assedio di Babilonia. — §§ 51-62.<br />

(ibn 'Abd al-hakam, Suyuti, ecc.). Primo scontro con i Greci in al-Faramà, p. 973. — § 53. (ibn 'Abd<br />

al-hakam). abu Miyàmin o abu Binyàmin, vescovo copto di Alessandria, consiglia i suoi a bene<br />

accogliere gli Arabi, p. 173-174. — § 54. (id.). 'Amr avanza sino ad al-Qawàsir, p. 174, — § 55. (id.).<br />

incontrando scarsa resistenza. Nuovi scontri a Bilbays e a Umm Dunayn. Arrivo dei rinforzi<br />

mandati da TTmar: carattere superstizioso del loro numero, p. 174-176. — § 56. (abù-l-Mahàsin). 'Amr<br />

assedia la fortezza comandata da al-Mundzaqur o al-U'ayrig, p. 176. — §§ 57-58. (ibn 'Abd al-hakam).<br />

Drappello di Arabi che gira alle spalle dei Greci e ne determina lo sbaraglio, p, 176. — § 69. (id.).<br />

'Amr comincia l'assedio di Babilonia. Abboccamento amichevole tra Arabi e Copti, p. 176-177. —<br />

§ 60. (id.i. Altra versione del medesimo fatto, p. 177-178. — § 61. (ibn 'Abd al-hakam, Maqrizi).<br />

Nuovo (?) arrivo di rinforzi d'Arabia con al-Zubayr, p. 178. — § 62. (id.). Trincee e macchine<br />

d'assedio, p. 178-179. — § 63. (id.). Abboccamento di 'Amr con il comandante del castello, al-'ilg<br />

o al-A'rag, p. 179.<br />

Invasione dell'Egitto e presa di Babilonia (versione di al-Qudà'ii. — § 64. 'Amr assedia la fortezza di<br />

al-Maqs. Valore di al-Zubayr nell'espugnazione. al-Muqawqis tratta con gli Arabi a nome dei Copti.<br />

Questione se l'Egitto fosse preso per assalto o per trattato, p. 179-181. — § 65. (ibn Taghribirdi).<br />

al-U'ayrig comandante di Qasr al-Sam' = Misr al-Qadimah, p. 181.<br />

Tradizioni sull'invasione dell'Egitto e presa di Babilonia (versione di Severus, vescovo di al-Usmunaym.<br />

— § 66. 'Amr assale Bàblùn al-Fustàt. al-Nàmàs o istruzione data da Muhammad agli<br />

XVII.<br />

Ili


19. a. H. §§ 6^101. INDICE ANALITICO §<br />

1. 20. a. H.<br />

Ambi, sul modo onde trattai-e l'Egitto. ^Errore cronologico di Severus, rettificato in parte dal<br />

Butler, p. 181-18-2.<br />

EGITTO. - Notizie di fonte bizantina sulla spedizione di 'Amr. — § 67. Racconto di Teofane: patto<br />

di Ciro con i nomadi del confine, violato dall'Aiigustale Manuele; i Saraceni sottomettono a<br />

tributo l'Egitto, p. IS^-ISS. — § 1)8. Confusione di cronologia e di tatti nella procedente versione,<br />

p. 18!V — § Wì. Kagguasli di Nicetoro Costantinopolitano: Patti concordati tra gli Arabi e Ciro,<br />

patriarca di Alessandria, non sanciti da Eraclio. Disgrazia di Ciro, e sua discolpa. Oscurità e incongruenza<br />

nel testo di Niceforo, p. 183-185.<br />

Incidenti dell'invasione araba (razzie dell'al-Fayyùm e battaglia di Heliopolis), nella cronaca bizan-<br />

tino-copta di Giovanni di Niqyùs. — § 7ii. Notizie sull'autore, l'importanza e lo stato di detta<br />

cronaca, p. 185-lSiJ. — § TI. Rubrica del cap. CX, p. 18(5. — §§ 72-73. Capo CXI. Ritirata di Teo-<br />

doro nell'isola di Lóqyòn, dopo il massacro delle prime schiere bizantine per opera degli Ai-abi,-<br />

che si spingono sino alla piramide di al-Làhùn ed a Bahnasà, p. 186-188. — § 74. Le notizie del<br />

cronista copto presentano la campagna egiziana di 'Amr in ben diverso aspetto da quello delle<br />

fonti arabe, p. 188-190. — § 75. Capo CXI. Teodosio ed Anastasio si rinchiudono in Babilonia, dove<br />

si concentrano anche i generali Teodoro e Leonzio. Tutti que.sti fatti vanno posti tra il Dzii-l-<br />

Iliggah 18. e il Óumada IL 19. a. H., p. 19ai91. — §§ 7C-77. Rubrica del cap. CXI, e cap. CXII.<br />

Battaglia di 'Awn ^ 'Ayn Sams := Heliopolis, dove gli Arabi tendono un agguato e vincono i Greci.<br />

I quali abbandonano il Fajfj'um, presto corso e saccheggiato dai Musulmani, p. 191-192. — § 78.<br />

Rubrica del cap. CXII. Gli Ebrei egiziani si rifugiano in Alessandria, p. 193. — § 79. Capo CXIII.<br />

'Amr, conquistato il Fayj'ùm, invita il Copto Abàkiri = Apà Cyrus, ad aiutarlo nel proseguimento<br />

della conquista. Estorsioni e vessazioni dei Musulmani a danno dei Greci e dei contadini. Fuga<br />

generale in Alessandria, p. 193-194. — § 80. Rubrica del cap. CXIII. Presa della città di Misr nel<br />

14° anno del ciclo lunare, e della sua cittadella. Babilonia, nel 15» anno; cioè, secondo le conclusioni<br />

del Butler, negli anni 14 e 15 del ciclo dionisiano: 640 e 641 E. V. Babilonia cade precisamente il<br />

lunedì di Pasqua 9 aprile 641, p. 194-196.<br />

ARABIA. - Eruzione vulcanica presso Madinah, — § 81. CTabari: al-Wàqidi), nella Harrah Layla, p. 196.<br />

Pellegrinaggio annuale, — § 82. (id.), diretto da 'Um'ar, p. 196.<br />

'Umar assume il titolo di Principe dei Credenti, — § 83. (Ya'qubi) attribuitogli da abù Musa al-As'ari<br />

o da Mughirah b. Su'bah, p. 196-197. — § 84. lEutichio). Id., p. 197.<br />

Luogotenenti del Califfo. — § 85, p. 197.<br />

BISANZIO. - Morte di Eraclio, — § 86. messa da vari cronisti orientali nell'a. 19. H., p. 197.<br />

ARABIA. - Restauri alla moschea di Madinah, — § 87. narrati da ibn al-Gavrzi sotto quest'anno, p. 197<br />

NECROLOGIO:<br />

Ayyàs b. abi Rabiah, § 88, p. 197-198.<br />

Khabbàb, § 89. p. 198.<br />

Safwàn b. al-Mu'attal, § 90, p. 198-199.<br />

Ubayy b. Ka'b, §§ 91-101, p. 199-203.<br />

20. a. H.<br />

(21 dicembre 640—9 dicembre 641).<br />

Tabella cronologica comparativa musulmano-gregoriana dell'annata, p. 206.<br />

'IRAQ. - al-Kufah: deposizione di Sa'd b. abi Waqqàs, § 1. (Tabari: al-Wàqidi), perchè non dirigeva<br />

bene le preghiere, p. 207.<br />

xvni.


INDICE ANALITICO §§ 2-49. 20. a. H.<br />

'IRAQ. - Governo di Sa'd in al-KDfah. — § 2. (Tabari). Durata ed estensione della sua amministrazione,<br />

p. 207. — § 3. (Balàdzuri). Fa costruire una porta alla sua abitazione, e il Califfo gliela fa bruciare.<br />

Incertezza nel rito islamico primitivo, p. 207-208. — § 4. (Hanifah). Abbruciamento della porta,<br />

di legno, p. 208. — §§ 5-6. (Balàdzuri;. Accusato di non dirigere bene le preghiere e di non esser<br />

giusto, si scolpa. Incontentabilità dei Kufani, p. 208-209. — § 7. (id.). Ambasciata di 'Amr b. Ma'-<br />

dikarib ad 'Umar, e sue lodi sul conto di Sa'd. Difficoltà nel governo dei Kufani, che eran mi-<br />

scela delle più irrequiete tribù dei nomadi, p. 209-210. — § 8. (Gawzij. Accusatori di Sa'd, p. 210-211.<br />

— § 9. Provata tendenza di Sa'd ad adottare nella vita e nel governo costumanze straniere non<br />

rispondenti agli usi dell'Arabia pi-imitiva: da ciò lo sdegno del Califfo verso di lui, p. 211-212. —<br />

— § 10. Quali possono essere state propriamente le negligenze rituali di Sa'd. Neghittosità di<br />

lui dopo al-Qàdisiyyah, p. 212-213.<br />

PERSIA-ARABIA. - Precedenti della battaglia di Nihàwand — § 11. da collocarsi appunto nell'a. 20 H.,<br />

p. 214. — § 12. (Balàdzurii. Di ft-onte ai preparativi di riscossa allestiti dai Persiani per ordine<br />

di Yazdagird, 'Umar affida il comando dell'esercito musulmano ad al-Nu'màn b. 'Amr b. Muqarrin,<br />

p. 214-21.5.<br />

PERSIA-MESOPOTAMIA ORIENTALE. - La conquista dell'Assiria (al-Mawsil). - § 13. Periodo di<br />

sosta nel progresso delle conquiste arabe, dovuto al numero esiguo delle prime schiere ed al<br />

tempo necessario per la emigrazione delle tribù arabe dal centro vèrso la periferia. Gli Arabi<br />

conservano con prudente cura fiscale le circoscrizioni amministrative e politiche dei paesi assog-<br />

gettati, p. 215-216. — §§ 14-19. (Br.'àdzuri). 'Utbah b. Farqad in al-Mawsil : sue conquiste sino ai<br />

confini dell'Adzarbaygàn, p. 216-217.<br />

SIRIA. - Mutamento di governatori. — § 20. (Hagar). Sa'id b. 'Amir b. Hidzyam al-Gumahi in Hims, p. 218.<br />

SIRIA-ASIA MINORE. - Prima invasione del territorio greco e spedizione militare. — § 21. a) Fu,<br />

vivente 'Umar, l'unica razzia oltre l'Amauus, p. 218; bi CTabarii, fatta felicemente da abu Bahriyyah<br />

'Abdallah b. Qays, o da Maysarah b. Masrùq, p. 218-219. — § 22. lYa'qùbi). Id. ; infelice spedizione<br />

marittima di 'Alqamah b. Mugazziz. p. 219.<br />

SIRIA (?). - Terremoto. — § 23. (Ya'qubii, p. 219.<br />

SIRIA. - Istituzione dei campi militari — § 24. attribuita, forse erroneamente, ad 'Umar, p. 219-220.<br />

MESOPOTAMIA-ARMENIA. - Nuove conquiste arabe, e morte di lyàd b. Ghanm. — § 25. (a) La<br />

conquista della Mesopotamia, cominciata il 18., si compie nel 20. H., p. 220; (6) (Balàdzuri). Spe-<br />

dizione di 'lyàd b. Ghanm: sua morte, e successori nel governo, p. 220-221. — § 26. (Balàdzuri:<br />

Wàqidi}. Tlmayr b. Sa'd prende 'Ayn al-Wardah i=Ea-s al-Aynì per trattato, p. 221, — § 27. (id.),<br />

ovvero per forza d'arme, p. 221-222. — § 28. (id.). Secondo altri, l'espugnazione fu opera di abù<br />

Musa con le schiere della éazìrah, p. 222. — § 29. (id.t. 'Umayr conquista Qarqisiyà e i Husùn al-<br />

Furàt, p. 222-223. — § 30. (id.). Emigrazione degli abitanti di Ra's al-Ayn: probabilmente Greci<br />

ed ortodossi, p. 223. — § 31. 'id.j. Prestazioni e tributi imposti agli abitanti della Gazirah, p. 224.<br />

§ 32. (là.). Quali fossero le terre gravate dalle decime, p. 224. — § 33. (id). 'lyàd avrebbe preso<br />

anche Singàr, p. 224, _ § 34. (id.). e uno dei castelli di al-Mawsil, p. 224. — § 35. (id.). Suoi<br />

successori, p. 224.<br />

MESOPOTAMIA-ARMENIA. - Incursione greca ed armena in Mesopotamia. — § 36. (Michele Sirio)<br />

Piano di Valentino e di David Urtàyà contra i "Tayyàyè. Sconfitto Valentino, 'lyàd muove contro<br />

gli Armeni, invasori della Mesopotamia, e li disfece, p. 22.5-226.<br />

MESOPOTAMIA. - Tradizioni sulla sottomissione dei Taghiib. — § 37. Ragioni congetturabili del<br />

trattamento speciale fatto dal governo di Madinah alla tribù numerosa e ricca dei Taghiib, p. 226-<br />

228; — §38. (Balàdzuri), i quali accettarono di pagare la sadaqah doppia, ma non la gizyah, e<br />

restare cristiani, p. 228-229; — §§ 39-40. (id.), minacciando altrimenti di abbandonare il territorio.<br />

Intercede per essi, presso 'Umar, Zur'ah b. al-Nu'màn, p. 229-230. — §§ 41-44. (id.). Patti conclusi<br />

con i Taghiib: loro posizione singolare, di cristiani trattati come musulmani, p. 230. — §§ 4546. (Ba-<br />

làdzuri, YQsuf). Trattamento fiscale loro fatto da 'Umar e da "Utjimàn, p. 230. — §§ 47-49. (Yahya).<br />

Particolari di esazione, p. 230-231.<br />

XIX


20. a. H. §§ 5()-14U. INDICE ANALITICO<br />

EGITTO. - La campagna egiziana del 20. H. — §5(l. Principali avvenimenti di quest'anno in Egitto:<br />

presa della rocca di Babilonia, 9 aprile 6U='21 Kabi' II. 2f). H. ; e capitolazione di Alessandria,<br />

17 ottobre-8 novembre «>41=6-28 Dzu-l-Qa'dah del 20. H. Andamento generale della campagna,<br />

p. 23-2-235.<br />

Le tradizioni sulla presa di Babilonia e la prima resa di Alessandria. —§ Bl. I due eventi sono nelle<br />

tradizioni fusi e spesso confusi insieme, come Misr (^cittiil con Misr (provincia: Egitto), p. 236. —<br />

§§ 52-55. (abu-l-Mahàsin, Maqrizi, ecc.). Data della prosa di Babilonia, p. 235. — §§ 56-57. (MaqriSi,<br />

ibn 'Abd al-liakam). Numero dei Musulmani che vi parteciparono. Prodezze di 'Ubàdah b. al-Sàmit,<br />

p. 235-236. — §§ 58-60. (ibn 'Abd al-hakam). Pretesa espugnazione della città per assalto. Valore<br />

di al-Zubayr b. al-'Awwàm, p. 236-237. — § 6L Nella versione seguente, più prolissa, ma più vi-<br />

cina alla verit)\, si rappresenta lo svolgimento dell'assedio con carattere piuttosto pacifico e diplo-<br />

matico anziché aggressivo, p. 287-238. — § 62. (ibn 'Abd al-hakam). Assedio di Bàb Alyun: i difen-<br />

sori con al-Muqawqis si ritirano in al-Rawdah, p. 238-239. — § 63. (id.). Trattative lunghe e difficili<br />

tra al-Muqrf\vqis e 'Amr, p. 239-240. — § 64. (id.). Ambasciata di 'Ubàdah b. al-Sàmit; conclusione<br />

del trattato di pace fra Copti e Musulmani, p. 241-243. — § 65. (id.). Eraclio non approva il trat-<br />

tato, ma i Copti lo concludono egualmente, per cooperazione di al-Muqav?qis. Chi propriamente<br />

sia stato il negoziatore della resa di Babilonia, p. 243-245. — § 66. (id.). 1 Copti divenuti ausiliari<br />

dei Musulmani, p. 245. — §§ 67-70. (Balàdzuri). Partecipazione di al-Zubayr alla campagna<br />

egiziana ed alla presa di Babilonia, p. 246-247. — § 71. (id.). Gli Arabi vorrebbero spartirsi Misr<br />

conquistata, ma limar lo proibisce, p. 247. — § 72. (id.). I Greci ricusano di approvare il trat-<br />

tato stipulato da al-Muqavrqis, e riprendono Alessandria: confusione tra la prima e la seconda<br />

resa di questa città, p. 247-248. — § 73. (id.). Trasformazione, anacronistica, dei tributi in generi<br />

a tributi in contanti, concessa da 'Umar agli Egiziani, p. 248. — § 74. (id.). Variante della tradi-<br />

zione al § 72, p. 248. — § 75. (Balàdzuri). Mu'àwiyah esenta dalla gizyah il villaggio egiziano<br />

dov'era nata Màryah al-Qubtiyyah, p. 249. — § 76. (Yàqiit). Numero dei Musulmani che parteciparono<br />

alla prima campagna in Egitto, p. 249. — §§. 77-78. (Balàdzuri). Ammontare della gizyah<br />

e kharàg riscossi in Egitto, p. 249. — § 79. (ibn 'Abd al-hakam). Numero degli Egiziani sotto-<br />

posti alla gizyah, p. 249-250. — § 80. (Balàdzuri) Questione se l'Egitto sia stato sottomesso<br />

per viva forza o con un trattato di pace. Doppio trattato conchiuso dal re o signore di Alyiinah<br />

(non al-Muqawqis) con 'Amr, p. 250-251. — § 81. (Ya'qùbi). Versione della prima campagna musulmana<br />

in Egitto, p. 251-253. — §§ 82-83. (Kindi). Ragguaglio sull'assedio e la presa di Misr,<br />

p. 253. — § 84. (Maqrizi). Mosse di 'Amr h. al-'Às, p. 253. — §§ 85-86. (Gawzi). Sincronismo, sotto<br />

la medesima annata, della presa di Misr, di Bàb al-Bun e di Alessandria, p. 353-254. — § 87. Versione<br />

di Tàqùt sulla prima campagna sino alla presa di Babilonia, p. 254-255. — § 88. Ragguaglio<br />

di Abulfeda, p. 255. — § 89. Osservazioni preliminari sulla versione seguente di Eutiohio, attinta<br />

a fonti musulmane e cristiane (forse copte), p. 255-256. — §§ 90-92. (Eutichioj. Trattative di 'Amr<br />

con al-Muqawqis, giacobita ed 'àmil al-kharàg, per la presa della fortezza di Misr. Lotte ac-<br />

canite tra Musulmani e Greci attorno ad Alessandria: presa e ripresa di questa città, che sog-<br />

giace a discrezione. Statistica degli abitanti maschi d'Egitto in età virile, e ammontare totale del<br />

tributo, p. 256-259.<br />

Tradizioni sulla presa di Alessandria. — § 98. Confusione nelle fonti tra la resa di Babilonia, la prima<br />

e la seconda espugnazione di Alessandria, p. 259-260. — § 94. (Tabari). Dopo trattative tra il si-<br />

gnore di Alessandria ed 'Amr, i Musulmani entrano in quella città, p. 260-261. — §§ 95-96. (Dza-<br />

habi, Suyùti, ecc.). Date della resa di Alessandria, p. 261. — §§ 97-114. (ibn 'Abd al-hakam). Tra-<br />

dizioni sull'assedio della città : incidenti e particolari. Come l' imperatore greco provvede alla di-<br />

fesa di Alessandria, e 'Umar sollecita 'Amr ad espugnarla, p. 261-266. — § 115. (ibn Hubays).<br />

'Amr e Maslamah b. Makhlad, p. 266-267. — §§ 116-122. (ibn 'Abd al-hakam). Altre tradizioni rela-<br />

tive alla presa di Alessandria, p. 267-629. — §§ 123-126. (id.). Ricchezza e popolazione della città,<br />

p. 269-270. — §§ 127-128. (id.). Prigionieri egiziani e trattamento speciale fatto ad alcuni villaggi<br />

del Delta, p. 270-271. — § 129. (Maqrizi). Importo della gizyah di Alessandria, p. 271. —§ 130. (Ba-<br />

làdzuri). 'Amr, pur durante l'assedio di Alessandria, manda varie spedizioni nel paese circostante,<br />

p. 271-272. — §§. 131-133. (id.). Trattative con al-Muqawqis, e tributo imposto ad Alessandria,<br />

p. 272-273. — § 134. (id.). Come i Musulmani si stabilirono in Alessandria, p. 273-274. — §§ 135-<br />

137. (Ta'qùbi). Notizie sul tributo pagato dagli Alessandrini, p. 274-275. — § 138. Ragguaglio di<br />

ibn Khaldun, p. 275. — §§ 139-140. Ragguaglio di Yàqiit, specialmente sulla questione se l'Egitto<br />

fosse conquistato per forza d'arme o per trattato, p. 275.


INDICE ANALITICO §§ Ul-195. 20. a. H.<br />

EGITTO. - Presa di Alessandria (versione di Severua di al-Usmdnayn). — § 141. Il racconto di Severaa<br />

si riferisce nei particolari alla seconda resa di Alessandria : distruzione della chiesa di San Mai'co :<br />

rapimento de! cranio del santo. Ritorno del patriarca dei Copti Beniamino, p. 27.5-277.<br />

Campagne di conquista dell'Egitto (versione del cronista copto abù Sàlih). — § 142. 'Amr fa alto in<br />

Bàbliin, chiamata poi Fustàt (Bàblùn), p. 277. — § 143. Assedio e presa di Misr = al-Lùnyah =al-<br />

Fustàt, il cui vescovo è Qurrah (Cirus), p. 377-278. — § 144. Censimento dei Copti soggetti al<br />

tributo, e ammontare di questo, p. 278. — § 14.5. Numero dei Musulmani combattenti e morti,<br />

p. 278-279.<br />

Presa di Babilonia e di Alessandria (versione di Giovanni di Niqyiis). — §§ 146-147. Rubrica del<br />

capo CXV, e capo CXVI: Morto Eraclio (11 febbraio 641 = 23 Safar 20. H.l discordie e disordini<br />

sorgono in Costantinopoli, specialmente per l'infermità e la rapida morte di Costantino, p. 279-280.<br />

— § 148. La data sicura della morte di Eraclio, anteriore alla presa di Babilonia, e il testo di Giovanni<br />

di Niqyùs escludono l'identità di al-Muqawqis = Ciro, nella persona che trattò la resa di Ba-<br />

bilonia, e fanno supporre fosse questo al-Muqawqis un Ijizantino, confuso poi con il Ciro-al-Muqawqis<br />

della presa di Alessandria, p. 280-281. — §§ 149-150. Rubrica del capo CXVI, e capo CXVII : Assedio<br />

e presa di Babilonia, il lunedi dopo Pasqua di Risurrezione, 9 aprile 641 =21 Rabi' II. 20. a. H.,<br />

p. 281-283. — § 151. Rubrica del capo CXVII, il cui testo è perduto, p. 283. — §§ 152-153. Ru-<br />

brica del CXVm, e capo medesimo: Sincronismo o somiglianza di circostanze nella presa di<br />

Cesarea. 'Amr prende le città di Misr, Kabryàs di Abàdyà, Niqyus, Sa, p. 283-285. — §§ 154-155. Rubrica<br />

del capo CXTTI, e capo CXTV: Samanùd resiste ai Musulmani. Copti che apertamente<br />

guerreggia senza molta<br />

fortuna nell'Egitto settentrionale, poi torna a Babilonia. Assedio di Antìuoe, p. 286-287. —<br />

parteggiano per la causa dell' Islam, p. 285-286. — § 156. Capo CXV : 'Amr<br />

§§ :<br />

1.57-159. Rubrica del capo CXIX, e capo medesimo Discordie tra i Copti. Discordie e disordini<br />

tra i capitani e i maggiorenti greci. Confuse notizie su ciò che avveniva in Costantinopoli sotto<br />

il breve regno di Eracleonas, p. 287-290. — §§ 160-161. Capo CXX: Ciro toma festeggiato in<br />

Alessandria il 14 settembre 641, giorno della esaltazione della Croce, p. 290-292. — § 162. Va a<br />

trattare con i Musulmani in Babilonia, e persuade gli Alessandrini ad accettare il trattato da<br />

lui combinato, p. 292-293. — §§ 163164. I Musulmani prendono possesso del Basso Egitto, e nominano<br />

in esso, nel Rif e nel Fayyiìm, amministratori greci a loro favorevoli, nemici dei Copti,<br />

sui quali si aggravano i tributi e l'oppressione, p. 293-294. — §§ 165. Spedizione predatoria man-<br />

data da 'Amr nella Pentapoli, p. 294. — § 1G6. Morte del patriarca Ciro, il giovedì di Pasqua,<br />

21 marzo 642 = 13 Rabi' H. 21. a. H., p. 294-295. — §§ 167-168. Fine confusa e frammentaria del<br />

capo CXX: Guerra civile in Costantinopoli. Altra versione, ostile, della morte del patriarca Ciro,<br />

cui succede in Alessandria l'arcidiacono Pietro. I Musulmani entrano definitivamente padroni in<br />

Alessandria tra il 17 settembre e l'S ottobre 642. Il trattato di resa fu stipulato 11 mesi prima:<br />

17 ottobre-8 novembre 641, p. 295-296. — §§ 169170. Capo CXXI : Ritomo del patriarca monofisita<br />

Beniamino in Alessandria. A Menas è sostituito da 'Amr, come prefetto, Giovanni. Conversione<br />

parziale dei Copti all' islamismo, e loro fanatismo religioso. Fonti diverse e contrarie del racconto<br />

di Niqyus, p. 297-298. — § 171. Come il Mixller ricostruisce la prima resa di Alessandria e ne<br />

espone gli effetti, specialmente economici e commerciali, p. 298-299.<br />

Invasione e conquista dell'Egitto (versione di Sayf b. 'Uman. — § 172. Importanza speciale di queste<br />

tradizioni sajfiane, nonostante la pi'ovata predilezione leggendaria della scuola tradizionistica ira-<br />

qense, p. 299-300. — § 173. Del preteso testo del trattato di Alessandria, conservato da Sayf, p. 300-<br />

301. — § 174. 'Umar ordina ad 'Amr di marciare contro l' Egitto, p. 301-302. — § 175. I Greci e<br />

i Copti tentano di arrestare 'Amr a Bàb al-Yiin, ma sono sconfitti. Avanzata di 'Amr su 'Ayn Sams,<br />

p. 302-303. — § 176. Nonostante la resistenza di 'Ayn Sams, 'Amr conclude un trattato regolare.<br />

Testo del trattato generale con gli Egiziani, ed esame filologico di esso, p. 304. — § 177-179. Di-<br />

scussione sull'autenticità del documento, che risulta composto artificialmente in età posteriore, con<br />

elementi di varia provenienza, alcuni in parte antichi e forse contemporanei alla conquista, p. 304-<br />

307. — § 180. Accanita battaglia di 'Amr contro al-Muqawqis in 'Ayn Sams, p. 307-310. — § 181. (id.).<br />

Guarnigioni arabe lungo le coste d' Egitto, p. 310-311.<br />

Tradizioni sul modo come fu sottomesso l'Egitto. — § 182. Valore di queste tradizioni, p. 311. —<br />

§§183-186. (Balàdzuri, ibn 'Abd al-hakam .<br />

Tradizioni comprovanti la sottomissione senza trattato,<br />

p. 312-313. — §§ 186189. (id.). Tradizioni che comprovano invece il trattato di resa, p. 314-315. —<br />

§ 190. Sistema con cui si mettevano in circolazione le tradizioni false, p. 315-316. — §§ 191-195. (Ba-


20. a. H. §§ li)6-22-t. INDICE ANALITICO<br />

EGITTO.<br />

làdzuri, ibn 'Abd al-hakamì. Altre tradizioni a prova del trattato. Da qual gioco d' interessi tra loro<br />

in conflitto sorgessero le opposte tradizioni, p. 81fi-318. — § 196. (ibn Huba3's). Perchè non furono<br />

divise tra i Musulmani le terre dei Copti: gizyah e Idiaràg, p. 318.<br />

- Riepilogo critico delle tradizioni sulla conquista araba dell'Egitto. — §197. Cause gene-<br />

rali e cause personali della conquista, p. 318-319. — § 198. Ambizione e disegni di 'Amr, p. 319-<br />

320. — § 199. Piano d'invasione da lui preparato durante l'assedio di Cesarea. Sua partenza,<br />

nolente o niente sapendo il CalifiFo. Suoi compagni di spedizione, p. 320-322. — § 200. Inutile<br />

tentativo del Califlb di fermare la spedizione: a che si riduceva l'autorità personale di Tlmar,<br />

p. 822-323. — § 201. Mirando ad appurai'e quali forze effettive i Bizantini avessero in Egitto e a<br />

gettare il panico tra Greci e Copti col colpire la regione invasa nel punto più vitale, 'Amr, per<br />

al-Farainii e Bilbays, occupata umm Duna'yn e tenendosi sempre in contatto col deserto, minaccia<br />

in più punti la valle niliaca, spingendo le scorrerie sino al-Faj^um e a Buwayt, p. 323-326. —<br />

§ 202. Concentramento delle schiere bizantine presso umm Dunayn. 'Amr chiede rinforzi; che il<br />

Califfo, già a disegno allestiti, invia sollecitamente, p. 326-329. — § 203. Come i Greci si eran<br />

preparati alla campagna: fortificazioni restaurate, ma scarso numero di milizie. Non è improba-<br />

bile che il governo provinciale avesse concluso con i nomadi del Sinai e della Palestina meri-<br />

dionale un accordo per garatirsi da scorrerie e sorprese. Non è chiaro d'altra parte in quali rap-<br />

porti il comando generale delle milizie bizantine fosse con il patriarca Ciro, suprema autorità<br />

civile e religiosa dell'Egitto, p. 329-330. — 204. al-Muqawqis, che dirige personalmente i prepa-<br />

rativi della difesa di Babilonia, non è Ciro, ma qualche comandante inferiore delle milizie bizantine.<br />

Al comando generale fu prima Giovanni di Barqah, poi un certo Teodoro, p. 330-331. —<br />

§ 205. Concentratosi 'Amr non lontano da Babilonia, nel Ragab 19. H. si venne alla battaglia di<br />

'Ayn Sams, p. 331-333. — § 206. Svolgimento ed effetti di questa giornata, p. 333-334. — § 207. Dopo<br />

un movimento di violenta espansione militare, gli Arabi .si raccolgono all' assedio di Babilonia,<br />

dove s'erano rinchiuse le milizie bizantine, p. 334-335. — § 208. La descrizione della celebre fortezza<br />

dimostra in che propriamente consistesse l'assedio, p. 335-386, — § 209. che durò circa sette mesi,<br />

dallo Savywàl 19. al Rabi' II. 20. H. (settembre 640-aprile 641). al -Muqawqis-Giorgio intavola i<br />

negoziati, p. 336-337. — §§ 210-211. I quali si prolungano nella speranza di aiuti da Alessandria,<br />

mentre Ciro, richiamato in Costantinopoli, vi è ingiustamente punito; e l'Egitto viene dal governo<br />

centrale abbandonato a se stesso, p. 338-340. — § 212. All'accordo per la resa di Babilonia,<br />

21 Rabi' II. 20. a. H., segui probabilmente un accordo provvisorio tra qualche vescovo monofisita<br />

e gli Arabi per la protezione dei Copti sino alla fine della Campagna. Ti-e persone distinte com-<br />

prese sotto il nome di al-Muqawqis, 341-342. — § 213. Padrone di Babilonia, *Amr muove contro<br />

Niqyiis, vi sconfigge Domentianus (26 Gumàda I. 20. a. H.); e, dopo aver battuto piccole schiere<br />

di Greci in Kawm Sarik, Suntays e Karyun, pone l'assedio ad Alessandria ; dove poco dopo fa<br />

ritorno Ciro il patriarca, 342-344. — § 214. Negoziati di resa e trattato concluso, in Babilonia, nel<br />

28 Dzu-1-Qa'dah, stipulante, tra gli altri patti, un armistizio di undici mesi a scopo militare e spe-<br />

cialmente economico, p. 344-346. — § 215. Ingiusta accusa di tradimento fatta al patriarca Ciro,<br />

p. 346-347. — § 216. Con l'estendersi dell' impero arabo in grandi e lontane provincie, cessa l'unità<br />

della storia islamica, che si fraziona ormai in varie storie locali o provinciali, p. 348.<br />

ARABIA. - al-Bahrayn e 'Umàn: deposizione del governatore Qudàmah, e mutamenti nel governo<br />

delle due Provincie. — § 217. iTabari: Wàqidij. Al deposto Qudàmah b. Maz'ùn succede nel<br />

Bahrayn abii Hurayrah, p. 348-349. — § 218. (Balàdzuri). al-'Alà (o abii HurajT^ah?) nell',Umàn,<br />

p. 849. — § 219. Tabella dei governatori nelle due provincie dal 13. al 20. H., secondo le varie<br />

fonti, p. 349-350.<br />

L'espulsione dei Cristiani e degli Ebrei d'Arabia, — § 22


INDICE ANALITICO SS 224-257. 20. a. H.<br />

l'usura. Rapporti tra Cristiani ed Ebrei in Nagràn, p. 355-356. — § 225. (id.l Compensi loro con-<br />

cessi, p. 356. — § 226. libn Sa'd). Gli Ebrei emigrano iu Siria, i Cristiani nelT'Iràq, p. 356. — § 227.<br />

(Balàdznri;. 'limar manda i Nagràni in al-Nagràniyyah nell'Iraq, p. 356. — § 228. (id.). I Nagràni<br />

avrebbero per dissensi intemi chiesto al ^Califfo di emigrare, p. 356-357. — § 229. (Balàdzuri).<br />

Prescrizioni fiscali di 'Uthmàn verso i Nagràni dell'Iraq, p. 357. — § 230. (id.). Cristiani paganti<br />

la gizyah, 357-358. — § 231. Scritto di TJmar per i Nagràni, p. 358-359. — § 232. (Tabari:<br />

al-Wàqidi). Gli Ebrei (?) espulsi da Nagràn, p. 359. — § 233. (ibn Sa'd) Il neo sulla coscia di<br />

'Umar, p. 359.<br />

ARABIA. - Espulsione degli Ebrei da Khaybar. — §234. iTabari: al-Wàqidi, ecc.i. Gli Ebrei espulsi da<br />

Khaybar, Fadak, Wàdi al-Qura, Nagràn ?;, p. 3.59. — § 235. (Baethgen, ìsà'deanab). Id., p. 359. —<br />

§ 236. I tradizionisti hanno falsificato a disegno le notizie riguardanti la resa di Khaybar, per<br />

giustificare l'iniqua espulsione oi-dinata da 'Umar. Particolari riferiti da ibn Sa'd. Accuse e<br />

calunnie contro gli Ebrei, p. 359-361. — § 237. iWàqidi Wellh.). Uccisione di Muzahhar b. Rafi'<br />

al-HàritJii. Spartizione e sorteggio delle terre di Khaybar, p. 361-363, — § 238. (id ), e di Wàdi al-<br />

Qura, p. 363-365. — § 239. (id.). Trattamento speciale agli Ebrei di Fadak, p. 365-366. — § 240. (Ba-<br />

làdzuri). Incertezza sugli Ebrei di Wàdi al-Qura, p. 366. — § 241. i<br />

e ragione di essa, p. 366.<br />

Ya'qiibi). Espulsione degli Ebrei,<br />

ARABIA-ABISSI NI A. - Disastro navale arabo — § 242. (Tabari: Wàqidiì della flotta (?) comandata da<br />

'Alqamah b. Mugazziz, contro gli Abissini (o pirati negri della costa africana), p. 366-367.<br />

ARABIA. - Madinah: matrimonio del Califfo 'Umar — § 243. iTabari, Wàqidiì, con Fàtimah bint al-<br />

Walid sorella di Kliàlid, p. 867.<br />

Pellegrinaggio annuale, — § 244. ifabari^, diretto da 'Umar, p. 368.<br />

Terremoto, — § 245. (Gawzi), in Madinah, p. 368.<br />

Luogotenenti del Califfo. — § 246. (Tabari), i medesimi, o quasi, dell'anno precedente, p. 368.<br />

Istituzione del Diwàn o ruolo delle pensioni. — § 247. Il Diwàn sorse dalla fusione tra le norme<br />

tenute dal Profeta e dai primi successori per dividere il quinto del bottino di guerra, e l'uso<br />

bizantino e persiano di pagar il soldo alle milizie su un ruolo fisso: esso fu in complesso il primo<br />

bilancio dello stato musulmano, resosi necessario, anche per infrenare abusi e ingiustizie, quando<br />

al quinto della preda si aggiunsero, quali cespiti di entrate dello stato, le tasse pagate dai sud-<br />

diti non musulmani, o almeno quel che di esse sopravvanzava alle spese di mantenimento dell'esercito<br />

permanente nelle varie provincie, ed era spedito a Madinah, p. 368-371. — § 248. Per<br />

stabilire il sistema di pensioni, si dovettero compilare registri o ruoli dei guerrieri regolarmente<br />

inscritti con le loro famiglie, secondo le loro tribù o clientele e che costituivano lo stato isla-<br />

mico : i padroni di fronte ai non arabi e non musulmani, i sudditi, p. 371-372. — § 249. Il dominio<br />

arabo fu dunque dominio di aristocrazia militare, che ebbe per solo compito di mantenere<br />

l'ordine all' interno ed estendere ognora i confini mediante il gihàd, lasciando ai sudditi la libera<br />

cura delle loro faccende interne, purché pagassero puntualmente le imposte, p. 372-373. — § 250. E<br />

peixiò impossibile che i guerrieri islamici abbiano chiesto la divisione delle terre conquistate,<br />

non avendo essi nessun desiderio di vita tranquilla e laboriosa, p. 373-374. — § 251. Il pagamento<br />

del tributo importava l'esenzione dal servizio militare ; e d'altra parte le pensioni e rendite erano<br />

ad esclusivo beneficio dei guerrieri ed amministratori- delle provincie, non di tutti i Musulmani.<br />

Quale uso facesse 'Umar dei probabili avanzi del bilancio, p. 374-376. — § 252. La distribuzione<br />

delle così dette pensioni fu il risultato inevitabile di una infinità di errori, di ripieghi, di con-<br />

flitti tra governatori, CaliiFo e militi. Il bisogno di aumentare continuamente le rendite dei vari<br />

eserciti permanenti, che ogni giorno crescevan di numero, portò all'allargamento delle conquiste,<br />

p. 376-378. — §253. Perchè il sistema delle pensioni ideato da TJmar fu necessariamente di breve<br />

durata, p. 378-379. — § 2.54. Sono interpolazioni tradizionistiche i particolari sulla precedenza nel.<br />

ruolo in rapporto alla parentela con il Profeta, e tutta la ricostruzione genealogica delle tribù<br />

arabe, p. 379-380. — § 255. L'istituzione del Diwàn sanzionava lo squilibrio sociale d'una minoranza<br />

gaudente a spese di un'immensa maggioranza: ne seguirono le conversioni all'Isiàm<br />

e il moltiplicarsi dei mawàli, p. 380-382. — § 256. (Tabari e Ya'qiibi: Wàqidi). Data della<br />

istituzione dei dawàwin, p. 382. — § 257. (Fakhri). Esposizione della riforma di 'Umar sul-


20. a. H. ìjS oST'Uiti. INDICE ANALITICO<br />

l'esempio ilei iliwan dei re jiersiaiii, comunicatogli da un marzubiin, p. 882-888. — § 258-<br />

"269. (ibn KJinklCin Prol.). Come sorse il Diwàn, e quale ne fu lo svolgimento posteriore, p. 384-885.<br />

§ 260. (abn Yiìsuf). Graduazione dei Musulmani nell'assegno delle pensioni in ragione doll'an-<br />

ziauitiV di conversione e dei servizi resi all'Isliim, p. 885-386. — §§ 261-263. (Balàilzuri). Primo posto<br />

assegnato ai parenti del Profeta, p. 386. — §§ 264-269. (abu Yùsuf). Elenco e distribuzione delle pen-<br />

sioni, p. ;W6-;W). — §§ 270-271. ^Saad). Id. id., p. 889-398. — §§ 272-279. (Baiadzuri). Id. id., p. 398-<br />

394. _ §§ 280-283. (Saad). Altri particolari, p. 394-896. — §§ 284-285. (Balàdzuri). Id. Pensione ad<br />

alcuni Persiani, p. 396-896. — § 286. (Ya'qubiì. Id. id., con tracce d'influenze sciite, p. 396-397. —<br />

§§ 287-292. iBalàdzuri). Pensioni ai bambini, agli orfani, ai trovatelli, p. 397-398. — § 293. (Furàt).<br />

Ordine delle tribù nel ruolo delle pensioni, p. 398-399. — §§ 294-296. (Saad). Altri particolari, p. 399-<br />

400. _ §§ 297-304. (Baladzuri). Id., p. 400-401. — § 305. (ibn Sa'd). Id., p. 401. — § 306. (Balàdzuri;.<br />

Proposili di 'Umar di accrescere ognor più le pensioni, p. 401. — §§ 307-309. (ibn Sa'd). Anche agli<br />

schiavi, p. 401-402, — §g 310-312. (Baladzuriì. Id., ed ai mawàli, p. 402-403. — §§ 313-316. (ibn<br />

Sa'd). Speranze e propositi di maggior larghezza in 'Umar, p. 403-404. — §§ 317-320. (Baladzuri).<br />

Ereditai-ietà del diritto alla pensione, p. 404-405. — § 321. (ibn Sa'd). Da chi cominciare nello stabi-<br />

lire gli assegni, p. 406. — § 322. (Tabari). Precedenza secondo il grado di pai-entela col Profeta,<br />

p. 405. — §§ 323-326. (ibn Sa'd). Id. Diwàn anche delle varie tribù del Higàz|?i, p. 405-407. —<br />

§ 327. (Tabari). Id., p. 407. — §§ 328-331. (ibn Sa'di. Egual diritto di ogni musulmano libero al fay,<br />

p. 407-409. — § 332. (ibn Klialdun). Nessuna risei^a nel tesoro, p. 409. — §§ 333-335. (Yahya). Se<br />

tutti i Musulmani o soltanto i guerrieri abbian diritto alla ghanimah ed al fay, p. 409-410. —<br />

'§§ 336-840. (Baladzuri). L''atà ad alcuni persiani, ai lettori del Corano, agli Arabi sedentari, p. 410.<br />

— § 341. CTabari). Tradizioni sayfiane sull'ordine dei pensionati, p. 410-413, — § 342. (id.), la distribuzione<br />

delle ricompense, p. 413, — § 343. (id.), la parte che toccava al Califfo, p. 413. — § 344. (id).<br />

Nessun fondo di riserva, p. 414. — § 845. (id.), come al § 343, p. 414. — § 346. (abu Yùsuf). « Inimicizie<br />

e odii » che accompagnano il denaro, p. 414. — § 347. (id.). Come stabili TJmar il fabisogno per<br />

il mantenimento di una persona, p. 414. — §§ 348-351. (Baladzuri). Id. I duemudd e i due qist,<br />

p. 415.<br />

'IRAQ. - Distribuzione delle pensioni fra gli abitanti di al-Kufah, — § 352. ('Tabari: Sayf), divisi<br />

in gruppi amministrativi o 'iràfah, p. 415-417; — § 353. (id.), e fra quelli di al Basrah, p. 417<br />

BISANZIO. - Morte di Eraclio e torbidi Interni. — § 354. Nesso tra la storia bizantina e quella del-<br />

l'Islam, p. 417. — § 355. Fonti arabe sulla morte di Eraclio, p. 417. — § 356. Fonti non arabe,<br />

p. 417-418. — § 357. Sebeos, p. 418. — § 358. Michele Sirio, p. 418. — § 359. Ancora Sebeos, p. 418.<br />

— §§ 360-361. Teophanes, p. 418-419. — § 362. Riassunto dei principali avvenimenti interni alla<br />

morte del grande imperatore, p. 419-421.<br />

NECROLOGIO:<br />

Anas b. ab! Marthad, § 363, p. 421.<br />

al-Barà b. Màlik, § 364, p. 421422.<br />

Bilàl b. Rabàh, §§ 365-373, p. 422-429.<br />

al-Óàrud b. 'Àmr, §§ 374-378, p. 429-431.<br />

'lyàd b. Ghanm, § 379, p. 481-433.<br />

Khuwaylid b. Murrah, § 380, p. 433.<br />

Màlik b. al-Tayyìhàn, §§ 381-382, p. 433-434.<br />

al-Muzahhar b. Ràfi', § 383, p. 434.<br />

Nawfal b. al-HàrIth, § 384, p. 434.<br />

Safiyyah, §§ 385-388, p. 435436.<br />

Sa'id b. 'Amir, § 389, p. 436-487.<br />

abu Sufyàn b. al-HàritJi, §§ 390-393, p. 437-440.<br />

Tamim b. lyàs b. alBukayr al-Laythì, § 394, p. 440.<br />

Usayd b. Hudayr, §§ 39.5-398, p. 441-443.<br />

umm Waraqah bint al-HàrItJi, § 399, p. 443-444.<br />

Zaynab bint Óahs, §§ 400-406, p. 444-448.


INDICE ANALITICO §§ 141. 21. a. H.<br />

21. a. H.<br />

(10 dicembre 641—29 novembre 642Ì.<br />

Tabella cronologica comparativa musulmano-gregoriana dell'annata, p. 460.<br />

'IRAQ. - Governo di 'Ammàr b. Yàsir in al-Kufah, e nomina di al-Mughìrah b. Su'bah. — § 1. In-<br />

certa cronologia di questo periodo, p. 4.'il. — § 2. (Tabari : al-Wàqidij. Nomina di 'Ammàr a<br />

governatore di al-Kufah nell'a. 21. H., e poi (nel 22. H.?i di al-Mughirah in sostituzione di lui,<br />

dopo la candidatura di éubayr b. Mut'im, p. 451-452. — § 3. lYa'qiibi). Id., p. 452-453. — § 4. Os-<br />

servazioni su al-Mughirah. 'Umar esclude sistematicamente i Muhàgiriin da ogni partecipazione<br />

al potere, p. 453.<br />

'IRÀQ-KHOZISTÀN. - La conquista del Khuzistàn e la presa di Tustar. — § 5. Ciò avviene sicuramente<br />

nel 21. H. e per opera principale di abù Musa e delle sue schiere di al-Basrah: viva resi-<br />

stenza incontrata dagli Arabi nel KhCizistàn. Disaccordo delle fonti sull'ordine con cui sono sottomesse<br />

le varie città, p. 454-455.<br />

Tradizioni sulla spedizione e presa di óundaysàbur, di Tustar e di Ràmhurmuz. — § 6. (Dzahabi)<br />

Notizia sintetica della campagna, p. 455-450. — §§ 7-10. (Tabari. ecc.i. Varia cronologia di essa.<br />

p. 456. — § 11. (Balàdzuri). Presa, trattato e insurrezione di Ràmhurmuz, p. 456. — § 12. (Id.),<br />

Id. id. di Surraq, p. 457. — §§ 13-14. (Id. i. Assedio e presa di Tustar: prigionia di al-Hurmuzàn<br />

p. 457-459. — § 15. (Id.). Presa di éundaysabur, p. 459. — § 16. (YàqCit). Id., p. 459-460. — § 17. (Ba-<br />

làdzuri). Presa di al-Sì5s: tomba del Profeta Daniele, p. 460-461. — § 18. (Id.). Espugnazione di<br />

al-Thibàn, p. 461. — § 19. (abii Hanìfahi. Racconto di tutta la campagna, sino al lungo assedio<br />

di Tustar, e presa per tradimento della città, p. 461-463. — § 20. (Id.|. Resa di al-Sììs: tesoro di<br />

Mihrigànqadzaq, p. 464. — § 21. 'abù YCisufi. Ulteriori conquiste di abu Miisa. p. 464.<br />

La conquista del Khuzistàn (versione di al-Madà-inii. — § 22. Le notizie di al-Madà-ini sembrano<br />

foggiate per glorificare alcune famiglie musulmane di origine persiana, p. 465. — § 23. (Tabari).<br />

Preparativi di Yazdagird per resistere contro l'avanzata degli Arabi. Siyàh, incaricato di alle-<br />

stire l'esercito, passa ad abii Miisa: patti e condizioni da lui richieste per la sua conversione,<br />

p. 465-466.<br />

La conquista del Khuzistàn (versione di Sayf b. TJmar). — § 24. Errori e palesi finzioni tradizionistiche<br />

di questa versione, p. 466467. — § 25. Gli abitanti del Fàris e di al-Ahwàz preparano la riscossa,<br />

a vincere la quale 'Umar dispone che cooperino schiere di al-Kùfah e di al-Basrah. Prima vittoria<br />

dei Kiìfani su al-Hurmuzàn, p. 467-468. — § 26. Riunione di tutte le forze musulmane sotto Tustar<br />

: assedio e presa, per tradimento, della città. al-Hurmuzàn prigioniero, p. 468-469. — § 27. abù<br />

Sabrah, comandante generale dei Musulmani, muove all'assedio di al-Siis. Nuove disposizioni del<br />

Califfo, relative ad abù Musa al-As'ari, p. 469-470. — § 28. Le schiere musulmane si preparano a<br />

concentrarsi in Nihàwand. Resistenza e presa di al-Sùs, p. 470471. — § 29. Tomba del Profeta<br />

Dàniyàl, p. 471. — § 30. al-Hurmuzàn alla presenza del Califfo in Madinàh : come carpisce ad 'Umar<br />

l'amàn, e rendesi musulmano, p. 471473. — § 31. Assedio e presa di óundaj'sàbùr, p. 473-474.<br />

'IRAQ-PERSIA.- I<br />

precedenti della presa di Nihàwand. — § 32. Difficoltà di spiegarsi la vera natura<br />

o ragione storica di questa battaglia nel cuore dell'altipiano iranico, 474-475. — § 33. Valutazione<br />

della vittoria musulmana, conseguita a caro prezzo, e che non valse ad accelerare la conquista<br />

dell' 'Iran, p. 475477. — § 34. Cronologia della battaglia di Nihàwand e dei fatti immediatamente<br />

successivi, p. 477478.<br />

Tradizioni sulla battaglia di Nihàwand. — §§ 35-39. .(Tabari, 'Balàdzuri, ecc.). Notizie cronologiche<br />

quasi concordi sulla data: 21. H., p. 478-479. — § 40. (Tabari). al-Nu'raàn b. Muqarrin ottiene da<br />

'Umar di muovere contro i Persiani a Nihàwand : i Musulmani perdono il loro capitano, ma<br />

vincono, p. 479-481. — § 41. fid.). Ricco bottino: tesoro dei re Sassanidi, trasportato a Madinah<br />

XXV. IV


21. a. H. §§ 41-!>1. INDICE ANALITICO<br />

e poi venduto in iil-Kru'ali, p.<br />

481-48-2. — § 4-2. ild.i. Altra versione della battaglia: fiera risposta<br />

di al-Mugl}irah al generale persiano Blindar, p. 482-484. — § 43. iBaladziiri). Consiglio di al-Hiirmuzàu<br />

al Califfo, p. 18-1-486. — § 44. (Id.). Nomina di al-Nu'màn b. Muqarrin a comandante generale,<br />

p. 485. — § 45. (Mas'udi), come al § 43, p. 485. — § 4(!. (Baladzuri). al-Miighirab nel campo<br />

pei-siano. Morte di al-Nu'màn nella mischia, p. 48648(5. — § 47. ild.1. Il tesoro di al-Nakbirkhàn<br />

come fu venduto, p. 481!. — § 48. (Id.). La battàglia dura tre giorni, p. 68fi. — § 49. Disposizione<br />

delle schiei-e musulmane, p. 486-487. — § 50. Racconto di al-Mas'ùdi, senza nuove importanti no-<br />

tizie, p. 487. — § 51. Idem, di al-YaNjiìbi, p. 487. — § 52. Versione di alni Ilanit'ali al-Dinawari :<br />

battaglia lunga ed accanita. Particolari dell'episodio sul tesoro di al-Nukhàrigan, p. 487-490. —<br />

§ 53. Sommario i-acconto di al-Dzahabi, 490. — § 54. Menzione indiretta di al-Khuwàrizmi, p. 490.<br />

PERSIA. - Battaglia di Nihàwand iversione di Sayf b. 'Uniar). — g 55. Critica demolitrice del Wellhausen<br />

contro tutto il racconto sayfiano della campagna, intrapresa, secondo Sayf, per ineluttabile bisogno<br />

di difesa contro i tentativi di rivincita dei Persiani, p. 490-491. — § 5tj. Il Caliifo toglie il divieto<br />

di nuove conquiste, p. 491. — § 67. Partenza delle schiere per la nuova campagna persiana,<br />

p. 491-4tl2. — § 58. Cause della battaglia: preparativi: accuse contro Sa'd b. abi Waqqàs, e sua<br />

deposizione dal governo di al-Kiifah, p. 492-493. — § 59. Desiderio del Caliifo di accompagnare<br />

la spedizione, p. 493-494. — § 60. Nomina di al-Nu'màn b. Muqarrin al comando della spedizione,<br />

p. 494. — § 61. Preparativi e forze dei Persiani, p. 494. — § 62. Marcia degli eserciti musulmani<br />

su Nihàwand, p. 494-496. — § 68. Battaglia di Nihàwand: morte di al-Nu'màn, p. 496-498. —<br />

§ 64. Numero degli uccisi, p. 498. — § 65. Inseguimento dei fuggiaschi, presa di Hamadzàu, divisione<br />

del bottino, p. 498-500. — § 66. I prigionieri persiani a Madinah: abù Lu-lu'ah, p. 500. —<br />

§ 67. Premi ai vincitori, p. 500.<br />

Battaglia di Nihàwand (versioni diverse). — § 68. Mirkhuwàud, p. 500. — § 69. Khuwandamir, p. 500.<br />

— § 70. Sebeos, p. 500-501. — § 71. Altri storici, specialmente occidentali, p. 501.<br />

Presa di Nihàwand, al-DTnawar e Màsabadzàn: prima spedizione contro al-Rayy. — § 72. fBalàdzin-i).<br />

Hudzaj'fali b. a!-Yamàn assedia Nihàwand, p. 501-502, — § 73. (Id.) espugnata, secondo al-Wàqidi,<br />

da éarir b. 'Abdallah nel 24. H., p. 502. — § 74. (Id.). Mah al-Basrah e Mah al-Kufah, p. 502. —<br />

§ 75. (Id.). abù Miisa al-As'ari sottomette al-Dìnawar, Màsabadzàn, al-Sirawàn, Mihrigànqadzaf,<br />

p. 502-503. — § 76. (Id.). Vittoria di 'Urwah b. Zayd al-Khayl sulla gente di al-Rayy e i Daylam :<br />

ne porta l'annunzio a Madinah, p. 503-504. — § 77. (Id.). ibn al-Zaynabi pattuisce con i Musulmani<br />

la sottomissione di al-Ra3'y, di Qùmas e al-Dastaba al-Ràzi : loro tributo, p. .504, — § 78. lld. ). Ri-<br />

bellione e ripresa di al-Rayy. Nuova sconfitta dei Daylam, p. 504-505. — § 79. tld.ì. Kathir b. Sìhàb<br />

al governo di al-Rayy, Dastaba e Qazwin, p. 505.<br />

ARABIA-FARIS. - Incursione araba, — § 80. (ibn al-At^iri dal Bahrayn sul Sàliil Fàris. p. 505.<br />

SIRIA. - Presa dì Antiochia — § 81. libn al-AtJiir, ecc.) per opera di abu Hasim b. 'Utbali, p. 506.<br />

SIRIA-ASIA MINORE. - Incursioni estive nel territorio bizantino. — § 82. (Baladzuri). Quella condotta<br />

da 'Umayr b. 'Umayr b. Sa'd al-Ansàri, p. .506; — § 83. (Tabari) e l'altra (sicuramente posteriore<br />

al 21. H.) di Mu'àwiyah b. abi Sufyàn, p. 506-507.<br />

SIRIA. - Luogotenenti del Califfo in Siria: — § 84. (Tabari). TJmajT b. Sa'd e Mu'àwiyah, p. 507.<br />

(Hims): morte di Khàlid b. al-Walid. — § 85. (Tabari). Costituisce suo erede 'Umar, p. .507. — § 86. (Ya'-<br />

qùbi). Pianto e afflizione in Madinah, p. 507.<br />

PALESTINA. - Erezione della moschea al-Masgid al-Aqsa in Gerusalemme. — § 87. (Teofane). Il Ca-<br />

liffo fa costruire (tra il 18. e il 22. H.) un tempio musulmano sul posto dell'antico tempio di<br />

Erode: come lo descrive Arculfus, p. 507-508. — § 88. La prima moschea di Gerusalemme non<br />

sorge sulla pietra al-Sakhrah, p. 508-509. — § 89. Non merita fede la notizia, ignota a Sebeos,<br />

che TTmar facesse abbattere le croci in Gerusalemme, p. 509-510.<br />

ARMENIA. - Invasione araba e presa della città di Tevin (Dwìn). — § 90. Questi avvenimenti ci sono<br />

riferiti da sole fonti arraeue, delle quali una specialmente, Sebeos, quasi contemporanea e molto<br />

autorevole, p. 510. — § 91. (Sebeos). Gl'Ismaeliti dalla Mesopotamia inell'a. 21. H.) invadon la con-<br />

:


INDICE ANALITICO §§ 91-135. 21. a. H.<br />

trada di Tarón e, varcato il fiume Azad, prendono dopo pochi giorni d'assedio Dwin, saccheggiando,<br />

e trasportandone poi gran numero di prigionieri. Vano tentativo di Teodoro il Restunide, p. 510-<br />

512. — § 92. (AsoXik). Espugnazione di Tevin nel 25.-26. H., p. 512-513. — § 93. (Id.). Altra no-<br />

tizia dell'eccidio degli abitanti, p. 513. — § 94. (Guiragos-Dularieri. Il catholicos Nersès, p. 513-514.<br />

— § 95. Come il Dulaurier ricostruisce la topografia della campagna araba in Armenia, p. 514.<br />

EGITTO. - Resa di Alessandria (Sawwàl 21. H. = settembre 642). — § 96. Trascorsi gli undici mesi<br />

pattuiti nel trattato di capitolazione, gli Arabi entrano in Alessandria il 16 Sawwàl, p. 514. —<br />

§ 97. (Maliàsin). Data della espugnazione di Alessandria, p. 514. — § 98. (Kindi). Id., p. 514. —<br />

§ 99. Papiri della collezione Rainer comprovanti come gli Arabi abbiano prontamente provveduto<br />

al normale funzionamento della esazione delle imposte, ed al pagamento puntuale e immediato<br />

di ciò che prendevano dagli abitanti, p. 515-516.<br />

Conquista del Fayyum. — § 100. Due incursioni arabe nel Fa3'yum, menzionate da Giov. di Niqyus;<br />

alla seconda delle quali forse si riferisce quella narrata, p. 516, — § 101. da 'Abd al-hakam, come<br />

compiuta da Eabì'ah b. Hubays, o Màlik b. Na'àmah, o Qays b. al-HàritJj, p. 516-517.<br />

EGITTO-NUBIA. - Prime razzie in Nubia — § 102. (ibn 'Abd al-hakam) ordinate ogni anno da 'Amr b.<br />

al-'Às per procurarsi bottino e schiavi negri, p. 517. — § 103. lYa'qubi'. Musulmani reduci da una<br />

battaglia contro i Nubiani prendono stanza in al-éizah, p. 518. — §§ 104-108. (Balàdzuri). Aspri<br />

combattimenti con i Nubiani, valentissimi arcieri, tinche sotto il governatore ibn abì Sarh si pat-<br />

tuisce una tregua od accordo, p. 518-519. — §§ 109-110. (Maqrizi). Del tributo al-baqt, pel quale<br />

i Nubiani fornivano agli Arabi ogni anno schiavi negri, e ne ricevevano provviste in vettovaglie,<br />

vino e stoffe, p. 519-521.<br />

EGITTO-AFRICA.<br />

- Le condizioni generali dell'Africa Settentrionale ed il principio della conquista<br />

arabo-musulmana. — § 111. La storia dell'Africa settentrionale dai Bizantini in poi è stata molto<br />

studiata dai Francesi, ma non con sufficiente critica storica delle fonti, p. 521-523. — § 112. Con-<br />

dizioni inteme dell'Africa settentrionale alla vigilia della conquista araba. Contrasto tra l'aucor<br />

vigoro.so organismo romano dell'impero di Bisanzio e la senilità etnica, morale, militare dei do-<br />

minatori. Riassunto della storia dell'Africa bizantina, p. 523-525. — § 113. Conquistata da Bisanzio,<br />

ebbe una divisione amministrativa e un sistema di difesa militare teoricamente perfetti, ma resi<br />

vani dalla decadenza dello spirito militare nei dominatori e dall'intransigenza religiosa, p. 525-<br />

526. — § 114. Ribellioni dei Berberi contro l'autorità bizantina, rivolte militari: rovina civile ed<br />

economica del paese, p. 526-527. — § 115. La resistenza ai Berberi assorbisce ogni cura e sforzo<br />

dell'amministrazione bizantina, p. 527-528. — § 116. Caratteristiche principali dei Berberi: « genus<br />

hominum mobile, infidum»; attaccatissimo alla vita nomade, 528-529, — § 117. senza alcuna vera<br />

costituzione politica oltre quella patriarcale della tribù. In che somigliavano, in che diiferivano<br />

dagli Arabi, p. 529-530. — § 118. Nonostante i suoi difetti ed incorregibili imperfezioni, la razza<br />

berbera, per le sue energie morali e per l'importanza grande come elemento etnico nella storia<br />

antica eurafricana e come fattore della storia islamica in Occidente, merita studio. La storia della<br />

Mauretania si può riassumere nella lotta perpetua tra la popolazione sedentaria quasi tutta stra-<br />

niera, e quella nomade tutta indigena, cioè berbera, p. 530-531. — § 119. Non riuscendo a tenere<br />

a freno i Berberi con mezzi morali e materiali, i Bizantini perderono ogni autorità venendo con<br />

loro a patti e concessioni mediante una politica che agevolò anche tra essi l'aggressione e poi la<br />

conquista araba, p. 531-532.<br />

Tradizioni sulla presa di Barqah (Pentapolis, o Cirenaica) e di ZawTlah. — § 120. In qual rapporto<br />

cronologico sia la presa di Barqah con la resa di Alessandria, secondo il Miiller e il Butler, p. 532.<br />

— § 121. (Kindi 1. Sottomissione di Antàbulus alla fine dell'a. 21. H., p. 532.— § 122. (Tabari, da<br />

al-Wàqidi, ecc.). Id. id., p. 532-533. — § 123. fBalàdzurii. Origine etnica dei Berberi dai Filistei, e<br />

loro provenienza dalla Palestina, p. 533. — § 124. (ibn 'Abd al-hakam;. Zanàtah, Luwàtah, Hawàrah,<br />

Nafùsah. 'Amr giunge a Barqah e conchiude un trattato con gli abitanti, p. 533-534. — §§ 125-<br />

127. (Balàdzuri, ibn 'Abdal-hakam). Trattato stipulato da 'Amr con gli abitanti, p. 534. — § 128. (Ya'qubil.<br />

Id. Il CaliiFo non permette di estender più oltre le spedizioni, p. 534. — §§ 129-130. (Balàdzuri,<br />

ibn 'Abd al-hakam). Puntualità degli abitanti di Barqah nel pagare il tributo, p. 534-535. —<br />

§ 131. iBalàflzurii. 'Uqbah b. Nàfi' governatore del Maghrib. Trattato con i Berberi tra Barqah e<br />

Zawilah, p. 535. — § 132. (Id.). Scritto di 'Amr per i Luwàtah di Barqah, p. 535. — § 133. (abù-1-<br />

Mahàsin). Data della presa, e tributo di Barqah, p. 536. — § 134. (Tabari, da Wàqidi). Presa di Za-<br />

wilah per opera di 'Uqbah b. Nàfi', p. 536. — § 135. (Eutichio). Id., p. 536.<br />

XXVII.<br />

IV*


21. a. H. 13tìl82. INDICE ANALITICO<br />

EGITTO-ARABIA.<br />

- Importazione In Arabia dei generi raccolti in Egitto, e scavo del grande canale.<br />

, — §<br />

— §<br />

latì.<br />

137.<br />

iBiilàdzuri). A richiesta di 'Uinar, 'Arar maiuia per mare vettovaglie in Madinah, p. 530.<br />

II canale tra il Nilo ed il Mar Rosso riattivato da 'Arar, p. 536-537. — § 138. (ibn 'Abd alhakam).<br />

'Arar avrebbe inviato viveri e provviste ai Madinosi nell'anno della carestia e della peste.<br />

Per ordine del Calitto, ad agevolare l'approvvigionamento di Madinah, si scava il Klialig Amir<br />

al-m«'minin, p. 587-538. — § 139. (Maqrizij. Storia e descrizione del Khalig al-Qàhirah, o Canale<br />

del Principe dei Credenti, p. 538-539. — § 140. (ibn 'Abd al-liakam). 'Amr, vedendo in Madinah la<br />

strettezza delle provvigioni, offre di mandarne per mare, riaprendo il canale, p. 539.<br />

Punizione di un agitatore religioso. — § 141. (ibn 'Abd al-hakam). Dubay' al-'Iràqi, per una propaganda<br />

non ortodossa sul Qu'ràn in, Egitto, viene severamente punito in Madinah dal Califfo, p. 539. —<br />

§ 142. Conclusioni che se ne possono trarre per la storia del pensiero e sentimento religioso nelr<br />

impero arabo. Quale possa esser stato il contenuto delle dottrine religiose di Dubay', p. 540-541.<br />

EGITTO. - La fondazione dì al-Fustàt. — § 143. al-Fustàt è il terzo dei campi militari fondati da<br />

Madinah. Perchè gli agnàd o campi militari in Siria ebbero sorte diversa dalli ansar (al-Kuf ah,<br />

al-Basrah, al-Fustàt), p. 541-542. — § 144. Cause generali e particolari che agirono alla fondazione<br />

di al-Fustàt: importanza economica, strategica e commerciale del sito, presso il quale era sorta<br />

in antico la opulenta Memfì, p. 542-544. — § 145. Interpretazione etimologica e vera origine del<br />

nome Fustàt := fóouaTo-;, p. 544-545. — § 146. Importante studio del Guest sulla fondazione di al-<br />

Fustàt : essendo essa in origine il campo degli Arabi assedianti Babilonia, la vera fondazione va<br />

messa nell'a. 19. H., e nel 21. H. il riconoscimento ufficiale di essa quale sede del governo, p. 545-<br />

546. — § 147. Il diritto del deserto vigeva nell'assegnare la proprietà e l'occupazione della terra,<br />

quando fondavasi una città, p. 546-547. — § 148. Origine della kh i 1 1 a h : suo significato e sua fun-<br />

zione, p. 547-549. — § 149. La khittah quale unità amministrativa e talvolta anche morale: cor-<br />

risponde a una equivalente suddivisione nell'organamento dell'esercito, p. 549-550. — § 150. Posizione<br />

e limiti topografici delle khitat primitive di al-Fustàt, p. 550-551. — § 151. Probabili dimensioni<br />

dell'accampamento mutato in città : circa 5 kmq., con spazi liberi o fadà interkhittali, che s'an-<br />

darono restringendo sino a formar piccole vie tortuose ed irregolari, p. 551-553. — § 152. Non fos-<br />

sato, né altra opera di difesa, p. 553. — § 153. Valore delle tradizioni della scuola storica di Misr<br />

riguardanti la topografia dell'antica al-Fustàt. Fra le stirpi arabe stanziatesi in Egitto, la maggio-<br />

ranza proviene dal Yamau, p. 553-554.<br />

Tradizioni sulla fondazione di al-Fustàt (Misr) e della moschea di Amr. — § 154. (ibn Abd al-hakam<br />

i. Il Califfo non approva la proposta di 'Amr di fissar la sede del governo in Alessandria,<br />

p. 554. — § 155. (Eutichio). La moschea di al-Fustàt eretta nel 22. H., p. 554. — § 156. (ibn 'Abd alhakam).<br />

'Umar non vuole corsi d'acqua tra lui e le tre amsàr nei paesi conquistati, p. 555. —<br />

§ 157. (Id.). La città è chiamata Fustàt dalla tenda (fustàt) di 'Amr sotto Babilonia, p. 555. —<br />

§ 158. (Maqrizi, Suyuti, ecc.). Luogo preciso dove sorgeva questa tenda, p. 555-556. — § 159. (Suyiiti,<br />

da Qudà'i). Sopraintendenti alla divisione dei terreni, p. 556. — § 160. (Tanbih). Com'ebbe origine<br />

la città, e perchè fu chiamata al-Fustàt, p. 556-557. — § 161. (Maqrizi, da al-Qudà'i). Quali arabi<br />

occuparono al-Gizah, e come vi restarono nonostante l'ordine contrario di 'Amr e del Califfo,<br />

p. 557-558. — § 162. (al-Ta'qùbi). Itinerario da Filastin ad al-Fustàt. 'Amr costruisce la moschea<br />

e la casa del governo, p. 558-559. — § 163. (Maqrizi). al-Fustàt dar al-imàrah, p. 559. —<br />

§ 164. (Id.). Topografia del sito dove sorse al-Fustàt, p. 559-560. — § 165. (Id.). Miqyàs al-<br />

Nil o Nilometro, p. 560. — § 166. (Id.). Vicende della cittadella prima e dopo l'Isiàm, p. .560-561.<br />

§ 167. (Id., da ibn Sa'id). Fustàt Misr o Fustàt 'Amr, p. 561. — § 168. (Id.). L'antico corso del<br />

Nilo presso al-Fustàt, p. 561-562. — § 169. (abu Sàlih). Zirb o recinto spinato attorno al primi-<br />

tivo campo musulmano, p. 562. — § 170-171. (Maqrizi). Sul quartiere al-Maqs, e la probabile ori-<br />

gine di questo nome, p. 562-563. — § 172. Fondazione della moschea congregazionale di al-Fustàt,<br />

delle masàgid. A che serviva la Musallah, p. 663-564. — 173. (Maqrizi). Norme date dal Califfo<br />

ai generali delF'Iràq e dell'Egitto per la costruzione delle moschee minori, che invece proibiva<br />

in Siria, p. 564. — § 174. (ibn 'Abd al-hakam). Particolari sulla costruzione della moschea, p. 564. —<br />

§ 175. (Id.). Il Califfo proibisce ad 'Amr l'uso del mi ubar, p. 564-565. — § 176. (Id.). Il primo<br />

mu'adzdzin, p. 565. — § 177. (Id.). 'Umar rifiuta di possedere una casa in al-Fustàt, p. 565.<br />

§ 178. (Id.). Abitazione di 'Amr. - Sull'uso di seppellire i morti nelle loro case, p. 565-566. —<br />

§ 179. (Maqrizi). La moschea sorge nel sito di un giardino ceduto da Qaysabah b. Kulthum,<br />

p. 566 — § 180. (Id.), in mezzo agli alberi, che furono rispettati. Dove sorse il Mihràb e il<br />

Minbar, p. 566-567: — §§ 181-182. (Id.), dove e come la Qiblah ed il Mihràb, p. 567. —<br />


INDICE ANALITICO §§ 183-2413. 21. a. H.<br />

§ 183. (Maqriziì. Errore nella determinazione della qiblah, p. 567-569. — §§ 184-186. (Id.). H<br />

Mihràb diventa parte integrante della moschea solo alla fine del primo secolo H., p. 569. —<br />

§ 187. (Id.). Dimensioni della moschea di 'Amr, p. 569-570. — §§ 188-189. (Id.). Ancora del Minbar,<br />

p. 570.<br />

EGITTO. - Sistemazione edilizia della città di al-Fustàt. — § 190. (Maqrizi). Qasr o case di Fustàt<br />

Misr prima di 'Amr b. al-'Às, p. 570. — §.191. (ibn 'Abd al-hakam). Quali genti presero stanza at><br />

torno alia casa e moschea di 'Amr. Case costruitevi, e loro proprietari. Elenco delle varie tribù<br />

immigrate in Misr al-Fustàt, p. 570-573.<br />

Descrizione topografica di al-Fustàt. — § 192. (ibn 'Abd al-hakam). Modo come gli Arabi si stabilirono<br />

intorno alla moschea di 'Amr in al-Fustàt, p. 573-588. — § 193. (Maqrizi). Khittah Ahi al-Ràyah,<br />

p. 588-589. — § 194. (Id.). Khittah al-Lafif, p. 589. — § 195. (Id.). Khittah Ahi al-Zàhir,<br />

p. 589-590. — § 196. (Id.ì. Khittah al-Fàrisiyyin, p. 590. — § 197. (Id.l Khitat delle tre<br />

al-Hamràwàt, p. 590-591. — § 198. Passo topografico di abii Sàlih, p. 591. — § 199. (ibn 'Abd<br />

al-hakam). Le chiese, p. 591-592. — §§ 200-203. (Id.). Feudi di al-Fustàt, p. 592-594. — § 204. (Id.).<br />

Le Qaysàriyyah, p. 594-595. — § 205. Altre fouti topografiche, p. 595.<br />

Tradizioni sul cimitero di al-Muqattam — § 206. secondo ibn 'Abd al-hakam, p. 595.<br />

Proprietà e dimora di musulmani in Alessandria. — § 207. (ibn 'Abd al-hakam). Pochi musulmani vi<br />

prendono stanza, p. 595-596. •<br />

Fondazione di al-GTzah, ed immigrazione in Egitto. — §§ 208-209. (ibn 'Abd alhakaml. I Hamdàn ed<br />

altre tribù loro congiunte si stabiliscono in al-Gizah contro le disposizioni di 'Amr e di 'Umar,<br />

p. 596-597. — §§ 210-211. (Id.). I Hamrà ed i Fàrisiyyùn, p. 597-598.<br />

Compagni del Profeta presenti alla conquista dell'Egitto. — § 212. Fonti ed origine dei vari elenchi,<br />

p. 598. — §§ 213-214. Breve lista di ibn 'Abd al-hakam: Qurasiti, Ansar, ecc., p. 598-599. —<br />

§ 215. (Tabari, da al-Wàqidi). I due figli di 'Amr b. al'As, p. 599. — § 216. Elenco completo di<br />

al-Suyùti, p. 599-603. — § 217. Valore di esso, come documento morale della psicologia islamico-<br />

egizia nei primi secoli. Osservazione sulla costituzione delle forze con cui 'Amr fece la conquista,<br />

p. 603-6U4.<br />

Ordinanze generali per la dimora In Egitto delle tribù immigrate. — § 218. (ibn 'Abd alhakam .<br />

Dispo-<br />

sizioni di 'Amr per la custodia del paese : guarnigione di Alessandria, p. 604-605. — § 219-222. (Id.).<br />

Gli Arabi svernavano tutti insieme in al-Fustàt, e in primavera si disperdevano per i pascoli. -<br />

Raccomandazioni di prender cura dei cavalli, e usar riguardo ai Copti, p. 605-606. — § 223. (Id.).<br />

Com'eran ripartiti i luoghi di pascolo fra le tribù, p. 606-607. — § 224. (Id.). I cavalli d'Egitto:<br />

vicende di Asqar Sadaf. p. 607-608.<br />

Sistemazione fiscale della provincia. — § 225. Tradizioni sugli ordinamenti amministrativi e fiscali,<br />

p. 608. — § 226. ('Abd al-hakam) Bilancio della spesa per l'Egitto, p. 608. — § 227. (Id.). Ordinanze<br />

relative al pagamento della gizyali e alla distinzione tra dominatori e sudditi, p. 608.—<br />

§ 228. ild.). Misura della gizyah, e fornitura di vettovaglie, p. 608. — § 229. (Id.). Documenti<br />

comprovanti la resa per trattato dell'Egitto: doveri e diritti dei vinti, p. 609-610. — § 230. (ibn 'Abd<br />

al-hakam). Capacità della waybah, p. 610. — §231. Gli Arabi lasciarono senza mutar nulla il sistema<br />

fiscale vigente sotto i Bizantini, p. 610. — § 232. (ibn 'Abd al-hakam). Esposizione del sistema<br />

fiscale greco confermato da 'Amr sui Copti dell'Egitto, p. 610-612. — § 233. (Id.). Condizione giu-<br />

ridica del dzimmi, p. 612. — §§ 234-236. (Id.). Tradizioni tendenti a spiegare la trasformazione<br />

ed evoluzione della gizyah e del kharàg in Egitto, p. 612-613. — § 237. (Id.). Scambio di let-<br />

tere e di accuse tra il Caliifo e 'Amr b. al-'As per il ritardo nell'invio del kharàg egiziano a<br />

Medina, p. 613-615. — § 238. (Id.). « La camela dà più latte, ma a danno del vitello » , p. 615. —<br />

§ 239. (Id.). Norme suggerite da al-Muqawqis per la buona amministrazione del paese, p. 615. —<br />

§ 240. (Id.l. Perchè la riscossione e l'invio del kharàg son fatti dopo la raccolta, p. 616. — §§ 241-<br />

242. (ibn' Abd al-hakamV Divieto di TJmar ai suoi arabi di coltivar la terra, p. 616. — § 243. (Id.).<br />

Contravvenzione di Sarik b. Sumayy, p. 616-617. — § 244. (Id.;. Difi'erenze tra l'ahl al-sulhe<br />

l'ahl al-'anwah rispetto al possesso delle terre e al diritto di alienarle, p. 617. — § 245. (Id.).<br />

La gizyah sui dzimmi convertiti, p. 617-618. — § 246. (Id.). Il kharàg del Sawàd da 'Umar<br />

ad al-Haggàg, p. 618.


21. a. H. §§ .>47-a41. IiNDlCE ANALITICO<br />

ARABIA-EGITTO. - Misure disciplinari del Califfo Umar contro Amr b. al-'Às ed altri luogotenenti. —<br />

§ 'J17. ^ibu '.•Vbd al-hukaiu


INDICE ANALITICO §§ 1-38. 22. a. H.<br />

22. a. H.<br />

(30 novembre 642—18 novembre 643.).<br />

Tabella cronologica comparativa musulmano-gregoriana dell'annata, p. 674.<br />

IRAQ-PERSIA. - Operazioni militari degli Arabi di al-Basrah contro l'altipiano iranico. — § 1. Dif-<br />

ficoltà e lentezza dell'espansione arabico- islamica entro l'altipiano iranico. Lunga e difficile campagna<br />

nel Fàris, sostenuta specialmente dalle schiere basrensi, sotto il comando di abii Miisa,<br />

p. (»75-677.<br />

Operazioni militari nell'altipiano iranico e nel Khuzistàn. — §§ 2-4. (Dzahabi, abii-1-Mahàsin, ecc.). Spe-<br />

dizione delle genti di al-Basrah contro al-Dinawar e Mah, p. 678.<br />

PERSIA. - Presa di Qumm e Qàsàn — § ó. (Balàdzuri) per opera di abii Miisa e di al-Ahnaf, p. 678.<br />

Presa di Hamadzàn e di altre città dell'Iran occidentale — §§ 6-8. (Gawzi, Dzahabi) per opera di Hudzayfah<br />

o di al-Mughirah, p. 678-679.<br />

PERSIA-PARIS. - Morte di al-Óàrud al-Abdi — § 9. secondo Balàdzuri, p. 679.<br />

IRÀQ-AL-KUFAH. - Deposizione di Ammàr b. Yàsir. Mutamenti nel governo di al-Kufah. — §§ 10-14.<br />

Tradizioni sayfiane, miranti a scusare i Kufani, scontenti prima di 'Ammàr, poi di abii Miisa, e<br />

che finalmente si ebbero in al-Mughirah il loro governatore, p. 679-871.<br />

IRAQ-PERSIA. - Conquiste arabe nella Persia Settentrionale. — § 15. Carattere provvisorio e preda-<br />

torio di queste conquiste, p. 681-682.<br />

Conquista dell'Adzarbaygàn — §§ 16-17. CTabari, da al-Wàqidi) per opera di al-Mughìrah partendo da<br />

al-Kufah, p. 682. — § 18. (Dzahabi). al-Mughirah da al-Kufah, o Habib b. Maslamah dalla Siria,<br />

p. 682-683. — § 19. (Ya'qiibi). al-Mughirah, o Hàsim b. 'Utbah, p. 683. — §§ 20-21. (Balàdzuri).<br />

Hudzayfah b. al-Yamàn, o al-Mughirah, p. 683. — §§ 22-23. (Eutichio e al-Khuwàrizmi), p. 683. —<br />

§ 24. (Balàdzuri). Presa di Qazwin. - Hamrà al-Daylam, p. 683-684. — § 25. (Id.). Hudzayfah con-<br />

quista e governa l'Adzarbaygàn : p. 684-685. — § 26-27. (Id.), revocato e sostituito con 'Utbah b.<br />

Farqad, p. 685.<br />

PERSARMENIA-ADZARBAYÓAN.<br />

- Incursione araba nell'Adzarbaygàn ed in Armenia (versione di<br />

Sebeos). — § 28. Eventi intemi in Armenia, che precedettero l' incursione araba, p. 686. — § 29. Tre<br />

corpi d'esercito arabi invadono la Persarmenia. Presa della cittadella di Arzaph, p. 686-687. —<br />

§ 30. Sconfitta degli Arabi per opera di Teodoro Restunida, p. 687. — § 31. Conclusioni cronolo-<br />

giche del Dulaurier, p. 687-688.<br />

PERSIA. - Conquista dell'Adzarbaygàn (versione di Sayf b. 'Umar) — § 82. (Tabari) per opera di Bukayr<br />

b. 'Abdallah e 'Utbah b. Farqad, p. 688.<br />

PERSIA-ADZARBAYÓAN-AL-BAB. - Conquista dell'al-Bàb. — § 33. (Tabari). Suràqah b. 'Arar Dzu-1-Nur,<br />

occupato pacificamente l'al-Bàb mediante un trattato con Sahrbaràz, manda varie spedizioni, fra<br />

cui una nel Miiqàn, p. 688-690. — § 34. ild.). 'Abd al-rahmàn b. Rabi'ah invade il paese dei Turchi,<br />

p. 690.<br />

PERSIA- KHURASAN.- Invasione del Khuràsàn — § 35. CTabariì da alcuni messa nel 22. H., da Sayf<br />

nel Hi. H., p. 690.<br />

PERSI A-GURGÀN — §§ 36-37. i<br />

Gawzi, Dzahabi, invaso per opera di Suwayd b. Muqarrin, p. 690.<br />

PERSIA-TABARISTAN. — § 38. ^éawzi). L'invasione è messa da alcuni fra il 18. e il 22. H., p. 690.<br />

XXXI.


22. a. H. §§ 39T-2. INDICE ANALITICO<br />

'IRAQ-PERSIA.<br />

- Riordinamento delle Provincie conquistate e loro divisione fra al-Basrah ed al-Kufah.<br />

§ H9. (Tabari, da Sayf). Richieste dei Basrensi. ed opposizione dei Kutani, per accrescere la<br />

quota di conquista, e quindi di sfruttamento, spettante a Basrah, p. 691-()9'2. — § 40. Schiarimenti<br />

e commenti a questa tradizione. 'Umar provvede a una perequazione dei redditi tra al-Kufah ed<br />

al-Basrah. Risorge fra le tribù l'antico particolarismo pagano, p. 692-694.<br />

SIRIA-ASIA MINORE. - Incursione araba. — § 41. (Tabari, da al-Wàqidi). Mu'àwij'ah conduce una<br />

spedizione estiva nel territorio greco, p. 694. — § 42. (éawzi). Avventura di 'Abdallah b. Hudzàfah,<br />

p. 691.<br />

SIRIA. Morte di Khàlid b. al-Walìd — § 43. (Tabari) da alcuni messa in quest'anno, p. 695.<br />

Nascita di Yazìd e di Abd al-malik. — § 44. (Tabari, da Waqidi), p. 695.<br />

MESOPOTAMIA-ARMENIA. - Incursione bizantina e armena in terra musulmana. — § 45. (Denys).<br />

Prooopio e Teodoro, p. 69?.<br />

MESOPOTAMIA. - Sistemazione dì al-Mawsil. — § 46. (Balàdzuri). Harthamah b. 'Arfagah stabilisce<br />

in al-Mawsil la dimora degli Arabi, p. 695. — § 47. (Id.). Fonda al-Hadithah, p. 695-69G. — §§ 4849.<br />

(Id.). Conquista di Takrit, p. 696. — § 50. (Id.). 'lyàd b. Ghanm in al-Mawsil, p. 696. — §§ 51-52. (Id.).<br />

Muh. b. Marwàn al governo di al-Mawsil, della Gazirah e dell'Armenia, p. 696. — § 63. (Id.). Presa<br />

di Zàràn, p. 696.<br />

EGITTO. - La piena annuale del Nilo. — § 54. (abii-l-Mahàsin), 696.<br />

EGITTO-AFRICA. - La conquista di Tripoli. — § 55. Perchè ritardata a quest'anno, e quale scopo<br />

avesse, p. 697-698.<br />

Le tradizioni sulla conquista di T^ràbulus. — § 66. (ibn 'Abd al-hakam). La scorreria avvenne nel 22. o<br />

23. H., p. 698. — §§ 57-68. (Id.). Particolari della presa di Taràbulus, e di Sabrah, p. 698-699. —<br />

§ 60. (Dzahabi), p. 699. — § 61. (Eutychius), p. 699. — § 62. (Balàdzuri). Perchè 'Umar proibì la<br />

spedizione di Atràbulus, p. 699-700, — § 63. (Id.) e com'essa fu conquistata mediante trattato,<br />

p. 700.<br />

ARABIA. - Il pellegrinaggio come obbligo politico. — §§ 64-65. (Tabari). Dovere imposto da 'Umar ai<br />

governatori di compiere annualmente il pellegrinaggio, per sorvegliarli e sindacare la loro ammi-<br />

nistrazione, p. 700.<br />

Sulle inondazioni di Makkah. — § 66. (Azraqi). Appunti per completare le notizie sulla piena di umm<br />

Nahial, p. 700. — § 67. (Balàdzuri), p. 700-701.<br />

Pellegrinaggio annuale — § 68. (Tabari, ecc.), diretto da 'Umar, p. 701.<br />

Luogotenenti del Califfo. — §§ 69-70. (Tabari), p. 701.<br />

NECROLOGIO. — § 71. (Dzahabi, ahu-1-Mahasin, ecc.), p. 701. — § 72. (Gawzi), p. 701.


TAVOLA CRONOLOGICA DEGLI EVENTI PRINCIPALI<br />

DALL'ANNO 18. AL 22. H.


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18<br />

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22<br />

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Carestia.<br />

ARABIA EGITTO AFRICA<br />

Viaggio di 'Umar in Siria.<br />

Coniazione Ji monete arabe.<br />

Ecclissi solare (?).<br />

Eruzione vulcanica nella Harrah.<br />

'Umar assume il titolo di<br />

Amir al-mu-minin.<br />

Mutamenti nel governo del<br />

Bahraj-n e dell' Umàn.<br />

Espulsione dei Cristiani da<br />

Nagràn e degli Ebrei da<br />

Khaybar.<br />

Nuovo matrimonio di 'Umar.<br />

Terremoto in Madinah.<br />

Istituzione del D ì w a n<br />

Coniazione di monete musul- |<br />

jjjane. i<br />

Misure disciplinari di 'Umar j<br />

.<br />

10 Dzu-I-Hlggah (12 dicembre)<br />

: Ingresso di 'Arar in territorio<br />

egiziano.<br />

13<br />

^^^<br />

prime vittorie<br />

sulle schiere bizantine.<br />

Invasione del Delta :<br />

Ragab (giugno-luglio): Battaglia<br />

di Heliopolis: razzie nel<br />

Fayyùm.<br />

Sawwàl (sett.-ott.) : Comincia<br />

l'assedio di Babilonia.<br />

Prime trattative<br />

qawqis.<br />

con al-Mu-<br />

21 Rabi' Il (9 aprile): Presa<br />

della rocca di Babilonia.<br />

26 Óumàda I<br />

(13 maggio):<br />

'Amr batte Domentianus in<br />

Niqyùs.<br />

Ragab (giugno-luglio): Comincia<br />

l'assedio di Alessandria.<br />

2 Sawwàl (14 settembre): Ritorno<br />

del patriarca Ciro in<br />

Alessandria.<br />

6-28 Dzù-I-Qu'dah (1 7 ottobre-<br />

8 novembre): Capitolazione<br />

di Alessandria.<br />

RabT' Il (21 marzo): Morte<br />

patriarca Ciro.<br />

16 Sawwàl -8 Dzu-I-Q. (17 set-<br />

contro i governatori delle tembre-8 ottobre): Gli Arabi<br />

Provincie.<br />

' entrano<br />

in Alessandria.<br />

Scavo del Klialig Amir almu'minin.<br />

Fondazione di al-Fustàt e di al-<br />

Gizah.<br />

Prime razzie in Nubia.<br />

Sottomissione di Antàbulus,<br />

e di Zawilah.<br />

Conquista di Taràbu-<br />

lus.<br />

Carestia.<br />

SIRIA-PALESTINA<br />

Pestilenza: Morte di abù'Ub|.<br />

dali e successione di Yazic<br />

abi Sufyàn.<br />

Viaggio di "Umar.<br />

Assedio di Qaysàrij'yali.<br />

Destituzione di Khàlid b.<br />

Walid.<br />

Fallito tentativo dei Greci -<br />

riprendere Hims.<br />

Nomina di Mu'àwiyah a go'<br />

natore.<br />

Presa di Qaysariyyab e di<br />

qalàn.<br />

Assedio di Ghazzab : conqu<br />

del littorale palestinese.<br />

Terremoto (?).<br />

Istituzione dei campi<br />

ri l?).<br />

. ,<br />

mìH<br />

Morte di Khàlid b. al-Wal,il<br />

Hims.<br />

Presa di Antiochia.<br />

Erezione della moschea a!»<br />

sgid al-Aqsa in GerusaleiM


MINORE


18. a. H.<br />

12 grennaio G3Q — 1 grennaio 640


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18. a. H.<br />

IRAQ-PERSIA. — Conquista del Khuzistan (cfi-. 17. a. TT., §§ 89-104).<br />

§ 1. — (al-Dzahabi). Nell'anno 18. H. abù Musa conquistò al-Sùs, Gundaysàbùr<br />

e poi ritornò ad al-Ahwàz. Parimenti Sa'd b. abì Waqqàs inviò<br />

Garir b. 'Abdallah al-Bagali a Huhvàn, dopo il combattimento di Galùlà-,<br />

e prese la città d'assalto. Altri affermano che egli mandò Hàsim b. Utbah,<br />

il quale si recò poi anche a Mah, risospingendone gli abitanti nell'Adzar-<br />

baygàn, e in seguito fece pace con loro. Alcuni affermano che in questo<br />

anno avvenne la presa di Ràmhurmuz per opera di abù Musa al-As'ari,<br />

il quale di poi si recò a Tustar (Dzahabi Paris, I, tòl. 130,v.).<br />

Tale cronologia è molto incerta, onde lasciamo tutta ad al-Dzahabi la<br />

responsabilità di queste notizie. Tustar, come vedemmo, cadde nel 21. H. :<br />

è probabile però che durante tutto il governo di abù Musa (cfi-. 17. a. H.,<br />

§§ 89 e segg.) si combattesse sempre sul confine persiano, e che il pro-<br />

gresso delle armi arabe vi fosse molto lento.<br />

§ 2. — (abù 'Ubaydah b. al-Muthanna). Nell'anno 18. H. Hurmuz<br />

{sic, forse Harim) b. Hayyàn mise l'assedio dinanzi alla città di Dast-<br />

Hur (?). Il cui re, avendo visto una donna, — tanta era la deficenza di<br />

viveri, — divorare il proprio tìglio, si decise a far la pace con Hurmuz,<br />

pattuendo l'abbandono della città (Dzahabi Paris, I, fol. 130,v.).<br />

In Tabari Zotenberg, III, 447-462 è narrata la campagna araba<br />

per la presa di al-Ahwàz secondo la versione di Sayf b. 'Umar, come av-<br />

venuta nel 18. H.<br />

e segg.).<br />

IRAQ. — Trasformazione edilizia di al-Kufah (cfi-. 17. a. H., §§13<br />

§ 3. — (a) (al-Dzahabi, senza isnàd). Nell'anno 18. H. Sa'd b. abì<br />

Waqqàs venne ad al-Kùfah, che egli costruì di mattoni cotti al sole, perchè<br />

3.


§§ 3, 4. 18. a. H.<br />

'8. a. H. tìnora lo costruzioni eiauo fatte con canno, onde era scoppiato un grande<br />

'AQ. - Trasfor- , , • t-> • t j? i < 0/-4 \<br />

nazione edilizia mcendio (Dzahabi Paris, I, fol. 130,v.).<br />

li ai-Kufah.|<br />

^^'j ^[^y jn questo anno fu fondata la moschea di al-Kùfah per opera<br />

di Sa'd b. ahi Waqqàs (Dz'ahabi Paris. T. fòl. 132,r.).<br />

ARABIA-SIRIA. — La carestia e la peste dell'anno 18. H.<br />

§ 4. — 11 disordine delle nostro fonti richiedo qualche breve schiarimento<br />

preliminare sulle tradizioni riguardanti la peste. Vi sono due fatti<br />

da tenere ben distinti: la carestia prodotta da una prolungata siccità, e la<br />

peste. Le fonti parlano di una siccità in Arabia e di una peste in Siria: è<br />

evidente però che la siccità dev'essere stata risentita anche in Siria e che<br />

la carestia ne fu la conseguenza. Alla carestia segui la peste, come è sempre<br />

il caso, perchè i germi del male intaccano più facilmente gli organismi<br />

fiaccati dalla fame. Strano a dirsi, però, la peste fu specialmente violenta<br />

e micidiale in Palestina e in Siria; ma, a quanto pare, non comparve in<br />

Arabia (cfi*. § 56). <strong>For</strong>se la grande siccità sospinse molta gente ad emigrare<br />

e trattenne gli emigrati dal ritorno in patria. D'altra parte, le turbe fuggite<br />

dalla fornace riarsa d'Arabia, emaciate dalla fame, esauste dagli stenti e<br />

dalle fatiche, caddero facili e deboli vittime del morbo implacabile. Non pos-<br />

siamo affermare con sicurezza se l'epidemia si propagasse anche in Mesopo-<br />

tamia e in al-Basrah (cfr. §§ 66-67), ma in ogni caso non sembra avesse<br />

conseguenze gravi.<br />

È singolare che nel corso dell'anno 18. H. 'lyàd b. Ghanm intraprendeva<br />

l'invasione della Mesopotamia, e più tardi, alla fine dell'anno, gli Arabi<br />

erano intenti ad assediare Qaysàriyyah, e 'Amr b. al-'As iniziava l'in-<br />

vasione dell'Egitto. La spedizione mesopotamica di Tyàd si può spiegare<br />

con il fatto che il morbo non fosse arrivato fino alla Siria settentrionale,<br />

dove era forse acquartierato lyàd. 'Amr b. al-'As può essere partito per<br />

l'Egitto dopo che il morbo aveva superato il momento di massima viru-<br />

lenza: l'invasione dell'Egitto fu forse anche un mezzo escogitato per al-<br />

lontanarsi da un paese s"i dolorosamente colpito.<br />

Le nostre fonti alludono soltanto alle perdite subite dagli Arabi: di<br />

quelle degli abitanti indigeni, i Siri, non fanno parola. Il nome però di<br />

peste di 'Amawàs (Emmaus), fa credere che il morbo scoppiasse in questo<br />

centro, e da ciò il suo nome. Amawàs non era però allora — a quanto<br />

pare — un centro musulmano : le milizie musulmane erano concentrate<br />

più a oriente nella Trans-Giordanica in al-Gràbij'ah (cfr. 17. a. H., §§ 120-<br />

121), ovvero nel settentrione a Hims o Qinnasrìn. È quindi ragionevole<br />

supporre che il morbo scoppiasse tra i Cristiani di Palestina, e da questi


18. 2L. H. §§ 4, 5.<br />

si comuuicasse affi' invasori. Sembra che non penetrasse in Egitto non tro- '3- ^ ^'<br />

1,<br />

. ,, • 1 • • •<br />

,1 T [ARABIA-PERSIA.<br />

vaudosene veruna menzione nella stona della conquista di quella j)i'ovincia. La carestia e la<br />

§5. — Molte e buone tradizioni fanno menzione di vettovaglie che peste dell'anno<br />

^<br />

18 H I<br />

sarebbero state mandate da Amr b. al-'As mentre era in Egitto al Califfo<br />

in Madinah (cfr. §§ 12 e segg.). Questo è un grave anacronismo. La<br />

carestia e la peste erano terminate e scomparse prima, quasi, che Amr<br />

mettesse il piede nella Valle Niliaca. E probabile che appena gli Arabi<br />

furono in possesso dell'Egitto, il primo pensiero di 'Umar fosse quello di<br />

premunire Madinah dalle conseguenze disastrose di una seconda carestia,<br />

e perciò sospingesse 'Amr b. al-'As ad organizzare un servizio regolare e<br />

continuo di trasporti dall'Egitto a Madinah. Allora i Copti suggerirono al<br />

conquistatore lo spurgo del canale d'acqua dolce tra Babilonia ed il Mar<br />

Rosso, e fu organizzato il traffico per via del canale e poi del Mar Rosso,<br />

sino al porto di al-Gràr, il più vicino allora a Madinah (^). Più tardi queste<br />

memorie si confusero insieme e si collegarono con la carestia del 18. H. ;<br />

Sayf, cadendo in siffatto errore, ha dovuto accomodare la sua cronologia ed<br />

anticipare di un anno (cfr. § 62) la conquista dell' Egitto, affinchè 'Amr<br />

fosse già padrone di Mi.sr prima dello scoppio della peste.<br />

L'invio delle granaglie dall'Egitto a Madinah ebbe poi un altro motivo,<br />

che non ha da far nulla con la carestia e la peste. L' Egitto pagava la maggior<br />

parte delle imposte in natura (cereali), e i grani così raccolti erano mandati a<br />

nutrire la plebe di Costantinopoli. Dopo la conquista araba furono sospese<br />

tutte le spedizioni di cereali alla metropoli bizantina, e, siccome bisognava<br />

trovare uno smercio ai generi raccolti come imposta, gli Arabi organiz-<br />

zarono il nuovo servizio d' invio dei grani alla capitale musulmana invece<br />

che a Bisanzio. Oltre che sodisfare ad una necessità, fu anche un' imita-<br />

zione di quanto per secoli avevan fatto i Romani ed i Bizantini. Gli storici<br />

islamici, non più consapevoli di ciò, hanno creduto di collegare questo diret-<br />

tamente con la carestia del 18. a. H., cadendo così in un errore cronologico<br />

e in uno storico.<br />

Il Kremer (Uè ber die grossen Seuchen, Wien, 1880, pag. 41)<br />

vorrebbe riconnettere strettamente la peste con le devastazioni compiute<br />

dalla conquista araba. Ritengo però che la siccità e la conseguente care-<br />

stia siano cause più che sufficienti per il morbo. 'Amawàs, dove esso scoppiò<br />

con maggiore violenza, fu una delle regioni dove la guerra aveva meno<br />

infierito a danno delle popolazioni.<br />

Le notizie che abbiamo, specialmente quelle sulla morte di Mu'àdz<br />

b. Grabal, provano che il male fosse una peste bubbonica, la forma più comune<br />

e più terribile del morbo asiatico.


*«. 18. a. H.<br />

18. a. H. lutine diremo che mentre i Musulmani eontemporanei furono in par-<br />

La carestia e la tiiolar motlti (l(Miu)ralizzati dagli effetti materiali spaventosi dell'epidemia',<br />

peste dell'anno ^.^e distrusse una gran parte degli invasori, più tardi, quando gli aspetti<br />

religiosi delle conquiste ebbero maggior lilievo pei- gli studiosi, i buoni<br />

credenti furono anche turbati dall'aspetto morale dell'epidemia : i Musul-<br />

mani dovevano essere sì crudelmente colpiti dopo essersi battuti per la<br />

santa causa di Dio? Avevano essi commesso gravi colpe, meritevoli di<br />

tanta crudele punizione? — La patente contraddizione olììì materia feconda<br />

alle elvicubrazioni dei tradizionisti e teorici delle generazioni successive.<br />

Nota 1. — al-tìàr eia ad una latitudine più meridionale di Vaubu', e vicina a Badr Hiinayn;<br />

le sue rovine sono a 23» 40' Ip.t. N., ove è il piccolo seno chiamato sulle nostre carte Sarm Biiraykali.<br />

Cfr. Kit ter, XII ilW7), 182-18B.<br />

ARABIA. — La carestia in Arabia.<br />

§ 6. — (Sayf b. Umar, da al-Rabi' b. al-Nu'màn, e da altri). Durante<br />

il califfato di Umar, per effetto di una prolungata siccità, si ebbe in Ma-<br />

dinah e nei dintorni una forte carestia, e fu osservato che ogni volta che<br />

si alzava il vento, l'aria si riempiva di una polvere finissima, somigliante<br />

alla cenere, e per questo motivo l'anno fu chiamato 1' « anno delle ceneri ».<br />

La carestia fu sì aspra, che il Califfo 'Umar giurò di non assaggiare più<br />

né buiTO (samn, burro fuso), né latte, né carne, finché non fossero ritornate<br />

le pioggie a vivificare la terra (') (T abari, L 2573-2574).<br />

Cfì-. Athir, II, 433; Khaldùn, II, App., 114.<br />

Nota 1. — Nella medesima ti-adizione è detto che. poco tempo dopo le prime piogge, giunsero al<br />

mercato di Madinah un watb di latte, ed una 'ukkah di burro, e che il servo di 'Umar, credendo<br />

di fare cosa grata al padrone, comperò ambedue per il prezzo elevatissimo di 40 dirham. Il Califfo<br />

rimproverò vivamente il servo di tanto sciupo, che serviva a mantenere alto il prezzo delle derrate più<br />

necessarie, ed ordinò di distribuire la roba comperata in elemosina. Egli aggiunse: < Come<br />

può starmi<br />

a cuore il benessere dei sudditi, se non sono colpito dalle medesime pene dalie quali sono essi colpiti?»<br />

(T ab a ri, I, 2574).<br />

Cfr. Athir, n, 434.<br />

§ 7. — (a) (al-Tabari, senza isnàd). Nell'anno 18. H. infierì una ter-<br />

ribile carestia dovuta ad una prolungata siccità, che distrusse i raccolti:<br />

questo anno venne perciò chiamato l'anno delle ceneri, ' A<br />

(T a bari, I, 2570, lin. 11 e segg).<br />

m a 1 - r a m a d a h<br />

(ò) Il Califfo 'Umar mandò a chiedere soccorsi e viveri ai luogote-<br />

nenti nelle provincie, ed abù 'Ubaydah dalla Siria mandò (a Madinahj<br />

4000 cameli carichi di provviste (Abulfeda, I, 242-244).<br />

Khaldùu, II, App., 114.<br />

§ 8. — (al-VVàqidi, da abù Baki- b. 'Abdallah b. abì Sabrah, da 'Alxi<br />

al-magid b. Suhayl, da Awf b. al-Hàrith, da suo padre). Questo anno<br />

(18. H.j fu chiamato Am al-ramàdah (anno della perdizione, o delle


18. a. H. §§ s-ii.<br />

ceneriì, perchè tutta la terra divenne nera, e si somigliò alla cenere: tale 18- a- H.<br />

stato di cose durò nove mesi (Saad, III, 1, pag. 223, lin. 21-24).<br />

§ 9. — I lessicologi arabi non sono d'accordo sul significato deires[)res-<br />

sione Am al-ramàdah, con cui essi dicono fu descritto l'anno o 17. H.,<br />

o 18. H. :<br />

in<br />

questo anno morirono in grande numero uomini e bestiami<br />

per effetto della grande siccità, durata moltissimo tempo, onde la terra<br />

divenne simile alle ceneri: oppure, come dicono altri, perchè la siccità<br />

continuò tanto a lungo, da rendere la terra e gli alberi del colore della<br />

cenere (Tàg al-'Arùs, II, 357, quintult. lin.'; Sahàh Grawhari, I, 229;<br />

Qàmùs, I. 322; Lisàn al-'Arab. IV, 168, lin. 7 e segg.; Lane Arab.<br />

Engl. Lex.. pag. 1154. Il significato più proprio è, secondo le autorità<br />

migliori, « anno della morìa », perchè la radice rama da ha il significato<br />

di « perire in grande numero ».<br />

§ 10. — Qui appi-esso riportiamo una serie di tradizioni di al-Wàqidi<br />

sulla siccità e carestia in Arabia: non tutte hanno eguale valore storico,<br />

perchè molte sono tramandate non già per notare fatti storici, ma per stabilire<br />

particolarità di rito religioso o norme di vita, conformi alla sunnah.<br />

Le ho raccolte qui appresso con copia, perchè sono attinte alla nostra fonte<br />

storica più antica, e perchè è bene rendere accessibile a tutti im materiale<br />

poco conosciuto ed edito solo da pochissimo tempo.<br />

(al-Wàqidi. da Hizàm b. Hisàm, da suo padre Hisàni). Quando la gente<br />

ritornò dal pellegrinaggio fdel 17. H.), nel 18. H., fli colpita da una ter-<br />

ribile sventura, ed il paese soffì-ì d'una grande carestia: perirono i quadru-<br />

pedi, e la gente soffii la fame e mori anch'essa d'inedia: furono viste per-<br />

•sone nutrirsi di ossa putride macinate, scavare le buche in cui vivevano<br />

i yarbù' (una specie di grosso roditore che vive sotterra nel deserto) ed<br />

i guradz faltro roditore più piccolo del yarbù". ma più grande dei topi,<br />

e vivente pure nel deserto), e mangiare quello che trovavan dentro (Saad,<br />

III, 1. pag. 223, lin. 18-21).<br />

§ 11. — (al-Wàqidi, da 'Abdallah h. Umar, da Nàfi', da ibn Umar).<br />

Il Califfo 'Umar b. al-Khattàb, nell'anno detto 'Am al-ramàdah scrisse<br />

ad Amr h. al-'As in questi termini: « In nome di Dio clemente e mise-<br />

< ricordioso: dal servo di Dio 'Umar, Principe dei Credenti, ad al-'As b.<br />

« al-'As (sic): su te la pace! E poi: non vedi come io e quelli che mi<br />

« sono dinanzi moriamo d' inedia, mentre tu e quelli che ti stanno dinanzi<br />

«vivono (nell'abbondanza?). Aiuto! Aiuto! Aiuto! ». Ed Amr b. al-'As (')<br />

scrisse (al Califfo) : « In nome di Dio clemente e misericordioso. Al servo<br />

« di Dio Umar, Principe dei Credenti, da Amr b. al-'As: pace su te: in<br />

« vei'ità io nel rivolgermi a te rendo grazie a Dio, tranne il quale non<br />

restia in Ar^bi^l


§§ 11-12. lo. a.. H.<br />

8- a- H. « esiste altra divinità. E poi: ti è giunto il soccorso! Tratticnti! Tiattionti!<br />

• i i<br />

. i- j<br />

restia in Arabia.!<br />

* ^^ *i manderò tanti canicli. che quando il primo giungerà presso di te,<br />

[ARABIA. - La ca- ^ . , , ,. .1<br />

« l'ultimo sarù ancora presso di me! ». Quando giunsero (in Madinah) le<br />

prime vettovaglie, 'Umar si volse ad al-Ziibayr b. al-'A wwàm e gli disse:<br />

« Preparati a partire in caravana per portare [una parte di] questa roba<br />

« alla gente del deserto (Ahi al-Bàdiyah) e dividerla tra loro. Per Dio!<br />

« certo dopo [la somma ventura] di esser stato Compagno del Profeta, non<br />

« ti poteva toccai-e compito più eccelso di questo! ». Nonpertanto al-Zubayr<br />

rispose con un rifiuto, adducendo come scusa la malferma salute (a'talla) (-).<br />

Si presentò un [altro] uomo,- pure Compagno del Profeta, ed 'Umar esclamò:<br />

« Questi non mi rifiuterà! ». E infatti quando 'Umar gli ebbe rivolta la<br />

parola, accettò l'incarico e uscì. Le istruzioni dategli da 'Umar furono le<br />

seguenti: « Porta le vettovaglie che avrai alla gente del deserto: gli al-<br />

«zurùf hanno da servire come mantelli con cui essi debbono vestirsi: i<br />

« cameli debbono essere scannati affinchè essi mangino delle 'loro carni e<br />

« lascino colare il grasso fuso di essi. Non tispettare che essi dicano: noi<br />

« aspettiamo con ciò la vergogna [? al-hayà]. Con la farina si preparino<br />

« un pasto e si fortifichino, finché verrà da Dio la consolazione ». Ed il<br />

Califfo Umar faceva preparare le pietanze e faceva mandare in giro il ban-<br />

ditore annunziando che chi amava assistere al pasto venisse pure a man-<br />

giare e facesse il comodo suo: se invece preferiva venirsi a prendere quanto<br />

bastava per sé ed i suoi, lo venisse pure a prendere (Sa ad. III, 1, pa-<br />

gine 223-224).<br />

Nota 1. — In questa tradizione non è detto in qual paese si trovasse 'Ami* b. ul-'As. Tale omis-<br />

sione è indizio che le autorità della tradizione erano esse stesse nell'incertezza. Siccome la carestia<br />

ebbe principio sui primi dell'anno 18. H., ed 'Amr b. al-'As non può essere partito per l'Egitto prima<br />

della fine del 18. H., non è concepibile che questi soccorsi possano esser venuti dall' Egiitto. L'invio di<br />

tante provviste da questo paese presuppone in 'Amr b. al-'As il dominio per lo meno di buona parte<br />

dell'Egitto, sicché non è possibile che i soccorsi dall'Egitto venissei-o prima della fine del 19. H., o nel<br />

corso del 20. H. Allora però la carestia non esisteva più.<br />

Nota 2. — È degno di nota in questa tradizione la figura poco bella che vi fa al-Zubayr b. al-<br />

'Awwàm: già vedemmo (cfr. 11. a. H., § 37, nota lì nel giorno dell'elezione di abu Bakr, come egli, al<br />

pari di 'Ali, di Talhah ed altri Compagni si tenesse in disparte e permettesse così ad altri meno impreparati<br />

e meno supini, di carpire il potere. La qual considerazione di fatto ha il suo valore per com-<br />

prendere quanto successe poi alla morte di 'Uthmàn b. 'Aifan nel 35. H. Notevolissimo è poi come la<br />

presente tradizione non sia scevra di spirito partigiano avverso ad al-Zubayr: le parole attribuite ad<br />

'Umar hanno indubbiamente un carattere, o almeno apparenze tendenziose in quanto sono specialmente<br />

rammentate per porre in rilievo il rifiuto di al-Zubayr e la natura insufficiente delle ragioni per tale<br />

rifiuto. E chiaro l' intento di screditare al-Zubayr anche nel fatto che la tradizione non ha conservato<br />

il nome del preteso Campagno, al quale 'Umar avrebbe affidata la distribuzione. La reticenza di un<br />

nome in modo sì spiccato, là dove di nomi v'è stucchevole abbondanza, è particolare sospetto.<br />

§ 12. — (al-Wàqidi, da Ishàq b. Yahya, da Musa b. Talhah). Il Ca-<br />

liffo 'Umar scrisse ad 'Amr b. al-'As di mandargli vettovaglie tanto su<br />

cameli per via di terra, quanto [su navi] per via di mare. Così fece 'Amr,<br />

8.


18. a. H. §§ l'2-15.<br />

ed un agente del Califfo (Musa b. Talhah?) andò incontro alle caravane 18. a. H.<br />

fino alle bocche della Sii-ia, Afwàh al-Sàm, ed appena la roba fu in suo restia inArabia^i<br />

potere si affrettò a distribuire le carni, le farine ed i vestiti per mezzo<br />

di suoi rappresentanti a destra ed a sinistra [a tutti i bisognosi]. Mandò<br />

anche un uomo ad al-Gràr (porto del Mar Eosso), per prendere in con-<br />

segna le vettovaglie spedite per via di mare da 'Amr b. al-'As: la roba<br />

fu distribuita tra la gente della Tihàmah (Sa ad, III, 1, pag. 224,<br />

lin. 14-19).<br />

§ 13. — (al-Wàqidi, da Hizàm b. Hisàm, da suo padre). Io ho visto,<br />

raccontava Hisàm, gli agenti mandati dal Califfo Umar, i quali nel tratto<br />

da Makkah a Madìnah distribuivano alla gente le vettovaglie venute da<br />

al-Gràr: anche Yazid b. abì Sufyàn aveva mandato vettovaglie dalla Siria.<br />

Questa notizia, osserva però ibn Sa'd, è errata, perchè in quei giorni Yazid<br />

aveva cessato di vivere (e 'Umar scrisse per vettovaglie a Mu'àwiyah):<br />

incontro a questo il Califfo spedì alcuni fino alle bocche della Siria, Afwàh<br />

al-Sàm, i quali distribuii'ono egualmente le carni, le farine ed i manti in-<br />

viati. Anche Sa'd b. abi Waqqàs gli mandò vettovaglie dall' Iraq, ed agenti<br />

del Califfo incontrarono le caravane alle bocche dell' Iraq, Afwàh al-'Iràq,<br />

per cm-are poi nello stesso niodo le distribuzioni dei soccorsi. Così andò<br />

avanti finché alfine Dio levò tanta iattura ai Musulmani (Saad, III, 1,<br />

pag. 224, lin. 20-27).<br />

§ 14. — Un'altra tradizione (al-Wàqidi, da Abdallah b, 'Awn al-Mà-<br />

liki, da suo padre 'Awn, da suo nonno) conferma che il Califfo 'Umar<br />

ottenne soccorsi da 'Amr b. al-'As, da Mu'àwij^ah b. abi Sufyàn, e da Sa'd<br />

b. abì Waqqàs. Per ordine del Califfo furono preparate minestre di pane<br />

e brodo condite con olio, fatte bollh-e entro grandi caldari, ed il Califfo<br />

si uni alla povera gente, mangiando con essi la stessa pietanza (Saad,<br />

III, 1, pag. 224-225).<br />

§ 15. — (al-Wàqidi, da 'Abdallah b. Nàfi', da suo padre Nàfi', da<br />

ibn 'Umar). Il Califfo Umar, nel tempo della morìa (za man al-ramàdah)<br />

fece un'innovazione, che non aveva mai fatto prima: dirigeva<br />

cioè la preghiera pubblica della sera (al-'isà-), poi usciva (dalla moschea),<br />

rientrava in casa sua e non cessava dal pregare fino al termine della notte,<br />

quindi riusciva di casa e andava a girare gli al-anqàb (ossia le gole dei<br />

monti che conducono a Madìnah; cfr. De Goeje, ZDMG., 1905, pag. 392;<br />

Tabari, I, 1874, lin. 2 e 9; III, 201, li)i. 7, e Glossarium); e suo figlio<br />

ibn 'Umar affermò d'averlo udito ripetere durante tutta la notte fino al-<br />

l'alba, le seguenti parole: « Mio Dio! Non porre la perdizione della gente<br />

«di Muhammad sulle mani mie!» (Saad, III, 1, pag. 225. lin. 16-20).<br />

n. 2


t8. a. H.<br />

§§ Ui-in. lo* ^' "•<br />

§ 16. — (al-Wàqidi, da 'Abdallah b. Yazid al-Hudzali, da al-Sà-ib b.<br />

restia in Ar^b"] Yazìd). Nriraiiiu. della perdizione il Califfo limar adoperava una caval-<br />

catura, ed avvenne un giorno che 'Umar la vide mostrar quasi ripugnanza<br />

a mangiare l'orzo: allora egli esclamò: «I Musulmani muoiono perchè<br />

« ridotti a tanta magrezza, mentre questa bestia mangia l'orzo (per per-<br />

« mettermi di montarla): per Dio! io non la monterò più finché la gente<br />

«non si sarà riavuta dal disastro» (Sa ad, III. 1, pag. 225, Un. 21-25).<br />

§ 17. — (al-Wàqidi, ed Ismà'il b. abi Uways, ambedue da Sulaymàn<br />

b. Bilàl. da Yahya b. Sa'id, da Muhammad b. Yahya b. Habbàn: cosi<br />

pure Sulaymàn b. Harb, da Hammàd b. Za^d, da Yahya b. Sa'id, da Muhammad<br />

b. Yah3-a b. Habbàn). Al Califfo 'Umar fu portato nell'anno della<br />

perdizione un pane condito con il burro: egli invitò allora un beduino a<br />

mangiarlo con lui. Il beduino dopo ogni boccone di pane pigliava anche<br />

un po' di grasso nel grande desco: il Califfo gli osservò: «Parrebbe che<br />

« tu sia digiuno di grasso ». E quegli a lui: « Io non ho mangiato né burro,<br />

« né olio, e non ho visto alcuno mangiarne dal giorno tale fino ad oggi ».<br />

Allora 'Umar giurò di non toccare più né carne, né burro finché la gente non<br />

avesse ripreso a vivere come vivevan prima (^) (Saad, III, 1, pag. 225-226).<br />

Nota 1. — ibn Sa'd ripox-ta anche varie tradizioni in cui, a quanto pare, è conservata memoria<br />

d'uno scherzo di 'Umar: durante l'anno della perdizione il Califfo diede l'esempio di vivere con la massima<br />

frugalità, negandosi il burro e l'olio; ed avendo una volta inteso il suo ventre che gorgogliava,<br />

vi battè sopra con le dita ed esclamò : « non mangerai più né olio né burro, finché la gente tutta non<br />

«tornerà a mangiarne del pari» iSaad, III, 1, pag. 226, lin. 6-16).<br />

§ 18. — (al-Fadl b. Dukayn, da Umar b. 'Abd al-rahmàn b. Usajd<br />

b. Abd al-rahmàn b. Zayd b. 'Umar b. al-Khattàb, da Zayd b. Aslam, da<br />

suo padre Aslam). Il Califfo Umar vietò a sé stesso il consumo della carne<br />

durante l'anno della perdizione, fin tanto che tutta la gente tornò a man-<br />

giarne. Ora, 'Ubaydallah b. 'Umar aveva un agnello, che mise a cuocere<br />

nel forno (tannùr), sicché il profumo della carne che cuocevar giunse fino<br />

ad 'Umar, il quale era seduto in mezzo ad alcuni colleghi: egli disse:<br />

« Non posso credere che alcuno della mia famiglia abbia osato agire con-<br />

« trariamente ai miei ordini ». Disse ad Aslam: « Va a vedere ». Ed Aslam<br />

trovò l'agnello nel forno: 'Ubaj'dallah si raccomandò di non denunziarlo<br />

al padre, ma Aslam rispose che il Califfo lo aveva mandato appunto perché<br />

sapeva che egli non gli avrebbe mentito, e presosi l'agnello lo portò al Ca-<br />

liffo. Il figlio dovette presentarsi a fare le sue scuse pubblicamente innanzi<br />

al j)adre e spiegare come aveva ceduto ad una voglia irresistibile di carne<br />

(venutagli dalla lunga privazione) (Saad, III, 1, pagina 226, lin. 17-26).<br />

§ 19. — Sarebbe tropjDO lungo dare qui per disteso tutte le tradizioni<br />

sugli incidenti del terribile anno di carestia registrati nel testo di ì'du<br />

10.


18. a. H. g§ 19.21.<br />

Sa'd: quell'antico raccoglitore di memorie scende a particolari soverchi, ^8. a. h.<br />

anzi a volta tanto minuti, che siamo indotti a sospettare l'autenticità di restia in Arabia^i^<br />

molte cose da lui nan-ate. È nondimeno perfettamente possibile che siano<br />

incidenti veri, come quelli in cui (Sa ad, III, 1. pag. 226, lin. 26 e segg.)<br />

il Califfo con alcuni Compagni, Aslam ed abù Hurayrah, va in persona a<br />

visitare accampamenti di Beduini affamati, portando con sé viveri e prov-<br />

viste, e dandosi anche la pena d' insegnare agli Arabi il modo di cuocere<br />

certe vivande. Si afferma altresì che le privazioni impostesi nel vitto mu-<br />

tarono il colorito della sua carnagione da bianca in nera (Sa ad. III, 1,<br />

pag. 227, lin. 14 e segg.j, e che 'Umar si affliggesse tanto per la sventura<br />

pubblica da morhne quasi dal dispiacere (Sa ad, III, 1, pag. 227, lin. 16-20).<br />

Ogni giorno però faceva scannare in casa propria venti capi di bestiame<br />

venuti dall'Egitto e mandati da Amr b. al-'As (per nutrire quanti affamati<br />

si presentavan da lui) (Sa ad. III, 1, pag. 227, lin. 23-25).<br />

§ 20. — (al-Wàqidi, da al-Orahhàf b. 'Abd al-rahmàn, da 'Isa b. Abdallah<br />

b. Màlik al-Dàr, da suo padi'e 'Abdallah b. Màlik al-Dàr, da suo nonno<br />

Màlik al-Dàrj. Quando il Califfo Umar scrisse ad Amr b. al-'As di man-<br />

dargli vettovaglie tanto per via di terra che per mare, Amr spedi per<br />

mare venti navi cariche di farina e di grasso (wadak), e per via di terra<br />

spedi mille bestie da soma cariche di farina. Mu'àwiyah b. abi Sufyàn<br />

mandò tremila bestie da soma cariche di farina, più tremila mantelli<br />

('abà'ah). .'Amr b. al-'As, cinquemila mantelli (kisà'). Il Califfo mandò<br />

poi a lui duemila bestie da soma per caricare altra farina (Sa ad, III, 1,<br />

pag. 227-228).<br />

§ 21. — (al-Wàqidi, da Hisàm b. Sa'd, da Zayd b. Aslam, da suo<br />

padre [Aslam]). Quando fu l'anno della morìa ('àm al-ramàdah), emi-<br />

grarono gii Arabi da ogni parte e vennero a Madinah. Umar b. al-Kliat-<br />

tàb ordinò allora ad alcuni uomini di sorvegliare gì' immigrati, e distribuir<br />

loro i cibi e i mezzi di sussistenza. Eran questi sopraintendenti Yazìd b.<br />

ukht al-Namir, al-Miswar b. Makhramah, 'Abd al-rahmàn b. 'Abd al-Qàri,<br />

Abdallah b. Utbah b. Mas'ùd. Ogni sera essi si adunavano presso Umar,<br />

e lo ragguagliavan di quanto avevano fatto (nella giornata). Ognuno di co-<br />

storo sorvegliava un quartiere di Madinah; i Beduini stanziavano nel tratto<br />

compreso fi-a Ea-s al-Thaniyyah e Ràtig, i banù Hàritijah, i banù 'Abd al-<br />

Ashal, al-Baqi' e i banù Qurayzah. Una torma di essi (alloggiava) nel quar-<br />

tiere dei banù Salamah attorno a Madinah. 'Umar disse una notte, dopo<br />

che gl'indigenti aveyan mangiato presso di lui: « Contate quelli che hanno<br />

« ricevuto da noi cibo » ; e furon contati per tribù, e trovate 7000 persone.<br />

Poi disse: « Contate ora le famiglie che non sono venute (a sfamarsi), i<br />

11.


n--.>4. 18. a. H.<br />

18. a. H. « malati o i ragazzi »; e ammontarono a 40.000. Alcuni giorni dopo, il nu-<br />

''^restia in Arabi"] i^(>^'o dogli alimentati pros.so di lui salì a 10,000, e 50,000 gli altri; né ces-<br />

sarono iìnchè Iddio ebbe mandato la pioggia. Quando piovve, 'Uraar dispose<br />

che ogni gente tornasse a spargersi nella propria contrada, e li menò fuori<br />

verso il deserto, dopo averli forniti di viveri e di trasporti. Ma la morte<br />

ne aveva già spenti i due terzi, e solo un terzo sopravvisse. Le caldaie di<br />

'Umar, sorvegliate da soprintendenti, bollivano dall'alba a pi-eparare il mi-<br />

nestrone k u 1- k u r, finché faceva giorno: si distribuiva il cibo agli ammalati;<br />

poi si preparavano le pappe, ' a s a • i d .<br />

'Umar<br />

aveva ordinato di far bollire<br />

dell'olio in grandi caldaie, col quale, quando n'era uscito il suo ardore e<br />

calore, si condiva il pane già inzuppato nel brodo. E gli Ai-abi si riscalda-<br />

vano con quell'olio.<br />

Né mai, finché durò la morìa, Umar gustò cibo in casa né da alcuno<br />

dei suoi figli o delle sue donne, ma prendeva il cibo insieme con gli af-<br />

famati, finché Iddio ridiede vita agli uomini (Sa ad, III, 1, pag. 228, lin. 20;<br />

229. lin. 14) [G.].<br />

§ 22. — (al-Wàqidi, da 'Utlamàn b. 'Abdallah b. Ziyàd, da Tmràn<br />

b. Basir, da Màlik b. Aws b. al-HadatJiàn dei banù Nasr). Quando fu l'anno<br />

della morìa, andarono da 'Umar cento famiglie dei banù Nasr, e presero<br />

stanza in al-Grabbànah. 'Umar dava da mangiare a chi veniva a lui, e a<br />

quelli che non venivano mandava farina, datteri e companatico nelle loro<br />

dimore. Così spediva alla gente, mese per mese, da sostentarsi e da curare<br />

gì' infermi, e lenzuoli da avvolgere i morti per la mortalità che si era diffusa<br />

tra essi quando mangiavan sempre cibo solido e secco (? al-thufl). Sui<br />

morti veniva egli in persona a pregare, e fu veduto l'ecitar preghiere sopra<br />

dieci (cadaveri) in una volta. Poi quando Iddio ebbe ravvivato (la terra<br />

con la pioggia), egli disse (ai banù Nasr): « Uscite dal borgo (e andatevene)<br />

« a quella parte del deserto su cui contate (di poter vivere) ». E fece tra-<br />

sportare gl'invalidi, finché raggiunsero il loro paese (Sa ad, III, 1, pag. 229,<br />

lin. 14-23) [G].<br />

§ 23. — (al-Wàqidi, da Ma'mar b. Ràsid, da al-Zuhri, da al-Sà-ib b.<br />

Yazid, da suo padre [Yazid]). Ho veduto Umar pregare nel cuor della notte<br />

% entro la moschea dell'Inviato di Dio, al tempo della morìa; e diceva:<br />

« Mio Dio, non ci far perire svilla terra spoglia di vegetazione (? al-sanìn'?),<br />

« ma liberaci dalla teiTÌbile prova ». E ripeteva queste parole (Sa ad. III,<br />

1, pag. 231, lin. 26) [G.j.<br />

§ 24. — (al Wàqidi, da Yazid b. Firàs al-Dili [al-Du-ali], da al-Sà-ib<br />

b. Yazid). Vidi 'Umar b. al-Khattàb, nel tempo della morìa, che indossava<br />

uni zar con sedici toppe, e il suo rida* con cinque..., e diceva: « Mio<br />

12.


lo. 3.. H. gg 24-26.<br />

« Dio, non lasciar che perisca dinanzi a me la nazione di Muhammad » 18. a. h.<br />

(Saad, III, 1, pag. 231, lin. 8-11) [G.j.<br />

§ 25. — («) (Ishàq b. Yusuf al-Azraq e al-Fadl b. Dukaj-n, da Zakariyyà-<br />

b. abi Zà-idah, da al-Sa'bi, da Abdallah b. Umar). Vidi 'Umar b. al- Khàttab<br />

che aveva l'acquolina in bocca (durante la cai-estia), e gli domandai: « Che<br />

«c'è?» — «Avrei desiderio», rispose, «di locuste fiitte » (Saad, III, 1,<br />

pag. 229, lin. 23-26) [G.].<br />

(6) (Muh. b. Ubaydallah, da 'Ubaydallah b. 'Umar, da Nàfi', da ibn<br />

'Umar). Fu fatta menzione ad 'Umar delle locuste in al-Rabadzah, ed egli<br />

disse: «Ne avessimo una o due ceste (qaf'ah)da mangiarne!» (Saad,<br />

III, 1, pag. 229, lin. 26-28) [G.].<br />

(e) (Muli. b. 'Abdallah al-Asadi, da Yùnus b. abi Ishàq, da abù-1-Sa'tJià-<br />

[al-Kindi], da ibn 'Umar). Ho udito Umar che diceva dal suo pergamo<br />

(min bar): «Vorrei avessimo uno o due corbelli (khasafah) di locuste,<br />

«da gustarne» (Saad, III, 1, pag. 229, lin. 28 e segg.) [Gr.].<br />

§ 26. — («) (al-Wàqidi, da 'Abdallah b. Yazid, da 'Abdallah b. Sà'idah).<br />

Ho veduto 'Umar, alla preghiera del tramonto, gridare : « uomini, do-<br />

« mandate perdono al vostro Signore, e tornate a lui pentiti, e chiedetegli<br />

« la sua grazia, che v'irrighi con la sua misericordia anzi che con la pioggia ».<br />

Né cessò di far appello, tinche Iddio ebbe squarciato l'involucro di quella<br />

(siccità) (Saad, III, 1, pag. 231, lin. 11-16) [G.].<br />

(6)<br />

(al-Wàqidi, da 'Abdallah b. Yazid, da un testimonio oculare). Umar<br />

b. al-Khattàb, nell'anno della moria, soleva dire: « uomini, invocate Iddio,<br />

«che vi liberi dalle sterilità dell'annata (al-mahl) ». E girava (battendo<br />

la gente) col nerbo sul collo (Saad, III, 1, pag. 231, lin. 16-17) [Gr.].<br />

(e) (al-Wàqidi, da 'Abdallah b. 'Umar b. Hafs, da abù Wagzah al-<br />

Sa'di [cioè Yazid b. 'Ubaydallah al-Sa*di al-Madani al-Sà'ir f 130. a. H.],<br />

da suo padre [Ubaydallah]). Vidi 'Umar entrar con noi nella musa 11 a<br />

a far la rogazione, ma ciò che egli implorava di più ei'a il perdono di Dio;<br />

finché io dissi fra me stesso: « Non ci aggiungerà niente? (ovv. : Non<br />

'<br />

hai<br />

« bisogno d'altro?) ». Allora egli tornò a pregare e ad implorare Iddio, ag-<br />

giungendo: «0 mio Dio, mandaci la pioggia!» (Saad, III, 1, pag. 231,<br />

lin. 26-26) [G.].<br />

(d) (al-Wàqidi, da 'Abd al-malik b. Wahb, da Sulaymàn b. 'Abdallah<br />

b. Uwaj^mir al-Aslami, da 'Abdallah b. Niyàr al-Aslami, da suo padre<br />

[Niyàr]). Quando 'Umar ebbe stabilito di uscir con la gente a far le roga-<br />

zioni (per la pioggia), scrisse ai suoi governatori che in un dato giorno<br />

si umiliassero dinanzi al loro Signore, e implorassero la cessazione della<br />

siccità. Al giorno fissato egli venne fuori indossando il b u r d dell' Inviato<br />

13.<br />

"'"tt^I'ln Ara^b"!


18. a. H.<br />

[ARABIA. - La ca- ,.,..." ,<br />

(\\ Pio, fino alla musa Ila, dove egli arringò il popolo, e si \imilio. Ma<br />

,. . , ,..,.,<br />

resila In Arabia.] mentre gli altri in.-^istevano a ])rogar la pioggia, egli implorava di più il<br />

perdono divino. J\ii quando tu vicino a ritirarsi, di.ste.se in alto le mani,<br />

voltò (?liaw\vala) il rida-, pose la destra sulla sinistra, poi la sinistra<br />

sulla destra; poi distese le mani e cominciò a insistere nella implorazione.<br />

E pianse a lungo dirottamente, fino ad averne bagnata la barba (Sa ad,<br />

III. 1, pag. 2i31, lin. 25 e sogg.) [G.].<br />

§ 27. — (al Waqidi, da 'Abdallah b. Gafar, da ibn abi 'Awn). Domandò<br />

Umar b. al-Khattàb ad al-'Abbàs b. 'Abd al-Muttalib: « abù-1-Fadl,<br />

«( quante stazioni lunari ci restano (a passare avanti che cada la pioggia?) »<br />

' — « a 1 - A w w a » ('). — « E quanti giorni di esso? » — « Ancora otto giorni »<br />

— « <strong>For</strong>se che in essi Iddio ci l'ara la grazia ». Poi disse Umar ad al-<br />

'Abbàs: « Vieni domattina, se piace a Dio ». Or quando riprese 'Umar ad<br />

insistere nella preghiera, prese la mano di al-'Abbàs, l'alzò al cielo, e disse:<br />

te Mio Dio, noi ti presentiamo intercessore lo zio patei-no del tuo Profeta,<br />

« acciocché siam liberati dalla siccità, e tu ci mandi pioggia abbondante ».<br />

Né smisero fino a che furono esauditi, e il cielo si aprì su di essi durante più<br />

giorni di seguito. Poi che ebbero la pioggia, e videro rinascere in qualche<br />

punto la vegetazione, 'Umar menò gli Arabi fuor di Madinah, e li congedò:<br />

« E aggiungete il vostro paese» (Sa ad. III, 1, pag. 232, lin. 9-16) [G.].<br />

Cfr. anche Dzahabi Paris, I, Ibi. 130,v.<br />

Nota 1. — al-'A\vwà' è la 13" stazione lunare, che comprende ,;, ri, -, ò, 5 Virginis, ossia ciio.i<br />

la prima metà della costellazione della Vergine (alla fine della qual costellazione si trova il punto equi-<br />

noziale autunnale). Il sole rimane circa IB giorni in ciascuna delle stazioni lunari; e dopo che esso è<br />

stato in al-'Awwà', sono da aspettarsi le pioggie autunnali (cfr. Lane, L, s. v. I.<br />

§ 28. — (al-Wàqidi, da Usàmah b. Zayd, da Maymùn b. Maysarah,<br />

da al-Sà"ib b. Yazìdj. Guardai nel tempo della morìa, una mattina 'Umar<br />

b. al-Khattàb: in aspetto negletto e umiliato, indossava il burd che non<br />

giungevagii alle ginocchia. Implorava ad alta voce il perdono divino, e<br />

dagli occhi piovevano lagrime sulle guance. Aveva a destra al-'Abbàs b.<br />

'Abd al-Muttalib, e pregava, quel giorno, volto verso la q ibi ah, con le<br />

mani alzate al cielo, gridando verso il suo Signore; e con lui pregava il<br />

popolo. Poi egli, presa la mano di al-'Abbàs, disse: « Noi ti presentiamo<br />

« a nostro intercessore lo zio del tuo Inviato ». Né al-'Abbàs cessò dal re-<br />

stare tutto il giorno al fianco di lui, pregando con gli occhi pieni di la-<br />

grime (Saad, III, 1, pag. 232, lin. 16-23) |G.].<br />

§ 29. — (al-Wàqidi, da Tlisàm b. Sa'd, da Zaj^d b. Aslam, da suo<br />

padre [Aslam]). Nel periodo della siccità, noi non vedemmo mai nuvole.<br />

Or quando Umar fece le rogazioni, passarono alcuni giorni, quindi cominciammo<br />

a scorgere dei cirri o lembi di nuvole. Allora Umar prese a<br />

u.


18. a. H. §§ 29-33.<br />

intonare il takbìr ogni volta che entrava od usciva (da casa? o dalla ^^- ^- "<br />

moschea?), e cosi taceva la gente, finche vedemmo una nuvola nera levarsi restia in Arabia.)<br />

dal mare e volgersi a sinistra, e venne la pioggia col permesso di Dio<br />

. „ , , n 1 . 1 1 1 • ARABIA. - La ca-<br />

(Saad. Ili, 1. pag. 233, lin. 8-12) [G.].<br />

§ 30. — (al-Wàqidi, da Abdallah b. Muli. b. 'Umar, da abii Wagzah<br />

al-Sa'di, da suo padre [Ubayd]). Quando seppero gli Arabi del giorno stabi-<br />

lito da 'Umar per le rogazioni. — pochi ormai ne restavano — vennero fuori<br />

i superstiti ad implorare la pioggia, e, simili a magri avvoltoi uscenti dal<br />

nido, levavano grida verso Iddio (S aad . Ili, 1, pag. 233, lin. 13-16) [Gì-.].<br />

§ 31. — (al-Wàqidi, da Khàlid b. Ilyàs, da Yahja b. Abd al-ralimàn<br />

b. Hàtib). 'Umar nell'anno della siccità diede dilazione (akhkhara) pel<br />

pagamento della sa daqah .<br />

né<br />

mandò esattoi'i (al-su '<br />

ah); ma l'anno se-<br />

guente, poiché Iddio ebbe fatto cessare la carestia (al-gadbj, ordinò loro<br />

che andassero ad esigere due tasse annue ('iqàl): una dividessero (sul<br />

luogo della riscossione e fi'a i contribuenti poveri), l'altra riportassero a lui<br />

(Saad, III. 1. pag. 233, lin. 16-23) [G.].<br />

§ 32. — f al-Wàqidi, da Talhah b. Muh., da Hawsab b. Bisr [? = abù<br />

Bisr Hawsab b. Muslim al-Basri?], da suo padre [Bisr?]). L'anno della ca-<br />

restia vedemmo i nostri averi rasi dalla (triste) annata, sicché presso i<br />

più non era rimasto quasi nulla. 'Umar quell'anno non mandò gli esattori;<br />

ma nel seguente li mandò, ed esigettero doppia tassa, una divisero (sul<br />

luogo fra i poveri), l'altra portaron via. Fra tutti i banu Fazàrah non<br />

trovarono altro che sessanta quote imponibili (faridah): trenta furono<br />

ripartite sul luogo dagli esattori, che 'Umar aveva spediti con l'ordine di<br />

cercare gii uomini dovunque fossero; e trenta furono portate a lui (in<br />

Madìnah) (Saad, III, 1, pag. 233, lin. 23-234, lin. 1) [G.].<br />

§ 33. — (Qabisah b. Uqbah, da Sufyàn, da Ubaydallah b. Musa, da<br />

Isràìl. da Yahya b. Abbàd; e Arim b. al-Fadl, da Hammàd b. Zayd, da<br />

Hisàm abù-1-Walid al-Ta}'àlisi, da abù 'Awànah, da 'Àsim b. abi-1-Nugùd,<br />

da Zirr b. Hul)ays). Vidi 'Umar b. al-Khattàb che conduceva fuori di Ma-<br />

dìnah la gente (immigrata). Era un uomo fulvo, lungo, ambidestro, calvo<br />

sul davanti, vestito di un b u r d qatarita : camminava a piedi nudi, emi-<br />

nente su tutti come se fosse a cavallo. Egli li congedava dicendo: « servi<br />

«di Dio: emigrate, e non assomigliate ad emigrati» (cioè — secondo la<br />

spiegazione di Asim, riferita da Yahya b. 'Abbàd, da Hammàd b. Zayd<br />

— pur non essendo dei veri emigrati, muhàgirùn, di quelli cioè della<br />

higrah). al-Wàqidi dichiara di non conoscere questa tradizione, ed ag-<br />

giunge che 'Umar era fulvo, ma nell'anno della siccità, il colore gli si<br />

mutò avendo mangiato l'olio (Saad, III, 1, pag 234, lin. 13-19) [G.].<br />

15.


18- a- H.<br />

§§ »4-!


Q <<br />

tr<br />

LU<br />

CQ<br />

Ib


18. a. H. §§ 3840.<br />

sero i prezzi miti dei mercati egiziani, bisognava riattivare questo canale, ^S- ^- ^^<br />

r^ •-,•/'< -TT r^ f no T IT [ARABIA. - La cache<br />

era stato otturato dai Greci e dai Copti. Il Calmo rispose ordinandogli restia in Arabia.]<br />

di iniziare immediatamente i lavori e di eseguirli con la massima solleci-<br />

tudine. Gli abitanti dell'Egitto protestarono contro l'ordine, dicendo che<br />

se 'Amr spendeva tanti danari per quel canale, avrebbe rovinato le finanze<br />

del paese. 'Amr ne scrisse al Califfo, ma questi rispose, ordinando severa-<br />

mente di proseguire e terminare il lavoro con tutta sollecitudine, perchè<br />

Dio approvava che l'Egitto si rovinasse per benefizio di Madinah (^). Il la-<br />

voro fu fatto ed il canale venne a sboccare in al-Qulzum (Suez), sicché,<br />

grazie al trasporto per mare, il prezzo delle derrate alimentari in Madinah<br />

cadde al medesimo livello di quello che vigeva nei mercati egiziani. Grazie<br />

a questo provvedimento la città di Madinah non ebbe più a sofi&'ire dagli<br />

effetti di carestie fijio a tempi della uccisione di 'Uthmàn (35. a. H.),<br />

quando di nuovo il canale fu chiuso ed i prezzi tornarono a salire (Ta-<br />

bari, I, 2577).<br />

Cfi-. Athir, IL 434.<br />

Nota 1. — Sayf b. 'Umar uaira questi tatti sotto Tanno 18. a. H.. come se fossero contemporanei<br />

dei precedenti, e senza ricordarsi che la completa conquista dell'Egitto segui due anni dopo: 'Amr non<br />

può aver intrapreso lo scavo del canale di acqua dolce, che univa il Nilo al Mar Rosso, se non verso il 20.<br />

o il 21. H. E' inutile poi aggiungere che lo scavo del canale dovette essere un' impresa di tanta impor-<br />

tanza e di sì grave difficoltà di esecuzione, e richiedente tanto impiego di tempo, che mai in alcun<br />

modo poteva servire come immediato provvedimento per una carestia esistente, ma come misura di pre-<br />

cauzione contro il possibile rinnovo nell'avvenire delle sofferenze patite nella carestia del 18. H.<br />

Nota 2. — Si tenga nota di questo concetto, introdotto ad arte nel testo per insistere sul prin-<br />

cipio fondamentale, che i popoli non musulmani hanno un sol compito nel cosmos, quello di vivere per<br />

lavorare e produrre a totale ed unico vantaggio dei veri credenti.<br />

§ 39. — (Sayf b. 'Umar, da Sahl b. Yiìsuf, da 'Abd al-rahmàn b. Kab).<br />

La terribile siccità ebbe fine grazie ad una processione per chiedere la<br />

pioggia (al-istisqà-) (M organizzata dal Califfo 'Umar, per suggeriniento<br />

di Bilàl b. al-Hàrith al-Muzani, che pretese aver visto in sogno il Profeta. Il<br />

Califfo, accompagnato da al-'Abbàs e da tutta la popolazione uscì solenne-<br />

mente dalla città, arringò i presenti, e pregò prostrato in terra recitando<br />

i versi della prima sur a. La cerimonia ebbe immediato effetto, perchè<br />

la pioggia venne giù a torrenti, e per rientrare nelle loro dimore il Califfo<br />

ed i suoi seguaci dovettero guadare attraverso bacini d'acqua (T a bari, I,<br />

2574-2575; cfr. anche 2575-2576).<br />

Cfi-. Athir, II, 434-435.<br />

Nota 1. — Sui riti delle rogazioni nell'Isiàm, vedi Bel, (iuelqiies riten pour obtenir la pluieen<br />

(empii de sécheresse chez les Musulmans Maghribins, in Recueil de mémoires et de iextea publié en<br />

l'hnnneur da XIV Congr. des Orient., par l'École d'Alger, 1905, pag. 49-98.<br />

§ 40. — Riassumendo dunque le precedenti tradizioni, par che si pos-<br />

sano deduiTe i seguenti fatti sicuri:<br />

17. 3


estia in Arabia.<br />

•10-i-J. 18. a. H.<br />

'8. a. H. jvjt.; piiiiii giorni (Iciraiiiio 18. H. (cfr. § 10), ossia già nel meso di<br />

lARABIA. La ca- . „.,,, X> • • t- • .• • j •<br />

•<br />

i. j- tvt i- i<br />

gennaio bd9 a. E. V ., si cominciarono a sentire nei dintorni di Madinah<br />

le funeste conseguenze (runa iatale siccità autunnale, siccità per effetto<br />

della ([uale rimasero distrutti i pascoli magrissimi del Higàz, e quindi ebbe<br />

principio una grande mortalità nei bestiami dei nomadi. Privi del latte<br />

e delle carni dei loro armenti, unico alimento nel deserto, i Beduini afl'a-<br />

luati incominciarono ad affluire in Madinah chiedendo viveri e soccorsi.<br />

Il Califfo diede quanto poteva avere in Madinah e mandò a chiedere soc-<br />

corsi in Siria e nell'Iraq, sebbene anche in queste regioni, in misura molto<br />

minore, infierisse la- siccità, e quindi pure una scarsità di viveri. Questo<br />

stato di cose durò, si dice (cfi-. § 30), ben nove mesi.<br />

Per venire in aiuto dei poveri, morenti di fame, fu organizzato un<br />

vero servizio di soccorso pubblico; ma molti, a quanto pare, morirono di<br />

fame, o di malattie contratte in condizioni di estremo esaurimento per<br />

effetto della lame. Il Califfo, tanto fu il rigore della carestia, dovette so-<br />

spendere — pare nella sola Arabia occidentale — l'esazione delle imposte.<br />

Per combattere la gravissima crisi si ricorse a tutti i mezzi, comprési quelli<br />

soprannaturali: e sembra che il Califfo facesse più volte la cerimonia del-<br />

l'istisqà'. ossia di chiedere ufficialmente alla divinità, con pubbliche ce-<br />

rimonie, la concessione delle pioggie. — Queste vennero alfine — forse<br />

durante la tarda primavera del 18. H. — e apportarono, almeno nei din-<br />

torni di Madinah, il desiderato ristoro. 'Umar ebbe allora cura di riman-<br />

dare in patria le turbe di Beduini accorsi in Madinah per godere delle<br />

distribuzioni gratuite di viveri e di soccorsi. Attraverso il velo tenden-<br />

zioso delle tradizioni pare non pertanto di scorgere che 'Umar molto ed<br />

efficacemente si adoperasse per lottare contro la sventura nazionale.<br />

ARABIA-SIRIA. — Tradizioni sul viaggio del Califfo Umar in Siria.<br />

§ 41. — Tanto ibn Ishàq, quanto al-Wàqidi, affermano che nell'anno<br />

17, H. il Califfo Umar lasciasse Madinah per venire in Siria, ma che ar-<br />

rivato a Sargh, ritornasse indietro (T abari, 1,2511, lin. 8-10).<br />

Per la data corretta del viaggio e della peste vedi quanto si è detto<br />

nei precedenti §§ 6 e segg. Il viaggio avvenne nel 18. H., perchè in que-<br />

st'anno, e non nel 17. H., infierì la peste. Cfi-. §§ 47 e segg.<br />

§ 42. — (ibn Ishàq, da ibn Sihàb al-Zuhri, da 'Abd al-hamid b. 'Abd<br />

al-rahmàn b. Zayd b. al-Khattàb, da 'Abdallah b. al-Hàrith b. Nawfàl, da<br />

'Abdallah b. Abbàs). Nell'anno 17. H. il Califfo 'Umar partì da Madinah<br />

con numeroso seguito di M uh agir un e di Ansar, dirigendosi verso la<br />

Siria con l'intenzione di assumervi il comando delle schiere in una spe-<br />

18.


18. 3., H. §g 42-45.<br />

dizione contro il nemico (ghàziy*"). Quando arrivò a Sargh, gli vennero •<br />

^8. a. h.<br />

T ,• 1 11 .... .<br />

,<br />

^. . , _ ,^^, [ARABIA-SIRIA.<br />

ria.<br />

-<br />

incontro i comandanti delle guarnigioni musulmane m bina, abu Ubaj^- Tradizioni sui<br />

dali b. al-Grarràh, Yazid b. abi Sufyàn, e Surahbil b. Hasanah, i quali gii<br />

'<br />

1 -1 n, , ••! 11 , \ TI<br />

annunziarono che il paese era intestato da un grave morbo (la peste). Il<br />

viaggio dei Caiif-<br />

*o Omar in Si-<br />

Califfo convocò allora in consiglio tutti i Muhàgirùn, e li interrogò sul-<br />

l'opportunità di recarsi in Siria durante l'infierire del morbo. I pareri fu-<br />

rono diversi: alcuni sostennero che recandosi egli per una missione per la<br />

causa di Dio, non dovesse arrestarsi per timore del morbo. Altri invece,<br />

stante l'infierire di un male si terribile, non vedevano la ragione di proseguii'e<br />

in quel momento il viaggio. Il Calififb licenziò allora i Muhàgiriin,<br />

e fece convocHre gli x\nsàr: questi, come i Muhàgirùn , si divi-<br />

sero in due partiti, l'uno favorevole al viaggio, l'altro in favore di un ritorno<br />

a Madinah. Licenziati anche questi, il Califfo chiamò a consiglio i Qurays<br />

convertiti alla presa di Makkah, e questi unanimemente gii consigliarono di<br />

ritornare a Madinah per evitare la peste. Il Califfo riunì allora tutti i presenti<br />

in Sargh ed annunziò che egli rinunziava al viaggio e ritornava a Madinah,<br />

ordinando anche ai suoi compagni di viaggio di ritornare con lui. Molti però<br />

non approvarono tale decisione, ed abù 'Ubaydah b. al-Garràh manifestò<br />

apertamente il suo pensiero dicendo al Califfo: « Tu tenti fuggire dal destino<br />

« di Dio! ». Umar prontamente gli rispose: « Fuggo dal destino di Dio verso<br />

« il destino di Dio! ». Sopraggiunse in quel momento 'Abd al-rahmàn b. 'Awf,<br />

il quale nulla sapeva di ciò che era accaduto: il Califfo gli annunziò che v'era<br />

la peste in Siria e chiese il suo parere. Abd al-rahmàn si rammentò allora<br />

una sentenza del Profeta, che diceva :<br />

« Se voi avete notizia che la peste<br />

« infierisce in un paese, non vi andate, ma se la peste viene a sorprendervi<br />

« nel vostro paese, allora non fuggite! ». Il Califfo diede quindi il segnale<br />

della partenza e ritornò con i suoi a Madinah (T abari, I, 2511-2513).<br />

Cfr. Athir, IL 437-438; Khaldun, II, App., 114.<br />

§ 43. — (ibn Ishàq, da ibn Sihàb al-Zuhri, da 'Abdallah d. 'Amir b.<br />

Rabi'ah e da Sàlim b. 'Abdallah b. 'limar). Quando il Califfo 'Umar, in<br />

seguito alla sentenza del Profeta, ricordata da 'Abd al-rahmàn b. Awf,<br />

partì da Sargh e ritornò a Madinah per causa della peste che infieriva in<br />

Siria, tutti i comandanti militari ('ummàl al-agnàdì ritornarono ai<br />

loro po.sti (in Siria) (T a bari, I, 2513).<br />

§ 44. — al-Dzahabi pone nell'anno 17. H. il viaggio di 'Umar sino a<br />

Sargh, e dice che lasciò Zayd b. Thàbit quale luogotenente in Madinah<br />

(Dzahabi Paris, I, fol. 130,r.).<br />

§ 45. — (al-Ya'qùbi). Di poi (nell'anno 17. H., secondo la cronologia<br />

di al-Ya'qùbi) il Califfo 'Umar partì (da Madinah) dirigendosi verso la<br />

19.


§§ 45-47. 18. 2L. H.<br />

18. a. H. Siria e viascajiò fino a Sargh: qui venne a sapere clie la peste era aumen-<br />

lARABIA-SIRIA. -<br />

, .<br />

,<br />

, .<br />

, ,<br />

, ,<br />

, ,<br />

./^<br />

Tradizioni sul ^^ta (q a ct K a tj} u r a , e quindi si deve concludere che Umar eia partito<br />

viaggio del Caiif- sapendo come già v'infierisse il morbo) e perciò fece ritorno. (Prima di ani-<br />

ria i vare<br />

a Sargh) gli vennero incontro i comandanti militari della Siria, ed abù<br />

'Ubaydah b. al-Cirarràh inveì contro di lui con parole violente, dicendo: « Tu<br />

« fuggi forse dal destino di Dio? ». Ed Umar: « Sì, io fuggo dal destino di<br />

« Dio (qadr A llàh) verso il destino di Dio» (Ya'qùbi, II, 171).<br />

§ 46. — ibii al-At_hir osservando come Sayf b. 'limar, in alcuni passi,<br />

dia come spiegazione della venuta di 'Umar in Siria, la sistemazione delle<br />

faccende di tanti Musulmani morti intestati per effetto del morbo mici-<br />

diale, e mettendo ciò insieme con la notizia che 'Umar facesse quattro<br />

viaggi in Siria, ha ricostruito un viaggio del Califfo Umar in Siria dopo la<br />

peste del 18. H.: viaggio in cui introduce l'episodio del Califfo e del ve-<br />

scovo di Aylah. Che ciò sia una ricostruzione arbitraria di ibn al-Athir<br />

risulta chiaro dalla considerazione che ninna fonte menziona un viaggio<br />

di 'Umar in Siria dopo la peste. In questo viaggio poi ibn al-Athir pone la<br />

deposizione di Surahbil b. Hasanah, e aggiunge che 'Umar si scusò di tale<br />

atto dicendo che non lo deponeva perchè fosse adirato con lui, ma perchè<br />

voleva un (altro) uomo piia forte (di lui per il governo della regione). È<br />

questo un incidente della pretesa destituzione di Khàlid b. al-Walid, ap-<br />

plicato con qualche modificazione a Surahbil b. Hasanah: è noto poi (con-<br />

fronta Hagar, II, 400, lin. ult.) che Surahbil era già morto di peste in<br />

Siria. Chiude il racconto con il ritorno di Umar a Madinali nel mese di<br />

Dzu-1-Qa'dah (Athìr, II, 438-439).<br />

436-438.<br />

Sul viaggio di 'Umar a Sargh cfr. anche T a bari Zotenberg, III,<br />

SIRIA. — Le tradizioni sulla grande pestilenza dell'anno 18. H.<br />

§ 47. — (a) (ibn Ishàq, senza isnàd). Nell'anno 18. H. scoppiò la<br />

grande peste di 'Amawàs (Emmaus), nella quale perì tanta gente: mori-<br />

rono: abù 'Uba\dah b. al-Grarràh che comandava le genti (amir al-iiàs) in<br />

Siria, Mu'àdz b. Grabal, Yazid b. abi Sufyàn, al-Hàrith b. Hisàm, Suhayl<br />

b. Amr, 'Utbah b. Suhayl e molti fra gli asràf al-nàs o uomini più emi-<br />

nenti (T a bari, I, 2516).<br />

(6) Khuwàndamir sostiene che la peste fu preceduta da una terribile sic-<br />

cità che produsse una carestia, e da questa venne la pestilenza (Khond., I, 4,<br />

pag. 25, lin. 13 e segg.). Lo stesso narra abù-1-Fidà- (Abulfeda, I, 242).<br />

(e) Khaldùn, II, App., 114; Yàqùt, III, 729; ibn al-ó-awzi descrive<br />

Amawàs, o 'Amwàs, come un paese, kùrah, della Palestina, presso Ge-<br />

2(J.


18. a. H. §§ 47^5.<br />

rusalemme e dice vi hiorì abu Ubaydah durante la morìa in età di 58 anni '8- ^- "•<br />

, ^ _ TT //, T j:> 1 n /-. - ISIRIA. - Le tradìnel<br />

18. H. (G-awZl, I, fol. 41,V.-42,r.j.<br />

zioni sulla gran-<br />

(d) Nell'anno 18. H., dice al-Khuwàrizmi, vi tu una grande morìa in '^^ pestilenza<br />

tutte le parti della Sii'ia (Baethgen, 110).<br />

dell'anno 18. H.j<br />

Cfr. anche Nuwaj-ri Leid, I, fol. 85, r.<br />

§ 48. — (al-Wàqidi). Nella peste di 'Amawàs perirono 25,000 persone<br />

(Tabari, I, 2578, lin. 6).<br />

§ 49. — (ibn Ishàq, senza isnàd). L'anno 18. H. fu il così detto anno<br />

della perdizione. Ani al-ramàdah. in cui avvenne la peste di Amawàs,<br />

per la quale morì moltissima gente (T a bari, I, 2570, lin. 13-14).<br />

§ 50. — (ibn Sa'd, senza isnàd). Nell'anno 18. H. vi fu la peste di<br />

Amawàs: questo anno fu il primo detto Am al-Ramàdah, in cui la<br />

gente fa colpita da scarsità, carestia e fame che durarono per nove mesi<br />

(Saad, III, 1, pag. 203, lin. 22-24).<br />

§ 51. — (abù Ma'sar, senza isnàd). L'anno 18. H. fu l'anno detto della<br />

perdizione, nel quale vi fu la peste di 'Amawàs (Tabari, I, 2570, lin. 16-17).<br />

§ 52. — (Sayf b. limar, senza isnàd). Saj'f b. Umar credeva che<br />

la peste di Amawàs avvenisse nell'anno 17. H. (Tabari, I, 2520, lin. 13).<br />

Dalle fonti precedenti è manifesto però e sicuro che la morìa infierì<br />

nel 18. H. Su questo punto non è possibile avere contestazioni. Tutto al<br />

più il morbo può aver incominciato a infierù-e agii ultimi del 17. H.<br />

§ 53. — (Ahmad b. Thàbit al-Ràzi, da Ishàq b. Isa, da abù Ma'sar).<br />

La peste di 'Amawàs, e (il viaggio di Umar ad) al-GràbÌ3ah avvennero<br />

nell'anno 18. H. (Tabari, I, 2516, lin. 13-15).<br />

Si confonde il viaggio di al-Gràbiyah nel 17. H. con quello fino a Sargh<br />

nel 18. H.<br />

§ 54. — (abù Zur'ah, da Ahmad b. Hanbal). Nel 18. H. vi fu la peste<br />

di Amawàs. Sa'id b. Kathir ha conservato memoria dei versi di un poeta<br />

sullo scoppio della morìa ('Asàkir, fol. 66, r.) [H.].<br />

§ 55. — (Abdallah b. ó-a'far, da ibn Bukayr, da al-LaytJi b. Sa'd).<br />

(L'anno detto di) al-Ramàdah e la peste di 'Amawàs avvennero nel 18. H.<br />

(Il tradizionista) Ya'qùb dice inoltre, da Salamah, da Ahmad b. Hanbal,<br />

da Ishàq b. 'Isa, da abù Ma'sar: (il viaggio del Califfo 'Umar fino a) Sar' (o<br />

Sargh) avvenne nell'anno 17. H., poi (l'anno detto) al-Ramàdah seguì nel<br />

18. H., e nello stesso anno fu la peste di Amawàs. Quell' 'Amawàs che<br />

abù Ma'sar pone nell'anno 16. H. è forse una battaglia combattuta in quel<br />

luogo: riguardo però alla peste, abù Ma'sar conviene che avvenisse nel-<br />

l'anno 18. H. ('Asàkir, fol. 66,r.) [H.].<br />

Anche qui è palese che si confondono i due viaggi di Umar.<br />

•ji.


§§ 56-5!». 18. a. H.<br />

18. a. H. § 56. — (al-Dzahabi, senza isnàd). Nell'anno 18. H. scoppiòla [uste<br />

[SIRIA. - Le tradi-<br />

i>.<br />

zioni sulla gran- di Aniawas nel paese dell" Uidnnn, per effetto della (piale perirono molti<br />

de pestilenza Musulmani: si dice però che non inlierisse affatto in Makkah ed in Madeiranno<br />

18. H.|<br />

^^.^^_^^^ , I, fol. iaO,v.).<br />

a h a b i Paris,<br />

§ 57. — (al-Balàdzuri. senza isnàd, forse però da Hisàm b. 'Animar).<br />

Nell'anno 18. II. \i tu la grande peste di 'Amawàs, nella quale perì tanta<br />

irente dei Musulmani: lia le \ ittimc noveransi:<br />

68 anni.<br />

(1) abu Ubaydah b. al-(Jran-àli, l'amìr (della Siria) morto in età di<br />

(2) abCi Abd al-rahman Mu'àdz b. Gabal, dei banù Salimah (al-Kliazrag)<br />

il quale morì nella provincia (nàhiyah) di al-Uqhuwànah, nell' Urdunn. in<br />

età di 38 anni. Egli era stato nominato suo successore da abù Ubaydah,<br />

mentre era moribondo. Altri affermano però che il morente abù Ubaydah<br />

nominasse lyàd b. Ghanm al-Fihri, oppure Ami' b. al-'As. Quest'ultimo<br />

nominò suo figlio (luogotenente della Palestina), e se ne andò poi in Egitto.<br />

(3) abii Muhammad al-Fadl b. al-'Abbàs b. 'Abd al-Muttalib. Alcuni<br />

però pongono la sua morte alla battaglia di Agnàdayn (eli-. 13. a. H., § 60,<br />

n. 18, e 15. a. H., § 117. n. 22), ma è più certa la notizia, che perisse<br />

durante la peste di AmaAvas.<br />

(4) abù Abdallah Surahbil b. Hasanah, in età di 29 anni.<br />

(5) abù Yazid Suhayl b. Amr, dei banù 'Amir b. Lu'ayy.<br />

(6) al-Hàrith b. Hisàm b. al-Mugjiirah al Makhzùmi, che altri dicono<br />

perito ad Agnàdayn (cfr. 13. a. H., § Q6, n. 25) (Balàdzuri, 139-140).<br />

Cfr. Athìr, II, 430; Furàt, I, foL 137,v.<br />

§ 58. — (abù-1-Fadl ibn al-Furàt, da abù Muhammad b. Nasr, da abù-1-<br />

Qàsim b. abì-l-'Aqib, da Ahmad b. Ibràhim, da Muhammad b. A-idz, da<br />

Mudrik b. abi Sa'd b. Yùnus b. Maysarah b. Halbas). Tra i Musulmani<br />

Beduini, che contavano 24,000 uomini, scoppiò la peste e ben 20,000 tra<br />

loro caddero vittime del flagello. I superstiti dissero che la peste era stata<br />

« il Diluvio universale e la punizione (di Dio) (tùfàn \va rigz [Allah]j ».<br />

Quando Mu'àdz b. Gabal udì questi discorsi, convocò la gente a sé e pro-<br />

testò in una predica contro tale interpretazione del disastro : egli sostenne<br />

invece che fosse 'un martirio per la fede e l'esaudimento di una preghiera<br />

del Profeta a favore dei credenti (sic/) (' Asàkir, fol. 07, r., cod. Damasc,<br />

fol. 136, v.). — La fine della tradizione è palesemente corrotta e in disor-<br />

dine, il senso non è chiaro. [H.j. Cfr. anche Sa ad, III, 2. pag. 124, lin. 15<br />

e segg. nella biografia di Mu'àdz.<br />

§ 59. — (ibn Ishàq, da Su' bah b. al-Haggàg, da al Mukhàriq b. Ab-<br />

dallah al-Bagali, da Tàriq b. Sihàb al-Bagali, da abù Musa al-As'ari).


18. a. H. §§ 59-62.<br />

Quando scoppiò la grande peste di Amawàs in Siria, ed incominciò a ^8. a. h.<br />

perire<br />

scrisse<br />

tanta gente, il Califfo 'limar, volendo salvare abu Ubaydah, gli<br />

invitandolo a lasciare la Siria, ma il fido Compagno, pur ringrazioni<br />

sulla gran-<br />

«^e pestilenza<br />

ziando il Califfo, rispose che preferiva rimanere con le sue genti. Il Califfo<br />

dell'anno 18. H.]<br />

Umar, quando ricevette la risposta di abu. Ubaydah, si mise a piangere<br />

pievedendo la fine del suo generale, ma prontamente gli scrisse una se-<br />

conda lettera, ordinandogli di rimuovere le milizie dalle bassure malsane,<br />

nelle quali si trovavano, e di condurle in qualche sito sano ed elevato nel<br />

deserto, abu Ubaydah mandò allora a chiamare abu Musa al-As'ari e gii<br />

ordinò di trovare un nuovo accampamento per le schiere in un sito sa-<br />

lubre. Quando abu Musa ritornò a casa per fare i suoi preparativi, trovò<br />

che durante la sua breve assenza era già morta sua moglie. Al momento<br />

poi in cui abu 'Ubaydah si accingeva a porre il piede nella staffa per recarsi<br />

eon le truppe nel nuovo accampamento, fu colpito anch'egli dal male e<br />

cessò di vivere.<br />

Le genti musulmane furono trasferite in al-Gràbijah sul limitare del<br />

deserto, ed in questo nuovo sito il male cessò di infierire tra i soldati. (Ta-<br />

bari, I, 2516-2518).<br />

Cfi-. Athir, II, 436-437.<br />

§ 60. — (ibn Ishàq, da Abàn b. Salili, da Salir b. Hawsab al-A.s'ari, da<br />

Eàbah {sic) al-A.s'ari). Quando morì abu 'Ubaydah b. al-Garràh, il suo posto<br />

fu assunto da Mu'àdz b. Grabal: la peste continuava intanto a mietere vit-<br />

time e fì-a le altre morì anche il figlio di Mu'àdz, 'Abd al-rahmàn b. Mu'àdz.<br />

Poco tempo dopo morì anche il padre Mu'àdz, ed il governo della provincia<br />

passò nelle mani di 'Amr b. al-'As, il quale, nonostante l'opposizione di<br />

abii Wàthilah al-Hudzali. menò le milizie lontane dal piano, nei monti,<br />

ove disperdendole, ottenne che il male cessasse di infierire. Il Califfo 'Umar<br />

approvò la condotta di 'Amr b. al-'As (T ab a ri, I, 2518-2520).<br />

Ctr. Athir, II, 437.<br />

§ 61. — (Sayf b. Umar, da abu Uthmàn e da altri). La peste di Amawàs<br />

fu un'epidemia terribile, quale non ne fu mai vista simile, e mentre<br />

rianimò i nemici dell' Isiàm, perturbò ed avvilì gli animi dei Musulmani<br />

per il numero ingente delle morti e per la lunghezza della sua durata: la<br />

peste infierì per parecchi mesi (T a bari, I, 2520).<br />

§ 62. — (al-Ya'qùbi). Durante la peste in Siria morì abu 'Ubaydah<br />

b. al-(iarràh, il quale lasciò il governo di Hims ad lyàd b. Ghanm con<br />

le regioni attigue di Qinnasrin: ed a Mu'àdz b. Grabal lasciò il governo<br />

dell'Urdunn. Pochi giorni dopo la sua nomina morì anche Mu'àdz. Cessò<br />

parimenti di vivere Yazid b. abi Sutyàn, e Surahbil b. Hasanali; per ciò<br />

23.


'<br />

§§ (>2-(vj. 18. a. H.<br />

18. a. H. Uniar conferì a Mu'àwiyah b. abì Sutyàn il governo della ijrovincia già<br />

amministrata dal fratello Yazid. In questo anno morirono di peste 25,000 per-<br />

zioni suiil gTande<br />

pestilenza sone oltre quello di cui non si tenne il computo: il prezzo delle derrate<br />

dell'anno 18. H.<br />

salì alle stello e la gente incettò i grani (per specularvi sopra ) : allora<br />

'limar vietò l'incetta delle granaglie (Ya'qflbi, II, 172).<br />

§ 63. — Certamente negli anni successivi e forse anche nello stesso<br />

anno in cui intìeriva il terribile flagello, i più credenti tra i Musulmani<br />

rimasero perplessi allo scoppio di un tanto disastro e alle stragi spietate<br />

fatte dal morbo nei ranghi dei fedeli, i quali avevano pur combattuto lo-<br />

devolmente nella via del Signore ed ottenuto il trionfo della sola e vera<br />

fede. Perchè mai Dio aveva scagliato contro i suoi fedeli una sventura sì<br />

terribile? In risposta a questo doloroso quesito, che faceva dubitare della<br />

giustizia divina, le classi dirigenti <strong>dell'Islam</strong> e le scuole tradizion istiche<br />

posteriori coniarono una tradizione che a loro modo di vedere spiegava i<br />

fatti e ne eliminava quel carattere di irragionevole crudeltà del destino,<br />

contro la quale l'uomo di tanto in tanto insorge, elevando pungente rim-<br />

provero all'Essere Supremo.<br />

(Thawbàn, da suo padre, da Makhùl, da Kathir b. Murrah, da Mu'àdz<br />

b. Grabal). Il Profeta ha detto: « Essi (i Musulmani) verranno in un luogo,<br />

« che si chiama al-Gàbiyah: ivi li colpirà una cosa, che si somiglierà alla<br />

« peste dei cameli. Voi stessi (miei compagni) ed i vostri figli per questo<br />

« mezzo diverrete martiri per la fede, e le vostre azioni saranno con questo<br />

«mezzo purificate» ('Asàkir, fol. 67,v., cod. Damasc. , fol. 137,r.).<br />

§ 64. — (Sayf b. Umar, da abù Hàrithah e da altri). (In questo anno)<br />

scoppiò la peste in Siria, in Egitto, e neir'Iràq, infierendo però partico-<br />

larmente in Siria, dove mietè molte vittime. Fu in specie violenta durante<br />

i due mesi di Muharram e di Safar (del 18. H.), poi sembrò diminuire e<br />

di ciò fu mandato avviso al Califfo 'Umar. Questi allora si mise in viaggio<br />

per recarsi in Sh-ia, ma quando giunse vicino alle frontiere, venne a sapere<br />

che la peste infieriva peggio che mai in quella provincia, e dacché aveva<br />

conoscenza della sentenza del Profeta, che proibiva di recarsi in un paese<br />

colpito dalla peste, fece ritorno a Madinah. Grli giunsero allora lettere dai<br />

governatori, descrivendogli le innumerevoli difficoltà, nelle quali si trova-<br />

vano per il numero stragrande dei morti e delle eredità, che non si sa-<br />

peva più a ehi dovessero spettare: il Califf"o tenne perciò nel mese di Grumàda<br />

I. un consiglio per decidere, da qual paese egli avrebbe dovuto in-<br />

cominciare il suo giro per rimettere a posto tutti gli affari rimasti in so-<br />

speso a causa della grande mortalità. 'Umar avrebbe voluto incominciare<br />

con r 'Iraq, ma Ka'b al-Ahbàr, che si era convertito in quell'anno, lo dis-<br />

24.


18. a. H. §§ 64-68.<br />

suase, consigliaudogli invece di incominciare dalla Siria (^) (Tabari. I, 18. a. H.<br />

^Oia-^Ol-iJ.<br />

[SIRIA. . Le tradizionì<br />

sulla granpestilenza<br />

NuTA 1. — Per persuadere il Califfo 'Umar, Ka'b al-Ahbàr gli fece il seguente discorso: Non<br />

• cominciare con T'Iràq! Il male si compone di dieci parti, ed il bene pure di dieci parti: una parte<br />

1 del bene è in oriente, e nove in occidente, e se una parte del male è in occidente, le altre nove parti<br />

• sono in oriente, ove stanno le corna di Satana! Ogni male è duro a guarire! » (Tabari, I, 2514, lin. 10<br />

e segg. ; da Sayf b. 'Umar). Per ciò che riguarda le coma di Satana, forse si allude alla credenza che<br />

il sole sorga tra esse; cfr. Goldziher, Philol., I, 113 e segg.: e 9 a. H. § 36 e n. 3.<br />

Secondo un'altra tradizione pure di Sayf b. 'Umar (Tabari, I, 2515, lin. 1 e segg.ì, 'Uthmàn<br />

avrebbe detto al Califfo 'Umar: «L'occidente è il paese del male, e se il male fosse diviso in cento parti,<br />

• si troverebbe che una parte sola è fra gli uomini (in oriente) e le altre novantanove sono nel Maghrib<br />

'(occidente)». Ve un'altra tradizione su argomento affine, che merita di essere data, perchè descrive<br />

il carattere attribuito alle differenti nazionalità, ai tempi di Sayf (Sayf b. 'Umar, da Bakr b. Wà-il, da<br />

Muliammad b. Muslimi. Disse il Profeta di Dio: «L'osservanza delle leggi (al-hifz) fu divisa in dieci<br />

• parti, delle quali nove furono date ai Turchi ed una agli altri uomini. L'avarizia fu divisa in dieci parti,<br />

«delle quali nove furono date ai Persiani (Fàris) ed una agli altri uomini..., ecc. ^ ; e ripetendo la<br />

medesima formola si vuole che il Profeta affermasse che i Sudanesi fossero gli uomini più generosi, gli<br />

Indiani i più libidinosi, le donne nove volte più pudiche degli uomini, gli Arabi gli uomini capaci di<br />

odiare più di tutti gli altri, ed i Greci i più orgogliosi (Tabari, I, 2515-2516!.<br />

§ 65. — Della grande carestia in Madinah discoiTe anche Entichio,<br />

e narra come Amr b. al-*As venisse in soccorso del Califfo e degli abi-<br />

tanti affamati d'Arabia con l'invio di copiose vettovaglie dall'Egitto per<br />

via di terra. 'Umar scrisse poi ad ad Amr ordinandogli di scavare il ca-<br />

nale al-Khalìg, che doveva giungere sino ad al-Qulzum (Suez) e facilitare<br />

i trasporti delle deiTate. Questo canale era quello in al-Qantarah e fu poi<br />

detto Khalig Amh- al-Mu'minin : in tal modo i cereali poterono es.ser tra-<br />

sportati sino alle coste d'Arabia prima lungo il canale, e poi attraverso il<br />

Mar Rosso (Eutychius, ed. Cheikho, II, pag. 26-27).<br />

Questi fatti sono però narrati dal cronista cristiano dopo la presa di Ales-<br />

sandi'ia e senza specificare l'anno: quindi, giudicando dall'ordine'della materia,<br />

Eutichio porrebbe la carestia nientemeno che dopo il 1" Muharram del 20. H.<br />

§ 66. — Sulla carestia e la peste si possono anche consultare: Dza-<br />

h a b i Paris, I, fol. 130, v. ; A<br />

b u 1 f e d a , I, 242-244, il quale aggiunge che<br />

la peste infierisse anche in al-Basrah, e che in questo anno 'Umar visitò<br />

la Siria per regolare le faccende dei morti di peste (Khond, I, 4, pa-<br />

gine 16-17).<br />

§ 67. — In quel tempo (ossia nel 951 dei Greci, o Seleucidi) infierì<br />

la peste bubbonica, e molta gente morì nel paese della Siria e della Meso-<br />

potamia (Michel Syrien, II, 431).<br />

§ 68. — Secondo il Miiller la peste ebbe principio alla fine del 17. H.,<br />

ma salì al massimo della sua intensità nel corso dell'anno 18. H. ed infierì<br />

in Palestina e Siria. Il centro maggiore di mortalità fu 'Amawàs, ma ne<br />

fu devastato terribilmente anche tutto il resto del paese: egli ritiene che<br />

le vittime furono, secondo alcune fonti, 25,000 (Muller, I, 259).<br />

aell anno 18. n.J


S t)8. 18. a. H.<br />

18. a. H. Sulla peste cfr. aiulu> Tabari Zoteubeig, III, 434-439, dove ò<br />

iSIRIA. - Le tradì- , ., , -i , i i • ><br />

• t) i<br />

-i • t • -,<br />

fit^tto clif il morbo nel Illese di Kagab commcio a aimimuie<br />

i ni sulla gran-<br />

passando m<br />

de pestilenza Egitto Uell' 'IlàtJ.<br />

* *""° ' Sarà molto utile agli studiosi aggiungere, a proposito della peste e del<br />

viaggio di 'Umar a Sargh, alcuni appunti di molto pregio, favoritimi dal<br />

prof. C. A. Nallino, sopra alcuni detti contradditori attribuiti a Maometto<br />

ed ammessi come autentici in tutte le raccolte canoniche di tradizioni relative<br />

al Profeta. Uno di tali detti è quello qui citato: là yuridu mum-<br />

r i d " " 'ala m u s i h h '" là (con la variante assai meno tì^equente :<br />

' danna dzu à hat'°. .<br />

3^ ù r i -<br />

.) ('), dal quale apparirebbe la prescrizione di evi-<br />

tare il contagio. Ma un altro detto a cui accenna anche MaqdLs, e che<br />

aveva senza dubbio lo scopo di combattere superstizioni degli Arabi pa-<br />

gani, afferma : 1 à '<br />

a d w a w a - 1 à t i y a r a t a « non esiste contagio né segno<br />

di augurio infausto » (^). Il metter d'accordo queste due tradizioni ha pro-<br />

curato non poco lavoro ai teologi musulmani; oltre ai commentatori delle<br />

raccolte canoniche di tradizioni, si veda i b n Q u t a y b a h ,<br />

M<br />

u kh t a 1 i f<br />

al-hadit_h, Cairo, 1326, pag, 123-132; ed ibn Qayyim al- G-a wiyy ah ,<br />

Miftàh dar al-sa'àdah, Cairo, 1323-1325, voi. II, pag. 266-266 e 278-<br />

284. Alcuni ricorsero alla nota teoria del n a s i kh e del m a n s ù kh , rite-<br />

nendo che uno dei due detti avesse abrogato l'altro; ma la soluzione accolta<br />

dalla maggioranza e considerata come ortodossa è questa: Vero contagio<br />

da corpo a corpo non esiste, ma le precauzioni di isolamento vanno prese<br />

allo scopo di evitare che gli spiriti deboli vengano traviati dal diffondersi<br />

del male e credano al contagio.<br />

Queste discvissioni derivano dalla ti^adizione accolta nelle collezioni<br />

canoniche e da scrittori di storia (cfr. poc'anzi al § 42), sul viaggio di<br />

'Umar a Sargh e le parole pronunziate da Abd al-rahmàn b. Awf, che<br />

dichiarò d'aver udito una volta dal Profeta queste parole: « Quando udite<br />

« che la peste è in una terra, non vi entrate; e qualora la peste scoppi<br />

« in una terra in cui voi siete, non ne uscite ». In seguito a ciò 'Umar<br />

stabilì di tornare indietro. I commentatori sono unanimi nello spiegare i<br />

motivi di quella sentenza del Profeta; la loro interpretazione è così formu-<br />

lata dal giurista màlikita 'Ali al-'Adawi al-Sa'ìdi: « Il Profeta vietò di en-<br />

« trare [in paese devastato dalla peste] per timore che colui il quale vi entra<br />

« possa venir colpito dallo stesso malore degli abitanti del luogo e quindi<br />

« dica: Se non fossi venuto non ne sarei stato colpito (illudendosi cioè di<br />

« di poter sfuggire ai decreti di Dio). Chi è saldo nella sua religione non<br />

« teme di ciò, sicché tutto questo non lo tange. Proibì poi di uscire [dal<br />

« paese infestato] per timore che la gente si metta in fuga abbandonando<br />

26.


18. a. H. |§ 68, 69.<br />

« gli ammalati, ovvero che, restando imrmine il fuggitivo, questi rimanga 18. a. h.<br />

«scosso nella sua fede (cioè creda di dovere la salvezza alla sua fiiga an- zioni sulla gran-<br />

« zichè al volere di Dio)». Naturalmente 'Ali al-'Adawi al-Sa'idi, abù-1- ^e pestilenza<br />

Hasan e gli altri giuristi intendono che questa proibizione sia non un '<br />

divieto assoluto, ma un consiglio che conviene seguire. Insomma la ragione<br />

di quel precetto è sinteticamente espressa in un detto di ibn Mas'ùd: « La<br />

« peste è [un pericolo di] traviamento per chi fugge e per chi. resta ». —<br />

A proposito d' interpretare queste tradizioni si possono anche consultare i<br />

medici : per<br />

esempio, Dàwud al-Antàki, Tadzkirah ùli-1-albàb,<br />

Cairo, 1321, II. 121; Ibràhim ibn Abd al-rahmàn al-Azraq,<br />

Tashil al-manàfi', Cairo, 1318-19, pag. 146-147.<br />

È noto che in Turchia la quarantena contro la peste fu introdotta<br />

nel marzo 1838 dal sultano riformatore Mahmùd II. in seguito al parere<br />

degli alti dignitari e di molti 'ulema* appositamente convocati; la delibe-<br />

razione fu pi'esa tenendo conto delle varie tradizioni del Profeta e della<br />

condotta di 'limar I a Sargh.<br />

Presso i giuristi di scuola màlikita. questo fatto di Sargh ha acqui-<br />

stato una particolare importanza. Il famoso abù-1-Walìd al-Bàgi, [f 474 eg.],<br />

nel suo Kitàb al-isàràt, pag. 102-106, riferisce quell'avvenimento, no-<br />

tando come la discussione si fosse svolta sempre a base di ragionamenti<br />

ed opinioni personali fra-y) «senza che alcuno traesse per ciò i suoi ar-<br />

« gomenti dal Corano, dalla sunnah, dall' igmà' ». abù-1-Walid al-Bàgi ne<br />

deduce che già il « consensus » dei primi Compagni del Profeta ammetteva<br />

la legittimità del ra-y. Lo stesso ragionamento a proposito del ra"y<br />

si trova presso altri giuristi màlikiti: ibn Eusd, al-Muqadda ma t<br />

Caii-o, 1325. I, 20-21: al-Zurqàni, Sarh •<br />

al-Mu \va 1 1 a , Cah-o, 1310.<br />

IV, 78-79.<br />

Nota 1. — Il Lane nel suo dizionario (pag. 1652. col. a: 2709. col. h' traduce: «One having<br />

diseased camels shall not bring them to water immediately after one whose camels are in a healthy<br />

state»; ma che 'ala vada tradotto insieme con, appare dal testo stesso e anche dai commentatori e<br />

lessicografi (per esempio, LA HI, 338-339 e IX, 98: TA V, 86 e X, 237), che lo rendono con ma'.<br />

Nota 2. — Le numerose forme di questa tradizione si possono vedere raccolte presso Snyùti,<br />

Kanz al-'ummàl, voi. V, pag. 197-199 in. 3978-4020 1<br />

; al-Muntakhab (in marg. al Musnad d'ibn<br />

Hanbal.. IV, 25-26.<br />

§ 69. — Sullo svolgimento della pestilenza del 18. II. v'è poco da<br />

dire, riassumendo le precedenti tradizioni. È molto probabile che vi sia<br />

stato uno stretto rapporto di causa ad effetto tra la carestia prodotta dalla<br />

siccità e la pestilenza; ma abbiamo altresì da osservare che la regione<br />

dove appunto pare che la carestia infierisse maggiormente (l'Arabia occidentalej,<br />

fosse una di quelle che rimase appunto immune dal morbo. —<br />

V'è però da notare che molto probabilmente i tradizionisti musulmani<br />

"<br />

.


§ ©>. 18. a. H.<br />

'^- ^- " non Sì soiui dati verun pensiero delle sojBferenze delle popolazioni cristiane<br />

[SIRIA. - Le tradì- . , , i , ,<br />

zioni sulla gran- duiaiito la Carestia, come del resto ignorano del tutto le perdite subite<br />

de pestilenza ^\^[ medesimi durante la pestilenza. — Essi hanno conservato memoria<br />

dell anno IS.'H.l , i<br />

soltanto delle vicende dei Musnlmani. — Questi, mantenuti a sjjese delle<br />

• T,r i -><br />

popolazioni nelle provincie conquistate, non sentirono affatto le conseguenze<br />

della carestia in Siria, dove erano quali guarnigioni e presidio e non come<br />

abitanti e coltivatori. Le tasse pagavansi in natura e v'era sempre sovrab-<br />

bondanza di provviste, dato lo scarso numero delle milizie d'occupazione.<br />

La prova n'è che dalla Siria furon mandati viveri a Madìnah. La copia<br />

delle tradizioni sulla carestia attorno a Madinah ha la sua ragione nel fiatto<br />

che quella città fu il centro donde irradiò la tradizionistica musulmana, ed<br />

essa oltre al ricordare le sofferenze patite dai suoi primi tiamandanti, ha<br />

voluto lumeggiare anche la figura di 'Umar e con pretesi episodi a lui<br />

attribuiti stabilire alcune norme legali, rituali e pratiche nel caso che le<br />

carestie si ripetessero.<br />

Concludiamo quindi che la siccità e la carestia colpissero e devastas-<br />

sero, dove più dove meno, anche le altre provincie dell'impero, e che la<br />

peste ne fosse, come è sempre il caso, l'immancabile conseguenza.<br />

La peste ebbe però principio in Siria e più specialmente nella città<br />

di 'Amawàs, ed infierì sopra tutto in quella regione, facendo strage spa-<br />

ventosa degli abitanti di tutte le classi sociali e senza distinguere i Siri<br />

dai conquistatori. Questi anzi fui'ono quasi annientati se è vero che per-<br />

dessero dalle 20 alle 25,000 persone, tra cui alcuni dei principali capitani<br />

delle conquiste e Compagni del Profeta. — Par che il morbo si diffondesse<br />

anche verso oriente, ma non vi producesse gravi danni, perchè le fonti,<br />

sempre sì copiose di notizie nei riguardi delF'Iràq, non fanno menzione<br />

di morìa in questa regione. Tutto fa credere che il morbo avesse principio<br />

nella primavera, ed è probabile che durante i calori dell'estate arrivasse al<br />

periodo di massima intensità.<br />

Per salvarsi dal morbo le guarnigioni arabe in Siria ed in Palestina<br />

fuggirono dai centri abitati e si sparpagliarono nei confini desertici delle<br />

due predette regioni, sottraendosi in tal modo ad altri fatali contagi.<br />

La pestilenza rapì anche i capi dell'amministrazione musulmana; e la<br />

scomparsa di abù 'Ubaydah, di Mu'àdz, di' Yazid b. abi Sufvàn e di altri<br />

capitani, appianò il cammino al poi celeberrimo Mu'àwiyah b. abi Sufyàn,<br />

del quale avi-emo tanto ad occuparci negli anni venturi: egli salì ora al<br />

potere in età relativamente giovane, e fu scelto come governatore della<br />

Siria, carica che doveva tenere, prima come luogotenente e poi come so-<br />

vrano, per circa 42 anni.<br />

28.


1 8. a. H. §§ 70.73.<br />

SIRIA. — Nomina di nuovi governatori. i8. a. h.<br />

§ 70. — (ibn Ishàq, senza isnàd). Quando il Califfo Umar ebbe no- ji nuovi gover^<br />

tizia della morte di abù 'Ubaydah e di Yazid b. abi Suf3'àn, conferì a natori.)<br />

Mu'àwiyah b. abi Sufyàn il comando sul Grund Dimasq, e l'incaricò di<br />

esigere le tasse fondiarie (kharàg) della regione: a Surahbil b. Hasanah<br />

conferì allora il comando del (xund al-Urdunn e la riscossione delle<br />

tasse fondiarie di quella regione (T ab a ri, I, 2520, lin. 9 e segg.).<br />

Cfi-. Athir, IL 438; Khaldùn, II, App., 114.<br />

§ 71. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Quando seppe della morte di abu<br />

Ubaydah, il Califfo 'Umar scrisse a Yazid b. abi Sutyàn, conferendogli il<br />

governo della Siria, quale successore di abù Ubaj'dah, ordinandogli allo<br />

stesso tempo di razziai-e QaysàriyA^ah (Cesai-ea di Palestina). Altri affer-<br />

mano però che 'Umar conferisse a Yazid b. abi Sufj'àn il governo dell' Ur-<br />

iuun e della Palestina, e quello di Damasco ad abu-l-Dardà*. 'Ubàdah b.<br />

al-Sàmit fiT nominato governatore di Hims (Balàdzuri, 140).<br />

§ 72. — Umar diede a Yazid ibn abi Sufyàn al-Umawi il governo<br />

iella provincia di Filastin, e successivamente alla morte di Mu'àdz b. Grabai<br />

il comando delle schiere operanti in Siria. Yazid morì nella peste di Ama-<br />

wàs l'anno 18. H. Altri invece lo fanno morire in Dimasq nel Dzù-1-Higgah<br />

iel 19. H. dopo la conquista di Qaysàrij'yah (Kh ali., II, 606, lin. 8-15).<br />

§ 73. — (Sayf b. 'Umar, da 'Abd al-malik, e da altri), abù 'Ubaj'dah<br />

b. al-Grarràh, governatore di Hims e di Qinnasrin, prima di morire (della<br />

peste) nominò suo successore 'Ij'àd b. Ghanm, suo zio materno ed anche<br />

cugino, il quale un tempo governatore della Mesopotamia (al-Grazirah), era<br />

stato poi destituito da 'Umar. 'Ij^àd era venuto allora presso abù 'Ubaydah,<br />

in Siria, prendendovi stabile dimora. Quando si seppe in Madinah della<br />

morte di abù 'Ubaydah e della nomina fatta dal defunto, molti protestarono<br />

contro la medesima, rammentando al Califfo, che 'l3'àd non aveva la ripu-<br />

tazione di essere molto corretto, perchè non rifiutava mai niente ad alcuno,<br />

ed era estremamente generoso: se il Califfo aveva rimproverato a Khàlid<br />

b. al-Walid di essersi lasciato corrompere da doni, a più forte ragione non<br />

doveva lasciare 'lyàd al govenio della Siria. Il Califfo nondimeno non volle<br />

mutare quanto era stato stabilito da abù 'Ubaydah, e lasciò 'I^'àd al go-<br />

verno di Hims (^).<br />

Quando morì lyàd b. Ghanm, il Califfo conferì il governo della pro-<br />

vincia a Sa'id b. Hidzyam al-Grumahi, ed in seguito, morto anche costui,<br />

diede il governo a Umayr b. Sa'd al-Ansàri.<br />

La provincia di Damasco e dell' Urdunn rimase invece sempre governata<br />

da Yazid b. abi Sufyàn fino alla morte di lui, quando il Califfo 'Umar<br />

29.


78-75. 18. a. H.<br />

18. a. H. no C'Olitovi il governo al tiatello del defunto, a Mxi'àwiyah b. ahi Sufyàu (-)<br />

[SIRIA. - Nomina ,<br />

• , ^^^ ,- ^r.,iy.\<br />

di nuovi Eover- (T a bari. 1. 28lK>28rì(;).<br />

nuovi gover-<br />

natori.'<br />

Nota 1. — Tutta questa traiiizione sembra farcita di errori lii l'atto e ili cronologia. Ciò risulterà<br />

più chiaro da (luanto trovasi esposto più avanti, a proposito della concniista della ^[esopotainia, di cui<br />

Sayf ha un concetto totalmente erroneo. La ragione intima di tante notizie false non è chiara: è forse<br />

una conseguenza dell'errore iniziale della scuola iraqense, la quale, come si vide, conferisce ad 'lyàd h.<br />

(ìhanm una parte che mai non ebbe nella prima campagna di Khàlid h. nl-Walid in Siria. Cfi-. 12. a H..<br />

gg 170, nota 3 6, 188, 190, ecc.; cfr. Indice al II voi. degli <strong>Annali</strong>.<br />

NT.\ 2. — (Sayf b. 'Umar). Quiindo giunse a Madinah la notizia della morte di Yazid b. ahi .Su-<br />

fvàu. il Oaliftb espresse le sue condoglianze al genitore abu Sufyan. Questi chiese allora a 'Umar a chi<br />

avesse concesso il governo vacante, e quando 'Umar lo informò d'aver nominato il fratello, Mu'àwiyah,<br />

pure figlio di abii Sufyiin, questi esclamò: «Wasalatka raliimun!> iTi si sono commosse le viscere:<br />

cioè hai rispettati i diritti del sangue) iTabari, I, 28f')f)i.<br />

Cfr. anche 11. a. H., § 4(5 e nota 1.<br />

§ 74. — Anche il cronista bizantino Cedrenns ricorda che nel 28° anno<br />

di Eraclio Mu'àwiyah per ordine di Umar assunse il governo di tutto il<br />

paese sottomesso dagli Arabi, dall'Egitto sino all'Eufì-ate. In questo anno<br />

medesimo pone però la presa di Antiochia (Cedrenns, 751-752).<br />

<strong>The</strong>ophanes, ed. de Boor, I, 340.<br />

§ 75. — La morte di Yazid b. abi Sufyàn è avvenimento di grande<br />

importanza, perchè il Califfo 'Umar gli diede come successore il famoso suo<br />

fratello Mu'àwiyah, il fondatore della dinastia umayyade. A questo se-<br />

condo figlio di abù Sufyàn non si era offerta ancora l' occasione di dare<br />

pubblica prova della sua capacità come uomo di stato, sebbene le tradi-<br />

zioni sul suo segretariato con il Profeta siano motivo sufficiente per rite-<br />

nere che Maometto riconoscesse le qualità del giovane makkano e se ne<br />

valesse per la propria corrispondenza diplomatica con le tribù. La nomina<br />

di suo fratello Yazid nel 12. H. al comando della prima spedizione in Siria hi<br />

effetto, come già si disse, del desiderio di Umar e del suo collega abii Bakr,<br />

di cattivarsi le simpatie della più potente famiglia dei Qurays. È probabile<br />

però che tale nomina venisse anche suggerita dalle qualità dello stesso<br />

Yazid. Sul conto di quest'ultimo la tradizione, in genere avversissima agli<br />

Umayyadi, ben poco ci narra; ma siffatto silenzio devesi, io credo, inter-<br />

pretare come indizio di molto peso in favore di Yazid e come prova che<br />

egli si sia condotto con grande valentia durante le conquiste. La tradizione,<br />

non potendo tollerare la narrazione di virtù in un Umayj'ade, ha preferito<br />

tenerlo nell'ombra valendosi della sua morte prematura, che gli vietò di<br />

manifestare meglio e più individualmente i suoi meriti. Egli vinse la prima<br />

battaglia sui Greci e fu presente a tutti i maggiori fatti d'arme nella cam-<br />

pagna arabo-siria; onde la sua nomina nel 16. H. a governatore della pro-<br />

vincia più importante della Siria, Damasco, fu certamente suggerita ad<br />

'Umar dagli eminenti servizi resi dal prode qurasita durante la conquista.<br />

30.


18. a. H. §§ 75_ 76.<br />

È certo però che anche Tmar aveva apprezzato, già sin dai tempi 18. a. h.<br />

di Maometto, le doti del fratello di Yazid, di Mu'àwiyah. e quindi non ^j n^gy: goyer.<br />

solo per ragioni di opportunità, ma altresì in omaggio a meriti ricono- natoti.]<br />

sciuti il Califfo volle affidata a lui la successione nel governo della pro-<br />

vincia di Damasco, che forse comprendeva tutta la Siria e la Palestina.<br />

Mu'àwiyah contava allora circa quarant'anni : era pei'ciò uomo giunto<br />

al punto culminante della vita; d'ora in poi, per altri quarant'anni circa,<br />

questo uomo straordinario governò senza interruzione la Siria e vi fondò<br />

la potenza della sua famiglia. Mu'àwiyah nel primo periodo della sua vita<br />

pare abbia rivelato qualche abilità come uomo di guerra, e si vuole che<br />

alla presa di Qaysàriyyah grandemente si distinguesse, ma gii eventi po-<br />

steriori stanno a provare che egli non si sentiva portato all'arte mili-<br />

tare: si rivelò invece come l'uomo politico più accorto ed astuto del tempo<br />

suo, come il più valente conoscitore di uomini, di cui seppe sempre sce-<br />

gliere i migliori per la propria causa. A questo egli unì una tenacia ma-<br />

ravigiiosa contro difficoltà d'ogni specie e rovesci dolorosi, tenacia che non<br />

conobbe mai sconforto e che lo menò alfine diritto alla mèta altissima alla<br />

quale mirava (cfii'. anche Muller. I. 259 j.<br />

PALESTINA. — Assedio di Qaysàriyyah (Cesarea di Palestina).<br />

§ 76. — (ibn Sa'd, da al-Wàqidi). Regna grande divario di notizie<br />

sul conto di Qavsài-iyyah : alcuni affermano che la espugnasse Mu'àwiyah;<br />

altri che venisse presa da 'lyàd b. Ghanm dopo la morte di abù 'Ubaydah<br />

(nel 18. a. H.), e come suo luogotenente e successore; altri ne attribui-<br />

scono la presa ad 'Amr b. al-'As : altri infine sostengono che 'Amr b. al-As<br />

assediasse la città, e poi, lasciandovi il figlio Abdallah b. 'Amr, si recasse<br />

(alla conquista) dell'Egitto. In tutto ciò v'è una cosa sicura, sulla quale<br />

sono d'accordo i dotti; vale a dh-e che il primo il quale ponesse assedio a<br />

Cesarea fu Amr b. al-'As nel Grumàda I. del 13. a. H.: ma dopo esser rimasto<br />

qualche tempo dinanzi alla città, allorché i Musulmani si dovettei'O riunire<br />

per far fronte al nemico, 'Amr levò l'assedio, raggiunse i colleghi e parte-<br />

cipò in seguito con essi alle battaglie di Agnàdayn, di Fihl, e di al-Marg,<br />

alla presa di Damasco e alla battaglia del Yarmùk: poi rivenne in Pale-<br />

stina, ritornando ad assediare Cesarea dopo la presa di Gerusalemme. Ab-<br />

bandonata da ultimo Qaysàriyyah andò in Egitto; e Yazid b. abi Sufyàn,<br />

dopo la morte di abù 'Ubaydah, divenuto governatore (della Siria), ordinò<br />

a Mu'àwiyah b. abì Sufj^àu di proseguire l'assedio di Qa^'sàriyj-ah. Nel ri-<br />

tornare a Damasco, Yazid b. abi Sufyàn si ammalò con la peste e morì<br />

in quella città (Balàdzuri, 140).<br />

8].


'8. a. H.<br />

di Palestina).|<br />

§§ ns). 18. a. H.<br />

g 77, — Altri tradizionistì, oltre al-Waqidi, naiiano che il CalifTo<br />

sedio di Qaysà- Uniar nominò Yazid b. abi Sufyàn governatore (dopo la morte di abù<br />

riyy ah (Cesarea Ubavdali) della Palestina e degli agnàd, o campi militari della Siria,<br />

ordinandogli di assalire Qaysàriyyah, che era stata assediata già altra<br />

volta prima di questo anno. Yazid b. abi Sufyan mosse contro la città<br />

con 17.000 uomini e la strinse d'assedio, ma ammalatosi alla fine del-<br />

l'anno IS. 11., ritornò a Damasco, lasciando il fratello Muàwiyah a con-<br />

tinuare l'assedio, e Mu'awiyah s'impadronì della città. Mu'àwiyah ne sci'isse<br />

a' Yazid, e questi mandò il rapporto al Califfo 'Umar (Balàdzuri, 140-141).<br />

§ 78. — (al-Ya'qùbij. (In quest'anno, 18. H.) tutta la Palestina era<br />

stata oramai sottomessa dagli Arabi tranne Qaysàriyyah: questa era asse-<br />

diata da Mu'àwiyah b. abi Sufyàn, che la espugnò nell'anno 18. H. Si dice<br />

che nella città erano 80,000 guerrieri. Mu'àwiyah mandò due membri della<br />

tribù di (iudzàm a portar la buona novella ad 'Umar, e poi spedì ap-<br />

presso a loro (arda fa hu ma) un uomo dei Khath'am, per nome Zuha^'r,<br />

dicendogli: « Se riesci a raggiungere ed oltrepassare i due Grudzàmiti, fallo<br />

« pure ». Zuhayr al-Khath'ami raggiunse infatti i due messi, mentre dor-<br />

mivano e li passò, arrivando in Madinah di notte tempo. Egli si recò<br />

subito da Umar e gli diede la buona notizia: Umar gridò: «Allah è<br />

« grande » ed uscito nella moschea ordinò di accendere un fuoco ; quando<br />

la gente si fu radunata (attorno al fuoco), annunziò la presa di Qajsà-<br />

riyyah (Yaqùbi, II, 172-173).<br />

§ 79. — La presa di Qaysàriyyah cade nell'anno 19. H., come risul-<br />

terà manifesto dall'insieme delle tradizioni che noi daremo nella seguente<br />

annata. al-Ya'qùbi è perciò in errore nel porre la presa della città nel<br />

18. H. Caduta Gerusalemme, fu incominciato il regolare assedio di Qay-<br />

sàriyyah, nel senso che le furono tagliate tutte le comunicazioni con l'in-<br />

terno: la via del mare rimase sempre libera. Verso la fine dell'anno 18. H.,<br />

come vedremo, 'Amr b. al-'As abbandonò con i suoi militi l'assedio e tentò<br />

un colpo di mano sull'Egitto, varcando la fi'ontiera negli ultimi giorni<br />

dell'anno medesimo. L'assedio fu continuato prima da Yazid b. abi Sufyàn.<br />

e, morto lui, da Mu'àwiyah .suo tratello.<br />

MESOPOTAMIA. — La conquista araba della Mesopotamia.<br />

§ 80. — Se ora guardiamo sulla carta quali fossero diventati, alla fine<br />

dell'anno 17. H., i confini del novello impero arabo, che abbracciava la Siria<br />

da una parte e la Babilonide dall'altra, vediam chiaramente come l'invasione<br />

della Mesopotamia fosse una conseguenza necessaria inevitabile dei fatti<br />

poc'anzi narrati: bisognava collegare tra loro le conquiste fatte fuori dei<br />

32.


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D


18. a. H. §§ 80, 81.<br />

confini d Arabia. Il collegamento s imponeva per raeioni politiche, per ra- ^^ ^- ^<br />

[MESOPOTAMIA<br />

. . , . , ,. . . . r. 1 T , . -. • T<br />

giom strategiche, e, direi quasi, per ragioni geogranche, dacché dai possedi- . l^ conquista<br />

menti arabi in Siria a quelli in Babilonide, stendevasi tentatrice una grande araba delia Me-<br />

pianura senza ostacoli di sorta. Anche ragioni commerciali debbono aver<br />

influito sulla conquista, perchè è noto che tra il Golfo Persico e le coste<br />

della Siria Settentrionale esistesse ancora un commercio abbastanza attivo:<br />

gli Arabi erano ora padi'oni delle due estremità della via commerciale :<br />

naturale che provvedessero sollecitamente a divenire padroni del restante<br />

cammino, perchè allora soltanto potevano garantire il regolare andamento<br />

del commercio internazionale, che tanta ricchezza dava al paese.<br />

§ 81. — La conquista della Siria al nord-ovest e della Babilonide al<br />

sud-est portò dunque come necessaria conseguenza la sottomissione anche<br />

della Mesopotamia. Solo in poche fortezze erano rimaste alcune schiere di<br />

milizie regolari bizantine (Wellhausen Sk. u. Vorarb., VI, 83): la po-<br />

polazione aramaica era del tutto inerme, per nulla disposta a battersi, ed<br />

anche meno desiderosa di rischiare la vita ed i beni per il dominio di un<br />

imperatore, per il quale non sentivano vincoli alcuni di affetto o devozione.<br />

La diversità di fede (eran tutti o nestoriani o giacobiti) rendeva anche più<br />

profonda la scissione degli animi rispetto a Bisanzio e facilitò qui, forse anche<br />

più che altrove, la rapida e completa sottomissione del paese alle schiere<br />

del Califfo ^di Madinah. Insieme con gii Aramei erravano nel paese, nelle<br />

immense pianure erbose a mezzodì del Grabai Singàr e del corso del Khàbùr<br />

molte tribù nomadi arabe. Durante il lungo periodo di continue guerre<br />

tra la Persia e Bisanzio, la Mesopotamia era stata sovente ridotta in con-<br />

dizioni deplorevoli di anarchia, come per eccellenza la regione dove le due<br />

potenze asiatiche più sovente eransi misurate in battaglie campali. Di tal<br />

confusione, già si disse, si valsero le tribù arabe per fissarsi nel paese e<br />

costituii'si in piccoli gruppi di nomadi, di fatto indipendenti. Sorsero anche<br />

alcuni principati arabi, tra i quali il più celebre è quello di Edessa. Più<br />

tardi se ne costituì un altro in Hatra (Hadr), che successe ad una piccola<br />

dinastia non araba (cfi\ Wellhausen, Sk. u. Vorarb. VI, pag. 84;<br />

Noeldeke Perser, pag. 35 e nota 1).<br />

Sebbene questi staterelli avessero tutti breve esistenza, elementi arabi<br />

continuarono sempre ad immigrare in Mesopotamia, mantenendo e forse<br />

anche aumentando l' arabizzamento della provincia. Appresso ai Qudà ah<br />

(Tanùkh e Bahrà) vennero i Rabì'ah, ossia prima gli lyàd, poi, poco tempo<br />

prima dell'Isiàm, i Taghlib con i Namir e gli 'Ufaylah, questi ultimi sospinti<br />

alle spalle dai Bakr e poi dai Tamim, che si avanzavano dal Nagd<br />

e dalla pianura desertica confinante con la Babilonia. (Cti'. Wellhausen,<br />

33. 5<br />

è


§§ 81, 82. 18. a. H.<br />

'8. a. H. 1. e. e Ili. a. 1 f.. ij 113, nota 1). Questo moto etnico dall'Arabia coutiiiuò<br />

'<br />

IMESOPOTAMIA. .<br />

, , ,<br />

, ,<br />

i. u /tj l - • J 1 ton r<br />

-Laconquista JHH'lie dopo le eouquiste, come vedremo tra breve (Baladzuj-i, 178). 1<br />

araba della Me- Musulmani trovarono dunque il lon» cammino tracciato ed appianato dai<br />

poamia.1<br />

^^^^ counazionali emigrati da secoli in flusso continuo: la Mesopotamia era<br />

già diventata terra araba, prima della conquista, sicché sottomesse la Siria<br />

la Babilonido, essa dovette fatalmente entrare nei confini del novello<br />

impero.<br />

Dopo le ultime guerre tra Sassanidi v Bizantini, alla tino della celebre<br />

campagna di Eraclio, il confine tra i due imperi era rimasto incirca quello<br />

che era prima dell'invasione persiana, vale a dire divideva la Mesopotamia<br />

in due parti approssimativamente eguali. Per effetto delle conquiste arabe,<br />

tra il 15. e il 17. H., questi due brandelli di provincia erano rimasti stac-<br />

cati dal resto degli stati ai quali appartenevano. Tal era specialmente il<br />

caso per la metà occidentale della Mesopotamia, quella bizantina, la quale<br />

con la caduta di Halab era rimasta di fatto isolata. Le giogaie dell'Armenia<br />

semi-indipendente rendevano pressoché impossibili le comunicazioni,<br />

per quella parte, tra Costantinopoli e la Mesopotamia bizantina.<br />

Ne venne perciò, come naturale immediata conseguenza, l'invasione<br />

araba, seguita dalla conquista definitiva della metà bizantina. L'altra metà,<br />

la sassanida, cadde, come vedremo, due anni più tardi. È degno di nota<br />

che la conquista della metà sassanida fu opera principalmente delle schiere<br />

arabe che avevano invaso l'impero persiano. È palese che, sebbene la na-<br />

tura dei luoghi invitasse quasi gli Arabi della Siria a spingersi sino al<br />

Tigri, dalle due parti si osservassero alcuni reciproci riguardi e si mante-<br />

nessero ben distinte lo regioni che ad ognuna spettava di sottomettere.<br />

Tali disposizioni emanarono forse da Madinah, ma é probabile che si fon-<br />

dassero sul sentimento delle milizie conquistatrici, già fin d'ora le une ge-<br />

lose delle altre e punte da uno spirito di viva emulazione, di cui si son<br />

viste le tracce manifeste nelle tradizioni fantasiose della scuola iraqense.<br />

Questa infatti, per ragioni sue particolari, si arroga il vanto della con-<br />

quista mesopotamica, che collega con una ipotetica incursione greca su<br />

Hims, e fa comparire le milizie arabe della Babilonide come quelle che<br />

salvai'ono le altre della Siria da un disastro. Tutto ciò è opera, in gran<br />

parte, di fantasia iraqense.<br />

§ 82. — La versione della conquista della Mesopotamia, quale ci è<br />

data da Sayf b. 'limar, é acutamente criticata dal Wellhausen (1. e, pag. 86<br />

e segg.). L'avanzata dei Greci su Hims nel 17. H. è un assurdo, ignoto<br />

alle buone fonti arabe, ed il Wellhausen giustamente la spiega come un'altra<br />

confusione fatta da Sayf b. 'Umar, il quale ha trasportato nel 17. H. l'avan-<br />

34.


18. a. H. §§ 82&1.<br />

zata dei Bizantini sotto Baanes e Teodoro, alla vigilia del Yarmùk nei<br />

primi mesi del 15. H. Il Wellhausen anche rileva come nella versione di<br />

Sayf la schiera di cavalleria araba stabilmente organizzata sia un grave<br />

anacronismo e rispecchi condizioni di tempi posteriori.<br />

Sayf b. 'Umar inoltre ci narra la conquista della Mesopotamia come<br />

una faccenda compiuta in gran parte da al-Kùfah, mentre invece la scuola<br />

madinese l'attribuisce alle genti musulmane in Siria, donde appunto sa-<br />

rebbe partito 'lyàd b. Ghanm. La prima iniziativa della conquista partì<br />

dalla Siria e precedette quasi di due anni ad analoga iniziativa dalla parte<br />

della Babilonide. Siccome autore principale della conquista fii 'lyàd b.<br />

Ghanm, la tradizione iraqense, commettendo un altro errore storico, ha<br />

annoverato 'lyàd b. Ghanm tra i capitani arabi combattenti in Persia,<br />

per poter così dare alle genti .<br />

dell' 'Iraq il merito della conquista di tutta<br />

la Mesopotamia. 'lyàd b. Ghanm ha invece combattuto soltanto in Sii'ia<br />

e sirie fui-ono le sue milizie nella campagna mesopotamica. L' artificiale<br />

introduzione di 'lyàd nelle prime campagne arabe in Persia è stata fonte<br />

di complicazioni ed errori di storia e di cronologia, come già avemmo oc-<br />

casione di porre in rilievo (cfr. 12. a. H., §§ 170, nota 3 6, 188, ecc., con-<br />

fronta Indice II voi. <strong>Annali</strong>) a proposito dell'immaginaria spedizione di<br />

Khàlid b. al-Walid contro Dùmah al-Gandal. L'invasione dev'essere inco-<br />

minciata nella seconda metà dell'anno 18. H. (cfi-. § 95), e al principio del<br />

20. H. ciixa tutte le città mesopotamiche si erano arrese. Nel 20. H. si<br />

compiè da parte delle milizie di al-Kiifàh la sottomissione della metà sassa-<br />

nida a occidente del Tigri.<br />

§ 83. — (abù Yùsuf [f 182. a. H.], senza isnàd). Prima della con-<br />

quista araba la Mesopotamia era per metà nelle mani dei Greci, e per<br />

metà in quella dei Persiani.<br />

Ra"s al-'Ayn con tutto il suo distretto fino all' Euft-ate dipendeva dai<br />

Greci. Nasìbìn e tutto il paese a oriente di essa fino al Tigri apparteneva<br />

ai Persiani.<br />

La j)ianm-a (sa hi) di Màridin, e di Darà, fino a Singàr e fino all'al-<br />

BaiTÌyyah apparteneva ai Persiani. Invece il monte di Màridin, e di Darà,<br />

più Tur 'Abdin spettavano ai Greci.<br />

Le fortificazioni di confine (m a s 1 a li a h) erano in Hisn Sargah ti-a<br />

Darà e Nasibin (Yùsuf, 22, lin. 23 e segg.).<br />

§ 84. — (abù Yùsuf, .senza isnàdj. Riguardo alla parte della Mesopotamia<br />

che era in mano dei Persiani non esistono notizie degne di me-<br />

moria sul modo come cadde in potere dei Musulmani. Dopo la tremenda<br />

disfatta di Qàdisiyjah le guarnigioni della Mesopotamia sassanida, spa-<br />

ia, a. H.<br />

MESOPOTAMIA.<br />

- La conq u ista<br />

araba della Me-<br />

sopotamla.j


sopotamia.]<br />

84-87. 18. a. H.<br />

18. a. H. ventate dalla notizia del disastro, abbandonarono i loro posti' e fuggirono.<br />

'^^La^onquTsTa "Rimase solo la guarnigione di Singàr composta degli abitanti della città<br />

araba della Me- j^ ^.\^^Q aveva il compito di difendere la pianura (sa hi) di Singàr, di Mà-<br />

ridin e di Darà. Quando però perirono tutti i Persiani e giunsero a loro<br />

proposte di conversione all'Islam, accettarono e si arresero (Yùsuf, 23,<br />

lin. 26-28).<br />

MESOPOTAMIA. — Le tradizioni sulla conquista araba della Meso-<br />

potamia occidentale.<br />

§ 85. — (al-Wàqidi, senza isnàd). Secondo al-Wàqidi, le città di al-<br />

Raqqah, di al-Ruhà*, e di Harràn in Mesopotamia, furono espugnate in<br />

questo anno (18. H.) per opera di lyàd b. (Thanm(^). La stessa fonte afferma<br />

che in questo medesimo anno 'Ayn al-Wardah venisse espugnata per opera<br />

di 'Umayr b. Sa'd(^) (T ab ari, I, 2578).<br />

Cfr. Athir, II, 439, lin. 19 e segg.<br />

Anche ibn al-Grawzi pone la conquista della Mesopotamia nel 18. H.<br />

((iawzi, fol. 42,r.).<br />

Nota 1. — ibu al-Gawzi narra anche, sull'autorità di al-Haytham b. 'Adi, che (in questo anno<br />

18. H. ?) fu scoperta una grotta nel monte Lubnàn (Libano), nella quale era un trono d'oro con sopra<br />

i resti (masgi??) d'un uomo: a lato aveva una tavoletta d'oro con sopra una iscrizione in greco (alnìmiyj'ah),<br />

dov'era detto che l'uomo chiamavasi Saba b. Bunas b. Saba, un servo di 'ìs b. Ishàq b.<br />

Ibràhim; e dopo aver fatto cenno dei servigi da lui resi, prediceva in termini abbastanza chiari la venuta<br />

degli Arabi e l'apertura della grotta, ecc chiudeva dicendo: «chi vivrà in quei tempi, vivrà poco,<br />

«morirà nella miseria, e piangerà molto... ho visto spesso la neve ed il freddo nel (mese di) Tammuz<br />

«(luglio): se lo vedrete anche voi, non ve ne maravigliate!» (Gawzi, I, fol. 42,v.).<br />

Nota 2. — Questi è un figlio di Sa'd b. abi Waqqàs, forse la stessa persona menzionata poi nel<br />

§ 87 come 'Umar b. Sa'd.<br />

§ 86. — (ibn Ishàq). La conquista della Mesopotamia (al-ó-azirah) e<br />

delle città di- al-Ruhà-, di Harràn, di Rà-s al-'Ayn e di Nasibin avvenne<br />

nell'anno 19. H. {') (T ab ari, I, 2578, lin. 16-18).<br />

Cfr. Khaldun, II, App., 108.<br />

al-Khuwàrizmi pone nel 19. H., per opera di lyàd b. Giianm, la presa<br />

di Nasibin, di Tur Abdin e di Qardù (Baethgen, 110-111).<br />

Nota 1. — Se alcune buone fonti pongono la conquista nel 19. H., ciò proviene dall'aver inteso<br />

parlare non del principio della campagna avvenuta alla fine del 18. H., ma dello svolgimento maggiore<br />

della medesima nel corso dell'anno 19. H., in cui si arresero le principali città della regione.<br />

§ 87. — (ibn Ishàq, senza isnàd). La conquista della Mesopotamia<br />

seguì nell'anno 19. H. Dopo che i Musulmani ebbero conquistato la Siria<br />

e r 'Iraq, il Califfo 'Umar scrisse a Sa'd b. abi Waqqàs governatore di<br />

al-Kufah, ordinandogli di mandare un esercito a fare la conquista della<br />

Mesopotamia, e di scegliere il comandante della spedizione uno dei se-<br />

guenti tre nomi: Khàlid b. 'Urfutah, o Hàsim b. 'Utbah, o lyàd b.<br />

-36.


18. a. H. § 87..<br />

Ghanm. Sa'd b. abi Waqqàs intuì che il Califtb aveva messo ultimo nella<br />

lista il nome di colui che avrebbe amato maggiormente vedere al comando<br />

della spedizione, e perciò Sa'd nominò lyàd b. Ghanm comandante in capo<br />

dell'esercito che partì da al-Kùfah per la conquista della Mesopotamia. Con<br />

l'esercito andarono altresì abiì Musa al-As'ari, 'Utjimàn b. abì-l-'As b. Bisr al-<br />

Thaqafi ed infine anche un figlio di Sa'd b. abi Waqqàs, 'limar b. Sa'd<br />

(cfr. § 85 e nota 2), il quale però stante la sua estrema giovinezza non fu<br />

investito di alcun comando (^). La partenza di queste schiere avvenne nel<br />

corso dell'anno 19. H. e la Mesopotamia fu sottomessa al dominio mu-<br />

sulmano senza grandi difficoltà. 'lyàd si pi-esentò dinanzi alle mvira di al-<br />

Ruhà', i cui abitanti si arresero con il patto solito di pagare il tributo<br />

a 1 - g i z y a h. Anche gli abitanti di Harràn si afiiettai"ono a trattare con i<br />

Musulmani e conclusero un patto simile a quello di al-Ruhà-. Da questa<br />

città lyàd spedi abii Musa al-As'ari contro Nasibin, ed inviò il giovinetto<br />

'Umar b. Sa'd contro Ra"s al-'Ayn con una schiera di cavalleria nello scopo<br />

di proteggere le spalle dei Musulmani da qualche possibile aggressione da<br />

parte dei Greci. 'lyàd stesso alla testa del grosso delle schiere marciò su<br />

Darà che fu da lui espugnata quasi allo stesso tempo, in cui Nasibin si<br />

arrendeva ad abii Musa al-As'ari. Anche questo avvenne nell'anno 19. H.<br />

Di poi lyàd b. Ghanm spedì un altro corpo di soldati sotto 'Uthmàn b.<br />

abi-l-'As per invadere l'Armenia (Arminiyah al -r ab i' ah) e vi furono<br />

alcuni combattimenti, in uno dei quali perì Safwàn b. al-Mu'attal al-Su-<br />

lami. Gli abitanti fecero poi la pace con 'Utjimàn b. abi-l-'As, con il solito<br />

patto del tributo g i z y a h pagato in ragione di un dìnàr per ogni foco-<br />

lare (ba3't). Dopo questi fatti seguì la conquista di Qaysàriyj-ah in Pale-<br />

stina, e l'imperatore Eraclio fuggì (dalla Siria) CTabari, I, 2505-2506).<br />

Cfr. Khaldùn, II, App., 108.<br />

È singolare che ibn Ishàq sia caduto in questo caso nel medesimo<br />

errore della scuola iraqense: al-Wàqidi più correttamente attribuisce la<br />

campagna alle milizie della Siria, donde sarebbe partito 'lyàd b. Ghanm.<br />

Il suo errore è poi anche visibile se si studia sulla carta geografica, perchè<br />

le conquiste si estendono, secondo lo stesso ibn Ishàq, dall'Eufrate verso<br />

l'interno, dalla Siria verso la Babilonide, e invece avrebbero dovuto svol-<br />

gersi in senso contrario se ibn Ishàq avesse ragione. La prima città a<br />

cadere doveva essere al-Raqqah ed ultima al-Ruhà-, perchè le milizie del-<br />

r'Iràq per arrivare a questa avrebbero dovuto espugnare prima al-Raqqah<br />

e poi Ra-s al-'Ayn: se i fatti si svolsero adunque in ordine inverso, è chiaro<br />

che ibn Ishàq erra nel far partire i conquistatori dalla Babilonide, e che il<br />

movimento fu preparato dalla Sfria, e più precisamente partì dai dintorni<br />

37.<br />

18. a. H.<br />

MESOPOTAMIA.<br />

- Le trad i z I on i<br />

sulla conquista<br />

araba della Mesopotamiaocci-<br />

dentale.]


«7-93. 18. a. H.<br />

18. a. H. ^\^ Halab. Su ciò non v'è dubbio possibile. L'origine siria della conquista<br />

MESOPOTAMIA. . , ,<br />

,. • x j ix i7 x- j • j j.- n<br />

- Le tra'dizioni mesopotamica è anche confermata da altre fonti mdipendenti come quelle<br />

sulla conquista ^jj ^ig 93 e 94, 99, 111-114, tra le quali, degnissima di nota, la bizantina.<br />

araba della Mesopotamia<br />

occì- Nota 1. — In un altro passo di Tabari (I, 2578, lin. 3) questo tiglio


18. a. H. ^ 9a-96.<br />

Siria a I) ad b. Ghanm, ma Uniar nominò Yazid b. abi Sufyàn governa-<br />

tore della Siria, e morto lui, Mu àwi^'ah, ordinando invece ad lyàd di raz-<br />

ziare la Mesopotamia (B a 1 a dz u r i . 172).<br />

Cfi-. Yaqut, II, 74.<br />

§ 94. — fal-Husayn b. al-Aswad, da Yahya b. Adam, da vari nativi<br />

della Grazìrah, da Sulaymàn b. Atà- al-Qurasi). abù Ubaydah mandò lyàd<br />

b. Ghanm nella Grazìrah, ed abù Ubaydah cessò di vivere mentre lyàd<br />

era in quel paese. Il Califfo 'Umar confermò costui nella sua carica (Ba-<br />

làdzuii. 172).<br />

§ 95. — (Muh. b. Sa'd). Disse al-Wàqidi: « La notizia più certa che<br />

« noi abbiamo udito sulla faccenda di 'lyàd b. Ghanm è che abù 'Ubaydah<br />

« morì nella peste di Amawàs nell'anno 18. H., e che lyàd gli successe<br />

« nel governo (della Siria) ». Poi giunse una lettera di 'Umar, nella quale<br />

lyàd era nominato governatore di Hims, di Qinnasrìn, e della Gazirah.<br />

Allora lyàd partì verso la Gazirah alla testa di 5000 uomini il giovedì<br />

15 Sa'bàn del 18. H.. avendo Maysarah b. Masrùq al- Absi in comando<br />

dell'avanguardia, Sa'id b. Amir h. Hidzjam al-Gumahi sull'ala dritta, e<br />

Safwàn b. al-Mu'attal al-Sulami sulla sinistra. Alcuni dicono che l'ala si-<br />

nistra fosse comandata da Khàlid b. al-Walid, ma altri lo negano, asserendo<br />

che Khàlid dopo essere stato sotto gli ordini di abù 'Ubaydah non tenne<br />

più un comando secondario, ma rimase in Hims fino alla sua morte nel<br />

21. H.. quando lasciò il Califfo Umar suo erede universale. Alcuni cre-<br />

dono che Khàlid morisse in Madinah, ma la sua morte in Him.s è più<br />

eerta (Baia dz uri, 172-173).<br />

Yàqùt, II, 74-75.<br />

§ 96. — (al-Balàdzuri. senza isnàd). lyàd b. Ghanm spinse i suoi<br />

avamposti verso al-Raqqah, ed i Musulmani razziarono i caseggiati e la<br />

campagna intorno alla città, depredando tanto i contadini (fall ah un)<br />

del paese, quanto gli Arabi che si erano stabiliti in quei paraggi. Gl'in-<br />

vasori raccolsero parecchio bottino, ed i contadini fuggirono cercando ri-<br />

covero entro le mura della città. Alloca lyàd si avanzò ancora con il suo<br />

esercito, finché arrivò dinanzi ad una delle porte di al-Raqqah Q), detta Bàb<br />

al-Ruhà- (o Porta di Edessa) con tutti i suoi soldati schierati in ordine di<br />

battaglia. Gli abitanti scagliarono frecce per un certo tempo contro i Mu-<br />

.sulmani, ferendone alcuni: sicché lyàd fece retrocedere i suoi fuori del<br />

tiro delle frecce e delle pietre. Egli stesso fece quindi il giro della città<br />

e dispose corpi di guardia dinanzi ad ognuna delle porte : poi ritornò al-<br />

l'accampamento e lanciò schiere depredatrici in tutte le direzioni. In questo<br />

modo fece molti prigionieri e raccolse grande copia di vettovaglie e com-<br />

39.<br />

18. a. H.<br />

MESOPOTAMIA.<br />

- Le tradizioni<br />

sulla conquista<br />

araba della Mesopotamiaocci-<br />

dentale.]


18. a. H.<br />

MESOPOTAMIA.<br />

- Le t r a d i z I o n i<br />

sulla conquista<br />

araba della Mesopotamiaocci-<br />

dentale.]<br />

§§ W, !'7. 18. a. H.<br />

mestibili, perchè era giunto il momento del raccolto e le messi erano<br />

mature per la mietitura. Dopo cinque o sei giorni il patrizio della città<br />

mandò un ambasciatore ad 'lyàd chiedendo l'amàn. Allora tu stipulato<br />

un trattato di pace, secondo il quale tutti gli abitanti ottenevano sicurtà<br />

(a man) per le loro persone, le famiglie, i beni mobili e la città. 'lyàd (in<br />

principio) sostenne che la terra appartenesse ai vincitori, « perchè », egli<br />

disse, «l'abbiamo calpestata con inostri piedi (wati'nàhà) e l'abbiamo<br />

« ritenuta! ». (Ma) poi la confermò (aqarrahà) nelle loro mani dietro pa-<br />

gamento del kharàg: dalle terre tolse però quelle di cui la gente della<br />

dz i m m a h non aveva bisogno e le lasciò ai Musulmani dietro pagamento<br />

delle decime ('usr). Agli abitanti di al-Eaqqah impose la gizyah ala<br />

riqàbihi'm o la tassa per testa, nella ragione di un dinar all'anno per<br />

ogni uomo adulto, senza contare però le donne ed i bambini che furono<br />

esenti dalla tassa. Oltre al dinar annuo lyàd impose il pagamento (annuo)<br />

di alcune misure (aqfizah) di grano (qamh), e una certa quantità di olio,<br />

aceto e miele. Più tardi Mu'àwiyah, nel venire al potere, impose tale pagamento<br />

a loro come gizyah.<br />

Concluso il trattato, gli abitanti di al-Raqqah aprirono le porte e alle-<br />

stirono un mercato per i Musulmani dinanzi alle mura. Agli abitanti lyàd<br />

concesse il seguente scritto: « [In nome di Dio clemente e misericordioso].<br />

« Questo è quanto 'lyàd b. Ghanm concede alla gente di al-Raqqah nel giorno<br />

« ch'è entrato in essa. Egli ha concesso a loro la sicurtà (a man) delle loro<br />

« persone, e dei loro beni mobili ; le loro chiese non devono essere demo-<br />

« lite né devono essere usate come dimora dai Musulmani se la g i z ya h<br />

« imposta è regolarmente pagata: non devono macchinare alcuna insidia<br />

«(contro i Musulmani), ma nessuna nuova chiesa (kanìsah) né alcuna<br />

« sinagoga (b ì '<br />

a h, anche chiesa) deve essere edificata. Non devono usare<br />

«pubblicamente le campane di legno (nàqùs), né solennizzare (aperta-<br />

« mente) le preghiere del lunedi di Pasqua (bà'ùth), né far mosti-a di<br />

« crocifìssi.<br />

« Dio è testimonio di questo scritto, e la sua testimonianza è suffi-<br />

« ciente ».<br />

Al documento 'lyàd appose il proprio sigillo (Balàdzuri, 173).<br />

Yàqùt, II, 802.<br />

Nota 1. — al-Waqidi fa incominciare la conquista da al-Eaqqah: abu Yùsuf (cfr. § 99) — confermato<br />

indirettamente anche da ibn Ishàq — pone invece l'inizio della campagna dalla parte di al-<br />

Ruhif. Questa è la versione più corretta, alla quale noi ci atteniamo.<br />

§ 97. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Si dice che lyàd impose ad ogni<br />

adulto della città di al-Raqqah una tassa di quattro dìnàr. È certo però<br />

40.


18. a. H. §§ 97-99.<br />

che più tardi il Califfo 'Umar scrisse ad 'Umayr b. Sa'd, suo luogotenente,<br />

di esigere da ognuno di essi quattro dinar, come era imposto alla gente<br />

(classificata tra gii) Ahi a 1 - Dz a h a b (= la gente dell'oro, ossia la classe<br />

più doviziosa) (Balàdzuri, 173-174).<br />

§ 98. — Cal-Balàdzuri, senza isnàd). (Dopo la resa di al-Raqqah) lyàd<br />

si presentò innanzi ad Harràn, piantando le sue tende in Bàgudda: appena<br />

comparve l'avanguardia musulmana, gli abitanti chiusero le porte; allora<br />

gli al-Harràniyyah entrarono in trattative con 'lyàd, invitandolo a recarsi<br />

ad al-Ruhà- (Edessa) e promettendo di associarsi a qualunque patto egli<br />

avesse concluso con gli abitanti di quella città. Anche i Cristiani di Harràn,<br />

udite le trattative degli al-Harràniyyah, dichiararono di accettare le me-<br />

desime condizioni. — Allora lyàd, lasciata Harràn, si recò ad al-Ruhà*<br />

(Edessa), gli abitanti della quale fecero mostra di voler resistere e per un<br />

certo tempo scagliarono dardi e pietre contro i Musulmani, poi fecero una<br />

sortita, ma foi'ono messi in fuga e costretti a ricoverarsi entro le mura.<br />

Dopo tanto rovescio gii Edessani non tardarono ad aprire trattative<br />

per la pace, chiedendo sicurtà ed un trattato. 'lyàd accettò e di suo pugno<br />

stese per loro il seguente scritto:<br />

« [In nome di Dio clemente e misericordioso].<br />

«Questo è lo scritto da 'lyàd b. Crhanm al Vescovo (usquf) di al-<br />

« Rulla* : se voi mi aprirete la porta della città alla condizione di pagarmi<br />

« un dinar (annualmente) e due mudd di grano (qamh) per ogni uomo;<br />

« allora voi avrete la sicurtà per le persone vostre e i beni vostri, e per<br />

« coloro che vi seguono: voi avete però l'obbligo di indicare il retto cam-<br />

« mino a chi l'ha smarrito, di tenere in buono stato i ponti e le strade, e<br />

di dare buon consiglio ai Musulmani. Dio è il testimonio e la sua testi-<br />

« monianza è sufficiente!» (Balàdzuri, 174).<br />

Cfi-. Yàqùt, n. 232.<br />

§ 99. — (abù Yùsuf, senza isnàd). Allorché tu terminata la con-<br />

quista e messa in ordine l'amministrazione della Siria, abù 'Ubaydah b.<br />

al-GaiTàh mandò Surahbìl b. Hasanah contro Qinnasrin, che venne espu-<br />

gnata.<br />

abù 'Ubaydah mandò anche 'lyàd b. Ghanm al-Fihri in al-GrazLrah<br />

(Mesopotamia), la capitale della quale (nella metà romana) era al-Ruhà-<br />

(Edessa).<br />

'Ij^àd si diresse immediatamente contro questa città, senza però incon-<br />

trare resistenza alcuna nel paese: nessun villaggio sul suo cammino gli<br />

oppose ostacoli, sicché 'lyàd arrivò sotto le mura di al-Ruhà" senza aver<br />

fatto uso delle armi: nessun esercito tentò fermare il suo cammino. 'lyàd<br />

41.<br />

18. a. H.<br />

[MESOPOTAMIA.<br />

- Le tra d i z ioti i<br />

sulla conquista<br />

araba della Mesopotamiaocci-<br />

dentale.]


18. a. H.<br />

iMESOPOTAMIA.<br />

- Le tradizioni<br />

sulla conquista<br />

araba della Mesopotamiaocci-<br />

dentale.)<br />

9lt, 100. 18. a. H.<br />

anivatu (Ihuuizi ad al-lìuha- no intraprese ora l'assedio in modo regolare e<br />

mostrando l'ormo intendimento di prendere la eittà. Quando il governatore<br />

greco si fu persuaso di questo, disperando ormai di poter ricevei'e soccorsi<br />

dall'Imperatore, apri segretamente di notte una delle porte della città che<br />

guardavano verso i monti, e fuggì con la maggior parte della guarnigione.<br />

Nella città rimasero gli abitanti, ossia gli Anbàt, cioè i contadini che<br />

erant) molto numerosi, ed alcune poesie milizie greche che non avevano<br />

voluto fuggire.<br />

Gli Edessaiii trovatisi così a mal partito mandarono una commissione<br />

a lyad b. Ghanm, chiedendo la pace ed offrendo di pagare un certo tri-<br />

buto, lyàd prima di rispondere spedì il rapporto ad abù 'Uba3dah b. al-<br />

Grarràh, il quale, quando ebbe letto, fece chiamare Mu àdz b. Gabal e<br />

chiese il suo parere. Mu'àdz sconsigliò abu Ubaj'dah dall'accettare il trat-<br />

tato offerto: egli fece osservare che gli abitanti non avi-ebbero potuto un<br />

giorno pagare quanto avevan promesso perchè superiore ai loro mezzi: il<br />

Califfo non avrebbe potuto muover loro la guerra; non gli sarebbe rimasto<br />

che un solo espediente, abrogare egli stesso quello che aveva contrattato.<br />

Se però la somma offerta dagli al)itanti era tanto esigua, che essi potessero<br />

facilmente pagarla, nemmeno ciò poteva convenire, perchè i vinti non<br />

avrebbero subito quella umiliazione necessaria, voluta da Dio. Perciò, con-<br />

cluse Mu'àdz, bisognava insistere presso gli abitanti perchè si arrendessero<br />

al patto di pagare un tributo, che verrebbe fissato in appresso in propor-<br />

zione ai loro mezzi, di cui si sarebbe fatta una verifica.<br />

abù 'Uba3dah accettò il consiglio e scrisse in questo senso a lyàd b.<br />

Ghanm. Le coudizioni di abù 'Ubaydah vennero annunziate ai difensori di<br />

al-Ruhà', presso i quali si manifestarono due correnti: una era disposta ad<br />

accettare, mentre l'altra sosteneva che accettando quei patti si arrende-<br />

vano a discrezione del vincitore, il quale si sarebbe preso per sé tutti i<br />

sopravanzi (fu dui), ossia tutto ciò che rimaneva quando erano state pa-<br />

gate le spese. Questo partito prevalse sull'altro e gli abitanti risposero che<br />

si sarebber-o arresi soltanto quando fosse loro imposto un tributo fisso, sta-<br />

bilito nei patti della resa. Quando vide che gli Edesseni rifiutavano le sue<br />

condizioni, lyàd b. Ghanm, consapevole quanto la città era bene fortifi-<br />

cata, disperò di poterla prendere a viva forza, e concluse alfine il trattato<br />

come volevano gli abitanti, abù Yùsuf confessa però di non sapere per<br />

certo se i fatti avvennero realmente in questo modo (Yùsuf, 22-23).<br />

§ 100. — (Bakr b. al-Haytham, da 'Abdallah b. Muh. al-Nufayli, da<br />

Sulaymàn b. 'Atà*). Quando espugnò al-Ruhà% dove era stato mandato da<br />

abù 'Ubaydah b. al-Garràh, 'lyàd b. Ghanm si spinse, montato sopra un<br />

42.


18. a. H. §§ 100-102.<br />

cavallo baio bruno, fin dinanzi la porta della città. Gli Edesseni si arre-<br />

sero alla condizione che rimanessero in possesso del loro tempio (h a y k a 1)<br />

e di ciò che stava attorno ad esso, ma non dovevan costruire nessuna<br />

nuova chiesa: dovevano aiutare i Musulmani contro i loro nemici, e se vio-<br />

lavano uno dei patti dell'accordo, questo diveniva nullo e gli abitanti per-<br />

devano ogni diritto alla dzimmah o protezione dei Musulmani. Tutta<br />

la Grazu'ah si sottomise con le stesse condizioni degli abitanti di al-Ruhà*<br />

(Balàdzuri, 172).<br />

§ 101. — (Dàwùd b. 'Abd al-liamìd, da suo padre 'Abd al-liamid, da<br />

suo nonno). Questo è lo scritto rilasciato da 'lyad alla gente di al-Ruhà":<br />

« [Nel nome di Dio clemente e misericordioso] questo è lo scritto da 'lyàd<br />

« b. Ghanm e da quanti Musulmani erano con lui agii abitanti di al-Ruhà*.<br />

« Io ho concesso a loro la sicurtà per le loro vite, per i loro beni mobili,<br />

« per i loro figli, le loro donne, la loro città, i loio ruolini, se pagheranno<br />

« il debito che si è imposto a loro: e noi abbiamo diritto (di esigere) che<br />

« essi mantengano in buono stato i ponti e rimettano sulla retta strada<br />

« quelli fi'a noi, che l'abbiano smarrita. Testimoni sono Dio. gli angeli e<br />

« i Musulmani ».<br />

Concluso l'accordo, lyàd si avviò su Harràn e mandò Safxvàn b. al-<br />

Mu'attal e Habìb b. Maslamah al-Fihri contro Sumaysàt. lyàd concluse<br />

con gli abitanti di Harràn un trattato simile a quello pattuito con la<br />

gente di al-Ruhà- e gli abitanti gii aprirono le porte: egli vi lasciò un suo<br />

luogotenente. Quindi proseguì verso Sumaysàt e trovò che Safwàn b. al-<br />

Mu'attal e Habib b. Maslamah erano ancora dinanzi alla città, avendo già<br />

sottomesso molti villaggi e castelli del distretto. All'arrivo di 'lyàd fii con-<br />

cluso con gii abitanti di Sumaysàt un trattato come quello di al-Ruhà-.<br />

Per venire a Sumaysàt, 'lyàd era passato per al-Ruhà', ed ora vi fece ri-<br />

torno CBalàdzuri, 174-176).<br />

§ 102. — (abu Yùsuf [f 182. a. H.], senza isnàd). Dopo la presa di<br />

al-Ruhà-, lyàd b. Ghanm si volse contro la città di Harràn, che era la più<br />

vicina di tutte ad al-Ruhà-. Gli abitanti, tutti Anbàt, o contadini indigeni,<br />

chiusero le porte e tentarono difendersi assistiti da un numero molto esiguo<br />

di milizie greche. 'lyàd offerse allora agii abitanti le medesime condizioni<br />

fatte ad al-Ruhà-, ed i difensori di Harràn, vedendo l'esempio dato dalla<br />

capitale della provincia, accettarono la proposta e si arresero alle medesime<br />

condizioni. Tutti i villaggi e tutti i paesi (al-qura wa-1-rasàtiq) della<br />

Mesopotamia non solo non fecero alcuna resistenza ai Musulmani, ma si<br />

arresero senza conchiudere patti speciali: gli abitanti di ogni distretto<br />

(kùrah) affermarono in seguito di essere sottomessi alle identiche condi-<br />

i-ì.<br />

18. a. H.<br />

[MESOPOTAMIA.<br />

-Le tradizioni<br />

sulla conquista<br />

araba della Mesopotamiaocci-<br />

dentale.]


18. a. H.<br />

[MESOPOTAMIA.<br />

- Le tradizioni<br />

sulla conquista<br />

araba della Mesopotamiaocci-<br />

dentale.)<br />

102-lUl. 18. a. H.<br />

zioui. alle quali si era ariosa la città priiicipalo da cui dipendevano ammi-<br />

uistrativamente. Si dice che 'lyàd b. Ghanm nel conquistare la Mesopotamia<br />

accettasse questo principio ed equiparasse gli abitanti della campagna<br />

a quelli della città. In appresso però i Califfi non si attennero più esat-<br />

tamente a questa norma, perchè non equipararono gli abitanti della cam-<br />

pagna a quelli della città nella provvista delle vettovaglie per l'esercito<br />

(a r z à q a 1 - g u n d) : i Califfi aggiunsero infatti anche questo peso agli abi-<br />

tanti delle campagne, ma non ai cittadini. Si dice che facessero questo<br />

perchè i contadini, come possessori di campi e di sementi, potevano fornire<br />

i viveri, mentre i cittadini non hanno né gli uni né le altro (Yusuf,<br />

23, Un. 15-25).<br />

§ 103. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Si afferma che quando Ij^àd si<br />

mosse da al-Raqqah su Harràn (^),- trovasse questa abbandonata dagli abi-<br />

tanti, i quali si erano x'ifugiati in al-Ruhà*. Durante quindi i negoziati che<br />

condussero alla resa di al-Ruhà% gli abitanti di Harràn ottennero per la<br />

loro città un trattato simile a quello di al-Ruhà* (Balàdzuri, 175j.<br />

Nota 1. — Nell'ultimo capitolo delia sua Geschiclite der Stadt Harràn in Mesopotamien<br />

bis zum Einfall der Arabe r (Strassburg, 1892, pag. 61-66), A. Mez riassume e brevemente<br />

discute le fonti arabe della conquista della Mesopotamia e la presa di Harràn.<br />

§ 104. — (abù Ayyùb al-Raqqi al-Muaddib, da al-Haggàg [b. Yusuf<br />

b. abi Mani' al-Rusàfi [f 222. a. H.], da suo padie [Yusuf b. abi Mani' al-<br />

Rusàfi], da suo nonno [abù 'Ubaydallah ibn abi Ziyàd (o Zanàd) al-Rusàfi].<br />

{a) Tyàd b. Ghanm conquistò prima al-Raqqah, poi al-Ruhà", poi Harràn<br />

e infine Sumaysàt, tutte con un solo trattato di pace (sulh wàhid).<br />

(6) Poi 'lyàd si recò a Sarùg, Ràskifà, e nell'Ard al-Baydà- (il deserto)<br />

e le sottomise tutte, facendo trattati di pace con gli abitanti dei castelli,<br />

simili al trattato di al-Ruhà'.<br />

(e) Più tardi gli abitanti di Sumaysàt si ribellarono, lyàd dovette<br />

ritornare alla città, ed assediarla un'altra volta: la città fu ripresa. Du-<br />

rante questi fatti venne a sapere che gli abitanti di al-Ruhà" avevano vio-<br />

lato i patti del trattato, ma appena egli comparve dinanzi alle mura, gli<br />

Edesseni spalancarono le porte e gli lasciarono libero l'ingresso. Da quel<br />

giorno egli lasciò nella città un suo luogotenente ed una guarnigione.<br />

(d) Quindi 'lyàd mosse contro le Qurayyàt Furàt, ossia Gisr Manbig ed<br />

i paesi da essi dipendenti, e le sottomise alle medesime condizioni. Poi si<br />

recò ad 'Ajn al-Wardah, ossia Ras al-'A}'n, ma dacché gii abitanti fecero<br />

mostra di volersi difendere, li lasciò tranquilli.<br />

Più tardi andò a Tali Mawzan e la sottomise alle stesse condizioni<br />

di al-Ruhà-: questo accadeva nel 19. H. (Balàdzuri, 175-176).<br />

44.


18. a. H. §§ 105-110.<br />

§ 105. — (abù Yùsuf, senza isnàd). lyàd b. Ghanm impose nella Mesopotamia<br />

sopra ogni testa ('ala al-gamàgim) un dìnàr e due mudd<br />

di fi-umento (qamh), più due qist di olio d'olivo (zayt) e due qist di<br />

foraggio fi-esco (khala), per ogni capo.<br />

Egli fece degli abitanti una classe sola.<br />

Queste notizie, aggiunge abù Yùsuf, non sono garantite come assolu-<br />

tamente' sicure (Yùsuf, 23, lin, 28-31).<br />

§ 106. — (Muli. b. Sa'd, da al-Wàqidi, da Ma'mar, da al-Zuhii). Non<br />

vi fu paese della G-azirah che non si arrendesse ad 'l3'àd b. Ghanm, ap-<br />

pena egli si presentò dinanzi alle mura, e tutto ciò regnante 'Umar: egli<br />

sottomise Harran, al-Ruhà-, al-Raqqah. Qarqisiyà, Nasibìn e Singàr (Ba-<br />

làdzuri, 175).<br />

§ 107. — (Muh. b. Sa'd, da al-Wàqidi, da 'Abd al-rahmàn b. Maslamah,<br />

da Furàt b. Salmàn, da Thàbit b. al-Haggàg). lyàd b. Ghanm con-<br />

quistò al-Raqqah, Harran, al-Ruhà", Nasibìn, Ma\'yàfàriqìn, Qarqisiyà", Qura<br />

al-Furàt (i villaggi dell'Eufrate): tutte le città (della Gazii-ah) furono prese<br />

con trattati di pace (sul li" °) e tutta l'aperta campagna (ard) con la forza<br />

('an\vat*°) (Balàdzuri, 175).<br />

§ 108. — (Muh. [b. Sa'd], da al-Wàqidi, da Thawr b. Yazìd, da Ràsid<br />

b. Sa'd). 'lyàd sottomise tutta la Gazìrah, le città con trattati di pace<br />

(sulli*°) e le campagne con la fòrza ('anwat"") (Balàdzuri, 175).<br />

§ 109. — (al-Balàdziu'i, senza isnàd). lyàd b. Ghanm mandò Habìb<br />

b. Maslamah al-Filii-i da Simsàt contro Malatiyyah e la città fu espugnata;<br />

ma dopo qualche tempo i Greci tornarono ad impadronirsene (^) (B a 1 à -<br />

dzuri, 185).<br />

Nota 1. — C^uesta notizia non può esser certa, perchè altrove al-Baladzuri la narra (184-185)<br />

come un fatto avvenuto durante il califfato di 'Uthmàu, vale a dire dopo il 23. H., mentre Tyàd b.<br />

Ghanm morì nel 20. H. icfr. Balàdzuri. 176, lin. 11-12).<br />

§ 110. — (al-Dzahabi, senza isnàd). Al principio di questo anno 18. H.<br />

abù Ubaydah b. al-Garràh mandò 'lyàd b. Ghanm al-Fihri in Mesopo-<br />

tamia, dove s'incontrò con abù Musa al-As'ari, che veniva da al-Basrah.<br />

I due insieme conquistarono HaiTàn e Nasibìn ed una grande parte della<br />

Mesopotamia, secondo gli uni con la forza ('anwat*"), secondo altri con<br />

trattati di pace (sulh*")-<br />

In questo stesso anno lyàd b. Ghanm conquistò al-Ma\vsil con la forza,<br />

mentre abù Musa al-As'ari espugnava al-Ruhà" e Simsàt(') (Dzahabi Paris,<br />

I, fol. 132,1-.).<br />

Nota 1. — Le notizie date da al-r)zahabi sono in parte scorrette e confondono insieme eventi di<br />

anni diversi: al-Mawsil non fu espugnata da Ij'ad, che morì prima della presa di quella città. Anche<br />

45.<br />

18. a. H.<br />

t MESOPOTAMIA.<br />

-Le tradizioni<br />

sulla conquista<br />

araba della Mesopotamiaocci-<br />

dentale.!


18. a. H.<br />

[MESOPOTAMIA.<br />

-Le tradizioni<br />

sulla conquista<br />

araba della Mesopotamiaocci-<br />

dentale.!<br />

§$ Ui>-lll. 18. a. H.<br />

In pnrteoipftzione di nbiì Miisa al-As'nri nlla campagna nn;!:sopiii)iiiiica non inerita t'edr: ogli, quale e;i-<br />

veinatore ili nl-Bnsrali, aveva ila lìattersi contro i Persiani nel IClifizistaii, come abbiamo detto gii\ al-<br />

trove i,ctV. 17. a. 11., 8i§ H'.i!) e segg.i, ed è assurdo die s'immiscliiasse in faccende che tutto al più avroH-<br />

l)rro potuto essere i-ompito del suo collega di al-Kiìfab.<br />

§ 111. — (<strong>The</strong>ophanes). Nell'anno ventesimosettiniu di Eraclio, u.ssia<br />

anno (lo! mondo (5128, corrispondente al 15. H. venne Giovanni, .sopran-<br />

nominato Kataias, il prefetto dell'Osrhoene presso lyàd in Chalkis e teco<br />

un j)atto di dargli aniuialhiente centomila nionctc, purché non avesse var-<br />

cato l'Entrate, tanto pacificamente, qnanto in armi per la guerra. Allora<br />

Griovanni ritornò ad Edessa e mandò ad lyàd l'annuo censo. Eraclio udito<br />

questo disapprovò l'azione di (liovanni. perchè fatta senza la sanzione imperiale;<br />

richiamò Giovanni e lo mandò in esilio. In sua vece mandò un<br />

certo Tolomeo, comandante militare (<strong>The</strong>ophanes, 521; ediz. de Boor,<br />

1, 340).<br />

§ 112. — (<strong>The</strong>ophanes). Nell'anno ventesimottavo di Eraclio, ossia del<br />

mondo ()12i), pari al 16. H., gli Arabi espugnarono Antiochia, e Mu àwiyah<br />

per ordine di Umar assunse il governo di tutta la regione conquistata<br />

dai Saraceni, dall'Egitto fino all'Eufrate (<strong>The</strong>ophanes, 521; id. ediz.<br />

de Boor, I, 340).<br />

§ 113. — (<strong>The</strong>ophanes). Nell'anno del mondo 0130. corrispondente al<br />

630 dell'Incarnazione, ed al ventesimonono di Eraclio (pari al 17. H.),<br />

'lyàd varcò 1' Enfiate con tutte le sue genti e venne ad Edessa. Gli Edes-<br />

seni però, aprendo le porte, fecero un trattato d'accordo con gli abitanti<br />

della regione, ed il comandante militare con i Greci presenti. Gli Arabi<br />

però avanzarono su Constantia (ossia Antoninupolis, a 700 stadi al sud di<br />

•Amid. Cfì-. <strong>The</strong>ophanes, A. M., 6832, e Ammian. Marceli., XVIII,<br />

9), la devastarono, la presero d'assalto, trucidando molti (difensori): in<br />

questo modo 'lyàd conquistò tutta la Mesopotamia (<strong>The</strong>ophanes, 521-<br />

522: id.. ediz. de Boor, I, 340-341).<br />

§ 114. — Lo schema dunque del racconto di Teofane è il seguente:<br />

nell'anno del mondo 6127 Tyàd terminò la conquista della Siria; nel 6128<br />

Giovanni Kataias, procuratore dell' Osrhoene (Edessa), si abboccò con 'lyàd<br />

in Chalkis (Halab), promettendo un tributo annuale se gii Arabi non aves-<br />

sero varcato 1' Eufi-ate. Per questt) atto Giovanni 1u deposto e sostituito<br />

da Ptolomaeus. Nel 6129, quando fu conquistata Antiochia, Mu'àwiyah di-<br />

venne governatore. Nel 6130 'lyàd varcò l'Eufrate: Edessa si arrese, Con-<br />

.stantia (Antoninupolis, il Tali Mawzan degli Arabi, ossia il Teli Mauzlath<br />

della Cronaca Edessena sotto l'anno 661. H.;- dove Antipolis si corregga<br />

in Antoninupolis) fa presa d'assalto, e lo stesso fu il caso di Darà. Così fii<br />

conquistata tutta la Mesopotamia.<br />

4(i.


18. a. H. §§ 114.116.<br />

Il Wellliausén (Sk. u. Vorarb., IV, 88), neiresamiuare la cronologia<br />

del cronografo bizantino, osserva che l'anno del mondo 6130 corrisponde<br />

all'anno 19. H. :<br />

quindi<br />

anche Teofane è prova contro la cronologia di Sayf.<br />

Dimostra altresì che la Mesopotamia fu conquistata dalle genti della Siria e<br />

non da quelle dell" Iraq. E vero che per quest'ultima versione abbiamo anche<br />

rautorità di ibn Ishàq (T abari, I, 2505 e segg.), ma lo stesso cronista<br />

contraddice se stesso, perchè in un altro passo (T a bari, I, 2349) racconta<br />

come lyad dopo il Yarmùk sia andato verso il nord in Siria sino a Melitene;<br />

ed altrove ancora (Tabari, I, 2646) presenta la Mesopotamia come<br />

provincia Siria con Hims e Qinnasrin. Decisivo è poi che ibn Ishàq pone,<br />

come al-Balàdzuri, la conquista nel 19. TI. In questo anno, secondo l'autorità<br />

concorde di tutte le fonti, lyàd 1^ Ghanm era governatore di Hims<br />

ed in nessun modo un dipendente di Sa'd b. abi Waqqàs. Il Wellhausen<br />

quindi vede nella cronologia di Sayf, che pone la conquista nel 17. H. in-<br />

vece del 19. H., come un'arte fine per rispondere alla grave obbiezione or<br />

ora citata.<br />

La questione sulla oi-igine dei vari conquistatori delle provincie del-<br />

l' impero arabo ha la sua importanza, perchè dalla conquista dipese chi ne<br />

avesse l'amministrazione: i tre centri di spedizioni erano Hims, al-Kùfah ed<br />

al-Basrah, e le provincie sottomesse dalle milizie di ognuna delle tre città,<br />

erano da queste amministrate e predate fiscalmente dai governatori, impie-<br />

gati e militi. Come vedremo meglio in appresso, le conquiste si tramutarono<br />

in vere speculazioni, pei'chè più esteso era il territorio che una delle tre pre-<br />

dette città poteva vantare come sua provincia, maggiori erano le rendite di<br />

cui i Musulmani difensori della provincia potevan dispon-e. La questione<br />

ritornerà più chiaramente nelle annate seguenti e non è necessario, per ora,<br />

d' insistervi.<br />

§ 115. — Secondo Cedi-enus, il cronista bizantino, nel ventesimonono<br />

anno di Eraclio (6130 del mondo), lyàd espugnò Edessa con un trattato,<br />

e Constantia con assalto: nello stesso modo anche Darà, nella quale perirono<br />

molte persone. Così lyàd conquistò tutta la Mesopotamia (Cedre-<br />

nns, 752).<br />

§ 116. — Il cronista siriaco, Dionigi di Tell-Mahré, pone la prima<br />

invasione araba della Mesopotamia già nell'anno 948 dei Seleucidi (636-<br />

637 dell' È. V., ossia 15.-16. H.), e dice che i Musulmani, dopo aver ta-<br />

gliato a pezzi un esercito greco, giunsero, sotto il loro capo lyàd, sino ad<br />

Edessa (al-Ruhà*).<br />

Aggiunge poi il medesimo cronista, che nel 652 dei Seleucidi, ossia<br />

640-641 dell'È. V., 19-20. H., gli Arabi posero assedio a Darà, ed assali-<br />

47.<br />

la, a. H.<br />

MESOPOTAMIA.<br />

-Le tradizioni<br />

sulla conquista<br />

araba della Mesopotamiaocci-<br />

dentale.)


18. a. H.<br />

MESOPOTAMIA.<br />

- Le tradizioni<br />

sulla conquista<br />

araba della Mesopolomiaocci-<br />

dentale.)<br />

116-119. 18. a. H.<br />

rono la fitta. Vi t'urono molti morti da ambedue le parti, ma sovrattutto<br />

(la (inolia degli Arabi. Infine tii concluso un trattato, mercè il quale la<br />

città aprì le porte e non fu più ucciso alcuno. In questo stesso anno gli<br />

Arabi assediarono Adbìn (cti-. Le beau, tom. X, pag. 42, nota 1; tom. XI,<br />

pag. 2. nota 1, e pag. 260), dove una moltitudine di persone furono man-<br />

dato a morte: perirono 12,000 Armeni (Denys, pag. G).<br />

§ 117. — La prima notizia del precedente paragrafo è cronologicamente<br />

inesatta, perchè è 'inverosimile che gli Arabi — contrariamente a<br />

quanto affermano lo loro migliori fonti — già nella campagna di conquista<br />

della Siria, invadessero la Mesopotamia. Le ultime notizie .si riferiscono<br />

all'invasione dell'Armenia, di cui si pai'la più avanti, e alludono alla presa<br />

di Tevin-Dwin, come è chiamata dalle fonti armene.<br />

§ 118. — Narrata la presa di Gerusalemme, il cronista Michele pro-<br />

segue: Da lì i Tayyàyé passarono nelle città della Siria e le sottomisero.<br />

Iwannis (— "hodvvYjC ó Katsac cfi-. §§ 111, 114), il generale dei Greci, era<br />

venuto a Qiunasrìn presso i Tayyàyé: egli stipulò un patto (concordando),<br />

di dar loro ogni anno cento mila darici, purché essi non passassero ad<br />

oriente dell' Eufi'ate e non entrassero in Mesopotamia. Egli cedette a loro<br />

r intero tributo di un anno. Quando Eraclio apprese questo, con il suo spi-<br />

rito perverso, s'irritò contro Iwannis e lo mandò in esilio. Come Dio aveva<br />

abbandonato l' impero dei Greci, così lasciò cadere in decisioni cieche colui<br />

che lo dirigeva (Michel Syrien, II, 426).<br />

Questo fatto è confermato dal cronista bizantino Cedrenus, il quale<br />

narra, sotto l'anno ventisettesimo di Eraclio, che Giovanni, detto Katzas<br />

(Ka-Còt?)) prefetto dell'Osrhoene si recò a Chalkedon presso (il comandante<br />

militare arabo) 'lyàd (b. Ghanm) e promise di dargli cento mila monete<br />

d'oro (? vojj.ia[i7.ta) alla condizione che non avesse varcato l'Eufrate, né<br />

pacificamente, né aggressivamente. Eraclio, avuta contezza di ciò, e sic-<br />

come non aveva autorizzato Giovanni a prendere un simile impegno, lo<br />

destituì surrogando Tolomeo a comandare l'esercito (Cedrenus, 751).<br />

§ 119. — Nell'anno 951 dei Greci (ossia dei Seleucidi), o ventisettesimo<br />

di Eraclio, il 18. H. degli Arabi, il sesto di 'Umar, gli Arabi var-<br />

cai-ono l'Eufi-ate, perchè non era stato dato a loro il tributo (cfr. § 118).<br />

Gli abitanti di Edessa vennero incontro agi' invasori e trattarono per la<br />

città: l'esercito dei Greci si ritirò con dolore da tutte le città. Telia e<br />

Darà non acconsentirono a sottomettersi ai Tayyàyé: per questa ragione<br />

(gli Arabi) le presero d'assalto e massacrarono i Greci che vi si trovavano.<br />

Dopo aver sottomessa la Mesopotamia, Tj'àd b. Ghanm ritornò in Siria<br />

(Michel Syrien, II, 426Ì.<br />

48.


18. a. H. § 1-20.<br />

ARMENIA. — Prime incursioni arabe in Armenia. is. a. h.<br />

« Ann T .L 1 11 nr i<br />

§ 120. — La conquista della Mesopotamia apri la via alla invasione ^e incursioni<br />

dell'Armenia. Questo paese disgraziato fin dai tempi più remoti, -ha seguito ^^^^^ '" Arme-<br />

• . i • ii • [ARMENIA. - Pri-<br />

i destini della sottostante pianura mesopotamica, e fu sua sorte di essere<br />

sempre l'argomento di eterno dissidio, l'oggetto di continui conflitti tra<br />

gli Stati confinanti con esso. E notevole che mai questo jiaese ha saputo<br />

afferrare, nemmeno per breve tempo, l'egemonia assoluta in Asia Anteriore,<br />

ma sia sempre rimasta potenza di second'ordine alla mercè dei suoi vicini,<br />

sempre militarmente più potenti. Maggiori sono le scoperte archeologiche<br />

riguardanti il crepuscolo della storia dell'Asia Minore, della Siria e della<br />

Mesopotamia, più tale aspetto fondamentale dei tempi storici trovasi ripe-<br />

tuto nell'età preistoriche. La natura alpestre e selvaggia del paese impedì<br />

forse ognora la costituzione di un forte potere centrale, ma è probabile al-<br />

tresì che la natura stessa degli abitanti, per lo più militarmente e politi-<br />

camente inetti, racchiuda la ragione principale di siffatta caratteristica.<br />

La storia dell'Armenia è una sequela interminabile di conflitti interni e<br />

d' incursioni di nemici da ogni parte delle sue fi'ontiere. Devesi però rico-<br />

noscere che nonostante siffatte peripezie disastrose la tenacia conservatrice<br />

del popolo armeno è stata sì grande, che ha saputo conservare tutt'ora ben<br />

distinta la sua nazionalità.<br />

Durante le guerre secolari tra i Sassanidi e gì' Imj)eratori di Costan-<br />

tinopoli, l'Armenia fu, quanto la Mesopotamia, la scena di continue e di-<br />

sastrose spedizioni militari. Dopo la campagna trionfale di Eraclio, la mag-<br />

gior parte dell'Armenia era ritornata sotto il dominio greco, ma tale autorità<br />

era in realtà puramente nominale, perchè i magnati della provincia ave-<br />

vano conservata quasi intera la loro indipendenza da Costantinopoli, seb-<br />

bene scissi tra loro da pei'petui conflitti locali, fossero politicamente e mi-<br />

litarmente impotenti.<br />

Se la confusa cronologia delle fonti armene corrisponde alla verità, e<br />

se gli Arabi non appena entrati in Mesopotamia si slanciarono entro i<br />

monti dell'Armenia, e se in essa entrarono più facilmente e più avida-<br />

mente che non in Asia Minore, nonostante le grandi diifficoltà naturali,<br />

presentasi in ciò allo storico un quesito al quale non è facile rispondere.<br />

È probabile che nonostante le lunghe guerre del passato, e nonostante la<br />

sua natura montuosa, tutto il paese fosse allora di una grande ricchezza<br />

naturale, e che il clima' fosse tanto ameno da renderne la dimora quasi<br />

ideale, facile e proficua la coltivazione del suolo. Altrimenti non si spiega<br />

la persistenza con cui tutte le grandi potenze dell'Asia si sono contestate<br />

il possesso dell'Armenia con un accanimento a volte inconcepibile, e sin<br />

49. 7<br />

nìa.]


ma.<br />

'8. a. H.<br />

g§ 12". l-'l. l"» ^' "•<br />

^\g^[ tempi (k'i |)riiiii re assiri. Oggidì lo condizioni dol riima debbono as-<br />

me incursioni ^


18. a. H. §§ 122, 123.<br />

S 122. — Eraclio imperatore partì ueirauno 80 dell'era armena 18. a. H.<br />

< 'ARMENIA. - Pri-<br />

(22 giugno 631 — 20 giugno 632 dell' E. V.) per far la guerra a Khusraw ^g incursioni<br />

re di Persia, e lo uccise. Otto anni dopo (nel 639 dell' È. V., ossia 18. H.). a«be in Arme-<br />

Abdér'ahim ('Abd al-rahìm), figlio della sorella di Maometto, invase l'Ar-<br />

menia alla testa di 17.000 uomini per esigere il tributo e sterminare le<br />

schiere cristiane del distretto di Taron. Egli entrò nei distretti di Hark'<br />

e di Basian (un distretto considerevole dell'Ararat, nella valla dell'Araste,<br />

a NE di Erzerum) e penetrò in Georgia ed a Gawakhk' (in georgiano<br />

Grawakhéti) ed a Vanand (altro distretto dell'Ararat, l'attuale distretto di<br />

Qàrs): poi avendo riscosso il ti'ibuto, se ne ritornò in Arabia (Tackastan).<br />

In questo stesso anno fui'ono distrutte tre grandi chiese fondate da<br />

•san Gregorio, la chiesa di Aschdits-Vank', quella che è sotto l'invocazione<br />

del Santo precursore ad Innagniank' (nel distretto di Taron), e la catte-<br />

drale di T'il (nell'alta Armenia). Per effetto del cambiamento che fa fatto<br />

nel sito di questa cattedrale e del massacro dei suoi ministri, che ne co-<br />

noscevano la storia e che perirono in mezzo alle incursioni molteplici<br />

degl' infedeli, la tomba di .santo Narsete rimase dimenticata (Dulau'rier<br />

Chronol. Armen., 225. citando la Petite Bibliothèque Armen.,<br />

tom. VII. pag. 43-45).<br />

§ 123. — Questa invasione, amme.ssa la coiTcttezza della data crono-<br />

logica, è certamente la prima incursione araba in Armenia, perchè solo nel<br />

1 8. TI. entrarono gli Arabi in Mesopotamia, donde era possibile penetrare fra<br />

i monti armeni. È quindi verosimile che nel 18. H., occupate le città princi-<br />

pali della regione, il distaccamento di 'Uthmàn b. abì-l-'As, menzionato da<br />

Tabari (§ 87), si sia spinto entro i monti dell'Armenia. Un altro cronista ar-<br />

meno, Gamie; citato pure dal Dulaurier. anticipa di due anni la prima inva-<br />

sione araba in Armenia, come apparirà dal testo che diamo qui sotto. Dal<br />

nome del comandante arabo (Abd al-rahmàn, variante di Abd al-rahìm) è<br />

manifesto che si allude allo stesso fatto d'arme: è nondimeno impossibile<br />

accettare la cronologia del cronista armeno, perchè porrebbe l'invasione del-<br />

l'Armenia quasi allo stesso momento in cui abù 'Ubaydah conquistava la<br />

Siria Settentrionale: ciò che sembrami del tutto inverosimile.<br />

Nell'anno 636 (dell'È. V. =^ 16. a. TI.), narra il cronista armeno, Teo-<br />

doro principe di R'stownik' uomo molto coraggioso, vedendo l'Armenia ab-<br />

l)andonata ai disordini ed ai conflitti, per effetto dei dissensi dei satrapi,<br />

riunì le sue schiere e si accinse lui stesso a respingere gli attacchi e le<br />

incursioni dei nemici, e governò il suo paese come (avrebbe fatto) un marzubàn.<br />

Mentre si sforzava di ristabilirvi la tranquillità, un esercito con-<br />

siderevole di Agareni (Arabi) piombò .sull'Assiria (l'invasione araba della<br />

.51.<br />

ma.


ma<br />

§§ 123, 124. 18' a. H.<br />

18. a. H. Mi'sopotaiiiia lU'l 18. 11.), massacrò le popolazioni e co.strinse molte persone<br />

me incursioni ^ reiidcr.si musulmane. Un corpo di 18,000 di questi (Arabi) penetrò anche<br />

arabe in Arme- noll'Armcnia e l' invase, nel nono anno del pontificato di Esdras (Ezér)<br />

il Catholicos. Il distaccamento arabo era comandato da 'Abd al-rahmàn.<br />

Nel G37 doli' È. V. (= 17. a. H.) essi entrarono nel distretto di Taron, che<br />

saccheggiarono, e dove sparsero rivi di sangue. Riscossero tributi e si fecero<br />

consegnare donne e bambini. Allora Vahan, della famiglia Kamsarkaan,<br />

riunì 8000 uomini e mandò un messaggio ai satrapi armeni per esortarli ad<br />

unirsi contro il nemico comune. Avuto il loro rifiuto, egli fece partire suo<br />

ti-atello Tiran ed il generale MowseX alla testa di 8000 nomini, ordinando<br />

a loro d'impostarsi sopra il villaggio di Gregowr. Il principe di Antzewatsik',<br />

Sahowr', venne con le sue schiere per unirsi a Tiran. Grli- Armeni<br />

si schierarono innanzi agli Arabi, ma quando fu impegnato il combatti-<br />

mento, Sahowr', staccandosi da Tiran, passò dalla parte degl'infedeli, e piom-<br />

bando sugli Armeni, arrecò loro grandissimi danni. Vedendo ciò Tiran fu<br />

costernato, ma nondimeno, lo sdegno svegliando e raddoppiando le sue forze,<br />

si precipitò sul traditore, e con un colpo di spada gli troncò la testa. Fe-<br />

rito però dalle guardie di Sahowr', cadde morto anche lui. Allora .gii Arabi,<br />

presi gli Armeni alle spalle, li sterminarono tutti. Il piccolo numero che<br />

sfuggi al taglio delle spade si disperse da tutte le parti. Il luogo dove si<br />

svolse questo fatto fu, si dice, chiamato poi il Campo Santo, perchè tutti<br />

erano periti lì per la fede.<br />

Nel 638 (intendesi sicuramente o il 640, o il 641) gl'infedeli, fieri dei<br />

primi felici successi, continuarono le loro incursioni disastrose in tutto il<br />

paese di Taron, di Apahonnik', di Bacén e di altri distretti. Essi penetra-<br />

rono nel Vaspowrakan e l'Ararat, dove rinnovarono i medesimi eccessi. Seb-<br />

bene Teodoro R'stowni si fosse affrettato ad accon-ere per respingere l'as-<br />

salto, an'ivò nondimeno ti'oppo tardi. Vedendosi poi abbandonato dagli<br />

altri capi armeni, perdette coraggio, si ritirò in un luogo al sicuro. Allora<br />

le fiamme dell'incendio acceso dagli Arabi invasero tutta l'Armenia (Dulaurier<br />

Chronol. A rmen., 226-227, citando La Storia d'Armenia<br />

di Gamie, tom. IL pag. 342-343).<br />

Nota 1. — Se però nella data precedente si intende l'anno 18. H., è palese che l'incursione di<br />

*Abd al-ralimàn è posta dal cronista armeno nel 19. H., il che sembrami più probabile : solo nel 19. H.<br />

in fatti lyàd b. Ghanm poteva, con la presa delle città occidentali della Mesopotamia, essersi aperto un<br />

varco per entrare in Armenia.<br />

§ 124. — Il cronista armeno Aso)ik (Acogh'ig, pag. 127) dice che la<br />

prima incursione degli Arabi in Armenia avvenne nell'anno 86 dell' E. armena<br />

(pari al giugno 637-giugno 638 dell' È. V.), mentre regnava in Armenia<br />

<strong>The</strong>odoros R'stowni, ed 'Umar, il secondo Califfo dopo Maometto, regnava<br />

52.


18. a. H. •<br />

§§ 124-126.<br />

sugli Arabi. La data non è esatta, perchè corrisponderebbe al Gumàda I. ^8. a. h.<br />

, ? ^ TT A - T X ..^ XT [ARMENIA. - Pridel<br />

16. H.-G-umada I. 17. H. me incursioni<br />

§ 125. — Anche in un altro passo (Aso/.ik) accenna all'invasione ^^^^^ '" Arme-<br />

degli Arabi, ma in termini vaghi e con molti errori: egli riporta la no-<br />

tizia propria anche di alcune fonti sirie, che gli Arabi divisero le loro<br />

schiere in tre parti, delle quali l'una s'impadronì della Siria, della Giudea<br />

e dell'Egitto sino ad Alessandria: la seconda parte marciò verso il nord<br />

contro l'Impero greco, conquistando tutto il paese, dalle rive del Mediter-<br />

raneo sino a quelle dell' Eufi-ate. e poi passando sulla riva orientale del<br />

fiume, occupò Edessa (Our'ha) e tutte le città della Mesopotamia. Il terzo<br />

coi'po si spinse verso oriente, aiTÌvò a Ctesifonte, abbattè l'Impero persiano,<br />

sconfisse l'esercito del i-e Ormizd ed uccise questo principe, che era nipote<br />

di Khusraw. La Persia fu saccheggiata dagli Arabi: i tesori reali presi<br />

e portati via nel loro paese. Una parte considerevole dell' esercito arabo<br />

invase e saccheggiò la Media, GoXt'n e Nakhgawan. Un altro distacca-<br />

mento piombò sul distretto di Artaz, assalì il generale greco Procopio<br />

(Prokop), lo sconfisse, e carico del bottino del suo campo fece ritorno nel<br />

paese donde era venuto. Questo accadeva nel ventesimosecondo anno del go-<br />

verno di abù Baki-, 'Umar ed 'Utjimàn, i capi degl'Ismaeliti (Acogh'ig.<br />

152-153).<br />

La data di ventesimosecondo anno del governo dei tre Califfi non è<br />

chiaro che cosa significhi, perchè ventidue anni dopo la morte di Maometto<br />

ci porterebbero al 33. H. Non può nemmeno essere un equivoco per il 22. H.<br />

In un passo successivo abbiamo però un'indicazione che aiuta a chiarire<br />

il problema: vi si pareggia in fatti l'anno 26 dei tre capi ismaeliti con il<br />

secondo o terzo anno di Costante, vale a dii-e con il 644 o 645 dell' E. V.<br />

Quindi, secondo lui, i fatti narrati precedentemente appartengono al 640<br />

dell'Era Volgare. Cronologicamente però Aso/.ik ha scarso valore.<br />

SIRIA-MESOPOTAMIA. — Tentativo dei Greci di riprendere Hims:<br />

invasione della Mesopotamia [versione di Sayf b. Umar).<br />

§ 126. — Il Mùller accetta la seguente versione di Saj'f b. 'Umar, e<br />

considera i fatti narrati come un ultimo tentativo di Eraclio per riprendere<br />

possesso delle sue più belle provincie asiatiche, e della culla del Cristia-<br />

nesimo. Eraclio, malaticcio in salute negli ultimi anni del suo regno, non<br />

prese parte all'incursione su Hims, ma vi mandò suo figlio e futuro suc-<br />

cessore al ti'ono, Costantino, alla testa di un nuovo esercito. Secondo il<br />

Mùller, l'incapacità militare di abù Ubaydah permise ai Greci di riprendere<br />

temporaneamente possesso .<br />

del paese attorno a Halab, Qinnasrin ed Antio-<br />

53.<br />

ma.


§§ i2


18. a. H. § 1-27.<br />

dere i rinfòrzi del Califfo. Cosi arrivarono i Greci dinanzi al campo trin-<br />

cerato musulmano, e, non potendo trascinare i Musulmani ad una battaglia<br />

campale, iniziarono operazioni d'assedio.<br />

Intanto ]ierò le lettere di abu 'Ubaydah b. al-Grarrali. chiedenti imme-<br />

diato soccorso, giungevano a Madìnali nel momento in cui il Califfo si ac-<br />

cingeva a recarsi in pellegrinaggio a Makkah. Il Califfo compilò subito le<br />

istruzioni per l' invio dei rinforzi, e, compiuto il pellegrinaggio, si mise egli<br />

stesso in viaggio verso la Siria, nell'intenzione di assistere in persona le sue<br />

genti, ma arrivò soltanto fino ad al-(xàbiyah. Prima che egli giungesse in<br />

Siria tuttta la campagna era già finita, grazie ai pronti provvedimenti da<br />

lui presi.<br />

Egli infatti aveva scritto a Sa'd b. ahi Waqqàs. in al-Kùfah, ordi-<br />

nandogli di mandare immediatamente una schiera sotto al-Qa'qà' b. 'Amr C)<br />

in aiuto di abù Ubaydah b. al-Grarràh: allo stesso tempo diede ordine di<br />

oi'ganizzare una regolare invasione della Mesopotamia: Suhaj'l b. 'Adi, con<br />

una banda di armati doveva assalire al-Eaqqah. Abdallah b. Itbàn mar-<br />

ciare su Nasìbin, al-Walid b. 'Utbah aggredire gli Arabi nomadi della Me-<br />

sopotamia, i Rabi'ah ed i Tanùkh; ed infine, insieme con queste schiere<br />

ebbe ordine di partire anche Ivàd b. Ghanm, il quale doveva assumere<br />

il comando supremo su tutti i distaccamenti, se si veniva a battaglia cam-<br />

pale con il nemico.<br />

Gli ordini del Califfo fui-ono prontamente eseguiti, e al-Qa'qà' b. 'Amr<br />

partì con 4000 ca^•alieri, una grande parte dei quali eran quegli stessi ve-<br />

nuti già dalla Siria in soccorso di Sa'd b. abi Waqqàs alla battaglia di al-<br />

Qàdisiyyah. Gli altri amir invasero pure contemporaneamente la Meso-<br />

potamia, ognuno nella regione a lui destinata, gettando lo sgomento nella<br />

intera provincia. Quando i 30.000 uomini accorsi dalla Mesopotamia in aiuto<br />

dell'imperatore Eraclio in Siria, vennero a sapere che le loro città di al-Raq-<br />

qah. di Harràn, e di Nasìbin erano gravemente minacciate dagli Arabi,<br />

prontamente abbandonarono il campo greco dinanzi a Hims e precipitosa-<br />

mente ritornarono nel loro paese. Tale improvvisa defezione mutò comple-<br />

tamente l'equilibrio delle forze accampate l'una di fronte all'altra intorno a<br />

Hims. Gli Arabi Tanùkh di Qinnasrìn, che si trovavano nelle schiere greche,<br />

aprirono segreti negoziati con Khàlid b. al-Walid e concertarono con lui<br />

un tradimento a danno dei Greci, appena si fosse impegnata una batta-<br />

glia campale. Mutato cos'i l'equilibrio delle forze a favore dei Musulmani,<br />

abù 'Ubaydah acconsentì alfine ad accettare il con.siglio di Khàlid b. al-<br />

Walid e di rischiare una battaglia campale senza attendere i rinforzi chiesti<br />

al Califfo. Khàlid b. al-Walìd fu investito del comando dell'ala dritta, 'Ij'àd<br />

55.<br />

18. a. H.<br />

iSlRIA-MESOPO-<br />

TAMiA. - Tenta-<br />

tivo dei Greci di<br />

riprendere Hims:<br />

invasione della<br />

Mesopotamia.]


§ 1127 18. a. H.<br />

18 a- H. della sinistra, mentre abù 'Ubaydah prese il comando del centro, lasciando<br />

TAMIA. - Tenta- Mu'àdz b. Gabal a guardia della porta della città di Hims.<br />

tivo dei Greci di ^1 momento iu cui ebbe principio la battaglia, giunse al-Qa'qà' b.<br />

riprendere Hims: • t -i n, i • invasione della Amr con cento cavalieri<br />

• i<br />

dell avanguardia dei<br />

,• •<br />

rnitoizi, e<br />

i lu i,<br />

dairaltra parte<br />

Mesopotamia.] t'uy;iìirono gli Arabi Tanukh d'accordo con Kliàlid b. al-Walid. I Greci non<br />

resistettero dinanzi a tante circostanze avverse, e furono battuti con terri-<br />

bile strage: una parte dell'esercito fu completamente distrutta (^). Gli ultimi<br />

rinfòrzi di al-Kùtah arrivarono soltanto tre giorni dopo la vittoria (*) (Ta-<br />

bari, I, 2498-2503).<br />

Cfr. Athir, II,|413: Yàqut, II, 73: Khaldun, II, App., 107-108.<br />

Nota 1. — Secondo Sayf b. 'Umar ^cfr. Tabari, I, '2499, lin. 7 e segg.J, per ordine del Califtb<br />

"Uniar, v'era in al-Kntali sempre pronto, iu arredo di guerra, un corpo di 4fXX) cavalieri scelti, i quali<br />

potevano partire senza indugio, al primo avviso di un pericolo.<br />

Da un'altra tradizione, pure di Sayf b. 'Umar ida Talhab b. Màhàni, risulta che questo corpo<br />

scelto di 40((U cavalieri, sempre pronto a partire in completo assetto di guerra, aveva diritto di pascolo<br />

in inverno a mezzodì ed a sinistra del castello del govei'natore in al-Kufah e perciò il luogo fu detto<br />

al-Makàn al-Ariya, sino ai tempi nostri. In primavera pascolavano tra l'Eufrate e le case di al-Kùfah,<br />

nelle vicinanze di al-'Aqìil. I Persiani chiamavano il luogo Akhur al-Sàhgàn, ossia la .stalla dei principi.<br />

Il capo di questa schiera, colui che curava i cavalli da corsa e li faceva correre ogni anno, era Salman<br />

b. Rabi'ah al-Bàhili.<br />

In al-Basrah v'era la stessa cosa, ed ivi il coi"po scelto era agli ordini di Gaz- b. Mu'àwiyah. Lo<br />

stesso fu istituito in ognuno degli al-Amsàr al-thamàniy ah (ossia in ognuno degli otto campi for-<br />

tificati fondati dagli Arabi nelle provincie conquistate) (Tabari, I, 2504).<br />

Cfr. Atliir, n, 413.<br />

Queste notizie come ha già osservato il Wellhausen Skizzen, ^^, 8tìl sono completamente<br />

errate. Un corpo permanente di milizie regolari, distinto dal resto dell'esercito, non esisteva ancora fra i Mu-<br />

sulmani, ma si svolse naturalmente dall'istituzione molto posteriore della Surtah, o corpo di guardia<br />

del governatore, che fu istituito prima dai Califfi umayyadi e poi adottato generalmente da tutti i go-<br />

vernatori nelle provincie. Si noti, infine, che gli al-Amsàr al-thamàn iy ah non esistevano ancora<br />

tutti, ma soltanto tre o quattro (al-Basrah, al-Kùfah, al-éàbiyah, e forse Qinnasrinj.<br />

Nota 2. — Se fossero esatte le indicazioni ili Sayf, dovremmo concludere che la battaglia veni.sse<br />

combattuta probabilmente negli ultimi giorni dell'anno 17., o forse ai primi del 18. a. H. Difatti Sayf<br />

dice CTabari, I, 2498, lin. 12) che i Greci invasero la Siria nell'anno 17. H., ed in altri due passi<br />

CTabari, I, 2501, penult. linea e 2503, lin. 2], che il Califfo 'Umar accorse subito in Siria dopo il<br />

pellegrinaggio annuale (del 17. H. beninteso), e che arrivando in al-Gàbiyah (dopo un viaggio che può<br />

esser durato circa una ventina di giorni i, venne a sapere che i Musulmani avevano già vinto i Greci.<br />

Le feste del pellegrinaggio cadevano fra il 7 ed il 10 di Dzù-l-Higgah, ed 'Umar, viaggiando celennente<br />

poteva giungere a Madinah in sette giorni (18 Dzù-l-Higgah) e ad al-éàbiyah in altri quindici o venti<br />

giorni, ossia nella prima o seconda settimana di Muhan-am del 18. H., quando la battaglia era già com-<br />

battuta e vinta. Tutta questa trama cronologica è in errore, contraddicendo a tutte le conclusioni pre-<br />

cedenti sul viaggio di 'Umar in Siria. — Cfr. 17. a. H., §§ 113 e segg.<br />

V è poi anche da osservare che tale cronologia otìfre molte difficoltà intrinseche. 'Umar ricevette<br />

l'avviso del pericolo, in cui versava abù 'Ubaydah, al momento di partire per il grande pellegrinaggio,<br />

vale a dire negli ultimi giorni di Dzù-1-Qa'dah : perchè i suoi oi-dini arrivassero ad al-Kùfah, occor-<br />

reva per lo meno una quindicina di giorni : mettendo poi una settimana per allestire le tre spedizioni<br />

in Mesopotamia, ed aggiungendo che i vari distaccamenti non potevan giungere alla loro destinazione<br />

in meno di quindici o venti giorni, arriviamo già alla fine di al-Muharram. Si consideri poi che la notizia<br />

dell'invasione araba dovette correre dalla Mesopotamia fino a Hims, per indurre le schiere mesopotaraiche<br />

dell'esercito greco a ritornare immediatamente alla difesa dei loro focolari. Anche questa dovette richiedere<br />

del tempo, forse altri quindici o venti giorni. Così giungiamo già aJ mese di Safar 18. H., ossia al tnomento<br />

in cui infieriva maggiormente la peste, e le schiere musulmane fuggivano dal morbo nel deserto.<br />

Si osservi infine l'anomalìa che al-Qa'qà' b. 'Amr, il quale da al-Kùfah partì immediatamente<br />

56.


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18. a. H. §§ 1-27-129.<br />

diretto per la Siria, impiegasse per istrada molto più tempo che non gli eserciti musulmani per invadere<br />

la Mesopotamia e per far giungere la notizia dell'invasione fino al campo di Hims.<br />

Nota 3. — Da altre tradizioni dello stesso Sayf Ij. 'Umar ict'r. Tabari, I, 25


i-_>!'-i;ii. 18. a. H.<br />

18 a. H. Qq^\ ];, eonquista della Mcsopotamia ebbe termine nel modo più facile<br />

SIRIA- MESOPO- ., „ . . „, ,<br />

^ -.r^r. r>r/AP.N<br />

TAMIA. - ^' Tenta- pi" sollecito (T a b a r 1 , I, 2600-250/).<br />

tìvo de, Greci di<br />

Cfr. A thi r , II, 414-416; Khaldun, II, App., pag. 108.<br />

riprendere Hims:<br />

invasione della Nota 1. — iSayf b. 'Umiiv, senza isnàd . Quando il Calitìb 'Uiiiai- seppe ohe gli lyad h. Nizàr<br />

Mesopotamia.1 erano emigrati nel territorio greco, scrisse all'imperatore (Eraclio), intimandogli che se non costringeva<br />

gli Arahi immigrati a ritornare in Mesopotamia, egli avrebbe usato rappresaglie, espellendo dalla Me-<br />

sopotamia e dalla Siria tutti i Cristiani. Intimorito da questa grave minaccia, l' imperatore ordinò agli<br />

Arabi lyàd b. Nizàr di ritornare in patria. Quattromila fra loro obbedirono e ritornarono in Mesopotamia<br />

sotto abiì 'Adi b. Ziyàd: gli altri rimasero addietro e si dispersero lungo tutti i confini della<br />

Siria e della Mesopotamia, cessando di esistere come tribù distinta (Tabari, I, '2508-25f )n i.<br />

Cfr. Klialdun, IT, App., pag. 108.<br />

§ 130. — ya>'f b. 'limar, il quale erroneamente pone questi fatti nel<br />

corso dell'anno 17. H., prosegue la sua narrazione, affermando che il Ca-<br />

liffo, giunto in al-GràbÌ3'ah, quando i Greci dinanzi a Hims erano stati<br />

messi in fuga, spedì Habib b. Maslamali con altre schiere in aiuto di lyàd<br />

1). Ghanm in Mesopotamia. Più tardi, quando il Califfo ebbe fatto ritorno<br />

a Madìnah, e Khàlid (b. al-Walid) fu richiamato colà, abù 'Ubaydah scrisse<br />

al Califfo di distaccare lyàd b. Ghanm dal governo di al-Kùfah e di ag-<br />

giungerlo a quello della Siria. Il Califfo accettò la domanda, e mentre Su-<br />

hayl b. 'Adi e 'Abdallah b. 'Abdallah b. 'Itbàn, che si erano battuti in<br />

Mesopotamia, furono rimandati ad al-Kùfah, Ij'àd b. Ghanm andò a rag-<br />

giungere abù 'Ubaydah in Siria: Habib b. Maslamah fu messo allora sopra<br />

agli Agam al-Gazirah (la popolazione non araba della Mesopotamia) ed<br />

a tutte le schiere della provincia, mentre al-Walid b. Uqbah fu pre-<br />

posto agli 'Arab al-Gazirah (le tribù arabe abitanti la Mesopotamia) (Ta-<br />

bari, I. 2508).<br />

Da questa tradizione è palese il tentativo di Sayf b. 'limar di met-<br />

tere d'accordo la sua versione con la verità storica, che cioè lyàd ap-<br />

partenesse all'esercito della Siria come dipendente di abù 'Ubaj^dah. Questa<br />

concessione è indizio abbastanza palese dell'errore fondamentale da cui è<br />

viziata tutta la narrazione sayfiana.<br />

§ 131. — (Sayf b. 'Umar, da 'Atiyyah, da abù Sa^-f al-Taghlibi). Le<br />

tribù nomadi della Mesopotamia diedero molto filo da torcere al governa-<br />

tore musulmano al-Walid b. Uqbah, perchè non solo molti fra loro non vol-<br />

lero farsi musulmani e rimasero fedeli alla religione cristiana, ma fu neces-<br />

sario provvedere seriamente a che i figli di coloro che pretendevano di<br />

essere musulmani, non divenissero cristiani. x\llo stesso tempo, orgogliosi<br />

al pari degli altri Arabi, quelli che non erano convertiti non volevano tol-<br />

lerare che il loro pagamento annuale fosse chiamato un tributo (g i z y a h)<br />

come quello di un popolo soggetto, ma insistevano che fosse considerato<br />

come una tassa eguale a quella pagata dai Musulmani e venisse anche<br />

58.


18. a. H. 131, 132.<br />

chiamata con lo stesso nome di sadaqah. In questo modo, nonostante la<br />

differenza di religione, i Taghlib cristiani volevan considerarsi come gli<br />

eguali degli altri- Arabi convertiti e non i sudditi dei medesimi. Per tal<br />

ragione scoppiarono attriti fra al-Walid b. 'Uqbah e quegli Arabi irrequieti,<br />

onde il governatore, non sapendo come decidere la questione, mandò una<br />

commissione dei capi a Madinah ad accordarsi con il Califfo.<br />

Gli Arabi esposero le loro domande al Califfo, affermando che se essi<br />

fossero stati costretti a pagare la g i z y a h allo stesso modo dei popoli non<br />

arabi, sarebbero stati da lui disonorati fra tutti gli Arabi: se il Califfo<br />

avesse insistito, essi minacciavano di emigrare tutti nell'impero bizantino.<br />

Il Califfo 'limar li rimproverò vivamente, affermando che essi invece diso-<br />

noravano sé stessi, rifiutandosi di divenire musulmani, e concluse dicendo<br />

che se avessero osato emigrare, avrebbe dato loro la caccia e li avrebbe<br />

trattati come nemici. Essi allora risposero: « Se non vuoi rinunziare alla<br />

«gizj'ah, allora riscuoti pure qualche cosa da noi, ma non chiamarla<br />

« gizyah! ». Il Califfo irritato rispose: « Noi non la chiameremo altro che<br />

«gizj^ah: voi chiamatela pure come vi pare!». Intervenne allora 'Ali<br />

b. abì Tàlib o trovò una via di mezzo per non offendere le suscettibilità<br />

degli Arabi: propose che Sa'd b. (abì Waqqàs) Màlik fosse autorizzato a<br />

riscuotere da quegli Arabi il doppio della tassa al -sadaqah pagata dagli<br />

altri Arabi musulmani. In questo convenne il Califfo, e la commissione ri-<br />

tornò in Mesopo tamia.<br />

Gli Arabi continuarono però sempre a creare difficoltà al governatore<br />

al-Walìd b. 'Uqbah, sicché il Califfo 'Umar richiamò al-Walìd, temendo<br />

che egli alla fine perdesse la pazienza, e mandò due nuove persone ad am-<br />

ministrare le faccende degli Arabi Taghlib: i due nuovi luogotenenti erano<br />

Furàt b. Hayyàn e Hind b. 'Amr al-Gamali (T a bari, I, 2509-2511; con-<br />

fronta anche 2482, lin. 9 e segg).<br />

§ 132. — Khuwàndamir racconta questi medesimi fatti riassumendo<br />

Sayf b. 'Umar (Khond. , I, 4, pag. 16), e ponendoli pur egli sotto l'anno<br />

17. H.<br />

Più avanti — dopo la peste di 'Amawàs — narra (ibid., pag. 17, lin. 21<br />

e segg.) l'invasione della Mesopotamia per opera di lyàd b. Ghanm. Ter-<br />

minata la conquista, 'lyàd si ritirò, lasciando come luogotenente 'Utbah b.<br />

Fayrùz al-Aslami. — lyàd morì nel 20. H.<br />

In Tabari Zotenberg, III, 425-430, abbiamo con qualche adorna-<br />

mento ed aggiunta il riassunto della versione di Sayf b. 'Umar con tutti<br />

i suoi errori: assedio di Hims e conquista della Mesopotamia per opera delle<br />

milizie di al-Kùfah nel Gumàda I del 17. H.<br />

51).<br />

18. a. H.<br />

(SIRIA-MESOPO-<br />

TAMIA. - Tenta-<br />

tivo dei Greci di<br />

riprendere Hims:<br />

invasione della<br />

Mesopotamia.)


imvmó. 18. a. H.<br />

18, a. H SIRIA-ASIA MINORE. — Conquiste arabe sul confine arabo.<br />

NORE-Conqui- § ^^^' — (/»l-l^i»^Ji»4^ii''ii seiiza isiiad). Il ITisn al-lladath (nel Darb<br />

ste arabe sul con- ai-Iladathj fu espugnato dai Musulmani ai tempi di Umar, per opera di<br />

o.|<br />

Habib b. Maslamah al-Fihri, che era agli ordini di lyàd b. Ghanm. Di poi<br />

Mu'àwiyah b. abi Sufyàn dedicò molte cure alla conservazione di questo<br />

forte. I banù Umayyah solevano chiamare il Darb al-Hadath: al-Salàraah<br />

li-1-tiyarah (? la sicurezza contro il cattivo augurio?) per il numero dei Mu-<br />

sulmani che erano periti in quella gola (Balàdzuri, 189-190).<br />

§ 134. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Zibatrah era un'antica fortezza<br />

greca, che fu espugnata da Habib b. Maslamah al-Fihri allo stesso tempo<br />

in cui prese la fortezza di al-Hadatii (') (Balàdzuri, 191).<br />

Nota 1. — La fortezza, prosegue al-Baladzuri, rimase in piedi fino ai tempi di al-Walid b. Yazid,<br />

quando i Greci la demolirono. I Musulmani la riedificarono, ma in modo poco solido, e durante i torbidi<br />

(fitnahl del califfato di Marwàn b. Muhammad i Greci ritornarono a distruggerla. Allora il Califfo<br />

al-Mansur la ricostruì, ma i Greci novamente la ripresero e la distrussero. al-Rasid [f 193] ne ordinò<br />

di bel nuovo la ricostruzione (la terza), e questa fu eseguita da Muhammad b. Ibràliim. Essa rimase in<br />

detto stato con una guarnigione musulmana fino ai tempi del Califfo al-Ma'mfin, quando i Greci tornarono<br />

ancora una volta e nuovamente la distrussero, menandone poi via tutto il bestiame degli abitanti;<br />

al-Ma'mun ricostruì allora e rifortificò (per la quarta volta) la fortezza di Zibatrah (Balàdzuri, 191-19-2i.<br />

SIRIA-ARABIA. — Destituzione e punizione di Khàlid b. al-Walid.<br />

§ 135. — In questo luogo raduniamo le ultime tradizioni che si rife-<br />

riscono al già ben noto argomento, la destituzione di Khàlid b. al-Walid.<br />

Su detto episodio abbiamo già discorso in altro luogo (cfr. 15. a. H., §§ 31<br />

e segg.), per porre in rilievo i molti errori di fatto e di cronologia, con<br />

i quali tutta la questione è stata abbuiata per le varie e complesse ra-<br />

gioni che altrove abbiamo esposte, e non occorre ripeterle. Diremo solo<br />

che abbiamo messo le notizie sotto il presente anno, perchè è questo il<br />

momento in cui, cessate le grandi conquiste del primo periodo, non si<br />

fa più parola di Khàlid b. al-Walid, che d'ora innanzi è escluso da ogni<br />

parte diretta alle operazioni militari. Non è più menzionato nelle spedi-<br />

zioni contro i Greci in Asia Minore, o nella conquista della Mesopotamia,<br />

ossia nell'impresa nella quale il suo passato glorioso più specialmente lo<br />

indicava come l'uomo meglio adatto ad assumerne la direzione e la respon-<br />

sabilità. Sui particolari delle seguenti tradizioni facciamo le nostre riserve:<br />

alcuni fanno parte di misure che 'Umar prese contro tutti i governatori<br />

sospetti d'essersi di soverchio arricchiti; altre sembrano di natura più per-<br />

sonale e dirette esclusivamente contro Khàlid per abuso di potere, per sti-a-<br />

vizì di cui erasi reso colpevole, e infine per ragioni di rancori personali del<br />

Califfo 'Umar. Su tutta la questione discorreremo nella biografia di Khàlid b.<br />

al-Walid sotto l'anno 21. H., e in quella del Califfo 'Umar sotto l'anno 23. H.<br />

60.


18. a. H. §§ 136-139.<br />

§ 136. — (Sayf b. limar, da abù 'Uthmàn. e da altri). Khàlid b. al- 18. a. h.<br />

Walid continuò a governare QLanasrin, finché fece la spedizione, nella quale '<br />

Destituzione e<br />

rapì quella grande e ben nota quantità di bottino, dividendo poi fra i sol- punizione di<br />

1 -i , 1 11 1 /m , • T ^--.,-N Khàlid b. al-Wadati<br />

anche la sua quota della preda (Tabari, I, 2o25). lid i<br />

Cfr. Athìr, II, 417.<br />

§ 137. — (Sayf b. 'Umar, da abù Uthmàn). Quando Khàlid b. al-<br />

Walìd ritornò a Qinnasrin dalla sua spedizione nella Siria settentrionale •<br />

(nel 16. a. H., cfr. T abari, I, 2394, lin. 12), si stabilì in Qinnasrin, ed<br />

ivi lo raggiunse la moglie. Quando fu deposto dal comando militare, egli<br />

esclamò: « Umar mi ha dato il comando supremo in Siria fino a che non<br />

« è diventata tutto fi-umento e miele : allora poi mi ha deposto » (T a -<br />

bari, I, 2394).<br />

e segg.<br />

Vedi le altre versioni di questo episodio sotto Fanno 15. a. H., §§ 40<br />

§ 138. — (Sayf b. Umar, da al-Mugàlid, da al-Sa'bi). Il Califfo venne<br />

informato che Khàlid b. al-Walid, quando entrava nel bagno caldo (h am-<br />

mani), dopo che con la nùrah (pasta depilatoria), si faceva strofinare con<br />

una forte tintura ('usfur) impregnata di vino. Il Califfo scrisse immedia-<br />

tamente a Khàlid, rammentandogli che il vino era proibito tanto per l'uso<br />

interno, che per quello esterno, e perciò non era lecito lavarsi con vino,<br />

dacché era vietato di berlo. Khàlid b. al-Walìd rispose al Califfo che egli<br />

non aveva mai fatto uso di vino nel lavarsi (Tabari, I, 2525).<br />

Cfr. Athir, II, 417-418; Khaldùn, II, App., 109.<br />

§ 139. — (ibii Ishàq, da Muhammad b. 'Umar b. 'Atà-, da Sulaymàn<br />

b. Yasàr). Ogni volta che 'Umar incontrava Khàlid b. al-Walid, gli diceva:<br />

« Cava fuori il bene di Dio da sotto il tuo deretano! ». Khàlid rispondeva<br />

sempre: «Io non ho licchezze! ». Quando però Umar tornò ad insistere,<br />

Khàlid disse: « Principe dei credenti! Il valore totale di quello che ho<br />

«avuto per mia quota sotto il vostro dominio (fi sultànikum) è di<br />

« 40,000 dirham ». 'Umar gli di: .se allora: « Io ti compro tutto questo per<br />

«40,000 dirham!» Khàlid rispose: «Bene! Accetto!». Ed 'Umar con-<br />

cluse: « Ed io lo prendo! ». Khàlid non possedeva altro che attrezzi mi-<br />

litari (uddah) ed uno schiavo (raqiq). Si fece il conto di questo e si<br />

trovò che valeva 80,000 dirham. Umar divise con lui a metà tutta questa<br />

la roba e gli rimise 40,000 dirham (ritenendosi il rimanente).<br />

Qualcuno disse allora a 'Umar: « O Principe dei credenti! Perchè non<br />

«rendi a Khàlid i suoi beni?» Ed Umar rispose: «Perché io faccio il<br />

« mercante a favore dei Musulmani, e, per Dio, non gli renderò mai nulla! »<br />

(Tabari, I, 2149-2150).<br />

61.


§ 140. 18. a. H.<br />

ie. a. H. § 140. — (Savf li. 'Umar, da abu-1-Mugàlid e da altri). Quando si<br />

**<br />

'<br />

• Tri-ij i nxr i-<br />

Destituzione e veniie a sapore quale immensi) bottino avesse preso Knalia b. al-Walin<br />

[SIRIA-ARABIA. -<br />

punizione di jjg] coi'so della sua spedizione contro i (licci (cfr. § 136), molti accoiaert»<br />

Khàlìd<br />

,',j<br />

b. al-Wa- , . , .<br />

presso di lui<br />

• i t i .<br />

per chiedergli<br />

,•<br />

tavon t'<br />

•<br />

i<br />

danan.<br />

i<br />

- -,<br />

uno di<br />

, .<br />

questi<br />

/•<br />

ili<br />

i » v. , ,<br />

al-As atji<br />

,<br />

b.<br />

Qavs. il quale, presentatosi in Qinnasrin per domandare anch'egli qualche<br />

cosa dal fortunato vincitore, ottenne un dono di 10,000 dirliam. Accol-<br />

sero parimenti molti da tutte le parti del paese (min a hi al-àfàq). Nulla<br />

però di quello che avveniva nelle provinole rimaneva mai ignorato dal Ca-<br />

liffo 'Umar, e non mancarono coloro i quali gli so'issero dall' Iraq, enume-<br />

randogli minutamente il numero delle persone che si erano recate presso<br />

Khàlid b. al-Walid in Qinnasrin e l'ammontare delle somme che avevano<br />

ottenuto in dono. Perturbato da queste nt)tizie, il Califfo 'Umar scrisse<br />

ad abù 'Ubaydah b. al-Grarràh in Siria, ordinandogli di chiamare e punire<br />

Khàlid b. al-Walid: doveva, cioè, strappargli dal capo il turbante, e lega-<br />

tolo con esso, togliergli anche il berretto (qala n s u \va li). Allo stesso<br />

tempo abu Ubaydah doveva informarsi con quale danaro Khàlid avesse<br />

fatto il cospicuo dono ad al-As'ath b. Qays, se cioè con il suo danaro par-<br />

ticolare, o con il bottino dell'ultima spedizione. Nel primo caso Khàlid era<br />

colpevole di eccessiva prodigalità, e nel secondo era reo d'inganno e di<br />

furto: perciò doveva essere destituito ad ogni costo. Chiamato da abù 'Ubay-<br />

dah, Khàlid si presentò nella moschea (di Hims), dove pubblicamente venne<br />

interrogato dall'inviato speciale del Califfo sulla condotta e sui fondi, ai<br />

quali aveva attinto per fare il dono ad al-As'atli b. Qays. abù 'Ubaydah,<br />

il quale durante la cerimonia stava seduto sul min bar, non aprì mai<br />

bocca durante l'interrogatorio. Alle domande dell'inviato del Califfo, Khàlid<br />

non si degnò mai di rispondere, e siccome abù Ubaydah continuava sempre<br />

• a tacere, Bilàl (il celebre m u a dz dz i n del Profeta) si alzò, ripetè le do-<br />

mande e gii ordini del Califfo, ed avanzatosi verso Khàlid gii strappò il<br />

berretto e lo legò con il turbante, come Umar aveva prescritto. Allora<br />

soltanto Khàlid si degnò di rispondere, assicurando Bilàl, che il dono fatto<br />

ad al-As'ath b. Qays veniva dal suo danaro particolare :<br />

(jiide Bilàl gii re-<br />

stituì il berretto, e lo liberò dai vincoli. In seguito a questi fatti Khàlid<br />

b. al-Walid, preso congedo dai suoi amici e seguaci in Qinnasrin ed in<br />

Hims, si avviò verso Madìnah. Arrivato in presenza del Califfo, Khàlid<br />

rimproverò ad 'Umar la sua condotta ingrata, ma Umar lo redarguì, chie-<br />

dendogli di nuovo la provenienza dei danari regalati. Khàlid tornò ad in-<br />

sistere che erano suoi danari privati, ed Umar protestò allora contro<br />

possesso di tante ricchezze, che gli sembravano di provenienza molto si<br />

spetta. Khàlid sostenne che non era ricco, ed affermò di non possedere pili<br />

62.


18. a. H. §§ 140-142.<br />

di 60,000 (iLiham. Questa fortuna, secondo Ivhàlid, proveniva tutta dalle '8. a h.<br />

T , i- T ^ .<br />

-,<br />

T<br />

sue quote di bottino, ed oiìi-i di cedere ai tesoro tutto quello che egli pos- Destituzione e<br />

, , T, , ,• (SIRIA-ARABIA. -<br />

sedeva al di sopra dei 60,000 dirham. 'Uniar accettò la proposta, fece punizione di<br />

fare una stima completa dei beni di Khàlid e trovò che il valore totale |7ji<br />

arrivava .soltanto ad 80,000 dirham: 20,000 furono perciò versati nel te-<br />

soro pubblico ed il resto riconsegnato a Khàlid (^) (T a bari, I, 2526-2527).<br />

Cfr. anche Athir. II, 418-419: Khaldun, II. App.. 109; Óawzi.<br />

I. fol. 72,r.<br />

NoT.*. 1. — Questa tradizione, e forse anche la seguente, sono state redatte nello scopo evidente<br />

di velare alcune azioni poco oneste dell'eroe delle conquiste, il quale si era imraensamente arricchito,<br />

forse con mezzi non sempre corretti. E improbabile che 'Umar conunettesse una ingiustizia a danno di<br />

Khàlid : la stessa tradizione ammette che Khàlid accumulasse tante ricchezze e vivesse una vita di<br />

tanto lusso da destare vaste cupidigie : in Qinnasrin si formò una specie di piccola corte, tanto sfar-<br />

zosa, che scandalizzò le tendenze puritane della società madinese: il Califfo fu costretto ad agii'e per<br />

dare un buon esempio e frenare la conuzione che minacciava di viziare tutta la società musulmana,<br />

grazie alla facilità con la quale i conquistatori dell'Asia avevano potuto accumulare prodigiose fortune.<br />

II male era però senza rimedio, e la pena inflitta a Khàlid rimase priva di effetto durevole.<br />

.4nche senza tener conto del valore assai meschino dell'autorità di Sayf, la natura tendenziosa<br />

della tradizione si rivela dal fatto, che per spiegare la grande fortuna di Khàlid, i tradizionisti hanno<br />

dovuto inventare una spedizione in territorio nemico, e la cattura di un immenso bottino. Per non<br />

tradirsi però, hauno espressamente omesso di darci nomi, luoghi, date e particolari di questa spedizione,<br />

la quale, se avesse avuto un successo tanto prodigioso, sarebbe stata nai-rata dai cronisti con la solita<br />

copia di particolari. Nessun'altra fonte fa menzione di questa particolare spedizione predatoria in terri-<br />

torio greco.<br />

§ 141. — fSayf b. 'Umar. da Abdallah b. al-Mustavvrid, da suo padre,<br />

da Adi b. Suhayl). Il Califfo 'Umar scrisse poi a tutti i governatori nelle<br />

Provincie (al-amsàr, campi fortificati), annunziando che egli non aveva<br />

destituito Khàlid qual colpevole di atti disonesti, ma dacché la gente si<br />

corrompeva per colpa sua (fu t i n a b i h i). aveva timore che essa, fidandosi<br />

troppo di lui, incorresse in malanni e disgrazie fTabari. I, 2528).<br />

§ 142. — Mii'khawànd riconosce che sull'argomento delle punizioni<br />

toccate a Khàlid b. al-Walid regna grande incertezza, e le notizie sono<br />

tra loro in contraddizione. La sua versione è, che terminata la conquista<br />

della Siria, un poeta d'Arabia venne a Qinnasrin a recitargli una qasìdali<br />

laudatoria, che piacque tanto a Khàlid da indurlo a donare al poeta 10,000<br />

dirham. La cosa fii riferita al Califfo 'Umar, con l'aggiunta che avesse<br />

Khàlid fatto il dono con quattrini pubblici (ba3't mal al -mu sii min).<br />

Avute queste informazioni, il Califfo Umar si rammentò degli altri eccessi<br />

di Khàlid, delFuccisione, cioè, di Màlik b. Nuwayrah, e del suo matrimonio<br />

con la figlia di Muggà'ah (cfì-. 11. a. H., §§ 180 e segg.; 12. a. H., § 33),<br />

e scrisse ad abu 'Ubaydah di punh-e Khàlid per l'abuso di danaro pubblico,<br />

con la confisca della metà dei suoi averi, e di mandar lui a Madinah.<br />

Il prode generale ninna difficoltà fece all'esecuzione degli ordini del<br />

Califfo: acconsenti perfino a cedere uno dei suoi sandali che portava ai piedi<br />

63.


18. a. H.<br />

14-2, 143. 18. a. H.<br />

j^i momento della divisione. In qnosto modo abù 'Ubaydah gli confiscò 40,000<br />

Destituzione e diiliam, clio egli versò nella cassa pubblica. Oiunto in Madinah il Califfo<br />

punizione di gl'inipose Una novella confisca di metà dei suoi beni, ossia altri 40,000<br />

Khàlid b. al-Wa- ,. , / •% /nr- ii tt cMr\<br />

1^ d ir h a m {sic) (M i r kb . , II, 246).<br />

,<br />

^<br />

Si dice che Khàlid morisse nel quinto anno di 'limar (ossia nel 18. H.!).<br />

Le stesse notizie brevemente riassunte troviamo anche in Kbond.,<br />

I, 4, pag. 16.<br />

In T abari Zotenberg, III, 431-434 si afferma che nel 18. H. il<br />

Califfo 'Umar destituì Khàlid b. al-Walid. Il Califfo era molto irritato per<br />

la fama acquistatasi da .Khàlid nell'ultimo fatto d'arme intorno a Hims;<br />

e il dono di 10,000 dirham ad al-As'ath (cfr. § 140) lo indusse alfine<br />

ad agire contro di lui con molta severità, ecc. Riassumesi la versione di<br />

Sayf b. 'Umar.<br />

araba.<br />

EGITTO. — Le condizioni dell' Egitto alla vigilia della conquista<br />

§ 143. — Non è necessario ripetere in questo luogo quanto già si disse<br />

altrove (cfi-. 12. a. H., §§ 237 e segg.) sulle condizioni generali dell'impero<br />

bizantino, perchè le considerazioni fatte in quella circostanza valgono in<br />

special modo anche per l'Egitto, la provincia più ricca di tutto l'impero,<br />

quella in cui ardeva non meno fieramente che altrove la passione religiosa,<br />

in forma nazionale ed anti-governativa, la provincia dove il governo bi-<br />

zantino aveva non meno che altrove perseguitato i dissidenti religiosi,<br />

rendendosi infine in particola!' modo odioso anche per l'intransigenza del<br />

suo fisco, e per la rapacità e la corruzione dei suoi impiegati. Nei paragrafi<br />

in cui esaminammo brevemente le vicende politiche dell'impero bizantino,<br />

noi fissammo specialmente il nostro sguardo sulla Siria e la Palestina, perchè<br />

queste erano le provincie sulle quali per prima doveva riversarsi la pro-<br />

cellosa inondazione arabo-islaraica.<br />

È ora compito nostro colmare siffatta lacuna e porre bene in chiaro<br />

per quali aspetti precipui la storia dell'Egitto alla fine del periodo bizan-<br />

tino differisse particolarmente da quella delle altre provincie, divario do-<br />

vuto alle speciali condizioni politiche, geografiche e religiose dell'antico<br />

regno africano. Non rifaremo la storia dell'Egitto: non è necessario risalire<br />

tanto lontano per comprendere quelle condizioni di fatto che facilitarono<br />

agli Arabi la conquista, e indussero una parte considerevole della popo-<br />

lazione egiziana ad assistere con docilità forse maggiormente benevola al<br />

mutamento di governo. Noi ci occupiamo solo degli aspetti politici gene-<br />

rali, rimettendo ad occasione pivi opportuna lo studio di altre questioni<br />

64.


18. a. H. §§ 143, 141.<br />

tecniche e minute (fisco, amministrazioni locali, ecc.). Per lo scopo che ci ^8. a. H.<br />

proponiamo adesso basterà brevemente riepilogare le ultime fasi storiche dizioni dell' Egit-<br />

del periodo bizantino, succeduto a quello romano, tenendo presente che toaiiavigiiiadei-<br />

^ . , , . , T , . •<br />

n i


§ 141. 18. a. H.<br />

18. a. H. di 'p,.i)o (li iniziare, e eoiiduire felioomente a termine quella grande guerra<br />

.EGITTO.- Le con- ..... , , , « i- t i .. •<br />

i<br />

dizioni dell' Egìt- nazionale di n-scossa. la quale d()[)() vari secoli di lotta perenne e.spulse i<br />

toaiiavigiiiadei- barbari Hik.so.s dal Basso Egitto, o almeno strappò loro il potere e li ri-<br />

^^^<br />

'<br />

dusse airol)bedionza. Ma col passare del tempo, e col correre di .secoli di<br />

vita civile riprese sopravvento la natura poco bellicosa degli Egiziani, spe-<br />

cialmente degli abitanti del Delta; sicché mai dall'Egitto, dopo fondato<br />

l'impero persiano, prese le sue origini alcun grande movimento di riscossa.<br />

Dai tempi di Cambise in poi. l'Egitto fu sempre la ricca e docile vittima<br />

di chi seppe impadronirsene, e cacciamo il padrone precedente. Cosi a<br />

turno vi dominarono i Persiani, i successori di Alessandro ed i<br />

Romani.<br />

Nella divisione del colosso romano l'Egitto formò parte dell' impero orien-<br />

tale, e quando la capitale di questo si fissò in Costantinopoli, la grassa<br />

terra niliaca dovette mandare sul Bosforo le primizie dei suoi ingenti rac-<br />

colti per nutrire le oziose ed irrequiete turbe della nuova capitale.<br />

Come il resto dell' impero, così anche 1' Egitto abbracciò il Cristiane-<br />

simo, e si può dire che l'indole e la passione religiosa degli Egizi antichi<br />

ricomparvero negli Egizi cristiani, ai quali ora conveniva più correttamente<br />

il nome di Copti, nome che è documento e prova del grande trionfo<br />

ellenistico nell'A-sia e nell'Africa cristiana. I Copti dunque abbracciarono<br />

il Cristianesimo con un fervore così intenso ed eccessivo, che interpretando<br />

in senso letterale il concetto dominante nei Vangeli del sacrifizio della vita<br />

presente a tutto vantaggio di quella avvenire, li portò ad essere in grande<br />

parte gli originatori dell'ascetismo monastico e della vita eremitica nei de-<br />

serti. Basti questo cenno solo e fugace intorno ai romiti della Tebaide, e<br />

sia lungi da noi ogni tentativo di riassumere anche brevemente i grandi<br />

conflitti religiosi di cui Alessandria fìi spesso teatro cruento, perchè lì, forse<br />

pili che altrove, era grande il caos delle nazionalità, il cozzo delle credenze,<br />

delle passioni; e li vennero ad affastellarsi ed a divampai-e con insolita vi-<br />

vacità lo spirito filosofico e dialettico dei Greci e la religiosità dei Copti,<br />

gli eredi di cinquanta lunghi secoli di evoluzione religiosa.<br />

Per noi ha speciale valore il fatto che nella fede intensa dei Copti si<br />

fuse interamente il sentimento nazionalista, l' istinto di razza, sempre vivo<br />

nella popolazione del Delta, una delle più tenacemente conservatrici che<br />

esistano al mondo. Perciò il Cristianesimo in Egitto assunse carattere<br />

schiettamente nazionale, e più avanti ebbe spiccata tendenza di fiera op-<br />

posizione dogmatica alla fede ufficiale del governo bizantino. Senza soffer-<br />

marci a narrare la storia religiosa dell' Egitto (per la quale non basterebbe<br />

un grosso volume), è per noi sufficiente porre in evidenza come già da molto<br />

tempo avanti la conquista araba tutta la popolazione copta avesse abbrac-<br />

66.


18. a. H. §§ 144, 145.<br />

ciato, con passione, il monofisismo in quel particolare aspetto che oggi è i8. a. h.<br />

detto copto, appunto dalla nazionalità che l'aveva fatto esclusivamente suo: '<br />

dizioni dell' Eeit-<br />

vale a dire che siccome i Copti furono i soli ad adottare questa forma to alia vigilia dei-<br />

.,^. 1 , 1-1 £> - fj.' la conquista araspeciale<br />

di credenza, cosi ne venne che il mononsismo egiziano divento ^^^^<br />

una religione regionale, nazionale, dei Copti stessi, respingendo l'altra fede,<br />

il Cristianesimo cattolico mondiale, che mirava ad unii-e tutta l'umanità in<br />

una fratellanza comvme. Il carattere etnico di questa evoluzione fii vivis-<br />

simo, e corrispondente ai sentimenti istintivi e infi-enabili della popolazione,<br />

sicché le persone in Egitto seguaci della dottrina ortodossa di Costantino-<br />

poli furono sì poche da non meritare quasi nemmeno, numericamente par-<br />

lando, breve menzione.<br />

§ 145. — Il governo bizantino non s'illuse sulla gravità del fenomeno<br />

sociale e religioso dell'Egitto e fece di tutto per combatterlo, mantenendo<br />

con ogni mezzo, o buono o cattivo, il preteso prestigio della chiesa orto-<br />

dossa : così volle conservate al culto ortodosso le chiese principali di Ales-<br />

sandria, la capitale morale e politica dell'Egitto, e fino agli ultimi' tempi<br />

(tranne beninteso l'occupazione persiana; volle anche conservato un j)a-<br />

triarca ortodosso. Né era possibile farsi illusione: nell'indirizzo religioso dei<br />

Copti si ascondeva una intensa passione separatista, altrettanto più temi-<br />

bile, in quanto era cieca e profonda, con le sue radici confitte nella massa<br />

più ignorante e conservatrice della nazione egiziana. Siffatta passione se-<br />

paratista non assunse mai carattere spiccato di ribellione violenta, politica,<br />

armata, ma rimase sempre inestinguibilmente accesa allo stato di acre e<br />

tenace malcontento, di vero odio verso Bisanzio, verso le sue leggi, i suoi<br />

dogmi, i suoi rappresentanti ed il suo esoso fisco. In Sfria ed in Palestina<br />

avevasi lo stesso stato di cose, ma ivi le nazionalità erano tanto miste, i<br />

confini delle provincie così vaghi e mal delimitati dalla natura, che gii<br />

Aramei, o Sili che si vogliali dii'e. non ebbero mai coscienza di formare<br />

una nazionalità ben distinta. Ben diverso il caso dell'Egitto, dove i con-<br />

fini precisi, la speciale configurazione geografica, le tradizioni d'una incal-<br />

colabile antichità, e l'omogeneità quasi completa della popolazione nelle<br />

campagne davano a quei contadini una compattezza ed unità di senti-<br />

menti, da farli assurgere quasi al concetto di una nazionalità distinta da<br />

tutte le altre.<br />

Se si studiano i documenti del tempo, in lingua copta, l'unica impres-<br />

sione che se ne ritrae é che il conflitto, il grande screzio tra i Copti e<br />

Bisanzio, fosse solamente ed eminentemente religioso, ed una lettura super-<br />

ficiale non porgerebbe indizi e molto meno accenni dii'etti a siffatto senti-<br />

mento nazionale. Ma per arrivare alla verità non bisogna accontentarsi<br />

67.


145, liti. 18. a. H.<br />

18. a. H. della vernice esterna delle cose: il conflitto in Egitto, come altrove in<br />

dizioni deirEg"- Oriente, era sovrattutto nazionalista in veste però religiosa. Tale fu tra i<br />

toaiiavigiiìadei- Siri, tale fii in Persia tra i Nestoriani, che vollero a un tempo essere indi-<br />

^g, pendenti tanto da Ctesifonte quanto da Bisanzio, e non vollero nemmeno<br />

associarsi con i loro cugini semiti della Siria (cfr. 12. a. H., § 146).<br />

Nò deve lo storico illudersi se gli annali del paese non gli offrono<br />

indizi di moti politici. Moti politici puri e semplici, come fu la rivolta degli<br />

Stati Uniti contro l'Inghilterra, ed in particolar modo come fu tutto il<br />

nostro grande Risorgimento Italiano del secolo xix, erano impossibili, in-<br />

concepibili tra quelle popolazioni, in quei tempi e sarebbero forse anche<br />

ai nostri giorni. Rammentiamoci che 1' Egitto da secoli era sotto il do-<br />

minio romano e ne ei-a diventato parte integrante come la Spagna e la<br />

Gallia; onde il concetto d'un' indipendenza politica staccata dall'impero era<br />

cosa che non poteva nemmeno passare per la mente dei Copti :<br />

appunto<br />

perciò noi non troviamo mai verun cenno nei documenti a siffatto genere<br />

di aspirazioni: non esistettero mai, sotto Roma o sotto Bisanzio. Il sen-<br />

timento nazionalista, separatista, cieco, confuso, incapace di esprimersi,<br />

esisteva vivo e profondo; ma giacché in quei tempi non esistevano passioni<br />

politiche pure, come le nostre odierne, tutte le tendenze si fondevano in<br />

una sola, perchè la sola profondamente sentita, la tendenza religiosa do-<br />

minante assolutamente su tutte le altre: tutto assumeva forma religiosa.<br />

Lo stato e la politica scevri di preconcetti religiosi sono inconcepibili per<br />

la mente orientale, per modo che la confusa ma potentissima tendenza se-<br />

paratista invece di convergere ad un'indipendenza politica, si esplica nel-<br />

r iri'esistibile bisogno d'un'autonomia ecclesiastica, gerarchica e dogmatica.<br />

Purché potessero pensare e credere a modo loro, diversamente dal modo<br />

voluto ed imposto dall'ortodossia ufficiale di Costantinopoli, purché potes-<br />

sero avere un patriarca proprio, indipendente da Bisanzio, i Copti erano<br />

relativamente contenti, ed il conseguimento di siffatta autonomia ecclesia-<br />

stica sodisfaceva sino ad un certo punto le istintive tendenze naziona-<br />

listiche.<br />

§ 146. — Per un fenomeno singolare nessuno dei popoli orientali ha<br />

potuto, o voluto comprendere i concetti più elevati del Cristianesimo catto-<br />

lico, che mirava a unire tutti gli uomini in una sola fede universale: essi<br />

hanno tutti preferito cambiare la fede mondiale predicata da Paolo in tante<br />

fedi nazionali, e perfino regionali. Fu merito dei popoli europei dell'occidente,<br />

ed in gran parte anche del genio politico italiano creatore del papato, se i<br />

principi del grande Cristianesimo si perpetuarono in Occidente, mentre pe-<br />

rirono in Oriente annegati nello stretto regionalismo :<br />

68.<br />

di tanto è perciò più


18. a. H. |§ 146, 147.<br />

elevato il Cristianesimo occidentale, sia cattolico, sia protestante, che non is- a- ^<br />

quegli innumerevoli cristianesimi orientali con i loro numerosi patriarchi dizioni deirEgit-<br />

e perpetui conflitti fratricidi. to alia vigilia dei-<br />

Tali furono dunque le ragioni per le quali i Copti, nonostante il Cri- baJ°"^"''<br />

stianesimo. riuscirono ad avere, o meglio a formarsi una propria religione<br />

egiziana, allo stesso modo che l'avevano avuta da tempo immemorabile<br />

sotto i re nazionali : cosi ebbero un proprio patriarca, indipendente da quello<br />

ortodosso, e tutta una propria gerarchia.<br />

Siffatto moto separatista principalmente religioso delle popolazioni orien-<br />

tali, è uno degli indizi più eloquenti per giudicare e conoscere bene le con-<br />

dizioni morali degli uomini di quel tempo. Tutti i grandi moti dei popoli<br />

potevano avere in oriente cause prime assai differenti: disagio economico,<br />

cieche tendenze nazionaliste, sordi desideri di emancipazione da un governo<br />

opprimente, ecc. ecc., in genere ogni e qualunque passione popolare; ma<br />

sempre ed in ogni luogo assumevano caratteri d'un conflitto religioso, ap-<br />

punto perchè la passione religiosa era quella che superava allora tutte le altre<br />

in intensità ed importanza presso i popoli più civili dell'Asia Anteriore. Fu<br />

appimto questo bisogno di dare ad ogni cosa una veste religiosa, caratteristica<br />

delle popolazioni sottomesse ai Bizantini, che tanto irreligiosi nei secoli suc-<br />

cessivi r Islam, sì poco devoto ed osservante presso i Beduini del desei-to.<br />

§ 147. — Ma se i Copti, come si disse, anche in questioni nazionali,<br />

pensavano con sentimento religioso, i loro padi'oni, i Bizantini, avevano la<br />

stessa tendenza: se questi intuirono l'ascoso significato nazionalista del<br />

moto religioso copto, e ne temettero segretamente le possibili manifesta-<br />

zioni, pure le misure che essi presero furono per lo più di carattere reli-<br />

gioso. È un fntto innegabile che la tolleranza religiosa è prova d'indiffe-<br />

renza religiosa; appena in una società entra il soffio d'una fede ardente,<br />

essa diviene intollerante e persecutrice: né può esser altrimenri con i concetti<br />

che si hanno sulla vita futura e sulla volontà divina. Se un uomo<br />

è in errore, bisogna mostrargli il pericolo in cui sta per cadere e salvarlo:<br />

se non vuol persuadersi con le buone, si ricorre alle cattive, alle persecu-<br />

zioni. Così i Bizantini combatterono le eresie religiose con lo stesso acca-<br />

nimento con cui avrebbero combattuto le dichiarazioni di emancipazione<br />

politica. Nelle persecuzioni dolorose, che non tardarono ad affliggere il di-<br />

sgraziato paese, infierì così un rabbioso desiderio di estirpare un'eresia,<br />

un'acrimonia speciale dovuta alla necessità di ispirare ai sudditi il con-<br />

vincin^ento che l'ortodossia imperiale fosse la sola e vera fede.<br />

Le persecuzioni religiose dei Bizantini furono in realtà vere e pi'oprie<br />

misui-e politiche per schiacciare una ribellione separatista. I Bizantini si<br />

69.


§§ 147, itó. 18. a. H.<br />

18- a. H. consideravano non solo i detentori del potere supi-emo, ma altresì, turol-<br />

dizioni deirEgit- ''^^i^' necessario di questo, i possessori e depositari della sola vera ed au-<br />

loaiiavigiiiadei- tontica religione di Cristo: le persecuzioni furoiKi quindi necessità politiche,<br />

la conquista ara- . ., , -i. . •<br />

^^ i<br />

i^<br />

ue pui ne meno come oggidì un governo non può permettere che si trami<br />

j,g 1<br />

contro la sua autorità.<br />

In Egitto il conflitto era iiuelonito dall'importanza economica della<br />

provincia, il vero granaio della capitale; il governo di Bisanzio sembrò<br />

mettere nelle persecuzioni dei Copti una violenza, una crudeltà anche mag-<br />

giori di quelle inflitte per analoglii motivi agli abitanti di altie parti del-<br />

l'impero. La perdita dell'Egitto sarebbe stata per i Bizantini una iattura<br />

assai maggiore che non quella di qualsiasi altra provincia.<br />

§ 148. — Sebbene dunque la sorda lotta, in apparenza religiosa tra<br />

ortodossi e dissidenti, in realtà nazionalista tra Bizantini e Copti, fosse<br />

delle più aspre, pur iKmdimeno la natura poco bellicosa dei Copti, divenuti<br />

addirittura imbelli sotto il secolare dominio romano, impedì che scoppias-<br />

sero mai vere rivolte sanguinose o tentativi d'indipendenza politica: i ter-<br />

ribili tumulti che periodicamente insanguinavano le vie di Alessandria,<br />

raramente si estendevano fuori delle sue mura. In molte circostanze erano<br />

effetto probabilmente di moti essenzialmente anarchici di origine locale, do-<br />

vuti alla presenza nella folla dei tumultuanti dei peggiori elementi della<br />

popolazione, di quelli cioè che oggi con termine volgare si sogiion chiamare<br />

« teppisti ».<br />

Abbiamo menzione, è vero, nel secolo anteriore alla comparsa degli<br />

Arabi, di briganti che infestavano l'Alto Egitto (Moschus, Pratum<br />

Spirituale, Migne Grraec, cap. 143) e di disordini anche violenti<br />

nel Delta (Niqyùs, 529 e segg.j, ma questi erano fatti di secondaria<br />

importanza: altre regioni dell'impero erano in condizioni assai più gravi.<br />

Né avevano importanza reale le piccole scorrerie di Nubiani e Beduini sui<br />

confini dell'Egitto: siffatti fastidì erano inezie, semplici incidenti di confine,<br />

che si erano ripetuti le mille volte nel passato, e che in niun modo<br />

potevansi paragonare con i tremendi disastri nei Balcani, o con gii strazi<br />

inenarrabili delle grandi guerre contro la Persia, per cui soffii'ivano pex'en-<br />

nemente gli abitanti della Siria settentrionale e della Mesopotamia. Il pe-<br />

ricolo vero e grande era nei sentimenti della popolazione profondamente,<br />

terribilmente, esacerbata contro il governo, forse tanto più profondamente,<br />

quanto più calme erano le apparenze. Pari alla ferocia e crudeltà dell'op-<br />

pressione bizantina era intenso, inestinguibile l'odio degli oppressi.<br />

La politica bizantina fu quindi anche più cieca e stolta in Egitto che<br />

altrove, e nello studiare i documenti copti del tempo immediatamente<br />

70.


18. a. H. §§ U8, 14ii.<br />

anteriore alla venuta degli Arabi, quando cioè infierì maggiormente la '8. a. h.<br />

persecuzione, nel vedere fino a qual punto i Copti abbiano odiato i loro per- dizioni deiregit-<br />

secutori Bizantini, uno si domanda invano quale fosse Io scopo pratico al toaiiavigiiia dei-<br />

quale i Bizantini volevano o credevano arrivare. Si intuisce che un popolo ^a i<br />

infiammato da sentimenti come quelli divampanti dai testi copti, non si<br />

lasciava vincere da una persecuzione che offendeva quanto v'era di più<br />

caro e di più santo nel cuoi-e degli oppressi. Gli Egiziani inoltre, appunto<br />

per la loro antichissima tradizione che rimonta alla preistoria umana, non<br />

hanno mai amato i loro padroni, fossero Hiksos, Persiani, Greci, Romani,<br />

o. venendo a tempi più vicini. Arabi, Turchi. Francesi, o Inglesi. Contro<br />

questo profondo sentimento nazionale, fortificato ed idealizzato da una<br />

veste religiosa, dogmatica, direi quasi sacrosanta, vennero i Bizantini stol-<br />

tamente a dare di cozzo con risultati disastrosi. Sotto la sferza del mar-<br />

tirio, l'ere-sia non solo prese più salde radici, ma l'abisso che separava Bi-<br />

zantini e Copti si fece più largo e profondo: all'odio di religione si aggiunse<br />

l'odio di razza : i nemici<br />

dell'impero non avi-ebbero potuto suggerire ai<br />

Bizantini atti più inconsulti di quelli che i Bizantini stessi di propria<br />

iniziativa vollero commettere.<br />

§ 149. — Né credo che altri possibili motivi dell'odio feroce dei Copti<br />

verso i Greci abbiano nemmeno lontanamente la stessa importanza delle<br />

ragioni precitate. Non si può dire che le condizioni economiche dell'Egitto<br />

fossero tristi al pari di quelle, per esempio, della Siria e della Palestina,<br />

devastate da guerre senza fine ed afiìitte da ogni specie . di sventure, ter-<br />

remoti e pestilenze. L'Egitto, grazie alla sua posizione geografica, rimase<br />

immune per molti secoli da invasioni devastatrici, né abbiamo diritto di<br />

credere in Egitto ad un grande deperimento economico: il fatto é che<br />

gli Arabi, nell'occupare l'Egitto, si trovarono in possesso di un paese im-<br />

mensamente ricco, e le notizie di fonte araba escludono ogni cenno riguardo<br />

a condizioni economiche poco felici: tenderebbero anzi a dimostrare il con-<br />

trario, vale a dire a farci credere ad una grande prosperità, che andò anche<br />

grandemente crescendo sotto il nuovo dominio. Tutto al più abbiamo ra-<br />

gioni di opinare che il governo bizantino con il tesoro esausto da continue<br />

guerre sui confini settentrionali ed orientali, avesse trascurato i grandi<br />

lavori d'irrigazione ed inceppasse pivittosto lo sviluppo economico del-<br />

l'Egitto. È proimbile che la decadenza generale dell'impero bizantino<br />

avesse intorbidito, per così dire, il movimento economico, e diminuito il<br />

benessere delle popolazioni, con la diminuzione degli scambi commerciali.<br />

La estrema miseria che regnava in quasi tutto l'impero deve aver dimi-<br />

nuito immensamente il commercio interno dello stato, perchè gli abitanti,<br />

''"'


^<br />

ia conquista ara-<br />

ba. |<br />

§§ 149, 160. 18. a. H.<br />

18. a. H. ridotti agli estremi dell' esaiiiiniento morale e fi.sico della povertà, più<br />

dizioni deirEgit- nnHi» eoiu pelavano, più nulla potevano comperare. Ora l'Egitto è paese<br />

to alla vigilia del- eminentemente esportatore di merci, perchè il suolo ricchissimo produce i<br />

generi alimentari in quantità assai superiori ai bisogni: il ristagno com-<br />

merciale, che certamente avvenne, deve quindi aver avuto un doloroso<br />

contraccolpo sui redditi degli industriosi contadini copti, perchè i<br />

loro<br />

prodotti meno richiesti dovevano essere calati di prezzo. L' occupazione<br />

persiana, regnante Eraclio, sopprimendo il commercio con Costantinopoli,<br />

forse contribuì al rinvilio dei prezzi e ad aggravare la crisi.<br />

Certo è nondimeno che il fisco Ijizantino pesava crudelmente, vessa-<br />

toriamente, su tutti gli abitanti, commetteva molte e dolorose ingiustizie,<br />

a danno dei più poveri ed infelici della popolazione, e paralizzava l'atti-<br />

vità commerciale e industriale: ma nemmeno questa era la ragione prin-<br />

cipale del malcontento, perchè tutti i governi in Oriente in quasi tutti i<br />

tempi sono stati odiosamente, esosamente, vessatori nell'esigenza delle im-<br />

poste. Queste erano tutte ragioni secondarie di malcontento: la principale,<br />

la determinante era il dissidio di razza camuffato da conflitto religioso ('):<br />

le altre ragioni concorrevano solo come aggravanti.<br />

Nota 1. — La passione religiosa in Egitto era tanto viva e profonda, che non solo gli eterodossi<br />

erano in perpetuo contrasto con Bisanzio, ma perfino tra loro infierivano ferocissime passioni fratricide:<br />

basti ricordare il tempo in cui una parte dei Copti volle sostenere l' incorruttilnlità del corpo di Cristo,<br />

eresia che arse fino a guerra civile, sotto Giustino I. Ai tempi della conquista araba l'eresia era quasi<br />

spenta, sebbene il cronista Giovanni di Niqyus affermi ch'essa viveva ancora in alcune parti del paese.<br />

Egli chiama gli eresiarchi Gaianiti. Come incidenti che denotano la violenza delle passioni religiose<br />

in Egitto, basterà ricordare soltanto i tumulti indescrivibili che accompagnarono le ordinanze religiose<br />

di Giustiniano, per effetto delle quali il sangue corse a rivi per le vie e nelle stesse chiese di Alessan-<br />

dria: è noto l'episodio del vescovo armato, il quale dai gradini dell'altare ordinava il macello dei Copti,<br />

nella stessa chiesa. Se poi vogliamo risalire anche più addietro, possiamo rievocare la memoria dramma-<br />

tica della bellissima pagana Hjpatia, la dottissima vergine patrocinatrice entusiasta dell'antica filosofia<br />

greca e perciò appunto lacerata a pezzi dai Cristiani fanatici di Alessandria, che vedevano in lei una<br />

temutissima avversaria al trionfo del Cristianesimo: l'incidente denota, se non altro, la violenza dei sen-<br />

timenti e le radici profonde che nell'animo delle popolazioni egizie prendevano questioni di fede,<br />

perchè acuite dagli odi di razza.<br />

§ 150. — Bastano le brevi considerazioni precedenti pei" riassumere,<br />

in modo sodisfacente al nostro scopo, molti fatti e molte fasi del grande<br />

e perpetuo conflitto tra Bisanzio ortodosso e l'Egitto eterodossa: omettiamo<br />

altri particolari, perchè ci trascinerebbero a lunghe dissertazioni, per noi<br />

inutili, e limitiamoci ad un cenno brevissimo circa gl'incidenti della storia<br />

provinciale egiziana dall'avvento di Eraclio al potere nel 610 dell' È. V.<br />

Questi, come si disse, iniziò la sua rivolta contro il barbaro usurpa-<br />

tore, Phocas, prendendo le armi nella provincia afì-icana. Mentre egli si<br />

dirigeva con la flotta su Costantinopoli, mandò il suo luogotenente, Nicetas,<br />

a sottomettere l'Egitto. La campagna non fu facile, perchè il luogotenente<br />

. 72.


18. a. H. '<br />

§1 150, 151.<br />

di Phocas, Bonosus, oppose viva e valida resistenza; ma alfine trionfarono ^8. a. H.<br />

le armi di Eraclio, e l'Egitto riconobbe il nuovo imperatore. Tale era l'odio dizioni dell' Egit-<br />

perenne in Egitto contro Bisanzio, specialmente dopo le persecuzioni di to alia vigilia dei-<br />

Griustiniano, che chiunque assalisse l'Egitto era sicuro trovarvi un partito bai<br />

favorevole che lo aiutasse a combattere il governo ufficiale di Costantino-<br />

poli: è inutile però aggiungere che appena l'intruso ribelle diventava il<br />

padrone in Costantinopoli, contro lui si volgeva lo stesso odio, da cui era<br />

stato già bersagliato il suo predecessore. Tale cii'costanza aveva indubbia-<br />

mente agevolato il compito di Nicetas, sicché a costui riusci, nella prima-<br />

vera del 610 dell'È. V., d'impadronirsi dell'Egitto a nome di Eraclio, pa-<br />

recchio tempo prima che Eraclio stesso avesse potuto farsi riconoscere in<br />

Bisanzio quale novello imperatore: Eraclio infatti, come è noto, fu pro-<br />

clamato il 5 ottobre del 610 a. È. V. (cfr. 12. a. H., § 247).<br />

Nicetas rimase, a quanto pare, governatore e luogotenente di Eraclio<br />

in Egitto per lungo tempo (Butler, 43), vale a dire fino alla conquista<br />

persiana: desideroso di agevolare il suo signore, e di renderlo bene accetto<br />

alle malfide turbe della gigantesca Alessandria, irrequieta sempre come<br />

tutti i grandi porti di mare, iniziò la sua amministrazione con abbonare<br />

agli abitanti tre anni d'imposte. Ciò nondimeno il suo governo non fu né<br />

facile, né sicuro, né tranquillo. Ai guai interni, già nell'impero gravissimi,<br />

venivano ad aggiungersi tutti gli orrori di una selvaggia invasione, mi-<br />

rante alla distruzione dello stato: alludiamo cioè alla grande invasione<br />

persiana, alla quale abbiamo già dedicata una parte della nostra atten-<br />

zione, quando parlammo dell'impero bizantino alla vigilia della conquista<br />

araba (cfi-. 12. a. H., §§ 247 e segg.).<br />

§ 151. — Nel 611 dell'È. V. i Persiani erano tornati ad invadere<br />

l'impero bizantino con lo specioso pretesto di voler vendicare l'uccisione<br />

di Mauricius. mandato a morte dall'usurpatore Phocas: il re sassauida<br />

ignorò del tutto l'uccisione dell' usm'patore Phocas, fatto uccidere da Era-<br />

clio, e smascherando completamente i suoi ambiziosi disegni, si gettò con<br />

più ardore che mai nell'infausta guerra, contando suH'esaurimento totale<br />

dell'impero bizantino, per ricostruire la grandiosa monarchia dei suoi pre-<br />

decessori, gli Achemenidi. Eraclio tentò di arrestare il torrente d'invasione<br />

ed in altro luogo, fondandoci sopra alcune notizie confuse del cronista armeno<br />

Sebeos (cfi:-. 12. a. H., §§ 248 e segg.), tratteggiammo le linee gene-<br />

rali della prima campagna di Eraclio in Siria: il lettore rammenterà forse<br />

che in quella occasione rilevammo come Nicetas, luogotenente d'Egitto,<br />

cooperasse ed assistesse, per quanto gli era possibile, il suo imperatore,<br />

movendo con forze egizie entro la Palestina, ed inoltrandosi probabilmente<br />

73. 10


18- a- H.<br />

§§ 151, 15U. 18. a. H.<br />

liii nivsso Gorusalomme. l mezzi di cui disponeva erano però insufficienti<br />

[EGITTO.- Lecon- •<br />

i<br />

ij i.- i 4.- ii x '<br />

i- j- i<br />

dizioni dell' Egit- '^Ho scopo. pochi 1 soldati c male armati: poco o nulla potè tare di real-<br />

toaiiavigiiiadei- mente utilf. Quando il destino si mostrò contrario ad Eraclio e lo colpì<br />

la conquista ara- ,. .<br />

,- j,g I<br />

. r,- • xt- i. ^^ t<br />

((111 un grave disastro<br />

.,.,<br />

militare ni hnia, a JNicetas non rimase altro da<br />

fare che rientrare in Egitto, mentre Eraclio battuto ritraevasi in Costan-<br />

tinopoli: la Siria e la Palestina tiirono abbandonate alla crudeltà del ne-<br />

mico. Per fortuna di Bisanzio ani'lie i Persiani erano male in arnese, e<br />

sebbene cercassero di trarre tutti i vantaggi possibili dalla vittoria, avan-<br />

zarono solo con grande lentezza.<br />

Seguirono allora altri trionfi persiani: la presa di Damasco prima, la<br />

caduta di Gerusalemme poi. nel 014 o 615 dell'È. V.; e dopo le scene spa-<br />

ventose che accompagnarono quest'ultimo luttuoso evento, in cui scom-<br />

parve distrutta la Basilica di Giustiniano, nessuno piìi in Egitto s' illuse<br />

sulla tempesta che stava per piombare anche sulla grassa terra niliaca:<br />

tale era anche la notizia paurosa che portavano ad Alessandria le migliaia<br />

di profughi cristiani, per lo più ortodossi, scampati alle stragi dei Sas-<br />

sanidi.<br />

Per la scarsità delle notizie sulla conquista persiana, dovuta alla la-<br />

mentatissima lacuna nella cronaca di Giovanni di Niqyùs, non è possibile<br />

segnare nemmeno una traccia generale dello svolgimento della campagna<br />

militare, intrapresa dai Persiani quando mossero finalmente alla conquista<br />

dell'Egitto. Ignoriamo se e come il luogotenente di Eraclio opponesse resi-<br />

stenza al confine, se facesse valida opposizione nel Delta. Siffatta mancanza<br />

di notizie darebbe argomento a credere, che in Egitto, come altrove, i Per-<br />

siani non incontrassero veruna seria resistenza, e che in genere la con-<br />

quista si svolgesse con relativa facilità, quando alfine, al cominciare del-<br />

l'autunno del 616 dell'È. V. (Bu tler, 70), i Sassanidi guidati dal generale<br />

Sàhin invasero l'Egitto.<br />

§ 152. — Se bene interpretiamo la cronaca siria, pubblicata dall'illu-<br />

stre prof Guidi, la sola vera resistenza venne al nemico opposta in Ales-<br />

sandria, dove probabilmente Nicetas aveva radunato tutte le forze disponi-<br />

bili : queste eran forse tanto esigue da non poter esser esposte in aperta<br />

campagna ai rischi di una battaglia campale; d'altra parte in Alessandria<br />

il numero considerevole di Greci e la via sempre aperta del mare gii da-<br />

vano affidamento di poter resistere più a lungo. Il resto dell'Egitto non<br />

pare si difendesse dai Persiani, ed i Copti passivamente si sottomisero ai<br />

nuovi padroni, dai quali non avevan ragioni di attendere persecuzioni<br />

religiose. La politica favorevole ai Monofisiti, adottata dal re Persiano<br />

Khu.sraw Barwiz in Siria, per avvalersi dell'odio anti-bizantino degli etero-<br />

74.<br />

.<br />

j,


lo. E. H. g 152.<br />

dossi, faceva sperare ub contegno simile anche verso i Copti. Da questi '8- a- h.<br />

dunque Nicetas nulla poteva sperare e si concentrò in Alessandria, fidando ^<br />

dizioni dell' Egit-<br />

uelle alte mura e nei profondi canali qual riparo alle proprie deficenze toaiiavigiiia del-<br />

mihtari. ba.]<br />

In principio la fortuna sembrò arridere ai Grreci, ed i Persiani, nono-<br />

stante la loro grande valentia nell'assedio delle fortezze, trovarono diffi-<br />

coltà gravissime sotto le mura di Alessandiia : onde, esasperati dall'inattesa<br />

resistenza dei Greci, volsero il loro furore contro i monasteri di cui circa<br />

seicento erano sparsi per le campagne intorno ad Alessandria (Butler, 73).<br />

Fonti copte ci danno notizia di orribili massacri di frati e di saccheggi<br />

di conventi: tali notizie fondansi su fafti veri, ma saranno certamente<br />

esagerate. Tutto ci porta a credere che i Persiani mirassero più che altro<br />

a dare un esempio e ad intimorire la classe religiosa dei Copti in Egitto,<br />

minacciando tutti i conventi della medesima sorte toccata ad alcuni. Ciò<br />

sarebbe stato fatto nel solo intento di accelerare la resa di Alessandria.<br />

Pochi anni dopo una eguale minaccia fatta dagli Arabi nei dintorni di<br />

al-Hii'ah doveva bastare ad ottenere il pagamento di una forte indennità<br />

di guerra (efr. 12. a. H., § 207). Il ripiego dei Persiani ebbe esito egual-<br />

mente felice in Alessandria. I fì'ati avevano immensa influenza sulla re-<br />

ligiosissima popolazione copta: la profanazione e la distruzione dei mona-<br />

steri con r ecatombe dei fi-ati erano probabilità terribili che i Copti non<br />

vollero in verun modo esperimentare. A tutto aveva provveduto, secondo<br />

i suoi mezzi, il luogotenente Nicetas, ma a questo attacco insidioso ed irre-<br />

sistibile nulla poteva egli opporre: quando la popolazione copta si dichiarò<br />

nella città disposta ad arrendersi ai Persiani, al generale greco non l'ima-<br />

neva altro che andarsene. Altre fonti affermano che la città cades.se per<br />

tradimento: questa versione non contraddice l'altra, perchè, secondo il modo<br />

di vedere dei Bizantini, la condotta dei Copti era realmente un tradimento.<br />

In tempi di sventure, e specialmente sotto la sferza sanguinosa dei disa-<br />

stri militari, il solo conforto dei vinti è gridare al tradimento, e trovare i<br />

pretesi traditori. I Persiani dunque, per connivenza dei Copti, entraronij<br />

alfine in Alessandria, dove si vuole succedesse un grande eccidio degli<br />

abitanti: è probabile che il maggior numero delle vittime fossero Greci<br />

ortodossi, ma ciò non esclude che le mal disciplinate milizie dei Sassanidi,<br />

accozzaglia forse di avventurieri di ogni paese e d'ogni risma, si abban-<br />

donassero ad eccessi, non curando l'autorità dei capi: cosi anche i Copti<br />

avranno avuto a soffrii-e la loro. Il disastro di Gerusalemme e gli eccidi<br />

in (piella. circostanza stanno a dimostrare che forse anche in Alessandria<br />

si ripeterono scene orribili.<br />

76.<br />

ia conquista ara


15-J, 15o. 18. a. H.<br />

18- a- ^- Lo stato però dogli animi in Alessandria alla vigilia dell' in -ji-esso<br />

dizioni deiregit- ào\ Persiani, appare manifesto dalla notizia che Nicetas, il governatore bi-<br />

toaiiavigiiiadei- cantino, e Oiovaiini l'Elemosiniere, patriarca ortodosso, prima ancora che<br />

la conquista ara- , , . . j- j-v<br />

jjjji Alessandria cadesse m potere del nemico, qnando ogni speranza di difen-<br />

dere la città era perduta, fuggissero insieme sopra una nave: essi salpa-<br />

rono per Cipro ed il patriarca ortodosso morì in quell'isola quasi imme-<br />

diatamente dopo il suo sbarco, l'il novembre 617 dell'È. V. (Butler, 79).<br />

La partenza precipitosa dei due maggiori rappresentanti dell'autorità civile<br />

militare e religiosa dell'impero, prima della caduta della città, rivela in-<br />

dubbiamente come essi non potessero più contare su alcuno e come tutta<br />

la popolazione parteggiasse per il nemico.<br />

§ 153. — Con la caduta di Alessandria, i Persiani divennero padroni<br />

di tutto l'Egitto: una parte della popolazione della città fu trasportata in<br />

Persia, e si vuole che al principio dell'anno 618 dell'È. V. venissero solennemente<br />

consegnate le chiavi della metropoli egizia al re Khusraw<br />

(Butler, 80). I nuovi signori dell'Egitto adottarono tutta l'amministra-<br />

zione civile e fiscale che esisteva nella provincia, lasciando al loro posto<br />

tutti gl'impiegati: l'ignoranza della lingua e dell'organamento amministra-<br />

tivo impose ai vincitori siffatta misura, che fu poi inconsapevolmente imi-<br />

tata, o meglio imposta dalle circostanze anche più tardi, quando avvenne la<br />

conquista araba.<br />

Alcuni scrittori hanno voluto sostenere che i Persiani venissero accolti<br />

come redentori dai Copti. Il Butler (81-82) si dà molta pena per infirmare<br />

la verità di tale affermazione, adducendo molte prove dalle fonti, con le<br />

quali deduce aver i Persiani inflitto danni rilevanti ai Copti durante l'in-<br />

vasione. La narrazione del patriarcato di Andronicus nella storia di Se-<br />

verus è una storia di tutte le infamie commesse dai Persiani e dei danni<br />

da loro inflitti alle chiese ed ai conventi con l'aiuto degli Ebrei. Pare indiscutibile<br />

che i Persiani commettessero molte ingiustizie e violenze, ma<br />

non sappiamo fino a qua! punto le nostre fonti abbiano, in odio ai pagani<br />

adoratori del fuoco, esagerato i fatti: né conosciamo se qualche classe della<br />

popolazione, almeno prima dell'immediata invasione, edotta del contegno<br />

benevolo dei Persiani verso i Monofisiti in Siria, e della loro ferocia contro<br />

gli ortodossi in Palestina e Gerusalemme, sospirasse la venuta dei Persiani,<br />

quale mezzo per liberarsi dai Grreci odiati. Potrebbesi perciò ritenere come<br />

probabile che i Copti desiderassero la venuta dei Persiani prima di cono-<br />

scerli, e divenutine poi i siidditi, li odiassero quanto i Greci: da ciò la storia<br />

delle persecuzioni. L'esperienza spesso rivela l'inanità, o meglio l'illusione,<br />

che si annida sempre nei nostri desideri.<br />

76.


18. a. H. §§ 153^ 154.<br />

Il Butler (89) sostiene che probabilmente l'Egitto divenne provincia ^3. a. H.<br />

persiana solo dopo tre anni di conquista, e calcola che il dominio persiano dizioni deii'Egit-<br />

dm-asse in tutto dai dieci ai dodici anni:^egli però arguisce da varie ra- to alia vigilia dei-<br />

, . T» p. £ "• 1 il -, la conquista aragioni<br />

che i l'ersiani, se pui-e nirono leroci durante la conquista, governa- (,a.i<br />

rono poi con una certa moderazione e non si abbandonarono a selvaggie<br />

devastazioni. Pare che fossero tolleranti in materia religiosa, e come in Pa-<br />

lestina Modestus ebbe licenza dal Khusraw Barwiz di restaurare la chiesa<br />

di Gerusalemme, così in Egitto il Patriarca copto (Andronico) fu lasciato in<br />

pace ed autorizzato a dimorare non disturbato in Alessandi'ia fino al giorno<br />

della sua morte. Degno di nota è che il Patriarca ortodosso, Giorgio, rap-<br />

presentante della religione ufficiale di Costantinopoli, e dipendente perciò<br />

dall'imperatore, non è nemmeno menzionato (Bjutler, 170j: dobbiamo con-<br />

cludere che a lui fosse vietato l'accesso in Egitto, perchè giustamente con-<br />

siderato come agente politico e spia dell'imperatore: forse il Patriarca non<br />

osò nemmeno presentarsi, ben sapendo Faccoglienza che avrebbe avuta dalle<br />

autorità persiane.<br />

Queste ultime, come già si disse, avevano oramai molta esperienza dei<br />

Cristiani, e sapevano perfettamente quali e quanti scismi dividessero i se-<br />

guaci di Cristo e quali e quanti fossero gli odi ispirati talvolta da tenui<br />

differenze di dottrina. Governando quindi l'Egitto erano ben consapevoli<br />

in qual mism-a i Monofisiti egiziani odiassero gli ortodossi di Costantino-<br />

poli, e come perciò nulla avessero a temere dai primi. L'Egitto si adagiò<br />

sotto il dominio sassanida con quella stessa acquiescenza con la quale aveva<br />

languito per secoli sotto lo scettro di Bisanzio: durante l'occupazione per-<br />

siana nulla avvenne secondo le scarsissime fonti nostre, che meriti un<br />

cenno. L'unico fatto che dobbiamo ricordare è la morte del patriarca monofisita<br />

copto Andronico, perchè a lui successe il patriarca Beniamino, uomo<br />

ancora giovane, forse appena trentacinquenne, nel gennaio del 623 È. V.<br />

(Butler, 170). Egli è il patriarca copto dell'ultima persecuzione, e quello<br />

che vide l'avvento degli Arabi. Possiamo aggiungere che due anr^i prima, \<br />

nel 621 dell'È. V., era nominato patriarca ortodosso d'Egitto quel Giorgio,<br />

al quale si è accennato; ma non occorre dire altro per ora dacché pare<br />

che egli non mettesse mai piede nella sua diocesi, nemmeno dopo la riti-<br />

rata dei Persiani.<br />

§ 154. — Nel 622 dell'È. V". Eraclio, come avemmo già occasione di<br />

narrare, cominciò la grande campagna sessennale, con la quale finalmente<br />

potè fiaccare le forze del re sassanida e costringerlo a rientrare nei suoi<br />

domini: noti ripeteremo quello che già narrammo per sommi capi (con-<br />

fiontisi 12. a. H., §§ 253 e segg.), diremo solo che le milizie persiane<br />

77.


§§ 164, 156. 18. a. H.<br />

'8. a. H. j,i Egitto pare non prendessero \ eruna paite diretta alla lanipagna, ma<br />

dizioni deirEgit- ^'^t' quandi) Eraclio potè aitine portare i suoi col])! terribili al cuore stesso<br />

to alla vigilia del- dell'impero sassanida, le membra più lontane del vasto organismo comin-<br />

la conquista ara- ,. j^- i j. i i i<br />

• • • -i<br />

jj^i eiarono a sentirne profondamente le conseguenze: ebbe principio il pro-<br />

cesso di riconcentramento e di abbandono degli avamposti più avanzati,<br />

ossia delle schiere sotto le mura di Costantiin)poli e quelle stanziate sulle<br />

rive del Nilo. Quando poi P^raclio potò finalmente ferire a morte il colos.so<br />

sassanida, e precipitarlo nella massima confusione, la guerra civile, la morte<br />

del pazzo sovrano Khusraw Barwiz, e tutti i disastri e le difficoltà politiche<br />

sortirono per effetto l'immediato ritiro delle milizie persiane dalla valle ni-<br />

liaca senza che Eraclio vi mandasse pur un solo soldato a scacciarlo. L'ef-<br />

fimero impero sassanida su tutta l'Asia romana rovinò con quella stessa<br />

rapidità con cui era nato. I Persiani si affrettarono a ritornare in pati-ia,<br />

dove tutto era a soqquadro, dove nessuno sapeva più chi fosse al go\ ernti,<br />

dove ardeva la guerra civile da un'estremità all'altra: le milizie sassanide,<br />

limaste ancora in Siria sotto Salirbaràz, non volevano riconoscere il nuovo<br />

sovi'ano Sirwayh, il parricida. Alle sventure precedenti si aggiungeva la<br />

minaccia di altri disastii. di altre complicazioni ancora più temibili.<br />

Non sappiamo come avvenisse il ritiro dei Persiani dall'Egitto, e come<br />

e quando a'Ì si ristabilisse il dominio bizantino, perchè su questo periodo,<br />

allo stesso modo che su quello immediatamente precedente, scarseggiano<br />

quasi del tutto le fonti per la storia dell'Egitto. L'unica che avrebbe po-<br />

tuto darci ampi ragguagli, la cronaca di Giovanni di Niqyùs, ha precisa-<br />

mente qui la grande lacuna già da noi lamentata.<br />

Il Butler (171-172) non crede che la guarnigione greca rioccupasse<br />

l'Egitto prima dell'anno 629, perchè la pace tra la Persia e Costantinti-<br />

poli fu conclusa soltantcj nel 628 dell' E. V. Il cronista ecclesiastico Se-<br />

verus afferma esser i Persiani rimasti in Egitto per sei anni ancora dopo<br />

l'elezione del patriarca copto Beniamino (Butler, 173, nota Ij: se questa<br />

notizia .è vera, i Persiani avrebbero abbandonato l' Egitto solo dopo la con-<br />

clusione della pace. Il Butler suppone (perchè non abbiamo notizie a questo<br />

proposito) che nell'inverno 628-629 Eraclio mandasse in Egitto un esercito<br />

per rioccupare regolarmente il paese (Butler, 174).<br />

§ 155. — Il fatto più saliente delle vicende egiziane dopo la rioccu-<br />

pazione bizantina fu la nomina di Ciro, già vescovo di Fasi nel Caucaso,<br />

all'arcivescovado di Alessandria, con pieni poteri e religiosi e militari.<br />

Sappiamo che Ciro si recò ad Alessandria nell'autunno del 631 e che<br />

contemporaneamente al suo arrivo colà, il patriarca copto Beniamino prese<br />

la fuga e si ascose nel deserto dopo aver tenuta un'assemblea di preti e<br />

78.


18. a. H. § 155.<br />

laici e dopo aver scongiurato i presenti a rimanere saldi nella fede fino alla 18 a- "•<br />

j. /T> i. 1 ì-ra lEGITTO. -<br />

\ Le conmorte<br />

(Butler, 176 e segg.).<br />

dizioni dall' Egit-<br />

Siffatta versione, che noi dobbiamo alla stoi-ia dei patriarchi copti di toaiia vigilia dai-<br />

Alessandria. scritta da Severus. ci presenta un singolare stato d'animo in ^al<br />

Egitto, vale a dire che da essa traluce come bastasse la comparsa del rap-<br />

presentante della dottrina religiosa dell' imperatore Eraclio, perchè il clero<br />

copto fosse preso dal panico, ed il capo di esso fuggisse nel deserto qua-<br />

siché la permanenza sua in Alessandria costituisse rischio, di apostasia o<br />

morte. Se la notizia è esatta, noi dobbiamo arguire che prima ancora del<br />

suo aiTivo, già i Copti avessero chiaramente idea delle intenzioni e dei<br />

mezzi elle il patriarca ortodosso avrebbe impiegato, per mettere in atto sif-<br />

fatte intenzioni. Come i Copti lo sapessero non ci è detto dalle magre fonti:<br />

la versione mi sembra anzi tanto singolare, che esiterei ad accettarla let-<br />

teralmente, come fa il Butler, e riterrei che sia avvenuta una di quelle<br />

•colite anticipazioni di eventi, proprie a tutte le tradizioni popolari. I cro-<br />

nisti copti hanno tendenziosamente ingigantito quanto avvenne di poi, so-<br />

spinti da profonde passioni religiose e dall'odio inestinguibile verso i Greci<br />

e la fede che professavano. Nondimeno, pur accogliendo la notizia come<br />

esagerazione tendenziosa, essa ci rappresenta lo stato d'animo dei Copti<br />

ed il modo con il quale essi giudicavano ed apprezzavano gli atti del<br />

governo di Costantinopoli.<br />

Si vuole che Ciro venisse investito dell'autorità religiosa, civile e mi-<br />

litare (Butler, 179. 516 e segg.), e ricevesse l'ordine di diffondere ed im-<br />

porre il nuovo dogma ufficiale del Monoteletismo, che doveva fondere in<br />

una fede sola i duofi.siti ed i monofisiti. Il risultato fu, come ben si<br />

dovrebbe intendere, assolutamente negativo, perchè destò opposizione<br />

tanto nel campo ortodosso, quanto in quello etex'odosso e la politica reli-<br />

oiosa di Eraclio, invece di diminuire, aumentò di cento doppi il numero<br />

iei suoi nemici religiosi e le difficoltà nello svolgimento della sua poli-<br />

tica interna.<br />

Ciro dunque tenne un concilio in Alessandria e perorò la causa del<br />

Monoteletismo, senza curarsi che aveva tra gli avversari ed oppositori lo<br />

stesso patriarca ortodosso di Gerusalemme, il dotto e pio Sophronius: la<br />

missione di Ciro doveva essere di pace, egli doveva far scomjDarire ogni<br />

conflitto religioso ed ogni eresia con un mezzo termine che appagasse gli<br />

scrupoli dottrinari tanto degli uni che degli altri. La sua perorazione sortì<br />

invece un effetto contrario, e ne vennero una opposizione profondamente<br />

jstile e tenace e lo scoppio di passioni più ardenti e cieche, e persecuzioni<br />

più crudeli di quello che mai fossero state per il passato.<br />

79.


18- a- H-<br />

[EGITTO.- Le con-<br />

g§ 155. 16. lo- 3" H.<br />

Il Butler (180-181) nel iiariarc l'esito iiileliio dolla pretesa missione<br />

a j- •<br />

•<br />

n>- V i ^ • xx ,<br />

dizioni dell' Egit- paoifioa di Ciro, si maraviglia quasi che questa non riuscisse, e getta la<br />

ioaiiavigiiiadei- colpa sii ambedue le parti, suggerisce cioè che Ciro debba esser stato pre-<br />

dai potente, e ciechi ed intrattabili i Copti. Nel contentarsi di queste brevi<br />

osservazioni egli mostra di non tener conto delle ragioni intime e profonde<br />

di tutto il perenne conflitto religioso-nazionalista tra gli Egiziani ed il go-<br />

verno di Costantinopoli. Anche se Eraclio avesse trovato la forinola più<br />

ossequiosa ai dogmi copti, essi non l'avrebbero mai accettata, perchè mai<br />

avrebbero acconsentito a dipendere religiosamente da Costantinopoli, (xici<br />

si disse come il divario di fede fosse la forma allora consueta con la quale<br />

si esplicava la sorda, direi quasi inconscia, ma certo irresistibile, tendenza<br />

separatista degli Egiziani. Essi non potevano comprendere, né desiderare<br />

una indipendenza politica, perchè mancavano di tutto per ottenerla e con-<br />

servarla: erano in" compenso gelosissimi della indipendenza religiosa, alla<br />

quale tenevano quanto altri avrebbero tenuto alla loro indipendenza na-<br />

zionale.<br />

§ 156. — Il tentativo di Eraclio doveva quindi necessariamente fal-<br />

lire anche più sicuramente che non fallisse in Siria ed in Palestina: e vano<br />

doveva riuscire lo sforzo di Ciro di piegare con l'intimidazione 1 Copti ad<br />

accettare le vuote formole sofistiche del dogma monoteletico.<br />

Se consideriamo gli eventi da questo punto di vista, comprendiamo<br />

le ragioni che mossero Beniamino, il patriarca copto, a fuggire da Ales-<br />

sandria prima della venuta di Ciro: egli non fuggì per timore di essere<br />

ucciso o perseguitato: ciò sarebbe stato atto poco generoso e bello. Egli<br />

volle allontanarsi da Alessandria, perchè sapeva qviali erano le istruzioni<br />

di Ciro e non voleva in alcun modo nemmeno intavolare trattative con<br />

lui per la fusione delle due chiese. Egli era ben consapevole che i Copti<br />

mai aATi'ebbero accettata la fusione, alla quale certamente egli stesso come<br />

copto e patriarca era pai'imenti contrarissimo e forse il più avverso di tutti:<br />

era perciò importante che egli mai si trovasse con Ciro e togliesse perciò<br />

a questo ogni mezzo di trattare poysonalmente con il capo della chiesa<br />

copta. Nell'assenza del patriarca Beniamino, era vano iniziare trattative<br />

con il clero, perchè, tranne il caso di creare un nuovo scisma nella chiesa<br />

copta, il clero non poteva prendere verun accordo con Ciro, e tutti i conati<br />

di questo necessariamente riuscivano vani ed inutili: la scomparsa del pa-<br />

triai'ca copto prima dell'arrivo del plenipotenziario bizantino per quest'ul-<br />

timo equivalse ad una dichiarazione di guerra.<br />

L'insuccesso di Ciro fu evidente fin dal principio: nessuno volle nemmeno<br />

trattare con lui la questione religiosa: gli ortodossi stessi fecero tutto<br />

80.<br />

V


18. a. H. 150. 157.<br />

«]uello che era possibile per indurlo a desistere dal tentativo; ma invano, iS- ^- ^<br />

perchè Ciro volle fare la prova a dispetto di tutto: i Copti apertamente dizioni dell' Egit-<br />

e risolutamente si rifiutarono di prendere in considerazione l'ai-tificioso ac- toaiiavigiiiadei-<br />

comodamento, che nascondeva non già un interesse nella felicità spii-itualo ba.]<br />

dei Copti, ma sibbene un desiderio di unificare la chiesa cristiana a solo<br />

ed unico profitto dell'autorità politica e spirituale del patriarca di Costan-<br />

tinopoli e dell'imperatore bizantino, di cui il patriarca era la creatura.<br />

Vista la sua cattiva riuscita, Ciro abbandonò i mezzi pacifici della per-<br />

suasione oratoria e della logica sofistica, e, sia per dispetto, sia perchè cre-<br />

desse realmente di domare i Copti, si abbandonò alla politica ben pericolosa<br />

e sempre inetìScace della persecuzione. Ebbe allora principio la grande per-<br />

.secuzione dei Copti, cominciata, crede il Butler (183), uno o due mesi<br />

dopo il Concilio di Alessandria nell'ottobre del 631 È. V., e terminata so-<br />

lamente con l'invasione araba.<br />

§ 157. — I particolari della persecuzione non hanno rilievo per il<br />

nostro speciale argomento: come e fino a che punto Ciro insevisse contro<br />

i Copti sono incidenti propri d'una storia religiosa dell'Egitto e si possono<br />

leggere, ampiamente riassunti, nel bel lavoro del Butler (183 e segg.j.<br />

A noi importa però rilevare che la persecuzione tii realmente rigorosa ed<br />

a volte ben crudele: pare accertato che in cei-te circostanze il patriarca<br />

Ciro, o forse più correttamente i suoi dipendenti ed agenti, non esitassero<br />

di ricorrere perfino alla tortura: in alcuni casi, come risulta da un brano<br />

della cronaca di Giovanni di Niqyùs (pag. 566), molte persone fiu'ono mandate<br />

a morte dai soldati, senza giudizi di sorta. Questi furono nondimeno<br />

i casi estremi e non sembrano essere stati tì-equenti: talvolta l'azione ener-<br />

gica e sanguinosa del governo fu motivata da una pretesa rivolta o un<br />

tentativo di rivolta politica : gli uccisi sono accusati di aver attentato alla<br />

vita del patriarca Ciro. Questa accusa però deve essere stata un semplice<br />

pretesto per la feroce repressione.<br />

Dalle fonti parrebbe doversi arguire che durante tutti e dieci gli anni<br />

dell'amministrazione di Ciro infierisse la persecuzione con maggiore o mi-<br />

nore violenza: l'atto compiuto dai difensori di Babilonia al momento della<br />

resa della fortezza nelle mani degli Arabi (cfi'. Niqyùs, pag. 567) comprova<br />

come la persecuzione durasse fino all'arrivo degli Arabi e fino agli ultimi<br />

momenti del governo bizantino. È possibile che le nostre fonti copte ab-<br />

biano esagerata la ferocia della persecuzione, descrivendocela come conti-<br />

nuata, illogica e crudelissima, con vera ecatombe di fedeli monofisiti. E però<br />

oltremodo probabile che, se avessimo i documenti di fonte bizantina, sapremmo<br />

meglio le ragioni di certi atti feroci, dei quali i Copti, in odio<br />

81.<br />

11


'8- 3- H.<br />

lEGITTO.-Lecon- ,<br />

§§ 157, i5«. 18. a. H.<br />

Si consideri che tutta la popo-<br />

motivi. ;,i l^l,.,, tìpprossori. Iiamu) taciuto i<br />

. ,,,.,,• ^ -^ , . ,. , . , ,<br />

dizioni dell' Egit- laziouc (li'U K


18. a. H. §§ 158, 159. '<br />

più tenaci di resistenza e forse anche la speranza di un ritorno dell'Egitto ^Q- a- h.<br />

^ .,,.., •<br />

,<br />

1 ^ 7 • (EGITTO.- Le consotto<br />

il dominio barbaro e pagano, seppure violento e rapace in materia dizioni dell' Egitfiscale.<br />

In Siria l'invasione aveva arrecato ingenti danni materiali, ma era to alia vigilia dei-<br />

. . -,<br />

T T<br />

-,..,.. 1<br />

-,, . la conquista aragià<br />

noto a tutti che lo spinto del nuovo dominio m Asia era tollerante in ^,3<br />

religione, per la indifferenza dei conquistatori riguardo alla fede dei sud-<br />

diti, e finché pagavano regolarmente i tributi imposti. Se quindi sarebbe<br />

forse esagerare il vero l'affermare che i Copti sospirassero un'invasione<br />

araba che li liberasse dai Bizantini, noi crediamo di trovarci al vero per-<br />

fettamente consoni, ritenendo che i Copti contemplassero con sentimenti<br />

forse di timore, ma certo non di avversione, la possibilità di un mutamento<br />

di governo. Le circostanze poco chiare della partenza di 'Amr b. al-'As per<br />

l'Egitto mi fanno sospettare che qualche copto, esule forse dalla patria perchè<br />

fuggito dalle persecuzioni bizantine, facesse intendere all'accorto generale<br />

arabo lo stato reale dell'Egitto e gliene suggerisse la conquista.<br />

Lasciando per ora siffatti argomenti, sui quali avremo a ritornare, sarà<br />

opportuno prender nota di un aspetto speciale del conflitto tra ortodossia<br />

e monofisismo in Egitto: noi cioè ci saremmo attesi di vedere nei docu-<br />

menti copti una menzione esplicita del Monoteletismo ufficiale e di sen-<br />

tirci descritta la persecuzione come tentativo d'imporre tale credenza ai<br />

Monofisiti dell'Egitto. I documenti copti non fanno però menzione alcuna<br />

del Monoteletismo: per loro esso non esiste e si tratta sempre della orto-<br />

dossia solita rappresentata dal governo di Bisanzio.<br />

Siffatto atteggiamento dei Copti è tipico: nulla vale meglio a stabi-<br />

lire lo stato degli animi loro. Per essi la questione non fu mai di prendere<br />

in esame la dottrina del governo: il semplice fatto che la dottrina, qua-<br />

lunque essa fosse, proveniva dalle autorità governative, bastava perchè essa<br />

ritenesse condannata e non meritevole nemmeno di menzione. Con tali<br />

genti era impossibile ragionare, e non esitiamo ad affermare che Ciro, per<br />

poco intelligente che fosse, deve aver compresa l' inutilità assoluta della<br />

nuova formola religiosa, come mezzo di unione della fede ufficiale con<br />

(quella eterodossa dei Copti: è quindi probabile che, dopo un certo tempo,<br />

lo stesso Ciro non si curasse più tanto di divulgare una formola teologica<br />

piuttosto che un'altra, ma che quasi inavvertitamente trasformasse la per-<br />

secuzione religiosa in una vera e propria repressione di carattere politico,<br />

quasiché la tenacia dei Copti nel non voler mutare fede fosse, anche nelle<br />

sue manifestazioni di passiva resistenza, un atto di ribellione all'autorità<br />

ed alla volontà dell' Imperatore.<br />

§ 159. — Dalle espressioni usate dal Butler (191) risulta che, a suo<br />

modo di vedere, la persecuzione durò non interrotta durante tutta l'am-<br />

88.


g 160. 18. a. H.<br />

'8- a. H. niinistrazione di Ciro: ogli si fonda .specialmente sulle parole di (riovanni<br />

[EGITTO.- Le con- _ , ,, ,. i i i /->(• i -i •, • ,-, •<br />

dizioni dell' Egit- ••' Niqvus. dalle quali parrebbe che Ciro, dopo \l suo ritorno m hgitto,<br />

toaiia vigilia del- ossia uel G41 dell'Era Volgare, riprendesse a perseguitare i Copti, « ag-<br />

la conquista ara- •. •<br />

•<br />

i<br />

i /i\ -vt n t \ • t /• i i<br />


18. a. H. §§ 159^ 160.<br />

il dominio musulmauoi che in molte circostanze si rivelò talvolta nei secoli ^^- ^- ^•<br />

successivi anche più opjirimente, intollerante e crudele del governo bizantino. dizioni deii'Egit-<br />

Nulla però ci autorizza ad affermare che tali fossero i sentimenti to alia vigilia dei Copti dai-<br />

1 IH •<br />

• • 1 1 TI la conquista ara-<br />

.<br />

prima dell invasione musulmana, quando essi ignoravano del tutto quale ba.)<br />

sarebbe stato veramente il governo degli Arabi. Prima dell'invasione araba<br />

dobbiamo ritenere che per odio contro i Bizantini, a moltissimi Copti sor-<br />

ridesse l'idea di vedere i Greci stessi cacciati e crudelmente puniti dai pa-<br />

gani d'Arabia. Non fu, cioè, tanto un desiderio di passare sotto il dominio<br />

arabo, quanto una brama intensa di danneggiare i Bizantini; due senti-<br />

menti di natura ben diversa. Nel corso della storia della conquista araba<br />

avremo più d'una volta occasione di ritrovare questa disposizione di simpatia<br />

passiva dei Copti per gii Arabi, che infliggevano sì terribili perdite agli<br />

odiati Bizantini. Tale simpatia jDerdurò nonostante le inevitabili crudeltà<br />

e violenze degi" invasori. Non v'è dubbio che i Copti facilitarono grande-<br />

mente la conquista agli Arabi, e non sarei alieno dal ci'edere, come già<br />

dissi, che qualche nemico più accanito ed intraprendente del governo bizan-<br />

tino, forse in modo indiretto, rendesse noto nel campo arabo in Palestina<br />

il reale stato delle cose in Egitto, e facesse abilmente perorare da qualcuno<br />

la causa della conquista della provincia.<br />

Nota 1. — Per essere giusti dobbiamo però anclie ricordare che se crudeli ed ingiusti furono i<br />

rappresentanti del governo bizantino, i Copti stessi, in particolar modo il clero, furono implacabili e<br />

addirittura feroci, quando un egiziano passava alla fede ufficiale malchita. Così, per esempio, in alcuni docu-<br />

menti copti, pubblicati dall'Aniéliueau [JA., 1888, pag. 386-S87 1, si narra che un ecclesiastico copto monotìsita.<br />

di alto grado, nel visitare la sua diocesi scopre ohe un muratore copto si è convertito alla fede ortodossa:<br />

egli ordina che l'infelice, con tutta la famiglia, venga arso vivo di sorpresa nella sua stessa casa. Lo<br />

Araélineau giustamente pone in rilievo che, secondo altre fonti, i capi del clero copto facevano rego-<br />

lari perlustrazioni delle diocesi e davano la caccia a tutti i traditola della fede nazionale, sotto accusa<br />

iusidiosa, che fossero colpevoli di peccati comuni. L'Amélineau sospetta, che siccome l'autorità centrale<br />

bizantina non pare intervenisse in queste misure terroriste, che ricordano i fasti dell' inquisizione spa-<br />

gnuola, il clero copto avesse ereditato dal clero egizio antico alcuni diritti di giurisdizione interna,<br />

istituita dall'amministrazione dei Faraoni, appunto per consei'vare intatti i dogmi della fede nazionale<br />

e soffocare le eresie nel loro nascere.<br />

§ 1 60. — È notevole il fatto, che mai le fonti accennano a un aiuto<br />

giunto ad Eraclio dall'Egitto, mentre anche le fonti arabe ammettono la<br />

fuga in Egitto di comandanti greci e quella dei loro seguaci dalla Pale-<br />

stina. Ciò induce sicuramente a concludere che le guarnigioni egiziane di<br />

Bisanzio fossero molto deboli.<br />

In secondo luogo è degno di nota che le nostre fonti non espongono<br />

nessun motivo dell'invasione: se dovessimo credere alle tradizioni arabe,<br />

l'idea d'invadere l'Egitto venne al solo Amr b. al-'As: nessuno pare ci<br />

avesse pensato, ed il Califfo limar le era perfino contrario. Siffatte notizie,<br />

insufficienti, fanno sospettare l' esistenza di altre recondite ragioni, che<br />

probabilmente gli attori stessi furono desiderosi di tener nascoste. Dal con-


§§ ui^i, itii. J°- 3.. H.<br />

16. a. H. testo dei fatti, dalla maniera precipitosa con cui avvenne rinvasiono, a di-<br />

dizioni deirEgit-<br />

«petto quasi del Califfo, e con forze irrisorie, mi pare lecito supporre che 'Ami-<br />

toaiiavieiiia del- h. al-'As agisse di propria iniziativa, forse perfino all'insaputa del Califfo,<br />

^conqui a r<br />

^^^ ^^^^^ osscr da lui trattenuto (ofr. § 17G). La precipitazione di Amr si può<br />

*<br />

spiegare con il fatto che egli, come si disse, avesse ricevuto, per vie ignote<br />

agli altri, informazioni sulla debolezza militare dell'Egitto e sulle disposi-<br />

zioni degli abitanti ostilissimi ai Greci: tali informazioni possono aver svig-<br />

gerito ad 'Amr il disegno di tentarne la conquista e carpirne tutto l'onore<br />

ed i vantaggi nuiteriali, prima che gli altri suoi colleghi ne fossero messi a<br />

giorno ed avessero presa la precedenza su lui. 'Amr, che era l'uomo più astuto<br />

del tempo suo, tenne queste informazioni per sé e non ne lasciò mai tra-<br />

pelar nulla ad alcuno per non diminuire i meriti dell'impresa, che egli poi<br />

seppe si felicemente menare a buon fine. La precipitazione intempestiva<br />

della partenza è dimostxata dalle varie versioni sul consenso di 'Umar.<br />

versioni inventate per giustificare la condotta di 'Amr e la debolezza del<br />

Califfo nel sanzionare quanto era avvenuto: così spiegansi inoltre le domande<br />

di soccorso inviate da 'Amr al Califfo, quando scoprì che si era illuso<br />

sulle forze del nemico.<br />

Con queste allusioni noi entriamo ora nella materia che più direttamente<br />

ci preme, vale a dire nella critica minuta della campagna di con-<br />

quista. Prima però di affi'ontare i gravi problemi che ci attendono, sarà<br />

necessaria un'altra digressione sommaria sulla graTe questione dell'iden-<br />

tità di al-Muqawqis, o al-Muqawqas, e sull'origine di questo nome singolare.<br />

EGITTO. — Il problema sull' identificazione della persona chiamata<br />

al-Muqawqis e sull'origine di questo nome.<br />

§ 161. — La conquista dell'Egitto presenta, al pari delle altre già da<br />

noi esaminate, parecchi intricati problemi di natura geografica e crono-<br />

logica; ma vuole il destino che agli ardui quesiti da risolvere se ne sia<br />

aggiunto uno nuovo che abbraccia e complica tutta intera la materia sto-<br />

rica ora da esaminare, vale a care il problema singolare della identità di<br />

una persona abbastanza misteriosa, che gli orientalisti europei, con tutta<br />

la loro ingegnosità e dottrina,' non sono riusciti ancora a porre definitiva-<br />

mente in chiaro. La difììcoltà principale risiede nel nome dato dalle fonti<br />

arabe a questo personaggio, nome d'altra parte ignorato da tutte le altre<br />

fonti, sicché tutto si riduce a trovare nelle notizie di provenienza non aral)H<br />

quella persona che meglio corrisponde all'appellativo, agli attributi e alle<br />

funzioni del misterioso personaggio, detto dagli Arabi al-Muqawqis,<br />

o al-Muqawqas. Con tale questione è perciò intimamente connessa<br />

86.


18. a. H. § 161.<br />

l'altra, parimenti importante, dell'origine del nome; perchè se fosse possibile<br />

stabilirne la genesi, l'altro problema dell'identità sarebbe grandemente faci-<br />

litato. Se questo al-Muqawqis avesse avuto una parte secondaria nelle vicende<br />

della conquista egiziana, le ricerche sulla sua identità sarebbero di natura<br />

più accademica che reale e pratica, e sarebbe bastato un breve cenno. Ha<br />

voluto però la sorte che questo al-Muqawqis, al dire delle fonti arabe, fosse<br />

il personaggio più importante di parte greco-egizia, colui che trattò nien-<br />

temeno la resa finale dell' Egitto, e che, per ragioni da esaminarsi in ap-<br />

presso, figura perfino come persona assai benevolmente disposta alla causa<br />

degli Arabi, tanto politicamente che in materia religiosa. L'identificazione<br />

di al-Muqawqis presentasi quindi come uno dei principali quesiti dell'in-<br />

vasione araba in Egitto. La soluzione del problema richiede speciale pru-<br />

denza, perchè da quanto precede risulta chiaro come una ricostruzione sto-<br />

rica della conquista non potrebbe reggere, se fondata sopra una erronea<br />

identificazione di al-Muqawqis: un errore di siffatto genere troncherebbe uno<br />

dei più importanti legami tra le fonti arabe e quelle cristiane, bizantine,<br />

copte e via discorrendo.<br />

Tutti sono d'accordo, come osserva giustamente il Butler (508), nel<br />

ritenere che al-Muqawqis abbia avuto una parte direttiva nei negoziati<br />

che portarono alla sottomissione dell'Egitto, e che egli sia il personaggio<br />

principalmente responsabile dei patti della resa: a questo punto però cessa<br />

ogni accordo. La sua identità, il suo nome, la sua nazionalità, la carica<br />

che occupava e perfino il significato del titolo che portava, sono tutti sog-<br />

getti assai controversi, discussi e risoluti in modi diversi da ogni scrit-<br />

tore; alcuni, infine, non risoluti affatto. Alla confusione dei critici moderni<br />

corrispondono le confusioni e le più patenti contraddizioni ed assurdità tra<br />

gli stessi cronisti ai"abi che ci riportano le notizie. È evidente che perfino<br />

gli scrittori più antichi che noi possediamo, all'età in cui scrivevano, igno-<br />

ravano la vera identità della persona di al-Muqawqis.<br />

Il problema è stato discusso dal Von Ranke ( eltgeschichte, I,<br />

pag. 142 e segg.), dal De Goeje (Études dédiées a Leemans, Leiden<br />

1885), dal Karabacek (Mittheilungen Samml. Pap. Rainer, I,<br />

pag. 1-11), dall'Amélineau (J. A., sèrie Vili, tom. XII, pag. 389 e segg.),<br />

dal Lane Poole (Egyptinthe Middle Ages, pag. 6, nota 2), dal Milne<br />

(Eg3pt under Roman rule, pag. 224), e, in fine, dal Butler (508-526);<br />

il quale, in una lunga appendice, esamina minutamente il problema, con<br />

copia di argomenti e documenti come nessun altro fece prima di lui, ar-<br />

rivando alla conclusione che al-Muqawqis sia precisamente il patriarca or-<br />

todosso di Alessandi'ia. Ciro.<br />

87.<br />

13. a. H.<br />

[EGITTO.- Il problemasull'iden-<br />

tificazione della<br />

persona chiamata<br />

al-Muqawqis<br />

e sull'origine di<br />

questo nome.]


18. a. H.<br />

[EGITTO. - Il problemasull'iden-<br />

tificazione della<br />

persona chiamala<br />

al- Muqawqis<br />

e sull'origine di<br />

questo nome.]<br />

161, 162. 18. a. H.<br />

Lo studio del Biitler su al-Muqawqis<br />

ì' un saggio di ciitiia a( iita e<br />

geniali', ilie inclita di essere accolto con la mas.sima simpatia, ed a no.stri><br />

modi) di vedere è finora il tentativo più felice per risolvere l'enigma. Per<br />

r identità di al-Muqawtiis con il patriarca Ciro le ragioni addotte dal<br />

Butler sono molte, ed in parte nuove ed in genere meritevoli di simpa-<br />

tica considerazione. Su questa parte del problema mi pare che la sua tesi.<br />

con qualche modifica nei particolari, possa essere accettata provvisoriamente<br />

in mancanza di altra soluzione migliore che chiarisca i punti ancora oscuri<br />

ed indecifrati. Egli però non riesce a dimostrare, in modo convincente, l'ori-<br />

gine del nome al-Muqawqis (•), né risohe tutte le dithcoltà.<br />

Sarà bene quindi riassumere i migliori tentativi fatti per risolvere<br />

l'enigmatica questione, ed aggiungere infine quelle poche i)Sservazioni che<br />

a noi sono suggerite dal problema, premettendo però fin da ora che non<br />

riteniamo ancora risoluto il problema stessp, e che non crediamo tal cosa<br />

possibile allo stato attuale delle nostre fonti.<br />

Nota 1. — Secondo ibn Màkiilà, citato da al-Nawawi, il nome lismi di al-Miiqawqis era (ima):!<br />

(Nawawi, 577).<br />

ibn Hagai- lo chiama Gurayg b. Mina b. Quri)ub, o (ìurayu; b. (^luqub. a m i r al-Qiibt in Mi-.i<br />

(Ha^ar, III, 1090), cfr. § 166, n.' 1.<br />

§ 162. — Il De Goeje nel suo breve articolo del 1885 (De Mokaukis van<br />

Ègypte), dopo aver riassunto quel che le fonti arabe narrano del Muqawqi.s.<br />

rappresentandolo non come capo spirituale, ma solo quale governatore o<br />

esattore, lo identifica con Giorgio figlio di Menas, governatore dell'Egitti<br />

inferiore a nome di Eraclio, fondando la sua induzione su quattro passi della<br />

cronaca di Giovanni di Niqyùs (pag. 439, 454, 457, 465), ove si parla dei rap-<br />

porti tra questo Giorgio e 'Amr b. al-'As. Avverte però che gli Arabi devono<br />

presto aver confuso il vero Muqawqis con il patriarca Giorgio o il successore<br />

di lui Ch'o.<br />

Il contributo apportato dall'Amélineau alla soluzione del problema<br />

(cfi'. Fragments coptes poiir f jrvir à l'histoire de la conquéte de l'Egypti'<br />

par les Arabes, in JA., serie Vili, voi. XII, 1888, pag. 361-410), è assai im-<br />

portante: egli ha trovato due documenti copti del tempo dell'invasione araba,<br />

nei quali si narrano le violenze commesse nel Fa} yùm da Kaukhios (Mpkau-<br />

khios), pseudo-arcivescovo (sic), cioè patriarca malchita di Alessandria {sic)<br />

a danno di un santo asceta copto per nome Samuele, che non voleva rinnegare<br />

la sua fede monofisita (pag. 363-368). Poi adduce vm sinassario copto scritto<br />

in lingua araba, nel quale lo stesso episodio è narrato riguardo alle stesse<br />

persone; ma invece di Kavikhios abbiamo al-Muqawqis. Dunque il personaggit'<br />

chiamato al-Muqawqis dagli Arabi portava il nome di Kaukhios pressoi Copti.<br />

Per di più nel sinassario copto redatto in arabo al-Muqawqis è descritto come


18. a. H. §§ 162, 163.<br />

un batriq, ossia patrizio; lo stesso sinassario, redatto invece in etiopico,<br />

ha il nome al-Muqawqis. e lo descrive come patriarca e preposto alle finanze<br />

dell'Egitto fpag. 399). L'Amélineau ha anche osservato (pag. 401 j che nei<br />

patti chiesti da al-Muqa\vqis ai vincitori arabi, come vedremo più avanti, v'era<br />

quello di esser sepolto nella chiesa di San Giovanni d'Alessandria: questo era<br />

un privilegio proprio dei patriarchi. Degna di nota è l'osservazione dell'Amé-<br />

lineau, che nella cronaca di Giovanni di Niqyus non si fa mai menzione di al-<br />

Muqawqis (pag. 403). Infine rileveremo un'altra fonte copta, citata dal mede-<br />

simo orientalista S'ancese, ossia la vita di Snoudi, pure un santo copto, biografia<br />

scritta nel 685-690 dell' E. V., e perciò antichissima. In questa fonte, in forma<br />

di profezia, messa in bocca al santo, si narrano eventi storici già trascorsi, e<br />

si afferma come tra la ritirata dei Persiani e l'ingresso degli Arabi in Egitto<br />

avrebbe dorainato un personaggio investito della doppia autorità civile e reli-,<br />

giosa, costruttore di fortificazioni, persecutore accanito dei Copti monofisiti.<br />

che saranno in avvenire costretti a fuggire nel deserto (pag. 404-405j. Un<br />

altro passo del sinassario copto, scritto in arabo, descrive al-Muqawqis come<br />

il wazir ed il batriq dell'Egitto (pag. 405 e nota 1).<br />

Da questi fatti l'Amélineau trae la conclusione che al-Muqawqis sia<br />

un personaggio sostituito al patriarca Cii'O quando il governo di Bisanzio<br />

non fii più contento dell'opera di Ciro stesso (pag. 406). Non gli riesce però<br />

di citare una sola fonte per confermare tale sostitvizione e per specificare<br />

più accuratamente chi egli fosse. Ciò che gli sembra ormai sicuro, dai nuovi<br />

documenti da lui addotti, è che al-Muqawqis fii contemporaneamente rive-<br />

stito della potestà ecclesiastica e del potere politico. Ritiene l'Amélineau<br />

che al-Muqawqis sia un termine di derisione (pag. 407-408), ossia l'uomo<br />

che ha fatto ovvero che riscuote ilkauchon o kauchion. una piccola<br />

moneta di rame di poco valore, in uso nell' impero bizantino ai tempi di<br />

Giustino icfi'. Due auge sotto -/.aO/ov).<br />

§ 163. — È palese da questo breve riassunto, che le conclusioni dello<br />

Amélineau non sono pari in valore alle notizie da lui raccolte, e che queste<br />

sembrano invece convergere alla induzione che al-Muqawqis e Ciro siano<br />

la stessa persona. Egli stesso non ha visto, non ha compreso tutto il peso<br />

della sua osservazione, che la cronaca di Giovanni di Niqyus ignora al-Mu-<br />

qawqis, perchè avrebbe potuto aggiungere come vari atti attribuiti dal cro-<br />

nista copto a Ciro, dai cronisti arabi sono attribuiti invece ad al-Muqawqis.<br />

Noteremo solo, per finire, che in uno dei due testi copti, citati dall'Amé-<br />

lineau, abbiamo menzione (pag. 372) di un Mina, vescovo copto monofisita<br />

del castello di Babilonia, contemporaneo di Beniamino, il patriarca copto:<br />

questo nome ne ricorda uno dato dagli Arabi ad al-Muqawqis, cioè il figlio<br />

89. 12<br />

18. a. H.<br />

EGITTO.- Il problema<br />

suir Iden-<br />

tificazione della<br />

persona chiamata<br />

al-Muqawqis<br />

e sull'origine di<br />

questo nome.]


§§ i69-ifi5. 18. a. H.<br />

18. a. H. ,ij Mina, ronfundoudu in una due persone diverse. Anche Giovanni di Niqyus<br />

biema sùii'iden- ' P^g-<br />

^^'^O, 674, 677, 686) ha un Menas generalo bizantino e prefetto, passata)<br />

tificazione della poi al servizio dei Musuhnani.<br />

persona chiama- .., , . . n • ^• • t ^ k < ì<br />

ta ai-Muqawqis ^ '^ I"! Sicuramente contusione di nomi e di persone: gli Arabi iianno<br />

e sull'origine di tbrso contuso il patriarca Ciro con il vescovo di Babilonia Mina, e con Menas<br />

generale bizantino: è possibile che la resa di Babilonia sia stata conclusa da<br />

Mina, il vescovo di quella città, mentre il trattato generale dopo la prima<br />

resa di Alessandria è noto che fu opera di al-Muqawqis (Ciro).<br />

§ 164. — Il Lane-Poole ammette la possibilità che un al-Muqawqis<br />

abbia avuto che fare con il Profeta nel 628 dell' È. V., ma non crede possa<br />

essere la stessa persona di al-Muqawqis della conquista: egli perciò accetta<br />

la spiegazione del Karabacek (Mi tt he il., I, pag. 1-11), che il nome sia la<br />

corruzione dell'espressione greca \i.B'(ai)yr^z (gloriosissimo). Prf)pende in fa-<br />

vore dell'idea che al-Muqawqis sia la stessa persona di (ìiorgio, il prefetto<br />

menzionato da Griovanni di Niqyùs, il quale, per ordine di Amr, fece il<br />

ponte sul canale di Qalyùb; egli suppone altresì che possa essere il Giorgio,<br />

praeses di Aiigustamnica (Mi Ine, Egypt, etc, pag. 225), e il Giorgio<br />

figlio di Mina delle tradizioni arabe (Lane-Poole. 6-7, nota 2).<br />

Si osservi però subito che l'ambasciata del Profeta al primo al-Mu-<br />

qawqis è sicuramente una leggenda senza fondamento storico feti-. 6. a H.,<br />

§ 46): è quindi vana cosa ricollegare i due eventi. Il Muqawqis di Maometto<br />

è semplicemente un'anticipazione all'a. 6. H. di un personaggio<br />

storico del 19. H. Nell'anno *6. H. dominavano in Egitto i Persiani e non<br />

un governatore cristiano. Basta questa osservazione per distruggere il ca-<br />

rattere storico di un al-Muqawqis nel 6. a. H.<br />

§ 165. — Venendo ora finalmente allo studiosi! l'argomento quale ci<br />

è presentato dal Butler, dobbiamo dire che la prima parte del suo esame<br />

critico è propriamente debole. Egli non è padrone delle fonti arabe ed<br />

ignora il nesso ed il vero relativo valore dei singoli autori. Non fa uso,<br />

per esempio di ibn Abd al-hakam, la nostra fonte più antica sulla storia<br />

dell'Egitto musulmano, e si contenta di un cenno indiretto, parlando di<br />

al-Maqrizi (Butler, 612), e non avverte che tanto ibn Abd al-hakam,<br />

quanto al-Balàdzuri hanno molte tradizioni in comune, provenienti tutte<br />

dalla scuola tradizionistica egiziana. Egli parla di al-Tabari come d'unq<br />

storico originale, e sembra ignorare che è invece un semplice compilatore<br />

di tradizioni. Tale erronea concezione gli viene dall'aver considerata la ver-<br />

sione dello Zotenberg come equivalente all'originale arabo, il che è com-<br />

pletamente errato. Lo Zotenberg tradusse un rifacimento persiano del testo<br />

arabo, rifacimento in cui tutti gli isnàd sono stati soppressi, ed in cui<br />

90.


18. a. H.<br />

solo una piccola parte della cronaca originale è esposta al lettore. È quindi<br />

assolutamente improprio parlare di al-Tabari e della sua versione: se avesse "<br />

18. a. H.<br />

cioè soppresso il nome di al-Tabari, e più propriamente sostituito quello ^ sull'origine di<br />

dei suoi informatori. Il Butler non conosce poi affatto in quali rapporti si<br />

questo nome.]<br />

1 165<br />

biema suii'iden-<br />

consultato l'originale arabo, il Butler avrebbe certamente modificato varie tificazione delia<br />

parti di tutto il suo lavoro, oltre quella che tratta di al-Muqawqis; a^Tebbe ta ai-Muqlwqis<br />

trovi il testo di ibn al-AtJiìi" con quello di al-Tabari; e dal modo con cui<br />

cita il primo rivela d'ignorare che, per il periodo delle conquiste, ibn al-<br />

Athir è solo lui imperfetto e parziale epitomatore del testo tabariano. Non<br />

occorre insistere su questo punto debole del Butler, perchè la parte origi-<br />

nale e nuova del suo studio è' quella che riguarda i documenti copti: in<br />

essi egli rivela maggiore padi'onanza della materia.<br />

Dall'esame delle fonti arabe il Butler deduce che si debbano distin-<br />

guere tre persone: al-Muqawqis, abù Maryam ed al-A'rag ossia: tre nomi<br />

menzionati nelle tradizioni arabe. Cominciando con l'ultimo, al-A'ras:, o<br />

al-U'ayrig, egli sostiene che questa debba essere una corruzione prodotta<br />

da accumulati errori di copisti per il nome Grurayg, ossia, secondo il Bu-<br />

tler (513), il comandante della fortezza di Babilonia, Giorgio. Purtroppo<br />

non ci sembra possibile ammettere siffatta derivazione, per quanto essa ci<br />

sarebbe comoda: il nome di Giorgio era assai ben noto agli Arabi fin dai<br />

primi tempi, in fonti anche più antiche di quelle sulla conquista dell'Egitto:<br />

ed in queste il nome greco ha ritenuto sempre la sua forma Gurgis, Garaga<br />

e .simili, ma senza mai, nemmeno lontanamente, corrompersi in forme simili<br />

ad al-A'rag ed U'ayrig, due nomi schiettamente semitici. Gurayg corrisponde<br />

inoltre a Gregorio e non a Giorgio (cfr. Horovitz, Spuren Griech-Mimen,<br />

pag. 82). Il Butler sembra ignorare che il cognome al-A'rag è comunissimo<br />

nella letteratura araba, e significa « zoppo », e che per nessun' autorità, di<br />

esempio a noi conosciuto si può ritenere come corruzione d'un nome cristiano,<br />

ed in particolare di Giorgio. Il nome Giorgio essendo comune e noto a tutti<br />

gli Arabi emigrati fin dai primordi, non può mai essersi prestato alle corruzioni<br />

volute dal Butler. Anche graficanaente la trasformazione di una gim<br />

in ayn mi riesce totalmente nuova: nei manuali arabi, nei quali sono rac-<br />

colti i nomi tra loro simili, la possibilità di siffatta confusione è del tutto<br />

ignorata. In ibn Màkulà abbiamo un caso rarissimo di un ayn che può<br />

essere confusa con un bà (ossia Abdùn e Bandùn), ma mai con una gim.<br />

Tale corruzione, graficamente e filologicamente, non è sostenibile se non<br />

da chi abbia una conoscenza imperfetta dell'arabo. Il nome al-A'rag (men-<br />

zionato nelle fonti più recenti), rimane ancora una incognita, per la quale<br />

non è stato possibile trovare una spiegazione. Non ci consta da veruna<br />

91.


§§ 1G5, IGti. io- 3.. H.<br />

18. a. H. tinite che Chi.) od altri in Egitto avessero un difetto tìsico forrispondente<br />

[EGITTO.- Il prò-<br />

•<br />

•<br />

, i- i v l' v *.• " '<br />

l tt'<br />

^'^ biema suiiiden- cognomi' di al-A rag, o al suo dimniutivo al-u ayrig.<br />

tificazione della n nome abù Maryam, o ibn Maryam è spiegato dal Butlei- come deri-<br />

ta ai-Muqawqis "^'^^o da Beniamino, vale a dire come una corruzione di Binyamin (Butler,<br />

e sull'origine di r)13-614): ma i suoi ragionamenti non lianuo grande efficacia per ragioni<br />

qu s o nome.i<br />

analoghe a quelle esposte riguardo alla derivazione di al-A'rag dal nome<br />

Criorgio. Intatti il nome ibn Yàmin (arabo per Beniamino) era ben noto<br />

agli Arabi musulmani tìu dai tempi di Maometto in Madinah: tra gli<br />

Ebrei di Madinah vi erano vari ibn Yàmin (cfr. 3. a. H., § 4, nota 2 ;<br />

4. a. H., § 12; 9. a. TI., § 27), e quindi una confusione con l'altro nome<br />

ben noto agli Arabi di Mar3'am e dei suoi composti patronimici è molto<br />

improbabile ed inverosimile. E possibile invece che il nome alni Mayàmin.<br />

che si trova in al-Maqrizi ed in al-Suyùti, possa derivare da Abbà Benyàmin<br />

per qualche errore del copista, ma non ritengo credibile che vi possa<br />

essere rapporto tra Binj^àmin ed abu (o ibn) Maryam. Quest'ultimo nome<br />

è anche più antico di abù Mayàmin.<br />

Il Butler termina l'esame del nome abù Maryam identificando il per-<br />

sonaggio così chiamato dagli scrittori arabi con il patriarca copto Beniamino:<br />

anche questo non poggia su basi sicure, né ci aiuta gran cosa. La<br />

parte attribuita dagli scrittori arabi ad abù Maryam non combina in nulla<br />

con quanto ci consta in modo siciaro sulla condotta del patriarca Beniamino<br />

durante la difesa e la resa dell'Egitto. Secondo il Butler, la confusione<br />

si deve sj)iegare nel seguente modo: vale a dire che siccome la seconda resa<br />

di Alessandria fu trattata con 'Amr b. al- Às dal patriarca copto Benia-<br />

mino, mentre la prima resa fu opera del patriarca greco Ciro, gli scrittori<br />

arabi hanno confuso insieme i due, e alcuni hanno attribuito le azioni di<br />

Beniamino a Ciro, e quelle di Ciro a Beniamino, facendone così una per-<br />

sona sola invece di due.<br />

§ 166. — Infine il Butler passa all'esame del nome più importante,<br />

al-Muqawqis, o al-Muqawqas (Butler, 515 e segg.). Egli comincia con<br />

l'osservare come i nomi propri dati dalle fonti arabe oltre al titolo al-<br />

Muqawqis non porgano veruu .^chiarimento, e quindi non possano essere<br />

di utilità per le nostre ricerche sull'identità di al-Muqawqis. Il Butler in-<br />

siste sull'errore delle fonti arabe di considerare al-Muqawqis come un copto.<br />

La vera soluzione, secondo il Butler, ci è offerta dal patriarca Severus di<br />

Usmùnayn nella sua storia dei patriarchi copti di Alessandria, storia alla<br />

quale egli annette giustamente molto valore, perchè compilata su docu-<br />

menti copti e di altra provenienza, conservati nelle biblioteche del mona-<br />

stero di Dayr Maqàr fMacarius), del monastero di Nahyà ed altri.<br />

92.


18. a. H. § 16fi.<br />

Severus afferma che l'imperatore Eraclio investì Ciro, dopo la ricon-<br />

quista dell'Egitto dai Persiani, della doppia carica di patriarca e di gover-<br />

natore di Alessandria. Ora è noto che Ciro governò in Egitto per dieci anni, ed<br />

in un documento il patriarca copto Beniamino allude ai « dieci anni durante i<br />

« quali Eraclio ed al-Muqawqis governavano l'Egitto », e più avanti accenna<br />

a Ciro come governatore miscredente (ossia ortodosso), che fu a un tempo pre-<br />

fetto e patriarca di Alessandria sotto i Romani (Greci). Più tardi, quando<br />

Beniamino narra la sua fuga, dice che al-Muqawqis lo cacciò via.<br />

E chiaro dunque che, secondo Severus, Ciro ed al-Muqawqis sono la<br />

stessa persona. Sino a prova in contrario io credo si debba anche noi ac-<br />

cettare questa identificazione di al-Muqawqis con Ciro, il patriarca gover-<br />

natore di Alessandi'ia: il Butler prosegue a confermare siffatta congettura<br />

suggerita dal testo di Severus, con molte altre notizie di fonte diversa.<br />

Egli sostiene come uno dei fatti più certi del presente periodo che Ciro,<br />

per l'incarico avuto dall'imperatore, fosse a un tempo governatore, patriarca<br />

e viceré di Eraclio in Egitto. Stabilito questo punto importante, egli trova<br />

nuovi argomenti in favore dell'identità di Ciro-al-Muqawqis in varie no-<br />

tizie di documenti copti, nei quali sia direttamente come narrazione di<br />

fatti avvenuti, sia indirettamente in forma di profezie, si parla di Ciro<br />

(Butler, 617 e segg.), sempre con termini di obbrobrio e con sentimenti<br />

di odio profondo. In una profezia specialmente si parla del kauchios, il<br />

falso arcivescovo, revisore dei redditi d'Egitto, in conflitto con il patriarca<br />

copto Beniamino. V'è poi il passo del sinassario copto pubblicato dall'Amé-<br />

lineau, al quale abbiamo già fatto cenno, passo in cui sotto la data dell'<br />

Tùbah, il giorno della morte del patriarca copto Beniamino, è detto: '« Be-<br />

« niamino soffi'i grande male dalle mani di al-Muqawqis: egli fuggì nel-<br />

« l'Alto Egitto durante dieci anni...: l' al-Muqawqis era il capo della re-<br />

« ligione di Calcedonia (ortodossia) ed era stato fatto governatore e patriai'ca<br />

* sopra l'Egitto ».<br />

Il sinassario etiopico, pubblicato dal Pereyra, fa cenno di « al-Mu-<br />

* qawqis, ossia il governatore ed arcivescovo della città di Alessandria e<br />

« di tutta la terra d'Egitto ».<br />

Dall'esame di questi documenti il Bvitler conclude non esservi dubbio<br />

possibile che Ciro non sia la stessa persona di al-Muqawqis, e dobbiamo<br />

convenire con lui che gli argomenti addotti sono molto persuasivi; ma non<br />

possiamo ancora dire che il problema sia risoluto e ciò sarà palese quando<br />

avremo esaminato tutte le tradizioni della conquista.<br />

Le contraddizioni e le oscurità che permangono ancora, dimostrano<br />

come i tradizionisti arabi nel fare menzione di al-Muqawqis non si ren-<br />

98.<br />

18. a. H.<br />

lEGITTO. - Il problema<br />

6uir iden-<br />

tificazione della<br />

persona chiamata<br />

al-Muqawqis<br />

e sull'origine di<br />

questo nome.]


18. a. H.<br />

[EGITTO.- Il problema<br />

sul!' Iden-<br />

tificazione della<br />

persona chiamala<br />

al-Muqawqls<br />

e sull'origine di<br />

questo nome.'<br />

§§ im, itì^. 18. a. H.<br />

dessero ben conto (.-hi egli t'osse, ed abbiano adottato il nome come termine<br />

quasi generico per indicare la persona principale in Egitto al momento<br />

dell'invasione. Quindi è egualmente manifesto che il nome al-Muqawqls<br />

liferiscesi alla principale persona di parte bizantina durante la ct)nquista.<br />

al-Muqawqis è, secondo gli Arabi, la persona che stipulò la resa dell'Egitto:<br />

Giovanni di Ni(]yùs dice chiaramente che Ciro fu il traditore dell'Egitto (').<br />

È bene però aggiungere, a complemento delle ragioni raccolte dal<br />

Butler, che sicuramente nelle fonti arabe v'ò la tendenza ad unificare in<br />

una persona tutti quelli che trattarono con 'Amr a nome dei Copti e dei<br />

Greci. La persistenza con cui le fonti arabe insistono che al-Muqawqis fosse<br />

un copto, e la varietà dei nomi propri attribuitigli, mi sembrano zagioni<br />

assai valide per sostenere che sotto al-Muqawqis ascondesi mm solo il pa-<br />

triarca Ciro, ma anche uno o più rappresentanti degli Egiziani. Dubito,<br />

per esempio, che le prime trattative tra 'Amr b. al-'As ed i difensori di<br />

Babilonia fossero dirette da Ciro: riterrei che tosse il governatore della<br />

fortezza, un Giorgio, forse un copto, di cui v' ò ripetuta menzione nella<br />

cronaca di Giovanni di Niqjus, e che forse era zoppo, donde il nome al-A'rag<br />

o al-U'ayrig, il piccolo zoppo.<br />

Le tradizioni aral^e fanno ritenere che un copto trattasse per i Copti,<br />

e par inverosimile, secondo il tenore delle fonti musulmane, che Ciro, mal-<br />

chita, ortodosso, rappresentante ufficiale dell' iruperatore, parteggiasse per<br />

i Copti contro Eraclio, dopo tutte le persecuzioni degli anni precedenti.<br />

Quindi crediamo che nelle trattative di Babilonia gli Arabi pattuissero con<br />

un Copto (Giorgio?, Minas?) e nella resa di Alessandria con Ciro il patriarca.<br />

Gli Arabi confondendo tutto hanno fatto dei due negoziatori uno solo, sce-<br />

gliendo il più importante, Ciro, e chiamando ambedue al-Muqawqis, ossia<br />

con il nome singolare che aveva l'ultima e più eminente persona, quella<br />

che rappresentava ufficialmente Eraclio.<br />

Nota 1. — Alla questione che cosa possa essere il nome Qarqab o Qurqub, elle tigiira in alcune<br />

tonti arabe come il padre di Giorgio, e quindi di al-Muqawqis, il Butler apporta alcuni utili contributi.<br />

Qarqab può essere facilmente una corruzione di copista per Qarqar, ed .


18. a. H. 5 167.<br />

eil erroneamente lo mette nel secolo xix, mentre al-Firùzabàdi, autore del 18. a. h.<br />

Qàmùs. mori nell'SlT. a. H.), affermano significare al-Muqawqis ima specie biema suiiiden-<br />

di tortora egiziana, il Butler ritiene che il nome applicato alla tortora sia tificazione delia<br />

nno scherzo moderno di parole. Il Butler respinge parimenti la supposizione ^^ ai-Muqawqis<br />

del Karabacek, che il nome possa venire dal greco [it'^rx-y/rfC, perchè manca « sull'origine dì<br />

-i . 17 T , ,•, 1 • -n" • 1 questo nome.l<br />

Ogni documento per provare 1 uso di questo titolo m Egitto o altrove, e<br />

poi, aggiunge che la somiglianza così grande tra il greco e l'arabo è anche<br />

un argomento fatale all'ipotesi, un'osservazione di cui nondimeno non com-<br />

prendo la ragione.<br />

Egli annette invece molta importanza al termine usato nei documenti<br />

c(»pti, vale a dire kauchios: alcuni, come l'Amélineau, lo vorrebbero deri-<br />

vato da kauchion, piccola moneta di bronzo in forma concava. Ma il Butler<br />

giustamente osserva che l'uso di questa parola è molto incerto, ed il Du Gange,<br />

che la registra nel suo dizionario, non è nemmeno certo che si possa leggere<br />

in quel modo. Per questo motivo il Butler pone tale spiegazione in disparte<br />

e la respinge: non ci pare che si possa negare la giustezza degli argomenti<br />

del Butler, e volentieri e pienamente accettiamo le sue conclusioni.<br />

Nonostante la natura difììcilissima del problema, il Butler tenta un'altra<br />

.^•iluzione, ponendo innanzi, alla fine del suo studio su al-Muqawqis. dvie<br />

ipotesi, che, a suo modo di vedere, potrebbero spiegare l'enigma.<br />

Nell'una egli crede che la parola copta kauchios, di origine certa-<br />

mente bizantina, e con la quale viene designato il patriarca Ciro, possa<br />

essere una derivazione di kaukaso, perchè è noto che Ciro, prima di ve-<br />

nire in Egitto era vescovo di Phasis nel Caucaso, e gli Egiziani possono<br />

averlo chiamato Kaukasios, abbreviato poi volgarmente in kauchios,<br />

donde l'arabo al-Muqawqis. Tale spiegazione non mi convince molto, perchè<br />

la riduzione fonetica di kaukasios in kauchios non mi sembra confortata<br />

da sufficienti prove (').<br />

L'altra spiegazione, secondo il Butler. potrebbe venire dal termine<br />

greco xaO/oc, che ha significato osceno di sodomita passivo: sarebbe stato<br />

dato dai Copti al patriarca Ciro per l'odio da lui destato durante i dieci<br />

anni di crudeli persecuzioni. Questa opinione è molto arrischiata e presenta<br />

alcune gravissime diflScoltà, riconosciute parzialmente anche dal Butler: in<br />

primo luogo non esiste in greco la forma aggettivale xaòyco?, ed i tentativi<br />

fatti dal Butler per superare questa difficoltà non ci persuadono. Si ag-<br />

giunga che non possiamo comprendere come e perchè i Copti lancdassero<br />

proprio questa accusa invereconda contro Ciro, non essendo essa confortata<br />

da verun indizio in nessuna delle fonti copte più ostili al patriarca. Se tra<br />

i Copti si fosse diffusa siffatta voce scandalosa a pregiudizio di Ciro, ne<br />

96.


167, 168 18. a. H.<br />

'6 a- H. avremmo trovata un'eco nei documenti copti del tempo, che invece lo i


18. a. H. 168-170.<br />

tutte le versioni tentate dai nostri predecessori, e poi- aggiungendo la nostra ^S- a- h.<br />

versione. Daremo qui lo specchio completo delle varie ricostruzioni storiche '<br />

noiogia delia<br />

della conquista, quali furono proposte dagli altri studiosi: nella nostra ri- conquista araha<br />

1<br />

costruzione degli eventi ci contenteremo per ora di stabilire l'anno in cui<br />

la campagna ebbe principio. A suo tempo verrà la discussione degli altri<br />

{)unti controversi.<br />

La rassegna delle varie ricostruzioni sarà una conveniente introduzione<br />

all'esame minuto di tutta la questione, e questa rassegna darà anche da<br />

sé sola qualche lume diretto e convincente, perchè stabilirà quali sono i<br />

punti in cui tutti i pareri e tutte le versioni concordano. Quei punti do-<br />

vranno presentarsi allo studioso novello della questione come i fatti oramai<br />

assodati dalla critica storica. Citeremo le fonti secondo l'ordine cronologico<br />

di quegli storici occidentali che narrarono la conquista. I ragguagli delle<br />

fonti orientali saranno analizzati da noi piìx tardi, caso per caso.<br />

§ 169. — Il Weil, il primo a tentare (nel 1846) una soluzione critica dei<br />

vari problemi della conquista dell' Egitto, è incerto se Arar incominciasse V in-<br />

vasione nel 18. o nel 19. H., d'accordo con il Califfo 'Umar. Nella narrazione<br />

successiva si conforma per lo più al riassunto di ibn 'Abd al-hakam, pubbli-<br />

cato dall'Ewald nella Zeitschrift far die Kunde des Morgenlaudes, voi. III.<br />

1840. pag. 33G e segg. Degli errori secondari di cronologia e di svolgimento<br />

della campagna non teniamo conto: la versione di ibn 'Abd al-hakam è assai<br />

povera di date, e del pari lo è quindi i][uella del Weil, che segue ciecamente<br />

il cronista egiziano, e, narrate le vicende guerresche della campagna dall'as-<br />

sedio di Babilonia a quello di Alessandria, fa cadere questa nelle mani di<br />

'Ami- b. al-'As il primo Muharram del 21. H. (Weil, I, pag. 10G-115J.<br />

Egli respinge quelle fonti che pongono la caduta di Alessandria nel Muharram<br />

del 20. H., fondandosi sul fatto, che la morte di Eraclio è una<br />

(lata sicura sulla quale non è possibile discutere, e che può servire di guida<br />

nella ricostruzione cronologica: egli però, avendo imperfettamente studiato<br />

il testo manoscritto di al-Tabari, dichiara, che i dati raccolti da questo cro-<br />

nista non meritano nemmeno menzione (Weil, I, pag 115, nota 1).<br />

Il Weil dunque non ci porge verun lume, né poteva darlo, conside-<br />

rata la deficienza e la qualità poco sicura delle fonti da lui consultate.<br />

§ 170. — II. Muir (nel 1883) ricostruisce molto arbitrariamente la con-<br />

quista dell" Egitto, facendo partire 'Amr b. al-'As alla fine dell'anno 19. H.,<br />

e ponendo tutta la campagna in un anno solo: per la fine dell'anno 20. H.<br />

tutto l'Egitto, secondo lui, fu già conquistato, compresa anche Alessandria<br />

(cfi-. Muir Annals, 239-240). Egli si astiene da ogni critica vera delle<br />

fonti e della cronologia.<br />

97. 13


ss IT0-17>. 18. a. H.<br />

'S- ^- '^- Di tutto le versioni da noi studiate quella del Muir e la più infelice<br />

(EGITTO. - La ero-<br />

•<br />

,,<br />

, , •<br />

'' oologia della 'i' pi" lontana (lallii venta, tanto lome schema cronologico, quanto come<br />

conquista ara- carattere dato all'impresa di Anir. Non mette il conto di soffermarvisi per<br />

ba.]<br />

-<br />

,<br />

,.<br />

dimostrare m che cosa egli erra.<br />

È un peccato che uno scrittore avente tante (jualità letterarie, e tanta<br />

abilità nel porgere la materia storica con forma attraente e piacevole a<br />

leggere, abbia posseduto sì poco quello spirito critico che noi riteniamo<br />

indispensabile per lo storico sintetico, ma non esigiamo dall'annalista.<br />

§ 171. — Le precedenti ricostruzioni sono fondate esclusivamente sulle<br />

fonti arabe, e sono quindi assai deficienti.<br />

Con le sole fonti arabe non sarebbe stato possibile mettere bene in<br />

ordine la matassa: per nostra fortuna possediamo anche alcuni brani di una<br />

cronaca scritta da un contemporaneo, o quasi coetaneo dei primi tempi<br />

del dominio musulmano in Egitto, ed egli ci porge alcuni capisaldi cro-<br />

nologici, con i quali si può dire che le maggiori tenebre sono state dira-<br />

date. Questi dati furono già esaminati molto superficialmente dallo Zoten-<br />

berg, quando pubblicò (nel 1883) il testo, ossia la Cronaca di Giovanni di<br />

Niqyùs; furono usati pure sommariamente dal Miiller e poi criticamente<br />

illustrati dal Brooks [0)i the Chronology of the Conqnest of Egypt by tìv<br />

Saracens, nella Byzantinische Zeitschrift, anno 1895, pag. 435-444). Rias-<br />

sunti dal Wellhausen (Sk. u. Vorarb., VI, 89-90) nel 1899, furono infine<br />

riesaminati dal Lane-Poole nel 1901 e dal Butler nel 1902, i quali però<br />

hanno ambedue ignorato, strano a dirsi, i lavori del Wellhausen :<br />

se li<br />

avesse conosciuti, il Butler avrebbe forse evitato parecchie inesattezze, e<br />

si sarebbe risparmiata non poca fatica e lunghe discussioni.<br />

§ 172. — Il Miiller (nel 1885), valendosi della predetta fonte copta, pone<br />

la partenza di Arar b. al-'As per l'Egitto nell'anno 18. H.: egli suppone che<br />

Arar b. al-'Às, da qualche tempo accampato dinanzi a Qaysàriyyah, non fosse<br />

contento della propria posizione e sopportasse a malincuore di sottostare a chi<br />

un tempo era stato euo dipendente, ossia Mu'àwiyah b. abì Sufyàn e che perciò<br />

partisse con i suoi militi, 3500 uomini, all'insaputa del Califfo, per la conquista<br />

dell'Egitto. Egli accetta la versione tradizionale della lettera (cfr. §§ 183 e<br />

segg.) e ritiene che "Arar b. al-'As mirasse sovi'attutto a formarsi un go-<br />

verno per sé solo sulle rive del Nilo, dacché in Palestina non aveva otte-<br />

nuto quanto aveva sperato in compenso dei servizi resi.<br />

Lasciando indecisa la questione se 'Amr sia partito nel 18. o nel 19. H.,<br />

il Miiller pone come fatto certo che nel corso del 19. H. 'Amr si battesse<br />

già con i Greci in Egitto, e con scorrerie fatte lungo il confine deser-<br />

tico del Delta saccheggiasse il Fayyiim (come afferma Giovanni di Niqyùs).


18. a. H. § 172.<br />

Non potendo tare molti proeressi, Ami- chiese ed ottenne da Umar altri ^^- *• ^<br />

. T T. , ^ • / 1 -, ^r ,1 T . • (EGITTO. -La crorinforzi<br />

per assalire babilonia (che il Miiller dice erroneamente corrispon- noiogia delia<br />

dere all'antica Memfi), dove erano Teodosio ed Anastasio, i due capi delle conquista ara-<br />

forze militari e dell'amministrazione civile della provincia. Dacché m uno<br />

dei combattimenti con gli Arabi era perito Giovanni Duca di Barca, comandante<br />

generale dei Greci in Egitto. Eraclio aveva mandato in quei<br />

giorni un altre.) generale, un certo <strong>The</strong>odorus, il quale però non potè farsi<br />

riconoscere dai predetti due capi militare e civile, e trovò una sorda oppo-<br />

sizione alla sua autorità. Questi due sconsigliati, mirando ad emanciparsi<br />

dal comandante generale con una grande vittoria prima del suo arrivo,<br />

tentarono di assalire le posizioni di 'Amr b. al-As presso 'Ayn Sams (He-<br />

liopolis), ma rimasero totalmente sconfìtti. Rifugiatisi a stento dentro la<br />

città di Babilonia, dovettero arrendersi nel 20. H., lasciando libero così<br />

agli Arabi il cammino verso l'Alto Egitto. Seguì allora un periodo di due<br />

anni di spaventosa anarchia. Data però la configurazione speciale del paese,<br />

gli Arabi non poterono fare alcun reale progresso, essendo inoltre le for-<br />

tificazioni di Alessandria superiori alle forze ed ai mezzi che essi potevano<br />

impiegare. Gli Arabi si contentarono di razzie predatrici.<br />

In questo momento doloroso cessò di vivere Eraclio, e Costantino mala- -<br />

ticcio aveva invano promesso soccorsi a <strong>The</strong>odorus in Alessandria, dove il<br />

comandante cercava ristabilire l'ordine nell'eterno guerreggiare dei partiti<br />

locali; ma nulla potè fare. Venuto al potere Heracleonas, nel maggio del<br />

541 dell' È. V., gli uomini al governo compresero che era impossibile con-<br />

tinuare in questo modo, impoverendo l'impero per difendere una provincia<br />

perduta, della quale decisero ora di sistemare definitivamente la sorte. Ciro^<br />

il patriarca di Alessandria, si trovava allora in Costantinopoli: quest'uomo,<br />

secondo il Miiller, era ben consapevole delle vere condizioni dell'Egitto, e<br />

sin dal principio dell'invasione araba aveva esposto ad Eraclio le sue idee,<br />

sostenendo persino l' opportunità di concludere un trattato con gli Arabi<br />

e pagar loro un tributo per conservare il possesso dell'Egitto: si vuole<br />

anzi che egli ritornato ad Alessandria di sua iniziativa interpellasse il co-<br />

mandante arabo sulle possibili condizioni del trattato. Eraclio rrritatissimo<br />

richiamò Ciro dall'Egitto e mandò in sua vece il predetto <strong>The</strong>odorus.<br />

Salito ora al potere Heracleonas fu richiamato <strong>The</strong>odorus, in un con-<br />

sulto con lui e Ciro fu deciso dal governo bizantino di far la pace con gli<br />

Arabi in Egitto alle migliori condizioni possibili. Di questa missione furono<br />

incaricati Teodoro e Ciro, i quali giunsero in Alessandria il 17 settembre 641,<br />

ma nulla poterono fare, perchè la rivoluzione scoppiata in Costantinopoli rove-<br />

sciò Heracleonas, e portò al trono l'undicenne Constante II, il quale, circon-<br />

99.<br />

ba.^<br />

'


^ 172, IT:!. 18. a. H.<br />

'8. a. H. (lato di poiicdli. nulla potè fare. L'Egitto limase così abbandonato a sé stesso,<br />

noiogia de7i°a " 25 mavzo 642 (17 Rabi' 21. H.) capitolò la tortezza di Babilonia, e .siccome»<br />

conquista ara- jn conseguenza il pericolo arabo era cresciuto a dismisura, Ciro aprì seiì<br />

negoziati, e nell'ottobre 642 (Dzù-1-Higgah 21. H.) tu conclusa la pace.<br />

Il Mùller foggia la sua ricostruzione degli eventi principalmente su Grio-<br />

vanni di Niqyus e .sul giudizio critico del Von Ranke (Wel tgeschich te,<br />

\', 1, 148), ma, come vedremo, erra nella cronologia. Egli non tenta la risolu-<br />

zione del problema di al-Muqawqis, in cui sospetta un titolo bizantino molto<br />

corrotto dagli Arabi, o un nome copto, ma rileva come ìti Egitto le trattative,<br />

allo stesso modo che in Damasco e Gerusalemme, furono concluse dalla mag-<br />

giore autorità religiosa del paese. Il Miiller vede però nelle tradizioni aral:)e<br />

su al-Muqawqis una confusione fatta dagli Arabi di due fatti distinti: l'uno è<br />

la simpatia e l'appoggio prestato dai Copti agli Arabi durante l'invasione;<br />

l'altro è l'iniziativa di pace di Ciro, nata da ragioni totalmente diverse.<br />

Ciro morì di dispiacere il IO aprile 643 È. V., perchè il trattato da<br />

lui concluso sollevò lo sdegno universale nel campo bizantino. Il 29 set-<br />

tembre 643 gli Arabi entrarono nella città di Alessandria, in virtù del<br />

trattato (Miiller. I, 261-266).<br />

§ 173. — Il Wellhausen (Sk. u. Vorarb. ,<br />

VI, 89-90) riassume con<br />

rara competenza la cronologia della conquista araba dell'Egitto: diamo<br />

perciò qui per disteso quanto occorre al nostro studio.<br />

Il Wellhausen riconosce che la cronologia della conquista, secondo le<br />

sole fonti arabe, presenta difficoltà insuperabili, e che essa poggiasi su basi<br />

sicure .solo sui ragguagli fornitici dalla cronaca di Giovanni di Niqyus, corrette<br />

e vagliate dal Brooks (Byzant. Zeitschr. , voi. IV, pag. 435-444,<br />

anno 1895). Le conclusioni da farsi sono le seguenti. Dopo una disfatta<br />

inflitta a loro dagli Arabi, i Greci si radunarono presso Babilonia sotto il<br />

comando dell' Augustalis <strong>The</strong>odorus con lo scopo di aggredire i nemici<br />

prima ancora che sopravvenisse l'innondazione (nel me.se di agosto) (Niqyus,<br />

cap. CXI, pag. 436).<br />

Amr b. al-'As, rinforzato da 4000 uomini sotto al-Zubayr b. al-'Awwàm,<br />

assalì i Greci presso Heliopolis e li sconfisse nell'estate del 640 È. V. I<br />

Musulmani allora occuparono il sobborgo meridionale {sic, correggi setten-<br />

trionale) di Babilonia, posta sulle rive del Nilo, ed il Fayyùm (Niqyiis,<br />

cap. CXII, pag. 439). Il 9 aprile 641, il lunedi dopo Pasqua, cadde la<br />

cittadella di Babilonia, e la domenica 18 Genbot, ossia il 13 maggio 641<br />

cadde la città di Niqyus (Niqyus, cap. CXVII, CXVIII, pag. 449). Nel-<br />

l'ottobre comparve il patriarca Ciro di Alessandria in Babilonia, e concluse<br />

il trattato, pel quale entro undici mesi Alessandria doveva essere abban-<br />

100.


18. a. H. 173, 174.<br />

donata dalle milizie bizantine. Questo patto fu comunicato all'imperatore 18- a. H-.<br />

Herakleonas dall'Augustalis <strong>The</strong>odoros (Niqyiis. pag. 456). Questi era noiogìa deT^à<br />

già di ritorno in Alessandria il 14 settembre 641 (Niqyùs. pag. 454). conquista ara-<br />

Cii-o era già tornato prima, perchè vi aveva festeggiato la Pasqua del 641<br />

(Niqyùs, pag. 454). Il trattato fn conchiuso esattamente il 17 ottobre<br />

del 641, se veramente undici mesi passarono tra la conclusione del trat-<br />

tato e la partenza delle schiere greche e. la resa della città. Nel periodo<br />

Ì7itermedio 'Amr compiè l'invasione della Penta polis. Ciro morì il 25 Ma-<br />

gabit. ossia il 21 marzo 642 (Niqyùs, pag. 459). il giovedì prima di Pa-<br />

squa, perchè soltanto nel 642 cadde il giovedì prima di Pasqua su quel<br />

giorno del mese. Questa ultima data è la base più importante della cro-<br />

nologia e dev'essere, secondo il AVellhausen, il punto di partenza di tutta<br />

la ricostruzione cronologica.<br />

n 20 Hamle. ossia il 14 luglio 642, nel giorno del martire <strong>The</strong>odoros.<br />

Pietro divenne patriarca. Il 20 Maskaram, ossia il 17 settembre 642 Ales-<br />

tsandria fu abbandonata dalle milizie bizantine.<br />

Dunque le date fondamentali sono: la battaglia di Heliopolis nel<br />

(i40=19. H. :<br />

«42 = 21. H.<br />

la caduta di Babilonia 641 = 20. H.: la resa di Alessandria<br />

Su questo schema il Wellhausen adatta le narrazioni delle fonti arabe:<br />

Ami- b. al-'As, secondo lui, non fece di testa propria la spedizione di<br />

Egitto, perchè in quel tempo nessun musulmano e nessun madinese avrebbe<br />

seguito 'Amr se egli avesse violato un ordine del Califfo. 'Amr fu effettiva-<br />

mente soccorso da al-Zubayr, ed Alessandria si arrese senza colpo ferire.<br />

Sul conto del Muqawqis il Wellhausen osserva che parrebbe essere<br />

il capo dei Copti, ma presso al-Balàdzuri ha le stesse funzioni del patriarca<br />

presso Griovanni di Niqyùs, e del signore di Alessandi'ia presso ibn Ishàq.<br />

Il nome però, secondo lui, non è ancora spiegato.<br />

§ 174. — Degna di speciale menzione è anche la versione data dallo<br />

Stanley Lane-Poole, conoscitore emerito della storia egiziana, ed autore di<br />

un'ottima storia d'Egitto {History of Egypt in the Middle Ages, London,<br />

1901): egli pone l'arrivo di 'Amr b. al-'As a Wàdi al-'Aris nel 10 Dzù-1-<br />

Higgah 18. H.. e l'invasione propria dell'Egitto nei primi mesi del 19. H.<br />


a.l<br />

§§ 174, 175. 18. a. H.<br />

18. a. H. 'Ayn Sams). I Greci furono così tentati ad uscire dalle loi-o fortificazioni<br />

noiogia de7i°a<br />

''^^ aggredire gli Arabi in Heliopolis, ma in questo modo caddero nella<br />

conquista ara- insidia tesa loro da 'Amr b. al-'.^s, perchè gli altri due corpi arabi piom-<br />

barono loro alle spalle e li fugarono. Nella rotta gli Arabi occuparono<br />

Tendunvàs e tutta la cittf» di Mi.sr, tranne la cittadella, alla quale fii ora<br />

messo Tassodio. Effetto della vittoria fu l'abbandono per parte dei Grreci di<br />

tutto il Medio Egitto, e gli Arabi occuparono il Faj^yùm, Asvùt ed in se-<br />

guito anche Bahnasà. — Questa versione del Lane-Poole è fondata anche<br />

essa sulla cronaca di Giovanni di Niqyus: vi si aggiunge un breve sunto<br />

della versione araba, quale è in ibn 'Abd al-hakam, ma senza tentare la<br />

fusione delle due versioni. Così ha occasione d'inserii'e il testo del pieteso<br />

trattato d'Egitto (T a bari. T. 2588), concluso per intercessione di al-Mu-<br />

qawqis, che il Lane-Poole, come già si vide, chiama ó-irgis, figlio di Menas.<br />

Secondo il Lane-Poole questo trattato fu conchiiiso indipendentemente<br />

dalla presa della fortezza di Babilonia, espugnata dagli Arabi dopo la con-<br />

clusione del trattato, il !• aprile 641, ossia 21 Rabi' II, del 20. H.; la qual<br />

data è confermata dalla versione persiana di al-Tabari. La presa di Niqyùs<br />

avvenne il 13 maggio tì4L Poi segui la capitolazione pacifica di Alessan-<br />

dria nell'ottobre 641, e la partenza definitiva delle milizie greche il 17 set-<br />

tembre 642 dell' È. V. dal porto di Alessandria.<br />

Il Lane-Poole (pag. 13, nota 1) rileva che la cronologia di tutta la<br />

conquista, secondo i cronisti arabi, è arruffatamente confusa, mentre l'or-<br />

dine degli ultimi capitoli della cronaca di Giovanni di Niqyùs deve esser<br />

mutato, anteponendo i capp. CXVI-CXVIII al cap. CXIV. La marcia degli<br />

Arabi verso Damietta, al nord, deve essere avvenuta nella primavera del 641,<br />

ossia prima della inondazione: ciò implicherebbe la modifica dell'indica-<br />

zione Indizione XV (nella rubrica del capo CXV della cronaca di Giovanni<br />

di Niqyùs), in" Indizione XIV. Così pure l'Indizione riguardante la caduta<br />

di Babilonia deve essere la XIV e non la XV, come vorrebbe la fonte me-<br />

desima. Certo, ritiene il Lane-Poole, l'ingresso in Egitto di Amr nel Dzù-1-<br />

Higgah del 18. H., s'accorda pure con la morte del patriarca Ciro il 2")<br />

Magabit, giovedì dopo Pasqua, ossia il 21 marzo 642, data che è impor-<br />

tante perchè pone la conclusione della resa di Alessandria nel 641. È noto<br />

che la resa di Alessandria è messa nove mesi dopo la morte di Eraclio,<br />

che spirò l'il febbraio 641. Ciò porta alla capitolazione della città nell'ot-<br />

tobre novembre dello stesso anno, e la ritirata, undici mesi dopo, delle genti<br />

greche, il 17 settembre 642, come vuole la cronaca di Giovanni di Niqyùs.<br />

§ 175. — Diamo per ultimo lo schema cronologico della conquista quale<br />

è stato messo insieme con grande cura dal Butler, alla fine di una lunga<br />

102.


18. a. H. § 175.<br />

appendice (pag. 526-546), nella quale ha vagliato attentamente tutte le no- ^^ ^ ^-<br />

tizie cronologiche estratte dalle fonti. La critica delle fonti arabe è nel oologia delia<br />

Butler difettosa per le ragioni già enunciate, ma siccome i punti fonda- conquista ara-<br />

mentali dello schema sono forniti da Giovanni di Niqyùs, la parte difettosa<br />

nella critica dei testi arabi non porta gran danno alle sue conclusioni. Lo<br />

schema cronologico è il seguente:<br />

cembre 639.<br />

19. a. H.<br />

1" 'Amr giunge in al-'Aris, 10 Dzù-1-Higgah 18. H., ossia 12 di-<br />

2° Pelusio espugnata un mese dopo, circa gennaio 640 = Muharram<br />

3" Razzia delle schiere di Amr nel Fayvùm. circa may,ai'> 640 =<br />

(rumàda II.-Ragab 19. a. H.<br />

4" Arrivo di rinforzi dall'Arabia (sull'autorità di Severus), circa<br />

6 giugno 640 = Ragab-Sa'bàn 19. a. H.<br />

5" Battaglia di Heliopolis, luglio 640 = Sa'bàn-Ramadàn 19. a. H.<br />

6° Occupazione della città di Misr.<br />

7° Assedio della fortezza di Babilonia, incominciato nel settem-<br />

bre 640 = Sawwàl-Dzù-1-Qa'dah 19. a. H.<br />

8" Trattato di sottomissione concluso da al-Muqawqis (Ciro), ma<br />

respinto da Eraclio, ottobre 640 = Dzù-1-Qa'dah-Dzù-l-Higgah 19. a. H.<br />

9" Resa di Babilonia, 9 aprile 641 = 18. Rabì' II. 20. a. H.<br />

10'' Presa di Niqj^us, 13 maggio 641 = 26 Gumàda I. 20. a. H.<br />

11" Assalto di Alessandria, fine giugno 641 = Ragab 20. a. H.<br />

12° Ritorno di Ciro da Costantinopoli ad Alessandria, 14 settem-<br />

bre 641 = 2 Sawwàl 20. a. H.<br />

21. a. H.<br />

13° Resa di Alessandria, 8 novembre 641 = 28 Dzù-1-Qa'dah 20. a. H.<br />

14" Scavo del canale di Traiano, inverno 641-642 = 20.-21. a. H.<br />

IB" Morte di Ciro, 21 marzo 642. = 13 Rabi' II. 21. a. H.<br />

16" Insediamento del successore di Ciro, 14 luglio 642 = 10 Sa'bàn<br />

17° Alessandria abbandonata dai Greci, 17 settembre 642. = 16 Saw-<br />

wàl 21. a. H.<br />

18° Spedizione nella Pentapoli, inverno 642-643 = 21.-22. a. H.<br />

19° Ritorno in Alessandria del patriarca copto Benjamin.<br />

20° Rivolta di Manuel in Alessandria, fine 645 = 25. a. H.<br />

21° Ripresa di Alessandria, estate 646 = fine 26. a. H.<br />

L'esame, come si disse, più minuto delle varie date sarà fatto da noi<br />

mano mano nello svolgimento della materia, quando avremo per ciascun<br />

evento il necessario corredo delle fonti.<br />

103.


18. a. H. EGITTO. Data e ragioni della partenza di Anir b. al- Às.<br />

lEGITTO. - Data e _ ,„„ ,. ,• i- i ^.- • i^ •• i- .<br />

i<br />

ragioni della par- § 1'"' — I >agli btucli predétti nsuita già (.Inaio, e saia anche pili lua-<br />

tenza di Amr b. uifosto in apjìiesso, elic la data 10 Dzn-1-lIiggah 18. IT., riferita da ibn<br />

"'<br />

Abd al-liakani (cfr. § 190] pei' l' ingresso di Amr b. al-'As in Egitto, si<br />

adatta tanto bene agli eventi posteriori, che non abbiamo veruna ragicme<br />

per metterla in dubbio, e raccettiamo nella nostia ricostruzione degli eventi<br />

elle seguirà molto davvicino quella del iiostici predecessore, il Butler. Tale<br />

data concorda anche con altre considera/ioni che hanno valore nel pre-<br />

sente argomento.<br />

Quasi tutte le tonti arabe collegano strettamente la partenza di Amr<br />

b. al-'As per l'Egitto con la visita di 'Umar in al-Gràbiyah (cfr. §§ 181, 182).<br />

Alcune fonti vorrebbero che l'invasione dell'Egitto venisse concordata tra<br />

capitano e Califfo in un convegno in al-Uàbiyah (cfr. §§ 181, 182), mentn.<br />

altre versioni sembrano mettere in dubbio la notizia, ed atl'ermano che Amr<br />

partisse all'insaputa e conti'ariamente agii ordini del Califfo (cfr. §§ 183,<br />

187, 193, 194).<br />

Orbene, la visita di Umar in al-Gràbiyah avvenne nel 17. H.. e ne!<br />

18. ?I. seguì la peste, per causa della c|uale Umar non fece ritorno in<br />

Siria. Se Amr b. al-'As partì nell' ùltimo mese del 18. H., vediamo che<br />

tra il convegno di al-Gàbiyah e l'inizio dell'invasione dell'Egitto corse più<br />

di un anno e mezzo: quindi è improbabile che la spedizione venisse discussa<br />

ed approvata in quella cii'costanza. Le fonti narrano il prÌ2icipio della con-<br />

quista come avvenuto immediatamente dopo il convegno di al-Cfàbiyah,<br />

tanto è vero che alcune pongono perciò la venuta eli Umar nel 18. 11.<br />

appunto per accomodare la cronologia- a siffatto preconcetto.<br />

Rammentiamoci però che dopo la caduta di Gerusalemme venne l'as-<br />

sedio di Cesarea, la quale resistette lungamente alle anni arabe, e nel corso<br />

del 18. H. scoppiò la terribile peste che devastò la Siria: mi par quindi<br />

logico inferire, che mentre il morbo faceva strage nell'esercito arabo e di-<br />

sorganizzava r amministrazione musulmana in Siria, non fosse in verun<br />

modo possibile allestire una -nuova spedizione.<br />

Queste varie considerazioni rendono ijlausibile una correzione della vei-<br />

.sione tradizionistica. Crediamo cioè che Amr b. al-'As possa aver proposto<br />

al Califfo r invasione dell' Egitto durante il convegno di al-Gràbiyah, van-<br />

tando la sua conoscenza del paese nei tempi che faceva il mercante: alk><br />

stesso tempo però l'indugio di circa diciotto mesi fa credere che il Califfo<br />

respingesse la proposta, come infatti affermano esplicitamente alcune fonti.<br />

L'assedio di Cesarea, la peste e la disorganizzazione dei servizi pi-eclusero<br />

ad 'Amr ogni speranza di ottenere il consenso di 'Umar pei' la novella<br />

104.


P5<br />

lo^t<br />

&'<br />

<<br />

><br />

a<br />

Eh<br />

CO<br />

o<br />

<<br />

<<br />

A<br />

a<br />

o<br />

w<br />

C5<br />

Eh


18. a. H. §§ 176, 177.<br />

avventura. Ma quando per la morte dei principali Compagni in Siria, il Calitfo ^8. a. H.<br />

, ,-r ., . EGITTO. - Data e<br />

,<br />

fece, nel 18. H., le nuove nomine, e preterì al veterano Amr b. al- A.s il più ragioni delia par-<br />

o-iovane Mu'àwij'ali per il grado .supremo di governatore della Siria, 'Amr ienza di Amr b.<br />

yi senti offeso nel suo orgoglio e deluso nelle sue ambizioni (cfi-. § 187):<br />

decise di crearsi da sé un governo più ricco e più bello di tutti gli altri,<br />

e tornò a figgere lo sguardo con più avidità che mai sulla valle niliaca.<br />

Appena le cii-costanze lo permisero, appena cioè la peste ebbe termi-<br />

nate le sue stragi, e gli Arabi ebbero ripreso il normale assedio di Cesarea,<br />

'Ami-, d'accordo con i capi da lui dipendenti, per lo più emigrati del Yaman,<br />

decise di un tratto l'invasione dell'Egitto a dispetto del Califfo. Il famoso<br />

incidente della lettera di 'Umar (cfr. § 183) può aver forse qualche fon-<br />

damento di vero, ma non è escluso che possa trattarsi di una finzione tra-<br />

dizionistica per scusare l'insubordinazione di 'Amr b. al-'As, e la debo-<br />

lezza di 'Umar verso il suo dipendente poco disciplinato. Con la storiella<br />

della lettera tutto è accomodato, mentre forse in realtà 'Amr agi di suo<br />

arbitrio, ed il Califfo, poco sicuro ancora del suo prestigio, non osò reagire<br />

energicamente, preferendo accettare il fatto compiuto e mandare soccorsi.<br />

L'invio dei soccorsi con due antichi Compagni come Abdallah b. al-Zu-<br />

bayr ed 'Ubàdah b. al-Sàmit, in posizione secondaria, rivelano chiaramente<br />

l'intento del Califfo di controbilanciare l'indipendenza di 'Amr, e di ri-<br />

prendere la sua autorità perduta, mettendo al fianco dell'indocile capitano<br />

due temibili rivali, che avrebbero paralizzato con le loro gelosie qualunque<br />

tentativo di Ami- di agire con soverchia libertà. Con la scusa di mandare<br />

rinforzi 'Umar, assai abilmente e con fine diplomazia, ripigliava in mano<br />

le redini che alla partenza di 'Amr gii erano palesemente sfuggite di mano.<br />

l' Egitto.<br />

EGITTO. — Tradizioni sulla partenza di Amr per la conquista del-<br />

§ 177. — («) Secondo ibu Ishàq ed abù Ma'sar, l'Egitto tu conqui-<br />

stato nell'anno 20. H. per opera di Amr b. al-'Às. abù Ma'sar dice poi<br />

che al-IskandarÌ3-3'ah venisse espugnata nel 25. a. H.<br />

(ò) ibn Sa'd (da al-Wàqidi) pone invece la conquista dell' Egitto e la<br />

presa di Alessandria nel medesimo anno 20. H.<br />

Infine Sayf b. 'Umar riporta ambedue gli eventi nell'anno 16. H. (Ta-<br />

bari, I, 2579-2580).<br />

Cfi-. Athir, II, 440; Dahlàn Futùh, I. 38; Maqrizi Khitat, I,<br />

288, ìin. 21-22; Mahàsin. I. 24.<br />

(e) Khaldun, II, Ajjp., 144, narra la conquista dell'Egitto come av-<br />

venuta subito dopo la presa di Gerusalemme, e dice che le milizie musul-<br />

11 15.<br />

14<br />

3l"As 1


ce I" iwl lo* 2i* il*<br />

maiir partirono<br />

18. a. H. maiir paitiioiio o noi '20.. o noi •21., o nel "25. H. Nel resto lia.s.suiue le<br />

lEGITTO. -<br />

1'<br />

Tradi<br />

tradizioni di Sa\ t 1>. Limar.<br />

zioni sulla partenza<br />

dì Amr per Anche in Tabaii Zotenlierg, III, 461-467, si narra la conquista<br />

la conquista del-<br />

I editto* I<br />

,|pj|.p |^t^^<br />

*^<br />

^.^^^Q avvenuta nel 20. TI., quando Umar scrisse ed 'Amr di<br />

invadere la vallo del Nilo. In questo testo gli errori cronologici-storici pul-<br />

lulano e non mette il conto di enumerarli. Egli pone la presa di Ales-<br />

sandria come prima impresa di 'Amr: poi la presa di Memfi [sic: inten-<br />

desi Babilonia), ed infine la battaglia di Ayn Sams. Poi dice che Misr<br />

tu presa nel Rabi' II. del 20. H.<br />

§ 178. — (ibn Ishàq). Quando fu terminata la conquista della Siria,<br />

il Califfo 'Umar scrisse ad 'Amr b. al-'As di marciare con il suo esercito<br />

alla conquista dell'Egitto. Amr invase allora l'Egitto (nel IO. H.?) ed<br />

espugnò Bàb al-Yùn (Bàb Alyùn = Babilonia) nel corso dell'anno 20. H.<br />

La presa di Alessandria (al-Iskandariyyah) avvenne nell'anno 25. H.,<br />

secondo del califfato di 'Uthmàn, e per opera di 'Amr b. al-'As (') (Ta-<br />

bari, I, 2580-2681).<br />

Cfi-. Ma ha sin, I, 24.<br />

Nota 1. — Alludesi alla seconda presa di Alessandria.<br />

§ 179. — (Eutj'cliius). Mentre era in Siria, il Califfo 'Umar ordinò ad<br />

Amr b. al-'As d'incominciare a prepararsi per una spedizione in Egitto,<br />

ma gì' impose la condizione che se gli giungeva una sua lettera, mentre<br />

era ancora in Siria, non proseguisse più verso l'Egitto: se invece la let-<br />

tera lo raggiungeva quando fosse già in terra egiziana, allora andasse pure<br />

avanti per la sua strada (Eutychius, ed. Cheikho, II, 19, Un. 5-8).<br />

§ 180. — Secondo Khalìfah (b. Khayyat), ed altri, nell'anno 20. H. il<br />

Califfo Umar scrisse ad 'Amr b. al-'As di recarsi in Egitto: con lui mandò<br />

anche al-Zubayr b. al-'Awvvàm, che partì da Daqhalah con Bisr b. Artàh,<br />

'Uma3-r b. Wahb al-Grumahi e Kharigah b. Hudzàfah al-'Adawi. Arrivarono<br />

a Bàb al-Lùq (sic, ossia Bàb Alyùn), che resistette all'invasore e fu presa<br />

d'assalto. La gente della trincea (Ahi al-Khandaq), ossia gli abitanti della<br />

fortezza, conclusero un trattato (con gli Arabi). Il primo a montare sulle<br />

mura della città fu al-Zubayr b. al-'Awwàm, ed appresso a lui corse la<br />

gente. Allora al-Zubajn- invitò Amr a dividere la città tra coloro che<br />

l'avevan conquistata, ma Amr non volle consentirvi se prima non avesse<br />

udito il parere di 'Umar (Mahàsin, I, 5 e 23).<br />

Dzahabi Paris, I, fol. 133,r.<br />

§ 181. — ('Uthmàn b. Sàlih). Quando nel 18. a. H. Umar venne ad<br />

al-Gràbiyah, 'Amr b. al-'As si presentò al Califfo e gli chiese il permesso di<br />

recarsi in Egitto. 'Amr era stato in quel paese nei tempi pagani e ne<br />

106.


18. a. H. §§ 181, 182.<br />

aveva conosciute le vie. e ne aveva appurate le ricchezze (M (Abd al- 18. a. h.<br />

^^<br />

, , _„<br />

[EGITTO. - Tradì,<br />

hakam.


18. a. H. Yaaiil »•• libi llabilo, confermando questa notizia, aggiunge che. un terzo dello t'ovze erano Aralii delln<br />

EGITTO. • Tradi- tribiN tibiiUq l'Abd al-liakam, 8-2-8.1).<br />

zioni sulla par- Cfi. Y.'iqul, 111, «W, li". IH-<br />

lenza di Amr per<br />

^ j g3_ ('Uthuiàn b. Salili, (la ibii Laliì'ah, da Ubaydallali b. abì<br />

la conquista del- " '<br />

"-<br />

, ,,^<br />

, , ., ti- j n t.i -ìì<br />

r Egitto.) efatVir». Il Gallilo Umai ii\i'va dato pero il permesso d invadere 1 higitto<br />

luolt»! a lualincuore, perchè temeva assai che una sventura venisse a col-<br />

pire i Musulmani: perciò nel congedare 'Amr, gli annunziò che gli avrebbe<br />

scritto fra breve una lettera con altre istruzioni ed aggiunse che, se nella<br />

lettera v'era un ordine di rinunziare all'impresa, egli doveva immediata-<br />

mente ritii-arsi, tranne che si trovasse già in terra egiziana. Queste pa-<br />

role indussero 'Amr a sollecitare, il più possibile i preparativi: egli parti<br />

nelle ore più buie della notte e si spinse^con i suoi in direzionje dell'Egitto<br />

con la massima sollecitudine, temendo sempre ricevere una lettera di ri-<br />

chiamo prima di aver varcato il confine. Né s'ingannò: nell'arrivare a<br />

Rata li lo raggiunse un messo di 'Umar con una lettera del Califfo : 'Amr<br />

ne sospettò il contenuto e non volle prenderla in consegna in quei luogo:<br />

ordinò di proseguire la marcia e giunto così alfine in un villaggio che<br />

giaceva fra Kafah e al-' Aris, quando seppe che si trovava ormai in terri-<br />

torio egiziano, allora soltanto fece venire il messo e prese la lettera del<br />

Califfo. Questi difatti gli ordinava di ritornare addietro: dacché però il<br />

confine era già varcato, Amr ricordò ai suoi le altre istruzioni di 'Umar<br />

e diede ordine di avanzare nel territorio nemico.<br />

Altri dicono invece aver Amr allestita la spedizione dell'Egitto senza<br />

il consenso del Califfo, e che la lettera di 'Umar lo raggiungesse mentre<br />

egli era ancora in Palestina," prima cioè d'essere arrivato ad al-' Aris. Amr<br />

non volle aprire la lettera prima d'essere in al-' Aris: qviando l'aprì lesse<br />

che il Califfo gli ordinava di retrocedere, salvo che avesse già varcato il<br />

confine: allora poteva continuare. Dacché al-'Aris era già in Egitto, Amr<br />

continuò la spedizione ('Abd al-hakam, 83-84).<br />

Cfr. Yàqùt, III, 893-894; Maqrìzi Khitat, I, 288. Un. 26: 289,<br />

lin. 2; vSuyùti Husn, 1,51; Mahàs i n ,<br />

I, 6-7; Dahlàn Futuh,I, 40.<br />

§ 184. — (ibn 'Abd al-hakam, da Sa'id b. 'Ufayr, da al-Layth b. Sa'd).<br />

Amr b. al-'As era piccolo di statura, con testa grandissima, fi-onte pro-<br />

minente, bocca larga, barba abbondante, largo di spalle, mani e piedi di<br />

dimensioni maggiori del comune ('Abd al-hakam, 86) (cfi-. § 193).<br />

§ 185. — Un'altra tradizione con lo stesso isnàd del paragrafo pre-<br />

cedente, conferma la notizia che 'Amr b. al-'As allestisse la spedizione<br />

d'Egitto all'insaputa del Califfo e perfino delle schiere che in quei giorni<br />

assediavano con lui la città di Qaysàriy3'ah. Quando Umar ebbe notizia<br />

delle mosse di Amr, gli scrisse la seguente lettera: « Umar ad Amr b.<br />

108.


18. a. H. §§ 185-189.<br />

« al-'As ». E iu seguito: « Tu hai iueannato quelli che sono con te. Se la ^8- ^- ^<br />

. . . :EG4TT0. - Tradi-<br />

«^ mia lettera ti raggiunge prima che tu sia entrato in Egitto, allora torna '<br />

^ionì sulla par-<br />

« addietro; ma se ti raggiunge, quando vi sei già penetrato, allora va pure tenzadi Amrper<br />

... T . • j^ • /. A 1 T 111 r>i-<br />

la co.nauista del-<br />

« avanti e sappi che io ti manderò rintorzi » ( Abd al-hakara, 84). l'Egitto.)<br />

Cfi-. Malifisin. I, 7; Nuwayri Leid, I, fol. 69,r.; Maqrizi Khi-<br />

tat. I. 289. Un. 2 e segg.<br />

§ 186. — Secondo un'altra tradizione di 'Abd al-malik b. Maslamah<br />

(da Yahya b. Khalid, da Layth b. Sa'd), l'idea d'invadere l'Egitto venne<br />

(ìal Califfo Umar, il quale, terminata la conquista della Siria, ordinò ad<br />

Amr b. al-'As di allestire una spedizione contro l'Egitto, inviandogli l'or-<br />

dine di partire per mezzo di Sarìk b. 'Abdah. Più tardi però Utiimàn b.<br />

'AfiEan ebbe dei dubbi sull'opportunità dell' impresa ed accusò 'Amr b. al-'A.s<br />

d'essere avido di potere e capitano poco sicuro, sicché la spedizione poteva<br />

riuscire fatale per i Musulmani che ne facevano parte. 'Umar turbato da questi<br />

discorsi ne scrisse ad Amr, ordinandogli di abbandonare l'impresa. L'ordine<br />

giunse troppo tardi: Amr era già in Egitto (Abd al-hakam, 84-85).<br />

Cfi-. Mahàsin, I, 7; Maqrizi Khitat, I, 289, lin. 7-13.<br />

§ 187. — (al-Balàdzuri , senza<br />

isnàd). Quando le milizie ebbero fatto<br />

litorno dalla battaglia del Yarmùk, Amr b. al-'As andò a porre assedio<br />

a Qaysàriyyah. Più tardi (nel 18. H.), quando divenne governatore (della<br />

Siria) Yazìd b. abi Sutyàn, Amr b. al-'As lasciò suo figlio a continuare<br />

l'assedio di Qaysàriyyah, e di propria iniziativa partì con 3500 uomini<br />

per invadere l'Egitto. Il Califfo 'Umar si adirò molto con 'Amr pei' questo<br />

atto d'insubordinazione e gli scrisse movendogli aspro rimprovero per la<br />

sua condotta e per il cattivo esempio d'aver agito senza consultarlo: gli<br />

ordinava quindi di ritornare donde era venuto, se la lettera lo raggiun-<br />

geva prima d'aver varcato il confine. La lettera di 'Umar raggiunse 'Amr,<br />

quando era già in al-' Aris (Balàdzuri, 212).<br />

§ 188. — (al-Balàdzxu'i, senza isnàd). Altri affermano che il Califfo<br />

Umar scrivesse ad 'Amr b. al-'As, ordinandogli d'invadere l'Egitto. Amr<br />

assediava allora Qa3'sàriyyah, e quando ricevette la lettera, (fh sì lieto della<br />

nomina che) volle regalare mille dinar al messaggero Sarìk b. 'Abdah,<br />

ma siccome questi si rifiutò di accettarli, 'Amr lo pregò di non dirne nulla<br />

al Califfo Umar (Balàdzuri, 212).<br />

§ 189. —•<br />

(al-Balàdzuri, senza isnàd). La partenza di Amr b. al-'As<br />

per l'Egitto fu nel 19. II.: egli fissò prima il campo in al-'Aris e poi si<br />

avanzò su al-Faramà-, dove trovò gente armata e pronta a combatterlo.<br />

Egli sconfisse il nemico e predò il loro accampamento. Poi si avanzò fino<br />

ad al-Fustàt e fissò il campo in Cfinàn al-Rayhàn. al-Fustàt aveva nome<br />

109.


$$ 1K1-193. ^°' ^* "•<br />

:8. a. H. Alyùiiah [al-Yfmah?], ed i Musulmani la chiamarono al-Fustat, pertlic dis-<br />

|E IT<br />

radi-.-<br />

« Quosto è il l'ustàt (la tenda) della gente e il loio luoi^o di liuzioni<br />

sulla par-<br />

•"cu.». » v^.iv. i -. . . v / o .-><br />

lenzadi Amr per « uiono ». Altri sostengono che 'Amr b. al-'As vi piantasse la propria tenda<br />

iVtì*'V^ *<br />

(tustat), e che da ciò il luogo prendesse nome. (Ili abitanti della città<br />

avevano intanto scavato una grande trincea (khandaq) fé opposero viva<br />

lesistcn/.a) (Balàdzuri, 212-213).<br />

§ 190. — (ibn 'Abd al-hakani). Quando al-Muqawqis ebbe notizia del-<br />

l'avanzarsi di 'Amr 1). al-'As. si diresse su al-Fustàt, e si mise a raccogliere<br />

milizie contro gl'invasori. Comandante di al-Qasr (ossia il Qasr al-Sam' iu<br />

Babilonia) era un greco detto al-A'rag, o lo Zoppo, un dipendente di al-<br />

Muqawqis. Intanto 'Amr b. al-'As si avanzava vedendo le sue schiere in-<br />

grossate dall'affluire di alcune tribù di Lakhm. Egli giunse in al-' Aris nel<br />

(Yawm) al-Nahr (o giorno del sacrifizio = 10 Dzù-1-Higgah :<br />

('Abd al-hakam, 85).<br />

Mahàsin,<br />

M<br />

Cfi'. anche Hubays, fbl. 96,r. ;<br />

dante al-U'ayrig ; N u w a y r i L e i d . , I, fol. 69,r.-69, v. :<br />

1. 289, lin. 13-16, ha del pari la forma al-U'ayrig.<br />

del 18. H.?j<br />

I, 7-8, chiama il coman-<br />

a q r ì z i Kh i t a t<br />

§ 191. — La versione di al-Kindi [f 350] non differisce molto dalle altrrv<br />

più antiche: egli narra che 'Amr b. al-'As percorresse sovente l'Egitto ai<br />

tempi pagani, facendo il commercio di pelli conciate e di profumi, e che<br />

in una di queste circostanze, visitando Alessandria, fosse presente ad un<br />

gioco di palla dei nobili della città. La palla per una combinazione venne<br />

a cadere nel suo grembo: l'incidente destò le generali maraviglie: era in-<br />

fatti supertizione che chi ricevesse in grembo la palla sarebbe divenuto<br />

re d'Egitto, e nessuno poteva comprendere come mai un povero mercante<br />

arabo sarebbe per diventare re d'Egitto. Dopo la conquista della Siria,<br />

Amr b. al-'As si presentò ad 'Umar e, valendosi della sua intima cono-<br />

scenza dell'Egitto e della sua intrinseca debolezza militare, chiese il per-<br />

messo d'invaderlo e conquistarlo, promettendo un facile successo. Il Califfo<br />

non volle permettergli l'avventura, ed Amr allora iniziò la spedizione sulla<br />

propria responsabilità, all'insaputa del Califfo e partendo segretamente con<br />

i suoi di notte tempo per l'Egitto.<br />

Questo accadeva, dice al-Kindi, nell'anno 19. H. (Kindi, fol. l,v.-2,r.;.<br />

§ 192. — Un'altra tradizione (da 'Ubaydallah b. Sa'ìd al-Ansàri, da<br />

suo padre, da ibn Lahi'ah, da Yazid b. abì Habib) conferma la partenza<br />

di 'Amr b. al-'As senza il permesso del Califfo, e l'episodio della lettera<br />

giunta ad 'Amr nel momento in cui varcava il confine (Kindi, fol. 2,r.).<br />

§ 193. — (abù Sàlih 'Abdallah b. Sàlih segretario (kàtib) di al-Laytli,<br />

da al-Layth b. Sa'd, da alcuni masà}' ikh d'Egitto). Quando 'Umar venne<br />

no.


18. a. H. §§ 193, 194.<br />

ad al-Gràbiyah. Amr b. al-'As eli chiese il permesso di marciare contro '3- *• ^•<br />

1<br />

„ .<br />

Egitto, e<br />

,,<br />

sebbene<br />

.TT ^ ' . • • . ,^ •<br />

1 1<br />

T .<br />

Limar tosse contrario, riuscì alfine a persuaderlo, sicché<br />

[EGITTO. - Tradi-<br />

^jonj guiia par-<br />

'Amr partì con 4000<br />

,..,..,<br />

uomini tutti degli<br />

,<br />

Akk.<br />

.<br />

Umar mutò<br />

.<br />

poi<br />

.^<br />

idea<br />

,<br />

e tenzadi Amrper<br />

la conquista del-<br />

scrisse ad Amr di ritornare, aggiungendo pero che, se era già su terra r Egitto.]<br />

egiziana, proseguisse innanzi. La lettei'a raggiunse Amr in Rafah, ma<br />

questi, sospettandone il contenuto, non l'aprì e continuò la marcia finché<br />

ebbe varcato il confine e raggiunto un paese tra Rafah ed al-' Aris. Da<br />

questo punto Amr scrisse al Califfo narrandogli quanto ma accaduto e<br />

dichiarando d'aver aperta la lettera in terra egiziana: perciò proseguiva<br />

ed intanto chiedeva nuovi rinforzi.<br />

Secondo altri le cose avvennero in questo modo: Amr si trovava<br />

presso Qaysàrij'yah con il suo esercito, con il quale cingeva d'assedio la<br />

città: dal campo scrisse segretamente ad Umar in al-Gràbiyah, pregandolo<br />

di concedergli licenza d'andare in Egitto. Nel frattempo egli faceva muo-<br />

vere il suo esercito, come se volesse semplicemente mutare luogo d'accam-<br />

pamento, e alfine una notte si allontanò improvvisamente con i suoi, senza<br />

far sapere nulla ai colleghi rimasti dinanzi a Qaysàriyj'ah. Questi avver-<br />

tirono Umar il quale scrisse allora ad Amr, rimproverandogli d'aver in-<br />

gannato i suoi colleghi ed ordinandogli di ritornare addietro, se non aveva<br />

ancora varcato il confine.<br />

Secondo altri ancora, il Califfo^ 'Umar scrisse ad Amr b. al-'As per<br />

mezzo di Sarik b. 'Abdah, dopo la conquista della Siria, esortandolo a par-<br />

tire con le sue genti per l'Egitto. L'invito di 'L^mar fu subito accettato<br />

ed Amr partì. Quando Umar narrò il fatto ad 'Ut_hmàn, questi mostrossi<br />

preoccupato delle conseguenze per il soverchio ardimento e per l'ambizione<br />

di 'Amr b. al-'As. Allora 'Umar si penti e scrisse, ecc. (come sopra, con-<br />

fronta § 186).<br />

Amr b. al-'As era uomo con testa grossa, fronte protuberante, bocca<br />

larga, barba abbondante, largo tra le spalle, e con grandi mani e piedi.<br />

Egli empiva la moschea, aggiunge al-Layth (Hubays, cod. Beri., fol. 95, v.;<br />

cod. Lugd., pag. 209) (cfr. § 184) [H.].<br />

§ 194. — (Eutichio). Quando 'Umar b. al-Khattàb ebbe fatto ritorno<br />

(da Gerusalemme) a Madinah, scrisse ad 'Amr b. al-'As destituendolo dal<br />

governo della Palestina ed ordinandogli di apprestarsi ad invadere l'Egitto:<br />

allo stesso tempo conferì a Mu'àwiyah b. abi Sufyàn il governo di Asqalàn,<br />

di Qaysàrij-vah e della Palestina. Mu'àwiyah espugnò allora con la spada<br />

Qaysàrij^yah ed Asqalàn nel settimo anno del Califfato di Umar (ossia il<br />

20. H.). Intanto 'Uthmàn b. 'Affàu entrò presso 'Umar b. al-Khattàb, e<br />

quando seppe da lui gli ordini che aveva dato per il governo della Pale-<br />

111.


§§ IW, utó. ^S- ^- ^•<br />

18. a. H. stilla e l' invasione dell'Egitto, fece molte obbiezioni, manit'wtaudo \ ivo<br />

[EGITTO. - Tradìj<br />

: „ ..."<br />

,. ., ,.<br />

l' impetuosità, l'ambizione e la sete del potere di 'Ami- li. ;d-As.<br />

noni sulla par-<br />


18. a. H. 195-197<br />

al-Qulzum fMar Rosso) da Misr a Madinah (Atbir. IT, 440). Cfr. §§11 e 18- a- h.<br />

'<br />

'<br />

[EGITTO. - Tradi-<br />

seguentl. zioni gulla partenza<br />

di 'Amr per<br />

EGITTO. — Conquista dell'Egitto (versione di Severm di ul-TJsmunayn vil^o.]^^^<br />

e di Michele Sirio).<br />

§ 196. — La storia dei patriarchi copti di Alessandria scritta da Se-<br />

verus vescovo di al-Usmùnayn contiene, nella biografia di Benyàmin, il<br />

XXXVIII patriarca copto, una versione della conquista d'Egitto, che ha per<br />

noi grandissima importanza. Alla morte del patriarca Andronicus, mentre<br />

i Persiani erano ancora in Egitto, fu eletto Patriarca dei Copti Benyàmin,<br />

uomo devotissimo. Ciò avvenne sei anni prima che i Persiani abbandonassero<br />

l'Egitto (e perciò nel 622 dell'È. V. = 11. a. H.). Intanto Eraclio con l'aiuto<br />

di Cristo vinse ed uccise il re dei Persiani, rovinò la sua capitale e riprese<br />

possesso del suo impero: egli nominò allora governatori in tutte le provincie.<br />

In Egitto mandò Qiius (Ciro), il quale doveva fungere allo stesso tempo da<br />

patriarca (ma 1 chi t a) e da governatore (Severus, 225-226).<br />

§ 197. — Quando Qirus arrivò ad Alessandria, l'angelo del Signore in-<br />

formò Benyàmin di questo fatto e gli ordinò di fugghe insieme con tutti<br />

i suoi, perchè grandi sventure dovevano colpirli tutti: allo stesso tempo<br />

però gli promise che questa guerra santa (contro l'eretico Ciro) sarebbe<br />

durata dieci anni soltanto. Gli ordinò anche di scrivere a tutti i vescovi<br />

che erano nella sua diocesi, affinchè avessero tempo di fuggire anch'essi.<br />

Questi ordini furono eseguiti, e Benyàmin, passando per al-Muna, e i mona-<br />

steri di Wàdi Habib, si ritu-ò nell'alto Egitto, nascondendosi per dieci anni<br />

in un piccolo monastero sepolto nel deserto. Furono questi gli anni du-<br />

rante i quali Hiraql (Eraclio) ed al-Muqawqis (') dominarono l'Egitto. Per<br />

effetto della grandezza delle prove, delle strettezze e delle afflizioni che<br />

(al-Muqawqis) fece scendere sugli ortodossi (Copti) per indurli ad abbrac-<br />

ciare la fede Calcedoniana (mal eh ita), molti Copti furono indotti in er-<br />

rore, alcuni con i tormenti, altri con doni ed onorificenze, ed alcuni con<br />

la persuasione e l'inganno. Ciò accadde persino a Qirus vescovo di Niqyus<br />

ed a Biqtur (Vittoi'io) vescovo di al-Fay3'ùm ed a molti altri, che non ob-<br />

bedirono agli ordini del patriarca Benyàmin e non si andarono a nascon-<br />

dere. Or Eraclio arrestò Mina, il fi-atello di Benyàmin patriarca, e gi' in-<br />

flisse grandi tormenti: accese torcie ai due lati del suo corpo, sinché per ,<br />

il gran calore fuse il grasso delle sue carni e lo fece colare in terra: gli<br />

léce strappare tutti i suoi denti molari ed incisivi con dei colpi, e tutto<br />

ciò per indurlo a mutar fede. Poi Mina fu messo in un sacco pieno di<br />

sabbia e gettato in mare, dove annegò. Gli ordini del miscredente Hiraql<br />

113. 15


'<br />

18. a. H.<br />

ss UfT-ins». ^"* ^' "•<br />

i-iaiu> (U lasiiaif in [tate soltanto quelli che ammettevano fòsse vero il<br />

sta dell'Egitto"' >t)neilio di (^altedouia, ma di annegalo nel mare chiunque lo dicesse er-<br />

roneo e falso. Eraclio nominò vescovi in tutta la terra d'Egitto sino ad<br />

Ansina (Antinoe) ed inliisse alla gente d'Egitto duii tormenti, e come un<br />

hqjo affamato divorò il gregge ragionevole (al-nat iqj, e pur non fu sazio.<br />

K le genti così perseguitate erano Teodosiani (Severus, 220-228).<br />

Nota 1. — Da queato passu, panigonato con quanto ò detto nel paragrafo precedente, è chiaro<br />

rlie secondo Severus Qirns e al-Mnqa\vqis sono la medesima persona. — Gir. ])Oc'an/.i § 16(>.<br />

§ 198. — Or in quei giorni Eraclio vide un sogno, nel quale gli tu<br />

detto: « Contro di te marcierà una gente circoncisa, ti vincerà e conqui-<br />

« stei'à la terra (tua) ». Eraclio sospettò che si trattasse degli Ebrei: egli<br />

diede ordine perciò che tutti gli Ebrei e i Samaritani venissero battezzati<br />

in tutti i paesi che erano sotto la sua autorità. Ma pochi giorni dopo ap-<br />

parve un uomo tia gli Arabi nelle parti meridionali, veiso Makkah e din-<br />

torni: ave\a nome Muhammad e trascinò gli adoratori degli idoli alla co-<br />

noscenza di un solo Dio ed a proclamarlo l'Inviato di Dio. La sua gente<br />

era appunto circoncisa nella carne, e non per la legge (al-uàmùs) e pi-e-<br />

gavano rivolti a mezzodì, guai'dando verso un luogo che chiamavano al-<br />

Ka'bah. Egli s'impadronì di Damasco, della Siria, varcò l'Urdunn (il fiume<br />

Giordano) e lo chiuse (sadamahu?). E Dio abbandonò l'esercito dei Greci<br />

dinanzi a lui, per j)unirli della loro malvagia fede e per le cose vietate<br />

che essi si erano permesse per effetto del consiglio di Calcedonia, contra-<br />

riamente al parere dei Padri antichi.<br />

Quando Eraclio vide questo, riunì tutte le sue schiere da Misr fino ai<br />

confini di Aswàn e continuò a pagare ai Musulmani per tre anni l'im-<br />

posta (al-qatì'ah), che egli aveva chiesto per dedicarla a sé ed alle sue<br />

genti. La tassa fu chiamata al-baqt, perchè disperdeva (baqata) le loro<br />

Teste (cioè era riscossa in ragione di un tanto per testa?) ('). E così finì<br />

che (Eraclio) ebbe ceduto a loro la maggior parte dei suoi danari, e molta<br />

gente morì per le pene da cui furono afilitti (allusione alla peste del 18. H.?)<br />

(Severus, 228-229 V<br />

Nota 1. — Il termine baqt era quello ufficiale, che significava il tributo annuale di schiavi clif<br />

doveva esser pagato dai Nubiani al governo arabo (Balàdzuri, pag. 2.38, 239; Quatremère, Mémoire<br />

géogr. et hist., II, pag. 42, 53). — Il prof. Nallino mi osserva che viene dal greco Tri>'.T;; =:<br />

juichim icfr. Gloss di Balàdzuri, pag. 17 s. v.).<br />

§ 199. — La seguente narrazione nel testo del cronista siriaco Mi-<br />

chele trovasi posta prima della venuta di limar in al-Gàbiyah ed a Ge-<br />

rusalemme.<br />

(Dopo la conquista della Siria) 'Umar (correggi Amr) marciò contro<br />

1" Egitto. Ciro, vescovo d'Alessandria, gli uscì incontro. Egli convenne<br />

114.


18. a. H. 199, 200.<br />

con lui (con Amrj di dargli ogni anno 200,000 dìnàr purché i Tayvàvé ^8. a. H.<br />

-n -j. -TT / \ -, . IT "" ' lEGITTO.-Conqui-<br />

, ,<br />

iion enti'as.sero m iiigitto. umar ( Amr) ritorno addietro senza entrare in sta dell'Egitto.!<br />

Egitto. Più tardi alcuni accusarono Ciro presso Eraclio, come se egli avesse<br />

regalato l'oro dell'Egitto agli Arabi senza alcuna necessità. E siccome i<br />

(freci eiano in preda a sentimenti ripugnanti, Eraclio scrisse a Ciro di<br />

non amministrare più l'Egitto. Egli mandò un armeno chiamato Manuel<br />

per amministrare e governare l'Egitto. Quando i Tayyàyé vennero per<br />

prendere l'oro, trovarono Manuel con una schiera di Greci, in Babilonia,<br />

(^he oggi chiamano al-Fustàt. Manuel rimandò (gli Arabi) con le mani vuote,<br />

dicendo: « Io non sono Ciro: costui non portava un'armatura, ma una veste<br />

« e perciò vi ha fatto dono dei beni dell'Egitto: io invece, come vedete.<br />

« sono rivestito d'un'armatura ». Essendo i messi ritornati ed avendo fatto<br />

conoscere la cosa ad 'Umar ('Amr), questi invase l'Egitto. Manuel fu vinto<br />

e fuggì con pochi soldati "ad Alessandria. I Tayyàyé s'impadronirono del-<br />

l'Egitto. Eraclio, appreso questo, scrisse a Ciro il vescovo di espellere i<br />

Tayyàyé dall'Egitto, se poteva farlo, of&'endo a loro il doppio dell'oro, che<br />

era stato convenuto la prima volta. Ciro si recò al campo dei Tayyàyé,<br />

dove espose ch'egli non era stato la causa della violazione. Quando ebbe<br />

molto supplicato e dato l'oro, 'Umar ('Amr) gli rispose: « Io non farò C[uanto<br />

« mi domandi. Ora che siamo padroni del paese, noi non lo abbandoneremo<br />

- più<br />

». E con queste parole l'arabo congedò Ciro, che s'allontanò con tri-<br />

stezza (Michel Syrien, II, 425).<br />

§ 200. — (Michele il Sirio). A propo.sito dell'Egitto noi abbiamo tro-<br />

vato nelle storie che Benyàmin il patriarca degli ortodossi (ossia i Copti<br />

Monofisiti) consegnò l'Egitto ai Tayj'àyé.<br />

Gli Egiziani consegnarono Alessandria e Misrin ai Tayyàyé, perchè<br />

essi erano stati oppressi dalla persecuzione dei Calcedoniani. Ciro, patriarca<br />

calcedoniano. che aveva attaccato ad un piede il sandalo rosso degli im-<br />

peratori, ed all'altro il sandalo di fi-ate, per mostrare che egli era investito<br />

dell'autorità imperiale e di quella ecclesiastica, cacciò il patriarca Benyàmin.<br />

Benyàmin partì, si recò presso i Tayyàyé e promise a loro di consegnare<br />

Alessandria, purché essi (gli Arabi) avessero cacciato Ciro ed avessei'o reso<br />

a lui (Benyàmin I<br />

le<br />

chiese. Gli Arabi diedero la promessa e la conferma-<br />

rono con giuramenti. Benyàmin ritornò e fece conoscere la cosa ai suoi<br />

partigiani, i quali poi consegnarono Alessandria ai Tayyàyé. Ciro comprese<br />

di che si trattasse: radunò tutto il tesoro, l'oro, l'argento ed i vasi delle<br />

chiese: montò segretamente sopra una nave e fuggì a Costantinopoli. Allora<br />

Benyàmin entrò in possesso delle sue chiese, e da quel giorno fino ai tempi<br />

nostri i Calcedoniani non hanno potuto prosperare in Alessandria ed in<br />

115.<br />

'


$$ 200-206. ^°' ^* "•<br />

18. a. H. K»itto. nominoiu) abitarvi se non in piccolo numero: gli ortodossi (i Mo-<br />

'^ftl^deM •<br />

Egitto i" noHsiti) hanno occupato lo chiese ed i monasteri fino ai nostri giorni (M i<br />

chol Syrien, II, 432-43B).<br />

ARABIA. — Mutamento dell'al-Maqàm.<br />

§ 201. — (al-Wàqidi). Nel mese di Dzù-1-Higgah di questo anno il<br />

CalitTo 'Umar mutò il sito di al-maqàm (= Maqàm Ibràhim), che fino<br />

a quel giorno era sempre stato aderente alla casa (al-ka'bah), e lo tra-<br />

sportò là dove si trovava in seguito ai tempi di al-Waqidi (T a bari,<br />

I, 2578).<br />

Cfi". Athir, II, 439, lin. terzult. : (ravvzi,<br />

Leid.. T. fol. 82,v.<br />

IRAQ. - Nomine di qàdi.<br />

I, fol. 44,r.; Nuwayri<br />

§202. — (al-Tabari, senza isnàd). Secondo alcuni in questo anno il<br />

Califfo Umar nominò Surayh b. al-Hàrith al-Kindi qàdi, o giudice su-<br />

premo in al-Kùfah, e conferì la medesima carica a Ka'b b. Sur al-Azdi, in<br />

al-Basrah (T abari, I, 2578, lin. 7 e segg.).<br />

Cfr. Athir, II, 439-440; G-awzi, I, fol. 44,r.; Nuwayri Leid., 1,<br />

fol. 82,v.-83,r. Cfr. però 11. a. H., § 200, 13. a. H., § 230j.<br />

ARABIA. — Pellegrinaggio annuale.<br />

§ 203. — (al-Tabari, senza isnàd). In questo anno il Califfo 'Umar<br />

diresse il gi'ande pellegrinaggio annuale (T abari, I, 2578, lin. 9).<br />

Cfr. Mas ùdi, IX, 55; Athir, IL 440; Gawzi, I, fol. 44,r.<br />

Luogotenenti del Califfo.<br />

§ 204. — (al-Tabari, senza isnàd). In questo anno i luogotenenti del<br />

Califfo nelle provinole furono i medesimi menzionati per l'anno precedente<br />

(T ab ari, I, 2578, lin. 10) (cfr. 17. a. H., § 199).<br />

Cfr. Athir, II, 440.<br />

§ 205. — (Pene per consumo di vino). Anche in questo anno<br />

ibn al-Gawzi pone la punizione, con ottanta colpi di daga, inflitta ai colpe-<br />

voli d'aver bevuto vino :<br />

l'ordine fu dato da Umar ed eseguito su quanti<br />

ammettevano di aver commessa una colpa e una violazione della legge<br />

quranica (Grawzi, I, fol. 42,v.) (cfr. 14. a. H., §§ 2S2 e segg.).<br />

Il censimento dei non musulmani.<br />

§ 206. — li Califfo Umar diede ordine, in vista della tassa per testa,<br />

di fare il censimento di tutti i paesi del suo impero. La tassa per testa<br />

116.


18. a. H. §§ 206-209.<br />

fu imposta ai Cristiani nell'anno 951 dei Greci (ossia dei Seleucidi, pari ^8- *- ^-<br />

al 18. H.) (Michel Syrien, II, 426). ''^^Z::J:\<br />

Cfi-. <strong>The</strong>ophanes, anno 631; Cedrenus. anno 30 Heraclii.<br />

La notizia è prematura, come apparirà meglio quando studieremo tutta<br />

la questione sotto l'anno 23. H.<br />

Eclissi solare.<br />

§ 207. — In quel tempo (circa 951 dei Greci) il sole si oscurò alla<br />

terza ora del Tisrin I. (ottobre): apparvero le stelle ed un grande terrore<br />

invase l'animo di quelli che videro questo segno terribile (Michel Sy-<br />

rien, I, 432)(').<br />

Nota 1. — Nelle tavole cronologiche delle eclissi uell'-4c^ de verifier les dafes, voi. I, pag. SIO.<br />

abbiamo sotto l'anno 639 dell' E. V. una eclissi solare il 3 settembre (^ 23 Sa'bàn 18. H.) alle 7.30 del<br />

mattino visibile in Europa, Africa ed Asia Centrale. E certamente quella cui allude il cronista siriaco,<br />

en-ando di un mese circa nella sua indicazione cronologica.<br />

Coniazione di monete.<br />

§ 208. — A questo anno 18. H. appartengono alcune delle monete<br />

più antiche che si conoscano tra quelle coniate dagli Arabi conquistatori<br />

con coni bizantini e sassanidi (cfr. ZDMG., voi. I, pag. 335). Ne esistono<br />

alcune con il conio dell'anno 27 del re Khusraw Barwìz, adoperato re-<br />

gnante limar, il quale come è noto (cfi". ZDMG., 1. e, nota 1) fece co-<br />

niare le monete dei passati governi con qualche piccola aggiunta come<br />

«Muhammad rasùl Allah», o« Là ilàha illà Allah» (cfr. anche<br />

J. A., serie I, voi. IV, pag. 334). Alla Biblioteca Nazionale di Parigi con-<br />

servansi due monete di bronzo con conio bizantino, le quali portano la<br />

data 17. a. IL, ambedue di Damasco: ve ne sono altre contemporanee senza<br />

data (cfi-. Lavoix, Catal. Monn. Musulm., § 1 e segg.).<br />

NECROLOGIO. — Abd al-rahmàn b. Mu àdz.<br />

§ 209. — Abd al-rahmàn b. Mu'àdz b. Gabal al-Ansàri, figlio del ce-<br />

lebre Compagno del Profeta, e probabilmente Compagno anch'egli, seguì<br />

il padre in Siria, fu presente alla battaglia del Yarmuk, e morì, prima del<br />

genitore, durante la peste di 'Amawàs (Hagar, III, 146, n. 361).<br />

Altri affermano che con lui scomparisse l'ultimo dei banù Udayj' [o<br />

Adi] b. Sa'd in Siria: quelli che anticipano la morte di Abd al-rahmàn,<br />

affermano che suo padi-e Mu'àdz morì senza lasciar figli e trovano in queste<br />

notizie una conferma che Abd al-rahmàn premorisse al padre (Athir Usd,<br />

III, 323).<br />

Dzahabi Tagrid, I. 382-383, n. 3688; al-Istiàb, 408-409, n. 1703.<br />

117.


§§ 210, 211. ^°* ^' "•<br />

18 a. H. Àmir b. Ghaylàn b. Salamah.<br />

Amir b. Ghaylàn § 210. Aiuir b. (jliaylàn b. Salamah b. Mu'attab b. AFàlik b. Ka'l)<br />

b. Saiamahj i,^ "Anir I). Sa'cl al-'Phaqafi ebbe per madre Khaladali liint abì-l-'Ss, emigrò<br />

a Madinali prima della convorsioiu' dei 'rhaciii': il tesoiicvi' del j)adrc<br />

Ghaylàn rubò alloia i<br />

danari<br />

del suo padrone, dando a intendere che fos-<br />

sero stati rubati ilal liglio emigiato. Il |)adre irato giurò che non avrebbe<br />

mai più veduto il tiglio, oppure, secondo un'altra versione, il tiglio giurò<br />

non voler mai più veder il padre, pi^rchè aveva prestato fede alle menzogne<br />

del tesoriere. Wmir si recò poi in Siria con il fiatello 'Animar, ponendosi<br />

agli ordini di Ivhalid b. al-Walid, e facendo parte del corpo di cavalleria<br />

tJUaqalita (fàris 'rhaqif). Egli perì durante la peste di 'Amawàs. Secondo<br />

abù-1-Farag al-Isbahàni la conversione di '.Amir avvenne dopo la sottomis-<br />

sione di al-Ta-if (Hagar, II, t)03-6B4, n. 8891).<br />

li. 2941 ; al-lsti'àb,<br />

Athir. Il, 486; Athir Usd, III, 90; Dzahabi Tagrid, I. 308,<br />

465, n. 1991.<br />

al-Fadl b. al- Abbàs.<br />

§ 211. — (ff) abù-1-' Abbàs [o abù 'Abdallah, o abù MuhammadJ alal-Muttalib<br />

b. Hàsim al-Hàsimi. cugino del Pro-<br />

Fadl b. al-'Abbàs b. ' Abd<br />

feta, il i)iù anziano dei tìgli di 'Abbàs, ebbe per madre umm Fadl Lu-<br />

bàbah bint al-Hàrith b. Hazn al-Hilàliyyah, una sorella di Maymùnah sposa<br />

di Maometto: seguì il Profeta nella spedizione di Makkah, ed alla battaglia<br />

di Hunayn fii uno di quelli che rimasero di pie' fermo presso Maometto.<br />

Durante il Pellegrinaggio d'Addio il Profeta lo unì in matrimonio con<br />

Safiyyah bint Mahmiyah b. tfaz- alrZubaj'diyyah. Sulla sua morte regna<br />

grande incertezza. al-Bukhàri lo ritiene morto nel Califfato di abù Bakr:<br />

ibn Fathùn lo dice morto ad al-Yamàmah, ma pone eiToneamente questo<br />

evento nel 16. H. ibn al-Sakan lo annovera fi'a gli uccisi di Agnàdayn, o<br />

del Yarmùk ;<br />

ed<br />

infine al-Wàqidi sostiene che mori durante la peste di<br />

'Amawàs. Da lui trasmisero tradizioni i suoi due ft'atelli 'Abdallah, e Qu-<br />

tham, suo cugino Eabi'ah b. al-Hàrith b. Abd al-Muttalib, abù Hurayrah.<br />

suo nipote Abbàs b. 'Ubaydallah b. al-'Abbàs, 'Umayr mawla di umm al-<br />

Fadl, Sulaymàn b. Yasàr, al-Sa'bi ed altri (Hagar, III, 413-414, n. 1119).<br />

peste.<br />

ih) Secondo al-Ya'qùbi, II, 172, morì in Palestina nell'anno della<br />

Cfi-. Dzahabi Paris, I, fol. 132,r.. il quale aggiunge che, secondo<br />

altri, morì nel 28. H., ma che l'opinione più sicura è quella di ibn Sa'd.<br />

di al-Zubayr b. Bakkàr, e di abù Hàtim, i quali lo dicono perito nella<br />

peste del 18. H. (Gawzi, I. fbl. 47,r.).<br />

118.


18. a. H. 211, -212.<br />

Alcuni lo danno per morto alla battaglia di Marg al-Suffar (Athir 18. a. h.<br />

Usd, IH. 183: Dzahabi Tagrid, II, 9, n. 79). '^l^Fldi''?a'i°Ab-<br />

I lineamenti del suo viso erano bellissimi (al-Isti ab, 535, n. 2224j. ^^s.)<br />

(e) Da Safi3-yali bint Malimij-ah b. Gaz- b. al-Hàrith b. 'Urayg b. 'Arar<br />

al-Zubaydi, dei Madzliig Sa'd al-'Asìrah, ebbe l'unica figlia umm Kultjiùm,<br />

di poi moglie di 'Ali b. abì Tàlib e poi di abù Musa al-As'ari. Egli era<br />

il maggiore dei figli di al-'Abbàs b. Abd al-Muttalib. Fu presente del pari<br />

al Pellegrinaggio d'Addio. L'Inviato di Dio lo prese con sé in groppa alla<br />

sua cavalcatura: ond'egli tu detto Ridf Rasul Allah (Sa ad, IV, 1,<br />

pag. 37, lin. 12-23) [G.J.<br />

(d) ('Affàn b. Muslim, da Sukayn b. 'Abd al-'aziz, da suo padre ['Abd<br />

al-'azìz], da ibn 'Abbas). Il giorno di 'Arafah l'Inviato di Dio si tolse in<br />

groppa al-Fadl, e mentre egli attendeva devotamente ai riti del pellegri-<br />

naggio sino al getto delle pietre contro la Gramrali al-'Aqabah, al-Fadl,<br />

che era giovane di bello aspetto e temuto seduttore di donne, sbirciava le<br />

donne con molta insistenza; tanto che il Profeta più volte ebbe a volgergli<br />

altrove la faccia con la mano dietro di sé, e gli disse: « Figlio di mio<br />

* fratello, questo é giorno, nel quale a chi sa padroneggiare il suo udito e<br />

«lo sguardo e la lingua, sono rimessi i peccati» (Sa ad, IV, 1, pag. 37,<br />

lin. 23-27: 38. lin. 1. unendo particolari di altre tradizioni della stessa<br />

fonte) [G].<br />

(e) (al-Dahliàk b. al-'Ahbàs?j. al-Fadl b. al-'Abbàs fu uno di coloro che<br />

lavarono il (corpo del) Profeta (morto), e sopraintesero al suo seppellimento.<br />

Poi egli se ne andò a combattere in Siria, e morì nella regione dell'Urdunn,<br />

per la peste di Amawàs, l'anno 18. della H., sotto il Califfato di limar<br />

b. al-Khattàb (Saad. IV, 1, pag. 38, lin. 12-14).<br />

Cfr. anche Yàqùt, III, 729: Nawawi. 501-502.<br />

abu Gandal b. Suhayl.<br />

§ 212. — [a) abu Gandal [al-'As] b. Suhayl b. 'Amr al-'Amiri, uno dei<br />

migliori Compagni del Profeta : di lui é noto l' incidente dopo il trattato<br />

di al-Hudaybiyyah, quando suo padi-e Suhajd b. 'Amr lo fece incatenare<br />

per aver abbracciato l'Islam (cfr. 6. a. H., § 35). Si dice che fosse pre-<br />

sente a Badr: suo fratello Abdallah perì alla battaglia di al-Yamàmah, ed<br />

abù Gandal fu ucciso dalla peste (Dzahabi Paris, I, fol. 132,r.).<br />

Cfr. Gawzi. L fol. 46, v.<br />

(b) Secondo alcuni, abù Gandal morì alla battaglia di al-Yamàmah<br />

(cfr. 12. a. H., § 23, n. 46). Invece Musa b. 'Uqbah afferma che egli e<br />

j^uo padi'e si batterono nelle guerre in Siria e morirono ambedue durante<br />

119.


§5 21'J-'214. ^®* ^*<br />

18. a. H. [] Califfato di Umar. — Fu accusato di bere il vino in Siria e lii perciò<br />

[NECROLOGIO. - •. / a xi - tt J X7 1 rn 1 PO^<br />

abu Óandal b. l'unito (A th 1 r U s d V, lbO-162).<br />

,<br />

Suhayi.] Ct'r. Dzahabi Tagrìd. II. KUi. n. 1816.<br />

(r) ibn 'Abd al-barr dico che dopo l'incidente di al-Hudaybiyyah abu<br />

Ó^andal iuggì da Makkah e andò a unirsi alla banda di predoni sotto abvl<br />

T3asir al-'rhaqafi, che molestava soltanto le caravane dei QurayS (al -Isti ab,<br />

t!r)0-661. n. 2858).<br />

Hamtat b. Sarìq.<br />

§ 213. — Hamtat [o Hamzaz] b. Sariq b. (Jhànim b. 'Amir b. 'Ab-<br />

dallah b. 'Abid (sic) b. 'Awig- (sic) b. 'Adi b. Ka'b al-Qurasi al-'Adawi,<br />

nacque ai tempi del Profeta, piese parte alle guerre di conquista e moiì<br />

durante la grande peste di 'Amawàs (nell'anno 18. H.) (Hagar, I, 729,<br />

n. 1821).<br />

Cfr. Athìr IJsd, IL b^: Dzahabi Tagrìd, I, 150, n. 1344.<br />

al-Hàrith b. Hisàm.<br />

§ 214. — (a) abù 'Abd al-rahmàn al-Hàrith b. Hisàm b. al-Mughirah al-<br />

Makhzumi, fi-atello di Salimah e del famigerato abù Gahl, si convertì alla<br />

presa di Makkah; era un sayyid nobile (sarif), al quale il Profeta fece<br />

doni per indurlo a convertirsi (mu-allafah qulùbuhumì. Quando in-<br />

cominciò l'invasione della Siria, egli, diventato ora buon musulmano, lasciò<br />

Makkah con tutta la sua stirpe ed andò a battersi in Siria. Al momento<br />

della partenza molti abitanti della città vennero a salutarlo e piangendo si<br />

congedarono da lui.<br />

Dopo la sua morte (nel 18. H.) il Califfo 'Umar ne sposò la vedova<br />

Fàtimah bint al-Walid b. al-Mughirah.<br />

Secondo ibn Sa'd il Califfo sposò invece sua figlia umm Hakim. Egli<br />

perì nella peste (del 18. H.) (Dzahabi Paris, I, fol. 132,r.).<br />

Cfr. Athìr, n, 436;' 13. a. H., § 66, n. 26.<br />

(6) Sua madre era umm al-Grulàs Asma- bint Makhramah b. Gandal h.<br />

Abyan b. Nahsal b. Dàrim al-Tamìmiyyah :<br />

quando<br />

Maometto entrò in<br />

Makkah, al-Hàrith cercò protezione presso umm Hàni- bint abi Tàlib e<br />

mercè sua ottenne il perdono del Profeta. Si battè per Maometto a Hunayn,<br />

dopo il quale combattimento il Profeta gli fece dono di cento cameli. Egli<br />

si trattenne in .Makkah sino alla morte di Maometto, ma quando inco-<br />

minciò la campagna d'invasione in Siria, egli rispose all'appello alle armi<br />

fatto da abìì Bakr ed andò in Siria anche lui: fu presente ad Agnàdayn<br />

ed a Fihl(Grawzi, I, fol. 44,v.-45,r.).<br />

120.


18. a. H. §§ 214-216.<br />

(c) Era cugino di Kliàlid b. al-Walid e di Hantamah, la madre del Ca- ^^- ^- ^<br />

K'-J ^ •<br />

. ^^<br />

, [NECROLOGIO. -<br />

liffo 'Umar. A Badi- si battè contro Maometto e tuggi: perciò tiassàn b. ai-Harith b. hì-<br />

Thàbit lo satireggiò in alcuni versi (Athìr Usd, I, 351-352)<br />

Cfr. Dzahabi Tagrid, I, 119, n. 1045.<br />

I versi che egli compose in risposta alla satira di Hassàn sono i mi-<br />

o-liori mai composti — così afferma il critico arabo al-Asma'i — per scu-<br />

sare una fuga (Isti 'ab, 117-118, n. 457).<br />

Cfr. Nuwayri Leid., I, fol. 86, v.; Dzahabi Tadzhib, I, fol. 87,r.;<br />

Yàqut. I. 137, III 729.<br />

Hind b. Hind b. abi Hàlah.<br />

§ 215. — Hind b. Hind b. abi Hàlah era figlio di un figliastro del<br />

Profeta (rabìb al-nabi), perchè Khadigah, la prima moglie di Maometto,<br />

aveva avuto figli dal suo matrimonio con abù Hàlah avanti di sposare il<br />

Profeta. Non è certo se Hind b. Hind abbia conosciuto il Profeta, ma se-<br />

condo al-Zubayr b. Bakkàr e al-Dawlàbi, egli morì durante la peste di<br />

'Amawàs nel 18. a. H. Allora infieriva il morbo e poca gente accudiva ai<br />

morti: Hind b. Hind era portato al cimitero accompagnato soltanto da<br />

quattro persone : ma quando una donna si mise a gridare : W a Hind b.<br />

Hiudàh! wa ibn rabib Rasùl Allah! (Ecco Hind b. Hind! il figlio<br />

del figliastro dell'Inviato di Dio!), allora molti lasciarono i loro morti e<br />

si affollarono a .seguire il funerale di Hind (Hagar, III, 1261-1262, n. 8518).<br />

Altri pongono la sua morte nel 67. H. nella stessa battaglia in cui<br />

perì al-Mukhtàr, ed altri durante una peste in al-Basrah (Athìr Usd, V, 73).<br />

Cfr. Dzahabi Tagrid, IL 133. n. 1410; Isti'àb, 613-614, n. 2649.<br />

Inabah b. Suhayl.<br />

§ 216. — Inabah b. Suhayl b. 'Amr al-' Amiri al-Qurasi, tìglio del<br />

capo qurasita, un tempo fiero oppositore di Maometto, ebbe per madi-e<br />

Fàkhitah bint 'Àmir b. Nawfal :<br />

si convertì insieme con suo padre alla<br />

presa di Makkah, e poi accompagnò il medesimo, quando si recò in Siria<br />

durante la conquista, menandosi appresso anche la figlia Fàkhitah. Suo<br />

padre morì ucciso prima di lui, ed 'Inabah perì durante la peste di 'Ama-<br />

wàs. Sua figlia rimasta orfana fu ricondotta a Madìnah insieme con 'Abd<br />

al-rahmàn b. al-Hàrith b. Hisàm, che aveva pur egli perduto il padre, ed<br />

il Califfo unì i due orfani in matrimonio fra loro (Hagar, III, 77-78, n. 196).<br />

Cfr. Athìr Usd, IV, 151.<br />

al-Dzahabi lo chiama anche 'Anbasah b. Suhayl (Dzahabi Tagrid,<br />

1, 467, n. 4627). — Cfr. Isti'àb, 628, n. 2168.<br />

121.<br />

16<br />

sarti.


,, .,;„s. 18. a. H.<br />

'8. a. H. abù Malik al-As ari.<br />

''*'^^"<br />

M , M, '<br />

I S 217. — Sul suo nome regina incertezza: chi lo chiama Ka'b b.<br />

abuMaiiKai- a*^*"* o Asini, -'<br />

Aà-ari.) ,.|,i Ka'l> b. Malik, chi 'Amr, chi 'Aniir b. al-TTarb, chi Ubayd. Egli venne<br />

il Madinah sulle due navi (a 1 -salina ta\ n) ai tempi della spedizione di<br />

KJia\l>ar (cfr. 7. a. IL. i? 51), e poi si andò a stabilire in Siria. Da lui<br />

appresero tradizioni Abd al-ralimiln b. (Jbaiim, umm al-Darda-, Rabi'ah<br />

al-llarasi {sic! Hrsy). e abu-l-Salam al-Aswad: da lui trasmisero tradizioni<br />

mursal 'Atà* b. Yasàr, e Sala- b. FTawsab, il quale afferma che abù Màlik<br />

perisse di peste nello stesso giorno di Mn àdz b. Gabal. ibn Sa'd dice sen-<br />

z'altro che abù Màlik morì durante il Califfato di 'Umar (Hagar, ì\\<br />

ii21, u. 987).<br />

Cfr. Dzahabi Paris, I, fol. 132,r.; Athir Usd. V, 288: Dzahabi<br />

Tagrid. II, 211, u. 2299; Isti 'ab, 079. n. 2978.<br />

Muhallam b. Guthamah [GaththàmahJ.<br />

§ 218. — Secondo ibn al-Gawzi, in questo anno 18. H. morì di pest«<br />

Muhallam b. Cruthàmah (sic) b. Qays. Egli è quello famoso che si dice uc-<br />

cidesse un musulmano, 'Amir b. al-Adbat al-A.sga'i, durante una spedizione<br />

a Batn Idam sotto gli ordini di 'Abdallah b. abì Hadrad al-Aslami (con-<br />

fronta 8. a. II., §§ 49, 134). Allora su questo incidente venne fuori una<br />

rivelazione quranica (IV, 96). Pivi tardi, quando fu la spedizione di Hu-<br />

nayn, comparve 'Uya3'nah b. Hisn al-Fazàri, il Sa}"yid Qay.s, e chiese al<br />

Profèta di vendicare la uccisione di 'Amir b. al-Adbat: sorse allora al-<br />

Aqra' b. Hàbis e prese le difese di Muhallam. Il Profeta stabilì che Uyay-<br />

nah dovesse accettare un compenso in genere, ma Uyaynah a lungo<br />

reclamò per aver la vita di Muhallam: egli cedette soltanto dopo che il<br />

Profeta ebbe a lungo insistito sul compenso. Si raccontano poi molte vi-<br />

cende straordinarie sul conto di Muhallam per effetto di questo omicidio,<br />

e per le conseguenze dell'ira divina in proposito. Muhallam, secondo al-<br />

Wàqidi, andò a stabilirsi in Ilims e vi morì (durante la peste del 18. H.)<br />

(Gawzi, I, fol. 47,v.).<br />

Osserveremo soltanto come, se quanto è narrato è esatto, il Profeta<br />

abbia lasciato impunito un suo seguace per tanti anni, sebbene avesse uc-<br />

ciso un musulmano.<br />

Secondo alcuni il nome con la genealogia completa di Graththàmah<br />

era Yazid b. Qays b. Rabì'ah b. 'Abdallah b. Ya'mar al-Saddàkh b. 'Awf<br />

b. Ka'b b. 'Amir b. Layth b. Bakr b. 'Abd Manàt b. Kiiiànah al-Kinàni<br />

al-Laythi. Fratello di Muhallam era al-Sa'b b. Graththàmah (At_hir Usd,<br />

IV, 309). — Cfi-. Dzahabi Tagrid, I, 58, u. 596; Isti 'ab, 295, n. 1251.<br />

122.


18. a. H. S-219. 220.<br />

Mu àdz b. Gabal. is. a. h.<br />

~ nA7r~ / ,--411 1 1 ^r - n , /, 1 , , . » . [NECROLOGIO. -<br />

§ 219. — [a) abu Abd al-rahman Mu adz l^. (.rabal b. Amr b. Aws mu àdz b. óa-<br />

b. A-idz b. Adi b. Ka'b b. Amr b. Udayy b. Sa'd akhi Salamah b. Sa'd, ''a'-l<br />

nacque da Hind bint Sahl al-Guliani al-Ribi, ed ebbe a fratello uterino<br />

'Abdallah b. al-óadd b. Qays guerriero di Badi-. Da umm 'Amr bint Khàlid<br />

}>. Amr b. Adi b. Siuàn b. Nàbi- b. 'Amr b. Sawàd dei banri Salamah,<br />

Mu'àdz generò la figlia umm Abdallah, che fu una delle donne ricercate<br />

per la loro bellezza. Un'altra donna, di cvii non è conservato il nome, gli<br />

partorì due figli, uno dei quali 'Abd al-rahmàn: dell'altro non si conosce<br />

il nome. Per concorde notizia dei tradizionisti, Mu'àdz fu presente al con-<br />

vegno di al-'Aqabah con i 170 Ansar: e quando ebbe abbracciato l'Isiàm,<br />

insieme con Tha'labah b. Anamah e Abdallah b. Unays mise in pezzi<br />

gl'idoH dei banù Salamah (Saad, II. 2, pag. 120, hn. 13-28) [G.].<br />

(6) (al-Wàqidi, da Miisa b. Muh. b. Ibràhìm, da suo padre [Muh.], da<br />

.\bdallah b. Ga'far, da Sa'd b. Ibràhìm e da ibn abì 'Awn). L'Inviato di<br />

Dio strinse nodo di fratellanza tra Mu'àdz b. Grabal e Abdallah b. Mas'ùd.<br />

come ammettono concordemente le nostre fonti, eccettuato il solo ibn<br />

Ishàq, il quale ha una sua versione singolare, riferendo che l'Inviato di<br />

Dio legò in fratellanza Mu'àdz con Ga'fàr b. abì Tàlib. Ma al-Wàqidi os-<br />

serva: Com'è ciò possibile, se — quando la fratellanza fri istituita, tra l'ar-<br />

rivo in ^ladinah dell'Inviato di Dio e la giornata di Badr (dopo la quale,<br />

rivelato il versetto dell'eredità, fu rotta la fi-atellanza) — Ga'far b. abì Tàlil><br />

era già emigi'ato da Makkah in Abissinia, stava colà quando l'Inviato unì<br />

in fi-atellanza i suoi compagni, né tornò (in Arabia) se non sette anni<br />

dopo? — ibn Ishàq è dunque in errore (Saad, III, 2, pag. 120, lin. 22:<br />

121. lin. 7i fG.].<br />

§ 220. — [a] (al-Wàqidi). Mu'àdz fri presente a Badr che aveva 21 anni,<br />

it 20 secondo Ayjnib b. al-Nu'màn (da suo padi-e [al-Nu'màn], dalla sua<br />

gente), e prese parte a Uhud, all'assedio di Madìnah e a tutti i fatti d'arme<br />

ron l'Inviato di Dio (Saad, III, 2, pag. 121, lin. 7-10) [G.].<br />

(6)<br />

(al-Wàqidi. da Ma'mar, da al-Zuhri, da ibn Ka'b b. Màlik). L'In-<br />

viato di Dio tolse a Mu'àdz b. (xabal i suoi averi per (darli a) i creditori<br />

suoi (di Mu'àdz), quando più insistevan presso di lui, e lo mandò poi nel<br />

Vamau, dicendogli: «È probabile che Iddio te ne rifaccia » (yagburaka).<br />

— Ciò avveniva, dice al-Wàqidi, nel Rabì' II. dell'a. 9. H. (Saad, III. 2,<br />

121, lin. 10-14) [G.].<br />

(e) Sull'esame giuridico subito da Mu'àdz da parte del Profeta nel<br />

partire per il Yaman, cfi*. 10. a. H., § 13 e Saad. III. 2. pag. 121.<br />

lin. 14-21.<br />

123.


18. a. H.<br />

NECROLOGIO. •<br />

Mu adz b. 6a-<br />

,.<br />

lni.<br />

\ , ,_<br />

'24-2/.<br />

bal.l<br />

§§ 020 •-'•22. 18. a. H.<br />

(,/) E così iKT lo istruzioiii impartitegli, cfr. Saad, III, 2, pag. 121,<br />

[(!} (^al-FacJl b. DuUayn, ila ibii L^yayuah. da ibn abi Nagili). L'Inviato<br />

di Dio scrisse alla gente del Yainan quando mandò loi'O Mu'àdz: « Vi<br />

« mando uno dei migliori della mia gente, .sia per dottrina sia per reli-<br />


lo. E. H. §§ 222-'224.<br />

(b) (alFadl b. Dukayii e Qabisah b. LJqbah, da Sufyàn, da Khàlid al- ^3- a- ^'<br />

lladzdzà-, da abù Nasi- Humayd b. Hilàl al-'Adawi, da Abdallah b. al- mu adz b. óa-<br />

Sàmitj. Da che abbracciò F Islam, Mu àdz non sputò più verso destra ''«'•l<br />

(Saad, III, 2, pag. 122, lin. 22-25) [G.].<br />

(e) (Musa b. Dàwùd, da Muli. b. Ràsid, da al-Wadin b. Atà, da Mahfiìz<br />

b. Alqamah. da suo padre ['Alqamah]). Mu'àdz b. Grabal entrò nella sua<br />

casa (qvxbbahj e avendo veduto sua moglie che guardava da un'aper-<br />

tura di essa (kharq), la percosse (Saad, III, 2, pag. 122, lin. 28: 123,<br />

lin. 2) [G.].<br />

(d) (Un'altra volta) egli mangiava delle mele insieme con sua moglie:<br />

passò uno schiavo, ed ella gli diede una mela che aveva già addentata.<br />

Muadz la picchiò (Saad, III, 2, pag. 123, lin. 2-3) [G.].<br />

§ 223. — (a) (Ma'u b. 'Isa, da Màlik b. Anas, da abù Hazim b. Dinar,<br />

da abù Idris al-Khawlàni). Il quale racconta di aver veduto un giorno nella<br />

moschea di Damasco un giovane dai denti anteriori bianchissimi (barràq)<br />

in compagnia di j)arecchia gente; i quali, se discordavano in qualche cosa,<br />

tacevan capo da lui, e dipendevano dal suo giudizio. Era Mu'àdz b. Grabal.<br />

Il mattino seguente abù Idris anticipò l'ora della preghiera, e trovò che<br />

Mu'àdz lo aveva preceduto nell'anticipazione (t ah gir) e stava già a pre-<br />

gare, abù Idi'ìs aspettò ch'egli finisse, poi gli si presentò dinanzi e lo sa-<br />

lutò: « Per Iddio! io ti sono affezionato in Dio ». — « In Dio! » rispose<br />

Mu'àdz. — « In Dio! In Dio! In Dio! » — Poi Mu'àdz afferrò il rida* di<br />

lui, e lo trasse a sé, e disse: « Rallegrati; che io ho udito dire all'Inviato<br />

« di Dio : Iddio benedetto ed eccelso ha detto : Necessaria è la mia mise-<br />

« ricordia per coloro che si amano in me, conversano in me, sono vicen-<br />

« devolmente devoti in me, si visitano in me» (Saad, III, 2, pag. 123,<br />

lin. 4-13) [G.].<br />

(6)<br />

(Ishàq b. Yùsuf al-Azraq, da Abd al-malik b. abi Sulaymàn, da<br />

abù-1-Zubayr, da Salir b. Hawsab, da un tale). Il quale, entrato nella mo-<br />

schea di Hims vide, in mezzo a parecchia gente un uomo bruno, di bel-<br />

l'aspetto, che mostrava (nel parlare o nel sorridere) i denti anteriori bianchi.<br />

Gli stava d'attorno gente maggiore d'età, e tutti si volgevano a lui ed<br />

ascoltavano le tradizioni che egli raccontava. Era Mu'àdz b. Gabal (Saad,<br />

III, 2, pag. 123, lin. 13-17) [G].<br />

§ 224. — (al-Wàqidi, da 'Isa b. al-Nu'màu, da Mu'àdz b. Rifà'ah, da<br />

Gàbir b. Abdallah). Mu'àdz b. Gabal era uomo di bell'aspetto, di belle<br />

maniere e largo di mano. S'era molto indebitato, e i creditori gli stavano<br />

ai panni, tanto che egli per vari giorni se ne stette chiuso in casa per<br />

non incontrarli. Essi allora ricorsero al Profeta, il quale lo mandò a chia-<br />

125.


§§ '224. J-X). ^"* ^' •<br />

ie, a. H. inaif. Quaiulo si presentò, dissero i debitori: « InA'iato di Dio. pn^iuli da<br />

lECROLOGio. -<br />

^ j^^. ^^^^. ^ .^.^ ^j^^ pj appaitiene ». Disse Maometto: « Iddio avri^ miseri-<br />

Ori U 3 U Z D> xS H~ k<br />

bai.) « c'ordia di chi. poi- elemosina, gli rimettei-à il debito (? man ta.saddaqa<br />

« "a la vili) ». Alcuni gliene rimisero (?): nra altri insistettero: « Facci leu-<br />

« dei»' i[w\ che ci spetta». Di.sse allora Maometto: « O Mu'àdz, sii longa-<br />

« niiiK^ verso di essi ». E toltogli quel clic avc\a. lo consegnò ai credi-<br />

tori, che .se lo divisero; e toccò loro i<br />

cinque<br />

settimi del credito. Allora<br />

dissero: « Inviato di Dio, vendilo a noi ». — « Lasciatelo stare, che non<br />

«no avete facoltà» ecc. ecc. (Saad. TU. 2, pag. 128. liu. 17 e segg.) [(>.].<br />

§ 225. — (d) rUbaydallah b. Mù.sa, da Saybàu, da al-A'mas, da Sahr<br />

U. llaw.^ab, da al-Hàritli b. Amirali al-Zubaydi). Questi era tra i<br />

presenti<br />

mentre Mu'àdz stava moribondo, che ora cadeva in deliquio, ora tornava<br />

in sé, e lo udì dire, una volta che riaveva il sentimento: « Soffoca il tuo<br />

* soffocato. Ma per la tua onnijjotenza io ti amo! » (Saad, III, 2, pag. 124.<br />

lin. 20: 125, lin. 1) {(}.].<br />

(b) (Ismà'ìl b. 'Abdallah b. abi Uways al-Madani, da Ibràhim I). aiiì<br />

Habibah, da Dàwiid b. al-Husayn). Quando scoppiò l'epidemia l'anno di<br />

'Aniawàs, dissero i compagni di Mu'àdz: « Questa è nn' impnrità (ai-ri gz)<br />

« che ci è sopravvenuta ». Ma Mu'àdz protestò: « Supponete voi che la mi-<br />


18. a. H. 225-227.<br />

morirono. Da ultimo comparve a lui un bubbone al pollice; ed egli co- 13 a- ^<br />

minciò a palparlo con la bocca e diceva: « Mio Dio, esso è piccolo, ma mu adz b. óa-<br />

« beuedicilo tu. che sei benedetto anche nel piccolo ». E ne mori (Sa ad, ''^'l<br />

IIL 2, pag. 124, lin. 12-25).<br />

§ 226. — (a) (al-Wàqidi. da A\ yab b. al-Nu'màn, da suo padre [al-<br />

Nu'màn], dalla sua gente, da Ishàq b. Khàrigah b. Abdallah b. Ka'b b.<br />

Màlik. da suo padi-e [Khàrigah]. da suo nonno ['Abdallah]). Mu àdz era<br />

uomo alto, bianco, dai bei denti, dai grandi occhi, dai sopraccigli con-<br />

;/iunti. dai capelli corti e crespi.<br />

Fu presente a Badr, e dopo aver partecipato con 1" Inviato di Dio a<br />

Tabùk, in età di 28 anni, andò nel Yaman. Nell'a. 18. H., trentottenne,<br />

morì di peste di Amawàs sotto il Califfato di 'Umar. Non v'erano più suoi<br />

discendenti (al tempo di ibn Sa'd) (Saad. Ili, pag. 125, lin. 17-25).<br />

(6)<br />

(Yazid b. Hàrùn e Affàn b. Muslim, da Hammàd b. Salamah, da<br />

'Ali b. Zavd. da Sa'ìd h. al-Musayyab). 'Isa (Gesù) fu assunto al cielo in<br />

età di 33 anni. E in età di 33 anni morì Mu'àdz b. Gabal (Saad, III.<br />

2. 125. lin. 25-28).<br />

(f) (Yazid b. Hài'ùn. (hi Sa id b. abi 'Arùbah, da Sahr b. Hawsab).<br />

Disse 'Umar b. al-Khattàb: « Se Mu'àdz b. Gabal mi sopravvive, io lo eleg-<br />

« gerò mio successore. E quando Iddio me ne domanderà, io dii'ò: Signor<br />

« mio, ho udito il tuo Profeta che diceva: Quando nel giorno del giudizio<br />

« saranno adunati i sapienti, sarà Mu'àdz b. Grabal il primo fra essi » (Saad,<br />

III. 2, 125. lin. 28 e segg.j.<br />

§ 227. — Mu'àdz b. Gabal fu celebre Compagno del Profeta, dotto conoscitore<br />

del lecito e del vietato. Nella sua giovinezza era considerato come<br />

uno dei più belli ed avvenenti giovani, aveva carnagione bianca candi-<br />

dissima, denti eburnei, ed occhi neri e profondi. Egli fu uno di quelli<br />

che, vivente ancora il Profeta, raccolsero tutto il Qur-àn (gama'a al-<br />

Q u r • a n = sapevano a mente tutto il testo sacro). Quando abù Bakr divenne<br />

Califfo, Mu'àdz l'itornò dal Yaman a Madìnah e si recò in Siria, ove<br />

mori della peste nel 18. H. Egli trasmise molte tradizioni a ibn Abbàs,<br />

a ibn 'Amr b. 'Amr (? 'Adi?j, a ibn abi Awfa al-As'ari, ad Abd al-rahmàn<br />

l'. Samurah. a Gàbir b. Anas, a 'Umar, ad abù Qatàdah e ad altri fra i mag-<br />

gior tabi' un. Si dice che quando morì avesse 34 anni (H a g a r , III, 872-<br />

874, n. 3050).<br />

Cfr. Athir, II, 430; Dzahabi Paris, I, fol. 13i,r.-131,v.; Ganzi, I,<br />

fol. 47,r.; Athir Usd, IV, 376-378; Dzahabi Tagrid, II, 86, n. 903; al-<br />

Isti'àb, 245-247, n. 1001; Nu way ri Le id ., I, fol. 85,v,-86,r.; Yàqùt, II,<br />

127, 683 e III, 429, 513, ecc.: cfr. Indice., pag. 719; Nawawi, 559-561.<br />

1-27.


18. 8. H.<br />

[NECROLOGIO. - • ,<br />

§§ 228-281. 18. a. H.<br />

6 228. — Lo tn-eceilenti tradizioni, attraverso il velo osculante di tanti<br />

• •<br />

, i x j • i i tvt •- i x- , •<br />

Muàdz b óa- partuH)lan loggondari e tendenziosi, rivelano che Mu adz tosse uno dei<br />

bai.<br />

Compagni zelanti di cui il Profeta amò servirsi nei lavori di propaganda<br />

religiosa. Ciò spiega la sua missione nel Yaman, e ciò spiega altresì l'ori-<br />

gine dei discorsi attribuitigli a proposito della peste, discorsi di cui è lecito<br />

ammetteiv il l'ondamento storico. — Egli va messo insieme nm altri come<br />

LTthmàn b. Maz'ùn, abu Bakr, abù 'Ubaydali e forse anche abù Dzarr al-<br />

(jhitari, sul ipiale avremo a discorrere sotto il califfato di 'Uthmàn :<br />

faceva<br />

l)arte della minoranza nella quale ardeva un po' di quello spirito di fanatismo<br />

religioso, da cui la razza semitica non si è mai completamente svestita, e che<br />

sgorga perfino dalFanimo rozzo del Beduino, quando lascia la vita del deserto<br />

l)er divenire pacifico cittadino. Egli fece parte di (|uel nucleo, da cui venne<br />

poi la scuola tradizionistica e teologica di Madìnah. — La sua nascita madi-<br />

nese è degna di nota: gli abitanti di questa città non si distinsero mai per<br />

intelligenza, ma furono in generale uomini seri, pieni di coscienza, che met-<br />

tevano molto amor proprio e molta buona volontà nel fare le cose. Non bril-<br />

larono né come capitani, né come uomini di stato, ma solo come lavoratori<br />

diligenti e metodici. È notevole l'accenno ai debiti di Muàdz: la sua passiono<br />

leligiosa lo rendeva noncurante dei suoi interessi materiali.<br />

Nasr b. Ghànim.<br />

§ 229. — Nasr b. Ghànim b. 'Amir b. 'Ubaydallah (Abdallah) b. 'Ubayd<br />

1). 'UAvayg b. Adi b. Ka'b al-'Adawi, Compagno del Profeta, perì insieme<br />

con suo figlio durante la peste di Amawàs (Hagar, III, 1141, n. 8215».<br />

Salamah b. Nasr.<br />

§ 230. — Salamah b. Nasr b. Ghànim b. 'Amir b. 'Abdallah b. 'Uba}'d<br />

b. Uwayg al-Qurasi al-'Adawi, Compagno del Profeta, morì durante la<br />

peste di Amawàs (Hagar, II. 236-237, n. 6089).<br />

Suhayl b. Amr.<br />

§ 231. — abù Zayd, o abù Yazìd, Suhayl b. Amr b. Abd Sams b.<br />

'Abd Wudd b. Nadr b. Hisl b. 'Amir b. Lu-ayy al-Qurasi al-'Amm, uno<br />

degli asràf Qurays, celebre anche come oratore dei Qurays, khatib<br />

Q u r a y s : fu uno dei pagani pi-esenti alla battaglia di Badr, dove fu fatto<br />

prigioniero da Màlik b. al-Dukhsum, ma poi riuscì a salvarsi con la fuga.<br />

Il Profeta andò in cerca di lui e diede istruzioni a chiunque lo trovasse<br />

di metterlo a morte. Lo ritrovò il Profeta stesso tra alcuni alberi di mi-<br />

mosa (? samu rat), e fattolo assicurare con corde, che gli fissarono le mani<br />

al collo, lo legò al camelo e se lo trascinò appresso sino a Madìnah. Per<br />

128.


18. a. H. §§ 231-233.<br />

jiscattaiio venne allora Mikiaz b. Hafs. il quale però, non avendo danari ^8- a- h.<br />

^ • 1 T \rC^r^ /!• 1 •<br />

X<br />

•<br />

, , (NECROLOGIO.<br />

sufficienti per pagarne il prezzo di 4000 (dir nana), rimase m custodia suhayi b. Amr.l<br />

quale ostaggio in Madinah, finché Suhayl ritornato a Makkali, trovò il<br />

danaro e lo mandò al Profeta. Ad al-Hudaybiyj^ah Suhayl b. Amr ne-<br />

goziò il trattato con il Profeta, costringendo questo a retrocedere. Suhayl<br />

rimase fedele al paganesimo, finché Maometto ebbe sottomesso Makkah<br />

(^nell'anno 8. H.). Quando si fu convertito divenne, si dice, un ottimo musulmano,<br />

e si vuole che nessuno a Makkah si commovesse maggiormente<br />

di lui alla recitazione del Qur-àn. Quando venne il periodo delle conquiste,<br />

legnante abù Bakr, Suhayl fu tra i primi a partire, e se ne andò con il chiaro<br />

intento di non più ritornare in patria: difatti rimase in Siria finché mori<br />

di peste (nel 18. H.) (Gawzi. I, fol. 45,r.-46,r.).<br />

Egli è anche famoso per aver usato la sua influenza e l'arte oratoria in<br />

favore dell'Isiàm alla morte del Profeta in Makkah. dissuadendo i Makkani<br />

dall'apostatare. Alcuni lo annoverano tra i morti al Yarmùk (Hagar, II,<br />

292-295, n. 8062). — Cfr. Athir, IL 436: Dzahabi Paris, I, fòl. 128,v.<br />

Morì di peste o in Halab, o in (jrilliq (Dzahabi Paris, I, fol. 132,r).<br />

Sua madi'e era umm Hubba bint Qays b. Dubaj^s b. Tha'labah b. Ha}-<br />

yàu al-Khuzà'iyyah. Quando fu fatto prigioniero a Badr, 'Umar voleva<br />

strappargli i denti incisivi per impedirgli d'arringare le tm-be ed eccitarle<br />

contro l'Islam. Il Profeta non permise la mutilazione: « È possibile » egli<br />

disse, « che sorga un giorno a lodare l'Islam! » fAthìr Usd, II, 371-373).<br />

Cfr. Dzahabi Tagrìd, I, 265, n. 2501; Isti'àb, 592-693, n. 2517:<br />

Nawawi, 308-309; Yaqùt, II. 476 e III, 729; Nuwayri Leid. I.<br />

fol. 86. V.<br />

§ 232. — Sulla}'! fu il tipo arabo diametralmente opposto a quello<br />

di cui Muàdz (efi\ § 228) è un esempio. Capo dell'ultima opposizione a<br />

Maometto in Makkah, divenne suo fautore, quando intravide i vantaggi<br />

della conversione e potè farla, ottenendone i guadagni previsti ed agognati<br />

(cfr. 10. a. H., §§ 107 e segg.). Fu egli quindi che trattenne i Makkani<br />

dall'apostasia, e il suo intervento in favore dell'Isiàm fu decisivo (con-<br />

fronti.si 11. a. H., § 83), perché egli aveva le vesti quasi sacre di khatib,<br />

o oratore ispirato dei tempi pagani. — Egli non era per nulla religioso e,<br />

anche dopo abbracciato l'Isiàm rimase nell'anima pagano quanto prima.<br />

Sua madre era una beduina: ciò spiega molte cose.<br />

Surahbll b. Hasanah.<br />

§ 233, — (a) abù 'Abdallah Surahbìl b. Hasanali [Hasanah era il nome<br />

di sua madre, e il padre aveva nome 'Abdallah] b. al-Mutà' b. Abdallali<br />

129. 17


s 2:5.",. 18. a. H.<br />

18. a. H. ]y al-Ohitiif 1>. 'Abd al-'Uzza h. (xatlitliàmah b. Malik al-Kiiidi, Dppure, se-<br />

Surahbii b. Ha-


18. a. H. §§23S-2H5.<br />

e i due loro figli Klialid e Gunàdah. Stando ad al-Wàqidi. Hasanah era 18- a- H-<br />

madre, non moglie di Sufj-àn, e questi tiatello uterino di Surahbìl. abù surahbri b Ha-<br />

Ma'sar invece menziona l'emigrazione in Abissinia del solo Surahhil e della<br />

madre Hasanah.<br />

(al-Wàqidij. Sebbene lialìf dei banù Zuhrali, Surahbil era annoverato<br />

tra i Grumah, per via di Sulj^àu al-Grumalii. Surahbìl fu uno dei più egregi<br />

Compagni del Profeta, col quale fece le spedizioni, e fu uno dei capitani<br />

mandati in Siria da abù Bakr al-Siddìq. Mori nella peste di 'Amawàs, in<br />

Siria, l'a. 18. H., sotto il califfato di Umar b. al-Khattàb, in età di 76 anni<br />

(Sa ad. IV,. 1, pag. 94, lin. 4-24j.<br />

Gli-. Yàqùt, I. 201 e II, 61, 515, 590, ecc.: Indice, pag. 469; Na-<br />

wawi. 612.<br />

§ 234. — Non v"è da dh'e alcunché di importante sul conto di Su-<br />

rahbil. uomo di origine sconosciuta proveniente dal Yaman, forse schiavo<br />

di guerra e di nascita umile e plebea. Fedele seguace del Profeta, sembra<br />

fosse un capitano, o luogotenente operoso e diligente, ma senza alcuna<br />

qualità personale che lo distinguesse dai suoi coetanei e compagni d'arme.<br />

abu Ubaydah b al-Garràh.<br />

§ 235. — (a) Il nome (completo; di abù 'Ubaydah era Amii- h. 'Ab-<br />

(lallah b. al-Garràh b. Hilàl b. Uhayb b. Dabbah b. al-Hàrith b. Fihr b.<br />

Màlik b. al-Xadr b. Kinànah al-Qurasi. Sua madi-e fu Umayyah bint Ghanm<br />

li. Gàbu- b. Abd al-'Uzza b. Amirah b. 'Amii-ah, figlia di Da'd bint Hilàl<br />

b. Uhaj-b b. Dabbah b. al-Hàritji b. Fihr. Sua moglie fa Hind bint Gàbir<br />

b. Wahb b. Dabàb b. Hugaj-r b. 'Abd b. Ma'is b. 'Amir b. Lu-ayy, la<br />

quale gli partorì dei figli, fi'a cui Yazid e 'Umayr: questi non ebbero<br />

figliuoli, e però la sua discendenza si estinse (Sa ad, III, 1, pag. 297,<br />

hn. 28; 298, lin. 5j [G.].<br />

(6) (al-Wàqidi, da Muli. b. Sàlih, da Yazid b. Rùmàn). abù 'Ubaydah<br />

abbracciò l'Isiàm con 'Uthmàn b. Maz'ùn e 'Abd al-rahmàn b. 'Awf ed<br />

altri Compagni avanti che l'Inviato di Dio entrasse nel Dar al-Arqam.<br />

Secondo Muli. b. Isliàq e al-Wàqidi, prese parte alla seconda emigrazione<br />

in Abissinia: ma di ciò non fanno menzione né Musa b. 'Uqbah né abù<br />

Ma'sar (Saad, III. L pag. 298. lin. 5-10, [G.].<br />

(e) (al-Wàqidi, da Muli. b. Sàlih, da 'Asim b. 'Umar b. Qatàdahj.<br />

Quando abù Ubaydah emigrò da Makkah a Madinah, prese stanza presso<br />

Kulthùm b. al-Hidm (Saad, III, 1, pag. 298, lin. 10-12) [G.].<br />

{(1) (al-Wàqidi, da Musa b. Muh.'b. Ibràhìm, da .suo padre [Muh. b.<br />

Ibràhim]). L'Inviato di Dio lo strinse in tiatellanza con Sàlim, mawla<br />

131.<br />

sanah.;


18. a. H.<br />

[NECROLOGIO. " , •<br />

.>f;5<br />

g lo. a. H.<br />

,ii ;ji„-, Hmlzavfali, o con Muli. h. Maslainah (Saad, IH. 1, pag. 198,<br />

, ., . .\ rTT i"<br />

abù Ubaydah b. '"^- l^J-l^) [) (al-Waqidi). abù Ubaydah fu presente a Badr e a Uhud: nel com-<br />

battiuionto di Uhud stette saldo von l'Inviato di Dio, quando i Musul-<br />

mani t'uiono rotti e messi in tuga (Saad. Ili, 1. pag. 298, Un. 15-17) [G.].<br />

[/) (al-Wàqidi, da Ishàq b. Yahya, da Isa b. Talhah, da 'A-isah, da<br />

abu Bakr, che racconta): « Quando alla giornata di Uhud l'Inviato di Dio<br />

«cadde con la faccia per terra, e due anelli del mighfai- gli penetrano<br />

« nelle guancie, io accorsi alla sua volta, ed ecco un altro accorrere rapi-<br />

« dissimo dalla parte destra: « Dio mio, io pregai allora, rendilo docile (?), si<br />

« che possiamo arrivare sino a lui ». Sopraggiunse intanto abù 'Ubaydah<br />

« e: « Deh! lasciami, abù Bakr, cavar dalle guance' dell'Inviato di Dio quel<br />

« (che gli si è conficcato) ». Io lo lasciai fare; ed egli prese con i denti an-<br />

« teriori uno degli anelli del mighfar e lo strappò (con tanto sforzo) che<br />

« cadde riverso e gli si sradicò un dente. Poi cavò l'altro anello con un altro<br />

« dei denti anteriori, che gli cadde del pari. Perciò abù 'Ubaydah era fra la<br />

«gente lo sdentato y> (Sa ad. III, 1, pag. 298, lin. 17-27) [G.\.<br />

(g) (Dicono) abù Ubaydah partecipò all'assedio di Madinah (al-Kliandaq)<br />

e a tutti gii altri fatti d'arme con l'Inviato di Dio, e fu uno dei più<br />

eminenti compagni suoi. L'Inviato di Dio lo mandò a Dzù-1-Qassah al comando<br />

d'una spedizione di 40 uomini (Sa ad, III, 1, pag. 298, lin. 27 e<br />

*299, lin. 1) [G.].<br />

(h) (al-Wàqidi, da Dàwùd b. Qays e da Màlik b. Anas). abù 'Ubaydah<br />

comandò un' (altra) spedizione di BOO fra Muhàgirùn e Ansar contro un<br />

ramo dei Gruhaynah, sulla costa del mar (Rosso) : e fri la razzia di al-<br />

Khabat (Saad, III, 1, pag. 299, lin. 1-4) [G.j.<br />

(i) (Katliir b. Hisàm, da Hisàm al-Dastawà'i, da abù-l-Zubayr, da (xàbir,<br />

che racconta). Ci spedì l' Inviato di Dio con abù 'Ubaydah b. al-(jrarràh,<br />

in numero di 300 e qualche decina, e ci approvvigionò con un sacco di<br />

datteri. La nostra razione ftx di una manciata per uno, poi di un dattero<br />

per uno; e quando tutto fu. finito, prendemmo ad abbacchiare con i nostri<br />

archi le foglie secche degli arbusti (al-khabat) ed a mangiarle beven-<br />

doci su acqua: tanto che ci si diede poi il nome di esercito delle foglie<br />

.secche (gaj'^.s al-khabat). Arrivati sulla spiaggia trovammo un cetaceo<br />

( d a b b a h) morto, simile a una duna, che si chiamava a l - ' a n b a r . . . Del<br />

mostro gigantesco, dopo qualche esitanza perchè morto, si nutrirono i Mu-<br />

sulmani, per 20 o 15 giorni, e ne disseccarono al sole alcune strisele e ne<br />

portarono anche al Profeta in Madinah, che.approvò la loro condotta (con-<br />

fronta 8. a. H., § 34) (Saad, III, 1, pag. 299, lin. 5-16) [G.].<br />

132.


18. a. H. §§ 236, 237.<br />

§ 236. — (a) (abù-1-Walìd al-Tayàlisi, Wahb b. (rhaiir, Yahya b. Abbad<br />

e 'Affali b. Muslim, da Su'bah. da abù Isliàq, da Silah b. Zufar al-'Absi,<br />

da Hudzayfah). Alcuni dei (cristiani j di Nagràn vennero al Profeta e<br />

dissero: « Manda con noi un uomo fidato che tuteli i nostri interessi, vi-<br />

« gilando l'osservanza del patto » [cfr. 10. a. H., §§ 60, 61]; « non già che<br />

« c'insegni la sunnah e l'islam » (come leggesi in Saad, III, 1, pag. 299,<br />

lin. 19). Disse (Maometto): « Vi manderò un uomo fidato, veramente fidato »,<br />

e ripetè tre volte questo attributo. Tutti i Compagni stettero con lo sguardo<br />

aguzzo (i s t a s r a fa) alla faccenda (desiderando ognuno di esser lui la per-<br />

sona così qualificata). Ma l'Inviato di Dio mandò abù Ubaydah b. al-Grarràli<br />

fSaad. III. 1. pag. 299, lin. 23-28) [G.].<br />

(b) In ibn Sa'd abbiamo altre tradizioni analoghe: (pag. 299, lin. 16-20)<br />

« La gente del Yaman » fa a Maometto la richiesta di un missionario;<br />

(pag. 299, lin. 20-23j abù 'Ubaydah è l'amin al-ummah (il fidato della<br />

nazione musulmana): (pag. 300, lin. 1-4) vengono (gli ambasciatori dei<br />

Nagràni) al-Sayyid [b. al-HàrithJ e al-'Aqib ['Abd al-Masìh al-Kindi]: con-<br />

fronta 10. a. H., § 60.<br />

(e) Secondo abù HuraA'rah (a capo di un lungo isnàd!), Maometto<br />

avrebbe detto: «Eccellente nome quello di abù Ubaydah! » (Saad, III,<br />

1. pag. 300, lin. 4-8).<br />

{d) (Rawh b. 'Ubàdah e 'Abd al-\vahhàb b. 'Atà-, da Sa'id b. abi Arù-<br />

bah, da Qatàdah). Sull'anello-sigillo di abù 'Ubaj'dah era inciso: «Il quinto<br />

«(delle prede) spetta a Dio!» (Saad, III, 1, pag. 300, lin. 8-10) [G.j.<br />

(e) ('Amr b. 'Asim al-Kilàbi, da Sulaymàn b. al-Mughii-ah, da Thabit).<br />

Disse abù Ubaydah b. al-G-arràh quando era governatore di Siria: « O<br />

« gente, io sono un uomo dei Quraj^s, ma non v' è alcuno di voi rosso o<br />

« nero [ch: Intr., § 343 e nota 2; 9. a. H., § 26, nota 1), che mi superi<br />

in timor di Dio, del quale non amerei di essere « nella pelle » (Saad, III,<br />

1. pag. 300, lin. 10-13) [G.].<br />

(/) (Rawh b. 'Ubàdah, da Hisàm b. abi 'Abdallah, da Qatàdah). Disse<br />

abù Ubaj^dah b. al-GaiTàh: « Vorrei essere un montone, e la mia gente<br />

« mi sgozzasse<br />

e mangiasse della mia carne, e sorbisse del mio brodo! »<br />

(Riflesso evangelico?) (Saad, III, 1, pag. 300, lin. 24-26) [G.].<br />

§ 237. — (a) (Ahmad b. 'Abdallah b. Yùnus, da Sufj-àn b. 'Uyaynah,<br />

da ibn abi Nagih). Disse 'Umar b. al-Kliattàb ai suoi compagni di con-<br />

versazione: «Esprimete i vostri desideri». E ciascuno dLsse il suo.<br />

« Quanto a me », soggiunse Umar, « io desidererei una casa gremita<br />

«di uomini quali abù 'Ubaydah b. al-Garràh » (Saad, III, 1; pag. 300,<br />

lin. 13-17) [G.].<br />

13:^.<br />

18. a. H.<br />

[NECROLOGIO. -<br />

abu Ubaydah b.<br />

al-Garràh.


§§ -iA't, JdS. 18. a. H.<br />

i8. a- H. (^ft) (Yazìd l). Hàiùu e Muh. b. AbdaDah al-Ausàri, da Sa id l). al)i<br />

abu Ubaydah b. Arùbali, da Salir b. Hawsab). Disse 'Umar b. al-Khattàb: « Se abù 'Ubay-<br />

ai-6arràh.j ^ ^^\^ ,i^i sopvavN iven'i. io lo sceglierò a mio vicario (^successore nel lalit-<br />

« fato). E (se) il mio Signore me ne domanderà (conto), diiò: Ilo udito il<br />

«tuo Profeta dire [dì luij: Egli è il fidato (Amìn) di questa nazione»<br />

(Saad, III, 1. pag. 300, liu. 18-21) [G.].<br />

(e) (Man b. Isa, da Màlik b. Anas). Umar b. ul-Khattab spedì ad<br />

abù 'Ubaydah 40 mila dirli a m e 400 dinar, e disse al messo:


18. a. H. §§ 238-240.<br />

(fi) (al-Waqidi. da Thawr b. Yazìd, da Khàlid b. Ma'dàn, da Màlik b.<br />

Ynkhamii'. il qviale descriveva cosi abiì 'Ubaydah b. al-Grarràh). Era uomo<br />

magro, scarno di faccia, di poca barba, hiugo, gobbo, sdentato di due denti<br />

anteriori (Sa ad, IIL 1. pag. 301, lin. 19-22) [G.].<br />

(e) (al-Wàqidi. da abù Bai^r b. 'Abdallah b. abì Sabrali, da alcuni in-<br />

dividui della tribù fqawm) di abù Ubaydah). abù 'Ubaydah b. al-Grarràh<br />

contava 41 anni quando fu presente a Badr. Morì di peste in 'Amawàs,<br />

nell'anno 18. H.. sotto il califfato di 'Umar b. al-Khattàb, in età di 68 anni.<br />

Egli usava per la testa e per la barba i due cosmetici hinnà" e katam.<br />

al-Wàqidi aggiunge che abù 'Uba3^dah trasmise tradizioni da 'Umar<br />

b. al-Khattàb (Saad. Ili, 1, pag. 301, lin. 22-28) [G.].<br />

§ 239. — abù 'Ubaydah fii uno dei più antichi musulmani, e si con-<br />

vertì contempoi'aneamente con 'Uthmàn b. Maz'ùn, 'Abd al-rahmàn b. 'Awf<br />

ed 'Ubaydah b. al-Grawn, prima che il Profeta entrasse nella casa Dar al-<br />

Arqam. Suo padre, dicesi, morì prima dell'Isiàm: sua madre era Uma3'mah<br />

bint Ghanm. Emigrò in Abissinia ed in Madinah: fu presente a Badr e<br />

a tutti i fatti d'arme successivi: egli aiutò il Profeta ferito alla battaglia<br />

(li Uhud, e ^laometto gli diede il soprannome appellativo di Amìn. Si dice<br />

che per preghiera di un'ambasciata di Yamaniti, Maometto mandò abù<br />

"Ubaydah nel Yaman ad insegnare la dottrina musulmana. Più tardi il<br />

Califfo abù Bakr lo mandò in Siria, e, secondo ibn Hagar, la maggior<br />

parte delle conquiste in quella regione furono compiute sotto la direzione<br />

di abù 'Ubaydah. Alcuni affermano che egli uccidesse il proprio padre alla<br />

battaglia di Badr, e che perciò venisse rivelato il versetto (Q u r • à<br />

n, LVIII,<br />

22). Trasmise tradizioni ad al-'Irbàd b. Sàriyah, a Gràbir b. Abdallah, ad<br />

abù Umàmah, ad abù Tha'labah al-lChasi (sicf = al-Khusani?), a Samurah<br />

(b. (xundab) ed altri. Secondo ibn Sa'd, egli era di costituzione delicata,<br />

con la faccia scarna, magro, alto e senza denti anteriori (athram).<br />

Morì durante la peste di Amawàs, nel 18. H., in età di 58 anni: al-<br />

cuni affermano avesse soli 41 anni. Si fece seppellire là ove mori, ossia a<br />

Fihl nell'Urdunn, oppure a Baysàn. Egli soleva tingersi con la hinnà" ed<br />

il katam (Hagar, II, 626-630).<br />

Off. anche Dzahabi Paris. I, ibi. 130,v.-i31,r.; Grawzi, I, fol. 46, r.-<br />

46,v.; Athìr Usd, III, 84-86, Y, 249; Dza habi Tagr id , II, 196, n. 2152;<br />

Isti 'ab, 689-690, n. 3030; Khamis, II, 271, lin. penult. e segg. ; Nuwayri<br />

Leid.. I, fol. 85,r.-85,v.: Yàqùt, I, 202, 336, 386, ecc. Indice,<br />

pag. 548; Nawawi, 747-748.<br />

§ 240. — Di abù Ubaydah abbiamo fatto sì spesso menzione, descrivendone<br />

anche l'indole, che mi pare inutile ripetere il già detto. Fu uomo<br />

135.<br />

18. a. H.<br />

NECROLOGIO. -<br />

abO 'Ubaydah b.<br />

al-Garràh.l


§§ •240-'24'2. ^O' ^' H.<br />

'8- a- H. ,1, poco iusj;eo;n(). ma dotato di «randr lìuiità damino, nite^nta di carat-<br />

[NECROLOGIO. - ,. , -, • • i . . t r^<br />

^^^'^


18. 3.. H. §§ 242-244.<br />

perchè al-Zubavr b. Bakkàr afferma essersi suo padre, Suharl b. 'Amr, 18. a. H.<br />

"^<br />

recato<br />

. ^. .<br />

^ ,. m Sina con tutta<br />

1<br />

la<br />

^ ,•<br />

ramiglia,<br />

..<br />

seguito<br />

•<br />

poi<br />

-, 1 TT • ì<br />

da al-Haritji<br />

,<br />

b.<br />

TT-v-<br />

Hisam<br />

[NECROLOGIO. -<br />

ut bah b. Su-<br />

b. al-Mughirah al Makhzumi. Più tardi (Suhayl b. 'Amr) si presentò al hayi.]<br />

Califfo 'Uruar con 'Abd alrahmàn b. al-HàritJi b. Hisàm e con Fàkbitah<br />

bint 'Utbah b. Sulia\'l b. 'Amr, ambedue ancora molto piccini, ed unì in<br />

matrimonio 'Utbah con Fàkhitah {sic, il testo dev' esser corrotto!) e ad am-<br />

bedue fu dato il nome di al-Saridayn (i due costretti a fuggire?). E ciò<br />

avvenne dopo la morte di quelli delle genti di ambedue (gli sposi) che<br />

erano usciti (d'Arabia) con lui. Ma forse 'Utbah era morto prima di questo,<br />

era con loro e mori in Siria (il testo è poco chiaro e non si capisce che<br />

cosa intenda dire: deve esser corrotto) (Hagar, II, 1083, n. 9770).<br />

ibn al-Athìr dice che morisse nel 18. H. (At^ir, II, 436), ma nell'altra<br />

opera sua sui Compagni del Profeta, non lo menziona nemmeno.<br />

Cfr. anche Nuwayri Leid., I, fol. 87,r.<br />

Uways b. Àmir.<br />

§ 243. — Uways b. 'Amir b. Graz- b. Màlik b. 'Amr b. Mas'adah b.<br />

'Uswàn b. Qaran b. Radmàn b. Nàgiyah b. Murad al-Muràdi al-Qarani,<br />

chiamato anche Uways b. Anas, o Uways b. al-Hula^^s (? Khalis), fa uomo<br />

intensamente asceta, che visse in al-Kùfah: soleva recarsi nei luoghi dove<br />

si gettavano le immondezze (al-m.azàbil), raccogliervi i pezzi di pane<br />

gettati via (al-kisar?), lavarli e in parte mangiarli, in parte distribuirli<br />

come elemosina: per soccorrere i poveri, si spogliò nudo, sicché non po-<br />

teva più uscke di casa. Secondo una tradizione di Asir b. Gràbir, il Califfo<br />

'Umar era desiderosissimo di conoscere Uways, ed ogni qualvolta passa-<br />

vano le schiere di Yamaniti diretti in Siria, domandava se tra loro si<br />

trovasse Uways della tribù di Muràd. Alfine in una schiera di Yamaniti<br />

il Califfo trovò Uways e gli comunicò che il Profeta aveva predetto il<br />

suo passaggio per Madinah in via per la Sii'ia, e che egli sarebbe affetto<br />

dalla lebbra, ma si sarebbe guarito interamente tranne in vm luogo grande<br />

come un dirham. Uways andò in Siria e vi morì dalla peste (nel 18. H.). •<br />

Secondo alcuni mori invece nell'Adzarbaygàn durante la conquista: altri<br />

lo dicono ucciso a Siffin e affermano che fosse uno dei grandi tàbi'i.<br />

(G-awzi, I. fol. 44,r.-44,v.).<br />

Cfr. Athir Usd. I. 151-152; Dzahabi Tagrid, I, 40, n. 346.<br />

Uwaym b. Saidah.<br />

§ 244. — (a) abù 'Abd al-rahmàn 'Uwaym b. Sà'idah b. 'A-is b. Qays<br />

b. al-Nu'màn b. Zayd b. Umayj'ah, ebbe a madre 'Umayrah bint Sàlim<br />

137. 18


§§ 244,245. 18. a. H.<br />

18. a. H. b. Salimah b. Umayyah b. Zayd b. Màlik b. 'Awf b. 'Amr b. 'Awf. Dalla<br />

[NECROLOGIO.<br />

'Uwaym b. Sa moglie UuiAiiiab bint Bnkayr b. ^^Tha'labali b. Ptadabali b. 'Amir b. Ka'b<br />

'idah.i b. Màlik b. Ghadb b. Uu.sam al-Khazragiyyah procreò i seguenti figli:<br />

'Utbah, Smvayd, perito nella giornata della Ilarrah, e Qarazah.<br />

Muh. b. Isliàq è il solo ad attril)uiri' ad 'Uwaym un'altra genealogia,<br />

dicendolo figlio di Sa'idali b. Sal'agah — il quale ultimo nome non s'in-<br />

contra nella genealogia — dei banili Bali b. 'Amr b. al-Haf al-Qudà'i, lialìf<br />

dei banù Umayyah b. Za}"d. Egli lasciò discendenza in Madinah e in Darb<br />

al-Hadatli. 'Uwaym è uno degli 80 Ansar, di cui si riferisce che fosse il<br />

primo ad incontrare l'Inviato di Dio in Makkah e ad abbracciar l'Islam.<br />

Secondo Muli. b. 'Umar, 'Uwaym fu presente a tutti e due i Convegni di<br />

al-'Aqabah; ma, stando invece a Musa b. 'Uqbah, Muh. b. Isliàq e abù<br />

Ma'sar, egli avrebbe assistito (solamente?) alla seconda 'Aqabah insieme<br />

con i 70 Ansar (Sa ad. III, 2, pag. 80, Un. 21, e 31, lin. 6) [G.J.<br />

(6) (al-Wàqidi, da Muli. b. Sàlih, da 'Asim b. 'Umar b. Qatàdah, o<br />

anche da 'Abdallah h. Gfa'far, da Sa'd b. Ibràhim). L'Inviato di Dio legò<br />

in fratellanza 'Uwaym b. Sà'idah con 'Umar b. al-Khattàb, o, secondo ibn<br />

Ishàq, con Hàtib b. abi Balta'ah (Saad, III, 2, pag. 31, lin. G-10).<br />

§ 245. — (a) (Muh. b. Ismà'ìl b. abì Fuda^k, da Miisa b. Ya'qiib, da<br />

ai-Sari b. 'Abd al-rahmàn, da 'Abd b. Hamzah, da suo padre Hamzah, da<br />

'Abdallah b. al-Zabìr, da Gràbir b. 'Abdallah). L'Inviato di Dio disse: « Ec-<br />

« celiente servo tra i servi di Dio e uno tra gli abitatori del Paradiso è<br />

«'Uwaym b. Sà'idah» (Saad, III, 2, pag. 31, lin. 24-27) [G.].<br />

Musa [b. Ya'qQb] aggiunge che, quando fu rivelato il versetto (IX,<br />

109): « [Nella moschea di Madinah si raccolgono] uomini che amano di<br />

«esser purificati; e Dio ama i purificati»; l'Inviato di Dio disse: «Tra<br />

« essi è 'Uwaym b. Sà'idah ».<br />

Lo stesso Musa riferisce, senza affermarlo, che 'Uwaym fosse il primo<br />

(musulmano?) a lavarsi il sedere con l'acqua (Saad, III, 2, pag. 31,<br />

lin. 10-17) [G.].<br />

(b) (Ya'qùb b. Ibràhim b. Sa'd al-Zvihri, da suo padre [Ibràhim], da<br />

Sàlih b. Kaysàn, da ibn Sihàb, da 'Ubaydallah b. 'Abdallah b. 'Utbah, da<br />

ibn 'Abbàs). Due uomini dabbene incontrarono abù Bakr ed 'Umar dopo<br />

(la morte del Profeta), i quali si dirigevano alla Saqifah dei banù Sà'idah;<br />

sapendo quel che la gente preparava essi domandarono :<br />

« Dove andate, o<br />

« crocchio degli Emigrati? ». — « Dai nostri fratelli Ausiliatori [Ansar] ».<br />

« Meglio è per voi di non accostarli, e attendete all'affar vostro ».<br />

Questi due uomini erano, secondo 'Urwah b. al-Zubayr, 'Uwaym b.<br />

Sà'idah e Man b. 'Adi (Saad, III, 2, pag. 31, lin. 17-22) [G.].<br />

138.


18. a. H. §§ 245, 246.<br />

(e) Morì 'Uwavm b. Sa'idah sotto il califfato di 'limar b. al-Khattàb, ^S- ^- ^<br />

^ ' - " [NECROLOGIO. -<br />

in età di 65 o 66 anui (Sa ad, III, 2, pag. 31, lin. 27-28). Uwaym b. Sà-<br />

Cfr. anche Athìr Usd, IV, 158; Dzaliabi Tagrid, I, 460, n. 4561; idah.]<br />

Isti' ab, 528, n. 2180.<br />

Yazld b. abl Sufyan.<br />

§ 246. — (a) abù Ivhàlid Yazìd b. abì Sufj^àn Sakhr b. Harb b. Umayyah<br />

b. 'Abd Sams b. 'Abd Manaf al-Qurasi al-Umawi, figlio del celebre abù<br />

Sufyan b. Harb, fratello del Califfo Mu'àwiyah [f 60. a. H.j, si convertì al-<br />

l'Islam alla presa di Makkali, ricevette doni a Huna3'n e fu mandato dal Pro-<br />

feta a riscuotere le tasse (s a d a q à t) presso i banù Faràs, che erano suoi zìi<br />

materni, perchè sua madre umm al-Hakam Zaynab bint Nawfal b. Khalaf<br />

apparteneva ai Kinànah. Quando il Califfo abu Bakr mandò gli eserciti<br />

in Siria, durante l'anno 12. H., Yazid b. abi Sufyan ricevette uno dei<br />

comandi, e più tardi il Califfo 'limar lo nominò amir al-Sàm, o gover-<br />

natore di Damasco, dopo la morte di Mu'àdz b. Grabai, confermando la<br />

nomina già fatta dal morente Mu'àdz. Si dice che egli morisse poco tempo<br />

dopo, di peste, nell'anno 18. H., senza lasciare discendenti. al-Walid b.<br />

Muslim afferma però che morisse nel 19. H. dopo la pi^esa di al-Qaysà-<br />

riyyah (Hagar, III, 1352-1353, n. 8775). — Cfr. Athir, II, 436.<br />

(6) Era il più intelligente (afdal) dei banù abì Sufyan: perciò chiamavasi<br />

anche Yazid al-Khayr. Alcuni affermano che sua madre fosse Hind<br />

bint Habib b. Yazid. Quando morì abù 'Ubaydah, fu governatore Mu'àdz<br />

b. Grabai; morto Mu'àdz gli successe Yazid b. abi Sufyan, e morto anche<br />

questo di peste, il governo passò a suo fratello Mu'àwiyah (A th i r Usd,<br />

V, 112-113).<br />

Cfr. Dzahabi Tagrid, II, 147, n. 1569; Isti 'ab, 627-628, n. 2723.<br />

(e) Secondo al-Dzahabi, era detto Yazid al-Khayr. Abbracciò l' Isiàm alla<br />

presa di Makkah e divenne un buon musulmano, battendosi a Hunayn, e<br />

ricevendo come bottino cento cameli e quaranta oncie (d'argento). Fu uomo<br />

di grande prestigio pei'sonale, nobile e capo-tribù (sayyid). Fu uno dei<br />

quattro comandanti che partirono per la Siria per ordine di abù Bakr.<br />

Alla presa di Damasco, il Califfo 'limar lo nominò luogotenente in quella<br />

città, ed alla sua morte gli diede come successore il fratello Mu'àwiyah.<br />

Si vuole che trasmettesse dal Profeta alcune tradizioni sulle abluzioni: fri<br />

alunno anche di abù Bakr. Trasmise tradizioni ad abù 'Abdallah al-As'ari,<br />

ed a Grunàdah b. abi Umayyah. Secondo alcuni mori nella peste del 18. H.,<br />

secondo al-Walid b. Muslim mori nel 19. H. dopo la presa di al-Qaysà-<br />

riyyah (Dzahabi Paris, I, fol. 131,v.).<br />

139.


S§ 246, 247. 18. a. H.<br />

18. a. H. Cfi: aiu-he Nuwayri Leid., I, fòl. 8G,v.; Yàqùt, I, 202, 443, II,<br />

INECROLOGIO. - .. , _ . .,.,. .„^ "t j- ,-r-o xt • r.or<br />

Yazid b. abi Su- *- ' '^- '^^^- ^^^-


19. a. H.<br />

S Gennaio - 20 Dicembre 640


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3<br />

TH'-i.-(r-i»H


19. a. H.<br />

PERSIA. — Eventi dell'anno 19. H. lungo 11 confine persiano.<br />

§ 1. — Le notizie sulle vicende della guerra contro i Persiani, le quali,<br />

secondo le nostre fonti, appartengono specificamente all'anno 19. H., sono<br />

ben poche e per lo più varianti di altri dati cronologici, e quindi per la<br />

massima parte, probabilmente, indicazioni erronee. Della presa di Hulwàn<br />

altre fonti hanno parlato sotto l'anno 16. H. (cfr. 16. a. H., § 219), e tutto<br />

porta a credere che detta occupazione seguisse ben presto la rotta di Gra-<br />

lùlà', perchè la posizione araba al confine rimaneva molto precaria se una<br />

città come Hulwàn, posta ai piedi dei monti, in sito assai felice e ben for-<br />

tificata, continuava ad essere in mano dei Persiani.<br />

La presa di Isbahàn, riferita da al-Dzahabi (cfi*. § 3), non merita mag-<br />

gior fiducia, essendo probabilmente un dato cronologico della scuola iraqense,<br />

la quale, come al solito, per la conquista dell'altipiano iranico ha tvitta la<br />

cronologia errata.<br />

L'anno 19. H., tranne forse qualche fatto d'arme a mezzodì, nel Khù-<br />

zistàn, e nel settentrione verso la Mesopotamia, fu periodo di requie lungo<br />

il confine persiano.<br />

La cronologia dell' incm-sione araba nell'altipiano iranico, che abbiamo<br />

messa più avanti sotto la presente annata (cfr. §§ 6 e segg.), sebbene in-<br />

certa, può ritenersi di approssimativa probabilità. Il valore storico della<br />

spedizione non è grande, perchè gli Arabi pare non facessero rilevante pro-<br />

gresso in Persia : i Persiani difesero a palmo a palmo, con gloriosa tenacia,<br />

la culla della loro razza e della loro dinastia nazionale. L'importanza forse<br />

maggiore della detta incursione risiede nel fatto più degno di nota, che<br />

l'avventura araba in Persia fu conseguenza di altri avvenimenti nell' in-<br />

143.


§§ 1, 2. 19. a. H.<br />

19- a- H. terno della penisola arabica. Abbiamo cioè la prova indiretta che solo ora i<br />

dell'anno 19.^h'. ^lusulmani t'ossero riusciti a domare, almeno in apparenza, le tribù dello<br />

lungo il confine estremo angolo" orientale della penisola arabica. Non voglio dire con questo<br />

'^ '<br />

'<br />

che tutta l'Arabia orientale, ossia il Bahrayn, T'Umiln e la Mahrah, avesse<br />

interamente accettato il dominio islamico. Dobbiamo rammentare che quel<br />

paese immenso, assai scarsamente popolato, non fu mai forse regolarmente<br />

sottomesso al govei-no di Madinah ed all'Isiàm ufficiale; ma i Califfi lo lasci^irono<br />

in pace, sinché le tribù nomadi non davano noia al governo. È<br />

assai dul)bio se, come, e quanto la nuova fede penetrasse in quella remota<br />

regione, che anche più tardi non fu mai ortodossa, ma ognora scismatica,<br />

insofferente di ogni disciplina, e religiosa e politica, che venisse dal di fuori.<br />

Per il momento basta insistere sul fatto che ora solamente quelle difficoltà<br />

militari e politiche, generate dalla rivoluzione arabica dell' 11. e del 12. H.,<br />

furono appianate — forse in modo provvisorio e superficiale — , e che perciò<br />

soltanto ora il comandante militare musulmano della regione, desideroso<br />

di carpire allori più gloriosi e più copiosi bottini, si slanciasse, di propria<br />

iniziativa e sulla propria responsabilità, in un' avventura persiana. Egli<br />

scelse la via del mare per rimanere indipendente dal suo collega 'in al-<br />

Basrah, e possibilmente per strappargli qualche conquista, prima che le<br />

armi dell'esercito basrense avessero vittoriosamente sottomessa tutta la<br />

costa settentrionale del Golfo Persico.<br />

L' incidente ha altresì il suo valore per dimostrare come i capitani e i<br />

luogotenenti arabi fossero di fatto indipendenti dal Califfo, e potessero impunemente<br />

allestire spedizioni »nilitari senza bisogno di alcun preventivo<br />

permesso. La spedizione dell'Egitto si svolse nello stesso modo (cfr. 18. a. H.,<br />

§ 176). Occorse molto tèmpo prima che l'autorità del Califfo potesse effettivamente<br />

imbrigliare l'attività e l'ai'bitrio dei luogotenenti, e quando questo<br />

avvenne fu di brevissima durata: già sotto gli ultimi Umayyadi, nelle pi-o-<br />

vincie più lontane, i governatori sotto molti rispetti erano i soli veri padroni.<br />

PERSIA. — Conquista di Hulwàn.<br />

§ 2. — (al-Balàdzui-i, senza isnàd). Quando i Musulmani ebbero terminata<br />

la faccenda di (lalùlà-, Hàsim b. 'Utbah b. abi Waqqàs aggiunse<br />

un piccolo corpo di cavalleria (alla schiera di) Grarir b. 'Abdallah al-Ba-<br />

gali e ordinò a questo di munire Galùlà", affinchè- si trovasse (come posto<br />

di frontiera fortificato) tra i Musulmani ed i loro nemici. Più tardi (nel<br />

19. H.) Sa'd b. abi Waqqàs vi mandò altri 3000 Musulmani, e diede ordine<br />

a Grarir di avanzare su Hulwàn con tutte le sue forze. All'avvicinarsi degli<br />

Arabi il re Yazdagird fuggì a Isbahàn (^), e Hulwàn si arrese a patti (sulh"")<br />

144.


19. a. H. §§ 2-5.<br />

affli invasori: i vincitori non dovevano molestare ffli abitanti e si obbliga- ^9- ^- ^^<br />

°<br />

. , , . ,, . • , • -, [PERSIA. - Con-<br />

vano a garantire loro la sicurezza nella vita e nei beni: quanti volevano quista di Hui-<br />

fiiggire potevan farlo senza essere molestati. wan.]<br />

In Hulwàn Garìr lasciò (^) una parte delle sue forze con 'Azrah b. Qays<br />

b. Ghaziyyah al-Bagali, e mosse poi contro al-Dinawar, che però non<br />

espugnò: sottomise invece Qarmàsin alle stesse condizioni di Hulwàn, dove<br />

quindi fece ritorno, e rimase come governatore finché 'Ammàr b. Yàsir di-<br />

venne luogotenente in al-Kùfah (nel 21. H.). Allora ricevette una lettera<br />

di 'Ammàr, che lo informava dover egli, per ordine del Califfo 'limar, recarsi<br />

a cooperare con abù Musa al-As'ari (dinanzi Tustar). Grarir lasciò 'Azrah<br />

b. Qays in Hulwàn e andò ad unirsi con abù Musa: questo accadeva nel<br />

19. H. (3) (Bai àdz uri, 301-302).<br />

Nota. 1. — Da un altro passo di alBalàdzuri (302, lin. 7) sappiamo che la fuga di Tazdagird da<br />

Hulwàn avvenne nel 19. H.<br />

Nota. 2. — In Hulwàn, afferma al-Wàqidi, si stabilirono alcuni membri della famiglia di Garir<br />

b. 'Abdallab al-Bagali e vi ebbero discendenti (Balàdzuri, 302i.<br />

Nota 3. — Vedremo più avanti che questi fatti vanno posti nell'annata 21. H. quando abu Miisa,<br />

con l'aiuto delle schiere di al-Kùfah, sottomise Tustar.<br />

PERSIA. — Presa di Isbahàn.<br />

§ 3. — (al-Dzahabi). Nell'anno 19. H. avvenne la battaglia di Isbahàn<br />

nell'Ard Fàris, nel mese di Dzù-l-Hió-J-ah, ed i Musulmani erano coman-<br />

dati da al-Hakam b. abi-l-'As. Sahrak, il comandante dei Persiani, rimase<br />

ucciso (Dzahabi Paris, I, fol. 132,r.).<br />

La notizia è errata: la presa di Isbahàn va messa dopo la grande<br />

vittoria araba di Nihàwand nel 21. H. — al-Dzahabi in questo passo con-<br />

fonde la conquista del Fàris e la presa di Isbahàn con la spedizione fatta<br />

dal Bahrayn, di cui parliamo più avanti.<br />

IRAQ-PERSIA. — Notizie varie.<br />

§ 4. — al-Dzahabi riferisce che nell'anno 19. H., secondo alcuni, si<br />

svolsero i seguenti fatti:<br />

1° i Greci fecero prigioniero 'Abdallah b. abi Hudzàfah al-Sahmi ;<br />

2^ fu espugnata Takrìt ;<br />

3° fu vinta la battaglia di Galùlà-, l'ultima battaglia vinta nell'al-<br />

'Agm o Fàris (Dzahabi Paris, I, fol. 132,r.) (cfr. 16. a. H., §§ 140, 141).<br />

Queste notizie sono cronologicamente errate ed al-Dzahabi confonde<br />

in.sieme la battaglia di Galùlà-, vinta nel 16. H., e quella di Nihàwand,<br />

vinta nel 21. H.<br />

§ 5. — (a) (Teofane). Nel trentesimo anno di Eraclio, ossia 6131 del'<br />

Mondo (18. H.), gli Arabi invasero la Persia, inflissero una grande disfatta<br />

1-15. 19


§§ 6, tì. 19* ^' "•<br />

19- a. H. ai Persiani e sottomisero tutta la Persia. 11 re persiano Hormisdas (Hur-<br />

w„.iJi


19. a. H. 6,7.<br />

deposizione di Klialid b. al-Walìd. L'episodio dell'incursione nel Fàris di ^9. a. h.<br />

'Uthmàn b. abì-l-'As, ci dimostra una spedizione fatta all' insaputa e con- -incursioni ara-<br />

trariamente ai desideri ed ai propositi del Califfo. Lo stesso fatto si è ri- be nell'altipiano<br />

presentato, nelle sue più spiccate caratteristiche, nelle circostanze che pre-<br />

cedettero la spedizione di 'Amr b. al-'As in Egitto, altra spedizione pur<br />

essa ideata ed eseguita all'insaputa e contrariamente alla volontà di 'Umar.<br />

Mentre pei'ò la incursione di 'Uthmàn b. abì-l-'As fu un insuccesso mili-<br />

tare, la spedizione egiziana riuscì un grande trionfo: la priroa fu perciò<br />

rinnegata, la seconda sanzionata da Umar; il quale per non avere guai<br />

maggiori fece quello che fu possibile per salvare il proprio prestigio per-<br />

sonale, l'autorità del Califfo ed il bene dell'impero.<br />

Vediamo perciò come il vero carattere fondamentale delle conquiste<br />

sia ben diverso da quello che la tradizione ortodossa ha voluto che sem-<br />

brasse ai posteri. L'accorto Califfo seguì, non guidò i suoi focosi capitani, e<br />

ingoiò certo qualche pillola amara per salvare le apparenze e l'unità del<br />

novello Stato.<br />

§ 7. — (al-Balàdzuri, senza isnàd) (^). al-'Alà b. al-Hadrami, gover-<br />

natore del Bahrayn, a nome del Califfo 'Umar, mandò Harthamah b. 'Ar-<br />

fagah al Bàriqi, degli Azd, a conquistare un'isola (Abarkawàn?) nel Golfo<br />

Persico, prossima alle rive del Fàris. L'isola fu conquistata (ma poi abban-<br />

donata, perchè) 'Umar scrisse ad al-'Alà di mandare Hartjaamah (con le<br />

sue genti) ad aiutare 'Utbah b. Farqad al-Sulami (che nel 19.-20. a. H.<br />

accingevasi alla conquista di ai-Ma wsil : cfr. nota 1).<br />

Di poi 'Umar nominò 'Uthmàn b. abi-l-'As al-Thaqafì governatore del<br />

Bahrayn e dell' 'Umàn, ed allorché egli ebbe completamente sottomessi<br />

questi due paesi, e definitivamente ridottili all'obbedienza (), mandò suo<br />

ft-atello al-Hakam b. abi-l-'As con una flotta (fi-1-bahr) nel Fàris, dan-<br />

dogli anche un numeroso esercito composto di milizie degli 'Abd al-Qays,<br />

degli Azd ('Umàn), dei Tamim, dei banù Nàgiyah e di altre tribù ('^j. al-<br />

Hakam conquistò l'isola di Abarkawàn (? Tarkawàn o Barkawàn?, comunemente<br />

detta dei banù Kawàn; cfr. Balàdzuri, 386, nota d), e poi<br />

espugnò Tawwag (o Tawwaz, presso Kàzarùn; cfr. Barbier de Maynard,<br />

1-42-143), che appartiene al territorio (min arci) di Ardasir Khurrah (Su<br />

questo grande e popoloso cantone del Fàris, vedansi le notizie raccolte da<br />

Barbier de Ma3'nard, 23), nome che tradotto in arabo significa Balia<br />

Ai-dasìi- (ossia lo splendore di Ardasir) (Balàdzuri, 386).<br />

Nota 1. — La cronologia di questa tradizione presenta diverse difficoltà, perchè, come sappiamo,<br />

regna molta incertezza sulla durata del governo di al-'Alà nel Bahraj-n (cfr. Balàdzuri, 81, lin. 14).<br />

Non è certo cioè se al-'Alà governasse dal 13. H. fino al 20. H., anno della sua rùorte, o se già prima di<br />

questa data gli succedesse abù Hurayrah. Altre fonti (abu Mlkhnafi narrano che 'Umar deponesse al-'Alà<br />

147.<br />

iranico.


§§ 7-9. !''• ^' "'<br />

19. a. H. e gli desse come successore 'Uthmàn b. abi-l-'As: quindi mandasse al-'Alà come governatore ad al-Basrah<br />

[PERSIA-ARABIA. per prendere il posto di 'Utbah li. fìliazwàn, ma che al-'Alà morisse prima di giungervi vale a dire tra<br />

- Incursioni ara- gli ultimi del 14. H. od i primi giorni del 15. H. Secondo la stessa tonte, 'Ullimiìn tu poi deposto e<br />

be nell'altipiano sostituito du Qudnmah b. Maz'fin al-(;umalii, il quale tu a sua volta deposto anche lui, per eccessi do-<br />

iranico.! vuti a soverchie libazioni di vino. 'IJthmàu b. abi-l-'As era ancora governatore quando morì 'Uraar nel<br />

23. H. (Balàdzuri, 81-82i. Sa]>piamo d'altra pai-te che 'Utbah b. Farqad aveva terminatala conquista<br />

di al-Mawsil e dintorni nell'anno '20. H. (cfr. Balàdzuri, 831, lin. 15 e segg.), sicché è da presumersi<br />

che l' invio di 'Arfagah b. Harthamah, a cui si allude nella presente tradizione, debba essere avvenuto<br />

tra il 18. ed il 19. H. In una seguente tradizione vedremo indicato che la conquista di Tawwag per<br />

opera di al-IIakam b. abi-l-'As era già compiuta nell'anno 19. II. Benché non sia possibile accordare ed<br />

appianare tanti ragguagli contradittori, dacché non abbiamo argomenti per provare la maggiore validità<br />

di una notizia o dell'altra, esaminando attentamente le precedenti indicazioni, mi par si possa conclu-<br />

dere con relativa probabilità, che gli eventi narrati nella presente tradizione devono appartenere al<br />

periodo immediatamente anteriore al 19. IT. —Nelle fonti v' é sovente l'errore 'Uthmàn b. al-'As invece<br />

di 'Utlimàn b. abi-l-'As.<br />

Nota 2. — Il testo è chiaro ed esplicito nell'affermare che ora soltanto i Musulmani ebbero definitivamente<br />

sottomesso e pacificato il Bahrayn e V 'Umàn. E bene perciò richiamare a questo proposito<br />

quanto si disse altrove (cfr. 12. a, H., §§ 38 e segg.) sulle notizie della Riddah in codesti due paesi,<br />

notizie dalle quali desumemmo che la conquista delle due predette regioni d'Arabia non potè essere<br />

compiuta prima del 14-15. H. Se ora si accetta la notizia che al-'Alà mori nel 15. H. (ctr. Balàdzuri, 81,<br />

ult. lin. e segg.; Aìiiiali, 14. a. IL. §§ '2'2(d e segg., 2501, avremmo la conquista definitiva del Bahrayn e dell'<br />

Umàn soltanto dopo il 15. H., e perfino dopo la conquista di quasi tutta la Siria e di tutto il Sawàd. Ecco<br />

qui dunque una novella ed importante conferma del fatto singolare da noi già esposto altrove (cfr. 12. a. H.,<br />

§§ 104 e segg.), che gli Arabi musulmani si accinsero alle conquiste fuori d'Arabia prima ancora che<br />

tutta la loro patria avesse l'iconosciuto il nuovo ordine di cose. Possiamo aggiungere che la con-<br />

cordanza di questi fatti ci costringe a ritenere erronea la notizia data da al-Balàdzuri (81, lin. 16), che<br />

al-'Alà morisse come governatore del Bahrayn nel 20. H., perchè allora dovremmo rimettere la sottomissione<br />

di quella regione a dopo il 20. H. il che ci pare, per dire il meno, assai inverosimile. La<br />

pacificazione definitiva del Bahrayn e dell' 'Umàn divenne un fatto compiuto, tra il 15. ed il 18. H.<br />

Nota 3. — Questo è un eufemismo di tempi posteriori, quando tutto si volle interpretare come<br />

una manifestazione dell'autorità del Califfo 'Umar, senza il permesso e l'ordine del quale nulla si sarebbe<br />

fatto in tutto l'impero. La verità è quella che traluce dal paragrafo seguente: le tribù accompagnarono<br />

il comandante musulmano in cerca di nuove terre e di nuovi pascoli, per propria iniziativa, cacciati dal<br />

loro paese dalle note ragioni d'inaridimento progressivo della penisola.<br />

§ 8. — (abu Mikhnaf). 'Uthinàn b. abi-l-'As varcò egli stesso il Grolfo<br />

Persico, occupò Tawwag e vi fondò varie moschee, riducendo la città a<br />

dimora per i Musulmani: ivi egli stabili varie tribù arabe, 'Abd al-Qays (^)<br />

ed altri. Da Tawwag fece varie incursioni contro Arragàn (secondo la<br />

pronunzia persiana Arghàn: cfi-. Barbier de Maynard, 18-20) che<br />

confina con Tawwag, e poi ritornò nell' 'Umàn e nel Bahrayn, avendo rice-<br />

vuto una lettera del Califfo 'Umar, che gii ordinava di ritornare. Partendo<br />

egli lasciò suo fi-atello al-Hakam b. abì-l-'As come governatore della re-<br />

gione conquistata (Balàdzuri, 386).<br />

Nota 1. — Ecco una delle prime notizie sulla migrazione di tribù arabe dopo la comparsa del-<br />

l'Isiàm: ciò dimostra quanto presto questa avesse principio, perchè la Persia era lontana e la regione<br />

qui indicata era esposta ad assalti nemici. — Se tribù venivano sin qui, è certo che altri siti più vi-<br />

cini, più ameni e meno esposti al nemico, fossero già popolati di emigranti arabi in cerca di avven-<br />

ture e di fortuna. — Non é inutile ricordare che molti 'Abd al-Qays erano immigrati in Persia già ai<br />

tempi dei Sassanidi (cfr. 12. a. H., § 134).<br />

§ 9. — Altri tradizionisti, dice al-Balàdzuri, affermano che al-Hakam<br />

b. abi-l-'As espugnasse Tawwag e vi stabilisse le varie tribù arabe, 'Abd<br />

al-Qays ed altre, nell'anno 19. H. (Balàdzuri, 386).<br />

148.


19. a. H. §§ 10, 11.<br />

§ 10. — ral-Balàdzuri. senza isnàd). Quando ebbe notizia dell'invasione<br />

araba e del grande valore dei guerrieri musulmani, Sakrak, mar-<br />

za b a n del Fàris. allestì un grande e poderoso esercito e mosse contro<br />

al-Hakam b. abi-l-'As, giungendo fino a Ràsaki- (Bakri, I, 352. Comunemente<br />

pronunziasi il nome Risihr, da Eiw Ardaslr? Cfr. Barbier de<br />

Maynad, 270-272), nel territorio di Sàbùr (Ard Sàbùr) nelle vicinanze<br />

di TaAvwag. Qui s' imbattè nell'esercito di al-Hakam, l'avanguardia del<br />

quale era comandata da Sawwàr b. Human al-'Abdi. Ne seguì un combat-<br />

timento sanguinosissimo. Il generale persiano aveva alle sue spalle una<br />

valle (per la quale, in caso di disfatta, avrebbero dovuto fuggire i suoi), ed<br />

in essa laveva stabilita una schiera di lanciatori di dardi, che dovevano<br />

uccidere senza pietà chiunque avessero visto fuggire. Durante la battaglia<br />

comparve infatti fuggendo uno dei più prodi guerrieri persiani, e gii arcieri,<br />

conformemente agii ordini, si accingevano a crivellarlo di dardi, ma<br />

egli li pregò di sostare un momento: « Noi combattiamo », egli disse, « contro<br />

« una gente specialmente protetta da Dio ». Dicendo questo ptese di mira<br />

una pietra con l'arco, e la freccia da lui scagliata, spaccò la pietra in due:<br />

« Orbene », esclamò il persiano, questa medesima fi-eccia, che ha spaccata<br />

« la pietra, non è capace nemmeno di graffiare uno dei nostri nemici! ».<br />

Gli arcieri non vollero udire queste spiegazioni e gii risposero: « Tu devi<br />

« morire! ». Mentre però discutevano, ecco sopra,ggiungere la notizia che<br />

Sahi'ak, il marzubàn, era stato ucciso (ed allora fuggirono anche gli<br />

ai'cieri della valle). Sawwàr b. Human al-'Abdi, comandante dell'avan-<br />

guardia musulmana, si era infatti slanciato contro Sahrak, e lo aveva get-<br />

tato in terra, trafiggendolo con la lancia, poi lo aveva finito con la spada:<br />

sopraggiunse però il figlio di Sahrak, che piombò su Sawwàr ed a sua<br />

volta uccise lui. I Musulmani vinsero alfine la battaglia, ma fu una delle<br />

più diffìcili e sanguinose, simile a quella di al-Qàdisiyj-ah. Dopo la mischia<br />

fu espugnata Ràsahr. Allora Amr b. al-Ahtam al-Tamimi si recò presso il<br />

Califfo 'limar per annunziargli la vittoria e la morte gloriosa di Sawwàr.<br />

Secondo gii abitanti di Tawwag, questa città divenne sede di milizie<br />

musulmane (m u s s i r a t) soltanto dopo la vittoria di Ràsahr e la morte<br />

di Sahrak fBalàdzuri, 386-387).<br />

§ 11. — Abbiamo anche altre notizie sulle gesta dei Musulmani nel<br />

Fàris, ma la data precisa dei singoli avvenimenti non è menzionata: solo<br />

ci consta che seguissero tra la presa di Tawwag (19. a. H.?) e la morte<br />

di 'limar, nel 23. a. H. Le diamo qui tutte insieme.<br />

(a) (al-Balàdzuri, senza isnàd). Il Califfo 'limar b. al-Khattàb scrisse<br />

d' inva-<br />

ad 'Uthmàn b. abi-1-'As (governatore del Bahrayn e dell' ' Qmàn)<br />

149.<br />

19. a. H.<br />

[PERSIA-ARABIA.<br />

- Incursioni ara-<br />

be nell'altipiano<br />

iranico.]


iranico.<br />

§§ 11-14. *^' ^* **•<br />

19. a. H. dove il Fàris: 'Uthman lasciò alk)ia suo fratello al-Mughirah" b. abì-l-'As,<br />

[PERSIA-ARABIA.<br />

i 7^ • tt • i i - •<br />

l -T l \ x * i.-<br />

- Incursioni ara- '>plHire, secondo altri, Mais b. abi-l-As, come suo luogotenente iii Arabia,<br />

be nell'altipiano giunse fino a Tawwag, vi stabilì la sua sede, ed intraprese da lì varie<br />

spedizioni nei dintorni, ritornando a Tawwag dopo ognuna delle mede-<br />

sime (Baladzuri, 387). — Questa tradizione è evidentemente un'altra<br />

versione dei fatti luiirati nel paragrafo precedente.<br />

(6)<br />

(al-Balàdzuri, senza isnàd). Il Califfo 'limar scrisse ad abù Musa<br />

al-As'ari (governatore di al-Basrali) di porgere soccorsi ad 'Uchmàn b.<br />

abi-l-'5.s, sicché abù Musa allestì ora varie spedizioni entro il Fàris da al-<br />

Basrah, ma ritornò sempre nella propria città dopo ognuna delle medesime<br />

(ossia non unì mai le sue forze a quelle di 'Utlimàn in Tawwag)<br />

(Baladzuri, 387).<br />

(e) (al-Balàdzuri, senza isnàd). 'Uthmàn b. abi-l-'Às mandò Harim<br />

b. Hayyàn al-'Abdi contro una fortezza detta Sabìr(?), che fu presa d'as-<br />

salto dopo un assedio e superando la viva resistenza degli abitanti. Al-<br />

cuni dicono che Harim espugnasse (invece) la fortezza di Satùg (?), pren-<br />

dendola d'assalto (Baladzuri, 387-388).<br />

{(l) (al-Balàdzuri, senza isnàd). 'Utjimàn b. abi-l-'As mosse contro<br />

Grirrah (?) nel distretto di Sàbùr, e la sottomise insieme con il suo terri-<br />

torio: gii abitanti fecero prima resistenza, ma poi vennero a patti e con-<br />

clusero un trattato, secondo il quale si obbligavano a pagare la g i z y a h<br />

ed il kharàg, e a dare buoni consigli ai Musulmani. Di poi 'UtJimàn<br />

conquistò Kàzarùn, pure nel distretto di Sàbùr (Baladzuri, 388).<br />

§ 12. —-- Secondo Sayf b. 'Umar, nell'anno 17. H. gii Arabi del Bahrayn<br />

tentarono l'invasione e la conquista del Fàris (T abari, I, 2546,<br />

lin. 8-9).<br />

Cfr. Yàqùt, I, 509, lin. 13 e segg.<br />

§ 13. — al-Dzahabi narra la presa di Tawwag (nel Ms. :<br />

Bawwag)<br />

e<br />

la spedizione di 'UtJimàn b. abì-l-'As nel 21. a. H. A Sàbùr, egli dice, fu<br />

ucciso Sawwàr b. al-Mut_hanna al-'Abdi: 'Uthmàn devastò il Sif al-Bahr e<br />

l'al-Sawàhil (ossia le coste persiane del Golfo Persico). al-Gràrùd b. al-<br />

Mu'alla fu mandato contro il nemico e rimase ucciso (Dzahabi Paris,<br />

I, fol. ]36,r.).<br />

§ 14. — (abù Hanifah al-Dinawari\ Di poi ii Califfo 'Umar nominò<br />

'Utjjmàn b. abi-l-'As governatore del Bahraj^n; il quale, saputa la presa di<br />

al-Ahwàz, partì con la gente che aveva e fece un'incursione devastatrice<br />

nel Fàris, giungendo fino a Tawwag, che egli ridusse a suo centro d'ope-<br />

razioni, o Dar al-Higrah: ivi costruì anche una moschea congregazionale.<br />

Da questo punto egli mosse guerra alla gente di Ardasìr, finché ebbe sot-<br />

150.


19. a. H. §§ 14, 15.<br />

tomessa una parte del loro territorio: sottomise del pari una parte del 19- a- h.<br />

^., . o-, - 1 1 T^i-i T. 11 j- A '- r. j.- . [PERSIA-ARABIA.<br />

'<br />

Bilàd Sabur, del Bilad Istakhr e di AiTagan. Con questi eventi passo un . incursioni ara-<br />

anno intiero, e poi, lasciato suo fi-atello al-Hakam b. abi-l-'As sopra la ^^ nell'altipiano<br />

'<br />

„ ., -.r T- iranico.)<br />

1<br />

gente, fece ritorno a Madmah.<br />

Allora il marzubàn del Fàris riunì un esercito molto numeroso e<br />

mosse contro al-Hakam, il quale lo assalì, lo vinse e lo uccise. Il marzubàn<br />

ucciso aveva nome Subrak (cfi-. Balàdzuri, 386, dove abbiamo<br />

Sahrak). Dopo questo fatto d'arme seguì la vittoria di NihàAvand nel 21. H.<br />

(Hanifah, 140-141).<br />

§ 15. — (Saj^f b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Secondo i patti<br />

del trattato concluso fra Utbali b. Ghazwàn ed il persiano al-Hurmuzàn,<br />

il dominio musulmano si estendeva ora sopra una grande parte del terri-<br />

torio di al-Aliwàz, ed il governatore di al-Basrali incassava anche la tassa<br />

fondiaria riscossa dalle città appartenenti ad al-Hurmuzàn, benché le milizie<br />

musulmane non vi avessero messo il piede. Il Califfo 'Umar ebbe ora a<br />

dichiarare che non desiderava ulteriori conquiste, e che avrebbe amato<br />

che fra le sue nuove provinole nell' 'Iraq ed il resto della Persia potesse<br />

sorgere una montagna di ftioco, che impedisse tanto ai Persiani di venirlo<br />

a molestare, quanto agli Arabi d'invadere il paese nemico (cfr. 16. a. H.,<br />

§ 220). Questo desiderio del Califfo non corrispondeva però ai sentimenti<br />

dei suoi luogotenenti, gelosi fra loro dei felici successi Tuno dell'altro.<br />

al-' Ala b. Hadrami, governatore del Bahrayn ai tempi del Califfo abù<br />

Bakr, era stato deposto per breve tempo dal Califfo 'Umar, il quale aveva<br />

conferito il governo del Bahrayn a Qudàmah b. Maz'ùn. Deposto poi Qu-<br />

dàmah, il Califfo aveva rimesso al-'Ala nel governo della provincia. Fra<br />

al-'Ala e Sa'd b. abì Waqqàs non v'era buon sangue per effetto di una<br />

questione legale sorta fra loro, per la quale avevano dovuto ricorrere in tri-<br />

bunale. Quando poi Sa'd b. abì Waqqàs ricevette il comando dell'esercito<br />

musulmano dell' 'Iraq e vinse la grande battaglia di al-Qàdisiyyah, espel-<br />

lendo anche i re di Persia dalla loro reggia e capitale, al-Madà'in, al-'Alà,<br />

sospinto da un senso fortissimo di gelosia, e bramoso di emulare i trionfi<br />

di Sa'd, ideò d' invadere il Fàris, senza tener conto che non aveva il con-<br />

senso del Califfo, e che 'Umar, per conformarsi alla condotta del Profeta<br />

e di abù Bakr, non permetteva ai Musulmani di arrischiarsi sulle onde<br />

del mare. al-'Alà invitò gli Arabi della sua provincia a prendere le armi<br />

per l'invasione del Fàris, e riunite le forze sufficienti, le divise in tre<br />

schiere ed in tre volte le mandò su navi attraverso il Golfo Persico,<br />

sbarcandole sulle rive del Fàris. Il comando generale della spedizione fri<br />

affidato a Khulayd b. al-Mundzir b. Sàwa, che era anche comandante di<br />

151.


19. a. H.<br />

[PERSIA-ARABIA<br />

- Incursioni ara-<br />

be nell'altipiano<br />

iranico.]<br />

§ 15. 19. a. H.<br />

una dolio ivo schiere: lo altre due erano sotto gli ordini di al-(jràrùd b.<br />

al-Mu'alla e di Sawwàr b. Hammàu. Appena sbarcati sulle coste persiane<br />

gli Arabi si spinsero arditamente nelF interno, valendosi della sorpresa<br />

del nemico, che non si aspettava un assalto dalla parte di mare, per giun-<br />

gere quasi senza difficoltà fino alla fortezza di Istakhr; ma i Persiani sotto<br />

al-Hirbidz, invece di tentare una resistenza di fronte, tagliarono ai Musul-<br />

mani le comunicazioni con il mare. Gli Arabi furono perciò costretti a re-<br />

trocedere, rinunziando al disegno di conquista. I Persiani in grande forza<br />

tentai'ono ora d' impedire la ritirata, ed in una battaglia molto sangui-<br />

nosa pi-esso Tàwus perirono i due comandanti musulmani, al-Sawwàr b.<br />

Hammàn ed al-Oràrùd b. al-Mu'alla. Ciò nondimeno gli Arabi continuarono<br />

a battersi con grande valore, e nella carica dei due comandanti uccisi<br />

subentrarono i figli loro, 'Abdallah h. al-Sawwàr ed al-Mundzir b. al-Gràrùd.<br />

Alla fine i Persiani furono sconfitti con grande strage, e gli Arabi si apri-<br />

rono una strada con le armi in mano. Siccome però tutte le loro navi<br />

avevano fatto naufragio (in una tempesta?), gli Arabi dovettero mutare<br />

itinerario e prendere la via di terra verso al-Basrali. In breve però trova-<br />

"rono che era impossibile proseguire, perchè altre numerose forze persiane,<br />

sotto Sahrak, si erano fortificate in un luogo, per il quale gli Arabi dovevan<br />

passare, ed avevano chiusa ogni via di uscita. Gli Arabi furono perciò<br />

costretti a fermarsi ed a trincerarsi in attesa di rinforzi e di soccorsi da<br />

al-Basrah.<br />

Intanto la notizia di questi fatti era giunta fino al Califfo 'limar,<br />

destando il suo vivissimo sdegno: al-' Ala venne deposto e mandato ad<br />

al-Kiifah, sotto gli ordini di Sa'd b. abi Waqqàs, ma intanto 'Utbah b.<br />

Ghazwàn (già morto da due anni! Cfr. 16. a. H., § 257; 17. a. H., § 207)<br />

riceveva l'ordine di allestire una spedizione in soccorso degli Arabi per-<br />

duti fra i monti del Fàris. Da al-Basrah partì allora un esercito, nel quale<br />

si trovavano 'Asim b. 'Amr, 'Arfagah b. Harthamah, Hudzayfah b. Mihsan,<br />

Magzà-ah b. Thawr, Nahàr b. al-HàritJi, al-Turgamàn b. abì-1-Hurr, al-Ahnaf<br />

b. Qays, Sa'd b. abi-l-'Argà, 'Abd al-rahmàn b. Salii, e Sa'sa'ah b. Mu'à-<br />

Aviyah. In tutto partirono 12,000 uomini sotto il comando di abù Sabrah<br />

b. abi Ruhm dei banù Màlik b. Hisl b. 'Amir b. Lu'ayy :<br />

le guarnigioni che<br />

si trovavano però sul confine del Fàris, non vennero toccate, affinchè pro-<br />

teggessero le spalle dei Musulmani. L'esercito di al-Basrah marciando lungo<br />

la costa del mare compiè felicemente la sua operazione di salvataggio, ope-<br />

rando una congiunzione con l'esercito venuto dal Bahrayn, ed infliggendo<br />

una gravissima disfatta ai Persiani sotto Sahrak, per la maggior parte genti<br />

venute dalla fortezza di Istakhr.<br />

152.


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I


19. a. H. 15, 16.<br />

Tutto l'esercito musulmano riunito arrivò quindi incolume ad al-Basrah, ^^- ^- '^•<br />

ove una buona parte delle milizie provenienti dal Bahrayn presero stanza: . incursioni ara-<br />

le altre si dispersero ritornando in grembo alle proprie tribù. ^^ nell'altipiano<br />

Dopo questi fatti il governatore di al-Basrah, 'Utbah b. Ghazwàn, chiese<br />

ed ottenne il permesso dal Califfo di fare il pellegrinaggio; in Makkah si<br />

incontrò con il Califfo e lo pregò di esonerarlo dalla carica di governatore,<br />

ma 'Umar ricusò di accettare le sue dimissioni e gli ordinò di ritornare<br />

al suo posto. Arrivato però a Batn Nakhlah, 'Utbah cadde malato, e morì:<br />

ivi pure fu sepolto. Il Califfo venne poi a visitare la sua tomba e accusò<br />

sé stesso di aver cagionata la sua morte (cfi-. 16. a. H., §§ 246, 249-262).<br />

'Utbah morì tre anni e mezzo dopo aver lasciato Sa'd b. abì Waqqàs<br />

in al-Madà'in (per andarsi a stabilire in al-Basrah; quindi nel 19. H., perchè<br />

Gralùlà' fu vinta nel 16. a. H.): prima di partire da al-Basrah egli vi aveva<br />

lasciato come luogotenente abù Sabrah b. abì Ruhm, il quale fu confer-<br />

mato dal Califfo nel suo posto per il rimanente dell'anno: poi venne deposto<br />

e smTogato da al-Mughirah b. Su' bah nel secondo anno dopo la morte di<br />

Utbah. Seguì la deposizione di al-]\Iughirah per la sua condotta immorale<br />

(cfr. 17. a. H., §§ 55 e segg.), e la nomina di abù Musa al-As'ari. Questi<br />

poi venne trasferito ad al-Kùfah, e 'Umar b. Suràqah nominato governatore<br />

di al-Basrah. Dopo qualche tempo 'Umar b. Suràqah fu mandato a gover-<br />

nare al-Kùfah, ed abù Musa al-As'ari da al-Kùfah trasferito ad al-Basrah,<br />

ove assunse il governo della provincia per la seconda volta (T a b a r i , I,<br />

2545-2551). Cfr. Athir, II, 419-426; Khaldùn, II, App., 109-110.<br />

Le ultime frasi l'iassumono incorrettamente ed incompletamente i mu-<br />

tamenti nel governo di al-Kùfah e di al-Basrah durante il rimanente ca-<br />

liffato di 'Umar e parte del califfato di 'Ut^màn.<br />

Tutta la naiTazione saj^fiana, è quasi inutile il dirlo, è un insieme di<br />

errori di fatti e di cronologia, come risulta palese dal più superficiale con-<br />

fronto fra il suo contenuto e quello delle tradizioni sicure di al-Balàdzuri.<br />

Non mette conto di analizzarle minutamente per chiarirne meglio gli er-<br />

rori. La manìa glorificatrice degli Iraqensi induce Sayf a dar loro tutto il<br />

merito (immaginario del resto!) d'aver salvato le schiere del Bahrayn: si<br />

noti inoltre la tendenza a glorificare 'Utbah b. G;hazwàn a spese di abù<br />

Musa al-As'ari. Cfr. anche Tabari Zotenberg, III, 462-464.<br />

SIRIA. — Nomina di Mu'awiyah b. abì Sufyan a governatore della<br />

Siria e della Palestina.<br />

§ 16. — Le stragi della peste avevano paralizzato per circa un anno<br />

tutta l'attività della novella amministrazione araba in Siria, onde primo<br />

153. 20


§§ 1«, 1". 19. a. H.<br />

19. a. H. pensiero del governo musulmano fu di colmare con nuove nomine i vuoti<br />

di Muàwiyah'"b^<br />

lullf rariche più elevate dell'amministrazione. La decisione più importante<br />

abi Sufyàn a go- presa da 'limar in questa circostanza fu la nomina di Mu'àwiyah b. abi<br />

Siria e della Pa- ^ntyAn al posto elevato di governatore in Siria, tenuto già da abù Ubaydah<br />

lestina.] e da Vazid b. abì Sufyan. A prima vista par singolare che il Califfo non chia-<br />

masse a tenere quella carica uno dei più insigni Compagni del Profeta, che<br />

numerosi vivevano nell'ozio molle di Madinah. Se invece la scelta cadde<br />

su Mu'àwij-ah, vale a dire sopra uno dei Compagni più giovani, e sinora<br />

più oscuri, il Califfo deve aver agito per ragioni molto intime e forti. Di<br />

alcune non è difficile ritrovare la traccia dopo le nostre ripetute allusioni<br />

nel passato sui veri rapporti esistenti tra il Califfo 'Umar ed i grandi Com-<br />

pagni. Tutta la politica di Umar fu un abile giuoco di equilibrio, perchè<br />

privo di mezzi diretti e sicuri — non aveva guardia personale, né polizia,<br />

né milizie personali, sulle quali potesse contare — , non poteva mai imporre<br />

la sua volontà, se i suoi dipendenti preferivano non obbedirgli. Il caso della<br />

spedizione di 'Amr b. al-'As in Egitto è tipico a questo riguardo. Le diffi-<br />

coltà di politica interna, dalle quali visse accerchiato il Califfo, furono assai<br />

maggiori e più complesse, che non abbiano sinora creduto gli storici oc-<br />

cidentali troppo fedeli alla lettera della tradizione ortodossa.<br />

La nomina di Mu àwij'ah é una novella prova della diffidenza di<br />

'Umar verso i grandi Compagni oziosi ed intriganti in Madinah, e della<br />

sua premeditata esclusione dei medesimi da una diretta partecipazione al<br />

govei-no. Rammentiamoci che la morte inattesa di abù 'Ubaydah fii un<br />

colpo dolorosissimo per Umar, il quale aveva vagheggiato l'idea di farne<br />

il suo successore. Egli rimaneva ora il solo rappresentante di quel singolare<br />

triumvirato, che aveva sì abilmente carpito il potere nella notte seguente<br />

alla morte del Profeta. L'avvenire si presentava quindi alla mente di 'Umar<br />

pieno di grandi incognite; onde per la nomina di chi doveva succedere ad<br />

abù 'Ubaydah e a Yazid b. abì Sufyàn, era necessario usare molta pru-<br />

denza e agire in modo da non compromettere l'avvenire. Gli occorreva<br />

quindi un « homo novus », e questo trovò in Mu'àwiyah.<br />

§ 17. — Il giovane maklcano, che doveva rivelarsi un giorno l'uomo<br />

politico forse più accorto e sagace <strong>dell'Islam</strong> primordiale, non aveva avuto<br />

ancora occasione di distinguersi nella vita politica, ma già da vario tempo<br />

erano note ed apprezzate le sue qualità intellettive. L'esser egli divenuto<br />

segretario del Profeta, nonostante la sua origine qurasita, e la sua tarda<br />

conversione, parrebbe dimostrare che Maometto avesse contezza dell'in-<br />

gegno di Mu'àwÌ3-ah, il cui segretariato non può esser stato una semplice<br />

cortesia politica alla potente famiglia degli Umayyah. Questa famiglia<br />

154.


19. a. H. §1 17^ 18.<br />

aveva danaro, influenza ed ingegno in una misura forse maggiore di ogni 19- a- "<br />

altra famiglia makkana, ed il suo peso morale si fece immediatamente ^i iviu'àwiyah"b^<br />

sentire non appena fu entrata nell'ovile musulmano. Alla morte di Maometto, a^.' Sufyan a go-<br />

come vedemmo, il primo capitano che partisse per la Siria fu appunto Yazid sirire°deiia^Pa^<br />

b. abì Sufyan, il fratello maggiore di Mu'àwiyah: avveduta e studiata no- testina.]<br />

mina, mediante la quale 'Umar si assicurò l'appoggio sincero dell'aristocrazia<br />

makkana contro i suoi oppositori tra i Compagni di Madìnah. Morto quindi<br />

Yazid, tanto le qualità personali di Mu'àwiyah, quanto la sua stretta paren-<br />

tela con il defunto, e la sicurezza morale che alla morte di abù Sufy^àn suo<br />

figlio Mu'àwiyah diveniva il capo dell'aristocrazia makkana, influirono effi-<br />

cacemente sulle decisioni di 'limar e lo indussero a conferire all' umavvade<br />

la carica forse più importante di tutte nel novello impero.<br />

La natura della carica di Mu'àwiyah non è però molto chiara, perchè<br />

come al solito le indicazioni delle nostre fonti difettano di precisione. Non<br />

è chiaro, per esempio, se terminata la conquista della Siria, abù 'Ubaydah<br />

conservasse l'autorità suprema in Siria, e se, per esempio, Yazid b. abi<br />

Sufyan, governatore di Damasco, dipendesse da abù 'Ubaydah governatore<br />

di Hims. Da vari indizi dovremmo arguire come più probabile che i vari<br />

capi, almeno in faccende di ordinaria amministrazione, fossero indipendenti<br />

l'uno dall'altro. Non è chiaro quindi quanto fossero estese le attribuzioni<br />

di Mu'àwÌ3'ah nei primi tempi della sua amministrazione, ma saremmo<br />

indotti a credere che forse si limitassero solo alla provincia di Damasco,<br />

e che quando 'Amr b. al-'As, irritate forse della preferenza fatta a Mu'à-<br />

wiyah, si gettò in Egitto, piantando in asso la guerra contro i Greci sul<br />

littorale palestinense, 'Umar conferisse a Mu'àwiyah anche il governo della<br />

Palestina, siuora considerata come il distretto particolare di 'Amr b. al-'As.<br />

§ 18. — Il primo compito di Mu'àwiyah fu dunque di terminare la<br />

conquista della Palestina, la quale in tutta la parte interna da oramai<br />

due anni circa era definitivamente sottomessa, ma resisteva ancora lungo<br />

il littorale, dove la popolazione era quasi totalmente greca, ortodossa e<br />

perciò ostilissima agl'invasori. L'espugnazione di queste città fu opera dif-<br />

ficile, ingrata e tediosa, e costò cara agli Arabi, perchè i Bizantini, avendo<br />

ancora padi-onanza completa del mare, potevano soccorrere liberamente le<br />

città minacciate e convergere ove meglio credevano tutte le loro forze.<br />

La tradizione musulmana disdegna le cose lunghe e tediose: tutte le ope-<br />

razioni militari che hanno richiesto tempo, fatica, dispendio di uomini e<br />

di danari per un periodo eccessivo di anni, non hanno attirato la sua<br />

attenzione: questa di natura sua infantile in molti rigviardi, ama sovrat-<br />

tutto le azioni rapide, clamorose, drammatiche, con soluzioni catastrofiche.<br />

155.


§§ 18-21. 19. a. H.<br />

19. a. H. (7,^)31 iibbiamo centinaia di pagine per la battaglia di al-Qàdisiyyah, mentre<br />

di Muàwiyah'"b^ poclie righe bastano per la presa di Cesarea in Palestina, che costò agli<br />

abi Sufyànago- Arabi mille volte più cara, tesori di danaro e molte e molte vite preziose.<br />

vGrndtors d6ll3<br />

Siria e della Pa- Nou mette il conto di dilungarci a studiare le peripezie di questo epi-<br />

lestina.] logo finale della conquista della Siria: ci basti rilevare come la data 19. H. per<br />

la conquista del littorale mediterraneo, da Cesarea sin giù al confine egiziano,<br />

è assai probabilmente corretta; e che da questo anno in poi, sino allo scoppio<br />

delle guerre civili nel 64. H., la Siria, tranne qualche incidente di minore im-<br />

portanza, godette di un periodo fecondo di pace, ben poco turbato dalla guerra<br />

contro 'Ali, nel 36.-37. H., che fu combattuta nel deserto presso l'Eufrate. In<br />

questo lungo periodo di quasi 46 anni Mu'àwiyah compiè atti di mirabile sa-<br />

gacia amministrativa, e ridusse la Siria quasi a rocca inoppugnabile del vero<br />

Isiàm liberale e progressivo, conferendole una prosperità che non può esser<br />

paragonata con quella di verun altro periodo posteriore nella storia dell'Isiàm<br />

in Siria.<br />

Siria.<br />

SIRIA. — Tradizioni sulla nomina di Mu'àwiyah a governatore della<br />

§ 19. — Quando morì Yazid b. abi Sufyàn (sia nella peste del 18. a. H.,<br />

sia — secondo al-Walid b. Muslim — nell'anno 19. H., dopo la presa di<br />

Qaysàrij^yah ; cfr. Hagar, III, 1363, lin. 16-17) ('), il Califfo 'Umar scrisse<br />

a Mu'àwiyah, conferendogli il governo tenuto dal fi-atello defunto, abù Su-<br />

fyàn ringraziò il Califfo per la nomina, e gli disse: « Hai ammesso, o Prin-<br />

« cipe dei Credenti, i vincoli di sangue!» (w a s a 1 a t k a rahimun:<br />

cfr. 11. a. H., § 46) (Balàdzuri, 141).<br />

Nota 1. — In un passo di al-Balàdzuri (142, lin. 14-15) è detto che Yazid b. abi Sufyàn morisse<br />

in Damasco alla fine dell'anno 18. H.<br />

§ 20. — (Hisàm b. 'Ammàr, da al-Walìd b. Muslim, da Tamìm b.<br />

'Atiyyah). Il Califfo Umar, dopo la morte di Yazid, nominò Mu'àwiyah<br />

governatore della Siria, associandogli però due Compagni del Profeta, che<br />

sopraintendessero alle preghiere pubbliche e all'amministrazione della giu-<br />

stizia (^). abii-1-Dardà ebbe ramministrazione della giustizia e la direzione<br />

delle preghiere in Damasco e nell'Urdunn. 'Ubàdah b. al-Sàmit al-Ansàri<br />

ebbe le stesse funzioni in Hims e Qinnasrin (Balàdzuri, 141).<br />

Nota 1. — E evidente che in questa tradizione si vuol intendere essere Mu'àvyiyah il governatore<br />

civile e militare, mentre i due Compagni, come suoi dipendenti, dirigevano gli affari religiosi e giudiziari<br />

della provincia. Si noti però che in questo anno 'Ubàdah era con 'Amr in Egitto assediando Babilonia.<br />

SIRIA. — Presa di Qaysarìyyah e di Asqalàn.<br />

§ 21. — La presa di Qaysàriyyah, la celebre Cesarea di Palestina,<br />

per si lungo tempo il centro amministrativo, civile e militare della Pa-<br />

156.


19. a. H. § -21.<br />

lestma bizantina, sebbene narrata assai brevemente dalle tonti, fu uno dei ^^- ^- ^<br />

. , „ • • • [SIRIA. -<br />

T<br />

o,- Presa di<br />

/~v<br />

maggiori eventi della campagna araba m bina. Questa città, ora un sito Qaysàriyyah e di<br />

abbandonato, quasi inaccessibile al viaggiatore odierno in Palestina, e di Asqaiàn.]<br />

cui rimangono appena visibili le tracce dell'antico splendore, fii già assai<br />

popolosa e di grande importanza politica e strategica. Finché la capitale<br />

della regione rimaneva nelle mani dell'avversario, gii Arabi non potevano<br />

dirsi sicuramente padroni della Siria e della Palestina. Un sovrano ardito<br />

ed energico poteva riunire nel porto di Cesarea' una flotta, sbarcarvi un<br />

forte esercito e dare infinita molestia agli Arabi. I quali, sebbene poco<br />

conoscitori dell'arte più fine della politica e della strategia, compresero<br />

tutta l'importanza di togliere ai Greci il possesso di questa città che era<br />

la porta più facile e più sicura per entrare nel cuore della Palestina. Sin<br />

dal 13. H. e forse sin dal 12. (cfi-. 12. a. H., §§ 369, 370), a più riprese e<br />

talvolta per lunghi intervalli, tentarono d' impadronirsene con assalti im-<br />

provvisi o con lunghi assedi: ma sempre invano. — Le mura erano tali da<br />

sfidare qualunque sorpresa di milizie inesperte negli assalti a luoghi fortifi-<br />

cati, mentre il porto e le libere comunicazioni per mare, rendevano folle<br />

ogni speranza di prenderla per fame. Le innumerevoli difficoltà resero in<br />

principio molto tiepidi gli Arabi nella loro aggressione della piazza :<br />

ma<br />

quando la vittoria del Yarmùk, la campagna Siria di abù 'Ubaydah e la<br />

presa di Gerusalemme, diedero agii Arabi il dominio del paese dalla catena<br />

dell'Amanus fin quasi alla frontiera dell'Egitto, ai vincitoi:! s'impose l'im-<br />

prescindibile necessità di togliersi questa grave spina dal fianco.<br />

Par che sin dal 16. H-., forse anche prima della presa di Gerusalemme,<br />

gli Arabi cingessero d'assedio, forse quasi regolare, la città, nel senso di<br />

tagliare ogni comunicazione tra la città e l'interno, con lo scopo principale<br />

di impedire intrighi e sorprese militari. Dopo la caduta di Gerusalemme<br />

la cerchia ferrea dell'esercito arabo si strinse più forte attorno alla città,<br />

e se la strage della peste ne diminuì forse temporaneamente il rigore,<br />

l'azione aggressiva araba si fece più ardita e più intensa non appena il<br />

morbo ebbe cessato di mietere vittime.<br />

Già la tenacia araba aveva incominciato a dare grande fastidio agli<br />

abitanti ed alla guarnigione, mentre le condizioni generali dell'impero bi-<br />

zantino erano oramai tali, che il governo di Costantinopoli non aveva più<br />

né i mezzi, né la volontà di nuocere agli Arabi, quanto pur si sarebbe<br />

ancora potuto. L'occupazione quindi di Cesarea da parte dei Greci, se era<br />

per gli Arabi una perpetua minaccia, costituiva per i Bizantini un grave<br />

carico, una fonte di fastidi e di dispendio senza alcuna speranza per l'av-<br />

venire. — È probabile perciò che da Costantinopoli non venissero più quei<br />

157.


§§ 21-26. 1°* ^' "•<br />

19- a- H. soccorsi ili uomiui, danari e provviste, necessari a mantenere la città in<br />

Qaysàriyya^h e dì completo assetto di difesa. — I difensori e gli abitanti di Cesarea comincia-<br />

Asqaiàn.] rono a scMitirsi abbandonati a aè stessi e non più assistiti dall'imperatore,<br />

come essi volevano e speravano. — La difesa s' infiacchì, venne lo scora-<br />

mento; e quando l'assedio si fu prolungato intenso e pertinace per un altro<br />

anno, non v'è ragione di sorpresa se la città cadde alfine nel modo nar-<br />

rato nei seguenti paragrafi.<br />

§ 22. — Secondo ibn Isliàq, la presa di Qa^ysàriyyali in Palestina, la<br />

fuga dell' imperatore Eraclio e la conquista dell' Egitto avvennero tutte<br />

nell'anno 20. H. Invece Sayf b. 'Umar pone la presa di Qaysàrij-yah già<br />

nell'anno IG. H. (T abari, I, 2679, lin. 4-9).<br />

Cfr. Athi'r, II, 440.<br />

§ 23. — Saj^f b. 'Umar narra la presa di Qaysàriyyah come seguita<br />

nel corso del lo. a. H., subito dopo Fihl e Agnàdaj^n; tuttavia al-Dawlàbi<br />

afferma che la presa di Qaysàriyyah avvenisse nel 19. a. H., dopo la morte<br />

di abu 'Ubaydah: l'assedio fu incominciato da Yazìd b. abì Sufyàn, e poi<br />

proseguito e terminato da suo fi'atello Mu'àwiyah (F uràt , fol. 108, r.).<br />

§ 24. — (al-Wàqidi, ed abù Ma'.sar). In questo anno (19. H.) Mu'àwiyah<br />

b. abì Sufyàn espugnò la città di Qaysàriyyah (T abari, I, 2579, lin. 1-4).<br />

Cfr. Athir, II, 440.<br />

§ 25. — (ibn Sa'd, da al-Wàqidi). Mu'àwiyah b. abì Sufyàn fu nomi-<br />

nato governatore della Siria dal Califfo 'Umar, mentre egli stava asse-<br />

diando Qaysàriy3'ah (*) : questa<br />

città fu espugnata dopo un assedio di circa<br />

sette anni ("), nello Sawwàl del 19. H. (Balàdzuri. 14|).<br />

Nota 1. — In un altro passo al-Balàdzax-i (142, lin. 15 e segg. l, senza dare isnàd, aiferma che<br />

secondo taluni Qa3'sàriyyah fu espugnata da Mu'àwiyah, mentre viveva ancora suo fratello Yazid, e<br />

che la caduta di quella città avvenne alla fine dell'anno 18. H. La notizia però più sicura, egli aggiunge,<br />

è che Qaysàriyyah cadesse quando Mu'àwiyah era governatore della Siria nell'anno 19. H. Alcuni tradi-<br />

zionisti la rimettono tuttavia al principio dell'anno 20. H.<br />

Nota 2. — al-Wàqidi con questa affermazione ci dà la prova che attorno a Qaysàriyyah vagas-<br />

sero in forma più o meno stabile, schiere armate di Arabi dal 12. sino al 19. H. ossia sette anni. — Si<br />

vede che gli Arabi, tranne naturalmente durante la crisi prima del Yarmùk, avessero sempre fisso il<br />

proposito di espugnare Qaysàriyyah, e mai dessero pace agli abitanti (cfr. § 28 e nota 1).<br />

§ 26. — (ibn Sa'd, da al-Wàqidi, da 'Abdallah b. 'Amir). Mu'àwiyah<br />

b. abì Sufyàn assediò QaysàrÌ3^yah (per tanto tempo), che già disperava di<br />

poterla espugnare: (prima di lui) l'aveva essediata 'Amr b. al-'As e suo<br />

figlio ('Abdallah b. 'Amr'?). Mu'àwiyah se ne impadronì con la violenza<br />

(qasr"'') e vi trovò entro 700,000 (sic!) soldati con stipendio fisso (almurtaziqah),<br />

30,000 Samaritani e 200,000 Ebrei: nella città erano anche<br />

trecento mercati in piena attività: ogni notte 100,000 uomini montavano<br />

la guardia sulle mura ('). La città fii presa nel seguente modo: un ebreo per<br />

158.


19. a. H. 26, -27.<br />

nome Yùsvif, venne di notte nel campo musulmano, e a condizione che ^^- ^- ^<br />

sicurtà (a man) fosse concessa a lui ed alla sua gente (= tutti gli Ebrei in Qaysariyyah e di<br />

Qaysàriyj-ah), rivelò ai Musulmani una via per entrare nella città, attra- Asqaian.]<br />

verso una conduttura sotterranea (sarab), in cui l'acqua arrivava fino<br />

alla cinta dell'uomo. Mu àwij-ah mandò una schiera di uomini con l'ebreo,<br />

ed i Musulmani penetrarono di notte nella città. Alzando il gi-ido di guerra,<br />

Allah akbar!, i Musulmani si gettarono sui Greci, ed impadronitisi della<br />

porta, la spalancarono, facendo entrare Mu'àwiyah ed i suoi. I Greci ten-<br />

tarono fuggire attraverso il canale sotterraneo, ma trovarono l'uscita in<br />

mano degli Arabi. Nella città erano anche molti Arabi (prigionieri?), fi'a<br />

i quali fla cantante) Saqrà, menzionata in un verso di Hassàn b. Thàbit :<br />

altri la chiamano Sa'thà (Balàdzuri, 141-142).<br />

Nota 1. — Queste cifre non corrispondono alla verità, ma rappresentano, tradotte in numeri, i<br />

sentimenti dei conquistaiori fieri della glande vittoria. — Nella tradizione seguente si vedrà che i pni-<br />

gionieri ammontavano in tutto a 4000 soltanto. — Le mura di Cesarea, di cui esistono ancora visibili i<br />

resti, segnano un tracciato che, giudicando dalle dimensioni d'una città odierna, non può aver racchiuso<br />

una popolazione molto superiore ai 50,000 abitanti. Più avanti (cfr. § 34! nella cronaca di Michele Sirio<br />

è detto che i difensori di Cesarea fossero in tutto TCKXi uomini.<br />

§ 27. — fibn Sa'd, da al-Wàqidi). I prigionieri di guerra presi a<br />

Qaysariyyah ammontarono a 4000 capi [^'). Quando Mu'àwiyah li mandò al<br />

Califfo Umar, questi li fece sostare in al-Gurf (presso Madinah) e poi li<br />

divise tra gli orfani degli Ansar: alcuni mise a lavorare come scrivani;<br />

altri in occupazioni manuali (a 'mài) a vantaggio dei Musulmani (Ba-<br />

làdzuri, 142) ('^).<br />

Nota 1. — Dalle parole del testo parrebbe con certezza che il totale dei prigionieri di guerra<br />

ammontasse a soli 4000 capi. Anche ammettendo però — contrariamente al senso esplicito del testo —<br />

che 4000 fosse la quinta parte dei prigionieri fatti a Qaj-sàriyjah, e che quindi i prigionieri assom-<br />

massero a 20,000, questi numeri danno la più chiara smentita alle citi-e fantastiche sui difensori di<br />

Qaysàriyj'ah, che troviamo nella tradizione del paragrafo precedente. Se i numeri di questo fossero<br />

corretti, il totale dei prigionieri di guerra, ossia tutti i difensori armati della città, avrebbe dovuto am-<br />

montare a parecchie centinaia di migliaia. Se i prigionieri furono però in tutto 4000 (o 20,000?), questo<br />

e non più dev'essere stato incirca il numero dei difensori della città.<br />

Nota 2. — Alla fine della tradizione troviamo anche le seguenti notizie che hanno il loro pregio<br />

per noi, perchè indirettamente illuminano altri fatti precedenti: il Califlb abù Bakr aveva dato come<br />

servi alle figlie di abù Umàmah As'ad b. Zuràrah, due prigionieri di guerra di 'Ayn al-Tamr (cfr. 12. n. H.,<br />

§§ 170 I e segg. che<br />

di poi eran morti. Ora il Califfo Umar diede a loro in compenso dei due schiavi<br />

morti, alcuni dei prigionieri di guerra di Qaysariyyah {Balàdzuri, 142, lin. 4-6).<br />

Ora abii Umàmah As'ad b. Zuràrah fu il primo Compagno del Profeta morto dopo la Fuga<br />

(cfr. 1. a. H., § 87): quindi la famiglia del defunto per la scomparsa del suo capo al principio della<br />

carriera militare del Pi-ofeta, deve essere rimasta molto povera e visse forse per carità di Maometto.<br />

Morto costui, il Califfo abu Bakr volle mantenere il sussidio, ed il fatto che regalasse due prigionieri<br />

di guerra presi ad 'Ayn al-Tamr, combina perfettamente con la notizia data sotto l'anno 12. H., che i<br />

prigionieri di 'Ayn al-Tamr furono i primi (ed i soli) prigionieri di guerra fatti da Khàlid b. al-Walid<br />

neir Iraq. La menzione poi speciale di questi prigionieri di guerra di Qaysariyyah, che sarebbero stati<br />

i primi fatti dai Musulmani in Siria e mandati a Madinah, rende lecito il sospetto, che sino a quel giorno<br />

i Musulmani avessero fatti ben pochi prigionieri di gueiTa, tanto pochi che non ne è rimasta memoria.<br />

Questo di Mu'àwij'ah deve certamente essere stato il primo considerevole invio. Ciò combina assai bene<br />

con gli altri dati sulla conquista della Siria. Nelle grandi battaglie vinte sui Greci non v'è mai men-<br />

159.


§§ 27-31. 19' ^* "'<br />

19. a. H. zione di prigionieri, e sembra che i vincitori massacrassero senza pietà i vinti senza curarsi di farne<br />

[SIRIA. - Presa dì bottino. Inoltre tutte le città, della Siria e della Palestina si arresero a patti e quindi garantendo la li-<br />

Qaysàriyyah e di berta personale degli abitanti. Qaysàriyyah appare perciò come la prima città presa realmente e sicura-<br />

'Asqalàn.j mente d'assalto dai Musulmani. Da ciò il numero dei prigionieri, che deve essere stato di gran lunga il<br />

massimo tatto sinora dagli Arabi.<br />

§ 28, — (Hisam b. 'Ammar, senza i.snàd). La città di Qaysàriyyah fu<br />

presa con la violenza (qasr*°) da Mu'àwiyali b. abi Sufyàn nell'a. 19. H.<br />

Quando il Califfo 'limar ricevette siffatta notizia, gridò: Allah akbar,<br />

e fece bandire la lieta notizia nella città: anche gli altri Musulmani into-<br />

narono il takbir. La città era stata assalita (^) per sette anni finché Mu'à-<br />

wiyah (finalmente l'espugnò) (Balàdzuri, 142) (cfr. § 26 e nota 2).<br />

Nota 1. — Il verbo h as ara = assediare (che troviamo nel testo), non deve essere preso in senso<br />

letterale: se Qaysàriyyali cadde in potere dei Musulmani nel 19. H., il principio dell'assedio deve met-<br />

tersi nel 12. H. Ora le vicende della conquista della Siria, narrate nelle annate 12., 13., 14. e 15. H.,<br />

escludono assolutamente che un esercito musulmano sia stato in permanenza per si lungo tempo dinanzi<br />

alle mura di Qaysàriyyah. Varie tradizioni date precedentemente rivelano che Qaysàriyyah fu assediata<br />

a varie ripx'ese e con lunghe interruzioni, e da diversi generali arabi. Quindi nel caso presente il termine<br />

hasara deve esser preso in senso assai vago e generico, e ritenersi che nel computo dei sette anni s'intenda<br />

soltanto il lasso di tempo trascorso tra la prima comparsa di un esercito arabo sotto le mura<br />

(nel 12. H.) e la definitiva conquista della città. Parrebbe anzi che fra il 12. e il 18. H. (Balàclzuri,<br />

140, lin. 14, dice esplicitamente nel Gumàda I. del 13. H.) 'Amr b. al-'Às comparisse dinanzi alle mura<br />

di Qa3'3àriyyah, ma poi si ritirasse, quando avvenne la concentrazione greca prima di Agliàdayn. Tra<br />

Agnàdayn ed il Yarmfik non consta che Qaysàriyyah fosse assediata, ma è presumibile che le opera-<br />

zioni militari contro di essa venissero riprese dopo il trionfo del YarmSk e con speciale intensità sol-<br />

tanto dopo la caduta di Gerusalemme nel 17. H. Ciò non esclude pertanto ohe distaccamenti arabi pos-<br />

sano aver fatto scorrerle nei dintorni della città in tutti i tempi, dal 12. H. in poi: l'assedio regolare<br />

sembra però sia durato dal 17. al 19. H., e che questa lunga resistenza di due anni, superata soltanto dal<br />

tradimento di un ebreo, abbia poi spontaneamente creato l'erronea impressione fra i tradizionisti che<br />

r assedio sia durato senza intervalli fin dalla prima invasione araba in Palestina.<br />

§ 29. — (ibn al-Kalbi). Nell'anno 19. H. i Musulmani, comandati da<br />

Mu'àvviyah b. abi Sufyàn e da Sa'd b. 'Amir b. Hidzyam, ognuno con le<br />

sue schiere, espugnarono Qaysàriyyah: seguì una grande strage dei Grreci.<br />

ibn Ishàq pone invece la presa di Qaysàriyyah nel 20. H. ;<br />

Khayyàt nel 19. (Dzahabi Paris, I, fol. 132,r.).<br />

Khalifah<br />

b.<br />

§ 30. — Dice ibn al-Grawzi: nell'anno 19. H., secondo quanto afferma<br />

abù Ma'sar, fu vinta la battaglia di G-alùlà'. ed espugnata Qaj'sàriyyah<br />

sotto gli ordini di Mu'àwiyah b. abi Sufyàn. ibn Ishàq poi afferma che<br />

nel 19. H. venissero sottomesse al-Hirah (sic: forse intende al-Raqqah),<br />

al-Ruhà-, Harràu, Ra's 'Ayn e Nisibin (Grawzi, I, fol. 63, v.). .<br />

§ 31. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). (Dopo la presa di Qaysàriyyah?)<br />

il Califfo 'Umar scrisse a Mu'àwiyah b. abi Sufyàn di proseguir la con-<br />

quista di ciò che rimaneva nella Palestina: allora Mu'àwiyah conquistò a<br />

patti (sulh*°) la città di 'Asqalàn dopo uno stratagemma (dopo qualche<br />

resistenza, ba'd kayd'°: cfi-. Grlossarium s. v.) (^). Da taluni si rac-<br />

conta che 'Asqalàn era già stata sottomessa da 'Amr b. al-'As, ma che<br />

gli abitanti violando i patti avevano preso le armi e ricevuto rinforzi dai<br />

160.


».- l'i- ' :'' '<br />

<<br />

co<br />

<<br />

><br />

O<br />

3<br />

I


19. a. H. §§ 31.34.<br />

Greci. Allora Mu'àwiyah riprese la città, e vi stabilì alcuni corpi di cavai- 19- a- H-<br />

leria (al-rawàbit) con una guarnigione fissa (hafazah) (Balàdzuri, Qaysariyyah e di<br />

142-143).<br />

Nota 1. - Se è vero che 'Asqalàn — come Ghazzali (cfr. più avanti § 88* — fu presa dopo<br />

Qaysariyyah, ciò getta luce sulla condotta di 'Arar b. al-'As nell' invadere l'Egitto: è palese che egli<br />

non mirasse in verun modo ad aiutare il suo collega Mu'àwiyah, bensì a crearsi un governo proprio, in<br />

regione ricca, indipendente da Mu'àwiyah.<br />

§ 32. — Secondo al-Khuwàrizmi, nell'anno 19. H. Mu'àwiyah b. abi<br />

Sufyàn conquistò Qaysariyyah ed uccise circa 100,000 persone (Baethgen,<br />

110).<br />

§ 33. — (a) Qaysariyyah sulla costa del Mediterraneo fa parte della<br />

Palestina, e giace a tre giornate da Tabariyyah (Yàqùt, IV, 214, lin. 4<br />

e segg.).<br />

(b) Nel Kitàb Dimasq, da Yazid b. Samurah, da al-Hakim b. Abd<br />

al-rahmàn b. abì-l-'Asmà al-Khat_h'anii al-Fira'i presente alla presa di Qay-<br />

sariyyah, è detto che Mu'àwiyah b. abì Sufyàn assediasse la città per sette<br />

anni meno qualche mese. Nella città erano 100,000 soldati, 80,000 Sama-<br />

ritani e 100,000 Ebrei: fu presa per tradimento grazie ad una galleria sot-<br />

terranea rivelata da uno degli ostaggi nel campo arabo :<br />

la<br />

notizia fu portata<br />

ad 'limar da Tamim b. Warqà, 'arif dei Khath'am (Yàqùt, IV, 214-216).<br />

SIRIA. — La presa dì Qaysariyyah secondo i cronisti siriaci e greci,<br />

§ 34. — (Michele Sirio). In quel tempo (ossia nel 961 dei Grreci, cioè<br />

dei Seleucidi = 641-642 dell'È. V. = 18.-19. H.j i Tayyàyé devastarono Ce-<br />

sarea di Palestina. A cagione delle sue bellezze e delle sue ricchezze, a<br />

questo si possono applicare le lamentazioni pronunziate a causa di Geru-<br />

salemme. Infatti i savi che erano in essa non conobbero il Signore e gli<br />

antichi non compresero il giudizio, sicché le sue vie e le sue piazze fui'ono<br />

riempite d'-iniquità: i suoi giovani e le sue vergini si sono insozzati in-<br />

sieme, i clamori di noi che siamo stati governati nell'ingiustizia, sono saliti<br />

alle orecchie del Signore ed hanno attirato su lei il furore dei Tayyàyé.<br />

Mu'àwiyah venne ed accerchiò la città per mare e per terra: l'assalì giorno<br />

e notte, dal principio del Kanùn I. (dicembre) sino al mese di 'Ij^àr (maggio).<br />

Gli abitanti non poterono ottenere la vita salva. Sessantadue macchine non<br />

cessarono dal lanciare pietre, ma le mura non si aprivano a causa della loro<br />

solidità. Infine gli assalitori aprirono una breccia, mentre altri salivano sulle<br />

mura con il mezzo di scale. Si combattè per tre gioi'ni. Alla fine i Tayyàyé<br />

prevalsero. Dei sette mila Greci che difendevano la città, una parte si salvò<br />

nelle navi. Mu'àwiyah prese le ricchezze e sottomise la popolazione alle<br />

imposte (Michel Syrien, II, 430-431).<br />

* 161. 21<br />

Asqalàn.]


§§<br />

n-1 S7. 19. a. H.<br />

19- a- H-<br />

[SIRIA. - La presa<br />

di Qaysàrìyyah<br />

La nana/.ioiiL' del cronista sirio, nei particolai'i dell'assedio, non si ac-<br />

, -i-ìx-ì-j<br />

^'Oida con la vorsioue uiusulmana e mi sombia ispirata e travisata da mesecondo<br />

i croni- niorie e impressioni dei tempi delie Crociate. Se gli Arabi avessero real-<br />

sti siriaci 6 PTfì-<br />

jjj ]<br />

monte assalito la città con quei mezzi perfezionati e con tali risultati, ne<br />

avremmo sentito menzione anche nelle fonti arabe.<br />

§ 35. — (a) La presa di Cesarea è narrata dal cronista siriaco Dionigi<br />

di Tell-Mahré sotto l'anno 963 dei Seleucidi, ossia 641-G42 dell' È. V., che<br />

corrisponde al 20.-21. II. (Denys, pag. 6).<br />

(6) Nell'anno in cui regnò Eraclio il Giovane (anno del mondo 6133,<br />

ossia il 641 dell' È. V.), Mu'àwiyah espugnò Cesarea di Palestina dopo un<br />

assedio durato sette anni, e vi massacrò sette mila Greci. (<strong>The</strong>ophanes,<br />

pag. 623; id. ed. de Boor, pag. 341).<br />

In (]uosta e in altre fonti precedenti il ritorno dei numeri 7 e 7000 ha<br />

un carattere sospetto: sembrano numeri convenzionali.<br />

SIRIA. — Presa di Qaysàrìyyah (versione di Sayf b. 'limar).<br />

§ 36. — Le seguenti notizie desunte da Sayf b. 'Umar racchiudono,<br />

nella prima parte, tale un groviglio di spropositi e di errori cronologici, che<br />

non mette davvero il conto di fermarsi a dipanarne l'intricata matassa.<br />

È fatica sprecata! La scuola iraqense pone la presa di Qaysàrìyyah prima<br />

della vittoria di Agnàdajn (principio del 13. H.), ma dopo la battaglia di<br />

Fihl (fine del 13. H.!j. Sayf sembra ignorare il gran tempo richiesto nel-<br />

l'espugnare la fortezza bizantina.<br />

§ 37. — (Sayf b. 'Umar, da abù 'Uthmàn, e da altri). Quando abù<br />

'Ubaydah b. al-Garràh e Khàlid b. al-Walid si recarono dal campo di bat-<br />

taglia di Filli a Hims, 'Amr (b. al-'As) e Suralibil (b. Hasanah) posero<br />

assedio a Baysàn e la espugnarono: l'Urdunn concluse invece un trattato<br />

e si sottomise ai Musulmani. Intanto i Greci si riunivano in ^gnàdayn,<br />

in Baysàn (!) e in Ghazzah, sicché i generali musulmani scrissero al Califfo<br />

'Umar, descrivendogli le posizioni prese dal nemico nelle varie parti del<br />

paese, e chiedendo istruzioni per continuar la campagna. Il Califfo scrisse<br />

allora a Yazid b. abi Sufyàn, luogotenente in Damasco, di mandare il fra-<br />

tello Mu'àwiyah contro la città di Qaysàriyyah: allo stesso tempo diede<br />

ordini ad 'Amr (b. al-'As) di marciare contro al-Artabùn (Aratyùn?), e<br />

ad 'Alqamah di aggredire al-Fìqàr ().<br />

I vari generali misero in esecuzione gii ordini avuti dal Califfo, e<br />

Mu'àwiyah si avanzò per aggi'edire la città di Qaysàriyyah. I Greci difen-<br />

sori erano comandati da un certo Abina (?), il quale tentò d'impedire ai<br />

Musulmani d'avvicinarsi alle mura, ma fu sconfitto e costretto a cercar<br />

162.


19. a. H. §§ 37, 38.<br />

rifLiario nella fortezza; della quale Mu'àwivah incominciò allora l'assedio. ^^- ^- ^<br />

"<br />

T aZ- f ...-. I diiensori lecero ripetute sortite, ma vennero sempre respinti con gravi Qaysariyyah.l<br />

perdite, ed in una grande sortita, che tentarono con tutte le loro forze,<br />

subirono una disfatta terribile, nella quale perdettero 80,000 uomini nella<br />

battaglia e altri 20,000 nella fuga. Per portare l'annunzio della vittoria al<br />

Califfo, Mu'àwÌ3'ah spedi quattro ambasciatori, ossia prima due uomini dei<br />

banù-l-Dubayb, e poi 'Abdallah b. 'Alqamah al-Firàsi, e Zuhaj-r ibn al-<br />

Hilàb al-Khath'ami (T a bari, I, 2396-2397)0.<br />

Cfr. Furàt, fol. 108,r.<br />

Nota 1. — A proposito dell'assedio di Qaysàriyyali Sayf b. 'Umar ci ofipre, in una tradizione<br />

(cfr. Tabari, I, '2398, lin. 8 e segg. ; senza isnàdi, un bell'esempio dei suoi pasticci cronologici. Egli<br />

afferma, che prima e dopo la vittoria di Qaj'sàriyyah, Mu'àwiyab tenesse i prigionieri greci in custodia<br />

presso di sé, dicendo: «Quello cbe fa (^l' iniperatoi-e ! ; Mikhà-il<br />

con i nostri prigionieri, faremo noi con i<br />

«suoi prigionieri!». Allude cioè ad un fatto avvenuto molti anni dopo (cfr. Balàdzuri, 190), dimen-<br />

ticando che in quello stesso anno, come egli stesso narra in un'altra tradizione, viveva ancora l'im-<br />

peratore Eraclio.<br />

Cfr. anche Wellhausen Skizz. ,<br />

VI, 66, nota 2.<br />

SIRIA. — Assedio di Ghazzah (cfr. 13. a. H., § 49).<br />

§ 38. — (Sayf b. 'limar). 'Alqamah b. Mugazziz andò a porre assedio<br />

ad al-Fiqàr in Ghazzah. Si dice che durante alcune trattative 'Alqamah<br />

stesso, fingendo di essere il proprio ambasciatore, penetrasse nella fortezza<br />

a parlare con al-Fiqàr. Questi diede allora istruzioni ad un tale di aspettar<br />

l'ambasciatore per istrada ed ucciderlo, ma 'Alqamah, avendo intuito quello<br />

che si tramava contro di lui, si salvò con una piccola astuzia, che indusse<br />

al-Fiqàr a mandare un contrordine al sicario, vietandogli di aggredire<br />

l'ambasciatore musulmano. Dopo questa esperienza 'Alqamah non ripetè<br />

più la prova. Egli agi come agi 'Arar (b. al-'As) con al-Artabùn (Ara-<br />

tyùn) (Tabari, I, 2696).<br />

Un episodio identico abbiamo infatti avuto precedentemente a propo-<br />

sito della campagna di 'Amr b. al-'As prima di Agnàdayn (cfr. 13. a. H.,<br />

§ 50) : è un tema tradizionistico che- si ripete in varie circostanze (cfr. più<br />

avanti, § 63) e quindi non ha valore storico.<br />

La notizia incompleta di Sayf, sebbene posta da lui erroneamente<br />

prima di Agnàdayn, ha per noi un certo valore, in quanto è un indizio<br />

che dopo la caduta di Qaysàriyyah e non prima avvenisse la presa di<br />

Ghazzah. Avremmo cioè a ritenere che 'Amr b. al-'As nell' invadere l'Egitto<br />

lasciasse alle spalle varie città ancora in mano dei Greci. Questa è un'altra<br />

prova del carattere vero dell'iniziativa di 'Amr: un atto cioè d'insubordi-<br />

nazione all'insaputa del Califfo, e compiuto per dispetto della nomina di<br />

Mu'àwiyah. La presa di Ghazzah fu contemporanea a quella di 'Asqalàn,<br />

di cui fa un cenno al-Balàdzuri nel precedente § 31.<br />

163.<br />

• .• • [SIRIA.- Presa di


§§ 8841. 19' ^' H.<br />

19- a- H. Ciò conferma che la presa di Ghazzah sia da porsi, come dicemmo<br />

di Ghazzah!]*<br />

'°<br />

gi^ i" '^Itro luogo (cfr. U$. a. H., § 202, e nota 2), molto tempo dopo<br />

Agnàdayn.<br />

SIRIA-ASIA MINORE. — Incursioni musulmane in territorio greco.<br />

§ 39. — (Michele Sirio). Dopo la presa di Qaysàriyyah gli Arabi sali-<br />

rono nel paese degli Ebrei. Mu'àwiyah incoraggiava le sue genti dicendo:<br />

« Noi saliamo in un paese che è pieno d'oro e di ricchezze di tutte specie:<br />

« il Signore ce lo consegnerà a causa dei peccati dei suoi abitanti ».<br />

(Gli Arabi) passarono in Cilicia, saccheggiando e facendo prigionieri :<br />

arrivarono ad Euchaita senza che la popolazione se ne avvedesse :<br />

s' im-<br />

padronirono subito delle porte e quando arrivò Mu'àwiyali, diede ordine<br />

di passare gli abitanti a fil di spada :<br />

egli piantò sentinelle affinchè nes-<br />

suno sfuggisse. Dopo aver riunito tutte le ricchezze della città, si misero<br />

a torturare i capi, affinchè rivelassero le cose nascoste. I Tayyàyé me-<br />

naron via schiavi tutti gli abitanti, uomini, donne, giovani e fanciulle e<br />

compierono un'orgia spaventosa in quella città disgraziata: commisero<br />

iniquamente impurità in mezzo alle chiese. Essi ritornarono festosi nel<br />

loro paese.<br />

.Queste cose accadevano nell'anno 961 dei Greci [=641-642 Èra Vol-<br />

gare =18.-19. H.] (Michel Syrien, II, 431).<br />

SIRIA. — Ordinamenti amministrativi.<br />

§ 40. — (al-'Abbàs b. Hisàm al-Kalbi, da suo padre [Hisàm ibn al-<br />

Kalbi], da Ga'fàr b. Kilàb al-Kilàbi). (Dopo la morte di Yazìd b. abi Sufyàn?)<br />

il Califfo 'limar prepose 'Alqamah b. 'Ulàtiiah b. 'Awf b. al-Ahwas b. Ga'far<br />

b. Kilàb sopra il Hawràn, quale rappresentante e dipendente di Mu'àwiyah<br />

(governatore della Siria). 'Alqamah rimase al governo del Hawràn fino alla<br />

morte; e si narra che mentre egli era in quella carica, mandasse a chiamare<br />

il famoso poeta al-Hutayah, ma questi arrivasse presso Alqamah<br />

quando il governatore aveVa già cessato di vivere. Sulla qual cii'costanza<br />

al-Hutayah compose poi alcuni versi (Balàdzuri, 128-129).<br />

SIRIA. — Ordinamento militare della costa mediterranea.<br />

§ 41. — (abù Hafs al-Sàmi, da Sa'id b. Abd al-'aziz). Dopo la morte<br />

di suo fratello Yazìd, Mu'àwiyah b. abi Sufyàn scrisse al Califfo 'Umar,<br />

descrivendogli lo stato (inerme) della costa siria: pei'ciò 'Umar gli rispose<br />

ordinandogli di restaurare le fortezze, e munirle di guarnigioni : di porre<br />

corpi di guardia nelle torri di osservazione (m a n à z i r) e fissare in certi<br />

164.


19. B., H. §§ 41-44.<br />

punti i fari (ai-ma wàq i d), ma gli vietò di fare qualunque spedizione 19. a. h.<br />

/T-> 1 - j 1 r>o\ [SIRIA. - Ordinaper<br />

mare (Baladzuri, 128). ^^„,„ ^.^.^^^^<br />

Su questo divieto di navigare, che si attribuisce ad 'limar, abbiamo ^^^''^ costa ma-<br />

gia discorso in un paragrafo precedente (cfr. 16. a. H., § 328).<br />

MESOPOTAMIA. — Nuove conquiste musulmane.<br />

§ 42. — [a) Le due seguenti tradizioni sono le sole che possiamo<br />

porre sicuramente sotto l'anno 19. H.: è in realtà la .semplice continua-<br />

zione delle notizie che abbiamo raccolto altrove (cfi-. 18. a. H.. §§ 85 e<br />

segg.), è l'anello di congiunzione tra gli eventi narrati sotto l'anno 18. e<br />

quelli che narreremo sotto l'anno 20. H. — È chiaro però dal contesto ge-<br />

nerale di tutte le fonti che molte notizie non si possono distribuire cro-<br />

nologicamente con vera esattezza: la vaghezza cronologica delle nostre<br />

fonti ce lo vieta. Si veggano per la continuazione le notizie date più avanti,<br />

20. a. H., §§ 25 e segg.<br />

(6)<br />

(abù Aj-j'ùb al-Raqqi al-Mu-addab, da al-Haggàg [b. YùsufJ b. ahi<br />

Mani' al-Rusàfi [f 222. a. H.], da suo padre [Yùsuf b. abi Mani" al-Rusàfi], da<br />

suo nonno [abìi Mani' 'Ubajdallah b. abi Zi} ad al-Rusàfi]). In questo anno<br />

'lyàd b. Ghanm sottomise Tali Mawzin alle stesse condizioni di al-Ruhà*. Poi<br />

mandò Habìb b. Maslamah al-Fihri contro Qarqìsiyà, che si arrese con un<br />

trattato di pace simile a quello di al-Raqqah. La città di Amid si arrese a<br />

'lyàd alle stesse condizioni di al-Ruhà- e senza fare opposizione alcuna. Seguì<br />

la sottomissione di Mayyàfariqìn, di Hisn Kafartùthà, e infine di Nasibin,<br />

dopo una certa resistenza, ma pur sempre alle stesse condizioni di al-Ruhà"<br />

così del pari furon sottomesse Tur 'Abdin, Hisn Màridin e Darà. Alle stesse<br />

condizioni di Nasibin si arresero Qarda e Bàzabda. Il patrizio di al-Zawzàn<br />

venne incontro a 'Ij'àd e fece un trattato per le proprie terre, pattuendo il<br />

pagamento di una somma annua (itàwah). Tutto ciò accadeva nel cor.so<br />

dell'anno 19. H-. ed ai primi del Muharram del 20. H. (Balàdzuri, 176-176).<br />

§ 43. — Secondo al-Khuwàrizmi, 'lyàd b. Ghanm nell'anno 19. H.<br />

espugnò Nasibin, Tur 'Abdin e Kardu (Baethgen, 110-111.<br />

ARMENIA. — Invasione musulmana.<br />

§ 44. — (al-Dzahabi). Nell'anno 19. H. il Califfo 'Limar mandò 'Uthmàn<br />

b. al-'As nella Quarta Armenia (Arminiyah al-Ràbi'ah) durante la spedi-<br />

zione vi fiu'ono alcuni combattimenti, in cui perì Safwàn b. al-Mu'attal b.<br />

Rakhasah al-Sulami al-Dzakwàni Compagno del Profeta. Alcuni, tra cui<br />

al-Wàqidi, dicono invece che egli perisse presso Sumaysàt nell'anno 60. H.<br />

(Dzahabi Paris, I, fol. 132,r.-132,v.).<br />

165.<br />

diterranea.]


§ 46. ^9. a. H.<br />

19 a H. EGITTO. — La campagna di Amr b. al- Às sino all'assedio di Ba-<br />

[EGITTO.-Lacam- .<br />

pagnadi Amrb. bllonia d EglttO.<br />

ai-Assinoaiiasg<br />

45. — Allorché ebbo varcato il confine egiziano (cfr. 18. a. H.,<br />

sedìo dì Babilo- „„ ^_ . s • ,. • • i i i n • i -, ,<br />

1 ' *J e segg.) e SI TU avvicinato al terreno alluvionale, inondato annual-<br />

nia d'Egitto! §§<br />

mente dal Nilo, ad 'Amr b. al-'Às era aperto un solo cammino, quello<br />

cioè che lungo il deserto menava diritto al punto dove oggi sorgo la città<br />

del Cairo. La necessità di siffatta mossa strategica riesce palese, qualora<br />

si studi il tracciato sulla carta geografica. Il sito del Cairo è la chiave<br />

strategica dell'Egitto: ivi si restringe il triangolo del Delta Niliaco, dove<br />

il Nilo, uscendo dalla sua valle ristretta, apresi a ventaglio dividendo le<br />

sue acque per vari bracci e canali, prima di gettarsi nel mare. Tale con-<br />

figurazione singolare del sistema fluviale niliaco rende materialmente im-<br />

possibile per un esercito nemico di traversare direttamente il Delta da<br />

oriente a occidente, o viceversa; ma chi ha invece in suo potere il sito<br />

del Cairo moderno, non solo domina le comunicazioni tra il basso e l'alto<br />

Egitto, ma può anche mediante le varie ramificazioni del fiume, facilmente<br />

recarsi in qualunque punto del Delta. Tutto il basso Egitto è interamente<br />

alla mercè di chi tiene la posizione del Cairo. I Romani, valenti e periti<br />

strateghi, avevano infatti costruito una fortezza, detta Babilonia, assai ben<br />

munita nel punto più stretto della valle dove il Nilo sbocca nel Delta.<br />

Ivi sulla riva arabica del Nilo, a breve distanza al sud del Cairo odierno,<br />

i monti aridi del deserto si spingono innanzi sin quasi a essere lambiti<br />

dal fiume :<br />

ai tempi della conquista araba il Nilo seguiva un corso piia<br />

rasente i monti della riva arabica, ed in un punto, oggi chiaramente vi-<br />

sibile a sud delle rovine di Cairo vecchio, lambiva addirittura la collina.<br />

Il fiume bagnava altresì, come vedremo, le mura occidentali della fortezza.<br />

Babilonia, che in siffatto modo, grazie anche al ponte che congiungeva le<br />

due sponde, valendosi dell' isola di al-Rawdah, dominava tutto il corso del<br />

Nilo. La fortezza quindi non solo comandava il transito fluviale tra il nord<br />

e il sud, ma custodiva altresì il punto più comodo e facile per varcare il<br />

fiume e giungere, attraverso il villaggio di Grizah, alla riva Libica del Nilo.<br />

La fortezza romana di Babilonia era stata restaurata e fortificata a<br />

nuovo dai Grreci, e se bene intendesi un passo della così detta profezia,<br />

nella biografia Vie de Shenoudi (M ém. Miss. Ardi. Franp.,<br />

tom. IV, I, pag. 340), era stata di recente un'altra volta rifortificata dal<br />

patriarca Ciro, forse allarmato dalle continue notizie di vittorie musul-<br />

mane, e intimorito dalla possibilità di un' invasione araba.<br />

Per comprendere però il tenore preciso delle tradizioni seguenti bi-<br />

sogna aver presente che la fortezza di Babilonia si trovava al vertice, per<br />

166.


19. a. H. § 45.<br />

così dire, del triangolo formato dal Delta, e che dalla sua parte settentrio- ^^- ^- ^<br />

-, HIT<br />

•<br />

1- A 1<br />

•<br />

[EGITTO.- La cam-<br />

uale, ossia da quella donde apparito sarebbero poi venuti gli Arabi, sten- pagna dì Amr b.<br />

devasi allora un centro abitato, che le fonti arabe chiamano Umm Du- ai-Àssinoaii'as-<br />

_ , _ sedio di Babilonayn,<br />

e Giovanni di Niqyus dice avesse nome Tandunyàs. Lo Zotenberg nia d'Egitto.]<br />

ha creduto che questo villaggio si trovasele al sud di Babilonia, ma tale<br />

supposizione è del tutto erronea; è chiaro che il dotto orientalista francese<br />

non conosceva i luoghi. Al sud di Babilonia non v'è posto per una città,<br />

perchè il fiume, come si è detto, un tempo lambiva la collina stessa, ac-<br />

costo alla quale sorge la fortezza di Babilonia. Nel breve tratto di terreno<br />

libero al sud della fortezza non v'è infatti traccia di edifizi antichi di ve-<br />

runa specie, tranne quella d'un tempio egiziano antico, che pare sorgesse<br />

presso al promontorio roccioso, a mezzo chilometro circa al sud di Babilonia.<br />

Umm Dunayn, o Tandunyàs, stendevasi invece al nord del piano aperto<br />

dinanzi a Babilonia, non lungi dal sito dove poi sorse la città di al-Fustàt,<br />

Misr, che in appresso per continua migrazione si è estesa verso il nord,<br />

il Cairo moderno.<br />

I Greci pare fortificassero, già si disse, Babilonia, e più tardi, come<br />

vedremo, concentrassero un nucleo di forze considerevoli in Heliopolis, che<br />

giace a una certa distanza al nord di Babilonia, sulla via che mena in<br />

Sfria; tuttavia pare altresì che Umm Dunayn, o Tandunyàs, non fosse mu-<br />

nita in modo permanente, ma avesse soltanto una piccola fortezza distinta<br />

da quella di Babilonia.<br />

È probabile che il centro abitato al nord ed all'est della tortezza di<br />

Babilonia, fosse distaccato da Umm Dunayn (= 'Tandunyàs).<br />

Premesso ciò è evidente che l'obbiettivo strategico di 'Amr b. al-'As<br />

doveva essere uno solo: arrivare a Babilonia ed impadronirsene: egli dive-<br />

niva così di fatto padrone della valle Niliaca, perchè la strangolava nel<br />

suo punto più vitale e tagliava tutte le comunicazioni tra l'alto e il basso<br />

Egitto. Anche senza essere padrone di Babilonia, ma solamente tenendo<br />

a bada la guarnigione con una parte delle proprie schiere, poteva razziare<br />

a volontà, con le altre, tutto l'alto Egitto ed i lembi del Delta, lanciando<br />

i cavalieri lungo l'orlo pianeggiante del deserto, tutto aperto agli Arabi.<br />

Per ottenere questo scopo occorreva però assicurarsi in primo luogo<br />

le comunicazioni con la Siria e l'Arabia, per ricevere liberamente, volendo,<br />

i rinforzi: questo ci spiega le prime mosse di 'Amr e l'occupazione di quei<br />

luoghi fortificati, di cui si trova menzione nei paragrafi seguenti, e la sua<br />

marcia su Babilonia lasciando in disparte tutti i villaggi del Delta. È chiaro<br />

che 'Amr e i suoi consiglieri conoscevano bene l'Egitto ed avevano un<br />

piano di guerra chiaro, semplice ed efficace. Occupate infatti successi-\'a-<br />

167.


§§ 45, 46. 19' a» H.<br />

19- a- H- mente al-Faramà e Bilba}», 'Amr b. al-'As mosse contro la piccola città di<br />

lEGITTO.-Lacam- ^^ ._ ,_, ,_ x , , i / .-r. ,<br />

pagna di Amr b. Umm Dunayn (Tandunyas), la quale poco ben fortificata oppose esigua re-<br />

ai- As sino alias- sistenza. Gli Arabi occuparono la città e poi, non avendo forze sufficienti<br />

stringere di regolare assedio la fortezza di Babilonia, ma consapevoli<br />

niad' Egitto! I'^^"<br />

che i Bizantini erano anch' essi poco numerosi, si slanciarono in schiere<br />

volanti in varie direzioni, molestando il paese coltivato, e scorrendo tutte<br />

le terre che non opponessero difficoltà materiali al movimento della loro<br />

cavalleria: le schiere, trovando il paese sguernito di difensori, varcai'ono il<br />

fiume Nilo, razziarono al-Fayyùm e si spinsero lino alla provincia di Usyùt,<br />

nell'Alto Egitto, inferocendo contro i Bizantini ovunque li trovassero.<br />

Vi fu quindi un periodo di anarchia o guerra barbarica, durante la<br />

quale accorsero nuove schiere di Arabi, in parte mandate dal Califfo limar<br />

ed in parte volontari ed avventurieri, che si vennero man mano raccogliendo<br />

sotto il comando di 'Amr. Intanto anche i Bizantini venivano alla riscossa<br />

e un forte nucleo di armati si andò concentrando in Heliopolis, per ta-<br />

gliare fuori gii Arabi in Egitto, dai loro consanguinei in Asia, e impedire<br />

l'affluir di nuove forze dall'est. Contro questo nucleo 'Amr b. al-'As riunì<br />

le sue schiere sparse, e vinse la battaglia di Heliopolis. <strong>For</strong>te del prestigio<br />

di tanta vittoria, tenne raccolte le sue genti e mosse all'assedio regolare<br />

di Babilonia, poco prima che incominciasse l'alluvione annuale del Nilo.<br />

Questa è incirca la tela storica della campagna egiziana nell'anno 19. H.<br />

§ 46. — La cronologia di detta campagna è fissata abbastanza pre-<br />

cisamente dai seguenti dati :<br />

Il 10 ' Dzu-1-Higgah del 18. H. = 12 dicembre 639, gli Arabi varcarono<br />

il confine egiziano (cfr. 18. a. H., § 190).<br />

Nel maggio del 640 (ossia Grumàda I. 19. H.), secondo Giovanni di<br />

Niqyùs, vi fu la razzia araba nell'al-Fayyum (cfr. § 74).<br />

Il 6 giugno 640 [?] (ossia il 9 Gumàda II. 19. H.) arrivarono i rin-<br />

forzi dall'Arabia, a quel che afferma Severus di Usmunayn (cfr. § 66).<br />

La battaglia di Heliopolis fu combattuta circa nel luglio 640 (ossia<br />

Ragab 19. H.), cui segui l'occupazione di Misr (cfi'. § 75).<br />

L'assedio della fortezza di Babilonia, durò sette mesi secondo al-Kindi<br />

(cfi*. 20. a. H., § 81) e siccome la fortezza cadde nel lunedì di Pasqua =<br />

9 aprile 641 (cfi'. 20. a. H., § 144 e nota 1), è necessario che avesse prin-<br />

cipio nel settembre 640 (ossia Eamadàn 19. H.), ossia appena cessata la<br />

inondazione estiva del Nilo.<br />

Tale schema rivela che 'Amr, dopo aver varcato il confine egiziano,<br />

passò parecchi mesi a razziare il lembo orientale del paese coltivato, tormentando<br />

le città poste sul cammino tra Misr ed il confine, sinché le ebbe<br />

168.


19. a. H. §§ 46, 47.<br />

costrette a venir a patti con lui ed a lasciargli così libera ed aperta la ^9 a- h.<br />

, ... ,<br />

. ,. . ° ,,.,../. -r<br />

[EGITTO.- La cam-<br />

via, per la ntn-ata m caso di rovescio, o per 1 arrivo dei rintorzi. La pagna di Amr b.<br />

^,. . , . sedio di Babilo-<br />

distanza tra il confine dell' Egitto ed Heliopolis<br />

,,.... è circa di duecento chilo- ai-Assìnoaii'asmetri,<br />

ossia<br />

,.<br />

una marcia di meno che dieci giorni, (tu Arabi vagarono per f,j3 d'Egitto.l<br />

sei mesi in Egitto prima di battersi con i Greci in battaglia campale,<br />

perchè erano in al-' Aris il 12 dicembre del 639, e la battaglia di Helio-<br />

polis fu combattuta nel luglio del 640. Questa lentezza ci rivela chiara-<br />

mente il carattere predatorio della prima incursione araba. Si trattava di<br />

scoprire quali mezzi avessero i Greci per difendere l'Egitto. Questi risul-<br />

tarono scarsi ed inefficaci: gli Arabi intensificarono le razzie varcando<br />

persino il fiume e predando ambedue le rive, ma senza cimentarsi a bat-<br />

taglia campale con i Greci. Così perturbarono il nemico e guadagnando<br />

tempo e conoscenza dei luoghi attesero i rinforzi di volontari e di schiere<br />

mandate dal Califfo. Quando questi furono arrivati, nel giugno, mossero<br />

all'assalto delle posizioni greche in Heliopolis e sconfissero i Bizantini nel<br />

mese successivo, in luglio, occupando Umm Dunayn e Misr, prima che in-<br />

cominciasse l'alluvione annuale del Nilo.<br />

Durante l' inondazione i Copti delle campagne nel Delta aprirono trat-<br />

tative per la resa dell' Egitto agli invasori, ma non i Greci in Babilonia :<br />

della quale, quando calarono le acque, in ottobre, gli Arabi intensificarono<br />

l'assedio regolare (inverno 640-641).<br />

§ 47. — Affinchè lo studioso abbia insieme tutti gli elementi di ricerca<br />

e di confronto, diamo ora in fine la ricostruzione degli eventi dell'anno 19. H.<br />

secondo il Butler, il quale ha più completamente di tutti esaminato la<br />

questione dando una soluzione che solleva alcune questioni difficili.<br />

n Butler (pag. 207 e seg.) respinge la notizia che Ciro pagasse un<br />

tributo agli Arabi per tenerli lontani dall' Egitto, e sostiene che egli facesse<br />

restaurare le fortificazioni di Babilonia. Lo storico inglese segue la versione<br />

arabica del varco di Wàdi al-'Aris alla fine dell'anno 18. H., accetta l'as-<br />

sedio di al-Faramà (ossia Pelusium) durato un mese o due, ma respinge la<br />

notizia che i Copti già sin da ora prestassero aiuto agli Arabi. Il Butler<br />

si meraviglia che i Greci lasciassero gli Arabi cingere tranquillamente d'as-<br />

sedio questa città per tanto tempo, considerato che un esercito di 10 mila<br />

uomini sarebbe bastato forse a sbaragliare gl'invasori in questa prima fase.<br />

Egli trova sola spiegazione di tale inoperosità in un calcolo premeditato<br />

di Ciro, di tradire l' Egitto nelle mani degli Arabi, per rendere il patriar-<br />

cato di Alessandi'ia indipendente da Costantinopoli. Non possiamo accet-<br />

tare questa spiegazione, perchè nulla prova direttamente tale proposito<br />

suicida di Ciro. — La descrizione che abbiam fatto delle condizioni mili-<br />

169. 22


§ 47. 19. a. H.<br />

19- a- H- tari di'ir impero bizantino porge ampia (h1 esauriente giustificazione per<br />

pagnadi Amrb. l'inoperosità di Ciro, ed i fatti successivi stanno tutti a testimoniare l' im-<br />

ai- AssinoaM'as- potenza militare dei Bizantini.<br />

sedio di Babilo- , , -, • t» .i »<br />

,i ^ n i . • i- t-><br />

nia Secondo il Butler, Amr ricevette ora vari rmiorzi volontari di<br />

d'Egitto.! Be-<br />

duini, e oltrepassato Migdol nel deserto, quindi il punto detto oggi al-<br />

Qantarali sul canale di Suez, sempre per la via del deserto, toccò Salà-<br />

liiyyah, o Qassassìn, varcò i monti del Wàdi Tùmilat e assalì Bilbays. Nei<br />

tatti che avvennero intorno a questa città il Butler, poco pratico del re-<br />

lativo valore delle tonti arabe, si perde a discutere le eiTonee affermazioni<br />

di Sayf h. 'Umar sui due vescovi, e su quell'Artabiin (Aratyùn, o Aretion),<br />

il governatore greco di Gerusalemme fuggito in Egitto. D'altra parte ac-<br />

cetta la notizia della battaglia presso Bilbays, la sconfitta dei Greci, l'as-<br />

sedio di Bilbays durato un mese e la- caduta della città.<br />

Il Butler sostiene che Amr b. al-'As, evitata Heliopolis, piombasse<br />

su Umm Dunayn posta sul Nilo a nord di Babilonia, nel cuore del Cairo<br />

odierno. Allora finalmente i Greci sotto un generale inetto, Teodoro, e con<br />

Ciro al-Muqawqis, accorrono in aiuto di Babilonia; e grazie alle buone for-<br />

tificazioni anche la cittadella di Umm Dunayn resiste per varie settimane<br />

agli Arabi. La posizione dei quali diviene ora, secondo il Butler, piuttosto<br />

critica: Amr allora si prefigge di fare un'incursione nel Fayyùm e per<br />

riescire decide di prendere Umm Dunayn. Come facesse, confessa il Butler,<br />

non è chiaro, ma grazie ad un immane sforzo la città fu presa, e gli Arabi<br />

vennero in possesso delle necessarie imbarcazioni, con le quali 'Amr tra-<br />

sportò ora tutte le sue schiere sull'altra riva del Nilo.<br />

Le difiìcoltà sollevate da questa ricostruzione sono parecchie, sovrat-<br />

tutto strategiche, perchè anzitutto non si comprende quale ragione possa<br />

mai aver indotto 'Amr a razziare il Fayyvim nelle circostanze e nel modo<br />

voluto dal Butler. Siccome il testo di Giovanni di Niqyùs non lascia dubbio<br />

che gli Arabi facessero un'incursione nel Fayyùm prima della caduta di<br />

Babilonia, il Butler ha ragione di prenderla in considerazione. Egli però<br />

•non rileva il fatto che la narrazione di Giovanni di Niqyùs in uiun modo<br />

implica essersi tutto l'esercito di 'Amr b. al-'As spinto nel Fayyùm: è<br />

chiaro "invece che intendesi soltanto una frazione delle forze musulmane.<br />

L'errore del Butler proviene forse dal preconcetto errato che egli si è fatto<br />

della campagna, come se gli Arabi guerreggiassero sempre uniti in un solo<br />

esercito in forma regolare e sistematica. Noi riteniamo invece che il prin-<br />

cipio dell'invasione egiziana si svolgesse in maniera identica a quella della<br />

Siria, ossia in forma di razzia di schiere mobilissime, sparpagliate in tutto<br />

il paese, a guisa di predoni, sistema reso facile e proficuo dalla grande<br />

170.


19. a. H. §§ 47, 48.<br />

debolezza militare dei Grreci, privi di milizie sufficienti per munire tutti i 19. a. h.<br />

confini e ridotti a tenersi quasi immobili nelle immediate vicinanze, o entro le pagna di Amr b.<br />

mura di città fortificate. Il resto del paese fu abbandonato al suo destino, e ai-Assinoaii'as-<br />

gli Arabi, non osando penetrare nel laberinto dei canali del Delta, seguendo ^jg ^. ggjtto i<br />

l'orlo del deserto, appena apertosi un varco, con la sottomissione di al-Faramà<br />

e Bilbays, si slanciarono su per il Nilo, e impossessandosi di qualche imbarca-<br />

zione a mezzodì di Babilonia, varcarono il fiume e razziarono il Fa^^yùm.<br />

Il Butler (pag. 221) nel descrivere la marcia di 'Amr b. al-'As attra-<br />

verso il sito abbandonato di Memfi. insiste che una città detta Misr si<br />

trovasse sulla riva arabica al sud di Babilonia. Non comprendo quale ra-<br />

gione possa averlo indotto a creare questa città, per la quale le tradizioni<br />

sull'invasione non ci danno alcun ragguaglio o indizio. Egli non ha tenuto<br />

conto del fatto che al sud di Babilonia la configurazione dei luoghi, come<br />

già si disse, non ammette l'esistenza d'una città, tranne a volerne supporre<br />

una a molti chilometri a mezzodì della fortezza, dove non sorse mai una<br />

città di Misr e dove non ne esistono nemmeno le traccie, o rovine.<br />

§ 48. — Il Butler naiTa la spedizione fayyùmica, parafi'asando un<br />

poco la narrazione di Giovanni di Niqj'ùs, ed ammette che la spedizione<br />

fosse di esito poco felice, perchè gli Arabi non s' impadronii'ono della città<br />

di al-Fayyùm. Intanto avvicinandosi i rinforzi dall'Arabia, 'Amr secondo<br />

il Butler, ripassò sulla riva araba e andò ad incontrare le schiere ausi-<br />

liarie, mentre d'altra parte i Greci venivano radunando forze nei pressi di<br />

Babilonia. Il Butler afferma che i rinforzi arrivarono il 6 giugno del 640,<br />

fondandosi sulla testimonianza di Severus di Usmùna3'n (cfr. Butler,<br />

pag. 529); i cui errori cronologici accomodando a modo suo (cfr. Butler,<br />

pag. 225, nota 2), sostiene che la data di Severus non alluda all'ingresso<br />

di 'Amr in Egitto, ma all'arrivo di codesti rinforzi. Ciò è possibile, ma non<br />

risulta abbastanza sicuro dacché l'anno è sbagliato, seppur il giorno ed il<br />

mese potrebbero combinare. Egli si maraviglia che i Greci non riuscissero<br />

ad impedire agli Arabi di ripassare il fiume e di ricongiungersi con i rin-<br />

forzi venuti d'Arabia, ed afferma che 'Amr può aver varcato il Nilo al nord<br />

di Babilonia e di Umm Dunayn. Tutta questa parte della sua ricostruzione<br />

storica mi sembra, seppur ingegnosa, poco verosimile e mal fondata di<br />

prove. Il Butler sostiene che 'Amr al suo ritorno sulla riva arabica formò<br />

un campo presso Heliopolis, ma in siffatto modo egli necessariamente im-<br />

plica, per parte degli Arabi, un abbandono di Umm Dunayn, che giaceva<br />

tra Babilonia ed Heliopolis. Egli crede che 'Amr volle attirare i Greci<br />

lungi dalle fortificazioni di Babilonia. Gli Arabi avrebbero occupato He-<br />

liopolis, e Teodoro, il comandante greco sarebbe mosso contro di loro e<br />

171.


19. a. H.<br />

[EGITTO.- La campagna<br />

di Amr b.<br />

al-'Às sino all'as-<br />

sedio di Babilo-<br />

nia d' Egitto.]<br />

§§ 48, 49. 19. a. H.<br />

sarebbe caduto noli' imboscata tesagli da 'Ann-. Il piano riuscì, e i Greci<br />

assaliti alle spalle durante la battaglia furono sconfitti: Umm Dunayn, dice<br />

il Butler (pag. 233). fu presa una seconda volta, ed i superstiti greci rico-<br />

veraronsi entro la fortezza di Babilonia, 300 uomini in tutto. Quindi la<br />

città di Misr. a mezzodì di Babilonia, priva di difensori, cadde in potere<br />

dei Musulmani senza impiego delle armi. Il Butler deduce la notizia dal-<br />

l'intestazione del capo CXV di Giovanni di Niqyùs, a cui perù non cor-<br />

risponde nulla nel testo. Ora obl)e principio l'assedio di Babilonia, che<br />

fu cinta da tutti i lati, mentre schiere volanti di Arabi rioccupavano il<br />

Fa3'yùni. Il Butler afferma che ora i Greci erano in possesso della fortezza<br />

di Babilonia e dell'isola al-Rawdah, congiunta alla fortezza da un ponte di<br />

ììarche, dominando ancora la via fluviale perchè gli Arabi erano privi di<br />

imbarcazioni.<br />

Secondo il Butler la battaglia di Heliopolis fu combattuta alla metà<br />

di luglio del 640 (Butler, pag. 235), e nel settembre dello stesso anno<br />

(Butler, pag. 249), ossia Ramadàn 19. H. ebbe principio il blocco rego-<br />

lare di Babilonia.<br />

Non occorre continuare il nostro esame, perchè la campagna egi-<br />

ziana dell'anno 20. H. sarà studiata nell'annata seguente insieme con le<br />

tradizioni che la riguardano.<br />

§ 49. — Possiamo noi accettare siffatta ricostruzione? Mi pare diffi-<br />

cile ammettere le due prese di Umm Dunayn, per cui non abbiamo vestigio<br />

di sorta nelle nostre fonti. Anche la spedizione nel Fayyum, come già si<br />

disse, è messa sotto una falsa luce. Non è necessario presumere una prima<br />

presa di Umm Dunayn perchè gli Arabi possano razziare il Fayyum. Al<br />

sud di Babilonia, una piccola schiera di Arabi poteva, grazie alle deplo-<br />

revoli condizioni militari dell'Egitto, passare sull'altra riva ed eludere<br />

quelle poche forze che i Greci avevano a loro disposizione. È più logico<br />

ritenere che tra l'ingresso di 'Amr in Egitto e la battaglia di Heliopolis<br />

gli Arabi, come uccelli di preda, minacciassero e depredassero tutto il<br />

confine orientale del rif o terreno coltivato ed irrigato, costringendo gli<br />

abitanti delle città più esposte, come al-Faramà e Bilba3's, ad arrendersi<br />

a patti, e che tale sistema durasse sinché 'Amr ebbe ricevuto tutti i rin-<br />

forzi richiesti al Califfo, o imposti dal medesimo. Allora 'Amr battè le<br />

schiere greche raccolte in Heliopolis per difendere il Delta, e poi cinse d'as-<br />

sedio Babilonia, probabilmente alla fine dell'inondazione estiva. Quindi<br />

invece d'una marcia regolare e sistematica d'un esercito di conquista, ab-<br />

biamo uno stato di cose analogo a quello con cui gli Arabi inaugurarono<br />

l'invasione della Siria; onde 'Amr, nonché trovarsi, come presuppone il<br />

172.


19. a. H. §§ 49-53.<br />

Butler, prima della spedizione del Fayyùra, in una posizione difficile e 19. a. h.<br />

pericolosa (Butler, pag. 218), non concentrò le sue forze se non quando pagna di Amr b'<br />

ebbe tutti i rinforzi, e sino a quel momento tenne sparpagliate le sue schiere a'-As sino aii'as-<br />

1 -1 • j 1 j j. j !•/-(• •<br />

sodio di Babilo-<br />

j.<br />

lungo il margine del deserto, dove nessuno dei (jreci osava cimentarsi con ^^j^^ d'Egitto!<br />

lui, mentre gli Arabi erano come a casa loro.<br />

§ 50. — Per finire, diremo brevemente del Brooks (Byzant. Zeitsch.,<br />

IV, 438-444), il quale ha felicemente tentato la ricosti'uzione cronologica<br />

dell'anno 20. H. ; cui il Butler, tranne qualche ritocco qua e là, ha seguito<br />

interamente. Noi l'abbiam rij)ortata con le aggiunte proposte dal Butler<br />

al precedente § 46.<br />

Il Lane-Poole {Hist. of Egypt 'ìì ihe Middle Ages, pag. 13, nota 1)<br />

arriva alle stesse conclusioni del Brooks. Egli chiama però la cronologia<br />

della conquista araba un problema « almost hopelessly bewildering », ossia<br />

di tal natura da confondere la mente senza speranza di soluzione. — È<br />

forse troppo pessimista.<br />

EGITTO. — Tradizioni sulla invasione del Delta, la battaglia di He-<br />

liopolis e l'assedio di Babilonia.<br />

§ 51. — («) ('Uthmàn b. Salili). 'Amr b. al-'As entrò ora in Egitto,<br />

ed in al-Faramà ebbe il primo scontro con il nemico. I Greci si batterono<br />

con valore, ed intorno a quel luogo si ripeterono le mischie per un certo<br />

tempo (salir"'') (^), ma alfine vinsero i Musulmani.<br />

Secondo Sa'ìd b. 'Ufayr, l'ala dritta araba era comandata da 'Abdallah<br />

b. Sa'd da quando 'Amr b. al-'As lasciò Qaysàriyj-ah fino al termine della<br />

spedizione ('Abd al-hakam, 86).<br />

Maqrizi Khitat, I, 289, lin. 16-17.<br />

{b) Cfr. anche Yàqùt, III, 894, lin. 5 e segg., il quale afferma che<br />

attorno ad al-Faramà si combattesse per due mesi (Suyuti Husn, I, 51;<br />

Mahàsin, I, 8; Nuwayri Leid. I, fol. 69,v.).<br />

(e) Le dette notizie sono confermate da al-Qudà'i nella sua opera a 1-<br />

Khitat (Suyuti Husn, I, 61).<br />

Nota 1. — Le espressioni arabe sahr usate dalle fonti a proposito degli assedi di al-Faramà e<br />

di Bilbays, non debbono esser prese nel senso letterale di mese, ma come avverbio' die significa un certo<br />

periodo di tempo di lunghezza indeterminata: cfr. 12. a. H., § 415, nota 1 (cfr. pag. 1217).<br />

§ 52. — (abù 'Amr al-Kindi). Il primo che si gettasse contro la porta<br />

del castello di al-Faramà in modo da abbatterla e penetrare nell'interno,<br />

fu Asmayqa' b. Wa'lah al-Sabà-i, e appresso a lui irruppero gli altri Mu-<br />

sulmani (Suyuti Husn, I, 61).<br />

§ 53. — (Alcuni dotti d'Egitto). In Alessandria era un vescovo (usquf)<br />

dei Copti, per nome abù Miyàmin(^), il quale quando seppe dell'avanzata<br />

173.


§§ 53-55. ^9- 3.. H.<br />

19. a. H. ji 'Amr b. al-'As, scrisse ai Copti, informandoli della faccenda e prean-<br />

zioni sulla inva- nuuziaudo la line imminente del dominio bizantino. Ordinò quindi ai suoi<br />

sione del Delta, dipendenti di accogliere bene gli Arabi. — Si dice che già in al-Faramà<br />

la battaglia di . _^ . . , , , /. * i i i i i r^,.-<br />

Heiìopoiisei'as- ^ Copti tacessero da spie per Amr (Abd al-nakam, 8b).<br />

sedie di Babiio- Suyùti Husn, I, 61; M alias in, I, 8; Maqrizi Khitat, 1,289,<br />

"'";'<br />

lin. 18. "<br />

La tradizione musulmana è imbevuta di tendenze e di suggerimenti<br />

d'origine cristiana, perchè è noto che anche i Cristiani seppero coniare<br />

tradizioni e metterle in circolazione tra i loro padroni musulmani. — Anche<br />

i Cristiani convertiti serbando una segreta simpatia per i loro alitici li cor-<br />

religionari e consanguinei, cercarono indirettamente, senza averne l'aria,<br />

venire in loro soccorso e proteggerli dalle sevizie dei padroni islamici. —<br />

Così noi leggiamo ripetutamente nelle tradizioni della conquista che i Copti<br />

aiutarono i Musulmani. Il fatto è probabilmente vero e sono disposto ad ac-<br />

cettare la notizia come assai verosimile nonostante l'origine sospetta della<br />

informazione e la palese intenzione di porre i Copti in buona luce presso i<br />

loro padroni. L'opposizione del Butler ad accettare queste notizie non mi<br />

sembra giustificata: egli non si rende conto che lo stato degli animi tra i<br />

Copti era prima e durante la conquista ben diverso da quello che fu dopo.<br />

Nota 1. — Nel testo di ibn Taghrihirdi (Mahfisin, I, 8, lin. 8) il nome è scritto abiì Binyàmin.<br />

§ 54. — ('Uthmàn b. Salili). (Dopo al-Faramà) 'Amr b. al-'As si spinse<br />

innanzi celermente ed, incontrando jDochissima resistenza, giunse fino ad<br />

al-Qawàsir [in Suyùti: al-Qawàhir] ('Abd al-hakam, 87).<br />

Mahàsin, I, 8; Maqrizi Khitat, I, 289, lin. 20.<br />

Cfr. anche Yàqùt, III, 894, lin. 7, dove si conferma che dopo al-Fa-<br />

ramà sino a Bilbays e ad Umm Dunayn gli Arabi incontrarono pochissima<br />

resistenza (Hubays, fol. 96,r.).<br />

Suyùti Husn, I, 61-52, e nuova conferma id. ibid., pag. 61 sul-<br />

l'autorità di al-Qudà'i nel suo al-Khitat.<br />

§ 55. — ('Uthmàn b. Salili). Incontrando sempre scarsa resistenza 'Amr<br />

b. al-'As penetrò ora fino a Bilbays, dove però i Greci fecero fronte e si<br />

batterono con gii Arabi per un certo tempo. Alfine furono sconfitti; onde<br />

'Amr b. al-'As, superando lieve resistenza, potè avanzarsi ed arrivare ad<br />

Umm Dunajm (^), dove ebbe nuovamente a battersi con il nemico, che si<br />

oppose con grande accanimento, ritardando di molto la vittoria. Ora però<br />

'Amr scrisse al Califfo 'Umar chiedendo rinforzi. 'Umar gliene mandò<br />

altri 4000, sotto al-Zubayr b. al-'Awwàm, al-Miqdàd b. al-Aswad, 'Ubàdah<br />

b. al-Sàmit, e Maslamah b. Makhlad, oppure Khàrigah b. Hudzàfah: in<br />

tal guisa 'Amr si trovò alla testa di 8000 uomini ("Abd al-hakam, 87).<br />

174.


19. a. H. § 55.<br />

Suyùti Husn, I, 52 e 61; Mahàsin, I, 8-9; Maqrizi Khitat,<br />

Leid., I, fol. 69,v<br />

I, 289, lin. 22 e segg. ; Nuwayri<br />

Nella tradizione islamica bisogna diffidarsi di tutti i iJarticolari, perchè<br />

un secondo fine può ascondersi anche nelle cose in apparenza più inno-<br />

centi. Così, per esempio, in questo caso abbiamo il numero di 4000 uomini<br />

mandati in aiuto di Amr b. al-'As: altrove, nei paragrafi seguenti, questo<br />

numero si tramuta in 12,000 (cfi\ §§ 60, 61; 20. a. H., § 67, ecc.) che<br />

altri infine sommano insieme e portano a 18,000. Ebbene su questi numeri<br />

non possiamo fare verun affidamento. Nella tradizionistica musulmana —<br />

erede di antichissime superstizioni numeriche delle stirpi semitiche — i<br />

numeri 40, 400, e 4000 hanno un lascino speciale sull'immaginazione nar-<br />

rativa dei trasmettitori delle tradizioni. Così anche 8000 e 12,000 multipli<br />

di 4000, e in particolare il secondo perchè moltiplicato per il numero 3,<br />

pur esso di speciale significato. A prova di quanto diciamo possiamo ad-<br />

durre una tradizione che rispecchia tutto questo ordine d'idee: « Il Profeta<br />

« disse: i migliori Compagni (miei) sono quattro (ossia abù Bakr, limar,<br />

« Uthmàn ed 'Ali): le migliori spedizioni (al-saràyà) sono quelle di<br />

«400 uomini, ed i migliori eserciti (al-guyùs) sono quelli composti di<br />

« 4000 uomini :<br />

una<br />

gente è salva da ogni danno se il suo numero arriva<br />

«a 12,000» (Hanbal, voi. I, pag. 299, lin. 15-18). L'ultima parte della<br />

tradizione non mi è chiara, perchè non sono sicuro d'aver trovato la cor-<br />

retta versione del testo arabo. Il preteso detto profetico, qualunque sia lo<br />

scopo a cui miri e qualunque la sua origine, è di tal natura da metterci<br />

in guardia contro l'esattezza dei numeri delle milizie musulmane combat-<br />

tenti in Egitto: i numeri non hanno origine nei fatti reali, ma corrispon-<br />

dono a preconcetti superstiziosi sul carattere fausto o nefasto dei numeri.<br />

II numero 12 porta fortuna e quindi un esercito di 12,000 deve riuscire<br />

trionfante. Artificioso è perciò parimenti il numero di quattro capitani,<br />

ognuno in comando di mille uomini.<br />

Maggiore probabilità di vero racchiude la notizia che le schiere di<br />

'Amr contassero 3500 uomini (cfi.'. 18. a. H., § 187): questo è un numero<br />

che — per quanto io sappia — non ha dirette relazioni con gii altri mag-<br />

giormente venerati dalla superstizione popolare.<br />

Un ulteriore dubbio sull'autenticità dei numeri di militi arabi è de-<br />

stato dal fatto che nelle tradizioni dell'assedio di Alessandria ritorna lo<br />

stesso particolare dei quattro capitani mandati in aiuto, ma vi si dice che<br />

ognuno di essi valeva mille uomini (non li comandava!) (cfì'. 20. a. H.,<br />

§ 111): ciò è molto sospetto. Abbiamo un caso evidente di «tema» tra-<br />

dizionistico e non una memoria di fatti reali.<br />

175.<br />

19. a. H.<br />

[EGITTO. - Tradi-<br />

zioni sulla inva-<br />

sione del Delta,<br />

la battagl ìa di<br />

Helìopolis e l'as-<br />

sedio di Babilo-<br />

nia.)


ma.<br />

§§ 56^9. 19- a. H.<br />

19. a. H. Nota 1. — Questo nome, scritto assai imperfettamente nel ms. di ibn 'Abd al-haknm [.\MR BZYN],<br />

[EGITTO. - Tradì- ritorna di nuovo nella stessa forma in altro passo dello stesso autore, 125, lin. 7. h certamente da leg-<br />

zioni sulla inva- gersi Umm Dunayn, come risulta dal testo di al-Suyóti e di altri.<br />

sione del Delta, Yàqiit, III, pag. 894, lin. 8, dice che Umm Dunayn equivale ad al-Maqs, e che ivi si combatla<br />

battaglia di tesse per due mesi, durante i quali 'Amr scrisse ad 'Umar per rinforzi. Lo stesso ha pure Suyuti Husn,<br />

Heliopolis e ras- I, 61, sull'autorità di alQudii'i nel suo al-Khitat.In Mahàsin, I, 9, abbiamo la lezione Umm Dzu-<br />

sedio di Babilo- nayn, detto poi al-Maqs e Bàb al-Balir.<br />

§ 56. — Quando 'Amr b. al-'A.s ebbe radunato intorno a sé 8000 uomini,<br />

pose assedio all-a fortezza, al-Hisn, il cui comandante (amir) era al-Man-<br />

dzaqur, che era chiamato al-Ughayrig {sic: correggi: al-U'ayrig), un dipen-<br />

dente di al-Muqavvqis e figlio di Qurqub al-Yunàni. al-Muqawqis risiedeva<br />

in Alessandria (al-Iskandariy3'ah) e dipendeva dall'imperatore Eraclio, ma<br />

quando 'Amr pose assedio alla fortezza, al-Hisn, egli era in essa (Mahàsin,<br />

I, 9).<br />

Cfr. Maqrizi Ivhitat, I, 289, lin. 27 e segg.<br />

§ 57. — (ibn Wahb, da 'Abd al-rahmàn b. Surayh, da Saràhil b.<br />

Yazid, da abu al-Husayn, da un Lakhmita). Venne allora un tale e chiese<br />

ad 'Amr b. al-'As di affidargli un corpo di 600 cavalieri, con i quali inten-<br />

deva di aggredire i Greci alle spalle. 'Amr b. al-'A.s accettò la proposta<br />

e gli diede 500 cavalieri. Questo distaccamento girò di notte dietro la<br />

montagna, giungendo a Maghàr bani Wàil prima dell'alba. I Greci intanto<br />

si erano fortemente trincei-ati dalla parte opposta, lasciando una porta nel<br />

mezzo ben difesa con punte di ferro contro un assalto della cavalleria.<br />

I cavalieri arabi piombarono invece alle spalle dei Greci allo spuntare del<br />

giorno e cogliendoli all'imprevista li sgominarono completamente e li ri-<br />

cacciarono entro le fortificazioni ('Abd al-hakam, 87).<br />

Cfr. anche Hubays, fol. 96,v.; Mahàsin, I, 9; Maqrizi Khitat,<br />

I, 289, lin. 29 e segg.<br />

Trattasi della battaglia di Heliopolis, che fu combattuta nel pieno<br />

estate del 640 dell' È. V.<br />

§ 58. — Altri tradizionisti affermano che Khàrigah b. Hudzàfah fosse<br />

a capo dei 500 cavalieri: prima di battersi i Musulmani fecero la prima<br />

preghiera del giorno avanti lo spuntare dell'alba, poi montarono sui cavalli<br />

e piombarono sulle spalle dei Greci, mentre 'Amr b. al-'As, secondo un-<br />

previo accordo, impegnava con essi un combattimento di fronte. In questo<br />

modo lo sbaraglio dei Greci fu completo ('Abd al-hakam, 88).<br />

Cfi-. Hubays, fol. 96,v.<br />

§ 59. — (ibn Wahb, da 'Abd al-rahmàn b. Surayh). 'Amr b. al-'As<br />

si avanzò ora con la gente, finché arrivò alla fortezza (a 1 - h i s n, ossia Ba-<br />

bilonia) e vi pose assedio. — Allora gli abitanti chiesei'O ad 'Amr di v.enire<br />

con essi ad un abboccamento (^) e di menarsi ajjpresso una diecina di seguaci.<br />

176.


19. a. H. §§ 59, 60.<br />

I Copti accolsero con favore gli Arabi e li colmarono di doni, e li inter-<br />

rogarono su ciò che volevano. 'Arar chiese quanto essi avessero speso per<br />

Tospitalità offertagli; ed alla loro risposta: « 20,000 dìnàr », 'Amr osservò:<br />

« Non ci occorrono in appresso siffatti doni, basta che ci paghiate (annual-<br />

« mente) 20,000 dìnàr». In questo patto fui'ono inclusi i villaggi e le<br />

famiglie di quelli che avevano offerto il festino. Interrogati da 'Amr, i<br />

Copti risposero che non vedevano nel dominio degli Arabi altro che bene.<br />

Allora uno dei Copti presenti osservò ad 'Amr: « Voi in verità non ces-<br />

« serete dall'essere vittoriosi contro i nemici, finché non avrete ucciso il<br />

«migliore uomo tra voi!». 'Amr si adirò per queste parole e voleva pu-<br />

nire l'imprudente, ma altri lo calmarono, dicendogli che era uno il quale<br />

non sapeva quello che dicesse. Il copto fu lasciato andare, ma più tardi,<br />

quando 'Amr ebbe notizia dell' as.sassinio del Califfo 'Limar, gli tornarono<br />

alla mente le parole del copto (^): lo mandò a cercare, ma si scoprì che<br />

egli era già morto ('Abd al-hakam. 88-89).<br />

S u y ù t i H u s n ,<br />

I, 52, dove invece di h i s n si ha il termine a 1 - Q a s r<br />

e si dice che allora avesse nome Bàb Alyùn (Babilonia). al-Suyùti omette<br />

però il resto della tradizione sull'abboccamento (^) (Maqrìzi Khitat, I,<br />

293, lin. 33: 294, lin. 8).<br />

Le parole con cui ibn 'Abd al-hakam porge la tradizione del para-<br />

grafo seguente, fanno intendere come il presente paragrafo conservi me-<br />

moria precisa e distinta d'un facile e completo accordo tra Arabi e Copti,<br />

mentre durava l'assedio di Babilonia, difesa da solo milizie greche. I Copti<br />

separarono nettamente i casi loro da quelli dei padroni Bizantini, accor-<br />

dandosi all' amichevole con gì' invasori senza impiego di armi, e ricono-<br />

scendo ad 'Amr l'autorità e le mansioni che spettavano al rappresentante<br />

di Eraclio.<br />

Nota 1. — Che rabboccamento tra Arabi e Copti, ed il seguente trattato debbano alludere ad<br />

eventi intorno ad Umm Dunayn risulta, da una notizia staccata die si trova altrove ('Abd al-hakam,<br />

125, lin. 5-9), dove si afferma che Umm Dunayn e Balhib avevano un trattato speciale con i Musulmani.<br />

Nota 2. — Altre autorità aggiungono che 'Amr b. al-'As, udendo più tardi essere stato l'uijcisore<br />

di limar un cristiano, credette che il copto si fosse sbagliato, ma quando più tardi venne l'uccisione di<br />

'Uthmàn per opera degli stessi Musulmani, riconobbe che dopo tutto il copto aveva avuto ragione ('Abd<br />

al-hakam, 89j.<br />

Nota 3. — In un'altra tradizione (senza isnàd) l'episodio dell'abboccamento è narrato come avvenuto<br />

tra Arabi e Greci. Gli Arabi danno ai Greci un banchetto e li fanno rimanere stupefatti per<br />

la voracità nel mangiare e per la grandezza straordinaria dei bocconi. Infine si allude ad un'altra tra-<br />

dizione, accennando al fatto come avvenuto dinanzi ad al-Qusayr ('Abd al-hakam, 89).<br />

§ 60. — Dei fatti anzidetti esiste, afferma ibn 'Abd al-hakam, un'altra<br />

versione, ossia la seguente: ('Uthmàn b. Sàlih, da ibn Lahì'ah, da 'Ubay-<br />

dallah b. abi ó-a'far, e da 'Ayj-às b. Abbàs e da altri, ognuno con versioni<br />

diverse). 'Amr b. al-'As assediò i Greci in al-Qusayr, detta anche Bàb<br />

177. 23<br />

19. a. H.<br />

[EGITTO. - Tradi-<br />

zioni sulla inva-<br />

sione del Delta,<br />

la battagl ia di<br />

Helìopolis e l'as-<br />

sedio di Babilo-<br />

nia.]


§§ 60^3. 19- a. H.<br />

'9- 3- "• Livùn (= Babiloniaì e li assalì cou molto vioore, oiorno e notte: ma quando<br />

[EGITTO. - Tradi- '<br />

.;,,,., • • , . . , . .<br />

zioni sulla inva- "^'ide clie 1 anaro tirava in hiii,-() e non riusciva ancora ad impadronu'sene,<br />

sione del Delta, scrisse al Califfo 'Uinar. chii'dcndo altri soccorsi. 'Umar gli mandò altri<br />

Isibdtt&fifliddi<br />

Heiiopoiis e l'as- -4000 uomini, divisi in (j^uattro schiere di mille ciascuna. I comandanti di<br />

sedio di Babiio- queste Schiere erano : al-Zubayr b. al-'Awwàm, al-Miqdad b. 'Amr, 'Ubàdah<br />

ma.<br />

b. al-Sàmit e Maslamuli b. Mukhallad (Makhlad?). Alcuni al quarto sosti-<br />

tuiscono Kharigah b. Hndzàtàh e non fanno menzione di Maslamah. Tu<br />

siffatto modo 'Amr si trovò ora a capo di 12,000 uomini, che 'Umar ri-<br />

tenne sufficienti per battere tutti i nemici ('Abd al-hakam, 89-90).<br />

Suyùti Husn, I, 52; Mahàsin, I, 9-10; Maqrizi Khitat, I,<br />

289. lin. 25 e scgg. ; lin. 32 e segg.<br />

§ 61. — (abu-l-Aswad Nasr b. 'Abd al-gabbàr, da ibn Lahiali, da<br />

Yazid 1). al)ì Habib). 11 Califfo 'Umar ebbe timore (asfaqa 'ala) sul<br />

conto di 'Amr b. al-'As e gli mandò al-Zubayr b. al-'Awwàm con 12 mila<br />

uomini: al-Zubayr rimase con lui tino al termine della conquista ('Abd<br />

al-hakam. 90). Cfi-. Mahàsin, I, 10.<br />

al-Maqrizi aggiunge (Maqrizi Khitat, I, 289, lin. 33 e segg.) che<br />

'Amr b. al-'As nell'entrare in Egitto aveva con sé poca gente, e che era<br />

costretto a tenere i suoi sparpagliati da ogni parte per scoprire le mosse<br />

e le foi'ze del nemico. Così venne a scoprire che i Greci erano più nume-<br />

rosi degli Arabi; onde gli fu impossibile accerchiare completamente la for-<br />

tezza prima dell'arrivo di al-Zubayr b. al-'Awwàm con i rinforzi venuti<br />

dall'Arabia.<br />

La notizia data da ibn 'Abd al-hakam sui nuovi rinforzi è chiaramente<br />

una ripetizione di quella già data poc'anzi al § 55. — Trattasi sempre<br />

di 4000 uomini sotto i medesimi quattro capi. — Quindi ammessa la cor-<br />

rettezza delle citre, 'Amr non aveva 12,000, ma soli 8000 uomini circa<br />

sotto i suoi ordini. Partì per l'Egitto con appena 3500 uomini (confron-<br />

tisi 18. a. H., § 187). E probabile però che oltre le schiere mandate da<br />

'Umar anche altre genti, volontari d'ogni parte, accorressero sotto lo sten-<br />

dardo di 'Amr. Par difficile che egli abbia osato cimentarsi con i Bizantini<br />

ad Heiiopoiis, e cinto d'assedio la fortezza di Babilonia con nemmeno<br />

8000 uomini. 1 numeri hanno pei'ò tutti un carattere di dubbia autenti-<br />

cità che solleva molti sospetti. — Cfr. poc'anzi § 55).<br />

§ 62. — ('Uthmàn b. Sàlih, da ibn Lahi'ah). Quando giunsero i rin-<br />

forzi condotti da al-Zubayr, Amr b. al-'As si trovava sotto le mura di al-<br />

Qusayr [al-Qasr, in al-Suyiiti], difesa da una parte con una trincea e con<br />

una porta munita di punte di ferro contro assalti di cavalleria. Egli ora<br />

drizzò la macchina di assedio (al -mahganiq) ('Abd al-hakam, 91).<br />

178.


19. a. H. §§ 62-64.<br />

Suyùti Husn, I, 52; M alias in, I. 10; Maqrizi Khitat, I, 290,<br />

liu. 1 e segg. ; Nuwa}"!-! Leid., I, fol. 69, v.<br />

§ 63. — A proposito di questo assedio, iba 'Abd al-hakam riporta il<br />

medesimo incidente narrato altrove, al principio delle conquiste (confron-<br />

tisi 13. a. H., § 50), e poi anche nell'assedio di Ghazzah (cfr. § 38); vale<br />

a dire l'abboccamento di 'Amr con il comandante del castello nemico e<br />

rastuzia da lui usata per scampare ad un'insidia tesa per ucciderlo, col far<br />

credere al comandante che egli voleva ritornare con altri compagni, e così<br />

suggerendogli indii^ettamente di rimettere l'insidia a più tardi, quando<br />

avrebbe potuto uccidere non più 'Amr solo, ma anche i suoi colleghi ('Abd<br />

al-hakam, 91). Vediamo, come si disse, che la storiella è un teìna tra-<br />

dizionistico ripetuto in varie circostanze per dare colorito alla narrazione.<br />

L'autorità è molto spiccia ed anonima: ibn 'Abd al-hakam, da un dotto<br />

egiziano. 11 comandante del castello è chiamato semplicemente al-'ilg<br />

(« il forestiero »).<br />

al-Suyùti invece afferma che il comandante della fortezza fosse un<br />

certo al-A'rag un greco, che agiva sotto gli ordini di al-Muqawqis. Egli<br />

rifei'isce poi il medesimo episodio (Su3-ùti Husn, I, 52).<br />

e segg.<br />

Cfr. anche Mah a sin. I. 10-11: Maqrizi Khitat, I, 290, lin. 2<br />

EGITTO. — Invasione dell'Egitto e presa di Babilonia {versione di<br />

al-Quda'i).<br />

§ 64. — (al-Qudà'i, nel suo al-Khit t). Amr b. al-'As invase l'Egitto<br />

per ordine del Califfo 'Umar, si battè la prima volta con il nemico attorno<br />

ad al-Faramà, che fu espugnata dopo un assedio durato un certo tempo, e<br />

per merito di Asmayqa' b. Wa'lah al-Sabà-i. Poi 'Amr avanzò e prese<br />

Bilba3's, dopo un certo tempo. Infine giunse ad Umm Duna3"n, ossia al-<br />

Maqs, dove però 'Amr incontrò vivissima resistenza e fu costretto a chiedere<br />

rinforzi ad 'limar. Vennero allora a piccole schiere, una appresso all'altra,<br />

dodicimila uomini, tra i quali un corpo di 4000 diviso in quattro gruppi<br />

di mille ciascuno, e comandati rispettivamente da al-Zubayr b. al-'Awwàm,<br />

al-Miqdad b. al-Aswad, 'Ubàdah b. al-Sàmit. e Maslamah b. Mukhallad<br />

(oppure Khàrigah b. Hudzàfah). I Musulmani cinsero d'assedio la fortezza<br />

(al-hisn), il comandante (a mi ri della quale era al-Mandaqùl detto al-<br />

A'rag, un luogotenente di al-Muqawqis b. Qurqub al-Yiinàni. al-Muqawqis<br />

dimorava in Alessandria, dove governava a nome (fi sultàn) di Eraclio:<br />

egli non si trovava dunque nella fortezza, quando 'Amr b. al-'As le pose<br />

assedio. 'Amr b. al-'As piantò la sua tenda (fustàt) nel luogo poi detto<br />

179.<br />

19. a. H.<br />

[EGITTO. - Tradi-<br />

zioni sulla inva-<br />

sione del Delta,<br />

la battagl ia di<br />

Heliopolis e l'as-<br />

sedio di Babilo-<br />

nia.]


Ionia.<br />

§ «4. 19. a. H.<br />

19. a. H. Dar Isra il, elio si trovava sulla porta Bàb Ziiqàq al-Zuhri. Altri dicono<br />

sioTie dell' Egitto<br />

**• trovasse nel sito della casa Dar abi-1-Wazzàn, al principio dello Zuqàq<br />

[EGITTO.- Inva- , • , ,, i^. , , ^xr \ ^ -,. r,<br />

e presa di Babi- al-Zuliri. attiguo al Dar Lsrà-il. L'assedio durò sette mesi. Per virtù di al-<br />

Zubayr b. al-'Awwàm la fortezza fu presa d'assalto con le scale dalla parte<br />

del Dar abi Sàlih al-Harrani. attinente al bagno Hammàm ibn Nasr al-<br />

Sarràg presso il mercato Suq al-Hammàm. Con al-Zuba3'r salì pure sulle<br />

mura Snrahbil b. Hasanah al-Muràdi (morto l'anno prima! cfr. 18. a. H.,<br />

g<br />

'2ìi'ò), dalla parte dello Zuqàq al-Zamàmirah. Alcuni dicono che la scala<br />

con la quale al-Zubayr salì sulle mura della fortezza rimanesse poi conser-<br />

vata nella casa che gli apparteneva nel Sùq Wardàn, finché fu distrutta<br />

in un incendio. Quando al-Muqawqis Vide che gli Arabi si erano impadro-<br />

niti della fortezza, scese nella sua imbarcazione (ma jDiima è detto che non<br />

era nella fortezza!), ormeggiata presso alla porta occidentale e si rifugiò<br />

nell'isola, tagliandosi dietro il ponte (che univa l'isola alla fortezza). Con<br />

lui si ritirarono tutti gli uomini d'arme migliori (ahi al-qu wwah) (').<br />

Egli si fortificò neir isola : allora il Nilo era in piena ('"). Altri narrano che<br />

al-A'rag uscisse con al-Muqawqis ed i predetti uomini d'arme: altri sostengono<br />

invece che rimanesse nella fortezza. Allora al-Muqawqis mandò<br />

a chiedere la pace, ed Ubàdah b. al-Sàmit, quale ambasciatore di 'Amr b.<br />

al-'As, concluse il trattato di pace con al-Muqawqis per i Copti, mentre i<br />

Greci ottennero la facoltà di attendere l'approvazione dell'imperatore: se<br />

questi approvava, il trattato era valido, se disapprovava, il trattato non<br />

aveva più nessun valore per i Greci. Il trattato dei Copti era però valido<br />

in tutti i casi, indipendentemente dalla sanzione imperiale (''). Le condi-<br />

zioni principali del trattato, che era valido per tutti i Copti dell'alto e<br />

basso Egitto, erano le seguenti: i Copti giunti all'età virile, tanto nobili che<br />

umili, dovevano pagare ogni anno due dìnàr a testa, facendo però ecce-<br />

zione per i vecchi, i bambini e le donne. Dovevano concedere ospitalità ai<br />

Musulmani, ossia alloggio e vitto, dovunque si fermassero e per la durata<br />

di tre giorni. Le loro terre ed il loro paese (-arduhum wa bilàduhum)<br />

dovevan rimanere di loro pi'oprietà, di cui nessun.0 doveva togliere a loro<br />

checchessia.<br />

L' Egitto fu dunque preso con un trattato, ed in virtù soltanto del<br />

•trattato concluso tra 'Ubàdah b. al-Sàmit ed al-Muqawqis: di questo parere<br />

sono quasi tutti i dotti egiziani, tra i quali 'Uqbah b. 'Amir, Yazid b.<br />

abi Habìb e Layth b. Sa'd. Altri dicono però che, siccome la fortezza fu<br />

presa d'assalto, tutta la terrà cadde alla mercè dei vincitori. Di questo<br />

parere sono : 'Ubaydallah b. al-Mughirah al-Sabà-i, 'Abdallah b. Wahb,<br />

Màlik b. Anas ed altri. Altri invece ritengono che una parte del paese<br />

180.


19. a. H. §§ 64-66.<br />

[EGITTO.-<br />

fii presa con le armi ed un'altra<br />

X., , T ., T 1 - 1<br />

ibn Sihab, ed ibn Lahi ah.<br />

con il trattato; e di ir questo parere sono: ^9- ^- ^•<br />

Inva-<br />

sione dell'Egitto<br />

La presa di Misr avvenne il venerdì 1" Muharram del 20. H. (Su- e presa di Babiyùti<br />

Husn, I, 01-62).<br />

'""'^"^<br />

Nota 1. — E palese, dalla vaghezza dei termini usati dalla fonte, che la fortezza non venisse<br />

presa d'assalto, ma che i difensori fossero intimiditi e turbati da qualche vantaggio ottenuto dai Mu-<br />

sulmani. Ciò è anche confermato dalle parole con cui termina la tradizione, «resa per trattato».<br />

Nota 2. — Se il Nilo era in piena questo ci porta ai mesi del pieno estate e quindi al principio<br />

dell'assedio: altra prova che i difensori di Babilonia passarono sull'isola di al-Rawdah assai prima che<br />

la fortezza cadesse. Questa passò nelle mani degli Arabi nel mese in cui il Nilo era in massima magra,<br />

nell'aprile (cfr. 20. a. H., § 144 e nota 1).<br />

Nota 3. — Non poti-emmo avere memoria più esplicita del fatto che i Copti trattarono con gli<br />

Arabi indipendentemente dai Greci, e durante l'assedio di Babilonia. — Il testo però confonde il trat-<br />

tato di resa di Babilonia con quello di resa di Alessandria, ambedue conclusi con i soli Greci durante<br />

l'anno 20. H. — Tutte le fonti arabe confondono insieme i due eventi, o meglio i tre eventi, se distinguiamo<br />

il trattato dei Copti dai due dei Greci. — E probabile che questi tre trattati venissero stipulati<br />

con 'Ann- da tre divei-se persone: per i Copti da un copto, forse il patriarca copto Benyamin;<br />

per Babilonia da un comandante greco, o da un vescovo bizantino (perchè Ciro era assente dall'Egitto<br />

nella Pasqua del 641 ; cfr. 20. a. H., §§ 144 e 207)> e solo il trattato di Alessandria fu stipulato da Ciro<br />

alla fine del 641, al suo ritomo in Alessandria.<br />

§ 65. — (ibn Taghrìbirdi) Quando al-Muqawqis (') ebbe notizia del-<br />

l'invasione di 'Amr b. al-'As in Egitto, si recò al luogo dove poi sorse al-<br />

Fustàt e allestì eserciti contro 'Amr. Al comando del castello, al-Qasr, ossia<br />

(l'odierno) Qasr al-Sam', che è in Misr al-Qadimah, era un greco per nome<br />

al-U'ayrig, quale governatore sotto gli ordini di al-Muqawqis (M alia-<br />

si n, I, 7-8).<br />

Nota 1. — In una nota del testo si aggiunge ohe il nome di al-Muqawqis fosse Gurayh (sic:<br />

correggi : Gurayg) b. Mina-, e si dice che al-Muqawqis nell'attendarsi nel luogo di al-Fustàt si trovò ap-<br />

punto dove poi sorse Misr al-Qadimah.<br />

EGITTO. — Tradizioni sull'invasione dell'Egitto e la presa di Ba-<br />

bilonia (versione di Severus vescovo di al-Usmunayn).<br />

§ 66. — Quando furono passati dieci anni del dominio di Hiraql<br />

(Eraclioj e di al-Muqawqis (in Egitto), il quale cercò il patriarca Banyamìn<br />

mentre egli fuggiva di luogo in luogo, nascondendosi in chiese fortificate:<br />

il re dei Musulmani mandò una spedizione sotto uno dei suoi fidati com-<br />

pagni, detto Amr b. al-'As, nell'anno 347 dell'Era di Diocleziano ossia<br />

l'uccisore dei Martiri (l'Èra dei Martiri, cioè 641 È. V. = 20. H.). L'eser-<br />

cito <strong>dell'Islam</strong> scese in Egitto (Misr) con grandi forze nel giorno 12 del<br />

mese di Bu-iinah [= Payni], il .sesto giorno del mese di giugno dei Greci .<br />

(= 6 giugno 641 Èra Volgare = 20 Gumàda IL 20. a. H.) (^). Ed il capi-<br />

tano 'Amr distrusse la fortezza ed arse le imbarcazioni, e dopo battuto i<br />

Gl'eoi prese possesso d'una parte del paese.<br />

Egli era venuto dalla parte del deserto, e la sua cavalleria prese la<br />

via dei monti, finché giunse al castello (qasr) costruito con pietre tra<br />

181.


§§ 6tì. 07. !"• ^- "•<br />

19. a. H. l'al-Sa'id e l'al-Rif, detto Bablùu. Ivi (gli Arabi) piantarono le loro tende,<br />

lEGITTO. - Tradì- . • • •<br />

, , ,. ^ -i i- /i t^- j- i i i<br />

zioni sulla inva- tinche turouo pronti ad assalire i Ureci. Di poi essi diedero a quel luogo,<br />

sione dell'Egitto ossia al castello, nel loro linguaggio, Bàblùn al-Fustàt, il nome che ha<br />

e la presa di Ba-<br />

bilonia.l<br />

tuttora.<br />

Dopo aver combattuto tre battaglie, i Musulmani vinsero i Greci.<br />

Quando i capi della città videro queste cose, andarono da 'Amr e pattui-<br />

rono con lui la sicurtà (a man) [)er la città, affinchè non venisse saccheg-<br />

giata, e questo è il patto che Muhammad il loro capo aveva dato a loro, e<br />

che essi avevano chiamato al-Nàmùs (ossia la legge). In esso si diceva:<br />

« (Con la) pi-ovincia d' Egitto e con la città gli abitanti della quale accet-<br />

« tano il pagamento del tributo (kharàg) a voi e si sottomettono alla<br />

« vostra autorità, concludete pure un patto e non usate loro violenza:<br />

« chi non approva questo e vi combatte, saccheggiateli e riduceteli pri-<br />

« gionieri ». Per questa ragione (i Musulmani) non toccarono la provincia<br />

ed i suoi abitanti, ma distrussero la gente dei Grreci ed il loro patrizio<br />

chiamato Màryàniis: quelli che si poterono salvare, fuggirono ad Alessandria<br />

e ne chiusero le porto contro i Musulmani, fortificandosi in essa (S e v e r u s<br />

229-230)..<br />

Nota 1. — Dal testo parrebbe clie con questa data il ci-ouista voglia indicare l'ingresso di 'Amr<br />

non già in Egitto, ma piuttosto nella città e nella fortezza di Babilonia. — Tale è il significato che<br />

si ritrae dal Chronicon orientale (Corp. Byz. Hist., ed. Venet., voi. VII, pag. 85i nel quale la data<br />

12 Payni (=Bu-Quah; è quella dell'ingresso nella tortezza di Babilonia (cfr. anche Brooks in Bizant.<br />

Zeitsch., IV, pag. 4b7).<br />

Giovanni di Niqyiis pone la caduta di Babilonia, come vedremo, il lunedi di Pasqua del 641,<br />

ossia il 9 aprile 641 (=: 21 Rabi' II. 20. a. H.), data accettata dal Brooks (1. e, pag. 440) e dal Butler<br />

(pag. 273). — La data quindi di Severus di al-Usmunayn — 6 giugno 641 — rimane campata in aria<br />

e non si può accordare con alcuu'altra notizia, mentre che l'autorità di Giovanni di Niqyus è per noi<br />

di peso assai maggiore.<br />

Il Butler (pag. 529) rileva l'errore in cui cade Severus, ma, citandolo sulla versione scorretta e<br />

parafrasata del Renaudot (Histor. Patriarch. Alexandr., non è data la pagina) cade in un altro<br />

errore, vale a dire afferma che nel testo di Severus il mese di Ba'unah {Sic) o Payni equivale al mese<br />

romano di dicembre. Invece il testo arabo da noi tradotto dà il 6 giugno.<br />

Egli però fa una supposizione (Butler, 1. e, e anche a pag. 225-226) che può avere qualche pro-<br />

babilità di essere corretta: propone che la data di Severus si anticipi di un anno, al 640 dell'E. V. (ossia<br />

il 6 giugno 640 E. V. = 9 Gumàda II. 19. H. i e<br />

si consideri come relativa alla venuta dei rinforzi sotto<br />

al-Zubayr b. al-'Awwàm, nel corso dell'anno 19. H. — Noi l'accettiamo icfr. § 46) con qualche esitazione,<br />

e senza riporvi molta fiducia.<br />

EGITTO. — Notizie di fonte bizantina sulla spedizione di Amr.<br />

§ 67. — I ragguagli offerti da Teofane sulla conquista dell'Egitto<br />

sono assai incompleti, confusi ed errati cronologicamente :<br />

mette<br />

però il<br />

conto di darne qui la versione, perchè nulladimeno porgono qualche lume<br />

indiretto sulla questione.<br />

Narrata la battaglia del Yarmuk, il cronografo bizantino aggiunge :<br />

E poi gli Arabi mossero contro l' Egitto. Ciro, vescovo di Alessandria, avuta<br />

182.


19. a. H. §§ 67-69.<br />

notizia della loro avanzata e temendo la loro avidità di danaro, si ado- ^^- ^- ^<br />

però a trattare con essi e promise di pagare dixecento mila dinar all'anno, ^i fonte bizant'i-<br />

aggiungendo che avrebbe mandato più tardi il danaro dei patti conclusi. "a sulla spedizione<br />

di 'Amr.]<br />

Grazie a questa misura l'Egitto rimase tranquillo durante tre anni. Di poi<br />

Ciro fii accusato presso Eraclio di dare in tributo l'oro dell'Egitto ai Sara-<br />

ceni, e r imperatore irato, richiamò Ciro e nominò Augustale un certo Ma-<br />

nuele armeno di nazionalità. Passato il tempo convenuto, i rappresentanti<br />

dei Saraceni vennero per riscuotere l'oro. Manuele li rimandò senza dar loro<br />

nulla e dicendo: « Non sono un Ciro inerme, che vi porge i tributi, ma<br />

« un uomo armato ». Quando i rappresentanti (degli Arabi) si furono riti-<br />

rati, i loro compagni si armarono in mediatamente, mossero contro l'Egitto<br />

ed espulsero da lì Manuele, il quale con pochi seguaci si ridusse a salvamento<br />

in Alessandria. Allora i Saraceni sottomisero l'Egitto a tributo. Ma<br />

l'imperatore, udito quanto era avvenuto, mandò Ciro a chiedere (agli Arabi)<br />

di ritirarsi dall' Egitto alle medesime condizioni di prima. Ciro si presentò<br />

al campo dei Saraceni, spiegò di non esser egli il violatore dei patti ed<br />

of6-ì di riconcludere il medesimo trattato di prima. I Saraceni non accetta-<br />

rono il patto e dissero al vescovo :<br />

« Puoi tu divorare questa grande co-<br />

* lonna? » — « Questo è impossibile » rispose Cii"o. — « E così nemmeno noi<br />

«possiamo ritirarci dall'Egitto». (<strong>The</strong>ophanes, 617-518; <strong>The</strong>ophanes<br />

de Boor, I, 338-339).<br />

§ 68. — Il precitato passo di Teofane trovasi sotto l'a. del Mondo 6126,<br />

corrispondente al 13. H. degli Arabi ed al 634 dell' È. V.: l'errore dunque<br />

è di più che cinque anni. Inoltre la naiTazione sembra abbracciare un<br />

periodo di tempo molto lungo, perchè la menzione di Manuele ci porta<br />

sino al 25. H., e confonde la prima con la seconda resa di Alessandria.<br />

E singolare però che egli pure insista sul fatto che per qualche anno l' in-<br />

vasione dell'Egitto sia stata ritardata dal pagamento di un tributo. È pro-<br />

babile tuttavia che Teofane, o meglio le sue fonti, sia indotto in errore dalla<br />

memoria di due trattati conclusi in Egitto: il primo quello di Babilonia<br />

che ammise il dominio arabo sull'Egitto e cedette agli Arabi il tributo<br />

della valle del Nilo: l'altro mercè il quale gli Arabi entrarono per la prima<br />

volta in Alessandria senza far uso delle armi. Poi venne l'insurrezione di<br />

Alessandi'ia e l' espugnazione di essa a viva forza cinque anni più tardi.<br />

§ 69. — (a) Da Nicefoi'O Costantinopolitano abbiamo i seguenti par-<br />

ticolari: Mentre era ancora in Oriente (quindi prima della fine del 16. H.),<br />

l'imperatore Eraclio scelse Giovanni lo strategós (duca) di Barca e lo mandò<br />

contro i Saraceni che erano in Egitto (quindi nell'anno 19. H. !). Venendo<br />

alle mani con essi, rimase ucciso anche lui. Allo stesso tempo fu messo in<br />

183.


S G9. lOm £la Ila<br />

19. a. H. f^ga (dagli Arabi) anche Marinos, il prefetto degli eserciti traci; il quale<br />

di fonte biza'nt'i* perdi;ti molti dei suoi, a stento potò salvarsi. Dopo questi fatti Eraclio no-<br />

na sulla spedi- miuò generale Mariauos il Cubiculario e lo mandò in Egitto con le istruzioni<br />

mr.|<br />

^^^ accordarsi con Ciro il Patriarca di Alessandria ed insieme deliberassero<br />

il modo e i mezzi per opporsi ai Saraceni. Ciro fece intendere all'impera-<br />

tore potersi venire con 'Ami-, il phylnrclaus dei Saraceni, ad una stipula-<br />

zione di tributi, e questo gli mostrava potersi trarre da una contribuzione<br />

commerciale, rimanendo intatto quanto spettava all'imperatore (? versione<br />

incerta).<br />

Ma per ottenere questo bisognava anche promettere in moglie allo<br />

stesso generale Eudocia Augusta, o una delle figlie dell'imperatore, nella<br />

speranza di indurlo a battezzarsi ed a rendersi cristiano. Perchè Ambros<br />

('Amr b. al-'As) ed il suo esercito avevano fede in Ciro: lo amava infatti<br />

molto. A questo fatto Eraclio in nessun modo volle acconsentire. Quando<br />

anche Marianos venne a saper queste cose, si mostrò d'un parere diverso<br />

da quello di Ciro, e venuto alle mani con i Saraceni, perì ucciso con un<br />

grande numero dei suoi (Nicephorus Cptanus, pag. 28).<br />

La sconfitta e morte di Marianos è probabilmente memoria della bat-<br />

taglia di Heliopolis. Quindi le proposte di accordi con gli Arabi furono<br />

fatte da Ciro prima che avesse principio l'assedio di Babilonia. Il cronista<br />

bizantino mi pare dia il colpo di grazia alla ricostruzione dell' assedio di<br />

Babilonia tentata dal Butler (cfr. 20. a. H., § 63, nota 1).<br />

. (6)<br />

Nella duodecima {sic: forse correggi: XlII. = 640 È. V. = 19. a. H.)<br />

indizione morì .<br />

Sergio<br />

il patriarca Costantinopolitano, ed Eraclio gli diede<br />

per successore Pirro, che egli amava così come un fratello. E già Ciro pa-<br />

triarca Alessandrino era venuto qualche tempo prima a Costantinopoli, chia-<br />

matovi dall'imperatore. Ciro era vivamente accusato come se avesse tradito<br />

tutto l'Egitto ai Saraceni: su questo fatto anzi tenne (Eraclio) un discorso<br />

dinanzi ad una grande folla di popolo. Ma Ciro potè discolparsi da tutte<br />

queste accuse, affermando che, se si fosse prestato ascolto ai suoi consigli<br />

e si fosse assegnato un tributo ai Saraceni per mezzo del commercio e del<br />

traffico (? versione incerta), si sarebbe rimasti in pace con loro, e nulla<br />

di ciò che era solito versarsi nelle mani dell'imperatore, sarebbe andato<br />

perduto. Accusò quindi altri d'aver commesso le colpe attribuitegli. Eraclio<br />

irato lo chiamò allora « pagano e nemico di Dio », affermando che aveva<br />

tramato contro i Cristiani ed aveva consigliato di dare in moglie al coman-<br />

dante dei Saraceni, 'Amr, la figlia dell'imperatore. Esasperato contro Ciro,<br />

Eraclio minacciò di mandarlo a morte e lo consegnò al prefetto della città<br />

per sottoporlo a tortura (Nicephorus Cptanus, pag. 30).<br />

184.


OD<br />

<<br />

NI<br />

1x1<br />

htr<br />

O<br />

I-<br />

H<br />

Q<br />

<<br />

ì-r<br />

I<br />

^


19. a. H. §§ 69, 70.<br />

Più avanti, a pag. 33. lo stesso cronista accenna che Eracleonas, il '9- a- ^^•<br />

,• T-, T 1 -, 1 • 1 ^- • T^ • [EGITTO.- Notizie<br />

figlio di Eraclio, durante il suo breve imperio rimandò Giro m Egitto. di fonte bizanti-<br />

Ne risulta che Ciro lasciò l'Egitto forse prima della fine dell'anno 640 "^ sulla spedi<br />

È. V. (=19. H.) vivente ancora Eraclio e vi ritornò dopo la morte di Co-<br />

zione di 'Amr.]<br />

stantino, regnante Heracleonas. La data precisa del suo ritorno ad Ales-<br />

sandria ci sarà data più avanti da Griovanni di Niqyùs (cft-. 20. a. H., § 157),<br />

e precisamente il 14 settembre 641. — Ciro fu quindi assente dall'Egitto<br />

per meno di un anno, e causa della sua disgrazia fu forse la battaglia di<br />

Heliopolis.<br />

Singolarmente oscuro però mi riesce il testo di Nicephorus, dove egli<br />

cerca stabilire la natura dei patti che Ciro voleva stringere con gli Arabi,<br />

patti che si riferiscono probabilmente a certi dazi o d'importazione o di<br />

esportazione, ma che non mi è riuscito di chiarire. Anche la versione non è<br />

sicura, né il traduttore latino né il Lebeau hanno trovato il vero significato<br />

dell'autore bizantino. Il testo non mi pare possa confermare la pretesa del<br />

Butler che Ciro (al-Muqawqis) avesse qualche parte nelle trattative con gli<br />

Arabi durante l'assedio di Babilonia; riterrei più probabile che i patti pro-<br />

posti da Ciro fossero da lui ideati, e non concordati con 'Amr né in rapporto<br />

alcuno con la resa di Babilonia. La condizione del matrimonio con la princi-<br />

pessa imperiale sembrami fantastica. Ciro comprese l' inutilità di combattere<br />

e propose un trattato, anche prima d' intendersi con gli Arabi. Questo Eraclio<br />

respinse fieramente. Le vere trattative tra Copti e 'Amr per la resa di Babi-<br />

lonia debbono essersi svolte non al principio, ma verso la metà dell'assedio<br />

quando cioè Ciro non era più in Egitto, e quindi le condizioni chieste dagli<br />

Arabi non poterono essere mai note a Ciro prima della morte di Eraclio.<br />

EGITTO. — Incidenti dell'invasione araba (razzia dell'al-Fayyum e<br />

battaglia di Heliopolis), nella cronaca bizantino-copta di Giovanni di<br />

Niqyus.<br />

§ 70. — Grandissimo é il valore che ha per noi la celebre cronaca<br />

copta di Giovanni, vescovo copto di Niqyùs, che scrisse in Egitto sul finire<br />

del VII secolo dell' Èra Volgare, e precisamente tra gli anni 693 e 700, poco<br />

tempo dopo la conquista araba. E probabile che egli nascesse durante la<br />

conquista stessa. La sua cronaca, che ha quindi il valore di una fonte quasi<br />

contemporanea, ha avuto molte vicende prima di giungere sino a noi attra-<br />

verso varie successive versioni che hanno gravemente corrotto ed alterato<br />

il testo primitivo. Scritta originariamente in greco e in piccola parte in<br />

copto, fu sembra, ben presto tradotta in arabo, e dalla versione araba se<br />

ne fece nel 1602 È. V. una etiopica, che lo Zotenberg ha tratta dalla Bi-<br />

185.<br />

24


69-72. 19. a. H.<br />

19. a. H. bliuteca Nazionale' di Parigi e pubblicata insieme con una versione fran-<br />

denti dell' invà-<br />

^'^^^ {^^'- ^'^ Memoria storico-critica precedentemente inserita dal medesimo<br />

sione araba (raz- Zotenberg nel Joìimul Asiatique, 7* serie, voi X, XII, XIII, 1877-79: Sur la<br />

yùm e^battag^ia c/iroiì/que hyzantine de Jean l'véque de Nikiou). Purtroppo la fine dell'opera,<br />

di Heiiopoiis), per ragioni non conosciute, si trova in deplorevoli condizioni: v'è una gran-<br />

,=„»;„„ ^«„.^ Hi dissima lacuna che comprende tutto il regno di Eraclio sino alla conquista<br />

Giovanni di Ni- araba, e di questa abbiamo soltanto alcuni brani gettati insieme come alla<br />

''^"^<br />

, ha<br />

rinfusa, in tale disordine che è quasi impossibile ricostruirne l'ordinamento<br />

primitivo. Nello studio di questi brani divelti mi è venuta spesso l'idea che<br />

forse il disordine ajla fine del testo sia dovuto alle condizioni infelici, lacere<br />

e monche del primitivo testo arabico, sul quale fu fatta la versione etiopica.<br />

Purtroppo tale supposizione non è di alcun giovamento per le nostre ricerche.<br />

Alla confusione quindi delle fonti arabe, uno strano, avverso destino<br />

aggiunto il disordine e lo stato lacunare dell'unica fonte sicura, perchè<br />

egiziana e quasi contemporanea agli avvenimenti che avrebbe potuto ri-<br />

solvere tutti i problemi cronologici della conquista. Nulla di meno qualche<br />

cosa si è salvata dal disastro ; e se in alcune parti la nostra fonte, per il suo<br />

carattere frammentario, crea nuovi problemi, in altre porge varie notizie<br />

cronologiche, che debitamente vagliate ci sono di grandissimo pregio, pur<br />

contradicendo a quanto affermano alcune delle nostre fonti migliori.<br />

La redazione scucita e frammentaria nella quale è giunta sino a noi<br />

questa preziosa fonte, è rivelata anche dal fatto che l'indice dei capitoli<br />

e dei loro titoli al principio del ms. non combina con il testo sia per l'er-<br />

rore di un numero tra quello e questo, sia perchè i titoli includono cenni<br />

di fatti e notizie cronologiche che mancano nel testo. Ciò spiega perchè<br />

noi diamo separatamente i titoli dei capitoli, e perchè aggiungiamo tra<br />

parentesi, al numero del registro dei titoli un secondo numero che corri-<br />

sponde alla partizione reale del testo.<br />

Il contenuto dei brani salvati presenta materiali di vario valore: ac-<br />

canto a notizie di grande importanza storica abbiamo particolari personali<br />

che non danno verun lume od elementi di fatto di cui non si comprende<br />

il vero significato e valore. Abbiamo poi nomi nuovi che sollevano nuovi<br />

problemi, e piutroppo nessun indizio diretto per chiarire il già innanzi<br />

indicato mistero di al-Muqawqis.<br />

§ 71. — La rubrica del capo CX (CXI) (a pag. 367 della versione)<br />

porta : Della comparsa degli Arabi nel territorio di al-Fayyiam, e della di-<br />

sfatta dei Greci che vi si trovavano.<br />

§ 72. — (Capo CXI, prima parte). Orbene Teodoro, che era comandante<br />

generale in Egitto (^), dopo esser stato informato dai messi di Teo-<br />

186.


19. a. H. 72, 73.<br />

closio, prefetto d'Arcadia (-), della morte di Giovanni [Duca di Barqali] ge-<br />

nerale delle milizie (^) ricondusse tutte le schiere d'Egitto e le genti au-<br />

siliarie e si recò a Lóqyón, che è un'isola (*). Egli infatti temeva che per<br />

effetto dell'insurrezione degli abitanti di questo distretto, i Musulmani<br />

potessero impadronirsi del littorale di Lòqyòn ed espellere la comunità di<br />

(Cristiani) servi di Dio che erano sudditi (fedeli) dell'impero romano...<br />

Il generale Teodoro era assai turbato perchè egli aveva perduto molti<br />

uomini (nel combattimento con gli Arabi), dove era stato ucciso oltre Gio-<br />

vanni di Barqah anche Giovanni di Màrós, il generale con altri cinquanta<br />

soldati montati a cavallo ('') (Niqj'ùs, 653-654).<br />

Nota 1. — Le fonti arabe ignorano questo Teodoro comandante generale in Egitto. Egli sembra<br />

essere stato il comandante generale, che dipendeva direttamente da Ciro. Non è improbabile che alcuni<br />

atti attribuiti dalle fonti arabe ad al-Muqawqis, siano stati opera di Teodoi'o, che agiva in nome di Ciro.<br />

— Il Butler (pag. 217^ non ha torto nel descriverlo come un generale incompetente e temporeggiatore<br />

'dil at or j'i.<br />

Nota 2. — Non è chiaro chi sia questo Teodosio. Il Butler (pag. 222) lo ritiene per il pi-efetto del<br />

Faj-yum, ma non so se Arcadia possa considei-arsi come termine equivalente al Piom degli Egizi, 03sia<br />

al-Fayyiim degli Arabi. Dagli incidenti narrati nel paragrafo seguente non è chiaro che funzione avesse<br />

Teodosio, ne è provato che fosse prefetto del Fay3Ùm.<br />

Nota 3. — In una nota lo ^otenberg spiega che questi è Giovanni duca di Barqah: a quanto<br />

aiferma Niceforo (cfr. poc'anzi § 69), Giovanni di Barqah fu mandato contro i Musulmani ohe avevano<br />

invaso l'Egitto, quando l'imperatore Eraclio era ancora in oriente. Questo è poco probabile, perchè ci<br />

consta da moltissime fonti che Eraclio lasciò la Siria poco tempo dopo la sconfitta dei suoi ài Yarmùk,<br />

tre anni prima che gli Arabi invadessero l'Egitto, e da altre fonti è provato che Eraclio si trovasse<br />

già in Costantinopoli nel 638 a. E. V. per la proclamazione di suo tìglio Eracleona ad imperatore.<br />

Dalle parole di Niceforo («e lo mandò contro i Saraceni in Egitto») si ritrae che l'invio di Giovanni<br />

duca di Barqah in Egitto avvenne dopo il principio dell' invasione araba in Egitto.<br />

Nota 4. — Non mi è stato possibile identificare questo nome di luogo, che sembra essere un'isola<br />

in mezzo al corso del Nilo. — Da quanto è detto più avanti parrebbe che Lòqyòn si trovasse nel Delta<br />

al nord di Babilonia.<br />

Singolare è il cenno ad una insurrezione degli abitanti copti del distretto intomo a Lóqj'ón,<br />

contro l'autorità dei Bizantini. Di tali torbidi si potevano valere gli Arabi per penetrare nel cuore<br />

del paese.<br />

Nota 5. — Se perirofio soli cinquanta uomini devesi concludere che il generale Giovanni cadde<br />

con i suoi in qualche scaramuccia o imboscata degli Arabi nei primi mesi dell' invasione, perchè il con-<br />

testo generale della narrazione determina che questi fatti sono anteriori alla b.ittaglia di Heliopolis.<br />

§ 73. — (Capo CXI, seconda parte). Il generale delle milizie Gio-<br />

vanni di Màròs ed i suoi compagni (ossia cinquanta cavalieri) erano stati<br />

messi dai Greci a custodire il distretto (di al-Fayyum) :<br />

avevano<br />

perciò<br />

posto altri guardiani presso la pietra [sic) della città di Làhùn (^), affinchè<br />

vi rimanessero costantemente in osservazione e avvertissero il comandante<br />

delle milizie (Giovanni di Màrós) dei movimenti dei nemici. Essi avevano<br />

inoltre preso alcuni cavalli, una schiera di soldati ed alcuni tiratori d'arco<br />

ed avevano marciato conti'o i Musulmani nell'intento di fermare la loro<br />

avanzata. I Musulmani, essendo venuti dalla parte del deserto, rapirono un<br />

grande numei'o di pecore e di capre della montagna, senza che gli Egi-<br />

ziani se ne fossero accorti. Di poi quando (gii Arabi) comparvero davanti<br />

187.<br />

19. a. H.<br />

[EGITTO. - Incidenti<br />

dell' inva-<br />

sione araba (razziadell'al-Fayyùm<br />

e battaglia<br />

di Heliopolis),<br />

nella cronaca bi-<br />

zantino-copta di<br />

Giovanni di Nl-<br />

qyus.]


qyus.|<br />

§§ 73, 74. 19. a. H.<br />

19- a. H. a Bahuasà (-), tutte le seliieie (greche) che erano con Giovanni di Màròs<br />

denti dell' i"nva- '^nHe rive del fiume accorsero sul punto minacciato, e per questa volta im-<br />

sione araba (raz- pedirono (agli Arabi) di penetrare nel Fayyùni,<br />

yQm e^battagtfa<br />

^^ generale Teodosio (prefetto d'Arcadia?), avuta notizia dell'arrivo<br />

di Hello polis), degli Ismaeliti (Arabi), si trasportò di sito in sito, nello scopo di osservare<br />

nella cronaca bi- • • •<br />

^x i.- i- j.- • •<br />

•<br />

n-ì- a i<br />

•'^t^'iipi't? con attenzione 1 movnnenti di questi nemici, (ali Arabi soprav-<br />

zantino-co ta di<br />

Giovanni di NI- vennero all'improvviso, massacrarono il capo dell'esercito (Giovanni duca di<br />

Barqah) e tutti i suoi compagni, e s'impadronirono della città (quale?: lo<br />

Zotenberg crede sia Bahnasà). Chiunque si avvicinò agli Arabi fu mas-<br />

sacrato: essi non risparmiarono alcuno: né vecchi, né donne, né bambini.<br />

Di poi si volsero contro il generale Giovanni (di Màrós), il quale insieme<br />

con i compagni prese i cavalli e si nascose nei giardini e nelle piantagioni<br />

per sfuggire al nemico: poi marciarono durante la notte, verso il grande<br />

fiume d' Egitto, verso Abóit (ossia Buwayt, o Ubwayt, nel cantone di Ly-<br />

copolis, Usyùt, sulla riva orientale del Nilo), dove speravano di giungere<br />

in sito sicuro. Il capo dei partigiani che era con Geremia (favoreggiatore<br />

degli Ai'abi) informò l' esercito musulmano sul sito dov'erano nascosti i<br />

Greci: i Musulmani li raggiunsero e li massacrarono tutti (ossia i cin-<br />

quanta cavalieri menzionati prima). (Niqyùs, 664-665).<br />

Nota 1. — Il paese di al-LàhOn si trova all'ingresso di quella specie di valle lungo la quale si<br />

entra nell'oasi di al-Fayyum dalla valle del Nilo: presso al-Làhun passa oggi il canale, Bahr Yùsuf, che<br />

porta l'acqua del Nilo nella bassura fayyiimica. È manifesto che i Bizantini consideravano al-Làhun<br />

come una posizione strategica, che poteva, guemita di difensori, impedire agli Arabi l' ingresso nel Fayyiim.<br />

Oggidì il villaggio è specialmente noto per una piramide che gli sorge vicino sull'oi'lo del deserto che<br />

separa la valle del Nilo dal bacino del Fayyùm.<br />

La «pietra» di cui si parla nel testo (ha gr al-Làhun: cfr. Abulfeda, Deso-iptio Aegypti, %à.<br />

de Michaelis, pag. 11) è sicuramente la odierna piramide d'Illahun posta nelle vicinanze, quasi all'in-<br />

gresso della vallata che conduce al Fayyiimi piramide visitata sovente dai viaggiatori: è la tomba del<br />

l'e Sesostri o Usertesen II della XII dinastia (Baedeker, Egypte, V ed.-, pag. 180).<br />

Nota 2. — Bahnasà è l'antica Oxyrhynchus, celebre un tempo per i suoi pesci sacri, durante il<br />

paganesimo, e per i suoi innumerevoli conventi con 10,000 frati e 12,000 monache in tempi cristiani.<br />

Aveva dodici chiese. Con il trionfo arabo-musulmano essa decadde ed ora è tutta in rovine, dalle quali<br />

Grenfell e Hunt, dal 1897 in poi, hanno dissotterrato una maravigliosa collezione di papiri, tanto del<br />

periodo tolomaicn, quanto di quello romano. — Bahnasà giace però a circa fiO chilometri più al sud<br />

ancora di al-Fayyùm: è ben singolare di scoprire, se l'ipotesi dello Zotenberg risponde al vero, come<br />

già in questo primo periodo, anche prima della presa di Babilonia, gli Arabi fossero penetrati tanto lon-<br />

tani nel cuore dell'Egitto e lungo la riva libica del Nilo.<br />

§ 74. — Le notizie date dal cronista copto in questo paragrafo hanno<br />

una singolare importanza e danno tutto un altro aspetto alla campagna<br />

egiziana di 'Amr. La versione tradizionale, quale parrebbe risultare dalle<br />

fonti arabe, é un'avanzata sistematica regolare di un esercito arabo ben<br />

disciplinato, che rimane riunito nei pressi di Babilonia in attesa di rin-<br />

forzi e poi intraprende un regolare assedio della fortezza. Il Butler (pa-<br />

gine 218-226), sotto r influenza di questa versione ufliciale e credendo di<br />

188.


19. a. H. § 74.<br />

potersi fidare di essa, ha incontrato molte diflfìcoltà a spiegare la comparsa '®" ^- ^<br />

degli Arabi nel Faj-yùm e presso Balmasà, prima della caduta di Babilonia. denti dell' inva-<br />

Nelle fonti arabe la conquista del Fayyùm è uno degli ultimi episodi della<br />

' ^ ^<br />

. . .<br />

conquista, dopo la caduta di Babilonia. Per accomodare qviesta contradi-<br />

®'°"® ^'^^^ ^'^''<br />

zìa dell'al-Fay-<br />

yum e battaglia<br />

zione apparente il Butler interpreta un poco arbitrariamente la narrazione<br />

di Hehopohs),<br />

. . -. nella cronaca bidei<br />

fatti e confondendo eventi diversi pone tutto l'episodio sotto una falsa zantino-copta dì<br />

luce. Innanzi tutto egli crede che il cenno di Giovanni di Niqyùs agli Arabi Giovanni di Ni-<br />

nel Fayyum sia una memoria dello stesso fatto, di cui parlano le fonti<br />

arabe due anni dopo : invece trattasi di due fatti diversi ; il vescovo gia-<br />

cobita qui accenna a una semplice razzia, mentre gii Arabi narrano della<br />

conquista definitiva.<br />

In secondo luogo egli suppone — sebbene la fonte copta non gliene<br />

dia alcuna ragione — che l'assalto contro il Fayyùm fosse fatto da 'Amr<br />

stesso alla testa di tutte le sue forze, varcando il fiume Nilo con barche<br />

prese nel porto di Tendunyas (Umm Dunayn). Ciò non solo sarebbe stato<br />

strategicamente un errore, troncando tutte le comunicazioni di 'Amr con<br />

l'Arabia, ma è contrario al vero significato di questo paragrafo ed alla<br />

verità. Le difiìcoltà in cui si trova il Butler risultano chiare da vari punti<br />

della sua narrazione (per es., a pag. 219, 222 e 223, nota 3), perchè le<br />

notizie di Giovanni di Niqj'ùs gettano lo scompiglio in tutto il suo modo<br />

preconcetto di considerare la conquista dell' Egitto.<br />

Per comprendere il vero stato delle cose ed il vero svolgimento della<br />

campagna, dobbiamo liberarci dai ceppi rigidi della versione tradizionale,<br />

che ci presenta le forze di 'Amr come un esercito regolare e disciplinato di<br />

tempi molto posteriori. Invece l'invasione in Egitto si svolse nell'identico<br />

modo dell'invasione in Siria. 'Amr entrò in Egitto alla testa di poche mi-<br />

gliaia di Beduini, per lo più del sud d'Arabia, che niun vincolo di sangue<br />

avevano con lui ed erano elementi ribelli^ e poco disciplinati. Appena var-<br />

cato il confine e abbattute le deboli barriere opposte in al-Faramà e Bil-<br />

bays, gli Arabi scoprii'ono che l'Egitto era anche più sguernito della Siria.<br />

Allora si destarono vieppiù le tendenze rapaci ed indisciplinate delle turbe<br />

di Arabi :<br />

si sparpagliarono in schiere di vario numero in tutte le parti<br />

del paese, seguendo di preferenza l'orlo del deserto, dove nessuno osava<br />

seguirli, e piombando sulle scarse forze bizantine e sugli inermi villaggi<br />

della valle niliaca, ovunque ciò fosse a loro comodo. Alcune schiere pote-<br />

rono varcare il Nilo dove mancavano le guarnigioni bizantine e ripetere<br />

sull'altra riva la tattica predatrice inaugurata sulla sponda orientale. Così<br />

una grossa banda di predoni arabi, valendosi del deserto libico come di<br />

riparo, e a volte come via di comunicazione per sorprendere i nemici, ino-<br />

189.<br />

pyus.]


19. a. H.<br />

[EGITTO. - Incidentidell'inva-<br />

sione araba (razziadell'al-Fayyùm<br />

e battaglia<br />

dì Hel iopol is),<br />

nella cronaca bi-<br />

zantino-copta di<br />

Giovanni di Ni-<br />

qyùs.]<br />

74, 75. 19. a. H.<br />

lesto alFayyùni, massacrò gli abitanti di Bahnasà e si spinse vittoriosa-<br />

mente ed incolume sino ad Abùit (Buwayt) nella lontana provincia di<br />

Suvut o Asj^ùt, quasi 200 chilometri più al sud di Bahnasà.<br />

Nativi com'erano del deserto, gli Arabi con questo sistema di mole-<br />

stare gli Egiziani avevano una grande superiorità si;i Bizantini e li mi-<br />

sero in serie difficoltà, perchè, date le forze esigue di cui disponevano, i<br />

Bizantini non potevano difondere tutti i paesi della valle del Nilo. Essi<br />

adottarono allora l'unica via che a loro rimaneva: si concentrarono intorno<br />

a Babilonia e così alfine costrinsero gli Arabi a far la stessa cosa non ap-<br />

pena 'Amr ebbe radunato intoi'no a sé tutti i rinforzi venuti d'Arabia.<br />

Come in Palestina e in Siria, alla vigilia di Agnàdayn e del Yarmùk, gli<br />

Arabi si raccolsero in risposta ad una concentrazione militare dei Bizantini.<br />

Speciale importanza ha altresì per noi il cenno che dalle parti del-<br />

l'isola di Lòqyòn, nome oscuro ma evidentemente un qualche distretto<br />

non lontano dal Fayj^ùm, gli abitanti erano in armi contro i Bizantini.<br />

Siccome è detto che questi temevano una cooperazione degli insorti con<br />

gli Arabi, non è esclusa la possibilità che la incursione ai'aba sino a quel<br />

luogo fosse anche suggerita dalla notizia dell'insurrezione, che giovava agli<br />

interessi militari arabi.<br />

§ 75. — (Capo CXI, terza parte). Avuta notizia della morte di Griovanni<br />

di Màrós e dei suoi cavalieri, Teodosio (prefetto d'Arcadia) ed Ana-<br />

stasio, che allora si trovavan dodici miglia distanti dalla città di Niq3'ùs,<br />

si recarono immediatamente alla rocca di Babilonia e vi fissarono la loro<br />

stanza, mentre mandavano il generale Leonzio a Buwaj^t. Questi era uomo<br />

obeso, senza vigore, ignaro della pratica di guerra: or, vedendo che l'eser-<br />

cito egiziano e Teodoro combattevano i Musulmani e che uscivano frequen-<br />

temente dalla città di Fayyùm per prendei*e la città (? quale? lo Zoten-<br />

berg prima esclude, poi suppone s'intenda per riprendere Bahnasà), egli<br />

fece ritorno con la metà delle genti a Babilonia, per ragguagliar dello stato<br />

delle cose i governatori (ossia Teodosio, e Anastasio, il Duca d'Egitto ed<br />

il prefetto Augustale), mentre che l'altra metà rimase con Teodoro (che,<br />

secondo lo Zotenberg, pare fosse mandato in Egitto dopo i primi rovesci<br />

dei Grreci, per assumere il comando generale delle genti che dovevano di-<br />

fendere il paese contro i Musulmani).<br />

Teodoro, dopo lunghe ricerche, avendo litrovato alfine il cadavere di<br />

Giovanni di Màròs, ed avendolo ripescato in una rete dal fiume, entro il<br />

quale era stato gettato (dagli Arabi), lo fece collocare, tra grandi manife-<br />

stazioni di dolore, sopra una bara e trasportar presso i governatori (Teo-<br />

dosio ed Anastasio), che lo mandarono poi ad Eraclio.<br />

190.


19. a. H. §§ 75.77.<br />

Quelli (cioè i diversi cU-appelli greci) che si trovavano in Egitto cer- 'S- a- h.<br />

cavano un asilo nella rocca di Babilonia: essi (i patrizi Teodosio ed Ana- denti deii'inva-<br />

stasio?) aspettavano il generale Teodoro, nello scopo di assalire gli Arabi sione araba (raz-<br />

con tutte le loro forze riunite, prima della stagione dell' inondazione ed il y^^ / battaglia<br />

periodo della semina, quando non sarebbe stato più possibile fare la guerra, ^i Heiiopoiis),<br />

per timore di veder distrutte le sementa, e gli abitanti esposti a morir di zantino-copta di<br />

fame con i loro figli e bestiami (Niqyùs, 555-556). Giovanni di Ni-<br />

Dalle ultime parole del paragrafo veniamo ad appurare, come già os-<br />

servò in parte lo Zotenberg, che tutti i fatti narrati poc'anzi da Giovanni<br />

di Niqyùs appartengono al periodo ira l'ingresso di 'Amr b. al-'As in Egitto<br />

e la prima inondazione annuale del Nilo a cui gli Arabi assisterono dopo<br />

varcato il confine. Or, poiché 'Amr passò il confine in al-' Aris il 10 Dzù-1-<br />

Higgah 18. a. H. corrispondente al 12 dicembre 639, e avendo l'inonda-<br />

zione principio in giugno, tutto quanto è qui narrato va posto prima del<br />

giugno 640 = Grumàda II. 19. a. H. In vista dell'inondazione è da presumersi<br />

che tutti gli Arabi passati sulla riva libica del Nilo e nel Fayyùm,<br />

ritornassero sulla riva arabo-orientale prima del mese di giugno per unirsi<br />

ai compagni attendati nelle vicinanze di Heiiopoiis (Ayn Sams).<br />

§ 76. — La rubrica per il capo CXI (CXII) (pag. 367) porta: Del<br />

primo scontro di 'Amr (b. al-'As) con i Greci ad 'AAvn (Heiiopoiis).<br />

§ 77. — (Capo CXII). A causa del malcontento manifestato dall'impe-<br />

ratore (Eraclio), regnava una viva ostilità tra Teodoro il generale comandante<br />

in capo, e i due governatori, Teodosio ed Anastasio :<br />

questi due cavalcarono<br />

assieme ad 'Awn (= On [degli Egizi] = 'Ayn Sams = Heiiopoiis) con un gran<br />

numero di tanti, per dare battaglia ad 'Amr b. al-'As ('). I Musulmani fino<br />

a quel giorno non conoscevano (non si erano avvicinati?) alla città di Misr<br />

(presso Babilonia). Lasciando in disparte le città fortificate, essi si erano di-<br />

retti verso una terra, chiamata Tandùnyàs (sulle rive del Nilo presso la rocca<br />

di Babilonia) (") e si erano imbarcati sul fiume. 'Amr (h. al-'As) dava prova,<br />

nella presa di Misr, d'una grande energia, e di una perspicacia straordi-<br />

naria. Egli era molto inquieto d'esser separato (da una parte) dall'esercito<br />

musulmano, che diviso in due corpi si dirigeva, lungo la riva orientale del<br />

fiume, verso una città posta sopra un'altura, e detta Ayn Sams o 'Awn.<br />

'Amr b. al-'As scrisse ad 'Umar b. al-Khattàb che era in Palestina, una<br />

lettera nella quale gli diceva: « Se tu non mi mandi rinforzi musulmani,<br />

io non potrò impadronirmi di Misr». 'Umar gli mandò quattromila guer-<br />

rieri musulmani, comandati da un generale a nome Walwazyà (tòrse inten-<br />

desi ibn al-'Awwàm, ossia al-Zubayr b. al-'Awwàm) che era di razza bar-<br />

bara. Allora ('Amr b. al-'As) divise queste schiere in tre corpi distinti: ne<br />

"


qyus.<br />

§ 77. 19. a. H.<br />

19. a. H. collocò uno presso Tandùnyàs, un altro al nord di Babilonia d'Egitto, ed<br />

denti deii'invà- ^gli stesso, alla testa del terzo distaccamento, s'accampò presso la città di<br />

sione araba (raz- 'Awn. Ai due altri corpi diede lo seguenti istruzioni: «Fate attenzione,<br />

yùm e^ battaglia<br />

«quando l' esercito greco uscirà per assalirci: piombate su es.so dal lato<br />

di Heiiopoiis), «posteriore, mentre che noi c'impegneremo contro la sua fronte: noi l'av-<br />

neiiacronaca bi- , 1 ,<br />

• r\ 1 lì •± • /Ti<br />

zantino-copta di<br />

* volgeremo e lo stermineremo ». Quando 1 esercito greco, ignaro (di questo<br />

Giovanni di Ni- stratagemma), uscì dalla fortezza (di Babilonia, dirigendosi su 'Ayn Sams<br />

o Heiiopoiis) per assalire i Musulmani, questi piombarono sulle sue spalle,<br />

come era stato concertato tra loro, e s'impegnò una terribile battaglia.<br />

Sopraffatte dai Musulmani le schiere greche fuggirono su navi. L'eser-<br />

cito musulmano occupò ora la città di Tandùnyàs, la guarnigione della<br />

quale era perita, e di cui non rimanevano più ohe trecento uomini. Questi<br />

si erano ritirati nella fortezza (di Tandùnyàs?) ed avevan chiuso le porte:<br />

ma poi, spaventati dal grande massacro che era avvenuto, si diedero alla<br />

fuga e si recarono su navi a Niqyùs (^).<br />

Avuta notizia di questi eventi, Domentianus (? già letto dallo Zoten-<br />

berg L/mitaneìis, cioè Comes Umitarius = X'jxtzavsco;, o governatore della<br />

città di Fayyùm) partì durante la notte, senza avvertire la gente di Bu-<br />

wayt che egli stava per abbandonare la città ai Musulmani, e si recò con<br />

le sue genti armate su navi a Niqyùs. 1 Musulmani informati della fuga<br />

di Domentianus, accorsero prontamente sul luogo, s'impadronirono del di-<br />

stretto di Fayyùm e di Buway t e vi fecero un grande massacro (^) (N i -<br />

qyùs, 555-559).<br />

Cfi-. Maqrizi Khitat, I, 249.<br />

Nota 1. — La rubrica del CXII capitolo (che, come tutte le altre rubriche, è cctipilata dal tra-<br />

duttore arabo) sostiene dunque che la battaglia di Heiiopoiis, o 'Ayn Sams, sia stata la prima combattuta<br />

tra 'Amr b. al-'As ed i G-reci. Tale notizia è però in contradizione con altri brani anteriori del nostro<br />

testo, in cui sono ricordate le gravi perdite subite già in altri combattimenti dai Greci (per esempio<br />

la uccisione dei due Giovanni, il Duca di Barqah e quello di Màròs).<br />

Nota 2. — Il Butler (pag. 217) giustamente corregge lo Zotenberg, il quale nella sua identifica-<br />

zione di Tandùnyàs sostiene che fosse una città al sud della cittadella di Babilonia. Una visita sai<br />

luoghi dimostra che tra la fortezza di Babilonia e lo sprone dei monti, che si avanza a circa un chilometro<br />

al sud di Babilooia, non è mai esistita una città, perchè vi è stato il letto del fiume, e non vi<br />

sono tracce alcune di abitati. Manca altresì materialmente lo spazio sufficiente per costruirvi una città.<br />

Il Butler congettura che debba essere lo stesso sito della Umm Dunayn degli Arabi, sito che giaceva<br />

al nord di Babilonia nel cuore del Cairo moderno. Egli sostiene che la t iniziale del nome Tandiinyàs<br />

rappresenti l'articolo femminile in copto, sicché, rimossa la t, quello che rimane del nome ha<br />

sufficiente somiglianza con Umm Dunayn, da giustificare l'identificazione. Lo Zotenberg errerebbe quindi<br />

nel porre Tandùnyàs al sud di Babilonia; invece va collocata al nord, il che si adatta assai meglio<br />

alla nari-azione della campagna di 'Amr. Umm Dunayn è menzionata da Tàqùt e da al-Maqrizi come un<br />

sito identico con al-Maqs, posta, come è noto, sulla riva occidentale del canale (di Traiano) e presso alle<br />

rive del Nilo. Orbene è cosa ben nota che al-Maqs giaceva anticamente dove ora si stendono i Giardini<br />

di Esbeqiyyah in Cairo. Il Nilo, che ai tempi delja conquista, passava sotto alle mura di Babilonia e<br />

del Dayr abi-1-Sayfayn, scorreva in un letto assai più ad oriente che non il moderno, e poi girando al-<br />

Kabs proseguiva in direzione nord lambendo Tandiìnyàs (ossia Umm Dunayn, o al-Maqs). Dove ora sono<br />

i giardini dell' Esbeqij-yah in Cairo, sorgeva, ai tempi della conquista, secondo il Butler, la fortezza<br />

192.


19. a. H. §§ 77-79.<br />

romana di Tandunyàs, che sovrastava al porto tli Misr: quivi fu il comliattimento descritto nel testo 19. a. H.<br />

di Giovanni di Niqj-Qs. [EGITTO. - Inci-<br />

Per lo spostamento del corso del Nilo verso occidente in ben dodici secoli, si hanno le prove ol- denti dell' Inva-<br />

trechè in vari indizi che diamo in altro luogo, anche in un passo di ibn Duqmàq. Cfr. anche Lane- sione araba (raz-<br />

Poole, Cairo pianta alla pag. 256. ' zia deH'al-Fay-<br />

NoTA 3. — Il testo è poco chiaro, e meno chiare ancora risultano le mosse di 'Amr. Dalla nar- yum e battaglia<br />

razione parrebbe che Tandunvàs, invece di essere dove è ora il Cairo, si trovasse più al nord di Helio- di Heliopolis),<br />

polis; altrimenti non si spiega come 'Amr movesse su 'Tandanyàs dirigendosi contro Heliopolis dove nella cronaca bi-<br />

convergevano i Greci. La disposizione strategica delle forze arabe in tre gruppi come è narrato più zantino-copta di<br />

avanti: 1° Tandunyàs, 2» Babilonia, e 3° Heliopolis, è pure un particolare oscuro e strategicamente, in Giovanni di Ni-<br />

apparenza, un errore, data la distanza dei tre punti l'uno dall'altro. Importante è però lo svolgimento qyus.J<br />

della battaglia vinta da una manovra di sorpresa, da una specie di agguato preparato dagli Arabi, i<br />

quali, padroni del deserto, girarono alle spalle dei Bizantini, mentre si avanzavano su Heliopolis e ta-<br />

gliarono le comunicazioni con Babilonia. Così si spiega la fuga dei Bizantini disfatti su navi, perchè<br />

non poterono più ritornare alla fortezza di Babilonia, e dovettero passare sull'altra riva del Nilo vicino<br />

al punto in cui il fiume si dirama nel Delta. La menzione di una fortezza speciale per la difesa di "Tan-<br />

dunvàs conferma che Tandunyàs giacesse a considerevole distanza da Babilonia, e il fatto che la guarnigione<br />

di essa varcasse il Nilo su barche per salvarsi in Niqyus sembrami un indizio che Tandunyàs<br />

giacesse nelle vicinanze del punto dove il Nilo si divide in tanti rami, a mo' di ventaglio, al principio<br />

del Delta.<br />

Importantissima è la conferma indipendente della fonte copta che la battaglia di Heliopolis av-<br />

venisse soltanto dopo l'arrivo dei rinforzi dall'Arabia. E chiaro, da quanto altresì dicemmo poc'anzi, che<br />

sino alla battaglia di Heliopolis gli Arabi si contentassero di razziare e scorrere il paese, evitando, come<br />

dice bene il nostro testo, di cimentarsi alla presa di città fortificate.<br />

Nota 4. — La vittoria araba di Heliopolis fu il colpo di grazia al dominio bizantino in Egitto.<br />

È palese che anche questa provincia era sguernita di uomini d'arme, e che la rotta di Heliopolis di-<br />

strusse il nucleo maggiore d'armati che i Bizantini avessero da contrapporre agli Ax-abi. Disfatto questo<br />

esercito, tutta la difesa della provincia rovinò, le schiere nell'alto Egitto per timore di vedersi tagliata<br />

la via di comunicazione con Alessandria, abbaudonai'ono ogni idea di difendei-e quella regione e fuggi-<br />

rono a Niqyus, che è nel Delta. Gli Arabi, pur dovendo assediare la fortezza di Babilonia, ancora in-<br />

tatta, si videro divenire padroni di tutta la valle del Nilo da Babilonia in su verso il sud e poterono<br />

varcare una seconda volta il Nilo per rioccupare il Fayyijm e strapparne forse qualche indennità, prima<br />

che sopraggiungesse l'inondazione alla fine di giugno del 640 = Gumàda IL 19. H.<br />

§ 78. — La rubrica per il capo CXII (CXIII) (pag. 357) porta: Come<br />

gli Ebrei, temendo i Musulmani, la crudeltà di 'Amr (b. al-'As) ed il sac-<br />

cheggio dei loro beni, si ritirarono nella città di Manùf e finirono con fug-<br />

gire attraverso le porte aperte di Mi.sr, e si rifugiarono in Alessandria.<br />

Come alcuni uomini perversi in grande numero cominciarono ad aiutare<br />

('Amr b. al-'As) a soggiogare i Copti.<br />

§ 79. — (Capo CXIII). Dopo la presa del Fayyùm e del suo territorio<br />

per opera dei Musulmani, 'Amr (b. al-'As) fece richiedere all'Abàkirì (^)<br />

della città di Delàs (posta nella provincia di Bahnasà, al sud di Memfi) di<br />

addurre navi del Rif, allo scopo di trasportare sulla riva orientale gli Arabi<br />

che si trovavano ad occidente del fiume :<br />

egli riuniva presso di sé tutte<br />

le sue schiere perchè voleva compiere varie spedizioni. Egli mandò un<br />

messo a Giorgio il prefetto per ordinargli di costruire un ponte sul canale<br />

che traversa la città di Qalyùb, afiflnchè gli fosse possibile fare la conquista<br />

di tutte le città della provincia di Misr, nonché delle città di Atjirib e di<br />

Kuerdis. Questo fu il momento in cui (i Copti) incominciarono ad aiutare<br />

i Musulmani. I quali s' impadi'onirono di Athrib e di Manùf e dei loro ter-<br />

193. 25


qyus.]<br />

§§ 79, 80. !"• ^- H.<br />

19- a- H. litori. ('Ami- I>. al-'Asì fece anche costruire un grande ponte presso Babi-<br />

dentì dell' inva- l'Hiia d'Egitto per impedire il passaggio dei battelli che si recavano a<br />

sione araba (raz- Miqyus, ad Alessandria e nell'alto Egitto, ed affinchè i cavalli potessero<br />

yùm e battaglia venire senza dittìcoltà dalla riva occidentale del fiume a quella orientale,<br />

di Meli o polis), ]^ci in questo modo essi sottomisero tutta la provincia di Misr, ma 'Amr<br />

nella cronaca bl- .<br />

, , t •,,••!<br />

,. . •<br />

i<br />

zantìno-copta di ^*^^ ^'^ rimase contento: egli leco arrestare i magistrati greci e legar loro<br />

Giovanni di Ni- le mani ed i piedi in catene ed assi di legno: estorse molto danaro, rad-<br />

doppiò le imposte dei contadini e li costrinse a portare (al campo arabo)<br />

il foraggio per i cavalli: egli commise innumerevoli atti di violenza.<br />

Quei governatori (patrizi o capi : forse il testo è corrotto) che si trova-<br />

vano in Niqyus, vi lasciai'ono Domentiaiius (o Domentius) con una piccola<br />

schiera di armati per difendere la città e si ritirarono ad Alessandria, man-<br />

dando a Dàres, il comandante superiore della città di Samnùd, l'ordine di<br />

custodire i due fiumi (ossia il Delta :<br />

gli Arabi avevano finora occupato<br />

soltanto il Delta più meridionale). Allora vi fu un panico in tutte le città<br />

d'Egitto: gli abitanti presero la fuga e vennero ad Alessandria, abbando-<br />

nando le loro proprietà, i loro beni ed i loro bestiami (NiqN'ùs, 569-560).<br />

Nota 1. — Questo nome ha perplesso lo Zotenberg, il quale è rimasto incerto se sia un nome<br />

proprio. Il Butler (pag. 235, nota 2) adduce la testimonianza di vari documenti papiracei arabo-egizi<br />

descritti in Karabacek Fùhrer (cfr. i documenti nn. 551, 554, 558), che provano trattarsi di Apa C3'rus,<br />

pagarco di Heracleopolis Magna. Abbiamo una lettera a lui diretta da Khàrigah, e un'altra di 'Abdallah<br />

b. Gàbir a Cristoforo e Teodorakis, figli dello stesso Apa Cyrus. Questo documento è forse il più antico<br />

documento islamico che esiste al mondo.<br />

§ 80. — La rubrica per il capo CXIV (CXV) (pag- 357) porta: Come<br />

i Musulmani s'impadronirono di Misr nel quattordicesimo anno del ciclo<br />

lunare, e presero la cittadella di Babilonia nel quindicesimo anno.<br />

Purtroppo il testo di questo capitolo si è perduto, e l' intestazione è<br />

stata aggiunta al capitolo successivo: a noi così è venuta meno una fonte<br />

preziosa per correggere la versione araba della resa della città che cin-<br />

geva la fortezza di Babilonia. Il capitolo sarebbe stato oltremodo ùtile per<br />

fissare meglio come seguissero i due avvenimenti distinti, la presa della<br />

città di Misr e la presa della sua cittadella, Babilonia. La prima cadde<br />

facilmente dopo il disastro di Heliopolis ('Ayn Sams) e parrebbe in questo<br />

caso essere distinta da Tandùnyàs, posta più al nord di Misr. Questa città<br />

era forse molto piccola e si estese nello spazio tra la moschea di 'Amr<br />

e il castello di Qasr al-Sam' (le rovine dell'antica Babilonia).<br />

I dati cronologici di questa intestazione presentano vari spinosi pro-<br />

blemi. Secondo lo Zotenberg e il Brooks (Byz. Zeitschr., IV, 439) con<br />

il « quattordicesimo anno del ciclo lunare » intendesi la quattordicesima In-<br />

dizione, ossia l'anno ufiìciale bizantino che correva dal 1" settembre 640<br />

194.


19. a.. H. . § 80.<br />

al 31 asfosto 641 È. V. In questo periodo dunque, afferma Griovanni di i^- a- H-<br />

- -, . 1 •,,, 1- ^r- ,, , • 1 • T (EGITTO.- • Inci-<br />

-r<br />

Niq3'us, cadde la citta di Misr, e 1 anno seguente ossia la quindicesima in- denti deii'inva-<br />

dizioue (= 1" settembre 641-31 agosto 642) la fortezza di Babilonia. Il sione araba (raz-<br />

"• Ti- 1<br />

ip-1- T i>i z'^ dell'al-Fay-<br />

Brooks però dichiara cne non ripone molta tede m queste date, perche la yQm e battaglia<br />

confusione tra la città e la cittadella di di Babilonia è inestricabile, ed egli Hello polis),<br />

• / • 1 n \ -^T-r-iT T T • -TTTT HS 1 3 C FO R 303 bi<br />

pone la presa di Babilonia (cittadella) nella XIV Indizione, e non nella XV, zsntino-copta di<br />

come vuole il testo del cronista copto. Giovanni di Ni-<br />

A questo punto interviene nella critica della cronologia il Butler (pa-<br />

qyus.<br />

gina 533 e segg.) con alcune osservazioni d'un singolare pregio, che è<br />

d'uopo riepilogare brevemente, perchè modificano sensibilmente quanto è<br />

stato arguito prima.<br />

Il Brooks, identificando il « ciclo lunare » del testo di Giovanni di<br />

Niqyus con le « indizioni », ha dovuto riconoscere che la sola data sicura<br />

del cronista copto è quella della morte di Eraclio, e che le altre porgono<br />

punti oscuri che hanno bisogno di elucidazione. Giovanni di Niqyus af-<br />

ferma che Eraclio morì «nel mese di Yakàtìt degli Egiziani, che corri-<br />

« sponde al mese di febbraio dei Romani nel quattordicesimo anno del<br />

« ciclo, ossia l'anno 357 di Diocleziano » (cfr. 20. a. H., § 143). Questa data<br />

è assolutamente corretta, perchè è noto come Eraclio morisse 1' 11 feb-<br />

braio 641 È. V.<br />

In un altro passo (cfr. 20. a. H., § 146) è detto che la fortezza di<br />

Babilonia cadde un lunedi di Pasqua, e poi si aggiunge che « nella se-<br />

« guente domenica 18 Genbot del quindicesimo anno del ciclo » cadde la<br />

città di Niqyus. Ma se si identifica il quindicesimo anno del ciclo con la<br />

quindicesima Indizione, il 18 Genbot non cade più sopra una domenica.<br />

Per avere il giorno di domenica nel 18 Genbot non si può prendere il<br />

13 maggio 642, perchè cade sopra un lunedì, ma bensì il 13 maggio 641<br />

che cade appunto sopra una domenica. Ma l'anno 641 corrisponde alla<br />

XIV Indizione, non più alla XV. Allora o il cronista copto è in errore, o<br />

il ciclo lunare non è l'Indizione. Siccome Giovanni di Niqjt'ùs è per-<br />

fettamente corretto nella data della morte di Eraclio, v'è ogni buona<br />

ragione per ritenere una simile accuratezza nelle altre sue indicazioni cro-<br />

nologiche.<br />

Il Butler (pag. 539) dimostra ora che il cronista copto con « ciclo lu-<br />

nare » non intende già l'Indizione, ma il ciclo dionisiano di 19 anni, che<br />

è in uso ancora ai giorni nostri ed è chiamato volgarmente il Numero d'Oro.<br />

Cfr. L'Aì't de verifler les dates, voi. I, pag. 62-70. Se guardiamo le tabelle<br />

sincrone di questa stessa opera, vediamo che il quattordicesimo anno del<br />

ciclo di 19 anni è appunto il 640 e il quindicesimo anno il 641.<br />

195.


qyus.<br />

§§ 8C>«V 19* ^' H.<br />

19. a. H. Allora ò mauifesto che domenica 18 Genbot del quindicesimo anno<br />

denti dell' inva"<br />

^^^^ ciclo è esattamente domenica Vò maggio 641. 11 lunedì di Pasqua del<br />

sione araba (raz- quindicesimo auuo del ciclo, quando cadde Babilonia, è il lunedi di Pasqua<br />

yùm e^battagt'a<br />

*^^^ ^^^' '^^'^'^ì^ ^^ ^ aprile 641. Ne risulta quindi una seconda evidentissima<br />

di Heiiopoiis). prova della correttezza di Giovanni di Niqyùs.<br />

''<br />

.. .<br />

Ritornando iulìno al testo della rubrica, citata in questo paragrafo, vi<br />

><br />

zantino-copta di<br />

± jr o i<br />

Giovanni di Ni- leggiamo c'iic la città di Misr cadde nelle mani degli Arabi nel quattor-<br />

dicesimo anno del ciclo. Siccome l'anno del ciclo aveva principio il 23 marzo<br />

(cfì\ Rutcher, Ecclesiast. Calendar., pag. 73; Bond, Handybook<br />

ot dates, pag. 218; Butler. pag. 534), la presa di Misr nel<br />

quattordicesimo anno del ciclo cade tra il 23 marzo 640 ed il 22 marzo 641<br />

È. V., ossia tra il 23 Rabi' I. 19. H. e il 3 Rabi' II. 20. H.; e la presa<br />

della fortezza di Babilonia nell'anno successivo 23 marzo 641-22 marzo 642<br />

È. V. (= 4 Rabi' II. 20. 11.-14 Rabi' II. 21. H.<br />

ARABIA. — Eruzione vulcanica presso Madlnah.<br />

§ 81. — (al-Wàqidi). In questo anno (19. H.) nella Harrah Layla ebbe<br />

luogo un'eruzione di fiamme : il Califfo 'Umar pensò un momento di re-<br />

carsi sul luogo con una quantità di persone, ma poi mutò pensiero, ordinò<br />

di fare elemosine, ed il fuoco scomparve (T a bari, I, 2679, lin. 10-12).<br />

Cfr. Athìr, II, 440; Gawzi, I, fol. 53, v., il quale aggiunge che, se-<br />

condo ibn Habib questo fuoco uscì (dalla terra) in Khaybar.<br />

ARABIA. — Pellegrinaggio annuale.<br />

§ 82. — In questo anno il Califfo 'Umar diresse il grande, pellegri-<br />

naggio annuale (T a bari, I, 2579).<br />

Cfi-. Mas'udi, IX, 55; Athir, II, 440.<br />

ARABIA. — Umar assume il titolo di Principe dei Credenti.<br />

§ 83. — (al-Ya'qùbi). Nell'anno della carestia e della peste il Califfo<br />

'Umar fu chiamato (per la prima volta) Amir al-Mu-minìn, o Prin-<br />

cipe (propriamente « Comandatore ») dei Credenti. Fino a questo tempo, egli<br />

era stato chiamato Kh a 1 i f a h Kh ali fa h Rasili Allah, ossia Successore<br />

del Successore dell'Inviato di Dio. Il primo a tributargli il nuovo titolo<br />

fu abù Miisa al-As'ari, intestandogli una lettera nei seguenti termini: « Al<br />

« Servo di Dio 'Umar Principe .dei Credenti »; ed il titolo rimase. Altri<br />

affermano che al-Mughirah b. Su' bah entrò presso il Califfo e gli disse:<br />

« Su te la jjace, o Principe dei Credenti ». 'Umar protestò volendo soste-<br />

nere che al-Mughirah dicesse una cosa non lecita, ma l'arabo gii rispose:<br />

19fi.


19. a. H. §§ 83-88.<br />

« Non siamo forse noi musulmani? » — « Si ». — « E non sei tu il nostro<br />

« ani il? » — « Per Dio è vero » gli rispose 'Umar (Ya'qùbi, II, 171-172).<br />

§ 84. —-.<br />

Eutichio<br />

conferma che al-Mughìrah b. Su'bah sia stato il primo<br />

a conferire al Califfo il titolo di Amìr al-Mu'minin. Dopo la morte<br />

del Profeta, abù Bakr era stato chiamato Khalifah Rasùl Allah, e ad<br />

Umar fii conferito il titolo Khalifah Khalifah Rasùl Allah. al-Mu-<br />

ghii-ah b. Sulìah nell'assumere il governo di al-Basrah scrisse ad 'Umar<br />

dandogli il titolo di Amir al-Mu-minin. Di tal nome 'Umar si mani-<br />

festò spiacente in principio, ma poi riconobbe la sua giustezza, ed il titolo<br />

rimase in appresso per tutti i Califfi TEutychius ed. Cheikho, II, pag. 20).<br />

Luogotenenti del Califfo.<br />

§ 85. — In questo anno vi furono i medesimi governatori e gli stessi<br />

qàdi dell'anno precedente (T a bari, I, 2579, lin. 15-17).<br />

Cfi-. Athir, II, 440 (eh-. 17. a. H.. § 199: 18. a. H., § 204).<br />

BISANZIO. — Morte di Eraclio.<br />

§ 86. — Nell'anno 19. H., secondo al-Khuwàrizmi, cessò di vivere l'im-<br />

peratore Eraclio (Baethgen, 111).<br />

Anche il cronista siriaco Michele pone la morte di Eraclio nell'anno 19.<br />

degli Arabi, 952 dei Greci, e 7 di Umar (Michel Syrien, II, 426).<br />

Molte fonti però confondono la morte di Eraclio il Grande con quella<br />

di suo figlio Eraclio Juniore, detto Heracleonas, che gli morì poco dopo:<br />

e perciò anticipano erroneamente l'anno della morte di Eraclio il Grande.<br />

Più avanti, sotto l'annata 20. H., si troveranno le notizie che si riferiscono<br />

ad Eraclio il Grande.<br />

ARABIA. — Restauri alla moschea in Madlnah.<br />

§ 87. — Xell'anno 19. H., dice ibn al Gawzi, il Califfo 'Umar ricostruì<br />

il Masgid Rasùl (in Madlnah) e lo ingrandì dalla parte anteriore (fi m u q-<br />

dimihi?) sino all' a l-maqsùrah :<br />

Marwàu : il tetto tu fatto con foglie di palme, e le colonne di legno :<br />

lo estese anche dalla parte del Dar<br />

da<br />

questa parte (?) fu fatta la porta perle donne (Gawzi, I. fol. 53, v.).<br />

E manifesto che si allude ai lavori di restauro, come già narrammo,<br />

compiuti nell'anno precedente (cfr. 17. a. H., §§ 187 e segg.).<br />

NECROLOGIO. — Ayyas b. abl Rablah.<br />

§ 88. — In ibn al-Gawzi, tra i morti dell'anno 19. H. abbiamo 'Ayyàs<br />

(nel ms. 'Abbàs) b. Rabiah (correggi ahi Rabi'ah) b. al-Mughìrah b. Ab-<br />

dallah b. 'L^mar b. Makhzùm: è la stessa persona che abbiamo già anno-<br />

197.<br />

19. a. H.<br />

[ARABIA. - Umar<br />

assume il titolo<br />

di Principe dei<br />

Credenti.!


§§ 8B-90. 19. a. H.<br />

19. a. H. vovato tra i morti ili al-YaiUcimah (cfr. 12. a. H., § 23, n. 34) e tra quelli<br />

Ayyàs b. abì '^^^ Yarmuk (ctV. 15. a. H., §117, n. 20). ihn al-Grawzi dice che avesse<br />

Rabiah.] pji,. niadre Asma biiit Makhramah, la madi-e del famigerato abù (jrahl, di<br />

cui perciò 'Ay>'as era fratello uterino. 'Aj-yàs si convertì prima che il Pro-<br />

feta entrasse nella Dar al-Arqam, emigrò in Abissinia, ritornò poi a Makkah :<br />

emigrò quindi a Madinah con 'Umar b. al-Khattab, ma poi ritornò di nuovo<br />

a Makkah dove fu ti'attenuto un certo tempo (cfi-. 1. a. H., § 16., nota 1).<br />

Alfine emigrò di nuovo e definitivamente a Madinah e vi rimase sino alla<br />

morte del Profeta, quando andò in Siria alla guerra: in fin di vita tornò<br />

a Makkah, dove morì (nel 19. H. ?) (G-awzi, I, fol. 67, v.).<br />

Cfr. anche Bukhàri Ta-rìldi, 27.<br />

Khabbàb.<br />

§ 89. — abù Yahya Khabbàb, halìf dei banù Nawfal b. 'Abd Manàf,<br />

mawla di 'Utbah b. Ghazwàn, fu dal Profeta unito in fratellanza con<br />

Tamìm mawla di Khiràs b. al-Simmah: fii presente a Badr, a Uhud, al-<br />

l'assedio di Madinah ed a tutti gli altri fatti d'arme con rinviato di Dio.<br />

Morì nel 19. a. H., in età di anni 60. 'Umar b. al-Khattàb recitò le pre-<br />

ghiere funebri su di lui in Madinah (Saad, III, 1, pag. 70, lin. 1-5).<br />

Non lasciò tradizioni. Alcuni pongono la sua morte in Madinah nel<br />

17. H.(i) in età di 50 anni (Athir Usd, II, 109).<br />

Dzahabi Paris, I, fol. 133,r.; Hagar, I, 868, n. 2204.<br />

Nota 1. — Nei mss. arabi si confondono facilmente i numeri 17 e 19, perchè, scritti senza punti<br />

diacritici, non v'è modo di distinguerli.<br />

Safwàn b. al-Mu'attal.<br />

§ 90. — abu 'Amr Safwàn b. al-Mu'attal b. Rakhasah [o Rubaydah]<br />

b. Khuzà'i b. Muhàrib b. Murrah b. Fàlig b. Dzakwàn al-Sulami al-Dzak-<br />

wàni, Compagno del Profeta, si vuole che trasmettesse due tradizioni:<br />

furono suoi rawàh, o discepoli, Sa'id b. al-Musayyab, abù Bakr b. Abd<br />

al-rahmàn b. al-Hàrith e Sa'id al-Maqburi, i quali però trasmisero le tra-<br />

dizioni nella forma mursal, vale a dire senza diretto legame isnadico.<br />

Egli morì, secondo gli uni, in una spedizione in Armenia nel 19. H.; se<br />

invece egli morì, come vuole al-Wàqidi, nell'anno 60. H. in Sumaysàt, al-<br />

lora i precitati suoi trasmettitori udirono direttamente da lui le tradizioni.<br />

Secondo Khalifah (b. Khayyàt), egli morì nell'al-Grazirah ed era stato un<br />

tempo nella sàqah (retroguardia) del Profeta, e fu anche poeta, ibn Ishàq<br />

afferma che perisse nella precitata spedizione d'Armenia, e che durante la<br />

medesima fosse uno dei comandanti delle schiere islamiche (Dzahabi,<br />

Paris, I, fol. 132,v.).<br />

198.


19. a. H. 90, 91.<br />

(jrawzi, I, fol. 54,r. dice si convertisse alla spedizione di al-Muraysi' 19. a. H.<br />

, „ , TT oo Q N [NECROLOGIO. -<br />

(cfr. o. a. H., fe§ 8 e segg.).<br />

Safwàn b. ai-<br />

Hisàm, 732; Balàdzuii, 172; Athìr, II, 440, IV, 38; Athir Muattal.]<br />

Usd, III, 26-27; Yàqut, I, 220, III, 74; Bukhàri Tarikh, 24.<br />

Ubayy b. Ka b.<br />

§ 91. — {a) abù-1-Mundzir o al)ù-l-Tufayl Ubayy b. Ka'b b. Qays b.<br />

'Ubayd ('Abìd?) b. Zayd b. Mu'àwiyah b. 'Amr b. Màlik b. al-Naggàr<br />

(Taym al-Làt) al-Ansàri al-Khazragi al-Naggàri al-Mu'àwi fii uno dei Com-<br />

pagni del secondo patto di 'Aqabali: combattè a Badi* e negli altri fatti<br />

d'arme fu detto Sayyid al-Qurrà, e da 'Umar anche Sayyid al-<br />

Muslimin; annoverato tra i sei ashàb al-fatyà, e 'Umar soleva inter-<br />

rogarlo su faccende complicate e consultarlo per la decisione di questioni intricate<br />

e difficili come uno dei più anticbi giureconsulti musulmani ('?). Fu<br />

il primo a scrivere per il Profeta. Fu uomo di media statura con barba<br />

bianca, e grande autorità tradizionistica. Secondo ibn Ma'in morì nel-<br />

l'anno 19. o 20. H.; ma altre date della sua morte sono gli anni 22. o 30.<br />

cioè durante il Califfato di 'Utlimàn. Quest'ultima data secondo ibn Hagar<br />

è la più sicura (Hagar, I, 30-32, n. 32).<br />

Atliir, II, 440, che dice morisse o nel 19., o nel 20., o nel 22. o<br />

nel 32. H. (Khond, I, 4, pag. 25, lin. 22 e segg.).<br />

(6) Trasmise tradizioni ai figli Muhammad, al-Tufayl, 'Abdallah, ad ibn<br />

'Ayyàs, ad Anas, a Suwayd b. Ghafalah, ad abù 'Uthmàn al-Nahdi, a Zirr<br />

b. Hubays. Secondo al-Haytham b. 'Adi morì nel 19. H. — al-Wàqidi ritarda<br />

la sua morte sino al 22. H. Khalifah b. Khayyàt e ibn Sa'd lo dicono<br />

morto durante il Califfato di 'Uthmàn e precisamente nell'anno 30. H.<br />

(Dzahabi Paris, I, fol. 132,v.-133,r.).<br />

( e) La k u n y a h abù-1-Tufayl gli fu dato dal Califfo 'Umar dal nome<br />

di suo figlio, al-Tufayl. Sua madre era Suhaylah bint al-Aswad b. Haràm<br />

b. 'Amr b. Zayd Manàt al-Naggàriyyah, zia di abù Talhali Zayd b. Sahl<br />

b. al-Aswad b. Haràm. Trasmise 64 tradizioni del Profeta e tra i suoi di-<br />

scepoli ebbe: abù Ayyùb, ibn 'Abbàs, abù Musa al-As'ari, e vari tabi',<br />

oItre<br />

suo figlio al-Tufayl, Suwayd b. Ghafalah, Zirr b. Hubays, 'Abd al-<br />

rahmàn b. al-Aswad, 'Abd al-rahmàn b. abì Layla ed altri. Il Profeta<br />

raccomandò di imparare il Qur-àn da Ubayy, da ibn Mas'ùd, da Sàlim<br />

m a w 1 a di abù Hudzayfah, e da Mu'àdz b. Grabal. Si vuole che fosse uno<br />

dei giudici, ashàb al-qadà", tra i Compagni. Fu il primo a far da se-<br />

gretario per il Profeta — narra al-Wàqidi — allorché Maometto venne a<br />

Madinah :<br />

si vuole che fosse il primo ad apporre alla fine dello scritto<br />

199.


§§ 91, 92. 19. a. H.<br />

19- a- H. i^kitàb) il nome dello scrivano. Tra le varie date della sua morte si pone<br />

Ubayy b. Kab.l anche il 32. II. (oltre quelle riferite poc'anzi). Ebbe capelli bianchi, ma la<br />

sua barba rimase sempre nera (Nawawi, 140-142).<br />

Cfi". anche Khamis, II, 273, dove è annoverato tra i morti dell'anno<br />

18. H.; Hisfim, 345, 504; Qutaybah, 133; Athir, II, 440; Balàdzuri,<br />

43, 87, 473; Abulfeda, I, 251; Yàqùt, II, 227, 596; Dzahabi<br />

Tagrid, I, 8, n. 35; (xawzi, fol. 84,r.<br />

§ 92. — (a) Il nome dell'antenato al-Naggàr era Taym Allat (o, secondo<br />

altri, Taym Allah) b. Tha'labah b. 'Amr b. al-lvhazrag al-Akbar<br />

al-Ansari al-Khazi'agi al-Mu'à\vi. E fu chiamato al-Naggàr, perchè si cir-<br />

concise con una scure (qaddùm). Secondo altri invece colpì con una<br />

scure la faccia d'uno e ci battè su (nagarahu), e perciò fu detto alnaggàr<br />

(falegname). Dai banii Mu'àwiyah presero la nisbah (al-Mu'àwi)<br />

i figli di lui.<br />

Aveva due ku nyali: abù-1-Mundzir, messagli dal Profeta, e abii-1-Tu-<br />

fayl, messagli da 'Umar b. al-Khattàb per via del figliuolo suo al-Tufayl.<br />

Fu ad al-'Aqabah e a Badr. E 'Umar diceva: «Ubayy è il principe<br />

« (sayyid) dei Musulmani» (Athìr Usd, I, 49, lin. 14-16).<br />

(6)<br />

(da Anas b. Màlik) Il Profeta disse ad Ubayy: « Iddio m'ha ordi-<br />

« nato di recitarti: «Non furono gli empì», ecc. [ossia il versetto Qur-àn,<br />

XCVIII, v. 2j. Ed egli: «Mi ha nominato Iddio? ». — «Sì». E<br />

Ubayy diede in pianto (Athir Usd, I, 49, lin. 20-21).<br />

(e) (ibn Waqi', da Humayd b. 'Abd al-rahmàn, da Dàwùd al-'Attàr,<br />

da Ma'mar, da Qatàdah, da Anas). Il Profeta ha detto: « Nella mia gente<br />

« il più pietoso verso di essa è abù Bakr, il più forte nella fede di Dio è<br />

« 'Umar, il più vivo in ritegno 'Uthmàn, il più dotto nel lecito e nell'il-<br />

« lecito, Mu'àdz b. Gabal, il più esperto nei precetti divini (afraduhum)<br />

« è Zayd b. Thàbit, e il miglior lettore è Ubayy b. Ka'b, e l' a m ì n di<br />

« questa gente è abù 'Ubaydah b. al-Grarràh » At^ir Usd, I, 49, lin. 24;<br />

50, lin. 1).<br />

Zirr b. Hubays racconta ch'egli fu in consuetudine con Ubayy b. Ka'b,<br />

e che Ubayy era sgarbato (wa-kànat fi hi saràsah). Zirr gli disse:<br />

« Abbassa fino a me la tua ala, ti sia misericordioso Iddio ! » (A th ì r U s d<br />

I, 50, lin. 1-3).<br />

(fZ) (al-Hasan b. Sàlih, da Mutarraf, da al-Sa'bi, da Masrùq). GÌ' inve-<br />

stiti di qadà" tra i Compagni del Profeta furono sei: 'Umar, 'Ali, 'Ab-<br />

dallah, Ubayy, Zayd e abù Musa (Athir Usd, I, 50, lin. 8-10).<br />

(e) (abù 'Umar, da Muh. b. Sa'd, da al-Wàqidi). Il primo a scrivere<br />

per il Profeta al suo arrivo a Madinah fu Ubayy b. Ka'b. Ed egli fu primo<br />

200.


19. a. H. §§ 92-96.<br />

a scrivere in fondo alla lettera, aggiungendoci il « tal dei tali » (intende: 19- a- H.<br />

fu primo ad apporre la sua firma di segretario agli atti del Profeta). Quando ubayy b Ka'bi<br />

mancava Ubayy, scriveva Zayd b. Thàbit (Athir Usd, I, 50, lin. 10-12).<br />

abù Nu'aym è incerto quando morisse: secondo alcuni morì il 22. H.<br />

sotto 'Umar; secondo altri il 30. sotto Uthmàn.<br />

Questa seconda versione è la più giusta, perchè Zirr b. Hubay.s l'in-<br />

contrò sotto il califfato di 'Uthmàn (Athir Usd, I, 50, lin. 21-23).<br />

abù 'Umar dice che morì il 17.: secondo altri morì il 20.; secondo altri<br />

il 22.; secondo altri morì sotto il califfato di 'Uthman, l'anno 32. Ma i più<br />

sono per il califfato di 'Umar. Era bianco di capelli e di barba, che non si<br />

tingeva (Athir Usd, I, 50, lin. 23-25).<br />

§ 93. — Sua madre fii: Suhaylah bint al-Aswad b. Haràm b. 'Amr<br />

dei banù Màlik b. al-Naggàr. Ebbe due figli: al-Tufayl e Muhammad dalla<br />

moglie umm al-Tufayl bint al-Tufayl b. 'Amr b. al-Mundzii- b. Subay' b.<br />

'Abd Nuhm dei Daws, ed una figlia, umm 'Amr bint Ubayy, di cui non<br />

sappiamo il nome della madi'e. Fu alF'Aqabah coi settanta Ansar, se-<br />

condo la comune tradizione : scriveva nella g a h i 1 i y 3^ a h , quando pochi<br />

sapevan farlo, e nell'islam scriveva le rivelazioni al Profeta. Iddio ordinò<br />

a Maometto di leggere ad Ubayy il Q u r • a n , e il Profeta disse : « Chi naeglio<br />

« d'ogni altro sa leggere fi-a la mia gente è Ubayj^ » (S a a d , III, 2, pag. 59,<br />

lin. 8-16) [M.].<br />

§ 94. — («) (Muh. b. 'Umar, da Ishàq b. Yahya b. Talhah, dallo zio<br />

'Isa b. Talhah). Il Profeta gli die' fratello Talhah b. 'Ubaydallah, secondo<br />

altri: Sa'id b. Za^-d b. 'Amr b. Nufayl. Fu a Badr, Uhud, alla Trincea, e<br />

a tutte le campagne col Profeta (Saad, III, 2, pag. 59, lin. 16-23) [M.].<br />

(6) (Muli. b. Umar, da Ishàq b. Yahya, da 'Isa b. Talhah). Era uomo<br />

bassotto (dahdàh) né troppo piccolo, né grande (Saad. Ili, 2, pag. 59,<br />

lin. 23-25) [M.].<br />

(e) (Muh. b. 'Umar, da Ubayy, da 'Abbàs b. Sahl b. Sa'd al-Sà'idi,<br />

dal padre). Era di capelli e di barba bianca, e non si tingeva (Saad,<br />

III. 2. pag. 59. lin. 25-pag. 60, lin. 1) [M.].<br />

§ 95. — (Ismà'il b. abi Ibràhìm al-Asadi, da al-Garìri, da abù Nadrah,<br />

da uno di loro detto Gàbir o Gruwa3^bir). Andai da 'Umar per vin certo<br />

affare, e trovai al suo fianco un uomo canuto, dalle vesti bianche, che<br />

diceva alcune fidasi morali sull'importanza dell'operar qui per l'ai di là.<br />

Chiesi ad 'Umar chi fosse, ed egli mi rispose: «È il saj'yid dei Musul-<br />

«mani, Ubayy b. Ka'b » (Saad, III, 2, pag. 60, lin. 2-6 1<br />

[M.j.<br />

§ 96. — (a) (Rawh b. 'Ubàdah, da 'Awf, da alHasan, da 'Utayy b.<br />

Damrahj. Lo vide con capelli e barba bianca (Saad, III, 2, pag. 60,<br />

lin. 6-8) [M.].<br />

•ioi. 26


^8- 3- H.<br />

/^^ ('Ami- b. Asim al-Kilàbi, da Sallam h. Maskiu, da Imràn b. 'Ab-<br />

"<br />

[NECROLOGIO, -<br />

.<br />

ubayy b. Ka dallali). Ubavv b. Iva'b disse ad 'Umar b. al-Khattab: « Perchè non b.i mi<br />

« fai prefetto? ». — « Temo », rispose il Califfo, « che si macchi la tua<br />

«fede» (Saad, III, 2, pag. 60, lin. 12-14) [M.].<br />

§ 97. — (a) ("Afifan b. Muslim, da Wuhayb b. Khàlid, da Muli. b. 'Ab-<br />

daìlah. da Sufyàn, da Khàlid al-Hadzdzà', da abù Qilàbah, da Anas b.<br />

Malik). Il Profeta diceva: « Qiu'lli che meglio sa leggere (il Qur*àn) nella<br />

« mia ummah, è Ubayy 1). Ka'b » (Saad, III, 2, pag. 60, lin. 14-17) [M.].<br />

("Afifàn b. Muslim, da Wuhayb, da Ayyùb, da abù Qilàbah, da alui-l-<br />

(6)<br />

Muhallab, da Ubayy b. Ka'b). Finiva di leggere tutto il Qur àn in otto<br />

giorni, e Tamim al -Da ri in sette (Saad, III, 2, pag. 60, lin. 21-24) [M.j.<br />

§ 98. — (a) ('Arim b. al-Fadl e 'Affàn, da Hammàd b. Zayd, da 'Asim<br />

b. Balulalah, da Zirr b. Hubays). Uba3'y b. Ka b eia un uomo scontroso.<br />

Ed io gli dissi: « O abù-1-Mundzir, siimi cortese, ch'io voglio goder della<br />

« tua compagnia » (? versione incerta) (Saad, III, 2, pag. 61, lin. 1-3) [M.].<br />

{b) (Muli. b. 'Abdallah al-Asadi, da Sutj-àn, da ibn Abgar, da al-Sa'bi,<br />

da Masrùq). Domandai un parere ad Ubajy riguardo ad una cosa. Ed egli:<br />

« O figlio di mio fi'atello, è già avvenuta? ». — « No ». — « Aspetta dunque<br />

«che avvenga, e allora penseremo» (Saad, III, 2, pag. 61. lin. 3-6) [M.].<br />

(e) (Rawh b. Ubàdah e Hawdzah b. Khalifah, da 'Awf. da al-Hasan,<br />

da 'Utay}- b. Damrah). Dissi ad Ubayy b. Ka'b: « Che avete voi, o Com-<br />

« pagni del Profeta? Si viene da voi per una cosa da lontano sperando<br />

« nella vostra soluzione, e quando slam qui, trattate alla leggera le nostre<br />

« faccende ». Ed egli: « Per Dio, se io vivessi fino a questo venerdì, ti<br />

« du-ei riguardo ad esso una cosa, per cui poco mi importerebbe mi la-<br />

« sciaste in vita o mi uccideste ». Il venerdì il tradizionista andò per la<br />

strada, trovò gran ressa di persone per le strade, seppe che era morto<br />

Ubayy. Allora disse: « Per Dio, non ho mai visto persona cosi protetta come<br />

«quest'uomo!» (Saad, III, 2, pag. 61, lin. 6-15) [M.].<br />

§ 99. — f'Aflfàn b. Muslim, da Gafar b. Sulaj'màn, da abù 'Imràn<br />

al-Grawni, da Cfuudab b. 'Abdallah al-Bagali). Andai in Madinah in cerca<br />

di scienza, ed entrai nel masgid del Profeta; e v'era calca di gente che<br />

conversava. Cominciai a traversarla, e giunsi ad un crocchio, e v' era un<br />

uomo magro, con indosso due vesti, come se venisse da un viaggio. E lo<br />

udii dii-e: « Son periti quei dell' 'uqdah (nodo?), ecc.». E lo ripetè più<br />

volte. Mi assisi vicino a lui, e parlai con lui. Saputo che era Ubaj-y, lo ac-<br />

compagnai a casa. Era un uomo asceta, con oggetti l'uno pari all'altro in<br />

miseria. Lo salutai, mi rispose. Mi domandò di dove fossi. Ed io gli dissi:<br />

« dell' 'Iraq ». — « Son gente più curiosa di me! ». E io m'inquietai. E mi<br />

•M-2.


19. a. H. §§ 99-101.<br />

accoccolai sulle ginocchia, e alzai le mani (e rifece la mossa del suo viso), ^^- ^- ^<br />

e poi mi volsi alla qiblah, e dissi: « Allahumm, a te ci lamentiamo di ubayy b Kab.<br />

« loro: noi facciam le elemosine, e andiam cavalcando in cerca di sapienza,<br />

« e quando lì incontriamo, ci trattan male, ecc. ». Ed egli pianse, e prese<br />

a trattarmi bene, e a dirmi: « Non lio detto ciò, non ho detto ciò (?) ». E<br />

poi disse: « Allahumm, io ti prometto, se tu mi fai vivere fino a venerdì,<br />

« di dir quello che m'ha detto il Profeta, senza timor di alcuno ». Partii,<br />

ed io attesi il venerdì! Il giovedì era morto.<br />

« danno I<br />

Tornai nell' 'Iraq da abù Musa, e gli parlai di Ubayy. Ed egli: «Che<br />

Se<br />

fosse rimasto in vita, tu avresti potuto raccontarci una tal<br />

*cosa» rSaad, III, 2, pag. 61, lin. 19-pag. 62, lin. 12) [M.].<br />

§ 100. — (Muh. b. 'limar). Morì sotto 'Umar; secondo alcuni morì<br />

nel 22. a Madìnah; secondo altri nel 30. H. sotto il califfato di Uthmàn.<br />

E questa è la più probabile, perchè 'Uthmàn gli die' ordine di raccogliere<br />

il Qur-àn (Sa ad, III, 2, pag. 62, lin. 12-17) [M.].<br />

§ 101. — ('Arim b. al-Fadl, da Hammàd b. Zayd, da Ayyùb e Hisàm.<br />

da Muli. b. Sìrin). Uthmàn riunì dodici persone di Qurays e Ansar, tra<br />

cui Uba\y b. Ka'b e Zayd b. Thàbit, per raccogliere il Qur-àn (Sa ad,<br />

III, 2, pag. 62, lin. 17-20) [M.].<br />

203.


20 a. H.<br />

21 Dicembre 640 — Q Dicembre 641


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206.


20. a. H.<br />

IRAQ. — al-Kùfah: deposizione di Sad b. abl Waqqàs.<br />

§ 1. — (al-Wàqidi, senza isnàd). Nell'anno 20. H. il Calififo limar<br />

depose Sad b. abi Waqqàs dal governo di al-Kùfàh, perchè gli abitanti<br />

si lagnavano che egli non dirigesse bene le preghiere pubbliche (T a bari,<br />

I, 2594, Im. 15).<br />

Cfr. Athir, II. 444.<br />

Cfr. anche 21. H.<br />

IRAQ. — Governo di Sa d b. abl Waqqàs in al-KQfah.<br />

§ 2. — (Sayf b. Umar, senza isnàd). Il governo di Sad b. abì<br />

Waqqàs sulla provincia di al-Kùfah durò in tutto tre anni e mezzo, dalla<br />

fondazione di al-Kùfah in poi. La sua amministrazione si estese su tutta<br />

la regione fra al-Kùfah, Hulwàn, al-Mawsil. Màsabadzàn e Qarqisi^'à fino ad<br />

al-Basrah fTabari, L 2498).<br />

Se dunque al-Kùfah fu fondata nel 17. H. (cfr. 17. a. II., §§ là e<br />

segg.), con tre anni e mezzo di governo di Sad b. abi Waqqàs si airiva<br />

a circa la fine del 20. H. e il principio del 21. H., quando ebbero principio<br />

i preparativi per la campagna di Nihàwand, e quando appunto, secondo<br />

tutte le fonti, Sa'd b. abi Waqqàs fu deposto dal governo di al-Kùfah.<br />

§ 3. — (al-'Abbàs b. Hisàm [ibn] al-Kalbi, da suo padre [Muli. al-Kalbij,<br />

da abù Mikhnaf, da Muli. b. Ishàq). Sad b. abi Waqqàs fece fare una porta<br />

ben connessa (mubawwab) di legno (alla sua abitazione in al-Kùfah),<br />

che lo separava dal pubblico, e nel q a s r (dimora del governatore) si costruì<br />

una capanna di canne per suo uso particolare e privato ('). Allora il Califfo<br />

Umar mandò Muhammad b. Maslamah al-Ansàri (ad al-Kùfah), ordinan-<br />

207.


ss :f-5. 20. a. H.<br />

20. a. H. (logli di abbruciare tanto la porta quanto la capanna (al-khuss). Allora<br />

di Sad b^^abi"<br />

'^^ ^^ proso a thi' la iqàniah nei luoghi pubblici di pieghiera (aqàma ti<br />

waqqàs in al- iuasàgid),e allora di lui non si disse piìi altro che bene (Balàdzuri, 278).<br />

•"'*''•'<br />

Cfi-. Athir. II, 412.<br />

Dalle ultime parole del testo par si possa dedurre la ragione delle la-<br />

gnanze mosse contro Sa'd b. abì Waqqàs. Pare cioè che Sad facesse la<br />

così detta iqàmah in luogo appartato, recinto da canne, dove nessuno<br />

lo poteva vedere. — L'uso più recente impone che uno vicino all' i m à m<br />

appena i fedeli sono allineati, faccia la iqàniah, ossia una recitazione<br />

religiosa premessa alla preghieia regolare prescritta: ma nei primi tempi<br />

dell'Isiàm sulle varie parti del rito islamico regnava molta incertezza, e<br />

il numero grande dello tvadizioni sopra alcune questioni di rito sono la<br />

prova delle acute polemiche a cui esse diedero origine. Così, per esempio,<br />

per molto tempo si usò far la preghiera senza né 1' a dz a n ,<br />

o appello alla<br />

preghiera (ctì-. 1. a. H., § 54), né la iqàmah, e abbondano le tradizioni<br />

che lo confermano (cfr. Hanbal,!, 78, lin. 23-26; 141, lin. 10-13; 346,<br />

lin. 28-30: 353, lin. 31 e segg., occ).<br />

Nota I. — Sa'd li. abi Waqqàs era stato accusato da varie persone d'aver detto che gli dava<br />

noia il vociare della gente di piazza, ma Sa'd giurò a Mulianimad b. Maslamah che ciò non era vero,<br />

e il Caliifo 'Umar gli prestò fede iTabari, I, 2493, lin. l-'2 e 2494, lin. 3-4l.<br />

Cfr. Atliir. IL 412.<br />

§ 4. — (abfi Hanifah ai-Dinawari). Il Califfo 'Umar ebbe notizia che<br />

Sa'd b. abì AVaqqàs avesse costruita una porta all'ingresso del qa.sr di<br />

al-Kùfah: egli ordinò allora a Muhamniad b. Maslamah di recarsi ad al-<br />

Kùfah, di farsi portare del fuoco e di bruciare quella porta, ritornando<br />

poi immediatamente a Madinah. Così fu fatto, e Muhammad b. Maslamah<br />

potè compiere l'ordine e riprendere il cammino di Madinah prima che<br />

Sa'd sapesse quello che era accaduto: qviando ne fu informato, Sa'd nulla<br />

disse, sapendolo ordine del Califfo (Hanifah, 131).<br />

§ 5. — (al-'Abbàs b. al-Walìd al-Narsi, ed Ibràhìm al-'Allàf al-Basri:<br />

entrambi da abii 'Awànah, da 'Abd al-malik b. 'Umayr, da Gràbir b. Sa-<br />

murah). La gente di al-Kùfah accusò Sa'd b. abi Waqqàs presso il Califfo<br />

"L^mar di non compiere bene la preghiera. Sa'd protestò contro l' accusa<br />

dicendo che faceva la preghiera seguendo puntualmente il modo del Profeta:<br />

« io la pronunzio lentamente (a r k u d u) dur^,nte le due prime (f ì - 1 - ù -<br />

« layayn) ed accelero (ahdzufu) nelle due ultime (fì-1-ukhray ayn) ».<br />

'Umar (gli diede ragione) dicendogli: « Questo, o abù Ishàq, è (soltanto)<br />

« una supposizione sul conto tuo! » = (ossia le accuse non sono fondate).<br />

Egli mandò nondimeno alcuni ad al-Kùfah per fare un'inchiesta sul conto<br />

di Sa'd, ma in qualunque luogo di preghiera si recassero (i commissari)<br />

208.


20. a. H. 5-7.<br />

udirono sempre buoni rapporti sul conto di Sa d. Arrivati però m uno dei _20. a. H.<br />

,.,. ,. / -'•iN/iNT-i _.», ,_ri.ii ['IRAQ. - Governo<br />

luoghi di preghiera (masagid)(') dei banu Abs. un certo abu badali ^jj sad b. abT<br />

al-'Absi, interrogato su Sa'd b. abì Waqqàs osò affermare che questi non Waqqas in ai-<br />

. -, -1 1 •<br />

, ,<br />

• • • T • . 1 • -I n Kùfah.ì<br />

divideva il bottino m porzioni eguali, e non era giusto ed imparziale nelle<br />

sue decisioni. Sa'd b. abì Waqqàs fu molto adirato per l' ingiusta accu.sa<br />

e ad alta voce invocò Dio, pregandolo, che se l'arabo mentiva, gli prolun-<br />

gasse la esistenza, gli perpetuasse la sua povertà, lo privasse della vista e<br />

lo mandasse in malora. 'Abd al-malik b. 'Umayr narrò poi di aver visto<br />

questo abù Sa'dah in grande miseria nelle vie di al-Kùfah, lagnandosi che<br />

tutte le sue disgrazie venivano dalla imprecazione di Sa'd b. abì Waqqàs<br />

(Balàdzuri, 278).<br />

La questione della condotta di Sa'd nel dirigere le preghiere in al-<br />

Kufah è trattata in molte tradizioni: ne abbiamo parecchie nel Musnad di<br />

ibn Hanbal, per esempio, voi. I. pag. 175. lin. 12-15; 176, lin. 3-6; 179,<br />

lin. 18-21; 180. lin. 13-16, ecc. Cfr. anche Bukhàri. I, 195, lin. 1 e segg.,<br />

dove è detto che 1' 'Absita si chiamasse abti Sa'da Usàmah b. Qatàdah<br />

al-'Absi.<br />

La ragione di farne tanto caso nella tradizione, proviene forse in parte<br />

anche dal desiderio di alcune scuole di porre in cattiva luce gli abitanti<br />

di al-Kiifah. i quali, come vedremo, diedero molto filo da torcere a tutti<br />

i governatori. L' infelice riuscita di questi sembrò forse meno penosa rie-<br />

vocando la memoria del fatto che i Kufani avevan trovato a ridu-e sulla<br />

maniera di pregare persino del più antico Compagno del Profeta. In questo<br />

modo si coprivano abilmente le colpe di Sa'd e dei suoi successori, river-<br />

sando tutta la responsabilità sui Kufani stessi. Con tali schiarimenti in-<br />

tendesi anche meglio il significato intimo della tradizione del seguente<br />

paragrafo.<br />

Nota 1. — Questi masàgid non erano allora propriamente luoghi dedicati soltanto a preghiera,<br />

ma, come intende a dimostrare il Lammens in uno studio d'imminente pubblicazione, erano più pro-<br />

priaménte il luogo di riunione della tribù, là dove i capi discutevano le faccende interne della stii-pe,<br />

e dove nelle grandi circostanze avveniva l'assemblea generale di tutti i consanguinei per le decisioni<br />

da prendere in riunione plenaria. I masàgid esistevano an -he prima dell'Isiàm, perchè il termine non<br />

fu inventato da Maometto, e, come lo rivela il nome stesso, ery.no il luogo dove avvenivano quelle poche<br />

cerimonie cultuali che gli Arabi nomadi avevano occasionalmente l'uso di osservare.<br />

Dalle parole del testo è chiaro che i masàgid erano i centri dove i membri delle tribù si radunavano<br />

anche per semplici ragioni di sociabilità e di svago, per scambiare idee, pettegolezzi e conver-<br />

sare: perciò nei masàgid si scoprivano meglio che altrove gli umori delle tribù.<br />

§ 6. — (al-'Abbàs al-Narsi). Sa'd b. abì Waqqàs di.sse alla gente di<br />

al-Kiifah: «Nessun amìr vi piacerà mai, né voi piacerete mai a verun<br />

«amir» (Balàdzuri, 278) Cfr. 17. a. H., §§ 51-62.<br />

§ 7. — (al-Hasan b. 'Uthmàn al-Ziyàdi, da Ismà'il b. Mugàlid, da suo<br />

padre al-Mugàlid [b. Sa'ìd], da al-Sa'bi). 'Amr b. Ma'dikarib al-Zubaydi<br />

009. 27


KCifah.<br />

§§7, a 20. a. H.<br />

20. a. H. venne con un'ambasceiia al Califfo 'Uniai dopo la vittoria di al-Qàdi-<br />

' 0^^3-0 ^r^^b! «iyyali: il Califfo lo interrogò snl conto di Sa'd e sul favore che godeva<br />

Waqqàs in al- piesso la gente. 'Amr risposo: « L'ho lasciato che raccoglieva viveri per<br />

« i suoi con la pazienza d'una piccola formica (gam' al-dzarrah), e l'af-<br />

« fettuosa sollecitudine di una tenera madre (":'): arabo nel nutrire, nabateo<br />

« nel riscuotere le tasse: divide con perfetta eguaglianza, e giudica con giu-<br />

« stizia; e manda spedizioni (contro il nemico) » ('). Siccome poco prima<br />

Sa'd b. alii Waqqàs (aveva scritto ad '(Jmar) facendo gli elogi di 'Amr,<br />

il Calirt'o rispose: « Sembra che voi due siate d'intesa a lodarvi reciproca-<br />

« mente! ». — « Non è vero, o Principe dei Credenti, io ti ho semplicemente<br />

«annunziato quello che io so» (Balàdzuri, 278-279).<br />

Nota 1. — La risposta ili 'Amr è t'ormulata nel testo in prosa rimata, di cui è impossibile ren-<br />

dere le caratteristiclie in una versione. Perciò appunto omettiamo il resto della tradizione, in cui alibiamo<br />

altre domande del Califfo sulla guerra e sulle armi in generale, e le risposte di 'Amr sempre in<br />

prosa rimata. TI testo quindi continua: di poi il.Calififb 'Umar depose Sa'd b. abi Waqijàs e nominò 'Ammar<br />

b. Yasir governatore di al-Kufab, ma gli abitanti si lagnarono anche di lui, lo accusarono di debolezza<br />

e d'ignoranza nelle arti di governo. Perciò anche 'Ammar fu deposto dopo un anno e nove mesi, e il<br />

Califfo ; perdette la pazienza con la gente di al-Kufahl esclamando: « Clii può farmi da avvocato dinanzi<br />

• alla gente di al-Kufah? Se nomino un governatore forte, lo combattono e lo coritradicono; se nomino un<br />

«debole, lo disprezzano!». Allora chiamò al-Mughirah b. Su'bah, il quale era ritornato a Madinah dopo<br />

la vittoria di al-Qàdisiyyah, egli domandò: < Se io ti nomino governatore di al-Kufah, ricadrai tii nella<br />

'Colpa di cui fosti sospetto?». al-Mughirah diede assicurazioni di voler agire diversamente di prima,<br />

ed 'Umar lo mandò ad al-Kufah, dove rimase come governatore sino all'elezione di 'Uthmàn. Questi<br />

depose al-Mughirah, e diede per un tempo il governo di al-Kufah a Sa'd (b. abi Waqqas) ; poi desti-<br />

tuito anche lui, vi mandò al-Walid b. 'Ubaydah b. abi Mu'ayt b. abi 'Amr b. Umayyah. Quando questi<br />

giunse ad al-KQfah, Sa'd (argutamente) gli disse: «O tu sembrerai intelligente dopo di me, o io sem-<br />

«brerò stupido dopo di tei». Più tardi il Califfo 'Utjinuin depose al-Walid e mandò ad al-Kfifah Sa'id<br />

b. al-'Às b. Umayyah (Balàdzuri, 279-280).<br />

Su questi mutamenti di governatori e gli eventi politici con essi connessi avremo a ritornare<br />

nell'annata successiva: al-Balà(izuri dà questo riassunto per porgere un'idea delle difficoltà incontrate<br />

dal Califfo nel governare al-Kiifah sin dai primi giorni della sua fondazione.<br />

§ 8. — ibn al-Grawzi afferma che la deposizione di Sa'd b. abi Waqqàs<br />

avvenne nel 17. H., ma poi aggiunge che, secondo altri, la deposizione può<br />

essere avvenuta o nel 20. o nel 22. H. Sa'd fif accusato di non pregare<br />

bene, di non dividere egualmente il bottino, e di non essere giusto nelle<br />

sue sentenze: principale accusatore fu Usàmah b. Qatàdah al-'Absi cui Sa'd<br />

maledisse con funesti risultati (Gawzi, I, fol. 36,r.-37,r.).<br />

•Si osservi come gli accusatori di Sa'd, se sono menzionati, apparten-<br />

gono alla tribù degli 'Al)s, ossia ad una delle tribù nomadi che diede<br />

molte noie al Profeta, e prese le armi contro l'Islam sotto il falso profeta<br />

Tulayhah nell'anno 11. H. (cfr. 11. a. H., §§ 87, 88, 119, 123, 131, 159<br />

nota 1, ecc.). Dunque la tradizione mira evidentemente a rendere invL^^i<br />

gli accusatori, ma allo stesso tempo è chiaro che il fondo dell'accusa è<br />

vero, e che gli accusatori principali erano i nomadi accorsi ad al-Kùfah.<br />

Questa constatazione è preziosa in quanto rivela la ragione principale del-<br />

21(1.


20. a. H. §§ 8, 9.<br />

r indomabile turbolenza dei Kufani, che erano tutti membri delle più irre- 20. a. H.<br />

,.,,,,.,.„ ['IRAQ. - Governo<br />

quiete tribù nomadi dell Arabia Centrale. di Sad b. abr<br />

§ 9. — Queste poche tradizioni danno un cenno assai incompleto pur- Waqqas m ai-<br />

. -, . -11 Kufah.]<br />

troppo, ma anche assai significativo sul vero stato d'animo degli eroi delle<br />

conquiste, e sui rapporti reali tra loro ed il Califfo. Cominciamo a vedere<br />

clie questi Compagni, tanto glorificati dalla tradizione, erano uomini come<br />

tutti quelli che li seguii'ono, egualmente soggetti a debolezze e difetti. Più<br />

avanti avremo a riassumere il nostro giudizio su Sa'd b. abi Waqqas, onde<br />

ci asteniamo pel momento dal dilungarci su tale argomento, perchè nel<br />

corso della nostra analisi storica troveremo altri elementi sicuri per stabi-<br />

lire come Sa.'d, messo al governo di al-Kùfah, manifestasse alcuni difetti<br />

di carattere, che spiacquero ai suoi dipendenti ed al Califfo: egli si mostrò<br />

sovrattutto uomo debole e prono a subù-e influenze.<br />

Quanto è contenuto in questa sezione, e quanto già si rilevò a pro-<br />

posito della battaglia di al-QàdisÌ3')ah, sta a confermare tale asserto: ad al-<br />

Qàdisiyyah egli era malato e non sembra mostrasse un grande ardore mar-<br />

ziale, dacché la vedova di al-Muthanna ebbe motivo di fare un paragone<br />

poco hisinghiero tra Sa'd ed il suo primo marito (cfi-. 16. a. H., §§ 10,<br />

76). È certo altresì che Sa'd si trattenesse oziosamente in al-Madà-in dopo<br />

l'espugnazione di essa, per un tempo considerevole, e con pari certezza<br />

possiamo affermare che la fondazione di al-Kùfah fu ordinata dal Califfo<br />

'Umar. appunto per sottrarre gli Arabi dall'ambiente corruttore di al-Ma-<br />

dà'in (cfi-. 17. a. H., §§ 4, 9, 10). Dacché d'altra parte la tradizione con<br />

il suo silenzio sembra escludere che Sa'd suggerisse o chiedesse tale misura<br />

di precauzione, avremmo buone ragioni per ritenere che egli stesso sia stato<br />

più o meno attratto dalla civiltà sassanida, sino ad accettare in qualche<br />

lieve misura e adottare costumi sassanidi.<br />

L'incidente della porta bruciata per ordine del Califfo (cfi'. 17. a. H.,<br />

§ 47. e poc'anzi §§ 3 e 4), è indizio sicuro della correttezza di siffatta indu-<br />

zione. Sa'd adottò indubbiamente, in forma forse molto larvata, il concetto<br />

politico proprio dei Sassanidi, ed in genere delle antiche civiltà asiatiche,<br />

che il capo dello Stato per conservare il suo prestigio sul volgo, debba iso-<br />

larsi dal medesimo e non esser con esso in immediato e continuo contatto.<br />

Nell'Arabia primitiva questo principio eia sconosciuto, ed anzi contrario<br />

alla natura dell'arabo a un tempo fierissimamente aristocratico e demo-<br />

cratico. Ogni arabo si crede superiore per virtù e lignaggio a tutti, ma,<br />

per una convenzione che egli ritiene necessaria al vivere sociale, tollera di<br />

essere trattato da eguale dall'ultimo dei suoi consanguinei nei rapporti della<br />

vita quotidiana. Così Maometto viveva in stanzuccie, separate dalla corte<br />

211.


9, 10. 20. a. H.<br />

20. a. H. della sua dimoia, la cosi detta moschea di Madinah, da una semplice<br />

di Sad b. abi tenda di lana caprina: chiunque aveva da parlargli poteva presentarsi<br />

Waqqas in al-<br />

^jj;^ porta e chiamarlo, senza altri intermediari che un servo, e senza eti-<br />

Kufah.l , T ..<br />

chetta di sorta.<br />

Questo era l'esempio che Sa'd avrebbe dovuto seguire, ma egli com-<br />

prese che i tempi mutavano, e nel seguire la corrente d' imitazione dei<br />

vinti, che ben presto si delineò tra gli Arabi, incorse nello sdegno del<br />

Califfo, il quale lo voleva fedele alle tradizioni del Profeta] e non contami-<br />

nato da innovazioni di provenienza straniera. Da ciò le misure severe del<br />

Califfo. Se poi il modo come 'Umar volle eseguito il suo ordine riuscì a<br />

una cocente umiliazione per Sa'd, la sola spiegazione di siffatta condotta<br />

può essere l'aver Sa'd adottato costumi sassanidi in una misura ritenuta<br />

pericolosa dal Califfo, il quale mirò a infrenare nella persona del governa-<br />

tore l'introduzione di altre e simili costumanze persiane nel resto dei fedeli<br />

immigrati in Babilonide. Tali considerazioni possono altresì spiegare in<br />

gran parte l'accusa non ben chiara né intelligilìile, mossa a Sa'd sul modo<br />

di fare la preghiera.<br />

§ 10. — Sa'd, come uno dei primissimi Compagni del Profeta, avrebbe<br />

dovuto essere, e fu certamente un tempo, una delle prime autorità islamiche<br />

sul modo come il Profeta faceva le preghiere. Le accuse quindi mossegli dai<br />

Kufani, musulmani tutti di recentissima data, sul modo suo di far le pre-<br />

ghiere, sembrano in stridente contradizione con il buon senso. Solo chi<br />

aveva maggiore anzianità ed autorità dottrinale di Sa'd avrebbe potuto<br />

muovergli siffatto rimprovero. La tradizione specifica un 'Absita quale ac-<br />

cusatore; ma si esprime anche in tal modo da far intendere che l'accusa<br />

partisse da una convinzione pressoché generale, che non ammetteva discus-<br />

sione. L'accusa appare tra le cause che portarono alla sua destituzione, anzi<br />

è data come la principale, l'unica quasi. Ciò si spiega soltanto in un modo,<br />

che cioè Sa'd b. abì Waqqas, nel compiere il suo dovere di direttore della<br />

preghiera pubblica, non avesse seguito sempre le medesime norme costanti<br />

ed invariabili, e che i suoi dipendenti, più attaccati alla conservazione di<br />

usi arabici, vedessero nelle modificazioni introdotte da Sa'd alle formalità<br />

del rito, la imitazione di qualche consuetudine d' origine straniera. La tra-<br />

dizione si è trovata in questo punto in grandissime difiicoltà, essendo Sa'd<br />

uno dei più grandi e celebri Compagni; e quindi ha sentito .<br />

una<br />

ben na-<br />

turale ripugnanza a dire tutta la verità, contentandosi di quel tanto ne-<br />

cessai'io a spiegare e giustificare la condotta del Califfo 'Umar. al-Balàdzuri<br />

ha tentato ridun-e tutta la questione al modo come Sa'd facesse la iqàmah<br />

(cfr. § 3). Spiegazione che non può essere accettata come sufficiente. — E<br />

212.


20. a.. H. § 10.<br />

possibile però che Sa d — nonostante il suo carattei'e venerabile di Com- _20- a. H.<br />

pagno — non avesse condotta ii-reprensil^ile e nel dirigere la pubblica pre- ^i Sad b. abr<br />

ghiera si permettesse atti che offendevano i sentimenti arabici, piuttosto Waqqàs in al-<br />

che quelli islamici dei presenti. Egli fece forse qualche concessione agli<br />

usi della Babilonide, incorrendo nello sdegno degli Arabi, e specialmente<br />

di quelli che erano meno disposti a riconoscere l'egemonia di Madinah e<br />

meno proclivi ad infatuarsi di cose religiose. Di più non possiamo dire,<br />

sènza perdersi in congetture: la tradizione tace perchè ha qualche cosa di<br />

grave da nascondere. •<br />

L'incidente della deposizione di Sad b. abi Waqqàs è un'altra prova<br />

della poca autorità effettiva, del poco vero potere che aveva Umar sui<br />

Musulmani nelle provinole. Egli non potè imporre la sua volontà ai Ku-<br />

làni e, come vedremo in appresso, dovette più volte cedere alle insistenze<br />

dei medesimi, mutando più volte governatore non appena gli abitanti non<br />

volevano più subirlo. — Ci troviamo evidentemente in condizioni ammi-<br />

nistrative del tutto primordiali e il contegno dei Kufani è identico a<br />

quello che sarebbe stata una congrega di nomadi nel deserto; appena un<br />

capo non piace più, viene deposto. Umar non poteva far altro che seguire<br />

la corrente. Gli abitanti di al-Kùfah erano quasi tutti nomadi d'Arabia<br />

centrale ed orientale e la loro ingenita turbulenza fu tramandata ai posteri<br />

loro, creando in al-Kùfah il centro più irrequieto <strong>dell'Islam</strong>. Solo gli<br />

Umayyadi riuscirono temporaneamente a domarli, ma a costo, di quali sa-<br />

crifizi e... con quali mezzi! 'Umar non aveva né il diritto né i mezzi di<br />

decapitare i disobbedienti come fecero più tardi Ziyad b. Abihi in al-Basrah<br />

e al-Haggàg b. Yùsuf in al-Kùfah.<br />

Terminiamo questi brevi appunti, tacendo notare come i tre anni e<br />

mezzo che Sad b. abi Waqqàs passò in al-Kùfah qual governatore, furono<br />

pressoché privi d'incidenti: Sad, a quanto pare, non si mosse mai dalla<br />

novella città, si astenne dal prendere parte alcuna ad altre spedizioni mili-<br />

tari; talché quante se ne fecero da al-Kùfah furono di poco o niun momento,<br />

e condotte da luogotenenti. Quando tale contegno supino ebbe rianimato i<br />

Permiani, ed indotto il re Yazdagird a riunire un nuovo esercito, il comando<br />

della novella spedizione (nel 21. H.) fu assunto da un membro oscuro<br />

della bellicosa tribù dei Muzaj-nah, ed 'Umar depose Sa'd dal governo di<br />

al-Kùfah. Non abbiamo bisogno, io credo, di altre prove per constatare la<br />

neghittosità di Sa'd b. abi Waqqàs e la necessità risentita da Umar di<br />

mettere in mani più competenti la direzione degli affari dell' 'Iraq. Ma di<br />

ciò discorreremo sotto l'anno 21. II. ,<br />

213.


20. 3. H.<br />

[PERSIA-ARABIA.<br />

• Precedenti del-<br />

la battaglia di<br />

Nihàwand.i<br />

S§ U.<br />

!•-'. 20. a. H.<br />

PERSIA-ARABIA. — Precedenti della battaglia di Nihàwand.<br />

§ 11. — Seguono alcune notizie riferite da al-Balàdzuri precisamente<br />

iicU'anuo 20. 11. Tale cronologia è probabilmente corretta, e tutto porta<br />

a credere che la grande battaglia di Nihàwand. combattuta nel 21. H,,<br />

axesse alcuni precedenti immediati nell'anno 20. H., giacché è naturale<br />

che dopo i grandi disastri dell'impero sassanida, i magnati persiani pen-<br />

sassero alla riscossa e radunassero, forse ad istanza dei ministri del re,<br />

forze, danari e provviste per mi tentativo di riconquista di al-Madàùri. La<br />

Persia, come già ripetutamente dicemmo, era stremata di forze anche<br />

prima che gli Arabi ricadessero. 11 disastro di al-Qàdisiy^-ah, seguito<br />

dalla caduta di al-Madà-in e dalla disfatta di óalùlà-. inflisse tali e sì fa-<br />

tagli perdite alla potenza militare sassanida, che non dobbiamo meravi-<br />

gliarci se passarono quasi cinque anni prima che la Persia sembrasse risol-<br />

levarsi dal suo stato, potremmo dire, comatoso. La difesa pertinace del<br />

Fàris contro l'avanzata araba fu fatto locale, e forse eireremmo a colle-<br />

garla troppo intimamente con la campagna di Nihàwand, la quale fu l'ultimo<br />

sforzo collettivo di tutta l'amministrazione sassanida. Su questo argomento<br />

non occorre soffermarsi adesso, perchè ne riprenderemo l' esame nell' an-<br />

nata seguente, narrando la campagna di Nihàwand con la scorta di tutte<br />

le fonti.<br />

§ 12. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Quando (il re) Yazdagird fuggì<br />

da Hulwàn nell'anno 19. H. (cfi'. 19. a. H., § 2), i Persiani e la gente<br />

di al-Rayy, di Qùmis [nel Tabaristàn: cfr. Yàqùt, IV, 203; Maynard<br />

Dict., 464-465], di Isbahàn, Hamadzàn e di al-Màhayn [? i due<br />

Mah.? Màhàn, nel Kirmàn: Yàqùt, IV, 405] iniziarono tra loro una<br />

corrispondenza e si riunirono numerosi intorno a Yazdagird. Questo acca-<br />

deva nell'anno 20. H. Allora Yazdagird affidò il comando delle nuove<br />

schiere a Mardàn.sàh Dzù-1-Hàgib, e fece di nuovo inalberare lo (stendardo<br />

nazionale) al-Dirafsik àbiy àn (cfr. 16. a. H., § 16). Le forze persiane<br />

ragunate salirono, chi dice a 60,000, chi dice a 100,000 uomini. 'Ammàr<br />

b. Yàsir [governatore di al-Kùfah nel 2L H.] scrisse al Califfo 'Umar per<br />

informarlo di questi preparativi. Il Califfo voleva assumere in persona il<br />

comando della campagna persiana, ma poi ebbe timore che crescesse (iu-<br />

ta s a r a) la faccenda degli Arabi nel Nagd (a m r a 1 A<br />

- '<br />

r a b b i - N a g d<br />

[significato oscuro!]), e altrove. Alcuni gli consigliarono di mandare rin-<br />

forzi dalla Siria e dal Yaman, ma d'altra parte egli ebbe timore che i<br />

G-reci potessero minacciare di nuovo la Siria e gii Abissini dar molestia<br />

nel Yaman. Perciò scrisse alla gente di al-Kùfah, di mandare due terzi<br />

delle loro forze contro il nemico e lasciarne un terzo a difendere il paese:<br />

214.


20. a. H. 12, 13.<br />

scrisse anche alla gente di al-Basrah di mandare un corpo di armati. Poi<br />

disse: « Voglio dare il comando ad un uomo che sarà il primo ad essere col-<br />

« pito dalle lancie » f? versione incerta) ('), e scrisse ad al-Nu'màn b. 'Amr<br />

b. Muqarrin al-Muzaiii. che si trovava con al-Sà-ib ì). al-Aqra' al-Thaqafi,<br />

conferendogli il comando delle schiere: se egli era ucciso, il comando do-<br />

veva passare a Hudzaj'fah b. al-Yamàu, ucciso lui, a Grarir b. Abdallah<br />

al-Bagali. ucciso anche lui. ad al-Mughirah b. Su'bah, e ucciso infine anche<br />

questo, ad al-As'ath b. Qays. al-Nu'màn era allora luogotenente in Kaskar<br />

e suo territorio: alcuni dicono fòsse in Madinah. e che 'Umar lo nominasse<br />

direttamente ed a viva voce (musàfa hat*"). al-Nu'màn partì perciò da<br />

Madinah (Balàdzuri, 302-303).<br />

Nota 1. — Probabilmente «che sia il primo ad affroutare le punte iBirate delle lance.» (cfr. lezione<br />

di abn Nu'a3'm, riferita nella nota e di al-Baladzurii, cioè un comandante valoroso e solerte, che non si<br />

contenti di dirigere da lontano la battaglia (allusione indiretta a Sa'd b. abi Waqqàs: cfr. poc'anzi § 9 1,<br />

ma combatta lui stesso quando occorra in prima fila, e si faccia uccidere come i semplici gregari. Da<br />

ciò la prevista e regolata nomina di altri quattro comandanti.<br />

Questi cenni però sono tutte predizioni e previsioni ab evento, perchè i cronisti orientali non pos-<br />

sono resistere alla tentazione che gli attori dei drammi storici in qualche modo preveggano il futuro e<br />

vi apportino preventivo inmedio. E residuo dei concetti primordiali, secondo i quali il re o capo tribù ha<br />

facoltà divinatorie speciali, dovute all'origine soprannaturale dell'autorità regale. Questo stesso senti-<br />

mento, nelle tradizioni della scuola iraqense, ci ha presentato il Califfo abii Bakr, il quale preordina<br />

il piano di guerra dei suoi innumeri luogotenenti, e assiste al compimento preciso del medesimo, dando<br />

rosi prova di aver tutto previsto, e a tutto provveduto. Se tal non fosse il re, la mente dell'uomo pri-<br />

mitivo non potrebbe acconciarsi a riconoscergli l'autorità regia: guai se si convincesse che tra il re e<br />

un altro uomo qualunque non esiste, nei riguardi della conoscenza e della prescienza delle cose, diffe-<br />

renza alcuna. Abbiamo un senso affine presso i Latini, presso i quali tutto si aspetta dallo Stato, e si<br />

esige che tutto abbia preveduto e disposto.<br />

PERSIA-MESOPOTAMIA ORIENTALE. — La conquista dell'Assiria<br />

(al-Mawsil).<br />

§ 13. — La notizia precisa di al-Balàdzuri, e non contradetta da altri,<br />

tranne da Sayf b. Umar, sulla conquista di al-Mawsil nel 20. H., ci dà<br />

ragione di ritener per vera la cosa. È singolare però come la espansione<br />

araba dalla Babilonide in su verso il nord appaia essersi svolta con tanta<br />

lentezza, se paragonata con gli eventi militari anteriori. Sembra quasi<br />

scorgere o un momento di stanchezza, o una sosta dovuta a varie ragioni<br />

d'equilibrio interno. Gl'invasori arabi erano ben poco numerosi ed il paese,<br />

percorso dalle loro incursioni vittoriose sino a G-alulà-, era assai più vasto<br />

di quanto essi potessero normalmente occupare e difendere con le loro<br />

schiere limitate. I militi musulmani, rammentiamolo!, erano poche mi-<br />

gliaia di uomini ancora imperfettamente disciplinati. Perciò vediamo, dopo<br />

Gralùlà-, una certa tendenza a restringere il campo di azione, e invece di<br />

stabilirsi in al-Madà-in, gli Arabi fi.ssare il loro centro amministrativo in<br />

al-Kùfah. Il moto d'espansione era stato finora quasi esclusivamente ag-<br />

•215.<br />

20. a. H.<br />

[PERSIA-ARABIA.<br />

- Precedenti del-<br />

la battaglia di<br />

Nihàwand.l


§§ 13, 14. 20. a. H.<br />

20. a. H. «M-es.sivo e militare: gli emigrati erano tutti soldati; ma l'onda di emigra-<br />

POTAMI A o- >'-ioiie vera e propria comincio a muover.si soltanto dopo che la notizia dello<br />

RiENTALE.-La vittorie si t'u propagata in tutta la penisola arabica. Per muovere le tribù<br />

r*As*s'iria*(ai- occorsc però un certo tempo, che fu precisamente quello del periodo di<br />

Mawsìi).] sosta nel progresso delle conquiste arabo. Quando le tribù cominciarono a<br />

muoversi dall' interno della penisola verso la periferia ed a premere sui<br />

primi usciti, allora, non bastando i tributi delle terre conquistate a soppe-<br />

rire agli aumentati bisogni, fii necessario mettere a contributo novelle re-<br />

gioni. Così gli emigrati nuovi si unirono ai primi e diedero prineipio alla<br />

nuova e lenta espansione successiva, che evitando però le asperità dei monti<br />

iranici, preferì ditìfondersi prima per la pianura lungo le pendic-i dell'alti-<br />

piano irano-armenico: così fu sottomessa la regione tra il Zagros e il Tigri,<br />

poi Takrit, ed infine al-Mawsil. La conquista di queste regioni fu, come<br />

si disse, lenta, ossia in stretta relazione con il moto d'emigrazione delle<br />

tribù arabe. Dal piano si tentò l'assalto dei monti soltanto quando la parte<br />

pianeggiante tii tutta sottomessa: allora fu giuocoforza dare la scalata al-<br />

l'altipiano iranico ed armenico.<br />

La parte della Mesopotamia in cui sorgeva al-Mawsil era la metà che<br />

apparteneva ai Persiani (eh-. 18. a. H., § 81). Questo spiega come la con-<br />

quista di essa sia avvenuta con le schiere combattenti contro l'impero per-<br />

siano e non con quelle della Siria. Gli Arabi osservarono con singolare<br />

cura le esistenti circoscrizioni amministrative e politiche, e come 'Amr b.<br />

al-'Às neir invadere l'Egitto lasciò a Mu'àwiyah la sottomissione di Ghazzah<br />

ed 'Asqalàn (cfi-. 19. a. H.. §§ 31, 38), così 'lyàd b. Ghanm limitò nel 18. H.<br />

le sue conquiste alla sola metà occidentale della Mesopotamia. Si vede che<br />

su questo punto, per ragioni fiscali sovrattutto, come proveremo ft-a breve,<br />

tra i comandanti regnò sempre perfetta e mai violata intesa. — Vedremo più<br />

tardi, sotto 'Uthmàn, che appena si volle derogare da questo principio e si<br />

unirono, per una conquista le schiere di varie provincie, scoppiarono vi-<br />

vissimi attriti e minaccio di disordini.<br />

§ 14. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Il Califfo 'Umar mandò 'Utbah<br />

b. Farqad al-Sulami nel 20. H. a governare al-Mawsil: 'Utbah aggredito<br />

dalla gente di Nìnawa, espugnò a viva forza il castello che sorgeva sulla<br />

sponda orientale del Tigri. Quindi passò il fiume e prese l'altro castello<br />

a patti: gli abitanti dovevano pagare la gizyah, e quanti preferivano<br />

emigrare potevano farlo liberamente. Nel (territorio di) al-Mawsil 'Utbah<br />

trovò molti paesi (diyàràt) che si sottomisero pagando la gizyah. Egli<br />

conquistò poi al-Marg [Y a q ù t , IV, 488] e i suoi villaggi, il territorio di<br />

Bàhudzra fY a q ù t , IV, 683], Bà'adzra [Y a q ù t , I, 472], Hibtùn [Y a q ù t<br />

21fi.


20. a. H. §§ 14-19.<br />

IL 1931, al-Hivànah, al-Ma'allah liei., IV, 6831, Dàmii-, e tutte le fortezze<br />

- ,. /. T^ T T^- , T-. . , /o / ^ -r. T • ,r<br />

(ma aqil) dei Kurdi. Di poi si recò a Ba aynàtjia(.'') (cfr. Bakri e Ma-<br />

20. a. h.<br />

[PERSIA-MESOpotamiaoràsid,<br />

s. V.) di Hazzali<br />

,^'-Ti<br />

e la<br />

'TTi<br />

sottomise.<br />

1 I 1 TX T • 1 in •<br />

RiENTALE.-La<br />

conquista del-<br />

(Piu tardi) balih b. Ubadah al-Hanidàni. comandante della guarnì- l'Assiria (ai-<br />

o-ione di al-Mawsil. sottomise anche Tali al-Sahàrigah e Salaq bani-1- Mawsil).]<br />

Harrin (Bai a dz uri, 331-332).<br />

Cfr. anche Khaldun, II, App., pag. 107; Athìr, II, 408, lin. 19-24.<br />

§ 15. — (Mu'àfa b. Tàwus, dai dotti di al-MawsiJ). Anche Urmiyah<br />

fu uno dei paesi conquistati dalle milizie di al-Mawsil sotto 'Utbah b.<br />

Farqad, e per un certo tempo il kharàg di quel paese era versato in<br />

al-Mawsil. Lo stesso dicasi di al-Hùr (? forse al-Kharaz, cfr-. Barbierde<br />

Meynard, Dlctionncùre, pag. 220 e nota), Khuwayy [Yàqùt, II, 502] e<br />

Salamàs [id,. III, 120]. Ammettesi però che, secondo alcuni, 'Utbah b.<br />

Farqad espugnò Urmiyah, quando conquistò rAdzarbaygàn (cioè nell'anno<br />

22. H.) (Baladzuri, 332).<br />

§ 16. — (al-'Abbàs b. Hisàm al-Kalbi. da suo padre ibn al-Kalbi, da<br />

suo nonno Muh. b, al-Sa-ib al-Kalbi). Il primo che fissasse la sua stanza<br />

fikhtatta) in al-Mawsil, vi stabilisse gli Arabi, e ne facesse una città<br />

(massarahà), fu Harthamah b. 'Arfagah (o 'Arfagah b. Harthamah:<br />

e-fr. Durayd, 282) al-Bàriqi (Baladzuri, 332).<br />

§ 17. — (Ishàq b. Sulaymàn al-Sahruzùri, da suo padre Sulaymàn, da<br />

Muli. b. Marwàn, da al-Kalbi, da uno degli Al 'Azrah al-Bagali). 'Azrah<br />

b. Qays al-Bagali, luogotenente del Califfo 'Umar in Hulwàn, tentò la con-<br />

quista di Sahruzur [nel Gabal: Yàqut, III, 340; Maynard Dict., 366-<br />

358], ma non vi riuscì. (Più tardi) Utbah b. Farqad al-Sulami (governa-<br />

tore di al-Mawsil) vi fece una spedizione e sottomise la città dopo un breve<br />

combattimento ed a condizioni simili a quelle alle quali si arrese Hulwàn.<br />

1 Musulmani ebbero molto a soffi-ire da punture di scorpioni: quanti erano<br />

punti morivano (Baladzuri, 333).<br />

§ 18. — (Ishàq [b. Sulaymàn al-Sahruzru'i], da suo padre [Sulaymàn],<br />

dai suoi maestri). 'Utbah b. Farqad al-Sul;imi sottomise gli abitanti di<br />

al-Sàmaghàn [distretto della Media, sul confine col Tabaristàn: Yàqut,<br />

III, 364; Maynard Dict., 371] e di Daràbàdz, pattuendo che essi pa-<br />

gassero la gizyah e il kharàg, ed in compenso avessero salva la vita<br />

e i beni, ed avessero libero transito per il paese (Baladzuri, 333-334).<br />

§ 19. — (abù Ragà al-Hulwàni [o al-Fàrisi, il cui nonno fu presente<br />

ad al-Qàdisiyyah : Baladzuri,<br />

269], da suo padre, dai dotti di Sahruzur).<br />

Sahiuzìir, al-Sàmagliàn e Daràbàdz (') furono tutte conquistate da 'Utbah<br />

b. Farqad al-Sulami (governatore di al-Mawsil): egli aggredì anche i Kurdi<br />

• -217. 28


I<br />

§g 19-21. ^"' ^* **•<br />

20. a. H. ^> li battè lou gravi perdite. Allora scrisse al Califfo 'Umar d'esser giunto<br />

PERSIA-M ESO<br />

POTAM I<br />

A O con U- sue conquiste ai confini deirAdzàrba_ygàn (e chiese il permesso di<br />

RiENTALE.-La invaderò auclR' questa regione). Umar gliene diede il governo (cioè diede<br />

r°A"s's'irta^(aV<br />

'^ ^"" ^'unsouso, e 'Utbah invase l'Adzarbaygàn): al governo di al-Mawsil,<br />

Mawsii).] (li\.nuto ora vacante, il Califfo propose Hart^iamah b. 'Arfàgah al-Bàriqi<br />

(Baladzuri, 334).<br />

XoTA l. — ^al-Balàdzul•i, senzR isnàdl. Sahnizur e tutto il suo distretto non cessò dal restare<br />

unita alla provincia di al-Mawsil, finché ne fu divisa alla fine del Califfato di al-Rasid : allora fu ccsti-<br />

tuita in una provincia separata sotto un proprio governatore, unitamente con al-Sàmaghàn e Daràbàdz.<br />

Il governatore riceveva come salario duecento dirham per ogni kiìrah di al-Mawsil: perciò il novello<br />

governatore di Sahruzfir eVibe una paga di (iO(l dirham (per amministrare i tre luoghi summenzionati)<br />

(Balàdzuri, 334).<br />

SIRIA. — Mutamento di governatori.<br />

§ 20. — Nel mese di Miiliarram dell'anno 20. H. il Califfo Umar nominò<br />

Sa'id b. 'Amir b. Hidzyam al-Grumahi, governatore di Hims, ma nel<br />

mese successivo di Grumàda I. lo stesso governatore cessò di vivere, con<br />

sommo dispiacere di tutti, perchè si era fatto amare per la bontà del suo<br />

governo. Altri pongono però la sua morte nel 19. a. H. in Qa}sàriyyah,<br />

altri nel 21. a. H. (Hagar, II, 197). Gfr. più avanti §§ 25 e 35 e Ne-<br />

crologio del 21. a. H.<br />

SIRIA-ASIA MINORE. — Prima invasione del territorio greco e spe-<br />

dizione marittima.<br />

§ 21. — (a) Già sotto l'anno 16. TI. (cfr. 16. a. H., §§ 310, 311, 313,<br />

814) raccogliemmo alcune tradizioni, che pretendono dare notizia delle<br />

prime incursioni arabe nel territorio bizantino oltre i confini della Siria.<br />

— Credo che queste notizie siano scorrette e risulta improbabile che gli<br />

Arabi prima ancoi-a di avere sottomesso tutto il piano inesopotamico si<br />

siano slanciati tra i monti che chiudono a settentrione l'altipiano sLrio. —<br />

Le notizie che diamo qui appresso sembrano meglio autenticate e pare che<br />

nel 20. H. avvenisse davvero la prima incursione araba in territorio bizan-<br />

tino al di là dell'Amanus. Ciò va forse messo in correlazione con la cam-<br />

pagna d'Egitto e può essere considerato come una mossa strategica per<br />

dividere l'attenzione dei Bizantini e trattenerli dal soccorrere gli Egiziani.<br />

— È però degno di nota che anche in questa cii"COstanza riappare il Ca-<br />

liffo 'limar per vietare ai suoi luogotenenti d'invadere nuove terre. E quindi<br />

da presumersi che vivente 'Umar non si facessero altre razzie oltre il confine<br />

in Asia Minore.<br />

(6)<br />

(al-'Tabari, senza isnàd). Nell'anno 20. H. il generale abù Bah-<br />

riy3^ah 'Abdallah b. Qays al-Kindi fece incursione nel territorio greco in<br />

•21S.


20. a. H. §§ 21-24.<br />

Asia Minore (Ard al-Eùm): si dice perciò che egli sia stato il primo 20. a. H.<br />

o-enerale musulmano che invadesse quella regione. Altri danno il merito di nore. - Prima<br />

essere il primo invasore musulmano dell'Asia Minore a Maysarah b. Masrviq invasione dei ter-<br />

. \ . ritorio greco e<br />

al-'Absi. La spedizione ebbe esito felice, ed i Musulmani ritornarono con spedizione ma-<br />

molto bottino (T abari, I, 2594). rittima.]<br />

Cfi'. Athir, II. 444.<br />

§ 22. — (al-Ya'qubi). Nell'anno 20. H. il Califeo Umar mandò May-<br />

sarah b. Masruq al-'Absi nell' Ard ai-Rum, e questo fu il primo esercito<br />

che entrasse in territorio bizantino. Ordinò anche a Habìb b. Maslamah al-<br />

Fihri di fare una razzia in terra nemica, ma Habib preferì non muoversi,<br />

perchè tra i suoi infieriva una malattia (la peste?): dopo questo evento<br />

'Umar non ordinò più razzie nel Bilàd al-Rùm, ed egli quando gli si<br />

nominavano i Greci, osservava: «Per Dio! Io amerei che il Darb (i passi<br />

« del Taurus) fosse tutto brace ardente tra noi e loro : a noi appartenesse<br />

« quanto è in qua, ed ai Greci quanto è di là ». A lui infatti ripugnava<br />

il battersi contro di loro (cfr. per una simile espressione 16. a. H., § 220;<br />

19. a. IL, § 15).<br />

(In questo anno) egli mandò 'Alqamah b. Mugazziz al-Mudligi con<br />

circa venti navi (a fare una incursione per mare sulle coste dell'Asia Mi-<br />

nore? o nel Mar Rosso?); ma siccome perirono tutti, 'Umar giurò che non<br />

avrebbe mai più permesso ad alcuno dei suoi di navigare sul mare (Y a '-<br />

qubi, II, 178-179).<br />

Sulla antipatia sentita da 'Umar verso il mare e sul suo divieto di<br />

altre spedizioni cfr. 16. a. H., § 329.<br />

Più avanti al § 242 diamo un'altra versione dell'infelice spedizione<br />

marittima del 20. H., dalla quale risulta che si compiesse nel Mar Rosso.<br />

SIRIA (?). — Terremoto.<br />

§ 23. — lal-Ya'qùbi;. In questo anno (20. H.) vi furono vari terre-<br />

moti (violentissimi) quali non si erano mai visti (Ya'qùbi, II, 179).<br />

SIRIA. — Istituzione dei campi militari.<br />

§ 24. — (Cfr. 16. a. H., §§ 307 e segg.). Nell'anno 20. H., dice al-<br />

Ya'qùbi, il Califfo 'Umar fissò le provincie (ma ss ara al-amsàrj, sette<br />

in tutto, ossia al-Madìnah, al-Sàm, al-Gazìrah, al-Kùfah, al-Basrah (la-<br />

cuna), e fissò i campi militari (gannada al-agnàd), ossia Filastin, al-<br />

Gazh'ah. ai-Mawsil e Qinnasrin (Ya'qiibi, II, 176).<br />

Sulla questione dei campi militari e la loro relazione con loidina-<br />

raento delle provincie e la fondazione delle città i-slamiche di al-Kùfah.<br />

219.


§§ 24, -26. 20. a. H.<br />

20. a. H. al-n;isiali l'd al-Fustàt, discorriamo ampiamente in altro luogo. Cfi-. 16. a. H.,<br />

[SIRIA.- Istituzio-<br />

"<br />

.p, TX ^n 1 ITU IT V.T 1 1 ! 11<br />

nedeicampimi- §?f •-^41 e segg.; 17. a. H., §§ 1 esegg., e 21. a. H. K probabile però che<br />

litari.] al-Va'qril>i oi-ri nel porre in questo anno la sistemazione dei campi militari<br />

della Siria. — al-(Jràbiyah. come vedemmo (cfr. 17. a. H., §§ 120, 121) tu<br />

il più antico campo militare in Siria o il suo trasferimento altrove avvenne<br />

più tardi per opera di Mu'àwij'ah, il quale, forse dopo la morte di 'Umar,<br />

nel 23. II., modiiìcò le disposizioni ordinate dal Califfo e preferi all'aperta<br />

campagna del Hawràn, le città fortificate della Sii*ia settentrionale, come<br />

guarnigioni dei suoi militi.<br />

Vedremo più tardi, per esempio, che il gund di Qinnasrin fu fondato<br />

regnante "S'azld I.<br />

o<br />

MESOPOTAMIA-ARMENIA. — Nuove conquiste arabe, e morte di<br />

lyàd b. Ghanm.<br />

§ 25. — (a) Qui appresso sono radunate le ultime tradizioni riguar-<br />

danti la conquista della Mesopotamia, conquista che incominciata nel<br />

18. H. continuò -attraverso tutto l'anno 19. H. e ebbe fine nel 20. H. Le<br />

precedenti tradizioni furono da noi date in due passi (cfr. 18. a. H., §§ So<br />

e segg., e 19. a. H., §§ 42-43), e non occorre i-iassumerle. Nel corso del-<br />

l'anno 20. H. cessò di vivere il primo invasore, 'lyàd b. Ghanm, e il suo<br />

successore immediato, Sa'ld b. 'Amir lo sopravvisse di poco, sicché in questo<br />

stesso anno pare il governo passasse nelle mani di un terzo, il madinese<br />

'Umaja- b. Sa'd, il quale rimase per parecchi anni in questa carica, ossia<br />

sino al 25. H., circa, quando cioè il Califfo 'Uthmàn diede il governo anche<br />

della Mesopotamia a Mu'àwiyah b. abi Sufyàn. 'Umayr tei'minò la con-<br />

quista della provincia, ossia della metà che era stata possedimento bizan-<br />

tino e poi si tenne tranquillo ad amministrare la sua dipendenza attraverso<br />

la quale — come vedremo — passaron ripetutamente spedizioni contro<br />

l'Armenia e l'Asia Minore. — È chiaro dal contesto delle fonti che molte<br />

notizie dei seguenti paragrafi appartengono agii anni precedenti.<br />

(6) fabù Ayj'iib al-Eaqqi al-Mu-addab, da al-Haggàg [b. Yiìsuf] b. abi<br />

Mani' al-Rusàfi [222], da suo padre [Yùsuf b. abi Mani' al-Ru.sàfi], da suo<br />

nonno [abii Mani' 'Ubaydallah ibn abi ZÌ3^àd (Zanàd) al-RusàfiJ). In questo<br />

anno (20. H.) 'lyàd b. Ghanm si recò ad Arzan [Yàqùt, I, 206J e la sot-<br />

tomise alle stesse condizioni di Nasibin: poi penetrò nel Darb e giunse<br />

sino a Badlis [id., I, 626 j: passata quindi questa città si spinse fino a<br />

Khilàt [id., II, 457], il patrizio della quale fece pace con lui. La sua in-<br />

cursione ebbe termine ad al-'Ayn al-Hàmidah, o la fonte amara in Ar-<br />

menia, che egli non oltrepassò. Durante il ritorno affidò al signore di Badlis


20. a. H. i§ .25-27.<br />

la riscossione del khaiàg di Khilàt, la tassa a capo (gamàgimlià), e 20. a. h.<br />

le somme die doveva versare il patrizio di quella città. Rientrato infine Armenia -Nuo-<br />

ad al-Eaqqali, si recò a Hims, di cui 'Umar lo aveva nominato governatore, ve conquiste ara-<br />

li, , ct^ TT be, e morte dì<br />

e poi mori m quell anno stesso, 20. H. ., -^ ^^ ^^^^ ,<br />

Ad 'lyàd b. Ghaiim il CalitTo diede come successore Sa id b. Amir<br />

b. Hidzyam, ma questi morì dopo breve tempo, ed 'Umar nominò allora<br />

Umayr b. Sa'd al-Ansàri ('), (già governatore della G-azirah). Questi espugnò<br />

'Ayn al-Wardah [Y à q ù t , III, 764] dopo un violento combattimento C^)<br />

(Balàdzuri, 176).<br />

Cfi'. poc'anzi § 20.<br />

Nota 1. — Secondo ibu al-Kalbi, 'Dmayr b. Sa'd b. Suhayd b. 'Amr era iiao degli Aws, ma al-<br />

Wàqidi lo chiama 'UmajT b. Sa'd b. 'Ubayd. Suo padre Sa'd peri ad al-Qàdisiyyah, e come affermano<br />

i Knfani, fu uno di coloro che sapevano a niente tutto il Qur-àn (gama'a al-Qur-àni mentre viveva<br />

il Profeta (Balàdzuri, 177.<br />

Nota 2. — (al-Wàqidii. Alcuni sostengono che Khàlid b. al-Walid fosse governatore, per 'Umar,<br />

di una parte della Gazirah, ma che Khàlid in un bagno caldo ihammàmj di Amid, o d'altrove, si fa-<br />

cesse ungere il corpo con unguento di cui uno degli ingredienti era del vino, e che perciò 'Umar lo<br />

destituisse. Questa notizia però non è certa (Balàdzuri, 177-178),<br />

§ 26. — (al-Wàqidi, da uno che udì Isliàq b. abi Farwah, da abù Wahb<br />

Daylan b, al-Muwassa' al-Graysàni). Il Califfo 'Umar scrisse ad 'l3^àd b,<br />

Ghanm di mandare 'Umayr b, Sa'd contro 'Ayn al-Wardah, 'Umayr partì<br />

e la sua avanguardia piombò sulle campagne vicine a quella città, e de-<br />

predò i contadini del loro bestiame. Gli abitanti della città chiusero allora<br />

le porte e montarono sulle mura le macchine di guerra (al- ' arràdàt ,<br />

catapulte), che lanciando pietre e dardi uccisero parecchi musulmani. Poi<br />

giunse uno dei patrizi della città ed inveì contro i difensori dicendo: «. Noi<br />

« non siamo pari (cioè non possiam contrastare a) coloro contro i quali<br />

« vi siete battuti! », E poco dopo la città si arrese con un trattato (su Ih)<br />

Balàdzuri, 176).<br />

Si rammenti che varie buone fonti (cfr, 18, a, H,, §§ 85, 86, 88, ecc.)<br />

pongono la presa di Ra's al-'Ayn nel 18, H, — La versione che posticipa<br />

la resa sino al 20, H, sembrami più verosimile: cfi-, più avanti il § 27,<br />

§ 27. — (Amr b. Muli,, da al-Haggàg [b, Yiisuf] b, abì Mani' al-<br />

Rusàfi, da suo padre [Yùsuf b, abì Mani' al-Rusàfi], da suo nonno [abù<br />

Mani' 'Ubaydallah b, abi Ziyàd (Zanàd) al-Rusàfi]), Gli abitanti di Ra-s<br />

al-' Ayn [Yàqùt, I, 731] resistettero ad 'lyàd b, Ghanm, e la città fu presa<br />

soltanto da 'Umayr b, Sa'd, quando era governatore della Gazirah per il<br />

Califfo 'Umar, La città cadde dopo una sanguinosa resistenza, e dopo che<br />

i Musulmani erano riusciti a penetrare in essa d'assalto: gli abitanti ven-<br />

nero allora a patti, con i quali ritennero il possesso della terra, dovettero<br />

pagare la tassa per testa (gizyah ru- usili im) in ragione di quattro<br />

221.


20. a. H.<br />

MESOPOTAMIA-<br />

ARMENIA.-Nuo-<br />

ve conquiste ara-<br />

be, e morte di<br />

'lyàd b. Ghanm.l<br />

•>7-2y. 20. a. H.<br />

dinài- per oiascnno, ed ottennero che le<br />

soro tatti prigionieri di guerra.<br />

oro donne e i loro tigli non tbs-<br />

Disse al-Haggàg: « Ho udito al( imi dotti di Ra*s al-'Ayn ricordare che<br />

« quando 'Uniayr penetrò nella città, gridasse agli abitanti: « Niente timore!<br />

« Niente timore! A me! A me! ». E qu(\sta tu la sicuiià che ottennero »<br />

(Balàdzuri, 17G-177).<br />

Ricordiamo che nel 18. H. 'lyàd b. Ghanm aveva tentato di espugnare<br />

Ras al-'Aj'n, ma dinanzi alla tenace i-esistenza degli abitanti erasi ritirato<br />

(cfi-. 18. a. PT., §, 104, (/): questo fu dunque il secondo tentativo. Rimane<br />

a spiegarsi come e perchè 'lyàd b. Ghanm procedesse sì lentamente nella<br />

sottomissione delle varie città: si astenne egli da regolari assedi e pi-eteri<br />

forse tormentare gli abitanti con perpetue minacce di danni materiali alle<br />

campagne coltivate?<br />

Sappiamo da Yàqùt, III, 7G4, lin, 15, che Ravs al'Ayn è un altro<br />

nome per 'Ayn al-Wardah.<br />

§ 28. — al-HaytJiam b. 'Adi ritiene invece che il Califfo 'Umar, dopo<br />

la morte di lyàd b. Ghanm, mandasse contro Ayn al-Wardah abù Musa al-<br />

A s'ari, il quale razziasse questa città con l'esercito (gund) della Gazirah.<br />

Questa notizia, aggiunge al-Balàdzuri, é data dal solo al-Havtham b. Adi:<br />

mentre è cosa certa che 'Umayr b. Sa'd al-Ansàri espugnò a viva forza<br />

'Ayn al-Wardah, non vi fece prigionieri ma impose agli abitanti il kharàg<br />

e la gizyah (Balàdzuri, 177).<br />

§ 29. — (abu Ayyùb al-Mu-addab al-Raqqi, da abù Abdallah al-Qar-<br />

qasàni, dai suoi maestri). Quando ebbe espugnata Ra's al-'Ayn, 'Umayr<br />

b. Sa'd discese il Khàbùr, e traversando il paese solcato da quel fiume,<br />

assalì Qarqisiyà, gli abitanti della quale avevano mancato ai patti convenuti<br />

(con 'lyàd b. Ghanm) : essi capitolarono una seconda volta ed alle<br />

stesse condizioni del trattato primitivo.<br />

Da lì 'Umayr mosse contro i Husiin al-Furàt (= castelli lungo il corso<br />

dell' Eufi-ate) e li sottomise l'uno appresso all'altro alle stesse condizioni<br />

di Qarqisiyà, senza incontrai'e grande resistenza in verun luogo: tutto al<br />

più in certi luoghi gli abitanti lanciarono pietre. Quando ebbe terminata<br />

la sottomissione di Talbas (? lettura incerta: cfr. Edrisi, II, 150) e di<br />

'Anàt [? 'Anah?, Yàqùt, III, 694], mosse contro al-Na-ùsah, Alùsah [Yà-<br />

qùt, I. 65], e Hit [id., IV, 997] (^). Quindi s'incontrò con 'Ammàr b. Yàsir.<br />

che in quei giorni era luogotenente del Califfo 'Umar in al-Kùfah ed aveva<br />

mandato una spedizione a razziare il paese al nord di al-Anbàr, sotto gli<br />

ordini di Sa'd b. 'Arar b. Haràm al-Ansàri. Gli abitanti dei suddetti ca-<br />

stelli chiesero ed ottennero l'amàn, o sicurtà completa, ma Sa'd fece ec-<br />

222.


20. a. H. •29, 30.<br />

cezione per Hit, cui impose la cessione di metà delle sue chiese. 'Umayr<br />

fece quindi ritorno ad al-Raqqah (Bai a dz uri, 178-179).<br />

Dalla menzione di 'Ammàr b. Yàsir che divenne governatore di al-<br />

Kùfah alla fine del 20. E., o più probabilmente nel corso dell'anno 21. H..<br />

si deve dedurre che vari fatti narrati in questi paragrafi vanno posti anche<br />

sotto l'anno 21. H.<br />

Nota 1. — i<br />

al-Balà jzuri da alcuni dottii. Colui che conquistò Hit ed i castelli lungo l'Eufrate,<br />

fino ad al-Kufah, fu, si dice, Midlàg b. 'Amr al-Sulami, un lialif dei banii 'Abd Sams, e Compagno<br />

del Profeta. Egli fondò al-liaditjiali [Yàqut, II, 2'22], sull'Eufrate, ed i suoi discendenti si stabilirono<br />

in Hit: uno di essi ebbe nome abii Hàrùu. — Si dice che questo Midlàg era un luogotenente di Sa'd b.<br />

'Amr b. Haràm (perciò la conquista dei castelli dell' Eufi-ate sarebbesi compiuta dalle milizie di al-Kiìfah e<br />

non da quelle della Gazirahì (Balàdzuri, 179).<br />

Le ultime parole del testo confermano quanto si è detto da noi poc'anzi al § 1:5 sulla divisione<br />

delle Provincie tra i conquistatori. Nel caso dei castelli sull'Eufrate l'incertezza tradizionistica proviene<br />

dal fatto che non era ben conosciuto dagli Arabi il punto esatto del confine tra l'impero bizantino e<br />

quello persiano. Cfr. anche § 33,<br />

§ 30. — (al-Haggàg [b. Yùsufj b. abi Mani' [al-Rusàfi]j. Una parte<br />

degli al)itanti di Ra's al-'Ayn (= 'Ayn al-Wardah: cfì'. Balàdzuri, 175,<br />

lin. ult.) abbandonò il paese (dopo la conquista): le terre abbandonate fu-<br />

rono prese dai Musulmani, i quali le coltivarono e le seminarono, dividen-<br />

dole in lotti (bi-aqtà') (Balàdzuri, 177).<br />

Questo fenomeno della migrazione di molti abitanti dopo la conquista<br />

è singolare: lo troviamo ripetuto in molte e diverse circostanze tanto precedenti<br />

che posteriori agii eventi che narriamo. Un primo cenno ne avemmo<br />

a proposito di Damasco (cfr. 14. a. H., §§ 130, 157), e poi in quasi tutti i<br />

trattati (cfi-. 14. a. H., § 213; IG. a. H., § 286, ecc.) conclusi dagli Arabi<br />

con gii abitanti della Siria e dell'Egitto troviamo esplicitamente messa<br />

la condizione che ai vinti era lasciata libertà d'emigrazione. Il fatto ha<br />

la sua importanza morale oltre che materiale. Non si tratta soltanto di<br />

milizie bizantine, ma della parte più colta e ricca della popolazione, forse<br />

in maggioranza Greci ed ortodossi, che lasciava il paese per non sotto-<br />

stare al governo « barbaro » degli Arabi. <strong>For</strong>se in molti vi fu illusione che<br />

l'occupazione araba sarebbe temporanea e che, come tante volto nel pas-<br />

sato, anche ora Bisanzio, l'erede di Roma, avrebbe ripreso possesso delle<br />

sue terre. Agii ortodossi, non più appoggiati dall'autorità imperiale, non<br />

poteva riuscire gradito, in tempi di fanatismo religioso, trovarsi sotto do-<br />

minio anti-cristiano ed in mezzo a popolazioni monofisite, ostili all' orto-<br />

dossia con tutto l'odio lasciato da secolari persecuzioni. Nel posto dei di-<br />

partiti — per lo più greci, ariani e cristiani — vennero a porsi arabi, semiti<br />

e islamici: ciò contribuì alla rapidissima diffusione della nuova fede e a<br />

dare al paese conquistato, sin dai primi tempi, una profonda impronta<br />

arabo-islamica.<br />

223.<br />

20. a. H.<br />

MESOPOTAMIA-<br />

ARMENIA. -Nuo-<br />

ve conquiste ara-<br />

be, e morte di<br />

'lyàd b. Ghanm.]


,<br />

20. a. H.<br />

MESOPOTAMIA-<br />

ARMENIA. -Nuo-<br />

ve conquiste ara-<br />

be, e morte dì<br />

°lyàd b. Ghanm.j<br />

g§ 31-34. 20. a. H.<br />

§ 31. — ('Amr b. al-Nàqid, da al-Haggàg [b. Yùsiif] b. abi Mani' al-<br />

Husali, (la suo padre [Yiisuf b. abi Mani' al-Rusàfi], da suo nonno [abù<br />

Mani' Ubaydallah b. abi Ziyad (Zanàdì al-Rusàfi], da Maymùn b. Mihiàn).<br />

Por un torto tempo gli abitanti della (razirali dovettero tornire olio, aceto e<br />

viveri per comodo dei Musulmani nella Cìazirah; più tardi, per un riguardo<br />

di "Umar verso di essi (nazar'*" min?) questo obbligo fu alleggerito, e<br />

ridotto (rispettivamente) a 48, a 24 e a 12 dirham. Ogni uomo che<br />

pagava la gizyah ebbe allora da fare la contribuzione (fissaj di uji<br />

mudd di grano (qamh), due qist di oli(j e due qist di aceto (Balàdzuri,<br />

178).<br />

§ 32. — (Mu'àfa b. Ta*ùs, da suo padre Ta-vis, da alcuni dotti). A<br />

proposito delle decime (a'.sàr) di Balad, del Diyàr Rabì'ah [Yàqut, II.<br />

637], e di al-Barriyyah (= parti deserte della Mesopotamia) (') è detto elio<br />

fossero (terre gravate dalle decime), quelle i<br />

cui<br />

abitatori Arabi si erano<br />

resi musulmani. Alla stessa categoria appartenevano le terre incolte (alma<br />

wàt), non possedute da alcvmo e che erano state messe sotto coltura<br />

(dagli Arabi musulmani della Grazirah): e altrettanto delle terre abbando-<br />

nate dai Cristiani, che divenute perciò incolte e coperte di macchie (da-<br />

ghal), erano state cedute in feudo agli Arabi nomadi (Balàdzuri, 180).<br />

XoTA 1. — <strong>For</strong>se devesi leggere: al-Bàdiyah (Balàdzuri Add. et Em., pag. 120).<br />

§ 33. — (Muh. b. al-Mufaddal al-Mawsili. dai dotti di Singàr). Singàr<br />

[Yàqùt, III, 158] era un tempo in mano dei Greci: poi avvenne che il<br />

re sassanida Kisra Abarwiz meditasse di uccidere cento Persiani, menati<br />

dinanzi a lui, e colpevoli di essersi ribellati: alcuni vollero intercedere in<br />

prò di questi prigionieri; allora egli ordinò che fossero mandati a Singàr,<br />

città che in quei giorni egli si era prefìsso di espugnare. Per istrada ne<br />

morirono due, e così giunsero a Singàr in soli 98 uomini. Unitisi poi alle<br />

milizie che assediavano la città, prestarono valido aiuto negli assalti e final-<br />

mente l'espugnarono. (Per questo fatto ebbero la grazia); ivi si fissarono<br />

e vi si moltiplicarono.<br />

Quando poi lyàd b. Ghanm fece ritorno da Khilàt, dirigendosi verso la<br />

(Tazìrah, mandò una schiera contro Singàr: la città si arrese a patti (s u 1 h *°),<br />

ed 'lyàd vi mandò a vivere vma tribù di Arabi nomadi (Balàdzuri, 177).<br />

Si noti in questo luogo come per iscusare la conquista di Singàr per<br />

opera di milizie sirie, si spieghi come anticamente appartenesse ai Greci<br />

(cfr. poc'anzi §§ 13 e 29, nota 1).<br />

§ 34. — Alcuni tradizionisti, dice al-Balàdzuri, affermano che Ij^àd<br />

b. Ghanm espugnasse anche uno dei castelli di al-Mawsil, ma questo non<br />

è sicuro (Balàdzuri, 177).<br />

224.


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20. a. H. §§ 35, 36.<br />

§ 35. — (al-Balàdzuri, da varie persone di al-Raqqah). Quando morì 20. a. H.<br />

'lyàd b. (rhanm, il governo della Gazirah fu dato a Sa'ìd b. Amir b. armenia.-Nuo-<br />

Hidzyam, il quale costruì la moschea di al-Raqqah e poi quella di al-Ruhà. ve conquiste ara-<br />

Morto lui (il suo successore) 'Umayr b. Sa'd costruì varie moschee uel ly^j b. Ghanm.l<br />

Diyàr Mudar e nel Diyàr Rabi'ah (Balàdzuri, 178).<br />

potamia.<br />

MESOPOTAMIA-ARMENIA. — Incursione greca ed armena in Meso-<br />

§ 36. — (Michele Sirio). In quest'epoca un armeno chiamato David<br />

partì con numerosi [soldati] dalla città imperiale e Valentino, col suo eser-<br />

cito, dalla regione occidentale. Convennero insieme di riunirsi in uno stesso<br />

luogo per tentare un colpo contro i Tayyàyé. Questi, avutone sentore, mar-<br />

ciarono contro Valentino e lo sconfissero.<br />

David, arrivato in Mesopotamia, vide che non c'erano Tayyàyé nel<br />

paese. I suoi soldati commisero un'infinità di misfatti e di delitti. Giun-<br />

sero ad un villaggio chiamato Bayt Ma'dà e incominciarono il saccheggio;<br />

fi soldati] rubavano Toro, l'argento, i beni, il pane, il vino, la carne; col-<br />

pivano i Cristiani, gettavano loro l'aceto e la cenere per le narici per<br />

obbligarli a mostrare le loro ricchezze e i loro nascondigli nel suolo. Non<br />

s'udiva altro che grida di pianto e lamenti, soprattutto delle donne che<br />

essi violavano sotto gli occhi dei loro mariti.<br />

Tito, con le sue genti, vedendo quello che facevano i soldati e che<br />

David non li puniva, andò a trovarlo, e gli disse: « Non ti conviene, poiché<br />

« sei cristiano, di usare la tua spada contro i Cristiani. L'imperatore non<br />

« ti loderà quando saprà che sei entrato nel paese per spargervi saccheggio<br />

* e incendio ». Allora gli ordinò di pi'endere i suoi uomini e di andare e<br />

scacciare quelli che facevano prigionieri gli Armeni. Agendo così, Tito<br />

salvò uji gran numero di persone.<br />

lyàd avendo inteso parlare a Damasco di David Urtàyà aveva riu-<br />

nito le sue schiere e venne ad Edessa. A tale annunzio gli Armeni eb-<br />

bero paura, abbandonarono il loro riparo con tutto ciò che v'era dentro,<br />

e presero la fuga. I Tayyàj'^é si misero ad inseguirli in gran ft-etta; e li<br />

raggiunsero. Li sorprendevano a gruppi di cento o di cinquanta. Allora<br />

David si rivoltò e ordinò all'esercito di rivoltarsi per dar battaglia ai<br />

Tayyàyé. Tito e i suoi occuparono un'ala; l'esercito dei Tayyàyé si pre-<br />

parava a venire alle mani con lui; ma vedendolo accompagnato da uomini<br />

valorosi, l'abbandonarono e marciarono contro David e il suo esercito. David<br />

sentendosi debole chiamò Tito e disse: « Ecco il momento di mostrare il<br />

« tuo affetto per i Romani ». Questi rispose: « Se io ti soccorro, non sarò<br />

225. 29


20. a. H.<br />

MESOPOTAMIA-<br />

ARMENIA. - Incursione<br />

greca<br />

ed armena in<br />

Mesopotamia.|<br />

§§ 86, a7. 20. a. H.<br />

«soccorso io dal Siguon^ ». I gemiti degl'infelici, le impudicizie riguardo<br />

alle (loime domandavano un tal castigo. David fu ucciso con molti di<br />

quelli che erano con lui. giacché i Tayyàyé non cercavano elio lui; Tito<br />

fuggi ad Amid (Michel Syrien, II, 443-444).<br />

Questo incidente oscuro, ignorato dai cronisti uinsiilnuiui, devo esser<br />

avvenuto circa l'anno 20. H., o forse anche poco prima, perchè Valentino,<br />

di cui si parla in principio, prese le armi contro l'imperatore Costantino III<br />

fra il 641 e il 642 dell'Era Volgare, ossia fra il 21. e il 22. H. Siccome<br />

'lyàd b. Ghanm entrò in Mesopotamia nel 18. H., e probabilmente nella<br />

seconda metà dell'anno, è chiaro che tutto l'incidente può essere caduto<br />

anche entro l'anno 19. 11.<br />

MESOPOTAMIA. — Tradizioni sulla sottomissione dei Taghlib.<br />

§ 37. — Le tradizioni che seguono sul trattamento concesso alle tribù<br />

nomadi cristiane dei Taghlib in Mesopotamia hanno questo di singolare,<br />

che por esso, in via del tutto provvisoria, fu escogitato un accordo diverso<br />

da quello conchiuso con tutte le altre tribù. Come si spiega?<br />

Ricordiamo che in tutto il settentrione d'Arabia, nel cuneo che s' in-<br />

terna in Siria tra la valle del Giordano e quella dell' Buffate, vivevano<br />

soltanto tribù cristiane, le quali rimasero cristiane per quasi un secolo, corno<br />

risulterà da molte notizie che avremo da porre in rilievo durante il do-<br />

minio umayyade. Di queste tribù le nostre fonti non fanno mai parola<br />

durante le conquiste: non ci dicono nemmeno se fossero sottomesse: le igno-<br />

rano totalruente.<br />

Tale fatto singolaie può darci lume indiretto sul trattamento imposto<br />

ai Taghlib. Ritengo cioè, come si è già osservato altrove (cfr. 10. a. H.,<br />

§ 130), che le tribù cristiane del settentrione si trovarono in una condizione<br />

speciale: dopo aver avversato i Musulmani nei primissimi anni dell'Isiàm,<br />

si unirono ad essi, senza mutar di fede, in parte durante e nel resto dopo<br />

la campagna del Yarmùk. Gli Arabi islamici in Siria — come i loro col-<br />

leghi in Persia (cfr. 13. a. H., § 156, nota 6; 14. a. H., §§ 8, 33, nota 1:<br />

16. a. H., §§ 44 e nota, 21G e nota) — permisero ai connazionali non musul-<br />

mani, purché Arabi puri, di schierarsi con loro contro i nemici <strong>dell'Islam</strong>,<br />

ed è probabile che furono trattati come se fossero Musulmani, senza inda-<br />

gare come la pensassero in questioni di fede. Questo era possibile quando<br />

negli eserciti islamici di conquista i veri musulmani erano una piccola mi-<br />

noranza ed il resto aveva di musulmano il solo nome. Quindi ebbero tutti<br />

i militi dell'Isiàm eguale trattamento da parte dei veri Musulmani, e nes-<br />

suno dei generali di Madìnah pensò mai d'invadere, sottomettere e conver-<br />

226.


20. a. H. § 37.<br />

tire quella sterminata regione che forma il Bàdij^ah al-Sàm o Deserto Sirio.<br />

Per h;ngo tempo la regione rimase del tutto indipendente e la conversione<br />

alla nuova fede vi fii graduale e spontanea per effetto del continuo ami-<br />

chevole contatto e delle numerose parentele per via di donna.<br />

Diverso tu il caso dei Taghlib che non si unii-ono ai Musulmani nel-<br />

l'invasione della Mesopotamia, onde fii necessario debellarli. Il fatto però<br />

che essi erano anche arabi puri ed impai'entati con il ramo potente dei<br />

Bakr b. Wàil guerreggianti in Persia per l' Islam, impose ai vincitori mu-<br />

sulmani certi riguardi speciali, la memoria dei quali travisata dalla tra-<br />

smissione interessata dei tradizionisti, è giunta sino a noi nel modo sin-<br />

golare descritto nei seguenti paragrafi.<br />

Diciamo memoria travisata, perchè le notizie date qui in appresso non<br />

possono essere corrette. Si dice che 'Umar imponesse ai Taghlib una doppia<br />

sadaqah: ma ciò ai tempi di 'Umar non significava nulla di preciso. La<br />

sadaqah, o tassa religiosa dei Musulmani, era un'offerta volontaria del<br />

fedele, offerta di cui nessuna prescrizione quranica aveva determinato l'am-<br />

montare. Dimostreremo questo sotto l'anno 23. H. discorrendo dell'ordina-<br />

mento fiscale dell'impero. Orbene è impossibile concepire il doppio d'una<br />

cosa che non ha misura unitaria precisa. — La dicitura rivela perciò ma-<br />

nipolazione dei tempi posteriori, quando si trattò di spiegare il trattamento<br />

speciale concesso ai Taghlib. — È probabile cioè che i Taghlib venissero<br />

trattati come le grandi tribìi dell'Arabia Centrale sottomesse prima da<br />

Maometto e poi da Khàlid b. al-Walid, e venissero obbligate al pagamento<br />

di un lieve tributo, fissato alla maniera araba, perchè la Mesopotamia, dove<br />

vivevano i Taghlib, non era afiiitta da regolare amministrazione fiscale ;<br />

in parte « terra di nessuno » come campo di battaglia tra Bisanzio e Cte-<br />

sifonte, e per una grande parte quasi deserta, non pagava imposte, e non<br />

aveva catasto nelle parti abitate dai Taghlib. 1 primi musulmani non<br />

mettendo impoi'tanza in questioni di fede, non si occuparono che i Taghlib<br />

rimanessero cristiani, mentre le altre tribù arabiche si convertirono; si<br />

creò in tal modo, alla fine del i secolo delia Higrah una anomalia fiscale,<br />

ossia una gi'ande tribù cristiana trattata fiscalmente come se fosse musul-<br />

mana. — I tempi erano allora mutati e passioni religiose feroci dilania-<br />

vano già il mondo islamico: fu necessario spiegare il trattamento speciale<br />

di cui godevano i Taghlib, e la feconda ingegnosità dei legulei trovò la<br />

formola della doppia sadaqah, diventata allora una quantità regolata con<br />

norme abbastanza precise.<br />

Cfr. un esempio già dato in un'annata anteriore, 9. a. 11., § 01, il<br />

preteso trattato con al-Hàrith b. 'Abd Kulàl.<br />

227.<br />

20. a. H.<br />

MESOPOTAMIA.<br />

- Tradizioni sul-<br />

la sottomissione<br />

dei Taghlib.)


20. a. H.<br />

MESOPOTAMIA.<br />

- Tradizioni sul-<br />

la sottomissione<br />

dei Taghiib.l<br />

§§ 37, 38. 20. a. H.<br />

li tiattamentd speciale concesso ai Tag^}ilih fn un atto di accorta po-<br />

litila: la tribù era numerosa e ricca, possedeva immense distese di ottimo<br />

terreno pascolivo in Mesopotamia, e, come tutti gli Arabi, i Taglilib ottimi<br />

maneggiatori di affari, non solo tacevano un grande allevamento di be-<br />

stiami, ma padroni delle rive dell' Eufrate traevano cospicui guadagni dal-<br />

l'intenso traffico commerciale che traversava il loro paese, sia con caravane,<br />

sia con imbarcazioni sull'Eufrate, dal Golfo Persico al Mediterraneo e<br />

viceversa. Tale era la loro importanza che fu necessario istituire per essi<br />

un vescovado speciale e questa carica fu tenuta dal celebre scrittore siriaco<br />

Giorgio, contemporaneo del poeta al-A khtal e dei maggiori Califfi umayyadi<br />

(Lammens, Un poète royaì, ecc., pag. 5, e id., Le chantre des Ommiades,<br />

J. A., sèrie IX, toni. IV, anno 1894, pag. 96-98).<br />

Il governo di Madinah nel concedere questo trattamento di favoi'e<br />

aveva sperato di fondere i Taghlib con le altre tribù arabo ed islamizzarli<br />

tutti con quei provvedimenti, di cui si fa parola nei paragrafi seguenti :<br />

ma tale speranza rimase delusa ed i Musulmani dei tempi successivi con-<br />

servarono uno speciale rancore verso i<br />

Taghlib,<br />

perchè erano rimasti cri-<br />

stiani, pur avendo ottenuto un trattamento di favore. Da ciò sono sorte<br />

molte tradizioni speciali contro di loro, come quelle due attribuite ad 'Ali.<br />

In una il futuro Califfo avrebbe dichiarato di voler massacrare tutti gli<br />

uomini dei Taghlib e rendere schiava tutto il resto della popolazione ta-<br />

ghlibita, perchè nonostante il patto concluso con 'Umar aveva continuato<br />

a battezzare i bambini che nascevano. Un'altra tradizione di spregio all' in-<br />

dirizzo dei Taghlib e messa egualmente in bocca ad Ali, è che tutta la fede<br />

cristiana dei Taghlib si riduceva a bere il vino (cfr. 14. a. H., § 240).<br />

Non è escluso però che la violazione dei patti per parte dei Tagh lib<br />

sia pure invenzione tendenziosa di tempi posteriori appunto per spiegare<br />

il privilegio -fiscale di cui godevano. Aggiungeremo incidentalmente che<br />

tale condizione di favore può aver contribuito a lasciare i Taghlib fedeli<br />

alla religione cristiana, jDcrchè niun vantaggio economico avrebbero otte-<br />

nuto dalla conversione.<br />

§ 38. — ('Abbàs b. Hisàm, da suo padre [Hisàm ibn al-Kalbi], da<br />

Awànah b. al-Hakam, e da abù Mikhnaf). 'Umayr b. Sa'd scrisse al Ca-<br />

liffo 'Umar, informandolo che era penetrato nella regione sul versante sirio<br />

dell' Eufi-ate (S i q q a 1 - F u r à t a 1 - S a m i) ed aveva sottomesso 'Anàt e vai'ì<br />

altri castelli dell' Eufi-ate: egli aveva voluto costringere i banù Taghlib di<br />

quella regione a rendersi musulmani, ma si erano rifiutati, e tale era la loro<br />

tenacia che meditavano di emigrare in territorio bizantino: nessun altro<br />

prima dei Taghlib sul versante sirio dell'Eufrate aveva manifestata tanta<br />

228.


20. a. H. 38-40.<br />

tenacia nel resistere: egli chiedeva ora il parere del Califfo, prima di per-<br />

mettere ai Taghlib di andarsene. 'Umar rispose ordinando ad 'Uma^r d'im-<br />

porre ai Taghlib soltanto la sadaqah, doppia però di quella che paga-<br />

vano i Musulmani per ogni bestia matricina e per le terre occupate (e con<br />

questo potevano conservare la loro fede) : se però respingevano questa con-<br />

cessione, doveva muover loro guerra a fondo, finché, o perivano tutti o si<br />

rendevano Musulmani. I Taghlib accettarono le nuove condizioni e sottostettero<br />

al pagamento della sadaqah doppia, dichiarando: «Se la gizyah<br />

« non fosse stata identica alla gizyah pagata dai non arabi fa' lag pi. di<br />

ilg) l'avremmo accettata, pur di conservar la nostra religione» fBalà-<br />

dzuri, 182j.<br />

Il concetto che domina in queste tradizioni, la superiorità indiscuti-<br />

bile dell'arabo sopra tvitte le nazionalità, e l'impossibilità che un arabo,<br />

anche non musulmano, sia sottoposto ad un aggravio che lo pareggi alle<br />

popolazioni non arabe dell'impero islamico, è sentimento proprio di un<br />

tempo posteriore a quello di cui discorriamo, vale a dire ci fa scendere a<br />

quell'età — circa la metà del secondo secolo della Higrah —, quando i sud-<br />

diti non arabi dell'impero volevano in tutti i modi affermarsi gli eguali<br />

degli Arabi, di cui si ritenevano sotto tanti aspetti anche superiori. Alla<br />

campagna anti-araba di questi musulmani non arabi, gli Arabi veri con-<br />

trapposero tutta una letteratura per dimostrare che essi ei-ano la prima na-<br />

zione del mondo. Da siffatto stato d'animo sono nate le espressioni delle<br />

pi-esenti tradizioni.<br />

Sulla lotta tra gli Arabi e non arabi avremo a ritornare in appresso:<br />

cfr. intanto quanto ne ha scritto il Goldziher Muhamm. Stud.. I.<br />

101 e segg.<br />

§ 39. — CSaybàn b. Farrùkh. da abu 'Awànah, da al-Mughh-ah, da<br />

al-Saffàh al-Saybàfni). Il Califfo Umar b. al-Khattàb voleva imporre la<br />

gizyah ai Cristiani delle tribù dei banù Taghlib, ma allora questi fug-<br />

girono ed una parte di essi si ritirò nelle contrade più remote del loro ter-<br />

ritorio. al-Nu'màn b. Zurah, o Zur'ah b. al-Nu'màn intercedette allora in<br />

favore dei Taghlib: « Essi .sono Arabi », disse, « ai quali ripugna sottostare<br />

« alla gizyah: sono gente di grande valore, e non è bene che i tuoi ne-<br />

« mici traggano vantaggio da loro contro di te ». 'Umar fu persuaso da queste<br />

considerazioni ed invitò i Taghlib a ritornare nelle loro terre, dichiaran-<br />

dosi sodisfatto, se gli pagavano una sadaqah doppia (Balàdzuri, 181).<br />

§ 40. — fSaid b. Sulaymàn Sa'dawaxh, da Husaym, da al-Mughirah,<br />

da al-Saffàh b. al-MutJianna [al-Saybàni?], da Zur'ah b. al-Nu'màn). Zur'ah<br />

b. al-Nu'màn intercedette presso il Califfo Umar in favore dei Cristiani<br />

229.<br />

I<br />

20. a. H.<br />

MESOPOTAMIA.<br />

- Tradizioni sul-<br />

la sottomissione<br />

dei Taghlib.)


20. a. H.<br />

MESOPOTAMIA.<br />

- Tradizioni sul-<br />

la sottomissione<br />

dei Taghiib.]<br />

§§ -K-MS. 20. a. H.<br />

liaiiù Taglilib. e disse: « È una gente araba, alla quale ripugna (la umi-<br />

« liazione) di pagare la gizyah (la tassa per eccellenza dei non arabi)».<br />

Kssi orano proprietari di campi (hurùth) e di bestiami, ed il Cai iifo vo-<br />

leva esigere da loro la gizyah, ma quando ebbe ragione di temere che<br />

essi si sarebbero allontanati dal paese, pattuì con loro che avrebbe imposto<br />

una tassa doppia di quella pagata dai Musulméini come sadaqah<br />

per i loro campi ed i loro bestiami, e pose come condizione che non co-<br />

stringessero i loro figli a rendersi cristiani (^) (Balàdzuri, 182-18B).<br />

È notevole che le tradizioni non parlano di piegare i Taghiib con le<br />

armi: si dice solo che sarebbero emigrati se non avevano un trattamento<br />

degno di Arabi.<br />

Nota 1. — Il jìatto riguarilo il battesimo dei figli rimase nullo, come dimostra la seguente tra-<br />

dizione di al-Mughirah : . Il Califlo 'Ali soleva dire: se fossi libero di agire a modo mio con i Taglilib,<br />

«vorrei che si uccidessero tutti i loro uomini atti a portare le armi, e ridurrei alla schiavitù le loro<br />

«famiglie, perchè essi hanno violato il patto, ed hanno perduto la dzimmah (protezione dei Musulmani)<br />

«da quando hanno costretto i figli a rendersi cristiani» (Balà(lzuri, 183).<br />

§ 41. — ('Amr b. Nàqid, da abù Mu'àwiyah, da al-Saybàni, da al-Saffàh<br />

[al-Saybàni], da Dàwud b. Kurdùs). Il Califfo 'Umar concluse un accordo<br />

con i banù Taghiib, dopo che essi ebbero varcato l'Eufi-ate e si accinge-<br />

vano ad emigrare in territorio bizantino, e fissò le seguenti condizioni:<br />

non dovevano battezzare i giovanetti, né forzarli ad abbracciare il cri-<br />

stianesimo contro la loro volontà: dovevano pagare la sadaqah rad-<br />

doppiata.<br />

I Taghiib, aggiunge Dàwùd b. Kurdùs, non hanno la dzimmah (= pro-<br />

tezione dei Musulmani), perchè essi si battezzano secondo la loro religione,<br />

ossia la Ma'mùdiyyah (= il battesimo) (Balàdzuri, 182).<br />

§ 42. — (Saybàn [b. Farrùkh], da 'Abd al-'aziz b. Muslim, da Layth,<br />

da un tale, da Sa'id b. Grubayr, da ibn 'Abbàs). Non si debbono mangiare<br />

le bestie macellate dai Cristiani dei banù Taghiib, non si debbono pren-<br />

dere in moglie le loro donne: 'essi non sono come noi, né appartengono<br />

all'Ahl al-kitàb (Balàdzuri, 181-182i.<br />

Questa tradizione pone in evidenza la posizione singolare dei Taghiib,<br />

cristiani, ma trattati e consideiati come Musulmani. — È un residuo delle<br />

condizioni anormali con le quali si allargò l'Islam nei primi tempi, quando<br />

la fede era l'ultima delle considerazioni da cui erano ispirati gii Arabi<br />

conquistatori.<br />

§ 43. — (al-Husayn b. al-Aswad. da Yahya b. Adam, da ibn al-Mubàrak,<br />

da Yùnus b. Yazid al-Ayli, da al-Zuhri). La gente del libro. Ahi<br />

al-Kitàb, non paga la sadaqah sul suo bestiame, tranne i Cristiani dei<br />

banù Taghiib, oppui-e gli Arabi cristiani, tutta la proprietà dei quali con-<br />

230.


20. a. H. §§ 43-4(5.<br />

sisto in bestiami: questi devono pagare il doppio di quanto pagano i Mu-<br />

sulmani (Balàdzuri, 182). Cfr. § 46, nota 1.<br />

Se questa tradizione è corretta noi abbiamo il documento che prova<br />

come tutte le tribù arabe venissero trattate nello ste.sso modo nei primordi<br />

dell' I.slàm, senza tenere in alcuna considerazione se si convertissero o rima-<br />

nessero fedeli alla religione avita. L'importante era che manifestassero la loro<br />

sottomissione in modo tangibile, con il pagamento cioè d'un tenue tributo.<br />

§ 44. — Le seguenti autorità: al-Wàqidi, Sufj'àn al-Thawri, al-Awzà'i,<br />

Malik b. Anas, ibn abi Laylah, ibn abi Dzib, abiì Hanifah ed abù Yùsuf.<br />

tutte concordano nel dire che dai Taghlib si esigesse il doppio di quello<br />

che si esigeva dai Musulmani, sulle loro tei're, il loro bestiame, ed i loro<br />

beni mobili. Quanto poi ai fanciulli ed ai pazzi, i giuristi delF'Iràq sono<br />

del parere che debbano pagare il doppio della sadaqah sulle terre di loro<br />

})roprietà, ma nulla sui loro bestiami. Invece i giuristi del Higàz esigevano<br />

su ambedue la sadaqah. Tutti affermano che il modo di esigere (s a b i 1<br />

ma y ù kh a dz) le tasse dai beni dei Taghlib è il modo stesso di esigere<br />

il kharàg (sabil mal al- kh a rag), perchè (l'imposta) è in cambio della<br />

gizyah (Balàdzuri, 183).<br />

§ 45, — (Muh. b. Sa'd, da al-Wàqidi, da ibn abi Sabrah-. da Abd<br />

al-malik b. Xawfal, da Muh. b. Ibràhim b. al-Hàrith). Il Califfo 'Utiimàn<br />

diede ordine di esigere la giz^-ah dai Taghlib, e di non accettare in pa-<br />

gamento se non il decimo dell'oro e dell'argento (dahik dal persiano<br />

d i h yak di ogni dieci uno — cfi-. B a 1 à dz u r i A d d .<br />

et<br />

E m e n d .<br />

e Glos-<br />

sarium, 41 ), ma poi venuto a sapere con certezza che 'Umar aveva esatto<br />

da loro soltanto il doppio della sadaqah. rinunziò al suo disegno (B a 1 à-<br />

dzuri. 183).<br />

§ 46. — («) (abù Nasr al-Tammàr, da Sarik b. Abdallah, da Ibràhim b.<br />

Muhàgir, da Ziyàd b. Hudayr al-Asadi). Zi\-àd b. Hudayr al-Asadi fu man-<br />

dato dal Califfo 'limar presso i Cristiani dei banù Taghlib per riscuotere<br />

da essi la metà del decimo (= '/'j^) dei loro beni mobili, ma 'Umar vietò<br />

di esigere il decimo dai Musulmani o dai dzimmi che già pagavano il<br />

kharàg (Balàdzuri, 183).<br />

(6) Alle tribù cristiane dei banù Taghlib il Califfo 'Umar imposo<br />

che non battezzassero i loro figli: concesse però che invece di pagare il<br />

kharàg pagassero due volte la tassa, che avrebbero pagata se fossero<br />

stati musulmani, vale a dire per ogni 40 pecore, due pecore invece di<br />

una, e via discorrendo ; e così pure sulle loro terre invece del decimo si<br />

prendesse il quinto (*) (Yùsuf, 68-69) (autorità: al-Saffah, da Dàvvud b.<br />

Kardùs, da 'Ubàdah b. al-Nu'màn al-Taghlibi).<br />

231.<br />

20. a. H.<br />

MESOPOTAMIA.<br />

- Tradizioni sul-<br />

la sottomissione<br />

dei Taghlib.)


20. a. H.<br />

ìmesopotamia.<br />

- Tradizioni sul-<br />

la sottomissione<br />

dei Tagtiib.<br />

4(i-50. 20. a. H.<br />

Cfr. anche Yahya, 47, liii. 18 e segg., ove è detto che ciò vonisse<br />

concesso lìa 'Umar per i servizi resi dai Taglilib nel combattere i nemici<br />

dell' Ishìm. Cfr. Yahya, 48, lin. 3 e segg., ove si dice però che i<br />

non dovevano abbracciare alcun'altra religione.<br />

Tagidib<br />

-<br />

Nota l! — Una ragione ili questo modo speciale di spiegare le imposte pagate dai TagJjlili lunvenne<br />

probabilmente dal tatto che fra quei nomadi, prima della conquista araba, non esisteva tassa fon-<br />

diaria, o che perciò i legislatori musulmani, non avevano altro criterio fiscale da applicarsi ai Taglili!)<br />

oltre quello che esisteva nel deserto: si aggiunse solo che si era raddoppiata l' imposta, perchè i Taglilib<br />

non erano musulmani. Tu una tradizione (Yahya b. Adam, da ihn Mubàrak, da YTinus, da al-Zuhri) si<br />

accenna al fatto che tutti gli Arabi nomadi di fede cristiana fossero sottoposti a questo ti'attamento<br />

speciale (Yahya, 46, lin. 15). Cfr. § 43. — Per una tradizione affermante il contrario cfr. il § 48.<br />

§ 47. — (Yahya b. Adam, da Sarik, da Ibrahim b. Mnhàgir, da Ziyàd<br />

b. Hudayr). 11 Califfi) 'Umar mandò Ziyàd b. Hudayr fra i Cristiani dei<br />

banù Taglilib, ordinandogli di riscuotere la metà del decimo (nusf 'usr<br />

ossia il ventesimo) dai loro beni mobili (amwàl), ma gli vietò di tassare<br />

con la decima i Mu.sulmani ed i dzià dzimmah, che pagavano già, il<br />

kharàg (Yahya, 4(5, lin. 16 e segg.).<br />

Balàdzuri, 183. In una glossa si aggiunge che con i « Musulmani »<br />

s'intendono quei Taghlib, convertiti all'Islam.<br />

Se un cristiano taghlibita comperava una terra musulmana, sulla quale<br />

gravava l'imposta del decimo (ard al- 'usr) la tassa veniva raddoppiata;<br />

se però un altro cristiano o ebreo (dzimmi) comperava quello stesso fondo,<br />

doveva pagare invece il kharàg (') (Yiisuf, 69, lin. 10 e segg.).<br />

Nota 1. — Secondo abù Hanifah, se il terreno musulmano comprato da un dzimmi e perciò divenuto<br />

ard kharàg, ritornava in mano di un musulmano, non si doveva più togliere il kliaràg, e<br />

questo doveva essere pagato dal musulmano come facevano i non musulmani, abù Yùsuf sostiene invece<br />

che la terra doveva tornare a pagare soltanto il decimo, come aveva fatto in principio, quando era in<br />

mano di un musulmano (Yùsuf, 69, lin. 13 e segg. i.<br />

Un esame critico di tutte queste questioni trovasi sotto l'anno 23. H., dove se ne spiegheranno<br />

anche le ragioni.<br />

§ 48. — (Yahya b. Adam, da Hasan b. Sàlih, da ibn abi Layla). I Ta-<br />

ghlib cristiani furono i soli dell' ahi a 1 - dz i m m a h che pagassero (come<br />

tributo) il doppio della s a d a q a h :<br />

queste furono le condizioni convenute<br />

nel trattato di sottomissione (Yahya, 10, lin. 9 e segg.; 47, lin. 14-17).<br />

§ 49. — (Yahj^a b. Adam, da Hasan b. Sàlih). Se un cristiano dei<br />

Taghlib abbracciava l'Isiàm, le sue terre divenivano ard 'usr, perchè<br />

prima non erano ard kharàg (Yahya, 10, lin. 18-20; 47, lin. 10-13).<br />

Ai banù Taghlib (cristiani) il Califfo 'Umar impose una doppia tassa<br />

sadaqah invece del kharàg (Yùsuf, 38, lin. 3-4; 78, lin. 10 e segg.).<br />

EGITTO. — La campagna egiziana del 20. H.<br />

§ 50. — Gli avvenimenti principali di questo anno in Egitto furono<br />

la resa della fortezza di Babilonia dopo un assedio, si dice, di sette mesi<br />

232.


Zi), E. n. § 50.<br />

(settembre 640-aprile 641 ) (cfr. §§ 60, 83) nel lunedi di Pasqua, il 9 aprile 641<br />

(=21 Eabi' II. 20. H.) dell'È. V. (cfr. § 150), e la marcia di 'Amr b. al-'As<br />

20. a. H.<br />

EGITTO.- La campagna<br />

egiziana<br />

su Alessandria conquistando per istrada la città di Niqyùs. In questo stesso «^^i 20. H.<br />

anno, o il 17 ottobre 641 [=6 Dzu-1-Qa'dali 20. H.] o l'S novembre 641<br />

[=26 Dzu-1-Qadah 20. H.] (cfr. §§ 162 o 168), capitolò anche Alessandria.<br />

I due eventi importantissimi seguiti ambedue nell'anno 20. H. valgono a<br />

spiegar bene come tante tonti arabe abbiano trasmesso la notizia vaga che<br />

gli Arabi conquistarono Misr nell'anno 20. H. :<br />

con<br />

la presa delle due città<br />

gli Arabi erano infatti padi'oni di tutto l'Egitto. Sulla cronologia di qviesta<br />

campagna, grazie alle indicazioni di Giovanni di Niq^-ùs, possiamo con-<br />

siderarci relativamente sicuri.<br />

Ciò non toglie però che è opportuno per lo stiadioso, prima di accin-<br />

gersi alla lettura tediosa dei minuti particolari, sovente confusi, contrad-<br />

dittori ed erronei dei seguenti paragrafi, di avere un' idea generale precisa<br />

dell'andamento generale della campagna secondo il consenso delle migliori<br />

autorità. Tale cenn(ì brevissimo fa seguito all'altro che noi abbiamo pre-<br />

posto alle tradizioni dell'anno 19. H. (cfr. 19. a. H., §§ 45 e segg.) per la<br />

parte che riguarda la campagna egiziana.<br />

Gli Arabi, avuti rinforzi d'Arabia, e sconfitti i Greci presso Heliopolis,<br />

avevano iniziato, alla fine dell'anno 19. H. (settembre-dicembre 640 E. V.),<br />

l'assedio della fortezza di Babilonia dopo aver occupato facilmente la città<br />

copta, non vasta, che cii'cuiva la cittadella a nord e ad est, perchè ad oc- -<br />

cidente ed a mezzodì il corso del Nilo, lambendo le mura dell'antica rocca,<br />

la rendevano inaccessibile da quella parte alle armi rausulmane. L'assedio<br />

regolare non fu incominciato prima della fine di settembre 640 È. V. perchè<br />

era soltanto possibile dopo cessata l'inondazione estiva del Nilo. Prima di<br />

settembre l'attesa degli Arabi sul limite estremo del terreno inondato non<br />

può chiamarsi assedio nel vero senso della parola.<br />

Durante questo assedio cessò di vivere Eraclio (11 febbraio 641 È. V.),<br />

e la incertezza politica del governo imperiale in Costantinopoli, fiaccò lo<br />

spirito di resistenza dei Greci, accrebbe la ].assività ostile dei Copti verso<br />

Bisanzio, e indusse alcuni maggiorenti egiziani a trattare con gli Arabi<br />

direttamente senza occuparsi più dei Greci e dell'autorità imperiale. Una<br />

persona, chiamata dalle fonti musulmane al-Muqawqis, ma sicuramente non<br />

il patriarca Ciro, trattò la resa di Babilonia ed il benevolo trattamento dei<br />

Copti, abbandonando i Greci al loro destino.<br />

I difensori di Babilonia, dopo sette mesi d'assedio ossia dalla fine del-<br />

l'estate dell'anno 19. H. (autunno del 640 È. V.), si arresero a patti nel<br />

lunedì di Pasqua, 9 aprile, del 641 È. V. (= 21 Rabi" II. 20. TI.) dopo una<br />

23.3. 30


s 50. ^u> a.* ri*<br />

20. a. H. viva resistenza, neirultima parte della quale, durante l'inverno 640-641,<br />

pagna egiziana gli Arabi debbono aver stretto la cittadella con molta energia da tutte le<br />

del 20. H.| parti, per la magra del Nilo, che permetteva ai Musulmani di circuire<br />

meglio la piccola fortezza.<br />

Non si presti però molta tede alla narrazione musulmana sull'assalto<br />

con le scale, in cui si vuole che tanto si distinguesse al-Zubayr. Il par-<br />

ticolare (taciuto in modo esplicito dal contemporaneo, Giovanni di Niqyùs)<br />

ricorda alcuni particolari sospetti dell'assedio di Damasco, e può essere<br />

accolto solo in un modo generico come la memoria di assalti impetuosi,<br />

che se intimorirono forse i difensoiù di Babilonia, non riuscirono già ad<br />

espugnar la fortezza. Le dimensioni delle mura, giudicate dai pochi resti<br />

tuttora esistenti, rendono molto scettici sul contenuto delle tradizioni mu-<br />

sulmane, mentre l'affermazione esplicita e sicura di Giovanni di Niq3''ù8<br />

che la cittadella si arrese a patti e con l'onore delle armi, pone fine ad<br />

ogni dubbio.<br />

I militi greci si ritirarono da Babilonia e dall'isola, fortificata pure in<br />

parte, di al-Ravvdah, e scesero in barche per il fiume fino a Niqyùs, dove<br />

poi gli Arabi li raggiunsero circa un mese dopo e li cacciarono in fuga<br />

con molta facilità.<br />

'Amr b. al-'As aveva ora aperta la via su Alessandria, dove sapendo<br />

essersi ormai raccolte tutte le milizie greche con l'abbandono di tutte le<br />

altre guarnigioni nel resto del paese, decise di aggredire anche questa<br />

città e così con un colpo solo liberare 1' Egitto dal dominio bizantino. Il<br />

numero scarsissimo delle genti greche gli fece intendere che l'impresa non<br />

era difficile, ed i piccoli scontri che ebbe con alcune schiere bizantine sul<br />

cammino di Alessandria, lo confermarono in tale pei'suasione.<br />

"Amr non errò nelle sue previsioni : avvicinatosi alle mura di Ales-<br />

sandria circa la fine del mese di giugno 641 (metà Ragab 20. H.), in poco<br />

più di tre mesi con pochissima perdita di uomini indusse gli abitanti a<br />

trattare con gli Arabi ed a promettere la consegna della città nelle mani<br />

del vincitore, a condizione che egli concedesse undici mesi di tempo ai<br />

Greci, tanto privati che impiegati del governo, per liquidare i loro affari<br />

nella città e x-itirarsi in territorio bizantino.<br />

Questo trattato veniva concluso il 17 ottobre o l'S novembre 641<br />

(= o 6, o 28 Dzù-1-Qa'dah 20. H.) con l' intervento personale di Ciro che<br />

era ritornato ad Alessandria il 14 settembre, mentre durava ancora l'as-<br />

sedio. Ciro stesso concluse il trattato, attirandosi • però l'odio del partito<br />

imperiale che, non volendo riconoscere i propri torti, gettò la colpa di tutto<br />

sulle spalle del patriarca.<br />

384.


20. a. H. §§ 50.56.<br />

Tale è lo scheletro della campagna militare dell'anno 20. H. : passiamo<br />

ora a dare per disteso le fonti che porgono i particolari della drammatica<br />

20. a. H.<br />

[EGITTO.- La campagna<br />

egiziana<br />

lotta tra oriente ed occidente sulle rive del Nilo. ^e' 20. H.j<br />

EGITTO. — Le tradizioni sulla presa di Babilonia (21 RabT IL 20. II.<br />

= 9 aprile 641 È. V.j e la prima resa di Alessandria (6-28 Dzu-l-Qa dah<br />

20. H. — ll ottobre-8 novembre 641 È. V.).<br />

§ 51. — Non è stato possibile separare le tradizioni sulla caduta di<br />

Babilonia da tutte quelle sulla prima resa di Alessandria, senza violare<br />

in molte fonti l'unità organica del testo, con tagli arbitrari. I due eventi<br />

sono però intimamente connessi tra loro e spesso confusi insieme. Siccome<br />

cadono ambedue nell'anno 20. H., ne è venuta di conseguenza in molte<br />

fonti la notizia che « Misr fu conquistato nel 20. H. »: con il qual termine<br />

« Misr » si comprende complessivamente tutto 1' Egitto e sottintendonsi Ba-<br />

bilonia ed Alessandria. La confusione poi tra Misr (città) e Misr (provincia)<br />

è frequentissima nei testi, che rispecchiano tempi posteriori quando esisteva<br />

una città Misr, la capitale dell' Egitto.<br />

§ 52. — Secondo ibn 'Abd al-hakam la conquista dell' Egitto (fa t h<br />

Misr => la presa di Babilonia?) avvenne nel 20. H. (Mahàsin, I, 21).<br />

§ 53. — Alcune fonti (Khalifah b. Khayyàt) riuniscono la partenza di<br />

'Amr b. al-' As, l' invio dei rinforzi e la presa di Bàb al-Lùq [sic : Babi-<br />

lonia) nel 20. H. (Mahàsin, I. 23).<br />

Il padre Lammens mi scrive che il nome di Bàb al-Lùq [sic) esiste<br />

ancora al Cairo presso la stazione ferroviaria di Hulwàn.<br />

§ 54. — Secondo Isà'denah metropolita siriaco di al-BaSrah, nel 20. H.<br />

'Amr b. al-'As espugnò Alessandria e Misr (Baethgen, 111).<br />

§ 55. — (al-Qudà'i). Misr fu conquistato di venerdì, la nuova luna<br />

(mustahillj di al-Muharram, dell'anno 20. H.<br />

Altri dicono che ciò seguì nel 16. H., com'è riferito da al-Wàqidi.<br />

Altri poi affermano che 1' Egitto con al-Iskandariyj^ah fu conquistato<br />

l'anno 25. H.<br />

Ma i più s'accordano nel dire che ciò avvenne prima dell' ' à<br />

m a 1 -<br />

ramàdah, che fu tra la fine del 17. H. e il principio del 18. (Maqrizi<br />

Khitat, I, 294, lin. 12-14).<br />

§ 56. — (a) (al-Kindi, da Yazìd b. abi Habìb). Il numero degli uomini<br />

con 'Amr b. al-'As era di 16,500.<br />

(6) ('Abd al-rahmàn b. Sa'id b. Miqlàs). Quelli che ebbero la loro quota<br />

di bottino nel forte, tra i Musulmani, furono 12,300, essendo successe per-<br />

dite per malattie e per ferite durante l'assedio. C'è chi dice che i Musul-<br />

235.


la prima resa dì<br />

Alessandria.<br />

§§ 50-58. 20. a. H.<br />

20. a. H. mani, i ciuali furono uccisi in quest'assedio, vennero seppelliti ai piorli del<br />

(EGITTO. - Le tra ... ^ . . t-i -a ^ r .. i i • o i l^^<br />

dizioni sulla<br />

t'"'^'' (Maqrizi_ Kh 1 1 a<br />

pre-<br />

t I, 29-L, lin. 8-12j.<br />

,<br />

sa di Babilonia e § 57. — (Lsa b. llammàd). Mentre i Musulmani stavano as.sediando la<br />

tortezza, avvenne che Ubàdali b. al-Sàmit tosse occupato a preoare in un punto<br />

dove era visto dai Greci. Un gruppo di questi decise di sorprenderlo mentre<br />

pregava e di ucciderlo. Uscirono dalla fortezza e si diressero contro di lui.<br />

'[Tbàdah però si avvide del pericolo ed interrompendo la preghiera inforcò il<br />

cavallo che aveva presso di sé e si slanciò sui nemici. (>)uesti spaventati si die-<br />

dero alla fuga, gettando durante la corsa tutti gli armamenti che indossavano,<br />

nella speranza che 'Ubàdah avrebbe perduto tempo a raccoglierli. L'arabo in-<br />

vece non se ne diede pensiero, e li incalzò Hn sotto le muia :<br />

qui<br />

lo accolse una<br />

]noggia di dardi, che lo costrinse a retrocedere, ma anche questa volta 'Ubà-<br />

dah fieramente disdegnò di raccogliere gli oggetti ])reziosi gettati in terra<br />

dai Greci durante la fuga. Egli ritornò al suo posto e terminò la preghiera. I<br />

Greci poterono perciò uscire di nuovo dalla fortezza, raccogliere la roba get-<br />

tata e rientrare non molestati dentro alle mura ('A b d a 1 - li a k a ra , 92).<br />

Cfr. Maqrizi Khitat, I, 290, lin. 7 e segg.<br />

§ 58. — ('Uthmàn b. Salili, [da ibn Lahi'ah]). Dacché la vittoria tardava<br />

ad arridere ad Amr b. al-'As, allora al-Zuba3'r b. al-'Awwàm \otò<br />

se stesso a Dio, nella speranza che in questo modo Dio avrebbe alfine con-<br />

cesso la vittoria ai Musulmani. Egli prese una scala (sullam) ed appog-<br />

giatala alle mura della fortezza dalla parte (detta più tardi) Sùq al-Hammàm,<br />

montò su di essa ed ordinò ai suoi seguaci di rispondergli e di<br />

venirgli appresso tutti insieme non appena lo avessero udito lanciare il<br />

grido del takbir. al-Zubayr salì la scala con tanta velocità, che arrivò<br />

sul ciglio del muro prima che i Greci se ne fossero accorti, e con la spada<br />

sguainata tenne questi a bada, gridando il takbir: i compagni suoi si<br />

elanciarono allora appresso a lui con tanto impeto ed emulazione che 'Amr<br />

b. al-'As temette di veder rotta la scala per la ressa della gente, e li trat-<br />

tenne dal precipitarsi insieme con soverchio zelo. I diténsori (di quella<br />

parte) della fortezza rimasero atterriti dall'impeto dei Musulmani, e udendo<br />

tante voci gridare il takbir, non dubitarono più che tutti gli Arabi in-<br />

sieme si precipitassero sulla fortezza : si diedero allora alla fuga, ed al-Zu-<br />

bayr con i compagni fece impeto verso la porta della fortezza e l'aprì,<br />

sicché ora tutto l'esercito musulmano irruppe entro la fortezza.<br />

Allora al-Muqawqis ebbe timore per sé e per i suoi, e mandò a chie"<br />

dere ad 'Amr b. al-'As la conclusione di un trattato di pace. Egli propose<br />

che i Copti pagassero (annualmente) due dìnàr per ogni uomo, e la sua<br />

offerta fu accettata ('Abd al-hakam, 92-93).<br />

236.


20. a. H. §§ 58^1.<br />

Cfr. Hubays, fol. 96,r.-97,v.; Suyuti Husn. I. 52; Mahasin, I, 20. a. h.<br />

ti - T^i -1.1. T r,r^r\ i-


§§ (il, t;i. 20. a. H.<br />

20. a. H. mente chv la tortezza di Babilonia non fu presa d'assalto, e quindi la ver-<br />

lEGITTO.-Le tra- . i<br />

• . • j- i. il i<br />

dizioni sulla pre- «lom- nuova e chiaramente una specie di compromesso tra quello che i<br />

sa di Babilonia e<br />

la prima resa di<br />

Alessandria 1<br />

i^ioiiisti arabi lianuo inventato e la realtà dei fatti. Questa fu diversa dalla<br />

. •«•in j i j-<br />

prima versione e più simile alia seconda che diamo qui appresso, m quanto<br />

o-li Arabi strinsero e minacciarono la fortezza per quanto era loro possi-<br />

bile, non essendo padroni del fiume, ma operarono sovrattutto con nego-<br />

ziazioni, intrighi e maneggi d'ogni specie, nei quali essi ebbero sicuramente<br />

complici ed ausiliari i<br />

Copti.<br />

Ciò è provato dal trattato che fu fatto a solo<br />

vantaggio dei Copti e a danno dei Greci. Questi vistisi abbandonati dai<br />

Copti dovettero cedere e si vendicarono, come vedremo, con atti di cru-<br />

deltà verso alcuni Copti prigionieri. Lo svolgimento dell'assedio fu perciò<br />

sovrattutto pacifico e diplomatico.<br />

La seconda versione, che segue, confonde poi il periodo preparatorio<br />

dell'assedio — quello dell'estate del 640 È. V. — con la fine, perchè parla<br />

d'inondazione e di accerchiamento degli Arabi dalle acque del Nilo. Ora,<br />

Babilonia fu presa nell'aprile, quando cioè il fiume è nella massima magra,<br />

e i difensori di Babilonia erano nelle condizioni di massimo svantaggio<br />

ed era più facile accerchiare la fortezza e minacciare l'isola di al-Rawdah,<br />

che le stava allora di fronte. Gli Arabi furono invece contrastati la piima<br />

volta dalle acque, e ridotti alla momentanea impotenza ed inoperosità,<br />

dalla battaglia di Heliopolis ed il principio dell'assedio di Babilonia, ossia<br />

durante tutta l'estate del 640 È. V.<br />

È molto importante osservare come l'al-Muqawqis che trattò la resa<br />

di Babilonia fece, in questa versione, gli interessi dei Copti e si mostrò<br />

ostilissimo ai Greci. Non è dunque Ciro il persecutore dei Copti, ma un<br />

maggiorente copto. La versione distingue lui da al-U'ayrig il governatore<br />

di Babilonia, mentre è noto che altri li confondono insieme (cfr. 19. a. H.,<br />

§§ 56, 63).<br />

§ 62. — ('Uthmàn b. Salili, da Khàlid b. Nagih, da Yahya b. Ay3-ùb,<br />

e da Khàlid b. Humayd, ambedue i quali da Khàlid b. Yazid, da vari<br />

t à b i ' ù n , e fondendo insieme le lox'O notizie, che taluni avevano più co-<br />

piose degli altri [ba'duhum yazid 'ala ba'd"'']. Quando i Musulmani<br />

assediarono Bàb Alyun (al-Yiin?), in questa città v'erano molti Greci,<br />

e maggiorenti (akàbir) e capi dei Copti, e tutti dipendevano dagli or-<br />

dini di al-Muqawqis. Questi si difesero per un mese (salir''", ossia per un<br />

certo tempo, pag. 94, lin. 10; cfr. 19. a. H., § 51, nota 1), ma quando videro<br />

l'impeto e l'energia con la quale i Musulmani si accingevano ad espugnare<br />

la fortezza, e la tenacia, l'ardire e la passione nel battersi, ebbero alfine ti-<br />

more che gli Arabi sarebbero riusciti vittoriosi. Allora al-Muqawqis ed il<br />

238.<br />


20. a. H. §§ 62, 63.<br />

gruppo dei maggiorenti Copti (notisi l'omissione dei Greci!) uscirono dalla 20. a. H.<br />

porta meridionale della fortezza (bàb al-Qasr al-qibli) e, seguiti da dizioni sulla pre-<br />

molta altra gente che si era battuta contro gli Arabi, si ritirarono sopra sa di Babilonia a<br />

un'isola, dove ai tempi di ibn 'Abd al-hakam era il luogo delle industrie, Babilonia.!<br />

Mawdi' al-Sinà'ah, e tagliarono il ponte che varcava il corso del Nilo (e<br />

univa la fortezza all'isola). Alcuni dotti dell'Egitto ritengono che al-U'ayrig<br />

rimase nella fortezza dopo la partenza di al-Muqawqis. Anche al-U'ayrig<br />

però, quando temette che i Musulmani sarebbero divenuti padroni della<br />

fortezza, montò con tutti i guerrieri e le persone distinte (ahi a 1 - q u w<br />

wah wa-l-.saraf) sopra le navi ormeggiate presso al forte e si andò a<br />

unire ad al-Muqawqis sull'isola ('Abd al-hakam, 94-96).<br />

Cfr. anche H u b a y s , fol. 97,r. ; S<br />

u y ù t i H u s n , I, 52-63 ; M<br />

a h a sin,<br />

I, 11-12, che ha la forma al-Ughayrig; Dahlàn Fu tuli, I, 41; Maqrizi<br />

Khitat, I, 290, lin. 19 e segg.<br />

A proposito di detta isola è bene aggiungere la versione di un passo<br />

di ibn Duqmàq, che chiarisce meglio quanto è narrato in questa tradizione.<br />

al-Ra\vdah, dice ibn Duqmàq, è un' isola in mezzo al fiume, circondata<br />

dall'acqua da tutte le parti. Essa giace tra al-Fustàt ed al-Gìzali, e da una<br />

parte in direzione di mezzodì v'è il Dar al-Miqyàs (o Nilometro). Un tempo<br />

era fortificata. Essa contiene giax'dini e frutta, quali non se ne trovano<br />

altrove in alcun sito. Quando 'Amr b. al-'As conquistò Misr, i Greci si<br />

fortificarono nell' isola e resistettero per qualche tempo. Ma quando l'as-<br />

sedio tirò in lungo ed i Greci fixggirono da ^ssa, 'Amr b. al-'As demoli<br />

alcune sue torri e le sue mura. E queste mura la circondavano tutta. —<br />

Anticamente, dice al-Kindi, si chiamava Gazirah al-Sinà'ah e rimase ro-<br />

vinata ed abbandonata sino a quando Ahmad b. Tiìlùn nel 263. H. tornò<br />

a fortificarla per mettervi al sicuro le sue donne ed i suoi tesori (D u q -<br />

màq, 109).<br />

§ 63. — (Yahya b. Ayyùb, da Khàlid b. Humayd). Allora al-Muqawqis<br />

mandò a dire ad 'Amr b. al-'As: « Voi siete penetrati nel nostro paese,<br />

« vi siete messi a combatterci accanitamente, e la vostra permanenza<br />

« nelle nostre terre dura oramai da lungo tempo. Ma voi siete una banda<br />

« e US bah), ed ora è imminente la venuta dei Greci (si noti che trattano<br />

« sempre i<br />

soli Copti!), che hanno raccolto (grande numero di) uomini ed<br />

« armi e si accingono ad assalirvi. Allo stesso tempo questo (fiume) il Nilo<br />

« vi ha circondati da tutte le parti e voi siete prigionieri nelle nostre mani.<br />

« Mandateci perciò alcuni vostri uomini, dai quali possiamo udire le vostre<br />

« proposte, e forse la faccenda potrebbe combinarsi tra noi in modo a voi<br />

« conveniente. Cosi porremo fine alla guerra, prima che i Greci vi piom-<br />

23i).<br />

'


20. a. H.<br />

[EGITTO. • Le tra-<br />

dizioni sulla pre-<br />

sa di Babilonia e<br />

la prima resa di<br />

Alessandria.)<br />

§ 63. 20. a. H.<br />

« bino addosso: allora i discorsi non vi saranno più di verun vantaggio e<br />

« \(pÌ potreste pentirvi, se la l'accenda riuscisse contraria a ciò che avete* cer-<br />

« cato e sperato ». Quando giunsero gli ambasciatori di al-Muqawqis, 'Anir<br />

b. al-'As li imprigionò por due giorni e due notti, sicché al-Muqawqia in-<br />

cominciò a temere per loro. « Credete tbi'se », egli disse ai compagni, « che<br />

« gli Arabi abbiano ucciso i miei ambasciatori, e che ciò sia permesso<br />

« dalla religione? ». Scopo però di 'Amr b. al-'As era che gli ambasciatori<br />

vedessero e conoscessero le condizioni del campo arabo: ottenuto questo,<br />

egli li rimandò con il messaggio che tra loro era possibile soltanto una<br />

delle tre cose: o conversione all'Isiàm, o pagamento della gizyah, o<br />

guerra a morte.<br />

al-Muqawqis, appena ritornati gli ambasciatori, li interrogò sulle con-<br />

dizioni del campo musulmano ed essi gli fecero la seguente descrizione:<br />

«È gente che ama la morte più della vita, e l'umiltà più della gloria:<br />

« nessuno aspira al possesso di beni terreni. Quando si riuniscono a consiglio<br />

« si seggono sulla polvere; e pongono le loro vivande sulle ginocchia. Il<br />

«loro capo (amir) è come uno qualunqvie degli altri, né si conosce chi<br />

« di loro sia di rango più elevato, e quale d'infimo stato: il signore non<br />

« si distingue dal servo. Quando è l'ora della jjreghiera, nessuno si tiene<br />

« addietro e si lavano tutti con l'acqua. Durante la preghiera mostrano la<br />

« massima umiltà ». al-Muqawqis ed i suoi rimasero turbati da siffatta de-<br />

scrizione e compresero che era impossibile resistere a uomini simili: urgeva<br />

quindi concludere la pace con loro, mentre erano ancora circondati dalle<br />

acque del Nilo, perchè dopo (ritirate le acque) sarebbero divenuti padroni<br />

del paese. al-Muqawqis rimandò quindi i suoi ambasciatori per insistere che<br />

i Musulmani inviassero alcuni rappresentanti a trattare possibilmente la<br />

pace con reciproco vantaggio. Allora 'Amr b. al-'As scelse dieci uomini,<br />

fra i quali 'Ubàdah b. al-Sàmit. — Sa'id b. Grhufayr afferma che 'Ubàdah<br />

b. al-Sàmit era uno dei dieci arabi, che alla comparsa dell'Isiàm misuravano<br />

dieci palmi in altezza (^), — e li mandò al campo di al-Muqawqis ('Abd alhakam,<br />

96-96).<br />

Cfr. Su3"ùti Husn, I, 63; Hubays, fol. 97, r. e segg. ; Butler,<br />

256 e segg.; Maqrìzi Khitat, I, 290, lin. 24 e segg.<br />

Il fatto delle trattative lunghe e difficili è sicuramente storico, ma i<br />

particolari, specialmente gii elogi degli Arabi e la descrizione dei loro in-<br />

tenti scevri d'interesse personale, sono aggiunte e ricami di età posteriori,<br />

che ricordano le discussioni alla vigilia della battaglia di al-QàdisÌ3'yah<br />

(cfr. 14. a. H., §§ 66 e segg.; 16. a. H., §§ 9, 31 (e), 69, 60, ecc.). È un tema<br />

tradizionistico che si ripete a sazietà. Si ritrova anche nel paragrafo seguente.<br />

240.


^^Wf^'<br />

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3<br />

S


20. a. H. §§ 63, 64.<br />

Nota 1. — La tradizione ama rilevare che gli uomini da essa preferiti erano di statura eccezio- 20. a H.<br />

naie: cosi ci rappresenta l'eroe bagilita GarTr b. 'Abdallah icfr 14. a. H., § 5, nota 2), che tanto si [EGITTO. - Le tra-<br />

distinse nella Babilonide, cosi è pure descritto il Caliifo 'Umar (cfr. sotto l'anno 23. H. la descrizione dizioni sulla pre-<br />

personale del Califfo nella necrologia^ sa di Babilonia e<br />

§ 64. — CUthman b. Sàlih, [da Khàlid b. Nagìh, da Yahya b. Ayyùb. Alessa^l^dria^r<br />

e da Khàlid b. Humayd, ambedue i quali da Khàlid b. Yazìd, da vari<br />

tabi 'un]). 'Amr b. al-'As ordinò che 'Ubàdah b. al-Sàmit parlasse a nome<br />

di tutti, e ritornasse a profferire l'accettazione di una delle tre proposte,<br />

o conversione all'Isiàm, o pagamento della gizyah, o guerra a morte.<br />

Gli ambasciatori montarono sopra alcune imbarcazioni e giunsero alfine<br />

presso al-Muqa\vqis. Questi rimase tiu'bato vedendo Ubàdah b. al-Sàmit<br />

che aveva la pelle molto scura (aswad) e chiese che un altro degli am-<br />

basciatori gli rivolgesse la parola, ma tutti gli Arabi gii fecero sapere che<br />

« questo nero è migliore tra noi per consiglio e dottrina: è il nostro capo<br />

« (sayyid) e il piìi eccellente tra noi...: noi ci sottomettiamo in tutto al<br />

« suo parere ed ai suoi ordini. . . ». Quando al-Muqawqis tornò ad insistere<br />

(stupito) che un uomo nero come 'Ubàdah potesse essere il loro capo, gii altri<br />

Arabi ripeterono le loro precedenti assicurazioni con insistenza anche mag-<br />

giore, e dissero: « Tra noi nessuno ha ripugnanza per il (color) nero (della<br />

« pelle) ». al-Muqawqis acconsentì alfine a sentire il discorso di 'Ubàdah, ma<br />

non celò il fatto che il colore della sua pelle gii ispirava terrore. 'Ubàdah si<br />

affrettò ad informare al-Muqawqis che nel campo arabo aveva lasciato mille<br />

compagni tutti assai più neri di lui (^), e che gii avrebbero ispirato terrore<br />

an( he più vivo. Poi continuò il suo discorso esponendo i motivi che sospin-<br />

gevano gii Arabi alle conquiste: non era passione di bottino, perchè nessuno<br />

si curava di esso, fosse un qintàr (quintale) d'oro, o fosse un solo dirham.<br />

A loro bastava aver di che saziare la fame e coprire le proprie nudità,<br />

in tutto il resto cercavano una cosa sola, compiere gii ordini avuti da<br />

Dio per il tramite del loro Profeta. Se guadagnavano un qintàr d'oro,<br />

lo .spendevano tutto per la causa di Dio. Udendo questo discorso al-Mu-<br />

qawqis confessò ai propri compagni che le parole di 'Ubàdah gl'isph-avano<br />

anche più timore dell'uomo che le aveva ] ronunziate ; poi volgendosi ad<br />

Ubàdah ripetè che i Greci si preparavano a mandare contro gii Arabi un<br />

esercito irresistibile per numero e per valore, che certamente avrebbe so-<br />

praffatto i Musulmani.<br />

« E voi. siete ora in grandi strettezze per mancanza<br />

« di viveri, mentre noi abbiamo compassione per la vostra debolezza e per la<br />

« scarsità di provvigioni nelle vostre mani ». Perciò egli offiiva di dare due<br />

(1 i n à r ad ogni milite musulmano, cento al loro capo e mille al loro ca-<br />

lififo, perchè si fossero ritirati dall'Egitto. 'Ubàdah b. al-Sàmit rispose che<br />

la prossima vonuta dei Greci non intimoriva affatto gli Arabi, perchè nella<br />

241. 31


la prima resa di<br />

Alessandria.!<br />

S H4. 20. a. H.<br />

20. a. H. peuiìiore ipotesi otterrebbero quello che era il massimo loro desiderio, mo-<br />

|EGITTO.-Le tra- ^. "" , ^ . ,. ,,. , . . ,, ,,<br />

dizioni sulla pre- '">' "^'' ^'ammmo di Dio, ed m ogni altra avrebbero carpito un grande<br />

sa di Babilonia e bottino. Egli toniò quindi ad esporre le condizioni dei Musulmani perla<br />

pace, lasciando ad al-Muqawqis la scelta fra le tre proposto, già riferite,<br />

di 'Amr b. al-'As.<br />

al-Muqawqis si consultò con i suoi compagni e chiese a loro su avieb-<br />

bero accettato una di quullo tre condizioni, ma trovò tutti irremovibili nel<br />

respingere le due prime, perchè non potevano né abl)andonare il Cristia-<br />

nesimo, per seguire « la fedo di un uomo che non conoscevano », né di-<br />

ventare nel proprio paese i servi di un'altra gente. al-Muqawqis fece il<br />

possibile por indurre i suoi a cedere, ma non vi riuscì, e dacché 'Ubàdah<br />

b. al-Sàmit non voleva fare altre concessioni, le trattative furono rotto.<br />

al-Muqawqis ordinò di tagliare il ponte che univa l'isola ad al-Fustàt; e<br />

cosi abbandonò al loro destino tutti i Copti ed i Greci che in grande nu-<br />

mero si trovavano ancora nella fortezza, al-qasr. Allora i Musulmani<br />

ripresero l'offensiva ed assalirono la fortezza con tanta energia che alfine<br />

se ne impadronirono, massacrandovi moltissima, gente, e facendo innume-<br />

revoli prigionieri. Tutte le imbarcazioni però erano state ritii-ate ed ormeg-<br />

giate sull'isola (dove stava al-Muqawqis), e gli Arabi si trovarono ora cir-<br />

condati da tutte le parti dalle acque del Nilo senza poter avanzarsi verso<br />

il Sa'ìd, né dirigersi verso alcun altro luogo (perché privi d'imbarcazioni).<br />

— al-Muqawqis rivolse ora un nuovo appello ai suoi, citò il destino toccato<br />

ai compagni nella fortezza, ed espresse il timore che, se ora non venivano<br />

a patti con gii Arabi sarebbero stati costretti a cedere ai medesimi a con-<br />

dizioni anche peggiori. « Obbeditemi perciò », egli disse, « prima che non<br />

« abbiate ragione di pentirvi! ». Egli insistè perchè accettassero di pagare<br />

la gizyah, e la sorte toccata ai difensori della fortezza diede tanto peso<br />

alle parole di al-Muqawqis che i Copti alfine accettarono i suoi consigli, e<br />

furono mandati nuovi ambasciatori ad 'Amr b. al-'As per trattar la paco<br />

sul pagamento della gizyah, e chiedere un congresso per discutere tutte<br />

le condizioni.<br />

'Amr b. al-'As interrogò i compagni, ma trovò che essi imbaldanziti<br />

dalla presa della fortezza non volevano più parlare di trattati di pace, ma<br />

pretendevano una resa incondizionata, con la cessione di tutto qual preda<br />

assoluta, come il castello già espugnato. 'Amr b. al-'As non approvò tali<br />

pretese: egli addusse le istruzioni avute dal Califfo sulle tre diverse con-<br />

dizioni da of&'ii-e al nemico, e dacché questo ne accettava una, bisognava<br />

accogliere la domanda di al-Muqawqis: allo stesso tempo insistè sulle loro<br />

condizioni precarie, circondati come erano dalle acque del Nilo e nell'im-<br />

-•42.


,.,,,., .,,,.• 1<br />

20. a. H. 64, 65.<br />

possibilità di muoversi. Con questi argomenti Amr ottenne alfine il con- 20. a. H.<br />

senso dei eolleghi ed apri trattative per la pace.<br />

[EGITTO.. Le tra-<br />

dizioni sulla pre-<br />

Le condizioni che furono alfine accettate da ambedue le parti consi- sa di Babilonia e<br />

stevano dei seguenti patti: tutti i Copti dell'Egitto tanto superiore che Alessandria,<br />

inferiore dovevano sottostare ad una tassa annua di due dìnàr per testa,<br />

senza distinzione di classe, purché avessero' raggiunto l'età virile. La tassa<br />

non cadeva però né sui vecchi decrepiti, né sui fanciulli adolescenti non<br />

ancora maggiorenni, né sulle donne. I Musulmani dovevano occupare mili-<br />

tarmente tutto il paese, e gii abitanti si obbligavano a dare ospitalità per<br />

tre giorni ad ogni musulmano che traversava il paese. Ai Copti rimaneva<br />

il possesso delle loro terre (1 a h u m a r d u h u m . . , ecc.) e dei loro beni<br />

.<br />

(amwàl), e nulla di ciò doveva essere tolto.<br />

Questi patti furono conclusi con i Copti in particolare (kh a s s a t " °)<br />

fvale a dire escludendo i Greci ed il governo greco), ed allo stesso tempo<br />

si procede a fare il computo in particolare (khàssat"'') di quanti erano<br />

i Copti adulti, sui quali cadeva la gizyah; e si trovò, dopo compilati i<br />

registri scritti, che ammontavano a 6,000,000: la gizyah quindi arrivò a<br />

12,000,000 di dìnàr all'anno ('Abd al-hakam, 95-103).<br />

Cfr. Hubays, fol. 98, v. e segg.; Suyiiti Husn, I, 53-56; M alia-<br />

si n, I, 13-19, dove si dice, sull'autorità di ibn Lahi'ah, che i tassati erano<br />

8,000,000; Dahlàn Futiih , I, 42-45; Maqrìzi Khitat, I, 291, lin. 3;<br />

293, lin. 8.<br />

Nota 1. — A spiegazione di tutti questi pai-ticolari rammentiamo come gli Arabi si compiaces-<br />

>iero di chiamarsi neri e che in genere descrivessero i non Arabi come «rossi» (liamrà-) (cfr. Indice<br />

ilei volumi I e II degli <strong>Annali</strong>). Il color scuro prodotto dalla potentissima luce del sole riflessa sulla<br />

superficie fiammeggiante del deserto, era appi-ezzato dagli Arabi come indizio di forza e di resistenza<br />

alle intemperie: era prova di virilità e di lunga esperienza del deserto. Il Butler, ignaro di tale sentimento<br />

degli Arabi, ha interpretato il passo come se 'Ubàdah fosse di origine negra ed africana (pag. 256-<br />

257), e non avverte che 'Ubàdah era un madinese, puro sangue arabo, della tribù dei banu 'Amr b. 'Awf '%<br />

b. al-Khazrag, ed uno dei dodici naqib eletti, secondo la leggenda, al grande convegno di al-'Aqabah<br />

prima della Higrah. Nulla perciò di più nobile e di più genuinamente arabo!<br />

§ 65. — (<br />

Yahya b. Ayyub, e Khàlid b. Humayd). al-Muqawqis pattuì<br />

con 'Amr b. al-'As che i Greci dimoranti in Egitto potessero o rimanere<br />

o andarsene liberamente :<br />

chi rimaneva do\eva sottostare alle medesime<br />

condizioni dei Copti. Anche quelli che dimoravano in Alessandria e nei<br />

dintorni dovevan pagare le tasse sui beni (màluhu muftarad 'alayhi)<br />

[posseduti in quella parte d' Egitto, dove dominavano già gii Arabi — questo<br />

patto, è chiaro, fu stipulato prima della conquista di Alessandria]. al-Mu-<br />

qawqis ottenne inoltre da 'Amr b. al-'As il permesso di mandare il testo del<br />

trattato all' imperatore (m a 1 i k a 1 - R ù m) prima che entrasse effettivamente<br />

in vigore. La risposta di questo deluse tutte le speranze di al-Muqawqis:<br />

24.3.


20. a. H.<br />

g ^<br />

•<br />

20. a. H.<br />

fErac'liol respingeva pionamonte il trattato ed inveiva contro al-Muqawqis,<br />

sa di Babilonia e ,,,.j^ vilmente sottomesso ad un pit-colo esercito di 12,000 Arabi ('). — al-Mula<br />

prima resa di .,, ì.-j. •j- j. j.<br />

'^Jì'zTJnTsuiìapre- perchè avcndo con so lOO.lìOO soldati greci veterani e forniti di tutto, si<br />

Alessandria! nawnis sdegnato per questa risposta, propose ai suoi di non tener conto<br />

vi'iinio dell'imperatore e di stipulare definitivamente il trattato con gli<br />

Arabi. Ottenuto il consenso dei suoi, si ircò da 'Amr b. al-'As, gli lesse la<br />

risposta dell'imperatore e gli propose di l'are a meno della sanzione impe-<br />

riale e di mettere in esecuzione il trattato concluso tra loro. al-Muqawqis<br />

chiese inoltre di essere incluso egli pure nel trattato, promettendo che<br />

egli ed i Copti avrebbero adempiuto integralmente i patti del medesimo.<br />

al-Muqawqis chiese ad 'Amr b. al-'As anche altre due concessioni: primo<br />

di combattere i Greci senza tregua finché li avesse ridotti schiavi « perchè<br />

« quando ho dato a loro un buon consiglio, mi hanno accusato d'essere un<br />

« traditore»; secondo, che quando moriva venisse sepolto in. . . (nel ms. due<br />

parole non punteggiate, una delle quali da leggersi forse Yuhannas<br />

perciò alludesi probabilmente ad una chiesa dedicata a San Giovanni) in<br />

Alessandria. [Nel testo di al-Maqrizi è stampato: nel ponte di Alessan-<br />

dria, Gisr al-Iskahdariy3'ah] (cfi-. Butler, 477).<br />

'Amr b. al-'As accettò tutte le domande di al-Muqawqis, ma chiese che<br />

i Copti assumessero anche la manutenzione e l'amministrazione a loro spese<br />

di tutti gli al-gisrin (? i due ponti?: cfr. Eutychius a § 91) degli<br />

a 1 - a n z a 1 , l'ospitalità ai Musulmani (a 1 - d i 3- a fa h), i mercati (a 1 - a s w a q)<br />

ed i ponti (al-gusùr) tra Fustàt ed Alessandria. — E così fu fatto ('Abd<br />

al-hakam, 103-106).<br />

Cfi-. Hubays, fol. 99,r.; Suyùti Husn, I, 56-57, dove leggesi abù<br />

Hanas come nome del luogo dove al-Muqawqis voleva esser sepolto. Mahàsin,<br />

I, 19-20; Dahlàn Futuh, I, 46; Maqrizi Khitat, I, 293,<br />

lin. 5 e segg. Cfi-. più avanti § 72.<br />

Nota 1. — Il Butler fa di questo incidente uno dei punti toudameutali della sua ricostruzione<br />

della conquista e gli dà persino un posto nello schema cronologico della campagna (cfr. 18 a. H., § 17.5,<br />

n. 8, e Butler, pag. •258 e segg.i e v' intesse nella parte narrativa una specie di i-omanzo storico, :i<br />

cui manca, io credo, ogni base, per la semplice ragione che l'al-Muqawqis della resa di Babilonia non<br />

può essere Ciro, ma un suo dipendente, forse un copto, o un greco in simpatia con i Copti. Se il ne-<br />

goziatore della resa di Babilonia non è Ciro, tutta la ricostruzione di Butler, in questo punto, cade m<br />

terra, e scompare ogni ragione, perchè il trattato dei Copti venisse sottomesso all'approvazione di Eraclio.<br />

Le difficoltà cronologiche in cui cade il Butler e che viziano la sua ricostruzione, sono evidenti e confermano<br />

sempre più il nostro convincimento che la notizia sia falsa ed effetto d'una confusione fatta dagli<br />

Arabi tra eventi diversi. Per accettare infatti il particolare del trattato da sottoporsi all'imperatore Eraclio,<br />

il Butler, è costretto ad anticipare la conclusione dell'accordo al primo mese dell'assedio, ossia all'ottobre<br />

del 640 dell' È. V. Ciò gli è imposto dalla morte di Eraclio avvenuta nel febbraio del 641 e dalla considera-<br />

zione che occorreva molto tempo, perchè il testo del trattato venisse portato sino a Costantinopoli, rinne-<br />

gato da Eraclio e Ciro, caduto in disgrazia, venisse richiamato dall' Egitto .come traditore dell'impero.<br />

A comporre tale versione il Butler è stato assistito da una imperfetta intelligenza del testo arabo,<br />

nel quale ha interpretato letteralmente l'espressione salirai, che noi abbiamo invece osservato essere<br />

•244.


20. a. H. §§ 65, 66.<br />

mi termine generico per indicare un certo spazio di tempo e non mai « un mese » ^ct'r. poc'anzi 19. a. H.,<br />

g 51, nota li. Partito su questa falsa riga, il Butler sforza la narrazione del nostro testo e v'introduce<br />

avvenimenti, a cui non v'è in esso allusione alcuna. Cosi durante la lunga attesa della risposta di<br />

Eraclio, tra le due parti dinanzi a Babilonia, regna una specie di tregua, e quando viene alfine il rifiuto,<br />

la deposizione di al-Muqawqis (Ciro;, e la sua partenza, le due parti riprendono le armi e si viene alfine<br />

alla caduta di Baliilonia come è narrata nel testo di il)n 'Abd al-hakam.. Quindi nuovo trattato concluso<br />

da Giorgio, governatore di Babilonia e non da al-Muqawqis, che era già di ritomo a Costantinopoli. Lo<br />

stesso Butler (pag. 272, nota lì si rende conto in parte delle grandi difficoltà di siffatta ricostruzione<br />

e non avverte che esse gli provengono dalla sua tesi errata che al-Muqawqis sia sempre Ciro e dall'aver<br />

voluto seguire troppo letteralmente ibn 'Abd al-liakam e non rimanere piii fedele a Giovanni di Niqyiìs,<br />

che sembra dare all'assedio di Babilonia un carattere pacifico e senza i drammatici incidenti di eroici<br />

assalti.<br />

Per trovarsi nel vero bisogna prendere come fondazione storica la narrativa di Giovanni di Niqyus,<br />

ed adattarvi la narrazione di ibn 'Abd al-hakam, sopprimendo in questa tutti gli elementi leggendari<br />

e glorificatori dei Compagni del Profeta.<br />

Non è logico che i Copti, nel fare un trattato con gli Arabi, si riserbassero di sentire il parere<br />

ed avere l'approvazione di Eraclio. E chiaro che Eraclio l'avrebbe respinto. Nel testo di ibn 'Abd alhakam<br />

si parla d'un solo trattato e non di due. Ciro al principio dell'assedio di Babilonia era forse in<br />

Alessandria e le fonti bizantine ignorano questo trattato respinto da Eraclio e la deposizione di Ciro<br />

per effetto di esso. La disgrazia di Ciro, avvenuta prima della morte di Eraclio, in Costantinopoli, fu<br />

effetto dello sdegno dell'imperatore, già malato e divenuto irascibilissimo, per l'indirizzo disastroso della<br />

campagna egiziana in generale. Il testo bizantino (cfr. 19. a. H., §§ 67 e segg.ì esclude assolutamente ogni<br />

cenno di trattato di resa di Babilonia: Ciro cade in disgrazia perchè vuol farsi lui iniziatore d'un trattato<br />

con condizioni, che Eraclio considera impossibili, e ohe nulla assolutamente hanno che fare con il trat-<br />

tato, di cui è menzione nel testo di ibn 'Abd al-hakam.<br />

Appena morto Eraclio, Ciro tornò in favore e fu rimandato in Egitto ; prova che in Costantino-<br />

poli non fosse considerato come un traditore, e che la sua disgrazia fosse effetto soltanto d'un risentimento<br />

personale di Eraclio. L'accusa di tradimento gli fu fatta piii tardi dopo il trattato di Alessandria,<br />

il solo che egli concludesse, e per il quale si recò appunto sino a Babilonia per stipularlo con 'Amr<br />

b. al-'As. Da ciò la confusione del trattato di Alessandria con la resa di Babilonia, e l'accusa di tradimento<br />

affibbiatagli dopo la resa di Babilonia, con cui egli nulla ebbe che fare, mentre va ritardata a<br />

dopo il trattato di Alessandria. Allora l'accusa tanto lo afflisse, che ne mori.<br />

Il Butler ha scritto un libro attraentissimo sulla conquista dell' Egitto, ma in alcune parti è troppo<br />

evidente lo sforzo suo di rendere pittoresco il racconto con l'inclusione di materiali leggendari, e così<br />

pure il desiderio di colmare le lacune, dovunque è possibile, con materiali anche poco sicuri.<br />

Se si esamina bene il testo di Giovanni di Niqyiis al § 162, vediamo quello che può essere con-<br />

siderato come l'origine di questi errori. — Infatti Ciro concluse con 'Amr una tregua di undici mesi<br />

prima della resa di Alessandria, e si riserbò di sentire il parere e di avere la sanzione di Eracleona, il<br />

giovinetto imperatore. — Questi fu deposto e mutilato poco tempo dopo e il trattato di resa di Ales-<br />

sandria non ebbe mai la sanzione di Eracleona: il suo successore Costante può forse aver rifiutato di<br />

dare ad esso la sua sanzione. Da ciò tutti gli errori dei cronisti che hanno come al solito anticipato<br />

ogni cosa al tiattato di Babilonia.<br />

§ 66. — (Da altri tradiziouisti oltre Umar [sic]). In questo modo i<br />

Copti divennero ausiliari (a'vvàn) dei Musulmani. — Si dice che al-Mu-<br />

qawqis stipulò con 'Amr b. al-'As il trattato che regolava la sorte dei Greci<br />

in Egitto, mentre Amr a.ssediava Alessandria ('Abd al-hakam, 106).<br />

Ecco una prova della confusione tra la resa di Babilonia e quella di<br />

Alessandria. Di questa fu negoziatore principale al-Muqawqis {— Ciro) e<br />

non quello che trattò la resa di Babilonia.<br />

<strong>For</strong>se si può dedurre da questa e da altre tradizioni che con la resa<br />

di Babilonia i Copti obbligaronsi a parteggiare attivamente ed aperta-<br />

mente con gli Arabi.<br />

Su3"ùti Husn, I, 57; Maqrizi Khitat, I, 293, lin. 32 e segg.<br />

•245.<br />

20. a. H.<br />

[EGITTO. - Le tra-<br />

dizioni sulla pre-<br />

sa di Babilonia e<br />

la prima resa di<br />

Alessandria.!


20. a. H.<br />

la prima resa di<br />

Alessandria.]<br />

g§ (17-70. 20. a. H.<br />

I 67. — (al-Balàdznri, senza isnad). Mentre 'Amr b. al-'As as.sediava<br />

:Un°suiiI pre- iUUDia al-FiistatJo raggiunse al-Zubayr b. al-'Awwàm b. Khuwaylid con<br />

sa di Babilonia e 10.000 o 12,000 Uomini (ofr. 19. a. IT., § 66), fi-a i quali erano Khàrigah<br />

1). lludzàfab al-'Adawi, e 'Umayr b. Wahb al-Gumahi. Da vario tempo al-<br />

Zubavr aveva manife.stato il desiderio di prender parte alle guerre contro<br />

i nemici, e voleva lecarsi con questi) scopo in Antiochia. Allora il Calillo<br />

'Umar gli disse: «Non vorresti forse il governo dell'Egitto?». al-Zubayr<br />

rispose: « Non ho bisogno di un governo: io desidero prender parte alla<br />

« guerra santa ed aiutare i Musulmani. Se troverò che 'Amr ha già cou-<br />

« quistato l'Egitto, non entrerò nella sua provincia, ma anderò in un punto<br />

«della costa per minacciar di là il nemico (ràbattu bihi): se invece<br />

« troverò che 'Amr combatte ancora la guerra santa, rimarrò con lui ».<br />

al-Zubayr partì con questi intendimenti (Balàdzuri, 213).<br />

§ 68. — ('Affàn b. Muslim, da Hammàd b. Salamah, da Hisàm b.<br />

'Urwah). Quando al-Zubayr b. al-'A\vwàm fu mandato in Egitto, gli dis-<br />

sero: «In essa v'è la morte violenta e la peste (al-ta'n w a-l-tà' un) ».<br />

A questo al-Zubayr rispose: « In verità appunto per questo noi vi an-<br />

« diamo! » (Balàdzuri, 213).<br />

§ 69. — (a) ('Amr al-Nàqid, da'Abdallah b.Wahb al-Misri, da ibn Lahi'ah,<br />

da Yazid^b. abi Habìb). 'Amr b. al-'As entrò in Egitto con 3500 uomini:<br />

ed il Califfo 'Umar s'impensierì (asfaqa) quando fii informato delle fac-<br />

cende di 'Amr. Allora mandò al-Zubayr b. al-'Awwàm con 12,000 uomini.<br />

E al-Zubayr fu perciò presente alla conquista dell' Egitto e vi prese un ter-<br />

reno (Balàdzuri, 213-214).<br />

La stessa tradizione è ripetuta da Balàdzuri (214, lin. 9 e segg.) con<br />

il seguente isnàd: al-Qàsim b. Sallàm, da abù-1-Aswad, da ibn Lahi'ah,<br />

da Yazid b. abi Habib. Aggiunge solo che al-Zubayr si appropriò un fondo<br />

anche in Alessandria.<br />

Cfr. anche 'A b d a 1 - h a k a m , 90.<br />

(6) Sul numero 12,000 delle milizie musulmane vedi quanto abbiamo<br />

osservato altrove (cfr. 19. a. H., § 55): è numero convenzionale: tale forse<br />

non è il numero 3500.<br />

§ 70. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Mentre 'Amr b. al-'As assediava<br />

una parte (di Babilonia), al-Zubayr assaliva un'altra: poi al-Zubayr prese<br />

(un giorno) una scala e montò sulle mura della fortezza con la spada sguai-<br />

nata in mano, e gridando il takbìr. Gli altri musulmani risposero al<br />

suo grido, lo seguirono su per la scala e presero di assalto ('anwat"") la<br />

fortezza. I Musulmani saccheggiarono quanto essa conteneva, ma Amr b.<br />

al-'As concesse agli abitanti la dzimmah o protezione dei Musulmani,<br />

246.


20. a. H. 70-72.<br />

e impose a loro la gizvah, o tassa per testa, ed il kharàg sulle loro 20. a. H.<br />

. 1 X ,. • ,TT [EGITTO. T<br />

/i\ -Le tra-<br />

/T-.<br />

terre. >se scrisse poi al ualino umar ed ottenne la sua sanzione! (Ba- ) dizioni sulla pre-<br />

làdzuri, 213).<br />

sa di Babilonia e<br />

^ ,,,. . • T 1 • ,- •<br />

-I i' L<br />

bull intrinseca contradizione che miirnia la veracità dei tatti narrati Alessandria.]<br />

cfr. quanto si è detto poc'anzi al § 58.<br />

Nota 1. — lu Misr, aggiunge al-BalàJzm-i, al-Zubayr si prese un terreno (ikhtattaì e si costruì<br />

una casa idàr) di poi ben conosciuta. In essa dimorò poi suo figlio 'Abdallah b. al-Zubayr quando fece la<br />

spedizione in Itriqiyah con ibn ahi Sarh. La scala con la quale al-Zubayr entrò nella tortezza era an-<br />

cora conservata in Egitto, quando scriveva al-Balàdzuri ffine m sec. H.) (Balàdzuri, '213l.<br />

§ 71. — (Anir al-Nàqid, da 'Abdallah b. Wahb al-Misri, da ibn Lahi'ah,<br />

da Yazid b. abi Habib, da 'Abdallah b. al-Mughii-ah b. abi Burdah, da Sufyàn<br />

b. Wahb al-Khawlàni). Noi conquistammo Misr senza un patto (con gli abi-<br />

tanti). Sorse al-Zubayr e disse: « 'Amr dividila (tra noi)! ». 'Amr rispose<br />

con un rifiuto, e al-Zubayr tornò ad insistere: «Per Dio! Tu la devi di-<br />

« videre, come l'Inviato di Dio divise Khaybar ». Allora 'Amr scrisse al<br />

Califfo 'Umar su questo argomento, e 'limar gli rispose: « Lasciala (ossia<br />

« r Egitto) come è, affinchè da essa ... « y a gh z ù m i n h a h a b a 1 a 1 - h a -<br />

baiali... (= possano trarre profitto i discendenti dei discendenti?) » (Ba-<br />

làdzuri, 214).<br />

La stessa tradizione è confermata anche da un'altra eguale con l'isnad:<br />

'Abdallah b. Walib, e ibn Lahi'ah, da Khàlid b. Maymùm, da 'Abdallah<br />

b. al-Mughirah. da Sufyàn b. Wahb. — id. ibid.<br />

Altrove al-Balàdzuri (218, lin. 6 e segg.) ha la identica tradizione con'<br />

qualche variante [y a gh d ù accanto a y a gh z ii] e con l' i s n à d : al-Hu-<br />

sayn b. al-Aswad, da Yahya b. Adam, da 'Abdallah b. al-Mubàrak. da<br />

ibn Lahi'ah, da Yazid b. abi Habib, da uno che udì 'Abdallah b. al-^Iu-<br />

ghirah b. abi Burdah, da Sufyàn b. Wahb al-Khawlàni (Maqrlzi, I, 295).<br />

'Abd al-hakam, 127, ha la stessa tradizione con simile isnàd,<br />

ma la tìase finale ha la versione b a ' d w a 1 a d u h à h a b a 1 a 1 - h a b a 1 a h<br />

Non ne è chiaro il vero significato: è forse forma proverbiale.<br />

§ 72. — ('Amr al-Nàqid, da 'Abdallah b. Wahb al Misri, da al-Layth,<br />

da Yazid b. abi Habib). al-Muqa\vqis stipulò la pace con 'Amr b. al-'A.s<br />

alla condizione che quei Greci (in Alyiinah) che volessero andarsene, fos-<br />

sero liljeri di parth'e, e che quanti preferissero rimanere, potessero restare<br />

a certe determinate condizioni. Ai Copti i'u imposta una tassa di due<br />

dìnàr (per testa). — Quando fu informato di queste cose, l'imperatore<br />

greco si adirò assai e mandò un esercito il quale chiuse la porta di (') (cioè<br />

rioccupò) Alessandria e costrinse 'Amr b. al-'As a riprendere le armi. —<br />

Allora al-Muqawqis si presentò ad 'Amr e gli disse: « Io ti chiedo tre cose:<br />

« non essere generoso verso i Greci come sei stato generoso verso di me,<br />

•247.<br />

la prima resa di


la prima resa di<br />

Alessandria.<br />

72-74. 20. a. H.<br />

20. a. H.


20. a. H. §§ 75.79.<br />

§ 75. — (ibn al-Qattàt [al-Kùfì] ossia abù Mas'ud, da al-Haytliam [1). 20. a. h.<br />

'Adi al-Tà-i], da al-Mugàlid [b. Sa'id], da al-Sa'bi). 'Ali b. al-Husayn (b. ahi dizioni sulla pre-<br />

Tàlib), o al-Husayn (b. abi Tàlib) stesso intercede presso il Califfo Mu'- sa di Babilonia e<br />

àwiyah a proposito della gizyali pagata dagli abitanti del villaggio in Alessandria.!<br />

Egitto dove era nata (Màryah la moglie del Profeta) la madre di Ibiàhim:<br />

dietro questa istanza il villaggio, per ordine di Mn' àwiyah, rimase esente da<br />

imposta. Il Profeta intatti aveva raccomandato in testamento (!) di trattar<br />

bene i Copti (Balàdzuri, 218-219).<br />

§ 76. — Secondo Yazìd b. abi Habib 15,500 Musulmani furono pre-<br />

senti alla conquista dell'Egitto: secondo 'Abd al-rahmàn b. Sa'id b. Miqlàs<br />

[0 Miqdàm], il bottino preso nella fortezza (di Babilonia) fu diviso fra 12,300,<br />

ossia quanti erano rimasti superstiti alle battaglie ed all' assedio. Alcuni<br />

perirono anche di peste. Quelli periti nell'assedio si dice venissero sepolti<br />

ai piedi delle mura della fortezza (fi asl al-hisn) (Yàqùt, III, 895-896).<br />

Su^'ùti Husn, I, 62, lin. 9 e segg.<br />

§ 77. — (Muli. b. Sa'd, da Muli. b. 'Umar al-Wàqidi, da Usàmali b.<br />

Zayd b. Aslam, dal padi-e [Zayd], dal nonno Aslam). 'Amr b. al-'As con-<br />

quistò r Egitto nell'anno 20. H. : con lui era al-Zubayr b. al-'Awwàm.<br />

Dopo la conquista egli concluse con gii abitanti un trattato, secondo il<br />

quale questi si obbligavano a pagare certe tasse (wazifali), in ragione<br />

di due dinar per ogni uomo, ma escludendo le donne ed i bambini. Cosi<br />

il kharàg dell'Egitto raggiunse, sotto il governo di 'Amr, 2,000,000 di<br />

dìnàr.<br />

Più tardi il kharàg arrivò a 4,000,000 (Balàdzuri, 218).<br />

§ 78. — (abù Ayyùb al-Raqqi, da Abd al-ghaffàr, da ibn Lahi'ah, da<br />

Yazid b. abi Habib). Le tasse gizyali e kharàg, riscosse da 'Amr b.<br />

al-'As in Egitto, ammontarono (insieme) a 2,000,000 (dinar?). Quelle ri-<br />

scosse da 'Abdallah b. Sa'd b. abi Sarh, salirono invece a 4.000,000. Allora<br />

il Califfo Uthmàn disse ad 'Amr: « Le camele da latte in Egitto hanno<br />

« dato latte in abbondanza dopo di te! ». A cui 'Amr rispose:. « Questo è<br />

«perchè avete fatto smagrire i loro figli! » (Balàdz ur i , 216; Ma qrìzi<br />

Khitat, I, 79).<br />

Cfr. però Yàqùt, IV, 646, lin. 18 e segg., il quale sull'autorità di<br />

abù Hàzim al-Qàdi afferma che 'Amr riscotesse 12,000,000, ibn abi Sarh<br />

14,000,000. — La superficie coltivata ammontava a 28,000,000 di faddàn<br />

(id., ibid., lin. 15).<br />

§ 79. — l'Abd al-malik b. Muslimah [sic— Maslamah), da ibn Lahi'ah,<br />

da Yahya b. Maymiin al-Hadrami). Quando fu latto il computo dei Copti<br />

che dovevano pagare la gizyah di due dinar, dopo la conquista per<br />

249. 32


§§ 7!1, 8(>. 20. a. H.<br />

20. a. H. opera «li Aiur !>. al-'5.s, si trovò che, escludendo lo donno,'^i vecchi ed i<br />

'^JizIJn°suMa ple^ nmciulli. erano in tutto 8,000,000 fAbd al-hakam. 103).<br />

sa di Babilonia e<br />

(^;C,-_ ^i nUOVO i(l.. 120.<br />

la prima resa di ^. . . . . , ^. ,.<br />

Alessandria.! "^1 osservi lu ijuesto e nei precedenti paragrah come ritornano costantemente<br />

1 numeri 4, 8 e 12 e i loro multipli {cAì: 19. a. H., § 55).<br />

§ 80. — (Ibràhìm b. Muslini al-Khnwàrizmi, da 'Abdallah b. al-Mu-<br />

bàrak. da ibn Lahì'ah, da Yazid b. abì Habìb, da abu Firàs, da 'Abdallah<br />

b. 'Anir b. al-'As). Tra i dotti esistono dubbi sul conto dell'Egitto. Alcuni<br />

affermano che fu espugnata a viva fòrza ('anwat*°), ed altri invece sono<br />

del parere che venisse sottomessa con un trattato di pace (su Ih*") (con-<br />

frontisi più avanti §§ 178 e segg.). (Comunque sia), certo è (al-t_halagj<br />

che 'Amr b. al-'As invase l'Egitto, si battè con gli abitanti di Al3-unah,<br />

espugnò questa d'assalto e vi fece entrare i Musulmani. al-Zubaja' fu il<br />

primo a montare sulle mura. Allora il signore di Alyùnah (sàhib A l}- lina<br />

h) si volse ad 'Amr b. al-'As e gii disse: « Noi sappiamo quello che<br />

«avete fatto in Siria, ossia come avete imposto la gizyah sui Cristiani<br />

« e sugli Ebrei, lasciando la tei'ra (i q r a r u k u m a 1 - a r d) nelle mani degli<br />

« abitanti, affincliè la coltivassero e ne pagassero il kharàg. Se voi agite<br />

« con noi nello stesso modo, questo vi renderà assai meglio (k a n a a r a d d a<br />

«'ala^'kum) che non ucciderci, farci schiavi e cacciarci dal paese». Al-<br />

lora 'Amr si consultò con i Musulmani ed essi lo consigliarono di accettare.<br />

Soltanto una minoranza chiese che la terra venisse divisa tra loro. 'Amr<br />

b. al-'As impose allora sopra ogni adulto (hàlim) una gizyah di due<br />

dìnàr, salvo che fosse un nulla abbiente, ed a tutti i proprietari di terre,<br />

oltre ai due dinar impose (prestazioni in natura, ossia) tre aràdib di<br />

grano (h in tali), due qist di olio, due qist di miele, e due qist di<br />

aceto, che dovevano servire come vettovaglie (r i z q) per i Musulmani ed<br />

essere raccolte nei magazzini (dar a 1 - r i z q) per esser divise tra i Musul-<br />

mani (viventi in Egitto?) (^). Poi furono contati i Mu.sulmani (in Egitto),<br />

e l'intiera popolazione fu obbligata a fornire ad ogni musulmano un man-<br />

tello (gubbah) di lana, un burnus o un turbante ('imam ah), un paio<br />

di pantaloni (sarà \v il) e due paia di scarpe (khaffayn). Ciò doveva es-<br />

sere consegnato annualmente, e si ammise che invece della gubbah di<br />

lana, si potesse consegnare una veste copta (thawb qibti). — 'Amr b.<br />

al-'As scrisse per i Copti un documento di questo tenore, ed assunse l'im-<br />

pegno che, se essi compievano integralmente i patti, le loro donne ed i<br />

bambini non sarebbero venduti né ridotti alla schiavitìi, e che rimarreb-<br />

bero in pos.sesso (tuqarr fi aj'dayhim) dei loro beni mobilie dei loro<br />

tesori. —- Di tutto ciò egli scrisse al Califfo 'Umar, il quale diede all'ac-


20. a. H. §§ 80, 81. .<br />

cordo la sua sanzione: la terra dell' Eo-itto divenne perciò terra di kliaràór 20. a. H.<br />

,,,-.N ^, •<br />

fard kharag). — Questo spiega come alcuni possano credere essere stata dizioni sulla pre-<br />

^ 1 (EGITTO.- Le tra-<br />

r Egitto sottomessa con un trattato (sulh""). sa di Babilonia e<br />

Quando il re di Alyùnali (malik Alyùnah) ebbe finito di conclu- Alessandria.]<br />

dere l'accordo per sé e per quelli che erano con lui nella città, stipulò<br />

un trattato per tutto il popolo dell'Egitto ed alle stesse condizioni del<br />

trattato di Alyùnah. I Copti che prima avevano fatto resistenza accetta-<br />

rono ora i patti e dissero: « Noi ci contentiamo, perchè altro non siamo<br />

« che misere creature (fars, letteralmente bestiame) che non possono di-<br />

« fendersi! ». 'Amr b. al-'As impose il kharag sulla terra d'Egitto, in<br />

ragione di un dinar sopra ogni garìb (di superficie) oltre a tre aràdib<br />

di vettovaglie (t a ' à m) :<br />

sopra ogni adulto (h a 1 i m) mise una tassa di due<br />

dinar. Di ciò mandò rapporto al Califfo 'Umar (Balàdzuri, 214-215).<br />

In questa tradizione si osservino due cose: in primo luogo che s'ignora<br />

il nome di al-Muqawqis e che lo si chiama il signore di AWiinah senz'altro<br />

specificazioni. Si parla poi di due trattati ben distinti, e qui noi scorgiamo<br />

memoria dei due trattati, l'uno concluso alla presa di Babilonia con il si-<br />

gnore della fortezza (Sàliib Alyùnah), e l'altro non specificato ulteriormente,<br />

ma senza dubbio quello di Alessandria, stipulato da Ciro. La nostra fonte<br />

non ha compreso come si siano potuti concludere in Egitto due trattati<br />

diversi da due diverse persone, e perciò ha attribuito al negoziatore del<br />

primo anche il secondo, ed ha taciuto il nome di al-Muqawqis, perchè lo<br />

trovava forse nelle sue fonti indicato per il secondo trattato e non per il<br />

primo, cosa che gli riusciva oscura ed inesplicabile.<br />

Nota 1. — Questo cenno fugace ha la sua importamza : ecco un indizio abbastanza esplicito del<br />

sistema fiscale adottato dagli Arabi: le provincie sopperivano con i loro redditi a tutti i bisogni delle<br />

guarnigioni arabe e poi mandavano il resto a Madinah: di ciò parliamo più avanti.<br />

§ 81. — (al-Ya'qùbi). 'Amr b. al-'A.s venne presso il Califfo 'limar<br />

(mentre era in al-Cxàbij'ah ?) e gli chiese il permesso di invadere l'Egitto,<br />

affermando che la conquista di quel paese avrebbe grandemente accre-<br />

sciuta la potenza dei Musulmani, stante l'abbondanza delle sue ricchezze<br />

e la debolezza dei suoi difensori. Né cessò egli dal perorare questa fac-<br />

cenda, e descriverne la facilità con cui si compierebbe la conquista, finché<br />

il Califfo cedette alle sue insistenze conferendogli il comando di quattro-<br />

mila uomini, tutti degli 'Akk, ed aggiunse le seguenti istruzioni: « Po-<br />

« trebbe accadere che io avessi a mandarti per corriere una lettera : se<br />

« essa ti raggiungerà mentre sei in marcia, ordinandoti di retrocedere dalla<br />

« spedizione, ritirati qualora tu non abbia messo piede in Egitto: se però<br />

« tu fossi già entrato quando ricevi la mia lettera, ,<br />

251.<br />

allora va pure avanti


S 81. 20. a. H.<br />

20. q. H. , t.^)!! l'aiuto (li Dio ». Ainr b. al-'As si mise volocemente in marcia e giunse<br />

dizioni sulla pre-<br />

'^ Rafah, che è l'estrema borgata (meridionale) della Palestina: qui fu ragsa<br />

di Babilonia e giunto da un messo di 'limar, latore di una lettera. Amr non l'apri, ma<br />

Alessandria.' continuò ad avanzare finché ari-ivò ad un villaggio nelle vicinanze di<br />

al-'Arìs (in Egitto): allora aprì la lettera e di poi eliie.se dove .si trovasse<br />

il villaggio: «fa parte dell'Egitto» gli risposero. Comunicò (juindi alle<br />

schiero le istruzioni avute dal Califfo, che se avesse varcato il confine non<br />

doveva più ritornare addietro, e diede l'ordine di andare avanti. Così ar-<br />

rivò ad al-Faramà-, dove fu trattenuto ben tre mesi dall'opposizione degli<br />

abitanti. Impadronitosi però della città, proseguì la sua marcia fino ad<br />

Umm Dunayn, dove incontrò una resistenza tanto accanita da ritardare<br />

a lungo la vittoria. In (][uesto frangente egli scrisse ad 'limar chiedendo<br />

soccorsi e il Califfo gli mandò altri quattromila uomini, divisi in quattro<br />

schiere, ognuna sotto un capo diverso, ossia al-Zubayr b. al-'Aw\vàm, al-<br />

Miqdad b. al-Aswad, 'Ubàdah b. al-Sàmit, e Khàrigah b. Hudzàfah (op-<br />

pure, secondo altri. Maslamah b. Mukhallad). Si rinnovarono i combatti-<br />

menti accaniti (senza ottenere ancora la vittoria), sicché al-Zubayr b. al-<br />

'Awwàm giurò di votarsi a Dio nella speranza che allora Dio avrebbe con-<br />

cessa la vittoria ai Musulmani. Di notte tempo furono appoggiate le scale<br />

alle miu'a della fortezza (al-hisn), ed al-Zubayr insieme con una schiera di<br />

seguaci fece impeto sulla rocca, mentre i<br />

Musulmani<br />

gridavano il takbir:<br />

al momento più acceso della battaglia (gii abitanti) chiesero di trattare la<br />

pace. Dice qualche autorità che al-Muqawqis trattasse la pace con 'Amr<br />

b. al-'As in ragione di due dinar a testa. Altri sostengono che non vi<br />

fosse trattato e che (la fortezza) venisse espugnata d'assalto.<br />

Di poi 'Amr b. al-'As mosse contro al-Iskandariyyah, dove erano ra-<br />

dunati i Greci, difesi da ti-e fortezze. Qui di nuo^•o incontrarono gli Arabi<br />

una vivissima resistenza, che si protrasse per tre mesi (nei codici è detto<br />

tre anni), finché al-Muqawqis chiese ad 'Amr di trattare la pace e la resa<br />

di Alessandria con la condizione che fosse libero di partire chi voleva an-<br />

darsene e ritrarsi nel Bilàd al-Rùm, e che il kharàg (sic, ossia tributo,<br />

pag. 170, lin. 1) ammontasse a due dinar (per testa). In queste condi-<br />

zioni convenne 'Amr, ma quando l'imperatore Eraclio ne ebbe contezza, si<br />

adirò... (lacuna)... Disse al-Muqawqis fad 'Amr): «Io ho dato ad essi il<br />

« mio consiglio, ma mi considerarono come un traditore: perciò non con-<br />

« cedere ad essi quanto tu concede.sti a me » (Ya'qùbi, II, 168-170).<br />

Siccome poc'anzi al-Ya'qùbi (II, pag. 166, lin. penult.) pone la data<br />

16. H., e a pag. 170, lin. 4, prosegue a narrare i fatti che egli esplici-<br />

tamente pone nel 17. H., la narrazione della conquista dell'Egitto, tra


20. a. H. §§si-85.<br />

queste due date. deve, nel concetto del cronista, cadere probabilmente 20. a. h.<br />

,<br />

"^^<br />

_<br />

^'j^^^-<br />

. [EGITTO. -Le tradizioni<br />

sulla pre-<br />

§ 82. — L'altro antico cronista egiziano al-Kindi (350) non porge sa di Babilonia e<br />

elementi nuovi di ragguaglio: ha per prima autorità, il solito Yazid b. A^essa^^driir<br />

abi Hablb. e quindi porge la solita versione: apei'tura della lettera di<br />

'Umar oltrepassato Wàdi al-' Aris, e vittoria sui (xreci in al-Faramà (Kindi,<br />

ibi. 2,r.-2,v.).<br />

(ibn Lahi'ah. al-Layth, ed ibn 'Ufavr). Gli Arabi vincono di nuovo i<br />

Greci a Bilbaj^s, e poi penetrati sino ad Umm Dunayn. si cimentano ad<br />

una nuova e sanguinosa battaglia, di cui non narrasi l'esito. Gli Arabi<br />

però chiesero rinforzi ad 'Umar, e poi avanzarono sul castello, al-hisn,<br />

al quale posero assedio.<br />

Preposto alla fortezza era al-Mandaqùr. detto al-A'rag, luogotenente<br />

di al-Muqawqis b. Qarqab al-Yùuàni, che a sua volta comandava a nome<br />

dell'imperatore Eraclio (Kindi. fol. 2,v.).<br />

§ 83. — Secondo al-Kindi, le schiere con 'Amr b. al-' As contavano<br />

3500 uomini, di cui un terzo erano Arabi Ghàfiq: i soccorsi mandati dal<br />

Califfo ammontarono a 12,000, e l'assedio della fortezza durò sette mesi.<br />

Misr fu espugnata il primo di Muharram dell'anni) 20. H. Le schiere che<br />

si batterono in Egitto furono 15,000, ma soli 12,500 furono presenti alla<br />

divisione della preda della fortezza. Nel Eabi' I. del 20. H. 'Amr b. al-'A.s<br />

marciò su Alessandria il cui assedio durò tre mesi, e la città cadde, presa<br />

d'assalto, il primo di Muharram del 21. H. Alla fine dello stesso anno<br />

'Amr b. al-'As sottomise Antàbulus, con trattato di pace, e Taràbulus<br />

d'as,salto nel 22. H. oppure, secondo al-LaytJi b. Sa'd nel suo Ta-rikh.<br />

nel 23. H. (Kindi, fol. 2,v.-3,r.).<br />

Cfr. Maqrizi Khitat, I, 166, lin. 29-31.<br />

§ 84. — fal-Qudà'i, da al-LaytJi). 'Amr b. al-'As assediò Alessandria<br />

per sei mesi prima di espugnarla, poi si trasferi ad al-Fustàt e ne fece<br />

la sua sede nel mese di Dzù-1-Qa'dah (del 20. H.) (Maqrìzi Khitat, I,<br />

165. lin. 31-32).<br />

§ 85. — (ibn al-Gawzi). Ricorda ibn Ishàq che nell'anno 20. H. fu<br />

espugnata Qaysàriyyah, fuggi Eraclio, e fu conquistato l'Egitto. Secondo<br />

abù Ma'sar invece Qaysàriyyah fu espugnata nel 19. H. Sayf b. 'Umar<br />

pone la presa di Qaysàrijyah e la conquista dell'Egitto nell'anno 16. H.<br />

abù Ma'sar afferma che Alessandria tu espugnata nel 20. IL: anche al-<br />

Wàqidi dice che l'Egitto (Misr) fu sottomesso in quell'anno. Yazid b. abi<br />

Habil) pone la presa di Mi.sr nel venerdì primo Muharram del 20. H. (');<br />

Sayf b. Umar dice che Misr ed Alessandria furono espugnate nel 16. H.<br />

•253.


§§ 85-87. 20. a. H.<br />

20. a. H. Dice iufine Ziyàd b. (jrarà (?) al-Zubaydi che Misr ed Alessandria fiirono<br />

[EGITTO. - Le tra- , -^ „_ tt /A "r ,• i -r^ \<br />

dizioni sulla pre- espugnate nel 21. o 22. H. (Gawz i, T, iol. u8,r.).<br />

sa di Babilonia e<br />

la r.rimo roco rii NoTA 1. — Il - MuliarrEm del 20. H. cade infatti sopra un venerdì; ijuesto potrebbe sembrare<br />

• a p ri Illa icSo Ql<br />

Alessandria 1 "" indizili in tiivoru di detta data propria delle fonti musulmane, se la testiumnianza esidlcita dì Giovanni<br />

di Niqyiìs non ci vietasse di acroglìerla.<br />

§ 86. — (ibii al-(;a\vzi narra tutti griucidcnti della presa dell'Egitto<br />

sotto il 20. H.: in questo anno fu espugnato il Bàb al-Bùn (sic) ossia Bab<br />

al-Yùn, poi 'Aiur trattò con al-Muqawqis la resa dell'Egitto ai noti patti,<br />

e nel Rabi' I. partì da al-Fustàt per Alessandria (autorità: abù 'Amr Muhammad<br />

b. Sayf al-Tugibi, da Sa'id b. Ghufayr) (Grawzi, fol. 58,r.-58,v.).<br />

§ 87. — Trupit nella sua versione segue per lo più ibn 'Abd al-hakam<br />

negli incidenti che portarono alla^ invasione dell'Egitto. La quale ebbe<br />

principio nel 18. H. :<br />

in al-Faramà si combattè due mesi: poi 'Amr avan/x')<br />

su Bilbaj's [Yàqùt, I, 712], dove si combattè per un altro mese circa.<br />

Da Bilbays avanzò su Umm Dunayn [id., I, 359], ossia al-Maqs fid., IV, 60G],<br />

senza incontrare alcuna seria resistenza, ma dinanzi ad Umm Dunayn si<br />

battè per due mesi. Allora chiese ed ottenne rinforzi da 'limar, in tutto<br />

più di 12,000 uomini sotto i quattro Compagni del Profeta, al-Zubayr, al-<br />

Miqdàd, 'Ubàdah b. al-Sàmit,- e Maslamah b. Muk liallad (opp. Khàrigah h.<br />

Hudzàfali). Gli Arabi assediarono la fortezza (al-hisn), di cui era a capo<br />

al-Mandafur, detto anche al-U'ayrig, un luogotenente di al-Muqawqis b.<br />

Qurqub al-Yùnàni: quest'ultimo dimorava generalmente in Iskandariyyah<br />

e dominava in Egitto a nome di Eraclio, ma quando gii Arabi assediarono<br />

la fortezza, egli trovavasi colà. 'Amr b. al-'As piantò la sua tenda nel luogo<br />

detto più tardi Dar Isrà-il, sulla Bàb Zuqàq al-Zuhri. L'assedio della for-<br />

tezza durò sette mesi. Segue la narrazione dell'assalto, che sarebbe av-<br />

venuto per opera di al-Zubayr dalla parte della fortezza, che tocca al Dar<br />

abi Sàlih al-Harràni attigua al Hammàm abì Nasr al-Sarràg presso il Sùq<br />

al-Hammàm. La scala con la quale al-Zubayr entrò nella fortezza fu poi<br />

conservata nella sua casa che si trovava nel Sùq Wardàn, finché una parte<br />

della casa rimase distrutta in un incendio: il resto di essa perì nell'altro<br />

incendio avvenuto sotto il governo di 'Abd al-'azìz b. Muhammad b. àl-<br />

Nu'màn qàdi degli al-Ismà'iliyyah nel 390. H.<br />

Quando al-Muqawqis vide che gli Arabi si erano impadroniti della<br />

fortezza, montò con la sua gente meglio armata (ahi al-quwwah) in<br />

una barca, ormeggiata alla porta della fortezza sul suo versante occiden-<br />

tale, varcò il fiume, sbarcò sull'isola, tagliò il ponte e vi si fortificò. Il<br />

fiume Nilo era allora in piena. Secondo alcuni, al-U'ayrig uscì dalla for-<br />

tezza con al-Muqawqis, secondo altri invece rimase nella fortezza.<br />

254.


20. a. H. "<br />

§§ 87-89.<br />

Allora al-Muqawqis chiese di far la pace, ed Amr accettò di trattare, 20. a. H.<br />

• T-r, - •<br />

T , 1 r TU [EGITTO. -Le tra-<br />

1<br />

mandando come ambasciatore Ubadali b. bàmit. uomo di pelle molto dizioni sulla pre-<br />

oscm-a ed alto dieci palmi (asbàr, plur. di s ibr). Si convenne che al-Mu- sa di Babilonia e<br />

j-^ ,-. ., 1 /^ j. '^ prima resa di<br />

qawqis trattas.se per Copti e Cxreci. ma con il patto che 1 Ureci potessero Alessandria.'<br />

aspettare fino ad avere la sanzione del loro sovrano: se l'imperatore la<br />

negasse, doveva cessare ogni impegno per i Greci, ma rimaneva sempre<br />

valido quello per i Copti. Questi, tanto dell'alto quanto del basso Egitto<br />

dovevano pagare per ogni persona adulta due dìnàr (din àràn) all'anno:<br />

erano esenti dalla tassa a capo i vecchi, i fanciulli é le donne. I Musulmani<br />

avevano diritto a tre giorni di ospitalità ovunque si fermassero. Ai<br />

Copti rimaneva il possesso della loro terra e dei loro beni mobili (amwàl),<br />

da cui nulla doveva e.s.ser tolto. I Copti contavano allora più di sei milioni,<br />

mentre i Musulmani erano 15,000 (Yàqùt, III, 893-895).<br />

§ 88. — Nell'anno 20. H. dice Abulfeda, 'Amr b. al-'As e al-Zubayr<br />

b. al-'Aw\vàm conquistarono Misr ed Alessandria. Assediarono 'Ayn Sams,<br />

presso al-Matariyyah [Yàqùt, IV. 564], dove era un esercito greco, eia<br />

espugnarono. 'Amr b. al-'As mandò Abrahali b. al-Sabbàh ad al-Faramà, -<br />

e piantò la sua tenda dove poi sorse la moschea Grami' 'Amr. Di poi 'Amr<br />

assalì Alessandria e la prese d'assalto dopo un combattimento molto san-<br />

guinoso (A bui feda, I, 244-246).<br />

§ 89. ^ Qui appresso diamo per intero la versione del cronista cri-<br />

stiano Eutichio, che pur attingendo a fonti musulmane, come attestano<br />

varie sue notizie, aggiunge alcuni particolari d'origine forse copta, o cri-<br />

stiana in genere.<br />

La sua cronologia è erronea, perchè pone la presa di Alessandria al<br />

r Muharram del 20. H., sia notizia presa a fonti musulmane, sia confon-<br />

dendo la presa di Alessandria con quella di Babilonia.<br />

La figura di al-Muqawqis, come è tratteggiata da Eutichio, rivela l'ori-<br />

gine musulmana di molti particolari, ma allo stesso tempo tradisce alcuni<br />

elementi o particolari che hanno una sospettosa somiglianza con quanto lo<br />

stesso Eutichio narra a proposito della presa di Damasco e del governa-<br />

tore Mansùr (cfr. 14. a. H., § 153). Anche in questo caso è un luogotenente<br />

di origine locale che cospira con il nemico per nascondere le frodi com-<br />

messe. Questa notizia sul conto di al-Muqawqis. accoppiata all'altra che lo<br />

dice un copto e un giacobita, sono la conferma di quanto abbiamo arguito<br />

intórno a questo misterioso al-Muqawqis, sotto il quale noi abbiamo più<br />

d'una persona, ossia il patriarca Ciro e un rappresentante dei Copti. La<br />

nazionalità copta, attribuita ad al-Muqawqis è un suggerimento forse delle<br />

fonti musulmane, le quali in al-Muqawqis hanno confuso insieme vari in-<br />

•255.


§§ 89, 90. 20. a. H.<br />

20. a. H.<br />

diviilui. copti e greci, con cui i conquistatori ebbero a trattare, e ne hanno<br />

[EGITTO.- Le tra-<br />

,<br />

dizioni sulla pre- 'atto una persona sola.<br />

sa di Babilonia e [^-y parte cronologica alla fine del paragraiò è chiaramente tutta errata.<br />

la prima resa di _-. t-i.'i-nt^ìì t-i-ìi -i i i-t • ,.<br />

Alessandria.] § ^O. — (BiUticliio). Entrato in Egitto, Amr b. al- As si avanzo sino<br />

ad al-Faramà [Yàqùt, III, 882], alla quale egli pose assedio per un certo<br />

tempo, e poi la espugnò. Da lì avanzò su Misr. I Greci si erano fortitìcati<br />

nella fortezza, attorno alla quale avevano scavato una trincea, chiudendo<br />

tutti gli accessi con punte di ferro. Dinanzi alla fortezza gli Arabi rima-<br />

sero per sette mesi combattendo con grande accanimento. Poiché tardò<br />

la conquista, Amr scrisse al Califfo chiedendo rinforzi: 'Umar gli mandò<br />

4000 uomini, tra i quali erano al-Zubayr b. al-'Aw\vàm, 'Ubàdah b. al-Sàmit<br />

e Maslamah b. Muqallad {jììc, correggi: Mukhallad). Siccome 'Amr aveva<br />

già con sé 4000 uomini, le forze musulmane in tutto salirono ora a 8000.<br />

A nome di Eraclio era luogotenente per le imposte, àmil al-kharàg,<br />

al-Muqawqis, un giacobita, ostile ai Greci, ma che non osava manifestare<br />

pubblicamente la sua fede - giacobita per timore di essere mandato a morte<br />

dai Greci (malchiti). al-Muqawqis si era inoltre ritenuto per sé l' importo<br />

delle tasse d'Egitto (iqtata'a amwàl Misr) sin da quando il re di<br />

Persia aveva posto assedio a Costantinopoli. Temendo, per tale misfatto,<br />

di cadere nelle mani di Eraclio, che lo avrebbe mandato a morte, egli<br />

tese un inganno ai Greci e si mise a tramare contro di loro. Egli disse ai<br />

Greci, che siccome gli Arabi avevano ricevuto rinforzi non v'era più modo<br />

di resistere, né maniera d' impedire la caduta della fortezza ed il mas-<br />

sacro dei difensori: perciò propose di murare le porte della fortezza, e di<br />

lasciarvi un certo numero di difensori. Egli però proponeva di ritirarsi<br />

(con gli altri j sull'isola (lì vicina) e di fortificarvisi, valendosi del riparo<br />

offerto dal fiume. I Greci uscirono con al-MuqaAvqis ed una comitiva di<br />

maggiorenti copti per la porta meridionale (qibli), mentre gli altri con-<br />

tinuavano a battersi con gli Arabi. Varcato il fiume e sbarcati nell'isola,<br />

nei luogo dove ai tempi di Eutichio era l'al-Sinà'ah, tagliarono il ponte.<br />

Questo avvenne mentre il Nilo era in piena.<br />

Allora al-Muqawqis mandò a dire ad 'Amr b. al-'As ed ai suoi seguaci:<br />

« Voi siete entrati nel nostro paese, ci avete mosso guerra, ma le cose<br />

« hanno tirato in lungo. Voi siete ora circondati dalla piena del Nilo e<br />

« come prigionieri nelle nostre mani :<br />

perciò mandate qualcuno a trattare<br />

« con noi ». Amr mandò 'Ubàdah b. al-Sàmit, che era di pelle molto scura,<br />

come ambasciatore nel campo greco: egli trattò con al-Muqawqis e gli<br />

propose la scelta fra le tre solite condizioni: o conversione e pareggia-<br />

giamento agl'invasori, o sottomissione con pagamento della gizyah e<br />

•256.


^^^r-^r^<br />

J"'<br />

^rÉ.


20. a. H. §§<br />

9(J, 91.<br />

diritto alla protezione, o sruerra sino a morte. al-Muqawqis dichiarò che 20. a. H.<br />

, . . „ . . , ., / ,11,, [EGITTO. - Le traegli<br />

ed 1 suoi Copti erano pronti ad accettare il secondo patto, quello della dizioni sulla pre-<br />

sottomissione, ma i Greci si opposero alla resa ed al trattato di pace, al- sa di Babilonia e<br />

la prima resa di<br />

Muqawqis agiva in siffatto modo perchè voleva espellere i Greci dalla Alessandria.]<br />

fortezza e, concludendo la pace con gli Arabi, ritenere il possesso delle<br />

ricchezze. 'Ubàdah b. al-Sàmit fece ritorno al campo con la risposta di<br />

al-Muqawqis e riportò la notizia che nella fortezza erano rimaste poche<br />

milizie a difenderla (dacché tante erano ricoverate nell'isola). Allora gli<br />

Arabi rinnovarono gli assalti con maggior vigore che mai dalla parte del<br />

Sùq al-Hammàm dei tempi di Eutichio, impiegando catapulte (al-manganiqàt)<br />

e tettoie coperte (al- ' arr a dàt): così fvi alfine possibile ad<br />

al-Zubajn-, con l'aiuto di una scala montare di sorpresa sulle mura dalla<br />

detta jjarte, e penetrare nella fortezza. I Greci superstiti abbandonarono<br />

allora la fortezza e si riunirono con i colleghi sull'isola. Gli Arabi diven-<br />

nero padroni della rocca, uccisero uomini, ridussero schiave le donne, e<br />

rapirono molto bottino. I Greci, finenti del rovescio, accusarono al-Mu-<br />

qawqis di averli tratti in inganno, facendoli uscire dalla fortezza prima<br />

che gli Arabi vi fossero entrati, e di aver perciò tradita e consegnata la<br />

rocca nelle mani degli Arabi.<br />

Temendo ora la vicinanza dei Musulmani, i Greci montarono sulle<br />

imbarcazioni e andarono a fissare il loro campo in Kawm (nel testo er-<br />

roneamente Karam) Sarik. al-Muqawqis si unì allora con 'Amr b. al-'As<br />

e concluse con lui il patto convenuto, alla condizione cioè che tutti i Copti<br />

dell'alto e basso Egitto dovessero pagare due dìnàr annui ciascuno qua-<br />

lunque fosse la sua condizione, purché arrivato all'età della pubertà. Dalla<br />

tassa erano esclusi i vecchi, i fanciulli minorenni e le donne (E u 1 3' e li i u s ,<br />

ed. Cheikho, II, 22-24).<br />

§ 91. — (Eutichio). Allora al-Muqawqis si presentò ad Amr b. al-'As<br />

e gli spiegò nulla aver egli più che fare con i Greci, « perchè la mia<br />

« religione non è la religione loro, e perchè la mia dottrina non è la<br />

« loro dottrina. Io aveva grande timore di essere mandato a morte da loro:<br />

« perciò avevo nascosto la mia religione e la mia dottrina ». Quindi fece<br />

ad 'Amr tre domande, che egli pregò venissero esaudite: 1° di non sepa-<br />

rarlo dai Copti, ma di trattarlo come uno di essi, dacché era stato lui a<br />

concludere il patto con il quale i Copti si erano sottomessi, ed i Copti<br />

avrebbero mantenuto fedelmente il patto; 2° se i Greci venivano a chie-<br />

dere di far la pace con loro, egli pregava di non accettare finché non li<br />

avesse tutti dispersi o ridotti schiavi; 3" alla sua morte al-Muqawqis pre-<br />

gava di esser sepolto nella chiesa Kanisah ahi Yùkhannas {sic: San Gio-<br />

257. 33


§ 91. 20. a. H.<br />

20. a. H. vanni) in Alessandria. Amr assentì a queste domande, purché i Copti assu-<br />

dizioni sulla pre- messeio la ricostruzione intera ilei due ponti (sul Nilo presso al-Fustàt?,<br />

sa di Babilonia e<br />

^.f,. ^ (35^^ ofifrissei'o alloggio od ospitalità ai Musulmani, mantenessero i<br />

Alessandria.! mercati ed i ponti tra al-Fustàt ed Alessandria. Così fu convenuto, ed i<br />

capi dei Copti si misero all'opera per accomodare le strade pubbliche: essi<br />

curarono i ponti, i mercati e l'alloggio por i Mu.sulmani, e prestarono il<br />

pili valido appoggio agli Arabi in tutto quanto volevano per la guerra<br />

contro i Greci.<br />

Or 'Amr b. al-'As si mise in marcia (verso Alessandria), imbattendosi<br />

nelle schiere rivmite dei Greci in Kawm Sai'ik [Yàqùt, IV, 330], dove si<br />

combattè per tre giorni. Sconfitti i Greci, avvenne un nuovo scontro in<br />

Saltas, dove i conflitti si rinnovarono per diciannove giorni. Una battaglia<br />

sanguinosissima fu combattuta in al-Kiryawn, ma i Greci rimasero di nuovo<br />

soccombenti e dovettero ritirarsi entro la città di Alessandria, che si ap-<br />

prestò ora ad una valida difesa. Gli Arabi da parte loro si animarono più<br />

che mai al cimento, ed attorno alla città si venne a molti ed accaniti conflitti.<br />

Quasi ogni giorno avvenivano sortite, e molti furono i morti da ambo<br />

le parti. In uno di questi combattimenti gii Arabi riuscirono a penetrare<br />

entro la fortezza di Alessandria, ma poi i Greci ritornati alla riscossa ri-<br />

cacciarono fuori i Musulmani ed accerchiarono 'Amr b. al-'As, Maslamah<br />

b. Mukhallad, Wardàn, ma wla di 'Umar, ed un altro arabo. Questi quattro<br />

uomini, sebbene i Greci ignorassero chi fossero, corsero gravissimo pericolo<br />

di cadere nelle loro mani, e di esser trucidati. Grazie però al coraggio ed<br />

all'astuzia di Wardàn, il patrizio greco si lasciò indurre a lasciarli par-<br />

tire nella speranza che sarebbero ritornati menandosi appresso i veri capi<br />

dell'esercito musulmano, e così Amr ed i suoi compagni riescirono a met-<br />

tersi in salvo.<br />

Furono ripresi i combattimenti con più furore che mai, ed i Greci scon-<br />

fitti si salvarono chi su navi per mare, chi per via di terra. I Musulmani<br />

entrarono allora in Alessandi'ia dopo un assedio che era durato quattor-<br />

dici mesi.<br />

'Amr b. al-'As insegui i fuggiaschi evasi per via di terra, ma intanto<br />

le schiere che si erano allontanate su navigli, fecero improvvisamente ri-<br />

torno ad Alessandria e massacrono i Musulmani che vi trovarono. 'Amr<br />

b. al-'As fu però pronto a ritoi-nare e, dopo, un combattimento dei più ac-<br />

caniti attorno alla fortezza, sconfisse i Greci e li costrinse a ripigliare nuo-<br />

vamente la via del mare.<br />

'Amr b. al-'As ragguagliò ora il Califfo 'Umar descrivendo le bellezze di<br />

Alessandi'ia, e riferendogli la notizia che i Musulmani volevan divider tra<br />

208.


20. a. H. §§ 91-93.<br />

loro la città dacché era stata presa con la forza. 'Umar rispose di non di- 20. a H.<br />

videre la città, ma di lasciarla com'era affinchè il suo kharàg andasse dizioni sulla pre-<br />

a profitto dei Musulmani ed a fortificarli nella guerra santa contro i ne- sa di Babilonia e<br />

mici. Così fece 'Amr, il quale ordinò di contare gii abitanti e distribuì su Alessandria.!<br />

di loro il kharàg.<br />

Tutto l'Egitto fu dunque terra presa con trattato di pace .al patto<br />

di due dìnàr a testa, ed a carico di nessvmo doveva esser aumentata<br />

cosa alcuna nella sua gizj^ah ra'sihi: nel caso però che ad alcuno ve-<br />

nisse aumentata l'imposta, doveva esser fissata in proporzione delle terre<br />

e dei campi seminati. Eccezione era fatta per gii abitanti di Alessandria,<br />

i quali dovevano pagare khaiàge gizyah a discrezione di colui che li<br />

governava, perchè Alessandria era stata presa d'assalto e non con trattato.<br />

Alessandria fu espugnata il primo di Muharram del 20. H., nel ven-<br />

tesimo anno del regno di Eraclio, e nell'ottavo anno del Califfato di 'Umar<br />

(Eutvchius, II, pag. 24-26).<br />

§ 92. — (Eutichio). Contati quelli sui quali doveva cadere la tassa,<br />

il numero totale ammontò a 6,000,000, il tributo dei quali perciò salì<br />

a 12,000,000 (Eutychius, ed. Cheikho, II, 24, lin. 6-7).<br />

Eutichio confonde la prima con la seconda resa di Alessandria, e pro-<br />

lunga l'assedio a quattordici mesi perchè somma la durata del primo as-<br />

sedio (tre mesi) con la durata dell'armistizio (undici mesi) che seguì la<br />

stipulazione del trattato e precedette la consegna effettiva della città nelle<br />

mani degli Arabi.<br />

Il cenno ai due ponti fche noi supponiamo essere quelli che univano<br />

l'isola di al-Rawdah alle due rive del Nilo, spiega forse una parola oscm-a<br />

nel precedente § 65 : ma non sono sicuro dell' interpretazione.<br />

EGITTO. — Tradizioni sulla presa di Alessandria.<br />

§ 93. — È tale la confusione delle notizie nelle nostre fonti e l' in-<br />

treccio delle varie versioni, che non è stato possibile riunire qui appresso<br />

tutte le notizie sull'assedio di Alessandria la presa della città. Molte tra-<br />

dizioni che ne trattano sono state già citate nei precedenti paragrafi<br />

(§§ 64, 64, 65, 66, 71,- 72, 73, 74, 77, 80, 81, 83, 84, 85, 86, 87, 88, 91),<br />

e fra quelle che noi diamo qui appresso ve ne sono non poche che alludono<br />

ben chiaramente alla seconda presa di Alessandria, assai comunemente con-<br />

fusa con la prima.<br />

Le migliori tradizioni, tanto arabe che copte, come è palese leggendo<br />

i seguenti paragrafi (§§ 94, 97), confermano che la prima resa di Ales-<br />

sandria fu operazione militare facile e relativamente poco sanguinosa: ba-<br />

259.


20. a. H.<br />

(EGITTO. - Tradi-<br />

zioni sulla presa<br />

di Alessandria.]<br />

§§ 93, t»4. 20. a. H.<br />

starono tre s.»li mesi d'assedio (§§ 81, 83, 91, 92, 97, liil), perchè i diten-<br />

sori, searsi in numero, turbati dalla caduta di Babilonia e dalla sconfitta<br />

di Kawm Sarik. e vistisi abbandonati da Costantinopoli, dove la morte di<br />

Kraidio. la malattin mortale di Costantino e la rivalità per la successione<br />

distraevano gli animi dalla ciii-a della difesa nazionale, si perdettero dì<br />

animo e vennero ad un pacifico accordo con gli invasori. In una tradizione<br />

di ibii 'Abd al-liakam (eli'. § 107) si all'erma elie la morte di Eraclio, ap-<br />

pena saputa in Alessandria, fosse la causa immediata della resa. Ma ciò<br />

non può essere vero, ammeno di riferirlo a Babilonia, perchè Eraclio morì<br />

due mesi prima che gli Arabi espugnassero la fortezza di Babilonia.<br />

§ 94. — (ibn Ishàq, da al-C^asim b. Quzmàn al-Misri, da Ziyàd b. Graz<br />

al-Zubaydi, che fu presente alla spedizione in Egitto). La città di Ales-<br />

sandria fvi pi'esa nell'anno '21. o 22. H. Gli Arabi, dopo che ebbero espu-<br />

gnata Bàb al-Yun (Babilonia), avanzarono poco per volta in direzione di<br />

Alessandria, sottomettendo i vari paesi del Delta (qura al-rif), che gia-<br />

cevano sul loro cammino, e giungendo in siffatto modo fino a Balhib [Ya-<br />

q u t , I, 733], uno dei paesi del Delta, detto anche Qaryah al-Ris. In questo<br />

luogo incontro agi" invasori venne, a nome del signore d'Alessandria, un<br />

ambasciatore, il quale, presentatosi ad 'Amr b. al-'A.s, offerse di trattare<br />

la resa della città: « Noi abbiamo pagato tributo », egli disse, « ai Greci<br />

« ed ai Persiani, persone a noi più odiose degli Arabi: se tu accetti, noi<br />

« siamo disposti a concederti il tributo (gizyah), a condizione che tu ci<br />

« restituisca tutti i prigionieri fatti nel nostro territorio ». 'Amr b. al-'As<br />

gli rispose che dietro a lui v'era un capo, senza il quale egli non poteva<br />

decidere l'accettazione di siffatto trattato: propose perciò che vi fosse una<br />

tregua tra le due parti in attesa di quello che avrebbe risposto il Califfo. Il<br />

signore d'Alessandiia consentì, ed 'Amr b. al-'As mandò un corriere a Ma-<br />

dinah per informare il Califfo delle proposte degli Alessandrini. I Musulmani<br />

avevano molti prigionieri egiziani nel campo di Balhib, ma molti<br />

altri ei-ano già inviati in Arabia e dispersi fi-a Madinah, Makkah e il Ya-<br />

man. Il Califfo prese concscenza di questa difficoltà, e rispose ad 'Amr b.<br />

al-'As, che era rimasto inoperoso nel campo di Balhib, in attesa della ri-<br />

sposta, dichiarando che egli accettava l'offerta del signore di Alessandria<br />

di pagare la gizyah, ma che non poteva in alcun modo restituire i pri-<br />

gionieri già dispersi in Arabia: assentiva però che i prigionieri ancora de-<br />

tenuti nel campo di Balhib venissero restituiti agli abitanti di Alessandria,<br />

ma con la condizione, che quei prigionieri, ai quali fosse stato proposto<br />

r Islam, e l'avessero abbracciato, non dovessero essere riconsegnati. Il si-<br />

gnore di Alessandria accettò queste condizioni e la pace fu conclusa nei<br />

260.


20. a. H. §§ 94-97.<br />

detti termini. Prima di essere riconseonati ao-li Alessandrini i prioionieri 20. a. h.<br />

•<br />

•<br />

, ,, ,.T TEGITTO. - Tradi-<br />

,<br />

vennero individualmente interrogati se volevano abbracciare 1 Islam, e zj^nj sj^,,^ p^gg^<br />

quanti accettavano la proposta erano accolti da grida esultanti dei Mu- di Alessandria.)<br />

sulmani: uno di questi fu abù Marvam 'Abdallah b. 'Abd al-rahmàn. il<br />

quale si fece musulmano nonostante che suo padre, sua madre ed i suoi<br />

fratelli si adoperassero in tutti i modi a dissuaderlo dal rinnegare il Cri-<br />

stianesimo, lacerandogli perfino i vestiti che aveva indosso. Egli resistè<br />

alle pressioni e fu poi nominato arif, o comandante dei banù Zubayd.<br />

Quelli che non vollero mutare la loro fede, furono invece accolti da grida<br />

di gioia dai loro compatriotti. Terminata la riconsegna dei prigionieri, i<br />

Musulmani entrarono pacificamente in Alessandria, e mentisce colui, che<br />

afferma che Alessandria venisse presa d'assalto (^). Gli Umayyadi, in se-<br />

guito, commisero quindi un'ingiustizia, quando, scrivendo ai loro luogote-<br />

nenti in Alessandria, affermavano che essa venisse presa d'assalto e che<br />

perciò era nell'arbitrio del governo di aumentare a volontà le tasse, e di<br />

fare quello che volevano, perchè gli abitanti erano gli schiavi degli Umay-<br />

yadi (T a bari. L 2581-2584).<br />

Cfi-. Athir, II, 453.<br />

Nota 1. — Questa tradizione, che combina in molti particolari con la versione di Giovanni di<br />

di Niqyus, deve probabilmente la sua conservazione al desiderio degli Alessandrini di dimostrare che<br />

la condotta dei Califfi Umayyadi verso di loro era ingiusta e contraria ai patti stipulati in antico.<br />

Detta tradizione perciò espressamente ignora la seconda presa di Alessandria, avvenuta pochi anni dopo,<br />

quando essa venne presa d'assalto e tu sottoposta a tutti i rigori della guerra.<br />

§ 95. — al-Dzahabi pone la presa di Alessandria nel 21. H. (Dzah a bi<br />

Paris, I, fol. 136,1-.).<br />

§ 96. — (a) ('Abd al-rahmàn b. Sa'id b. Miqdàm). Amr b. al-As<br />

mosse contro Alessandria nel mese di Rabi' I., o nel Uumàda II. del 20. H.:<br />

espugnò la città, vi si trattenne qualche tempo e poi ritornò ad al-Fustàt<br />

nel Dzù-1-Qa'dah del 20. H. (Suyùti Husn, I, 62, lin. 12 e segg.).<br />

Lo stesso afferma al-Maqrizi sull'autorità di al-Kindi (Ma qrizi Khi-<br />

tat, I, 163, lin. 17-18).<br />

(6)<br />

(al-Layth, citato da al-Qudà'i). Amr b. al-'As consumò sei mesi<br />

nell'assedio di Alessandria e nella dimora in essa dopo la résa (Suyùti<br />

Husn, I, 62. lin. 17).<br />

§ 97. — fYahya 1). Khàlid ai-Adavvi, da al-Layth b. Sa'd). Quando<br />

giunse ad Alessandria, Amr I). al-'As assediò la città per tre mesi con<br />

tanta energia che gli abitanti s'impaurirono. Allora al-Muqawqis chiese ad<br />

'Amr b. al-'As di concedere agli abitanti le stesse condizioni già date ai<br />

Copti, e di attendere la sanzione dell'imperatore ('Abd al-hakam, 106),<br />

Cfi-. Ma qrizi Khitat, I, 163, lin, 20-22.<br />

>(ii.


§§ 98-100.<br />

'<br />

20. a. H.<br />

2C. a. H. § 98. _ CAbdallali b. Salili, da al-Layth h. Sa'd, da Yazid b. abi<br />

z.oni suiiap?es'a Habib). al-Miiqawqis al-Kiìmi, il signore dell'Egitto (malik 'ala Misi)<br />

di Alessandria.] coiu'luse con 'Aiiir b. al-'As im trattato di pace, pattuendo che i Greci<br />

in Egitto fossero liberi di rimanere o andarsene, e fissando le condizioni<br />

alle quali dovevano sottostare volendo rima nere nel paese. L'imperatore<br />

Eraclio tu molto adirato quando ebbe conoscenza di questo trattato, e<br />

mandò un esercito clu' riprese (aghlaqù) Alessandi'ja. . , ecc., come in<br />

.<br />

al-Baladzuri: soltanto alla fine si ha il termine abù Vuhannas come luogo<br />

di sepoltura chiesto da al-Muqawqis ('Abd al-hakam, 108).<br />

In Maqrlzi Khit'it? !> l^^i 'in- ^- ^' ^^gS-i abbiamo la stessa tra-<br />

dizione, ma nel testo stampato invece di abù Yuhannas leggcsi Bakhnas<br />

come luogo di sepolt\na chiesto da al-Muqawqis.<br />

Cfr. §§ 72, 74.<br />

§ 99. — ('Utlimàn b. Salili). (Dopo conclusa la pace con al-Muqawqis)<br />

"Ann- b. al-'As, appena gli fu possibile di uscire (dall'isola nella quale si<br />

trovava per l'inondazione annuale del Nilo), si mosse accompagnato dai<br />

capi dei Copti (ru-sà al-Qibt) che gli avevano accomodate le sti-ade, ri-<br />

staurati i ponti, e stabiliti i mercati: i Copti assistettero oi-a i Musulmani<br />

in tutto ciò che volevano per combattere i<br />

Greci<br />

('). Questi allora fecero<br />

grandi preparativi militari, e mandarono dall'Ard al-Rùm moltissime .navi<br />

(ad Alessandria) cariche di soldati, di provviste e di armi. Contro di loro<br />

mosse ora 'Amr. b. al-'As dii'igendosi da al-Fustàt su Alessandria, ma non<br />

incontrò resistenza di sorta prima di giungere a Tarniit [Yàqùt, I, 845J.<br />

Qui trovò una schiera di Greci, ma dopo un breve e facile combattimento<br />

li mise in fuga. Avanzandosi ancora, s'imbattè in un esercito pili potente<br />

presso Kawm Sarik e v'impegnò una battaglia durata tre giorni, ma termi-<br />

nata con la vittoria completa dei Musulmani ('Abd al-hakam, lOG-107).<br />

Cfr. Hubays, fol. 100,r.; Maqrizi Khitat, I, 163, lin. 27 e segg.<br />

Nota 1. — In questo passo ed in molti altri seguenti, dove abbiamo notizie di tonte locale egi-<br />

ziana, è chiaro come anche gli scrittori musulmani abbiano subito l' influenza indiretta dei Copti, i<br />

quali sebbene cristiani, sono posti in luce favorevole presso tutti i Musulmani come fautori efficaci e<br />

fedeli alleati ed amici di 'Amr b. al-'As e dei suoi Arabi. Anche tutta l'introduzione di ibn 'Abd alhakam<br />

è imbevuta di questo concetto: perciò adduce numerose tradizioni, testimonianti lo speciale af-<br />

fetto, che si vuole Maometto nutrisse per i Copti, e le ragioni di questo. Moltissimi egiziani erano<br />

copti convertiti; ond'è naturale che cercassero di proteggere i loro consanguinei dalle crudeli persecuzioni<br />

dei governatori e degli esattori delie imposte, sovente invisi a tutti egualmente, e Cristiani e Mu<br />

sulmani.<br />

§ 100. — ('Abd al-malik b. Maslamah, da ibn Labiali, da Yazid b. abi<br />

Habìb). Nel muovere su Alessandria, 'Amr b. al-'As mandò innanzi Sarik<br />

b. Sumayy che doveva inseguire i Greci fuggiti da Tarniit (o Marbùt, se-<br />

condo al-Maqrizi); Sarik s'imbattè nell'esercito greco in al-Kawm, che poi<br />

262.


20. a. H. §§ 100-104.<br />

prese da lui il nome: Kawm Sarìk, lo assalì e lo mise in fut^a ('Abd 20. a. H.<br />

^, . , ,„_. [EGITTO. - Tradial-hakam,<br />

10/). zioni sulla presa<br />

Cfr. Hubays, tòl. 100,i-.; Maqrizi Khitat. 1, 163; lin. 32 e segg. di Alessandria.]<br />

Su Kawm Sarik vedi pure Maqrizi Khitat, I, 183, lin. 22-25.<br />

§ 101. — (Altri tradizionisti, oltre 'Abd al-malik b. Maslamah). Sarìk<br />

incontrò i Greci in Kawm Sarìk, mentre era al comando dell'avanguardia<br />

di 'Amr b. al-'As, e questi trovavasi ancora in Tarnut. I Greci erano tanto<br />

numerosi che accerchiarono Sarìk ed i suoi, ed il comandante arabo vide<br />

la necessità di chiedere immediato soccorso. Per questo compito ditììcile<br />

e periglioso scelse abu Na'àmah Màlik b. Na'àmah al-Sadafi, possessore di<br />

un cavallo (fa r a s) di mantello rossastro (a s q a r, alézan) detto Asqar<br />

Sadaf, velocissimo corridore, abù Na'àmah spinse il suo destriero di gran<br />

corsa su Taruùt lasciando facilmente dietro di sé i Greci che tentarono<br />

inseguirlo: egli giunse felicemente al campo di 'Amr, e portò la notizia<br />

del pericolo in cui versava l'avanguardia. 'Axav mosse subito in soccorso<br />

di Sarìk, costringendo così i Greci a ritirarsi.<br />

Da questo celebre cavallo di ibn Na'àmah prese poi nome la Khawkhah<br />

al-Asqar in Misr, perchè, quando morì, il suo padrone lo seppellì in<br />

quel luogo ('Abd al-hakam, 107).<br />

Cfr. Hubays, fol. 150, r.; Maqrizi Khitat, I, 163, lin. 33 e segg.<br />

§ 102. — (Yahya b. Ayyìib. e Khàlid b. Humayd). I Greci ed i Musulmani<br />

vennero di nuovo alle mani in Saltìs: dopo un combattimento<br />

accanito, i primi furono disfatti. Poi vi fu di nuovo battaglia in Kiryawn<br />

{sic, nel ms. [Yàqùt, IV, 271]: in Suyiìti: Karbawn), dove le due parti<br />

si batterono per dieci giorni. L'avanguardia musulmana era comandata da<br />

'Abdallah b. 'Amr b. al-'As; e porta stendardo era in quel giorno Wardàn,<br />

il mawla di 'Amr b. al-'As (^'Abd al-hakam, 107-108).<br />

Cfr. Suyìiti Husn, I, 57; Maqrizi Khitat, I, 163, lin. 36 e segg.<br />

§ 103. — (Talaq b. al-Saykh, e Yahya b. 'Abdallah b. Bukayr, da Dimàm<br />

b. Ismà'il al-Ma'àfiri, da abrì Qabìl {sic), da 'Abdallah b. 'Amr [b.<br />

al-'As]). Nella Ijattaglia di al-Kiryawn, 'Abdallah b. 'Amr si battè con<br />

grande valoi'e e riportò molte ferite, riscotendo l'ammirazione del padre,<br />

che esclamò: «Egli è figlio mio per davvero!» ('Abd al-hakam, 108).<br />

Cfi-. Hubays, fol. 100,r.; Maqrizi Khitat, I, 163, lin. 38-39.<br />

§ 104. — ('Uthmàn b. Sàlih, da ibn Lahì'ah, da Yazìd b. al)i Habib).<br />

Nella battaglia di al-Kiryawn (tanto fu il pericolo corso dai Musulmani)<br />

che 'Amr b. al-'As fece recitare la preghiera della paura (s a 1 a h a 1 - Idi a w f<br />

TAbd al-hakam, 108).<br />

Cfr. Suj-ùti Husn, 1, 57; Maqrizi Khitat, 1, 164, lin. 13.<br />

263.


§9 105-107. 20. a. H.<br />

20. a. H. § 105. — (Yahya b- Ayj'ùb, e Khàlid b. Humayd). Quando finalmente<br />

?iLT.y?.'.M/nr«'J i Giovi fuiDiH) sconfitti fon grande strage, e fuggirono verso Alessandria,<br />

2IOni SUIIcl p Iti a a<br />

di Aiessandria-i j Musnliiiaiii li inseguirono fin sotto le mura della città, e poi posero as--<br />

sodio alla incdi:sinia. I («reii si fortificarono, ed i Musulmani si disposero<br />

lungo tutta la linea delle mura, che corre tra Hulwàn e Qasr Fàiis ed<br />

anche oltre questo. Con i Musulmani trovavansi i capi dei Copti che li<br />

aiutavano in tutti i modi, procurando loro tutto ciò che occorreva in si-<br />

veri e toraggi ('Abd al-hakara, 108-109).<br />

Cfi-. Suyùti Husn, I, 57; Hubays,fol. 100,r.; Maqrizi Khitat,<br />

I, 164, lin. 14 e segg.<br />

§ 106. — (Hàni b. al-Mutawakkil, da Muli. b. Yahya al-lskandaiàni).<br />

'Amr b. al-'As rimase accampato per circa due mesi, e poi si ritirò in di-<br />

rezione di Misr. Allora un corpo di cavalleria greca piombò sui Musulmani,<br />

assalendoli dalla parte del lago (buhayrah) adiacente alla fortezza, e do-<br />

dici Musulmani rimasero uccisi nella Kanisah al-Dzahab (la Chiesa d'oro)<br />

('Abd al-hakam, 110).<br />

Cfr. Hubays, fol. 100,v.; manca in Suyùti Husn; Maqrizi Khitat,<br />

I, 164, lin. 16.<br />

§ 107. — (Yahya b. Ayyiib, e Khàlid b. Humayd). Gl'inviati speciali<br />

dell'imperatore non cessarono mai dal seguirsi l'un l'altro, portando ad<br />

Alessandria su navi sempre nuovi rinforzi. L'imperatore aveva grande ti-<br />

more di perdere Alessandria: « Se gli Arabi », egli diceva, « s'impadi-oni-<br />

« scono di Alessandria, sarà la fine dell'impero greco, perchè i Greci non<br />

« hanno schiere maggiori di quelle di Alessandria! » Lo stesso egli disse,<br />

mentre si celebrava in Alessandria una grande cerimonia religiosa, du-<br />

rante la conquista araba della Siria. Perciò egli aveva allestito grandi<br />

forze per la difesa di Alessandria, ed aveva in mente di dirigerne in per-<br />

sona la difesa, tanto era il pregio che egli dava a quella città. Quando<br />

però furono terminati i preparativi (e stava per partire) l'imperatore morì<br />

— questo accadeva nel 19. H. — e la sua morte fiaccò la resistenza dei<br />

Greci: molti fra questi che erano andati in Alessandria, ritornarono (a Co-<br />

stantinopoli) ('Abd al-hakam, 110-111).<br />

Cfr. Suyùti Husn, I, 57-58; Hubays, fol. 100,v.; Maqrizi Khi-<br />

tat, I, 164, lin. 17-22.<br />

Il testo, sebbene non lo dica, intende Eraclio, ma questi era già morto<br />

nel febbraio 641, almeno tre o quattro mesi prima che 'Amr b. al-'As fo.sse<br />

arrivato ad Alessandria.<br />

Potrebbe riferirsi a Costantino che morì appunto quattro mesi (cfi'. Cedrenus,<br />

I, 753) dopo Eraclio.<br />

204.


20. a. H. §§ 108-U3.<br />

§ 108. — (Yahya b. Bakr, da Layth b. Sa'd). Eraclio morì nel 20. H.. 20. a. h.<br />

nello stesso anno in cui fii espugnata Qaysàriyyah in Siria (' A b d al -ha- zioni suiia p'^r^s'a<br />

kani, 111). di Alessandria.)<br />

Cfi-. Suyùti Husn, I, 58; Maqrizi Khitat, I, 164, lin. 22-23.<br />

§ 109. — (Yahya b. Ayyùb, da Khàlid b. Humayd). Per la morte di<br />

Eraclio gli Arabi rinnovarono con più ardore che mai gii assalti su Ales-<br />

sandria, e si venne a pugne assai sanguinose ('Abd al-hakam, 11 Ij.<br />

Cfr. Suyùti Husn, I, 58; Hubays, fol. 100,v; Maqrizi Khitat,<br />

I, 104, lin. 23-24.<br />

§ HO. — ('Abdallah b. Sàlih, da al-Layth b. Sa'd, da Yazìd b. abi<br />

Hablb). I Greci fecero una sortita dalla fortezza di Alessandiia, uccisero<br />

un uoruo dei Mahrah, e tagliata al cadavere la testa, la portarono via e<br />

rienti-arono in città. I Malu-ah furibondi giurarono di vendicare l'aflfronto<br />

e di non voler seppellire il compagno senza la testa. Amr b. al-'As con-<br />

sigliò alloi'a ai Mahrah di uccidere alcuni nemici, e tagliate loro le teste,<br />

lanciarle invece di pietre contro le mura: i Greci per vendicarsi a\Tebbero<br />

rimandato nello stesso modo la testa del mahi'ita ucciso. I Mahrah accetta-<br />

rono il consiglio e nella .successiva sortita dei Greci uccisero un patrizio,<br />

lo decapitarono e scagliarono la testa contro le muia della città. Ottennero<br />

così il desiderato effetto, i Greci scagliarono la testa del malii'ita, ed i com-<br />

pagni dell'estinto poterono seppellirlo intero come avevano giurato di fare<br />

('Abd al-hakam. 111-112).<br />

Cfr. Hubays, fol. 100,v.; Maqrizi Khitat, I, 164,. lin. 24-28.<br />

§ 111. — Da una tradizione (di 'Abdallah b. Maslamah, da ibn La-<br />

liì'ah, da aì-Hàrith b. Yazìd) in cui si fanno gii elogi delle tre tribù dei<br />

Mahrah, dei Ghàfiq e dei Bali, si viene a sapere che tutte e tre emigrarono<br />

in gran numero in Egitto, perchè 'Amr b. al-'As li definisce come<br />

qabà-il min Misr ('Abd al-hakam, 112).<br />

Cfr Hubays, fol. 100, v.; Maqrizi Khitat, I, 164, lin. 28-30.<br />

§ 112. — ('Uthmàn [b. Salili], da ibn Lahi'ah, da Yazìd b. abì Habìb).<br />

Siccome l'assedio d'Alessandria durava da parecchio tempo (ashur"", ossia<br />

da vari me.si) (cfr. 19. a. H., § 51, nota 1) il Califfo 'Umar scrisse ad<br />

Amr b. al-'As rimproverandogli di non essei'e ancora riuscito ad espugnai"<br />

la città: « Se tardate tanto ad impadi'onfrvene, ciò vuol dire che (gli Arabi<br />

«del tuo esercito) hanno commesso delle novità riprovevoli» (ahdathù)<br />

('Abd al-hakam, 114-115).<br />

Cfr. Suyùti Husn, I, 58; Maqrizi Khitat, I, 165, lin. 13-15.<br />

§ 113. — (Yahya b. Khàlid, da Abd al-rahmàn b. Zayd b. Aslam, da<br />

suo padre Zayd b. Aslam). Quando la conquista dell'Egitto incominciò a<br />

265. - 34


20. a. H.<br />

[EGITTO. - Tradi-<br />

zioni sulla presa<br />

di Alessandria.]<br />

iia-115. 20. a. H.<br />

tirare in lungo, il Califfo 'limar scrisse ad 'Amr b. al-'Às rimproverandogli<br />

di iioii esservi ancora riuscito, benché guerreggiasse da due anni, e di-<br />

chiarò che la causa di ciò erano le novità iniziate (ahdat_htum) dagli<br />

Arabi, i<br />

quali<br />

avevano cessato dal combattere per la fede, ed aspiravano<br />

ora soltanto a bottino e ricchezza, come i<br />

Gioci: perciò Dio negava loro<br />

la vittoria. Gli ordinò quindi di sollecitare la fine della gueira, e gli mandò<br />

quattro guerrieri di provato valore, ognuno equivalente a mille uomini, e<br />

quejsti dovevano dare il buon esempio e trascinare gli altri a battersi con<br />

più ardimento. Allora ebbe termine la conquista (' Abd al-hakam, 115).<br />

Cfr. Suyùti Husn.I, 58; nubays,fol. 101, v.; Maqrizi Ivhitat,<br />

I, U)5, [in. 15-23.<br />

Questa tradizione è chiaramente una variante di quella sui rinfòrzi<br />

mandati da 'Umar durante l'assedio di Babilonia, quando pure furono spe-<br />

diti quattro valenti capitani, ognuno con mille uomini (cfr. 19. a. H., § 60).<br />

Il parallelismo getta però scredito sulle notizie precedenti e sembra dare<br />

a queste un carattere convenzionale, mettendo in dubbio la loro verità<br />

storica.<br />

§ 114. — (Uthmàn b. Sàlih). Amr b. al-'As si consultò con Maslamah<br />

b. Mukhallad, e seguendo il suo consiglio, invitò 'Ubàdah b. al-Sàmit a<br />

prendere il comando dell'assalto. 'Ubàdah accettò, e messosi alla testa di<br />

quelli scelti per l'assalto, espugnò alfine Alessandria (Abd al-hakam,<br />

115-116).<br />

Maqrizi Khitat, I, 165, lin. 23 e segg.<br />

Come per Babilonia, così anche per Alessandria, è sempre uno dei<br />

quattro eroi mandati in soccorso che entra per primo nella città assediata<br />

e ne assicura la conquista.<br />

§ 115. — (Khàlid b. Nagih, da un informatore fidato). Durante l'as-<br />

sedio di Alessandria i Greci fecero una volta una sortita, ed uno di loro<br />

in singoiar tenzone con Maslamah b. Mukhallad lo rovesciò di sella, e 1q<br />

malmenò con la spada: se un compagno non fosse venuto in soccorso<br />

a trarlo in salvamento, Maslamah sarebbe stato conciato in malo modo.<br />

I Greci si rallegrarono di tale successo, ma non così 'Amr, il quale, va-<br />

lendosi del fatto che 3Iaslamah era viomo di carni abbondanti e molto<br />

greve, disse: « Perchè mai quell'uomo, con il suo grosso deretano, che lo<br />

« rende simile ad una donna, viene ad occuparsi delle faccende proprie<br />

« di uomini, e cerca di somigliarli? ». Di queste parole offensive Maslamah<br />

risentì vivissimo rincrescimento, ma non tardò a presentarsi un'occasione<br />

in cui gli fu possibile lavarsi l'onta. Infatti egli ed 'Amr dui-ante una sca-<br />

ramuccia rimasero circondati dai Greci e costretti a ricoverai-si in un sito<br />

266.


20. a. H. §§ 115^119.<br />

fortificato dei Greci stessi, nel Di mas, dove sarebbero forse periti, se 20. a. h.<br />

- Tradi-<br />

• [EGITTO.<br />

Maslamah non avesse mostrato un grandissimo coraggio ed avesse abbat- ^jonj s^na p^gsa<br />

tuto un greco in singoiar tenzone, previo accordo che il vincitore avrebbe ^' Alessandria.]<br />

deciso la sorte dei due arabi sperduti e separati dal resto dell'esercito. I<br />

Greci ignoravano chi fossero i due uomini, sicché quando Maslamah ebbe<br />

abbattuto il greco, gli altri lasciarono partire 'Amr e Maslamah. Solo più<br />

tardi scoprirono chi erano i due e si pentirono amai-amente di averli la-<br />

sciati partire. Dopo questo incidente ad 'Amr dispiacque aver detto quelle<br />

parole crudeli sul conto di Maslamah, e gli chiese perdono. Quando Ma-<br />

slamah glielo concesse, 'Amr esclamò: « Tre volte ho io fatto uso di male<br />

« parole: due volte ai tempi pagani, ed ora in questa occasione: ogni volta<br />

« mi sono pentito di quanto ho detto, ma mai come adesso, e spero che<br />

«non lo farò più una quarta volta finché io vivo» (Hubays, fol. 101, r.).<br />

Maqrizi Khitat, I, 164, lin. 32 e segg. [H.].<br />

§ 116. — ('Abdallah b. 'Abd al-hakam). Quando incominciò a tirare<br />

in lungo l'assedio di Alessandria, 'Amr b. al-'As ebbe improvvisamente una<br />

idea : « Io ho meditato questa faccenda, e (mi sono persuaso) che la fine di<br />

« essa non sarà menata a buon termine, se non da quelli che ne assicura-<br />

« rono il principio! ». E con ciò alluse agli Ansar (che avevano assistito Mao-<br />

metto al principio della vita politica <strong>dell'Islam</strong> in Madinah). Egli chiamò<br />

allora Ubàdah b. al-Sàmit al-Ansàri, gli conferì il comando, e quel giorno<br />

stesso fu espugnata Alessandria ('Abd al-hakam, 116).<br />

Cft-. Suyùti Husn, I, 68; Maqrizi Khitat, I, 165, lin. 25-28.<br />

§ 117. — (Yahya b. Ayyùb, e Khàlid b. Humayd). Alessandria fu asse-<br />

diata per nove mesi prima e cinque mesi dopo la morte di Eraclio, e fu espu-<br />

gnata il venerdì T Muharram dell'anno 20. H. ('Abd al-hakam, 116).<br />

Cfr. Suyùti Husn, I, 58; Wust. S. A., pag. 10, interpreta il testo:<br />

V Muharram 21. H., ossia 10 dicembre 641 a. È. V. Così ha Maqrizi<br />

Khitat, I, 165, lin. 28-29.<br />

Per comprendere gii errori di questa tradizione si rammenti come<br />

Eraclio sia morto nel febbraio del 641, mentre dm-ava ancora l'assedio di<br />

Babilonia.<br />

§ 118. — ('Abd al-malik b. Maslamah, da Màlik b. Anas). L'Egitto<br />

(Misr) fu conquistato nell'anno 20. H. ('Abd al-hakam, 117).<br />

Cfi\ Suyùti Husn, I, 68.<br />

- § 119. — ('Abdallah b. Sàlih, da al-Layth [b. Sa'd]). Quando i Greci<br />

furono sconfitti e gli Arabi espugnarono Alessandria, i difensori della città<br />

si misero in salvo in parte sulle navi e in parte sulla terra ferma. 'Amr<br />

b. al-As lasciò in Alessandria mille uomini ed inseguì i Greci fuggiti in<br />

267.


§§ 119-122. 20. a. H.<br />

20. a. H. tt'na ferina. AUma qiiolli lieoveratisi in maiv sulU' navi ritornarono ad<br />

EGITTO. - Tradì- .<br />

, , •<br />

i i i -, , ,<br />

zioni sulla presa Alo.'^sandria, mas.sacrarono la guarnigione musulmana e ripresero la città,<br />

dì Alessandria.; 'Anir b. al-'A.s ritornò ad Alessandria e la espugnò (una seconda volta),<br />

scrivendo poi al Califfo 'Limar: «Ho preso Alessandria d'assalto (an-<br />

«wat"") e senza trattato (bi-ghayr ai^d'" w a làalid'°)». Allora il<br />

Calitlo Umar gli scrisse disapprovando i! suo modo di vedere ed ordinan-<br />

dogli di non trattare la città come se fosse stata presa d'assalto. Ma con<br />

questo — nota ibn Lahi'ah — si allude alla seconda prosa di Alessandria<br />

(e non alla prima) (' A b d a 1 - h a k a m ,<br />

117).<br />

Cfr. Suyfiti Husn, I, ó8: Hubay.s. fol. 101, v.; Maqrizi Khitat,<br />

I. 165, lin. 32 e segg.<br />

§ 120. — (Ibràliim b. Sa'ld al-Balùlij. Un uomo per nome ibn Bassamali<br />

era custode di una delle porte (di Alessandria): egli chiese ad 'Amr<br />

b. al-'As l'amàn (o sicurtà) per sé, la sua terra, e la gente della sua fa-<br />

miglia, alla condizione di aprirgli la porta. Amr accettò, e così i Musul-<br />

mani entrarono (nella città). Questa volta i Musulmani entrarono dalla<br />

parte del ponte detto poi Qantarah Sulaymàu. La prima volta 'Amr pe-<br />

netrò nella città dalla parte della Chiesa d'Oro, Kanisah al-Dzahal).<br />

ibn Bassàmah lasciò discendenti che esistevano ancora ai tempi di ibn<br />

'Abd al-hakam ('Abd al-hakam, 117).<br />

Cfi-. Suv'ùti Husn, I, 59; Hubays, fol. 101, v.; Maqrizi Khitat,<br />

I, 166, lin. i>7 e segg.<br />

Si confondono i particolari della seconda presa di Alessandria (per<br />

assalto e tradimento nel 25. H.) con la prima, avvenuta pacificamente nel<br />

20. H.<br />

§ 121. — (Hàni b. al-Mutawakkil, da Damàmir b. Ismà'il ai-Ma àfiri).<br />

Dal principio della faccenda di Alessandria, fino a quando fu espugnata,<br />

perirono uccisi ventidue Musulmani ('Abd al-hakam, 118).<br />

Cfr. Suyùti Husn, I, 58; Hubays, fol. 102, r.; Maqrizi Khitat,<br />

I, 165, ult. lin.<br />

Ciò è prova evidente che i combattimenti intorno ad Alessandria fu-<br />

rono ben poco cruenti, e debole la difesa dei Greci. Furono ragioni mo-<br />

rali e non l' assalto degli Arabi che indussero i difensori ad arrendersi<br />

a patti.<br />

§ 122. — (Utjimàn b. Salili, da ibn Lahi'ah). La notizia della vittoria<br />

(= la presa di Alessandria) fu mandata da Amr b. al-'As al Califfo 'Umar<br />

per mezzo di Mu'àwiyah b. Khudayg. Questi domandò ad Amr di conse-<br />

gnargli una lettera per il Califfo, ma 'Amr gii rispose: « Che ne faccio di<br />

« una lettera? Non sei tu uomo eloquente e non hai tu visto ogni cosa?<br />

•268.


20. a. H. 122-l-2(;.<br />

« Non tòsti presente? » 'Umar festeggiò la notizia della presa di Alessan- 20. a. h.<br />

dria, mettendosi a pregare e ringraziando Dio (') e A bd al-hakam, 118). '<br />

Cfr. Suyùti Husn, I. 58-59; Hubays, fol, 102,r. ; Maqrizi<br />

tat, T, 166, lin. 1 e segg.<br />

Nota i. — In uu"altia tradizione più prolissa ida Miih. b. Yazid al-Muqri, da Musa b. 'Ali, da<br />

suo padre 'Ali i l'arrivo<br />

di Mu'àwiyab a Madinah è narrato con copia assai maggiore di particolari :<br />

si descrive il suo ingresso nella moschea, il suo fortuito incontro con una serva del Caliiì'o, che an-<br />

nunzia ad 'Umar la venuta del messo dall' Egitto e poi ritorna a chiamare Mu'àvyiyah. Poi si narra la<br />

cerimonia pubblica nella quale il Califfo fa annunziare la vittoria e quindi dirige la preghiera di ringra-<br />

ziamento: infine con minuti particolari abbiamo la narrazione della parca mensa allestita dal Calitì'o e<br />

dalla sua schiava per Mu'àwiyah, il quale tutto vergognoso e pieno di rispetto divora il modesto pasto<br />

di pane, olio e datteri l'Abd al-hakam, 119).<br />

zionì sulla presa<br />

Khi- di Alessandria.]<br />

§ 123. — (Ibràhìm b. Sa'ìd al-Balùlij. Amr b. al-As scrisse al Califfo<br />

Umar: « Io ho espugnato una città, sul conto della quale ti dirò soltanto<br />

«che vi ho trovato 4000 giardini (? ms. mu nyali), 4000 bagni (ham-<br />


§§ 126-128. 20. a. H.<br />

20. a. H. pajrare il kharàg amuiontò a 000,000 uomini, oltre le donne ed i bam-<br />

[EGITTO. - Tradì- , . . ^ T ^ ^^ ,. j • • Tir i j. ^^<br />

zioni sulla presa bini. Questi oiaiio tutti prigionieri di guerra ed i Musulmani insistettero<br />

di Alessandria.; presso "Amr b. al-'As perchè li dividesse tra loro come bottino di guerra:<br />

tale era il parere della maggioranza tra i vincitori. 'Amr rispose di non<br />

poter fare la divisione se prima non scriveva al Califfo. Così fece, ma la<br />

risposta del Calilfo fu di non dividere (i prigionieri) e di lasciarli affinchè<br />

il loro kharàg divenisse l'ay (o preda indivisa e reddito) dei Musulmani<br />

per assisterli in avvenire nella guerra santa contro i loro nemici. Gli ordini<br />

di 'Umar furono eseguiti, fu fatto il computo dei vinti e s'impose a loro<br />

la ta.s.sa. Così tutto l'Egitto divenne (terra sottomessa con trattato) su Ih'*",<br />

obbligata a pagare due dinar per ogni uomo e nulla di più come gizyali ,<br />

astrazion fatta per la tassa sui terreni in ragione della estensione della loro<br />

cultura. In Alessandria però il kharàg e la gizyah furono imposti in<br />

ragione di quanto appariva ibsse lo stato di fortuna (w aliyy uh um),<br />

perchè Alessandria fii espugnata d'assalto e senza patto (bighayr 'ahd<br />

wa là 'aqd), e non ebbene trattato (su Ih), né protezione (dz ini mah)<br />

('Abd al-hakam, 120-121; ripetuto poi a pag. 122-123).<br />

Cfi-. Suyuti Husn, I, 59; Hubays, fol. 102,r.-102,v.; Maqrizi<br />

Khitat, I, 166, lin. 18-28.<br />

Vedremo sotto l'anno 23. H. gli errori per la parte lìscale: nel resto<br />

è palese il costante errore di confondere la seconda con la prima resa di<br />

Alessandria.<br />

§ 127. — (Uthmàn b. Salili, da ibn Lahì'ah, da Yazid b. abi Habib).<br />

'Amr b. al-'As ridusse schiavi gli abitanti di Balhà(?), di Sultays [Yàqùt,<br />

III, 116], di Qartasà [id., IV, 61] e di Sakhà [id.. Ili, 51], e li disperse.<br />

Alcuni dei principali tra questi furono mandati a Madinah, ed il Califfo<br />

'Umar scrisse ad 'Amr b. al-'As, ordinandogli di rimetter tutti in libertà.<br />

L'ordine fu eseguito con quanti 'Amr riusci a ritrovare ('Abd al-hakam,<br />

126).<br />

§ 128. — In una tradizione (di 'Uthmàn b. Sàlih, da Yahya b. Ayyùb)<br />

i tre villaggi sono chiamati Sàtìs, Masil (?) e Malhìb (o Balhìt), e si dice<br />

furono puniti, perchè gli abitanti, aiutati dai Greci, sopraffecero un distac-<br />

camento dei Musulmani: ma 'Umar volle che venissero trattati come gli<br />

abitanti di Alessandria, e tutti considerati come ahi al-dzimmah (')<br />

('Abd al-hakam, 121, e di nuovo a pag. 126).<br />

Cfr. Suyuti Husn, I, 59, ha: Balhìt, al-Khays [Yàqùt, II, 507],<br />

Saltìs e Qartasà; Maqrizi Khitat, I, 166, lin. 28, ha: Balhib, al-Khays<br />

e Saltìs: in un passo seguente; ibid., lin. 30, ha: Saltìs, Qartayà, Balhib<br />

e Sakhà.<br />

270.


20. a. H. §§ 128-130.<br />

Non mi è riuscito ancora a scoprire le ragioni per le quali in queste 20. a. H.<br />

e in tante altre tradizioni si ritorni con singolare insistenza a rammentare 2.j(,nj sulla presa<br />

il trattamento speciale accordato agli abitanti di questi paesi oscuri e di '*' Alessandria.)<br />

secondaria importanza. Trattasi evidentemente di qualche particolare della<br />

conquista, sul quale per ragioni speciali si è tornato a discutere in tempi<br />

posteriori. Sospetto che sotto ad esse si asconda qualche intricata questione<br />

legale sulla proprietà di fondi di quelle parti, questione forse portata in-<br />

nanzi ai tribunali nei tempi in cui furono composte queste tradizioni, ossia<br />

circa cento cinquant'anni dopo la conquista.<br />

La questione delle borgate fruenti di diritti speciali ritoma più avanti<br />

sotto i §§ 184 e segg.<br />

Nota 1. — Tra i prigionieri di questi villaggi trovavansi 'Imràu b. 'Abd al-rahmàn, la madre di<br />

'Ivàd b. 'Uqbah, il padre di TJbaydali b. 'Dqbah, la madre di 'Awn b. Khàrigah al-Qurasi al-'Adawi, la<br />

madre di 'Abd al-rahmàn b. Mu'awiyali b. Khudayg, ed altri che furono più tardi vari eminenti mawàli<br />

alla corte di ind ibn al-Hakam, ossia Abàn, suo zio paterno abù Tyàd, 'Abd al-rahmàn al-<br />

Balhibi, ed alti-i l'Abd al-hakani, 122).<br />

§ 129. — (ibn Lahi'ah). L'importo della gizyah pagata da Alessan-<br />

dria ad Amr b. al-'As ammontò a 600,000 dìnàr, perchè vi trovò 300.000<br />

degli ahi a 1 - dz i m m a h ,<br />

che<br />

pagavano due dinar a testa. Altri abbas-<br />

sano il tributo sino a 18,000 dìnàr. Ai tempi del Califfo Hisàm b. 'Abd<br />

al-malik il tributo era di 36,000 dìnàr (^Maqrìzi Khitat, I, 166, linea<br />

penult. e seg.).<br />

Cfr. anche Maqrizi Khitat, I, 98, Un. 32-35.<br />

I primi numeri sono fantastici e non meritano veruna fede : ben<br />

altro<br />

è il caso con i 18,000 dìnàr che mi sembrano, con molta probabilità, la<br />

memoria della prima indennità pagata dagli Alessandrini agli Arabi vit-<br />

toriosi nella prima resa della città. Cfr. più avanti i 13,000 ed i 18,000<br />

dìnàr ricordati da al-Balàdzuri (§§ 132, 133).<br />

§ 130. — Tabù Ayyùb al-Raqqi, da 'Abd al-ghaffar al-Harràni, da ibn<br />

Lahi'ah, da Yazìd b. abì Habib. da al-Graysàni, da alcuni che furono pre-<br />

senti alla conquista dell'Egitto). Quando ebbe espugnata al-Fustàt (= Alyù-<br />

nah), 'Amr b. al-'As mandò ad Ayn Sams 'Abdallah b. Hudzàfah al-Sahmi<br />

che sottomise tutto il suo territorio (ard) e stipulò con gli abitanti dei<br />

suoi villaggi un accordo simile a quello concluso con gli abitanti di al-<br />

Fustàt. Mandò poi Khàrigah b. Hudzàfah al-'Adawi verso al-Fayyùm [Y à-<br />

qùt, III, 933], al-U.smùnayn [HermopoUs: id., I, 283]. Ikhmim [id., I, 165],<br />

al-Basarùdàt ed i villaggi del Said, e furono stipulate le medesime condizioni.<br />

Lo stesso avvenne nel corso di una spedizione di 'Umayr b. Wahb<br />

al-Gumahi a Tinnis [id.. I, 882], Dimyàt [id., II, 602], Tùnah, Damìrah<br />

[id., II, 602], Satà [id., Ili, 288], Diqaldah [id., II, 581], Banà [id., I, 738]<br />

271.


§§ i3(t, 131. 20. a. H.<br />

20. a. H. ^ Bùsir [id., 1, 7U0], e di un'altra di 'Uqbali b. 'Amir al-Guhani (oppine<br />

zioni sulla pr*sa Waidaii. il HI a w 1 a di 'Amr I). al-'As dal quale prese nome il Sùq Wardàu<br />

di Alessandria., [j^ ;\Iisr| ai villaggi nella parte inferiore del paese (a sfai al-ard).<br />

Cosi 'Amr compiè la conquista dell'Egitto e tutto il paese divenne<br />

ard kharàg o terra pagante l'imposta Idiaràg (Balàdzuri, 216-217).<br />

La tradizione ha importanza perchè descrive come Amr b. al-'As, ap-<br />

pena padrone di Babilonia, e forse durante l'assedio di Alessandria e la<br />

tregua di undici mesi che la seguì, si affrettasse a mandare spedizioni nelle<br />

varie parti del paese per stabilire l'autorità musulmana e regolare il pa-<br />

gamento nel tesoro islamico delle tasse versate sinora nel tesoro bizantino.<br />

§ 131. — (al-Balàdzuri, senza i snàd). Quando ebbe conquistato l'Egitto<br />

(Misr, forse = al-Fustàt) 'Amr b. al-'As vi foce sosta, poi scrisse al Califfo<br />

'Umar, chiedendo l'ordine di fare una punta (fì-1-zahf) su Alessandria;<br />

ed ottenutolo, partì lasciando, come luogotenente in Misr, Khàrigah b.<br />

Hudzàfah b. Ghànim b. 'Amir b. 'Abdallali b. 'Ubayd b. 'Awig b. 'Adi b.<br />

Ka'b b. Lu-ayy b. Ghàlib. Questo avveniva nel 21. H., e gli abitanti, e<br />

Greci e Copti, al di là (duna) di Alessandria si erano riuniti in armi<br />

contro 'Amr avendo in mente di assalirlo in al-Fustàt prima che egli si<br />

fosse accinto ad espugnare Alessandria. 'Amr b. al-'As venne alle mani<br />

con queste schiere in al-Kiiyawn [Yàqtit, IV, 271] ed inflisse loro una<br />

sanguinosa disfatta, con grande strage dei vinti. Fra coloro che furono<br />

battuti in questa battaglia si ricordano gli abitanti di Sakhà, di Bilhit.<br />

di al-Khays, di Sultays e di altri luoghi, che avevano seguito e dato mano<br />

ai precedenti (cfi-. pocanzi §§ 127, 128).<br />

Poi 'Amr si avanzò (senza incontrare altra resistenza) fino ad Ales-<br />

sandria, dove trovò gii abitanti pronti e preparati a resistergli. Senonchè<br />

i Copti volevano far pace con 'Amr: perciò al-Muqawqis scrisse al generale<br />

arabo chiedendo la pace ed una tregua per un certo tempo. 'Amr rispose<br />

con un rifiuto. Allora al-Muqawqis ordinò alle donne di salire sulle mura<br />

della città con le fàccie rivolte verso l'interno, e dispose gli uomini pari-<br />

menti sulle mura, ma rivestiti delle loro armi e con le faccie rivolte verso<br />

il nemico :<br />

egli voleva intimorire così i Musulmani (dando a credere d'avere<br />

un numero assai grande di difensori). 'Amr non si lasciò né intimorire né<br />

ingannare da al-Muqawqis e gii scrisse che non si dava pensiero del numero<br />

dei difensori: si ricordasse che i Musulmani si erano battuti con lo stesso<br />

loro so\Tano Eraclio, ed era avvenuto, quello che era avvenuto (ossia la<br />

conquista della Palestina e della Siria). al-Muqawqis impensierito da questa<br />

risposta propose di espellere dal Dar al-mamlakah (palazzo del go-<br />

verno) il loro principe e di rimandarlo a Costantinopoli, affinché gii abi-


<strong>For</strong>tezza romana di Babilonia Bàb-ai-Yùn'^<br />

( Q,asr-al-Sam*i<br />

PIANTA DELLE KOVINK K.^^IsrKMi XKL 1HK2<br />

(-Ril.iYMln/,i..iir lU-llii ],u,utn inihì,ìu-.it:, .tal Hiitler: « Tli.. Anih C.n.iiu-si „i Ki^pt », paK. -MO<br />

ù^'<br />

^r '<strong>Annali</strong> deir Islam ... Voi. IV


20. a. H. 131-134.<br />

tanti di Alessandria fossero i primi a sottomettersi (ed ottenessero patti<br />

migliori). I suoi colleghi adirati respinsero la proposta e insistettero nel<br />

volersi battere. Allora 'Amr b. al-'As assalì la città con grande vigore du-<br />

rante tre mesi ed infine la espugnò d'assalto, predando quanto v'era in<br />

essa. Eisparmiò però gli abitanti, ninno dei quali fii ucciso o ridotto schiavo.<br />

Egli li dichiarò protetti (ahi al-dzimmah) come gli abitanti di Alyiinah.<br />

'Amr inviò quindi la notizia della vittoria insieme con il quinto del bot-<br />

tino al Califfo 'Umar per mezzo di Mu'àwiyah b. Khudayg al-Kindi (Ba-<br />

làdzuri, 220-221).<br />

§ 132. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Si dice che al-Muqawqis pattuì<br />

con 'Amr (un tributo annuale) di 13,000 dinar (cfr. § 129), stipulò che<br />

gli abitanti erano liberi di rimanere o d'emigrare, e che ogni copto adulto<br />

dovesse pagare (annualmente) due dinar. In questo senso 'Amr stese in<br />

iscritto un documento per gli abitanti. Quando 'Amr lasciò Alessandria, vi<br />

pose una guarnigione musulmana di frontiera (ràbitah) sotto il comando<br />

di 'Abdallah b. Hudzàfah b. Qays b. 'Adi b. Sa'd b. Sahm b. 'Amr b.<br />

Husaj^s b. Ka'b b. Lu-ayy: egli fece ritorno ad al-Fustàt (Balàdzuri, 221).<br />

§ 133. — (Bakr b. al-Haytham, da 'Abdallah b. Salili, da Musa b. 'Ali,<br />

da suo padre ['Ali]). La gizyah riscossa (in principio) nella città di Ales-<br />

sandi-ia ammontava a 18,000 dinar, ma più tardi durante il Califfato di<br />

Hisàm b. 'Abd al-malik salì a 36,000 (Balàdzuri, 223).<br />

§ 134. — ('Amr [b. Muh.] al-Nàqid, da ['AbdaUah] b. Wahb al-Misri,<br />

da ibn Lahi'ah, da Yazid b. abi Habib). 'Amr b. al-'As espugnò Alessan-<br />

dria, ed i Musulmani vi si stabilirono in guarnigione. Avvenne però che<br />

quando i Musulmani si allontanavano sia per un viaggio, sia per una spe-<br />

dizione militare, ritornando alle case abitate (manàzil) prima, le trova-<br />

vano occupate da altri musulmani, che vi si erano stabiliti durante la loro<br />

assenza. 'Amr volle porre rimediò a questo inconveniente, mh-ando sovrat-<br />

tutto a che le case non andassero in rovina per il succedersi continuo di<br />

nuovi inquilini (tata warùuahà). Perciò quando si venne alla spedizione<br />

che portò alla battaglia di al-Kiiyawn (confusione degli eventi della, prima<br />

con la seconda presa di Alessandria nel 26. a. H.) egli ingiunse ai suoi di<br />

scegliersi ognuno la propria dimora piantando una lancia in terra nella casa<br />

scelta. Questa doveva rimanere per sempre adibita all'uso suo e dei suoi<br />

consanguinei e discendenti. Così avvenne (dopo la ripresa di Alessandria)<br />

che ognuno si scelse- una dimora e vi piantò la lancia (in segno del suo<br />

diritto acquisito). Quando in alcune case parecchi, o due, o tre, piantavano<br />

le loro lancie, allora i vari musulmani si dividevano la casa (dar real-<br />

mente: gruppo di case collegate assieme da una corte comune); e quando<br />

273. 35<br />

20. a. H.<br />

[EGITTO. - Tradizioni<br />

sulla presa<br />

dì Alessandria.]


^ iai-137. 20. a. H.<br />

20. a. H. ,m,) ^[ allontanava (con la sua famiglia), i Greci abitavano le stanze vuote<br />

zioni sulla presa lì'^" ''^ ritorno dei Musulmani ì. E, -aggiunge Yazid b. abi Habib, non era<br />

di Alessandria.) |)erniesso ad alcuno riscuotere un attìtto por lo case, o venderle, o riceverle<br />

in eredità, perchè esso erano state dimora (dei Musulmani) nei giorni in<br />

cui foiinavan la guarnigione di ti'ontiera (ayyàm ribàtihim) (Balà-<br />

(jz u r i ^ 222).<br />

Maqrizi Khitat, 1, 107.<br />

La stessa tradizione trovasi in ibn Abd al-hakam con parecchie va-<br />

l'ianti e qualche abbreviazione: ma il senso è il medesimo. Invece di al-<br />

Kir3-awn, abbiamo nettamente Karyùn :<br />

il testo conferma la correzione del<br />

De Goejo alla pag. 222, Un. 12 ('Abd al-hakam, 180-181).<br />

§ 135. — Secondo al-Ya'qùbi, la presa di al-Iskandariyyah per opera<br />

di Amr b. al-'As cadde nell'anno 20. H. allo stesso tempo del resto del-<br />

l'Egitto: dal paese fu riscosso come kharàg ru'visihim (palese confu-<br />

sione dei concetti di tassa fondiaria e di tassa per testa: in questo caso<br />

kharàg .significa soltanto tributo) la somma di 14,000,000 di dìnàr in<br />

ragione di duo dinar per testa, e con un tributo (kharàg) preso sul rac-<br />

colto in ragione di due irìiabb {sic) per ogni cento irdabb. 'Amr espulse<br />

i seguaci di Eraclio, il quale cessò di vivere accrescendo la debolezza ed<br />

il turbamento morale dei Greci.<br />

Terminata la conquista, 'Amr b. al-'As mandò al Califfo 'Umar come am-<br />

basciatore Mu'àwiyah b. Hudaj'g al-Kindi, il quale fece tale una descrizione<br />

dell'Egitto da indmre 'Umar ad ordinare l'invio di vettovaglie dall'Egitto<br />

in Arabia per via del Mar Rosso, Qulzum, ed al-Gàr. 'Amr spedì venti navi<br />

cariche di 3000 irdabb. Per mettere a coperto tutta questa roba il Califfo<br />

ordinò la costruzione di due castelli (qasr), e diede istruzioni a Zayd<br />

b. Thàbit di iscrivere la gente secondo il loro grado (per la distribuzione<br />

delle vettovaglie) e di mandare ad ognuno un avviso scritto sopra pezzi di<br />

carta (qaràtìs), rendendoli atti autentici con l'apposizione in basso di un<br />

sigillo. Questi furono i primi atti autenticati (sikàk) con apposizione in<br />

basso di un sigillo (Ya'qiibi, II, 176-177).<br />

§ 136. — 'Amr conquistò i paesi d'Egitto pacificamente (sulh""),<br />

tranne al-Iskandariyj'ah, contro cui rimase a combattere per tre anni, e<br />

poi la prese nell'anno 23. H., perchè non c'era nella contrada altra città<br />

che le fosse pari in sicurezza, in dimensione e in abbondanza di preparativi<br />

(Ya'qùbi Buld.. pag. 331, lin. 5-7).<br />

§ 137, — Tutti i paesi d'Egitto vennero conquistati sotto il califfato<br />

di 'Umar b. al-Khattàb, essendo amir 'Amr b. al-'As b. Wàil al-Sahmi.<br />

Il kharàg d'Egitto per opera di 'Amr sotto il califfato di 'Umar, toccò<br />

274.


20, a. H. §§ 137-141.<br />

nel primo anno, con la giz^-ali per testa, quattordici milioni di din ài-.<br />

Poi 'Amr nel secondo anno ne cavò dieci milioni. Allora 'limar gli scrisse<br />

dandogli dell'imbroglione (khà-in) (Ya'qiibi Buld., pag. 339, lin. 11-15).<br />

Vedremo anche da altre notizie ed indizi che gii ultimi momenti del<br />

governo di 'Amr b. al-'As in Egitto furono amareggiati dai sospetti e dal-<br />

l'accusa di disonesta amministrazione. Purtroppo l'accusa ed i sospetti<br />

sembrano fondati e 'limar fu giustificato nell'agire con molta severità.<br />

§ 138. — Narrata la conclusione del trattato di Misr attingendo a Sayf<br />

b. 'limar, ibn Khaldùn dice che 'Amr mosse contro Alessandria, sconfisse<br />

un esercito di Greci e Copti e poi assediò Alessandria dove era al-Muqawqis.<br />

L'assedio durò tre mesi, alla fine dei quali la città o fu presa d'assalto e<br />

saccheggiata, o con regolare trattato (12,000 dinar e la libera partenza<br />

dei Greci).<br />

Poi seguì la spedizione contro la Nubia (Khaldùn, II, App., 115).<br />

§ 139. — (Yàqùt, senza isnàd). Nel Rabf del 20. H. 'Amr b. al-'Às,<br />

dopo presa la fortezza (di Babilonia), marciò su Alessandria, che fu asse-<br />

diata per sei mesi ed espugnata (Yàqiit, III, 896, lin. 2-6).<br />

§ 140. — Anche Yàqùt si sofferma sulla questione se l'Egitto fu con-<br />

quistato a forza, o con trattato di pace (cfi-. §§ 182 e segg.). La maggior<br />

parte dei dotti egiziani, egli dice, ossia 'Uqbah b. 'Amir, ibn ahi Habib,<br />

al-Layth b. Sa'd ed altri sono del parere che l'Egitto venisse conquistato<br />

per trattato come è nella versione della conquista data da Yàqùt. Altri<br />

invece, tra cui 'Abdallah b. Wahb, Màlik b. Anas ed altri sostengono che<br />

tutto l'Egitto fino alla presa della fortezza fu conquistato con la forza, e<br />

che perciò tutto il resto del paese seguì la medesima sorte. Una terza<br />

scuola, alla quale appartengono ibn Sihàb, ibn Lahi'ah ed altri, dicono<br />

che la fortezza fu presa d'assalto ed il resto fu sottomesso con un trattato<br />

concluso il 1° Muharram del 20. H. (Yàqùt, III, 895, lin. 15-20).<br />

nayn).<br />

EGITTO. — Presa di Alessandria {versione di Severus di al-Usmu-<br />

§ 141. — I particolari narrati qui appresso si riferiscono quasi intera-<br />

mente alla seconda presa di Alessandi'ia nel 25. H. :<br />

stessi errori dei suoi colleghi i cronisti musulmani.<br />

Severus<br />

cade negli<br />

Nell'anno 360 di Diocleziano, nel mese di dicembre, tre anni dopo che<br />

'Amr (b. al-'As) ebbe occupata Misr, i Musulmani s'impadronirono della<br />

città di Alessandria, ne distrussero le mura, incendiarono molte chiese,<br />

tra le quali anche la chiesa di San Marco costruita sulle rive del mare dove<br />

era riposto il corpo suo. Esso era il luogo dove andò il patriarca Pietro<br />

275.<br />

20. a. H.<br />

[EGITTO. - Tradi-<br />

zioni sulla presa<br />

di Alessandria.]


20. a. H. \\ niaitiro prima del suo iiiaitivio. bciiedi.s.se San Marco ed il gregge, con-<br />

[EGITTO. - Presa<br />

di Alessandria.<br />

sco-nandogli il gregge come era .stato consegnato a lui. E gli Arabi incen-<br />

diarono Innesto luogo e tutti i conventi che erano attorno.<br />

Durante l'incendio di detta chiesa avvenne un miracolo compiuto da<br />

Dio: uno dtM capitani deUe navi, ossia il capitano della nave di al-Duqas<br />

SànutÌ3'ùs, valicò il muro, scese nella chiesa, si recò al santuario, dove<br />

trovò che i<br />

parati erano stati rapiti, perchè ritenevano che nel santuario<br />

vi fossero tesori, ma non vi trovarono nulla: perciò rapirono i manti che<br />

coprivano i resti di San Marco e lasciarono le ossa. Quando il capitano<br />

della nave introdusse la mano entro il santuario, trovò il cranio del santo,<br />

lo prese e ritornò al battello segretamente e nessuno ne ebbe contezza:<br />

egli nascose la testa nella stiva tra i suoi bagagli.<br />

Quando 'Amr prese possesso della città e sistemò lo sue faccende, il<br />

miscredente governatore di Alessandiia (cioè QLrus) ossia colui clic ne era<br />

governatore e patriarca allo stesso tempo per i Greci, temette che 'Amr<br />

10 avrebbe mandato a morte: egli succhiò un anello avvelenato e morì<br />

istantaneamente. Allora Sànùtiyùs, l'al-takas (? duca) buon credente<br />

informò 'Amr dei casi del patriarca Banyamin e come fosse fuggito dai<br />

Greci per timor di loro. 'Amr b. al-'As scrisse alle provincie dell'Egitto<br />

una lettera nella quale diceva: « Il luogo, in cui è Banyamin patriarca dei<br />

« Cristiani copti, è luogo di sicurtà e di pace da Dio: perciò egli venga fuori<br />

« sicuro e tranquillo ed amministri le faccende della sua chiesa, e il go-<br />

« verno della sua gente ». Allora Banyamin ritornò ad Alessandria dopo<br />

un'assenza di tredici anni, di cui dieci erano gli anni del miscredente<br />

Eraclio e tre quelli del dominio musulmano sino alla presa di Alessandria :<br />

il takas credente Sànùtiyùs regolò tutta la faccenda del ritorno e pro-<br />

curò il salvacondotto dal comandante musulmano 'Amr. Grande fu la gioia<br />

dei Copti: quando arrivò Banyamin, Amr b. al-'As avvertito di ciò diede<br />

ordini che venisse trattato con tutto il dovuto rispetto ed onore. Quando<br />

'Amr stesso lo vide, lo onorò e disse ai compagni ed intimi suoi: « In<br />

« tutta la provincia che abbiamo conquistata fino ad ora non ho visto un<br />

« uomo di Dio somigliante a questo ». E Banyamin era uomo bellissimo<br />

d'aspetto, eccellente nel discorso, e parlava con calma e dignità.<br />

A lui 'Amr disse: « Riprendi l'amministrazione della tua chiesa e delle<br />

« tue genti, accudisci alle loro faccende: e se tu farai preghiere, affinchè<br />

« io possa andar verso il Maghrib e l'al-Khams Mudun (Pentapolis), ed<br />

« impadronirmene, come ho fatto dell'Egitto, e ritornarmene da te sano<br />

« e salvo e rapidamente, allora farò per te tutto quello che mi chiederai ».<br />

11 santo Banyamin pregò allora per lui con tanta eloquenza, che 'Amr ed<br />

276.


20. a. H. §§ 141-143.<br />

i suoi Hi- rimasero maravigliati. Egli rivelò anche ad 'Amr molte cose, che 20. a. H.<br />

[EGITTO. •<br />

' Presa<br />

i. Ì.X \. ^i.<br />

risultarono poi pertettamente esatte. ^-^ Alessandria.)<br />

Grrande fu poi la gioia dei Copti per il ritorno del loro padre spiri-<br />

tuale: tutti quelli che avevano rinnegata la fede sotto i tormenti riabbrac-<br />

ciarono la fede antica, e del pari ritornarono in patria quelli che erano<br />

fuggiti fuori dell'Egitto, nel Maghrib e nella Pentapolis.<br />

Dopo questi fatti Amr b. al-'As e la sua gente lasciarono Alessandria.<br />

Quando poi le navi, con le provviste ed il bottino delle genti armate ed<br />

il bagaglio del takas (Sànùtiyùs) si accinsero a salpare da Alessandria,<br />

tutte poterono partire, ma quella di Sanùtivùs non fu possibile rimuoverla:<br />

tutti i tentativi riuscirono vani: quando il Sàniitiyùs maravigliato diede<br />

ordine di scaricare quanto era nella nave (per lasciarla dov'era), il capitano<br />

attenuto, confessò il suo fiu-to della testa di San Marco. Con grande pompa,<br />

al cospetto del Patriarca Banyamin la testa fu riconosciuta per quella del-<br />

l'Evangelista, e ripresa in consegna dal clero copto: messa in una cassa di<br />

legno, si attese che vi fossero danari sufficienti per ricostruire la chiesa<br />

distrutta ed incendiata (Severus, 231-236).<br />

EGITTO. — Campagna di conquista dell'Egitto {versione del cronista<br />

copto abJi Scilih).<br />

§ 142. — Nella storia della Chiesa (copta) e nelle biografie dei pa-<br />

triarchi copti (di Severus di Usmùnayn) è raccontato che 'Amr b. al-'As<br />

e gli Arabi che invasero con lui 1' Egitto, presero la via della montagna,<br />

finché arrivarono ad una fortezza costruita di pietra tra 1' Egitto Superiore,<br />

Sa'ìd, ed il Basso Egitto, al-Rif, fortezza chiamata Bàblùn. Qui essi pian-<br />

tarono le loro tende e si prepararono tutti ad incontrare ed a combattere<br />

gli al-Rùm. A questo luogo diedero il nome di al-Fustàt, nel loro lin-<br />

guaggio, il che significa « tenda ». Allo stesso modo alla fortezza Qasr al-<br />

Sam' (nel testo erroneamente: G-am) diedero il nome di Fustàt Bàblùn<br />

(abù Sàlih, pag. 27-28 del testo arabo, e pag. 71-72 della versione<br />

inglese).<br />

Il Biitler in una nota spiega il nome Qasr al-Sam' come una corru-<br />

zione del nome copto dell'Egitto, Semi (abù Salili, pag. 72, nota 4).<br />

§ 143. — Nel libro di al-ó-anàh — dice abù Salili — ho trovato men-<br />

zione della conquista dell'Egitto. Si dice che 'Amr b. al-'As conquistò Misr<br />

nel 19. H.: egli fissò il campo fuori del luogo detto Granàn al-Rayhàn, ed<br />

ivi gli Arabi presero stanza per assediare la città di Misr. Ed il vescovo degli<br />

al-Rùm in Misr ed in al-Iskandariyyah era chiamato Qurrah (sic: Cirus). La<br />

gente di al-Fustàt aveva scavata una trincea (khandaq) contro gli Arabi, ed


§§ 143-145. 20. a. H.<br />

20. a. H. il nome di al-Fustat era al-Luniyah, e gli aiabi lo chiamarono al-Fustàt,<br />

pagnadiconqui- P«i'


20. a. H. §§ 145-147.<br />

Nel testo è messo erroneamente al-qatà-il ossia gli uccisi: devesi 20. a. H.<br />

•<br />

1 ^1 -*-i I<br />

1 ^^ i.- T ^ i-i.- -. (EGITTO. - Camleggere<br />

o qutul, o maqatiian, ossia combattenti. Infatti il numero pagnadi conqui-<br />

12,300 è incirca il numero di combattenti che abù Sàlih in un altro pas.so sta deir Egitto.]<br />

dice si battessero sotto gli ordini di 'Amr: è inconcepibile che lo scrittore<br />

copto affermi che tutto l'esercito di 'Amr rimanesse distrutto nell'atto di<br />

conquistare 1' Egitto.<br />

EGITTO. — Presa di Babilonia e di Alessandria {versione di Gio-<br />

vanni (li yiqyus) (ct'r. 19. a. H., §§ 70 e segg.).<br />

§ 146. — La rubrica del capo CXV (CXVI) (pag. 357) porta: Della<br />

morte dell'imperatore Eraclio: del ritorno del patriarca Ciro dall'esilio, e<br />

la sua partenza per Misr nello scopo di pagare tributo ai Musulmani.<br />

§ 147. — (Capo CXVI). Eraclio rimase molto addolorato dalla morte<br />

di Giovanni capo delle milizie, e di Giovanni il generale ucciso dai Mu-<br />

sulmani, oltre che della sconfitta dei Greci in Egitto. Di poi, conforme il<br />

decreto di Dio che toglie (dalla vita) i capi, i generali ed i guerrieri,<br />

come toglie anche i re. Eraclio si ammalò d'una infiammazione e morì nel<br />

trentunesimo anno del suo regno, nel mese (etiopico) di Yakàtit degli Egi-<br />

ziani (intende il mese egiziano Mekhir), che corrisponde al febbraio dei<br />

Romani, nel quattordicesimo anno del ciclo, ossia il 357 di Diocleziano<br />

(cioè esattamente: FU febbraio 641 a. È. V., XIV Indizione, 357 dei Mar-<br />

tiri). Si raccontava allora ch'egli fosse morto, perchè aveva fatto coniare<br />

una moneta d'oro con la figura dei tre "imperatori, ossia la propria e dei<br />

suoi due figli, l'uno a dritta e l'altro a sinistra, in modo che non rimaneva<br />

più posto per incidervi il nome dell'impero lomano. Dopo la sua morte<br />

le tre figure furono distrutte.<br />

Dopo la morte di Eraclio seniore (cioè Eraclio I), Pirro patriarca di<br />

Costantinopoli, mettendo in disparte Martina, la figlia della sorella del-<br />

l'imperatore, ed i suoi figli (dei quali il maggiore, Eracleona, doveva, per<br />

testamento di Eraclio, partecipare all'impero), proclamò Costantino, figlio<br />

dell'imperatrice Eudocia, imperatore e successore del padre. I due Cesari<br />

furono trattati con rispetto ed onore. Allora David e Marino (che avevano<br />

la dignità di Cesari) arrestarono PiiTO il patriarca greco calcedoniano e<br />

lo fecero trasportare in un'isola dell'Africa occidentale ('j, senza che alcuno<br />

avesse compreso esser ciò il compimento d'una profezia: dacché nessuna<br />

parola dei santi si perde. Infatti avvenne che il grande Severo, patriarca<br />

d'Antiochia, aveva scritto alla patrizia Cesarla, in questi termini: « Nessun<br />

« figlio d'un imperatore romano occuperà mai il trono di suo padre, fin<br />

« tanto che la setta dei calcedoniani regnerà nel mondo ».<br />

279.


§§ 147, MB. 20. a. H.<br />

20. a. H. Costantino figlio d'Eraclio, dopo esser salito sul trono, fece radunare<br />

lEGITTO - Presa , ,. . , i xv? i . t'- -io i-i •- /< i<br />

di Babilonia e di ^^^ grande numero di navi, che egli atndo a Kirius ed a balakrius (torse (la<br />

Alessandria.] corregger.>


20. a. H. 148-150.<br />

Ciò premesso ne deduciamo varie conclusioni importanti, in primo<br />

luogo Eraclio è morto circa due mesi prima che fosse presa la cittadella<br />

di Babilonia : egli ebbe soltanto notizie della disfatta di Heliopolis. Tale<br />

constatazione fa cadere tutto l'edifìcio storico di alcuni cronisti secondo i<br />

quali il trattato con i Copti dopo la caduta di Babilonia fii concluso da<br />

al-Muqawqis, e quando fu sottoposto ad Eraclio, questi non lo volle ricono-<br />

scere, facendo cadere tutta la sua ira su al-Muqawqis. Il testo del cronista<br />

copto ignora poi la presenza di Ciro = al-Muqawqis alla resa di Babilonia.<br />

'Amr trattò la resa con un comandante bizantino e per la sola fortezza:<br />

non per tutto 1" Egitto. Le fonti arabe fanno comparire colui che trattò<br />

questa resa come un amico dei Copti e un copto pur egli, e includono nel<br />

trattato condizioni speciali per i Copti. È possibile? — Il testo di Cxiovanni<br />

di Niqyus, che ricorda sevizie a danno di Copti per opera di coloro che<br />

cedettero Babilonia agli Arabi, lo escluderebbe. <strong>For</strong>se 'Amr concluse con-<br />

temporaneamente qualche accordo provvisorio con i capi dei Copti, qualche<br />

vescovo forse, garantendo l'incolumità dei Copti, accordo che fii poi in-<br />

cluso nel testo del trattato di Ciro. Questo fu il grande trattato, che gli<br />

scrittori arabi hanno anticipato alla presa di Babilonia, ossia il trattato sti-<br />

pulato da Ciro alla resa di Alessandria, nel novembre dello stesso anno 641,<br />

circa sette mesi dopo la caduta di Babilonia.<br />

Quando questa fortezza si arrese, pare che Ciro non fosse in Egitto.<br />

L'al-Muqawqis quindi che trattò la resa di Babilonia non fu Ciro, ma come<br />

correttamente affermano le fonti arabe, il governatore di Babilonia, un bi-<br />

zantino, forse non egiziano di nascita. Il breve lasso di tempo che corse<br />

tra la resa di Babilonia ed il trattato di Alessandria ha indotto le fonti<br />

musulmane a confondere insieme i due eventi in uno solo e trasportare i<br />

fatti principali alla resa di Babilonia-. Questo fu processo naturale e spon-<br />

taneo, perchè il possesso di Babilonia determinò la vera conquista di tutto<br />

l'Egitto dai confini della Palestina sino alle mura di Alessandria. La ca-<br />

duta di quest'ultima città fu conseguenza necessaria dell'avvenimento pre-<br />

cedente, e militarmente assai meno importante per gli Arabi.<br />

§ 149. — La rubrica del capo CXVI (CXVII) (pag. 357) porta: Come<br />

Dio consegnò i Greci in potere dei Musulmani e li ripudiò per effetto<br />

della loro miscredenza, della loro eresia e della pei'secuzione che essi ave-<br />

vano fatta dei Cristiani d'Egitto.<br />

§ 150. — (Capo CXVII). 'Amr (b. al-'As) capo dell'esercito musulmano,<br />

avendo stabilito il suo accampamento dinnanzi alla cittadella di<br />

Babilonia [Bàbilyun :<br />

Yàqùt,<br />

I, 450], vi assediava i soldati che vi erano<br />

rinchiusi. Avendo questi ottenuta alfine da 'Amr la promessa di avere salva<br />

2Hl. 36<br />

20. a. H.<br />

(EGITTO. - Presa<br />

di Babilonia e di<br />

Alessandria.]


§ i5o. 20. a. H.<br />

20. a. H. ];, vita, ed essendosi impegnati da parte loro ad abbandonargli tutto il mate-<br />

di Babilonia e di<br />

Alessandria.!<br />

''^>''' ^i guerra che era molto considerevole, egli ordinò loro di uscire dalla<br />

cittadella. I soldati asportarono uhm piccola quantità d'oro o partirono. Questo<br />

fu il modo con cui la cittadella di Babilonia d'Egitto fu espugnata, il giorno<br />

dopo la Festa della Risurrezione ('). Così punì Dio gli uomini che non avevano<br />

rispettato la Passione Redentrice di Nostro Signoro e Salvatore Gesù Cristo,<br />

che dc\ la vita a chi crede in lui, e li fece fuggire dinanzi ai loro nemici.<br />

TI giorno stesso della festa della Santa Risurrezione, nel porro in libertà i<br />

prigionieri ortodossi (ossia i Copti monofisiti), quei nemici di Cristo (ossia<br />

i Cristiani Malchiti seguaci della dottrina ufficiale di Costantinopoli, i duo-<br />

fisiti) non li lasciarono partire senza maltrattarli: li avevano flagellati ed<br />

avevano tagliato a k>n) le mani: od in quel giorno quegF infelici avevano<br />

la faccia inondata di lacrime e furono cacciati con disprezzo. Difàtti, a<br />

proposito di questi malfattori (ossia i duofìsiti) è scritto: « essi hanno pro-<br />

« lanate la chiesa con una credenza corrotta: essi hanno commesso tutti<br />

« i delitti e tutte le violenze della setta di Ario, e quali non erano stati<br />

« commessi né da pagani, né da barbari: essi hanno disprezzato il Cristo<br />

« ed i suoi servi, e noi non avevamo trovato nemmeno tra gli adoratori<br />

« di false divinità simili malfattori. Or Dio nella sua longanimità tollerava<br />

« gli apostati e gli eretici, i quali, per sottomettersi a potenti imperatori,<br />

« erano stati battezzati due volte. Ma questo stesso Dio retribuisce ognuno<br />

« secondo le sue opere e fa riparazione a quelli che hanno subito ingiu-<br />

« stizia. Allora non è tòrse preferibile di sopportare con pazienza le prove<br />

« ed i tormenti che essi c'infliggono? Essi credevano in questo modo d'agii'e,<br />

« d'onorare il Cristo Nostro Signore, ma invece si trovavano essere mal-<br />

« fattori. Essi non si credevano eretici e perseguitavano, al contrario, quelli<br />

« che non erano d'accordo con loro nella fede. Che Dio ci tenga lontani<br />

« da simile accordo! ». Essi infatti non erano servi di Cristo: s'immagina-<br />

vano soltanto d'essere (-) (Niqj'ùs, 556-567).<br />

Nota 1. — Da quanto abbiamo detto altrove i<br />

cfr. 19. a, H.. § 78), risulta che il cronista allude<br />

al lunedi dopo Pasqua di Risurrezione dell'anno 641 dell' E. V.. ossia il 9 aprile 641, corrispondente al<br />

21 Rabi' II. 20. H.<br />

Nota 2. — Ho dato la versione di tutto questo capo, perchè costituisce un pregevole documento<br />

sullo stato degli animi in Egitto durante la conquista araba. Noi appuriamo in primo luogo, che mentre<br />

gli Arabi erano alle porte, i rappresentanti del governo di Bisanzio persistevano a perseguitare assai<br />

crudelmente, perfino con mutilazioni, i Copti seguaci della dottrina -monofisita. Che maraviglia che i<br />

Copti propendessero anche apertamente in favore degli Arabi, nonostante le loro depredazioni? Nella<br />

cronaca di Giovanni di Niqyus ai manifesta un'animosità altrettanto intensa verso i Greci Malchiti,<br />

quanto verso gli Arabi invasori, depredatori e seguaci d'una nuova religione che un giorno si sarebbe<br />

rivelata ostilissima al Cristianesimo. E palese da ciò che nella conquista ai'aba predominassero ancora i<br />

fattori militari e politici, il desiderio di bottino e di conquiste, e che il fattore religioso e propagandista<br />

fosse ancora in seconda linea, oflfuscato dalle passioni materiali dei conquistatori, per la maggior<br />

parte ignari della nuova dottrina che professavano.<br />

•382.


20. a. H. §§ 150-153.<br />

Sebbene non sia eletto nel testo, è palese cbe tra Arabi e Greci si stabilisse anche un accordo 20. a. H.<br />

rispetto ai Copti carcerati per motivi religiosi: la loro libei'azione, il giorno prima della resa fu prò- (EGITTO. - Presa<br />

babilmente richiesta dal conquistatore, il quale agi in questo senso dietro suggerimento dei Copti suoi di Babilonia e di<br />

amiri, e nell'intento di cattivarsi le simpatie degli Egiziani, e distaccarli del tutto da Bisanzio. Alessandria.]<br />

Non è nemmeno esclusa la probabilità che nell' inferocire dei Greci verso i Copti si annidasse<br />

anche una forte passione politica, giacche i Greci sentivano quanta fosse la simpatia dei Copti verso<br />

il conquistatoi-e arabo, e come tale simpatia facilitasse immensamente il compito degli Arabi, che dovunque<br />

trovavano amici, fornitori di vettoglie e spie.<br />

§ 151. — La rubrica del capo CXVII (CXVIII) (pag. 357) porta:<br />

Come 'Amr (b. al-'As) s' impadronì di Ab.sàdi o Niqyùs. Della fuga del<br />

generale Domiziano e come il suo esercito perì nel fiume. Del grande mas-<br />

sacro che avvenne in Absàdi ed in tutte le altre città della dipendenza<br />

di Absày e della sua isola, il 18 del mese di Guenbót nel quindicesimo<br />

anno del ciclo lunar.e, fino a che 'Amr (b. al-'As) andò a Sawna.<br />

Nel testo del capo seguente CXVIII (cfr. § 153) è precisato ancora<br />

meglio che la presa di Niqyùs [Yàqùt, IV, 810] avvenne in una dome-<br />

nica. Or, siccome il 18 Guenbót corrisponde al 13 maggio, e questo cadde<br />

in una domenica soltanto nel 641 È. V. (= 26 Grumàda I. 20. H.), la pre-<br />

sente data è un' altra prova dell' esattezza dei dati cronologici del cro-<br />

nista copto.<br />

Il testo del capitolo al quale apparteneva l'intestazione pare sia scora--<br />

parso e perduto. Il disordine della cronaca copta è grande e complica di<br />

non poco il nostro lavoro di ricostruzione.<br />

§ 152. — La rubrica per il capo CXVIII (pag. 358) porta: Come i<br />

Musulmani s' impadi'onirono di Cesarea in Palestina [cfr. paragrafi prece-<br />

denti, dove si parla, come di cosa sincrona, della presa di Cesarea] e la sorte<br />

che toccò alla città.<br />

§ 153. — (Capo CXVIII). La presa della cittadella di Babilonia e<br />

della città di Niqyùs per opera dei Musulmani afflisse assai i Greci. 'Arar<br />

(b. al-'As), terminato il conflitto, fece il suo ingresso nella cittadella di Ba-<br />

bilonia, riunì un grande numero d'imbarcazioni, grandi e piccole e le as-<br />

sicurò presso il forte (? il palazzo?) che egli occupava (^).<br />

Menas capo della fazione dei Verdi, e Cosma figlio di Samuele capo<br />

della fazione degli Azzurri, avevano bloccato la città di Misr ed avevano<br />

dato fastidio ai Greci, al tempo dei Musulmani: alcuni guerrieri, pieni<br />

d'ardire venivano in battelli dalla riva occidentale del fiume e percorre-<br />

vano questo durante la notte ('").<br />

'Amr e l'esercito Musulmano, pigliando il cammino di terra, marciando<br />

a cavallo, arrivarono alla città di Kebryàs di Abàdyà (Coprithèós, del nome<br />

di Tenetó? — Zotenberg) ('*). In questa occasione essi assalirono il ge-<br />

nerale Domentianus, il quale saputo l'aiTivo dell'esercito musulmano, .salì<br />

•283.


§ iw. 20. a. H.<br />

20. a. H. siipra una un bare azione e si diedo alla fuga abbandonando l'esercito e la<br />

^^^^<br />

riotta. Kirli voleva entrare nel piccolo canale che Eraclio aveva fatto sca-<br />

j D K i<br />

ul DclDIIOni& 6 1 e^ *<br />

Alessandria.! \:uv durante il suo regno, ma trovandolo chiuso, si recò ad Alessandria. I<br />

.soldati, vedendo il loro generale prendere la fuga, gettarono le ai ini e pre-<br />

cipitarono nel liumc in presenza del nemico. I Musulmani li massacrarono<br />

in mezzo al ti urne, e sfuggì un solo uomo, cliiamato Zaccaiia, un prode<br />

guerriero. I maiinari, fuggito l'eson'ito. si diedero pur essi alla fuga e ri-<br />

tornaronu nella loro provincia. 1 Musulmani vennero di poi a Niqyfts e si<br />

impadronirono della città senza trovare un solo soldato che la difendesse.<br />

Essi massacrarono tutti quelli che incontrarono, nelle vie, nelle chiese,<br />

nomini, donne e bambini, senza risparmiare alcuno. Poi andarono in altii<br />

siti, li saccheggiarono ed uccisero tutti quelli che vi provarono. Nella città<br />

di Sa (cft'. Maqrizi Khitat, I. 182, lin, 7-22 j incontrarono Ksipìtàos e<br />

le sue genti, che erano della famiglia di Teodoro il generale, nel recinto<br />

di un vigneto e li massacrarono. Ma ora sarà bene tacere, perchè è im-<br />

possibile raccontare gli orrori commessi dai Musulmani, quando occuparono<br />

l'isola di Niqyùs, la domenica, decimottavo giorno del mese di Gruenbót.<br />

nel quindicesimo anno del ciclo (*), come non è possibile (descrivere) !•<br />

scene terribili che avvennero in Cesarea di Palestina.<br />

(Infatti) Teodoro, comandante della città di Kiliinàs (testo corrotto,<br />

correggi: Cesarea), era partito da questa città lasciandovi, per custodirla<br />

e per respingere i Musulmani, una guarnigione sotto gli ordini di Stefano,<br />

ed era andato in Egitto. Con i Musulmani v'era un ebreo che si recò in<br />

Egitto (testo corrotto, alludesi a qualche atto di tradimento: cfi-. Ba-<br />

làdzuri. 141 e 19. a. H., §§ 21 e segg.). Quando, dopo lunghi tentativi,<br />

i Musulmani ebbero fatto cadere le mura della città, se ne impadronirono<br />

d'assalto, uccisero migliaia di abitanti e di soldati, fecero un enorme bot-<br />

tino, menarono schiave le donne ed i bambini, che si divisero tra loro >•<br />

lasciarono la città completamente vuota. Poco tempo dopo andarono a Cipro<br />

e vi uccisero Stefano e le sue genti (Niqyùs, 567-569).<br />

Nota 1. — Dal testo di Strabene è noto che la cittadella di Babilonia arrivava fino alle rive del<br />

Nilo: cfr. anche Maqrizi Khitat, I, 290.<br />

Nota 2. — Questo inciso sul contegno tenuto dai Verdi e dagli Azzurri — le due celebri fazioni<br />

di Costantinopoli, riprodotte qua e là nelle altre città dell'impero — durante la conquista dell'Egittu<br />

non e affatto chiaro e non si capisce in che rapporto si trovi con quanto precede. I Verdi e gli Azzurri<br />

potevano esser soltanto cittadini di Alessandria, perchè solo in questa città d'Egitto abbiamo notizia<br />

esistessero questi due partiti del circo. La presenza loro, in armi, presso Babilonia, aiutando gli Arabi<br />

nell'assedio della fortezza, è un'affermazione che non si spiega. Si noti che tra i vari nomi dati ad al-Muqawqis<br />

v'è quello di Mina: un Cosma iìglio di Samuele ebbe una parte importante negli eventi egi-<br />

ziani trenta anni prima, come avversario di Eraclio: siccome anche in questo passo egli combatte contro<br />

Eraclio, è la stessa persona di quella menzionata nella cronaca di Giovanni di Niqyiis alla pag. 544 V<br />

In ogni caso l'inciso dei Verdi e degli Azzurri è un'altra prova della confusione regnante nel testo.<br />

Nota 3. — Di questa città Kabryàs di Abàdyà non si hanno altre notizie: era vicina a Niqyùs.<br />

28-4.


20. a. H. §§ 153-155.<br />

Nota 4. — CtV. poc'anzi il g 147. Da questo passo impariamo che la presa di Niqyiis avvenne due 20. a. H.<br />

mesi dopo quella della cittadella di Babilonia: lo Zotenberg vorrebbe sostenere che dalle parole del [EGITTO. - Presa<br />

testo Cesarea sarebbe stata espugnata allo stesso tempo di Niqyiìs. Tale legame non mi riesce evidente di Babilonia e di<br />

e mi sembra che il cronista non accenni ad una contemporaneità di fatti, ma piuttosto alla somi- Alessandria.)<br />

glianza delle circostanze, del disastro che colpi Niqyus e Cesarea. Una certa prova l'abbiamo nella men-<br />

zione di Cipro, dove, come è noto, i Musulmani approdarono solo parecchi anni dopo.<br />

§ 154. — La rubrica per il Capo CXIII (CXIV) (pag. 357j, porta:<br />

Come gli abitanti di Samanùd resistettero ad Amr ih. al-'As) e rifiutarono<br />

(li jieeverlo. Del ritorno di Kalàgi nelle file dei Cfreci. Come flirono arre-<br />

state la madre e la moglie di lui, che si tenevano nascoste in Alessandria,<br />

perchè egli si era unito ai Musulmani e prestava loro soccorso.<br />

§ 155. — (Capo CXIV). Quando i Musulmani accompagnati dagli Egi-<br />

ziani che avevano rinnegato il Cristianesimo ed avevano abbracciato la<br />

religione di quella creatura esecrata (Maometto) f^ I arrivavano<br />

(nelle città),<br />

s' hnpadronivano dei beni di tutti .quei Cristiani che erano fuggiti, ed ai<br />

servi di Ciisto davano il nome di nemici di Dio.<br />

'Amr (b. al-'As), lasciato un numeroso distaccamento del suo esercito<br />

nella cittadella di Babilonia d'Egitto, si mise in marcia, seguendo la riva<br />

orientale, in direzione dei due fiumi (ossia il Delta), nell'intento di assa-<br />

lire il generale Teodoro. (Questi) fece partire Yakbari e Satfari per occu-<br />

pare la città di .Samanùd [Yàqùt, III, 165J ed opporsi all'avanzata dei<br />

Musulmani. Quando (i due detti capitani) raggiunsero il corpo delle mi-<br />

lizie, scoprirono che queste si rifiutavano tutte di battersi con i Musulmani.<br />

(Nondimeno?) essi (i due capitani?) impegnarono battaglia (con le altre<br />

genti che avevano seco?) ed uccisero un grande numero di Musulmani e di<br />

quelli fi Copti?) che erano con loro. I Musulmani non potendo molestare<br />

le città poste sul territorio dei due fiumi (il Deltaj, perchè circondate dalle<br />

acque, che servivano ad esse di riparo ed impedivano ai cavalli d'avvicinarsi,<br />

abbandonarono ogni disegno su di loro, si diressero verso il Rif e giunsero a<br />

fìiisii'. Essi fortificarono la città ed i luoghi occupati precedentemente.<br />

In questo momento il generale Teodoro si recò presso Kalàgi, e gli<br />

disse con vive preghiere: « Ritorna a noi: ritorna nelle file dei Greci ».<br />

Kalàgi, temendo che avrebbero messo a morte sua madre e sua moglie, le<br />

ijuali vivevano nascoste in Alessandria, diede a Teodoro una grande somma<br />

di danaro. Il generale Teodoro lo rassicurò (sul conto della sua famiglia).<br />

Allora Kalàgi parfi di notte, mentre i Musulmani dormivano, e venne a<br />

piedi, con i suoi uomini al campo del generale Teodoro: poi andò a rag-<br />

giungere, nella città di isiq^yus. (il generale) Domentianus per combattere<br />

i Musulmani.<br />

Avvenne dipoi che Sabendis ebbe la buona idea di fuggire dai Mu-<br />

sulmani, durante la notte: egli si recò a Damietta, presso il generale (Jio-<br />

•iHó.


§§ 155, 156. 20. a. H.<br />

20. a. H. vaimi (quak'? iion uno di quelli già uccisi?), il quale lo mandò ad AleslEGlTTO.<br />

- Presa , . , ,. in i • • i% x> i i i<br />

di Babilonia e dì mandria con una lettera. Lgli si pre.sento contcssando la propria colpa<br />

Alessandria., innanzi ai governatori, e nel versare lagrime abbondanti, disse: « Io ho<br />

* agito così, perchè ero stato umiliato da Giovanni (quale?), il quale senza<br />

«riguardi per la mi^ età. m'aveva schiaffeggiato: allora io, clic aveva<br />

« pur servito prima i Greci con devozione, mi sono unito ai Musulmani »<br />

(Niqyùs. 6GO-501).<br />

Nkta J. — K importante preiulere nota ironie già sin ila ora vi fossero tra i Copti alcuni clie<br />

apertamente e attivamente parteggiassero per hi causa dell' Isiàm e degli Arabi. Erano conversioni poco<br />

sincere, ma sintomatiche!<br />

§ 156. — (Capo CXV). 'Amr (b. al-'As), il capo dei Musulmani, lottò<br />

per due (nel testo erroneamente: dodici) anni contro i Cristiani nel nord<br />

dell'Egitto, senza riuscire a conquistare la loro provincia. Nel tjuiiidice-<br />

simo anno del ciclo (ossia, secondo quanto si disse nel 19. a. H., § 80; nel-<br />

l'anno 041 doli' È. V. = 20. H.j durante l'estate, 'Amr marciò contro<br />

Sakhà e Tukhu-Damsis, desideroso di sottomettere gli Egiziani prima della<br />

piena (annuale) del fiume (Nilo) (= Gumàda I.-Ragab 20. H., ossia dopo la<br />

caduta di Babilonia). Ma gli tii impossibile d'intraprendere checchessia<br />

contro di loro: egli tu parimenti respinto in un assalto contro Damietta,<br />

dove voleva incendiare i raccolti. Allora egli andò a raggiungere le sue<br />

schiere stabilite nella cittadella di Babilonia d'Egitto, e consegnò tutto il<br />

bottino che aveva fatto in Alessandria (^). Egli fece distruggere tutte le<br />

case degli abitanti di Alessandria, che avevano preso la fuga, e con i legnami<br />

ed i ferri che provennero da tali demolizioni, fece costruire un pas-<br />

saggio, che univa la cittadella di Babilonia alla città dei due fiumi (= Ni-<br />

qyùs? o Rawdah?) (^), e diede ordine d' incendiarla. Gli abitanti, avvertiti<br />

del pericolo, salvarono i loro beni ed abbandonarono la loro città, alla quale<br />

i Musulmani misero allora il fuoco. Durante la notte gli abitanti fecero li-<br />

torno e spensero l'incendio. I Musulmani si volsero (di poi) contro altre<br />

città, spogliarono gli Egiziani dei loro beni e commisero contro di loro<br />

atti di violenza. Il generale Teodoro e Domentianus non potevano mole-<br />

stare gli abitanti nella città (??), a cagione dei Musulmani, che si trova-<br />

vano in mezzo a loro (forse gli abitanti di Babilonia già sottomessi agli<br />

Arabi).<br />

'Amr, nel lasciare l'Egitto settentrionale, e nel muovere a far guerra<br />

uell'al-Eìf aveva mandato una piccola schiera d'armati ad Antinoe. Scor-<br />

gendo quanta era la debolezza dei Greci, e quanta l'ostilità degli abitanti<br />

verso l'imperatore Eraclio, a causa della persecuzione che egli aveva ordinato<br />

in tutto l'Egitto, contro la religione ortodossa (ossia i Copti monofisiti)<br />

dietro istigazione di Ciro, il patriarca Calcedoniano, i Musulmani diven-<br />

286.


20. a. H. 156-158.<br />

nero più arditi e gueiTeggiarono con più vigore. Gli abitanti della città (di<br />

Antinoe) tennero consiglio con Griovanni, il loro prefetto, e decisero di resi-<br />

.stere ai Musulmani. Nondimeno improvvisamente Giovanni si rifiutò di farlo,<br />

abbandonò la città in grande fretta, con le sue genti armate, portandosi<br />

via tutto l'importo delle tasse riscosse dalla città e si recò ad Alessandria.<br />

Egli inlàtti sapeva di non avere mezzo di resistere ai Musulmani, ed aveva<br />

timore che gli accadesse quello che era accaduto alla guai-nigione di al-<br />

Fayyiim. Difatti tutti gli abitanti di questa provincia si erano sottomessi<br />

(in quei giorni?) ai Musulmani, ed avevano pagato a questi il ti'ibuto :<br />

per di più essi (gli abitanti?) uccidevano tutti i soldati greci che incon-<br />

travano. Alcuni soldati erano rimasti in una fortezza (d' Antinoe, o di al-<br />

Fayymn?): i Musulmani li assediarono, s'impadronirono delle loro macchine,<br />

demolirono le mura e costrinsero (i soldati) ad abbandonare la fortezza.<br />

Essi (i musulmani) fortificarono la cittadella di Babilonia, j^resero la città<br />

di Niqyùs e vi si stabilirono (Niqyìis, 661-563).<br />

Nota 1. — Le espressioni 'il bottino di Alessandria» e «abitanti di Alessandria» devon esser<br />

certamente un errore del traduttore: ciò riesce chiaro dalla frase che segue, con la quale è evidente<br />

s'intenda quegli abitanti del paese che fuggendo innanzi agli Arabi erano ricoverati in Alessandria.<br />

In Egitto gli Arabi tennei-o la medesima condotta, già da noi osservata in Siria ed in Persia : vale a<br />

dire essi confiscarono tutti i beni di quelli che fuggivano al loro comparire e si rifiutavano di sotto-<br />

stare al nuovo dominio.<br />

Nota "2. — Non è chiaro che cosa s'intenda per «la città dei due fiumi» e lo Zotenberg si ma-<br />

raviglia che i! cronista dia questo nome all' isola di al-Iiawdah, prospiciente Babilonia, e pei-ciò la<br />

sola che potesse esser unita con un ponte a Babilonia. Probabilmente anche in questo passo il testo e<br />

eoiTotto.<br />

§ 157. — La rubrica del Capo CXIX (pag. 368), porta: Del grande<br />

sconvolgimento e delle numerose vittime tra gli abitanti di Creta (??), nella<br />

loro isola e nelle città del loro territorio.<br />

§ 158. — (Capo CXIX, prima parte). Or l'Egitto era in preda a Sa-<br />

tana. Una grande discordia regnava tra gli abitanti del Basso Egitto,<br />

che erano divisi in due partiti, di cui uno era con Teodoro, mentre l'altro<br />

voleva unirsi ai Musulmani. Allora i partigiani di uno di questi partiti<br />

si gettarono sui partigiani dell'altro, saccheggiarono i loro beni ed incen-<br />

diarono la loro città. I Musulmani avevan timore di questa gente (^ciò<br />

deve significare che nel suddetto conflitto i partigiani degli Arabi ebbero<br />

la peggio).<br />

'Amr (b. al-'As) inviò contro Alessandria un grande numero di Mu-<br />

sulmani, i quali s'impadronirono del sobborgo di Karyùn: la cui guarni-<br />

gione, comandata da Teodoro, si ritirò entro Alessandria. I Musulmani<br />

si accinsero ad assalire gli abitanti della città, ma non poterono avvici-<br />

narsi, perchè (i difensori) lanciavano pietre contro di loro dall'alto delle<br />

mura e 1i respinsero lontani dalla città (Niqyùs. 669-570).<br />

287.<br />

20. a. H.<br />

[EGITTO. - Presa<br />

di Babilonia a di<br />

Alessandria.!


§§ 158, 159. 20. a. H.<br />

20. a. H. 1,;, piima paitf di qiusto paiagiat'o ci fa intendere una cosa, che era<br />

diBabiionia'ed^ ^''^•' naturale che avvenisse, ossia che una parte della popolazione copta<br />

Alessandria.] apertamente si schierasse in favore degli Arabi per liboiarsi dai Bizantini,<br />

mentre un'altra, per timore dei Musulmani, considerati come barbari —<br />

e non senza ragione (cfr. 4j 163) — non volesse passare sotto i nuovi padroni.<br />

Tutto ciò riforiscesi naturalmente a quelle parti dI paoso che ancora non<br />

erano state sottomesse da Ami- b. al-'As.<br />

§ 159. — (Capo CXiX, parte seconda). (ìli abitanti della (provincia<br />

di) Misr erano in guerra con quelli del Basso Egitto, e tra le due parti<br />

avvennero molti atti d'ostilità ('). Poco tempo dopo essi fecero la pace..Es-<br />

sendo cessata questa discordia, Satana ne destò un'altra nella città d'Ales-<br />

sandria. Domentianus. il prefetto, e Menas (^), il generale, erano nemici per<br />

ambizione di comando e per altri motivi. Il generale Teodoro parteggiava<br />

per Menas: egli era scontento di Domentianus, perchè questi era fuggito<br />

da Niqyùs ed aveva abbandonato l'esercito. Menas eia anche irritato contro<br />

Eudocianus, tiatello maggiore di Domentianus, che aveva fatto violenza<br />

contro i Cristiani (Copti monofisiti) durante il tempo della Santa Passione<br />

(allusione evidente alle barbarie commei^e nella cittadella di Babilonia<br />

prima della resa; cfì-. poc'anzi, § 150) con grande malcontento di Menas.<br />

Or, avendo Domentianus radunato una schiera numerosa di partigiani<br />

della fazione azzuira, Menas arrolò molti uomini della fazione verde e vari<br />

soldati che erano nella città: essi rimasero così in ostilità tra loro, (xiunse<br />

allora (ad Alessandria) il prefetto d'Arcadia, Philiades. Orbene, Domen-<br />

tianus era l'avversario del patriarca Ciro, al qviale egli non tributava ri-<br />

guardo veruno e che detestava senza motivo, sebbene tosse suo cognato<br />

e prima fosse stato a lui unito da vincoli di amicizia. Menas d'altra parte<br />

proteggeva Philiades, volendo fare atto di carità, e pieno di rispetto per<br />

la dignità sacerdotale, e siccome Philiades era fi-atello del paitriarca Giorgio<br />

(il predecessore del patriarca Ciro), l'invitava sovente: Menas era infatti<br />

caritatevole e pio ed aveva pietà per gli oppressi.<br />

Ma Philiades non rimase fedele all'amicizia: egli era di natura per-<br />

versa, e nutriva in segreto disegni malvagi. Quando ai tempi del comando<br />

del generale Teodoro si discuteva la questione d'una borgata detta Ma-<br />

munah, del soldo dei soldati e delle teiTe su cui il soldo era assegnato,<br />

quell'uomo malvagio prese la parola e disse: « Invece di dodici uomini<br />

« sarebbe meglio averne uno solo, il quale riceverebbe il soldo di dodici,<br />

«e le spese in viveri... sarebbero minori». Menas trovò in questo inci-<br />

dente un pretesto contro Domentianus. Egli era amato dai soldati che ave-<br />

vano fiducia in lui, perchè cercava d'esser stimato da tutti, non per il<br />

2H8.


20. a. H. § lóii.<br />

desiderio d'una gloria vana, ma per saggezza e modestia. Orbene, mentre 20. a. H.<br />

egli si- trovava nella grande chiesa del Cesarion, con l'as-semblea dei fedeli,<br />

di Babilonia e di<br />

o-li abitanti della città insorsero contro Philiades e vollero ucciderlo. Pili- Alessandria.]<br />

liades si diede alla fuga, nascondendosi in una casa. GÌ' insorti si diressero<br />

allora verso la sua dimora, vi misero fuoco e saccheggiarono tutti i suoi<br />

beni, pur risparmiando la vita alle persone che vi eran dentro. Ricevuta<br />

questa notizia, Domentianus mandò contro i tumultuanti i partigiani della<br />

fazione azzurra: s'impegnò una lotta accanita tia i due partiti, sei uomini<br />

fm-ono uccisi e vi fa un gran numero di feriti. Solo con grandi sforzi<br />

potè Teodoro ristabilire la pace tra i combattenti. Egli destituì il generale<br />

Domentianus e nominò Artànà (??) decurione, ossia capo di dieci ordini<br />

(V testo corrotto). Fu anche restituito a Philiades tutto quello che ei-a stato<br />

tolto alla sua casa. Si afferma altresì che questa sommossa sanguinosa avesse<br />

anche per motivo dissensi religiosi.<br />

Dopo la morte di Costantino, figlio di Eraclio, fecero salire sul trono<br />

Eraclio (Heracleonas) suo fratello di altro letto, un giovinetto, il quale,<br />

come Costantino, non riuscì mai ad esercitare il potere. Il patriarca Pirro,<br />

vedendo che Eraclio ancora infante, aveva ottenuto la corona dietro istiga-<br />

zione della madre Martina, mentre egli stesso era in esilio... (lacuna, o per<br />

colpa del copista, o forse anche del traduttore arabo od etiopico)... Dopo<br />

il suo avvento al potere, dietro consiglio del Senato, egli richiamò Pirro<br />

(contusione con Ciro ?) dall'esilio ed abolì il decreto scritto da suo fi-atello<br />

Costantino e dagl'imperatori suoi predecessori. Fu abolito a causa dell'in-<br />

giusta accusa di Philagrius il tesoriere. Per colpa sua le chiese furono sprov-<br />

viste di tutto: egli sospese gli atti generosi che gl'imperatori erano soliti<br />

fare, ed aumentò i gravami (tutto questo passo di Giovanni di Niqj'ùs<br />

è pieno di errori).<br />

Di poi r imperatore (Eracleonas) ristabilì Ciro e lo rimandò ad Ales-<br />

sandria, insieme con i preti che lo accompagnavano, e gli conferì pieni poteri<br />

di concludere la pace con i Musulmani, di non offi-ir loro resistenza e di<br />

costituire un'amministrazione regolare per l'Egitto. Il generale dell'esercito,<br />

Costantino, che era comandante delle milizie, partì pure con Ciro(*). L'im-<br />

peratore fece venire l'esercito di Tracia a Costantinopoli ed esiliò Philagiius<br />

il tesoriere mandandolo in Africa. Allora vi fu un grande malcontento ed<br />

una sommossa nella città (di Costantinopoli) contro Martina ed i suoi<br />

tìgli a causa dell'esilio di Philagrius, che era molto amato (Niqyùs,<br />

570-573).<br />

Nota 1. — È probabile che il conflitto sia dipeso dall'invasione araba e si accendesse per le ra-<br />

gioni di cui si fa cenno nel precedente § 158, ossia perché una parte della popolazione voleva il dominio<br />

arabo per liberarsi da quello bizantino.<br />

289.<br />

37


§§ i5ii-if,i. 20. a. n.<br />

20. a. H. Nota 'J. Su qiio.sto nome elio ai)puie nei tosti nial)ì iiellii formii di Mina. cfr. 18. a. H., §§ Itil,<br />

[EGITTO. - Presa nota 1, lliiJ; è tra i nomi counossi con quello di al-Muqawqis. Dei vari Menas che appariscono nelle<br />

di Babilonia e di touli sulla storia dell'Egitto in questo periodo di tempo il Butlor ne distingue sei diversi (ct'r. '•Un-<br />

Alessandria.' tler, 18. 173, 184, 206, !3U>-311, 3lì'2, vedi anche pag. 511-512, 515, 517i. — Si vegga anche poc'anzi<br />

§§ 11-J (6), 153.<br />

Nota 3. — Siccome Costantino regnò circa tre mesi dopo la morte di Eraclio di febbraio alla<br />

metà di maggio


20. a. H. § 161.<br />

,<br />

e donne, giovani e vecchi, accorsero presso il patriarca Ciro e manifestarono 20. a. H.<br />

-1 •. rr, 1 ... -, ,<br />

• [EGITTO. - Presa<br />

la loro gioia per il suo ntoi'no. ieodoro si reco m segreto con il patriarca di Babilonia e di<br />

alla chiesa dei Tabionesioti, di cui fece chiudere la porta, e mandò a chia- Alessandria.]<br />

mare Menas, lo nominò generale ed espulse Domentianus dalla città. Tutti<br />

ffli abitanti gridavano: « Fuori della città! ».<br />

[Prima dell'arrivo del patriarca Cii'o, Giorgio, (vicario?) nominato da<br />

Eraclio il giovane, era stato trattato con rispetto dal governatore Ana-<br />

stasio: da vecchio, la sua autorità (spirituale) si estese su tutti gli affari.<br />

Lo stesso patriarca (Cii'o) gli lasciò la sua autorità] (-).<br />

Quando il patriarca Ciro si recò alla chiesa del Cesarion, tutta la strada<br />

fii coperta con tappeti, si cantarono inni in suo onore, e (la folla fii sì<br />

grande) che la gente si schiacciava (per le vie 1 : solo a stento potè Cii'O<br />

giungere alla chiesa. Egli fece aprire (?) la cisterna nella quale si trovava<br />

la Santa Croce eh' egli aveva ricevuta, durante 1' esilio, dal generale Gio-<br />

vanni. Egli aveva anche presa la venerabile croce del convento dei Tabio-<br />

nesioti. Quando, nel giorno della Santa Risurrezione (^), cominciarono a ce-<br />

lebrare la messa, invece di cantare il salmo del giorno, ossia: « Ecco il<br />

« giorno che Dio ha fatto: rallegriamoci e siamo pieni di letizia! » (Salmo<br />

CXVni, 24-26), il diacono, per celebrare il patriarca e per felicitarlo del<br />

suo ritorno, scelse un altro canto che non era prescritto (per quella festa).<br />

Il popolo, quando avvertì il mutamento del canto, disse: « Questo canto,<br />

« fuori di regola, non è di buon augm-io per il patriarca Cii'o: egli non<br />

vedrà un'altra volta la festa della Risurrezione in Alessandiia ». Tutti i<br />

fedeli presenti ed i frati ripeterono pubblicamente questa predizione, (di-<br />

cendo) che egli aveva agito contrariamente alle prescrizioni canoniche, e,<br />

quelli che le udivano, non volevan crederci (Niq\'ùs, 573-574).<br />

Nota 1. — La data è corretta e confermata, osserva lo Zotenberg, da altre cii'costanze menzio-<br />

nate nella narrazione. Difatti l'imperatore Eraclio mori l'il febbraio 641 dell" E. V., e suo figlio Co-<br />

stantino regnò soli tre mesi (marzo, aprile e maggio i. Eraclio II il giovane (Heracleonas i fu imperatore<br />

dal mese di giugno in poi. e regnò soli sei mesi giugno-novembre). La sommossa di Costantinopoli<br />

avvenne nell'agosto, mentre Ciro e Teodoro erano in alto mare in viaggio verso Alessandria. — Con-<br />

frontisi § 159, nota 1.<br />

Nota 2. — Il passo è certamente corrotto, e molto priibabilmente fuori dal suo posto: Io Zotenberg<br />

suppone possa trattarsi di un vicario che avrebbe amministrata la chiesa di Alessandria durante<br />

l'assenza del patriarca Ciro: invece di Eraclio il giovane bisognerebbe leggere Eraclio il vecchio.<br />

Nota 3. — Anche in questo passo il testo è corrotto: Ciro arrivò ad Alessandria il 14 settembre<br />

del 641 dell' È V. : la festa detta della Croce, nella quale si commemorava il riscatto della Croce dalle<br />

mani dei Persiani e la riconsegna della Santa Reliquia nel tempio di Gerusalemme, appunto il 14 set-<br />

tembre 629 dell' È. V., per opera dell'imperatore Eraclio cfr. Butler, 132). Il senso vorrebbe che siccome<br />

nel precedente a capo si narra la prima parte delle feste per l'arrivo di Ciro, nel presente capo-<br />

verso si trovasse la continuazione del racconto, dopo l' inciso su quel Giorgio, di cui si è discorso<br />

nella nota precedente. Invece il testo d' un tratto ci trasporta a sei mesi di distanza, alla festa di<br />

Pasqua di Risurrezione. Lo Zotenberg, in una nota, si meraviglia di trovare nel testo il ripetersi delle<br />

feste per il ritorno di Ciro sei mesi più tardi. «Il faut supposer » egli aggiunge « que Von rendait ces<br />

« actions des gràces à cause de la solemnité particiiliènf de la fète de Pàques. la première à laquelle<br />

« le patriarche assistait, à Alexandrie, après son exil »<br />

291.


ijj; 1,;, i,;.> 20. a. H.<br />

20. a. H. Il Hiitli-r crilini molto uoiitiiinciite tutto questo pnsso di Giovanni di NiqyHs p stabilisce, dunque,<br />

[EGITTO - Presa l'arrivo dì Ciro ad Alessamlria il It settembre» fi-ll, la sua morte, comò vedremo icfr. § 16()1, il 21 marzo i'A'2<br />

di Babilonia e di doli' K. V. In lineato porioilo non v'è una Pasqua di Risurrezione: dunque il testo è in errore. Il Hutlnr,<br />

Alessandria.] esaminando il testo, trova che la festa cui si allude non è già quella di Pasqua di Risurrezione, ma<br />

precisamente (|uella dell'esaltazione della Croce (il 14 settembre). Infatti il passo segnato da un punto<br />

• interrogativo dallo Zotenberg devesi tradurre: «Ora egli fece alti elogi del pozzo in cui la Santa Croce<br />

• fu trovata»: quindi è evidente che Ciro nella sua predica ha fatta la storia del linveniniento della<br />

Croce. Poi è detto ohe Ciro portò in processione, dal convento dei Tabionesioti, quella ])orzion6 della<br />

Santa Croce che il generale Oiovanni aveva portato a Ciro prima dell'esilio. E dal convento dei Tabio-<br />

nesioti appunto che Ciro si mosse nella processione, ma ivi pure, secondo Giovanni di Niqyiìs, Ciro si<br />

recò con il generale Teodoro appena sbarcato. Il nesso quindi tra la festa e la Santa Croce è cosi evi-<br />

dente da lasciar poco adito a dubbi nonostante lo stato frammentario del testo iButler, 53G-540). .\1<br />

traduttore o arabo o etiopico devesi probabilmente l'errore ili avere confuso, nello scrivere, la festa della<br />

Croce con la Pasqua, confusione facile ad avvenire presso uno scrittore che non sapesse più della festa<br />

ordinata da Eraclio.<br />

§ 162. — (Seconda parte del Capo CXX). Il patriarca Ciro si recò di<br />

poi a Babilonia, presso i Musulmani, per domandare ad essi la pace, of-<br />

frendo di pagar loro tributo, aftinché facessero cessare la guerra in Egitto.<br />

Amr (b. al-'As) lo accolse benevolmente e gli disse: «Tu hai fatto ijene<br />

« di venire verso di noi ». E Ciro rispose: « Dio vi ha donato questo paese:<br />

« d'ora innanzi non vi sia più ostilità tra voi ed i Greci. Altre volte non<br />

« abbiamo avuto ostilità prolungate con voi ». Fissando il tributo che egli<br />

(Ciro?) pagherebbe, fii stipulato che gli Arabi non sarebbero intervenuti in<br />

alcun modo (nelle faccende di quelli ancora non inclusi nel dominio diretto<br />

arabo), e si terrebbero in disparte per undici mesi: i soldati greci in Ales-<br />

sandria si sarebbero imbarcati portando via i loro beni ed i loro oggetti<br />

preziosi: nessun altro esercito greco sarebbe ritornato (in Egitto): quelli<br />

che volessero partire per la via di terra, pagherebbero un tributo mensile<br />

(durante tutto il tempo che viaggiavano in terra musulmana?): i Musul-<br />

mani avrebbero preso come ostaggi cinquecento militari e cinquanta abi-<br />

tanti, e farebbero la pace: i Greci cesserebbero' dal combattere i Musul-<br />

mani, mentre questi non s'impadronirebbero più delle chiese e non ai<br />

occuperebbero affatto delle faccende (religiose) dei Cristiani : e infine (gli<br />

Arabi) avrebbero permesso agli Ebrei di dimorare in Alessandria.<br />

Condotti a termine questi negoziati il patriarca ritornò ad Alessandria<br />

e comunicò i patti ottenuti a Teodoro, ed al generale Costantino, pregandoli<br />

di partecipare le condizioni all' imperatore Eraclio (il giovane) e di racco-<br />

mandarne l'accettazione. Di poi (i capi dell') esercito ed i cittadini di Ales-<br />

sandria, insieme con Teodoro l'Augustale, si recarono presso il patriarca<br />

Ciro e gli offrirono i loro omaggi. Egli spiegò a loro il trattato concluso con<br />

i Musulmani e li esortò ad accettarlo. Durante queste operazioni arrivarono<br />

i Musulmani per riscuotere il tributo, mentre che gli abitanti ignoravano<br />

ancora (il trattato). Vedendo comparire il nemico, gli abitanti si prepara-<br />

rono alla difesa, ma l'esercito ed i generali, insistendo nella risoluzione<br />

292.


20. a. H. §§ i>;-2-ir,4.<br />

[EGITTO.<br />

presa, dichiararono che era impossibile lottare contro i Musulmani e che 20. a. H.<br />

•<br />

•<br />

- Presa<br />

11 • •<br />

1<br />

1 1- j 1 X<br />

/-i- * Il 1<br />

bisognava seguire il consiglio del patriarca Ciro. Allora il popolo si sol- di Babilonia e di<br />

levò e volle lapidare il patriarca. Ciro arringò i ribelli e disse a loro: « iu Alessandria.]<br />

« ho fatto questo accomodamento per salvare voi ed i vostri figli », e pian-<br />

gendo dirottamente li implorò e manifestando un grande dolore (di ac-<br />

consentire). La gente di Alessandria ebbe vergogna, ofii'ì al patriarca molto<br />

oro per consegnarlo agli Aral)i insieme con il tributo che era stato im-<br />

posto agli abitanti di Alessandria (^) (Niq\ ùs. 575-576).<br />

Il trattato di Alessandria fu firmato da Ciro e da Amr b. al-'A.s in<br />

Babilonia, secondo il Butler l'S novembi-e, e secondo il Brooks il 17 set-<br />

tembre G41 È. V. — Cfr. le ragioni per l'uno e per l'altro più avanti al § 168.<br />

Nota 1. — Si tenga presente che questa narrazione è scritta da un fiero nemico del patriarca:<br />

Ciro era stato feroce persecutore dei Copti. L'assenza (ii ogni cenno ad un tradimento o corruzione da<br />

parte del patriarca è assai degna di nota, e dimostra — nota giustamente lo Zotenberg — come le<br />

accuse lanciate contro il patriarca dai cronisti greci non abbian fondamento, e rappresentano forse<br />

soltanto le voci maligne dei nemici di Ciro in Costantinopoli, se pure lo sdegno dell' imperatore verso<br />

Ciro si riferisca ad un qualche fatto anteriore.<br />

§ 163. — (Terza parte del Capo CXX). Gli Egiziani, che per timore<br />

dei Musulmani erano venuti a rifugiarsi in Alessandria, domandarono al<br />

patriarca d'ottenere dai Musulmani che fosse a loro permesso, sottomet-<br />

tendosi alla dominazione araba, di ritornare ai loro paesi. Ch'o intavolò le<br />

trattative conformemente alle loro domande. Ed i Musulmani presero pos-<br />

sesso di tutto l'Egitto, del mezzodì e del settentrione, e triplicarono le im-<br />

poste ( X<br />

i k y ù s , 677).<br />

§ 164. — (Quarta parte del Capo CXX). Un uomo, a nome Menas,<br />

era stato nominato dall'imperatore Eraclio prefetto del Basso Egitto: uomo<br />

presuntuoso sebbene ignorante, profondo odiatore dei Copti, fu mantenuto<br />

dai Musulmani nella carica, quando essi occuparono il paese (^). Ne scelsero<br />

un altro, chiamato Sinódà come prefetto della provincia di al-Eìf. ed uno<br />

chiamato Philoxonos come prefetto d'Arcadia, ossia del Fayyùiu. Questi<br />

tre uomini amavano i pagani (ossia gli Arabi musulmani), ed odiavano i<br />

Cristiani. Costrinsero questi a portare (ai Musulmani) il foraggio per le<br />

bestie, ed esigevano da loro di fornire latte, miele, fiaitta, « poireau » (?<br />

sarkhad) e molta altra roba, oltre alle razioni ordinarie (che dovevano<br />

consegnare alle schiere arabe). I Copti eseguirono questi ordini, perchè<br />

erano in preda ad uno spavento continuo. (I Musulmani) li forzarono (al-<br />

tresì) a scavare il canale di Traiano, che era stato distrutto (ossia col-<br />

mato di melma) da lungo tempo, perchè volevan condurre l'acqua da Ba-<br />

bilonia d'Egitto fino al Mar llosso. Il giogo che (gli Arabi) facevano pesare^<br />

sugli Egiziani era più greve di quello che era stato imposto da Faraone<br />

293.


'<br />

es i(>4-ii!(;. 20. a. H.<br />

20. a. H. su Tsraelo . . . Che<br />

zioni sulla presa<br />

la punizione di Dio venga a colpirò gl'Ismaeliti (Arabi),<br />

^' f'''^' *"acc'ia loro quello che fece al Faraone antico. .<br />

.<br />

(Nitiyus. 577-578).<br />

di Alessandria.! Questi tatti .si riferiscono ad uno degli anni .successivi, torse al 21. II.,<br />

dopo la pivsa di Alessandria.<br />

Nota 1. — Si nuti come i Musulmani nel sottoinetteie il (laese lasciassero tutta l'anuninistra-<br />

zione esistente e cout'erraassero talvolta per.sino i capi jiiù importanti noni insiti ilal govei-no pvet^edente.<br />

A loro bastava assicurarsi la rii3COSSione delle imposte ed avere in mano tutta l'autorità militare, che<br />

li rendeva sicuri padroni del paese.<br />

§ 165. — (Quinta parte del Capo CXX). Amr (b. al-'As), dopo aver<br />

sottomesso l'Egitto, mandò le genti che teneva in questo paese, contro gli<br />

abitanti della Pentapoli (cti-. 21. a. H.), e dopo averli vinti, non permise<br />

loro di dimorarvi in pace, perchè asportò da quel paese un immenso bot-<br />

tino e grande numero di prigionieii. Abùlyànòs (forse intendesi CJiuliano),<br />

governatore della Pentapoli, le sue schiere ed i<br />

magnati<br />

della provincia<br />

si erano ritirati nella città di Teucheira (? Tripoli), che era tbrtemente<br />

munita, e vi si erano rinchiusi. I Musulmani ritornarono nel loro paese<br />

(l'Egitto?) con il bottino e i prigionieri di guerra (Niqyùs, 578).<br />

Cfr. J. A., 1844, pag. 335 e segg.<br />

Anche questo brano tratta un argomento che noi vedremo narrato<br />

dalle fonti arabe sotto gli anni 21., 22. e 23. H.<br />

§ 166. — (Sesta parte del Capo CXX). II patriarca Ciro fu profondamente<br />

afflitto dalle calamità dell'Egitto: infatti Amr, (b. al-'As) trattava<br />

i Copti senza pietà e non osservava i patti che erano stipulati con lui, perchè<br />

era di razza barbara. Il giorno della Festa delle palme, Ciro, sopraffatto dal<br />

dolore, si ammalò d' una dissenteria, e morì nel giovedì di Pasqua, il ven-<br />

ticinque del mese di Magàbit [= 24 marzo 642 È. V.] ('). Come l'avevano<br />

predetto i Cristiani (cfr. § 161), egli non rivide più la festa della Santa<br />

Eisurrezione di N. S. Gresù Cristo. Questo avvenne sotto il regno di Co-<br />

stantino figlio di Eraclio (Niqyùs, 578).<br />

Nota 1. — Il 25 Magàbit, secondo lo Zotenberg (pag. 578, nota 4) corrisponderebbe al "2 aprile,<br />

ma in verità nessun giovedì di Pasqua cade sul 2 aprile, nel periodo su cui ora discorriamo.<br />

Il patriarca Ciro era venuto ad Alessandria nel mese di settembre dell'anno in cui era morto<br />

l'imperatore Eraclio, cioè nel settembre dell'anno 641 dell' E. V.<br />

Lo Zotenberg ritiene cbe l'altra festa a cui si allude nel testo di Niqyùs (al § 161 — cfr. ibid.,<br />

nota 3) fosse la Pasqua del 642 dell' E. V., e quella nel presente paragrafo, la Pasqua del 643 che cadde<br />

sul 13 aprile, onde il giovedì di Pasqua sul 10 aprile. Or è palese che la cronologia dello Zotenberg e<br />

quella di Giovanni di Niqyùs non combinano. Lo Zotenberg è perciò costretto a ritenere che invece di<br />

Costantino, figlio di Eraclio, bisognerebbe leggere nel testo Costante, figlio di Costantino: ma ciò non<br />

combina con il testo del brano seguente nel medesimo capo, in cui si allude alle guerre civili per causa<br />

dei figli dell'imperatrice Martina.<br />

Se però accettiamo la correzione, giustissima, proposta dal Butler, ed interpretiamo la festa reli-<br />

giosa, nel corso della quale Ciro rientrò in Alessandria, come la festa della Croce, che si solennizza il<br />

14 settembre, allora avremmo che la data del 14 settembre 611 dell' E. V. fu quella immediatamente<br />

successiva al suo arrivo in Alessandria; quindi la Pasqua di ijuesto paragrafo sarebbe quella del 642<br />

20 I.


20. a. H. §§ 166-ies.<br />

dell' E. V., ossia il 24 marzo (=16 Rabi' II. 21. a. H.', ed il giovedì di Pasqua il 21 marzo i=: 13 Rabi' II.<br />

21. a. H.», non già il 2 aprile, come vuole lo Zotenberg fct'r. anche Broriks Byz. Zeitsch., IV, 442.<br />

§ 167. — Quanto segue ora nel lunghissimo capo CXX della cronaca<br />

di Giovanni di Niqyiis, e precisamente tra la fine della pag. 578 e quasi<br />

tutta la pag. 582, è palesemente una raccolta molto confiisa di appunti del<br />

nostro cronista copto, appunti però non bene coordinati, con conti-adizioni<br />

e ripetizioni: la lettura di queste pagine convince che l'ultima parte della<br />

cronaca, ossia quella per noi di maggior pregio, non fii elaborata dall'au-<br />

tore, e che i copisti e traduttori hanno considerato gli appunti come parte<br />

integrante del testo, ed hanno messo un appunto appresso all'altro come<br />

se costituissero una narrazione continua, il che certamente non è.<br />

Narrasi in principio, « dopo la morte di Cii'o ». la guerra civile di Va-<br />

lentino e Philagrius contro i figli dell'imperatrice Martina, nello scopo di<br />

destituire questi e poire sul trono imperiale i figli di Costantino. Eraclio il<br />

giovane si reca a Calcedonia e riesce a mantenere la fedeltà delle sue<br />

schiere: conclude infijie la pace, promettendo di adottare come suo collega<br />

nell'impero il proprio nipote, Costantino il giovane, uno"dei figli di Costan-<br />

tino figlio di Eraclio il Grande. Poi si narra la nuova guerra civile, la<br />

deposizione di Martina e dei .suoi figli per opera di Teodoro, il figlio di<br />

Costantino, che sevizia i figli di Martina, taglia loi'o il naso e fa morire<br />

il più giovane, barbaramente castrandolo. Sale sul trono allora l'impera-<br />

tore Costante, figlio di Costantino. Segue la nuova rivolta di Valentino (nel<br />

644 dell" È. V.). e si torna a ripetere la storia della morte di Ciro, attin-<br />

gendo a qualche nuova fonte probabilmente greca ed ostile al patriarca,<br />

mentre la precedente gli era favorevole.<br />

La cronaca continua cioè nei seguenti termini :<br />

§ 168, — Ciro, il patriarca calcedoniano (ossia ortodosso) d'Alessan-<br />

dria, fu molto afflitto nell'udire la notizia dei predetti eventi: l'esilio di<br />

Martina e dei .suoi figli, che avevano richiamato lui stesso dall'esilio: la<br />

deposizione di Pirro, patriarca di Costantinopoli, ed il ritorno di Phila-<br />

grius suo nemico: la morte del vescovo Arcadius ed il trionfo e la potenza<br />

di \'alentino. Egli piangeva continuamente, ed in tanta afflizione egli cessò<br />

di vivere per morte naturale. Ma il suo più grande dolore era stato di ve-<br />

dere i Musulmani che non accoglievano punto le sue domande in favore<br />

dei Copti. Prima della sua morte egli faceva opera di eretico e persegui-<br />

tava i Cristiani: e Dio. il giudice giusto, lo punì per il male che aveva fatto.<br />

Il generale Valentino e le sue schiere non potevano apportare alcun<br />

soccorso ai Copti. Questi al contrario, in ispecie nella città d'Alessandria,<br />

continuavano ad essere bersaglio delle sevizie dei Musulmani, e soccom-<br />

295.<br />

20. a. H.<br />

[EGITTO. - Presa<br />

di Babilonia e di<br />

Alessandria.]


§ itìtì. ^U» Si' M.<br />

20. a. H. bovaiK^ sotto il pondo gravoso delle contribuzioni chv gli Arabi esigevano,<br />

di Babilonia e* d^ ^ ricchi della città (di Alessandria) si nascosero dinante dieci mesi nelle<br />

Alessandria.! isole (alle bocche del Nilo?).<br />

Di poi Teodoro l'Augustale, e Costantino generale dell'esercito, ed i<br />

soldati die erano rimasti, nonché quelli che erano stati nelle mani dei<br />

Musulmani quali ostaggi, s'imbarcarono e vennero ad Alessandria (') (scen-<br />

dendo il fiuine?). Dopo la festa della Croce, il 20 del mese di Hamlé(*), festa<br />

del Santo Teodoro martire, essi nominarono il diacono Pietit) pati-iarca<br />

(di Alessandria) e lo installarono sul seggio pontificale. Il 20 del mese di<br />

^laskaram, Teodoro lasciò la città di Alessandria con tutte le sue schiere<br />

ed i suoi ufficiali, e si lecò a Cipro. Amr (b. al-'As), il capo dei Musul-<br />

mani, entrò allora nella città di Alessandria senza colpo ferire. Gli abi-<br />

tanti nella loro sventura o nella loro afflizione li accolsero con rispetto<br />

(Niqyùs, 582-583).<br />

Il Butler (pag. 541), fondandosi sull'asserzione di al-Maqrizi, che Ales-<br />

sandria cadde in potere dei Musulmani nove mesi e cinque giorni dopo la<br />

morte di Eraclio (avvenuta l'il febbraio 041 È. V. = 2B Safar 20. H.), cal-<br />

cola che la stipulazione della resa debba porsi il 28 Dzii-1-Qa'dali 20. H.,<br />

pari a giovedì 8 novembre 641 È. V. :<br />

undici<br />

mesi dopo, passata cioè la<br />

tregua (cfi*. § 162) sarebbe avvenuta la capitolazione effettiva e l'ingresso<br />

degli Arabi nella città: ciò sarebbe 1*8 ottobre 642 È. V., data che non<br />

corrisponde esattamente con l'altra di Giovanni di Niqj'iis. — Infatti se-<br />

condo l'Art de verifler les dates (cfr. pag. 52) il 20. Hamlé = 14 luglio, e il<br />

20 Maskaram = 17 settembre (cfì\ anche Brooks Byz. Zeitsch., IV, 443).<br />

Le parole « dopo la festa della Croce » danno perplessità perchè non<br />

si sa a che alludano: il Brooks suppone che siano fuori posto e vadano<br />

invece mes^e prima delle altre parole: « Il 20 del mese di Maskaran » che<br />

è appunto tre giorni dopo la festa della Croce (14 settembre). — Il Brooks<br />

fondandosi su questo passo di Giovanni di Niqyùs pone la consegna di<br />

Alessandria nelle mani di 'Amr nel 17 settembre 642 È. V. — Siccome<br />

poc'anzi, al § 162 è detto che tra la conclusione del ti'attato di Alessan-<br />

dria e la resa effettiva della città passarono undici mesi di tregua, il<br />

Brooks (1. e, pag. 442), calcola che la stipulazione della resa sia avvenuta<br />

il 17 ottobre 641.<br />

V'è quindi tra il Butler ed il Brooks un divario di opinione sulla sti-<br />

pulazione della resa: la differenza non è molta, 17 ottobre-8 novembre<br />

= 21 giorni. Anzi la differenza è così piccola, che ammessi i possibili ei'-<br />

rori di copisti, le varie notizie, da cui tragghiamo questi calcoli, interiore-<br />

tate con ragionevole larghezza, risultano di reciproca conferma.<br />

29(i.


20. a. H. §§ 1G8-170.<br />

Nota 1. — Questo ritorno pacifico di generali, ufficiali, soldati ed ostaggi dall' interno del paese 20. a. H.<br />

e la loro susseguente partenza, pure pacifica, da Alessandria, è la conferma dell'accordo intervenuto tra [EGITTO. - Presa<br />

gli Arabi e la guarnigione greca per gli undici mesi di tregua, di cui si fa parola nel precedente § 102; di Babilonia e di<br />

tregua che mirava a concedere tutto il tempo necessario, perchè chi volesse andarsene avesse il tempo Alessandria.)<br />

di regolare le sue faccende. Alla fine degli undici mesi gli Arabi, senza colpo ferire, entrarono in Alessandria,<br />

abbandonata dalle ultime milizie greche.<br />

Nota 2. — Il '20 del mese di Hamlè corrisponde, dice lo Zotenberg, al 2fi luglio. La festa della<br />

Croce, a cui allude il cronista, è, secondo lo stesso orientalista francese, quella dell'apparizione della<br />

Croce sul Golgotha, festa che la Chiesa giacobita celebra il 19 maggio. Il 20 del mese di Maskaram<br />

corrisponde al 29 settembre (del G43 dell' E. V., secondo lo Zotenberg i. Per la confutazione dei vari errori<br />

commessi dallo Zotenberg in questi calcoli veggasi il Brooks il. e, pag. 443, nota 2).<br />

§ 169. — Nella rubrica del testo (pag. 358) per il capo CXX, è detto:<br />

Del ritorno di Abbà Beniamino, patriarca d'Egitto, dal suo esilio nella pro-<br />

vincia di al-Rif, dove egli era rimasto durante quattordici [sic) anni, esi-<br />

liato durante dieci anni dagl'imperatori romani, e quattro anni sotto il<br />

dominio dei Musulmani.<br />

§ 170. — (Capo CXXI). Abbà Beniamino patriarca dei Copti, ritornò ad<br />

Alessandria tredici (sic) anni dopo che egli ebbe presola fuga per sfuggire<br />

ai Greci, e visitò tutte le chiese. Tutti dicevano che l'espulsione dei Greci e<br />

la vittoria dei Musulmani erano l'effetto della tirannia dell'imperatore Era-<br />

clio e delle vessazioni che egli aveva inflitte agli ortodossi (ossia i Copti mo-<br />

nofisiti), per mezzo del patriarca Ciro: « Ecco », dicevano, « le cause della ro-<br />

« vina dei Greci, ecco perchè i Musulmani sono divenuti padroni dell'Egitto ».<br />

La posizione di 'Amr (b. al-'As) diventava ogni giorno più forte. Egli<br />

riscosse le imposte che aveva stipulate, ma non pigliò cosa alcuna dei beni<br />

delle chiese e non commise alcun atto di spoliazione e di saccheggio, anzi<br />

protesse questi beni ecclesiastici durante tutta la durata del suo governo (').<br />

Dopo aver preso possesso di Alessandria, fece mettere a secco il canale<br />

della città, imitando l'esempio dato da Teodoro l'eretico. Egli elevò il tri-<br />

buto alla somma di ventidue b a t r (significato incerto, probabilmente una<br />

quantità determinata, cioè un migliaio, di monete) d'oro, di modo che gli<br />

abitanti schiacciati sotto il peso delle imposte, ed incapaci di pagare, si<br />

nascosero. Nel secondo anno del ciclo (ossia, secondo lo Zotenberg, l'anno<br />

644 dell'E. V. Indizione seconda) arrivò Giovanni, da Damietta, il quale<br />

al momento in cui 'Amr faceva ingresso nella città, era stato nominato<br />

prefetto di Alessandria da Teodoro l'Avigustale, e prestò soccorso ai Mu-<br />

sulmani, mu-ando così ad impedire che (i Musulmani) distruggessero la<br />

città. Giovanni, pieno di commiserazione per i poveri, distribuì largamente<br />

i propri beni, e vedendo la triste condizione degli abitanti, li consolò e<br />

li rimpianse per il loro destino.<br />

'Amr (b. al-'Às) destituì Menas e surrogò a lui Giovanni. Difatti Menas<br />

aveva aumentato il tributo della città, fissato da 'Amr in ventidue mila<br />

297. 38


§§ 17(1, 171. 20. a. H.<br />

t : —<br />

'<br />

20. a. H. ne/.zi d'oro: invece di questa somma, Menas l' oietico aveva radunato e<br />

di Babiionia'edl consegnato agli Arabi trentadue mila e cinquantasette pezzi d'oro. È im-<br />

Aiessandria.] possibile narrare il lutto e i gomiti che riempivano la città: gli abitanti<br />

arrivarono al punto di offrire i loro lìgli in cambio di somme enormi che<br />

avevano mensilmente a pagare. Nessuno era 11 per soccorrerli: Dio li ab-<br />

bandonò e consegnò i Cristiani in potere dei loro nemici (riflessioni<br />

devote).<br />

Orbene, molti Copti, che erano falsi cristiani, rinnegarono la santa<br />

religione ortodossa ed il battesimo che dà la vita, abbracciarono la reli-<br />

gione dei Musulmani, i nemici di Dio, ed accettarono la dottrina odiosa<br />

di quel mostro, ossia Maometto ("). Essi parteciparono agli errori di quegli<br />

idolatri e presero le armi contro i Cristiani. Uno di essi, Giovanni, un<br />

calcedoniano (ossia seguace della tede ufficiale di Costantinopoli) del con-<br />

vento del Sinai, avendo abbandonato l'abito monacale ed abbracciato l'Islam,<br />

ed essendosi armato d'una sj)ada, perseguitò i Cristiani rimasti fedeli al<br />

nostro Signore Gresil Cristo (Niqyùs. 583-585).<br />

Nota 1. — E chiaro clie nel testo di Giovanni di Niqyus troviamo mescolate insieme varie fonti:<br />

una delle quali riconosce il buon governo degli Arabi ed il rispetto del trattato per parte di 'Amr; un'altra<br />

invece, in questo stesso paragrafo e in quello precedente (§§ 153, 168), accusa gli Arabi, 'Amr e persino<br />

i suoi luogotenenti copti di aver ingiustamente aumentato i tributi in misura oppressiva. <strong>For</strong>se la notizia<br />

è vera, ma non e improbabile che accecati da passioni religiose, lo scrittore, o gli scrittori della fonte di<br />

Giovanni di Niqyus abbiano anticipato ai primi anni della conquista quei gravami fiscali, che afflissero<br />

più tardi la popolazione copta. Nella narrazione di questo paragrafo v' è sicuramente qualche esagera-<br />

zione (vendita dei figli per pagare le imposte).<br />

Nota 2. — Anche in questa notizia vi può es.sere una anticipazione di eventi posteriori, ma dacché<br />

essa ci viene da uno scrittore copto, ed è riferita a disonore della gente copta, deve fondarsi su fatti<br />

veri. Abbiamo perciò una singolare prova della rapidità con la quale la nuova fede, (jer l' intenso odio<br />

religioso e nazionalista dei Copti verso i Greci, si propagò sin dai primi giorni nella nuova provincia<br />

musulmana, sebbene i conquistatori non sollecitassero le conversioni, anzi le avversassero. Le prime<br />

conversioni furono però, è inutile illudersi, atti di opportunismo egoistico: era un modo per esimersi<br />

dalle tasse dei vinti ed entrare nelle file dei vincitori che incassavano il tributo. L'aumento delle ira-<br />

poste, di cui si lagna la nostra fonte, fu effetto di queste conversioni: il tributo complessivo dei vari<br />

distretti rimaneva lo stesso, ma siccome i convertiti non pagavano più le imposte, quelli rimasti fedeli<br />

alla fede avita dovettero pagare di più per colmare le deficienze dei rinnegati.<br />

L'ultima frase del paragrafo è di singolare rilievo: il fanatismo religioso non venne dagli Arabi,<br />

ma dai no7i arabi convertiti all'Islam, i quali introdussero nella nuova fede quel sentimento fanatico<br />

che fu la piaga morale dei popoli orientali prima dell'Isiàm e tornò ad esserlo appena la nuova fede<br />

ebbe compiuto il suo trionfo.<br />

§ 171. — Il MilUer segue il cronista copto nella sua ricostruzione della<br />

prima resa di Alessandria, ed aggiunge alcune considerazioni che sono utili<br />

come commento a quanto è contenuto nei paragrafi precedenti. Egli cioè<br />

rileva che i cronisti arabi hanno manifestamente confuso insieme la prima<br />

con la seconda resa: questa avvenne con la violenza, e quindi, per molte<br />

ed ovvie ragioni, alla tradizione storica non dispiacque attribuire alla prima<br />

resa alcuni aspetti propri soltanto della seconda. Secondo lui Alessandria<br />

si aiTese senza colpo ferire, per effetto di un trattato concluso da Ciro dopo<br />

2S»8.


20. a. H. §§ ITI, 172.<br />

che ogni speranza di soccorso da Costantinopoli era svanita. Prima- che 20. a. h.<br />

entrassero gli Arabi, le schiere bizantine, che munivano il grande porto di Babilonia e cM<br />

egiziano, s'imbarcarono con tutta la loro roba. Alessandria.]<br />

La conquista araba di Alessandria diede il tracollo alla prosperità già<br />

vacillante del grande emporio afiicano: la prosperità di Alessandria dipen-<br />

deva interamente dallo scambio continuo di merci tra l'Oriente e l'Occidente,<br />

riunendo quella città tutto il commercio che su per il Mar Rosso tendeva<br />

verso l'Europa. La conquista araba perturbò profondamente questo flusso<br />

regolare, perchè per molto tempo non si poterono probabilmente stabilire<br />

rapporti tali con l'Occidente da riavvivare gli scambi internazionali quali<br />

erano prima. Molti mei'canti, come in Siria, emigrarono dal paese insieme<br />

con tutti gl'impiegati superiori dell'amministrazione bizantina, che non<br />

volevano sottostare ai nuovi padi'oni, considerati come barbari devastatori.<br />

'Amr b. al-'As avrebbe voluto fissare in Alessandria la sua dimora, ma<br />

l'ordine di 'Umar di prendere una posizione più accessibile dall'Arabia,<br />

contribuì pure grandemente alla decadenza di Alessandria nel vii secolo<br />

dell' È. V. Altro fattore importante fu la cessazione del grande commercio<br />

di esportazione di cereali, che partivano tutti da Alessandria, quando<br />

l'Egitto mandava a Roma prima e poi a Costantinopoli l'avanzo dei suoi<br />

immensi raccolti. Ora questo l'ivo di cereali fu deviato verso le regioni più<br />

povere d'Arabia, e il primo pensiero di Amr b. al-'As fu di nutrire l'arida<br />

penisola con i raccolti d' Egitto, come prima da essi erano state nutrite<br />

Roma e Costantinopoli. La nuova capitale arabo-egiziana fu piantata pre-<br />

cisamente là dove il canale di comunicazione tra il Nilo ed il Mar Rosso,<br />

lascia il Nilo e traversa il deserto (Miiller, I, 265-266).<br />

'Umar).<br />

EGITTO. — Invasione e conquista dell' Egitto {versione di Sayf b.<br />

§ 172. — Le tradizioni seguenti di Sayf b. 'Umar hanno un'impor-<br />

tanza speciale, perchè conservano quanto si pretende sia il trattato genuino<br />

concluso tra 'Amr b. al-'A.s ed i Copti dopo -la caduta di Babilonia. Poc'anzi,<br />

narrando della resa di Gerusalemme (cfi-. 17. a. H., §§ 109 e segg.), trovammo<br />

un caso identico, ossia un documento conservato dalla scuola tradizio-<br />

nistica meno degna di fiducia e che, se autentico, avi'ebbe una importanza<br />

del tutto capitale. Dicemmo altrove che la maggioranza degli storici occi-<br />

dentali era disposta ad accogliere come autentico il trattato di Gerusa-<br />

lemme: lo stesso possiamo ripetere a proposito del seguente trattato di<br />

Amr b. al-'As. È stato tradotto già dal Lane-Poole nella Ht story of<br />

Egypt Middle Ages, pag. 5-6, e poi dal Butler (pag. 324-325) che lo con-<br />

299.


§s 17J, iTii. 20. a. H.<br />

. • - - — — • - ——<br />

20. a. H. sidora quale trattato di Alessandria e non già di 'Ayn iSams come vorrebbe<br />

'^ "^^<br />

Savt' b. 'limar. Infine è stato nuovamente tradotto (con nuove varianti, nel<br />

sta dell' Egitto.) volume XXIV dei Proceedings of the Royal Ir/'sh Academy, 1904, pag. 227<br />

e segg.) dal Lane-Poole; il quale (pag. 227) considera questo trattato come<br />

documento autentico, come « evidence that cannot be disputed », e fa se-<br />

guire il testo da una discussione interessantissima, che sarà nostro compito<br />

di esaminare ora con qualche attenzione, dacché non in tutto conveniamo<br />

con l'illustre orientalista e storico inglese.<br />

Cominciamo con il premettere che tutte le nostre conclusioni, senza<br />

eccezione, sono state contrarissime alla veracità della scuola iraqense, a<br />

cui appartiene Sayf b. 'Umar. Abbiam trovata errata di fondo la sua cro-<br />

nologia in tutti i suoi punti cardinali (cfr. 11. a. TI., §§ 70, 72, nota 2.<br />

80; 12. a. H., §§ 185 e segg.; 376 e segg.j, e solo qua e là, con debite corre-<br />

zioni, è stato possibile ammettere con riserva qualche sua data come com-<br />

plemento della cronologia altrui. Abbiam visto che la sua narrazione dei<br />

fatti è pure quasi sempre errata, confonde eventi tra loro, omette intera-<br />

mente fatti di sommo rilievo e ne porge altri che hanno palesi caratteri<br />

apocrifi. Siamo stati quindi costretti ad aggruppare separatamente tutte le<br />

tradizioni della sua scuola e dar ad esse un valore assai minore, per ogni<br />

serie di eventi (cfr. 13. a. H., §§ 49 e segg.; 171 e segg., ecc., ecc.). Senza<br />

proseguire oltre in questa analisi demolitrice della scuola tradizionistica<br />

iraqense come fonte storica, rimane evidente che le tradizioni iraqensi non<br />

possono mai porgere lo scheletro dello svolgimento storico delle conquiste<br />

arabe, ma soltanto fornire qua e là qualche illustrazione di fatto, qualche<br />

notizia suppletiva; e solo rarissimamente colmano qualche lacuna della<br />

scuola più antica e degna di fede, la madinese.<br />

Premesso ciò, in che modo dobbiamo noi accogliere il documento di<br />

cui diamo qui appresso la versione e che ci è trasmesso come il testo au-<br />

tentico del trattato definitivo della sottomissione degli Egiziani al dominio<br />

dell' Islam?<br />

§ 173. — Non ripetiamo quel che si disse a proposito del trattato di<br />

Grerusalemme, ma teniamo ad affermare che quanto si osservò allora in<br />

tesi generale è valevole, a nostro modo di vedere, anche nel caso presente.<br />

Vale a dire è tendenza, o meglio carattere tendenzioso della scuola u-a-<br />

qense, di avvalorare la sua versione dei fatti con l'introduzione nella parte<br />

narrativa di pretesi documenti e trattati (cfr. 17. a. H., § 171), allo stesso<br />

modo che cita versi e brani di prosa rimata popolare. In quasi tutti i casi<br />

noi abbiamo omessa la versione dei versi citati da Sayf, perchè palesemente<br />

apocrifi, produzioni letterarie non già dei contemporanei e testimoni ocu-


20. a. H. §§ 17H, 174.<br />

lari degli eventi, ma bensì del popolo iraqeuse olie delle memorie lontane 20. a. H.<br />

della conquista aveva fatto una specie di storia poetica a brani staccati. gj^ng g conquiuua<br />

specie di epopea del genere misto di rima e prosa, come è stato caro • sta dell'Egitto.]<br />

all'Oriente, specialmente iranico, da tempo immemorabile fin anco ai no-<br />

stri giorni.<br />

La stessa misura draconiana non può certamente essere estesa anche<br />

ai documenti contenuti nel testo, sebbene molti siano apocrifi, come quelli<br />

che troveremo in grande numero nelle tradizioni sulla conquista dell'Iran.<br />

Se alcuni meritano più attento esame, non è già perchè li riteniamo in-<br />

tegralmente autentici, ma perchè da certi dati di fatto contenuti nel testi)<br />

dobbiamo venire alla conclusione essere i documenti composti di alcuni<br />

elementi antichi e parzialmente autentici. Ignoriamo però, fino a novelle<br />

prove, quanta parte di essi sia veramente copia fedele di un documento<br />

originale, e se il testo, o parte del testo fedelmente conservato, si riferisca<br />

lealmente al trattato di sottomissione dell' Egitto.<br />

Il Lane-Poole (pag. 243), ignaro probabilmente delle critiche demoli-<br />

trici del Wellhausen sul conto della scuola iraqense, pone grande valore<br />

neir i s n a d della tradizione (dove correggi l'erroneo abù 'Ottiinàn in abù<br />

'Uthmàn), ma credo che quanti avranno avuta la pazienza di seguirci nel<br />

lungo cammino, dal principio della conquista in poi, rammentando quale<br />

cumulo di errori siano stati raccolti dopo quei nomi, saranno, come noi,<br />

disposti a non mettere alcun peso sull' i s n a d .<br />

Il Lane-Poole ignora del<br />

tutto i lavori del Wellhausen (Sk. u. Vorarb, VI, pag. 89-94) sulla con"<br />

quista egiziana, mentre una lettura di quelle pagine gli sarebbe stata utile<br />

per chiarire più di un particolare. Osserviamo intanto che il dotto critico<br />

tedesco non menziona nemmeno il trattato e lo sorvola come non degno<br />

di particolare esame.<br />

Tale contegno di ipercritica è forse soverchiamente ed ingiustamente<br />

severo, perchè il documento contiene varie cose degne di minuto esame e<br />

rispecchianti condizioni di fatto forse realmente esistenti al momento della<br />

conquista. Ecco intanto il testo completo di tutte le tradizioni di Sayf sulla<br />

conquista dell' Egitto.<br />

§ 174. — (Sayf b. Umar. da al-Rabì' padre di Sa'id, e da altri). Al-<br />

lorché il Califfo Umar ebbe terminata la conquista di Iliyà (Gerusalemme)<br />

e concluso il trattato con gli abitanti, dopo una dimora di alcuni giorni<br />

in quella città, ordinò ad 'Amr b. al-'As di marciare contro l'Egitto, dan-<br />

dogli il comando della spedizi(me ed inviandogli' appresso soccorsi sotto<br />

al-Zubayr b. al-'Awwàm. Di poi mandò anche abù 'Ubaydah b. al-óarràh<br />

ad al-Ramàdah (Ramàdah al-Ramlah: cfii'. Muqaddasi, 24, lin. 12; Yà-<br />

;«ll. .<br />

'


174, 175. 20. a. H.<br />

20. a. H. cjfit, IT. 81 i3. lui. 13), artiiichè vi rimanesse in osservazione di quello che<br />

|E IT . - inva-<br />

J.^^.^.^.(^^,^>^^. in pvitto: se 'Amr b. al-'A.s riusciva vittorioso, abiì 'Ubaydali<br />

sta dell' Egitto.! doveva ritornare al suo posto (Hims?) (Tabari, I, 2584).<br />

Cfr. Athir. II, 440; Khaldùn, II, App., 114; Maliàsiii, 1,24-26.<br />

§ 175. — (Sayf b. 'Umar, da abù 'Uthniàn, da Khàlid, e da altri).<br />

Allorché il Califfo 'Umar ebbe fatto ritorno a Madìnah, 'Ami' b. al-'As<br />

invase l'Egitto e si spinse lino a Bàb al-Yùn, seguito da al-Zubaj^-. che<br />

lo raggiunse in quel luogo. Ivi vennero contro agli Arabi abù Maryaiu<br />

Crathalìq, e il vescovo (al-usquf) [detto abù Martàm, secondo ibn Taghri-<br />

birdi — Mahàsin, I, 26, lin. 1], con una schiera di valorosi, inviati da al-<br />

Muqawqis per arrestare l'invasione nemica. I Greci ed i Copti volevano<br />

assalire subito gli Arabi, ma 'Amr b. al-'As pregò i comandanti nemici<br />

di sospendere le ostilità e di prestare ascolto alle sue spiegazioni e pro-<br />

poste, chiedendo un abboccamento diretto con loro. I comandanti nemici<br />

accettarono, trattennero le genti; e abù Maryam ed abù Maryàm ['r* Mar-<br />

tàm] si presentarono al convegno, dopo che le due parti ebbero reciproca-<br />

mente preso le necessarie garanzie di sicurezza personale. 'Amr b. al-'As<br />

parlò per primo ed arringò a lungo i suoi avversari esponendo la dottrina<br />

musulmana ed invitandoli a sottomettersi e convertirsi facendo appello alla<br />

parentela esistente tra i Copti e gli Arabi, perchè Hàgar, la madre di<br />

Ismà'il, era egiziana, e affermando le simpatie speciali del Profeta verso<br />

i Copti per questo motivo. Gli uditori di 'Amr furono talmente commossi<br />

dalle sue parole, che chiesero una tregua di cinque giorni per darne rag-<br />

guaglio ai loro superiori e sentii'e se questi fossero disposti ad accettare<br />

le proposte di 'Amr. al-MuqaAvqis prestò ascolto benevolo alle parole di abù<br />

Maryam Gàtjialìq e del vescovo, ma il generale Artabùn [nel testo di Tagh-<br />

ribirdi è scritto al-Aritiyùn] si oppose vivamente a questa condotta conci-<br />

liativa e perorò la guerra fino all'ultimo. Anzi, non contento d'imporre il<br />

suo modo di vedere ad al-Muqawqis, ideò di valersi proditoriamente della<br />

tregua di cinque giorni, dei quali uno solo era trascorso, per tentare con<br />

un subitaneo assalto la sorpresa del campo arabo. Il tentativo tallì, perchè<br />

'Amr b. al-'As e al-Zubayr erano sempre vigili e pronti, onde Farqab (')<br />

[o Artabùn?] e tutti i suoi perirono nel tentativo. Gli Arabi, rompendo ora<br />

gl'indugi, si avanzarono fino ad 'Ayn Sams (~), ove era riunito un forte<br />

esercito nemico. Allo stesso tempo 'Amr b. al-'As inviò altre due spedi-<br />

zioni, ossia una sotto Abrahah b. al-Sabbàh contro la città di al-Faramà, e<br />

l'altra sotto 'Awf b. Màlik contro al-Iskandariyyah (Alessandria) [^). Queste<br />

due città, a invito dei due generali arabi, acconsentirono a trattare pacifi-<br />

camente la resa ("T abari, I, 2584-2587).<br />

30-2.


20. a. H. §§ 175, I7t;.<br />

Cfr. Athìr, II, 440-441; Khalduii, II, App., 114-116; Mahàsin, 20. a. H.<br />

I. 25-26; Maqrizi Khitat, I, 103, lin. 18-20. ^^^I,nI°e coiqut<br />

Nota 1. — Nel testo abbiamo anche un'allusione oscura ad una sorpresa notturna bayàt da sta dell'Egitto.)<br />

Farqab (min Farqabi. Cosi il Prym l'icostruisce il testo corrotto ed incomprensibile, citando a propria<br />

conferma quanto ha scritto su questo nome il Karabacek nel Mitth. aus der Sammul. der Pap. Erzberzog<br />

Rainer, I, pag. 3. Il solo modo di spiegare il passo è di ritenere che Farqab sia un altro nome<br />

per Artabùn [Aratyun], sebbene ciò non sia detto in nessun luogo. Ve molto disordine nel testo di Sayf :<br />

anche ibn al-Athir, II, 441, lin. 5, non ha capito il testo: nel suo riassunto ha soppresso perciò quanto<br />

non gli riusciva intelligibile, ibn Khaldùn parimenti sopprime la menzione di Fai-qab e per le stesse<br />

ragioni non dice che Artabiìn [Aratyiin] sia stato ucciso.<br />

Nota 2. — Sayf b. 'Umar confonde non solo le date, ma commette anche errori geografici: per<br />

arrivare a Bàb al-Yiin (incirca dove sorge oggi la città del Cairo j, gli Arabi dovevano passare per 'Ayn<br />

.


§ 170. 20. a. H.<br />

20. a. H. (biese, per le loro croci, le loro terre e le loro acque. In niuna di queste cose<br />

s°l,nl°e conq'ut entrerà (il governo arabo) e nulla sarà tolto:<br />

sta dell" Egitto.] 2"Nou sarà permesso alle guarnigioni [? nnwab: o N u b = Nu-<br />

biani?) di stabilirsi in mezzo a loro;<br />

3" E la gente di Misr ha l'obbligo di con.segnare la gizyah, quando<br />

sono venuti tutti d'accordo (igtama'ù) su questo trattato (su Ih) e sarà<br />

cessata la piena del loro fiume, (per l'ammontare) di cinquanta milioni:<br />

4'' Ed essi sono responsabili per quanto commettono i loro briganti<br />

(a danno dei Musulmani);<br />

5" Onde se uno di loro si rifiuta (di accettare questo trattato), (è<br />

convenuto) che sia concesso di scemare il complesso dei tributi (al-gizà-)<br />

per quelli (che vi devono sottostare) in proporzione di quanti (si sono ri-<br />

fiutati di addivenire all'accordo). E noi non siamo più obbligati alla prote-<br />

zione (dzimmah) di quanti si rifivitano;<br />

0" E se il loro fiume avrà una piena annuale inferiore alla normale,<br />

allora la somma (dei tributi) sarà diminuita per loro in proporzione (della<br />

piena) ;<br />

7" E quanti dei Romani e delle guarnigioni [? a 1 - n u w a b ; o N ù b<br />

= Nubiani?] accetteranno questo trattato, avranno gli stessi diritti che esso<br />

concede (ai Copti) e gii stessi obblighi;<br />

8" E chi non lo accetta e preferisce andarsene, sarà sicuro finché<br />

giungerà in luogo di sicm'tà o lascierà il nosti'O dominio (sultànunà):<br />

9" (Ed il tributo imposto) a loro lo devono essi (versare) in tre (rate<br />

eguali all'anno, pagando) ad ogni scadenza del tributo (thultji gibàyah)<br />

il terzo di quanto ad essi incombe;<br />

10" Per qiianto è in questo scritto (stanno a garanzia) il patto di<br />

Dio e la sua protezione e la protezione (dz i m m a h) del suo Inviato e la<br />

protezione del Califfo, Principe dei c*-edenti, e le protezioni (dzimam)<br />

dei Musulmani;<br />

11" Ed ai Nubiani (al-Niibah) (^) che accettano (questo trattato)<br />

è imposto di venire in aiuto (dei Musulmani) con tanti e tanti .capi (di<br />

bestiame) e con tanti e tanti cavalli; (e in compenso di ciò è pattuito) che<br />

essi non debbano essere molestati da spedizioni militari (dei Musulmani),<br />

e che ad essi non sarà vietato il commercio tanto di esportaziane che d' im-<br />

portazione.<br />

Furono testimoni: al-Zubayr, e 'Abdallah e Muhammad suoi figli:<br />

scrisse (il trattato) Wardàn, e fu presente.<br />

Gli abitanti di Misr accettarono tutti questo trattato. E si radunarono<br />

i cavalli (dei Musulmani) ed 'Amr fondò al-Fustàt, dove i Musulmani si sta-<br />

304.


20. a. H. § 1T6.<br />

biliiono. Allora comparve abù Maryam ed abù Maryàm [Martàm] e rivoi- 20. a. h.<br />

sere dimanda ad 'Amr per la restituzione dei prigionieri che erano stati<br />

gjo^g g conqul-<br />

presi dopo l'incontro: 'Amr li cacciò via ricordando come essi avessero vio- sta dell'Egitto.]<br />

lato i patti convenuti, assalendo proditoriamente il campo musulmano du-<br />

rante la tregua. Ma i due uomini ritornarono dicendo: « Tutto quello che<br />

« voi avete catturato fino al nostro ritorno trovasi sotto la vostra prote-<br />

« zione (dzimmah) ». A cui 'Amr rispose: « Non ci avete aggrediti mentie<br />

« essi erano sotto la protezione (nostra)? ». Bisposero di sì. Allora 'Amr<br />

divise questi prigionieri tra la gente e così furono ripartiti e dispersi nelle<br />

terre degli Arabi. Intanto la bviona notizia giungeva al Califfo 'Umar in-<br />

sieme con il quinto del bottino: ed 'Amr spedì anche le ambascerie, che<br />

furono interrogate da 'Umar, sinché alfine gii narrarono il fatto dell'al-Grà-<br />

tjialiq e del suo collega. Su questa faccenda il Califfo stabilì che fossero<br />

privi dell' a m a n quelli che avevan preso arme contro i Musulmani, ma<br />

quanti abitanti dei villaggi non avevano combattuto contro i Musulmani<br />

ed erano stati fatti prigionieri nei cinque giorni di tregua, quelli dove-<br />

vano avere l'amàn ed esser rimessi in libertà.<br />

Siccome gli Arabi erano tutti sudici e malvestiti, il che produceva una •<br />

cattiva impressione sugli animi dei Copti e, generando in essi il disprezzo<br />

per i vincitori, poteva eccitarli alla ribellione; Amr ricorse ad uno strat-<br />

tagemma: in un giorno egli ordinò un grande festino all'araba nel suo<br />

campo e permise ai Copti di assistervi: il secondo giorno richiamò i Copti<br />

e mostrò loro quegli stessi arabi vestiti all'egiziana che banchettavano alla<br />

maniera copta: il terzo giorno, quando rivennero i Copti, trovarono gli Arabi<br />

in pieno assetto di guerra. Grazie a quest'astuzia di 'Amr, i Copti rima-<br />

sero colpiti da queste ti'asformazioni e nel loro animo scomparve quel senso<br />

di disprezzo che prima aveva generato in loro l'aspetto povero e sudicio dei<br />

guerrieri arabi. Il Califfo 'Umar fu tanto colpito anche lui da questo ripiego<br />

pacifico di 'Amr per sedare nei Copti i sentimenti di possibile rivolta, che<br />

lo nominò governatore dell'Egitto (T abari, I, 2587-2592).<br />

Cfi'. Athir, II, 441-442, che riassume soltanto il trattato.<br />

(b) ibn Khaldiin, II, App., 115, lin. 4 e segg., riproduce testualmente<br />

l'intero documento, e aggiunge infine di averlo attinto alla cronaca di al-<br />

Tabari (ibid., lin. 14-15). Egli chiama il negoziatore greco abù Maryam<br />

al-GràtJialiq, ed al suo compagno tributa soltanto il titolo di vescovo (us-<br />

guf) senza darne il nome.<br />

Subito dopo, ibn Khaldùn aggiunge la presa di Alessandria per opera<br />

di 'Amr e la spedizione contro la Nxibia.<br />

Mahàsin, I, 2G-27.<br />

305. 39


"<br />

20. a. H.<br />

§ 1"C>. 20. a. H.<br />

Y] i^dtevole che il trattato conservato da Sayf non è citato in al-Ma-<br />

sione e conqut


20. a. H. 176, 177.<br />

con razzie e poter continuare il loro commercio con l'Egitto. Il tatto poi che questo articolo si trovi 20. a. H.<br />

posto in fine, quasi come interpolazione, fa sospettare che sia veramente preso di peso da qualche trat- [EGITTO. - Inva-<br />

tato antico con i Nubiani, ed introdotto nel presente per effetto del mal compreso sostantivo nuwab sione e conqui-<br />

dell'articolo 2°. sta dell'Egitto.]<br />

ibi Anche autori tardi come ibn al-AtJùr hanno letto la parola Niibah, intendendo i Nubiani<br />

(cfi\ Athir, n, 441, lin. quintul.l: dunque l'errore è molto antico.<br />

Nota 2. — Innanzi tutto si noti che Sayf b. 'Umar nel suo racconto confonde due cose ben di-<br />

stinte, ossia la battaglia di Eliopoli e l'assedio e la presa della foi-tezza di Bàb al-Yun. Egli omette<br />

menzione di ((uest' ultimo episodio e lo trasporta erroneamente in 'Ayn Sams, ignorando che i fatti da<br />

lui attribuiti ad 'Ayn Sams, dovrebbero invece trovar posto nella storia dell'assedio e della pi-esa di Bàb<br />

a)-Yan.<br />

I fatti stessi che egli narra, hanno però un carattere altamente apocrifo; sono in verità nuU'altro<br />

che una ripetizione dei particolari leggendai-i, che accompagnarono la presa di Damasco icfr. 14. a. H.,<br />

§§ 161, 168, 1851, ove si vuole pure, che mentre da una parte i Musulmani sotto Khàlid espugnavano<br />

la città per assalto, dall'altra gli abitanti si affi-ettassero a concludere un trattato con il comandante<br />

supremo abù TJbaj'dah, annullando cosi i vantaggi e i diritti ottenuti dagli assalitori dall'altra parte.<br />

Se la narrazione è inverosimile _nel caso di Damasco icfr. 14. a. H., §§ 149 e segg.), tanto più abbiamo<br />

ragione di sospettare qui l' autenticità di questo racconto, già errato in tante altre sue parti, ed evidentemente<br />

foggiato a sembianza del precedente.<br />

In questa tradizione è forse più evidente che altrove il processo di rimpinzamento tradizionistico<br />

per colmare le grandi lacune della vera storia.<br />

Nota 3. — Il Lane-Poole traduce questo articolo: «And [it is pi-escribed] for the gan-isons who<br />

< consent [to this Treaty] that they he not plundered » ; ed in una nota aggiunge : « <strong>The</strong> whole<br />

t clause is obscure». Della sua versione al-nawbah = guarnigioni, abbiamo già discorso in una nota<br />

precedente, dove adducemmo le ragioni per preferire la lezione al-Niìbah o Nubiani. Il Lane-Poole,<br />

dando il senso di guarnigioni alla parola discussa, avrebbe dovuto intendere il verbo yughzawa, non<br />

già in forma passiva, ma bensì intransitiva, perchè non ha senso che le antiche guarnigioni gi'eche,<br />

cessate di esistere per effetto della conquista, potessero essere oggetto di una razzia, dacché formavano<br />

parte della popolazione della provincia. Più logico invece sarebbe stato intendere che, avendo cessato<br />

di sussistere come militari, non avessero diritto di partecipare alle spedizioni militari. Perciò, chi preferisce<br />

leggere nawbah invece di Nubah ed intendere guarnigioni, dovrebbe tradurre: «Le guami-<br />

« gioni non debbono prender parte alle spedizioni militari (dei Musulmani)».<br />

§ 177. — Non è questo il luogo per un e.saine completo del documento:<br />

le parti che riguardano il trattamento dei vinti e le condizioni fiscali dei<br />

medesimi saranno esaminate da noi con maggiore precisione ed il neces-<br />

sario corredo di notizie supplementari sotto l'annata 23. H., discorrendo<br />

della sistemazione delle provincie conquistate sotto 'Umar b. al-Khattàb.<br />

Ci contenteremo perciò di studiare quegli elementi che ci porgono<br />

lume sull'autenticità più o meno grande del documento.<br />

Cominciamo con dire che Sayf, come al solito, erra nel posto assegnato<br />

al documento nell'ordine di tempo della narrazione. Egli pone la conclu-<br />

sione del trattato dopo la resa di 'Ayn Sams (che egli confonde con Misr),<br />

nja pone eiToneamente la resa di Misr dopo quella di Alessandria e di al-<br />

Faramà. Non è chiaro quindi se sia il testo stipulato alla caduta di Babi-<br />

lonia o a quella di Alessandria. Il Butler (pag. 324) è decisamente del<br />

parere che sia il trattato finale di Alessandria, con cui ebbe termine la<br />

dominazione bizantina in Egitto. Il Lane-Poole, invece (pag. 240-241),<br />

dopo aver rilevato alcuni errori piuttosto gravi del Butler, che ha igno-<br />

rato il testo arabo di al-Tabari, e si è fidato del rifacimento e riassunto<br />

307.


§§ 177, 178. 20. a. H.<br />

20. a. H. persiano (Iella cronara, edito in versione francese tlallo Zotenberg, è del<br />

EGITTO. - Inva- • , , , ^^ ^ • i . n ' t -i*^- .<br />

sione e conqui- l'aroro si tratti d


20. a,. H. § 178.<br />

Dunque la correzione del Lane-Poole per l'articolo il" non elimina, 20. a. H.<br />

'"''^"<br />

'<br />

ma aumenta srli errori e si deve scartare. Ritornando ora al concetto an- ^ . '<br />

° sione e conqui-<br />

tieo, e leggendo al -N ubati, allora abbiamo palesemente un anacronismo, sta deli' Egitto.)<br />

ossia l'interpolazione nel trattato di resa di ^lisr di una condizione d'un<br />

altro trattato concluso più tardi dagli Arabi con i Nubiani, dopo la con-<br />

quista dell'Alto Egitto. Tale risultamento è importante: non abbiamo cioè<br />

il testo autentico del trattato di Misr, ma un testo messo insieme dalle<br />

autorità della scuola iraqense con elementi in parte antichi e forse con-<br />

temporanei alla conquista, ma di diversa provenienza.<br />

Ciò è palese anche da altre considerazioni. L'articolo 2". accettando<br />

anche la correzione di Lane-Poole, non può esser del tempo della conquista,<br />

ma deve certamente appartenere ad un'età molto posteriore e dev'esser<br />

perciò interpolato pur esso. Abbiamo cioè tra la frase con cui si apre la<br />

tradizione e gli articoli 2" e 11" una correlazione, che implica una genesi<br />

comune ad un processo d'interpolazioni, dovuto tòrse all'ignoranza delle<br />

autorità che trasmisero la tradizione e che non si rendevano conto del vero<br />

significato di tutte le parole.<br />

Se sopprimiamo però gii articoli 2" e 11", quanto rimane ha caratteri<br />

genuini, e conformi ad altre nostre conclusioni, che esporremo sotto l'anno<br />

23. H. : potremmo perciò ammetterli, non già letteralmente autentici fino<br />

all'ultima parola, ma in modo relativo e con quella larghezza di concetto,<br />

che è sempre necessario aver presente nella disamina di fonti orientali, in<br />

particolar modo qui, trattandosi di documenti forniti dalla scuola iraqense<br />

e di cosi dubbia provenienza e composizione. Inoltre, come sono interpo-<br />

lati gli art. 2" ed 11", e forse anche in parte il 7", così pure è assai proba-<br />

bile che altre parti e patti siano stati soppressi, o per negligenza, o perchè<br />

non più intelligibili.<br />

Assai importante, a nostro m(jdo di vedere, è l'omissione manifesta di<br />

un patto specificante la tassa per testa. Nello studiare le condizioni fiscali<br />

dell'impero sotto Umar, noi vedremo che la tassa per testa, come fu in-<br />

tesa più tardi, non esisteva, ma gii Arabi riscossero in principio soltanto<br />

un tributo complessivo, il prodotto congloliato di tutte le svariatissime im-<br />

poste esistenti nelle provincie di Persia e di Bisanzio. Se quindi i copisti<br />

non lianno dimenticato o soppresso alcuni fatti, gli articoli 3" e 6" rispec-<br />

chiano le vere condizioni del trattato arabo-copto di sottomissione, ed<br />

hanno caratteri di schietta autenticità, perchè ignorano la tassa per testa.<br />

Alcuni patti del trattato ricordano quelli della resa di Alessandria<br />

conservati da Giovanni di Niqyùs (cfi-. § 162), ma nel complesso è assai<br />

notevole che le condizioni fondamentali della resa dell' Egitto, quali ci<br />

309.


es 178-180. 20. a. H.<br />

20. a. H. .•^oiio riferite dalle altre fonti nostre arabe, hanno poco o nulla di comune<br />

[EGITTO. - Inva- ., ,<br />

j. ^<br />

^-^^^ '^ doc-uinento .savtiano.<br />

Siene e conqui-<br />

sta dell' Egitto.!<br />

§ 179. — Con questi accertamenti .sulla autenticità dubbia — e nella<br />

migliore ipotesi solo parziale — del docinnento sayfiano, possiamo ritornare<br />

brevemente .su quanto già si scrisse (cfr. 17. a. H., §§ 169 e segg.) in-<br />

torno al preteso trattato di Gerusalemme, pure trasmesso dal solo Sayf<br />

b. 'Umar.<br />

Vvr questo documento la nostra conclusione generale è stata ben poco<br />

favorevole e noi abbiamo ritenuto più probabile il suo carattere apocrifo<br />

per r insieme, pxn-e accettando la possibilità che alcune parti siano tratte<br />

da documenti antichi ed autentici. Quasi identiche conclusioni c'ispirano<br />

l'esame interno del documento egiziano, tale somiglianza di carattere, e<br />

la provenienza dalla medesima fonte assai sospetta, che ha per sua carat-<br />

teristica la conservazione di trattati e documenti apocrifi. Tanto nel ti'at-<br />

tato gerosolimitano, quanto in quello egizio, abbiamo a chiare note la me-<br />

scolanza artificiale di patti forse avitentici con altri apocrifi, e con patti<br />

che essendo comuni a tutti i trattati non hanno alcun valore nei due casi<br />

ora in esame.<br />

Possiamo concludere in via generale che i trattati predetti sono do-<br />

cumenti composti artificialmente in tempi posteriori con elementi di varia<br />

provenienza e di ben diverso valore. Lo storico non li deve perciò igno-<br />

rare, ma deve valersene con molte cautele, evitando di fondarsi su di essi<br />

per alcuna conclusione importante :<br />

l'appoggio è malfido.<br />

§ 180. — (Sayf b. 'Umar, da abù Sa'ìd al-Eabi' b. al-Nu'màn, da 'Amr<br />

b. Su'a3'b). Quando 'Amr b. al-'As venne alle mani con al-Muqawqis presso<br />

'Ayn Sams, la cavalleria araba durante il conflitto con la cavalleria egi-<br />

ziana (^), incominciò a cedere dinanzi all'impeto dei nemici. 'Amr b. al-'As<br />

si gettò allora in mezzo ai suoi cavalieri e li esortò a resistere ed a far<br />

fronte al nemico, ma un cavaliere yamanita lo interruppe e gli gridò:<br />

« Noi non siamo fatti di pietra o di ferro! ». — « Taci! », rispose 'Amr,<br />

« perchè tu sei un cane! ». — « E tu », gridò il yamanita, « sei il principe<br />

« dei cani! (amir al-kilàb) ». Vedendo che i cavalieri non gli prestavano<br />

ascolto, Amr convocò allora tutti i Compagni del Profeta, che si trova-<br />

vano nell'esercito, ossia abù Burdah, abù Barzah e molti altri, e raduna-<br />

tili intorno a sé, li esortò a dare il buon esempio e a gettarsi sul nemico.<br />

Cosi fu fatto: l'esempio valoroso dei Compagni rianimò gli altri combattenti,<br />

e l'esercito egiziano venne messo in fuga. L'Egitto fu conquistato nel mese<br />

di Eabi' I. dell'anno 16. H. (-) (Tabari, I, 2592).<br />

Cfr. Athir, II, 441.<br />

aio.


20. a. H. §§ 180-183.<br />

Nota 1. — Contrariamente a quanto è detto nella precedente tradizione, in questa abbiamo una 20. a. H.<br />

reminiscenza del fatto storico, che presso 'Ayn Sams si combattesse una vera battaglia campale, e che [EGITTO. • Invaquel<br />

luogo non fosse la scena di un semplice assedio e di un assalto delle mura fortificate di una città. sione e conqui-<br />

NoTA 2. — L'assurdità di questa data, che contradice tutte le altre fonti assai migliori, oltre che sta dell'Egitto.]<br />

dei particolari narrati nel paragi-afo seguente, non merita nemmeno di essere discussa, dopo quanto<br />

abbiamo detto altrove sotto Tanno 18. a. H., §§ 168 e segg.<br />

§ 181. — (Sayf b. 'Umar. senza isnàd). Nel cor.so dei mese Dzu-1-<br />

Qa'dah dell'anno 16. H. (!), il Califfo Umar distribuì una quantità di guar-<br />

nigioni lungo tiitta la costa dell'Egitto, perchè l'imperatore Eraclio fece<br />

in quell'anno una spedizione per mare contro le coste della Siria e del-<br />

l'Egitto, mirando specialmente alla ripresa di Hims (cfr. 18 a. H., §§ 126<br />

e segg.). Ciò accadde tre anni e tre mesi dopo che limar era divenuto<br />

Califfo (T a bari. I, 2594. lin. 1-4).<br />

EGITTO. — Tradizioni sul modo come fu sottomesso l'Egitto.<br />

§ 182. — Il desiderio di dare, per quanto sia possibile, ed in misura<br />

utile agli studi, i materiali completi, aggiungiamo qui appresso una co-<br />

piosa scelta di tradizioni che riguardano il modo e le condizioni alle quali<br />

l'Egitto passò sotto il dominio arabo. Gli appunti che facciamo più avanti<br />

(cft-. § 183, nota 1 (b) ) chiariscono le ragioni giuridiche che indussero i<br />

tiadizionisti a compilare le seguenti tradizioni, e quindi il loro scarsissimo<br />

valore storico diretto per illuminare l'argomento che trattiamo, ossia la<br />

conquista dell' Egitto. Ma crediamo di adempiere ad un dovere di anna-<br />

lista imparziale nel dare tutti i migliori materiali delle nostre fonti: anche<br />

in quelli che la nostra critica potrà demolire, si ascondono molti e molti<br />

elementi di studio e di confronti, elementi che saranno forse inutili per<br />

illuminare immediatamente le circostanze speciali, alle quali le tradizioni<br />

cronologicamente e storicamente vanno unite, ma servii-anno per altri studi<br />

riguardo a questioni di tempi posteriori. Quando verremo all'esame di queste<br />

apprezzeremo meglio l'utilità delle raccolte sistematiche di cui i seguenti<br />

paragrafi porgono un largo e ricco saggio.<br />

§ 183. — Quanti sostengono che l'Egitto non' si sottomettesse con un<br />

trattato, ma cedendo alla violenza, e perciò fosse preda assoluta dei Mu-<br />

sulmani ('), adducono le seguenti tradizioni:<br />

(a) (al-Qàsim b. Sallàm, da Abd al-ghaffàr al-Harràni, da ibn Labiali,<br />

da Ibràhìm b. Muh., da Ayyùb b. abi-l-'Aliyah, da suo padi-e abù-l-'Aliyah).<br />

Il quale raccontava d'aver udito Amr b. al-'As pronunziare le seguenti<br />

parole dal min bar (in Misr): « Io mi son seduto su questo seggio (maq'ad)<br />

« [= ossia sono divenuto governatore dell'Egitto] senza che alcun copto del-<br />

« l'Egitto abbia stipulato con me verun trattato (ma... 'ahd \va là 'aqd):<br />

« se avessi voluto, avrei potuto uccidere, dividere in cinque parti, e vendere<br />

311.<br />

-'


I igjj. 20. a. H.<br />

20. a. H. « (tutto) fuorché con la gente di Antàbulus, perchè con questi v'è un patto<br />

zioni sul<br />

come fu<br />

modo<br />

sotto-<br />

*('ah(l) o dovesi rispettare<br />

Alni al-hakam, 128.<br />

integrahnente » (Balàdzuri, 127).<br />

messo l'Egitto.<br />

-^^ (al-Qà.sim 1). Sallam, da 'Abdallah b. Salih, da Musa b. 'Ali b.<br />

Rabàh al-Laldinù, da suo padre 'Ali b. Rabàh al-Lakhrai). Tutto il Ma-<br />

ghrib (= Africa settentrionale e perciò anche l'Egitto) fu preso con le armi<br />

("anwat*").<br />

(e) (abù 'Ubayd. da Saul b. abi Maryam, da ibn [jahi'ab, da al-Salt<br />

b. abi Asim kàtib o segretario di Hayyan b. Surayh). In una lettera del<br />

Califfo 'Umar b. 'Abd al-'aziz [t 101] a Hayyan b. Surayh, suo luogotenente<br />

in Egitto, era scritto: «L'Egitto fu conquistato con la forza (anwat*").<br />

«senza patto di sorta (bighayr 'ahd vva la 'a([d} (Balàdzni-i, 217).<br />

(rf) ('Amr [b. Muli.] al-Nàqid. da 'Abdallah b. Wahb, da ibn Lahi'ah,<br />

da Abdallah b. Hubayrah). L' Egitto fu conquistato con la forza (' a n vv a t *")<br />

(Balàdzuri, 219).<br />

{e) ('Amr [b. Muli. al-Nàqid) da 'Abdallah b. Wahb. da ibn Lahi'ah,<br />

da ibn An'am [cioè Abd al-rahmàn b. Ziyàd b. An'ani|, da suo padre<br />

[Ziyàd b. An'am], da suo nonno [An'am], che fu presente alla conquista del-<br />

l'Egitto). L'Egitto fu conquistato con la forza ('anwat"") e senza trattato<br />

(bighayr 'ahd wa là 'aqd) (Balàdzuri, 219-220).<br />

Suyùti Husn, I, 61-62, ha un capitolo speciale in cui raccoglie tra-<br />

dizioni sulla questione della natura della conquista d'Egitto.<br />

Cfr. anche Mahàsin, I, 20: Maqrìzi Khitat, I, 294-295.<br />

Nota 1. — (aj L'incertezza dei dotti Musulmani del III secolo sulle condizioni con le quali l'Egitto<br />

passò in potere degli Arabi, proviene dal tatto che essi confondono gli incidenti della prima parte del-<br />

l'invasione, ossia dalla presa di al-'Aris fino alla resa di Alyiìnah (Babilonia), con quelli che avvennero<br />

di poi. Vale a dire gli Arabi conquistarono a viva forza ('anwataD) una grande parte della campagna<br />

egiziana, ma poi dopo la sconfitta di Heliopolis e il principio dell'assedio di Babilonia, infranta ogni<br />

possibilità di seria resistenza, al-Muqawqis trattò con 'Amr la resa pacifica di tutto il resto del paese,<br />

ed alle condizioni più o meno indicate nelle precedenti tradizioni. Le notizie sulla caduta di Alessan-<br />

dria, quando perirono soli 22 Musulmani, rivelano che la sottomissione di tutto il restante Egitto si<br />

svolse in modo incruento, e le spedizioni dei luogotenenti di 'Amr furono fatte nel solo scopo di im-<br />

piantarvi l'amministrazioiie fiscale musulmana e di accertare la sottomissione del paese alle condizioni<br />

pattuite con al-Muqawqis, Una frase poi della precedente tradizione (kàna aradda 'alaykum, ecc.><br />

allude evidentemente al tratto di paese egiziano sottomesso a viva forza tra al-'Aris e Alvunah, e che<br />

per patto espresso doveva entrare nel godimento delle stesse condizioni pattuite per il resto del paese.<br />

I tradizionisti musulmani non hanno compreso che nella conquista dell'Egitto vi fossero queste due<br />

fasi nettamente distinte, e con poca intelligenza geografica e ninna critica storica hanno confuso le<br />

due fasi insieme cadendo cosi in una contradizione, dalla quale non hanno saputo distrigarsi. — Si<br />

noti che fino alla caduta di Alvunah gli Arabi erano in possesso soltanto d'una sottile striscia di terra,<br />

lungo il deserto tra il Sinai e l'Egitto, e che la vera sottomissione del paese si fece dopo la caduta di<br />

Alyiinah: per convincersene basta studiare la tradizione al § 130, dove si enumerano le spedizioni in-<br />

viate da 'Amr, e le città che furono occupate militarmente dagli Arabi.<br />

(b) Infine si ricordi, come chiariremo meglio trattando tutto il problema nel suo insieme sotto<br />

l'anno 23. H., gli Arabi durante la conquista non si diedei-o alcun pensiero del modo come avvenisse la<br />

sottomissione del paese. Con le armi o per trattato era la stessa cosa allora : l' importante era che il<br />

paese si sottomettesse e pagasse agli Arabi tutto ciò che pagava prima al tesoro bizantino. Tranne le<br />

312.


20. a. H. §§ 183-186.<br />

perdite naturali di guerra, e qualche penale straordinaria e temporanea inflitta ad alcuni per la loro 20. a. H.<br />

tenace resistenza, lo stesso trattamento generale fu esteso tanto ai vinti con trattato, quanto a quelli [EGITTO. - Tradii-ottomessi<br />

con la forza. La distinzione fu elucubrazione dei teorici posteriori, quando si volle, per ra- zioni sul modo<br />

gioni fiscali e per questioni teoriche di diritto pubblico stabilire il carattere legale delle varie terre sotto come fu sotto-<br />

il dominio musulmano. messo l' Egitto.)<br />

§ 184. — (a) (al-Balàdzuri, senza isnàd). I villaggi dell'Egitto, dove i<br />

Musulmani incontrarono resistenza e dovettero impiegare le armi facendo<br />

prigionieri, furono i seguenti: Bilhit, al-Khays e Sultays. Gli abitanti ri-<br />

dotti schiavi furono menati a Madinah, ma il Califfo 'Umar (li rimise in<br />

libertà e) li rimandò in Egitto. Tutti i Copti, al-Qibt, sono ahi al-dzimmah,<br />

e posseggono un patto (lahum 'ahd), che non hanno violato. Or<br />

'Amr b. al-'As scrisse al Califfo annunziandogli la presa di Alessandria<br />

nei seguenti termini :<br />

« Dio ci ha concesso la conquista di Alessandria a<br />

«viva forza ('anwat*") e senza patti di sorta (bi-ghayr 'ahd wa là<br />

« 'aqd) ». — Invece Yazid b. abì Habib sostiene che tutto (l'Egitto) fu sot-<br />

tomesso a patti (sulh"") (Balàdzviri. 215-216).<br />

Cfr. §§ 127, 128.<br />

(h) La prima parte della tradizione trovasi anche in ibn 'Abd al-<br />

hakam con il solo divario che invece di Sultays abbiamo la variante Sàti.s:<br />

r isnàd è: 'Abdallah b. Salili, da Layth b. Sa'd, da Yazid b. abì Habib<br />

(Abd al-hakam. 121).<br />

S u y ù t i H u s n , I, 57.<br />

§ 185. — (Muh. b. Sa'd, da al-Wàqidi, da Isliàq b. Abdallah b. abi<br />

Farwah, da Hayyàn b. Surayh, da 'Umar b. 'Abd al-'aziz). « Noi non<br />

«abbiamo conqui.stato un -borgo del Maghrib con trattato di pace ('ala<br />

« sulh), se non tre, ossia Alessandria, Kafartis e Sultays ». Il Califfo 'Umar<br />

(b. 'Abd al-'azizj soleva dh-e: «Chi si converte della gente di quei luoghi,<br />

« faccia di sé e dei suoi beni (mài) quello che vuole » (Balàdzuri, 222).<br />

Cfr. anche 'Abd al-hakam, 121-122.— Suyùti Husn, I, 60, ha<br />

però i nomi di Alessandria, Saltis [Sultays?], Masil (?) e Balhìt.<br />

La questione oscura delle borgate aventi privilegi speciali in Egitto<br />

si è già presentata in alcuni paragrafi precedenti (cfr. § 128).<br />

§ 186. — ibn 'Abd al-hakam adduce })0Ì varie tradizioni che affermano<br />

semplicemente essere stato l'Egitto sottomesso con le armi senza<br />

patti di sorta. Gli isnàd di queste varie tradizioni, in tutto tredici,<br />

eguali nel contenuto sono :<br />

1" 'Abd al-malik b. Maslamah e Uthmàn b. Sàlih, ambedue da ibn<br />

Lahi'ah, da Abdallah b. Hubayrah ;<br />

2° Abd al-malik [b. Maslamah], da ['Abdallah?] ibn Wahb, da Abd<br />

al-rahmàn b. Ziyàd b. An'am, da alcuni dotti;<br />

313. 40


20. a. H.<br />

EGITTO. - Tradizioni<br />

sul modo<br />

come fu sottomesso<br />

r Egitto.',<br />

§§ itì*;, 187. 20. a. H.<br />

Ziibayr];<br />

3° 'Uthiuàn b. Salili, da Ziyàd b. Walib, da ibn An'am;<br />

4" 'Abd al-malik b. Maslamah, da ibn Laliì'ah, da 'Urwah [b. al-<br />

5" 'Abd al-inalik b. Maslamah, da ibn Wahb, da 'iyàd 1). 'Abdallah<br />

al-Fihri, da Rabi'ali b. abi 'Abd al-rahmàu; dove si aggiunge che lo .stato<br />

legale degli abitanti e delle terre d'Egitto fu un atto spontaneo del Ca-<br />

liffo 'Umar per il bene della causa musulmana (e non conseguenza di un<br />

patto con i vinti), ecc. ('Abd al-hakam, 127-129).<br />

Cfr. anche S u y u t i H u s n , I, 60, il quale adduce una tradizione se-<br />

condo la quale il Califfo 'Umar b. 'Abd al-'azìz [f 101] avrebbe informato<br />

Hayyàn b. Surayh che l'Egitto era stato preso d'assalto e senza trattato.<br />

§ 187. — Quanti sostengono essersi l'Egitto sottomesso con regolare<br />

trattato e perciò non essere preda assoluta dei Musulmani, adducono le<br />

seguenti tradizioni:<br />

{a) (abù 'Ubayd, da Sa'id b. abi Maryam, da Yahya b. Ayyùb, da<br />

'Ubaydallah b. abi Gra'far). Il Califfo Mu'àwiyah b. abi Sulyàn scrisse a<br />

Wardàn mawla di 'Amr b. al-'As, ordinandogli di aumentare (la tassa<br />

a capo) sui Copti di un qiràt per ogni uomo. Allora Wardàn gli rispose:<br />

«Come posso aumentare le tasse sui Copti, se nel loro patto ('ahd) è sti-<br />

« pulato che non possano essere aumentate le imposte a carico loro? »<br />

(Balàdzuri, 217).<br />

Cfr. anche 'Abd al-hakam, 124-125.— Cfr. § 194.<br />

(b) (Muh. b. Sa'd, da al-Wàqidi, da 'Abd al-hamid b. Gra'far, da suo<br />

padre ó-a'far, da 'Urwah b. al-Zubayr). Questi disse: « Io ho passato sette<br />

« anni in Egitto (Misr) e vi ho tolto anche moglie: allora ho visto la po-<br />

« polazione esausta (magàhid), perchè gravata da imposte superiori alle<br />

«loro forze. E in verità 'Amr sottomise gli abitanti con un trattato (bi-<br />

«sulh) e stipulò un patto ('ahd) e li obbligò a pagare (soltanto) una<br />

«cosa (= tassa) fissa» (Balàdzuri, 217-218).<br />

(e) (Bakr b. al-Haytliam, da 'Abdallah b. Salili, da al-LaytJi b. Sa'd,<br />

da Yazìd b. abi 'Ilàqah, da 'Uqbah b. 'Amir al-Gruhani). Gli abitanti del-<br />

l'Egitto ottennero un trattato regolare ('ahd wa 'aqd) che fu scritto<br />

per loro da 'Amr b. al-'As; dove era pattuito che dovessero godere della<br />

sicurtà (à m i n ù n a) per i loro beni (a m w à 1), per le loro persone, per le<br />

loro donne e per i loro figli: nessuno di essi poteva essere venduto come<br />

schiavo, ma dovevano pagare un tributo fisso (kharàg) che non era lecito<br />

aumentare. I Musulmani avevan l'obbligo di tener lontano da loro il timore<br />

dei nemici. E, aggiunse 'Uqbah b. 'Amir, « io fai testimonio a questo (trat-<br />

« tato) » (Balàdzuri, 218).<br />

314.


20. a. H. §§ 187-190.<br />

L" importanza di questa tradizione sta anche nel fatto che ignora la 20. a. h.<br />

questione dei due dinar a testa per adulto, invenzione di tempi poste- ^jo^j g^, ^^^^<br />

riori, ma ripetuta come verità storica in tante tradizioni sulla resa di Ba- come fu sotto-<br />

bilonia e in altri pretesi testi del trattato egiziano. Cfr. §§ 64, 72, 73,<br />

74. ecc.<br />

Ve inoltre una tradizione conservata da Suyùti Husn, I, 61, se-<br />

condo la quale al-Zubaj-r b. al-'Awwàm avrebbe voluto la divisione delle<br />

terre d'Egitto, ma a ciò si opposero prima 'Amr b. al-'As e poi il Califfo<br />

'limar. La notizia viene dal libro di Muhammad b. al-Rabi' al-Crizi sui<br />

Compagni del Profeta che si stabilirono in Egitto, con l' i s n à d : 'Abdallah<br />

b. al-Mughìiah b. abi Burdah, da Sufyàn b. Wahb al-Khawlàni.<br />

§ 188. — ('Uthmàn b. Salili, da al-Layth b. Sa'd, da Yazìd b. abi<br />

HabibV Tutto l'Egitto fu sulh (terra conquistata con trattato), tranne<br />

Alessandria che fu presa d'assalto ('anwat*°) ('Abd al-hakam, 123).<br />

§ 189. — (^'Abdallah b. Sàlih, da Yahya b. Ayyùb, da 'U1)aydallah<br />

b. abi Gra'far, da un vecchio tra i comandanti della guarnigione [egiziana]).<br />

Il trattato concluso con gli abitanti dell'Egitto trovasi presso i loro capi<br />

(kubarà-uhum) ('Abd al-hakam, 123).<br />

§ 190. .— (Hisàm b. Ishàq al-'Amiri, da al-Layth b. Sa'd, da 'Ubay-<br />

dallah b. abi Cxa'far, da un vecchio contemporaneo della conquista del-<br />

l'Egitto). La copia dello scritto (kit ab) concesso agli abitanti dell'Egitto<br />

trovasi presso Talmà signore di Ahnà, presso Qarmàn signore di Rasìd,<br />

[Yàqùt, II, 781] e presso Yuhannas signore di al-Barullus [Yàqiit, I,<br />

593]: i patti erano due dìnàr per ogni uomo, e la forni tui-a delle prov-<br />

viste (a r z à q) :<br />

alle (milizie) musulmane non potevano essere espulsi dal<br />

loro territorio (diyàr), non dovevano essere rapite le loro donne, i loro<br />

villaggi (kufùr) e le loro terre (ard), né potevansi aumentare (ad arbitrio)<br />

le loro tasse (') ('Abd al-hakam, 123).<br />

Cfr. M a h à s i n ,<br />

invece di Qarmàn.<br />

I, 20, dove è scritto Ikhnà, invece di Ahnà, Fannàn<br />

Il pregio storico di questa tradizione sta in ciò, che tradisce uno dei<br />

sistemi prediletti con cui si mettevano in (;ii-colazione le tradizioni false:<br />

si esumavano presso qualche illustre sconosciuto, che affermava avere una<br />

copia autentica d'un documento antico, e si trovava sempre un giurista o<br />

tradizionista compiacente, il quale per una generosa propina dava tutto il<br />

peso della sua autorità all'autenticazione della tradizione, o documento. Un<br />

altro caso tipico di queste falsificazioni lo avemmo già nella biografia<br />

del Profeta (cfr. 9. a. H., §§ 69 e nota 2; 70, nota 1). La falsità della<br />

presente tradizione si rivela anche con l'imperfezione dell'i sn ad (cfr. In-<br />

315.<br />

* ^' °


§§ lyo-i'j-i. 20. a. H.<br />

20. a. H.<br />

t roil uzioii L! , ìjij !• e segi»-.), in cui il primo auellu di cuUi>iuiizione è una<br />

EGITTO. - Tradi- '<br />

.<br />

-^ ^ -^ •<br />

•<br />

[ i ,, . t ,<br />

zioni sul modo autorità anonima: i lalsmcaton delia tradizione hanno avuto un resto di<br />

come fu sotto- pudore e di sincerità religiosa, non hanno voluto aggravare la propria co-<br />

messo l'Egitto.<br />

scienza addebitando ail un Compagno del Profeta una tradizione falsa. È<br />

noto come la coscienza jjubblica musulmana, conscia dell'assiduo lavoro di<br />

falsiticazionc di tradizioni, creasse tutte quelle sentenze del Profeta com-<br />

minanti pene terribili nell'inferno ai pi^palatori di hadith apocrifi (con-<br />

frontisi, per esempio, ibn Ha ubai, Musnad, I, 46. lin. 30: 66, lin. 21;<br />

70, lin. 8, ecc., ecc.).<br />

Di vero però nella tradizione deve essere il fatto che gli Arabi lascia-<br />

rono in carica i capi, o prefetti copti che avevano l'ammiiirstrazione del<br />

paese sotto i Bizantini. Essi erano i depositari di tutti i documenti am-<br />

ministrativi e degli archivi: perciò appunto potevano essi facilmente in-<br />

ventare documenti falsi e metterli in circolazione.<br />

Nota 1. — A sostegno della tesi che l'Egitto fosse sottomesso con un trattato, ibn 'Abd al-hakam<br />

cita altre due tradizioni, l'una di Yaliya b. 'Abdallali b. Bukayr, e l'altra di 'Abd al-malik b. Màlik, ognuna<br />

con isnàd diversi, e nelle quali si rammentano le discussioni suscitate su questo argomento, quando<br />

il Calilì'o Mu'àwiyah concesse a 'Uqbah b. Amir una terra in Egitto, e come i mawàli del Califfo gli<br />

rammentassero le condizioni pattuite con i Copti, quando si arresero ad 'Amr b, al-'As l'Abd a 1 - li akàm,<br />

124).<br />

§ 191. — (Zayd b. Aslam). Il Califfo Umar aveva una cassa, in cui<br />

teneva tutti i trattati conclusi da lui: un trattato con l'Elgitto non esi-<br />

steva in quella cassa (Hubays, fol. 102, v.) [H.].<br />

Cfr. S u y ii t i H u s n , I, 60.<br />

Aveva dunque il Califfo un archivio in Madinah?<br />

§ 192. — (Yahya b. Khàlid, da Ra.sid b. Sa'd, da 'Aqil b. Khàlid, da<br />

ibn Sihàb [al-Zuhri]). L'Egitto fu conquistato in parte con trattato, in parte<br />

dispose che tutto il paese tosse dz i m-<br />

con le armi : allora il Califfo ' mah. — Così fu fatto, e così<br />

kam, 129).<br />

Umar<br />

rimase di poi fino ad oggi ('Abd al-ha-<br />

S u 3^ ii t i H u s n , I, 61.<br />

§ 193. — (Arad b. Musa, da ibn Lahi'ah, da 'Amr b. Su'ayb, da suo<br />

padre Su'ayb, da suo nonno). 'Amr b. al-'A.s scrisse al Califfo 'Umar b. al-<br />

Khattàb a proposito di quei (Copti) che si facevano trati in Egitto e poi<br />

morivano senza eredi. Il Califfo rispose che quelli, i quali erano discen-<br />

denti, dai defunti, dovevano ereditarne la sostanza: se però non v'erano di-<br />

scendenti i beni lasciati dovevano andare a beneficio del tesoro (bayt<br />

mài), perchè i Musulmani ei-ano i padi'oni ('Abd al-hakam, 129).<br />

§ 194. — ('Abdallah b. Salili, da Yahya b. Ayyùb, da Ubaydallah b.<br />

abì Gra'far, da uno dei kubarà al-gund, o anziani della guarnigione).<br />

3ie.


20. a. H. § 194.<br />

Quando il Califfo Mu àwiyah scrisse a Wardàn (in Egitto) di aumentare 20. a. H.<br />

(la gizyah) di un qirat per ogni uomo, Wardan gli rispose che ciò non ^ioni sui modo<br />

era possibile secondo i patti nella resa dei Copti; e Mu'àwiyah irritato de- come fu sotto-<br />

-iTT 1- -AiT 11 1 ir^j\ messo l'Egitto.)<br />

'<br />

pose Wardan (Abd a 1 -ha k ani, 124).<br />

Cfi-. anche § 187.<br />

Questa tradizione dà lume su molte questioni : con essa vediamo la<br />

principale ragione per la quale i tradizionisti musulmani si affannano a<br />

confortare con tante varie tradizioni la famosa condizione dei due dinar<br />

a testa da pagarsi in Egitto da tutti i Copti adulti, condizione che, come<br />

vedremo, non è esistita nei primitivi trattati di sottomissione ; la tassa fu<br />

introdotta come fase finale di lunghe trasformazioni alla fine del dominio<br />

Uma3'yade, o forse anche piìi tardi. Quando gli Arabi riformarono i tri-<br />

buti locali e cercarono di uniformarli tra loro, dando spesso a tributi nuovi<br />

nomi antichi, ebbero a dipanare un' intricatissima matassa, e tutti coloro<br />

che subirono, o temettero subire un maggiore aggravio, protestarono ener-<br />

gicamente. L'unica arma del tempo per dare consistenza ed efficacia alle<br />

proteste ed alla voce dei partiti d'oppo.sizione era la coniazione di tradi-<br />

zioni apocrife. Esse riuscivano utili ogni qualvolta il governo, sempre a<br />

corto di mezzi, cercava di incrudelire le imposte: allora le vittime del<br />

fisco facevano la voce grossa, adducevano abbondante copia di tradizioni,<br />

che fissavano l'ammontare primitivo delle tasse e sostenevano inoltre la<br />

tesi arrischiata, essendo l'ammontare delle tasse fissato per patto esplicito<br />

della sottomissione, non fosse lecito aumentarlo ;<br />

pretesa discutibile, perchè<br />

giuridicamente, entro certi limiti lo Stato ha il diritto di mettere nuo\'e<br />

imposte e di aumentare le antiche. Il partito contrario, quello governa-<br />

tivo e fiscale, ricorreva per difendersi agli stessi mezzi, ossia metteva in<br />

circolazione altre tradizioni che sostenevano tutto il contrario, vale a dire<br />

che affermavano la resa a discrezione del paese in potere degli Arabi e<br />

quindi implicitamente la facoltà del governo islamico di imporre nuove<br />

imjwste.<br />

A questo giuoco d" interessi tra loro in conflitto partecipavano indi-<br />

stintamente Musulmani e non musulmani, non solo perchè tanto gli uni<br />

che gli altri avevano egualmente interesse a non essere dissanguati dal<br />

crudele fisco, ma anche per la ragione — chiarita meglio in appresso —<br />

che stante la confusione creata nel regime fiscale dalle conversioni dei<br />

sudditi all' Islam, molti fedeli pagavano tasse che secondo la legge più<br />

ortodossa, si sarebbero dovute pagare dai soli non musulmani. Come si<br />

facessero queste falsificazioni di tradizioni è chiarito abbastanza bene dal<br />

contenuto del precedente § 190.<br />

817.


20. a. H.<br />

(EGITTO. - Tradizioni<br />

sul modo<br />

come fu sottomesso<br />

l'Egitto.)<br />

195-197. 20. a. H.<br />

§ 195. — ('Ami- fb. Miih. al-Nàqid], da 'Abdallali b. Wahb, da Màlik<br />

[b. AnasJ; o al-Layth [b. Sa'd| da al-Zuhri, da un figlio di Ka'b b. Màlik).<br />

Il Profeta disse: « Quando conquisterete l'Egitto, ti-attate bene i Copti,<br />

«perchè essi hanno diritto alla dziminah (protezione dei Musulmani) e<br />

. . rahim*") ». E disse al-Layth: « Di-<br />

«sono nostri congiunti (1 a h u m .<br />

« tatti la madre di Isma'ìl (figlio del Profeta, cioè Màrij-ah) era una<br />

«copta» (Balàdzuri, 219).<br />

§ 196. — (ibn Huba3-s, senza isnàd). La maggior parte della gente<br />

voleva che 'Amr dividesse il fay (= reddito globale delle imposte pagate<br />

dai non musulmani), ma 'Amr b. al-'As rispose che non poteva farlo se<br />

prima non interrogava il Califfo. Egli informò 'Umar del desiderio dei<br />

Mu.sulmani di dividersi Alessandria, ma 'Umar rispose di non dividere (gli<br />

abitanti), sì di lasciarli (come erano), atfinchè il kharàg che essi avreb-<br />

bero pagato fosse andato come fa y •<br />

(—<br />

reddito) dei Musulmani e li aiutasse<br />

a muover guerra santa (gihàd) contro i loro nemici. 'Amr b. al-'As contò<br />

allora gli abitanti di Alessandria ed impose a loro il kharàg. Tutto l'Egitto,<br />

essendo preso per trattato, dovette sottostare ad una tassa di.due dinar<br />

a testa: la gizyah non superò mai questa somma, fatta eccezione per ciò<br />

che ad ognuno incombeva per le sue terre e seminati. Gli Alessandrini<br />

hanno invece da pagare gizyah e kharàg, in proporzione di ciò che<br />

il loro wali o governatore stabilisce, perchè fu presa d'assalto e senza<br />

trattato, e gli abitanti non ebbero né s u 1 h né dz i m m a li (H u b a y s<br />

fol. 102,v.) [H.].<br />

Cfi'. Suyùti Husn, I, 59, pure senza isnàd.<br />

EGITTO. — Riepilogo critico delle tradizioni sulla conquista araba<br />

dell' Egitto.<br />

§ 197. — La prima resa di Alessandria nel 20. H. segna la fine della<br />

campagna con la quale 'Amr b. al-'As, nel corso di due anni, riuscì a sta-<br />

bilire il dominio arabo in Egitto, e siccome nel precedente esame delle tónti<br />

abbiamo, secondo il nostro meglio, tentato di chiarire i punti più oscuri<br />

della narrazione e della cronologia, è nostro dovere riassumere ora le con-<br />

clusioni di tutte le critiche e porgere in forma organica e con nesso conse?<br />

cutivo le linee generali e sintetiche dei risultamenti ottenuti mediante la<br />

nostra faticosa cernita del vero dal falso e dall' improbabile.<br />

Dicemmo già brevemente quali furono le ragioni dell' invasione araba<br />

dell'Egitto. L'impetuoso movimento di espansione militare del califfato<br />

madinese, la caduta della Siria e della Palestina nelle mani dei conqui-<br />

statori arabi, la decrepitezza politica e militare dell'impero bizantino, e lo<br />

318.


20. a. H. §§ 197, 198.<br />

sgomento prodotto dai disastri in Siria sull'animo dei Bizantini, erano av- 20. a. h.<br />

venimenti di tale natui'a, che non sarebbe concepibile presumere presso gli<br />

i^g^ critico delie<br />

Arabi un periodo di sosta. Tutto invece doveva necessariamente indurre tradizioni sulla<br />

i vincitori ad invadere senza indugio anche l'Egitto che giaceva loro di-<br />

nanzi, facile, ricchissima ed ambita preda per schiere ormai avvezze a vin-<br />

cere e sicure della loro immensa superiorità militare. Ma alcune ragioni<br />

di carattere personale accelerarono, o precipitarono gli eventi.<br />

Le vittorie, i lìottini e le conquiste degli ultimi anni avevano destato<br />

molte ambizioni, creando tra i vari capitani dell' Islam una specie di gara,<br />

ispirata non tanto dal desiderio di servire disinteressatamente la causa<br />

della nuova fede, quanto da ragioni — del resto ben naturali — di vanità<br />

e di vantaggio personale. Ogni nuova vittoria ed occupazione significava la<br />

creazione di un nuovo distretto amministrativo, affidato per lo più al coman-<br />

dante militare che aveva avuto il merito della conquista. Questa diventava,<br />

considerata nei suoi aspetti più particolari, una specie di proconsolato per-<br />

sonale, fonte non solo di sodisfazioni morali, ma anche di cospicui vantaggi<br />

materiali. L'amministrazione fiscale del tempo, in ispecie dopo la grande<br />

confusione della invasione, trovavasi in tale disordine, e la riscossione dei<br />

tributi si prestava a tanti abusi e favoritismi a danno dell'amministrazione<br />

centrale in Madinah, che i governatori quasi senza volerlo si trovavano ar-<br />

bitri nel disporre d'ingenti somme di danaro, senza avere a render conto<br />

delle medesime a nessuno. Di questo fatto e delle sue conseguenze avremo<br />

a discorrere ampiamente in altro luogo.<br />

§ 198. — Da tale stato di cose era naturale nascesse nell'animo di<br />

ogni capitano di numerose schiere il desiderio di carpire anche lui gii<br />

onori e le ricchezze degli altri colleghi più fortunati, e sospingesse alcuni<br />

ad iniziare nuove conquiste anche senza il previo consenso del Califfo.<br />

Questo fu, come già dicemmo, il caso della spedizione nel Fàris (cfi'. 19. a. H.,<br />

§§ 66 e segg.) ed anche dell' Egitto (cfr. 18. a. H., § 176), e forse in larga<br />

mism'a di quasi tutte le conquiste arabe in Siria e in Persia.<br />

Il terribile flagello della peste nell'anno 18. H. aveva mietuto innu-<br />

merevoli vittime nelle file dei Musulmani, senza risparmiare né i coman-<br />

danti né i governatori né i semplici gregari. Quando fu necessario prov-<br />

vedere con nuove nomine ai posti vacanti, il Califfo 'Umar, per ragioni<br />

particolari che non ci vengono riferite, ma sono bene intelligibili, non<br />

volle dare alcuna preferenza all'astuto ed ambiziosissimo Amr b. al-'As.<br />

che pure aveva reso tanti servigi come capitano di schiere sin dai primi<br />

giorni delle conquiste. Al posto ambito di governatore della Siria, e più<br />

specialmente di Damasco, fu nominato il giovane ed intelligente Mu'à-<br />

819.<br />

deir Egitto!


§§ 198, 199. 20. a. H.<br />

20. a. H. wivali 1). all'i Sutyan, per evidenti ragioni di opportunità politica e di ri-<br />

i*^ogrc?itìco"dene ii"ardi verso raristoerazia makkana (cfr. 18. a. H., § 75; 19. a. H., §§ 16-18);<br />

tradizioni sulla Ann- b. al-'A.': videsi perciò lasciato nelle medesime condizioni di prima, e<br />

conquista ara a<br />

oell cgiTto.| " o '<br />

^^ |j ,,,.,ij,,| ,1,1 sik. più fortunato colleefa. o A lui tu affidato solo rine-rato<br />

e<br />

incarico di (ìro.scguire con altri il tedioso assedio di Cesarea, che presentava<br />

agli Arabi, imperfetti conoscitori dell'arte d'espugnare piazzcfoi'ti, difficoltà<br />

eccezionali.<br />

'Amr b. al-'A.s non eia uomo da sottostare passivamente a un simile<br />

trattamento: pur nascondendo il suo risentimento e mostrandosi ossequioso<br />

ai voleri del Califfo, concepiva intanto e maturava un ambizioso disegno,<br />

torse già di antica data, e che volle mettere poi in esecuzione con qiiella<br />

abilità e con quell' anlirc l'he tanto lo distinguevano. Insofferente della<br />

idea di sottostare agli ordini del più fortunato Mu'àwiyah, decise di con-<br />

cpiistarsi da solo una provincia e di rendersene il governatore, emancipan-<br />

dosi dalla tutela di giovani ed ambiziosi colleghi. I suoi sguardi si rivolsero<br />

All'Egitto, che 'Amr ben conosceva per esservi stato forse come mercante<br />

nei primi anni della sua gioventù, quando ancora non aveva abbracciato<br />

l'Islam (cfi'. 18. a. H., §§<br />

181,' 191, ecc.). Egli era consapevole delle vere<br />

condizioni interne del paese, della debolezza militare dei Bizantini, del<br />

profondissimo malcontento dei Copti contro il governo imperiale, ed infine,<br />

come ragione massima, dell'immensa ricchezza della valle niliaca. Anche<br />

la stagione scelta da 'Amr, il cuor dell'inverno, è indizio che egli cono-<br />

scesse il paese che voleva invadere, e sapesse come l'inverno e la prima-<br />

vera siano» il tempo della maggior magra del Nilo.<br />

§ 199. — È pi'obabile che quando Umar venne in Siria nel 17. H., per<br />

il convegno di al-Gàbiyah, o dinante le trattative per la resa di Gerusa-<br />

lemme, o nel corso della visita del Califfo alla santa metropoli palestinense,<br />

Amr avesse occasione di parlare ad 'Umar dell' Egitto e di esplorarne i<br />

sentimenti nei riguardi d' una spedizione di conquista. Sembra accertato<br />

che 'Umar, il quale non amava avventure e voleva coscienziosamente ordi-<br />

nare ed organizzare le provincie già conquistate prima di estendere ancora la<br />

potestà politica <strong>dell'Islam</strong>, non jìrestasse benevolo ascolto ai suggerimenti<br />

del suo capitano: il Califfo rispose con un diniego esplicito, che 'Amr ac-<br />

cettò senza maggiori insistenze, perchè forse contava di strappare più tardi<br />

in compenso qualche altra concessione; ma quando dopo pochi mesi ai<br />

vide posposto a Mu'àwiyah nel conferimento delle cariche, ne sentì vivo<br />

dispetto: cedendo al sentimento d'istintiva diffidenza verso 'Umar, con il<br />

quale non era affatto legato da vincoli di amicizia, venne alla grave deci-<br />

sione di agire di propria iniziativa e senza darsi alcun pensiero degli or-<br />

dini del Califfo.<br />

320.


20. a. H. § 199.<br />

Nelle luno;he veslie deirassedio di Cesarea di Palestina, ripreso con 20. a. H.<br />

. . , •<br />

1, ^ 1 lEGITTO. - Riepì-<br />

maggiore intensità non appena cessate le stragi della peste, tu combinato i^g^ critico delie<br />

da 'Amr il piano d'invasione, con la massima segretezza ^Dossibile (contì-ontisi<br />

18. a. H., §§ 193, 194), confidandone l'ardito proposito solo ai capi<br />

tradizioni sulla<br />

conquista araba<br />

dell'Egitto.:<br />

maggiori delle proprie schiere, di quelle medesime, sicuramente, che lo<br />

avevano seguito in tutte le campagne contro i Bizantini in Palestina, dal-<br />

l'anno 12. H. in poi. Gli infimi gregari furono tenuti al buio; ma pare<br />

che trapelasse qualche sospetto delle vere intenzioni di 'Amr nonostante<br />

tutte le precauzioni e che un avviso ne giungesse forse sino all'orecchio<br />

del Califfo in Madinah. In questo modo soltanto si spiega la storiella della<br />

lettera scritta da 'limar per impedire ad 'Amr di partii-e.<br />

Ditàtti. quando tutti gli accordi furono presi, di notte tempo, all'insaputa<br />

dei colleghi, 'Amr riunì le schiere che gli erano fedeli, e le menò<br />

via con sé in modo misterioso dalle trincee di Cesarea prendendo la via<br />

dell'Egitto. Non sappiamo con certezza chi fosse al comando delle forze<br />

islamiche sotto le mura di Cesarea, :forse lo stesso Mu'àwij-ah b. abi Sufyàn,<br />

ma nessuno pensò di opporsi alle decisioni dell'insubordinato comandante:<br />

allora i vincoli disciplinari erano assai elastici e inoltre non è nemmeno<br />

escluso che Mu'àwiyah fosse segretamente d'accordo: 'Amr era sempre un<br />

dipendente o un collega incomodo. Il suo allontanamento lasciava mag-<br />

giore autorità a Mu'àwiyah. L'aver lasciate Ghazzah ed 'Asqalàn — an-<br />

cora difese dai Bizantini — alle proprie spalle, indica un tacito accordo<br />

con Mu'àwiyah, perchè le due città erano nel distretto palestinense, di<br />

cui Mu'àwiyah da poco tempo era stato nominato governatore. 'Amr<br />

parti quindi senza aver o nemmeno temer molestie. Quando fu solo con le<br />

sue genti, rivelò apertamente il suo piano ed invitò tutti a seguiiio nella<br />

disegnata conquista dell' Egitto. La impresa poteva apparire ardita, ma i<br />

compensi erano grandi ed attraenti: in tutti ardeva viva la fede nella ca-<br />

pacità del capitano e nei destini della nazione araba. Sebbene i presenti<br />

ammontassero a poco più di 3000 uomini (cfr. 18. a. H., § 18), le schiere<br />

aderirono con generoso slancio alla proposta e si misero senza indugio in<br />

cammino, movendo rapidamente verso i confini. È particolarmente degno<br />

di nota che in larghissima misura queste genti partite con 'Amr venivano<br />

dal Yaman (delle tribù di 'Akk e di Ghàfiq), e che quindi sono da consi-<br />

derarsi come volontari arrolatisi spontaneamente sotto gli ordini del co-<br />

mandante musulmano, senza diretti obblighi di speciale deferenza verso la<br />

persona di 'Umar, a loro forse quasi sconosciuto. Nel gruppo che seguì<br />

'Amr al di là del confine pare che non vi fosse alcun arabo dei dintorni<br />

di Madinah. Nel narrare la fondazione di al-Fustàt, e nel descrivere la<br />

3*21. 41


20. a. H.<br />

lyy, -jui. 20. a. H.<br />

topoirratia della nuova capitalo egiziana troveremo notizie e prove che<br />

[EGITTO. - Rìepi- ^ ° ,. ,, .,.\ , /-,<br />

logo critico delle nelle schiere di Amr militassero anche (jrreci e ii'ersiani, non convertiti<br />

tradizioni sulla<br />

all'Isiàm, noncliè membri dello tribù d'Arabia settentrionale (Qudà'ali,<br />

conquista araba . • t-.i'\i -i<br />

, ,• -,<br />

Uudzam, Ball, ecc.), che ancora non si consideravano interamente dipendenti<br />

dell'Egitto.)<br />

da Madiiiah. Ciò varrà anche a spiogaro hv condotta posteriore del Califfo.<br />

§ 200. — Da Cesarea di Palestina al confino egiziano in Wàdi ai-<br />

'Aris [Baedeker, Palestina und Syricn, 6" ed. ted., 143] la distanza è<br />

di soli 200 chilometri circa, distanza che mi esercito di Arabi bene forniti<br />

di cavalli o di cameli, e con marcie forzate, nelle rigide giornate di di-<br />

cembro, quando appunto 'Amr si mosse da Cesarea, poteva assai facil-<br />

mente percorrere in una settimana od anche meno. Se perciò la tradizione<br />

che Umar, in Madinah, informato della partenza di 'Amr, gli scrivesse<br />

per trattenerlo, e che la lettera del Califfo arrivasse quando Amr era già<br />

prossimo al confine egiziano, se la tradizione, dico, ha fondamento di vero,<br />

essa può soltanto accogliersi come tale, premettendo che 'Umar avesse<br />

avuto sentore del piano d'invasione molto prima della partenza di Amr:<br />

altrimenti la lettera non avrebbe potuto raggiungerlo. È allora anche ra-<br />

gionevole supporre clie la partenza precipitosa di 'Amr dalle mura di Ce-<br />

sarea fosse dovuta alla segreta informazione che il Califfo aveva preso<br />

• misure per impedirgli di partire. Tra i Compagni del Pi'ofeta ardevano già<br />

vivissime le gelosie e non sarà mancato chi sperava impedire ad 'Amr il<br />

raggiungimento del suo ambizioso disegno. Pare, per esempio, che 'Uthmàn<br />

b. 'Affàn osteggiasse i propositi di 'Amr. Tra i due uomini non regnò mai<br />

cordiale accordo (cfr. 18. a. H., § 186), e vedremo che Uthmàn quando<br />

divenne Califfo accolse l'accusa di disonesto amministratore lanciata contro<br />

'Amr e lo destituisse.<br />

La lettera di Umar che vietava ad 'Amr d'invadere l'Egitto non<br />

arrivò in tempo per fi-enare l'ambizioso qurasita ed i suoi non meno ir-<br />

requieti seguaci: Amr, così narra la tradizione, ebbe la lettera in Rafali,<br />

ad un giorno di marcia dal confine egiziano nel 10 Dzii-1-Higgah dell'anno<br />

18. H., il 12 dicembre 639 È. V. (cfr. 18. a. H., § 190), ma non volle<br />

aprirla se non quando era già in terra egiziana. La tradizione vuol fare<br />

intendere che 'Amr intuisse il contenuto della lettera e studiasse il modo<br />

di non obbedirla, nel caso che gli ordinasse di ritornare addietro. Se era<br />

già in terra nemica non era più possibile ritornare indietro. Ma la tradi-<br />

zione ignora che 'Amr anche prima di varcare il confine egiziano era già<br />

in teiTa nemica. Infatti tutta la parte meridionale della Palestina, attra-<br />

versata da 'Amr non era ancora sottomessa all'Islam, e le due città di<br />

Ghazzah e di 'Asqalàn erano ancora munite di guarnigioni greche : vi è<br />

322.<br />

•<br />

-r^<br />

• •


20. a. H. §§ 200, 201.<br />

inoltre da osservare che 'Amr non era uomo da tenere gran conto del lon- 20. a. h.<br />

^ ..rp j- • .<br />

•<br />

1 X j- [EGITTO. - Riepitano<br />

Galino, e sapeva di avere 1 mezzi per agire con completa mdipen- i^gg critico delie<br />

denza, quando ciò gli convenisse. Se la storia della lettera è vera, Amr tradizioni sulla<br />

non aspettò il confine per aprii^la, ma semplicemente ne ignorò il conte- dell'Egitto.]<br />

mito e andò oltre. L'aver trascurato di sottomettere la Palestina meridio-<br />

nale è prova, come già dicemmo, che egli volesse lasciare al suo collega,<br />

al legittimo governatore della Palestina, Mu'àwij^ah, il compito di finii-e<br />

la conquista della sua provincia, e preferisse concentrare tutte le sue forze<br />

sul solo Egitto, a fine di conservarne per sé solo tutto il dominio. Vedemmo<br />

anche in altre circostanze, in Mesopotamia, per esempio, che gli Arabi ri-<br />

spettarono sempre i confini antichi delle varie provincie ed i vari luogo-<br />

tenti dei Califii ebbero ognora cura di non molestarsi l'un l'altro nelle<br />

regioni di reciproca spettanza.<br />

In conclusione, dunque, 'Umar cercò di fermare con una lettera la spedizione<br />

di 'Amr, perchè egli la considerava imprudente e difficile, ma 'Amr<br />

non volle prendere in veruna considerazione gli ordini del Califfo ed entrò<br />

in Egitto. A scusare l'atto di 'Amr, ed a velare l' insubordinazione di uno<br />

dei maggiori Compagni, la tradizione ha aggiunto tutti quei ritocchi sul<br />

contenuto della lettera, che hanno il solo scopo di esonerare 'Amr da ogni<br />

accusa di aperta ribellione e di nascondere l'impotenza e la poca autorità<br />

di 'Umar sopra i suoi luogotenenti.<br />

E qui è opportuno ripetere ancora una volta, che per bene intendere<br />

la verità sui primi tempi dell' Isiàm, occorre svestire la nostra mente ed<br />

il nostro giudizio da tutti quei falsi suggerimenti della tradizione, secondo<br />

la quale il Califfo godeva d' indiscussa ed assoluta autorità su tutti i suoi<br />

dipendenti. Invece la verità è ben diversa, perchè il Califfo, appunto per<br />

il carattere elettivo della sua carica, la precarietà e la provvisorietà della<br />

medesima, e per il grande prestigio personale degli altri Compagni, go-<br />

deva di autorità molto limitata ;<br />

questa era grande solo quando aveva dietro<br />

di sé il pieno consenso dei colleghi in Madinah. che gli fungevano da<br />

senato, o consiglio superiore dell' impero. Tanto limitata era 1' autorità per-<br />

sonale di 'Umar, che sul letto di morte non osò nemmeno consigliare un<br />

successore : gli Umayyadi, tramutando il carattere elettivo del califfato in<br />

ereditario e ponendo le basi amministrative e militari dell'autocrazia mu-<br />

sulmana, godettero d'autorità assai maggiore di 'Umar. Questo aspetto sin-<br />

golarf dei primordi dell' Islam fii, per ragioni ovvie, attentamente taciuto<br />

dai trasmettitori delle tradizioni islamiche.<br />

§ 201. — 'Amr entrò in Egitto con un piano di campagna bene pre-<br />

stabilito, piano che nella sua efficace semplicità non solo rivela l'accor-<br />

823.


« -joi. 20. a. H.<br />

20. a. H. tozza del generale, ma anche la conoscenza del paese e dei sentimenti<br />

logo critico dtn'e


20. a. H. § 201.<br />

ternarsi direttamente nel Delta. Un solo sguardo alla carta rivela la giù- 20. a. H.<br />

stazza di tale considerazione, se si osserva come Babilonia sia posta al ,^gg critico delie<br />

perno centrale di quella specie di ventaglio di corsi d'acqua, che si irradia tradizioni sulla<br />

T ,<br />

a bre\»e distanza a nord del Oairo.<br />

Primo compito di Amr era dunque di assalire Babilonia, e, minacciando<br />

questa, scoprire le fòrze del nemico. Allo stesso tempo doveva man-<br />

T ^ T r^ • conquista araba<br />

tenersi aperte e facili le comunicazioni dirette attraverso il deserto con<br />

l'Ai'abia, per ritirarsi in caso di pericolo, o per averne rinforzi nel caso<br />

che la fortuna venisse ad arridergli. Questo spiega perchè Amr si avan-<br />

zasse dil'ettamente su Babilonia, tenendosi sul limitare del deserto, e con-<br />

tentandosi di sopprimere quelle piccole guarnigioni di confine, poste dal<br />

governo bizantino nei punti dove le terre coltivate del Delta erano esposte<br />

a depredazioni di nomadi.<br />

I pochi difensori di al-Faramà e di Bilbays furono sopraffatti senza<br />

grandi difficoltà, ed 'Amr, sorprendendo i Bizantini con il suo ardire,<br />

giunse sin nei pressi del Cah-o odierno, sconfisse una piccola schiera che<br />

cercava opporgli resistenza, ed occupò alcune di quelle grosse borgate sorte<br />

al nord di Babilonia, tra cui in primo luogo Unim Dunayn, o Tandùnyàs,<br />

che sorgeva dove oggi stendesi la parte centrale e più abitata del Cairo,<br />

il giardino dell' Esbekiyya. Nell'altra borgata di Mi.sr, propriamente detta,<br />

che cingeva a settentrione ed a oriente la cittadella di Babilonia, egli non<br />

tentò di entrare, perchè in essa eransi ricoverate le schiere scacciate da<br />

Umm Dunayn, ed egli non voleva ancora immobilizzarsi in un assedio<br />

regolare. Amr mirò nella prima fase della campagna ad intimidire e per-<br />

turbare i Bizantini con la grande mobilità delle sue schiere e con atti-<br />

improvvisi e feroci di guerriglia barbara. Non volle tentare conquiste ed<br />

occupazioni definitive, ma preferi valersi dei liberi spazi del deserto che<br />

tocca le pianure irrigate del Nilo, per minacciare la ricca valle in molti<br />

punti allo stesso tempo, senza mai lasciarsi cogliere da forze superiori. Dal<br />

confine palestinense sino all'Alto Egitto le sue schiere avevano libertà di<br />

lazziare e molestare gii abitanti senza tema di vedersi tagliate le vie di<br />

comunicazione con l'Arabia.<br />

II possesso di Umm Dunayn bastava per ora al piano predatorio di<br />

campagna escogitato da Amr, perchè la borgata giaceva sulle rive del Nilo<br />

e nel porto fluviale erano ormeggiate molte imbarcazioni. Nella sua avan-<br />

zata diretta sì. ma prudente da al-'Aris sino a Babilonia, una distanza di<br />

200 chilometri cii'ca, Amr si era persuaso che i Bizantini disponevano di<br />

pochissime forze e che gli era perciò possibile tentare un qualche ardito<br />

colpo di mano; incutendo lo spavento a Greci e Copti, si lusingava predi-<br />

325.<br />

dell' Egitto.


5^ 2(11 202. ^U. ci. n.<br />

2C. a. H. spoili ail aiiendersi con il minimo indugio possibile. Egli lanciò quindi<br />

lEGiTTO - Riepilogo<br />

criTico delle<br />

^^.jjjpj.j^ volanti in tutte le direzioni lungo il<br />

'-' limitare del deserto, non solo<br />

tradizioni sulla sulla riva arabica del Nilo, ma anche su quella opposta, la libica. Con le<br />

conquista araba<br />

dell' Egìtio.ì navi catturate in Umni Dunayn fece trasportare alcune schiere sulla riva<br />

occidentale, sguernita di difensori, e gli arditi avventurieri del deserto raz-<br />

ziarono la valle niliaca e l'oasi del Fayyum, giungendo sino ai pressi di<br />

Asyùt.<br />

I Bizantini cercarono di fermarli ponendo un fólte posto militare nel<br />

villaggio di Làhùn, dove si entra nell'oasi del Fayyum dalla valle del Nilo.<br />

Oli abitanti di una contrada vicina, l'isola di Loqyòn, erano in armi contro<br />

i Greci (cfr. 19. a. H., § 72),<br />

i quali temevano perciò che Copti ed Arabi<br />

si unissero contro di loro. Gli Arabi ebbero vari scontri con piccole schiere<br />

di Bizantini, e sebbene costretti a retrocedere in una prima avanzata sul<br />

Fayyum, ripresero ben presto la rivincita, sgominarono una schiera di Bi-<br />

zantini comandata dal generale Giovanni, forse il Duca di Barqah, il comandante<br />

in capo delle schiere bizantine in Egitto, e uccisero lui e gran<br />

parte dei suoi nella strage. Grazie a questa prima vittoria gli Aiabi en-<br />

trarono trionfanti in Bahnasà e vi fecero scempio degli abitanti. Poi inse-<br />

guirono attraverso i campi coltivati ed i giardini della valle niliaca l'altro<br />

capitano Giovanni di Màrós, fin presso Buwayt, a 200 chilometri a sud del<br />

Fayyum, ed assistiti da traditori copti, già in simpatia con gl'invasori,<br />

piombarono anche su questo distaccamento e lo distrussero, massacrando<br />

tutti i militi. Il cadavere di Giovanni di Màròs fu gettato nel fiume e ri-<br />

pescato pili tardi con una rete dal generale Teodoro. I primi felici successi<br />

delle armi islamiche lasciarono temporaneamente i nomadi Arabi padroni<br />

del paese, ed essi se ne approfittarono per commettere ogni specie di sevizie<br />

(cfr. 19. a. H.. §§ 72, 73), trucidando anche donne e bambini ed abban-<br />

donandosi allo sfogo dei più bassi istinti.<br />

§ 202. — I Bizantini, già da tempo deboli ed avviliti, ed ora anche tur-<br />

bati da queste improvvise calamità, tentarono invano di opporre un argine<br />

al flagello arabo, che veniva improvvisamente a colpirli e sì ferocemente<br />

inseviva sin nel cuore del paese. E ben poco potevano fare, perchè le schiere<br />

sparpagliate di 'Amr, mobilissime, inafferrabili, valendosi del deserto come<br />

di via di comunicazione su ambedue le rive del fiume, riuscirono ad eludere<br />

ogni tentativo di sorpresa, e predando ora un sito ora l'altro, demoraliz-<br />

zarono tanto i Copti, quanto i Bizantini. Questi ultimi, vedendo che non<br />

era possibile affeiTare il nemico, inseguendolo di villaggio in villaggio, mu-<br />

tarono piano e concentrarono quelle poche forze, di cui disponevano, in un<br />

punto presso Babilonia, nel palese intento di tagliare ad 'Amr le sue co-<br />

326.


20. a. H. § 202.<br />

raunìcazioni con l'Arabia. I Bizantini mirarono a riprendere Urani Dn- 20. a. H.<br />

nayn (Tandùnyàs) il porto fluviale di 'Amr e rendere così difficile al gè- ^<br />

^ critico delie<br />

nerale arabo la riunione delle sue forze sparpagliato sulle due rive del tradizioni sulla<br />

fiume e in vari punti della valle niliaca. La mossa strategica fu anche deii'^Egitto 1<br />

suggerita dall'imminenza dell'inondazione annuale del Nilo, che, rendendo<br />

impossibile la continuazione delle razzie, avrebbe imposto agli Arabi un<br />

riconcentramento nel deserto ad est del Delta.<br />

Ma intanto, mentre le sue schiere scorazzavano le campagne, 'Amr<br />

non era rimasto inoperoso, né si era contentato di fare il semplice predone.<br />

Egli aveva potuto conoscere l'ammontare approssimativo delle forze ne-<br />

miche e quindi stabilire il numero di uomini che gli occorreva per sopraf-<br />

farli con sicurezza. Aveva avvertito il Califfo 'Umar di quanto accadeva<br />

in Egitto e, ponendo in rilievo la facilità della conquista, aveva solleci-<br />

tato il pronto invro di rinforzi. Non è improbabile che il Califfo avrebbe<br />

amato infliggere ad Amr una qualche lezione per la sua condotta insu-<br />

bordinata, ma 'Umar non aveva ancora i mezzi materiali per imporre<br />

sempre la sua volontà, e mettendo per ora a tacei-e il suo risentimento e<br />

il desiderio d'inculcare la necessità di maggior disciplina nei dipendenti,<br />

comprese che non poteva abbandonare al suo destino una" schiera tanto<br />

cospicua di buoni Musulmani. Allo stesso tempo egli tu abbastanza avve-<br />

duto da intuire che gii eventi in Egitto gli aprivano anzi l'adito a ri-<br />

prendere un po' di quella autorità che gii era sfuggita per l'azione quasi<br />

ribelle di 'Amr. Questi, per mettere in atto il suo disegno si era valso di<br />

genti yamanite e di volontari di ogni fede e provenienza, che nei riguardi<br />

di Madìnah e del Califfo non si sentivano obbligati a rispettare un'autorità<br />

di origine tanto novella e cosi imperfetta. <strong>For</strong>se con gente delle tribù del<br />

Higàz, da più tempo addomesticate nell'Islam, 'Amr non avrebbe potuto<br />

tentare la spedizione senza qualche parvenza di consenso del Califfo. Ora<br />

che 'Amr si trovava a disagio e poteva essere costretto a retrocedere se<br />

non aveva l'appoggio del Califfo, tutto doveva indurre Umar, nell'interesse<br />

dello stato islamico e dell'unità dell' impero, ad intervenii-e in modo<br />

efficace e con forze tali da controbilanciare quelle dell'ambizioso 'Amr e<br />

da ricuperare l'autorità direttiva, che talvolta le circostanze improvvisa-<br />

mente gli rapivano.<br />

E lecito anche sospettare che 'Umar non aspettasse le domando di<br />

soccorso di 'Amr: la necessità di rinforzi per la conquista era sì palese,<br />

dato l'esiguo numero delle prime schiere della spedizione, da non lasciar<br />

• dubbi che 'Amr non avrebbe tardato a chiederli. 'Umar può anche aver<br />

allestito i rinforzi per imperli ad 'Amr e rimetterlo così in istato di do-<br />

8-27.<br />

"^


'^1<br />

K •>^V2. ^U« R> ila<br />

20. a. H. veiosa soggezione. Per queste ragioni, vediamo 'Umar, poio tempo dopo<br />

ili deu'<br />

'^ partenza di 'Ami- 1). al-'As, raccogliere forze novelle in nnmeio inag-<br />

tradizioni sulla triore di quelle agli ordini di 'Ami-, e dar loro per comandanti al-Zubayr<br />

conquista ara<br />

dell cgitto.J<br />

a<br />

^^ 'Awwàm, un membro dell'aristocrazia makkana, 'Ubàdali b. al-Sàmit, ~<br />

un prode guerriero degli Ansar di Madinah ed altri Compagni minori, di<br />

quella categoria, più de\'^ota alla memoria di Maometto e più gelosa dei<br />

neo-musulmani di Makkali, quali 'Amr e Khàlid b. al-Walid, divenuti isla-<br />

miti per pure ragioni di opportunità. Ma guidato anch'egli da quell'anti-<br />

chissinia norma di governo del divide et impera, Umar non concesse ad<br />

alcuno il comando su tutti i rinforzi: ogni compagno ebbe ima schieia a<br />

sé. Anche lasciando la direzione generale ad 'Amr, le rivalità personali<br />

dei luogotenenti erano sufficienti a creare un equilibrio interno instabile<br />

che bastava a rendere decisiva ed esecutiva la volontà del Califfo. Con<br />

tali arti di governo egli sperava di ristabilire un nesso di dipendenza tra<br />

Madinah e quel fi-ammento staccato di genti islamiche che si era gettato<br />

nella temeraria avventura della spedizione egiziana.<br />

Le fonti non dicono qual fosse la composizione delle lìovelle schiere di<br />

rinforzo, e tale silenzio è sintomatico, perchè ne prova la oscura origine:<br />

d' altra parte noi sappiamo con precisione che le prime schiere di 'Amr<br />

appartenevano ad alcune delle tribù più aristocratiche del Yaman. Delle<br />

gesta dei rinforzi nella guerra che seguì sino alla completa conquista non<br />

si fa mai parola : tranne<br />

un incidente di carattere un po' leggendario, sul<br />

conto di al-Zubayr, che riferiremo a suo tempo, e alcune prodezze di<br />

'Ubàdah tanto come guerriero quanto come ambasciatore con i Copti, la<br />

tradizione non si dà verun pensiero di conservare memoria delle gesta<br />

speciali dei rinforzi. È chiaro che l'opera loro fosse altrettanto di aiuto<br />

contro i nemici, quanto di sorveglianza e di tutela su 'Amr e i suoi. Per<br />

rendere la tutela più effettiva valsero molto le qualità dei Compagni, ossia<br />

l'alterigia aristocratica del ricchissimo al-Zubayr, l'ardore battagliero del<br />

madinese 'Ubàdah b. al-Sàmit, conosciuto e temuto per la statui-a e forza<br />

fisica, e per il colore scuro della sua pelle, nonché infine lo stato di con-<br />

tinua, viva e pungente gelosia che scindeva in tante fazioni, tra loro ostili,<br />

il gruppo dei vecchi e maggiori Compagni.<br />

Questi uomini si vigilavano e tenevano a bada l'un l'altro : erano<br />

perciò adattatissimi a controbilanciare l'eccessiva indipendenza di 'Amr,<br />

senza però, prendere essi quel predominio che avrebbe potuto creare altre<br />

complicazioni per il Califfo.<br />

Le schiere di rinfòrzo sembra venissero tutte insieme, circa il mese di<br />

giugno del 640 É. V. (= Gumàda II. 19. H.j fcff. 19. a. H., § 66, nota 1)<br />

.S28.


20. a. H. §§ 202, 203.<br />

attraverso il deserto del Sinai, volgendo i passi direttamente al cuore del- 20. a. H.<br />

r Egitto, a Babilonia, dove appunto 'Amr aveva inférto il primo colpo al log^, critico delie<br />

nemico e dove i Greci si preparavano a rispondere con tutte le forze di cui tradizioni sulla<br />

conquista araba<br />

disponevano. deir Egitto.]<br />

§ 203. — Durante i sei mesi spesi da Amr a scorrazzare i lembi de-<br />

sertici dell' Egitto con le schiere sparpagliate a bande, e mentre nuove<br />

schiere di Arabi si apprestavano ad accorrere compatte in aiuto dei primi<br />

invasori, che cosa facevano i Greci? Nei primi mesi adottarono un piano<br />

di guerra puramente difensivo: già fin dal termine della conquista araba<br />

della Palestina, l'imperatore Eraclio aveva mandato in Egitto quel Gio-<br />

vanni Duca di Barqah, che era soggiaciuto, come si disse, ad uno dei primi<br />

scontri con gli Arabi: egli avrebbe dovuto assumere il comando genei-ale<br />

delle forze militari; ma non è chiaro in quali rapporti costui si trovasse con<br />

il patriarca Ciro, che aveva, la carica di suprema autorità civile e reli-<br />

giosa in Egitto. Il timore di una invasione araba aveva indotto i Greci a<br />

restaurare le fortificazioni in vari punti del confine oi'ientale, e special-<br />

mente quelle di Babilonia, che i Greci ben sapevano essere di grandissima<br />

importanza strategica per la difesa dell" Egitto.<br />

Nelle fonti greche (cfr. 19. a. H., § 67) ed arabe (cfi-. 13. a. H., §§ 232,<br />

233) abbiamo una singolare notizia, che, essendo confermata — sebbene<br />

con varianti — da due parti in apparenza indipendenti l' una dall' altra,<br />

non può essere ritenuta come falsa ed assurda (così la giudica il B u 1 1 e r,<br />

pag. 207-208 j, ma ha forse un qualche elemento di verità, seppure travi-<br />

sato fino al punto di essere irriconoscibile. Trattasi di un accordo (eli', po-<br />

c'anzi § 201) che si dice fosse intervenuto frqi il governo islamico e l'am-<br />

ministrazione egiziana, forse all' insaputa del governo centrale bizantino in<br />

Costantinopoli, accordo mercè il quale il governo provinciale, con il paga-<br />

mento annuo di una forte somma si era garantito da un'invasione araba.<br />

Non so dire fino a qual punto possiamo fidarci di tale notizia, ma è pro-<br />

babile che in realtà si trattasse di un patto di natura molto più modesta,<br />

forse una misura poliziesca di tutela dei confini, un pagamento di qualche<br />

annualità ai nomadi della penisola sinaitica e della Palestina meridionale<br />

nello scopo di non essere molestati da scorrerie predatorie dei nomadi.<br />

È possibile che Ciro, sprovvisto di forze militari necessarie ad affrontare<br />

una vera e propria invasione nemica, avesse stipulato un accordo con i<br />

nomadi di confine per garantil-si da sorprese, e, siccome questi nomadi<br />

furono poi assorbiti nell' Isiàm, possiamo supporre che si confondessero<br />

nella memoria dei posteri con le schiere vere del Califfo, le quali com-<br />

pieron la conquista.<br />

329.<br />

42


§§ '208, '2()4. '^^' 3- n.<br />

20. a. H. In o»ni caso da questa notizia noi vogliamo trarre una sola conclu-<br />

logo critico den'e sioui' sicura, vaio a dire una testimonianza indiretta che i Bizantini si<br />

tradizioni sulla trovavano in condizioni militari deplorevoli, condizioni ben comprensibili<br />

r^ ^<br />

deU-'Egìtio<br />

quando si ricordi quanto al)l>iam detto altrove (cti-. 12. a. IT., §§ 237 e<br />

sogg-.) sullo stato generale dell'impero bizantino, e sullo stato particolare<br />

dell'Egitto (cfr. 18. a. H., §§ 143 e segg.). Si aggiungano poi tutte le cun-<br />

seguenzc della disastrosa campagna in Palestina e lo sfacelo totale delle<br />

forze militiui dcir impero, ridotto in uno stato, direi quasi, di coma dai<br />

teri ibili salassi di Agnàdayn e del Yarmiik. È comprensibile allora come<br />

l'amministrazione dell' Egitto si appigliasse alle ultime risorse dei deboli,<br />

e cercasse comperarsi quella sicurezza che oramai non aveva più il modo<br />

d' imporre con la fòrza. <strong>For</strong>se anche Ciro, o chi per lui, concludenrlo il<br />

patto, s' illuse di aver trattato con membri influenti della comunità isla-<br />

mica, mentre erano tribù che ancora non facevano parte dello stato di<br />

Madìnah, ma simpatizzavano con esso. Più tardi si confusero questi accordi<br />

con il trattato finale di resa dell'Egitto, e si coinvolse tutto in un biasimo,<br />

in una condanna generale di Ciro, dell' uomo, cioè, che ebbe la sventura<br />

di unire il suo nome alla perdita dell'Egitto.<br />

Intanto però i difensori dell' Egitto, e questo è fatto degno di nota,<br />

nulla osarono durante la lunga campagna quinquennale in Palestina, dal<br />

12. al 18. H., per venire in aiuto di Eraclio e delle schiere bizantine le<br />

quali si l)attevano per l' impero e la fede. Ciò è prova dei sentimenti della<br />

popolazione, che odiava il governo di Eraclio, e della impotenza militare<br />

dell'amministrazione imperiale in Egitto e forse anche di questo accordo<br />

-provvisorio con le tribù ara,be di confine.<br />

§ 204. — Le fonti arabe menzionano al-Muqa\vqis come colui che<br />

personalmente diresse i preparativi della difesa di Babilonia, quasiché si<br />

trovasse in questa anteriormente alla comparsa degli Arabi. E palese che,<br />

nella prima fase della campagna, con al-Muqawqis s'intende una persona<br />

diversa da Cii'O il patriarca (cfr. 18. a. H., § 166): ciò è confermato anche<br />

da quanto ci dicono i cronisti arabi (cfr. 6. a. H., § 49; 19. a. H., §§ 56,<br />

64; e poc'anzi § 82) sul nome proprio del cosi detto governatore di Ba-<br />

bilonia, che ricorda pure alcuni nomi di comandanti d'ordine inferiore nelle<br />

schiere dei Bizantini, menzionati da Giovanni di Niqyùs (cfr. poc'anzi<br />

§§ 153, 169 nota 2).<br />

Quando gli Arabi entrarono in Egitto, pare che lo sgomento dei Bi-<br />

zantini e dei Copti fosse grande: questi viltimi, checché si voglia sostenere<br />

in contrario, iniziarono subito segrete e personali trattative di accomoda-<br />

mento, indipendentemente dai Bizantini e tramando anche contro di essi:<br />

33(1.


20. a. H. §§ 204, 205.<br />

alcuni passi tanto dei cronisti arabi (cfr. 19. a. H., §§ 53, 59, 64 e nota 3: 20. a. H.<br />

e poc'anzi §§ 62, 63, 64, 65, 80, 90, 99, 105, ecc.) quanto di Giovanni di log^ crìtico delie<br />

Niq3nis (cft\ 19. a. H., § 79; e poc'anzi §§ 148, 158) chiaramente lo fanno tradizioni sulla<br />

intendere. I Bizantini tentarono difendere con quelle forze che avevano, deii''Eg!tto.?'^^<br />

i punti più importanti della valle niliaca. ma nulla d'efficace poteron fare.<br />

Non solo gli Arabi varcarono il Nilo, minacciarono il Fayyiim, ed arriva-<br />

rono sino quasi ad Asyùt, ma massacrarono gli abitanti di alcuni paesi<br />

minori e sopraffecero una schiera di Bizantini, uccidendo anche il coman-<br />

dante in capo, forse lo stesso Giovanni Duca di Barqah, che era stato<br />

mandato appositamente da Eraclio per allestire la difesa.<br />

Colui tra i Greci che ora assunse il comando — non è certo chi fosse:<br />

forse un certo Teodoro, se bene intendiamo le oscure allusioni della nostra<br />

fonte copta (cfr. 19. a. H., § 72) — comprese l'inutilità di rincorrere le<br />

bande sparpagliate degli Arabi: forse avvertito dall'approssimarsi di altri<br />

rinforzi d'Arabia, in vista altresì dell' imminente inondazione del Nilo,<br />

ordinò di concentrare tutte le schiere che aveva potuto riunire, in Ba-<br />

bilonia, nelle vicinanze della quale necessariamente si sarebbero dovuti<br />

riunire gli Arabi nei mesi estivi, se volevano continuar la campagna du-<br />

rante l'inondazione.<br />

§ 205. — 'Amr dunque, in attesa delle schiere di rinforzo che gli ve-<br />

nivano d'Arabia, e per non lasciarsi sorprendere dall'inondazione annuale<br />

con le schiere sparpagliate su ambedue le rive del Nilo, anch'egli si decise<br />

a riunire le sue genti sulla riva orientale e abbandonando la borgata di<br />

Umm Dunayn, sulle rive del Nilo, andò a prendere posizione tra Babilonia<br />

e l'Arabia nel manifesto proposito di assicurarsi il congiungimento con le<br />

schiere mandate da 'Umar, prima di venire al cimento con le radunate<br />

forze dei Greci.<br />

Questi per debolezza intrinseca e per incapacità vera dei comandanti<br />

militari, avevano commesso gravi eiTori e trascurato con fatali effetti la<br />

difesa del paese. Sotto la sferza dolorosa delle razzie arabe si erano scossi<br />

e tentavano ora di rimediare ai falli comm'ssi, pigliando l'iniziativa della<br />

offesa. Sebbeiie i nemici fossero in Egitto da più di sei mesi, la guarni-<br />

gione non era riuscita ancora a riunire i mezzi per battersi, e ancora non<br />

aveva osato arrischiare una vera battaglia: tutti i fatti d'arme riducevansi<br />

sinora ad alcune schiere che si erano lasciate sopraffare in piccoli gruppi<br />

senza alcun vantaggio per la causa dei Greci. Ora sembravano mutate le<br />

intenzioni dei Greci e mutato il loro piano di difesa; onde 'Amr, lieto, accolse<br />

la sfida che gli faceva balenare la speranza di distruggere in una sola gior-<br />

nata le maggiori forze nemiche ed appianare il compito della conquista.<br />

331.


20. a. H.<br />

L;j luaicia dogli Arabi dal coiiliuc .sino a L'inni Duiiayn aveva li-<br />

lEGITTO. - Riepi- , . , . , . , ^^ ,j_ -, , .<br />

logo crìtico delle rlucsto uu certo tenxpo perchè avevano avuto a sottomettere le tortezze di<br />

tradizioni sulla loiiliiie. al-Farainà, al-Qa\vàsir e Bilbays (efr. 19. a. H., §§53 e segg.); ma in<br />

conquista araba •<br />

, i<br />

j. j."<br />

j.<br />

• •<br />

dell'Egitto! lu'ssim luogo la resistenza era stata sena e poi per vari mesi avevano<br />

scorrazzato.il paese senza perdite e quasi senza rischi. I Greti non orano<br />

proparati a resistere e gli Arabi erano forse molto più numerosi delle pic-<br />

cole guarnigioni bizantino sul limitare orientale del Delta. Nondimeno le<br />

operazioni militari o le trattative di resa delle predette guarnigioni di con-<br />

fine richiesero parecchie settimane dei primi mesi dell'anno 19. IL, e negli<br />

altri tre o quattro successivi gli Arabi eransi spinti, come già si disse, in<br />

])arti anche remote della valle niliaca: verso la fine di maggio 640 (= (jrumàda<br />

I. 19. 11.) Amr aveva iniziato il movimento di concentrazione; e nei<br />

piinii giorni del giugno successivo, quando pare giungessero i rinforzi di<br />

Arabia (efr. 19. a. H., § 66), mandati per maggiore sicurezza in un corpo<br />

riunito, si compiè la fusione di tutte le schiere arabe nei pressi di Helio-<br />

polis, a breve distanza da Babilonia [Baedeker, 107]. Dopo circa un<br />

mese di sosta si venne alla pugna, ben nota come la battaglia di Ilelio-<br />

polis, .<br />

combattuta<br />

e vinta probabilmente circa la metà del mese di lu-<br />

glio 640 (=Eagab 19. H.).<br />

Quali ne furono lo fasi principali e la ragione strategica? Heliopolis<br />

non ha alcun valore come posizione militare, ma può essersi offerta agli Arabi<br />

quale comodo luogo di concentramento, perchè in quel punto avevano alle<br />

spalle la via aperta del deserto ed un'abbondante provvista d'acqua. Allo<br />

stesso tempo era vicina a Babilonia, sicché gli Arabi potevan facilmente<br />

sapere che cosa accadeva nella principale fortezza dei Bizantini e interve-<br />

nire prontamente in ogni circostanza favorevole.<br />

Se facciamo astrazione da alcuni incidenti minori, che sono oscuri e<br />

difficili a spiegare, ma non hanno grande intrinseca importanza, l'anda-<br />

mento generale della battaglia è abbastanza chiaro. È palese cioè che i<br />

Greci, dopo un periodo di esitazione e di sosta, si decisero ad aggredire<br />

gii Arabi, i quali avevano assai accortamente adottato il piano di guerra<br />

di paziente attesa, di continua minaccia e di piccole offese, per attirare i<br />

Bizantini alla battaglia soltanto in quelle condizioni che fossero favorevoli<br />

agl'invasori. Agli Arabi era facile e logico attendere con il grosso delle<br />

forze in posizione vantaggiosa, e screditare e demoralizzare la difesa con<br />

razzie continue ed improvvise, dove meno erano attese. Per il governo del-<br />

l' Egitto un'acquiescenza a tale piano strategico non era né materialmente<br />

né moralmente possibile : equivaleva<br />

ad una dichiarazione d' impotenza po-<br />

litica e militare ed avrebbe prodotto lo sfacelo generale dell' amministra-<br />

332.


20. a. H. §§ 205, -2(16.<br />

zione, tenuta in sospeso da una terribile e continua minaccia. Un lungo 20. a. h.<br />

indugio poteva anche permettere agl'invasori di raccogliere nuove forze" e logo critico delie<br />

di muovere alfine all'assalto con schiere tanto numerose da sopraffare sicu- tradizioni sulla<br />

ramente i difensori dell'Egitto. dell'Egitto.]<br />

§ 206. — Sospinti da queste ragioni imperiose i Greci alfine, lasciando<br />

le comode e sicure fortificazioni di Babilonia e della città, Misr, che la<br />

cingeva, mossero verso il nord contro le posizioni arabe in Heliopolis,<br />

cadendo così in pieno, quasi fatalmente, nella insidia abilmente tesa da<br />

'Amr con calcoli ben studiati e preparati. Nell'avanzare su Heliopolis per<br />

distruggere il nido di nemici, i Bizantini si distaccarono molto dalla loro<br />

base in Misr, e permisero ad 'Amr, con la comoda solitudine del deserto,<br />

che stendevasi a man dritta delle posizioni greche, di aggirare queste non<br />

visto da alcuno e piombare sulle spalle dei Bizantini, dovunque ciò fosse<br />

più conveniente per colpirli con effetti fatali e sicuri.<br />

La battaglia si svolse come Amr aveva desiderato e previsto: i Grreci<br />

si lasciarono attrarre sino ad Heliopolis e furono indotti a tentarne l'as-<br />

salto. Mentre il grosso delle schiere di 'Amr impegnava gii assalitori nella<br />

pianura che stendesi tra il Cairo- odierno ed Heliopolis, un corpo di milizie<br />

arabe, comandate da Khàrigah b. Hudzàfah, e composte per lo più di ca-<br />

valieri, piombò sul fianco dritto dei Bizantini, minacciando di tagliar loro<br />

le comunicazioni con Babilonia. Le varie versioni della battaglia, sfron-<br />

date dalle solite esagerazioni inevitabili in ogni fonte orientale, lasciano •<br />

la convinzione che la mischia non fosse realmente aspra e che bastasse<br />

l'assalto improvviso ed inatteso dei cavalieri di Hudzàfah per deciderne le<br />

sorti. Scompigliate le schière greche, pare che su queste piombasse un<br />

terzo cor^JO neinico nascosto forse in qualche avvallamento del deserto nei<br />

pressi dell' odierna cittadella del Cairo : allora la confusione dei Greci si<br />

tramutò in disastro completo e terribile: si può dire che in una giornata<br />

sola perdessero tutte le migliori forze militari, alle quali era affidata la<br />

difesa dell'Egitto. Il disastro dimostrò ancora una volta la intrinseca de-<br />

bolezza dei Bizantini e la grande incompetenza dei loro generali.<br />

Fu tale lo sgomento degli abitanti, che tutte le borgate tra Heliopolis<br />

e la fortezza di Babilonia si arresero senza fare più alcuna resistenza; e seb-<br />

bene tanto Umm Dunayn, quanto Misr, avessero fortificazioni, nessuno osò<br />

più tentarne la difesa e le guarnigioni dell'una e dell'altra si diedero alla<br />

fuga. I superstiti della battaglia si precipitarono a cercare salvezza dietro<br />

le grosse mura e dentro i massicci torrioni di Babilonia, eretti sulle rive<br />

stesse del Nilo con tanta arte e dispendio da non avere a temei*e gli as- _<br />

salti 'di nemici anche assai più temibili degli Arabi.<br />

333.


§§ ^(k;, -ioi. 20. a. H.<br />

20. a. H. XjO perdite da ambedue le parti non sono ricordate dalle fonti e noi<br />

logo critico delle<br />

11^' possiamo ((mcludere die la mischia non costasse gravi perdite agli<br />

tradizioni sulla Arabi. Tutti i comandanti greci si salvarono con la fuga, e le fonti arabe<br />

de ii''e elite r* ^<br />

^^''^^ liauno memoria luMimumo di un solo Compagno morto nella battaglia.<br />

Non abbiamo bisogno di altra prova per arguire che la vittoria fosse facile<br />

e per gli Arabi sicuramente incruenta.<br />

§ 207. — Nonostante tali circostanze gli effetti morali e materiali della<br />

vittoria furono grandissimi e ridussero i Greci all'impotenza: sebbene Ba-<br />

bilonia fosse ancora in mano ai Bizantini, oramai l'esito finale della cam-<br />

pagna, sinora incerto, poteva dirsi assicurato in favore degli Arabi. Essi<br />

erano padroni della intera riva dritta, o orientale del Nilo, tranne quel<br />

punto difeso dai muraglioui di Babilonia: alla quale avevano posto ora<br />

immediatamente assedio. La notizia del disastro aveva gettato lo agonrento<br />

in tutta la valle del Nilo: le poche guarnigioni, che erano rimaste nel-<br />

r Egitto superiore, abbandonarono precipitosamente le loro posizioni, per<br />

andarsi a riunire nel punto più minacciato del Delta. Tutto l'Egitto al<br />

sud di Babilonia fii abbandonato, e gli Arabi, ripassando ancora una volta<br />

il tìume, prima che incominciasse l'inondazione annuale, imposero il loro<br />

dominio sul Fayyùm e su tutta la regione tra questo e la Babilonia. I Bi-<br />

zantini si concentrarono in parte in Babilonia e in parte in Niqyùs, vicino<br />

al punto dove il Nilo si apre a ventaglio nel Delta egizio. Non essendo<br />

ancora molto numerosi, gli Arabi non si diedero verun pensiero del nucleo<br />

di Niq3'ias e concentrarono i loro sforzi sulla fortezza di Babilonia, che ora<br />

costituiva l'ultimo e maggiore ostacolo per la conquista definitiva. Alla<br />

vittoria quindi di Heliopolis seguì un primo movimento di violenta espan-<br />

sione militare degli Arabi, cui successe a breve intervallo di tempo un<br />

nuovo moto di concentrazione intorno alla fortezza. La battaglia di Helio-<br />

polis fu combattuta e vinta non più tardi della metà di luglio del 640 (fine<br />

Ragab 19. H.), e verso la fine dello stesso mese, sui primi di Sa'bàn, gli<br />

Arabi si avvicinarono alle mura di Babilonia, non già per iniziare un re-<br />

golare assedio, ma come atto di minaccia verso i difensori. Il vero assedio<br />

non era possibile ancora perchè era anche il momento della inondazione<br />

annuale del Nilo, quando la maggior jDarte del paese rimane sommersa<br />

dalle acque. In questo periodo la fortezza aveva poco da temere, perchè<br />

bagnata da due parti dalle acque del fiume ed allo stesso tempo agli Arabi<br />

importava sicui-amente di essere riuniti in un punto che avesse le comu-<br />

nicazioni aperte, libere e continue con l'Arabia. Questo punto era preci-<br />

samente quello adiacente a Babilonia, che a oriente toccava al deserto,<br />

e che anche per questa ragione, oltre che per quelle strategiche, si offriva<br />

834.


20. a. H. §§ 207, 206.<br />

come luogo propizio a molestare il nemico ed attendere la stagione au- 20. a. h.<br />

, [EGITTO. - RiapitUUnale.<br />

I^g^ crìtico delie<br />

§ 208. — Per ben comprendere gli eventi che dobbiamo narrare, occorre tradizioni sulla<br />

descrivere brevemente il luogo dove sorge la celebre fortezza egiziana, Fui- dell'Egitto]<br />

timo valido baluardo contro la marea montante degli Arabi conquistatori.<br />

Fino a pochi anni or sono della fortezza rimanevano ancora resti cospicui,<br />

perchè entro le mura antiche si erano annidati, sin dai primi tempi della<br />

occupazione araba, i Copti della regione; e mentre i vincitori estendevano<br />

la loro metropoli nella pianura al nord, gli abitanti rimasti attaccati alla<br />

fede degli avi ed alle tradizioni del luogo, trasformarono la fortezza in<br />

quartiere murato dei Cristiani egizi.<br />

Questi, pur non avendo alcuna tendenza militare, trovavano comodo e<br />

rassicurante, in mezzo ad una popolazione sì spesso fanatica ed aggressiva,<br />

avere tutto intorno alle proprie dimore le alte e salde mvira della fortezza.<br />

Chiudendo una bassa porticina, potevano impedire a chicchessia di entrare:<br />

pur non usando armi, né manifestando spirito ribelle, potevano contare<br />

sulla protezione delle mura per premunirsi da improvvisi e violenti tumulti<br />

popolari. Cosi, mentre nelle sue lunghe e tempestose vicende la capitale dell'Egitto<br />

musulmano migrò lentamente verso il nord, staccandosi dalle mura<br />

di Babilonia e andando ad occupare la pianura a occidente dell'odierna cit-<br />

tadella del Cairo, i Copti rimasero sempre tenacemente annidati nella loro<br />

fortezza, senza mai dar sospetto ai padroni, perchè mai nulla osarono ten-<br />

tare per scuoterne il giogo, ben dissimili da quel che facevano i loro fra-<br />

telli in tante altre parti dell'Egitto. Fino al giorno dell'occupazione inglese<br />

il senso di pericolo continuo dei Musulmani indusse i Copti a conservax'e<br />

gelosamente le mura di Babilonia ; ma in questi ultimi anni, per il sen-<br />

timento generale di sicurezza ispiz'ata dai nuovi padroni, la popolazione<br />

non si è più curata delle antiche mura, le quali da tutte le parti sono state<br />

demolite dai proprietari e speculatori, per aprire strade e costruire case.<br />

<strong>For</strong>tunatamente il governo è intervenuto a tempo a salvare una parte<br />

delle rovine, di cui uniamo nel testo le fotografie, sicché riesce ancora pos-<br />

sibile di ricostruire le linee generali dell'antico odifizio e rappresentarci le<br />

principali vicende del così detto assedio di Babilonia.<br />

Non fu infatti un vero e proprio assedio, ma, come nel caso di Damasco<br />

e di Cesarea di Palestina, una specie di continua sorveglianza aggressiva,<br />

sopra una parte delle mura. Ai tempi dell'invasione araba il Nilo aveva<br />

un corso diverso dal presente e lambiva tutto il lato occidentale della for-<br />

tezza, facendo anche una curva a mezzodì di Babilonia, per modo che,<br />

quando veniva la stagione dell'inondazione annuale, anche il lato della<br />

3o.i.


§§ 2ti8, 209. 20. a. H.<br />

0. a. H. fortezza prospicieiito verso il sud era lambito dalle acque: al nord e ad est<br />

lEGITTO. - Riepi<br />

logo critico delle della fortezza stendevasi allora molto probabilmente, come se ne fa cenno<br />

tradizioni sulla jn un passo di Giovanni di Niqyùs, la piccola Misr, città che pare venisse<br />

r*''^<br />

den-'EgiUo<br />

"ccupata dagli Arabi immediatamente dopo la vittoria di Heliopolis./Amr<br />

b. al-'As lissò il suo quartier generale fuori di Misr, al nord, dove poi sorse<br />

al-Fustàt, nelle immediate vicinanze dell'odierna moschea di 'Amr, ed in<br />

Misr stessa intorno alU' mui-a. al nord e ad est, dispose le schiere che do-<br />

vevano, stringere e minacciare i pochi difensori di Babilonia. In queste<br />

condizioni l'energica azione offensiva fu soltanto possibile, qviando nell'au-<br />

tunno calarono le acque. Le mura pare avessero dinanzi un profondo fos-<br />

sato, pieno d'acqua durante l'inondazione, ma nel tempo di magra i-imaneva<br />

a secco; allora soltanto orano possibili serie operazioni d'assalto.<br />

In mezzo al corso del Nilo, quasi di ti-onte alla fortezza, soigeva al-<br />

bera un'isola, ora scomparsa, perchè il fiume si è discostato dalle mura della<br />

rocca, e il letto antico è diventato terra ferma; è probabile però che questa<br />

isola fosse mi prolungamento verso mezzodì di quella odierna detta al-<br />

Rawdah. Un ponte di barche univa l'isola alla fortezza e serviva proba-<br />

bilmente di transito ai viaggiatori da una parte all'altra della valle niliaca,<br />

unendo forse un altro ponte l'isola con la riva occidentale del Nilo. Dal<br />

contesto della narrazione risulta chiaro che i Greci rimasero in possesso<br />

dell'isola durante tutto l'assedio di Babilonia e che le comunicazioni tra<br />

Babilonia ed il Delta restarono sempre libere, sicché i difensori erano pa-<br />

droni di entrare ed uscire dalla parte del fiume. Risulta egualmente ma-<br />

nifesto che gli Arabi non si trovavano in condizioni di contrastare ai Greci<br />

la libera circolazione sul Nilo: è anzi evidente dalla narrazione delle fonti<br />

musulmane, che gli abitanti sull'isola, dinanzi a Babilonia, si ritenevano<br />

anche più sicuri dagli Arabi che non gli stessi difensori della fortezza.<br />

L'isola era munita di fortificazioni, forse meno importanti di quelle di Ba-<br />

bilonia; ma inespugnabili per gii Arabi, lambite com'erano tutte intorno<br />

dalle acque correnti del Nilo. Nondimeno, caduta Babilonia, i difensori<br />

dell'isola non tentarono nemmeno di continuare la resistenza ed abban-<br />

donarono tutto ai vincitori.<br />

§ 209. — In queste condizioni è chiaro come l'azione militare diretta<br />

dagli Arabi, poco destri nell'arte d'espugnare piazze forti, non potesse es-<br />

sere molto efficace: quello che rimane oggi delle mura di Babilonia, e<br />

per spessore e per altezza, persuade facilmente che i nomadi del deserto<br />

arabico ben poco potessero fare contro quelle masse imponenti di pietra. La<br />

tattica araba consistè in tenace attesa, in continua insistente minaccia ed<br />

in perpetue molestie lungo tutto il confine orientale delle terre egiziane.<br />

.336.


20. a.. H. § 209.<br />

Nella fortezza però era una guarnigione greca non molto numerosa,<br />

20. a. H.<br />

EGITTO. - Riepi-<br />

sotto il comando di una persona, alla quale le fonti arabe danno vari nomi "logó cTitico deUe<br />

ed alcune quello di al-Muqa\vqis : che probabilmente non è la stessa persona tradizioni sulla<br />

di quell'al-Muqawqis che si ripresenta più tardi nelle cronache arabe all'as- dell'Egitto.]<br />

sedio ed alla resa di Alessandria. Da Giovanni di Niqyùs appuriamo con<br />

.sicurezza che in Babilonia non si trovava Ciro il patriarca, e quelle fonti<br />

arabe che identificano l'al-Muqawqis in un Giorgio, intendono molto proba-<br />

bilmente il comandante militare che diresse la difesa di Babilonia.<br />

Le fonti arabe vogliono far comparire questo comandante militare<br />

come il padi'one dell'Egitto, perchè trattò poi con gli Arabi per la resa<br />

di Babilonia ; ma siccome da altre fonti risulta che il finale trattato di<br />

resa dell' Egitto si stipulasse dopo l'assedio di Alessandria, le trattative<br />

che si conclusero in questa ultima circostanza non ebbero verun riguardo<br />

per quelle intervenute alla resa di Babilonia. Nel 19. H. le trattative<br />

ebbero di mira la sola fortezza e non l'Egitto intero. È certo che mentre<br />

si assediava Babilonia e vari mesi prima che si trattasse la resa, Ciro<br />

dovette allontanarsi dall'Egitto, per recarsi a Costantinopoli a conferire<br />

con Eraclio sulla difesa del paese. La resa di Babilonia fu opera forse<br />

nemmeno del comandante generale delle milizie bizantine, Teodoro, ma<br />

del solo governatore di Babilonia. Ciro non ebbe nulla direttamente che<br />

fare con i patti conclusi in Babilonia.<br />

Se non calcoliamo il tempo a partire dalla battaglia di Heliopolis smo<br />

alla fine dell' inondazione, il vero assedio della fortezza ebbe principio verso<br />

l'ottobre 640 dell'È. V. (= Sàwwàl 19. H.), e siccome sappiamo con perfetta<br />

sicurezza da Giovanni di Niqyùs che la resa seguì nel lunedì dopo Pasqua<br />

dell'anno successivo (9 aprile 641 dell'È. V. = 21 Eabi' II. 20. H.) (con-<br />

frontisi § 150), ne risulta che l'assedio durò circa sette mesi come più fonti<br />

arabe esplicitamente affermano (cfr. § 50).<br />

Durante l'agosto e il settembre gli Arabi rimasero inoperosi, in con-<br />

tegno di minaccia, tagliando le comunicazioni per terra con il resto del<br />

paese: in ottobre, calate le acque, si avvicinarono di più alle mura e strin-<br />

sero più davvicino i difensori. Ma gli Arabi non fecero affatto operazioni<br />

regolari di approccio e di assalto alle mura della rocca con scale e con<br />

macchine d'assedio per prenderla a viva forza. Abbiamo, è vero, notizia<br />

di un assalto con l'aiuto di scale (cfi-. §§ 57-59, ecc.), ma merita pochissima<br />

fede codesta tradizione. Babilonia fu presa pacificamente con un trattato<br />

e non a mano armata: su questo punto Giovanni di Niqyùs è esplicito, e<br />

la sua testimonianza è di tanto peso che dobbiamo respingere tutte le ver-<br />

sioni contrarie dei cronisti arabi, tutti posteriori al vescovo giacobita. 'Amr<br />

337. . 43


§§ 209, 210. ^"' ^' "'<br />

20. a. H. pmS aver mostrata molta tenacia aggressiva, e non è esclusa la probabilogo<br />

critico deHe ''^i» — come SÌ potrebbe inferire da alcuni cenni delle tradizioni arabe —<br />

tradizioni sulla ^\^^;. g\[ assediati tentassero qualche sortita in momenti propizi e forse in<br />

r^ ^<br />

deM''Egltu><br />

""''^ circostanza vi può essere stato un vero tentativo di assalto, quello in<br />

cui i due Compagni del Profeta, al-Zubayr e 'Ubàdali specialmente si distin-<br />

sero, ma dobbiamo andar guardinghi nell'accogliere i particolari tradizioni-<br />

stlci che servono a glorificazione dei due antichi seguaci di Maometto. Le<br />

loro gesta, l'assalto felice delle mura di Babilonia con l'aiuto di scale, riferi-<br />

sconsi di sicuro a qualche incidente secondario, che la manìa magnificatrice<br />

dei posteri collegò erroneamente con l'atto di resa. Alcune contradizioni<br />

(efr. §§ 58, 64, 81, ecc.) nei testi arabi confermano la giustezza di tale sospetto.<br />

§ 210. — La verità vera dei fatti fu diversa da quella generalmente<br />

accettata sulla falsariga dei copiosi particolari forniti dal cronista egiziano,<br />

ibn 'Abd al-hakam: i lunghi mesi del così detto assedio furon consumati<br />

per la massima parte in negoziati tra gl'invasori, i Copti del Delta e la pic-<br />

cola guarnigione greca rimasta a difesa di Babilonia e dell' isola nel fiume,<br />

dirimpetto alla fortezza. Se studiamo criticamente le tradizioni conservate<br />

da ibn 'Abd al-hakam, sfrondandole di tanta nlateria interpolata, traluce<br />

come, nella lunga attesa dinanzi alle mura, le trattative intavolate a<br />

proposta dei difensori di Babilonia fossero il solo fatto importante che<br />

rompesse la monotonia dell'assedio. Si noti anzi a questo proposito che nel<br />

testo arabo si menziona esplicitamente, quale minaccia a danno degli Arabi,<br />

l'imminente inondazione annuale del Nilo: ciò significa che le trattative<br />

furono iniziate sin dal principio dell'assedio, quando appunto stavano cre-<br />

scendo le acque del Nilo e gli Arabi vedevansi in procinto di rimanere<br />

immobilizzati dalla piena che presto avrebbe coperto tutto il paese.<br />

Le fonti arabe condensano tutto il corso delle trattative in un periodo<br />

di tempo molto breve, ma è questa una caratteristica della tradizione<br />

popolare, la quale, non avendo mai un concetto chiaro del tempo, tende<br />

sempre a raccogliere nello spazio di pochi giorni o mesi eventi che tal-<br />

volta abbracciano vari anni di tempo. Così abbiam visto Sayf b. 'limar<br />

condensare nel primo anno d'invasione tutti i fatti che si prolungarono<br />

invece per ben quattro anni in Siria e neir'Iràq: lo vedremo ripetere il<br />

medesimo errore anche per la conquista dell'altipiano iranico.<br />

Così fu nel caso di Babilonia, dove ibn 'Abd al-hakam riunisce in al-<br />

cuni prolissi episodi di trattative e di banchétti la materia di molti mesi<br />

di penosi negoziati, forse spesso interrotti da scaramuccie, sortite, e mi-<br />

nacce di assalti generali, e i-ipresi poi durante le sospensioni di ostilità,<br />

tanto spontanee che concordate.<br />

838


20. a. H. §§ 210, 211.<br />

I difensori della fortezza sperarono tòrse di stancare il nemico e con- 20. a. H.<br />

tinuai'ono a resistere, fiduciosi che un giorno sarebbero venute le schiere i^go critico delie<br />

da Alessandria per ricacciare gli Arabi dalle mura e fuori del paese. Ma tradizioni sulla<br />

• •<br />

T<br />

1 1 . » n 1 conquista araba<br />

non tardarono ad appurare m primo luogo che Amr era lermamente de- dell'Egitto.]<br />

ciso alla conquista e che nulla valeva a stancarlo: in secondo luogo do-<br />

vettero ben presto persuadersi che l'impero non aveva più i mezzi per<br />

soccorrerli, che la popolazione copta simpatizzava tutta con gli Arabi,<br />

e che perciò abbandonati a loro stessi dovevano cercare di concludere i<br />

migliori patti possibili con il vincitore. La lunghezza dell'assedio provenne<br />

dalla difficoltà di accordarsi sulle condizioni della resa. Questa fu sicura-<br />

mente la mèta ultima dei difensori di Babilonia, ma forse in principio<br />

grandi furono le pretese degli Arabi e grandi quelle dei Greci: solo il<br />

tempo e il tedio della lunga attesa smorzarono le richieste estreme e ridus-<br />

sero le pretese di ambedue le parti contrattanti a termini più ragionevoli.<br />

§ 211. — Che parte ebbe Ciro in queste trattative? Dal testo di Gio-<br />

vanni di Niqj-ùs, per quanto fi'ammentario e confuso, par evidente che<br />

Ciro niuna parte diretta prendesse a questa fase della campagna. Egli entra<br />

in scena e tratta la resa dell' Egitto con grande solennità con 'Arar b.<br />

al-'As, quando questi era dinanzi alle mura di Alessandria otto mesi dopo<br />

la caduta di Babilonia ;<br />

mentre<br />

in questa circostanza Giovanni di Niqj'ùs<br />

esplicitamente dichiara e racconta che Ciro fosse fuori dell'Egitto e ritor-<br />

nasse appunto per conchiudere il trattato circa due mesi prima della sti-<br />

pulazione definitiva. Molto probabilmente Ciro non era in Egitto, quando<br />

gli Arabi strinsero più davvicino l' assedio di Babilonia nell' autunno del<br />

640 È. V., perchè egli deve esser partito da Alessandi-ia sul cadere del-<br />

l'autunno, richiamato da Eraclio. Mi pare facile arguire che l'invasione<br />

araba dell'Egitto, nel dicembre del 639, la disfatta di Heliopolis nel luglio<br />

del 640, l'inizio dell'assedio di Babilonia e la minaccia di perdere anche<br />

l'Egitto turbassero profondamente l'animo esulcerato dell'infelice imperatore,<br />

già gravemente malato e moralmente disfatto dopo i disastri militari in Siria,<br />

e lo sospingessero a richiamare Ciro per consultarsi con lui. Quando il pa-<br />

triarca giunse in Costantinopoli ed ebbe rivelato ad Eraclio il vero stato<br />

delle cose in Egitto, l'imperatore irritato, esasperato, dal male e dalle scia-<br />

gure, volle gettare tutta la colpa su Ciro, lo diffamò pubblicamente e lo fece<br />

carcerare sottoponendolo ad ignominiosi trattamenti e forse persino a tor-<br />

ture. Eraclio non era più padrone di sé e la sua inumana condotta verso<br />

il luogotenente merita — dati i tempi — tutte le possibili attenuanti nel<br />

nostro giudizio. Ma intanto le pene inflitte da Eraclio a Ciro non giova-<br />

vano alla difesa dell'Egitto e dal silenzio delle fonti, nonché dagli avve-<br />

rsa.


6 211. iuU> R* II»<br />

20. a. H. nimonti .successivi v'è motivo di credere che non si provvedesse con altri<br />

»„ ^,:.,L h!m'I rinforzi alla difesa di Babilonia. La si ritenne forse perduta ed Eraclio era<br />

tradizioni sulla troppo sofferente per occuparsi della sorte delle lontane provincie. Un doconquista<br />

araba<br />

dell'Egitto Uìiosissimo male alla vescica e una mostruosa enfiagione idropica del corpo<br />

rapidamente travolsero il grande capitano alla sua triste e. dolorosa fine.<br />

Per tante sventure accumulate alla corte di Costantinopoli tutto era<br />

confiisione: la terrilnle malattia di Eraclio, che tutti prevedevano mortale,<br />

la profonda demoralizzazione dovuta agli spaventosi disastri della Siria, le<br />

sorde macchinazioni che già si tramavano per la successione, il caos am-<br />

ministrativo, il fallimento finanziario, lo sgomento universale, sono ragioni<br />

sutficienti per ispiegare come durante l'inverno G40-641 (= inverno 19. -20. H.)<br />

nulla si concludesse per soccorrere l'Egitto e si lasciasse ai comandanti mi-<br />

litari nella provincia di agire come meglio potevano e credevano.<br />

Le faccende dello Stato precipitarono in tal modo di male in peggio,<br />

finché giunse redentrice la morte a togliere l'imperatore ai suoi indicibili<br />

tormenti fisici e morali. Egli si spense V 1 1 di febbraio 641 È. V., mentre<br />

gli Arabi battevansi ancora sotto le mura di Babilonia; ma le trattative<br />

di pace e di resa erano già avviate da ambedue le parti ad una finale<br />

conclusione.<br />

La morte di Eraclio nulla mutò d'essenziale nella sorte dell'Egitto,<br />

perchè il figlio e successore, Costantino, malato anch'esso, regnò soli tre<br />

mesi, nei quali nulla fece né per Ciro né per l'Egitto.<br />

Per effetto di tanta impotenza e colpevole trascuranza la difesa della<br />

valle del Nilo fu. gravemente compromessa, anzi addirittura resa impossibile,<br />

perchè i pochi difensori di Babilonia nel sentirsi abbandonati a loro stessi,<br />

fui'ono trattenuti dall' an-endersi soltanto dal timore che gii Arabi non<br />

rispettassero i patti: ai Grreci ed ai Copti niun mezzo più rimaneva per pu-<br />

nire gii Arabi di una possibile violazione. Cos'i passati i lunghi mesi del-<br />

l'inverno, lo sgomento entrò nel cuore dei difensori e venne meno ogni<br />

speranza di salvezza. Gli Arabi, ricevendo fors'anche nuovi rinforzi, strin-<br />

sero più dappresso la cittadella, la quale con il calar delle acque, in au-<br />

tunno avanzato, poteva essere circuita meglio dalla parte meridionale, pur<br />

rimanendo sempre libera dal lato occidentale, prospiciente sul fiume, che<br />

bagnava i piedi delle mura. Con le trattative intavolate a varie riprese<br />

durante l' inverno i difensori avevano cercato di guadagnar tempo, ma<br />

ogni giorno che passava diminuiva le speranze, perchè mai nessun soc-<br />

corso veniva d'Alessandria e le notizie sempre peggiori che giungevano<br />

da Costantinopoli preparavano gli animi all'annunzio di altri e più temi-<br />

bili disastri.<br />

340.


20. a. H. § ai'.<br />

§ 212. — Quando le speranze cominciarono a declinare e i difensori 20. a. h.<br />

si persuasero della difficoltà di continuare nella inutile resistenza, dinanzi i^gj, critico delie<br />

all'imminenza del disastro e nel timore di una qualche sorpresa, o di un<br />

T -1 li 1 T,T 111^ tradimento, u comandante generale ordinò di trasportare dalla fortezza e<br />

tradizioni sulla<br />

conquista araba<br />

dell' Eeitto.l<br />

di allocare nella vicina isola una buona parte della popolazione che prima<br />

era ricoverata nella rocca, e dopo questa misura di precauzione riprese con<br />

miglior animo le trattative con gli Arabi.<br />

Alla fine gli eventi precipitarono: i Copti in molte parti del paese<br />

intorno a Babilonia incominciarono ad intendersi direttamente con gl'in-<br />

vasori, e su verbali accordi d' immunità incominciarono a fornirli di viveri<br />

e di aiuti di tutte le specie, rendendo così la posizione araba molto più<br />

comoda e sicura, perchè non più minacciata di scarsità di vettovaglie. Il<br />

tracollo che seguì la morte di Eraclio nel febbraio del 641, la malattia di<br />

Costantino il successore, gì' intrighi della vedova Martina, ed il conflitto<br />

dei vari partiti in Costantinopoli -e infine la diserzione totale dei Copti,<br />

passati dalla parte araba, diedero il colpo di grazia alla difesa di Babi-<br />

lonia. La guarnigione si perdette d'animo ed appena passata la festa pa-<br />

squale, il lunedì 9 aprile 641 [=21 Rabi' II. 20. a. H.j, dopo essersi<br />

barbaramente vendicata su alcuni poveri carcerati copti, aprì le porte agli<br />

Arabi consegnando a questi tutte le munizioni di guerra: i Bizantini s'im-<br />

barcarono su una flotta di barche fluviali, e abbandonando la chiave strate-<br />

gica dell'Egitto in mano dei Musulmani, si ritirarono a Niqj-ùs nel Delta.<br />

È possibile che negli ultimi tempi, consapevoli della morte di Eraclio<br />

e dell'effetto morale della notizia sui difensori, gli Arabi abbiano incusso<br />

terrore più vivo nei Greci, minacciando quasi di prender d'assalto la for-<br />

tezza e di massacrare tutti gii abitanti. Con questi assalti, di cui è rimasta<br />

memoria nella tradizione musulmana già ricordata, gli Arabi indussero i<br />

Bizantini a sollecitare la conclusione delle interminabili trattative e ad<br />

ottenere quei patti che meglio agii invasori convenivano.<br />

L'accordo fu stretto per la sola resa di Babilonia e nulla più: fu pat-<br />

tuito che i Bizantini dovessero uscire dalla fortezza e cederne il pos.sesso<br />

agli Arabi al patto di avere la vita salva e di consegnare tutte le loro<br />

armi e bagagli. Altro non fu stipulato, ed i comandanti greci niun pensiero<br />

si dettero della sorte dei Copti, e degli agricoltori del Delta. Può<br />

essere quindi che qualche vescovo monofisita pattuisse con gli Arabi, pro-<br />

mettendo la docile sottomissione dei Copti, se gì' invasori non li molesta-<br />

vano e non li trattavano come nemici in attesa della conclusione finale<br />

della campagna contro i Bizantini, accordo provvisorio indispensabile per<br />

la tutela dei contadini copti finché Greci ed Arabi si contendevano il pos-<br />

S41.


'<br />

§§ 212, 213. ^"* ^' "•<br />

20. a. H. .sesso dell'Egitto. La condotta degli Arabi verso i Copti durante l'assedio<br />

'ogo critico deMe ^^ Babilonia e nella campagna successiva fino alla resa di Alessandria, e<br />

tradizioni sulla \^, vaghe e contradittorie notizie in alcune fonti arabe rendono molto plau-<br />

deH''Egittor<br />

sibile tale supposizione, avvalorata da una intelligente interpretazione delle<br />

lunghe storie di trattative narrate da ibn 'Abd al-hakam (cfr. §§ 02 e segg.).<br />

'Amr, edotto anche da quanto di simile era accaduto in Siria, ebbe<br />

in questo periodo l'accortezza di fare sempre netta distinzione tra gli abi-<br />

tanti del paese, tutti monofisiti, recisamente e profondamente ostili al go-<br />

vèrno bizantino, e la guarnigione ed amministrazione greca, composta in<br />

maggior parte di funzionari greci ed ortodossi. Con questa abile politica<br />

egli mirava ad appianarsi la campagna che doveva seguire la caduta di<br />

Babilonia e a rendersi facile la marcia su Alessandria. L'amicizia dei Copti<br />

significava abbondanza di viveri per le genti armate, guide esperto e fedeli<br />

attraverso il paese, e la sicurtà completa nelle l'etrovie. Questo accordo di-<br />

retto con i Copti all'insaputa dei Greci, è stato poi confuso dagli Arabi di<br />

generazioni posteriori con il trattato finale di resa dell'Egitto concluso da<br />

Ciro dopo l'assedio di Alessandria. Perciò la tradizione, descrivendo come<br />

un copto colui che stipulò la resa finale dell' Egitto, coglie forse parzialmente<br />

nel vero, ma en-a nel dargli pure il nome di al-Muqawqis, perchè<br />

con questo nome intendesi Ciio che era greco-ortodosso. Nella narrazione<br />

della resa di Babilonia presso le fonti arabe noi crediamo perciò pos-<br />

sibile che sotto il nome di al-Muqawqis, siano da intendersi due persone<br />

distinte e diverse, le quali nulla hanno che fare con Ciro ossia il coman-<br />

dante militare greco che consegnò la rocca di Babilonia, e un qualche<br />

vescovo copto che ottenne un accordo provvisorio per la protezione dei<br />

Copti sino alla fine della campagna contro i Greci. Siccome Ciro infine<br />

riappare sicuramente nei cronisti musulmani come al-Muqawqis alla resa<br />

di Alessandria, è evidente che sotto un solo nome si ascondono per lo meno<br />

tre persone distinte.<br />

§ 213. — La grandissima importanza militare, strategica e morale<br />

della fortezza di Babilonia è dimostrata a chiare note da quanto avvenne<br />

dopo la resa, perchè vediamo 'Amr b. al-'As, dopo esser rimasto immobile<br />

per tanti mesi dinanzi alle mura di Babilonia, acquistare immediatamente<br />

un'estrema mobilità e spingere innanzi la campagna egiziana con singo-<br />

lare energia ed efficacia.<br />

Assicuratesi le spalle con la sottomissione del circostante paese, 'Arm*<br />

da Babilonia mosse dii-ettamente su Niqyùs, città di grande importanza,<br />

fortificata, posta sulla riva destra del ramo occidentale (detto il ramo di<br />

Rosetta) del Nilo. Ivi erano convenute le genti armate fuggite da Babi-<br />

342.


20. a. H. § -213.<br />

Ionia, ed ivi pure erano raccolte quelle poche schiere bizantine, che an- 20. a. h.<br />

cera osavano o pretendevano difendere V Egitto. L'energia e la prontezza logo critico den'e<br />

con la quale Arar mosse su Niqj'us, turbò l'animo del comandante bizan- tradizioni sulla<br />

tino. Domentianus, e lo indusse a cercar salvezza nella fuga. Gli Arabi dell'Egitto.;<br />

furono più pronti che mai ad assalirlo e sorprenderlo, e mentre tentava di<br />

passare sull'altra riva del Nilo, piombarono sui militi e li massacrarono<br />

tutti. Questo accadeva nella domenica del 13 maggio 641 È. V. [= 26 G-umàda<br />

I. 20. a. H.], e fu seguito da eccidi, rapine e violenze senza nome<br />

a danno degli abitanti greci e copti d'ambo i sessi. L'accordo tra Arabi<br />

e Copti non estendevasi ai centri abitati difesi dai Bizantini, ma soltanto<br />

a quelle borgate e città che nulla facevano contro l'invasore.<br />

Con tale felice successo, preceduto dallo spavento del suo nome, 'Amr<br />

ebbe aperta e piana la via su Alessandria, contro la quale senza alcun<br />

indugio egli ora si mosse, sbaragliando una piccola schiera bizantina in<br />

Kawm Sarik, a mezza strada tra Babilonia ed Alessandria, mettendo poi in<br />

fuga a Suntays un secondo distaccamento greco e sconfiggendo infine l'ul-<br />

timo loro esercito a Karj^ùn a breve distanza da Alessaudi'ia.<br />

Tutti i fatti d'arme si svolsero rapidamente uno appresso all' altro<br />

grazie al concorso dei Copti che fornivano le vettovaglie, restaui'avano i<br />

ponti e assistevano gli Arabi anche con guide e mezzi di trasporto. Tutti<br />

i fatti d'arme fui'ono altrettanti colpi mortali che aumentarono lo sgomento<br />

dei Greci ed il panico dei Copti, preparando gli animi di tutti i difensori di<br />

Alessandria a miti consigli di moderazione e di resa, non appena dalle alte<br />

mura della città videro, per la prima volta, le schiere bianco-vestite dei<br />

guerrieri dell' Islam.<br />

Anche per l'assedio di Alessandria il cronista copto mette a posto le<br />

cose e sfionda la versione musulmana di molte fiabe. Non fu nemmeno in<br />

questa circostanza un vero assedio. La posizione di Alessandria in riva al<br />

mare, con canali larghi e profondi che servivan da fossato, era tale da<br />

rendere vana ogni idea di un breve assedio o di un facile assalto. Gli Arabi<br />

non lo tentarono nemmeno e l'assedio di tre mesi costò a loro sole ven-<br />

tidue vite umane (cfr. § 121). D'altra parte gli abitanti non avevano più<br />

nessuna fede nel governo di Ccstantinopoli, dove tutto era confusione,<br />

preoccupati gli animi soltanto da questioni dinastiche e dalla successione<br />

al trono imperiale.<br />

Siccome Costantino sopravvisse appena tre mesi al padre Eraclio mo-<br />

rendo nel maggio 641, Amr b. al-'As nel giungere innanzi ad Alessandria<br />

nel mese di giugno venne ad aggi-avare il turbamento generale prodotto<br />

dalla notizia della morte di Costantino e dell'accessione al trono del fan-<br />

S48.


§§ 213, 214. 20. a. H.<br />

20. a. H. eiullo Eracleoiias, sotto la tutela dell'ambiziosa Martina. La quale, come<br />

'^iogyc?itico''den'e protettrice di Ciro il Patriarca, appena venuta al potere, dispose che egli<br />

radizioni sulla ritonia.sse con una flotta in Egitto per rimediare po.ssibilmente a tutti, i<br />

^°",?g'*^^P f "^^ ^<br />

disastri e per trattare con gli Arabi. Martina, desiderosa di assicurarsi il<br />

potere in Costantinopoli, non voleva complicazioni militari in Egitto.<br />

§ 214. — Questo periodo della campagna egiziana è molto oscuro, e<br />

non si comprende che cosa facesse 'Amr nell'estate, se cioè rimanesse accampato<br />

dinanzi ad Alessandria durante i mesi estivi e l' inondazione<br />

annuale, o ritornasse indietro. Il Butler (pag. 296 e segg.) interpretando<br />

con una certa libertà il testo del capo CXV (cfi-. § 1B6) di Giovanni di<br />

Niqyùs, sostiene che lasciasse una schiera a sorvegliare Alessandria, e con<br />

il resto delle sue forze scorresse il Delta, facendo ritorno a Babilonia du-<br />

rante i mesi dell' inondazione. Io .sarei più disposto a credere che '<br />

Ami-<br />

pigliasse posizione presso Alessandria, dove grazie all'accordo con i Copti<br />

poteva avere le provviste necessarie e ripetere la tattica di paziente at-<br />

tesa, che aveva ft-uttato in Palestina la resa di Cesarea, ed in Egitto<br />

quella di Babilonia: egli poteva sperare di ottenere lo stesso risultato<br />

anche con Alessandria.<br />

Né s'ingannò molto: il 14 settembre del 641, circa tre mesi dopo la<br />

venuta di 'Amr, Ciro sbarcava in Alessandria, dove trovava lo sgomento<br />

negli animi e l'anarchia nell'amministrazione, scissa tra fì'azioni avverse<br />

tra loro sino al punto di usare le armi. Comprese l'inutilità di continuare<br />

una difesa con quasi niuna speranza d'esito felice, e conformandosi alle<br />

istruzioni avute dall' imperatrice, cercò soltanto di concludere i migliori<br />

patti possibili per Alessandria, prima che un assalto improvviso o un tra-<br />

dimento ne aprissero le porte al nemico con licenza di trattare la grande<br />

città come preda di guerra e perciò esposta al saccheggio ed alle peggiori<br />

violenze. Le condizioni militari dell'impero bizantino erano tali, e tali anche<br />

le condizioni politiche, da non lasciar adito, nella mente di Ciro, alla spe-<br />

ranza di una sana e viva riscossa in tempo utile per salvare Alessaudi'ia.<br />

Cno non solo per le istruzioni avute a Costantinopoli, ma fors'anche<br />

per propria convinzione, appena giunto in Alessandria aprì negoziati con<br />

'Amr, ed il patto finale fa concluso nel seguente 8 di novembre del 641<br />

[= 28 Dzù-1-Qa'dah 20. a. H.], strano a dirsi, non in Alessandria, ma in<br />

Babilonia. Non v'è dubbio che il governo bizantino e Ciro diedero prova<br />

di debolezza e di soverchia sfiducia, perchè Alessandria avrebbe potuto<br />

resistere molto più a lungo; ma si deve altresì riconoscere che il risultato<br />

finale non sarebbe stato diverso, come è provato dagli eventi che porta-<br />

rono, dopo la rioccupazione bizantina di Alessandria nel 24. H., alla ricon-<br />

344.


20. E. H. § 214.<br />

quista a mano armata per opera di Amr nel 25. H., onde noi, giudicando 20. a. H.<br />

gli eventi a tanti secoli di distanza, possiamo dire che Ciro, se pur fece |og(, critico delie<br />

moralmente male, praticamente scelse la via migliore e la meno disastrosa tradizioni sulla<br />

per il fatale, irrimediabile passaggio dal dominio bizantino a quello arabo. dell'Egitto.]<br />

I patti del trattato che definitivamente riconosceva il dominio musulmano<br />

in Egitto, furono del seguente tenore :<br />

trattato.<br />

(1) Pagamento d'un tributo agii Arabi da tutti quelli compresi nel<br />

(2) Un armistizio di circa undici mesi, che doveva finire il 17 settembre<br />

642 (=16 Sawwàl 21. a. H.).<br />

(3) Da ambedue le parti dovevano cessare tutte le ostilità, e gii<br />

Arabi pigiiavauo impegno di non avvantaggiare la loro posizione dinanzi<br />

ad Alessandria.<br />

(4j La guarnigione alessandrina e tutte le milizie bizantine dove-<br />

vano imbarcar.si in Alessandria durante l'armistizio, portando via tutti i<br />

loro beni : se alcuni preferivano di prendere la via di terra, dovevano pa-<br />

gare tributo a rate mensili fintantoché si trovavano su territorio mu-<br />

.sulmano.<br />

(5) Niun esercito greco doveva approdare in Alessandria durante<br />

l'armistizio e tentare la riconquista dell' Egitto.<br />

(6) I Musulmani dovevano rispettare le chiese dei Cristiani e non<br />

immischiarsi nelle faccende di questi.<br />

(7) Agii Ebrei doveva esser concesso di rimanere in Alessandria.<br />

(8) I Greci dovevano consegnare un certo numero di ostaggi, ossia<br />

150 militari e 50 civili per l'osservanza del trattato.<br />

Questi patti, tramandati da Giovanni di Niqyiis, richiedono alcuni brevi<br />

commenti. Essi illuminano tutti quei vari trattati conservatici dalle fonti<br />

arabe, e che si fondano in parte sopra un concetto errato del patto fon-<br />

damentale.<br />

Si noti innanzi tutto, come fatto principale, che non si fa menzione<br />

del celebre patto dei due dinar a testa per ogni maschio adulto, patto<br />

che è fondamentale in tutte le tradizioni musulmane su questo argomento<br />

(cfi-. 19. a. H., § 64; 20. a. H., §§ 64, 70, 72, ecc.). È chiaro che il go-<br />

verno arabo si sostituiva semplicemente al governo bizantino come ente<br />

amministrativo e riscuoteva le imposte, non introducendo per ora veruna<br />

imposta musulmana: che se questo fosse seguito, la fonte copta quasi con-<br />

temporanea ne avrebbe fatta menzione (cff. anche § 187 (e).<br />

Altro punto di singolare rilievo è che Ciro si facesse intermediario<br />

dei Copti da lui prima tanto perseguitati, e degli Ebrei: ciò si spiega sol-<br />

:545. 44


ss "ili, "il"). ^U. ti. n.<br />

20. a. H. tanto snppoiiondu che Ciro volesse stabilire tolleranza assoluta per tutti,<br />

(EGITTO. - Riepi- •<br />

,^, , . ,<br />

i. ìì.- i i- .l j • , n<br />

logo critico delle affinchè nel novero venissero protetti anclie gh ortodossi, che erano nella<br />

tradizioni sulla niiiidi-anza in Egitto.<br />

conquista araba ... •<br />

, . , i m j.- • t j- j. t i<br />

dell' Egitto! liiliiK' la c'oiulizione dell armistizio di undici mesi tradisce la preoc-<br />

lupazione maggiore dei Greci, che cioè gli Arabi penetrassero in Ales-<br />

sandria prima che i<br />

lunzionari bizantini avessero terminato lo sgombero<br />

(li tutti gli uffici e beni immobili, o avanti che gli innumerevoli mercanti<br />

alessandrini avessero liquidato i loro atfari, adattandoli al novello stato di<br />

cose. È bene rammentare a questo proposito che Alessandria era allora il<br />

massimo centro commerciale del Mare Mediterraneo :<br />

in essa affluiva quasi<br />

tutto il commercio dell'estremo oriente che veniva su per il Mar Rosso,<br />

dacché le terribili guerre tra Greci e Persiani, e poi infine l' invasione<br />

araba, avevano deviato dall'antica via commerciale attraverso la Mesopo-<br />

tamia e la Siria, tutto il traffico proveniente dall'India e dall'estremo<br />

oriente verso l'Europa. Alessandria era altresì il grande centro d'esporta-<br />

zione granaria dall'Egitto verso Costantinopoli e forse anche altrove. Il<br />

dominio arabo significava modificare radicalmente questo stato di cose :<br />

anche se si ristabiliva il commercio indo-asiatico, l'esportazione dei grani<br />

sarebbe cessata, perchè il sopravanzo dei prodotti agricoli dell' Egitto si<br />

sarebbe riversato non più verso i paesi soggetti al dominio bizantino, ma<br />

invece in terra musulmana e particolarmente araba, per conseguenza natu-<br />

rale della carestia nel 18. H. e dei suoi terribili ammaestramenti. Ciò era<br />

ben noto ai Greci ed ai Copti, perchè in quello stesso inverno in cui si<br />

strinse il trattato di resa, 'Amr b. al-'As faceva riaprire il famoso canale<br />

di Traiano, che portava le acque del Nilo al Mar Rosso, e serviva come via<br />

di transito per le merci da trasportarsi per mare dall'Egitto all'Arabia e<br />

l'India e viceversa (cfr. 21. a. H.). Era dunque palese e pubblica l' inten-<br />

zione di deviare il commercio alessandrino verso altri lidi: nella qual pre-<br />

visione tutto in Alessandria doveva mutarsi, ed ingenti vitali interessi do-<br />

vevano spostarsi e liquidarsi. Due anni di guerra quasi continua in Egitto<br />

avevano intanto già tagliate le comunicazioni tra l'Egitto e il resto del<br />

mondo bizantino e cristiano.<br />

È bene rammentare che nella conclusione del trattato considerazioni<br />

di carattere militare, e specialmente economiche, debbono aver primeggiato<br />

su tutte per indurre Ciro a stringere con tanta sollecitudine i patti elen-<br />

cati da Giovanni di Niqj^ùs.<br />

§ 215. — Il trattato di Alessandria fu conchiuso dunque in Babilonia<br />

tra r ottobre ed il novembre 641 (= Dzu-1-Qa'dah 20. H.) e notizia di ciò<br />

fu immediatamente mandata ad 'limar in Madìnah per avere il consenso<br />

34G.


20. a. H. § 21Ó.<br />

del Califfo. Quando il Patriarca Ciro ritornò ad Alessandi'ia e comunicò la 2°- ^- '^•<br />

conclusione definitiva della resa, pare che sorgesse nel primo momento logo critico delie<br />

una vivissima reazione contro colui che aveva stretto il patto e che pò- tradizioni sulla<br />

. - conquista araba<br />

teva m questa circostanza apparire come un traditore, vi rarono violen- dell'Egitto.)<br />

tissime dimostrazioni popolari ed il Patriarca corse il rischio di morte, ma<br />

poi gli animi si sedarono : i comandanti militari in Alessandria diedero il<br />

loro appoggio all'opera di Ciro e l'annunzio dei patti ottenuti fu mandato<br />

all' imperatore Heracleonas in Costantinopoli per averne il consenso. Allo<br />

stesso tempo, conforme alla parola data. Ciro fece consegnare agli Arabi<br />

una prima ingente somma d'oro, q.uale acconto del tributo definitivo che la<br />

fitta avrebbe dovuto pagare ai novelli padroni.<br />

Da questi eventi alcuni autori occidentali, ed in particolar modo il<br />

Butler (eli-, pagg. 334 e segg.), hanno voluto concludere che Ciro abbia<br />

tradito il suo paese, l' Egitto e l' imperatore. Anzi il Butler vorrebbe so-<br />

stenere che Ciro tramasse il tradimento sin da molti mesi prima dei ne-<br />

goziati della resa. Come è possibile, così ragiona, che si potesse pensare<br />

alla resa, quando i Greci erano padroni del mare, quando Alessandria era<br />

militarmente quasi inespugnabile, e quando sarebbe stato facile resistere<br />

per più anni ad un continuato assedio degli Arabi?<br />

Ritengo però che un'accusa tanto grave sia voler vedere nella magra<br />

tela dei fatti a noi conosciuti ben troppe cose ; basta leggere le pagine<br />

del Butler (pagg. 337 e segg.) per constatare in quante difficoltà si cade<br />

qualora si vogliano spiegare trojDpe cose e si tenti porre innanzi una tesi<br />

non sufficientemente avvalorata da notizie dirette e sicure.<br />

Che non fosse un tradimento è provato dalla facilità con la quale gli<br />

abitanti di Alessandria accettarono finalmente il trattato, ed infine dalla<br />

sanzione che vi diede 1' imperatore in Costantinopoli, forse ancora Hera-<br />

cleonas.<br />

Noi per varie ragioni crediamo, come già si disse, che, senza vedere<br />

tanti drammi, tenebrosi raggiri e tradimenti, la resa di Alessandria sia<br />

stata semplicemente un atto di buon senso, l'espressione d'un convincimento<br />

che tutto era perduto, e che non giovasse a nulla aggravare il disastro con<br />

una disperata ed inutile difesa. Infatti, se vi fosse stato tradimento, non si<br />

sarebbe rispettato dai Greci il lungo armistizio ed in quel periodo di tempo<br />

r imperatore ed il popolo avrebbero scacciato Ciro e rafforzata la guarni-<br />

gione di Alessandria, sfidando apertamente gli Arabi. Nulla si fece di tutto<br />

questo, e undici mesi dopo tutti i Greci erano tranquillamente partiti, per-<br />

mettendo agli Arabi di prendere pacificamente possesso della città e di<br />

porvi una piccola guarnigione.<br />

347.


20. a. H.<br />

§§ 2iti, -iiT. 20. a. H.<br />

§ 216. — Queste sono le grandi linee della campagna, con la quale<br />

logo cr.tico deMe l'Kgitto passò, in poco più di due anni, sotto il dominio arabo. Volendo<br />

tradizioni sulla nariaro soltanto quello che a noi ò sembrato storicamente sicuro, abbiamo<br />

conquista araba . ,. i i i^- t ll i • ^ ^ ì<br />

dell' Egitto! omesso Ogni menzione di aneddoti di carattere personale, i quali, sebbene<br />

diano colorito alla nan-azione, ci portano in un campo di fatti e di affer-<br />

mazioni che hanno poco o uiun fondamento storico. Se accettiamo i par-<br />

ticolari aneddotici, dovremmo accettare in larga misura altre notizie cer-<br />

tamente false della stessa origine. 11 compito nostro, ora che la materia<br />

storica si va allargando in proporzioni ogni momento maggiori, deve re-<br />

stringersi a ricostruire in forma completa e precisa lo schema storico<br />

sicuro, sul quale poi lo storico dell'avvenire potrà innestare quanto gli<br />

parrà degno di nota e di fede, della, parte aneddotica e pittorica delle tra-<br />

dizioni musulmane da noi raccolte e tradotte per disteso nei precedenti<br />

paragrafi.<br />

Più avanzeremo ora nella storia dei popoli che divennero musulmani,<br />

più sarà difficile tracciare una storia generale dell'impero, e la narrazione<br />

di necessità si dividerà in tante storie locali, che solo per brevi istanti e<br />

per ragioni eccezionali, si troveranno coinvolte in qualche grande evento<br />

comune. Per lo più le varie provincie dell'impero incomincieranno ora<br />

ad avere una vita propria, locale, nel vero senso della parola, ed in larga<br />

misura indipendente e indifferente da quanto succede nel centro dell'im-<br />

pero. Ciò diviene specialmente vero per le provincie africane, l' Egitto,<br />

l'Arabia e le pi'ovincie persiane.<br />

Tutte le storie occidentali del califfato hanno perciò il difetto d'ori-<br />

gine di essere costituite da molte storie locali assai imperfettamente unite<br />

. insieme. Ciò pi'oviene dalla condizione slegata delle varie parti dell' im-<br />

pero, onde solo uno studio minuto, coscienzioso ed indefesso, può riuscire a<br />

riconnettere nella memoria, contemporaneamente, tanti fatti diversi. Noi<br />

.saremo perciò costretti d'ora innanzi a trattare sommariamente e sinteti-<br />

camente le vicende principali di ogni parte dell'impero, provincia per pro-<br />

vincia, e tenteremo una larga sintesi dell'insieme soltanto alla fine d'ogni<br />

singolo califfato.<br />

ARABIA. al-Bahrayn e Uman: deposizione del governatore Qudàmah<br />

e mutamenti nel governo delle due provincie.<br />

§ 217. — (al-Wàqidi, senza isnàd). Nell'anno 20. H. il Califfo 'Umar<br />

depose Qudàmah b. Maz un dal governo del Bahrayn per punirlo di aver<br />

bevuto vino contrariamente alle prescrizioni contenute nel Qur'àn (confrontisi<br />

14. a. H., §§ 232 e segg). Il governo del Bahrayn e della Yamàmah<br />

848.


20. a. H. §§ 217-219.<br />

venne conferito ad abù Hurap-ah (il celebre ti-adizionista) fT abari, I, 20. a. h.<br />

^-r, I 1- r» \ (ARABIA. - al-3ah-<br />

2o94, Im. 9 e segg.).<br />

^^^^<br />

^ .^^^^^<br />

Cfr. Athir, II, 444. deposiziona dal<br />

ibn al-Gawzi aggiunge che Umar diede la prefettura della Yamàmah dàml^Tm^ta-<br />

ad abù Bakiali (Grawzi, I, fol. 59, v.). menti nei gover-<br />

r^^. ' i.- PO or-- n-!o no delle due oro-<br />

Cfr. più avanti §§ 3/o, 3^6.<br />

^.^^.^^<br />

§ 218. — (cfr. 14. a. H., §§ 226-227) fal-Balàdzuri). Dopo la Riddali<br />

gli abitanti del Bahrayn chiesero al Califfo abù Baki- che rimandasse fra<br />

loro come governatore al-'Alà b. al-Hadrami, (che vi era stato vivente il<br />

Profeta), abù Bakr acconsentì, e al-'Alà governò T'Umàn fino all'anno 20. H.,<br />

quando egli cessò di vivere ed il Califfo 'Umar mandò abù Huraj-rah al-<br />

Dawsi a succedergli in quella carica. Alcuni affermano però aver 'Umar<br />

mandato abù Hurayrah a governare T'Umàn prima della morte di al-'Alà.<br />

Allora questi si recò a Tawwag nel Fàris, avendo intenzione di rimanervi,<br />

ma poi tornò nel Bahraj'n e vi morì (Balàdzuri, 81).<br />

§ 219. — Bisogna confrontare queste notizie contradittorie con quelle<br />

altre che abbiamo sotto l'anno 14. H. (§§ 225-228) e si a\Tà un'idea di<br />

quante confusioni ed errori si abbiano nelle nostre fonti a proposito del-<br />

l'amministrazione delle due provincie arabe del Bahrayn e Umàn. Queste<br />

due Provincie domate con molta difficoltà, con lunghi ritardi e forse anche<br />

assai imperfettamente, lontane dal centro dello stato Islamico e fuori dalla<br />

grande scena politica dell'Asia Anteriore, ebbero vicende oscure e poco liete.<br />

Le tradizioni date sotto l'anno 14. H. rivelano come grazie alla posizione<br />

appartata delle due provincie i governatori delle medesime si siano per-<br />

messa ogni sorta di licenza dal bere il vino, all'appropriarsi i fondi pub-<br />

blici, mentre altri, contro la volontà del Califfo, intrapresero anche spedi-<br />

zioni perigliose e conquiste (cfr. 16. a. H., §§ 328-330; 19. a. H., §§ 6-15).<br />

Qui apj)resso diamo in una tabella, per" maggiore chiarezza, i vari mu-<br />

tamenti nel governo del Bahra^'ii e dell' 'Umàn, come risultano dalle fonti<br />

migliori, con tutte le discrepanze: queste provengono, per esempio, in al-<br />

Tabari, dal fatto che gli stessi nostri informatori hanno attinto a fonti<br />

diverse. Gli specchi annuali dei governatori che ci porge al-Tabari sono<br />

di origine diversa dalle tradizioni narrative. Nello specchio abbiamo però<br />

omesso le varianti date dalla versione di Sayf b. 'Umar (cfr. 19. a. H..<br />

§§ 12 e 15), perchè gli errori storici della sua scuola sono tanti e tali da<br />

gettar scredito sulle sue informazioni.<br />

34».


20. a. H.<br />

(ARABIA.- al-Bahrayn<br />

e Umàn:<br />

deposizione del<br />

governatore Qudàmah<br />

e mutamenti<br />

nel governo<br />

delle due Pro-<br />

vincie.!<br />

§§ 219, 220. 20. a. H.<br />

GOVERNATORI MUSULMANI.


20. a. H. § 220.<br />

rimane invece la vera ragione per la quale il governo di Madinah volle 20. a. H.<br />

espellere gli Ebrei ed i Cristiani da Nagràn. Una tradizione fa rimontare sione dei Cristiail<br />

motivo dell'espulsione ad una sentenza detta dal morente Profeta: « Due niedEbreid'Ara-<br />

« religioni non possono sussistere insieme in Arabia ». Una fonte più an-<br />

tica, Musa b. Uqbah (cfi-. Sachau Musa, pag. 22), attribuisce più ve-<br />

rosimilmente tale sentenza ad 'Umar. Non possiamo dire se Maometto od<br />

Umar dicessero una cosa simile, o se la pretesa ordinanza sia fi-utto dei<br />

tradizionisti di generazioni posteriori; ma anche nel caso che Umar affer-<br />

masse un principio tanto intransigente in un'età in cui l'Arabia non era<br />

ancora accesa da cieche passioni religiose, la notizia non può essere accet-<br />

tata senza alcune spiegazioni, le quali mettano le parole di 'Umar, se egli<br />

mai le pensò o pronunciò, nella loro vera luce.<br />

Cominciamo con dù-e che ancora non esisteva fanatismo religioso presso<br />

i Musulmani. Musulmani e Cristiani si battevano insieme nell'esercito del-<br />

l' Islam in Persia (eli'. 13. a. H., § 155, nota 5; 14. a. H., § 32 e nota;<br />

16. a. H., §§ 44 e nota; 216 e nota) e in Egitto (cfr. 21. a. H.): le tribù<br />

avevano abbracciato l'Isiàm, ma la loro conversione era ancora una forma<br />

esteriore, una dichiarazione più politica che religiosa. In Arabia si può<br />

dire che la maggioranza fosse ancora fedele alle usanze e credenze an-<br />

tiche, sebbene in apparenza si dichiarasse musulmana. Il rito islamico era<br />

ancora embrionale, e tranne una minoranza fedele alle tradizioni di Mao-<br />

metto, perchè legata a lui da intime i-elazioni personali, il resto dei così<br />

detti fedeli non si curava di osservare nemmeno imperfettamente gii ol:)-<br />

blighi religiosi delle preghiere e dei digiuni. Nemmeno i Beduini d'oggi<br />

li osservano dopo tredici secoli d' Islam. E palese dunque che tanto meno<br />

potevasi chiedere iale osservanza ai Beduini, componenti gli eserciti di con-<br />

quista, uomini rimasti quelli che erano prima dell' Islam :<br />

una<br />

dichiarazione<br />

formale di fede detta con le labbra e non con il cuore, nulla cambiava<br />

nel loro modo di vita.<br />

Inoltre, consta da vari indizi, che anche dopo l'espulsione degli Ebrei<br />

e dei Cristiani d'Arabia, molti di questi continuassero ancora a vivere nella<br />

penisola, tanto a Madinah, che nel Yaman ed altrove. I particolari sull'as-<br />

sassinio di 'Umar, nel 23. H., rivelano che Madinah era piena di gente<br />

straniera di ogni razza e di ogni fede: tanto che 'Umar dovette, per mi-<br />

sura di precauzione, vietare agii Ebrei ed ai Cristiani di fermarsi in Ma-<br />

dinah più di tre giorni (cfr. Sachau Musa, pag. 22) ('). È palese inoltre<br />

che la misui-a di 'Umar colpì soltanto i Cristiani di Nagràn e nemmeno<br />

tutti, perchè Busr b. Artàh ne trovò ancora molti in Nagràn nel 40. H.,<br />

come vedremo a suo tempo. Il Califfo fii assassinato da un cristiano. La<br />

351.


20. a. H. lelebre chiesa di San'à, nel Yaman, quella che la leggenda descrive come'<br />

^ -,„^ wL r!ff.!!. una (Ielle ragioni indirette della spedizione dell'Eletante prima della na-<br />

ni ed Ebrei d'Ara- scita del Profeta, continuò ad essere luogo venerato di culto per i Cristiani<br />

'^'<br />

sin sotto i primi 'Abbasidi (cfr. Intr. ,<br />

§ 117, nota 4). Le numerose colonie<br />

ebraiche del Yaman non furono molestate e sono rimaste sino ad oggi. Così<br />

pure, come attestano alcune tradizioni date più avanti (§ 240j, gli Ebrei di<br />

AVàdi al-Qura, pur vicinissimi a Madinah, non furono espulsi regnante 'Umai-,<br />

ma molto più tardi. Dunque anche dopo l'espulsione dei Cristiani ed Ebrei<br />

per ordine di limar, seguaci dell'una e dell'altra fede continuarono a vivere<br />

non molestati in Arabia. Ciò vuol dire che la misura presa da 'Umar non fu<br />

generale contro tutti i seguaci di altre fedi, ma particolare, un provvedi-<br />

mento eccezionale, di natura locale, ed, io temo, poco decoroso ed onesto.<br />

Nota 1^. —<br />

àwiyah ,<br />

Il Lammeus ritiene questo divieto un'invenzione di tempi posteriori e adduce (Mù'-<br />

pagg- 401419) un copioso corredo di prove, d'indizi e di notizie per dimostrare come e quanto<br />

t'ossero e rimanessero numerosi i Cristiani in Arabia nonostante il divieto di 'Umar. Non avrei però dif-<br />

tìcoltà ad accogliere la notizia come vera e non mi dà verun pensiero che l'ordine rimanesse lettera<br />

morta. — Rammentiamoci ancora una volta che 'Umar era senza i mezzi per mettere in atto i decreti<br />

del suo potere esecutivo e doveva cantare sovrattutto sul sentimento di solidarietà regnante tra i primi<br />

musulmani, e sulla comunanza degli interessi per farsi obbedire e rispettare. Ma se quanto il Califfo<br />

ordinava non conveniva alla comunità, questa lo ignorava. Cosi fu per i Cristiani, che godevano di<br />

molte simpatie e rendevansi utili, per la loro superiore coltura, ai consanguinei e connazionali islamici<br />

di nome, e ancora pagani di fatto.<br />

§ 221. — Quali furono queste ragioni particolari, locali? Su quelle ri-<br />

guardanti l'espulsione degli Ebrei da Khaybar abbiamo già discorso in<br />

altro luogo: sembra che le persone, che traevano da Khaybar una lauta ren-<br />

dita per effetto della divisione fatta da Maometto nell'anno 7. H., non sazi<br />

di quanto avevano, ambissero cacciare gli Ebrei che coltivavano il suolo e<br />

prendersi anche l'altra metà del reddito, lasciato agli Ebrei dal Profeta<br />

Maometto in compenso della lavorazione del suolo. Quando l'abbondanza<br />

degli schiavi di guerra permise ai padroni musulmani di fare a meno dei<br />

lavoratori ebraici, si offerse la possibilità di ottenere dalle terre un red-<br />

dito molto maggiore, espellendo gli Ebrei e sostituendo schiavi ad essi. In<br />

un passo di ibn Sa'd questo concetto è fi-ancamente ammesso e si disse<br />

(Saad, II, 1, pag. 82, ult. lin. e segg.) che il Califfo 'Umar lasciò gli<br />

Ebrei fino a quando « regnando 'Umar, crebbero gli artefici (ossia schiavi,<br />

« al-'ammàl) nelle mani dei Mu.sulmani, e si rafforzarono nel lavoro della<br />

« terra, e allora 'Umar cacciò gli Ebrei in Siria e divise i beni tra i Mu-<br />

« sulmani ». Fu ideata quindi una vera e propria spoliazione, di cui la<br />

colpa ricade in grande parte su 'Umar e lo pone in una luce poco favo-<br />

revole. <strong>For</strong>se l'avidità e l'insistenza dei vari pensionati di Khaybar ebbero<br />

molta influenza sulle decisioni del Califfo, e l'unica scusa che noi possiamo<br />

addurre in sua difesa è quella, già più volte menzionata, della natura pre-<br />

3.52.


20. a. H. § •2-21.<br />

caria e poco .sicura della sua autorità diretta sui maggiorenti <strong>dell'Islam</strong>. 20. a. H.<br />

per 1 quali u suo doniinio era quasi un usurpazione, rer smorzare 1 opposi- sione dei Cristia-<br />

zione e l'cstilità sorda di questi potenti intriganti egli si vide costretto niedEbreid'Ara-<br />

talvolta ad atti di debolezza, di cui la cacciata degli Ebrei di Khaybar è<br />

l'esempio più doloroso e biasimevole.<br />

Le ragioni addotte per l'espulsione dei Cristiani di Xagràn sono pure<br />

di natura poco decorosa: si dice che praticassero l'usura e fossero diven-<br />

tati troppo numerosi. L'usura era praticata in tutta l'Arabia e fuoi'i della<br />

penisola a dispetto del Qur-àn. Il divieto divino rivelato nel testo sacro<br />

(II, 276) negli ultimi giorni della vita di Maometto (Hanbal, I, 49. liii. 31)<br />

non cambiò in nulla questa consuetudine antichissima e demoralizzante.<br />

Il numero cresciuto dei Cristiani sembra pure un falso motivo, perchè<br />

in pochi anni, dalla morte del Profeta in poi non potevano essere tanto<br />

aumentati: la nascita di molti bambini non può aver impensierito il Califfo.<br />

Probabilmente nel Xagràn influirono motivi di losco interesse locale, si-<br />

mili a quelli di Khaybar. <strong>For</strong>se qualche potente partito del Yaman con-<br />

vertito — superficialmente! — all'Isiàm, desideroso d'impossessarsi delle<br />

ricche terre del Xagràn, potè imporsi al Califfo, e, come nel caso di Khaybar,<br />

indurlo, con false e speciose ragioni, a commettere qui un'altra ingiustizia<br />

(cfr. più avanti § 222 e nota Ij. Il Lammens mi ha ricordato che gli abi-<br />

tanti cristiani del Xagràn erano in gran parte ricchi banchieri: egli sospetta<br />

quindi che i loro debitori musulmani, con il pretesto dell'usura, siano stati<br />

gì' ispiratori dell'espulsione. Solo in questo modo si potrebbe spiegare l'ac-<br />

cusa dell'usura.<br />

Dalle nostre fonti sembra che ambedue le misui-e, contro i Cristiani<br />

del Xagi'àn e contro gli Ebrei di Khaybar, fossero prese contemporanea-<br />

mente: il che dimostra come i provvedimenti ordinati dal Califfo si pro-<br />

mulgassero per lo meno apparentemente rivestiti da pretesi motivi generali<br />

di ordine pubblico, quantunque in realtà ascondevano ragioni meno pure.<br />

E molto probabile tuttavia che 1' espulsione degli Ebrei e dei Cristiani fa-<br />

cesse parte del programma politico esclusivista del Califfo, il quale miiando,<br />

con misure progressive, ad epurare veramente l'Arabia da elementi non<br />

musulmani, accettasse più volentieri di commettere le predette ingiustizie.<br />

<strong>For</strong>se allora, come già aveva fatto altra volta per impedire l'adulterio<br />

(cfi-. 17. a. H., § 80) e l'abuso del vino (cfr. 14. a. H., § 252), egli coniò<br />

quella celebre sentenza che due .religioni diverse non potessero sussistere<br />

insieme in Arabia: un ben tenue velo per coprire un atto iniquo. Xon è da<br />

altra parte improbabile che gli eccezionali e arbitrari provvedimenti, quasi<br />

senofobi, contro Ebrei e Cristiani, si collegassero con misure generali di<br />

353. 45<br />

"'


'<br />

§§ 221 222. ^U. a< n»<br />

20. a. H. oicliuL' discipliiiaro o morale, formando, nel pensiero direttivo di 'Umar,<br />

sione dèi c^rfstia- '•" proseguimento delle norme già adottate dal Profeta, quando, a propo-<br />

ni ed Ebrei dAra- sito del divieto del vino, sconsigliava e proibiva, implicitamente, il com-<br />

'^'<br />

mercio dei Musulmani con El>rei e con Ciistiani (cfr. 14. a. H., § 243).<br />

<strong>For</strong>se, quanto più fuori d'Arabia si sbrigliavano le passioni gaudenti degli<br />

^\rabi conquistatori; tanto più il Califfo avrà sentito la necessità di strin-<br />

gere il freno nella penisola, con la speranza — pur troppo illusoria — di<br />

serbare attorno a sé un nucleo d'Islam scevro da ogni contatto contami-<br />

nante e degeneratore, centro d'irradiazione moderatrice e moralizzatrice<br />

verso i lontani confini dell'impero musulmano. Ma di ciò tratteremo am-<br />

piamente in luogo più opportuno.<br />

ARABIA. — Espulsione dei Cristiani da Nagràn.<br />

§ 222. — Fra i Cristiani di Nagràn e Maometto era stato concluso<br />

un trattato speciale, secondo il quale Maometto garantiva loro la più com-<br />

pleta protezione, ed il diritto di esercitare liberamente il loro culto senza<br />

molestia. Da nessuna fonte musulmana appare che i Cristiani abbiano mai<br />

mancato ai patti del trattato, e questo è tanto vero, che abù Bakr sembra<br />

aver confermato a loro la protezione concessa dal Profeta [cfr. 12. a. H.,<br />

§§ 74-75]. Non fu così sotto il Califfo 'Umar.<br />

Ecco che cosa narra ibn Sa'd:<br />

« Dipoi gli abitanti di Nagràn si resero colpevoli di usura (ribà-) ('),<br />

« ed Umar li espulse dal loro paese, concedendo però ad essi il seguente<br />

« scritto:<br />

« Questo è quanto scrisse 'Umar, Principe dei Credenti, per quelli fra<br />

« i Nagràni che se ne andarono. Essi sono sicuri nella protezione di Dio:<br />

« nessun musulmano deve far loro del male, affinchè venga esattamente<br />

«compiuto quello che scrisse per essi il Profeta di Dio (Rasùl Allah)<br />

« e abù Bakr. E in seguito: quei governatori della Sii'ia, e quei gover-<br />

« natori deir'Iràq, con i quali essi s'incontreranno, hanno l'ordine di con-<br />

« segnare ad essi tanta terra, da arrivare fino a un garìb: quanto essi<br />

« ne potranno ricavare con la coltivazione, deve esser per loro un'elemo-<br />

« sina e un compenso in luogo della terra (che essi hanno dovuto abban-<br />

« donare in Nagràn) :<br />

nessuno<br />

potrà pretendere diritti di possesso (su quella<br />

« terra) o rimborsi di crediti su di essi. E in seguito: quei Musulmani che<br />

« sì troveranno presenti (vicini), dovranno assisterli contro ognuno che com-<br />

« mettesse ingiustizia a loro danno: essi sono gente che hanno diritto alla<br />

« protezione (dei Musulmani). La tas.sa al-gizyah verrà condonata ad essi<br />

« per ventiquattro mesi dacché saranno venuti sul luogo: non saranno<br />

U54.


20. a. H. §§ 222-2-24.<br />

« tenuti a pagare, se non quelle imposte che gravano il fondo che colti- 20. a. H.<br />

., ,. ...... . r., [ARABIA. . Espul-<br />

« veranno, ma ciò senza subu-e ne ingiustizia ne oppressione, lestimoni sione dei Cristia-<br />

« sono: 'Uthmàn b. 'Affan, Mu'ayqib b. abi Fàtimah ».<br />

I Cristiani si recarono in gran parte nell' 'Iraq e si stabilirono in al-<br />

Xagrànij-yali, nei dintorni di al-Kùfah (Sa'd, 77, § 143, pag. 193 della<br />

traduzione.<br />

Cfi-. Hisàm, 401: Athir, II, 223: Balàdzuri, 63; Aghàni, X,<br />

143; Sprenger, III, 504, il quale però dà del passo una versione molto<br />

scoiTetta.<br />

Nota 1. — L'accusa di usura lanciata contro i Cristiani, come è messa qTii nel nostro testo, non<br />

può avere alcuna serietà, ed è una finzione fiacca per spiegare e scusare l'atto arbitrario ed ingiusto<br />

di 'TJmar nell'espellere gente inoffensiva, che era sotto la protezione formale del Profeta e del suo primo<br />

successore. Il documento riportato da ibn Sa'd ha tutti i caratteri della genuinità, perchè racchiude in sé,<br />

da parte di TJmar, la confessione della ingiustizia commessa. In questo documento non v'è, per comin-<br />

ciare, alcun accenno ad una colpa o ad una violazione qualsiasi dei patti, commessa dai Cristiani : è<br />

invece evidente la premura da parte di Tlmar di rendere ai Cristiani meno penosa che fosse possibile la<br />

emigrazione forzosa dal loro paese: il condono delle tasse e la concessione libera di terre, esenti per<br />

decreto speciale da qualsiasi diritto di creditori, o di antichi proprietari, non possono essere interpre-<br />

tati in altro modo che qual compenso imposto dal Califfo per un diritto, del quale i Cristiani erano<br />

in possesso, e che 'TJmar non poteva negare. 'TJmar stesso nel documento rammenta e conferma la pro-<br />

tezione concessa dal Profeta e„da abù Bakr.<br />

E probabile che 'Umar, per ragioni sue speciali volle allontanare i Cristiani dall'Arabia, ma d'altra<br />

parte non poteva ignorare i diritti acquisiti dai Cristiani, e dai quali essi in verun modo erano deca-<br />

duti. Per uscire da questa difficoltà egli sciolse con la spada il nodo gordiano: fissò arbitrariamente<br />

quale fosse, a suo parere, il valore commerciale del diritto dei Cristiani, ed impose con la sua autorità<br />

l'accettazione del compenso. I Cristiani piegarono il capo dinanzi al destino, nulla potendo contro<br />

colui, che era in quel giorno il più potente sovrano d'Asia Anteriore.<br />

§ 223. — (Sayf b. 'Umar, da Salii b. Yiisuf, da al-Qàsim, e da altri).<br />

La prima .spedizione inviata dal Califfo 'Umar fu quella di abù 'Ubayd<br />

b. Mas'ùd neir 'Iraq (cti*. 13. a. H., §§ 140 e segg.), e la seconda fu quella<br />

di Ya'la b. Umayyali nel Yaman per espellere i Cristiani da Nagràn.<br />

Per giustificare questo atto 'Umar affermò che metteva in esecuzione<br />

le ultime volontà del Profeta, riconfermate dalle ultime volontà del Califfo<br />

abù Baki-, che cioè nella penisola degli Arabi non dovessero esservi due<br />

religioni diverse. Nessuno dei Cristiani doveva però esser costretto a rin-<br />

negare la sua fede, ma tutti quelli che non volevan rendersi Musulmani,<br />

dovevano emigrare fuori d'Arabia. I Cristiani potevano recarsi in qualunque<br />

paese essi volessero, e gli agenti musulmani dovevano prendere misura<br />

esatta dei loro beni immobili in Nagràn e dare a loro l'esatto equivalente<br />

nel paese, che essi avrebbero scelto per dimora. In questo modo Umar<br />

promise di continuare a tenerli sotto la protezione islamica (dz i m m a h)<br />

(T abari, I, 2162).<br />

Cfr. anche Athir, II, 333, lin. 13 e segg.<br />

§ 224. — (al-Balàdzuri). Quando divenne Califfo 'Umar b. al-Khattàb<br />

i Cristiani del Nagràn crebbero in tal numero e praticarono l'usura in tal<br />

3o5.<br />

ni da Nagràn.]


ss --4-"i"-W. ZU. a,, fi.<br />

20. a. H. modo, cho 'Umar ebbe timore l'Islam ne soffrisse danno: perciò li espulse<br />

(ARABIA. -Espuisione<br />

dei Cnstia- ^<br />

/[[^.^^, ^m viv loro lui^ il seffuente --e,<br />

scritto: «Quanti v abitanti della Siria e dell'Iraqt.<br />

ni da Nagràn.i « s' iml)atteranno in essi, devono cedere a loro terra da coltivare e quanta<br />

« ne potianuo mettere sotto coltura. Tanto a loro appartiene in compenso<br />

« di quello che avevano nel Yaman ».<br />

Alltn;» questi Ci'istiani si dispersero: alcuni si stabiliiono in Siria,<br />

altri nei pressi di al-Kùt'ah in al-Nagraniy3'ah, paese al quale essi diedero<br />

questo nome. Gli Ebrei del Naù,ràn avevano fatto un patto con i Cristiani<br />

ed erano come loro servi (Baladzuri, 66).<br />

L'ultimo periodo è di senso molto oscuro : non<br />

s' intende quali pos-<br />

sano essere stati i rapporti tra Cristiani ed Ebi-ei in Nagràn, salvo a su[)-<br />

porre che durante l'occupazione abissina del Yaraan i Cristiani di Nagràn<br />

abbiano violentemente spogliati i loro vicini Ebrei. <strong>For</strong>se, come mi sug-<br />

gerisce il Lammens, in Nagràn esisteva una colonia ebraica prima del-<br />

l'Isiàm, ma sottomessa ad un regime speciale, d'eccezione. Cosi era, per<br />

esempio, in al-Tà-if (cfr. Lammens, Taif, pag. 11).<br />

§ 225. — (al-Balàdzuri). Secondo altri lo scritto di 'Umar era nei se-<br />

guenti termini: «Quegli aiutanti della Siria e deH"Iràq con i quali fi Na-<br />

« grani) s'incontreranno, devono dar loro terra da coltivare», oppure «terra<br />

«incolta» (kharib al-ard: forse da correggersi garib, misura di su-<br />

perficie) rBalàdzuri, 66).<br />

§ 226. — (ibn Sa'd. senza isnàd). Il Califfo 'Umar espulse gli Ebrei<br />

dal Higàz, e li mandò fuori dalla penisola degli Arabi (Grazi r ah al-<br />

'Arah) in Siria. Espulse anche gli abitanti di Nagràn e li stabilì nel<br />

distretto di al-Kufah (Sa ad. III, 1, pag. 203, lin. 16-17).<br />

§ 227. — (Abd al-a'la b. Hammàd al-Narsi, da Hammàd b. Salamah,<br />

da Yahya b. Sa'id, da Ismà'il b. Hakim, da 'Umar b. 'Abd al-'azìz). Il<br />

Profeta nell'iiltima sua malattia disse: « Non devono coesistere due reli-<br />

« gioni nella terra degli Arabi ». Quando divenne Califfo 'Umar espulse gli<br />

abitanti di Nagràn, e li mandò ad al-Nagràniyj^ah, comperando i loro beni<br />

immobili e mobili (Baladzuri, 66-67).<br />

§ 228. — (^al-Husa}'n b. al-Aswad, da Waki' b. al-Grarràh, da al-A'mas.<br />

da Sàlim b. abi-l-Gra'd). Gli abitanti del Nagràn erano diventati 40,000<br />

persone, e tra loro erano sorti dissensi: essi vennero perciò al Califfo 'Umai-<br />

e gli dissero: « Mandaci fuori dal paese ». E 'Umar aveva temuto della<br />

influenza loro sui Musvilmani; perciò si valse dell'occasione offertagli e li<br />

espulse dal loro paese. In appresso fi Cristiani) si pentirono ! vennero<br />

dal Califfo e lo pregarono di disdire il convenuto con essi (aqilnà), ma<br />

egli si rifiutò (Baladzuri, 67).<br />

856.


T -TT<br />

20. a. H. §§ 228-'23".<br />

Queste notizie mi sembrano raccolte per iscusare la condotta ingiusta 20. a. H.<br />

• ' • « • ^- NT . 1. x- X x- [ARABIA. - Espul-<br />

di Umar, e non appaiono ne veraci ne convincenti. JNessun altra tonte la sione dei Cristia-<br />

cenno a questo desiderio dei Nagràni di emigrare, né dissensi interni pò- "' ^a Nagràn.]<br />

trebberò mai essere stati un motivo verosimile. Altra cosa un conflitto con<br />

gli abitanti circostanti, seguaci dell'Isiàm, ma di ciò non si fa veruna<br />

parola.<br />

Anche il numero 40,000 ha carattere apocrifo: 4, 40, 4000, ecc., sono<br />

i numeri preferiti dai Semiti e non hanno un preciso valore aritmetico :<br />

equivalgono al concetto di « moltitudini ».<br />

§ 229. — (Qualche tempo dopo la sua elezione) il Califfo 'Uthmàn<br />

(dopo il 35. H.) scrisse ad al-Walid b. 'Uqbah b. abi Mu'ayt suo governa-<br />

tore in al-Kùfah, nei seguenti termini: «L'al-'Aqib (il principe), l'al-<br />

« U s q u f (vescovo) ed i S a r a t (le cime — i capi) di Nagràn sono venuti<br />

« a me con uno scritto dell' Inviato di Dio, e mi mostrarono le condizioni<br />

« concesse da 'Umar. Io ho interrogato 'Uthmàn b. Hunayf su questa fac-<br />

« cenda, ed egli mi ha riferito d'aver esaminato i loro affari e d'aver tro-<br />

« vato che questi erano nocivi ai d a h a q ì n perchè li teneva lontani dalla<br />

«loro terra. Orili verità io li ho esentati dalla gizyah per l'ammontare<br />

«di duecento liallah (mantelli?) al cospetto di Dio: essi hanno il diritto<br />

« di ereditare le loro terre,- ed io te li raccomando, perchè sono una gente,<br />

«a cui spetta la dzimmah (= protezione) » (Balàdzuri, 66).<br />

§ 230. — (al-Balàdzuri). I primi a pagare la gizyah tra quelli aventi<br />

Sacre Scritture (min ahi a I-kit ab) furono i Cristiani di Nagràn: poi gli<br />

abitanti di Aylah, di Adzruh e di Adzri'àt nella spedizione di Tabùk (B a -<br />

làdzuri, 68).<br />

Infatti la sottomissione di Nagràn al Profeta è questione controversa,<br />

perchè il contesto delle notizie indurrebbe a efedere che il Nagràn pas-<br />

sasse sotto il vero dominio islamico soltanto alla fine della guerra della<br />

Eiddah. ossia nel 12. H. (cfi-. 12. a. H., § 73). Se prima della Riddali vi<br />

fu realmente qualche rapporto di soggezione tra il Nagràn e Madinah<br />

(cfr. 10. a. H., §§ 59-61; 11. a. H., §§ 189 e segg.) fu di brevissima du-<br />

rata e di natura forse del tutto nominale. In Nagràn tre mesi prima che<br />

morisse Maometto scoppiò la ribellione di al-Aswad, e passarono più di due<br />

anni prima che l'autorità <strong>dell'Islam</strong> si riaffermasse nel Yaman. Le altre<br />

città menzionate, Aylah, Adzruh e Adzri'àt. per la loro posizione geografica,<br />

entro il territorio bizantino, non possono aver mai pagata la gizyah a<br />

Maometto. I pretesi trattati conclusi alla spedizione di Tabùk (cfr. 9. a. H.,<br />

ammessa la loro autenticità, che è<br />

§§ 38, 39, 40) con Aylah e Adzruh f<br />

molto dubbia), tutto al più potrebbero dimostrare che per una volta tanto<br />

357.


§§ 230, 231. 20. a. H.<br />

20. a. H. pagarono qualche lieve tribiito onorifico al Profeta in Tabuk, ma nulla<br />

sione dei Cristìa- pì"- Adzn'àt, infine, passò sotto dominio arabo soltanto nel 13. H., quando<br />

ni da Nagràn.i entrarono in Siria le prime schiere <strong>dell'Islam</strong>, sotto Suialibìl b. Hasanah<br />

(cfr. 12. a. TI.. §§ 31G, («); 32G, 327, ecc.), e da quel momento in poi gli<br />

Arabi non l'abbandonarono più: nemmeno alla battaglia del Yarmùk, perchè<br />

in questa bathaglia Adzri'àt rimase alle spalle delle schiere ramite di<br />

Ivhàlid b. al-Walid e di abu 'Ubaydah (ctr. 15. a. H., § 64 e carte al<br />

voi.* Ili, pag. 512 degli <strong>Annali</strong>). Quindi il pagamento regolare di gizyah<br />

come imposta gravante i non Musulmani, appimto per il loro divario di fede,<br />

avvenne soltanto dal 13. TI. in poi e non prima. Questa constatazione ha<br />

molta importanza storica: ritorneremo sull'argomento sotto l'anno 23. IT.<br />

È bene aggiungere però sin d'ora che questa gizyah va intesa nel<br />

suo significato più antico, ossia non come tassa per testa, ma come con-<br />

tributo globale pagato dai vinti per avere la sicurezza nella vita, nei beni<br />

e nella loro attività commerciale, industriale e agricola. La tradizione ha<br />

travisato, come vedremo, questo carattere della gizyah per giustificare<br />

le condizioni di tempi posteriori.<br />

§ 231. — (abù Yùsuf). Il Califfo 'Umar, dopo aver assunto il potere,<br />

espulse i Cristiani da Nagràn al Yaman e li fece emigrare a Nagràn al-<br />

'Iràq, perchè ne temeva per i Musulmani. Egli scrisse per i Nagràni il<br />

seguente scritto:<br />

« In nome di Dio clemente e misericordioso.<br />

« Questo è quanto ha scritto sull'argomento 'Umar, Principe dei Cre-<br />

« denti (Amìr al-Mu-minin) alla gente di Nagràn. Quelli fra loro<br />

« die pai'tiranno (man sarà minhu m) saranno sicuri nella sicurtà<br />

«(a man) di Dio: nessuno dei Musulmani potrà dar loro molestia. Essi<br />

« hanno il diritto al piedo adempimento di quello che fu scritto a loro da<br />

« Muhammad al-Nabi, e da abù Baki-. E in seguito: Gli am ir della Siria<br />

«e gli amir deH"Iràq che s'incontreranno con loro, dovranno assegnare<br />

« ad essi teira da coltivare, e quanta di questa essi potranno lavorare sarà<br />

« loi'O proprietà: elemosina al cospetto di Dio, e sua retribuzione in cambio<br />

« della loro terra (lasciata in Nagràn). Nessuno potrà nulla contro di essi,<br />

« né far valere alcun credito. E in seguito: i Musulmani presenti fi'a loro,<br />

« devono assisterli contro chi commette ingiustizie a loro danno, perchè<br />

« (i Cristiani di Nagràn) hanno diritto alla protezione (dzimmah). Essi<br />

« sono esenti dal pagamento della gizyah per ventiquattro mesi dacché<br />

« sono venuti alla nuova dimora. Non devono esser tassati se non in ra-<br />

« gione di quello che può rendere la loro terra né devono essere trattati<br />

« con ingiustizia e inimicizia ».<br />

358.


20. a. H. g§ -231-236.<br />

" J -1.<br />

Testimoni furono: 'Uthmàn b. 'Affàn e Mu'ayqib, il quale fu anche 20. a. H.<br />

-1<br />

[ARABIA. - Espul-<br />

scriba (lusut. 41, Im. 24 e segg.). sione dei Cristia-<br />

§ 232. — (al-Wàqidi, senza isnàd). Nell'anno 20. H. U Califfo 'limar "' '^^ Nagràn.]<br />

espulse gli Ebrei (^) da Nagràn, facendoli emigrare ad al-Kùfah (Tabari,<br />

I, 2595. lin. 3).<br />

Cfr. Athir, 11/444.<br />

Nota 1. — Nei paragrafi precedenti è narrato che il CaliiFo 'Umar espellesse i Cristiani dal Nagrau.<br />

In questa tradizione al-Wàqidi menziona gli Ebrei invece dei Cristiani. Nelle altre tradizioni più an-<br />

tiche sulla biografia di Maometto e sui suoi l'apporti con gli abitanti del Nagràn abbiamo soltanto notizia<br />

di Arabi pagani e Arabi cristiani : di Ebrei del Nagràn non esiste memoria. Ciò però non esclude che ve<br />

ne siano stati nel circondario, come parrebbe risultare dall'ultimo periodo del pi-ecedente § 224 : si con-<br />

fronti anche i §§ 284, 2B5. Non è però nemmeno esclusa la possibilità che i nostri informatori abbiano<br />

confuso insieme gli Ebrei di Khaybar ed i Cristiani di Nagràn, e per inavvertenza abbiano scritto<br />

« Ebrei » invece di « Cristiani » parlando di Nagràn. A Khaj-bar non esistevano Cristiani : questo è fatto<br />

sicuro.<br />

Per gli Ebrei a Nagràn cfr. Lammens, Mu'àwiyah, pag. 43o.<br />

§ 233. — fYa'la b. 'Ubayd, da Sufyàn, da 'Abdallah b. Musa, da Isrà-il,<br />

da abù Ishàq, da abù Uba3'dah, da 'Ubajdallah, da 'Abdallah). Accadde<br />

una volta ad 'Umar nel cavalcare che gli si scoprì dalla tunica una parte<br />

della coscia, sulla quale la gente di Nagràn avendo scorto un neo nero:<br />

« Ecco », dissero, « colui che, come troviamo nel nostro Libro, ci scaccerà<br />

«dalla nostra terra» (Sa ad, III, 1, pag. 236, lin. 4-8).<br />

ARABIA. - Espulsione degli Eorei da Khaybar.<br />

§ 234. — (al-Wàqidi, senza isnàd). Nell'anno 20. H. il Califfo 'Umar<br />

espulse gli Ebrei da Khaybar e divise la terra fì"a i Musulmani. Mandò<br />

quindi abù Habibah a Fadak (pure per espellerne gli Ebrei) e concesse<br />

(agli Ebrei) la metà (^) ... Il Califfo si recò poi anche a Wàdi al-Qura e<br />

la divise fra i Musulmani (Tabari, I, 2594-2595j.<br />

Cfi-. Atjiìr, II, 444; Dzahabi Paris, I, fol. 133, v., il quale aggiunge<br />

che 'Umar nello stesso tempo cacciò gli Ebrei (sic) da Nagràn ad al-Kùfah.<br />

ibn al-Cirawzi completa il testo di al-Tabari, perchè dice: 'Umar mandò<br />

abù Habibah alla gente di Fadak e diede loro metà della tei'ra (G-awzi,<br />

I, fol. 59,v.).<br />

Nota 1. — Nel testo di al-Tabari v'è una lacuna, che il Prym suppone si possa colmare con le<br />

parole: « dei frutti e della terra in oro •, fondandosi su quello che narra Balàdzuri, 29 e 32.<br />

§ 235. — Secondo Isò'deanah, metropolita siiiaco di al-Basrah, Umar<br />

espulse gli Ebrei da Nagràn e li trasportò ad al-Kùfah nell'anno 20, H.<br />

(Baethgen, 111).<br />

§ 236. — Abbiamo già notato altrove, parlando della conquista di<br />

Khaybar (ctr. 7. a. H., § 33), che i tradizionisti hanno cercato di falsi-<br />

ficare le notizie riguardanti la resa di quella terra, allo scopo di dimostrare<br />

359.


g istì. 20. a. H.<br />

2^- ^- ^- vhr respulsioiio de^li Ebrei, ordinata da 'Umar, fosse atto corretto e le-<br />

lARABIA. - EspuI-<br />

Siene degli Ebrei<br />

^, ,. .<br />

gittiiuo. La tradizione<br />

,<br />

Ila<br />

, ^<br />

voluto,<br />

• ,<br />

Cloe,<br />

^.<br />

lar<br />

^<br />

credere<br />

,<br />

che<br />

,•<br />

gli<br />

• x^,<br />

Jlibrei<br />

.<br />

al moda<br />

Kfaybar.i nu'uto della conquista avessero perduta la proprietà delle terre e che per<br />

un sommo favore di Maometto venisse loro concesso di coltivarle, prendendo<br />

come retribuzione per le fatiche della coltivazione la metà sola del<br />

raccolto annuo. Invece devesi ritenere che, nel concetto di Maometto e nei<br />

patti della resa, il fondo fosse rimasto di proprietà degli Ebrei, ma che<br />

per patto espresso della resa i proprietari dovessero sottostare alla servitù<br />

di metà del raccolto verso i Musulmani. In altre parole Maometto aveva<br />

tolto agli Ebrei la metà sola della proprietà e non tutta. Uno dei princi-<br />

pali atti di politica interna del Califfo Umar fu di ordinare la espulsione<br />

degli Ebrei di Khaybar ('). Per giustificare questa misura che equivaleva<br />

alla confisca della rimanente proprietà degli Ebrei, si sostenne, per princi-<br />

piare, che la terra fosse tutta di proprietà dei Musulmani e che gli Ebrei<br />

fossero soltanto affittuari del fondo. Si aggiunsero altre affermazioni, che<br />

tendevano a considerare come soltanto precaria la residenza degli Ebrei in<br />

Khaybar; si disse che Maometto concedesse la dimora agli Ebrei in Khaybar<br />

solo finché a Dio piacesse. Poi, non bastando questo, si inventò che Mao-<br />

metto morendo avesse detto non desiderare che due fedi diverse esistessero<br />

allo stesso tempo in Arabia (Hisàm, 779).<br />

Wàqidi Wellhausen, 287; Khamis, II, 62.<br />

Nel testo di ibn Sa'd, che ha visto la luce dopo che avevamo pubbli-<br />

cato il secondo volume degli <strong>Annali</strong>, abbiamo alcune tradizioni, dalle espres-<br />

sioni delle quali parrebbe che i Musulmani, nella conquista di Khaybar<br />

non agissero Qorrettamente, ossia non conforme ai patti ed alle promesse.<br />

Da un passo (Sa ad, II, 1, pag. 77, lin. 22 e segg.) parrebbe che i Mu-<br />

sulmani mettessero a moite novantatre maggiorenti Ebrei di Khaybar e<br />

non traluce chiaramente se s' intenda che la loro morte avvenisse in le-<br />

gittima pugna, o se fosse eccidio di gente inerme. I sospetti prevalgono<br />

per la spiegazione meno bella perchè in un passo seguente (Saad, II, 1,<br />

pag. 80, lin. 1 e segg.) parrebbe che dopo la vittoria Maometto si approfittasse<br />

d'un patto della resa, e di una pretesa violazione della medesima<br />

per agii'e come ai Musulmani meglio conveniva, ossia impadi'onendosi di<br />

tutto. Si dice cioè che gli Ebrei avessero pattuito di cedere tutti gli ori,<br />

gli argenti e le armi, senza ritenere o nascondere cosa alcuna. Agli Ebrei<br />

doveva rimanere di proprietà soltanto quello che i loro cameli potevano<br />

asportare (ma hamalat rikàbuhum), e dovevano rimanere senza protezione<br />

(là dzimmah lahumj e senza un trattato speciale di resa (wa<br />

là 'ahd). Ma quando fu scoperto che avevano nascosto il danaro in una<br />

360.


20. a. H. 236. 237.<br />

pelle di camelo ucciso di fresco, allora Maometto ridusse schiave le loro<br />

donne, confiscò la terra e le palme, e le consegnò agli Ebrei alla coudi-<br />

zione di cedere la metà del reddito lordo ('ala-satr).<br />

I tradizionisti non si contentarono nemmeno di queste ragioni per cosi<br />

dire legali; vollero anche dimostrare che gli Ebrei erano volgari mall'at-<br />

tori e meritevoli perciò della pena di espulsione. Si rinfi'escò la memoria<br />

del musulmano 'Abdallah b. Salii ucciso a Khaybar (cfi-. 7. a. H., § 68),<br />

e si sostenne di nuovo che egli era stato vittima degli Ebrei. Si ritornò<br />

sull'accusa già spesso ventilata ai tempi di Maometto (v., per esempio, la<br />

Sur ah, CXIII), che gli Ebrei usassero incantesimi a danno dei Musul-<br />

mani, e si dichiarò che 'Abdallah b. 'Umar, il figlio del Califfo, visitando<br />

Khaybar, si trovasse la mattina con ambedue le mani paralizzate da un<br />

incantesimo degli Ebrei, e che a stento i suoi compagni poterono prestargli<br />

soccorso (Hisàm, 779-780; Wàqidi Wellhausen, 294).<br />

Cti-. anche Balàdzuri, 23, 24, 28; Khamis, II, 62.<br />

Nota 1. — La tradizione afferma nettamente (Hisàm, 779 e Tabari, I, 1590j che prima abù<br />

Baki- e poi 'Umar confermassero agli Ebi-ei i patti ilell'aiBtto concesso dal Profeta, ma che poi venisse a<br />

conoscenza di 'Umar che il Profeta morendo aveva dichiarato di non volere due religioni diverse in Arabia.<br />

Questa tradizione fu inventata allora per bassi motivi di cupidigia, perchè è inverosimile che 'Umar<br />

venisse a conoscere le ultime volontà di Maometto vari anni dopo la sua morte. Egli ed abii Bakr avreb-<br />

bero dovuto esser i primi a sapere le ultime volontà del Profeta. Questo dimostra come già pochi anni<br />

dopo la morte di Maometto si incominciasse a inventare tradizioni, e duole appurare come 'Umar si<br />

prestasse a questo genere di inganni, che servivano a coprire ingiustizie e misfatti.<br />

Cfr. anche Balàdzuri, 28, 25, 26, 27, ove sono addotte molte tradizioni riunite con l'intento di<br />

giustificare e di spiegare l'operato di 'Umar, e nella speranza di eludere l'accusa di rapina, suggerita<br />

dalla condotta del Califfo. Chi si scusa, si accusa!<br />

§ 237. — Se dobbiamo credere in tutto alle tradizioni del tempo, l'agi-<br />

tazione contro gii Ebrei era giunta al colmo per un misfatto attribuito ai<br />

medesimi mentre regnava Umar. Muzahhar b. Ràfi' al-Hàrithi era venuto<br />

con dieci schiavi cristiani dalla Siria a visitare le sue terre in Arabia con<br />

lo scopo di lasciarvi questi schiavi a lavorare per suo conto. In Khaybar<br />

fece sosta per tre giorni, durante i quali gli Ebrei del luogo, se la tradi-<br />

zione dice il vero, indussero gli schiavi ad assassinare il padrone, e for-<br />

nirono ai medesimi i coltelli, per compiere il misfatto. Quando Muzahhar<br />

cessò di vivere, crivellato di colpi, gli Ebrei donarono agli assassini viveri<br />

e animali da sella, con i quali gii schiavi poterono fuggire e giungere in<br />

salvo in Siria. Questo delitto, di cui l'intiera colpa fu gettata sugli Ebrei,<br />

destò una grande commozione in Madinah; il Califfo 'Umar, cogliendo la<br />

occasione di tanto spontaneo scoppio di animosità contro gli Ebrei, con-<br />

vocò i fedeli, li arringò in una lunga predica, nel corso della quale ram-<br />

mentò tutti i delitti attribuiti agli Ebrei, ed annunziò la risoluzione presa<br />

di espellerli da Khaybar, adducendo come argomenti finali le due sentenze<br />

361. 46<br />

20. a. H.<br />

[ARABIA. - Espulsione<br />

degli Ebrei<br />

da Khaybar.]


20. a. H.<br />

[ARABIA. - Espul-<br />

sione degli Ebrei<br />

da Khaybar.|<br />

S .i3T 20. a. H.<br />

già menzionate del Pi-oleta: annunziò quindi che si accingeva a recarsi a<br />

Khaybar per ndistril)uire le terre tenute finora dagli Ebrei come affittuari<br />

e consognarle definitivamente ai veri proprietari, ai Musulmani. Il Califtb<br />

'Umar volle esser presente alla divisione delle terre, ma incaricò Farwah<br />

b. 'Amr, Grabbàr b. Sakhr, abu-1-liaytjiam e Zayd b. 'Jhàbit di fare il lavoro<br />

matei'iale della divisione alla presenza dei pensionati stessi del Profeta, o<br />

dei loro eredi o rappresentanti. Vennero lasciate intatte le disposizioni fatte<br />

dal Profeta delle 18 parcelle grandi, composte ognuna di 100 lotti (con-<br />

frontisi 7. a. H., §§ 41, 42); e, come in quella circostanza, si tirò a sorte<br />

con pezzi di sterco disseccato di cameli. Le parcelle erano 13 nella regione<br />

di Khaybar detta al-Siqq, e 5 in quella Natàt. L'ordine, nel quale vennero<br />

estratte e assegnate lo parcelle, fu il seguente:<br />

(1) al-Zubayr;<br />

(2) banù Bayàdah, amministrata da Farwah b. 'Amr;<br />

(3) Usayd b. Hudayr;<br />

(4)<br />

banù-l-Hàrit_h, amministrata da 'Abdallah b. Rawàhah (questa<br />

notizia non j3uò essere esatta perchè ibn Rawàhah fu ucciso ad al-Mu'tah<br />

nell'anno 8.: — e*. 8. a. H., § 10);<br />

(6) Nà'im;<br />

che erano le cinque parcelle di Natàt. Le tredici di al-Siqq vennero fuori<br />

nell'ordine seguente:<br />

(6) 'Asim, che fu estratta per prima, come avvenne nella divisione<br />

fatta da Maometto;<br />

(7) 'Ali;<br />

(8) ibn 'Awf;<br />

(9) Talhah;<br />

(10) banù Sà'idah, amministrata da Sa'd b. 'Ubàdah (che aveva già<br />

cessato di vivere da vari anni in Siria! Cfr. 15. a. H., §§ 132 e segg.);<br />

(11) al-Naggàr;<br />

(12) Hàrithah;<br />

(13) Aslam e Ghifàr, amministrata da Buraydah b. al-Husayb;<br />

(14-15) Salamah;<br />

(16) 'Ubayd al-Sihàm;<br />

(17) 'Ubayd;<br />

(18) AWS, che andò poi tutta insieme in possesso di 'Umar.<br />

Durante la divisione delle terre, il Califfo lasciò alle vedove del Pro-<br />

feta la scelta, sia di avere netta la rendita in datteri e in grano, oppure<br />

la porzione di terra con la relativa dote di acqua per irrigarla. 'A-isah<br />

e Hafsah preferirono la terra, le altre scelsero invece la pensione. Di poi<br />

.862.


20. a. H. §§ 237, 238.<br />

'A'isah si vantò della sua accoi'tezza nell'aver preferita la teri'a, perchè più 20. a. h.<br />

tardi il governatore Marwàn b. al-Hakam si permise talvolta non solo di "<br />

sione degli Ebrei<br />

diminuii-e l'entità della pensione, ma in alcuni casi di sopprimerla addi- ^a Khaybar.]<br />

rittura. Anche agli altri fa permesso il cambio, ed allo stesso tempo il<br />

Califfo autorizzò la vendita dei lotti. Così avvenne che gli As'ariti e i<br />

Euhàwiti, che avevano avuto un lascito speciale di 100 wasq ciascuno dal<br />

Profeta (^), vendettero questo diritto di pensione a 'Uthmàn e a Mu'àwij'^ah,<br />

ognuna delle due parti per 5000 dìnàr (Wàqidi Wellhausen, 294-296).<br />

Hisàm, 780, narra che 'Umar fii aiutato nella divisione da Gabbar<br />

b. Sakhr, il sopraintendente generale e contabile di Khaybar, e da Yazid<br />

b. Thàbitf).<br />

Balàdzuri, 28: fino ai tempi di 'Umar II [f 101. a. H.], quando il<br />

fondo di al-Katìbah era amministrato da un certo Humaj^d, esistè un re-<br />

gistro regolare dei pensionati.<br />

Athir. IL 171; Khamis, II, 62.<br />

Nota 1. — Come al solito, le fonti sono incomplete ed oscure nelle informazioni che ci danno.<br />

Esse infatti dimenticano che la divisione fu di due specie diverse. Il bottino territoriale, per così dii-e,<br />

di Khaybar. era infatti di due specie : la prima era quella formata dal grande gruppo dei quattro quinti,<br />

al quale ebbero diritto e parte i membri della spedizione ; la seconda, che fu parimenti divisa, era quella<br />

del quinto ritenuto da Maometto, ossia tutto il fondo di al-Katibah, i redditi del quale erano stati distri-<br />

buiti dal Profeta di suo completo arbitrio nel modo descritto in un passo precedente. Cfr. 7. a. H., § 42.<br />

Da alcune espressioni dei testi citati si viene indirettamente a sapere, che morto il Profeta, e morti<br />

alcuni degli usufruttuari delle pensioni date da Maometto, fu sollevata la questione della proprietà più<br />

o meno valida di queste pensioni e sul diritto, o no, di lasciare le medesime ad eredi. Risulta che man-<br />

cavano veri documenti ufficiali per dimostrare la validità dei diritti, e si può dedurre dai testi, che la<br />

questione venisse risoluta in via amichevole fra il governo centrale e gli aventi diritto. Questa maniera<br />

di accomodamento fu possibile per le condizioni eccezionalmente floride, nelle quali si trovava il bilancio<br />

dello Stato, ed è molto probabile che la necessità di por fine una volta per sempre ad una questione<br />

difficile e spinosa, fosse uno dei moventi secondari della espulsione degli Ebrei.<br />

Nota 2. — L'elenco delle 18 parcelle di cento lotti, che qui abbiamo riprodotto, combina con<br />

quello dato da noi sotto l'anno 7. a. H., § 41, e perfino l'ordine è quasi il medesimo ; è probabile che<br />

il secondo sia stato compilato posteriormente su quello definitivo ai tempi di TJmar. Le tradizioni sulla<br />

spedizione di Khaybar, che vorrebbero dimostrare gli Ebrei fossero soli affittuari e i Musulmani i veri<br />

proprietari per diritto di conquista, sono recisamente contradette dalle tradizioni del tempo di 'Umar.<br />

Il tenore di queste ultime dimostra che ai tempi di MaomettcJ si dividessero soltanto le rendite, e non<br />

i fondi. Il CaliiFo Tlmar dovè ridividere tutto, perchè nel caso presente si trattò di spartire material-<br />

mente la terra, senza impegno sul reddito della medesima. In ogni caso le informazioni che abbiamo sono<br />

molto deficienti e non ci permettono di venire a conclusioni precise. E assai probabile che gli stessi<br />

tradizionisti, sia per inavvertenza, sia premeditatamente, abbiano confuso insieme le due divisioni di<br />

Maometto e di 'Umar: lasciando così confusione ed iucertezza nelle notizie, hanno tentato di togliere<br />

all'atto arbitrario di 'Umar il forte sapore di tirannica ingiustizia.<br />

§ 238. — Da Khaybar il Califfo 'Umar si recò anche a Wàdi al-Qura,<br />

durante il viaggio di ritorno, ed ivi procede alla divisione delle terre nello<br />

stesso modo, che aveva fatto a Khaybar, con l'aiuto di quattro agronomi.<br />

Furono in tutto ventotto le parcelle, kh a t a r ; assegnate<br />

guenti, nell'ordine che diamo qui appres.so:<br />

(1) 'Uthmàn;<br />

363.<br />

per sorte ai se


20. a. H.<br />

§ 238. 20. a. H.<br />

(2)<br />

ibii 'Awf;<br />

(ARABIA. - EspuI- „x .,t i i - e i i<br />

sione degli Ebrei (3) Umar b. ahi Salaiuah;<br />

da Khaybar.]<br />

(4) \^mii- b. Rabi'ah;<br />

(6) i\Iu'ayqib;<br />

(6)<br />

(7)<br />

ibn al-Arqam;<br />

gli credi di (la' far (b. abi Tàlib):<br />

(8) 'Amr b. Suràqah ;<br />

(9-10) 'Abdallah e 'Ubaydallah (figli del Califfo 'Umar);<br />

(11) Suj'aym (Sautam?);<br />

(12) ibii 'Abdallali b. àahs;<br />

(13) ibn abi Bakr;<br />

(14) •Umar;<br />

(16) Zayd b. Thàbit;<br />

(16) Ubayy b. Ka'b;<br />

(17) Mu'àdz b. 'Afra;<br />

(18) abù Talliah e Grubayr;<br />

(19) G-abbar b. Sakhr;<br />

(20) Gabbar b. 'Abdallah;<br />

(21) Màlik b. Sa'sa'ah e Gàbir b. 'Abdallah b. 'Amr;<br />

(22) Salamah b. Salàmali;<br />

(23) 'Abd al-rahmàn b. Thàbit e ibn abi Sariq;<br />

(24) abù 'Abs b. Gabr;<br />

(25) Muhammad b. Maslamah;<br />

(26) 'Abbàd b. Tàriq;<br />

(27) Gabr b. 'Atik e ibn al-Hàrith;<br />

(28) ibn Garmah e al-Dahhàk.<br />

(Wàqidi Wellhausen, 296).<br />

L'elenco trasmesso da ibn Ishàq è leggermente diverso:<br />

(1) = (1) di al-Wàqidi;<br />

(2) = (2) id.:<br />

(3) = (3) id.;<br />

(4) = (4) id.;<br />

(5) 'Amr h. Suràqah e al-Asyam;<br />

(6) = (7) di al-Wàqidi;<br />

(7) = (5) id. ;<br />

(8) = (6) id. ;<br />

(9) e (10) = (9) e (10) di al-Wàqidi;<br />

(11) = (12) di al-Wàqidi;<br />

(12) ibn al-Bukayr e Mu'tamir;<br />

364.


(13) = (16) di al-Wàqidi;<br />

(14) = (16) id.;<br />

(15) = (17) id.;<br />

20. a. H. 238, 239.<br />

(16) = (18) di al-Wàqidi, con la differenza che il nome del comproprietario,<br />

invece di G-ubajr, è Hasan<br />

(17) = (19) di al-Wàqidi, con l'aggiunta del nome di Gràbir b. 'Al)dallali<br />

b. Riàb;<br />

(18) = (21);<br />

(19) (Usaj'd) b. Hudayr;<br />

(20) ibn Sa'd b. Mu'àdz;<br />

(21) = (22) di al-Wàqidi:<br />

(22) = (23) di al-Wàqidi. con la differenza che invece di ibn abi<br />

Sariq abbiamo abù Sarik;<br />

Wàqidi ;<br />

(23) = (24) di al-Wàqidi;<br />

(24) = (25) id.;<br />

(25) 'Ubàdah b. Tàriq, ossia una vei'sione diversa del n. 26 di al-<br />

(26) = (27) di al-Wàqidi, con la differenza che invece del figlio di<br />

al-Hàrit^, è detto dei due figli del medesimo;<br />

(27) = (28) di al-Wàqidi, con la differenza che invece di ibn Grarmah<br />

abbiamo ibn Hazamah.<br />

In tutto dunque una parcella di meno che nella lista di al-Wàqidi, va-<br />

riante che si spiega facilmente con raddoppiamento del n. 12 della nota<br />

di ibn Ishàq. Infatti il numero dei nomi nelle due liste è eguale (Hisàm,<br />

780-7811.<br />

§ 239. — Furono espulsi anche gli Ebrei di Fadak, ma verso di essi<br />

'Umar usò un trattamento diverso (^), vale a dire non li cacciò come in-<br />

trusi come quelli di Khaybar, ma volle che alcuni periti stimassero il valore<br />

dei fondi da essi tenuti, gravati della servitù di metà del reddito di cor-<br />

risposta, e pagassero loro il valore della terra cosi espropriata. Gli agenti<br />

e periti nominati da 'Umar furono abù-l-Haj'thani b. al-Tavyihàn (o al-<br />

Nayyihàn), Farwah b. 'Amr e Zayd b. Thàbit :<br />

alcuni invece di abù-1-<br />

Haytham, pongono il nome di abù Khaythamah al-Hàrithi. Il valore delle<br />

ten-e espropriate fu calcolato a circa 50,000 dirham; 'Umar fece versare<br />

questa somma nelle mani degli Ebrei e li costrinse ad emigrare in Siria<br />

(Wàqidi Wellhausen, 291).<br />

La somma menzionata ci sembra irrisoria: il valore delle terre coltivabili<br />

in Arabia era molto elevato, cfr. Lammens, Mu'àwiyah,<br />

pag. 243-244.<br />

365.<br />

20. a. H.<br />

[ARABIA. - EsDul-<br />

sione dagli Ebrei<br />

da Khaybar.]


§§ 239-242. 20. a. H.<br />

20. a. H. Bai ad/, uri, 29, dite che i nomi dei periti erano: abu-1-Haytham<br />

sione degli Ebrei ^fàlik b. al-Tay viliAii, Sahl b. abi Khaythamah e Zayd b. Thàbit.<br />

daKhaybar.l A th ì r . II. 172; Kh a 111 i s , II, C4.<br />

Nota 1. — Siccome j^H abitanti di Fmlak non si erano arresi in conseguenza ili una spedizione armata,<br />

ma per conti-atto spontaneo con il Profeta, torse non fu possibile di sostenere, die Maometto<br />

fosse divenuto il proprietario di tutto il tei-ritorio di Padak, nello stesso modo con cui i Musulmani<br />

erano stati dichiarati proprietari di Kbaybar. Ma poiché Fadak faceva parto del demanio, 'Umar, stante<br />

le condizioni Horidisaimo dell'erario, usò verso gli Ebrei di quell'oasi una larghezza, che gl'innumerevoli<br />

proprietari dei lotti di Khaybar non avrebbero mai riconosciuta od accettata. Le stesse fonti, lo quali ci<br />

dichiarano che gli abitanti di Fadak trattarono con il Profeta sulle stesse condizioni concesse a JCiaybav,<br />

non sanno e non tentano nemmeno di dare una spiegazione, perchè il trattamento fosse tanto diverso<br />

all'epoca della espulsione.<br />

§ 240. — Non è certo qual fosse la sorte degli Ebrei di Wàdi al-Qura,<br />

perchè se, dobbiamo credere ad al-Wàqidi (W a q W<br />

i d i<br />

e 11 h a u s e n ,<br />

292),<br />

il Calitìb 'Umar li lasciò nelle terre di Wàdi al-Qura, perchè allora quella<br />

regione faceva parte della provincia della Siria, e il confine del Higàz pa.s-<br />

sava a mezzogiorno di Wàdi al-Qura. al-Balàdzuri, invece, menzionando<br />

la conquista dai tempi del Profeta, aggiunge: « Si dice che 'Umar espel-<br />

« lesse gli Ebrei di Wàdi al-Qura e dividesse il paese fra i Musulmani, che<br />

« avevano partecipato a quella spedizione di conquista; altri però dicono<br />

« che egli non li espellesse, perchè allora Wàdi al-Qura non faceva parte<br />

« del Higàz, ma soltarfto oggi (ossia circa 260. a. H.) è stata unita al di-<br />

« stretto amministrativo di Madinah » (Balàdzuri, 34), le parole del quale<br />

fanno supporre, che gli Ebrei di Wàdi al-Qura fossero stati cacciati, ma che<br />

non si sapesse chi precisamente ne aveva ordinata l'espulsione. Ai tempi<br />

di al-Balàdzuri non v'erano più Ebrei in Wàdi al-Qura (').<br />

E noto però che al-Maqdisi tre secoli dopo, trovò l' Higàz pieno di<br />

Ebrei (cfr. Muqaddasi, pag. 96, lin. 1 6).<br />

Nota 1. — Un'altra tradizione conservata da Balàdzuri, dice che 'Umar espellesse gli Ebrei di<br />

Fadak, di Khaybar e di Taymà, conti'ariamente a quanto afferma al-Wàqidi, il quale sostiene che Taymà,<br />

trovandosi entro i confini d'allora della Siria, non venne inclusa nel decreto di espulsione (Balàdzuri,<br />

34-35).<br />

Wàqidi Wellhausen, 292.<br />

§ 241. — (al-Ya'qùbi). (Nell'anno 20. H., così deducesi dai tre cenni<br />

cronologici nel testo a pag. 175, lin. 4; 178, lin. 13, e 179, lin. 4) il Califfo<br />

'Umar espulse gii Ebrei di Khaybar dall'al-Higàz, allorché fu ucciso Mu-<br />

zahhar b. Ràfi' al-Hàrithi. 'Umar disse: « Ho udito il Profeta che diceva:<br />

« nella penisola degli Arabi non possono coesistere due religioni ». Egli<br />

divise Khaybar in sédici porzioni (Ya'qùbi, II, 178).<br />

ARABIA-ABISSINIA. — Disastro navale arabo.<br />

§ 242. — È probabile che l'oscura notizia contenuta nel presente pa-<br />

ragrafo si riferisca ad una spedizione contro un punto della costa africana<br />

36i5.


20. a. H. §§ 242, 243.<br />

ver punire qualche atto di pirateria di marinari neo;ri, probabilmente isti- 20. a. H.<br />

o ' r<br />

^ ^ ,. 7; . . .<br />

[ARABIA-ABISSIgatl<br />

dagli Abissini. N|A. . Disastro<br />

Flotta abissina, a ogni modo è termine improprio, perchè non ci navale arabo.)<br />

consta che gli Abissini fossero marinari: quando invasero il Yaman prima<br />

dei tempi di Maometto si valsero in parte di navi fornite dall'imperatore<br />

Giustiniano.<br />

(al-Wàqidi?). In questo anno il Califfo 'Umar mandò ad assalire una<br />

flotta abissina, che scorreva le coste d'uno dei paesi musulmani (Arabia?):<br />

la flotta araba era comandata da 'Alqamah b. Mugazziz al-Mudligi, ma<br />

siccome, essa perì miseramente (in una tempesta?), il Califfo stabilì che non<br />

avrebbe mai mandato alcuno a navigare sul mare (T a bari, I, 2595, lin. 6<br />

e segg.) (>).<br />

Cfr. Athir, II, 444.<br />

ibn al-Grawzi dice che erano duecento uomini su quattro navi (Gfawzi,<br />

I. fol. 59,v.).<br />

Cfr. § 22.<br />

Nota 1. — Secondo una tradizione di abn Ma'sar, la cosi detta Ghazwah al-Asàwidah o<br />

spedizione dei negri i<br />

(labari, I, 2595, lin. 9).<br />

Cfr. Atjiir, n, 444.<br />

nella Somalia settentrionale?), inviata per mare, avvenne soltanto nel 31. a. H.<br />

ARABIA. — Madlnah: matrimonio del Califfo Umar.<br />

§ 243. — (al-Wàqidi, senza isnàd). Neiranno 20. H. il Califfo 'Umar<br />

si unì in matrimonio con Fàtimah bint al-Walid, la madre di 'Abd al-<br />

rahmàn b. al-Hàrith b. Hisàm (T abari, I, 2594, lin. 12).<br />

Cfi-. Athir, II, 444.<br />

Kicordiamo che 'Umar contava allora circa 60 anni, ed il suo gineceo<br />

aveva numerose abitatrici. È strano che non si dice se la nuova sposa fosse<br />

vedova, né quale la sua età. È noto che il primo marito al-HàritJh b. Hisàm,<br />

secondo alcune fonti, viveva ancora ai tempi del Califfo 'Utjimàn (Hagar.<br />

I, 601, lin. 18), sebbene altri, è vero, lo dicono morto o al Yarmùk, o nella<br />

peste dell'anno 18. H. (Hagar, I, 601, lin. 13-14). Secondo al-Wàqidi<br />

(Dzahabi Tagrid, I, 370-371, n. 3564), Fàtimah, che era sorella di<br />

Khàlid b. al-Walid, partorì 'Abd al-rahmàn nel primo anno della Higrah.<br />

Quindi non era più donna fi-esca e piacente : in Arabia le donne deperi-<br />

scono presto. Ancora non si è data una spiegazione convincente delle ra-<br />

gioni per le quali sì spesso Maometto ed i suoi Compagni togliessero in<br />

moglie donne anziane, vedove o divorziate. Erano matrimoni politici? Ebbe<br />

questo matrimonio di 'Umar alcun legame intimo con la condotta del Ca-<br />

liffo rispetto a Khàlid b. al-Walid?<br />

367.


§§ 244-247. 20. a. H.<br />

20 a. H. ARABIA. — Pellegrinaggio annuale.<br />

(ARABIA Pellegrinaggio<br />

an- § 244. — (al-Tabaii, senza isnàd). Nel presente anno 20. H. il Ca-<br />

"uaie-j<br />

liflb Umar diresse il pellegrinaggio annuale (T a bari, I, 2695).<br />

Ctr. Mas'udi, IX, 55; Athir, II, 444. ,<br />

ARABIA. — Terremoto.<br />

§ 245. — Nell'anno 20. H. vi fu un terremoto in Madinah (Grawzi,<br />

I, fol. 59,r.-59,v.).<br />

Luogotenenti del Califfo Umar.<br />

§ 246. — (al-Tabari, senza isnàd). In questo anno vi furono i mede-<br />

simi luogotenenti ed i medesimi qàdi dell'anno precedente, ad eccezione<br />

di quelli di cui è fatto menzione nelle notizie precedenti (Tabari, I, 2595).<br />

Cfr. Athir, II, 444.<br />

ARABIA. — Istituzione del Diwàn o ruolo di pensioni.<br />

§ 247. — L'istituzione del dìwàji (') non sorse come la tradizione ce lo<br />

presenta, ossia tutta d'un pezzo dal cervello di 'Umar e dei suoi consi-<br />

glieri. Sembra certo che provenisse quasi naturalmente da una fusione di<br />

quanto si faceva negli anni precedenti con la distribuzione del quinto del<br />

bottino e di quanto esisteva nelle provincie bizantine e sassanide per il<br />

pagamento regolare del ruolo ai militi dei due imperi. Maometto soleva<br />

fare la distribuzione della preda molto a modo suo, e la maggior parte delle<br />

rivelazioni quraniche su questo argomento furono suggerite da violazioni<br />

del diritto ed uso comune esistente in Arabia: basta rammentare il suo<br />

rontegno alla resa dei banù-1-Nadìr (cfi-. 4. a. H., § 13), alla presa di Fadak<br />

(cfr. 7. a. H., § 47) e nella spartizione del bottino dopo la battaglia di<br />

Hunayn (cfr. 8. a. H., § 164), quando egli comperò la conversione dei<br />

principali Quraj^s con vma parte cospicua della preda sollevando le pro-<br />

teste dei fedeli. Siccome in quest'ultima circostanza la sua condotta fu<br />

contraria ai precedenti soliti, e alla legge del deserto, e siccome grande<br />

fu la fama dell'evento, risultò necessaria anche una speciale rivelazione<br />

divina per attutire i malumori. Persino alla battaglia di Badr la rivela-<br />

zione (Vili, 42), riguardante il bottino, era per decretare una nuova<br />

usanza, il quinto riservato al Profeta. I tradizionisti vorrebbero sostenere<br />

che prima dell' Islam il capo della spedizione avesse il quarto invece del<br />

quinto (cfi-. Freitag. Einleit., pag. 266 ) ; ma<br />

è meglio prestarvi poca<br />

fede. È più probabile che la spartizione fosse del totale e eguale per tutti.<br />

È palese dunque che Maometto avesse la consuetudine di agire, quando<br />

368.


20. a. H. § 247.<br />

gli era comodo e quando gli era possibile, in modo molto arbitrario. La 20. a. H.<br />

morte del Profeta lasciò quindi una certa vaghezza sulla spartizione del zj^ne dei Diwàn<br />

bottino, e in particolare sulla destinazione da darsi al quinto, di cui egli ° '"°^° «^' p^"-<br />

disponeva a volontà e che gli serviva come cassa di guerra, come stru-<br />

mento di persuasione e come fondo di beneficenza. Il Qur-àn porge varie<br />

indicazioni sul modo di disporre di questo quinto (per es.. Vili, 42), ma<br />

il Profeta non seguì sempre queste norme e le violò quando gli convenne,<br />

abù Bakr alla fine della Eiddah si trovò in possesso già di molto bottino,<br />

per la maggior parte il quinto della preda rapita agli apostati dell'Arabia<br />

Centrale, e pare che egli seguisse la norma di dividerlo in porzioni eguali<br />

tra i fedeli (cfr. § 2G0).<br />

Tale sistema primitivo doveva presentare molti inconvenienti, e dege-<br />

nerare in abusi, ingiustizie e favoritismi, perchè la tradizione non chia-<br />

risce chi fossero propriamente quelli che trassero beneficio dalla ripartizione<br />

del quinto. Non possono esser stati tutti i sudditi <strong>dell'Islam</strong> in Arabia,<br />

nemmeno tutti i Musulmani nella penisola: forse la distribuzione beneficò<br />

specialmente i Compagni più antichi del Profeta. Le grandi fortune rac-<br />

colte da alcuni di questi senza prender parte alle guerre, fan sospettare<br />

che nell'amministrazione degli immensi danari pubblici avvenissero grossi<br />

abusi anche sotto il regno di 'Umar. Non accusiamo nessuno, ma insistiamo<br />

sopra un fenomeno talmente umano, un fenomeno di tanta frequenza nella<br />

storia di tutti i popoli, che non possiamo ragionevolmente dubitarne. Noi<br />

riteniamo perciò che l'istituzione del dìwàn s'imponesse come una neces-<br />

sità imperiosa per metter termine ad infiniti abusi, per distrigare l'ammi-<br />

nistrazione delle finanze da sperperi e confusioni, e per giustificare ed in<br />

un certo modo condonare le colpe del passato. Se perciò Umar volle con<br />

r istituzione del diwàn fissare esattamente la quota che ognuno doveva<br />

ricevere, è manifesto che negli anni precedenti alcuni privilegiati si presero<br />

più degli altri. Egli sanzionò gli abusi passati, ma volle infi-enare quelli<br />

futuri, insistendo perchè ai grandi lucri partecipassero anche le milizie dei<br />

campi militari nelle provincie, ossia quelli che erano i veri artefici duella<br />

grande ricchezza.<br />

La tradizione vede nell'istituzione del dìwàn soltanto le pensioni<br />

distribuite ai Compagni ed ai guerrieri <strong>dell'Islam</strong>. In verità però l'istitu-<br />

zione non solo abbracciò le uscite, le pensioni, ma comprese anche la sor-<br />

veglianza e l'ordinamento sistematico delle entrate: significò la vera e<br />

propria istituzione del primo bilancio dello stato musulmano.<br />

Siffatto ordinamento resosi assolutamente necessario, quando le ren-<br />

dite dello Stato non furono più costituite dal solo quinto del bottino di<br />

369. 47<br />

sioni.


sioni.<br />

g 247. 20. a. H.<br />

20. a. H. ouena. ma dall'atìiuenza i-egolare delle tasse pagate dai sudditi uon musul-<br />

òn^dei D^wali "i^i"'- Ki'» quosto UH cespite iiuovo, al quale il Profeta aveva solo vaga-<br />

o ruolo di pen- mente pensato accennando alla tijizyah in una dello ultime sue rivela-<br />

zioni (IX, 29), senza determinare l'uso che se ne dovesse tare. I gover-<br />

natori dello Provincie, riscuotendo le imposte, non potevano mandare a<br />

Madhiah l'intero tributo, perchè le milizie, tutti volontari venuti d'Arabia,<br />

dovevau essere mantenuti, nutriti e vestiti, quando non erano in cam-<br />

pagna contro il nemico. Negar loro qualsiasi sovvenzione tranne quella<br />

del bottino di guerra sarebbe stato sospingere tutti quei militi al brigan-<br />

taggio e por fine allo Stato musulmano sin dal suo nascere.<br />

È evidente che sin dai primissimi tempi si venisse praticamente ad<br />

una qualche norma, mercè la quale il governatore con le imposte provvedeva<br />

a tutte le spese necessarie inerenti al mantenimento dell'esercito perma-<br />

nente in assetto di guerra, e mandasse il sopravanzo a Madinah (-). Poi forse<br />

nacquero lagnanze: quelli nelle provincie si dichiarano altrettanto degni,<br />

se non più degni, del sopravanzo defluente a Madinah, e nacque il sospetto<br />

che i colleghi oziosi in Madinah godessero una parte troppo grande delle<br />

entrate dello Stato. Da ciò attriti, sospetti, accuse e recriminazioni. Allora<br />

'limar sentì che bisognava sottoporre tutta la faccenda ad un regolamento<br />

fisso, il quale desse sodisfazione a tutti e precludesse almeno nominal-<br />

mente abusi ed ingiustizie.<br />

Nota 1. — Sull'origine della parola diwàn regna molta oscurità. Possiamo respingere le infan-<br />

tili etimologie delle fonli arabe, ma è manifesto come la parola, insieme con l'istituzione che essa<br />

descrive, sia di origine non araba. Il Vollers iZDMG., voi. L, pag. 641) ritiene che possa essere di ori-<br />

gine persiana, sassanida, ma niun indizio abbiamo che ci permetta di fissare con qualche precisione la<br />

vei-a etimologia. È una parola che ha subito nell'uso molte variazioni di senso, ma nel suo primitivo<br />

significato non fu tanto l'istituzione, ma piuttosto l'oggetto materiale che dava corpo ad essa. Diwàn<br />

è il fascio di carte volanti rilegate insieme in modo da formare un volume. In tale registro erano rac-<br />

colti non solo i nomi dei pensionati e stipendiati del primitivo Stato islamico, ma tutti gli atti ufiìciali<br />

del governo, tutti i conteggi e tutti i documenti a giustificazione delle spese e degli incassi. Il diwàn<br />

fu, ai tempi di 'Umar, l'archivio contabile, fiscale ed amministrativo dello Stato. Le carte raccoglievausi<br />

forse periodicamente in fascicoli rilegati, ossia appunto in diwàn. Tale concetto primitivo è rimasto<br />

nell'uso del termine diwàn per descrivere la raccolta di poesie d'un autore, uso che è costante in<br />

Persia e meno frequente per i poeti arabi, i più antichi dei quali lo ignoravano.<br />

Dal volume delle carte rilegate, la parola è passata all'ufiicio in cui i volumi erano conservati;<br />

poi dall'ufficio si è esteso anche agli impiegati che ne facevano parte ed infine, in uno dei suoi signi-<br />

ficati più moderni — quello con cui è entrato nell'u-so comune italiano — applicasi alla mobilia (i di-<br />

vani i di<br />

cui si servivano gl'impiegati nel disbrigare, radunati in consiglio, le faccende dell'ufficio.<br />

Cfr. Lane Arab. Engl. Lex., 939; Balàdzuri, Glossarium, 41; Kremer C u! t u rg, I, 64;<br />

Berchem, Proprieté territoriale, pag. 46.<br />

Nota 2. — Sul modo come veniva regolato e ripartito il reddito delle terre conquistate può dar<br />

lume la seguente tradizione:<br />

(abu Mas'ud al-Kiìfi, da al-Mubàrak b. Sa'id, dal padre). Nihàwand era delie terre conquistate dai<br />

KCifiti e al-Dinawar delle conquiste dei Basriti. Quando i Musulmani di Kufah furono soverchi, deside-<br />

rarono di avere più terre, il cui kharàg fosse tra loro diviso. E a loro toccò il Dinawar (quantunque<br />

fosse conquista Basritai, e ai Basriti toccò il Nihàwand, perchè dipendeva da Isbahàn. E il di più che<br />

correva tra il kharàg di Dinawar e quello di Nihàwand era dei Kilfiti.<br />

370.


20. a. H. . §§ 247, 248.<br />

Nihàwand fu detto Mah al-Basrah e al-Dinawar Mah al-Kfifah (secondo l'ultimo scambio fatto'. 20. a. H.<br />

E ciò fu sotto Mu'àwiyah BaUdzuri, 306, lin. 8-13i. [ARABIA. - Istituzione<br />

del DTwàn<br />

§ 248. — Per mettere completamente in atto qnesto gigantesco sistema ° f"°'° ^i pen-<br />

di pensioni fti necessario compilare alcuni registri nei quali s' iscrissero<br />

tutti quelli che avevano diritto alla dotazione annuale, aggruppandoli se-<br />

condo le tribù e tenendo regolare memoria delle nascite e delle morti. In<br />

principio il registro generale fu tenuto probabilmente in modo assai appros-<br />

simativo, ma con l'andar del tempo il sistema si perfezionò, e da una tradi-<br />

zione conservata da al-Suyiiti risulta che Mu'àwiyah b. abi Sufyàn, in Egitto,<br />

preponesse a ogni tribù un sorvegliante che quotidianamente faceva il giro<br />

delle dimore delle singole famiglie e s'informava esattamente delle nascite<br />

e delle morti (Suyùti Husn, I, pag. 71, lin. 8-11).<br />

I primi musulmani consideravano l'Isiàm come un privilegio di spet-<br />

tanza dei soli Arabi : Infatti al Profeta si fa dire : « È mio desiderio che<br />

« gli Arabi abbiano tutti una sola fede, e che gli 'Agam (= i non Arabi)<br />

«paghino ad essi la gizyah » (Hanbal, I. 227, penult. linea): ossia<br />

unico compito dei non arabi doveva essere di fornire un copioso reddito<br />

a vantaggio dei veri credenti nell'Islam. In principio infatti nessun non<br />

arabo poteva diventare musulmano senza appartenere ad una tribù araba,<br />

o senza unirsi ad una tribù con i vincoli della clientela. Bisognava ara-<br />

bizzarsi per diventare anche musulmani. Arabismo ed Islamismo divennero<br />

una cosa sola (cfr. Wellhausen Eeich, pag. 18).<br />

Nessuno fu costretto a convertirsi: le po^Dolazioni sottomesse dovevano<br />

venire a far parte dell'impero arabo in una condizione ben distinta da<br />

quella dei vincitori. L' impero fu costituito di due classi distinte per fede<br />

e per condizione politica, ed in principio anche per razza. I padroni erano<br />

gli Arabi, tanto come musulmani quanto come guerrieri e conquistatori.<br />

La comunità di Maometto, come osserva acutamente il Wellhausen (1. e,<br />

pag. 16) erasi completamente tramutata in un esercito, e tutte le funzioni<br />

religiose, tutti gli obblighi del culto erano passati in seconda linea dinanzi<br />

a quello, di combattere per la causa di Allah, il Grihàd. Sotto questa<br />

forma l'Isiàm presentavasi attraente anche ai Beduini, per i quali era una<br />

bandiera che li menava alla vittoria, al bottino ed alla ricchezza, mentre<br />

gli aspetti religiosi erano tenuti ancora in pochissimo conto.<br />

Crii Arabi emigrati dalla penisola furono organizzati militarmente:<br />

non si apparteneva alla classe dominante se non in quanto si era guerriero<br />

regolarmente iscritto nei ruoli dei combattenti (muqàtilah). La<br />

tradizione di Yahya b. Adam (pag. 5, lin. 18; pag. 59, lin. 16) lo afferma<br />

chiaramente: soltanto quelli che lasciavano la patria (i nuovi muhàgirùn),<br />

371.<br />

sioni.


§§ •UH. jiii. 20. a. H.<br />

20. a. H. ^> andavano a stal)ilii-si nvì Lampi militari tiiovi della penisola, potevan<br />

[ARABIA. . Istitu- , - , ^ •<br />

1 , . , .<br />

zione del Diwàn iist'uotcro la pensione ed erano realmente considerati come veri membri<br />

o ruolo di pen- della comunità islamica. Gli altri, che rimanevano inattivi a casa, nel de-<br />

sioni<br />

serto presso i greggi, non si tenevano in veruna considerazione, (^uasichò<br />

non facessero propriamente parto della comunità musulmana. La Higrah<br />

significò ora realmente emigrazione non più a Madinah, iiwi alle città ed<br />

ai campi fortificati militari fuori della penisola. Cosi il poeta Hakìm b.<br />

Qabìsah b. Diràr potè dire a sut) tìglio Bisr che aveva emigrato (q a d<br />

hàgara... ila-1-amsàr) nei campi della Siria: « Tu non hai lasciata la<br />

« patria per desiderio del giardino del paradiso, ma invece ti ha chiamato,<br />

« io credo, il pane ed i datteri » (Hamàsali, 792, lin. 19; WeUhause ii<br />

Reich, 16, nota 1). Il verso è documento anche delle passioni poco reli-<br />

giose, ma molto materiali e pratiche dei juiiui musulmani conquistatori.<br />

I Musulmani, o più correttamente gli Arabi, si mossero dai pascoli nativi<br />

perchè li attirava la speranza di bottino, di ricchezza e forse anche della<br />

pensione i<br />

').<br />

Nota I. — Più tardi, eoa l'andar del tempo, il titolo di Muhàgir significò semplicemente soldato<br />

in attività di servizio, perchè era il rappresentante di quella classe di guerrieri arabi che erano<br />

emigrati per la causa <strong>dell'Islam</strong> e per essa facevano regolare servizio.<br />

§ 249. — Con questo sistema il dominio arabo, emanante da campi<br />

militari in mezzo a territorio conquistato con guerrieri assoldati, divenne<br />

un vero e proprio dominio militare, in cui il supremo comandante delle<br />

milizie era anche il capo di tutta l'amministrazione militare, civile, reli-<br />

giosa e fi^scale. Il governatore comandante fungeva anche da giudice, e la<br />

scissione delle varie attribuzioni avvenne soltanto con il tempo mediante<br />

un processo di differenziazione. Il fattore maggiore di tale differenziazione<br />

fu l'azione indiretta delle conversioni all'Islam dei non arabi, come dimo-,<br />

streremo a suo tempo.<br />

Di fronte all'aristocrazia militare (K r i e g e r a d e 1 : eli-. Wellhausen<br />

Reich, pag. 18) erano i sudditi dell'impero, i popoli vinti. Questi costi-<br />

tuivano la base finanziaria dell' impero, perchè con il pagamento delle<br />

varie imposte dovevano sopperire a tutti i bisogni dei loro padroni. I quali<br />

in principio senza nulla produrre, succhiavano tutto il prodotto netto delle<br />

Provincie: solo compito dei padi'oni era di mantenere l'ordine all'interno<br />

e di estendere i confini dell'impero: il che, considerato sotto questo aspetto<br />

costituiva una stupenda e lucrosissima speculazione.<br />

Verso i popoli sottomessi, se le tasse erano puntualmente pagate, T am-<br />

ministrazione araba agi in modo piuttosto liberale, non s'immischiò affatto<br />

nelle loro faccende interne (cfr. Lammens,Qorra ibnSarik d'après


20. a. H. §§249,250.<br />

les papyius arabes, paffs,'. 5 e segg.) • e mentre nelle antiche Provincie 20. a. H.<br />

^ ^ . . , . . . . [ARABIA. - Istitudeir<br />

impero bizantino lasciarono 1 vescovi per lo più come capi e rappre- zjone dei Diwtn<br />

sentanti delle popolazioni, nelle provincie dell' impero persiano non muta- ° '"°'° '^^ p^"-<br />

rono affatto l'istituzione locale dei dihqàn, che gli Arabi si contentarono<br />

di dichiarare responsabili per la riscossione delle imposte. Questo era il<br />

pensiero fondamentale dell'amministrazione araba: la riscossione delle im-<br />

poste. Da principio il comandante militare accudiva anche a raccogliere i<br />

tributi, ma con il tempo si constatò che l'unione di tante funzioni ammi-<br />

nistrative nelle mani di un solo uomo menava a molti abusi, e fu nomi-<br />

nato un impiegato .speciale per la riscossione dei tributi. Il governatore<br />

aveva soltanto a mantenere l'ordine pubblico. In questo modo, dice arguta-<br />

mente il Wellhausen togliendo un' immagine in prestito ad 'Amr b. al-'As,<br />

il governatore aveva soltanto a reggere le corna della vacca, per tenerla<br />

ferma, mentre un altro la mungeva (Wellhausen Reich, 18).<br />

§ 250. — I precedenti messi dal diritto predatorio del deserto e dagli<br />

atti del Profeta in alcune circostanze, farebbero arguire che gli Arabi con-<br />

quistatori volessero chiedere la divisione delle terre conquistate. Io dubito<br />

che ciò sia avvenuto, e ritengo che la domanda di divisione delle terre<br />

sia interpolazione tradizionistica, per spiegare come venissero accomodato<br />

le faccende delle provincie conquistate e per dare ad 'limar il merito dei<br />

provvedimenti stabiliti. La divisione della terra importava un mutamento<br />

di proprietà di proporzioni sì gigantesche e di conseguenze sì molteplici<br />

e complesse da riuscir materialmente impossibile, anche se le classi infe-<br />

riori, che avrebbero occupato e lavorato il suolo senza possederlo, non fos-<br />

sero state colpite troppo duramente dalla misura. Dividersi a lotti la metà<br />

dell'Asia Anteriore avrebbe significato rovinare tutto il paese (Wellhausen<br />

Reich, 19).<br />

È più probabile che i guerrieri non abbiano mai chiesto la divisione<br />

della terra conquistata : i nomadi venuti dal cuore d'Arabia non sentivano<br />

alcun desiderio di possedere un campicello, perchè ciò significava un de-<br />

siderio di vita tranquilla e laboriosa in campagna, desiderio del tutto alieno<br />

alla natura araba. Mi sembra più logico invece ritenere che 'Umar sem-<br />

plicemente riconobbe ed approvò le condizioni di fatto che trovò come risul-<br />

tato della conquista. La discussione, se ve ne fu alcuna, si accese solo per<br />

le teiTe confiscate, le sawàfi, e la domanda può esser partita da qualche<br />

antico Compagno del Profeta, avido di terre, come ve ne furono molti,<br />

ma non dalla moltitudine dei guerrieri, che si battevano sui confini.<br />

Le ragioni messe in bocca ad 'Umar furono piuttosto escogitate dai<br />

tiadizionisti come quelle che a loro modo di vedere più probabilmente egli<br />

373. . t^<br />

sioni.


§§ 250, 261. 20. a. H.<br />

20. a. H. avrebbe potuto addurre, .se qualcuno avesse chiesto di dividere la terra.<br />

zìone del Diwàn i-"'* ^1"'^^ richiesta è pure una deduzione logica dei teorici islamici, i quali,<br />

ruolo di pen- ragionando per anak)gia, e paragonando quanto era avvenuto intorno a<br />

Madinah vivente il Profeta, supposero che i guerrieri avrebbero dovuto<br />

chiedere anche fuori d'Arabia la divisione della terra.<br />

Era invece di primaria e assoluta importanza per gli Arabi, se vole-<br />

vano conservare il dominio del paese, di rimanere uniti in punti strate-<br />

gici e non di sparpagliarsi per le contrade. La sola forza d' im])ero era<br />

qiiella delle armi: «La conservazione della mia comunità», si fa dire a<br />

Maometto, « ripo.sa sulle unghie dei .suoi cavalli e sulle punte delle sue<br />

« lancie, fintantoché non coltivano la terra : se però cominciano a far<br />

«questo, allora diverranno come gli altri uomini» (Yahya, 69).<br />

§ 251. — Il pagamento del tributo per parte dei popoli soggetti fu<br />

già allora considerato come compenso per l'esenzione dal servizio militare:<br />

le tribii anche non musulmane sulla frontiera, che accudivano alla difesa<br />

dei confini, erano esonerate dalle imposte (Wellhausen Rei eh, 19 e<br />

nota 1). Anche oggidì in quelle parti d'Arabia settentrionale, per esempio<br />

il Gawlàn ed alcune contrade del Hawràn, dove le popolazioni musulmane<br />

sono esentate dal servizio militare, pagano la tassa a capo come i Cristiani<br />

e gli Ebrei. Il termine classico di gizyah è scompar.so oggi dall'u-so vol-<br />

gare, sostituito dal moderno ' a s k a r i y y a h : la sola differenza tra la ' a s k a-<br />

riyyah pagata dai Cristiani ed Ebrei, e quella pagata dai Musulmani<br />

esenti dal servizio militare, è che la askariyyah di questi ultimi è meno<br />

gravosa. In ambedue i casi però il concetto del tributo è l'esenzione dal<br />

servizio militare.<br />

L'ordinamento dunque delle pensioni, o stipendi che si voglia dire,<br />

esigeva però una contabilità molto estesa e perfezionata, la quale non solo<br />

doveva regolare la distribuzione dei danari, ma anche possedere uno specchio<br />

preciso delle riscossioni, o entrate dello Stato. La distribuzione delle pen-<br />

sioni in somme fisse ben determinate non potè avverarsi se non quando<br />

'Umar ed i suoi consiglieri ebbero sotto gli occhi, in uno specchio gene-<br />

rale del bilancio dello Stato, gli elementi per compilare un bilancio pre-<br />

ventivo delle entrate : senza<br />

questo era impossibile stabilire l'ammontare<br />

delle pensioni da distribuire. Siffatto bilancio non potè esser compilato se<br />

non dopo qualche anno di dominio sulle provincie conquistate: si com-<br />

prende perciò come l'istituzione del diwàn avvenisse solo nel 20. H.,<br />

ossia dopo circa quatti'o anni di dominio in Siria e nell' 'Iraq. Nessuno può<br />

dire che cosa avvenisse delle grandi somme raccolte in questi anni e chi<br />

se le appropriasse. Dobbiamo supporre che nascesse tale una confusione,<br />

374.


20. a. H. § 251.<br />

e si verificassero tali e tanti abusi, che uu riordinamento radicale delle 20. a. h.<br />

entrate e delle spese dello Stato s'impose urgentemente al Califfo ed ai j,ione ^^^ Dfwan<br />

suoi più fidati consiglieri. ° •"°'o «"' P^n-<br />

Neir istituire il ruolo dei pensionati e .stipendiati il Califfo 'limar im-<br />

maginò una cosa che fu in realtà una fusione dell'antico concetto arabico<br />

della divisione del bottino, con l'istituzione antichissima in Asia del soldo<br />

regolare delle milizie combattenti e dell'esercito permanente. Le rendite<br />

dello Stato furono considerate come il fì-utto di un grande bottino, e perciò<br />

da distribuirsi coii certe regole fìsse a quelli che avevano cooperato a con-<br />

quistarlo. Se gli elenchi incompleti che abbiamo nelle fonti corrispondono<br />

alla verità, parrebbe che, come misura nella distribuzione di questi danari,<br />

prevalesse il concetto dei servizi maggiori o minori resi alla causa del-<br />

l'Isiàm. Chi aveva maggiori benemerenze doveva incassare maggiori somme.<br />

Chi non aveva servito la causa <strong>dell'Islam</strong>, non si meritava nulla. Le rendite<br />

dell'immenso patrimonio acquisito dovevano andare ad esclusivo beneficio<br />

di una ristretta minoranza e non nell'interesse della comunità. Questa mi-<br />

noranza era composta esclusivamente dei guerrieri ed amministratori delle<br />

Provincie. In alcune tradizioni abbiamo vaga menzione di distribuzione di<br />

danari alle tribù nomadi dei dintorni di Madìnah, fatte dal Califfo TJmar<br />

in persona (cfi'. più avanti i §§ 313, 325); ma queste notizie sono contra-<br />

dette da altre, secondo le quali le pensioni erano distribuite soltanto ai<br />

guerrieri in servizio attivo (eli-. § 334). Altre tradizioni che contengono i<br />

voti di 'Limar per l'avvenire quando tutti i Musulmani sarebbero pensio-<br />

nati (cfi-. g§ 314, 316, 316, 331, ecc.) sono la prova che molti erano senza<br />

pensione. È assai improbabile che le tribù rimaste nei dintorni di Madinah<br />

ricevessero questo soldo senza prender parte alla guerra ed alle fatiche del-<br />

l'amministrazione. Si potrebbe spiegare l'apparente contradizione suppo-<br />

nendo che fra le tribù nei dintorni di Madìnah si fossero ritirati alcuni<br />

veterani delle campagne di conquista: la supposizione non è però fondata<br />

su alcuna prova concreta.<br />

Nonostante il numero delle tradizioni che diamo qui appresso, tutto<br />

fargomento è ancora avvolto in molta oscurità. Una parte del ruolo fu di<br />

natura sua temporanea, ed abbiamo persino notizia che sotto gii Umayyadi,<br />

forse per rappresaglie politiche, alcune pensioni vennero falcidiate o per-<br />

sino soppresse (cfr. §§ 266, nota 3; 288, ^28 e nota 1), quando la morte<br />

ebbe rapito i massimi beneficiati, ossia i Padri fondatori <strong>dell'Islam</strong>, quelli<br />

che vennero dopo si fusero tutti in una classe sola di salariati : come<br />

questo<br />

fosse regolato non sappiamo, e del pari pure ninna notizia ci viene su ciò<br />

che il Califfo facesse degli avanzi nel bilancio. Pare spendesse qualche buona<br />

375.<br />

sioni.


^ 251 '2b'2. ^u. 8.. M.<br />

20. a. H. sctninia noi lostauri della moschea di Madinah e del santuario di Makkah.<br />

zione del D^wàn ^'«^ ^•*''


20. a. H. § 25-2.<br />

tini dopo le vittorie sui campi di battaglia, e poi venne, cosa non preve- 20. a. H.<br />

' ^ ,<br />

duta dal Profeta, l' importo ingente delle imposte che ainuivano con corso zj^ne jgi oTwàn<br />

regolare nelle casse dello Stato <strong>dell'Islam</strong>. Su questo reddito costante, che ° ''uoio di pen<br />

sioni.<br />

non poteva propriamente essere considerato quale vero e pi'oprio bottino,<br />

sorse qualche incertezza nell'animo dei capi della comunità islamica. Come<br />

. ra<br />

da considerarsi? Che uso era lecito, od obbligatorio, farne?<br />

È manifesto che come prima conseguenza di siffatto stato di cose ces-<br />

sarono del tutto i contributi volontari alla cassa dello Stato, perchè il<br />

quinto del bottino aveva colmato il tesoro ed era cessata ogni necessità<br />

di fornirlo con oblazioni dei fedeli : le prede dei vinti erano ampiamente<br />

.sufficienti a tutti i bisogni e lasciavano un sopravanzo ingentissimo.<br />

In secondo luogo i guerrieri, conquistatori delle provincie, considera-<br />

rono non solo il bottino delle vittorie, ma anche il reddito delle imposte,<br />

come loro legittima proprietà, e vollero dividerselo tra loro. Questo era ma-<br />

terialmente impossibile per mille ovvie ragioni. Era impossibile stabilire<br />

con precisione chi fossero gli aventi dii'itto. Altrettanto indeterminata era<br />

la circoscrizione militare ed amministrativa che dipendeva da ogni gnippo<br />

o nucleo militare di guarnigione. Il numero dei militi variava, si può dire,<br />

quotidianamente, e le circoscrizioni erano d'estensione e di reddito svaria-<br />

tissimo, ed accettando il concetto primitivo dei militi, che le rendite delle<br />

singole Provincie dovessero devolversi a vantaggio della sola guarnigione,<br />

si sarebbero verificate discrepanze e ingiustizie stridenti. Alcune guarni-<br />

gioni avrebbero avuto il decuplo di altre. Da ciò malumori, dissensi e con-<br />

flitti d' interesse in forma acutissima.<br />

S' impose quindi di necessità l'accentramento di tutti questi redditi e<br />

la loro ridistribuzione in modo e misura eguale e giusta per tutti. Ma ciò<br />

non fu possibile sin dal primo giorno: la tradizione rivela a chiare note<br />

che il governo di 'limar venne a tale determinazione dopo vari anni di<br />

confusione amministrativa, e sospinto dal caos delle finanze generali delle<br />

Provincie, nelle quali si commisero sicuramente i più sconfinati abusi da<br />

tutti quelli che in vario modo e misura si occuparono delle campagne di<br />

conquista. La distribuzione delle così dette pensioni fu il risultato di un' in-<br />

'<br />

. [ARABIA. - Istitu-<br />

finità di errori, di ripieghi, di conflitti tra governatori. Califfo e militi, conflitti,<br />

su cui la tradizione stende con cura un velo discreto di oblio. Ma<br />

tutto non ha potuto nascondere.<br />

È palese però da vari indizi, tratti da eventi posteriori, che le rendite<br />

delle Provincie non andavano intatte a riversarsi nelle casse centrali dello<br />

Stato per essere poi egualmente distribuite tra tutte le milizie musulmane<br />

e le loro famiglie. Le somme giungevano a Madinah diminuite di quanto<br />

H77.<br />

48


sioni.<br />

20. a. H.<br />

§§ 252, 253. 20. a. H.<br />

^i ej-a dovuto dare alle milizie della provincia e delle spese generali di<br />

one dei Di'^àn amnuiiistrazione. È chiaro che se le milizie di guarnigione in una provincia<br />

o ruolo di pen- conq distata erano pagate ad arbitrio dei luogotenenti, si avveravano paten-<br />

tissime ingiustizie. Il reddito delle .singole provincie era diversissimo l'uno<br />

dall'altro, e diver.so altresì era il numero dei soldati di guarnigione. Per<br />

togliere ogni ingiusta sperequazione si ricorse al ruolo delle pensioni, ma<br />

permase sempre il concetto primitivo come base del sistema; onde dovendo<br />

ogni provincia mantenere le proprie guarnigioni, ne venne, per effetto della<br />

imperfezione dei congegni amministrativi, che la sperequazione si riavve-<br />

rasse per altre vie. I militi d'una provincia molto ricca avevano sempre<br />

maggiori comodità e larghezza di mezzi, mentre altre provincie più povere<br />

potevano non dare un reddito d'imposte sufficiente a pagare tutte le spese<br />

di occupazione ; perciò, non avendo il modo di far intendere i loro bisogni<br />

in Madinah, i militi delle provincie meno ricche erano indotti ad inge-<br />

gnarsi e accomodarsi in altro modo.<br />

Da un pas.so di Yàqùt — per citare un solo esempio (Yàqut, IV, 827,<br />

Un. 14 e segg. = § 247, nota 1) — è chiaro che a un certo momento tanti<br />

furono gl'immigrati arrolati sotto le armi nella provincia di al-Kufah, che<br />

le rendite della provincia non bastavano più a pagare tutti gì' iscritti negli<br />

eserciti regolari dell' Islam. Allora prevalse il concetto di allargare le con-<br />

quiste per aumentare la quantità dei tributi, e così sorse per la prima<br />

volta la gelosia tra gli abitanti di al-Kùfah e di al-Basrah, i quali si di-<br />

sputarono le conquiste come acquisti fatti non per l'impero, ma per pro-<br />

prio vantaggio personale: furono intraprese spedizioni allo scopo di au-<br />

mentare i cespiti della provincia e si guardò con allarme e gelosia, anzi<br />

con vera ostilità ogni vantaggio acquistato dalla provincia confinante. Con-<br />

quistare una regione significava largheggiare in guadagni, perchè è quasi<br />

certo che una grandissima parte delle imposte non arrivava all'erario, ma<br />

rimaneva nelle tasche degli amministratori e dei loro dipendenti, impie-<br />

gati civili e .soldati.<br />

§ 253. — Questo ci spiega il processo continuo di espansione araba,<br />

dovuto all'emigrazione costante delle tribù, al loro accumularsi nei centri<br />

arabici fuori della penisola, e all' impossibilità di sodisfai-e tutte le esigenze<br />

degli emigrati con le rendite delle singole provincie. Appena il soldo delle<br />

milizie superava l' importo delle tasse, s' imponeva la necessità di nuove<br />

conquiste. Ciò noi dobbiamo arguire fosse la vera ragione della campagna<br />

del 21. H., che portò alla vittoria di Nihàwand, e di tutte le campagne<br />

successive in Persia ed altrove, durante il califfato di 'Uthmàn. Analoghe<br />

ragioni economiche influirono anche sulla decisione di Amr ad invadere<br />

378.


20. a. H. §§ 253, 254.<br />

r Esritto specialmente nel 18. H., quando Umar non aveva ancora siste- 20. a. H.<br />

°<br />

,. , , „ . . ^ . T ,1 . TARABIA. - Istitumato<br />

la laccenda delle pensioni, e torse una vistosa parte delle imposte ' era<br />

^jone dei Diwan<br />

appropriata come bottino dai vincitori, che diventavano perciò tutti ricchi ° '"°'° ^'' p^"capitalisti<br />

in breve tempo.<br />

sioni.<br />

Non dobbiamo però figurarci che 'Umar entrasse in molti particolari,<br />

né è probabile che nelle provincie, date le condizioni generali dell'ammi-<br />

nistrazione islamica, si tenesse grande conto delle ordinanze del Califfo.<br />

La sua autorità non era ancora molto efficace e gli mancava ogni mezzo<br />

diretto per invigilare i suoi luogotenenti ed impor loro la sua volontà.<br />

I governatori potevano fare quello che a loro piaceva, purché osservassero<br />

rerte apparenze: le pene che il Califfo 'Umar inflisse ad alcuni governatori,<br />

confiscando una parte dei loro beni, come narreremo a suo luogo, sono<br />

prova che avvenissero molti e grandissimi abusi nella riscossione delle im-<br />

poste, nella distribuzione delle pensioni e nell' invio del residuo a Madìnah.<br />

Ne risultò che i conquistatori, avendo le mani libere e intenti solo a<br />

riscuotere danari e ad arricchu'si, per mestiere soltanto gueiTieri ed avversi<br />

ad ogni professione civile, lasciarono tutta l'amministrazione nelle mani<br />

dei pubblici ufficiali o impiegati locali già esistenti al momento della con-<br />

quista. I conquistatori formarono una vera casta militare che riscoteva<br />

tutti i redditi e viveva alle spalle della popolazione soggetta: questo ag-<br />

gravò i rapporti tra arabi e non arabi. I primi avevano tutti i diritti, tutti<br />

i godimenti; gli altri erano condannati a rimanere perennemente tributari<br />

e servi di rapaci padroni.<br />

Il sistema delle pensioni ideato da 'Umar e dai suoi consiglieri nel<br />

concetto che queste condizioni non si avessero mai a mutare, risultò nella<br />

pratica poco elastico e di durata molto breve. Appena incominciarono le<br />

conversioni, appena i vinti, adottando l'usanza araba, si iscrissero come<br />

clienti nelle tribù arabe e quindi si trovarono equiparati in tutto ai padroni,<br />

e perciò aventi diritto alla pensione, tutto il sistema si sfasciò. Tutti i<br />

vinti vollero essere equiparati ai vincitori o al pari di essi godere di tutti<br />

i dii'itti islamici, compresa la esenzione da ogni imposta : il che signifi-<br />

cava la fine dello Stato islamico, perchè non è concepibile un organismo<br />

.sociale dove tutti hanno diritti e nessuno obblighi e doveri. Chi rimaneva<br />

a pagare le imposte ?<br />

Vedremo più avanti come fu l'isolto il problema; ma intanto non ci<br />

occorre aggiungere altro per dimostrare che l' istituzione delle pensioni<br />

come fii attuata da 'Umar fosse necessariamente di breve durata.<br />

§ 254. — Le tradizioni che seguono quasi concordemente affermano<br />

aver Umar ordinato di compilare i ruoli dei pensionati in ragione della<br />

379.


sioni.<br />

§§ iù-l, 255. _20. a. H.<br />

20. a. H. prossimità di parentela con il Profeta. Questa ù interpolazione artifiziosa delle<br />

'^Tne del otylian «cuole tradizionistiche del II secolo, nelle quali aveva finito per prevalere il<br />

o ruolo di pen- concetto dinastico ed ereditario degli antichi imperi asiatici. Si trattava di<br />

dar fondamento storico e giuridico, confortandola con l'autorità di 'Umar,<br />

all'opinione che i vicini parenti del Profeta (ossia i figli di Fàtimali, e i banù<br />

Hàsim o 'Abbàsidi) avessero sin dai primordi il primato in tutto, la prece-<br />

denza nel grado e la preferenza negli onori e nei vantaggi materiali.<br />

Tale concetto è invece totalmente estraneo al modo di pensare degli<br />

Arabi antichi, ed ai contemporanei di Maometto: è altresì contradetto da<br />

tutto il tenore dei fatti veri svoltisi in Madlnah sino all'uccisione di 'Uthmàn<br />

e più tardi ancora sotto i Califfi umayyadi sino al principio della grande<br />

propaganda legittimista degli Si'iti. Anche allora la tendenza legittimista<br />

e dinastica rimase lungamente circoscritta alla Babilonide ed alla Persia :<br />

solo tardi e lentamente penetrò nei sentimenti e nelle convinzioni delle<br />

altre popolazioni musulmane.<br />

Né la precedenza nell'ordine di iscrizione nei ruoli ha alcun altro va-<br />

lore reale, né alcun significato, tranne che nel concetto e nelle consuetu-<br />

dini amministrative e cerimoniali di uno Stato monarchico a regime asso-<br />

luto, nel quali i membri della famiglia regnante hanno il primo posto nei<br />

convenevoli di corte, e in tutti i documenti ufficiali. Riportare questi con-<br />

cetti, o preconcetti, ai tempi rozzi democratici e quasi comunistici del<br />

Califfato di 'limar, é fraintendere tutto il vero carattere di quel momento<br />

politico e lo stato d'animo dei fondatori dell' impero.<br />

Infine la ricostruzione genealogica delle tribù arabe e la loro suddi- -<br />

visione in due grandi alberi di discendenza é per la massima parte fin-<br />

zione e rifacimento arbitrario di dotti ed archeologi arabi del ii secolo della<br />

Higrali. Ai tempi di 'Umar non se ne aveva ancora alcun concetto tranne<br />

in un modo assai vago ed indeterminato ; e se la nostra tesi che Maometto<br />

fòsse di origine oscura o anche ignota, ha anche solo un parziale fonda-<br />

mento di vero, tutto l'albero genealogico musulmano, con la discendenza<br />

di Maometto quale tronco principale, precipita come un castello di carte.<br />

Allora il contenuto di moltissime tradizioni date qui appresso va cancellato<br />

come invenzione di tempi posteriori.<br />

§ 255. — Lasciando per ora in disparte questi ed altri minori problemi,<br />

è chiaro che l' istituzione del d 1 w a n formava e sanzionava uno stato di<br />

cose molto singolare, uno squilibrio sociale d'una minoranza gaudente a<br />

spese di una immensa maggioranza.<br />

Il Kremer (Culturg, I, 70-71) ha quindi ragione nel rilevare come<br />

siffatta politica con la quale 'Umar maritava sì bene la fede con gì' interessi<br />

880.


20, a. H. § 255.<br />

materiali dei fedeli ed assicurava a questi un sì comodo e lauto manteni- 20. a. H.<br />

mento, dovette esercitare un fascino Lrresistibile non solo sugli Arabi, ma ^jong jgi oìv^an<br />

su tutti indistintamente. Il forte guadagno pecuniario che veniva dall'es- ° '^°^° di pen-<br />

sere musulmano indusse senza dubbio molti Arabi a mostrare un ardore<br />

per l'Islam, che sarebbe stato d'altronde alieno al loro spirito, privo di<br />

vera passione religiosa. Le condizioni privilegiate dei Musulmani contri-<br />

buirono anche a scuotere la fede di molti non arabi e non musulmani e a<br />

dare inizio alle conversioni. I vantaggi del divenir musulmano erano troppo<br />

evidenti, troppo attraenti perchè molti tra i novelli sudditi <strong>dell'Islam</strong> non<br />

aspirassero ad elevarsi dalla soggezione politica, economica e fiscale, alla<br />

condizione privilegiata di uomo libero, padi'one, e mantenuto a spese pub-<br />

bliche. Il mezzo per riuscire in questo intento fu facilmente trovato. L'aspi-<br />

rante si dichiarava musulmano, e dava il nome in una delle tribù rego-<br />

larmente iscritte nel ruolo e stabilitesi fuori della penisola, nei campi mi-<br />

litari. Crii Arabi non avevano alcuna simpatia per questi clienti, i poi ce-<br />

lebri m a w à 1 i di cui ben intendevano i veri motivi, e non li considerarono<br />

mai come veramente equipollenti ai membri veri della tribù. D'altronde<br />

però tornava conto alle singole tribù di veder aumentare la loro forza nu-<br />

merica onde dobbiamo sospettare che tra Arabi e clienti si venisse molte<br />

volte a convenzioni poco decorose e per nulla disinteressate. Ma sulle con-<br />

dizioni dei mawàli, i futuri padroni dell'Isiàm, avremo lungamente a<br />

discorrere in altro luogo.<br />

Prima di dare la versione delle numerose tradizioni conservate dalle<br />

fonti sull'argomento delle pensioni, dobbiamo aggiungere ancora una parola.<br />

Alcuni potrebbero osservare che abbiamo abbondato nelle versioni e che<br />

forse avremmo potuto condensare le notizie in uno spazio minore. Non ho<br />

creduto di seguire questo criterio, perchè nonostante le inevitabili ripeti-<br />

zioni, i materiali dati qui appresso contengono molte notizie illustrative<br />

dei tempi posteriori, documenti delle lotte tra i partiti sotto il dominio<br />

degli 'Abbàsidi, quando le seguenti tradizioni furono messe in iscritto.<br />

Le condizioni generali dello Stato islamico quali appaiono dal ruolo<br />

delle pensioni regnante 'Umar, sono radicalmente diverse da quelle sotto<br />

gli 'Abbàsidi. I Musulmani invece di essere ricompensati per i servigi resi<br />

alla causa della fede, erano, dominanti gli 'Abbàsidi, schiacciati sotto il<br />

pondo delle imposte :<br />

i danari pubblici invece di essere devoluti a profitto<br />

dei Musulmani, dichiarati esplicitamente proprietari dei medesimi (con-<br />

frontisi, per esempio, § 330), erano presi tutti dai califfi e spesi per il<br />

mantenimento dellt> loro fastosissime reggie, per il godimento personale<br />

dei sovrani e dei loro amici personali e per il soldo dato, in misura di pazza<br />

381.<br />

sioni.


sioni.<br />

§§ 25B-257. 20. a. H.<br />

20. a. H. proditcalitA. allo milizie mercenarie e straniere, che come i pretoriani di<br />

[ARABIA. - Istitu- ' " .- ^ /co orv-\<br />

zìone del Diwàn Roma roggcvaiio il trono (cfr. § òOt).<br />

o ruolo di pen- Nelle tradizioni che seguono abbiamo quindi traccia di vari altri con-<br />

flitti politici e sociali dei tempi 'abbasidi :<br />

abbiamo<br />

da una parte la palese<br />

affermazione del partito arabo che vuole mettere in ì'iliovo quali e quanti<br />

siano stati i servigi resi dagli Arabi alla causa dell'Isiàm, tacendo anche<br />

la graduatoria di questi servigi. Abbiamo altresì, abilmente interpolate dal<br />

partito avverso quelle affermazioni miranti a provare che non vi dovesse<br />

esistere differenza alcuna tra Arabi e non Aiabi, e più volte leggiamo che<br />

non venisse fatta distinzione tra i veri membri delle tribù arabe ed i loro<br />

clienti (cfi-. §§ 2G6 e nota 2, 274, 286, 311, 312). Tale affermazione era<br />

pleonastica per i tempi di 'Umar quando i clienti e confederati di una tribù<br />

erano Ai'abi anch'essi e nella legge del deserto erano considerati in tutto<br />

e per tutto come identici ai loro patroni, senza bisogno di speciali disposi-<br />

zioni a loro favore. Più tardi invece i clienti erano tutti non Arabi ed<br />

allora con il termine di clienti (mawàli) si venne ad intendere una classe<br />

di persone molto diversa da quella dei primi tempi. Da questi fatti sono<br />

ispirate anche quelle tradizioni che rammentano come alcuni non Arabi,<br />

anzi Persiani genuini, come al-Hurrauzàn (cfi-. §§ 285, 304, 333, 33G),<br />

ricevessero pur essi dotazioni *annuali a carico dello Stato, attingendo a<br />

danari di proprietà di tutti i Musulmani.<br />

Da ciò r importanza storica delle tradizioni, anche nei riguardi di<br />

eventi posteriori e la necessità di darle per disteso nei seguenti paragrafi.<br />

§ 256. — (a) (al-Wàqidi, senza isnàd). Nell'anno 20. H. il Califfo<br />

Umar istituì i dawàwìn (registri di pensionati) (T a bari, I, 2595, lin. 4).<br />

(6) ibn Khaldùn, seguendo Sayf b. 'Umar, dice che la istituzione del<br />

diwàn fu fatta nel 15. H. (Khaldùn, App., 106).<br />

(e) al-Ya'qùbi, attingendo certamente ad al-Wàqidi, pone il fatto nel<br />

20. H. (Ya'qùbi, II, 176, lin. 4).<br />

Cfi-. anche Gr a w z i , fol. 24, v.<br />

§ 257. — Una semplice e chiara esposizione della riforma di 'Umar<br />

ci è offerta dallo storico ibn al-Tiqtaqa, del cui passo perciò mette il conto<br />

di dar la versione completa.<br />

Durante il califfato di Umar furono impiantati i diwàn e furono<br />

distribuite le pensioni (furida al-'atà') ai Musulmani, i quali prima di<br />

questo tempo non sapevano che cosa fosse il diwàn. — Esponiamo ora<br />

come venissero i dawàwìn.<br />

I Musulmani costituivano l'esercito combattente (al-gund): questi<br />

si battevano per la causa della religione e non per alcun vantaggio terreno.<br />

382.


.,..., .<br />

20. a. H. §257.<br />

Né mancava mai tra loro chi distribuisse spontaneamente una parte dei 20. a. H.<br />

T li.<br />

suoi beni m gmsta proporzione agii altri compagni (più indigenti), o per ^ione dei Diwàn<br />

fare opera di beneficenza, o per vincoli di parentela. Nessuno di loro esi- ° ruolo di pen-<br />

• • •• • j- .L-N [ARABIA. - Istitu-<br />

geva per devozione al Profeta alcun compenso per l'opera prestata, tranne<br />

quanto Dio avrebbe dato di ricompensa (nell'altra vita). Il Profèta non fece<br />

perciò mai alcuna distribuzione di pensioni o compensi (al-'atà') fissi, né<br />

la concesse mai abù Baki" quando facevano una spedizione e carpivano<br />

bottino, i guerrieri pigliavano ognuno la sua parte del bottino nella mi-<br />

sura fissata dalla legge divina. Quando (il quinto del bottino spettante a<br />

Dio) arrivava a Madiuah da uno dei paesi conquistati, veniva portato alla<br />

moschea del Profeta e diviso tra i fedeli nei modi e nella misura che sta-<br />

biliva il Profeta. Nella medesima maniera si svolsero le faccende sotto il<br />

califfato di abù Baki\ Quando si venne all'anno 15. H., regnante Umar,<br />

ossia allorché furono compiute le grandi conquiste ed i Musulmani si erano<br />

impadroniti dei tesori degli Akàsirah (Sassanidij, e (quantità dij ori, ar-<br />

genti, pietre preziose e vesti splendide cominciarono ad affluire in Madinah<br />

con flusso costante: allora (il Califfo Umar) comprese l'opportunità di au-<br />

mentare il benessere dei Musulmani e di distribuire tra loro siffatti tesori,<br />

ma non seppe come risolvere il problema della distribuzione, come fare<br />

la divisione e né darle un assetto regolare. V'era allora in MadLnah un<br />

mar z ubali della Persia, il quale avvertite le difficoltà nelle quali 'Umar<br />

si dibatteva, gii raccontò che i re sassanidi (al-Akàsirah) avevano una<br />

istituzione che essi chiamavano diwàn, nella quale erano notate tutte le<br />

spese e nulla di tutto ciò era omesso: la gente che doveva riscotere le<br />

somme pagate (ahi al-'atà") erano ordinate in classi (maràtib) (sì ben<br />

compilate) che non era possibile nascesse veruna confusione. 'Umar con-<br />

centrò subito la sua attenzione sulla cosa e chiese al inarzubàn nuovi<br />

e maggiori schiarimenti: il persiano glieli diede. Intuito cosi il modo di<br />

impiantare il dìvvàn, il Califfo si mise immediatamente all'opera, orga-<br />

nizzò i dawàwin e distribuì le pensioni.<br />

Segue nel testo l'esposizione delle norme a cui si attenne 'Umar nella<br />

divisione: prime le vedove del Profeta, e poi gli altri in ragione dei ser-<br />

vizi resi alla causa <strong>dell'Islam</strong>. Egli non volle che rimanesse parte alcuna<br />

delle ricchezze nel tesoro pubblico, come gii suggeriva qualcuno in pre-<br />

visione di fatti insoliti: egli respinse la proposta come suggerimento di<br />

Satana, e come principio che in avvenu'e avrebbe prodotto dissensi tra i<br />

suoi successori: la riserva per le novità imprevidibili dell'avvenire può<br />

solo essere la obbedienza perfetta a Dio ed al suo Profeta. Nell'ordina-<br />

mento contabile delle classi di pensionati il Califfo ordinò dhe venissero<br />

'dSó.<br />

sioni.


sicni.<br />

§§ 2Ó7-269. 20. a. H.<br />

20. a. H. isci'itte le tribù in ragione della loro maggiore o minore consanguineità<br />

[ARABIA. - Istitu- ., -- ...<br />

2 ione del Diwàn ^"'l '1 Proteta.<br />

o ruolo di pen- Così rimasero le cose sotto il califfato di 'Umar e di 'Utjimàn: alla<br />

tiue del califfato di 'Umar questi si prefisse di mutare il sistema (di pen-<br />

sioni diverse in ragiono dei servizi resi alla causa <strong>dell'Islam</strong>), od espresse<br />

il desiderio che la pensione fosse per tutti egualmente di quattio mila<br />

(dirham). Mille dovevano essere per la famiglia mentre il capo di questa<br />

era alla guerra: mille erano per i preparativi militari: mille dovevano ri-<br />

manere con il guerriero, e mille dovevano servire per atti di carità. Il<br />

Califfo 'Umar cessò di vivere prima però di dar esecuzione a siffatto inten-<br />

dimento (F a kh ri, 116-117).<br />

Una lunga esposizione sulla istituzione d^l diwàn leggesi in M;tqrizi<br />

Khitat, I, 91, Un. ult.-94, lin. 4.<br />

§ 258. — Per comprendere bene la natura primitiva dell'istituzione<br />

di 'limar, è opportuno stabilire che cosa divenisse poi il così detto diwàn:<br />

su che ibn Khaldùn ci porge alcuni particolari di molto rilievo. Più tardi il<br />

diwàn conteneva tra le altre cose la lista nominativa dei soldati di cui si<br />

componeva l'esercito: fissava la quantità delle loro razioni, e le istruzioni<br />

per pagare ai soldati il loro soldo alle scadenze debite. Tale registro era formato<br />

dagli elementi forniti da certe tavole preparate dai vari capi di ser-<br />

vizio . . . Queste<br />

tavole eVano poi raccolte in un libro . . . che<br />

fu chiamato<br />

diwàn ossia registro. Sull'origine di questa parola si narra: Kisra (uno<br />

degli ultimi re di Persia, ossia Kisra Abarwiz) avendo visto un giorno i com-<br />

messi del diwàn che, nel fare i loro calcoli a mente, sembravano come se<br />

ciascuno parlasse a sé stesso, gridò in lingua persiana diwàn ah {sic: sono<br />

demoni, o matti). Di poi il nome di diwànah fu dato a quei luoghi dove<br />

era l'ufficio di quegli scrivani, e siccome il termine divenne di uso molto<br />

comune, fu soppressa la lettera finale per facilitare la pronunzia (sic!). Di<br />

poi il termine fu impiegato per designare il libro che conteneva i servizi<br />

finanziari dello Stato, e che conteneva le tavole con le formolo di calcolo.<br />

Secondo altri, diwàn significa demonio in persiano: i commessi dell'am-<br />

ministrazione, così dicono, ebbero questo nome a cagione della loro pron-<br />

tezza a sbrigare gli affari più oscuri ed a radunare (le indicazioni) sparse<br />

e disperse. Più tardi la parola diwàn servì a designare il luogo dove<br />

questi impiegati tenevano le loro sedute, e poi per analogia alla riunione<br />

degli scrivani ed al luogo dove si sedevano, presso l'ingresso del palazzo<br />

(del governatore?) (Khaldun Prol., II, pag. 19-20),<br />

§ 259. — ia) (ibn Khaldùn). L'amministrazione delle finanze fu intro-<br />

dotta nell'impero musulmano dal (Califfo) 'Umar, e ciò, si dice, per la ragione<br />

884.


20. a. H. §§ 259, 260.<br />

^r<br />

'"/ che abù Huravrah aveva apportato dal Bahravn una somma di danaro tal- 20. a. H.<br />

• ^ ^ [ARABIA. - Istitu-<br />

/-w<br />

mente cospicua, che non si sapeva come dividerla (tra i Musulmani). Questo zjone dei Diwan<br />

fece desiderare un sistema di tenere i conti di siffatte somme, di regi- °./_".°'° ^' ^^"'<br />

strare i pagamenti dei soldi e di garantire i diritti dello Stato. Khàlid b.<br />

al-Walid raccomandò lo stabilimento di un d i \v à n , tale quale egli aveva<br />

visto funzionare presso i principi (i governatori greci) della Siria, ed 'Umar<br />

accettò il consiglio. Secondo un'altra tradizione le cose si svolsero in modo<br />

diverso: al-Hurmuzàn, vedendo 'Umar che spediva un corpo di milizie<br />

senza averne compilata la lista nominativa (d i w à n), gli disse : « Se un<br />

* soldato scompare, come si accorgeranno della sua assenza? Per ogni sol-<br />

« dato che si assenta, si crea un vuoto nei ranghi. Solo i commessi scri-<br />

« vani potrebbero tenerla in ordine. Stabilisci dianque un dìwàn ». 'Umar<br />

chiese che cosa significasse quella parola, e quando ne ebbe compreso il<br />

significato, diede ordine ad 'Aqìl b. abi Tàlib, a Makhramah b. Nawfal,<br />

ed a Grubayr h. Mut'im di prepararne uno. Questi tre uomini, che erano<br />

tra i pochi Qurays capaci di scrivere, misero insieme il diwàn di tutte le<br />

milizie musulmane per ordine di famiglie e di tribù. Incominciarono dai<br />

parenti del Profeta, poi passarono ai parenti di questi, e così via. Tale fu<br />

rorigrae del diwàn nell'esercito. al-Zuhri riferisce, sull'autorità di Sa'id<br />

b. ai-Musa} yab, che ciò avvenne nel mese di Muharram dell'anno 20. H.<br />

(Khaldun Proleg., II, 20-21).<br />

(6) Il d i w a n a 1 - kh a r a g w a - 1 - g i b à y à t, (ossia l'ufficio dell' imposta<br />

fondiaria e dei tributi) rimase dopo il trionfo dell'Isiàm tale quale era stato<br />

prima. Negli uffici delF'Iràq si fece uso deUa lingua persiana, ed in quelli<br />

della Siria della lingua greca (al-r umiy y ah). Gl'impiegati degli uffici<br />

(kuttàb al-dawàwin) erano tutti membri delle genti tributarie (ahi<br />

al-ahd) deU'una e dell'altra nazione.<br />

Così durò sino ai tempi di 'Abd al-malik (Khaldun Proleg., II,<br />

20-21).<br />

Vedremo piìi avanti quale grande im})ortanza storica abbia questa<br />

notizia, che gli Arabi nulla mutassero all'amministrazione fiscale dei vinti<br />

e tutto accettassero tale quale era prima. Fu senza dubbio la soluzione<br />

migliore e più pratica dell' intricato problema ; ma se poniamo bene in<br />

rilievo la cosa, vedremo crollare molte arbitrarie affermazioni di autori<br />

musulmani che riportano ai primi tempi molte teorie e istituzioni di età<br />

posteriori.<br />

§ 260. — (abù Yùsuf [f 182 a. H.], da ibn abì Nagih). Il Califfo 'Umar<br />

non volle più dividere il bottino in parti eguali come aveva fatto abù Bakr,<br />

e dichiarò: « Io non porrò nello stesso rango quelli che si batterono con<br />

386.<br />

49<br />

sioni.


sioni.<br />

§§ •2(iiV264. 20. a. H.<br />

20. a. H. „ il Pi-ofeta, con quelli che si battorono contro di lui! ». Fece perciò una<br />

zione del Dtiiàli «listribuzione di assegni in ragione dell'anzianità di conversione e dei<br />

o ruolo di pen- servizi resi all'Isiàm. Nella prima categoria pose quegli al-Muhàgirùn e<br />

quegli An.sàr, che si erano battuti a Badr, ed assegnò ad ognuno di loro<br />

6000 (dirliam all'anno): a quelli che non furono presenti a Badr, diede<br />

soli 4000 (dirham all'anno): gli altri tutti furono disposti in categorie a<br />

seconda dell'epoca in cui avevano abbracciato l'Islam (Yùsuf, 24, lin. 20<br />

e segg.).<br />

§ 261. — (Muli., da al-Wàqidi, da Usàmah b. Zaj'd b. Aslam, dal<br />

padre, dal nonno). I banù 'Adi andarono da 'Umar, e gii dissero: « Tu<br />

« sei il vicario del Profeta, e vicario di abii Bakr, che è vicario del Pro-<br />

« feta. Perchè non sei rimasto là dove ti avevano proposto i registratori? ».<br />

— « No, no », rispose Umar, « o banu Adi, voi vorreste mangiare alle mie<br />

« spalle e eh' io spendessi a favor vostro i miei benefizi. No, per Dio,<br />

« neanche se andaste gli ultimi nel registro ! Ho<br />

avuto due predecessori<br />

« retti, se io disubbidisco a loro, si disubbidirà a me. Per Dio, non ab-<br />

« biamo ricevuto l' eccellenza nel mondo e non speriamo la ricompeiisa<br />

« nell'altra vita se non per Maometto, che è la nostra gloria, e la sua fa-<br />

« miglia è la gloria degli Arabi. E poi vengono i parenti suoi più stretti<br />

« e poi i meno stretti. Per Dio, se i Persiani vanno con un governo, e noi<br />

« andiamo senza, essi saranno più vicini a Maometto di noi nel dì del giu-<br />

« dizio, giacché quegli per cui si restringe il potere non può fare avanzare<br />

«il suo nasab» (Balàdzuri, 449, lin. 21; 450 lin. 9).<br />

§ 262. — (abù 'Ubayd, da 'Abdallah b. Salili, da al-Layth, da Muhammad<br />

b. 'Aglàn). Quando Umar ebbe steso i diwàn, domandò: «Da<br />

« chi cominciamor' ». — « Da te », gii fu risposto. — « No », egli rispose « il<br />

« Profeta è il nostro imam, cominciamo dal suo ralit (famiglia) e poi di<br />

«parente in parente» (Balàdzuri, 454, lin. 7-10).<br />

§ 263. — (al-Husayn b. Ali b. al-Aswad, da "Waqì", da Sufyàn al-<br />

Thawri, da Gfa'far b. Muli., dal padi-e). Quando 'Umar ebbe redatto il<br />

diwàn, domandò agli altri da chi dovesse incominciare. Gli fu risposto:<br />

« Da te ». — « No », disse, « ma comincio dai parenti più stretti del Pro-<br />

feta » (Balàdzuri, 454, lin. 12-15).<br />

§ 264. ~ (abù Yùsuf [f 182 a. H.], da abù Masar, dal mawla di<br />

'Amrah). Il Califfo distribuì gli assegni in questo modo:<br />

1° Diede 5000 (dirham all'anno) ad ogni Muhàgir e Ansar, che<br />

si era battuto a Badr.<br />

2" 4000, ad ognuno che era musulmano al tempo di Badr, ma non<br />

fa presente alla battaglia.<br />

886.


20. a. H. §§ 264, 265.<br />

3" Ad ognuna delle vedove del Profeta assegnò 12,000 (diiham), 20. a. h.<br />

salvo che a Safiyyah e Gruwaj'riyah, alle quali assegnò solo 6000 per eia- ^ione dei D^Twàn<br />

scheduna. Queste due donne rifiutarono di accettare siffatta diminuzione ° ""uoio di pen-<br />

e protestarono: 'Umar sostenne che le altre avevano diritto a più perchè<br />

avevan fatto la Higrah. Le donne risposero che l'assegno era loro do-<br />

vuto non per anzianità di conversione, ma per il solo tatto che esse erano<br />

vedove del Profeta. 'Umar riconobbe la giustezza di queste osservazioni e<br />

diede anche alle due donne 12.000 (dirham).<br />

4" 12.000 (dirham) ad al-'Abbàs come zio paterno del Profeta.<br />

5" 4000 a Usàmah b. Zayd b. Hàrithah.<br />

6° 3000 al proprio figlio 'Abdallah b. 'Umar, il quale protestò e volle<br />

essere equiparato a Usàmah, dicendo che il padi'e di Usàmah non era stato<br />

migliore del suo. 'Umar rispose che il padre di Usàmah era stato assai più<br />

caro al Profeta, che non il padre suo, « e perciò suo figlio fu pure più caro<br />

« a lui. che non fosti tu! ».<br />

7" 5000 per uno ad al-Hasan e al Husayn, figli di 'Ali e di Fàtimah,<br />

oltre a quello che pigliava il padre e ciò in considerazione della loro parentela.<br />

8" 2000 ad ognuno dei figli dei Muhàgir e degli Ansar. Quando<br />

però si presentò 'Umar b. abì Salamah, il Califfo gridò: « Dategli altri<br />

« mille! ». Il seguente Muhammad b. Abdallah b. Gah.s, ricevendo soli<br />

2000, protestò e chiese di essere equiparato a ibn abi Salamah, perchè il<br />

padre di costui non era stato migliore del suo. Alla quale osservazione il<br />

Califfo rispose: « A ibn abi Salamah ho dato 2000 per il padre ed ho ag-<br />

« giunto altri 1000 per la madide imam Salamah: se tu avessi una madre<br />

« come umm Salamah, farei per te il medesimo aumento ».<br />

9*^' 800 ad ognuno della gente di Makkah (= convertiti alla presa<br />

di Makkah): al-Nadr b. Anas ebbe però 2000 perchè suo padi-e (pagano)<br />

s'imbattè in Umar durante la battaglia di Uhud, e sentita la voce che il<br />

Profeta era stato ucciso, manifestò il più vivo rincrescimento: rotta la<br />

guaina della spada esclamò: « Se Maometto è ucciso, Dio almeno vive e<br />

« non muore! » e si gettò nella mischia finché fu ucciso (dai Musulmani)<br />

(Yùsuf, 24, lin. 24; 25, lin. 13).<br />

§ 265, — (abù Yùsuf [f 182. a. H.], da ibn Ishàq [f 151. a. H.], da<br />

abù Ca'far). Quando si accinse a distribuu-e le pensioni, il Califfo Umar<br />

fu consigliato da alcuni ad incominciare con la propria persona. Questo<br />

egli respinse, e disse che avrebbe incominciato con i parenti più vicini<br />

del Profeta. Cominciò quindi con 'Abbàs, e poi con 'Ali, e poi diede la<br />

precedenza a cinque altre tribù prima di arrivare a quella degli Adi b.<br />

Ka'b (alla quale apparteneva il Califfo) (Yùsuf, 25, lin. 13-16).<br />

367.


sioni.<br />

20. a. H.<br />

ss 2w, -M'i. 20. a. H.<br />

§ 266. — (al-Mugàlid b. Sa'id. da al-Sa'bi). L'idea di riunire l'im-<br />

• ^ , r>**''" uorto totale del (iiiinto di Dio e distribuirlo con arradazioni diverse fra i<br />

o ruolo di pen- Compagni venne dal Califfo 'Umar: i Compagni approvarono.<br />

di-dine:<br />

Fece venire una taliella (lawli) e vi fece scrivere i nt)mi nel seguente<br />

1" I banù Hàsini perchè parenti del Profeta, e mise in prima linea<br />

quelli fra loro che si erano battuti a Badr, insieme con i loro clienti: a<br />

ognuno fece assegnare 5000 (d i r h a m all'anno).<br />

2'^ al-'Abbàs ebbe 12.000 (').<br />

3" i banu Uniayj'ah b. 'Abd Óams presenti a Badr (5000 dirham<br />

per uno), e poi le altre tribù una appresso all'altra in ordine della loro<br />

parentela con il Profeta. Tutti questi presenti a Badr ebbero 5000 l'uno.<br />

4" (xli Ansar ebbero 4000 (dirham) per uno: il primo nome nella<br />

lista fu quello di Muliammad b. Maslamah.<br />

5° Le vedove del Profeta ebbero 10,000 (dirham) per ognuna:<br />

'A-lsah ebbe però 12,000.<br />

6° Gli Emigrati in Abissinia ebbero 4000 (dirham) per uno.<br />

7° 'Umar b. abl Salamah ebbe 4000 (dirham) in considerazione<br />

della sua madre, umm Salamah.<br />

8" al-Hasan e al-Husajm, nipoti del Profeta, ebbero 5000 per uno.<br />

9° Alti-a gente ebbe chi 400, chi 300 dirham per uno equiparando<br />

sempre quelli della tribìi ai clienti, fra i quali non fu mai fatta differenza (").<br />

10" Le donne dei Muhàgiriin e degli Ansar, ebbero talune tìOO,<br />

altre 400, altre 300, altre infine 200 per una.<br />

ir I Muhàgirùn e gli Ansar 2000 per uno (^) (Yùsuf, 25-26).<br />

Nota 1. — Questa notizia è certanaente un'interpolazione per far piacere ai Califfi 'Abbàsidi, ad<br />

uno dei quali (Hàrùn al-Rasid) l'opera di abiì Yiisuf era appunto dedicata: essa è contradetta da moke<br />

altre fonti dei paragrafi seguenti, nei quali non si fa veruna menzione di tale trattamento di grande<br />

favore. al-Wàqidi (cfr. § 271) gli attribuisce soltanto 5C)00 dirham; al-Ya'qiibi soli 3CKX) icfr. § 286).<br />

Sarebbe incomprensibile che 'Ali, cugino, genero e protetto del Profeta, uno dei più antichi musulmani,<br />

guerriero presente a tutte le battaglie venisse lasciato da 'Umar nella categoria dei .5(iOO, e che Abbàs,<br />

rimasto pagano fino alla presa di Makkab nell'anno 8, e che si battè per l'Islam in una sola battaglia,<br />

ricevesse più che il doppio.<br />

Nota 2. — Altra notizia interpolata per effetto di passioni e polemiche di tempi posteriori. Nei<br />

tempi di 'Omar i clienti erano arabi quanto i patroni e in pratica non esisteva tra loro differenza al-<br />

cuna: questa si affacciò più tardi quando moltissimi non arabi si fecero clienti delle tribù arabe. Con-<br />

frontisi la fine del § 286 ed anche i §§ 271, 274, 286, 310.<br />

Nota 3. — Il Califfo 'Umar, aggiunge Mugàlid, fece allora dono ad una mia zia paterna di<br />

200 dirham: Sa'id b. al-'As nel venire come governatore ad al-Kùfah le tolse cento dirham dalla<br />

pensione: quando però divenne Califfo 'Ali, la zia venne a reclamare ed ottenne di riavere i suoi<br />

200 dirham all'anno iTiìsuf, 2(>, lin. 3-5 1.<br />

§ 267. — (Muhammad b. Umar b. 'Alqamah, da abii Salamah b. Abd<br />

al-rahmàn b. 'Awf, da abù Hurayrah). Secondo questa tradizione il Califfo


20. a. H. §§ 267--270.<br />

'Uiiiai' fece l'elenco delle pensioni (nel modo che segue), quando abù Hu- 20. a. H.<br />

rayrah venne dal Bahrayn con 500,000 d i r li a m :<br />

j.ione dei Diwàn<br />

r Muhàgimn, 5000: o ruolo di pen-<br />

2'' Ansar. 3000;<br />

3" Le vedove del Profeta, 12,000: ma Zaynab bint Grahs appena<br />

ebbe il danaro nel suo grembiule, regalò tutto a varie per.sone, aggiun-<br />

gendovi perfino 85 dirliam che aveva con sé del suo.<br />

La distribuzione del danaro fi-a gli Ansar fu affidata a Zayd b. Thàbit,<br />

il quale cominciò con l'Ahl al-'Awàli, o abitanti dei quartieri alti, e pre-<br />

cisamente con gli 'Abd al-Ashal: fece quindi tutti gli Aws nell'ordine delle<br />

l(jro abitazioni, e poi i Khazrag nello stesso modo. Gli ultimi a ricevei'e<br />

la pensione furono i Màlik b. al-Naggàr, che erano quelli che vivevano<br />

intorno alla moschea (Yùsuf, 26, lin. 5-23).<br />

§ 268. — (Abdallah b. al-Walìd al-Madani, da Musa b. Yazidj. La<br />

prima distribuzione delle pensioni fu fatta quando arrivò a Madìnah abù<br />

Musa al-As'ari con 1,000,000 di dirham. Il Califfo stabilì che se ne dovesse<br />

fare \ma distribuzione regolare affinchè anche il pastore nel Yaman<br />

avesse la sua parte (Yùsuf, 26, lin. 23-27).<br />

Cfr. anche 27, lin. 1, ove è detto: « affinchè la sua quota giunga anche<br />

al pastore sul monte di San'à ».<br />

§ 269. — (Uno saykh di Madinah, da Ismà'il b. Muliammad b. al-<br />

Sà-ib, da Zayd, da suo padre). Il Califfo limar volle che la divisione fosse<br />

fatta in ragione dei meriti e dei servizi resi.<br />

Inoltro, ai comandanti degli eserciti ed ai luogotenenti nei villaggi,<br />

vennero distribuite somme varianti dai 9000 ai 7000 dirham, in propor-<br />

zione dei viveri di cui avevano bisogno fper le milizie) e delle faccende<br />

che avevano da liquidai'e.<br />

Un bambino appena nato aveva diritto a 100 dirham: quando ar-<br />

rivava ai 10 o ai 12 anni, la pensione saliva a 200; si dice poi che il Ca-<br />

liffo 'Uraar, vedendo crescere le rendite dello Stato, esprimesse la speranza<br />

di dare agli ultimi quanto dava ai primi, ma morì prima che potesse met-<br />

tere in atto siffatto disegno (Yùsuf, 26, lin. 26-27, lin. 5).<br />

§ 270. — (al-Wàqidi, da A-idz b. Yahya, da abù-1-Huwayrith, da Gu-<br />

bayr h. al-Huwayrith b. Nuqayd). Il Califfo 'Umar b. al-Khattàb chiese<br />

consiglio ai Musulmani sull'istituzione del ruolo dei pensionati (ai-dì w a n).-<br />

Ali b. abi Tàlib propose di dividere ogni anno tutto quello che si racco-<br />

glieva nelle mani del Califfo, e di non trattenerne parte alcuna. 'Uthman<br />

b. 'Affali fu di altro parere: « Io veggo », egli disse, « che il danaro è molto,<br />

« tanto da bastare a tutta la gente: ma se tu non fai un conto preciso,<br />

389.<br />

sioni.i


§§ 270, 271. ^^' ^' "•<br />

20. a. H. ^ artiiK-hò tu sappia distinguere chi ha avuto da chi ikhi ha avuto niente,<br />

,^„» ^=i n!l!,^"„ « teum che nasceranno complicazioni». Infine parlò al-Walìd b. Hisàm b.<br />

o ruolo di pen- al-Mugjiirah :<br />

*'°"''-'<br />

« O Priiu'ipt' dei Credenti, io .sono stato in Siria ed ho visto<br />


20. a. H. § -271.<br />

vano maggiore anzianità di conversione ed a quanti avevano preso parte 20. a. H.<br />

alle spedizioni del Profeta. Il CalilTo abù Bakr al-Siddìq aveva prima di- ^ione dei DTwan<br />

viso tutto egualmente tra la gente, e questo fatto fu rammentato ad 'limar, ° '"o'° ^i pen-<br />

ma egli prontamente rispose : « Io non porrò nello stesso grado quelli che<br />

« hanno ct)mbattuto conti'O il Profeta, con quelli che hanno combattuto<br />

« con lui ».<br />

Le pensioni più elevate fiu-ono date agli Emigrati makkani ed agli<br />

Ansar che erano stati presenti alla battaglia di Badr, equiparando ad essi<br />

i loro mawàli ed i loro confederati (halif) (cfr. § 266, nota 2): ad ognuno<br />

di essi assegnò 5000 d i r h a m all'anno.<br />

A quelli che avevano anzianità di conversione all'Islam (concessione,<br />

pensione) pari a quella degli emigrati in Abissinia, dei combattenti di<br />

Badr(V); ed ai veterani di Uhud, assegnò 4000 dirham (annui) a testa.<br />

Ai figli dei veterani di Badr diede 2000 dirham a testa (all'anno)<br />

facendo eccezione per Hasan e Husayn i due figli di 'Ali e di Fàtimah,<br />

ai quali assegnò una pensione pari a quella del loro genitore, perchè erano<br />

tanto strettamente imparentati con il Profeta (loro nonno), ossia assegnò<br />

a loro due 5000 dirham a testa (all'anno). Ad al-'Abbàs b. 'Abd al-Mut-<br />

talib'assegnò 5000 dirham all'anno (cfr. § 266, nota 1) per la sua pa-<br />

rentela stretta con il Profeta. Alcuni sostengono che egli abbia ricevuto<br />

una pensione di 7000 dirham, mentre altri affermano che nessuno rice-<br />

vesse una pensione maggiore di quella data ai veterani di Badr, fatta ec-<br />

cezione per le vedove del Profeta, ognuna delle quali ricevette 12,000 dirham,<br />

annoverando fra le vedove anche G-uwayriyah bint al-HàritJi, e<br />

Safiyyah bint Hm^ayy.<br />

Quanti emigrarono a Madinah prima della presa di Makkah ebbero<br />

3000 dirham a testa (all'anno).<br />

Quelli che si convertii'ono alla presa di Makkah ricevettero ognuno<br />

2000 dirham.<br />

Ai ghilmàn ahdàt_h (giovani guerrieri?) tra i figli degli al-Muhà-<br />

girùn e degli Ansar fri data una pensione eguale a quella dei convertiti<br />

alla presa di Malckah, ossia 2000 dirham.<br />

Ad 'Umar b. abi Salamah il Califfo volle si assegnassero 4000 dirham<br />

all'anno: contro tale misura- protestò Muhammad b. 'Abdallah b.<br />

Grahs, chiedendo le ragioni per le quali era preferito il figlio di abù Sa-<br />

lamah, visto che il padre non aveva fatto più del suo: 'Umar spiegò di<br />

avergli data la preferenza per il grandissimo luogo ch'egli aveva presso<br />

il Profeta : « Venga pure innanzi chi può vantarsi di una madre come umm<br />

« Salamah. e chiegga un favore, ed io glielo concederò ».<br />

391.<br />

sioni.


sioni.<br />

§ 271. 20. a. H.<br />

20. a. H. \^ l'sàmah b. Zayd assegnò 4000 di ih a ni: quando 'Abdallah b.<br />

zione del D^wàn Hmar protestò presso il padi(\ il Califfo 'Uniar, chiedendo perchè ad Usà-<br />

o ruolo di pen- ,iij,ii concedeva 4000, mentre al proprio figlio passava soli 3000, sebbene<br />

avesse fatte assai più campagne di Usàmah, il Califfo rispose: « Io gli ho<br />

« dato di più, perchè era più caro di te al Profeta, e suo padre (Zayd b.<br />

« Haritjiah) era più caro a Maometto di tuo padre ».<br />

Al resto della gente concesse le pensioni secondo le loro dimore (ma-<br />

nàzil, ossia secondo le tribù), la valentia loro nel leggere il Qur-an, ed<br />

i servigi resi nella gnerra santa.<br />

Poi pose tutti gli altri sotto un capo (bàb) solo, unendovi i Musul-<br />

mani venuti a Madinah, ed assegnò ad ognuno 25 dinar: con essi iscrisse<br />

i liberti iinu harrarùn).<br />

Ai membri delle tribù Yamanite, o ahi al-Yaman, ed ai Qays<br />

nella Siria e nelF 'Iraq assegnò ad ognuno (secondo il suo grado), o 2000,<br />

o 1000, o 900, o 500, o 300 (dirham). Ne.ssuno ricevette meno di 300<br />

(dirham all'anno).<br />

Il Califfo disse: « Se i danari fossero più abbondanti, assegnerei ad<br />

« ogni uomo 4000 dirham, di cui 1000 dovrebbero servire per i suoi viaggi,<br />

« 1000 per le sue armi, 1000 per quello che lascia a casa della sua famiglia,<br />

« e 1000 per il suo cavallo ».<br />

Assegnò pensioni anche alle donne degli Emigrati makkani: assegnò<br />

6000 dirham a Safìyyah bint 'Abd al-Muttalib, ad Asma- bint 'Umays<br />

assegnò 1000 dirham, ad umm Kult^iùm bint 'Uqbah 1000 dirham e<br />

ad umm 'Abdallah b. Mas'ùd pure 1000 dirham.<br />

Alcuni affermano che egli assegnasse 3000 dirham all'anno ad ognuna<br />

delle donne degli Emigrati makkani.<br />

Fece iscrivere anche le famiglie dell'Ahl al-'Awàli ed assegnar loro<br />

la fornitura degli alimenti (al-qùt): più tardi il Califfo Uthmàn fu più<br />

generoso con loro negli alimenti e concesse anche un mantello (qisw ah)<br />

ad ognuno.<br />

Ai neonati il Califfo assegnò 100 dirham: quando erano più grandi<br />

200,. e dava infine l'aumento (completo che loro spettava) quando diventa-<br />

vano maggiorenni.<br />

Ai trovatelli (laqit) assegnò 100 dirham ed i viveri che erano con-<br />

segnati mensilmente al tutore per il mantenimento in modo convenevole,<br />

curandoli costantemente di anno in anno, dalla nutrice in poi, a spese<br />

dello Stato (^) (Saad, III, 1. pag. 213-214).<br />

Cfr. Balàdzuri, 450, lin. 9-461, lin. 22.<br />

Nota 1. — Sono da notarsi le seguenti cose:


20. a. H. |§ 271-273.<br />

I! genero del Profeta, 'Ali b. abi Tàlib, non figura in verun modo tra quelli *he sarebbero stati 20. a. H.<br />

preteriti, perchè più cari ai Profeta. I suoi figli ancora minorenni, per il solo fatto che sono nipoti del [ARABIA. - Istitu-<br />

Profeta, vengono equiparati al padre, un fatto che costituisce un'evidente umiliazione per il genitore. zione del Divvàn<br />

La lista rivela quali fossero le persone veramente preferite ed amate dal Profeta, ossia Usàmah o ruolo di pen-<br />

b. Zayd b. Hàritjiah. sionl.<br />

Che al-'Abbàs, lo zio del Profeta, il quale si converti alla presa di Makkah, e perciò sulla sincerità<br />

della cui conversione era lecito avere dei dubbi, e ben pochi erano i servizi da lui resi all'Isiàm, sia<br />

equiparato ai primi e valenti veterani del Profeta, ai veterani di Badr è interpolazione dei tempi ab-<br />

bàsidi ^cfr. §§ 266, 341 e nota 1).<br />

Notevole che dei servizi resi dai Compagni prima della venuta a Madinah non si tiene verun<br />

conto. Questo fu forse suggerito al Califfo, non solo perchè egli non vi faceva una bella figura, essendo<br />

stato tra i più tardi a convertirsi, ma in particolar misura perchè non voleva avvantaggiare i Makkaui<br />

a danno dei Madinesi, onde preferì prendere le mosse dal momento in cui Makkani e iladinesi erano<br />

uniti sotto il Profeta. Facendo una prima classifica, la più elevata, per i servizi resi in Makkah, avrebbe<br />

dovuto necessariamente escluderne tutti i Madinesi. Questo sarebbe stato atto impolitico e sarebbe sembrato<br />

un favore molto parziale in prò dei propri consanguinei.<br />

E palese che la prima parte dell'elenco era di natura puramente transitoria, perchè con lo spe-<br />

gnersi progressivo di tutti i testimoni della genesi <strong>dell'Islam</strong>, avevano fine anche tutte le pensioni dei<br />

veterani delle varie classi. E evidente che le tradizioni qui raccolte rappresentano una memoria incom-<br />

pleta del modo come il Califfo introdusse nell'Isiàm il sistema delle paghe ai soldati per i servizi resi<br />

allo Stato: siccome in principio tutti gli emigrati erano guerrieri in servizio continuo dell'Isiàm, il<br />

loro assegno era di necessità annuale: più tardi, come vedremo, dovettero introdursi modifiche, e quanti<br />

non servivano sotto le armi furono esclusi dal benefizio delle pensioni, e cosi con l'andar del tempo<br />

rimase il solo soldo delle milizie e null'altro. Le proporzioni immense prese dalla diffusione dell' Isiàm<br />

resero materialmente impossibile la continuazione del sistema di TJmar. Questo era attuabile quando i<br />

Musulmani contavano poche migliaia di fronte ai milioni di non musulmani che pagavano le tasse :<br />

ma allorché queste turbe si resero musulmane, divenne materialmente impossibile attuare un sistema<br />

generale di pensioni che abbracciasse tutti i Musulmani. Essendo non musulmani la minoranza, chi<br />

avrebbe pagato le tasse?<br />

Dna conclusione importante che si deve trarre da siffatta considerazione è che il Califfo 'Umar<br />

nello stabilire il ruolo delle pensioni non può mai aver pensato alla possibilità che i popoli vinti si<br />

sarebbero convertiti, perchè allora tutti sarebbero divenuti pensionati e non vi sarebbe rimasto più<br />

alcuno a fornire il denaro necessario per le pensioni. Dunque nel Califfo 'Umar non vi fu mai un con-<br />

cetto di conversione all'Islam da parte dei non arabi. Questo fatto è molto importante e si ricollega<br />

con quanto si disse del programma del Profeta, il quale non si sognò mai di estendere l'Isiàm oltre i<br />

confini, non dico dell'Arabia, ma forse nemmeno di quella parte occidentale in cui egli visse.<br />

§ 272. — ("Abdallah b. Sàlih b. Muslim al-'Igli, da Isma il b. al-Mu-<br />

gàlid, dal padre al-Mugàlid b. Sa'id, da al-Sa'bi). Quando 'Umar ebbe con-<br />

quistato r 'Iraq e la Siria e raccolto il kharàg, riunì i Compagni del<br />

Profeta, e disse loro: «Io ho pensato<br />

quelli : « È una idea giusta ! » . —<br />

di dare T'atà- a chi spetta». E<br />

« Da<br />

« Da chi ho da cominciare ? » . —<br />

« te ». — « No », rispose il Califfo, « io resto come ha disposto Iddio, e<br />

« incomincio dalla famiglia del Profeta ». E così fece.<br />

'A'isah ebbe 12,000 dirham.<br />

Le altri mogli ebbero 10,000.<br />

'Ali b. abi Tàlib 5000.<br />

Ai banù Hàsim presenti a Badr altrettanto (Balàdzuri, 448, lin. 20;<br />

449, lin. 7).<br />

§ 273. — (al-Husayn b. al-Aswad, da Waqi', da Sufyàn, da abù Ishàq,<br />

da Mus'ab b. Sa'd). 'Umar assegnò:<br />

ai Badriti GOOO dirham;<br />

398. 50


20. a. H.<br />

§§ 27S-280. 20. a. H.<br />

^]l^, vedove del Profeta 10.000:<br />

zione del Diwan ^^ '.Risali no diede 12,000 per l'amore speciale che aveva per lei<br />

o ruolo di pen-<br />

[\ Profeta ;<br />

a Safi}\yali e Gru\vayrÌ3-ah 6000;<br />

ad alcune donne emigrate 1000 (tra cui umm 'Abd, che sarebbe la<br />

madre di 'Abdallah b. Mas'ùdì (Balàdzuri, 454, Un. 16-21) [M.J.<br />

§ 274. — (abu 'Ubayd, da 'Abdallah b. Salili al Misri, da al-Layth 1).<br />

Sa'd, da 'Abd al-rahmàn b. Khàlid al-Fahrai, da ibn Sihàb). Quando 'Umar<br />

distribii'i i diwàn.<br />

d i r h a m :<br />

assegnò:<br />

alle mogli del Profeta, ch'egli aveva regolarmente sposate, 12,000<br />

a Gruwayiiyah e a Safìyyah GOOO, perchè erano delle prede asse-<br />

gnate al Profeta :<br />

ai Muhàgirfin, presenti a Badr, 5000;<br />

agli Ansar, presenti a Badr, 4000:<br />

senza far distinzioni ti-a nativi, mawla o halif; e non prepose l'uno<br />

all'altro (Balàdzuri, 455, Un. 7-15) [M.].<br />

§ 275. — (Amr b. al-Nàqid e abù 'Ubayd, da Ahmad b. Yùnus, da<br />

abù Khaytjbamah, da abù Ishàq, da Mus'ab b. Sa'd). Umar assegnò:<br />

a tutti i Badriti, Muhàgirùn e Ansar, 6000 dirham;<br />

alle mogli del Profeta 10,000;<br />

ad 'A-isah 12,000;<br />

a Gruwayriyah e Safìyyah 6000;<br />

alle prime emigrate, Asma- bint Umays, Asma- bint abi Bakr e umm<br />

'Abdallah b. Mas'ud 1000 a ciascuna (Bai àdz uri ,<br />

456, lin. 15-21) [M.].<br />

§ 276, — (al-Husaj-n, da Waqi', da Ismà'il b. abi Khàlid, da Qays<br />

b. abi Hàzim). I Badriti, ingenui (arab) e clienti, ebbero 5000 dirham.<br />

E disse Umar che li voleva distinguere su tutti gli altri (Balàdzuri,<br />

454, lin. 21-455, lin. 2).<br />

§ 277. — (al-Wàqidi). Secondo alcuni assegnò alle Emigrate 3000 dirham<br />

a ciascuna (Balàdzuri, 451, lin. 21-452, lin. 1).<br />

§ 278. — ('Amr al Nàqid, da Abd al-wahhàb al-Thaqafi, da Gra'far<br />

b. Muh., dal padre). 'Umar mise Hasan e al-Husayn alla pari del padre,<br />

a 6000 dirham (Balàdzuri, 454, lin. 10-12).<br />

§ 279. — (al-Husayn b. al-Aswad, da Waqi', da Muh. b. Qays al-Asadi,<br />

dalla madre umm al-Hakam). Ali diede 100 di 'atà- a umm al-Hakam<br />

(Balàdzuri, 456, lin. 21-456, lin. 2).<br />

§ 280. — (Qabisah b. Uqbah, da Suf^-àn, da al-Aswàd b. Qa^s, da uno<br />

dei loro saykh). Disse Umar b. al-Khattàb: « Se io vivrò, porterò a 2000<br />

394.


20. a. H. §§ sso-asé.<br />

« la pensione ('ata j della più bassa classe del popolo (sa filala al-nàs) »<br />

20. a. H.<br />

[ARABIA. - Istìtu-<br />

(Saad, III, 1, pag. 219, Im. 21-23) [G.]. zione dei Diwàn<br />

In un'altra tradizione, ibid., lin. 19-21, abbiamo 3000 invece di 2000 ° '^°}° di pendirham<br />

[G.].<br />

sioni.<br />

§ 281. — (Khàlid b. Mukhallad. da 'Abdallah b. Umar, da Sa'id b.<br />

Zayd, da Sàlim, il padi-e di 'Abdallah). 'Umar b. al-Khattàb distribuì le<br />

pensioni ai Musulmani, né lasciò uno che non gli assegnasse la sua quota,<br />

tanto che restarono solo quelli privi di famiglia e di clienti, ed a questi as-<br />

segnò (il minimo, cioè) tra 250 e 300 dirham (Saad, III, 1, pag. 219,<br />

lin. 5-9) [G.J.<br />

§ 282. — (al-Hasan b. Musa, da Zuhayr b. Hayyàn, da abù Ishàq, da<br />

Mus'ab b. Sa'd). 'Umar fu il primo ad assegnare le pensioni (far a da): ai<br />

reduci di Badi-, Emigrati e Ansar, assegnò 6000 (d i r h a m) a ciascuno ;<br />

alle mogli del Profeta, e per prima ad 'A'isah, cui assegnò 12,000, alle altre<br />

10,000, tranne Guwayriyah e Safiyyah, per le quali fissò 6000. Stabilì<br />

anche assegni alle donne emigrate, e per prima ad Asma bint 'Umays,<br />

Asma bint abi Bakr e umm 'Abd, la madre di 'Abdallah b. Mas'ùd: 1000<br />

per ciascuna (Saad, III, 1, pag. 219, lin. 13-19) [G.].<br />

§ 283. — (Yazid b. Hàrùn, da Hammàd b. Yazid, da Hisàm b. Hassàn,<br />

da Muh. b. Sirin). Si presentò a 'Umar b. al-Khattàb un suo consanguineo,<br />

e gli propose che gli desse del denaro pubblico (bay t al-màl); ma 'Umar<br />

lo respinse, dicendogli: «Vuoi tu ch'io mi faccia incontro a Dio qual re<br />

« perfido? ». Ma dopo diedegli del suo proprio avere (min sulbi mali hi)<br />

10,000 dirham (Saad, III, 1, pag. 219, lin. 2-6) [G.].<br />

La tradizione ci fa toccar con mano una delle tentazioni a cui fu<br />

esposto 'Umar, ossia le richieste dei membri della sua tribù e famiglia. La<br />

tradizione vorrebbe provare che 'Umar resistesse a queste tentazioni, ma<br />

si rivela poi in contradizione con sé stessa, perchè 'TJmar non poteva esser<br />

tanto povero, se poteva dare del suo, per ragioni sì futili, una somma non<br />

piccola.<br />

§ 284. — (Wahb b. Baqiyyah e Muh. b. Sa'd, da Yazid b. Hàrùn, da<br />

Muh. b. Amr, da abù Salimah, da abù Hurayrah).^ Si recò da 'Umar dal<br />

Bahrayn e racconta: Lo trovai all'ultima preghiera vespertina e lo salutai.<br />

Mi domandò notizie e poi volle sapere quello che avessi con me. Io dissi:.<br />

«Cinquecento mila dirham». (Qui la tradizione s'allunga per mostrare<br />

lo sbigottimento di 'Umar davanti a una simile cifi-a, e come egli, non<br />

credendo vero il parlare di abù Hurayrah, glielo facesse ripetere più volte,<br />

e anche lo mandasse a dormire per saper meglio la mattina dopo l'ammon-<br />

tare del peculio). 'Umar disse allora alla gente (in pubblico? o ai suoi<br />

395.


•J84-2!S(!. 20. a. H.<br />

20. a. H. con.si


20. a. H. §§ 286-288.<br />

Vedove del Profeta, 6000; ma 'A-isah, urani Habibah e Hafsali. 12,000: 20. a. H.<br />

Safiyyah e Gruwajn-ij-ah, oOOO.<br />

r, n ì /^ -1 -r\r\n [ARABIA. - Istitu-<br />

zione del Diwàn<br />

'Umar b. al-Khattàb. 5000. o ruolo di pen-<br />

Suo figlio Abdallah b. 'Umar. 5000.<br />

Makkaui che non fecero la Higrah, (300 e 700.<br />

Ahi al-Yaman, 400.<br />

Ahi al-Mudar, 300.<br />

(banu) Rabì'ah, 200.<br />

La prima somma distribuita fu quella di 700,000 dirham, portata da<br />

abu Hurayrah dal Bahrayn.<br />

Le donne degli Emigrati makkani. 2000 e 1500 (tra le quali erano:<br />

Asma bint 'Umays, umm Kulthum bint 'Uqbah b. abi Mu'ayt, Khawlah<br />

bint Hakini b. al-Awqas, la moglie vedova di 'Uthmàn b. Maz'ùn).<br />

umm 'Abd (la madre di 'Abdallah b. Mas'ùd, detto ibn umm 'Abd), 1500.<br />

Diede anche pensioni agli Asràf al-A'àgim, o più distinti tra i non<br />

arabi (convertiti?), come Fayrùz b. Yazdagird dihqàn di Nahr al-Malik,<br />

e di al-Nakhlrkhàn, Khàlid b. Busbuhra, al-Gramìl b. Busbuhra, dihqàn<br />

di al-Fallùgah. al-Hurmuzàn, Bistàm b. Narsa, dihqàn di Bàbil, (xufaynah<br />

al-'Ibàdi: ad ognuno assegnò 2000 (cft-. § 336).<br />

'L^mar dicliiarò di aver fatto queste classificazioni secondo il merito<br />

per attirare la gente (all'Isiàm) con simili favori, ma sperava con il tempo<br />

di pareggiare le pensioni tra musulmani senza dai'e pi-eferenza al rosso sul<br />

nero, nò all'arabo sul non arabo (cfr. § 266, nota 2) (Ya'qùbi, II, 175-176).<br />

§ 287. — (al-Wàqidi). Per ordine di 'Umar, gli scrissero i prefetti delle<br />

parti alte (a 1 - ' a w à 1 i) [lo stato dei sudditi], ed egli passava loro il nutri-<br />

mento. Poi venne 'Utlimàn, e largheggiò con essi in alimenti e in vestiti.<br />

'Umar dava ad ogni neonato 100 dirham, e dopo ci-esciuto, questi<br />

ne aveva duecento ; dopo giunto alla pubertà, cresceva ancora di stipendio.<br />

Quando poi si portava un trovatello, egli gli assegnava 100 dirham<br />

e un alimento che prendeva il tutore, a rate mensili, e poi lo portava su<br />

[in contributo?] di anno in anno. E raccomandava loro il bene; l'alimentazione<br />

e le altre spese le pagava con la bayt al -mài (Balàdzuri,<br />

451, lin. 1-452, Un. 7) [M.].<br />

§ 288. — (Bakr b. al-Haj'tham, da Abdallah b. Salili, da ibn Lahi'ah,<br />

da abù Qabij). 'Umar assegnava al neonato 10 (dirham) e quando giun-<br />

geva all'età della faridah, glie la dava. Quando fu califfo Mu'àwÌ3'ah,<br />


sioni.<br />

20. a. H.<br />

«s aas-ass. 20. a. H.<br />

I 289. — ('Affàn, da Yazid, da Yahya b. al-Mutawakkil, da 'Abdallah<br />

^ ir.*'-"„ b. Nàti', da ibn 'Umar). 'Uniai- non dava nulla al bambino finché fosse<br />

o ruolo di pen- svezzato. E poi gi'idò il banditore: «. Non tirate via a svezzale i bambini,<br />

« thè daremo stipendio ad ogni bambino che sia nell'Isiàm » (Balàdzuri,<br />

459, lin. 6-8).<br />

§ 290. — ('Amr al-Nàqid, da Ahmad b. Yùnus, da Zubayr b. Mn'à-<br />

wiyali, da abn Ishàq). Il nonno suo andò da 'Uthmàn, che gli disse:<br />

«Quante persone hai di famiglia, o sa3^kh?». — «Tante», rispose. —<br />

«Ebbene do cento a te e cento a [ciascuno della] tua famiglia» (Balàdzuri,<br />

459, Un. 8-11).<br />

§ 291. — (a) (abù 'Ubayd, da Marwan b. Suga' al-Oazari). 'Abd al-<br />

'aziz mi pose, quando fui svezzato, a dieci dinar (Balàdzuri, 469,<br />

lin. 11-13).<br />

(è) (Ibràhim b. Muh. al-Sàmi, da 'Abd al-rahmàn b. Mahdi, da Sufyàn<br />

al-Thawri, da abù-1-Grahhàf, da uno dei Khath'am). Mi nacque un bambino;<br />

lo presentai ad 'Ali, e lo pose a 100 (dirham) (Balàdzuri, 469, lin. 13-15).<br />

(e) ('Amr al-Nàqid, da 'Abd al-rahmàn b. Mahdi, da Sufyàn, da 'Ab-<br />

dallah b. Sarik da Bisr b. Ghàlib). Fu chiesto ad al-Husayn b. 'Ali (o, du-<br />

bita 'Amr, ad al-Hasan b. 'Ali): «Quando ha il bambino la sua parte"?».<br />

Rispose: «Quando manda il primo vagito» (Balàdzuri, 459, lin. 15-<br />

460. lin. 1).<br />

§ 292. — (abii 'Ubayd, da ibn abi 'Adi, da Sufyàn, da Zubayr b.<br />

Thàbit o ibn abi Dzi-b, da Dzuhl b. Aws). Fu condotto ad 'Ali un trova-<br />

tello (manbùdz), ed egli gli assegnò 100 (dirham) (Balàdzuri, 460,<br />

lin. 4-6).<br />

§ 293. — (al-Dawlàbi). Quando il tesoro musulmano divenne molto<br />

grande, 'Umar decise di spartirlo tra i Musulmani. Allora Hisàm b. al-<br />

Walid gli disse che aveva visto presso i principi della Siria alcuni registri<br />

per iscrivervi i nomi. 'Umar accettò il consiglio, e chiamati 'Aqil b. abi<br />

Tàlib, Makhramah b. Nawfàl e Gubayr b. Mut'im, ordinò loro d' iscri-<br />

vere in v^n ruolo tutti i Musulmani secondo il loro rango. Furono messi<br />

prima i banù Hàsim, poi abù Bakr e la sua famiglia, poi 'Umar e la sua<br />

famiglia. Gli altri vennero secondo il loro grado di parentela con il Profeta,<br />

ossia nell'ordine seguente : banii Abd Sams, banù Nawfal, banù Abd<br />

al-Dàr, banù Asad, banù 'Abd b. Qusayy, banù Zuhrah, banù Tamìm, banù<br />

Makhzùm, banù 'Adi, banù Grumah, banù Sahm, banù 'Amir, banù-1-HàritJi<br />

b. Fihr. Seguivano gli Ansar, cominciando con la famiglia di Sa'd b.<br />

Mu'àdz, poi le Qabà-il al-Khandaq, poi i Mudar, poi i Rabi'ah ed infine<br />

le tribù del Yaman.<br />

398.


20. a. H. §§ 293-29»;.<br />

Quando il califfato venne in potere di Marwàn b. al-Hakam al-Uma\vi, 20. a. H.<br />

oppure secondo altri ai tempi di al-Haggàg b. Yùsuf, si cominciò il ruolo ^jona dai Dfwan<br />

con i banù Marwàn. Regnante 'limar b. Abd al-'aziz si ritornò all'ordine ° '"°'° '^^ p^"-<br />

antico (Furàt, fol. 114,r.).<br />

§ 294. — ('Umàr b. 'Asini al-Kilàbi, da Sulaymàn b. al-Mughirah, da<br />

Humayd b. Tlilàl, da Zuhayr b. Hayyàn, da ibn 'Abbàs, il quale narra:) Mi<br />

fece chiamare 'Umar b. al-Khattàb, ed io mi presentai a lui, che aveva<br />

dinanzi un tappeto di cuoio (nat' o nit'), su cui era sparso l'oro in<br />

hathth, cioè in verghe o pezzi non coniati (tibr): «Vieni», mi ordinò<br />

il Califfo, « e dividi codesto fi-a la tua gente. Dio sa dove mai tenne codesta<br />

« roba nascosta al Profeta e ad abù Baki*; e se invece fu concesso a me (e<br />

« non a loro, lo fu) in bene o in male? ». Io mi chinai, continua ibn Abbàs,<br />

a dividere e scompartire, quando udii la voce di ''Umar che diceva: « Per<br />

« colui in potere del quale sta la mia anima! no certo non nascose (questo<br />

« tesoro) al suo Profeta e ad abù Bakr per il male, né lo diede a me, 'Umar,<br />

«per il bene! » (Saad, III, 1, pag. 218, lin. 20-219, lin. 2) [G.].<br />

Con questa tradizione si vuol rispondere a quelle obbiezioni fatte<br />

da alcuni credenti: perchè tanti tesori furono negati al Profeta e ad<br />

abù Bakr e concessi ad 'Umar? È possibile che 'Umar li ricevesse, di-<br />

cono i fedeli, perchè Dio voleva metterlo alla prova, e tal prova non era<br />

necessaria per il Profeta o per abù Bakr, sul conto dei quali Dio era<br />

più sicuro.<br />

§ 295. — (Ishàq b. Mansùr, da Zubayr b. Hay3'àn, da abù Ishàq, da<br />

Hàrithah b. Mudarrab). Ordinò 'Umar di (prendere) un garib di frumento<br />

(ta'àm), impastarlo e farne pane: ridotto quindi in pezzi e fattolo inzup-<br />

pare nel l)rodo (thurida), lo diede a mangiare a trenta uomini a desi-<br />

nare e a cena. Quindi disse: « Bastano per gli uomini due garib al mese ».<br />

E forni due garib mensili a ogni uomo, e altrettanto a ogni donna e<br />

schiavo (Saad, III, 1, pag. 219, lin. 26-220, lin. 3) [G.].<br />

§ 296. — (Ahmad b. 'Abdallah b. Yùnus, da 'Abdallah b. al-Mubàrak,<br />

da Yùnus, da al-Zuhri, da Sa'id b. al-Musayyab). Umar b. al-Khattàb, nel<br />

dare le pensioni ai reduci di Badr, assegnò 5000 (dirham) agli Emigrati<br />

Qurays, agli Arabi nomadi ed ai clienti, ma 4000 agli Ansar e ai loro<br />

clienti (Saad, III, 1, pag. 219, lin. 9-13) [G.].<br />

Si noti come questa notizia che dà agli Emigrati una precedenza<br />

sugli Ansar sia precisamente il contrario di quanto afferma il cronista<br />

si'ita al-Ya'qùbi in un paragi-afo antecedente (cfi-. § 286). Nella tradizione<br />

di ibn Sa'd prevalgono i sentimenti delle classi sunnite dei fedeli, che<br />

vedevano negli Ansar gli alleati di 'Ali e degli .si'iti (cfr. però § 323).<br />

399.


20. a. H.<br />

§§ •297-3(.ii>. 20. a. H.<br />

§ 297. — ("Abd al-A'la b. Hammàd al-Narsi, da Hammàd b. Salamali,<br />

zione del Diwàn *^''^ h1-11ì>A>?'\^ ^^- Aitàh. da Habib b. abi 'Phabit). Le iiu)gli del Profeta<br />

©ruolo di pen- u^jii facevano c/te chiedere ' T'atà- (tatàbi<br />

aii iia ila) (oppure andavano<br />

a gradazione riguardo air'atà-) (Balàdzuri, 44!», liii. 7-9) [M.].<br />

§ 298. — (Ya//ul. ila Muh., da ibn Khusayfali, da 'Abdallali b. Ràfi',<br />

da Barzah hi ut Hàli'). Quando uscì rata-, 'Umar mandò a Zaynab bint<br />

Crahs quello che le spettava. Ed essa disse: « Sia misericordioso Iddio con<br />

'Umar; le altre mie sorelle" sarebbero più abili di me nel dividero! ». E<br />

quando le tu detto: « È tutto per te », esclamò: « Dio mi guardi! (.subii àn<br />

Allah!)». E ai coprì con un velo per non vederlo. E poi lo fece versare<br />

(' coprire, e a me disse di prenderne una manata e portarla ai tali o ai tali<br />

altri dei suoi parenti o ad orfani ch'essa aveva (aytàm lahà = che essa<br />

allevava o proteggeva). Ed io ne presi fino a che non fu i-imasto un pic-<br />

colo resto sotto quel panno. E allora Barzah disse: « Madre dei credenti,<br />

« abbiamo diritto [anche] noi a questo danaro ». Ed essa: « Piglia il resto ».<br />

E c'erano sotto il panno 580 dirli a m.<br />

Essa poi alzò le mani al cielo, e disse: « Allaliumm, non mi venga<br />

«più 'ata- da 'Umar». E difatti morì (Balàdzuri, 453, lin. 18-454,<br />

lin. 7) [M.|.<br />

§ 299. — (abù 'Ubayd, da Sa'id b. abi Maryam, da abù Labiali, da<br />

Yazid b. abi Habib). 'Umar diede ad 'Amr b. al-'As 200, perchè era<br />

amir; a Umayr b. Wahb al-Grumalii 200 per la sua pazienza nelle avversità;<br />

a Busr b. abi Art ah 200 perchè aveva riportata una vittoria. E<br />

disse: « Quante vittorie ha procurato Iddio per mano sua! ». E abù 'Ubayd<br />

commenta che si trattava di dìnàr (Balàdzuri, 456, lin. 4-9) [M.].<br />

La tradizione vorrebbe porre in rilievo la grande semplicità e parsimonia<br />

dell'età d'oro dell' Islam, quando governatori di provincie come<br />

l'Egitto si sarebbero contentati di stipendi di soli 200 dinar, somma<br />

equivalente a circa 2500 franchi. È inutile aggiungere che questa età d'oro<br />

non è mai esistita e che altre fonti — come vedremo discorrendo della<br />

deposizione di 'Amr b. al-'As nel 25. H. — provano come avvenissero in-<br />

numerevoli abusi nella gestione delle rendite della provincia, nella quale<br />

'Amr si fece una bella fortuna. Il Califfo dovette confiscargliene la metà.<br />

§ 300. — (abù 'Ubaj'd, da 'Abdallali b. Salili, da al-Layth b. Sa'd, da<br />

Yazid b. abi Habib). 'Umar scrisse ad 'Amr b. al-'As: « Dà 200 a quelli<br />

« che hanno prestato omaggio sotto l'albero [di al-Hudaybivyah: confi-on-<br />

« tisi 6. a. H., § 33]<br />

(si trattava di dinar), e piglia altrettanto per te es-<br />

« sendo amir, e dà anche il massimo dell' 'atà- a Khàrigah b. Hudzàfah »<br />

(Balàdzuri, 466, lin. 9-13).<br />

4r/).


20. a. H. §§ 301-307.<br />

§ 301. — (a) (abù 'Ubayd, da 'Abdallah b. Salili, da al-Layth 1). 20. a. h.<br />

Sa'd, da Muh. b. 'Aglàn). 'Umar diede ad Usàmali b. Zayd più che ad ^ione dei D^wàn<br />

'Abdallah b. 'Umar. La gente tanto fece che 'Abdallah parlò ad 'Umar » ruolo di pen-<br />

e gli disse: « Tu mi mandi avanti chi non è più degno di me; a lui<br />

«dai 2000 e a me 1500 ». 'Umar dà la solita risposta (Balàdzuri, 456,<br />

lin. 13-19)<br />

(6) Yahva b. Mu in, da Yahya b. Sa'id, da Khàrigah b. Mus'ab, da<br />

'Ubaydallah b. Umar, da Xàfi'). Stessa tradizione (Balàdzuri, 456,<br />

ììn. 19-457. lin. 1) [M.].<br />

§ 302. — (abù Ubayd, da Khàlid b. 'Amr, da Isràil. da 'Ammàr al-<br />

Duhni, da Sàlim b. abi-1-Ga'd). 'Umar assegnò ad 'Ammàr b. Yàsir 6000<br />

dirhain (Balàdzuri, 457, lin. 4-6) [M.].<br />

§ 303. — (abù 'Ubayd, da Khàlid, da Isrà-il, da Ismà'il b. Sumay', da<br />

Muslim al-Batìn). A Salmàn toccarono 4000 dirham (Balàdzuri, 457,<br />

lin. 6-8) fM.].<br />

§ 304.'— (Rawh b. 'Abd al-mu-min, da Ya'qùb, da Hammàd, da Hamid,<br />

da Anas). Umar diede ad al-Hurmuzàn 2000 di 'atà (Balàdzuri, 457,<br />

lin. 8-10) [M.].<br />

Ma pare fosse non musulmano, e fosse convertito in punto di morte,<br />

come diremo discorrendo dell'assassinio del Califfo 'Umar nel 23. H.<br />

§ 305. — (Sula^'màn b. Harb, da abù Hilàl, da al-Hasan). 'Umar b.<br />

al-Khattàb scrisse ad abù Musa (al-As'ari): « Or io fisso un giorno dell'anno<br />

«in cui non resti all'erario neppur un dirham, talché vi si possa per<br />

« tutto .spazzare, e sappia Iddio ch'io ho dato, a ciascun avente diritto,<br />

«quanto spettavagli » (Saad, III, 1, pag. 128, lin. 16-20) [G.].<br />

§ 306. — (al-Husayn, da Waqì', da Sufyàn, da al-Aswad b. Qaj-s, da<br />

un loro saykh). Udì dire da 'Umar: « Se restassi in perpetuo (? ila qàbil<br />

«=a lungo), darei ai più bassi trai Muhàgirùn 2000 dirham» (Balàdzuri,<br />

455, lin. 5-7).<br />

§ 307. — (Ya'la b. 'Ubayd, da Hàrùn ai-Barbari, da 'Abdallah b. 'Ubayd<br />

b. 'Umayr). Disse 'Umar b. al-Khattàb : « Io accrescerò le (pensioni), se-<br />

« condo che cre.sceranno le rendite dello Stato (=al-màl); conterò io ad<br />

« essi il danaro, e se diverrò stanco (dalla quantità del danaro da di-<br />

« stribuire), lo darò a peso, e se mi stancherò anche di questo, lo getterò<br />

«senza contarlo» (Saad, III, 1. pag. 218, lin. 13-16) [G.].<br />

Cfi-. anche ibid., 210, lin. 23-26, una tradizione quasi identica con<br />

diverso isnàd (Qabisah b. Uqbah, da Hàrùn ai-Barbari, da 'Abdallah b.<br />

'Ubayd b. 'Umayr) e l'aggiunta : «Esso<br />

« il diritto di prenderlo ».<br />

è loro avere ed hanno perciò<br />

401. 51<br />

sioni.


§§ ao7-3iii. 20. a. H.<br />

20. a. H. Tutti' qui'sti' tradizioni debbono intendersi come espressioni pubbliche<br />

''^rione'dei D^wali 'l^l sentimento dei partiti d'opposizione sotto gli 'Abbasidi, quando le ren-<br />

o ruolo di pen-<br />

^'""'^<br />

^\[l^ dello Stato vennero ad essere considerate come danaro di proprietà<br />

(lei CalitH o quando questi ne tacevano il più largo uso per sodisfazioni<br />

di interessi personali, gravando la mano con imposte sui sudditi. A questi<br />

partiti importava assai porre in rilievo il contrasto tra le condizioni sotto<br />

'Umar e quelle dei tempi posteriori. Da ciò il numero stragrande di siffatte<br />

tradizioni. Anche il partito arabo, anti-persiano, se ne valse largamente<br />

per i propri fini. In queste tradizioni c'è grande copia di materiali per la<br />

storia successiva, perciò abbondiamo nelle citazioni.<br />

[Lammens]. Le tradizioni sulla volontà di 'Umar a disti'ibuire ogni<br />

cosa ai fedeli sono espressione dello spirito democratico che prevalse so-<br />

prattutto neir 'Iraq, per ragioni chu studieremo in appresso. I governatori<br />

umayyadi si adoperarono calorosamente a combatterlo, sostenendo i di-<br />

ritti del Principe dei Credenti :<br />

sovrattutto Haggàg b. Yùsuf nell' 'Iraq e<br />

Qui-rali b. Sarik in Egitto furono i campioni dei diritti del governo cen-<br />

trale di fronte alle tendenze che miravano alla spartizione tra i fedeli di<br />

tutto il tesoro pubblico.<br />

§ 308. — (Ma'n b. 'Isa, da Màlik b. Anas, da Yahya b. Sa'ìd). 'Umar<br />

b. al-Khattàb soleva adoperare ogni anno 40,000 cameli per il trasporto<br />

(della gente che soleva emigrare fuori d'Arabia e calcolava tale concessione<br />

in ragione di) un camelo per uomo pel trasporto in Siria, e uno per due<br />

uomini pel trasporto nell' 'Iraq. Si presentò a lui un 'iràqense e disse :<br />

« Dammi un animale da trasporto per me e per Suhaym ». Domandò 'Umar:<br />

«In nome di Dio, è forse Suhaym uno schiavo (nel testo ziqq, correggi<br />

«riqq)? » e quello risposegli di sì (Saad, III, 1, pag. 218, lin. 7-11) [G.].<br />

Cfr. De Goeje, in ZDMG., LIX, pag. 391-392.<br />

Si tratta di stabilire se gli schiavi dei Musulmani potevan parteci-<br />

pare direttamente o indirettamente ai privilegi dei loro padroni. Confron-<br />

tisi anche il § 312.<br />

§ 309. — (Yala b. 'Ubayd, da Hàrùn ai-Barbari, da 'Abdallah b.<br />

'Ubayd b. 'Umayr). Disse 'Umar: « Io spero che misurerò (un giorno) ai<br />

« Musulmani il denaro delle pensioni (al -mài) con lo staio (propr. al-sà')<br />

(Saad, III, 1, pag. 218, lin. 5-7) [G.].<br />

§ 310. — (Muli. b. al-Sabbàh al-Bazzàz, da Husaym, da Mansùr, da<br />

al-Hasan). Alcuni andarono da un agente di 'Umar, e questi diede F'atà-<br />

agli Arabi, e lasciò i ma ali. E 'Umar scrisse: «E crede l'uomo esser<br />

«mala cosa che un musulmano - disprezzi il fi-atello » (Balàdzuri, 457,<br />

lin. 1-4) [M.]. — Cfi-. § 2GG, nota 2.<br />

402.


20. a. H. 3ii-3i(;.<br />

§ 311. — (abù Ubayd da Ismà'il b. 'Ayyàs, da Artàh b. al-Mundzir,<br />

da Hakìm b. 'Umayr). 'limar b. al-Kliattàb scrisse ai capi degli eserciti :<br />

« Quelli che voi avrete affrancati degli stranieri, e che abbiano accettato<br />

« r Islam, poneteli coi vostri mawàli; con gli stessi diritti e gli stessi do-<br />

« veri. Ma se amano meglio di fare una qabilah a sé, sia loro concesso,<br />

« ma siano simili ai m a w a 1 i nell' ' a t a • » (B a 1 a dz u r i , 458, lin. 1-5) [M.].<br />

§ 312. — ('Amr al-Nàqid, da Sufyàn b. 'Uyaynah, da 'Amr b. Dinar,<br />

da al-Hasan b. Muli.). Tre schiavi (marni ùkin) dei banù 'Affàn presero<br />

parte a Badr, e 'Umar dava loro ogni anno 3000 dirham (Balàdzuri,<br />

460. lin. 1-4) [M.]. — Cfi-. il § 308.<br />

§ 313. — ('Arim b. al-Fadl, da Hammàd b. Zaj-d, da 'Amr). 'Umar<br />

b. al-Khattab divise una volta le pensioni fra la gente di Makkah riunita<br />

a gruppi di dieci: cosi avvenne che egli desse una quota ad un uomo, che<br />

poi gii fu detto essere uno schiavo (mamlùk): «Fateglielo rendere! Fa-<br />

« teglielo i"endere! », esclamò il Califfo, ma (poi ripensatoci su) soggiunse:<br />

«Lasciatelo stare» (Saad,III, 1, pag. 218, lin. 2-6) [G.].<br />

È bene intendersi che queste ed altre simili tradizioni non sono da<br />

prendere nel senso letterale come incidenti realmente avvenuti. Molte<br />

purtroppo sono teorie di giudizi sistematici di tempi posteriori, presentate<br />

nella veste di aneddoti personali con lo scopo di dimostrare che certi con-<br />

cetti, come in questo caso sarebbe la partecipazione degli schiavi alla di-<br />

visione del mal al-muslimin, abbiano in loro favore tutta l'autorità<br />

ortodossa del Califfo Umar.<br />

§ 314. — ('Amr b. 'Asim al-Kilàbi, da abù-1-Ashab, da al-Hasan).<br />

Disse 'Umar b. al-Khattàb: « Se io sapessi fare interamente la parte che<br />

« mi spetta in questa faccenda, il pastore sui colli di Himyar (Sarawàt<br />

« Himyar) riceverebbe la sua porzione, senza sudor della fronte » (S a a d ,<br />

III, 1, pag. 217, lin. 27-218, lin. 2) [G.].<br />

Esagerazione posteriore, di provenienza probabilmente yamanica, e<br />

ispirata agli stessi sensi dei §§ 302, 309, 315 e segg. e 330, 331.<br />

§ 315. — ('Abdallah b. Numayr, da Hisàm b. Sa'd, da Zayd b. Aslam,<br />

da suo padre [Aslam]). Ho udito 'Umar b. al-Khattàb che diceva: « Per<br />

« Dio! s'io rimango (in vita) sino a questo prossimo anno, vorrò assegnare<br />

« all'ultimo degli uomini la pensione del primo fifa essi, e ridurli tutti a<br />

« un uomo solo (cioè, ad una sola ed unica classe di uomini) » (S a a d , III,<br />

1, pag. 217, lin. 19-22) [G.].<br />

Cfr. anche ibid., lin. 22-24.<br />

§ 316. — ('Ubaydallah b. Musa, da Isrà-il, da abu Ishàq, da Hàrithah<br />

b. Mudarrab). 'Umar disse: « Se io vivo finché si accresca l'avere (al -mal.<br />

403.<br />

20. a. H.<br />

[ARABIA. - Istituzione<br />

del Diwàn<br />

o ruolo di pen-<br />

sioni.]


sioni.<br />

20. a. H.<br />

§§ :Vkì-;ì2. 20. a. H.<br />

^ ossia dello Statn musuhuano), tarò por ogni uomo musulmano la pensione<br />

zione del Diwàn «('atà-) di 3000 d i r h a m :<br />

o ruolo di peti-<br />

1000 pel (mantenimento di) un cavallo ed<br />

^ armi. 1000 per le sue spese, e 1000 per quelle della sua famiglia » (Saad,<br />

III, 1. pag. 217. lin. 24-27).<br />

Cfr. anelli^ il)id.. 210, lin. 10-21, con isnàd: (al-Ha.san b. MiLsa, da<br />

Znliayr, da abù Ishàq, da Hàritjiah h. Mudarrab).<br />

§ 317. — (abu Ubayd al-Qàsim li. Sallàm, da 'Abd al-ralimàn b. Mahdi,<br />

da Su'bah, da 'Adi b. Thabit, da abi ITazim, da abii Hurayrah). TI Pro-<br />

feta disse: « Se uno lascia del foraggio (kalà*), sarà per noi; se uno lascia<br />

del danai-o. sarà degli eredi» (^lialàdz ur i , 458, lin. 12-15) [M.J.<br />

§ 318. — (Hisàm b. 'Ammàr al-Dimasqi, da al-Walid 1). Muslim, da<br />

Sulaymàn b. abi-l-'5.tikah e Kultjiùm b. Zi^'àd, da Sulaymàn b. Habìb).<br />

'Umar assegnò allo famiglio dei combattenti e ai loro tìgli lo decime (al-<br />

'asaràt). E 'Utjimàn o i Calififì seguenti mantennero quest'uso, e resero<br />

ereditarie le decime, siccliè potessero riscuoterle gii eredi del morto, che<br />

non avessero atà*, e ciò fino ad 'Umar b. 'Abd al-'aziz. Dice Sulaymàn:<br />

Egli mi domandò informazione a questo riguardo. Ed io gii riferii così. Ma<br />

egli non voleva ammettere l'ereditarietà, e diceva: « Io le sopprimo o do<br />

« a tutti la faridah (pensione) ». Ed io obiettai: « Temo che i tuoi suc-<br />

« cessori seguano il tuo esempio nella diminuzione dell'eredità, e non fac-<br />

« ciano altrettanto con la estensione della faridah». Mi die ragione, e<br />

lasciò come stava (Baiàdzuri, 458, lin. 15-459, lin. 1) [M.].<br />

§ 319. — (abù 'Ubayd, da ibn abì Zàidah, da Ma'qil b. 'Ubaydallah,<br />

da 'Umar b. Abd al-'aziz i. Quando [Umar] dava aduno 1' ' a t a* e questi<br />

moriva, l"atà- passava agii eredi (Baiàdzuri, 461, lin. 8-5) [M.J.<br />

§ 320. — (a) ('Affàn e Khalaf al-Bazzàr (sic) e Wahb b. Baqiyyah, da<br />

Yazid b. Ilàrùn, da Ismà'ìl b. abi Khàlid, da Qays b. abi Hazim). al-Zubayr<br />

b. al-'Awwàm disse ad 'Uthmàn b. 'Affàn, dopo la morte di 'Abdallah b.<br />

Mas'ud, che gli desse T'atà" di Abdallah, giacché la sua famiglia, diceva,<br />

n'è più degna che la bayt al- mài. Ed egli gli diede 15,000 dirliam<br />

(Baiàdzuri, 461, lin. 5-9).<br />

(6)<br />

(Yazid, da Ismà'ìl). al-Zubaj'r era erede testamentario (wasi) di<br />

ibn Mas'ùd (Baiàdzuri, 461, lin. 9-10).<br />

(e) (ibn abì Saybah, da 'Ubaydallah b. Musa, da 'Ali b. Sàlih b. Hayy,<br />

da Simàk b. Harb). Uno mori nella [sua] famiglia (al-haj^y) dopo otto<br />

mesi dalla scadenza d'un anno. E 'Umar gii diede i due terzi del suo<br />

'atà- (Baiàdzuri, 461, lin. 10-12).<br />

Queste tradizioni stanno a testimoniare tutte le confusioni, le incer-<br />

tezze, le contradizioni e le ingiustizie nelle quali caddero i successori di<br />

404.


20. a. H. 320-323.<br />

TJmar nell' interpretare il vero significato del diwàn. Il Califfo lo intese 20. a. H.<br />

forse come un diritto di tutti i guerrieri dell'Isiàm e di tutti i benemeriti zionedei OTwan<br />

nella causa musulmana, e perciò ereditaria. Pili tardi quando degenerò per ° ^uoio di pannecessità<br />

di cose in semplii-e soldo alle genti armate, mercenarie, il con-<br />

sioni<br />

cetto della ereditarietà dovette scomparire. — Le tradizioni precedenti<br />

sono documenti del [ìeriodo di transizione da una fase all'altra.<br />

§ 321. — fQabisah b. 'Uqbah, da Suf\'àn. da Gra'far b. Muli., da suo<br />

padre [Muli.]). 'Umar domandò da chi dovesse cominciare nello stabilire<br />

gli assegni: « Comincia da te stesso », gli dissero. Ma egli cominciò invece<br />

dai congiunti dell'Inviato di Dio. prima che dalla sua gente (Saad , I, 1,<br />

pag. 217, lin. 16-19).<br />

§ 322. — fibn Sa'd, da al-Wàqidi, da 'À-idz b. Yahya, da abù-l-Hu-<br />

wayrith, da Grubayr b. al-Huwayrit_h b. Nuqayd). Il Califfo limar interpellò<br />

i Compagni<br />

suoi consiglieri sulla distribuzione del quinto del bottino tra<br />

i fedeli: varie proposte furono fatte da 'Ali e da 'Ut_hmàn, ma la sola che<br />

piacesse al Califfo fu quella di al-Walìd b. Hisàm 1). al-Mughirah, il quale<br />

era stato in Siria ed aveva visto come i Greci pagassero regolai'mente uno<br />

stipendio alle milizie nelle varie guarnigioni. Egli propose quindi che si<br />

compilassero i ruoli degli Arabi di guarnigione nei vari campi armati fuori<br />


§§ :V23, Sii. 20. a. H.<br />

20. a. H. ^ Tu sei assonnato. Va ora dai tuoi e dormi: vieni da me domattina ».<br />

zìone del D^vlfàn ^^ mattino abu Huravrali. si presentò a lui: «Che hai portato?».— «Ho<br />

o ruolo di pen- « portato 500,000 (lirham ». — « Di quelli buoni? » - « Sì, non ne rico-<br />

sioni.<br />

« noset) altri ». Disse allora Umar alla gente: « Ci è arrivata una grossa<br />

« somma. Come vi piace, ve la spartiremo a contanti od a peso ». Sog-<br />

giunse uno: « O Principe dei Credenti: ho veduto i Persiani che avevano<br />

« un registro (yud a \v w i n u n a d i w àn ""), sul quale pagavan (gli stipendi)<br />

« agli uomini ». ('Umar) allora fece compilale un registro e fissò a 5000 dirham<br />

(la porzione o assegno) degli Emigrati (per) primi, 4000 agli Ansar<br />

(cft-. §§ 28(3, 29G), 12,000 alle mogli del Profeta (S a a d , III, 1, pag. 216,<br />

lin. 7-20Ì fO.].<br />

§ 324. — (al-Wàqidi, da Usàmah b. Za3'd b. Asiani, da suo padre<br />

Zayd b. Asiani, da suo nonno Aslam). Quando il Califfo 'Umar trovò nel<br />

ruolo delle pensioni i banù Taym messi appresso ai banù Hàsim, ed i banù<br />

'Adi messi appresso ai banù Taym, e quando egli ordinò di posticiparli<br />

al loro posto in ragione della loro parentela con il Profeta, vennero i<br />

suoi consanguinei, i banù 'Adi, a protestare e ad insistere che fossero di<br />

nuovo rimessi ai pinmi posti nell'ordine di precedenza. Il Califfo esclamò:<br />

« Bravi! Bravi! i banù Adi! Voi volete mangiare alle spalle mie, affinchè<br />

« io vi passi i miei benefizi! No! Per Dio! Voi andrete al vostro posto,<br />

«anche a rischio d'esser esclusi dal registro dei ruoli (al-daftar), e di<br />

« esser posti per gli ultimi. Prima vi sono stati due miei compagni, che<br />

« hanno seguito un cammino: altri succederanno a me (perciò debbo con-<br />

« tinuare il buon esempio). Né in questa vita né nell'altra possiamo avere<br />

« alcun vantaggio o ricompensa, se non ci unifoi'miamo all'esempio di Mu-<br />

« hammad, la gloria nostra e del popolo suo, il più nobile degli Arabi...<br />

« Le precedenze genealogiche hanno poco valore: se verranno non Arabi<br />

« con buone opere e verremo noi (Arabi) senza buone opere, allora essi e<br />

« non noi avranno la precedenza presso Maometto nel giorno del giudizio.<br />

« In quel giorno non si guarderà alla sua parentela con il Profeta, ma alle<br />

« opere compiute presso Dio: chi sarà deficiente nelle opere, non troverà<br />

« verun compenso nella propria genealogia » (Saad, III, 1, pag. 212-213).<br />

Lo spirito tendenzioso di questa tradizione é tanto palese in favore<br />

dei Musulmani non arabi, che è' quasi inutile insistei'vi in questo punto:<br />

la tradizione appartiene al ciclo di quelle composte nello scopo di combat-<br />

tere il concetto della superiorità degli Arabi su tutti gli altri popoli del<br />

mondo. Si è già alluso a questa grande polemica nei nostri commenti alla<br />

•predica del Profeta nel Pellegrinaggio d'Addio (cfr. 10. a. H., § 77 e nota 1,<br />

si legga pure Goldziher, Muli. St., I, 69 e segg. e poc'anzi § 255).<br />

40G.


20. a. H. 325-328.<br />

§ 325. — (al-Waqidi, da Hizam b. Tlisam al-Ka'bi, da suo padre Ili- 20. a. H.<br />

^^ ,, ., -, '<br />

_-r ,T-r<br />

-1 1 - 1 • • TT-i 1 /< 1 - T [ARABIA. - Istitu-<br />

§am al-Ka bi). Ho veduto Limar portare il diwan dei Knuzà ah nnche di- ^ione dei Diwan<br />

scese a Quda}-d; la tribù venne da lui a Qudayd, né gli si sottrasse donna, ° '"°'° ^i pen-<br />

vergine, divorziata o vedovata, ch'egli non consegnasse nelle loro mani<br />

(quanto spettava a ciascuna). Dopo riposatosi passava da 'Ustan e faceva<br />

altrettanto; e ciò fino alla sua morte (Saad, III, 1, pag. 214, Un. 24-27).<br />

[G_.].<br />

Questa tradizione vorrebbe far credere che le tribù del Higaz riceves-<br />

sero tutte una pensione, alla quale avrebbero partecipato tutte le classi<br />

della popolazione e persino le donne. Ciò è contradetto esplicitamente da<br />

notizie sicure che diamo in appresso (cfi*. § 334), dalle quali risulta come<br />

dell'assegno annuale godessero soltanto gli Arabi in attività di servizio e<br />

quella minoranza dei grandi Compagni che avevano reso segnalati servigi<br />

all' Islam mentre viveva Maometto, e che ora per la gelosia di 'limar<br />

erano costretti a consumare la loro esistenza nell'ozio e nella ricchezza.<br />

Una pensione a tutti gli abitanti d'Arabia, anche nella ragione del saggio<br />

minimo, avrebbe implicato una spesa annuale di tante centinaia di milioni,<br />

che le rendite dello Stato musulmano non sarebbero bastate nemmeno per<br />

una piccola parte.<br />

§ 326. — (al-Wàqidi, da abu Bakr b. Abdallah b. abì Sabrah, da Muh.<br />

b. Zaydj. Il diwan dei Him3'ar al tempo di 'limar era tenuto separato<br />

dagli altri fai a hidat'°; cfr. Lane s. v. hadd) (Saad, III, 1, pa-<br />

gina 214. Un. 27; 215, lin. 1). Balàdzuri, 452, lin. 11-12 [G.].<br />

§ 327. — (ibn Sa'd, da al-Wàqidi, da Hizàm b. Hisàm al-Ka'bi, da suo<br />

padre). Hisàm al-Ka'bi si ricordava di aver visto il Califfo 'limar (quando si<br />

recava a Makkah per compiervi il pellegrinaggio) portarsi appresso il ruolo<br />

degli stipendiati fra i Khuzà'ah (diwàn Khuzà'ah): arrivato a Qudayd,<br />

fece la distribuzione senza omettere alcuno, nemmeno le ragazze da marito,<br />

e le donne divorziate, e dava ad ognuno lo stipendio con le proprie mani:<br />

lo stesso faceva anche in 'Usfàn e così via: questo continuò fino al giorno<br />

della sua morte (T abari, I, 2571-2572).<br />

Cfr. anche Balàdzuri, 452, lin. 7-11.<br />

§ 328. — (al-Wàqidi, da 'Abdallali b. 'limar al-'llmari, da Uahm b.<br />

abi Grahm). Si presentò Khàlid b. 'Urfutah al-'Udzri ad 'limar, e questi<br />

gli domandò di ciò che s'avesse lasciato dietro (nelF 'Iraq) : « Principe dei<br />

« Credenti » rispose quello, « io ho lasciato dietro di me quelli che pregan<br />

« Dio di accrescere con la loro la tua vita. Nessuno dei guerrieri di al-Qà-<br />

« disiyyah ha una pensione ('atà-) minore di 2000 o 1500 (dirham),<br />

« né nasce figlio — o maschio o femmina — che non gli si assegni 100<br />

^&'<br />

407.<br />

sioni.


stoni<br />

§§ H28, 329. 20. a. H.<br />

20. a. H. « (d i r li a ni) o due gaiil» al niose; ne maschio di noi arriva alla pubertà<br />

[ARABIA. - IstìtU- ,. • - .r.r^ ,1-1 N r^ t . i<br />

zione del Diwàn « flu' noli gli Si assegni () o 000 (airhara). Ur quando questo (denaro)<br />

o ruolo di pen- „ yj^.^ sborsato a una lamiglia, dove sia chi mangia cibo e sia chi non<br />

« mangia cibo (cioè lattanti), che ne pensi tu? Poiché per certo (l'erario)<br />

« lo spende in quel che bisogna e in quel che non bisogna ». 'Umar ri-<br />

spose in questo -modo: « Allah sia invocato in soccorso! Ad essi (ai sud-<br />

« diti) vien dato solo quel che loro spetta: ed io sono più felice in darlo ad<br />

« essi, che essi in prenderlo. Nò me ne lodare, giacché se tosse proprietà<br />

« di al-Ivhattàb, non ve lo darei. Io so per vero che vi è del superfluo<br />

« (nella misura delle pensioni), ma non conviene ch'io a loro lo trattenga<br />

«(alibi sali n 'anhum). Giacché, quando uno di codesti cari Arabi (al<br />

«'Urayb; dim. di affezione) riscuote la sua pensione, con essa dovrebbe<br />

«comperarsi qualche pecora e porla nel suo podere (sawàd); poi, alla<br />

« .seconda riscossione, dovrebbe comperarsi un montone (al-ra"s) e portar-<br />

« velo. Imperocché, ohimè, Khàlid b. 'Urfutah, io temo che vi reggano dopo<br />

« di me reggitori ai cui tempi non si pagheranno più pensioni (^) ; talché,<br />

« se resta alcuno di essi (cioè di voi), o dei loro (vostri) figli, è bene abbia<br />

« qualcosa sulla quale fare assegnamento e appoggiarsi. Tale é dunque il<br />

« mio consiglio a te, che mi siedi vicino, quale ad uno dei Musulmani della<br />

« più remota fiontiera, giacché Allah mi ha dato potere dell' affar loro.<br />

« (Giacché), disse l'Inviato di Dio: chi muore ingannando i suoi sudditi,<br />

«non godrà il profumo del Paradiso» (Saad, III, 1, pag. 216, lin. 1-18).<br />

Balàdzuri, 462, lin. 11; 468, lin. 2 [G.].<br />

Nota 1. — Questa predizione di 'Umar tradisce un rifacimento posteriore della presente tradi-<br />

zione, del tempo cioè quando non si pagavano più pensioni: per noi però siffatto cenno è utile, perchè<br />

abbiamo una prova come in una certa età si riconoscessero le condizioni assolutamente anormali della<br />

finanza pubblica islamica, che permetteva pensionare i sudditi invece di tassarli.<br />

§ 329. — (al-Walid, da Muh. b. 'Amr al-Sumay'i, da al-Hasan). 'Umar<br />

scrisse a Hudzayfah: «Dà agli uomini i loro stipendi e razioni (a'ti^à-<br />

« tahum wa-arzàqahum) ». — « L'ho già fatto », risposegli quello, « e<br />

« n'é avanzato gran somma ». Riscrisse 'Umar: « Essa é proprietà loro, ri-<br />

« messa loro da Dio (fayuhum alladzi afa- Allahu 'alayhim), e<br />

« non di 'Umar né della famiglia di 'Umar. Partiscila tra essi ». Ed egli<br />

la divise tra loro [i .soldati suoi](') (Saad, III, 1, pag. 216, lin. 19-22).<br />

Balàdzuri, 453, lin. 2-6 [G.].<br />

Nota 1. — Il carattere tendenzioso di questa tradizione non richiede quasi commento: già il termine<br />

fay, messo in bocca ad 'Umar, è particolare sospetto, nonché la citazione quranica impropi-ia. In<br />

secondo luogo le ultime parole sono una frecciata contro gli Umayyadi ed anche gli 'Abbàsidi, che<br />

considerarono le rendite dello Stato come rendite personali (cfr. L a m m e n s M u ' a w i y a h , II, 23t) ;<br />

Ya'qubi, II, 277-2781.<br />

4(18.


20. a. H. §§ 330-334.<br />

§ 330. — (al-Wàqidi, da 'Abdallah b. Ga'far al-Zuhri e da 'Abd al- 20. a. h.<br />

malik b. Sulaymàn, da Isma'il b. Muli. b. Sa'd, da al-Sà-ib b. Yazid). Ho ^jone dei D^wàn<br />

udito 'limar b. al-Khattàb che diceva: « Per colui che è unico Dio! » (ri- ° '"°^° ^i pen-<br />

petendo l'esclamazioue) tre volte. « Non v'è alcuno che non abbia diritto<br />

« a queste sostanze — ne riceva di fatto o gli sia negato, — né alcuno vi<br />

« ha maggior diritto di un altro, eccetto il servo schiavo; né io in ciò sono<br />

« altro che uno di essi (cioè non ho privilegi, ma egual diritto). Ognuno<br />

«di noi lia il suo rango ('ala manàzilnà) fissato nel Libro di Dio. e<br />

«la sua porzione (qism) conferitagli dall'Inviato di Dio.<br />

«L'uomo ha nell'Islam le sue prove, la sua nobiltà di natali (qida-<br />

«muhu), la sua ricchezza, il suo fabisogno. Per Dio! se io rimango (in<br />

« vita), avrà il pastore sui monti di San'à la sua porzione di questo pa-<br />

« trimonio, giacché quello é il suo posto » (Saad, III, 1, pag. 215, lin. 22-<br />

216, lin. 3) [G.].<br />

§ 33L — Questo ugual diritto di ogni musulmano libero alla proprietà<br />

comune o bottino tolto al nemico (fay) é affermato da 'Umar in un'altra<br />

tradizione quasi identica, dove il Califfo avrebbe aggiunto (al-Wàqidi. da<br />

'Usàmah b. Zayd al-Laythi, da Muh. b. al-Munkadir, da Màlik b. Aws b.<br />

al-Hadathàn) :<br />

« Che se io vivo, avrà il pastore del Yaman quel che gli spetta,<br />

« avanti che la sua faccia arrossisca, cioè nel richiederlo» (Saad, III, 1,<br />

pag. 216. lin. 3-7) \G.].<br />

§ 332. — Alcuni proposero al Califfo di lasciare una certa somma (per<br />

riserva) nel tesoro pubblico, ma egli si rifiutò di farlo: (« Se lascio una<br />

« somma ») egli disse, « diverrà fonte di corruzione e di discordia (fitnah)<br />

« fi-a quelli che mi seguiranno» (Khaldiin, II, App., 106).<br />

Tutte queste tradizioni sono fi-ecciate e proteste contro le consuetu-<br />

dini amministrative introdotte dai Califfi posteriori, specialmente gli 'Ab-<br />

basidi, che accumularono ingenti ricchezze nel tesoro imperiale.<br />

§ 333. — (Yahya b. Adam, da Hasan b. Sàlih, da Isma'il b. ahi<br />

Khàlid). Quando si converti all'Islam, (il persiano) al-Hurmuzàn ricevette<br />

dal Califfo 'Umar una pensione di 2000 (dirham) (Yahya, 42-43).<br />

§ 334. — (Yahya b. Adam, senza isn:ìd\ Dai precedenti fi.ssati dal<br />

Profeta si è stabilito che nessun arabo musulmano (') possa partecipare al<br />

godimento della gh ani mah (bottino) e del fay, se egli non abbia preso<br />

parte alla guerra sacra insieme con gli altri Musulmani. Chi non ha fatto la<br />

gueiTa sacra, chi non è povero, i mercanti, gli artefici ed altri simili non<br />

possono partecipare né alla ghanimah, né al fay. Se però uno di questi<br />

esclusi cade nella miseria, allora può essere annoverato fi-a i poveri, ahi alhàgah<br />

(e perciò ricevere una quota) (Yahya, 5-6 e 6, lin. 5 e segg.).<br />

409.<br />

52<br />

sioni.


§§ :wi-iiii. 20. a. H.<br />

20. a. H. Nota 1. — L'espressione usata è ti a'riili al -in n sii in i n , ossia i nomadi convertiti all'Isiàm.<br />

- Istitu- Essa rispecchia i primi tempi <strong>dell'Islam</strong>, quando gli eserciti orano composti esclusivamente da nomadi<br />

(ARABIA.<br />

zione del DIwàn ambi: s'inteso cioè di escludere dalla partoeipazioiie tutti quegli Arabi B(3iluini, che in luogo di euii-<br />

o ruolo di pen- grare e battersi per la fede, preterirono di rimanere in patria. A questi non venne data veruna quota<br />

slonl.] del bottino. Vedi poc'anzi §§ .'331, 332, ecc., tradizioni che vorrebbero affermare tutto il contrario, e<br />

ctV. paragrafo seguente.<br />

§ 335. — (Yahya b. Àdaiu, senza isiiàd). Altri sostengono invece,<br />

sull'autorità del Califfo 'Umar, che tutti i Musulmani, senza distinzione,<br />

abbiano diritto al fa}-- (Yahya, (J, lin. 6-8).<br />

§ 336. — (al-Husayn, da Waqi', da Tsrà-il, da (iàbir, da 'Amir). C'erano<br />

tra loro [= tra quelli che riscote vano una pensione vivente 'Umar) cinque<br />

persiani, tra cui Tamim al-Dàri e Bilàl. Waqi' dice che al-Dàr è di Lakhm,<br />

ma al-Sa'bi dice così (Balàdzuri, 455, lin. 3-5) [M.].<br />

Cfr. §§ 255, 28G.<br />

§ 337. — (al-Husayn, da Waqi', da Sufyàn, da al-Saybàni, da Yusayr,<br />

b. 'Amr). Sa'd assegnò a chiunque leggeva il corano 2000 dirham. E<br />

'Umar gli scrisse: « Non dare a nessuno per via del corano » (Balàdzuri.<br />

456, lin. 2-4) [M.].<br />

§ 338. — (Hisàm b. Ammàr, da Baqiyyah b. abi Bakr, da 'Abdallah<br />

b. abi Maryàm, dal padre, da abù 'Uba3dah). Alcuni Beduini domanda-<br />

rono il r i z q ,<br />

ed<br />

egli : « Per Dio, io non ve lo darò fino a che non abbia<br />

«provvisto ai cittadini (ahi al-hàdirah, ossia i sedentari) » (Balà-<br />

dzuri, 458, lin. 5-7) [M.J.<br />

§ 339. — (abù 'Ubayd, da abù-l-Y''amàn, da Safwàn b. 'Amr). 'Umar<br />

b. 'Abd al-'aziz scrisse a Yazid b. Husayn : « Fa dare all'esercito la fa-<br />

« ridali e tu pensa ai cittadini sedentari» (Balàdzuri, 458, lin. 8-10)<br />

[M.J.<br />

§ 340. — (abu 'Ubayd, da Sa'id b. abi Maryam, da 'Ubaydallah b.<br />

'Umar al-'Umari, da Nàfi', da ibn 'Umar). 'Umar non dava a quelli di<br />

Makkali alcun 'atà- (vedremo poi come 'Utjamàn si contenne) uè asse-<br />

gnava loro alcuna spedizione. E diceva: « Essi sono questo e questo »<br />

(Balàdzuri. 458, lin. 10-12).<br />

§ 341. — (Sayf b. Umar). In questo anno (intende erroneamente<br />

l'anno 15. H.) il Califfo fissò le leggi che dovevano stabilire con norma<br />

regolare la distribuzione delle pensioni (farada al-furùd), ed allestì<br />

gli uffizi che dovevano curare la distribuzione delle medesime con la com-<br />

pilazione di ruoli regolari (d a w w a n a a 1 - d a w à w ì n). Fece anche la di-<br />

stribuzione di doni speciali (a '<br />

t à al-a'tàyà), regolandosi però in questi<br />

strettamente secondo l'anzianità di conversione ('ala al-sàbiqah fi-1-<br />

Islàm) e non secondo i meriti personali dei vari credenti. Alcuni, per<br />

esempio, come Safwàn b. Umayyah, al-Hàrit_h b. Hisàm, Suhayl b. Amr<br />

410.


20. a. H. § 341.<br />

ed altri Qurays che si erano convertiti soltanto alla presa di Makkah, ri- 20. a. H.<br />

tennero come un'offesa ricevere meno di tanti altri, e rifiutarono i doni jjione dei DTwan<br />

esclamando: « Noi non conosciamo alcuno che sia più generoso di noi! » ruolo di pen-<br />

(e perciò più meritevole di essere a sua volta trattato generosamente). Il<br />

Califfo dovette spiegare che egli non poteva distribuu'e le pensioni e i doni<br />

secondo i meriti personali, ma soltanto secondo il grado di anzianità nel-<br />

l'aver abbracciato l' Islam, onde quelli che erano stati i primi Musulmani do-<br />

vevano ricevere una retribuzione maggiore degli altri convertitisi più tardi.<br />

Dinanzi a queste ragioni i reclamanti non poterono fare altre obbiezioni<br />

ed accettarono quello che 'Uniar offriva. al-Hàrith e Suhayl andarono<br />

quindi in Siria con le loro genti e si batterono da prodi nelle guerre di<br />

conquista contro i Greci: altri però affermano che perissero nella grande<br />

peste di 'Amawàs.<br />

Quando il Califfo si accinse a comporre i ruoli dei pensionati (w a d a ' a<br />

ai-di w a n), 'Ali ed 'Abd al-rahmàn b. 'Awf tentarono di persuaderlo a<br />

mettere il proprio nome in capo alla lista, ma egli ricusò fermamente di<br />

farlo, e sostenne che bisognava compilare il ruolo soltanto secondo la vi-<br />

cinanza di parentela con il Profeta, e secondo l'anzianità di conversione:<br />

il primo nome nella lista fu quindi quello dello zio paterno del Profeta,<br />

al-'Abbàs, che figurò, sia per 24,000 sia per 12,000 (dirham all'anno) (').<br />

Gli altri Musulmani vennero nell'ordine seguente C^) :<br />

V I combattenti di Badr, 5000 (dirham) per uno.<br />

biyyah, 4000.<br />

2" Quelli che si batterono nei fatti d'arme fra Badr e al-Huday-<br />

3" Quelli che si batterono nelle spedizioni fra al-Hudaybiyyah e la<br />

grande insurrezione dell'anno 11. H., e nelle guerre di c'onquista fino alla<br />

battaglia di al-QàdisÌ3'3'ah, 3000.<br />

4" Ai combattenti di al-Qàdisiyyah (ahi al-Qàdisiy y ahj e delle<br />

altre battaglie in Siria (ahi al-Sàm)('^), 2000, ma a quelli che si erano<br />

specialmente distinti, aggiunse altri 500 (dirham), portando così la loro<br />

pensione a 2500 (^).<br />

mùk, 1000.<br />

5° Ai combattenti nelle battaglie dopo al-Qàdisiyyah e al-Yar-<br />

6" Agli al-rawàdif (^j di al-Muthanna, 500.<br />

7° Agli al-rawàdif di terzo grado (al-thalìth), 300, senza far<br />

distinzioni fra deboli e forti, fì-a Arabi e non Arabi.<br />

8° Agli al-rawàdif di quarto grado (al-ràbi'), 250.<br />

Alla classe dei combattenti di Badr, il Califfo volle che si aggiunges-<br />

sero i nomi di al-Hasan, di al-Husajm, di abù Dzarr, e di Salmàn {^).<br />

111.<br />

sioni.


§ 841. 2^* ^* **•<br />

20. a. H. Le vedove del Profeta, eccettuate quelle elio possedevan fondi propri,<br />

[ARABIA. -<br />

zione del<br />

Istitu<br />

Dìwàn ebbero ognuna 10,000, e vennero trattate tutte egualmente senza distin-<br />

o ruolo di pen- /joiii: il Califfo 'Limar avrebbe voluto dare ad 'A'isah 2000 di più che alle<br />

sioni.<br />

altre, in memoria della predilezione mostrata vei'so di lei dal Profeta, ma<br />

'A-isali si rifiutò di accettare.<br />

Le donno dei combattenti di Badr ebbero ognuna 500: quelle della<br />

seconda classe, 400: quelle della terzÉf classe, 300: quelle dei combattenti<br />

di al-Qàdisiyyah, 200: e quelle di tutte le altre classi, senza distinzione<br />

di sorta, ebbero 100, allo stesso modo di tutti i bambini, che ebbero tutti<br />

indistintamente 100 ognuno.<br />

Infine riunì sessanta poveri, diede loro da mangiare del pane e poi<br />

fece il conto del grano consumato: visto che ammontava incirca a due<br />

garibah, concesse ad ognuno di essi ed allo loro famiglie due garlbah<br />

di frumento al mese.<br />

yi dice che 'limar prima di morire avesse espresso la speranza di<br />

poter un giorno aumentare ai Musulmani la pensione (annua) fino a 4000:<br />

1000 avrebbero dovuto servu-e per il mantenimento della famiglia, 1000<br />

per le provviste di guerra, 1000 per le armi, e 1000 per permettere atti di<br />

generosità e di carità. La morte gì' impedì di mettere in esecuzione questo<br />

disegno (T a bari, I, 2411-2414).<br />

Cfi-. Athir, II, 391, lin. 3; 392, lin. 6. Secondo alcune fonti (Saad,<br />

VITI, pag. 4G, lin. 7-8: 78, lin. 6), le vedove del Profeta ebbero tutte<br />

12.000 dirham.<br />

Cfr. anche Khaldun, II, App., 106-107; 'Iqd, II, 205; Athir, II,<br />

391-393, che pone questi fatti sotto l'anno 15. H.<br />

Nota 1. — Questo nome, come già si disse poc'anzi, è un'interpolazione abbasida: la vaghezza<br />

della somma è anche un particolare sospetto nella sua t'orma dubitativa (§§ 260 e nota 1, 271 e nota li.<br />

Per molte ragioni 'Ali b. abì Tàlib avrebbe dovuto avere parimenti un luogo di favore nel ruolo; invece<br />

il suo nome non figura affatto. Si consideri d'altronde che la parentela fra al-'Abbàs e il Profeta non è<br />

un fatto dei più sicuri, e che al-'Abbàs fu anche l'ultimo dei parenti del Profeta a rendersi musulmano.<br />

Nota 2. — Il concetto predominante di questa lista, quello che costituisce la norma direttiva<br />

della gradazione non è tanto l'anzianità di conversione, quanto quella dei servizi militari resi alla causa<br />

dell'Isiàm. Le pensioni erano distribuite con l'ammontare delle prede di gueiTa, ed era ben naturale che<br />

coloro, i quali avevano contribuito alla conquista delle medesime, ne fossero anche gli usufruttuari: in<br />

altre parole la presente lista è un ruolo di pensioni militari sopra il fondamento dei servizi resi com-<br />

battendo per l' Isiàm. I primi nella lista sono perciò i combattenti di Badr, benché fra questi vi fossero<br />

alcuni convertiti all'Isiàm molti anni prima degli altri. Le altre classi sono distinte dall'ordine crono-<br />

logico delle battaglie.<br />

Siccome però tutti i Musulmani erano obbligati a battersi, erano tutti soldati, in principio questo<br />

ruolo abbracciava praticamente la maggior parte dei Musulmani. Con l'andar del tempo il numero di<br />

quelli non inclusi nelle liste andò sempre aumentando; tutti coloro cioè che convertiti dopo l'anno<br />

11. H., sia per una ragione sia per un'altra, non presero parte alle conquiste. In questa condizione si<br />

trovavano moltissime tribù d'Arabia, che nonostante il trionfo dell'Isiàm, e le conquiste e la loro i<br />

minale) conversione, non avevano avuto, sia la voglia, sia l'occasione di lasciare i pascoli aviti e cer-<br />

care fortuna fuori d'Arabia.<br />

112.<br />

no


20. a. H. §§ 341-343.<br />

L'istituzione delle pensioni fu dunque soltanto temporanea: quando i Musulmani aumentarono a 20. a. H.<br />

migliaia ed a diecine di migliaia nelle varie provincie dell'impero, il sistema delle pensioni si tramutò iu [ARABIA. - Istituun<br />

pagamento regolare di soldo alle sole milizie combattenti. Ben pochi anni dopo la morte di 'Umar, zione del Dìwàn<br />

il creatore di queste pensioni, di gran lunga la maggioranza dei Musulmani, nonché ricevere pensioni, o ruolo di pen-<br />

erà costretta a pagare gravose imposte. L'istituzione di 'Umar si spense da sé. quando la morte ebhe sioni.]<br />

rapito uno appresso all'altro tutti i Compagni del Profeta e tutti i veterani delle conquiste menzionati<br />

nei ruoli delle pensioni. Difatti è molto dubbioso se si provvedesse a mantenere la pensione alle %-edove<br />

ed agli eredi, che non prestarono servizio militare. Le tradizioni su questo argomento icfr. §§ 818-320)<br />

fanno supporre con sicurezza tutto il contrario, perché appartengono ai tempi di TJmar U (f 101. a. H.)<br />

e rivelano che ottant'anni dopo l'istituzione del diwàn, s'ignorava come avesse deciso il Califfo IT mar.<br />

Nell'anno KX). H. le condizioni generali dell'impero, e il significato e la funzione del diwàn si erano<br />

già profondamente mutate.<br />

Nota i). — Questa espressione usata nel testo, non significa che la serie dovesse comprendere<br />

tutti i combattenti di al-Qàdisiyyah, ma quelli che si erano battuti per la prima volta per l'Islam<br />

nella battaglia di al-Qàdisiyyah: la medesima osservazione vale per le classi tanto precedenti che suc-<br />

cessive.<br />

Nota 4. — In un'altra tradizione di Saj-f b. 'Umar ida 'Ubaydah, da Ibràhim, e da 'Àmir al-<br />

Sa'bii siamo informati che questi privilegiati fra i combattenti di al-Qàdisiyyah, fossero in tutto ven-<br />

ticinque persone, fra le quali sono menzionati: (1) Zuhrah (b. Hawiyyah?), (2j 'Ismah al-Dabbi, e (3) al-<br />

Kalag (Tabari, I, 2343, lin. 4-7).<br />

Nota 5. — Il termine rawàdif in vari passi di al-Tabari ha il significato preciso di militi ar-<br />

rolati nelle schiere musulmane dopo la battaglia di al-Qàdisij-j'ah (Cfr. Tabari, I, 2450, nota /; 2490.<br />

lin. 13-15; 2496, lin. 6. ecc. ; cfr. anche Tabari, Glossarinm, pAg. cci,\i). Da ciò venne il nome di G a j-s<br />

al-RawàdH" (cfr. Noeldeke, Delectus; 85, lin. 13), menzionato dal poeta al-Farazdaq. Dal testo par-<br />

rebbe che ve ne fossero varie categorie secondo il momento in cui vennero sotto le armi. Il senso<br />

specifico è «quelli che vennero dopo», e il termine radif, in un passo di al-Tabari (1,2212, lin. ult.ì,<br />

significa colui che sotto un Califib é considerato dai contemporanei come il successore. Di questi alrawàdif<br />

torneremo a parlare nei volumi seguenti.<br />

Nota 6. — [Lammens]. Questi nomi tradiscono l'origine si 'ita di queste notizie, perché abfi<br />

Dzarr e Salmàn sono Compagni altamente onorati da tutte le sette si 'ite, inclusevi anche quella<br />

degli al-Nusayri che abitano nei monti della Siria.<br />

§ 342. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). La distribuzione<br />

delle ricompense (al-'atày à'), per ordine del Califfo Umar era fatta sempre<br />

nel mese di Muharram. La prima distribuzione nell'esercito musulmano del-<br />

l' 'Iraq avvenne nel mese di Muharram dell'anno 16. H., mentre le genti si<br />

trovavano dinanzi a Bahurasir: la seconda fu fatta in al-Madà-in nel Mu-<br />

harram del 17. H. avanti di trasmigrare ad al-Kufah; sicché prima della<br />

fondazione di que.sta città vi furono due distribuzioni delle atàyà-. La<br />

divisione annuale del bottino (fayj invece compievasi ogni anno quando<br />

sorgeva la costellazione a 1<br />

'<br />

- .s i r a , ossia del Cane, vale a dire appena ter-<br />

minato il raccolto dei cereali (Tabari, I, 2486, lin. 2-3, e lin. 13-15).<br />

Tutte queste date meritano poca fiducia, perchè sono in contradizione<br />

con le notizie cronologiche sicure di al-Wàqidi. Qualche particolare può<br />

riferirsi ad usi di tempi posteriori.<br />

§ 343. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad, da Ubaydallah b. L'mar,<br />

da Nàfi', da ibn Umar: riassunto di tre tradizioni). Nello stabilii'e infine<br />

quale parte delle prede accumulate dovesse spettare al Califfo, Umar con-<br />

sultò il parere degli altri Compagni e tutti furono d'accordo con 'Umar e<br />

con 'Ali b. abi Tàlib che il Califfo dovesse prendere soltanto quello che<br />

413.


20. a. H.<br />

[ARABIA. Istituzione<br />

del Diwàn<br />

o ruolo di pen-<br />

sioni.]<br />

343^7. 20. a. H.<br />

era necessario per il mantenimento proprio e della famiglia, pili un man-<br />

tello per l'estate, uno per l'inverno, una cavalcatura per fare i pellegri-<br />

naggi e compiere i suoi doveri pubblici, ed un'altra per i suoi bisogni ed<br />

affari privati (T a bari, I, 2416-241G).<br />

§ 344. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). II Califfo volle<br />

che tutto quanto trovavasi nel tesoro pubblico venisse distribuito fra i<br />

Musulmani, e respinse come proposta diabolica e perniciosa il consiglio<br />

di tenere un fondo di riserva por qualche evenienza, che potesse sorgere<br />

(T a bari, I, 2414, lin. 17 e segg.).<br />

§ 345. — (Sayf b. 'Umar, senza isnàd). Il Califfo 'Umar scrisse a<br />

Sa'd b. abì Waqqàs in al-Kùfah, e ad 'Utbali b. Ghazwàn in al-Basrah, di<br />

fissare i quartieri della gente (y atara bba' bi-1 nàs) nella parte migliore<br />

della terra, dove esisteva maggior verdura. Ordinò parimenti di consegnar<br />

loro i soccorsi in viveri (? ma'àwinihim) nella primavera (fi-l-rabì') di<br />

ogni anno distribuir le ricompense (al-'atàyà') nel Muharram di ogni<br />

anno, ed infine dividere il reddito delle terre conquistate (a m a r a . . . b i -<br />

• f a y i h i m) quando il sole entrava nella costellazione del Cane (a 1 - s i '<br />

di ogni anno, ossia appena terminato il raccolto. Prima della fondazione<br />

di al-Kùfah vi furono due distribuzioni di al-'atàyà- (T a bari, I, 2486).<br />

§ 346. — ('Ali b. 'Abdallah, da al-Zuhri, da Sa'id b. al-Musayyab).<br />

Quando arrivò a Madìnah il bottino della Persia, il Califfo 'Umar esclamò<br />

che la roba non sarebbe riposta sotto ad un tetto prima di essere divisa.<br />

Tutto fu accumulato perciò nella corte aperta della moschea (baj'n saffay<br />

ai-mas gid), e 'Abd al-rahmàn b. 'Awf e 'Abdallah b. Arqam passarono<br />

la notte sul luogo per custodire la roba. Il mattino seguente 'Umar ordinò<br />

di togliere i grandi mantelli (g a 1 a b i b) che coprivano la roba :<br />

r a)<br />

e quando<br />

i suoi sguardi caddero su quelle cose che non aveva mai viste prima, su<br />

quei mucchi di pietre preziose, perle, ori e argenti, si mise a piangere.<br />

'Abd al-rahmàn maravigliato chiese il motivo delle sue lagrime; non do-<br />

veva piuttosto rendere grazie a Dio? 'Umar rispose: « Dio non dà questa<br />

« roba alla gente se non gettando anche in essa le inimicizie e gli odi! ».<br />

La roba venne immediatamente distribuita. Ciò avveniva però prima che<br />

fossero organizzate le pensioni (Yùsuf, 27, lin. 5-13).<br />

§ 347. — (al-A'mas, da abù Ishàq, da Gràriyah b. Mudarrab). Prima di<br />

distribuire le pensioni fece prendere un g a r ì b di gTano, composto di sette<br />

aqfizah (pi. di qafiz), e fattolo tramutare in pane, nutrì con esso fino<br />

a sazietà trenta mendicanti, dando loro da mangiare due volte al giorno:<br />

su questa esperienza stabilì che due g a r ì b al mese bastavano a mante-<br />

nere una famiglia ('ayyil) (Yùsuf, 27, lin. 13-15).<br />

414.


20. a. H. §§ 348-352.<br />

§ 348. — ('Ami- e al-Qàsim b. Sallàm, da Alimad b. Yuuus, da Zuhayr. 20. a. h.<br />

da Abdallah b. Salili ai-Muqri, da Zuhayr b. Mu'àwiyali, da abu Ishàq, zione dei D^wà"n<br />

da Hài-ithah b. al-Mudarrib). 'Umar b. al-Khattàb fece impastare e cuocere °<br />

e poi inzuppare nell'olio un garib di pane, e, chiamati trenta uomini,<br />

sioni.<br />

glie lo diede per colazione, e li saziò. E fece altrettanto a cena. E così<br />

vide elle due garìb al mese bastavano per un uomo. E dava ad ognuno,<br />

uomo o donna o schiavo, due garìb al mese.<br />

'Abdallah b. Sàlih racconta che s'usava imprecare: « Levi Iddio i tuoi<br />

« due garib »; oppure: « Te li tolga con la morte ». E la fi-ase è rimasta<br />

fino ad ora nell'uso (Balàdzuri, 460, lin. 6-14) [M.].<br />

§ 349. — (abù 'Ubayd, da abù-1-Yamàn, da Safu'àn b. Amr, da abu-1-<br />

Zahiriyyahì. abu-1-Darda- disse: « Parecchie belle cose ha introdotte 'Umar<br />

«nel popolo di Muhammad, tra culi due in u d d e i due qist» (Balà-<br />

dzuri, 460, lin. 14-16) [M.].<br />

§ 350. — abu 'Ubayd, da Sa'id b. abì Maryani, da ibn Lahi'ah, da<br />

Qays b. Eàfi', da Sufyàn b. Wahb). 'Umar disse, prendendo da una jmrte<br />

il raudy e dall'altra il qist (due misure): « Io intendo di dare ad ogm<br />

«musulmano, al mese, due mudd di pane e due qist d'olio e due qist<br />

«d'aceto». E uno domandò: «Anche allo schiavo?». — «Sì, anche allo<br />

«schiavo», rispose 'Umar (Balàdzuri, 460, lin. 16-20) [M.].<br />

§ 351. — (Hisàm b. 'Ammàr, da Yaliva b. Hamzah, da Tamim b.<br />

'Atiyyah, da 'Abdallah b. Qays). 'Umar salì il min bar, e, lodato e rin-<br />

graziato Iddio, disse: « Noi vi passiamo i vostri 'atà- e i vostri rizq ogni<br />

«mese». E aveva in mano il mudd e il qist; e li scosse. E poi disse:<br />

« E chi li fa più piccoli, faccia a lui Iddio così e così », e lo maledisse<br />

(Balàdzuri. 470. lin. 20-461. lin. 3).<br />

IRAQ. — Distribuzione delle pensioni fra gli abitanti di al-Kufah.<br />

§ 352. — (Sayf b. 'Umar, senza isnàd). Per facilitare la distribu-<br />

zione delle pensioni, gli abitanti di al-Kùfah furono divisi in gruppi, detti<br />

'iràfah: ogni 'ir afa h riceveva centomila dirliam da dividersi fra i com-<br />

ponenti della 'irà fa h<br />

La 'irà fa h dei veterani di al-Qàdisi\Tah era composta di quarantatre<br />

uomini, quarantatre donne e cinquanta membri delle famiglie, e riceveva<br />

centomila dirham (^).<br />

La 'iràfah dei veterani delle precedenti battaglie (ahi al -a}' y ami,<br />

che dovevano ricevere ognuno 3000 dirham, era composta di venti uomini<br />

e venti donne: gli altri membri delle medesime famiglie ricevevano cento<br />

dirham ognuno: tutta la iràfah riceveva centomila dirham (^).<br />

415.<br />

'"'° •^' p^""


§352. 20. a. H.<br />

20. a. H. x^ji 'ira t'ali degli al -rad itali al-ula si componeva di se.ssanta<br />

IRAQ. - Distribuzione<br />

delle pen-<br />

uomini, .se.ssanta donne e quaranta membri delle loro famiglie, ognuno dei<br />

sioni fra gli abi- qxiali aveva mille e cinquecento dirham di pensione: questa '<br />

fah"i<br />

'<br />

' ^<br />

""<br />

ceveva pure centomila dii-liam (•') (Tabari, I, 249G).<br />

Cti-. Maqrlzi Khitat, I. 93.<br />

ir àfah ri-<br />

Nota 1. — 11 vei-o significato di questa tradizione non mi è chiaro, e non sono perciò sicuro<br />

della versione.<br />

Nella 'irafah dei veterani ili al-Qàdisiyj'ah ogni uomo doveva ricevere una pensione di 30()0<br />

dirham, e se gli uomini componenti la 'iràfah erano 4'à avrebbero dovuto ricevere insieme 43 X<br />

3(100 := 129,000 dirham: a questo aggiungasi che le donne avrebbero dovuto ricevere ognuna<br />

X<br />

200 dirham e quindi le 43 donne richiedevano un totale di 8600 dirham. Gli altri membri della famiglia<br />

avevano diritto a KK) dirham, sicché i 50 della 'iràfah avrebbero richiesto altre 5000 dirham.<br />

Sommando ora insieme le pensioni degli uomini 1<br />

129.000), quelle delle donne iSliOOi e quelle degli altri<br />

membri della famiglia (500t)i, abbiamo un totale di 142,000 dirham. Come è possibile di combinare<br />

questo risultato con rafltrmazione che la 'iràfah riceveva la cifra tonda di 100,(_KJ0 dirbamV Come si<br />

spiega l'errore di 42,000 dirham? Le altre notizie frammentarie di questa tradizione sono egualmente<br />

scorrette e ci dimostrano ancora una volta quanto poco dobbiam fidarci anche dei più innocenti par-<br />

ticolari della scuola storica rappresentata da Sayf b. 'Umar, nella quale apparentemente erano ignorato<br />

le regole più elementari dell'aritmetica.<br />

Nota 2. — La pensione dei venti veterani di questa 'iràfah, calcolata a 3000 di rhani a capu,<br />

come dice correttamente il testo, ammontava in tutto a 60,000 dirham. La pensione delle venti donne,<br />

a cento dirham l'una, ammonta a 2000 dirham. Insieme perciò le pensioni degli uomini e delle<br />

donne ammontavano a 62,0


20. a. H. §§ 352-356.<br />

nero divisi in gruppi amministrativi formati in modo che approssimativamente ogni gruppo ricevesse 20. a. H.<br />

una somma tonda eguale Savfla pone a 100,000 dirhami: i componenti di ogni gruppo l'iràfah) si ['IRAQ. - Dìstribu-<br />

dividevano poi fra loro come meglio potevano la loro quota, osservando la regola delle proporzioni fis- zione delle pen-<br />

sata nella tante volte citata lista di pensioni del Califfo 'Umar, ma senza attenersi ad una somma precisa sioni fra gli abi-<br />

per ogni pensionato. tanti di al-Kù-<br />

Queste spiegazioni d'indole generale non erano possibili al tradizionista popolare orientale, per fah.]<br />

il quale occorre sempre il fatto materiale, specifico e personale : per spiegare materialmente il sistema<br />

effettivo di distribuzione Sayf, o la scuola alla quale egli ha attinto, ha voluto descrivere un caso real-<br />

mente avvenuto: l'ignoranza accumulata del creatore primo della tradizione, di coloro che l'hanno trasmessa<br />

oralmente ed infine degli scrivani che hanno copiato e storpiato, perchè non comprendevano<br />

quello che era scritto, ha generato icfine quel pasticcio aritcìetico, che noi qui abbiamo tentato di<br />

chiarire.<br />

§ 353. — (Saj'f b. 'Umar, da 'Atnn^ah b. al-Hàrith). In al-Basrah si<br />

agiva nel medesimo modo: gli 'atà" (doni, pensioni date sul prodotto della<br />

'<br />

preda di gueiTa e sui tributi) erano consegnati agli u m a r a a 1 - a s b à<br />

(ai capi degli asbà'), ai porta stendardi (ashàb al-ràyàt) che erano<br />

tutti Arabi, e questi poi li passavano agli 'urafà (plurale di 'arif il<br />

capo delle 'iràf'ah), ai nuqabà (o rappresentanti delle varie tribù) ed<br />

alle persone di fiducia (umana), i quali eseguivano la distribuzione dei<br />

doni nelle case del popolo (T ab ari, I, 2496).<br />

BISANZIO. — Morte di Eraclio e torbidi interni.<br />

§ 354. — La corretta intelligenza della storia musulmana esige che<br />

si abbia presente la tela generale delle vicende interne dell'impero bizan-<br />

tino, particolarmente nel caso presente, perchè la conquista dell'Egitto è<br />

strettamente connessa con i conflitti per la successione al trono di Eraclio.<br />

Diamo perciò qui appi-esso le notizie di fonte araba .sulla fine di Eraclio, e<br />

poi aggiungeremo da altre fonti un cenno sintetico delle vicende politiche<br />

della prima annata che segui la sua morte.<br />

§ 355. — In questo anno (il 20. H.) cessò di vivere Eraclio (Hiraql)<br />

e gli successe il figlio Costantino fQustantiu) (Athir, II, 444, lin. 15).<br />

Cfr. Khond, I, 4, pag. 18, lin. 14; Dzahabi Paris, I, fol. 133,v.;<br />

Gawzi. I. fol. 62,v.; Baethgen, 111; Mahàsin, I, 84.<br />

§ 356. — Il Pernice (Eraclio, 301) pone la morte di Eraclio nel-<br />

l'I 1 febbraio del 641 deU'È. V. (= 23 Safar 20. H.). Egli ricorda che al-<br />

cuni autori lo vogliono morto di idropisia, ma nota che questo termine<br />

non aveva alcuna significazione patologica ben definita e poteva indicare<br />

qualunque distensione anormale del ventre. Il Pernice cita poi varie fonti bizantine<br />

(Nicephorus, pag. 31; Cedrenus, pag. 732; Leo Grammat.<br />

in Cramer Anecdota Graeca, tom. II, pag. 339; Georgius Monachus,<br />

in Migne Patrol. Graeca, tom. CX, col. 836) per rilevare che sembra esser<br />

Eraclio morto di una complicazione gravissima alla vescica: pare si trat-<br />

417.<br />

53


351Ì-3GO. 20. a. H.<br />

20. a. H. tasso di una ntensiono d orma con torte distensione del ventre, si da far<br />

[BISANZIO.- Mor- . . .,..,,., , .<br />

te di Eraclio e somigliare il malato ad un vero e proprio idropico.<br />

torbidi interni.]<br />

Qf,. anche Niqyùs, pag. 562, 563, sulla morto di Eraclio.<br />

§ 357. — (Sobeos). In quel tempo il benemerito Eraclio cessò di vi-<br />

vere, in età avanzata, dopo aver regnato HO anni. Egli fece giurare a suo<br />

figlio Costantino d'esser misericordioso verso tutti i criminali che erano<br />

stati esiliati per ordine suo e permettere a tutti di rientrare nelle loro<br />

famiglio. Gli ordinò altresì di far ritornare l'aspet con la moglie ed i<br />

figli e ristabilirlo nelle sue antiche funzioni (in Armenia). « Se egli vuol<br />

« andare nel suo paese, io gliel'ho promesso con giuramento. Che il mio<br />

« giuramento non sia falso. Permettegli di andare in pace ». Eraclio morì<br />

e suo figlio Costantino divenne imperatore. In Armenia nessun generale<br />

fu eletto, perchè gli i s y a n , scissi tra loro, si tenevano lontani gli uni dagli<br />

altri (Sebeos, 99-100).<br />

§ 358. — Nell'anno 962 dei Greci (ossia dei Seìeucidi), 19. dei Taj-yàyé<br />

e 8 di 'Umar, morì Eraclio dopo aver regnato per 30 anni e cinque mesi.<br />

Allora cominciò a regnare suo figlio Costantino-Eraclio, ed Eraclio il<br />

Giovane (Heracleonas). Ma Martina, la vedova di Eraclio, avvelenò Co-<br />

stantino e fece regnare il proprio figlio, il giovane Heracleonas. Ciò dispiacque<br />

ai membri del Senato, i quali deposero questo Heracleonas e fecero regnare<br />

Costante figlio di Costantino (Michel Syrien, II, 426).<br />

§ 359. — Alla morte di Eraclio, narra Sebeos, suo figlio Costantino<br />

divenne imperatore e nominò Valentino, detto l'Arsacida, general capo<br />

dell'esercito, ordinandogli di recarsi in oriente.<br />

Costantino regnò soltanto alcuni giorni (dall' 1 1 febbraio al 23 giu-<br />

gno 641), e morì vittima della furberia di Martina la (seconda) moglie di<br />

Eraclio.<br />

Allora regnò Eraklos (Heracleonas) il figlio di Eraclio e di Martina<br />

Augusta, perchè Costantino era figlio della prima moglie di Eraclio (ossia<br />

Eudocia). Valentino marciò con il suo esercito contro (Eraklos, Heracleonas)<br />

in Costantinopoli, s'impadronì di Martina, le tagliò la lingua e la mandò<br />

a morte con i suoi due figli. Valentino nominò Kostas (Constante), figlio<br />

di Costantino, imperatore e lo chiamò Costantino dal nome di suo padre.<br />

Poi radunò le sue schiere e marciò verso l'oriente (Sebeos, 103-104).<br />

§ 360. — Nell'anno del mondo 5132 (640 dell' È. V.) nel mese di<br />

marzo cessò di vivere l'imperatore Eraclio, dopo un regno di trent'anni<br />

e dieci mesi, per effetto d' idropisia.<br />

Suo figlio Costantino regnò per quattro mesi dopo di lui, e poi morì<br />

per un veleno propinatogli dalla matrigna Martina e dal patriarca Pirro:<br />

418.


20, a. H. §§ 360-362.<br />

gli successe Eracleona fierlio di Martina, sotto la tutela della madre (<strong>The</strong>o- 20. a. h.<br />

. ^^ - - ^ -_- , (BISANZIO. - Morphanes,<br />

pag. o22 id. ed. ; de Boor, pag. 341). ,e dì Eraclio e<br />

§ 361. — Nell'anno del mondo 6133 (641 dell' È. V.) il senato (di


3G'. 20. a. H.<br />

20. a. H. tina dev'esser stata donna di molto carattere e deve avere esercitato una<br />

• •<br />

v cj i»<br />

i lite<br />

di Eraclio e grande influenza suil imperatore, perche egli osasse sfidare 1 opinione puDDlua<br />

[BISANZIO. - Mor- . . „ „,. , i«<br />

torbidi interni. 1 in<br />

modo tanto palese e con tanta tenacia continuata (cfr. Burv, II, 213).<br />

Dalla sua prima moglie, Eudocia, Eraclio aveva avuto un maschio<br />

Costantino, e da Martina aveva avuto un altro figlio chiamato dai cronisti<br />

Heracleonas, per distinguerlo forse dal padre, di cui probabilmente portava<br />

il nome stesso. Il vecchio imperatore prima di morire aveva fatto un te-<br />

stamento assai infelice, nel quale si vede che non era più padrone delle<br />

propiie facoltà ed aveva l' animo diviso tra l'affetto al suo primogenito<br />

Costantino ed il desiderio di sodisfare l'ambizione insaziabile dell'amata<br />

Martina. Lasciò quindi che fosse imperatore Costantino, ma assistito dal<br />

fratellastro Heracleonas e da Martina. Appena morto Eraclio si delinea-<br />

rono due partiti tra loro ostilissimi; quelli che volevano dare a Costantino<br />

il piimato assoluto e porre in disparte Martina con suo figlio; e l'altro<br />

invece che voleva mettere innanzi il figlio di Martina, Heracleonas. Siccome<br />

Costantino era ortodosso e non seguiva le eresie monoteletiche del<br />

genitore, egli venne in conflitto col patriarca di Costantinopoli Pirro, di<br />

dottrina monoteletica, il quale si schierò con Martina; e così il conflitto po-<br />

litico degenerò anche in conflitto religioso. ,<br />

Le<br />

parti di Costantino erano<br />

validamente sostenute dal tesoriere (Comes sacrorum- largifionum) detto<br />

Philagrius. Il conflitto non ebbe però lunga durata, perchè dopo tre mesi<br />

e mezzo di regno Costantino, che era di gracile salute, morì, non senza<br />

sospetto di veleno propinatogli da Martina. Prima di morire Costantino<br />

aveva affidata la causa dei propri figli minorenni al generale Valentinus,<br />

che comandava le schiere greche in Asia Minore. Così alla morte di Co-<br />

stantino (circa fine aprile 641), in Costantinopoli fu proclamato imperatore<br />

Heracleonas, che aveva allora circa ventisei anni; ma la presenza sul Bo-<br />

sforo, sulla riva asiatica, delle milizie fedeli al defunto Costantino sotto<br />

gli ordini di Valentinus, costrinse Martina ed i suoi amici a riconoscere i<br />

diritti al trono anche dei figli minorenni di Costantino. Così si venne un<br />

momento ad avere tre imperatori simultaneamente nella stessa città. Questo<br />

accadeva nel mese di ottobre 641 = Dzìi-1-Qa'dah 20. H.<br />

Siffatta situazione non potè durare a lungo: non sappiamo bene che<br />

cosa accadesse, ma circa un anno dopo la morte di Eraclio il Grande, (feb-<br />

braio 641 È. V. = Rabi' I. 21. H.) una rivoluzione di palazzo abbattè la<br />

potenza di Martina e di suo figlio Heracleonas. Alla povera imperatrice fu<br />

tagliata la lingua, e ad Heracleonas, per renderlo deforme e perciò inca-<br />

pace di più regnare, secondo l'antichissimo canone asiatico di governo,<br />

fu sfi'egiato il naso.<br />

420.


20. a. H. §§ 362-364.<br />

Il figlio undicenne di Costantino, Constante II, fu proclamato impe- 20. a. h.<br />

[BISANZIO. -Morratore.<br />

te di Eraclio e<br />

Pino, il fautore di Martina, fuggì a Cartagine per non venir messo torbidi interni.)<br />

a morte dalla plebe ortodossa di tendenze (Bury. pag. 273, 281-287).<br />

NECROLOGIO. — Anas b. abì Marthad.<br />

§ 363. — abù Yazid Anas b. abì Martjiad Kannàz b. al-Husayn b.<br />

Jarbii b. Tarìf b. Kharasah al-'Auawi (o Ghanawi) dei Qays 'A3-làn b.<br />

Mudai' Compagno del Profeta.<br />

Regna grande incertezza sul nome suo: alcuni vogliono (opinione di<br />

ibn 'Abd al-barr [f 463. a. H.j) si chiamasse con il diminutivo Unays ;<br />

altri, come al-Baghawi, fanno, distinzione fra Anas b. abì Marthad e Unays<br />

b. abì Marthad; ibn Sàhin, fa ancora altre distinzioni, cioè fra Anas b.<br />

abì Martliad al-'Anawi e Unays b. Martjiad b. abi Marthad. Secondo ibn<br />

al-AtJiìr (II, 444), la sua nisbah è Baghawi e non Anawi; al-Bukhàri<br />

dice che Anas e Unays era una e la stessa persona. Di Anas o Unay.s,<br />

poco è noto: fu Compagno del Profeta al pari del padre e dell'avo, aveva<br />

ventun anno di m.eno del padre (ucciso ad al-Ragi' nelFanno 4. H.) e par<br />

che morisse nell'anno 20. H. (Athir, II, 444; Hagar, I, 142-143, n. 278).<br />

ibn Hagar ha anche un secondo capitolo sotto l'intestazione Unays,<br />

nel quale ripete più o meno quello che ha detto nel primo, ma vi aggiunge<br />

che ibn Hibbàn [f 354. a. H.] sostiene l'esistenza di due diverse persone,<br />

cioè di Anas e di Unays, chiama il primo Compagno del Profeta e il se-<br />

condo uno dei tàbi'iin più sicuri (Hagar, I, 150-151, n. 292).<br />

Dzahabi Paris, I, fol. 134,v. Difese il Profeta a Hunayn e mori<br />

nel Ral)i" I. del 20. H.<br />

Cfi-. Athìr Usd. I, 129-130; Dzahabi Taùrìd, I, 32, n. 273; 34,<br />

n. 287; a l'Isti ab. 30, n. 30.<br />

al-Barà b. Malik.<br />

§ 364. — ai-Bara b. Malik b. al-Nadr b. Damdam al-Khazragi al-Ansàri,<br />

Compagno del Profeta, fratello del celebre Anas b. Malik [f 90.-93. a. H.], ma<br />

da madre diversa: quella di Anas era umm Sulaym, quella di al-Barà fu<br />

Samba.<br />

Era uomo dotato di grande coraggio, e fece lungo tempo da condu-<br />

cente del camelo per il Profeta.<br />

Siccome possedeva una bellissima voce, soleva recitare versi a Mao-<br />

metto nelle lunghe ore di marcia nel deserto. Tranne che a Badr, egli fu<br />

presente a tutte le spedizioni militari comandate dal Profeta; ma nella ce-<br />

421.


5§ 364, 3G5. 20. H. H.<br />

20. a. H. lebre battaglia di al-Yamàmah contro il falso profeta Musaylimah (nel<br />

ai-Barà b Ma- ^~- ^- ^^•' 'i^^lss in modo particolare il suo grande coraggio. Gli atti di<br />

lik-l eroico valore, da lui compiuti in quella i'ainosa giornata, sono ricordati<br />

nelle cronache e si dice che si dovesse al suo indomito ardire, se alfine<br />

le schiere ribelli si piegarono dinanzi a quelle dei Musulmani.<br />

Egli uscì da quella battaglia con più di ottanta ferite e dovette essere<br />

portato al campo dai suoi compagni d'arme. È probabile che per effetto di<br />

queste ferite egli non prendesse più una parte attiva alle campagne nel-<br />

r'Iràq e in Siria.<br />

Fu però presente alla battaglia di Tustar in Persia nel 20. a. H.,<br />

mentre regnava 'Umar, e combattè sempre in prima fila, uccidendo il<br />

m a r z u b a :i al-Zàrah, uno dei grandi nobili persiani ; ma trascinato dal<br />

suo ardire eccessivo, in quella stessa battaglia trovò anche la morte, per<br />

le mani del persiano Hurmuzàn.<br />

Secondo altri, questo avvenne o l'anno prima o nel 23. a. H.<br />

Suo fratello Anas conservò molte tradizioni tramandate da al-Barà<br />

(Hagar, I, 290-292, n. 616).<br />

Cfr. Dzahabi Paris, I, fol. 134,v.; Balàdzuri Index; Khall.,<br />

n. 280; Mahàsin, I, 83; Athìr Usd, I, 172-173; Yàqùt, 1,511,849:<br />

Dzahabi Tagrid, I, 48, n. 420; al-Istì'àb, 58, n. 163.<br />

ibn al-Grawzi pone la presa di Tustar nel 17. H., e perciò sotto questo<br />

anno dà la biografia di al-Barà (Grawzi, I, fol. 40,r.).<br />

La presa di Tustar, come vedremo, va posta nel 21. H.<br />

Bilal b. Rabàh.<br />

§ 365. — (a) (al-Wàqidi, senza isnàd). Nell'anno 20. H. morì Bilàl b.<br />

Rabàh e venne sepolto nel cimitero di Damasco (Ma qb arali Dima.sq)<br />

(T abari, I, 2594, lin. 14).<br />

(6) abù 'Abdallah Bilàl b. Rabàh, un meticcio di al-Saràh (nato di padre<br />

arabo e di madre abissina), ebbe a madre Hamàmah, donna di uno dei<br />

banù Gumah (Sa ad. III, 1, pag. 165, lin. 12-14) [G.].<br />

(e) (Ismà'ìl b. Ibràhim, da Yùnus, da al-Hasan). Disse l'Inviato di Dio:<br />

« Bilàl è l'antesignano delli Abissini » (Saad, III, 1, pag. 165, lin. 14-15)<br />

(d) (al-Waqidi, da Mu'àwiyah b. 'Abd al-rahman b. abì Muzarrid, da<br />

Yazid b. Rùmàn, da 'Urwah b. al-Zubayr). Bilàl b. al Rabàh era dei<br />

Musulmani detti: al-mustad'afùn, (ritenuti deboli?); e fu sottoposto<br />

a molestie (e tormenti: yu'adzdzabu) quando abbracciò l'Isiàm, da parte<br />

del (suo primo padrone) Umayyah b. Khalaf, perchè apostatasse, ma egli<br />

422.<br />

[G.]


20. a. H. 365, 36»?.<br />

non accondiscese loro nemmeno a una parola di quel che volevano (Saad. 20. a. h.<br />

[NECROLOGIO.<br />

in, 1, pag. 165, lin. 16-19) [G.]. Biiài b. Rabàh.<br />

Cfr. Intr., §§ 251-252.<br />

(e) ('Uthniàn b. 'Umar e Muli. b. Abdallah al-Ausàri, da ibn 'Awn, da<br />

'Umayr b. Ishàq). Quando raddoppiavano su di lui i tormenti, egli diceva:<br />

« Uuo, uno (è Dio) »: e quando insistevano: « Di' come noi diciamo », egli<br />

rispondeva: «La mia lingua non lo sa fare» (Saad, III, 1, pag. 165,<br />

lin. 20-22) [G.].<br />

(/) ('Arim b. al-Fadl. da Hammàd b. Zayd. da Ayyùb da Muh.). Bilàl<br />

era preso dalla sua gente e disteso (per terra), e gli gettavano addosso<br />

sabbia del torrente. Poi cominciavano a dire: « Tuo padrone è al-Làt e<br />

« al-'Uzza »; ma egli diceva: « Uno, uno! ». abù Bakr. che si trovò a pa.«!-<br />

sare, domandò: « Perchè mai tormentate costui? ». E lo compei'ò per sette<br />

oncie (ovvero cinque oùcie: lin. 28, e pag. 166, lin. 2) e lo fece liberto.<br />

Avendone poi parlato al Profeta, questi gli disse : « In società (a 1 - .^<br />

- a<br />

rikah), o abù Bakr (cioè gli oflEi-ì di partecipare alla spesa del riscatto?) ».<br />

— « L'ho già liberato, o Inviato di Dio» (Saad, III, 1, pag. 166, lin. 22-26).<br />

§ 366. — (a) (al-Fadl b. Dukayn e 'Abd al-malik b. 'Amr al-'Aqadi<br />

e Ahniad b. Abdallah b. Yùnus, da Abd al-'aziz b. abi Salamah, da Muhammad<br />

b. al-Munkadir, da Gràbir b. Abdallah). Umar diceva: « abù Bakr<br />

« è il nostro sayyid ed ha emancipato il nostro sayjMd cioè Bilàl»<br />

(Saad, in. 1, pag. 166, lin. 2-6j.<br />

(6) I<br />

(xarir b. 'Abd al-hamid al-Dabbi, da Laytji, da Mugàhid a proposito<br />

del passo qur-ànico XXXVIII, 62-63). Dice abù G-ahl (nell'inferno:) « Dov'è<br />

« Bilàl e il tale e il tal altro, che nel mondo noi annoveravamo tra i mal-<br />

« vagi? ed or non vediamo nel fuoco? Sono tòrse in un luogo che noi non<br />

«vediamo? o stanno nel fuoco e noi non ne vediamo il posto?» (Saad.<br />

m, 1, pag. 166. lin. 6-10).<br />

(e) (Grarir b. 'Abd al-hamìd, da Mansùr, da Mugàhid). I primi che pro-<br />

clamarono l'Isiàm furono sette: l'Inviato di Dio, abù Bakr, Bilàl, Khabbàl).<br />

Suhayb, 'Ammài- e Sumayyah umm Ammàr. L'Inviato di Dio trovò pro-<br />

tezione nel suo zio paterno; abù Bakr nella sua gente. Grli altri furono<br />

presi, rivestiti di corazze di ferro ed esposti al sole fintanto che la loro<br />

pena raggiunse il massimo grado (sopportabile).<br />

Quando venne la sera, arrivò abù (lahl e prese a insultare e violen-<br />

tare oscenamente Sumayyah, poi la colpì e l'uccise, ed ella fu il proto-<br />

martire dell'Isiàm.<br />

Quanto a Bilàl, il suo spirito trovò forza in Dio per disprezzarc i tor-<br />

menti, finché quelli che lo straziarono si furono annoiati: allora gli legarono<br />

423.


§§ 3(5rv868. 20. a. H.<br />

20. a. H.<br />

[NECROLOGIO.<br />

Bilàl b. Rabàh.]<br />

jjI collo una corda,<br />

correndo su per il<br />

e la diedero in mano ai loro figli<br />

snolo roccioso tra i due Akhsabà}che<br />

lo trascinassero<br />

di Makkah. Ma tuttavia<br />

egli ripeteva: « Uno, uno (è.Iddio) » (Sa ad, III, 1, pag. 166, lin. 10-20).<br />

{(I) (al-Waqidi, da Muli. b. Sàlih, da 'Asim b. 'Umar b. Qatàdah). Emi-<br />

grato in Madinah, Bilal prese stanza presso Sa'd b. Kha3^tliamali (Sa ad,<br />

III, 1, pag. 166, lin. 20-21).<br />

§ 367. — (a) (al-Waqidi, da Musa b. Muli. b. Ibràliim, da suo padre<br />

[Muh. b. Ibràliim]). L'Inviato di Dio strinse in fratellanza Bihd con Ubay-<br />

dah b. al-Hàritb b. al-Muttalib.<br />

al-Wàqidi riferisce l'altra versione, secondo la quale il fratello adot-<br />

tivo di Bilàl sarebbe stato abù Euwayliali al-Khath'ami; ma dichiara questa<br />

notizia non sicura, e afferma che abù Ruwayhah non 111 presente a Badr.<br />

Muh. b. Ishàq conferma invece il legame di fiatellanza tra Bilàl e<br />

abù Ruwayhah 'Abdallah b. 'Abd al-rahmàii al-Khath'ami, poi con uno di<br />

al-Fur'. E aggiunge che, quando 'Umar fece il ruolo dei Musulmani resi-<br />

denti in Siria, Bilàl militava colà; dimandato dal Califfo a chi volesse egli<br />

essere aggregato nel suo ruolo, rispose: « ad abù Ruwayhah, da cui non<br />

« mi dividerò mai, per la fratellanza stabilita fra noi dall'Inviato di Dio ».<br />

Perciò 'Umar lo unì a lui, e aggregò il ruolo degli Abissini a quello dei<br />

Khath'am, com'è tuttora in Siria (Sa ad. III, 1, pag. 166, lin. 22; 167, lin. 3).<br />

(6) (Muh. b. 'Ubayd al-Tanàfusi e al-Fadl b. Dukayn, da al-Mas'ùdi,<br />

da al-Qàsim b. 'Abd al-rahmàn). Bilàl fu il primo mu-adzdzin (Saad,<br />

III, 1, pag. 167, lin. 3-5).<br />

(e) (al-Wàqidi, da Musa b. Muli. b. Ibràhim b. al-Hàrith al-Taymi, da<br />

suo padre [Muli. b. Ibràhim]). Quando Bilàl finiva di chiamare alla pre-<br />

ghiera, e voleva avvertire il Profeta, si fermava sulla porta e diceva: « Su<br />

« alla preghiera! Su alla salute alla preghiera! ».<br />

Aggiunge al-Wàqidi: Or quando l'Inviato di Dio usciva, e lo vedeva<br />

Bilàl cominciava a recitare l'ultima parte dell'appello alla preghiera (al-<br />

iq amali) (Saad, III, 1, pag. 167, lin. 5-9).<br />

(d) ('Ubaydallah b. Musa, da Isrà-ìl, da G-àbir, da 'Amii'). L'Inviato<br />

di Dio aveva tre mu-adzdzin: Bilàl, abù Mahdzùrah e 'Amr ibn umm<br />

Maktùm. Quando mancava Bilàl, chiamava abù Mahdzùrah, e in assenza<br />

di costui, gridava l'appello alla preghiera 'Amr ibn umm Maktùm (Saad,<br />

III, 1, pag. 167, lin. 10-12).<br />

§ 368. — (a) ("Arim b. al-Fadl, da Hammàd b. Zayd, da Ayyùb, da<br />

ibn ahi Mulaykah o da altri). L'Inviato di Dio, il giorno della conquista<br />

di Makkah, ordinò a Bilàl di gridar l'appello alla preghiera da sul tetto<br />

della Ka'bah. Cosi fece Bilàl. Stavan seduti (non lontano) al-Hàrith b.<br />

424.


20. a. H. §§ 368, 369.<br />

Hisam e Safwàn b. Ummayyah; dei quali l'uno disse all'altro: « Guarda ^o. a. h.<br />

"<br />

. . . . . [NECROLOGIO.<br />

« codesto abissino I ». Soggiunse l'altro: « Se gli spiacesse, Dio lo avrebbe Biiài b. Rabah.<br />

«mutato» (Saad, III, 1, pag. 167, lin. 13-17).<br />

(b) (abù Ghassàn Ismà'ìl al-Nahdi, da Sarik, da Simàk b. Harb, da<br />

Gràbii' b. Samurah). Bilàl chiamava alla preghiera quando il sole decli-<br />

nava (3adhadu), e ritardava un po' la chiusa dell'appello (al-iqàmah),<br />

ma nel far l'adzàn non usciva mai dall'ora prestabilita (Saad, III, 1,<br />

pag. 167, lin. 17-20).<br />

(e) ('Affàn b. Muslim e 'Arim, da Hammàd b. Salamah, da Thàbit, da<br />

Anas b. Màlik). Bilàl saliva a far l'appello e diceva: « Aiuta (o Dio) Bilàl:<br />

«la madre di lui ne sarà orbata, e. la fronte di lui bagnata dall'effusione<br />

«del suo sangue» (Saad, III, 1, pag. 167, lin. 20-23).<br />

(fZ) (al-Wàqidi, da 'Abdallah b. 'Umar, da Nàfi', da ibn abì 'Umarj.<br />

Nel giorno di festa (al-'id) era portato innanzi all'Inviato di Dio il lan-<br />

ciotto al-'anazah, e portavalo Bilàl il mu"adzdzin (Saad, III, 1,<br />

pag. 167, lin. 24-26).<br />

al-Wàqidi aggiunge: e lo piantava dinanzi a lui nella musalla, che<br />

era allora un vasto recinto (fadà^ (Saad, III, 1, pag. 167, lin. 26-27).<br />

(e) (al-Wàqidi, da Ibràhìm b. Muli. b. 'Ammàr b. Sa'd al-Qurazi, da<br />

suo padre [Muh. b. 'Ammàr], da suo avo ['Ammàr b. Sa'd al-Qurazij). Bilàl<br />

portava il lanciotto dinanzi all'Inviato di Dio il giorno di festa e (nella<br />

funzione) delle rogazioni (Saad, III, 1, pag. 167, lin. 27; pag. 168, lin. 1).<br />

Cfr. 2. a. H., § 91.<br />

§ 369. ^ (Ismà'il b. 'Abdallah b. abi Uways al-Madani, da 'Abd alrahmàn<br />

b. Sa'd b. 'Ammàr b. Sa'd b. 'Ammàr b. Sa'd al-Mu-adzdzin, da<br />

'Abdallah b. Muh. b. 'Ammàr b. Sa'd e 'Ammàr b. Hafs b. 'Umar b. Sa'd<br />

e 'Umar b. Hafs b. 'Umar b. Sa'd, dai loro padri, dai loro avi). Il Nagàsi<br />

abissino mandò (in dono) all'Inviato di Dio 3 lanciotti: uno ne prese per<br />

•sé il Profeta; ne diede uno ad 'Ali b. abì Tàlib, e l'altro ad 'Umar b. al-<br />

Khattàb. Questo lanciotto, che l'Inviato di Dio tenne per sé, era portato<br />

da Bilàl dinanzi a Maometto nelle due festività, della rottura del digiuno<br />

e dei .sacrifizi, finché, giunto nella musalla, piantavalo in terra e pre-<br />

gava dinanzi ad esso. Fece altrettanto con (il Califfo) abù Bakr, dopo (la<br />

morte dell') Inviato di Dio; e poi Sa'd al Qurazi con 'Umar b. al-Khattàb<br />

e con 'Utjimàn b. 'Affàn nei due giorni di festa suddetti.<br />

'Abd al-rahmàn b. Sa'd aggiunge: Questo è appunto il lanciotto che<br />

vien portato anche oggi avanti ai reggitori (Saad, III, 1, pag. 168,<br />

lin. 1-14) [G.].<br />

Cfr. 2. a. H., §§ 67, 91 e nota 1.<br />

425.<br />

54


ss :iTo, :iTl. 20. a. H.<br />

20. a. H. 8 370. — (iSanano): Quando 1 Inviato di Dio mori, Bilàl andò da alni<br />

(NECROLOGIO. -,,,.,, ,•<br />

t i-, i-x- i -i ii,t -, t t^- -,<br />

Bilàl b. Rabàh.i liakr al-^iddiq e gli di.sse: « o Iv hai itali dell inviato di Dio, io ho udito<br />

« l'Inviato di Dio che diceva: La più egregia azione del credente è di<br />

« combattere nella via di Dio. » — « Che vuoi fare, o Bilal? ». — « Voglio<br />

« arrolarmi (uràbit) nella via di Dio sino alla morte ». abù Bakr lo pregò<br />

allora in nome di Dio e pel rispetto a lui ed al suo diritto (di non par-<br />

tire): « Io sono vecchio e debole, e già vicino al mio termine ». Così Bilàl<br />

restò con abù Bakr sino alla morte del Califfo, dopo la quale egli venne<br />

ad 'Umar e gli tenne il medesimo discorso. !Umar gli rispose allo stesso<br />

modo di abù Bakr; ma Bilal non acconsentì. Allora 'limar gli domandò a<br />

chi si dovesse affidare l'ufficio dell'appello sacro (al -n ad a); e Bilàl pro-<br />

pose Sa'd, già stato gridatore dell'Inviato di Dio. 'Umar chiamò Sad e<br />

rassegnò l'adzàn a lui ed alla sua progenie dopo di lui (Saad, HI, 1,<br />

pag. 168, lin. 14-23) [G.].<br />

§ 371. — (a) (al-Wàqidi, da Mùsab. Muli. b. Ibràhim b. al-Hàritli al-<br />

Taymi, da suo padre [Muli. b. Ibràhim]). Quando morì l'Inviato di Dio.<br />

Bilàl fece l'appello alla preghiera, prima che Maometto fosse sepolto: e<br />

quando egli disse: « Attesto che Muhammad è l'apostolo di Dio », la gente<br />

scoppiò a singhiozzare nella moschea. Allorché poi l'Inviato di Dio fu se-<br />

polto, abù Bakr disse a Bilàl: «Grida l'appello»; ma quello gli rispose:<br />

« Se tu mi riscattasti perchè io restassi con te (al tuo servizio), questa è<br />

« la (mia) via; se invece tu mi liberasti per Iddio, lasciami (andare). Per<br />

« chi dunque mi hai tu riscattato? ». — « Per Iddio ». — « Ed io non farò<br />

«il mu-adzdzin per alcuno dopo l'Inviato di Dio». — «Questo è affar<br />

« tuo » rispose il Califfo. Bilàl restò, finché partirono gli eserciti j^er la<br />

Siria, ed egli si accompagnò con loro (Saad, IH, 1, pag. 168, lin. 2'd-<br />

169, lin. 2) [G].<br />

Non è improbabile che la partenza di Bilàl sia dovuta a screzi sorti<br />

fi-a lui ed il Califfo 'limar, perché appena lontano da Madinah, di Bilàl<br />

non si parla più e il Califfo non gii conferì in Siria alcun grado degno<br />

della sua posizione eminente di antichissimo Compagno e devotissimo se-<br />

guace del Profeta. Bilàl andò in Siria a dispetto di 'Umar e questi appo-<br />

sitamente lo ignorò. Bilàl non volle nemmeno rimanere in Madinah nella<br />

posizione umiliante degli altri Compagni a consumarsi in sterili e bassi<br />

intrighi.<br />

(6) (Wahb b. Garir, da Su'bah, da Mughirah e da abù Salamah, da al-<br />

Sa'bi). Bilàl e suo fratello chiesero la naano di alcune donne di una fa-<br />

miglia yamanita. Egli disse: « Io sono Bilàl e questo è mio fi-atello, già<br />

« schiavi abissini. Eravamo nell'errore, ma Dio ci guidò; eravamo servi e<br />

42t>.


20. a. H. §§ 371-373.<br />

« Dio ci liberò. Se ci accettate in parentado, sia lode a Dio; se ci respin- 20. a. h.<br />

« gete, più grande di tutti è Iddio » (Saad, III, 1, pag. 169. lin.<br />

_<br />

/-Il) [G.].<br />

[NECROLOGIO.<br />

Biiài b. Rabàh.<br />

(e) ('Arim b. al-Fadl, da 'Abd al-\vàhid b. Zi} ad, da 'Amr b. Maymiin,<br />

da suo padre [Maymùu]). Bilàl aveva un fi-atello il quale faceva risalire<br />

la .sua origine a sangue arabo e davasi per uno di essi. Or avendo egli<br />

domandato in sposa una donna araba, gli dissero: « Ti accettiamo, se sarà<br />

«presente Bilàl». Questi intervenne, pronunziò la sahàdah, e disse:<br />

* Io sono Bilàl e questo è mio fratello: egli è poco di buono nei costumi<br />

« e nella religione. Se lo volete, sposatelo; se volete piantarlo, piantatelo ».<br />

— « No », risposero, « quando uno è tuo fratello, noi lo sposiamo ». E lo<br />

sposarono (Saad, III, 1, pag. 169, lin. 11-16) [G.].<br />

§ 372. — (a) ('Affàn b. Muslim, da abii Hilàl, da Qatàdah). Bilàl sposò<br />

una donna araba dei banù Zuln-ah (Saad, III, 1, pag. 169, lin. 25-26).<br />

(6)<br />

(Ma'n b. 'Isa, da Hisàm b. Sa'd, da Zayd b. Aslam). L'Inviato di<br />

Dio congiunse in matrimonio con Bilàl la figlia di al-Bukayr (Saad, III,<br />

1. pag. 169, lin. 22-23, 23-25 [con altro isnàd]).<br />

(e) (Mah. b. Ismà'il b. abì Fudayk, da Hisàm b. Sa'd, da Zayd b. Aslam).<br />

(Il matrimonio avvenne; dopo che per tre volte i banù abì-1-Bukayr eb-<br />

bero chiesto all'Inviato di Dio uno sposo per la loro sorella, e che Maometto<br />

ebbe risposto tre volte: « Qual miglior partito di Bilàl?» (Saad,<br />

III, L pag. 169, 16-21) [G.].<br />

Queste tradizioni debbono sicuramente la loro origine a qualche que-<br />

stione sorta nei secoli posteriori sulla convenienza e opportunità di dare<br />

in moglie ad un non arabo, e schiavo liberato, e per giunta di origine<br />

africana una libera donna araba. La scuola ostile agii Arabi e avversa<br />

alla loro pretesa preeminenza ha coniato queste tx-adizioni per rispondere<br />

con il precedente illustre di Bilàl alle insinuazioni e polemiche degli ara-<br />

bisti puri, che combattevano contro la frisione della razza arabica con le<br />

altre, e ne predicavano il carattere speciale e le qualità eccelse, ond'era<br />

biasimevole ogni concessione ai non arabi.<br />

§ 373. — (a) (abù-1-Yamàn al-Himsi, da Garfr b. 'Uthmàn, da 'Abd<br />

al-rahmàn b. Maysarah, da ibn Marwàn). A'ennero alcuni da Bilàl, e menzionavano<br />

i suoi meriti e la parte di bene che Iddio avevagli dato. Ma<br />

quello disse: « Io non sono che un abissino, che ieri era uno schiavo »<br />

(Saad, IIL 1, pag. 169, lin. 26-170, lin. 1).<br />

(6) (al-Wàqidi, da Musa b. Muli. b. Ibràhìm b. al-Hàrith al-Taymi, da<br />

suo padre [Muh.]). Bilàl morì in Damasco l'anno 20. H., in età di una .ses-<br />

santina di anni, e fri sepolto nel cimitero damasceno presso la porta Bàb<br />

al-Saghir (Saad, III, 1, pag. 170, lin. 4-7).<br />

427.


20- a- H.<br />

§ 873. 20. a. H.<br />

. V .<br />

(>.) (al-Wàqidi, da Suayb b. Talhali, da un tiolio di abù Bakr al-Sid-<br />

[NECROLOGIO. -<br />

, '., . , / • , v ,• , 1 ,^ ,<br />

Biiài b. Rabàh.i


20. a. H. §§ 373^75.<br />

Per ultimo è da osservarsi che l'esser egli emigrato da Madiuali in 20. a. h.<br />

Siria dm-ante il Califfato di 'Umar. genera il sospetto che non andasse siiai b. Rabah.<br />

bene d'accordo con questo. Il silenzio delle fonti sulle ragioni che indussero<br />

Bilàl ad emigrare, conferma il sospetto. Infatti tutto porterebbe a credere<br />

che Bilàl avrebbe preferito rimanere in Madinah presso la tomba dell'amato<br />

Maestro, compiendo al cospetto dei fedeli quella funzione per la quale era<br />

divenuto celebre, invece di lasciare l'Arabia e andare a finire oscuramente<br />

i suoi giorni in Siria.<br />

al-Gàrud b. Amr.<br />

§ 374. — al-Grài'ùd, cioè Bisr b. 'Amr b. Hanas b. al-Mu'alla al-Hàrith<br />

b. Zayd b. Harithah b. Mu'àwiyah b. Tha'labah b. Gradzìmah b. 'Awf 1).<br />

Bakr b. 'Awf b. 'Ammàr. L'origine della sua denominazione al-Cràrùd è la<br />

seguente: Avendo il paese degli 'Abd al-Qays perduto per una epizoozia tutto<br />

il suo bestiame, Bisr b. Amr con un camelo che gli restava emigrò presso<br />

i suoi zii materni, i banù Hind dei banù Saybàn e si stabilì tra essi. Ma<br />

avvenne che il suo camelo comunicò il male alle altre bestie del luogo,<br />

che ne perirono, sicché la gente disse: « Li ha spogliati (gara da, cioè li<br />

« ha fatti morire) Bisr », il quale ne ebbe il nome di Gràrùd; onde un poeta<br />

disse, parlando dei suoi nemici: « Li abbiamo spogliati con la spada da<br />

« ogni lato, come al (ràriid spogliò i Bakr b. Wà-il ».<br />

La madre di al-Gràrùd era Darmakali bint Ruwaym. sorella di Yazid<br />

b. Ruwaym abi Hawsab b. Yazid al-Sayliàni.<br />

al-Gràrùd era illustre arabo del Bahrayn nell'età preislamica, ed era<br />

cristiano. Venuto a Madinah dall'Inviato di Dio con l'ambasceria (degli<br />

'Abd al-Qays), fu invitato ad abbracciare l'Isiàm che il Profeta gli espose.<br />

«Io ho già una religione», rispose al-Gràriid: «se io la lascio per la tua,<br />

«mi resti tu garante (tadmin) per la mia religione? ». — « Io ti assicuro<br />

« che Iddio ti ha guidato da una a un'altra migliore ». Allora al-Gràrùd<br />

abbracciò l'Isiàm con coscienza e sincerità.<br />

Egli volle quindi tornarsene al suo paese, ed era ancor vivo quando<br />

scoppiò la Riddah (nell'll. a. H.). Mentre la sua gente apostatava con ai-<br />

Ma' rùr b. al-Mundzh- b. al-Nu'màn, al-Gràrùd restò fedele, dando testimo-<br />

nianza della verità, ed invitando i suoi a non tradire Iddio unico ed il<br />

suo Profeta Maometto (Saad, V, pag. 407. lin. 22-27; pag. 408, lin. 1-15).<br />

§ 375. — (al-Wàqidi, da Mamar e da Muh. b. 'Abdallah e da 'Abd<br />

al-rahmàn b. 'Abd al-'aziz, da al-Zuhri, da Abdallah b. Amir b. Rabi'ah).<br />

'Umar b. al-Khattàb nominò governatore del Bahrayn Qudàmah b. Maz'ùn.<br />

il quale nella sua amministrazione non fu mai accusato di alcuna ingiu-<br />

42St.


§§ 375-377. 20. a. H.<br />

20. a. H. stizia e non gli lu addebitata alcuna sconcezza; se non elio non interve-<br />

ai-GàrùdbAmri "^^'^ ^1^'' preghiera. al-(jrarùd capo degli 'Abd al-Qays si presentò da 'Umar<br />

ed accusò Qudàniah di bere (vino): «Or io so che una delle prescrizioni<br />

« di Dio mi dà diritto di accusar costui a te ». — « Chi dà testimonianza<br />

« su quanto tu mi dici? » domandò il Califfo. — « abù Hurayrah n'è testi-<br />

« mone ». — 'Umar scrisse a Qudàmah di venire (a discolparsi). al-Gràrud<br />

insisteva: « Giudica contro costui secondo il libro di Dio ». — Ma Umar<br />

domandò: « Sei tu testimone o accusatore? ». — « Sono testimone ». —<br />

« Ma tu liai già addotta la tua testimonianza ». — Gràrud tacque, ma,<br />

qualche tempo dopo, si ripresentò a 'Umar: « Pronunzia giudizio contro<br />

« costui ». — Ma 'Umar: « Io ti considero solo come accusatore, e contro<br />

* di lui depone un solo testimone. Or, per Iddio! se tu non tieni a fi-euo<br />

« la lingua, te ne verrà male ». — Allora al-Oàrùd protestò: « Per Iddio,<br />

« non è giusto che, se il tiglio del tuo zio paterno ha bevuto, tu me ne<br />

«e abbia a render male ». Tuttavia 'Umar lo tenne a freno (vpaza'a?) (Sa ad,<br />

V, pag. 408, lin. 16-28) [G.].<br />

Cti'. poc'anzi §§ 217 e segg.<br />

§ 376. — (al-Wàqidi, da 'Abdallah b. (ra'far, da 'Utlimàn b. Muli., da<br />

'Abd al-rahmàn b. Sa'id b. Yarbù'). Quando al-(ràrrid al-'Abdi venne (a<br />

Madinah, per accusar Qudàmah), Abdallah b. 'Umar gli andò incontro e<br />

gli disse: « Per Iddio! l'emiro dei credenti ti farà dar le sferzate! ». — « Le<br />

« darà al tuo zio materno, o tuo padre sarà empio verso il suo Signore! ».<br />

Poi si presentò da 'Umar, chiedendogli di giudicare contro Qudàmah a<br />

tenore del Libro di Dio. Ma il Califfo lo trattò aspramente: « Se non fosse<br />

« per Dio, io ti concerei per bene ». — E al-G-àrùd: « Se non fosse per Dio,<br />

« io non mi occuperei di costui ». — « Tu hai ragione », disse 'Umar. E<br />

chiamato Qudàmah, lo fece sferzare (Saad, V, pag. 409, lin. 1-7) [CI.].<br />

§ 377. — (Muh. b. Sa'd, da Ali b. Muli.). Diceva al-Gràrùd: « Dopo<br />

« 'Umar, io non cesserò più dal temere (di far) testimonianza contro un<br />

« Quray.sita presso un Quraysita » (').<br />

al-Hakam b. abi-l-'As mandò al-óàrùd a combattere alla giornata di<br />

Suhrak (o Sahi-ak: cfi". 19. a. H., § 10); ed egli fu ucciso martire in 'Aqabah<br />

al-Tìn (Yàqùt, III, 692), che fii anche detto 'Aqabah al-Gàrud, nel<br />

20. a. H.<br />

al-Gàrùd aveva tre figli, al-Mundzir, Habìb e Ghiyàth, generati da<br />

Umàmali bint al-Nu'màn-b. al-Hasafat dei Gadzìmah; 'Abdallah e Salm<br />

generati da ibnah al-Gadd, figlia di uno dei banù 'A'is degli 'Abd al-<br />

Qays; inoltre Muslim, e al-Hakam che non ebbe progenie e che fii ucciso<br />

nel Sigistàn. I figli di al-Gàrùd furono persone ragguardevoli. al-Mundzir<br />

430.


20. a. H. §§ 377-379.<br />

fu sayyid generoso preposto da Ali b. abi Tàlib ad Istakhr. dove non si 20. a. h.<br />

~ " — . . [NECROLOGIO. •<br />

stabilirono che quelli della sua stirpe, e poi da 'Ubaydallah b. Ziyàd alla ai-Garud b. Amr.]<br />

frontiera dell'India. Quivi egli mori il 61. o 62. a. H. in età di 60 anni<br />

(Sa ad. V. pag. 409, Un. 8-18) [G.].<br />

Nota 1. — Questa prima parte della traciizione spiega in parte il pensiero che si asconde nelle<br />

tradizioni immediatamente precedenti: si tratta non solo di punire i bevitori di vino contro i quali si<br />

possono addurre più testimoni, ma un non arabo può anche essere accusatoi-e e testimone d'accusa di<br />

un qurasita. Siccome poi le tradizioni di questo genere presuppongono l'avverarsi del caso contrario a<br />

quello voluto dalla tradizione, si deve arguire che un tempo le classi dominanti nello Stato musulmano,<br />

e tra queste in primo luogo i Qurays, si abbandonavano a stravizi anche nel bere e rimanevano impu-<br />

niti, perchè nessuno osava tradurli in tribunale e testimoniare sulle loro violazioni della legge. E chiaro<br />

altresì che un tempo non si ammettesse dagli Arabi che uno non arabo, o un arabo non nobile, al pari<br />

di un qurasita potesse testimoniare contro di un membro della aristocrazia makkana.<br />

§ 378. — al-Gràrùd b. al-Mu'alla o al-Gràrùd b. al-' Ala- o al-(jràrùd b. Amr<br />

b. al-Mu'alla al-'Abdi, degli Abd al-Qa3s. Aveva kunyah abù-1-Mundzir, secondo<br />

altri abù Ghiyàth, o abù ' Attàb ; ma uno dei due temo sia mi errore di<br />

scrittura, dice ibn al-Athii". Secondo altri si chiamava Bisr. La madre era<br />

Duraymakah bint Ruwaym dei banù Saybàn. Fu soprannominato al-Gràrùd<br />

perchè al tempo della gàhilij^yah fece incursione tra 'i Bakr b. Wà'il<br />

e li vinse e li spogliò (gara da). Andò dal Profeta in ambasceria Tanno<br />

10. H. con gii 'Abd al-Qays. E si rese musulmano da cristiano che era. Il<br />

Profeta ne fii lieto e lo onorò, e se lo fece star vicino. Trasmise tradizioni<br />

ad Aljdallah b. 'Amr b. al- As, ad abù Muslim al-Uadzami, a Mutarrif b.<br />

'Abdallah b. Sikhkhìr, ad abù al-Qamùs Zayd b. Ali ed ibn Su'ìn. Rimase<br />

ad al-Basrah, e fu ucciso nel Fàris. Secondo altri fu ucciso in Nihàwand in-<br />

sieme con al-Nu'màn b. Muqarrin. Secondo altri 'Uthmàn b. abì-l-'A.s<br />

mandò al-Gàrùd con una spedizione sulla costa del Fàris, e fu ucciso in<br />

un luogo chiamato 'Aqabali al-Gràrùd. o Aqabah al-'l'in (Atjiìr 'Usd . I.<br />

260, lin. quartult.-26L lin. 18).<br />

Si cfr. anche: Dzahabi Tagrid. I, 79, 694: Dzahabi Paris, I,<br />

fol. 137,v.-138,r.; Hagar, I, 440-442, n. 1037; Hagar Tahdzib, II,<br />

53-54, n. 81; al-Isti'àb, 96, n. 348; Sprenger,!, 104, 436; III, 372,<br />

373; Bukhàri Tarikh. 27.<br />

lyad b. Ghanm b. Zuhayr.<br />

§ 379. — (


§ 379. 20. a. H.<br />

20. a. H. si stabilirono in Siria, e dice che ora uomo con carattere dolce e devoto,<br />

lyàd b Ghanm Secondo ibn Ishaq, 'lyàd faceva parte invece dell'esercito musulmano nel-<br />

b. Zuhayr.i T'Iràq: si racconta che il Califfo 'Umar ordinò a Sa'd b. abì Waqqàs nel<br />

19. H. di mandare 'lyàd b. (ìhanm, o Khàlid b. 'Urfutah o Hàsim b 'Ut bah<br />

con ima spedizione (non è detto dove). Secondo altri si battè al Yarmùk.<br />

'lyàd b. Ghanm conquistò la Mesopotamia (= al-Uazirah), concluse il trat-<br />

tato con gli abitanti e si dice sia stato il primo che valicasse al-Darb (= il<br />

passo attraverso la catena dell'Amanus che conduce in terra bizantina:<br />

prima dei tempi di Mu'àwiyah non è certo che gli Arabi varcassero la<br />

catena del Taurus il vero Darb). Moiù nel 20. H., o in Madinah, o in<br />

Siria, senza lasciare discendenti, in età di (JO anni (Hagar, III, 97-98,<br />

n. 258).<br />

Ctr. Athir, II, 444; Dzahabi Paris, I, fol. 136,r.-135,v.<br />

(6) ibn al-Clawzi riporta anche una tradizione dalla quale risulterebbe<br />

che lyàd durante la sua amministrazione resistesse a tutti i tentativi fatti<br />

dai suoi consanguinei per strappargli speciali concessioni. Morì poveris-<br />

simo, ma senza un debito, in età di 60 anni (Gawzi, I, fol. 62,r.-G2,v.).<br />

(e) abii Sa'd (secondo altri abù Sa'id) 'lyàd b. Ghanm b. Zuhayr h. abi<br />

Saddàd b. Rabi'ah b. Hilàl b. Wuhayb b. Dabbah b. al-Hàrith b. Fihr al-<br />

Qurasi fu Compagno del Profeta. Convertito prima di al-Hudaybiyyah, vi<br />

prese parte. Fu in Siria insieme col cugino abu Ubaydah b. al-Garràh;<br />

secondo alcuni sarebbe stato figlio della moglie di lui. E quando abù<br />

'Ubaydah morì, lo lasciò in sua vece sulla Siria, e 'Umar lo confermò go-<br />

vernatore con un assegno di un dinar, oppure di una pecora, al giorno.<br />

Il Califfo disse : « Io non voglio cambiare nessun a m i r , nominato da abii<br />

« 'Ubaydah: egli infatti ha conquistato il paese dell'al-Gazrrah e s'è accor-<br />

« dato con quella popolazione ». Quando morì, 'Umar pose in sua vece sopra<br />

la Siria Sa'id b. Amir b. Hidzyam. lyàd morì nel 20. H. Era uomo probo,<br />

di molto merito, generoso. Ed era chiamato zàd al-rakb (viatico della<br />

caravana), giacché dava agli altri le sue provviste, e quando le aveva<br />

finite, scannava loro il proprio camelo.<br />

(d) (abjj-l-Mugh irah , da<br />

Safwàn, da Surayh b. 'Ubayd, da Gubayr b.<br />

Nufayr). lyàd b. Ghanm frustò il capo di Darà, quando la conquistò.<br />

Hisàixi b. Hakim lo svillaneggiò, e lyàd si risentì. Dopo qualche giorno,<br />

Hisàm gli andò a chieder scusa. E Hisàm disse ad 'I^-àd : « Non hai udito<br />

« dir dal Profeta : Tra quelli che saranno più puniti sono coloro che<br />

«avi-anno più incrudelito con gli altri su questa terra?». E lyàd: « Ab-<br />

« biamo udito quello che hai udito tu, e visto quello che hai visto tu. Ma<br />

« non hai posto mente a quello che il Profèta ha [pur] detto : Chi<br />

432.<br />

vuol


20. a. H. §§ 379.382.<br />

« consigliare un uomo che riveste potere pubblico, non lo abbordi in pub- 20. a. h.<br />

* blico, bensì gli parli in segreto. Se egli accetta, bene: se no, il suo do- lyàd b. Ghanm<br />

« vere è compiuto. Or tu Hisàm, quando ti sei avventato contro l'autorità ''• Zuhayr.]<br />

« di Dio, non dovevi temere che ti uccidesse l'autorità e cadessi vittima<br />

«dell'autorità di Dio?».<br />

'lyàd b. Ghanm mori nel 20. H. (Athir Usd, IV, 164, lin. 22-<br />

166, lin. 9).<br />

Cfi-. Balàdzuri, Index, 492-493; Nawawi, 492-493; Athir, II,<br />

444; Mahàsin, I, 83; Yàqùt, Index, pag. 594; Dzahabi Tagrid,<br />

I. 462; n. 4586; al -Isti 'ab, 510, n. 2080.<br />

Khuwaylid b. Murrah.<br />

§ 380. — abù Khiràs Khuwaj-lid b. Murrah al-Hudzali, un valente<br />

poeta degli al-Hudzayl, nato ai tempi del paganesimo, visse durante i pri-<br />

mordi <strong>dell'Islam</strong> e si rese anche musulmano. Nessuno però lo menziona tra<br />

i Compagni del Profeta, sebbene egli sia sopravvissuto a Maometto: morì<br />

mentre regnava il Califfo 'Umar, (ed ibn al-Grawzi lo annovera tra i morti<br />

dell'anno 20. H.). Mori per gli effetti del morso di una vipera. Era comu-<br />

nemente chiamato con il nome di abù Khiràs al-Hudzali (G-awzi, I,<br />

fol. 60, V.<br />

Cfr. Necrologio 23. a. H.<br />

Malik b. al-Tayyihàn.<br />

§ 381. — abù-1-Haytham Màlik b. al-Tayyihàn al-Ansàri, già ai tempi<br />

pagani aveva preso in odio il culto degli idoli, associandosi in ciò a As'ad<br />

b. Zuràrah :<br />

fu quindi il primo tra gli Ansar che abbracciarono l' Isiàm<br />

quando incontrarono il Profeta in Makkah. Fu presente con i sessanta al<br />

convegno di al-'Aqabah, dove fu scelto come uno dei dodici naqìb. Par-<br />

tecipò a Badr ed a tutti i fatti d'arme successivi: fu amministratore del<br />

Profeta in Khaybar, e morì nell'anno 20. li. (Gfawzi, I, fol. 62, v.).<br />

Era .specialmente noto sotto la sua kunyah abii-1-Haytham.<br />

Si vuole che fosse uno dei Compagni che sapevano scrivere.<br />

Musa b. 'Uqbah lo annovera tra i presenti a Badi" (Hagar, III,<br />

687, n. 1714).<br />

Altri lo fanno morire nel 37. H. alla battaglia di Siffin (Hagar, IV,<br />

403, lin. 17).<br />

§ 382. — (a) abù-1-Haytham b. al-Tayyihàn al-Bala\vi, halìf dei banù<br />

'Abd al-Ashal, uno dei naqib degli al-Ansàr, si battè a Badr e nelle<br />

campagne successive. Celebre è una tradizione in cui si nan-a come egli<br />

483. 55


*<br />

^ 8«2-384. 20. a. H.<br />

20. a. H. ospitasse il Profeta. Il suo nome propiio era Màlik b. al-Tayyihàn 1). Malik<br />

Màiik b. ai-Tay- ^^- Ubavd al-Balawi al-Quda'i. Alcuni lo dicono morto nel 21. TI.: errano<br />

yihàn.l qui'lli ilir lo dicono ucciso alla battaglia di Siffin: alcuni pronunziano il<br />

suo iu)i;ie paterno: Tajhàn, ma ihn al-Ivall)i lo pronunzia al-Tavyiliàn<br />

(Dzahabi Paris, I, fòl. 136,r.).<br />

Cfr. anche: Qutaybali, 136; Hisam, 289, 29(5, 298,' 492; Athir,<br />

IH, 294; Vaqut, III, 693: al-Isti'àb, 260, n. 1017; Dzahabi Tagrid,<br />

II, 45, n. 466.<br />

(b) abu-1-Haytham Màlik b. al-Tayyihàn b. Màlik b. Atik b. 'Amr b.<br />

'Abd al-a'lam b. Amir li. Za'ùrà- b. (rusam b. al-Hàrith b. al-Khazrag<br />

b. 'Amr b. Màlik b. al-Aws al-Ansàri al-Awsi fu alI'al-'AqaViah e tra i n u -<br />

qabà-. Erano naqlb dei banù 'Abd al-Ashal, Usayd b. Hudayr ed al)ù-l-<br />

Haytham b. al-Ta_yyiliàn. NeUVlenco di quelli che presero parte a Badr,<br />

sono menzionati egli e il fratello 'Atik. Fece le campagne col Profeta, e<br />

mori Tanno 20. H. o il 21. H. Secondo altri avrebbe preso parte a Siffin,<br />

tenendo da Ali, e vi avrebbe lasciato la vita (Athir Usd, V, 318,<br />

lin. 16-24).<br />

al-Muzahhar b. Ràfi<br />

§ 383. — al-Muzahhar b. Rati' ai-Ansàri venne dalla Siria con una<br />

quantità di nativi (schiavij ('ulùg) di quella regione e si recò a Khaybar:<br />

egli fu assassinato dagli Ebrei insieme con i suoi seguaci. Questo fu il<br />

motivo per l'espulsione degli Ebrei da Khaybar (Athir, II, 446).<br />

Cfi-. poc'anzi al § 237.<br />

Nawfal b. al-Harith.<br />

§ 384. — abù-1-Hàrith Nawfal b. Hàrith h. 'Abd al-Muttalib b. Hàsim<br />

al-Hàsimi, cugino del Profeta, fu il più anziano dei banti Hàsim che abbracciasse<br />

l'Isiàm: era stato fatto prigioniero alla battaglia di Badr, ma<br />

fu poi riscattato da al-'Abbàs. Emigrò a Madinah nell'anno dell'assedio ed<br />

il Profeta lo unì in fi'atellanza con al-'Abbàs, che era suo associato, quando<br />

ambedue erano pagani. Nawfal fu presente ad al-Hudajbiyyah, alla presa<br />

di Makkah, e die mano al Profeta a Hunayn contribuendo tremila lancie.<br />

Secondo alcuni morì nell'anno 15. H. in Halab: secondo altri nell'anno<br />

20. H. (Dzahabi Paris, I, foL 129,r.).<br />

Cfr. 14. a. H., § 264, dov'è da aggiungere la biografia che gli dedica<br />

Saad, IV, 1, 30-32, secondo il quale Nawfal sarebbe morto un anno e<br />

tre mesi dopo l'accessione di 'Umar al califfato; 16. a. H., § 131.


Safiyyah.<br />

20. a. H. ss 385-388.<br />

20. a. H.<br />

[NECROLOGIO.<br />

§ 385. — Sali} yah bint 'Abd al-Muttalib, zia del Profeta, sorella di safiyyah.]<br />

Hamzali, di abù Grahl e di al-Muqa\v\vam: loro madre era Zuhrah. SafÌ3yah<br />

andò prima moglie di al-Hàrith b. Harb b. Umayyali e, rimasta vedova<br />

di lui, passò a seconde nozze con al-'Awwàm, al quale partorì il celebre<br />

al-Zuba3'r ed 'Abd al-Ka'bah. Essa tu la .sola zia del Profeta, che abbia<br />

abbracciato l'Islam. Grande fu il suo dolore per la morte del ti-atello<br />

Hamzali ad Uhud: all'assedio di Madìnali essa si ricoverò nella fortezza,<br />

hisn, di Has.sàu b. Tliàbit. Si vuole che essa uccidesse in quella circo-<br />

stanza un ebreo che vagava sospettosamente intorno alla fortezza, colpen-<br />

dolo in testa con un bastone di ferro. Mori nell'anno 20. H. e fu sepolta<br />

più di settanta anni (Dz ahabi Paris,<br />

nel cimitero di al-Baqì' : aveva<br />

I, fol. 136,r.).<br />

Athìr, IL 445.<br />

§ 386. — Safiyyah bint 'Abd al-Muttalib b. Hàsim b. ;Abd Manàf b.<br />

Qusayy, e figlia di Hàlah bint Wuhayb b. 'Abd Manàf b. Zuhrah b. Kilàb,<br />

fu sorella uterina di Hamzah b. 'Abd al-Muttalib (e perciò zia del Profeta):<br />

andò sposa nell'età della barbarie ad al-HàritJi b. Harb b. Umayyah b.<br />

'Abd al-Sams b. 'Abd Manàf b. Qusayy, a cui partorì il figlio Safiyy; poi,<br />

vedova, fu sposata da al-'A\vwàm b. Khuwaylid b. Asad b. 'Abd al-'Uzza<br />

b. Qusayy, a cui generò al-Zubayr, al-Sàib e 'Abd al-Ka'bah. Abbracciato<br />

l'Islam e riconosciuto l'Inviato di Dio, Safiyj'^ah emigrò a MadLuah; Mao-<br />

metto le assegnò una pensione di 40 (wasq) e un terreno irriguo in<br />

Khaybar (Saad, Vili, pag. 27, lin. 17-24) [G.].<br />

§ 387. — Tabù Usàmah Hammàd b. Usàmah, da Hisàm b. 'Urwah, da<br />

suo padre ['Urwah]). Quando il Profeta usci per combattere e respingere<br />

da Madinah i nemici assedianti, fece salire le sue mogli e le sue donne<br />

nel fortino di Hassàn b. Thàbit, che era uno dei meglio muniti della città.<br />

Questo Hassàn era rimasto indietro nella giornata di Uhud. Or venne un<br />

giudeo e s'attaccò (alla porta) del fortino pei- origliare e raccoglier notizie.<br />

Disse Safiyyah bint 'Abd al-Muttalib a Hassàn: « Scendi contro codesto<br />

« giudeo e uccidilo ». Ma poiché egli sembrava esitasse per paura, brandì<br />

essa un palo c^a tenda, e, discesa, tese al giudeo un'insidia: fatta aprire a<br />

poco a poco la porta, gli piombò addosso e a colpi di palo lo accoppò (Saad,<br />

Vili, pag. 27, lin. 24-pag. 28, lin. 3) [G.].<br />

§ 388. — ('Affàu b. Muslim, da Hammàd b. Zayd b. Salamah, da Hisàm<br />

b. 'Urwah). Safiyyah bint 'Abd al-Muttalib, presente a Uhud, mentre i Mu-<br />

sulmani erano volti in fuga, con una lancia che aveva in mano, colpiva<br />

in faccia i fuggenti e gridava ad essi: « Voi fuggite via dall'Inviato di<br />

4:65.


§§ 388, sa*).<br />

' 20. a. H.<br />

20. a. H. « Dio? ». Quando Maometto la vide, disse (al figlio di lei): « Zubayr [b.<br />

Safiyyah.i al-'A wwam], la donna! ». Hamzali era già stato sventrato; e l'Inviato di<br />

Dio non voleva che ella, sorella dello estinto, ne vedesse il cadavere (così<br />

mutilato!). al-Zubayr gridò allora: «O mamma, a te! a te! ». — «Tu non<br />

« hai madre », le rispose lei con voce cavernosa; e s'avanzò, e guardò (il<br />

cadavere di) Hamzah.<br />

Safiyyah l^iut Abd al-Muttalib morì sotto il califfato di 'Umar, e, dopo<br />

il lavacro fxmebre, fu sepolta in al-Baqi' nel recinto della casa di al-Mu-<br />

ghìi-ah b. Su'bali.<br />

Safi3^3-ah trasmise tradizioni dal Profeta (Saad, Vili, pag. 28, lin. 3-11).<br />

Cfr. anche Dzahabi Tagrid, II, 298, n. 3413; al-Istiàb, 764,<br />

n. 3365; Sprenger. I, 527; Muir, HI, 178; IV, 277; Hagaa-, IV, 670,<br />

n. 649.<br />

Sa ìd b. Àmir.<br />

§ 389. — (a) Sa'id b. 'Amir b. Ilidzj'am b. Salàmàn al-Grumahi, Compagno<br />

del Profeta, combattè alla presa di Khaybar, e durante il califfato<br />

di 'Umar fu governatore di Hims fino alla sua morte, che avvenne o nel<br />

19., o nel 20., o nel 21. a. H. in età di 40 anni (Athir, II, 444).<br />

Era uno. degli asràf o nobili eminenti dei banù Gumah. Trasmise<br />

tradizioni ad 'Abd al-rahmàn b. Sàbàt, a Sahr b. Hawsab, a Hassàn b.<br />

'Atij-yali, ma tutte mursal (ossia senza diretto collegamento isnadicoj.<br />

Secondo Khalifah b. Khayyàt egli insieme con Mu'àwiyah espugnò Qay-<br />

sàriyyah (Dzahabi Paris, I, fol. 135,r.).<br />

Cfr. G-awzi, I, fol. 61,r.-62,r.; Hisàm, 641; Mahàsin, I, 83; Ba-<br />

làdzuri, 172; Yàqut, II, 74; IV, 256; Dzahabi Tagrid, I, 240,<br />

n. 2231; al-Istì'àb, 556, n. 2318.<br />

(6) Sa'id b. 'Amir b. Hidzjam b. Salàmàn b. Rabì'ah b. Sa'd b.<br />

Gumah b. Amr b. Husays b. Ka'b ebbe a madre Arwah bint abi Mu'a3t<br />

b. abi 'Amr b. Umayj'ah b. 'Abd Sams b. Abd Manàf Egli non ebbe<br />

figli né discendenza; sì l'ebbe il fratello di lui Gamil, tra i cui discendenti<br />

fu quel Sa'id b. 'Abd al-rahmàn b. 'Abdallah b. Gamil preposto alla ca-<br />

rica di giudice in Baghdad nell'esercito di al-Mahdi.<br />

Sa'id b. 'Amir abbracciò l'Islam prima della spedizione di Khaybar:<br />

emigrò a Madìnah, e partecipò col Profeta a Khaybar ed agii altri fatti<br />

d'arme, ibn Sa'd dice non conoscersi in Madinah una casa che fosse ap-<br />

partenuta a lui (Saad, IV, 2, 13-14).<br />

(e) (al-Wàqidi, da Sa'id b. 'Abd al-rahmàn al-Gumalii). Alla morte di<br />

*Iyàd b. Ghanm, 'Umar b. al-Khattàb prepose Sa'id b. 'Amir b. Hidzyam<br />

436.


20. a. H. §§ 389^91.<br />

al governo di Hims e adiacenti contrade in Siria; e gli scrisse una lettera, 20. a. H.<br />

nella quale gii raccomandava il timor di Dio, lo zelo nella cosa di Allah, said b. Amir.i<br />

l'osservanza a lui spettante del diritto, la diminuzione (bi-wad') del<br />

Idia rag e la benevolenza verso i governati. Sa'id b. 'Amir rispose sullo<br />

stesso tenore (Saad, IV, 2. 14: la biografia è monca) [G.].<br />

abu Sufyàn b. al-Hàrith.<br />

§ 390. — (a) abù Sufyàn al-Mughirah b. al-Hàrith b. Abd al Muttalib b.<br />

Hàsim b. 'Abd Manàf b. Qusayy, era un cugino del Profeta. Alla spedi-<br />

zione di Hunayn egli reggeva la briglia del Profeta: i suoi fratelli erano<br />

Nawfal b. al-HàritJi e Eabi'ah b. al-HàritJi.<br />

Trasmise tradizioni a suo figlio 'Abd al-malik b. abi Sufyàn. Egli era<br />

fratello di latte del Profeta, perchè ambedue erano stati allattati da Halimah<br />

al-Sa'diyyah. Si dice che tra le persone che più si somigliassero nell'aspetto<br />

al Profeta, erano Gra'far b. abi Tàlib, al-Hasan b. 'Ali, Qutham<br />

b. al-'Abbàs ed abu Sufyàn b. al-Hàrit_h. abù Suf^-àn era uno dei migliori<br />

poeti tra i banù Hàsim, e si converti soltanto alla presa di Makkah. Egli<br />

compose persino alcune satire contro il Profeta. Si dice che abù Sufyàn,<br />

nel fare il pellegrinaggio a Makkah, si fece radere, come d'uso, la testa,<br />

e che il barbitonsore, durante l'operazione, gli tagliasse un bottone che<br />

aveva in testa: di ciò egli si ammalò e mori durante il ritorno dal pellegrinaggio<br />

in Madinah [nel 20. H.], ed 'Limar pregò su di lui (Dzahabi<br />

Paris, I, fol. 135, V. -136, r.).<br />

Cfr. Athìr, n, 444, 445.<br />

(6) ibn al-Grawzi pone la sua biografia tra i morti in Madinah nel-<br />

l'anno 15. H., ma osserva che altri la pongono nel 20. H. Si vuole che<br />

egli stesso, tre giorni prima di morire, si scavasse la propria fossa. Egli si<br />

convertì pochi giorni prima della resa di Makkah, ma si battè valorosa-<br />

mente alla battaglia di Hunayn (Gawzi, fol. 28,r.-28,v.).<br />

(e) ibn Hagar rileva il fatto non esser certo che il nome di abù Sufyàn<br />

fosse al Mughìrah, ma aggiunge ignorarsi del pari l'esistenza di un fra-<br />

tello di abù Sufj'àn, avente nome al-Mugh irah (Hagar, III, 927, n. 4089').<br />

§ 391. — («) Nacque da Ghaziyj'ah bint Qaj's b. Tarìf b. 'Abd al-'Uzza<br />

b. 'Amirah b. Umayrah b. Wadi'ah b. al-Hàrit_h b. Fihr.<br />

Egli ebbe numerosi figliuoli: (1) Gra'far, da (xumànah Innt abi Tàlib<br />

b. 'Abd al-Muttalib b. Hàsim b. 'Abd Manàf b. Qusayy; (2) abù-1-Hayyàg<br />

'Abdallah; (3) Grumànah e (4) Hafsah o Hamidah, da Faghmah liiut Humàm<br />

b. al-Afqam b. abi Amr li. Zuwaylam b. Gru'ayl b. Duhmàn b, Nasr<br />

b. Mu'àwiyah: secondo altri, madre di Hafsah sarebbe stata Grumànah bint<br />

487.


§ 391. 20. a. H.<br />

20. a. H. j,iìi Tàlib; (6) 'Atikali. da umm 'Amr bint al-Miiqaw\vim b. 'Abd al-Mut-<br />

Bbu Sufyàn b. al- t«lil^ l»- Hiìsini; (G) Umayyah, da umm Walid o da umm abì-1-Hayyàg; e<br />

Hàrith.i<br />

^^7^ umm Ivulthùm, da umm Walid. Tutta questa ligliuolanza si estiuse,<br />

yeilza ilie nv restasse discendenza (Saad, IV. 1. pag. 34, lin. 4-11) [Cr.j.<br />

abù iSufyàn era poeta, e componeva satiie Luutro i Compagni dell" In-<br />

viato di Dio. Per lungo tempo restò lontano dall'Islam e fu violento contro<br />

chi lo professasse. Egli era Iratclh» di latte' dcirinviato di Dio, avendo per<br />

alcuni giorni succhiato da Halimali: suo coetaneo e domestico, io a\\ersò<br />

quand'egli ricevette la missione (profetica), derise in versi lui e i suoi<br />

Compagni, e per venti anni gli restò nemico, non mancando a nessuno<br />

dei luoghi dove i Qurays uscivano a combattere l'Inviato di Dio. Final-<br />

mente, quando l'Isiàm ebbe la sua crisi decisiva (d araba bu li là na huj,<br />

e si sparse la notizia — l'anno della presa — che l'Inviato di Dio avan-<br />

zava su Makkah, gettò Iddio l'Isiàm nel cuore di abù Sutyàn b. al-Hàritji.<br />

Il quale, vedendo imminente l'arrivo di Maometto, gli mosse incontio<br />

con la sua famiglia, e, travestitosi perchè sapeva che il suo capo era stato<br />

messo al bando, s'imbattè in al-Abwà prima con l'avanguardia musulmana<br />

e poi con l'Inviato di Dio. Gli si presentò dinanzi all'improvviso, tenendo<br />

per mano il figlio Ga'fàr; ma Maometto volse altrove lo sguardo da essi più<br />

volte e non si degnò di guardarli neppure quando abù Sufyàn, « pensando di<br />

« far piacere all'Inviato di Dio », si professò musulmano. Così negletto seguì<br />

abù Sufyàn il Profeta nella presa di Makkah, e poi a Hunayn; in questa<br />

battaglia finalmente, — mentre saltato da cavallo afiErontava la morte con<br />

la spada sguainata — Maometto, per intercessione di al-'Abbàs, si volse<br />

benignamente verso di lui e lo riconobbe fratello, implorando il perdono<br />

da Dio alla inimicizia con cui lo aveva per tanto tempo avversato, abù<br />

Sufyàn baciò il piede del Profeta nella staffa (S a a d , IV, 1 , pag. 34,<br />

lin. 11-35, lin.. 7) [G.].<br />

[b) ('Ubaydallah b. Musa, da 'Amr b. ahi Zà-idah, da abù Ishàq). abù<br />

Sufyàn satii^eggiava i Compagni del Profeta. Ma quando si fé' musulmano,<br />

disse tre versi di ritrattazione (Sa ad, IV, 1, 35, lin. 7-13).<br />

(e) 'Ali b. 'Isa al-Nawfali, dal padre, da Ishàq b. 'Abdallah b. al-Hàrith,<br />

dal padre), abù Sufyàn b. al-Hàrith rassomigliava al Profeta. Ed<br />

essendo andato in Siria, quando si vedeva, gli si diceva: « Ecco il cugino<br />

« di quell'al-Sàbi » (cosi eran spesso chiamati i Musulmani nei primissimi<br />

tempi. De Goeje, in ZDMG., LXI, 472) (Saad, IV,, 1, 35, lin. 19-26).<br />

(f?) Secondo altre tradizioni, abù Sufyàn b. al-Hàrith a Hunayn traeva<br />

per la briglia la mula del Profeta; e dopo la battaglia — che egli cantò<br />

nei suoi versi — ebbe il soprannome di Leone di Allah e Leone dell' In-<br />

438.


20. a. H. §§ 391-393.<br />

viato, Asari Allah e Asad al-Rasùl (Saad. IV, 1, pag. 35. lin. 13-19: 3G, 20. a. H.<br />

^ INECROLOGIO. -<br />

Im. tì-1/) [Lr.J. abùSufyànb.al-<br />

lu modo alquanto diverso è anche narrato il primo incontro di Mao- Harith.]<br />

metto con abù Sufyàu convertito.<br />

§ 392. — (a) Questi con il figlio G-a'far si presentò con il capo coperto<br />

di turbante: « Salute a te, o Inviato di DioI ». — « Scopritevi su, e datevi<br />

« a conoscere ». ordinò Maometto. Essi dichiararono la loro genealooria e<br />

si scopersero il viso, dichiarando: « Non vi è Dio altro che Allah! e tu<br />

« sei rinviato di Dio ». — «Come o quando tu mi hai dato la caccia, abu<br />

« Sufyàn », domandò il Profeta, alludendo a certe espressioni di alcuni<br />

versi composti dal makkano contro di lui. — « Non farmi rimprovero, o In-<br />

« viato di Dio ». — « Non te ne fo, abù Sufvan ». — Poi ordinò ad 'Ali b.<br />

abì Tàlib, di aprir gli occhi del figlio di suo zio al lavacro rituale ed alla<br />

s u n n a h , e dopo menarglielo davanti a sera. Così fu fatto, e quando il Pro-<br />

feta gli vide compir la preghiera insieme con 'Ali, ordinò a costui di gridare<br />

alla gente: « Iddio e il suo Inviato si sono compiaciuti di abù Sufyàn. Com-<br />

« piacetevi anche voi! » (Saad, IV. 1. pag. 35, lin. 26-28; 36, lin. 1-6) [G.j.<br />

(6) L' Inviato di Dio in Khavbar dotò abù Sufyàn b. al-Hàrith di un red-<br />

dito annuo di cento wasq (di datteri) (Saad, IV, 1, pag. 36, lin. 18-19).<br />

(e) (Affàn b. Muslim e 'Arim b. al-Fadl, da Hammàd b. Salamah. da<br />

'Ali b. Zayd, da Sa'id b. al-Musayyab). abù Sufyàn b. al-Hàrith soleva<br />

pregare nella state fino a mezzo il giorno, quando la preghiera diventa<br />

sgradevole (tukrah), poi dal pomeriggio sin verso il tramonto. Una volta<br />

'Ali lo incontrò che s' era partito (dalla moschea) prima del solito, e gli<br />

domandò la causa di questo mutamento d'orai'io. abù Sufyàn raccontò di<br />

essere andato da 'Utjimàu I3. 'Affàn pei' richiedergli la mano della figliuola,<br />

ma di non aver avuto alcuna risposta, sebbene fosse rimasto lì a sedere<br />

un bel pezzo. Disse allora Ali: « Ti darò prima io la mia figliuola »; e<br />

gliela diede in moglie fSaad. IV. 1, pag. 36, lin. 19-25) [G.j.<br />

§ 393. — {a) (Yazid b. Hàrùn e 'Affàn b. Muslim, da Hammàd b. Sa-<br />

lamah, da Hisàm b. 'Urwah, da suo padre ['Urwah]). Disse l'Inviato di Dio:<br />

«abù .Sufyàn b. al-Hàrith sarà il signore degli adolescenti (fit3'àn) del<br />

« Paradiso ».<br />

Una volta, mentre compiva il pellegrinaggio solenne, il barbiere in<br />

Mina, nel radergli il capo, gli tagliò un porro (thu'lùl) ch'egli aveva;<br />

onde ne morì, alcuni dicono martii'e, e destinato al Paradiso (Saad, IV,<br />

1, pag. 36, lin. 25-28-pag. 37, lin. 1-2) [G.].<br />

ih) Tal-Fadl b. Dukayn, da Sufyàn, da abù Ishàq). Quando fu presso a<br />

morire, abù Sufyàn disse ai suoi: « Non piangete su di me. giacché, da<br />

439.


§§ 393, 394. 20. a. H.<br />

?o. a. H. n quando ho abbracciato l'Islam, io non ho più avnto propensione (lam<br />

(NECROLOGIO,<br />

abu Sufyàn b. al-<br />

Hàrith.]<br />

a t a n a 1 1 a t) al poccato ».<br />

abù Siiiyaii morì in Madìnah quattro mesi meno tredici giorni dopo<br />

il fi-atollo suo Nawtal b. al-Hàrit_h (perciò nell'anno 14. H.?). Altri dice<br />

ch'ei mori nell'anno 20. TT., e che 'Umar b. al-Khattàb recitò le preghiere<br />

su di lui. Fu sepolto all'angolo della casa di Aqil b. abì Talib in al-Baqi';<br />

e tre giorni jn-inia della propiia morte egli sopraintese allo scavo della<br />

propria fossa. Quindi disse: « mio Dio, non mi lasciare in vita dopo la<br />

« morte del Profeta e quella di mio fratello; nia fa che io li raggiunga ».<br />

Né tramontò il sole di quel giorno, prima che egli morisse. La sua casa era<br />

vicina a quella di 'Aqìl b. abì Tàlib, ed era chiamata (al tempo di ibn<br />

Sa'd) Dar al-Karàhi ed era attigua a quella di 'Ali b. abi Talib (Saad,<br />

IV, 1, pag. 37, lin. 2-11) [G.].<br />

Cfi'. anche Hisàm, 461, 607, 667, 713, 811, 845; Balàdzuri, 19;<br />

Athir, II, 445; III, 102; Mahàsin, I, 83; Hagar, IV, 162; Yàqùt,<br />

T, 766; IV, 860.<br />

(e) abii Sufyàn b. al-Hàrith b. 'Abd al-Muttalib b. Hàsim, fratello di<br />

al-Tufayl muore nell'anno 31. H. (Athir, III, 102).<br />

(d) abù Sufyàn b. al-Hàrith b. 'Abd al-Muttalib b. Hàsim b. 'Abd<br />

Manàf fu cugino del Profeta. C è discrepanza sul suo nome Hisàm ibn<br />

al-Kalbi, Ibràhim b. al-Mundzir, al-Zubayr b. Bakkàr ed altri : al-Mughirah.<br />

Secondo altri : il suo nome era la sua k u n y a h , e non ne aveva altro. Era<br />

fratello di latte del Profeta, essendo stati allattati da Halimah. E somigliava<br />

al Profeta egli come Gra'far b. abi Tàlib e al-Hasan b. 'Ali e Qutham<br />

b. al-' Abbàs. Era poeta. Professò l' Isiàm e bene. Fu col Profeta a Hunaj-n,<br />

da prode. È dei più degni Compagni, abù Sufy'àn disse: « Dopo la morte,<br />

« non piangete, che non ho commesso peccato da quando ho fatto profes-<br />

« sione d'Isiàm ». Morì a Madìnah il 20. H. Pregò su lui 'Umar b. al-<br />

Khattàb. Secondo altri morì il 25. H. (Nawawi, 725-726).<br />

Cfr. Athir Usd, V, 213-215; Qutaybah, 61; Dzahabi Tagrid,<br />

IL 185, n. 2024; al-Istì'àb, 707, n. 3115; Khamìs, II, 286.<br />

Cfì-. <strong>Annali</strong>, Indice ai volumi I-II.<br />

Tamìm b. lyàs b, al-Bukayr al-Laythi.<br />

§ 394. — Figlio di un Compagno del Profeta, lyàs b. al-Bukayr<br />

[t 34. a. H.], Tamìm nacque mentre viveva ancora Maometto, prese parte<br />

insieme con il padre alla spedizione in Egitto, e meno fortunato di lui, fu<br />

tra quelli che perirono alla prima campagna dell'anno 20. H. (Hagar, I,<br />

379, n. 853).<br />

440.


20. a. H. §§ 395. 396.<br />

Usayd b. Hiidayr. 20. a. H.<br />

§395. — abù Yahj'a [anche abù-1-Hudajr e abù'Atik] Usayd b.al-Hudayr usayd b. hu^<br />

b. Simàk b. 'Atìk b. Imri-lqays b. Zayd b. 'Abd al-Ashal ebbe per madre, ^ay-l<br />

secondo al-Wàqidi, unim Usayd bint al Nu'màn b. Imri-lqays b. Zayd b.<br />

'Abd al-Ashal, e, secondo Muh. b. 'Umàrah al-Ansàri, nmm Usayd bint<br />

Sakan b. Kurz b. Za'ùra b. 'Abd al Ashal. Da una Kindita ebbe un figlio<br />

a nome Yahya; ma non lasciò prole alla sua morte.<br />

Suo padre Hudayr al-Katà-ib fu uomo illustre nella Gràhiliyyah e con-<br />

dottiero degli Aws nella giornata di Bu'àth, che fu la seconda delle due<br />

battaglie combattute tra Aws e Khazrag, mentre in Makkah l'Inviato di<br />

Dio proclama vasi Profeta e predicava l'Islam, sei anni avanti ch'egli emi-<br />

grasse in Madìnah. Hudayr al-Katà-ib perì a Bu'àth; su di lui compose<br />

un'elegia il poeta Khufàf b. Nudbah al-Sulami. Si chiamava Wàqim la<br />

casa mvu-ata (utum) di Hudayr al-Katà-ib nel territorio dei banù 'Abd<br />

al-Ashal.<br />

Anche Usayd b. al-Hudayr fu, dopo il padre, persona eminente tra i<br />

suoi avanti e dopo l'Isiàm: era annoverato tra gli uomini ingegnosi e di<br />

senno: sapeva scrivere l'arabo, già prima dell'Isiàm, quando l'arte dello<br />

scrivere era poco nota; era destro nel nuoto e nel tirar d'arco. Riunendo<br />

in sé queste qualità aveva, come il padre, l'appellativo di perfetto (al-<br />

kàmil), come era uso nell'età della barbarie (Saad, III, 2, pag. 135,<br />

lin. 17-136, lin. 1) [G.].<br />

§ 396. — Quando ritornarono a Madinah i primi convertiti all'Isiàm,<br />

Usayd b. Huda^-r seguiva ancora la religione pagana, e si adontò che As'ad<br />

b. Zuràrah avesse osato ospitare in casa sua il makkano Mus'ab b. 'Uma^'r<br />

e facilitasse così la conversione di altri madinesi alla religione musulmana.<br />

Si rivolse perciò a Sa'd b. Mu'àdz, gli fece notare il pericolo che corre-<br />

vano per l'introduzione delle nuove dottrine, che condannavano la fede<br />

dei loro avi, e lo invitò a prendere una qualche energica misui-a per ar-<br />

restare il movimento. Essi erano allora i due capi più autorevoli della tribù<br />

dei banù 'Abd al-Ashal, e Sa'd, mosso dalle parole del suo congiunto,<br />

approvò di agire energicamente contro questi innovatori, che arrecavano<br />

tanto turbamento in seno alla loro famiglia. Mus'ab b. 'Umayr si trovava<br />

in quel momento insieme con As'ad b. Zuràrah, in un recinto mm-ato,<br />

appartenente ai banù Zafar, e Usayd condusse Sa'd, che aveva presa con<br />

sé una lancia per uccidere As'ad suo cugino, e gli indicò il luogo dove<br />

erano convenuti i novelli musulmani a spiegare e a diffondere le nuove<br />

dottrine. Mus'ab b. 'Umayr si accorse subito che i due uomini avevano<br />

intenzioni poco benevole verso di lui, ma seppe abilmente calmare i loro<br />

4il. 56


§§ a!)iw5!)8. 20. a. H.<br />

20. a. H. sospetti o invitarli in tono cortese a udire quello che egli aveva da dimo-<br />

Usayd b Hu- «traro, piiiiia di condannare lui e i suoi proseliti: Sa'd e Usayd accetta-<br />

dayr.i vono di attendere e di sentire, e il risultato delle eloquenti e affascinanti<br />

paiole di Mus'ab fu di convertire anche questi due uomini alla nuova fede<br />

(T a bari. I. 1214-1215).<br />

Morì nel mese di Sa'bàu del 20. H. (T a bari, I, 2595, lin. 12).<br />

§ 397. — (a) (al-AVaqidi, da Ibràhìm b. Ismà'il b. abi Habibali, da<br />

Wàqid b. Ann- b. Sa'd b. Mu'àdz). Usayd b. al-HudajT e Sa'd b. Mu'adz<br />

si professarono Musulmani nelle mani di Mus'ab b. 'Umayr al-'Abdari nel<br />

medesimo giorno, ma Usayd un po' prima di Sa'd. Dal secondo convegno<br />

di al-'Aqabah — dove, come attestano concordemente i tradizionisti, as-<br />

sistè Usayd con i<br />

70<br />

Ansar e qualcuno dei dodici naqib — Mus'ab aveva<br />

preceduto gli altri nel ritorno a Madinah per predicare l'Islani, insegnando<br />

il Qur-àn o istruendo nella^ religione.<br />

Usayd fu poi dal Profeta congiunto in fratellanza con Zayd b. Hà-<br />

ritjiah. Egli non fu presente a Badr, essendo rimasto indietro con altri<br />

dei maggiori Compagni e n u q a b a , giacché<br />

non pensavano che l' Inviato<br />

di Dio vi avrebbe incontrato insidie e battaglia (Saad, III, 2, pag. 136,<br />

lin. 8-22) [G.].<br />

(6) Quando Maometto tornò da Badr, Usavd gli mosse incontro e si<br />

scusò della sua assenza da un luogo, dove aveva creduto andasse incontro<br />

a una caravana, non ad un nemico. Il Profeta gli rispose: « Tu hai detto<br />

«il vero» (Saad, III, 2, pag, 136, lin. 23-28) [G.].<br />

(e) (al-Wàqidi senza isn ad). Usayd prese parte a Uhud, e vi riportò<br />

sette ferite: tuttavia stette saldo accanto all'Inviato di Dio, finché accor-<br />

sero i Musulmani. Partecipò poi all'assedio di Madinah e a tutti gli altri<br />

fatti d'arme col Profeta, di cui fu tra i più eminenti Compagni (Saad,<br />

III, 2, pag. 130, lin. 28-137, lin. 2) [G.];<br />

(d) tanto che Maometto avrebbe detto di lui: « Eccellente uomo Usayd<br />

«b. al-Hudayr! » (Saad, III, 2, pag. 137, lin. 2-6) [G.].<br />

(e) (Yazid b. Hàrùn e Afifàn b. Muslim e Sula^màn b. Harb, da Hammàd<br />

b. Salimah, da Thàbit al-Bunàni, da ibn Màlik). Usayd b. al-Hudayf<br />

e 'Abbàd b. Bisr stettero a conversare con l'Inviato di Dio in una notte<br />

buia e tenebrosa; e quando si partirono (da lui), diedero luce i bastoni di<br />

entrambi, ed essi camminarono nella luce; poi, quando le loro vie diver-<br />

sero, continuò a dar luce ad ognuno di essi due il suo bastone, e ciascuno<br />

camminò nella sua luce (Saad, III, 3, pag. 137, lin. 6-11) [G.].<br />

§ 398. — (a) (al-Fadl b. Dukayn, da Sufyàn b. 'Uya}nah, da Hisàm<br />

b. 'Urwah, da suo padre ['Urwahj; e 'Abdallah b. Maslamah b. Qa'nab al-<br />

44-2.


20. a. H. §§ 398, 399.<br />

Hàrithi, e Khàlid b. Mukhallad, da Sulaymàn b. Bilàl, da Yahya b. Sa'id, 20. a. h.<br />

da Basir b. Yasàr). Usayd b. al-Hudayi" dirigeva la preghiera della sua usayd b. Hu-<br />

gente, e, poiché era sofferente (delle ferite riportate), pregava con essi se- ^^y-1<br />

duto. Sulaymàn b. Bilàl aggiunge che, dietro di lui, (anche gli altri) pre-<br />

ga van seduti (Sa ad, IIL 2, pag. 137, lin. 11-16) [G.].<br />

(b) (al-Wàqidi, da Ibràhim b. Ismà'il b. abi Habibah, dai su(»i compagni;<br />

al-Wàqidi, da Muh. b. Salili e Zakariyj-à b. Zayd, da 'Abdallah b. abi<br />

Sufyàn, da Mahmud b. Labid). Usayd morì nello Sa'bàn del 20. a. H.,<br />

e 'limar b. al-Khattàb lo portò tra i due sostegni (o braccia della bara?<br />

al,-'amuday n) dei banù 'Abd al-Ashal, finché lo depose in al-Baqi', e<br />

colà recitò su di lui le preghiere (Saad, III, 2. pag. 137, lin. 16-21) [G.].<br />

(e) (Khàlid b. Mukhallad al-Bagali, da 'Abdallah b. 'Umar, da Nàfi', da<br />

ibn 'Umar). Quando Usayd morì lasciò 4000 dirham di debito. Or i suoi<br />

beni davan la rendita di 1000 dirham annui. I creditori volevano ven-<br />

derli; ma 'Umar b. al-Khattàb, informato della cosa, propose loro di ri-<br />

scuoter per quattro anni 1000 dirham e così soddisfarsi per intero. Essi<br />

accettarono, e diedero dilazione (Saad, III, 2, pàg. 137, lin. 21-26) [G.].<br />

Su Usaj'd vedi anche Dzahabi Paris, I, fol. 184,r.-134,v.; Hagar,<br />

I, 92-94, n. 182; Gawzi. I, fol. 59, v., dove é detto che morì nello Sa'bàn<br />

del 20. H. : H<br />

i s a m Indi e e , pag. 226 ; B<br />

a 1 à dz u r i Indice; A th i r , II,<br />

444: Yàqut, I, 670; II, 6; T a bari, I, 2595, lin. 12-13.<br />

Muir, II, 218: III, 247; al-Isti'àb. 27, n. 6: Hagar Tahdzib,<br />

I, 347, n. 633: Dzahabi Tagrid, I, 22, n. 179; Sprenger, I, 411;<br />

III, 111, 212, 213; Aìinali, Indice, volumi I e IL<br />

umm Waraqah bint al-Hàrith.<br />

§ 399. — umm Waraqah bint al-Hàrith si convertì all'Islam nelle<br />

mani stesse del Profeta, e si occupò di raccogliere il Qur"àn, sicché il<br />

Profeta le diede ordine di fare da imam alla gente della sua casa (dar).<br />

Altri la chiamano umm Waraqah bint 'Abdallah b. al-Hàrith b. 'Umayr al-<br />

Ansàriyyah. Seguì Maometto nella spedizioiie di Badr e curò i feriti ed<br />

i malati (G-awzi, I, fol. 62,v.-63,r.).<br />

Alcuni la chiamano umm Waraqah bint Nawfal, ed era chiamata al-<br />

Sahidah. Da- lei tramandò tradizioni 'Abd al-rahmàn b. Khallàd, tradizioni<br />

conservate nei S u n a n di a b ù Dà w u d . Un suo gh u 1 à m la tormentò<br />

(ghammahà, la coprì?) con una qatifah (? veste di seta?) ed il Califfo<br />

'Umar la fece crocifiggere (!<br />

?) (Dzahabi Tagrid, II, 355, n. 4118).<br />

al-Isti'àb, 806, n. 3584. Accompagnò il Profeta nella spedizione<br />

per curare i feriti ed i malati. Fu assassinata da uno schiavo e da una<br />

413.


M ;{99-4i>2. ^U. 3.. H.<br />

20. a. H. schiava di sua proprietà, ed il Califfo fatti arrestare i due colpevoli, che<br />

umm Waraqah volevaiio .<br />

salvarsi<br />

coii la fuga, li crocifisse entrambi. Furono i due primi<br />

bint ai-Hàrith.i a subire quBsta pena nell'Islam. (La notizia meriterebbe conferma, perchè<br />

f<br />

la fonte non è sicura) (Hagar. IV, 98, n. 1533).<br />

Zaynab bint Gahs.<br />

§ 400. — (a) Zaynab bint ó-ahs b. Ri ab b. Ya'mar b. Sabrah b. Hurrah<br />

al-Asadiyyah, degli Asad Khuzaymah, sorella di abù Ahmad e di Habbah:<br />

ebbe a madre Umayyah bint al-Muttalib b. Hàsim. Diventò moglie del<br />

Profeta quando aveva 35 anni; nel 3. a. H., o 4., o 5. H.: l'anno 4. H. è<br />

la data più probabilmente vera. Prima ossa era appartenuta a Zayd b.<br />

Hàrithah, il cliente del Profeta. Mori nel 20. H.; alcuni pongono la morte<br />

nel 21. H. (Dzahabi Paris, I, fol. 134,v.-136,r.).<br />

(b) Per causa sua fu rivelato il versetto sul velo alle donne. Essa amava<br />

vantarsi e diceva alle sue compagne: « I vostri mariti vengono dalle vo-<br />

« stre famiglie, ma il mio marito è Allah da sopra sette cieli » ; morì in<br />

età di 53 anni (Grawzi, I, fol. 60,v.-61,r.).<br />

(e) Zaynab fu calata nella tomba da Usàmah b. Zayd e dal suo nipote<br />

Muhammad b. Abdallah b. Grahs (Athir, II, 444).<br />

§ 401. — (Yazìd b. Hàrùn, da Muh. b. 'Amr, da Yazìd b. Khusayfah,<br />

da 'Abdallah b. Ràfi', da Barzah bint Ràfi'). Quando fu fatta la divisione<br />

delle pensioni ('atà") dal Califfo 'Umar, questi mandò a Zaynab bint Gfahs<br />

quel che le spettava; la quale, vedendolo portar da lei, disse: « Dio per-<br />

« doni a 'Umar! Altra delle mie sorelle ha più forza e salute per spartir<br />

« questa somma ». Le fu detto: « Ma è tutta tua! ». — « Lode a Dio! », ella<br />

esclamò allora; e poi che si fu coperta con un abito (thawb), disse: « Ver-<br />

« satelo e gettateci sopra un panno ». Si rivolse quindi a Barzah: « Cac-<br />

« ciavi la mano, prendine una manciata e portala ai tali », che eran suoi<br />

parenti ed orfani. Continuò così a dividere, finché ne restò un resto sotto<br />

il panno. Allora Barzah bint Ràfi': « Dio ti perdoni », le disse, « o Madre<br />

« dei credenti, per Dio! A questo abbiam diritto noi ». — « A voi quel<br />

« ch'è rimasto sotto il panno ». Scopertolo vi si trovò 85 dirham. Quindi<br />

Zaynab alzò le mani al cielo e disse: « O mio Dio! fra un altro anno non<br />

« mi raggiungerà altra distribuzione di 'Umar ». E così fu, che ella morì<br />

nel primo anno dalla distribuzione delle pensioni (ossia il 20. H. :<br />

III, 1, pag. 216, lin. 20-217, lin. 3).<br />

Saad,<br />

§ 402. — (a) (al-Wàqidi, da 'Amr b. 'Uthmàn al-Grahsi, da suo padre<br />

[Ut^màn al-Grahsi]). Il Profeta venne a Madinah, e tra gli Emigrati che<br />

lo accompagnarono era Zaynab bint Grahs, donna di belle forme, cui l'In-<br />

444.


20. a. H. §§ 402, 403.<br />

viato di Dio richiese la mano per Zayd b. Hàrithah. Ella disse che lo 20. a. h.<br />

sposo non era di suo gradimento, a lei vedova d'un Quraysita. Ma Mao- zaynab bint<br />

metto dichiarò che egli approvava 1' unione, e Zaynab lo sposò (S a a d , óahs.]<br />

Vili, 71, lin. 12-19) [G.].<br />

(6) Come e in quale occasione il Profeta s'innamorasse di lei e come<br />

permettesse al suo devoto Zayd di ripudiarla, per poi sposarla egli stesso,<br />

dopo una particolare rivelazione divina [XXXIII, 31-36], è narrato negli<br />

<strong>Annali</strong>, 5. a. H., § 20. ibn Sa'd descrive l'evento con molteplici tradizioni<br />

(pag. 71-76), tra cui ne scegliamo alcune: Zaj'nab gradi immensamente<br />

l'ambita unione, e ne fa orgogliosa, specialmente per la singolare rivela-<br />

zione che l'aveva autorizzata, e per la quale vantavasi poi presso le altre<br />

donne di Maometto di essere stata a lui sposata non già da genitori o<br />

parenti, ma da Dio stesso, «dall'alto dei sette cieli» (pag. 73, lin. 17;<br />

75, lin. 8) [G.].<br />

§ 403. — (a) Passato il periodo di 'iddah, Maometto incaricò lo<br />

stesso suo figlio adottivo Zayd di richiedere' per lui la bella Zaynab e la<br />

sposò, festeggiando le nozze con un solenne banchetto di carne e pane,<br />

nel quale una semplice pietanza, hays, fatta con datteri e burro, e pre-<br />

parata per i due sposi soltanto, fu miracolosamente, al tocco delle dita del<br />

Profeta, moltiplicata, e bastò a 72 convitati, alle donne tutte di lui, e ne<br />

avanzò. Poi, come i convitati tardavano, dopo il festino, a ritirarsi, l'im-<br />

paziente sposo li licenziò con una nuova rivelazione [XXXIII, 51], che si<br />

disse « il versetto della cortina », perchè stabiliva l'obbligo per i fedeli di<br />

non parlare alle donne del Profeta se non attraverso una cortina (àyah<br />

al-higàb) (Saad, VIII, 74-75) [G.].<br />

(6) A proposito di Zaynab bint Gi-ahs e di una bevanda di miele, che il<br />

Profeta bevve presso di lei, fu rivelato un altro versetto [LXVI, 1], per<br />

rimproverare le altre mogli invidiose e pettegole, specialmente 'A'isah e<br />

Hafsah (Saad, Vili, 76, lin. 6-13) [G.].<br />

(e) (al-Wàqidi, da Abd al-hakìm b. 'Abdallah b. abi Farwah, da 'Abd<br />

al-rahmàn al-A'rag nel suo maglis in Madinah). L'Inviato di Dio assegnò<br />

a Zaynab bint Gahs in Khaybar 80 wasq di datteri e 20 di frumento,<br />

ovvero di orzo (Saad, Vili, 76, lin. 13-16) [G.].<br />

{d) Altre tradizioni (Saad, Vili, 76-77) riferiscono a Zaynab, anziché<br />

a Sawdah, e con più verosimiglianza, la promessa di esser la prima delle<br />

mogli del Profeta a raggiungerlo in Paradiso : promessa fatta da Maometto<br />

a quella delle sue donne' che fosse «più lunga di braccio», cioè — come<br />

poi s'interpretò — più operosa e generosa. Infatti Zaynab, che (per con-<br />

corde testimonianza degli antichi tradizionisti) fu prima a morire, era<br />

44.5.


§§ 4o;v405. 20. a. H.<br />

20. a. H. donna piuttosto piccola, ma industriosa, conciava e cuciva il cuoio, ed era<br />

[NECROLOGIO. -<br />

, ,<br />

Zaynab<br />

óahs.ì<br />

bint molto olemo.smiera.<br />

I 404. — (a) (al-AVaqidi, da 'Abdallah b. 'Umar, da Yah3-a b. Sa'id,<br />

da al-Qàsim b. Muli.). Quando Zaj'nab fu presso a morire, disse: « Io ho<br />

« prepai'ato il mio lenzuolo. <strong>For</strong>se Umar ne manderà un altro: datene via<br />

«uno per carità; e quando m'avrete calata nella fossa, date via anche la<br />

«mia cintura «. K così fecero (Saad, Vili, 77, liu. 8-12) [G.].<br />

(b) (al-Wàqidi, da abfi Bakr b. 'Abdallah b. abi Sabrah, da Yazid h.<br />

"Abdallah b. al-llàdi, da Muli. b. Ibràhim b. al-Hàrit-h al-Taymi). Zaynab<br />

raccomandò morendo di esser deposta sul sarìr (bara) dell'Inviato di Dio.<br />

sul quale si collocava il n a' s (feretro?). Prima di lei vi era stato deposto<br />

abu Bakr. e dopo di lei vi fu deposta ogni donna che mori.sse, fino a<br />

Marwàn b. al-Hakam, il quale stabili che solo gli uomini illustri godessero<br />

di questo privilegio, e strappò le coltri funerarie adoperate in Madìnah<br />

per adagiarvi i morti (Saad, VIII, 77, Un. 12-18) [G.J.<br />

(e) (al-Wàqidi, da Sàlih b. Khawwàt, da Muli. b. Ka'b). La pensione<br />

('atà') di Zaynab bint G-ahs era di 12,000 dirham, ma non ne godè che<br />

un anno solo. Quando le fu portata: « Mio Dio! » ella disse, «un'altra volta<br />

«questo denaro non mi i-itroverà più: esso è corruzione (fitnah) ». Poi<br />

lo divise tra i parenti suoi e persone bisognose. Il Califfo 'Umar, quando<br />

ne fu informato, mandò altri 1000 dirham alla mirabile donna; la quale<br />

ne fece il medesimo uso (Saad, Vili, 78, lin. 5-11) [G.].<br />

(d) (al-Wàqidi, da Musa b. Muh. b. 'Abd al-rahmàn, da suo padre [Muli,<br />

b. 'Abd al-rahmàn],- da 'Amrah bint 'Abd al-rahmàn). 'Umar mandò dai<br />

magazzini ideilo Stato?) cinque scelte vesti perchè se ne rivestisse il ca-<br />

davere di Zaynab bint Grahs, e la sorella di lei Hamanah diede per ele-<br />

mosina il lenzuolo che Zaynab aveva da sé preparato per suo sudario. Alla<br />

morte di Zaynab, 'A-isah disse: « Abbiam perduto una degna d' (ogni)<br />

« elogio e rimpianto, una mediatrice (? mifra') degli orfani e degl'indi-<br />

« genti» (Saad, Vili, 78, lin. 11-16) [G.].<br />

§ 405. — (a) (al-Wàqidi, da abù Bakr b. Abdallah b. abi Sabrah, da<br />

abù Musa, da ibn Ka'b). (Morendo) Zajniab raccomandò di non essere ac-<br />

compagnata col fuoco (degli incensieri). Le fu scavata la fossa in al-<br />

B a q i ' presso Dar '<br />

A<br />

q i 1, fra questa e la D à r ibn a 1 - H a n a f i y y a h. Fu<br />

portato il latte da Sumaynah e messo presso il suo sepolcro, in un giorno<br />

d'estate (Saad, Vili, 77, lin. 18-21) [G.].<br />

(b) Sulla fossa, per il gran caldo della giornata, fa teso uno schermo,<br />

od ombrello, simile a una tenda di fustagrro (fustàt); e fu la prima volta<br />

446.


20. a. H. §§ 4(j5, 40G.<br />

che ciò si facesse. 'Uthman fece poi altrettanto quando morì al-Hakam 20. a. H.<br />

b. abi-l-'Às (Saad, Vili, 80, lin. G-20). ''^Za^n^a^b'^'b^ni<br />

(e) ibn Sa'd riporta molte tradizioni (Vili, 78-81) e riferisce molti parti- óahè.]<br />

colari intorno al funerale di Zajaiab. Fu. per proposta di bint 'Uma3^s,<br />

adottato per la prima volta l'uso die avevano gii Abissini nelle esequie<br />

delle loro donne,- di coprire cioè il cadavere sulla bara con una coltre o<br />

thawb; così poterono prender parte all'accompagnamento, come prima si<br />

faceva, tutti quanti, uomini e donne egualmente, non soltanto i parenti<br />

della defunta, come da principio il Califfo aveva ordinato. Per consiglio<br />

delle altre vedove del Profeta, che 'Umar fece espressamente consultare,<br />

si stabilì che solo gl'intimi parenti (quelli a cui era lecito in vita di en-<br />

trare da Zaynab o vederla a viso scoperto?) potessero però discendere nel<br />

sepolcro e posar (nudo?) nella terra il corpo di Zaynab: uflScio che 'Umar<br />

avrebbe desiderato di compier lui stesso. 'Umar precedette il corteo fu-<br />

nebre, e recitò le preghiere sulla tomba, pronunziando quattro takbir.<br />

§ 406. — (a) (al-Wàqidi, da Musa b. 'Imràn b. 'Abdallah b. 'Abd al-rahman<br />

b. ahi Bakr al-Siddiq, da 'Asim b. 'Ubaydallah b. 'Abdallah b. 'Amis<br />

b. Eabi'ah). Recitate le preghiere mortuarie sull'orlo della fossa, all'ombra<br />

del riparo teso, insieme col cieco abù Ahmad b. Ualis e i maggiori Com-<br />

pagni. 'Umar ordinò a Muli. b. 'Abdallah b. (xalis. a Usàmah, ad* 'Abdallah<br />

b. abi Ahmad b. Grahìs, e a Muh. b. Talhah b. Ubaydallah, figlio di Hamanah,<br />

sorella dell'estinta, di calar nella fossa il cadavere di Zaynab (Saad,<br />

Vili, 80, lin. 26; 87, lin. 6) [G.].<br />

Cfr. anche T a bari, I, 2595, lin. 12-1 a.<br />

(6) (al-Waqidi. da 'Umar b, 'Uthman b. 'Abdallah al-Grah.si, da suo<br />

padre ['Uthman h. 'Abdallah], ed altri isnàd). L'Inviato di Dio sposò<br />

Zaynab bint al-Gahs al novilunio del Dzù-1-Qa'dah del 5. a. H. quando ella<br />

aveva 35 anni, al ritorno dalla spedizione di al-Muraysì', o poco di poi<br />

(Saad, VIII, 81, lin. 6-9, 9-13, 13-15) [G.].<br />

(e) Zaynab aveva circa 30 anni quando fece la Higrah, e mori<br />

nell'anno 20. H., cinquantenne (Saad, Vili, 81, 82) [G.j.<br />

(d) Stando alla confessione di 'A"i.sah, interrogata da 'Urwah, le donne<br />

più fi-equentate dal Profeta e a lui più dilette — « dopo di me » — erano<br />

umm Salamah e Zaynab bint Gahs, donna pia e rifugio dei poveri.<br />

(e) (al-Wàqidi, da 'Umar b. 'Uthman b. 'Abdallah al-Gahs). Di tutti gli<br />

averi di Zaynab, ch'ella aveva adibiti ad elemosine, non rimase che la<br />

casa, la quale fu comprata per 50,000 dirham da al-Walìd b. 'Abd al-<br />

malik, quando demolì la moschea (Saad, Vili, 81, lin. 15-19) [G.].<br />

4-17.


§ 406. 20. a. H.<br />

20. a. H. Per altre fonti su Zaynab bint (rahs vedi Qutaybah, 276, lin. 4-6;<br />

''^z"°Ì'b°'b°nt" Nawawi, 841-843; Tabari, III, 2147-2149; Aghàni, Index, 36B;<br />

éahs.i Hagar, IV, 600-603, n. 467; al-Isti'àb, 753, n. 3318; Dzahabi Tagrid,<br />

II, 286, n. 3274; Hagar Tahdzìb, XII, 420, n. 2801; Muir,<br />

II, 109; III, 228, 230; IV, 114, 144, 161; Sprangar, I, 400, 403; III,<br />

76, 331; Mahàsin, I, 83.<br />

448.


21. a. H.<br />

IO dicembre ©4:1 — 2Q novembre 642<br />

57


a<br />

H<br />

01<br />

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§ 'È.<br />

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21. a. H.<br />

IRAQ. — Governo di Ammàr b. Yasir in al-Kufah, e nomina di al-<br />

Mughirah b. Su bah.<br />

§ 1. — La nomina di 'Ammàr b. Yàsir e la deposizione di Sa'd b.<br />

abì Waqqàs, secondo l'ottima autorità di al-Wàqidi, vanno messe nel 21. H.,<br />

come attesta la seguente tradizione. La notizia è importante, perchè costituisce<br />

un punto fermo nella incerta cronologia di questo periodo. — La<br />

deposizione di 'Ammàr e la successione di al-Mughii-ah a lui, raccontata<br />

qui appresso come avvenuta poco dopo la nomina di 'Ammàr, apparten-<br />

gono probabilmente all'anno seguente.<br />

Sulla deposizione di Sa'd b. abi Waqqàs e le ragioni di essa abbiamo<br />

già dato varie tradizioni e schiarimenti in un passo precedente. Cfi-. 20. a. H.,<br />

1 e segg.<br />

§ 2. — (al-Wàqidi, senza isnàd). Nell'anno 21. H. il Califfo 'Umar<br />

nominò 'Ammàr b. Yàsir governatore di al-Kùfah, dandogli come colleghi<br />

ibn Mas'ùd, che doveva fungere da cassiere ('ala bayt al-màl), e 'Uthmàn<br />

b. Hunayf, il quale doveva sopraintendere alla misura dei terreni<br />

("ala misàhah). Gli abitanti di al-Kùfah incominciarono ben presto a la-<br />

gnarsi del nuovo governatore, il quale allora offerse le sue dimissioni al<br />

Califfo. Di quei giorni si trovava in Madìnah Grubayr b. Mut'im senza oc-<br />

cupazione, ed 'Umar decise di affidare a lui la carica di governatore di al-<br />

Kùfah, ma gli ordinò intanto di non parlarne con alcuno. al-Mughirah b.<br />

Su'bah, che pure si trovava in Madinah, essendo venuto a sapere che Gu-<br />

bayr b. Mut'im era stato in segreto colloquio con il Califfo, e sospettando<br />

che questi gli avesse conferito il governo di al-Kùfah, decise di scoprire di<br />

4.51.


§§ 2, 8. ^1.3.. H.<br />

21. a. H. che cosa si fosse trattato; si rivolse perciò alla propria moglie e le disse di<br />

di •Ammàr°b*Yà° recarsi a far visita alla moglie di (jubayr b. Mut'im e scoprire da lei che<br />

sir in ai-Kufah, cosa fosse avveiiuto, otfrendole in dono provviste da viaggio (era questo un<br />

e nomina di al- , • • • -, • • \ /^ <<br />

Mughirah b Su'- uiodo per scoprire se si accingevano a compiere un lungo viaggio). Cosi<br />

bah.] fu fatto, e la moglie di Gubayr, dopo aver manifestato qualche sorpresa<br />

per l'insolita offerta, si confuse e commise l'imprudenza di accettare il<br />

dono. Da ciò al-Mughirah fu pronto ad arguire che Grubayr dovesse fi-a poco<br />

partire, perchè destinato dal Califfo al governo vacante di al-Kùfah: al-<br />

lora andò direttamente da 'Umar per complimentarlo sulla scelta di Gru-<br />

bayr quale governatore di al-Kùfah. Umar fu tanto irritato da ciò che<br />

egli considerava come un' indiscrezione commessa da Grubayr, contraria-<br />

mente ai suoi ordini, che gli tolse la nomina e conferì ad al-Mughìrah b.<br />

Su' bah il governo di al-Kùfah. al-Mughìrah ritenne quel posto fin tanto<br />

che visse "Umar (T a bari. I, 2645-2646).<br />

Cfr. Khaldùn, II, App., 118; Atjaìr, III, 15, il quale aggiunge che<br />

altri pospongono questo evento sino al 22, H.; Dzahabi Paris, I, fol. 136,r.;<br />

Gawzi, I, fol. 63,r.-64,r.; Mahàsin, I, 84, lin. 8-12.<br />

Sulle funzioni speciali che spettarono ad 'Uthmàn b. Huna3'f per ac-<br />

certare il reddito delle imposte nella Babilonide (al-' Iraq) avremo a ritor-<br />

nare sotto l'anno 23. H., discori'endo della sistemazione fiscale del novello<br />

impero.<br />

§ 3. — (al-Ya'qùbi). Dopo che Sa'd b. abì Waqqàs ebbe fatta la sua<br />

dimora in al-Kùfah, delimitati i terreni tra le tribù, costruite le case ed<br />

i quartieri, gii abitanti di al-Kùfah incominciarono a lagnarsi di Sa'd b.<br />

abì Waqqàs, accusandolo che non compiesse bene le preghiere (cfi\ 20. a. H.,<br />

§§<br />

1 e segg.). Il Califfo allora lo depose, e Sa'd pregò Dio che in avve-<br />

nire non concedesse mai ai Kufani un governatore a loro piacente, né mai<br />

un governatore rimanesse di loro soddisfatto. Al posto di Sa'd il Califfo<br />

nominò 'Ammàr b. Yàsir... (lacuna)..., e poi si presentò al Califfo una<br />

commissione di Kufani, ai quali il Califfo chiese come avessero lasciato<br />

'Ammàr b. Yàsir, il loro governatore. « Musulmano debole », gli risposero.<br />

Allora 'Umar depose anche lui e mandò in sua vece Grubayr b. Mut'im:<br />

al quale però tessè un inganno al-Mughirah, e gli fece la spia presso 'Umar,<br />

aggiungendo: « Nomina me governatore, o Principe dei Credenti! ». Ed<br />

Umar: « Ma tu sei uomo libertino e corrotto (fàsiq)! ». A cui al-Mu-<br />

ghìrah rispose: « La mia immoralità è cosa che riguarda me personalmente,<br />

« a te possono solo importare le mie qualità sufficienti (idoneità) per la carica<br />

« ed il mio carattere maschio » (versione incerta). Ed 'Umar lo nominò<br />

governatore di al-Kùfah. Più tardi il Califfo interrogò i Kufani sul conto<br />

45-2.


21. a. H. 4.<br />

di al-Mughirah. ed essi gli risposero: « Tu conosci meglio di noi e lui e<br />

«la sua immoralità ». E allora Umar esclamò: «O gente di al-Kùfah! Se<br />

« vi do un governatore che è musulmano timoroso, dite che è debole, se<br />

« ve ne do uno che è peccatore, allora dite che è immorale ». E si dice<br />

che dopo questo rimandò (ad al-Kufah) Sa'd b. abì Waqqàs (Ya'qùbi,<br />

II, 177-178).<br />

§ 4. — yi rammenti che soli quattro anni prima (cfi-. 17. a. H., §§ 55<br />

e segg\) al-Mughirah b. Su' bah era stato destituito dal governo di al-Basrah<br />

per gravi mancanze commesse contro il buon costume. Se ora venne cosi<br />

facilmente rimesso da 'Umar al governo di una provincia tanto importante<br />

quanto quella di al-Kufah, superiore a quella di al-Basrah, è probabile che<br />

il Califfo riconoscesse nelle accuse lanciate contro al-Mughirah molta esa-<br />

gerazione partigiana. L'avere poi al-Mughirah tenuto il governo di al-Kùfah<br />

senza contrasti per circa quattro anni è argomento in favore della sua ca-<br />

pacità ed intelligenza (sembra, per esempio, che egli conoscesse e parlasse il<br />

persiano; cfr. §§ 30, nota 1, 42, nota 2). La tradizione ha riconosciuto larga-<br />

mente i meriti dell'intelligenza eccezionale di al-Mughìrah, e quindi ha<br />

introdotto il suo nome dovunque si voleva, nella narrazione, presentare<br />

un fecondo oratore arabo, dimentica dei vizi pagani dell'uomo. Così, per<br />

esemjjio, egli è messo tra gii oratori arabi alla vigilia di Nihàwand (cfr. più<br />

avanti § 42), ma ciò è molto improbabile. E piìi verosimile, ed in accordo<br />

con le precedenti tradizioni, che al-Mughìrah fosse rimasto in Madìnah in<br />

attesa di carpire un qualche lucroso posto di governatore. — Nelle tradizioni<br />

sullo scandalo di al-Basrah vi è molta animosità partigiana. — Rammen-<br />

tiamoci elle al-Mughirah era nativo di al-Tà'if (cfr. 8, a. H., §§ 146, 149;<br />

9. a. H., § 158). che ha dato tanti uomini di valore alla causa dell'Isiàm,<br />

ma i Thaqif di al-Tà"if furono caratteri energici e poco scrupolosi: la tra-<br />

dizione, come vedremo, li ha presi in odio.<br />

V è però un altro fatto importante da osservare. 'Umar nella scelta<br />

dei suoi governatori segue norme molto singolari. Grubayr b. Mut'im, che,<br />

se la moglie avesse avuto più accortezza, sarebbe stato governatore di al-<br />

Kùfah, era uno dei più antichi e accaniti nemici di Maometto (cfr. Intr.,<br />

§ 645; 1. a. H., § 17, n. 6; 2. a. H., § 80, nota 1, n. 3; 3. a. H., §§ 14,<br />

15, 61). Lo stesso 'Ammàr b. Yàsir, sebbene antico musulmano, era persona<br />

senza importanza, schiavo in origine e uomo di poca intelligenza. Infine<br />

al-Mughìrah, lo sapj)iamo, non era uno stinco di santo. — È costante quindi<br />

in 'Umar la condotta di escludere gli antichi Muhàgirùn da ogni parte-<br />

cipazione al potere. In essi 'Umar vedeva nemici personali, e forse anche<br />

uomini pericolosi per V integrità dello Stato islamico.<br />

453.<br />

21. a. H.<br />

'IRAQ. - Governo<br />

di 'Ammàr b. Yà-<br />

sir in al-Kufah,<br />

e nomina di al-<br />

Mughìrah b.Su-<br />

bah.ì


s"^ 21. a. H.<br />

21. a. H. IRÀQ-KHUZISTÀN. — La conquista definitiva del KhOzìstàn e la<br />

•IRAQ-KHUZI- j. m *<br />

STÀN. -la con- P^esa di Tustap.<br />

quista definitiva § 5, — Di.sconondo della cronologia di questa parte «Ielle conquiste<br />

del Khùzistàn e , m<br />

i.- • • / < i r- tt \ ,<br />

la p7esa di Tu- àvahe nell altipiano iranico, osservammo (etr. li. a. H., §§ 89 e segg.), di<br />

s'ar.j accordo con il Wellhausen, come la conquista della regione si svolgesse len-<br />

tamente e con molte difficoltà, e che il merito principale di tutte le vit-<br />

torie spettasse ad abù Musa al-As'ari. L'ultimo atto del dramma, la scena<br />

tinaie della conquista fu la caduta di Tustar e la cattura di al-Hurmuzàn:<br />

su questo evento i cronisti arabi, confusi dalle tante notizie contradittorie<br />

e privi della guida di una sicura cronologia, non ci hanno dato una precisa<br />

indicazione cronologica. Se però tacciono sull'anno, siccome tutte le fonti<br />

sono d'accordo nell' affermare che Ammàr b. Yàsir vi prendesse parte qual<br />

governatore di al-Kùfah, venuto in soccorso di abù Musa e delle genti di<br />

al-Basrah, ne segue che la presa di Tustar debba mettersi dopo la desti-<br />

tuzione di Sa'd b. abi Waqqàs e prima della battaglia di Nihàwand. Ciò<br />

pone sicuramente la presa di Tustar nel 21. H., forse mentre altre schiere<br />

di al-Kùfah si preparavano a partire per l'altipiano iranico alla vigilia di<br />

Nihàwand.<br />

La presa di Tustar e la prigionia di al-Hurmuzàn segnano la fine della<br />

lunga campagna con cui gii Arabi di al-Basrali, sotto abù Musa al-As'ari,<br />

conquistarono il Khùzistàn. <strong>For</strong>se qualche parte minore della regione ri-<br />

mase ancora ad essere debellata, ma fu poca cosa : il dominio arabo era<br />

arrivato oramai anche da questo canto sino alle pendici dell'altipiano ira-<br />

nico. D'ora innanzi del Khùzistàn non si fa più parola, e sotto il succes-<br />

sore di 'Umar, 'Uthmàn, dal 23. al 29. H., abbiamo vaghe e confuse notizie<br />

di guerre e ribellioni nel Fàris : dove<br />

gii Arabi vennero a cozzare contro<br />

r ostacolo più resistente alla loro avanzata vittoriosa verso oriente. — De-<br />

vesi però riconoscere che anche nel Khùzistàn gii Arabi incontrarono<br />

una viva resistenza, che fa nobile contrasto con l'infelicità della campagna<br />

della Babilonide. In questa regione i Persiani sentivansi però in<br />

terra straniera, ed i contadini, per lo più cristiani arameo-semiti, simpa-<br />

tizzavano con gli Arabi: invece nel Khùzistàn e nel Fàris i Persiani difen-<br />

devano terra nativa, e perciò la contesero palmo a palmo con gli Arabi.<br />

Dalle tradizioni che seguono non si può dire con sicui'ezza in quale<br />

ordine avvenisse la sottomissione delle varie città del Khùzistàn. Da<br />

una tradizione data prima (cfr. 17. a. H., § 97), si dovrebbe arguire che<br />

al-Sùs venisse assalita nei primi tempi (cfi". anche § 9), ma senza felice<br />

risultato, perchè altra menzione di questo fatto si ritrova più avanti ai<br />

§§ 28 e seguenti.<br />

454,


21. a. H. §§ 5, 6.<br />

La prima tradizione che segue (§ 6) dà il seguente ordine di precedenza: 21. à. h.<br />

/1N 1 Al - [IRAQ-KHUZI-<br />

(1) al-Aliwaz; stàn. - La con-<br />

(2) Nahr Til-a; quista definitiva<br />

,„v A, -, -, _ del Khuzistàn a<br />

(3) Gundaysabur; i^ p-^ ^. j^_<br />

(4) Ràmhurmuz. e star.]<br />

(6) Tustar.<br />

Altrove (cfi-. 17. a. H., § 97) dopo la presa di al-Aliwàz vien posta<br />

quella di Manàdzir. Poi fu presa Nahr Tira (cfr. 17. a. H., § 94).<br />

Nella versione del solo al-Balàdzuri abbiamo il seguente ordine dei fatti :<br />

(1) Suq al-Ahwàz nel 17. H. (cfr. 17. a. H., §94);<br />

(2) Manadzù- (cfr. 17. a. H., § 97);<br />

(3) Nahr Tfra (cfr. 17. a. H., § 94);<br />

(4) Eàmhurmuz (cfr. §.11);<br />

(5) Surrak (cfr. § 12);<br />

(6) Tustar (cfr. §§ 13, 15);<br />

(7) G-undaysàbm- (cfr. §§ lo, 16);<br />

(8) al-KalbànÌ3^yah (cfr-. § 15);<br />

(9) al-Sus (cfr. § 17).<br />

al-Sùs pare sia stata l'ultima città presa da abù Musa (cfr. § 17,<br />

nota Ij; ma altre fonti aggiungono:<br />

(10) al-Thibàn (cfr. § 18);<br />

(11) Mihrigànqadzaq (cfr. § 20);<br />

(12) Mah' Dzubyàn (cfr. § 21).<br />

Secondo al-Madà-ini (cfr. § 23), aJ-Sùs fri espugnata prima di Tustar.<br />

n fatto che Ammàr b. Yàsir fosse personalmente occupato attorno a<br />

Tustar alla vigilia di Nihàwand, è un'altra conferma della tesi che la cam-<br />

pagna di Nihàwand si sia svolta in modo diverso da quello descritto nelle<br />

tradizioni, vale a dire non sia stata irua campagna organizzata ufficial-<br />

mente con tutte le forze della provincia kufana, ma invece una sorpresa<br />

tentata da un ardito capitano arabo.<br />

IRÀQ-KHUZISTÀN. — Tradizioni sulla spedizione e presa di Gundaysabur,<br />

di Tustar e di Ràmhurmuz.<br />

§ 6. — Secondo al-Walìd h. Hisàm al-Qahdami, abù Musa al-As'ari,<br />

dopo aver terruinata l'impresa di al-Ahvvàz, di Nahi* Tira, di Grundaysàbùr<br />

e di Eàmhurmuz, si avviò marciando su Tustar e si accampò dinanzi alla<br />

porta Bàb al-Sarqi di quella città, abù Musa scrisse al Califfo chiedendo<br />

rinforzi, ed Umar mandò ordini ad Ammàr b. Yàsir ed a Grarir b. Ab-<br />

dallah di andargli in soccorso: Grarir, che trovavasi in Hvdwàn, partì con<br />

455.


21. a. H.<br />

IRÀQ-KHÙZI-<br />

STAN. - Tradi-<br />

zioni sulla spe-<br />

dizione e presa<br />

di óundaysàbùr,<br />

di Tustar e di<br />

Ràmhurmuz.l<br />

§§ 0-11. 21. a. H.<br />

mille nomini, ma qneste prime schiere non fecero impressione svigli asse-<br />

diati, onde abn Musa tornò a chiederne altre. 'Umar dovette scrivere allora<br />

Animar b. Yàsir ordinandogli di recarsi in peisona ad assistere abù<br />

ad '<br />

Musa: egli stesso mandò rinforzi da Madinah, ma alfine la città fu presa<br />

.soltanto per tradimento di uno dei difensori (nel 21. H.?). Alla prosa di<br />

Tustar fu ucciso al-Barà b. Màlik: il primo ad entrar nella città fu 'Ab-<br />

dallah b. Ma'qil al-Muzani. Secondo al-Hasan, l'assedio di Tustar durò due<br />

anni. al-Sa'bi dice ehera.ssedio durasse diciotto mesi (Dzahabi Paris,<br />

I, fol. 133,r.-133,v., dove questi fatti sono narrati sotto l'a. 20. H.).<br />

§ 7. — (al-Tabari, senza isnàd). Secondo alcuni la presa di al-Sus,<br />

di Ràmhurmuz e l'invio di al-TIurmuzàn dalla città di Tustar al Califfo<br />

Umar in Madinah avvennero nel corso dell'anno 20. II. (T a bari, I,<br />

2669, lin. 14-16.<br />

§ 8. — Secondo Sa-yf b. 'Umar, la presa di Tustar avvenne nell'anno<br />

17. H., ma altri l'anticipano all'anno 16. H., ed altri infine la pongono<br />

nel 19. H. (T ab ari, I, 2542).<br />

§ 9. — (Sayf b. 'Umar, senza isnàd). La presa di Ràmhurmuz, di<br />

al-Sùs e di Tustar, e la prigionia di al-Hurmuzàn seguirono nel corso del-<br />

l'anno 17. H. (T a bari, I, 2661, lin. 8-9).<br />

lin. 14j.<br />

§ 10. ^ Nell'anno 21. H. fu espugnata Tustar (Mahàsiu, I, 84,<br />

§ 11. — (a) (al-Balàdzuri, senza isnàd). abù Musa al-As'ari concluse un<br />

trattato con gli abitanti di Ràmhurmuz (^) : più tardi essi violarono i patti<br />

e si ribellarono (-). Allora abù Musa, mandò contro di loro abù Maiyam al-<br />

Hanafi, il quale li indusse ad arrendersi, con l'obbligo di pagare (annual-<br />

mente) 800,000 dirham (Baia dz uri, 379).<br />

(6) (Rawh b. 'Abd al-mu-min, da Ya'qùbi, da abù 'Àsini al-Ràmhurmuzi,<br />

che contava circa cento anni), abù Musa al-As'ari fece un trattato con<br />

la gente di Ràmhurmuz, secondo il quale la città doveva pagare (annual-<br />

mente) sia 800,000, sia 900,000 (d i r h a m) :<br />

di poi gii abitanti mancarono<br />

ai patti, e Ràmhurmuz fu presa d'assalto negli ultimi giorni del governo<br />

di abù Musa in al-Basrah (Balàdzuri, 379).<br />

Nota 1. — Ràmhurmuz, detta anticamente Ràmliurmuz Ardasir, una celebre città del Khfizistan: il<br />

popolo per indolenza ha abbreviato il nome in Ràmuz. Attorno alla città si stendevano magnifici giar-<br />

dini e frutteti, i più belli di tutto il Khuzistàn (Yàqut, II, 738, lin. 7-12; Meynard Dict., 254-255).<br />

Nota 2. — Le continue insurrezioni delle città sottomesse costituirono la maggiore difficoltà in-<br />

contrata dagli Arabi. Questi non potevano guernire tutte le città che si arrendevano, e perciò dovevan<br />

lasciare da per tutto una larga misura di autonomia locale, contentandosi di riscuotere il tributo pat-<br />

tuito nella resa. Quando gli abitanti non pagavano più, gli Arabi erano costretti a riprendere le armi.<br />

Lo spirito fiero dei Persiani e la irresistibile ripugnanza a vedersi sottomessi a predoni del deserto,<br />

erano fomite continuo di queste ribellioni parziali, che prive d'ogni unione con le altre venivan tutte<br />

facilmente domate dagli Arabi.<br />

456.


21. a. H. 12. 13.<br />

8 12, — (al-Baladzun, senza isnad). abu Musa al-As ari prese Surraq 21. a. h.<br />

• ,. , T ~T T-, , ., T , , , • ,. ['IRAQ-KHÙZIalle<br />

stesse condizioni di Kamhurmuz, ma più tardi anche gli abitanti di stan. - Tradi-<br />

(|uesta città si ribellarono, ed abù Miìsa dovè mandare contro di loro Ha- ^'o"' ^uiia spe-<br />

1 1 1 -n 1 1 /-n 1- • • • T n<br />

' dizione e presa<br />

rithah b. Badr ai-Cxhudani: siccome però questi aveva poche forze a sua di Gundaysàbur,<br />

disposizione, non riusci ad espugnarla, e la città rimase ribelle, finché venne '^'' Tustar e di<br />

da al-Basrah Abdallah b. Amir e la prese d'assalto (-'). Allora lo stesso Hà-<br />

rithah vi fu messo come governatore: il che suggerì ad abù-1-Aswad al-<br />

Du-ali alcuni versi riportati nel testo di al-Balàdzuri, insieme con la<br />

risposta, parimenti in versi, di Hàrithah (Balàdzuri, 379-380).<br />

Cfr. Yàqut, I, 849, liu. 10 e segg.<br />

Nota 1. — Sun-aq era uno dei distretti ikuwan di al-Ahwàz lYàqùt, 111,80, liii. 14-15; Maynard<br />

Dict., 309-310).<br />

Nota 2. — La notizia ha molta importanza, perchè è documento del modo disordinato, incom.<br />

pleto, con cui si compieva la conquista arabo-musulmana. 'Abdallah b. 'Amir venne a governare la<br />

provincia di al-Basrah soltanto nel 29. H., perciò Ràmhurmuz rimase indipendente nel mezzo del terri.<br />

torio musulmano per otto anni, mentre gli Arabi, senza curarsi di quanto rimaneva da far dietro le<br />

spalle, si affannavano a conquistare il Fàris. Quale prova migliore si potrebbe avere per dimostrare la<br />

mancanza d'ordine, di unità e di piani sistematici da parte degli Arabi?*<br />

§ 13. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). abù Musa al-As'ari si accinse ora<br />

ad assediare la città di Tustar(^), e dacché quivi erano radunate le maggiori<br />

schiere del nemico, scrisse al Califfo Uniar di mandargli altri rinforzi. 'Umar<br />

scrisse allora ad 'Ammàr b. Yàsir (governatore di al-Kùfah) ordinandogli di<br />

.soccorrere abù Musa con genti di al-Kùfah, e per effetto di questi ordini fu<br />

mandato intanto Grarir b. Abdallah al-Bagali con altre genti in aiuto, abù<br />

Musa ordinò ora le sue schiere, ponendo al-Barà b. Màlik, fratello di Anas<br />

b. Màlik, al comando dell'ala dritta; Magzàh b. Thawr al-Sadùsi della sini-<br />

stra; Anas b. Màlik a capo della cavalleria: da parte sua Ammàr b. Yàsir,<br />

seguendo l'avanguardia mandata innanzi sotto Grarir b. 'Abdallah al-Bagali,<br />

prepose al-Barà b. 'Azib al-Ansàri alla propria ala dritta; Hudza^fah b. al-Yamàn<br />

al-Absi all'ala sinistra, e Qarzah b. Ka'b al-Ansàri alla cavalleria, mentre<br />

al-Nu'màn b. Muqarrin al-Muzani comandava la fanteria. Si venne allora ad<br />

una grande battaglia, in cui gli abitanti di Tustar si batterono con vivo acca-<br />

nimento, e le milizie, tanto di al-Basrah quanto di al-Kùfah, respinsero i Per-<br />

siani fino alle mura della città. Dinanzi alla porta di questa al-Barà b. 'Àzib<br />

si battè finché cadde ucciso, ma al-Hurmuzàn ed i suoi seguaci poterono<br />

ricoverarsi entro la città, seppure in cattive condizioni. I Persiani avevan<br />

perduto 900 uccisi e 600 prigionieri, ai quali tutti fu tagliata la testa.<br />

al-Hurmuzàu, che dirigeva la difesa di Tustar, era nativo di Mihri-<br />

gànqadzaf (^), ed era stato presente alla battaglia di Gralùlà-. Incominciato<br />

ora l'assedio regolare di Tustar, uno dei Persiani rinchiusi venne nel campo<br />

musulmano, e promise che, se gli si garantiva la sicurtà, avrebbe rivelato<br />

457 58


21. a. H.<br />

IRAQ-KHUZI-<br />

STÀN. - Tradi-<br />

zioni sulla spe-<br />

dizione e presa<br />

di Gundaysàbiir,<br />

di Tustar e di<br />

Ràmhurmuz.l<br />

§§ !:•>, 11- 21. a. H.<br />

un punto debole degli assediati. Ottenuta questa assicurazione, il persiano<br />

al)l>raceiò l'Islam, e pose come condizione che egli e suo figlio avessero<br />

(lii-itto ad uno stipendio, esigendo che il patto venisse messo in iscritto.<br />

A questo acconsentì abu Musa, e con lui mandò un uomo degli Saybàn,<br />

detto Asras b. 'Awf al-Saybàni. I due uomini guadarono il Dugayl in un<br />

punto dove erano alcune pietre in fila nel letto del fiume, e poi entrarono<br />

nella città, dove il persiano mostrò all'arabo al-Hurmuzàn: quindi lo ricon-<br />

dusse al campo. Allora abù Musa scelse quaranta uomini sotto gli ordini<br />

di Magzah b. Thawr, e li mandò innanzi, facendoli seguire (ad una certa<br />

distanza) da altri duecento. Questo avvenne durante la notte, e la prima<br />

schiera si avanzò guidata dal traditore persiano, il quale li fece entrare tutti<br />

entro la città: gli Arabi uccisero le guardie, e saliti sulle mura lanciarono<br />

tutti insieme il grido del t a k b i r . Udito<br />

questo, al-Hurmuzàn spaventato<br />

fus'irì ricoverandosi nella cittadella, dove teneva i suoi tesori ed i suoi beni<br />

mobili. Allo spuntar del giorno abii Musa varcò il fiume ed entrò nella città,<br />

e tutto quello che essa conteneva cadde in suo potere. al-Hurmuzàu com-<br />

prese che la città cadeva per tradimento, onde abbandonando ogni speranza<br />

di resistere, mandò a chiedere ad abù Miisa l'amàn; ma abù Musa non<br />

olielo volle concedere, se non a condizione che si rimettesse alla discrezione<br />

assoluta del Califfo IJmar. Così fu fatto, ed il Califfo non solo lo lasciò in<br />

vita, ma gli assegnò anche una pensione (^). Tutti gii altri difensori della<br />

cittadella furono passati da abù Musa a fil di spada (*) (B a 1 à dz u r i , 380-<br />

381). — Cfi-. Yàqùt, I, 849, lin. 10 e segg.<br />

Nota 1. — Tustar, ai tempi di Yàqùt, era la città più grande del Khùzistàn: la t'orma persiana del<br />

nome era Sustar. Attraverso la città scorre il fiume maggiore del Khùzistàn, il Nahr Tustar (Yàqùt,<br />

I, 847-849). Cfr. anche Istakhri, Hawqal, Muqaddasi, Hamadzàni, Khurdàdzhih nei rispet-<br />

tivi indici sotto la voce Tustar, e l'ampia descrizione in Meynard Dictiou, 135-14fi.<br />

Nota 2. — Mihrigànqadzaq o Mihrigànqudzaq (più frequentemente con q anziché con f<br />

per lettera finale), cioè, in persiano, «amore» o «sole» dell'anima di Qadzaq, ameno e largo di-<br />

stretto con città e borghi presso al-Saymarah, in Media.<br />

Cfr. Yàqùt, IV, 668; Muqsddasi, 257, 2.58, 386; Khurdàdzbih, 20, 46, ecc.; Index, 300;<br />

Hamadzàni, 209, 210, 236; Meynard Diction, .552.<br />

Nota 3. — Nel testo abbiamo qui la notizia, che il traditore persiano si mettesse egli stesso ad<br />

uccidere la sua famiglia ed il suo figlio, gettando i cadaveri nel fiume, afiinchè non cadessero in mano<br />

del nemico; ma tale notizia mi pare in contraddizione con quella precedente, in cui si dice che egli<br />

ottenne da abù Musa la promessa di uno stipendio per se e suo figlio.<br />

Nota 4. — Nel testo aggiungousi anche le seguenti notizie, che si riferiscono ad un momento po-<br />

steriore: quando fu assassinato il Califfo 'Umar (nel 23. a. H.) da abù Lu'lu'ah, lo schiavo di al-Mu-<br />

ghirah b. Su'bah, il figlio del Caliiìb, Ubaydallah b. 'Umar, sospettò che vi fosse connivenza tra al-<br />

Hurmuzàn e l'assassino, perciò corse presso il persiano, che non sospettava di nulla, e lo uccise di<br />

sorpresa. Vedi sotto l'annata 28. H.<br />

§ 14. — al-Balàdzuri adduce un'altra tradizione (da abù TJbayd [al-<br />

Qàsim b. Sallàm], da Marwàn b. Mu'àwiyah, da Humayd [al-Tawil], da<br />

Anas b. Màlik), in cui Anas b. Màlik pretende di aver condotto al-Hur-<br />

458.


21. a. H. §§ 15, IG.<br />

muzàn a Madìnah, e d'essere stato egli, mediante la sua intercessione. ?1-<br />

colui il quale ottenne la grazia per il persiano (Balàdzuri, 381). stàn. ~ Tradi-<br />

§ 15. — (Ishàq b. abì Isrà-il, da ibn al-Mubàrak, da ibn Grurayg, da z'oni sulla spe-<br />

. à. 1 T-i - - •<br />

-x cT 1 1 -i . . • T m ,<br />

1 dizione e presa<br />

Atà al-lvhurasani). oi assicura che la citta di Tustar si arrese la prima ^j óundaysàbur,<br />

volta a patti (su Ih*"), ma. poi essendosi ribellata (cfr. poc'anzi § il, «*' Tustar e di<br />

nota 2), fu ripresa d'assalto, e questa volta gli Arabi massacrarono gli uo-<br />

mini e ridussero schiavi le donne ed i bambini, che rimasero nelle naani dei<br />

vincitori, finché giunse un ordine del Califfo di rimetterli in libertà.<br />

Presa Tustar, abù Musa mosse contro Grundaysàbur ('): gli abitanti della<br />

quale, turbati dai precedenti disastri, chiesero l'amàn e vennero a patti<br />

con il generale arabo, ottenendo che nessuno di essi venisse o ucciso, o reso<br />

schiavo, o spogliato dei suoi beni: si obbligarono soltanto alla consegna delle<br />

armi. Una parte degli abitanti migi-ò aUora ad al-Kalbàniyyah : ma<br />

appresso<br />

ad essi abù Musa mandò al-Eabi' b. Zij ad, che li uccise e s' impadi'onì di<br />

al-Kalbàniyyah. Gli al-Asàwirah chiesero allora ed ottennero 1' a ni a n ,<br />

dendosi tutti musulmani (cfi'. 17. a. H., §§ 105 e segg.). Altri sostengono<br />

che gli al-A.sàwirah ottennero 1' a m a n prima della presa di Tustar. e par-<br />

teciparono all'assedio di quella città (Balàdzuri, 381-382).<br />

ren-<br />

Cfr. anche Yàqùt, II, 131, lin. 10 e segg., il quale invece di al-Kal-<br />

bànij'yah ha la lezione al-Kaltàniyyah: in un altro passo (lY, 299, lin. 10-12)<br />

questo ultimo sito è descritto come un luogo giacente tra al-Sùs ed al-Say-<br />

marah. — Cfr. Hamadzàni, 210.<br />

Nota 1. — Gundàysàbru- era una città dei Khùzistàn fondata da Sàbùr b. Ardasir, dal quale prese<br />

il nome. Secondo Hamzah, il nome ai-abo è una corruzione dell' antico nome persiano Bih-az-.\ndiw-<br />

Sàfiir, che, dice quella medesima autorità, significa « meglio di Antàkiyah > (?). Era città ben fortificata,<br />

vasta, con copiosi palmeti, campi seminati ed acqua sorgiva (Yàqfit, II, 130, lin. 6-9, e 14-15).<br />

Cfr. Hamadzàni, IstaUiri, Hawqal. Muqaddasi. Kh urdàdzbih , nei rispettivi Indici,<br />

s. V.: e Meynard Diction., 169-170.<br />

§ 16. — Il geografo Yàqiit (probabilmente attingendo ai Fu t uh di<br />

Sayf: cfr. Heer, 83j porge una versione della presa di Gundaysàbùr che<br />

è ben diversa dalla precedente, e che per i suoi particolari, un po' singo-<br />

lari, non merita forse molta fede. Secondo tale versione la città fu con-<br />

quistata nel medesimo anno della battaglia di Nihàwand (nell'anno 19. H.,<br />

aggiunge il testo, il che è errato, perchè Nihàwand fu combattuta nel<br />

21. H.). I Musulmani avevano posto assedio alla città e la tenevano stretta<br />

da parecchio tempo, quando un giorno all'improvviso gli abitanti aprirono<br />

le porte, mandarono fuori gli animali al pascolo, e riaprirono i mercati<br />

disperdendosi in tutte le direzioni. Gli Arabi non poterono capire che cosa<br />

fosse avvenuto ed inten-ogarono gli abitanti: scoprirono così che questi<br />

erano stati ingannati da uno schiavo per nome Maknif, nativo della città,<br />

459. -<br />

a- H.<br />

Ràmhurmuz.]


21. a. H.<br />

IRÀQ-KHUZI-<br />

STÀN. - Tradi-<br />

zioni sulla spe-<br />

dizione e presa<br />

di óundaysàbùr,<br />

di Tustar e di<br />

Ràmhurmuz.l<br />

§§ 1«, i7. 21. a. H.<br />

il ijualc a\x-\;i scritto a loro dal campo mnwulmaiio offrendo l'aman se si<br />

l'ossero arresi: il che avevan subito accettato senza esitazione; e quando<br />

gli Arabi fecero rilevare che Muknif era uno schiavo non avente veruna<br />

autorità, essi risposero: « Noi non riusciamo a distinguere tra voi il servo<br />

« dal padrone ». Crii Arabi furono generosi, lasciarono in pace gli abitanti<br />

e scrissero al Califfo chiedendo istruzioni:. egli rispose di accettare l'aman<br />

(Yaqùt. II, 130, Un. 19 e segg.). — Cfr. anche § 31.<br />

§ 17. — (al-Balàdzuri, senza isuàd). abù Musa al-As'ari mosse contro<br />

al-Sus, e vi pose assedio, finché agii abitanti vennero meno le vettovaglio e<br />

fui-ono costretti a domandare l'aman. Il m a r z u b a n non chiese F a m a n<br />

per tutti gli abitanti, ma offrì di aprire le porte della città, se abu Musa<br />

concedeva la sicurtà nella vita e nei beni ad ottanta persone da lui nomi-<br />

nate, escludendo però, per isbagiio, il proprio nome dall'elenco, abù Musa<br />

accettò, la città fu occupata dagli Arabi e le ottanta persone ebbero ciò<br />

che fu pattuito, ma al marzubàn il generale arabo fece troncare la<br />

testa (') : allo stesso tempo mandò a morte un grande numero di guerrieri,<br />

che avevano difesa la città: i beni (di questi) furono confiscati e le loro<br />

famiglie ridotte in schiavitù.<br />

Si narra che abù Musa vedesse nella cittadella di al-Sùs una casa<br />

(bayt), coperta da un velo (sitr), e quando chiese che cosa nascondesse,<br />

gli dissero che ivi riposavano i resti del profeta Dànyàl (Daniele). Se-<br />

condo la tradizione, Daniele fatto prigioniero (dopo la presa di Grerusalemme<br />

: Yàqùt, III, 189, lin. 16) da Bukht-Nassar e deportato in Bàbil,<br />

erasi recato in al-Sùs per richiesta degli abitanti afflitti da una grande<br />

siccità, nella speranza che le sue preghiere avrebbero indotto Dio a mandar<br />

la pioggia, e colà aveva cessato di vivere, abù Musa scrisse al Califfo,<br />

chiedendo che cosa dovesse fare, ed 'limar rispose di dare sepoltura ai<br />

resti del profeta, abù Musa deviò allora il corso del canale: nel letto pro-<br />

fondo del medesimo scavò una fossa, ed ivi seppellì i resti di Daniele: di<br />

poi rimise il canale nel suo corso antico (Balàdzuri, 378).<br />

Nota 1. — al-SQs era uu paese nel Khùzistàn iu cui è la tomba del profeta Daniele. al-SCis,<br />

dice Yàqùt, fu l'ultima città espugnata da abù Musa al-As'ari (nella sua spedizione nel JKhuzistàn<br />

(Yàqùt, m, 188, lin. penult. e 189, lin. 13 e segg).<br />

Cfr. Istakhri, Hawqal, Muqaddasi, Kh urdàdzbih, Hamadzàni nei relativi Indici; e<br />

Meynard Diction., 326-327 con le citazioni relative alla pretesa tomba di Daniele.<br />

Nota 2. — Un'altra tradizione (abù 'Ubayd al-Qàsim b. Sallàm, da Marwàn b. Mu'àwiyah, da<br />

Humayd al-Tawil, da Habib, da Khàlid b. Zayd al-Muzani, cbe perdette un occhio all'assedio di al-Sùsi,<br />

conferma l'incidente del Marzubàn, con la differenza, che invece di ottanta furono cento le persone<br />

che ebbero la grazia, e si afferma che egli nel fare l'elenco omettesse, per dimenticanza, il proprio<br />

nome. Quando si vide perduto, il Marzubàn offri ingenti somme ad abù Musa per la propria vita,<br />

ma il generale arabo non gli prestò ascolto e lo fece decapitare (Balàdzuri, 378-3791.<br />

Abbiamo trovato un episodio identico nella storia della Riddah, quando il traditore al-As'ath<br />

b. Qays omise nello stesso modo il proprio nome (cfr. 12. a. H., §§ 79, 80). La grande somiglianza delle<br />

s 460.


21. a. H. 17-1!).<br />

line naiTazioni non sembra corrispondere alla verità, e fa nascere il sospetto che l' incidente, più che<br />

un fatto reale, debba essei'e uno dei tanti temi tradizionistici, da cui lo storico <strong>dell'Islam</strong> deve stare<br />

perpetuamente in guardia nello studio delle tradizioni islamiche (cfr. anche § 20). Nell'esporre le vicende<br />

del califfato di 'Ali e uell'esaminare l'odio ti'adizionistico contro al-As'ath b. Qays, dimostreremo l'in-<br />

sussistenza delle accuse di tradimento a suo i-iguardo.<br />

§ 18. — ('Umar b. Hafs [Hafs b. 'Umar?] al-'Umari, da abù Hudzaj-fah.<br />

da abu-1-Ashab, da abù Ragàj. al-Rabi' b. Ziyàd espugnò anche al-Thibàn<br />

(o al-Thibyàn) per ordine eli abu Musa: più tardi la città si ribellò, e fti<br />

riconquistata da Mangùf b. Thawr al-Sadùsi (^) (Balàdzuri, 382).<br />

Nota 1. — Nel testo aggiungesi, che le conquiste fatte da abù Musa furono al-Sùs, Tustar e<br />

Dawraq (Yàqut, II, 618; Meynard Dict., 241-242), tutte tre prese d'assalto. Poi si dice che 'Abdallah<br />

b. 'Amir espugnò Sanbil e al-Zutt, gli abitanti delle quali eransi ribellati, ed eransi uniti ai Kurdi: egli<br />

espugnò anche Aydzag (Idzag, cfr. § 25) dopo un vivo combattimento. Queste ultime notizie riferi-<br />

sconsi però ad una età posteriore, regnante 'Uthmàn, come avremo occasione di narrare.<br />

Appresso alle precedenti notizie al-Balàdzuri aggiunge una tradizione di al-Madà-iui, in cui si<br />

afferma che TLàt b. Dzi-l-Harrah al-Himyari espugnò la fortezza Qal'ah Dzi-l-Ranàq, ma non si dice né<br />

quando ciò avvenisse, né dove sorgesse questa fortezza (Balàdzuri, 382).<br />

Né in Yàqut né in altra fonte geografica a mia conoscenza esiste menzione di Thibàn o Thibyàn.<br />

né di Qal'ah Dzi-al-Ranàq.<br />

§ 19. — (abù Hanifali al-Dìnawari). Allorché i Persiani profughi di<br />

(Talùlà- giunsero a Hulwàn, il re Yazdagird partì -fuggendo, seguito dai<br />

maggiorenti e più nobili della sua famiglia, e andò a fissarsi in Qumm e<br />

Qàsàn(^): in questa circostanza uno dei suoi più intimi seguaci e consan-<br />

guinei, un certo al-Hurmuzàn, zio materno di Sirwayh (nel testo Sii-ùyah,<br />

la forma persiana) b. Kisra Abarwiz, rivolse la parola al re e gli fece osser-<br />

vare come gli Arabi non solo minacciassero la regione intorno a Hulwàn,<br />

ma un loro distaccamento minacciasse anche le parti di al-Ahwàz, dove<br />

non era alcuno che li respingesse. al-Hurmu.zàn alludeva cioè alle schiere<br />

di cavalleria comandate da abù Musa al-As'ari (che invadevano il regno<br />

persiano dalla parte confinante con il distretto di al-Basrah). Al re che<br />

gli chiese che parere avesse sul conto di quest'altra aggressione, al-Hm*muzàn<br />

rispose offrendo di andar egli in persona a ricacciare indietro gii<br />

Arabi, se il re gii avesse dato le necessarie milizie, e promettendo di cu-<br />

stodire quei confini e di mandare l' importo delle tasse del Fàris e di al-<br />

Ahwàz. Yazdagird approvò molto il disegno, e gli afiìdò il comando di una<br />

})iccola schiera d'armati (cfi*. 17. a. H., § 109).<br />

Con questa al-Hurmuzàn si recò a Tustar, dove si adoperò a restaurare<br />

le fortificazioni ed a raccogliere vettovaglie in previsione d'un assedio: allo<br />

stesso tempo chiamò la gente dei dintorni sotto le armi e radunò un in-<br />

gente numero di armati, abù Musa al-As'ari non tardò ad esserne informato<br />

ed a mandarne quindi rapporto al Califfo 'Umar: questi comunicò ogni cosa<br />

ad 'Ammàr b. Yàsir (governatore di al-Kùfah) ordinandogli in pari tempo<br />

di mandare al-Nu'man b. Muqarrin con mille uomini in aiuto di abù<br />

461.<br />

21. a. H.<br />

[IRAQ-KHUZI-<br />

STAN. - Tradi-<br />

zioni sulla spe-<br />

dizione e presa<br />

di GundaysàbGr,<br />

di Tustar e dì<br />

Ràmhurmuz.l


§19<br />

21. a. H.<br />

21.- a. H. Musa. 'Amniàr scrisse allora a Garir b. 'Abdallah al-Bagali, che era ri-<br />

STÀN "^"rla^d'i- Inasto in óalfila-, di andarsi a unire con abu Musa. Grarir, lasciato 'Urwah<br />

zìoni sulla spe- b. Qavs al-Bagali con 2000 uomini, tutti Arabi nomadi, a custodire Gra-<br />

di TuTda^ sa bor^<br />

1"1^'' ^"^^^ ^°^^ ^^ rimanente a congiungersi con abii Musa. Questi però<br />

di Tustar e di non sodisfatto dei rinforzi avuti, tornò ad insistere presso 'limar per averne<br />

Ramhurmuz.]<br />

^j^^. ^j^j^^j.^^ sicchè il Califfo scrisse ad 'Ammàr b. Yàsir ordinandogli di<br />

lasciare in al-Kùfah la metà delle sue milizie .sotto Abdallah b..Mas'ùd e<br />

di andare con l'altra a raggiungere abù Musa. Avvenuta così alfine -la riu-<br />

nione di tante schiere, abù Musa mosse contro la città di Tustar, alla quale<br />

pose assedio: al-Hurmuzàn rinchiuso entro le mura si difese con grande<br />

accanimento. L'ala dritta musulmana era agli ordini di al-Barà b. Màlik.<br />

un ft-atello di Anas b. Màlik, l'ala sinistra sotto Magzàh b. Thawr al-<br />

Bakri: su tutte (?) le schiere (abù Musa) pose Anas b. Màlik, sulla fan-<br />

teria Salamah b. Ragà*. Dinanzi alla città si venne ad ima grande e san-<br />

siuinosa battaglia, in cui i Musulmani vinsero i Persiani e li ricacciarono<br />

entro le mura della città, dove -i superstiti si fortificarono e prepararono<br />

a difendersi. Nella battaglia perirono al-Barà b. Màlik e Magzàh b. Thawr.<br />

mentre i Persiani perdettero mille uomini uccisi e seicento prigionieri.<br />

A questi ultimi abù Musa fece tagliare la testa. I Musulmani rimasero<br />

molti giorni accampati dinanzi a Tustar, proseguendo le operazioni di<br />

assedio, ed alfine, durante ima notte, un uomo dei nobili (asràf) del<br />

paese venne a trovare in segreto abù Musa e gli disse che, se garantiva<br />

la sicurtà (a man) per sé, per la sua famiglia, per suo figlio e per i suoi<br />

• beni tanto mobili che immobili, allora gli avrebbe dato modo di pren-<br />

dei-e la città d'assalto, abù Musa accettò le condizioni e promise di con-<br />

cedergli quanto chiedeva. Il persiano, che aveva nome Sinah, chiese che<br />

un arabo lo accompagnasse, abù Musa invitò uno dei presenti a seguire<br />

il persiano, facendo rilevare il periglio estremo dell'impresa e l'assenza di<br />

(Qualsiasi garanzia, però... «se muore, il compenso è il paradiso; e se la<br />

« impresa riesce, il vantaggio suo diviene il vantaggio di tutti i Mu.sul-<br />

« mani ». Si offerse allora come volontario al-Asras b. 'Awf al-Saybàni, e<br />

salutato da abù Musa con le parole: « Che Dio ti guardi! », parti con il<br />

persiano, guadò il Dugayl, e per mezzo di un passaggio sotterraneo (sarab)<br />

arrivò alla casa del persiano (entro la città di Tustar). Sinah gettò allora<br />

sulle spalle di al-Asras un mantello (t a y<br />

1 a s à n) e gii disse : « vienmi ap-<br />

« presso come se tu fossi uno dei miei servi > ; poi si mise in giro per la<br />

città traversandola tutta per lungo e per largo, finché arrivò al sito dove<br />

stavano le guardie a custodia delle porte: poi proseguì finché giunse con<br />

lui presso la porta del suo castello insieme con vari maràzibah. Aven-<br />

462.


21. a. H. § 19.<br />

dogli mostrato così ogni cosa, il persiano Sinah ricondusse al-Asras a casa,<br />

e fattolo uscire per il sotteri-aneo, lo rimenò al campo musulmano. al-Asras<br />

informò abù Musa di tutto quello che aveva visto e disse: «Dammi due-<br />

« cento uomini: piomberò sulle guardie, le ucciderò e ti aprirò la porta<br />

« della città: tu. sii pronto a prestarmi man forte con tutta la tua gente ».<br />

abu Musa gii affidò il comando di duecento volontari, i quali seguirono<br />

Sinah ed al-Asras, entrando nella galleria sotterranea (n a q b) e riuscendo<br />

nella casa di Sinah, dove si prepararono alla lotta. I duecento uomini<br />

guidati da Sinah e da al-Asras si diressero ora verso la porta della città<br />

allo stesso momento in cui abù Miisa vi si avvicinava dal di fuori, piom-<br />

barono sulla guardia, e lanciarono il grido convenuto, a cui risposero gii<br />

Arabi dalFesterno. Dopo un aspro combattimento, gli Arabi entro le mura<br />

spezzarono la serratura e spalancarono la porta ai compagni, i quali tutti<br />

insieme irruj)pei-o nella città. al-Hurmuzàn con i maggiori suoi maràzibah<br />

si rifugiò nella fortezza, che sorgeva nel centro della città. La quale<br />

tutta, con quanto conteneva, cadde in potere dei Musulmani.<br />

al-Hurmuzàn, rinchiuso nella cittadella, continuò a difendersi finché<br />

ebbe viveri: quando questi gii vennero meno, chiese l'amàn. abù Musa<br />

rispose che egli doveva arrendersi alla mercè di 'Umar, ed al-Hunnuzàn<br />

accettò. Il persiano uscì quindi con la sua famiglia e con i suoi m a r a -<br />

zi bah, ed abù Musa inviò tutti a Madinah dal Califfo 'limar, facendoli<br />

accompagnare da trecento uomini comandati da Anas b. Màlik. Durante<br />

il viaggio giunsero ad una sorgente, al-Sumaynah (in Arabia) (^), ma gli<br />

abitanti non vollero permettere ai viaggiatori di fermai-si per timore che<br />

inquinassero le acque: saputo però che la gente era comandata da Anas<br />

b. Màlik non fecero più opposizione. Gli Arabi della scorta proposero ad<br />

Anas di sporgere lagnanze al Califfo e pregarlo di allontanare quella gente<br />

dal pozzo per punirli di quanto avevan fatto. al-IIurmuzàn disse : « Se<br />

« il vostro intento è di farli trasferire in un sito peggiore, sarà possi-<br />

« bile trovarlo? ». Arrivati a Madinah al-Hurmuzàn fri costretto a vestirsi<br />

con tutti gli ornamenti e la pompa spettanti al suo grado, affinchè il Ca-<br />

liffo vedesse la foggia di vestirsi e di ornarsi dei magnati persiani, ed in<br />

tale arnese fu menato innanzi al Califfo. Il resto dei fatti, termina abù<br />

Hanifah. è noto a tutti (Hanifah, 136-140).<br />

Nota 1. — Qumm e Qasàn sono due città della Media, distanti l'una dall'altra dodici parasanghe,<br />

ricche di acque dolci e di giardini; ampiamente descritte in Yàqfit, IV, 15 e 175(Meynard Dict.,<br />

434-435, 4.56-460). Cfr. Hamaiiziini, 268-265; Istakhri, Hawqal e Muqaddasi, hidfx, pag. 102, 108;<br />

Khurdàdzbih, Index, 295.<br />

Nota 2. — al-Sumaynah, sorgente dei banù-l-Hugaym, prima tappa di chi da al-Nibàg si dirige<br />

ad al-Ba.s.rah (Yaqnt, HI, 153; M u q ad d asi , 190, 251; Khurdàdzbih, 146, 190).<br />

463.<br />

21. a. H.<br />

[IRAQ-KHUZI<br />

STÀN. - Tradi-<br />

zioni sulla spedizione<br />

e presa<br />

di Gundaysàbur,<br />

di Tustar e di<br />

Ràmhurmuz.!


21- a. H.<br />

§S •-'


MadTrini).<br />

21. a. H. §§<br />

-irì, 23.<br />

IRÀ Q-KHUZISTÀN. — La conquista del Khùzistan {versione di al-<br />

21. a. H.<br />

(IRÀQKHUZI-<br />

STÀN. - La con-<br />

§ 22. — Le notizie narrate da al-Madà'ini non sembrano dettate con quìsta dei KhQ-<br />

lo scopo di conservare memoria delle vicende musulmane nel Khùzistan,<br />

ma per porre in rilievo i grandi meriti ed i particolari personali riguar-<br />

danti alcune famiglie persiane. — Sembiano notizie foggiate posteriormente<br />

per glorificazione di famiglie musulmane di oi'igine persiana, che avevano<br />

appunto per capostipiti o Siyàh o uno di coloro che con lui passarono<br />

alla fede musulmana. I due tradimenti di Siyàh, perchè avvenuti a van-<br />

taggio della causa islamica, sono narrati come atti meritori, perchè la vera<br />

fede va innanzi a tiitto e per essa è lecito violare qualunque impegno,<br />

rompere qualunque vincolo umano e sociale.<br />

§ 23. — (abù Zayd 'Umar b. Sabbah, da al-Madà-ini). Quando i fug-<br />

giaschi della rotta di Galùlà- arrivarono presso il re Yazdagird in Hulwàn,<br />

il re riunì a consiglio i suoi intimi e al-Mawbadz (il sommo pontefice del<br />

clero mazdeista) per decidere su qviello che conveniva di fare. al-Mawbadz<br />

propose che il re trasferisse la sua dimora nella foltezza di Istakhi' (nel<br />

Fàris), la sede antica della sua casa (bayt al-mamlakah), adunandovi<br />

i suoi tesori, e dirigendo da lì la campagna contro gli Arabi. Questo con-<br />

siglio fu approvato da Yazdagird, il quale perciò andò prima ad Isbahàn,<br />

e chiamato Siyàh, gli ordinò di recarsi nel Fàris con trecento uomini, ù-a<br />

i quali si trovavano settanta fi:a i più nobili del regno, e di fare un appello<br />

generale di tutti i Persiani, perchè venissero sotto le armi. Yazdagird pro-<br />

segui con Siyàh fino ad Istakhi', e mentre egli vi stabiliva la sua corte,<br />

Sij'àh continuò verso il Fàris, dove abù Musa (al-As'ari) stava assediando<br />

la città di al-Sùs. Sij^àh si spinse in direzione di al-Sùs, mentre al-Hur-<br />

muzàn prese il cammino di Tustar.<br />

Siyàh avanzò fino ad al-Kalbànij-yah. Intanto però gii abitanti di<br />

al-Sùs, avendo avuto notizia della disfatta di Gralùlà*, e della fuga di Yaz-<br />

dagird fino ad Istakhi-, aprirono trattative con abù Musa al-As'ari e si ar-<br />

resero al generale arabo; il quale si spinse ora contro Ràmhurmuz. Siyàh,<br />

nel suo campo in al-Kalbàniyj-ah, turbato da questo nuovo successo delle<br />

armi musulmane, ed aiTÌvato oramai alla conclusione che gli Arabi fossero<br />

invincibili, si tenne inoperoso nel proprio campo, mentre abù Musa<br />

al-As'ari si avanzava anche contro Tustar, e riceveva altri rinforzi coman-<br />

dati da Ammàr b. Yàsir. Siyàh, trasferito dunque il suo campo in un sito<br />

fi'a Ràmhurmuz e Tustar, convocò ora a consiglio i suoi colleghi, e fatta<br />

esposizione dello stato disperato delle cose, propose di unirsi ai Musulmani<br />

e di abbracciare la loro religione. Ottenuta l'approvazione dei colleglli,<br />

46.5. 59


21. a. H.<br />

IRAQ-KHUZI-<br />

STAN. - La conquista<br />

del Khu-<br />

zistàn.j<br />

§§ :J:1, :il. 21. a. H.<br />

SìnAIi iiiaiidò ^irawayli e nove altri cavalieri in missione presso abu Musa<br />

por trattare la conversione dei Persiani del suo distaccamento. I Persiani<br />

rliiedevano condizioni di favore: erano pronti a battersi con non arabi, ma<br />

non volevano essere obbligati a combattere contro altri Arabi (cfr., per<br />

identica condizione, evidentemente interpolata, 17. a. H., §§ 108, 109, 111):<br />

volevano potersi stabilire ed unirsi a chi e dove loro piacesse,: pretesero<br />

inoltre di essere iscritti nel ruolo dei pensionati più alti e di avere per<br />

capo soltanto la persona superiore ad abù Musa, alludendo così al Califfo<br />

stesso, abù Musa non voleva impegnarsi a questi patti, ma siccome i Persiani<br />

ricusavano d'altra parte di convertirsi ad altre condizioni, abù Musa scrisse<br />

al Califfo, informandolo di tutto, ed 'Umar rispose, ordinandogli di accettare<br />

le condizioni chieste dai Persiani. In questo modo Sij^àh con tutti i suoi ab-<br />

bracciarono l'Isiàm: cento fra i convertiti furono iscritti nel ruolo dei pen-<br />

sionati, che ricevevano 2000 dirham all'anno: sei persiani, ossia Khusraw,<br />

detto anche Miqlàs, Sahriyàr, Sahrawayh, Sii-awayh, Afrùdzìn e Siyàh ri-<br />

cevettero invece la pensione di favore di 2500 dirham all'anno (cfr. anche<br />

20. a. H., §§ 255, 286, 336)0.<br />

Essi presero parte alle guerre successive e si distinsero per il loro<br />

grande valore. Durante l'assedio d'una fortezza, che secondo alcuni fu quella<br />

di Tustar, Siyàh si spinse, vestito alla persiana, sotto le mura della rocca,<br />

mostrando i suoi vestiti tutti macchiati di sangue: i difensori prendendolo<br />

per uno dei loro compagni, ed ingannati dalla sua foggia di vestire, gli<br />

aprirono la porta deUa fortezza. Egli allora afferrò la spada, si gettò sulle<br />

guardie e le uccise, rendendosi padrone della porta : continuò<br />

quindi a bat-<br />

tersi, tenendo aperta la porta, finché arrivarono gli altri Musulmani in suo<br />

soccorso e la fortezza venne espugnata (T abari, I, 2561-2564J.<br />

Nota 1. — È lecito avere dubbi su questi particolari. Tutte le condizioni messe da Siyàh per<br />

convertirsi mi sembrano poco degne di fede. È inconcepibile che gli Arabi accettassero di trattare le<br />

condizioni per una conversione: dovevano sicuramente essere eguali per tutti. Anche questo cenno delle<br />

pensioni alle quali avrebbero preteso i Persiani, ha l'aria di essere interpolazione posteriore, quando<br />

si discuteva se un arabo musulmano t'osse pari ad un musulmano non arabo. Non si può mai essere<br />

abbastanza guardinghi nell'accogliere il contenuto delle tradizioni, perchè notizie tendenziose sono state<br />

introdotte con arte ed astuzia dovunque era possibile e di preferenza là dove non si potesse sospettare<br />

l'inganno e l'interpolazione. Si leggano le .icute osservazioni e gli esempi addotti dal Horovitz nel<br />

Voricorf di Saad, IL 1, pag. v-vi.<br />

b.<br />

IRÀQ-KHUZISTÀN. — La conquista del Khuzistan [versione di Sayf<br />

' Umav).<br />

§ 24, — Dopo quanto si è detto e ripetiito più volte sulla scuola ira-<br />

qense rappresentata da Sayf b. 'Umar, la seguente versione non merite-<br />

rebbe forse nemmeno di essere minutamente confutata :<br />

46G.<br />

gli errori e le palesi


Zi. a.. H. ss 24 25.<br />

finzioni tradizionistiche sono tanto numerose da poreere della campagna 21. a. H.<br />

,,,1,.. ,, ^ ° (IRAQ-KHUZIun<br />

quadro totalmente diverso dal vero. stàn -Ta con-<br />

Invece di 'Ammàr b. Yàsir si sostituisce Sa'd b. abi Waqqas come quìsta dei Khu-<br />

governatore di al-Kùfah alla presa di Tustar. Ad abù Musa al-As'ari, il<br />

vero conquistatore del Khùzistàn, Sayf toglie ogni merito e. desideroso<br />

sempre di elevare la dignità di al-Kùliah sopra quella di al-Basrali. pone<br />

abù Musa tra i capitani dipendenti da abii Sabrah, un oscuro luogotenente<br />

di Sa'd b. abi Waqqas in al-Kùfah.<br />

Mentre le fonti migliori lasciano abù Musa al-As'ari governatore di<br />

al-Basrah senza alcuna interruzione dal 17. H. in poi, Sayf, seguendo la<br />

tendenza della sua scuola di moltiplicare i nomi d' illustri ignoti inve-<br />

stiti di cariche importanti, afferma che due volte 'Umar togliesse ad abù<br />

Musa il governo di al-Basrah e ne investisse altri. Le ragioni di questi<br />

mutamenti non sono specificate : si tratta in realtà di glorificare un<br />

preteso antenato di qualche famiglia contemporanea di Sayf. Così, per<br />

esempio, è per 'Umar b. Suràqah menzionato al § 27. Anche qui final-<br />

mente il Califfo è rappresentato dirigere da Madinah tutte le mosse della<br />

campagna!<br />

§ 25. — (Sayf b. Umar, da Muhammad e da altri). Afiflitto dai tanti<br />

rovesci sofferti dalle armi persiane, il re Yazdagird si adoperò in ogni<br />

modo per rianimare i suoi sudditi a riprendere le armi ed espellere gli<br />

invasori. Dalla regia di Marw, ove egli si era ricoverato (dopo i rovesci<br />

di Gralùlà,-), scrisse ora agli abitanti del Fàris, sollecitandoli ad impedire<br />

altre invasioni degli Arabi, avvertendoli che se 'non provvedevano ur-<br />

gentemente alla difesa, i cavalieri arabi non avrebbero tardato ad in-<br />

vadere il resto del paese, e distruggere i loro beni. Animati dalle solle-<br />

citazioni del re, gii abitanti del Fàris si misero in rapporti con quelli<br />

di al-Ahwàz e formarono un'alleanza, promettendosi reciprocamente soc-<br />

corso. I Persiani di al-Ahwàz avevano però concluso un accordo con i<br />

Musulmani di al-Basrah, e perciò si rendevano colpevoli di diserzione e<br />

tradimento. Notizia di queste mene ribelli giunse all'orecchio di Hurqùs<br />

b. Zuhayi-, ed i capi delle tribù dei banù-l-'Ama ricevettero anch'essi infor-<br />

mazioni in conferma del meditato tradimento di al-Hurmuzàn e degli abi-<br />

tanti di al-Ahwàz. Sulma e Harmalah, che comandavano i posti sul confine,<br />

ne mandarono immediatamente ragguaglio ad 'Umar.<br />

Il Califfo scrisse a Sa'd (b. abi Waqqas, governatore di al-Kùfah), oi"<br />

dinaudogii di spedire con la massima sollecitudine verso al-Ahwàz una pie'<br />

cola schiera di soldati sotto il comando di al-Nu'màn b. Muqarrin: gli<br />

ordinò di mandare anche Suwajd b. Muqarrin, 'Abdallah b. Dzi-1-Sahmayn,<br />

467.<br />

^' "


2'- a H. (iarir b. 'Abdallah al-liiinyari, Garir b. 'Abdallah al-Bagali ed altri, e gli<br />

'IRÀO-KHUZI- ./ o 'o<br />

STAN. - La con- ingiunse di andarsi ad accampare di fronte ad al-IIurmuzàn.<br />

quista del Khu- \\\q stesso toiupo ordinò ad abu Musa (al-As'ari, govtujiatorc di al-<br />

liasrah) di mandare un piccolo esercito verso al-Ahwàz, affidandone il comando<br />

a Sahl b. 'Adi, fratello di Suhayl b., 'Adi, e di inviare con lui ai-<br />

Bara b. Màlik, 'Àsini b. 'Ami-, Magzah b. Thawr, Ka'b b. Sur, Arfagah<br />

b. riartliamah, lludzavl'ah b. Milisan, 'Abd al-rahmàn b. Sahl, al-Husayn<br />

b. Ma'bad ed altri. Il comandante delle schiere unite di al-Kùfah e di<br />

al-Basrah doveva essere abù Sabrah b. abì Ruhm, il quale rimaneva in-<br />

vestito del comando quali che fossero i rinforzi.<br />

al-Nu'màn b. Muqarrin lasciò al-Kùfah, e traversando il centro del<br />

Sawàd, varcò il Tigri nei pressi di Maj^sàn. Prendendo la via diretta<br />

attraverso la pianura, si spinse verso al-Aliwàz, ^^assando prima per Nahr<br />

Th-a, poi per Manàdzir ed infine per Sviq al-Ahwàz, ove lasciò Hurqùs,<br />

Sulma e Harmalah. Giunse così dinanzi al campo di al-Hurmuzàn, che si<br />

trovava in Ràmhurmuz, fiducioso della vittoria per l'arrivo di molti rin-<br />

forzi dal Fàris, l'avanguardia dei quali era già in Tustar. al-Nu'màn b.<br />

Muqarrin con le genti di al-Kiifah assalì senza indugio i Persiani, ed una<br />

battaglia molto sanguinosa combattuta nei pressi di Arbuk C) terminò con<br />

la disfatta di al-Hurmuzàn, che abbandonando Ràmhurmuz, si ritirò in<br />

Tustar. al-Nu'màn avanzò ancora, ma avvicinandosi a Idzàg (^), s' incontrò<br />

con Tu'awayh, che chiese ed ottenne di far la pace a nome degli abitanti<br />

del paese. al-Nu'màn ritornò quindi addietro fino a Ràmhurmuz, dove si<br />

fermò per qualche tempo (T a bari, I, 2551-2553).<br />

Cfr. Athìr, II, 426-427; Khaldùn, II, App., 112.<br />

Nota 1. — Arbuk o Arbak, contrada di Ahwàz, con villaggi e seminati: Yàqut, I, 186 (Mey<br />

nani Di et., 18), clie però attinge al medesimo Sayf b. 'Umar.<br />

Nota 2 — Su ìdzàg non ti-ovo notizie nelle fonti geogi-aflche. Cfr. § 18, nota 1.<br />

§ 26. — (Sayf b. Umar, senza isnàd). Le milizie partite da al-<br />

Basrah per ordine del Califfo, sotto il comando di Sahl b. 'Adi, giunsero<br />

a Sùq al-Ahwàz quando vi arrivò la notizia della prima vittoria già otte-<br />

nuta da al-Nu'màn b. Muqarrin. Saputo che al-Hurmuzàn si era ritfrato a<br />

Tustar, le genti di al-Basrah si accinsero a marciare direttamente da Sùq<br />

al-Ahwàz su Tustar senza passare per Ràmhurmuz, ove erano accampato<br />

le milizie kufane. Anche queste si accinsero ora a marciare su Tustar,<br />

sicché intorno a detta città affluirono tutte le schiere musulmane della<br />

regione: vi giunsero non solo i Basrensi sotto Sahl b. 'Adi, ed i Kufani'<br />

sotto al-Nu'màn b. Muqarrin, ma anche le altre schiere sotto Hurqùs, Gaz,<br />

Sulma e Harmalah. Nella città erano radunate molte milizie provenienti<br />

468.


21. a. H. 26, 27<br />

dal Fàris, dal Gribài e da al-Ahwàz, le quali difendendosi con molto valore<br />

dietro forti trincee, costrinsero i Musulmani a chiedere altre milizie al Ca-<br />

liffo 'Umar: questi ordinò ad abu Musa (governatore di al-Basrah) di man-<br />

dare altri rinforzi ad abù Sabrah, che teneva il comando delie forze riunite<br />

musulmane sotto le miu'a di Tustar. Le schiere di al-Basrah partirono sotto<br />

gli ordini dello stesso abù Musa, il quale assunse il comando di tutte le<br />

genti basrensi, pur lasciando il comando generale ad abù Sabrah b. abi<br />

Ruhm.<br />

L'assedio tirò in lungo per vari mesi, con ripetuti assalti, nei quali<br />

perirono moltissimi Musulmani: fra gii uccisi si fanno i nomi di al-Barà<br />

b. Màlik, di Magzàh b. Thawr, di Ka'b b. Sur e di abù Tamimah, tutti<br />

uomini di al-Basrah. Dei Kufani perirono: Habìb b. Qurrah, Rib'i b. Amir,<br />

'Amir b. Abd al-Aswad.<br />

L'assedio sarebbe durato ancora molto a lungo, se uno dei difensori,<br />

disertando nel campo musulmano, non avesse rivelato un punto debole<br />

delle fortificazioni, là dove usciva il fiume: con un corpo scelto di volontari,<br />

fra i quali si trovavano 'Amir b. 'Abd Qays, Ka'b b. Sur, Magzàh<br />

b. Thawr, Hasakah al-Habati e molti altri, il disertore penetrò nella città<br />

di notte, spalancò le porte, e chiamati gli altri con il segnale convenuto<br />

del takbir, permise agii as.sedianti di penetrare entro la città e d' impa-<br />

dronirsene dopo un lungo e sanguinoso conflitto notturno, nel quale pe-<br />

rirono Maijzàh b. Thawr e al-Barà b. Màlik, uccisi dallo stesso al-Hur-<br />

muzàn, comandante delle forze persiane.<br />

I Musulmani massacrarono tutti i combattenti trovati nella città, e<br />

la stessa sorte sarebbe toccata anche ad al-Hurmuzàn, il comandante in<br />

capo dei Persiani, se egli non avesse saputo salvarsi grazie alla sua astuzia.<br />

Rifugiatosi nella cittadella, accanitamente inseguito dagli Arabi, fece fronte<br />

ai nemici, e li tenne indietro, annunziando che aveva nel turcasso cento<br />

dardi, e che se si avanzavano, avrebbe o ucciso o ferito cento persone.<br />

Gli Arabi, pur di farlo prigioniero, acconsentirono di trattare e chiesero<br />

le sue condizioni. Egli volle avere un salvacondotto per arrivare fino al<br />

Califfo 'Umar, alla clemenza del quale era pronto a rassegnarsi. Gli Arabi<br />

accettarono il patto e al-Hurmuzàn gettato via l'arco ed i dardi si consegnò<br />

nelle mani dei nemici e venne da essi fortemente legato. *" Il bottino preso<br />

in Tustar fix molto copioso; ogni pedone ebbe per sua quota mille (d ir-<br />

li a m) ed ogni cavaliere tre mila (T abari, I, 2553-2556j.<br />

Cfr. Athir, II, 427-428; Khaldùn, II, App., 112.<br />

§ 27. — (Sayf b. 'Umar, senza isnàd). Appena padrone della città,<br />

abù Sabrah, che comandava l'esercito musulmano, ordinò l'inseguimento<br />

469.<br />

i<br />

21. a. H.<br />

IRAQ- KMQ Zl-<br />

STÀN. - La conquista<br />

del Khù-<br />

zistàn.]


21. a. H. Jei fuggiaschi, i quali si precipitavano in direzione di al-Sùs: con lui anda-<br />

STÀN -Ta^conquista<br />

del Khu- mani circondai'ono la città (di al-Sùs) ed inconiinciarnno le operazioni di<br />

zistan.<br />

^'^^^"^ anche al-Nu'màn ed abvi Musa e al-Hurmuzan prigioniero. I Musul-<br />

assedio.<br />

I Musulmani inviarono ora una relazione degli avvenimenti al Califfo<br />

'Umar, il quale allora richiamò 'Umar b. Suràqah (da al-Basrah) a Madinalì,<br />

ed ordinò ad abu Miisa di i-itornare ad al-Basrah o riprendervi il governo<br />

della città. Questa era la terza volta che il Califfo mandava abù Musa ad<br />

al-Basrah. 'Umar b. Suraqah vi fu mandato invece due volte dal Califfo.<br />

Il quale intanto spedì ordine a Zarr b. 'Abdallah b. Kulayb al-Fuqa3ani (')<br />

di recarsi a Gunday Sàbùr: dove Zarr si recò senza indugio cingendo d'a.^-<br />

sedio la città.<br />

abu Musa ritornò ad al-Basrah, e, per ordine del Califfo, al-Muqtarib<br />

al-Aswad b. Rabi'ah, dei banù Rabi'ah b. Màlilv (^), assunse il comando<br />

delle milizie basrensi (che assediavano al-Sùs) (T ab ari, I, 2556).<br />

Nota 1. — Zan- era uno dei Mu hàgiru n, o Emigrati, Compagni del Profeta, dice (scorrettamente)<br />

Sayf. Egli venne con una delle ambasciate a Madìnah per vedere il Profeta, ed essendosi lamentato<br />

perchè la morte aveva rapito tanti membri della sua famiglia, il Profeta, a sua istanza, pregò Dio<br />

che la famiglia di Zarr tornasse a moltiplicarsi (T ab ari, I, 2556-2657).<br />

Nota 2. — Secondo Sayf b. 'Umar, anche al-Aswad era un Compagno del Profeta ed uno dei<br />

Muhàgiriin. Egli venne, narra Sayf, a Madinah con una delle ambasciate, e si prese il cognome di<br />

al-Muqtarib, perchè dichiarò al Profeta: «Io sono venuto per avvicinarmi (li-aqtaribj a Dio, diven-<br />

tando tuo compagno!» (Tabari, I, 'iSóT).<br />

§ 28. — (Sayf b. Umar, senza isnàd). abù Sabrah b. abi Ruhm<br />

cinse dunque d'assedio la città di al-Sùs, ma trovò che i difensori, comandati<br />

da Sahriyàr, un fì-atello di al-Hurmuzàn, opponevano forte resistenza.<br />

Questa fu anzi tanto vigorosa e felice, che i preti ed i frati (cristiani?)<br />

andarono ripetendo la tradizione, che nessuno avrebbe potuto espiìgnare la<br />

fortezza di al-Sùs, se non l'Anticristo, al-Daggàl. Durante l'assedio di<br />

al-Sùs avvenne il cambio nel governo di al-Basrah: abù Musa lasciò l'eser-<br />

cito sotto al-Sùs e anelò a riprendere l'amministrazione in al-Basrah, mentre<br />

al-Muqtarib assumeva il comando delle schiere basrensi: quelle kufane ri-<br />

masero sempre al comando di al-Nu'màn b. Muqarrin ;<br />

ambedue<br />

però sotto<br />

gli ordini di abù Sabrah. Intanto giungeva notizia che i Persiani an-<br />

davano riunendo armati in Nihàwand, sicché fu necessario spedire un di-<br />

staccamento sotto Zarr a sorvegliare le mosse del nemico da quella parte,<br />

e fu d'uopo diramare un nuovo appello sotto le armi in al-Kùfah per<br />

l'invio di un altro esercito da al-Kùfah sotto gli ordini di Hudzayfah; il<br />

quale unitosi a Zarr doveva assalire i Persiani in Nihàwand. Anche al-<br />

Nu'màn si accinse ora a lasciare il campo di al-Sùs per muovere su Ni-<br />

hàwand, ma prima di partire volle ancora tentare un assalto della fortezza.<br />

470.


21. a. H. §§ 28-30.<br />

I preti ed i ft-ati tornarouo a ripetere che soltanto l'Anticristo avrebbe 21. a. h.<br />

potuto impadronirsi della rocca, in quel giorno però fra 1 cavalieri di al- stàn. - La con-<br />

Nu'màn si trovava 8àfi Ij. Sa3'yàd: questi si slanciò fino alla porta di quista dei Khu-<br />

al-Sùs e con im^^eto tui'ioso battè con il piede- contro di essa; come per<br />

incanto s" infransero le catene e le serrature, e la porta si spalancò da sé: i<br />

Musulmani si precipitarono nell' interno ed incontrarono gli abitanti, i quali<br />

con alte grida chiedevano la pace, che venne genei'osamente concessa dal<br />

vincitore, benché al-Sùs fosse stata espugnata con la forza. Conquistata<br />

così la città, al-Nu'màn alla testa delle genti kufane lasciò al-Ahwàz e<br />

si spinse fino a Mah, a cui pose assedio: intanto abù Sabrah mandava al-<br />

Muqtarib ad assalire la città di Gunda3-Sàbùr insieme con Zarr. al-Nu'màn,<br />

espugnata Mah, vi si trattenne finché fu raggiunto dai rinforzi venuti da<br />

al-Kùfah, con i quali si mise anch'egli in marcia su Nihàwand.<br />

Sàfi, al quale si doveva la presa di al-Sùs, ritornò a Madinah e vi<br />

mori (T a bari, I. 2664-2566).<br />

Cfi-. Athir, II, 430; Khaldùn, II, App., 113.<br />

§ 29. — l^Sayf b. Umar. da 'Atiyj-ah, e da altri). Quando abù Sa-<br />

brah espugnò al-Sùs, gli fri portata la notizia che in quella città si tro-<br />

vava il corpo del profeta Dàniyàl (Daniele), abù Sabrah non volle inca-<br />

licarsene: « Non abbiamo che fare con questo! ». egli disse, e lasciò la<br />

tomba in potere degli abitanti. La tradizione era che il profeta Dàniyàl<br />

fosse morto e sepolto in al-Sùs dopo aver sofferto molte vessazioni per<br />

opera del re Buklit-Nassar (Nabuccodonosor).<br />

Allorché abù Sabrah lasciò al-Sùs per recarsi a Grunda3'-Sàbùr, abù<br />

Musa al-As'ari prese il governo della città e scrisse al Califfo 'Umar, in-<br />

formandolo della scoperta della tomba di Dàniyàl: il Califfo mandò ordine<br />

di riporre il corpo del profeta in luogo sicuro e nascosto. In ossequio alla<br />

volontà di Umar il cadavere venne dissotterrato, avvolto in altri panni<br />

funerari e sepolto nuovamente dai Musulmani, abù Musa trovò sulla mano<br />

del defunto un anello, sul quale era efiìgiato up uomo fi'a due leoni, abù<br />

Musa si prese l'anello e ne scrisse al Califfo, il quale gli ordinò di metter-<br />

selo al dito e di usarlo come sigillo (T a bari, I, 2566-2567).<br />

Cfr. Athìr, II, 431.<br />

§ 30. — (Sa3'f b. 'Umar, senza isnàdj. Dopo la presa di Tustar, il<br />

generale abù Sabrah spedì un'ambasciata al Califfo, fra i componenti della<br />

quale erano Anas b. Màlik e al-Ahnaf b. Qa3^s: con loro mandò anche il<br />

prigioniero al-Hurmuzàn. L'ambasciata lasciò il campo di al-Sùs insieme<br />

con abù Musa al-As'ari e fece con lui il viaggio fino ad al-Basrah: donde<br />

proseguì diretta sino a Madinah. Al momento di arrivare in questa città, i<br />

471.<br />

zìstàn.


ti :tii. 21. a. H.<br />

21. a. H. membri dell ambasciata rivestirono al-Hnrmuzau con i vestiti più ricchi e<br />

[•IRÀQ-KHÙZI- „ . . , 0. j. j. 1 1 .L.<br />

STÀN. -Lacon- sfarzosi, in broccato doro e seta: sul suo capo posero una corona, detta<br />

quista del KhQ- a 1 - a dz i u (in persiano: « ornato »?), fi-egiata di pietre preziose, e coprirono<br />

il magnate persiano di ornamenti e di gioie, quali il Califfo non aveva<br />

mai \ isto. In questo abbigliamento traversarono la città, dirigendosi all'abi-<br />

tazione di 'Umar, ma non lo trovarono in casa. Avendo chiesto informa-<br />

zioni ai vicini, seppero che il Califfo teneva udienza nella moschea per<br />

un'ambasciata venuta in quel giorno da al-Kutàh. L'ambasciata corse alla<br />

moschea, ma neanche lì trovò il Califfo, benché lo cercassero da ogni parte.<br />

Uscendo dal tempio, due fanciulli madinesi, che giocavano per istrada e che<br />

si erano avveduti delle difficoltà nelle quali versavano gli ambasciatori, indi-<br />

carono agli stranieri che il Califfo era un uomo, al quale gii ambasciatori<br />

non avevano fatto attenzione, perchè giaceva solo in terra, addormentato,<br />

in un angolo della moschea, con la testa appoggiata al mantello arroto-<br />

lato a mo' di cuscino. Il Califfo aveva ricevuto poco prima l'ambasciata<br />

di al-Kùfah, e dopo aver udito i. discorsi ed aver congedato gli ambascia-<br />

tori si era adagiato in terra e si ei'a addormentato. Nessun altro si tro-<br />

vava nella moschea, ed il Califfo dormiva solo in terra, reggendo con la<br />

mano il solito suo nerbo (dirrah). al-Hurmuzàn, avvezzo alla pompa dei<br />

sovrani sassanidi, non poteva persuadersi che quell'uomo fosse il Calitfc),<br />

senza guardie, senza cortigiani. Gli ambasciatori aspettarono rispettosa-<br />

mente che il Califfo si svegliasse da sé, ciò che avvenne in breve per lo<br />

accorrere di una folla di curiosi intorno al prigioniero persiano e per il<br />

grande strepito delle voci, che turbarono la quiete della moschea, 'limar,<br />

destatosi alfine, si mise a sedere, e senza altra pompa o cerimonia, tenne<br />

udienza alla missione venuta con il prigioniero. Quando però, messo gii<br />

occhi su al-Hurmuzàn, ebbe osservato il suo modo sfarzoso di vestire, si<br />

rifiutò di parlargli, finché non avesse deposto tutti gli ornamenti che in-<br />

dossava. al-Hurmuzàn gettati via i vestiti, si ripresentò al Califfo avendo<br />

soltanto un panno intorno ai lombi, ed un mantello di stoffa grossolana<br />

sulle spalle. Il Califfo acconsentì allora ad interrogarlo, domandandogli<br />

quale scusa e quale giustificazione potesse addurre in difesa delle sue<br />

ripetute violazioni di fede. al-Hurmuzàn ofi&ì di dare ogni spiegazione,<br />

« ma », egli aggiunse, « temo che tu mi abbia a mettere a morte prima<br />

« che io t'informi dei fatti! ». — « Non aver paura di questo », gli disse il<br />

Califfo. Allora al-Hurmuzàn disse di avere molta sete, e chiese da bere.<br />

Gli portarono una tazza grossolana piena d'acqua, ma egli la rifiutò sde-<br />

gnosamente: « Anche se dovessi morir di sete, non potrei bere in una<br />

« cosa simile ». Gli portarono allora l'acqua in un vaso grande, che egli<br />

472.


21. a. H. 30, 31.<br />

accettò. Quando però si accinse a bere, le mani gi' incominciarono a tre- 21. a. H.<br />

mare, mostrando che egli si trovasse in preda ad una grande paura. « lo stàn. -Ta con-<br />

« temo », egli disse, « che mi uccidano, mentre sto bevendo! ». — « Non quista dei Khu-<br />

« aver paura », esclamò 'Umar, « finché lo hai bevuto! ». Udite queste<br />

parole, al-Hurmuzàn, invece di bere, versò tutta l'acqua in terra, e disse<br />

al Calitfo: «Io non ho più bisogno dell'acqua: io voleva avere da te un<br />

« salvacondotto, ed ora sono sodisfatto ». — « Ma io ti farò mettere a<br />

« morte! », rispose 'Umar. — « Non puoi! Mi hai garantita la salvezza della<br />

« vita! ». — « Tu menti! ». — « Io dico la verità, o Principe dei Credenti!<br />

« Tu mi hai concesso la salvezza nella vita! ». Il Califfo volle negare di<br />

aver fatto siffatta concessione all'uccisore di Magzàh e di al-Barà, ma<br />

quando al-Hurmuzàn gli rammentò le formali assicurazioni date prima di<br />

dissetarlo, il Califfo dovette ammettere di essere stato tratto in inganno<br />

dall'astuto persiano e di aver promessa la sicurezza ad al-Hurmuzàn (^).<br />

Questi però non volle più a lungo affliggere il Califfo con siffatta umi-<br />

liazione e si dichiarò musulmano. Umar gli concesse una pensione di<br />

due mila dirham all'anno, e al-Hurmuzàn prese stanza in Madinah (T a-<br />

bari, I, 2557-2569).<br />

Cfr. anche Abulfeda, I, 240-242; Athir, IL 428-429; Khaldùn.<br />

IL App., 112-113.<br />

Nota 1. — lu un'altra tradizione di Sayf b. 'Umar (da abfi Sufyàn Talhah b. Abd al-rahmàn.<br />

da ab» Isa; è detto che l' interprete fra il Califfo e al-Hurmuzàu in questa conversazione fosse al-Mu-<br />

ghirah b. Su'bah, il quale aveva imparato (in al-Basrah) un poco della lingua persiana (Tabari, I.<br />

2559-2560).<br />

Sulla intelligenza di al-Mughirah abbiamo attirato l'attenzione in un paragrafo precedente (con-<br />

frontisi § 4i: Sayf gli attribuisce meriti speciali: rammentiamo infatti che nelle tradizioni sulla batr<br />

taglia di al-Qàdisiyyah il nome di al-Mughirah ritorna più volte come oratore eloquente degli Arabi<br />

nelle trattative con i Per.siani (cfr. 16. a. H., §§ 58, 59, 60, 69j.<br />

§ 31. — (Sayf b. Umar, da Muhammad, e da altri). Nel corso del-<br />

l'anno 17. H. venne concluso il trattato con gli abitanti di Grunday-Sàbùr<br />

(Tabari. I, 2567, lin. 12).<br />

Quando abù Sabrah ebbe terminata la conquista di al-Sùs, si avanzò<br />

con tutto l'esercito, ed accompagnato da Zarr b. Abdallah b. Kulayb andò<br />

a porre assedio alla città di Grunday-Sàbur : questa fu cinta da tutte le<br />

parti, ma resistè a lungo e fu alfine presa soltanto dopo la conclusione di<br />

un regolare trattato. La presa di Grunday-Sàbùr e la vittoria di Nihàwand<br />

si seguirono l'una l'altra a due mesi di distanza (Tabari, I, 26G7, lin. 19).<br />

Si narra altresì che la resa di Gunday-Sàbùr avvenisse p,er effetto di<br />

un equivoco, cagionato da un servo dei Musulmani che lanciò con una<br />

freccia nella città nemica l'offerta della sicurezza nella vita e nei beni :<br />

gli abitanti accogliendo l'offerta aprirono le porte, e si accinsero a riatti-<br />

473. 60


zistàn.<br />

§§ ;>l,<br />

''•'2. "^' ^' **•<br />

21. a. H. vaiv i mercati come se fosse tempo di pace, con grande meraviglia dei<br />

STAN - La con- Musulmani. Quo.sti chiesero ai Pcr.siani che cosa facessero, ed avuta la<br />

quista del Khu- spicga/ionc, vollero in principio negare ogni validità alla proposta fatta<br />

dallo schiavo: gli abitanti risposero che essi non sapevan distinguere fra<br />

Musulmani liberi e schiavi: se i Musulmani non si attenevano alle con-<br />

dizioni dell'offerta, li avrebbero considerati come violatori della parola<br />

data; e si ritirarono entro la città. I Musulmani ne scrissero al Califfo in<br />

Madinah. La risposta fii di accogliere e mantenere i patti della resa, quali<br />

^gli abitanti li avevano accettati, e cosi fu fatto (T abari, I, 25G7-25G8).<br />

Cfi-. Athìr, II, 432, e poc'anzi § 16.<br />

Tutta la versione di Sayf b. 'limar sulla presa di Tustar è ampia-<br />

mente riassunta in Tabari Zotenberg, III, 465-461.<br />

IRAQ-PERSIA. — I precedenti della battaglia di Nihàwand.<br />

§ 32. — Nonostante le notizie in apparenza copiose sulla battaglia<br />

di Nihàwand, la vera natura, o ragione storica di questo fatto d'arme, è<br />

relativamente molto oscura, pei'chè mal si collega con quanto sappiamo<br />

dei fatti anteriori e posteriori alla battaglia.<br />

È certo che i Persiani, dopo il rovescio di Gralulà- e l'avanzata araba<br />

su Hulwàn (cfi-. 16. a. H., §§ 134-237), abbandonarono la difesa dei con-<br />

traffoi'ti inferiori dell'altipiano iranico, e si ritirai'ono in alto fra le gole<br />

dello Zagro.s, lasciando il piano mesopotamico al suo destino. Pare che<br />

Yazdagird desse ai suoi l'esempio nel fuggire da Hvilwàn verso paesi più<br />

sicuri, e che i Persiani tutti lo seguissero: rimasero soltanto le poche guar-<br />

nigioni nel Khùzistàn, a battersi con gli Arabi. Questi, come già si disse<br />

più volte, non si sentirono disposti a tentare i rischi dei monti iranici,<br />

finché rimanevano a conquistare le comode pianure della Mesopotamia e<br />

dell'Assiria. I Musulmani si gettarono fi-a i monti solo quando tutto il<br />

piano era in loro potere, e per estendere le conquiste era giuocofoi'za af-<br />

frontare i brutti rischi della guerra in 'montagna (cfr. 16. a. H., § 237).<br />

Il punto oscuro della campagna di Nihàwand è il campo stesso di bat-<br />

taglia. Chi, come l'<strong>Annali</strong>sta, ha fatto la scalata dell'altipiano iranico per<br />

la via solita di Hulwàn e Karmansàhàn, vale a dire appunto la via battuta<br />

dall'esercito di al-Nu'màn b. Muqarrin nel 21. H., deve necessariamente<br />

maravigliarsi come gli Arabi siano potuti giungere sino alle pianure di<br />

Nihàwand, sull'altipiano stesso, senza incontrare la menoma resistenza. L'an-<br />

tica via commerciale è ripida, penosa e diffìcile, ed in un punto la condi-<br />

zione dei luoghi si presta tanto poco al passaggio di cara vane, che in età<br />

assai remote, forse al tempo degli Achemenidi, o anche prima, degli Assiri,<br />

474.


21. a. H. §§ 32, 33.<br />

sui fianchi del monte fii scavato, nella viva roccia, un angusto passaggio,<br />

dove nulladimeno il transito è sempre difficile e pericoloso. Riesce perciò<br />

incomprensibile come i Persiani non abbiano pensato a munire questo passo,<br />

dove pochi uomini sarebbero stati capaci di respingere eserciti assai nu-<br />

merosi.<br />

Dall'insieme dei fatti e da quanto seguì la battaglia, sembra giusti-<br />

ficato il supporre che gli eventi si svolgessero in modo diverso dalla ver-<br />

sione tradizionale. L'aver gli Arabi varcato senza resistenza i passi più<br />

difficili dello Zagros e l'aver essi data battaglia ai Persiani nella pianura<br />

di Nihàwand, nel cuore dell'altipiano iranico, fa sospettare che l'avan-<br />

zata musulmana fosse un ardito colpo di mano, con il quale al-Nu'màn b.<br />

Muqarrin (generale del resto sconosciuto, un beduino qualunque dei banù<br />

Sulaym), forse comandante militare di secondo ordine in qualche posto di<br />

confine, tentò qualche pazza impresa nell'altipiano persiano, per emulare<br />

Khàlid in Siria, ed 'Amr b. al-'As in Egitto. I Persiani sorpresi corsero<br />

alla riscossa, ed il luogo della battaglia è indizio che le forze sassanidi<br />

venissero per la massima parte dal mezzogiorno, dal Fàris, la culla antica<br />

della dinastia, e la regione, dove, come vedremo, più tenace e limga fu<br />

la resistenza contro l'avanzata degli Arabi :<br />

lì forse più che altrove ardeva<br />

ancora viva la devozione alla dinastia nazionale. Notevole è infine la con-<br />

siderazione che tutte le versioni della battaglia hanno una caratteristica<br />

comune: gli Arabi aggrediscono ed i Persiani si difendono in una posi-<br />

zione fortificata nel cuore del loro paese. Non furono dunque gli Arabi<br />

che si mossero per resistere ad una tentata invasione persiana della Ba-<br />

bilonide, come vorrebbero i cronisti arabi, ma il contrario ossia un'aggres-<br />

sione degli Arabi che i Persiani tentarono di respingere.<br />

§ 33. — La tradizione parla di grande vittoria, ma tale notizia deve<br />

essere accettata cum grano salis. Nella battaglia i Musulmani perdettero<br />

il comandante generale e vari altri tra i principali capitani :<br />

dunque<br />

la<br />

mischia fu ferocissima e dm-ante un certo periodo addirittura sfavorevole<br />

agli Arabi. Se però accettiamo parzialmente la versione tradizionistica ed<br />

ammettiamo una vittoria araba, dobbiamo intenderla in un senso assai<br />

limitato, vale a dire che le perdite degli Arabi furono tali da rendere quasi<br />

vani tutti gli effetti della vittoria.<br />

Sayf b. 'Umar, che accomoda ogni cosa per aggiustare organicamente<br />

il suo artificiale quadro storico, narra come dopo la vittoria di Nihàwand<br />

seguisse la conquista sistematica dell'altipiano iranico. Egli pone cioè la<br />

battaglia di Nihàwand nel 17. H., mentre Sa'd b. abi Waqqàs era ancora<br />

governatore di al-Kùfah, e fa seguire nell'anno 18. H. come conseguenza<br />

475.<br />

21. a. H.<br />

IRAQ-PERSIA.- I<br />

1<br />

precedenti della<br />

battaglia di Nihàwand.]


21. a. H.<br />

IRAQ-PERSIA.- I<br />

precedenti della<br />

battaglia di Nihàwand.l<br />

§ 3;t. 21. a. H.<br />

imiiii'diata della vittoria, l'invasione dell' Tran e la sottomissione completa<br />

(li esso, nel breve corso di un st)lo anno. Le altre fonti, come diremo fra<br />

l)iovo. narrata la battaglia di Nihàwand nel 21. li., posticipano la con-<br />

quista dell' Iran sino al biennio 29.-31. H. — Dunque la versione di Sayf<br />

1). 'Umar è contraria a quanto risulta dalle affermazioni delle altre fonti<br />

più fide, e possiamo sicuramente respingerla. Nonostante la vittoria di Nihàwand<br />

il progresso delle armi arabe nell'altipiano fu molto lento. Nel<br />

settentrione i Musulmani poterono penetrare neH'Adzarbaj'gàn ed occupare<br />

temporaneamente tutta la regione sino ai piedi dei monti: ma nel mez-<br />

zodì, nel Fàris, trovarono una salda opposizione che sfidò durante lunghi<br />

anni tutti gli sforzi per abbattere la patriottica disperata resistenza di<br />

quei montanari.<br />

La battaglia di Nihàwand fu quindi un trionfo d' importanza minoro<br />

di quanta gliene attribuiscono le fonti arabe, perchè le perdite subite dai<br />

vincitori impedirono a loro un'energica avanzata. Piìi tardi però i cronisti<br />

arabi scoprirono che a Nihàwand era perito l'ultimo grande esercito dei Sas-<br />

sanidi e quindi magnificarono l'evento, perchè ne intuirono tutto l'intimo<br />

significato, che sfuggì agli attori stessi. Con la disfatta di Nihàwand cessò<br />

infatti sin l'ultima parvenza d'un legame tra le varie parti dell' impero<br />

sassanida :<br />

ogni<br />

provincia, quasi ogni città fece da sé. Ninno ebbe piìi<br />

fiducia nei destini della patria e della dinastia, e Yazdagird vide ridotto<br />

il suo regno effettivo alla sola provincia del Fàris : jijuando ebbe perduta<br />

anche questa, errò ramingo per la Persia come un profugo, e dovè cercare<br />

rifugio in Asia Centrale, tra i barbari, dove almeno esisteva un forte go-<br />

verno centrale.<br />

Alcuni scrittori, come il Muller, hanno parole di sdegno (Mùller, I,<br />

245-246) per i satrapi delle provincie più remote che, secondo lui, avreb-<br />

bero abbandonato il re al suo destino, accecati da uno stupido egoismo,<br />

illusi che i deserti della Persia Centrale e meridionale, e la grande distanza<br />

li mettessero al sicuro dalle aggressioni arabe. Ciò è forse vero, ma è anche<br />

certo che l' impero si trovava in tali condizioni da non poter piìi opporre<br />

veruna resistenza organica e compatta. Dopo Nihàwand si dissolvette, come<br />

un corpo decomposto, privo di ogni vita propria.<br />

L'azione fiacca degli Arabi dopo Nihàwand si può spiegare facilmente<br />

e con varie ragioni. Fu vittoria ottenuta da un distaccamento arabo di<br />

poca importanza e pagata a carissimo prezzo. Né il Califfo, né il gover-<br />

natore di al-Kùfah dopo questo sanguinoso saggio della resistenza persiana<br />

vollero mettere a repentaglio le proprie forze in avventure militari che<br />

sembravano assai rischiose, iarnari foi-se che Yazdagird non aveva altri<br />

476.


21. a. H. S§ :53, 34-<br />

grandi eserciti da oppoiTe. Inoltre nel Fàris i Persiani, assistiti dalla dif-<br />

licilissima natura dei luoghi, opponevano una accanita, gloriosa resistenza,<br />

che per quasi dieci anni rimase come una spina nel fianco degli Arabi, fu<br />

rargine precipuo contro ogni loro ulteriore avanzata. I capi dello Stato<br />

musulmano non osarono avventurarsi alla conquista dell' Iran prima che<br />

la rocca nazionale nel Fàris fosse abbattuta. Ciò avvenne soltanto nel 29. H.,<br />

e perciò soltanto nei due anni successivi seguì la sottomissione della Persia<br />

sino ai monti dell'Asia Centrale.<br />

§ 34. — La cronologia della giornata di Nihàwand è sicura: tutte<br />

le fonti migliori concordemente affermano che la battaglia fii combattuta<br />

mentre 'Ammàr b. Yàsii- era governatore in al-Kùfah, e abbiam visto che<br />

ciò cade nel 21. H. Nello stesso anno altre fonti (cfr. §§ 35, 37, 38) pon-<br />

gono la battaglia di Nihàwand, la quale avvenne perciò, poco tempo dopo<br />

la presa di Tustar, nel 21. H. 'Ammàr b. Yàsir fu governatore per un<br />

tempo brevissimo, e gli successe, come già si disse (eh'. §§ 2 e segg.), al-<br />

Mughirah b. Su' bah, l'adultero di al-Basrah, l'astuto Thaqafita.<br />

Il AVellhausen (Sk. u. Vorarb., VI, 108) vuol metter in correla-<br />

zione la campagna di Nihàwand con la presa di Tustar e vedere in ambedue<br />

i fatti d'arme le manifestazioni di uno stesso moto di resistenza araba ad<br />

una grande riscossa iranica contro gli Arabi: ipotesi che a noi non sembra<br />

accettabile (cfr. § 33). Egli insiste sul fatto che il centro dell'azione per-<br />

.siana fino a tutto il 21. H. fosse ancora il Fàris e più precisamente la ca-<br />

pitale antica dei Sassanidi, Istakhr, dove il re Yazdagird si ricoverò quando<br />

gli Arabi lo forzarono ad abbandonare Hulwàn. La presa di Tustar sembra<br />

esser avvenuta prima di Nihàwand, perchè si vuole da alcune fonti che<br />

al-Nu'màn b. Muqarrin fosse presente a Tustar e si sa che trovò la morte<br />

a Nihàwand.<br />

Alla vittoria di Nihàwand presero parte schiere di al-Kùfah e di al-<br />

Basrah. ma dopo la battaglia gli eserciti si separarono: i Basrensi pie-<br />

Lcarono verso il mezzogiorno, e le schiere kufane verso il settentrione. Nella<br />

cronologia dei fatti successivi abbiamo molte incertezze e confusioni, che<br />

dipendono in parte dalle difficoltà incontrate dagli Arabi nell'avanzare, e<br />

dalle continue rivolte delle città conquistate. Alcune fonti pongono, è vero,<br />

la conquista della Media (Hamadzàn) subito dopo Nihàwand, 'ma altre la<br />

posticipano sino al 23. H. Allora però non è chiaro come si potesse fare<br />

V invasione dell'Adzarlìaygàn nel 22. H., se la Media,, non era sottomessa.<br />

Il Wellhausen (1. e, pag. 108) ritiene che queste prime conquista fossero<br />

molto superficiali, e adduce in prova che la stessa Nihàwand dovette esser<br />

ripresa dagli Arabi nel 24. H. fBalàdzuri, pag. 309).<br />

477.<br />

21. a. H-.<br />

IRAQ-PERSIA.- I<br />

[<br />

precedentj della<br />

battaglia di Nihàwand.]


21. a. H.<br />

IRAQ-PERSIA.- I<br />

precedenti della<br />

battaglia di Nihàwand.]<br />

§§ rti-j«s. 21. a. H.<br />

Gli Arabi, dopo la vittoiia, turbati dalle grandi perdite, ebbero un<br />

momento di trepidante esitanza, e permisero e invogliarono gli abitanti<br />

della Media a liprendere le armi e ribellarsi. Gli Aiabi, dinanzi alla resi-<br />

.•^tenza tenace degli abitanti delle città iraniche, si contentarono di razziare<br />

una piccola parte del paese, lasciando per ora in disparte le città, come<br />

avevan fatto nei primi tempi anche in Palestina ed in Siria, e non tenta-<br />

rono di estendere maggiormente i loro confini verso oriente. Tali osserva-<br />

zioni spiegano tutte le con tradizioni e le incertezze delle fonti, sulla resa<br />

delle varie città della Media, perchè confondono trattati temporanei per<br />

indennità di guerra con la resa definitiva delle città. Questa avvenne dopo<br />

che gli Arabi furon rimasti parecchio tempo padroni della campagna. La<br />

natura pianeggiante della Media, simile in ciò a grandi parti d'Arabia, .si<br />

prestava a questo sistema di gueiTeggiare.<br />

IRAQ-PERSIA. — Tradizioni sulla battaglia di Nihàwand.<br />

§ 35. — Secondo ibn Isliàq, abù Ma'.sar ed al-Wàqidi, la battaglia di<br />

Nihàwand (^) fu combattuta nell'anno 21. H. Il solo Sayf b. 'Umar sostiene<br />

che la battaglia avvenisse nell'anno 18. H,, nel sesto anno del Califfato<br />

di 'Umar (T abari, I, 2596).<br />

Cfi'. anche Yàqùt, IV, 827, lin. 9 e segg., il quale dice che secondo<br />

abù Bakr al-Hudzali (da Muh. b. al-Hasan) la battaglia fu vinta nel 21. H.;<br />

e perciò il testo di al-Balàdzuri, più avanti al § 36, può esser errato dove<br />

ha: 20. H.<br />

ó-awzi, I, fol. 48,r., pone però l'evento sotto l'anno 19. H. : la sua<br />

lunga narrazione della battaglia nulla aggiunge di notevole a quanto si<br />

trova nei paragrafi seguenti (id., foli. 48,r.-53,v.).<br />

Nota 1. — Niliàwaud era una grande città a mezzodì di Hamadzàn a tre giornate di distanza<br />

da essa (Yàqùt, IV, 406, lin. 7 e segg.; 827, lin. 3-4; Meynard Dict., 57:^-576).<br />

§ 36. — (ibn al-Kalbi, da abù Mikhnaf). La vittoria di Nihàwand<br />

avvenne in un mercoledì del 19. H. : alcuni però la pongono nel 20. H.<br />

(Balàdzuri, 305).<br />

Cfr. Yàqùt, IV, 827, lin. 9 e segg.<br />

§ 37. — Nell'anno 21. H. fu vinta la battaglia di Nihàwand, nella<br />

quale perirono il comandante generale al-Nu'màn b. Muqarrin al-Muzani<br />

e Talhah b. Khuwaylid b. Nawfal (Mahàsin, I, 84, lin. 12-14).<br />

§ 38. — ibn Hibbàn confonde la battaglia di Nihàwand con quella<br />

di al-Qàdisiyyah e pone quest'ultima nel 21. H. (Hagar, II, 332, lin. 8),<br />

mentre è noto che al-Qàdisiyyah fu vinta nel 16. H. (cfr. 16. a. H., §§ 1<br />

e segg.).<br />

478.


21. a. H. §§ 39, 40.<br />

8 39. — (fabu Hàsim Ruh b. 'Abd al-mù-minl al-Rifa'i fal-Basri al- 21. a. h.<br />

['IRAQ-PERSIA. -<br />

Karàbisi] [f 248. a. H.], da [Mu'àdz b. Mu àdz] al-'Abqari, da abù Bakr Tradizioni sulla<br />

al-Hudzali, da al-Hasan [al-Basri], e da Muhammad [b. Ka'bj). La bat- battaglia di Ni-<br />

taglia di Xihawand fii combattuta nel 20. H. (B a 1 a dz u r i , 305, dove si<br />

adduce anche il seguente isnàd: al-Rifa'i, da al-'Abqari, da abù Ma'sar,<br />

da Muhammad b. Ka'b, per confermare questa data).<br />

Cfr. però poc'anzi il § 35, dove Yàqùt, citando la stessa tradizione, ha<br />

la data 21. invece che 20. H.<br />

§ 40. — (ibn Ishàq, senza isnàd). al-Xu'màn b. Muqarrin era gover-<br />

natore di Kaskar e. non essendo contento del suo ufficio, scrisse al Califfo<br />

'Umar, informandolo che egli era stato messo da Sa'd b. abì Waqqàs<br />

(governatore di al-Kùfah) come esattore dell'imposta fondiaria (kharàg) in<br />

Kaskai- e che tale occupazione non gli andava affatto a genio, perchè pre-<br />

feriva la guerra santa contro gì' infedeli. Il Califfo scrisse allora a Sa'd<br />

b. abi Waqqà.s, ordinandogli di togliere al-Nu'màn b. Muqarrin dal suo<br />

posto di esattore in Kaskar e di mandarlo con un esei-cito verso quel punto<br />

della fì-ontiera persiana dove il nemico era più minaccioso, ossia contro la<br />

fitta di Nihàwand C). In questa città infatti da parecchio tempo i Pei'-<br />

siani avevano radunato uomini, armi e provviste, ed allestivano un nuovo<br />

e grande esercito per la rivincita contro gii Arabi. Comandante del nuovo<br />

esercito persiano era Dzù-1-Hàgib, uno dei più nobili fra i Persiani. Prima<br />

che al-Nu'màn j^artisse per la Persia, il Califfo gli mandò una lettera di<br />

raccomandazioni, affìncliè non esponesse troppo la vita dei Musulmani,<br />

rammentandogli che la vita di un musulmano gii era più cara, che non<br />

cento mila dirham. Con al-Nu'màn partii'ono molti Compagni del Pro-<br />

feta, e ft-a questi è fatta speciale menzione di :<br />

(1) Hudzayfah b. al-Yamàn, il comandante in seconda dell'esercito<br />

musulmano, il quale doveva assumere il comando, qualora al-Nu'màn ve-<br />

nisse ucciso ;<br />

(2)<br />

Graru' b. 'Abdallah al-Bagali, che doveva assumere il comando<br />

nel caso perisse anche Hudzayfah;<br />

(3) Qays b. Maksùh al-Muràdi (non Compagno!?), che doveva comandare<br />

le genti nel caso che anche G-arh- venisse ucciso (^) ;<br />

(4) al-Mughii-ah b. Su'bah ;<br />

(5) 'Amr b. Ma'dikarib al-Zubaydi ;<br />

(6) Tulayhah b. Khuwaylid al-Asadi: •<br />

(7) 'Abdallah b. 'Umar b. al-Khattàb, ed altri.<br />

al-Nu'màn varcò il confine e penetrò nell'altipiano persiano, finché<br />

giunse nei pressi di Nihàwand : in questo luogo le sue spie, avanzandosi<br />

479.<br />

-


2\. a. H.<br />

IRAQ-PERSIA. -<br />

Tradizioni sulla<br />

battaglia di Ni-<br />

hàwand.l<br />

§ 4(1. 21. a. H.<br />

per esplorare il terreno, trovarono che i Persiani avevan munito tutte<br />

le vie d'accesso con punte di ferro, i quali, penetrando nelle zampe dei ca-<br />

valli, rovinavano ed azzoppavano tutte le bestie che avessero osato avvi-<br />

cinarsi. Al ricevere tali informazioni, al-Nu'màn non osò più proseguire: i<br />

suoi colleghi e consiglieri immaginarono quindi uno stratagemma e pro-<br />

posero che al-Nu'màn fingesse una fuga precipitosa ed attirasse così i Per-<br />

siani fuori dalle loro posizioni. al-Nu'màn accettando il consiglio finse di<br />

ritirarsi. I Persiani, ingannati dalle apparenze, si decisero a prendere im-<br />

mediatamente l'offensiva, e tolte dalle vie tutte le punte di ferro disseminate<br />

sulle naedesime, si misero ad inseguire rapidamente gli Arabi. Non<br />

appena lo strattagemma fu completamente riuscito. al-Nu'màn arrestò la<br />

mai'cia dell'esercito, e fatta fronte al nemico, offerse battaglia. al-Mughh-ah<br />

b. Su' bah consigliò ad al-Nu'màn b. Muqan-in di assalire il nemico al-<br />

l'alba, ma al-Nu'màn ricusò, perchè il giorno era un venerdì ed egli voleva<br />

che i Musulmani non si accingessero alla mischia senza aver compiuto<br />

la solita cerimonia feriale del mezzodì. I Musulmani attesero quindi l'ora<br />

canonica della preghiera feriale del mezzodì e poi si schierarono in batta-<br />

glia. al-Nu'màn stabilì che le genti non dovessero muovere all'assalto se<br />

non al terzo takbìr: « Al primo takbìr assicuratevi le correggia dei<br />

« sandali, al secondo takbìr toglietevi i mantelli e preparatevi alla mi-<br />

« schia, ed al terzo takbìr gettatevi sul nemico, perchè io farò impeto su<br />

« di lui ». I Persiani fecero pure grandi preparativi, e le loro schiere si<br />

legarono assieme con catene per non fuggire. Quando i Musulmani mossero<br />

alfine all'assalto, una freccia ferì mortalmente il generale musulmano al-<br />

Nu'màn : suo fratello Suwayd b. Muqarrin riviscì però a tenerne nascosta<br />

la morte all'esercito, avvolgendo il cadavere nel proprio mantello, e la no-<br />

tizia fu soltanto conosciuta da tutti, dopo che la battaglia era vinta. Allora<br />

B[udza)dah b. al-Yamàn assunse il comando dell'esercito. Nella rotta dei<br />

Persiani perì anche il comandante in capo dei medesimi, Dzvi-1-nàgib : dopo<br />

il disastro i Persiani non riunh"ono più un esercito per resistere all'inva-<br />

sione araba (Tabari, I, 2696-2598).<br />

Cfr. anche Yùsuf, 18-19, 19-20.<br />

Nota 1. — Le ragioni della nomina di al-Nu'màn date da ibu Ishèq trovano ima pont'erma in<br />

lina tradizione di abù 'Awànah (da Husayn b. 'Abd al-i-ahmàn, da abu Wà'il). al-Nu'niiin si trovava in<br />

Kaskar e scrisse al Califfo : « Io sono come un giovanotto, al fianco di una prostituta, che si è tutta<br />

«tinta e profumata per fai-gli piacere! Ti scongiuro, per Dio!, di depormi dal governo di Kaskar e<br />

«di mandai'mi in uno degli eserciti musulmani!». Allora 'Umar gli diede il comando della spedizione<br />

contro Nihàwand (Tabari, I, 261.5).<br />

Ct'r. anche una tradizione di Sayt' b. 'Umar (l'abari, I, 2(537, liu. 3 e segg.).<br />

Tali indicazioni tradizioni stiche sembrano ampiamente confermare la nostra tesi, che la battaglia<br />

di Nihàwand fosse conseguenza d'una iniziativa locale d'un capitano o luogotenente oscuro posto a<br />

guardia dei confinì. — al-Nu'màn comparisce ora per la prima volta come capitano di eserciti islamici<br />

480.<br />

'


21. a.. H. §§ 40, 41.<br />

nelle nostre fonti migliori. — II suo nome è menzionato da Sayf b. 'Umar tra i comandanti musulmani<br />

durante la Riddab (ofr. 11. a. H., § 119i, ma ciò è artificiosa anticipazione di eventi fatta, secondo il<br />

suo soiito sistema, dalla scuola iraqense. Questa ha voluto glorificare in anticipazione quel capitano che<br />

doveva piii tardi tenere il comando a Nihàwand. È stato un modo per spiegare come un comandante<br />

cosi oscuro avesse la direzione della battaglia che la tradizione iraqense ha voluto innalzare alla stessa<br />

importanza di quella di al-Qàdisiyj'ah. — Ma non vi è riuscita: i fatti sono troppo evidenti e conclu-<br />

denti in senso contrario.<br />

Anche ibn IshTiq cade neireiTore di narrare la battaglia di Nihàwand, quando Pa'd 1). abi Waqqàs<br />

era governatore di al-Kvifah, anticipando perciò soverchiamente la data del conflitto.<br />

Nota 2. — Sono tutte predizioni ab eventu: la narrazione elenca infatti la uccisione dei Com-<br />

pagni nell'identico ordine, nel quale è stabilita ora la loro precedenza. L'inverosimiglianza di questi<br />

particolari non richiede speciali commenti. L' Islam primordiale ignorava queste gerai-chie militari<br />

precise.<br />

§ 41. — (al-Tabari, senza isnàd). Il Califfo 'Umar nell'allestire la<br />

spedizione, che terminò cori la vittoria di Nihàwand, aveva incaricato al-<br />

Sà-ib b. al-Aqra', un mawla dei Thaqif, ottimo segretario, scrivano e con-<br />

tabile, di seguire le schiere e di curare la divisione del bottino. « Se però<br />

« un disastro colpisce questo esercito, sprofóndati nelle viscere della terra.<br />

« perchè dopo una disfatta è meglio essere sotto che sopra alla terrai ».<br />

La spedizione riuscì assai meglio che non fosse previsto dal Califfo, ed<br />

al-Sàdb b. al-Aqra' ebbe un gran da fare per dirigere in modo regolare<br />

la divisione del bottino di Nihàwand fì-a i combattenti. Mentre era occu-<br />

pato in questa faccenda, un persiano gli si })resentò e<br />

'<br />

gli disse che, se<br />

concedeva a lui, alla sua famiglia ed ai suoi parenti la salvezza nella vita<br />

e nei beni, gii avrebbe rivelato il luogo di nascondiglio del tesoro dei re<br />

Sassanidi (kunùz ài Kisra), detto anche kunùz al-Nakhirgàn<br />

(tòrse perchè tenuti in custodia da al-Nakhii'gàn). al-Sà"ib promise al per-<br />

siano ,la chiesta immunità, e questi, avuta la necessaria scorta, ritornò<br />

in breve con due enormi casse, che al-Sà'ib scoprì essere piene di perle<br />

(lu"lu'), di topazi (zabargad) e di giacinti (yàqùt). al Sà"ib non parlò<br />

ad altri di questa scoperta e l'aggiunse al quinto del bottino di Nihàwand,<br />

neir idea di lasciarne il guadagno interaraente al tesoro pubblico. Con<br />

tutta questa roba al-Sà-ib ritornò a Madinah, direttamente dal campo di<br />

battaglia, portando al Califfo la notizia della grande vittoria e della morte<br />

del prode al-Nu'màn b. Muqarrin. Il Califfo pianse amaramente la perdita<br />

di al-Nu'màn, e quando al-Sà'ib gli annunziò di aver portato con sé un'im-<br />

mensa quantità di roba preziosa, e gii narrò l'incidente del tesoro dei sas-<br />

sanidi, il Califfo ancora molto commosso, lispose brevemente: « Metti ogni<br />

« cosa nel tesoro pubblico (bayt al -mài), e noi vi provvederemo: tu ri-<br />

« torna subito a raggiungere il tuo esercito ». al-Sà'ib consegnò senza in-<br />

dugio ogni cosa al tesoro e ripartì immediatamente con la massima sol-<br />

lecitudine, dirigendosi su al-Kùfah. In quella stessa notte, nella quale<br />

al-Sàib parti, il Califfo ebbe un pentimento riguardo al tesoro dei Sassa-<br />

^<br />

481. 61<br />

21. a. H.<br />

IRAQ-PERSIA. -<br />

Tradizioni sulla<br />

battaglia di Nihàwand.]


§g n. 42.<br />

-Il . a. H.<br />

21- a. H. nidi; o il mattino seguente mandò uno a richiamar al-Sà'ib, il quale viag-<br />

Tradizioni sulla gi'ìva intanto con tanta celerità, che solo in al-Kùtah il messo potè raggiunbattagiia<br />

di Ni- glorio e comunicargli le volontà di 'limar. al-Sà'ib si rimise subito in cammino<br />

o rifece tutta la strada fino a Madinah, dove trovò il Califfo, che non aveva<br />

voluto toccare il contenuto delle due grandi casse, ma desiderava invece<br />

che al-Sà"ib le riportasse nell' Iraq, no vendesse il contenuto, e dividesse<br />

il prezzo fra i soldati presenti alla battaglia di Nihàwand. al-Sà-ib obbedì,<br />

riportò le due casse ad al-Kùfah e le vendè a 'Amr b. Hurayth al-Makhzùmi<br />

per due milioni di dirh]am. Questa somma fu divisa fra le milizie. 'Amr<br />

b. Huraytji vendè poi il contejiuto delle casse in Persia (ard al - A àgi m),<br />

e ne ricavò quattro milioni (T ab ari, I, 2698-2600).<br />

Sul valore storico di questa tradizione è lecito avere qualche grave<br />

dubbio (cfv- §§ 47, 52, nota 1) ('): essa non apparisce come narrazione di<br />

fatti storici, ma come documento tradizionistico mirante a dimostrare in<br />

qual modo il Califfo, o capo dello Stato, dovrebbe intendere la divisione<br />

del bottino. Si vuole inculcare la necessità di tenere sempre nettamente<br />

distinto quanto spetta ai Musulmani, mài al-muslimin, da quello che<br />

spetta al governo centrale per la causa dell'Isiàm, il quinto del bottino,<br />

che poi eufemisticamente si chiama l'avere di Dio, mài Allah.<br />

Quando si trattava di divisione del bottino d'un nemico sconfitto in<br />

battaglia, la distinzione e la divisione erano facili. Le controversie e i<br />

dubbi sorsero vivaci quando si ti'attò di stabilire, secondo i rozzi criteri<br />

del deserto, la natura vera del reddito delle imposte : erano queste da<br />

considerarsi come bottino? — Da tutte le polemiche che sorsero da sif-<br />

fatte questioni hanno avuto origine le tradizioni della classe, alla quale<br />

questa sicuramente appartiene (cfì'. 20. a. H., §§ 247 e segg.).<br />

Nota 1. — Il prof. Horovitz mi fa osservare che l'aneddoto, sicuramente apocrifo, è forse ispirato<br />

dal capo VII del libro di Giosuè nella Bibbia. In genere si è osservato che i racconti biblici delle guerre<br />

hanno avuto considerevole influenza sulla naiTazioue delle conquiste musulmane.<br />

§ 42. — (al-Rabi' b. Sula^màn, da Asad b. Miisa, da al-Mubàrak b.<br />

Fudàlah, da Ziyàd b. Grubayr, da suo padre presente alla battaglia). Il<br />

persiano al-Hurmuzàn, quando fu menato prigioniero a Madinah, ove si con-<br />

vertì all' Isiàm, interrogato dal Califfo Umar, rivelò che, se volevasi schiac-<br />

ciare per sempre la forza dei Persiani, si doveva assalire e distruggere<br />

l'esercito persiano raccolto in Nihàwand sotto gli ordini di Bundàr, e<br />

composto dei più prodi cavalieri del re di Persia (asàwirah Kisra) e<br />

degli abitanti di Isbahàn. Quell'esercito era la testa del nemico: troncata<br />

quella, il resto del regno persiano sarebbe rimasto inerte come un cada-<br />

vere decapitato (^). Avute queste notizie il Califfo 'Umar si prefisse di al-<br />

482.


21. a. H. § 42.<br />

lestii'e una spedizione cóntro la città di Nihàwand, e di assumerne egli<br />

stesso il comando. I suoi consiglieri lo dissuasero però energicamente dal-<br />

l'esporsi a simili rischi, perchè, dicevano, se egli fosse perito in qualche<br />

disastro, i Musulmani non avrebbero più avuto alcun appoggio. Allora il<br />

Califfo scrisse ad abù Miisa al-As'ari in al-Basrah, ed a Hudzayfah b. al-<br />

Yamàn in al-Kùfah di riunu'e genti armate e di marciare insieme su Nihàwand,<br />

mettendosi ambedue sotto gii ordini di al-Nu'màn b. Muqarrin.<br />

Anche 'Abdallah b. 'limar b. al-Khàttàb prese parte alla spedizione.<br />

Quando le forze unite dei Musulmani si presentarono dinanzi a quelle<br />

dei Persiani in Nihàwand, Bundàr, il comandante sassanida, mandò un<br />

ambasciatore nel campo musulmano, per chiedere l'invio di un rappresen-<br />

tante, perchè egli desiderava parlargli ed interrogarlo. al-Nu'màn scelse<br />

come rappresentante al-Mughirah b. Su'bah (^), il quale, entrato nel campo<br />

peisiano, trovò il generale Bundàr seduto sopra un trono d'oro, con una<br />

corona in testa e circondato da tutti i suoi ufficiali. Il generale persiano<br />

prese per primo la parola e domandò ad al-Mughìrah b. Su'bah come gii<br />

Arabi, che di tutti i popoli erano i più miserabili, i più affamati, i più<br />

angustiati e i più sozzi, avessero mai osato assalire la maestà dell' im-<br />

pero persiano : qualora<br />

però gii Arabi si fossero ritirati prontamente, egli<br />

prometteva di lasciarli in pace. al-Mughìrah rispose a Bundàr, ammet-<br />

tendo che un tempo la descrizione da lui fatta degli Arabi corrispondeva<br />

alla verità, ma aggiunse che alfine era venuto fra loro mi Profeta a ri-<br />

velare la verità suprema, il quale li aveva sollevati dall'ignoranza e bar-<br />

barie, aveva loro insegnato la vera religione ed aveva a loro ordinato di<br />

diffondere, anche a rischio della vita, la nuova fede per tutto il mondo.<br />

Le parole fiere di al-Mughìrah ispirarono tanto terrore nell'animo di Bundàr,<br />

che al-Mughìi-ah potè alzarsi e andarsene dal convegno senza essei-o mo-<br />

lestato.<br />

Le due parti si prepararono ora alla battaglia, nella quale i Persiani<br />

furono i primi all'assalto. al-Nu'màn diede però ordine ai suoi di non muo-<br />

versi dal posto, se non al suo terzo segnale e prese le disposizioni per sta-<br />

bilire chi dovesse assumere il comando generale, qualora egli venisse a mo-<br />

rire : nominò<br />

sette diverse persone, alle quali successivamente, in caso di<br />

morte, sarebbe dovuto passare il comando dell'esercito : l'ultimo nella serie<br />

era al-Mughìiah b. Su'bah ed il primo Hudzayfah b. al-Yamàn. I Persiani<br />

presero pure energici provvedimenti per la imminente battaglia: si lega-<br />

rono insieme in gruppi di sette con catene per impedirsi reciprocamente di<br />

darsi alla fuga, ed allo stesso tempo colorirono tutto il terreno alle loro spalle<br />

con punte acuminate di ferro, sulle quali era impossibile fuggfre: i Per-<br />

483.<br />

21. a. H.<br />

[IRAQ-PERSIA.<br />

Tradizioni sulla<br />

battaglia di Ni-<br />

l^àwand.1


21. a. H.<br />

IRAQ-PERSIA. -<br />

Tradizioni sulla<br />

battaglia di Nihàwand.ì<br />

§§ •!•-'. l-uinosiysima oi\ i ^Iii.suliuaui ^sul)i^ono ingenti perdite di uomini: quando<br />

pelò i Persiani si furono convinti l'iie in nessun modo potevasi spez-<br />

zare la resistenza dei Musulmani, cedettero essi per i primi e la mischia<br />

si tramutò In un liuiuane eccidio: legati fra loro con catene, se uno cadeva<br />

ferito, gli altri compagni non potevano salvarsi e soccombevano vittime<br />

inermi sotto i colpi degli Arabi vittoriosi. Quanti tentarono di fuggire, pre-<br />

cipitarono sulle punte acuminate di ferro sparse dietro alle loro spalle e<br />

lerendosi gravemente e non potendo più salvarsi, caddero egualmente sotto<br />

le spade dei vincitori. Al momento però, in cui la fortuna si volgeva propizia<br />

agli Arabi, una fi'eccia nemica ferì a morte il generale musulmano<br />

al-Nu'man, conficcandosi nel suo fianco. Il fi-atello, Ma'qil b. Muqarrin,<br />

accorse prontamente presso al moribondo e, quando al-Nu'màn ebbe reso<br />

il suo ultimo respiro, avvolse il cadavere nei suoi panni e tenne celata la<br />

notizia. 1 Musulmani seppero che il loro comandante era morto, soltanto<br />

qnando la battaglia tu terminata. Hudzayfah b. al-Yamàn assunse allora il<br />

comando.<br />

Il messo che portò la notizia della vittoria al Califfo in Madìnah, do\è<br />

enumerare al Califfo i nomi dei Musulmani uccisi. Saputo che al-Nu'màn<br />

b. Muqarrin era perito anch'egii, Umar si mise a piangere dirottamente,<br />

e poi, piangendo sempre, chiese al messo di dirgli gli altri nomi degli<br />

uccisi : il messo gliene enumerò molti di persone conosciute dal Califfo, e<br />

infine aggiunse che v'erano molti altri uccisi, che il Califfo non conosceva.<br />

« Ciò non li danneggia affatto », esclamò il Califfo: « se 'Umar non li co-<br />

« nosce, Dio li conosce tutti!» (T ab ari, I, 2600-2605).<br />

Nota 1. — (Cfr. §§ 43, 44; 23. a. H., § 22). Questo preteso consiglio di al-Hurmuzàn è in realtà<br />

lina prcilizioue ab eveiitu, con la quale si vuole rammemorare come la distruzione delle forze persiane<br />

in Nihàwand significasse la soppressione, l'annichilimento dell'ultimo esercito sassanida in tutto l'impero<br />

riunito. — In tutti i combattimenti successivi che si ripeterono sino al 31. H., si trattò sempre di schiere<br />

locali, delle quali ognuna tentava difendere i focolari aviti e la zolla di terra ereditata dagli antenati.<br />

Ogni provincia, dopo Nihàvrand, fece da sé: ad una ad una caddero sotto il dominio del novello conqui-<br />

statore dell'Asia.<br />

Nota 2. — Ciò non è storia,, ma svolgimento del solito tema tradizionistico delle trattative precedenti<br />

alla battaglia nello scopo di indurre gli Arabi a desistere, o i Persiani a convertirsi. Il nome<br />

quindi di al-Mughirah b. Su'bah, quale oratore dei Musulmani, apparisce in questo caso come figura o<br />

finzione tradizionistica. — Cfr. però quanto abbiamo detto poc'anzi al § 5 riguardo alla nomina di al-<br />

Mughirah al governo di al-Kìifah.<br />

§ 43. — (Saybàn b. abì Saybah Farrukh al-Ubulli, da Hammàd b.<br />

Salamah, da abù 'Imràn al-G-awni, da Alqamah b. 'xAbdallah, da Ma'qil<br />

b. Yasàr). Il Califfo 'Umar chiese consiglio ad al-Hurmuzàn, e volle sa-<br />

pere se era meglio incominciare (la nuova campagna) con Isbahàn o con<br />

l'Adzarbaygàn. al-Hmmuzàn rispose : « Isbahàn è la testa, e l'Adzarbaygàn<br />

484.


21. a. H. §§ 434i>.<br />

« è le due ali: se tagli la testa, cadono anche le ali insieme con la testa »<br />

(Balàdzuri, 303).<br />

§ 44. — ('Alqaniali b. Abdallah al-Muzani, da Ma'qil b. Yasàr). 11<br />

Califto Umar chiese il parere di al-Hurmuzàn sul (modo di conquistare il;<br />

Fàris, Isbahàn e l'Aclzarbaj-gàn. al-Hurmuzàn rispose: « Isbahàn è la testa,<br />

« mentre il Fàris e 1" Adzarbaygàn sono le due ali : se tu tagli una delle<br />

«due ali. la testa potrebbe salvarsi con l'altra ala, ma se tagli la testa,<br />

« cadranno ambedue le ali, perciò comincia con la testa » (M a s ù d i<br />

IV, 230j. — Cfr. §§ 42, 43.<br />

§ 45. — (Hammàd b. Salamah, da abù 'Imràn al-Grawni, da 'Alqamah<br />

b. Al^dallah, da Ma'qil b. Yasàr). Il Califfo 'limar entrò nella moschea<br />

(di Madinah) e visto al-Nu'màn b. Muqarrin andò a sedersi al suo fianco:<br />

terminata la sua preghiera, gli disse: « Ti nomino comandante generale ».<br />

al-Nu'màn gli rispose : « Se è per riscuotere tasse ; non accetto, ma se è<br />

«per combattere il nemico (accetto)». — «Tu andrai a combatterei ».<br />

Allora il Califfo lo mandò (nell'Ii'àq), e scrisse alla gente di al-Kùfah di<br />

fornirgli rinforzi: con questi v'era anche al-Mugliirah b. Su'bah (Balà-<br />

(Izuri. 303).<br />

§ 46. — (Hammàd b. Salamah, da abù 'Imràn al-Gawni, da 'Alqamah<br />

b. Abdallah, da Ma'qil b. Yasàr, presente alla battaglia). (Quando al-Nu'màn<br />

b. Muqarrin ebbe assunto il comando delle genti nel Sawàd) mandò al-Mu-<br />

.ghirah b. Su'bah a Dzù-1-Hàgibayn [detto anche Dzù-l-Hàgib Mardànsah.<br />

cfr. Balàdzuri, 303, nota e], il capo dei Persiani ('azim al-'Agam),<br />

che era in Nihàwand. (al-Mughii-ah), mentre era in piedi innanzi al per-<br />

siano, si mise a forare il tappeto con la lancia, e poi si sedette anch'egli sul<br />

trono: il persiano, adfrato, diede ordine di espellerlo. al-Mughirah esclamò:<br />

« (Rammentatevi) che io sono un ambasciatore! ».<br />

Poi Musulmani e Persiani vennero tra loro alle mani, ed (i Persiani)<br />

.si legarono assieme con catene a gruppi di dieci e di cinque per rendere<br />

impossibile la fuga. La battaglia incominciò con nugoli di freccie scagliate<br />

«lai Persiani onde molti Arabi rimasero feriti. Questo avvenne prima che le<br />

(lue parti si dessero di cozzo l'una contro l'alti'a. Il comandante arabo, al-<br />

Nu'màn b. Muqarrin, fondandosi sopra una sentenza del Profeta, dichiarò<br />

che se la battaglia non aveva principio nelle prime ore del giorno, era<br />

meglio attendere che il sole tendesse a calare, e che soffiassero i venti<br />

del pomeriggio): allora verrebbe la vittoria. Egli diede ordine che. nessuno<br />

si movesse prima che la bandiera dell'esercito fosse stata agitata tre volte.<br />

Alla prima volta dovevano fare le abluzioni e compiere le cose necessarie ;<br />

alla seconda rivedere le armi e prepararsi al cimento, ed alla terza alfine<br />

485.<br />

21. a. H.<br />

[IRAQ-PERSIA.<br />

Tradizioni sulla<br />

battaglia di Ni-<br />

hàwand.]


§§ 4(hI!i. 21. a. n.<br />

21. a. H. u-ettarsi con impeto senza guardare né a dritta né a sinistra. Così fu fatto,<br />

IRAQ- PERSIA. -<br />

Tradizioni sulla<br />

battaglia di Nihàwand.l<br />

mentre ìh>-ìav.^ ali Arabi precipitavano sul<br />

o x r<br />

^ «i slanciò con gii altri nella mischia.<br />

nemico, al-Nu'niàn vestì la corazza<br />

Egli fu perciò il primo musulmano<br />

che rimanesse ucciso : il comandante persiano Dzii-1-Hàgibayn cadde dalla<br />

sua cavalcatura e fii sventrato. — Ma'qil b. Yasàr, che narra questi fatti,<br />

afferma d'essere accorso in aiuto del morente al-Nu'màn e avergli lavata<br />

la faccia con un po' d'acqua che aveva con sé: « Clii sei?» chiese al-<br />

Nu'mau. — « Sono Ma'qil ! ». — « Che cosa fanno i Mu.sulmani? ». — « Ral-<br />

« legratil Dio ha concesso la vittoria! ». — « Sia ringraziato Dio » disse il<br />

morente; «scrivetelo ad 'Umar » (') (Balàdzuri, 303-304).<br />

Nota 1. — (Saybàn b. abi Saybah FaiTfikh al-Ubulli, da Hammàd b. Salamah, da Ali b. Zayd li.<br />

(riid'àn, da abù "Utliman al-Nahdi). abù 'Utjimàn al-Nahdi portò l'annunzio della vittoria al Califfo 'Umar,<br />

il quale, quando seppe che al-Nu'niàn era perito, si mise a piangere. (Balàdzuri, 304, dove a conferma<br />

di ciò sono addotte anche altre tradizioni con lunghi isnàd).<br />

§ 47. — (al-Qàsira b. Sallam, da Muli. b. Abdallah al-Ansàri, da al-<br />

Nahhàs, b. Qahm, da al-Qàsim b. 'Awf [al-Saybàni], da suo padre 'Awf,<br />

da al-Sà-ib b. al-Aqra'; oppure da Umar b. al-Sà-ib, da suo padre al-Sà-ib<br />

b. al-Aqra'). Conferma i particolari della tradizione precedente sui prepa-<br />

rativi e lo svolgimento della battaglia : alla morte di al-Nu'màn, lo sten-<br />

dardo (ossia il comando) fu preso da Hudzayfah b. al-Yamàn. al-Sà'ib b.<br />

al-Aqra', che era stato preposto dal Califfo alle prede, per mezzo di una<br />

.spia (dzù-l-'u waynatay n) scoprì il tesoro di al-Nakliirkhàn nella for-<br />

tezza. Consisteva in due cas.se (safatayn) piene di pietre preziose di non<br />

mai vista bellezza. al-Sà-ib le portò a MadinaÈ, ed il Califfo dopo udita<br />

la narrazione di tutto, gii ordinò di vendere il contenuto delle due casse<br />

e dividerne l' importo tra i Musulmani. al-Sàib andò ad al-Kùfah e vendè<br />

le due casse ad un giovane makkano, 'Amr b. Hurayth al-Qurasi, il quale<br />

pagò l'importo con lo stipendio della (propria) famiglia e dei guerrieri<br />

(della medesima) : 'Amr<br />

portò le due casse ad al-Hìrah e le vendè per il<br />

doppio che le aveva pagate. Questa fu la prima somma della grande for-<br />

tuna accumulata di poi da 'Amr b. Hmayth (Balàdzuri, 804-305).<br />

Cfi-. anche id. Glossarium, 97, s. v. lahwah, e Wiistenfeld<br />

Eegister, 75.<br />

Per un episodio simile — è in verità uu tema tradizionistico — vedi<br />

anche la tradizione sulla prima campagna nel Fàris contro Istakhr nel<br />

23. a. H. ;<br />

cfr. anche §§ 41 e 62, nota 1 dell'annata presente.<br />

§ 48. — (Uno storico, ba'd ahi al-sirah). La battaglia cominciò un<br />

mercoledì, durò tvitto il giovedì e fu vinta il venerdì (Balàdzuri, 305).<br />

§ 49. — (ibn al-Kalbi, da abù Mikhnaf). Il campo di al-Nu'màn 1).<br />

Muqanin fu fissato in al-Isbidzahàr (= Isbidzahàn): l'ala diitta era coman-<br />

486.


21. a. H. §§ 49-52.<br />

data da al-As'atJi b. Qays, la sinistra da al-Mughii-ah b. Su'bah. — Fu ucciso<br />

al-Nu'màn, e vinsero i Musulmani : la battaglia si chiamò « la Vittoria<br />

delle Vittorie » (fa t h a 1 - fu t ù h i ( B a 1 a dz u r i , 305)<br />

wand :<br />

§ 50. — al-Mas'ùdi ha una lunga tradizione sulla battaglia di Nihà-<br />

non fa cenno sulle ragioni della nuova campagna, ma si contenta<br />

ili narrare la nomina di al-Nu'màn b. Muqarrin, e di aggiungere che 'Umar<br />

gli diede come colleghi al-Zubajr b. al-'Awwàm (che era in Egitto!), 'Amr<br />

b. Ma'dikarib, Hudzayfah b. al-Yamàn, 'Abdallah ibn 'Amr, al-As'ath b.<br />

Qays ed al-Mughìi-ah b. Su'bah. Segue poi la narrazione dell'incontro di<br />

al-Mughìrah con il generale persiano Dzù-l-Grinàhayn (l'uomo dalle due ali),<br />

ed abbiamo una variante dei soliti discorsi sulla povertà antica degli Arabi<br />

e sulla rivoluzione prodotta dalla predicazione del Profeta: le solite pro-<br />

poste dei Persiani per indm-re gli Ai'abi a retrocedere, ecc., in altre parole<br />

il già noto téma tradizionistico, che ritorna tante volte ad ogni vigilia di<br />

grande battaglia in Persia. Sulla battaglia stessa al-Mas'iidi non dà nuovi<br />

particolari, e la sua descrizione è incompleta: dice però che in essa peri-<br />

rono vari Compagni del Profeta, tra i quali al-Nu'màn b. Muqarrin ed<br />

Amr b. Ma'dikarib. Ai tempi di al-Mas'iidi mostravansi ancora le tombe<br />

di questi guerrieri, ad un farsakh circa da Nihàwand, sulla via che con-<br />

duce ad al-Dinawar (Mas'iidi. IV, 230-236).<br />

§ 51. — (al-Ya'qùbi). Nell'anno 21. H. seguì la battaglia di Nihàwand<br />

vinta dagli Arabi sotto al-Nu'màn b. Muqarrin contro i Persiani di al-<br />

Ray}-,. Qùmis, Isbahàn e vari altri luoghi, sotto il comando di Dùnar<br />

(Dìnàr? cfr. Balàdzuri, 306, lin. 5, oppure Rù-ìn). Durante la mischia<br />

'Umar era sul min bar in Madinah, e nel mentre predicava, s' interinippe<br />

per gridare : « Sàriyah, il monte ! il monte !» ; e si vuole che Sàriyah,<br />

presente al combattimento, udisse la voce del Califfo e seguendo il con-<br />

siglio, salvasse i suoi da un grave pericolo di accerchiamento nemico<br />

fYa'qùbi, II, 179).<br />

Per l'episodio di Sàriyah cfr. quanto narra Sayf b. 'Umar alla presa<br />

di Fasà sotto Tanno 23. H.<br />

§ 52. — (abù Hanifah ai-Dinawari). La battaglia di Nihàwand fu<br />

combattuta nell'anno 21. H. Dopo la disfatta di Gralùlà- il re Yazdagird<br />

•era fuggito, ricoverandosi in Qumm : da questo luogo aveva mandato messi<br />

nelle varie provincie chiedendo soccorsi di genti armate. I Persiani pre-<br />

sero molto a cuore la causa del loro re, ed attorno a lui affluirono le genti<br />

del regno da tutte le parti, ossia genti da Qiimis, dal 'Tabaristàn, da Gurgàn,<br />

da Dunbàwand ('), da al-Rayy, da Isbahàn, da Qumm, da Hamadzàn, da<br />

al-Màhayn e da Màsabadzàn, sicché si costituì un esercito molto conside-<br />

487.<br />

21. a. H.<br />

[IRAQ- PERSIA. -<br />

Tradìzionj sulla<br />

battaglia di Ni-<br />

hàwand.]


§ 5i.<br />

21'. a. H.<br />

21. a. H. revole. Al comando di esso il re pose Mardàusàh b. Hurmuz, e lo mandò<br />

IRAQ-PERSIA. -<br />

_<br />

Tradizioni sulla «* >.Ulàwana.<br />

battaglia di Ni- D\ siffatti preparativi 'Animai- b. ^'àsir (governatore di al-Kùfali)<br />

'<br />

inviò notizia al Califfo Umar, il quale allarmato salì sul pulpito leggendo<br />

in mano la lettera di Ammàr ed arringò la gente. Comunicò ai presenti<br />

il contenuto della medesima ed invitò gli Arabi a muoversi in soccorso dei<br />

fratelli in al-Kùfah e in al-Basrah. Cliiese anche il parere dei presenti su<br />

quanto convenisse di fare. Talhah b. 'Uba^'dallali invitò il Califfo a deci-<br />

dere come credeva, assicurandolo che tutti avrebbero spontaneamente ob-<br />

bedito ai suoi cenni. Uthmàn b. Affàn gli suggerì di far venire rinforzi<br />

dalla Siria, dal Yaman e da al-Basrah {sic!), di mettersi alla testa dei me-<br />

tlesiiui per recarsi indi ad aiutare la gente di al-Kùfali: con tali mezzi la<br />

vittoria era assicurata. Tutti i presenti espressero la loro approvazione per<br />

le proposte di Uthmàn, ma il Califfo volle ancora sentire il parere di 'Ali<br />

b. abi-Tàlib, il quale fece rilevare al Califfo come fosse imprudente sguer-<br />

nire la Siria di milizie per timore dei Greci, ed il Yaman per timore degli<br />

Abissini, mentre il suo allontanamento da Madìnah avrebbe potuto creare<br />

altre complicazioni. Suggerì di chiamare dalle varie provincie, come la<br />

Siria e 1' 'Uniàn, soltanto un terzo delle forze ivi stanziate e non tuite. Ciò<br />

fu approvato da 'Umar, il quale conferi il comando delle nuove schiere ad<br />

al-Nu'màn b. Muqarrin al-Muzani, che in quei giorni sopraintendeva alla<br />

riscossione del kh«^^"^g di Kaskar. La lettera con la nomina di al-Nu'màn<br />

fu data perciò dal Califfo ad al-Sà-ib b. al-Aqra' affinchè la recapitasse.<br />

Dispose allo stesso tempo che, nel caso venisse ucciso al-Nu'màn, gli succe-<br />

desse nel comandò Hudzayfah b. al-Yamàn ed, ucciso anche lui, Grarìr b.<br />

' Abdallah al-Bagali : ucciso Grarìr, doveva il comando passare ad al-Mu-<br />

ghii-ah b. Su'bali, ed, ove cadesse perfino questo, ad al-As'ath b. Qays. Nel<br />

mandare poi le istruzioni ad al-Nu'màn, il Califfo gli raccomandò di tener<br />

conto dei consigli di 'Amr b. Ma'dìkarib e di Tulayhah b. Khuwaj'lid, seb-<br />

bene non dovesse dar loro alcun comando sulle genti (per il loro passato<br />

ostile all'Isiàm?).<br />

Prese tali disposizioni, il Califfo fece partire le milizie, ed al-Sà-ib<br />

b. al-Aqra' andò a raggiungere le genti di al-Kufah ed a consegnare ad<br />

' al-Nu'màn le istruzioni scritte del Califfo, abù Musa al-As'ari, lasciati due<br />

terzi delle sue genti in al-Basrah, andò con l'altro terzo a raggiungere, le<br />

schiere di al-Kvifah: raccolti tutti i rinforzi, l'esercito mosse verso Nihàwand<br />

andando a fissare il campo in un luogo detto al-Isfìdzahàn, nei<br />

pressi di Nihàwand' a tre farsakh di distanza. Lì vicino era il villaggio<br />

di Qudaysigàn (luogo sconosciuto ai lessici geografici). I Persiani sotto<br />

488.


21. a. H. S 5-2.<br />

Mardan.sah b. Hvirmuzacl (sic) vennero incontro agli Arabi e posero il loro 21. a. H.<br />

,. „ ,, , o , n j. 1 [IRAQ-PERSIA.<br />

campo trincerato di ii^onte a quello musulmano, begui allora una sosta, du- Tradizioni sulla<br />

rante la quale i Persiani continuarono a ricevere rinforzi, sicché il generale battaglia di Ni-<br />

arabo credè<br />

p<br />

.<br />

opportuno ricorrere ad uno stratagemma per lorzare 1<br />

. .<br />

-r-,<br />

Fersiani<br />

hawand.l<br />

a cimentarsi in una battaglia: seguendo il consiglio di Amr b. Ma di-<br />

karib, al-Nu'màn fece divulgare la notizia che era ^ morto il Califìb ed or-<br />

dinò una immediata rith-ata. Ingannati dalla falsa voce e dall' improvvisa<br />

ritirata, i Persiani uscirono dal loro campo fortificato e si misero ad in-<br />

seguire gii Arabi: questi fecero fronte ed impegnarono con i Persiani un<br />

sanguinosissimo combattimento, con gravi perdite da ambedue le parti.<br />

La notte separò i combattenti. Il mattino seguente, che era un mercoledì,<br />

fu ripresa la mischia con grande ferocia fino a sera. Lo stesso accadde nel<br />

seguente giorno: il venerdì per la quarta volta fu ripresa la battaglia. Il<br />

generale al-Nu'màn, percorse le file dei suoi, li incorò a battersi con no-<br />

vello ardore e diede le opportune indicazioni ed istruzioni perchè ad un<br />

determinato segnale tutte le schiere arabe facessero contemporaneamente<br />

impeto sul nemico. Il piano riuscì, ed alfine le schiere dei Persiani furono<br />

rotte e fugate.' Purtroppo nella mischia al-Nu'màn rimase ucciso ed il fì-a-<br />

tello Suwaj'^d b. Muqarrin riuscì a portarne via il cadavere (dando ad in-<br />

tendere che fosse soltanto ferito); trasportatolo nella tenda, si vestì dei<br />

panni e delle armi del defunto e ritornò alla mischia. Grli Arabi non eb-<br />

bero sospetto della sostituzione e continuarono a battersi fiduciosi, finché<br />

ebbero completamente fugato il nemico.<br />

I Persiani fuggendo innanzi agli Arabi si ritrassero in un villaggio<br />

di Nihàwand, discosto due farsakh da questa città, e detto Dazizìd fluogo<br />

sconosciuto ai lessici geografi): ivi si fermarono, perchè il castello di Nihàwand<br />

non era grande abbastanza da contenerli tutti. Intanto Hudzayfah<br />

b. al-Yamàn veniva appresso alla testa degli Arabi, essendo succeduto al<br />

defunto al-Nu'màn, e cingeva d'assedio i Persiani. Durante uno dei com-<br />

battimenti attorno al paese, combattimento in cui i Persiani furono scon-<br />

fitti, uno dei maggiorenti sassanidi, detto Dìnàr, rimase tagliato fuori dai<br />

compagni, e fu inseguito da Simàk b. 'Ubayd al-'Absi. Fatto prigioniero e<br />

condotto innanzi al generale Hudzayfah, si oflErì di ottenere la resa pa-<br />

cifica di Nihàwand se gli promettevano la libertà, perchè egli si dichia-<br />

rava signore del paese. Hudzayfah accettò la proposta, e Dìnàr concluse<br />

un trattato di resa con gli Arabi: con esso si presentò innanzi alle mura<br />

della fortezza, e spiegati i patti ottenuti, ordinò ai suoi di aprire le porte<br />

e di arrendersi. Essi obbedirono all'ordine avuto, quando seppero d'aver<br />

ottenuto l'amàn. Da questo incidente il paese fu chiamato Mah Dìnàr ("^)<br />

(Hanifah. 141-146).<br />

489. 62


21. a. H.<br />

IRAQ-PERSIA. -<br />

Tradizioni sulla<br />

battaglia di Nihàwand.'<br />

5"2-ò5 21. a. H.<br />

Nota 1. — Dunbiiwnml, Demavend, cantone e montagna celebre nelle vicinanze di al-Rayy, ricca<br />

ili minerali, specialmente di solfo. Yàqiìt, II, WHJ-tiKt (Meyuard Dict., 2ii(i-239); Hamadzilui,<br />

JTl-JT!t, 307-309; Istakhri e Ilaw-qa!, hìdea; C,-2; Klui rdadzbi h , 118, 244, 2.50; Le Strange<br />

Xiizhah, 29,<br />

Nota 2.<br />

94.<br />

— Alla fine della narrazione abii Hanifah al-Dinawari aggiunge un lungo auediloto, di<br />

cui abbiamo già dato due versioni nei paragrafi precedenti (cfr. §§ 41, 47 e vadi ancbe § (iS).<br />

Dopo la battaglia di Nihiiwand un iionio tra i più nobili (asràf) del paese si presentò ad al-Sà'ib<br />

b. al-A


21. a. H. 55-57.<br />

menti che la versione data da Sayf b. 'Umar, tranne qualche particolare<br />

di secondaria importanza, non ha alcun valore storico. È errata tutta la<br />

cronologia, e la tela generale è messa sopra una base falsa, compressa<br />

in un breve periodo d'anni e come una continua progressione vittoriosa<br />

degli Arabi. Caratteristica generale della narrazione è poi che gii Arabi<br />

abbiano ognora iniziato le campagne non già per desiderio d'espansione,<br />

ma per ineluttabile bisogno di difesa contro i Persiani, che mai posavano,<br />

continuamente tramavano contro i Musulmani, sollevavano torbidi lungo<br />

i confini, e con chiamate generali sotto le armi periodicamente venivano<br />

a mettere a repentaglio tutte le conquiste degli Arabi (W eli ha use n<br />

Sk. u. Vorarb., VI, pag. 94-101). Tutta la tela è dello stesso stampo<br />

artificiale che si rilevò nelle tradizioni sulla partenza degli eserciti mu-<br />

sulmani ai primordi del Califfato di abù Bakr! Non è necessario ripetere<br />

in questo luogo tutti gii argomenti efficacissimi raccolti dal Wellhausen<br />

(1. e, pag. 101 e segg.): nessuno potrà mai demolire la sua critica, che rimane<br />

durevolmente acquisita alla scienza storica dell' Islam.<br />

§ 56. — (Il Califfo toglie il divieto di nuove conquiste).<br />

(Sa5^f b. Umar, da Muhammad e da altri). Nell'ambasciata, che aveva me-<br />

nato al-Hurmuzàn prigioniero a Madinah, v'era il celebre al-Ahnaf b. Qays<br />

(capo dei Tamìmiti di al-Basrah), il quale espose al Califfo tutti i pericoli,<br />

ai quali erano esposti i nuovi possedimenti musulmani nell' 'Iraq, se era<br />

mantenuto il divieto di fare altre conquiste in Persia. I Persiani, lasciati in<br />

pace nei loro monti, si preparavano sotto il loro re ad una grande gvierra<br />

di rivincita : era perciò nell' interesse dei Musulmani di aggredii-e il ne-<br />

mico prima che avesse terminato i suoi preparativi offensivi. II Califfo 'Umar,<br />

avuta la conferma dell'agglomerazione di genti armate in Nihàwand, tolse<br />

ora il divieto e diede il permesso di invadere il territorio nemico (T a b a r i<br />

I, 2560-2661).<br />

Cfr. Khaldùn, II, App. 113.<br />

Abbiamo già fatto allusione, e ne faremo ancora, a questo preteso divieto<br />

di Umar (cfr. 16. a. H., § 230; 19. a. IT., § 15; 20. a. H., § 22; 23. a. H.,<br />

§ 19): le informazioni date da Sayf in questa e nelle seguenti tradizioni<br />

sono piene di eiTori, che esamineremo partitamente quando avremo a stu-<br />

diare i precedenti e la cronologia della quarta campagna persiana.<br />

§ 57. — (Partenza delle schiere). (Sayf b. 'Umar, da Muhammad<br />

e da altri). Il permesso dato dal Califfo Umar, dietro istanza di al-Ahnaf<br />

b. Qays, di estendere le conquiste verso oriente nel Fàris, venne concesso<br />

nel corso dell'anno 17. H., ma il principio delle varie spedizioni seguì sol-<br />

tanto nel 18. H.<br />

491.<br />

21. a. H.<br />

IRAQ-PERSIA.<br />

Battaglia di Ni<br />

hàwand.l


§§ 57, ijy. 21. a. n.<br />

21. a. H. ;,1)Q Musa al-As'ari (governatore di al-Basrali) el)be l'ordine di var-<br />

' '^''^' ' confini del territorio persiano, che si trovava sotto la protezione<br />

Batt lia di Nihàwand.]<br />

aiaba, al -dz immah , e di attendervi nuovi ordini. Allo stesso tempo il Ca-<br />

liffo inviò Suliayl b. 'Adi. liallt o confederato dei banù 'Abd al-A.shal<br />

(Ansar), con i vari stendardi ai diversi capitani, che dovevano iniziare la<br />

conquista dell' 'Iraq. Lo stendardo per la conquista del Khuràsàn (liwa<br />

TChuràsàn) fu aftidato ad al-Alinaf b. Qays; quello di Ardasir-lvhurrah e<br />

di Sàbur, a Mugàsi' b. Mas'ud al-Sulami ; quello di Istakhr, a Utlimàn b.<br />

abi-l-'A.s al-Thaqafi ; quello di Fasà e di Daràbgird, a Sàriyah b. Zunaym<br />

al-Kinàni ; quello del Karman, a Suhayl b. 'Adi ; quello del Sigistàn a<br />

'Asim b. 'Amr Compagno del Profeta ; e quello del Mulu'àn ad al-Hakani<br />

b. 'Umayr al-Tagblibi.<br />

Tutti questi eserciti si misero in moto soltanto nel corso dell'anno 18. H.,<br />

ed il Califfo mandò loro molti rinforzi raccolti in al-Kùfah.<br />

Tn aiuto di Suha_yl b. 'Adi mandò 'Abdallah b. 'Abdallah b. 'Itbàn ;<br />

in aiuto di al-Almaf mandò 'Alqamah b. al-Nadr, 'Abdallah Ij. abi Uqaj-l,<br />

Rib'i b. 'Amir ed ibn umm Ghazàl: in aiuto di 'Asini b. Amr mandò<br />

'Abdallah b. 'Umayr al-Asga'i: in aiuto di al-Hakam b. Umayr mandò<br />

Sihàb b. al-Mukhàriq al-Màzini (T a bari, I, 2568-2B69).<br />

Cfr. Athìr, II, 432-433; Khaldùn, App., 113, il quale però ag-<br />

giunge che questa avanzata generale è rimessa da altri al 21. e al 22. II.<br />

§ 58. — (Cause della battaglia: preparativi: accuse<br />

contro Sa'd b. abi Waqqàs, e sua deposizione dal governo<br />

di al-Kùfah). (Sayf b. 'Umar, da Muhammad e da altri). Le<br />

guerre contro al-Hui-muzàn nel Fàris (cfi-. 17. a. H., §§ 101 e segg., e<br />

21. a. H., § 25 e segg.), l'invasione del Fàris per opera di al-'Ala gover-<br />

natore del Bahrayn (cfr. 19. a. H., § 15), e la spedizione di schiere da al-<br />

Basrah per soccorrere quelle del Bahrayn, turbarono talmente gli abitanti<br />

del Fàris, che ne scrissero al re Yazdagird, allora dimorante in Marw, e<br />

lo pregarono di venire in loro soccorso. Il re ordinò un nviovo appelli)<br />

generale sotto le armi nelle provincie della Persia, nell'al-Bàb, nel Khuràsàn,<br />

nel Sind, ed in tutti i paesi fra queste regioni e Hulwàn. Come<br />

luogo di riunione fu fissata la città di Nihàwand. Mentre fervevano i preparativi,<br />

notizia di essi giunse a Qubàdz al-Khuràsàni signore di Hulwàn<br />

(cfr. 16. a. H., § 219), il quale ne mandò subito rapporto a Sa'd b. abi<br />

Waqqàs governatore di al-Kiifah. Questi a sua volta ne scrisse al Califfo<br />

Umar, il quale provvide immediatamente per il pronto invio di rinforzi.<br />

Schiere d'armati incominciarono ad affluire in al-Kùfah da varie parti<br />

d'Arabia, e fra le altre anche schiere di Asaditi sotto al-Garràh b. Sinàn<br />

492.


21. a. H. §§ 5«, 59.<br />

al-Asadi. Per ordine del Califfo venne ad al-Kùfah anche Muhammad b. 21. a. H.<br />

Maslamah con altre milizie: Muhammad duiante tutto il Califfato di 'Umar Battaglia di Nitenue<br />

la carica di ispettore dell'opera dei vari governatori, e soleva rac hawand.j<br />

cogliere i reclami dei sudditi e farne rapporto al Califfo. Venuto ora ad<br />

al-Kufah, si valse della circostanza, che tante schiere erano riunite per<br />

r imminente spedizione, allo scopo d' interrogare tutti sul governatore Sa'd<br />

e raccogliere i giudizi degli abitanti sul conto suo. Tutti ne fecero elogi<br />

sinceri: soli gli Asad e gli 'Abs gli mossero molte accuse: Sa'd non divideva<br />

il bottino imparzialmente, non era giusto verso i sudditi, e non amava<br />

.«ìpedizioui militari, preferendo alle fatiche della guerra, i piaceri della caccia.<br />

Infine Sa'd era accusato di non fare la preghiera nel modo prescritto, perchè<br />

distratto dalle sue occupazioni cinegetiche (cfì-. 20. a. H., §§ 2 e segg.).<br />

>^a'd, saputo quello che gli si attribuiva, respinse energicamente le accuse,<br />

rievocando tutti i servizi eminenti da lui resi al Profeta, e l' intimità nella<br />

quale aveva vissuto con lui, e rammentando che egli (Sa'd) era stato il<br />

primo a versare sangue per la causa dell'Isiàm (cfr. Introd., § 233).<br />

La gravità delle accuse rese però necessario che Muhammad b. Ma-<br />

-lamah si recasse a Madinah insieme con Sa'd b. abì] Waqqàs per sotto-<br />

porre la questione al Califfo. Questi troncò tutto, togliendo a Sa'd il go-<br />

verno di al-Kùfah, e conferendo l'amministrazione ad Abdallah b. Abdallah<br />

1'. Itbàn, che era stato lasciato da Sa'd come luogotenente nella città,<br />

mentre egli si recava a Madinah a discolparsi. Si vuole che Sa'd b. abi<br />

Waqqàs lanciasse la maledizione contro i suoi'calunuiatori e che, per effetto<br />

di questa, i suoi due maggiori accusatori, Arbad e al-Grarràh b. Sinàn,<br />

perissero ambedue in modo ignominioso, l'uno calpestato dai cavalli, l'altro<br />

con la testa rotta dalle pietre, in Sàbàt, nel giorno in cui la gente volle<br />

aggredire al-Hasan b. Ali (cfr. 41. a. H.).<br />

In questo modo i preparativi per la l)attaglia di Nihàwand furono<br />

latti mentre Sa'd b. abi Waqqàs era al governo in al-Kùfah, ma la bat-<br />

taglia stessa fu combattuta sotto il governo di Abdallah b. Abdallah 1).<br />

Itbàn (T abari. I. 2605-2608).<br />

Cfr. Athìr, III, 3-4; Khaldùn, II, App., 115-11-6.<br />

Cfr. anche 23. a. H., § 20, dove ripetonsi queste notizie sul muta-<br />

mento del governatore di al-Kùfah. I particolari non sono confermati da<br />

altre fonti e non meritano veruna fiducia. A Sa'd b. abi Waqqàs successe<br />

immediatamente 'Ammàr b. Yàsir, tra la fine del 20. e il principio del 21.<br />

§ 59. — (Desiderio del Califfo di accompagnare la spedizione).<br />

(Sayf b. 'limar, da Musa, da Hamzah b. al-Mughìrah b. Su'bah,<br />

da abù Tu'mah al-'^Thaqafi). La notizia che centocinquantamila Persiani<br />

493.


§«&«^2. 21. a. H.<br />

21. a. H<br />

[IRAQ- PERSIA<br />

Battaglia' di'Nisi<br />

riunivano iu<br />

'^'^ ^^^ luosso a<br />

Nihàwaud per<br />

uoiue Qarìb b.<br />

aggredire gli Arabi, fu portata a Madinah<br />

Zafar al-'Abdi, ed 'Umar nel ricevere F inhàwand.j<br />

formazione trasse dal nome del messo un felice presagio, che la vittoria<br />

(lovesse essere vicina (^qarib significa vicino, e zafar, vittoria). Di poi<br />

dal min bar della moschea annunziò la sua intenzione di accompagnari'<br />

le schiere, che mai'ciavano contro il nemico, ma allora si alzarono vari Compagni,<br />

come 'Utjimàn b. 'Affàn, Talliah b. ' Ubay dallah, al-Zubayr b. al-<br />

Awwàm, ed Abd al-rahmàn b. 'Awf a protestare contro un simile disegno,<br />

ed il Califfo si piegò al loro parere, rinunziando alla sua idea (T a bari,<br />

I, 2608-2G10).<br />

Cfì". anche altre prolisse tradizioni di Sayf su questo medesimo argo-<br />

mento (Tabari, I, 2610-2614).<br />

Cfi-. Athìr, III, 4-5.<br />

§ 60. — (Nomina di al-Nu'm.àu b. Muqarrin al comando<br />

della spedizione). (Sayf b. Umar, da abù Bakr al-Hudzali. Per la<br />

scelta del generale, al quale affidare il comando dell'esercito, il Califfo<br />

Umar si rivolse ai colleghi e consiglieri, ma questi insistettero che la scelta<br />

venisse spontaneamente dal Califfo, il quale finalmente si decise per al-<br />

Nu'màn b. Muqarrin al-Muzani, che trovavasi allora nella provincia di al-<br />

Basrah con le schiere kufane, inviate dietro ordine di Umar per aiutare<br />

i Basrensi nella conquista di Ràmhurmuz, di Idzàg, di Tustar, di Grunda}-<br />

Sàbùr e di al-Sùs (cfì-. poc'anzi §§ 24 e segg.). La nomina fu annunziata ad<br />

al-Nu'màn da Zarr b. Kulayb, e da al-Muqtarib b. al-Aswad b. Rabl'ah, che<br />

erano venuti in missione presso il Califfo: al-Nu'màn doveva recarsi a Mah<br />

ed ivi assumere il comando generale di tutto l'esercito, che si sarebbe colà<br />

raccolto tanto da al-Basrah, quanto da al-Kùfah (Tabari, I, 2613-2G14).<br />

Cfr. Athìr, III, 5-6; Khaldùn, II, App., 116.<br />

§61. — (Preparativi e forze dei Persiani). (Sayf b. 'Umar,<br />

senza isnàd). Il luogo di riunione di tutte le schiere persiane fu la città<br />

di Nihàwand, nella qviale accorsero tutte le milizie esistenti nella regioiie<br />

compresa fra l'al-Bàb, il Khuràsàn, il Sigistàn, il Fàris e Hulwàn. Dalle<br />

regioni verso il Gribàl vennero 30,000 uomini, dal Khuràsàn vennero 60,000,<br />

e dal Sigistàn e dal Fàris altri 60,000. Il comando generale fu assunto in<br />

Nihàwand da al-Faja-uzàn (Tabari, I, 2608).<br />

§ 62. — (Marcia degli eserciti musulmani su Nihàwandj.<br />

(Saj'f b. 'Umar, senza isnàd). Il Califfo 'Umar mandò Rib'i b. 'Amir con<br />

una lettera ad Abdallah b. 'Abdallah b. 'Itbàn, nuovo governatore di al-<br />

Kùfah, annunziandogli la nomina di al-Nu'màn b. Muqarrin, ed ingiungen-<br />

dogli di mandare le genti di al-Kùfah sotto gli ordini di Hudzayfah b. al-<br />

494.


21. a. H. § 62.<br />

Yamàn alla città di Mah. ove si sarebbero incontrate con al-Nu'màn, che<br />

veniva da al-Ahwàz ; il Califfo stabili altresì, che se al-Nu'màn venisse uc-<br />

ciso, il comando dell' intiero esercito doveva passare a Hudzayfah b. al-<br />

Yamàn, e nel caso di morte di costui, a Nu'aym b. Muqarrin. Il Califfo<br />

rimandò inoltre ad al-Kùfah Qarib b. Zafar al-'Abdi, ed al-Sà"ib b. al-Aqra'.<br />

al quale affidò la cura di dividere il bottino fra i soldati: questi due uomini<br />

arrivarono in al-Kùfah con lettere del Califfo, che esortavano gli abitanti a<br />

sollecitare i preparativi. Le varie tribù fecero a gara nel rispondere all'ap-<br />

pello : i più pronti furono però gli a 1 - r a w à d i f (ossia gli Arabi emi-<br />

grati dopo la campagna di conquista), desiderosi com'erano di distinguersi<br />

nella guerra per la religione, e di cai'pire un bel bottino. Le milizie di<br />

al-Kùfah, sotto Hudzayfah b. al-Yamàn, si congiunsero con al-Nu'màn b.<br />

Muqarrin in al-Tazar, mentre la cavalleria sotto al-Nusayr si dispose nel<br />

piano detto Marg al-Qal'ah.<br />

Intanto il Califfo 'Limar aveva scritto a Sulma b. al-Qayn, a Har-<br />

malah b. Muraj'tah, a Zarr b. Kulayb, ad al-Muqtarib al-Aswad b. Rabi'ah,<br />

ed agli altri generali che custodivano le frontiere del Fàris dalla parte di<br />

al-Ahwàz, di stare in guardia contro possibili aggressioni e di attendervi<br />

le sue istruzioni. Ordinò quindi a Mugàsi' b. Mas'ùd al-Sulami di recarsi<br />

ad al-Ahwàz, e da lì avanzare verso Mah. Così fece Mugàsi'. e quando<br />

giunse in Gliudav}' Sagar (uno dei monti nel deserto dalle parti di al-<br />

Basrah: cfi-. Yàqùt, III, 806), ricevette l'ordine di non muoversi più, ma<br />

di tenere in osservazione tutto il tratto fi-a Ghudayy Sagar e Marg al-<br />

Qal'ah. L'attitudine minacciosa presa da tanti capitani lungo i confini del<br />

Fàris e della provincia di Isbahàn (takhùni Isbahàn wa Fàris), im-<br />

pedì che il contingente persiano del Paris si potesse recare in aiuto del-<br />

l'esercito persiano di Nihàwand.<br />

Conformandosi ad istruzioni ricevute dal Califfo, il generale al-Nu'màn<br />

inviò ora da al-Tazar i seguenti: Tulayhah b. Khuwaylid, 'Amr b. abi<br />

Sulma al-'Anazi ed Amr b. Ma'dìkarib al-Zubaydi, ad esplorare il terri-<br />

torio nemico. I due 'Amr ritornarono in breve al campo senza aver sco-<br />

l)erto cosa alcuna di rilievo, e dopo un'assenza di poco più che venti-<br />

quattro ore; invece Tulayhah, con grande ardimento, si avanzò solo sempre<br />

più avanti nel territorio persiano, percorrendo tutti i venti e più farsakh<br />

che separavano al-Tazar da Nihàwand : egli potè così appurare che i Persiani<br />

si erano ritirati da tutta la regione, e che gli Arabi potevano avan-<br />

zarsi senza opposizione o molestia fino a Nihàwand (').<br />

al-Nu'màn diede allora il segnale di avanzare su Nihàwand: lasciando,<br />

come abbiamo già detto, Mugàsi' b. Mas'ùd a proteggergli la retroguardia.<br />

495.<br />

21. a. H.<br />

IRAQ-PERSIA. -<br />

Battaglia di Nihàwand.]


§§ ii-2, oa. 21, a. H.<br />

21. a. H. poso Nu'aym b. Muqarrin al comando deiravanguaidia :<br />

Batiaeiia di Ni-<br />

Hudzayfah<br />

b. al-<br />

Yamàn, e Suwaj'd b. Muqarriu ebbero il comando delle due ali, e al-Qa'qà'<br />

hàwand.) b. 'Amr fu messo alla testa della mugarradali (= distaccamento di ca-<br />

valleria leggiera: ctr. § G3). Ormai le forze musulmane trovavansi al com-<br />

pleto, perchè erano arrivate pui-e le schiere inviate da Madinah, nelle<br />

quali eransi arrolati anclie al-Mugliìrah b. Su'hali e Abdallah b. 'Umai<br />

b. al-Ivhattàb, il figlio del Califfo.<br />

Quando giunsero ad al-Isbìdzahau (Y a q u t , I, 239; Din a vv ari, 143.<br />

lin. 14; ibn al-Faqih, 211, lin. 10, e 269, lin. 10), gli Arabi trovarono<br />

i Persiani sotto al-Fayruzàn già schierati in l)attaglia al di qua (duna)<br />

di Way Khm-d (cfr. Yàqùt, IV, 896, lin. 5 e 11).<br />

Le due ali persiane erano comandate da al-Zarduq, e da Bahmàn Gfàdza-<br />

wayh, il (^uale aveva assunto il posto già tenuto da Dz^ù-l-Hàgib. Le schiero<br />

erano costituite, oltreché di milizie nuove, anche di tixtti i siaperstiti delle<br />

precedenti battaglie neir'Iràq: alla cavalleria era preposto Anù.saq (Ta-<br />

bari, I, 2G15-2G19). — Cfr. Athir, III, 6-7; Khaldùn, II, App., 116.<br />

Nota 1. — Si rilevi come ora di nuovo, combattendo contro i Persiani, si pongano, da Sayf b. 'Umar,<br />

in prima linea le prodezze personali di Tulayhah, il falso profeta che tanto si era battuto contro l'Islam<br />

durante la Riddali icfr. 11. a. H., §§ 132 e segg.). Alla battaglia di al-Qàdisij-yah (cfr. 16. a. H., §§ 53, 85)<br />

e passim) abbiamo le medesime caratteristiche. — D'altra parte Tulayhah appartiene agli Asad, e sono,<br />

appunto membri di questa tribù che maggiormente criticano l'opera amministrativa del governatore Sa'd<br />

(cfr. poc'anzi § 58l. — Possiamo noi accogliere queste affermazioni della scuola iraqenseV Nelle tradi-<br />

zioni di Sayf palesemente si confondono due diverse tendenze della tradizione popolare di al-Kiìfah.<br />

L'una di provenienza degli Asad immigrati in al-Kiifah, i quali, desiderosi di cancellare la memoria poco<br />

bella della Riddah, hanno glorificato il loro eroe Tulayhah, che, anche divenuto semplice milite del g'<br />

verno madinese, aveva conservato una larghissima influenza personale tra i suoi consanguinei. L'altr.-x<br />

tendenza è quella ostile agli Asad, addebitando ai medesimi le irrequietezze anarcoidi e perpetuamente<br />

turbolente della popolazione kufana.<br />

§ 63. — (Battaglia di Nihàwand). (Sayf b. 'Umar, senza<br />

isnàd). al-Nu'màn, alla vista del nemico, lanciò un poderoso takbìr,<br />

al quale rispose in coro tutto l'esercito musuln^ano, gettando lo sgomento<br />

nelle file dei Persiani. Quindi egli diede ordine di deporre i bagagli e di<br />

piantare le tende : l'ordine fu eseguito con grande celerità, e si distinsero<br />

specialmente i seguenti nella rapidità di fissare il campo: (1) Hudzayfah<br />

b. al-Yamàu, (2) 'Uqbah b. 'Amr, (3) al-Mughìrah b. Su'bah, (4) Basir b.<br />

al-Khasàsiyyah, (6) Hanzalah al-Kàtib b. al-Rabi', (6) ibn al-Hawbar.<br />

(7) Rib'i b. 'Amir, (8) 'Amir b. Matar, (9) Grarìr b. 'Abdallah al-Him3'ari,<br />

(10) G-arir b. 'Abdallah al-Bagali, (11) al-Asath b. Qays al-Kindi, (12) Sa'id<br />

b. Qays al-Hamdàni, e (13) Wà-il b. Hugr.<br />

Dopo queste disposizioni al-Nu'màn ordinò di incominciare la bat-<br />

taglia, e i due eserciti si batterono per tutto il mercoledì ed il giovedì:<br />

ciò avveniva nel settimo anno del Califfato di 'Umar, nell'anno 19. H.<br />

(T abari, I, 2619, lin. 11).<br />

496.


21. a. H. § .;;5<br />

or Nel venerdì seguente però ... i Per.siani si rintanarono nel loro campo _2i- a- H-<br />

[IRAQ-PERSIA.<br />

hàwand.<br />

-<br />

fortificato e non uscirono più dal ricovero sicuro delle trincee, se non Battaglia di nì-<br />

quando ciò a loro conveniva: i Musulmani fui-ono perciò costretti a porre<br />

assedio al campo nemico, e le operazioni militari incominciarono a tirax-e<br />

molto in lungo, cagionando gravi inconvenienti ai Musulmani. al-Nu'màn<br />

convocò allora a consiglio i suoi capitani per sentire il parere dei mi-<br />

gliori sul modo di uscire dalla difficoltà. 'Amr b. Thubayv, il più vecchio<br />

dei capitani, fii il primo a prendere la parola: dopo di lui parlò 'Amr<br />

b. Ma'dikarib, ma ambedue le proposte non piacquero agii altri e furono<br />

respinte. Si alzò allora il .prode Tulayhah, e propose che gii arcieri niu-<br />

sulniani si avvicinassero al campo nemico e cercassero con un tiro con-<br />

tinuo di freccie di dare tanta molestia ai difensori delle trincee da co-<br />

stringerli a fare una sortita. Attirati i Persiani fuori dalle loro posizioni<br />

fortificate, gii arcieri dovevano fingere una ritirata precipitosa e trasci-<br />

nare i Persiani a tentare un inseguimento per cosi attirarli all'aperto,<br />

dove al-Nu'man sarebbe stato pronto ad assalirli. Il piano di Tulayhah<br />

piacque ai capitani e ad al-Nu'màn b. Muqarrin, il quale diede subito istru-<br />

zioni, perchè venisse messo in esecuzione. al-Qa'qà' b. .'Amr come capo della<br />

mugarradah si avanzò con gii arcieri contro le trincee nemiche e seppe<br />

tanto bene molestare i Persiani con un tiro continuo di dardi, che questi<br />

alfine fecero una sortita in forza, irritati dalla continua molestia delle frecce.<br />

al-Qa'qà' in conformità degli ordini avuti, si ritirò precipitosamente, e riuscì<br />

a far credere ai suoi avversari che egli fuggiva, inducendoli a venir fuori<br />

e ad inseguirlo con accanimento. In tal modo tutto l'esercito persiano<br />

fti trascinato fuori dalle sue posizioni fortificate, e condotto di]ianzi alle<br />

forze schierate e pronte dei Musulmani, che sotto al-Nu'màn erano già<br />

disposte per la battaglia. al-Nu'màn aveva già passato in rivista tutte le<br />

singole schiere, ed aveva dato istruzioni che soltanto al terzo t a k b ì r<br />

dovessero muovere all'assalto ; egli poi si era ritirato sulla vetta di una<br />

collina, dove era ben visibile con il suo mantello bianco niveo, e con il suo<br />

berretto, q a 1 a n s u w a h ,<br />

dello stesso colore. I Persiani vennero innanzi ed<br />

incominciarono a tempestare i Musulmani di dardi, ma nessuno si mosse,<br />

finché non ebbe sentito il terzo takbìr del comandante in capo: allora<br />

incominciò sul serio la grande battaglia, combattuta dalle due parti con<br />

grandissimo accanimento. Tale era la quantità di sangue umano che in<br />

breve coprì tutto il suolo, che la gente ed i cavalli scivolavano e cade-<br />

vano facilmente. Anche il cavallo di al-Nu'màn scivolò sul sangue, ed uno<br />

dei nemici lo trafisse mortalmente. Nu'aym b. Muqarrin afferrò lo sten-<br />

dardo, e coperto il cadavere di al-Nu'màn, afiinchè la notizia della morte<br />

497. 63


§5 (KVi;5. 21. a. H.<br />

21. a. H. uQij s[ propagasse fra le milizie combattenti, corse a consegnare lo stendardo<br />

Battaglia di Ni-<br />

='' nuovo -comandante nudzayfah b. al-Yamàn, elio pei' ordine del Cahàwand.)<br />

jjffo doveva assumere il romando nel caso al-Nu'màii fosse morto. I Mu-<br />

sulmani, ignari della sorte del loro generale, si batterono con tanto va-<br />

lore, che aitine sgominai'ono le schiere nemiche e le volsero in disastrosa<br />

tuga, nella quale perirono più di centomila uomini, senza contare quelli<br />

che caddero durante il combattimento. Pochissimi poterono salvarsi (Ta-<br />

bari, I, 2619-2626).<br />

Cfr. Athir, III, 7-9; Khaldùn, II, App., 116-117.<br />

§ 64. — (Numero degli uccisi). (Saj^f b. 'Umar, da 'Amr b. Muhammad,<br />

da al-Sa'bi). Nella gola fra i monti (fi - 1 - 1 i h b) furono uccisi ben<br />

80.000 Persiani, senza contare gli altri 30,000 periti nel combattimento e<br />

tutti quelli che furono uccisi durante l'inseguimento. I Musulmani in lutto<br />

erano soltanto 30,000 uomini.<br />

La città di Nihàwand fu espugnata nel settimo anno del Califfato<br />

di 'Umar, sia alla fine dell'anno 18. H., sia al principio dell'anno 19. H.<br />

(Tabari, I, 2632).<br />

Cfr. Athir, III, 9; Khaldun, II, App., 117.<br />

§ 65. — (Inseguimento dei fuggiaschi, presa di Hamadzàn,<br />

divisione del bottino). (Sayf b. 'Umar, senza isnàd). Il ge-<br />

nerale in capo dei Persiani, al-Fayruzàn, si salvò dalla strage, fuggendo<br />

alla testa di una piccola schiera verso Hamadzàn :<br />

giunto<br />

però alla col-<br />

lina, che sovrasta alla città di Hamadzàn, la schiera si incontrò con una<br />

caravana di muli e di asini che portava un grande carico di miele, sicché<br />

i fuggiaschi si trovarono impediti nella corsa: alle calcagna dei fuggenti<br />

venivano Nu'aj^m b. Muqarrin e al-Qa'qà' b. Arar, i quali perciò piom-<br />

barono sui Persiani incapaci di muoversi e li uccisero tutti. Il solo Fay-<br />

ruzàn potè salvarsi inerpicandosi su per il monte, ma inseguito da al-<br />

Qa'qà' fu fatto prigioniero anch'egli e messo a morte. In seguito a questo<br />

fatto la collina presso Hamadzàn venne chiamata Th a n i y y a h a 1 - 'A s a 1<br />

o collina del miele, e si disse che Dio per aiutare i Musulmani inviasse<br />

anche eserciti di miele (cfr. Maydàni, I, 10). Lo sgomento portato dai<br />

ftiggiaschi di Nihàwand fu tale, che quando i superstiti poterono ricove-<br />

rarsi in Hamadzàn, Khusrawsunùm, prefetto della città, mise innanzi pro-<br />

poste di pace e chiese l' a m à n e la sicurezza nella vita e nei beni, per<br />

sé e per tutti quelli che da lui dipendevano, promettendo di amministrare<br />

per conto dei Musulmani le due città di Hamadzàn e di Dastabay, purché<br />

i Musulmani non invadessero la città. Questi patti furono accettati ('),<br />

e le varie schiere predatrici musulmane ripiegarono su Nihàwand. ove<br />

498.


21. a. H. § Ho.<br />

fu fatta ora la ragunata di ti;tto il bottino e la divisione del medesimo _2i. a. H.<br />

secondo le solite norme, per opera del sàliib al-aqbàd al-Sàib b. al-<br />

Battaglia di Ni-<br />

Aqra' nominato dallo stesso Califfo (-). Mentre questi era intento alla di- hàwand.]<br />

visione, si presentò a lui il noto al-Hirbidz, priore del tempio del fuoco<br />

(saliib bayt al-nàr), ed offerse di rivelare ove si trovasse il tesoro na-<br />

scosto da al-Nukhayrgàn (sic) ed appartenente ai re persiani, se i Musul-<br />

mani avessero garantita la sicurezza sua e di quanti egli desiderava pro-<br />

teggere. Questo venne concesso, ed al-Hirbidz consegnò ad al-Sà'ib due<br />

grandi casse piene di pietre preziose, che in conformità del parere della<br />

maggioranza vennero aggiunte al quinto del bottino, che dovevasi inviare<br />

a Madìnah (cfi-. §§ 41, 47, 52 nota 1). Con questo al-Sà"ib b. al-Aqra' si<br />

mise in viaggio verso Madinah, accompagnato da Tarif b. Sahm, che doveva<br />

portare la notizia della vittoria.<br />

L'annunzio della vittoria era però già arrivato misteriosamente a Ma-<br />

cavaliere sconosciuto incontrò<br />

dinah sole tre notti dopo la battaglia : un<br />

un musulmano fuori della città e gli partecipò la notizia, che i Musulmani<br />

avevano vinto a Nihàwand, e poi scomparve. La notizia si sparse per la<br />

città ed arrivò fino al Califfo, il quale, interrogato l'arabo che aveva ri-<br />

cevuto l'annunzio, dichiarò che egli aveva detto il vero: « Il messaggero<br />

«è 'Uthaym, il messaggero dei demoni! (barid ai-ginn)». Quando ar-<br />

rivò alfine al Sà-ib b. al-Aqra' con il latore del lieto annunzio, il Califfo<br />

Umar volle essere informato minutamente di tutto, e sapere il numero<br />

ed i nomi degli uccisi. Il quinto del bottino fu deposto nella corte della<br />

moschea dove 'Abd al-rahmàn b. Awf e 'Abdallah b. Arqam dovettero pas-<br />

sare la notte a custodirlo. Saputa però l'esistenza delle due casse piene<br />

di pietre preziose, il Califfo insistè che al-Sà'ib ritoi-nasse con le medesime<br />

al campo di Hudzayfah, ne vendesse il contenuto e distribuisse l' importo<br />

fi-a i guerrieri. Cosi fu fatto, e la vendita fi'uttò quattro milioni (di dirham)<br />

(T abari. I, 2626-2630; cfr. anche 2648 e 2649, liu. 6-10).<br />

Cfr. Athir, III, 9-11; Khaldùn, II, App., 117.<br />

Nota 1. — Gli abitanti di al-Màhayn, saputa la resa di Haniadzan, si afl'rettaroiio anch'essi a trat-<br />

tare la pace alle medesime condizioni, e le loro oflferte furono accettate. Allo stesso modo si arresero<br />

Bahracizàn, ed una fortezza che fu poi detta Qal'ah al-Nusa\T, dal nome di al-Nusayr b. Thawr, che la<br />

espugnò (Tabari, I, 2627-2628; cfr. anche 2647-2648!.<br />

Cfr. Atjiir, ni, 12.<br />

Con al-Màhayn, intendonsi i due paesi che avevano nome Mah : Mah Bahràdzàn, e Mah Dinar.<br />

Sayf b. 'Umar ^da Mubammad e da altri) dà il testo dei due trattati conclusi con gli abitanti delle due<br />

città. Il preteso trattato di Mah Bahràilzàn è in nome di al-Nu'màn b. Muqarrin (ucciso nella battaglia<br />

e che perciò non poteva firmare un trattato!) il quale, in correspettivo dei soliti patti di pagamento rego-<br />

lare di tributo da parte degli abitanti, promette loro la sicurezza nella vita e nei beni ; gli abitanti dovevano<br />

inoltre ospitare i viaggiatori musulmani e mantenere la sicurezza delle strade. Il documento<br />

pretende di essere datato: Muharram 19. H. e di ayere avuto come testimoni 'Abdallah b. Dzi-1-Sahmayn,<br />

alQa'qà' b. 'Aiur e Garir b. 'Abdallah. Il preteso trattato concesso agli abitanti di Mah Dinar è<br />

499.


§§ t;."vTii. 21 . a. H.<br />

21. a. H. in nome di Hiujzaythh b. al-Yamiin e contiene in forma leggermente diversa i medesimi patti del do-<br />

'IRAQ- PERSIA. - iiimento precedente. Anche questo documento porta la data del Muliarram 19. H. ed ha per testimoni<br />

Battaglia di NI- al-lìa'qà' b. "Ami", Nu'avm b. Mnqarrin o Suwayd b. Muqarrin iTabari, I, 263'2-2(iHi!).<br />

hawand.l N27, lin. 10-11, e '2(!'_>!t, lin. ól.<br />

rtr. Atiiir, III, 11; IClialdun, II, App., 117.<br />

§ 66. — (I prigionieri persiani a Madinah: abù L ii 1 u •<br />

ah).<br />

(Sa}-t' b. 'Umar, da 'Amr b. Muliammad, da al-Òa'bi). Quando vennero con-<br />

dotti a Madinah i prigionieri fatti alla battaglia di Nihàwand, abu Lu-krah<br />

Favruz, il servo (ghulàm) di al-Mughirah b. Su' bah, ogni volta che in-<br />

contrava uno dei prigionieri più giovani, soleva sempre carezzare loro il<br />

capo e piangendo esclamare: « 'limar mi divora le viscere! ». Difàtti Fa3'ruz<br />

era un nativo di Nihàwand, ed in antico era stato tatto prigioniero dai<br />

Greci, ai quali era stato rapito in seguito dagli Arabi (Tabari, I, 2632).<br />

Cfr. Athir, III, 11-12; Khaldun,. II, App., 117.<br />

Nota 1. — Questo abu Lu-lirah Favruz è colui, il qualo due anni dopo assassinò il Califfo 'Umar<br />

ict'r. 23. a. H.j.<br />

La tradizione ha lo scopo tendenzioso di far credere che abu Luluali fosse ispirato da passione<br />

nazionalista ad assassinare il capo dei nemici della Persia, il Calitìb 'Umar. Vedremo più avanti che<br />

le vere x-agioni furono ben diverse, e si comprenderà perchè la scuola iraqense cercasse celare la verità<br />

e suggerire altre ragioni del misfatto.<br />

§ 67. — (Premi ai vincitori). (Sayf b. 'Umar, senza isnàd).<br />

A coloro fra gli al-rawàdif, che si erano maggiormente distinti nella<br />

battaglia di Nihàwand, il Califfo concesse una pensione di 2000 dirham<br />

equiparandoli ai veterani di al-Qàdisiyyah (Tabari, I, 2633, lin. 16-17).<br />

Sulla battaglia di Nihàwand dà un ampio ragguaglio anche il tradut-<br />

tore persiano di al-Tabari: cfr. Tabari Zotenberg, III, 467-480.<br />

'IRAQ-PERSIA. — Battaglia dì Nihàwand {fonti diverse).<br />

§ 68. — Mirkhuwànd dà una versione molto ampia e fantastica della<br />

campagna persiana del 21. H. e della vittoria di Nihàwand: non mette il<br />

conto di riassumerla, perchè egli attinge la maggior parte delle notizie,<br />

come egli stesso ammette, da abù Hanìfah al-Dinawari ; il resto compo-<br />

nesi soltanto di ricami fantastici di argomento sovrattutto personale, ossia<br />

riguardanti le prodezze di alcuni guerrieri musulmani (Mirkh., II, 279-283).<br />

§ 69. — Sulla battaglia di Nihàwand si può leggere pure Khond..<br />

I, 4, pag. 26, lin. 4 e segg., il quale però nulla contiene che non si trovi<br />

nelle altre fonti già citate. Altrettanto si dica di A b u 1 f e d a ,<br />

I, 246-248.<br />

§ 70. — (Sebeos). Nel primo anno di Costantino (Constante, che regnò<br />

dal 641 al 668 dell' È. V.) imperatore dei Greci, ed il decimo anno di<br />

Yazket (Yazdagird) re dei Persiani, le schiere persiche, forti di 60,000 uo-<br />

mini, ben organizzate ed armate, furono riunite per combattere gli Ismae-<br />

500.


21. a. H. §§ 7


'<br />

21. a. H.<br />

tri) rJ-75. ^1. &• n.<br />

Iqi-o vita e i beni. Perciò Nihàwaiid fii chiamata Mali DLaàr. Più tardi Dinar<br />

dì Nihawand al- andò a trovare Simàk e gli fece generosi doni (Balàdzuri, ìJOB-BOG).<br />

Oinawar e Màsa-<br />

Nota 1. — [Uà vari ilottii. HiuUayt'ali b. al-Yamàii era tiglio di Husayl |Jlisl| I). Uabir al-'Absi ;<br />

~.. .' eia bnlif o coni'eilerato ilei banfi 'Abd al-Aslial (Ansar): sua madre al-Rabàb bint Ka'b h. 'Adi appar-<br />

. _ . teneva pure agli 'Abd al-Ashal. Suo padre Husayl fu ucciso per eiTore a Uliud da 'Abdallah b. MasTid<br />

al-Hudzali, che lo prese per un pagano. Il Profeta costrinse l'uccisore a pagare il prezzo di sangue, ma<br />

Iludzayfab ne distribuì l'importo tra i Musulmani. — Secondo al-Wàqidi, Husjiyl fu chiamato al-Yamrui,<br />

porcile un tempo commerciava nel Yanian, e quando venne a Madinah la t;ente prese a chiamarlo al-<br />

Yamnni ^da cui poi per conuzione Yamiin). — Secondo al-Kalbi invece In genealogia di Hudzayt'ali<br />

era Hudzajfah b. Husayl b. Gàbir b. Rabi'ali b. (iurwah, e fu Gurwali che ebbe il cognome al-\^amàn;<br />

nel chiamarlo quindi Hudzayfah b. al-Yamàn si omettevano i nomi di parecchi suoi antenati. — Hulizayfah<br />

quando era pagano aveva commesso un delitto di sangue e perciò era fuggito a Madinah, dove<br />

divenne confederato dei banu 'Abd al-Aishal. Secondo la sua famiglia il nome al-Yamiin venne dal fatto<br />

che i(^urivahy o Hudzayfah V) erasi confederato con gli al-Yamàniyyah (Bai Sclzuri , R0(!-307ì.<br />

§ 73. — Secondo al-Wàqidi, Nihawand fu espugnata da Garir b. Ab-<br />

dallah al-Jiagali nel 24. H., sei mesi dopo la morte del Califfo 'Umar (Ba-<br />

làdzuri, B09, lin. 7-8).<br />

Trattasi molto probabilmente d'una seconda\ presa di Nihawand. Ma<br />

non è escluso nemmeno che nonostante la vittoria gli Arabi, soverchiamente<br />

indeboliti dalle grandi perdite, non potessero tentare l'assedio della<br />

città. — In ambedue i casi noi constatiamo un fatto già segnalato, quanti<br />

scarsi vantaggi immediati gii Ai-abi, stremati di forze, ricavassero dalla<br />

vittoria, sebbene i Persiani avessero perduto il loro ultimo grande esei"-<br />

cito. — Bastavano ancora le sole forze locali per tenere a bada gli Arabi.<br />

§ 74. — (abù Mas'ùd b. al-Qattàt al-Kùfi, da al-Mubàrak b. Sa id, da<br />

suo padre Sa'id). La vittoria di Nihawand fu opera della gente "di al-Kùfah,<br />

e la presa di al-DLnawar opera della gente di al-Basrah. Quando crebbero<br />

assai i Musulmani di al-Kùfah, ebbero bisogno di un'estensione maggiore<br />

di terra pagante il kh a r à g che doveva essere diviso tra loro : perciò al<br />

territorio di al-Kùfah fu aggiunto il distretto di al-Dinawar, ed alla gente<br />

di al-Basrah fu dato in cambio (il distretto di) Nihawand perchè faceva<br />

parte della (provincia di) Isbahàn. Perciò il sopravanzo del kharàg<br />

(fa di... kh a r a gj di al-Dìnawar sopra quello di Nihawand fu chiamato<br />

Mah al-Basrah, e al-Dìnawar, Mah al-Kùfah. — Questo accadde durante il<br />

Califfato di Mu'àwiyah (Balàdzuri, 306).<br />

Cfr. 20. a. H., § 247, nota 2, e 22. a. H., § 39. Per altre notizie sulla<br />

presa di al-Dinawar cfi'. 22. a. H., § 2.<br />

§ 75. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). abù Musa ['Abdallah b. Qays]<br />

al-As'ari era venuto in persona a Nihawand con i soccorsi di al-Basrah:<br />

(vinta ora la battaglia) si volse contro al-Dinawar, che assediò per cinque<br />

giorni : in uno di questi giorni ebbe anche una mischia con i difensori.<br />

Di poi gli abitanti si arresero, chiedendo sicurtà (a m a n) per le loro per-<br />

502.


21. a. H. §§ 75, 76.<br />

sone. le famielie e i beni, ed ofiì-endo di pagare la ó-izvah ed il kharàir:<br />

11 1 - • -»r- 1 •, T 11 •<br />

. , 1<br />

stipulata la pace, abu Musa vi lascio un corpo di cavalleria sotto un lue-<br />

21. a. h.<br />

[PERSIA. - Presa<br />

di Nihawand, aigotenente<br />

ed assalì Màsabadzàn. gli abitanti della quale non opposero Dinaware Masa-<br />

resistenza, (ma si arresero ai medesimi patti) [cti-. 16. a. H., §§ 259-260, spedizione con-<br />

sulla presa di Màsabadzàn nel 16. H.]. Gli abitanti di al-Sirawàn si arre- fo ai-Rayy.]<br />

sero alle stesse condizioni di quelli di al-Dina\var, e schiere volanti man-<br />

date da abù Musa sottomisero tutto il distretto di al-Sirawàn. — Vi sono<br />

alcuni che affermano aver abù -Musa sottomesso Màsabadzàn prima della<br />

vittoria di Nihawand. — Di poi abù Musa al-As'ari mandò suo suocero<br />

al-Sà-ib b. al-Aqra' al-Thaqafì (la cui figlia, umm Muhammad b. al-Sà-ib, era<br />

moglie di abù Musa) contro al-Saj^marah, una città del Mihrigànqadzaf :<br />

gli abitanti si arresero alle solite condizioni (sicm-tà nella vita e nei<br />

beni, pagamento della gizyah e del kharàg, ecc.), e di poi tutti idi-<br />

stretti, kuwar, del Mihrigànqadzaf furono pure sottomessi.<br />

È certa anche la notizia, che al-Sà-ib facesse tali conquiste partendo<br />

da al-Ahwàz (Balàdzuri, 307).<br />

§ 76. — (al-'Abbàs b. Hisàm al-Kalbi. da suo padre [Hisàm ibn al-<br />

Kalbi], da abù Mikhnaf). Due mesi dopo la vittoria di Nihawand il Ca-<br />

liffo Umar scrisse ad Ammàr b. Yàsir suo luogotenente in al-Kùfah, di<br />

mandare Urwah b. Zayd al-Kliayl al-Tà-i contro la città di al-Rayy(^) e<br />

Dastaba (") con 8000 uomini. Questi ordini furono eseguiti, ed 'Urwah invase<br />

ora la regione indicatagli: contro di lui insieme con la gente di al-Ray}-<br />

si unirono anche i Daylam, ma 'Urwah sconfisse le loro schiere, e fece strage<br />

dei fuggiaschi. — Ottenuta questa vittoria 'Urwah lasciò suo fratello Han-<br />

zalah b. Zayd al-Khayl al-Tà'i e ritornò (ad al-Kùfah) presso Ammàr b.<br />

Yàsir (^), pregando di essere mandato al Califfo 'Umar: egli era stato il<br />

messo che aveva portato ad 'Umar la triste notizia del disastro del Ponte<br />

(cfr. 13. a. H., §§ 155. 158), e voleva ora essere latore di una notizia lieta,<br />

che rallegrasse l'animo del Califfo. 'Ammàr lo lasciò andare, ed 'Umar ve-<br />

dendolo giungere senti una viva emozione (temendo che gli portasse una<br />

cattiva notizia); ma 'Urwah si affi-ettò a narrargli la sua grande vittoria ed<br />

a spiegargli le ragioni della sua venuta. 'Umar rassicurato e contento gli<br />

diede il soprannome al-Basir (apportatore di buone notizie) (B a 1 à dz u r i<br />

317, dove sono anche citati quattro versi attribuiti ad Urwah in questa<br />

CLi-costanza).<br />

Nota 1. — La presa di al-Rayy è narrata nuovamente sotto l'anno 23. H. (ct'r. 2'ò. a. H., §§ 4 e<br />

s*gg.;, come se questa del 21. H. non fosse mai avvenuta. <strong>For</strong>se trattasi dello stesso evento, ma errato<br />

cronologicamente: siccome i nomi dei generali conquistatori sono diversi nel 23. H. da quelli del 21. H.,<br />

potremmo inferirne che la presa del 21. H. fosse non definitiva e si trattasse soltanto di scaramuccie,<br />

razzie e pagamenti d'indennità di guerra, non di vera conquista.<br />

503.


s^ Tii-TH. ^1 • ^- "'<br />

21. a. H. Nota 2. — Secomlo Yaqut, li, 833 (Meviiard Dict., 268), Dastaba è un quartiere, o piuttoso<br />

[PERSIA. - Presa w-n villaggio ili nl-Ruy.v. t'tV. Hainaijziin i, •23!)-'27H; Kltu rdail/.b i h , 22; Istaklni, Tlawqale Mu-<br />

di Nìhàwand, al-


^'<br />

<<br />

COI<br />

a <<br />

CO<br />

<<br />

<<br />

UJ<br />

I<br />

O<br />

co<br />

O<br />

<<br />

co<br />

ce<br />

UJ<br />

O<br />

s<br />

iSi


21. a. H. g§ 78,so.<br />

ghù-ali b. Su ball, questi mandò Kathii- b. Sihàb al-Hàrithi ad al-Rajy e a 21. a. H.<br />

Dastaba. Kathir, che si era grandemente distinto alla battaglia di al-Qà- di Nihàwand, aidisiyyah,<br />

trovò che gli abitanti di al-Rayy eransi ribellati ('): egli pronta- Dìnaware Masa-<br />

mente li assalì e li costrinse di nuovo all'obbedienza ed al pagamento del spedizióne conkharàg<br />

e della gizyah. Egli mosse poi contro i Daylam, inflisse loro tro ai-Rayy.]<br />

considerevoli perdite (awqa'a bihim), e poi razziò al-Babar (Babr?j e<br />

al-Taylasàn (B a 1 a dz u r i , 318).<br />

Nota 1. — Non si trattò di una conquista in questo anno, ma di guerra guerreggiata, in cui dopo<br />

ogni pagamento d'indennità gli abitanti ritenevansi liberi di riprendere le armi contro gli Arabi (con.<br />

frontisi '23. a. H., §§ 4 e segg.).<br />

Nota 2. — al-Babar e al-Taj-lasàn sono nomi che ricorrono insieme nei geografi per designare<br />

ima contrada attigua al paese dei Daylam. Cfr. Yaq ut, III, 271 (Mej-nard Di et., 401); Khurdàdzbih,<br />

57, 119, 245, 261; Hamadzàni, 209, 282, 302. • '<br />

§ 79. — (Hafs b. 'Umar al-'Umari, da al-Haytham b. Adi, da ibn<br />

Ayyàs al-Hamadzàni, e da altri). Kathir b. Sihàb assunse ora il governo<br />

di al-Rayy, Dastaba e Qazwìn, ed amministrò con molta saggezza e tenne<br />

le milizie musulmane sotto ai suoi ordini, assai ben fornite di armi: aveva<br />

però natura avara e non amava dare del suo ad altri. Si narra anche come<br />

un giorno chiamasse il servo per avere da mangiare. Il servo gli rispose :<br />

« Non ho che pane ed erbaggi ». — « Ho forse io », esclamò Katjiù', « com-<br />

« battuto contro Persiani e Greci, solo per aver pane ed erbaggi? ». Più<br />

tardi, regnante Mu'àwiyah, egli tornò a governare un tempo al-Rayy e<br />

(Balàdzuri, 318-319).<br />

Dastaba e )<br />

Nota 1. — Dal testo della tradizione da noi riassunta brevemente traluce che il guerriero mu-<br />

sulmano avesse allora le seguenti armi :<br />

turs, o scudo;<br />

dir', o corazza ;<br />

baydah. o elmo di ferro;<br />

ed aveva nel bagaglio:<br />

m i s a 1 1 a h , grossi aghi ;<br />

cinque ibar, o aghi piccoli;<br />

khayut kattàn, o filo di lino<br />

mikhsaf, o lesina;<br />

m i q r a d , o forbici ;<br />

mikhlàh, un sacchetto (per munizioni? o per erba da pascolo per le cavalcature?);<br />

tillisah, sacco o «traliccio», per viveri (specie di tascapane?).<br />

ARABIA-FÀRIS. — Incursione araba.<br />

§ 80. — In questo anno (21. H.), dice ibn al-Athii-, 'Uthmàn b. abì-l-'As<br />

mandò (dal Bahrayn) una spedizione contro la costa persiana, Sàhil Fàris,<br />

dove fu vivamente combattuto (^). Con gli Arabi era al-Gràrùd al-'Abdi che<br />

rimase ucciso nella gola, detta poi da lui 'Aqabah al-Gàriid. Altri affermano<br />

che perisse a Nihàwand con al-Nu'màn b. Muqarrin (Athir, III,<br />

15-16). Cfì-. Dzahabi Paris, I, fol. 136,r. — Cfì-. Necrologio, §§ 309-313.<br />

e segg.t.<br />

Nota 1. — Le notizie sì riferiscono a quanto abbiamo già narrato altrove (cfr. 19. a. H. §§ (i<br />

505. 64<br />

,


21. a. H. SIRIA. — Presa di Antiochia.<br />

Antiochia^*^^<br />

'<br />

§ ^^' — Secoudo alcuui in questo anno (21. H.) abù Hàsim b. 'Utbah<br />

b. Rabl'ah b. 'Abd Sams concluse un trattato di pace con Antàkiyah,<br />

Qalaqiyab (sic presso ibn al-Athir; Malaqiyab, nel testo di al-Dzaliabi) e<br />

Maanali Masrin (Atbir. Ili, 16).<br />

Cfr. Dzahabi Paris, I, fol. 137,r.; Mahasin, I, 84, Un. 14-1(5.<br />

Cfr. più a\-anti § 84.<br />

Altri anticipano la prosa di Antiochia sino alla prima conquista della<br />

Siria (cfr. 16. a. H., §§ 287, 288, 296, 297).<br />

La notizia, se è corretta, comprova il modo superficiale ed incompleto,<br />

privo di un piano concreto, con cui gli Arabi fecero la loro conquista della<br />

Siria. In mezzo al loro territorio lasciarono città di fatto ancora per lungo<br />

tempo indipendenti.<br />

SIRIA-ASIA MINORE. — Incursioni estive nel territorio bizantino.<br />

§ 82. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Nell'anno 21. H. il Califfo Umar<br />

mandò 'Umayr b. Sa'd al-Ansàri nel Bilàd al-Rùm con un grande esercito,<br />

conferendogli la direzione generale della scorreria estiva (a 1 - s a • i fa h) : e<br />

questa fu la prima incursione estiva dei Musulmani. Ordinò a 'Umayr di<br />

agire benevolmente verso ó-abalah b. al-Ayham (cfi-. 7. a. H., §§ 80, 81;<br />

12. a. H., § 113, nota 1 e; 17. a. H., §§ 136, 137) e, conciliandoselo per<br />

mezzo della parentela (fi-a 'Umar ed il G1iàssanida)(^), persuaderlo a ritornare<br />

in terra musulmana (bilàd a 1 - 1 s 1 a m) : egli doveva proporre a Gabalah<br />

di conservare pure la sua religione, pagando la sola sadaqah.<br />

'Umayr nell'entrare in territorio greco ebbe un abboccamento con Gabalah<br />

e gli comunicò le offerte del Califfo, ma òabalah rispose con un rifiuto, pre-<br />

ferendo rimanere entro i confini bizantini. 'Umayr giunse poi ad un luogo<br />

detto al-Himàr, una valle, piombò sugli abitanti e distrusse tutto il paese.<br />

Da questo fatto venne poi il proverbio : a kb r a b u min g a w f i h i m à r<br />

ossia più desolato della valle di al-Himàr (^) (Balàdzuri, 136-137).<br />

Nota 1. — [H. Lammens] Deve piuttosto significare la consanguineità nazionale, perchè è sco-<br />

nosciuto ogni legame di parentela tra 'Umar ed i frhassanidi. Tutto al più potrebbe essere allusione<br />

alla comune origine genealogica. che i Madinesi (per nobilitarsi!) pretendevano aver con i membri della<br />

casa di Gafnah (Ghassàni.<br />

Nota 2. —Il De Goeje, nella nota al testo di al-Balàdzuri (137, nota a), rimanda ai proverbi citati<br />

in Amthàl, I, 231 (n. 66); 335 fn. 187); 462 (n. 122); II, 384 (n. 222), e Bakri, 254, Un. 3 e segg. Da<br />

queste citazioni risulta che la notizia data da al-Balàdzuri non può essere corretta, e che il proverbio sìa<br />

nato da qualche sito in Arabia e per incidenti forse anteriori alla comparsa <strong>dell'Islam</strong>.<br />

Himàr infatti era una valle del Yaman (Yàqùt, II, 328, Mn. 3).<br />

§ 83. — (ibn Ishàq, senza isnàd). Nell'anno 21. H. l'arair Mu'àwiyah<br />

b. abi Sutyàn fece incursione nel territorio greco ("T ab ari, I, 2646, lin. 7).<br />

.506.


21. a. H. §§ 82-87.<br />

Non è verosimile che il contenuto dei due ijii 82 e 83 possa accor- ^i. a. H.<br />

j . 1 1 , .<br />

• -r , ISIRIA-ASIA Mldarsi:<br />

uno dei due deve essere cronologicamente errato. Le razzie regolari nore. - incur-<br />

di Mu àwiyah in Asia Minore furono allestite più tardi: è prematuro parlarne s'°"' ^^*'^® "^'<br />

iruTTTi i j. 1 T n r, 4 • t i ^ r • - territorio bizan-<br />

i<br />

già nel 21. H. il contenuto del § 84 sta poi a dimostrare che Mu awiyah non tino.]<br />

avrebbe potuto razziare l'Asia Minore, perchè non confinava con essa la<br />

sua provincia. Ciò era possibile soltanto ad 'Umajr b. Sa'd.<br />

SIRI^. — Luogotenenti del Califfo in Siria.<br />

§ 84. — Nell'anno 21. H. in Sù-ia erano i seguenti luogotenenti:<br />

Umayr b. Sa'd al-Ansàri, in Damasco, in al-Bathaniyyah, nel Hawràn,<br />

Hims. Qinnasrin e al-Grazii-ah. ,<br />

MuàwÌ3'ah b. abì Sufyàn, nell'al-Balqà, nell'Urdunn, nella Palestina<br />

(Filastin), lungo le coste della Siria (al-Sawàhil), in Antiochia, Ma'-<br />

arrah Masrin e Qiliqiyyah.<br />

abù Hà.sim b. Utbah b. Rabì'ah b. Abd Sams fu colui che aveva<br />

sottomesso con trattato Qiliqiyyah, Antiocliia e Ma'aiTah Masrin (con-<br />

ti-ontisi poc'anzi § 81) (T a bari, I, 2646, lin. 8 e segg.).<br />

SIRIA. — (Hims): morte di Khàlid b. al-Walld.<br />

§ 85. — (al-Wàqidi, senza isnàdj. Nell'anno 21. H. morì in Hims<br />

il celebre generale Khàlid b. al-Walid, lasciando tutta la sua fortuna al<br />

Califfo 'Umar (T abari, I, 2645, Hn. 5-6).<br />

Cfr. anche Khond., I. 4, pag. 18, lin. 20 e segg. Cfr. più avanti<br />

§§ 317-332.<br />

§ 86. — Nel dare notizia degli eventi dell'anno 23. H., al-Ya'qùbi<br />

dice che Umar nominò Khàlid b. al-Walìd governatore di al-Ruhà, Harràn,<br />

al-Raqqah, Tali Mawzin ed Amid. Khàlid tenne questa carica per un<br />

anno, poi diede le sue dimissioni che fui-ono accettate : allora venne a Ma-<br />

dinah e vi rimase qualche giorno ; poi vi morì.<br />

Secondo al-Wàqidi, prosegue al-Ya'qùbi, Khàlid b. al-Walid mori in<br />

Hims lasciando erede suo il Califfo Umar. Quando giunse la notizia della<br />

sua morte a Hafsah (in Madinah), questa e tutta la famiglia di 'Umar<br />

piansero assai, ed il Califfo approvò che le donne sue piangessero la morte<br />

di Khàlid : il Califfo stesso si mostrò molto afflitto (Ya'qùbi, II, 180).<br />

PALESTINA. — Erezione della moschea al-Masgid al-Aqsa in Ge-<br />

rusalemme.<br />

§ 87. — Nell'anno del Mondo 6136 (643 dell' È. V. - 22.-23. a. H.) il<br />

Califfo Umar incominciò a restaurare il tempio di Gerusalemme, ma l'edi-<br />

507.


2'- a- H.<br />

§§ UT. Hs. 21. a. H.<br />

tizio non potè poggiarsi su fondazioni sicure e rovinò in terra. Avendone<br />

Erezione della '' ^-''«liffo clliesta la ragione, gli Ebrei insinuarono che l'edifizio non avrebbe<br />

moschea ai-Mas- ^lai p(.»tuto elevarsi, qualora egli non iaeesse abbattere la croce che sorgeva<br />

Gerusalemme 1<br />

^"^^^ Monte degli Ulivi (presso Gerusalemme). Per effetto di questo sugge-<br />

rimento la croce fu abbattuta, e l'edifizio dei Musulmani potè sicuramente<br />

costruirsi. Per la stessa ragione i neiuiti di Cristo demolirono innumere-<br />

voli altre croci (<strong>The</strong>ophanes, pag. 624; id. ed. De Boor, pag. 342).<br />

Questo stesso fatto è stato già narrato da noi sotto l'anno 17. H.,<br />

attingendo a Michele Sirio (cfr. 17. a. H., § 145), il quale afferma che<br />

ciò avvenisse nell'anno 18. II. Purtroppo la cronologia di Teofane è a<br />

volte molto sospetta, ed in questo caso più che mai ; basta rilevare corno<br />

racconti la uccisione di 'Umar nell'anno del Mondo 6137, pari a 25. H.,<br />

ossia commettendo un errore di due anni. Se osserviamo che egli narra<br />

r incidente del tempio di Gerusalemme due anni prima della morte di<br />

Umar (avvenuta nel 23. H.), può essere che l'incidente della Croce sia<br />

da porsi nel 21. H. Con maggiore precisione non è lecito stabilire quando<br />

'Umar facesse erigere un tempio musulmano sulla platea dell'antico tempio<br />

di Erode in Gerusalemme: fu tra il 18. ed il 22. H., ma l'edificio era di<br />

struttura assai rozza e primitiva, forse costruito interamente in legno.<br />

Ne abbiamo la sommaria descrizione fatta dal pellegrino Ai'culfus che<br />

visitò Gentsalemme circa l'anno 670 È. V. {— 50. H.), quando regnava il<br />

Califfo Mu'àwiyah: descrizione che merita di essere riprodotta integral-<br />

mente :<br />

« Ceterum in ilio famoso loco, ubi quondam templum magnifice con-<br />

« structum fuerat, in vicinia muri ab oriente locatum, nunc Sarraceni<br />

« quadi-angolam orationis domum, quam subrectis tabulis et magnis tra-<br />

« bibus super quasdam ruinarum reliquias construentes, vili fabricati sunt<br />

« opere, ipsi frequentant :<br />

que<br />

utique domus tria hominum millia simul,<br />

« ut fertur, capere potest » [Minerà Hierosolymitana, PSOL-SG, I, pag. 145;<br />

Palestine Pilgrims Text Society, voi. Ili, pag. 4-5).<br />

§ 88. — Il testo non lascia verun dubbio trattarsi dell'edificio pri-<br />

mitivo che sorgeva' dove più tardi fu costruito il presente al-Masgid al-<br />

Aqsa. Ai tempi di Arculfus, e quindi anche prima, ai tempi di 'Umar, non<br />

si annetteva ancora veruna importanza alla roccia sacra al-Sakhi'ah, nel<br />

centro del tempio di Salomone, là dove oggi elevasi la bella cupola, la<br />

Qubbah al-Sakkrah. Allora il piazzale del tempio era deserto e quando<br />

'Umar conquistò Gerusalemme, nel 17. H., tutto il piano del tempio era<br />

un ammasso informe di rottami e di macerie. All'estremità orientale, presso<br />

al ciglio che sovrasta alla valle di Kidron, sorgevano le rovine di una ba-<br />

508.


21. a. H. §§ 88, 89.<br />

silica costruita costà daìl' imperatore Giustiniano e descritta da Procopio, 21. a. H.<br />

[PALESTINA. -<br />

dedicata alla Madonna e un tempo riccamente ornata. I Persiani nel 614 Erezione delia<br />

avevano distrutto questa chiesa insieme con tutte le altre di Gerusalemme, moschea ai-Masma<br />

la fama della basilica era grande in tutta l'Asia Anteriore, sin nel Gerusalemme.]<br />

cuore d'Arabia. Infatti nel sogno famoso di Maometto, quando gli parve<br />

di essere trasportato da Makkah al santuario « estremo » al-Aqsa (confron-<br />

tisi Qur-àn, XVII, 1 e segg.), il Profeta pensava appunto alla basilica<br />

cristiana sovrastante alla vallata di Kidron.<br />

Fu spontaneo quindi il pensiero di 'Umar di restituire alle rovine il<br />

loro antico decoro, ed egli fece adattare l'edificio alla meglio con legnami<br />

appoggiati alle rovine della basilica e con tettoie provvisorie, trasforman-<br />

dolo in luogo di culto e di riunione per i fedeli Musulmani. La favola<br />

della caduta del primo edificio costruito da 'Umar può esser surta da<br />

qualche incidente nella costruzione, se, per esempio, gli operai addetti alla<br />

costruzione si valsero di qualche parte mal sicm-a delle rovine esistenti,<br />

e lo fecero precipitare in terra, quando ad essa si appoggiarono i legnami<br />

della moschea nascente. L'edificio oggi esistente è poco diverso come pianta<br />

da quello che fu adattato da 'Umar_, sebbene abbia subito molti restauri,<br />

ed abbia sofferto varie rovine per guerre, e sovrattutto per frequenti terre-<br />

moti (cfr. Baedeker, Pala estina u. Syrien, ediz. 1904, pag. 52-53).<br />

È bene aggiungere che persino Eutychiu's ha fatto lo sbaglio di credere<br />

che il Califfo 'Umar abbia costruito la prima moschea di Gerusalemme<br />

sopra la roccia sacra, al-Sakhrah (cfr. 17. a. H., § 138), errore ripetuto<br />

anche da altri scrittori musulmani (cfr. 17. a.. H., §§ 167, 168): il testo<br />

di Arculfus non lascia però alcun dubbio che il solo tempio musulmano<br />

tra le rovine del tempio di Salomone e di Erode nel 670 era il Masgid<br />

al-Aqsa.<br />

L'altro tempio, quello sulla al-Sakhrah, sorse più tardi sotto i primi<br />

Umayyadi, quando durante le guerre civili tra i califfi ed il controcaliffo<br />

ibn al-Zubayr, insediato in Makkah, ai Musulmani della Siria fu vietato<br />

Faccesso al tempio makkano, e tornò il conto di ripristinare l'antica roccia<br />

sacra degli Ebrei nel centro del tempio di Salomone e di metterla in con-<br />

correnza con la Pietra Nera di Makkah. Ma di ciò parleremo a suo tempo,<br />

regnante 'Abd al-malik b. Marwàn.<br />

§ 89. — Che valore dobbiamo dare alla notizia che 'Umar facesse de-<br />

molire i crocefissi eretti in varie parti del paese, e sovrattutto quello sulla<br />

vetta del Monte degli Ulivi? Parrebbe quasi di avere la notizia d'un primo<br />

atto d'intolleranza religiosa. Essa è data pure da Michele Sirio (cfr. 17. a. H.,<br />

S 145), ma è bene aggiungere che un contemporaneo di 'Umar, il cronista<br />

509.


§§ «)-i»l. 21. a. H.<br />

21- a. H.<br />

[PALESTINA<br />

armeno Seboos, ignora il particolare del crocefisso e narra i tatti in tutto<br />

-<br />

Erezione della<br />

o i<br />

altro modo (cfi'. 17. a. H., § 144). Dubitiamo che sì presto incominciassero<br />

moscheaai-Mas- atti di persecuzione religiosa: questi vennero più tardi, quando l'islamismo<br />

Gerusalemme 1<br />

'-'^'^ penetrato più addentro nella popolazione suscitando contese religiose.<br />

Ai tempi di cui discorriamo, tranne le milizie d'occupazione, non esiste-<br />

vano Musulmani, ed altri autori cristiani stanno a testimoniare che il<br />

dominio arabo segnò il principio d'un'èra di vera tolleranza religiosa, che<br />

faceva contrasto con le persecuzioni dei Bizantini (cfi-. 12. a. H., § 265).<br />

ARMENIA. — Invasione araba e presa della città di Tevin (Dwin).<br />

§ 90. — In un'annata precedente (cfr. 18. a. H., §§ 120 e segg.; abbiamo<br />

raccolto alcune notizie di fonte armena sulle prime incursioni arabe<br />

in Armenia, avvenute, a quanto pare, nella tarda primavera del 19. H. Esse<br />

non fanno menzione della presa di Tevin, sono quindi da porsi cronologi-<br />

camente prima di quella, che Sebeos ci narra nel passo più giù. Il silenzio<br />

delle tonti arabe tanto sul contenuto dei brani tradotti sotto l'annata 18. H.,<br />

quanto su quello che aggiungiamo qui appresso aumenta di molto le difiìcoltà<br />

di una corretta e sicura ricostruzione storica di tutti gli avvenimenti.<br />

Le seguenti notizie di Sebeos sono date senza precisa indicazione del-<br />

l'annata, ma soltanto con quella del mese; siccome però seguono immediata-<br />

mente la morte di Eraclio, e si riportano alle età dei due cattolici Esdra e<br />

Narsete, parrebbe che il Dulaurier (Chronol. Armen., pag. 227) ponen-<br />

dole sotto l'anno 642 dell' È. V. debba essei- corretto nella sua supposizione e<br />

nei suoi calcoli. Rimane però sempre un'ombra di dubbio, perchè le fonti<br />

arabe ignorano la presa di Tevin nell'a. 21. H. I cronisti musulmani possono<br />

aver confuso insieme la spedizione naiTata da Sebeos con quelle che segui-<br />

rono, dal 24. H. in poi, sotto il califfato di 'Uthmàn, e dirette in parte da<br />

Habib b. Maslamah. In tutto ciò che riguarda il progresso delle armi isla-<br />

miche verso il settentrione regna grandissima oscurità presso le nostre fonti.<br />

Per la presa di Tevin i particolari forniti da Sebeos sono abbastanza<br />

ampi, sebbene le indicazioni geografiche ci riescano oscure per la difficoltà<br />

d'identificare i luoghi menzionati nel testo. Ecco la versione letterale della<br />

narrazione del cronista armeno.<br />

§ 91. — L'esercito devastatore (degli Ismaeliti) partì dall'Asorestan<br />

(Assiria, ossia Mesopotamia) prendendo il cammino di Dzor [Bitlis-ciai : Gh<br />

z a r i a n ,<br />

a-<br />

28] (per recarsi) nella contrada di Taròn. S' impadronirono di<br />

questa, come pure di Bzunis [Khilàt] (Peznuonik') e di Aliovit [oggi Badnoz:<br />

Ghazarian, 28] (Agli'vid): poi dhigendosi verso la vallata di Berkri (Pergri,<br />

nsf>%f/t = ar. Barakri, nel Vaspurakan) attraverso Ordspoy (Ortorou, un vil-<br />

510.


21. a. H. § 91.<br />

laggio nel distretto di Pacén nell'Ararad: cft-. Dulaurier Chronol. 21. a. H.<br />

Armen.. 367) e Gogovit [oggi Bayazid] (Gokovid), si dispersero nell'Ararat. gjone araba e<br />

Nessuno dei soldati armeni potè portare la triste notizia nella città di Dwin p''^*^ '^®"' '^'^^<br />

. , /n\ " \ 1 1 di Tevin (Dwin).]<br />

(Tevm), tranne tre (r) capi (isxan), che accorrevano allora per radunarvi<br />

le schiere sparse : (erano) <strong>The</strong>odoros (<strong>The</strong>odosius) Vahewuni fVahévounij,<br />

Xachean (Katchian) Araweleau (Ar'avegh'ian) e Sapuh (Schabouh) Ama-<br />

timi (Amadouni), i quali si af&ettarono a fuggire a Dwin.<br />

Arrivati al ponte di Mecamawr (Medzamór [ossia grande pantano],<br />

detto anche Azad (o libero: è un grande fiume che scende verso ovest,<br />

nelle vicinanze di Dwin e si unisce all'Arasse un po' al di sopra di questa<br />

città) i principi armeni distrussero il ponte dietro alle loro spalle ed arri-<br />

varono nella città ("di Dwin) per apportarvi la triste notizia. Essi radunarono<br />

nella fortezza tutte le genti del paese, venuti lì per la vendemmia<br />

delle viti. Invece <strong>The</strong>odoros (R'éschdouni) si recò nella città di Naxcawan<br />

(Nakhdjawan = Nasawà).<br />

Quando i nemici ebbero raggiunto il ponte di Mecamawr, essi non<br />

poterono varcarlo, ma guidati da Vardik (Vartig) il principe di Mokkh<br />

(Mogk'), soprannominato Aknik (Agnig), varcarono il ponte (?), saccheggia-<br />

rono tutta la contrada, fecero molto bottino e molti prigionieri, e vennero<br />

ad accamparsi sul lembo della foresta di Xosrakert (Khosravaguerd: con-<br />

fiontisi Hubschmann Armen. Grramm., tom. I, pag. 44: la foresta<br />

giaceva nelle vicinanze di Dwin ed era un parco cinto di mura e pieno<br />

di caccia riservata per i re d'Armenia, creata dal re persiano Khusraw II,<br />

(fi-. Dulaurier. Chronol. Armen., 357). Il quinto giorno (giovedì)<br />

essi assalirono la città (di Dwin), che cadde in loro potere. Essi l'avevano<br />

avvolta di fiamme, e respinsero i difensori delle mura con il fumo e con nugoli<br />

di frecce: quindi appoggiarono le scale, diedero la scgJata alle mura e pene,<br />

trarono nella città, di cui aprii'ono la porta. L'esercito nemico irruppe nella<br />

città e ne distrusse la popolazione. Dopo aver saccheggiata la città, l'abban-<br />

donarono, e ritornarono al loro accampamento. Ciò accadeva il venerdì 20<br />

del mese di Tré (Dre, equivalente al 6 ottobre 642 È. V., ossia 6 Dzu-1-<br />

Qa'dah 21. H. secondo Dulaurier Chronol. Armen., pag. 231) (').<br />

Dopo aver goduto qualche giorno di riposo, gl'Ismaeliti ripresero il<br />

cammino per il quale erano venuti, menandosi via una folla di prigio-<br />

nieri, 35,000 persone. Il principe degli Araerii (Teodoro signore di) Rstunis<br />

(R'éschdounik), che si era messo in un' imboscata con alcune schiere nel<br />

distretto di Gogovit, piombò su di essi: ma (gli Arabi) ebbero il soprav-<br />

vento ed il principe dovette fuggire. Gli Arabi lo inseguirono, uccisero<br />

molti (Armeni) e polsi diressero suU'Asorestan (Assia, Mesopotamia). Questo<br />

511.


di Tevìn (Dwin).|<br />

^ MI 9"2. ^1. 3.. ri.<br />

21. a. H. accadeva ai tempi del Catholicos Ezr (Esdras, Ezér). Per effetto di detta<br />

sione araba^^e guerra <strong>The</strong>odoios signore di Estunis tu nominato generale in capo dall' impepresa<br />

della città latore (bizantino), e ricevette la dignità di patrizio. Ciò avvenne dietro isti-<br />

gazione del Catholicos Nersés (ossia Nersés III, patriarca tra il 640-649, detto<br />

Sinawl o il costruttore: cfr. Saint Martin Mémoires, I, pag. 438), il quale<br />

nello stesso anno succedette ad Ezr nel seggio cattolicale (Sebeos, 100-101)(-).<br />

Cfi. D u 1 a u r i e r C h r o n o 1 . A<br />

r m e n .<br />

T nomi tra parentesi tonde<br />

nella versione data in questo paragrafo, sono secondo la trascrizione del<br />

Dulaurier: del quale accettiamo anche la cronologia.<br />

Nota 1. — Sulla data precisa della presa di Dwin (Tevin =; As/.iv = Dabil : cfr. Hagob Thopdschian,<br />

Die iniìeren Zusftìnde ron Armenìcn unter Asot 1., in MSOS,Yn (1904), II, e anche a parte,<br />

pag. 14-15) regna divario nelle fonti armene. Il Dulaurier ne stabilisce la cronologia con il seguente<br />

ragionamento. Lo storico armeno Afogh'ig, iu contradizione con se stesso, fissa la prima presa di Dwin<br />

(Tevin) nell'anno i'ù dell'Era Armena, pari al 64tì-(i47 dell' E. V. (([uasi in accordo con le fonti arabe che<br />

esamineremo sotto l'annata 25. H.ì, ed una seconda e terza volta nel secondo anno di Costante impei'atore,<br />

ossia nel G43 dell' È. V. Un altro autore, Mose Gagh'angadouatsi (parte III, cap. XIV) dice che ciò avvenne<br />

nel sesto anno di Costante, ossia nel 647 dell' E. V. Il giorno della settimana venerdì, indicato da<br />

Sebeos, si adatta bene a questa data e sembra renderla più probabile delle altre. Infatti il 20 di Dré, che<br />

nella tetraeterida 644-647 dell'E. V., corrisponde al 5 ottobre, può soltanto cadere sopra un venerdì<br />

nel 647, anno che fu il dodicesimo del ciclo solare ed ebbe G come lettera dominicale. D'altra parte però<br />

il cronista siriaco Dionigi di Teli Mahré (Talmahar) (in Asseman. Biblioth. Orien t., II, pag. lOb)<br />

dà l'anno 952 dell'Era dei Seleucidi (640-641 dell'E. V.), e perciò una data anteriore di vari mesi al<br />

regno di Costante. In mezzo a tutte queste contradizioni, se si tien conto che la presa di Tevin è riferita<br />

da tutti gli storici armeni prima della spedizione diretta contro la fortezza di Ardzaph', che fu certamente<br />

nel 643 dell' E. V., e che essi riportano come avvenuta sotto il regno di Costante, si sarà indotti<br />

ad ammettere che la spedizione di Dwin (Tevin) può esser avvenuta soltanto nel primo anno di questo<br />

principe. Noi, rimandando a più tardi la discussione generale di tutta la cronologia sulla conquista dell'Armenia,<br />

la fisseremo per ora in ottobre, che coincide allora con il 20 di Dré di questo anno medesimo<br />

()42 = fine del 21. H. Questa data accetta anche il (jhazarian (29, nota).<br />

Infine il Dulaurier aggiunge che il comandante arabo fosse Habib b. Maslamah, governatore di Qiu-<br />

nasriu in Siria: egli aveva come luogotenente Salmàu b. Rabi'ah, che conduceva un corpo di ausiliari<br />

venuto dall' 'Iraq. Donde egli abbia attinto queste notizie non dice. Ma egli cade probabilmente in<br />

errore: Habib e Salmàn presero una parte attiva alle guerre in Armenia sotto il Califfato di 'Uthmàn<br />

nel 25. H. e anni seguenti. Le fonti nostre arabe ignorano l' invasione dell'Armenia di Habib nel 21. H.<br />

Il Kaestner {De imperio ^onstantini IH, pag. .39) accetta l'anno 642 E. V. come quello della presa<br />

di Tevin (Dwin) in Armenia.<br />

Nota 2. — Alla fine del capitolo in cui tratta di questa spedizione, dopo alcune notizie d'ordine<br />

diverso, che diamo in altro luogo, Sebeos aggiunge: Noi abbiamo. appreso questi fatti dai prigionieri<br />

(ritornati) d'Arabia, che ne sono stati testimoni oculari e ce l'hanno raccontati (Sebeos, 102).<br />

§ 92. — (AsoÀik). Nell'anno 95 dell'Era Armena (18 giugno 646-17 giugno<br />

647 dell'E. V. = 26.-26. H.) gli Arabi tornarono ad invadere (cfr. 18. a. H.,<br />

§ 124) l'Armenia con forze considerevoli ed espugnarono Tevin. Il numero<br />

dei prigionieri che menarono via fu di 35,000. Di poi estesero il loro dominio<br />

sull'Ai-menia, sulla Georgia ed il paese degli Agh'uan. Intanto però gli Ar-<br />

meni scossero il giogo degli Arabi e si misero sotto l'autorità dell'impera-<br />

tore. Dietro domanda del Catholicos Nersés, Hamazasb fu nominato principe<br />

d'Armenia nell'anno 104 (pari a 16 giugno 655-14 giugno 656 dell'E. V.<br />

= 34.-35. H.). A questa notizia l'amii-abed (il Califfo, cioè 'Uthmàn) initato<br />

512.


ò')-»-<br />

<<br />

co<br />

3<br />

o<br />

a<br />

o<br />

<<br />

LU<br />

X<br />

o<br />

co<br />

e


21. a. H. §1 92-94.<br />

fece mandare a morte gii ostaggi armeni, in numero di 777: ma egli stesso 21. a. H.<br />

perì subito dopo massacrato dalle sue proprie schiere (Acogh'igh, 127). gjong araba^^e<br />

Cfr. anche Dulaurier Chronol. Armen., 229. presa delia città<br />

Il cronista armeno Aso/.ik ha quindi una cronologia ben diversa da<br />

quella che secondo il Dulaurier si dovrebbe arguire dal testo di Sebeos.<br />

Aso)dk pone la presa di Tevin nell'estate del 647 {= 26. H.), ma tale af-<br />

fermazione non può avere un valore sicuro (*), perchè in contradizione con<br />

la tradizione del paragrafo seguente ; salvo che si riferisca a una seconda o<br />

piuttosto a una terza invasione, quella ben nota alle fonti arabe. Le prime<br />

notizie sicure di fonte araba sulle incursioni arabe in Armenia cadono, come<br />

vedremo, sotto Tanno 25. H., ma non può mettersi in dubbio che, prima di<br />

quell'anno ed anche piima del califfato di 'Uthmàn, gli Arabi entrassero in<br />

Armenia. — Eitengo che Tevin debba essere stata espugnata prima della<br />

morte di Umar. — Le notizie contenute nel paragrafo seguente sembrano<br />

in parte una ripetizione delle precedenti.<br />

Nota 1. — E noto che la cronologia di AsoXik, essendo le date state scritte nel testo originale con<br />

lettere armene, è andata soggetta a facili alterazioni sotto lapenna'dei copisti. Cfr. T^opdschian, op. cit., 10.<br />

§ 93.— (Aso/dk). Le incursioni degli Arabi (nell'impero greco e persiano)<br />

cessarono durante tre anni (cfi-. il passo precedente, e 18. a. H. § 125)('),<br />

alla fine dei quali, nell'a. 26. (cioè 21. H.) del dominio Arabo, e nel secondo<br />

(nella versione di Aso)àk abbiamo, erroneamente, terzo) anno di Costantino<br />

(leggi Costante II) nipote di Eraclio, gii Ismaeliti uscirono dall'Assiria. Per<br />

il cammino di Tzòr essi penetrarono nel paese di Darón, e attraverso il<br />

distretto di Péznotinik' e la valle di Pergri, nella provincia d'Ararat. Im-<br />

padronitisi di Tevin, vi massacrarono gii uomini che erano nella città e<br />

menarono via prigionieri le donne ed i bambini, in numero di 35,000. Era<br />

il 20 'del mese di Dré, al tempo della vendemmia.<br />

Il principe d'Armenia <strong>The</strong>odoro, signore di R'éschdounik', colui che<br />

costruì gii edifizì nell'isola di Agh'thamar, assalì gli Arabi a Gokovid,<br />

ma non potè vincerli. Questo accadeva nei tempi del Catholicos Esdras<br />

(Acogh'igh, 152). — Cfr. Dulaurier Chronol. Armen., 229.<br />

Nota 1. — Se abbiamo avuto ragione a pon-e le prime incursioni arabe in Armenia nel 18. a. H.<br />

tre anni dopo ci portano al 21. H., in cui sarebbe stata espugnata la città di Tevin. Ciò confermerebbe<br />

allora la cronologia del Dulaurier sul racconto di Sebeos, che pone appunto tale evento nel 21. H. La data<br />

del mese » 20 di Drè » è prova che in questo capitolo si allude allo stesso evento ricordato da Sebeos<br />

§ 94. — (Guiragos o Ciraco, del sec. vii H.). Il Catholicos Esdras ebbe<br />

a successore Nersés, che pontificò per venti anni. Nersès restaurò la chiesa<br />

di S. Sergio (Sarkis) a Tevin. Quando gii Arabi passarono a tìl di spada gli<br />

abitanti di questa città in numero di 12,000, l'altare ed il battisterio furono<br />

coperti di sangue. Il resto degli abitanti fu ridotto in schiavitù in numero<br />

513. 65<br />

' **'"<br />

*""


di Tevin (Dwin).|<br />

^ ;tl-',*S. ^'' ^' ^'<br />

21. a. H. di più che 35,000. Nersès riunì in questo tempio le ossa dì quelli che erano<br />

;ARMENiA.-inva-<br />

..^.j.^^i (Q u i r a ^o s citato in Dulaurier Chronol. Armen., 229-230).<br />

presa della città § 95. — A scliiariiuento delle precedenti notizie aggiungiamo anche<br />

alcune usyervazioni di carattere topogratico raccolte dal Dulaurier.<br />

Se seguiamo l'itinerario degli Arabi dall'Assù-ia (Mesopotamia) .sino a<br />

Te\in, noi vediamo che essi in principio varcarono la catena dei monti Gor-<br />

diani, e lungo una valle descritta con il nome di Tzòr. vallata o gola nei<br />

monti, forse la così detta Valle degli Armeni, al sud ovest del lago di Van,<br />

penetrarono nel distretto di Daròn, di cui essi s'impadronirono. Da lì si vol-<br />

sero per il distretto di Péznounik', che costeggia il lato occidentale del lago,<br />

arrivarono al distretto di Agh'iovid, al nord, e, rimontando fino ad Ortorou,<br />

nel distretto di Pacèn, ridiscesero poi verso sud-est per il distretto di Gokovid,<br />

sul versante occidentale del Macis o Ararad, fino a Pergri, al nord-est del<br />

lago di Van. Allora, spingendosi verso^nord-ovest, varcarono l'Arasse, ed an-i-<br />

varono infine dinanzi a Tevin (Dulaurier Chronol. Armen., 230).<br />

EGITTO. — Resa di Alessandria {Sawwal 21. H. = Settembre 642 È. V.).<br />

§ 96. — Nell'annata precedente (cfr. 20. a. H., §§ 51 e segg., §§ 93 e segg.)<br />

abbiamo dato tutte le notizie riguardanti l'assedio e la resa di Alessandria,<br />

perchè nei testi tradotti non era possibile separare esattamente le parti ri-<br />

guardanti la resa effettiva della città in mano degli Arabi, avvenuta nel-<br />

l'a. 21. H., dalla conclusione del trattato di capitolazione stipulato undici<br />

mesi prima, il 6-28 Dzu-1-Qa'dah 20. H. = 17 ottobre-8 novembre 641 del-<br />

l'È. V., Ci basta rammentare in questo luogo che nel presente anno 21. H.<br />

in modo pacifico e tranquillo tutte le milizie bizantine e molti abitanti e mer-<br />

canti greci lasciarono Alessandria durante la lunga tregua concessa, e che<br />

alla fine degli undici mesi gli Arabi presero possesso della città (17 settem-<br />

bre 642 dell'È. V. = 16 Sawwal 21. H.: cfr. 20. a. H., § 168) e vi stabilirono<br />

una guarnigione di mille uomini. La esiguità di questa guarnigione fu atto<br />

imprudente, e gli Arabi dovettero pagarne in breve il fio; ma è anche pro-<br />

babile che le schiere islamiche in Egitto fossero ben poco numerose e che<br />

'Amr b. al-'As non potesse perciò disporre d'un numero maggiore per la<br />

tutela della città.<br />

Seguono alcune notizie relative in particolare alla resa di Alessandria<br />

o a fatti sicuramente contemporanei.<br />

§ 97. — Nel primo giorno dell'a. 21. H. fu espugnata Alessandria per opera<br />

di 'Amr b. al-'As dopo vari incidenti e combattimenti (Mahàsin, I, 84, lin. 6-7).<br />

§ 98. — (al-Kindi). Alessandi'ia fu presa d'assalto dopo tre mesi di<br />

assedio il 1" Muharram 21. IT.: e questo fu il primo assedio (Kindi,<br />

fol. 3,r.).<br />

514.


21. a. H.<br />

§ 99. — Nella collezione di papiri ritrovati in Egitto e facenti parte 21. a. H.<br />

della celebre raccolta del Granduca Rainer in Vienna ve ne sono alcuni che<br />

si riferiscono ai primi tempi della conquista araba. Un papiro (n. 553, cfr.<br />

Karabacek Flihrer, pag. 138) contiene uno scritto del governatore cri-<br />

.stiano d'Arcadia (Medio Egitto) Philoxenos, con il quale si certifica come<br />

la contribuzione di guerra della parte settentrionale del nomos Heracleo-<br />

politano era stato consegnato dal pagarco Apa Kyros al quartiere gene-<br />

rale arabo in Babilonia nelle mani di Khàrigah b. Hudzàfah, luogotenente<br />

del governatore generale ('Amr b. al-'As), e ciò nel mese Mechir della<br />

XV Indizione (=25 gennaio-24 febbraio 642 dell' È. V. = Safar 21. H.).<br />

La contribuzione ammontava a 3164 misure di grano.<br />

Il documento, scritto in greco, appartiene dunque al periodo durante<br />

il quale gli Arabi erano ancora dinanzi ad Alessandria in attesa della fine<br />

della tregua per entrare in possesso della città.<br />

Il nome Apa Kyros, da noi già incontrato nella forma Abàkiri nel testo<br />

di Giovanni di Niqyùs (cfì'. 19. a. H., § 79 e nota 1), fii quindi sicuramente<br />

di un personaggio assai conosciuto durante la conquista. Il documento di-<br />

mostra come gli Arabi avessero prontamente regolato tutte le principali<br />

faccende del paese ed il normale funzionamento dell'esazione delle imposte,<br />

lasciando tutta intera l'amministrazione esistente sotto i Bizantini.<br />

Un altro papiro (n. 554) porge una ricevuta testimoniante l'eseguito pagamento<br />

d'una rata d'una tassa speciale versata nelle mani di Cristoforo il<br />

figlio di Apa Kyros, pagarco del nomos Heracleopolitano il 1° Phamenoth<br />

della XV Indizione (= 25 febbraio 642 È. V. = 19 Eabì' I. 21. a. H.). Il<br />

pagamento è fatto da Giovanni figlio di Pietro, sovraintendente di Onné<br />

e dal suo aiutante Menas.<br />

Un terzo documento datato il 30 Clioiak della I Indizione (= 26 dicembre<br />

642 È. V. = 27 Muliarram 22. H.), ha speciale importanza perchè è<br />

un ordine del capitano 'Abdallah b. Gàbir al sovraintendente di Psophtis di<br />

vendere, contro consegna di monete d'oro, una certa quantità di fieno al sot-<br />

toluogotenente 'Amir b. al-Asla', che si avvicinava alla testa d'un distacca-<br />

mento di Arabi della tribù di Qudà'ah. Siccome sappiamo (18. a. H., § 182)<br />

che le prime schiere di 'Amr b. al-'As erano composte di 'Akk, provenienti<br />

dal Yaman, questa menzione di Arabi Qudà'ah, abitanti nella parte setten-<br />

trionale del Higàz, fa supporre che essi formassero parte delle schiere di rin-<br />

forzo mandate dal Califfo 'Umar, sulla composizione delle quali schiere,<br />

come già dicemmo, le fonti storiche non ci porgono veruna notizia Q).<br />

Siccome un altro documento (n. 551) contiene l'ordine di Khàrigah<br />

b. Hudzàfah ad Apa Kyros il pagarco di Heracleopolis Magna, di vendere<br />

515.<br />

di Alessandria.'


21. a. H.<br />

§§ ii'j-ioi. 21. a. H.<br />

J,^^.J• (|nattro soldi d'oro una quantità di foraggio a certo Dzu-ayb dogli<br />

dì Alessandria.! -Arabi Qudà'ah, noi veniamo a so.spettare che il contingente degli Arabi<br />

C^udà'ah fosse cimsiderevole e che una parte di essi fosse delegata a guer-<br />

nire il nomos Heracleopolitano.<br />

Importantissima è poi la constatazione che gli Arabi pagavano pun-<br />

tualmente in denaro contante tutto quello che pigliavano dagli abitanti. Ciò<br />

piova come dopo il momentaneo scatenamento delle passioni belligere,<br />

durante la campagna, i comandanti arabi avessero la più meticolosa cura<br />

.nel pagare le provviste e cercassero di cattivarsi con tale contegno le<br />

simpatie dei Copti. Si comprende come tale condotta abbia contribuito<br />

potentemente ad agevolare la conquista.<br />

NoT.v 1. — [H. LammensJ. La maggior parte degli Arabi immigrati in Siria, come i Kall), i<br />

(ludzàni, ecc., erano frazioni della grande famiglia etnica dei Qudà'ah: perciò questi Qudà'iti ausiliari di<br />

'Amr potevano essere venuti anche dalla Siria con 'Amr stesso. E i)robabile che la notizia sugli 'Akk,<br />

sia esagerazione, o anche interpolazione posteriore.<br />

EGITTO. — Conquista del Fayyum.<br />

§ 100. — Narrammo già come nel primo aniio dell'invasione araba<br />

dell'Egitto (cfr. 19. a. H., §§ 71 e segg.) alcune schiere razziassero il<br />

Fayyum prima che 'Amr b. al-'As cingesse d'assedio la fortezza di Babi-<br />

lonia, ossia tra il mai'zo e il luglio del 640 È. V. Questa notizia, ignorata<br />

dalle fonti arabe, ci è fornita da Giovanni di Niqyùs. La stessa fonte narra<br />

altres'i che, caduta Babilonia — il lunedì di Pasqua del 641 E. V. — gli<br />

,<br />

Arabi tornassero a razziare il Fayj'ùm. Non possiamo dire se il testo di<br />

ibn 'Abd al-hakam riportato qui appresso alluda a questo avvenimento o<br />

ad imo posteriore, ibn 'Abd al-hakam pone la presa del Fayyum un anno<br />

intero «dopo la conquista di Misr », con cui s'intende la caduta di Ba-<br />

bilonia; ma la notizia tale quale è data nella nostra fonte, considerate<br />

specialmente le caratteristiche semi-leggendarie della spedizione, merite-<br />

rebbe di essere confermata più seriamente prima di venire accolta. — La<br />

informazione che per un anno gii Arabi ignorassero persino l'esistenza del<br />

Fa3'yùm risulta falsa dal tenore delle notizie di Giovanni di Niqyùs. Il<br />

preteso incidente del miraggio non corrisponde nemmeno alla natura dei<br />

luoghi, perchè il Fayyum è facilmente accessibile dalla valle del Nilo se-<br />

guendo le sponde del Bahr Yùsuf, un canale che immette le acque del<br />

Nilo nella bassura fayyùmica.<br />

§ 101. — (ibn Ghufayr, ed altri). QuJlndo ebbe termine la conquista<br />

di Misr (= Alyùnah = al-Fustàt), Amr b. al-'As inviò schiere leggiere di<br />

cavalleria (garà'id al-khayl) ai villaggi che giacevano intorno alla<br />

città. Il Fayyum rimase però per tutto un anno ignorato dai Musulmani,<br />

516.


21. a. H. ii>l 10-2.<br />

vale a dire finché venne un tale ad informarli (della sua esistenza). Allora<br />

_ . . V .<br />

'Amr b. al-'As mandò, insieme con l'informatore, Rabì'ah b. Hubays b. 'Urfu-<br />

21. a. H.<br />

[EGITTO. - Conquista<br />

dei Fay-<br />

quando i Musvilmani giunsero nelle vicinanze (di al-Fayyiira). V"""!<br />

tah al-Sadafi : ma<br />

non vedendo nulla, meditavano già di ritornare. (Il loro capo) li pregò di non<br />

precipitare il ritorno, perchè se quello che vedevano (ossia il deserto nebbioso)<br />

fosse stato per avventura un miraggio (kadzb) (che nascondeva il Fayyum),<br />

[ritornando addietro] avrebbero perduto quello a cui mii'avano. La gente fu<br />

pez-suasa a j^roseguire. e dopo aver fatto un brevissimo cammino scoprirono<br />

il Sawàd al-Fayyùm. I Musulmani irruppero allora sul paese e lo sottomi-<br />

sero senza difi&coltà, perchè gli abitanti non opposero alcuna resistenza.<br />

Altri affermano che nel Fayyum si recasse (per il primo) Màlik b.<br />

Na'àmah al-Sadafi, il padrone del cavallo al-Asqar: egli, cavalcando un<br />

giorno, scoprì attraverso un miraggio la regione di al-Fayj-ùm, di cui igno-<br />

rava l'esistenza, e ritornò immediatamente ad informarne Amr b. al-'As<br />

(il quale allora allestì la spedizione).<br />

Altri dicono ancora che 'Amr b. al-'As mandasse Qays b. al-Hàrith<br />

verso il Sa'id: questi si avanzò allora fino ad al-Qays, dove egli si fermò,<br />

e che prese da lui il nome. Rabi'ah b. Hubays (?) si ofiErì di portar la no-<br />

tizia ad 'Amr, e varcò il fiume a nuoto con la sua cavalla; altri dicono<br />

invece che il suo fosse un cavallo a nome al-A'ma e che varcasse (il<br />

Nilo) dalla riva orientale e giungesse fino ad al-Fayyùm (Abd al-hakam,<br />

230-231).<br />

Cfr. Suyuti Husn, I, 67; Maqrizi Khitat, I, 249, lin. 22-31.<br />

EGITTO-NUBI A. — Prime razzie in Nubia.<br />

§ 102. — («) Dalle informazioni che ci fornisce ibn 'Abd al-hakam rileviamo<br />

come durante il breve governo di 'Amr b. al-'As, ossia sin verso il<br />

25. H., gli Arabi non si curassero di sottomettere la Nubia, la quale, come<br />

è noto, comincia a mezzodì della prima cataratta del Nilo. Fu conside-<br />

rata soltanto come paese di razzia, dove fare bottino e procurarsi schiavi<br />

negri. — La conquista definitiva fu compiuta solo dopo il 26. H., quando ibn<br />

abi Sarh concluse un trattato speciale.<br />

(6) (ibn 'Abd al-hakam, senza isnàd). 'Amr b. al-'As mandò Nàfi' b.<br />

'Abd al-Qays al-Fihri, fratello uterino di al-'As b. Wà-il, con una schiera<br />

di cavalleria a razziare la Nubia; Nàfi' tornò poi a razziare ogni estate<br />

la Nubia, allo stesso modo con cui i Musulmani di Siria razziavano l'Asia<br />

Minore, e così fu fatto senza interruzione fino alla destituzione di 'Amr<br />

b. al-'As (dopo il 25. H.), quando il nuovo governatore, 'Abdallah b. Sa'd<br />

b. abi Sarh, concluse un trattato coni Nubiani ('Abd al-hakam, 231).<br />

Cfr. Suyuti Husn, I, 68.<br />

517.


l -105. 21. a. H.<br />

21. a. H. § 103. — al-Ya'qubi, confeniiando questi particolari, e dicendo che i<br />

lEGITTO-NUBIA.- ,, , ii.ii- ... • • •<br />

i. xt i<br />

Mu.suliiuini Vinsero ima battaglia saiignmosissima contro i Nubiani, ag-<br />

Prime razzie in<br />

Nubia.) giunge che i Musulmani al' loro ritorno dalla Nubia (al-Nùbah) presero<br />

stanza in al-(jrìzah, e vi delimitarono i propri terreni. Il Califfo 'Umar,<br />

informatone per mezzo di Amr b. al-'As, risposegli che non permettesse<br />

di fi'apporre un corso d'acqua tra lui ('Umar) e loro (i Musulmani in<br />

Egitto): «Stabilitevi in un luogo dove io possa venire montato sul mio<br />

« camelo, se tale fosse il mio desiderio» (Ya'qùbi, II, 179-180).<br />

Dalle ultime parole è evidente che, secondo al-Ya'qùbi, al-Fustàt fu<br />

fondata nel 21. H.<br />

§ 104. — (Muh. b. Sa'd, da Muh. b. 'Umar al-Wàqidi, da al-Walid b.<br />

Kathir, da Yazid b. abi Habib, da abu-1-Khayr). Quando i Musulmani con-<br />

quistarono Misr, 'Amr b. al-'5s mandò la cavalleria nei paesi dintorno per<br />

dominarli. Mandò dunque 'Uqbah b. Nàfi' al-Fihri, il cui padre Nafi' ora<br />

fratello per parte di madre di 'Amr, e i cavalieri loro [Arabi] entrarono<br />

nella terra della Nubia, come entravano le sawà-if, o spedizioni estive<br />

(nel paese) dei Rum. I Musulmani ebbero in Nubia uno scontro violento, in<br />

cui i Nubiani li sorpresero con molte trecce : i Musulmani riportarono quasi<br />

tutti ferite ed ebbero le pupille accecate, onde (i Nubiani?) furono chiamati<br />

i rumali al-hadaq (arcieri delle pupille).<br />

Questo durò finché non fu capo d'Egitto 'Abdallah b. Sad I). abi Sarh,<br />

quando (i Nubiani) domandarono accordo e pace. Egli consentì a ciò senza<br />

gizyah, ma purché consegnassero ogni anno trecento uomini (ra-s). e<br />

i Musulmani avrebbero provvisto ad essi (Nubiani) le vettovaglie ft a ' a m)<br />

in proporzione (Balàdzuri, 236, lin. 18; 237, lin. 6).<br />

§ 105. — (Muhammad b. Sad, da al-Wàqidi, da Ibràhìm b. Gra'far,<br />

da 'Ami- b. al-Hàrith, da abù Qabil Hu\'a3'y b. Hàni al-Ma'àfiri, da uno<br />

saykh himyarita) il qviale racconta: Fui in Nubia due volte, sotto il ca-<br />

liffato di 'Umar, e non vidi gente più di quella acre alla pugna. Ho visto<br />

uno che diceva a questo o quel musulmano: « Dove vuoi che io ti cacci<br />

« questa freccia? ». Talora qualcuno di noi, giovanotto, ci scherzava, e ri-<br />

spondeva: « Qui! ». E non sbagliava. Essi tiravano frecce a migliaia, eppure<br />

non se ne vedeva nessuna per terra. Ci ruossero contro un giorno, e ci<br />

si schierarono di fronte. Noi volevamo dare un solo assalto con le spade,<br />

ma non riuscimmo a vincere le loro fi-ecce. Gli occhi se ne andavano: e<br />

contammo 150 occhi trafitti.<br />

Noi si disse: « Che vantaggio c'è a stringere accordo con questi? La<br />

« preda che ci possono dare é poca, e la resistenza é aspra ». E 'Amr non<br />

venne ad accordo; ma non cessò di tormentarli fino a che fu destituito.<br />

518,


21. a. H. §§ 105-108.<br />

Quando 'Abdallali b. abì Sarli fu nominato in sua vece, conchiuse il trat- 21. a. H.<br />

/TI 1 - J • nor- T 'n-in\ lEGITTO-N U Bl A.tato<br />

(Baladzuri, 23/, lin. 6-16). ^<br />

p,i„, ,,„,, ,„<br />

§ 106. — (al-Wàqidi). In Nubia perde l'occhio Mu'awiyah al-Kindi, Nubia.l<br />

che era losco (Balàdzuri, 237, liu. 16-17j.<br />

§ 107. — (abù Ulmj-d al-Qàsim b. Sallàm, da 'Abdallah b. Sàlih, da<br />

ibn Lahì'ah, da Yazìd b. abi Habib). Tra noi e i neri non e' era né ac-<br />

cordo né patto (là'ahd walà mitjiàq). C'era solo una tregua, col patto<br />

che noi dessimo loro qualche po' di grano e di lenticchie, ed essi ci da-<br />

vano degli schiavi, non importa se fossero i migliori di loro o di altri<br />

(Balàdzuri, 237, lin. 17-21).<br />

§ 108. — (a) (abi 'Ubayd, da 'Abdallah b. Sàlih, da al-Layth b. Sa'd).<br />

Il nostro patto coi Nubiani era che loro non combattessero noi, e noi non<br />

combattessimo loro, e ci dessero degli schiavi, e noi avremmo dato in pro-<br />

porzione le vettovaglie (ta'àm). E se vendevano le loro mogli o i loro figli,<br />

non ho visto che se la pigliassero affatto (Balàdzuri, 237, lin. 21-<br />

238, lin. 2).<br />

(6) (Da al-Bakhtari, e altri). 'Abdallah b. Sa'd b. abi Sarh fece un<br />

trattato coi Nubiani con la condizione che essi avrebbero dato 400 schiavi<br />

e ne avrebbero avuto in compenso delle vettovaglie (B a 1 a dz u r i , 238,<br />

lin. 2-4).<br />

§ 109. — (Del tributo al-baqt). (al-Maqrizi, senza isnàd). alba<br />

qt è la quantità di prigionieri che i Nubi prendevano ogni anno e<br />

portavano in Egitto come tributo loro imposto. E una parola araba (in-<br />

vece é il pactum-tz'xy-ÓQ), che essi (gli Arabi) adoprauo nel significato di<br />

porzione o frazione di sostanze, come quando dicono del suolo baqt di<br />

un orto o di un prato, cioè porzione di un pascolo, ovvero quando dicono,<br />

per esempio, che i banù Tamim sono baqt, cioè ramo o sezione (= b a t n)<br />

dei Rabì'ah. Così si dice baqt della terra o di una cosa, una porzione di<br />

essa. È al-baqt la quantità di grani che si dà (come tributo in natura?):<br />

il terzo o il quarto, per esempio (del raccolto) ; e si dice al-baqt anche<br />

la porzione di datteri che nella raccolta cadono fuori della cesta. Nel<br />

nostro caso al-baqt sarebbe una certa quantità delle sostanze dei Nu-<br />

biani, che essi consegnavano (ogni anno) nel borgo detto al-Qasr, distante<br />

cinque miglia da Aswàn, tra File e la Nubia. Questo al-Qasr era una rada<br />

(fard ah laqùsPj. Siffatto baqt o tributo fti imposto per la prima volta<br />

ai Nubiani sotto U governo di 'Amr b. al-'As, quando questi, dopo la con- *<br />

quista di Misr, mandò contro la Nubia 'Abdallah b. abi Sai'li, nel 20. o<br />

nel 21. H., a capo di 20 mila guerrieri(!). 'Abdallah restò colà per qualche<br />

tempo, finché 'Amr gli scrisse di tornare indietro.<br />

519.


«§ UH», un. 21. a. H.<br />

21. a. H. Alla morto di Amr i Nubiani violarono il trattato (su Ih) concluso<br />

'^p!im\°ra»"ife'tn con Abdallali b. Sa'd (Maqrizi Khitat, I, 199, lin. 37; 200, lin. 7) [G.].<br />

Nubia.j<br />

g HO. — (fl.) (al-Maqrìzi, senza isnàd). Prima di violare il trattato, i<br />

Nubiani avevano (regolarmente) rimesso ad Amr b. al-'As il baqt pat-<br />

tuito, aggiungendo in regalo per lui quaranta schiavi, che però Tarn ir<br />

non aveva accettati, ma aveva restituito il regalo al soprintendente (nu-<br />

biano) del tributo (kabir al -baqt), di nome Samqus; e questi ne comprò<br />

provvigioni (o mercanzie, gahàz: cfr. Dozy Suppl., s. v.) e vino, che<br />

mandò ad essi (leggi ilayhim invece di ilayhi). Abdallali b. Sa'd ri-<br />

mise ad essi quanto aveva loro promesso di grani, fi'uraento, orzo, len-<br />

ticchia, di stoffe e cavalli. Questo assegno (rasm) si continuò, e divenne<br />

consuetudine che ogni anno, quando consegnavano il tributo, ritirassero<br />

le provvigioni. 11 regalo di 40 capi offerto ad 'Amr, lo prendeva di poi il<br />

governatore (wàli) d'Egitto (Maqrizi Khitat, I, 200, lin. 28-32).<br />

(6) (al-Maqrizi, da abu Khalìfah Humayd b. Hisàm al Buhtui'i). Fu pat-<br />

tuito nel trattato di pace che i Nubiani fornissero (ogni anno) alla pro-<br />

prietà comune o fisco (fa y<br />

•) dei Musulmani 360 schiavi, e 40 al reggente<br />

(sàhib) d'Egitto, e ricevessero mille ardabb di grano per il popolo, e<br />

300 per i delegati del loro (re); altrettanto di orzo; mille iqtiz (') di<br />

vino per il sovrano e 300 per i suoi delegati ; due<br />

destrieri di produzione<br />

equina governativa (? min nitàg khayl al-imàrah: cioè di quelli<br />

che adopravano gli emiri ?) ; inoltre (quanto a tessuti), 100 th a w b di stoffa<br />

varia, 4 di stoffa qabàti per il l'e, 3 per i delegati, 8 di al-buqt uriyyah,<br />

5 di stoffa operata (a 1 m u '<br />

a<br />

1 1 a m a h ?), una g u b b a h , o soprabito, di gala<br />

per il re, 10 di stoffa detta « camicia di abù Buqtur », e 10 di ahàs, che<br />

è un tessuto assai spesso.<br />

Dice abù Khalifah : Né il kit ab di 'AbdaUah b. Wahb [f 197. a. H.] né<br />

quello di al-Wàqidi contengono la lista su riferita, che io ho tolta da abii<br />

Zakariyyà (?). Questi dice di aver udito parlarne suo padre 'Amr b. Sàlih, e<br />

aver ritenuto distintamente ciò che da lui aveva inteso. Raccontava infatti<br />

di essersi trovato una volta nel consiglio (maglis) dell'emiro 'Abdallah b.<br />

Tàhir (t 230. a. H.) governatore d' Egitto, il quale gli domandò : « Sei tu<br />

« 'Uthmàn b. Sàlih, a cui abbiam mandato per informazioni sul kitàb baqt<br />

« al-Niibah (sul documento relativo al tributo dei Nubiani)? ». Avendo<br />

egli risposto di sì, si volse (l'emiro) a Mahfuz b. Sulaymàn e disse: « Strano<br />

« paese eh' é questo !<br />

Noi<br />

ci rivolgiamo a costoro per domandar cosa di loro<br />

« conoscenza, e a codesto saykh in particolare; ma nessuno di essi ci è ve-<br />

« nuto in aiuto (sa fan a) >. — « Dio faccia prosperare l'Emiro », disse allora<br />

ibn Sàlih, « le notizie, che tu hai domandate, sui Nubiani, io le ho. Le appresi<br />

520.


21. a. H. §§ no, 111.<br />

« da alcuni vecchi, cui le riferirono i vecchi, stati presenti sul luogo alla tregua ^^- ^- ^<br />

« (hudnali) ed al trattato conchiuso tra 'Abdallah b. Sa'd ed i Nubiani ». prime razzie in<br />

Gli comunicò quindi le informazioni sul loro conto quali avevale udite; ma Nubia.]<br />

l'emiro disapprovò la fornitura ('atiyyah) del vino. « Anche 'Abd al-'aziz<br />

« b. Marwàu la disapprovava », soggiunse l'altro. — Questa riunione aveva<br />

luogo in Fustàt Misr l'anno 211. H. dopo che fo couchiuso il trattato tì-a<br />

'Abdallah b. Sa'd e il precedente Emiro dell' Egitto 'Abdallah b. ai-Sari b.<br />

al-Hakam al-Tamìmi. Uthmàn [o 'Amr?] b. Sàlih aggiungeva che l'Emiro<br />

mandò a chiedere sui Nubiani informazioni al Dìwàn (segreteria di Stato<br />

ed archivio) che era allora fuori della moschea congregazionale in Misr, e<br />

ne ricevette conformi a quelle riferite da ibn Sàlih; di che fu contento<br />

(Maqrizi, I, 200, lin. 32; 201, lin. 7).<br />

Nota 1. — Non trovo in nessun dizionario, e nemmeno nelle ricerche di metrologia del Sauvaire,<br />

il significato e l'equivalenza di detta misura. In complesso il baqt, più che un tributo imposto ai Nubiani,<br />

era un vero « patto » o trattato, sia pur solamente consuetudinario, di scambio, come noi diremmo<br />

commerciale e industriale; per il quale i Nubiani fornivano schiavi negri ai dominatori d'Egitto, e ne ricevevano<br />

in permuta equivalente vettovaglie, specialmente cereali, e tessuti o manufatti.<br />

[E. Schiaparelli]. Il baqt di al-Maqrizi sta in diretta relazione con il vocabolo bak dell'antica<br />

lingua egizia, che significa tributo in genere, per quanto sia più particolarmente usato ad indicare il<br />

tributo del Sudan e della Nubia. Esso figura, ad esempio, negli annali di Tutmasì, m, e ripetuto<br />

più volte. La corri-spondenza parrebbe dunque evidente: baqt dovrebbe indicare esplicitamente il tributo.<br />

EGITTO-AFRICA. — Le condizioni generali dell'Africa Settentrionale<br />

ed il principio della conquista arabo-musulmana.<br />

§ 111. — Alla stuiia dell' Afi'ica settentrionale dai tempi Bizantini in<br />

poi hanno dedicato molti lavori alcuni valenti scrittori fi-ancesi: si può<br />

anzi due che essi hanno quasi assunto il dominio assoluto della materia;<br />

onde la letteratura occidentale .sull'Africa Settentrionale, specialmente per<br />

la parte che riguarda il dominio musulmano, si può considerare come quasi<br />

esclusivamente francese. Le ragioni di tale preferenza sono facili ad in-<br />

tendere, se si considera quanti incalcolabili tesori di danaro e quante vite<br />

umane e quante generose energie morali, amministrative, finanziarie e so-<br />

ciali il popolo francese ha dedicato alla conquista dell'Algeria, ad un'opera<br />

cioè che è stata sovrattutto di gloria e di civiltà, più che di vantaggio mate-<br />

riale. Perciò noi, uomini di lavoro e di studio, siamo grati al popolo francese<br />

che, con il dispendio di tante energie, ha aperto alla civiltà una magnifica<br />

regione del mondo e vi ha per sempre abbattuto e sepolto un regime bar-<br />

barico, che era un'onta per l'Europa di aver tollerato per tanti secoli.<br />

Con tali premesse miriamo a indicare con quali sentimenti di simpatia<br />

noi giudichiamo l'opera storica dei Francesi nel campo africo-musulmano,<br />

e ad allontanare il sospetto di parzialità nelle altre considerazioni che se-<br />

guono. Vogliamo cioè d'altra parte rammaricarci che la letteratura storica<br />

521. 66


§ III. 21. a. H.<br />

21. a. H. francese sulle conquiste musulmane in Africa, pur riconoscendo l'alto valore<br />

Le condizioni<br />

'Iella civiltà musulmana, non dimostri tutte quelle qualità necessarie per<br />

generali deiTA- ogni accurata ed illuminata analisi critica e storica delle fonti.<br />

naie ed il princi-<br />

^'^ ^'^^^ ^^'^ giudi/io io oscludo interamente opere magistrali e classiche,<br />

pio della conqui- rumc quella del Diehl sull'Africa Bizantina (Ch. Diehl, L'Afriqìic Byzantinr.<br />

sta arabo-musul<br />

mana.<br />

Histoire de la domination Byzantine en Afrlque |633-709], Paris, 189(3), che<br />

sono monumenti letterari del miglior genere, ma penso piuttosto ad opere più<br />

direttamente relative al dominio musulmano, come quelle del Fournel {Les<br />

Borhers. Étude sur la conquète de VAfrlque par Ics Arabes, Paris, 1875),<br />

del Piquet {Les civilisations de VAfrlque du Nord,), del Mercier [Histoire<br />

de VAfrlque Septentrlonale, 1888-91), del Caudel [Les premières invasions<br />

arabes dans VAfrlque du Nord, Paris, 1900) e di altri, nelle quali, nonostante<br />

l'abbondanza d' informazioni, fa purtroppo difetto una conoscenza critica del<br />

valore relativo delle fonti, che sono tutte considerate di eguale valore, senza<br />

far distinzione, per esempio, tra ibn 'Abd al-hakam, ibn al-Atliir, al-Nuwayri<br />

ed ibn Khaldùn. Ne risulta che alcuni avvenimenti sono trattati in modo non<br />

corrispondente alla verità storica, e si accoglie in altri per fatto storico quello<br />

che è soltanto ricamo leggendario.<br />

Per citarne uno solo, il Caudel, uno dei più recenti, nella prefazione<br />

(pag. ii-iii) discorre con disprezzo della critica scientifica delle fonti, « qu'une<br />

« certaine fréquentation a depouillée à mes yeux de tout prestige »: egli<br />

dichiara di accingersi a narrare le vicende della conquista araba, valendosi<br />

dei racconti dei cronisti arabi, tali quali si trovano nelle fonti, e lascierà<br />

giudice il lettore senza aggravare la narrazione con il « faux éclat de l'ap-<br />

« pareli scientifique(!) ».<br />

Questo disprezzo per le ricerche scrupolose delle verità storiche, porta<br />

però i suoi amari frutti, e se ne può render conto chi legge con qualche at-<br />

tenzione la fiorita narrazione del Caudel. Cosi, per esempio, egli dà per sicui'o,<br />

non sappiamo da quale fonte, che al Pellegrinaggio d'Addio del Profeta in<br />

Makkah accorressero esattamente 114,000 Musulmani: dà un grande valore<br />

alle storico makkano Dahlàn, scrittore del secolo scorso, che ha riepilogato<br />

al-Tabari; ed ignora del tutto questo antico e grande cronista, sebbene la ma-<br />

gistrale edizione di Leida ne abbia da un pezzo reso la monumentale opera<br />

accessibile a tutti gli arabisti. Così, per esempio, a pag. 45-46 delle sue cita-<br />

zioni è chiaro che il Caudel ignora come ibn 'Abd al-hakam, da lui ricordato<br />

quasi incidentalmente, sia la fonte pressoché unica alla quale hanno attinto<br />

tutti i cronisti posteriori per la storia primitiva di Egitto e dell'Africa del<br />

nord nel periodo^ arabo-musulmano. A pag. 59, dando ad Abdallah ibn abi<br />

Sarh la nisbah al-Qarchi (sic!), ignora che si debba leggere al -Qu rasi,<br />

52-2.


21. a. H. § 112<br />

ossia che dal nome Qurays venga la forma relativa al-Qurasi, come da óu-<br />

haynah viene al-Gruhani. A pag. 42 abbiamo la singolare affermazione: che<br />

'Amr. dopo un lungo assedio espugnò al-Fustàt, la capitale (sic!) di al-Mu-<br />

qawqis. Egitto. E così di seguito.<br />

§ 112. — È manifesto che da opere di simil genere possiamo rica-<br />

vare ben poco costrutto per le nostre ricerche, ma è bene aggiungere che<br />

d'altra parte l'estrema magrezza delle fonti rende sterile di frutto ogni<br />

lavoro di minuta ricerca: né si deve ignorare come la natura e le carat-<br />

teristiche del popolo berbero offrano sì scarse e povere attrattive da giu-<br />

stificare la pochissima attenzione rivolta allo studio dei Berberi all' infuori<br />

d'una ristretta cerchia di scrittori francesi.<br />

Date queste condizioni generali, data anche l'importanza relativa assai<br />

minore delle vicende storiche nell'Africa del nord, rispetto alle sorti generali<br />

dell'impero islamico, ci sarà lecito di essere molto brevi nel riassumere le con-<br />

dizioni interne dell'Africa Settentrionale alla vigilia della conquista araba.<br />

I due capitoli speciali che abbiamo dedicato alle condizioni generali del-<br />

l' impero bizantino in Asia ed in Egitto ci esimono inoltre dall'obbligo di diffon-<br />

derci in molte spiegazioni sullo stato politico, militare e morale dell'Africa bi-<br />

zantina alla vigilia della conquista araba. Su questo argomento esiste un'opera<br />

magistrale, quella già citata del Diehl che, nonostante l'aridità della materia,<br />

è lavoro di alto valore letterario e scientifico, e di dilettevole lettura.<br />

Ma una considerazione generale ci sia permessa, perchè sarà tema sul<br />

quale dovremo molte volte ritornare nelle pagine seguenti, se avremo la<br />

buona ventura di poter narrare la lunga guerra tra i Califfi e Bisanzio in<br />

Asia Minore. Vogliamo cioè porre anche noi in rilievo il singolarissimo<br />

contrasto che s'impone all'attenzione dello storico ad ogni istante delle<br />

tempestose vicende bizantine.<br />

Da una parte abbiamo un ordine amministrativo, politico e militare,<br />

che aveva conservato le tradizioni, gli usi, i principi e le norme di governo<br />

del più maraviglioso e piìi perfetto organismo sociale del mondo<br />

antico, dell' Impero Romano. Dall'altra parte abbiamo tale stupendo mec-<br />

canismo di Stato nelle mani d'un popolo, o meglio d'un'accozzaglia di<br />

razze diverse, che portava il nome di Romano, senza avere di sangue<br />

romano nemmeno una stilla: una miscela etnica insenilita, decrepita, di-<br />

sfatta. La scorza è magnifica, in apparenza perfetta, il cuore è marcio. L'eser-<br />

cito era l' immagine più tangibile di questo contrasto : in esso erano im-<br />

piegate le armi, e gli ordinamenti più perfezionati : i militi splendevano<br />

per il ftilgore delle corazze, degli elmi, per la tempra mirabile delle spade :<br />

l'esercito aveva a sua disposizione tutti i migliori mezzi di offesa e di di-<br />

528.<br />

si, a. H.<br />

lEGITTO-AFRICA.<br />

- Le condizioni<br />

generali dell'Africa<br />

settentriO'<br />

naie, ed il princi-<br />

pio della conquistaarabo-musulmana-1


21. a. H. tesa. Ma i<br />

(EGITTO-AFRICA. ,. . u<br />

Le condizioni<br />

mana.<br />

8 ll-J. 21. a. H.<br />

' anima<br />

militi<br />

che indossavano queste anni, che avrebbero dovuto essere<br />

4. l r J" 4-- ......<br />

•<br />

Vibrante degli ordinamenti, erano uomini privi di quasi tutto<br />

, ,^<br />

generali deii'A- \^^ qualità che fomiain) il buon soldato: indisciplinati, poco amanti delle<br />

f rlca settentrio- . , . • > . i> i n i i tu<br />

naie ed il princi- im^t'hie corpo a corpo, piu uduciosi nella saldezza della propria corazza,<br />

pio della conqui- ,. hqI tiro degli arcieri, che nella propria vigoria personale, più proclivi<br />

ai godimenti, alle violenze ed alle rapine, che non alla disciplina ed al<br />

compimento dei propri doveri : una<br />

calamità, non si sa se maggiore per<br />

quelli (ho l'esei'eito aveva a combattere, o |)er gli altri che sarebbe stato<br />

suo dovere di difendere (cfi'. Die hi, pag. 45-46, 53 e segg.).<br />

Lo stesso dicasi dell' amministrazione, che quantunque maravigliosa<br />

perfetta com'era ancora, appunto perchè retta da uomini di gran lunga<br />

inferiori al compito loro, invece di riuscire un beneficio, si tramutava, per<br />

la potenza e vitalità del suo congegno, in uno spietato strumento di op-<br />

pressione, in una vera e grande sciagura per i popoli a lei sottoposti.<br />

E in siffatto singolare contrasto la nostra più viva impressione è l'am-<br />

mirazione per la insuperabile bontà degli ordinamenti romani, la virtù dei<br />

quali era sì grande da reggere ancora solidamente per secoli una società<br />

oramai fatalmente destinata a morire. Se i Bizantini non fossero stati gli<br />

eredi diretti di Roma, l' impero di Costantinopoli sarebbe caduto e scom-<br />

parso come le tenebre innanzi al sole, anche molto prima che la terribile<br />

idra islamica sorgesse in Arabia per divorarlo. Contro di essa solo gli ordi-<br />

namenti romani permisero ai Greci una gloriosa resistenza di otto secoli.<br />

Altro non vogliamo aggiungere, per non diffonderci in soverchie pre-<br />

liminari considei'azioni : visto che la storia dell'Africa bizantina prima<br />

della conquista araba non ha per noi uno speciale interesse, possiamo rias-<br />

sumerla in poche parole. La parte principale dell'Afiica bizantina era quella<br />

che oggi ha nome Tunisia, e che ai tempi di cui discorriamo aveva per<br />

capitale la città di Cartagine e si chiamava, nella parte settentrionale,<br />

Africa, e in quella meridionale, Byzacene. Questa regione era il cuore<br />

amministrativo e il centro morale di tutta l'Africa Settentrionale: la Tri-<br />

politania da una parte e la Mauretania (oggi Algeria e Marocco) dell'altra<br />

ne erano dipendenze. Il dominio diretto delle razze europee, dopo la caduta<br />

dell'Impero Romano in occidente era effettivo nella parte centrale anzi-<br />

detta e nella Tripolitania, meno sicuro nella Numidia, che giaceva a oc-<br />

cidente dell' Afiica, e nella parte più occidentale, in Mauretania, era ridotto<br />

alla costa, nei suoi punti più popolosi. Tutta la regione, passata sotto il<br />

dominio dei Vandali nel 415 È. V. durante lo sfacelo dell'impero d'occi-<br />

dente, fii conquistata dai Bizantini nel 533 È. V., ossia quando il governo di<br />

Costantinopoli si accinse all'opera gloriosa ma vana di ricostruire l'impero<br />

524.


21. a. H. 112, 113.<br />

romano in occidente, distrutto dai Barbari, riconquistando ad una ad una<br />

le province che l'avevan costituito. Quello stesso Belisario che ebbe l'in-<br />

carico di .strappare l'Italia ai Goti, ricevette ordine di togliere l'Afi-ica ai<br />

Vandali che da più di un secolo la dominavano. Belisario, superando gra-<br />

vissime difficoltà, compiè la missione avuta da vero uomo di genio ed im-<br />

piantò una nuova e regolare amministrazione, fissando anche le linee ge-<br />

nerali della difesa del paese.<br />

§ 1 13. — La campagna di Belisario in Afi'ica era durata soltanto sei mesi,<br />

e questo breve spazio di tempo bastò a cancellare per sempre ogni traccia del<br />

dominio vandalo, tranne le devastazioni di cui i Vandali si erano resi colpe-<br />

voli nel perseguitare i Cristiani di fede ortodossa. La pazza politica di perse-<br />

cuzione religiosa dei re vandali — ariani di fede — aveva portato i suoi frutti,<br />

e la popolazione ortodossa accolse con giubilo la cessazione del governo di<br />

quei barbari oramai anche decaduti e corrotti ; ma<br />

purtroppo i padroni che<br />

dovevano succeder loro erano di tal natura pur essi, che alcuni avrebbero<br />

avuto ragione di rimpiangere il passato dinanzi agli strazi del presente.<br />

Al primo governatore dell'Africa bizantina, Salomone, entrato in ca-<br />

rica non appena Belisario ebbe fatto vela per -Costantinopoli, spettò il duro<br />

compito di terminare la conquista e di porre l'amministrazione- novella su<br />

basi solide ed organiche. Tutta l'Africa fu divisa in sette grandi circo-<br />

scrizioni, una delle quali era l'isola di Sardegna, unita all'Africa per ra-<br />

gioni di opportunità amministrativa e militari ;<br />

la prima circoscrizione però<br />

era la Tripolitania, abbracciante la Pentapolis, ossia la regione che doveva<br />

per la prima subire gli assalti degli Arabi. È bene tuttavia aggiungere che<br />

i nomi grandiloquenti di queste province bizantine, Byzacene, Tangitana.<br />

Numidia, Mauretania. erano per lo piìi espressioni geografiche, mentre in<br />

realtà nella maggior parte del paese i Bizantini avevano appena qualche<br />

guarnigione in centri urbani, per lo più sul littorale, e solo in Africa pro-<br />

priamente detta, nella Byzacene ed in una parte della Numidia, alcune guar-<br />

nigioni furono sospinte sin nel cuore delle provincie.<br />

L'amministrazione bizantina preparò un perfetto sistema di difesa militare,<br />

studiata fino ai più minuti particolari (cfr. Diehl. , pag. 119 e segg.)^<br />

e curò la costruzione di un sistema maraviglioso di fortezze disseminate<br />

in tutta l'Africa Settentrionale, con una cura ed una scienza che fa onore<br />

allo Stato che lo ideò e lo mise in atto (cfr. Diehl., pag. 146 e segg.).<br />

In queste fortezze furono spese somme molto rilevanti, ma mancava l'ele-<br />

mento più prezioso per renderne valido l'uso. I soldati non erano più quelli<br />

né in numero, né in vigoria d'animo e di corpo, e rifuggivano il più che<br />

fosse possibile da battaglie campali, onde la norma costante dei capitani era<br />

525.<br />

21. a. H.<br />

[EGITTO-AFRICA.<br />

- Le condizioni<br />

generali dell'Africasettentrio-<br />

nale, ed il princi-<br />

pio della conquistaarabo-musulmana.)


21. a. H.<br />

[EGITTO-AFRICA.<br />

- Le condizioni<br />

generali dell'A-<br />

fricasettentrio- nale, ed il principio<br />

della conquistaarabo-musuimana.l<br />

lllì. ut. 21. a. H.<br />

(li tenerli al sicuro dietro le trincee e le alte mura merlato (cfr. Di e hi.,<br />

pag. 146). L'autorità quindi del governo bizantino, nella maggior parte<br />

dello quattro province militari di difesa (Tripolitania, Byzacene, Numidia.<br />

"Nfaurotania) non si estendeva molto lontana dalle belle mura dei posti<br />

militari e dello fortezze.<br />

Il restante del paese fu lasciato in mano dei Berbeii. h\iì quali l'auto-<br />

rità bizantina rimase sempre assai vacillante, ed a volte puramente nomi-<br />

nale: anzi molta parte della popolazione indigena sedentaria, che sotto lo<br />

scettro di Roma era diventata pacifica coltivatrice del suolo, sotto l'anarchia<br />

Yandala s'era fatta anch'essa ribelle e turbolenta.<br />

Appena però insediata in Aft-ica, l'amministrazione bizantina non di-<br />

menticò le sue irremovibili tradizioni d'intransigenza religiosa, od iniziò<br />

la persecuzione sistematica di tutti quelli che non erano ortodossi secondo<br />

il verbo imperante in Costantinopoli. Cosi fu data la caccia agii Arii. o<br />

Ariani, i seguaci di Arius: banditi dal consorzio umano, messi fuori della<br />

legge, spogliati di tutti gli averi e impediti di osservare le prescrizioni del<br />

loro culto. Altre misure di poco meno severe furono prese contro i Dona-<br />

tisti, gii Ebrei e varie sette minori di eretici." Ogniino può figurarsi quale<br />

abbondante e funesto lievito d'odio tali misure spargessero in Afiica sin<br />

dal primo giorno del dominio bizantino, e come questo, con i primi suoi<br />

atti, già si preparasse la propria rovina.<br />

§ 114. — L' imprvidenza di simile condotta fu avvertibile sin dai primi<br />

giorni dell'occupazione bizantina, quando l'amministrazione di Salomone<br />

dovè dolorosamente constatare, come i veri padroni del paese fossero non<br />

già gl'impiegati civili e militari venuti da Costantinopoli, ma qviei nomadi<br />

indomabili, i Berberi; i quali, valendosi dello sfacelo dell'impero romano<br />

e della lunga anarchia che lo seguì, avevan distrutto tutta la mirabile<br />

opera civilizzatrice dei Romani, ed i tentativi di questi di sostituire alla<br />

popolazione nomade e turbolenta, un'altra estranea al paese, sedentaria,<br />

agricola e laboriosa.<br />

Scoppiarono immediatamente le ribellioni dei Berberi, e pìjco più di \xn<br />

anno dopo la conquista i nomadi erano in armi contro il governo nella<br />

Byzacene: Salomone si trovò impigliato in una campagna difficilissima di<br />

repressione, in cui anche le vittorie riuscivano di nocumento al prestigio<br />

dei Bizantini. A ciò si aggiunsero altre gravi complicazioni, ossia la rivolta<br />

delle stesse milizie bizantine, per effetto delle stolte misure di persecuzione<br />

prese a danno degli Ariani. Salomone potè salvarsi a stento, fuggendo a<br />

precipizio dall'Africa; e per ridurre all'obbedienza la provincia fu necessario<br />

il ritorno del grande Belisario. Ma nemmeno egli potè ottenere tutto ciò<br />

526.


21. a. H. 114, 115.<br />

ohe da lui si aspettava, perche uua rivolta del suo esercito in Sicilia lo co- 21. a. H.<br />

j 1 • -, 11- •»,.-. •<br />

strinse a sospendere ia campagna contro 1 ribelli m Amca ed a ripassare .<br />

.^<br />

[EGITTO-AFRICA.<br />

|_e condizioni<br />

lo stretto. Germano, nipote dell'imperatore Giustiniano, terminò l'opera di generali deii'A-<br />

.„ . T T» 1- • ...'.., - frica settentriopacincazione<br />

di Belisario e rimise 111 carica il governatore Salomone. ^aie ej j| princi-<br />

Ma i guai non dovevan mai finire: non solo Salomone si trovò iin- pio delia conqui-<br />

,• J.T-.I-Ì- 111- sta arabo-musul-<br />

i<br />

pegnato m nuove guerre contro 1 Berberi insorti, ma quando 1 imperatore mana.l<br />

distaccò dalla provincia d'Africa la Tripolitania e la Pentapolis, affidandole<br />

ad altri due governatori, le imprudenze e le inutili sevizie di questi contro<br />

i Berberi accesero anche da quella parte un pauroso incendio di rivolta,<br />

che travolse tutta l'amministrazione non solo delle due province, ma anche<br />

del resto dell'Africa. Salomone, sbaragliato anche lui dai Berberi vittoriosi,<br />

fu massacrato, e già nel 545 dell'Era Volgare, appena undici anni dopo<br />

l'occupazione bizantina, tutto il paese era piombato nella anarchia più<br />

completa. Solo con grandi stenti e superando mille difficoltà fu possibile<br />

all'imperatore Giustiniano di ristabilire un sembiante d'autorità in Africa,<br />

dopo alcune sanguinose vittorie sui Berberi.<br />

Ma tali vicende avevano lasciato uno strascico fatale nelle loro con-<br />

seguenze: il paese era interarhente rovinato, e dopo venti anni di ammi-<br />

nistrazione bizantina l'Africa si può dire fosse diventata una grande so-<br />

litudine, nella quale per le colpe del governo di Bisanzio erano periti, si<br />

dice, ben cinque milioni d'uomini (Gibbon, tom. Y, capo XLIII; M or-<br />

ci er, I, 175).<br />

§ 115. — Non occorre dilungarsi a narrare i tediosi particolari delle<br />

vicende politiche della regione: monotona ripetizione di quella lugubre<br />

cronaca di misfatti e di errori, d'incapacità politica e di cieca e stolta<br />

passione settaria e religiosa, che è l'argomento principale e l'episodio im-<br />

mancabile della cronistoria bizantina. Anche in Africa, come in Asia, si<br />

ebbero gli eterni conflitti, nazionalisti e religiosi, tra la jirovincia e la ca-<br />

pitale; ma nell'Africa bizantina, o Mauretania, che si voglia chiamare, en-<br />

trava il terzo fattore estraneo, terribilmente doloroso : la nazione berbera,<br />

la popolazione originaria e la vera padrona del paese, per la quale tutti.<br />

Romani, Greci, Bizantini, Arabi e Turchi, furono sempre, e sono oggi<br />

ancora, intrusi, tiranni e nemici.<br />

I Berberi furono la croce dell'amministrazione bizantina in Africa,<br />

come gli Avari, gli Slavi e gli altri Barbari lo furono per Bisanzio nella<br />

penisola Balcanica ed i Persiani in Asia. Perpetuamente in armi contri)<br />

il governo, nulla valse a tenerli costantemente in soggezione: le più feroci<br />

repressioni non riuscirono mai a sedare durevolmente l'istinto ribelle della<br />

popolazione. Si può dire che l'amministrazione bizantina in Africa ebbe un<br />

527.


§§ 116, iiii. 21. a. H.<br />

21. a. H. solo pensiero di resistere ai Berberi, e dinanzi a tanto pericolo ogni altra<br />

[EGITTO-AFRICA. , . ^ , ,.<br />

Le condizioni eura doveva necessariamente passare in seconda linea,<br />

generali dell 'A- Slccome questi iiiedesinii Berberi avevano dato tanto filo da torcere<br />

naie, ed II princi- pi'ima ai Cartaginesi, poi ai Romani' ed ai Greci, e dovevano darne altret-<br />

pio della conqui- tanto anche agli Arabi, è necessario fermarci assai brevemente a descri-<br />

sta arabo-musul<br />

mana.<br />

verli, e tale obbligo è tanto più doveroso per noi in quanto agli Arabi riuscì<br />

possibile di ottenere sui Berberi un dominio quale fu negato a tutti i po-<br />

poli che prima di loro avevan tentato di soggiogare l'Africa Settentrionale.<br />

§ 116. — Popolo singolare, il Berbero! E rimasto lo stosso in ogni<br />

tempo, sotto ogni nuovo padrone, dal 1000 avanti Cristo, quando invasero<br />

l'Egitto Faraonico e si batterono con i Fenici, sino alla conquista fian-<br />

cese nel secolo xix: il Marocco odierno, con la sua anarchia politica è la<br />

immagine fedele di quello che è sempre stato il paese berbero ogniqual-<br />

volta una forte potenza straniera non ha saputo imporre a quelle popola-<br />

zioni il rispetto delle leggi.<br />

Popolo sovrattutto nomade, turbolentissimo, insofferente di ogni au-<br />

torità: « genus hominum mobile, infidum », come diceva giustamente Sal-<br />

lustio (Bell. Jug., X, 1), ribelle ad ogni influenza esterna, tenacissima-<br />

mente conservatore delle sue abitudini barbariche e nomadi, avverso ad<br />

ogni miglioramento della propria condizione morale, popolo quasi senza<br />

religione, senza arte e senza letteratura. Tale sua avversione alla civiltà<br />

ed al progresso, avversione ingenita, incorreggibile, va, strano a dirsi,<br />

unita ad una vivace intelligenza, ad una singolare forza di carattere, e ad<br />

una capacità di resistenza che a volte appare meravigliosa. Il suo ideale è<br />

sempre stato d'arricchirsi e di godere, raccogliendo i mezzi per tali ambi-<br />

zioni, con il metodo più semplice di tutti, togliendo cioè al vicino con la<br />

violenza e con l'inganno tutto ciò che gli abbisognava. Stoffa meravigliosa<br />

di soldato, il quale, se è animato da un sentimento vivo, si acconcia temporaneamente<br />

al giogo della disciplina; ma avversario com'è ad ogni norma<br />

di vita civile, laboriosa e feconda, fii sempre e rimane ancora oggi il più<br />

indomabile ed il più incomodo dei sudditi.<br />

Di questa popolazione numerosissima, che si estendeva dai confini<br />

dell'Egitto sino alle rive dell'Atlantico, la parte più ricca ed agiata me-<br />

nava vita nomade, ossia la vita più comoda e confacente ai gusti del<br />

berbero, perchè vivendo principalmente di carne e di latticini, ambedue<br />

le vivande erano a sua disposizione senza l'impiego di alcun lavoro ma-<br />

nuale umiliante e tedioso. Bastava avere copiosissimi armenti e disporre<br />

di larghezza di pascoli, perchè il proprietario potesse vivere felicemente<br />

nell'agiatezza. Il solo incomodo o pericolo era la razzia della tribù nomade<br />

528.


21. a. H. §§ Ut;. UT.<br />

vicina, ma di ciò il Berbero non si dava pensiero: guerriero per istinto e 21. a. H.<br />

• • ^ T n .. 1 -1 • . • n [EGITTO-AFRICA.<br />

per tradizione millenaria, tale pencolo porgeva un acre interesse alla vita, . lq condizioni<br />

rompendo la malinconia dell'esistenza pa.storale con l' incognita pungente generali dei l'A-<br />

del rischio di ogni momento. Perciò il Berbero, nonché preoccuparsi della naie, ed il princi-<br />

propria difesa, viveva soviattutto con l'animo intento a nuove avventure pio delia conqui-<br />

, ., . . sta arabo-musul-<br />

ed a rapinare il vicino.<br />

La parte più povera della popolazione, quella nella quale abbondava<br />

anche maggiormente il sangue negro sudanese, non avendo i mezzi per<br />

vivere signorilmente con la pastorizia, strappava un magrissimo nutri-<br />

mento all'arida terra della Mauretania nelle contrade più remote, e valendosi<br />

di tutte le irregolarità del terreno per stabilire la propria misera dimora .<br />

luoghi sicuri da improvvise razzie. Ancor oggi il viaggiatore nella regione<br />

dell'Aures, rimane maravigliato a vedere in quali siti in apparenza impos-<br />

sibili si annidano i villaggi miserrimi dei coltivatori, rifugi tutti d'estrema<br />

antichità, e che nemmeno oggi, dopo quasi ottanta anni di dominio fran-<br />

cese, gli abitanti osano abbandonare per altri luoghi meglio adatti alle<br />

occupazioni pacifiche.<br />

§ 117. — La popolazione nomade dei Berberi è però quella che più<br />

attira la nostra attenzione, perchè essa più assai che l'altra foggiò le tristi<br />

e sanguinarie vicende dell' Affica Settentrionale sotto tutti i domini. Essa<br />

ci attrae poi in particolar modo per molti punti di somiglianza che aveva<br />

nell'viii secolo dell'È. V. con la popolazione nomade degli Arabi.<br />

Essi non avevano alcuna vera costituzione politica, ma si reggevano<br />

con il vecchio sistema patriarcale dei. nomadi, con capi indipendenti per<br />

ogni tribù :<br />

sistema<br />

che nell'unità etnica della tribù porge un sembiante<br />

d'ordine sociale e sodisfa largamente all'esigenze civili d' una popolazione<br />

che ha ben pochi bisogni ; ma considerato complessivamente, nei riguardi<br />

di tutta la nazione, questo sistema equivaleva jilla più estesa anarchia<br />

stataria. A volte, è vero, alcune tribù vantanti un'origine comune, si col-<br />

legavano sotto un capo più intraprendente e ardito degli altri e sem-<br />

brava come se i Berberi si accingessero ad uscire dal caos primordiale,<br />

nel quale si compiacevan di vivere; ma siffatta tendenza progressiva il più<br />

delle volte cessava anche prima che scomparisse, per morte o por altra<br />

ragione, colui che era stato temporaneamente il fattore principale della<br />

fortuita unione.<br />

Lo stato normale, dal quale i Berberi non volevano in alcun modo<br />

distaccarsi, era quello nomade, di assoluta indipendenza da qualsiasi auto-<br />

rità, con libertà di poter considerare ogni vicino come un nemico, e .se<br />

conveniva, di ucciderlo o di predarlo.<br />

.529. 67<br />

in<br />

mana.


mana.<br />

«^ UT. US. 21. a. H.<br />

21- a. H. Tj'Arabo in questo gli somigliava e, come lui insofferente di ogni dolEGITTO-AFRICA.<br />

,. j ^- i.- x . ì- j • ì.- i, a i<br />

Le condizioni niuiio, eia pi'oclive ad istmti brutali, rapaci ed egoisti; ma 1 Arabo aveva<br />

generali deiTA- intelligenza di molto superiore ed aveva quella qualità preziosissima di<br />

naie, ed il princì- «'ssere facilmente perfettibile e singolarmente suscettibile ad adottare cipio<br />

della conquistaarabo-musulviltìi<br />

straniere, e prenderne il meglio,<br />

. .. ^-j.<br />

pur<br />

i_<br />

conservando<br />

t^<br />

una indelebile<br />

n •li-<br />

mi pronta propria: impronta si tenacemente radicata nella psiche da im-<br />

porsi trionfante su tutte le razze sottomesse agli Arabi, come lo attesta<br />

il trionfò della fede, della lingua, delle tradizioni, della scrittura e della<br />

coscienza araba su tanta cospicua parte del mondo.<br />

§ 118. — I Berberi non ebbero poesia: nulla crearono che sia diven-<br />

tati) patrimonio morale dell'umanità, ed il movimento religioso che parti<br />

tre volte dalla Mauretania, quello dei Fàtimiti, quello degli al-Mm'àbitim<br />

(Almoravidi) e quello degli al-Muwahhidùn (Almohadi) furono deboli imi-<br />

tazioni del movimento islamico primitivo, ebbero sovrattutto contenuto<br />

politico e gravitarono fatalmente verso i centri più civili, il primo verso<br />

r Egitto, e gli altri duo verso la Spagna. Ebbero brevissima durata nella<br />

patria d'origin(» e scomparvero dall' Africa senza lasciarvi traccia di bene.<br />

Per quanto gravi e numerosi siano i difetti e le incorreggibili imper-<br />

fezioni della razza berbera, pure nei suoi stessi difetti rivela una forza di<br />

carattere, una tenacia morale, e l'impiego di tanta intelligenza nell'ab-<br />

bandonarsi ai propri vizi, che nonostante l'istintiva ritrosia ispirata dalla<br />

sua condotta, lo studio delle sue vicende s'impone allo storico. Ultimamente<br />

tale studio è divenuto piìi attraente per i risultati dell'antropologia<br />

e dell'archeologia moderna, che indicano i Berberi come la razza primitiva<br />

dell'Egitto, e come quella che ha copiosamente infuso il suo sangue nelle<br />

antichissime popolazioni dell'Europa meridionale e dell'Egeo. Per noi Ita-<br />

liani i Berberi hanno un'importanza tutta speciale, perchè l'elemento ber-<br />

berino primitivo predomina ancor oggi negli strati inferiori della popola-<br />

zione calabrese e siciliana. E questo sangue, che si rivela ancora nel colore<br />

e nella natura dei capelli, costituisce uno degli ostacoli maggiori alla re-<br />

denzione morale del Mezzogiorno italiano : ostacolo che le nostre leggi<br />

speciali per l'Italia Meridionale varranno solo in parte ad abbattere.<br />

Tali sono dunque, nelle loro grandi linee, le caratteristiche maggiori<br />

della popolazione berbera, che a guisa di mare in perpetua burrasca cin-<br />

geva e spesse volte minacciava di sommergere la popolazione agricola e<br />

cittadina ricoverata nei centri urbani della Mauretania, minoranza per lo<br />

pili di origine straniera, miscuglio indistinguibile di tutti i popoli che<br />

hanno tentato di dominare e colonizzare l'Africa dai tempi dei Cartagi-<br />

nesi in poi. La storia della Mauretania si può quindi riassumei'e nella lotta<br />

53


21. a. H. US, U9.<br />

perpetua tra la popolazione sedentaria, quasi tutta straniera, e quella no- 21. a. h.<br />

^<br />

,<br />

macie<br />

^ ,,<br />

tutta<br />

. ,.<br />

indigena,<br />

•<br />

ossia u 1<br />

berbera.<br />

T^ E se noi<br />

j- .<br />

ricordiamo quanto<br />

•<br />

si<br />

j-<br />

disse<br />

(EGITTO-AFRICA.<br />

. Le condiziom<br />

altrove sull'inettezza dell'amministrazione bizantina, non occorre un grande generali deii'A-<br />

sforzo dell'immaginazione per comprendere quali debbono essere state le naie.ed il princi-<br />

condizioni reali dell' Afi-ica bizantina e della Mauretania alla vigilia della pio delia conqul-<br />

. . , staarabo-musulconquista<br />

araba.<br />

^^^^j<br />

§ 119. — Il compito di tenere a fieno i Berberi fu superiore ai mezzi<br />

morali e materiali dei Bizantini, impotenti oramai a dominarli con le sole<br />

armi, perchè l'impero era esausto di uomini e di danaro. In tali condizioni ai<br />

dominatori non rimase più altro che l'ultima risorsa dei popoli deboli, ossia<br />

le transazioni e gii accomodamenti, onde coloro a cui spettò di reggere le<br />

Provincie afi-icane cercarono di mantenersi, venendo a patti con i capi dei<br />

Berberi: si cornippero gli uni con titoli onorifici e compensi pecuniari, e si<br />

cercò di metterli su contro gli altri, affinchè reciprocamente si equilibras-<br />

sero. Ma tale politica umiliante di concessioni non fece che aggravare le<br />

condizioni di prima, perchè da essa un'amministrazione si riscatta soltanto<br />

con l'impiego di uno sforzo assai superiore a tutti i suoi mezzi. Siccome<br />

questo era impossibile, tale politica sospinse verso una china che terminò<br />

fatalmente con l'abisso.<br />

Difatti i Bizantini, messi sulla via delle concessioni, videro decadere<br />

sempre più la loro autorità, ed alla vigilia delle conquiste arabe si trova-<br />

rono in una condizione singolare di dipendenza da quegli .stessi che essi<br />

nominalmente affermavano essere sudditi dell' impero.<br />

Alla fine le condizioni generali della regione divennero insostenibili,<br />

perchè l'impero bizantino, impegnato in mortale conflitto con gli Arabi,<br />

in Sii'ia prima e poi in Egitto, subiva da per tutto disastrosi rovesci. È<br />

probabile che l'imperatore Eraclio si rivolgesse all'Afi'ica per avere uomini<br />

e danari, ma è probabile altresì che il governatore dell'Africa nulla avesse<br />

da offirhgii, perchè la sua posizione era delle più precarie: la caduta d'Ales.<br />

sandi'ia fu anche per l'Afiica un gravissimo evento, perchè oramai non<br />

esisteva più veruna baiTiera che impedisse agli Arabi di gettarsi sulla<br />

Mauretania e di ripetere in essa le prode;«e compiute già in Sii'ia ed in<br />

Egitto.<br />

Ditàtti gli Arabi non perdettero tempo ad avvalersi del trionfo in<br />

Egitto, e poco dopo la presa di Alessandria si slanciarono verso occidente<br />

sulla Pentapolis. o Cu'enaica: forse il loro piano era di razziare ed esplo-<br />

rare il paese in previsione di nuove conquiste, o per premunirsi da sor-<br />

prese, ma trovarono sì poca resistenza, che sottomisero addirittura la pro-<br />

vincia ed imposero un tributo. Dal tenore delle tradizioni pare accertato<br />

531.


21. a. H.<br />

[EGITTO-AFRICA.<br />

• Le condizioni<br />

generali dell'A-<br />

fricasettentrio- nale, ed il princì-<br />

pio della conquistaarabo-musulmana.!<br />

ll!>-l->2. 21. a. H.<br />

elle la.sc lasserò una guani i


21. a. H. §§ 122-121.<br />

(lucleudo con arli abitanti un trattato, nel quale essi si obbligavano ad un ^^- ^- '^<br />

^ '<br />

H<br />

o<br />

[EGITTO-AFRICA<br />

tributo di 13,000 dinar, con il permesso di vendere quanti loro figli vo- settentrio-<br />

nale. - Tradi-<br />

levano per completare la somma (T a bari, I, 2645, lin. 10 e segg.).<br />

^ _ zioni sulla presa<br />

Cfi-. anche Khond., I, 4, pag. 18, lin. 19 e segg.; Yàqut, I, 574, dì Barqah e di<br />

lin. 5-6, pone la presa di Barqah nel 21. H. Altrettanto fa al-Khuwàrizmi<br />

(Baethgen. 111).<br />

§ 123. — Bakr b. al-Haytjiam chiese ad 'Abdallah b. Sàlih chi erano<br />

gli al-Barbar (= i Berberi): «Essi credono», gli rispose, «d'essere discen-<br />

« denti di Barr b. Qay.s, ma Dio non ha dato a Qays alcun figlio per nome<br />

« Barr. In verità essi debbono essere (i discendenti da quegli) a 1 - g a b b à-<br />

«rùn (= giganti = prepotenti: i Filistei) che si batterono contro David, e<br />

« abitarono un tempo la Palestina: ossia la gente della tenda (ahi amud<br />

< — gente dei pali di tenda), che poi emigrò nel Maghrib, ed ivi si modificò<br />

«nelle seguenti generazioni» (Balàdzuri, 225).<br />

§ 124. — (ibn Abd al-hakam, senza isnàd). I Berberi (al-Barbar<br />

abitavano un tempo la Palestina, ed il loro capo (mala") era Gràlùd (il<br />

gigante Goliaj : quando<br />

David lo uccise, i Berberi emigrarono verso occi-<br />

dente, finché giunseiT) a Labiyah (Libia) e Maraqiyah, due paesi (kùra-<br />

t à n) deir Egitto occidentale, irrigati soltanto da acqua piovana e non dal<br />

Nilo. In questo luogo essi si dispersero. Gli Zanàtah ed i Maghilah si spin-<br />

sero verso il Maghrib (occidente = Marocco odierno) e fissarono la loro<br />

stanza nei monti (la catena dell' Atlas). I Luwàtah si stabilirono nell'Ard<br />

Antàbulus (= Pentapolis), ossia Barqah, e si dispersero in questa parte<br />

dell'occidente, moltiplicandosi poi in tal modo da estendersi fino ad al-Siis.<br />

I Hawàrah si stabilhono nella città di Banali Labdah (? nel ms. b-n-fi<br />

1-b-d-h = Leptis Magna): i Nafusah nella città di Sabrah (Sabratha), donde<br />

migrarono i Rum: ma (vi) rimasero gli Afariq (gli AMcani). Ed (i Berberi)<br />

divennero i servi dei Greci, conquistatori del paese, pagando un tributo<br />

fissato da trattato (su Ih).<br />

Amr b. al-'As entrò ora nel paese con la sua cavalleria e giunse a<br />

Barqah, con gli abitanti della quale concluse un trattato; essi si obbliga-<br />

rono a pagare una gizyah di 13,000 dinar (all'anno), con la facoltà di<br />

vendere quanti volevano dei loro figli per pagare la tassa (') ('Abd al-hakam,<br />

232j. — Cfr. Khaldùn Berbers, I, 301-302; Suyùti Husn, I,<br />

68; Hubays, fol. 106, r.; Fournel, I, pag. 17.<br />

Nota 1. — Le condizioni della vendita, dei figli non sono chiare : i Berberi non avevano da chie-<br />

dere agli Arabi veruna licenza per vendere i figli: purché pagassero il tributo ai Musulmani, poco im-<br />

portava se i Berberi vendessero o no i loro figli- Nessuno di essi era musulmano, e la legge islamica vieta<br />

soltanto che un musulmano venda i suoi figli. Il patto dei Berberi si potrebbe intendere come un di-<br />

ritto di consegnare, invece di danaro contante, giovani schiavi d'ambo i sessi per un valore fisso pre-<br />

533.<br />

Zawilah.]


§5 1-24-129. 21. a. H.<br />

21. a. H. stabilito. Questa specie ili tributo in natura era, vedeninio (§ l(l!M, pattuito con i Nubiani. Ancbe in<br />

[EGITTO-AFRICA .Vnnenia alcune regioni erano obbligate alla consegna annuale di un numero prestabilito di giovani<br />

SETTENTRIO- d'arabo i sessi aventi certe qualità fisiche ben definite.<br />

"^^<br />

'"<br />

. .<br />

,",<br />

•<br />

zioni sulla presa o<br />

8 125. — (Miih. b. Sa'd, da al-Wàqidi, da ISuiahbil b. abì 'Awn, da<br />

><br />

\ > i '<br />

di Barqah e di Abdallah b. Hubayrali). Quando Amr b. al-'As ebbe espugnata Alessan-<br />

^*" ^<br />

dria, si avanzò con il suo esercito dirigendosi verso il Maghrib e giunse<br />

alla città di Barqah, detta anche Antabulus (== Pentapolis)('): con gli abi-<br />

tanti stipulò un trattato, secondo il quale essi dovevano pagar la gizyah,<br />

che ammontò a 13,000 dìnàr, con il permesso di vendere quanti<br />

volevano dei loro figli (Balàdzuri, 224).<br />

Nota 1. — <strong>For</strong>se i Copti convertiti all'Islam credettero che il t pe » di Pentapoli tosse l'arti-<br />

colo copto, e che perciò il nome del luogo tasse Antapolis (J. Horovitz].<br />

§ 126. — ('Uthmàn b. Sàlih, da ibn Lahi'ah). Antàbulus fti sottomessa<br />

con un trattato stipulato da 'Amr b. al-'As (*) ('Abd al-hakam, 232).<br />

Nota 1. — A conferma di ciò adducesi anche la seguente tradizione: j'Abil al-malik b. Maslamali,<br />

da ibn Lahi'ali, da Zayd b. 'Abdallah al-Hadrami '. Quando ibn Dayàs assunse il governo di Antàbulus,<br />

gli fu mostrato il trattato scritto stipulato dagli abitanti icon 'Amr b. al-'As) l'A bd al-hakam, 23'2\.<br />

§ 127. — (Bakr b. al-Haytham, da Abdallah b. Sàlih, da Suhayl b.<br />

Hubayrah). Amr b. al-'As fece un trattato con gli abitanti di Antàbulus<br />

(= Barqah), che giace tì'a l'Egitto e l'Ifrìqiyah, dopo aver assediato un<br />

tempo la città: gli abitanti si obbligavano al pagamento della gizyah<br />

e potevano vendere quanti volevano dei loro figli per pagare la gizyah;<br />

e scrisse loro un documento di questo tenore (Balàdzuri, 224).<br />

§ 128. — Secondo al-Ya'qùbi, nel 21. H. Amr b. al-'As conquistò<br />

Barqah e fece pace con gli abitanti con il patto che avessero a pagare<br />

13,000 dìnàr, e potessero vendere quanti volevano dei loro figli per il<br />

pagamento della gizyah, in questo anno. Poi sottomise Atràbulus Ifi;-!-<br />

qiyah e chiese al Califfo di proseguh-e le sue conquiste verso occidente,<br />

ma 'Umar gli rispose che il paese era troppo remoto e finché egli viveva<br />

non avrebbe permesso altre spedizioni. Fu mandato però Busr b. ahi Artà'ah<br />

a trattare con gli abitanti di Waddàn e di Fazzàn (M (Ya'qùbi,<br />

II. 179). — Cfi-. Fournel, I, pag. 17-18.<br />

Nota 1. — Sono due regioni al sud di Tripoli che serbano ancora oggi lo stesso nome.<br />

Secondo al-Bakri, Waddàn è una città dell' Ifriqiyah a dieci giorni di cammino da Zawilah, mu-<br />

nita di una fortezza. II cammino da Tripoli a Waddàn richiede sei giorni (Yàq ut, IV, 911, lin. 8 e segg.;.<br />

Il Fazzàn è una provincia (wilàyah) vastissima che si estende dal Fayyum sino a Taràbulus al-Gharb,<br />

e la sua capitale ha nome Zawilah al-Sudàn. E popolata da una gente in maggioranza negri, ed è ricca<br />

di palme e di datteri (Yàq ut. III. 890, Hn. 1(5 e segg.l<br />

§ 129. — (Muh. b. Sa'd, da al-Wàqidi, da Maslamah b. Sa'id, da<br />

Ishàq b. Abdallah b. abi Farwah). Gli abitanti di Barqah mandarono di<br />

poi il loro tributo (kharàg) con grande regolarità al governatore d'Egitto,<br />

senza che mai alcuno dovesse recarsi da loro per sollecitarne il pagamento<br />

584.


21. a. H. §§ 129-132.<br />

[EGITTO-AFRICA<br />

(hàtht_h aw mustah athth). Gli abitanti erano la e-ente più generosa 21. a. H.<br />

-1," • •<br />

/'lì 1 \ j 1 UT i_<br />

, ,••.,, (akhsab) del Maghrib, e mai m essa penetrarono le passioni della guerra settentrio-<br />

civile (fitnali)O (Balàdzuri, 224). nale. - Tradi-<br />

zioni sulla presa<br />

Notai. — La tranquillità di Barqali era cosi beu nota che, secondo al-Wàqidi, Abdallah b. . di Barqah e di<br />

'Arar b al-'As soleva dire: « Se i miei beni (mali) non fossero nel Higàz, io mi stabilirei in Barqah, Zawilah.l<br />

• perchè non conosco una dimora più pacifica, e non me ne anderei più via» (Balàdzuri, 224).<br />

§ 130. — ("Uthmàn b. Salili, ed altri). Nessun esattore delle tasse<br />

(gàbi kharàg) si presentava mai in quei tempi in Barqah, perchè gli<br />

abitanti alle relative scadenze mandavano regolarmente la gizyah (al<br />

governatore d'Egitto) ('Abd al-hakam, 232).<br />

§ 131. — (Bakr b. al-Haytbam, da 'Abdallah b. Salili, da Mu'àwiyah<br />

h. Salili). 'Amr b. al-'As scrisse al Califfo 'Umar informandolo d'aver no-<br />

minato 'Uqbah b. Nàfi' al-Filiri governatore del Maghrib. e che questi si<br />

era spinto innanzi fino a Zawilah: tutti gli abitanti tra Barqah e Zawilah<br />

avevano stipulato una bella pace, secondo la quale i Musulmani della re-<br />

gione pagavano la s a d a q a h .<br />

ed<br />

i m u '<br />

a<br />

h i d (= i non musulmani inclusi<br />

nel patto) la gizyah: egli aveva imposto alla gente di Zawilah ed a<br />

cbloro che vivevano tra l'Egitto e Zawilah un tributo in proporzione dei<br />

loro mezzi, ed aveva dato ordine ai suoi luogotenenti di riscuotere la § a -<br />

d a q a h dai ricchi, e di versarla tutta a beneficio dei poveri ('), ma di rac-<br />

cogliere la g i z y a h dalla gente della dzimmah e di mandargliela in<br />

Egitto: dalle terre dei Musulmani riscoteva il decimo, e dalla gente del<br />

trattato (ahi al-sulh) il loro tributo pattuito (su Ih) (Balàdzuri,<br />

224-225).<br />

Cfi'. 'Abd al-hakam 232 [da Utliiiiàn b. Salili), ha le ste.s.se notizie,<br />

ma assai più succinte.<br />

Cfi-. anche 'Adzàri, 1,2; Khaldun Ber hors, I, 302; Fournel,<br />

I. pag. 17-18.<br />

Nota 1. — Questa norma, che rappresenta la condizione ideale dello Stato musulmano, è stata<br />

t'ovse applicata qualche volta ai tempi del Profeta in Madiuah, ma poi è rimasta come un pio desiderio<br />


21. a. H.<br />

§§ 1JW.137. 21. a. H.<br />

g 133, — L.a presa di Barqah per opera di 'Arar b. al-'As avveimo<br />

SETTENTRio- '^'l'^ ^ì"^' dell'anno 21. H. e con il pagamento di 13,000 dinar (Mahà-<br />

NALE. - Tradì- sin, I, 84, lin. 7-8).<br />

di° Barqah Td^ § 134. — (Presa di Zawilah) (cft-. § 126 e nota 1). (al-Wàqidi,<br />

zawMah.i senza isnild). Nell'anno 21. H. 'Amr b. al-'5s, governatore dell'Egitto,<br />

mandò 'Uqbah b. Nàti' al-Fihri ad estendere le conquiste verso occidente,<br />

ed 'Uqbah sottomise Zawilah con un trattato regolare, e tutto il resto del<br />

paese ti-a Zawilah e Barqah riconobbe il dominio musulmano (T a bari,<br />

I, 2646, lin. 5 e segg.).<br />

Cfr. Athir, III, 15, il quale aggiunge clie secondo alcuni ciò avvenne<br />

già nel 20. H.<br />

§ 135. — (Eutichio). (Dopo la presa di Alessandria) 'Amr b. al-'As<br />

mandò 'L'qbah b. Nàti' contro Zawilah; e tutta la regione che giace tra<br />

Barqah e Zawilah divenne proprietà dei Musulmani. Nessuno entrava in<br />

Barqah in quei giorni per riscotere la gizyah, perchè quando giungeva<br />

la scadenza gli abitanti stessi provvedevano a mandare l'importo dell<br />

tasse (Eutychius, ed. Cheikho, TI, pag. 26).<br />

EGITTO-ARABIA. — Importazione in Arabia dei generi raccolti in<br />

Egitto e scavo del grande canale.<br />

§ 136. — (abù Ayjiib al-Raqqi, da Abd al-ghaffàr, da ibn Lahì'ah,<br />

da Yazìd b. abì Habìb). In questo anno (21. H.) il Califfo 'limar scrisse<br />

ad 'Amr b. al-'5s (governatore d'Egitto), esponendogli le strettezze nelle<br />

quali si trovavano gli abitanti in Madinah ed ordinandogli perciò di<br />

mandare per mare quelle vettovaglie (ta'àm) che egli riscote va come<br />

pagamento del kharàg (fì-1-kharàg). 'Amr mandò i viveri ed anche una<br />

quantità d'olio, e quando il carico fii sbarcato in al-Gràr, fu preso da Sa'd,<br />

e portato via da al-Gài- a Madinah e depositato in una casa, 'limar ne<br />

curò di poi la divisione con ima misura (mikyàl) fissa. Durante la prima<br />

guerra civile (dopo la morte di 'Uthmàn, nel 35. H.) l'importazione dei<br />

viveri dall'Egitto a Madinah cessò, ma poi fu ripresa sotto il Califfato di<br />

Mu'àwiyah e di Yazìd (41.-64. H.). Rimase di nuovo interrotta durante le<br />

seguenti guerre civili, ma ristabilita infine dal Califfo 'Abd al-malik (dopo<br />

il 73. H.): da quel tempo fino all'avvento degli 'Abbàsidi, ed anche dopo<br />

non cessò più il regolare invio di viveri dall'Egitto a Madinah (Balà-<br />

dz.uri, 216).<br />

§ 137. — Il canale riattivato da Amr, e detto comunemente ora ca-<br />

nale di Traiano, partiva anticamente dal Nilo in un punto un poco al<br />

nord di Babilonia, toccava Heliopolis, e per il Wàdi Tumilat, ed al-Qan-<br />

536..


21. a. H. §§ 137, 138.<br />

tarah dei giorni nostri, sboccava in al-Qulzum (cfi*. Qua treni ère, Mém.<br />

Géogr., voi. I, 176 e segg.) nel Mar Rosso. Scavato in grande parte ai<br />

tempi dei Faraoni, forse da Necho, fu riattivato in parte da Tolomeo Phi-<br />

ladelphus II, ma sotto i Romani fu lasciato cadere in abbandono e rimase<br />

otturato in alcuni punti dalle sabbie del deserto che traversa. Il canale,<br />

quando fu scavato, ebbe scopi puramente commerciali e non servi ad usi<br />

irrigui: finché grandi furono gl'interessi che Io volevano tenere aperto,<br />

gli abitanti ebbero cura di mantenerlo :<br />

quando<br />

decadde il commercio,<br />

anche il canale fu trascurato e si chiuse. Il canale faceva parte di tutta<br />

quella politica commerciale e militare dei padroni dell'Egitto, che mirava<br />

a dominare il Mar Rosso e ad attirare direttamente sino in Egitto tutto<br />

il commercio asiatico, che un tempo era in mano degli Arabi del Yaman.<br />

Il fatto che 'Amr appena arrivato in Egitto pensasse a rimetterlo in fun-<br />

zione, nonché la rapidità con la qv\ale gli Arabi — in meno di un anno<br />

— lo riattivarono, danno luogo a supporre, che gli Arabi facessero lo scavo<br />

con mano d'opera obbligatoria, come si usa in Egitto da tempo immemo-<br />

rabile, e che il canale non fosse completamente otturato, ma ancora libero<br />

in lungo tratto del suo corso.<br />

Sulla storia precedente del canale di comunicazione tra il Nilo ed il<br />

Mar Rosso, si può leggere quanto è scritto iiiMannert, Geographie der<br />

Griechen und Romer, voi. X, I, pag. 503 e segg.; Gahr, Commento ad<br />

Erodoto, 11, 158; Letronne, nella Revue des Deux Mondes, voi XXVII,<br />

pag. 215; Weil, I, 120-122 e nota 1, della pag. 121; Langl|es, in Xotices<br />

et Extraits, voi. VI, pag. 341; abù Sàlih, pag. 172-173; Butler,<br />

345-348).<br />

§ 138. — ('Abdallah b. Salili, da al-Layth b. Sa'd). Durante il Calif-<br />

fato di 'Umar b. al-Khattàb, nell'anno detto san ah al-ramàdah(*), gli<br />

abitanti di Madinah fiuono colpiti da una terribile carestia, per cui il Ca-<br />

liffo scrisse ad 'Amr b. al-'As in Egitto ordinandogli di mandare provviste,<br />

perché l'Egitto di tutte le province era quella che si prestava meglio a<br />

porgere i soccorsi. 'Amr ne mandò tanti, che quando il primo camelo ca-<br />

rico di provviste giungeva in Madinah, Tultirao lasciava allora l'Egitto.<br />

Il Califfo ordinò allora ad 'Abd al-rahmàn b. 'Awf, ad al-Zubayr b. al-<br />

'Awwàm e a Sa'd b. abi Waqqàs di far la distribuzione, ed ogni famiglia<br />

di Madinah e dei dintorni ebbe un camelo con tutto il suo carico di prov.<br />

viste. 'Umar fu tanto soddisfatto di questo, che chiamò 'Amr b. al-'As a<br />

Madinah, e nel proporre che l'invio di provviste fosse annuale e costante,<br />

suggerì di scavare un canale (kh a 1 i g), che unendo il Nilo al Mar Rosso,<br />

avrebbe permesso di trasportare le vettovaglie nel Higàz per via di mare<br />

537.<br />

68<br />

21. a. H.<br />

[EGITTO-ARABIA.<br />

-Importazione in<br />

Arabia dei generi<br />

raccolti in Egitto,<br />

e scavo del gran-<br />

de canale.]


21. a. H.<br />

[EGITTO-ARABIA.<br />

- Importazione in<br />

Arabia dei generi<br />

raccolti in Egitto,<br />

e scavo del gran-<br />

de canale.]<br />

i;»8, i:ìO. 21. a. H.<br />

con economia assai<br />

maggiore. 'Amr ritornò in Egitto con tali istruzioni e<br />

si consultò con i suoi colleglli. Questi però si spaventarono all'idea, cre-<br />

dendo che avrebbe rovinato l'Egitto tentare una simile impresa. 'Umar<br />

insistette però nel suo disegno, ed ordinò anzi che il lavoro venisse ter-<br />

minato in quell'anno medesimo. 'Amr obbedì, e difatti in quell'anno stesso<br />

fu terminato lo scavo del canale Khalìg Amir al-Mu"minìn, per il<br />

quale l'acqua del Nilo arrivava ad al-Qulzum, e le navi seguendo il canale<br />

cominciarono a portare le provviste nel Higàz. Il canale rimase in uso fino<br />

ai tempi di 'Umar b. 'Abd al-'aziz, dopo il quale i governatori dell'Egitto lo<br />

fecero cadere in abbandono ed una parte si riempì di sabbia. Allora la sua<br />

estremità giungeva allo Dzanab al-Timsàh (= la coda del coccodrillo), dalla<br />

parte di Tahà al-Qulzum (Abd al-liakam, 222-224).<br />

Cfr. Suyùti Husn, I, 73, lin. 13; 74, lin. 9.<br />

Nota 1. — Sull'errore di confondere l'anno della moria (18. a.. H.i con il primo in cui 'Amr b.<br />

al-'As mandò provviste in Egitto, ossia il 21. H. abbiamo già parlato (cfr. 18. a. H., § 6), e narrando<br />

della carestia abbiamo data la versione di altre tradizioni sul primo invio di vettovaglie dall'Egitto in<br />

Arabia (cfr. 18. a. H., §§ 11, 12, 20, ecc.). Ricordiamoci che 'Amr b. al-'Às parti per l'Egitto dopo che<br />

la carestia e la peste erano terminate.<br />

§ 139. — (al-Maqrizi). (Il Khalig al-Qàhirah). Questo canale, che<br />

si trova fuori di al-Qàliirah, dalla sua parte occidentale, tra essa ed al-<br />

Maqs, era conosciuto nei primi tempi dell" Islam con il nome di Khalig<br />

Amir al-Mu-minin, ed ai tempi di al-Maqrizi con quello di al-Khalìg al-<br />

Hàkimi e di Khalig al-Lu*lu'ah. Il canale era antichissimo, essendo stato<br />

scavato da "Tùtis b. Màliyà, ossia uno dei re d' Egitto che abitarono Memfi,<br />

contemporaneo di Abramo il profeta, quando questi venne in Egitto. Da<br />

lui anzi si prese la moglie Sarah, dandole per schiava Hàgar la madre di<br />

Ismà'il. Quando Hàgar fu cacciata da Abramo nel deserto a Makkah in-<br />

sieme con suo figlio, essa mandò a informare Tùtis del luogo sterile ed<br />

inospite dove si trovava, e lo invitò a mandarle soccorsi. Il re egiziano<br />

ordinò allora di scavare il canale, per mezzo del quale, su navi, potè<br />

mandare a Hàgar cereali ed altre vettovaglie, che furono sbarcate in<br />

Gruddah. In questo modo fu risuscitato il Higàz. Di poi Andarùmàniis,<br />

conosciuto anche con il nome di Yulij^à (Giulio Cesare?), uno dei re degli<br />

al-Rùm dopo al-Iskandar b. Filibbus al-Mahdùbi, riscavò questo canale,<br />

lungo il quale tornarono a navigare le navi più di quattrocento anni prima<br />

della missione profetica di Maometto.<br />

'Amr b. al-'As, quando ebbe conquistato 1' Egitto riaprì il canale, terminandone<br />

lo scavo in soli sei mesi, e le navi tornarono a portare per via<br />

di esso le vettovaglie nel Higàz. Allora fu chiamato Khalig Amir al-Mu-<br />

minin, ossia di 'Umar b. al-Khattàb, perchè egli appunto consigliò di farne<br />

638.


21. a. H. 139-141.<br />

lo scavo. Le navi non cessarono dal percorrere questo canale da Fustàt Misr<br />

sino ad al-Qulzum, città che sorgeva sullo sbocco marittimo del canale, sulla<br />

riva del mare al-Bahr al-Sarqi, in un luogo conosciuto ai tempi di al-Maqrizi<br />

con il nome di al-Suwis (= Suez). Le acque del Nilo non cessarono dal ver-<br />

sarsi nel mare presso al-Qulzum sino ai tempi del Califfo abù Ga'far al-Man-<br />

sùr, il quale nell'anno 105 (sic, correggi 150) della Higrah ordinò di chiu-<br />

derlo (Maqrizi Khitat, I, pag. 71, lin. 26-37; Maqrìzi Eg., I, 202).<br />

§ 140. — Secondo un'altra tradizione (da ibn Wahb, da ibn Lahi'ah,<br />

da Muhammad b. 'Abd al-rahmàn, da 'Urwah b. al-Zubaj'r) non è specifi-<br />

cato Tanno in cui 'Amr b. al-'As» mandò nel Higàz le provviste, ma si<br />

narra che 'Amr, facendo visita a Madìnah e vedendo le strettezze degli<br />

abitanti, offiisse di mandare viveri dall' Egitto in un modo che egli sapeva<br />

essere stato usato prima dell' Isiàm, vale a dire per mare ; questo mezzo<br />

era ora abbandonato durante la conquista ed egli offi'ì di riaprire il ca-<br />

nale al-Khalìg. Gli Egiziani si allarmarono però dalla proposta, perchè<br />

temettero che tale esportazione avrebbe prodotto una carestia nel paese;<br />

ma 'limar per calmarli promise che si sarebbe esportato soltanto quello<br />

che serviva per il sostentamento degli abitanti di Makkah e di Madìnah (^)<br />

('Abd al-hakam, 224-225).<br />

Cfi'. S u y ù t i H u s n , I, 74.<br />

Nota 1. — Un'altra tradizione da Sutyàn b. 'Uj'aynah, da ibn abi Nagihi atìerma che dopo il primo<br />

invio di provviste a Madinah un copto insegnasse ad 'Amr b. al-'As il luogo dove passava l'antico ca-<br />

nale e gli suggerisse di farlo scavare. Volle però come compenso l'esenzione dalla g i z y a h per sé e per<br />

la sua famiglia ('Abd al-hakam. 226). — Cfr. Suyuti Husn, I, 74.<br />

EGITTO-ARABIA. — Punizione d'un agitatore religioso.<br />

§ 141. — ('Abdallah b. Sàlih, da al-Layth b. Sa'd, da Nàfi' mawla<br />

di 'Umar). Un certo Dubay' al-'Iràqi cominciò a girare per le guarnigioni<br />

musulmane, ponendo delle questioni (non ortodosse) sul Qm-àn. Venne<br />

anche in Egitto, ed 'Amr b. al-'As lo fece arrestare e mandare a Madinah.<br />

dove il Califfo 'Umar gì' inflisse una solenne e crudele battitura con verghe.<br />

Quando le piaghe sul dorso erano sanate, il Califfo ordinava che gli ve-<br />

nisse applicata una nuova battitura e così di seguito varie volte, finché<br />

l'uomo pregò il Califfo di ucciderlo addirittura invece d'infliggergli tanti<br />

tormenti. Allora 'Umar lo rimandò al suo paese, ma diede ordini severi<br />

ad abù Musa al-As'ari di sorvegliarlo sempre e di non permettere ad al-<br />

cuno di avvicinarglisi. Alfine però Dubay' al-'Iràqi diede prove di con-<br />

dotta tanto regolare, che il Califfo per intercessione di abù Musa gli tolse<br />

il divieto ('Abd al-hakam, 229-230).<br />

Cfr. Suyuti Husn, II, 2.<br />

63.<br />

21. a. H.<br />

[EGITTO-ARABIA.<br />

-Importazione in<br />

Arabia del generi<br />

raccolti in Egitto,<br />

e scavo del grande<br />

canale.]


§ j4'J. Al . 3.. ri.<br />

21. a. H. § 142. — Sebbene pxirtroppo il nostro testo non dica con precisione<br />

(EGITTO-ARABIA. .<br />

.<br />

,<br />

, • i, , - . -x j ir -x x<br />

- Punizione di '" ^^^^'^ ^^^^ consistesse 1 eresia tanto severamente punita dell agitatore re-<br />

un agitatore re- ligioso, la tradizione ha per noi molto rilievo, e pur facendo riserve su<br />

qualche particolare, ne possiamo trarre varie conclusioni di non poco mo-<br />

mento, se abbiamo presenti i fatti delle annate posteriori. Per coininciare<br />

non si tratta di un ^ero arabo, ma di un iraqense, ed in Dubay' al-'Iràqi<br />

incontriamo il primo, nella storia dell'Isiàm, che abbia la nisba h al-<br />

'Iràqi, ossia da una regione non araba, e senza alcuna designazione di<br />

tribù, come era la consuetudine presso tutti gli altri contemporanei arabi.<br />

Egli era perciò un convertito all' Isiàm* non legato ad alcuna tribù. Ecco<br />

dunque il primo indizio palpabile di un fatto nuovo, di quanto abbiamo<br />

tante volte sostenuto in questi <strong>Annali</strong>, che cioè l'agitazione veramente<br />

religiosa traesse il suo più forte alimento dalle condizioni d'animo delle<br />

popolazioni non arabe sottomesse durante le conquiste. Grli Arabi emigrati si<br />

mossero poi anch'essi, ma fu per riflesso, e per effetto del nuovo ambiente,<br />

vivamente infatuato di problemi religiosi, in mezzo al quale gli Arabi si<br />

trovarono immersi, e dal quale, in un certo modo, contrassero il contagio.<br />

In secondo luogo vorrei far notare come la menzione di questo non<br />

arabo, propagandista indipendente del Qur-àn, e propugnatore di alcune<br />

sue personali interpretazioni del testo sacro, sia una prova come la fede<br />

islamica — forse appunto perchè i creatori di essa non se ne davano<br />

grande pensiero — colpisse già favorevolmente l' immaginazione delle na-<br />

zioni non arabe e le commovesse al punto di agire con la passione di<br />

proselitismo, prevenendo anche nelle mire e nel pensiero coloro stessi che<br />

erano i depositari del nuovo verbo. Dunque, a dispetto degli Arabi, anzi<br />

contrastato crudelmente da essi, erasi iniziato un movimento di conver-<br />

sione e di propaganda, che sotto 'Uthmàn» doveva poi prendere propor-<br />

zioni perigliose, mutare parzialmente d' indirizzo e con i suoi effetti indi-<br />

retti menare dritto ad una dolorosa tragedia e poi alla guerra civile.<br />

In terzo luogo ha un certo rilievo il fatto come questo agitatore, seb-<br />

bene di origine iraqense, abbia compiuto o tentato in Egitto un'opera spe-<br />

ciale di propaganda e di agitazione : un altro agitatore, di cui parleremo<br />

narrando il califfato di 'Utjimàn, operò pui"e in Egitto e vi trovò — si dice —<br />

terreno fecondo e propizio. Dall' Egitto partì la schiera più temibile dei rivol-<br />

tosi che mandò a morte il Califfo 'Uthmàn. L' Egitto dunque era considerato<br />

terreno favorevole ad agitazioni di simil genere :<br />

passioni religiose dell'ultimo peiiodo bizantino.<br />

sicuramente<br />

retaggio delle<br />

In questa circostanza, come in altre che avremo a narrare sotto il<br />

califfato di 'Uthmàn, risulta che l'Arabia si considerasse come luogo sicuro<br />

540.


21. a. H. §§ 142, 143.<br />

per relegare agitatori molesti di ogni genere. Ciò vuol dii'e che l'Arabia<br />

non si prestava a cotali agitazioni di carattere religioso complesso, appunto<br />

per l'areligiosità dei suoi abitanti. Non v'era timore che il contagio ere-<br />

tico si propagasse tra popolazioni che di questioni religiose sì poco si davan<br />

pensiero.<br />

In fine ci dobbiamo domandare :<br />

qual<br />

può esser stato il contenuto<br />

delle dottrine di questo Dubay' al-'Iràqi? Su di esso è impossibile espri-<br />

mersi, per difetto assoluto d' informazioni e d' indizi ; ma<br />

l' indirizzo gene-<br />

rale della sua propaganda pare non fosse contrario all'Islam: dal tenore<br />

della tradizione potremmo arguire che fosse anzi favorevole al testo sacro,<br />

ma ne facesse a modo suo la propaganda, in modo cioè contrario ai desi-<br />

deri dei nuovi padi'oni dell'Asia. Orbene, data la generale condizione po-<br />

litica dell' impero, e le istituzioni finanziarie del Califfo 'Umar tendenti a<br />

creare una casta privilegiata dei conquistatori, non è improbabile che l'agi-<br />

tatore iraqense rivolgesse la sua attività' riformatrice non già tra gli Arabi<br />

conquistatori, ma nel popolo non arabo, e cercasse di indurlo ad abbracciare<br />

r Isiàm, spiegando il Qur'àn a modo suo come vangelo di eguaglianza<br />

umana, e perciò venisse in conflitto con le autorità islamiche, che vede-<br />

vano con sospetti ed avversione la trasformazione dei sudditi paganti im-<br />

poste, in correligionari aspiranti ad eguale trattamento ed agli identici<br />

privilegi. L' Islam per i primi musulmani fu, non già una bandiera reli-<br />

giosa, ma una condizione politica di privilegio, un'insegna di dominio:<br />

ei'a intollerabile il pensiero che questa stessa fede potesse servire ai sudditi<br />

vinti per uguagliarsi ai padi'oni. Il peso di queste considerazioni e la proba-<br />

bilità che esse si possano riferire al contenuto della propaganda di Duba}'<br />

è reso maggiore dal fatto, che in Iraq ed in Egitto le conversioni all'Isiàm<br />

furono sin dai primordi più numerose che nelle altre parti dell' impero.<br />

EGITTO. — La fondazione dì al-Fustàt.<br />

§ 143. — al-Fustàt è la terza, in ordine di tempo, delle grandi città,<br />


5§ 143, 144. 21. a. H.<br />

21- a. H. vita I^^,l^ occorre ripotere resposizioiu' anche sommaria. Ci basti dire che.<br />

dazione di ai-Fu- fatta astrazione dello cause per le quali al-Basrah ed al-Kùfah sorsero in<br />

•tati quel modo speciale e in quei luoghi speciali piuttosto che altrove ed in<br />

altro modo, rimane quale fatto comune e generalo la necessità sentita<br />

dagli Arabi di costituire nei paesi conquistati un centro amministrativo,<br />

un quartier generale, una specie di guarnigione centrale, posta in un campo<br />

armato, e separata dal resto dei centri abitati della regione.<br />

Noi già osservammo in altro pas.so precedente (cfi-. 17. a. H., §§ 120-121)<br />

come gli Arabi fondassero molti campi fortificati per le loro genti armate<br />

in terra straniera, e come al-Basrah ed al-Kùfah siano soltanto i due che<br />

hanno avuto maggiore fortuna degli altri: perciò con il tempo esse di-<br />

vennero grandi e famose città, mentre gli altri campi, in ispecie quelli<br />

della Siria (distinti più particolarmente con il nome di agnàd, mentre<br />

al-Basrah, al-Kùfah e al-Fustàt furono chiamate amsàr) siano scomparsi<br />

senza lasciare traccia di sé, perchè topograficamente avevano posizione<br />

meno felice e non corrispondevano ad un bisogno vero e sentito delli-<br />

popolazioni. In Siria il primo campo di al-Gràbiyah ebbe vita brevissima:<br />

il numero degli Arabi nomadi immigrati in Siria fu inferiore assai a quello<br />

immigrato in Babilonide, ed i Yamaniti, che in prevalenza erano venuti<br />

in Siria, apj)artenevano a tribù più civilizzate e progredite delle altre.<br />

I nuovi venuti si sentirono più sollecitamente a loro agio nei graijdi centri<br />

urbani della Siria, e la loro trasformazione in cittadini tranquilli ed amanti<br />

dell'ordine fu facilitata ed incoraggiata dal grande numero degli Arabi già<br />

immigrati prima dell' Islam e parzialmente addomesticati dall'amministra-<br />

zione bizantina. In Siria i campi militari separati ebbero brevissima esi-<br />

stenza e gii accorti governatori umayyadi, forse edotti da quanto accadeva<br />

nella turbolenta al-Kùfah, saggiamente curarono la traslazione dei campi<br />

armati entro alcune città della Siria, in Damasco, in Hims, in Qinnasrin<br />

e via discorrendo (eli'. 16. a. H., § 307).<br />

Con questo sistema li Umayyadi senza compromettere l'arabicità delle<br />

loro genti, evitavano che si formassero centri speciali d'agglomerazione di<br />

elementi turbolenti del deserto, e addomesticavano quelli più molesti e peri-<br />

colosi, annegandoli in mezzo alla popolazione •arabica che, già da tempo<br />

in Siria, si era ammansita ed era diventata più rispettosa dell'ordine e<br />

delle esigenze della vita civile. Il contegno dei Siri nelle guerre civili,<br />

che speriamo fra breve di narrare, prova quanto fosse saggia in ciò la<br />

politica di Mii'àwiyah e dei suoi successori.<br />

§ 144. — In Egitto, nella fondazione di al-Fustàt, agirono le stesse<br />

cause generali che portarono alla fondazione di al-Basrah e di al-Kùfah,<br />

542.


21. a. H. § 144.<br />

e le condizioni locali che cooperarono ad essa richiamano in parte quelle 21. a. H.<br />

i ^<br />

•<br />

1 11 1 •+*% 1 1-1 [EGITTO.. La fon-<br />

1<br />

delle due città babiloniche. dazione di «1-<br />

II concetto di 'Ami- e dei suoi fu, come nel caso delle due predette Fustat.]<br />

città, semplicemente di stabilire un campo armato separato e distinto, in<br />

cui tenere raccolti il quartier ^-enerale e la guarnigione, o almeno la parte<br />

principale della guarnigione araba, a tutela della nuova conquista. Ciò<br />

spiega anche la ragione per la quale 'Amr ed i suoi scegliessero il sito di<br />

al-Fustàt, al nord di Babilonia, avendo dall'esperienza della precedente<br />

campagna imparato a conoscere l' importanza strategica del luogo dove<br />

sorgeva la fortezza di Babilonia.<br />

E vero che 'Amr un tempo vagheggiò l'idea di stabilirsi in Ales-<br />

sandria (cfr. §§ 162, 158), sedotto dalla magnificenza della città e dalla<br />

sua grande ricchezza : cosi pure Sa'd b. abì Waqqàs aveva un tempo fissato<br />

la sua dimora in al-Madà'iii dopo la vittoria di al-Qàdisiyyah (cfr. 17. a. H.,<br />

§ 4), ma poi per ordine avuto dal Califfo si ritirò ad al-Kùfah sul limitare<br />

del deserto. Qualche cosa di simile sembra sia avvenuto in Egitto; le dif-<br />

fidenze di Umar e le ragioni strategiche e politiche prevalsero alfine su<br />

quelle commerciali e voluttuarie che in principio avevano ispfrato Amr<br />

nel dare la preferenza ad Alessandria.<br />

La pianura al nord di Babilonia aveva per gii Arabi tali vantaggi,<br />

che la scelta non poteva essere più felice, e la lunga e gloriosa storia di<br />

al-Fustàt, diventata poi l'odierna Cairo, la maggiore, la più prospera e la<br />

più progredita delle città dell' Isiàm, è l'eloquente conferma dell'avvedutezza<br />

dei primi fondatori di al-Fustàt. In principio fu un semplice campo<br />

militare, un attendamento dei militi arabi, anzi quello stesso che gli Arabi<br />

avevano formato durante il tedioso assedio di Babilonia. Il sito comuni-<br />

cava da una parte direttamente con gli spazi liberi del deserto che sten-<br />

desi sino all'Arabia, e dall'altra toccava al fiume, all'arteria principale<br />

dell' Egitto precisamente nel punto in cui esso si dirama nel Delta, e<br />

quindi dominava questo interamente e ne diventava il centro morale, po-<br />

litico e militare. Perciò, rovinato il commercio d'esportazione d'Alessandria,<br />

al-Fustàt divenne anche il centro a cui affluivano i generi dell' Egitto<br />

prima di essere spediti in Arabia ed in Siria.<br />

Non v' è quindi da maravigliarsi se il campo di tende tale rimanesse<br />

sinché gli abitanti conservarono gli usi del deserto, ma come poi rapida-<br />

mente si trasformasse in città appena gì' invasori si furono adattati a vita<br />

più civile, e come infine sia diventata la capitale dell'Egitto musulmana.<br />

Potrebbe invece essere motivo di meraviglia, perchè mai simdi ragioni non<br />

prevalessero sui destini dell'Egitto nei millenni che precedettero la con-<br />

543.


§^ HI. Ito 21. a. H.<br />

21- «• H. quista miisulniana, e perchè presso Babilonia non sorgesse in antico la<br />

dazion» di al- capitale: si osservi nondimeno che le stesse ragioni operarono anche nel-<br />

Fu«tàt.] l'Evo antico, ed a queste dovette la sua origine la città di Memfi, vici-<br />

nissima ad al-Fustàt, sulla riva occidentale del Nilo, e che l'esistenza di Tebe<br />

e di Alessandria come capitali dell'Egitto furono dovute a causa di natm-a<br />

temporanea, sulle quali non è qui il luogo di discutere. Intanto rilevei-emo<br />

che, appena queste cause eccezionali cessarono d'agire, prevalsero di nuovo<br />

le più antiche, vere e naturali, e sorse al-Fustàt non lontano da dove per<br />

lunghissimi secoli era esistita la città di Memfi, ossia la città di maggiore<br />

estensione dell'Evo antico, eccettuata forse la sola Babilonia sull' Eufi-ate.<br />

§ 145. — Non possiamo esimerci dall'aggiungere alcune note sul nome<br />

di al-Fustàt, che gli Arabi spiegano, more solito, a modo loro, come diremo<br />

tra breve. Intanto a schiarimento di quanto segue diamo la versione del<br />

testo di Yàqut, che si trattiene con maggiore am^^iezza sull'argomento e<br />

ci porge indizi preziosi.<br />

Gli Arabi, egli dice, hanno sei modi di pronunziare al-Fustàt, ossia<br />

oltre il termine consueto al-Fustàt, anche Fistàt, o Fussàt, o Fissàt, o<br />

Fustàt, o Fastàt. Al plurale il nome sarebbe Fasàtit, e, secondo al-Farrànei<br />

suoi N a w à d i r , bisognerebbe che vi fosse anche la forma Fasàtit, ma<br />

egli non aveva mai udito cotale forma Fasàsit. Il significato del nome (di<br />

ahFustàt) è il fustàt di 'Amr b. al-'As, ossia una tenda fatta di cuoio o<br />

di lana. Secondo l'autore dell' a 1 - ' A y n , al-Fustàt è una specie di costru-.<br />

zione (darb min al-abniyah), ed anche significa luogo di riunione<br />

(mugtami) della gente del contado intorno alla moschea, per cui i com-<br />

ponenti della riunione sono detti ahi a 1 - fu s t a t ossia la gente della riu-<br />

nione. Nel hadìth la parola al-fustàt è usata anche per significare la<br />

città in cui si raccoglie la gente: ogni città è un fustàt (Yàqùt, III,<br />

896, lin. 14 e segg.) (').<br />

Analoghe informazioni ci porge il Tàg al-'Arùs (V. pag. 198-199)<br />

aggiungendo che si trova anche l'espressione Fustàt al-Basrah; il passo di<br />

al-Maqrizi Khitat (I, 296, lin. 27 e segg.) non agggiunge altro lume.<br />

Il nome non ha struttura né radice schiettamente araba, e le indica-<br />

zioni apparenti sono tutte in favore d'un'origine non araba. Anzi le varie<br />

forme che Yàqut attribuisce ad esso, fanno pensare immediatamente, come<br />

ha già rilevato il Butler (pag. 339-340), al termine militare 'fóaaatov usato<br />

dai Bizantini e che viene dall'antico termine militare fossatum, o trincea,<br />

con cui i Romani cingevano i loro campi militari.<br />

La supposizione del Butler si trova confermata dai papiri. Infatti in<br />

un papiro greco-arabo del 90. H. (cfr. Becker, ZA., 1907, pag. 91, 93-94),<br />

544.


21. a. H. §§ 145, 146.<br />

ed in un altro simile del 91, H. (clfr. Papyri Scliott-E einhardt ,<br />

I, 21. a. H.<br />

pag. 90), noi abbiamo Bàb al^Yun = '^óaaaTov = al-Fustàt. Ciò fa supporre dazione di al-<br />

che il nome yóaaatov jjreesistesse alla fondazione di al-Fustàt e che gli Fustàt.]<br />

Arabi possano avere occupato un campo militare che esisteva prima della<br />

loro venuta, conservandone l'appellativo.<br />

Nota 1. — [H. Lammens]. Per la formazione filologica di ^soaaTsv, fustàt cfr. anche liss (brigante»<br />

da y.T.GTT.:: in arabo si trova anche la forma list, con il plurale lussut.<br />

In alcune tradizioni anche il campo di al-Gàbiyah è chiamato fustàt.<br />

§ 146. — Sulla fondazione di al-Fustàt esiste un lungo articolo, fi-utto<br />

di accurati studi e di una conoscenza; intelligente dei luoghi, pubblicato<br />

nel Journal R. Asiatic Society of Great Britain (1907, pag. 49-83; dal<br />

Gruest, il quale ha aggiunto anche una carta topografica dei luoghi, da<br />

noi riprodotta con qualche leggera modificazione nel testo di questo vo-<br />

lume degli <strong>Annali</strong>. Un esame dell'articolo varrà a chiarii*e vari punti di<br />

rilievo per il nostro argomento.<br />

Il Guest si dà molta pena a stabilhe la data precisa della fonda-<br />

zione di al-Fustàt, passando in rivista le varie versioni che ricoiTono nelle<br />

nostre fonti, ed incontrando non poche difllcoltà a conciliare le varie con-<br />

tradizioni cronologiche. Tali contradizioni sono inevitabili in opere orien-<br />

tali, se si vogliono interpretare certe espressioni dei testi con soverchia<br />

minuzia. Infatti la maggior parte delle notizie pone la fondazione di al-<br />

Fustàt dopo la presa di Alessandria, e precisamente nell'anno 21. H. Or-<br />

bene Alessandria fu occupata dagli Arabi nello Sawwàl del 21. H. (= set-<br />

tembre 642 deU'È. V.: cfi-. 20. a. H., § 168), e dopo questo fatto riman-<br />

gono soli 74 giorni sino alla fine dell'anno. In detto intervallo di tempo molto<br />

ristretto non è possibile, dice il Guest, che si siano svolte tutte le circo-<br />

stanze narrate da alcune fonti :<br />

la dimora di 'Ami- in Alessandria, l'ordine<br />

mandato dal Califfo da Madinah perchè la sede del governo fosse in luogo<br />

più vicino all'Arabia, e di più facile accesso, perchè Alessandria nei mesi<br />

dell' inondazione era tagliata fuori dalle dirette comunicazioni con il con-<br />

tinente asiatico: ed infine l'operazione materiale di trasferii'si da Ales-<br />

sandria ad al-Fustàt. Se si ammettono tutte queste circostanze, la fonda-<br />

zione di al-Fustàt andrebbe necessariamente a cadere nel 22. H. e non<br />

nel 21. H.<br />

Il Guest stesso ha nondimeno intuito correttamente la verità rinun-<br />

ziando a cercare notizie troppo precise nei testi dei cronisti : le difiìcoltà<br />

cronologiche si risolvono in modo piano, ammettendo — il che è confer-<br />

mato anche da altri indizi — che i cronisti abbiano confuso la stipula-<br />

zione del trattato di resa con la resa materiale della città di Alessandria<br />

515. 69


Fustàt.j<br />

Mli. I IT. 21. a. H.<br />

21. a. H. midici iiu'si dopo. Se U- nostre fonti hanno avuto in mente solo il primo<br />

dazione di al-<br />

'^'tto. iillora ne vorrebbe di conseguenza che al-Pustat t'osse fondata nel<br />

2\. 11.


21. a. H. 117. 148.<br />

luogotenente generale del Calitfo il diritto di occupare una determinata<br />

area, (^iiitto che sarebbe decaduto, se egli avesse tolto la tenda.<br />

or incidenti inoltre dell'occupazione di al-Grìzah (§ 161) stanno a diuic-<br />

.strare come il luogotenente generale non avesse alcuna autorità di costrin-<br />

gere le tribù a stabilirsi in un luogo piuttosto che un altro, e come le tribù<br />

nel fissare lo loro stanze agissero con criteri perfettamente indipendenti, onde,<br />

una volta stabiliti in un luogo, preferissero non più muoversi. Anche altri<br />

particolari sulla topografia di al-Fustàt, contenuti nei paragrafi seguenti,<br />

sono la manifesta dimostrazione che la sistemazione topografica .delle tribù<br />

intorno alla tenda del comandante generale avvenisse in modo assai arbi-<br />

trario, senza che le tribù fossero in verun modo dùcette o disciplinate da<br />

una autorità superiore. Tutto si svolgeva come sarebbe avvenuto in un<br />

attendamento del deserto, dove il suolo è di nessuno, e il pieno ed incon-<br />

trastabile diritto d'uso senza limite di tempo, al primo che lo copre con<br />

la sua tenda ed i suoi bagagli. È da escludersi quindi che 'Amr avesse<br />

mai in mente di disporre in modo razionale ed organico, secondo i propri<br />

criteri, la distribuzione delle tribù: anche se l'avesse voluto, non l'avrebbe<br />

potuto mettere in atto.<br />

Il suolo di al-Fustàt limase distribuito fia le tribù nel modo come<br />

fortuitamente risultò assegnato quando gli Arabi vi piantarono le tende<br />

per iniziare l'assedio di Babilonia, ignari che quell'attendamento provvi-<br />

sorio doveva tramutarsi in definitivo e perpetuo. Varie volte è detto nelle,<br />

tradizioni che la casa del tal dei tali sorgeva là dove aveva piantato la<br />

sua tenda durante l'assedio di Babilonia. Questo fii il caso per il generale<br />

'Amr b. al-'As, per Qaysabah, per i quartieri di al-Qabad, di Ràsidah, dei<br />

Riyàh. dei Wà'il, degli al-FàrisÌ3'yùn, e degli Ahi al-Ràyah. La memoria<br />

dell' intervento di Amr b. al-'As nelle assegnazioni delle aree tra gli oc-<br />

cupanti, riferiscesi sempre a (fasi in cui v'erano contestazioni, ed in cui il<br />

luogotenente generale assumeva le sue funzioni, riconosciute concordemente<br />

da tutti, di paciere e di giudice.<br />

§ 148. — Gli appezzamenti di terreno occupati dalle tende, durante<br />

l'assedio ed anche posteriormente, hanno il nome generico di khittah nei<br />

nostri testi, e i dizionari ci avvertono che la radice verbale kh a 1 1 a ha si-<br />

gnificato di « tracciare i limiti di un ten-eno sino ad allora non occupato<br />

« e prenderne possesso » : specie di tèiisvoc- In questo termine noi dobbiamo<br />

però rintracciare anche un'altra reminiscenza del deserto, perchè è usato<br />

soltanto rispetto alla fondazione di al-Basrah, di al-Kùfali e di al-Fustàt,<br />

ossia di quelle città create dall'agglomeramento fortuito di tribù nomadi nei<br />

primissimi tempi <strong>dell'Islam</strong>. Una moschea detta khitti significa che sor-<br />

.547.<br />

21. a. H.<br />

EGITTO.- La fondazione<br />

di al-<br />

Fustàt.l


§ MS. 21. a. H.<br />

21. a. H. geva là (love eia stata tracciata la prima volta al momento della fondazione,<br />

dazione di "al-<br />

^''"1 tardi, quando mutarono lo condizioni generali della società islamica,<br />

Fustàt.] scomparve l'uso di, questo termine desertico, e gli Arabi inciviliti adottarono<br />

il termine occidentale di i u b' o quartieri per designare le varie parti della<br />

città, tanto antiche che nuove. 1 geografi arabi posterioi-i notaroncj (con-<br />

frontisi I s t a kh r i , pag. 49) come al-Basrah, al-Krifah ed al-Fustàt aves-<br />

sero la singolare divisione in khittah (al plurale khitat) e tutte le altre<br />

città in rub', ma non ne seppero dare la spiegazione.<br />

Con il nome di khittah si definiva non solo il suolo occupato da<br />

una stirpe, ma anche tutte le suddivisioni minori dello stesso suolo fra le<br />

tribù facenti parte della stirpe e persino tra le famiglie e gl'individui.<br />

È probabile però che entro la grande khittah occupata dalla stirpe, le<br />

khitat minori siano state di natura piti provvisoria e mutevole, adattan-<br />

dosi ai continui mutamenti per morti, emigrazioni ed altre vicende.<br />

Comprendendo il termine khittah nel suo significato più ampio, lo<br />

studio degli appunti da noi raccolti nei paragrafi • sulla khittah di al-<br />

Fustàt rivela una certa mancanza di omogeneità nelle designazioni: alcuni<br />

nomi di grandi tribù sono a lato di altri designati aggruppamenti minori :<br />

in alcune kh i t a t abbiamo la unione di vari elementi di diversissima ori-<br />

gine in una specie di associazione per l'occupazione del suolo di una<br />

kh i 1 1 a h :<br />

altrove abbiamo invece la divisione in due o più kh i t a t di<br />

una stessa tribù, che avremmo invece creduto di dover trovare unita in<br />

una khittah sola.<br />

La fusione in un medesimo luogo di varie tribù distinte è cosa con-<br />

traria allo spirito arabo, che ama conservare le distinzioni fra tribù e tribù,<br />

e aborre la fusione in una massa grigia omogenea, come succede nelle<br />

grandi città. Nelle fonti noi troviamo tre casi di fusioni di gruppi per l'oc-<br />

cupazione di una khittah, e ci viene data in ogni caso la particolareg-<br />

giata spiegazione dell'eccezione. La khittah della Ahi al-Ràyah abbracciò<br />

molte unità minori di disparata origine, che erano troppo meschine di nu-<br />

mero per star ognuna da sé e dovettero di necessità unirsi per avere una<br />

kh i 1 1 a h ed essere iscritti nel diwàn. La khittah degli al-Lafif ebbe<br />

vin'origine personale, il desiderio cioè di varie frazioni di tribù, imparen-<br />

tate con altre stirpi aventi già kh i t a t proprie in al-Fustàt, di unirsi<br />

sotto un capo speciale, che godeva di particolare prestigio personale. I com-<br />

ponenti di questa specie di associazione chiesero un ruolo a parte nel<br />

diwàn per il pagamento del soldo, ma non poterono ottenerlo, perchè i<br />

consanguinei non appartenenti all'associazione elevarono protesta ed in-<br />

sistettero che continuassero ad essere registrati nel ruolo della stirpe alla<br />

548.


21. a. H. ss 148, 149.<br />

21. a. quale oo;iiuno apparteneva. Tale discussione ed incidente e indizio che ad<br />

H.<br />

. ,, . , . , . , , , T [EGITTO. -La fon-<br />

1 ,<br />

ogni khittali corrispondeva normalmente un ruolo distmto per le paghe dazione di ai-<br />

dei soldati e delle loro famiglie. Fustat.]<br />

Infine menzionasi la khittah dell' Ahi al-Zàhii-, che consisteva di<br />

gruppi di emigranti arabi arrivati in ritardo, i quali trovando le khitat<br />

delle proprie tribù interamente occupate, avevan dovuto riunirsi in un<br />

gruppo speciale e costituire una khittah a parte.<br />

§ 149. — I predetti particolari appaiono indizi abbastanza espliciti<br />

per arguire che la khittah fosse, in pratica, un'unità anche amministra-<br />

tiva e forse in alcune circostanze anche morale. Da quei cenni all' iscri-<br />

zione nel ruolo delle paghe (diwàn) è necessità concludere che all'unità<br />

topografica della kh i 1 1 a h corrispondesse una equivalente suddivisione nel-<br />

l'organamento militare dell'esercito. E ciò si adatta a pennello con la tra- .<br />

dizione sicura che al-Fustàt nacque dall'accampamento militare formato<br />

per l'assedio di Babilonia. La città ereditò l'ordinamento primitivo di quel<br />

campo militare da cui trasse le sue origini.<br />

Ma concludiamo altresì dai vari particolari poc'anzi elencati che, allo<br />

stesso modo con cui nessuno poteva far parte dell'ordinamento sociale e<br />

militare dell' Islam primitivo senza essere membro regolare di una tribù,<br />

con un ruolo suo speciale, e cioè membro sia per consanguineità sia per<br />

clientela (wilà-), così egualmente in principio, quando al-Fustàt era an-<br />

cora un» quartiere militare, nessuno poteva stabilirsi nella città senza<br />

appartenere regolarmente ad una kh i 1 1 a h , ed essere iscritto nel ruolo<br />

delle paghe della khittah stessa. Né vi era libertà di costituzione delle<br />

kh i t a t : bisognava<br />

sottostare a varie condizioni, prima tra le quali il nu-<br />

mero dei componenti, ed in secondo luogo il consenso dei membri delle<br />

stesse tribù, se queste eransi già costituite in una khittah propria.<br />

Tali particolari ci rammentano alcune notizie della biografia del Pro-<br />

feta, dove è narrato che, per avere uno stendardo e formare un corpo di<br />

combattenti a sé, era necessario raggiungere un certo numero e solo in<br />

questo caso il Profeta concede.va uno stendardo, insegna di unità militare<br />

e di comando (cfr. 3. a. H., § 66). D'altra parte le notizie sulle khitat ci<br />

rivelano che, se il numero dei componenti di una era soverchio, s' imponeva<br />

la regola di dividerla in due o più sezioni separate. Non potremmo<br />

avere indizi più evidenti che tra kh i 1 1 a h ed ordinamenti militari dovesse<br />

esistere una strettissima correlazione : in nessun esercito regolare si am-<br />

mette l'aggregamento di corpi disorganizzati, né é opportuno che batta-<br />

glioni e reggimenti siano di varia fòrza a capriccio di coloro che li com-<br />

pongono. In tal modo veniamo a constatare, a rintracciare, l'eco remota<br />

549.


6$ 1 lit. l.")(i. ^1» ^« "•<br />

21. a. H. f]i ordinamenti militari siciiramente imposti dai fondatori dell' Islam, forso<br />

[EGITTO.- La fondazione<br />

di al- dallo stesso 'Umar. visto ohe le medesime condizioni dellc^ khittah si ripe-<br />

Furtàt.] tono in al-Basra^i ed in al-Kufah e quindi erano diramate da un centro<br />

solo, da Madinah.<br />

Il («nest ha ragione perciò nel lonchiudere che la khittaii dovesse<br />

essere una unità militare costituita di un certo numero di persone, sicché<br />

dal numeio delle khitat e dai nomi dati ad ognuna si potrebbe tòrse de-<br />

terminare l'ammontare non solo delle tbrze di Amr. ma anciie il numero<br />

delle persone emigrate dall'Arabia in Kgitto, e gli elementi precisi di cui<br />

la corrente nrigratoria fosse composta.<br />

Dal testo delle tradizioni die diamo qui appresso taluni p(.)trebbero<br />

supporre che la descrizione delle khitat, quale abbiamo estratta .sun-<br />

teggiando da ibn 'Abd al-hakam, sia quella che si formò in 'al-Fustàt al<br />

momento della conquista, quando 'Amr ne fece il quartiere generale e la<br />

sede del governo. È probabile però, per non dire sicuro, che la descrizione<br />

corrisponde a quanto esisteva ai tempi di ibn 'Abd al-hakam, ossia due se-<br />

coli e mezzo dopo, e quindi rispecchi condizioni in gran parte modificate<br />

dalle vicende posteriori. Alcune parti erano ancora rimaste nei contini<br />

delle khitat primitive sino ai tempi di al-Maqrìzi, ma si debbono consi-<br />

derare come eccezioni. Il nucleo primitivo di al-Fustàt era senza dubbio<br />

di proporzioni molto modeste e di condizioni assai rustiche: né la posi-<br />

zione, né lo sviluppo posteriore della città si livelò molto felice. Per con-<br />

seguenza gli abitanti non tardarono ad abbandonarla, movendo lentament»<br />

verso il nord, ed i Fàtimiti, trasferendo la sede del governo là dove oggi<br />

sorge il Cairo, mirarono a migliorare le condizioni igieniche e l'apparenza<br />

esteriore della capitale.<br />

§ 150. — Il Guest é d'accordo con il Butler — ambedue, io credo,<br />

con buone ragioni — nel ritenere che l'isola nominata nelle tradizioni<br />

della conquista, e detta o semplicemente al-Grazìrah, o Grazirah Misr, sia<br />

l'odierna isola di al-Eawdah (cfi-. Maqrizi Khitat, II, 177, lin. 16-19).<br />

ma in quei tempi era più prolungata verso mezzodì, in modo da trovarsi<br />

di fi'onte alla fortezza di Babilonia, e per lo meno accorciata di altrettanti)<br />

verso settentrione. Io riterrei inoltre che l'isola possa avere avuto, durante-<br />

la conquista, una dimensione minore di quella presente, ma fosse più popo-<br />

lata, perchè era cinta da mura fortificate. Sul corso del Nilo nel vii secolo<br />

abbiamo già discorso prima di dare le versioni dell'assediodi Babilonia (con-<br />

frontisi 19. a. H., § 46): il Nilo lambiva allora le mura della rocca di Babi-<br />

lonia, mentre oggi in media se n'é discostato di circa 260 metri. Più al<br />

nord, dove è il Caii-o, lo spostamento del fiume verso occidente è stato anche


21. a. H. §g 150, 151.<br />

maggiore. Nel secolo xiv la punta dell'isola di al-Rawdali giungeva, dalla 2i. a. H.<br />

sua parte settentrionale, là dove oggi sorgono le rovine dell'acquedotto sulla dazione di ai-<br />

via tra il Cairo e al-Fustàt (Duqniàq. [V. 116j.<br />

Nello spazio aperto tra la fortezza di Babilonia e la odierna cittadella<br />

del Cairo, ossia nel piano dove sorse al-Fustàt, erano allora tre piccole al-<br />

ture, chiamate Uabal, cioè Yaskur, Sarai" Zayn al-'Abidìn, e Saraf al-Rasad<br />

iììvmi posteriori alla fondazione di al-Fustàt), alture oggi difficilmente os-<br />

servabili per l'accumulamento smisurato di detriti che ha elevato di molti<br />

metii tutto il piano al nord di Babilonia. II Gì-abal Yaskur s'elevava vicino<br />

al sito dove sorgo ora la moschea di ibii Tulùn (cfr. Maqiizi Kh i t a t<br />

I. 125. lin. lB-14; II, 2«5. lin. -jò,.<br />

Dal modo come si disposero le kh i t a t nel piano di al-Fustàt abbiamo<br />

la sicurezza che il piano tosse in grande parte libero di abitazioni agglome-<br />

rate, ma abbiamo già detto come i documenti del tempo lascino intendere<br />

(Ile addosso alla fortezza di Babilonia si trovasse un centro abitato, chia-<br />

mato Misr da Giovanni di Niqyùs, e che faceva parte del medesimo gruppo<br />

abitato che copriva V isola di al-Rawdah. Al nord, dove è oggi incirca il<br />

Caii'O, era la borgata di Umm Duuayn. la Tandunyàs di Giovanni di Niqyvis.<br />

Tra questi due centri, addosso a Misr ed alla fortezza di Babilonia, si ac-<br />

comodarono gli Arabi sotto 'Amr b. al-'As. Il Butler, come è noto, sostiene<br />

che la città pre-araba di Misr sorgesse sull'altura di Rasad, ma il Guest ha<br />

tatto rilevare che, secondo fonti antiche (Duqmàq, IV, 91, lin. 22), in<br />

al-Hamià al-Quswa ai tempi dei Bizantini trovavasi il maggior numero di<br />

edifizi: il che \uol dire che ivi fosse la parte centrale della città bizantina<br />

prima della conquista araba. Or questo punto è molto distante da al-Rasad.<br />

D'altra parte nna borgata bizantina staccata dalla fortezza è pure poco ve-<br />

rosimile, e se abbiamo notizia che alcune khitat, come per esempio quelle<br />

dei Mahrah e dei Tugìb, toccavano alla fortezza, ciò non si deve intendere<br />

come se l'area fosse interamente libera da case. Siccome non è presumibile<br />

che gli Arabi si attendassero sotto le mura della fortezza, è da conchiudere<br />

che queste khitat si formarono in tempi posteriori all'assedio, e probabil-<br />

mente dopo l'occupazione delle case bizantine e copte addossate alla for-<br />

tezza ed al)bandonate dagli abitanti durante il lungo assedio.<br />

§ 151. — Il Guest, dopo un minuto esame delle varie khitat di<br />

al-Fustàt, e della lo)o posizione topogiaHca. riesce a fissare (pag. 77) gii<br />

estremi limiti deiraccampamento militare tramutato in città, e grazie alla<br />

sua intima conoscenza dei luoglii dimostia che la lunghezza totale di al-<br />

Fustàt dovesse salire a ciica cinque chilometri, distanza fissata dai due<br />

estremi \)\\\ remoti, Dayr al-Tin e l'altura di Gabal Yaskur, sulla quale<br />

551.<br />

Fustàt.]


21. a. H.<br />

[EGITTO. -La fondazione<br />

di al-<br />

Fustàt.l<br />

§ 151. 21. a. H.<br />

sorse poi la moschea (rami' ibn Tulùn. Sulla larghezza di al-Fustàt non<br />

si hanno notizie così precise, ma data la configurazione dei luoghi e la<br />

probabilità che tutti gli abitanti preferissero trovarsi il più che fosse pos-<br />

sibile nei pressi del fiume, è improbabile che la larghezza fosse superiore<br />

ai mille metri. Su questi cinque chilometri quadrati in principio vennero<br />

a spandersi un numero abbastanza limitato di abitanti. Dai nostri studi<br />

precedenti pare sicuro che le forze militari con le quali 'Amr b. al-'5s<br />

fece la conquista dell'Egitto fossero assai modeste, forse nemmeno dieci<br />

mila uomini. Se consideriamo che questi si menarono appresso le loro fa-<br />

miglie, potremmo porre a 40,000 circa gi' immigrati Arabi, calcolando in<br />

media che ogni uomo adulto avesse una moglie e due figli. Se conside-<br />

riamo che questi immigrati vivevano sotto tende, con tutti i loro bestiami<br />

e bagagli secondo l'uso antico dei nomadi, ossia in ordine molto sparso, è<br />

facile intendere che nei primi tempi, nonostante la vasta superficie, gli abi-<br />

tanti di al-Fustàt non trovassero lo spazio eccessivo ai loro bisogni; onde<br />

fu necessario in breve sostituire alle tende altre dimore più solide e ca-<br />

paci di permettere un agglomeramento maggiore in uno spazio minore. In<br />

tal modo si crearono nella nascente città molti spazi liberi tra i fabbri-<br />

cati, spazi che in oriente sono immediatamente popolati da venditori am-<br />

bulanti, mercati di vettovaglie e di bestiami e simile gente. Questi spazi<br />

si chiamavano comunemente f a d à ,<br />

ed<br />

il Guest ne cita parecchi, che esi-<br />

stevano ancora parecchi secoli dopo la fondazione di al-Fustàt : ve<br />

n' era<br />

uno presso la porta meridionale della moschea di 'Amr (Duqmà-q, IV,<br />

5, 7)<br />

(Duqmàq, IV, 106); un terzo divideva la khittah al-Ràyah da quella dei<br />

Tugìb (Duqmàq, IV, 17); ed altri ancora erano il Fadà al-Hamrà al-<br />

Dunyà (abù Sài ih, fol. 32, b), Fadà al-Hamrà al-Wusta (Duqmàq, IV,<br />

86), Fadà al-Qabà-il (abù Sàlih, fol. 33, a), Fadà Sùq AVardàn (Duqmàq,<br />

IV, 106), Fadà Khawlàn (abù Sàlih, fol. 32,b), Fadà Mawqif (Duqmàq,<br />

IV, 34) e via discorrendo (Guest, JRA8., 1907, pag. 77-78). Vi<br />

sono poi i mercati, menzionati nelle fonti, ma è certo che alcuni sono nomi<br />

; un altro al nord, il Fadà al-Ràyah, presso la chiesa di Sanùdah<br />

diversi per gli stessi spazi liberi, perchè tutti gii spazi aperti, come già<br />

si disse, si tramutano naturalmente in mercati.<br />

Con il tempo questi spazi liberi, tranne i più necessari, si andarono<br />

restringendo per il continuo influsso di immigrati e per l' alto valore<br />

che acquistarono le aree fabbricabili con l'aumento della popolazione e<br />

degli scambi. In tal modo molte kh i t a t separate da larghe piazze al mo-<br />

mento della fondazione di al-Fustàt finirono, con l'estendersi delle costru-<br />

zioni, a toccarsi l'una con l'altra, disgiunte soltanto da anguste viuzze, che<br />

562.


21. a. H. §§ 151-153.<br />

servivano anche, nell'interno delle kliitat maersriori, a mantenere i confini 21. a. h.<br />

, ,, n — toto<br />

- -<br />

[EGITTO.. La fondelle<br />

.suddivisioni minori. dazione di ai-<br />

§ 152. — Grazie a questi spazi liberi la nascente città si trovò prov- Fustàt.]<br />

vista naturalmente di strade, le quali però, formate dal fortuito agglome-<br />

ramento delle unità militari dell'esercito di conquista durante un lungo<br />

assedio, risultarono prive di qualsiasi coordinamento organico: perciò riu-<br />

scii'ono tortuose ed irregolari nel più alto grado; onde il piano edilizio,<br />

con la noncuranza propria dell'oriente anarchicamente individualista, fu la<br />

risultante naturale di mille forze diverse, non di.sciplinate e sovente tra<br />

loro in libero contrasto.<br />

Sebbene il nome di al-Fustàt, se l'etimologia ricordata poc'anzi è cor-<br />

retta, implicherebbe il concetto di un campo militare circondato da un<br />

fossato, risulta dalle notizie storiche su Misr che i fondatori, non senten-<br />

dosi minacciati da verun nemico da parte di ten-a, non provvidero ad<br />

alcuna opera di difesa. Un muro di cinta fu poi costruito, ma in età po-<br />

steriore, non ben determinata, ed abbracciò soltanto una parte dei cinque<br />

chilometri quadrati della al-Fustàt antica. Quando Marwàn b. al-Hakam,<br />

il Califfo umayyade, invase l'Egitto nel 64. H. il luogotenente di Misr, ibn<br />

Grahdam, rappresentante dell' anti-califfo ibn al-Zubap-, fece scavare un<br />

fossato al nord della città, e sono rimasti proverbiali gli sforzi con i quali<br />

l'opera fu compiuta in un mese (Maqrìzi Khitat, II, 468). Ciò dimostra<br />

che prima non esistesse opera difensiva. Lo zarb di cui parla abù Sàlih<br />

narrando la conquista (abù Sàlih, fol. 2 l,b) era probabilmente la stessa<br />

cosa di quello che oggi si suol chiamare in oriente z a r i b a h ,<br />

ossia una<br />

rozza muraglia di spini e pezzi di legno, protetta da un piccolo scavo di<br />

terra, che gli Arabi probabilmente si fecero intorno all'accampamento du-<br />

rante l'assedio, quando avevan ragione di temere sorprese.<br />

§ 153. — Rimangono a dire sole poche parole sul contenuto delle<br />

.seguenti tradizioni riguardanti la topografia dell'antica. al-Fustàt : l'espo-<br />

sizione delle notizie è composizione tradizionistica di tempi molto poste-<br />

riori alla fondazione della città, e quindi jnobabilmente contiene non poche<br />

inesattezze là dove ricorda le condizioni dii primissimi tempi. Ha però un<br />

tale fondamento di verità da meritare in larga misura la nostra fiducia,<br />

ed è complessivamente un quadro abbastanza conforme al vero del modo<br />

come Amr b. al-'As ed i suoi amici fecero — molto a casaccio — il piano<br />

regolatore del campo militare egiziano.<br />

Di rilievo per noi è il pregio grandissimo che la tradizione dà a<br />

tanti minuti particolari ; e l' importanza attribuita ad essi è indizio del<br />

carattere estremamente particolarista della scuola storica di Misr. gelosa<br />

553. 70


^<br />

§§ l."i:!. irv). 21. a. H.<br />

2). a. H. ilcll,. glorie egiziane, e custode pi-emurosa di tutti i particolari che ii\<br />

dazione di al-<br />

'|""''*''*^ tnodo potessero contribuire al prestigio della i-ittà.<br />

Fuslàli Sebbene l'elenco delle tribù e dei loro quartieri in al-Fustàt sia com-<br />

pilato molto tempo dopo, e comprenda i nomi di stirpi che vennei-o in<br />

Egitto parecchi anni dopo la conquista, esso ha sempre pei' noi un pregio<br />

particolare, perchè è documento comprovante quali tribù venissero in Egitto,<br />

porgendo anche un' idea approssimativa del numero degli immigranti che<br />

alìbandouarono la patria penisola per cercar fortuna in terre più beneficate<br />

dalla natura e dal destino.<br />

È notevole a questo riguardo come la maggioianza pi'ovenga dal Yaman,<br />

e che in Egitto come in Siria il maggior contributo migratorio sia stato dato<br />

da quella estrema terra d'Arabia. Se teniamo conto di quant


21. a. H. §§ 156-158.<br />

§ 156. - ('Abdallah b. Sàlib, da al-Layth b. Sa VI. da Yazìd b. abi 21. a. h.<br />

Habibi. Il Califfo Umar scrisse a Sa'd b. abi Waqqàs che si era fissato<br />

in ai-Ma dà-iii, al suo luogotenente in al-Basrah e ad 'Amr b. al-'As che ,„ -Al 1-T1 xt" "• , 1<br />

sera lermato in Alessaiidi-ia. dicendo: « Non permettete che tra me e voi<br />

jj^nj guiia fon-<br />

dazione di; ai-<br />

Fustàt (Misr) e<br />

delia moschea<br />

« scorra acqua, perchè se verrò a vedervi viaggiando sul mio camelo, voglio «*' Amr.j<br />

« venire senza smontare dalla mia cavalcatura ». In seguito a questa let-<br />

tera Sa'd b. abi Waqqàs si ritirò da Madàùn Kisra ad al-Kùtàli, il luogo-<br />

tenente di al-Basrah dal sito dove era ad al-Basrah, ed Amr b. al-'As da<br />

Alessandiia ad al-Fustàt ('Abd al-hakam, 132).<br />

Cfr. anche Suyùti Husn, I, 62; Yàqiìt, III, 896: Maqrizi Khi-<br />

tat. I, 296. Un. 19-22.<br />

§ 157. — (Sa'id b. Ghufayr). La nuova città fu chiamata al-Fustàt,<br />

perchè quando Amr b. al-'As volle muovere (da Babilonia) contro i Greci<br />

riuniti in Alessandria, ordinò di togliere la sua tenda (fustàtuhu); ma<br />

ecco si scopri che un piccione selvatico (yamàm) vi aveva fatto il nido<br />

ed allevato dei colombini. Allora 'Amr dichiarò che il luogo era divenuto<br />

.sacro (haram ,<br />

segue<br />

nel manoscritto una lacuna; ... e ordinò che la tenda<br />

venisse lasciata li sul luogo tale quale era, affidandone la custodia al co-<br />

mandante della fortezza (sàhib al-Qasr). Quando i Musulmani fecero<br />

ritorno da Alessandi'ia, domandarono: « Dove faremo il campo? » ed (i ca-<br />

pitani) risposero: « (Presso) la tenda (al -fustàt) » ('), alludendo alla tenda<br />

di Amr che era sempre rimasta nello stesso luogo. Essa era piantata là<br />

dove ai tempi di ibn 'Abd al-hakam era la casa detta Dar al-Hisa presso<br />

il Dar Amr al-Saghii-ah ('Abd al-hakam, 132-133).<br />

Gli-. Suyuti Husn, I, 62; Yàqùt, III, 896, lin. 3 e segg. ; Ma-<br />

qrizi Khitat, I, 296, lin. 22-26; Muqaddasi. 59-60.<br />

Nota 1. — Secondo ibn Quta3-bah, gli Arabi nomadi solevano dare il nome di fust'àt a tutte le<br />

città (che essi fondavano?) (Suvuti Husn, I, (>2. lin. 15).<br />

Cfr. anche Muqaddasi, 67, lin. 2-:^.<br />

§ 158. — Sul luogo preciso dove sorgeva la tenda di 'Amr b. al-'As<br />

e.sÌ8te divario di opinioni tra le fonti. Si menzionano quattro siti diversi:<br />

(1) Dar al-Hi.sàd, detto anche Hisa, o Hisàr (Mahàsin. I. 73;<br />

Suyùti Husn. I, 79; Maqrizi Khitat, I, 296 e paragi-afo prece-<br />

dente). Secondo altre fonti il Dar al-Hisàd è la stessa cosa del Dar ibn<br />

abi Eazzàm (Duqmàq, IV, 6j.<br />

(2) Dar Isràll (Suyùti Husn, I, 77), casa attigua alla precedente,<br />

e si trovava nel punto poi conosciuto con il nome di Bayn al-Qasra3n.<br />

(3) Dar Hammàm Samùl, che si trovava tra Bayn al-Qasrayn e la<br />

moschea di Amr (Maqrizi Khitat, I, 296: Duqmàq, IV, 101).<br />

.555.


21. a. H.<br />

[EGITTO.<br />

- Tradì<br />

§§ i5is-it;ii. 21. a. n.<br />

(4) Dar 'Amr b. al-'As al-Sughra, che fu inclusa nella moschea du-<br />

zioni sulla fon- laute uno dei restauri (Duqmàq, IV, 3).<br />

dazione di al- i^e prime tre case giacevano a NNE a non grande distanza dalla<br />

delVc'lche: nu.schoa (Guest, JEA8., 1907, pag. G4).<br />

di -Anir.] § 159. — (al-Quda i). Quando 'Amr b. al-'As ritornò da Alessandria<br />

e si stabilì nel luogo (dove prima aveva piantato la sua) tenda, a lui ven-<br />

nero ad unirsi le trii)ù una appresso alle altre e tutte insieme occuparono<br />

i luoghi circostanti. Allora 'Amr b. al-'As nominò Mu'àwiyah b. Khudayg<br />

sopraintendente della divisione dei terreni (al-khitat), e volle che fosse<br />

assistito da Sarik b. Sumay}' al-Qatifi dei Muràd, da 'Amr b. Makhziim al-<br />

Khawlàni, e da Hawil b. Nàsirah al-Ma'àfiri. Questi uomini regolarono tutta<br />

la faccenda della distribuzione dei terreni: ciò avvenne nel 21. H., come<br />

afferma al-Kindi (Suyuti Husn, I, 63, lin. 2 e segg.).<br />

Cfr. Maqrìzi Khitat, I, 297, lin. 1-4; Mahàsin, I, 74, lin. 2-7;<br />

Yàqut, III, 896, il quale ha (ribra-il b. Nàsirah al-Ma'àfiri.<br />

§ 160. — (al-Mas'ùdi). La terza [tra le grandi città che furono create<br />

neir Isiàm] è Fustàt Misr. La fondò 'Amr b. al-'As l'anno 20. II. Egli andò<br />

là e combattè nell'anno 19. H., sebbene su questo punto sia discordia [tra<br />

gli storici]. Cosi ricorda Ahmad b. Yahya b. Gràbir al-Balàdzuri, nel suo<br />

libro sulle conquiste delle regioni. Il nome della fortezza contro la quale si<br />

combattè, e che si trova in mezzo ad al-Fustàt ed oggi è conosciuta come<br />

il Qasr al-Sam', era Bàbaliin, altri dicono Alyùnah, ei Musulmani la<br />

chiamarono al-Fustàt, perchè dissero ch'essa era il padiglione (fustàt) e il<br />

convegno (magma') della gente.<br />

'Abd al-rahmàn b. 'Abdallah b. al-Hakam [sic; correggi 'Abd al-hakam]<br />

al-Misri dice nel suo libro sulle conquiste dell'Egitto e di al-Iskandariyyah,<br />

del Maghrib e dell'Andalus e sulle loro vicende, che 'Amr consumò nel-<br />

l'assedio di quel forte sette mesi prima di conquistarlo, e poi si diresse ad<br />

al-Iskandariyyah. Quand'ebbe presa questa, e ne vide le abitazioni e gli<br />

edifizì tutti tanto bene costruiti, pensò d'abitar qui, e disse: « Ecco le case<br />

«che fan per noi! ». E scrisse ad 'Umar chiedendogliene licenza: 'Umar<br />

domandò al messo se tra lui e i Musulmani fosse un corso d'acqua. « SI,<br />

« Principe dei Credenti », rispose il messo, « c'è il Nilo ». E allora 'Umar<br />

scrisse ad 'Amr: « Non mi sodisfa che i Musulmani stiano in un luogo,<br />

« dove li separi da me l'acqua d'inverno e non d'estate (? wa là sayf) ».<br />

'Amr così lasciò al-Iskandariyyah per tornare ad al-Fustàt.<br />

(Da 'Abd al-rahmàn ed altri). La città fu detta al-Fustàt per il<br />

fatto che 'Amr b. al-'As, quando volle spingersi verso al-Iskandariyyah per<br />

combattere i Rum che l'abitavano, ordinò di scomporre il suo padiglione<br />

556.


21. a. H. liìO, 161.<br />

(fustàt) e vi trovò un piccione che aveva i piccoli (^). Or 'Amr disse: « S'è 21. a. H.<br />

" . 1 . , ,, , u •<br />

[EGITTO. - Tradii.<br />

ì in^<br />

« posto al sicuro m luogo sacro (taharrama bi-mutaharram'"| », e ^jg^i g^n^ ^^^_<br />

così lo fece rimanere come stava, e ne affidò la custodia al comandante dazione di ai-<br />

del Qasr ^ al-Sam'.<br />

- Quando tornarono i ^ Musulmani da al-Iskandariyyah, •' '<br />

-^<br />

si a^^,^ della J'^J:2A moschea<br />

domandarono dove abitare, e alcuni dissero: « Al padiglione (al-Fustàt) », di 'Artir.]<br />

intendendo il padiglione di 'Amr che egli aveva lasciato dietro a sé. Abi-<br />

tarono là, e posero mano a costruire, e «Amr rimase fino a che non fu posta<br />

la qiblah del masgid (Tanbìh, pag. 358, lin. 14-359, lin. 16) [M.].<br />

NuTA 1. — E strano che questo piccione che ha figli abbia diritto a immunità. Ci corre il pen-<br />

siero a certe colombe di al-Madinah, che 'Utjimàn s'oppose a che fossero uccise fcft-. Tabari. I, 3027-28).<br />

Colombe poi si trovavano indisturbate anche nel santuario di Makkah. Uno dei lati belli del hadith<br />

islamico è l'importanza che si dà al trattamento degli animali. A Maometto si attribuisce la sentenza<br />

ohe il maltrattamento degli animali, ad esempio di un gatto, sia sufficiente per mandare un fedele all'in-<br />

terno (cfr. Bulvhàri, ed. Krehl, II, 329, lin 1-5Ì.<br />

§ 161. — Narra al-Quda'i [abù Abdallah Muharamad b. Salàmah,<br />

t 454. a. H., nel suo libro K. al-mukhtàr fi dzikr al-khitat wa-1akhbàr:<br />

cfi-. Maqrizi, I, 5, lin. 1]: Quando 'Amr b. al-'As di ritorno<br />

da Alessandria fece sosta in al-Fustàt, collocò in al-Grizah una parte del<br />

suo esercito per timore di vm repentino assalto dei neraici da quella parte,<br />

e stabilì colà la famiglia himyarita molto numerosa degli Al Dzì Asbah, i<br />

Yàfi' b. Zayd b. Ru'ayn, i Hamdàn, e una frazione degH azditi discendenti<br />

da al-Hagar b. al-Habn b. al-Azd insieme con un certo numero xli Habasah o<br />

Abissini inscritti nel ruolo degli Azd. Quando 'Amr decise di fissar la sua<br />

sede in al-Fustàt, diede ordine a quelli lasciati indietro in al-Grizah di raggiun-<br />

gerlo. Ma a quelli non piacque: — « Questo è l'avamposto che noi abbiamo<br />

« occupato marciando all'avanguardia nella via di Dio ; dacché ci siamo da<br />

« più mesi, non abbiam nessuna voglia d'andarcene ». — Scrisse allora 'Amr<br />

b. al-'As ad 'Umar b. al-Khattàb della cosa, informandolo come Hamdàn<br />

e Al Dzì Asbali e Yàfi' e i loro compagni amavan di restare in al-Grizah.<br />

Gli rispose il Califfo : « Come puoi tu consentire che si separino da te i<br />

« tuoi compagni, e che tra te ed essi sia interposto un corso d'acqua (bahr)?<br />

« Tu non sai quel che può loro sopravvenire d' improvviso, quando tu forse<br />

« non sarai in grado di portar loro aiuto. Riuniscili dunque a te, e non li<br />

•« tener separati. Che se rifiutano, preferendo il loro posto, fabbrica a loro<br />

«difesa una fortezza a spese dell'erario (min fay al-muslimìn) ».<br />

Amr allora li riunì e comunicò loro la lettera di 'Umar; ma poiché ricu-<br />

savano di abbandonare al-ó-izali, l'Emiro diede ordine di fabbi'icare a loro<br />

difesa la fortezza. Ma non vollero nemmeno questa, dicendo :<br />

< Non vi è<br />

« fortezza più foi'te per noi delle nostz'e spade ». Dissentirono da ciò Hamdàn<br />

e Yàfi' ('accettando la proposta della fortificazione ?), ed 'Amr tirò a sorte<br />

557.


5§ i«;i. uij. 21. a. H.<br />

21- a. H. jj.rj<br />

tìssi : la sortn (.adde su \'alì', il qualt; costruì tra l'ssi la lurtr/.za uel-<br />

zioni sulla fondazione<br />

di allamio<br />

'21. H. e la<br />

Ordinò quindi<br />

x v i<br />

terminò nel oo 22.<br />

Amr la delimitazione delle terre oeeupatc lal-khitat).<br />

lEGITTO. - Tradi- ,. ,, u i<br />

della moschea ' Qzù Asbali dei Himvariti oceiiparoiio il terreno da oriente ad occidente<br />

di Amr.) ^^ìjjq j,]];, terra lavorata e seminata, ma non vollero che si costruisse la cit-<br />

tadella sul loro territoiiu. I Vati' b. al-HàritJi dei Hu'avn occuparono il<br />

centro di al-Oizah e nel proprio territorio eressero la cittadella; ma una<br />

frazione di essi, avendo a sdegno la cittadella, .se ne allontanò, prendendo<br />

stanza con i Bakil b. (xusam b. Nawf dei TTamdàn a sud-est di al-Oizali.<br />

mentre Hàsid b. Gusam b. Nawf si stabiliva a nord-ovest. Agli al-CJ-iyà-<br />

wiyyah banù 'Amir b. Bakil e i banù Hagar b. Arhab b. Bakil toccò il<br />

sud (fi qibli?) di al-Crizali. 1 banù Ka'b b. Màlik b. al-Tlagar b. al-IIabn<br />

b. al-Azd tennero il luogo libero tra i Bakil e i Yàfi', o gli al-Haba.sah<br />

occuparono la più grande arteria (della futura città) (Maqrizi Khitat.<br />

I. 20G. Un. 13-29) [G.].<br />

§ 162. — (al-Ya'qubij. Chi parte da Filastin verso occidente, «li-<br />

retto per l'Egitto, lasciata al -Rara lab, trova la città di Yubnà. poi la<br />

città di Asqalàn, la quale giace sulla riva del mare, poi la città di<br />

Ghazzah, che giace pure sulla riva, poi Rafah, cb'è l'ultimo circon-<br />

dario (amai) di Siria. Poi s' incontra un luogo chiamato a 1 - S a g a i a t a y n<br />

(= i due alberi), da cui incomincia l'Egitto. Segue al- Aris, cli'è la prima<br />

sede di guarnigione e il primo circondario d'Egitto. È abitata da una<br />

popolazione di Grudzàm e da altre genti, ed è sulla ii\ a del mare. Da<br />

al- Aris si va ad un villaggio chiamato al-Baqqàrah. di 11 ad un<br />

altro detto al-Warr àdah .<br />

posto<br />

sopra monti di sabbia. Si trova poi<br />

ai-Fara ma, eh' è la prima città d'Egitto, e lì sono mescolanze di uomini,<br />

e tra essa e il mar Rosso (Bahr al-Akhdar) sono tre miglia. Da al- Farama<br />

ad un villaggio detto Grurgir c'è una giornata (mar hai ah). Da<br />

questo a un altro villaggio chiamato F a q<br />

poi un villaggio chiamato Gh a y fa h . Quindi<br />

F u s t a t è nota come B a b a 1 - Y ù n ,<br />

ed<br />

ii s , un'altra giornata. Si trova<br />

siamo ad a 1 - F u s t à t . a 1-<br />

è il luogo celebrato per il ca-<br />

stello. Quando 'Amr b. al-'As espugnò Bàb al-Yvin sotto il califfato di<br />

Umar b. al-Khattàb nell'anno 20. H., le tribù degli Arabi costruirono din-<br />

torno al padiglione (fustàt) di 'Amr b. al-'As, e la città fu chiamata per<br />

questo al-Fustàt. Poi [gli Arabi] si sparsero per il territorio, e costrui-<br />

rono sul Nilo, e le [varie] tribù degli Arabi costruirono nei vari luoghi che<br />

prendono nome rispettivamente da esse. Amr b. al-'As edificò il gran<br />

m a s g i d (m a s g i d g à m i ' u h à) e il palazzo del governo noto come Dar<br />

a 1 - R a m 1 , e dispose i mercati tutt' intorno al gran m a s g<br />

.558.<br />

i d sulla riva


21. a. H. 162-164.<br />

oriL-ntaie del Nilo, e assegnò ad ogni tribù iq a bìla li) un luogo di guardia<br />

(mah ras) con un sorvegliante ('arìfj. Edificò anche il forte di al-G-ìzah<br />

sulla riva occidentale del Nilo, e ne fece una guarnigione di Musulmani,<br />

e ci mise ad abitare della gente. Poi ne scrisse, ad 'Umar 1>. al-Khattàb,<br />

il quale gli rispose di non porre tra Uii e i Musulmani un corso d'acqua<br />

(Yàqùbi Buldàn, pag. ;330. lin. 4; 331. lin. oi.<br />

§ 163. — al-Maqrizi. senza isnàd). Secondo al-Crawliari, al -fustàt<br />

significa tenda di pelo, e da questo significato è venuto il nome di al-<br />

Fustat alla città di Misr. Fustàt Misr fu fondata (ikhtatta) nei tempi<br />

dell'Isiàm, dopn che fu conqui.stato l'Egitto fard Misr) e divenne terri-<br />

torio musulmano, Dar al-Islàm. Prima era stato nello mani degli al-Eùui<br />

e degli al-Qubt. i quali erano cristiani M alkàii i}' va h (= ortodossi),<br />

= monotìsiti) e M a y ani y y a h ( = manichei ). Or quando<br />

^' a q ù b i y y ah l<br />

i Musulmani ebbero fondato al-Fustàt, la sede del governo vi. fu trasportata<br />

da Alessandria, dopo che era stata dimora del potere (manzi 1 al-mulk)<br />

e sede del governo (Dar al-Imàrah) per più di novecento anni. Or al-<br />

Fu.stàt divenne il Dar al-Imàrah. nel quale avevan sede gli a ni ir del-<br />

l'Egitto, senza interruzione sino al tempo in cui fu fondato il campo militare,<br />

al-' Askar, fuori di al-Fustàt, e vi andarono a dimorare gli amir<br />

dell" P]gitto. sebbene taluni tia essi tornarono ad abitare in al-Fustàt (Ma-<br />

qrizi Khitat. I. pag. 2ì-!5. quintult. linea e segg. : Maqrizi<br />

III. 103).<br />

Eg.,<br />

Cti'. anche Maipizi Khitat. I, 135. lin. 20-24. dove è detto che<br />

in al-Fustàt, dopo la sua fondazione, accorsero numerosi ad abitare anche<br />

i non<br />

Arabi, a 1 -A g a m .<br />

§ 164. — (al-'Maqrizi. .senza isnàd). Il luogo di al-Fustàt. che oggi<br />

chiamasi Madlnah Misr. era anticamente una pianura, f a d à , con<br />

cam))i<br />

seminati in tutto quello spazio che si estende tra il Nilo ed il monte ad<br />

oriente chiamato Grabal al-Muqattam. In questo spazio non sorgevano<br />

fabbricati né abitazioni tranne la fortezza, chiamata oggi da alcuni Qasr<br />

al-Sani' ed al-Mu'allaqah : in essa aveva stanza la guarnigione, sihnah,<br />

degli al-Rùm. che dominava l'Egitto a nome degl' imperatoli re degli<br />

al-Rùm quando il governatore lasciava Alessandria e veniva a stare per<br />

un certo tempo nella fortezza anzidetta. Poi il governatore ritornava ad<br />

Alessandria, che era la sede del governo. Questa rocca sovrastava alle<br />

acque del Nilo, e le imbarcazioni fluviali potevano approdare alla porta<br />

occidentale, che aveva nome Bàb al-Hadid. Da questa porta salpò al-Mu-<br />

• lawqis con le imbarcazioni sul Nilo, allorché i Musulmani<br />

stavano per<br />

impossessarsi della fortezza, ed approdò all'isola che giacc\;i rlirimpettó<br />

h-,U.<br />

21. a. H.<br />

[EGITTO. - Tradì-<br />

zioni sulla fondazione<br />

di al-<br />

Fustàt (Misr) •<br />

della moschea<br />

di 'Amf.]


'<br />

§§ uM-itìi;. 21. a. H.<br />

21. a. H. iiiia fortezza, chiamata auche oggi al-Rawclah, di fronte a Misr. Il Nilo-<br />

ioni sulla Tori- metro, M i q y à s al-Nil. era ai fianchi della fortezza (Maqriz i<br />

dazione di al- [. 286, liu. 14-21).<br />

Khitat,<br />

."f"" '-[. * 8 165. — (ibn al-Mutawwaji;, senza isnàd). La colonna che funt^eva da<br />

della moscnea o • \ o' j o<br />

di Amr.] Nilouietro ai tempi dei Greci fu più tardi conservata nello Zuqàq Masgid<br />

ibn al-Nu'man, dove esisteva ancora mentre scriveva al-Maqrizi, ossia nel-<br />

r820. IT. (Maqrizi Khitat, 1. pag. 286, lin. 21-22; Maqrizi Eg., 105).<br />

§ 166. — (al-Maqrìzi, senza isnàd). La fortezza anzidetta continuò<br />

ad essere munita di guarnigione (sino ai tempi dell' invasione araba), e di<br />

essa parliamo in altro luogo. Dalla parte della tortezza che guarda verso<br />

il mare (^lediterraneo), ossia al nord, il piano era tutto pieno di alberi e<br />

vigneti (kifrùm), ed es.si coprivano tutto il terreno dove poi sorse Tal-<br />

Grami' al-'Atiq. Tra la fortezza ed il monte sorgevano numerose chiese e<br />

conventi (diyàràt) dei Cristiani, e precisamente nel luogo detto di poi<br />

Kàsidah. Ai fianchi della fortezza, in quel tratto tra i vigneti prossimi<br />

ad essa e quella riva elevata (al-Gurf) che di poi tu conosciuta con il<br />

nome di (xabal Yaskur, ossia dove sorge la moschea Grami' ibn Talùn, ed<br />

(il castello) al-Kabs, esistevano numerose chiese e conventi dei Cristiani,<br />

luoghi che fiii'ono conosciuti nei primissimi tempi <strong>dell'Islam</strong> con il nome<br />

di al-Hamrà-, e più tardi con il nome di Khatt Qanàtir al-Sibà' (ossia delle<br />

macchine per elevare l'acqua del fiume). In al-Hamrà- rimasero in piedi<br />

molti conventi sino a quando furono demoliti, sotto il governo del sultàn<br />

al-Màlik al-Nàsir Muhammad b. Qilàwun (693-694 a. H.).<br />

Or quando 'Amr b. al-'As espugnò la città di Alessandria per la prima<br />

volta, si stabilì nei pressi di questa fortezza (Babilonia) e fondò la moschea<br />

congregazionale, al-Gràmi' al-'Atiq, detta anche Grami' Amr b. al-'As; in-<br />

torno alla quale le tribù degli Arabi si stabilirono, e cosi sorse quella città<br />

conosciuta poi con il nome di al-Fustàt, e la gente vi prese stanza.<br />

Negli anni che seguirono la conquista, le acque del Nilo si allonta-<br />

narono dal terreno .sul quale sorgevano la fortezza e la moschea Grami<br />

al-'Atiq, lasciando uno spazio aperto, dove i MusiTlmani tennero un tempo<br />

le loro cavalcature; ma poi un poco per volta anche questo terreno si coprì<br />

di fabbricati ed il fiume si allontanò sino al punto che, vivente al-Maqrizi,<br />

si chiamava al-Ma'àrig, sino ad al-Kawm, che si trova a mano sinistra di<br />

chi entra per la porta Bàb Misr, all'estremità di al-Kibàrah. In questo<br />

luogo, su questo al-Kawm (ossia altura piccola), sorgevano un tempo case<br />

sovrastanti alle acque del Nilo, e le rive del fiume estendevansi dal Bàb<br />

Misr anzidetto sino al Bustàn ibn Kaysàn, giardini ai tempi di al-Maqrizi<br />

con il nome di Bustàn al-Tawàsi, al principio di Maràghah Misr. E tutto<br />

560.


^0<br />

co<br />

3<br />

Q


21. a. H. 166-168.<br />

lo spazio conosciuto di poi con il nome di Maiàghali Misi- ed al-Grurf sino 21. a. H.<br />

all'al-Khalig, in larghezza, nonché dalla Qantarah al-Sudd sino al Sùq al-<br />

^j^nj ^^^]^g^ 7o*n-<br />

Ma'àiig in lunghezza, era inondato costantemente dalle acque del Nilo sino dazione di al-<br />

a che il fiume si fu allontanato dopo il vi secolo della Higrah, e quello deiir moschea<br />

diventò terreno sabbioso. Allora in esso terreno gli amir fondarono case di Amr.]<br />

sul Nilo allo stesso tempo che al-Malik al-Sàlih Nagm ai-din Ayyùb (564-589)<br />

costruì la Qal'ah al-Rawdah, ed alcuni vi eressero magazzini e granai, sùna,<br />

che rimasero in piedi sino a che al-Malik al-Nàsir Muhammad b. Qilàwun<br />

edificò la sua moschea congregazionale. detta al-Gràmi' al-Gradid al-Nàsiri,<br />

fuori di Misr, ed allora sorsero intorno ad essa tutti gli edifici che la cir-<br />

condano.<br />

Ai tempi della conquista dell' Egitto vari luoghi che si estendono da<br />

al-Munsà-ah al-Mahràni sino alla Birkah al-Habas in lunghezza, e dalla riva<br />

del Nilo presso Mawridah al-Hulafà (? Khulafà) e di fi-onte all'al-Gràmi'<br />

al-Gradid sino al-Sùq al-Ma'àrig, e quello che è sulla sua strada sino di-<br />

nanzi alla moschea Masgid al-Ràs, detto volgarmente Mashad Zaj-n al-<br />

'Abidin (in larghezza): tutto questo era sommerso dal fiume (Maqrìzi<br />

Khitat, I, pag. 286, lin. 22-287, lin. 6; Maqrizi Eg., Ili, 105-106).<br />

§ 167, — Dice ibn Sa'ìd [abii-1-Hasan 'Ali, f<br />

673.-685. a. IT.] attingendo<br />

al Kitab al-Kamà-im ('): Quanto a Fustàt Misr, le sue costruzioni in<br />

antico si stendevano sino a toccare quelle della città di 'Ayn Sams. Ve-<br />

nuto l'Islam, v'era colà un edificio detto al-Qasr intorno a cui s'aggrup-<br />

pavano delle abitazioni. Quivi fece sosta 'Amr b. al-'As e piantò la sua<br />

tenda dove (poi sorse) la moschea congregazionale che porta il suo nome.<br />

Compiuta la conquista, divise fra le tribù le sedi ; e la città prese da lui<br />

il nome di Fustàt 'Amr (Maqrizi Khitat, I, 340, lin. 28-31) [G.].<br />

Nota 1. — In qualche ms. leggesi al-t ama- i m, e potrebbe intendersi, come ha proposto il Casanova,<br />

in Bull, de l'Insf. frang. d'arch. orient. dii Caire, I," 1901, pag. 154, nota 1, il Kitàb tamà'im<br />

al-hamà-im o « sui colombi » opera di ibn 'Abd al-zàhir [f 69'2. a. H.], citata in un altro luogo dello stesso<br />

Maqrizi, II, 231, lin. 7. 'Abdallah ibn 'Abd al-zàhir fu storiografo e si occupò specialmente della to-<br />

pografia del Cairo: cfr. De Sacy, Chresf., II, 151, e Mem. de la miss, frane, d'arch. orient., VI, idi-50ò<br />

Tuttavia, siccome l'opera storico-topografica di ibn 'Abd al-zàhir sul Cairo s'intitolava, come Io stesso<br />

Maqrizi la cita (I, 5, lin. 20), Kitàb al-rawdah al-babij^yah al-zàhirah fi Khitat al-Mu'izziyyah<br />

al-Qàhirah (cfr. Hagi, III, 499, n. 6637; Brockelman n , I, 319), e d'altra parte anche in<br />

Maqqari Dozy,I, 685, lin. 10, nel passo identico su riferito di ibn Sa'id, il titolo della sua fonte<br />

è al-Kamà'im non al-Tamà'im, è probabile si tratti qui di un'altra opera, su cui non possediamo<br />

veruna informazione [G.].<br />

§ 168. — (al-Maqrìzi, senza isnàd). Fu già detto che la città<br />

Fustàt Misr fu costruita dai Musulmani attorno alla moschea di Amr b.<br />

al-'As ed al Qasr al-Sam', e come il fiume Nilo arrivava sino alla porta<br />

occidentale del Qasr al-Sam' chiamata Porta Nuova. Al momento della con-<br />

quista dell' Egitto non v'era tra (il sito del)la moschea di 'Amr ed il Nilo<br />

561. 71


21. a- H.<br />

g§ liiS ITI. ^^' ^' "•<br />

.ilfuii iiitorvallo o separazione; di poi l'acqua del Nilo lasciò a secco un<br />

zioni sulla fon- Piatto di terra davanti alla moschea ed al Qasr al-Sam'. sulla quali' odificò<br />

dazione di al- Abd ;»I-'a/i/, b. Marwau (Maqrizi, I, 343, liu. 32-34) |(f.|.<br />

deUa^ moschea § ^^^' — (abù Sàlih). lSi dice che i Musulniani, quando giunsero a<br />

di Amr.] Misr. fecero uno zirb (recinto spinato) con canne palustri, che si esten-<br />

• deva dal Khatt al-Farr sino al luogo detto Dawrah Khalaf, ed ivi si riu-<br />

nirono, e fu chiamato al-Fustàt ossia il luogo di viunione, magma', della<br />

gente :<br />

ma<br />

gli Arabi non vi piantarono tende, perchè non ne conosce-<br />

vano {sic) (abu Sàlih, pag. 28).<br />

§ 170. — (al-Maqrìzi, senza isnàd). al-Maqs è antica: era nell'età<br />

prt'islamica un villaggio chiamato umm Dunayn, od è ora (al tempo di<br />

al-ì\Iaqrlzi )<br />

un<br />

quartiere fuori di al-Qàhirah sulla sponda occidentale del<br />

Khalig. Quando fu fondata al-Qàhirah, esso (cioè al-Maqs costituiva) la<br />

sponda del Nilo [il cui antico corso s'accostava assai più di ora al Khalig:<br />

(fr. Casanova, Hlstoire et description de la citadelle du Caire, MMFAO,<br />

\'I. tav. 3"), ed ivi l'imam abù Tamim al-Mu'izz li-din Allah [il 4" fàtimida:<br />

341.-365. a. H.] fece sorgere un ma'add al- san a' ah (porto,<br />

darsena, scalo con arsenale), e l'imam abù 'Ali Mansùr al-Hàkim bi-amr<br />

Allah [6'' fati mi da: 386.-410. a. H.] eresse il Grami' al-Maqs, che al tempo<br />

di al-Maqrizi la gente di Misr chiamava volgarmente moschea al-Maqsi, e<br />

che guardava sul Khalig al-Nàsiri.<br />

abù-1-Qàsim Abd al-rahmàn b. Abdallali ibn Abd al-hakam, narrando<br />

la spedizione di 'Amr b. al-'As per la conquista di Misr, racconta come<br />

Aiur avanzasse senza incontrare altro che leggera resistenza finché arrivò<br />

in Bilbaj's (?), dove (li Egiziani) gli tennero testa per circa un mese (o un<br />

certo tempo). Riuscito vincitore, 'Amr proseguì superando ancora qualche<br />

altra lieve resistenza, finché, arrivato a umm Dunayn, dovette sostenere<br />

accanito combattimento. E poiché la vittoria tardava (a venire), scrisse<br />

per rinforzi al comandatore dei credenti 'Umar b. al-Khattàb, e questi gli<br />

mandò in aiuto 4 mila guerrieri, portando così a 8 mila il numero delle<br />

sue genti, con le quali egli diede battaglia; ecc. ecc.<br />

Dice il qàdi abù Abdallah al-Qudà'i :<br />

al-Maqs<br />

era un villaggib<br />

(day' ah) di nome umm Dunayn. Il nome al-Maqs é un'alterazione di<br />

al-Maks, che era la tassa di dogana o diritto di mercato, prelevato dal<br />

percettoi-e della decima che chiamavasi sàliib al-maks (esattore della<br />

dogana), e che risiedeva appunto colà (Maqrìzi, II, 121, liu. 5-15) [G.J.<br />

§ 171. — Il nome al-Maqs, dice al-Maqrizi, era pronunziato da alcuni<br />

al-Maqsim (') (o al-Maqsam), con un m finale, ibn 'Abd al-zàhir nel suo libro<br />

sui Khitat al-Qàhirah riferisce di averlo udito pronunziare al-Maqsani,<br />

.^62.


21. a. H. 17!. IT-J.<br />

e spiefiraisi il nome come del luoeo dove si tacesse la divisione (qismah) ^i. a. h.<br />

^ ° v-i / [EGITTO. - Tradidei<br />

bottini dopo le vittorie di conquista (Maqrìzi, II, 123, liu. 19-21). zjonj sun^ ,on.<br />

Nota 1. — Il Casanova, nella citata memoria osserva: ^ Serait-ce la vraie prononciation V et fan- dazione ai al-<br />

« drait-il V voir le souvenir de quelque gouvemeur romain dn nom de Maxime?».<br />

rustat (Misr) e<br />

della moschea<br />

§ 172. — (Fondazione della moschea di al- Fu stàt). Si può d* Amr.i<br />

dire che il primo edilìzio pubblico eretto in al-Fustàt sia .stata la moschea,<br />

celebre con il nome di Moschea di Ami- b. al-'As dal nome del suo fon-<br />

datore. Essa fii chiamata la masgid al-gàmi', o moschea congregazio-<br />

nale, perchè quella in cui i fedeli dovevano riunirsi nella cerimonia religiosa<br />

pubblica del venerdì, quando il luogotenente del Califfo faceva anche l'ora-<br />

zione o predica ufficiale. L'edifizio era molto semplice in origine e coperto<br />

da una rozza tettóia. Il pavimento era acciottolato con breccia, e le mura<br />

interne nemmeno coperte d' intonaco. Nessuna suppellettile ornava l' in-<br />

terno, perchè il Califfo Umar non consentì l'uso del min bar o pulpito,<br />

ed il mihràb, o nicchia in dkezione di Makkah, è istituzione di tem])i<br />

posteriori. La moschea era in sé sì poco attraente che nei giorni di festa<br />

e riunione i fedeli, terminate .le cerimonie ufficiali, preferivano intratte-<br />

nersi nel luogo aperto intorno alla moschea.<br />

Il modo pi'imitivo con cui fu eretta la moschea risulta anche dalla<br />

preziosa notizia che l'orientamento di essa, fatto da persone inesperte riusci<br />

errato, onde i fedeli dovettero disporsi di sbieco per pregare, come è pre-<br />

scritto, in direzione esatta di Makkah.<br />

Contemporaneamente con la costruzione della moschea principale furono<br />

fondate in ogni khittah le moschee particolari di ogni stirpe e tribìi, e<br />

queste masàgid, alcune delle quali, descritte con l'aggettivo khit ti. ri-<br />

montavano ai primissimi tempi della fondazione (Maqrìzi Khitat, II,<br />

246: Duqmàq, IV, 62), servivano non soltanto come luogo di preghiera,<br />

ma principalmente come posti di riunione e di convegno dei capi delle<br />

tribù per decidere le loro faccende. Allo stesso modo la moschea princi-<br />

pale serviva per le riunioni generali dei capi tribù, per le solenni comu-<br />

nicazioni ufficiali, e per le cerimonie di carattere pubblico e d' interesse<br />

generale, come il mutamento di governatori, la partecipazione di ordini<br />

del Califfo, la successione d'vm califfo all'altro e via discorrendo. Tutte lo<br />

moschee erano piccoli parlamenti locali.<br />

V'era inoltre la grande Musai la, come a Madinah, ossia uno spazio<br />

aperto nel quale il popolo conveniva in alcune circostanze speciali del-<br />

l'anno, nelle quali il concorso dei fedeli era specialmente grande e quando<br />

si compievano cerimonie, alle quali la moschea congregazionale non si pre-<br />

stava : questo<br />

era, per esempio, il caso nel giorno del sacrifizio, il 10 Dzu-1-


2'- • ^-<br />

^ 172-175. 21. a. H.<br />

lliggah, quando si sacrificavano le vittime in ossequio alla solenne ceri-<br />

zioni sulla fon- mouia analoga che si svolgeva nello stesso giorno nella valle di Mina presso<br />

dazione di aldella<br />

moschea<br />

Makkali durante il grande pellegrinaggio.<br />

§ ^'^^' — (Hisàm b. Animar, da al-Mugbìrah b. al-Mughirah, da Yahva<br />

di 'Amr.] 1, Atfr al-KJiuràsàni, da suo padre). Quando 'limar conquistò i paesi (al-<br />

buldan), scrisse ad abù Musa governatore di al-Basrah, ordinandogli<br />

di disporre per la costruzione di un masgid per la collettività (al-ga-<br />

mà'ali) e di altri masgid (minori) per le tribìi: nel giorno di venerdì<br />

tutti dovevano riunirsi nella masgid al-gamà'ah. Ed 'Umar scrisse<br />

a Sa'd b. abi Waqqàs governatore di al-Kùfah, e ad Amr b. al-'As governatore<br />

di Misr nello stesso senso: (invece sci'isse) agli umarà agnàd<br />

al -Sani, o luogotenenti militari in Siria, di non sparpagliarsi nei vil-<br />

laggi, ma di prendere stanza nelle grandi città ('), ed in ognuna di queste<br />

fondare una masgid, vietando però alle tribù di farsi delle masgid<br />

proprie. E gli ordini del Califfo furono rigorosamente osservati (Maqrìzi<br />

Khitat, II, pag. 246, lin. 12-17).<br />

È singolare l'affermazione contenuta in questa tradizione, che il Ca-<br />

liffo ordinasse norme diverse per 1' 'Iraq e per l' Egitto da quelle stabilite<br />

per la Siria in ciò che riguardava la costruzione delle moschee minori.<br />

Né ci vien data la spiegazione. Nella tradizione abbiamo chiara memoria<br />

del fatto che in origine la grande moschea congregazionale doveva servire<br />

soltanto per la cerimonia solenne settimanale del venerdì, quando il capo<br />

della comunità aveva l'obbligo di recitare una conciono di carattere mo-<br />

rale. Le piccole masgid servivano invece, in ogni tribù, per il disbrigo<br />

degli affari e non soltanto per le preghiere : in esse si trattavano in riu-<br />

nioni plenarie tutte le faccende riguardanti la tribù. — Il divieto attribuito<br />

ad 'Umar è assai verosimile, perchè egli al pari di Maometto diflfìdava<br />

delle riunioni particolari che potevano generare secessioni e scissioni.<br />

Nota 1. — Vi sono però ragioni per credere che la verità fosse tutto il contrario, cioè che per<br />

gli Arabi del primo secolo il soggiorno nelle città rinsciva incomodo e sgradevole: sul quale argomento<br />

si legga il bellissimo lavoro del Lammens, Jm Badia et la Hìra sous les Omaiyades nei Melanges<br />

de la Faculìé orientale, IV, pag. 91 e segg.<br />

§ 174. — (Abd al-malik b. Maslamah da al-Layth b. Sa'd). Amr b.<br />

al-'As costruì anche la moschea: tutto intorno v'erano recinti murati (bada<br />

-iq) e vigneti ('? a'nàb): allora tesero le corde (? nasabù al-hibàl<br />

forse per determinare i confini del tempio), finché tutto fu a posto, ed<br />

'Amr b. al-'As non si allontanò -<br />

finché non fu fissato il luogo della q i<br />

blah ('Abd al-hakam, 133). — Cfr. Suyuti Husn, I, 63.<br />

§ 175. — ('Abd al-malik b. Maslamah, da ibn Lahi'ah, da abù Tamìm<br />

al-Graysàni). 'Amr b. al-'As ed i Compagni del Profeta che insieme con<br />

564.


21. a. H. §§ 175-178.<br />

lui costruirono la moschea, fecero anche un min bar. Quando ne ebbe 21. a. h.<br />

•1 /^ , .jY. -TX • 1 • A 1 -x -»r- . • • • [EGITTO. - Tradì<br />

notizia, il Calmo Umar scrisse ad Amr b. al-As: « Mi e giunta notizia ^ionì sulla fon-<br />

« che tu ti sei preso un minbar per elevare te stesso sopra alle teste dei dazione di ai-<br />

-,,, . .<br />

«Musulmani: or non conviene<br />

„<br />

torse T-i" meglio che tu ...,. stia m piedi, mentre<br />

Fustàt (Misr) e<br />

delia moschea<br />

« i Musulmani stanno dietro alle tue spalle? Perciò ho deciso che tu lo ^i Amr.]<br />

«debba rompere» (versione incerta) ('Abd al-hakam, 133).<br />

Cft-. Suyùti Husn, I, 63.<br />

§ 176. — ('Abd al-malik b. Maslamah, da ibn Lahi'ah, da Yazid b.<br />

abì Habib, da abù-1-Khayr). abù Salim al-Ghàfiqi, Compagno del Profeta,<br />

fece da mu-adzdzin per 'Amr b. al-'As, ed abù-1-Khayr dichiarava di<br />

averlo visto profumare con l'incenso la moschea, ma la gente era in er-<br />

rore e confusione (i kh t a 1 a t a) (^) ('Abd al-hakam, 1 33).<br />

Cfr. Suvùti Husn, I, 63.<br />

Nota 1. — Gli Arabi di natura sensuale amavano assai i profumi, e Maometto non faceva eccezione:<br />

si vuole anzi che li raccomandasse quando si frequentava la moschea nei venerdì {Lammens,<br />

Moawiya, pag. 167, nota 2). — Il divieto però dell'incenso proviene dal timore dei puritani islamici che<br />

usi e riti cristiani entrassero nel culto musulmano.<br />

§ 177. — (Abd al-malik b. Maslamah, da ibn Wahb, da Yahya b.<br />

Azhar, da al-Haggàg b. Saddad, da abù Sàlih al-Gliifè-rj). 'Amr b. al-'As<br />

scrisse al Califfo 'Umar : « Ti abbiamo assegnata una casa presso la mo-<br />

« schea congregazionale (a 1 - m a s g i d a 1 - g a m i ') » . 'Umar<br />

rispose che ad<br />

uno che viveva nel Higàz non occorreva una casa in Misr, e ordinò che<br />

venisse tramutata in un mercato per i Musulmani. Questa divenne poi,<br />

secondo ibn Lahi'ah, il Dar al-Barakah, ossia quel mercato dove ai tempi<br />

di ibn Abd al-hakam si vendeva la farina fina detta daqìq (^) (Abd alhakam,<br />

133-134).<br />

Cfi-. Suyùti Husn, I, 64.<br />

Nota 1. — Altre tradizioni, che risalgono ad 'Abd al-malik b. Maslamah e ad ibn Sihàb al-Zuhri,<br />

affermano essere stato il Dar al-Barakah l'abitazione posseduta da 'Abdallah b. "Umar b. al-Khattab,<br />

quando visse in Egitto, e da lui donata senza compenso, secondo il primo, ad 'Abd al-'aziz b. Marwàn,<br />

secondo l'altro a Mu'àvriyah b. ahi Sufyàn {'Abd al-hakam, 134).<br />

§ 178. — (ibn Lahi'ah). 'Amr b. al-'As prese stanza (ikh fatta) presso<br />

la moschea (di al-Fustàt), nelle vicinanze della porta d'ingresso e separato<br />

dalla medesima dalla via pubblica. Un'altra sua casa era aderente alla<br />

moschea, ed ivi si dice venisse poi sepolto suo figlio 'Abdallah b. 'Amr<br />

('Abd al-hakam, 139).<br />

Questo è uno dei rari casi di un proprietario sepolto nella propria<br />

dimora. Il primo caso che ci è occorso negli <strong>Annali</strong> è quello del Profeta<br />

Maometto. Anticamente, presso gli Arabi sedentari, era forse uso seppel-<br />

lii'e i morti o nella camera in cui avevano reso l'ultimo respno, oppure<br />

nei pressi della casa (WeUhausen Reste, 178). Ciò si potrebbe desu-<br />

565.


21. a. H. more dal coutestd di ima narrazione nel Kitàb al-AgJjàni (11, KiO): una<br />

2ioni sulla Ton- donna rimpiangendo la moi-te del marito e del suocero in terra lontana,<br />

dazione di al- fg^g line unicelii di terra innanzi alla porta di casa e disse: « Queste sono<br />

Fustàt (Misr) e , , -i<br />

• , • , o-<br />

della moschea * ^^ tombe dei due I<br />

,• • i ^<br />

». bi intensci' la stessa co.sa, ma con maggiore sicu-<br />

dl Amr.] rezza, da alcune tradizioni, secondo le quali Ausali, la vedoNa di Mao-<br />

metto, ^/r


21. a. H. |§ itìo-183.<br />

Misr. Una porzione del fondo con tutte le piante che ne facevano parte rimase 21. a. h.<br />

a lungo intatta dietro al muro della moschea contro il quale erano appog- 2^Q„^ ^^^'^^^ ,0^.<br />

giati l'al-Mihràb al kabìr ed il minbar. Anzi alcuni dotti sostenevano dazione di al-<br />

che gli alberi che crescevano in quell'appezzamento rimontassero ai tempi deila^ moschea<br />

di Mosè. Altri alberi appartenenti al giardino primitivo del fondo sorge- ^i 'Amr.]<br />

vano nel quartiere degli al-Warràqin e furono distrutti dalle fiamme nel<br />

grande incendio del 564. H. Nella moschea stessa per lungo tempo fu vi-<br />

sibile il pozzo antico del giardino, clie servì a dissetare i credenti, e si<br />

trovava nel luogo preciso di riunione del giurista ibu al-óizi al-Màliki<br />

(Maqrizi Khitat, IL pag. 246, lin. 33-38).<br />

Il rispetto per gli alberi rivelato in questa tradizione è una memoria<br />

della venerazione, propria di tutti i Semiti pagani, per gii alberi in genere,<br />

considerati come luoghi di dimora prediletti degli esseri soprannaturali.<br />

Cfr. Robertson Smith, Lecfiires on the Relìgion of the Semites, 178 e passim.<br />

§ 181. — (al-Kindi, da Yazid b. abi Habib). La qiblah della rao-<br />

h;chea di Misr fu fissata con l'assistenza di ottanta Compagni del Profeta,<br />

tra i quali al-Zubayr b. al-'Awwàm, al Miqdàd, Ubàdah b. al-Sàmit, abù-1-<br />

Dardà, Fadàlah b. Ubayd, Uqbah b. Amir ed altri. Le fondazioni della<br />

moschea furono messe da quattro Compagni del Profeta, abù Dzarr, abu<br />

Basirah. Mahmi^ah b. Caz- al-Zubaydi, e Nubayh b. Sawàb fMJaqrizi<br />

Khitat, li. pag. -246, lin. 38; pag. 247, lin. 2).<br />

Mah a sin, I, 76, lin. 1-6, aggiunge che la qiblah volta verso oriente<br />

sorse poi di fronte all'Aywàn di Qurrah b. Sarik, quando fu demolita e<br />

ricostruita la moschea, regnante il Califfo al-Walid (86.-96. H.), ma fu ri-<br />

jiiegata un poco più verso man dritta.<br />

§ 182. — (a) ('Abdallah b. abi Ga'far, senza isuad). Il mihràb della<br />

moschea di Misr fu messo da 'LTbàdah b. al-Sàmit. da Ràfi' b. Malik, am-<br />

bedue n a q ì b .<br />

(6) fDàwvid b. 'Uqbah. senza isnàd). Amr b. al-'As mandò Rabi'ah<br />

b. Surahbil b. Hasanali, e Amr b. 'Alqamah al-Qurasi al-'Adawi ad erigere<br />

la qiblah. dicendo loro di orientarla al momento in cui tramontava il<br />

sole oppure a mezzodì preciso ed « allora ponetela ala hàgibaykumà (?) ».<br />

E così fecero (Maqrizi Khitat, IL pag. 247. lin. 2-5).<br />

§ 183. — (al-Layth). Amr b. al-'As stese le corde (kàna yamudd<br />

ai-hibàlj finché ebbe impiantata la qil)]ali della moschea. Egli disse:<br />

« Volgete la qiblah interamente ad oriente (sarriqù al-qiblah) e co-<br />

glierete l'al-Haram (di Makkah) ». E la (|<br />

i b 1 a h fu volta assai<br />

(gidd"") verso oriente. Quandc) (fu fatto governatore) Qurrah b. Sarik,<br />

egli piegò la qiblah un poco più verso il Yaman. Lo stesso 'Amr b.


21. a. H. al-'5s, quando pregava nel masgid al-gàmi' (di Misr), pregava in di-<br />

zioni sulla Ton- lezione d'oriente con una leggera deviazione (verso il Yaman, o il sud).<br />

dazione di al- Disse un uomo dei Tugib di aver visto 'Anir b. al-'As entrare iu una<br />

deitr moschea l'^iesa (k ani sali), e pregare in essa, e non deviava se non poco dalla<br />

dì Amr.i 4 ibi a 11 loi'O (ossia dei fedeli che la frequentavano) ('). al-Layt_h ed ibu<br />

Lahì'ali, quando pregavano, si piegavano un poco verso il Yaman. Umar<br />

b. Marwàn lo zio dei Califfi, quando pregava nella moschea, si piegava un<br />

poco verso il Yaman (Maqrizi Khitat, li, pag. 247, lin. 6-12).<br />

Cfr. Ma ha sin, I, 76, lin. 6-8.<br />

Questa tradizione è nata dal fatto, appurato in appresso, quando si<br />

adoprarono mezzi più perfetti per stabilire la direzione di Makkah ri-<br />

spetto a Misr, che la q ibi a li della moschea congregazionale di al-Fustàt<br />

non era messa iiolla giusta direzione. La tradizione vorrebbe addebitare<br />

la responsabilità dell'errore ad 'Amr b. al-'As, il quale, secondo questa<br />

tradizione, avrebbe ordinato di erigere la q ibi ah in direzione esatta<br />

verso l'oriente, ossia in termini astronomici, direttamente verso est, in<br />

linea parallela al meridiano di latitudine. Basta uno sguardo alla carta<br />

per comprendere che tale direzione è sbagliata, perchè il fedele pregando<br />

da al-Fustàt in direzione est, non si volge verso Makkah, come gii pre-<br />

scrive la sua fede, ma verso la parte settentrionale d'Arabia. Per correg-<br />

gere questo errore il fedele deve volgersi pregando un poco più verso il<br />

sud, ossia verso man dritta se guarda l'oriente, ossia più verso il Yaman,<br />

che, come lo indica il nome, giace a man diitta, per eccellenza, secondo<br />

il concetto primitivo arabo :<br />

l'orientamento<br />

primordiale dell'Arabo antico<br />

era verso il sole nascente.<br />

È però certo, come risulta anche da una seguente tradizione, che il<br />

primo mihràb in al-Fustàt fu eretto dal grande governatore Qurrah<br />

b. Sarik dopo il 90. H. Il mihràb o nicchia nel muro della moschea, in-<br />

dicante la direzione di Makkah, è istituzione di un periodo posteriore del<br />

rito musulmano, e fu ignorato da Maometto e dai suoi primi successori.<br />

La q<br />

i b 1 a h nel suo significato più antico, quale noi troviamo anche nel<br />

Qur-àn (II, 138, 139, 140, e X, 87), non era una cosa materiale, ma una<br />

regola morale, in quanto implicava di pregare in direzione di Makkah.<br />

Questa era conosciuta da tutti in Madinah e non occorreva indicarla con<br />

costruzioni speciali nelle pareti della moschea del Profeta. Tale necessità<br />

s'impose più tardi, quando, estendendosi i possedimenti musulmani tutto in-<br />

torno a Makkah, in tutte le possibili direzioni del compasso, occorsero prov-<br />

vedimenti speciali, perchè la direzione della qiblah variava, rispetto al com-<br />

passo, in ogni luogo del mondo musulmano. In tal modo sorse la necessità<br />

568.


^<br />

I<br />

Al-Fustàt<br />

ai tempi della sua fondazione nel 21. H.<br />

K-t^<br />

"<strong>Annali</strong> delllslam ... Voi. IV<br />

N. B. Le linee rosse secano il profilo presente dei luoghi, del Nilo e della città del Cairo. Le linee nere il profilo proKibile del Nilo e dell" isola<br />

Rau^ah ai tempi della conquista.<br />

I nomi delle tribù segriano il luogo dove esse si stabilirono nei primi lempi della fondazione


21. a. H. §§ 183-187.<br />

di stabilire con precisione in ogni luogo dove e come pregare, e di lasciare 21. a. H.<br />

un'indicazione permanente e sicura nell'edificio stesso per maggior comodo ^joni suiia Ton-<br />

dei fedeli. Da questo bisogno nacque il mihràb, che si affermò, come dazione di ai-<br />

parte integrante della moschea solo verso la fine del primo secolo della deilà^ moschea<br />

Higrah. di 'Amr.]<br />

Nota 1. — Non si comprende come né perchè 'Amr b. al-'Às entrasse nelle chiese cristiane a<br />

pregare. Si potrebbe spiegare interpretando il testo nel senso che si tratti di chiese cristiane adibite ai<br />

culto musulmano, incidente che fu molto comune ai primi tempi dell'Isiàm. Ed allora, per intendere il<br />

passo, bisogna ricordare quanto avemmo già occasione di porre in rilievo discorrendo della moschea di<br />

Damasco icfr. 14. a. H., §§ 171, 172, 173), ossia che le chiese cristiane in oriente erano tutte volte con<br />

l'altare all'estremità orientale della navata, in modo che il prete officiante avesse il volto in direzione<br />

del sole al momento di spuntare sull'orizzonte. Quindi 'Amr b. al-'Às, usando, in Egitto, una chiesa cri-<br />

stiana come luogo di preghiera, doveva, per essere corretto, non accettare l'orientamento della chiesa,<br />

ma piegarsi un poco verso il Yaman.<br />

§ 184. — (ibn Lahi'ah). La moschea di 'Amr b. al-'Ss non aveva<br />

m i h r a b concavo (m u g a w w a f = costruito nel muro) : esso fu costruito,<br />

non è certo se da Maslamah (b. Mukhallad, quando era governatore di<br />

Misr, tra il 47. ed il 62. H.), oppure da 'Abd al-'aziz b. Marwàn (gover-<br />

natore di Misr tra il 65. e V8Q. H.) (Maqrizi Khitat, II, pag. 247,<br />

lin. 14-16).<br />

Cfr. Mahasin, I, 76, lin. 8-12.<br />

§ 185. — (ibn Lahi'ah?). Il primo che ponesse un mihràb nella<br />

moschea di 'Amr fii Qurrah b. Sarìk (governatore di Misr tra il 90. ed il<br />

96. H.) (Maqrizi Khitat, I, pag. 247, lin. 16).<br />

§ 186. — (al-Wàqidi, da Muhammad b. Hilàl). Il primo che introdu-<br />

cesse la novità di porre il mihràb concavo (mugawwaf), fu 'Umar b.<br />

'Abd al-'azìz (quando era governatore di Madinah), allorché fece i restauri<br />

alla moschea del Profeta (tra il 91. ed il 93. H., per ordine del Califfo<br />

al-Walìdj (Maqrizi Khitat, II, pag. 247, lin. 16-18).<br />

§ 187. — (abù Sa'id Salaf al-Himyari). La moschea di 'Amr b. al-'As<br />

fii costruita della lunghezza di cinquanta dzirà' (cubiti) e della larghezza di<br />

trenta dzirà'. Una strada girava tutto intorno, e due porte si aprivano dalla<br />

parte della casa di 'Amr b. al-'As. Altre due porte aprivansi dalla parte<br />

settentrionale (bah ri) e due altre dalla parte occidentale. Colui che usciva<br />

dallo Zuqàq al-Qanàdil trovava l'angolo (rukn) orientale della moschea<br />

di fionte all'angolo occidentale della casa di 'Amr b. al-'Às, e questo era<br />

lo stato di cose prima che si espropriasse la casa di 'Amr. La lunghezza<br />

della moschea dalla qiblah sino alla .sua estremità settentrionale era<br />

eguale alla lunghezza della casa di 'Amr b. al-'As. Il tetto della moschea<br />

era molto basso, e non v'era cortile (sahn). Durante l'estate la gente si<br />

sedeva nello spazio aperto (fan a) che aprivasi tutto intorno alla moschea.<br />

669. 72


21- a. H.<br />

S§ 18T-1!>1. 21. a. H.<br />

I,;, distanza tra la uu>schea e la casa di Ami- era di sette dzirà' (Ma-<br />

lEGITTO. - Tradì- . ^,, . . .^ r^ .- t - ^ r^-^<br />

zioni sulla fon- M '!>'' [vh 1 1 a t II. pag. . 24^ Im. 19-2o).<br />

dazione di al-<br />

('f,-. MaliAsin, 1. 7ò, Un. nlt.: 70, lin. l. 12-18.<br />

Fustàt (Misr) e<br />

della moschea 9<br />

. __ /,-.« - -v<br />

loo- — (al-M-Hqrizi).<br />

n<br />

11<br />

i<br />

primo che SI<br />

i /• n •., •<br />

s i<br />

sedesse (m Egitto) sul minbar<br />

«*' A"!'! e sopra un trono di legno (sarir dz u a'wàd) tu Habi'ah h. Mahàsiu<br />

(Maqrizi Ivh i t a t , li. pag. 247, lin. 26).<br />

§ 189. — (al-Quda'i. nel suo Kitàb al-Khitatj. Quando Amr I).<br />

al-'As si fece un minbar, il Califfo Umar gli .scrisse ordinandogli di<br />

romperlo a pezzi, dicendogli: « Credi forse conveuiente che tu stia in piedi,<br />

« e che i Musulmani stiano seduti sotto i tuoi due calcagni? ('aqybay ka) ».<br />

Ed il minbar fu rotto (Maqrìzi Khitat, II, pag. 247, Un. 25-27).<br />

Cfr. Mahàsin. 1, 7(;. lin. 18-20.<br />

EGITTO. — Sistemazione edilizia della città di al-Fustat.<br />

§ 190. — (ibn Sa id. nel suo Kitàb al-Mughribj. Le case e gli<br />

edifici di Fustàt Misr, nei tempi antichi, arrivavano sino alle case di Ajn<br />

Sams, e quando sopravvenne l' Islam sul luogo v'erano costruzioni cono-<br />

sciute con il nome di al-Qasr, ciicondate da case. In queste case pi-ese<br />

stanza 'Amr b. al-'As, il quale piantò il suo fustàt, là dove sorse poi la<br />

moschea che da lui prese il nome.<br />

Quest'ultima notizia, aggiunge al-Maqrizi, è sbagliata, perchè 'Amr b.<br />

al-'As piantò il suo fustàt presso il Darb Hammàm Samùl, come è scritto<br />

nell'autografo di al-Sarìf Muhammad b. As'ad al-Grawàni il genealogo<br />

(t 588 a. II.). miglior conoscitore delle khitat di Misr e più dotto di ibn<br />

Sa'id. Inoltre il luogo dove sorse la moschea era tutto vigneti e giardini,<br />

e ne era proprietario Qaysabah al-Tugìbi, il quale ne fece dono ai Musul-<br />

mani (Maqrizi Kliitat, II, pag. 288, lin. 6-11).<br />

§ 191. — (ibn Abd al-hakam, .senza isnàd). (a) Intorno alla ca.sa di<br />

Amr ed alla moschea (di al-Fustàt) presero stanza i Qurays, gli Ansar, gli<br />

A.slam, i Gjjifar, i (xuhaynah. e molti altri che non erano radunati per<br />

tribù sotto una propria insegna, perchè non abbastanza numerosi. Questi<br />

si chiamavano gli Ahi al-Ràjah o gente dello stendardo.<br />

Wardàn, mawla di Amr, prese stanza nella torre detta poi Qasr<br />

'Umar b. Marwàn, perchè alla morte di Wardàn divenn.e proprietà di 'Umar<br />

b. Marwàn, fratello di Abd al-'azìz b. Marwàn.<br />

Qays b. Sa'd b. 'Ubàdah prese stanza nel Dar al-Fulful nella q ibi a li<br />

della moschea.<br />

ibn 'Abd al-hakam continua poi a narrare molti particolari sulle varie<br />

case che sorsero intorno alla moschea, i loro proprietari e le vicende dei


21. a. H. » liU.<br />

:fiibbricati. Parla così del Dar al-Zilàbiyyah (pag. 142 e 143) vicino al Dar<br />

al-Fulful (pag. 141-143). del Dar al-Fihriyyin (pag. 142), del Dar al-Fundu(i<br />

(pag. 142j, del Dar al-Raml (pag. 143, 144-145), del Dar Dzàt al-Hammàni<br />

(pag. 143), del Dar al-Maghazil (pag. 144j, del Dar Uqbah b. Amir (pa-<br />

gina 144ì. del Dar Mahfùz b. Snlaymàn (pag. 144), del Dar abi Ràfi'<br />

(pag. 144), del Dar al-Ramlali il)n al-Mu'àwij^ah (pag. 144) detto poi Dar al-<br />

Raml; quindi del Dar ibn Rnmànah (pag. 147), del Dar al-Baydà (pag. 153),<br />

del Dar ai-Ma àfiri (pag. 154), del Dar al-Salsalah (pag. 154), del Dar abl<br />

Zakariyj^à (pag. 154), del Dar abi Aràbah (pag. 155), del Dar al-'Abbàs b.<br />

Surahbil (pag. 155), e via discorrendo: il numero è tale che non mette il<br />

conto di darle tutte, dacché non abbiamo la pianta di al-Fustàt ai tempi<br />

di ibn 'Abd al-hakam. La descrizione è a volte assai minuta: vi si aggiunge<br />

la storia delle case, come e da chi furono fondate, ed in quali mani pas-<br />

sarono sia per dono, sia per compera, sia per eredità.<br />

Così siamo informati anche dei nomi di molti che si costruirono case<br />

intorno alla moschea: ne citiamo alcuni:<br />

(1) 'Abdah b. 'Abdah (pag. 143);<br />

(2) Maslamah b. Mukhallad (pag. 143);<br />

(3) abu Ràfi' (pag. 144):<br />

(4) 'Uqbah b. 'Amir (pag. 144);<br />

(6) al-Miqdàd b. 'Amr (pag. 144);<br />

(6) Qays b. abi-l-'As (pag. 149);<br />

(7) 'Abdallah b. al-Hàrith b. Gar [o Gaz-] al-Zubaydi ' (pag. 149);<br />

(8) 'Ubàdah b. al-Sàmit (pag. 149):<br />

(9) Khàrigah b. Hudzàtah (pag. 149):<br />

(10) Abd al-rahmàn b. Udays al-Balawi (pag. 153-164):<br />

(11) abù-1-Huwayrith al-Sahmi (pag. 154);<br />

(12) Zakarijyà b. al-Gahm al-Abdari (pag. 155);<br />

(13) 'Abd al-rahmàn b. Rabi'ah b. Surahbil b. Hasanah (pag. 155j;<br />

(14) abù Dzarr al-Ghifari (pag. 165);<br />

(15) Ruwayfi' b. Thàbit al-Ansàri (pag. 156);<br />

(16) 'Uqbah b. Karim al-Ansàri (pag. 167);<br />

(17) lyàs b. 'Abdallah al-Qàri (pag. 166);<br />

(18) abii Fàtimah al-Azdi (pag. 156);<br />

(19) 'Abdallah b. Sa'd b. abi Sarh (pag. 166-167);<br />

(20) Ka'b b. Sannah [Dannah. coiTegg. Dabbah] (pag. 157):<br />

(21) ibn 'Abdah (pag. 158);<br />

(22) Gahm b. al-Salt (pag. 159):<br />

(23) lyàs b. al-Bukayr e<br />

S71.<br />

21. a. H.<br />

[EGITTO. - Sistemazione<br />

edilizia<br />

della città di al-<br />

Fustàt.1


21. a. H.<br />

[EGITTO. - Sistemazione<br />

edilizia<br />

della città di ai-<br />

Fu stàt.]<br />

191. 21. a. H.<br />

(24) Tamim b. lyas b. al-Huka}!' suo figlio (pag. 159);<br />

(26) Mugàhid b. (labr, mawla di bint Ghazwàn (pag. 1(30);<br />

(26) abiì Samir b. Abrahah (pag. 160);<br />

(27) abu Wa'lah (pag. 160);<br />

(28) al-Zubayr b. al-'Awwàm (pag. 161);<br />

(20) abù Basrah al-Ghifavi (pag. 162);<br />

(30) Busi- b. abi Artah (pag. 163).<br />

(6) A questi nomi se ne potrebbero aggiungere molti altri che omettiamo<br />

per non allungare soverchiamente l'arido elenco. Chi volesse maggiori par-<br />

ticolari potrà consultare il paragrafo seguente, dove troverà un ampio rias-<br />

sunto di tutto questo lungo capitolo di ibn ,'Abd al-hakam.<br />

Diamo ora un elenco delle varie tribù immigrate intorno alla moschea<br />

di al-Fustàt, con le relative pagine del testo di ibn 'Abd al-hakam:<br />

(1<br />

(2<br />

(4;<br />

(5<br />

(6<br />

(7<br />

(8<br />

(9<br />

(io;<br />

(11<br />

(12<br />

(13<br />

(14<br />

(15<br />

(16<br />

(17<br />

(18<br />

(19<br />

(20<br />

(21<br />

(22<br />

(23<br />

(24<br />

(25<br />

(26<br />

bamì ^lliaqif (pag. 154-155);<br />

banu Aslam (pag. 163);<br />

bau fi Khuzà'ah (pag. 163);<br />

banù al-Layth (pag. 163);<br />

banù Bali^(pag. 163);<br />

banù Bahr (?) (pag. 164);<br />

(banù)-l-Hamrà (pag. 164);<br />

banù Fa Imi (pag. 164);<br />

banù Kinànah (pag. 164);<br />

banù Sagà'ah (?) (pag. 165, 169);<br />

banù Bawàdah (pag. 165);<br />

banù Hudzayl (pag. 165, 169);<br />

banù Salàmàii (pag. 165, 166);<br />

banù Raqà (?) (pag. 165);<br />

banù Adwàn (pag. 166);<br />

baoù Lakhm (pag. 166, 167, 169, 178);<br />

banù Mahi-ah (pag. 166, 167, 169, 170, 171, 174);<br />

banù Grudzàm (pag. 167);<br />

banù-1-Azd (pag. 167, 168);<br />

banù Tanùkh (pag. 168);<br />

banù Sabàbah (pag. 169);<br />

banù Yaskur (pag. 169);<br />

banù Ghàfiq (pag. 169, 170);<br />

banù-1-Sadaf (pag. 169, 170, 171, 172, 174);<br />

Hadramawt (pag. 171-172. 173, 174).<br />

banu Tugib (pag. 173);<br />

57'>.


(27) banù Amir (Tugìb) (pag. 174); .<br />

21. a. H. 191, 19-2<br />

21. a. h.<br />

(28) banù Walàn (pag. 174, 175); mazione ediiTzTa<br />

(29) bauù Muràd (pag. 174); delia città di ai-<br />

(30) banù Khawlàn (pag. 174, 176, 177);<br />

(31) banù Salham (pag. 174);<br />

(32) benù Madzhig (pag. 175);<br />

(33) banù (rhntayf (pag. 175);<br />

(34) banù Eu'ajm (P^^g- 175);<br />

(35) banù Mawhab (Ma'àfir) (pag. 175);<br />

(36) banù Himyar (pag. 175.- 176);<br />

(37) banù Yàfi' (pag. 175):<br />

(38) banù Ma'àfir (pag. 176);<br />

(39) banù As'ar (pag. 176, 177);<br />

(40) banù-1-Sakàsik (pag. 176, 177);<br />

(41) banù Gruhaynah (pag. 176);<br />

(42) Qurays (pag. 176);<br />

(43) banù Wa-il (pag. 177. 178).<br />

La lunga descrizione, che per noi ha un pregio come documento per<br />

fissare le modalità delle emigrazioni arabe dopo la conquista, e la fusione<br />

delle tribù tra di loro e con le popolazioni soggette, termina con le se-<br />

guenti parole: « E fi-a ogni tribù v'era uno spazio libero (fa dà), ma quando<br />

« vennero i nuovi rinforzi (ossia le nuove ondate di emigrazione) ai tempi<br />

« del Califfo Uthmàn e più tardi, le tribù (emigrate) crebbero in numero<br />

« e si moltiplicarono i discendenti: crebbero perciò anche le costruzioni e<br />

«tutto lo spazio libero fu occupato» ('Abd al-hakani, 140-178).<br />

Da questo veniamo a sapere che la prima ondata d'emigrazione si<br />

svolse con le conquiste, e la seconda sotto 'Uthmàn b. 'Affàu ed i suoi<br />

successori.<br />

EGITTO. — Descrizione topografica di al-Fustat.<br />

§ 192. — La lunga descrizione che ibn 'Abd al-hakam fa del modo<br />

come gli Arabi si stabilirono intorno alla moschea di 'Amr in al-Fustàt con-<br />

tiene tante notizie storiche, che sarà forse opportuno darne qui un ampio rias-<br />

sunto, considerando anche il fatto che il testo dello storico egiziano è ancora<br />

inedito; molte notizie possono essere ad altri di qualche utilità, benché<br />

quanto segue non si riferisca tutto al momento storico che noi qui studiamo.<br />

(1) Wardàn mawla di 'Amr prese stanza nel castello detto poi Qasr<br />

'limar b. Marwàn, da 'limar b. Marwàn, e costruito per il governatore<br />

supremo dell'Egitto (sàhib al-gund wa-1-kharàg). Maslamah b. Mu-<br />

573.<br />

"""^^^-'^


21. a. H.<br />

[EGITTO. - Descri<br />

2ione topografica<br />

£ i(|>> ^ 1 • a* Xl*<br />

Ivhallad (quando ovìì gu verna toif d'Egitto) scrisse al Calift'o Mn'àwÌ3'ah di<br />

concedergli una iliniora nelle vicinanze del diwàn. Il Califfo rispose or-<br />

dì ai-Fustàt.i dinandogli di comperare la dimora di Wardàn e di concedere a cjuesto un<br />

t'ondo dove egli volesse. Così fu tatto, e Maslamah mandò un suo mawla,<br />

al-Samt, con Wardàn perchè si scegliesse un nuovo sito, dandogli tanta<br />

terra «pianto era lungo un tiio «li freccia (in quadrato). I due uomini si<br />

recarono nel luogo dove si tenevano legati i cameli, un sito aperto e libero<br />

per tutti i Musulmani, tra le ahitaziimi ed il fiume (balir;. al-Samt diss»^<br />

a Wardàn: «Oggi vedremo la superiorità del giovane (gliulàmj \)ev-<br />


21. a. H. § 192.<br />

(5j La casa nel Mawqif, detta Dar al-Funduq, secondo .altri, non fu 21. a. H.<br />

una khittah di Sa'd b. abì Waqqàs, ma di un suo mawla. dal quale zione topografica<br />

la ereditò la famiglia di Sa'd (pag. 142). di ai-Fustàt.)<br />

(()) Il Dar al-Fulful prese questo nome dal fatto seguente: quando<br />

Usàmah b. Zayd al-Tanùkhi era governatore del kharàg d'Egitto, com-<br />

però da Miisa b. Wardàn, per 20,000 dinar, del pepe (fulful) che il Califfo<br />

al-Walid b. 'Abd al-malik[t 96. a. H.] aveva intenzione di mandare in dono al-<br />

l' imperatore greco. (Ma il dono non fu mandato) e il pepe fu immagazzinato<br />

in quella casa ed ivi rimase, finché Musa b. Wardàn ne mosse lagnanza a<br />

'Umar b. 'Abd al-'azìz, quando questi divenne califfo ed ottenne che la<br />

merce gli venisse restituita (forse perchè non gli era stata pagata) (pa-<br />

gina 142).<br />

(7) (Talaq b. al-Samh. da Damàmir b. Lsmà'il, da Musa b. Wardànj.<br />

Musa b. Wardàn ebbe molte difficoltà a riscuotere i danari per il pepe.<br />

Egli andò in Siria e si rese prima intimo del Califtb. narrandogli tradizioni<br />

da lui raccolte da Compagni del Profeta. Quando ebbe ottenuto d'essere<br />

un intimo del Califfo, tanto da poter entrare ed uscii'e dai suoi apparta-<br />

menti come e quando voleva, allora soltanto chiese al Califfo di scrivere<br />

al suo governatore Hayyàn b. Surayh, perchè gli consegnasse la somma<br />

dovutagli, 'limar non ne sapeva nulla e volle essere informato di tutto,<br />

rimanendo molto turbato quando Musa gli confessò che il credito gli era<br />

venuto dall'aver fatto il mercante (tàgir). 'limar esclamò :<br />

« Il mercante<br />

*è un mentitore (tàgir fa gir), e il mentitore finisce nell'inferno!».<br />

Diede allora, è vero, ordine a Hayjàu b. Sui-ayh di regolare la faccenda,<br />

ma Musa b. Wardàn non osò più presentarsi ed il Califfo ordinò al suo<br />

ciambellano di non ammetterlo più alla sua presenza (pag. 142-143).<br />

(8)<br />

Il Dar al-Zalàbiyah (casa dei pasticci dolci al burro j appartenne,<br />

chi dice ad al-Hakam h. abl Bakr. chi invece ad Abdah b. 'Abdah (pa-<br />

gina 143).<br />

(9) Maslamah b. Mukhallad prese stanza nel Dar ai-Rami, insieme<br />

con abù Ràfi' mawla del Profeta, e 'Uqbah b. Amir al-Gruhani. Quando<br />

Maslamah divenne governatore, il Califfo Mu'àwiyah gli chiese la sua casa<br />

e Maslamah gliene fece dono, erigendosi una nuova casa, il Dar Dzàt al-<br />

Hammàm. dove allora era una pianura, e poi divenne il Sùq Wardàn. La<br />

< asa passò poi di proprietà dei banù abi Bakr b. 'Abd al-'aziz, e quindi<br />

agli 'Abbàsidi, quando questi confiscarono i beni dei banu Marwàn. —<br />

Quando ibn Sàfi' compose un'ode in lode di Salili b. Ali, questi gli cede<br />

Ì7i feudo la casa. La casa entrò in possesso dei Marvvànidi. perchè Mas-<br />

lamah b. Mukhallad morì senza lasciare figli maschi, e suoi eredi fux'ono<br />

.575.


§ i


t<br />

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o<br />

co<br />

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X<br />

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UJ<br />

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O z<br />

cu


21. a. H. § iy-2.<br />

fu fatto e Mu'àwiyah diede in feudo la casa nel Sùq Wardàn e gliela ^i. a. H.<br />

costruì egli stesso: costruì pure la parte bassa del Dar al-Raml per Yazid.' zionetopogr^aficà<br />

A questo cede altresì in feudo uno dei villaggi del Fayyùm, ma tale atto ^i ai-Fustat.]<br />

destò molte critiche e discussioni, sicché Mu'àwiyah stimò opportuno di<br />

restituu-e il villaggio al kharàg (*), e pose il Dar al-Raml ad uso dei Mu-<br />

sulmani, facendone la dimora dei governatori.<br />

Il piano superiore della casa fu edificato da al-Qàsim h. Ubaydallah<br />

b. al-Habhàb (pag. 146).<br />

Nota 1. — Divenne consuetudine molto comune cedere terreni demaniali in feudo i<br />

ossia, in realtà<br />

in dono) a persone favorite, privandone l'erario pubblico. Ai tempi di Mu awiyah esisteva ancora una<br />

opinione pubblica che poteva apertamente manifestarsi e imporre la sua volontà. Contro di essa tentò<br />

lottare il Califfo 'TJthmàn e fu ucciso.<br />

(17) Qays b. abì-l-'As al-Sahmi si costruì una casa presso il Dar ibn<br />

Rumànah che si trovava tra essa e la moschea: una parte di essa fu inclusa<br />

poi nella moschea, quando fu ingrandita da 'Abdallah b. Tàhir, e preci-<br />

samente fu quella parte che divenne la corte ('arsali). — 'Amr b. al-'As<br />

affidò a Qays b. abi-l-'As l'amministrazione della giustizia durante il suo<br />

governo. Quest'ultima notizia è confermata da una tradizione di Sa'id b.<br />

Ghufayr (da ibn Lahì'ah) (pag. 167).<br />

(18) Presso Qays b. abi-l-'As al-Sahmi prese stanza 'Abdallah b. al-<br />

Hàrith b. Grar [o Gaz-] al-Zubaydi, dalla parte dello Zuqàq al-Balàt, del Dar<br />

ibn Rumànah e vicinanze. Questo fondo fu poi comperato da^'Abd al-'aziz b.<br />

Marwàn; la parte fabbricata fu da lui poi donata ad ibn Rumànah quando<br />

venne (a Misr), ed il resto appartenne ad al-Asbagh b. 'Abd al-'aziz (b.<br />

Marwàn). — La casa di 'Abdallah b. al-Hàrith b. Gaz- al-Zubaydi confi-<br />

nava con la moschea, a mezzodì (q<br />

i b 1 i) della porta di essa, dove ai tempi<br />

di ibn 'Abd al-hakam erano le latrine (mirhad) del tesoi-o pubblico<br />

(Ba3't al-màl). — ibn Rumànah era molto amico di 'Abd al-'aziz b.<br />

Marwàn, e con lui era iscritto nel libro (? fi-1-kitàb). 'Abd al-'azìz donò<br />

ad ibn Rumànah un suo anello, e quando 'Abd al-'azìz divenne governatore<br />

d'Egitto, ibn Rumànah, che era assai povero, lasciò il Higàz e lo andò a<br />

trovare. Allorché il governatore rivide l'amico e riconobbe l'anello, colmò<br />

ibn Rumànah di favori, gli costruì la ca.sa ed a sue spese gli piantò un<br />

giardino di palme in Hulwàn. Lo stesso 'Abd al-'azìz piantò un palmeto<br />

per 'Umayr b. Mudrik in al-Grìzah, palmeto che ai tempi di ibn 'Abd alhakam<br />

era chiamato Grinàn 'Umayr, o i giardini di 'Umayr (pag. 147-148).<br />

(19) Vicino ad 'Abdallah b. al-Hàrith prese stanza Thawbàn mawla<br />

del Profeta, oppure secondo altri 'Aglàn mawla di Qays b. abi-l-'As; la<br />

sua casa fu inclusa nella moschea da Salimah mawla di Salili b. Ali<br />

(pag. 148-149).<br />

.577. 73


e 1' 21. a. H.<br />

21- a- H.<br />

zionetopografica<br />

,-201 Presso ibn Rnmànah<br />

umiora consisteva ai due case:<br />

prese stanza 'Ubàdah b. al-Sàmit: questa<br />

•<br />

i -xx -i i t<br />

m una abito poi A<br />

il muadzdzm Cmwgaw<br />

di ai-Fustàt.; ( (.tùiìu : una di esse fu ooniperata da 'Abd al-'azìz b. Marwàn, l'altra ap-<br />

(EGITTO. -Descri<br />

partenni' poi ad. ibn Maskin (pàg. 149).<br />

(21) Khàrigah b. Hudzàfali prese stanza a occidente della moschea,<br />

dalla quale era sepal-ata da una strada. al-Rabì' b. Khàrigah b. Hudzàfah ri-<br />

masto orfano fu allevato da Abd al-'aziz b. Marwàn, il quale, quando al-Rabi'<br />

diventò maggiorenne, comperò da lui la casa del padre per 10,000 dinar,<br />

ò la cedo ad al-Asbagh b. Abd al-'aziz. Per il possesso di questa casa<br />

sorsero poi liti interminabili, che principiate sotto il califfato di 'Umar b.<br />

'Abd al-'aziz. continuarono sotto Yazid b. Abd al-malik e liisàm b. 'Abd<br />

al-malik (pag. 149).<br />

(22) Secondo Su'ayb b. Layth e 'Abdallah I). Salili (da al-Laytli b.<br />

Sa'd, da ^'azid b. abi Habìb), Khàrigah b. Hudzàfah fu il primo che si<br />

costruisse in Kgitto una ghurfah (sala elevata? belvedere? cfr. Lane,<br />

s. V. ) : quando il Califfo<br />

' Umar b. al-Khattàb ne ebbe notizia, disapprovò<br />

l'atto di Khàrigah b. Hudzàfah, accusandolo di mirare in tal modo a ve-<br />

dere la nudità (awràt, segreti) dei suoi vicini, e ordinò di demolirla.<br />

— Khàrigah tramandò in Egitto una tradizione del Profeta sui pregi della<br />

preghiera, che non fii conservata da verun altro Compagno: ibn 'Abd alhakam<br />

ne aggiunge il testo (pag. 149-150).<br />

(23) Tradizioni sulla morte di Khàrigah b. Hudzàfali (pag. 150-163).<br />

— Cfr. 40. a. H.<br />

(24) Altri dicono che non solo Khàrigah b. Hudzàfah, ma anche Murr<br />

b. Adi b. Ka'b si costruì una ghurfah, dalla quale si poteva vedere nelle<br />

case dei vicini, e che questi sporsero lagnanze al Califfo. 'Umar decise che<br />

se un uomo di media statura, montato sopra una sedia poteva guardare<br />

entro le case vicine, allora l' inconveniente doveva essere soppresso (pa-<br />

gina 153).<br />

(26) 'Abd al-rahmàn b. 'Udays al-Balawi fissò la sua dimora sul luogo<br />

del Dar ai-Bay dà. Questo sito era una corte aperta (s a h n) tra la moschea<br />

e la casa di 'Amr b. al-'As, ed ivi era una stazione (mawqif) per i cavalli,<br />

presso la porta della moschea. Così rimase fino ai tempi di Marwàn<br />

b. al-Hakam. il quale, venuto in Egitto nel 65. a. H., vi si costruì una casa<br />

nello spazio di due mesi, ti'ovando egli sconveniente che il Califfo non<br />

avesse una casa propria, quando viveva in un paese. — ibn 'Udays era uno<br />

dei Compagni del Profeta, che avevano giurato fedeltà sotto l'albero di al-<br />

Hudaj^biyyah : egli lasciò una tradizione in Egitto. Ne segue il testo (pa-<br />

gine 153-154).<br />

.578.


21. a. H. » li 1-2.<br />

(26) 'Abdallah b. Udays al-Balawi, fratello del precedento 'Alxl al- 21. a. H.<br />

lahmàn b. 'Udays, fissò la sua dimora presso la 'Aqabah (dove poi sorse) zionetopografica<br />

il Dal- al-Ma'àfiri (pag. 154). di ai-Fustàt.]<br />

(27) Il Dar ibn Grumah era anticamente uno stagno l)iikalii. in<br />

cui si raccoglievano le acque. 'Amr b. al-'As, volendo avere vicino a<br />

sé suo cugino Wahb b. 'Uma}^- al-Ciumahi, che aveva preso parte alla<br />

conquista, fece colmare lo stagno e accomodarvi un'abitazione per il cu-<br />

gino (pag. 154).<br />

(28) Altri affermano però che (il donatario) fosse 'Umayr b. Wahb 1).<br />

'Umayr, ed altri ancora dicono (il terreno) fosse un feudo concesso da (qa-<br />

ti'ah min...) Mu'àwÌ3'ah b. abi Sufyàn. 'Umayr infatti venne in Egitto<br />

mentre regnava Mu'awiyah e volle allora costruirvisi una casa. Egli scelse<br />

come sito lo spazio aperto (fa d à) dove non abitava nessuno e dove si racco-<br />

glievano le acque (presso la moschea). Ciò prova, dice ibn 'Abd al-hakam, che<br />

intorno alla moschea era un tempo tutto spazio libero come .stazione rmavvqifi<br />

per i cavalli dei Musulmani. — Cosi fece Amr b. al-'As per i banù Sahm,<br />

i quali, essendo venuti a Misr dopo la conquista, furono stabiliti nel Dar<br />

al-Silsilah, che egli edificò per loro a occidente della moschea (pag. 154).<br />

(29) Secondo Yahya b. Bukayr (da al-Layth b. Sa'd), il predetto Wahb<br />

b. Umayr fu coniandante del contingente egiziano nella razzia di Am-<br />

mùriyah nel 23. a. H., mentre abu-1-A'war al-Sulami comandava la milizia<br />

siria (pag. 154).<br />

(30) abù-l-Huwayrith al-Sahmi prese stanza vicino al Dar bani Gfumah<br />

[sic), e al sud (qibli) del Dar abi Zakariyyà si stabilì ibn al-Gahm<br />

al-'Abdari (pag. 154).<br />

(31) I Thaqif fissarono la loro stanza all'angolo (rukn) orientale della<br />

moschea e fino agii al-Sarràgin (pag. 154-155).<br />

(32) Il Dar abi 'Aràbah fu fondato da Habìb b. Aws al-Thaqafi, presso<br />

il quale prese stanza Yùsuf b. al-Hakam ibn abi Aqil al-Thaqafi, insieme<br />

con suo figlio al-Haggàg b. Yùsuf, quando Marwàn b. al-Hakam venne in<br />

Egitto (nel 65. a. H.) (pag. 155).<br />

(33) Ai Thaqif appartenne anche tutto quel tratto che arriva sino al<br />

Dar abi Aràbah sulla via che mena al Dar Farg (pag. 155).<br />

(34) [abii?] Zakariyyà b. al-Gahm al-'Abdari fissò la sua stanza sulla<br />

via Zuqàq al-Qanàdìl, e la sua casa divenne poi il Dar al-'Abbàs al-Su-<br />

rahbil, dzàt al-haniyyah (? munita di vòlte: nel ms. mancano i punti<br />

diacritici) (pag. 155).<br />

(35) 'Abd al-rahmàn e Rabì'ah figli di Surahbìl b. Hasanah fissarono<br />

la loro stanza (là dove sorsero poi) gli altri Dar 'Abbàs b. Surahbil, ai lati<br />

579.


lEGITTO.<br />

fi 10-2. 2l ' ^* H.<br />

21. a. H. ilei quali sorse poi anche il Dar Salimah b. 'Abd al-malik al-Tahàwi pa-<br />

- Descri- . ,(._s<br />

. . .. ialina loo).<br />

zione topografica » •'<br />

di ai-Fustàt.) (36) abù DzaiT al-Ghitari prese stanza (là dove sorse poi) la Dxat al-<br />

'Amad. di cui una parte s'apre sullo Zuqàq al-Qanàdil, e l'altra dalla parte<br />

del Dar Barakah (al-Kàtib) (pag. 165).<br />

(37) Da questo punto ritornando addietro verso il Sùq Barbar, dicesi<br />

che quel tratto che arriva fino al Qasr ibu Grubayr era kh i 1 1 a h dei<br />

Ghifar (pag. 155).<br />

(38) Questo ibn ó-ubayr comandava ai Ghifàr, e, secondo i Copti, fu<br />

l'ambasciatore di al-Muqawqis che ricondusse al Profeta Màryah, sua so-<br />

rella e gli altri doni: essi sostengono quindi che ibn Grubayr sia stato un<br />

Compagno del Profeta: ma in verità fanno confusione tra ibn Grubayr ed<br />

alui Dzarr (pag. 165).<br />

(39) Ruwayfi' b. Thàbit al-Ansàri, e Uqbah b. Karim al-Ansàri pre-<br />

sero stanza insieme con Rabì'ah ed Abd al-rahmàn b. Surahbìl b. Ha-<br />

sanah (pag. 166).<br />

(40) lyàs b. 'Abdallah al-Qàri prese stanza a occidente della casa di<br />

ibn Surahbìl b. Hasanah. Ruwayfi' b. Thàbit si delimitò un terreno dove<br />

poi sorse la casa di ibn al-Sammah: Ruwayfi' morì in Barqah, mentre ne<br />

era governatore. Egli governò Antàbulus nel 43. H. (pag. 166).<br />

(41) abii Fàtimah al-Azdi si delimitò il terreno (dove poi sorse) il Dar<br />

al-Dawri, e il dar in cui ai tempi di ibn 'Abd al-hakam vivevano gli<br />

Ashàb al-Hamà-il (fabbricanti di cinture per spade), abù Fàtimah<br />

trasmise in Egitto una tradizione del Profeta (pag. 166).<br />

(42) La casa abitata da Amr b. Khàlid fu in principio la khittah<br />

di un uomo dei banìi Tamim. Anche (il sito degli) Ashàb al-Sawìq<br />

fu in origine la kh.ittah di un Tamimita che fa presente alla presa di<br />

Makkah: il fondo fa poi comperato da 'Amr b. Suhayl (pag. 166).<br />

(43) 'Abdallah b. Sa'd h. abi Sarh si delimitò una casa aderente al<br />

Qasr al-Rùm, detta poi Dar al-Haniyyah (casa delle vòlte), e un'altra casa,<br />

il Dar al-Mùz (Miìn?). Il grande castello detto Qasr al-Grinn, non fu da<br />

lui fondato (allora), ma più tardi, durante il Califfato di Utlimàn, ne or-<br />

dinò la costruzione, quando partì per la spedizione nel Gharb (pag. 166-157).<br />

(44) 'Abdallah b. Sa'd trasmise in Egitto una tradizione del Profeta<br />

(pag. 157).<br />

(46) Ka'b b. Dabbah, detto anche Ka'b b. Yasàr b. Dabbah al-'Absi,<br />

si fondò una casa dal lato (della moschea verso) lo Zuqàq al-Qanàdil, dove<br />

confina con il Sùq Barbar, e fu chiamata Dar al-Nakhlah. Egli era figlio<br />

di una sorella del (celebre) Khàlid b. Yasàr (sic; leggi: Sinàn) al-'Absi.<br />

5»».


21 . E. H. § 192.<br />

che si crede fosse un profeta durante la fatrah (cfi-. Introd., §§ 131, 21. a. H.<br />

nota 1 ; 211, nota 1 ; 217) tra Gesù e Maometto. A Ka'b b. Dabbali (o Dannali) zìonetopogrl^fiM<br />

fu offerto dal Califfo 'Umar la carica di qàdi in Egitto, ma egli la rifiutò. di ai-Fustat.]<br />

Egli era stato giudice (hakam) ai tempi pagani (pag. 157-158).<br />

(46) A Qays {sic) appartenne pure la casa poi conosciuta con il nome<br />

di Dar al-Zabarùhi, e che ai tempi di ibn 'Abd al-hakam era proprietà<br />

dei banù Wardàn (pag. 158).<br />

(47) Lo Zuqàq al-Qanàdil fu chiamato un tempo Zuqàq al-Asràf, o la<br />

via dei nobili, perchè 'Amr b. al-'As abitava dal lato di essa verso la<br />

moschea, Ka'b b. Dabbah dall'altro, verso il Siiq Barbar, e nello spazio<br />

intermedio era la dimora di 'lyad b. Khuraybah j(? nel testo mancano i<br />

punti diacritici) al-Kalbi, donatagli da 'Abd al-'azìz b. Marwàn, poi la casa<br />

di ibn Muda^'liqah al-Kalbi, quella di ibn Firàs al-Kinàni, quella di Nàfi'<br />

b. 'Abd al-Qays al-Fihri, o di 'Uqbah b. Nàfi', quella di Muhammad b. 'Abd<br />

al-rahmàn al-Kinàni, quella di abù Dzarr al-Ghifàri, quella di Rabi'ah e di<br />

'Abd al-rahmàn b. Surahbil b. Hasanah, quella di Zakariyyà b. abì-1-Grahm al-<br />

'Abdari, quella di lyàs b. Abdallah al-Qàri, e quella di ibn Hakim mawla<br />

di 'Utbah b. abi Sufyàn, costruitagli dal suo patrono (pag. 158).<br />

(48) ibn 'Abdah si fondò la sua dimora nel (quartiere degli) al-Sar-<br />

ràgin, quella cioè dove ai tempi di ibn 'Abd al-hakam abitavano gli al-<br />

'Aqqàbìn (?): appartenne un tempo ai banù Maskin (pag. 158).<br />

(49) Il Dar Nasr apjDartenne a un qurasita, alla cui morte fu com-<br />

perato da Abd al-'azìz b. Marwàn e donato ad al-Asbagh suo figlio (pa-<br />

gine 158-159).<br />

(50) Il Dar Salii nel (quartiere degli) al-Sarràgin e il Hamniàm Sahl,<br />

appartennero un tempo ad 'Abdallah b. 'Amr b. al-'As che li comperò,<br />

facendone poi dono alla propria figlia umm 'Abdallah bint 'Abdallah b.<br />

'Amr al-'As: questa andò moglie di 'Abd al-*aziz b. Marwàn e gli partorì<br />

Sahl e Suhayl. I due figli ereditarono la casa dalla madre (pag. 158-159).<br />

(51) Il Qasr Maryah fu una khittah di ibn Rifa'ah al-Fahmi, rega-<br />

lata dal medesimo ad 'Abd al-'aziz b. Marwàn. Questi vi costruì una casa<br />

per una sua concubina greca detta Màryah. — In cambio Abd al-'azìz<br />

diede ad ibn Rifa'ah un luogo in al-Hamrà. Quando 'Isa b. Mazyad al-Gra-<br />

lùdi entrò in Egitto con 'Abdallah b. Tallir, egli demolì la casa e vi costruì<br />

una prigione, quella che sorge presso . . . (nel ms. mancano al nome i punti<br />

diacritici)... presso il Manzil 'Amr b. Sawàd al-Sarlii (? Sargi) (pag. 159).<br />

(52) Grahm b. al-Salt al-Muttalibi si prese una dimora presso (il quartiere<br />

degli) Ashàb al-Zayt (o mercanti d'olio), di fronte al Hammàm<br />

Bisr (pag. 159).<br />

581.<br />


21. a. H.<br />

§ 192. ^i* 3.« 11*<br />

(53j ibii Mulgam prese stanza nel (quartiere degli) Ashàb al-Za yt,<br />

2 ione topografica "ella casa che aveva la facciata in pietra (pag. 159).<br />

di ai-Fustàt.)<br />

(54) lyàs b. al-Bukayr b. Abd Yalil, e suo tiglio Tamim 1). lyàs si fis-<br />

sarono nella casa presso il Dar ibn Abrahah, ossia quella che fu poi degli<br />

Ashàb al-Awtàd. e che si estendeva tino al mercato (pag. 159-160).<br />

(56) Mugàhid b. Habr mawla di bint Ghazwàu si prese una dimora<br />

nella casa (nel quartiere) degli al-Nahhàsun, che poi appartenne a<br />

Salili Sàhib al-Sùq (il Siiq Salili) (pag. ItìO).<br />

(66) abu Samir b. Abrahah si fissò al lato del Dar Saythani al-Laythi<br />

(pag. 160).<br />

(67) ibn Wa'lah si stabilì vicino al precedente, ed egli e quanti erano<br />

con lui si estesero fino al Suq al-Hammàm ed alle abitazioni clic furono<br />

poi dei bauu Marwàn (pag. 160).<br />

(58) Altri atfermano però che ibn Abrahah b. al-Sabàh ed i suoi non<br />

presero dimora in al-Fustàt ma in al-Grizah, e che i fondi di cui vennero<br />

in possesso in al-Fustàt erano dapprima della famiglia di ibn Wa'lah e<br />

passarono poi come eredità alla tamigiia di ibn Abrahah, perchè erano<br />

unite tra loro per via di matrimonio. — I figli di Abrahah furono quattro :<br />

Kurayb il padre di Rasid, abu Samir, Ma'dikarib e Yaksiim (pag. 160).<br />

(59) I quattro fratelli emigrarono e si convertirono (hàgara) ai tempi<br />

del Califfo limar. Kurayb b. Abrahah era ancora un ragazzo quando Limar<br />

tenne la sua (celebre) predica (khutbah) in al-Gàbiyah (cfi-. 17. a. H.,<br />

§ 121), e poi divenne uno degli intimi di 'Abd al-aziz b. Marw^àn in Egitto<br />

(pag. 160-161).<br />

(60) Ka'b b. Adi al-'Ibàdi si prese una dimora nella al-Qaysàriyyah,<br />

ed 'Abd al-'aziz b. Marwàn quando volle costruire (la Qaysàriyyah), gli<br />

comperò il fondo, dando a lui ed ai suoi in cambio una dimora nel (quar-<br />

tiere dei) banii Wà-il (pag. 161).<br />

(61) Il Hammàm abì Hurrah fu in origine un fondo occupato per<br />

jn-imo da un uomo dei Tanùkh, avo o padre di ibn 'Alqamah. 'Abd al-'aziz<br />

b. Marwàn lo pregò di cederglielo, dandogli in cambio quei giardini di<br />

palme in al-GrIzah, che furono poi conosciuti con il nome di Grinàn Ka'l)<br />

(pag. 161).<br />

(62) al-Zubayr b. al-'Awwàm si prese una dimora là dove più tardi<br />

era il Sùq Wardàn: ivi fu conservata la scala, con la quale egli montò<br />

per il primo sulle mura della fortezza (di Alyùnah: cfr. 20. a. H., § 70).<br />

Colà abitò poi 'Abdallah b. al-Zubayr, quando venne in Egitto. Più tardi<br />

'Abd al-malik confiscò (istafàha) il fondo, e solo Hisàm b. 'Abd al-malik<br />

lo restituì (alla famiglia). Yazid b. al-Walid tornò a confiscarla. Ai tempi<br />

582.


21. a. H. § 192.<br />

•1


21. a. H. Masgid baui Awt dei Bali. I Bali avevano posto a man dritta dello sten-<br />

'z'ioIJt^pogr^afìca<br />

^liii^^o di 'Anir b. al-'As, perchè la madre di al-'As b. AVàil era della loro<br />

di ai-Fustàt.| tribù. I Bali costituivano la terza parte dei Qudà'ah, e prima erano im-<br />

migrati in Siria, ma avendovi essi creato qualche disordine, il Califfo 'Umar<br />

li mandò in Egitto, ove si moltiplicarono assai (pag. 1 68- 164).<br />

Cfr. Guest, JRAS., 1907, pag. 70; Maqrizi Khitat, I, 298.<br />

(73) I banu Bahr, un ramu dei Lakhm [Azd], si stabilirono presso i<br />

Bali, e il loro fondo si estendeva sino al fiume (bahr) (pag. 164).<br />

(74) Appresso ai Bahr si stabilirono gli al-Hamrà (pag. 164).<br />

(76) Con questi confinava un gruppo dei banù Salàmàn, che si sten-<br />

devano sino al fiume (pag- 164).<br />

(76) Poi venivano gruppi dei banu Fahm, e Kinanàh Fahm (sic), e di<br />

nuovo gli al-Hamrà fino al ponte al-Qantarah (pag. 164).<br />

(77) Quando 'Amr b. al-'As invase l'Egitto, aveva con sé un gruppo formato<br />

da membri di varie tribù (afnà a 1-qabà- il), e siccome ninna tribù<br />

vi era rappresentata da un numero sufficiente d'uomini tanto da avere un<br />

proprio stendardo, e ninno voleva mettersi sotto lo stendardo di un'altra<br />

tribù, 'Amr b. al-'As diede a loro uno stendardo speciale. Questo stendardo<br />

fu chiamato al-Ràyah, o lo stendardo per eccellenza, e intorno ad esso si<br />

aggrupparono tutti i membri di tribù diverse non abbastanza numerosi da<br />

costituire un corpo separato (pag. 164-165).<br />

'<br />

Cfr. poc'anzi § 191, e più avanti § 193.<br />

(78) Poi venivano i banù-1-Hagar [Azd], la moschea Masgid al-'Aytham<br />

fino allo Zuqàq al-Sahmi, quindi i (banù) Raqà, i (banù) Bawàdah, che con-<br />

finavano con i Hudzayl ed i Fahm. Più tardi i Hudzayl ebbero in feudo<br />

il tratto che li separava dai Salàmàn, sicché arrivarono fino al Suwayqah<br />

'Adwàn sullo Zuqàq al-Makki. Poi venivano i Sabrah (pag. 165).<br />

(79) Il Masgid al-Aytham fu costruito da al-Hakam b. abì Baki- b.<br />

'Abd al-'aziz sopra una parte della stalla (istabl) degli Azd, dai quali<br />

al-Hakam comperò il terreno. Nella moschea fu depositata una copia del<br />

Qur-àn detta Mushaf Asma, il lettore della quale riceveva uno stipendio<br />

di tre dìnàr al mese. Tale viso fu mantenuto anche dal Califfo abù-1-<br />

'Abbàs(?), che fece pagare i tre dìnàr dal tesoro pubblico.<br />

(80) L'origine di questa copia é narrata nel seguente modo da Yah3a<br />

b. Bukayr e da altri. al-Haggàg b. Yùsuf fece preparare vin certo numero<br />

di esemplari (corretti) del Qur-àn e ne mandò uno in ogni provincia. 'Abd<br />

al-'azìz b. Marwàn fu offeso da questo atto, ed a sua volta fece preparare<br />

in Misr una copia, che egli si vantò non contenesse un solo errore di<br />

lettera, promettendo trenta dìnàr a chi avesse scoperto un errore. Un<br />

584.


21. a. H. § 192.<br />

uomo però degli al-Hamrà riuscì a scoprire una parola, in cui era stato<br />

invertito l'ordine di due lettere, e 'Abd al-'aziz, pagata la promessa ricom-<br />

pensa, fece correggere l'errore. Alla morte di Abd al-'aziz la copia passò<br />

nelle mani di suo figlio abù Bakr b. Abd al-'aziz, che la comperò dall'eredità<br />

per 1000 dinar, ed alla sua morte fu comperata da sua figlia Asma<br />

bint abi Bakr b. 'Abd al-'aziz per 700 dìnàr. Essa fu quella trascritta<br />

in appresso dai copisti e prese il nome della sua ultima proprietaria Asma.<br />

Morta Asma, la comperò al-Hakam b. abì Bakr (b. 'Abd al-'azìz), e la<br />

depose nella moschea (da lui costruita, Masgid al-'Aytham), fissando un<br />

compenso di tre dìnàr per colui che (quotidianamente) l'avesse letta (ad<br />

alta voce) (pag. 165-166).<br />

(81) al-Hakam b. abì Bakr costruì anche la moschea detta poi Qubbah<br />

Sùq Wardàn (pag. 166).<br />

(82) I banu 'Adwàn si estendevano fino al mercato, al-Sùq, dove toccavano<br />

i banù Salàmàn. Il Dar ibn abì-1-Kuniid toccava alla Suwayqah<br />

'Adwàn (pag. 166).<br />

(83) Poi venivano (di nuovo) i banù Salàmàn che lambivano il fiume<br />

e giungevano sino ai Ginàn Hawi (?): quindi trovavansi i Fahm Kinànah,<br />

che si estendevano dallo Zuqàq ibn Rifa'ah sino al fiume, e toccavano ai<br />

Salàmàn nei Grinàn Hawi, dove giungevano pure i banù Yaskur dei Laklim.<br />

I Grinàn Hawi e le falde del colle Gabal al-Farìn (? nel ms. mancano i<br />

punti diacritici) appartenevano ai banù Yaskur b. Gadìlah dei Lakhm<br />

(pag.- 166).<br />

(84) Seguiva il fondo di 'Ali b. Rabàh al-Lakhmi in al-Hamrà, presso<br />

i Grinàn Hawi, a mano sinistra di chi si dirige verso il ponte al-Qantarah<br />

(pag. 166).<br />

(85) I Mahrah occuparono la parte anteriore del Dar al-Khayl e quella<br />

circostante sulle ultime pendici del Grabal Yaskur, dalla parte del fossato<br />

a oriente del campo fino ai ó-inàn ibn Maskìn. La moschea dei Mahrah<br />

era costì e conteneva una bassura di pietre nere (sud), finché Tarìf al-<br />

Khàdim l'mcluse nel Dar al-Khayl, quando lo costruì (pag. 166) (Maqrizi<br />

Khitat, I, pag. 297, lin. 13-17; Maqrizi Eg., HI, 144; Guest,<br />

JRAS., 1907, pag. 65, 74; Duqmàq, IV, 33, 80, 82).<br />

(86) Il (jrabal banù Maskìn fii in principio un fondo di al-Garràh al-<br />

Mahri, e quando egli morì senza discendenti, Surayh b. Maymùn al-Mahri<br />

ereditò il terreno e sposò la vedova (pag. 166).<br />

(87) Il quartiere dei Mahrah si stendeva fino a quello dei Ghàfiq a<br />

oriente, ed aiTÌvava fino ad al-Sùf, ed (al quartiere dei?) Ghab.sà (? nel<br />

ms. abbiamo Ghaysà) a occidente (pag. 167).<br />

585. 74<br />

21. a. H.<br />

(EGITTO. -Descrizione<br />

topografica<br />

di al-Fustàt.{


S 1!'-' 21. a. H.<br />

21- a. H. (88) l\>i veniva lil quartiere dei) Lakhm, delimitato dai 'rhaqil al siul<br />

ziono topografica 4Ì''li) dalla parte degli al-Sarràgùn: la casa che fu poi il Dar 'Ayyàs b.<br />

di ai-Fustàt.i 'l'qbah apparteneva ai Laldim, e cosi pure il Dar al-ZalAbiyah: il quartiere<br />

lakhniita si estendeva sino alla Aqabah Mahrah, ed allo Zuqàq abi Hakini.<br />

Con loro abitavano alcuni dei bauù Cxudzàm. Il quartiere scendeva poi sino<br />

allo Zuqàq Wardàn mawla ibn abi Sarh, od al Masgid Abdallah. An-<br />

dando verso la moschea congregazionale dal Masgid 'Abdallah alle case<br />

dei Wardàniyyùu, a mano dritta era dei Lakhm, a sinistra dei Ghàtiii. 11<br />

terreno lakhmita giungeva hno ai Dar Matar nel Sùq Barbar, perchè gli<br />

Azd erano di fronte a loro nei Dar abi Maryam (pag. 167) (Maqrìzi<br />

Khitat, 1, 297, lin. 19-26; Maqrìzi Kg., Ili, 145; Guest, ./RAS.,<br />

1907. pag. 70-71; Duqmàq, IV, 22).<br />

(89) Segue una descrizione topografica del quartiere degli Azd simile<br />

alla precedente (pag. 168-169).<br />

i90) Nelle pagine seguenti del testo troviamo indicazioni anche più<br />

minute sui luoghi occupati da altre tribù; ma privi, come siamo, di una<br />

pianta dell'antica città di al-Fustàt ai tempi di ibn 'Abd al-hakam, dai soli<br />

nomi di case e di strade e di piccole moschee, non ci è possibile comprendere<br />

il vero significato della descrizione topografica : non possiamo infatti<br />

stabilire in verun modo nemmeno il sito approssimativo dei nomi dati. Rias-<br />

sumeremo perciò molto brevemente le restanti indicazioni topografiche.<br />

(91) Appresso agli Azd venivano i Sagà'ah nella Saqifah al-Grhazl, i<br />

Fahm presso il Kuttàb (= scuola) Ismà'ìl, ed i banù Sabànah (Azd) presso<br />

il Dar Hawi: a questi ultimi appartenevano la moschea con il minareto<br />

verso la Saqifah Tarki, e quella nelle vicinanze di al-Sùsa. Partendo da<br />

lì per il Darb Hawi al-Bahri si arrivava ti'a i Hudzayl a man dritta ed<br />

i f banù) Hadanah (Azd) a sinistra, e andando olti-e si trovavano i Yaskur<br />

dei Lakhm fpag. 169j.<br />

(92) I Ghàfiq erano tra i Mahrah e i Lakhm, si estendevano dal<br />

Darb al-Sarràgìu fino ai Dar banì Wardàn, includevano il Masgid Fahm<br />

al-Hamràt (sic), e toccavano il Masgid (bani) Hadràu [i Hadràn erano un<br />

ramo dei Ghàfiq], il Masgid Ahdab, il Masgid al-Zamàm dove poi fu sepolto<br />

Muhammad b. abi Bakr al-Siddiq, il bagno Hammàm Sahl usato soltanto<br />

dalle donne, il Masgid abi Musa al-Ghàfiqi, ecc. (pag. 109-171). La descri-<br />

zione del quartiere dei Ghàfiq è assai lunga perchè erano molto numerosi<br />

fcfi-. 169, lin. 8) (Maqrìzi Khitat, I, pag. 298, lin. 6-7; Maqrìzi<br />

Eg., III, 147; Guest, JRAS., 1907, pag. 72-73; Duqmàq, IV, 51).<br />

(93) Al sud (qibli) dei Mahrah erano i Sadif, che confinavano poi<br />

con i Hadramawt. Il capo f arìf) dei Sadif era 'Imràn b. Rabì'ah al-<br />

586.


21. a. H. 11)2.<br />

Sadafi (pag. 171) (Maqiizi Khitat. I, 298. liii. 7-8: Maqrizi Eg.. 21. a. H.<br />

Ili, 148 e nota 1; Guest, JRAS., 1907, pag. 72). '^z'^òne^opog'afica<br />

(94) I Hadramawt, vicini dei precedenti, occuparono il terreno ai di ai-Fustat.]<br />

tempi di 'Uthmàn b. Affàn: alcuni però come 'Abdallah h. Kulayb, Màlik<br />

b. al-Agda', Malàmis b. Hudzayfali b. Sari', al-A'yan b. Namir b. Sari',<br />

ed abù-l-'Aliyvah al-Haddàni loro mawla, vennero in Egitto con 'Arar<br />

b. al-'ls.<br />

La maggioranza (màddah) venne regnante 'Uthmàn, e si stabilì a<br />

oriente dei Salham e dei Sadif (pag. 171-174) (Duqmàq, IV, 51; Guest,<br />

JRAS., 1907, pag. 73).<br />

(96) I Tugib confinavano con i Mahrah e i Sadif al nord, con i Salham<br />

a oriente, con i Wa'làn (Muràd) ed i Khawlàn al sud (pag. 174) (Maqrizi<br />

Khitat, I, 297, lin. 17-19; Maqrizi Eg.. Ili, 145; Guest,<br />

JRAS., 1907, pag. 66).<br />

(96) I Khawlàn confinavano con i banù Wà-il, gli al-Fàrisiyyun, [— i Per-<br />

siani di Bàdzàn resisi musulmani in Siria], i Tugib, i Ru'ajai ed i Ghutayf<br />

fpag. 174-176) (Guest, JRAS., 1907, pag. 65; Duqmàq, IV, 24). In<br />

questa khittah era pure quella degli al-Gu'àliyyin (Duqmàq, IV, 26. 36;<br />

Guest, JRAS., 1907, pag. 65). Cfr. § 196.<br />

(97) I Madzhig erano tra i Khawlàn ed i Tugib (pag. 176) (Maqrizi<br />

Khitat, I. 298, lin. 11-12: Guest, JRAS., 1907, pag. 72: Duqmàq,<br />

IV, 4).<br />

(98) I Wa'làn toccavano il castello, al-Qasr (pag. 176) (Maqrizi<br />

Khitat, I, 298, lin. 12-15; Guest, JRAS., 1907, pag. 65).<br />

(99) I Ghutayf b. Muràd si estendevano fino a toccare i Yàfi' ed i<br />

Ru'ayn (pag. 175) (Maqrizi Khitat, I, pag. 298, lin. 12).<br />

(100) I Himyar al sud (qibli) dei Khawlàn (pag. 175).<br />

(101) I Yàfi' ed i Ru'ayn a oriente dei Khawlàn (pag. 175-176) (Ma-<br />

qrizi Khitat, I, 298, lin. 16-17).<br />

(102) Gli al-Ma'àfir, ossia gli al-As'ar ed i Sakàsik, erano ad oriente<br />

degli al-Kalà' : un tempo stavano presso il fiume, ma tale era ivi il tormento<br />

delle zanzare (ba'iid) che ottennero il permesso da 'Arar b. al-'As<br />

di muoversi in un altro sito (pag. 176-177) (Maqrizi Khitat, I, 298,<br />

lin. 17-19; Guest, JRAS., 1907, pag. 71).<br />

(103) I banù Wà'il erano più a mezzogiorno ed arrivavano fino ai<br />

(banii) Ràsidah dei Lakhm dalla parte di al-Istabl, e fra loro e i Yahsub<br />

che stavano sul colle v'erano gli al-Fàrisiyyiìn, ma questi contavano poche<br />

persone (pag. 177-178) (Maqrizi Khitat, I, 298, lin. 20-21; Guest,<br />

JRAS., 1907, pag. 65-66).<br />

587.


'<br />

§§ i9>, 193. 21. a. H.<br />

21. a. H. (104) Dietro ai Wà-il v'era un altro gruppo di Lakhm, che occupava<br />

zionetopog'a^fk'a<br />

'1" terreno fino alle rive del Nilo; essi vennero poi in conflitto con i Yahsub<br />

di ai-Fustàt.| sul colle (pag. 178).<br />

(106) Nel prendere questi terreni in al-Fustàt, le tribù laaciaiouo<br />

.sempre vasti campi aperti tra un terreno e l'altro: ma quando vennero<br />

gli altri rinforzi ai tempi di 'Ut^màn b. 'Aifàn, ed anche pii'i tardi, i<br />

nuovi venuti si unirono ai consanguinei già immigrati nel paese e ci'eb-<br />

bero talmente in numero, che gli spazi aperti tra ogni terreno furono<br />

tutti occupati e ricoperti di costruzioni (pag. 178) ('Abd al-hakam,<br />

136-170).<br />

§ 193. — (Khittah Ahi al-Ràyah). La Ahi al-Ràyah era costituita da<br />

un aggruppamento di Qurays, al-Ansàr, Khuzà'ah, Aslam, Gbilar, Muzajnah<br />

Asga', Guhaynah, Thaqif, Daws, Abs b. Baghid, una turba (hars) dei band<br />

Kinanali, Layt_h b. Bakr ed a questi appartennero anche gli al-'Utaqà,<br />

ossia i liberti. Ma questi ultimi avevano una dimora diversa da quella<br />

della Ahi al-Ràj^ah. La Ahi al-Ràyah si prese questo nome, e la khittah<br />

pure ebbe da loro tale denominazione, perchè i componenti dell'aggruppamento<br />

provenivano da tante frazioni di tribìi (batn), nessuna delle quali<br />

però era tanto numerosa da poter figurare da sola nel dìwàn. D'altra<br />

parte ogni frazione non voleva esser convocata sotto il nome di una tribù<br />

(q ab il ah) che non era la sua, ed allora 'Amr b. al-'As diede loro uno<br />

stendardo, senza assegnarlo in particolare a veruna tribù, e disse ai con-<br />

venuti che il loro luogo di convegno (m a w q i f) era sotto quello stendardo.<br />

Detto stendardo ebbe funzione di riunire in un solo gruppo tanti ele-<br />

menti diversi e porli riuniti in un solo registro del d i w a n .<br />

Tale<br />

aggrup-<br />

pamento risaliva ai tempi del Profeta, ad una occasione in cui Maometto<br />

affidò il comando militare d'una spedizione ad 'Amr b. al-'As. La khittah<br />

della Ahi al-Ràyah abbracciava la moschea congregazionale da tutte le<br />

parti: cominciando dal luogo di combattimento (al-masàff), dove i com-<br />

ponenti del gruppo si trovavano nel momento in cui assediavano la for-<br />

tezza, ossia dinanzi alla porta del castello detta. Bàb al-Sam'. arrivavano<br />

con la loro khittah sino al Hammàm al-Fàr e si estendevano ad occi-<br />

dente sino al fiume Nilo. Quando (la khittah?) giungeva agli al-Nahhàsin.<br />

ambedue i lati (della strada) erano della Ahi al-Ràyah sino al Bàb al-<br />

Masgid al-Gràmi', chiamata Bàb al-WaiTàqìn. Poi risaliva fino al-Hammàm<br />

Samiil. In questa khittah era contenuto il Zuqàq al-Qanàdìl sino alla<br />

Turbah 'Affàn, al Sùq al-Hammàm e sino alla porta della fortezza, con<br />

la quale abbiamo incominciato la nostra descrizione (M a q r i z i Kh i t a t<br />

I, pag. 297, Un. 4-13); cfr.-poc'anzi § 191, e 192 n. 77.<br />

688.


21. a. H. §§ 193-195.<br />

Cfr. G-uest. JRAS., 1907, pag. 64-65; Maqrizi Eg., Ili, 143-144; 21. a. h.<br />

Duqmàq. IV. 17. 105. 106; Suyùti Husn, I, 65. 77: JRAS., 1903, '^°oIJ°pogr\'fica<br />

pag. 803. di al-Fustàt.]<br />

§ 194. — (Khittah al-Lafìf). Prese questo nome per il fatto che si uni-<br />

rono insieme (iltifàf) gli uni con gli altri. Quando ebbe espugnata Ales-<br />

sandria, 'Amr b. al-'5.s fu informato che le navi dei Greci si avviavano<br />

verso Alessandria per combattere i Musulmani : egli spedì allora 'Amr b.<br />

Gamàlah al-Azdi al-Hagari a diffondere la notizia: accorsero in fretta le<br />

tribù che furono poi chiamate al-Lafif, si unirono per andare a raggiun-<br />

gere 'Amr b. Gamalah, e chiesero ad 'Amr b. al-'As il permesso di met-<br />

tersi sotto gli ordini dell' Azdita. Amr b. al-'As diede il permesso, ed erano<br />

Tina turba molto numerosa. 'Amr b. Gamàlah fu molto contento di questo<br />

e ringraziò i convenuti, tessendo anche il loro elogio, e dacché nel discorso<br />

che egli rivolse ad essi fece cenno con la menzione di un versetto Cora-<br />

nico (XVII, 106) al fatto della loro fusione (lafìf*°), presero questa espres-<br />

sione come denominazione del loro aggruppamento. Essi allora chiesero<br />

ad 'Ami- b. al-'As che li isolasse nell'appello (yafrid lahum da' w ah,<br />

cioè assegnasse loro un posto di convocazione speciale, ossia costituisse<br />

un ruolo separato di essi per la distribuzione della paga): a che i loro com-<br />

pagni di tribù (non associati nell'aggruppamento) si opposero. Richiesero<br />

ad 'Amr clie concedesse a loro almeno di poter rimanere riuniti come di-<br />

mora in un luogo separato dagli altri, là dove già si trovavano, ed a ciò<br />

egli acconsentì. Così avvenne che questi uomini fossero stanziati tutti in<br />

un luogo solo, ma divisi tra loro nei riguardi del d i w a n (ossia figuravano<br />

per le paghe nei ruoli delle varie tribù, alle quali appartenevano). Quando<br />

veniva chiamata ogni frazione, batn, (per il pagamento del soldo), ognuno<br />

andava ad unirsi ai suoi consanguinei. L'aggruppamento era composto di<br />

Arabi degli al-Azd di al-Hagr, dei Ghassàn, dei Sagà'ah, membri sparsi dei<br />

Gudzàm, dei Lakhm, degli al-Zuhàf, dei Tanùkh (Qudà'ah). La khittah<br />

aveva principio presso quella della Ahi al-Ràyah e risalendo verso il nord<br />

arrivava al Naqqàsi al-Balàt : in essa erano contenute le case dal Dar ibn<br />

'Asràt sino alle vicinanze circa di Sùq Wardàn (Maqrizi Khitat, I,<br />

pag. 297, lin. 26-36; Maqrizi Eg., III, 146).<br />

Cfi'. Guest. JRAS., 1907, pag. 70.<br />

§ 195. — (Khittah Ahi al-Zàhir). Questo quartiere (manzil) « esterno »<br />

prese il nome di al-Zàhir. perchè le tribù che vi si stabilirono erano prima<br />

in Alessandria, e poi si trasportarono in al-Fustàt dopo che 'Amr b. al-'As<br />

era migrato nella nuova città, e dopo che le tribù si erano delimitate in<br />

' H.-a i loro terreni. Esse vennero allora a protestare presso 'Amr b. al-'Ae;<br />

589.


59 1H6-197. 21. a. H.<br />

21. a. H. j. Mu'àwiyah b. Khudayg. preposto alla si.stoniazionc delle Idiit^t, li in-<br />

2 Ione topografica ^ '*


21. a. H. §§ 197-199.<br />

Azraq, pui- essi Greci, erano quattrocento uomini, che fecero pure tutta la<br />

campagna di conquista. I banù Rùbil, Ebrei convertiti, erano un migliaio,<br />

tutti presenti alla campagna di conquista ... Le tre Khitat dalli al-Hamrà<br />

erano distinte con l'indicazione di più vicina (al-dunya), media (al-<br />

wusta), e più lontana (a 1-qus wa) . . . (Maqrizi<br />

Khitat, I. pag. 298,<br />

lin. 24-35; Maqrizi Eg., Ili, 151-153, dove sono anche riportati due<br />

passi di abù Salili (pag. 101-102, 108-110) sui Hamrà, a complemento<br />

delle notizie di al-Maqrizi).<br />

Cfi-. Guest, JRAS., 1907. pag. 67-68.<br />

Nei testi noi abbiamo « banù Nabah », o « banù Yanad » : bisoirna<br />

correggere in banù Yannah secondo Qàmùs, IV, 274; Guest, JEAò'.,<br />

1907. pag. 69. nota 1.<br />

Nota 1. — Il Lammeiis mi osserva che nei documenti più antichi la Siria viene chiamata Ard<br />

Hl-Rfim o terra dei Rfim, e che perciò può esservi confusione, nelle memorie più antiche, tra i Siri<br />

(chiamati Riìm, perchè sudditi di Bisanzio^ ed i Greci (i veri al-Rnm). Gli ausiliari di 'Amr 1>. al-'Às<br />

non potevano esser Greci, naturalmente, ma Siri.<br />

§ 198. — (abù Sàlihj. I luoghi conosciuti per il nome di coloro tra<br />

gli Arabi che li occuparono per la prima volta, durante la conquista del-<br />

l' Egitto nel Muharram del 20 H., sono quelli denominati da (1) Mahiah<br />

b. Haydàn b. 'Umar b. al-Hàf b. Qudà'ah, (2) Tugib, (3) Lakhm e Gudzàm<br />

figli di 'Adi b. Murrali, (4) Ràsidah b. Gazilah b. Lakhm, (5) banù-1-Ma'àtìr<br />

b. Ya'far, (6) banù Wàùl . . . (dev'esservi una lacuna)..., (7) Hubayb b.<br />

Mughaffal Sàhib Wàdi Hubayb, (8) al-Qaràfah, (9) banù Hagas (?) b. Yùsut<br />

Ij Wà-il, (10) al-malik abù-1-Khayr b. Saràhil, (11) Wardàn al-Rùmi com-<br />

pagno di 'Amr b. al-'As, (12) Sagà'ah !>. Mandaghàn b. Màlik b. Ka'b b.<br />

al-Hàrith b. Ka'b, (13j Sùq Barbar ebbe questo nome da Barbar ibn abi<br />

Habìb, (14j Darb al-Khudaygi b. Hagr amir di Misr durante il califfato<br />

di 'Abdallah b. al-Zubayr in Makkah e di Marwàu in Siria (ossia tra il<br />

64. ed il 65. H.j (abù Salili, pag. 29).<br />

Questo passo di abù Sàlih sembra assai corrotto e manchevole, perchè<br />

il testo non ha senso ed i nomi si susseguono in modo insolito senza la<br />

solita congiunzione wa: parrebbe quasi che nel manoscritto originale i nomi<br />

fossero scritti in colonna, l'uno sotto l'altro, in attesa di aggiunte, che di<br />

poi non furono mai fatte.<br />

§ 199. — (Le chiese). ('Abd al-rahmàn, da Humayd b. Hisàm al-<br />

Himyari). Ogni moschea di al-Fustàt d'Egitto, in cui sono colonne di<br />

marmo, non è di mio disegno (? laysa bi khatti [67cJ).<br />

La prima chiesa edificata in al-Fustàt, come racconta 'Abd al-rahmàn<br />

(da Abd al-malik b. Maslamah, da ibn Lahi'ah, da alcuni saykh di<br />

Egitto) fn la chiesa clic è dietio il ponte,- al tempo di Maslamah b. Mii-<br />

591.<br />

21. a. H.<br />

[EGITTO. -Descrizione<br />

topografica<br />

di al-Fustàt. I


§§ iiKi-201. 21. a. H.<br />

21. a. H. khallad. L'esercito non voleva questo da Maslamah, e gli dissero di im-<br />

zionetopoKra'f'ica P^'dire loro la costruzione di chiese. Ma per poco non successe tra lui e i<br />

di ai-Fustàt.] soldati qualche cosa di serio. E quel giorno Maslamah citò loro: «Esse<br />

«non sono nei vostri quartieri: ma escono nella loro terra »(?). E quelli<br />

tacquero allora ("Abd al-hakam, 182, Un. 11-183, lin. 1) fM.j.<br />

§ 200. — (Feudi di al-Fustàt). ('Abd al-rahmàu). Quando i Mu-<br />

sulmani delimitarono al-Fustàt, lasciarono tra loro e il fiume Nilo e il castello<br />

(hisn) una pianura (fa dà) per tenervi le bestie e domarle, e cosi dura-<br />

rono Io cose fino a che fu wali Mu'àwiyah b. abi Sufyàn, il quale comprò<br />

dal proprietario la khittah che aveva occupata Maslamah b. Mukhallad,<br />

cui die in feudo il suo dar, che si trova nel sùq Wardàn. Poi comprò<br />

la khittah di 'Uqbah b. 'Amir, e gli diede infeudo il dar che si trova<br />

in al-Fustàt presso quelli dalla paglia (Ashàb al -liba) ed ora è in mano<br />

di Farag. Quindi comprò il dar di ibn Ràfi', che poi passò ad al-Sà'ib, suo<br />

• ma w la (di b. Ràfi"), e diede in feudo ad al-Sà-ib il dar che si trova<br />

presso Hayyiz al-wazz (il posto dell'oca?). Di poi costruì Abd al-'aziz il<br />

dar che serviva per gli ospiti di 'Abd al-'aziz (?). E sempre Mu'àwiyah as-<br />

segnò un feudo a Sàriyah m a w 1 a di Umar b. al-Khattàb nella strada<br />

(zuqà'q) chiamata Hayyiz al-wazz, e il figlio lo vendè vincolato a feudo.<br />

'Abd al-'aziz assegnò in feudo a Khàlid b. 'Abd al-rahmàn b. al-Hàrith b.<br />

Hisàm la casa di Makhiamah che è nel Fadà*. Ed egli pure aveva il dar<br />

Musa b. Isa che è nel Mawqif. Khàlid e 'Umar, figli di 'Abd al-rahmàn<br />

b. al-Hàrith b. Hisàm, furono partigiani di Abdallah b. al-Zubayr; e abù<br />

Bakr b. 'Abd al-rahmàn era fì-atello di 'Abd al-malik b. Marwàn, e suo<br />

amico. Or quando 'Abd al-malik salì al potere, disse : « Non e' è modo di<br />

« prendersela con Umar e Khàlid per via di abù Bakr, ma faccio voto<br />

« che non resteranno nel Higàz ». Scrisse allora ad al-Haggàg di far loro<br />

scegliere la città che volevano e vi andassero. Khàlid si strinse ad 'Abd<br />

al-'aziz b. Marwàn, il quale gli assegnò il dar Makhramah nel Fadà.<br />

Egli aveva [anche] ildàrMiisa b. 'Isa che è in al-Mawqif 'Umar invece<br />

andò da Bisr b. Marwàn nell' 'Iraq, il quale aveva a Wàsit molte fondazioni.<br />

E diede ad 'Umàrah b. al-Walid b. 'Uqbah b. abi Mu'ayt Abàn<br />

i dar vicini agii Ashàb al-Tibra ('Abd al-hakam, 183, lin. 2; 184,<br />

lin. 1) [M.j.<br />

§ 201. — Poi ('Abd al-malik) comprò il dar ibn Ràfi', che passò ad<br />

al-Sàib mawla di ibn Ràfi', ed assegnò ad al-Sà"ib il dar che è presso<br />

Hayyiz al-wazz. Abd al-'aziz b. Marwàn costruì il dar al-Adyàf, che ser-<br />

viva per gli ospiti (dìfàn) di 'Abd al-'azìz. Mu'àwiyah assegnò un feudo<br />

a Sàriyah, mawla di 'Umar b. al-Khattàb.<br />

592.


»<br />

21. a. H. §§ 201-2(J3.<br />

Khàlid e 'Umar, figli di 'Abd al-rahmàn b. al-Hài'ith b. Tlisàm, furono 21. a. H.<br />

partigiani di ibn al-Zuba\'r (tra il 64.-73. a. H.), e abù Bakr b. 'Abd al-<br />

zionetopogra^fka<br />

rahmàn era ft-atello di 'Abd al-malik b. Marwàn e suo compagno. Quando ^i ai-Fustàt.j<br />

'Abd al-malik b. Marwàn mosse contro ibn al-Zubayr, disse :<br />

« Non si può<br />

« far torto a Khàlid e 'Umar per via di abù Bakr. Ma giuro a Dio che<br />

«non abiteranno l'Higàz». Scrisse ad al-Haggàg allora di farli scegliere<br />

il paese che volevano. Khàlid andò con 'Abd al-'aziz b. Marwàn, il quale<br />

gli assegnò il dar Makkramah che è nel Fadà-, ed aveva il dar Musa<br />

b. 'Isa che è nel Mawqif. 'Umar invece andò da Bisr b. Marwàn ch'era<br />

neir 'Iraq e aveva molte fondazioni a Wàsit.<br />

al-Walid b. 'Uqbah assegnò ad ibn abi Mu'ayt Abàn in feudo i dar<br />

che sono vicini agli Ashàb al-Tibn ('Abd al-hakam, 187, lin. 1-10) [M.].<br />

§ 202. — ('Abd al-rahmàn, da Muhammad b. Idris al-Ràzi da Diràr<br />

b. al-Khattàb, il quale disse :)<br />

occhio, piangi per 'Uqbah b. Abàn, ramo del Fihr, e cavaliere dei cavalieri.<br />

E di lui pure dice un poeta :<br />

Chi gode del grasso e della carne abbondante, quegli vada al piatto di 'Uqbah b. Abàn.<br />

('Abd al-hakam, 187, lin. 11-15) [M.].<br />

§ 203. — ('Abd al-malik b. Maslamah). Dice 'Abd al-malik b. Maslamah.<br />

Abd al-'aziz al-Fihri assegnò un feudo al mawla di ibn Ramànah<br />

quando andò da lui, e gliela edificò Yazid b. Ramànah, ed era il<br />

dar che oggi si chiama dar al-Silsilah. La famiglia di 'Abd alrahmàn<br />

b. Zayd b. Unays al-Fihri nega questo, ed 'essi sono i meglio infor-<br />

mati. Essi dicono che era una khittah di abù 'Abd al-rahmàn al-Fihri, il<br />

quale, occupatala l'anno della conquista dell'Egitto, non vi aveva costruito<br />

altro che i mui'i. Poi andò in Siria, e là ottenne il martirio. Poi vennero<br />

i figli suoi, al-'Ala e 'Ali; al-' Ala' era il più attempato e aveva anche visto<br />

il Profeta. Andarono dunque in Egitto e costruirono quell'edifizio sul tipo<br />

grande m i r b a d ,<br />

m a n z i 1<br />

scuderia per carnali, e non vi fecero che un solo<br />

, in cui posero ad abitare un loro mawla, chiamato Yuhannas.<br />

al-' Ala- andò poi ad al-Madinah e fu ucciso l'anno della Harrah (—• 63. H.)<br />

lasciando il figlio al-Hàrith b. al-'Alà*. Andò questi in Siria e morì là.<br />

Rimasto erede, 'Umar b. 'Ali ebbe una carica alla corte di 'Abd al-malik.<br />

Allora mandò a chiamare ibn Ramànah e gli mandò del danaro, e gli<br />

domandò che gli costruisse il dar del nonno il meglio che potesse e vi<br />

ponesse un hammàm con una finestruccia nel dar, da cui entrare quando<br />

voleva. E ao:giunse: « Tutto ciò è stato detto a te e al tuo maestro >. ibn<br />

Ramànah fu toccato sul vivo, e lo costruì e ne fece i .muri più grandi<br />

593. 75


§§ 'Jii;», •-'•M. 21. a. H.<br />

2'- a- H. ,.),,, jIjijì dzira i)er un dzira , o vi pose intorno colonne ili manne», e<br />

(EGITTO. -Doscri- .,~ . •,,-., • •<br />

T . i<br />

zìono topografica '"' ^'^»''^ i' t'


21. a. H. §§ _'iH--J*j7.<br />

di terra d'una gente di Bali chiamata al-Wakliarigah (altrove abu Khàrigah): 21. a. H.<br />

- •<br />

•<br />

•<br />

1 I<br />

j 1 i."^ / 1 1 ox ^ T EGITTO. -Descri-<br />

.<br />

la qaj'sariyyah m cui si vende la stoffa (al-bazz?) e quella che e zione topografica<br />

chiamata Qaysàrij'yah 'Abd al-'aziz. Essa fece parte della Khittah al-Ràyah. t^' ai-Fustàt.j<br />

Lì era la casa di Ka'b b. Adi al-'Ibàdi, per cui gli diede in compenso il<br />

dar che si trova tra i hauù Wà-il.<br />

Hisàm b. 'Abd al-malik edificò la qaysàriyyah cliiamata qaysariyyah<br />

Hisàm, in cui si vende la stoffa fustàti, tra il fafjà, il qasr<br />

e il fiume.<br />

Restava però del fadà un avanzo tra i banù Wà-ilah e il fiume, e i banù-1-<br />

'Abbàs l'assegnarono in feudo a porzioni ('Abd al-hakam, 191, lin. 1-7) [M.J.<br />

§ 205. — Per una descrizione di al-Fustàt in tempi posteriori veg-<br />

gasi Istakhri, 48, lin. 17-49, lin. 11; Hawqal, 96, lin. 1-97. lin. 13;<br />

Muqaddasi, 197-200: Rustah, 115-116.<br />

EGITTO. — Tradizioni sul cimitero di al-Muqattam.<br />

§ 206. — ('Abdallah b. Sàlih, da al-Layth b. Sa'd). Si narra che dopo la<br />

conquista dell'Egitto al-Muqawqis chiedesse ad 'Amr b. al-'As di vendergli le<br />

ultime pendici del monte al-Muqattam (vicino ad al-Fustàt) per 70,000 dinar.<br />

Dacché questo terreno era sterile, non coltivabile, e incapace di produn-e<br />

vegetazione, 'Amr volle saperne il motivo, e così fu informato che, secondo<br />

i libri dei Cristiani, ivi erano gli aghràs al-gannah (le piante del pa-<br />

radiso). — Ne fu informato il Califfo 'Umar, il quale decise che il terreno<br />

non si dovesse vendere, ma che servisse come cimitero musulmano ('). — Il<br />

primo ad esservi sepolto fu un certo 'Amir della tribù dei'Ma'àfir ('Abd<br />

al-hakam, 216) (2).<br />

Cfr. Suyùti Husn.'I, 65; Maqrìzi Khitat, I, 124, lin. 16-22.<br />

Cfi-. anche Istakhri. 51, lin. 3.<br />

Nota 1. — Secondo Muhammad b. Sàlih (da ibn Lahi'ah, dalle sue fonti i nel<br />

qattam furono sepolti cinque Compagni del Profeta:<br />

(1) 'Amr b. al-'As al-Sahmi;<br />

(2) 'Abdallah b. Hudzàfah al-Sahmi ;<br />

(3) 'Abdallah b. al-HàritJh b. éaz- al-Zubaydi;<br />

(4) abiì Basrah al-Crhifari ;<br />

(5) 'Uqbah b. 'Àmir al-Guhani ('Abd al-liakain, 217).<br />

cimitero di al-Mu-<br />

Cfr. Suyuti Husn, I, 65.<br />

Nota 2. — Secondo ibn Lahi'ah, al-Muqattam è (quel tratto di terrenoi tra al-Qusayr e la cava<br />

di pietre fmaqta' al-higà rah). Quello che si estende al di là fa parte di al-Yahmum. — V'è però<br />

dissenso dove giaccia al-Qusa3T ('Abd al-hakam, 217).<br />

Ctr. Suyuti Husn, I, 65; Maqrizi Khitat. I, 124, ult. lin.; 125, lin. 2.<br />

EGITTO. — Proprietà e dimora di musulmani in Alessandria.<br />

§ 207. — (abù-1-Aswad Nasr b. Abd al-gabbàr, da ibii Lahi'ah, da<br />

Yazid b. abi Habib). In Alessandria ben pochi musulmani fissarono la loro<br />

595.<br />

'


§§ 'jtiT-ioit. 21. a. H.<br />

21. a. H. stanza (ikhtatta): si ha notizia soltanto di al-Ziibayv b. al-'Awwàm che<br />

prietà e dimora \' "^i stabili, ma il teiTcno da lui posseduto era uno degli akhà'idz (feudi?)<br />

di musulmani in presi come dimora. Su di esso dimorarono lui ed i suoi fratelli e discendenti<br />

(banu abihi). — Quando 'Amr b. al-' A.s espugnò Alessandria, egli ('Amr<br />

b. al-'As) andò innanzi con 'Ubàdali b. al-Sàmit e salì sull'altura (kawm),<br />

sulla quale sorse poi la moschea di 'Amr b. al-'As. — Mu'àwÌ3'ah b. Khuda^-g<br />

disse: « Fissiamoci in questo sito!», ed 'Amr prese dimora (nazala)<br />

nel castello (al-qasr), che poi appartenne ad 'Abdallah b. Sa'd b. abì<br />

Sarh. Alcuni affermano che gliene facesse dono, quando ("Abdallah) di-<br />

venne governatore del paese. — abii Dzarr al-Ghitari prese stanza (nazala)<br />

in una casa a occidente della Musalla che è presso la moschea di 'Amr,<br />

Masgid 'Amr, là dove confina con la riva del mare: era una casa caduta<br />

in rovina (die abù Dzarr restaurò). — Mu'àwij'ah b. Khudayg si [prese una<br />

dimora sulla cima di quella altura (al- tali). — 'Ubàdah b. al-Sàmit si co-<br />

struì una casa (d araba bina), e non cessò dall'abitarvi, finché lasciò<br />

Alessandria. — Si dice che abù Dzarr vivesse con lui (nella stessa dimora)<br />

('Abd al-hakam, 179-180).<br />

Cfr. Suyuti Husn, I, 03.<br />

EGITTO. — Fondazione di al-Gìzah ed immigrazione in Egitto.<br />

§ 208. — ('Uthmàn b. Sàlih, da ibn Lahi'ah, da Yazid b. abì Habib,<br />

e ibn Hubayrah). I Hamdàn e molte tribù con loro congiunte, tra le altre<br />

i Yàfi', si stabilirono in al-Grizah, preferendo quel luogo alle vicinanze della<br />

moschea di al-Fustàt. 'Amr b. al-'As ne scrisse al Califfo, chiedendo istru-<br />

zioni, ed 'limar rispose disapprovando, perchè i Hamdàn erano così sepa-<br />

rati dagli altri dal fiume, e sarebbe stato impossibile soccorrerli nel caso<br />

di un assalto improvviso di nemici. Aggiunse però che, se i Hamdàn si<br />

rifiutavano di obbedire all'invito di ripassare il fiume, allora a spese pub-<br />

bliche doveva erigere un castello per la loro difesa. 'Amr cercò di persua-<br />

dere i Hamdàn ed i loro collegati, ma quando vide che persistevano nella<br />

loro idea, diede ordine di costruire il castello, che fu quello poi ben co-<br />

nosciuto in al-Grazirah. La costruzione ebbe principio nel 21. H. e fu ter-<br />

minata nel 22. H. ('Abd al-hakam, 178).<br />

Cfr. Maqrizi Khitat, I, 206, lin. 3-10; e § 161.<br />

§ 209. — Secondo altre fonti, i Hamdàn e gli altri stabilitisi in al-<br />

Grìzah ottennero da 'Amr b. al-'As il permesso di rimanervi a condizione<br />

che non si spingessero a maggiore distanza da al-Fustàt: questo accordo<br />

fu concluso solo dopo che riuscirono vani tutti i tentativi di 'Amr per in-<br />

dmii ad unh-si con gli altri in al-Fustàt. Tra questi emigrati, stabiliti<br />

596.


21. a. H. §s 209-2H.<br />

in 'al-Grizah, v'erano: abu Samir b. Abrahah, e un oiuppo degli al-Ha^ar, ^^- *• '^•<br />

° ^^ °<br />

. [EGITTO.- Fonda-<br />

tra cui 'Alqamah b. Grunàdah dei banu Malik b. al-Hagar. Una frazione zionedi ai-Gizah<br />

però dei Hamdàu prese stanza in al-Fustat, al di sotto (asfai) della edjmmigrazione<br />

'Aqabah Tanùkh ('Abd al-liakam, 179).<br />

Cfr. Suyiiti Husn, I, 64; Maqrìzi Khitat, I, 206. lin. 11-13.<br />

§ 210. — (ibn 'Abd al-hakam, senza isnàd). Con 'Anir b. al-'As en-<br />

trarono in Egitto anche alcuni gruppi di non arabi, Agam, detti al-Hamrà<br />

e al-Fàrisiyyun. Gli al-Hamrà erano gente di origine greca (cioè della Siria:<br />

cfr. § 197 e nota) e tra loro si trovavano i banù Nìh. (?), i banù-1-Azraq,<br />

ed i banù Rùbil (= Ruben? mancano nel manoscritto i punti diacritici).<br />

Gli al-Fàrisiyyùn erano invece Persiani al-Fui"s, e tra loro si crede fossero<br />

molti Persiani di quelli stabiliti in San'à (ossia gli Abnà): il loro sten-<br />

dardo era retto (durante la conquista) da Abrinah (? nel manoscritto<br />

mancano i punti diacritici), da cui prese nome la Saqifah Abrinah (?) in<br />

al-Fustàt nel (quartiere degli) al-Hamrà. Questi Greci e Persiani non si<br />

fidavano però degli Arabi, e temevano da essi un tradimento :<br />

perciò di-<br />

scussero tra loro come e dove fosse pivi sicui'O il fissare la loro stanza.<br />

Alcuni proposero come più prudente che gli uni si stabilissero da una<br />

parte, e gli altri dall'altra degli Arabi, in modo da avere questi nel mezzo<br />

tra loro nel caso di qualche atto proditorio. Altri però fecero l'osserva-<br />

zione che in questo modo, se qualcuno li aggrediva proditoriamente, si<br />

trovavano proprio nella criniera del leone; era meglio fidarsi intieramente<br />

degli Arabi. Allora i Greci al-Hamrà si stabilirono nel quartiere di al-Qan-<br />

tarah, ed i Persiani dalla parte dei banù Wà- il ('Abd al-hakam, 179).<br />

Il contenuto smgolare di questa tradizione e in particolar modo i<br />

timori di questi non Arabi, lasciano l' impressione che si tratti di corpi<br />

militari greci e pei'siani, forse mercenari, che senza essere convertiti si<br />

battevano per la causa dell' Isiàm. Se fossero stati Musulmani, avrebbero<br />

fatto parte per clientela, come mawàli, di tribù arabe, e dispersi in queste<br />

non ne avremmo sentito mai parlare. Isolati così a parte, debbono essere<br />

rimasti gli uni Cristiani e gli altri Mazdeisti. Ciò spiega altresì perchè<br />

non si unirono in una sola khittah: erano tenuti separati dalla diffe-<br />

renza di fede.<br />

Di militi cristiani combatteiiti nelle schiere <strong>dell'Islam</strong> abbiamo già<br />

avuto ripetuta menzione in paragrafi precedenti (cfr. 13. a. H., § 155,<br />

nota 5; 14. a. H., §§ 8, 14 (e), 32 e nota 1;,16. a. H., § 45 e nota 1,<br />

218 e nota 1).<br />

§ 211. — ('Abd al-malik b. Maslamah, da ibn Lahi'ah, da uno say kh<br />

dei mawàli, da 'Ali b. Rabàh). 'Amr b. al-'As menò con sé dalla Siria<br />

597


21. a. H.<br />

[EGITTO - Fonda-<br />

§§ •.'ii-_>i:t. 21. a. H.<br />

gli al-Hauirà ed i Fàrisiyyun. 1 primi, dice ibu Lahì'ah. t'urouo chiamati<br />

z^onédiai-óìzah<br />

ed Immigrazione<br />

a l-Hamrà, perchè essi erano non arabi ('agami (Abd al-liakam, 179).<br />

In Egitto.)<br />

l' Egitto.<br />

EGITTO. — Compagni del Profeta presenti alla conquista del-<br />

§ 212. ^ Su questo argomento le fonti egiziano si ditfoudcmo a lungi»,<br />

perchè considerano assai importante stabilire quanti Conipagni del Profeta<br />

prendessou) parte alla conquista dell' Egitto: i cronisti musulmani hanno<br />

considerata una ragione di onore per l'Egitto che la lista fosse la più lunga<br />

possibile, ed hanno poi compilato anche l'elenco dei Compagni che vi immi-<br />

grarono (d a kh a 1 a) dopo la conquista. Il giurista Muhammad b. al-Rabi'<br />

al-(jizi [t circa 300 a. II.] ha scritto un libio in cui dà i nomi di 140 Compagni<br />

del Profeta che entrarono in Egitto. — La lista più completa è quella com-<br />

pilata da al-Suyùti, messa insieme con l'aiuto di tutte le opere biografiche<br />

conosciute (cfr. Suyùti Husn, I, 78-112); i nomi elencati ammontano<br />

a più di trecento. Le sue fonti principali .sono ibn Abd al-hakam, ibn<br />

Yùnus(t 347.a.H.), ibnSa'd. il Kitab al-ansàb di al-Rusati (t642.a. H.),<br />

il Tagrid di al-Dzahabi, e specialmente il Kitàb fi man dakhal Misr<br />

min al-Ashàb, di Muh ibn al-Rabi' al-Gizi. Noi la riportiamo qui dopo<br />

quella molto più sobria di ibn Abd al-hakam.<br />

§ 213. ^ (Da varie fonti: 'Ali b. al-Hasan b. Qadid [? Qudayd,]<br />

Ahmad b. 'Amr, 'Abd al-malik b. Maslamah ed alti'i). Furono presenti<br />

alla conquista dell' Egitto i seguenti Compagni del Profeta Qurasiti :<br />

1" al-Zubayr b. al-'Awwàm;<br />

2° Sa'd b. abì Waqqàs, sul quale però vi sono dubbi: si dice ve-<br />

nisse dopo la conquista;<br />

3° 'Amr b. al-'As;<br />

4° 'Abdallah b. 'Amr b. al-'As;<br />

5" Khàrigah b. Hudzàfah al-'Adawi;<br />

6° 'Abdallah b. 'Umar b. al-Khattàb;<br />

7° Qays b. abì-l-'As al-Sahmi;<br />

8° al-Miqdàd b. al-Aswad;<br />

9° 'Abdallah b. Sa'd b. abi Sarh al-'Amiri;<br />

10° Nàfi' b. 'Abd al-Qays al-Fihri (oppure: 'Uqbah b. Nàfi');<br />

11° abù 'Abd al-rahmàn Yazid b. Anas [o Unays] al-Fihri;<br />

12° abù Ràfi', mawla del Profeta;<br />

13° ibn 'Abdah;<br />

14° 'Abd al-rahmàn b. Surahbil b. Hasanah;<br />

15° Rabi'ah b. Surahbil b. Hasanah;<br />

598.


21. a. H. §§ 213-2H;.<br />

16° Wardan, mawla di Amr b. al-Às o portastendardo dell'eser- 21. a. H.<br />

cito di conquista f ' A<br />

b d a 1 - h a k a m , 134-135).<br />

'^pjgn^°dei PrlZ-<br />

Cù: Maqrizi Khitat, I, pag. 295, lin. 30-36.


21. a. H.<br />

[EGITTO. - Compagni<br />

del Profe-<br />

ta presenti alla<br />

conquista del-<br />

l' Egitto.]<br />

5 -JK!. 21. a. H.<br />

al-Suyuti : ai nomi è aggiunta, quando è indicata nella fonte, anche la<br />

(lata di morte :<br />

indico anche il numero della pagina del testo di al-Suyùti<br />

appresso al primo nome che appare sopra ogni pagina :<br />

(1) Abiahah b. Surahbil al-Himyari (pag. 78).<br />

(2) Abyatj b. Haramiil b. Martliad al-Sabài.<br />

|3) Abyad (Aswadi.<br />

(4) Abyad b. Hannn b. Mu'àwiyah.<br />

(6| Ubayy b. 'Uiuarah [o 'Irailrah] (pag. 79).<br />

((il Agmad b. TJgyan al-Hanidani.<br />

(7ì al-Ahabb (?) b. Màlik b. Sa'dallah.<br />

[6i Ahmar b. Qatau al-Haindàni.<br />

(9) Adhani h. Kliatavab al-Lakhnii.<br />

(10) al-Arqam b. Hanifab al-Nagibi.<br />

(11) As'ad b. 'Atiyyah b. 'Ubayd al-Qudà'ì.<br />

(12) Imiu-alqays b. al-Fiikhir al-K}ia\vlàni.<br />

(13) Aws b. 'Anir b. 'Abd al-Qàri.<br />

(14) lyàs b. al-Biikayr al-Laythi [t 34. a. H.].<br />

(15) lyàs b. 'Abd al-Asad al-Qàri.<br />

(16) Aj'man b. al-Kliuraym al-Asadi.<br />

(17j al-Akdai- b. Ilumàiu al-Lakhnii [f 05. a. H.]<br />

(pag. 80).<br />

(18) Buhur (sic) b. al-Asbagh al-Ru'ayni.<br />

(19) Birtà b. al-Aswad al-Qudai [f 25. a. H.] (pagina<br />

81).<br />

(20) Birh b. 'Uskur al-Qiidà'i.<br />

(21) Busi- b. Artàh [f 86. a. H.].<br />

(22) Bisr b. Rabi'ah al Khath'ami.<br />

(23) Basir b. éàbir b. Ghuràb al-'Absi.<br />

(24) Basrah b. abi Basrali al-G-hifari.<br />

(25) Bilàl b. Hàrith b. 'Àsim al-Muzani [f 6(». a. H.]<br />

(pag. 82).<br />

(26) Badi- b. 'Ainir al-Hudzali.<br />

(27) Tamiin b. Aws b. Haritliah al-Dari [f 4". a. H.].<br />

(28) Tamim b. lyàs b. al-Bukayr al-Laythi.<br />

(29) Tubay' b. 'Amir al-Himyari [f 101. a. H.].<br />

(30) Thàbit b. al-Hàrith al-Ansari.<br />

(31) Thàbit b. Rmvayfi' al-Ansàri.<br />

(32) Thàbit b. Tarif al-Muràdi (pag. 88).<br />

(33) Thàbit b. al-Nu'màn b. Umayyah.<br />

(34) 'Thàbit mawla al-Akhnas.<br />

(35) Tha'labah al-Ansàri.<br />

(36) Thawbàn b. Mugaddar.<br />

(37) Thumàmah b. al-Radmàni.<br />

(38) Thumàmah b. abi 'Thumàmah al-Gudzàmi.<br />

(39) Gàbir b. Usàmah al-Guhani.<br />

(40) éàbir b. 'Abdallah b. 'Amr al-Ansàri [f 63. o<br />

74. a. H.].<br />

^<br />

(41) Gàbir b. Màgah al-Sadafi (pag. 85).<br />

(42) Gàbir b. Yàsir b. 'Uways al-Ru'ajTii.<br />

(43) Gàhil abu Muhammad al Sadafi.<br />

(44) Gibàrah b. Zuràrah al-Balawi.<br />

(45) éabr b. 'Abd al-Qibti [f 63. a. H.].<br />

(46j Gabalah b. 'Amr b. 'Tha'labah al-Ansàri (pagina<br />

86).<br />

(47) Gudrah b. Sabrah al-'Thaqafì.<br />

(48) Guday' b. Nudayr al-Muràdi.<br />

600.<br />

(49) éarhad b. Khuwaylid al-Aslami [t 61. a.H.l<br />

(60) óa'uam al-Kliayr b, KJialibah al-Sadafi.<br />

^51) (Tamil b. Ma'mar al-(^uinahi [t 39.-43. a. H.l<br />

(52) éauàdih b. Maym un.<br />

(53) GiuiHdah b. abi Umayyah al-Azdi [f 80<br />

(pag. 87i.<br />

(54) (Tunàdah b. Màlik al-Azdi.<br />

(55) Ganàb b. Marthad al-Ru'ayni.<br />

(56) Hàbis b. Rabi'ah al-Tamimi.<br />

(67) Hàbis b. Sa'id al-l'liumàli.<br />

(68) al-Hàrith b. Ttibay' al-Ru'ayni.<br />

(69) al-Hàrit_h b. Habib b. Khuzaymah al-Qurasi.<br />

(60) al-HàritJi b. al-'Abbàs b. 'Abd al-Muttalib al<br />

Hàsimi.<br />

(61) Hàtib b. abi Balta'ah al-Lakhmi [f 30. a. H.]<br />

(62) Hibbàn (o Ilabbiìn) b. Buhh al-Sudà-i.<br />

(()3) Hibbàn b. abi Gabalah (pag. 88).<br />

(64) Habib b. Aws al-'Thaqafì.<br />

(65) al-Haggàg b. Khalla al-Sulafi.<br />

(66) Hudzayfah b. 'Ubayd al Muràdi.<br />

(67) Hizàm b. 'Awf al-Balawi.<br />

(68) Haimalah b. Salma al-Burdi.<br />

(69) al-Hakam b. al-Sàmit al-Qurasi.<br />

(70) Hamzah b. 'Amr al-Aslami [t 61. a. H.j.<br />

(71) Humrah b. 'Abd Kulàl al-Ru'ayni.<br />

(72) Humayl b. Basrah b. abi Basrah al-Ghifàri.<br />

(73) Hayyàn b. Kurz al-Balawi.<br />

(74) Huyyayy b. Haràm al-Laythi (pag. 89).<br />

(75) Hanzalah.<br />

(76) Hayuwayl b. Nà.sirah al-Kanafi.<br />

(77) Haywah b. Martliad al-Tugibi.<br />

(78) Kiàrigah b. Hudzàfah al-'Adawi.<br />

(79) Khàlid b. 'Thàbit b. Zà'in al-'Aglàni.<br />

(80j Khàlid b. al-Qaysi.<br />

(81) Kharasah b. al-Hàrith al-Muhàribi al-Azdi.<br />

(82) Khuzaymah b. al-HàritJi (pag. 90).<br />

(83) Khulayd al-Misri.<br />

(84; Khàrigah b. Iràk al-Ru'ayni.<br />

(85) Khiyàr b. Martliad al-Tugibi.<br />

(86) Dihyah b. Khalifah al-Kalbi [f 60. a. H.].<br />

(87) Damyùn.<br />

(88) Daylam b. Hawsa' al-Gaysàni.<br />

(89) Dzu Qarabàt al-Himyari.<br />

(90) Bàfi' b. 'Thàbit.<br />

(91) Ràfi' b. Màlik.<br />

(92) Rabi'ah b. Zur'ah al-Hadrami (pag. 91).<br />

(93) Rabi'ah b. Surahbil b. Hasanah.<br />

(94) Rabi'ah b. 'Abbàd al-Daylami [f 96. a. H.].<br />

(95) Rabi'ah b. al-Firàs al-Fàrisi.<br />

(96) Rasid b. Màlik al-Muzani.<br />

(97) Rasdàn al-Misrl.<br />

(98) Raqab al-Misri.<br />

(99j Ruwayfì' b. 'Thàbit b. al-Sakan al-Naggàri.<br />

/<br />

H.l


(imi al-Zubayr b. al'Awwàm (f 36. a. H.]. (154<br />

(101) Zuhayr b. Qays al-Balawi (pag. 92). (155<br />

(102) Ziyàd b. a)-Hàrith al-Sudà-i. (156<br />

(103) Ziyàd al-Ohifari.<br />

(104) Ziyàd b. Qàid al-Lakhmi [f 65. a. H.]. ^157<br />

(105) Ziyàd b. Nu'aym al-Hadiami. (158]<br />

(106) Ziyàd b. Óawhar al-Lakbmi. (159<br />

(107) Zubayd b. 'Abd al-KLawlàni.<br />

(108) al-Sàib b. Khallàd b. Suwayd al-Ansàri. (160<br />

(1(39) a)-Sà-ib al-Ghilari (pag. 93). (161<br />

(110) al-Sà-ib b. Hisàm a!-'Amiri. (162<br />

lUl) Sakbdfu- b. Màlik al-Hadrami. 1^163<br />

(112) SuiTaq b. Usayd aJ-Guhani. (164<br />

(113) Sa'd b. abi Waqqàs [f 55. a. H.] (pag. 94). (165;<br />

(114) Sa'd b. Sinàn a'-Kiudi. (166<br />

(115) Sa'd b. Màlik al-Uqaysiv al-Azdi.<br />

(116) Said b. Yazid al-Azdi. (167<br />

(117) Sufyàn b. Hàni b. Gubayr al-éaysàni. (168;<br />

(118) Sufyàn b. Wabb al-KhawIàni [f 91. a. H.].<br />

lll9) Salàmah b. Qaysar al-Hadrami. (169;<br />

(120) Silkàn b. Màlik. (170<br />

(12)) Sàlim b. Nudzayr. (171<br />

(122) Salamah b. al-Akwa' ('Amr) al-Aslami (t nel (172<br />

77. a. H.]. Il78<br />

(123) Sandar abS 'Abdallah. (174<br />

(124) Sahl b. Sa'd al-Ansàri [f 88. a. H.] (pag. 95). il75<br />

(125) Sabl b. abi Sahl. (176<br />

(126) Sayf b. Màlik al-Ru'aj-ni. (177<br />

(127) Sith b. Sa'd al-Balawi. (178<br />

(128) Sakhdur b. Màlik — cfr. Sakbdur (n. 111). (179<br />

(129;i Surabbil b. Hasanah [f 18. a. H.]. (180<br />

(130) Siirayh b. Abrahab. « ,L81<br />

(131) Surayh al-Yàfi'i. (182;<br />

(132) Sarik.'b. abI-1-A'qal alTugibi. (183<br />

(133i Sarik b. Sumayy al-Gbutayfi. (184'<br />

(134) Safa b. Qàni' al-Asbahi [f 105. a. H.]. (185;<br />

,135) Sibàb. " " (186<br />

(136) Sàlih al-Qibti. (187;<br />

(137) Sakhkbàr b. Sakhr al-'Abdi. (188<br />

(138) Silah b. al-Hàrith al-Ghiffiri. (189<br />

(139) Damrah b. al-Husayn al-Balawi. (190;<br />

(140) 'Àmir b. al-Hàrith (pag. 96). (191<br />

(141) 'Àmir b. 'Abdallah b. éuhayrah al-Khawlàni. ;192<br />

(142) 'Àmir b. 'Amr al-Tugibi. (193<br />

(143) 'A-idz b. 'Iha'labah al-Balawi [f 53. a. H.].<br />

(144) 'Ubàdah b. al-Sàmit. (194<br />

(145) 'Abdallah b. Unays al-Guhani [t 54. a. H.]. (195<br />

(146y 'Abdallah b. Burayr b. Rabi'ah. (196<br />

(147) 'Abdallah b. al-Hàrith b. Hazm al-Madzhigi (197<br />

[t 86. a. H.]. (198<br />

(148) Abdallah b. Hudzàfah al-Sahmi [f 36. a. H.]. (199<br />

(149) 'Abdallah b. Hawàlah al-Azdi [t d. 58. a. H.]. i200<br />

(15fJ) 'Abdallah b. a!-Zubayr b. al-'Awwàm [f nel (201<br />

73. a. H.]. (202<br />

(151) 'Abdallah b. Sa'd b. abi Sarh [t<br />

21. a. H. § 216.<br />

36. a. H.] (203<br />

(pag. 97). (204;<br />

(152) 'Abdallah b. Sa'd. (205<br />

(153) 'Abdallah b. Sandar. (206<br />

'Abdallah b. Safa al Ru'ayni.<br />

'Abdallah b. Sammar (o Samràn) al-Khawlàni.<br />

'Abdallah b. 'Abbàs b. Abd al-Muttalib<br />

[t 68. a. H.].<br />

'Abdallah b. 'Udays al-Balawi.<br />

'Abdallah b. 'Umar b. al-Khattàb [f 73. a. H.].<br />

'Abdallah b. 'Amr b. al-'As" [f 65. a. H.]<br />

(pag. 98).<br />

'Abdallah b. 'Anamah al-Muzani.<br />

'Abdallah al-Ghifari.<br />

'Abdallah b. Qays al-'Utaqi [t 49. a. H.].<br />

'Abdallah b. Màlik al-Ghàfiqi.<br />

'Abdallah b. al-Mustawrid al-Asadì.<br />

'Abdallah b. Hisàm b. Zuhrah al-Taymi.<br />

'Abd al-rahniàn b. abi Bakr al-Siddiq [f nel<br />

53. a. H.'].<br />

'Abd al-rahmàn b. Surahbil b. Hasanah.<br />

'Abd al-rahmàn b. al-'Abbàs b. 'Abd al-Mut.<br />

talib.<br />

'Abd al-rahmàn b. 'Udaj's al-Balawi [f 36. a H.]<br />

'Abd al-rahmàn b. 'Usaylah al Sàlihi.<br />

'Abd al-rahmàn b. limar b. Khattàb.<br />

'Abd al-rahmàn b. Ghanm al-As'ari [f 78. a. H.].<br />

'Abd al-rahmàn b. Mu'àwiyah (pag. 99i.<br />

'Abd Rudà al-Khawlàni.<br />

'Abd al-'aziz b. Sakhbarah al-Ghàfiqi.<br />

'Ubayd b. Qusayr.<br />

'Ubayd b. Ma'mar al-Ma'àfiri.<br />

'Anbasah b. 'Arar al-Ru'ayni.<br />

'Ubayd b. al-Nudar (sic) al-Sulami [f 84. a. H.].<br />

'Utjimàn b. 'Affàn.<br />

TJthmàn b. Qays b. abi-l-'Às al-Sahmi.<br />

'Ugra b. Mani' al-Saksaki.<br />

'Adi b. 'Amirnh alKindi [f 40. a. H.].<br />

al-Ghurs [sic, leggi : 'Ursì b. 'Amirah a!-Kindi.<br />

'Urwah al-Fuqaymi.<br />

'Asgada b. Mani' al-Saksaki.<br />

TJqbah b. Bagrah al-Kindi.<br />

'Uqbah b. Hàrith b. 'Amir.<br />

TFqbah b. Hàritji al-Fihri [f 58. a. H.].<br />

'Uqbah b. Karim al-Ansàri (pag. 100).<br />

TTqbah b. Nàfi' al-Fihri [f 62. a. H.].<br />

'Ikrimah b. 'Ubaj-d al-Khawlàni.<br />

al-'Alà b. abi 'Abd al-rahmàn al-Fihri [t nel<br />

63. a. H.].<br />

'Ulaysah b. 'Adi al-Balawi.<br />

'.\lqamah b. Gunàdah al-Azdi [f 59. a. H.].<br />

'Alqamah b. Ramithah al-Balawi.<br />

'Alqamah b. Sumayy al-Khawlàni.<br />

'Alqamah b. Yazid al-Muràdi.<br />

'Ammàr b. Yàsir al-'Absi [f 37. a. H.].<br />

'Uraàrah b. Sabib al-Sabài.<br />

'Umar b. al-Khattàb [t 23. a. H.] (pag. 101).<br />

'Amr b. Màlik al-Ansàri.<br />

'Amr b. al-Hamiq al-Khuzà'i [f 63. a. H.|.<br />

Amr b. Sa'id b. al-'Às [f 69. a. H.].<br />

'Amr b. Safw al-Yàfi'i.<br />

'Amr b. al-'Às b. Wà-il [f 43. a. H.].<br />

601. 76<br />

21. a. H.<br />

[EGITTO. - Compagni<br />

del Profe-<br />

ta presenti alla<br />

conq u ista del-<br />

l' Egitto.]


21. a. H.<br />

[EGITTO. - Compagni<br />

del Profe-<br />

ta presenti alla<br />

conq u ista del-<br />

l' Egitto.]<br />

s -.'li; 21. a. H.<br />

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'24^!<br />

1-249,<br />

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(•2.56<br />

(257<br />

(•258;<br />

(•259<br />

(260<br />

(•261<br />

(262<br />

Amr l>. Miunili al-liiilmui |t 86. a. H.]. ('263<br />

'Auiv al-Gimii. (264;<br />

T'uiayr h. Walili ;il-(iiiliaiii. ('265<br />

'AnlKisah 1). '.Vili nl-Ralawi. r266<br />

'ITuays b. Tlja'lalmìi al-Balawi. ('267<br />

XwCh. Mi'ilik al-ASga'i 7;t.<br />

li"<br />

Awf 1). NaRwnh (pag. lt)2).<br />

a. ll.|. (2G8<br />

(269<br />

Ivilil 1). Sa'i.l al-Az(li. (270<br />

(rharat'ah b. al-Huritli al-Kindi.<br />

(Hiaiii b. Qutayli. (271<br />

Fadàlah b. •Ubaydallah al Ansavi [t 53. a. H.]. (272<br />

Fatjalali al-Laytlii. (273,<br />

Qatiulah b. Qays al-Sadafi. (274<br />

Qiulàmali li. Màlik. (275<br />

Qays b. Tliavvr al-Kimli. ('276<br />

Qays h. Sa'd b. 'Ubadah al-Ansàri [f .59. a. H.). ("277<br />

Qays b. abi-l-'Às al-Sahmi (pag. 103). (278<br />

Qays b. 'Ali al-Sahmi. ('279;<br />

Qaysabah b. Kulthrmi. (280<br />

Katliir'^b. abi Katliir al-Azdi. ('281<br />

Kiiiayb b. Abiahah b. :il-Sabbàli al-Asbalii ('282<br />

[-^ 77. a. H.|. '<br />

'<br />

' ('28B<br />

Ka'b b. 'Asini al-As'ari. (284)<br />

Ka'b b. 'Adi al-Tanfikhi. ('285<br />

Ka'b b. Yasjir b. Dinnah al-'Absi. ('280<br />

Labdah b. Ka'b (pag. 104). ('287<br />

Labid b. 'Uqbah al-Tugibi. (-288<br />

Lusaj-b lì. Giithaym. (•289<br />

Laqit b. 'Adi al-Lakhmi. (290<br />

Li.srah (?) b. Luhayj' al-Rn'ayiii. ("291<br />

Màbur al-Khftsi. ('292<br />

Màlik b. Zàhir. (293<br />

Màlik b.<br />

Màlik h.<br />

Màlik<br />

Màlik<br />

Màlik<br />

Màlik<br />

abi -Silsilali al-A^di.<br />

'Abdallah al-Ma'àfiri. (294<br />

'Atàliij'ali al-Kindi.<br />

Qudàiuali. ('295<br />

Hubayrah al-Kindi [f 65. a. H.]. i'296<br />

Harim al-Tugibi. ('297<br />

Mabvah b. Sihàb al-Yàfi'i. (298;<br />

Muhammad b. lyàs b. al-Bnkayr. (299<br />

Muh. b. Basir al-Ansari. (800)<br />

Mub. b. abì Bakr al-Siddiq [f 38. a. H.]. (301<br />

Muli. b. Gabir b. Ghuràb. (302<br />

Muh. b. abi Habib al-Misri (pag. 105). (303<br />

Muh. b. abi Hudzayfah b. 'Utbah [f 36. a. H.].<br />

Muh. b. 'Ulayj'ah al-Qurasi. (304<br />

Muli. b. 'Amr b.'al-'Às al-Sahmi. (305<br />

Muh. b. Maslamah b. Khàlid al-Ansàri [f nel (306<br />

4-3. a. H.].<br />

Mahmud b. Rabi'ah al-Ausàri. (307<br />

Mahmiyah b. Gaz- al-Zubaydi. (308<br />

Marwàn b. al-IIakam b. abi al-'As [f 65. a. H.]. (309<br />

al-Mustawrid b. Salàmah al-Fihri [f 45. a. H.]. (310<br />

al-Mustawrid b. Saddad al-Fihri. (311<br />

Masruh h. Saudar al-Khasi. (312<br />

Mas'iid b.,a]-Aswad al-Balawi. (313<br />

Mas'iìd b. Aws al-Ansàri (pag. 106). (314<br />

Maslamah b. Mukhallad [f 62. a. H.l. (315<br />

602.<br />

al-Mìswar b. Makhramah al-Znhri [t 64. a. H.]<br />

al-Musayyab b. Hazn al-Makhzumi.<br />

Mut'im b. 'Ubayd al-Balawi.<br />

al-Muttalib b. abì Wadà'ah.<br />

Mu'àdz b. Anas al-(!uhani.<br />

Mu'àwiyah b. Kluidayg al-Sakiìui [t 52. a. H.|.<br />

Mu'àwiyali b. abì Sufyàn (f 60. a. H.].<br />

Ma'bad b. al-'Abbàs b. 'Abd al-Muttalib [f nel<br />

35. a. H.].<br />

Ma'n b. Harmalah al-Miidligi [f 40. a. H.|.<br />

Mu'ayqib b. abi Fàtiniali al-Dawsi.<br />

al-Mughirah b. Su'bah (t 50. a. H.] (pag. 107).<br />

al-Miqdàd b. al-Aswad |t 31. a. H.l.<br />

al-Mundzir (O al-Munaydzii| al-.'^slami.<br />

Muhàgir (abCi Hmjzayt'ah i.<br />

Nàsirah b. Sumayy al-Yazaiii.<br />

Nubayh Vi. Sawàb al-Mahri.<br />

al-Nu'màn b. al-Hurr al-Qàtiti (pag. 108).<br />

Nu'aym b, Khabljàb al-'Àmiri.<br />

Hàni b. Guz- al-Muràdi.<br />

Hubayb b. Mughattal.<br />

Hawdzah b. 'Urfutah al-Himyari.<br />

Wàfid h. al-Hàrith al-Ansàri.<br />

Wahb b. Mughaffal al-Ghitari.<br />

Làhib b. Màlik al-Balawi.<br />

Yazid b. Unays al-Fihri.<br />

Yazidjb. 'Abdallah b. al-Garràh.<br />

Yazid b. abi Ziyàd al -Aslami.<br />

Ya'qub al-Qibti.<br />

abiì-l Aswad Marthad b. Gàbir al-'Abdi.<br />

abù-1-A'war al-SuIami 'Amr b. Sufyàn.<br />

abfi 'Dmàmah al-Bàhili Sudayy b. 'Aglàn<br />

[t<br />

82. a. H].<br />

abfi Ayyub al-Ansàri Khàlid b. Zayd [f nel<br />

'<br />

52. a. H.].<br />

abù Burdah al-Ansàri (pag. 109).<br />

alili Basrah al-Ghifari Humayl ti. Basrah.<br />

abu Ndr al-Fahmi.<br />

abii Gabr.<br />

abu Gam'ah al-Ansàri Habib b. Sibà'.<br />

abii Gundub al-'Utaqi.<br />

abù Hammàd al-Ansàri.<br />

abu Khiràs alSularai.<br />

aliu-1-Dardà 'Uwaymir b. 'Àinir al-Ansàri<br />

[t 32. a. H.].<br />

ab a Dui-rah.<br />

abfi Dzarr al-Ghifari [f 32. a. H.].<br />

abu Dzi-b alHudzali Khi'waylid b. Khàlid<br />

[t 35. a. H.] (pag. 110).<br />

abu Ràe' al Qibti [t 35. a. H.).<br />

abu Ramithah al-Balawi.<br />

abn-l-Ranidà al-Balawi.<br />

abu Ruhm al-Samà'i.<br />

abù Rayhàuah al-Azdi.<br />

abii-1-Za'urà<br />

{'? Za'rà').<br />

abii Zam'ah al-Balawi<br />

abù-1-Zahrà al-Balawi.<br />

abù Zayd al-Ciliàfigi.<br />

Ubayd b. Arqam.


21. a. H. ss -in;. 217.<br />

(316) abiì Su'àii. 335) abiì Mulaykah al-Balawi. 21. a. H.<br />

(317) abù Sa'id al-Khayr al-Anmaii. !836) abu Mansur al-Fàrisi (pag. 112). EGITTO. - Com-<br />

(318) abu Sa'ìd al-Iskandari (pag. 111. (337) abu Musa al-Ghàfiqi Màlik 1). 'Ubàdah ff nel pagni del Profe-<br />

(319) abu-l-.Samus al-Balawi. 58. a. H.]. ta presenti alla<br />

(320) abu Sirmah al-Ansàri. (338) abu Hurayrah al-Dawsi. conquista del-<br />

(821) abu Ijubays al-Baiawi. (339) abu Hind al-Dàri. I' Egitto.]<br />

(322) abu Abd al-rahmàn al


§§ -iiT, ila 21. a. H.<br />

21. a. H. costituziono (Iella grande maggioranza degli Arabi che seguirono 'Amr in<br />

pagni del Profe- l^gìtto. Noi vediamo cioè che i più venivano o dal Yaman, o dallo tribù<br />

ta presenti alla (IpH'ostremo settentrione d'Arabia (Bali, Qudà'ah, Grudzam, ecc.), ossia da<br />

r Egitto'r<br />

^ ^ tribù che riconobbero l' Isiàm solo dopo la morte di Maometto. A questo<br />

proposito è degnissimo di nota che i Bali erano imparentati per via di<br />

donne con 'Ann- b. al-'As (ct'r. 8. a. H., § 30), cui tale parentela era stata<br />

già utile nel passato per compiere una spedizione ordinata da Maometto.<br />

Le forze di 'Amr erano dunque composte di avventurieri del Yaman,<br />

di suoi remoti consanguinei tra i Bali, e di altri elementi assai etero-<br />

genei (persino Gi'eci o Siri non Arabi e Persiani, cfr. poc'anzi § 210), vale<br />

a dire da gruppi etnici che ninna dipendenza diretta riconoscevano dal Ca-<br />

liffo in Madinah, ma erano liberi abitanti d'Arabia, aspiranti a soli godi-<br />

menti materiali e ricchezze, la maggior parte Musulmani solo di nome, ed<br />

una parte forse nemmeno di nome.<br />

In alcune precedenti tradizioni abbiamo trovato menzione di un fatto,<br />

che cioè i 3500 uomini con cui partì 'Amr da Qaysàrij^yah per la con-<br />

quista dell'Egitto, erano quasi tutti della tribù di 'Akk provenienti dal<br />

Yaman. L'elenco non conforta affatto tale asserzione, e non conserva il nome<br />

di un solo membro della tribù di 'Akk, dando invece molti nomi di Arabi<br />

Himyariti, che sebbene pur essi del Yaman, non hanno, secondo i genea-<br />

loghi, verun legame di sangue con gii 'Akk. È singolare altresì che la<br />

j)redominanza di elementi Akk non risulta nemmeno dalla descrizione<br />

topografica di al-Fustàt. La notizia perciò riguardante gli 'Akk va molto<br />

modificata, nel senso che una parte, e forse molto esigua, delle schiere di<br />

'Amr erano composte di essi.<br />

V'è però da aggiungere che questo elenco ha le sue limitazioni, in<br />

quanto esso è sicuramente messo insieme a posteriori dai discendenti dei<br />

primi invasori, e da quelli che j)er arrogarsi un prezioso titolo di eccel-<br />

lenza islamica pretesero discendere dai seguaci di 'Amr nella gloriosa<br />

campagna di conquista.<br />

EGITTO. — Disposizioni generali per la dimora in Egitto delle tribù<br />

immigrate.<br />

§ 218. — ('Uthmàn b. Sàlih, da ibn Lahi'ah, da Yazid b. abi Habib,<br />

e da ibn Hubayrah). Quando gli Arabi divennero permanentemente pa-<br />

di-oni dell'Egitto, 'Amr b. al-'As prese le 'disposizioni per la custodia del<br />

paese e fissò la guarnigione (ribàt) che doveva proteggere Alessandria.<br />

Un quarto delle sue forze fu stabilito in Alessandria; l'altro quarto lungo<br />

la costa, al-Sawàhil, e la rimanente metà rimase con 'Amr. La guar-<br />

(Ì04.


21. a. H. §§ 218-222.<br />

nigione di Alessandria stanziava però in questa città soltanto durante 21. a. h.<br />

i<br />

... , . ... „,. ^ . ,<br />

• • • •<br />

X T [EGITTO. - Dispoli.<br />

1 sei mesi estivi, e (si ritirava nell interno) durante gii altri sei mesi m- sizioni generali<br />

vernali (*). Ogni comandante ('arlf) aveva in Alessandria una casa forti- per la dimora in<br />

ficata (qasr), nella quale stanziava con i suoi immediati dipendenti, ed immigrateci<br />

ognuno di essi si prese un feudo (akhà'idz) ('Abd al-hakam, 180).<br />

XoTA 1. — La ragione è evidente : nell' inverno i venti forti e le tempeste erano la migliore<br />

difesa della città contro sorprese da parte di mare. Nell'estate invece durante la lunga bonaccia era<br />

facile per una flotta di piombare sulla città. E così avvenne nel 25. H.<br />

§ 219. — (Abdallah b. Sàlih, da 'Abd al-rahmàn b. Surayh. da<br />

abù Qabìl). Quando ritornavano dalle spedizioni militari, le genti musulmane<br />

solevano radunarsi tutte in al-Fustàt (a svernare). Quando poi so-<br />

praggiungeva la primavera (liadara maràfiq al-rìf), 'Amr b. al-'A.s<br />

arringala i fedeli nella moschea e, dando loro l'annunzio ufiSciale della nuova<br />

stagione, ordinava di andarsene (e di rimanere) con gli animali al pascolo,<br />

« tinche s'inagrisce il latte, e s'impone il ritorno e si moltiplicano le mosche:<br />

« allora tornate al vostro campo (fustàtukum); ma non voglio sapere di<br />

* alcuno fi-a voi che abbia ingrassato sé stesso e abbia lasciato smagrire il<br />

«suo cavallo!» (Abd al-hakam, 196).<br />

§ 220. — (Ahmad b. Amr, da ibn Wahb, da ibn Lahiah, da Yazid<br />

b. abi Habìb). 'Amr b. al-'As .soleva dire alla sua gente, quando ritornava<br />

dalle spedizioni militari: «È tornata la primavera (hadara al-rabi'):<br />

« chi fra voi vuole andarsene con il suo cavallo al suo accampamento di<br />

«primavera (rab'uhu), lo faccia; ma non voglio sapere di alcun uomo<br />

« che ha ingrassato sé stesso ed ha lasciato smagrire il suo cavallo. Quando<br />

« però il latte comincia ad inagrirsi, e si moltiplicano le mosche, allora<br />

«ritornate, e rivenite al vostro campo principale (qayrawàn, o cara-<br />

« vana) » ('Abd al-hakam, 196).<br />

Cfr. S u y u t i H<br />

u s 11 , I, 72.<br />

§ 221. — Una tradizione di Maslamah b. 'Abd al-malik (da al-Layth<br />

b. Sa'd) conferma le notizie precedenti, con la diffei'enza che 'Amr b. al-'As<br />

dice alla gente: «Andatevene ai vostri pascoli lungo il fiume (aryàf)»,<br />

e ordina loro di ritornare al loro campo (fu s t a t u k u m) « quando ven-<br />

« gono le mosche (idza gà'anà al-dzubàb)» ('Abd al-hakam, 196).<br />

§ 222. — Presso ibn 'Abd al-hakam abbiamo anche un'altra lunga tradi-<br />

zione di Sa'id b. Maysarah (da Ishàq b. al-Gruràt, da ibn Lahì'ah, da al-<br />

Asvvad b. Màlik al-Himyari, da Bahìr b. Màlik al-Himyari, da Bahir 1).<br />

Dàkhh-(?) al-Ma'àfiiij, nella quale si narra con molti particolari una riu-<br />

nione del venerdì nella moschea di al-Fustàt, alla fine dell'inverno, pochi<br />

giorni dopo il Hamim al-Nasàrà (? il hamlm o periodo più caldo dei Cri-<br />

l;o.^.


§? '^22. "J".*:!.<br />

i^ 1 • 3,. M.<br />

21. a. H. stiani?), quando 'Anir ontra nel tempio preceduto da soldati della guardia<br />

sizioni generali («urtah) che con verghe in mano fanno largo nella folla. Quindi seguono<br />

per la dimora in biani della predica di 'Amr, in cui si fanno molte racconiandazioui morali,<br />

Egitto delle tribù , ,. i t -• • i<br />

immigrate.)<br />

• 'a -, i<br />

^^'^ 1^ altro anche di avere una tamigluì numerosa: poi Ann invita la<br />

gente a recarsi al loio rif, aiunumendola però di trattare con tutti i riguardi<br />

i Copti, conformemente alle istruzioni lasciate dal Profeta ('Abd<br />

al-hakani. 197-198).<br />

Per confermare questa tradizione ibn 'Abd al-hakam ne adduce un'altra,<br />

che si pretende risalga ad 'Umar b. al-Khattàb, e nella quale si mettono<br />

in bocca al Profeta le stesse raccomandazioni per la custodia e la cura<br />

dei cavalli, e lo stesso ordine di trattare bene i<br />

Copti, attribuito altiove<br />

ad 'Amr, con l'aggiunta che i Copti sono dichiarati parenti dei Musulmani<br />

per via di donne, e gente sotto la dz i m m a h o protezione dei Musulmani<br />

(Abd al-hakam, 198).<br />

In questa ed in altra tradizione quasi eguale il Profeta predice la<br />

conquista dell'Egitto, e dichiara che la guarnigione di essa è la migliore<br />

delle guarnigioni della terra (khayr agnàd al-ard) ('Abd al-haka m.<br />

168-169).<br />

§ 223. — (ibn Abd al-hakam, senza isnàd). Quando veniva la primavera<br />

(waqt al-rabi' wa-l-laban. la stagione delle pioggie e del<br />

latte), Amr b. al-'As mandava le tribù ai pascoli primaverili, lasciando<br />

loro libertà di andare dove volevano. La maggior jjarte di essi (' u z m ahum,<br />

maggiorenti?) si recava a Manùf, a Dzù Sandabas (?), ad Ahnàs,<br />

ed a Tahà ; gli ahi al-ràyah si disperdevano un po' da per tutto, se-<br />

condo il seguente elenco :<br />

(1) Le famiglie di Amr b. al-'As, e di 'Abdallah b. Sa'd solevano<br />

recarsi a Manùf e Wasim.<br />

(2) Gli al-Hudzayl, a Banà e Bùsìr.<br />

(3) Gli 'Adwàn, a Bù.sii- e Qurà 'Akk (?).<br />

(4) I Bali, a Manf e Taràbiyah (?).<br />

(5) I Fahm, a Artib (?), 'Ayn Sams e Manùf.<br />

(6) I Mahrah, a Tana e Tami (?).<br />

(7) Gli al-Sadaf, nell'al-Fayyùm.<br />

(8) I Tugib, in Tami (?), e Bastah (?) e Wasìs.<br />

(9) I Lakhm, nell'al-Fayyùm, a Taràbiyah (?) e Qarnit (?).<br />

(10) I Ó^udzàm, in Taràbiyah (?) e Qarnit (?).<br />

(11) I Hadramawt in Tana, Ayn Sams e Atrib (?).<br />

(12) I Muràd, in Manf e al-Fayyùm, e con loro erano anche gli<br />

'Abs b. Zùf (?).<br />

60«.


21. a. H. |§ 223, 324.<br />

(13) I Him^-ar, in Bu.sìr e i Qurà Ahiiàs. 21. a. H.<br />

(14) I Khawlàn, nei Quia Ahnàs, e in al-Bahnasà. sizioni generaci<br />

(15) Gli al-Qays e gli ÀI Wa'lali, a Saft di Bùsir. per la dimora in<br />

(16) Gli Al Abrahah, in Manf. " ' " SITi^fat/'''<br />

(17) Gli Asiani ed i Ghifar, insieme con i Wàùl, i Gudzàm ed i<br />

Sa'd, in Bastah (?) e Qarnit ,(?) e Tarabiyah (?).<br />

(18) Gli Al Yasàr b. Dannah, in Atrìb (?).<br />

(là) I Ma àfir, in Atrib (?), Sakhà, e Manuf.<br />

(20) Una parte dei Tugib e dei Mm-àd, in al-Bàqur.<br />

Alcune tribù si scambiavano i luoghi di pascolo, ma per la maggior<br />

parte si attenevano alla distribuzione del precedente elenco.<br />

Atrìb {?): ed<br />

(21) I Ghifar ed i Layth andavano anche a passar la primavera in<br />

(22) i Mudlig, in Khabatà (? Khartabà, u Kharbatà, nel ms. man-<br />

cano i punti diacritici), dove si stabilirono insieme con alcuni Himyar ed<br />

altri che li seguirono.<br />

(23) I Hubays (?) ed alcuni Lakhm e Gudzàm si stabilh'ouo in<br />

Aknàf Sàr (?), in Iblìl e in Tarabiyah (?).<br />

(24) I Qays non si fissarono anticamente nell'al-Hawf al-Sarqi, ma<br />

liensì vi furono mandati più tardi dal (governatore) ibn al-Habhab, il quale<br />

ebbe ordine dal Califfo Hisàm b. Abd al-malik di mandarvi o 3000, o<br />

5000 uomini, che il governatore scelse tra i QaAS, e mandò nell'al-Hawf<br />

al-Sarqi ('Abd al-hakam, 199-200).<br />

La maggior parte di questi nomi è senza punti diacritici, e perciò<br />

difficilissimi a deciffare. È chiaro che il copista -stesso non riconosceva<br />

più i nomi.<br />

§ 224. — (ibn Abd al-hakam, senza isn a d). I cavalli dell'Egitto di-<br />

scendono (usui khayl Misr) da un cavallo ('), Asqar Sadaf, che apparte-<br />

neva ad abii Na'àmah Malik al-Sadafi. Da questo cavallo prese nome la<br />

Khùkhah al-Asqar in al-Fustàt, perchè quando mori il cavallo, il suo pa-<br />

drone non volle gettar via il cadavere, come si faceva per le altre bestie,<br />

ma scavò una tossa e lo sepelli in essa nel luogo dove poi fu la Khùkhah<br />

al-Asqar (Abd al-hakam, 201) (').<br />

Nota 1. — ibn Abd al-hakam cita anche una tradizione di 'Abdallah b. 'Abd al-hakam, con-<br />

tenente un episodio della guerra di conquista fcfr. § 1011 in cui abiì Naamah montato su al-Asqar riusci<br />

s raggiungere nella corsa un greco l'ilgi, «he nessun altro cavallo dei Musulmani era stato capace di<br />

uccidere perchè montato sopra un destriero velocissimo: in questa corsa al-Asqar stesso afferrò con i<br />

denti il cavallo greco e lo uccise. Da al-Asqar discesero i seguenti famosi destrieri ffarasi:<br />

il) Daqq al-Rìs, di al-'Aw\vàm b. Habib al-Yahsubi (nel ms. Talisubii.<br />

(2| al-Hattàn [o Kliallàr], di Labid b. 'Uqbah al-Sawmi (V).<br />

(3ì al-Da'luq, di Himyar b. Wà-il al Sawmi.<br />

4) 'Aglà, di Akàb lÀbd al-hakam. 201-202..


^ J'JtS^T. ^l. 3,. il»<br />

21. a. H. In un'altra tradizione, senza isnad, ibn 'Abil al-liakam dà altri particolari su 'Aglà (il n. 4i,<br />

[EGITTO.- Dispo- famoso cavallo, e su al-Kliattàr (il n. 2). 'Abd al-'aziz b. Marwàn volle comperare quest'ultimo da Labid<br />

sizioni generali li. 'Uqbah, che però uou volle cederlo. — Qualche tempo dopo Labid fu ucciso nella guerra d'Africa,<br />

per la dimora In e Musa b. Nusayr incluse il destriero al-Kliattiìr tra i doni mandati ad 'Abd al-'aziz. Siccome però giunse<br />

Egitto delle tribù insieme con altri cavalli, nessuno sapeva dire quale di essi fosse al-Kliattàr: fu chiamata la figlia di<br />

lmmigrate.1 Labid, atìinchè riconoscesse il cavallo, ma essa, desiderosa che nessun altro dopo suo padre montasse<br />

(|uel destriero, indicò quale fosse, m* allo stesso tempo con un'astuzia gli tagliò le orecchie e strappò<br />

i crini della coda. — Nondimeno 'Abd al-'aziz ritenne il cavallo a causa della sua velocità. Da al-Kliattàr<br />

discese (5/ al-Dzà-id, e da Dzà-id [ii) al-Farqad, dal quale venne la razza equina al-Farqadiyyah. Anche i<br />

Lakhni avevano un cavallo famoso detto \Tl Ablaq Lakhm ('Abd al-liakani, 202).<br />

EGITTO. — Sistemazione fiscale della provincia.<br />

§ 225. — Sul contenuto delle seguenti tradizioni r sul valore intrin-<br />

seco delle medesime non mette il conto di soffermarsi ora, perchè sotto<br />

l'anno 23. H. esamineremo più attentamente tutto intero il problema<br />

tìscale che avvolge e rende di difficile intelligenza l'attività ordinatrice<br />

del Califfo 'limar. Allora, con l'ausilio di tutte le altre fonti, cercheremo<br />

di poiTe in chiaro le grandi linee dei nuovi ordinamenti amministrativi<br />

inaugurati dall'impero arabo-islamico, ed allora soltanto potremo stabilire<br />

il valore storico dei particolari dati qui in appresso con la solita orientale<br />

abbondanza e ripetizione,<br />

§ 226. — ('Uthmàn b. Sàlih, da ibn Lahi'ah, da Yazid b. ahi Habib).<br />

Amr b. al-'As soleva mandare ad Umar l'importo della gizj^ah dopo<br />

averne detratto quello di cui aveva bisogno (per la guarnigione e l'amministrazione<br />

dell'Egitto). La spesa che gravava l'Egitto (faridah Misr)<br />

per. lo scavo dei canali (khulug),' per mantenere i ponti vecchi (gu sur),<br />

costruire i ponti nuovi (qanàtir) e riparare gli argini (qat' gazà'i-<br />

rihà) ammontava a 120,000 (dìnàr), ed oltre a ciò v'era (la conserva-<br />

zione dei) termini (al-tawr) e le misure di terreno (al-misàha), con (la<br />

manutenzione) degli istrumenti (al-adàh) che a ciò servivano: lavori che<br />

dovevano compiersi senza interruzione d'inverno e d'estate (Abd alhakam,<br />

209-210).<br />

Cfr. Suyùti Husn, I, 68; Maqrìzi Khitat, I, pag. 76, lin. 32-35.<br />

§ 227. — ("Abd al-malik b. Masìamah, da al-Qàsim b. 'Abdallah, da<br />

'Abdallah b. Dinar, da 'Abdallah b. 'Umar). Il Califfo 'Umar scrisse (ai luogotenenti)<br />

che appendessero al collo della gente protetta (ahi al-dzimmah)<br />

un sigillo di piombo (come prova d'aver pagato la tassa); che questi<br />

(dovessero vestirsi in maniera) da mostrare le loro cinture (manàtiq),<br />

tenessei'o divisi i ciuffi dei capelli sulla fronte (nawàsi), cavalcassero<br />

usando soltanto dei basti (ukuf, e non sella come i Musulmani) e in modo<br />

visibile ('ard'"). La gizyah doveva essere pagata soltanto dagli uomini,<br />

sul pube dei quali era passato il rasoio, e non dalle donne, né dai bam-<br />

608.


21. a. H. §§ 227-2-29.<br />

bini: né doveva essere permesso che gii ahi al-dzimmah vestissero 21. a H.<br />

come i Musulmani (Abd al-hakam. 210 1. „o,„„'» «J-f ^<br />

inazione fiscale<br />

Cft-. Maqrizi Khitat, I, pag. 76, lin. B5-B7. delia provincia.]<br />

Sulle disposizioni riguardanti i non Musuliuaui cti-. 17. a. H.. §§ 174-<br />

175: sono notizie ed oi-dinanze che si riferiscono a tempi molto posteriori,<br />

quando la conversione di centinaia di migliaia di vinti creò confusione<br />

tra Musulmani e non Musulmani che non erano Arabi. Vivente il Ca-<br />

liffo 'Umar. tranne rare eccezioni, gii Arabi erano i soli Musulmani, e<br />

tra loro ed i sudditi non Arabi e non Musulmani, tale era la differenza<br />

nella foggia del vestire, che ninna ordinanza eia necessaria per distinguere<br />

i padroni dai servi, i vincitori dai vinti.<br />

§ 228. — (Su'ayb b. al-Layth. da Ubayy, da Muli. b. Abd al-rahmàn<br />

b. Anag, da Nàfi', e da 'Abdallah b. 'Umar, da Nàti', da Aslam, mawla<br />

di Umar). Il Califfo Umar mandò le seguenti istruzioni ai suoi luogote-<br />

nenti (<br />

u<br />

m a r a • a 1 - a g n à d) : la g i z y a h doveva imporsi soltanto a quelli<br />

sul pube dei quali era passato il rasoio, ed in ragione di 40 dirham per<br />

Tabi al-wariq (— i possessori di capitale in danaro argenteo), di 4 dinar<br />

per Talli al-dzahab (possessori di capitale in danaro aureo): questi me-<br />

desimi dovevano fornire anche le vettovaglie (arzàq) per le milizie musul-<br />

mane, ossia grano hintah. òlio, in ragione di due mudddi grano e di tre<br />

aqsàt (pi. di qistj di olio ogni mese: tale era la legge per gli abitanti<br />

della Siria e della Grazìrah. Inoltre una certa quantità di grasso (\va]dakj e<br />

di miele [« non so quanto », dice Aslam]. e stoffa (bazz) per fare i man-<br />

telli (kiswah). che il Califfo 'Umar distribuiva ai soldati. Poi dovevano<br />

ospitare pei- tre giorni i Musulmani che si fermavano nei loro paesi.<br />

La gente dell' Iraq doveva invece consegnare quindici sa' (misura<br />

di cereali) ad ogni musulmano, e una certa quantità [« non so quanto »]<br />

di grasso. Dalla gizyah erano esenti le donne e i bambini: quando uno<br />

aveva pagato la gizyah. gii si a]ipondeva al collo un sigillo ('Abd alhakam,<br />

210-211).<br />

Cfr. Maqrizi Khitat. I, pag. 70, liii. '61-77. liu. 5.<br />

§ 229. — (a) (al-Layth b. Sa'd, da 'Abdallah b. Grafar, da uuu dei<br />

vecchi che nella gioventù prese parte alla conquista dell'Egitto). A pro-<br />

vare che l'Egitto si arrese per trattato esistono tre scritti (kitàb, ossia<br />

trattati scritti): uno conservato da Talmà. signore di Ahna. l'altro in<br />

mano di Qarmàn, signore di Rasìd, ed il terzo presso Yuhannas, signore<br />

di al-Barallus (cfi-. 20. a. H., § 190). I patti erano che gii uomini do-<br />

vevan pagare due dinar a capo come gizyah e provvedere i viveri (ar-<br />

zàq) dei Musulmani. V'erano inoltre sei (ma se ne menzionano soltanto<br />

61(9. 77


§§ 229-232. 21. a. H.<br />

21. a. H. cinque) condizioni principali (a favore dei vinti): non cacciare gli abitanti<br />

'^,,i„„'o ie'A'fl dalle loro terre, non rapir loro le donne, né i tesori, né le terre, e non<br />

della provincia.] aumentare i gravami fiscali.<br />

(6) Secondo "Uqbah b. 'Amir. le sei condizioni erano: non rapir loro<br />

nulla delle terre, non aumentare i gravami fiscali, non opprimerli oltre i<br />

loro mezzi, non rapir loro i figli, e difenderli dai nemici.<br />

(e) Secondo Yahya b. Maymùn al-Hadrami, la condizione della resa<br />

era che ogni maschio pubere pagas.se due dìnàr all'anno, ma dalla tassa<br />

fossero esenti i fanciulli, le donne ed i vecchi: i maschi puberi ammontarono<br />

a 3,000,000 e furono contati ai tempi di 'Amr b. al-'As (Y àqùt<br />

III, 897-8!)8).<br />

§ 230. — ('Abd al-malik b. Maslamah. da Layth b. Sa'd). La waybah<br />

(misura di capacità) durante il califfato di Umar conteneva sei mudd<br />

("Abd al-hakam, 211).<br />

Cti'. Maqrizi Khitat, I, pag. 77, lin. 5.<br />

§ 231. — D'un' importanza del tutto eccezionale è la seguente tradi-<br />

zione antichissima, di difficile interpretazione, conservata, per nostra for-<br />

tuna, da ibn 'Abd al-hakam, e ripetuta più tardi con errori ed imperfezioni<br />

da al-Maqrìzi ed al-Su} ùti. Il valore di essa sta nel fatto che porta impronta<br />

sicura di autenticità e rivela il carattere apocrifo di tante altre notizie pre-<br />

cedenti sulle condizioni fiscali imposte ai Copti con la conquista.<br />

Due fatti principali spiccano per primaria inaportanza tra tutti gii altri:<br />

1" che gii Arabi lasciarono senza mutar nulla il sistema fiscale vi-<br />

gente sotto i Bizantini: vari indizi stanno a dimostrare che non aumen-<br />

tarono nemmeno la somma totale delle imposte;<br />

2° che la g i z y a h di due dinar per testa, su cui insistono le fonti<br />

arabe (cfr. 20. a. H., §§ 64 e segg.) é una fiaba inventata in tempi po-<br />

steriori, fiaba creata sicuramente dai teorici sistematici del diritto musul-<br />

mano, i quali o non poterono o non cercarono di comprendere le vere<br />

condizioni dell'Isiàm primitivo.<br />

Ma di questo parleremo a suo tempo: diamo ora la versione della<br />

tradizione.<br />

§ 232. — (Asad, da Sufyàn b. Uyaynah, da ibn Ishàq, da Hàrithah<br />

b. Mudarrib). Il Califfo 'Umar impose alla gente del Sawàd l'ospitalità di<br />

un giorno e una notte (ad ogni musulmano che passava): se però (il mu-<br />

sulmano) era trattenuto (più a lungo) dalla pioggia, allora doveva pagare<br />

le proprie spese.<br />

Quando 'Amr b. al-'As ebbe assicurato il dominio dell'Egitto, confermò<br />

sui Copti il sistema fiscale dei Greci (aqarra— 'ala gibàyah al-<br />

610.


21 . a.. H. § 232.<br />

Rum): questo sistema era giusto ed equamente fissato l'bi-1- 1 a *dil). Se 21. a. H.<br />

.,, . 11- / [EGITTO. - Siste-<br />

1<br />

mi villaggio era prospero, e la popolazione cresceva, crescevano anche le mazione fiscale<br />

tasse: se invece la popolazione diminuiva e il villaggio andava in rovina, '^^''^ provincia.]<br />

diminuivano anche le tasse. Si riunivano gli arrafù (? "urafà"?; o<br />

mazut, jj.aC(»"ìpoc, ossia capo di villaggio ) di ogni villaggio e gii a m ì r<br />

ed i capi del paese (ru-sà ahlihàj, e tacevano un'ispezione di quello che<br />

era in buono stato e di quello che era in rovina :<br />

se coneludevano che<br />

[in complesso] le quote (qisam, di una certa regione) dovevano essere<br />

aumentate, ritornavano con la [nuova] quota [da imporsi] ai paesi (kuwar)<br />

[da tassare]. Poi tenevano un congresso con i capi dei villaggi (r u • s a<br />

al-qura) [ed assegnavano a loro la nuova quota] e [questi ultimi d'ac-<br />

cordo con gl'ispettori] distribuivano equamente la quota tra i vari villaggi<br />

in ragione della facoltà di sostenere l'aggravio e in proporzione dell'esten-<br />

sione dei campi seminati. Così ogni villaggio riceveva la sua quota, ed<br />

[i capi dei villaggi] riunivano le loro quote ed il kharàg di ogni vil-<br />

laggio, e di quel tanto che v'era in ogni villaggio di terra coltivata. [Dal<br />

totale così composto] cominciavano ora a togliere dalla terra le supeiiicie<br />

(faddàdin) appartenenti alle loro chiese, ai loro bagni ed alle loro im-<br />

barcazioni: poi sottraevano le somme destinate alle spese di ospitalità ai<br />

Musulmani e alla dimora della persona investita del potere (a 1 - s u 1 1 a n =<br />

il governatore, espressione usata anche nei papiri). Quando avevano finito<br />

[questa parte del lavoro, i capi dei villaggi] facevano un'ispezione delle<br />

varie industrie e delle mercedi guadagnate dagli operai (al-ugaràj e<br />

distribuivano su questi la tassa in ragione di quanto potevan sopportare.<br />

Se nei villaggi vi erano anche i sbanditi (g a 1 i y a h = ossia coloni servi<br />

della gleba fuggiti dalle loro terre;, imponevano "anche a questi la tassa<br />

in ragione di quanto potevan sopportare, ma soltanto agli adulti ed agli<br />

ammogliati. Poi vedevano quanta parte rimaneva ancora del kharàg da<br />

riscuotere e lo distribuivano sul numero delle terre ('ala idad al-ard),<br />

quindi la distribuivano su quelli che volevano (nel testo yarid, forse da<br />

leggersi 3' a z ìd = aumentavano la superficie seminata) seminare in propor-<br />

zione dei loro mezzi. Se qualcuno non era in grado di pagare e si lagnava<br />

d'essere troppo debole e incapace di seminare la propria terra, ridistribui-<br />

vano il soverchio della sua quota proporzionalmente sugli altri. Se però<br />

v'era uno che voleva aumentare (il terreno coltivato), a lui si addebitava<br />

quello che gli altri non potevano pagare per il loro stato di miseria e de-<br />

bolezza. Se nascevan tuttavia contestazioni (per queste deficienze), allora<br />

le distribuivano secondo il numero delle persone. Le quote erano calcolate<br />

in qaràrit (pi. di qiràt), di cui ventiquattro formavano un dìnàr.<br />

Gii.


§§ 2S-2-235. 21. a. H.<br />

21. a. H. Questo era in conformità di una tiadiziouc scfouilo la i|uale il Profeta<br />

lEGITTO. - Siste- ,, , . r^ . ^ . - .<br />

mazione<br />

fiscale avrebbe detto: «Conquisterete un yioino un paese in cui \i.L!,e ilcjirat:<br />

della provincia.) «trattate bene la popolazione: questa dovrà pagare per ogni fad clan<br />

«mezzo ardab di grano (qamli) e due vvaybah di sa' ir (orzo), ma<br />

«suU'al-qurt {= ir/foliiun Alexandrinum) nulla v'è da pagare» ('Abd<br />

al-hakam, 211-212).<br />

Ctì-. Su 3^ ufi Husn, I, 68-69; Maqrizi Khitat. I. pag. 77. lin. ò-18;<br />

Becker, Beitrage Gesch. Aeg., pag. -90-91. e Becker, ZA., 1907, pag. 76.<br />

§ 233. — ('Abd al-malik b. Maslamah, da ibn Lahì'ah. da Yazid h.<br />

abi Habib). Il Califfo 'Umar b. Abd- al-'aziz disse: «Se un dzimmi si<br />

«converte all' Islam, la sua conversione protegge la sua persona ed i suoi<br />

« beni mobili (mal), ma no]i la terra (di sua proprietà) perchè essa è f a 3'<br />

«dei Musulmani» ('Abd al-hakam, 212-213).<br />

Cfr. Maqrizi Khitat, I, pag. 77, lin. 23-25.<br />

§ 234. — (Abd al-malik b. Maslamah, da ibn Lahi'ah, da al-La\th<br />

b. Sa'd). Il Califfo 'Umar b. Abd al-'aziz disse: « Se si converte un indi-<br />

« viduo tra una gente che ha pattuito il pagamento della giz^ah, allora<br />

«la sua casa e la sua terra vanno per il suo sostentamento f!) » f'Abd<br />

al-hakam, 213).<br />

Cfi-. ^laqrizi Khitat, I, pag. 77. lin. 25.<br />

§ 235. — Disse Yah_ya b. Sa'ìd [contemporaneo del Califfo 'Limar b.<br />

Abd al-'aziz]: «Noi riconosciamo nella gizj^ah due specie diverse: l'nna<br />

«è quella che grava singolarmente sopra ogni testa, l'altra è la gizyah<br />

« globale che grava (nel loro insieme) gli abitanti di un villaggio. Se in<br />

« questo secondo caso muore un abitante senza figli ed eredi, la sua terra<br />

« diviene proprietà comune del villaggio per il pagamento della tassa glo-<br />

« baie. Se però muore nno sulla testa del quale pesa la gizyah della<br />

« prima specie, e non lascia eredi, allora la sua terra diviene proprietà dei<br />

«Musulmani» ('Abd al-hakam, 213).<br />

Cfi-. Maqrizi Khitat, I, pag. 77. lin. 29-32.<br />

Il pregio di questa tradizione sta nel conservare memoria del modo<br />

come i teorici <strong>dell'Islam</strong> spiegarono la trasformazione della gizyah da<br />

quale la intese Maometto nel Qur'àn. in quella che divenne con il tempo<br />

nell'impero islamico: ossia come da imposta o tributo globale dei non Musulmani<br />

divenne la tassa per testa su quelli che non erano Musulmani<br />

e perciò non servivano nell'esercito musulmano. Per maggiori schiarimenti<br />

veggasi sotto l'anno 23. H. Intanto rammentiamo quanto si è detto sulla<br />

gizyah e sul kharàg in un passo precedente (cfi-. 12. a. H., § 162 e<br />

nota 6).<br />

612.


21. a. H. 236. 237.<br />

§ 236. — ('Abd al-malik b. Maslamah, da ibu Lahi'ah, da Abd al- 21. a. H.<br />

malik b. Gunadah). Il Califfo Umar b. Abd al-'aziz scrisse a Hayyàn b<br />

EGITTO. - Sistemazione<br />

fiscale<br />

Surayh: «Ripartisci la gizyah pagata dai Copti defunti tra i vivi». ''«"a provincia.]<br />

Questa tradizione, aggiunge ibn Abd al-hakam, dimostra che Umar<br />

b. Abd al-aziz fosse del parere esser l'Egitto un paese conquistato con<br />

la forza, e che la gizyah pagata da ogni villaggio fosse una somma (fissa)<br />

che non doveva diminuire se qualcuno degli abitanti veniva a morire.<br />

Dice 'Abd al-rahmàn b. 'Abdallah: consta come fatto sicuro che l'Eaitto<br />

fu sottomesso con regolare trattato e questo rimane valido per quelli tra<br />

i Copti che sono rimasti: la somma che devono pagare per trattato non<br />

può essere in nulla diminuita, se la morte ha diminuito il numero degli<br />

abitanti (1) (Abd al-hakam. 213-214).<br />

Cfr. Maqrizi Khitat, I, 77. lin. 33-87.<br />

Nota 1. — 'Uthinàn b. Salili e 'Abdallah b. Salih, entrambi ila al-Layth 1». SaVr. Quando ibn<br />

Rifa'ah divenne governatore dell'Egitto nel 97. a. H. , egli volle verificare in persona il numero della<br />

popolazione e ridistribuire equamente il kharàg. Fece quindi, accompagnato da tutti ' gì' impiegati e<br />

dal ruolo generale delle tasse, un giro d' ispezione fino ad Uswàn, e dopo aver passato sei mesi nel<br />

Sa'id, e tre mesi nella parte interiore (asfai al-arJ), verificò che vi erano più di li t,(Xjij villaggi, senza<br />

contare quei piccoli centri abitati, nei quali ei-ano meno di .5


§ 237. 21. a. H.<br />

21. a. H. ^ Ora io. col volere di Dio, ho pronta una medicina che cura bene quello<br />

maziona fisM^e<br />

* ^^^^ ^'^ ^^ chiedo. Non ti dispiaccia, o abu 'Abdallah, chg ti si chieda e<br />

della provìncia.) « ti si dia il giusto. Il fiume rivela le perle, e [cosi] la verità risplende.<br />

« Lascio di ripetere quello che tu vai ripetendo : che<br />

« Addio ».<br />

il velo è tolto.<br />

'Amr b. al-'As rispose : < In nome, ecc. Ho ricevuto la lettera del Prin-<br />

« cipe dei Credenti con le accuse ch'egli mi muove riguardo al kharàg e<br />

« sull'opera dei Faraoni prima di me e sulla sua meraviglia del kh a r à g<br />

« ch'essi percepivano e sulla diminuzione avvenuta dopo l' Islam. Por Dio,<br />

« il kharàg in quel tempo era più abbondante e piìi ricco e la terra più<br />

« fertile, perchè essi erano, nonostante la loro empietà e prepotenza, più<br />

< proclivi a coltivare la loro terra da quando è venuto l' Isiàm. Tu dici<br />

« anche che il fiume tà uscir le perle. Io 1' ho munto assai, e questo ne<br />

« ha rovinato il vitello.<br />

« E tu hai scritto molto e iiai ingiuriato e hai ripreso, e ho capito<br />

« che tutto ciò viene da qualche motivo non bello a noi nascosto, (lai<br />

« portato, per la mia vita, le ingiurie e le offese, mentre potevi usare un<br />

« parlai-e energico e reciso ed eloquente. Siamo stati prefetti del Profeta<br />

« e dei suoi successori e, grazie a Dio, abbiamo mantenuta la nostra fede,<br />

« e conservato ciò che Iddio ha innalzato tra i suoi diritti. L'operare di-<br />

« versamente ci pare vergognoso e malvagio. Ci riconoscerai qviesto, e mi<br />

« darai ragione. Mi liberi Iddio da quei guasti e da istinti perversi e dal-<br />

*. l'affrontare ogni crimine. Riprenditi dunque il tuo governo, giacché Iddio<br />

« mi ha liberato da questi gusti terreni, dopo quella lettera in cui non<br />

« badi ad onore, né onori con essa un fi-atello. Quando vedo come mi si<br />

« tratta, io m' infiammo d' ira e di disprezzo per il danaro e di sdegno.<br />

« Io non ho mai gestito un potere in cui fosse cosa da riprendere. Ma io<br />

« ho mantenuto ciò che tu non hai mantenuto; e se fossi stato un ebreo<br />

« di Yathrib, non avresti fatto peggio :<br />

perdoni<br />

Iddio a te e a noi ! E<br />

mi<br />

« son taciuto di cose che so, e che la mia lingua ha ritegno ad esporre.<br />

« Ma Iddio ha innalzato il tuo Stato al posto che nessuno ignora (').<br />

« Addio ».<br />

Allora Umar b. al-Khattàb riscrisse (la lettera é riportata da Yahya<br />

b. Abdallah b. Bukayr, da Ubaydallah b. abi Gra'far, da abù Marzùq al-<br />

Tugibi, da ibn Qays, mawla di Amr b. al-'As) : «Ti<br />

meravigli ch'ioti<br />

«scriva tanto per via del kharàg e che tu mi scriva, per chiarire ogni<br />

« cosa (?). Mi sono accorto che la mia idea su te era giusta. Ora io non<br />

< ti ho mandato in Egitto, perché ci mangiassi tu o la tua gente (-). Ma<br />

«io ti ho mandato, perché speravo che tu .spedissi tutto il kharàg,<br />

mi.


21. a. H. §§ 237-239.<br />

«e governassi bene. Appena ricevuta questa lettera, manda il kharàg, 21. a. H.<br />

« giacché tra i Musulmani quelli che so che s' intendono di governo sono mazione fiscale<br />

« parecchi ». della provincia.)<br />

E 'Amr rispose : « Ad 'Umar b. al-Khattàb, da 'Amr b. al-'As, ecc.<br />

« Ho ricevuto la lettera del Principe dei Credenti che si lamenta perchè<br />

« tardi il kharàg, e ritiene che io devio dalla giustizia e dalla retta<br />

« strada. Io per me poi non voglio un accordo su ciò che sai, ma la po-<br />

« polazione mi ha chiesto d'attendere fino al tempo del raccolto. Io ho<br />

« avuto riguardo ai Musulmani, e ho trovato miglior partito attendere il<br />

« momento del raccolto sicché dovessero vendere quello di cui non pote-<br />

« vano fare a meno. Salute » ('Abd al-hakam, 218, lin. 5-220, lin. 16).<br />

Cfr. Maqrizi Khitat, I, 78, lin. 11-79, lin. 4.<br />

Nota 1. — Questa lettera, se fosse trascritta iu modo più chiaro, illuminerebbe alcuni lati della<br />

vita di 'Umar. Un ebr«o di Yatjirib non poteva far peggio. Egli ha assunto impegni e non li ha man-<br />

tenuti.<br />

Si noti il tono della risposta che è di pari a pari. «Tu reggi Madinah, io reggo l'Egitto», pare<br />

quasi venir fuori dalla lettera. Si noti poi la finale!<br />

Nota 2. — In queste parole abbiamo esplicita l'accusa di furto e di appropriazione indebita dei<br />

redditi della provincia egiziana per vantaggio proprio e della sua gente, nella quale va messa forse<br />

anche 'la stirpe dei Bali, imparentati con 'Amr b. al-'As per via di donne. — È inoltre esplicita l'accusa<br />

che i dipendenti di 'Amr rubavano anch'essi, sicché il ritardo nell'invio sembra provenire dal fatto che<br />

gli abusi nell'amministrazione egiziana erano di tal natura da assorbire quasi tutti i redditi.<br />

§ 238. — ('Abdallah b. Sàlih, da al-Layth b. Sa'd). 'Amr b. al-'As<br />

riscosse (annualmente) in Egitto 12,000,000 (di dinar). Secondo altre<br />

autorità. al-Muqawqis l' anno prima della conquista ne aveva riscossi<br />

20,000.000: perciò il Califfo 'Umar gli scrisse in proposito. Più tardi, se-<br />

condo al-Layth b. Sa'd, Abdallah b. Sa'd b. abi Sarh, quando assunse<br />

il governo nell'Egitto sotto il Califfo 'Uthmàn, riscosse 14,000,000, per cui<br />

'Utjimàn disse ad 'Amr b. al-'As: « La camela dà ora più latte di prima! ».<br />

E 'Amr rispose: « Ma a danno del suo vitello! ». Secondo altre fonti 'Amr<br />

rispose: «Purché non muoia il vitello!» ('Abd al-hakam, 220-221).<br />

Cfr. Suyùti Husn. I, 69; Maqrizi Khitat, I, 79, lin. 5-9.<br />

§ 239. — (Hisàm b. Ishàq al-'Amiri). Il Califfo 'Umar b. al-Khattàb<br />

scrisse ad 'Amr b. al-'As di interrogare al-Muqa\vqis sul modo di conser-<br />

vare il paese in buona condizione ed impedire che andasse in rovina. al-<br />

Muqawqis diede cinque norme principali: (1) Calcolare l'imposta in una<br />

sola circostanza, vale a dire quando gli abitanti hanno terminato la se-<br />

mina. (2) Esigerla in una sola circostanza, quando è terminato il raccolto.<br />

(3) Scavare in ogni anno i canali. (4) Riparare gli argini dei serbatoi ed<br />

i ponti. (6) Non permettere agli abitanti atti sediziosi (Abd al-hakam,<br />

221).<br />

Cfr. Suyùti Husn, I, 70.<br />

615.


21- a. H.<br />

§§ •J4t»-i43. 21. a. H.<br />

§ 240. — (Dal libro di abù Bakr. dato ad ihii Abd al-hakam da ibn<br />

[EGITTO. - Siste- . ^<br />

mazione fiscale Vazid I). Sulaymàn, da suo padre). Quando il ('alit'fo 'Uniar I). al-Kliattab<br />

della provincia.i gerisse ad 'Auir b. al-'As a proposito del ritardo nell'invio del kharàg,<br />

'Amr gli rispose che gli mandava uno del paese (per spiegargli meglio la<br />

faccenda): un vecchio copto si recò alloi-a a Madìnah, e spiegò ad 'Limar<br />

che prima dell'Isiàm non si riscoteva la tassa se non alla fine della col-<br />

tivazione: (se si faceva come \ ole va il Califfo) allora il luogotenente, non<br />

tenendo conto della coltivazione, avrebbe preso quello che a lui sembrava<br />

(e non la quantità corretta), come se dovesse riscuotere la tassa per un<br />

anno solo. Allora limar riconobbe la giustezza delle scuse di 'Amr ('Abd<br />

al-hakam. 221).<br />

§ 241. — ('Abd al-malik b. Maslanuih. da il)n VV'ahb, da Uaywaii b.<br />

Surayh, da Bakr b. Umar, da 'Abdallah b. Hubayrah). 'Umar b. al-Khattàb<br />

mandò poi gli stendardi ai capi degli eserciti, ordinando che avvertissero<br />

i sudditi che il loro atà- era fisso e gli alimenti delle loro famiglie sa-<br />

rebbero stati pagati, ma non lavorassero [i campi] né li facessero lavorare<br />

('Abd aL-hakam. 221, lin. 15-222, lin. S).<br />

§ 242. — ('Abd al-malik b. Maslamah, da ibn Wahb, da Ifaywah I).<br />

Surayh, da Bakr b. 'Qmar, da Abdallah b. 'Umarj. Il Calili'o Uniar b.<br />

al-Khattàb scrisse ai suoi luogotenenti nelle provincie, umarà al-agnàd,<br />

dando severe 'istruzioni che le guarnigioni avrebbero ricevuto regolarmente<br />

il soldo e le provviste per se e per le tàmiglie, ma non dovevano in alcun<br />

modo dedicarsi all'agricoltura e seminare le terre: questo era il compito<br />

del contadini (ra'iyyah). Un tale Sarik b. Sumav}' al-Ghutayfi, che agi<br />

contro quest'ordine, fu costretto a recarsi in persona a Madìnah e giustifi-<br />

carsi dinanzi al Califfo (Abd al-hakam, 222).<br />

Cfr. Suyùti Husn, I, 73, lin. 4-11: Hagar. Il, 416, n. 8392.<br />

§ 243. — (ibn Wahb, da Sarik b. Abd al-rahmàn al-Muràdi). Sarìk ibn<br />

Suniav}' al-'Atìfì (o al-Ghutayfi) si recò da 'Amr b. al-'As, e disse loro: « Voi<br />

« non ci date quello che ci spetta: ci permetti [almeno] di coltivare? ». 'Amr<br />

rispose: « Non posso ». E Sarik coltivò senza il permesso di 'Amr. Quando<br />

'Amr lo seppe, scrisse ad 'Umar che Sarìk disubbidiva. Umar gli scrisse<br />

di mandarglielo. Amr fece leggere a Sarik la lettera di Umar, e Sarik<br />

disse: « Mi hai ammazzato, o Amr ». E 'Amr: « Non io ti uccido; ma tu<br />

« hai fatto questo di testa tua ». E l'altro allora :<br />

« Se questo è il tuo av-<br />

« viso, permettimi di andar da lui senza lettera, e io ti giuro che porrò<br />

« la mia mano nella sua ». Egli lo permise. Giunto che fu da 'Umar, disse:<br />

« Dammi l'amàn, o Principe dei Credenti ». — « Di che esercito .sei tu? »<br />

domandò. — « Dell'esercito d'Egitto ». — « <strong>For</strong>se sei Sarìk b. al-'Atìfi? ».<br />

616.


21. a. H. §§ 243-245.<br />

— « Sì, o Principe dei Credenti ». — « No », disse allora 'Umar. « vo- 21. a. H.<br />

1- • • • 1 - n T-, ,, 1 A ,1 [EGITTO. - Siste-<br />

« giiamo porti ni esempio a chi verrà dopo». E 1 altro: «Accetta allora mazione fiscale<br />

«da me quelli) che accetta Iddio dagli schiavi». — «E lo farai?». — delia provincia.)<br />

« Sì ». Allora 'Umar scrisse ad 'Amr che Sarik si era presentato pentito,<br />

e che egli lo aveva perdonato ('Abd al-hakam, 222, lin. 3-12) [M.].<br />

Su questo argomento, il divieto di 'Umar agli Arabi di coltivare la<br />

terra, ci toccherà di ritornare sotto l'anno 23. H. per sostenere ch'esso è<br />

finzione tradizionistica di tempi posteriori, per ragioni che avremo allora<br />

agio di esporre con sufficienti particolari.<br />

§ 244. — ('Abd al-malik b. Maslamah, da Màlik b. Anas). È lecito<br />

air ahi a 1 - s u 1 h di vendere le loro terre, ma quelli che sono stati sotto-<br />

messi con la forza ('anAvat*"^) non possono né vendere né comprare nulla<br />

delle terre che sono «sotto le loro mani». Se uno dell' ahi sulh si con-<br />

verte all'Isiàm,» egli ha dii'itto (kàna ahaqq) alla sua terra ed ai suoi<br />

beni mobili (mài): se però si converte uno dell'ali] al-'aii\vah. la sua<br />

conversione copre (ahraza) soltanto la sua persona; la sua terra diviene<br />

proprietà di tutti i Musulmani, perché questi conquistarono con la forza<br />

il loro paese, che era divenuto in tal modo proprietà inalienabile (fay) di<br />

tutti i Musulmani. La gente dell' ahi al -sulh é formata invece da quelli<br />

che difesero il loro paese e poi stipularono per esso un trattato: essi perciò<br />

non sono obbligati se non per quello che hanno pattuito, e da loro non<br />

si riscuote se non quello che impose (if tara da) il Califfo 'Umar b. al-<br />

Khattàb. «Quanto poi alla gizyah al-ard», aggiunse Màlik b. Anas,<br />

« non ho notizie, né so come facesse 'Umar, se non che confermò la terra<br />

« nel possesso di quelli che la tenevano (a q a r r a a 1 - a r d ) e non la divise<br />

« tra i Musulmani che l'avevano conquistata. . . » (lacuna per testo corrotto<br />

ed oscuro) ('Abd al-hakam, 214-215).<br />

Le ultime parole si riferiscono alle indagini fatte per conoscere i fatti,<br />

senza aggiungere alcuno schiarimento. — Si noti la confessione preziosa<br />

che Màlik b. Anas «non aveva notizia come 'Umar regolasse la giz3-ah<br />

al-ard », ossia il tributo da pagarsi dai non musulmani. — Dunque niente<br />

«due dinar per testa»: tutto ciò é finzione posteriore. In questo passo<br />

gizyah é usato nel suo vero .senso primitivo di tassa globale dei non<br />

musulmani, e non in quello più moderno di « tasse per testa ».<br />

§ 245. — ('Abd al-malik b. Maslamah, da al-Layth [b. Sa'd]). Il Califfo<br />

'Umar b. 'Abd al-'aziz esentò in Egitto quelli dell' a h 1 al-dzimmah,<br />

che si convertivano, dal pagamento della gizyah. e .sài ih quei con-<br />

vertiti che facevano parte degli asa-ir dei convertiti nello mani sue (?<br />

versione incerta) iscrisse nel d ì w à 11 . .<br />

617. 78


§§ itó-s-iT. 21. a. H.<br />

21. a. H. Altre autoritA aftermano che prima di questo era uso riscuotere la<br />

mazione fiscale gizyah auclie da quelli che si convertivauo. Narra 'Abd al-malik b. Mas-<br />

deiia provincia. lamah (da ibn Lahì'ah, da Razin b. 'Abdallah al-Mnràdi) che il primo il<br />

quale riscotesse la gizyah da quelli dell' ahi al-dzimmah che si con-<br />

vertivano (all'Isiàm), fu al-Haggàg b. Yùsut'. Di poi il Califfo Abd al-malik<br />

b. Marwàn scrisse ad 'Abd al-'aziz b. Marwàn (governatore d' Egitto) di<br />

esiger la gizyah da quelli che si convei'tivano tra gli ahi al-dzimmah.<br />

Allora ibn Hugayrah {? nel ms. mancano i punti diacritici) protestò<br />

contro questa misura e disse ad Abd al-'aziz: «Ti guardi Dio, o amìr,<br />

« dall'essere il primo ad introdurre tale usanza in Egitto. In verità, sono<br />

« soltanto l'ahl al-dzimmah, e quelli tra loi-o che si fanno fi'ati, i (jxiali<br />

«devono sopportare la gizyah: come mai puoi imporla anche a quelli<br />

«che si convertono?». Ed Abd al-'aziz rinunziò all'idea (') ('Abd alhakam,<br />

215).<br />

Nota 1. — Uu'altra tradizione di 'Abd al-malik b. Maslamah ida ibn Lahi'ah, da Yazid b. abi<br />

Habib) conferma che il Caliifo 'Umar b. 'Abd al-'aziz ordinasse a Hayyàn b. Siirayh di non gravare<br />

più i convertiti con la tassa gizyah in Egitto ('Abd al-liakam, 215Ì.<br />

§ 246. — (al-Walid b. Sàlih, da al-Wàqidi, da ibn abi Sabrah, da<br />

al-Miswar b. Eifa'ah, da 'Umar b. Abd al-'aziz). Ai tempi del Califfo<br />

'Umar b. al-Khattàb, il kliaràg del Sawàd ammontava a 100,000,000 di<br />

dirham, ma durante il<br />

làdzuri, 270).<br />

governo di al-Haggàg scese a 40,000,000 (Ba-<br />

Queste poche parole spiegano tutta la finanza umayyade : si dovet-<br />

tero tassare i Musulmani, perchè tutti i contribuenti non musulmani ab-<br />

bracciavano la nuova fede per non pagare piti imposte.<br />

EGITTO. — Misure disciplinari del Califfo Umar contro Amr b.<br />

al- Às ed altri luogotenenti.<br />

§ 247. — (Mu'àwiyah b. Sàlih, da Muhammad, da ibn Samà'ah al-<br />

Ramli, da 'Abdallah b. 'Abd al-'aziz dotto degno di fede). Il Califfo Umar<br />

mandò Muhammad b. Maslamah con una lettera ad 'Amr b. al-'As: in<br />

questa lettera era scritto: « Voi governatori siete seduti sulle sorgenti<br />

«delle ricchezze ('uyiin al-amvvàl), riscotete il proibito (haràm), di-<br />

« vorate il proibito ed ereditate il proibito. Perciò mando a te Muhammad<br />

« b. Maslamah al-Ansàri, affinchè confischi una parte dei tuoi beni (y u q à -<br />

« simak màlak): presentagli quello che possiedi; e ti saluto! ». Quando<br />

giunse Muhammad b. Maslamah, 'Amr b. al-'As (tentò corromperlo) of-<br />

frendogli dei doni, ma Muhammad li rifiutò: di questo si adirò 'Amr, e<br />

disse: « Muhammad, tu respingi i miei doni, eppure io ho offerto doni<br />

« all'Inviato di Dio ed egli li accettò, al mio ritorno dalla spedizione<br />

t;i8.


21. a. H. §§ 247, 248.<br />

« di Dzat al-Salasil! ». E Muliaiamad rispose: ~ ...,..,, ,<br />

€ tava per ispirazione divina quello ehe voleva,<br />

« L Inviato di Dio accet-<br />

„<br />

e respingeva puro quello<br />

21. a. H.<br />

(EGITTO.- Misure<br />

disciplinari dei<br />

«che voleva. (Nel caso nostro)<br />

« di un fratello a un altro, ma<br />

io avrei accettato i<br />

.,.,.<br />

essi sono i doni di<br />

doni, se fossero stati<br />

un imam: malanno<br />

Califfo Umar<br />

contro 'Amr b. al-<br />

-Asedaitriiuogo-<br />

« ne segue, fsarr khalfahà) ». 'Amr soggiunse: « Dio maledica il giorno tenenti.]<br />

« in cui divenni luogotenente di Umar b. al-Khattàb! Mi ricordo di aver<br />

« visto (mio padre) al-'As b. Wà"il vestito di broccato con bottoni d'oro<br />

« (d i b a g m u z a r r a r b i - 1 - dz a li a b), mentile al-Khattàb (padre di<br />

«portava legna da ardere sopra un asinelio in Makkah !<br />

' Umar)<br />

*. — « Ma tuo<br />

« padre e suo padre », ribattè Muhamraad, « sono nel fuoco dell' inferno,<br />

« ed 'Umar è migliore di te! Se non fosse per quel giorno, che tu po-<br />

« c"anzi hai maledetto, non ti avrei forse trovato legando un'asinella ('ayr),<br />

« labbondanza di latte della quale sarebbe stata la tua sola gioia, ed i<br />

e suoi pianti il tuo (massimo) dolore!». Allora Amr si rabbonì, ammise<br />

di aver parlato in un improvviso accesso d'ira, e consegnò tutti) quello<br />

che aveva; Muhammad ne confiscò una parte (conformemente agli ordini<br />

del CaliflEb), e poi ritornò (a Madinah) CAbd al-hakam. 203-204).<br />

§ 248. — (al-Madàini, da 'Ali b. Hammàd e Suhaym b. Hafs e altri).<br />

abù-1-Mukhtàr Yazid b. Qays b. Yazid b. al-Sa'iq disse alcune parole in<br />

cui si toccavano i prefetti di al-Ahwàz e altri, dirette ad 'Umar.<br />

;1) Fa giungere al Principe dei Credenti una lettera, che tu sei il fido di Dio nel<br />

comando e nel diniego.<br />

(2) E tu sei il fido di Allah tra noi, e a chi è fido del Signore del trono, si confida<br />

il mio petto.<br />

(3) Non lasciare che quelli delle contrade e dei villaggi inghiottano il denaro di Dio<br />

nelle pelli numerose (= borse?).<br />

{4j Manda da al-Haggàg (b. 'Atik al-Thaqafi} e sappi il suo conto, e manda da Craz-<br />

• ib. Mu'àwij'ah e<br />

manda da Bisr ib. al-Muhtafiz).<br />

(5) E non ti scordar dei due Nati' ne dell'uno né dell'altro, e neppure di ibu (>halab<br />

b. Sarah dei baniì Nasr,<br />

16) E neppure 'Àsim (b. Qays) tra essi ha vuote le sue valige, come neanche quello<br />

che sta nel suq, il mawla dei banu Badr.<br />

(7) Manda anche da al-Nu'màu e sappi il suo conto; e al cognato (sihri dei bamì<br />

Ohazvràn, che io lo conosco.<br />

contrade.<br />

(8) E a Sibl domanda il danaro; e ad ibn Muharris, giacche era noto tra quelli delle<br />

(9) E dividi tra loro — ti sia riscatto la mia gente! — che essi saranno contenti se<br />

tu li obblighi a fare a mezzo.<br />

(10) E non chiamar me in testimonio, giacché io sono nascosto, e pur vedo la me-<br />

raviglia del tempo.<br />

(11) Torniamo, quando essi tornano, e facciamo razzie quando essi razziano: or com'hanuo<br />

essi ricchezza, se noi non siamo ricchi?<br />

(12) Quando il mercante di Dàrìn viene con una fàrah (aniuialei da muschio, scorre<br />

[il profumo] sui loro scriminali.<br />

Allora Umar confiscò a quelli ricordati da abù-1-Mukhtàr una metà dei<br />

loro beni fino a prendere una scarpa e a lasciarne un'altra (cfr. 15. a. H.. § 40).<br />

^<br />

tjif).


§§ 248, 249. 21. a. h.<br />

21. a. H. Xra questi èva abii Bakiali. r\u- disso: « lo non aniniinistro nulla per Te ».<br />

'?'^^?"„=,i'^"I! K l'altro: «Tuo ti-atello però è capo della hayt al-màl e delle decime<br />

o I se ipiin3riQ6i -^ ^ **<br />

Califfo Umar .^ j^j j\l-Ubullali, e lui ti dà il danaro per i tuoi traffici ». E gli prese dieci<br />

^AsVcTaithLog^o-<br />

'"'1^ (dirli ani), o. secondo altri, gli prese una metà delle sostanze,<br />

tenenti.] al-Haggag qui nominato è al-IIaggàg b. Atik al-Thaqafi, ch'era sopra<br />

l'Euti-ate. da/.- b. Mu'avviyali era zio paterno di al-Ahnaf e reggeva Surraq;<br />

Bisr b. al-Muhtatìz era su CTundaysàbùr; e i Nàfi'àn. erano Nufay' abu Ba-<br />

krah e Nali' !>. al-HàritU b. Kaladali. suo fratello; ibn Ghalàb era Klialid<br />

b. al-Hàrith dei banù Dulimàn, che reggeva la bayt al -ni al di Isbahàn,<br />

e 'Asini b. Qays b. al-Salt al-Sulami era sopra Manadzii': quello che sta<br />

nel suq era Samurah b. (iundab, capo del Sùq al-Ahwàz, e al-Nu'màn<br />

b. 'Adi b. Nadlah b. 'Abd al-'Uzza b. liurtliàii, uno dei banù 'Adi b. Ka'b<br />

b. Lu'ayy, era sui villaggi del Tigri, ed è lui che disse:<br />

Chi fa sapere ad al-Hasnà che al suo innamorato in Maysàn si dà da bere col vetro<br />

(cioè in coppa di cristallo) e col hantam"? {garrah verde).<br />

Quando io voglio, mi cantano i dahàqin d'un villaggio, e il sonatore di cemliHlo<br />

danza in ogni guisa.<br />

battuto.<br />

<strong>For</strong>se al Principe dei Credenti non piace questa nostra comitiva nel belvedere ab-<br />

Or quando 'Umar seppe di questa poesia, disse: «Certo che non mi<br />

« piace! ». E lo destituì.<br />

Il cognato dei banù Ghazwàn era Mugàsi' b. Mas'ùd al-Sulami, che<br />

aveva presso di sé la figlia di 'Utbah b. Ghazwàn ed era sulla teiTa di<br />

al-Basrah e le sue sadaqàt; Sibl b. Ma'bad al-Bagali, poi al-Ahmasi, di-<br />

rigeva la divisione del bottino, e ibn Muharris abù Maryam al-Hanafi era<br />

sopra Rama Hurmuz (Balàdzuri, 384, lin. 7-385, lin. 18).<br />

Cfr. Hisàm, 786; Yàqùt, IV, 716; Nòldeke e Muller, Delecius,<br />

28-29 (con diverse varianti).<br />

§ 249. — ('Abd al-rahmàn, da abù-1-Aswad Nasr b. Abd al-gabbàr<br />

e 'Abd al-malik b. Maslaniah, da ibn Lahì'ah, da Yazid b. abì Habib, da<br />

Khàlid b. al-Sa'iq). Egli disse una poesia che fu scritta ad 'Umar.<br />

(Seguono dieci versi il cui senso e gran parte delle parole corrispon-<br />

dono ai dodici versi dati da al-Balàdzuri (pag. 384). Nel Ms. di Parigi<br />

sono scritti con molti errori: dove si comprende chiaramente il senso, si<br />

trovano varianti insignificanti. Più giù si danno gli stessi dieci versi in<br />

altro ordine e con qualche aggiunta o soppressione).<br />

Le aggiunte notevoli al testo dato da al-Balàdzuri sono due versi<br />

(pag. 205, lin. 3-4; 206, lin. 2-3) che enumerano le ricchezze dei gover-<br />

natori (cavalli, vesti d'ogni qualità, giardini, ecc.).<br />

Dopo finita la prima lezione di versi, si spiegano in 'Abd al-Hakam<br />

alcuni nomi (= al-Balàdzuri) ; ma non coincidono le spiegazioni con quelle<br />

620.


21. a. H. §§ 249-251.<br />

di al-Balàdziui: al-Numàn = al-Nu'màu b. Basii-, che governava Hims. Il<br />

cognato dei 'bauù Ghazwàu = abù Tlura3'rah, ch'era sul Bahrayn.<br />

E si continua.<br />

Secondo Abd al-ralimàn. da Mu'riwiyah b. Sàlih, da Yahya b. Muq'ìn,<br />

da Wahb b. Grarir, dal padre, da al-Zubayr b. al-Hurayth, (l'accusatore) era<br />

abu-1-Mukhtàr al-Numaja-i.<br />

E si lidanno i soliti dieci versi.<br />

'Umar disse: «Io certo lo dispenso dal testimoniare (ctr. il ver.so in<br />

« cui il poeta prega di non essere citato in testimonio), e prenderemo da<br />

« loro la metà dei loro beni ». E prese loro la metà. 'Umar aveva eletto quella<br />

gente (') ('Abd al-hakam, 204, lin. 12: 206, lin. 8).<br />

Nota 1. — Questa esplicita (li


§§ 'òi-ass. 21- a. H.<br />

21. a. H. dolili (l'civtut' preso il danaro ili Dio. lo respinsi l'offesa e dis.si che avevo<br />

[EGITTO. - Misure , ,,. , ,> , , ., , . ,„. , ...<br />

*^^^^ cose: cavalli che avevano tatto razzale capitali (.-') die avevo riuniti.<br />

disciplinari del<br />

Califfo Umar Egli insistè iieiroffesa ed io risposi ugualmente, e così per tre volte. E mi<br />

•Às ed altri luogo-<br />

«jl^bligò a pagare dodici mila (dirliam). Or quando fu la preghiera della sera,<br />

tenenti.] io dissi: « Allàhumm, perdona al Principe dei Credenti! ». Dipoi egli voleva<br />

rifarmi capo d'una provincia, ma io non accettai. Mi obiettò che Yùsuf (Giu-<br />

seppe Ebreo), il quale puro era migliore di me, aveva accettato. Ed io :<br />

« Certo, egli era figlio e nipote di profeta, ma io temo di tre cose (da parte<br />

« tua) e due (da parte mia) :<br />

di non parlare con clemenza e non giudicare<br />

« con scienza, e poi che mi si batta il dorso, mi si attenti all'onore e mi si<br />

«prenda il danaro» ('Abd al-hakam, 20G, liii. lO; 207. lin. 5).<br />

§ 252. — (abù-1-liasan al-Madà-ini, da 'Abdallah b. al-Mubàrakj. Il<br />

Califfo Umar, quando concedeva ad uno il governo di una provincia, pren-<br />

deva nota in iscritto di tutti i suoi beni (amwàl) e poi toglieva loro<br />

una parte di quello che risultava in più (alla fine della sua amministra-<br />

zione), e talvolta gli confiscava tutto quello che trovava in |)iù. Egli scrisse<br />

ora ad 'Amr b. al-'As: « Si è divulgata la notizia che tu sei in possesso<br />

« di merci, di schiavi, di suppellettili e di animali, che non avevi quando<br />

« ti feci governatore d'Egitto ». Amr gli rispose: « La nostra terra è una<br />

« terra di semente e di commercio, e ci viene perciò un avanzo oltre quanto<br />

« ci serve per le nostre spese ». Allora il Califfo gli scrisse di nuovo: « Io<br />

« ne so già abbastanza di cattiverie sul conto dei governatori, e la tua let-<br />

« tera a me è la lettera di uno insofferente (aqlaqahuj di prendere quanto<br />

« gli spetta (ovvero, di uno cui rende impaziente [il timore] che [gii] si tolga<br />

« quanto è giusto [togliergli]). Mi son fatto perciò una cattiva opinione sul<br />

« conto tuo ed ho mandato a te Muhammad b. Maslamah, che ti confischi una<br />

« parte di quello che tu hai : mettilo perciò a giorno di tutto, consegnagli<br />

« quello che ti chiederà, e non avergli rancore per la violenza che ti fa, perchè<br />

« è finito il mistero » (espressione proverbiale; cfi-. Amthàl, I, 160, n. 33).<br />

E Maslamah confiscò una parte dei beni di Amr (Balàdzuri, 219).<br />

§ 253. — (al-Madà"ini, da Isa b. Yazid). Quando Muhammad b. Maslamah<br />

confiscò una parte dei beni di 'Amr b. al-'As, questi gli disse : « Un<br />

« tempo in cui ibn Hantamah (= il Califfo 'Umarj ci ha trattato in questo<br />

« modo è in verità un tempo cattivo (?). (Mio padre) al-'As ha indossato<br />

« vesti di seta con orli di broccato! ». E Muhammad b. Maslamah gli ri-<br />

spose: « Basta! Se non fosse per questa età di ibn Hantamah che tu tanto<br />

« deplori, tu saresti con una capra legata nella corte della tua casa, e la tua<br />

« felicità dij)enderebbe dall'abbondanza del suo latte, e la tua infelicità per<br />

« la sua scarsezza di latte ». Allora 'Amr gii disse: « Ti scongiuro di non<br />

(522.


21. a. H. §§ 253-255.<br />

«far paiola dei miei discorsi ad 'Umar: perchè v' è immunità per quello<br />

« che si dice nei consigli ». — « Non dirò niente », rispose Muhammad, « di<br />

«quanto avvenne fra noi, finché vive 'Umar» (Balàdzuri, 219).<br />

EGITTO. — Provvedimenti contro antiche superstizioni pagane.<br />

§ 254. — (Uthmàn b. Salili, da ibn Lahi'ah, da Qays b. al-Haggàg, da<br />

quelli che lo raccontavano). Quando 'Amr b. al-'As ebbe terminata la con-<br />

quista dell'Egitto, gii abitanti del paese, al principio del mese non arabo<br />

(copto) di Bà'wùnah, si presentarono ad 'Amr e gli annunziarono che esisteva<br />

un'usanza (sunnah), che se non veniva osservata, il fiume Nilo non avrebbe<br />

più fatto la sua consueta inondazione. Ai dodici del mese di Bà-wùnah biso-<br />

gnava gettare* nel fiume una fanciulla vergine al cospetto dei suoi genitori,<br />

e tutta ornata di gioielli e di vestiti di lusso. 'Amr si oppose a questa usanza,<br />

dichiarando che l'Isiàm aboliva tutto ciò che era esistito prima. Cosi passa-<br />

rono i tre mesi di Bà'wùnah (— Pasons), Abib (= Epep) e Musra (= Mesóré):<br />

gli abitanti spaventati osservarono che le acque del Nilo non davan cenno<br />

d'incominciare la consueta inondazione, e si accinsero a fare i preparativi<br />

per emigrare tutti dal paese (dacché senza l'annuale inondazione non era<br />

possibile vivere in Egitto). Allora Amr scrisse ad 'Umar informandolo di<br />

tutto, ed il Califfo gli rispose approvando 1' abolizione della barbara usanza, e<br />

mandaiidogii un biglietto scritto (bitàqa h) che doveva lanciare nel fiume:<br />

il biglietto conteneva le seguenti parole: « Dal servo di Dio Umar Principe<br />

« dei Credenti al Nilo della gente d'Egitto: se le tue acque hanno avuto<br />

« corso per l' innanzi ed ora non corrono più, sappi che era Dio l'unico il vit-<br />

« torioso che le faceva correre. Ora noi preghiamo Dio l'unico il vittorioso,<br />

« che faccia correre le tue acque (s= ci dia la consueta inondazione) ». 'Amr<br />

lanciò nel fiume il biglietto un giorno prima del Yawm al-Salib (il giorno<br />

della esaltazione della croce, 14 settembre: cfr. Butler, 130 e segg.), e du-<br />

rante la notte, mentre gli Egiziani già si disponevano ad emigrare, le acque<br />

del fiume salirono sedici cubiti fdzirà'). Così ebbe fine la barbara usanza<br />

degli abitanti d'Egitto ('Abd al-hakam, 208-209).<br />

EGITTO. — Nomina dei primi giudici, qudàh, d'Egitto.<br />

§ 255. — Diamo qui appresso alcune tradizioni che troviamo nelle<br />

fonti egiziane sulle prime nomine di qà,di in Egitto. Le riportiamo con lo<br />

scopo di porgere tutti i materiali storici, ma è bene premettere altresì che<br />

l'istituzione regolare di qàdi. o giudice ufficiale, fu di età meno antica,<br />

forse soltanto del califfato di Mu'àwiyah (cti-. 11. a. U., § 200; 13. a. H.,<br />

§ 94 e nota 1). È utile però dare la versione di queste tradizioni, che illu-<br />

e*}.<br />

21. a. H.<br />

[EGITTO.- Misure<br />

disciplinari del<br />

Califfo Umar<br />

contro 'Amr b. al-<br />

Às ed altri luogo-<br />

tenenti.!


§§ 255-259. 21. a. H.<br />

21- a- H. minano indi rottamente le ciondizioni del tempo di Limar t' sovratutto lineile<br />

EGITTO.- Nomi- • • • m .. j- •<br />

tt i x- .l i<br />

na dei primi giù- dei tempi ]K)steriori. Nei tempi di Umar le questioni tra nmsnlmani erano<br />

dici, qàdi, d'E-<br />

(^^cise dai capi dei singoli grappi di tribù: nelle faciende più gravi inter-<br />

veniva il Inogoteneute del Califfo, e in tine ipiesti [)ersonalmente nelle più<br />

grandi di tutte. Vigeva ancora il vero sistema patriarcale. Presso molte<br />

tribù forse coutinnavano a t'ungere come giudici quegli stessi che facevano<br />

tale mestiere nei tempi pagani. Ciò è evidente dal contenuto di una delle<br />

seguenti tradizioni (cfr. § 257 e segg.) che rivela come Umar volesse nominai-<br />

giudice uno dei liakam del paganesimo. — Non è vero, come vuole la<br />

tradizione, che i qudàh uscirono dulia mente di Umar perfetti e completi,<br />

quali divennero dopo ;<br />

cesso di trasformazione e di evoluzione.<br />

anche<br />

questo importantissimo istituto subì un pro-<br />

§ 256. — (abù-l-Qasira. da 'Ali b. al-Hasan 1). Ivhalf b. Qadid al-Azdi,<br />

da 'Alid al-rahmàn b. 'Abdallah b. Abd al-hakam, da 'Abd al-'aziz b.<br />

'Abdallah al-Uwaysi, da 'Abdallah b. Ga'far al-Zuhii. (h> Uthmàn 1). Mu-<br />

hamniad al-Uhaysi, da Sa'id al-Miqbari, da abù Huravrali. dal Profeta):<br />

«Chi è fatto qàdi in mezzo agli uomini, è come se lo scannino senza<br />

«coltello* ('Abd al-hakam. pag. i308, lin. 1-818, lin. 1) (dove seguono<br />

altri haditjj sia del Profeta sia di altri Compagni antichi suuli uffici del<br />

qàdi e sulle gravi sue responsabilità).<br />

§ 257. — (Abd al-rahmàn, da Sa'id b. Ghufayr). Il primo qàdi che<br />

sede.sse in Egitto fu Qays b. abi-l-'As al-Sahmi. Quando egli mori. 'Lmar b.<br />

al-Khattàb scrisse ad 'Amr b. al-'As di nominare a queirufficio Ka'l) h. Yasàr<br />

b. Dabbah al-'Ab.si, ibn abi Maryam (cioè il figlio della sorella di Khàlid<br />

b. Sinàn al-'Absi, che Sa'id vorrebbe fosse stato Profeta nel tempo fi-a Maometto<br />

e Gesù; e intorno a Khàlid b. Sinàn c'è un hadith lungo). Ka'l) non<br />

volle accettare il q a d a , e disse : « Ho fatto il qàdi nella g à h i 1 i y y a h ,<br />

« non voglio ora ridiventarlo nell'Isiàm » ('Abd al-hakam, 313, lin. 3-9).<br />

§ 258. — ('Abd al-rahmàn, da Sa'id b. Ghufayr, da ibn Lahì'ah). Qays<br />

b. abi-l-'As era in Egitto preposto alla giudicatura da 'Amr b. al-'As. 'Abd<br />

al-rahmàn dice che il primo ad esser nominato qàdi in Egitto fa Ka'b b.<br />

Dabbah [? Dinnah], per lettera di 'Umar, ma non accettò (Abd al-hakam,<br />

313, lin. 9-12).<br />

§ 259, — ('Abd al-rahmàn, dal muqri Abdallah b. Yazìd, da Hayyàh<br />

b. Surayh, da al-Dahhàk b. Surahbil al-Ghafiqi, da Ammàr b. Sa'id al-<br />

Tugibi). 'Umar b. al-Khattàb scrisse ad 'Amr b. al-'As di porre Ka'b b.<br />

Dabbah al posto di qàdi. E 'Amr lo mandò a chiamare, e gli fece leggere<br />

la lettera del Principe dei Credenti. Ma Ka'b disse: « Dio non salva mai alcuno<br />

« dalla gàhiliyyah e dalla perdizione di essa per poi farlo ricadere nel-<br />

624.


21. a. H. §§ 259-265.<br />

* l'errore! ». E non volle accettare l'ufficio di qàdi. Arar lo lasciò libero ^^- *• "•<br />

^ " [EGITTO. - Nomi-<br />

('Abd al-hakam, 313, hn. 12; 314. lin. 2). — Cfi-. Kindi Qudàli, 4. na dei primi gìudici,<br />

qàdi, d'E-<br />

§ 260.— (ibn Ghufavr). Era Uakam nella gahiliyyah; e l'abita-<br />

' "^<br />

-,-<br />

_<br />

zioue, khittah di Ka'b bv Dabbah era in Egitto nel suq Barbar, nel dar<br />

_ gitto.]<br />

detto « della palma ». Quando Ka'b non volle accettare la giudicatura,<br />

'Amr b. al-'As prepose 'Uthmàu b. Qays b. abì-l-'As.<br />

'Umar b. al-Khattàb aveva scritto ad 'Amr b. al-'As di onorarlo par-<br />

ticolarmente ('Abd al-hakam, 314, lin. 2-6).<br />

§ 261. — (Abd al-rahmàu, da Su'ayb b. al-Layth e 'Abdallah b. Sillih<br />

e Yahya b. Abdallah b. Bukayr e 'Abd al-malik b. Maslamah, da al-Layth,<br />

da Yazid b. abi Habìb). Umar b. al-Khattàb scrisse ad 'Amr b. al-A.s di<br />

dare in più a ciascuno di quelli che avevano giurato obbidienza sotto l'al-<br />

bero di al-HudaybÌ3'yah duecento (dirli am) di 'atà, «e tu prenditi al-<br />

« trettanto in grazia della tua carica, e usa particolari onori a Khàrigah b.<br />

« Iludzàtah per la sua bravura, e al qàdi 'Utjimàn b. Qays per la sua ospi-<br />

« talità » ('Abd al-hakam, 314, lin. 6-11).<br />

EGITTO. Disposizioni amministrative e fiscali.<br />

§ 262. — ('Abd al-rahmàn). (Amr b. al-'As) chiamò 'Amr b. Khàlid b.<br />

Thàbit al-Fahmi per porlo sopra le dogane (al-maks), ma chiese di essere<br />

dispensato. E fu Suralibil b. Hasanah capo delle dogane, e Maslamah b. Mu-<br />

khailad sui mulini di al-Balqas ('Abd al-hakam, 314, lin. 11-13).<br />

§ 263. — (Abd al-rahmàn, da Sa'id b. Ghufayr, da ibn Lahi'ali, da<br />

ibn Hubayrah). 'Amr chiamò Khàlid b. Thàbit al-Fahmi, nouuu di ibn<br />

Rifa' ah, per porlo sulle dogane, ed egli domandò d'essere esonerato. 'Amr<br />

gliene domandò perchè. E l'altro: « Ka'b ha detto: Non ti avvicinare alla<br />

«dogana, perchè il suo capo sarà nel fuoco» ('Abd al-hakam. 314,<br />

lin. 13; 316, lin. 1).<br />

§ 264. — ('Abd al-rahmàn, da 'Ali b. Ma'bad. da Abdallah b. Amr<br />

al-Grurari, da Muli. b. Isliàq. da Yazid b. abi Habib, da 'Abd al-rahmàn<br />

al-Tugibi. da 'Uqbah b. Amir, e un altro isnàd con altro liadith del<br />

Profeta). L'uno e l'altro conti-o i capi di dogane. Nel secondo si dico te-<br />

stualmente: «Quando incontrate un esattore, ammazzatelo!» ("Abd alhakam,<br />

315, lin. 2-8). — È quasi inutile aggiungere che il hadith è<br />

apocrifo, ed esprime soltanto i sentimenti di esasperazione dei poveri con-<br />

tribuenti musulmani di età posteriore.<br />

§ 265. — (Abd al-rahmàn da ibn Ghufayr, da ibn Lahi'ah). Hurahbil<br />

b. Hasanah era sopra la dogana, e Maslamali b. Mukhallad sui mulini<br />

('Abd al-hakam, 316, lin. 8-10;.<br />

625. 79


ss 26*5-273. 21. a. H.<br />

21. a. H. EGITTO. — Inondazione annuale del Nilo.<br />

266.- Nt'll'anuu 21. H. la ma-ra dol Nilo .scese a 6 dziva e due<br />

dazione annuale » *-ww. o —<br />

del NUo.j t^lita (asba), e la piena massima sali a 17 dzliil' e cinque dita (Ma ba-<br />

EGITTO. - inon-<br />

sili, I. 86, liii. (i-8).<br />

ARABIA. — Pellegrinaggio annuale.<br />

§ 267. — (al-Wàqidi, senza isnad). Nell'anno '21. II. il Califfo 'U mar<br />

diresse il pellegrinaggio annuale, lasciando Zaj'd b. Thàbit quale suo luo-<br />

gotenente in Madìnah (T a bari, I, 2646, lin. 16).<br />

Cfr. Mas'udi, IX. 56: Athir, III, lo.<br />

ARABIA E PROVINCIE. — Luogotenenti del Califfo.<br />

§ 268. — (al-Wàqidi, senza isnàdj. in questo anno (21. H.) vi furono<br />

i medesimi luogotenenti dell'anno precedente, ad eccezione di al-Kùfah,<br />

ove 'Ammàr b. Yàsii- aveva il comando degli a 1 - A h d a tli (le reclute del<br />

paese), 'Abdallah b. Mas'ùd aveva cura del tesoro, 'Utlimàn b. Hunayf provvedeva<br />

alla riscossione del kharàg (imposta fondiaria), e Surayh era qàdi<br />

(T a bari, I, 2646-2647).<br />

§ 269. — Secondo ibn al-Athìr i governatori erano:<br />

(1) 'Umayr b. Sa'd governatore di Damasco, del Hawràn, di Hims,<br />

di Qinnasrin e della Mesopotamia (al-Grazirah) ;<br />

(2) Mu'àvviyali b. abi Sufyàn in al-Balqà, al-Urdunn, Palestina, le<br />

regioni in riva al mare (al-Sawàhil), Antiochia, Qalaqiyyah [sic = Cilicia?),<br />

e Ma'arrah Misrin.<br />

abù Hàsim b. Utbah b. Rabi'ah aveva concluso la pace con Qala-<br />

qiyyah, Antiochia e Ma'arrah Misrin.<br />

I governatori delle altre regioni erano gli stessi dell'anno precedente.<br />

(3) 'Animar b. Yàsir, di al-Kùfah;<br />

(4) Surayh, capo dei qàdi di al-Basrah (Athir, III, 15).<br />

ARABIA. — Eventi minor!.<br />

§ 270. — (a) Il poi celebre al-Hasan al-Basri [f 110. a. H.] dicesi na-<br />

scesse due anni prima della morte del Califfo Umar (Hai ab, II, 243).<br />

(6) Nell'anno 21. H. nacquero al-Hasan al-Basri e al-Sa'bi (T a bari,<br />

I, 2646, lin. 14). — Cfr. Atiiìr, III, 15.<br />

§ 271. — Secondo alcuni, nel 21. H. morì abù-1-Mundzir Ubayy b. Ka'b b.<br />

Qays: ma altri ritardano questo evento sino al 30. H. (Abulfeda, I, 250).<br />

§ 272. — In questo anno 21. H. il giorno di Nawrùz, la festa annuale<br />

persiana, cadde sul venerdì [sic) 29 (xumàda I. (= 5 maggio 642,<br />

domenica) (Hamzah, 160).<br />

626.


21. a. H. §§ 273-276.<br />

ARABIA. — Coniazione di monete musulmane. 21. a. h.<br />

§ 273. — Secondo KhuwàudamLr nel 21. H. furono coniate monete ^jone di monete<br />

d'argento (dirham) e d'oro (dinàrj con le formole islamiche la-ila li ah- musulmane.]<br />

illa- allah, al-hamdu li-llah e con il nome di 'Umar (Khond., I,<br />

4, pag. 26, lin. 20 e segg.).<br />

ibn al-Grawzi dice che in questo anno 21. H. furono coniate monete<br />

d'argento (dirham) con i coni usati dai Sassanidi, aggiungendovi però<br />

alcune formole musulmane, ecc., come sopra ((xawzi, I, fol. 64, v.).<br />

NECROLOGIO. — al-Aghlab b. Gusam.<br />

§ 274. — al-Aghlab b. Gusara b. Amr b. 'Ubaydah b. Hàrithah b. Dulaf<br />

al-'Igli, celebre versificatore (ràgiz). abbracciò l'Islam al tempo di Mao-<br />

metto, e fuggì dalla sua gente per seguire il Profeta.<br />

Fu tra coloro che accompagnarono Sa'd K. abì Waqqàs nella sua spe-<br />

dizione contro i Persiani l'anno 16. H.<br />

Si stabilì quindi in al-Kùfah e morì combattendo nella grande bat-<br />

taglia di Nihàwand l'anno 21. H. :<br />

il suo nome non figura ti-a i Compagni<br />

di Maometto, perchè la sua « fuga » avvenne dopo la morte del Profeta<br />

(Hagar, L 108-109, n. 222).<br />

ibn al-Grawzi, che pone la battaglia di Nihàwand nel 19. H., sotto questo<br />

anno parimenti dà la biografia di al-Aghlab (Grawz]i, I, fol. 63,r.-54,r.).<br />

Cfr. anche Yàqut. I. 857, 913j; II, 13; IV, 895; Athir Usd. I, 105;<br />

Dzahabi Tagrid. I. 26: Aghàni. XVIII. 164.<br />

al- Ala b. al-Hadrami (cfr. 14. a. H.. § 256).<br />

§ 275. — al-Alà b. al-Hadrami era figlio di 'Abdallah b. 'Abbàd b. Akbar<br />

b. Rabìah b. Muqanna' b. Hadramawt, halif di abii Umayyah. Da suo fra-<br />

tello Maymùn prese nome il pozzo Bi-r Maymùn, che si trova nella parte<br />

superiore di Makkah (sulla via degriraqensi, aggiunge ibn Sa'd), e fu da lui<br />

scavato nei tempi della Cfàhiliyyah. Ebbe altri due fi-atelli, 'Amr ed 'Amir.<br />

al-'Ala fu governatore di al-Bahrayn sotto i due Califii abu Bakr ed Umar,<br />

il secondo dei quali lo nominò poi governatore di al-Basrah: al-' Ala morì<br />

però nel 21. H. prima di raggiungere il nuovo posto; e nel Bahi-ayn fu man-<br />

dato a governare abù Hurayrah. Trasmise tradizioni ad al-Sà-ib b. |Yazìd, a<br />

Hayyàn al-A'rag, e a Ziyàd b. Hudayr (Dzahabi Paris, l, fol. 137, v.).<br />

§ 276. — al-' Ala figlio di al-Hudrami, cioè di 'Abdallah b. Dimàd b.<br />

Salma b. Akbar, dei Hadramiti del Yaman, fu dal Profeta, al suo ritorno<br />

da al-Grirànah, mandato a Mundzir b. Sawa al-' Abdi nel Bahrayn con norme<br />

precise sulla esazione della sadaqah sul bestiame grosso e minuto, le<br />

frutta e le sostanze. Con al-'Alà il Profeta mandò anche abu Hurayrah,<br />

H27.


§§ -271!, .277. 21. a. n.<br />

21. a. H.<br />

il quali- c'hio.se ed ottenne ilall" ani i 1 o ^governatore lìi essei ^no m ii' adz-<br />

INECROLOGIO. - , / _, ^ • . j. i • m i- i i i- t -aij w^<br />

al- Ala b ai-Ha- (\x\u. Tornato pni tardi a Madmali eon due seluere di Abd al-t^ays co-<br />

drami., mandati da 'Abdallah b. 'Awf al-Asagjj;, questi mossero lagnanze contro<br />

al-'Alà al Profeta, il quale l(j revocò nominando al suo posto Abàn b. Sa'd<br />

h. al-'As (cfi-. 11. a. H.. § 124, nota 3; 12. a. H., §§ 39-51).<br />

Quando, alla morte di Maometto, insorti nel Bahrayn gli 'Abd al-Qays,<br />

Abàn si ridusse in Madinah, e rifiuta vasi di obbedire all'ordine di abù<br />

Bakr di tornare nel Bahrayn, al-'Alà fu mandato a domar la rivolta<br />

con 16 (!) cavalieri guidati da Furàt b. Ha3\yàn al-'Igli. L'esiguo drappello,<br />

ingrossato per via, giusta l'ordino di abù Bakr, di tutti i musulmani (?)<br />

che s' incontravano, fu condotto da al-'Alà alle vittorie di Hawàtjiah {sic),<br />

al-Qatif, al-Zàrah, al;Dàrin (cfi-. 12. a. H., paragrafi su indicati).<br />

Nell'anno 14. H. (cfi-. 14. a. H., i; 226) il Califfo 'Umar diede ordine<br />

ad al-'Alà di marciare in aiuto di 'Utbah b. Ghazwàn verso al-Basrah.<br />

Prontamente egli si mise in viaggio con abù Hurayrah ed abvi Bakrah ;<br />

ma giunto in Liyàs presso al-Si'àb in territorio dei banù Tamìm, al-'Alà<br />

morì, e fu colà sepolto.<br />

Egli trasmise dal Profeta una tradizione, secondo la quale i pellegrini<br />

dovevano far sosta di 3 giorni in Makkah dopo il ritorno dalle compiute<br />

cerimonie. Si racconta che Maometto, avendo un giorno visto al-'Alà che<br />

indossava una camicia di maniche larghe e lunghe (qamìs san bùi ani),<br />

gliele scorciò (cfi-. Dozy Vétements, s. v.).<br />

al-'Alà fu prode gueiTiero, musulmano docile, disinteressato e pio: morì<br />

in fama di santità, e fu taumaturgo, se possiamo prestar qualche fede ai mira-<br />

coli che il ciarlatano abù Hurayrah racconta di aver veduti (Saad, IV, 2,<br />

76-79, riprodotto quasi per intero nell'Inhalt-ausgabe, LXXIV-LXXVII).<br />

Cfr. anche Atiiìr, III, 16; Yàqùt, I, 436, 466, 508; II, 136, 537; IH,<br />

6, 837; IV, 954; Athir Usd, IV. 7-8; Dzahabi Tagrìd, I, 419; Isti'àb,<br />

518-519; Nawawi, 432; Quta3^bah, 144; Mahàsin, I, 84; Balàdzuri,<br />

cfi-. Indice; Khamìs, II, 275, lin. 30-31; <strong>Annali</strong>, Ind. ai voi. I-II.<br />

Amr b. Ma dikarib.<br />

§ 277. — abù Thawr 'Amr b. Ma'dikarib b. Abdallah b. 'Amr b. 'Usm<br />

b. Zubayd al-As^ar b. Eabi'ah al-Zubaydi, della grande stirpe dei Sa'd al-<br />

'Asìrah, famoso guerriero e poeta tanto nel paganesimo quanto nell'Isiàm,<br />

sul conto del quale si sono inventate molte tradizioni. La fama del suo nome<br />

lece sì che i tradizionisti lo inclusero fra i Compagni del Profeta, e trasmi-<br />

sero tradizioni, che pretendono narrare la sua venuta a Madinah e la conver-<br />

sione all'Isiàm al cospetto dello stesso Maometto (Hagar, III, 33-34). Se-<br />

(i-28.


21. a.. H. § 277.<br />

condo ibn Ishàq, ugii venne a Madinah con l'ambasciata dearli Zubayd (Ha- 21. a. H.<br />

TTT 00' T 1.. 1 , ,• (NECROLOGIO. -<br />

gar, ili, óà. lin. l


277, 278. 21. a. H.<br />

21. a. H. famosi del paganesimo antico, i tiadizionisti hanno attribuito ad Amr b.<br />

•Amr b Madi- Ma'dikaiib un'età assai avanzata al momento della morte. al-Mar/Aibàni,<br />

karib.) per esempio, che pone la sua morte durante il Califfato di (JtJhmàn<br />

(23.-36. a. H.), afferma esser egli morto in età di 120, o 150 anni. Nel<br />

Kitàb al- Mu ammarili, di ibn abi-1-Dunyà, si aggiunge che Amr tosse<br />

presente alla battaglia di Siffin (nel 36. H.) contando 150 anni, 'limar b.<br />

Sabbali, infine, lo dice morto durante il Califfato di Mu'àwiyah (40.-60. a. H.),<br />

in età assai avanzata (H a g a r . Ili, 38, lin. 4 e segg.).<br />

Cfi-. Gawzi, I, fol. 64,r.-57,v.<br />

§ 278. — (a) abu Thawr 'Amr b. Ma'dikarib b. 'Abdallah b. Amr, ecc.<br />

b. Zubaj'd ossia Munabbih al-Zubaydi al-sà'ir. Questo è il nasab da-<br />

toci da abu Khalifah .sulla fede di Muhammad b. Sallàm. Invece 'Umar<br />

b. Sabbah riferisce da abu Ubaydah quest'altro nasab: Amr b. Ma'di-<br />

karib b. Rabi'ah b. Abdallah b. Amr, ecc. b. Zubayd b. Munabbih, ecc<br />

b. Qahtàn. Sua madre, che era anche la madre di suo fratello 'Abdallah,<br />

era una donna della tribù di (rarm, a quanto si riferisce, celebrata come<br />

una delle donne che ebbero i tìgli più nobili.<br />

(ò) (Muhammad b. Durayd, da abu Hàtini, da abu 'Ubaydah). 'Amr<br />

b. Ma'dikarib era il cavaliere (l'eroe) del Yaman, ritenuto superiore anche<br />

a Zayd al-Khayl per impetuosità e coraggio.<br />

(e) ('Ali b. Muhammad al-Madà-ini, da Zayd b. Quliayf al-KiIài)i, che<br />

diceva): Sentii affermare ai nostri Saykh che Amr h. Ma'dikarib era chia-<br />

mato lo sciocco (mà'iq) dei banù Zubayd. Una volta costoro, avendo<br />

avuto sentore che i Khatli'am intendevano aggredirli, si prepararono per<br />

resistere, e Ma'dikarib, padre di 'Amr, raccolse sotto la sua condotta i<br />

banù Zubayd. 'Amr si recò (alla vigilia dell'assalto) da sua sorella e le<br />

disse: « Dammi da mangiare a sazietà per il caso che domani venga la<br />

« schiera dei nemici ». Essendo venuto a casa Ma'dikarib, sua figlia gii<br />

riferì la cosa, ed egli disse: «Questo sciocco dice di queste cose?». — Ri-<br />

spose: « Proprio lui ». — « Domandagli », le disse Ma'dikarib, « che cosa<br />

« vuole per saziarsi ». — Essa glielo chiese, ed Amr disse: « Una porzione<br />

« (firq) di melica (dzurrah), e una capra che ha perduto i denti ». — In<br />

quel tempo il firq era di ben tre sa'. Ciò che egli voleva fu latto, gii<br />

si aramazzò una capra e gli si preparò il cibo, ed egli sedutosi lo ingoiò<br />

fino all'ultimo boccone. Al mattino seguente li assalirono i Khath'am, e<br />

i banii Zubayd li affrontarono. 'Amr venne e si scagliò [nel folto della mi-<br />

schia], quindi levò il capo e vide lo stendardo di suo padre eretto, ma,<br />

avendo abbassato il capo, trovò (quando lo rialzò una seconda volta) lo<br />

stendardo di suo padre caduto. Allora si levò come un albero gigante (?),<br />

6bO.


21. a. H. §§ 278-280.<br />

e affrontato suo padre mentre era con i suoi in fuga, gli disse: « Lascia<br />

« la bandiera, poiché oggi è giorno di violenza (?) ». — Gli fece suo padre:<br />

« Va via, o .sciocco! ». — Ma i banu Zubayd dissero a Ma'dikarib :<br />

« tu,<br />

« lasciagli un po' fare ciò che vuole : se egli è ucciso, sarai liberato da lui :<br />

« se trionfa è per te ». — Allora suo padi-e gli lasciò le armi, ed 'Amr,<br />

salito a cavallo, si lanciò contro i Khath'am, fino ad oltrepassare le loro<br />

file, quindi ritornò su di essi, e ripetè questo più volte, finché i banu Zu-<br />

bayd fecero una carica e misero in fuga e soggiogarono i Khatji'am. Quel<br />

giorno gii fiT dato il nome di «cavaliere di Zubayd» (Aghàni, XIV,<br />

pag. 25-26). (Il testo è riprodotto sino al § 275, in traduzione quasi let-<br />

terale, per dar saggio di questa fonte nella parte biografica) [T.].<br />

§ 279. — (abu 'Amr al-Saybàni). Si racconta di Amr b. Ma'dikarib<br />

b. Rabi'ah b. 'Abdallàh b. Zubayd b. Munabbih b. Sa'b b. Sad 'al-'Asii-ah b.<br />

Màlik ossia Madzhig b. Udad b. Zayd- b. Ya.sgub b. Ya'rub b. Zayd b. Kahlàn<br />

b. Saba b. Yasgub b. Ya'rub b. Qahtàn, che egli disse a Qays ibn Maksùh<br />

al-Muràdi, figlio di sua sorella, quando giunse loro la notizia del Profeta:<br />

« O Qays, tu sei il capo della tua gente; ora ci hanno raccontato che un<br />

« uomo dei Qurays, chiamato Muhammad, è sorto nel Higàz e lo chiamano<br />

« Profeta; vieni perchè possiamo conoscerlo, ed afifrettati, prima che egli<br />

«abbia il sopravvento su di te». — Qays rifiutò la proposta giudicandola<br />

sciocca, e non lo seguì. 'Amr invece si mise a cavallo per raggiungere il<br />

Profeta, e disse: « Non hai voluto darmi ascolto, o Qays? ». — E sul pro-<br />

posito Amr disse questi versi:<br />

Io ti invitai il giorno di Dzu San'à ad una impresa di evidente giustezza.<br />

Ti invitai a temere Allah, recandoti da lui e promettendogli [il tuo culto].<br />

Ma tu hai fatto come chi ha un asino e si lascia ingannare (? afi'ascinare) dal palo<br />

del suo membro (??).<br />

(Aghàni, XIV, 26, lin. 1-11) [T.].<br />

§ 280. — (a) (abù 'Ubaydahj. Ci nai-rarono parecchi individui di<br />

^Madzhig: Si recò 'Amr con una deputazione dei Madzhig insieme con<br />

Farwah b. Musayk al-Muràdi dal Profeta, e tutti abbracciarono l'Islam.<br />

Il Profeta mandò Farwah a raccogliere le sadaqàt di quelli fra i suoi che<br />

avevano abbracciato l'Islam, e gii disse: « Raccogli la gente e intrattienila<br />

« amichevolmente, finché, quando li troverai distratti, sorprendili e preda ».<br />

(b) (abù Amr al-Saybàni). Farwah era partito in discordia con i re<br />

(m u 1 u k) di Kindah e in ostilità con essi, quando andò dal Profeta. Già prima<br />

<strong>dell'Islam</strong> era avvenuta tra i Muràd e i Hamdàn una battaglia in cui i<br />

Hamdàn avevano riportato un successo sopra i Muràd facendone massacro, in<br />

una giornata che fu detta la giornata dei Greci o Y a w m a 1 - R ù m. Colui<br />

che guidò i Hamdàn contro i Muràd, fu al-Agdza' b. Màlik b. Khuzaym al-<br />

«31.<br />

21. a. H.<br />

INECROLOGIO. -<br />

Amr b. MadF-<br />

karib.l


§§ 28ij-.>8a. 21. a. H.<br />

21. a. H. Sà'ir al-Haiudfini h. Masruq li. al-Agdza'; costui quel gioino ne fece scempio;<br />

INECROLOGIO. - •<br />

. x ì.ì.<br />

x- •<br />

i vi-. , . ,r , i T»r t<br />

^^ '' Amr b. Madi- ^ii^sto tatto SI riterisce il veiso di baiwali b. Musayk al-Muiàdi :<br />

''^'''''•l Glie se noi siaiii'i stati vinti, noi eravamo piinifi aKitiuiti ,i vincere; e sk' siamo stati<br />

sconfitti, non fnmnio mai [per l' innanzi] sconfìtti.<br />

Quando poi Favwali si recò dal Profeta, preso a dire:<br />

Quando vidi cìic i ve di Ivindah erano venuti meno alla loro fede, come il piede ohe<br />

col suo nervo sciatico tradisce l'altro piede (non lo segue nel camminare per il dolore),<br />

spinsi la mia cavalcatura alla volta di Muliammad, sperando che farà eccellente prova<br />

e che compirà felicemente il viaggio.<br />

Griunto che fii dal Profeta, questi gli disse, secondo quanto ci è stato<br />

raccontato: « Ti lia addolorato ciò die colpì la tua gente nella giornata<br />

«di al-Rumy ». — Rispose: «O rasul di Allah, chi è colni che, vedendo<br />

« colpita la sua gente come è stata colpita la mia, non si addolorerebbe? ».<br />

— Allora gli disse il Profeta : « Questo fatto non farà che accrescere la<br />

« fortuna deWd tua stirpe nell'Isiàm » — e lo noràinò suo agente sopra tutti<br />

i Muràd, i Zubayd e i Madzhig (Aghàni. XIV. 26, lin. 12-13) [T.].<br />

§ 281. — (abu 'Ubaydah). Non passò molto tom|)(i che 'Amr rinnegò<br />

l'Isiàm, e disse quando lo rinnegò:<br />

Noi abbiamo trovato il potere di Farwali il peggiori' dei poteri: asino le mi mirici<br />

sollevsno (frugando) il concime.<br />

E tu, se ci pensassi bene, o abfi 'L'mayr, hai empiuto le tue mani di tividimeuto e<br />

di perfidia.<br />

(Aghàni. XIV, 20, lin. 23-25) [T.J.<br />

§ 282. — Soggiunge abu 'UbaAdah: Quando 'Amr insieme con altri<br />

dei Madzhig rinnegò l'Isiàm, Parwali diiese rinforzi al Profeta, e questi<br />

spedì contro di essi Khàlid b. Sa'id b. al-'A,s e Khàlid b. al-Walìd, e disse<br />

loro: « Quando raccoglierete le vostre forze, sia 'Ali b. abi Tàlib il vostro<br />

«amir e duce dei combattenti», e spedi 'Ali. 1 combattenti s'incontra-<br />

rono in una sinuosità del suolo nel Yaman e impegnarono battaglia; parte<br />

dei ribelli fu uccisa e parte si salvò [con la fuga]: e d'allora i Gra'far, Zu-<br />

bayd e Udad, tutti banù Sa'd al-'Asirah, non cessarono di essere scarsi di<br />

numero. In questa battaglia la spada detta al-Samsàmah passò in mano<br />

della famiglia di Sa'id. Il motivo di questo passaggio fu il seguente: Ra}--<br />

hànah bint Ma'dikarib quel giorno fu fatta prigioniera, ma Khàlid la ri-<br />

scattò e ciò gli valse le guaina della Samsàmah, la quale (guaina) fu da<br />

lui ceduta a suo fratello Sa'id. Sa'id poi fu trovato ferito nell'assedio subito<br />

insieme con (il Califfo) 'Uthmàn b. Affan (nel 36. H.), e guaina e spada an-<br />

darono così perdute. Di poi la guaina fu ritrovata, e quando Mu'àwiyah<br />

salì al potere, venne da lui un beduino con la spada senza guaina. Sa'id,<br />

che era presente esclamò: « Questa è la mia spada ». Siccome il beduino<br />

contestava le sue parole, Sa'id disse: « Per provare che essa è la mia spada,<br />

ti:i2.


21. a. H. 282, 283.<br />

« manda tu (o Mu'àwÌ3^ah) a prendere la guaina, introducila in es.sa. e la<br />

21. a. H.<br />

[NECROLOGIO.<br />

« vedrai corrispondere ». Muàwiyah mandò a prendere la guaina a ca.sa '"•AmV'b^^Ma'' di-<br />

di Sa'id, e come essa venne, si trovò corrispondere alla spada. Allora il •^^^'''-l<br />

beduino confessò di averla presa il giorno di Yawm al-Dàr (uccisione del<br />

Califfo 'Utiiman nel 35. H.). e Sa'id gliela ripi-ese, ricompensandolo. Essa<br />

restò in loro possesso, finché al-Mahdi fece il suo viaggio da al-Ba.srah;<br />

giunto in Wàsit. mandò a chiederla a Sa'id (un discendente di Sa'id b.<br />

al-'As), dicendo: « Essa mi serve per il viaggio ».[^Quegli rispose': «Cinquanta<br />

« spade taglienti valgono meglio di una sola ». Allora al-Mahdi diodo loro<br />

50,000 dirham e l'acquistò (Aghàni, XIV, 26-27j.<br />

Cfi-. 12. a. H., § 65, nota 3 [T.].<br />

§ 283. — Narra ibn al-Nattàh che al-Madàini raccontava da abu-l-<br />

Yaqzàn, da Gruwayriyah b. Asma: Mentre il Profeta tornava dalla spe-<br />

dizione di Tabùk diretto a Madinah, lo raggiimse 'Amr b. Ma'dikarib<br />

al-Zubaydi con un gruppo dei banu Zubayd. 'Amr si fece innanzi per avvi-<br />

cinare il Profeta, ma questi si tenne a parte, finché non fu informato sul<br />

suo conto. Quando poi il Profeta si avanzò per rimettersi in cammino, 'Ami-<br />

gli disse: « Allah, il tuo Dio, ti sia benigno, e possa t\i evitare la maledi-<br />

«zione!». — Il Profeta rispose: «La maledizione di Allah, degli angeli<br />

« e degli uomini tutti .sopra coloro che non credono in Allah, né nella vita<br />

« futura; credi dunque in Allah, perchè egli ti assicuri contro il giorno del<br />

« grande terrore ». — Domandò Amr b. Ma'dikarib: « Che cosa è il grande<br />

« terrore? (al-faza' al-akbar: Qur'àn, XXI, 103; cfr. anche CI, 1-4)».<br />

Rispose il Profeta: « È un terrore diiferente da ciò che si ritiene e s'imma-<br />

« gina: un primo grido sai'à lanciato sugli uomini, tale clie tutti i vivi mor-<br />

« ranno, salvo quelli che Allah vorrà risparmiare, quindi un secondo grido<br />

« sarà lanciato sugli uomini, e tutti i morti risusciteranno. Quindi questa<br />

« terra sarà oppressa da un fragore insistente, nel quale il suolo si gonfierà,<br />

« le montagne crolleranno e il cielo si fenderà come si fende la q u li t i y a h<br />

« (specie di tela molto fina) nuova (? da leggero al -gadidah?), e ciò<br />

« finché Allah vorrà. Quindi apparirà il fuoco, che apparirà /lett. e tu lo<br />

« vedrai) rosso, oscuro: esso formei-à delle lingue fino al cielo, e le sue scin-<br />

« tille lanceranno come dei cocuzzoli di monti (— manderà scintille grandi<br />

« come, ecc.). Non rimarrà essere vivente il cui cuore non si sposti, e non ri-<br />

« cordi le sue colpe; dove sarai tu. o 'Amr? ». — Rispose: « Io ascolto una cosa<br />

« terribile ». — Allora il Profeta disse: « O'Ami-, accogli la fede e sarai salvo ».<br />

— 'Amr accolse la fede e dichiarò per i suoi la loro adesione all'Isiàm. Questo<br />

accadeva durante il ritorno del Profeta dalla s]iedizione di Tabùk. che era<br />

accaduta nel Ragab dell'anno 9. H. (Aghàni. XIV, 27) [T.].<br />

e,m. 80


21. a. H.<br />

lis -'ì>4-2«7. 21. a. H.<br />

§ 284. — Narrava alni llàrùii al-iSakìsaki al-tìasii, da abù Amr (da?)<br />

Amr b. Ma di- al-Madà"iiii che 'Umar al-Khattàb, quando guardava 'Amr, esclamava:<br />

karib.l « Lode sia ad Aliali, che creò noi e creò 'Amr » — meravigliato dinanzi<br />

all'enorme statura di hii (Aghàni, XIV, 27) [T.J.<br />

§ 285. — Ci narrò Ahmad b. Abd al-'aziz al-Gawhari, da 'Umar b.<br />

Sabbah. da Khalid b. Khidas. da abù Numaylaìi, da Rumayh, da suo padre;<br />

diceva costui: Vidi 'Amr b. Ma'dikarib durante il calitfato di Mu'àwiyah;<br />

egli era un vecchio dalle proporzioni le più colossali che fossero mai esi-<br />

stite, e dalla voce lude; quando si voltava, si voltava con tutta la persona.<br />

Ma questo è un errore di tradizione : la realtà è che egli morì sulla fine del<br />

califfato di Umar, e fu sepolto in Eawdzah, tra Qumm e al-Rayy. Vi sono<br />

di quelli che dicono fu ucciso alla battaglia di Nihàwand, e che il se-<br />

polcro si trovava nei dintorni, in un luogo chiamato Qabdìsakhàn(?), e che<br />

egli fii sepolto quivi con al-Nu'man b. Muqarrin. Si nari'a anche da fonte<br />

non degna di eccessiva fidvicia, che egli avrebbe raggiunto il califfato di<br />

'[Jthmàn; riferisce ciò ibn al-Nattàh, da Marwàn b. Diràr, da abù lyàs<br />

al-Basri, da suo padre, da Guwayriyah al-Hudzali in un lungo hadìth.<br />

Costui avrebbe detto: Vidi Amr b. Ma'dikarib, mentre io era nel tempio<br />

di al-Kùfah, sotto il califfato di 'Uthmàn, quando il Califfo lo spedì in<br />

al-Rayy: egli sembrava un camelo unto di pece. Narrava altresì ibn al-<br />

Kalbi, da As'ar, da Amr b. (rarir al-Gu'fi, da Khalid b. Qatan: Partì<br />

Amr b. Ma'dikarib sotto il califfato di 'Uthmàn per al-Rayy e Dusta, ma<br />

durante il viaggio fu colto da paralisi, e morì in Rawdzah (Aghàni,<br />

XIV. 27-28) [T.].<br />

§ 286. — Ci narrò Ahmad ibn 'Abd al-'aziz (da Umar b. Sabbah, da<br />

Khalid b. Khidàs, da Hìammàd b. Zayd, da Mugàlid, da al-Sa'bi) che Umar<br />

b. al-Khattàb assegnò ad 'Amr b. Ma'dikarib 2000 dirham come sti-<br />

pendio. 'Amr gii disse: «0 amir dei Credenti, 1000 qua» — e in cosi<br />

dire accennava alla metà destra del suo ventre — « e 1000 qua » — accen-<br />

nando alla metà sinistra del medesimo: — « che cosa- resterà per qua? » — e<br />

accennava al centro del suo ventre. — Allora 'Umar si mise a ridere, e<br />

gii accrebbe altri 500 dirham (Aghàni, XIV, 28) [T.].<br />

§ 287. — Narra 'Ali ibn Muhammad (= al-Madàini), da abù-1-Yaqzàn :<br />

diceva Amr b. Ma'dikarib: « Se andassi, tutto solo, in una lettiga attra-<br />

« verso le acque di Ma'add, non temerei d'impadronh'mene, nessuna esclusa,<br />

« finché non mi affrontassero i due liberi, o i due schiavi di Ma'add ». I due<br />

liberi sono 'Amr b. al-Tufayl e Utaybah b. al-Hàrith b. Sihàb ; i due<br />

schiavi sono il negro dei banù 'Abs — intendendo dire Antarah — e al-<br />

Sulayk b. al-Salakah. « Io mi sono battuto con tutti costoro. 'Amir b. al-<br />

634.


21. a. H. 287-290.<br />

« Tufa}'! è veloce nel menare colpi di lancia ed ha la voce tonante: Utaybah<br />

21. a. H.<br />

NECROLOGIO.<br />

« è il primo tra i cavalieri, quando muovono all'assalto, e l'ultimo quando ^"ArnVb^^^Ma'd<br />

«ritornano; Antarah incespica raramente e fa molto' fracasso; e al-Sulayk ^^^'^<br />

« spinge lontano i suoi assalti, simile al leone rapace ». — Allora gli dis-<br />

sero: «E che cosa pensi di al-'Abbàs b. Mirdàs? ». — Rispose: «Penso di<br />

« lui ciò che egli ha detto di me:<br />

«Quando morrà Amr, ilirò ai cavalli: Calpestate gli Ziibayd, poiché in 'Ann- e<br />

« morto l' unico valoroso tra loro »<br />

Quindi si levò irritato, essendosi accorto che essi volevano pungerlo<br />

col ricordo di al-'Abbàs. — Soggiunge 'Ali: Osservava abu-l-Yaqzàn : Ritengo<br />

che ci sia un errore di espressione, e che egli abbia detto: i due bastardi<br />

di Mudar (ha gin a Mudar), perchè 'Antarah era uno schiavo, mentre al-<br />

Sulayk non fu affatto in schiavitù (Aghàni XIV, 28) [T.].<br />

§ 288. — Ci narrò abu Khalifah (da Ahmad b. 'Abd al-'aziz, da 'limar<br />

b. Sabbah, da Ahmad b. Hubàb, da 'Isa b. Yùnus, da Isma'il, da Qays)<br />

che 'Umar scrisse a Sa'd b. abi Waqqàs: « Ti manderò in rinforzo [due<br />

« individui che valgono] due mila uomini ('): 'Amr b. Ma'dikarib e Tulayhah<br />

« b. Khuwa\iid » — cioè Tulayhah al-Asadi — : « consultali nelle operazioni<br />

« militari, senza però loro affidare alcun governo » (Aghàni, XIV, 28) [T.].<br />

Nota 1. — Il concetto di un guerriero che vale mille uomini è molto comune: lo ali1)i;inu) già<br />

incontrato in altre tradizioni, nelle quali poi questo paragone si è trasformato in mille uomini sotto<br />

il comando dell'eroe ictr. 19. a. H., § 55; 20. a. H., § 111).<br />

§ 289. — Ci narrò Ahmad b. Abd al-'aziz (da 'Umar b. Sabbah. da<br />

Ahmad b. Hubàb, da 'Isa b. Yùnus, da Isma'il, da Qays, il quale raccontai:<br />

Fui presente alla battaglia di al-Qàdisiyyah : Sa'd<br />

comandava i nostii. al-<br />

lorché venne Rustum, passando sulla nostra fronte. 'Amr b. Ma'dikarib<br />

scorreva le nostre file, incoraggiando i combattenti e dicendo: « Muhà-<br />

« giriti, siate leoni, intendo dire costanti (a 'ni thàbitah, cattiva lezione<br />

«in cui invece abù Yùsuf ha 'anàbisah); il persiano non è clif mi ca-<br />

« prone: appena si trova di fronte al nemico, cade sui suoi ginocchi».<br />

Aggiunge Qays: Con Rustum era un arciere, di cui nessuna freccia cadeva<br />

[a vuoto], e gli disse {sic, ma è da correggere in q u 1 1 u , io gli dissi) :<br />

« Gruardati da questo, o abù Thawr ». — Mentre noi gli dicevamo ciò, l'ar-<br />

ciere gli tirò un colpo, ferendo il suo cavallo. Allora 'Amr gli mosse contro,<br />

lo strinse fra le sue braccia, quindi lo sgozzò, e lo spogliò di due braccia-<br />

letti d'oro che egli portava e di un mantello di seta (Aghàni, XIV,<br />

28-29) [T.].<br />

§ 290. — Narrava abù Zayd ("Umar b. Sabbah): Racconta abù 'Ubay-<br />

dah, che Amr quel giorno investì un avversario e l'uccise, quindi gridò:<br />

635.


§§ 290-29'2. 21. a. H.<br />

21. a. H. « () voi bauli Zubayd, tatovi da cauto pcitlir (jiiesta gente possa morire »<br />

NECROLOGIO. ,,,, _^„- .„, .<br />

Amr b. Mad.. (A gh a n 1 . XI\ ,<br />

29) [l.j.<br />

karib.i | 291. — Narra Ali 1). Muhamiuad al-Madàini: Ci raccontano Muhanimad<br />

b. al-Fadl e "Abd rabbihi b. Nafi', da Isma'il, da Qays b. abì Hàzim:<br />

'Ann- si trovava in mezzo ai combattenti, allorché un arabo (ft-a gli av-<br />

versari) gii lanciò una freccia che lo colpì alla spalla, ma come egli indos-<br />

sava una corazza ben solida, la freccia non la passò. Allora egli si slanciò<br />

contro l'infedele, lo strinse al collo, e ambedue caddero in terra. Quindi lo<br />

uccise, lo spogliò e tornò con le sue spoglie dicendo:<br />

Io sono abiì 'l'iiawr t- In mia spada v Dz ù - 1 - N fi n , in ci>lpisco gli avversai'! conu^<br />

colpisce un pazzo.<br />

gente di Zubayd, e.isi vanno a morire.<br />

Soggiunge abù 'Ubaydah: Disse su ciò Amr b. Ma'dikarib:<br />

Avvicinati a Salma, prima che essa parta: il suo amore è divenuto per noi una ne-<br />

cessità.<br />

Salma e le sue vicine sanno bene come il cavaliere iraio avversario) grondasse (sangue):<br />

sol io no.<br />

Io lacerai con la lancia il suo jietto, mentre i cavalli correvano alla rinfusa fra di noi.<br />

(Aghàni, XIV, 29) [T.].<br />

§ 292. — Narra abù 'Ubaydah, nella versione data da abu Zaj'^d 'Umar<br />

b. Sabbah: Amr b. Ma'dikarib aveva, quando intervenne alla battaglia di<br />

al-Qàdisiyyah, centosei, altri dice centodieci anni. Soggiunge: Quando 'Amr<br />

uccise l'infedele, passò il fiume di al-Qàdisij^yah, insieme con Qays b.<br />

Maksùh al;Muràdi e Màlik b. al-HàritJ} al-Astar. Soggiunge: Mi narrò<br />

Yùnus che 'Amr b. Ma'dikarib era l'ultimo fra essi, il suo cavallo era de-<br />

bole ed egli ne cercò un altro. Gli portarono un cavallo ed egli lo prese<br />

per il ciuffo della coda e lo battè al suolo; il cavallo allora si chinò a terra<br />

ed 'Amr allora lo rimandò. Fattone venire un altro, ripetè la stessa opera-<br />

zione, e il cavallo resistè senza piegarsi, per il che egli disse: « Questo in<br />

« ogni caso è più forte del precedente ». — Quindi disse ai suoi: « Se vi af-<br />

« frettate a venire nel tempo che è necessario per scannare un animale,<br />

« mi troverete con la spada in mano a combattere di fronte a me; gli<br />

« avversari mi hanno ferito, ma io mi sostengo fi"a loro ed ho ucciso e<br />

« spogliato; ma se tardate, mi troverete ucciso fra di loro, colpito e spo-<br />

« gliato ». — Quindi avanzò fra gli avversari investendoli, e uno dei suoi<br />

disse: « O banù Zubayd, volete voi lasciare il vostro fratello! In verità non<br />

« crediamo che voi lo troverete vivo ». — Essi allora mossero alla carica,<br />

e quando giunsero da lui, lo trovarono che era già stato buttato giù dal<br />

suo cavallo e aveva afferrato il piede del cavallo di uno degli avversari,<br />

tenendolo férmo. Il cavaliere batteva il cavallo, ma questo non riusciva a<br />

636.


21. a. H. §§ 292-295.<br />

muoversi dalla sua mano. Quando uoi arrivammo, il persiano si buttò giù<br />

dal cavallo, e 'Amr vi montò, e disse :<br />

« lo sono abù Thawr, per poco voi<br />

non mi avete perduto ». — Gli dissero: « Dov'è il tuo cavallo? ». — Rispose:<br />

« È stato colpito da una freccia, e, di-izzatosi sulle gambe, mi ha rovesciato,<br />

« e si è messo a correre all'impazzata ».<br />

Questo stesso racconto riferirono Muhammad b. 'limar al-Khayyàt. e<br />

ibn abi Muhammad, da Murrah, da abu Ismà'il al-Hamadzàni, da Talhah<br />

b. Musarrit' in termini analoghi (Aghàni, XIV, 29) [T.].<br />

§ 293. — Soggiunge al-Wàqidi: Mi narrò Usàmah b. Zayd, da Abàn<br />

b. Sàlik: Disse 'Amr b. Ma'dikarib il giorno di al-Qàdisiyyah: « Applicate<br />

« le spade alle proboscidi degli elefanti, poiché le proboscidi sono il solo<br />

«punto per cui li si può uccidere». Quindi si slanciò contro Rustum, il<br />

quale era sopra un elefante, e colpì il suo elefante, recidendogli il tendine.<br />

L' elefante si ripiegò e Rustum fu trasportato sopra un cavallo. Allora di<br />

sotto a lui cadde una borsa contenente 40,000 dìnàr, che i Muslim rac-<br />

colsero. Rustum cadde poi dal cavallo, e [il cavallo] l'uccise.<br />

Narra 'Ali b. Muhamad al-Madà-ini, da Ali b. Mugàhid, da ibn Ishàq:<br />

Quando 'Amr colpì l'elefante, e Rustum cadde, cadde sopra di Rustum<br />

una borsa che stava sul dorso dell'eletànte e conteneva 40,000 dìnàr*<br />

sotto il suo peso morì Rustum e gì' infedeli presero la fuga (A gh ani,<br />

XIV, 29-30) [T.].<br />

§ 294. — Narra al-Wàqidi, da ibn abi Sabrah, da Musa b. 'Uqbah, da<br />

abù Habibah mawla di al-Zubayr, da Niyàr b. Mukrani al-Aslami; diceva<br />

costui: Ero presente alla battaglia di al-Qàdisiyyah, e un giorno in cui il<br />

combattimento era più violento tra noi e i Persiani, vidi un individuo che<br />

operava contro i nemici ogni sorta di prodigi: un momento egli combat-<br />

teva a cavallo, quindi si slanciava giù dal suo cavallo, legandosene la<br />

cavezza alla cintura e combatteva [così]. Allora chiesi: Chi è costui? che<br />

Allah lo ricompensi! — Risposero: È 'Amr b. Ma'dikarib (A gh ani, XIV,<br />

30) [T.].<br />

§ 295. — Ci narrò Muhammad b. al-Hasan b. Durayd, da al-Sakan b.<br />

Sa'ìd, da Muhammad b. 'Abbàd, da al-Kalbi, da Khàlid b. Sa'ìd, da abù<br />

Muhammad al-Marhabi; diceva costui: C'era uno saykh che soleva visi-<br />

tare 'Abd al-malik b. 'Umayr e gli sentii raccontare una volta quanto<br />

segue: Venne 'Uyaynah b. Hisn in al-Kùfah e vi restò alcuni giorni,<br />

quindi disse: « Per Allah, non ho più visto abù Thawr, da quando ve-<br />

« nimmo insieme [per la prima volta] in questa pianura » — intendendo<br />

abù Thawr Amr b. Ma'dikarib. — « Sellami una cavalcatura, o gì» u -<br />

« làm ». Il domestico gli sellò una delle sue cavalle, e quando gliela av-<br />

637.<br />

21. a. H.<br />

(NECROLOGIO. -<br />

Amr b. Ma'di-<br />

karib.]


*<br />

§ 295. 21. a. H.<br />

21. a. H. vicinò, 'Uyaynali gli disse: «Olà, mi hai mai visto cavalcare ima giu-<br />

^^. .- .. ! « menta nella óàhil i yy a li . che '^ ' •<br />

debba cavalcarla nell'Islam? ». — Amr<br />

Allora<br />

b- Ma dikarib.)<br />

gli sellò un cavallo maschio, ed egli montatovi su. si diresse alla ma-<br />

lia Ila h dei banù Zubayd. e (jui chiese della mah ali ah di 'Amr. Essa<br />

gli fu indicata, ed egli si presentò alla sua porta e gridò: « O abù Thawr!<br />

« vien fuori». — Questi venne fuoi'i avvilluppato nel suo izàr, come se<br />

avesse subito una fi'attura e se la fosse fasciata, e gli disse: « Buon mat-<br />

« tino (an'ama sabàh*")('), o abiì Malii< ». — Disse 'Uj^aynah: « Non ci<br />

« ha dato Allah in cambio di questa formola di saluto, quest'altra: Salute<br />

« a te (a 1 - s a 1 à m al a y k u m)? » . —<br />

Rispose : « Lascia andare queste espres-<br />

se sioni che noi non conosciamo, smonta; da me c'è un montone errabondo (?<br />

« che si disperde continuamente e che io voglio ammazzare?) ». — 'Uya}--<br />

nah scese, e 'Amr andò dal montone, l'uccise, l'aprì e lo squartò, poi lo<br />

gettò in una pentola ampia e lo cucinò, finché quando fu cotto, portò una<br />

grande scodella, vi fece della zuppa e versò in essa tutto il contenuto della<br />

pentola. I due sedettero e -mangiarono; quindi Amr gli disse: « Quale be-<br />

« Vanda ti è più gradita, il latte o quella che noi solevamo bere in com-<br />

« pagnia durante la gàh il iy y a h? ». — Disse Uvaynah: «Non ce l'ha<br />

«forse proibita Aliali nell'Islam?». — Rispose 'Amr: «Sei tu più vecchio<br />

«. di età-, o io? ». — Disse: « Tu ». — « È il tuo Isiàm precedente al mio,<br />

« o il mio anteriore al tuo? ». — « Il tuo è anteriore ». — « Ebbene », con-<br />

chiuse 'Amr, « io ho letto tutto quanto il Libro dalla prima pagina all'ul-<br />

« tima, e non ho trovata altra proibizione di essa (bevanda), salvo che egli<br />

«disse: «Non smetterete voi (di bere il vino)?» (Qur-àn, V, 93). Noi<br />

« i-ispondemmo di no. Egli tacque, e noi tacemmo » ('^).<br />

Allora Uvaynah disse: « Tu sei più vecchio di età e il tuo Isiàm è<br />

« anteriore ». — Quindi si recarono [dov'era il vino] e si misero a scambiar<br />

versi e a. bere e a ricordare i giorni della gàhilij-y ah , finché venne la<br />

sera. Quando 'U,ya3"nah volle tornare, Amr gli disse: « Se abù Malik an-<br />

« dasse via senza un dono, sarebbe un disonore per me ». e fece venire una<br />

sua camela arhabita (derivante dallo stallone Arhab), che sembrava una<br />

scatoletta (?) d'ai'gento, la fece apparecchiare e gliela diede per cavalcatura,<br />

poi disse : « gh u 1 à m porta la borsa da viaggio ». — Il domestico portò<br />

,<br />

una borsa che conteneva quattro mila d i r h a m , ed 'Amr gliela presentò.<br />

Ma 'Uyaynah disse: « Per Allah il denaro non lo prenderò ». — Disse 'Amr:<br />

«Per Allah, é un dono di 'Umar b. al-fvhattàb ». — Ma 'Uj^aynah non lo<br />

volle accettare, e partì dicendo:<br />

Sii ricompensato, o abù Thawr, della ricompensa dovuta alla generosità: quale eccel-<br />

lente persona sei tu cui visitare e a cui chiedere ospitalità!<br />

638,


21. a. H. §§ 295, 296.<br />

Tu CI desti il cibo ospitale, e in larga misura, e ci desti un saluto già noto, che<br />

oramai non è più ricordato.<br />

E dichiarasti lecito il far girare il vino [brillante] come il lampo che si sprigiona<br />

dalle tenebre della notte.<br />

E hai portato in suo favore una giustificazione in lin^jua araba (quranica), costringendo<br />

con essa ad esser giusti chi non suol esserlo.<br />

Tu sei. per Allah che siede sul trono, di esempio a noi, quando i zelanti ci voles-<br />

sero impedire di bere.<br />

abu Thawr dice: Io dichiaro lecito quel vino che altri proibisce, e il detto di abiì<br />

'rhawr è il più giusto e ragionevole.<br />

(Aghàni, XIV, 30-31). L'intero passo fu già tradotto dal Goldziher,<br />

in Mith. Stud., I. 30 [T.].<br />

Nota 1. -Per ragioni che non ci sono ben chiare l'Isiàm volle soppresso l'antico saluto pagano<br />

che significava augurio di godere la mattinata. <strong>For</strong>se al saluto univasi il nome di qualche divinità<br />

pagana, per esempio: an'ama Hubal sabàhan o simili. La soppressione è attribuita al Profeta dalla<br />

tradizione, ma la notizia non è sicura. La formola al-sa!àm 'alaykum, la pace sia con voi, è molto<br />

probabilmente di origine cristiana e fu adottata perchè forse l'antico saluto pagano implicava qualche<br />

uso o concetto pagano che gli ortodossi vollero soppresso.<br />

Nota 2. — La tradizione non è da prendersi in senso letterale come fatto storico. Si sapeva che<br />

'Arar b. Ma'dikarib era uno dei più famosi ed impenitenti guerrieri padani, che misero la loro spada<br />

al servizio della causa politica dell'Isiàm. — Ai tradizionisti dei primi tempi abbàsidi, quando ebbe<br />

principio la reazione religiosa e teologica, dovuta specialmente ad influenze non arabe (aramaiche e per-<br />

siane) e si volle inculcare il rispetto della legge islamica, fu comodo alludere a questi eroi pagani del-<br />

l'Islam. L'opposizione liberale araba, per reagire contro la tendenza fanatica del governo, coniò queste<br />

tradizioni, con le quali mirò in modo indiretto a difendere l'uso del vino.<br />

§ 296. — Narra 'Ali b. Muhammad [al-Mada-ini, da Abd b. Muliainmad<br />

al-Thaqafi, da suo padre; e al-Hudzali, da al-Sa'bi]. Dopo al-Qàdi-<br />

siyyah venne da parte di 'Umar un rinforzo di milizie, e allora 'Amr b.<br />

Ma'dikarib disse a Tulayhah :<br />

« Vedi tu come questi pigmei aumentano in<br />

« numero, e noi non aumentiaiuo? Andiamo da quest'individuo (= 'Umar)<br />

« per parlargli ». — Ma Tulayhah ri-spose : « Tutt'altro, io non l'andi'ò mai<br />

« a trovare per un motivo simile: io ricordo che una volta l'incontrai in<br />

« una delle vie di Makkah, e mi disse: Tulayhah, tu hai ucciso (leggi<br />

« aqtalta) 'Ukkàsah (eh-. 11. a. H., § 146, nota 2 6); — e mi fece tali mi-<br />

« nacce che io pensai mi volesse uccidere, perciò io non mi fido di quel-<br />

« l'uomo ». — Disse 'Amr: «Tuttavia io voglio andare da lui». — «Fa<br />

pure», rispose Tulayhah. — Amr si recò a Madinah e andò da 'Umar, il<br />

quale era appunto intento a dar da mangiare alla gente, avendo fatto servire<br />

per serie di dieci persone ; ma<br />

quando gli altri ebbero mangiato e andaron<br />

via, 'Amr non si levò. Allora Umar fece sedere altri [nove] per completare<br />

la serie di dieci, e 'Amr mangiò con trenta persone (cioè con tre gruppi successivi).<br />

Levatosi quindi disse: « O Principe dei Credenti, nella gàhiliyyah<br />

« io aveva diversi cibi, che l'Isiàm ha interdetto: ora io ho già riempiuto<br />

« nel mio ventre due borse, ma ho lasciato fi"a esse un vuoto, riempilo » (').<br />

— Rispose 'Umar: « Tu hai a disposizione le pietre della Hairah: riempilo<br />

«con esse (bihà), o 'Amr; mi riferiscono che tu dici: Io ho una spada,<br />

639.<br />

21. a. H.<br />

ìNECROLOGIO. -<br />

Amr b. Ma'di-<br />

karlb.i


21. a. H. « ohiaraata al-Samsiìmah (la ben tagliente): ebbene, aneli' ìd ho una spada<br />

4ECROLOGIO. -<br />

^ j^^, ^^j chiama al-Musammim (la penetrante l, e .se raftoiuio tra le tne<br />

Amr D. Ma di- " '<br />

karib.j « due orecchie, non la solleverò se non quando si sarà mescolata ai tuoi<br />

«denti* (Aghàni. XIV. 81, lin. 4-14) [T.].<br />

Nota 1. — Agli .\rabi riuscirono uggiose molte prescrizioni dell' Islam nei riguardi uou solo del<br />

vino, ma anche delle vivande ; onde abbiamo notizia di vari Arabi, che. quando si volle inculcare l'os-<br />

servanza di questi divieti, preterirono migrare e rendersi cristiani. — K probabile però che tali divieti<br />

pesassero assai leggermente sulla coscienza dei primi musulmani, lontani da Madinali e dal Califfo<br />

'Umar. Non v'era chi si adoperasse a farli rispettare. — Sotto gli Abbasidi invece cominciarono i rigo-<br />

rismi, le vere persecuzioni.<br />

§ 297. — Narra abù-1-Minhàl Uyaynah b. al-Minhal, da suo padre:<br />

Venne un uomo mentre 'Amr b. Ma'dikarib era in al-Kunàsah presso il<br />

suo cavallo, e disse: « Voglio vedere che cosa è rimasto della forza di abù<br />

« Thawr », e collocò la sua mano tra una delle gambe di lui e la sella. 'Amr,<br />

che comprese, la strinse contro la sella e spronò il cavallo, e l'individuo si<br />

mise a correre col ca.allo, incapace di estrarre la mano (dalla stretta),<br />

finché quando l'ebbe .stancato abbastanza, Amr gli dis.se: « Che cosa hai.<br />

fratello? ». — Quegli rispose: « Ho la mano .sotto le tue gambe » {'). — Amr<br />

lo lasciò libero e gli disse: « Fratello, il tuo parente ha ancora della forza »<br />

(Aghani, YIV, 31-32).<br />

Nota 1. — Ricordiamo a questo proposito quanto è narrato del vecchio Durayd b. al-Simniiih<br />

(cfr. 8. a. H , § 128), il deretano del quale era tutto un callo, effetto del continuo cavalcare sul dorso<br />

nudo di cavalli.<br />

§ 298. — Malgiado ciò che abbiamo narrato della considerazione di<br />

cui godeva. Amr era tuttavia noto per le sue menzogne.<br />

Ci narrò 'Ali b. Sulaj'màn al-Akhfas, da Muhammad b. Yazid al-Nahw i;<br />

il resto dell' isn ad non è menzionato; nai'ra inoltre ibn al-Nattàh, da Muhammad<br />

b. Sallàm lo stesso racconto, ma in forma meno ampia di quella<br />

di al-Mubarrad: I cittadini più insigni (al-asràf) di al-Kufàh solevano<br />

recarsi fuori della città, scambiando dei versi, conversando e raccontando<br />

le campagne combattute (ayàm al-nàs). 'Amr si trovava una volta a<br />

fianco di Khàlid b. al-Saq'ab al-Nahdi e rivoltosi a lui (senza riconoscerlo)<br />

si mise a raccontargli, dicendo: « Feci una incursione contro i banù Nahd,<br />

« ma questi mi vennero incontro preceduti (?) da Khàlid b. al-Saq'ab che li<br />

« comandava. Io però gli a.ssestai un colpo di lancia, e caduto che egli fu,<br />

«lo colpii con la Samsàmah, finché esalò lo spirito». — Allora l'altro gii<br />

« disse: « abù Thawr, io sono quell'ucciso di cui tu racconti »: poi sog-<br />

giunse: « O Allah, perdonalo di ciò che egli racconta ed io ascolto (??); egli<br />

« racconta queste e simili cose per spaventare questi Maadditi ». Aggiunge<br />

Muhammad b- Sallàm: Diceva Yùnus: Gli Arabi tutti sono concordi nel ri-<br />

conoscere che Amr era un mentitore. Io dissi a Khalaf al-Ahmal, che era<br />

tìiO.


21. a. H. §§ 298-301.<br />

mawla degli As'ariti, e fiero partigiano dei Yamàniti: 'Arar mentiva; ed 21. a. H.<br />

egli mi rispose: « Mentiva con la lingua, ma diceva davvero con i fatti » '^»^''°u'"°«'°!4<br />


21. a. H.<br />

[NECROLOGIO. -<br />

'Amr b. Ma'di-<br />

karib.l<br />

§5 301, 3(>-J. 21. a. H.<br />

p]gli morì iu al-Kawdzali e fu sepolto lungo la via. Lo compianse sua moglie<br />

al-Gru'fiyyah nei seguenti versi:<br />

inesperta.<br />

I cavalieri lasciarono dietro a aè, partendo, in al-Ravvdzali una persona né debole né<br />

Dici perciò ai Zubayd, anzi a tutti i Madzliig: Voi avete perduto la vostra lancia in<br />

abu 'rhawr 'Amr.<br />

Se voi vi attristate, ciò non vi servirà » nulla : chiedete<br />

che vi conceda pazienza.<br />

(AgViAni. XIV, 32-33) [T.].<br />

piuttosto al Misericordioso<br />

§ 302. — Narrava abu 'Ubaydah, da Yfmus e da abu-1-Khattàb: Alla<br />

battaglia tli al-Qàdisiyyah, i Muslim presero una quantità di armi, di corone<br />

(diademi), di cinture e di schiavi, e il tutto ammontava ad una somma<br />

enorme. Sa'd mise da parte il quinto (quello fi sabili -11 ah) e distribuì<br />

il resto: toccò a ogni cavaliere sei mila dirham, e ad ogni fante due mila.<br />

Restò denaro in abbondanza, e Sa'd scrisse ad 'Umar dandogli conto di<br />

quanto aveva fatto, ed 'Umar gli riscrisse: « [Di questo che rimane] riserba<br />

« il quinto ai Muslim (all'erario), e del resto danne a coloro che incontri e<br />

« che non hanno preso parte alla battaglia ». Sa'd obbedì e trattò costoro<br />

alla stessa stregua di quelli che erano intervenuti alla battaglia, e comunicò<br />

la cosa ad 'Umar, il quale gli rispose: « Distribuisci ciò che rimane ai por-<br />

« tatori del Qur'àn (a quelli che conoscono e recitano il Qur-àn) ». — Allora<br />

venne da lui 'Amr b. Ma'dìkarib, e Sa'd gli disse: « Che cosa porti con<br />

« te (= possiedi, conosci) del Kbro di Allah? ». — Amr rispose: « Io ho ac-<br />

« Gettato l'Islam nel Yaman, quindi ho combattuto: ciò mi ha impedito<br />

« d'imparare il Qur-àn ». — Sa'd gli disse: « Tu non hai nulla a preten-<br />

« dere in questo denaro ». — In seguito venne Bisr b. Rabì'ah al-Kha-<br />

th'ami col suo amministratore (? .sàhib gabàyah Bisr); e Sa'd gli<br />

disse: «Che cosa sai tu del libro di Allah?». — Rispose: «In nome di<br />

« Allah clemente e misericordioso ». — I presenti si misero a ridere; ma<br />

Sa'd non gli diede nulla. Allora Amr disse:<br />

Se noi siamo uccisi, nessuno ci piange, e i Qurays dicono: Sono questi i destini.<br />

Noi contribuiamo in parte eguale con colpi di lancia che trapassano, ma quando si<br />

distribuiscono i dìnàr, non abbiamo parte eguale.<br />

E Bisr b. Rabì'ah disse:<br />

Io ho fatto fermare la mia camela alla porta di al-Qàdisiyyah, mentre Sa'd b. Waqqàs<br />

era nostro amir.<br />

Ma Sa'd è un amir di cui è più facile incontrare il male che il bene: presso un<br />

amir neir'Iràq vale come cosa buona (bella) anche una corda.<br />

Ma presso il Principe dei Credenti vi sono doni, mentre presso al-Muthanna {vi<br />

era) argento e seta.<br />

Ricorda dunque, — che Allah ti guidi! — il ferire delle nostre spade alle porte di<br />

Qudays (= di al-Qàdisiyyah), dove fu così difficile l'assalto:<br />

La sera in cui una parte dei combattenti avrebbe voluto prendere a prestito delle<br />

ali dì uccello e volare.<br />

64-2.


21. a. H. §§ 303^S04.<br />

Quando avevamo finito di sconfiggere uno squadrone, marciavamo contro un altro,<br />

travolgendoli come se fossimo montagne.<br />

Tu vedevi in essa i combattenti ansanti i^à iiimi nV), come se fossero cameli soffianti<br />

sotto i loro pesi.<br />

Allora Sa'd scrisse ad 'Umar esponendo ciò che egli aveva loro detto,<br />

le loro repliche nonché le due qaside, e 'Umar gli rispose: « Dà loro qual-<br />

* cosa in considerazione delle loro prove di valore ». — E Sa'd diede a cia-<br />

scuno due mila dirham (Aghàni, XIV, 40-41) [T.].<br />

§ 303. — Aggiunge [abù 'Ubaydah]: Mi narrò abù Hafs al-Sulami:<br />

Scrisse 'Umar a Sulaymàn b. Rabì'ah al-Bàhili: « Nel tuo esercito ci sono<br />

« 'Amr b. Ma'dìkarib e Talhah b. Khuwaylid al-Asadi; quando le forze<br />

« saranno giunte, avvicinali a te e consultali; spediscili pure nei servizi<br />

« di esplorazione, ma quando la guerra avrà sciolto le sue vesti (= quando<br />

« s'impegneranno le battaglie), confinali nel posto in cui si confinarono<br />

« essi stessi », volendo alludere con queste parole alla loro diserzione dal-<br />

l'Islam. Infatti 'Amr aveva rinnegato l'Isiàm, e Tulayhah si era procla-<br />

mato profeta (Aghàni, XIV, 41) [T.].<br />

§ 304. — Soggiunge : Ci narrò abù Hafs al-Sulami : Sulaymàn b. Ra-<br />

bì'ah passò in rivista l'esercito nell'Armenia, e rifiutò tutti i cavalli che<br />

non fossero di razza. Essendo passato dinanzi a lui 'Amr b. Ma'dìkarib<br />

con un cavallo rozzo, Sulaymàn gli disse: «Questo è bastardo». — 'Amr<br />

replicò: «Il bastardo conosce il bastardo». — Essendo dette parole giunte<br />

all'orecchio di 'Umar, questi gii scrisse: « Tu hai osato dire queste parole<br />

« all' a m i r ? Mi hanno detto che tu possiedi una spada che chiam'i al-<br />

« Samsàmah, ma io ho una spada che si chiama al-Musàmmim, e giui'o che<br />

« se l'abbasserò tra le tue orecchie, non m'arresterò finché non ti abbia<br />

« fenduto il cranio ». — Scrisse poi a Sulaymàn rimproverandogli di non<br />

averlo punito. Aggiunge inoltre (abù Hafs?): Dicono che 'Amr sia stato<br />

presente alle vittorie del Yarmùk, di al-Qàdisiyyah e di Nihàwand, questa<br />

ultima sotto al-Nu'màn b. Muqarrin al-Muzani, quando 'Umar scrisse ad al-<br />

Nu'màn : « Nel tuo esercito ci sono due individui, 'Amr b. Ma'dìkarib e Tu-<br />

« layhah b. Khuwaylid al-Asadi, dei banù Qu'ayn. Falli intervenù-e alla<br />

« battaglia e consultali nelle operazioni, ma non dare a loro alcitn comando.<br />

* Salute » (Aghàni, XIV, 41) [T.]..<br />

Cfi-. Yàqùt, I, 71, 535, 569, 744; II, 286, 360, 375, ecc.; Indice,<br />

pag. 591; Hisàm. 27, 28, 127, 951; Saad, V, 383-384 (dov'è data la<br />

seguente genealogia del Fàris al-'Arab o « Cavaliere degli Arabi » : 'Amr<br />

b. Ma'dìkarib b. 'Abdallah 1). 'Amr b. Usm b. 'Amr b. Zubayd al-Saghìr<br />

[= Munabbih] b. Rabì'ah b. Salamah b. Màzin b. Rabì'ali b. Munabbih) ;<br />

Mas'ùdi. TV. 245; Balàdzuri, 119. 120. 257. 268, 259, 264,279.320;<br />

G43.<br />

21. a. H.<br />

[NECROLOGIO. -<br />

'Amr b. Ma'dT-<br />

karib.l


§§ 304, 306. 21. a. H.<br />

21. .. H. Hagi. lo3i»: A t h ì r Usd. TV. 132-134: IV.ahal.i Tagrid, I. 449:<br />

Amr b. Ma di- Istì'àb, 451-463; Nawaui, 482-483; Ba^haqi Mahàsin, 142, Un. ult.-<br />

'


21. a. H.<br />

§1 305_ goy<br />

versalità <strong>dell'Islam</strong>: contro tale tesi era ben difficile combattere, volendo _3}_^_^-<br />

sostenere il primato arabo. Il concetto primitivo degli Arabi che l'Islam<br />

fosse un loro privilegio nazionale, era rimasto sopraffatto e sommerso dalla ^^"^<br />

marea irresistibile delle conversioni all'Isiàm di tutte le popolazioni del-<br />

l'impero nel corso del primo secolo della TTigrah. Per tenere alta la ban-<br />

diera del primato arabico non rimaneva allora più che un'arma sola, ri-<br />

tornare alle vicende storiche delle prime conquiste ed inneggiare alle pro-<br />

dezze dei guerrieri arabi, trionfatori gloriosi di Greci e di Persiani. I non<br />

Arabi potevano pure sgolarsi a dimostrare clie tutti i Musulmani eran<br />

fi-atelli, e che innanzi a Dio valevano soltanto la bontà e sincerità della<br />

fede e non la razza : rimaneva<br />

sempre il fatto che un tempo i soli Arabi<br />

erano stati Musulmani ed i soli Arabi avevano trionfato su tutti i fnipoli<br />

alloi'a conosciuti.<br />

Il bisogno di idealizzare e glorificare le prodezze arabiche dei primis-<br />

simi tempi trascinò allora anche i devoti Musulmani, se arabicamente ispi-<br />

rati, a tessere le glorie persino degli Arabi pagani. Ma .'siccome occorreva<br />

non venire in conflitto con la loro coscienza religiosa e non esporsi nlle<br />

critiche degli avversari, in un'età appunto — tra il ii ed il in secolo della<br />

Pligrah — in cui la fiamma venefica del fanatismo religioso aveva inco-<br />

minciato ad ardere con intensità funesta, si sottoposero tutte le memorie<br />

d'Arabia pagana, contemporanea al Profeta, ad un processo di radicale<br />

islamizzazione, pur lasciando qua e là qualche elemento pagano antico,<br />

allo scopo di dare alla tradizione quel sapore di autentico e quell' im-<br />

pronta di genuinità senza la quale avrebbe perduto niolta parte del suo<br />

valore e della sua efficacia.<br />

§ 306. — Mercè questo accomodamento artificioso tra Isiàm e paganesimo<br />

per la glorificazione della razza araba, noi abbiamo ottenuto che<br />

molti valentissimi guerrieri pagani, i quali^dell' Isiàm mai nulla vollero sa-<br />

pere, anzi ne furono sempre, sino alla morte, acerbi oppositori, venissero<br />

idealizzati ed acconciati alle esigenze morali di tempi posteriori, solo perchè<br />

dopo il grande trambusto degli anni 11. e 12. H. si unirono agli eserciti<br />

di Madinah, e, senza menomamente curarsi o intendersi di religione in<br />

generale e d' Isiàm in particolare, presero con vivissimo slancio larga parte<br />

alle guerre di conquista. Tutti gli elementi piìi irrequieti, ma anche più<br />

arditi e bellicosi della penisola corsero ad ingrossare le file degli eserciti<br />

conquistatori, e mentre da una parte il loro singolare valore militare con-<br />

tribuì in misura grandissima ai maravigliosi trionfi, l'abbondanza dei bottini<br />

e la possibilità offerta di sodisfare le più sfrenate passioni materiali, pla-<br />

smarono ([ueste schiere a strumenti efficacissimi e micidiali di lotta, creando<br />

645.<br />

NECROLOGIO. -<br />

Amr b. Madi-


§§ iUKi. ao7. 21. a. n.<br />

21. a. H. tra t^ssf un rozzo ma valido sistema disciplinare, che temporaneamente li<br />

Amr b Madi- 'f*"' uniti, solidali ed obbedienti ai luogotenenti di Madinah.<br />

•«arib.l A questo gruppo di pagani appartenne 'Anir b. Ma'dikarib sul qiialc<br />

abbiamo dato tutti i precedenti particolari, estratti principalmente dal<br />

K i t à b a 1 - A gb à n i . Lo stesso avremo a dire sul conto di Tulayhali e<br />

(li Khàlid b. al-Walid, i quali ci porgeranno altri casi somigliantissimi a<br />

.quelli di 'Amr h. Ma'dikarib.<br />

Scartiamo quindi, senza timore di errare, tutto il colorito islamico<br />

della tradizione sul figlio di Ma'dikarib, sopprimiamo pure l'asserzione che<br />

egli .-^ia stato Compagno del Profeta, ed abbia abbracciato V Isiàm, e poi<br />

abbia apostatato durante la Riddali. Tutto ciò è ricamo. 'Amr può forse<br />

aver avuto rapporti diph)matici segreti con Maometto, ma non abbracciò<br />

la nuova fede ed osteggiò l' Isiàm, vivente e morto il Profeta. Quando<br />

vide — dopo le vittorie della Riddah — che lo Stato di Madinah riusciva<br />

totalmente vittorioso, e che il suo indirizzo prevalentemente politico e<br />

militare faceva passare in seconda linea ogni questione religiosa, allora,<br />

senza occuparsi affatto di abbracciare la nuova fede, e senza menomamente<br />

curarsi di conformarsi ai precetti della medesima, 'Amr si arrolò sempli-<br />

cemente con i suoi nelle schiere combattenti. Qviando dinanzi alle piccole<br />

schiere di Madinah si drizzarono le temute e fulgenti falangi della Persia,<br />

chi si curò d'imporre ai volontari d'Arabia il gravame degli obblighi re-<br />

ligiosi? Bisognava vincere, vincere a qualunque costo, ed allora...: ognuno<br />

la pensasse pure come meglio voleva!<br />

§ 307. — Il pregio delle memorie, seppure travisate, sul conto di 'Amr<br />

b. Ma'dikarib sta dunque in ciò, che per un angusto spiraglio abbiamo<br />

un barlume di verità sulle vere condizioni moi'ali dei combattenti del-<br />

l'Islam nei primi tempi delle conquiste. Niente fervore religioso! Niente<br />

appassionato desiderio di offrirsi come martiri al nemico per arrivare in<br />

paradiso! Niun desideiùo di convertire il mondo al nuovo verbo!<br />

Pagani! Schiettamente pagani, fino all'intimo dell'animo loro, gau-<br />

denti sitibondi, famelici di ricchezze, di donne, di sangue e di violenze !<br />

Tutto il mondo era un campo sterminato in cui rapire e godere senza<br />

limiti e senza, freni: la meravigliosa unità morale che le singolari vicende<br />

dell' Isiàm in Madinah avevano generata nel cuore dell'Arabia più pu-<br />

gnace ed ardita, aveva '<br />

foggiato un'arma invincibile, insuperabile di vit-<br />

toria: tutto intorno all'Arabia i vecchi doimini e le insenilite società crol-<br />

lavano demolite e travolte dalla forza fatale delle cose nuove. Le bande<br />

conquistatrici, composte di avventurieri, per i quali le commoventi vicende<br />

di conflitti sanguinosi erano altrettanto desiderate quanto gli spasimi del-<br />

646.


21. a. H. . ^„.<br />

l'amore e !« voluttà della ricchezza, erano perciò musulmane .solo di nume 21. a. H.<br />

e pagane di fatto e di sentimento. Esistevano, è vero, ovunque nuclei di<br />

uomini pili osservanti degli obblighi religiosi; ma erano pochissimi in con- karib<br />

fronto agii altri, che di nulla si curavano, uomini in tutto simili ad 'Amr<br />

b. Ma'dikarib, ma di lui meno famosi per nascita, e meno ammirati per<br />

ingegno e per ardire belligero.<br />

In quei tempi, come avremo occasione di esporre in altro luogo, il<br />

rito islamico era ancora embrionale, era per cosi dire ancora allo stato di<br />

cera molle, pronta a subire influenze, ma per fatale necessità di cose, tendente<br />

a cristallizzarsi ed a figgersi in una forma rigida ed angolosa. La<br />

comunità islamica, che prima si era contentata di seguire, senza discutere,<br />

l'esempio ed i consigli del Profeta nell'adempimento dei doveri religiosi,<br />

trova vasi ora come suol dii-si, in alto mare: sentiva che tutto era in sub-<br />

buglio ed in trasformazione; e quella minoranza che sinceramente mirava<br />

a conservare V eredità morale e religiosa del Profeta, si dava molto da<br />

fare per raccogliere le memorie degli atti di Maometto, conservarne il ri-<br />

cordo e mantenerne l'osservanza.<br />

L'istituzione più importante, quella che si può dii-e salvasse l'Islam,<br />

in quanto era fede e rito, dallo scomparire nell'indifferenza areligiosa delle<br />

masse combattenti, fu la festa settimanale del venerdì, in cui si fondevano<br />

insieme armonicamente funzioni politiche, militari e religiose.<br />

In queste riunioni si prendevano importanti deliberazioni: il Califfo<br />

in Madinah ed i suoi luogotenenti nelle provincie, negli amsàr della<br />

Babilonide e dell'Egitto, come negli agnàd della Sù-ia, tenevano la con-<br />

sueta allocuzione settimanale, pubblicavano gii atti più importanti del go-<br />

verno, sottoponevano all'assemblea generale dei convenuti l'approvazione di<br />

quelle deliberazioni, che, per divenire esecutive, avevan bisogno del con-<br />

senso generale ; ed infine, incidentalmente, in omaggio all'abitudine messa<br />

dal Profeta più che per bisogno religioso, si compieva la cerimonia della pre-<br />

ghiera pubblica, fatta con una certa pompa ed un certo cerimoniale che<br />

aveva un altissimo valore morale e disciplinare. I fedeli dovevano allinearsi<br />

dietro al luogotenente e seguirlo nelle formalità del rito.<br />

Nel significato intimo della cerimonia la grande maggioranza non<br />

entrava, ma nei suoi aspetti esteriori la cerimonia sin dai primordi ac-<br />

quistò un altissimo valore come manifestazione di solidarietà, come atto<br />

che distingueva i vincitori dai vinti, i padroni dai servi. Ciò è tanto vero<br />

che nei casi, in cui i rappresentanti del Califfo, o per trascurataggine o<br />

per stato di ebrietà, o per semplice senso di noia e di avversione, non<br />

compievano tutti gli atti essenziali della cerimonia con quel necessario<br />

647.<br />

NECROLOGIO. -<br />

'Amr b. Ma'dì-


gg :i(i7, .'ics. ^i« 3-' H.<br />

21. a. H. (locoit), i |>i\'.sonti, anche gli areligiosi, vivamente protestavano, non già<br />

[NECROLOGIO. -<br />

xi. n r J l+> l li i- i i<br />

Amr b Madi- V^^'<br />

iispetto iilla iiuova tocie, ma per (Illesa (lolla maestà del nuovo im-<br />

karib.] perio sul mimdo o prv il Imoii nome della razza araba (cfr. 20. a. H., §§ 3<br />

e segg.). Le pompose cerimonie religiose dei Cristiani nelle grandi basi-<br />

liche dell'Asia Anteriore dovettero colpire l'immaginazione dei vincitori, ed<br />

i capi del movimento politico non s'ilhisei-o sul pregio singolare di queste<br />

funzioni collettive per mantenere l' intima coesione della comuiiità. Da ciò<br />

l'importanza della tlinzione del venerdì, difesa e mantenuta come atto di<br />

affermazione, diri'i tiuasi di concorrenza, di fronte all'esempio dato dai Cri-<br />

.stiani la domenica, dagli Ebrei il sabato.<br />

§ 308. — Alle cei'imonie settimanali accorrevano tutti i combattenti:<br />

era una specie di li vista delle milizie, e più solenne riusciva, più ispirava<br />

fiducia ai Musulmani nelle proprie forze, più incuteva rispetto nei vinti<br />

che ne erano muti testimoni. La cerimonia, che Maometto non inventò<br />

ex novo per l' Lslàm. ma prese dalle antiche consuetudini arabiche, e solo<br />

colorì islamicamente, e disciplinò meglio per alti scopi politici, non era<br />

una novità, ma faceva parte delle tradizioni antiche del popolo arabo, e<br />

le aggiunte islamiche erano di tal natura, che costituivano forse una<br />

nuova attrattiva anche per quei guerrieri <strong>dell'Islam</strong> i quali, come Amr<br />

b. Ma'dikarib e Khàlid b. al-Walid, erano nell'animo ancora pagani im-<br />

penitenti, inconvertibili.<br />

In tal modo, con un processo spontaneo e singolare, noi vediamo molto<br />

chiaramente una delle fasi di maggior rilievo attraverso le quali l'antico<br />

mondo d'Arabia pagana penetrava fin nel cuore dell'antico mondo cristiano<br />

d'Asia Anteriore, e come il cristianesimo, alleato inconsapevole, cooperava<br />

all'affermarsi della nuova fede, e come questa, non solo per mille sottili meati<br />

s' internasse nella psiche delle rozze generazioni pagane, ma faceva altresì<br />

propaganda efficacissima tra le nazioni vinte, che nella cerimonia solenne<br />

del venerdì videro il simbolo primo e maggiore del nuovo ordine di cose.<br />

Dinanzi all' importanza capitale di queste osservazioni, che lumeg-<br />

giano le prime fasi d'uno tra i jhù straordinari fenomeni della storia del-<br />

l'Asia e del mondo, i particolari liiografici sul conto di 'Amr b. Ma'di-<br />

karib passano interamente in seconda linea, onde non mette il conto di<br />

illustrai'li partitamente dopo l'integrale versione dei testi nei paragrafi<br />

precedenti. Tale illustrazione è anche in sé inutile per varie ragioni. In-<br />

nanzi tutto le notizie di vero carattere biografico sono assai scarse, e in<br />

secondo luogo il contenuto delle precedenti tradizioni rivela numerosi ri-<br />

tocchi e artificiose interpolazioni per sodisfare esigenze politiche e pregiu-<br />

dizi dogmatici. Quando abbiamo detto che Amr era un ribelle, un nemico<br />

G48.


21. a. H. ^ SOSSIO.<br />

dell' Islam, oriundo dell'Arabia meridionale, divenuto guerriero dello Stato<br />

islamico per ragioni opportunistiche allorché cominciarono le conquiste, si<br />

è riassunto tutta la biografia sicura. Solo possiamo aggiungere che egli<br />

spiegò la sua attività principalmente nel combattere i Persiani, e che, pur<br />

rimanendo^ sempre pagano nel cuore, compiè atti di valore, si distinse per<br />

il suo ardire ed il suo spirito bellico, tiovando la sua morte in una delle<br />

grandi battaglie, forse in quella di Nihàwand. Del resto 'Amr b. Ma'di-<br />

karib tenne sempre un posto secondario nei comandi militari, e l'attività<br />

sua non ebbe veruna influenza sulle grandi vicende della conquista della<br />

Persia: egli fu soltanto uno dei molti, ma più in vista di tutti per la nobiltà<br />

della sua stirpe e per la sua fama di guerriero, ma non di capitano. La<br />

sua biografia ha valore, lo ripetiamo, come documento sicuro delle condi-<br />

zioni reali della coscienza nazionale araba nell'accingersi a conquistare il<br />

mondo per godei'ne i più dolci frutti.<br />

Le tradizioni anche artefatte su Amr b. Ma'dikarib hanno altresì il<br />

loro pregio, perchè permettono di determinare con maggiore precisione<br />

la posizione eccezionalmente difficile in cui si trovava il Califfo 'limar,<br />

e quanto fossero duri a maneggiare ed a guidare gli elementi ribelli sui<br />

quali egli, in grande parte solo nominalmente, imperava, e quali infine i<br />

mezzi di cui egli si valeva per far<br />

elevatissima carica.<br />

al-Garud al- Abdi (cfi-. 20. a. H., §§ 374 e segg.).<br />

fi'onte a tutte le esigenze della sua<br />

§ 309. — al-Gràrùd al-'Abdi, il Sayyid degli 'Abd al-Qays. chiama-<br />

vasi più esattamente abù Atà, o abù-1-Mundzir al-Gràrùd b. al-Mu'alla.<br />

Alcuni dicono che il suo vero nome fosse Bi.sr b. Hanas, e che al-Gràrùd<br />

fosse un soprannome (laqab) datogli dopo una razzia fatta contro i Bakr b.<br />

Wà.il per averli spogliati di tutto (gara da). Prima di convertirsi era cri-<br />

stiano e venne nell'anno 10. H. con un'ambasceria presso il Profeta. Egli<br />

trasmise varie tradizioni ad 'Abdallah b. 'Amr b. al-'As, a Mutarrif b. ' Ab-<br />

dallah b. al-Sikhkhù-. a Zayd b. 'Ali al-Qamù.si e ad abii Muslim al-Gu-<br />

dzàmi. Fu ucciso nell'anno 21. H., secondo gli uni nel Bilàd Fàris, secondo<br />

gli altri alla battaglia di Nihàwand (Dzahabi Paris, I, fol. 138,r.).<br />

Cfì\ Mahàsin,.L 86, lin. 2-6.<br />

§ 310. — Il suo nome era abù Ghiyàth o abù-1-Mundzir Bisr b. Amr<br />

b. Hanas b. Mu'alla [cioè al-Hàrith] b. Zayd b. Hàrithah b. Mu'àwiyah b.<br />

Tha'labah b. Gadzimah b. 'Awf b. Bakr b. Awf b. Anmàr. Fu chiamato<br />

al (xàrùd, perchè, essendo morto per una epizoozia molto bestiame degli<br />

'Abd al-Qays, egli, con un suo camello, andatosene ti-a i suoi congiunti,<br />

649. 82<br />

21. a. H.<br />

[NECROLOGIO. -<br />

'Amr b. Ma'dT-<br />

karib.1


21. a. H.<br />

s§ 3HXS1-2. 21. a. H.<br />

[ baiiù Ilind (Saybàii), attaccò il morbo alle loro bestie e le fece perire.<br />

M6l?u'"d°al°Ab- K si disse: Bisr li ha rapiti (garadalium Bisr) (cfr. Qutaybah, 172,<br />

«*]• lin. 10-12).<br />

La madre aveva nome Darmakah biut Ruwaym, sorella di Yazìd b.<br />

Kuwaym abi Hawsab b. Yazid al-Saybàni.<br />

Egli era sarìf nella gàhiliyyah, e di fede cristiana.<br />

Andò dal Profeta col wafd, e il Profeta lo invitò all'Islam, e glielo<br />

espose. Ed egli: « Io lio una fede, or devo lasciar la mia fede per la tua?<br />

« Mi puoi tu garantire la mia fede?». E il Profeta: «Io posso garantirti<br />

* che Iddio ti 'ha guidato a qualche cosa ch'è meglio di essa ». E poi al-<br />

(jràrùd fé' professione e fu buon musulmano e dell' ortodossia più pura<br />

(ghayr maghmùs 'alayh).<br />

Vide la Riddali, e quando la sua gente si ribellò con al-Ma'rùr b. al-<br />

Mundzir b. al-Nu'màn, al-Gàrùd fé' professione della verità, e propugnò la<br />

causa dell'Isiàm (Saad, V, 407, lin. 23-408, lin. 16).<br />

§ 311. — (Muli. b. 'Umar, da Ma'mar e Muli. b. 'Abdallah, e Abd alrahmàn<br />

b. 'Abd al-'aziz, da al-Zuhri, da 'AbdaUah b. 'Amir b. Rabi'ah).<br />

'Umar prepose al Bahrayn Qudàmah b. MazTin, il quale andò nella sua<br />

prefettura, dove nessuno sporse lagnanze contro di lui per delitti o altro,<br />

ma solo perchè non assisteva alla preghiera.<br />

al-(xàrùd sayyid degli 'Abd al-Qays andò da 'Umar b. al-Khattàb,<br />

e disse : « O Principe dei Credenti, Qudàmah ha bevuto, ed io conosco<br />

« una delle proibizioni del Profeta che io doveva riferirti ». 'Umar disse:<br />

«Chi testimonia ciò che tu dici?». — « abù Hurayrah ». 'Umar scrisse a<br />

Qudàmah di venire, ed egli venne. Allora al-Gràrùd prese a parlare, e a dire:<br />

« Applica a lui il Libro di Dio ». E 'Umar: « Ma tu sei testimonio o av-<br />

« versarlo (cioè accusatore)? ». — « Son testimonio ». E Umar: « Ma ben hai<br />

« già addotta la tua testimonianza » . Allora<br />

al-Gràrùd si tacque. Poi tornò<br />

da lui la dimane, e gli disse: « Segui il precetto riguardo a ciò ». E 'Umar:<br />

« Tu non sei che un avversario, e uno solo fa testimonianza. O tu ti taci,<br />

« o ti farò pentii'e ». E al-Gàrùd: « Per Dio, ciò non è giusto, che beva il<br />

« tuo cugino, e tu punisca me ». E 'Umar lo sgTÌdò (waza'ahu) [Qudàmah]<br />

(Saad, V, 408, lin. 16-409, lin. 1).<br />

§ 312. — Mvih. b. 'Umar, da 'Abdallah b. Gra'fàr, da 'Uthmàn b. Muhammad,<br />

da 'Abd al-rahmàn b. Sa'id b. Yai-bù'). Quando venne al-Gràrùd<br />

al-'Abdi, s'incontrò con 'Abdallah b. 'Umar, che gli disse: «Per Dio, il<br />

« Principe dei Credenti ti fi-usta ». Ma al-Gràrùd rispose fieramente: « Tocca<br />

al tuo zio materno [Qudàmah] ad esser frustato ; o tuo padre è un empio » —<br />

... E fu punito Qudàmah (Saad, V, 409, lin. 1-4).<br />

650.


21. a. H. §§ 3i3_ 314.<br />

§ 313. — (a) (Muh. b. Sa'd, da Ali b. Muh.). al-G-àrud diceva: « Avrò ^- *• h.<br />

« sempre paura di far testimonianza contro un qurasita presso un qurasita, a^.óà?ad° ai-°Ab-<br />

« dopo 'Umar » (Sa ad, V, 409, lin. 7-9). di.)<br />

(6) al-Hakam b. abi-l-'Às mandò al-ó-àriid a combattere, la giornata di<br />

Suhvak (sic), e venne ucciso ad Aqabah al-Tiu l'anno 20. H. Quella collina<br />

fii poi detta 'Aqabah al-Gràrùd.<br />

(e) Ebbe come figli :<br />

(1) al-Mundzir.<br />

(2) Habìb,<br />

(3)<br />

di Grathimah :<br />

Ghiyàth. dalla moglie Umàmali bint al-Nu'màn delle al-Khasafat<br />

(4) 'Abdallah,<br />

(5) Salm, dalla moglie ibnah al-Gradd, il cui padre era dei banu 'Ai.s<br />

degli ' Abd al-Qays ;<br />

(6) Muslim, e<br />

(7) al-Hakam, senza discendenza, di poi fu ucciso nel Sigistàn. I<br />

figli suoi erano asràf.<br />

al-Mundzir b. al-Gràrùd fu sayyid generoso, preposto ad Istakhr da<br />

'Ali b. abi Tàlib: da lui non andava alcuno che non ne avesse doni. Poi<br />

'Ubaydallah b. Ziyàd gli die' il governo della marca al-Hind. dove morì<br />

nel 61., o al principio del 62. H.. in età di 60 anni (Saad. V, pag. 409,<br />

lin. 9-18).<br />

Cfr. Qutaybah, 172, dove si parla dei figli: Abdallah, crocefisso da<br />

al-Haggàg, di al-Mundzir e del figlio di costui al-Hakam b. al-Mudzir b.<br />

al-Gràrùd.<br />

Anche al-Gràrùd appartiene a quella categoria di illustri guerrieri pa-<br />

gani che servirono l' Islam nelle conquiste e furono, come 'Amr b. Ma'di-<br />

karib, idealizzati dalle generazioni posteriori.<br />

Cfi-. anche Hagar Tahdzìb. H, 53-54, n. 81.<br />

Gu ài b. Suràqah.<br />

§ 314. — Gru'àl b. Suràqah al-Damri era anche chiamato (col dimi-<br />

nutivo) (xu'ayl, ed il Profeta gli mutò il nome in Amr (onde fu poi detto<br />

Gru'ayl 'Amr o per canzonatura Gru'ayl 'limar): fii uomo di apparenza in-<br />

l'elice e miserabile, ma buon musulmano, semplicione, convertito nei primi<br />

tempi, presente ad Uhud ed ai fatti d'arme successivi. Fu messo del Pro-<br />

feta a Madinah durante la spedizione di Dzàt al-Riqà', ed alla spedizione<br />

di Hunayn non ricevette alcun dono in più, perchè Maometto afifermò che<br />

era sicuro della .sua fede (e perciò non occorreva assicurarselo con doni)<br />

661.


§9 314-317. 21. a. H.<br />

21. a. H.<br />

NECROLOGIO. -<br />

(Or a w zi,<br />

^<br />

1, fol. (}4,v.-6ò,r., il quale cronista lo annovera tra i morti del<br />

ÓuàI b. Surà- -^ H-^-<br />

qa^^i ibn Hagar dice che alcuni gli danno la nisbah al-Ghifàri, o al-Tha-<br />

labi: sospetta poi che (ju'ayl l'osse un fratello di (xu'àl (Hagar, 1, 480-<br />

481, n. 1160).<br />

Cfr. Athir Usd, I, 383-84; Dzahabi Tagrìd, I, 90; Isti'àb, 101;<br />

Saad, IV, 1, 180-81.<br />

al-Hàrith b. Zayd.<br />

§ 315. — abù Attàb al-Hàrith b. Zayd b. Hàrithah b. Muàwiyah b.<br />

Tha'labali b. (xadzìmah, Compagno del Profeta, tu ucciso nell'anno 21. H.<br />

(forse alla battaglia di Nihàwand) (Hagar, I, 570, n. 1406).<br />

Cfi-. Athir Usd, I, 329; Dzahabi Tagrid, I, 107.<br />

Humamah.<br />

§ 316. — Humamah fu un Compagno del Profeta morto ad Isbahàn dopo<br />

la presa della città nel 21. H. (Athir, HI, 16).<br />

Gii-. Grawzi, I, fol. 66,r.<br />

Humamah al-Dawsi (Yàqut, I, 923; IV, 4^2).<br />

Cfr. Khall. Wlist, n. 273; Hagar, I, 730; Bukhàri Tarikh,<br />

26; Athir Usd, II, 53; Dzahabi Tagrid, I, 150; Isti'àb, 152; Ha-<br />

gar, I, 730 (per la vocalizzazione cfr. Durayd, 173).<br />

Khàlid b. al-Walid.<br />

§ 317. — abii Sulaymàn Khàlid b. al-Walid b. al-Mughirah b. Abdallah<br />

b. Umar b. Makhziim al-Makhzùmi, detto Sayf Allah, o spada di Dio, dallo<br />

stesso Profeta, ebbe per madre Lubàbah al-Sughra bint al-Hàrith b. Harb<br />

al-Hilàliyyah, sorella di Lubàbah al-Kubra, moglie di al-'Abbàs b. Abd al-<br />

Muttalib, e di Maymiinah, una delle mogli del Profeta.<br />

Fu uno dei più insigni e più famosi Qurays nei tempi pagani e si<br />

distinse già nelle guerre contro Maometto prima di convertirsi all'Islam:<br />

il suo famoso movimento aggirante, alla testa della cavalleria Makkana, tra-<br />

volse i Musulmani a Uhud e assicurò la vittoria ai Qurays. Egli rimase<br />

pagano fino all'anno 7. H., nel quale si converti insieme con 'Ami' b. al-'Às,<br />

non è ben certo se prima o dopo la spedizione di Khaybar (cfr. però 8. a. H.,<br />

§§<br />

1 e segg.) : è errata in ogni caso la tradizione che pone la sua conver-<br />

sione nell'anno 5. H.<br />

Diventato musulmano, prese una parte attiva a tutte le spedizioni del<br />

Profeta: in quella di Mù-tah, egli fu il terzo amir che afferrò lo stendardo,<br />

652.


21- a. H. §§ 317^ 318.<br />

e si battè cou tanto valore che. si dice, nelle sue mani si ruppero ben 21. a. H.<br />

nove spade: al suo grande valore si deve che il disastro non fosse anche ''*'^^àhd^b°ai-Wa-<br />

maggiore; onde, in riconoscenza per i suoi servigi. Maometto fece speciale "«'•]<br />

menzione di lui nella predica che tenne dopo il rovescio.<br />

Accompagnò poi il Profeta durante la presa di Makkah, ove si di-<br />

stinse contro i banù Gadzimah: si trovò a Huna\'n e ad al-Tà-if e andò<br />

a distruggere l'idolo al-'Uzza (Hagar, I, 848-849, n. 2190, pag. 852j.<br />

ibn al-Grawzi dice che sua madie avesse nome Asma (? 'Usmà), ossia<br />

Lubàbah al-Sughra (Grawzi, I, fol. 65,r.).<br />

§ 318. — Le violenze commesse arbitrariamente da Khàlid alla spedi-<br />

zione dei banù Gradzimah (cfi-. 8. a. H., §§ 107 e segg.) fiirono completa-<br />

mente perdonate ed ammesse dal Profeta, il quale, desideroso di conservarsi<br />

l'aiuto prezioso del valente guerriero, era disposto a tollerare tutti gli ec-<br />

cessi del suo carattere rimasto sempre paganamente feroce. Gli conservò<br />

per questo motivo il comando dell'avanguardia non solo dopo la presa di<br />

Makkah e durante la spedizione di Hunayn. ma anche di poi nella spedi-<br />

zione di Tabùk. Gli affidò inoltre il comando della spedizione contro Ukaydir<br />

(cfi-. 9. a. H., § 45), e di quella contro i banù-1-Hàrith b. Ka'b (cfi-. 10. a. H.,<br />

§ 3). Dm-ante il pellegrinaggio d'Addio, il Profeta onorò Khàlid con il dono<br />

di un ciuffo di capelli, che .si era tagliato alla fine delle cerimonie del<br />

hagg, e Khàlid portò quel ciuffo riposto gelosamente nel proprio elmo.<br />

Alla battaglia del Yarmùk l'elmo gli cadde in terra, e Khàlid, disperato di<br />

non più ritrovarlo, andò en-ando attraverso il campo gridando: « Il mio<br />

« elmo! Il mio elmo! », e nessuno poteva capire il motivo del suo dolore<br />

e della sua agitazione.<br />

Quando morì e venne lavato il cadavere, si scoprì che nessuna parte<br />

del corpo era intatta, ma tutto coperto di cicatrici per ferite di spade,<br />

lancie e freccie nemiche.<br />

In principio i rapporti suoi con 'Umar furono cattivi, ma di poi mi-<br />

gliorarono (Wàqidi Wellhausen, 354).<br />

Il Profeta lo mandò anche contro Ukaydù- in Uùmah al-Gandal; ma<br />

astenendosi dal versare sangue inutilmente, Khàlid accettò le offerte di<br />

Ukaj-dir, e, .stipulata la pace, lo fece prigioniero fHagar, I, 850j.<br />

La fama maggiore di Khàlid provenne dalla .sua stupenda campagna<br />

contro le tribù ribelli nell'anno 11. H., quando per ordine del Califfo abù<br />

Baki- represse la grande insun-ezione, sbaragliò Tulayhah, sconfisse e uccise<br />

Màlik b. Xuwayrah, abbattè e uccise Musaylamah. La sua fama crebbe poi<br />

ancora con le sue gesta famose qual comandante la gi-ande campagna vitto-<br />

riosa del 12. H. contro i Persiani, del 13. TI. contro i Greci, e prendendo<br />

653.


lid.<br />

ss :;isj>2(.i. 21. a. H.<br />

2'- a. H. mm parte principale ali" espugnazione di Damasco e alla sottomissione della<br />

' „ - t orr> orr.oroN<br />

Khàiid b. ai-Wa- ^"la (Hagar, I, 850, 852-860).<br />

NECROLOGIO. - ^. .<br />

§ 319. — Non fu però scevro di colpe e incorse piìi volte nell'ira del<br />

Cai irto abu Baki- e destò lo sdegno di 'Umar, clie aveva grande influenza<br />

sull'animo di abu Bakr. Vergognosa fu la sua condotta verso Màlik b. Nu-<br />

wayrah, che egli fece uccidere per sposarne la vedova: abu Bakr sdegnato<br />

lo costrinse a ripudiarla e a pagare il prezzo di sangue a Mutammim b.<br />

Nuwayrah (Hagar, I, 852).<br />

Egli si rese poi specialmente inviso per i suoi modi prepotenti e per<br />

la sua poca onestà nella divisione delle spoglie, delle quali non rese mai<br />

conto al Califfo abù Bakr. Questi intuì il grande valore di Khàlid come<br />

generale, e sorvolò a molte mancanze di lui, sapendo quanto necessario<br />

fosse il suo genio militare per il ti'ionfo dell'Isiàm. Non così remissivo fu<br />

'Umar, il quale voleva che Khàlid venisse destituito a ogni costo e chiamato<br />

a rendere conto delle sue azioni, abu Bakr, cedendo alle insistenze<br />

di 'Umar, aveva accettata, si dice, l'idea di deporre Khàlid e sostituirgli<br />

Umar, ma alfine, essendo il parere concorde di tutti gli altri Compagni<br />

contrario a questo, 'Umar dovè rinunziare al suo disegno e rimanere in<br />

Madinah presso abii Bakr per assisterlo con i suoi consigli (Hagar, I,<br />

852, 853).<br />

§ 320. — Secondo la tradizione, uno dei primi atti di 'Umar, quando<br />

divenne Califfo — cfi-. però 15. a. H., §§ 31 e segg. — fii di destituire<br />

Khàlid dal comando dell'esercito in Siria e surrogargli abù Ubaydah;<br />

ma non osò mettere in atto altre minacele formulate un tempo contro di<br />

lui. perchè la causa dell'Isiàm aveva ancora troppo bisogno del genio stra-<br />

tegico del grande generale. Tale deposizione ebbe però vasti effetti, e non<br />

pochi criticarono molto aspramente la condotta vendicativa di 'Umar, nella<br />

quale non era difficile scorgere una manifesta invidia per la gloria del<br />

grande qurasita. abù 'Amr b. Hafs b. al-Mughirah, un cugino di Khàlid, gli<br />

rimproverò di aver tolto un comando dato dal Profeta, e di avere abbas-<br />

sato uno stendardo che lo stesso Profeta aveva innalzato. Il passo sembrò<br />

tanto grave, che 'Umar dovè spiegarsi e giustificarsi in pubblica conclone<br />

in Madinah. In seguito Umar insistè sempre di aver agito a quel modo<br />

verso Khàlid per la sua arrogante prepotenza, e per la sua gestione diso-<br />

nesta delle prede di guerra (Hagar, I, 852, 863).<br />

La figura di Khàlid occupa una j30SÌzione eminente nella tradizione mu-<br />

sulmana, la quale ha ritenuto che Dio per mezzo del Profeta gli conferisse<br />

favori e poteri speciali, fino a quello di fare miracoli. Innanzitutto ha colpito<br />

la immaginazione dei posteri il fatto che in qualunque battaglia comandasse<br />

654.


21. a. H. §§ s-2ivfì>2.<br />

Khàlid, fosse soltanto presente, la vittoria arrise sempre ai Musulmani, 21. a. h.<br />

mentre lui assente giavi rovesci afflissero le loro armi. Si narra che ''*Kifànd^b°ai-Wa-<br />

alla giornata del Yarmiik egli smarrisse la sua qalansuwah, o copri-<br />

capo, e che la facesse inutilmente cercare sul campo di battaglia, perchè<br />

connetteva ad essa un pregio speciale: in essa aveva riposto i capelli do-<br />

natigli dal Profeta, un giorno che questi si era fatto radere il capo: egli<br />

non soleva mai prendere parte ad una battaglia senza quel copricapo, che<br />

a suo parere gli assicurava la vittoria ('). Quando, addolorato, aveva già<br />

abbandonata la speranza di ritrovare la preziosa reliquia, scoprì che era<br />

attaccata miracolosamente dietro alle sue spalle (Hagar, I, 851).<br />

Cfr. anche Athir, III, 16, che dice aver Khàlid lasciato la sua for-<br />

tuna in eredità al Califfo 'Umar: il che è confermato da altre fonti.<br />

Cfr. Khamìs, I, 276, lin. 20-24, dove è detto che morisse povero, ossia<br />

lasciando soltanto un cavallo, le sue armi ed una casa in Madinah.<br />

Nota 1. — Ancor oggi è superstizione comunissima in Siria di portare nei turbanti reliquie di<br />

questo genere (cfr. Curtis, Ursemitische Religion. pag. 97).<br />

§ 321. — A lui si attribuiscono anche miracoli: una volta nell"Iràq.<br />

un tale gli mise un veleno nelle bevande, ma egli le bevette senza risen-<br />

tirne danno alcuno. Un'altra volta colse in flagrante un soldato con un otre<br />

pieno di vino, e supponendo che questi volesse godere della bevanda proi-<br />

bita, lo fermò e gli domandò che cosa vi fosse nell'otre: il soldato per scol-<br />

parsi dichiarò che v'era aceto, e Khàlid soggiimse: « E Dio lo renda aceto! ».<br />

Quando il soldato apri l'otre, trovò che il vino era diventato aceto (Hagar,<br />

I, 852). — Cfr. Dzahabi Paris, I, fol. 137,v.<br />

Khàlid aveva la passione delle armi e soleva dire che per lui la notte<br />

più deliziosa non era già quella passata per la prima volta nelle braccia<br />

della sposa, ma la vigilia dei più aspri combattimenti per la fede; e ripetè<br />

questo pensiero sul suo letto di morte (Hagar, I, 852).<br />

§ 322. — Khàlid cessò di vivere nel 21. a. H. nella città di Hims in<br />

Siria ; spirò rimpiangendo la propria sorte di dover morire sopra un letto,<br />

quando aveva cercato tante volte la palma di un glorioso martirio sui campi<br />

di battaglia, e diede istruzioni precise ai pi'esenti che le sue armi e i suoi<br />

cavalli venissero impiegati per la guerra contro gì' infedeli. Esistono poi<br />

tradizioni che affermano essere egli morto in Madinah. e che 'Umar se-<br />

guisse il suo feretro, e infine altre che sostengono aver Khàlid lasciata<br />

tutta la sua sostanza al Califfo medesimo (') (Hagar, I. 853-854).<br />

Quando morì aveva 60 anni (Dzahabi Paris, I, fol. 137, r.).<br />

Nota 1. — II Lammens sospetta in questa notizia una invenzione tendenziosa della scuola orto-<br />

dossa per provare ohe i grandi santi <strong>dell'Islam</strong> erano morti amici e concordi, sebbene avversari e divisi<br />

mentre erano in vita.<br />

655.<br />

Ild.


323, 324. 21. a. H.<br />

21. a. H. § 323. — Il Profeta di Dio ha detto: « Non dite male di Khàlid, perchè<br />

'Khàiid b al-Wa-<br />

* ^8'^i ^ ^^ spada di Dio » (Balàdzuri Ansàb, fol. 809,r.): tradizione im-<br />

lid.] portante perchè rivela come sia esistito un partito tijwiizioni.stico che ha<br />

calunniato Khàlid forse per le sue disposizioni soverchiamente pagane.<br />

Khàlid mori nel 21. H. in Hims e fu sepolto in una città distante<br />

un miglio da Hims. al-Wàqidi ha detto: « Io ho domandato dove fosse<br />

«questa città, ed allora dissero: è finita in polvere». Nel suo testamento<br />

egli lasciò i suoi beni al Califfo 'limar (Balàdzuri Ansàb, fol. 809, v.).<br />

(Da Màlik b. Anas). Khàlid b. al-Walid si somigliava molto ad limar:<br />

una volta 'limar usci di buon'ora e s'incontrò con un tale, che (scambian-<br />

dolo per ivhàlid) gli disse: « Benvenuto, o abù-1-Walìd! »; ed 'limar rispose<br />

al saluto. Allora quegli disse: « ibn al-Khattàb ti ha destituito! ». — « Sì ».<br />

— « Ma egli non è sazio ancora? Che Dio non gli renda mai sazio il<br />

« ventx'e! ». — « Che cosa può questo importare a te? ». — « Io non ho<br />

« che da udire ed ubbidire ». — Il mattino seguente il Califfo 'Umar raccontò<br />

la storiella e rise e disse : « Io non ho agito contro Khàlid se non perchè<br />

« era preoccupato a causa del danaro» (Balàdzuri Ansàb, fol. 809, v.).<br />

Egli trasmise tradizioni a Abdallah b. 'Abbàs |t 68. a. H.], a Gràbir, ad<br />

al-Miqdàm b. Ma'dikarib, a Qays b. abì Hàzim, ad Alqamah 1>. Qays, ed a<br />

molti altri (Hagar, I, 849).<br />

Cfr. Dzahabi Paris, I, fol. 137,r.<br />

Secondo Mirkhawànd, Khàlid morì nel quinto anno di Umar (Mir^<br />

khawànd, II, 246): notizia errata, perchè lo farebbe morire nel 18. H,<br />

(Gawzi. I, foL 66,r.-66,v.).<br />

Cfi-. Khamis, II, 72-73.<br />

§ 324. — Suo padre, al-Walid, era uno dei più insigni Qurasiti, e<br />

uno dei generosi fra i loro generosi: lo chiamavano al-Wahid'— l'unico —<br />

Sua madre era Sakhrah bint-al-Hàrith b. Abdallah b. Abd Sams, donna di<br />

Bagilah, pel ramo dei Qaj's. Quando morì al-Walid b. al-Mughirah, i Qu-<br />

rasiti per la considerazione che avevano di lui, datarono le epoche dalla<br />

sua morte; quindi, quando fu l'anno dell'elefante (àm al-fìl) datarono<br />

da esso : così racconta almeno ibn Da'b. Invece al-Zubayr b. Bakkàr af-<br />

ferma, sulla fede di 'Amr b. abi Bakr al-Mawsili, che essi segnarono per<br />

sette anni la data dalla morte di Hisàm b. al-Mughirah, finché venne<br />

l'anno in cui costruirono la Ka'bah, e allora datarono da quell'anno.<br />

Khàlid b. al-Walid occupa un posto ben noto come Compagno del<br />

Profeta e per la sua bravura militare. Il Profeta lo soprannominò « la<br />

« Spada di Allah » s a y f Allah; egli emigrò verso il Profeta nell'anno<br />

della conquista ('àm al-fath) e dopo al-Hudaybiyyah: egli, 'Amr b. al-'As<br />

6.56.


^1 . £1. H. s 324.<br />

e 'Uthmàn b. Talhah. Il Profeta, quando li vide, disse ai suoi: « Ecco che 21. a. h.<br />

« Makkah vi manda le sue viscere più interne (il suo meglio) ». Khàlid '<br />

intervenne alla j^resa di Makkah eoi Profeta, e fu il primo degli Arabi ''«^l<br />

emigrati che entrò nella città, penetrando dalla parte bassa di Makkah.<br />

Presente alla giornata di Mutah. quando furono uccisi Zayd b. Hàrithab.<br />

Gra'far ibn abi Tàlib e 'Abdallah b. al-Rawàhah, e vide che i nemici stavano<br />

per avere buon gioco dei Muslim, si strinse ad essi (cioè ai superstiti) e li<br />

protesse finché furono salvi. In quel giorno il Profeta lo nominò « Spada<br />

« di Allah ». Ci narrarono tutto questo al-Harami b. abi-l-'Alà e al-Tusi, da<br />

al-Zubayi' b. Bakkàr.<br />

Ivhàlid, nella giornata di Hunayn, era all'avanguardia del Profeta con<br />

i banu Sulàym, e fu colpito quel giorno di molte ferite. Dopo la sconfitta<br />

degl'infedeli, il Profeta si recò da lui, sotfiò nelle sue ferite e Khàlid si<br />

levò guarito. Sono note le sue gesta nella guerra contro gli apostati (a h 1<br />

al-riddahj durante i giorni di abu Bakr. Fu lui che conqui-stò a!-Hìi-ah. i<br />

cui cittadini gli mandarono 'Abd al-Masih b. Amr b. Buqaylah; ivhàlid<br />

parlamentò con lui, e 'Abd al-Masih gli dimandò: «Donde vieni?». —<br />

« Da dietro a me ». — « Dove vuoi andare? ». — « Avanti a me ». — « Di<br />

« quanti anni .sei tu figlio? ». — « Di un sol uomo ed una donna ». —<br />

« E qual' è l'estrema tua mèta? ». — « L'ultimo termine della mia vita ».<br />

— « Puoi pagare il aql? (hai tanti cameli, sei così ricco da poter pagare<br />

« un uomo ucciso da qualcuno della tua famiglia?) ». — « Sì. posso pagare<br />

«il 'aql e il qawad». — Allora chiese Khàlid :<br />

«Che<br />

cosa sono queste<br />

« fortezze? ». — « Ne abbiamo costruite per difenderci in esse dai deboli,<br />

« finché li respinga il forte (??) ». — « Certo non senza motivo scelse te la<br />

« tua gente; che cosa hai tu nella mano? ». — « Un veleno che uccide in<br />

« un'ora ». — « E che cosa vuoi farne? ». — « Voglio prima vedere come<br />

« (con quali concessioni; tu mi rinvierai. e se otterrò patti favorevoli por<br />

« il mio popolo, ritornerò ad essi : altrimenti lo beverò e ucciderò me stesso,<br />

* non volendo tornare a loro con patti dannosi ». Disse Khàlid: « Fammelo<br />

« vedere ». Abd al-Masih glielo porse, e Khàlid disse: « Nel nome di Allah,<br />

« col cui nome nulla è dannoso in terra e in cielo ; poiché egli ascolta e<br />

* conosce tutto » ;<br />

quindi lo ingoiò e fu preso da uno svenimento, poi si destò<br />

e si asciugò il sudore della faccia. Allora ibn Buqaylah si recò dalla sua gente,<br />

narrò loro l'accaduto, e disse :<br />

« Costoro non possono essere che dei -diavoli,<br />

« non è possibile aver ragione di loro, accordatevi con essi alle condizioni che<br />

« crederete (? o crederanno?) ». Così infatti fecero. Ci narrò tutto ciò Tbràhim<br />

b. ai-Sari b. Yahya al-Tamimi, da Su'ayb, da Yùsuf: ce lo narrò inoltre al-<br />

Hasan b. 'Ali. da al-Hàrith b. Muhammad I). Sa'd, da al-Wàqidi.<br />

6.57. 83<br />

^hàiid b. ai-Wa


fi 1^24 ^1 • ^* il*<br />

21. a. H. abii liaki' lo costituì coinaiulanto di tutti gii eserciti da lui spediti<br />

Khiìd b ai-w<br />

u*'lla Siria per combattere gli al-Rùm, benché fra essi vi fossero abu<br />

lid.] Fbaydalì b. al-Crarràh e Mu'àdz b. Gabal, i quali accettarono di essere<br />

al suo comando. Il Profeta un giorno si era fatti tagliare i capelli, o<br />

Khàlid prese i suoi capelli e li mise in un suo berretto, e tutte le volte<br />

che affrontò un esercito con questo berretto in capo, lo mise in rotta.<br />

Khàlid riferì hadith dal Profeta, hadìtli che furono riportati ulte-<br />

riormente sulla sua fede.<br />

Una volta il Profeta lo vide pendere ad un harsi (??), ed esclamò:<br />

«Qua! uomo Khàlid b. al-Walìd!». Ci narrò questo al-Tùsi e al-Harami,<br />

da al-Zubayr b. Bakkàr, da Ya'qub b. Muhammad al-Zuhri, da Abd al-<br />

'aziz b. Muhammad, da Abd al-wàhid b. abi 'Awn, da Sa'id al-Maqburi, da<br />

abù Huiajrah.<br />

Mi narrò Muhammad b. Sallàm, da Abàn b. Uth-<br />

morì Khàlid b. al-Walìd, non ci fu donna dei banù-1-Mughìrah,<br />

Soggiunge al-Zubayr :<br />

màn : Quando<br />

che non deponesse la sua capigliatura sulla sua tomba, cioè a dire che si<br />

tagliarono i capelli (in segno di lutto) e li deposero sulla sua tomba.<br />

Soggiunge ibn Sallàm :<br />

Narra<br />

Yùnus al-Nahwi che 'limar disse in<br />

quell'occasione : ,« Lasciate che le donne dei banù-1-Mughirah piangano<br />

« sopra abù Sulaymàn e versino uno o due secchi delle loro lagrime, purché<br />

« non siano singhiozzi, né gemiti ».<br />

Narra al-Zubayr, secondo quanto ci riferivano le nostre fonti: Mi rac-<br />

contò Muhammad b. al-Dahhàk, da suo padre, che 'Umar b. al-Khattàb<br />

aveva una somiglianza perfetta con Khàlid b. al-Walìd. Ora una volta<br />

essendo egli uscito all'alba, l' incontrò un vecchio che gli disse : « Benve-<br />

« nuto, o abii Sulaymàn ». 'Umar lo guardò e riconobbe in lui Alqamah<br />

b. 'UlàtJ.iah. Gli restituì il saluto, e 'Alqamah gli disse: «'Umar b. al-<br />

« Khattàb ti ha destituito ». — « Proprio così », gli rispose 'Umar. Disse<br />

'Alqamah : « Non é una cosa che possa saziarlo : che Allah non sazii mai il<br />

« suo ventre! ». Gli disse Umar: « E il tuo sentimento qual é? ». Rispose:<br />

« Null'altro che la più completa dipendenza dai tuoi voleri ». Quando fu<br />

la mattina, 'Umar fece chiamare Khàlid, mentre c'era 'Alqamah b. Ulà-<br />

thah ; quindi rivoltosi a Khàlid, gli disse : « Che cosa é che ti ha detto<br />

« 'Alqamah? ». Rispose :<br />

« Non mi ha detto nulla ». Disse 'Umar: « Dimmi<br />

« la vei'ità ». Khàlid giurò per Allah che non l'aveva incontrato e non gli<br />

aveva detto nulla. Allora gli disse 'Alqamah: « Poni un limite nel fare<br />

« un giuramento (ossia aggiungi: se Dio lo vuole), o abù Sulaymàn ».<br />

'Umar sorrise e Khàlid comprese allora che 'Alqamah aveva sbagliato ;<br />

perciò lo fissò in viso ; e 'Alqamah comprese e disse : « Ciò che é avvenuto<br />

668.


21. a. H. §§324, 325.<br />

« è avvenuto, o Principe dei Credenti: perdonami, che Allah ti perdoni »<br />

21. a. H.<br />

FNECROLOGIO.<br />

'Umar si mise a ridere, e raccontò l'avventura a Khàlid (Aghàni, XV, '"Khàì'id''b!'ai-Wa.<br />

pag. 11, Un. 14: pag. 12, "lin. ìil). nd-l<br />

Cfi-. Yàqut, I, 72, 137, 158, 210, 363, ecc., vedi Indice, pag. 412;<br />

Hisàm, 273, 275, 561. 576, 717, 795. 833, 839, 903, 968, 999; Qutaybah,<br />

136; Balàdzuri, Indice, pag. 481; Abulfeda, Indice, V,<br />

473: Mahàsin, I, 84; Athir Usd, II, 101-104; Dzahabi Tagrid, I.<br />

166; Isti ab, 167-158; Hagar Tahdzib, III, 124-126; N a wawi. 224-<br />

225; Saad, IV, 2, 1-2 (tronco di biografia); Khamis, II, 275, lin. 15-29.<br />

§ 325. — Il Mtìller nel riassumere l'opera di Khàlid b. al-Walid spiega<br />

la oscm-ità in cui visse l'illustre stratega dopo le grandi conquiste con<br />

supposizioni di varia natura che vicendevolmente si completano. Cessava<br />

il compito del guen-iero, e doveva incominciare quello dell'amministratore<br />

ed organizzatore: al quale ufiScio la natura selvaggia e per nulla scrupo-<br />

losa della « Spada di Dio » non era adatta. Khàlid b. al-Walid si trattenne<br />

tranquillamente in Siria nel periodo che corse dalla seconda caduta di Da-<br />

masco sino alla morte nel 21. H. senza dar segno aperto del suo risentimento<br />

e tenendosi lontano dalla vita pubblica. Può essere, dice il Mùller,<br />

che Khàlid tenesse siffatto contegno esemplare nella spei'anza di riprendere<br />

nuovamente una posizione di grande importanza qualora, per la morte di<br />

Umar, altri più benevolmente disposti fossero saliti al potere. Può anche<br />

essere che Khàlid si sia incontrato con 'Umar in al-Gàbiyah ed abbia fatta<br />

la pace in tale circostanza. Tale supposizione del Mùller potrebbe' avere<br />

molto valore, se si potesse dimostrare che le così dette confische fatte<br />

da Umar a carico dei suoi governatori in generale e di Khàlid in par-<br />

ticolare, fossero avvenute prima del 18. H. Queste confische però av-<br />

vennero, a quanto pare, dopo il 18. H.: e se è vero che Khàlid fu una<br />

delle vittime del rigore califfale. sembra poco probabile che nel 18. U.<br />

i due uomini avessero fatta interamente la pace tra loro. In quest' ul-<br />

timo caso Umar non avrebbe insevito contro Khàlid subito dopo. Il<br />

Mùller ha di Khàlid un'altissima opinione come genio militare, ma lo<br />

considera perciò un uomo simile a Napoleone, in quanto niun pensiero<br />

si diede delle sofferenze umane cagionate dall'esplicazione delle sue pro-<br />

digiose qualità strategiche. Il Mùller riconosce in lui la fusione di tutte<br />

le qualità proprie di un guerriero e di un generale, uomo d'immense<br />

instancabili energie, il quale sapeva ispirare nei suoi dipendenti la pili<br />

illimitata fiducia. Ammette però che Khàlid fu soltanto grande alla testa<br />

dei suoi Beduini, ed in quel posto fu grande come niun altro mai (Mùl-<br />

ler, I, 256-257).<br />

659.


21. a. H.<br />

§§*3-2i>, 3-27. 21. a. H.<br />

g 326. — Se, iieiresaniiuare criticameute l'opera dei foudatori prin-<br />

Khaiìd b ai-Wa-


21. a. H. ^§ 3-27, S-28.<br />

rammentarne qui il concetto ispiratore e trasformatore: essere stato il moto 21. a. h.<br />

islamico in Arabia movimento sovrattutto politico, militare, economico «><br />

sociale; movimento al quale il sentimento religioso cooperò in misura del ''«'•1<br />

tutto secondaria, anzi in alcune circostanze in modo sì lieve da potersi<br />

quasi trascurare. In altre parole l'Islam, in Arabia, nulla mutò d'essenziale<br />

nello stato più intimo degli animi, ma servì in principal modo come forza<br />

accentratrice ed eccitatrice delle energie già esistenti. La vasta rivoluzione<br />

religiosa, che prese poi il nome di Islamismo, e tutti quei grandi fenomeni<br />

morali, sociali, letterari, artistici, teologici, filosofici, economici, politici che<br />

noi chiamiamo civiltà musulmana, furono la risultante consecutiva d'una<br />

serie numerosissima di coefficienti diversi, ossia dei residui di tutte le ci-<br />

viltà che successivamente avevano dominato in Asia, dai primi tempi ba-<br />

bilonesi sino all' ellenismo dei Diadochi, al Romanismo imperiale ed al<br />

Cristianesimo con tutte le site eresie.<br />

La prima fase dell' Islam, quella schiettamente araba, fii quindi ben<br />

diversa da tutte le successive, nelle quali andarono affermandosi, e final-<br />

mente trionfarono le tendenze, che oggi per noi sono le caratteristiche es-<br />

senziali dell' Islamismo. Nel quale, e più precisamente in quello dei giorni<br />

nostri, le caratteristiche dell' Isiàm primordiale, di quello in mezzo a cui<br />

fiorì Maometto, sono talmente diluite nella grande massa di coefiicienti<br />

estranei: che solo l'occhio e la mente più esperta è capace di scorgerne<br />

la traccia. Esse sfuggono alla percezione dei più. Nell'enorme miscela dei<br />

più variopinti ed eterogenei elementi che costituisce l'Islamismo moderno,<br />

quello primitivo antichissimo, che noi ora ci affatichiamo a rintracciare,<br />

ebbe la principale funzione di eccitante fermentatore, come la stilla di caglio<br />

dà il fermento e poi coagula la massa del latte nelle vasche dei caseifici.<br />

§ 328. — Queste succinte considerazioni che avremo a dilucidare ed<br />

illustrare più minutamente in seguito con la scorta dei documenti, alla<br />

luce di cento diversi indizi, erano indispensabili per chiarire il nostro con-<br />

cetto, diverso da tutti i nostri predecessori, sul conto di tre illustri guei-<br />

rieri arabi morti in quest'anno, Khàiid b. al-Walid, 'Amr b. Ma'dìliarib,<br />

e Tulayhah, ma più specialmente sul c;onto del primo. Di 'Amr abbiamo<br />

già discorso.<br />

Ci occuperemo di Khàiid ora più specialmente, e molte osservazioni<br />

che varranno a descrivere questa singolare figura, assurta nella tradizione<br />

all'altissima vetta di eroe quasi leggendario, avranno valore in una ragione<br />

più forte ancora per gli altri due.<br />

Non mette il conto di ritracciare, nemmeno sinteticamente le grandi<br />

linee della biografia di Khàiid b. al-AValìd, perchè esse sono già da per<br />

(361.<br />

Khàiid b. ai-Wa


21. a. H. s,'. cvidiMiti uelle versioni da noi date nei paiagrafi precedenti, e l'indict-<br />

Khàiìd'b ai-Wa- iilthbetico alla fine del secondo volume degli <strong>Annali</strong>, nonché quello elio<br />

lìd.<br />

speriamo pubblicare alla fine dell'anno 28. 11. per tutto il Califfato di<br />

'Uniar. potranno facilmente fornire al)bondante copia di notizie biografichti<br />

che sarebbero necessarie per chi volesse addentrarsi nello studio minuto<br />

della biografia e della persona di Khàlid b. al-Walid. Noi ci contenteremo<br />

degli aspetti più generali e storicamente più importanti della sua vita.<br />

Nello studio degli ultimi anni del Profeta, e delle vicende delle guerre<br />

civili in Arabia durante la così detta Riddah, noi crediamo di aver di-<br />

mostrato con prove sicure e convincenti che il processo di conversione<br />

della più glande parte d'Arabia fosse allora ai suoi primi inizi, e che le<br />

tribù bellicose o turbolenti della penisola, anche dopo il trionfo degli eser-<br />

citi di Madinah nell'anno 12. II. e seguenti, rimasero pagane. La pre-<br />

tesa conversione è arbitraria affermazione delle nostre fonti, se interpre-<br />

tiamo la parola conversione nel suo significato più proprio e stretto. In<br />

realtà le tribù si sottomisero all'autorità politica del Califfo in Madinali,<br />

o meglio dei suoi luogotenenti : si unirono ai loro nviovi padroni, tramu-<br />

tandosi da sudditi in compagni d'arme e, senza nemmeno ricorrere alla<br />

finzione di dirsi Musulmani — per ,<br />

tale ipocrisia verbale non esisteva ve-<br />

runa necessità — si gettarono alla conquista dell'Asia. Più che Musulmani,<br />

più che seguaci di Maometto, essi si sentirono sovrattutto Arabi, e come<br />

tali agirono, considerando tutto il mondo quale loro legittima preda; ben<br />

lungi dal predicare un nuovo verbo religioso, cui essi ignoravano forse<br />

altrettanto quanto i popoli che sottomettevano, operarono nel concetto<br />

che tutti i popoli non arabi dovessero esistere nel solo scopo di produrre<br />

in copia ricchezze per il mantenimento ed il godimento dei nuovi signori<br />

dell'orbe terraqueo.<br />

Grlt Ai-abi nel complesso rimasero dunque invariati i pagani del tempo<br />

antico, quasi in niiUa mutati dalla predicazione di Maometto.<br />

Lo studio della figura di Khàlid b. al-Walìd ha qviesto special pregio<br />

di farci scendere dalle affermazioni generali su questo argomento al caso<br />

particolare, il quale poi, nella persona di Khàlid, acquista un valore altis-<br />

simo. Se constatiamo l' intrinseco paganesimo di questo grande figlio di<br />

Arabia, e Compagno del Profeta, a fortiori dovremo riconoscere l'essen-<br />

ziale paganesimo delle figure minori nel dramma islamico e sovrattutto di<br />

quegli uomini che assai meno di Khàlid ebbero contatto con Maometto.<br />

§ 329. — Khàlid b. al-Walìd non fii mai musulmano : dell'Isiàm non<br />

seppe mai nulla, né mai si curò di sapere. Quando insieme con 'Amr b.<br />

al-'As, nell'anno S. H. (cfr. 8. a. H., §§<br />

«ti2<br />

1 e segg.) abbandonò i consaii-


21. 3.. H. g ;-;-2H.<br />

guinei in Makkah e si unì al Profeta in MadLnali, non si eroda alla sua 21. a. H.<br />

,,,-,.. 1<br />

rr. ^ n , [NECROLOGIO. -<br />

conversione, quale la tradizione ce la raffigura. E finzione posteriore, orto- Khaiid b ai-Wa-<br />

dossa, che Maometto esigesse la conversione dei suoi seguaci, e respingesse ''«*•]<br />

ogni contatto con i pagani, rifiutandone persino i doni. Quando Khàlid venne<br />

a Madinali, il Profeta si contentava oramai della sola fedeltà politica e<br />

permise apertamente che la dichiarazione di fede musulmana si riducesse<br />

ad una pura formalità esteriore. La sua condotta verso i Quiays nello<br />

stesso anno 8. H. in cui Khàlid ed 'Amr b. al-'As vennero a Madinah è,<br />

per chi sa intendere e leggere nei fatti il vero intimo ed ascoso, prova<br />

più che sufficiente.<br />

Il paganesimo di Khàlid riviene alla luce dopo la presa di Makkah<br />

nella spedizione dei banii (Tadzìmah, nella quale il capitano qurasita, alla<br />

testa di una banda di- quei famigerati predoni, i Sulaym, di triste me-<br />

moria islamica, si vendicò di antichi torti dei tempi pagani e, contraria-<br />

mente alla volontà del Profeta, fece massacrare molta gente del tutto in-<br />

nocente (cfì-. 8. a. H., §§ 107 e segg.).<br />

Dell' incidente luttuoso si menò allora grande scalpore, e la tradizione<br />

posteriore piìi ortodossa, che non ammirava il paganesimo brutale del grande<br />

soldato, ha fatto sforzi acrobatici per liberare il Profeta da ogni parteci-<br />

pazione al fatto di sangue. Già allora cominciò a manifestarsi l' intimo in-<br />

sanabile dissidio tra gli antichi Compagni emigrati con Maometto durante la<br />

Higrah, e gli altri venuti dopo non per sentimento disinteressato di fede,<br />

ma per opportunismo politico e febbrile ambizione.<br />

Se continuiamo a seguire l'attività di Khàlid b. al-Walid, in parti-<br />

colar modo dmante la Riddali nell'll. e nel 12.- H., rivien fuori sempre<br />

la medesima caratteristica: il paganesimo feroce, e la pagana mancanza di<br />

qualsiasi scrupolo di carattere religioso, e di ogni riguardo per le leggi<br />

dell'Isiàm, anche per quelle solennemente enunciate nel Qur-àn. Sorvolando<br />

a incidenti minori, mii'iamo sovi-attutto a ricordare l'episodio di Màlik b. Nu-<br />

wa^rah, ucciso per ordine di Khàlid; il quale immediatamente si prese in<br />

moglie la vedova e giacque con lei, sebbene il Quràn prescriva che una<br />

donna prima di passare a seconde nozze debba attendere il periodo detto<br />

la 'iddah, ossia quel tempo necessario a stabilire che non è incinta dal<br />

primo marito (cfr. 11. a. H., §§ 180 e segg.).<br />

"L'incidente dell'uccisione di Màlik b. Nuwayrah, sul quale la tradizione<br />

per vari motivi ha ricamato con molta fantasia e poco fedelmente al vero,<br />

ha poi un singolare pregio, perchè pone per la prima volta in evidenza il<br />

fatto, sinora inavvertito dalla tradizione, di un latente conflitto tra Khàlid<br />

b. al-Walid ed 'Umar. La tradizione spiega ogni cosa con l'orrore risentito<br />

663.


21. a. H. ,1jj 'Umar por l' infami' condotta di Khàlid; ma se tale .spiegazione ha un<br />

lECROLOGIO. - . , ,. i' 1 1 1 ì t- ^<br />

Khàlid b ai-Wa- tonilo di vero, essa non tu la sola clie creasse la scissione tra i due nomini,<br />

lid.) scissioni' elio ò realmente esistita ed è stata a volte assai vivace.<br />

§ 330. — In Khàlid ottendeva l'animo sincero di 'Umar quello spu-<br />

(loiato paganesimo, che chiaramente rivelava le ragioni interessate, per le<br />

tinali Ivi là lid si era associato al movimento politico di Maometto. V'erano<br />

nondimeno anche altri motivi di divergenza e quasi di antipatia: 'Umar,<br />

con tutte le sue qualità, era uomo assai geloso e sospettoso, o come, vi-<br />

vente Maometto, tu gelo.so del favore di cui Ivbàlid godeva presso il Pro-<br />

feta, cosi morto costui egli vide in Khàlid un possibile rivale e competitore<br />

nella successione al califfato. Il favore di abfi Bakr, i maravigliosi successi<br />

ottenuti nella repressione dei moti anti-islamici delle tribù accesero sempre<br />

più i sentimenti<br />

ostili del futuro Califfo, sebbene non li manifestasse e<br />

non agisse come la tradizione lo descrive. Khàlid stesso comprese che in<br />

Madinah non spirava aria a lui favorevole, e dopo che ebbe lasciata Ma-<br />

dinah nella seconda metà dell'anno 11. H. non volle più farvi ritorno,<br />

tranne per una hi'eve scorsa, dopo l'incidente di Màlik b. Nuwayrah, quando<br />

tra lui ed 'limarsi venne ad un vivace scambio di parole, sedato dall'in-<br />

tervento autorevole del Califfo abù Bakr.<br />

Khàlid intuì che in Madinah tutto era nelle mani del triumvirato<br />

abù Bakr, 'Umar ed abù Ubaydali; onde con arabica e pagana fierezza<br />

e indipendenza volse la fronte verso quel grande mondo che circuiva<br />

l'Arabia e disse per sempre addio al patrio Higàz.<br />

Cominciò allora quella maravigiiosa, seppur brevissima, appai'izione di<br />

Khàlid sulla scena mondiale come il massimo stratega che l'Arabia abbia<br />

mai prodotto. Abbiamo la vittoria di al-Yamàmah su Musa^limah, la sua<br />

alleanza con le tribù pagane del confine persiano, e l'ardita incursione nel<br />

principato arabo-sassanida di al-Hìrah. Dipoi, sia avesse sentore dei pre-<br />

parativi gueiTeschi in Madinah, sia perchè fosse sospinto da un pazzo spi-<br />

rito di avventure e naturalmente propendesse per la Siria piuttosto che<br />

altrove, sia infine che ricevesse l'ordine del Califfo — e questa supposi-<br />

zione ritengo la meno probabile — fece quella corsa maravigiiosa attra-<br />

verso terra nemica e con largo circuito che lo portò sino alla riva del-<br />

l' Eufrate, opposta quasi alla città di al-Raqqah, piombò come fulmine a<br />

ciel sereno nei dintorni di Damasco e si unì ai suoi colleghi che già guer-<br />

reggiavano in quei paraggi alla fine del 12. H.<br />

Poche spedizioni militari possono paragonarsi con questa per Tardimento<br />

con cui fu concepita, l'abilità e la prontezza con cui fu messa in<br />

atto e menata a buon fine ; ma<br />

se ne esaminiamo bene l' intimo signifi-<br />

G64.


21. a. H. §§ 33,j, ;-i3i.<br />

cato, comprendiamcj come essa sia indizio della completa indipendenza di 21. A. h.<br />

IN POHrt I rtf* IO<br />

Khàlid da (jgiii tutela o ingerenza di Madinah nelle sue faccende. Egli Khaiid b ai-Wa-<br />

non voleva dipendere da nessuno, e per evitare ogni contatto con quei ''


§§ 331, o3-2. 21. a. H.<br />

21. a. H. intervenne con azione diretta nelle faccende della Siria nella crisi clu^<br />

Khài'id'b ai-wa- precedette la battaglia del Yannùk, al principio del 16. H. Tanto sembrò<br />

lìd.] orave ad 'Umar la condizione morale degli eserciti riuniti sotto Ivhàlid,<br />

che fu indotto a mandare in Siria il suo più fido compagno ed amico, abù<br />

Ubaydah. È palese die Umar temesse un distacco degli eserciti dallo<br />

Stato di Madinah sotto Khalid b. al-Walìd, oppure la costituzioue di una<br />

specie di luogotenenza siria, che avrebbe servito di base politica e militare<br />

a Khalid pei- aspirare al califfato alla morte di 'Umar, se non anche prima.<br />

§ 332. — Non ii[)etiamo quanto ampiamente si espose in altro luogo<br />

(cfi-. 15. a. 11.. §§ ìil e segg.) sul modo come 'Umar sapesse riprendere in<br />

mano le redini del potere sui suoi eserciti in Siria, e come riuscisse ad<br />

imporsi a Khalid, costringendolo a ritirarsi a vita quasi privata. A tale<br />

rapida caduta contribuì anche il carattere di Khalid, il quale seppure avido<br />

di emozioni e di godimenti, e bramoso di gloria, con tutta la sua manvvigliosa<br />

genialità come stratega, non era uomo astuto e calcolatore, ma<br />

solo interessato ed impulsivo. Perciò quando vide terminata la fase eroica<br />

della conquista, quando si sentì circondato dal plauso festante dei militi \it-<br />

toriosi per virtìi sua, ad altro non aspirò; e dinanzi alla palese ostilità ed<br />

agli umilianti sospetti di 'Umar, agì con uija dignità e con uno spirito di<br />

indifferenza di sé e di rispetto per il bene della grande causa araba, che<br />

gli fa il più alto onore.<br />

Accettò con fiera serenità le condizioni che gV imponeva il Califfo :<br />

obbedì senza esitare contentandosi di lanciare un'aere parola di rimpro-<br />

vero contro il suo nemico per la nera ingratitudine con la quale erano<br />

ricompensati i servigi impareggiabili da lui resi all'impero islamico; ed<br />

abbandonando per sempre la patria, si fissò in Siria. Nemmeno l' umilia-<br />

zione della parziale confisca dei suoi beni ordinata dal Califfo valse a<br />

smuoverlo dal suo contegno di nobile isolamento. Si piegò alla spoliazione,<br />

riconoscendo forse nell'atto del Califfo una ragione politica e morale sì<br />

forte, che contro di essa non volle insorgere e preferì dare un esempio mira-<br />

bile di disciplina e di solidarietà, che eleva moralmente la sua figura foi.se<br />

non meno delle sue prodezze quasi leggendarie sui campi di battaglia.<br />

Poco sappiamo su quanto avvenne di lui negli ultimi anni: crediamo<br />

però di non errare, leggendo tra le righe che nei quattro anni di vita<br />

oscura in Hims, allontanato ad arte da ogni ingerenza nelle vicende<br />

militari e politiche del novello impero, il grande capitano, amareggiato<br />

dalla avversità, si abbandonasse alla sodisfazione più materiale dei sensi,<br />

quasi volesse, da vero pagano, annegare il dispiacere che gli rodeva il<br />

cuore nelle ebbrezze del vino e negli spasimi dell'amore sensuale. La sua<br />

666.


21. a. H. §§ 332-334.<br />

morte relativainente in giovane età fa pnie sospettare una salute scossa 21. a. H.<br />

-, . T (NECROLOGIO. -<br />

'<br />

daoii stravizi. l^u-i ^ u , .a/<br />

» Khalid b. al-Wa-<br />

Così cessò di vivere una delle più smaglianti e geniali figure d'Arabia ''«^l<br />

antica, uno di quegli uomini che attraverso le nebbie oscm-anti della leg-<br />

genda, a un tempo glorificatrice e difì'amatrice, esercita ancora un fascino,<br />

e desta simpatie. Chissà mai quale fosse la potenza attrattiva della sua<br />

persona, tredici secoli or sono, quando menava gii Arabi del deserto di<br />

vittoria in vittoria e sgominava le schiere del più potente sovi-ano del<br />

mondo. Ancor oggi in Siria discendere da Khàlid b. al-Walid è uno dei<br />

più pregiati titoli di nobiltà (').<br />

Khàlid h. al-Walìd fu l'ultimo ed il maggiore dei pagani d'Arabia.<br />

Egli fu l'esemi^io più tipico di quella razza maravigliosa che popolava i<br />

deserti della penisola, ed alla quale per un breve secolo doveva spettare<br />

il dominio del mondo dallt rive dell'Atlantico ai confini della Cina.<br />

Nota 1. - Tali pretese discendenze, mi osserva il Lammens, non hanno, naturalmente, veruu fondamento<br />

di verità. Tutti i pretesi discendenti da Khàlid b. al Walid sono i discendenti di un Khà'id<br />

qualunque, o originari di un villaggio chiamato Khaldah, nome di luogo molto comune in Sirih. — Khàlid<br />

è però ancora molto famoso e venerato in .Siria: a lui sono consacrati parecchi santuari, ed abbondano le sue<br />

tombe! Io ne ho visitata una nelle vicinanze del campo di battaglia del Yarmuk, a Kafr Hàrib, nel 1908.<br />

Muh. b. Ga far b. abi Talib.<br />

§ 333. — Muliammad b. (.rafar 1>. abi Tàlib, un nipote di 'Ali b. abi<br />

Talib, mori ucciso all'assedio di al-Tustar (nel 21. H.) (Athir, II, 430).<br />

Cfr. Istlàb, 242: Athir Usd. IV, 313; Dzahabi Tagrid, II,<br />

GO: Hagar. Ili, 753.<br />

al-Nu man b. Muqarrin.<br />

§ 334. — abù Amr, o abù Hakini, al-Nu'xaàn b. Muqarrin b. 'A-idz<br />

al-Muzani. uno degli antichi Compagni, tenne lo stendando dei Muzaynah<br />

alla presa di Makkah: trasmise tradizioni al proprio figlio Mu'àwiyah, a<br />

Ma'qil b. Yasàr. a Muslim b. al-Haydam, a Grubaj-r b. Habbah al-Thaqafi.<br />

Comandò le schiere musulmane alla battaglia di Nihàwand. Moiì in un<br />

giorno di domenica (Dzahabi Paris, fol. 138,r.)<br />

ibn al-Orawzi lo chiama al-Nu'màn b. 'Amr b. Muqaiiin i<br />

fol. 57,v.-58,r.).<br />

( f a w z i . 1,<br />

Fratello di Suwayd, tenne lo stendardo dei Muzaynah alla spedizione<br />

di Makkah: poi prese parte alla conquista dell' 'Iraq, e si distinse molto<br />

nelle guerre: egli portò a Madinah l'annunzio della vittoria di al-Qàdi-<br />

siyyah. In seguito si stabili un tempo in al-Basrah, e poi si trasferì ad<br />

al-Kùfah. Egli comandò la grande spedizione, terminata con la vittoria<br />

di Nihàwanil. ma vi perdette la vita. Si dice che trasmettesse tradizioni<br />

667.


§§ ;wi-)W(;. 21. a. H.<br />

21. a. H. al proprio figlio Muawiyali, a Mnslim b. al-Haytham. a Gnbayr b. Hayyab<br />

'''.^i^N°'^mT°b'<br />

^' aa altri iHa.óar. HI. II 04-11 05, n. 8209)."<br />

Muqarrìn.l CtV. Yàqut. 1. 185, 744, 849; III, 5B7, 086, 804, 800; 1\ .<br />

191,488,<br />

827: B II Idi a. li Tarikb, 25. 30; Qutaybah. 152; Balàdzuri, 302-"<br />

306. 307. 308. 380; Istì'ab. 307-308; Mahàsin, I, 84: Athìr Usd,<br />

W 30-31: Dzababi Ta^rid. 11. 118.<br />

o<br />

Sa'ìd b. Àmìr.<br />

§ 335. — Sa'ìd h. Amii- li. TTidzyam b. Salàmàn b. Rabi'ali b. Sa'd<br />

b. (.Tumah b. 'Anir b. Husays b. Ka'b al-Quiaìsi al-Griimahi, uno dei mag-<br />

giori fra i Compagni del Profeta, dei più intelligenti e .sagaci, ebbe per<br />

madre Arwa bint abi Mn'aA^t b. abì 'Amr b. Umayyah b. Abd Sams b.<br />

'Abd Manàf. Si convertì prima della presa di Khaybar, fuggì a Madinah<br />

e seguì tutte le campagne di Maometto. Aveva un carattere dolce e buono:<br />

quando, alla morte di 'lyàd b. Ghanm, il Califfo 'Umar lo nominò gover-<br />

natore di Hims, ove egli si era andato a .stabilire, si fece universalmente<br />

amare da tutti i suoi dipendenti e dal popolo. È probabile che egli sia<br />

stato governatore anche di altre regioni della Siria: tuttavia non tenne la<br />

carica di governatore di Hims nemmeno per sei mesi, perchè, nominato nel<br />

Muharram del 20. a. H., cessò di vivere nel Grumàda I. di quello stesso<br />

anno. Alcuni pongono però la sua morte nel 19. a. H. (versione di al-<br />

Haj'tham b. Adi), altri invece nel 21. a. H. e dicono che spirasse in Qay-<br />

sàriyyah. Non lasciò discendenza, né ebbe casa in Madinah, almeno che<br />

si conoscesse al tempo di ibn Sa'd (Hagar, II, 192-197, n. 5000: Sa ad.<br />

IV, 2, 13-14: biografia mutila).<br />

Cfi-. Yàqùt, IL 74; IV, 250; Hisàm, 041; Balàdzuri, 172. 170,<br />

178; Athir, II, 444; Mahàsin, I, 83: Athir Usd, II, 311-312; Bukhàri<br />

Ta-rikh, 20; Dzahabi T agrìd , I, 240; Isti'àb,560; Hagar<br />

Tahdzib, IV, 51. — Clr. anche 20. a. H., §§ 20, 25, 35.<br />

Thawr b. Ufayr.<br />

§ 336. — Thawr b. 'Utàyr al-Sadùsi al-Basri padre di Saqiq; tradi-<br />

zionista discepolo di abù Hurayrah, trasmise tradizioni al proprio figlio<br />

Saqiq e morì ucciso alla presa di Tustar, mentre si batteva sotto gli or-<br />

dini di abii Musa al-A s'ari.<br />

ibn Hagar solleva però qualche dubbio sulla data della morte e il suo<br />

maestro tradizionista, perchè, se morì a Tustar (nel 21. H.), non può essere<br />

stato discepolo di abù Hurayrah che morì nel 69. H. (Hagar Tahdzib,<br />

II, 32, n. 50).<br />

668.


21. a. H. §5 337. 338.<br />

Tulayhah. 21. a. h.<br />

§ 337. — Tulayhah (Talhah) b. Khuwaylid b. Nawtal b. Nadlah b.<br />

al-Astar b. G-ahwàn b. Faqas al-Asadi al-Faq'asi, secondo ibn Sad (da<br />

ibn al-Kalbi), fece parte dell'ambasciata degli A sad b. Khuzaymah, che<br />

venne da Maometto e si condusse con tanta alterigia, da destare l'ira<br />

del Profeta e provocare una rivelazione (cfr. 9. a. H., § 11). Secondo Muhammad<br />

b. Ka'b (al-Qurazi), nessuno degli ambasciatori si convertì, tranne<br />

Tulayhah, il quale abbracciò V Isiàm, ma poi lo rinnegò e si mise alla testa<br />

della ribellione, terminata con la battaglia di Buzàkhah (cfi-. 11. a. H.,<br />

§§ 127 e segg.). Per gli altri incidenti della sua biografia dopo la disfatta<br />

di Buzàkhah cfi-. 11. a. H., § 146, nota 2 (6). Dopo la sua (seconda?) con-<br />

versione prese parte alle guerre di conquista combattendo con molto va-<br />

lore: fti presente ad al-Qàdisiyyah ed alla battaglia di Nihàwand. dove<br />

si dice trovasse la morte (Hagar, II, 696-698, n. 8779).<br />

Dzahabi Paris, 1, fol. 137, r., dove è detto che riabbracciasse la fede<br />

islamica soltanto dopo la morte di abù Bakr, e che dopo la sua disfatta presso<br />

Buzàkhah aveva cercato rifugio in Damasco (Gawzi, I, fol. 64,r.).<br />

Cfr. Yàqut (Ind.j, VI, 487; Hisàm, 462; Balàdzuri, 95, 96, 268-<br />

261, 264, 322; Athir, IL 260; Khaldùn, II, App., 70;"Athir Usd,<br />

111,26-26; Dzahabi Tagrid, 1,299-300; Isti'àb, 220-221: Nawawi,<br />

327-328.<br />

§ 338. — Tulayhah è sicuramente uno di quelli che si batterono con<br />

i Musulmani in Persia conti'o i Sassanidi senza mai convertirsi alla fede<br />

di Maometto. Capo di uno dei movimenti insurrezionali più gravi che scop-<br />

piasseio contro l'egemonia politica di Madinah alla morte del Profeta<br />

(cfi". 11. a. H. §§ 127 e segg.), fu sconfitto e costretto a fuggire, ed a na-<br />

scondersi per qualche tempo sul confine arabo-bizantino. Il carattere reli-<br />

gioso attribuito alla sua attività tra i banù Asad, è vero solo in quanto<br />

in Arabia nessuno poteva assumere veste di pastore di popoli e capo di<br />

eserciti, se in lui non si riconoscevano manifestazioni di una volontà demo-<br />

niaca che lo ispirasse, lo guidasse e gli rivelasse il futuro. Tulayhah non<br />

fu un falso profeta nel vero senso della parola, ma un ambizioso indovino,<br />

il quale con molta abilità ed ardire seppe raccogliere intorno a sé nume-<br />

rose schiere di uomini scontenti e turbolenti. Non è dubbio che una delle<br />

ragioni dei suoi primi felici successi sia da porsi nel sentimento di gelosia<br />

ispii-ato nelle tribù dell'Arabia centrale dai trionfi di Maometto e nel de-<br />

siderio di emularli. Doleva alle tribù guerriere del Nagd di piegare la testa<br />

dinanzi a quelle del Higàz :<br />

quindi<br />

il moto diretto da Tulayhah fu essen-<br />

zialmente politico, con aspirazioni nettamente separatiste.<br />

rt(iO.<br />

''^Tu^ry^hth.f^'


«§ 8:^8. !«9. 21. a. H.<br />

21. a. H. Xq„ fu ditticile a Khàlid b. al-Walid di scoufiggere le schiere di Tu-<br />

Tuiayhahi l;»\liali lu'lla battaglia di al-Bnzàkhah, ed è lecito spigolare dal raceontu<br />

contuso di quogli eventi che nel campo asadita non regnasse molta con-<br />

cordia, e non in tutti fosse eguale la fede nei poteri soprannaturali di Tu-<br />

ia vhah. Egli stesso, quando si vide abbandonato dagli alleati, fu pi-onto a<br />

mettersi in salvo.<br />

Non appena cominciarono le guerre d' invasione e di conquista in<br />

Babilonide, Tulayhah si affrettò ad unirsi alle schiere di Madinah, forse<br />

con una schiera di antichi amici e seguaci, e la sua cooperazione fu accet-<br />

tata senza difficoltà dai luogotenenti del Califfo. La guerra contro i Per-<br />

siani aveva assunto carattere di lotta nazionale araba contro il nemico<br />

ereditario delle tribù orientali, e la campagna era condotta in modo solo<br />

nominalmente dipendente da Madinah. Essa aveva spiccato carattere spon-<br />

taneo, ed ai combattenti arabici si unirono armonicamente Musulmani, Pa-<br />

gani e Cristiani. Pagano era Tulayhah e j)agano rimase; e se la tradizione<br />

nonpertanto ha gloritìcato le sue azioni, ciò dipende da quelle ragioni già<br />

da noi esposte in un precedente paragrafo, nel quale abbiamo discorso di<br />

'Amr b. Ma'dikarib.<br />

Fu forse un valente guerriero, ma non si distinse per virtù di stra-<br />

tega, come appare evidente dalla sua disfatta ad al-Buzàkhah, e dalla po-<br />

sizione di modesto guerriero che conservò sino all'ultimo nelle file musul-<br />

mane. È però anche da osservarsi che il governo di Madinah non poteva<br />

conferire importanti comandi a chi era stato alla testa d'un moto ribelle<br />

così pericoloso come quello di Tulayhah, onde la sua posizione umile fu<br />

effetto di prudenza di governo.<br />

È degno però di nota come e quanto la guerra di Arabia contro tutto<br />

il mondo conosciuto potesse prontamente unire in un solo fascio tutte le<br />

forze nazionali d'Arabia, al dimani dei più sanguinosi conflitti fratricidi.<br />

Umayr b. Sa'd.<br />

§ 339. — ilm al-Grawzi annovera tra i morti del 21. H. anche Umayr<br />

b. Sa'd b. al-Nu'màn b. Qaj's: dice che suo padre, chiamato Sa'd al-Qàri,<br />

fu presente a Badr, ed i tradizionisti della scuola di al-Kùfah affermano<br />

che egli sia il famoso abù Zayd al tempo del Profeta che raccolse il<br />

Qur-àn: è noto che Sa'd fu ucciso alla battaglia di al-Qàdisijyah. 'Umayr<br />

fu anche lui Compagno del Profeta, ed il Califfo 'Umar lo nominò suo<br />

luogotenente in Hims: fu amministratore integerrimo e visse sempre pove-<br />

rissimo (ó-awzi, I, fol. 66,v.-67,v.).<br />

La .sua biografia ritorna sotto l'anno 23. H.<br />

1370.


21. a. H. §§ ^,. 341.<br />

§ 340. — 'Umayr b. Sa'd b. 'Ubayd b. al-Nu'màn b. Qays b. 'Amr b. Zayd 21. a. h.<br />

b. Umayyah b. Zayd b. Màlik b. 'Awf b. 'Amr b. 'Awf, tenne una volta Umayr um"=.°r^h°sa'f<br />

b. Sa'd.<br />

dal pulpito della moschea di Hims questo edificante discorso (riferito ad<br />

ibn Sa'd da 'Abdallah b. Sàlih, da Mu'àwiyah b. Sàlih, da Sa'd b. Suwayd):<br />

« Non è forse l' Isiàm un muro inespugnabile e una porta ben salda ? Ma<br />

* il muro dell' Isiàm è la giustizia, e la sua porta è la verità. Or quando<br />

« il muro sia espugnato e infranta la porta, l' Isiàm è bello e preso. Ma<br />

« l'Islam non cesserà di essere imprendibile finché la sovranità (al-sultàn)<br />

« è forte. E la fortezza della sovranità non consiste nell' uccidere con la<br />

« spada né nel fustigare col nerbo; bensì nel giudicare il duitto e nel<br />

«prendere con giustizia» (Sa ad, IV, 1, 88).<br />

Cfr. Yàqùt, I, 928; IV, 66; Hisàm, 355; Balàdzuri, 136, 154,<br />

157, 164, 174, 176-179, 182, 183; Athir Usd, IV, 143-144; Dzahabi<br />

Tagrid, I, 453; Hagar Tahdzìb, Vili, 144-145; Bukhàri Ta-rikh, 26.<br />

Usayr b. Urwah.<br />

§ 341. — Usayr b. Urwah b. Sawàd b. al-Haytham b. Zafàr al-<br />

Ansàri àl-Zafari, Compagno del Profeta, fu presente alla battaglia di Uhud<br />

nel 3. a. H. e a tutte le spedizioni militari successive; fu ucciso nella bat-<br />

taglia di Nihàwand (Hagar, I, 96. n. 193).<br />

Cfr. Dzahabi Tagrid, I, 23, n. 185; Athir Usd, I, 96-96; al-<br />

iati 'ab, pag. 32, n. 34.<br />

t>71.


22. a. H.<br />

30 Novembre 642 - 18 Novembre 643<br />

85


ci<br />

01<br />

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674.<br />

a<br />

*


22. a. H.<br />

IRAQ-PERSIA. — Operazioni militari degli Arabi di al-Basrah contro<br />

l'altipiano iranico.<br />

§ 1. — Dopo la battaglia di Niliàwand la parte più difficile della<br />

conquista persiana rimase alle schiere di al-Basrah, le quali si videro co-<br />

strette a tentare la sottomissione di tutta la regione montuosa a mez-<br />

zodì di Isbahàn, ossia il Fàris. Isbahàn era considerata allora il centro<br />

principale della Persia: ciò risulta anche dalle parole di al-Hurmuzàn al<br />

al Califfo Umar, quando gli disse di non occuparsi delle due ali (Fàris ed<br />

Adzarbaygàn), ma di colpire il nemico al cuore, ossia Isbahàn. Con questo<br />

nome, come ha correttamente intuito il Wellhausen (Sk. u. Vorarb.,<br />

VI, pag. 108, nota 3), si deve intendere tuttala regione attorno ad Isbahàn,<br />

la quale doveva la sua importanza alla posizione centralo tra la Media,<br />

Ahv^ìàz (Khfazistàn). il Fàris ed il Khuràsàn.<br />

Il compito che spettava alle genti di al-Basrah, presentava speciali<br />

difficoltà naturali, per la natura alpestre e poco accessibile di tutta la<br />

regione che s' interpone tra la bassura tigro-eufratica e l'altipiano iranico.<br />

A ciò si veniva ad aggiungere l'esito poco fortunato della battaglia di<br />

NihàAvand, che era rimasta sterile di risultati. Gli Arabi avevano sofferto<br />

tante perdite ed avevano incontrato tali resistenze, che l'esercito pur vit-<br />

torioso di Nihàwand non aveva potuto trarre profitto dai vantaggi della<br />

mischia. Le notizie incerte e contradittorie su ciò che seguì Nihàwand,<br />

sono l'eloquente dimostrazione che dopo la battaglia le armi arabe tor-<br />

nassero a sostare, o tutto al piii avanzarono con grande prudenza in quelle<br />

parti del paese dove speravano d'incontrar minore opposizione. Molti siti<br />

67.=>.


£ 1 dtù* ci» il*<br />

22. a. H. occupati ucl corso dei due anni 21. e 22. H. in Persia furono o perduti o<br />

''^^?l,i„.,i .^iii abbandonati, sebbene gli Arabi con la vittoria di Nihàwand avessero posto<br />

tari degli Arabi piede sul ciglio del grande altipiano e da Nihàwand verso oriente non vi<br />

tr'o* l'ai Spiano" tbssero più ostacoH naturali, ma un pianoro smisurato che giungeva sin<br />

Iranico.) nel cuore dell'Asia Centrale.<br />

L'espansione arabo-islamica entro Taltipianu iranico presenta alcune<br />

singolari anomalie, che debbono la loro origine non soltanto a ragioni mi-<br />

litari, ma anche a ragione d'equilibrio interno. Esaminiamo brevemente<br />

le grandi linee del moto arabico verso oriente, che si estendeva sopia una<br />

fronte larghissima dai monti dell'Armenia al nord alle rive del Golfo Per-<br />

sico al sud.<br />

Verso il nord gli Arabi entro il 22. H. occuparono quasi tutto l'Adzar-<br />

baygàn senza incontrare gravi diflScultà e, sebbene una parte della pro-<br />

\ incia scotesse il giogo arabo per un certo tempo, gii eserciti di al-Kùfah,<br />

ai quali spetta il merito della conquista, riaffermarono l'autorità del Califfo<br />

in una bi'eve e non difficile campagna. Il felice successo delle armi isla-<br />

miche nell'Adzarbaygàn fu eff"etto dell'abbandono da parte dei Sassanidi<br />

d'ogni velleità di difendere la provincia, la quale con le sole forze locali<br />

nulla potè opporre all' impeto dei guerrieri dell' Islam. Facile ne fu l'oc-<br />

cupazione e facile la conservazione, ma le milizie di al-Kùfah non erano<br />

numerose, non erano ancora rinsanguate da copiose onde migratorie :<br />

ancora impossibile una larga espansione verso oriente.<br />

quindi<br />

Sulla parte centrale della fi-onte araba, da Hamadzàn sino ad Isbahàn<br />

ed alle frontiere del Fàris, ossia nella parte che spettava per una metà<br />

alle milizie di al-Kùlàh e per l'altra metà a quelle di al-Basrah, tutto è<br />

incertezza e confusione nelle fonti. Pare che gii Arabi avanzassero nel<br />

22. H., ma poi dovessero ripiegarsi indietro, ed abbiamo notizia che persino<br />

Nihàwand, il campo stesso di battaglia del 21. H., ritornasse sotto dominio<br />

sassanida. Ciò dipese dal fatto che tra Isbahàn ed Istakhr si stabili, sotto<br />

la personale direzione del re Yazdagird, il centro dfrettivo della campagna<br />

di difesa dell'altipiano. Gli Arabi erano poco numerosi, le guarnigioni<br />

scarse e lontane le une dalle altre, non essendo appoggiate da schiere d'im-<br />

migranti, trovaronsi sovente isolate e perdute in mezzo a vastissimo paese<br />

nemico e in armi; onde fu più prudente ritirarsi.<br />

In tali condizioni era perciò militarmente impossibile avanzare verso<br />

oriente. Occorreva agii Arabi avere assai maggiori forze a loro disposizione<br />

per dominare paese sì vasto, e bisognava prima di ogni altra cosa tenere<br />

il completo e sicuro dominio del Fàris, ossia della rocca sassanida, il centro<br />

della resistenza nazionale persiana contro l' frruenza semitica.<br />

676.


22. a. H. ^<<br />

1<br />

La lotta quindi tra Arabi e Persiani si accentrò nei monti del Fàris, 22. a. H.<br />

IRAQ-PERSIA. -<br />

tia i quali si decisero le sorti dell'Iran. Ma tale fu la tenacia dei Per- Operazionj milisiani,<br />

tante le difficoltà naturali del luogo, che la gueri-a si protrasse senza 'a^i degli Arabi<br />

tregua per dieci anni prima che gii Arabi definitivamente trionfassero. K u'o^'i't?trp^irn"o<br />

trionfarono alfine per opera delle milizie di al-Basrah, perchè da questa iranico.]<br />

parte, come la più vicina ai centri d'emigrazione arabica, più numerose<br />

affluhono le turbe dei nomadi che l'una l'altra si sospingevano per uscire<br />

dalla penisola.<br />

Gli Arabi di al-Basrah furono materialmente cacciati entro il Fàris<br />

dalla pressione continua crescente delle tribù che accorrevano alla più<br />

prossima porta d'Arabia, la basrense, preferita ad al-Kùfah, perchè più<br />

prossima al cuore della penisola.<br />

I Basrensi conquistarono perciò al-Dlnawar verso il nord, Mahsabadzàii<br />

e Milirigànqadzaq più a mezzogiorno, e_terminarono la conquista del Khù-<br />

zistàn (cfr. Balàdzuri, pag. 312, lin. 2 e 3).<br />

Anche Qumm e Qàsàn sull'altipiano furono conquistate dai Basrensi:<br />

la presa di Isbahàn avvenne, a quanto pare per opera di Kufani e di.<br />

Basrensi riuniti.<br />

Poi incominciò il regolare assalto ai monti del Fàris, che si svolse con<br />

varia vicenda di vittorie e di sconfitte, di conquiste e di ribellioni, con<br />

le quali si logorarono le energie giovanili degli Arabi e le ultime forze<br />

dei Sassanidi. Ma mentre i primi erano costantemente rinsanguati da<br />

nuove schiere, i Persiani consumarono in una gloriosa, ma vana [lotta, le<br />

ultime risorse, e soccombettero alfine per vero esaurimento materiale e<br />

morale.<br />

Della lunga, difficile ed ingrata campagna fu duce costante l'arabo<br />

yamanita abù Musa al-As'ari, il benemerito governatore di al-Basrah, il<br />

quale tenne tale carica forse senza inteiTUzione (o tranne almeno una bre-<br />

vissima), dal 17. II. sino al 29. H.<br />

Egli con mirabile tenacia, nella buona e nella cattiva fortuna, per-<br />

severò nel suo compito; e sebbene le memorie del tempo siano singolar-<br />

mente magre e la storia o la tradizione si mostrino ingrate verso la sua<br />

memoria, non v'è dubbio che sia d'ascriversi a sua lode ed a suo merito<br />

se alfine dopo più di un decennio gli Arabi si videro padroni del paese.<br />

Allora — come narreremo a suo tempo — al momento di cogliere il frutto<br />

ambito di tante ingrate fatiche, abù Musa si vide improvvisamente desti-<br />

tuito e dovette cedere ad un giovane successore il raccolto della copiosa<br />

messe, che egli aveva seminata ed avviata con tante cure e fatiche ed a<br />

costo di tanti immani sacrifizi.<br />

ti77


22. a. H. PERSIA IRAQ. — Operazioni militari nell'altipiano iranico e nel<br />

PERSIA- IRAQ. - ,,, _ . .^- .. iì, ri L.L> -o \<br />

Operazioni miii- Khuzistan (t'ir. 21. a. W.. fei? /2 e segg.).<br />

tari neii'aitipia- | 2. — (al-Dzahat)i). Nell'anno 22. H., Hudzayfah [b. al-Yaraàn] fece<br />

no iranico e nel<br />

Khùzistàn.<br />

mia spedizione contro al-Dinawai" e la prese con le armi: prima era stata<br />

cspiionata da Sa'd (b. abl Waqqàs) e si era di poi ribellata.<br />

Quindi Hudzayfah fece una spedizione contro Màh-Sandàn [sic) e la<br />

prese d'assalto: altri dicono che fosse stata già espugnata da Sa'd (b. ahi<br />

Wacjqàs) e che gli abitanti si fosstìro ribellati (Dzahabi Paris, I,<br />

11.1. 138.r.).<br />

Anclie altre fonti pongono in questo medesimo anno la presa di ai-Di-<br />

na war e di Mah Sabadzàn per opera di Hudzayfah b. al-Yamàn. Si dice<br />

però che ambedue le città erano state sottomesse prima da Sa'd b. abì<br />

Wacjqàs, e poi si erano ribellate (Mahàsin,^!, 86).<br />

§ 3. — Secondo al-Khuwàrizmi, nell'anno 22. H. abù Musa al-As'ari<br />

conquistò il distretto di al-Ahwàz (Baethgen, 111): allusione, forse, alla<br />

presa di Tustar, che avvenne nel 21. H. Cfr. 21. a. H., §§ 5 e segg.<br />

Tustar «iace non lontano da al-Ahwàz.<br />

Sulla presa di al-Dinawar cfr. anche 21. a. H., § 74.<br />

§ 4. — (Tàriq b. Sihàb). La gente di al-Basrah fece una spedizione<br />

contro Mah e fu assistita dalle genti di al-Kùfah comandate da 'Ammàr<br />

b. Yàsir. Queste ultime vollero avere la parte loro nelle prede, ma a ciò<br />

si opposero le genti di al-Basrah. Fu interpellato il Califfo 'Umar, il quale<br />

sentenziò che tutti quanti avevan preso parte alla spedizione dovessero<br />

avere la loro quota nel bottino (Dzahabi Paris, I, fol. 138,r.).<br />

PERSIA. — Presa di Qumm e Qàsàn.<br />

§ 5. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Quando abù Miisa Abdallah b.<br />

(Jays al-As'ari ritornò da Nihàwand (cfr. 21. a. H., § 75), si recò ad al-<br />

Ahwàz, e vi fece sosta per qualche tempo. Di poi andò a Qumm e dopo<br />

qualche giorno di assedio so ne impadronì: da lì inviò al-Ahnaf (al-Dahhàk)<br />

b. Qays al-Tamim contro Qàsàn. che fu presa d'assalto: ivi abù Musa si<br />

riunì con al-Ahnaf (B a 1 à dz u r i , 312).<br />

Yàqùt (IV, 176, lin. 9 e segg.) nel dare queste iiotizie le pone nel<br />

23. H. — Cfr. anche Y^àqùt, IV, 15, lin. 2 e segg.<br />

PERSIA. — Presa di Hamadzàn e di altre città dell'Iran occidentale.<br />

§ 6. — Sulla presa di Hamadzàn regna qualche incertezza: alcuni la<br />

ritardano sino al 24. H. La data 22. H. ha qualche probabilità, perchè<br />

parrebbe difficile che gli Arabi avessero conquistato l'Adzarbaygàn. la-<br />

t;78.


22. a. H. §S «-IO.<br />

sciando alle spalle la città di Hamadzan in mano al nemico. <strong>For</strong>.se la 22. a. h.<br />

città trattò più volte con gli Arabi prima di essere completamente sotto- di Hamadza'n**<br />

messa a regolare amministrazione islamica. d' a"fe città dei-<br />

§ 7. — Secondo Rabi'ah b. 'Uthmàn, la conquista di Hamadzan avvenne<br />

nel mese di Grumàda I. (del 23. H.), sei mesi (prima o dopo? min)<br />

uccisione del Califfo limar: presa Hamadzan (Hudzayfali?), espugnò al-<br />

Rayy (Gawzi, I, fol. 68, r.).<br />

Cfr. 21. a. H., §§ 77-79; 24. a. H., e Yàqùt, IV, 981.<br />

§ 8. — (abù TJbaydali). Di poi Hudzayfah fece una spedizione contro<br />

Hamadzan e la prese d'assalto per la prima volta: e qui terminarono le<br />

conquiste di Hudzayfah (verso oriente?). Ciò avvenne nell'anno 22. H.<br />

Altri però afferma, prosegue abù Ubaydah, che Hamadzan venisse espu-<br />

gnata da al-Mughirah b. Su'bah nell'anno 24. H. Alcuni dicono che il con-<br />

quistatore fosse Grarlr b. 'Abdallah sotto gli ordini di al-Mughrrah b. Su'bah<br />

(Dzahabi Paris, I. fol. 138,r.).<br />

Cft-. anche Mahàsin, I, 85, che pone nel 22. H. la presa di Ha-<br />

madzan, di al-Rayy e della circostante regione.<br />

PERSIA-FÀRIS — Morte di al-Garùd al- Abdi.<br />

§ 9. — (Mainar b. al-Muthanna ed altri). 'Umar b. al-Khattàb nel-<br />

l'a. 22. H. diede ordine che al-(jràrùd al-'Abdi, partisse per le rocche del<br />

Fàris. Quand'egli fu tra Grirrah e Siràz, una mattina, rimasto indietro dai<br />

suoi compagni, sopra una collina del luogo, per un suo bisogno, fu circon-<br />

dato da una torma di Kurdi, e ucciso. Perciò quella collina si chiamò poi<br />

dal suo nome 'Aqabah al-Gràrùd (Balàdzuri, 389, lin. 2-5).<br />

Abbiamo visto che altre fonti (cfi-. 19. a. H., § 13.; 20. a. H., §§ 374<br />

e segg.; 21. a. H., §§ 309-313) pongono la morte di al-Gàrùd tre o- due<br />

anni prima. Queste incertezze e contradizioni sono ben naturali, data la<br />

vaghezza grande di tutta la cronologia delle conquiste arabe in Persia.<br />

'IRAQ. — al-Kùfah. Deposizione dì Ammàr b. Yaslr. Mutamenti nel<br />

governo di al-Kufah.<br />

§ 10. — (Sayf b. 'limar, senza isnàd). Abbiamo già narrato in un<br />

paragrafo precedente (cfr. 21. a. H., § 3), come 'Ammàr b. Yasir, gover-<br />

natore di al-Kùfah, si rendesse poco popolare, rifiutando d' interessarsi<br />

nelle faccende che più stavano a cuore ai Kufàni. Avvenne ora che<br />

'Utàrid ed altri Kufani scrivessero al Califfo in Madinah, dichiarando che<br />

'Ammàr non ex'a capace di amministrare la provincia, e che si era reso<br />

inviso agii abitanti. Il Califfo limar scrisse allora ad 'Ammàr, ordinandogli<br />

679.<br />

tale.


§§ i(i.i:ì. ^^' 3- "•<br />

22. a. H. ,ii veiiiiH' subito a Madinah per giustificarsi. 'Animar nel conformarsi agli<br />

Deposizione di<br />

>">li'ii del Califfo pensò di menar con sé una quantità di persone, che egli<br />

Ammàr b. Yasir. riteneva a sé favoivvoli, affinchè deponessero in suo favore: fra queste erano<br />

go"verno di al- ^« ^ b. Mas'ùd al-'rhaqatì, zio paterno di al-Mukhtàr, e ó-arir b. 'Abdallah.<br />

Kufah.j<br />

I testimoni a discarico arrivando in Madinah, invece di difendere 'Ammàr,<br />

dissero di lui cose assai peggiori che non avessero detto gli altri rimasti<br />

ili al-Kufah, e denunziai'ono alcune azioni di Ammàr, che dispiacquero<br />

molto a Umar. 'Ammàr fu senz'altro deposto dal governo di Madinah<br />

(T abari, I, 2676).<br />

Cfr. Athir, III, 24-26.<br />

Anche al-Dzahabi pone la deposizione di Ammàr nel 22. II. (Dza-<br />

iiabi Paris, I, fol. 138,r.).<br />

§ 11. — (Sayf b. Umar, da al-Walid b. Grami', da abu-1-Tufàyl). Chiesero<br />

ad Ammàr, se fosse addolorato della deposizione. Egli rispose: « Non<br />

« fui certamente lieto quando mi nominarono governatore: ma ho sentito<br />

« dispiacere quando sono stato destituito ».<br />

Tabari, I, 2676.<br />

§ 12. — Altre tradizioni di Sayf b. Umar, che non meritano di essere<br />

date per intiero, vorrebbero dimostrare che Ammàr fosse un uomo del<br />

tutto inetto a governare, e così privo d'interesse nella carica affidatagli,<br />

da ignorare, quando fu interrogato dal Califfo, quale fosse il nome del<br />

paese che egli era stato mandato a governare.<br />

Le tradizioni di Sa^f mirano a scusare i Kufani. e ci rafifigurano<br />

'Ammàr come un uomo incapace di amministrare, ignorante e di mente<br />

ottusa. Interrogato sul nome dei distretti da lui amministrati, menzionò<br />

al-Hìrah, Bàbil, al-Madà-in e Mihrigàn Qadzaq, dimenticando al-Kùfah.<br />

Garir b. Abdallah lo definì « inefficace, inetto e ignorante nella scienza<br />

di governare» (Tabari, I, 2676-2678).<br />

§ 13. — (Sayf b. 'Umar, da Khulayd b. Dzafarah al-Namari, da suo<br />

padre). Dopo la deposizione di Ammàr, il Califfo chiese ai Kufani chi<br />

volessero per governatore, ed essi si dichiararono favorevoli alla nomina<br />

di abu Musa al-As'ari. Il Califfo accettò le loro dimande e nominò gover-<br />

natore abù Miisa: ma anche questi rimase poco al suo posto, perchè circa<br />

un anno dopo i Kufani scoprirono che un servo (ghulàm) di abù Miisa<br />

faceva commercio di foraggi (speculava forse in tempi di carestia?) (*), ed al-<br />

Walid b. Abd Sams lo denunziò al Califfo, come uno che permetteva ai<br />

suoi servi di speculare in foraggi. Il Califfo depose abii Miisa dal governo<br />

di al-Kiìfah e lo mandò a governare al-Basrah, donde tolse 'Umar b. Su-<br />

ràqah, mandando questo a governare la Gazirah (Mesopotamia). Al go-<br />

6»).


22. a. H. §§ 13-16.<br />

verno di al-Kùfah il Califfo prepose al-Mughìrah b. Subah fTabari, l.<br />

2678-2679).<br />

' Nota<br />

Cfr. Athìr, III, 25.<br />

1. — Tutti i governatori del tempo tacevano il commercio e traevano tutto il vantaggio<br />

possibile dalla loro posizione ufficiale per aumentare le proprie fortune.<br />

§ 14. — (Savf b. 'limar, da Muhammad b. Abdallah, da Said b. 'Amr).<br />

Prima di nominare al-Mugliirah b. Su'bah governatore di al-Kùfah. il Ca-<br />

liffo disse ai presenti: «Che cosa direste voi che sarebbe meglio: nomi-<br />

« nare un governatore che fosse uomo debole ma buon musulmano, oppm-e<br />

«un uomo forte, ma violento (musad did)? ». A questa domanda al-Mu-<br />

ghìrah argutamente rispose: « Un governatore debole, ma buon musulmano,<br />

« gioverà, a sé stesso con la sua fede, ma nuocerà a te con la sua debo-<br />

« lezza. Invece un governatore forte, ma violento, nuocerà a sé stesso con<br />

la sua violenza, ma gioverà ai Musulmani in generale con la sua forza! ».<br />

Questa risposta decise il Califfo a scegliere al-Mughirah. Al momento di<br />

partire da Madìnah, al-Mughirah si presentò al Califfo, e questi come ul-<br />

tima raccomandazione gli disse: « Che gli uomini puri abbiano fiducia in<br />

« te. e che i malvaggi ti temano! ».<br />

Più tardi il Califfo 'Umar avrebbe voluto depoi-re al-Mughirah C) e ri-<br />

mandare Sa'd b. abì Waqqàs al governo di al-Kùfah, ma fu assassinato<br />

prima che potesse mettere in esecuzione il suo pensiero (T a bari. I,<br />

2679-2680).<br />

Ctr. Athir. III, 25.<br />

La tradizione pai-rebbe dimostrare che al-Mughirah fosse uomo ener-<br />

gico ed abile. Egli fu senza dubbio una delle figure più eminenti del-<br />

l'Islam primitivo, uomo eloquente ed astutissimo, ma anche paganamente<br />

.sensuale e indifferente alle leggi dell'Isiàm, come attesta lo scandalo di<br />

al-Basrah (cfr. 17. a. H.. §§ 55 e segg). Di lui avremo a parlare ripetutamente<br />

in appresso. Lo stesso dicasi di abù Musa al-As'ari. Si noti come<br />

queste persone, che rimasero oscure ed ignorate vivente il Profeta, emer-<br />

sero per le loro non islamiche virtù in questo primo periodo preparatorio<br />

del dominio islamico. Erano pagani di cuore, sebbene musulmani di nome<br />

^cfr. 23. a. H.).<br />

Nota 1. — Secondo Sayf b. 'Umar Tabari, I, -ifiSC», lin. 4j, al-Mug^hirali fu governatore di al-<br />

Kiìiali per più di due anui.<br />

IRAQ-PERSIA. — Conquiste arabe nella Persia Settentrionale.<br />

§ 15. — La battaglia di Nihàwand, vinta dagli Arabi con gravi<br />

perdite, apri loro le pianure immense dell'altipiano iranico: i Persiani<br />

avevan perduto l'ultimo esercito che potevano schierare in aperta campagna.<br />

681. 86<br />

IRÀa<br />

22. a. H.<br />

- al-Kufah<br />

Deposiziona di<br />

'Ammàr b. YasTr.<br />

Mutamenti nel<br />

governo di al-<br />

Kùfah.l


§§ 15-18. 22. a. H.<br />

22. a. H. sicché gli Arabi nou avevano a temere nuove battaglie campali. Se però<br />

IRAQ- PERSIA.<br />

Conquiste arabe lauo liberi di scorrere le campagne, non e probabile che trovas.sero eguaio<br />

nella Persia set- facilità a veiiiic in possosso dclls città. Qui, come in Palestina ed in Siria<br />

t«n ronae.j<br />

^^^ periodo tra il 12. ed il 16. H., gli Arabi attraversarono il paese in tutti i<br />

sensi e si curarono delle città solo dopo aver infierito sulle campagne e su<br />

gl'inermi villaggi. Così ci spieghiamo come nel 22. H. gii Arabi siano<br />

entrati sicuramente nell'Adzarbaygàn e persino in Armenia, e come Ha-<br />

madzàn, al-Rayy ed Isbahàn siano state sottomesse a qualche specie di tri-<br />

buto, ma non realmente unite all'impero. Le fonti parlano di conquista<br />

dell'Adzarbaj-gàn, ma quelle armene ci fanno più chiaramente intendere<br />

che fosse scorreria devastatrice nel solo intento di fare preda. Infatti ve-<br />

dremo che nel 26. H. gli Arabi, sotto al-Walid b. Uqbah dovettero ripren-<br />

dere possesso dell'Adzarbaygàn. E così pure tutte le città che si dicono<br />

espugnate in Persia nel 22. e nel 23. H., furono più tardi riprese una se-<br />

conda volta. Anche il contenuto del § 26 è prova che nel 22. H. i Mu-<br />

sulmani si contentassero di semplice razzia. Pochi mesi dopo la prima<br />

incursione il paese era già in armi contro gli Arabi; i quali, nel 22. H.,<br />

dopo aver riscosso le indennità di guerra dagli abitanti delle grandi città,<br />

si ritirarono entro i l'onfini veri dell'impero, nel Sawàd.<br />

IRAQ-PERSIA. — Conquista dell'Adzarbaygàn.<br />

§ 16. — Secondo abù Ma'sar ed al-Wàqidi, la conquista dell'Adzarbaygàn<br />

avvenne nell'anno 22. H., e per opera di al-Mughirah b. Su'bah.<br />

Invece Sayf b.<br />

,. 'Umar<br />

afferma che seguisse nell'anno 18. H., dopo che<br />

furon conquistate Hamadzàn, al-Eayy, Gmgàn e dopo la conclusione della<br />

pace fra l'Isbahbadz del Tabaristàn ed i Musulmani fT abari, I, 2647,<br />

lin. 6 e segg.) (cfr. 23. a. H. e 30. a. H.).<br />

Cfr. Athir, III, 6; Gawzi, I, fol. 43,v. ; Mahàsin,<br />

I, 85.<br />

§ 17. — Secondo al Wàqidi, al-Mughìi-ah b. Su'bah invase l'Adzar-<br />

baygàn, partendo da al-Kùfah, nel 22. a. H.: sottomise (in persona) la<br />

provincia con la forza ('anwat*") e impose su di essa il kharàg (Ba-<br />

làdzuri, 326).<br />

Cfr. Yàqùt, I, 173, lin. 17 e segg.<br />

§ 18. — (a) (ibn Ishàq). Nell'anno 22. H. fu conquistato l'Adzarbaygàn<br />

per opera di al-Mughfrah b. Su'bah. Altri affermano che la provincia si<br />

arrese con trattato, obbligandosi al pagamento di 800,000 dirham (al-<br />

l'anno).<br />

(6) (abù 'Ubaydah). L'Adzarbajgàn fu conquistato da Habib b. Maslamah<br />

al-Fihri con le armi ('anwat*") con milizie della Siria, assistite<br />

' 682.


22. a. H. §§ 18-24.<br />

da alcune provenienti da al-Kùfah. Tra queste era Hudzaj'fah b. al-Yamàn. _22. a. H.<br />

La conquista avvenne dopo combattimento sanguinosissimo fDzahabi conqufl'ta'dai-<br />

Paris, I, fol. 138,r.). l'Adzarbaygàn.]<br />

§ 19. — al-Yaqubi, seguendo probabilmente al-Wàqidi, pone la con-<br />

quista dell'Adzarbaygàn nel 22. H., quando al-Mughirah b. Su'bah era il<br />

comandante delle schiere musulmane (amìr al-nàs): aggiunge però che<br />

secondo altri, fu opera invece di Hàsim b. 'Utbah b. abi Waqqàs (Ya-<br />

qiìbi, II. 180;.<br />

§ 20. — I<br />

al-Mada-ini,<br />

da Ali b. Mugàhid, da Muh. b. Ishàq, da al-<br />

Zuliri). Quando furono vinti i Persiani a Nihàwand, le varie milizie ritor-<br />

narono alle loro rispettive provincie: rimasero però le genti di al-Kùfah,<br />

le quali insieme con Hudzajfah b. al-Yamàn invasero l'Adzarbaygàn, e<br />

fecero un trattato con gli abitanti: questi si obbligarono al pagamento<br />

(annuale) di 100,000 (leggi: 800,000. cfr. nota a) [dirham] (Balàdzuri,<br />

327, lin. 1-4 e lin. 17, dove l'isnàd è: 'Abdallah b. Mu'àdz al-'Abqari,<br />

da suo padre Mu'àdz al-'Abqari, da Sa'd b. al-Hakam b. Utbah, da Zayd<br />

b. Wahb).<br />

Cfr. Yàqùt. I. 173, lin. 22 e segg.<br />

§ 21. — (ibn al-Kalbi, da abù Mikhnafj. al-Mughlrah b. Su'bah invase<br />

l'Adzarbaygàn nel 20. a. H. e lo conquistò. Di poi gli abitanti si ribel-<br />

larono, e al-As'ath b. Qays al-Kindi fu mandato a debellai"li : egli<br />

espugnò<br />

la fortezza di Ràgarwàn, e concluse una pace alle stesse condizioni di<br />

quella conclusa prima da al-Mughirah (sulh al-Mugh irah). Il trattato<br />

di al-As'ath era ancora in vigore ai tempi di ibn al-Kalbi (B a 1 a dz u r i , 326).<br />

Cfr. Yàqut, I, 173, lin. 19 e segg., dove la fortezza è chiafeiata Gàbrawàn.<br />

§ 22. — (Eutichio). al-Mughirah b. Su'bah conquistò l'Adzarbaygàn con<br />

la spada. al-Mughirah fu il primo che desse al Califfo Umar il titolo di<br />

A m i r a 1 - M m i n ì n (E u t y e h i u s ed. Cheikho, II, pag. 20).<br />

u •<br />

§ 23. — Secondo al-Khuwàrizmi, nell'anno 22. H. al-Mughiiah b. Su'bah<br />

conquistò l'Adzarbaygàn (Baethgen, 111).<br />

§ 24. — (Vari dotti di Qazwin, e Bakr b. al-Haytham, da un dotto<br />

di al-Rayy). Il castello (hisn) di Qazwin era chiamato in persiano Kaswin,<br />

che significava: il confine munito: tra il castello e i Daylamiti v'era un<br />

monte sul quale i Persiani non cessarono mai dal tenere una guarnigione<br />

di cavalleria per difendersi dai Daylam quando non v'era con essi una<br />

tregua, perchè (quei montanari) solevano commettere continue rapine.<br />

Anche in tempo di pace vi era sempre una guarnigione. Dastaba era di-<br />

visa in due parti tra al-Rayy e Hamadzàn, e l'una perciò aveva nome al-<br />

Ràzi e l'altra al-Hamadzàni.<br />

683.


:>4, :>5. 22. a. H.<br />

22. a. H. Quando al-Miigliìiah b. Su' bah assunse il governo di al-Kufah, nominò<br />

IRAQ-PERSIA<br />

Conquista ''i^in" b. 'Abdallab al-Bagali governatore di TTamadzan, o niandc) ai-Bara<br />

del-<br />

l'Adzarbaygan.i |,. Azib contro Qazwin, ordinandogli di razziare i Daylain, se (espugnava la<br />

città; prima si moveva sempre da Dastab'a per razziare i Dajdani. al-Barà<br />

parti accompagnato da Hanzalali b. Zayd al-KUayl, e giunse prima ad<br />

Abhar. Ivi sorgeva un castello, che era stato costruito dai Persiani presso<br />

ad alcune soi'genti regolate da chiuse (per scopi d'irrigazione). Dopo una<br />

breve resistenza la guarnigione si arrese alle stesse condizioni di Nihà-<br />

vvand, ed al-Barà sottomise anche tutto il territorio circostante; gli Arabi<br />

avanzarono ora sul castello di Qazwin, gii abitanti del quale avevano<br />

intanto invocato il soccorso dei Daylani, promettendo un lauto compenso<br />

per i rinforzi. I Daylam promisero di venire e le loro schiere giunsero infatti<br />

sul colle presso Qazwin, ma da lì non si mossero più, nemmeno<br />

quando comparve l'esercito musulmano. Gli abitanti di Qazwin, disgustati<br />

dal contegno dei Daylam, entrarono subito in trattative con i Musulmani ;<br />

questi proposero un trattato simile a quello di Abhai, ma agli abitanti<br />

non piacque l'idea di pagare la gizyah e preferirono rendersi invece mu-<br />

sulmani. Si dice che la guarnigione di Qazwin si arrese alle stesse con-<br />

dizioni degli al-Asàwirah di al-Basrah, vale a dire riserbandosi il diritto di<br />

fissare la loro stanza dove volevano: andarono perciò ad al-Kùfah e diven-<br />

nero confederati di Zuhrah b. Hawiyyah. Presero il nome di Hamrà al-<br />

Daylam. Altri narrano invece che si convertirono e rimasero là dove erano:<br />

le loro terre divennero perciò 'usriyyah (ossia paganti le decime, ma'<br />

non il kharàg). Con loro al-Barà lasciò 500 Musulmani, tra i quali (\\<br />

celebre) Tulayhah b. Khuwaj^lid al-Asadi (*), dando ai medesimi in feudo<br />

terre sulle quali nessuno aveva diritto.<br />

al-Barà razziò di poi i Daylam e li costrinse a pagare un tributo (^itàwah):<br />

quindi fece una spedizione contro i Grilàn, al-Babar e al-Taylasàn,<br />

e prese d'assalto Zangàn (Balàdzuri, 321-322).<br />

Cfr. Yàqut, IV, 88, il quale nai'ra gii eventi sotto l'anno 24. H.<br />

Nota 1. — Abbiamo visto che Tulayliah è già annoverato tra i morti dell'anno "il. H. (contron-<br />

tisi 21. a. H., § 337).<br />

§ 25. — (al-Husayn b. 'Amr al-Ardabìli, da Wàqid al-Ardabili, da<br />

alcuni dotti). al-Mughirah b. Su'bah nel venire come governatore ad al-<br />

Kiifah, portò seco un ordine del Califfo 'Umar, che Hudzayfali b. al-Yamàn<br />

sottomettesse l'Adzarbaygàn: Hudzayfah, che era allora in Nihàwand o nelle<br />

vicinanze, ricevuto questo ordine, si avanzò contro Ardabil, la capitale<br />

dell'Adzarbaygàn, dove risedeva il m a r z u b a n ,<br />

porto del kh a r à g .<br />

e dove raccogiievasi l' im-<br />

Il m a r z u b a n di Ardabil aveva intanto radunato<br />

084.


molti guerrieri da Bàgarwàn, Maymadz, al-Narir, Saràli, al-Siz (cfr. Noi- 22. a. h.<br />

deke, Perser, 100, nota Ij.<br />

venne alle mani con gli Arabi:<br />

al-Mayànig e da altri luoghi, e con essi<br />

il combattimento durò tutto un giorno e<br />

'<br />

'conqu^tTdei-<br />

l'Adzarbaygàn.]<br />

fu molto .sanguinoso. Alfine il niarzubàn trattò la pace con Hudzaytah,<br />

accettando di pagare (ogni anno) per tutto l'Adzarbaygàu 800,000 dirham,<br />

del peso di otto; ma d'altra parte i Musulmani non dovevano o uccidere<br />

o ridurre alcuno alla schiavitù, né distruggere veruu tempio del fuoco,<br />

bayt nàr. Inoltre (il tempio del fuoco?) non doveva essere esposto (agli<br />

assalti dei) Kurdi di al-Balàsagàn, Sabalàn e Sàtrùdàn [? Sanzùdàn, o<br />

Miyànrùdzàn] (convertiti da tempo all'Isiàm, cfi*. Balàdzuri, 203), e do-<br />

vevano permettere in particolare agli abitanti di al-Siz i balli religiosi<br />

(zafn) che facevano nelle loro feste, e di mostrare in pubblico quelln che<br />

mostravano (in quelle circostanze).<br />

Di poi Hudzayfah razziò Miiqàn e Grilàn, e piombando sugli abitanti<br />

li costrinse a pagare un tributo (itàwah) (Balàdzuri, 325-326).<br />

In Yàqùt, I, 173, lin. 4 e segg., abbiamo la stessa tradizione, ma<br />

con qualche variante nei nomi dei luoghi che mandarono milizie in aiuto<br />

del marzubàn di Ardabìl, ossia: Bàgii-wàn, Mimadz (s/c), al-Badzdz,<br />

Saràw, Siz e al-Maj-ànig. E più sotto, i luoghi da non darsi ai Kurdi sono<br />

scritti: Balàsàgàn, Sabalàn e Miyàn Rùdzàn. — Per questi luoghi dell'Adzar-<br />

baygàn cfr. Yàqut, I, 454, 624; III, 34, 64, 353; IV, 708, 717.<br />

§ 26. — (al-Balàdzui'i, senza isnàd). Più tardi il Califfo Umar depose<br />

Hudzayfah b. al-Yamàn dal governo dell'Adzarbaygàn e vi mandò come<br />

luogotenente Utbah b. Farqad al-Sulami. Questi penetrò nella provincia,<br />

secondo gli uni, da ai-Ma wsil ; secondo gli altri, da Sahruzùr, attraverso la<br />

pianura ferace (salaq), che più tardi prese il nome da Mu'àwiyah al-Awdi.<br />

Giunto ad Ardabil, trovò che gli abitanti si erano ribellati, e perciò do-<br />

vette sottometterli di nuovo, facendo anche parecchio bottino. Con lui si<br />

trovava allora 'Amr b. 'Utbah al-Zàhid (Balàdzuri, 326).<br />

Ctr. anche Yàqùt, I, 1 73.<br />

§ 27. — (al-Madàini, da Ali b. Mugahid, da 'Àsim al-Ahwal, da abù<br />

'Uthmàn al-Nahdi). Il Califfo 'Umar destituì Hudzayfah b. al-Yamàn dal<br />

governo dell'Adzarbaygàn e vi mandò come luogotenente 'Utbah b. Fai-qad<br />

al-Sulami (Balàdzuri, 327).<br />

Nota 1. — Si narra (al-'Abbàs b. al-Walid al-Narsi, da 'Abd al-wàhid b. Ziyàd, da 'Àsim al-Abwal,<br />

da abù 'Uthmàn al-Nahdii, che 'Utbah b. Farqad, dopo la riconquista dell'Adzarbaygàn, mandasie in<br />

dono al Califfo 'Umar alcune vivande delicate del paese, ina che 'Umar si rifiutasse di assaggiarle,<br />

quando seppe che erano state preparate soltanto per lui, e che tutti i Musulmani non potevano saziarsi<br />

con esse. Latore delle pietanze era Suhaym, mawla di 'Utbah (Balàdzuri, 328l. — Cfr. \'ò. a. H.,<br />

g§ 179, 180.<br />

G85.


ma.<br />

^ O^ 04| ^Ù* Ci* ria<br />

22. a. H PERSIARMENIA-ADZARBAYGÀN. — Incursione araba nell'Adzar-<br />

PERSIARME- ^ ,_ j . . . ,• o I- ^<br />

NiA-ADZAR- baygan ed in Armenia {versione di bebeos).<br />

BAYGAN. - Ing<br />

28. — Il cioiiista Sobeos, nel secondo anno dell" impero di Costan-<br />

nei^rAdzaVb^ay^ ' i"^* i^ossia ()4-2-()-43 dell' È. V. = 21.-22. a. H.) pone la sommossa di Vagàn<br />

ed in Arme- lentino (cfr. 20. a. H., § 362) contro l'imperatore, e dopo aver ricordato<br />

che il popolo infuriato arse vivo Valentino per aver osato aspii-are alla<br />

potestà imperiale, si diffonde a narrare gli eventi dell'Armenia che de-<br />

scrivono le condizioni di quella regione prima dell' incursione araba narrata<br />

nei seguenti paragrafi.<br />

Nel secondo anno dunque di Costantino, domata la rivolta di Valen-<br />

tino, l'imperatore nominò Teodoro, principe armeno, capo dell'esercito<br />

greco in Armenia. Questi allo scopo di calmare il paese e predisporlo in<br />

favore del giovane imperatore, chiese ed ottenne che alcuni principi ar-<br />

meni, esiliati in Afiica, tra cui principalmente Smbat, tìglio di Khusraw<br />

Snum, facessero ritorno a Costantinopoli. Il principe armeno, intollerante<br />

di essere tenuto in Costantinopoli, riusci con uno stratagemma a fuggire<br />

ed arrivare in Armenia ed ivi farsi riconoscere come principe della re-<br />

o-ione. Per calmare una commozione che minacciava di diventare rivolta<br />

generale, l' imperatore fu costretto a riconoscere il fatto compiuto ed a<br />

proclamare Smbat Kuropalates d'Armenia. Volle però il destino che<br />

Smbat appena assunto a questa carica si ammalasse e morisse subitamente.<br />

Fu sepolto presso suo padre in Dariwnkh, e l'imperatore Costantino conferi<br />

al figlio di lui primogenito, chiamato pur egli Smbat, la stessa carica del<br />

padre con la dignità di a s p e t ed il titolo di drungarius. Gli diede anche<br />

in moglie una principessa arsacida. Mandò nondimeno in Armenia anche<br />

Teodoro, signore dei Rstuni, con grandi onori, lo elevò alla carica di ge-<br />

nerale in capo e gli fece assumere il comando di tutte le schiere in Ar-<br />

menia (Sebeos, pag. 105-108).<br />

§ 29. — (Sebeos). L'anno seguente (intendesi il 643 dell' È. V. = 22. H.)<br />

l'esercito ismaelita entrò in Atrpatakan (= Adzarbaygàn) e si divise in tre<br />

corpi. Una parte andò verso l'Ararat, un'altra verso il territorio dei Seph-<br />

hakan-Gund, ed il terzo nel paese degli Aluan (Agh'ouan). Quelli che si<br />

erano recati nel territorio dei Sephliakan-Gund, si sbandarono appena arri-<br />

vati,, distrussero con la spada e fecero bottino e prigionieri. Di poi marcia-<br />

rono insieme su Eriwàn ed assalirono la fortezza, ma non poterono impadronirsene.<br />

Essi partirono e vennero ad Ordspu (Ortorou), ma costi pure essi non<br />

poterono far niente. Di là andarono ad accamparsi presso Arcaph (Ardzaph!),<br />

di contro alla fortezza, sulle rive dell'acqua (fiume ?j. Essi incominciarono<br />

ad assalire la fortezza, ma subirono grandi perdite. V'era per di dietro<br />

686.


2à2à. a.. li.<br />

§g -29-31.<br />

un'uscita per la quale era possibile uscire dalla parte della Siria, e che si<br />

chiamava Kaxanaktuch (Gakhauagdouts). Alcuni uomini discesero dalla<br />

22. a. H.<br />

PERSIARM E-<br />

N I A-ADZAR-<br />

fortezza lungo questa strada per cercare un rinforzo nella fortezza di Daravvn bayóàn. - in-<br />

(Tarónk'). Smbat Bagratuni, il figlio di Varaz Sahak, diede a loro quaranta ne[r'Adza*b"ay'<br />

uomini. Essi partirono di notte ed uscirono dalla fortezza, ma non furono gàn ed in Arme-<br />

abbastanza prudenti. Gli Ismaeliti scoprirono il punto, e. seguendo le loro<br />

tracce, montarono sulla cittadella: essi occuparono il luogo durante la notte.<br />

I vincitori arrestarono dieci uomini preposti alla guardia del luogo, e che dor-<br />

mivano, e li mandarono a morte (Sebeos, 108-109). Cfr. 20. a. H., § 125.<br />

§ 30. — (Sebeos). Nel secondo anno del regno di Costantino (Con-<br />

stante II), nel giorno 23 del mese di Hori, una domenica mattina (ossia<br />

il 10 agosto 643 dell'È. V. = 18 Ramadàn 22. H., secondo Dulaurier,<br />

Chronol. Armen., 231), gli Ismaeliti lanciarono grandi grida tutto in-<br />

torno alla cittadella, e passarono i difensori a fil di spada. Molti si preci-<br />

pitarono dall' alto delle mura e perirono. Fecero discendere dalla cittadella<br />

le donne ed i bambini, avendo in mente di trucidarli tutti. (Gli Arabi) fecero<br />

un numero grandissimo di prigionieri ed vm bottino ingente di bestiami. Ma<br />

il mattino seguente il capo dell'esercito armeno arrivò contro (questi) ne-<br />

mici ed inflisse loro una grave disfatta. Di tre mila uomini bene armati, la<br />

scelta delle schiere Ismaelite, non fuggì nessuno, salvo alcuni fantaccini,<br />

che riuscirono a raggiungere Samb (Schampi) ed a fortificar visi. In quel<br />

giorno il Signore liberò numerosi prigionieri dalle mani degli Ismaeliti, ed<br />

annientò Ismael con una grande disfatta. Due dei capi ismaeliti, Otjhman<br />

CUthmàn) ed Ogomay (in altri testi Ogbay, ossia 'Uqbah) perirono. Fu<br />

una grande vittoria per il generale armeno (<strong>The</strong>odoros). Questi mandò a<br />

Costantino (Costante II), come dono proveniente dal bottino della batta-<br />

glia, cento magnifici cavalli da corsa: l'imperatore se ne rallegrò con tutta<br />

la sua corte e gli fece esprimere la sua riconoscenza.<br />

L'esercito (arabo) che era nell'Ararat penetrò con la spada in mano fino<br />

al territorio dei Tayl, dei Georgiani e degli Aluan, e fece bottino e prigio-<br />

nieri. Poi si diresse verso Naxcawan contro l'esercito che assediava la città<br />

di Naxcawan, senza poterla prendere. Nondimeno espugnarono la città di<br />

Xram, uccisero la guarnigione e portarono via prigionieri le donne ed i<br />

bambini (Sebeos, 109-110).<br />

§ 31. — A comprovare la data il Dulaurier osserva: gli elementi cro-<br />

nologici che accompagnano la data della presa della fortezza di Ardzaph<br />

sono perfettamente esatti. L'imperatore Costante salì sul trono, secondo<br />

<strong>The</strong>ophanes e Cedrenus, nei primi giorni del gennaio dell'anno del Mondo<br />

6133, Indiz. XV, pari 642 dell'È. V. Nel suo secondo anno, ossia 643, il<br />

687.<br />

nia.]


§§ SI sii. 22. a. H.<br />

22. a. H. primo ilei mese di Nava^art cadde sopra il !!• giugno, ed il 23 di Hori sul<br />

PPRSIARME-<br />

'c:'<br />

NiA-ADZAR- '^ agosto, clu' fu effettivamente una domenica (Dulaurier. 1. e, 232).<br />

BAYÓAN. - In- Oli eventi narrati in questi paragrafi ricordano un poco quanto è nar-<br />

cursione araba ., , i .^ ! i tt n • , i m i t»-><br />

''''^" 1"" !»^.<br />

Farqad, che aveva avuto l'ordine d'invadere l'Adzarbaygàn dalla parte occi-<br />

dentale, partendo da al-Mawsil, aveva sottomesso tutto il paese a lui desti-<br />

nato. Bukayr b. 'Abdaliah, desideroso di spingersi ancora pivi al settentrione<br />

contro l'al-Bàb, chiese ed ottenne dal Califfo di cedere a 'Utbah b. Farqad<br />

tutto il paese conquistato. In questo modo Utbah b. Farqad divenne gover-<br />

natore di tutto l'Adzarbaygàn: anche il prigioniero Isfandiyàdz fu con-<br />

segnato nelle mani di 'Utbah b. Farqad, il quale continuò allora solo la<br />

conquista del paese ed, assalito da Bahràm b. al-Farrukhzàdz, fratello di<br />

Isfandiyàdz, sconfisse anche lui, e j)otè poi, grazie all'intervento di Isfan-<br />

diyàdz, concludere un trattato nel quale venne abbracciato tutto l'Adzar-<br />

baj-gàn. Di tali fatti venne mandato rapporto al Califfo 'Umar in Madinah,<br />

insieme con il solito quinto del bottino. Sayf b. 'Umar pretende dare il testo<br />

autentico del trattato, datato con l'anno 18. H., e con la firma dei seguenti<br />

testimoni: frundub, che lo scrisse, Bukayr b. 'Abdaliah al-Laythi, e Simàk<br />

b. Kharasah al-Ansàri (T abari, I, 2660-2662).<br />

Cfr. Athir, III, 20-21.<br />

PERSIA-ADZARBAYGÀN-AL-BÀB. — Conquista dell'al-Bàb (').<br />

§ 33. — (Sa^'f b. Umar, senza isnàd). La conquista dell'al-Bàb avvenne<br />

nell'anno 22. H. Quando, per ordine del Califfo 'Umar, abij Musa<br />

fi88.


22. a. H.<br />

al-As'aii riprese il governo di al-Basrah, Suràqah b. Arar detto Dzù-1-Nùr, 22. a. h.<br />

fu mandato dal Califfo in comando di ima spedizione, che aveva per cóm- baygan -alpito<br />

la conquista della regione detta al-Bab. L'avanguardia per disposizione bab.- Conquista<br />

del Calitfo era comandata da Abd al-rahmàn b. Rabi'ali, detto egli pure<br />

dell'al-Bàb.<br />

Dzu-1-Nùr, ad una delle due ali era preposto Hudzayfah b. Asid al Ghi-<br />

tari; l'altra doveva essere comandata da Bukayr b. 'Abdallah al-Laythi,<br />

appena Suràqah lu avesse raggiunto. Difatti Bukayr b. 'Abdallah si tro-<br />

vava allora al settentrione dell'Adzarbaygàn, dinanzi alla regione al-Bàb<br />

in attesa dei rinforzi. La divisione della preda (ala al-maqàsim) per<br />

ordine del Califfo, doveva essere fatta da Salmàn b. Rabi'ah. Suràqah rag-<br />

giunse Bukayr b. 'Abdallah e con lui invase l'al-Bàb: in suo soccorso il<br />

Califfo mandò anche Habib b. Maslamah, trasferendolo dalla carica che<br />

occupava nella Graziiah e nel posto vacante fu mandato Ziyàd b. Hanzalah.<br />

Il signore di al-Bàb era allora Sahrbaràz, un persiano di nobile stirpe, discen-<br />

dente da quel Sahrbaràz, che prima dei tempi di Eraclio aveva invaso e de-<br />

predato la Siria (cfi". Nòldeke Sas., 290). Questo Sahrbaràz non aveva<br />

però alcuna intenzione di resistere ai Musulmani e venne incontro al generale<br />

arabo con le più amichevoli proposte di accordo: fu così concluso un<br />

trattato fra i Musulmani e Sahrbaràz, che rappresentava gli abitanti dell'Ar-<br />

menia e gli Armeni. Anche di questo trattato Sayf pretende darci il testo<br />

autentico (senza data), per il quale si dice fossero testimoni: 'Abd al-rahmàu<br />

b. Rabi'ah, Salmàn b. Rabi'ah e Bukayr b. 'x4bdallah: il documento si dice<br />

fosse scritto da Mardi b. Muqarrin, il quale fu anche testimone.<br />

Ottenuto così il pacifico possesso di al-Bàb, Suràqah b. 'Amr organizzò<br />

varie spedizioni contro gli altri paesi del settentrione nei monti dell'Ai'-<br />

menia (e dell' Anti-Caucaso). Bukayr b. 'Abdallah fu mandato nel Mùqàn,<br />

Habib ]). Maslamah contro Tiflis, Hudzayfah b. Asid nei monti degli al-<br />

Làn, e Salmàn b. Rabi'ah in un'altra direzione. Salvo la spedizione di Bu-<br />

kayr b. 'Abdallah, che arrivò fino a Miiqàn e fece un trattato con gli<br />

abitanti (dato pure da Sa^f nel preteso testo autentico) C^), gli altri ritoi-<br />

narono addietro senza aver concluso nulla.<br />

Intanto moriva Suràqah b. 'Amr, lasciandcj la direzione della guerra<br />

ad 'Abd al-rahmàn b. Rabi'ah (T a bari. I, 2663-2667;.<br />

Cfi-. Athir. III. 21-22; Gawzi, I. fol. 68,r.<br />

La divisione in tre eserciti delle forze arabe al di là dell'al-Bàb coi-<br />

1 isponde al tripartito esercito arabo di cui fa parola Sebeos in due pre-<br />

cludenti paragrafi.<br />

Nota 1. — al-Bab, o Bab al-.A.b\vàb, è la regione al nord deirAdzarbaygan, u più precisamente<br />

quella del Caucaso orientale, avente por capitale la città di Bàb al-Abwàb, il Darband dei Persiani. La<br />

città dominavii bi stretta zona di terreno piano tra il Mar Caspio e le giogaie del Caucaso, e face\^<br />

G8!>.<br />

87<br />

I 33


$s !i3-88. 22. a. H.<br />

22. a. H. jiHrte ili mi sisteiim ili antiche fortificazioni erette con lo scopo d'impedire ai li.irbari del nord d'irrom-<br />

•ERSIA- ADZAR- pere al sud del Caucaso. — CtV. Yàqfit, 1, 437-441; Barbier de Meynard Dict., 68 78. — Avremo<br />

BAYÓAN-AL- a ritornare sull'argomento nel califiato di 'Ut^iwiàn.<br />

BAB.- Conquista Not.\<br />

"2. — Il trattato di Mùqàn, che troviamo nel testo di Sayt' ha le tirme di al-Sanimàkh b.<br />

dell'al-Bàb.l Diriir, di al-Rusiiris b. Uunàdib e di Hamalah b. (ruwayyah; è inoltre datato con l'anno 21. H., il che<br />

non è possibile, perchè in aperta contradizioue con «luanto lo stesso Sayf aiìerma altrove (Tabari. I,<br />

1, '2()(>.S, lin. l-3\ che al-Ràb venisse conquistata nell'anno 2"2. H.<br />

§ 34. — C^ayf b. 'Uniar, senza isnad). Il Califfo 'Umar confermò 'Abd<br />

al-iahmàn h. llabi'ah nelle funzioni affidategli dal defunto Suràqah, e gli<br />

ordinò d'invadere il paese dei Turchi al nord di al-Bàb. Abd al-iahmàn<br />

invase il paese di Balangar, e le sue schiere di cavalleria .si spinsero fino<br />

ad al-Baydà, a circa duecento farsakh (al nord?) di Balangar.<br />

Il paese di Balangar fu invaso una volta durante il califfato di 'Umar,<br />

ina più volte durante quello di 'Uthmàn (^): da tutte queste spedizioni i<br />

Musulmani ritornarono indietro sani e salvi, finché alfine in una di queste<br />

rimase ucciso il generale 'Abd al-rahmàn (Tabari, I, 2667-2668).<br />

Cfr. Dzahabi Paris, I, fol. 138,r.-138,v.<br />

Nota 1. — Che vi fosse iiìia sola spedizione durante il califfato di 'Umar, e parecchie durante<br />

quello di 'Uthmàn, ci aiuta a fissare la cronologia degli eventi, e ci fa ritenere che la prima spedi-<br />

zione di 'Abd al-rahmàn oltre Balangar avvenisse in uno degli ultimi due anni di 'Umar, ossia fra<br />

il 22. ed il 23. H.<br />

PERSIA-KHURÀSÀN. — Invasione del Khuràsàn.<br />

§ 35. — (Epoca dell'invasione). (al-Tabari, senza isnad). Al-<br />

cuni pongono r invasione del Khuràsàn per opera di al-Ahnaf b. Qays, ed<br />

il combattimento con il re Yazdagird nell'anno 22. H., ma invece, secondo<br />

Sayf b. 'Umar, ciò avvenne nell'anno 16. H. (Tabari, I, 2680, lin. 11-13).<br />

Vedremo più avanti che la conquista del Khuràsàn si svolse tra il<br />

30. e il 31. H.<br />

PERSIA-GURGÀN.<br />

§ 36. — (ibn al-Grawzi). Alcuni pongono la presa di Gurgàn nel 22. H.,<br />

ma secondo al-Madàini fu invece conquistata regnante Uthmàn nell'anno<br />

30. H. (Gawzi, I, fol. 43,v.).<br />

§ 37. — (al-Dzahabi). Neil' anno 22. H. fu conquistato il Grvugàn. In<br />

questo stesso anno Suwa37d b. Muqarrin espugnò al-Eay}' e poi 'Askar(?),<br />

e da lì marciò su Qùmis, che fu pure sottomessa (Dz a h a b i Paris, I<br />

fol. 138,r.).<br />

PERSIA-TABARISTÀN.<br />

§ 38. — (ibn al-Grawzi). Alcuni pongono la conquista del Tabaristàn<br />

nel 18. H., oppure nel 22. H. (Gawzi, I, fol. 44,r.).<br />

690,


22. a. H. 39.<br />

IRAQ-PERSIA. — Riordinamento delle provincie conquistate e loro<br />

divisione fra al-Basrah ed al-Kufah.<br />

§ 39. — (Sayf b. 'limar, da Muhammad e da altri). In questo anno<br />

(22. H.) il Califfo 'limar divise egualmente ('addala) le conquiste fatte fi-a<br />

le due città di al-Kùfah e al-Basrah. 'Ammàr b. Yasir fii governatore di al-<br />

Kixfah per circa un anno, ma la sua amministrazione non piacque agli abi-<br />

tanti della città. Difatti 'Umar b. Suràqah, allora governatore di al-Basrah<br />

(cfr. 21. a. H., § 27), scrisse al Califfo Umar, lagnandosi che gli abitanti di<br />

al-Basrah erano molto numerosi, ma tanto poveri da non poter pagare una<br />

copiosa tassa fondiaria (agz kharàgihim): per rimediare a questa defi-<br />

cienza il governatore chiese al Califfo di aggiungere alla provincia di al-<br />

Basrah alcune delle regioni conquistate in Persia, e che si trovavano in<br />

mano dei Kvifani. Egli chiese uno dei due al-Màhayn, oppure Màsabadzàn.<br />

Quando i Kufani ebbero notizia di queste trattative, si rivolsero al loro go-<br />

vernatore 'Ammàr b. Yasir, e lo invitarono a protestare presso il Califfo<br />

contro qualunque diminuzione del loro territorio, rammentando che Ràmhurmuz<br />

e Idzàg, alle quali miravano i Basrensi, erano state espugnate dai Ku-<br />

fani senza l'assistenza dei Basrensi, accorsi in aiuto quando tutto era finito.<br />

Ammàr dichiarò che questo non lo riguardava, e non volle fare passo al-<br />

cuno presso il Califfo (^), suscitando in tal modo vivissimo malcontento fra i<br />

Kufani. Avvenne perciò che i Basrensi poterono menare testimoni dinanzi<br />

al Califfo e dimostrare che Idzàg e Ràmhurmuz fossero state espugnate<br />

dai Basrensi e non dai Kufani. Su queste testimonianze il Califfo passò i<br />

due distretti all'amministrazione di al-Basrah con grande dispetto dei Ku-<br />

fani. I Basrensi pretesero ora di avere diritto per le medesime ragioni al<br />

possesso di vari villaggi di Isbahàn, occupati da abù Musa al-As'ari nello<br />

accorrere in soccorso di Abdallah b. 'Abdallah b. Itbàn. Contro queste<br />

nuove pretese i Kufani protestarono vigorosamente sostenendo che i Ba-<br />

.srensi fossero arrivati a battaglia finita: il Califfo diede ragione ai Kufani.<br />

Allora i veterani delle guerre di conquista (ahi a 1 - a y y à m) ed i ve-<br />

terani di al-Qàdisiyyah (ahi al-Qàdisiyyah), che si erano stabiliti in<br />

al-Basrah, insistettero presso il Califfo, perchè alla provincia di al-Basrah<br />

venisse aggiunta una parte delle terre conquistate, in compenso dei ser-<br />

vigi resi dai Basrensi nell'assistere i Kufani nelle conquiste. A questa domanda<br />

i Kufani non fecero opposizione e lasciarono al Califfo che deci-<br />

«lesse quello che gli sembrava giusto. Il Califfo 'Umar stabili allora che<br />

i veterani predetti, stabiliti in al-Basrah, avessero il distretto di Mah Dinar<br />

come loro quota delle terre conquistate (T a bari, I, 2672-2673).<br />

Cfr. Atliir, III, 23-24; Mahàsin, I, 85.<br />

691.<br />

22. a. H.<br />

[IRAQ-PERSIA.<br />

Riord i n a mento<br />

delle provinole<br />

conquistate e lo-<br />

ro divisione fra<br />

al-Basrah ed al-<br />

Kùfah.l


§^<br />

;;>i. In CàLi, R> ri.<br />

22. a. H. A questi fatti allude .sicuramente la tradizione che noi abbiamo data<br />

Riordinamento<br />

^"'tto l'anno 20. H. discorrendo della sistemazione del di wàn (cfr. 20. a. H.,<br />

delle Provincie ij -247. nota 2: 21. a. IT.. § 74).<br />

conquistate e lo- ^, „ . , , , .. , „ .<br />

.. . . .„ ISoT.\ I. — Poco prima e iletto clie Amimvr b. Yasir non si curasse di sostenere gl'interessi<br />

ro divisione tra ,,.,. tt i .<br />

• dinanzi al Calino<br />

al Basrah ad aU<br />

Umar, ma dal presente passo veniamo a scoprire che il rifiuto di 'Ammàr<br />

JJ-. .", fosse soltjuilo un incidente. I Kufani furono regolarmente interrogati dal Califio, e gli avvocati difensori<br />

dei loro interessi si trovarono a Madinali a perorare per al-Kfifah. Sarebbe stato assai inverosimilt-<br />

ed improbabile che il Calilì'o osasse offendere interessi cosi potenti senza consultarsi con i maggiori<br />

interessati. Vi furono probabilmente lunghi congrossi e vivaci discussioni in Miidiiiah dinanzi al tribu-<br />

nale supremo del Califfo, prima clie la questiono venisse decisa.<br />

§ 40. — 11 vero significato di (][uesta tradizione non ò perfettamente<br />

romprensibile senza qualche schiarimento, che in parte è però ripetizione<br />

di quanto si è detto sotto l'anno 20. H. a proposito del ruolo pei pensio-<br />

nati (cfr. 20. a. H., §§ 352-363). Nelle tradizioni .sulle conquiste fatte in<br />

Persia, cojne vedremo meglio in appresso, Sayf b. 'Umar ha sempre avuto<br />

attenzione di spiegare chiaramente a chi spettasse il merito delle varie con-<br />

quiste, se cioè ai Kufani od ai Basrensi. Nel corso di quelle tradizioni è<br />

facile scorgere la spiccata predilezione di Sayf per i Kufani ed il tenta-<br />

tivo di far credere che ed essi fosse dovuto tutto il merito delle conquiste<br />

in Persia. Dal tenore di tali tradizioni non si deve desumere, che lo scopo<br />

di Sayf b. 'Umar fosse soltanto morale, la glorificazione cioè maggiore dei<br />

Kufani, mostrandoceli come i veri eroi dell' Isiàm, ma sotto ad un'appa-<br />

rente ragione morale si asconde anche un fine interessato e motivi di<br />

ordine materiale e pecuniario : se i Kufani protestavano tanto vigorosa-<br />

mente contro ogni diminuzione del loro territorio, ciò succedeva sovra t-<br />

tutto per ragioni materiali. Si deve cioè arguire che le varie conquiste<br />

fatte dai due centri militari di al-Basrah e di al-Kiifah, non andavano a<br />

vantaggio diretto dell'intiera comunità musulmana, ma in larghissima<br />

misura soltanto delle guarnigioni militari, dalle quali partivano le spedi-<br />

zioni. al-Kùfah e al-Basrah erano due grandi campi militari, che assorbivano<br />

per la propria sussistenza enormi somme di danaro: il frutto di quattro<br />

quinti del bottino preso in battaglia, costituiva, è vero, una cospicua ren-<br />

dita, ma questo cespite era incerto, variabile e temporaneo. Le vere, ren-<br />

dite sicure, che potevano far fronte alle continue ed ingenti spese per il<br />

mantenimento della nazione armata, erano le tasse pagate annualmente<br />

dai popoli vinti sui registri o ruoli delle tasse fondiarie dei regni decaduti,<br />

e in conformità dei trattati speciali conclusi tra i vari popoli vinti, i quali<br />

stabilivano in ogni caso l'ammontare preciso della somma che i vinti do-<br />

vevano pagare come tributo annuale ai Musulmani. Il tenore della pre-<br />

sente tradizione fa vedere che le milizie di ogni singolo campo militare<br />

traevano la loro sussistenza dalle rendite più o meno grandi che potevan<br />

692.


22. a. H. 40.<br />

oodere dai territoii a loro sottomessi. Il danaio dalle provincie (tasse e 22. a. h.<br />

tributi) non correva alle casse dell'impero in Madinah. né era da questo Riordinamento<br />

poi distribuito in modo regolare ed uniformie a tutti i Musulmani, che si delie provincia<br />

battevano perla loro fede. Siffatto giro o norma accentatrice distributiva<br />

ro "divisione* fra<br />

avrebbe richiesto un sistema contabile molto complesso, del quale gii Arabi ai-Basrah ed ai-<br />

erano ancora del tutto incapaci. Ogni campo militare riscoteva invece tutti<br />

i tributi e tutte le tasse d'I teri'itorio da esso dipendente, e provvedeva<br />

con questi cespiti alle proprie spese direttamente e senza ingerenza did<br />

potere centrale. Il punto molto oscuro è di sapere quanta parte delle somme<br />

riscosse rimanesse realmente nelle casse provinciali, e quanta ne venisse<br />

mandata a Madinah al Califfo. Su questo argomento non abbiamo alcuna<br />

notizia diretta che ci dia lume, e ne discutemmo a lungo sotto Fa. 20. H.,<br />

parlando dell'istituzione del diwàn (cfr. 20. a. H., §§ 262 e segg.). È<br />

probabile che in larga misura il danaro venisse considerato come i frutti<br />

del bottino di guerra. Da ciò infiniti abusi nonostante i regolamenti imposti<br />

da "Umar per il diwàn. ed è presumibile che. data la confusione conta-<br />

bile ed amministrativa, quanto maggiore fosse l'estensione del territorio<br />

dipendente da uno dei campi militari, come al-Basrah o al-Kùfah, tanto<br />

più abbondante riuscisse il reddito di cui ogni campo godeva, e perciò più<br />

ricco fosse ogni membro della detta comunità militare.<br />

Partendo da tale supposizione il significato della presente tradizione<br />

riesce più chiaro: vediamo cioè che nel corso delle conquiste in Persia il<br />

campo militare di al-Kùfah si trovasse in una condizione molto più av-<br />

vantaggiata, e che i Kufani avessero ottenuto la parte del leone nella di-<br />

visione delle spoglie del nemico. Riferendoci altresì a quanto abbiamo detto<br />

in ini paragrafo precedente sopra la più numerosa emigrazione verso al-<br />

Basrah, è probabile che in questa città, per il soverchio affollamento, si<br />

sentisse ristrettezza di proventi, mentre in al-Kùfah l'ampiezza del terri-<br />

torio in rapporto al numero degli emigrati, porgeva larghezza di redditi.<br />

È persino probabile che a un certo momento le rendite di al-Basrah non<br />

bastassero più ai bisogni dei guen-ieri e delle loro famiglie. E allora gli<br />

abitanti di al-Basrah, venendo a scoprire che i soldati del campo militare<br />

di al-Kùfah incassavano una rendita maggiore, insistettero sopra una ri-<br />

partizione più equa delle provincie, in modo che i singoli Musulmani del<br />

campo di al-Basrah avessero una rendita annua incirca eguale a quella<br />

goduta dai loro colleghi di al-Kùfah. Il Califfo nel sistemare queste irre-<br />

golarità fu costretto però ad accogliere l'ordine d'idee dei suoi dipendenti.<br />

I paesi conquistati dai Basrensi dovevano essere proprietà loro, e lo stesso<br />

doveva valere per i Kufani, uè osò egli togliere sia ai Kufani, sia ai Bas-<br />

«93.<br />

KDfahJ


22. a. H.<br />

IRAQ-PERSIA. -<br />

Riord i n a mento<br />

delle Provincie<br />

conquistate e lo-<br />

ro divisione fra<br />

al-Basrah ed al-<br />

Kùfah.l<br />

K ) -l-J. 22. a. H.<br />

i-ousi, quello che essi potevan dimostrare con testimonianze di aver con-<br />

quistato senza ausilio di altri. Il Califfo non potè perciò eguagliare perfet-<br />

ta nienti' le quoto, ma si contentò di un pareggio approssimativo, perchè<br />

non osò togliere ai Kufani, se non pai-te di quello che i medesimi ave-<br />

vano conquistato con l'aiuto dei Basrensi. Se la fortuna delle armi aveva ai<br />

Kufani procurato un dominio più esteso, il Califfo non osò farne partecipi nei<br />

riguardi dei redditi, gli altri Musulmani che non avevano personalmente<br />

contribuito alla conquista. Il concetto del bene universale della comunità<br />

musulmana non poteva più esistere, come ai tempi del Profeta, quando i<br />

fedeli erano poche centinaia di uomini. L' antico particolarismo arabo ri-<br />

sorgeva più forte che mai, come novella fenice, dalle ceneri dell'incendio<br />

che sembrava aver distrutto l'antico mondo pagano in Arabia.<br />

SIRIA-ASIA MINORE. — Incursione araba.<br />

§ 41. — (^al-Wàqidi, senza isnàd). Nell'anno 22. H., si crede che<br />

Mu'àwivah b. abì Sufj^àn comandasse una spedizione estiva, invadendo il<br />

territorio greco alla testa di 10,000 viomini (Tabari, I, 2671, Un. 12).<br />

Cfr. Athir. Ili, 30; Gawzi, I, fol. 67,v.<br />

§ 42. — A proposito di questa spedizione esiste anche un racconto un<br />

poco leggendario, in cui si pretende dare la versione d'una avventura toc-<br />

cata ad 'Abdallah b. Hudzàfah al-Sahmi: l'autorità è purtroppo ibn 'Abbàs,<br />

onde non abbiam ragione sufficiente di accettarla come vera. 'Abdallah<br />

b. Hudzàfah fu fatto prigioniero dai Greci, e siccome non voleva a veruu<br />

conto abbracciare la fede cristiana, si prepararono a gettarlo in una vasca<br />

di bronzo (? baqarah al-nahhàs) che doveva esser empita di olio<br />

da cocersi poi sul fuoco finché bollisse. Al momento del supplizio 'Ab-<br />

dallah si mise a piangere :<br />

i Greci credettero che fosse per commozione e<br />

spavento, ma egli affermò che gli dispiaceva di esser una persona sola per<br />

soffrire tanto tormento per la propria fede : « Vorrei aver tante anime,<br />

« quanti ho capelli e sottoporre tutte al tormento per la fede! ». Il capo<br />

dei Greci colpito da tanto coraggio, rinunziò al supplizio : perciò gli disse :<br />

«Baciami la testa e sei libero! ». Abdallah rifiutò: allora gli fu offerta<br />

una figlia del capo ed una partecipazione ai beni di lui, se si faceva cri-<br />

stiano; ma anche questo Abdallah ricusò. Infine il capo dei Greci gli disse:<br />

« Se tu mi baci la testa, ti lascierò libero con altri ottanta prigionieri<br />

« musulmani ». Questo patto alfine fu accettato da 'Abdallah, il quale potè<br />

partire con i suoi correligionari e ritornare a Madìnah. Per compensarlo<br />

dell'umiliazione subita, il Califfo 'Umar gli baciò anch'egli la testa, appettalo<br />

vide (Gawzi . I, fol. 67,v.-68,r.).<br />

«94.


22. a. H. g§ 43.47.<br />

SIRIA. — Morte di Khàlid b. al-Walìd. 22. a. h.<br />

§ 43. — (al-Wàqidi, senza isuàclj. Secondo alcuni la morte di Khàlid Khàlid b. ai-w«-<br />

b. al-Walìd avvenne nell'anno 22. H. (cfr. 21. a. H.. §§ 317 e segg.). (Ta- "^-l<br />

bari, I, 2671, Un. 14).<br />

SIRIA. — Nascita di Yazid e di Abd al-malik.<br />

§ 44. — (al-Wàqidi, senza isnàd). Nell'anno 22. H. nacquero Yazid<br />

b. Mu'àwiyah b. abi Sufyàn, e Abd al-malik b. Marvvàn, i quali ambedue<br />

dovevano diventare poi Califfi (T a bari, I, 2671, lin. 15).<br />

Cfr. Athir, III, 30; Dzahabi Paris, I, fol. 138,r. ; Gawzi, I, tol. 68, v.<br />

MESOPOTAMIA-ARMENIA. — Incursione bizantina e armena in terra<br />

musulmana.<br />

§ 45. — Nell'anno dei Seleucidi 965, ossia 643-644 dell' È. V., corrispondente<br />

al 22.-23. H., il patrizio Valentino (cfr. Lebeau, tom. XI,<br />

pag. 266), comandante generale dei Greci, venuto per combattere gli Arabi,<br />

fri preso dallo spavento non appena si trovò di fronte ad essi e si diede<br />

alla ftiga, abbandonando tutte le sue ricchezze, di cui gli Arabi s' im-<br />

padronirono. — Cfr. 20. a. H., § 36.<br />

Nello stesso anno Procopio e Teodoro (il R a s d u n i a n o , principe<br />

armeno) fecero un'incm-sione impetuosa sino a Batna-Sarùg (al sud di<br />

Hierapolis, o Mabiig, all'ovest dell' Eufrate, in Siria). Essi devastarono e<br />

saccheggiarono la città e s' impadronirono di tutto ciò che volevano : poi<br />

ritornarono nel loro paese (Denys, pag. 6-7). — Cfr. 20. a. H., § 125.<br />

MESOPOTAMIA. — Sistemazione di al-Mawsil.<br />

§ 46. — (abù Musa al-Harawi, da abù-1-Fadl al-Ansàri, da abfi Mu-<br />

hàrib al-Dabbi). Il Califfo 'Umar tolse ad 'Utbah b. Farqad al-Sulami il<br />

governo di al-Mawsil (cfr. 20. a. H., § 14) e vi mandò Hartjiamah b.<br />

Arfagah al-Bàriqi. — In al-Mawsil era allora un castello, h i s n ,<br />

una chiesa<br />

cristiana e qualche casa di Cristiani aggruppate intorno alla chiesa, uni-<br />

tamente ad un quartiere di Ebrei. Harthamah decise di erigere il paese<br />

in città, e vi stabilì le dimore degli Arabi, delimitando (ikhtatta) ad •<br />

ognuno i terreni che doveva occupare. Di poi vi eresse la moschea (Balàdzuri,<br />

332).<br />

§ 47. —^<br />

(al-Balàdzuri,<br />

senza isnàd). Quando Hartliamah occupò per<br />

la prima volta (ikhtatta) al-Mawsil, e vi fece abitar gli Arabi, andò al<br />

(sito di) al-Hadit^ah, dov'era un villaggio antico con due chiese e con la<br />

casa dei Cristiani, e là costruì, e vi fece abitare parecchi Arabi; e fu chia-<br />

695.


§§ IT-.M. 22. a. ri.<br />

22. a. H. mata al-liatlithali {= la recente), perchè venne dopo al-MawHÌl. Egli costruì<br />

ESOPOTAMIA. ^. . r nr i ol<br />

Sistemazione d, ""'^ tortezza accauto [a Mawsil?].<br />

ii-Mawsii., Altri dicono che Harthamah scese da piiucipio ad al-Hadithah, e la<br />

costruì e la disegnò prima di ai-Mawsil: fu chiamata Hadìthah quando \i<br />

si trasferirono parecchi di al-Anbài", dopo che ne assunse la prefettura ibii<br />

al-Rufayl al tempo di al-Haggàg b. Yùsuf, e la governò con violenza. Tra<br />

questi (immigrati) erano alcuni di Hadìthah di al-Anbàr, che vi costrui-<br />

rono un masgid, e diedero alla città il nome di al-Hadìthah (Balà-<br />

dzuri, liSS, lin. 3-9).<br />

§ 48. (al-Balàdzuri, senza isnàd). 'Utbaii b. Parqad conquistò al-<br />

TLrliàn e Takrit e die l'amàn a quelli della fortezza di Taki-it per loro<br />

e per i loro beni; poi andò nel villaggio di Bàgarmay, e di lì a tSahrazùr<br />

(Balàdzuri, 333, lin. 9-11 j [M.j.<br />

§ 49. — (al-Balàdzuri, senza isnàd). Uno saykh di Takrit racconta<br />

ch'essi avevano una lettera di a man, con più condizioni. Ma al-Cfurasi la<br />

bruciò, quando ebbe distrutti i villaggi di ai-Ma wsil, Narsàbàdz e Ha alali (?)<br />

e le loro dipendenze (Balàdzuri, 333, lin. 11-12) [M.j.<br />

§ 50. — al-Haytham b. Adi crede che 'Iyàd*b. Ghanm, quando con-<br />

quistò Balad, andò anche ad al-Mawsil, e prese una delle due fortezze.<br />

Iddio poi lo sa (Balàdzuri. 333, lin. 12-13). — Cfr. 20. a. H., §§ 32, 34.<br />

§ 51. — (al-Mu'àfa b. Tàvvus). Chi lastricò Mavvsil con pietre fu ibn<br />

Talìd, capo della surtah di Muh. b. Marwàn b. al-Hakam. Muhammad<br />

era stato wàli di Mawsil e dell'al-Gazìrah e dell'Armenia e dell'Adzai-<br />

baygàn (Balàdzuri, 332, lin. 13-15).<br />

§ 52. — (al-Wàqidi). Abd al-malik b. Marwàn mandò il figlio Sa'id<br />

b. Abd al-malik b. Marwàn, quello del nahr Sa'id, in al-Mawsil, e prepose<br />

Muh., suo fratello, alla Grazirah e all'Armenia. Sa'id costruì il muro<br />

di al-Mawsil, quello che poi distrusse Hàrun al-Rasìd, quando passò di là,<br />

giacché [gli abitanti] s'erano rivoltati. E Sa'id la lastricò di pietre (Ba-<br />

làdzuri. 332, lin. 15-19).<br />

§ 53. — (Da qualcuno degli abitanti di Bàbaghìs). I Musulmani cercavano<br />

un'occasione in cui non badassero loro gli abitanti d'una di quelle<br />

regioni, vicina a Dàmir, chiamata Zaràn, e vi andarono in un giorno di<br />

festa, quando (la gente) non era armata. Si posero tra loro e la cittadella,<br />

e la presero (Balàdzuri, 332, lin, 19-333, lin. 2).<br />

EGITTO. — La piena annuale del Nilo.<br />

§ 54. — Il Nilo nella massima magra scese a 4 dzirà' e 9 dita: nella<br />

piena salì a 17 dzirà e 21 dita (Mahàsin, I, 86).<br />

096.


• 22. a. H. g 55<br />

EGITTO-AFRICA. — La conquista di Taràbulus (Tripoli). 22. a. h.<br />

§ 55. — L'esito felice della spedizione contro la Pentapolis nell'anno . La conqui'<br />

precedente, e dell'alti-a spedizione di 'Uqbah b. J^àfi' sino a Zawìlah nel di Taràbui<br />

Fazzàn (al sud di Tripoli) (cfr. 21. a. H., §§ 120 e segg.) invogliò gli<br />

Arabi a ripetere i tentativi, che erano state sole spedizioni esploratrici.<br />

Quando 'Amr b. al-'As potè assicurarsi che da quella parte il progresso<br />

delle armi arabe non avrebbe trovato veruna seria resistenza, è manifesto<br />

che alla prima spedizione ne avrebbe fatto seguire altre. Il testo delle nostre<br />

fonti non è molto esplicito e preciso, ma si può credere che le due spe-<br />

dizioni, quella del 21. H. nella Cirenaica, o Pentapolis, e quella del 22.<br />

o del 23. H. sino a Tripoli, fossero realmente ideate nella forma di razzie<br />

predatrici, senza occupazione permanente del paese con insediamento di<br />

guarnigioni regolari. La presa però di Tripoli, ottenuta mercè tradimento<br />

e sorpresa, può aver modificato i piani degli aggressori, e sebbene le fonti<br />

non lo dicano, si può arguire che, occupata Tripoli, vi venisse insediato<br />

un posto di difesa. Nella spedizione precedente, come vedemmo, le genti<br />

arabe, terminata la campagna erano ritornate tutte in Egitto. La spinta<br />

aggressiva verso occidente non era ancora diventata una necessità im-<br />

periosa, come fu più tardi, quando in Egitto incominciarono ad affluire<br />

turbe d'Arabi incolti ed irrequieti, in cerca di ricchezze e di violenze, ed<br />

era indispensabile, per la quiete interna del paese, di lanciarle ad imprese<br />

guerresche lontane, nelle quali avrebbero trovato sodisfazione per tutti i<br />

selvaggi appetiti, un mezzo di sostentamento, e nella peggiore ipotesi la<br />

morte: soluzione quest'ultima che da molti rimasti in Egitto non era con-<br />

siderata come la peggiore.<br />

Il vero moto d'espansione, accompagnato da ondate migratorie di tribù,<br />

avvenne sotto il califfato di 'Utjamàn, quando ebbe realmente principio il<br />

grande movimento d'emigrazione delle tribù d'Arabia.<br />

Le tradizioni affermano che 'Amr b. al-'As, dopo aver espugnata Tri-<br />

poli, chiedesse al Califfo 'Umar di proseguii'e la sua marcia verso occidente,<br />

e d'invadere l'Ifriqiyah, ossia la Tunisia, ma che 'Umar assolutamente<br />

glielo vietasse. A dire il vero non merita grande fede tale notizia, perchè,<br />

se rammentiamo come avvenisse la conquista dell'Egitto, ossia contro gli<br />

ordini di Umar, noi comprendiamo che Amr non era uomo da^rispettare<br />

le proteste e gli ordini del Califfo, se gli metteva il conto di disobbedire.<br />

Riterrei piuttosto che ad 'Amr non sembrasse opportuno ancora, per sue<br />

ragioni particolari, di spingersi |jiù verso occidente, e non è escluso che<br />

per calmare l'impeto dei suoi trovasse comodo di schermirsi con un pre-<br />

teso ordine del Califfo. Da una tradizione parrebbe che vi fosse il timore<br />

697. 88<br />

("^"P""'-!


ipoli).<br />

§§ 55-57. 22. a. H.<br />

22. a. H. d'uua insurrezione in Egitto, o che Amr facesse ritorno ad al-Fustàt, ap-<br />

La conquista puuto per trovarsi sul luogo se fossero scoppiati disordini. Questi non venia<br />

rabuius nero, e ciò fu forse una conseguenza del ritorno di 'Amr: non è impro-<br />

babile che, se egli si fosse allontanato di soverchio in Africa, coloro che<br />

in Alessandria cospiravano contro il dominio degli Arabi, avrebbero ten-<br />

tato di anticipare la spedizione navale di Manuel, che piombò su Ales-<br />

sandria tra il 24. e il 26. H. come narreremo a suo tempo.<br />

EGITTO-AFRICA. — Le tradizioni sulla conquista di Tarabulus.<br />

§ 56. — Secondo ibn 'Abd al-hakam (senza isnàd), 'Amr b. al-'As<br />

mosse contro Tarabulus nel 22. H. — Invece Yahya b. 'Abdallah b. Bu-<br />

kayr (da al-Laytli b. Sa'd) pone la scorreria di 'Amr nel 23. H. ('Abd alhakam,<br />

232-233).<br />

Cfi-. Yàqùt, III, 522, lin. 4 e segg. ; Abulfeda,<br />

1,248; Mahàsin,<br />

I, 86; Bakri Masàlik, 8; JA., V serie, voi. XII, 436; Khaldun<br />

Berb., I, 302; Fournel, I, 18; Mercier, I, 194-196; Caudel, Prem.<br />

In v . , 45.<br />

§ 57. — ('Utlimàn b. Salili). ('Amr b. al-'As, essendosi mosso contro<br />

Tarabulus), fissò il campo sull'altura (qubbah, realmente: cupola) che<br />

sorge a oriente della città; ma l'assedio durò tutto un mese senza verun<br />

vantaggio. Accadde ora un giorno che un arabo dei Mudlig con sei altri<br />

compagni andò a cacciare dal lato occidentale della città, allontandosi<br />

di molto dall'accampamento. Nel ritornare furono sopraggiunti dal caldo<br />

(delle ore meridiane) e presero quindi la via lungo la marina, (finché<br />

giunsero presso le mura della città dalla parte opposta a quella- minac-<br />

ciata dagli Arabi). In quei tempi il mare giungeva fino alle mura della<br />

città, ma nel tratto in cui il mare lambiva la città non sorgevano mura:<br />

ivi i Greci tenevano ormeggiate le loro navi, desiderosi di averle nelle<br />

immediate vicinanze delle loro case. Il mudligita ed i suoi compagni sco-<br />

prii'ono ora che a marea bassa il mare si discostava dalle mura, lasciando<br />

un passaggio attraverso il quale si poteva entrare in città (passando tra<br />

l'estremità delle mura di cinta e le onde del mare). I sette Arabi entra-<br />

rono nella città e giunsero fino alla chiesa. Quivi alzarono il grido Allahu<br />

Akbar! ed ai Greci non rimase altro scampo che le loro navi.<br />

'Amr b. al-'As ed i suoi compagni, accortisi allora anch'essi del passaggio<br />

che conduceva lungo il mare entro la città, irruppero attraverso la me-<br />

desima e tutto cadde in potere dei Musulmani :<br />

si salvarono soltanto<br />

quei Greci che fecero in tempo a fuggire sulle navi. — Tutta la roba<br />

entro la città divenne preda dei vincitori. — Appena espugnata Tarà-<br />

698.


22. a. H. §§ 57-62.<br />

bulus, 'Arar b. al-'Às spedì in quella stessa notte una piccola schiera di 22. a. H.<br />

cavalleria contro la vicina città di Sabrah. Gli Arabi marciarono con la Le tradì zion<br />

massima sollecitudine e sorpresero gli abitanti, mentre ignari di quanto ^uiia conquisti<br />

era accaduto, tenevano negligentemente aperte le porte della città. — I Mu-<br />

sulinani piombarono così repentinamente sulla città da sorprendere gli<br />

abitanti prima che avessero agio di chiudere le porte. La città fu espu-<br />

gnata, nessuno potè fuggire, ed i Musulmani raph-ono tutto quello che era<br />

in essa. — Poi ritornarono presso 'Amr ('Abd al-hakam, 233-234).<br />

Cfr. anche Yàqùt, III, 522; Khaldùn Berb., I, 302-304.<br />

§ 58. — Anche ibn 'Abd al-hakam riferisce varie tradizioni secondo<br />

le quali 'Arar b. al-'As chiese al Califfo 'Umar di poter invadere l' Ifri-<br />

qiyyah, discosta solo sette giornate da Taràbulus, ma 'Umar rispose con<br />

un rifiuto, temendo la malafede degli abitanti ('Abd al-hakam, 234).<br />

Cti-. Khaldun Berb., I, 303-304; 'Adzàri, I, 3; Mercier, I,<br />

195; Fournel, I, 19.<br />

§ 59. — ('Uthmàn b. Sàlih). (Mentre 'Amr b. al-'As era in Taràbulus)<br />

gli giunse una lettera di al-Muqawqis, dandogli la notizia che i Greci vo-<br />

levano violare i patti conclusi. Tra 'Amr e al-Muqawqis era stato con-<br />

cluso un accordo, secondo il quale al-Muqawqis si obbligava a non tener<br />

celata alcuna novità che avesse a sorgere: perciò 'Amr fece immediatamente<br />

ritorno (in Egitto) ('Abd al-hakam, 234-236).<br />

§ 60. — (Khalifah b. Khayyàt). Nell'anno 22. H. 'Amr b. al-'As con-<br />

quistò Atràbulus al-Maghrib :<br />

guente (23. H.) (Dzahabi Paris, I, fol. 138,r.).<br />

alcuni<br />

però ritardano l'evento all'anno se-<br />

§ 61. — (Eutichio). Nell'anno 22. H., corrispondente al ventesimo secondo<br />

anno del regno di Eraclio, al decimo anno del califfato di 'Umar,<br />

fa espugnata Taràbulus per opera di 'Amr b. al-'As (Eutychius, ed.<br />

Cheikho, II, pag. 27).<br />

§ 62. — (Bakr b. al-Haj^tham, da 'Abdallah b. Sàlih, da Mu'àwiyah<br />

b. Sàlih, da 'Ali b. abì Talhah). 'Amr b. al-'As penetrò (nel Maghrib)<br />

finché giunse sotto le mura di Atràbulus nell'anno 22. H. Gli abitanti<br />

opposero viva resistenza, ma la città fu presa d'assalto. In essa 'Amr trovò<br />

i carichi dei mercanti di stoffe (b a z z i y i n) in mano dei loro venditori : ne<br />

ordinò la vendita e distribuì l' importo tra i Musulmani. Poi scrisse al Ca-<br />

liffo 'Umar chiedendogli il permesso d'invadere l' liriqiyyah (Tunisia e<br />

Mauretania), discosta solo nove giornate da Atràbulus; ma 'Umar rispose<br />

vietandogli la nuova spedizione perchè era un paese molto lontano e la<br />

natura degli abitanti era molto traditrice : egli infatti aveva saputo che<br />

essi un tempo pagavano tributo all'imperatore, ma lo avevano anche so-<br />

699.


62-67. 22. a. H.<br />

22. a. H. veute tradito. Poi il re di Spagna aveva concluso con loro un trattato, ed<br />

iiTTo-AFRiCA.<br />

e t r a d I 2 I o<br />

avBvano violato (Balàdzuri, 225-22G).<br />

n 1 ^ — '<br />

uiia conquista § 63. — ('Aiur [b. Muh.j al-Nàqib(?), da 'Abdallah b. Walib, da al-Layth<br />

I<br />

Tarabuius.)<br />

^ Sa'd, dai suoi dotti). Atràbulus tu conquistata mediante un trattato ('ahd)<br />

stipulato con 'Anir b. al-'As (Balàdzuri, 226).<br />

ARABIA. — Il pellegrinaggio come obbligo politico.<br />

§ 64. — (Sayf b. Uniar, senza isnàd). In questo anno venne a Ma-<br />

dinah anche 'Utbah b. Farqad, governatore dell' Adzarbaygàn: il Califfo<br />

imponeva ai suoi governatori di compiere ogni anno il pellegrinaggio,<br />

perchè in tal modo egli poteva osservarli più da vicino ed impedire che<br />

commettessero ingiustizie (T a bari, I, 2G62). ,<br />

§ 65. — (Sayf b. 'Umar, da Muhammad b. 'Abdallah, da Sa'id b.<br />

'Amr). Una delle usanze stabilite dal Califfo 'Umar fu di costringere tutti<br />

i suoi luogotenenti a presentarsi ogni anno dinanzi a lui durante le feste<br />

del grande pellegrinaggio annuale in Makkah, nello scopo di separarli dai<br />

loro dipendenti e di permettere a questi di venh-e anch'essi in pellegri-<br />

naggio e di accusare pubblicamente i governatori dinanzi a lui, se aves-<br />

sero commesso ingiustizie (T a bari, I, 2680, lin. 7-10).<br />

ARABIA. — Sulle inondazioni di Makkah (cfr. 17. a. H., § 183).<br />

§ 66. — Per completare le notizie che abbiamo date altrove sulla ce-<br />

lebre piena di umm Nahsal in Makkah nel 17. H., aggiungiamo i seguenti<br />

appunti. In al-Azraqi (cfr. Azraqi, pag. 27B, lin. 2 e segg.) abbiamo la<br />

ripetizione, con qualche particolare maggiore, di quanto si è narrato già<br />

altrove con tanta sufficiente ampiezza, da non richiedersene qui una com-<br />

pleta versione. La notizia è ripetuta nella stessa fonte in un altro passo<br />

• (Azraqi, pag. 394-395).<br />

§ 67. — (al-'Abbàs b. Hisàm, dal padi-e Hisàm b. Muli., da ibn Kharrabùdz<br />

al-Makki ed altri). Le inondazioni di Makkah furono quattro, di cui<br />

(prima) quella di umm Nahsal, che al tempo di 'Umar b. al-Khattàb entrò<br />

nella moschea da Makkah alta. 'Umar fece le due dighe (al-Radmayn),<br />

insieme: la più alta tra il dar di Babbah (cioè 'Abdallah b. al-Hàrith b.<br />

Nawfal b. al-Hàrith b. 'Abd al-Muttalib b. 'Abd Manàf, il quale resse Makkah<br />

sotto la fitnah dell' (anticaliffo) ibn al-Zubayr, essendosi quegli abi-<br />

tanti accordati sul suo nome), e il dar di Abàn b. 'Uthmàn b. 'Affàn; come<br />

pure l'altra diga più bassa presso i Hammàrin (asinai), che è conosciuta col<br />

nome di diga degli Al Asìd. Egli ricacciò le acque dal sacro tempio.<br />

700.


22. a. H. §§ 67-72.<br />

Quanto ad umm Nahsal bint 'Ubaydah b. Sa'id b. al-'As b. Umayyah, 20. a. H.<br />

fu travolta dalla corrente da Makkah alta, e le diede il nome (Baia- inondazioni di<br />

dzuri, 53, Un. 12-54, lin. 1).<br />

Per altre inondazioni cfr. 80. a. H.<br />

ARABIA. — Pellegrinaggio annuale.<br />

§ 68. — (al-Tabari, senza isnàd). In questo anno il Califfo 'limar<br />

diresse il grande pellegrinaggio annuale (T a bari, I, 2671, lin. ultima e<br />

2693, lin. 10).<br />

Cfr. Mas'udi, IX, 55; Athir, III, 30.<br />

Luogotenenti del Califfo.<br />

§ 69. — (al-Tabari, senza isnàd). Erano luogotenenti del Califfo nel<br />

presente anno: in Makkah, 'Attàb b. Asid; nel Yaman, Ya'la b. Umayyah<br />

e negli altri paesi quelli che erano in carica l'anno prima (T ab ari, I,<br />

2671-2672).<br />

§ 70. — (al-Tabari, senza isnàd). In questo anno i luogotenenti del<br />

Califfo furono i medesimi dell'anno precedente, ad eccezione di al-Kùfah<br />

e di al-Basrah, perchè in comando degli al -ah dà th (reclute) di al-Kùfah<br />

era al-Mughirah b. Su'bah, e governatore di al-Basrah abù Musa al-As'ari<br />

(T abari, I, 2693).<br />

Cfr. Athir, III, 30.<br />

NECROLOGIO.<br />

§ 71. — Secondo al-Wàqidi, Muhammad b. 'Abdallah b. Numayr, Muhammad<br />

b. Yahya al-Dzuhli ed al-Tirmidzi, nell'anno 22. H. cessò di vi-<br />

vere Ubayy b. Ka'b, del quale si è già fatta parola sotto l'anno 19. H.<br />

Nella spedizione dell' Adzarbaygàn di questo anno peri anche Mi'dad<br />

b. Yazid al-Saybàni, che però non era Compagno del Profeta.<br />

Dzahabi Paris, I, fol. 138,r.; Mahàsin, 1,85-86; Dzahabi Tad^kirah,<br />

I, 15.<br />

§ 72. — Secondo ibn al-Grawzi non si ha notizia di alcuno che sia<br />

morto in questo anno (Grawzi, I, fol. 69, r.).<br />

701.<br />

Makkah.)


Incominciato a stampare nel gennaio 1910.<br />

Terminato di stampare il 7 aprile 1911.


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